Sei sulla pagina 1di 368

Trama

A Catherine serviva un marito. E le serviva in fretta...


Catherine Melbourne non credeva alle proprie orecchie. In
mezz’ora aveva acquisito un nonno di cui ignorava l’esistenza
ed un’eredità che le avrebbe cambiato la vita.
Ma per realizzare il sogno aveva bisogno di un marito,
qualcuno che fingesse di essere il padre di Amy. Un uomo solo
poteva accettare quel ruolo.
Ma, per convincerlo, avrebbe dovuto mentirgli...

Quinto romanzo della serie Fallen Angels, che racconta le


vicende di quattro libertini amici per la pelle.
I Romanzi Mondadori

Mary Jo
Putney
______________
UN MARITO
PROVVISORIO
Traduzione di Stefania Vetulli

MONDADORI
Titolo originale:

Shattered Rainbows

© 1996 Mary Jo Putney


Published by arrangement with Dutton Signet,
a division of Penguin Books USA, Inc.
© 1997 Arnoldo Mondadori Editore
Prima edizione I Romanzi marzo 1997
Al potere taumaturgico dell’amicizia
e quindi ad Alice, Suzl, Merril e Bobby
UN MARITO PROVVISORIO
Prologo

Londra,
giugno 1816

Aveva bisogno di un marito, e ne aveva bisogno molto in


fretta.
Ricacciando in gola una risata isterica, Catherine Melbourne
si voltò a guardare il palazzo che aveva appena lasciato. La
vista dello studio del notaio le fece girare la testa.
Quello non era un sogno. Nell’ultima mezz’ora aveva
acquisito un nonno di cui non aveva mai sentito parlare e la
possibilità di entrare in possesso di una eredità che le avrebbe
cambiato la vita. Non solo non avrebbe più dovuto cercare un
lavoro che avrebbe a malapena consentito a lei e Amy di
sopravvivere, ma ci sarebbe stato abbastanza denaro per vivere
nel lusso. E c’era anche una dimora antica, un’isola. Sua figlia
avrebbe avuto il futuro che meritava. Ci sarebbero state anche
le responsabilità, certo, ma andava bene comunque. Catherine
aveva dovuto affrontare pesanti responsabilità per tutta la vita.
C’era solo un problema. Doveva convincere il suo novello
nonno che lei e suo marito erano degni di diventare i prossimi
Lord e Lady di Skoal. Sentì che l’isteria la prendeva di nuovo,
questa volta senza ridere. Che cosa poteva fare?
Strinse le labbra. Era perfettamente ovvio che avrebbe
dovuto mentire. Aveva avuto il tempo di ammettere che Colin
era morto, nello studio del signor Harwell.
Ma il notaio aveva affermato bruscamente che il nonno non
avrebbe mai preso in considerazione la possibilità che
Catherine diventasse sua unica erede. Torquil Penrose, il
ventisettesimo Signore di Skoal, non credeva che una donna
fosse in grado di governare la sua isola. Avrebbe dovuto
trovare un uomo che recitasse il ruolo di suo marito e
bisognava che il gioco fosse tanto credibile da persuadere il
nonno morente a designarla sua erede. Ma a chi poteva
rivolgersi?
La risposta fu immediata: Lord Michael Kenyon.
Si era rivelato un buon amico, e aveva la buona qualità di
non essersi mai invaghito di lei. Durante il loro ultimo incontro
le aveva persino dato carta bianca: avrebbe potuto rivolgersi a
lui se mai avesse avuto bisogno di aiuto.
Sapeva esattamente dove trovarlo. Poiché era figlio di un
duca ed eroe di guerra, i giornali che si occupavano della buona
società riportavano puntualmente tutto ciò che faceva. Lord M.
K. è in città per la Stagione delle feste, ospite del conte e della
contessa di S, Lord M. K. è stato visto cavalcare nel parco
insieme alla signorina F. Lord M. K. ha scortato l’amabile
Lady A. all’opera. Catherine aveva letto le notizie
velocemente.
Se Michael avesse accettato di aiutarla, avrebbe dovuto
passare molto tempo con lui e questo voleva dire controllare
rigidamente i suoi sentimenti. Ma ci era riuscita la passata
primavera a Bruxelles e poteva farcela di nuovo.
La cosa peggiore era che avrebbe dovuto mentirgli. Michael
sentiva di essere in debito verso di lei. E se avesse saputo che
lei era una vedova in pessime condizioni finanziarie, era
possibile, probabile forse, che avrebbe pensato che la migliore
assistenza che potesse offrirle era un matrimonio. Quel
pensiero provocò a Catherine una strana sensazione di
inquietudine.
Ma Michael non avrebbe mai approvato un matrimonio
come quello di Catherine con Colin. Nessun uomo normale lo
avrebbe fatto. E lei non poteva rivelare il suo terribile segreto,
il solo pensiero le dava un nodo allo stomaco. Sarebbe stato più
semplice, e più sicuro, fargli credere che Colin era ancora vivo.
La strada fino a Mayfair era lunga, e durante il tragitto
avrebbe avuto tutto il tempo di preparare le sue bugie.

Dopo una giornata piena di orribili imprevisti, Michael


Kenyon rientrò a Strathmore House e si vide consegnare un
biglietto dal domestico. — C’è una signora che attende di
vedervi, milord.
La prima reazione di Michael fu indescrivibile. Quindi
guardò il biglietto: SIGNORA COLIN MELBOURNE.
Buon Dio, Catherine. Ci mancava solo quello. Ma subito il
pensiero che lei era là, sotto il suo tetto, lo rese così impaziente
che fece appena in tempo a chiedere dove lo stava aspettando.
Non appena il domestico rispose, Michael attraversò a grandi
passi il piccolo salone e aprì la porta. — Catherine?
Lei stava fissando qualcosa fuori dalla finestra, ma si girò
non appena lui entrò. Lo stile semplice della sua acconciatura e
la sua modesta gonna grigia non facevano che mettere in risalto
la sua bellezza.
Quando si erano separati, lui aveva rivolto al cielo una
preghiera silenziosa perché potessero non incontrarsi mai più.
Aveva consumato molto del suo tempo e della sua energia
nell’ultimo anno cercando di dimenticarla. Tuttavia ora lei era
là e a lui non importava nulla di quanto questo poi gli sarebbe
costato, vederla era come respirare un soffio d’aria pura nel
fondo di una miniera di carbone.
Lei disse incerta: — Mi spiace disturbarvi, Lord Michael.
L’uomo rimase immobile un momento cercando di
controllarsi, quindi attraversò la sala. — Siamo rimasti in
rapporti così formali, Catherine? — disse con calma. — È bello
vederti. Sei amabile, come sempre.
Le prese le mani e per un breve istante ebbe timore che
avrebbe fatto qualcosa di imperdonabile. Ma l’istante passò e
lui le diede un leggero bacio sulla guancia. Il bacio di un
amico.
Lasciandole le mani, si portò a distanza di sicurezza.
— Come sta Amy? — E deliberatamente si sforzò di
aggiungere: — E Colin?
Catherine sorrise, — Amy sta meravigliosamente. La
riconosceresti a malapena. Giurerei che è molto cresciuta dalla
scorsa primavera. Colin... — Esitò per un attimo — è ancora in
Francia.
Il suo tono era neutro, come sempre quando si riferiva a suo
marito. Michael ammirò la sua calma dignità. — Sto
dimenticando le buone maniere — disse Michael. — Prego,
accomodati. Faccio portare subito il tè.
Lei si guardò le dita intrecciate. Il suo profilo aveva la dolce
purezza delle sante dei dipinti rinascimentali. — Sarà meglio
che ti dica perché sono qui, prima. Ho bisogno di un aiuto
abbastanza particolare. Tu... tu potresti decidere di restarne
fuori quando avrai sentito di che cosa si tratta.
— Non potrei mai farlo — disse lui quietamente. — Ti devo
la vita, Catherine. Tu puoi chiedermi qualsiasi cosa.
— Mi concedi più credito di quanto meriti. — Lo guardò,
con i suoi stupefacenti, penetranti occhi color acquamarina
incorniciati da scure ciglia. — Ho paura di... di aver bisogno di
un marito. Un marito provvisorio.
PARTE I

La strada per l’inferno

Salamanca, Spagna,
giugno 1812

Il chirurgo dai capelli bianchi si passò una mano sulla


fronte, stancamente, sporcandosi di sangue, mentre studiava
l’uomo disteso sul rozzo tavolo operatorio. — Avete
certamente fatto scempio di voi stesso, Capitano. — disse il
medico con un pronunciato accento scozzese. — Non vi ha mai
detto nessuno che non potete bloccare una scarica di mitraglia
solo con il petto?
— Ho paura di no — disse Lord Michael Kenyon respirando
a fatica — A Oxford preferiscono insegnare i classici piuttosto
che le questioni pratiche. Forse avrei dovuto frequentare la
nuova accademia militare.
— Sarà davvero una impresa ardua riuscire a tirare fuori
tutti i pezzi — disse il chirurgo con un sorriso macabro.
— Prendete del brandy, Poi continuerò a lavorare.
Un attendente portò alle labbra di Michael una bottiglia e lui
si sforzò di ingurgitare quanto più liquido gli era possibile. Era
un peccato che non ci fosse né il tempo né la quantità di brandy
sufficiente per prendersi una seria sbronza.
Quando Michael ebbe terminato di bere, il chirurgo lacerò
quel che rimaneva della giacca e della camicia del paziente,
— Voi siete straordinariamente fortunato, Capitano. Se i
tiratori francesi avessero caricato bene la polvere, non
sarebbero rimasti abbastanza pezzi del vostro corpo per
identificarvi.
Si udì un brutto suono di metallo che sfregava contro altro
metallo. Poi il chirurgo estrasse una pallottola dalla spalla di
Michael. Il dolore esplose e fece sparire il mondo nel buio.
Michael si morse il labbro finché sanguinò. Prima che il
chirurgo potesse continuare, Michael chiese debolmente: — La
battaglia... è vinta?
— Credo di sì. Dicono che i francesi si stiano ritirando a
spron battuto. È di nuovo merito dei vostri ragazzi — Il medico
ricominciò a scavare alla ricerca di altri frammenti sepolti.
Arrendersi al buio fu un sollievo.

Michael riprese coscienza a poco a poco, in modo confuso,


si sentiva fluttuare in un mare di dolore che gli obnubilava i
sensi e gli annebbiava la vista. Ogni respiro era una pugnalata
che gli trapassava il petto e i polmoni. Giaceva su un
pagliericcio nell’angolo di un granaio adibito a ospedale da
campo. Era buio, e alcuni piccioni tubavano da una trave,
disturbati dall’invasione della loro casa.
A giudicare dai lamenti e dai respiri affannosi, il piano
terreno doveva essere letteralmente pieno di uomini feriti. Al
caldo torrido del mezzogiorno spagnolo si era sostituito il
freddo pungente della notte. C’era una coperta stracciata sopra
al suo petto bendato, ma non ne sentiva il bisogno, poiché stava
bruciando per la febbre causata dall’infezione, e per una sete
che lo tormentava ancor più del dolore.
Pensò alla sua casa nel Galles e si chiese se avrebbe mai
rivisto le sue verdi colline lussureggianti. Probabilmente no:
una volta un chirurgo gli aveva detto che solo un uomo su tre
sopravvive a una ferita grave.
C’era una certa pace nella prospettiva della morte. Non solo
essa gli avrebbe portato sollievo al dolore, ma dopo tutto egli
era venuto in Spagna con l’amara consapevolezza che la morte
lo avrebbe almeno liberato da ogni dilemma. Aveva voluto
dimenticare, così, sia Caroline, la donna che aveva amato più
del suo stesso onore, sia la terribile promessa che aveva fatto
senza pensare di doverla un giorno mantenere.
Con una debole curiosità, si chiese chi mai avrebbe sentito
la sua mancanza. I suoi compagni d’armi, naturalmente, ma
loro erano abituati a perdite del genere. Tempo un giorno e lui
sarebbe diventato il povero vecchio Kenyon, solo uno in più dei
tanti caduti. Nella sua famiglia nessuno avrebbe provato
dispiacere, solo un po’ di irritazione dovuta al fatto di dover
abbandonare per un giorno i vestiti eleganti per abbigliarsi a
lutto. Suo padre, il duca di Ashburton, avrebbe mormorato
qualche pio lamento a proposito della volontà del Signore, ma
in cuor suo sarebbe stato felice di essersi liberato del suo figlio
più giovane e disprezzato.
Solo Lucien e Rafe, i suoi più vecchi amici, avrebbero
provato un vero dolore per la sua scomparsa. E poi c’era
Nicholas, naturalmente, ma pensare a lui gli provocava ancora
molto dolore.
I suoi tristi pensieri furono interrotti da una voce femminile,
fresca e chiara come la primavera sui monti del Galles. Era
insolito udire una signora inglese in un tal luogo, doveva essere
una di quelle intrepide mogli di ufficiali che avevano scelto di
stare al seguito dell’esercito, accompagnando i loro uomini
attraverso tutte le asprezze e i pericoli della vita militare.
Con calma lei gli chiese: — Volete dell’acqua?
Incapace di parlare, assentì con il capo. Un braccio gli
sostenne la testa con fermezza, così che potesse bere. Lei
emanava il profumo fresco del timo e della lavanda delle
colline spagnole, che riusciva a vincere anche l’olezzo dei feriti
e dei morti. La luce era troppo fioca perché potesse distinguere
il suo volto, ma il capo di Michael poggiava su una calda
insenatura. Se avesse potuto muoversi, avrebbe affondato il
capo nel suo soffice corpo femminile. Poi sarebbe stato pronto
a morire in pace.
La sua gola era troppo secca perché potesse deglutire e un
poco d’acqua gli uscì dalle labbra e corse lungo il mento. Lei
disse con naturalezza: — Mi spiace, non avrei dovuto darvene
così tanta. Proviamo di nuovo.
Inclinò il recipiente così che l’acqua scendesse tra le sue
labbra aride solo poche gocce alla volta. Lui riuscì a deglutirne
abbastanza da dare sollievo al bruciore che aveva in gola. Con
pazienza lei gliene diede ancora, poco alla volta, finché la sete
che lo torturava non fu calmata.
Di nuovo capace di parlare, lui sussurrò: — Grazie, signora.
Vi sono davvero grato.
— Di nulla, davvero. — Posò il suo capo sul giaciglio, poi
si alzò e si avvicinò al pagliericcio accanto. Dopo un momento,
disse con dolore: — Vaya con Dios.
— Vai con Dio. Era un saluto spagnolo, un addio più
appropriato ai morti che ai vivi.
Dopo che si fu allontanata, Michael si appisolò di nuovo.
Era vagamente cosciente quando gli attendenti vennero a
rimuovere il corpo senza vita sul pagliericcio accanto al suo e,
subito dopo, un altro ferito fu sistemato al suo posto.
Il nuovo arrivato delirava e mormorava continuamente:
— Mamma, mamma, dove sei? — La sua voce rivelava la
giovanissima età e una terribile paura.
Michael cercò di fermare le strazianti preghiere e non ebbe
successo, ma il tono della voce si affievoliva a poco a poco,
fino a diventare un sussurro, indizio che il ragazzo non sarebbe
vissuto ancora a lungo, poveretto.
Un’altra voce risuonò ai piedi del giaciglio di Michael: era il
chirurgo scozzese che diceva: — Portate qui la signora
Melbourne.
— L’avete mandata a casa voi stesso, dottor Kinlock —
rispose incerto un attendente. — Era molto stanca.
— Non ci perdonerebbe mai se sapesse che il ragazzo è
morto così. Vai a prenderla.
Dopo un tempo indefinibile, Michael udì l’inconfondibile
fruscio di abiti femminili: aprì gli occhi e vide la figura di una
donna che si dirigeva verso il granaio. Dietro di lei c’era il
dottore che reggeva la lanterna.
— Il suo nome è Jem — disse il chirurgo a bassa voce.
— Viene da qualche parte dell’East Anglia, dal Suffolk, penso.
Il poverino è stato colpito e non sopravvivrà a lungo.
La donna assentì e sebbene la vista di Michael fosse ancora
offuscata, gli sembrò che lei avesse i capelli scuri e il viso
ovale di una spagnola. Tuttavia la sua voce era quella della
signora che gli aveva portato l’acqua. — Jem, figliolo, sei tu?
Il lamento del ragazzo si arrestò. Con una nota di sollievo
nella voce disperata, disse: — Oh, mamma, mamma, sono così
felice che tu sia qui.
— Mi dispiace di averci messo così tanto, Jemmie. — Lei si
inginocchiò accanto al giaciglio del ragazzo e gli diede un
bacio sulla guancia.
— Sapevo che saresti venuta. — Jem le strinse la mano.
— Non ho più paura ora che sei qui. Ti prego... resta con me.
Lei prese la mano del ragazzo tra le sue. — Non
preoccuparti, figliolo. Non ti lascerò solo.
Il chirurgo appese la lanterna a un chiodo sopra il giaciglio
del ragazzo, poi se ne andò. La donna si sedette sulla paglia
contro il muro e appoggiò il capo di Jem sul suo grembo: lui
fece un profondo sospiro di sollievo mentre lei gli accarezzava
dolcemente i capelli. Poi la donna intonò una tenera ninna
nanna e la sua voce rimase ferma, anche se copiose lacrime le
bagnavano le guance mentre la vita di Jemmie lentamente
scivolava via.
Michael chiuse gli occhi, e si sentì meglio. Lo spirito
generoso e il calore della signora Melbourne gli ricordavano
tutto ciò che era buono e sincero e pensò che fino a quando
fossero esistiti angeli come lei sulla terra, la vita valeva la pena
di essere vissuta.
Scivolò nel sonno, mentre la dolce voce di lei lo riscaldava e
gli dava coraggio come una candela nell’oscurità.

Il sole faceva capolino all’orizzonte quando Jem esalò il suo


ultimo, rantolante respiro, poi tacque e Catherine lo risistemò
nel giaciglio tra le lacrime. Era così giovane!
La donna quasi non sentiva più le gambe per la posizione in
cui era stata tutta la notte e quasi le cedettero quando cercò di
alzarsi. Mentre si appoggiava al muro di pietra grezza e
attendeva che i suoi muscoli la sostenessero di nuovo, guardò
l’uomo alla sua sinistra. La coperta era scivolata, mettendo in
mostra le strette fasciature che avvolgevano il suo petto
possente.
L’aria era ancora fresca, perciò si chinò e tirò la coperta fino
alle spalle dell’uomo, poi gli mise una mano sulla fronte: con
sua sorpresa, vide che la febbre era calata. Quando gli aveva
dato da bere non avrebbe scommesso un penny sulla sua
sopravvivenza. Ma era un uomo alto e robusto e forse aveva
trovato la forza di resistere alle ferite. Questo almeno era ciò
che lei sperava.
Si avviò stancamente alla porta. Negli anni in cui era stata al
seguito dell’esercito aveva imparato molto sull’assistenza ai
malati e più di qualche nozione di chirurgia, ma non si era mai
assuefatta alla vista della sofferenza.
Il paesaggio brullo era pieno di pace dopo il clamore della
battaglia del giorno precedente, il tempo di raggiungere la
tenda e molta della tensione di Catherine se ne era andata. Suo
marito, Colin, non era ancora tornato, ma il servitore, Bates,
dormiva fuori, facendo la guardia alle donne della famiglia.
Stanca morta, Catherine si abbassò per entrare nella tenda.
La testolina nera di Amy spuntava dalle coperte e con la
naturalezza di un vecchio soldato, la piccola chiese: — È
tempo di mettersi in marcia, mamma?
— No, bambina. — Catherine baciò la fronte di sua figlia,
dopo gli orrori dell’ospedale da campo, era un vero paradiso
poter abbracciare la sua piccola. — Penso che staremo qui per
oggi. C’è molto da fare dopo una battaglia.
Amy la guardò severamente. — Tu hai bisogno di dormire.
Voltati, così posso slacciarti la gonna.
Catherine sorrise e obbedì. I suoi scrupoli sul condurre sua
figlia al fronte dovevano fare i conti con la consapevolezza che
la vita le aveva dato una bambina fuori del comune: era saggia
e piena di qualità che aumentavano con gli anni.
Prima che Amy potesse slacciarle la gonna macchiata, fuori
risuonò uno scalpitio di zoccoli, seguito dal clangore delle
bardature e dal suono della voce di suo marito. Un momento
dopo, Colin irruppe nella tenda come un ciclone. Aveva la
personalità ricca di energia tipica di un ufficiale di cavalleria e
quando era nelle vicinanze non passava inosservato.
— Giorno, mie signore. — Si avvicinò ad Amy e le arruffò i
capelli. — Hai sentito della carica di cavalleria di ieri,
Catherine?
Senza aspettare la risposta, agguanto da una cesta una coscia
arrostita di pollo e la addentò. — È stata la miglior manovra in
cui sia mai stato coinvolto. Abbiamo caricato i francesi come
un uragano e li abbiamo travolti. Non solo abbiamo catturato
migliaia di prigionieri e dozzine di pistole, ma anche due
aquile! Non ho mai visto niente di simile.
Le insegne dei reggimenti francesi erano chiamate aquile ed
erano riprese da quelle della Roma imperiale: prenderne ben
due era davvero un’impresa eccezionale. — Ho saputo —
rispose Catherine. — I nostri uomini sono stati magnifici. — E
lei aveva passato la notte occupandosi del prezzo della vittoria.
Dopo aver addentato anche l’ultimo brandello di carne,
Colin sputò l’osso fuori dalla tenda. — Abbiamo inseguito i
francesi, ma non abbiamo avuto fortuna. Uno di quei dannati
generali spagnoli ha disobbedito all’ordine del vecchio Hookey
di piazzare una guarnigione vicino al fiume e poi non ha avuto
il coraggio di ammettere il suo errore.
Catherine ignorò l’imprecazione, era in ogni caso
impossibile evitare certe cose a una figlia che viveva in mezzo
ai soldati dal linguaggio rude. — Posso capire quel generale.
Non mi piacerebbe dover confessare un errore del genere a
Lord Wellington.
— Molto giusto. — Colin si tolse la giacca impolverata.
— Che altro c’è da mangiare? Divorerei uno di quei cavalli
francesi se fosse arrostito a dovere.
Amy gli lanciò uno sguardo di rimprovero. — Mamma ha
bisogno di riposare. È stata in ospedale tutta la notte.
— E tuo padre ha combattuto una battaglia ieri — disse
Catherine con dolcezza. — Vado a preparare la colazione.
Passò accanto a suo marito per uscire e, mescolata all’odore
del fango e a quello del cavallo, percepì l’essenza muschiata di
un profumo. Dopo aver terminato l’inseguimento, Colin
doveva aver fatto visita alla sua amichetta di turno, un’allegra
vedova di Salamanca.
La sua donna di servizio era la moglie di un sergente della
compagnia di Colin e non sarebbe arrivata prima di un’ora,
così Catherine si inginocchiò per accendere il fuoco. Posò i
ramoscelli sulle braci, pensando stancamente a quanto la sua
vita fosse stata diversa dai suoi sogni: quando aveva sposato
Colin aveva sedici anni, credeva nell’amore romantico e
nell’avventura. E invece aveva trovato la solitudine e giovani
morenti come Jem.
Spazientita si alzò in piedi e posò il bollitore sul fuoco, non
c’era posto in lei per l’autocommiserazione e se c’era dolore
nel suo lavoro di assistenza ai malati, c’era anche la
soddisfazione di sapere che stava facendo qualcosa di utile.
Sebbene non avesse avuto il matrimonio che sperava, lei e
Colin avevano imparato a convivere in modo tollerabile. E per
quel che riguardava l’amore... be’, aveva Amy, anche se
rimpiangeva di non aver avuto altri figli.
Serrando le labbra, ripeté a se stessa quanto era stata
fortunata.
2

Penreith Wales,
marzo 1815

Michael Kenyon controllò accuratamente l’elenco: la nuova


macchina dell’industria mineraria funzionava bene, il
mezzadro che aveva acquisito di recente stava facendo un
lavoro eccellente e tutti gli altri affari andavano bene. Dato che
aveva raggiunto tutti gli altri obiettivi che si era posto, era
tempo di cercarsi una moglie.
Si alzò dalla scrivania e andò a dare uno sguardo al
paesaggio avvolto nella nebbia, aveva amato quella splendida
vallata e il maniero di pietra battuto dalle intemperie sin dal
primo momento che li aveva visti. Tuttavia, non si poteva
negare che il Galles in inverno fosse un luogo ben solitario,
anche per un uomo che aveva finalmente trovato la pace con se
stesso.
Erano passati più di cinque anni dall’ultima volta che aveva
avuto a che fare con una donna: cinque lunghi, difficili anni
avvelenati da quella ossessione che aveva distrutto in lui gli
ultimi residui di onore e dignità. La follia era stata utile negli
anni di guerra, ma aveva lacerato la sua anima: la sanità
mentale era tornata solo quando era stato pericolosamente
vicino a compiere un atto davvero imperdonabile.
Smise di pensarci, poiché era doloroso ricordare come aveva
tradito i suoi principi più profondi. Ma coloro che lui aveva
ingannato lo avevano ormai perdonato ed era tempo di smettere
di autoflagellarsi e di guardare al futuro, e nel suo futuro lui
vide una moglie. Le sue aspettative erano realistiche: sebbene
non fosse bellissimo, era di aspetto gradevole, di buone origini
e aveva una ricchezza più che adeguata, oltre a un numero di
difetti sufficiente a far desiderare a una qualunque donna
rispettabile di poterlo migliorare.
Non stava cercando una grande passione, anzi, quella era
l’ultima cosa che voleva. Era incapace di quel tipo di amore:
quel che aveva creduto potesse essere una grande passione era
diventata un’ossessione lacerante e patetica. Invece di
abbandonarsi a una storia romantica, avrebbe cercato una
donna piena di calore e intelligenza, che fosse una buona
compagna, voleva una donna con esperienza della vita e che,
sebbene abbastanza attraente da essere sessualmente
desiderabile, non fosse necessariamente una gran bellezza.
Aveva infatti sperimentato personalmente che un aspetto molto
attraente comportava delle responsabilità. Grazie a Dio aveva
superato la giovinezza e tutte le idiozie che essa porta con sé.
Personalità e bellezza erano facili da valutare, più difficile,
ma più importante, era per lui ch’ella fosse onesta e fedele oltre
ogni tentazione: aveva imparato sulla propria pelle che senza
onestà null’altro conta.
Dato che quell’angolino di Galles non era certo il posto
adatto per fare conoscenze femminili, decise di recarsi a
Londra al principio dell’estate, per la Stagione delle feste:
sarebbe stato piacevole trascorrere qualche mese senza alcun
altro scopo che la ricerca del piacere. Con un po’ di fortuna,
avrebbe trovato subito la donna giusta con cui condividere la
sua vita, altrimenti, ci sarebbero state altre Stagioni.
Il suo sogno a occhi aperti fu interrotto dal servitore che
bussava alla porta. Ottenuto il permesso di entrare, l’uomo gli
recò una borsa da viaggio. — È arrivato un messaggio da
Londra per voi, signore.
Michael aprì la borsa e vi trovò una lettera che recava il
sigillo del conte di Strathmore: ruppe frettolosamente la cera,
dato che l’ultima volta che Lucien aveva inviato un messaggio
così urgente, si trattava di una convocazione per unirsi a
un’avventurosa missione di salvataggio. Forse Luce aveva per
le mani qualcosa di altrettanto divertente per vivacizzare gli
ultimi mesi invernali.
La curiosità scomparve dai suoi pensieri quando ebbe dato
un’occhiata alle poche, nitide, righe della missiva: la lesse due
volte, poi si alzò. — Assicurati che il messaggero di
Strathmore abbia le dovute cure e di’ al cuoco che potrei non
tornare per cena. Sto per recarmi ad Aberdare.
— Sì, signore. — Poi, incapace di trattenere la curiosità, il
domestico chiese — Cattive notizie?
Michael sorrise senza allegria. — L’incubo peggiore per
l’Europa sta diventando realtà.
Michael era talmente concentrato sulla notizia che notò a
malapena la nebbia fredda mentre cavalcava attraverso la
vallata verso la grande dimora dove alloggiavano i conti di
Aberdare. Quando giunse a destinazione; smontò velocemente
e lanciò le redini a un palafreniere, quindi entrò in casa,
salendo le scale due gradini alla volta. Come sempre quando
visitava Aberdare, provò un senso di meraviglia al pensiero che
ancora una volta potesse piombare a casa di Nicholas
liberamente, come quando erano ragazzi, a Eton. Tre o quattro
anni prima, quell’agio sarebbe stato impensabile.
Dato che Michael era virtualmente un membro della
famiglia, il domestico lo introdusse direttamente in salotto: lui
entrò e trovò Lady Aberdare seduta accanto a una culla
magnificamente intagliata che conteneva il suo bimbo appena
nato, Kenrick.
Michael sorrise alla contessa. — Buon giorno, Clare, vedo
che non puoi sopportare di tenere il visconte di Trear lontano
dalla tua vista.
— Ciao, Michael. — I suoi occhi brillarono mentre gli
tendeva la mano. — È abbastanza faticoso... Mi sento
esattamente come mamma gatta che fa la guardia ai suoi
cuccioli. La mia amica Marged mi assicura che entro un mese o
due diventerò più ragionevole.
— Tu sei sempre ragionevole. — Michael le baciò le guance
con profondo affetto; lei dimostrava, con la sua sola esistenza,
tutto ciò che c’è di buono e sincero nelle donne. Lasciandole la
mano, Michael getto un’occhiata nella culla. — È incredibile
come possano essere sottili quelle minuscole dita.
— Tuttavia ha una stretta stupefacente — disse lei con
orgoglio. — Dagli la possibilità di dimostrartelo.
Michael si sporse sulla culla e toccò delicatamente la mano
del piccolo: Kenrick gorgogliò e strinse le sue piccole dita con
forza intorno all’indice di Michael, che, inaspettatamente, si
commosse. Quel bimbo era la prova vivente dell’amore di
Clare e Nicholas, e aveva il sorriso affascinante e arguto del
padre e i vividi occhi blu di sua madre. Chiamato con il nome
del nonno paterno, Kenrick era un ponte tra il passato e il
futuro. Avrebbe potuto esserci anche un bimbo di Michael, che
avrebbe avuto più o meno cinque anni...
Incapace di sopportare quel pensiero, Michael liberò con
gentilezza la mano dalla stretta del bimbo e si raddrizzò.
— Nicholas è in casa?
— No, ma sarà presto di ritorno. — Clare aggrottò le
sopracciglia. — È successo qualcosa?
— Napoleone è scappato dall’Elba ed è approdato in
Francia — disse Michael con voce piatta.
La mano di Clare andò alla culla in un istintivo gesto di
protezione. Dalla soglia provenne il debole suono di un sospiro
e quando Michael si girò vide il conte di Aberdare, con i neri
capelli umidi per aver cavalcato nella nebbia.
Con un volto stranamente inespressivo, Nicholas disse:
— Qualche notizia su come i francesi lo hanno ricevuto?
— Apparentemente lo hanno acclamato. C’è una buona
probabilità che nelle prossime due settimane Re Luigi sarà in
pericolo di vita e Bonaparte siederà sul trono a Parigi,
proclamandosi di nuovo imperatore, — Michael estrasse la
lettera dalla tasca. — Lucien ha mandato questa.
Nicholas lesse la lettera accigliandosi. — In un certo senso,
è una sorpresa. In un altro senso, sembrava tristemente
inevitabile.
— È esattamente così che la penso anch’io — rispose
Michael con calma. — È come se mi fossi sempre aspettato di
udire questa notizia, ma non lo avessi mai saputo veramente.
— Non credo che gli alleati accetteranno questo come un
fatto compiuto e lasceranno che Napoleone si impossessi del
trono.
— Ne dubito. Dovremo combattere ancora una volta. —
Michael pensò ai lunghi anni di guerra appena trascorsi.
— Quando Napoleone sarà nuovamente sconfitto, prego Dio
che abbiano il buon senso di giustiziarlo o almeno di esiliarlo
in un luogo molto lontano dall’Europa.
Clare alzò gli occhi dalla lettera e li guardò: — Verrai
richiamato nell’esercito, vero?
Era proprio di Clare indovinare un pensiero che si era
appena formato nella mente di Michael — È probabile.
Immagino che Wellington verrà richiamato dal Congresso di
Vienna e messo a capo delle forze alleate reclutate per opporsi
a Napoleone. Con tutte quelle truppe in America, avrà bisogno
di ufficiali esperti.
Clare sospirò: — Per fortuna Kenrick verrà battezzato entro
due giorni. Sarebbe un peccato farlo senza il suo padrino. Tu
sarai qui fino a quel momento, vero?
— Non perderei il battesimo per nulla al mondo. — Michael
sorrise nervosamente, cercando di far scomparire la
preoccupazione dagli occhi di lei. — Spero solo che un fulmine
non mi colpisca quando prometterò di rinunciare al diavolo e a
tutte le sue tentazioni cosicché possa guidare lo sviluppo
spirituale di Kenrick.
Nicholas sghignazzò. — Se Dio facesse il pignolo su queste
cose, tutti i fonti battesimali della Cristianità sarebbero
circondati da parafulmini.
La donna però non si fece distrarre dalle risate del marito e
disse in un tono quasi arrabbiato: — Sei contento di andare di
nuovo in guerra, vero?
Michael pensò all’emozione che aveva provato leggendo la
lettera di Lucien: sbalordimento e paura all’idea che i francesi
l’avessero vinta, ma anche un insieme di sentimenti più
profondi e difficili da definire. Il desiderio di espiare i suoi
peccati, l’esperienza di intensa vitalità che si prova quando la
morte è tanto vicina, una oscura eccitazione al pensiero di
praticare ancora quelle arti mortali in cui eccelleva. Non erano
sentimenti che poteva ignorare nemmeno di fronte a Clare e
Nicholas. — Ho sempre rimpianto di essere stato rinviato a
casa dopo il mio ferimento e di aver perso l’ultima parte della
guerra. Mi avrebbe dato un senso di completezza attaccare i
francesi l’ultima volta.
— Va tutto bene — disse Nicholas seccamente. — Ma cerca
di non farti ammazzare.
— I francesi non ci sono riusciti prima, quindi non penso
che ce la faranno questa volta. — Michael esitò, quindi
aggiunse: — Se dovesse accadermi qualcosa, tutto ciò che ho è
vostro. Non voglio che cada in mano a sconosciuti.
Il volto di Clare si contrasse al chiaro riferimento alla morte.
— Non devi preoccuparti — disse Michael rassicurandola.
— L’unica volta che sono stato seriamente ferito è stato
quando non avevo con me il mio portafortuna. Credimi, non
farò mai più quell’errore.
Incuriosita, Clare gli chiese: — Che genere di portafortuna?
— È qualcosa che Lucien ha progettato e costruito a Oxford.
Mi piaceva molto, così me lo ha regalato. In verità, ce l’ho qui
con me. — Michael estrasse un tubo d’argento da una tasca del
mantello e lo diede a Clare. — Lucien l’ha chiamato
caleidoscopio, usando una parola che in greco significa forme
perfette. Guarda a un capo e puntalo verso la luce.
Lei fece come lui diceva, poi esclamò — Santo cielo! È
come una stella brillante e colorata.
— Gira il tubo lentamente. Le figure cambieranno.
Ci fu un mugolio quando obbedì, poi esclamò.
— Bellissimo. Come funziona?
— Credo che siano solo pezzetti di vetro colorato e qualche
specchio. Tuttavia, l’effetto è magico. — Sorrise mentre
ricordava il suo proprio senso di meraviglia la prima volta che
aveva guardato lì dentro. — Ho sempre immaginato che il
caleidoscopio contenesse pezzetti di arcobaleno... e che se si
guarda attraverso di essi nel modo giusto, alla fine si troverà
una figura.
Lei disse con dolcezza — E così per te è diventato un
simbolo di speranza.
— Credo di sì. — Clare aveva ragione, nei giorni terribili in
cui la sua vita sembrava essere andata in frantumi per sempre,
aveva trovato un piccolo conforto studiando quelle figure
squisite e sempre cangianti. Oltre il caos, l’ordine. Oltre
l’angoscia, la speranza.
Nicholas prese il tubo dalle mani di Clare e guardò dentro.
— Mmmm, fantastico. L’avevo dimenticato. Se Lucien non
avesse avuto la sfortuna di nascere conte, sarebbe stato un
ingegnere di prima categoria.
Risero tutti. Ridendo, era più facile non pensare a ciò che il
futuro avrebbe loro riservato.
3

Bruxelles, Belgio,
aprile 1815

L’aiutante in campo fece segno a Michael di entrare


nell’ufficio. All’interno, Michael trovò il duca di Wellington
accigliato davanti a un mucchio di carte, quando il duca alzò lo
sguardo, i suoi occhi si illuminarono. — Maggiore Kenyon,
sono felice di vedervi. Era ora che quegli scapestrati delle
Guardie di cavalleria mi mandassero un elemento competente
invece di quei soliti ragazzetti che non hanno null’altro a
raccomandarli se non l’influenza delle loro famiglie.
— È stata una dura lotta signore — replicò Michael.
— Ma alla fine li ho convinti che avrei potuto essere ancora
utile.
— Più tardi voglio vedervi con un reggimento, ma per ora
ho intenzione di assegnarvi un lavoro di istruttore. Le cose
sono in uno stato di confusione mai vista.
Il duca si alzò e andò alla finestra, dove si mise a osservare
torvo una truppa di soldati danesi e belgi che marciavano.
— Se avessi qui la mia armata della guerra di Spagna, sarebbe
tutto più facile. Invece, la maggior parte delle truppe inglesi
sono senza esperienza e gli unici belgi e danesi che sappiano
combattere sono quelli che hanno militato sotto le aquile
napoleoniche e non sono molto sicuri di sapere quale parte
vogliono che vinca. Probabilmente se la darebbero a gambe
alla prima azione seria. — Fece un risolino divertito. — Non so
se questo esercito spaventerà Bonaparte, ma, buon Dio, di certo
spaventa me.
Michael trattenne un sorriso: quel sarcasmo dimostrava che
il duca sapeva affrontare una situazione che avrebbe fiaccato
chiunque altro al suo posto. Chiacchierarono per qualche
minuto sui piani che Wellington aveva in mente, poi il duca
accompagnò Michael nella grande sala dove, fino a un
momento prima, molti aiutanti di campo erano al lavoro. Ora,
invece, erano tutti radunati in fondo alla stanza.
— Avete trovato un alloggio, Kenyon? — chiese il duca.
— No, signore. Sono venuto direttamente qui.
— Forse c’è una possibilità di sistemarvi qui — disse il
duca quando vide un lampo di mussolina bianca tra le divise
degli ufficiali. — Per caso la signora Melbourne sta distraendo
i miei aiutanti dal lavoro?
Il gruppo si sciolse e dal centro emerse una signora che
rideva. Michael la guardò e rimase senza fiato. La donna era
bella da fermare il cuore, da istupidire la mente, splendida
come lo era stata la sua amante, Caroline, e aveva su di lui il
medesimo effetto. Si sentiva come un pesce che avesse
abboccato all’amo fatale.
Appena la signora si fu avvicinata ed ebbe dato la mano al
duca, Michael cercò di ricordare a se stesso che aveva trentatré
anni e aveva passato da un pezzo l’età in cui si rimane folgorati
da un bel viso. Tuttavia quella donna era tanto bella da
suscitare scompiglio ovunque andasse: i suoi capelli scuri
erano pettinati con una semplicità che sottolineava la
perfezione classica dei suoi lineamenti e la sua figura graziosa
era pervasa d’una sensualità tale da stuzzicare i sogni di
qualunque uomo.
La donna si rivolse scherzando a Wellington: — Mi dispiace
di aver disturbato i suoi ufficiali. Mi ero trattenuta solo per
portare un messaggio al colonnello Gordon, ma me ne andrò
subito, prima che mi facciate mettere in prigione per essermi
resa complice del nemico!
— Non lo farei mai — disse Wellington con galanteria.
— Kenyon, avete mai incontrato la signora Melbourne durante
la guerra? Suo marito è un capitano nel Terzo Reggimento
Dragoni.
Stupito lui stesso dalla calma della sua voce, Michael disse
— Credo di non avere mai avuto il piacere. La cavalleria e la
fanteria non hanno mai molto in comune.
Il duca sogghignò. — È vero, ma la signora Melbourne era
anche nota come Santa Caterina per il suo assiduo lavoro di
assistenza ai feriti. Signora Melbourne, il maggiore Lord
Michael Kenyon.
Lei si voltò verso Michael e un lampo apparve nei suoi
occhi, e scomparve subito, dopo che gli ebbe dato la mano e gli
ebbe rivolto un sorriso amichevole. Gli occhi di lei erano pozze
di luce, chiara acquamarina, con uno sguardo diverso da
qualunque altro avesse mai visto.
— Signora Melbourne. — Mentre si inchinava a baciarle la
mano, le parole del duca gli portarono improvvisamente alla
mente un ricordo. Buon Dio, quella donna elegante e
affascinante poteva essere la stessa che aveva visto in ospedale
dopo la battaglia di Salamanca. Era difficile da credere.
Quando si rialzò, il duca disse: — Il maggiore Kenyon è
appena arrivato a Bruxelles e necessita di un alloggio. Voi e la
signora Mowbry avete posto per un altro ufficiale?
— Sì, c’è ancora spazio. — Lei fece una buffa smorfia.
— Voglio dire, se vi adatterete a vivere in stanze piccole, con
tre bambini e un numero imprecisato di animali domestici.
Oltre a mio marito e al capitano Mowbry, abbiamo un altro
scapolo, il capitano Wilding.
Questa volta Michael riconobbe la voce bassa e dolce che
aveva accompagnato un ragazzo morente verso il suo ultimo
respiro: quella splendida creatura era davvero la donna di
Salamanca. Straordinario!
— Wilding è un vostro amico, vero? — sottolineò il duca.
Un campanello d’allarme risuonò nella mente di Michael:
gli diceva che era una follia vivere sotto lo stesso tetto con una
donna che lo coinvolgeva a tal punto. Tuttavia si ritrovò a dire:
— Oh, sì, io amo gli animali e i bambini.
— Allora sarete il benvenuto — disse lei con calore,
— Dato che la città si sta riempiendo, avremmo comunque
dovuto ospitare qualcuno prima o poi. Tanto vale che sia ora.
Prima che Michael avesse una seconda opportunità o una
possibilità di cambiare idea, Wellington disse: — È deciso,
allora. Vi attendo qui domattina, Kenyon. Signora Melbourne,
spero di vedervi a un piccolo rinfresco che ho intenzione di
tenere la prossima settimana.
Lei sorrise. — Sarà un piacere.
Mentre il duca tornava dai suoi ufficiali, la signora
Melbourne aggiunse: — Sto per tornare a casa, maggiore.
Posso condurvi all’alloggio? È in Rue de la Reine, non lontano
dalla porta di Namur.
Quando uscirono, non c’erano né carrozza né domestica ad
attenderli. Michael chiese: — Non andrete sola?
— Certo che sì — disse lei tranquilla. — Mi piace
camminare.
Lui pensò che, a una donna abituata a seguire l’esercito,
Bruxelles dovesse sembrare una città tranquilla, ma che
nessuna donna così bella avrebbe dovuto camminare sola in
una città piena di soldati. — Allora lasciate che vi scorti.
Il suo palafreniere e l’attendente aspettavano lì vicino con il
suo bagaglio, perciò si fermò per dar loro l’ordine di seguirli.
Mentre si avviavano verso Rue Royale, la signora Melbourne
mise la mano sotto il suo braccio, non vi era nulla di civettuolo
nel suo gesto, piuttosto era il modo di fare di una donna sposata
abituata a vivere in mezzo agli uomini.
Michael decise che era tempo di smettere di comportarsi
come un bue istupidito: — È molto gentile da parte vostra
accogliermi nel vostro alloggio. Immagino che sia difficile
trovare una buona sistemazione, signora Melbourne.
— Vi prego, chiamatemi Catherine. Dopo tutto, dovremo
vivere insieme come fratello e sorella per un tempo indefinito.
Fratello e sorella. Lei era così candida e inconsapevole
dell’impressione che gli faceva, che Michael cominciò a
rilassarsi, aveva già diviso il suo alloggio con altre coppie
sposate e poteva farlo di nuovo. — Allora tu dovrai chiamarmi
Michael. Sei da molto a Bruxelles?
— Solo da una quindicina di giorni, più o meno. Comunque,
Anne Mowbry e io abbiamo già condiviso in passato il nostro
alloggio e abbiamo trasformato la gestione domestica in una
vera scienza. — Gli lanciò un’occhiata ironica. — In fondo,
possiamo dire che mandiamo avanti un’ottima pensione. C’è
sempre del cibo pronto per un uomo che ha fatto le ore piccole
per lavoro, la cena è servita a tutti coloro che sono in casa e c’è
sempre qualcosa per un ospite inatteso, o due. In cambio io e
Anne chiediamo solo che le bevute si tengano in un altro luogo.
I bambini hanno bisogno di dormire.
— Sissignora. Ci sono altre regole della casa che dovrei
conoscere?
Lei esitò, poi continuò un poco a disagio: —
Apprezzeremmo se tu pagassi subito la tua parte di spese.
In altre parole, il denaro non abbondava. — Senz’altro.
Dimmi solo quanto e quando.
Lei annuì, poi diede un’occhiata alla sua uniforme da
fuciliere verde scuro. — Sei appena tornato dal Nord America?
— No, mi sono ritirato l’anno scorso dopo l’abdicazione di
Napoleone e ho vissuto una tranquilla vita da civile. Tuttavia,
quando ho saputo che l’imperatore era fuggito di nuovo... — Si
strinse nelle spalle.
— Una vita da civile — ripeté lei malinconicamente. — Mi
chiedo come ci si senta a restare per sempre nella stessa casa.
— Non l’hai mai saputo?
Lei scosse il capo. — Anche mio padre era nell’esercito.
Questa è l’unica vita che io abbia mai conosciuto.
Non c’era da meravigliarsi che avesse imparato a creare un
ambiente confortevole ovunque andasse: suo marito era un
uomo fortunato. Si misero a parlare del più e del meno
piacevolmente, dato che gli anni della guerra di Spagna
costituivano esperienza comune: la conversazione era
disinvolta... eccetto per il fatto che lui non riusciva a ignorare
la pressione delle dita guantate di lei sul suo braccio.
Pensando di dover menzionare il loro primo incontro,
Michael disse: — Noi due ci siamo già incontrati tre anni fa,
dopo una battaglia, Catherine.
Lei si accigliò e un piccolo, incantevole solco apparve tra le
sue sopracciglia. — Mi dispiace, ho paura di non ricordare.
— Io fui ferito a Salamanca. All’ospedale da campo, tu mi
hai dato da bere quando ero disperatamente assetato. Non sono
mai stato così grato a qualcuno in tutta la mia vita.
Lei si voltò e lo fissò, cercando di ricordare.
— Non c’è motivo perché tu ti ricordi proprio di me tra
tanti, ma potresti ricordare il ragazzo sul giaciglio accanto al
mio. Lui chiamava sua madre e pensava che fossi tu: sei
rimasta con lui fino a che non è spirato.
— Ah... — Lei sospirò, mentre la sua affascinante allegria
scivolava via per rivelare la donna che aveva teneramente
assistito Jem. — Povero ragazzo. Potevo fare così poco per lui.
Così dannatamente poco. — Rivolse il viso altrove.
— Suppongo che dovrei essere abituata a tutto ciò, ma non ci
riesco.
La sua bellezza lo aveva colpito al cuore, ma la sua pietà lo
colpì ancora più forte, perché lunghi anni di guerra gli avevano
insegnato a considerare la gentilezza d’animo come un raro
tesoro. Lui respirò profondamente prima di parlare. — È più
facile essere insensibili. Tuttavia, anche se fa più male,
l’attenzione ci permette di ricordare l’unicità e il valore di ogni
persona la cui vita ha incrociato la nostra.
Lei lo guardò con attenzione. — Tu capisci, vero? Molti
soldati preferiscono non farlo. — Più bruscamente, lei
continuò. — La nostra meta è la casa all’angolo. Gli affitti
sono bassi a Bruxelles, così abbiamo potuto prendere una casa
con un grazioso giardino per i bambini, le scuderie e persino
una carrozza per un ammontare davvero ridicolo.
La casa, grande e bella, era circondata da un muro. Michael
aprì il cancello è fece passare Catherine, poi fece cenno ai suoi
uomini, che camminavano quieti dietro di loro. Il suo giovane
attendente, Bradley, fissava Catherine con gli occhi sgranati e
Michael poteva a stento biasimarlo, dato che lui provava la
stessa sensazione.
Ignorando l’espressione del giovane, Catherine mostrò loro
la casa, poi condusse i due uomini verso le scuderie che si
trovavano dietro lo stabile. La vulnerabilità di poco prima era
scomparsa e aveva lasciato di nuovo posto alla ben organizzata
moglie di un soldato.
Mentre rientrava con Michael, tre bambini e due cani si
lanciarono giù dalle scale facendo rimbombare la casa con i
loro piedi piccoli, ma straordinariamente rumorosi. Una vocina
acuta disse: — Abbiamo finito le lezioni, mamma, adesso
possiamo per favore giocare in giardino?
Mentre i bambini e un animale turbinavano intorno a
Catherine, l’altro cane, una bestia di una vecchiaia indefinita,
iniziò ad abbaiare contro Michael. Con un risolino nella voce,
Catherine disse: — Silenzio, per favore, o condurremo il
maggiore Kenyon a un altro alloggio. Clancy, smetti di
abbaiare.
La stima che Michael aveva di lei aumentò ulteriormente,
quando vide che non solo i bambini, ma anche il cane
inferocito ammutolirono immediatamente.
Catherine mise un braccio intorno alla bambina più alta, che
sembrava avere circa dieci anni. — Questa è mia figlia, Amy.
Amy, il maggiore Lord Michael Kenyon. Alloggerà qui con
noi.
Lui si inchinò profondamente. — Signorina Melbourne.
La ragazzina fece una graziosa riverenza: aveva gli stessi
occhi color acquamarina della madre e capelli scuri — È un
piacere, maggiore Kenyon.
Catherine continuò — Ed ecco la signorina Molly Mowbry
e il signor James Mowbry.
Entrambi i bambini avevano i capelli rossi e un’espressione
vivace: Mary doveva avere tra gli otto e i nove anni e suo
fratello era di un paio di anni più giovane. Come Amy del
resto, avevano maniere impeccabili.
Dopo essersi inchinata, Molly disse — Lei è un Lord?
— È solo un titolo di cortesia — replicò lui. — Mio padre è
un duca, ma io non sarò mai lord, dato che ho un fratello più
anziano.
— Oh. — Molly continuò: — Il capitano Wilding ci sta
insegnando a disegnare. Voi sapete qualcosa di utile?
Amy le diede di gomito e bisbigliò: — Non si chiedono
queste cose.
Molly sgranò gli occhi color nocciola. — Sono stata
scortese?
Michael sorrise. — Solo perché ho paura di non possedere
abilità in quel campo.
— No? — disse la piccola con disappunto.
Lui cercò di immaginare che cosa potesse interessare un
bambino: certamente non la sua industria mineraria o le
strategie di investimento. — Be’, so quando sta per arrivare un
temporale, ma non credo di essere in grado di insegnarlo a
qualcuno.
Il viso della bimba si illuminò. — Potreste provarci.
Catherine intervenne. — Il maggiore deve sistemarsi. Voi
tre adesso uscite e portate Clancy e Louis il Pigrone con voi.
Michael osservò divertito i bambini e il cane mentre
obbedivano senza fiatare. — Louis il Pigrone?
Una voce dalle scale rispose: — È quel lungo segugio
letargico. Per la maggior parte del tempo dorme, è il suo unico
talento.
Lui alzò lo sguardo e vide una graziosa testa dai capelli rossi
scendere le scale e dire con un sorriso: — Io sono Anne
Mowbry.
Dopo essersi presentati, parlarono per qualche minuto, poi
Anne disse candidamente: — Vi prego di scusarmi se non
faccio troppe cerimonie. L’unica cosa che in questo momento
desidero è dormire.
Michael fu divertito dalla sua franchezza: lei era attraente,
amichevole e affascinante e, grazie a Dio, non aveva su di lui
gli stessi effetti che gli provocava Catherine. Quando Anne se
ne fu andata, Catherine iniziò a salire le scale. — La tua stanza
è qui sopra, Michael.
Lo condusse in una stanza luminosa che dava sulla strada.
— Kenneth è dall’altra parte dell’anticamera. Ci sono già
lenzuola pulite, dato che avevamo previsto che la stanza presto
sarebbe stata occupata. — Si voltò per guardarlo e il
movimento la portò a essere avvolta dalla luce del sole che si
riversava nella stanza attraverso la finestra. Immersa nella luce,
era come una dea, troppo bella per essere di questa terra,
possedeva anche quel calore che le permetteva di creare
intorno a lei un’atmosfera di pace e felicità e che gli ricordava
Clare.
Dietro di lei c’era il letto: per un attimo Michael immaginò
follemente di avanzare, di prenderla tra le braccia e distenderla
sul materasso. Avrebbe baciato quelle labbra soffici ed
esplorato le nascoste ricchezze del suo corpo: tra le braccia di
lei avrebbe trovato ciò che aveva desiderato ardentemente...
Lo sguardo della donna incontrò quello di Michael e lei capì
d’essere oggetto della sua ammirazione e, sebbene dovesse
essere abituata agli sguardi maschili di apprezzamento, abbassò
velocemente gli occhi e si concentrò sui guanti. — Se avrai
bisogno di qualcosa, chiedi pure ad Anne, a me o a Rosemarie,
la capocameriera.
Michael si sforzò di concentrarsi sulla vera d’oro che
luccicava alla sua mano sinistra. Era sposata. Intoccabile. La
moglie di un ufficiale... e lui doveva farla uscire dalla sua
camera, subito. — Sono sicuro che starò benissimo. Non sarò
qui per cena stasera, ma cercherò di incontrare il resto della
famiglia più tardi.
Senza guardarlo, lei disse: — Manderò una domestica con la
chiave. — Poi svanì nel corridoio.
Lui chiuse con cura la porta dietro di lei, poi sprofondò nella
poltrona e si massaggiò le tempie: dopo il disastro con
Caroline, aveva giurato che mai, per nessun motivo, avrebbe
toccato un’altra donna sposata ed era un voto che voleva
mantenere a ogni costo. Catherine Melbourne doveva essere
stata mandata dal diavolo per tentarlo. Lo spiccato
egocentrismo di questa osservazione lo fece sorridere, anche se
con riluttanza: se c’era una lezione in tutto ciò era un
rimprovero per la sua eccessiva sicurezza: si era ripetuto tante
volte che l’età e l’esperienza lo avrebbero protetto dalla follia
di un’infatuazione e che non sarebbe stato da lui lasciarsi
stregare da un bel viso... Chiaramente, era stato
maledettamente folle a pensarsi immune!
Tuttavia, se non poteva controllare le sensazioni che
Catherine Melbourne gli provocava, avrebbe potuto, e dovuto,
controllare il suo comportamento: non avrebbe detto una
parola, né fatto un gesto, che potesse essere interpretato come
scorretto. Si sarebbe comportato con lei come faceva con
Clare.
No, non proprio così... non potevano esserci baci o abbracci
affettuosi e disinvolti tra lui e Catherine: quell’alloggio sarebbe
stato il suo per non più di qualche settimana e certamente
avrebbe saputo controllarsi per un periodo così limitato. Dopo
tutto, dall’indomani pomeriggio, sarebbe stato troppo occupato
per un flirt.
Nonostante queste riflessioni permaneva in lui un senso di
inquietudine: si alzò e andò alla finestra. Tutti i soldati erano in
fondo all’animo un po’ superstiziosi e credevano
nell’imponderabile: forse l’adorabile Catherine era davvero una
prova. Lui pensava di essere venuto a capo del passato, ma
forse qualche giudice divino aveva decretato che lui dovesse
confrontarsi con la stessa esperienza dolorosa di una volta.
Su una cosa era certamente determinato: non avrebbe
commesso lo stesso errore della volta precedente.
4

Catherine camminava lentamente attraverso la stanza, senza


vedere ciò che la circondava. Dopo tutti gli anni passati in
mezzo ai soldati, avrebbe dovuto sapere che quasi tutti gli
uomini erano belli in uniforme. Quando Colin era abbigliato
con l’uniforme completa, si diceva che le ragazzine svenissero
per l’ammirazione.
Ma, nonostante ciò, c’era qualcosa di particolarmente
attraente nel maggiore Kenyon. L’uniforme verde scuro dei
Fucilieri era più austera di quelle degli altri reggimenti,
tuttavia, accostata ai suoi occhi, che erano di un verde raro e
brillante, faceva un effetto meraviglioso e poi sottolineava le
sue spalle possenti, i suoi capelli castani e il corpo asciutto e
potente...
Ma lui non era solo affascinante, come Wellington, aveva
quel particolare tipo di carisma che gli permetteva di dominare
una stanza senza dire una parola. Lei sospettava che quella
qualità gli venisse da una profonda fiducia in se stesso.
Sebbene le avesse fatto piacere parlare con lui, le aveva dato
l’impressione di essere un uomo straordinariamente percettivo,
in un modo che la metteva a disagio: doveva fare in modo che
il maggiore Kenyon non potesse vedere oltre quella superficie
che lei si era faticosamente costruita. Strano che lei pensasse a
lui in modo così formale. Di solito preferiva usare il nome di
battesimo con gli ufficiali che la attorniavano: il suo istinto le
suggeriva dunque di non lasciarlo avvicinare troppo.
Fortunatamente era un’esperta nel tenere gli uomini a distanza.
Scuotendo la testa, andò nella sua camera dove si trovava un
cestino di indumenti da rammendare: non c’era nulla come il
rammendo per riportarla con i piedi per terra.

Catherine stava per scendere a controllare la preparazione


della cena quando entrò suo marito.
— Ci sono molti cavalli nuovi nelle scuderie. — Colin si
tolse l’elmetto di cuoio nero e lo gettò sul letto. — E buoni
anche. Abbiamo un nuovo compagno in casa?
Lei annuì e con l’ago fece un piccolo punto preciso:
— Maggiore Lord Michael Kenyon dei Fucilieri. Si è ritirato
l’anno scorso, ma la fuga di Napoleone lo ha persuaso a
tornare. È sotto il comando del duca, almeno per ora.
Colin alzò un sopracciglio. — Uno di quegli ufficiali di
nobili natali che il vecchio Hookey adora perché sanno ballare
tanto bene quanto lui combatte. — Si tolse la giacca e la
camicia. — Potrebbe essere una conoscenza utile. Si comporta
come se potesse permettersi tutto con te?
Lei abbassò lo sguardo e cercò di sciogliere un nodo,
desiderando che Colin non fosse così sfacciato nel pensare ai
suoi interessi. Era vero che una moglie attraente poteva essere
un vantaggio per un ufficiale, ma lo odiava quando cercava di
spingerla a flirtare con i suoi superiori. La prima volta che lo
aveva fatto, lei si era rifiutata, ma lui era stato implacabile nel
ricordare che era preciso dovere di una moglie agevolare la
carriera del marito. Nelle sue parole era implicito che lei si era
rivelata una moglie insoddisfacente in tutti gli altri sensi:
dopodiché Catherine aveva fatto come desiderava lui.
Sebbene Lord Michael avesse mostrato interesse per lei,
rifiutava di farlo diventare uno strumento delle aspettative di
Colin e disse in modo disinvolto: — Il maggiore Kenyon non
ha dato segno di essere colpito dal mio famoso fascino. Non so
nulla delle sue abilità di ballerino, ma so che ha combattuto in
tutte le più importanti campagne della guerra di Spagna.
— Mi sembra un buon acquisto per la casa. Sii
particolarmente carina... sto aspettando la promozione a
maggiore e Kenyon dovrebbe avere influenza sul duca.
— Avrai presto la tua promozione — sospirò lei. — Ci
saranno ampie opportunità per ricoprirsi di gloria nei prossimi
mesi.
— Lo spero. — Mentre Colin iniziava a cambiarsi, si
accigliò. — Kenyon... Il nome mi è familiare. — Schioccò le
dita. — Ora ricordo! Dopo la battaglia di Barossa ha lottato per
ottenere una medaglia commemorativa per i suoi uomini. Disse
che avevano fatto un lavoro così eccellente che meritavano di
essere decorati. — Colin rise. — Ti immagini? Fare una cosa
del genere per un branco di soldati ubriachi!
Catherine gli rivolse uno sguardo di ghiaccio. — Penso che
abbia fatto bene... il coraggio eccezionale merita di essere
riconosciuto. I Fucilieri sono uno dei reparti migliori
dell’esercito e questo è dovuto in parte allatto che gli ufficiali
sono incoraggiati a conoscere e rispettare i loro uomini.
— I soldati semplici non sono come noi. Le sue care truppe
probabilmente hanno venduto le medaglie per una bevuta.
— Suo marito fece scorrere un pettine attraverso i suoi capelli
castano chiari. — Ho intenzione di cenare con degli amici.
Probabilmente farò tardi, perciò non tornerò stanotte.
Lei si chiese con distacco chi fosse la donna questa volta. Le
signore di Bruxelles erano molto ospitali verso gli ufficiali che
erano venute a liberarle dal giogo dell’imperatore.
Si alzò, raccolse la camicia spiegazzata e la biancheria e le
gettò nel cesto della lavanderia. — Passa una buona serata.
— Lo farò — disse lui allegramente.
Catherine non ne dubitava.

