Sei sulla pagina 1di 9

Emmanuel Albano

I SILENZI DELLE SACRE SCRITTURE

Limiti e possibilità di rivelazione del Logos


negli scritti di Filone, Clemente e Origene

Institutum Patristicum Augustinianum


Via Paolo VI, 25 - 00193 Roma
2014
PREFAZIONE

La lunga ricerca di Emmanuel Albano, che si è conclusa nel volume che


qui presentiamo, ha preso le mosse da un argomento oggi ancora di gran
moda pur dopo mezzo secolo di studi che, iniziati in Francia nell’immedia-
to dopoguerra, si sono progressivamente allargati in tutta Europa, con parti-
colare rilevanza in Italia: mi riferisco a Origene, e specificamente a lui come
interprete della Scrittura. È stato infatti merito soprattutto di Daniélou e
De Lubac richiamare l’attenzione sulla fondamentale dimensione esegetica
degli scritti di Origene, che invece nel corso di secoli, pur con varietà di mo-
tivazioni, erano incorsi in condanne e valutazioni negative soprattutto per
le originali concezioni cosmologiche e antropologiche del dottore alessan-
drino. Nel filone di ricerca dedicato a Origene esegeta, oggi ancora quanto
mai frequentato, si è inserita anche la ricerca di Albano, ma fin dall’inizio
con una prospettiva completamente ribaltata rispetto all’andamento preva-
lente degli studi. In effetti Origene, ormai universalmente apprezzato come
il massimo interprete della Scrittura, l’ha considerata come la fondamenta-
le rivelazione di Dio all’uomo, la perenne incarnazione del Logos divino,
come si è detto, e pertanto lo strumento privilegiato a disposizione dell’uo-
mo per poter conoscere Dio; e la ricerca degli studiosi su questo tema si è
stratificata in un’ormai imponente bibliografia.
In tale contesto la ricerca di Albano si colloca, come abbiamo accennato,
in perfetta controtendenza rispetto alla prevalente tendenza della critica,
in quanto si concentra sui passi, non molti ma non per questo meno si-
gnificativi, nei quali Origene definisce i limiti della conoscenza di Dio che
si acquisisce con lo studio, anche di massimo livello, della Scrittura. Sono
passi significativi in quanto contribuiscono a definire compiutamente il si-
gnificato della Scrittura, strumento fondamentale della conoscenza di Dio
da parte dell’uomo, ma col limite insuperabile costituito dall’insufficienza
del linguaggio umano. Al tempo di Origene era generalizzato, in contesto
filosofico soprattutto, ma non esclusivamente, platonico, il concetto dell’as-
soluta trascendenza di Dio rispetto all’uomo, e perciò della sua essenziale
inconoscibilità, e questa consapevolezza, in ambito cristiano, portava a con-
cludere che, nonostante Dio stesso si fosse rivelato all’uomo, soprattutto
per tramite di Cristo Logos, questa rivelazione, trasmessa dalla Scrittura,
presentava limiti invalicabili. Quindi, se da una parte Origene ha esaltato in
massimo grado significato e finalità della Scrittura rivelata in quanto stru-
mento fondamentale che ci permette di conoscere Dio ben al di là di quan-
12 M. SIMONETTI