Michael cenò con i vecchi amici dell’esercito che aveva


incontrato sul posto. Era bello rivederli, sebbene lo
punzecchiassero a proposito del fatto che non sembrava
essersene andato dall’esercito. Tornò tardi al nuovo alloggio ed
entrò silenziosamente: le candele erano accese nel foyer e nel
corridoio al piano di sopra. Catherine e Anne gestivano
veramente un’ottima pensione. Sotto la porta di fronte alla sua
passava uno spiraglio di luce, sicché bussò prima di entrare
nella sua stanza. Gli rispose la familiare voce baritonale di
Kenneth Wilding che gli disse di entrare.
Michael lo fece e trovò il suo amico alle prese con uno
schizzo, Kenneth era un caricaturista e un disegnatore di prima
categoria, e quella abilità lo aveva aiutato nel suo lavoro di
ufficiale di riconoscimento in Spagna.
Gli occhi di Kenneth si spalancarono mentre alzava lo
sguardo dal disegno. — Buon Dio, da dove spunti fuori?
Michael sorrise. — Le nostre adorabili padrone di casa non
ti hanno detto che occupo la stanza di fronte alla tua?
— No, sono arrivato a casa poco fa ed erano già andati tutti
a letto. — Kenneth si alzò e strinse la mano a Michael. — Che
io sia dannato se non mi fa piacere vederti.
Scuro, robusto e forte, Kenneth Wilding sembrava più un
manovale che un ufficiale e gentiluomo. Era uno di quegli
ufficiali divenuti tali per promozione dai ranghi, onore
generalmente riservato ad atti di coraggio suicida. Quando era
ancora un sergente, aveva tirato Michael fuori dai guai quando
Michael si era dimostrato un subalterno davvero inesperto nel
suo primo comando. L’amicizia era nata dal reciproco rispetto.
Michael studiò il volto dell’amico, felice di vedere che gran
parte della terribile tensione lasciata dalla guerra di Spagna era
svanita. — Ho del whiskey di là. Vuoi che lo prenda?
— Non bevo quella robaccia da quando tu hai lasciato la
Spagna — disse Kenneth, mentre l’allegria illuminava i suoi
occhi grigi. — Il whiskey fa sembrare il brandy una cosa da
gente civile.
Michael andò a prendere la bottiglia e quasi inciampò in
Louis il Pigrone, che si era accucciato davanti alla porta.
Quando ritornò nella stanza di Kenneth, il cane lo seguì,
accucciandosi sul pavimento in modo che la sua mascella
riposasse sulle scarpe di Michael. Lui studiò Louis con
divertimento. — Questa bestia saluta così tutti i nuovi arrivati o
io sono particolarmente sfortunato?
Kenneth fece apparire dal nulla due bicchieri e li riempì.
— Considerati fortunato. Con Louis a fare la guardia, tutti i
potenziali assalitori morirebbero... dal ridere.
Dopo che si furono scambiati le ultime novità, Michael
disse: — Catherine e Anne sono reali o sono prodotti della mia
immaginazione febbricitante?
— Non sono stupefacenti? Ho avuto la fortuna di dividere
un castello con loro a Tolosa. Quando ho scoperto che erano a
Bruxelles sono venuto in ginocchio a chiedere se c’era una
stanza per un fuciliere. Sono delle vere fate nell’arte di
mantenere gli uomini al caldo, ben nutriti e felici.
Anche se sapeva che non avrebbe dovuto mostrarsi così
interessato, Michael chiese: — Come sono i loro fortunati
mariti?
Kenneth ingoiò un sorso di whiskey. — Charles Mowbry ti
piacerebbe. È un uomo tranquillo, ma molto capace e con un
grande senso dell’umorismo.
— E che mi dici di Melbourne?
Kenneth esitò mentre Michael incalzava: — C’è qualcosa di
preoccupante nel tuo silenzio.
Il suo amico fissò il bicchiere del whiskey. — Non conosco
bene Melbourne. È un cavaliere fin nel midollo. Conosci il
tipo... non è certo uno stupido, ma è uno che non vede motivi
per usare il cervello. Tuttavia, è un buon ufficiale per quel che
ho sentito. Abbastanza coraggioso.
— Nella cavalleria, il coraggio è comune. È il giudizio che è
raro. È degno dell’ammirevole Catherine?
— Non sono nella posizione migliore per dirlo. — Kenneth
si abbassò e accarezzò Louis dietro le orecchie. — Lui certo lo
crede. In Spagna, lei si è conquistata il soprannome di Santa
Caterina sia per la sua virtù sia per il servizio di assistenza reso
ai feriti. Metà degli uomini che incontra si innamorano di lei,
ma lei sembra non avere occhi che per suo marito.
Questo tolse a Michael ogni speranza: lui era solo uno dei
tanti. Ciononostante, era felice di sapere che era tanto virtuosa
quanto bella: una volta non avrebbe potuto credere che
esistessero donne simili.
Kenneth era reticente e Michael si chiese che cosa gli stesse
tacendo, ma sapeva di aver già fatto troppe domande. Prese
dalla scrivania il taccuino dei disegni del suo amico. — Posso?
— Se vuoi.
Michael fece scorrere le pagine e dopo parecchi studi di
architettura barocca, trovò un disegno di Amy Melbourne e dei
piccoli Mowbry che giocavano. Con pochi tratti, Kenneth era
riuscito a fissare i movimenti fluidi della loro corsa insieme al
carattere specifico di ogni bambino: Michael non avrebbe mai
smesso di stupirsi per come le grandi mani del suo amico
potessero disegnare con tanta grazia e sottigliezza.
— Questo è uno schizzo splendido dei bambini. — Mentre
girava la pagina aggiunse: — La prima cosa che ha detto Molly
è che stai insegnando loro a disegnare.
Kenneth sorrise. — Le due ragazze sono brave alunne,
mentre Jamie non è interessato a nulla che non abbia quattro
zampe, una criniera e una coda.
Dopo altri ritratti dei bambini e uno di Anne Mowbry,
Michael si ritrovò a guardare Catherine Melbourne. Il suo
cuore si strinse all’immagine di lei in piedi su uno scoglio, con
l’espressione assente, mentre la brezza marina agitava i suoi
capelli scuri come una bandiera e faceva aderire la tunica
classica alla sua splendida figura.
Fissò il ritratto con avidità, in un modo che certo non
avrebbe potuto permettersi con la persona reale. Cercando di
apparire disinvolto, disse: — Un buon ritratto di Catherine.
Intendeva apparire come una dea greca o forse come la sirena
della leggenda che con il suo canto conduce gli uomini alla
rovina?
— La sirena. — rispose Kenneth accigliato, — E il ritratto
non è così buono, comunque. I suoi lineamenti sono talmente
regolari che è difficile ritrarla. E poi c’è una specie di
espressione indefinibile nei suoi occhi, che non riesco a
cogliere.
Michael guardò il disegno più attentamente. — Veramente
qualcosa sei riuscito a fare. E poi che tipo di espressione può
esserci in una bella donna?
— Non ne ho idea — replicò Kenneth. — Nonostante i suoi
modi gentili, Catherine rivela ben poco di se stessa.
C’era decisamente qualcosa che il suo amico gli
nascondeva, per l’ottima ragione che la vita di Catherine
Melbourne non doveva riguardarlo. Tuttavia, mentre girava
ancora pagina, disse con noncuranza: — Se ti capiterà di farle
un ritratto di cui vorrai liberarti, sarò ben felice di togliertelo
dalle mani.
Kenneth gli lanciò uno sguardo pungente, tuttavia si limitò a
dire: — Prendi pure quello, se ti piace. Come ti ho detto, non
ne sono soddisfatto.
Michael staccò il disegno, quindi continuò a sfogliare
l’album. Era stato un pazzo a chiedere il ritratto di una donna
che non sarebbe stata mai parte della sua vita. Tuttavia, quando
fosse stato vecchio e incanutito, se mai avesse vissuto così a
lungo, gli sarebbe piaciuto ricordare il suo volto e il modo in
cui lei lo aveva fatto sentire.

Il giorno seguente il lavoro richiese una concentrazione


totale, e alla fine della giornata l’intensa emozione che Michael
aveva provato alla vista di Catherine Melbourne era poco più
che un ricordo vago. Tornò alla casa di Rue de la Reine per la
cena, pensando che sarebbe stato piacevole rivederla. Era una
donna affascinante e amabile, ma non c’era ragione per
comportarsi come un ragazzino folle d’amore. Un secondo
incontro lo avrebbe liberato da tutte quelle ossessioni nascenti.
Catherine aveva accennato al fatto che era loro abitudine
riunirsi per uno sherry prima di cena. Dopo essersi cambiato,
Michael scese e trovò in salotto Anne Mowbry in compagnia di
un gentiluomo.
— Sono felice che stasera possiate essere qui per la cena,
Michael. — Anne girò la testa, sistemandosi i rossi riccioli
ribelli. — Questo è mio marito, il capitano Charles Mowbry.
Mowbry lo salutò con un’amichevole stretta di mano. — Ho
avuto modo di ammirare i vostri cavalli, maggiore Kenyon.
Non è buona cosa che si sprechino degli esemplari come quelli
per un ufficiale di fanteria.
Michael fece un risolino divertito. — Avete senza dubbio
ragione, ma ho un amico che è per metà gitano e i cavalli che
alleva sono davvero meravigliosi. Ha fatto un’eccezione per
me e me ne ha lasciati acquistare due. Di solito li dà solamente
in cambio di un primogenito.
Mowbry guardò sua moglie in modo canzonatorio.
— Varrebbe la pena scambiare il nostro Jamie con quel
morello, no?
Lei alzò gli occhi al cielo. — Non chiedermelo proprio oggi.
Dopo tutti i guai che ha combinato Jamie, sono tentata di
prendere in considerazione ogni offerta!
Risero tutti e stavano già chiacchierando come vecchi amici,
quando Catherine Melbourne apparve sulla porta indossando
un abito incantevole, di un color verde mare che metteva in
risalto i suoi occhi. — Buona sera a tutti — disse cordialmente.
Michael le lanciò un’occhiata e tutte le sue convinzioni sul
fatto di essere immune alla sua bellezza andarono in pezzi: la
verità era che la sensazione di stretta al cuore che lei gli dava
non poteva più considerarsi un caso.
Studiò Catherine mentre attraversava la stanza: il suo
fascino andava ben oltre la bellezza e il calore, sebbene avesse
di queste qualità in abbondanza. Kenneth, con il suo occhio di
artista, aveva scoperto e ritratto la vulnerabilità sotto la sua
scorza di sicurezza e ora anche Michael poteva vederla.
Catherine era la più pericolosa delle creature, una donna che
risvegliava la tenerezza e il desiderio insieme.
— Buona sera. — Aveva imparato da bambino a nascondere
le sue emozioni e ora faceva appello a tutta la sua capacità di
autocontrollo cosicché nessuno, e tantomeno lei, potesse
sospettare come si sentiva. — Ringrazio la mia buona stella di
aver trovato questo alloggio. È l’unico tra tutti quelli che ho
avuto che nel prezzo include un cane che dorme sul mio letto.
Gli occhi di lei brillarono d’una luce sbarazzina.
— Interessante. Se fossi un cane, ci penserei due volte prima di
tormentarti. Naturalmente Louis la sa lunga e ha molta
esperienza. Vi ha già in pugno.
Kenneth non sarebbe tornato per la cena, ma pochi minuti
dopo apparve Colin Melbourne: era molto attraente, pieno della
sicurezza che viene da un’assoluta mancanza di dubbi su se
stessi. Catherine andò verso suo marito e lo prese sottobraccio:
erano una splendida coppia insieme. — Colin, voglio che tu
conosca il nostro nuovo coinquilino.
Dopo le presentazioni, Melbourne disse con fare sincero:
— Sono davvero felice di avervi incontrato, Lord Michael.
Quando quella stanza era ancora vuota, temevo che venisse
occupata da qualcuno che non fosse adatto a stare in questa
casa. Un altro cosiddetto ufficiale promosso dai ranghi, per
esempio.
I Mowbry e Catherine si sentirono a disagio, ma la rabbia di
Michael fu temperata da un senso di sollievo; aveva avuto
paura che avrebbe ingiustamente disprezzato Melbourne perché
era il marito di Catherine. Ora invece, sapeva che lo avrebbe
disprezzato per il suo petulante snobismo. Non c’era da
meravigliarsi che Kenneth fosse stato tanto vago nel parlare di
lui. Con voce aspra, Michael disse: — Qualcuno come Kenneth
Wilding, per esempio?
Guardingo, Melbourne aggiunse: — Non intendevo
offendere. Per un uomo della sua classe sociale, Wilding fa un
buon lavoro quando scimmiotta i modi di un gentiluomo.
Tuttavia, non si può simulare un’educazione che non si è avuta.
Come figlio del duca di Ashburton, voi non potete che essere
d’accordo con me.
— Non posso dire di aver sempre notato negli uomini una
stretta relazione tra carattere ed educazione. Dopo tutto,
Kenneth ha avuto il cattivo gusto di frequentare Harrow. Si
sarebbe potuto sperare qualcosa di meglio per l’unico figlio di
Lord Kimball. — Michael finì lo sherry. — Tuttavia, anche un
vecchio studente di Eton come me deve ammettere che quelli
di Harrow di solito sembrano proprio dei veri gentiluomini.
Melbourne abbassò subito le ali. Visto che Harrow era tanto
prestigiosa quanto Eton, persino un cavaliere sbruffone come
lui non poteva ignorare quel richiamo sarcastico.
Per porre rimedio a quella imbarazzante situazione,
Melbourne disse con disarmante mestizia: — Perdonatemi...
Ho appena fatto una pessima figura, vero? Non ho mai parlato
molto con Wilding e ho fatto l’errore di presumere ch’egli non
fosse nulla di più che un sergente promosso di grado.
Era stata una buona mossa, anche se il fascino di Melbourne
non nascondeva la sua spocchia, Michael replicò: — È tipico
del senso dell’umorismo di Kenneth avervi assecondato in
questo pregiudizio.
Melbourne si accigliò: — Se è veramente l’onorevole
Kenneth Wilding, perché è accreditato come un privato
cittadino?
Michael conosceva la risposta, ma tutto ciò non riguardava
Melbourne e così si limitò a dire: — Kenneth ama le sfide. Era
il mio sergente quando ero solo un soldato e sono stato
fortunato ad avere lui. Dopo che lui e il suo plotone ebbero
catturato il triplo dei francesi degli altri, lo raccomandai per
una promozione sul campo. — Poggiò il bicchiere sul tavolo
con un rumore secco. — Mi sono stupito che l’esercito abbia
avuto il buon senso di farne un ufficiale.
Il suo commento diede origine a una discussione
sull’imbecillità degli alti ranghi dell’esercito, un argomento che
tenne occupato il gruppo per parte della cena. Fu una serata
piacevole, con cibo eccellente e un’ottima conversazione.
Persino Colin Melbourne non era una cattiva compagnia,
sebbene fosse chiaro che non aveva mai avuto un pensiero
originale in tutta la sua vita. Tuttavia, quando la cena fu
terminata, Michael non ricordava un solo boccone di quanto
aveva mangiato: tutto quel che ricordava era l’elegante profilo
di Catherine, la sua risata sonora, la dolcezza morbida della sua
pelle.
Decise di cenare fuori ogni volta che gli fosse stato
possibile.
5

Era da poco passata la mezzanotte quando Michael aprì la


porta della cucina e si arrestò bruscamente. — Mi dispiace, non
mi aspettavo di trovare qualcun altro.
Catherine Melbourne, vicina al focolare, alzò lo sguardo
verso di lui. — Non potevi immaginarlo... tutti i buoni cittadini
sono a letto a quest’ora. — Si alzò e si strofinò le mani. — Il
duca deve tenerti davvero occupato. Sei qui già da una
settimana e ti ho visto una sola volta.
Sarebbe stato più saggio ritirarsi, ma sarebbe parso anche
imperdonabilmente scortese, così Michael entrò in cucina.
— La maggior parte delle sere le ho trascorse tenendo alta la
bandiera ai ricevimenti ufficiali, dati dagli inglesi facoltosi
giunti a Bruxelles con la speranza di divertirsi.
— Lo sospettavo. A Wellington è sempre piaciuto avere
attorno a sé ufficiali più anziani da impegnare nelle relazioni
sociali e questo deve essere particolarmente vero ora che non
vuole che i civili siano preoccupati dalla situazione militare. —
Fece un sorriso canzonatorio. — Sono sicura che, dato il tuo
rango, la tua presenza sarà molto richiesta a tutte quelle feste e
ricevimenti.
Michael fece una smorfia. — Ho paura di sì. Ma come mai
non ti ho mai incontrata? A Wellington piace molto anche la
compagnia delle donne attraenti, così pensavo che tu e Anne
Mowbry, con i vostri mariti, foste i primi della lista.
— Di solito siamo invitati, ma Colin è spesso... occupato
altrove. — Prese un cucchiaio di legno e mise un bollitore sul
fuoco, — Quando Anne e Charles decidono di andare, di solito
vado con loro, ma da quando è incinta spesso è troppo stanca
per fare vita mondana, così non esco nemmeno io. Eccetto che
per i ricevimenti del duca, ovviamente. A quelli tutti vanno.
Michael esitò prima di farle un’offerta che sarebbe stata
innocente e priva di complicazioni con qualsiasi altra donna,
— Se hai bisogno di una scorta, sarò onorato di accompagnarti.
Catherine alzò subito il capo e studiò l’espressione di lui,
poi, apparentemente soddisfatta di ciò che vi aveva visto, disse:
— Grazie. Ci sono serate a cui mi piacerebbe presenziare, ma
preferisco non andare sola.
— Bene. Di’ al mio attendente, Bradley, a quali cerimonie
vuoi essere presente e io sarò a tua disposizione. — Nascose
uno sbadiglio con la mano. — Oggi, comunque, ho cavalcato
fino a Ghent e ritorno. Non ho mangiato nulla dopo la
colazione e così ho deciso di depredare la dispensa. Anche tu
sei in cerca di uno spuntino notturno?
— In verità non riuscivo a dormire e sono scesa per bere un
po’ di latte, ma questa minestra ha un odore così invitante che
ho cambiato idea.
Il pallido bordo di una sottoveste si intravedeva attraverso il
suo leggero vestito blu da camera e sebbene quegli indumenti
la coprissero più dei normali vestiti da giorno, l’effetto era
incredibilmente intimo. A peggiorare le cose, la cucina era
illuminata solo da due candele e dal fuoco e l’oscurità piena di
ombre era simile a quella di una camera da letto...
Michael distolse lo sguardo. — Ci sono regole anche per i
furti notturni in dispensa?
— Veramente no... qualsiasi cosa tu riesca a trovare
considerala tua preda. Di solito c’è della zuppa che cuoce a
fuoco lento. Questa è di pollo e pasticcio di verdure. — Indicò
la dispensa. — C’è anche della carne fredda, formaggi e pane.
Serviti pure mentre apparecchio anche per te.
— Non dovresti occuparti di me.
— Perché no? — Andò verso la madia e ne trasse dei piatti
bianchi e pesanti — So muovermi bene in questa cucina e non
ho avuto una giornata pesante come la tua.
— Pensavo che crescere i figli fosse il lavoro più faticoso
del mondo.
Lei sollevò un sopracciglio, — Di solito non ci si aspetta
che gli uomini lo capiscano.
— Una volta una donna me lo ha confessato.
Lo guardò pensierosa, — Immagino che le donne ti
confessino sempre dei segreti.
Poi, preferendo che la conversazione si mantenesse su un
tono impersonale, Michael prese la candela per illuminare la
madia e disse: — I formaggi locali sono meravigliosi, vero? E
anche il pane.
— Il cibo è così buono che è semplice capire perché i
francesi sono convinti che questo paese debba far parte della
Francia. Vuoi del vino? C’è una caraffa di ottimo vinello qui.
— Suona come un’ottima proposta, ma ti avverto, due
bicchieri e cadrò addormentato sulla tavola.
— Se dovesse accadere, ti avvolgerò in una coperta — disse
lei serenamente. — In questa casa siamo molto pragmatici.
Quando Michael mise il naso fuori dalla madia, la tavola era
già apparecchiata e sopra c’erano due scodelle fumanti di
zuppa. Kenneth aveva ragione: Catherine sapeva bene come
mantenere gli uomini ben nutriti e felici e sarebbe stata
un’ottima moglie anche se non fosse stata bella.
Per qualche minuto regnò il silenzio: nonostante stesse
mangiando avidamente e cercasse di concentrarsi sul cibo,
Michael avvertiva costantemente la presenza di Catherine
dall’altra parte del tavolo: persino il movimento della sua gola
quando inghiottiva era seducente e tuttavia, paradossalmente,
la sua presenza era tranquillizzante. La sua amante, Caroline,
era stata molte cose, ma mai niente di simile.
Notando che la sua scodella era vuota, Catherine chiese:
— Vuoi dell’altra zuppa?
— Per favore.
Catherine prese la scodella e andò verso il fuoco, che era
grande abbastanza da arrostire un vitello e, mentre si piegava
sulla pentola, il suo morbido seno ondeggiò sotto il soffice
tessuto del vestito. Michael si irrigidì, incapace di distogliere lo
sguardo, Catherine riempì la scodella e si girò verso di lui.
Dato che tutta l’attenzione di Michael era concentrata sul volto
di lei, gli ci volle un momento prima di accorgersi che le
fiamme lambivano l’orlo sinistro della sua veste. Ne fu
terrorizzato: probabilmente, quando si era voltata, l’orlo
doveva aver sfiorato i carboni ardenti... Si alzò come una furia
e girò intorno alla tavola. — Catherine, il tuo vestito sta
bruciando!
Lei guardò in basso e ansimò terrorizzata. La scodella cadde
a terra, ma Catherine non si mosse: paralizzata, fissava le
fiamme giallo-arancio mentre consumavano sempre più
rabbiose la stoffa leggera. Nei pochi secondi che ci vollero a
Michael per attraversare la cucina, il fuoco si era sollevato
quasi fino al gomito di Catherine: lui le tolse l’abito, lo gettò
nel camino dove sprigionò una fontana di scintille. Ignorando i
suoi singhiozzi, la condusse velocemente lontano dal focolare e
la girò per guardarla in volto. — Stai bene?
Era una domanda stupida: era sconvolta e il suo viso era
bianco come la camicia da notte; nel timore che svenisse, la
tenne stretta tra le braccia: il cuore di lei batteva così forte che
poteva sentirlo attraverso il suo corpo, ma lei sembrava a
malapena accorgersi di lui.
— Sei al sicuro Catherine — disse lui con forza. — Sei al
sicuro.
Lei nascose il volto contro la sua spalla e iniziò a
singhiozzare: Michael la teneva allacciata a sé e mormorava
parole di conforto, mentre la sua treccia nera e setosa scivolava
seducente sul dorso della sua mano. Lui sentiva ogni
centimetro del suo corpo premuto contro quello di lei e il suo
profumo di acqua di rose e la pressione del suo seno morbido
contro il suo petto: non sarebbe più stato così vicino a lei e
tuttavia non riusciva a godere della sua vicinanza poiché
Catherine era stravolta.
Gradualmente smise di piangere, ma lei era ancora
terrorizzata e il respiro era affannoso: lui la guidò gentilmente
verso la poltrona e lei nascose il volto tra le mani, mostrando la
fragile curva della nuca. In quel momento, Michael si accorse
che i capezzoli di lei erano ben visibili sotto la veste da camera
e quella vista lo ipnotizzò al punto che cominciò a eccitarsi.
Buon Dio, pensò, che razza di animale era per sentire desiderio
di una donna che tremava di paura? Per decenza e per
riscaldarla, le mise la sua giacca intorno alle spalle:
l’indumento era molto grande, così lo avvolse bene intorno a
lei, stando molto attento a non toccarle il seno. Lei lo guardava
impietrita, senza parlare.
Le si inginocchiò davanti e le prese le mani. — Vuoi che
cerchi tuo marito?
Lei rispose a disagio: — Colin non è a casa questa sera.
— Vuoi che svegli Anne?
— Davvero sto bene. — Cercò di sorridere. — Non c’è
bisogno di disturbare nessun altro.
— Bugiarda. — Cominciò a strofinare le sue dita fredde.
— Ho visto raramente qualcuno stare meno bene di quanto tu
stia ora.
Fece un sorriso stentato. — Sono un vero disastro per
l’esercito, vero? — Incrociò le dita. — Di solito sono molto
controllata, ma... i miei genitori sono morti in un incendio.
Lui trasalì, e comprese la ragione della sua reazione
spropositata all’incidente. — Mi dispiace. Come successe?
— Avevo sedici anni. Il reggimento di mio padre era di
stanza a Birmingham. Avevamo affittato un cottage molto
carino, che d’estate era coperto di rose. Pensavo che sarebbe
stato bello vivere lì per sempre. Poi venne l’inverno e una notte
scoppiò un incendio; io mi svegliai, mi accorsi del fumo e
gridai per svegliare i miei genitori, ma il fuoco stava già
divorando tutta la casa. La mia stanza era al pianterreno e io
riuscii a scappare dalla finestra. I miei genitori erano di sopra:
io continuai a gridare finché non accorse mezzo paese, ma...
papà e mamma non si svegliarono mai più.
Lui le strinse le mani, poi si alzò in piedi. — C’è del brandy
nell’armadietto in salotto?
— Sì, ma non è necessario, davvero.
Ignorando le sue proteste, disse: — Starai tranquilla mentre
vado a prendere la bottiglia?
Sorridendo, lei rispose: — Credimi, non ho intenzione di
muovermi per un po’.
Lui afferrò il gatto di cucina che dormiva sotto il tavolo e
glielo mise in grembo. — Ecco. Ci sono poche cose al mondo
più confortevoli di un gatto che fa le fusa. — Poi prese un
candeliere e uscì dalla stanza a grandi passi.
Catherine sprofondò nella poltrona e si accorse di quanto lui
l’aveva fatta sentire al sicuro: non era stata così curata da
quando era bambina. Quando Michael tornò, lei aveva
riconquistato un po’ della sua calma e il gatto stava ancora
facendo le fusa.
— Bevi. Ne hai bisogno. — Versò il brandy in due bicchieri
e gliene porse uno, poi sedette sulla sedia di fronte alla sua,
fissandola in viso.
— Grazie. — Sorseggiò il brandy, e un piacevole calore
iniziò a diffondersi nelle sue membra. — Dato che non si può
vivere senza fuoco, ho rimosso la mia paura, ma non sapevo
quanto questo terrore fosse sepolte in me. Se tu non fossi stato
qui, probabilmente sarei rimasta ferma come un coniglio
spaventato fino a morire bruciata.
— Non devi giustificare la tua paura — disse lui con calma.
— A prescindere dalla tragedia dei tuoi genitori troppe donne
sono morte o sono rimaste orribilmente sfigurate in incidenti
uguali al tuo.
— Grazie a te, questo non è accaduto. — Si appoggiò alla
poltrona, accarezzandola schiena del gatto con un dito mentre
beveva. Strano come il fuoco che fino a un momento prima
l’aveva terrorizzata ora fosse così piacevole. Non si accorse di
aver vuotato il bicchiere sino a quando lui non si alzò per
riempirli di nuovo entrambi. Lei guardò il brandy con aria
dubbiosa. — Mi farai ubriacare.
— Forse, ma in questo modo, dormirai saporitamente.
Lei pensò agli incubi che l’avevano perseguitata quando
erano morti i suoi genitori e bevve un buon sorso di brandy.
Cercando di parlare di qualcosa di divertente, disse: — Charles
Mowbry ha parlato della tua appartenenza un gruppo chiamato
Gli Angeli Caduti. Era un club?
Lui fece un gesto di noncuranza. — Era solo un’etichetta
stramba che la buona società aveva incollato su quattro di noi,
amici dai tempi di Eton, poiché due di noi avevano nomi di
arcangeli e gli altri due, Lucien e Nicholas, avevano i
soprannomi sinistri di Lucifero e Vecchio Diavolo.
Lei sorrise. — Ho conosciuto molti ufficiali in questi anni e
da quel che ho potuto osservare, giurerei che vi divertivate ad
avere reputazioni diaboliche.
Anche lui rise. — Ci piaceva, infatti, ma ora che sono un
adulto rispettabile a me non piace ammetterlo.
— Siete ancora amici?
— Molto. — La sua espressione divenne triste. — La
moglie di Nicholas, Clare, ha detto che ci siamo adottati l’un
l’altro perché le nostre famiglie non ci piacevano. Sospetto che
avesse ragione, come accade spesso.
L’amaro commento spinse Catherine a chiedersi quale tipo
di famiglia fosse quella di Michael: ora che ci pensava, quando
venivano menzionati i suoi nobili natali, lui diventava subito
rude, quasi scortese, ma non era difficile immaginarlo nelle
vesti di un angelo caduto, bello e pericoloso. — Come sono i
tuoi amici?
Lui sorrise.— Immagina un lungo muro che blocchi un
sentiero in ogni direzione per quanto una persona possa vedere.
Se Nicholas vi si trovasse di fronte, alzerebbe le spalle e
deciderebbe che in fondo non è proprio necessario andare da
quella parte, Rafe cercherebbe chi si occupa del muro e gli
chiederebbe come passare dall’altra parte e Lucien troverebbe
una maniera furtiva di oltrepassarlo senza essere visto.
— E tu?
Il suo sorriso si fece triste. — Come un ariete impazzito
abbasserei il capo e cozzerei contro il muro finché questo non
crolli.
Lei rise. — Un buon carattere per un soldato. — Poi inclinò
la testa da un lato e chiese: — Perché gli uomini combattono?
Lui la guardò divertito. — Hai passato la vita tra i soldati.
Sicuramente conosci la risposta.
— Non del tutto.
— Diciamo che l’esercito e la marina sono carriere
onorevoli per un gentiluomo e in particolare per i figli più
giovani come me, che devono tenersi fuori dai guai.
— Sì, ma questo non spiega perché gli uomini traggano
piacere da qualcosa di così terribile. — Pensò agli ospedali
militari dove aveva lavorato e rabbrividì. — Metà dei soldati
che ho conosciuto erano ansiosi che gli venisse offerta un’altra
possibilità di esser fatti a pezzi.
— Non c’è orrore più grande della guerra. Tuttavia, nello
stesso tempo non c’è niente che faccia sentire più vivi. È
insieme una celebrazione della vita e una fuga da essa. Può
diventare una droga.
— Per te è stato così?
— No, ma ho corso questo pericolo. È una delle ragioni per
cui ho abbandonato l’esercito. — La sua espressione cambiò.
— Perché mi sto dilungando così? Ti starai annoiando
terribilmente.
— Per niente. Mi hai insegnato molto di più tu sull’essenza
della guerra in questi pochi minuti di quanto non abbia
imparato io in una vita trascorsa tra i soldati. — Sospirò. — La
tua risposta spiega perché ci sono sempre più uomini desiderosi
di combattere, a rischio della vita.
Tra loro cadde il silenzio e lei reclinò il capo sulla poltrona,
studiando i lineamenti di Michael illuminati dal fuoco: era
davvero attraente, con i muscoli modellati come quelli di una
pantera. Avrebbe potuto guardarlo per ore, cercando di
memorizzare le piccole rughe che aveva agli angoli degli occhi
e il modo in cui la camicia bianca sottolineava l’ampiezza delle
sue spalle e quando le sue dita lunghe e affusolate
accarezzarono le orecchie di Louis, lei si chiese che effetto
avrebbero fatto su di lei... Sconvolta, si rese conto che il calore
languido che avvertiva dentro di sé era desiderio. Aveva
dimenticato che cosa volesse dire.
Fortunatamente non aveva una natura passionale: anche a
sedici anni, quando aveva pensato di essere innamorata di
Colin, grazie al suo buon senso aveva tenuto saldamente in
pugno il suo comportamento e dopo che il matrimonio le aveva
insegnato che la passione è una perfida trappola, non era mai
più stata tentata dagli uomini che cercavano di corrompere la
sua moralità.
Aveva imparato presto che il suo aspetto poteva indurre gli
uomini a comportarsi come idioti, il che non era solo
imbarazzante, ma anche potenzialmente pericoloso: due volte
Colin aveva sfidato uomini che l’avevano infastidita.
Fortunatamente, quegli uomini avevano porto le loro scuse e i
duelli non si erano svolti, ma gli incidenti le avevano fatto
capire che doveva assolutamente trovare un modo per indurre
gli uomini a comportarsi correttamente con lei.
All’età di diciannove anni, lo aveva trovato: una reputazione
di virtù inviolabile, insieme a modi fraterni e una totale assenza
di civetteria. Rendendosi contro che non avrebbero mai potuto
diventare suoi amanti, gli uomini non si occupavano di lei o
divenivano amici. Erano passati anni da quando un uomo le
aveva causato dei guai e Michael era un gentiluomo, non
avrebbe cercato di cambiare quello stato di cose.
Per sentire ancora la sua voce profonda, lei chiese: — Hai
detto che uno degli Angeli Caduti ha una moglie. Anche gli
altri sono sposati?
— Lucien si è sposato alla vigilia del Natale passato. —
Michael sorrise, — Sua moglie, Kit, è come una gazzella, tutta
gambe lunghe e occhi timidi. Ma ha la mente affilata come una
spada e il coraggio di una leonessa. Non so se Rafe si sposerà
mai. Penso che gli piaccia la sua vita così com’è.
— E tu? — Catherine si pentì immediatamente di aver
parlato: solo la quantità di brandy che aveva bevuto poteva
giustificare il fatto che gli avesse rivolto una domanda tanto
personale.
Imperturbabile, Michael rispose: — Pensavo di passare la
primavera a Londra anche per cercare una moglie, ma
Napoleone ha mandato all’aria tutti i miei piani.
— Ha rovinato i piani a molta gente.
Michael si strinse nelle spalle. — Ci saranno altre stagioni.
Il pensiero di Michael che cercava moglie tra le più
splendenti bellezze dell’alta società londinese le diede una
strana stretta al cuore. Aveva conosciuto Colin poco tempo
prima della morte dei suoi genitori e lo aveva sposato un mese
dopo il loro funerale, pensando che la forza e l’amore di lui
l’avrebbero sostenuta nel dolore. Le ci era voluto poco per
capire che i sentimenti di Colin non erano così profondi e che
lei era per molti versi più forte di lui.
Non c’era ragione di compiangersi, ma c’erano molti
momenti in cui avrebbe desiderato avere qualcuno su cui
contare. Istintivamente pensò che, se avesse sposato un uomo
come Michael, avrebbe avuto un marito con cui dividere il
fardello della vita, un uomo che l’avrebbe sostenuta quando lei
era troppo stanca per continuare con le sue sole forze.
Sapendo che non avrebbe dovuto pensare quelle cose, si
alzò, prese il gatto e lo mise al suo posto sulla poltrona ancora
calda. — Sarà meglio che vada a letto mentre ancora riesco a
fare le scale da sola. — Fece un passo, poi ondeggiò, la testa le
girava tremendamente.
Michael fu subito accanto a lei per sostenerla e lei si
appoggiò alla sua spalla finché la testa non smise di girare.
— Mi dispiace — mormorò. — Non reggo bene il brandy.
Lui la guidò fino ai gradini tenendole una mano sul gomito.
— Sono io che devo scusarmi per averti indotto a bere.
Il tocco della sua mano forte le ricordò improvvisamente la
sensazione che aveva provato tra le sue braccia: come poteva
ricordare così bene, dato che in quel momento stava piangendo
tutte le sue lacrime? — Figurati. Mi chiamano Santa Caterina,
lo sai. Sono pressoché incorruttibile.
Lui le sorrise in modo complice e divertito e la sua
espressione piena di calore quasi la fece barcollare di nuovo.
Con la sensazione di annegare, pensò che non si era mai sentita
così attratta da un uomo, nemmeno quando aveva sedici anni e
si era presa una cotta per Colin. Grazie a Dio, Michael non
aveva pensieri scorretti verso di lei: era uno di quei
gentiluomini rispettabili, che ammiravano il suo aspetto ma
non si sarebbero mai fatti coinvolgere da una donna sposata.
Immaginò che quando si fosse sposato, sarebbe stato un marito
fedele: la sua futura moglie era una donna fortunata.
Dato che lei e Michael non potevano essere amanti, ne
avrebbe fatto un amico: ed era persino meglio così, poiché
un’amicizia dura più a lungo e fa meno male di una passione.
Tuttavia mentre lui la accompagnava fino alla camera, lei
seppe con certezza che se esisteva un uomo che poteva portarla
sulla cattiva strada, quello era Michael.
6

La sera successiva Michael decise di cenare a casa per


vedere se Catherine si sentiva meglio. Arrivò tardi, all’ora
dello sherry. Anne Mowbry sorrise e gli offrì la mano quando
lui entrò. — Non posso crederlo! Il nostro ufficiale è qui
stasera. Cominciavo a credere di averti sognato, Michael.
— Non vorrei che vi dimenticaste di me e decideste di dare
la mia stanza a qualcun altro.
Lei rise, poi tornò a parlare con Kenneth Wilding. Michael
si avvicinò a Catherine, che stava distribuendo lo sherry e
sembrava calma come al solito. Quando prese il bicchiere, le
chiese pacatamente: — Nessun postumo dell’altra notte?
— Solo mal di testa per aver ecceduto nel bere, ma nessun
incubo. — Guardò la legna che bruciava nel camino, — E
posso guardare le fiamme senza avere attacchi di panico.
— Bene.
Stava per allontanarsi quando lei disse: — La tua offerta di
scortarmi ai ricevimenti è ancora valida? Lady Trowbridge dà
una festa con un concerto domani e mi piacerebbe partecipare.
Mi ha assicurato che il quartetto di archi che ha ingaggiato è
davvero straordinario.
— Sarebbe un piacere.
Appena si furono messi d’accordo sull’ora, fu annunciata la
cena. Il pasto fu tranquillo: Michael stava cominciando ad
abituarsi al doloroso desiderio che sentiva ogni volta che era
vicino a Catherine. Grazie a Dio, lei lo considerava solo un
amico: infatti, se ci fosse stato il minimo indizio di interesse
reciproco, la situazione sarebbe diventata insostenibile.
Avrebbe dovuto trovare subito un altro alloggio, anche se
questo avesse significato vivere in un tugurio.
Dopo cena dovette presenziare a due ricevimenti, ma se ne
andò non appena gli fu possibile: aveva bisogno di dormire,
dato che la notte precedente non era riuscito a chiudere occhio,
tormentato dall’immagine di Catherine. Ogni volta che cercava
di addormentarsi, rivedeva i suoi occhi color acquamarina,
percepiva l’intima fragranza di acqua di rose sulla sua pelle di
seta, sentiva la seducente pressione del corpo di lei contro il
suo.
Quando finalmente si era addormentato, aveva sognato di
fare l’amore con Catherine in un mondo dove lei era libera e
potevano vivere insieme senza disonore. Si era svegliato
esausto e depresso: perché diavolo non poteva innamorarsi di
una donna raggiungibile? Perché non aveva mai fatto qualcosa
di facile in tutta la sua vita: il suo amico Lucien glielo aveva
già fatto notare più di una volta.
La casa in Rue de la Reine era silenziosa, ma fiocamente
illuminata da deboli luci. Michael stava per salire le scale
quando sentì una voce maschile e pensando che fosse quella di
Kenneth attraversò il salone che divideva in due la casa, arrivò
al corridoio e guardò a sinistra. Poi si fermò, come se qualcuno
gli avesse dato un pugno nello stomaco.
Tra le ombre vide, Colin Melbourne, che stava abbracciando
sua moglie, la sua bocca la baciava avidamente e le sue mani
erano sotto la sua gonna. Catherine era schiacciata contro il
muro, invisibile tranne che per i suoi capelli neri e il biancore
del lungo abito. Mentre Michael guardava, paralizzato, Colin si
sbottonò i pantaloni e penetrò in lei, che sospirò di piacere.
Michael improvvisamente si sentì mancare l’aria: non c’era
dubbio che i Melbourne dovessero essere invidiati per aver
mantenuto una relazione così appassionata dopo tutti quegli
anni di matrimonio, ma vederli insieme lo nauseò; grazie al
Cielo erano talmente travolti dalla passione che nemmeno
avevano notato la sua presenza.
Si stava ritirando silenziosamente quando una voce
femminile rise scioccamente. — Ah, mon capitaine, mon beau
Anglais…1
Rimase impietrito, poi si voltò. La fronte di Colin era
premuta contro il muro e rivelava ora il volto della sua partner.
La donna non era sua moglie, ma una delle cameriere belghe,
una sgualdrinella dai capelli scuri, più o meno dell’altezza di
Catherine; la sua testa era rovesciata all’indietro e la bocca era
aperta e rivelava denti larghi e irregolari.
Il senso di nausea di Michael si trasformò in un flusso di
pura rabbia: come poteva quel dannato bastardo tradire e
umiliare sua moglie in quel modo, e per giunta sotto il suo
stesso tetto? Meritava di essere frustato. Michael dovette
ricorrere a tutto il suo autocontrollo per voltarsi e andare via. Il
sangue gli pulsava nelle tempie mentre saliva i gradini due alla
volta. Voleva andare nella sua stanza, ma vide che nella stanza
di Kenneth la luce era accesa: bussò ed entrò senza aspettare
risposta.
L’amico alzò lo sguardo dalla lettera che stava scrivendo,
— Che succede? Hai la faccia di uno che sta per uccidere.
— Infatti mi sento così. — Michael gettò con violenza il
cappello sul letto, quasi rompendo la piuma. — Colin
Melbourne è giù nel salone che fa l’amore con una delle
cameriere. Cristo, quell’uomo non ha alcuna decenza?
1
"Mio capitano, mio bell’inglese..." In francese nel testo. N.d.T.
— Non molta — disse Kenneth con calma. — Ho sentito
dire che salta addosso a chiunque porti una gonna. Di solito è
discreto, ma se una puledra scalpita, non dice no, nemmeno in
casa sua.
— Come può? — ruggì Michael. — Come può un uomo
con una moglie come Catherine comportarsi in questo modo?
— Non voglio chiedermelo. Ma come mai sei così
sconvolto? La società è piena di uomini che hanno la morale di
gatti in calore e di donne che non sono certo meglio.
Michael stava impettito in mezzo alla stanza, sapeva che
Kenneth aveva ragione, ma si sentiva ancora oltraggiato.
— Catherine è al corrente di come si comporta suo marito?
— Sarei sorpreso se non lo sapesse. È una donna intelligente
e sa come va il mondo. In questo caso, meglio di te. Se stai
pensando di raccontarle ciò che hai visto, non farlo. Non ti
ringrazierebbe.
— Credo che tu abbia ragione — disse Michael con
riluttanza. — Ma Catherine merita di meglio che uno zotico
puttaniere e ottuso.
— Per quante siano le sue mancanze, Melbourne riesce a
soddisfare sua moglie. Non sono, affari tuoi se ha un
reggimento di puttanelle, Michael. — Kenneth si accigliò.
— Forse devo ripeterlo. Non sono affari tuoi!
Michael guardò fuori dalla finestra, nella notte. Ancora una
volta, Kenneth aveva ragione: nessun estraneo poteva
conoscere e giudicare un matrimonio e lui non aveva il diritto
di interferire, anche se benintenzionato. Il Cielo sapeva che già
una volta le sue buone intenzioni l’avevano portato verso
l’inferno.
Ma questa volta era diverso. Almeno, così credeva, ma forse
stava solo dimostrando quanto fosse bravo nel deludere se
stesso. San Michael, sempre pronto a sconfiggere tutti i draghi
del male.
Alle sue spalle, Kenneth disse pacatamente: — È sposata,
Michael.
— Pensi che non me lo ripeta in ogni momento? — replicò
lui seccato; respirò profondamente prima di voltarsi di nuovo
verso l’amico, — Non preoccuparti, non ho intenzione di
mettere un dito su di lei, o su di lui, a causa di quello che è
successo. Desideravo solo, per il suo bene, che suo marito
fosse un uomo degno e decente come Charles Mowbry.
— Forse è il genere di donna virtuosa che trova irresistibile
un uomo scapestrato — disse Kenneth con amarezza. — Non
ha mai mostrato alcun rimpianto per il suo matrimonio.
Michael sorrise senza allegria. — C’è un attizzatoio vicino
al tuo camino. Vuoi darmelo in testa, in caso non avessi
compreso bene il messaggio?
— Lo ripeterò, nel caso ti vedessi avvicinare Melbourne con
il sangue agli occhi. — Kenneth intinse la penna nel calamaio e
con pochi gesti veloci, quasi con noncuranza, schizzò una
piccola donnola a margine della sua lettera. — Melbourne è
stato particolarmente cortese con me negli ultimi giorni, tu ne
sai qualcosa?
Michael sprofondò in una poltrona, — È colpa mia. Mi
aveva irritato così tanto con il suo atteggiamento, che gli ho
detto che sei nobile. Scusami.
Kenneth strinse le labbra. — Devi fare qualcosa per frenare
il tuo temperamento.
— Pensavo di riuscire a controllarmi, ma Colin Melbourne
sembra essere capace di fare a pezzi tutte le mie buone
intenzioni.

Dopo essersi vestita con cura particolare, Catherine scese:


quella sera infatti, avrebbe partecipato al ricevimento musicale
di Lady Trowbridge. Michael la stava aspettando nel foyer. La
sua uniforme verde scuro gli stava alla perfezione e lei non
aveva mai visto un uomo con un tale portamento. Cercando di
guardare altrove disse: — Ho atteso questa serata. Eccetto che
per i ricevimenti del duca, non esco mai durante la settimana.
— È un piacere per me accompagnarti. — Lui le offrì il
braccio con un sorriso che gli sgorgava dal profondo
dell’anima. — Sei molto bella questa sera.
Lei appoggiò la sua mano al braccio dell’uomo e uscirono.
In carrozza, le lunghe gambe di Michael sfiorarono le sue
mentre lui si stringeva nello spazio stretto. Una sottile
sensazione di attrazione iniziò a scorrerle nelle vene e lei la
riconobbe immediatamente. La familiarità la rese comunque
meno ansiosa della notte trascorsa in cucina: sapeva infatti di
poter godere di quella vicinanza senza che il suo compagno
cercasse di fare qualcosa di sconveniente o tentasse di baciarla.
Il suo desiderio era come la voglia di mangiare fragole fresche:
era reale, ma non veramente pericoloso.
La casa di Lady Trowbridge non era grande e gli invitati
venivano accolti nella stessa sala dove gli ospiti già arrivati
stavano chiacchierando prima del concerto: la camera dagli alti
soffitti era illuminata dalla luce di innumerevoli candele, e
almeno mezza dozzina di ufficiali di varie nazioni nelle loro
uniformi fiammeggianti e quasi lo stesso numero di signore
riccamente abbigliate si trovavano già nella sala.
Venne, il loro turno di salutare l’ospite. Lady Trowbridge
esclamò: — È bello vederti, Catherine. I tuoi ammiratori
andranno in estasi. Come riesci a essere così bella? — Guardò
Michael. — Catherine è la sola persona che io conosca che sia
ugualmente ammirata da uomini e da donne.
— Ti prego Helen, mi fai arrossire — rise Catherine.
— Non sono poi così bella.
Lady Trowbridge roteò gli occhi. — E anche modesta! Se
non ti volessi così bene, Catherine, credo che ti odierei. Vai
ora, ci vedremo più tardi.
Con le guance rosse, Catherine si appoggiò al braccio di
Michael e si allontanò con lui. — Helene esagera sempre.
— Sembra che invece abbia detto la verità — disse Michael
mentre altri ospiti di entrambi i sessi iniziarono ad avvicinarsi a
loro. — Non penso che avrai bisogno di me fino al momento di
tornare a casa. Ti dispiace se ti lascio?
— Starò bene — lo rassicurò lei. — Divertiti.
Lui le fece un piccolo inchino, poi si allontanò. Qualche
minuto dopo, Lady Trowbridge le si avvicinò con un uomo
sottobraccio. — Catherine, conosci Lord Haldoran? È appena
arrivato da Londra. Lord Haldoran, la signora Melbourne.
Haldoran era un bell’uomo, di circa quarant’anni e con il
fisico di uno sportivo. Appena Helen si voltò, Catherine gli tese
la mano. — Benvenuto a Bruxelles, Lord Haldoran.
— Signora Melbourne. — Lui le prese la mano con grazia
affettata e gliela strinse.
Sapendo per esperienza che doveva subito chiarire quale
fosse la sua posizione, Catherine sottrasse la mano alla sua
stretta e gli lanciò uno sguardo glaciale. Mentre lui si
sollevava, lei capì che il suo messaggio era stato recepito e
compreso. Per un attimo, pensò che l’uomo le avrebbe rivolto
un complimento imbarazzante, ma lo sguardo di lui cambiò,
invece, fino quasi a diventare scortese.
Catherine disse con dolcezza: — Si vede così tanto che il
mio vestito è stato rifatto più volte?
Lui si riprese, — Perdonatemi, signora Melbourne. Una
donna della vostra bellezza potrebbe indossare un sacco e
nessun uomo lo noterebbe. Ero solo incantato dai vostri occhi:
sono così strani... né blu né verdi e trasparenti come gemme.
— L’ho sentito dire prima, ma siccome erano così anche gli
occhi dei miei genitori, penso che i miei non abbiano nulla di
particolare.
Qualcosa tremolò nel suo sguardo, prima che aggiungesse
con galanteria: — Nulla di quel che vi riguarda potrebbe essere
comune.
— Sciocchezze — disse lei freddamente, — Sono solamente
la moglie di un ufficiale al seguito dell’esercito, avvezza a
tenere in ordine la casa anche quando la paga è in arretrato di
mesi e a insegnare a mia figlia come riconoscere il pollo
migliore in un mercato spagnolo.
Lui sorrise, — Marito fortunato, e figlia fortunata. Avete
altri figli?
— Solo Amy, — Catherine cercò di mantenere la
conversazione su toni meno personali, e chiese: — Siete a
Bruxelles in cerca di divertimento, signore?
— Naturalmente. La guerra è l’ultimo sport di moda, non
trovate? Da ragazzo ho pensato di chiedere a mio padre di
comprarmi una commissione nel Decimo Ussari. Le uniformi
erano ardite e la caccia eccellente. — Aspirò una presa di
tabacco da una scatola smaltata, — Comunque, ho cambiato
idea quando il reggimento è stato trasferito da Brighton a
Manchester. Una cosa è rischiare la vita per il proprio paese e
un’altra essere confinato nel Lancashire.
— È un peccato che non abbiate potuto raggiungere il
reggimento quando fu mandato a combattere in Spagna —
disse lei seccamente. — Sono sicura che vi sarebbe piaciuto
inseguire creature che potevano spararvi addosso a loro volta.
Dev’essere molto più eccitante della caccia alla volpe.
Lui rise, — Avete ragione. La caccia ai francesi mi si
sarebbe adattata alla perfezione.
Lord Haldoran pareva il tipo di persona che non aveva mai
fatto nulla di utile nella sua vita e quel nulla pareva molto
costoso.
Lady Trowbridge annunciò a tutti i presenti che il concerto
stava per iniziare dalla parte opposta del salone. Haldoran
disse: — Troviamo un posto per tutti e due, signora
Melbourne?
— Grazie, ma mi sono già accordata per sedermi con alcuni
amici. — Gli rivolse un sorriso falso. — È stato un piacere
conoscervi.
Lui si inchinò. — Sono sicuro che ci incontreremo di nuovo.
"Forse", pensò Catherine, ma non appena scivolò tra gli
invitati, si disse che non le sarebbe dispiaciuto affatto se non si
fossero visti mai più.
7

La primavera aveva portato un tempo eccezionalmente


bello, che si aggiungeva all’aria di festa che pervadeva
Bruxelles, Catherine amava quel tempo, soprattutto perché
permetteva ai bambini di giocare fuori. Un pomeriggio, mentre
sedeva sotto il nocciolo in giardino, rammendando e tenendo
d’occhio sua figlia e i giovani Mowbry, vide Michael Kenyon
che, a cavallo, si avvicinava al sentiero d’ingrasso. Era tornato
presto.
Catherine lo osservò mentre smontava e conduceva
l’animale nella stalla: si muoveva in modo perfettamente
armonioso e lei sentì una delle strette al cuore che la
prendevano ogni volta che lui compariva.
Nelle settimane appena trascorse, lui l’aveva accompagnata
fuori una dozzina di volte. Ai balli, lui le chiedeva di
concedergli solo certe danze, mai un valzer, e poi scompariva
fino al momento di andare via. Tuttavia, una volta che un
giovane soldato ubriaco l’aveva costretta in un angolo per
dichiararle il suo amore, Michael era comparso e aveva
cacciato il giovanotto come avrebbe fatto per lei un fratello
maggiore. Ma purtroppo i sentimenti di Catherine non erano
esattamente quelli di una sorella.
Michael uscì dalla stalla e si fermò un attimo, poi si diresse
verso il giardino e andò verso di lei, con il cappello in mano. Il
sole donava rossi riflessi luminosi ai suoi capelli castani.
— Buon pomeriggio, Catherine.
— Buon pomeriggio. — Lei prese il cestino e ne estrasse
una gonnellina di Amy. — Sembri stanco.
— Comandare un nuovo reggimento è peggio che scavare
fosse. — Nascose uno sbadiglio e rimase in silenzio.
Nonostante il rumore dei bambini che giocavano e i carri merci
che passavano sotto la porta di Namur, si appisolò, e il suo
respiro si fece più lento e pesante. C’era un’intimità preziosa in
quella situazione, ma la loro pace venne bruscamente interrotta
dalle grida acute dei bambini e da un ululato carico d’angoscia
di Clancy. Catherine si alzò di scatto, comprendendo subito che
in quelle grida c’era qualcosa di insolito.
Contemporaneamente, Michael aprì gli occhi.
Amy gridò: — Mamma, vieni subito!
Michael balzò in piedi e le prese la mano per aiutarla, poi
attraversarono di corsa il giardino, con il cuore in tumulto al
pensiero di quel che avrebbero potuto trovare.
I bambini erano vicino alla fontana di pietra, dove una
focena danzante sprizzava acqua in una piccola vasca. Il cuore
di Catherine ebbe un sobbalzo quando vide le due ragazzine
sporche di sangue che sgorgava da una ferita tra i capelli di
Molly; Amy nel frattempo si era tolta la fascia e stava cercando
di frenare l’emorragia.
Jamie stava qualche passo indietro, il volto livido sotto i
capelli rossi, mentre guardava sua sorella singhiozzare, e
Clancy saltellava intorno ansiosamente, aumentando la
confusione con acuti guaiti.
Catherine si inginocchiò accanto a Molly e tentò di fermare
il sangue della piccola, — Amy, che cosa è accaduto?
— Jamie ha spinto Molly e lei ha battuto contro la fontana.
— Non l’ho fatto apposta! — ansimò Jamie e il suo respiro
affannoso iniziò a trasformarsi in un sibilo: Michael, che fino a
quel momento aveva cercato di calmare il cane, sollevò il capo
a quel suono particolare, insospettito.
Catherine ordinò — Amy, vai a chiamare Anne.
Appena Amy si fu allontanata di corsa, Molly chiese con
curiosità diabolica: — Sto per morire?
— Naturalmente no — rispose Catherine bruscamente.
— Le ferite al capo sanguinano terribilmente, ma questa non è
profonda. Starai bene in pochi giorni e la cicatrice verrà
nascosta dai capelli.
— Non l’ho fatto apposta! — gridò Jamie con grande
angoscia e improvvisamente fuggì via, sulle gambe malferme
per lo spavento.
L’istinto di Catherine fu di seguirlo, ma non poteva, non con
Molly che sanguinava ancora tra le sue braccia: lanciò a
Michael uno sguardo implorante e, con suo grande sollievo,
vide che lui stava già correndo dietro al piccolo ma era
rallentato da Clancy che gli saltellava davanti. Jamie inciampò
e cadde: l’intero giardino risuonava dei suoi orribili respiri
ansimanti.
Dimentica della sua stessa ferita, Molly cercò di alzarsi.
— Jamie sta per avere uno dei suoi attacchi!
Catherine la tenne ferma. — Non preoccuparti, il colonnello
Kenyon si prenderà cura di tuo fratello — e così dicendo pregò
che quella fosse la verità, poiché lei stessa non sapeva più cosa
fare.
Prima che Michael potesse raggiungere Jamie, il bambino si
era tirato di nuovo in piedi e aveva ricominciato a correre.
Precipitò in un fosso dove un adulto non avrebbe potuto
raggiungerlo, poi riemerse dall’altra parte e cadde di nuovo,
terrorizzato, lottando disperatamente per respirare. Anche da
cinquanta metri di distanza, Catherine poteva vedere che il viso
del piccolo era orribilmente cianotico.
Jamie stava cercando disperatamente di rialzarsi quando
Michael aggirò il fossato e prese il ragazzo tra le sue braccia.
— Va tutto bene, Jamie — disse dolcemente. — Molly non è
ferita gravemente.
Sebbene l’espressione di Michael fosse tesa, la sua voce era
calma mentre ritornava con il ragazzo vicino alla fontana. — È
stato un incidente. Sappiamo che non avevi intenzione di fare
del male a tua sorella.
Tenendo Jamie seduto, Michael prese il suo fazzoletto e lo
bagnò sotto la fontana, poi inumidì il viso livido del bambino
con l’acqua fredda, mentre continuava a mormorare parole
rassicuranti. — Puoi respirare Jamie, l’hai solo dimenticato per
un minuto — disse dolcemente. — Guardami negli occhi e
ricorda come si respira. In-spi-ra. Rilassati. E-spi-ra. Ripeti con
me ogni lettera. I-n-s-p-i-r-a-r-e... Avanti, puoi farcela.
Catherine osservava la scena, ipnotizzata, mentre le labbra
di Jamie iniziavano silenziosamente a scandire le parole
insieme a Michael. A poco a poco ricominciò a respirare e il
colore tornò sul suo viso. Nel tempo occorso ad Amy per
tornare con Anne, Catherine aveva applicato sulla testa di
Molly un rozzo bendaggio e Jamie respirava quasi
normalmente. Il volto di Anne era terribilmente pallido mentre
diceva: — Santo Cielo, voi due certo siete fatti per cacciarvi
nei guai!
Si inginocchiò vicino ai suoi bambini e li tirò a sé. Jamie si
rannicchiò contro il suo fianco e le mise le braccia intorno alla
vita e anche Molly si strinse a lei più che poté.
Nell’improvviso silenzio, risuonò lo scalpitio di un cavallo e
qualche momento dopo, Charles Mowbry chiamò dalle stalle.
— Problemi?
— Qualcuno — rispose Anne, sollevata. — Molly si è ferita
al capo e Jamie ha avuto un attacco d’asma, ma va tutto bene
ora.
Mentre Catherine si alzava, vide Charles e Colin che
venivano verso di loro, con le divise scarlatte che luccicavano
al sole e si ricordò che avevano avuto un’esercitazione militare.
Charles arrivò per primo, era calmo, ma i suoi occhi erano
preoccupati e quando raggiunse la sua famiglia, si piegò per
sollevare Jamie e abbracciarlo stretto. — Tutto bene, vecchio
mio?
— Non potevo respirare, ma il colonnello Kenyon mi ha
ricordato come si fa — rispose suo figlio. — Dopo è stato
facile.
— È stato bello da parte sua, non credi? — disse Charles
gentilmente, — Ti ricorderai da solo come si fa la prossima
volta?
Jamie annuì energicamente.
Anne e Molly si alzarono e Charles accarezzò i capelli della
figlia, attento a non toccare il bendaggio già zuppo di sangue.
— Sapevo che non ti piaceva questo vestito, ma non era meglio
sbarazzarsene strappandolo invece che sanguinando?
Un sorriso illuminò il visino angosciato. — O, papà, sei così
sciocco!
Nascondendo un sorriso, Catherine si chiese che cosa
avrebbero pensato gli uomini della compagnia di Charles se
avessero udito quelle parole.
— È ora di portarvi dentro e di darvi una lavata. — Anne
guardò Michael e Catherine con uno sguardo carico di
significato, — Grazie a entrambi per essere stati presenti.
Mentre i Mowbry si dirigevano verso casa, Catherine posò
un braccio intorno alle spalle di sua figlia Amy e disse con
orgoglio: — Amy è stata splendida, Colin, Ha portato i primi
soccorsi a Molly e poi è andata a chiamare Anne.
— Sei come me e tua madre messi insieme — disse lui con
approvazione. — Un buon soldato e una buona infermiera. —
Guardò Catherine: — Posso portare Amy a prendere un gelato
come premio per il suo coraggio?
Era davvero quasi ora di cena, ma Amy si era guadagnata
una ricompensa e aveva visto così poco suo padre
ultimamente... — Va bene, ma, Amy, cambiati il vestito prima.
Di’ a una domestica di metterlo nell’acqua bollente, così le
macchie di sangue non rimarranno.
Amy annuì e si allontanò con suo padre.
Rimasta sola con Michael, Catherine si sedette sul bordo
della fontana e nascose il viso tra le mani per un momento.
— Scusami, ti prego, per il mio comportamento.
— Ti raggiungo. — Michael si sedette sul bordo accanto a
lei. — È quasi peggio quando lo spavento è passato, vero?
— Mi trasformo in un pulcino tremante ogni volta. — Cercò
di sorridere, — La vita di famiglia richiede nervi d’acciaio.
— Tuo marito ha ragione, comunque. Amy si è comportata
splendidamente.
— Non è stupefacente? Mi sono chiesta molte volte se
avevo sbagliato a portarla con noi durante la guerra di Spagna,
ma invece è un’esperienza che le è servita. — Catherine
sorrise, — È come suo padre, in ogni caso. Io sono più
codarda.
— Puoi anche pensarla così — disse lui, con voce piena di
calore — ma se mai avrò bisogno di un’infermiera, spero che
tu sia disponibile.
Lei distolse lo sguardo prima che i suoi occhi potessero
tradirla.
— E tu sei l’uomo adatto da avere intorno quando accade un
disastro domestico. Ne abbiamo avuti anche troppi
ultimamente: fuoco, ferite, asma. Anne ha ragione: gli attacchi
sono impressionanti.
— Loro si sentono anche peggio: è come avere delle fasce
di ferro intorno ai polmoni. Più ti sforzi di respirare e meno
aria riesci a inspirare. La cosa peggiore è il panico, che può
cancellare ogni brandello di lucidità che ti rimane. Ricordo che
facevo esattamente quello che ha fatto Jamie... correvo finché
non inciampavo e poi mi rialzavo e correvo di nuovo fino a che
riuscivo a reggermi in piedi. Come possono Anne e Charles
sopportare questo? Deve essere terribile vedere il tuo bambino
che combatte per respirare.
— Lo fanno perché devono, esattamente come facevano i
tuoi genitori.
— Erano ben diversi i miei — disse lui amaramente. — In
realtà, molti dei miei attacchi erano causati da mio padre.
Quando stavo male in presenza di mia madre, mi affidava alle
cure della cameriera più vicina. La vista era troppo dolorosa
per una persona nelle sue condizioni. — Il suo volto si indurì.
— Se non fossi stato spedito a Eton, probabilmente non avrei
raggiunto il decimo anno di età.
Catherine trasalì, — Non parli mai della tua famiglia.
— Non c’è molto da dire. Se mio padre avesse dovuto
scegliere tra essere Dio o il duca di Ashburton, avrebbe chiesto
che differenza c’è tra i due. Mia madre morì quando avevo
tredici anni. I miei genitori si disprezzavano. È stupefacente
che abbiano avuto tre figli, ma immagino che si siano sentiti
obbligati fino a che non hanno avuto un erede e anche una
riserva. Mia sorella, Claudia, ha cinque anni più di me, ci
conosciamo a malapena e preferisco così. Mio fratello Stephen
è marchese di Benfield ed erediterà il titolo di Ashburton e le
ingenti ricchezze di famiglia. Ci conosciamo solo un poco, ma
è sempre più di quanto vorremmo entrambi.
Le sue gelide parole e il distacco con cui le pronunciava la
fecero rabbrividire e ricordò quello che lui le aveva raccontato
a proposito degli Angeli Caduti e di come i suoi amici fossero
diventati una famiglia perché ognuno di loro ne aveva bisogno.
In quel momento Catherine desiderò prenderlo tra le braccia e
rimediare con questo a tutto l’amore che gli era stato negato.
Invece si limitò a dire: — Ho sempre rimpianto di non avere
un fratello o una sorella. Forse sono stata fortunata.
— Se vuoi, posso prestarti Claudia e Benfield. Ti garantisco
che entro due giorni ringrazierai la tua buona stella di essere
figlia unica.
— Come sei sopravvissuto?
— Per pura ostinazione.
Lei posò la sua mano su quella di Michael per un attimo,
cercando con quel gesto di trasmettergli tutta la sua simpatia e
l’ammirazione che provava per la forza che gli aveva permesso
di continuare a vivere. Invece dell’amarezza, egli aveva
imparato la compassione.
Lui posò l’altra mano sopra quella di lei, intrecciando le dita
con le sue: non si guardavano, ma lei sapeva che la lunga
gamba di lui era a pochi centimetri dalla sua: sarebbe stato così
naturale piegarsi in avanti è baciarlo sulla guancia... lui si
sarebbe girato e le loro labbra si sarebbero incontrate...
Con orrore, si accorse di quanto si era avvicinata al fuoco:
ritirò bruscamente la mano, stringendo le dita a pugno per
impedirsi di accarezzarlo, e la sua voce era fredda e distante
quando disse: — Quando hai superato l’asma?
Ci fu una piccola pausa prima che lui rispondesse: — Non
credo che la si superi mai completamente... Ho avuto altri
attacchi da adulto... ma sempre meno dopo aver superato i
tredici anni. Il più terribile è stato a Eton. Quella volta sapevo -
davvero sapevo - che stavo per morire.
— Che cosa lo causò?
— Una lettera di mio padre. — Michael si strofinò la
tempia, come per cancellare quel ricordo, — Mi informava che
mia madre era morta improvvisamente e dalle sue parole
trapelava un senso di... liberazione. — Chiuse gli occhi e
respirò lentamente. — L’attacco cominciò immediatamente e
io ebbi un collasso, ansimavo come un cavallo stramazzato.
C’era qualcosa di particolarmente orribile nel morire
pienamente cosciente, ma non riuscivo a muovermi.
Fortunatamente la stanza del mio amico Nicholas era vicina
alla mia e lui mi sentì, arrivò subito e mi parlò come ho fatto io
oggi con Jamie. Il trucco è spezzare il panico della vittima e
indurla a concentrarsi sul suo respiro.
Sorpresa, lei disse: — Il tuo amico ha più o meno la tua età.
Come poteva sapere cosa fare? Aveva avuto anche lui l’asma?
Michael sorrise, — C’è sempre stato qualcosa di magico in
Nicholas. Lui è per metà zingaro e conosce i loro metodi di
guarigione tradizionali. Ha insegnato a tutti noi a sussurrare ai
cavalli e a toccare i pesci in un torrente.
Felice di vedere dalla sua espressione che si stava
rilassando, Catherine continuò: — Mi sembra che sia stato un
buon amico per te.
Quelle parole dovevano essere state un errore, perché
Michael strinse le mani al punto che le nocche divennero
bianche, — Lo è stato. Più di quanto io lo sia stato per lui. —
Scosse il capo. — Signore, ma perché ti sto dicendo tutto
questo?
Lei sperò che lo stesse facendo perché rappresentava
qualcosa di speciale per lui. — Perché sai che mi importa e,
che non tradirò le tue confidenze.
— Forse questa è la ragione, — Senza guardarla, proseguì
con calma: — Sono felice di averti incontrata, Catherine.
Quando ripenserò a Bruxelles, potrò dimenticare i balli e la
confusione e l’eccessiva allegria, ma di sicuro ti ricorderò
sempre.
L’aria tra di loro divenne sempre più tesa, tanto che lei ebbe
paura che lui potesse sentire il suo cuore battere, poi si decise a
parlare: — Anche la tua amicizia significa molto per me.
— L’amicizia e l’onore sono forse le due cose più
importanti nella vita, — Si piegò per cogliere una margherita.
— L’amicizia per non essere soli, e l’onore perché... che
cos’altro ha un uomo alla fine della sua giornata se non
l’onore?
— Che ne dici dell’amore?
— L’amore romantico? — Lui alzò le spalle. — Non ho
l’esperienza sufficiente per dare un parere.
— Non sei mai stato innamorato? — disse lei incredula.
La voce di lui si alleggerì. — Be’, quando, avevo nove anni,
mi innamorai della sorella del mio amico Lucien. Elinor era un
angelo.
Vedendo il calore del suo sguardo, lei disse: — Non
sottovalutare i tuoi sentimenti solo perché eri giovane. I
bambini possono amare con una purezza innocente che gli
adulti non hanno.
— Forse, — Rigirò la margherita tra le dita, — E poiché
Elinor è morta due anni dopo, non abbiamo mai potuto mettere
alla prova il nostro amore.
Né esso aveva potuto appassire, naturalmente, e Catherine
pensò che da qualche parte, dentro Michael, c’era ancora la
speranza di incontrare un angelo come quello. — Se hai amato
così una volta, puoi farlo di nuovo.
Lui strinse spasmodicamente la margherita, schiacciandola,
Ci fu un lungo silenzio prima che dicesse, con voce appena
udibile: — Una volta ho amato una donna sposata... o meglio,
sono stato ossessionato da lei. Quell’amore ha distrutto
amicizia e onore e ho giurato che non sarebbe accaduto mai
più. L’amicizia è più sicura.
Per un uomo come Michael, esser venuto a meno al suo
codice d’onore doveva essere stato devastante e un errore così
catastrofico spiegava perché lui non aveva mai detto o fatto
alcunché di scorretto con lei. Ora lei sapeva che non l’avrebbe
fatto mai.
— L’onore non è un privilegio esclusivo degli uomini —
disse lei quietamente.— Anche una donna può averne. I voti
devono essere osservati e le responsabilità mantenute. — Lei si
alzò in piedi e guardò gli occhi verdi di lui.
— È un caso fortuito se amicizia e onore si incontrano.
Si guardarono per un lungo momento, come se tutto e nulla
fosse stato detto. Poi lei si voltò e andò verso la casa, con passi
tanto fermi che nessuno avrebbe potuto immaginare che i suoi
occhi erano colmi di lacrime.
Michael rimase a lungo seduto in giardino, con lo sguardo
annebbiato e il respiro lento e profondo, attento all’aria che
entrava e usciva dai polmoni, come se respirare gli causasse
dolore.
Era facile perdere la testa per Catherine; non solo era bella,
ma era davvero ammirevole. Sua madre, sua sorella e Caroline
messe insieme non avrebbero prodotto un frammento del suo
calore o della sua integrità. Lei era perfetta da ogni punto di
vista, tranne che per il fatto che era irraggiungibile. Sposata.
Tuttavia egli capì che c’era qualcosa tra loro: non amore, ma
la consapevolezza che in altre circostanze le cose sarebbero
state diverse. Si chiese se quando era giovane avrebbe potuto
seguire una strada differente, una strada che potesse condurlo a
Catherine nel terribile giorno in cui lei era rimasta orfana.
Come Colin, lui sarebbe stato pronto a offrirle la sua
protezione ma, diversamente da Colin, non avrebbe mai rivolto
la sua attenzione ad altre donne.
Quei pensieri non avevano senso: non avrebbe potuto
seguire altre strade se non quella che lo aveva portato verso
l’amore che gli aveva straziato l’anima. Si alzò in piedi, si
sentiva stanco come se avesse combattuto una battaglia.
Tuttavia, nonostante il dolore, fu orgoglioso che lui e Catherine
avessero costruito qualcosa di puro e onorevole anziché ciò che
avrebbe potuto essere sordido e sbagliato.
Naturalmente, suo marito era un soldato e la guerra era
vicina...
Scacciò dalla mente quel pensiero, sconvolto dal fatto che
avesse potuto sfiorarlo. Era indegno sperare nella morte di un
compagno ufficiale ed era anche ridicolo immaginare che cosa
sarebbe potuto accadere nelle settimane a venire: quando
sarebbe iniziata la battaglia, la sua morte era probabile quanto
quella di Melbourne. Non c’erano certezze nella vita,
nell’amore o nella guerra.
Tranne una: egli era certo che, gli rimanessero da vivere
giorni o decenni, lui non avrebbe mai smesso di desiderare
Catherine.
8

Catherine si stava preparando per la cena, la sera successiva,


quando Colin entrò nella camera da letto. Invece di chiamare la
domestica, si rivolse a suo marito: — Puoi chiudermi l’abito
dietro?
— Ma certo. — Le dita di lui si muovevano con
indifferenza: lei era sempre colpita dal modo in cui riuscivano
a condividere lo stesso tetto, lo stesso matrimonio senza
provare emozioni l’uno per l’altra. La loro relazione era fatta di
cortesia, convenienza e abitudine. Non litigavano quasi mai,
poiché sapevano esattamente quanto - quanto poco - potevano
aspettarsi l’una dall’altro.
Dopo aver chiuso l’abito di Catherine, Colin andò a
cambiarsi lui stesso: l’uomo sembrava a disagio in un modo
che le era anche troppo familiare e gli chiese: — C’è qualcosa
che non va?
Lui alzò le spalle. — Non esattamente... be’... ho perso un
centinaio di sterline a whist la scorsa notte.
— Oh, Colin... — Lei si lasciò cadere in una poltrona: non
c’erano mai abbastanza soldi e un centinaio di sterline erano
una somma enorme per loro.
— Non guardarmi così — disse lui sulla difensiva. — Me la
sono cavata bene. Ne perdevo trecento prima di recuperare.
Lei deglutì, cercando di non pensare che ne sarebbe stato di
loro se avesse perso così tanto. — Suppongo che dovrei esserti
grata, ma anche cento sterline saranno un problema.
— Ce la farai. Ce la fai sempre — disse lui noncurante.
— Valeva la pena di perdere un po’. Stavo giocando con
parecchi ufficiali della Guardia... uomini di famiglie influenti.
— Le amicizie influenti potranno esserci utili in futuro, ma
noi dobbiamo pagare la nostra parte di spese della casa adesso.
— Chiedi di più al tuo amico Lord Michael... tutti sanno che
i Kenyon sono ricchi come nababbi. — Colin si tolse le calze e
le gettò sul letto, — Dal modo in cui ti gira intorno, è chiaro
che è affascinato da te. Ha già cercato di portarti a letto?
— Sei insensato — sbottò lei. — Stai insinuando forse che
mi sono comportata in modo poco onesto?
— Naturalmente no — disse lui con sarcasmo, — E chi lo
sa meglio di me?
Subito la stanza fu carica di tensione, e Catherine si accorse
che aveva reagito con troppa rabbia alla frase di Colin, così
continuò: — Michael è un uomo piacevole, ma mi ha
accompagnata in queste sere solo per cortesia e non perché sta
cercando di portarmi a letto. — E se le sue parole non erano
tutta la verità, ci erano abbastanza vicine.
— Cerca di essere gentile con lui per il tempo che gli resta
da passare in questo alloggio. Potrebbe esserci utile in futuro.
— Che cosa intendi dire? — disse lei aggrottando le
sopracciglia.
— Dopo che Bonaparte sarà sconfitto, il governo taglierà
drasticamente il numero dei militari rispetto a ora. C’è una
buona possibilità che io mi ritiri ed è tempo di pensare a
un’altra occupazione, preferibilmente un buon posto
governativo che paghi bene e mi lasci tempo per andare a
caccia. — Si mise una camicia pulita. — Trovare una posizione
così richiede amicizie influenti. Fortunatamente Bruxelles
pullula di aristocratici questa primavera, perciò, quando verrai
a contatto con loro, sii particolarmente gentile con chiunque
possa esserci utile quando verrà il momento.
— Molto bene — L’idea non le piaceva affatto, ma dato che
il suo futuro dipendeva dal fatto che Colin trovasse un posto
dignitoso, lei doveva fare la sua parte. — Cenerai qui?
— No, vedrò degli amici.
Lei sospirò. — Cerca di non perdere altri soldi. Posso
cercare di diminuire le spese, ma non posso fare miracoli.
— Non giocherò stanotte.
Questo significava che sarebbe stato con una delle sue
donne: gli augurò una serata piacevole e scese. Era ancora
presto e Kenneth era l’unica persona presente nel salone: stava
guardando fuori della finestra, le spalle possenti come quelle di
un fabbro ferraio.
— Buona sera, Kenneth — disse lei allegramente. — Sei
stato molto occupato in questo periodo. Sto incominciando a
pensare che la fanteria lavori più della cavalleria.
Lui si voltò verso di lei. — Naturalmente... lo sanno tutti.
D’impulso, lei chiese: — Potresti fare una cosa per me?
— Naturalmente. Che cosa vorresti?
— Potresti fare un ritratto a tutti coloro che abitano in
questa casa? Anne e Charles, Colin, i bambini, i cani,
Michael..— "Soprattutto Michael" pensò, poi vedendo lo
sguardo interrogativo di Kenneth aggiunse prontamente: — E
quando farai gli schizzi, non dimenticare un autoritratto.
— In questo, la carta si disintegrerà all’istante, — disse lui
seriamente.
— Come direbbe Molly, sei così sciocco.
Entrambi risero, poi lei continuò: — Andrai al ballo della
duchessa di Richmond la prossima settimana? Immagino che
sarà il più grande avvenimento mondano della primavera.
Lui alzò le spalle. — No, grazie a Dio, non sono abbastanza
importante per essere invitato. Forse sarò al ballo del duca.
Dato che commemorerà la Battaglia di Vittoria, lui si aspetta
che tutti gli ufficiali siano presenti.
Lei sorrise, — Mi sentirei lusingata se una volta tu danzassi
con me.
— Assolutamente no, questo è fuori discussione. Ti darò
volentieri i miei disegni, ti darei la mia vita, ma la danza è tutta
un’altra cosa.
Risero di nuovo, poi lei vide Michael sulla porta. Quando lui
si accorse che lei lo stava guardando, entrò nella stanza, con
uno sguardo impenetrabile. La donna sentì un desiderio
doloroso di andare verso di lui e prendergli la mano, invece
indossò la sua solita maschera di Santa Catherine e andò a
versare dell’altro sherry.
Era più facile essere una santa che una donna.

Il giorno prima del ballo della duchessa di Richmond,


Michael e Kenneth presenziarono a una cena organizzata per
dare il benvenuto agli ufficiali del 95° reggimento che
arrivavano dall’America. Inevitabilmente, la conversazione
cadde sui giorni della guerra di Spagna. Era stata una serata
piacevole, ma Michael disse con amarezza mentre lui e
Kenneth tornavano a casa: — Non c’è nulla come la distanza
nel tempo per far sì che il cibo cattivo, il pessimo vino e un
tugurio diventino degni di essere rimpianti.
— La verità è che allora eravamo giovani e che siamo
sopravvissuti. — Kenneth fece un risolino. Girarono in Rue de
la Reine, avanzando lentamente fino alla casa. Mentre
smontava da cavallo e apriva i cancelli, Michael disse: — Ci
aspetta una tempesta nei prossimi giorni.
Condussero i cavalli nella stalla: all’interno una lampada era
accesa e la sua luce illuminava Colin Melbourne che,
sprofondato su una pila di fieno, russava sonoramente vicino al
suo cavallo, ancora sellato e imbrigliato. Kenneth si
inginocchiò e esaminò l’uomo addormentato. — Ubriaco come
un vero lord — ne dedusse.
— Cosa vorresti dire? — disse Michael acidamente.
Kenneth fece una smorfia. — Be’, è ubriaco come certi lord.
Non ho mai visto te arrivare a questo punto.
— No, e non mi vedrai mai.
— Diamo a Cesare quel che è di Cesare, comunque. È stato
capace di rimanere in sella abbastanza a lungo da arrivare a
casa. Onore alla cavalleria.
Dopo aver sistemato il suo cavallo, Michael fece lo stesso
con il cavallo di Melbourne: non c’era motivo che quella bestia
soffrisse per colpa delle intemperanze del suo padrone. Quando
ebbe finito, Kenneth cercò di rimettere in piedi l’uomo ubriaco.
Colin rinvenne e chiese in maniera confusa; — Sono già a
casa?
— Quasi. Tutto quello che devi fare è camminare per
entrare.
— La maledetta fanteria al salvataggio. Anche voi ragazzi
avete la vostra utilità. — Colin fece un passo e quasi cadde sul
pavimento.
Kenneth lo afferrò appena in tempo. — Dammi una mano,
Michael. Serviamo tutti e due per portarlo in casa.
— Possiamo lasciarlo qui. — suggerì Michael, — La notte è
dolce e, nelle condizioni in cui è, non se ne accorgerebbe
neanche.
— Catherine potrebbe preoccuparsi se lo sta aspettando a
casa per stanotte.
Dato che era senza dubbio vero, Michael mise il braccio
destro di Melbourne attorno alla sua spalla. C’era una pesante
scia di profumo sotto l’odore del porto: quel bastardo era stato
con una donna. Cercò di non pensare al fatto che quell’ubriaco
era il marito di Catherine, che lui aveva il diritto di
accarezzarla, di possederla.
Stringendo i denti, si prese la sua parte del peso e sostenne
l’uomo fino alla porta della stalla: risvegliato dall’aria fresca,
Colin girò la testa e strizzò l’occhio a Michael. — È il
colonnello aristocratico. Vi sono molto obbligato.
— Non ce n’è bisogno — disse Michael duramente.
— Avrei fatto lo stesso per chiunque.
— No — lo corresse Colin. — Lo state facendo per
Catherine, perché siete innamorato di lei.
Michael si irrigidì.
— Tutti sono innamorati di lei — disse Colin ancora
ubriaco. — L’onorevole sergente Kenneth, il fedele Charles
Mowbry, lo stesso dannato duca è infatuato di lei. Tutti la
amano perché lei è perfetta, — Ruttò. — Sai quanto è difficile
vivere con una donna perfetta?
Kenneth sbottò — Ora basta, Melbourne!
Più lentamente Colin continuò: — Scommetto il vostro
titolo nobiliare che la cosa che in questo momento vorreste di
più è rotolarvi con Catherine in un covone di fieno e farmi
cornuto.
Michael si fermò di colpo, agitando il pugno furiosamente.
— Cristo Santo, amico, taci! Tu insulti tua moglie insinuando
una cosa del genere.
— Oh, io so che lei non lo farebbe — lo rassicurò Colin.
— Non per niente la chiamano Santa Catherine. Sai perché la
vera Santa Caterina fu fatta santa? Perché quella sciocca
puttanella...
Prima che potesse finire la frase, Kenneth assestò a Colin un
bel gancio alla mascella.
L’uomo stramazzò a terra tra loro due, e Kenneth disse
amaramente: — Credo che sia stato meglio che lo abbia fatto
io, prima che tu lo ammazzassi.
Kenneth aveva capito sin troppo bene. Infuriato Michael
proseguì, trascinò Melbourne dentro casa e poi sulle scale fino
alla camera da letto. Quando arrivarono, bussò alla porta.
Passò un minuto prima che Catherine aprisse. Aveva i
capelli neri sciolti sulle spalle e portava una leggera veste da
camera che lasciava intravedere la sottoveste. Sembrava
morbida e assonnata e pronta da amare. Michael distolse lo
sguardo, mentre il sangue gli batteva alle tempie.
— Che cosa è successo? — chiese lei.
— Non preoccuparti, Colin non è ferito. — disse Kenneth
rassicurandola. — Ubriaco sì, e credo anche che abbia battuto
il mento contro un muro della stalla, ma niente di serio.
Lei rimase in piedi, tenendo la porta aperta. — Portatelo
dentro e mettetelo sul letto per favore.
Mentre trascinavano Colin nella stanza, Michael vide che
Catherine aveva percepito l’odore del profumo mescolato
all’alcol. In quel momento, comprese che Kenneth aveva
ragione: lei sapeva che suo marito la tradiva con altre donne,
ma lo accettava con dignità senza per questo venir meno ai suoi
doveri. Michael l’ammirò, anche se avrebbe voluto picchiare
Colin a sangue.
Misero Melbourne a letto e Kenneth gli tolse gli stivali.
— Farai tu il resto, Catherine?
— Oh, sì. Questa non è la prima volta. — Lei sospirò, poi
disse con un buon umore forzato: — Fortunatamente, non
accade spesso. Grazie per averlo portato di sopra.
Le sue parole erano rivolte a tutti e due, ma non guardò
direttamente Michael: da quel giorno in giardino, evitavano di
incrociare i loro sguardi.
Gli uomini le augurarono la buona notte, poi lasciarono la
stanza e camminarono silenziosamente fino all’altra ala della
casa. Dentro di sé Michael sapeva che la sua furia non era
dovuta solo ai commenti di Melbourne crudi, volgari e inadatti
a un gentiluomo. Ciò che lo turbava profondamente era che
ogni cosa che quel bastardo aveva detto era vera.
9

Il giorno dopo, di prima mattina, mentre Michael stava


finendo la colazione Colin entrò in sala da pranzo: dato che
erano soli, era impossibile ignorarlo.
Colin si diresse verso la caraffa del caffè. — Io non me ne
ricordo, ma mia moglie dice che la scorsa notte tu e Wilding mi
avete portato a casa. Grazie.
Felice che non ricordasse quanto era accaduto, Michael
replicò: — Il ringraziamento più grande spetta al tuo cavallo,
che ti ha portato fino qui.
— Cesare è il miglior cavallo che abbia mai avuto. — Colin
si versò una tazza di caffè con mano malferma. — Mi sento la
testa come se fosse stata colpita da una palla di cannone e me
lo merito. Alla mia età dovrei sapere che non si beve birra,
brandy e vino nella stessa notte.
La sua espressione era così triste e buffa nello stesso tempo
che Michael non poté fare a meno di sorridergli di rimando: lo
colpì il pensiero che se Colin non fosse stato sposato con
Catherine forse gli sarebbe piaciuto di più. Almeno sarebbe
stato tollerante verso le sue mancanze. Si sforzò di trattare
Colin come se Catherine non esistesse e disse in modo gentile:
— Sembra una buona miscela. Sei fortunato a poterti muovere
questa mattina.
— Non ho scelta. — Colin mise zucchero e latte nel caffè e
ne inghiottì un buon sorso. — Devo uscire con il reggimento ed
essere di ritorno in tempo per portare mia moglie al ballo di
Richmond.
Era, dopo tutto, impossibile dimenticare Catherine. Michael
affermò con voce neutra: — Sarà contenta che tu possa essere
presente.
Colin fece una smorfia. — Non mi piacciono questi rituali,
ma questo è troppo importante per mancare.
— Ti vedrò là allora. — Michael finì il suo caffè e lasciò in
fretta la sala da pranzo, Mentre si allontanava, pensò che la vita
era davvero strana: disprezzava Melbourne e
contemporaneamente voleva, per il bene di Catherine, che
fosse gentile, decente e disponibile. Perché la vita era così
piena di tonalità grigie? Il bianco e il nero erano più facili da
comprendere.

Il cerimoniere intonò: — Il capitano e la signora Melbourne,


il capitano e la signora Mowbry.
Catherine strizzò gli occhi mentre entravano nella sala da
ballo: la sala era decorata con un lusso incantevole, la luce dei
candelieri metteva in risalto i ricchi colori dei drappi e della
carta da parati intrecciata di rose, poi dalle finestre aperte si
riversava fuori, in Rue de la Blanchisserie. Dietro di lei, Anne
mormorò: — L’aria quasi fiammeggia di tensione.
— A quest’ora, tutta Bruxelles è a conoscenza dei tre diversi
dispacci che sono arrivati al quartier generale del duca questo
pomeriggio — replicò Catherine, — Ovviamente sta per
succedere qualcosa. La domanda è: cosa, e dove?
La risposta giusta poteva essere che Napoleone stava
invadendo il Belgio: forse, in quello stesso momento, la sua
armata si stava dirigendo verso la capitale. Avrebbero saputo
presto la verità, Catherine guardò suo marito: era teso come la
corda di un’arpa e vibrava, in attesa di ciò che sarebbe
successo. Non era mai così vitale come quando era in battaglia:
forse la sua ricerca continua e la conquista di nuove donne era
un modo per catturare un brivido simile anche nella vita
quotidiana.
Dopo aver promesso le danze successive a Colin e Charles,
Catherine cercò di godersi il ballo: solo Dio sapeva se ci
sarebbe stata un’altra occasione del genere. Ogni diplomatico
importante, ogni ufficiale e aristocratico che si trovava a
Bruxelles in quel momento era presente e non si era certo a
corto di cavalieri per le danze. Catherine trovò persino il
chirurgo del duca, il dottor Hume, seduto in un angolo. Dato
che era un vecchio amico dei tempi della guerra di Spagna, lo
costrinse a un ballo.
Con espressione da martire, Hume disse: — Lo faccio solo
per voi, signora Melbourne, e solo perché siete un’ottima
infermiera.
— Bugiardo — disse lei affettuosamente. — Voi vi state
divertendo.
Lui rise e annuì appena prima che la successiva figura del
ballo li dividesse. Quando furono di nuovo vicini, continuò:
— Il vostro amico dottor Kinlock è arrivato a Bruxelles oggi.
— Ian è qui? È fantastico! Ma pensavo che avesse lasciato
l’esercito dopo i due anni di guerra di Spagna.
Gli occhi di Hume brillarono. — È andato all’ospedale di
Bart, a Londra, ma non ha potuto resistere alla prospettiva di
trovare un vasto assortimento di feriti. Molti altri chirurghi lo
hanno seguito.
Catherine sorrise. — Avrei dovuto immaginarlo. Voi
chirurghi siete così macabri.
— Sì, ma utili. — L’espressione di Hume si fece seria.
— Abbiamo bisogno di chiunque sappia maneggiare un bisturi
abbastanza in fretta.
Era un altro ricordo di guerra che emergeva in una sera che
pareva dominata da un senso di pericolo incombente. Mentre la
serata proseguiva, Catherine notò che gli ufficiali dei
reggimenti più distanti con calma si eclissavano. Ma l’uomo
che più le stava a cuore non si era ancora visto. Anche mentre
danzava, ispezionava la stanza alla ricerca di Michael: le aveva
detto che sarebbe stato presente, ma se fosse già partito per
raggiungere i suoi uomini? Forse non lo avrebbe visto mai più.
Lord Haldoran, il gentiluomo che aveva deciso di lasciare
l’esercito pur di non andare a Manchester, venne a reclamarla
per un ballo. Lei lo considerava una compagnia spiacevole e
non solo per l’espressione predatoria che aveva negli occhi, in
ogni caso non le aveva fatto avances scorrette e i suoi aneddoti
erano divertenti, così gli rivolse un sorriso educato e con il
volto accaldato disse: — Fa terribilmente caldo qui dentro. Vi
spiacerebbe se ci sedessimo fuori?
— Ne sarei felice — replicò Haldoran. — I domestici
stanno spruzzando acqua sui fiori per impedire loro di
appassire. È molto scortese da parte della duchessa non fare
altrettanto con i suoi ospiti.
Quando la musica finì, Charles Mowbry si avvicinò a
Catherine per reclamare la danza successiva. Lei si alzò.
— Grazie per aver tollerato la mia stanchezza, Lord Haldoran.
Sarà per la prossima volta?
Lui sorrise: — Alla prossima volta — rispose.
Charles non era solo uno dei più cari amici di Catherine, era
anche un ballerino eccellente, danzare con lui era un vero
piacere. Tuttavia, anche in quei magici momenti, lo sguardo di
Catherine andava senza riposo alla ricerca di Michael.
Preparare il suo reggimento alla marcia tenne Michael
occupato più del previsto ed era ormai tardi quando raggiunse
il ballo di Richmond. La sala vibrava di eccitazione: in un’isola
di calma, Wellington era seduto su un sofà, e stava
chiacchierando amabilmente con una delle signore sue amiche.
Michael fermò un amico, un ufficiale della Guardia che
stava per lasciare il ballo. — Che cosa è accaduto?
— Il duca ha detto che l’armata inizierà a marciare
domattina — fu la sincera risposta, — Io sto per raggiungere il
mio reggimento. Buona fortuna.
Il tempo volava. Forse era stato concedersi troppo andare al
ballo, ma Michael aveva voluto vedere Catherine un’ultima
volta. Si fermò dietro una colonna su cui erano attorcigliati dei
fiori ed esaminò la sala.
Non fu difficile trovarla: dato che il denaro da spendere per
gli abiti e i gioielli non era molto, Catherine vestiva con
semplicità, e i suoi vestiti potevano sembrare alla moda solo
perché ne modificava la foggia in modo esperto. Il risultato era
che nessuno guardava Catherine Melbourne per lo splendore
del suo abito o la sontuosità dei suoi ornamenti: quello che tutti
vedevano e ricordavano era la sua bellezza tanto intensa da
fermare il cuore.
Quella sera lei indossava un abito di satin bianco ghiaccio e
perle luccicanti che esaltavano i suoi capelli scuri e la sua
carnagione priva di difetti: in quella stanza piena di uniformi
dai colori brillanti, lei sembrava un angelo prestato dal paradiso
agli uomini.
Colin le stava vicino, con una mano posata sul suo gomito
con fare possessivo: era chiaro dalla sua espressione che egli
era ben consapevole di quanto gli altri uomini lo invidiassero
per la donna più bella in una sala peraltro colma di donne
bellissime.
Ritrovata la giusta calma, Michael si fece strada attraverso
la sala da ballo affollata e, dopo aver porto i suoi omaggi
all’ospite, si diresse verso Catherine, Colin l’aveva lasciata, ma
l’avevano raggiunta i Mowbry.
I suoi occhi si accesero mentre lui si avvicinava. — Sono
felice che tu sia potuto venire, Michael. Pensavo che fossi già
stato richiamato.
— Ho tardato, ma non avrei mai perso una così splendida
occasione.
Appena la musica iniziò, lui disse: — Mi concedi questo
ballo, Anne? E il prossimo me lo concedi tu, Catherine?
Entrambe le donne accettarono, e Anne gli diede la mano:
lui vide che era molto stanca, ma gli anni passati al fianco di un
soldato le avevano insegnato a controllare la fatica.
Appena presero posto per la danza, lui disse: — Sei molto
bella con quel vestito, Anne, ma non è troppo stretto?
Lei sorrise e scosse i suoi riccioli rossi. — Sarò piena di
energia per altre sei o otto settimane, fino a che non avrò la
taglia e la forma di una carrozza.
Appena la musica finì, lui si girò verso Catherine e le fece
un inchino formale: — Credo che questo ballo sia mio, vero,
mia signora?
Lei sorrise e fece una riverenza molto graziosa. — Vero,
mio signore.
Non si rese conto di averle chiesto di ballare un valzer fino a
quando non vennero suonate le prime note: aveva
deliberatamente evitato l’intimità di quel ballo nelle serate
precedenti, ma quella era forse la sera giusta, perché
probabilmente sarebbe stato il loro ultimo ballo.
Lei volteggiava tra le sue braccia come se avessero danzato
migliaia di volte insieme: si abbandonarono alla musica, gli
occhi di lei erano socchiusi, mentre lo seguiva nella danza,
leggera proprio come l’angelo che lui aveva immaginato che
fosse; tuttavia Michael sapeva bene che quella era una donna,
una creatura della terra e non dei cieli.
I riccioli neri le danzavano intorno alle tempie mentre
volteggiavano sulla pista senza parlare, la sua gola pulsava per
l’affanno e lui avrebbe voluto premere le sue labbra su quella
gola. La curva delicata dell’orecchio che si mostrava sotto i
suoi capelli era un invito ad amoreggiare e il movimento
ritmico del suo petto lo ipnotizzava e avrebbe abitato i suoi
sogni per tutta la sua vita.
Più di ogni altra cosa al mondo, avrebbe voluto prenderla tra
le braccia e portarla in una terra di sogno oltre l’arcobaleno,
dove avrebbero potuto essere soli e non ci sarebbero state
tormentose prove di guerra e onore. Invece tutto quel che aveva
era una manciata di momenti che scivolavano via come granelli
di sabbia in una clessidra.
Troppo presto, la musica finì. — È già tempo che tu
vada?.— chiese lei smarrita.
— Ho paura di sì. — Lui distolse lo sguardo, per la paura
che il suo desiderio fosse troppo evidente. Dall’altra parte della
sala, Wellington richiamò la sua attenzione con un debole
cenno. Michael proseguì: — Il duca vuole parlarmi. Quando
tornerai a casa, io probabilmente sarò già partito.
Lei trattenne il fiato.
— Ti prego.... stai attento.
— Non preoccuparti... sono sin troppo attento.
Lei cercò di sorridere. — Chi può sapere cosa succederà?
Questo potrebbe essere un falso allarme e magari tutti sarete di
ritorno al nostro alloggio entro la prossima settimana.
— Forse. — Lui esitò prima di aggiungere: — Ma se la
fortuna mi voltasse le spalle, ho un favore da chiedere. Nel
cassetto superiore dell’armadio che è nella mia stanza, ho
lasciato delle lettere per molti dei miei amici. Se non dovessi
superare la battaglia, ti prego di impostarle per me.
Lei si morse un labbro, le lacrime luccicavano nei suoi
occhi, facendoli sembrare ancora più grandi. — Se... se il
peggio dovesse accadere, vuoi che scriva alla tua famiglia?
— Sapranno tutto ciò che occorre dalla lista dei caduti. —
Lui le lasciò la mano e baciò le sue dita guantate. — Addio,
Catherine. Dio ti benedica e protegga te e la tua famiglia.
— Vaja con Dios. — Lei strinse ancora un attimo le dita
convulsamente, poi lasciò la mano di lui a poco a poco.
Strappando lo sguardo da quello di lei, Michael si girò e
attraversò la sala da ballo; gli era di conforto sapere che lei si
preoccupava per lui, e quel piacere non era diminuito dalla
consapevolezza che Catherine era preoccupata anche per
Charles e Kenneth e gli altri uomini. Era la sua capacità di
prendersi cura del prossimo che la rendeva così speciale.
Prima di partire, Michael la guardò un ultima volta: lei si
trovava nella parte più lontana del salone insieme a suo marito,
che stava parlando in modo concitato. I Mowbry li raggiunsero
ed entrambe le coppie si voltarono per lasciare il ballo.
Cercando con grande sforzo di respirare, Michael uscì nella
notte tiepida: "Lei non era per lui" ripeté a se stesso
debolmente. "Lei non sarebbe mai stata per lui."
Michael stava preparando il cavallo quando Colin
Melbourne entrò nella stalla. Michael disse: — Tu e Charles
comanderete il vostro reggimento adesso?
Melbourne annuì con gli occhi che gli brillavano. — Hai
sentito che Napoleone è a Charleroi? Per Dio, adesso inizia il
divertimento!
— Non ne dubito. — Michael stava per portare fuori il suo
cavallo, ormai pronto, quando vide che Melbourne stava
sellando un animale di poco valore invece di Cesare e spinto da
un’improvvisa curiosità gli chiese: — Vuoi che Cesare rimanga
fresco e non si stanchi?
— No, lo lascerò qui. Cavalcherò Uno e terrò Duo per
riserva.
Melbourne indicò un baio che pareva senza particolari
qualità così come quello che stava sellando.
Michael lo fissò — Non cavalcherai il tuo cavallo migliore
in battaglia?
— Non voglio che rischi la vita — replicò Melbourne.
— Oltre al fatto che voglio un bene del diavolo a quella bestia,
se dovesse essere ucciso, il risarcimento del governo non
basterebbe nemmeno a coprire una parte del suo valore.
— Santo Cielo, uomo, è una follia cercare di risparmiare
poche sterline a rischio della vita! — esclamò Michael,— In
battaglia la resistenza di un cavallo può fare la differenza tra
sopravvivere ed essere annientato.
— Forse saranno poche sterline per te — rispose l’altro
bruscamente. — Nessuno di noi ha le tue risorse finanziarie. —
Melbourne si stava comportando come un idiota e si meritava
tutto ciò che avrebbe potuto capitargli, tuttavia Michael, per il
bene di Catherine, doveva cercare di prevenire la pazzia di
quell’uomo, — Se il problema è il denaro, prendi Thor. Se tutto
va bene potrai restituirmelo a Parigi. Se non dovessi farcela,
sarà tuo.
— Tu mi rendi impossibile rifiutare. — Melbourne sorrise
come un ragazzino. — Sei un bravo ragazzo, Kenyon.
Mentre Michael trasferiva la sella sul suo secondo cavallo,
Bryn, si chiese se Melbourne sarebbe stato così gentile con lui
se avesse saputo quello che provava per sua moglie.
Probabilmente non ci avrebbe neppure badato, dato che la
fedeltà di sua moglie era indiscutibile. Michael chiamò i suoi
servitori e partì: sul suo onore, egli aveva fatto tutto ciò che
poteva per aiutare il marito di Catherine a sopravvivere a quella
guerra. Tutto il resto era nelle mani di Dio.
10

Catherine preparò i bagagli di suo marito mentre lui


approntava i cavalli: sin troppo presto, lei, Colin e i Mowbry si
ritrovarono nel cortile della casa. Due torce illuminavano dieci
cavalli sellati, due servitori per ciascuno degli ufficiali, e il
palafreniere di Catherine, Everett, che era sceso per dar loro
una mano.
Charles era sceso subito dopo aver baciato i suoi bimbi
addormentati e la sua espressione era di grande stanchezza:
Anne si abbandonò tra le sue braccia e si tennero stretti, in
silenzio. Catherine invidiava i suoi amici per la loro intimità e
soffriva per la loro stessa sofferenza: ma un tale dolore valeva
la pena in cambio di tanto amore.
Girandosi verso suo marito, Catherine disse: — Sei sicuro di
non voler salutare Amy?
— Non c’è bisogno di disturbarla, — Colin aveva l’accesa,
impenetrabile espressione che gli era solita in queste occasioni
e ciò significava che era concentrato sull’azione che
l’attendeva. — Tra non molto entrambe mi raggiungerete.
Lei ricacciò indietro le lacrime, poiché sapeva che Colin non
poteva sopportarla quando diventava piagnucolosa. Tuttavia
era impossibile vivere con un uomo per dodici anni e non
essere in ansia per lui. In un mondo ideale, forse sarebbe stato
Michael l’uomo che lei avrebbe incontrato e sposato, lasciando
Colin libero di cacciare le volpi, le donne e i francesi, senza le
responsabilità di una famiglia. Ma questo non era successo. Nel
mondo reale lei e Colin si erano sposati e, nonostante fossero
male assortiti, ognuno dei due, a suo modo, aveva onorato il
matrimonio. Lei sussurrò: — Abbi cura di te, Colin.
Lui le rivolse un debole sorriso. — Non avere quell’aria
preoccupata. Sai che sono come Wellington, ho una magica
immunità ai proiettili. — L’accarezzò sotto il mento come
avrebbe fatto con una bambina dell’età di Amy, poi salì a
cavallo. — Ci rivedremo presto a Parigi.
Poi lui, Charles e l’intera compagnia si mossero, con un
rumore di zoccoli sull’acciottolato. Catherine seguì suo marito
con lo sguardo: con tristezza, riconobbe che se lui l’avesse
amata anche solo un poco, lei lo avrebbe riamato, nonostante
tutte le sue amanti. Oh, lui le voleva molto bene, gli piaceva la
sua casa confortevole ed era per lui motivo di grande
soddisfazione sapere che gli altri uomini gli invidiavano la
moglie, ma lei avrebbe scommesso che lui teneva molto di più
al suo cavallo.
Il suo cavallo: lei sbatté le palpebre, rendendosi conto solo
in quel momento di ciò che aveva visto e voltandosi verso il
palafreniere gli chiese: — Il capitano Melbourne stava
cavalcando il cavallo del colonnello Kenyon?
— Sì — replicò Everett, — Il capitano non ha voluto
rischiare la vita di Cesare, così il colonnello ha detto che al suo
posto poteva prendere Thor.
Accidenti, era tipico di Colin credere che la sua fortuna lo
avrebbe condotto in salvo attraverso la battaglia anche su un
cavallo mediocre ed era ugualmente tipico di Michael aiutare
gli altri.
Preoccupata si voltò verso Anne e insieme tornarono verso
casa in silenzio, dopo di che si diressero verso la dispensa dei
liquori nella sala da pranzo: Anne versò un bicchiere di brandy
per entrambe.
— Non ho nemmeno avuto il tempo di dire addio a
Kenneth.— sospirò Catherine. — Ti ho detto che due giorni fa
gli avevo chiesto di fare il ritratto di ognuno degli abitanti della
casa? Avrei dovuto chiederglielo prima. Voleva farlo, ma non
c’è stato abbastanza tempo.
Anne alzò il capo. — Sei sicura? Ci sono un paio di album
qui sulla tavola. Li ho notati prima, ma ero troppo distratta per
dargli un’occhiata.
Le due donne presero gli album: il primo conteneva un
appunto che Kenneth aveva lasciato a Catherine in cui egli si
scusava per non aver potuto consegnarle direttamente i disegni
e diceva che l’altro album era per Anne.
Catherine diede il secondo album all’amica, poi iniziò a
sfogliare il suo: i disegni erano meravigliosi, in particolare
quelli che ritraevano i bambini. Uno schizzo di Amy che si
lasciava penzolare allegramente da un ramo in giardino
coglieva perfettamente l’intrepido spirito di sua figlia, poi c’era
Colin sorridente che si strofinava contro il muso del suo
cavallo Cesare: sembrava pieno di fiducia e molto bello.
Il disegno di Michael le fece male al cuore: con una
manciata di tratti, Kenneth aveva colto le qualità di forza e
umorismo, fermezza e intelligenza che l’avevano colpita così
profondamente.
Sebbene Kenneth avesse incluso l’autoritratto che lei gli
aveva richiesto, quello era il disegno meno riuscito, la figura
era riconoscibile, ma l’effetto di insieme era rude e non
rivelava nulla dell’immaginazione e dello spirito caustico
dell’autore. Doveva essere difficile riuscire a vedersi con
chiarezza.
Catherine suggerì: — Nessuna di noi due riuscirà a dormire.
Svegliamo Amy e portiamola in centro a vedere la sfilata delle
truppe.

Si incamminarono verso Place Royale fino ad arrivare al


parco vicino, dove il fiero generale Picton, gallese, comandava
la sua divisione. Anne disse: — La brigata fucilieri è con
Picton, non è vero? Forse troveremo Kenneth.
Guardarono con attenzione attraverso la massa di fucilieri
vestiti di verde, cercando gli ufficiali: l’occhio acuto di Amy lo
trovò. — Guardate! — disse eccitata. — Il capitano Wilding è
qui.
Lui era a cavallo e stava impartendo gli ordini agli ufficiali
più giovani, ma si voltò quando Catherine lo chiamò per nome
e lei gli si avvicinò quel tanto che bastava per prendergli la
mano. — Sono così felice che ti abbiamo trovato, Kenneth.
Non mi sembrava giusto lasciarti partire senza augurarti buona
fortuna.
Lui le rivolse uno di quei rari sorrisi che rendevano bello il
suo volto di roccia. — Sei molto gentile, Catherine.
— Ormai sei parte della nostra famiglia. Se dovessi essere
ferito, stai sicuro che ti riporteremo a casa, e ci prenderemo
cura di te a dovere.
L’uomo sembrava teso e, poiché non voleva creargli
imbarazzo, lei aggiunse solo: — Grazie per i disegni. Sono
splendidi.
— Terrò i miei per sempre — disse Anne con calore.
— Riposerò meglio sapendo che in qualche modo ho
raggiunto l’immortalità — rispose lui con un debole sorriso.
— Ma quel che fa interessante un disegno è il soggetto, sicché
è a voi e alla vostra famiglia che va riservato il merito. Ora
devo andare. Abbiate cura di voi. — Si toccò la fronte in segno
di saluto e si voltò verso la sua compagnia.
Le donne si fecero da parte a poco a poco mentre l’ordine
emergeva da quel groviglio di uomini e cavalli: le truppe di
Picton furono in breve lontane e i pesanti zoccoli dei cavalli
riecheggiarono attraverso il parco.

Gli effetti della prima battaglia si videro una mattina,


quando Molly guardò fuori da una finestra e gridò eccitata:
— Mamma, ci sono dei soldati in strada!
Quel grido fece accorrere quasi tutta la casa: da quella
finestra potevano vedere tutta Rue de Namur. Gli uomini feriti
che avevano camminato per tutta la notte iniziavano ora a
riversarsi in città attraverso la porta di Namur.
Con le labbra livide, Catherine disse: — Prenderò il
necessario per portare i primi soccorsi.
— Vorranno dell’acqua. — Anne guardò i bambini, che si
stringevano alle sue gonne. — Molly è stato molto utile che tu
abbia avvistato i soldati. Jamie, posso prendere in prestito la
tua locomotiva per portar fuori l’acqua? — Il bambino annuì
con gravità.
Quando il loro gruppetto raggiunse Rue de Namur, la strada
era già diventata un ospedale improvvisato.
L’esperienza che Catherine aveva acquisito nella guerra di
Spagna le tornò molto utile mentre puliva e rivestiva i feriti
meno gravi. Dopo l’orribile tensione di quei giorni di attesa,
era un sollievo poter essere in grado di fare qualcosa. Dato che
Amy era un’abile dispensatrice d’acqua, Anne prese un
taccuino e raccolse le ultime volontà e i messaggi che gli
uomini morenti volevano lasciare alle loro famiglie.
Catherine stava rimuovendo brandelli di tessuto da un
braccio sanguinante quando una familiare voce scozzese disse:
— Non potevi che essere in mezzo a tutto questo, tesoro.
Lei alzò lo sguardo e vide i capelli prematuramente
incanutiti e la camicia macchiata di sangue del suo amico
chirurgo Ian Kinlock.
— E tu non potevi che venire da Londra per avere la
possibilità di osservare questa carneficina — disse lei con voce
tremante. — Grazie al cielo sei qui, Ian. Questo sergente ha
bisogno di mani ben più esperte delle mie.
Il chirurgo chiese: — Da quanto tempo stai lavorando qua
fuori?
— Non lo so. — Era seduta e sporca. — Ore.
— Vai a casa — ordinò lui. — Puoi venire alla tenda
dell’ospedale quando ti sarai riposata.
— Tu lavorerai qui?
— Sì. — Lui sorrise con una smorfia. — E penso proprio
che ci dormirò.
— Vieni da noi. — Catherine indicò la sua casa,
— Abbiamo molto spazio e riposerai meglio che nella tenda.
— Ti prendo in parola e ti sono molto grato.
Un lampo attraversò il cielo, seguito immediatamente
dall’assordante rombo di un tuono. Mentre la pioggia prendeva
a cadere fitta, Catherine raccolse ciò che le era servito per
prestare i primi soccorsi e andò a recuperare Amy.
Sua figlia amava i temporali e ora fissava rapita il cielo.
— E il tempo di Wellington, mamma — disse lei, alzando la
voce per sovrastare il rumore del tuono. — Ci sarà battaglia.
— Molto probabilmente. — Catherine la prese per mano.
— Ma ora andiamo dentro prima di infradiciarci!
Catherine portò Amy all’infermeria, poi indossò dei vestiti
asciutti e scese a prendere il tè caldo e i tramezzini che Anne
aveva ordinato. Stavano finendo quando qualcuno bussò alla
porta di ingresso e un minuto dopo la domestica introdusse
Lord Haldoran nel salotto: grondava acqua e il suo distacco
altezzoso era stato rimpiazzato dalla fretta.
— Signora Melbourne, Signora Mowbry. — Fece un rapido
inchino. — Avete sentito le ultime notizie?
— Non ne sono sicura — replicò Anne: — Vi prego di
dircele.
— Ieri i prussiani sono stati malamente battuti a Ligny.
Hanno dovuto ritirarsi di quasi venti miglia, così Wellington ha
indietreggiato anche per mantenere le sue linee di
comunicazione. Credo che adesso stia stabilendo il suo quartier
generale in un villaggio chiamato Waterloo.
— Buon Dio — sussurrò Anne pallida. — È solo a dieci o
dodici miglia da qui.
— Napoleone è alle porte di Bruxelles — disse Haldoran
bruscamente. — Tutti si chiedono se Wellington sarà capace di
fermarlo con le sue truppe. Ogni straniero che può lasciare la
città è già partito o se ne sta andando.
Catherine posò cautamente la teiera. — Scommetterei tutti i
miei averi sul duca, ma queste non sono buone notizie.
— Non sono venuto solo per spaventarvi — disse Haldoran
più calmo. — La scorsa settimana ho avuto l’accortezza di
affittare una chiatta che potesse portarmi ad Antwerp se la
battaglia si fosse volta al peggio. C’è posto per voi e per i
vostri bambini e per un domestico ciascuno. Ma se volete
venire, dobbiamo partire immediatamente.
Catherine lo guardò stupita: era un’offerta molto generosa,
forse lo aveva giudicato male.
— Io... io non posso abbandonare mio marito. — Anne
inconsciamente si portò la mano sul suo addome rotondo.
— Che cosa accadrebbe se Charles fosse ferito e portato a
casa?
— Se tutto va bene, ritornerete entro pochi giorni. — Lo
sguardo di Haldoran andò da Anne a Catherine. — Ma se le
cose non dovessero andare come ci auguriamo, credete che i
vostri mariti vorrebbero vedervi rischiare la vita dei vostri
bambini?
Catherine si morse un labbro: non aveva paura di affrontare
i suoi rischi, ma poteva far questo a sua figlia? — C’è una
soluzione — disse. — Io ho più esperienza come infermiera e
Anne ha più bambini, sicché io rimarrò qui e terrò aperta la
casa, mentre Anne porterà tutti e tre i bambini ad Antwerp.
Anne fece un sospiro di sollievo, — Se questi sono i tuoi
desideri, sarebbe perfetto. Sebbene io detesti mettermi in
viaggio, saremmo matti a non approfittare dell’opportunità di
portare in salvo i piccoli, dato che i francesi sono così vicini.
Lord Haldoran, mi ci vorrà mezz’ora per preparare tutti. Potete
aspettarci?
Catherine vide un lampo di irritazione passare negli occhi di
Haldoran e comprese che la sua offerta era meno generosa di
quanto non fosse sembrata all’inizio: era lei che voleva,
probabilmente nella speranza che una moglie disperata fosse
una preda più facile. Ma non le importava, il suo aiuto era
comunque il benvenuto e lui era troppo gentiluomo per ritirarlo
a causa del rifiuto di Catherine.
Nascondendo rapidamente la sua irritazione, rispose:
— Mezz’ora andrà bene, anche se avrei preferito che foste
venuta anche voi, signora Melbourne. Bruxelles potrebbe
diventare pericolosa. — Si alzò in piedi, — Vi lascerò
l’indirizzo dei miei banchieri ad Antwerp. Potrete
raggiungermi attraverso di loro se sarà necessario.
— Grazie. È generoso da parte vostra prodigarvi tanto per
persone che conoscete solo da qualche settimana, — disse lei
con un accenno di sarcasmo.
— Sarebbe da criminali sprecare lo spazio sulla chiatta —
rispose l’uomo. — Poiché entrambi i vostri mariti mettono a
rischio la loro vita per il paese, mi sembra giusto estendere a
voi la mia protezione.
La successiva mezz’ora trascorse in un lampo. Quando le fu
detto che stava per partire per Antwerp, Amy implorò: — Ti
prego, mamma, lasciami restare. Dici sempre che sono di
grande aiuto.
— E lo sei, amore. Ma non sarei più in grado di fare nulla,
perché continuerei a pensare a quello che potrebbe
succederti..— Catherine sorrise dolcemente. — Non posso
evitarlo. Quando avrai bambini tuoi, capirai. — Amy capitolò,
ma a condizione che le sarebbe stato permesso di ritornare non
appena fosse stato sicuro farlo.
Anche la giovane nurse Elspeth McLeod chiese di rimanere:
e poiché sapeva che la ragazza voleva restare vicina a Will
Ferris, l’attendente di Charles, Anne fu d’accordo e prese con
sé la domestica di Catherine perché la aiutasse con i bambini.
Esattamente mezz’ora dopo la visita di Haldoran, i
viaggiatori si riunirono nella stanza principale: Catherine
strinse Amy con forza, poi si voltò ad abbracciare Anne.
La sua amica disse con voce strozzata: — Se le avversità
della guerra ci separeranno, tu conosci l’indirizzo della madre
di Charles, a Londra. E se... se dovesse accadere qualcosa a te e
a Colin io crescerò Amy come se fosse mia figlia.
— Lo so. — Catherine deglutì con fatica. — E se sarà
necessario, io curerò Charles come faresti tu stessa.
Anne respirò profondamente, poi disse con calma: — È
tempo di andare.
Catherine seguì dalla finestra il gruppo che si dirigeva verso
le carrozze sotto la pioggia: era felice di vedere che Haldoran
aveva molti domestici robusti e dall’aspetto bellicoso che li
avrebbero protetti. Li guardò sino a che le carrozze non
scomparvero alla vista. Poi si allontanò dalla finestra, mentre le
lacrime le rigavano le guance. Non era mai stata separata da
Amy prima.
— Dannato Napoleone — sussurrò. — "Che Dio se lo porti
all’inferno!"
11

Mentre la serata passava, Catherine sentiva che qualcosa


stava andando storto. Lei ed Elspeth sedevano insieme in
salotto, con i cani ai loro piedi. Non vi era nulla di inconsueto
nel fatto che Louis dormisse, ma anche il vivace Clancy era
stranamente tranquillo.
Quando sentirono bussare alla porta, le due donne corsero
all’ingresso e trovarono Will Ferris, il suo volto era pallido e
impolverato, ma, a parte una benda intorno all’avambraccio
destro, era illeso. Con un grido, Elspeth si gettò tra le sue
braccia.
Catherine li invidiò, desiderando che anche la sua vita
potesse essere così semplice e aspettò qualche attimo prima di
chiedere: — Che novità ci sono, Will?
Tenendo Elspeth stretta tra le braccia, il giovane pronunciò
poche frasi spezzate, — La battaglia è vinta. È stata la cosa più
terribile che abbia mai visto. Vostro marito non è ferito, ma il
capitano Mowbry sì. Sono venuto per dirlo a sua moglie.
— Ha portato i bambini ad Antwerp. Che tipo di ferite ha
subito?
— Un proiettile gli ha distrutto l’avambraccio sinistro, è
stato sbalzato dalla sella e probabilmente sarebbe morto se non
fosse stato per vostro marito, signora. Il capitano Melbourne ha
voltato il cavallo, lo ha raccolto e lo ha portato in salvo.
Catherine benedì sotto voce l’indomabile coraggio di Colin,
— Devo riportare Charles a casa. Siete in grado di condurmi da
lui ora o avete prima bisogno di riposarvi?
Ferris la guardò allarmato, — Mi sento abbastanza bene, ma
non posso portarvi a Waterloo, signora. Ogni casa del villaggio
è piena di uomini che muoiono. Non è posto per una signora.
— Ho promesso ad Anne che mi sarei presa cura di Charles
come avrebbe fatto lei stessa e, per Dio, lo farò — disse lei in
modo che non ammetteva repliche.
Quando Ferris cercò di nuovo di protestare, Elspeth lo
fermò: — Non preoccuparti, Will. La signora Melbourne riesce
in ogni cosa.
A malincuore, Ferris si arrese e venne chiamato Everett per
preparare il carro che usavano per le faccende domestiche:
l’attendente vi sistemò un pagliericcio ed Elspeth portò delle
coperte con cui Catherine avvolse ciò che le sarebbe potuto
servire, incluso il laudano. Invece di viaggiare nel carro con
Everett, Catherine mise i pantaloni che aveva indossato
qualche volta in Spagna e cavalcò il cavallo di Colin, Cesare.
Appena passarono la porta di Namur, Catherine interrogò
Ferris sul destino degli altri amici: non seppe nulla sugli
ufficiali di fanteria Michael e Kenneth, comunque fu bene
informata sui reggimenti di cavalleria e la sequela di vittime fu
brutale. Uomini che Catherine conosceva da anni erano morti o
erano stati gravemente feriti e sebbene gli Alleati avessero
vinto, avevano pagato un prezzo amaro, davvero amaro.
Era passata mezzanotte quando raggiunsero la destinazione
e, lasciando Everett vicino al carro e ai cavalli, Catherine seguì
Ferris nella casa trasformata in ospedale dove Charles era stato
portato: Catherine vide che le stanze erano affollate di uomini
sofferenti. Un grido strozzato venne dalla sala alla loro sinistra:
lei guardò dentro e vide, che il tavolo da pranzo veniva usato
per operare. Il dottor Hume, accigliato, stava usando i suoi
ferri. Ferris la condusse attraverso la casa fino alla piccola sala
dove giaceva Charles: il paziente era cosciente, anche se,
ovviamente, in preda al panico. Quando la vide, disse
bruscamente: — Che cosa ci fai qui, Catherine?
— Sostituisco Anne. Quando la battaglia è diventata troppo
vicina, Lord Haldoran si è offerto di portare lei e i bambini ad
Antwerp fino a che tutto non fosse finito. Io le ho promesso di
prendermi cura di te. Il che significa un bacio, anche se non
certamente lo stesso che ti avrebbe dato Anne. — Lei si chinò e
gli sfiorò con le labbra la fronte. — Siamo venuti per portarti a
casa.
Lui sorrise debolmente. — Verrò. Credo che ora sia il mio
turno con il dottor Hume. Non appena mi avranno amputato il
braccio, potremo andare.
Chiuse gli occhi e lei studiò il suo volto, poi annuì
soddisfatta: il braccio sarebbe stato certamente amputato, ma se
non c’era infezione, se la sarebbe certamente cavata. Disse
piano a Ferris: — Mentre aspettiamo, perché non ne approfitti
per riposarti?
Lui si strofinò il volto per ripulirsi dalla polvere. — È una
buona idea. Ho visto un angolino libero nella stanza vicina. Mi
stenderò un poco fino a che non saremo pronti per partire.
Pochi minuti dopo, una voce di ragazzo mormorò:
— Signora, potrei... potreste darmi un po’ d’acqua per
favore?.— La voce apparteneva a un portabandiera sdraiato nel
giaciglio vicino. Aveva una benda intorno al capo e un’altra
intorno alla spalla ed era tanto giovane da spezzare il cuore.
— Ma certo. — Lei andò in cerca di una brocca d’acqua e di
un bicchiere e li trovò in cucina: il portabandiera bevve
avidamente e lei stava dando da bere a un uomo dall’altra parte
della stanza quando la voce divertita di Colin disse:
— Catherine?
Lei alzò lo sguardo e vide suo marito in piedi sulla soglia:
era sporco e stanco, ma illeso, — Sono così felice di vederti. —
Si alzò e corse da lui. — Sono venuta per riportare Charles a
Bruxelles.
— Bene. Io mi sono fermato per controllare come sta. —
Colin le mise un braccio intorno alle spalle e la tirò vicino a sé
in un gesto che poteva essere insieme di stanchezza e di affetto.
— Signore, che battaglia è stata! Non c’è stato uomo che fosse
lì che non sia stato fiero di partecipare, ma è stata combattuta,
dannatamente combattuta. — Per un momento lui appoggiò il
mento sui capelli di lei. Poi la lasciò.
— Avevi ragione sulla tua magica immunità alle
pallottole.— disse lei. — Ferris mi ha detto che hai salvato la
vita di Charles.
— Il merito va tutto a Michael Kenyon che ha insistito
perché prendessi il suo cavallo. Nel pomeriggio, abbiamo fatto
la più grande carica a cavallo che io abbia mai visto. Era
magnifico. — I suoi occhi brillavano al ricordo. — Abbiamo
fatto volare i francesi, ma ci siamo inoltrati troppo e loro hanno
potuto richiudersi alle nostre spalle. Il terreno era fangoso per
la pioggia e se fossi stato in sella a Uno o Duo mi avrebbero
preso.
Lui fece una smorfia e si passò una mano tra i capelli, — È
esattamente quello che è successo a Ponsonby, il comandante
della Brigata Unione. Come me, non aveva voluto rischiare il
suo miglior cavallo e così cavalcava una bestia di seconda
scelta. A causa del terreno pesante, l’animale si è stancato
durante la ritirata e Ponsonby è stato disarcionato e ucciso dai
lancieri. Io ho evitato la sua fine solo perché il cavallo di
Kenyon ha una resistenza incredibile. Ha salvato sia me sia
Charles.
— Allora sono contenta che Michael abbia insistito per lo
scambio, — Lei esitò, poi chiese: — Sai qual è stata la sua
sorte nella battaglia?
— Non ne ho idea, — Colin si accigliò. — Sei venuta qui
con Cesare? Se è così, lo prenderò io e tu riporterai Thor a
Bruxelles. Ho bisogno di un cavallo fresco.
Catherine spiegò a Colin dove avrebbe trovato Cesare.
— La battaglia è finita?
Suo marito alzò le spalle. — Se Napoleone riesce a radunare
le truppe, potrebbe essercene un’altra.
— Buon Dio, spero di no — disse lei dando uno sguardo
agli uomini feriti che li circondavano.
— Forse non arriveremo a tanto. Credo che non ti rivedrò
finché non saremo a Parigi. Abbi cura di te. — Colin le baciò
una guancia senza passione e partì.
Qualche minuto dopo, lei udì di nuovo una voce maschile
piena di sorpresa che la chiamava: — Catherine?
Quando alzò lo sguardo, le ci volle un momento per
riconoscere l’uomo in piedi sulla portala causa delle bende che
coprivano parte della sua guancia fino agli scuri capelli. Ma il
fisico tarchiato non lasciava dubbi.
— Kenneth! — Lei si alzò e gli prese le mani. La sua
uniforme di Fuciliere era quasi irriconoscibile e una spallina
era saltata via, ma era vivo, grazie a Dio, — Grazie al Cielo ce
l’hai fatta. — Guardò i cerotti. — Un colpo di sciabola?
Lui annuì. — Quando mi sbenderanno sarò ancora più
brutto, ma non è nulla di grave. Sei qui per tuo marito?
— No, Colin sta bene. Charles Mowbry è stato ferito e sono
venuta qui per riportarlo a Bruxelles. Ha perso il braccio
sinistro, ma ce la farà, — Il suo cuore iniziò a battere più
veloce. — Sai... sai qualcosa di Michael Kenyon?
Kenneth la guardò con tristezza, — Lo sto cercando. Non è
con il reggimento e non è in nessuno degli ospedali
improvvisati.
Era la notizia che Catherine temeva di sentire: forse era
sbagliato temere perla vita di Michael più che per quella degli
altri, ma non poteva farne a meno. Vedendo l’espressione di
Catherine, Kenneth disse: — Michael potrebbe essere ancora
vivo sul campo, c’è ancora speranza.
Lei rabbrividì, — Ci sono ancora molti feriti là?
— Dopo dieci ore di battaglia, l’intera armata di Wellington
ha ceduto e sta combattendo contro la morte — disse, Kenneth
con gravità. E più a se stesso che a lei aggiunse; — Devo a lui
se io non sono in quelle condizioni.
Il portabandiera che aveva chiesto dell’acqua qualche
minuto prima li interruppe. — Chiedo scusa, signore, signora,
ma state parlando del colonnello Kenyon, del 105°
Reggimento?
Catherine si inginocchiò accanto al giaciglio del ragazzo,
— Sì, io sono un’amica del colonnello. Voi sapete che cosa gli
è accaduto?
— Non so se il colonnello sia vivo o morto, ma l’ho visto
cadere. Sarei in grado di trovarlo. — Il portabandiera si sollevò
a fatica, — Stavo cercando di raggiungerlo quando una
pallottola mi ha fermato. Comunque, io sono Tom Hussey del
105°, signora.
Kenneth disse — Dimmi dov’è e andrò a cercarlo.
Tom scosse il capo. — Penso che io potrei ritrovare il posto,
signore, ma è difficile da descrivere. Dovrò venire con voi.
— Ce la farai?
— Per il colonnello, posso tentare. — Con espressione
risoluta, il portabandiera si resse in piedi.
— Ho due uomini e un carro con me — disse Catherine. —
Porterò loro, una barella e il mio corredo medico.
Kenneth la guardò stupito. — Non puoi andare sul campo di
battaglia, Catherine.
— Prova a fermarmi — replicò lei, con la voce vibrante per
l’emozione. — Se Michael è ancora vivo avrà bisogno di cure
immediate.
— Andiamo allora — sorrise Kenneth. — Non ho la forza di
combattere contro di te e contro Napoleone nello stesso giorno.
Ferris si unì al gruppo: Everett guidava il carro e gli altri
seguivano a cavallo. Colin aveva preso Cesare, così Catherine
montava il cavallo di Michael: Thor era sfinito e aveva una
pallottola nel fianco, ma continuava a trottare obbediente.
Seguirono la strada fino a che non furono giunti il più vicino
possibile al luogo dove Tom Hussey aveva visto per l’ultima
volta il colonnello. Per non rischiare di impantanare il carro,
lasciarono Everett sul ciglio della strada e proseguirono
attraverso i campi: il loro passo rallentò, dato che il terreno era
cosparso di spade e baionette che potevano ferire i cavalli.
Tom smontò e continuò a piedi, conducendo con sé il
cavallo, e gli altri lo imitarono, Kenneth e Ferris tenevano
dinnanzi a loro le lanterne mentre il portabandiera studiava il
paesaggio. Zigzagarono molte volte prima che il ragazzo
dicesse esitante: — Credo che fosse vicino a quella siepe.
Seguirono la siepe per un centinaio di metri e poi la lanterna
illuminò improvvisamente due uomini vestiti da contadini che
frugavano intorno a un soldato caduto. Bestemmiando,
Kenneth tirò fuori la pistola e fece fuoco in aria. I due uomini
fuggirono nella notte.
— Sciacalli — disse con disgusto mentre ricaricava.
Catherine non fu sorpresa: in Spagna, qualche volta i feriti e
i morti venivano derubati mentre la battaglia era ancora in
corso. Affrettò il passo e si avvicinò al caduto: l’altezza e la
snellezza, la muscolatura erano giuste, la giacca scura...
Con il cuore in tumulto, si chinò sul terreno fangoso accanto
all’uomo, Kenneth era dietro di lei in piedi e la sua lanterna
illuminava i tratti netti di Michael Kenyon. Il suo volto era
pallido come una maschera di morte e la sua uniforme piena di
sangue rappreso.
Terrorizzata lei gli toccò la gola, cercando il battito: non lo
trovò e lui era freddo, così freddo... La vista le si offuscò
mentre la disperazione la pervadeva.
Kenneth chiese con voce roca: — È vivo?
La sua voce riportò Catherine alla realtà. Con le labbra
secche, lei disse: — Non lo so. — Sollevò il braccio di
Michael: c’era un debole movimento. — Non trovo il battito,
ma non c’è rigor mortis.
Si premette le mani sulle tempie. Che cosa doveva fare?
Doveva pensare a Michael come a un paziente, non come a
un uomo per il quale era terribilmente preoccupata,— Hai
qualcosa di molto lucido, come un orologio?
Tom Hussey disse: — Prenda questo, signora — e le mise
tra le mani un medaglione d’argento che lei tenne davanti alla
bocca di Michael. Una debole pellicola di vapore apparve.
Confusa per la gioia, Catherine sedette accanto al ferito,
— Respira, anche se debolmente.
— Dobbiamo muoverlo — disse Kenneth.
— Lascia che lo esamini prima.
Quando Catherine restituì il medaglione, il portabandiera
spiegò: — La fasciatura è per una pallottola che lo ha colpito al
braccio trapassando la carne. Le costole hanno subito un colpo
di sciabola.
C’era un taglio profondo sulla schiena, forse dovuto a una
lancia: sanguinava, ma la medicazione precedente lo aveva in
parte protetto. C’era anche una ferita profonda alla coscia, e la
pallottola era ancora dentro. La fasciò, poi lo girò sulla schiena.
Il cuore di Catherine si strinse quando vide un foro
irregolare sul suo petto: le ferite addominali erano di solito
fatali. Rimosse il tessuto incrostato di sangue e constatò il
danno: con sua sorpresa, le dita toccarono del freddo metallo e
poco dopo trovò un tubo d’argento con una pallottola
conficcata all’interno. — Questa cosa, qualsiasi cosa sia, ha
fermato la pallottola che l’avrebbe ucciso.
— È un caleidoscopio — rispose Kenneth. — Un tubo di
metallo con dei vetri colorati. Lui lo chiama il suo portafortuna.
— Buona fortuna, allora. — Lei depose l’oggetto dentro la
sua valigetta da medico.
L’esame di Catherine confermò che nessuna delle ferite era
necessariamente letale, ma quello che più la preoccupava era
che Michael ora stava sanguinando debolmente, e questo
significava che aveva già perso molto sangue. Aveva una
borraccia d’acqua in borsa e diede sollievo alle labbra aride del
ferito. Lui non poteva deglutire, allora lei si fermò, per paura
che potesse tossire e si alzò, — Ho fatto tutto quel che potevo
qui. Dobbiamo portarlo da un chirurgo.
Kenneth e Ferris distesero con cautela Michael sulla barella
e Catherine lo coprì. Poi attraversarono il campo fino al carro
che li aspettava sulla strada. Il cielo si stava schiarendo a est e
quella notte senza fine si stava dileguando.
Michael era vivo. Ma sarebbe sopravvissuto alle ore
successive?
12