to erano riusciti ad acquisire i filosofi sorretti dalle sole limitate capacità del
loro intelletto, dall’altra talvolta non ha mancato di richiamare l’attenzione
anche sui limiti della conoscenza trasmessa dalla Scrittura. Indirizzatasi su
questa pista, la ricerca di Albano, nel modo più naturale si è allargata a Fi-
lone e Clemente, i rappresentanti della tradizione alessandrina tanto vicini
a Origene. Sporadici accenni a questa tematica erano stati già rilevati da
alcuni studiosi, debitamente presentati nell’introduzione della monogra-
fia, ma l’argomento, importante per la sua apparente eccentricità, meritava
un’indagine sistematica, quale è appunto quella di Albano.
Nell’introduzione con cui si apre il volume e dove l’autore è attento a
dichiarare nel modo più esplicito che la sua ricerca non intende affatto
sminuire la fondamentale importanza che Origene ha annesso alla Scrit-
tura ma soltanto evidenziarne gl’inevitabili limiti, nell’ambito di quelli che
sono definiti i silenzi della Scrittura egli distingue i silenzi del disvelamento
da quelli dell’impossibilità, cioè i silenzi dovuti a motivi di opportunità da
quelli dovuti invece all’insufficienza del linguaggio umano, ed è evidente
che, pur non trascurati i primi, sono soprattutto questi ultimi a interessare
la ricerca. In essa è centrale il tema della mediazione del maestro, che è
dire del rapporto tra oralità e scrittura, nel senso che la rivelazione divina
viene trasmessa tramite una mediazione, che in Filone è rappresentata dai
patriarchi e da Mosè, mentre per Clemente e Origene ovviamente si con-
centra nel Logos incarnato; ma in questa mediazione l’antica convinzio-
ne platonica della superiorità della comunicazione orale rispetto a quella
scritta, del rapporto diretto tra maestro e discepolo rispetto al diaframma
costituito dalla scrittura, fa risaltare il limite comunicativo di quest’ ultima.
In ambito cristiano questo limite è potenziato dall’essere il mediatore, pur
anche uomo, essenzialmente di natura divina, sì che il suo insegnamento
diretto ai discepoli non può tradursi completamente nel messaggio scritto,
come Origene afferma esplicitamente in un importante passo del libro XIII
del Commento a Giovanni.
In ambiente alessandrino, da Filone in poi, il ricorso all’interpretazione
allegorica, derivante dalla convinzione che la Scrittura nasconde il suo più
vero significato sotto il velo della lettera, ovviava in parte all’insufficienza del
testo scritto inteso nella sua immediata letteralità, rilevando anche in massi-
mo grado l’ulteriore mediazione costituita dall’insegnamento scolastico del
maestro. Ma questo approfondimento dell’interpretazione, pur mettendo
meglio in luce il significato della Scrittura, non era sufficiente a rimuovere
l’insufficienza connaturata nella comunicazione scritta. In effetti, assodata
l’origine divina della rivelazione contenuta nella Scrittura, da parte cristia-
na fu necessario il ricorso all’autorità della Tradizione per puntellarne il
significato in opposizione a interpretazioni ritenute erronee. La complessa
tematica che Albano ha messo in luce e dipanato, con intelligenza, acribia e
PREFAZIONE 13

adeguata preparazione, in questa sua corposa indagine, rilevandone anche


gli aspetti prima facie paradossali, si può compendiare proprio nel paradosso
con cui si chiude il libro: nello spirito di Origene il maestro deve da una par-
te andare oltre ciò ch’ è scritto, ricordando però che è sempre necessario
non andare oltre ciò che è scritto.

Manlio Simonetti
INDICE GENERALE

SIGLE E ABBREVIAZIONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7

PREFAZIONE (MANLIO SIMONETTI) . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11

INTRODUZIONE GENERALE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15

I. Originalità della ricerca, portata teologica dell’argomento e metodologia


utilizzata . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15
II. Lo status quaestionis . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18
II.1. Lo status quaestionis in Filone di Alessandria . . . . . . . . . . 18
II.2. Lo status questionis in Clemente di Alessandria . . . . . . . . . 24
II.3. Lo status quaestionis in Origene . . . . . . . . . . . . . . . . 37

PRIMA PARTE
I SILENZI DELLE SCRITTURE NELL’OPERA DI FILONE DI
ALESSANDRIA

INTRODUZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51

CAPITOLO 1. Ciò che il testo sacro non dice . . . . . . . . . . . . . 53

CAPITOLO 2. Il qei=oç lovgoç ed i crhsmoiv: due realtà a confronto. . . . . 61


2.1. Il qei?oç lovgoç come flusso eterno e ininterrotto . . . . . . . . . 61
2.2. I crhsmoiv sono proporzionati alla capacità di coloro che devono
riceverli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 66

CAPITOLO 3. Il limite della mediazione umana del divino: il livello dell’essere 73


3.1. L’incomprensibilità di Dio . . . . . . . . . . . . . . . . . . 74
3.2. L’incomprensibilità Potenze divine . . . . . . . . . . . . . . 80
3.3. Qualche osservazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 93

CAPITOLO 4. Il limite della mediazione umana del divino: il livello del


linguaggio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 97
4.1. Purità delle parole divine ed impurità del linguaggio umano . . . 97
4.1.1. La parola di Dio non è mescolata . . . . . . . . . . . . . . 97
4.1.2. La parola di Dio è vista e non udita . . . . . . . . . . . . . 103
4.1.3. L’opposizione tra ascolto e visione: ulteriore comprensione del
problema . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 109
634 INDICE

4.2. Limite del linguaggio umano: la sua materialità . . . . . . . . . 118


4.2.1. Linguaggio come fratello più prossimo della mente . . . . . . 118
4.2.2. La parola espressa tra sensibile e intellegibile: materialità del
linguaggio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 123
4.2.3. Lovgoç ejndiavqetoç e lovgoç proforikovç, il nou=ç opposto al linguaggio 129
4.3. Una prima conclusione: l’ineffabilità di Dio e delle sue Potenze . . 135