Era ormai la tarda mattinata quando Catherine e i suoi due


pazienti arrivarono a Bruxelles, scortati da Everett e Ferris.
Kenneth e il portabandiera Hussey erano tornati al loro
reggimento e lei aveva promesso di mandare loro al più presto
notizie delle condizioni di Michael. Tuttavia, dalle loro
espressioni, comprese che si aspettavano il peggio.
Appena a casa, lei era scesa da cavallo e aveva controllato
se Michael dava segni di vita: la sua pelle era bluastra e umida
e battito e respiro erano quasi inesistenti, tuttavia era ancora
vivo. Non appena Ferris ed Everett ebbero sistemato Charles,
Catherine chiese a Elspeth: — Il colonnello Kenyon sta male.
Ian Kinlock è in casa?
— Sì, sta dormendo. È rientrato poco dopo che voi siete
partiti.
— Per favore, sveglialo e chiedigli di venire nella stanza del
colonnello appena possibile.
Elspeth annuì e si mosse immediatamente dopo che Everett
e Ferris ebbero portato dentro Michael, Catherine li congedò e
iniziò a tagliare con precauzione la giacca e la camicia di
Michael. Non aveva avuto il tempo di cambiarsi dalla sera del
ballo, quindi indossava ancora l’alta uniforme. Era così bello
allora, così vivo.
Mentre Catherine rimuoveva i brandelli di tessuto da sotto il
suo corpo, Michael emise un debole lamento e lei gli toccò la
guancia: — Michael, puoi sentirmi?
Lui mosse appena le palpebre, ma non si svegliò. Cercando
di sembrare fiduciosa, Catherine disse: — Starai presto bene,
Michael. Il miglior chirurgo che io conosca sarà qui in pochi
minuti.
Poi rivolse la sua attenzione a quel corpo martoriato: era
nudo dalla cintola in su, eccetto per le bende che gli fasciavano
le costole, il suo torace era un ammasso di muscoli e ferite,
lunghe cicatrici erano cancellate da nuove ferite e c’era un
enorme livido blu porporino nel punto in cui la pallottola di
moschetto aveva schiacciato il caleidoscopio contro il suo
addome. Aveva visto i corpi di molti uomini nella sua vita, ma
non aveva mai provato una tenerezza simile: sfiorò con le dita
la clavicola di Michael, pensando che era un crimine che un
corpo così bello e sano fosse stato martoriato in quel modo e
ancora una volta maledisse Napoleone Bonaparte e la sua
insaziabile ambizione.
Poi cercò di controllare le sue emozioni e iniziò il difficile
lavoro di pulire le ferite: stava estraendo alcuni brandelli di
stoffa dal buco che Michael aveva nel braccio, quando il
chirurgo la raggiunse, Ian pareva ancora addormentato e il suo
volto era pieno di rughe, ma i suoi occhi blu erano ben svegli,
— Un’emergenza?
Lei annuì, — Il colonnello Kenyon è un amico particolare:
ha alloggiato qui. Lo abbiamo trovato sul campo di battaglia la
scorsa notte.
Ian si avvicinò al letto e studiò il paziente. — Perché non
hanno curato le sue ferite a Waterloo?
— Lo abbiamo portato in ospedale là, ma il dottor Hume ha
detto che... che non poteva fare nulla. Altri uomini avevano più
bisogno delle sue cure. — Quelle parole erano state come una
pugnalata per il cuore di Catherine. Ho deciso di portarlo qui
nella speranza che tu potessi fare qualcosa.
— Ho capito perché Hume ha deciso di non perdere tempo
con lui... Il ragazzo è più morto che vivo. Tuttavia, dato che è
un tuo amico... — Ian iniziò a esaminarlo. — Devo aver già
lavorato su di lui nella guerra di Spagna... Riconosco le sue
ferite. Mitraglia, un vero disastro. Sono sorpreso che sia
sopravvissuto. Portami i miei strumenti, li ho lasciati ad
asciugare in cucina dopo averli lavati.
Mentre Ian tentava di estrarre la pallottola conficcata nella
sua coscia, Michael emise un lamento e cercò debolmente di
allontanarlo, Catherine cercò di tenergli fermo il ginocchio
premendogli la gamba contro il letto per immobilizzarlo e,
conscia della imbarazzante nudità di lui, distolse lo sguardo:
per quanto si sforzasse, non riusciva a pensare a lui come a un
paziente normale. — La sua reazione è un buon segno?
— Forse — disse il medico e rimosse la pallottola, cercando
poi di ripulire la ferita completamente. — Il vostro amico è
stato di nuovo fortunato. La pallottola ha mancato la vena
principale e ha solo sfiorato l’osso senza causare un serio
danno. Solo un centimetro più a destra e sarebbe morto sul
campo.
Con tutta quella fortuna, certo Michael non era destinato a
morire, tuttavia, la vita era scivolata via dal suo volto,
lasciando una maschera immobile. Gli occhi di Catherine si
riempirono di lacrime.
Ian terminò e sistemò delle coperte sul corpo infreddolito di
Michael. Temendo la risposta, Catherine chiese: — Quante
possibilità ha di sopravvivere?
— Dannatamente poche — rispose il medico. — Le ferite
non sono mortali, anche se a guardarlo sembra che mezza
armata francese lo abbia usato come bersaglio per le
esercitazioni, ma ha perso molto sangue. — Scosse il capo
dispiaciuto. — Non ho mai visto un uomo in uno stato di shock
così profondo.
Catherine si premette il pugno sulle labbra: non avrebbe
pianto. "Non doveva!" Ian aveva solo confermato quello che lei
già sapeva: non sarebbero state le ferite a uccidere Michael, né
le infezioni. Non sarebbe vissuto abbastanza a lungo per quelle:
la causa sarebbe stata la perdita di sangue. Fissava il suo corpo
mentre con il pensiero riandava a tutte le teorie mediche di cui
aveva sentito parlare, esaminando ogni possibilità.
Kinlock stava pulendo i suoi strumenti quando a Catherine
venne un’idea. — Ian, non mi hai detto una volta che è
possibile trasferire il sangue da una persona a un’altra?
— Sì, e dagli animali agli umani, ma solo come
sperimentazione. Nella migliore delle ipotesi è una scommessa
azzardata.
— Ma tu hai detto che qualche volta questo procedimento
aiuta.
— Sembra che aiuti — la corresse lui. — Forse i pazienti
sarebbero sopravvissuti comunque.
— E quelli che sono morti sarebbero morti comunque —
aggiunse lei, passandosi nervosamente le dita tra i capelli.
— Una trasfusione potrebbe aiutare Michael?
— Buon Dio — disse Ian terrorizzato. — Vuoi uccidere
quel povero diavolo?
— Quali sono le possibilità se non facciamo nulla?
Ian sospirò e guardò perplesso l’uomo sul letto. — Quasi
niente.
— Un maggiore afflusso di sangue potrebbe fare la
differenza tra la vita e la morte?
— È possibile — ammise lui riluttante.
— Allora tentiamo. Tu sai come si fa, vero?
— L’ho visto fare, il che non è la stessa cosa. — Ian si
accigliò. — Il paziente morì nel caso a cui ero presente.
— Ma qualche volta il paziente sopravvive... Ti prego,
Ian.— Catherine disse dolcemente, — dai a Michael una
possibilità.
— Il giuramento di Ippocrate dice che i dottori devono come
prima cosa non fare del male — protestò lui. — E poi, dove
troveremo un donatore? Molta gente preferirebbe affrontare
l’armata di Napoleone piuttosto che il bisturi di un chirurgo.
— Io sarò il donatore.
Allibito, il medico si ribellò: — Non posso permettertelo,
Catherine.
Sconvolta dalla fatica e dall’ansia, lei esplose: — Sono
stanca di sentirmi dire dagli uomini "Oh, Catherine, non puoi
fare questo." Sono una villanella sana e robusta e posso
certamente versare un po’ di sangue.
— È la prima volta che ti vedo perdere la calma — La
guardò con un debole sorriso. — Di solito non penso a te come
a una villanella robusta, ma suppongo che non ci sia motivo
perché tu non debba donare il tuo sangue. C’è un pericolo
ridotto per il donatore.
— Allora farai la trasfusione?
— È un uomo sicuramente forte, o non sarebbe
sopravvissuto così a lungo. Tenteremo. Una trasfusione
potrebbe dargli quella forza in più che ora gli è necessaria per
sopravvivere.
Lei si sentì sollevata. — Di che cosa hai bisogno?
— Un paio di penne d’oca pulite, una un po’ più larga
dell’altra, e un’assistente. Tu non sarai certo in condizioni di
aiutarmi.
Catherine andò a chiamare Elspeth, lasciando con Charles il
cuoco: grazie a Dio la ragazza accettò, la sua cameriera sarebbe
svenuta al pensiero di fare una cosa simile. La preparazione di
Kinlock non richiese molto tempo e quando tutto fu pronto,
disse: — Catherine, sdraiati accanto al colonnello, voltata dalla
parte opposta. Praticherò l’incisione all’interno dei gomiti.
Catherine tirò fuori da sotto le coperte il braccio nudo
dell’uomo e arrotolò la sua manica destra, poi si sdraiò sopra le
coperte, con un brivido di tensione al pensiero di dividere
l’intimità di un letto con Michael, anche se in quelle strane
circostanze. Cercò di rilassarsi, ma era difficile poiché sentiva
il corpo dell’uomo vicino al suo e la vita in lui sembrava una
fiammella che poteva estinguersi al più piccolo soffio.
Nonostante tutto, comunque, lui era vivo e lei si aggrappò a
quella realtà.
— Sei pronta Catherine? Non è troppo tardi se vuoi
cambiare idea — disse Kinlock.
Se Michael fosse morto senza che lei avesse fatto tutto quel
che poteva per impedirlo, non avrebbe mai potuto
perdonarselo, — Taglia, Ian.
La lama penetrò nel suo braccio. E le fece male,
naturalmente. Molto male. Quando la lama incise l’arteria, lei
si morse un labbro per non urlare e smise soltanto quando sentì
in bocca un sapore metallico: non poteva perdere sangue
prezioso per Michael. Il bisturi tagliò ancora, più
profondamente, Ian imprecò ed Elspeth gemette: Catherine aprì
gli occhi e vide il sangue scorrere dal suo braccio e il volto di
Elspeth che impallidiva sempre più.
Ian ringhiò: — Dannazione, figliola, non hai il mio
permesso di svenire! Sei una scozzese, puoi farcela.— Subito
fermò l’emorragia. — Chiudi gli occhi e respira
profondamente. — Elspeth obbedì e un po’ di colore le tornò
sulle guance. — Mi dispiace, signore.
Passata la crisi, lui disse gentilmente: — Ti stai
comportando bene. Ho visto uomini cadere a terra dopo una
singola incisione. Non guardare: basta solo che tu tenga la
penna ferma nel braccio di Kenyon.
— Lo farò, signore. — promise Elspeth.
Sentendosi svenire lei stessa, Catherine chiuse gli occhi per
non vedere la penna che veniva inserita nella sua arteria.
Quando li riaprì, vide che la penna traslucida era diventata
color cremisi scuro: il suo sangue stava fluendo in Michael.
Ora, troppo tardi forse, si chiese se fosse giusto prendere una
decisione che poteva ucciderlo: non ne aveva il diritto, ma del
resto, che altro poteva fare? Michael non aveva in ogni caso
molte possibilità di farcela. Come infermiera, capiva quando la
morte si stava avvicinando e il volto di Michael le aveva
parlato chiaro.
— Catherine, come ti senti?
Lei serrò le labbra. — Bene.
— Dimmelo quando cominci a sentirti strana o debole.
Il freddo stava penetrando nel suo corpo: sentiva
chiaramente il battito del suo cuore, quel pulsare che portava il
suo sangue nelle vene di Michael e, con esso, il suo amore.
"Vivi, Michael, vivi."
— Catherine? — La voce di Ian sembrava venire da
lontano.
— Sto bene. — Sicuramente lei era molto, molto lontana
dalla perdita di sangue che aveva subito Michael.
— Continua..— Il suo corpo si stava intorpidendo e quando
aprì di nuovo gli occhi vide che Ian, preoccupato, si preparava
a fermare la trasfusione.
Radunò tutte le forze che le rimanevano per mettere
convinzione nella sua voce e disse: — Non smettere troppo
presto, Ian. Non serve a nulla fare tutto questo se poi Michael
non riceverà abbastanza sangue. — Rassicurato, il chirurgo
lasciò che la trasfusione continuasse.
La mente di Catherine iniziò a vagare: pensò alla prima
volta che aveva visto Michael, lo aveva trovato attraente, certo,
come lo erano tuttavia molti uomini. Quando aveva cominciato
a diventare speciale ai suoi occhi? E quando la sua vita le era
divenuta cara come la propria? Non riusciva più a ricordare.
— Catherine, come ti senti?
Lei cercò di rispondere, ma non ci riuscì: non sentiva
nemmeno le labbra.
Imprecando di nuovo, Ian fermò la trasfusione e mentre le
suturava la ferita, borbottava sulla testardaggine insensata delle
donne. Lei avrebbe voluto sorridere, ma non ne aveva la forza.
— Signorina McLeod, porti una tazza di tè — ordinò il
medico, — Molto grande e con molto zucchero.
Catherine sentì il rumore dei passi che si allontanavano, poi
della porta che si chiudeva. Poi sentì un lieve movimento
accanto a lei e capì che era Michael. Si inumidì le labbra, poi
sussurrò: — Sta meglio?
Ian finì di bendarli, poi posò la propria mano sulle sue:
sembrava così calda quella mano sulle sue carni fredde. — Il
battito e il respiro sono più forti e sul volto è tornato un po’ di
colore.
— Lui... sopravvivrà?
— Non lo so, ma ora le sue possibilità sono aumentate. —
Ian le strinse la mano, poi la lasciò, — Se Kenyon vivrà, lo
dovrà solo a te. Spero che il rischio che hai corso valga la pena.
— Lui la vale — Catherine sorrise debolmente. — Confessa
Ian, sei contento di aver avuto una scusa per sperimentare un
nuovo processo.
Con tono divertito, Ian rispose: — Ammetto che è stato
interessante e che sono ansioso di vedere i risultati.
Catherine chiuse gli occhi: aveva fatto tutto quello che
poteva. Il risultato era nelle mani di Dio.

Era buio quando si svegliò e, disorientata, cercò di muovere


il braccio, ma sentì un dolore acuto al gomito. Gli eventi del
pomeriggio le tornarono alla mente; la trasfusione l’aveva
portata vicino al collasso e Ian le aveva somministrato molte
tazze di tè caldo e dolce e poi l’aveva messa a letto. Dopo aver
ordinato che riposasse almeno fino al giorno successivo, aveva
incaricato Elspeth di prendersi cura di lei ed era tornato
all’ospedale.
Catherine si mise lentamente a sedere e poggiò i piedi sul
pavimento: se avesse fatto abbastanza attenzione, avrebbe
potuto camminare. Si alzò e si infilò una vestaglia, per stare più
calda, poi uscì dalla stanza e si diresse dall’altra parte della
casa, appoggiandosi al muro con una mano. Nella stanza di
Michael c’era la luce accesa, sebbene dentro non ci fosse
nessuno che vegliasse. Forse Elspeth aveva pensato che non vi
era più nulla da fare per un ferito in condizioni così gravi,
oppure era solo sfinita, dopo aver lavorato senza pausa per
giorni.
Michael si rivoltava senza riposo e il suo respiro era veloce,
troppo veloce. Barcollando, instabile, attraversò la camera e gli
mise una mano sulla fronte: scottava e stava sudando. Lei
sapeva che la febbre sarebbe stata inevitabile, ma la cosa la
preoccupava ugualmente. Gli occhi di lui erano aperti, ma non
era cosciente e sperando di risvegliarlo lei chiamò:
— Michael? Colonnello Kenyon?
Lui iniziò a muoversi spasmodicamente, cercando di
sollevarsi. — Sto arrivando... — mormorava. — Calmi ora,
calmi...
Il movimento lo portò pericolosamente vicino al bordo del
materasso, se fosse caduto le ferite si sarebbero riaperte, così
lei lo prese per le spalle e lo fece di nuovo sdraiare nel letto.
— No, Michael, tu devi riposare — sussurrò lei gentilmente.
— Sei al sicuro, adesso. Guarirai presto e starai bene come
prima.
Sebbene fosse troppo debole per opporle resistenza, lui
continuava ad agitarsi senza tregua e stravolta per la debolezza,
lei salì sul letto e lo prese tra le braccia, poggiando la testa di
lui sul suo petto. Il suo abbraccio lo calmò un poco, ma non
abbastanza, e ricordandosi di quando Amy aveva avuto la
febbre, Catherine ebbe un’idea. Iniziò a intonare una ninna
nanna: — "Dormi piccolo mio e rimani tranquillo per tutta la
notte..."
Gli accarezzò i capelli mentre cantava con dolcezza tutte le
ninne nanne che conosceva: il respiro di lui divenne più
regolare, ma quando lei smetteva, lui riprendeva ad agitarsi.
Cantò tutte le canzoni che aveva appreso da bambina,
comprese alcune ballate d’amore che aveva imparato dai
soldati irlandesi durante la guerra di Spagna, cantò fino a che la
voce le divenne roca e gradualmente l’agitazione di Michael
scomparve lasciando il posto a quello che sembrava un sonno
più naturale.
Sapeva che avrebbe dovuto andare via di là, ma era difficile
comportarsi con correttezza quando la vita di Michael era
appesa a un filo. E poi non sapeva se ce l’avrebbe fatta a
camminare fino alla sua stanza. Con un sospiro, si appoggiò sul
cuscino; la barba di lui le solleticava il petto piacevolmente
attraverso la mussola della sua camicia da notte. Aveva i
capelli bagnati, ma non stava più sudando e la temperatura
sembrava tornata normale. Ringraziando Iddio, il peggio era
passato.
Sarebbe guarito e presto se ne sarebbe andato: e a lei
sarebbe rimasta la gioia di sapere che da qualche parte nel
mondo lui era sano e felice, ma non sarebbero stati mai più così
vicini.
Allora volle osare, poiché lui non poteva sentirla, e disse:
— Ti amo, Michael, e ti amerò sempre. — Poi lo baciò sulla
fronte, come aveva fatto con Charles. Sicuramente nessuno
avrebbe potuto condannare quel bacio troppo duramente.
Poi, stremata, sprofondò nel sonno.
13

Avendo portato con sé il volto di Catherine nell’oscurità,


Michael non fu sorpreso di vederla accanto a sé quando si
risveglio. Il suo primo folle pensiero fu che la persona vicino a
lui fosse un angelo con le sembianze di Catherine venuto a
dargli il benvenuto in paradiso.
Tuttavia il paradiso non era certo la sua destinazione:
corrugò la fronte chiedendosi dove fosse, e poiché stava
navigando in un mare di dolore, si rispose che probabilmente si
trovava all’inferno. Alla meno peggio, al purgatorio.
Poi la dolce voce di Catherine chiamò: — Michael? — e
suonò così reale che lui cercò di raggiungerla: ma il mare di
dolore lo sommerse, inghiottendo ogni centimetro del suo
corpo e oscurando la sua mente. Sussultò.
Lei mise una mano fresca sulla sua fronte e studiò
attentamente il suo volto: aveva gli occhi stanchi e i capelli
erano arruffati, ma era sempre la donna più adorabile che
avesse mai visto, ma se davvero si trovava nell’aldilà, avrebbe
dovuto ricordarla come era la sera del ballo di Richmond.
Dunque per quanto fosse incredibile, doveva essere ancora
vivo, anche se non lo sarebbe stato a lungo, considerate le
ferite che aveva ricevuto.
Cercò di parlare e gli uscì un gemito: — Catherine.
— Finalmente sei sveglio. — Lei gli fece un sorriso
luminoso. — Puoi bere un po’ di questo brodo di carne? Hai
bisogno di nutrirti.
Lui annuì debolmente: gli sembrava una perdita di tempo
nutrire un uomo che stava per morire, ma forse il brodo gli
avrebbe permesso di parlare più facilmente.
Lei sedette sul bordo del letto e gli sollevò leggermente la
testa, sostenendolo mentre lo imboccava. Anche quel piccolo
movimento produsse un’esplosione di dolore: in quell’agonia,
il corpo morbido di lei era l’unico balsamo. Tenerezza e
profumo di rose e il ricordo lontano di una musica.
Quando ebbe inghiottito quel che poteva, lei lo adagiò
delicatamente sui cuscini, poi si spostò in un punto del letto
dove lui potesse vederla meglio. Sebbene ogni più piccolo
movimento del materasso gli provocasse dolore, valeva la pena
averla così vicino.
Con voce più forte, lui chiese: — La battaglia?
— Abbiamo vinto. È stato tre giorni fa. Le truppe alleate ora
stanno inseguendo quel che è rimasto dell’esercito di
Napoleone in Francia. Se riusciranno a evitare che le truppe
napoleoniche si riorganizzino, forse la guerra sarà finita.
Lui strizzò gli occhi. — Tre giorni?
Lei annuì. — Kenneth sta bene... lui e il portabandiera
Hussey del tuo reggimento ti hanno trovato sul campo dopo la
battaglia. — Lei esitò. — Kenneth ha mandato qui il tuo
palafreniere e il bagaglio, ma non ho saputo niente del tuo
attendente, Bradley. È stato ucciso?
Lui confermò tristemente: Bradley era un giovane e allegro
irlandese. Almeno la sua morte era stata pietosamente veloce.
— Tuo marito e Charles Mowbry?
— Colin ne è uscito senza nemmeno un graffio. Ha detto
che deve ringraziarti perché il tuo cavallo, Thor, ha salvato sia
lui che Charles. Charles è qui: hanno dovuto amputargli
l’avambraccio sinistro, ma se l’è cavata bene. — Lei sorrise un
po’ nervosa. — Molto meglio di te.
Lui fu felice di sentire che suo marito era sopravvissuto: la
morte di Colin Melbourne avrebbe prodotto in lui un
irrazionale senso di colpa, dato che aveva desiderato che
quell’uomo non fosse mai esistito.
— È sorprendente... ma sto ancora respirando. — La sua
mano cercò il punto in cui la pallottola aveva cercato di forargli
l’addome. Era impossibile separare quel dolore da tutti gli altri.
— Sei stato incredibilmente fortunato — disse lei,
mostrandogli il suo caleidoscopio, malamente ammaccato,
— Hai subito tre ferite principali e una mezza dozzina di altre
meno importanti, ma questo ti ha salvato dall’unica pallottola
che sicuramente ti sarebbe stata fatale.
Lui fissò la pallottola e il tubo d’argento. — Pezzi di
arcobaleno, in verità.
Lei lo guardò con aria interrogativa. Pezzi di arcobaleno?
— È questo che il caleidoscopio contiene, pezzi di sogni e
arcobaleni. Un oggetto adorabile. Il regalo di un amico. —
Sorrise. — È il mio portafortuna.
— Ovviamente.
Lui cercò di prenderlo, ma non poteva sollevare il braccio,
Di nuovo il dolore, come un coltello incandescente. — Non...
non abbastanza fortuna, tuttavia.
— Non stai morendo, Michael — disse lei con forza. — Ti
hanno sparato, ferito con le sciabole e sei stato scalciato dai
cavalli e hai perso tanto sangue quanto può perderne un uomo,
ma sei rimasto vivo. Per questa ragione, ti sentirai orribilmente
debole ancora per molto tempo, mesi forse. Ma non stai
morendo.
Lei sembrava così sicura di quel che diceva che quasi lo
convinse; in fondo, si era sentito altrettanto male dopo la
battaglia di Salamanca ed era sopravvissuto.
Lei aggrottò la fronte, — Sto parlando troppo. Tu hai
bisogno di riposo. — Si alzò in piedi. — Un’altra cosa. Tu
volevi che imbucassi delle lettere per i tuoi più cari amici nel
caso fossi morto. Vuoi che scriva loro per informarli del tuo
stato? Quando vedranno il tuo nome sulla lista dei caduti, si
dispereranno.
— Te ne prego e... grazie. — Lui cercò di tenere gli occhi
aperti, ma quella breve conversazione lo aveva esaurito.
— Scriverò questo pomeriggio stesso e darò le lettere a un
corriere militare in modo che arrivino a Londra più in fretta.
Starai presto bene, Michael.
Catherine aveva capito che Michael disperava di salvarsi e
aveva intenzione di rassicurarlo, per evitargli una tale angoscia.
Si alzò stancamente: nonostante avesse perso solo una piccola
parte del sangue che aveva perso Michael, si sentiva ancora
debole come una gattina.
Prese le tre lettere dal cassettone di Michael in modo da
copiare gli indirizzi. Il duca di Candover, il conte di
Strathmore, il conte di Aberdare, si trattava di gente dell’alta
società. Ne dedusse che quegli uomini erano gli altri Angeli
Caduti che Michael aveva conosciuto ai tempi della scuola.
Come li aveva chiamati? Rafe, Lucien, Nicholas. Li invidiò per
aver avuto la sua amicizia per così tanti anni.
Quando si svegliò, Michael non vide Catherine ma una
brunetta carina che timidamente posava una mano sopra la sua
spalla; dopo un momento, la riconobbe, era Elspeth McLeod, la
nurse dei Mowbry. Lui mormorò: — Buon giorno.
— Buongiorno, colonnello. Ho del semolino per voi. Il
dottor Kinlock ha detto che dovete cercare di nutrirvi.
Semolino ripeté lui con tutto il disgusto che poteva
esprimere con un sussurro, ma poi si sottomise buono buono.
Non avrebbe potuto mangiare del vero cibo nemmeno se glielo
avessero offerto.
Dopo che ebbe finito, Elspeth lo fece sdraiare di nuovo e
risistemò le coperte. — Non esagero nel dirvi che non mi
aspettavo che sareste sopravvissuto. Quando Catherine vi ha
riportato a casa, sembravate pronto per il funerale.
Lui aggrottò la fronte, non capiva. — Catherine mi ha
portato a casa? Lei mi ha detto che mi ha trovato Kenneth
Wilding.
— Sì, ma c’era anche lei. Dopo la battaglia è andata a
Waterloo a prendere il capitano Mowbry ed è finita sul campo
di battaglia con il capitano Wilding, — La ragazza rabbrividì a
quel pensiero.
Michael sapeva che Catherine era una donna intrepida, ma
quel che aveva fatto per lui era comunque stupefacente. — Le
devo ancor più di quel che pensavo.
Proprio così — concordò Elspeth. — Avevate perso molto
sangue ed eravate in punto di morte, così lei ha convinto il
dottor Kinlock perché permettesse di donarvi il suo sangue. Io
li ho assistiti. È stata una delle cose più strane che abbia mai
visto. E ha funzionato, comunque. Il dottor Kinlock ha detto
che se non fosse stato per la trasfusione voi sareste morto.
Michael era confuso. — Come ha potuto darmi il suo
sangue?
— Attraverso un paio di penne d’oca che passavano dal suo
braccio al vostro. Elspeth si alzò. — Il dottore ha detto che non
dovete stancarvi, così ora vi lascio. Con voi e il capitano
Mowbry ferito, c’è molto da fare in casa.
La ragazza se ne andò e Michael, rimasto solo, sollevò un
poco la sua mano e rimase a fissare le vene che si
intravedevano sotto la pelle sottile del polso. Il sangue di
Catherine stava letteralmente scorrendo nelle sue vene: era
un’intimità così profonda che la sua mente non poteva ancora
comprenderla pienamente. Di nuovo era stata Santa Catherine:
non solo coraggiosa, ma anche modesta e sicuramente la donna
più generosa che avesse mai conosciuto. Avrebbe fatto lo
stesso per qualunque amico e forse anche per un estraneo,
tuttavia sapere che lei aveva diviso il suo sangue con lui lo
commuoveva profondamente. Per tutta la vita lei sarebbe stata
parte di lui: chiuse gli occhi e ricacciò indietro le lacrime.
Maledisse di essere così debole.

Il conte di Strathmore stava riflettendo sul contenuto della


lettera che aveva in mano, quando entrò un valletto: — Lord
Aberdare è qui, mio signore. L’ho fatto accomodare nello
studio.
Lucien si alzò per andare a salutare il suo amico: era tipico
di Nicholas, il gitano intuitivo, precipitarsi dal Galles sulla scia
di un presentimento portato dal vento. Dopo che si furono
salutati, Lucien disse: — Ho appena ricevuto da Bruxelles una
lettera che contiene notizie su Michael. È stato ferito
gravemente, sai.
— Lo so... Clare e io abbiamo visto la lista delle vittime —
disse Nicholas. — Ma ero preoccupato per Michael già da
settimane, e dato che ero nervoso come un gatto sulla graticola,
Clare mi ha consigliato di venire a Londra, poiché qui le
notizie arrivano più velocemente.
Lucien gli tese la lettera. — È scritta da una certa signora
Melbourne. Michael aveva trovato alloggio presso la sua
famiglia questa primavera e ora lei se ne sta prendendo cura.
Pare che le sue possibilità di guarigione siano buone.
Nicholas lesse velocemente la pagina. — Ha menzionato
Catherine Melbourne in molte delle sue lettere. Suo marito è un
capitano dei dragoni. — Fece un fischio. — Pare che Michael
avesse con sé il caleidoscopio che tu gli hai regalato tanti anni
fa e che proprio quello abbia bloccato la pallottola.
— Pare. Misteriose sono le strade...
— Grazie a Dio lo aveva con sé. — Nicholas era
visibilmente preoccupato. — È ovvio che, ammesso che
Michael si riprenda, la convalescenza sarà lunga. Tu conosci
tutti, Luce. Dove possiamo trovare una nave confortevole?
Lucien alzò un sopracciglio. — Vuoi dire...?
— Proprio così, — Nicholas ripiegò la lettera con cura.—
Clare mi ha già dato gli ordini di marcia. Andrò in Belgio e
riporterò Michael a casa.
14

La testolina nera di Amy fece capolino sulla porta. — Sono


arrivati i giornali di oggi, colonnello. Posso leggerteli?
— Mi piacerebbe molto.
Sorrise quando Amy entrò e si sedette con un grazioso
volteggiare di gonne: la casa era piena di vita da quando Anne
e i bambini erano tornati da Antwerp. Charles aveva
riguadagnato molta della sua forza e quasi tutti i domestici
belgi erano ritornati.
La vita era tornata alla normalità per tutti, tranne che per
Michael: nonostante il dolore fosse diminuito, era ancora
terribilmente debole. Il dottor Kirilock gli aveva assicurato che
quelle erano le condizioni normali per chi perdeva molto
sangue; ma il saperlo non aumentava la sua pazienza. In modo
particolare odiava che Catherine lo vedesse in quello stato
patetico: il fatto che fosse un’infermiera di grande esperienza e
non fosse innamorata di lui non impediva che il suo orgoglio
maschile ne risultasse ferito.
La sua condizione aveva un solo vantaggio: era troppo
debole per provare desiderio fisico, e questo non faceva altro
che rendere più saldi i suoi sentimenti: non aveva compreso
quanto profondamente amasse Catherine fino a quel momento,
quando la passione lasciava spazio a sentimenti più sottili.
Amy lesse gli articoli più importanti, traducendoli dal
francese all’inglese. Michael sapeva il francese naturalmente,
ma ascoltare in inglese gli costava meno fatica, e poi amava la
compagnia della bambina: se mai avesse avuto una figlia, gli
sarebbe piaciuto che fosse come Amy.
Amy aveva appena ripiegato il giornale, quando sua madre
entrò: — È il momento di salire per le lezioni, mia cara. —
Dopo aver fatto una smorfia a quella notizia, Amy fece
un’elegante riverenza.
— Avrò piacere di rivederla presto, colonnello Kenyon.
Catherine gli chiese: — Ti dispiace se mi fermo un po’ qui a
lavorare a maglia? È la stanza più tranquilla di tutta la casa.
— Sei sempre la benvenuta, se riesci a sopportare il mio
caratteraccio.
— Veramente, sei straordinariamente tranquillo per un
uomo che probabilmente sta per impazzire a causa
dell’inattività. — Catherine prese una sedia ed estrasse i suoi
lavori da una borsa. Ora che era meno occupata, passava ore
seduta quieta accanto a lui, lavorando a maglia o scrivendo
lettere. A Michel faceva bene averla vicino.
— Non ho la forza di farmi trasportare da un vero accesso di
collera, non quando il mio più grande successo della settimana
scorsa è stato riuscire a pronunciare nuovamente delle frasi per
intero.
— Ian Kinlock dice che stai facendo progressi eccellenti.
Ma devi assolutamente evitare una ricaduta cercando di fare
troppo e troppo in fretta.
— Non posso starmene qui sdraiato come un fazzoletto
stropicciato per sempre. Tu sei molto paziente, ma sicuramente
vorrai raggiungere tuo marito a Parigi. La vita è molto più
allegra là.
— È arrivata proprio una lettera di Colin oggi. Dice che,
dato che ti deve la vita, il minimo che io possa fare è di
rimanere a Bruxelles fino a che non sarai rimesso
completamente.
Michael strinse le labbra. — C’è un limite anche per la
carità.
— Non c’entra nulla la carità. Ho passato una primavera
brillante anche a Bruxelles e sono molto stanca, non ho
nessuna fretta di gettarmi nella lussuosa vita parigina. Inoltre,
poiché Charles ha lasciato l’esercito e ha deciso di riportare la
sua famiglia a Londra, Dio solo sa quando potrò rivedere i
Mowbry.
Michael sospirò: era al tempo stesso stranamente contento di
non essere un peso per Catherine e dispiaciuto di non
rappresentare per lei qualcosa di più importante. Sentirono dei
passi avvicinarsi alla porta e, dopo aver bussato, Anne aprì la
porta. — Michael, stai abbastanza bene per ricevere visite? Un
tuo amico è appena arrivato dall’Inghilterra. — Lei si fece da
parte e introdusse Nicholas nella stanza, poi andò via.
— Buon Dio... — disse Michael trasognato. — Sto
sognando.
— Non hai questa fortuna. Ti ho scovato finalmente. —
Nicholas strinse la mano di Michael con forza. — Clare ti
manda i suoi saluti affettuosi. Sarebbe qui anche lei, se non
fosse per il bambino. — Michael cercò di pensare a qualche
frase spiritosa, ma non gliene venne in mente nessuna e dopo
essersi schiarito la voce disse: — Catherine, ti presento il conte
di Aberdare, Nicholas.
Il conte si girò e le sorrise con calore: — Scusatemi, non vi
avevo vista. Sono onorato di incontrare la leggendaria Santa
Catherine.
L’affetto che legava Michael e il suo amico era molto
profondo ed evidente e Catherine si sentiva abbandonata ed
esclusa e per nulla santa. Cercando di allontanare quella
spiacevole sensazione, si alzò e restituì il sorriso. — Il piacere
è mio. Come avete fatto ad arrivare a Bruxelles così in fretta?
— Una buona barca e un buon capitano. — Il duca lanciò di
nuovo un’occhiata a Michael. — Entrambi frutto della cortesia
di Rafe, che ti manda i suoi migliori auguri e un severo
rimprovero per essere stato tanto folle da mettere di nuovo in
pericolo la tua vita.
Un sorriso illuminò il volto di Michael, — Conoscendo
Rafe, probabilmente il rimprovero ha la precedenza sugli
auguri.
— Sì, ma ho troppo tatto per ammetterlo, — Aberdare frugò
nella giacca e ne estrasse un tubo d’argento. — Lucien ti
manda questo, per sostituire quello che è stato distrutto.
— Mi porterà la stessa dose di fortuna?
— Garantito. — Aberdare gli consegnò il caleidoscopio.
Michael lo avvicinò agli occhi e lo girò lentamente.
— Questo modello è leggermente più grande dell’altro e più
bello. Catherine, tu non hai mai visto l’originale prima che
fosse distrutto, vero? Dai un’occhiata.
Lei prese il tubo e lo puntò verso la finestra. Dentro c’erano
pezzetti di vetro brillanti e colorati a forma di stellina. Era
deliziata. — Incantevole.
Restituendo l’oggetto, si rivolse al visitatore, — È stato
gentile da parte vostra venire a trovare Michael, Siete sulla
strada per Parigi?
Aberdare scosse il capo, — No, sono venuto per riportare
Michael nel Galles... Cioè, sempre che lui voglia venire e possa
essere trasportato.
Catherine cercò di non perdere il controllo: in quel momento
avrebbe voluto gridare che Michael era suo e non lo avrebbe
lasciato partire, invece disse: — Questo spetta al dottore
deciderlo, ovviamente, ma sicuramente è un viaggio lungo e
faticoso anche per una persona sana.
— Lo porterò fino alla costa con una chiatta — spiegò il
conte, — Poi lo yatch veleggerà intorno alla Gran Bretagna
fino al porto di Penrith, che è solo a poche miglia da casa. Non
sarà un viaggio breve, ma andando per mare sarà certamente
meno doloroso. Inoltre, avremo con noi un’infermiera scelta
dalla moglie di Lucien che si prenderà cura di Michael durante
il viaggio.
— Casa. — Michael chiuse gli occhi per un momento.
— Mi piacerebbe, molto.
— Allora sarà fatto. — Aberdare lo guardò pensieroso. — È
tempo di andare, ti stiamo stancando.
Michael aprì di nuovo gli occhi. — No davvero. Io sono qui
a non far nulla tutto il tempo.
— È vero, ma la signora Melbourne vorrà la mia testa se
non ti lascio riposare. — Aberdare posò rapidamente le sue
mani su quelle di Michael — A più tardi.
Catherine e Aberdare lasciarono la stanza. E, appena
richiusero la porta, il conte fece un profondo respiro e si coprì
gli occhi con la mano. Preoccupata, Catherine chiese: — State
male, signore?
— Vi prego, chiamatemi Nicholas. — Abbassò la mano,
rivelando un’espressione stravolta. — Sapevamo che era stato
gravemente ferito... ed è per questo che sono venuto. Ma è
davvero terribile vederlo in questo stato. È sempre stato così
forte. Deve aver perso almeno una decina di chili e sembra il
fantasma di se stesso. Siamo davvero stati vicini a perderlo.
— È fortunato ad avere amici come voi — disse Catherine
mentre iniziava a scendere. — State facendo un grande sforzo
per lui.
— Michael è uno di famiglia, credetemi. Lui vive dall’altra
parte della nostra valle. È il padrino di mio figlio. — Nicholas
si passò le dita tra i capelli neri, — Siamo amici sin dai tempi
della scuola. Io sono per metà gitano e questo non è un
precedente illustre nell’albo di famiglia di un iscritto a Eton.
Michael è stato il primo ragazzo che abbia voluto fare amicizia
con me. Non l’ho mai dimenticato. — Guardò Catherine con
occhi penetranti, — Avremo buona cura di lui, signora
Melbourne, ve lo prometto.
A disagio, Catherine si chiese che cosa il conte avesse visto
nei suoi occhi e disse: — Potete chiamarmi Catherine. — Poi
entrarono nello studio. — Dove alloggiate?
— Per ora da nessuna parte... sono venuto direttamente
qui..— Nicholas sembrava non preoccuparsi assolutamente per
quel problema. — Con tutti coloro che sono partiti per Parigi,
non faticherò a trovare posto in un albergo.
— Potete stare qui... la stanza di fronte a quella di Michael è
vuota e c’è anche spazio per tre o quattro servitori.
— Grazie. — Lui fece un sorriso stanco. — Voi siete molto
gentile.
Catherine ricambiò il sorriso, ma in realtà il suo cuore
doleva. Sebbene avesse sempre saputo che prima o poi avrebbe
perso Michael, non si aspettava che sarebbe accaduto così
presto.

Nicholas impiegò due giorni a sistemare ogni cosa per il


trasferimento di Michael nel Galles e quest’ultimo non ne fu
sorpreso: conoscendo Nicholas da venticinque anni, sapeva che
era un uomo efficiente e preciso nonostante l’apparente
noncuranza con cui affrontava i problemi.
Per il giorno della partenza, Michael era migliorato tanto da
riuscire a stare seduto, sebbene ciò gli procurasse ancora
dolore. Mentre aspettavano che arrivassero le carrozze,
giocherellava nervosamente con l’orlo del vestito. — Quel
rumore là fuori sono i Mowbry che partono?
Nicholas guardò fuori dalla finestra. — Era il carro con i
bagagli che partiva. La carrozza è in ritardo perché sono tutti
occupati a dare la caccia a un cane esuberante chiamato
Clancy. Anne Mowbry è visibilmente imbarazzata. Ah, Charles
sta esercitando la sua autorità di ufficiale e gentiluomo e sta
ordinando alla bestia di salire sul carro. Sembra che finalmente
stiano per partire.
— Non ci vuole molto perché una casa si svuoti. — Michael
si chiese se Catherine sarebbe venuta a dirgli addio. Sarebbe
stato più facile se non lo avesse fatto, ma non poteva
sopportare l’idea di non vederla più. Forse lei avrebbe preferito
dirgli addio in pubblico, quando lui fosse stato portato fuori in
barella. Ma non poteva sopportare nemmeno quella possibilità.
— Questa è stata davvero una casa per molti mesi.
— Merito di Anne e Catherine, presumo. Mi piacciono
immensamente tutte e due, — Nicholas diede a Michael
un’occhiata maliziosa. — Specialmente Catherine.
C’erano dei vantaggi nell’aver imparato a controllare sin da
bambini le proprie emozioni. E Michael cercò di restare
imperturbabile: — Sono entrambe donne speciali. Mi
mancheranno molto e anche i bambini. E mi mancherà anche
Louis il Pigrone, che è sicuramente il cane più inerte di tutta la
terra.
Nicholas rise. — I carri che ho affittato per portarci alla
chiatta saranno qui presto. Sei pronto?
— Per quanto posso esserlo — sospirò Michael. — Speravo
che quando fosse venuto il momento, sarei stato capace di
camminare con le mie gambe, ma ovviamente è impossibile.
— Ogni cosa a suo tempo. Da quel che ha detto il dottor
Kinlock prima di ritornare a Londra, in pochi mesi dovresti
essere completamente guarito, con parecchie nuove cicatrici
variopinte.
— Ha anche detto che dovrò starmene sdraiato per altre
settimane senza fare nulla. — Le dita di Michael
tamburellavano sul copriletto. — La pazienza non è mai stata
uno dei miei punti di forza.
— È vero, ma non puoi farne a meno — disse Nicholas
gentilmente. — Se cercherai di stancarti, ti inchioderò al letto.
Michael sorrise, sapeva anche troppo bene che le parole del
suo amico non erano uno scherzo: avrebbe avuto una piacevole
convalescenza, che lo volesse o no.
Un timido bussare alla porta annunciò Catherine.
— Nicholas, i tuoi carri sono arrivati.
Il conte guardò lei, poi Michael. — Andrò a controllare il
carico dei bagagli, — E, silenzioso come un gatto, uscì.
I capelli di Catherine erano acconciati semplicemente, e
sottolineavano i delicati lineamenti del suo volto. Le sue
guance erano meno piene di quando si erano incontrati: era
dimagrita, soprattutto per il lavoro e le preoccupazioni che lui
le aveva causato.
Senza che i loro sguardi si incontrassero, lei disse: — Odio
gli addii, ma suppongo che siano necessari.
— Rendono chiaro che qualcosa è finito — affermò
apertamente lui. — Quando tu e Amy partirete per Parigi?
— Domani. La casa sembrerà vuota stanotte, dopo che tutti
sarete partiti. — Lei si avvicinò alla finestra e guardò fuori,
verso i bastioni — È strano. Tu e io siamo diventati buoni
amici, soprattutto perché eravamo nello stesso posto nello
stesso momento.
Era tutto lì quello che lei pensava dei sentimenti complicati
e indefiniti che li univano? — Mi piacerebbe pensare che
saremmo stati amici anche in altre circostanze.
— Ne sono certa. — Nelle sue vene pulsava forte il sangue,
— Quel che volevo dire è che probabilmente le nostre strade
non si sarebbero mai incontrate se non fosse stato per la guerra.
E siccome tu stai per lasciare l’esercito, probabilmente non ci
incontreremo mai più.
Lui era dolorosamente consapevole di quella verità.
— Se tu e Colin avrete mai voglia di visitare il Galles,
sareste i benvenuti al maniero di Bryn. Vi piacerebbe Clare, la
moglie di Nicholas.
— Nicholas è meraviglioso — disse lei con un breve
sorriso. — Affascinerebbe chiunque. Sua moglie com’è?
— Molto pragmatica, Clare era una maestra della scuola del
villaggio prima del matrimonio e dice che non c’è niente come
insegnare a trenta ragazzi per acquistare senso pratico. —
Parlava quasi a caso, guardando intensamente la figura di
Catherine che si stagliava accanto alla finestra. Anche se la
passione non lo tormentava in quel momento, ricordava quanto
lo avevano provocato le curve di Catherine e sapeva quanto
avrebbero visitato le sue notti insonni per il resto della vita.
Doveva dirle una cosa prima di partire. — Un semplice
grazie sembrerebbe inadeguato dato che mi hai salvato più
volte la vita. Sono profondamente in debito con te.
— E tu hai salvato Colin e Charles.
— Prestare un cavallo non è certo un atto paragonabile a
quello che hai fatto tu — disse lui seccamente.
— Tutte le donne diventano infermiere quando è
necessario.— disse imbarazzata.
— Ah, sì? — Lui le tese la mano e incerta lei avanzò e la
strinse. Lui le alzò la manica con la mano libera, rivelando la
piccola cicatrice non ancora guarita sul suo braccio, — Questa
non è normale assistenza. Me lo ha raccontato Elspeth. Perché
tu non mi hai detto niente?
Lei abbassò la testa. — Avevo vergogna della mia
presunzione. Se la trasfusione non avesse funzionato, avrebbe
potuto ucciderti.
— Invece, mi ha salvato la vita — disse lui con calma.
— Mi hai dato il tuo sangue. Non potevo ricevere dono più
prezioso.
— È stato solo per ragioni egoistiche. — Catherine sentì che
stava per scoppiare a piangere e ricacciò indietro le lacrime.
— Non mi piace che i miei pazienti muoiano. Non è bello per
la mia reputazione di santa.
Lui le strinse la mano.— Catherine, se mai dovessi avere
bisogno di qualcosa, vieni da me. Farò qualsiasi cosa sarà in
mio potere per aiutarti.
Lei distolse lo sguardo. — Grazie, lo ricorderò.
Lui sollevò le loro mani unite e baciò la punta delle sue dita,
poi la lasciò. — Non dimenticarlo mai.
— Addio, Michael. Sono felice che le nostre strade si siano
incrociate, anche se solo per poco. — Gli sfiorò la guancia con
incredibile leggerezza, poi si voltò e lasciò la stanza.
Lui avrebbe voluto richiamarla, stringerla tra le sue braccia
così che non potesse più fuggire. Voleva pregarla di lasciare
suo marito e di vivere con lui senza preoccuparsi delle
conseguenze, e per evitarlo strinse i denti così forte che la
mascella gli dolse. Forse le avrebbe davvero chiesto di lasciare
suo marito, se una volta non avesse già chiesto a un’altra donna
di fare altrettanto. Aveva già esaurito la scorta di follia che la
vita gli aveva concesso.
La porta si richiuse dietro di lei e mentre ascoltava il rumore
dei suoi passi che si allontanavano sentì arrivare lo spasmo ai
polmoni che annunciava un attacco d’asma: una morsa gli
impediva il respiro e la paura aumentava. Si appoggiò
all’indietro e cercò di inspirare ed espirare molto lentamente:
dentro e fuori, dentro e fuori, finché l’aria cominciò di nuovo
ad affluire. Il senso di soffocamento e la paura scivolarono via.
Sconvolto, fissò il soffitto: non aveva più avuto un attacco
d’asma da anni, da quando Caroline era morta.
Chiuse gli occhi: aveva fatto la cosa giusta e un giorno ne
sarebbe stato orgoglioso, ma ora provava solo dolore.
Catherine era la donna più straordinaria che avesse mai
incontrato. E pregava Dio di non vederla mai più.
PARTE II

La strada per il paradiso.

15

Primavera 1816

La porta della casa di Londra venne aperta da una cameriera


vestita in modo impeccabile. Catherine chiese: — La signora
Mowbry è in casa? Potrebbe dirle che la signora e la signorina
Melbourne sono qui?
La domestica lanciò un’occhiata curiosa agli abiti da viaggio
delle due donne prima di obbedire e un minuto dopo Anne
apparve nel vestibolo, — Catherine, che gioia vederti! Pensavo
che fossi ancora in Francia!
Si abbracciarono calorosamente.
Catherine notò che Amy era diventata alta quasi come Anne
e che Anne aveva ripreso la sua figura dopo il parto. In un anno
potevano accadere molte cose. Troppe. — Siamo appena
arrivate in Inghilterra, — Si tolse il cappellino impolverato:
aveva un gran mal di testa.
— Charles è in casa? E tua suocera?
— Sono entrambi fuori, — E dopo aver dato un’occhiata
all’espressione di Amy, disse: — Amy, vorresti raggiungere
Molly e Jamie? Credo che stiano per prendere il tè nella
nursery.
Ad Amy brillarono gli occhi. — Oh, sì. Mi piacerebbe. Ho
molte cose da raccontare loro. E vorrei vedere anche Clancy e
Louis.
Appena la cameriera ebbe condotto fuori Amy, Anne
condusse l’amica in un salottino e quando furono sole disse:
— Non sarà educato che te lo chieda, ma sembri distrutta. Sei
malata o sei solo stanca per il viaggio?
Catherine si lasciò cadere sul sofà: ora che aveva raggiunto
un rifugio sicuro, non sapeva se sarebbe stata capace di
muoversi di nuovo, disse solo; — Colin è morto.
— Buon Dio. — Anne spalancò gli occhi per la sorpresa.
— Come è accaduto?
Catherine si tolse i guanti e li appallottolò. — È stato ucciso.
— Oh, Catherine, è orribile! Dopo essere sopravvissuto a
tante battaglie senza nemmeno un graffio!
— È successo per strada, a tarda notte. Aveva appena
lasciato la casa di un amico. — Catherine si premette le dita
sulle tempie, ricordando l’orrore e l’incredulità che aveva
provato quando un ufficiale di servizio era venuto a portarle la
notizia. — Gli hanno sparato alla schiena. È... morto in pochi
istanti. Una sciarpa viola e un biglietto con la scritta VIVE
L’EMPEREUR gli sono stati trovati accanto. Apparentemente è
stato ucciso da un bonapartista, perché era un ufficiale inglese.
Senza parlare, Anne si sedette e prese l’amica tra le braccia:
quel gesto di affetto fece sgorgare le lacrime che Catherine
aveva trattenuto da quando aveva appreso di quella orribile
morte. Quando smise di piangere, sussurrò: — Ho persino
rimpianto che non fosse morto a Waterloo. Quella sarebbe stata
la fine che aveva sempre desiderato. Morire per mano di un
codardo è una maledizione.
— È morto per il suo paese, anche se non è morto in
battaglia — disse Anne dolcemente. — Almeno è stata una
morte rapida. Ora non diventerà mai vecchio. Colin non
avrebbe sopportato di invecchiare.
Anne aveva ragione, ma questo non la confortava. Colin
avrebbe potuto vivere ancora a lungo prima di diventare
vecchio. Sul punto di piangere di nuovo, Catherine si alzò e
prese il fazzoletto dalla sua reticella.
Anne si accigliò. — Sono sorpresa che la notizia della sua
morte non sia ancora giunta in Inghilterra. È appena accaduto?
Catherine strinse le labbra. — Le autorità temono che se la
notizia della sua uccisione divenisse di pubblico dominio, la
gente insorgerebbe contro i francesi. Come sai, al Congresso
della scorsa estate le posizioni moderate hanno vinto con
difficoltà. L’ambasciatore britannico mi ha detto
personalmente che uno scandalo pubblico sulla morte di un
eroico ufficiale inglese potrebbe mettere in serio pericolo la
pace.
— Così la morte di Colin è stata messa a tacere... Hai deciso
di stabilirti a Londra, o preferisci un posto tranquillo come
Bath?
— Nessuna delle due cose — disse Catherine tristemente.
— Devo assolutamente trovare un lavoro. Sapevo che Colin
aveva problemi di denaro, ma non mi sono resa conto di quanto
fosse seria la situazione fino alla sua morte. La mia dote, le
entrate che ha ereditato da suo padre... ogni cosa è persa. E non
solo, abbiamo anche montagne di debiti. Grazie al cielo, molti
creditori sono ufficiali del reggimento e non credo che
qualcuno di loro vorrà mandare me e Amy in prigione per
debiti.
Turbata, Anne disse: — Non avevo idea... — Dopo un lungo
silenzio, aggiunse: — No, non è vero. Avevo quasi dimenticato
che doveva a Charles un centinaio di sterline. Ma ormai
avevamo perso ogni speranza di riaverle.
— Oh, no! — Catherine fissò l’amica dispiaciuta: — Anche
a voi? Non avrei mai dovuto venire qui.
— Non essere ridicola. L’irresponsabilità di Colin non ha
nulla a che vedere con te e con Amy. E poi, Colin ha rischiato
la vita per salvare Charles e questo vale infinitamente più di
cento sterline.
Confortata da quel ricordo, Catherine disse: — Colin aveva
molti difetti, ma il coraggio non gli mancava di certo.
— Comunque tu sei una donna splendida. Non c’è bisogno
che cerchi lavoro. Ti risposerai. Ogni ufficiale libero del
reggimento potrebbe cadere ai tuoi piedi.
In effetti, molti ufficiali si erano offerti prima che Catherine
lasciasse la Francia e, cercando di tenere lontana la repulsione
dalla sua voce, lei disse: — Non mi risposerò mai. Dato che
non ho parenti che mi possano aiutare, lavorerò per mantenere
me e mia figlia. Posso essere una buona governante o una
infermiera. Farò tutto quello che posso per tenere Amy con me.
Hai detto che potevo rimanere qui se fossi venuta a Londra, ma
la casa non mi sembra grande. C’è davvero posto per noi? Non
mentirmi... posso arrangiarmi in altro modo.
— Non pensare nemmeno per un minuto di andare via.
Siamo in tanti, è vero, ma c’è una stanza carina e luminosa che
tu e Amy potrete dividere.
— E tu come stai? Charles ha trovato un lavoro?
Il volto di Anne si rabbuiò. — Non ancora. Non c’è
abbastanza lavoro e troppi ufficiali stanno cercando una
sistemazione... Naturalmente lui non si lamenta mai. — Anne
si abbandonò sul sofà. — Lord Michael Kenyon è in città per la
stagione teatrale. Ho letto di lui nelle colonne dedicate all’alta
società. È qui con Lord e Lady Strathmore ed è sempre a
qualche ricevimento.
— Davvero? Allora è completamente guarito. Sono
contenta. La sua famiglia è molto influente. Hai pensato di
rivolgerti a lui? Sono sicura che sarebbe felice di aiutare
Charles a trovare un’occupazione.
— Ci ho pensato, ma lui è troppo in alto. È il figlio di un
duca, mentre Charles e io siamo figli di un avvocato e di un
vicario.
— A Michael non importerebbe.
— Se la situazione dovesse peggiorare, ci andrò, ma non
siamo ancora a questo punto. Gli farai sapere che sei in città?
Tu e lui eravate buoni amici.
Un irrefrenabile desiderio di rivedere Michael si impossessò
di Catherine: avrebbe voluto stare tra le sue braccia, come la
notte in cui il suo vestito aveva preso fuoco, vedere il calore
dei suoi occhi e sentire la sua voce allegra...
Abbassò lo sguardo e vide che aveva di nuovo appallottolato
i guanti. — No, non lo avvertirò. Sarebbe arduo in queste
condizioni non sembrare una mendicante. Farò come te, lo
chiamerò solo se avrò un bisogno estremo. Non potrei mai far
soffrire Amy solo perché ho troppo orgoglio per chiedere aiuto,
ma non voglio fare affidamento su un’amicizia di guerra ormai
finita. — In modo particolare, non con l’uomo che amava,
pensò. L’offerta di aiuto che lui le aveva fatto, si sarebbe estesa
fino a spingerlo a chiedere la sua mano in modo da proteggere
lei e Amy? Era possibile. Erano amici, lui la trovava attraente e
si sentiva in debito verso di lei perché gli aveva salvato la vita:
la combinazione di quei fattori poteva ben portarlo verso una
simile proposta, a meno che il suo cuore non fosse già
impegnato altrove.
Catherine strinse le labbra: non ci aveva pensato due volte a
rifiutare tutte le altre proposte di matrimonio, ma con Michael
avrebbe anche potuto cedere. E sarebbe stato disastroso per
ambedue.

Per Catherine fu più difficile di quanto pensasse cercare


lavoro. C’erano pochi posti e molta domanda. Si recò in ogni
agenzia rispettabile di Londra e rispose agli annunci che
trovava sul giornale. Avere una figlia la escludeva da alcune
posizioni e la mancanza di esperienza da altre, per alcune
agenzie il fatto che fosse una lady avrebbe fatto sentire le
clienti a disagio per inferiorità verso di lei: non capivano che
anche una lady doveva pur mangiare. Altre agenzie la
scartarono perché era troppo bella e mentre camminava in
Hyde Park, un giorno, maledisse quel volto che agli uomini
piaceva tanto e a lei aveva dato tanti problemi.
Con un sospiro, passeggiò attorno al laghetto del parco per
guardare le anitre: la sua situazione non era poi disastrosa. A
Parigi aveva venduto le perle di sua madre e quel denaro le
dava sicurezza economica ancora per un po’ e poi Anne,
Charles e sua madre le avevano accolte a braccia aperte e Amy
si trovava bene con i suoi amici. Qualcosa sarebbe cambiato.
Era quasi l’ora del passeggio e così si mise a osservare la
gente elegante che attraversava il parco quando
improvvisamente riconobbe Lord Michael Kenyon che guidava
un calessino e si dirigeva proprio nella sua direzione. Il cuore
iniziò a batterle forte e strinse le mani con grande agitazione.
Era una bella giornata e lui era senza cappello: il sole
accentuava i riflessi rossi dei suoi capelli scossi dal vento e lui
sembrava bellissimo, ed era così pieno di vita che era difficile
ricordarlo debole come quando era partito da Bruxelles. Le
aveva scritto dal Galles per rassicurarla sulla sua completa
guarigione, ma era bello poterlo vedere con i propri occhi.
Lui non l’avrebbe notata tra la folla, se lei non si fosse
mossa troppo. Le sarebbe piaciuto parlargli, ma, nello stato in
cui era, le sarebbe stato impossibile nascondere i suoi
sentimenti.
Fu felice di non essersi mostrata quando si accorse che
accanto a lui sul calesse c’era una giovane donna: la ragazza
era bella e affascinante, aveva una figura snella e capelli
castani sotto il cappellino alla moda. Il suo volto delicato
esprimeva calore e intelligenza e anche carattere. Michael la
guardò e disse qualcosa, e la giovane si unì a lui in una risata
posando la mano guantata sul suo braccio in un gesto di quieta
intimità.
Catherine deglutì con fatica e si mescolò a un gruppo di
governanti e bambini: le notizie su Michael riportate dai
giornali dicevano che stava cercando una moglie e un articolo
affermava che presto sarebbe stato fatto un interessante
annuncio. A giudicare dall’atteggiamento di Michael e della
sua compagna, probabilmente entro breve tempo gli stessi
giornali avrebbero annunciato il loro fidanzamento.
Diede un’ultima occhiata mentre il calesse passava accanto
a lei: se non lo avesse conosciuto, il suo volto austero avrebbe
potuto intimidirla, ma, per come stavano le cose tra loro, lui era
semplicemente Michael, la cui gentilezza e sensibilità avevano
occupato per sempre un posto segreto nel suo cuore. Con aria
stanca riprese la sua passeggiata nel parco. Ora che era una
vedova, avrebbe potuto senza vergogna gettarsi tra le braccia di
Michael, se fosse stata una donna normale. Ma lei non lo era.
Pensò al caleidoscopio rovinato, che lei teneva nascosto tra
le sue cose: a Bruxelles Michael le aveva detto di gettarlo, ma
lei lo aveva conservato come ricordo di quel che c’era stato tra
loro. Quell’oggetto ammaccato era comunque meno inutile di
quanto lei fosse stata come moglie. Allungò il passo. Un altro
matrimonio era impensabile e quindi non poteva che essere
felice che Michael avesse trovato una compagna degna di lui.
Se lo meritava. Se si fosse sforzata, forse se ne sarebbe
convinta.

Quando raggiunse la casa dei Mowbry, Catherine stava


ancora decidendo se fosse opportuno o meno menzionare il
fatto di aver visto Michael nel parco. Decise di no, perché se
Anne e Charles le avessero fatto delle domande, non sarebbe
stata in grado di sembrare abbastanza disinvolta.
Quando entrò, Anne la chiamò dal salotto: — Catherine, sei
tu? C’è una lettera per te sul tavolo.
L’aprì scoraggiata, pensando che fosse di qualche agenzia
che le rifiutava un posto per l’ennesima volta. Ma non era così.
Con un linguaggio formale, la breve lettera annunciava che se
Catherine Penrose Melbourne si fosse presentata al signor
Edmund Harwell, notaio, avrebbe saputo qualcosa di
vantaggioso per lei.
Rilesse la missiva tre volte. Poteva non essere nulla di
importante. Tuttavia non riuscì a fare a meno di pensare che
forse la fortuna aveva deciso di arriderle.
16

Michael stava prendendo la sua seconda tazza di caffè


quando Lucien e Kit lo raggiunsero nella sala per fare
colazione. Cercò di non fissarli troppo perché era sin troppo
chiaro dalle loro espressioni pigramente soddisfatte a che cosa
si fossero dedicati prima di scendere dal letto.
Kit diede all’amico un buffetto amichevole mentre gli
passava accanto per andare a prendere del caffè per suo marito
e per sé. — Buongiorno, Michael. Ti è piaciuta la festa di
Margot ieri sera?
Lui le rispose da dietro il giornale. — Molto. Il fatto che
fossimo tutti amici, senza nemmeno una donna da marito nelle
vicinanze, è stato un motivo in più per rilassarmi. Un piacevole
cambiamento dopo essere stato cacciato come una volpe da
ogni madre e figlia ambiziose di Londra.
Lucien rise. — Stai dando molto lavoro ai cani da caccia.
Ma c’era una donna nubile alla festa: Maxima Collins, la
ragazza americana che abita con Rafe e Margot. Sembrava che
ti piacesse parlare con lei.
— Sarà anche nubile, ma decisamente non è libera. Robin
Andreville le ha montato la guardia come un mastino mentre
ero in sua compagnia e a lei comunque sembrava non
importasse granché. — Michael pensò alla ragazza in questione
con una punta di tristezza: il suo spirito e la sua spontaneità ne
facevano una delle donne più interessanti che avesse incontrato
quella primavera. — Anche se la signorina Collins fosse
disponibile, è troppo bassa per me. Avremmo entrambi il
torcicollo tutto il tempo.
— È vero — concordò Lucien. — Dovresti trovare una
ragazza dell’altezza di Kit. — E per rafforzare la sua tesi, alzò
il mento di sua moglie e le diede un bacio.
Michael sorrise, ma non poté trattenere un moto di invidia;
tutti i suoi amici erano felicemente sposati, persino Rafe, lo
scapolo convinto. Per un momento, l’immagine di Catherine
danzò nella sua mente e lui la cacciò via. Solo Dio sapeva se
aveva cercato di dimenticarla. Era venuto a Londra per trovare
una compagna, ricerca che era stata ritardata dalla fuga di
Napoleone dall’Elba. Aveva danzato con innumerevoli giovani
donne, era desiderato dalle più promettenti, ne aveva portate
alcune fuori a cavallo o in calesse: ma con nessuna di loro lui
poteva pensare di trascorrere il resto della sua vita.
Aveva creduto che trovare una moglie sarebbe stato facile se
non avesse avuto la pretesa di innamorarsi, ma non gli riusciva
nemmeno di trovare una compagna decente; era più piacevole
chiacchierare con Kit o Margot, la deliziosa moglie di Rafe.
Stava leggendo il giornale quando un valletto entrò.
— Lord Michael, un domestico della dimora Ashburton ha
portato questo per voi.
Il volto di Michael impallidì mentre strappava la busta e
apriva al lettera: il messaggio all’interno era breve e conciso.
Lucien chiese: — Problemi?
— È di mio fratello. — Michael si alzò in piedi, spingendo
la sedia bruscamente indietro. — Benfield mi informa che il
nobilissimo duca di Ashburton ha avuto un attacco di cuore e
sta per abbandonare questo mondo. È richiesta la mia presenza.
Lucien lo guardò serio. — Non sei costretto ad andare.
— No, ma può darsi che mio padre, all’ultimo minuto,
decida di cambiare il suo comportamento nei miei confronti.
Chi può saperlo? Scuse, pentimento, riconciliazione sul letto di
morte. Potrebbe essere divertente — disse Michael cinico.

Edmund Harwell si alzò mentre il suo impiegato


introduceva Catherine nell’ufficio. Era un uomo magro,
distinto, con gli occhi furbi. — La signora Melbourne? —
chiese, poi la fissò, sconcertato: — Gli occhi dell’isola.
Catherine lo guardò con aria interrogativa. — Cosa avete
detto?
— Vi prego, sedetevi. Il mio primo compito è di verificare
che il vostro nome da ragazza sia veramente Catherine Penrose
e che siate la figlia di William ed Elizabeth Penrose. — Sorrise
appena. — Comunque, la prova della vostra identità è nei
vostri stessi occhi. Non ho mai visto quella sfumatura di verde-
blu eccetto che nella gente dell’isola.
— Quale isola?
— L’isola di Skoal, in Cornovaglia.
— Tutti là hanno occhi color acquamarina?
— Almeno la metà. Sul posto sono chiamati "gli occhi
dell’isola". — Harwell esitò, come se stesse riordinando i suoi
pensieri, — Che cosa sapete del passato dei vostri genitori?
Lei alzò le spalle, — Molto poco. Erano di qualche parte
dell’Ovest del paese. Si sono sposati contro il volere delle loro
famiglie e come risultato sono stati diseredati. Non mi hanno
mai parlato del loro passato, così questo è tutto quello che
so..— Poi, improvvisamente, come un campanello, risentì la
voce di sua madre che le parlava di un’isola. La curiosità
aumentò e chiese: — I miei genitori erano di Skoal?
— Vostra madre era la figlia di un piccolo possidente e
vostro padre era il figlio più giovane del ventisettesimo signore
di Skoal. Il signore in questione, Torquil Penrose, mi ha chiesto
di parlare con voi.
Lei sollevò le sopracciglia. — Dopo tutti questi anni, questo
nonno si interessa improvvisamente a me?
— E molto.
Catherine lo fissò. — Perché?
Il notaio non le rispose, al contrario, le fece un’altra
domanda: — Sapete qualcosa di Skoal?
Catherine cercò nella sua memoria: sebbene avesse sentito
nominare quel luogo, le sue conoscenze erano quasi nulle: — È
un dominio feudale come Sark, nelle Isole del Canale, vero?
— Precisamente. Sebbene formalmente inglese, Skoal ha le
sue leggi, le sue tradizioni, la sua assemblea cittadina. C’è una
forte influenza vichinga e una altrettanto forte tradizione
celtica. Il suo proprietario è tecnicamente un barone britannico
con un posto nella camera dei Lords, ma a Skoal è di fatto il
sovrano di un piccolo regno. Vostro nonno ha governato l’isola
per oltre cinquant’anni: ora la sua salute gli dà dei problemi ed
è preoccupato per il futuro.
Catherine incominciava a capire perché era stata convocata,
e disse: — Mio padre era il figlio più giovane. Che ne è stato
degli altri?
— Qui sta il problema. C’erano solo due figli. Vostro padre
è morto e il più anziano, Harald, e suo figlio sono periti
recentemente in un incidente di barca. Questo fa sì che voi e
vostra figlia siate gli unici discendenti legittimi.
— State dicendo che dovrei ereditare un’isola?
— No. Vostro nonno ha il diritto legale di lasciare l’isola a
chi vuole o anche di venderla. Tuttavia, preferirebbe che il
governo dell’isola restasse in famiglia. Ecco perché vuole
incontrare voi e vostro marito ora.
— Me e mio marito? — ripeté lei trasecolando.
— Vostro nonno non crede che una donna sia in grado di
assumersi il compito di governare l’isola, — Harwell si schiarì
la gola. — In più, dato che le proprietà di una moglie
appartengono comunque anche al marito, se voi diveniste la
signora di Skoal, il capitano Melbourne ne diverrebbe il
signore.
Harwell non sapeva che Colin era morto e questo non la
sorprese, Pochi ne erano al corrente. Chiese: — Se io fossi
sola... Per favore, nubile o vedova, mio nonno non mi
prenderebbe nemmeno in considerazione come erede?
— Immagino che insisterebbe perché voi sposaste qualcuno
di suo gradimento prima di lasciarvi l’isola. Fortunatamente,
non è il vostro caso. — Harwell si morse le labbra. — Posso
parlarvi francamente?
— Ve ne prego.
— Il signore di Skoal è un uomo molto... duro, con opinioni
precise su come il mondo dovrebbe essere. Penso che gli sia
dispiaciuto diseredare vostro padre: ha seguito la carriera di
William a distanza e sapeva del vostro matrimonio e della
nascita di vostra figlia. — Il notaio si schiarì la voce. — Ha
molto sofferto quando ha saputo della morte dei vostri genitori.
Non amando l’idea di essere stata osservata per tutta la vita,
Catherine disse freddamente: — In altre parole, mio nonno è
un tiranno testardo e ostinato.
Harwell quasi sorrise. — Alcuni direbbero così. Ma è un
uomo retto ed è determinato a lasciare l’isola in buone mani.
C’è un lontano cugino che ambirebbe a divenire il prossimo
signore di Skoal: è un gentiluomo che ha mantenuto una casa
sull’isola, ma vostro nonno preferirebbe che l’erede fosse carne
della sua carne.
Il tono di Harwell le fece capire che non approvava il
cugino, ma Catherine sapeva che non avrebbe detto di più,
— Non sono sicura di volere che un nonno sconosciuto
giudichi la mia vita.
— Varrebbe la pena che voi lo incontraste. Oltre al titolo e
alla proprietà, l’eredità prevede una rendita di duemila sterline
annue, — Tossicchiò un poco. — Il capitano Melbourne è un
distinto ufficiale, ma nessuna carriera militare consente di
guadagnare tanto, specie in tempo di pace.
Lei si morse un labbro sapendo di non poter rivelare la
verità sulla morte di Colin: dato che suo nonno la considerava
solo in quanto metà di una coppia sposata, dire la verità le
avrebbe fatto perdere quell’opportunità di sicurezza economica
che sembrava mandata dal cielo. L’alternativa, sposarsi di
nuovo, era impensabile. Temporeggiando, chiese: — Mio
nonno è a Londra ora?
— Oh, no, non ha lasciato l’isola negli ultimi anni. Come ho
detto, la sua salute sta peggiorando. È costretto a letto e il suo
medico sostiene che non supererà la prossima estate. Sebbene
la sua volontà sia forte, il corpo è fragile. Ecco perché vuole
che voi lo raggiungiate a Skoal con vostro marito
immediatamente.
— Che accadrà se lui non è come il nonno se lo aspetta?
— Non vi lascerà un penny, — Il notaio sorrise. — Ma non
c’è motivo di supporre che disapprovi sua nipote, ha sentito
parlare di Santa Catherine e del suo lavoro durante la guerra di
Spagna. È ansioso di conoscervi.
— Il sentimento non è reciproco. Che razza di uomo è
quello che disereda suo figlio per aver sposato una donna bella
come mia madre?
— Un uomo testardo. E un uomo solo. I vostri dubbi sono
ragionevoli ma, per favore, pensateci attentamente. Il signore è
sangue del vostro sangue: se vi allontanate da lui, diseredate
non solo voi, ma vostra figlia e ogni altro bambino che potrete
avere in futuro. E soprattutto non potrete mai più ereditare.
Sentendo una nota di rimpianto nella voce del notaio,
chiese: — Conoscete bene l’isola?
— Mio padre è nato là. È stato l’agente del signore di Skoal
a Londra prima di me. Ho visitato l’isola molto spesso in questi
anni. È un luogo bellissimo e selvaggio. — Il notaio fece un
sorriso imbarazzato. — Qualcuno dice che sia magico.
Una volta ancora, Catherine udì la voce di sua madre che
diceva: — Gli asfodeli saranno fioriti ora, sull’isola, — C’era
stata una pausa e poi suo padre aveva risposto: — Presto
fioriranno anche qui. — Era troppo giovane per comprendere
allora, ma improvvisamente desiderò vedere l’isola che aveva
visto nascere i suoi genitori. E voleva anche guadagnarsi
l’eredità che avrebbe dato a lei e ad Amy la sicurezza
economica per il resto della loro vita.
Si alzò. — Mi avete dato molte notizie su cui riflettere. Vi
farò conoscere la mia decisione domani.
— Eccellente. — Anche il notaio si alzò. — Portate anche
vostro marito, dato che è direttamente coinvolto in questa
faccenda.
Catherine era confusa: un eredità del genere avrebbe risolto
molti suoi problemi, ma una cosa era decisamente chiara:
aveva bisogno di un marito. E ne aveva bisogno in fretta.
17

Erano anni che Michael non metteva piede nella dimora


degli Ashburton, ma poco era cambiato: la casa era ancora
grande, enorme. Il domestico, Riggs, aveva più capelli grigi,
ma l’espressione del suo volto era ancora sprezzante.
Michael si tolse il cappello. — Immagino che la veglia si
tenga in camera del duca.
— Sì, Lord Michael.
Si voltò e si diresse verso la scalinata maestosa: mentre
saliva i gradini di marmo, ricordò quando da piccolo scivolava
giù dai corrimano: si era messo nei guai ogni volta che era stato
scoperto, ma ciò non l’aveva mai fermato. Sebbene la casa non
fosse cambiata, sentì una sottile differenza nell’atmosfera: era
piena del silenzio e della calma che precede la morte. Un
valletto con una parrucca incipriata e calzoni alla zuava era
fermo in piedi fuori della stanza del duca: riconoscendo un
Kenyon, aprì la porta con un inchino.
Michael respirò profondamente, poi entrò, attraversando il
salottino che conduceva alla stanza di suo padre, cercò di
ricordare se avesse mai messo piede là prima di allora.
Probabilmente no. Lui e suo padre non erano mai stati molto
vicini.
La stanza era buia e l’aria era appesantita dall’odore di
medicine e decadimento: fu un trauma vedere il corpo di suo
padre che giaceva nel letto e realizzò improvvisamente che
l’orco della sua infanzia stava morendo. Come soldato,
rispettava la morte di un uomo e si scoprì a provare pietà: il
quarto duca di Ashburton aveva finalmente trovato un nemico
che non poteva sottomettere.
Una dozzina di persone affollavano la stanza: suo fratello e
sua sorella e i loro rispettivi coniugi, il valletto del duca e il
segretario, molti medici. Sua sorella, la contessa di Herrington,
guardò Michael torva,— Sono sorpresa di vedere te qui.
Lui strinse le labbra, — Se la mia presenza non è gradita,
Claudia, vi si può porre rimedio.
Suo fratello si accigliò a quella risposta. — Questo non è
posto per litigare. Ho invitato Michael perché papà vuole
vederlo. — Sebbene tutti i Kenyon fossero alti, con capelli
castani e lineamenti delicati, il marchese di Benquiss aveva gli
occhi di ghiaccio e la ferma autorità di un uomo allevato con
l’unico scopo di divenire un duca. C’era stato un tempo in cui i
due fratelli erano andati d’accordo; c’erano solo due anni di
differenza tra di loro e da bambino Michael chiamava suo
fratello Stephen. Ma da molto tempo non usava altro nome che
Benfield.
— È Michael?
Il sussurro strozzato fece sì che tutti si voltassero verso il
letto.
— Sì, signore, sono venuto. — Michael si avvicinò e guardò
suo padre.
Il duca era l’ombra di se stesso, solo ossa e volontà, ma i
suoi occhi erano ancora accesi di rabbia. — Andate via tutti.
Tranne Michael e Benfield.
Claudia iniziò a protestare. — Ma padre...
Il duca tagliò corto. — Fuori!
Tutti lasciarono la stanza. Sebbene il volto di Claudia fosse
colmo d’ira, non osò disobbedire. Michael guardò Benfield, ma
suo fratello scosse il capo, rimanendo nell’oscurità quanto
Michael.
Il duca disse, con un filo di voce: — Vuoi sapere perché ti
ho chiamato qui.
Era un’affermazione, non una domanda: Michael si sentì
avvampare. Era stato un errore pensare alla possibilità di una
riconciliazione dell’ultima ora: non ci poteva essere pace dove
non c’era mai stata armonia. Chiedendosi che cosa avesse in
serbo per lui suo padre, disse: — Non è irragionevole pensare
che un padre voglia vedere i suoi figli tutti insieme.
Il volto del duca si contrasse. — Tu non sei mio figlio.
Ogni nervo del corpo di Michael si tese. — Come volete,
signore — disse freddamente. — Non mi sorprende essere
diseredato, sebbene possa essere dannato se so quale crimine
ho commesso. Non l’ho mai capito.
Gli occhi blu fiammeggiarono. — Tu non sei mio figlio!
Posso dirlo più chiaramente di così? Quella puttana di tua
madre l’ha ammesso per prima.
Michael sentì i polmoni stringersi e riuscì a malapena a
respirare: mentre lottava per riguadagnare il controllo, guardò
verso Benfield, e constatò per l’ennesima volta quanto
somigliasse a suo fratello. — Con tutto il dovuto rispetto,
somiglio molto a un Kenyon. Forse mentì per farvi arrabbiare.
— Dio solo sapeva quanto il duca e la duchessa si
disprezzassero.
Il volto del duca arrossì per una furia che aveva trattenuto
per decenni. — Disse la verità. Tu sei figlio di mio fratello,
Roderick. Li ho sorpresi io stesso insieme.
Benfield respirò profondamente, mentre il suo volto
mostrava la stessa sorpresa di quello di Michael.
— Non le piacevano i miei tradimenti, così decise di
ripagarmi con la stessa moneta — continuò il duca. — Disse
che aveva sempre preferito Roderick, che lui era più bello e più
bravo a letto. Che dovevo esserle grato, perché se fosse
accaduto qualcosa a Benfield e tu avessi ereditato, il duca
sarebbe stato comunque un Kenyon. Grato! La puttanella... la
lussuriosa, folle puttanella. Sapeva che non avevo altra scelta
che accettarti e fece conto su questo.
Venne colto da un accesso di tosse e Benfield gli porse
invano dell’acqua, che lui rifiutò, — Roderick mi ha sempre
invidiato perché io ero il maggiore. Georgiana non gli diede
solo l’opportunità di infangare il mio onore ma anche quella
che suo figlio potesse ereditare. Viziosi, tutti e due.
Michael stava male e i suoi polmoni erano a malapena
capaci di espandersi: era strano pensare che lui era stato messo
al mondo solo per servire come pedina in una partita giocata da
un uomo e da una donna che si disprezzavano. Non c’era da
meravigliarsi se la sua infanzia era stata satura di odio.
— Perché avete deciso di dirmelo adesso?
Un uomo ha il diritto di sapere chi è suo padre. E dato che
Benfield sarà il capo della famiglia, deve sapere la verità. Può
darsi che ora si dia da fare e generi un figlio. Inoltre è troppo
gentile e ti avrebbe sicuramente trattato come un membro della
famiglia se non fosse stato messo al corrente.
— Non c’è bisogno che ti preoccupi— disse Michael,
incapace di nascondere la sua amarezza. — Non è mai stato
molto fraterno con me.
— Sei proprio come Roderick. Gli stessi dannati occhi
verdi. Bello, forte, arrogante, migliore in tutto rispetto a mio
figlio. — Ignorando un’esclamazione strozzata di Benfield,
terminò: — Avrei dovuto esiliarti nelle Indie, come feci con
Roderick.
Michael avrebbe voluto frustare, ferire l’uomo che lo aveva
tormentato per tutta la vita, ma a che pro? Il duca stava
morendo e l’odio che lo soffocava era la sua vera punizione.
— Suppongo che dovrei ringraziarvi per essere stato alfine
onesto con me. Addio, signore. Vi auguro di morire in pace.
Le dita ossute del duca picchiarono sul copriletto,
— Disprezzo la tua sola esistenza, tuttavia... non posso fare a
meno di rispettarti. Hai servito con onore l’esercito e hai
costruito una fortuna con la sola piccola parte di
secondogenito. Mi sarebbe piaciuto avere un erede come te. —
Diede a Benfield un’occhiata sdegnosa, poi guardò di nuovo
Michael: — Volevo un altro figlio. Invece, ho avuto te.
— Sarei stato vostro figlio se voi mi aveste voluto — disse
Michael con amarezza. Sentendosi sull’orlo del collasso, si girò
e andò verso la porta.
Benfield livido lo fermò e lo trattenne per un braccio.
— Michael, aspetta!
— Che cosa? Il duca ha detto tutto quel che valeva la pena
di sentire. — Michael liberò il braccio dalla stretta, — Non
preoccuparti, non busserò mai alla tua porta. Spero che la tua
eredità ti dia la felicità.
Benfield voleva parlare, poi si fermò, vedendo che gli occhi
di Michael erano di ghiaccio. Egli aprì la porta del salotto del
duca: Claudia e gli altri lo fissarono, cercando di indovinare
quel che era accaduto; senza guardare nessuno, attraversò la
stanza e l’anticamera, poi scese la scalinata lucida sostenendosi
al corrimano poiché era meno saldo di quel che volesse fare
credere. Oltrepassato il domestico, uscì nell’aria fresca, che
alleviò la bruciante sofferenza dei suoi polmoni.
Quindi era un bastardo. Ritornò alla sua infanzia, cercando
di interpretare il passato alla luce di quella novità. Non aveva
perso la sua famiglia, poiché non ne aveva mai avuta una.
Stranamente, scoprì che non odiava più il duca: un uomo
migliore avrebbe certo trattato meglio il figlio bastardo di sua
moglie, ma il duca non era mai stato gentile. Era tipico della
sua crudeltà disprezzare apertamente il suo vero figlio in sua
presenza. L’orgoglio e la ricchezza erano le sue uniche passioni
e non doveva essere stato facile vedersi continuamente davanti
la prova della sua umiliazione.
Dopo aver ritrovato un po’ di pace, Michael ritornò a
Strathmore House, Era meglio sapere la verità che rimanere
nell’ignoranza. Nonostante questo, si sentiva ugualmente
esausto come durante la sua convalescenza a Waterloo.
Ringraziava Iddio che Nicholas e Clare lo avessero riportato a
casa e curato come un fratello: con quegli amici, non aveva
bisogno di una famiglia.
La sua tranquillità fu di breve durata, scomparendo quando
il valletto gli portò un biglietto. — C’è una signora che attende
di vedervi, signore.

Il suo cuore iniziò a pulsare con violenza quando lei sentì la


porta del salone che si apriva e i suoi passi familiari. Indossò la
maschera di Santa Catherine e poi si voltò.
Michael le era sembrato più giovane, più allegro, quella
volta che lo aveva visto nel parco. Ora che gli era più vicina,
vide che le rughe agli angoli degli occhi gli si erano accentuate
e sembrava provato. Ma c’era calore nella voce di lui quando
disse: — Catherine?
Sarebbe stata capace di condurre a termine un tale inganno?
Con la gola serrata, disse: — Mi dispiace disturbarvi, Lord
Michael.
— Siamo rimasti in rapporti così formali, Catherine? — Lui
attraversò la stanza e le diede un bacio leggero e fraterno. — È
bello vederti. Sei amabile come sempre.
Lasciandole le mani, chiese: — Come sta Amy? E Colin?
— Amy sta meravigliosamente. La riconosceresti a fatica.
Giurerei che è cresciuta molto dalla scorsa primavera.
Colin....— lei esitò, cercando le parole adatte.
— ...è ancora in Francia.
Senza sospetti, Michael disse: — Sto dimenticando le buone
maniere. Ti prego, siediti. Farò portare subito il tè.
Sapendo che doveva parlare prima di perdere
completamente la sua sicurezza, Catherine disse: — Sarà
meglio che ti dica subito perché sono qui, prima. Ho bisogno di
un aiuto abbastanza insolito. Tu... potresti decidere di restarne
fuori dopo aver sentito quello che ho da dirti.
L’espressione di Michael si fece seria e studiò il volto di lei.
— Mai — disse con calma. — Ti devo la mia vita, Catherine.
Puoi chiedermi qualsiasi cosa.
— Tu mi dai più credito di quanto ne meriti. — Lei deglutì a
fatica e ricordò il motivo per il quale doveva mentire. — Ho
paura di... di aver bisogno di un marito. Un marito provvisorio.
18

Michael fissò Catherine, chiedendosi se avesse sentito bene.


Non poteva certo dare a quella frase la solita interpretazione
volgare: forse era caduto da cavallo e aveva battuto la testa e
tutta quella giornata era solo un incubo, — Non credo di aver
capito.
— Mi dispiace, i miei pensieri sono abbastanza confusi. —
Si sedette e cercò di riordinare le idee. — Vengo adesso
dall’ufficio di un notaio, dove ho saputo che sono l’unica
nipote del signore di Skoal. Mio nonno vuole conoscere me e
mio marito per controllare se siamo degni di ereditare l’isola.
Secondo il signor Harwell, il signore è molto malato, così
dobbiamo fare presto. Ci vorrebbero settimane perché a Colin
venisse permesso di ritornare dalla Francia e, per quel
momento, mio nonno potrebbe essere morto e questa
opportunità perduta.
— Puoi raggiungere Skoal da Londra in due o tre giorni.
Catherine sorrise: — Sola, non sono sufficiente. Il signor
Harwell dice che il nonno vuole valutare anche mio marito.
Altrimenti, l’isola potrebbe essere destinata ad altri. Dato che
Colin non potrebbe mai arrivare qui in tempo, potresti...
potresti venire tu con me per qualche giorno e fingere di essere
mio marito?
A suo modo, quella richiesta era sconvolgente quanto ciò
che gli aveva detto il duca. — Stai scherzando.
— Ho paura di no. So che è una richiesta offensiva, ma non
riesco proprio a trovare una soluzione migliore di questa.
Decisamente c’era un Dio che aveva uno strano senso
dell’umorismo. Michael disse sospettoso: — In altre parole, tu
vorresti che io prendessi parte a questa mascherata per
ingannare tuo nonno.
— Sembra spaventoso, vero? Odio l’idea di ingannare
qualcuno. Tuttavia, per essere sincera, questa è la soluzione
ideale. Proprio ideale. E, per essere ancora più esplicita, a mio
nonno potresti piacere più di Colin. Immagino che il duca stia
cercando mani affidabili nelle quali lasciare Skoal.
E Colin Melbourne non era certo tra gli uomini più
affidabili: Michael ricordava le loro difficoltà economiche a
Bruxelles, e poteva capire perché quell’eredità era così
importante per Catherine.
Catherine continuò: — Questo inganno non farà del male a
nessuno: una donna è in grado di amministrare una proprietà
quanto un uomo e io imparerò tutto quel che è necessario
sapere.
A quelle parole, lui si chiese se Catherine avesse paura che
Melbourne avrebbe rifiutato di vivere in un’isola sperduta. O
forse aveva deciso di non sopportare più le infedeltà del marito
e di costruirsi una vita tutta sua. Qualsiasi fossero le sue
ragioni, non poteva chiedergliele, ma c’erano altre domande
che meritavano una risposta, — Il solo pensiero di dire una
bugia ti ha messa in difficoltà. Sei un attrice abbastanza brava
da farmi passare con successo per tuo marito?
Lei chiuse gli occhi per un istante. Poi li riaprì e disse
tranquillamente: — Sono un’attrice eccellente, Colin. Posso
fare tutto ciò che è necessario.
Era di nuovo la serena Santa Catherine e la sua voce era così
convincente quando lo chiamò Colin che lui sentì i brividi. Le
donne erano forse ingannatrici nate? Era una fortuna che lei
non fosse come Caroline o sarebbe stato tutto molto pericoloso.
Forse lei poteva portare avanti l’inganno, ma lui? Avrebbero
dovuto passare molto tempo insieme, in pubblico avrebbero
dovuto mostrare la stessa intimità fisica e verbale che legava le
coppie sposate da decenni. In privato, lui doveva mantenere le
distanze e tutto ciò l’avrebbe portato vicino all’inferno.
Naturalmente, lei non conosceva i suoi sentimenti e aveva
l’innocenza di una donna fedele, sposata da lungo tempo.
Aveva dimenticato quali bestie senza regole potevano essere
gli uomini, se mai l’aveva saputo. Tuttavia non poteva rifiutare.
Non solo perché le aveva assicurato il suo aiuto, ma anche
perché non poteva resistere all’opportunità di stare con lei. Era
pazzo di lei quanto mai lo era stato prima. — Bene. Hai un
marito temporaneo, allora.
Lei fece un sospiro di sollievo, — Tante grazie. Non c’era
nessun altro di cui avrei potuto fidarmi.
Perché gli altri suoi amici hanno più buon senso, pensò
Michael. — Se il tempo è di vitale importanza, possiamo
partire per Skoal domani.
— Se pensi di riuscire a essere pronto così in fretta, questo
sarebbe l’ideale. — Aggrottò la fronte. — Ma non hai degli
impegni in società?
Lui alzò le spalle. — Niente che non possa essere
cancellato.
— Sii benedetto Michael, non so che cosa avrei fatto senza
di te. — Lei si alzò. — Tornerò dal signor Harwell e gli dirò
che andremo a Skoal. Senza dubbio avrà delle indicazioni da
darmi. E poi, ha detto che mi avrebbe anticipato del denaro per
le spese di viaggio se avessi deciso di andare.
— Non ce n’è bisogno. Sosterrò io i costi.
— Non posso permetterti di farlo.
— Perché no? Sono tuo marito, dopo tutto. E poi, se tuo
nonno è così sospettoso, sarebbe un brutto segno per te
accettare il suo denaro. — Cresciuto nella casa degli
Ashburton, Michael era diventato un esperto in questioni di
potere e denaro.
— Non ci avevo pensato. Sono sicuramente più in debito
con te che non con un nonno sconosciuto. Ma ti ripagherò
appena mi sarà possibile.
— Molto bene, — Michael aprì la porta del salone. — Ti
accompagnerò dal notaio.
— Non è necessario.
Aggrottò la fronte nel modo che usava per intimidire i
giovani attendenti. — Mi aspetto che mia moglie obbedisca ai
miei desideri.
Lei rise, ora sembrava molto più giovane rispetto a quando
era entrata. — Mi sforzerò di essere più compiacente, mio caro.
— Non sforzarti troppo. Mi piaci così come sei.
Per un lungo momento i loro sguardi si incontrarono: lui si
chiese se lei comprendesse quanto era pericolosa quella
finzione. Aveva giurato di comportarsi onorevolmente con lei,
ma era pur fatto di carne e sangue.
Lei si fidava di lui. Doveva ricordarlo.

Catherine salì sul calesse di Michael. Si sentiva in colpa:


mentire a Michael era imperdonabile, visto che lui la stava
aiutando così tanto. Tuttavia, per il suo bene, non vedeva
alternative. Persino ad Anne non poteva spiegare quali fossero i
motivi per cui un nuovo matrimonio era impossibile. E
nemmeno poteva rischiare che lui si sentisse obbligato a
risolvere i suoi problemi sposandola. Lui meritava di meglio;
meritava quell’adorabile ragazza che aveva visto nel parco, con
i suoi capelli splendenti e un sorriso pieno di calore e dolcezza.
Meritava una donna reale, non un inganno vergognoso come
Catherine Melbourne.
Cacciando il suo senso di colpa, raccontò a Michael quel
che aveva saputo sui suoi genitori e su Skoal mentre lui
guidava il calesse verso l’ufficio del notaio.
Quando ebbe terminato, lui la guardò accigliato; — Tuo
nonno sembra proprio un tiranno. Meno male che non andrai
sola.
Lei fu d’accordo. Passare così tanto tempo con Michael
sarebbe stato difficile, ma si sentiva più al sicuro con lui.
Lui proseguì: — Dato che l’avvocato e tuo nonno
possiedono così tante informazioni su di te e la tua famiglia,
sarà meglio che tu mi parli del passato di Colin, così non farò
errori.
Catherine pensò per un momento a che cosa Michael
avrebbe dovuto sapere. — Il padre di Colin era un lealista
americano, dalla parte delle armate britanniche dopo la
rivoluzione. Anche sua madre era americana e quindi lui non
aveva parenti inglesi. Arruolarsi nell’esercito ha significato per
lui non avere mai un posto che poteva chiamare davvero casa.
Ha frequentato la scuola al Rugby prima di unirsi al
reggimento. Quando l’ho incontrato, i suoi genitori erano
morti. — Si sentì improvvisamente triste a raccogliere i poveri
resti della vita di Colin. Trattenendo le lacrime, continuò:
— Sebbene voi due non vi assomigliate, tu corrispondi
perfettamente alla sua descrizione generica: alto, capelli castani
e comportamento militare.
— È una storia semplice da ricordare e dato che gli ufficiali
britannici di solito non portano la divisa se non sono in
servizio, non avrò bisogno di trovarmene una questa notte.
Porterai anche Amy a Skoal? Probabilmente tuo nonno vorrà
incontrare anche la nuova generazione.
Catherine scosse la testa con energia.— Non la condurrò
verso una situazione ancora incerta. Il signore potrebbe essere
un vero mostro. Inoltre, non voglio chiederle di essere
complice di un inganno.
— Giusto. L’inganno è proprio degli adulti. Hai qualcuno
che potrà prendersi cura di lei? Altrimenti, sono sicuro che gli
Strathmore sarebbero felici di ospitarla.
— Non ce n’è bisogno. Starà con i Mowbry. Anne e Charles
vivono con la madre vedova di lui, come ricorderai. Amy era
così felice di rivedere Clancy e Louis il Pigrone.
Lui sorrise involontariamente. — Anche a me manca quella
bestia. Come sta Charles?
Lei fece una pausa, domandandosi se potesse osare chiedere
altro aiuto a Michael e decise che doveva almeno provarci per i
suoi amici. — Charles si è rimesso bene dalle ferite, ma non
trova lavoro.
— Molti soldati che hanno lasciato l’esercito sono nella
stessa situazione. — Michael aggrottò la fronte pensieroso.
— Come duca di Candover, il mio amico Rafe possiede un
enorme numero di proprietà. Proprio l’altra sera mi ha detto
che l’uomo che ha lavorato come gestore generale per lui per
trent’anni è ormai vicino alla pensione. Rafe mi ha chiesto se
conoscevo qualcuno che potesse affiancare il vecchio Wilson
ed eventualmente sostituirlo. Oltre a intelligenza, onestà ed
efficienza, la posizione richiede qualcuno che sia abituato a
comandare gli uomini e questo è il motivo per il quale Rafe
pensava che un ex ufficiale potesse essere una buona scelta.
Penso che lui e Charles andrebbero molto d’accordo.
— Sembra perfetto. Sei così buono, Michael.
Lui si schermì. — Rafe sarà contento di lavorare con
qualcuno che ha le qualità di Charles. Gli dirò che Charles si
metterà in contatto con lui nei prossimi giorni.
Erano giunti a destinazione. Michael smontò e diede una
monetina a un ragazzo perché curasse i cavalli, poi aiutò
Catherine a scendere. Lei gli sorrise nervosamente. "Il primo
atto della sceneggiata sta per cominciare."

La luce che brillava maliziosa negli occhi di lui la stregò,


rendendoli complici. — Parlerò il meno possibile — promise
lui, — E questo mi terrà fuori dai guai.
L’incontro procedette senza difficoltà: il signor Harwell fu
contento della decisione di Catherine e ovviamente gli piacque
quel che vide di suo marito. Quando furono di nuovo al sicuro
nel calesse, Catherine fece un sospiro di sollievo. — È un
uomo piacevole, non trovi?
— Speriamo che continui così. Ti porto a casa?
Lei si rese conto con disagio che non poteva permettere che
lui incontrasse i Mowbry. Se qualcuno avesse menzionato la
morte di Colin, il suo piano sarebbe andato in frantumi e
Michael si sarebbe comprensibilmente arrabbiato: doveva
tenerlo all’oscuro della verità. Santo Cielo, stava camminando
sull’orlo di un baratro! — Be’, quasi a casa... Sarebbe meglio
se tu mi facessi scendere un po’ prima.
— Non vuoi che Charles e Anne ci vedano insieme? Se ti
preoccupano le apparenze, sarà difficile portare avanti la nostra
recita.
— Ogni donna che sia stata in Spagna con un esercito si
preoccupa poco delle apparenze — disse lei serenamente.
— Ma meno gente sa di questa storia, meglio è.
— Il che significa niente servitù. Ora tutto sembra facile, ma
hai idea delle potenziali complicazioni?
Catherine conosceva bene i rischi cui andava incontro, e
aveva paura, ma cercò di non darlo a vedere: — Ci ho pensato.
Tutto quello che posso fare è preoccuparmi dei problemi
quando si presenteranno. C’è un’altra cosa che ho imparato in
Spagna: non pensare ai problemi di domani fino a quando non
hai risolto quelli di oggi. E con il tuo aiuto, il problema di oggi
è stato superato.
— Donna intrepida. È una follia, ma devo confessare che
non vedo l’ora di vedere la riuscita del nostro matrimonio.
Anche lei. Anche troppo.

Appena Michael entrò in casa, il domestico lo informò che il


conte voleva vederlo. Chiedendosi che cos’altro potesse essere
accaduto in quel giorno folle, Michael entrò nello studio
dell’amico.
Lucien si alzò in piedi quando vide Michael, dicendogli con
gravità: — È arrivata questa lettera per te poco fa.
La carta era listata a lutto. Comprendendo il motivo per il
quale l’amico avesse voluto consegnarla di persona, Michael
ruppe il sigillo e lesse il messaggio. — È di Benfield — disse
senza espressione, — Il duca di Ashburton è morto. Deve
essere accaduto poco dopo che ho lasciato la casa.
— Mi dispiace — disse Lucien con calma. — Non importa
quali fossero le vostre incomprensioni. Perdere un genitore è
sempre una tragedia.
— La fine di un’epoca, sicuramente, ma non sprecare la tua
compassione per me. — Michael fissò quelle poche righe:
Benfield era una persona responsabile, sarebbe stato un buon
duca, migliore dell’uomo a cui doveva succedere: gli aveva
persino richiesto cortesemente un incontro, per parlare degli
affari che li riguardavano. Incapace di pensare a che cosa
potessero avere ancora da dirsi, avvicinò un angolo della lettera
a una candela e la carta si annerì, poi bruciò.
"Sarei stato vostro figlio se voi mi aveste voluto". Il suo
petto si contrasse mentre un dolore sordo lo attraversava. Se il
duca avesse voluto amore filiale e fedeltà, avrebbe potuto
averli con facilità. Michael aveva desiderato il suo amore
disperatamente: forse era quello il motivo per cui nella sua vita
aveva amato senza saggezza.
Prima che le fiamme gli bruciassero le dita, gettò la carta in
fiamme nel camino. — Andrò fuori città domani e
probabilmente starò via per una quindicina di giorni.
— Immagino che il funerale sarà ad Ashburton.
— Senza dubbio, ma non è là che sto andando. Ho altri
affari da sbrigare.
— Non sarai presente al funerale di tuo padre? — Lucien
non riuscì a nascondere la sorpresa nella sua voce, ma, infine,
lui aveva amato suo padre.
— La mia presenza non sarebbe gradita. — Michael non era
ancora pronto per spiegare, nemmeno a Luce, per quale motivo
quel biglietto sarebbe stato il suo ultimo legame con la famiglia
Kenyon.
Alzò il capo: Lucien aveva l’espressione preoccupata che
Michael ben conosceva, sebbene non l’avesse vista spesso
negli ultimi due anni. Voleva rassicurarlo, ma era troppo
sconvolto per trovare le parole giuste. Disse: — Non credo che
tu debba dirmi nulla di urgente, ma se dovessi aver bisogno di
raggiungermi sarò nell’isola di Skoal, sotto il nome di Colin
Melbourne.
L’amico alzò il sopracciglio, — Che cosa stai combinando?
L’inganno è una delle mie specialità.
— Sto solo andando a combattere un po’ i draghi. —
Michael ricordò la sua governante, Fanny, una ragazza di
campagna dal buon carattere, la persona più simile a una madre
che lui avesse mai avuto. Nelle favole della sera, aveva fuso
San Giorgio e l’Arcangelo Michele in una figura eroica
chiamata San Michele. Michael sognava di combattere i draghi,
salvare fanciulle e compiere altre eccezionali imprese. Se ci
fosse riuscito, si sarebbe guadagnato l’approvazione di suo
padre e la mano della più bella principessa del mondo.
Ma suo padre non era suo padre e la bella principessa era
sposata con un altro uomo. Era un vero peccato che Fanny non
gli avesse insegnato anche la storia di Don Chisciotte: il vero
modello della vita di Michael. Cambiando discorso, si mise a
descrivere una macchina a vapore sulla quale voleva investire.
Lucien accettò con discrezione la sua reticenza e non parlarono
più dell’ultimo, non compianto duca di Ashburton.
Fu solo al momento di andare a dormire che Michael si rese
conto di quanto era fortunato: aiutare Catherine era l’antidoto
perfetto per superare quello che altrimenti sarebbe stato un ben
triste momento della sua vita.
"Volevo un altro figlio. Invece, ho avuto te."
19

— C’è una diligenza che aspetta fuori, — annunciò Amy,


poi lanciò uno sguardo a sua madre. — Sei sicura che non vuoi
che venga con te?
— Sicura. Voglio prima essere certa che questo nuovo
nonno meriti di incontrare mia figlia, — Catherine l’abbracciò.
— Ma se si comporta bene, penso che un giorno potresti essere
la signora di Skoal.
— Sembra una gran cosa — ammise Amy. — Se il vecchio
gentiluomo ti piace, mandami a chiamare e io ti raggiungerò.
— Vedremo. Prometto che non starò via a lungo.
Catherine uscì, accompagnata da tutta la famiglia e dai cani,
e quando il guidatore caricò i bagagli Anne disse: — Avrei
preferito che tu non viaggiassi da sola.
— Non sono sola, ho un vetturino e un aiutante. Inoltre,
questa è l’Inghilterra, non la Spagna. Sarò al sicuro. —
Un’altra bugia: ora stava mentendo alla sua migliore amica,
andarsene fu un sollievo.
Dopo mezz’ora, la diligenza si fermò a raccogliere Michael
e dopo che ebbero caricato i suoi bagagli e fu salito a bordo, lui
affermò: — Se non ti affatica viaggiare per molte ore di
seguito, potremmo essere a Skoal domani sera.
— Lo spero. Sono molto curiosa di conoscere questo mio
nonno, — La diligenza era molto spaziosa e comoda, ma
Michael era sempre troppo vicino per non turbare la sua pace.
Aveva dimenticato quale fascino lui emanasse.
Parlarono poco, immersi com’erano ciascuno nei propri
pensieri. Anche se erano senza servitù, il naturale carisma di
Michael produceva subitanea deferenza e i migliori cavalli
disponibili ovunque si fermassero. Fecero un viaggio
eccellente.
Michael sembrava conoscere bene la strada e Catherine
scoprì il motivo quando raggiunsero un villaggio chiamato
Grande Ashburton, nello Wiltshire. Era giorno di mercato e la
diligenza rallentò quando raggiunsero la piazza del villaggio.
Catherine chiese: — Questa cittadina ha qualche legame con la
tua famiglia?
Lui guardava assente fuori dal finestrino. — Ashburton
Abbey, il seggio della famiglia, è a due miglia dalla strada che
abbiamo appena passato.
— Santi numi. Questa è casa tua?
— Qui sono nato e cresciuto. La mia casa è nel Galles —
precisò.
Affascinata, lei disse: — Tu compravi i dolci in quel
negozio?
— Dalla signora Thomsen, sì.
Era teso come se stesse per confessare un omicidio. Dato
che lui non voleva parlare del passato, lei studiò il villaggio e
cercò di immaginare il giovane Michael che scorrazzava per le
strade. Sembrava una comunità prosperosa e piacevole. Poi lei
osservò: — Ci sono dei fiocchi neri alle porte.
— Il duca di Ashburton è morto ieri.
Lei lo fissò, sicura di aver capito male. — Tuo padre è
morto ieri e tu non hai detto nulla?
— Non c’era nulla da dire. — Lui continuava a guardare
fuori del finestrino, con il volto di granito.
Lei ricordò la volta in cui avevano parlato del suo passato, a
Bruxelles, e il cuore le fece male. La mano di Michael era
stretta sul sedile tra loro due. Lei posò il suo palmo sul pugno
chiuso di lui. — Ti sono ancora più grata perché in un
momento come questo hai avuto la generosità di aiutarmi.
Lui non la guardò, ma aprì la mano e strinse quella di lei in
modo convulso. — Al contrario, sono io che devo esserti grato.
Nonostante nessuno dei due parlasse, le loro mani rimasero
intrecciate a lungo.
Viaggiarono fino che non fu buio, poi si fermarono in una
locanda. C’erano due camere disponibili e Catherine ne fu
felice. Dopo essersi rinfrescati, cenarono e si rilassarono
entrambi grazie al buon cibo, alla buona conversazione e a una
buona bottiglia di Bordeaux.
Quando fu portato via l’ultimo piatto, Michael tirò fuori un
libriccino. — Mi sono fermato ad Hatchard’s e ho trovato una
guida dell’Ovest del paese che parla dell’isola di Skoal. Vuoi
scoprire che cosa ci aspetta?
— Te ne prego. La mia ignoranza è quasi totale.
— Lascerò che legga i dettagli tu stessa. — Le dita di lui
sfiorarono le sue mentre le passava il volume: la pelle di
Catherine vibrò. L’intimità di quella cena era esattamente ciò
che lei aveva temuto quando aveva deciso di chiedere l’aiuto di
Michael. Troppa vicinanza. Troppo desiderio.
Lei terminò il suo vino e si alzò in piedi. — Mi ritirerò. È
stata una lunga giornata.
Lui svuotò il suo bicchiere. — Domani sarà ancora più
lunga.
Mentre salivano, lui le tenne il braccio proprio come un
marito, ma se fossero stati davvero sposati, lei sarebbe stata
abituata alla sua quieta cortesia e alla sua intensa mascolinità e
non avrebbe sentito una vertigine che si addiceva più a una
sedicenne che a una donna sposata di ventotto anni.
Raggiunsero la camera di lei e Michael le aprì la porta:
quando fece un passo indietro così che potesse entrare, lei lo
guardò negli occhi e capì che non avrebbe dovuto bere un
secondo bicchiere di vino. Non che fosse ubriaca, ma si sentiva
molto rilassata. Sarebbe stato semplice, e amichevole,
avvicinarsi al viso di lui per dargli un bacio della buonanotte. E
sarebbe stato bello sentire le sue braccia intorno a lei...
Infelice, si accorse che il desiderio stava scorrendo dentro di
lei come un caldo liquore, dolce e fluido. Il desiderio, il suo più
grande nemico. Deglutì a fatica. — A proposito, ho
dimenticato di dirti che Elspeth McLeod e Will Ferris si sono
sposati. Vivono nel Lineolnshire e aspettano il loro primo
bambino.
— Sono felice. Sembravano una bella coppia, Elspeth era
coraggiosa quanto te.
Il calore della sua ammirazione quasi cancellò quel poco di
controllo che lei aveva recuperato. Bruscamente, disse:
— Buonanotte, Michael.
Lui posò un dito sulle labbra, — Non usare il mio nome
vero. So che è difficile, ma dovrai pensare a me come Colin.
Esitante, lei disse: — Sarà più facile chiamarti con qualche
vezzeggiativo. — Inoltre, quei termini avrebbero facilmente
espresso i suoi veri sentimenti. — Dormi bene, mio caro.
Lui mise la chiave della stanza nella mano di Catherine e
questa volta il suo tocco bruciava.
Lei richiuse la porta e la serrò a chiave, poi, sprofondò nel
letto. La sua lingua toccò le labbra dove il dito di Michael si
era posato. Nonostante dovesse nascondere il suo amore,
Catherine poteva a fatica sopprimere le sue sensazioni.
Strinse le mani e cercò di ricordare le ragioni per le quali
doveva resistere al desiderio. Perché Michael pensava che lei
fosse una donna onorevole e sposata. Per quell’adorabile
ragazza nel parco, che lo aveva fatto ridere. Più di tutto, perché
lei stessa non poteva sopportare le conseguenze della passione.
Erano tutte buone ragioni. Ma perché non riuscivano a
raffreddare la febbre del suo sangue mentre lei si rigirava senza
pace nel suo letto?