CAPITOLO 5. Sacra Scrittura: Parola di Dio o linguaggio umano? Un


tentativo di mediazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 151
5.1. La necessità di un’ulteriore mediazione . . . . . . . . . . . . 151
5.2. Mosè: la figura di un mediatore terrestre in similitudine col Logos . 154
5.3. Dalla contemplazione all’espressione: degradazione della Legge
divina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 163
5.4. La natura della Scrittura: l’umana ajsqevneia e i divini misteri . . . 179
5.5. Ancora sulla degradazione dei crhsmoiv . . . . . . . . . . . . 185
5.6. Le difficoltà di Filone nelle definizioni della Sacra Scrittura . . . 192

CAPITOLO 6. I silenzi del testo sacro che provengono dalla ajnqrwvpeia


ajsqevneia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 201
6.1. Il silenzio dell’impossibilità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 201
6.2. Il silenzio del disvelamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 203
6.3. Il silenzio degli interpreti del testo sacro . . . . . . . . . . . . . . 204

CAPITOLO 7. Alcune conclusioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . 209


7.1. Il problema della mediazione . . . . . . . . . . . . . . . . . 209
7.2. I novmoi e[myucoi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 211
7.3. La Sacra Scrittura . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 212

SECONDA PARTE
I SILENZI DELLE SCRITTURE NELL’OPERA DI CLEMENTE DI
ALESSANDRIA

INTRODUZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 219

CAPITOLO 1. Il silenzio degli interpreti del testo sacro . . . . . . . . . . 223


1.1. Il silenzio che nasconde . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 223
1.2. Il silenzio che non dice . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 231
1.3. La scrittura: strumento indiscriminato di divulgazione . . . . . . 237

CAPITOLO 2. Il silenzio del disvelamento delle Scritture . . . . . . . . . 239

CAPITOLO 3. Il silenzio dell’impossibilità delle Scritture . . . . . . . . . 247


INDICE 635

3.1. Scrutando gli indizi del testo: metodologia di indagine . . . . . 247


3.2. Il principio filosofico della riflessione di Clemente . . . . . . . 248
3.2.1. Il principio di connaturalità . . . . . . . . . . . . . . . . . . 248
3.2.2. L’aspetto gnoseologico del principio di connaturalità: la necessità di un
maestro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 253
3.2.3. L’aspetto ontologico del principio di connaturalità: il coinvolgimento
integrale dell’uomo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 258
3.2.4. La sintesi perfetta del principio di connaturalità: il ruolo di
mediazione del Logos incarnato . . . . . . . . . . . . . . . . . . 260
3.3. Dalla fede alla gnosi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 266
3.3.1. La fede . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 266
3.3.1.1. La fede come primo livello di interpretazione del testo sacro . . 266
3.3.1.2. La fede come fondamento dianoetico della vita gnostica . . . . . 271
3.3.1.3. La fede come fondamento etico della vita gnostica . . . . . . . 278
3.3.2. La διδασκαλία del Cristo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 280
3.3.3. La tradizione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 285
3.3.3.1. La παράδοσις: trasmissione non-scritta dell’insegnamento del
Cristo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 285
3.3.3.2. La a[grafoç paravfosiç come denuncia del limite scritturistico . 291
3.3.3.3. La a[grafoç paravfosiç nella sua dimensione dianoetica ed etica . 297
3.3.3.4. La a[grafoç paravfosiç come trasmissione dell’amore divino . . 304
3.3.4. La gnosi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 308
3.3.4.1. La scrittura contiene la gnosi? . . . . . . . . . . . . . . . . 308
3.3.4.2. La gnosi: contemplazione oltre le parole . . . . . . . . . . . 314
3.3.4.3. L’interpretazione delle dimensioni etica ed dianoetica della gnosi 321
3.3.4.4. La gnosi come perfezione della conoscenza del maestro: la
contemplazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 326
3.3.4.5. Il termine della gnosi: diventare tradizione vivente . . . . . . 333

CAPITOLO 4. La Sacra Scrittura come suvntomoç dei misteri divini . . . . 339

CAPITOLO 5. Alcune conclusioni: confronto tra la mediazione del Cristo


e della Scrittura . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 347
5.1. I silenzi degli interpreti del testo sacro . . . . . . . . . . . . . . 347
5.2. Il principio filosofico della riflessione di Clemente e la centralità
dell’uomo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 348
5.3. I silenzi delle Scritture . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 351
5.4. Il rapporto tra i due silenzi delle Scritture . . . . . . . . . . . . 353
5.5. Il silenzio di Clemente sulla natura del testo sacro . . . . . . . . . 356
5.6. L’interpretazione dei silenzi delle Scritture all’interno dell’opera di
Clemente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . 359
5.7. La figura del Cristo, Logos incarnato, apice della riflessione di Clemente 363
636 INDICE

TERZA PARTE
I SILENZI DELLE SCRITTURE NELL’OPERA DI ORIGENE DI
ALESSANDRIA

INTRODUZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 371
1. L’itinerario di ricerca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 371
2. Una doverosa precisazione . . . . . . . . . . . . . . . . . 373