Il piccolo porto di Penward era il cancello di Skoal. Si


avvicinarono all’unica persona che fosse nei paraggi: un uomo
robusto che sedeva su una pietra e fumava una pipa guardando
il mare. Michael chiese: — Scusatemi, signore. Noi dovremmo
andare a Skoal. Conoscete qualcuno che possa portarci là?
L’uomo si voltò e il suo sguardo passò da Michael a
Catherine, — Voi siete la nipote del signore di Skoal.
Lei sbatté le palpebre per la sorpresa. — Come lo sapete?
— Gli occhi dell’isola. — disse lui brevemente. — Da
Londra è giunta questa mattina voce che voi sareste arrivata
presto. Il signore in persona mi ha mandato ad accogliervi.
Avete fatto in fretta. Io sono George Fitzwilliam — disse
alzandosi in piedi. — E vi farò attraversare.
Catherine e Michael si guardarono: il notaio non aveva
perso tempo nell’avvisare il signore. Da quel momento,
sarebbero, stati sotto costante osservazione.
Il bagaglio fu trasferito nella barca di Fitzwilliam e la
diligenza licenziata. Salirono a bordo e non appena la terra
dietro di loro iniziò ad allontanarsi, il capitano disse:
— Skoal.— e indicò a sud-ovest.
La prima impressione di Skoal era sgradevole e Catherine
faticò a pensare che quell’angolo remoto potesse diventare la
sua casa. Michael le mise un braccio intorno alle spalle: non
sapeva se stava rispondendo a un suo desiderio, tuttavia gliene
fu grata.
Mentre si avvicinavano alla spiaggia, una strana carrozza
tirata da alcuni pony spuntò da dietro le dune, si fermò e la
porta si aprì: ne uscì un uomo alto e snello con il volto segnato
dal vento, che camminò senza fretta fino allo scoglio dove
Fitzwilliam stava ancorando la barca.
Michael saltò giù, poi aiutò Catherine a scendere
prendendole la mano. Lasciando a malincuore la sua stretta, lei
si volse verso il nuovo venuto: aveva circa trentacinque anni e
vestiva in modo dimesso, sembrava più un contabile che un
gentiluomo, ma emanava una certa autorità.
Inclinò il capo. — La signora Melbourne, suppongo.
Lei aprì la bocca per rispondere, poi si fermò, colpita dal
colore dei suoi occhi che erano di un verde-blu chiaro e
brillante, simili solo a quelli dei suoi genitori e di sua figlia. Gli
offrì la mano. — Esatto. Vedere i vostri occhi mi fa
comprendere come mai io sia stata identificata subito dal
notaio di Londra e dal capitano Fitzwilliam.
Lui sorrise mentre le prendeva la mano. — Ci si abituerà.
Metà delle persone qui hanno gli occhi dell’isola. Io sono
Davin Penrose, governatore di Skoal. Vi condurrò da vostro
nonno, — Aveva un accento delicato e dolce, come lei non ne
aveva mai sentiti.
— Penrose — disse interessata. — Siamo parenti?
— Quasi tutti a Skoal lo sono. Ci sono solo cinque nomi di
famiglia di uso comune, Penrose, Fitzwilliam, Tregaron, De
Salle e Olson.
Indicando Michael per farlo avanzare, lei disse: — Signor
Penrose, questo è mio marito, il capitano Colin Melbourne.
Era la prima volta che presentava Michael con il nome di
Colin: tutto ciò suonava molto strano.
Imperturbabile, Michael disse: — È un vero piacere, signor
Penrose. Che cosa significa essere governatore qui?
— È il nome che a Skoal si dà all’aiutante del signore
dell’isola, sebbene io abbia anche altri compiti. — Si strinsero
la mano, poi Davin diede ordine di caricare i bagagli e pochi
minuti dopo erano già in viaggio sopra le scogliere che
dominavano la baia.
Il sole era tramontato quando giunsero alla residenza del
signore di Skoal: il grande palazzo era cinto di merli e
chiaramente era stato un castello, sebbene poi fossero state
fatte delle modifiche, Davin scese per primo dalla carrozza e
aiutò Catherine.
Mentre lei si rassettava, una donna di mezza età uscì dalla
casa. — Salve, signora Melbourne, capitano Melbourne. Sono
la governante, la signora Tregaron. I vostri bagagli saranno
portati nella vostra stanza, ma il signore vuole vedervi subito.
— Abbiamo fatto un lungo viaggio. Forse mia moglie
preferisce rinfrescarsi prima di incontrare suo nonno — disse
Michael.
La governante si accigliò preoccupata. — Il signore è stato
molto preciso e ha ordinato che andiate da lui subito.
— Va bene... — Catherine si trattenne: stava per
pronunciare il nome di Michael. — Senza dubbio sarà curioso
di vedermi come io lo sono di vedere lui.
Michael annuì: — Come desideri.
Le sue attenzioni per lei erano confortanti. Lo prese
sottobraccio e insieme seguirono la signora Tregaron. La casa
era piena di mobili e oggetti, come tutte le vecchie case;
Catherine guardò uno dei ritratti di famiglia e vide che gli
occhi dell’isola la fissavano.
Attraversarono parecchie stanze ma rimasero al piano
terreno e finalmente giunsero davanti a una porta di quercia. La
signora Tregaron bussò, poi spinse la porta e la aprì. — Sono
qui, mio signore.
Una voce profonda disse in modo burbero: — Mandali
dentro.
Catherine sollevò il mento: l’atto principale della recita
stava per incominciare.
20

Infinitamente grata a Michael perché era con lei, Catherine


entrò nella camera da letto del nonno. Un paio di lampade
illuminavano la scarna figura di un uomo appoggiato su una
montagna di cuscini in un letto enorme. Catherine trattenne il
respiro quando si rese conto di quanto le fossero familiari i
tratti del viso dell’uomo: un volto lungo e sottile sotto i capelli
argentati. Se suo padre fosse vissuto fino a quell’età, sarebbe
stato esattamente come il signore di Skoal.
Il volto di Catherine dovette sembrare a lui egualmente
sorprendente, poiché le sue mani ossute strinsero il copriletto
quando la vide. — Sembri tua nonna.
— Mi dispiace di non averla mai conosciuta, ma sono
contenta di incontrare voi. — Lei si avvicinò al letto e gli prese
la mano. Le sue ossa erano deboli sotto la pelle, ma nei suoi
occhi bruciava ancora una volontà di ferro. I suoi occhi
dell’isola. Gli strinse la mano, poi gliela lasciò. — Nonno,
questo è mio marito, Colin Melbourne.
Michael si inchinò rispettosamente. — È un piacere
conoscervi, signore.
Il signore di Skoal strinse gli occhi, — Non sono sicuro che
sia reciproco. Da quello che ho sentito, voi siete una canaglia
irresponsabile.
— C’è qualcosa di vero in quello che dite — disse Michael
con calma, — Un uomo davvero responsabile non avrebbe mai
permesso a sua moglie e sua figlia di seguirlo nella guerra di
Spagna, — Sorrise a Catherine. — Ma sfido qualsiasi uomo a
resistere quando Catherine ha preso una decisione.
La sua voce era calda quando aveva detto mia moglie e
Catherine sentì una fitta al cuore. Se solo lei fosse stata
diversa...
Il signore chiese: — Dov’è mia nipote?
Amy è rimasta a Londra da amici — rispose Catherine.
Lui scosse il capo mentre le faceva segno di sedersi accanto
al letto. — Avreste dovuto portarla.
— Il viaggio è lungo e faticoso e non sapevamo quello che
avrebbe trovato a Skoal.
— Non deve essere poi così faticoso — disse lui acidamente
— visto che vi siete precipitati quando avete saputo che c’era
un’eredità.
Il suo tono la fece sentire una donna a caccia di fortune.
Tutto sommato, in fondo lo era. — Devo ammettere che questa
possibilità è stata bene accolta, ma mi interessava anche
incontrarvi. E dato che il signor Harwell ha detto che la vostra
salute era cagionevole, abbiamo preferito venire in fretta.
Lui si accigliò. — Non pensare che io ti lasci tutto solo
perché hai un bel visino. Tuo cugino Clive è nato sull’isola e la
conosce bene. Molto meglio di te.
Lei comprese che suo nonno la stava provocando
deliberatamente. — La decisione dovete prenderla voi,
naturalmente. Avere la responsabilità di molte vite non deve
essere compito facile.
— Non lo è. — Si rivolse a Michael — Molto dipende da
voi. Non so se affiderò la mia isola a un soldato. Mio figlio
William non vedeva l’ora di andare sotto le armi ed era egoista
e disobbediente. Inadatto a governare anche un pollaio.
Il volto di Catherine si indurì. — Preferirei che non parlaste
in quel modo di mio padre. Lui e mia madre erano coraggiosi e
generosi. I migliori genitori del mondo.
— Io ne parlo come mi pare e piace. Era mio figlio, prima di
andarsene con quella sbandata figlia di un fattore. Tua madre
ha cercato di intrappolarlo e ci è riuscita. Due vite distrutte.
Furiosa ma gelida, Catherine replicò: — Non posso
impedirvi di parlare come volete in casa vostra, ma non sono
tenuta ad ascoltare. Ora capisco perché mio padre se n’è andato
e non ha mai più parlato di questo posto. — Si alzò e si diresse
verso la porta.
— Se esci da questa stanza, puoi dire addio all’isola di
Skoal — disse il signore dell’isola.
Lei esitò per un momento, ricordando quanto fosse
disastrosa la sua situazione finanziaria, poi scosse il capo: non
avrebbe mai trattato con suo nonno, se era così insidioso nel
parlare dei suoi genitori. — Certi prezzi sono troppo alti. —
Guardò Michael: — Vieni, caro. Suppongo che sia troppo tardi
per ripartire stanotte, quindi dovremo trovare qualcuno
nell’isola che ci ospiti.
Il vecchio alzò la voce. — Lascerete che vostra moglie getti
via una fortuna? Come diavolo fate a comandare una
compagnia se non potete controllare neanche una donna?
— La decisione spetta a Catherine — disse Michael con
tono fermo. — Non le chiederò di permettere che vengano
insultati i suoi genitori per un’eredità. Non abbiamo bisogno
dei vostri soldi... sono capace di badare da solo alla mia
famiglia. — Lui avanzò e le posò un braccio intorno alla vita.
Quel tocco leggero ripagò la rabbia e la delusione di lei.
Prima che uscissero, il nonno scoppiò a ridere. — Torna
indietro, ragazza. Volevo vedere che cosa avresti fatto. Sei
proprio una Penrose. Non avrei pensato bene di te se avessi
capitolato per denaro.
— Non parlerete più male dei miei genitori?
— Non più di quel che meritano. Non puoi negare che tua
madre fu avventata a fuggire e a seguire l’esercito e che
William era testardo, dato che tu ovviamente hai fatto la stessa
cosa.
Lei sorrise e tornò a sedersi. — No, non posso negarlo,
sebbene io mi consideri una donna abbastanza ragionevole.
— Eccetto che nel difendere coloro che ami — intervenne
Michael, — Allora diventi una leonessa.
I loro sguardi si incontrarono e il cuore di lei batté più forte.
Era un attore eccellente e chiunque lo avesse guardato avrebbe
pensato che era profondamente innamorato di sua moglie.
La voce del signore di Skoal li interruppe. — Voi dovete
spiegarmi molte cose, Melbourne. Dodici anni di matrimonio e
una sola figlia? Sicuramente potevate fare di meglio.
Il volto di Catherine era in fiamme, ma Michael disse con
calma: — La guerra non ha creato le condizioni migliori per
creare una famiglia numerosa. Ma se anche non dovessi avere
altri figli, sono soddisfatto. Nessun uomo potrebbe chiedere a
una figlia lo spirito e il coraggio di Amy.
Se Catherine non fosse già stata innamorata di lui, quella
frase avrebbe catturato il suo cuore. Ma era meglio cercare di
cambiare discorso, — Non so nulla della famiglia Penrose.
Volete dirmi qualcosa sui miei parenti?
Il nonno sembrò subito stanco. — Tua nonna è morta due
anni fa. Era una ragazza del Devonshire, figlia di Lord
Traynor, ma visse sull’isola come se fosse nata qui. Il mio
figlio maggiore, Harald... — Si fermò e deglutì, il movimento
del pomo d’Adamo era ben visibile nella sua gola magra. — Lo
scorso autunno, lui, sua moglie e il loro unico figlio erano fuori
in barca a vela. Conosceva le correnti come ogni buon
marinaio, ma una burrasca li sorprese e trascinò la barca verso
gli scogli. Annegarono fuori dalla vista dell’isola.
Lei sospirò. — Mi dispiace. Mi sarebbe piaciuto conoscerli.
— Perché? La loro morte ti ha reso una ereditiera, — La sua
asprezza fu mitigata dalle lacrime che gli spuntarono negli
occhi.
Non c’era da meravigliarsi che la sua salute fosse
rapidamente peggiorata, dopo che aveva perso tutta la sua
famiglia in così poco tempo. Con dolcezza, lei disse: — Mi
sarebbe piaciuto di più avere dei parenti che dei soldi.
— Allora sei pazza.
Michael disse gentilmente: — Cercate di opporvi sempre a
tutti, signore, o solo ai vostri parenti?
Il volto del signore si fece rosso. — Vedo che siete
impudente oltre che irresponsabile.
— Come mia moglie. Non mi piace che si insultino coloro
che amo — replicò Michael. — Catherine è la persona meno
egoista che io abbia mai conosciuto. Anche se voi siete
incapace di amore, lei merita cortesia e rispetto.
— Siete proprio una bella coppia. — Il tono dell’uomo era
brusco, ma non sembrava dispiaciuto.
Stanca di quelle scaramucce verbali, Catherine si alzò,
— Abbiamo viaggiato per due giorni. Io ho bisogno di
rinfrescarmi e riposarmi, e questo farà meraviglie per il mio
carattere.
— Ho ordinato che la cena sia pronta per le otto e mezzo.
Voglio che incontriate alcune persone importanti dell’isola,
compreso tuo cugino Clive. Sono sicuro che sei ansiosa di
iniziare la gara.
— Non vedo l’ora, — Era sorpresa che il signore avesse la
forza di sedersi a tavola. Forse era rinvigorito dalla prospettiva
di poter tormentare qualche nuova vittima.
— A più tardi, nonno, — Lei e Michael lasciarono la stanza.
La signora Tregaron stava aspettando pazientemente nel
corridoio. — Vorreste andare nella vostra stanza, ora?
Michael guardò Catherine con espressione indecifrabile.
— Due stanze comunicanti sarebbero preferibili. Ho il sonno
agitato e non amo disturbare mia moglie.
La signore Tregaron parve di nuovo preoccupata. — Il
signore pensa che mariti e mogli debbano dormire insieme.
Dice che le stanze separate sono contro natura.
Catherine condivideva gli scrupoli di Michael ma preferiva
non protestare: se avevano fatto insieme la guerra di Spagna,
avrebbero dovuto essere abituati agli spazi ristretti. Fece al suo
finto marito un sorriso rassicurante. — Andrà benone, caro.
Non m’importa di essere disturbata se sei tu.
Sollevata, la signora Tregaron fece loro strada lungo il
corridoio e poi sopra una scalinata e senza voltarsi disse: — La
stanza è a questo piano, ma proseguendo su per le scale, si
arriva fino ai merli. La vista è splendida da lassù.
Oltrepassarono un altra stanza fino a che lei aprì la porta di
una grande camera rivestita in noce, con pesanti mobili
dell’epoca di Giacomo I. — Il vostro bagaglio è già qui. Dato
che non avete domestici, vi assegnerò una ragazza, signora
Melbourne. È costume della casa riunirsi nel salone piccolo
prima di cena. Manderò qualcuno a chiamarvi qualche minuto
prima delle otto e mezzo. C’è qualcos’altro che posso fare per
voi?
— Un bagno sarebbe delizioso.
— Vi farò mandare l’acqua calda di sopra.
— Vorrei una chiave della stanza. — Michael guardò
Catherine con occhi d’intesa. — Mia moglie e io non amiamo
che la nostra privacy venga interrotta senza preavviso.
Felicemente scandalizzata, la governante disse: — Non
usiamo chiavi sull’isola, ma vedrò di trovarne una.
Appena la signora Tregaron li ebbe lasciati soli, Catherine
sprofondò in una poltrona. — Mio nonno ovviamente non
crede nella possibilità di dare alle persone l’opportunità di
riposarsi prima di un incontro importante. Che cosa pensi di
lui?
Michael alzò le spalle. — È un tiranno, parzialmente
redento da sprazzi occasionali di umorismo e spirito. —
Attraversò la stanza e andò alla finestra. — Mi ricorda il duca
di Ashburton, sebbene non sia così freddo, credo.
— Penso che al di là di quella lingua acida, sia molto solo.
— Non mi sorprende, visto che aggredisce e allontana tutti
quelli che incontra. Il potere tira fuori il peggio dagli uomini,
Se gli eredi non fossero morti, non ti avrebbe mai convocata
qui e sarebbe morto senza conoscere la sua unica nipote
femmina.
— Può darsi, ma io provo comunque dispiacere per lui. —
Si tolse le forcine dai capelli e si massaggiò le tempie. — Deve
essere triste sentirsi così deboli dopo una vita di forza e
potenza.
— Sei più generosa di quello che lui si meriti — disse
Michael con affetto. — Di nuovo Santa Catherine.
Catherine abbassò lo sguardo e il sollievo lasciò il posto al
disagio: come diavolo avrebbero potuto dividere una stanza, un
letto? Doveva affrontare subito la questione. — È strano —
disse onestamente. — Sono cresciuta in mezzo ai soldati e sono
stata circondata da uomini per tutta la vita e sposata per dodici
anni. Tuttavia ora mi sento terribilmente a disagio.
Michael fece una smorfia. — Queste non sono circostanze
normali... sarebbe strano se tu non ti sentissi a disagio. Dormirò
sul pavimento. Chiuderemo a chiave la porta in modo che
nessuna cameriera piombando all’improvviso possa scoprire il
nostro segreto. Ce la faremo.
— Non voglio che tu dorma per terra. Sicuramente il letto è
abbastanza grande per due persone.
— Sarei molto più scomodo nel letto. — Michael distolse lo
sguardo. — Le mie intenzioni sono onorevoli, ma sono umano,
Catherine.
Lei trasalì. Non voleva che lui la desiderasse: la situazione
era già troppo complicata. — Il pavimento allora.
Cercando di mettere un po’ di distanza tra loro due, lei
proseguì: — In ogni modo, sono curiosa. Secondo Anne
Mowbry, le cronache dei quotidiani affermavano che eri a
Londra a cercar moglie. Hai avuto fortuna?
Lei si chiese se lui le avrebbe parlato della ragazza del
parco, ma lui era troppo gentiluomo per spettegolare di una
signora alle sue spalle. Freddamente lui disse: — Sono
sorpreso che Anne faccia attenzione a quella spazzatura.
Catherine sorrise e replicò: — È una donna e anch’io. Le
donne sono sempre interessate alle questioni sentimentali. Ma
tu devi odiare che gli estranei si interessino alla tua vita privata.
— Proprio così, — Attraversò la camera da letto.
— Almeno c’è un paravento per il bagno. Servirà anche per
vestirsi. E questa messinscena non durerà a lungo, se tutti e due
continuiamo a dire quel che abbiamo in mente, ci butterà fuori
in un giorno o due.
Lei rise. — Questo faciliterebbe le cose, ma non credo che
accadrà. Sembra che gli piaccia essere sfidato.
— Già. Sebbene tuo nonno sia debole, non sembra che stia
per morire, come ha detto il notaio. Non sarebbe possibile
sostenere a lungo questa finzione, lo sai. Se tu erediterai e
vorrai portare Colin qui, dovrai giustificare molte cose.
Catherine sapeva che le cose non stavano così: sarebbe
bastato dire la verità, cioè che Colin era morto. Ma era pur
sempre vero che i pericoli di quella finzione erano maggiori ora
che lei era sull’isola. — Non accadrà. Mio nonno sembra
preferire mio cugino a me. Mi chiedo come sarà questo
misterioso Clive. Il signor Harwell non lo ha apertamente
criticato, ma ho l’impressione che non ne fosse entusiasta.
Un colpo alla porta annunciò due domestiche con le tinozze
di acqua bollente. Michael le fece entrare, poi disse: — Credo
che andrò sui merli a prendere un po’ d’aria. Sarò di ritorno tra
mezz’ora, Questo ti darà il tempo di fare il bagno prima di
cena.
Catherine annuì, nascondendo il suo sollievo, Il pensiero di
ritrovarsi nuda in una stanza con Michael la faceva sentire
imbarazzata e confusa, anche dietro un paravento.
Ci voleva ben altro per farla sentire al sicuro.

La signora Tregaron aveva ragione a proposito della vista


che si godeva dai merli, anche se era sera. Michael fissava il
mare cercando di non pensare a Catherine che faceva il bagno,
al sapone che scivolava sulla sua pelle morbida e bianca,
all’acqua calda che scorreva tra i suoi seni rotondi. Si sentì
impazzire mentre se la immaginava nei minimi dettagli. Santo
Cielo, da quanto tempo non giaceva con una donna.
Tuttavia, in un certo senso, non importava quanto tempo
fosse passato dall’ultima volta; anche se avesse passato la
primavera a letto con tutte le dame di Londra, avrebbe
comunque desiderato Catherine con un’intensità dolorosa.
Quando fu trascorsa mezz’ora, rientrò nella loro camera e
trovò Catherine addormentata. Si era fatta il bagno e indossava
un abito blu da sera, mentre i suoi capelli erano ancora sciolti
sulle spalle. Sembrava esausta. Avrebbe voluto lasciarla
riposare a lungo.
C’era acqua calda pulita nella tinozza: si fece il bagno in
fretta e indossò un abito da sera, poi andò a svegliare
Catherine. Prima, però, rimase un po’ a fissare il volto di lei: i
lineamenti erano ancora squisiti, ma i suoi occhi erano cerchiati
da ombre. Doveva essere stanca di assumersi le responsabilità
di tutta la famiglia. Colin non doveva esserle di molto aiuto.
Poi il suo sguardo scese: l’abito da sera modesto, ma che
rivelava tutte le sue forme, la morbida linea dei suoi seni e
l’adorabile curva dell’orecchio dietro i capelli di seta...
Sospirò. — Catherine, è tempo di alzarsi.
Lei si girò sulla schiena, ma non si svegliò.
Lui le mise dolcemente una mano sulla spalla e disse a voce
più alta: — Catherine, stanno per servire la cena.
— M-m-m. — Lei sorrise e, sempre dormendo, girò la testa
fino a poggiarla sulla sua mano. La bocca premeva contro le
dita di lui. Le labbra erano calde e soffici, eccitanti.
Il desiderio era come una fiamma, calda, rossa e pulsante.
Ritirò la mano come se qualcosa lo avesse scottato,
"Dannazione, ricorda che è una donna sposata!" Bruscamente
disse: — Catherine, svegliati! È ora di cena.
Le nebbie del sonno svanirono e lei lo fissò disorientata
mentre qualcosa che somigliava alla paura brillava nel
profondo dei suoi occhi.
Indovinando il suo stato d’animo, lui disse: — Siamo a
Skoal e stiamo per andare a cena con il tuo inquietante nonno.
Gli occhi di lei si tranquillizzarono e si mise a sedere.
— Volevo solo riposarmi cinque minuti, ma sono crollata come
una candela consumata.
— È stata una lunga giornata. Sfortunatamente, non è
ancora finita.
— Mio nonno pensa che farci affrontare le difficoltà quando
siamo esausti rivelerà il nostro vero carattere. Probabilmente ha
ragione. — Scivolò giù dal letto e andò a pettinarsi. Con pochi
colpi di spazzola domò la gran massa di capelli scuri, poi li
legò in una crocchia sulla nuca, che enfatizzava la linea sottile
della gola e del collo.
Un colpo alla porta e una voce timida disse: — Signore,
signora, sono qui per condurvi nel salone.
Michael disse con calma: — Sei pronta per il prossimo atto?
Lei sollevò la testa. — Pronta come non mai.
Lui aprì la porta e la fece uscire. Dividere l’intimità maritale
con Catherine era una prova più ardua di quanto avesse
creduto.
Catherine si mise sottobraccio a Michael e insieme
seguirono la domestica attraverso la casa. Era ancora nervosa
per il modo in cui si era svegliata e se lo era trovato davanti:
stava facendo un sogno meraviglioso, dove lei era normale,
Michael era suo marito e stavano aspettando la nascita del loro
primo bambino. Per un istante, il sogno si era trasferito nella
realtà, poi era svanito, lasciando solo un rimpianto carico
d’angoscia.
Il salone era in una nuova ala della casa; quando Catherine e
Michael entrarono, cinque paia d’occhi curiosi li fissarono. Il
nonno era su una sedia a rotelle e aveva una coperta sulle
ginocchia e c’erano anche Davin Penrose e una graziosa
signora bionda che doveva essere sua moglie e una coppia più
anziana.
Il signore di Skoal la salutò con un cenno del capo. — Hai
già conosciuto il governatore. Questa è sua moglie, Glynis, e il
reverendo e la signora Matthews. — Fece un sorrisetto.
— Ovviamente la società di Skoal non brilla per varietà.
— Siete fortunata. Ho constatato spesso che la mondanità
non si accorda con il buon senso e con il buon cuore. —
Catherine rivolse un sorriso cordiale agli ospiti di suo nonno,
che la stavano trattando con circospezione.
Decisa a partire con il piede giusto con persone che presto
avrebbero potuto essere suoi vicini e forse amici, Catherine
accettò un bicchiere di sherry e cercò di mettere tutti quanti a
loro agio. La conversazione fluì facilmente, ma lei si chiese
dove poteva essere suo cugino Clive.
I bicchieri di sherry erano pieni, quando la porta si aprì di
nuovo. — Scusate il mio ritardo, zio Torquil — disse una voce
familiare. — Qual è la sorpresa che mi avevate promesso?
A Catherine si drizzarono i capelli in testa... No, non poteva
essere...
Un lampo di divertimento malizioso brillò negli occhi del
signore di Skoal. — Eccola qui, Clive. Vieni a conoscere mia
nipote, Catherine, e suo marito, il capitano Melbourne.
Catherine si fece di brace e si voltò verso il nuovo venuto.
Non si era sbagliata: Lord Haldoran, il languido,
imperscrutabile gentiluomo che l’aveva corteggiata durante la
tumultuosa primavera a Bruxelles era suo cugino.
21

Catherine, in preda al panico, cercò di riflettere, mentre


Haldoran attraversava la stanza: lui aveva mai incontrato
Michael, che così spesso l’aveva accompagnata quando erano
in Belgio? O Colin? Non riusciva a ricordare. Ma se era così, il
suo inganno era scoperto e conosceva abbastanza suo nonno
per sapere che la cosa non lo avrebbe divertito. Pensò che il
suo cuore si sarebbe fermato quando vide che Haldoran
rivolgeva a Michael una strana espressione, ma fu così veloce
che pensò di esserselo immaginata. Lui disse gentilmente: — È
bello rivedervi, signora Melbourne.
Si inchinò, poi tese a Michael la mano. — Credo di avervi
visto con vostra moglie più di una volta a Bruxelles, ma non
siamo mai stati presentati. Io sono Haldoran.
Catherine fece del suo meglio per nascondere il suo sollievo
quando i due uomini si strinsero la mano. Per ironia della sorte,
il fatto che Michael l’avesse scortata così spesso ora rinforzava
la loro finzione.
Il signore di Skoal sembrava stupito: — Allora vi conoscete
già?
— Ci siamo incontrati in Belgio la scorsa primavera —
replicò Catherine. — Quando parve che Bruxelles stesse per
essere invasa dai francesi, Lord Haldoran portò in salvo ad
Antwerp mia figlia e la famiglia che divideva con noi
l’alloggio. Un gesto molto gentile da parte sua.
— Sono felice che tu non sia fuggita con loro — disse il
nonno con aria di approvazione, — Essere una donna non è una
scusa per essere codardi.
— Au contraire — disse Haldoran con aria canzonatoria.
— Vostra nipote è conosciuta nell’esercito per il suo coraggio.
Si è guadagnata il soprannome di Santa Catherine per il suo
lavoro di infermiera.
— Ne ho sentito parlare — disse il signore, — E questo mi
fa pensare che sarebbe forte abbastanza da governare Skoal,
anche se è una donna.
A Catherine non piaceva che si parlasse di lei come se non
fosse presente. Fortunatamente, Michael catturò l’attenzione
del nonno dicendo: — Da quello che ho letto, gli isolani
annoverano tra i loro antenati i Vichinghi e i Celti, le cui donne
sono note per il loro coraggio e la loro indipendenza. Con un
tale sangue nelle vene, non sorprende che Catherine sfidi i
campi di battaglia.
— Siete interessato alla storia? — E senza aspettare la
risposta, il vecchio cominciò a esporre le sue opinioni
sull’antica Gran Bretagna, mentre Michael lo ascoltava
apparentemente interessato.
Catherine lanciò ad Haldoran un’occhiata interrogativa,
— Non nascondo la mia sorpresa nel trovarvi qui. La scorsa
primavera, a Bruxelles, sapevate già di essere mio cugino?
— Sapevo che voi dovevate discendere da Skoal e che forse
eravate la figlia di William, ma non ne ero sicuro, così ho
preferito non parlare. — Prese un bicchiere di sherry.
— Comunque, quando sono tornato a Londra, ho fatto visita a
Edmund Harwell e gli ho detto che avevo conosciuto la bella
moglie di un ufficiale con gli occhi dell’isola. Lui mi ha
confermato la vostra identità.
Lei ricordò quanto lui era sembrato sconcertato la prima
volta che si erano visti. Di nuovo gli occhi dell’isola. Lui aveva
tenuto nascosta la loro parentela per discrezione o perché non
voleva mettere al corrente un possibile rivale dell’eredità di
Skoal? Il disagio che aveva sempre sentito standogli accanto si
accrebbe. Sotto la sua amabilità, lei avvertiva una specie di
disprezzo, come se lui si sentisse superiore ai semplici mortali
che lo circondavano.
Un valletto entrò per annunciare che la cena era servita.
Davin Penrose accompagnò il signore di Skoal a tavola
spingendo la sua sedia a rotelle.
— Catherine, siedi a capotavola di fronte a me — ordinò
suo nonno, — Melbourne, voi venite a sedervi di fianco a me.
Lei obbedì silenziosamente e comprese che suo nonno le
concedeva il posto riservato all’ospite d’onore. Haldoran
sedeva alla sua destra e lei lo guardò di sottecchi per vedere
quale sarebbe stata la sua reazione. Non riusciva a leggere sotto
la sua superficie impenetrabile, così appena servirono la prima
portata disse con calma: — Sembra che il nonno voglia
metterci l’uno contro l’altra. Mi dispiace.
Lui sollevò le sopracciglia. — Ma noi siamo in
competizione, non è vero? Solo uno di noi due erediterà Skoal.
Lei assaggiò un cucchiaio di brodo d’aragosta.
— Esattamente in che modo voi e io siamo parenti?
— Mio nonno era il fratello più giovane di vostro nonno.
L’isola offre poche opportunità ai figli più giovani, così mio
nonno intraprese la redditizia carriera di corsaro. Usò Skoal
come base durante gli anni di attività, poi si ritirò in una tenuta
dello Hampshire e divenne così rispettabile che fu fatto barone.
Tenne comunque una casa sull’isola. Io sono nato qui e ci
vengo regolarmente.
— Allora anche voi siete un Penrose e conoscete l’isola
molto bene. — Finì il brodo, sentendosi ristorata dal cibo.
Lui le rivolse un altro sorriso indecifrabile. — Dato che
siamo cugini, puoi chiamarmi Clive.
Lei annuì vagamente, anche se avrebbe preferito mantenere
una certa distanza da quel cugino ritrovato.
Il reverendo Mattilews, che sedeva al suo fianco dall’altra
parte della tavola, le chiese se avesse mai conosciuto il duca di
Wellington: tutti mostravano interesse per l’eroe del momento,
così il duca divenne un argomento neutro e sicuro di
conversazione.
Catherine stava mangiando della sogliola impanata, quando
Haldoran esclamò: — A proposito di duchi, Melbourne, ho
sentito che Lord Michael Kenyon, il fratello più giovane del
nuovo duca di Ashburton, era alloggiato con voi a Bruxelles.
Conosco il duca e vorrei sapere che tipo è Lord Michael.
A Catherine il pesce andò di traverso. Le sembrava
impossibile che la domanda fosse innocente: forse Haldoran
stava giocando con lei, aspettando il momento migliore per
rivelare il suo inganno. Il suo sguardo spaventato andò al suo
compagno di malefatte, Michael, che con calma, spezzò del
pane. — Kenyon è un tipo tranquillo. Dato che era davvero
impegnato con un nuovo comando, non l’ho visto molto.
Haldoran continuò: — Tranquillo? Ho avuto l’impressione,
da quel che dice suo fratello, che Lord Michael fosse una
canaglia, la pecora nera della famiglia.
Le dita di Michael si strinsero con forza attorno al bicchiere
di vino, ma la voce rimase pacata. — Forse lo era. Davvero
non so dirvi. — Sorrise al vicario. — Del resto, le strade
tradizionali riservate ai secondogeniti sono la chiesa o
l’esercito. Immagino che i santi scelgano la chiesa.
Il duca intervenne e disse: — Dovete visitare l’intera isola.
Domani Davin vi farà da guida. Prima inizi a conoscere il
posto, meglio è.
Con la coda dell’occhio, Catherine vide che Haldoran
stringeva le labbra e si chiese se suo nonno la stesse trattando
deliberatamente come l’erede più probabile per provocare
Clive.
Dopo che ebbero preso accordi con il governatore per la
visita dell’isola, Haldoran disse: — Quando avrete finito il
giro, fermatevi a Ragnarok per il tè. È un posto suggestivo.
— Senz’altro. Ci vedremo domani — disse Catherine.
Quando la cena fu terminata, Catherine si diresse nel
salottino con le signore per il tè e gli uomini si ritrovarono nel
fumoir. Dopo un po’, Davin e il vicario le raggiunsero: — Il
signore di Skoal ha voluto una conversazione privata con
vostro marito — disse Davin con una punta di divertimento
negli occhi. — Non credo che sarà fatale.
Povero Michael: stava pagando a caro prezzo le cure
ricevute a Bruxelles. Quando lui e il nonno tornarono,
mezz’ora dopo, non si sorprese di vederli entrambi stanchi.
Michael le si avvicinò, — Hai voglia di venire in terrazza a
prendere un po’ d’aria fresca?
— Sarebbe magnifico.
Uscirono e, dopo aver accostato le portefinestre dietro di
loro, Michael le cinse le spalle, — Dato che tutti possono
vederci, possiamo improvvisare il piccolo spettacolo di
effusioni tra sposi.
Lei sorrise, felice che questo le desse l’opportunità di
abbracciarlo. — Mio nonno ti ha interrogato?
Michael alzò gli occhi al cielo. — Sarebbe stato più
semplice se fossi stato prigioniero dei francesi. Il signore di
Skoal pare conoscere alla perfezione tutte le malefatte di Colin.
Dopo avermele rinfacciate una per una, mi ha detto che non
sono degno di sua nipote. Naturalmente mi sono
immediatamente mostrato d’accordo con lui.
In parte divertita e in parte spaventata, Catherine chiese:
— È terribile. E questo lo ha intenerito?
— Alla fine sì. Dopo avergli elencato tutti i motivi per cui la
guerra può rendere un uomo inquieto, gli ho assicurato che la
pace e la fortuna di essere sopravvissuto mi hanno fatto
rivalutare mia moglie e che ho fatto voto di cambiare. Non mi
piace ingannarlo. Al di là del fatto che è scontroso, la sua
preoccupazione per te è reale.
Lei si morse le labbra. — Mi dispiace di averti messo in
questa posizione. Avevi ragione all’inizio, quando hai detto che
ci sarebbero state delle conseguenze inaspettate.
Lui strinse il braccio intorno alle spalle di lei. — In questo
caso, penso che il fine giustifichi i mezzi, sarai un’ammirevole
signora di Skoal, ma prima dobbiamo convincere tuo nonno
che siamo le persone giuste e una solida coppia. Ha l’idea
antiquata che una donna non possa stare senza marito.
— Allora è tempo di mostrare le più tenere effusioni da
sposi. — Lei si alzò sulle punte dei piedi e sfiorò le labbra di
lui.
Voleva essere solo un gesto di ringraziamento e di affetto, e
non era preparata alla intensità della risposta. Lui emise un
suono strozzato e la sua bocca divorò quella di lei. Le labbra di
Catherine si aprirono, forzate dalla potenza di quel bacio. Una
potenza languida e dolce, una forza fiera e bruciante. Lei si
sentì debole, il suo corpo stretto a quello di lui, allo stesso
tempo piena di vita e senza più traccia di fatica.
Non aveva mai saputo, nemmeno immaginato, che un bacio
potesse essere così: le sue mani si aprivano e si chiudevano
indifese sul petto di lui. Questo era ciò che aveva desiderato sin
dalla prima volta che lo aveva visto. Quell’oscura forza virile
che dissolveva le sue paure, quel flusso di desiderio che
riempiva il suo cuore e obnubilava i suoi sensi.
Lui allargò le mani sulla schiena di lei, spingendola contro il
suo corpo. Poi la dura consistenza del suo membro che
premeva contro il suo ventre la riportò bruscamente alla realtà:
avrebbe voluto gridare e spingerlo via con violenza.
Ma la colpa era sua, non di Michael. Appoggiò le mani sulle
braccia di lui e fece un passo indietro, dicendo piano:
— Questo dovrebbe convincere chiunque che siamo sposati.
Vide la sorpresa negli occhi di lui per il desiderio interrotto,
il battito rapido nella sua gola e si disprezzò. Aveva sbagliato
nel non tenere le giuste distanze e ora lui stava pagando per la
sua debolezza.
Dato che Michael era più forte di lei, gli ci vollero solo
pochi attimi prima di riuscire a nascondere i suoi sentimenti
dietro una fredda maschera divertita. — Forse abbiamo
esagerato. Le persone sposate da anni si baciano raramente così
nel bel mezzo di un dopo cena. Questo sarà più credibile.
Le sollevò il mento e le labbra di lui toccarono le sue per un
momento. Lei notò che quando la lasciò, lui non appariva
minimamente turbato. Ma lei non aveva quella fortuna: quella
pressione leggera aveva risvegliato sopiti desideri. Disperata, si
chiese perché la vita fosse così ingiusta: sarebbe stato tutto più
facile se lei fosse stata incapace di provare desiderio.
Con la mano aperta dietro la sua schiena, Michael la guidò
verso la sala. — Penso che abbiamo fatto il nostro dovere di
ospiti e che possiamo ritirarci adesso. Sono così stanco che non
mi accorgerò nemmeno di dormire sul pavimento.
Forse lui non ci avrebbe fatto caso, ma lei sì. Lei notava
ogni suo respiro.

Michael passò metà della notte sveglio, sentendosi in colpa.


L’espressione di Catherine dopo quel dannato bacio lo
perseguitava. Per certo aveva iniziato lei, ma con intenzioni
innocenti, era lui che aveva trasformato un semplice abbraccio
in un bacio appassionato.
Quando si era staccata da lui, i suoi occhi erano colmi di
sgomento, quasi di paura. Lui si odiava per quel che le aveva
fatto: lei lo considerava un amico e si era fidata di lui in una
situazione che era vitale per il suo futuro. Ma a causa di quel
bacio, lo aveva guardato con sospetto quando aveva chiuso la
porta della camera da letto a chiave. Il corpo di lei si era
irrigidito, come se avesse paura che lui le potesse rivolgere
attenzioni indesiderate e non aveva detto una parola mentre,
dietro il paravento, si toglieva il vestito da sera.
Ne era emersa con indosso una camicia da notte larga, lunga
e abbastanza anonima. Tuttavia, sembrava maledettamente
desiderabile mentre si infilava sotto le coperte.
Lui aveva fatto del suo meglio per sembrare disinvolto,
come se dividere la stanza con lei fosse una cosa perfettamente
normale: il giaciglio che si era preparato era quanto più
possibile lontano dal letto e aveva cautamente spento la
candela prima di cambiarsi per dormire.
Il suo comportamento doveva aver diradato la
preoccupazione di lei, perché presto il suo respiro si era fatto
calmo e regolare. Invidiava la coscienza pulita di Catherine: lei
era una santa, e non una peccatrice come lui. E una prova della
sua natura depravata era che non poteva reprimere un moto di
soddisfazione quando pensava che, anche solo per un attimo,
lei aveva risposto al suo bacio con una intensità pari alla sua.
Anche se era una moglie buona e virtuosa, si era resa conto che
tra loro vi era attrazione sensuale.
Sarebbe stato più sicuro se non fosse accaduto. Mentre
fissava il buio e ascoltava l’incessante rumore del mare, si
chiese se i loro onorevoli principi sarebbero stati abbastanza
saldi da trattenerli dal compiere l’imperdonabile.
22

Il giorno seguente visitarono l’isola con Davin Penrose,


conobbero i due figli del governatore, Jack e Ned, parlarono di
leggende e storie dell’isola e Davin mostrò loro l’isola gemella
di Skoal, Bone.
Quando l’escursione fu terminata, il governatore diede
un’occhiata all’orologio da tasca. — Dato che Lord Haldoran
vi ha invitati per il tè, sarà meglio sbrigarsi. Lord Haldoran
vive nella Piccola Skoal. Questo è il Canale, il braccio naturale
che collega le due parti dell’isola.
Michael si preoccupò guardando le rocce e il mare che
sbatteva fragorosamente contro gli scogli poco lontano. — La
guida diceva che il Canale è largo solo tre metri e a strapiombo
sul mare, ma le parole non gli rendono giustizia.
— Lo scrittore esagerava. Il Canale è largo anche tre metri e
mezzo in alcuni punti — disse Davin con umorismo, — Ma le
bestie diventano nervose in questi paraggi, perciò è meglio
attraversare.
Smontarono e attraversarono il Canale, guidando a mano i
cavalli. Nel mezzo, Catherine si fermò e si sporse: il vento le
scuoteva i vestiti e il rumore del mare era così forte che dovette
alzare la voce per farsi sentire dagli altri. — Non dovrebbero
esserci delle barriere?
— Non ce n’è bisogno — replicò Davin. — È caduto solo
un uomo, ed era ubriaco. Gli isolani sanno che devono stare
molto attenti in questo punto.
Lei guardò le rocce di sotto e si disse che, se fosse divenuta
signora dell’isola, avrebbe innalzato delle barriere.
Ragnarok era solo a pochi minuti dal Canale e sì innalzava
vicino alle scogliere. Sebbene il nome fosse antico, la casa in
sé era relativamente nuova e il suo stile quasi palladiano era in
contrasto con il paesaggio circostante.
Davin non smontò quando raggiunsero l’inizio della strada.
— Se non vi dispiace, vi lascerò qui. Ho del lavoro da sbrigare.
Riuscirete a trovare la strada per tornare al castello?
— Non preoccupatevi — disse Michael mentre aiutava
Catherine a smontare. — Skoal non è grande abbastanza per
perdersi.
Il governatore li salutò e trottò via. Catherine lo guardò
andarsene. — Me lo sentivo che non sarebbe stato ospite di
Lord Haldoran.
Prima che Michael potesse rispondere, un uomo robusto e
muscoloso con un viso pieno di cicatrici uscì dalla casa.
— Sono Doyle — disse laconico. — Porterò i vostri cavalli alle
stalle.
Catherine lo studiò mentre gli affidava le redini: l’uomo le
sembrò familiare e pensò di averlo visto a Bruxelles, dato che
poteva essere uno dei servitori che avevano aiutato Haldoran a
portare Amy e i Mowbry ad Antwerp. L’accento londinese di
Doyle lo dichiarava non originario di Skoal e aveva un’aria
poco raccomandabile. Come la casa stessa, stonava in un posto
remoto come quello.
Salirono i gradini e furono introdotti in un foyer di marmo
da un domestico, un altro robusto londinese. In apparenza,
Haldoran amava circondarsi di servitori che potessero essere
contemporaneamente guardie del corpo.
Lo stesso Haldoran stava scendendo le scale. — Salve
cugina Catherine, capitano Melbourne. Che cosa pensate della
nostra isola?
— Unica e molto bella. — Catherine diede il cappello e il
frustino al domestico. — Non ricca, forse, ma ben mantenuta.
Non vedo segni di povertà tra la gente.
— Ognuno ha un tetto sulla testa, cibo nella pancia e scarpe
ai piedi. È più di quanto possa essere detto della gente sulla
terraferma. — Haldoran le prese la mano, trattenendola tra le
sue più del necessario e poi li condusse nella sala da pranzo.
La conversazione fu insignificante e Haldoran incoraggiò
Catherine a raccontare ciò che aveva visto. Michael parlò poco.
Quando finirono di bere il tè, l’uomo propose: — Volete
visitare Ragnarok? La vista è eccezionale.
Decisa alfine a chiamarlo per nome, lei rispose: — Mi
piacerebbe vederla, Clive.
Haldoran li condusse attraverso il piano terreno,
raccontando loro un po’ della storia della casa. Per Catherine fu
più piacevole di quanto si aspettasse: suo cugino aveva un
gusto eccellente e una vera passione per gli oggetti di valore,
possedeva mobili curati, tappeti orientali e opere d’arte.
Il giro terminò al piano superiore, in un angolo posteriore
della casa. Quando Haldoran aprì l’ultima porta, disse:
— Penso che troverete questa parte interessante, capitano.
Si trovarono in una galleria con ampie finestre che davano
sul mare. Catherine pensò che fosse un’altra bella stanza, poi
capì che era una camera d’armi. I muri erano coperti di pannelli
che sostenevano antiche spade, alabarde e pugnali, con
vetrinette speciali per le armi più preziose.
Strinse le labbra mentre si guardava intorno: benché fosse
cresciuta in mezzo all’esercito, non aveva la passione per le
armi, al contrario: trovò che ci fosse una strana dissonanza tra
l’allegra luminosità del sole che filtrava dalle finestre e il
bagliore metallico di quegli strumenti di morte.
— Non ho mai visto una collezione simile se non in un
castello delle Highlands — osservò Michael. — Avete delle
armi che non ho mai visto.
Haldoran aprì una vetrina ed estrasse una pistola
straordinariamente lunga. C’era sensualità nel modo in cui
accarezzava la canna. Michael esaminò la pistola: era una delle
prime, risaliva a circa duecento anni prima e fece commenti
appropriati prima di renderla. Haldoran la rimise al suo posto.
— Ho anche delle spade superbe.
C’era qualcosa di malsano nella passione di Clive per le
armi. Si chiese se sarebbe stato ugualmente assetato di sangue
se avesse partecipato a una battaglia: la guerra di solito
distrugge le concezioni romantiche della violenza.
Dato che la casa era costruita sulla scogliera, la galleria
aveva una splendida vista sul mare. Poco distante, l’acqua si
infrangeva senza posa contro le rocce. Durante il loro giro della
mattina, Catherine aveva visto molte deliziose spiaggette, ma la
maggior parte del perimetro dell’isola era circondato da scogli.
In lontananza, poteva vedere la sagoma scura di Bone, Skull e
Bone.2 Era in quei luoghi che voleva passare il resto dei suoi
giorni?
Dietro di lei, Haldoran disse: — Che cosa pensi del nostro
nobile governatore, Catherine?
Lei si voltò. — Davin? Sembra che sappia tutto quel che c’è
da sapere sull’isola e gli abitanti lo rispettano.
Penso che mio nonno sia fortunato ad avere un aiutante

2
Skull significa cranio e bone osso. Erano i nomi dati dagli antichi guerrieri Vichinghi alle
due isole vicine. (N.d.T.)
come lui.
— Ti garantisco che è competente, ma non è questo ciò che
intendevo. Non hai sentimenti più forti? Nessun senso di
familiarità?
A disagio, lei chiese: — Che cosa intendi dire? Mi piace
Davin, ma non lo conosco. Perché dovrei sentire qualcosa?
Clive sorrise maliziosamente. — Perché il buon discreto
Davin è il tuo parente più prossimo... il tuo unico primo
cugino.
— Pensavo che mia madre fosse figlia unica.
Lo era. Davin ti è parente dalla parte di tuo padre... il figlio
bastardo che Harald ha avuto da una ragazza dell’isola.
Catherine lo fissò. — Intendi dire che è il nipote del nonno?
Se è vero, il vecchio lo sa?
— Oh, certo che lo sa. Tutti sull’isola sanno. Quando Harald
aveva ventuno anni, annunciò che voleva sposare una ragazza
dell’isola, che apparteneva al ramo dei Penrose. Il signore
prontamente lo spedì in Europa, ma era troppo tardi... la
ragazza era già incinta. Riuscì a nascondere il fattaccio a tutti,
persino alla sua famiglia, quasi fino alla fine. Poi morì nel dare
alla luce il bambino, invocando il suo amore. Il neonato fu
cresciuto dai genitori di lei. — Gli occhi di Haldoran
brillarono, come se trovasse la cosa divertente. — Harald non
perdonò mai davvero suo padre quando tornò e seppe che cosa
era accaduto. Si interessò a Davin e controllò che fosse educato
bene, ma naturalmente il ragazzo rimase un bastardo.
— In altre parole, se Davin fosse legittimato, sarebbe il
prossimo signore di Skoal.
— Sì, ma ovviamente non ci si può aspettare dal signore di
Skoal che lui riconosca pubblicamente il bastardo di suo figlio.
Ho pensato che dovessi saperlo, dato che lo sanno tutti.
Michael, che aveva ascoltato in silenzio, chiese: — Pensate
che Davin sia risentito nei confronti di mia moglie perché è una
possibile erede?
— Forse un poco, ma è troppo stupido per dare dei
problemi. Se lo terrete come governatore, vi servirà bene. —
Abbandonando il discorso brutalmente così come lo aveva
iniziato, Haldoran prese un fucile, — Questo è un Kentucky
americano. Sembra inoffensivo, ma è l’arma più precisa che io
abbia mai usato. Guardate.
— È un buon fucile — ammise Michael mentre lo restituiva.
— Siete bravo a tirare di scherma come a sparare,
capitano?.— disse Haldoran con una strana voce.
Michael alzò le spalle. — So come usare una spada per
difendermi, ma non sono un esperto.
Catherine li guardò a disagio. C’era una specie di
competizione sotterranea tra i due uomini, che Haldoran
cercava di rintuzzare e Michael di frenare. Che cosa diavolo
voleva provare suo cugino? Non le piaceva la piega che
stavano prendendo gli avvenimenti, quindi disse: — Dobbiamo
andare ora. Grazie per averci invitato, Clive.
— Non avere fretta, Catherine — Clive andò verso un’altra
vetrina e ne prese due spade gemelle. — Voglio vedere come
se la cava tuo marito. — Prese una spada per l’elsa e la lanciò a
Michael, che l’afferrò al volo.
Haldoran alzò l’altra in un saluto canzonatorio. — En garde,
capitano. — E senza altro avvertimento, si lanciò in un affondo
mortale.
23

Catherine si sentì svenire quando vide Haldoran puntare


decisamente la spada verso il petto di Michael, ma prima che
potesse gridare, Michael si era già messo in guardia.
— Sei pazzo, Clive? — gridò Catherine. — È da folli tirare
di scherma senza proteggere le lame.
— Stupidaggini, — Suo cugino affondò di nuovo. Si udiva
un terribile rumore metallico quando le spade cozzavano l’una
contro l’altra, — Questo è solo un gioco. Nessuno si farà del
male. Vero capitano?
— Inoffensivo come una finzione — disse Michael con
ironia e parò un altro colpo, — Quale soldato potrebbe
resistere?
— Sono felice che siate d’accordo con me. — Clive
sottolineava le sue parole con piccoli colpi per saggiare
l’abilità del suo sfidante. — Ma il divertimento migliore è
cacciare sulle colline. Lo avete mai fatto?
— Non ho mai avuto quel privilegio, ma la buona
cacciagione si trova dappertutto. — Michael respinse la spada
di Clive in modo sgraziato. — Ho fatto splendide battute di
caccia in Spagna con i segugi locali.
— Sembra rustico, ma divertente.
Catherine guardava in silenzio. Sebbene suo cugino
sostenesse che si trattava di un gioco, era evidente che se
Michael avesse sbagliato nel difendersi sarebbe stato ferito
gravemente, o peggio. Le ci volle tempo per capire che
Michael si stava difendendo in modo che nessuno si facesse del
male: forse i suoi colpi erano inefficaci, ma la sua spada era
sempre posizionata in modo da proteggerlo. Nonostante
indietreggiasse continuamente, non era mai messo all’angolo.
Era una dimostrazione di grande abilità e solo qualcuno che lo
avesse conosciuto bene avrebbe potuto comprendere quello che
stava facendo.
La sfida terminò quando Haldoran finalmente ruppe la
guardia del suo avversario: Catherine ebbe un singulto quando
vide la spada puntata alla gola di Michael. Solo all’ultimo
istante, Michael sollevò la sua lama per allontanare la spada di
Clive, che si abbassò e lo colpì al polso superficialmente,
lasciando una traccia scarlatta.
— Mio caro amico, sono così dispiaciuto — Haldoran fece
un passo indietro, abbassando la sua arma. — Non volevo
spargere del sangue, ma preso dal piacere di contrastare un così
degno avversario, ho perso la testa. — Le sue parole furono
tradite dalla luce di trionfo che brillava nei suoi occhi.
— Nulla di male. È solo un graffio. — Michael ripose la sua
spada in una vetrina e tirò fuori il fazzoletto.
Con il cuore che batteva forte, Catherine attraversò la
galleria ed esaminò la ferita. Fortunatamente era solo un
graffio, come diceva Michael. Avvolse il fazzoletto intorno al
polso di Michael e quando ebbe finito lanciò ad Haldoran
un’occhiata furiosa. — Hai una strana idea di come ci si debba
divertire, cugino.
— Non accadrà più — promise. — La prossima volta,
useremo lame protette. Ma era un’occasione unica per poter
sfidare un bravo spadaccino. Una volta di più vi siete rivelato
troppo modesto, capitano.
— Ho solo imparato a fare ciò che è necessario. — Michael
riabbassò la manica sopra il polso ferito.— Grazie per
l’ospitalità, Haldoran.
— Il piacere è stato mio. La vita di società dell’isola è così
noiosa. — Clive sospirò. — Sfortunatamente, domani dovrò
partire per Londra, ma starò via pochi giorni. Spero che sarete
ancora qui al mio ritorno.
— Torna presto — disse Catherine con un sorriso
splendente e falso, pensando che non le sarebbe affatto
dispiaciuto se non fosse tornato mai più.
Recuperarono i cavalli e ritornarono sulla strada che portava
alla Grande Skoal. Catherine rimase in silenzio fino a quando
non ebbero attraversato il Canale, poi disse freddamente:
— Perché diavolo hai permesso che succedesse?
— Permesso? Non si ha molta scelta quando si è attaccati da
un uomo con una spada.
Lei lo guardò esasperata. — Avresti potuto farla finita
prima. Sei uno spadaccino migliore di Haldoran, anche se hai
finto il contrario.
— Lo credi? Io non sono quell’ottimo attore che pensi, —
La bocca di Michael si curvò in un sorriso privo di allegria.
— Tuo cugino è abile con le armi, ma è solo un amatore, non
un professionista. Sfortunatamente, non gli piace perdere. Era
determinato a provare a ogni costo che era migliore di me.
Prima lo lasciavo vincere e prima ce ne saremmo andati.
— Questa messinscena poteva causarti delle gravi ferite —
sbottò lei.
Lui sembrava stupito. — Penso che sia la prima volta che ti
vedo così arrabbiata. Non pensavo che i santi potessero perdere
la pazienza.
— Non ho mai detto di essere una santa e non posso avere
pazienza con un uomo che si lascia usare come puntaspilli.
— Non c’era alcun pericolo. — Le fece un sorriso lungo e
dolce. — Sei irragionevole. Lo preferisco.
Il suo sorriso la disarmò: aveva ragione, lei stava
inutilmente drammatizzando l’incidente. Doveva stare attenta,
o avrebbe capito la profondità dei suoi sentimenti.
Rallentò il respiro. — Non avrei potuto sopportare che fossi
ferito. Mi sento già abbastanza colpevole per averti trascinato
in questo folle progetto.
— Non farti vincere dai sensi di colpa — disse Michael con
un’ombra di amarezza, — Non porta a nulla.
La discussione poteva dirsi conclusa e lui intrecciò le mani
per aiutarla a salire a cavallo.
— Stai attento ad Haldoran. È un uomo strano. Devo
essergli grata per come ci ha aiutato a Bruxelles, ma non mi
piace.
— Nemmeno a me piace. Ho già incontrato questi sedicenti
eroi nell’esercito. Di solito non durano molto.
Michael montò a cavallo, — Non devi preoccuparti se tuo
cugino mi sfida. Non c’è nessuno che sappia evitare la battaglia
quando è necessario quanto un vecchio soldato.
Sorrise, le sue paure svanite.
Sfortunatamente, quelle di Michael perduravano: durante
quel duello improvvisato, aveva avuto la sensazione che ad
Haldoran non sarebbe importato granché di provocare un
incidente letale. Ma perché quell’uomo voleva uccidere?
Quel desiderio poteva essere causato da una insensata sete
di sangue, ma poteva esserci anche un altro motivo. Michael
aveva notato una vorace possessività negli occhi di Clive
quando guardava la cugina; il desiderio poteva forse aver
provocato in lui la tentazione di eliminarlo.
Una cosa era certa: bisognava stare molto attenti a
quell’uomo.

Quando Catherine e Michael rientrarono al castello,


incrociarono il domestico che portava un vassoio con il tè.
Pensando che fosse per il nonno, Catherine chiese: — Olson,
posso fare visita al signore, adesso?
— Vado a chiedere — rispose altero il domestico.
Una volta soli, Michael disse: — Devo venire con te o posso
darti in pasto ai leoni mentre faccio un bagno prima di cena?
Lei rifletté. — Sarà meglio che vada da sola. Ho il sospetto
che un vecchio galletto come mio nonno si senta spinto a
drizzare la cresta e a mostrarsi re dell’isola se c’è un altro
maschio intorno.
— Una caratteristica ricorrente nei Penrose.
— Non ho mai visto in te quel tipo di atteggiamento.
Lui fece un sorrisetto. — Non ne ho bisogno.
Lei rise, ma dopo che lui l’ebbe lasciata sola comprese che
non era una battuta di spirito: Michael possedeva la tranquilla
fiducia in se stesso che gli permetteva di non dover dimostrare
nulla a nessuno. Oppure no? Ricordò l’espressione del suo
volto quando le aveva raccontato della recente morte di tuo
padre, allora Catherine comprese che la sua sicurezza
dipendeva dalle sue doti e capacità fisiche, ma nella ben più
oscura sfera delle emozioni, lui era molto meno sicuro. Scoprì
che la consapevolezza di saperlo vulnerabile era piacevole.
Olson tornò in fretta, — Sua signoria la riceverà, signora.
Lei lo seguì in un salottino adiacente alla camera da letto del
signore. Il domestico le indicò una vetrata: attraverso pesanti
cortine, si intravedeva il profilo di una sedia a rotelle. — Sua
signoria è fuori.
Lei uscì su un terrazzo soleggiato dal quale si godeva una
splendida vista dell’isola. Il suo arrivo fu osservato da suo
nonno e da un grande segugio marrone. Il cane sembrava la più
amichevole tra le due creature. Senza indugiare in
complimenti, il signore borbottò: — Sei qui per vedere se sto
tirando le cuoia?
Lei sorrise, meno intimidita di quanto non lo fosse stata
durante il loro primo incontro. — Anche a me fa piacere
vederti, nonno.— Si sistemò su una sdraio, — Ti vedo bene
oggi. Naturalmente questi segnali di ripresa mi distruggono, ma
cercherò di nascondere la mia delusione.
Lui strinse forte la mascella, poi fece un sorriso riluttante.
— Hai una lingua tagliente, ragazza.
Lei sorrise. — Da chi pensi che l’abbia ereditata?
— Una lingua molto tagliente — mormorò lui, ma c’era del
divertimento nei suoi occhi. — Che cosa pensi della mia isola?
— C’è una stupefacente varietà per una zona così piccola.
Prati, brughiere, valli boscose. Sono rimasta impressionata da
quanto l’isola sia autosufficiente.
— E la gente?
— Quelli che ho incontrato si sono dimostrati abbastanza
riservati, ma penso che sia naturale.
— Sono come devono essere. Il feudalesimo è un sistema
dannatamente intelligente, ma tutto dipende dal carattere del
signore. Vogliono sapere di che stoffa sei fatta prima di
concederti la loro fiducia.
— Mi stai davvero prendendo in considerazione come tua
possibile erede o quel che dici è solo un gioco? Dopo tutto,
Clive è un maschio e ha avuto tutta la vita per conoscere
l’isola. Sicuramente lui è la scelta più ovvia.
— Sì, ma... — Suo nonno distolse lo sguardo. — Questa
non è l’unica casa di Clive. Ha molti altri interessi e io vorrei
lasciare Skoal a qualcuno che la metterà avanti a tutto.
Era un motivo sensato, tuttavia lei sentiva che il nonno non
era del tutto a suo agio con Haldoran.
Brutalmente le chiese: — Parlami dei tuoi genitori.
Lei lo guardò circospetta, non del tutto sicura di quel che lui
avrebbe voluto sentire.
Lui tormentò le coperte e continuò. — Non mi dispiaceva
tua madre, lo sai. Era una ragazza deliziosa. Ma non volevo che
William sposasse un’isolana. Ci vogliono apporti periodici di
sangue nuovo.
Questo poteva spiegare perché si fosse opposto anche al
legame di Harald con una ragazza dell’isola, — Posso
comprendere la tua preoccupazione, ma i miei genitori erano
felici insieme — disse lei. — Mia madre amava seguire
l’esercito. Suppongo che sia per questo che a me non è mai
venuto in mente di fare altro.
Lei continuò a descrivere la vita della sua famiglia: gli parlò
dell’alta reputazione di cui godeva suo padre tra i suoi
compagni ufficiali e tra i suoi uomini, dell’abilità di sua madre
nel farli sentire ovunque a casa, di come lei avesse imparato da
suo padre a cavalcare e da sua madre a fare l’infermiera, del
modo in cui entrambi i genitori avessero amato il mare. Ora
che Catherine aveva visto Skoal, aveva capito perché.
Suo nonno ascoltava in silenzio, con lo sguardo perso
all’orizzonte. Quando lei smise di parlare, lui disse: — Peccato
che il ragazzo fosse così testardo. Non doveva partire senza
ritornare.
Avendo conosciuto il nonno, poteva comprendere perché
l’intera famiglia pensasse di essere indesiderata. Con tatto,
disse: — Il loro mondo era costituito da loro stessi e
dall’esercito. Sono stata contenta che siano morti insieme. —
La sua voce si incrinò. — Sarebbe... sarebbe stata dura per uno
di loro continuare da solo.
Ricacciò indietro le lacrime sapendo che quel dolore non era
solo per i suoi genitori, ma anche per se stessa. Aveva
desiderato un matrimonio come quello dei suoi, ed era sicura
che lo avrebbe avuto. L’illusione aveva reso il fallimento ancor
più bruciante.
Suo nonno si schiarì la gola. — Tuo marito non è come me
lo aspettavo. Sembra un uomo affidabile.
— Colin e io eravamo molto giovani quando ci siamo
sposati. Non posso negare che avesse un carattere selvaggio,
ma non ha mai mancato ai suoi doveri verso la famiglia o verso
i suoi uomini. — Era la verità. E fu egualmente sincera quando
continuò. — Se dovessi diventare tua erede, prometto che
Colin non arrecherà alcun danno a Skoal o alla sua gente.
— Davin dice che ha fatto commenti appropriati su come è
coltivata la mia terra e su quali dovrebbero essere i
cambiamenti da apportare.
— Ha una particolare conoscenza di queste cose. —
Diversamente da Colin, Michael era cresciuto in una grande
tenuta e, a quanto pareva, aveva fatto attenzione a come veniva
gestita. Cercando di allontanare il discorso da suo marito, lei
proseguì: — Davin ci ha parlato di Bone e della sua storia. E
davvero un luogo così sfortunato?
— Il suo passato parla da solo: oltre alle razzie vichinghe e
alle epidemie, Bone è sempre stata popolata da pirati e
contrabbandieri. Davin ti farà visitare l’isola con un buon
barcaiolo. La grotta più grande nell’isola è sul lato ovest. —
Sorrise al ricordo. — È abbastanza strana. C’è anche una
sorgente calda all’interno. Stai attenta, comunque. Si può
arrivare alla grotta solo con la bassa marea. Se ti dovessi
trattenere troppo a lungo rimarrai intrappolata fino a quando la
marea non scenderà di nuovo.
— Sembra interessante. Sono sicura che vorrà visitarla
anche mio marito. Spero che ci sia il tempo di vederla prima di
partire.
Il nonno tamburellò con le dita sul bracciolo della sedia a
rotelle. — Quanto tempo rimarrai?
— Forse quindici giorni. — Fece un sorriso esitante. — A
meno che tu non decida che siamo una cattiva compagnia e ci
cacci via.
— Quindici giorni non sono molti. Hai molto da imparare
qui.
Sempre di più, sembrava che lui intendesse designarla sua
erede. Cercando di nascondere il compiacimento, disse:
— Studierò tutto quel che riterrai necessario, ma non posso
fermarmi qui per un tempo indeterminato. Colin deve tornare ai
suoi doveri.
Lui si accigliò. — Puoi rimanere senza di lui.
Suo nonno era solo. Era una condizione che conosceva
bene. — Per ora, il mio posto è accanto a mio marito e a mia
figlia.
Lui aggrottò la fronte. — Che cosa accadrà se erediterai e
Melbourne deciderà che non vuole vivere in un posto così
isolato? Starai con lui e lascerai andare Skoal in malora?
Lei lo guardò con fermezza, — Se mi sceglierai come tua
erede, metterò l’isola al primo posto. Il mio dovere verso
l’intera comunità verrà prima del dovere verso mio marito. Ma
sinceramente, non credo che Colin cercherà di portarmi via di
qui.
— Cerca di ricordartelo, — Si appoggiò alla sedia a rotelle,
stanco. — Ho finito con te, adesso.
Lei si alzò, poi impulsivamente si chinò e baciò il nonno
sulla guancia.
— Non pensare di incantarmi con le smancerie, ragazza —
grugnì lui, — Ho terrorizzato chiunque su quest’isola per oltre
cinquant’anni e non ho intenzione di smettere adesso.
Lei rise. — Nonno, qualsiasi donna sia stata apostrofata dal
duca di Wellington ha paura di ben poco altro.
Lui accarezzò il cane, che poggiava la testa sul suo
ginocchio. — La cena sarà servita alle sei. Vedi di essere
puntuale.
Lei rientrò in casa e si diresse verso la sua stanza: era
orgogliosa di essersi persa solo due volte. Ricordandosi che
Michael aveva intenzione di farsi un bagno, bussò prima di
entrare. La sua voce profonda rispose: — Entra.
Una volta nella stanza, vide che aveva finito di fare il bagno
ma non di vestirsi. La camicia pendeva fuori dai mutandoni, il
lino bianco sottolineava le sue ampie spalle. Praticamente ogni
centimetro del suo corpo era coperto, allora come mai l’effetto
era quello di una intimità devastante?
Le chiese: — Come è andata con tuo nonno?
Riccioli di capelli gli scendevano sul collo. Una peluria nera
si intravedeva dal collo aperto della camicia. Lei abbassò lo
sguardo e si tolse lentamente i guanti.
— Abbastanza bene. Sotto quei modi scontrosi, è
abbastanza dolce.
Michael fece una smorfia eloquente.
Lei sorrise, — Gli piaci, e ciò lo sorprende.
— Sorprende anche me. — Michael si avvicinò allo
specchio per annodare la cravatta. — Ho chiesto al valletto che
ha portato l’acqua calda informazioni sulla salute del suo
signore. Pare che il problema sia il cuore. Può camminare, ma
si stanca facilmente e ogni tipo di sforzo produce terribili
dolori al petto.
Lei rimase pensierosa. — I dolori dovuti all’angina sono
molto debilitanti, ma non necessariamente minacciano la vita
del paziente.
— La sua sopravvivenza risulterebbe imbarazzane — disse
Michael con tristezza.
— Lo so. Tuttavia odio doverlo perdere così in fretta dopo
averlo ritrovato. Quasi mi piace quel vecchio furfante, — Lei
sprofondò in una poltrona. — Ora che ti ha conosciuto, verrò
con Amy ogni anno a fargli visita e dirò che mio marito è
troppo impegnato per accompagnarci.
— Con un po’ di fortuna, funzionerà — concordò Michael.
Lei intrecciò le mani sul grembo e desiderò poter contare
per una volta sulla sua fortuna.
24

— Vuoi un po’ di birra? — chiese Catherine.