CAPITOLO 1. Il silenzio dell’impossibilità delle Scritture . . . . . . . . . 377


1.1. Il silenzio di ciò che il testo sacro non può contenere . . . . . . 377
1.1.1. Il silenzio come proibizione . . . . . . . . . . . . . . . . . 377
1.1.2. Il silenzio come impossibilità . . . . . . . . . . . . . . . . 382
1.1.3. Il silenzio dell’impossibilità ed il cuore umano . . . . . . . . . . 388
1.1.4. La differenziazione delle forme di incarnazione del Verbo . . . 392
1.1.5. La differenziazione dei misteri divini a seconda delle forme di
rivelazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 398
1.1.6. Alcune conclusioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 406
1.2. Il silenzio come limite della mediazione umana degli autori sacri . 409
1.2.1. Il limite umano della corporeità . . . . . . . . . . . . . . . 416
1.2.2. Il limite del linguaggio umano . . . . . . . . . . . . . . . 424
1.3. La concezione della Scrittura secondo Origene: eijsagwghv . . . . 435
1.3.1. Un testo particolarmente significativo . . . . . . . . . . . . 435
1.3.2. La sete della Samaritana e l’acqua donata da Gesù . . . . . . . 437
1.3.3. La natura delle Scritture sacre . . . . . . . . . . . . . . . . 439
1.3.4. La Scrittura nell’iter di comprensione dei contenuti divini . . . 445
1.3.5. La Scrittura tra silenzio e rivelazione . . . . . . . . . . . . . 451
1.4. Una prima sintesi: la Scrittura coinvolta nel limite della mediazione
umana. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 454
1.4.1. La conoscenza per fede e la visione . . . . . . . . . . . . . 454
1.4.2. La Scrittura e la conoscenza per fede . . . . . . . . . . . . . 458
1.4.3. La Scrittura e il possesso dello Spirito . . . . . . . . . . . . 461

CAPITOLO 2. Il silenzio del disvelamento delle Scritture . . . . . . . . . 469


2.1. Il silenzio del disvelamento nella trasmissione orale: il silenzio di Gesù . 469
2.2. Il silenzio del disvelamento nella trasmissione scritta: il silenzio dello
Spirito . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 476
2.3. Ragioni e modalità di esercizio del silenzio del disvelamento . . . . 481
2.3.1. Le ragioni del silenzio del disvelamento . . . . . . . . . . . . . 481
2.3.2. L’esercizio del silenzio del disvelamento: la figura del didavskaloç . 485
2.4. Il silenzio del disvelamento come partecipazione ai misteri divini . . 492
2.4.1. La componente analogica nel disvelamento dei misteri divini:
l’immagine. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 492
INDICE 637

2.4.2. L’applicazione del concetto di immagine al testo sacro . . . . . 500


2.4.3. L’interpretazione del concetto di immagine in relazione al testo
sacro: l’oscurità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 506
2.4.4. L’interpretazione del concetto di immagine in relazione al testo
sacro: la dottrina delle epinoiai . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 514

CAPITOLO 3. Alcune conclusioni: L’unità dei silenzi della Scrittura e il loro


posto nell’opera origeniana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 525
3.1. Parola di Dio e sacra Scrittura: i silenzi delle Scritture e i silenzi degli
autori sacri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 525
3.2. La figura del didavskaloç . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 528
3.3. L’analogia: elemento filosofico unificante della riflessione
origeniana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 529
3.4. La natura del testo sacro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 532
3.5. Il silenzio di Origene . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 533

CONCLUSIONI GENERALI

CONCLUSIONE GENERALE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 539


I. La differenza ontologica ed il limite linguistico . . . . . . . . . . 539
II. La dimensione antropologica del problema: le leggi incarnate . . . 541
III. Il cuore del problema: il maestro e la scrittura . . . . . . . . . 543
IV. Le definizioni di Sacra Scrittura . . . . . . . . . . . . . . . . 547
V. Alcuni elementi comuni di queste definizioni . . . . . . . . . . 549
VI. Le conseguenze cristologiche: il Logos e la sacra Scrittura . . . . 553
VII. I rapporti tra Scrittura e Tradizione . . . . . . . . . . . . . . 554
VIII. Un bilancio finale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 556

BIBLIOGRAFIA E INDICI

BIBLIOGRAFIA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 561
INDICE DELLE CITAZIONI BIBLICHE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 607
INDICE DELLE CITAZIONI DEGLI AUTORI ANTICHI . . . . . . . . . . . . . 613
INDICE ONOMASTICO DELLE CITAZIONI MODERNE . . . . . . . . . . . . . 625

INDICE GENERALE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 633