— Sì, per favore. — Michael socchiuse gli occhi per poter
guardare la sua compagna. Era sdraiato su una coperta stesa
sulla sabbia, rilassato per quanto la situazione poteva
permetterlo. Pigramente ammirò i movimenti del suo corpo
mentre prendeva la brocca della birra da una buca e la versava
in un boccale. Si mise a sedere e ne bevve un lungo sorso. — È
bello prendersi un pomeriggio libero.
Lei fece un risolino, — Lo studio intensivo della storia,
delle leggi e dell’agricoltura di Skoal non era esattamente quel
che mi aspettavo da questa visita. — Indicò gli avanzi del
pasto, — Formaggio dell’isola e aringhe, accompagnate da
pane fresco dell’isola e da birra dell’isola, seguita da mele
dell’isola.
— Portate in una cesta intrecciata con canne dell’isola. Ma
non possono far crescere tè e caffè, qui.
— Una grave mancanza. Immagino che dopo tutto Skoal
non possa fare a meno del resto del mondo. — Piegò le gambe
e abbracciò le ginocchia. Sotto l’orlo fluttuante del vestito di
mussola blu, i piedi erano nudi. — Vorrei che Amy fosse qui.
Ama il mare. Ce l’ha nel sangue, credo.
Lui studiò il suo profilo delicato: da quando lei gli aveva
salvato la vita, era divenuto particolarmente consapevole di
quanto il sangue fosse utilizzato come metafora di legame e
affinità. Forse il regalo della vita che lei gli aveva fatto
spiegava perché lui si sentisse tanto legato a lei e così attento a
ogni sua parola e gesto.
Un soffio di vento le fece aderire il vestito al corpo,
delineando chiaramente l’intrigante pienezza dei suoi seni. Lui
distolse lo sguardo quando sentì l’involontaria risposta del suo
corpo a quella vista: guardò la sabbia, la spiaggia riparata dagli
scogli. Era un luogo solitario, pieno di sole. Dannatamente
romantico. — Davin aveva ragione: è proprio un buon posto
per un picnic. In effetti, ha sempre ragione. Un altro santo... E
questa è la chiara prova che deve essere tuo cugino.
Lei sorrise. — Quel che dici fa sembrare Davin noioso,
invece non lo è. Lui e Glynis sono un’eccellente compagnia.
Michael posò il boccale sulle ginocchia; la marea stava
salendo, le onde lambivano la spiaggia sempre più vicine.
— Sei a Skoal da una settimana ormai. Se tuo nonno ti lascerà
l’isola, credi che saresti felice qui? È una vita misera
paragonata a quella cui sei abituata.
— Sì, ma è anche sicura e confortevole. Se mi venisse
offerta, non potrei permettermi di rifiutare. — Lei alzò le
spalle. — Non conosco la felicità, ma sarei serena. Mi
basterebbe.
D’impulso, fece quella domanda che voleva porle sin da
quando lei aveva chiesto il suo aiuto. — E che dirà Colin?
Lei chiuse gli occhi. — Con l’aiuto di Davin, potrò
governare Skoal da sola.
Michael trattenne il respiro, chiedendosi se le sue parole
significavano che lei e suo marito si sarebbero divisi per
sempre. Questo poteva spiegare come mai lei non si
preoccupasse di doverlo condurre lì più avanti. Il suo cuore
accelerò i battiti mentre pensava alle implicazioni contenute in
quella eventualità: era disonorevole corteggiare una donna il
cui matrimonio era finito, nonostante i legami non fossero stati
annullati dalla legge? In effetti, pensò lui con un sobbalzo,
forse quei legami potevano essere sciolti. Il divorzio era molto
raro e servivano molti soldi e amici influenti per ottenerne uno.
Tuttavia, Michael possedeva entrambi e avrebbe speso fino
all’ultimo centesimo per liberare Catherine se questo era ciò
che lei voleva.
Il pensiero lo sconcertava. Chiedendosi se si stesse
spingendo troppo avanti, Michael domandò esitante:
— Sembra di capire dalle tue parole che Colin potrebbe non
fare parte del tuo futuro. Stai forse pensando di lasciarlo?
Lei chiuse gli occhi. — Non chiedermi di Colin — sussurrò
lei. — Ti prego.
Il muro che lui aveva eretto con tanta cura crollò
improvvisamente. — Catherine. — Lui le posò una mano sulla
spalla. La sua pelle era calda sotto la mussola. — Catherine.
Lei sospirò, con le labbra tremanti. Incapace di sopportare la
vista della sua infelicità, lui le circondò le spalle. Con l’altra
mano, le carezzò i capelli. Lacrime scorrevano dagli occhi
chiusi di lei. Teneramente lui le baciò le palpebre, sentendo il
sapore del sale tra le ciglia pungenti.
Lei emise un gemito e si mosse, non lontano, ma verso di
lui. Premette i seni contro il suo petto e con le braccia gli
circondò la vita, lui scostò la sua massa di capelli neri, mossi
dal vento e seguì con la lingua il delicato profilo dell’orecchio
di lei. Lei respirò profondamente, socchiudendo le labbra
piene. Era incredibilmente seducente, una vulnerabile sirena:
lui inclinò il capo e coprì la bocca di lei con la sua.
Sapeva di mele e birra, un sapore dolce e penetrante, e
teneva gli occhi chiusi, come se non volesse vedere l’indecenza
di quell’abbraccio. Tuttavia la sua bocca rispondeva, calda e
bisognosa.
Il cuore di Michael cominciò a martellare, il desiderio
obnubilava la ragione: la spinse indietro, sentendo la sabbia
ruvida sotto la coperta. L’aveva sognata così, il corpo di lei
arrendevole sotto il suo, mentre il suo sangue pulsava sotto la
pelle candida della gola. La sua mano tremò quando si posò sul
seno di lei: morbido, voluttuoso.
Il suo vestito era chiuso da un bottone sopra ciascuna spalla:
lui li slacciò con dita abili, poi abbassò il corpetto dell’abito e
la sottoveste, denudandole i seni. Rocamente mormorò: — Sei
bella... così bella...
Posò le labbra sopra un capezzolo scuro di lei e questo si
irrigidì all’istante, terribilmente dolce: avrebbe voluto
succhiare la sua essenza, assorbire tutto il calore e la
femminilità che aveva tanto desiderato.
Lei gemette e si arcuò contro di lui: lui afferrò i suoi seni e li
strinse, poi affondò il viso tra quelle curve dolci e levigate,
sentendo il battito del cuore di lei. Le dita di Catherine erano
tra i suoi capelli, lo accarezzavano ancora e ancora.
A lui non importava più nulla di matrimoni, mariti e mogli.
Quel che stava accadendo era naturale, irrefrenabile: in un
mondo giusto, lei sarebbe stata sua, protetta dalla sua forza e
dalle sue cure.
Ma quando mai la giustizia aveva fatto parte del mondo?
Lui l’avrebbe fatta sua, ora e per sempre. Il suo palmo scivolò
giù lungo i suoi fianchi, fermandosi sul monte tra le sue cosce.
Mentre l’accarezzava, lei divenne improvvisamente rigida.
Aprì di colpo gli occhi e gridò: — O mio Dio, che cosa sto
facendo? — Presa dal panico lo allontanò, sostenendo il
corpetto con una mano per nascondere i seni.
Stupito e addolorato, lui si avvicinò. — Catherine...?
Lei respinse la sua mano come se fosse stato un serpente.
La paura che vide nei suoi occhi color del mare lo riportò
brutalmente alla realtà come una doccia fredda. Maledizione,
che cosa stava facendo lui!
Stava rompendo il voto più solenne che avesse mai fatto a se
stesso.
— Mi dispiace, sono maledettamente spiacente. — Lui si
nascose il volto tra le mani, tutto il suo corpo tremava e non
solo per la frustrazione che bruciava nelle sue vene. — Non
volevo che accadesse, lo giuro.
Con voce tremante, lei disse: — Nemmeno io. Mi dispiace,
Michael. La colpa è stata mia.
In verità lei non aveva fatto resistenza, anzi, era vero il
contrario. Ma lui si era approfittato della sua tristezza, del suo
dolore, di un momento di smarrimento. Sebbene non lo avesse
fatto deliberatamente, era comunque profondamente sbagliato.
Non avrebbe dunque mai imparato? Pensava di aver tratto una
dura lezione dagli errori del passato, ma ovviamente non era
così.
Partire dall’isola sarebbe stata la cosa più saggia da fare,
tuttavia questo avrebbe lasciato Catherine in una situazione
difficile e avrebbe forse compromesso la sua sicurezza futura.
Dovevano trovare un modo per porre rimedio a quanto era
successo.
Alzò il capo: lei si era riabbottonata il vestito e sembrava
pronta per andarsene. Un’onda le lambì i piedi nudi. Lui si
alzò, si arrotolò i pantaloni fino alle ginocchia e le tese la
mano, — Camminiamo. Una passeggiata sulla spiaggia ci
aiuterà a schiarirci le idee.
Il suo tono pragmatico la convinse, Catherine si alzò e
timidamente gli diede una mano, usando l’altra per alzare un
poco la gonna. Le sue anche erano snelle e tornite. Lui distolse
lo sguardo e la condusse lungo la spiaggia. Lente onde si
rompevano sulla sabbia e correvano avanti quasi fino ai loro
piedi, poi si ritiravano.
— Era prevedibile che accadesse qualcosa del genere —
disse Michael con tono disinvolto. — Non per nulla la società
prescrive che uomini e donne non rimangano soli fino a quando
non sono sposati. Il modo in cui abbiamo vissuto negli ultimi
giorni avrebbe cancellato il più fermo dei propositi. — Le
diede un’occhiata di traverso. — Questo non esclude che io
continui a pensare che tu sia la donna più attraente che abbia
mai conosciuto.
Catherine si fermò, paralizzata dal disagio. — Se avessi
conosciuto i tuoi sentimenti, non avrei mai chiesto il tuo aiuto.
Ti ho messo in una posizione intollerabile.
— Come potevi saperlo? Ho fatto del mio meglio per
comportarmi bene in Belgio. — Le strinse la mano e
continuarono a camminare. — Anche la nostra piccola
messinscena ha richiesto tutto il mio autocontrollo, sono felice
che tu abbia chiesto il mio aiuto. Tuttavia ti capirò se non
vorrai più concedermi la tua fiducia. Meriterei di essere
frustato.
— Per favore, non biasimarti — lo pregò lei. — Tutto
questo disastro è colpa solo mia.
La consapevolezza che lui si stava comportando in modo
onesto mentre lei lo stava ingannando la faceva stare male. Per
un momento, fu quasi sul punto di dirgli tutta la verità: sulla
morte di Colin e su quello che provava veramente per lui. Ma i
motivi del suo silenzio erano molto validi, soprattutto adesso,
se possibile. — Dobbiamo lasciare l’isola immediatamente.
Dirò a mio nonno che non posso più sopportare di stare
separata da Amy.
— Ti dirà di farla venire qui. Non vuole che tu parta e non
posso biasimarlo. Il meno che possiamo fare è stare qui per
quindici giorni. Dormirò sui merli. Questo terrà lontana ogni
tentazione.
— Non puoi farlo — esclamò lei.
— Ma certo che posso — disse lui dolcemente. — Ho
dormito sotto le stelle molte volte prima d’ora. Mi piace.
Lei si morse un labbro. — Ti sto causando un mare di
problemi. Sono io che meriterei di essere frustata, non tu.
Lui sorrise. — Le belle donne sono fatte per essere baciate,
non frustate. Ecco perché dormirò sul tetto. Ce la faremo.
Non c’era alcun dubbio su questo. Tuttavia, quando lei
ricordò il travolgente piacere che le aveva dato il suo
abbraccio, seppe che quello che proteggeva la sua virtù era la
paura, non l’onore.

Anne Mowbry era in salotto e cercava di insegnare a Molly


e Amy a ricamare, quando Lord Haldoran venne a far loro
visita, Dato che per la domestica era il pomeriggio libero, andò
lei ad aprire.
Haldoran si tolse il cappello. — È un piacere rivedervi,
signora Mowbry. È un buon momento per una visita?
Perché i visitatori venivano sempre a trovarla quando lei
indossava il suo vestito di terza mano? — È sempre un
momento buono, signore — rispose lei con un sorriso, — Vi
prego, entrate. È gentile da parte vostra venire a trovarci.
Haldoran si fermò all’ingresso e subito fu circondato dalle
ragazzine e dai cani. Anne nascose un sorriso quando vide che
lui era sconcertato: sua signoria non era ovviamente un uomo
abituato a una famiglia. Tuttavia, lui salutò educatamente le
ragazze e si trattene dal prendere a calci il sovreccitato Clancy.
Dopo che i cani si furono allontanati, lei lo condusse in
salotto. — A parte il piacere che ho di vedervi, sono qui per
svolgere una missione affidatami dalla signora Melbourne —
disse Haldoran.
— Mi dispiace, ma Catherine è fuori città in questo
momento.
— Lo so... è a Skoal. Vengo proprio dall’isola. La mia
famiglia è originaria di là e abbiamo scoperto che io e
Catherine siamo cugini. — Lui sorrise. — Lo avevo sospettato
in Belgio, quando avevo visto i suoi occhi, ma non ne ho mai
parlato, poiché non ne ero sicuro.
— Anche io e voi siamo cugini? — squillò la voce di Amy.
Anne si voltò e vide che le ragazze erano sedute in un
angolo con i loro ricami. In teoria stavano lavorando, ma in
realtà ascoltavano ogni parola. — Sì, Lord Haldoran dovrebbe
essere anche tuo cugino. Ma ora fuori tutte e due. Non dovreste
essere qui.
— Veramente, la mia visita riguarda proprio Amy. Dato che
venivo a Londra, Catherine mi ha chiesto di condurla con me a
Skoal nel mio viaggio di ritorno. Vuole che sua figlia conosca
il signore dell’isola.
— Davvero? Ho ricevuto una sua lettera due giorni fa ma
non vi era scritto nulla di tutto questo.
— Ha deciso d’impulso.— Lui sorrise tollerante.
— Sospetto che la vera ragione sia che semplicemente le
manca sua figlia.
Sembrava un motivo plausibile: a Catherine non era piaciuto
dover partire senza sua figlia. Anne disse: — Vi ha dato un
biglietto per me?
Lui scosse il capo. — Come ho detto, ha deciso
improvvisamente e mi ha raggiunto al porto mentre stavo per
imbarcarmi. Io ho dovuto partire in fretta o avrei perso la
coincidenza. Ma è comunque un piacere per me, dopo tutto io e
Amy siamo vecchi compagni di viaggio.
Anne ripensò al viaggio angosciante da Bruxelles ad
Antwerp. Con la scorta di Haldoran, tutto era andato bene e lui
era stato molto paziente anche in condizioni davvero difficili.
Lasciar partire Amy con lui non era certo come affidare la
ragazza a un estraneo. Tuttavia... — Non so se posso lasciar
partire Amy senza nemmeno una parola da parte di sua madre.
Haldoran sollevò un sopracciglio e questo gli conferì un’aria
arrogante. — Siete un’ottima custode, signora Mowbry, ma
dovete credermi. Dopo tutto, Catherine è mia cugina.
— Ti prego, zia Anne — disse Amy civettuola. — Mamma
ha detto che mi avrebbe mandato a prendere se la visita fosse
andata bene.
— Naturalmente, prenderò con noi una cameriera che
accudisca la fanciulla — aggiunse Haldoran. — Partiremo
domani mattina presto.
Assediata da tutti i lati, Anne capitolò. — Molto bene, puoi
andare, Amy. Ma dovrai portare con te i compiti.
— Lo farò! — disse Amy felice e si precipitò fuori dalla
stanza. Molly la seguì lentamente, delusa dal fatto di non dover
partire anche lei.
Il cuore di Anne era leggero. La loro fortuna era cambiata.
Grazie all’intervento di Lord Michael, Charles ora lavorava
felicemente per il duca di Candover e aveva un ottimo salario e
sembrava che Catherine stesse facendo ottimi progressi con il
signore di Skoal. Sarebbero diventati tutti persone importanti.
Con un sorriso, si voltò verso Lord Haldoran per prendere gli
ultimi accordi.
25

Come Michael aveva previsto, ci fu tensione tra lui e


Catherine dopo l’incidente della spiaggia, ma non durò che un
giorno. Lei tendeva a evitare il suo sguardo e lui non riusciva a
guardarla senza ricordare il sapore e la morbidezza dei suoi
seni, ma riusciva a controllarsi, e questo era quel che contava.
Tre giorni dopo, cenarono con il vicario e sua moglie: fu una
serata piacevole e Michael era tranquillo quando tornarono al
castello. Un’altra settimana ancora e sarebbero stati di ritorno a
Londra, al sicuro da ogni tentazione. Ma nel frattempo... aveva
un’altra settimana da passare con Catherine.
Il portone principale era aperto, come in tutte le case di
Skoal. Entrarono nel foyer e lui stava già salendo quando lei
guardò sul tavolino. — Sono arrivate delle lettere per te,
caro.— Lei gli porse un pacchettino legato con lo spago.
Michael sentì una stretta al cuore quando lesse il nome:
CAPITANO COLIN MELBOURNE. Davvero non gli piaceva usare
l’identità di Colin. Il pacchetto era comunque certamente per
lui: era affrancato Strathmore nell’angolo e l’indirizzo era
scritto con la calligrafia di Lucien. — Immagino che sia
abbastanza importante se lo ha spedito qui.
— Questioni di affari, immagino. — Catherine sbadigliò.
— Penso che andrò ad augurare la buonanotte al nonno se è
ancora sveglio. Sarò di sopra in pochi minuti.
Era uno dei piccoli trucchi che usavano per darsi l’un l’altra
il tempo di fare il bagno e svestirsi. Lui andò in camera da letto
e accese le luci, poi slegò lo spago. C’erano parecchie lettere e
un biglietto di Lucien.
Caro Michael,
tuo fratello ha mandato un messaggio che sembra
richiedere attenzione. Includo anche le altre lettere che
sono arrivate per te. Spero che la lotta col drago stia
procedendo bene.
Luce

Sotto c’era una lettera affrancata: ASHBURTON. Michael la


tenne tra le mani, osservando pensieroso la dicitura: URGENTE.
Sebbene questo Ashburton fosse il suo fratellastro e non
l’uomo che aveva creduto suo padre, la vista di quella firma gli
provocò una reazione ansiosa. Il vecchio duca non aveva mai
scritto se non per criticare o condannare e senza dubbio quella
lettera non sarebbe stata diversa. Cercò di immaginare che cosa
il nuovo duca potesse avere da scrivere che Michael avesse
voglia di leggere, ma non riuscì a trovare niente. Probabilmente
la lettera concerneva qualche affare legale di cui a Michael non
importava nulla.
Come aveva fatto a Londra, prese un angolo della lettera e
vi appiccò il fuoco: allora si era sentito disperatamente furioso,
ma adesso era freddamente deciso a troncare ogni legame.
Dopo quella lettera era improbabile che il nuovo duca scrivesse
ancora.
Buttò la lettera che ancora bruciava nel fuoco e diede
un’occhiata agli altri messaggi, si trattava perlopiù di affari, ma
due missive erano di Kenneth Wilding che si trovava in
Francia. Nella prima, Kenneth faceva il resoconto della vita del
reggimento e narrava molti aneddoti divertenti sulla vita
quotidiana dell’esercito di occupazione. Ma la parte migliore
erano i piccoli, acuti schizzi satirici che illustravano le storie.
Michael sorrise e la mise da parte, poi, chiedendosi perché
mai Kenneth gli avesse scritto due lettere a distanza così
ravvicinata, aprì la seconda. Era una sola pagina vergata senza
disegni.

Michael,
Perdonami se mi sto spingendo al di là dei limiti
dell’amicizia, ma a Bruxelles mi era parso che i tuoi
sentimenti verso Catherine Melbourne andassero oltre
il semplice affetto. Per questa ragione, penso che
quanto sto per scriverti non ti lascerà indifferente;
alcune settimane fa Colin Melbourne è stato ucciso in
strada, in apparenza da un bonapartista. Un maledetto
affare: non hanno ancora trovato l’assassino.
L’incidente è stato messo a tacere per paura che vi
fossero ripercussioni politiche. Io l’ho saputo per caso,
da un ufficiale ubriaco del reggimento di Colin. Ha
detto che dopo il funerale Catherine ha portato Amy in
Inghilterra. Immagino che Anne e Charles Mowbry
sappiano dove rintracciarla.
Naturalmente non è corretto fare la corte a una
vedova quando suo marito è appena stato sepolto, ma
Catherine merita che si passi sopra qualche regola.
Anche se non hai alcun interesse sentimentale, potresti
controllare se ha bisogno di aiuto. Con ogni
probabilità, Melbourne è morto in miseria.
Se trovi Catherine e se c’è qualcosa che posso fare
per lei, ti prego, fammelo sapere immediatamente.
Tuo precipitoso, Kenneth
Michael fissò la pagina, sentendosi come se qualcuno gli
avesse appena dato un calcio nello stomaco. La rilesse.
Kenneth poteva essersi sbagliato? Probabilmente no. Ma
perché Catherine avrebbe dovuto mentirgli? Pensava che i loro
rapporti fossero onesti e sinceri.
Non sarebbe stata la prima volta che una donna si prendeva
gioco di lui.
Stava ancora fissando la lettera sconcertato quando
Catherine entrò in camera da letto. Appena chiusa la porta,
disse allegra: — Il signore era stanco, ma aveva ancora
abbastanza energia per spiegarmi perché gli isolani pagano una
tassa annua su ogni camino. Costumi affascinanti, — Stava per
aggiungere qualcosa, quando si fermò. — Che cosa c’è che non
va?
— È arrivata una lettera da Kenneth Wilding — disse lui
secco. — È vero che Colin è morto?
Catherine impallidì e il volto le divenne bianco come il
marmo, Si appoggiò a una sedia per non cadere. — È... è vero.
— Cristo Santo! — Accartocciò la lettera, sentendosi
improvvisamente tradito. La sua bella, onesta Catherine era una
bugiarda. — Perché diavolo non me lo hai detto?
Lei si passò tra i capelli una mano tremante, — Perché non
volevo che lo sapessi, naturalmente. Pensavo che ti saresti
sentito moralmente obbligato a chiedermi in sposa per
gratitudine. È stato più semplice farti credere che Colin era
ancora vivo.
Fu un altro colpo, più terribile del primo. — E una mia
proposta di matrimonio sarebbe stata così spaventosa che hai
preferito nasconderti dietro un marito morto? — sbottò,
— Avresti potuto semplicemente dirmi di no, nel caso fosse
accaduta una cosa simile.
Lei si lasciò cadere su una sedia, con le spalle curve e lo
sguardo basso. — Non... non era spaventosa. Era anzi così
invitante che sarei stata tentata di accettare, per questo era
meglio che non se ne presentasse neanche la possibilità.
— Perdona la mia stupidità — disse lui freddamente, — Se
pensavi che potessi chiederti di sposarmi e l’idea non ti
dispiaceva, perché le bugie?
— Perché è impossibile! Io non mi risposerò mai, mai. Se
fossi stata così folle da accettare avrei fatto di noi due
infelici.— disse lei disperata. — Non posso essere tua moglie,
Michael. Non mi è rimasto nulla da darti.
La rabbia di lui sparì, sostituita dalla disperazione, — Così
amavi Colin a questo punto... nonostante le sue infedeltà e le
sue mancanze.
Lei scosse la testa. — Non si possono passare dodici anni
con un uomo senza volergli un po’ di bene, ma non lo amavo.
Michael non riusciva a pensare a un solo motivo che
giustificasse il comportamento di lei. — Tuo marito abusava di
te, così non vuoi più saperne del matrimonio — disse lui
esplicito. — Se non fosse già morto, lo ucciderei io stesso.
— Non era affatto così! Colin non ha mai abusato di me, —
Strinse le mani. — Io ho mancato nei suoi confronti più di
quanto lui abbia fatto con me.
Lui studiò la sua espressione. — Questo è davvero difficile
da credere, anzi impossibile.
— So che tutti biasimavano Colin e avevano pietà di me
perché aveva molte donne, ma sono io che ho reso il nostro
matrimonio una farsa. Lui si è comportato bene.
— Probabilmente sono molto lento a capire. Spiegami quel
che intendi dire.
— Io... non posso. — Lei abbassò gli occhi, incapace di
incontrare il suo sguardo.
Esasperato, lui attraversò la stanza e le sollevò il viso,
— Per Dio, Catherine guardami! Non pensi che meriti una
spiegazione?
— Sì — mormorò lei, — Ma... ma non riesco a parlare del
mio matrimonio... neanche con te.
Riuscire a far parlare Catherine era come cercare di
sradicare una quercia a mani nude. Era il momento di provare
con un altro approccio: le mise una mano dietro la nuca e si
piegò per baciarla, sperando che il desiderio potesse compiere
quel che le parole non riuscivano a fare.
Per un attimo lei rispose al bacio con un disperato desiderio,
poi si allontanò, mentre le lacrime le scorrevano sul viso.
— Non posso essere come tu mi vuoi! Non puoi
semplicemente accettarlo?
In un angolo remoto della sua mente, lui iniziò a capire di
che cosa si trattava, — No, ho paura di non poterlo
semplicemente accettare, Catherine. Ti ho voluta sin dalla
prima volta che ti ho vista. Dio solo sa se non ho cercato di
dimenticarti. Ma non ci riesco. Passerò il resto della mia vita
come un miserabile perché non posso averti e penso che mi
sarebbe più facile se almeno potessi capire perché.
Dalla desolazione dei suoi occhi seppe che le sue parole
l’avevano colpita. Sapeva anche che le sue resistenze stavano
per cedere, e continuò: — Il problema è il sesso, vero?
Lei spalancò gli occhi. — Come lo hai capito?
— Da quello che hai detto. — Si inginocchiò davanti a lei
così da non sovrastarla e le strinse le mani. Le dita di Catherine
erano fredde e tremavano. — E questo spiega come mai ti
umilia tanto parlarne. Raccontami perché consideri
impensabile il matrimonio. Dubito che tu possa dire qualcosa
che potrebbe scandalizzarmi.
Lei si raggomitolò in fondo alla poltrona, fragile come una
bimba, le mani premute sullo stomaco. — L’intimità coniugale
è... è orribilmente dolorosa per me — disse lei in un sussurro
fioco. — È dannatamente spiacevole. Provo desiderio come
ogni donna normale. Tuttavia consumare quel desiderio è
straziante.
E sapere di essere anormale era anche peggio del dolore
fisico. Lui chiese: — Hai mai consultato un medico?
Lei sorrise con amarezza. — Ci ho pensato, ma che cosa ne
sanno i dottori di come sono fatte le donne? Non potrei
sopportare l’idea di essere tormentata da un estraneo in cambio
dell’odioso piacere di sentirmi dire quello che già so, che sono
orribilmente deforme.
— Tuttavia hai partorito una figlia, quindi non puoi essere
del tutto anormale — disse lui pensieroso. — Il dolore è
diminuito dopo la nascita di Amy?
Lei distolse lo sguardo. — Sono rimasta incinta subito dopo
il matrimonio e ho utilizzato questa scusa per proibire a Colin
di avvicinarsi al mio letto. Io... io non sono più stata sua moglie
dopo.
— Avete vissuto insieme per dodici anni senza avere
rapporti? — esclamò Michael, incapace di nascondere la sua
sorpresa.
Lei si strofinò le tempie. — Colin meritava di essere
chiamato santo molto più di me. Ci siamo incontrati quando io
avevo sedici anni e lui ventuno. Era un amore tra cuccioli,
selvaggiamente romantico e non molto profondo. In un altro
momento quella cotta sarebbe passata presto. Colin si sarebbe
invaghito di un altro bel visino e io avrei pianto per qualche
settimana, poi avrei ripreso la mia solita vita, solo sarei stata un
poco più saggia.
Trasse un respiro profondo. — Ma i miei genitori morirono
nell’incendio, lasciandomi senza nessuno al mondo. Colin mi
propose di sposarlo e io accettai senza pensarci due volte.
Credevo che mi sarebbe piaciuto il lato... fisico del
matrimonio. Certamente mi erano piaciuti i baci che ci
eravamo scambiati di nascosto. Invece...
Catherine ripensò alla prima notte di nozze e rabbrividì.
Dopo l’usuale ubriacatura, Colin era arrivato a letto molto
impaziente di reclamare i suoi diritti di marito. Sebbene
nervosa, anche lei lo voleva. Non si aspettava quel dolore
lacerante né quel senso di terribile violazione. Nemmeno aveva
pensato che si sarebbe addormentata piangendo mentre il suo
nuovo marito russava soddisfatto accanto a lei, — La cosa
migliore che possa essere detta sulla mia prima notte di nozze è
che è finita presto.
Michael scrutò il suo volto. — La prima volta è sempre
dolorosa per una donna.
— Non è migliorato dopo. In effetti, le cose sono andate
peggiorando. I... piaceri della carne erano molto importanti per
Colin. Pretendeva di avere una compagna di letto bella e
vogliosa. — Con tristezza ripensò alla prima volta che aveva
incontrato Colin, quando ancora pensava di essere normale.
— Basandosi su come mi ero comportata quando eravamo
ancora fidanzati, aveva tutte le ragioni per crederlo. Invece,
ogni volta che mi toccava, io gridavo.
— Deve essere stato terribile per entrambi — disse Michael
con profonda compassione.
— È stato orribile — disse lei con veemenza. — Non l’ho
mai rifiutato, ma lui mi trovava così insoddisfacente che presto
ha smesso di cercarmi. Fummo entrambi sollevati quando
rimasi incinta. Senza nemmeno discuterne, facemmo una
specie di patto silenzioso che rendeva il nostro matrimonio
tollerabile.
— Così tu sapevi di tutte le sue donne, ma non ti lamentavi
mai.
— Lamentarmi? — Lei fece un sorriso senza allegria.
— Ero grata che ci fossero. Se lui era felice, io mi sentivo
meno in colpa. Facevo del mio meglio per rendere la casa
confortevole per Colin e Amy e in cambio lui ci sosteneva e
non mi rinfacciava il mio fallimento. Ho fatto io l’affare
migliore, credimi. Colin è stato un marito e un padre decente. È
stato spesso noncurante, ma non ci ha mai abbandonate e non
ha mai permesso a un altro uomo di darmi noia. Nessuno
sapeva che farsa fosse il nostro matrimonio. Non fino a ora.
— C’erano dei vantaggi anche per lui. — disse Michael
amaramente. — Colin era un donnaiolo nato. In te ha trovato
una moglie perfetta. Una donna bella e compiacente che gli
procurava l’invidia di ogni uomo che incontrasse. Tu non ti sei
mai lagnata delle sue avventure e, come uomo sposato, lui non
doveva preoccuparsi che le donne cercassero di incastrarlo. Più
di un uomo considererebbe questa situazione un paradiso.
— Forse è vero, questo non cambia la verità. Io ero la
colpevole del fallimento del nostro matrimonio. Non sono fatta
per fare la moglie. — Specialmente non la moglie dell’uomo
che ama davvero. Lei continuò: — Ora capisci perché non
posso sposare te, né nessun altro. Tu non puoi volere una
moglie che non possa soddisfare il più fondamentale dei suoi
doveri.
— Considerando quanto ti desidero, questo sarebbe difficile.
E tuttavia... — Michael esitò, poi disse lentamente — Anche
così, penso che ti sposerei, se tu volessi accettare.
Lei spalancò gli occhi, — Non dici sul serio.
— No? — Le prese il volto tra le mani. — Mi piace stare
con te, Catherine. E per quel che riguarda l’aspetto fisico...
possiamo trovare un modo per rendere la situazione
soddisfacente per tutti e due.
Lei strinse le labbra. — Ho accettato l’infedeltà di Colin, ma
la odiavo. Non voglio di nuovo un matrimonio così.
— Non è all’adulterio che sto pensando, — Con le dita le
accarezzò lentamente l’orecchio e la gola, causandole un
brivido di piacere. — Il rapporto completo non è l’unico modo
per trovare il piacere. Non penso che tu sia frigida per natura,
quindi potresti imparare ad apprezzare le altre possibilità.
— Non sono sicura di capire, — Il suo viso divenne
scarlatto. — Sono ignorante quanto deforme.
— L’ignoranza può essere colmata ed è possibile che tu non
sia deforme affatto. Il dolore che hai provato potrebbe essere il
risultato dell’inesperienza e di una certa insensibilità da parte
del tuo giovane marito. — Cercò altre parole, poi scosse la
testa esasperato. — La società ci impone di discutere di questi
problemi, quindi perdonami se dirò delle cose che ti potranno
mettere in imbarazzo. Detto brutalmente, se il rapporto sessuale
è forzato e frettoloso, è insoddisfacente per entrambi i partner,
specialmente per la donna. Una volta che la paura è stata
innescata, può darsi che tu sia stata presa in un circolo vizioso
e che il tuo corpo fosse sempre così teso e rigido che il dolore
non poteva che aumentare. Più grande il dolore, maggiore la
paura, e così via.
— Di sicuro c’era dell’altro — disse lei dubbiosa.
— Forse — ammise lui — ma anche se tu fossi stata
straordinariamente stretta quando avevi sedici anni, partorire
porta dei cambiamenti permanenti nel corpo di una donna.
Forse oggi non sentiresti più il dolore che hai provato appena
sposata.
Era una possibilità affascinante, quasi spaventosa. Riuscire a
giacere con un uomo senza dolore. Avere un altro bambino.
Essere normale.
Catherine non osava neppure sperarlo, e disse: — Stai
dicendo che c’è un solo modo di scoprire se hai ragione?
Michael la guardò in modo eloquente: — So che ti chiedo
molto. Ma vuoi provare?
— Sarebbe più facile andare sul campo durante la
battaglia.— disse lei ridendo. — Ma... Michael, vorrei così
tanto poterti credere. Credere che sono una donna normale, che
sono capace di fare quel che ogni altra donna fa nella sua
esistenza.
Lui le prese di nuovo la mano. Lei abbassò lo sguardo e vide
il segno lasciato dalla spada sul polso e le sue dita calde. Lui
era così forte...
Quei pensieri le riportarono alla mente che cosa significasse
sentirsi una cosa intrappolata sotto un pesante corpo maschile.
Il dolore e la violenza, che erano degradanti. Si premette il
pugno contro la bocca, mordendosi le nocche. — Ma... la paura
è molto profonda.
— È naturale. Non è stata creata in un’ora e non se ne andrà
in un’ora. Ci sono molti, molti modi di provare piacere oltre al
normale rapporto. Hai bisogno di imparare ad apprezzarli. Solo
quando lo avrai fatto sarà tempo per un’intimità completa.
Si sentiva come un uccellino al quale fosse stato detto che
era tempo di lasciare il nido. Tutto quel che doveva fare era
spiccare un salto dal suo rifugio sicuro e sarebbe stata capace
di volare. A meno che, naturalmente, le sue ali non fossero
adatte, in quel caso lei sarebbe caduta a terra, rompendosi
l’osso del collo.
Vedendo quanto stava combattendo, lui baciò dolcemente
l’interno del suo polso. Il battito del cuore di lei accelerò al
contatto delle sue labbra calde e un desiderio insidioso iniziò a
scorrerle lungo il corpo.
— Giuro che non farò nulla, assolutamente nulla che tu non
voglia. Se ti sentirai a disagio, in ogni momento, basterà solo
che tu mi dica di fermarmi. Puoi credermi?
I suoi occhi verdi avevano una intensità che toccava i posti
più freddi e desolati dentro di lei. Turbata, comprese che, da
quando si erano incontrati, lui aveva represso il suo desiderio
perché la considerava irraggiungibile.
Questo non era più vero. Lui la voleva e glielo stava dicendo
con la voce più sensuale che un uomo possa usare per sedurre
una donna. Di fronte alla sua potente mascolinità, lei non aveva
più resistenza di una falena di fronte al fuoco, alla ricerca di un
ultimo momento di piacere prima di essere consumata.
— Sì, Michael, ti credo — disse lei piano.
26

Michael sorrise, prima con gli occhi e poi con tutto il viso.
— Sono così felice. Non credo che lo rimpiangerai, in ogni
caso. Possiamo iniziare già questa notte, prima che tu possa
avere il tempo di perderti in mille paure. Sei pronta?
Lei si irrigidì improvvisamente. — Questa notte?
— Solo la prima lezione — disse lui rassicurandola. — E
finirà non appena lo vorrai.
La abbracciò e le carezzò dolcemente la testa che era
appoggiata sulla sua spalla. Quando le sue dita delicate le
sfiorarono la nuca, lei disse: — È molto rilassante.
— Dato che ti piace essere accarezzata, penso che ti
praticherò quello che i francesi chiamano un massaggio —
disse lui pensieroso. — Mi puoi prestare il flacone di
quell’adorabile lozione per la pelle alla rosa che ti rende così
profumata?
— La mia lozione spagnola? — domandò lei dubbiosa.
Lui rise. — Pensi che sia diventato matto, vero? Non
preoccuparti, ho promesso che ti piacerà. Faremo diventare
questa stanza un delizioso, e terribilmente indolore, luogo di
scelleratezze. Prima di tutto accenderemo il fuoco, così la
stanza sarà abbastanza calda per rimanere nudi.
Lui la lasciò e si alzò in piedi, dirigendosi verso il camino.
— Spogliati e avvolgiti in un lenzuolo. E sciogliti i capelli.
Divertita, lei fece quel che le aveva ordinato. Si spazzolò i
capelli ed emerse da dietro il paravento avvolta in un lenzuolo.
Nel frattempo, il camino era stato acceso e Michael aveva
creato un soffice giaciglio di coperte proprio davanti al fuoco.
Si era anche cambiato e indossava una vestaglia verde, legata
con una fascia in vita, che si apriva sul petto e rivelava una
soffice e folta peluria scura e i muscoli ben torniti.
Aveva imparato a conoscere molto bene il corpo di lui
quando lo aveva curato ma ora, per la prima volta, lei si
permetteva il piacere di ammirarlo apertamente: era bello,
forte, ben fatto, straordinariamente virile.
Il pensiero di arrendersi a quella forza la fece irrigidire, Si
voltò e in silenzio prese la lozione dall’armadio. Lui esaminò il
suo volto mentre lei gli porgeva la bottiglia, — Abbiamo una
lunga strada da percorrere, vero? Inizieremo facendo un passo
piccolo. Quanto andremo lontano dipenderà solo da te.
Le tese una mano e lei timidamente la afferrò. Poi lui la
avvicinò a sé per baciarla; quel bacio gentile sciolse la paura
che era dentro di lei. I suoi muscoli si distesero mentre la mano
di lui tracciava piccoli cerchio sulla sua schiena. — Hai un
sapore meraviglioso — mormorò lui. — Sai di nettare. Di
musica.
Lei rise, emozionata. — Dici cose irragionevoli.
— La ragione non è la benvenuta tra queste mura
stanotte,.— Lui le circondò la vita con un braccio e la portò
verso il giaciglio. — Sdraiati con la tua adorabile pancia in giù
e io ti massaggerò, iniziando dalla schiena.
Lei si sdraiò e lui le sistemò sopra il lenzuolo; sentì il
tessuto che si posava leggermente sulla sua schiena nuda. Era
tesa, consapevole della sua nudità e della sua vulnerabilità.
— È facile capire quando sei in ansia. — Si inginocchiò
accanto a lei e le scostò i capelli. Poi aprì il flacone di lozione e
si spalmò il liquido sulle mani. — Diventi rigida come una
galletta. Un mio soldato una volta si salvò perché un proiettile
centrò la galletta che aveva in tasca. Persino una pallottola
francese non può penetrare quei dannati biscotti.
Quando lei sorrise, lui abbassò il lenzuolo fino alla vita e
iniziò a carezzarle la schiena con movimenti lenti e vigorosi.
Le sue grandi mani scivolavano delicatamente sulla sua pelle,
sciogliendo con dolcezza i muscoli tesi. Aveva ragione lui: le
piaceva. Le piaceva molto.
Lui era così diverso da Colin. Sebbene suo marito non fosse
mai stato violento, era stato prepotente e diretto e amava che le
donne rispondessero con la stessa semplicità. Non l’aveva mai
toccata con quella raffinata sensualità.
L’aria era pesante per gli aromi, che si sprigionavano dalla
lozione, e per la fragranza dei fiori freschi che venivano portati
in camera ogni giorno. Il mondo si restrinse fino a diventare le
sue mani e il profumo e il calore e loro due. Michael variava i
suoi movimenti, qualche volta la massaggiava con i palmi, altre
volte usava la punta delle dita o le nocche delle mani. Dedicava
un’attenzione speciale al suo collo, sciogliendo la tensione che
vi era accumulata.
Lei si irrigidì di nuovo quando le dita di lui scesero,
sfiorando i lati dei suoi seni. Tuttavia quel tocco leggero era
meraviglioso e quando vide che lui non andava oltre, si rilassò
nuovamente.
Le massaggiò le mani, dito per dito, il piacere era squisito e
ora sapeva che lui aveva ragione: esisteva un’incredibile
gamma di sensazioni sensuali di cui lei era completamente
all’oscuro.
Lei non protestò quando lui abbassò ulteriormente il
lenzuolo. — Hai il corpo più adorabile che abbia mai visto —
disse con una voce leggermente alterata. Le sue mani le
accarezzarono il fondo schiena. — Un perfetto paio di natiche
a forma di cuore. Un simbolismo perfetto, non ti pare?
Iniziò a massaggiare i glutei, seguendo con le dita le sue
curve sinuose: sembrava che sapesse esattamente quanta forza
usare e dove premere per sciogliere i nodi della tensione. Le
dolci carezze e alcune profonde pressioni sciolsero i suoi
muscoli come la cera. — Dove hai imparato tutto questo? —
mormorò lei. — O forse è meglio che non lo sappia?
— La mia maestra è stata una deliziosa signora francese che
ho incontrato molti anni fa, quando ero un novellino appena
uscito dall’università. Era stata in Turchia ed era rimasta molto
impressionata da quel che aveva imparato nei bagni turchi delle
donne. Sophie considerava una missione diffondere la saggezza
orientale in Occidente.
— Era una donna fortunata. — Catherine si stirò in modo
languido. — Non tutti riescono a raggiungere un tale nobile
scopo.
Lui fece scivolare le sue mani lungo le gambe di lei con
profonde pressioni, poi dalle natiche alle anche. C’era una
chiara componente sessuale nel suo piacere adesso: il desiderio
che aveva scacciato ritornò, scorrendo in lei come miele. Poi le
dita di lui si insinuarono tra le sue cosce con dolce intimità.
Catherine tremò, mentre un brivido di eccitazione si
trasformava in paura. — Ti prego, fermati.
— Certo, — Lui si spostò e iniziò a massaggiarle le caviglie
e i piedi. Lei si rilassò e sentì che le dita dei suoi piedi
rispondevano allo stimolo quanto quelle delle mani.
Quando lui l’ebbe ridotta alla consistenza del marzapane,
sollevò di nuovo il lenzuolo fino alle spalle e disse: — Girati se
vuoi che massaggi anche il resto.
Solo un’ora prima, lei sarebbe stata troppo imbarazzata e
paurosa per esporre il suo corpo. Ora invece si voltò e mentre
lo faceva, il lenzuolo scivolò, lasciando scoperto un seno.
Michael non si mosse, ma i suoi occhi si strinsero e
involontariamente si irrigidì.
— Non so quanto potrò continuare stanotte — disse lei con
calma. — Ma voglio scoprirlo.
— Allora proseguiamo. — Lui deglutì mentre lei si girava
sulla schiena. — I tuoi seni sono superbi, splendidamente
pieni..— Stava per aggiungere qualcosa, poi scosse il capo, —
Non abbiamo abbastanza parole in inglese. Non c’è nulla di più
espressivo di bello. E i colori... avremmo bisogno di più colori.
Come chiameresti la sfumatura di questi? — Strinse
delicatamente i capezzoli tra il pollice e l’indice con una
leggera pressione. — Rosa ambrato? Rosso dorato?
I capezzoli si irrigidirono e lei si sentì avvampare. — Ocra,
rosa, a scacchi. Non mi importa finché mi tocchi così.
Lui la prese in parola, massaggiandole i capezzoli fino a
quando l’intero corpo di lei non pulsò di un piacere allarmante.
A voce bassa lui chiese: — Ti dispiacerebbe se ora ti baciassi?
— No — sussurrò lei. — Non mi dispiacerebbe affatto.
Michael sì chinò in avanti e cercò la sua bocca: il bacio fu
profondo, sempre più profondo, e le carezze della sua lingua
accedevano il desiderio di Catherine.
Quando lui iniziò a baciarle la gola, lei fece scivolare le
mani sul suo petto e timidamente le infilò sotto la vestaglia. Lui
sussultò e i suoi muscoli tremarono a quel contatto.
Mentre le mani di lei scendevano, sentiva i suoi peli sotto le
dita e linee di pelle più dura. — Hai più cicatrici di chiunque
abbia mai conosciuto — disse lei triste. — È un miracolo che
tu sia vivo e stia bene. — Non sarei qui se non fosse per te. —
Le sue labbra scivolarono sopra i suoi seni morbidi. La
sensazione della bocca di lui sul capezzolo le fece provare un
tremito tra le gambe a cui non voleva pensare. La spaventava e
insieme la ipnotizzava come il serpente nell’Eden.
Lui cambiò posizione in modo da giacere accanto a lei, ma il
dolce, pauroso piacere di Catherine si mutò in allarme quando
percepì la minacciosa consistenza della sua virilità contro le
sue cosce. Si irrigidì, ricordandosi con infelicità dove tutto
quello avrebbe portato.
Lui sussurrò una maledizione sottovoce e si girò sulla
schiena. — Mi dispiace Catherine. — Ansimando si passò una
mano sulla fronte. — Dannazione, avevo quasi superato i limiti
del mio autocontrollo. Se vogliamo proseguire, dovrò
rimuovere la minaccia rappresentata da questo rude organo
maschile.
Lei spalancò gli occhi. — Cosa hai detto?
Lui rise. — Non ho in mente nulla di permanente. Per come
mi sento ora, basterebbe davvero molto poco per rendermi
inoffensivo, in modo particolare se tu mi aiuti. Puoi farlo?
Le sarebbe stato facile rifiutare, ma era giunto il momento di
correre qualche piccolo rischio. Per provare che cosa
significava davvero amare, doveva dare quanto riceveva.
— Che cosa vuoi che faccia?
In silenzio lui le prese la mano e la infilò sotto la sua
vestaglia, con il palmo aperto. Lei avrebbe voluto ritrarsi
quando sentì la prepotente virilità della carne pulsare sotto la
sua mano. "Dolore, violazione, un’arma crudele e arrogante."
Ma questo era Michael, non Colin, e lui era un uomo, non
un ragazzo brusco e inesperto. Lentamente, lei iniziò a
stringere. Il suo pene caldo e tutto il suo corpo si irrigidirono
ancora di più. — Non... non ci vorrà molto.
Non si era mai resa conto fino a quel momento che il sesso
rendeva gli uomini vulnerabili quanto le donne ed era
stupefatta nel vedere quanto le era facile averlo in suo potere.
Le sue mani si strinsero su di lui con maggiore confidenza.
Lui si arcuò contro il giaciglio cercando di controllare le sue
reazioni. Lei chiuse la mano sopra il glande violaceo e strinse
ancora, mentre allo stesso tempo carezzava la punta con il
pollice.
— Cristo, Catherine! — Un brivido lo percorse, strinse i
pugni mentre il suo seme schizzava nel palmo di Catherine; era
come un vulcano in eruzione, con una violenza trattenuta nei
muscoli e il respiro affannoso e roco.
Lei ebbe paura, ma cercò di combatterla. Non c’era dolore,
né alcun male le era stato fatto, lei non era una vittima. "Non
c’era motivo di avere paura."
Quando il suo pene fu di nuovo molle, lei aveva
completamente recuperato la calma.
Lui le scostò i capelli e appoggiò una mano calda sulla sua
spalla. — Sei stanca?
Lei si chiese quanti uomini sarebbero stati così sensibili.
— Un poco. Fare l’amore è un’attività primitiva e selvaggia. —
Lei gli strinse il membro dolcemente, — Ma quel che fino a
poco fa sembrava un’arma pronta a colpire ora è indifeso come
un pulcino.
Lui sorrise. — Questo mi ha ridimensionato.
Lei usò un angolo del lenzuolo per ripulire entrambi; la
paura se n’era andata, lasciando dentro di lei un senso di
perdita. Quel fluido viscoso era il seme della vita e se lei
avesse trovato il coraggio di fare davvero l’amore con lui,
avrebbero potuto avere un bambino.
Sebbene amasse tutti i bambini, sarebbe stata una gioia
immensa rimanere incinta di Michael.
Lui la strinse a sé e le sue mani cancellarono ogni
preoccupazione: come aveva imparato a essere così onesto e
gentile? Nel modo peggiore, indovinò lei. Esitando, gli chiese:
— Immagino che fosse questo che intendevi quando mi hai
detto che è possibile per un uomo essere soddisfatto anche
senza un rapporto sessuale completo.
— Sì, anche se questo non vale solo per gli uomini. — Lui
le carezzò il ventre con il dorso della mano. — Hai mai
sperimentato l’equivalente femminile di quello che mi è appena
accaduto?
Lei lo guardò con aria interrogativa. — Come può tutto
questo succedere a una donna?
II divertimento che lesse negli occhi di lui le fece capire che
ancora una volta aveva tradito la sua ignoranza, ma la sua voce
era tenera quando le rispose: — Sebbene la meccanica sia
diversa, credo che le sensazioni provate siano molto simili.
Lei nascose il viso sulla spalla di lui, — Ho seguito un
esercito, fatto nascere un bambino e curato i moribondi. È
imbarazzante che io sappia così poco sul mio corpo.
— La mancanza di conoscenza è facilmente rimediabile —
disse lui quieto. — Lascia che te lo dimostri.
Abbassò il capo per darle un altro bacio. Il desiderio che
aveva già provato ritornò, questa volta senza la paura. Una cosa
la sapeva ed era che ci vuole un po’ di tempo prima che un
uomo ritorni potente sessualmente. Questo significava che
poteva godere delle sue carezze senza ansia.
Ora che il desiderio era stato soddisfatto, c’era una sottile
differenza nell’abbraccio di lui, un erotismo più sottile e più
piacevole. Lei si abbandonò: per tutta la vita aveva represso i
suoi appetiti naturali. Ora finalmente poteva liberarli con
l’uomo che amava.
La sua mano carezzevole si spinse oltre la curva
dell’addome e lei provò una sensazione di calore in tutto il
corpo quando con la punta delle dita lui attraversò gli scuri
riccioli setosi e toccò la carne nascosta sotto di essi. Lei
trattenne il fiato sorpresa.
Lui mormorò: — Devo fermarmi?
— No... sento piacere.
Le labbra di lui trovarono di nuovo le sue, lei tremò d’un
desiderio colpevole mentre le dita di lui scendevano sempre di
più. La sua tenera apertura non resisteva al suo tocco e pensò
confusamente che ci fosse qualcosa di sbagliato nel fatto che
tutto questo non era accaduto prima.
Le dita di Michael raggiunsero luoghi reconditi che
vibrarono: lei gettò indietro il capo e respirò profondamente.
Delicatamente, lui infilò un dito dove prima non vi era stato
che dolore. Ma ora c’era eccitazione e un senso di piacevole
pienezza. Il suo corpo si inarcò contro la mano che lo
accarezzava, ormai senza più controllo. E sospirò: — Santo
Cielo...
Il suo dito le accarezzò il clitoride, un rosso grano di
terribile sensibilità: lei si eccitò con sconvolgente tempestività.
Agitandosi indifesa, lo abbracciò strettamente, mentre un fuoco
esplodeva dentro di lei lasciandola esausta. — Oh, caro —
sospirò lei. — Era questo che intendevi?
— Proprio questo. — Le baciò la fronte. — L’hai trovato
spiacevole?
Lei rise. — È abbastanza scioccante non poter controllare il
proprio corpo, ma non mi è dispiaciuto affatto. Ora capisco
perché la gente si preoccupa. — E soprattutto capì come mai
prima l’egoismo di Colin nel loro letto nuziale. Con
quell’urgenza che lo divorava, non c’era da meravigliarsi che
fosse insensibile. Era facile perdersi nella lussuria.
Come lei si era persa nella paura. — Sono terribilmente
spiacente di averti mentito. Ho odiato doverlo fare, ma non
avevo scelta. Non pensavo che sarei mai stata capace di parlare
a qualcuno del mio problema.
— Ti ho perdonato e ho già dimenticato. — Michael si
sdraiò accanto a lei e la strinse con un braccio. La sua vestaglia
di velluto era soffice sotto la ipersensibile pelle di lei. — Credo
sempre di meno che tu sia anormale. Se non per il fatto che sei
meravigliosa in modo al di là del normale.
— Mi fai sentire così bene. — Strofinò il viso contro di lui
come un gatto. — Dove hai imparato a essere così sensibile?
Lui sospirò, rattristandosi. — Facendo dei terribili errori.
— Hai detto che una volta hai amato, o sei stato
ossessionato da una donna sposata... Questo è uno di quegli
errori?
— Il peggiore. — Odiava parlare di quella follia criminale,
ma doveva farlo, dopo che aveva forzato Catherine a rivelare la
sua vergogna più profonda, — Era la moglie di un carissimo
amico. Bella in modo sconvolgente e assolutamente senza
scrupoli, ma questo io non lo seppi che alcuni anni più tardi.
Tradiva ogni uomo che l’amasse. Con pura malvagità, cercò in
ogni modo di avvelenare l’amicizia tra me e suo marito e quasi
ci riuscì.
La sua gola si chiuse mentre ricordava quegli anni d’inferno
e il bambino che Caroline portava con sé quando morì...
probabilmente suo figlio. Quel ricordo lo perseguitava.
— Diceva che aveva paura che suo marito l’avrebbe uccisa e
che io avrei dovuto vendicarla se lei fosse morta
improvvisamente. Pensando che drammatizzasse, io glielo
giurai. Poi lei morì in uno strano incidente e io mi trovai di
fronte alla terribile scelta di dover uccidere il mio amico o
rompere il voto fatto alla donna che amavo.
— È terribile. — Lei si appoggiò sul gomito, il volto che
rifletteva la sua angoscia. — Ma tu non l’hai uccido, vero?
— No, ma più per debolezza che per saggezza — disse lui
addolorato, — Fuggii andando in guerra, sperando in fondo di
essere ucciso in modo da non dover mai osservare quel voto.
Ma alla fine dovetti tornare a casa. Nella mia follia, fui sul
punto di uccidere il mio amico. Se non fosse stato per lo spirito
generoso dell’uomo che avevo tradito, avrei finito per
distruggere entrambi e dannare me stesso per l’eternità.
— Ma non lo hai fatto, — Gli diede un bacio dolcissimo,
mentre i suoi capelli gli sfioravano la gola, — È per questo ti
sarò eternamene grata. Nessun altro avrebbe potuto fare per me
quello che hai fatto tu, Michael. Grazie dal profondo del mio
cuore.
Dando a Catherine la pazienza e la gentilezza che lei non
aveva mai ricevuto come moglie, era stato premiato. Che cosa
aveva fatto per meritare tanta fortuna? Giurò che lei non si
sarebbe mai pentita di essersi fidata di lui. — Non ho ancora
finito il massaggio. Vuoi che continui o preferisci dormire?
Lei si sdraiò nuovamente sulla schiena e si stirò con
innocente provocazione. — Finisci il massaggio. Voglio
imparare come si fa, così potrò farlo a te.
Era sorpreso di essere di nuovo eccitato. I suoi lunghi anni
di castità, uniti all’attrazione che sentiva per Catherine, gli
davano la garanzia di un recupero veloce.
Prese il flacone con la lozione e ne mise un poco sulle mani,
poi riprese. Alla luce fioca del camino, il corpo di lei era come
crema calda e i suoi capelli scuri una nuvola lucente che
incorniciava il suo volto. Le sue mani scivolarono sulle spalle e
sulle braccia di lei, poi giù lungo il suo petto e la vita. Gli occhi
di lei erano chiusi ma sorrise sognante quando lui tracciò con le
dita il contorno delle sue costole. Lui prese tempo, ripetendo
ogni movimento molte volte e rivolgendo un’attenzione
particolare ai suoi meravigliosi seni.
Catherine non si ritrasse più quando lui scese oltre la vita:
meno male che indossava ancora la vestaglia, così lei non poté
rendersi conto che aveva già smesso di essere inoffensivo come
un pulcino.
Lui si sedette ai suoi piedi e iniziò a massaggiare con un
dolce, lento movimento le sue gambe. Lei emise un suono
muto, come di fusa, e lui le sollevò la gamba fino a farle
piegare il ginocchio. Poi le circondò la coscia con le mani, che,
rese scivolose dalla lozione, scorrevano con facilità sulla sua
pelle liscia.
Lei rise un po’ quando lui passò alla gamba destra. — Mi
sento come un agnello che viene unto a dovere prima di essere
messo nel forno.
— Non è una cattiva idea. Anzi, penso che ti assaggerò un
po’.
Lui si piegò in avanti e leccò la tenera pelle del suo addome,
tracciando con la lingua dei cerchi intorno al suo ombelico. Il
languore divenne presto desiderio e Catherine chiese: — Come
posso sentirmi di nuovo così e così in fretta?
— Certe donne possono raggiungere la soddisfazione
diverse volte in rapida successione. Forse è la ricompensa data
loro dalla natura per il fatto che impiegano più tempo a provare
piacere la prima volta. — Lui respirava e parlava vicino al
soffice cespuglio che lei aveva tra le cosce.
Lei strinse le mani. — Sembra una cosa cattiva.
— Non lo è — disse lui tranquillo, — Ma posso fermarmi se
vuoi.
Lei si aggrappò alla coperta. — Penso... penso di preferirmi
depravata. Qualche volta odiavo essere Santa Catherine.
Lui le baciò l’interno delle cosce, sentendo che i luoghi
reconditi che aveva toccato prima rispondevano di nuovo alla
sollecitazione. Le sue labbra ferme si mossero più in su e
ancora più in su fino a che la sua bocca calda non toccò quei
luoghi segreti. Lei sospirò sconvolta.
La lingua di lui lambì le delicate pieghe femminili: il piacere
era indescrivibile, più intenso di qualsiasi altra sensazione
avesse mai provato prima, eccetto il dolore.
Lei gemette: un lungo, trattenuto suono struggente.
Stranamente sapeva che dopo quella notte non sarebbe più stata
la stessa. La sobria Santa Catherine era finita per sempre,
consumata dalle fiamme dell’estasi. Tuttavia, nonostante fosse
sul baratro della dissoluzione, lei sentiva uno strano senso di
incompletezza.
Fu un altro shock quando capì che cosa lui stesse facendo e
spalancò gli occhi mentre lo fissava. Le era salito sopra, con un
tremore nelle braccia e nelle spalle ampie. I loro sguardi si
incatenarono l’un altro. C’era una domanda nel profondo degli
occhi di lui, mentre sì fermava appena un attimo prima del
possesso completo del corpo di lei.
Cancellando il ricordo di quelle altre, terribili volte, lei
annuì debole e piena di paura: si sollevò e poi ricadde, mentre
aspettava l’agonia.
Ma quando lui la penetrò, non ci fu dolore. Solo una
sensazione per nulla spiacevole di apertura e una scivolosa
frizione mentre lui avanzava, un centimetro alla volta. Quando
fu completamente dentro di lei, lui ansimò. — Tutto bene? !
— Sì, — Lei aprì gli occhi e trasalì. — Sì.
Le sue anche spinsero contro di lui e la sensazione di
sentirlo muoversi dentro di lei le provocò una piacevole
reazione. Questo era quello che aveva desiderato per riempire il
suo vuoto: questo congiungersi di due corpi che divengono uno
solo.
Il volto di lei si illuminò di gioia mentre lo stringeva,
avvicinandolo a sé per tutta la lunghezza del suo corpo. — Sì,
sì, sì!
Le anche di lei si mossero ancora, questa volta con forza
così che lui fosse spinto più in profondità. Lui la cinse con un
gemito roco e iniziò a muoversi. Questa volta lei non era
prigioniera, ma complice di quella follia: l’eccitazione saliva e
saliva e minacciava di consumare tutto il suo corpo.
Il fuoco esplose dentro di lei in una selvaggia lussuria,
attraversandola con forza devastante. Questo era il puro
piacere, superiore alla semplice soddisfazione fisica che lui le
aveva fatto precedentemente provare.
Lei era sua, lui era suo. Il suo uomo, il suo amore, il suo
amante.
Dopo quella notte d’amore, entrambi si addormentarono.
Michael si svegliò quando il fuoco era già consumato e portò
Catherine nel letto. Lei gli si avvicinò nel dormiveglia e lo
abbracciò, cercando di stringerlo a sé il più possibile.
Lui sorrise e le accarezzò i capelli. — Valeva la pena di
aspettare sei anni.
Lei lo guardò con gli occhi semichiusi, — Sei anni?
— Da sei anni non faccio l’amore con una donna.
Lei si sollevò, con gli occhi spalancati per la sorpresa, ora
completamente sveglia. — Sei rimasto casto dall’epoca di
quella terribile storia con quella donna sposata?
Lui annuì. — Dapprima, era una questione emotiva... ero
troppo sconvolto per essere un buon amante. La castità è stata
anche aiutata dal fatto che per la metà del tempo stavo
guarendo dalle ferite o dalla febbre o stavo combattendo in
Spagna o in qualche altro dannato posto. — La baciò sulla
punta del naso. — E poi, non avevo incontrato nessuna come
te.
— Questo mi rende felice. Significa che forse questa notte è
stata un po’ speciale anche per te. Lo spero almeno, perché per
me è stata miracolosa.
— Questa notte è stata egualmente speciale anche per me —
mormorò lui. Non aveva altre parole per descriverla. Continuò
ad accarezzarla fino a che lei non si addormentò di nuovo. Era
stupefacente come lei si fosse completamente trasformata:
questa era la donna appassionata e capace di amare che era
sempre stata nascosta in Catherine. Avrebbe voluto restare
sveglio per assaporare ancora quella dolcezza, ma era troppo
stanco.
Si addormentò, per risvegliarsi poi di soprassalto, coperto di
sudore. Lei non era per lui. Quella gioia era troppo grande per
durare.
Sempre, in passato, la sua felicità era stata infranta da
qualche evento inaspettato.
Cercando di calmarsi, si disse che quei pensieri erano solo il
frutto di una superstizione. Che cosa sarebbe accaduto tra lui e
Catherine ora?
Michael quella notte non riuscì ad addormentarsi facilmente.
27

Gocce di luce mattutina filtravano dalle finestre quando


Catherine si svegliò con la testa appoggiata sulla spalla di
Michael e il braccio intorno al suo petto. Anche lui era sveglio
e sembrava essere in attesa di qualcosa, come se si stesse
domandando quali sarebbero stati i sentimenti di Catherine a
proposito della notte precedente.
Lei gli fece un sorriso. — Non è stato soltanto un sogno,
vero?
Lui si rilassò e ricambiò il sorriso. — L’esperienza più reale
della mia vita. Nessun rimpianto?
— Nemmeno l’ombra. — Lei fece una smorfia. — Vorrei
solo aver compreso prima che non ero irrimediabilmente
deforme. Non è facile dimenticare il mio inganno.
— Non accadrà in un istante. Aspetta un po’ — suggerì lui.
— Ora devi smetterla di tormentarti, Catherine. Ora che
conosco l’intera storia, ho un grande rispetto per la dignità che
tu e Colin avete mostrato in una situazione difficile. E anche se
eravate male assortiti, il vostro matrimonio ha prodotto Amy.
Sicuramente nessuno dei due lo ha mai rimpianto.
Aveva trovato il modo perfetto per cancellare i suoi sensi di
colpa. — Hai ragione. Colin amava davvero Amy.
Probabilmente è stata l’unica persona che abbia mai amato
davvero. Prometto che cercherò di non pensarci più.
Lui sorrise. — Non sei mai noiosa, anche se sei una santa.
Un pensiero spiacevole la colpì. — Non ho voluto
informarti della morte di Colin anche per un altro motivo: un
giorno ti ho visto accompagnare in calesse una giovane nel
parco. Sapevo che stavi cercando una moglie e qualcosa nel
modo in cui vi guardavate mi ha fatto pensare che eravate
innamorati.
— Ho accompagnato una lunga serie di giovani donne in
calesse nel parco, ma non riesco a ricordare di aver lanciato a
nessuna sguardi innamorati. Com’era?
— Alta e snella, con soffici capelli castani. Carina e con lo
sguardo intelligente, sebbene sembrasse un poco timida.
— Kit — disse subito lui. — La moglie del mio amico
Lucien. Lei e io ci vogliamo molto bene, in un modo
assolutamente innocente. Ti piacerà.
Lei sentì un caldo conforto al pensiero che lui la
considerasse parte della sua vita futura. Ancor di più, si sentì
sollevata: quella ragazza carina era un’amica di Michael, non la
sua amata. Gli mise una mano sulla spalla, accarezzando i
solidi muscoli. — Sembrava molto carina.
Il sorriso di lui si spense. — C’è una cosa che ti devo
confessare.
Preoccupata dal tono della sua voce, lei disse: — Non sei
obbligato a raccontarmi nulla. Di qualsiasi cosa si tratti non
farà alcuna differenza per me.
— Nemmeno il fatto che io sia un bastardo? — disse lui
ironicamente.
Le ci volle solo un attimo per capire. — Così il duca di
Ashburton non era il tuo vero padre. Dopo quel che mi hai
detto di lui, non mi dispiace. Sembrava un uomo terribile.
Dopo un momento di stupore, lui si appoggiò al cuscino,
ridendo. — Questo è tutto ciò che hai da dire sul grande
scandalo della mia esistenza? Non vuoi sapere se il mio vero
padre era un valletto o un ricco possidente?
Lei rispose calma: — Non mi importa chi o che cosa fosse
tuo padre. Mi preoccupa solo come stai. Il duca di Ashburton
lo sapeva?
L’espressione divertita scomparve dal volto di Michael.
— Sapeva eccome! Io sono il frutto di una storia d’amore tra la
duchessa e il fratello più giovane del duca. Per orgoglio, il duca
esiliò suo fratello e fece credere a tutti che ero suo figlio. Mi ha
detto la verità solo sul letto di morte.
— Mio Dio, è stato appena prima che venissimo qui! Non
mi meraviglio che tu sembrassi così turbato quando abbiamo
attraversato il Grande Ashburton. — Catherine posò la mano
sul suo braccio, — Così tu sei stato la vittima innocente di
conflitti terribili che hanno diviso la tua famiglia. Questo
spiega perché il duca ti ha trattato così freddamente.
— È stato sconvolgente apprendere la verità, ma in un certo
senso anche liberatorio. Non ho bisogno di nessuno che faccia
parte di quella famiglia.
Lei lo baciò con tutto l’amore che aveva nel cuore, poi
sorrise maliziosa. — È troppo presto per fare colazione.
Vorresti impiegare il tempo che ci rimane per recuperare sei
anni di astinenza?
Lui la strinse tra le sue braccia, — Abbiamo entrambi molto
tempo per rifarci. E non ne vedo l’ora.
Era così anche per lei, Santi del paradiso se lo era!

I due giorni seguenti per loro due furono come l’eden. La


terza mattina, mentre si vestiva, Catherine si chiese se gli altri
avessero notato il cambiamento nella sua relazione con
Michael. Oh, certo, nessuno dei due toccava l’altro in pubblico
e nemmeno si precipitavano in camera da letto nel bel mezzo
della giornata, sebbene fossero tentati di farlo. Ma lei aveva
uno sguardo da gattina innamorata ed era impossibile
nascondere l’espressione dei loro occhi quando i loro sguardi si
incrociavano.
Non avevano mai parlato del futuro: Michael non le aveva
detto che l’amava, né le aveva fatto una formale proposta di
matrimonio. Come lei aveva sospettato, sotto la scorza dura,
c’era una grande vulnerabilità, causata dalla mancanza d’amore
di cui aveva sofferto. Questo era il motivo per cui lei aveva più
volte notato nei suoi occhi una certa espressione che
significava "è- troppo-bello-per-essere-vero". Be’, lei si sentiva
allo stesso modo. In effetti, nemmeno lei gli aveva mai parlato
d’amore: le parole non riuscivano a esprimere quello che
sentiva.
Forse avrebbero dovuto essere più pratici, ma lei pensava
che non ci sarebbero stati problemi. Ad Amy sarebbe sembrato
strano acquisire un patrigno così presto, ma Michael le era
sempre piaciuto. Ogni cosa si sarebbe sistemata.
Sorrise allo specchio mentre si pettinava e si chiese se lei e
Michael si sarebbero sposati subito oppure avrebbero atteso un
anno dalla morte di Colin. La seconda ipotesi sarebbe stata più
corretta, ma lei non voleva aspettare. Inoltre, se ci fossero state
le naturali conseguenze di quella notte d’amore appassionato,
avrebbero dovuto sposarsi in tutta fretta. Ma non le importava.
L’immagine di Michael apparve accanto alla sua allo
specchio: si piegò per baciare quella zona sensibile che si
trovava sotto l’orecchio di lei. Sospirando di piacere, Catherine
si appoggiò a lui. — Dobbiamo imparare come fertilizzare i
campi con l’acqua di mare o partecipare a uno dei soliti giri
con Davin? Preferirei passare la giornata qui dentro con te. A
toglierti i vestiti. Poi ti farei sdraiare sul pavimento per
divorarti di baci...
— Sembra meraviglioso. Diventi meno santa ogni giorno
che passa, ma non abbastanza da dimenticare i tuoi doveri.
Ahimè, aveva ragione. Catherine si alzò in piedi. — Va
bene, ti sedurrò stanotte. Puoi passare la giornata a riflettere
sulle violenze che infliggerò al tuo povero corpo.
Lui la studiò con un’espressione che la fece tremare.
— Passerò la giornata a pensarci, sebbene non possa
prometterti che me ne preoccuperò.
Lui la prese sottobraccio e scesero a fare colazione. Quando
entrarono, il nonno guardò Catherine e disse, imburrando un
toast: — Clive è tornato da Londra. Voglio parlare a voi due
questa mattina stessa.
Michael chiese: — Io sono escluso?
— Sì. Scoprirete che cosa ho da dire molto presto.
Catherine fissò le sue uova: sicuramente l’incontro
riguardava la scelta dell’erede. Le questioni pratiche che
voleva evitare avrebbero avuto una chiara risposta, e presto.
Davin Penrose entrò e salutò tutti, poi si servì una tazza di
tè. Michael gli chiese: — Qual è il programma della giornata?
— Dipende. Quanto ne sapete di cannoni, capitano
Melbourne? Abbiamo sull’isola due cannoni da sei che ci sono
stati inviati per rispedire indietro Napoleone nel caso cercasse
di invadere l’isola. Vi saremmo molto grati se ci insegnaste
come usarli senza ucciderci tutti quanti.
— Ne so abbastanza allora. — Michael si voltò verso
Catherine. — Dato che tu sei occupata, andrò con Davin. Mi ci
vorrà tutta la giornata per pulire i cannoni e insegnare alla
popolazione a usarli.
— Forse più tardi ti raggiungerò — rispose lei. — Una delle
cose migliori di quest’isola è che non puoi andartene troppo
lontano.
— Vieni nel mio studio tra un’ora — ordinò il signore di
Skoal a Catherine. — Clive sarà già lì.

Quando Catherine entrò nello studio, il nonno era dietro la


scrivania e stava parlando con Haldoran. I due uomini
s’interruppero quando la videro. Fece un sorriso cortese al
cugino. — Ciao, Clive. Spero che il tuo viaggio a Londra sia
andato bene.
Lui si alzò educatamente, ma qualcosa di rabbioso e duro
comparve nei suoi occhi. Durò solo un istante, subito sostituito
dal suo abituale fascino. — Un viaggio eccellente. Ho fatto
esattamente quel che volevo.
Il signore disse: — Sedetevi, tutti e due.
Catherine commentò. — Nonno, sei mai educato?
Lui abbaiò una risata. — Non ne vedo il motivo. Ci sono
mille cose da fare. Perché perdere tempo con le parole? — Poi
la sua espressione ritornò gelida. — Ambe due sapete perché
siete qui. Clive, ho deciso di designare Catherine come mia
erede. Tu sei capace e conosci l’isola da più tempo, ma i tuoi
veri interessi sono altrove. Credo che Catherine e suo marito
siano più adatti per Skoal.
Pochi giorni prima, lei sarebbe stata felice nell’udire quelle
parole, ma ora i suoi sentimenti erano più complessi: si sentiva
onorata e nello stesso tempo anche un po’ in trappola. Diede
una lunga occhiata al cugino: il volto di Haldoran era contratto,
tuttavia la sua voce era dolce quando disse: — Sei sicuro che
sia questa la tua volontà?
— Quando mai mi hai visto indeciso? Ieri ho chiamato il
mio notaio per cambiare il testamento in favore di Catherine.
Ne ho una copia qui. Voglio che entrambi lo leggiate perché
non ci siano sorprese quando me ne sarò andato.
— Il tuo desiderio di chiarezza è ammirevole, zio. È un
peccato che tua nipote non abbia le tue stesse qualità.
Il suo tono sarcastico fece irrigidire Catherine e il signore
sbottò: — Che cosa diavolo intendi dire?
— Non sono secondo a nessuno nell’ammirare la mia
bellissima cugina, tuttavia è mio triste compito informarti che
la tua unica nipote è una bugiarda e una sgualdrina e che ti sta
prendendo in giro dal primo momento in cui ha messo piede
sull’isola.
Catherine tremò di orrore, e il nonno ruggì: — Dannazione,
Clive, sei sempre stato un cattivo perdente. Questa è una delle
ragioni per le quali ho deciso di non affidarti Skoal. Non
pensare di poter cambiare la mia decisione con un sacco di
bugie.
— È vero che non mi piace perdere, ma le bugie sono tutte
di Catherine. Il vero Colin Melbourne è morto in Francia in
aprile. Dato che la tua avida nipotina aveva paura di perdere
l’eredità, ha chiesto a uno dei suoi amanti di farsi passare per
suo marito. E mentre tu magnificavi la sua virtù, lei fornicava e
rideva alle tue spalle. Avanti, chiedile di negare tutto.
Il signore di Skoal si volse verso Catherine, il suo volto era
paonazzo. — C’è qualcosa di vero in quel che dice Clive?
L’umiliazione e il dolore di Catherine furono alleviati dal
sollievo che le diede pensare che non avrebbe più dovuto
mentire e disse: — È vero che Colin è morto, ucciso da un
bonapartista. Tuttavia, non ho nessun amante. Michael è il mio
fidanzato. Presto, sarà mio marito. Sono davvero spiacente di
averti deluso, nonno. Mi sembrava necessario in quel
momento, ma l’ho rimpianto ogni giorno di più.
— Tu, piccola puttanella!;— Ignorando l’ultima parte delle
affermazioni di Catherine, suo nonno si alzò in piedi,
appoggiando le braccia tremanti alla scrivania. I suoi occhi
bruciavano per la rabbia e per il dolore del tradimento. — E
pensare che ero pronto a lasciarli Skoal! Bene, fattene una
ragione, signorinella. Tu non sei più mia nipote. — Si premette
una mano sulle tempie. — C...cambier...ò...
Allarmata da quella reazione, Catherine esclamò: — Nonno,
ti prego, calmati! Se vuoi che me ne vada e che non torni mai
più, lo farò, ma non puoi star male per questo!
Senza ascoltarla, il nonno disse — C.,.cambierò le mie
volontà...
Poi collassò, cadde in avanti sulla scrivania e poi scivolò sul
pavimento, trascinando con sé carte e penne.
— Mio Dio! — Catherine girò intorno al tavolo e si
inginocchiò accanto a lui. Era svenuto e metà del suo volto era
paralizzato. — È un colpo apoplettico.
— Congratulazioni, cugina. — disse Haldoran. — Non solo
lo hai ingannato, ma lo hai anche ucciso.
Lei gli lanciò uno sguardo furioso. — Tu sei ugualmente
responsabile, cugino. Gli avrei detto in ogni caso la verità, ma
probabilmente avrei scelto un modo meno, brutale per farlo. —
Le sue dita esperte trovarono il battito nella gola del nonno.
— Grazie a Dio è ancora vivo. Chiama un domestico!
Haldoran non si mosse dalla sedia. — Perché affannarsi?
Non ci sono dottori a Skoal. Ci vorrebbe almeno mezza
giornata per portarne qui uno dalla terraferma e, anche allora,
dubito che esista un medico che possa ormai fare qualcosa per
lui.
Aveva ragione, accidenti a lui. Avrebbe dovuto cercare di
fare qualcosa. Gran parte della sua esperienza se l’era fatta su
pazienti feriti o malridotti, ma aveva visto spesso pazienti con
problemi di cuore negli ospedali da campo. Sedette e cercò di
ricordare quale trattamento fosse loro riservato. Ian Kinlock le
aveva detto che i salassi spesso sono utili in casi di apoplessia.
E se doveva essere fatto, doveva essere il più presto possibile.
Si alzò e cercò sulla scrivania un temperino. — Sto per
inciderlo. C’è qualche specie di bacinella qui?
A fatica, Haldoran si alzò in piedi e prese un vaso di rose dal
tavolo accanto. Dopo aver gettato i fiori nel camino, le porse la
brocca, — Ecco, ma stai perdendo tempo. Ha già avuto un
attacco simile l’anno scorso. Ne ha superato uno, ma credo che
il secondo gli sarà fatale.
— Non necessariamente. — Pregando di fare la cosa giusta,
si inginocchiò di nuovo accanto al nonno e gli arrotolò la
manica fino al gomito. Poi incise accuratamente una vena e il
sangue di suo nonno zampillò nel vaso con forza, come se
uscisse da un’arteria.
Clive aprì una scatola che si trovava sulla scrivania e prese
un sigaro. — Ti spiace se fumo, cugina?
— Non mi dispiacerebbe che bruciassi! Come puoi essere
così insensibile?
Trovò un accendino e accese il sigaro. — Non c’è nulla che
io possa fare, quindi perché dovrei starnazzare intorno? E
parlando di animali, non contare sulla tua preda prima di averla
catturata. Pensi di aver vinto solo perché ha cambiato il
testamento, ma ti sbagli. Io voglio l’isola, io voglio te e intendo
avervi entrambe.
— Stai dicendo un sacco di stupidaggini — disse lei
impaziente e rivolse tutta a sua attenzione al nonno. — Né io
né Skoal siamo trofei da vincere.
— Ah, certo che lo siete. Quando Lord Michael ritornerà, tu
gli dirai che deve lasciare l’isola perché hai accettalo la mia
allettante proposta di matrimonio. Tu e io governeremo Skoal
insieme, l’ultimo baluardo monarchico nelle Isole Britanniche.
Lei alzò lo sguardo, incredula, — Mandare via Michael? Tu
sei pazzo.
— Per niente — disse lui tranquillo, — Tu farai esattamente
quello che ti ho detto.
La sua sicurezza cominciava a inquietarla. — Perché
diavolo dovrei prestare attenzione ai tuoi vaneggiamenti?
Lui scoppiò in una fragorosa risata. — Perché io ho la tua
dolce figlioletta, Amy.
28

Catherine fissò suo cugino, senza flato, come se avesse


ricevuto un colpo nello stomaco. — Non ti credo.
— Se vuoi la prova, puoi andare a Ragnarok. Lei è ospitata
in una delle mie stanze più belle, con una splendida vista sul
mare. Le piace molto Skoal.
— Stai mentendo. Amy è al sicuro insieme a degli amici.
— Non abbastanza al sicuro. — Clive si sedette e accavallò
elegantemente le gambe, — Anne non voleva lasciarla partire
senza un messaggio da parte della madre, ma Amy era talmente
entusiasta di venire e, in fondo, io ero pur sempre il gentiluomo
galante che lo scorso anno aveva portato tutti quanti in salvo ad
Antwerp. Come poteva Anne dubitare di un tale eroe? —
Estrasse un fermacapelli color ciliegia dalla tasca e lo gettò a
Catherine. Volteggiò nell’aria e cadde sul tappeto come una
goccia di sangue.
Lei stessa aveva comprato quel fermacapelli per il
compleanno di Amy: quel colore brillante risaltava in modo
così vivido tra i soffici capelli della sua bambina... Le sue mani
si strinsero attorno al braccio livido del nonno. — Se le hai
fatto del male, sei un uomo morto.
— La devozione materna è un sentimento così toccante, —
Scrollò la cenere dal sigaro. — Non preoccuparti. Amy è al
sicuro e non ha nemmeno capito di essere prigioniera. Pensa
che ti stia preparando una sorpresa.
Lei cercò di dare un senso a quel che stava accadendo.
— Sapevi fin dall’inizio che l’uomo con me non era Colin.
— Come potevi credere che non conoscessi una persona
così importante come Lord Michael Kenyon solo perché non
eravamo stati presentati? Mi sono dato da fare per saperne di
più sui tuoi amici, cavalieri e compagni di ballo. Non eravate
amanti quando siete arrivati sull’isola, ma ora lo siete. L’ho
capito dall’istante in cui hai varcato quella porta.
Quello più di ogni altra cosa le fece comprendere quale
temibile avversario fosse Haldoran. Come un ragno, aveva
tessuto la sua tela lentamente, senza fretta, osservando e
aspettando. — Perché non hai smascherato subito il mio
inganno?
— È stata una sorpresa vederti presentare Lord Michael
come tuo marito, ma sono rimasto affascinato da come hai
condotto tutta la messinscena. Tu e io siamo molto simili,
cugina. I nostri antenati non erano forse pirati? Buon sangue
non mente.
Avrebbe preferito essere imparentata con uno scorpione.
— Se vuoi l’isola, farò in modo che ti venga concessa alla
morte del signore. Si tratterebbe solo di giustizia, dato che lui
stesso non vuole più concedermela.
— L’isola è solo una parte dei miei obiettivi. Io voglio
anche te. Sposandoti, otterrò entrambi i miei scopi.
Tenendo a bada la paura, lei si sforzò di organizzare i suoi
pensieri. Prima di tutto doveva pensare al nonno. C’era già
poco più di mezzo litro di sangue nella brocca e il fiotto era
ritornato normale, perciò era meglio fermare il salasso.
Usò il temperino per tagliare la sua sottogonna e bendò il
braccio del nonno: le pulsazioni sembravano normalizzate, ma,
oltre a quello, non aveva idea delle sue reali condizioni. Si alzò
in piedi e coprì il nonno con la coperta che era posata sulla
sedia a rotelle. Conscia che nemmeno un dottore avrebbe
potuto fare di più in quel momento, rivolse tutta la sua
attenzione al cugino.
— Michael non ti permetterà mai di farla franca, qualsiasi
piano tu abbia in mente.
— Il tuo amante è un uomo capace, ma non può fare nulla.
Guarda giù. C’è qualcosa che voglio mostrarti.
Chiedendosi quale nuova malvagità avesse in mente, lo
raggiunse vicino alla finestra. Lui indicò una carrozza che
aspettava nel cortile. Due robusti servitori sedevano lì vicino.
— Li ho reclutati nella prigione di Negate, quindi sono molto
più pericolosi di quanto possano sembrare. Ne ho altri a
Ragnarok. Hanno, tutti commesso più di un omicidio e
sarebbero felici di farlo di nuovo se io lo volessi. Quattro
uomini armati, oltre a me, sono un piccolo esercito, ma grande
abbastanza da governare Skoal. Il tuo ufficiale non avrebbe
alcuna possibilità.
L’orrore in lei divenne un incubo. — Stai dicendo che
ucciderai Michael se non lo mando via?
— Ho aspettato molto per averti, cugina. Non intendo
aspettare ancora. Hai davvero convinto Kenyon a sposarti o lo
hai detto solo per calmare il signore di Skoal?
— Non c’era bisogno di convincerlo — disse lei rigida.
— Bel colpo sposare un uomo la cui nascita e fortuna sono
così superiori alle tue. Un interessante esempio del potere della
bellezza. — Lui espirò, mentre il filo di fumo si avvolgeva
diabolicamente intorno al suo capo. — Se ci tieni alla vita di
Kenyon, mandalo via subito. Dopo aver ucciso tuo marito, non
esiterò certo a uccidere il tuo amante.
Sconvolta, Catherine barcollò e fu sul punto di svenire.
— Sei stato tu ad uccidere Colin?
— Sì, sebbene come cacciatore non sia molto orgoglioso di
averlo fatto. La volpe migliore è difficile da prendere. Era
troppo ubriaco persino per accorgersi di me quando gli ho
sparato alle spalle. — Haldoran sorrise sardonico.
— Sicuramente non verrai a dirmi che amavi quella specie di
essere fornicatore. Sei brava a mentire, ma non così brava!
L’orrore era quasi insopportabile. Buon Dio, Colin, così
giovane ancora, e così coraggioso, era morto a causa sua. Era
sopravvissuto a dieci anni di guerra per essere colpito alle
spalle da un pazzo. Haldoran era il male, il male.
E teneva le vite delle persone che lei più amava in pugno.
Sapeva che cinque uomini bene armati e senza scrupoli
sarebbero stati sufficienti a terrorizzare un’intera comunità e
che una volta messa in moto quella macchina infernale, non si
sarebbe più fermata. La brutalità è madre di altra brutalità.
Pensò agli orrori che aveva visto in Spagna e chiuse gli
occhi, nauseata: per il bene di Michael e di Amy e di tutti gli
isolani, doveva mostrarsi docile con Haldoran, almeno per il
momento.
In lontananza un cannone sparò. Era Michael. Poi ci fu un
secondo colpo; quel suono familiare di battaglia la riportò alla
realtà, Haldoran aveva detto che una donna poteva usare la sua
bellezza: era pur sempre un’arma, anche se fragile, contro di
lui. La sua bellezza e la sua intelligenza, che molti uomini
sottovalutavano, abbagliati dal suo viso e dal suo corpo.
Aprì gli occhi e disse: — Ti avevo sottovalutato, Clive. Ti
pensavo una specie di dandy, attento solo alle apparenze, ma
sei più forte e audace di quel che pensavo.
Nonostante tutta la sua acutezza, non era immune ai
complimenti. — Ti stai adattando alla realtà molto in fretta. Le
donne sono creature così pratiche. Col tempo, mi sarai grata
per tutto questo. Io sono più ricco e molto più interessante di
Kenyon.
— Sto già iniziando a vedere i vantaggi di questa
situazione.— concordò lei, — Mio nonno tiene qui del brandy,
vero? Versamene un po’. È tempo di mettere le carte in tavola.
Lui si inchinò, poi si voltò per obbedire. Lei utilizzò quel
breve momento per sedersi e riordinare i pensieri. Doveva
scoprire le vere intenzioni di Clive, doveva proteggere Michael
e Amy e, più di tutto, doveva guadagnare tempo. Questo
significava che doveva diventare la bugiarda che Haldoran si
aspettava che lei fosse. Aveva convinto tutti di essere una
moglie innamorata per più di dieci anni, ed era riuscita a
nascondere a Michael i suoi sentimenti. Doveva ricorrere di
nuovo alla sua abilità nel fingere.
Haldoran ritornò e le tese uno dei due bicchieri che aveva
portato. Lei lo fece sedere, — Tu dici di volere me e Skoal.
Perché? Quest’isola è un posto sperduto e non è nemmeno
ricca e nonostante io sia bella, sono sicura che ci sono altre
donne di eguale bellezza.
— Sono un collezionista di oggetti rari. Ti garantisco che
Skoal è nulla se paragonata al resto delle mie proprietà, ma la
sua natura feudale la rende unica. A Skoal, il signore ha più
autorità dello stesso Re Giorgio. La prospettiva di detenere un
tale potere è una tentazione irresistibile. Per quel che ti
riguarda... tu sottovaluti la tua bellezza almeno quanto la mia
intelligenza. Non c’è uomo al mondo che non mi invidierà per
il fatto di possederti. Era rivoltante vederti insieme a una
nullità come Melbourne.
Lei alzò le spalle e iniziò la più agghiacciante recita della
sua vita. — Quando morirono i miei genitori, Colin era la
scelta migliore. Suppongo che avrei potuto lasciarlo per
diventare l’amante di qualche uomo ricco, ma certe soluzioni
sono precarie. Il matrimonio e una buona reputazione sono la
miglior assicurazione per una donna. — Lei sorseggiò il brandy
e pregò che lui accettasse le sue condizioni. — Ecco perché
non ti i vorrò nel mio letto sino a quando non saremo sposati.
Lui si adombrò. — Hai dormito con Kenyon.
— Non fino a quando mi ha proposto di diventare sua
moglie. Forse avrei dovuto aspettare, ma volevo legarlo a me
con ancora più sicurezza. Lui è il tipo d’uomo che ci tiene al
suo onore, non avrebbe mai rotto un giuramento dopo aver
promesso di sposarmi e aver fatto l’amore con me. Non lo avrei
fatto se avessi compreso l’entità del tuo interesse, cugino.
Avresti dovuto parlare prima.
Un lento sorriso incurvò le labbra di Haldoran. — Ho
sempre saputo che dietro la tua facciata di santa si nascondeva
una donna senza scrupoli. Andremo davvero d’accordo
insieme... sempre che tu non cerchi di ingannarmi fingendo di
cooperare. Qui sull’isola, il mio esercito mi rende invincibile.
Se mi tradirai, sarà semplice eliminarti e far sembrare il tutto
un incidente avvenuto sulle scogliere. Non ci penserei due
volte, se fosse necessario.
— Ti credo. Sarei una pazza se non ti credessi.
Lui fece oscillare il brandy nel bicchiere per riscaldarlo.
— Tua figlia ti assomiglia molto e sta per diventare donna. Sai
che a Skoal le ragazze si possono sposare già a dodici anni?
La minaccia era molto chiara ed era la più terrificante che le
fosse stata fatta fino a quel momento. Respingendo il desiderio
di picchiarlo, lei disse: — Troverai una donna molto più
soddisfacente di una bambina. — Si sforzò di fare un sorriso
seducente. — Come hai osservato tu stesso, le donne sono
creature pratiche. Siamo attratte dai maschi più potenti. Se
sarai gentile con me, io ti ricambierò la cortesia.
Lui rise sguaiatamente. — Catherine, sei meravigliosa.
Avrei dovuto fare tutto questo mesi fa.
— Perché non lo hai fatto?
— Ero impegnato. — Il suo sguardo si posò sui seni di lei.
— Volevo essere in grado di dedicarti tutta la mia attenzione
quando fosse venuto il momento.
Cercò di non pensare a cosa potesse significare andare a
letto con un uomo che odiava. Avrebbe fatto sembrare il suo
matrimonio con Colin un paradiso. — Siamo d’accordo, ma
prima di ogni altra cosa, dobbiamo cercare di salvare mio
nonno.
— È vero. Non possiamo permettere che muoia sul
pavimento. La gente mormora. Credo che vorrai curarlo, quindi
lascerò qui uno dei miei uomini per aiutarti. Mi trasferirò
anch’io al castello, per essere a portata di mano se fosse
necessaria la mia presenza. Dato che tu sarai molto impegnata,
credo che sia meglio per Amy rimanere a Ragnarok fino a che
il signore non morirà. Non ci vorrà molto. Non devi
preoccuparti per lei... c’è sempre qualcuno che la sorveglia.
In altre parole, lei e Amy erano costantemente tenute sotto
controllo. Ma, per il momento, erano al sicuro. Ora si trattava
di mettere al sicuro la vita di Michael — Ordinerò che vengano
preparati i bagagli di Lord Michael. Puoi trovare una barca che
lo porti sulla terraferma?
Haldoran annuì. — Kenyon deve andare via subito. Quando
ritornerà dalle esercitazioni di artiglieria, conducilo nel salotto
del signore. Io ascolterò dalla camera da letto. — La sua
espressione divenne feroce. — E se ti venisse la tentazione di
raccontargli come ti ho persuaso ad accettare... resisti. — E
scostò la giacca per mostrare il manico di una pistola: il
messaggio le fu immediatamente chiaro.
— Mi prendi per una stupida, cugino? Non ci sarebbe alcun
vantaggio per me se ti ingannassi. Ora che ci siamo accordati
sulle cose più importanti, chiama i domestici. Dobbiamo
mettere a letto il nonno e far venire un medico.
Lui si alzò e andò verso il campanello, mentre Catherine
rimaneva inginocchiata vicino al nonno. Il suo respiro era
pesante ma regolare e mosse un poco le ciglia quando lei disse:
— Ti prego, non morire ora, nonno. Ho bisogno di te. — Ma
lui non si svegliò.
Mentre gli sistemava intorno al corpo la coperta, si chiese
che cosa avrebbe detto a Michael. Non avrebbe mai creduto a
un così brusco cambiamento se lei gli avesse semplicemente
detto di andarsene. Che cosa avrebbe potuto dire per
costringerlo a partire senza fare domande che potevano
costargli la vita?
La risposta fu una sola, orribile: doveva essere come la
sgualdrina che lo aveva tradito. Doveva colmarlo di dubbi e
tessergli addosso un ragnatela di bugie così ripugnanti da fargli
credere di avere a che fare con una puttanella senza scrupoli.
La prospettiva la faceva star male: lui aveva perdonato le
sue prime bugie e aveva mostrato la più grande gentilezza che
lei avesse mai conosciuto. Ora lei doveva distruggere l’onestà e
la fiducia che c’era tra loro per poterlo salvare. Lo avrebbe
ferito terribilmente e, considerato il suo passato, avrebbe potuto
distruggere per sempre la sua capacità di credere in una donna.
Ma se non lo avesse persuaso a partire, lui sarebbe stato senza
dubbio ucciso.
Michael ritornò al castello a metà del pomeriggio e capì che
qualcosa non andava non appena entrò nelle scuderie e vide il
volto del capo stalliere. — Che cosa è accaduto?
— Il signore ha avuto un colpo apoplettico. Abbiamo
mandato a chiamare un dottore, ma, sembra che non stia per
niente bene.
— Dannazione! Mia moglie è con lui? — disse Michael
scendendo da cavallo.
— Dicono che lo stia curando con le sue mani.
— Se qualcuno può salvare il signore di Skoal, quella è
Catherine.
Entrò nel castello e salì velocemente nella stanza del
signore. Rallentò solo quando entrò nel salotto. Uno dei servi
di Haldoran stava guardando fuori della finestra e sembrava
annoiato. Comunque, quando Michael entrò, l’uomo si mosse
veloce e attraversò la stanza per bloccare l’ingresso alla camera
da letto. — La signora ha detto che non deve entrare
nessuno.— disse rozzamente.
Frenando la sua irritazione Michael disse: — Di’ a mia
moglie che sono qui.
L’uomo entrò nella stanza del malato. Un minuto dopo
Catherine uscì, il suo volto era pallido, e Michael fece per
abbracciarla, ma lei lo fermò.
Aspettandosi cattive notizie, Michael le chiese: — Ho
sentito che il signore si è sentito male. Quanto è grave?
— È in coma. Non mi aspetto che sopravviva.
Così stava per perdere il nonno che aveva appena ritrovato.
— Mi dispiace. Che cosa posso fare?
Lei inclinò il capo e si premette le dita sulle tempie per un
momento. Poi alzò lo sguardo, con un’espressione dura.
— Non è facile dirlo. È ora che tu te ne vada, Michael. Ieri il
nonno ha cambiato il testamento in mio favore, così io ho
raggiunto il mio scopo. Grazie per il tuo aiuto. È stato
indispensabile.
— Non voglio lasciarti nemmeno per un momento! — Andò
verso di lei per prenderla tra le braccia. — Sono stato ferito
così tante volte che so come muovermi nella stanza di un
malato.
Lei lo spinse via prima che potesse toccarla. — Forse non
mi sono spiegata. Devi andartene per sempre. La nostra storia è
finita.
Lui la fissò, sicuro di non aver sentito bene. — Storia?
Pensavo che ci saremmo sposati.
Lei rimase pensierosa un attimo: — Ah, sì? Tu hai parlato
vagamente di questa possibilità, ma non mi hai mai fatto una
proposta ufficiale.
Pensando a quanto dovesse essere sconvolta in quel
momento, cercò di contenersi. — Forse avrei dovuto essere più
esplicito, ma la situazione era chiara. Tu non sei il tipo di
donna che ha delle avventure, né io sono il tipo di uomo che
seduce donne rispettabili per ingannare il tempo.
— Tu davvero non mi conosci, Michael. Per gran parte della
mia vita ho dovuto adattarmi agli eventi. Ora per la prima volta
posso scegliere, e non voglio sposarmi.
Lui sentì che il sangue gli saliva alle tempie. — Pensavo di
averti fatto cambiare idea. E se non ci sono ancora riuscito, lo
farò presto.
Lei scosse il capo. — Devi accettare che è finita, Michael.
Ti voglio bene, ma non ti voglio come marito.
— Mi vuoi bene — ripeté lui confuso. — È questo quello
che senti per me?
Lei alzò le spalle. — Non ho mai detto di amarti.
Era vero: non lo aveva mai fatto. Lui lo aveva creduto dalle
sue azioni, così come aveva creduto che si sarebbero sposati.
— Perdonami se ho frainteso. Sembra che nelle poche ore
trascorse da quando ti ho lasciata, tu sia diventata un’altra
donna.
— Abbassa la voce... il signore sta dormendo. — Lei guardò
ansiosa verso la camera da letto.
La preoccupazione per suo nonno doveva averle fatto
perdere il senno: disperato e desideroso di uscire da
quell’incubo, lui attraversò la stanza con tre grandi passi e
l’abbracciò. La passione aveva scacciato le sue paure altre
volte e ora poteva farlo di nuovo.
Lei era calda e gentile e per un istante tornò a essere la
donna che aveva conosciuto. Poi lo allontanò di nuovo, con
espressione furiosa. — Dannazione Michael, tu non mi
possiedi! Io ti ho salvato la vita e, venendo a Skoal, hai pagato
il tuo debito. Ora lasciami sola e vattene!
Prima che lui potesse dire altro, la porta della camera da
letto si spalancò e Haldoran balzò fuori, con espressione
minacciosa. — Se non la smetti di molestare la mia fidanzata,
Kenyon, dovrò prendere dei provvedimenti.
Sconvolto, Michael guardò prima Haldoran poi Catherine.
— Hai intenzione di sposarlo?
— Sì. — Lei si avvicinò al cugino. — Clive ha nelle vene il
sangue dell’isola e conosce Skoal. È anche discreto. Ti ha
riconosciuto immediatamente, ma ha tenuto il segreto per sé.
Oggi lui e io abbiamo scoperto quanto abbiamo in comune.
Haldoran sorrise di soddisfazione. — E lei ha capito che io
sono l’uomo giusto.
— Porcate, — Michael stava per aggiungere che nemmeno a
lei piaceva il cugino.
Catherine glielo impedì, fulminandolo con gli occhi. — Ho
cercato di dirtelo gentilmente, ma tu mi stai obbligando a
essere brusca, quindi ti parlerò chiaro: Clive è più ricco, è un
erede, non un secondogenito come te, e ha molta esperienza del
mondo. Abbiamo deciso che il matrimonio non limiterà la
nostra libertà. Dopo che io gli avrò dato un erede, sarò libera di
fare quello che vorrò. Quando ero disperata ero disposta a
chiudere un occhio su tante cose, ma non ora. E nemmeno
voglio legarmi a un uomo possessivo che vuole che io passi il
resto della mia vita nel suo letto.
Le parole di lei erano come colpi di martello. Lui la fissò,
con i polmoni così costretti che poteva a malapena respirare. Di
nuovo si era fatto prendere in giro da una donna. Cristo,
avrebbe mai imparato? — Hai ragione... ho delle idee antiquate
sui rapporti tra gli uomini e le donne. Non voglio sposare una
puttana.
Catherine impallidì. — Non sono mai salita sul piedistallo
che hai costruito per me, Michael. Pensavo che potessimo
dividerci da amici, ma immagino che sia impossibile.
— Amici?... — disse lui incredulo. — È stramaledettamente
impossibile, Catherine.
Gli occhi di lei si restrinsero fino a diventare due fessure.
— Dato che supponevo che non volessi trattenerti, ho già fatto
preparare i tuoi bagagli e li ho fatti caricare su un carro. Una
barca ti sta aspettando per portarti a Penward.
Se non avesse lasciato la stanza all’istante, lui sapeva che
avrebbe fatto qualcosa di cui si sarebbe pentito. Forse sarebbe
scoppiato in lacrime o avrebbe commesso un omicidio: quindi
girò i tacchi e se ne andò.
Giunto a metà della scalinata dovette appoggiarsi al
corrimano mentre cercava di respirare. Lentamente, fuori e
dentro. Doveva concentrarsi solo sull’aria che doveva
immettere nei polmoni.
Quando poté respirare di nuovo, si diresse verso il cortile:
era sopravvissuto a Caroline e a Waterloo, poteva sopravvivere
anche a questo.
Ma chiese a Dio perché mai Catherine non lo avesse lasciato
morire in Belgio.

Con le ginocchia tremanti, Catherine, si lasciò cadere su una


sedia, svuotata.
— Ben fatto, mia cara. Ma non mi è piaciuto quel che hai
detto sulla tua libertà futura. Mia moglie deve essere solo mia.
Dovrai soffrire molto se te lo dimenticherai.
Lei deglutì. — Ho detto quelle cose solo perché Lord
Michael provasse disgusto per me. Non devi preoccuparti della
mia fedeltà quando saremo sposati.
Haldoran sorrise mentre attraversava la stanza e andava
verso la porta. — Vado ad assicurarmi che Kenyon parta
davvero.
— Partirà. E non vorrà vedermi mai più. — Dopo che il
cugino se ne fu andato, Catherine si appoggiò all’indietro sulla
sedia, con il cuore che batteva così violentemente che quasi
desiderò che si spezzasse.
Anche se avesse vissuto fino a cento anni, non avrebbe mai
dimenticato l’espressione dipinta sul volto di Michael.
Chiuse gli occhi. Due volte durante la guerra di Spagna
aveva dovuto uccidere degli uomini. Erano moribondi e
soffrivano così tanto che l’avevano implorata di mettere fine al
loro dolore. Era stata dura, terribilmente dura, ma lo aveva
fatto.
Respirò profondamente. Un giorno, quando ne avesse avuta
l’opportunità, avrebbe ucciso Haldoran, E non avrebbe provato
rimorso.
29

Una violenta voglia di fuggire prese il sopravvento mentre il


taciturno barcaiolo trasportava Michael fino a Penward. In una
piccola posta, comprò il miglior cavallo disponibile, insieme
alle briglie, alla sella e alle borse. Dato che non poteva caricare
sulla sella tutto il bagaglio, si accordò perché la maggior parte
di esso fosse spedita a Londra.
Mentre sistemava le sue cose, ritrovò il caleidoscopio
d’argento che Lucien gli aveva regalato dopo Waterloo: non gli
aveva portato la stessa fortuna del precedente. Cavalcò per
tutto un giorno e la notte, chiedendosi continuamente come
avesse potuto commettere un simile errore. Dopo aver saputo la
verità su Caroline, avrebbe dovuto riconoscere subito i segni
della malvagità e della disonestà. Era semplicemente troppo
innamorato e troppo ossessionato dal desiderio, per prestare
attenzione.
Eppure, ripensandoci, avrebbe dovuto capirlo, per esempio a
Londra, quando lui le aveva chiesto rassicurazione sulla sua
capacità di mentire, lei gliene aveva dato un saggio
chiamandolo Colin con una freddezza stupefacente. Ed era
stata veramente abile nel portare avanti la farsa a Skoal.
Quando la lettera di Kenneth aveva smascherato le sue bugie,
lei aveva spiegato tutto con toccante onestà. Era stato facile
credere che avesse agito per disperazione e perdonarla.
Facile e premiante: ricordava come lei appariva tra le sue
braccia quando lui le aveva fatto scoprire la passione. O anche
quella era stata una bugia? Era davvero spaventata dal sesso o
era stata una mossa brillante per farlo sentire virile e potente?
Non ne aveva idea. Senza dubbio, tuttavia, lei gli aveva salvato
la vita.
Per generosità? O aveva pensato che avrebbe potuto farle
comodo che il figlio di un duca fosse in debito con lei? Il
cosiddetto figlio di un duca. Anche se aveva dichiarato il
contrario, forse sapere che lui era solo un bastardo le aveva
fatto cambiare idea. Le sue ultime. parole la dicevano lunga su
questo. Per tutta la vita lui aveva cercato di dare il meglio, e
non era mai bastato. Non sarebbe mai bastato.
Nelle ore più buie della notte, lui scoprì con dolore di non
essere poi così sorpreso per quanto era successo. Sconvolto e
ferito oltre ogni dire, ma non sorpreso. Aveva sempre
sospettato che Catherine fosse troppo buona per essere vera. Lo
scalpitio degli zoccoli del suo cavallo sottolineavano le parole
che gli echeggiavano nella mente. "Lei non è per te. L’amore
non sarà mai cosa per te."
San Michael, che combatte contro tutti i draghi.
Cavalcò tutta la notte, ma all’alba il cavallo era troppo
stanco per proseguire e Michael si fermò a una posta,
scambiando il cavallo e un sacchetto d’oro per un altro animale
e ripartì. Ma nonostante la fatica non riusciva a cancellare il
dolore o il rabbioso rimprovero per la sua stupidità.
Nel tardo pomeriggio, dopo ventiquattro ore di galoppo
ininterrotto, si accorse che il paesaggio che lo circondava era
familiare. Era vicino al villaggio di Grande Ashburton. La
dimora dei Kenyon era a meno di tre miglia di distanza.
Si fermò per la notte al Leone Rosso, la miglior locanda
della zona. Dopo aver lasciato li cavallo a uno stalliere che lo
rimproverò per aver fiaccato in quel modo la povera bestia.
Molte locande avrebbero confinato un viaggiatore così
malmesso nelle stanze peggiori, ma l’oste del Leone Rosso,
Barlow, lo riconobbe. — Lord Michael, che onore. State per
andare all’Abbazia?
— No. Voglio una stanza per stanotte.
Barlow lo scrutò attentamente, ma si limitò a chiedere:
— Va bene, mio signore. Volete un bagno o un salottino
privato?
— Solo un letto.
L’oste lo condusse nella stanza migliore, pregandolo di
suonare se avesse avuto bisogno. Non appena Barlow se ne fu
andato, Michael posò le borse, chiuse la porta a chiave e bevve
un bicchiere d’acqua, poi si buttò sul letto senza nemmeno
togliersi le scarpe e i vestiti.
Il sonno venne, benvenuto.

Tuono. Pistole. Michael si risvegliò dal sonno profondo.


Sbatté le palpebre, confuso, senza ricordare dove si trovasse.
I colpi continuavano. Non erano pistole o il temporale, ma
qualcuno che bussava alla porta.
— Michael, sono Stephen — gridò una voce. — Fammi
entrare.
Cristo, il nuovo duca di Ashburton. L’uomo che un tempo
aveva chiamato fratello, — Va’ via. Sto cercando di dormire.
I colpi cessarono e Michael si girò sulla schiena: fuori si
vedevano ancora le ultime luci della giornata estiva, quindi
doveva aver dormito solo un paio d’ore. Tutti i muscoli gli
dolevano per la lunga cavalcata. Aveva anche sete, ma alzarsi
era uno sforzo troppo grande. Chiuse gli occhi e sperò di
riuscire a riaddormentarsi subito.
Una chiave girò nella serratura, poi la porta si spalancò e un
uomo alto con un candeliere entrò. Michael chiuse gli occhi e
si mise una mano sul volto per proteggersi da tutta quella luce.
La voce di Ashburton disse: — Michael, stai male?
L’ultima cosa che avrebbe voluto in quel momento era uno
scontro con suo fratello, ma evidentemente non riusciva
proprio a evitarlo. Tristemente disse: — Avrei dovuto sapere
che nella città del duca di Ashburton non si ha diritto alla
privacy.
— Barlow ha mandato un ragazzo all’Abbazia per avvertire
che eri arrivato e che sembravi più morto che vivo oltre al fatto
che ti comportavi in modo strano. Naturalmente mi sono
preoccupato.
— Perché? Mi sono sempre comportato in modo strano. Il
vecchio duca lo diceva spesso.
Ashburton mormorò una imprecazione, — Perché diavolo
non riusciamo ad avere una conversazione civile? Io ti ho
scritto molte volte e tu non mi hai mai risposto.
Michael sospirò. Ashburton aveva ragione: si era
comportato in modo scorretto. — Ti devo le mie scuse. Ho
bruciato le tue lettere senza nemmeno leggerle perché penso
che non abbiamo nulla da dirci. Ma suppongo che ci siano
questioni legali da sistemare dopo la morte del duca. Se ci sono
delle carte che devo firmare, portamele ora o mandamele nel
Galles.
Una sedia scricchiolò e il fumo di un sigaro si sparse nella
stanza. — Non mi interessa alcun dannato documento. Volevo
solo parlarti. Vuoi sederti e guardarmi?
Michael avrebbe preferito essere dannato che fare quello
sforzo per un intruso, ma abbassò il braccio e aprì gli occhi.
— Cristo Santo, uomo, sembri malato. Hai la febbre? —
Ashburton si alzò e andò vicino al letto di Michael per
mettergli una mano sulla fronte.
Michael respinse la mano, irritato sia dal gesto dell’altro che
dal fumo del sigaro. — Sto bene. Sono solo sporco, non rasato
e stanco dopo una lunga cavalcata.
— Bugiardo. — Suo fratello abbassò lo sguardo, accigliato.
— Ho visto dei cadaveri con un aspetto migliore.
Michael tossì quando il fumo del sigaro gli giunse in pieno
viso. Aprì la bocca per dire a suo fratello di gettarlo via e inalò
una boccata di fumo.
Immediatamente i suoi polmoni iniziarono a restringersi
come stretti in una morsa. Non poteva parlare, non poteva
respirare, non poteva pensare. Cercò di alzarsi. Il suo petto
stava per essere schiacciato, i suoi polmoni erano in fiamme
mentre lui lottava disperatamente per incamerare aria. Poi mani
forti lo sollevarono e lo misero a sedere sul letto. Qualcuno
iniziò a parlargli dolcemente, passandogli una pezzuola
bagnata sul viso e sulla gola più volte. Quella frescura dissolse
il calore.
Il panico diminuì e con esso la sensazione di costrizione.
L’aria iniziò a entrare di nuovo nei suoi polmoni e il rossore sul
volto svanì a poco a poco. Appoggiò i palmi sulle ginocchia ed
espirò lentamente. Inspirò. Espirò. Poi ancora, più
profondamente. L’oscurità iniziò a dissolversi e comprese con
meraviglia che sarebbe sopravvissuto.
Era il primo attacco d’asma tanto violento che aveva da
quando era morta Caroline. Il peggiore dopo quello che lo
aveva quasi ucciso quando aveva saputo che era morta sua
madre. Con cinico umorismo, pensò che le donne avevano su
di lui un effetto letale.
Catherine. Il solo pensiero di lei gli fece restringere di
nuovo i polmoni. Ma questa volta riuscì a controllare le sue
reazioni e a evitare un altro attacco.
Quando poté di nuovo respirare normalmente, riaprì gli
occhi. Molta della sua rabbia era svanita, lasciandolo esausto.
La finestra era aperta e lasciava entrare l’aria fresca della
notte e il fumo del sigaro si era dissolto. Suo fratello sedeva sul
bordo del letto accanto a lui, con il volto pallido per lo
spavento. — Bevi questo. Quando è stata l’ultima volta che hai
mangiato?
Michael rifletté. — Ieri mattina.
Il duca suonò e dopo pochi secondi si udì la voce di Barlow
oltre la porta. — Sì, vostra grazia?
— Fai portare un vassoio di cibo, un bricco di caffè e una
bottiglia di vino rosso. — Girandosi verso suo fratello,
Ashburton disse: — Pensavo che avessi superato l’asma, come
ho fatto io. Io avevo degli attacchi quando ero agitato e, visto
quello che è successo con nostro padre sul letto di morte, non
mi stupisco che tu sia sconvolto.
In verità, dopo tutto quel che era accaduto, a Michael
sembrava che il duca fosse morto da molto tempo. — Ho
accettato quella rivelazione con tranquillità. Quel che mi è
accaduto non c’entra nulla con il duca. Problemi di donne. —
Una risposta semplice, da uomo a uomo. Sarebbe stato troppo
difficile spiegare che il suo cuore gli era stato praticamente
strappato dal petto, portando con sé molta della fiducia che
aveva in se stesso e della voglia di vivere.
— Capisco. Mi dispiace.
Cercando di cambiare discorso, Michael chiese: — Se non
dobbiamo discutere di questioni legali, perché mi hai scritto?
Come ti ho già detto a Londra, non creerò problemi a te o al
resto della famiglia.
— Perché il passato è parte di quel che siamo ora e di quel
che saremo in futuro — replicò Ashburton gravemente. — E
perché papà ha voluto privarmi di un fratello.
— Un fratellastro bastardo.
— Non lo sappiamo.
Questa affermazione provocò la risata di Michael. — Pensi
che il vecchio duca si sia inventato tutto? Ne dubito. Aveva
tutto il calore di una pietra, ma non mentiva.
Ashburton fece un gesto impaziente, — Oh, non dubito che
ci sia stata una storia d’amore tra nostra madre e nostro zio, ma
questo non significa necessariamente che Roderick fosse tuo
padre.
Michael ricordò — La mamma ha. ammesso che io ero
figlio di Roderick.
— Potrebbe averlo detto per ferirlo. Lei dormiva con
entrambi e non poteva essere sicura di chi fosse il bambino —
disse Ashburton con freddo distacco.
Contemporaneamente interessato e disgustato dalla
conversazione, Michael chiese: — Che cosa ti fa dire questo?
Suo fratello sorrise cinicamente. — Papà non poteva
resisterle. Anche quando litigavano finivano sempre per
dormire insieme. Ecco perché lui era così risentito con lei.
Odiava chiunque avesse potere su di lui. — Suo fratello tacque,
contraendo la mascella, poi disse: — Anche se è troppo tardi
per essere amici, cerchiamo almeno di non essere nemici.
Bussarono alla porta, e questo fu una fortuna perché
Michael non aveva la più pallida idea di che cosa rispondere.
Entrò Barlow con due domestici e un vassoio pieno di cose
saporite. Quando ebbero posato il cibo, Michael si rese conto di
avere fame, sebbene fosse ancora troppo debole per alzarsi e
sedere al tavolo. Mangiarono in silenzio, e intanto Michael
rifletté. Molti dei suoi amici erano così diversi da lui. Poteva
essere piacevole avere un amico con un carattere simile ai suo.
Lui e Stephen erano ormai vecchi abbastanza per aver imparato
a controllare i loro difetti, e se suo fratello aveva avuto il
coraggio di gettare un ponte tra loro, lui non poteva essere da
meno. — Molte settimane fa ho incontrato a Londra una
giovane signora americana che mi ha raccontato una strana
usanza indiana, i capi delle tribù in lotta seppelliscono le asce
di guerra come segno di pace. Possiamo fare lo stesso?
— Immagino che tu intenda in senso figurato — disse
Ashburton sorridendo.
— In senso figurato andrà benissimo. Ne ho abbastanza di
combattere, Stephen.
Suo fratello gli prese la mano in una stretta calda e forte e
per un momento si guardarono negli occhi. Sebbene la stretta
fosse stata breve, diede a Michael un senso di pace. In una
delle notti più buie della sua vita, un fiore di speranza era
sbocciato.
— Manca ancora molto tempo, ma prendi in considerazione
l’idea di passare il Natale all’Abbazia — disse Stephen quasi
timido. — Mi piacerebbe averti con noi. E dato che tu sei
l’erede, sarebbe una buona cosa se ti facessi vedere di tanto in
tanto.
— Ti ringrazio per avermelo chiesto. Ci penserò, anche se
non sono sicuro di voler affrontare di nuovo l’intera famiglia.
Per quanto riguarda l’essere l’erede, questo sarà vero fino a
quando tu non avrai un figlio.
Suo fratello sospirò. — Potrebbe non accadere mai, Louisa e
io siamo sposati da otto anni e non ci sono mai stati segni di
gravidanza. Questo rende ancora più indispensabile un tuo
matrimonio. Hai parlato di problemi di donne. Niente di serio,
spero?
La temporanea calma di Michael svanì. — Non serio...
catastrofico. Accanirsi in relazioni distruttive deve essere un
altro tratto tipico della famiglia. Avevo pensato di sposare la
signora in questione, ma... avevo frainteso le sue intenzioni.
— Hai voglia di parlarmene?
— È una storia lunga.
— Ho tutto il tempo che vuoi.
Michael capì che aveva un urgente bisogno di raccontare a
qualcuno quel che era accaduto. E, stranamente, suo fratello
sembrava la persona giusta.
Si versò dell’altro vino, poi si sistemò sul letto,
appoggiandosi ai cuscini e, senza guardare suo fratello, disse:
— Ho conosciuto Catherine a Bruxelles, ma l’ho vista per la
prima volta in Spagna, in un ospedale da campo...
30

Michael narrò a suo fratello tutto quello che era accaduto,


eccetto la notte di passione che lui e Catherine avevano
trascorso e quel che lei gli aveva confessato sul sesso. Di
quello non poteva parlare. — Pensavo che fosse tutto chiaro,
ma probabilmente ho frainteso i suoi sentimenti. Avrei dovuto
dedicarmi solo alla guerra. È più semplice e fa meno male delle
donne.
Dopo un lungo momento di silenzio, Stephen disse:
— Forse.
Sentendo che suo fratello gli taceva qualcosa, Michael
replicò: — A che cosa stai pensando?
— Probabilmente non dovrei fare commenti. Non vorrei che
tu disseppellissi quell’ascia di guerra e me la piantassi nelle
costole.
— Commenta pure. Io ancora non ho capito dove ho
sbagliato.
— Veramente, è proprio questo che mi colpisce. L’erede di
un duca deve imparare in fretta a giudicare il prossimo, dato
che molta gente chiede spesso favori. Se c’è una cosa che ho
imparato e che in fondo il carattere di una persona non cambia.
Mi è difficile credere che una donna così generosa si sia
trasformata in un’avida arpia in poche ore. O era falsa la sua
cortesia o l’avidità.
— La gentilezza no. Ha aiutato tante persone e per molto
tempo, non poteva essere finta. — Una voce lo perseguitava:
era quella di Catherine che cantava una ninna nanna a un
ragazzo morente, o forse a lui stesso... Deglutì.
— Sfortunatamente, anche il talento per l’inganno era genuino,
come l’avidità.
— Allora forse sono entrati in gioco altri fattori, che tu non
conosci. Per esempio, la malattia del signore di Skoal può
averle provocato una crisi di coscienza, e può averla spinta a
confessare di aver mentito a proposito di suo marito. Ho
conosciuto il signore: è un diavolaccio. Potrebbe averle
promesso di perdonarla se avesse sposato suo cugino e lei ha
accettato per mettere a tacere il senso di colpa.
— Potrebbe una donna sposare un uomo che disprezza solo
per il senso di colpa? — disse Michael dubbioso. — E dire
quelle cose così vili?
— Come ho detto, era solo una possibilità. Potrebbero
esserci migliaia di ragioni. Ho scoperto spesso che quando i
comportamenti ci sembrano inspiegabili è perché siamo noi a
non capire gli altri. O forse lei è davvero un’arpia. Non avrei
dovuto parlare. Non sono in condizioni di dare un giudizio, non
avendola mai conosciuta. — Si alzò. — È tempo di andare.
Vuoi venire con me all’Abbazia? Mi farebbe piacere.
— Non questa notte. Sono troppo stanco. Forse domani.
Chiedi a Barlow di mandarmi un po’ di acqua calda. Dormirò
meglio dopo essermi lavato.
— È una buona idea. Se fossi un soldato francese e ti
vedessi in quello stato adesso, mi arrenderei subito.
— Alcuni lo hanno fatto davvero. — Dopo che entrambi
ebbero riso, Michael aggiunse — Grazie per aver fatto lo
sforzo di seppellire l’ascia. Io non ci avrei mai pensato.
— Lo so. È per questo che l’ho fatto io, — La mano di
Stephen si posò per un attimo sulla spalla di Michael, poi lui se
ne andò.
Michael rimase sul letto senza muoversi fino a che non
portarono l’acqua calda. Lavarsi e radersi gli costò uno sforzo,
ma lo fece sentire più umano. Stava per rimettere a posto il
rasoio nella borsa, quando rivide il caleidoscopio. Portò il tubo
d’argento vicino all’occhio. Una stella di cristallo vi brillò
dentro. Pezzi di arcobaleno. Speranze in frantumi. Sogni
spezzati. Girò il tubo e i pezzi di vetro formarono un nuovo
disegno.
Il suo primo caleidoscopio lo aveva confortato in momenti
difficili. Dopo la morte di Caroline, aveva guardato dentro il
tubo per ore, cercando di perdersi in quelle forme e di mettere
ordine nel caos della sua vita.
Diversamente da Stephen, non era granché bravo a giudicare
il prossimo. Non riusciva a smettere di pensare a Catherine
anche se lei lo aveva crudelmente ingannato e lo aveva cacciato
freddamente per un’offerta migliore.
Girò il caleidoscopio e apparve una forma simile a un fiocco
di neve.
Fino a poche ore prima, avrebbe giurato che tra lui e suo
fratello avrebbe potuto esserci solo ostilità. Aveva sbagliato. Se
si era sbagliato su Stephen, non poteva essersi sbagliato anche
su Catherine?
"I caratteri in fondo non cambiano."
Un altro giro e i frammenti di arcobaleno si ricomposero di
nuovo: lui guardò le figure senza vederle, mentre nuovi
pensieri si formavano nella sua mente e lui li analizzava con la
stessa freddezza che avrebbe usato per un problema di tattica
militare.
Anche quando era stato soggiogato da Caroline, era riuscito
a vedere tutti i limiti del suo carattere: anche se aveva
compreso la profondità della sua malvagità solo molti anni
dopo, aveva saputo riconoscere con lucidità la sua vanità e le
sue finzioni, il suo egoismo.
Catherine era diversa. Sebbene gli avesse mentito spesso, e
bene, era sempre stato per necessità. Tranne in quei casi, era
stata onesta. E mai, mai era stata crudele. Stephen aveva
ragione: a un osservatore attento e imparziale, il suo
comportamento sarebbe parso strano al punto da risultare
incredibile.
Aveva ciecamente accettato il fatto che Catherine non lo
volesse veramente; l’esperienza con Caroline gli aveva fatto
credere che lui si comportava come un folle ogni volta che
erano coinvolte delle donne. Ma forse si era arreso troppo
presto.
Doveva dimenticare quel che Catherine aveva detto, le sue
parole brutali e il dolore che avevano provocato. Doveva
concentrarsi invece sulle sue azioni. Quali eventi sconosciuti
avrebbero potuto spingerla a mandarlo via così in fretta?
Non l’avarizia. Forse il desiderio di placare la rabbia del
nonno? Ma lo conosceva solo da pochi giorni. La sua fedeltà al
signore di Skoal non poteva essere superiore a quella che
sentiva nei confronti di Michael.
Aveva forse paura che essere diseredata dal signore
significasse privare Amy dei suoi diritti? Quella era una
possibilità reale. Michael avrebbe provveduto alla ragazza
come se fosse stata sua figlia, ma forse lei non si era resa conto
di questo. Inoltre, lei non aveva idea di quanto lui fosse ricco.
Se aveva creduto che lui possedesse solo la piccola parte di
patrimonio destinata ai figli minori, il dovere materno le
imponeva di fare quel che era in suo potere per assicurare
Skoal a sua figlia.
Tuttavia tutti questi motivi messi insieme, anche se avevano
un senso, non bastavano a giustificare la crudeltà del suo
comportamento.
Girò di nuovo il caleidoscopio. Forse Catherine era stata
colta da una improvvisa passione per Haldoran? Era altamente
improbabile. La natura del cugino era essenzialmente fredda.
Non era il compagno ideale per una donna che aveva appena
riscoperto la sua sensualità, in particolare se aveva appena
avuto un amante appassionato.
Michael scartò tutte le ipotesi fino a che arrivò all’unica
spiegazione possibile per il comportamento inspiegabile di
Catherine: la paura. Ma di che cosa poteva aver paura?
Fermò il caleidoscopio e una piccola fragile stella si formò,
portando con sé una nuova, acuta consapevolezza.
Haldoran era il suo nemico.
Secondo Catherine, suo cugino aveva riconosciuto Michael
immediatamente. Un uomo onesto avrebbe rivelato allora
l’inganno. L’aver nascosto quel segreto significava che
Haldoran era mosso da oscuri motivi. Era un uomo senza
scrupoli e il suo odio per le sconfitte poteva essersi esteso
all’eredità di Skoal. Quale migliore modo di ottenerla se non
obbligando la cugina al matrimonio?
Un tale scopo poteva essere difficile da raggiungere altrove,
ma nel piccolo mondo feudale dell’isola era possibile.
Haldoran stava ascoltando quando Catherine lo aveva cacciato
e alla fine del loro colloquio era stata quasi colta dal panico nel
tentativo di allontanarlo: se Haldoran teneva una pistola
puntata su di lei, questo avrebbe spiegato ogni cosa.
Abbassò il caleidoscopio: forse aveva creato un mistero
dove non c’era, forse no. L’unico modo per saperlo con
certezza era tornare sull’isola e parlare a Catherine senza che
Haldoran lo sapesse.
Se si sbagliava tutto quel che poteva fare era distruggere
nuovamente le sue speranze, ridursi al suicidio o affrontare un
altro attacco di asma. Storse la bocca: ce l’aveva fatta una volta
e poteva rischiare di nuovo, perché se le sue deduzioni erano
corrette, la vita di Catherine poteva essere in grave pericolo.
Avrebbe voluto partire immediatamente, ma sarebbe stata
una follia in quello stato. Doveva aspettare fino al mattino.
Avrebbe affittato una carrozza e sarebbe andato in un paese
vicino a Skoal, un paese dove nessuno lo conoscesse. Lì
avrebbe cercato un traghettatore e poi sarebbe approdato
sull’isola. E, questa volta, non lo avrebbero cacciato
facilmente.

Il duca di Ashburton si accigliò quando lesse il biglietto di


suo fratello: era tipico di Michael decidere di tornare a Skoal
all’alba. Sarebbe stato piacevole invece passare un po’ di
tempo insieme ed esplorare le possibilità del loro nuovo
rapporto.
Si accigliò ancor di più quando pensò a quel che suo fratello
avrebbe potuto trovare a Skoal. Senza dubbio la situazione era
perduta e Catherine era una donna senza cuore. Ma la
situazione poteva essere più complicata. Stephen aveva
incontrato più volte Lord Haldoran e lo aveva trovato strano,
pericoloso, persino.
Forse avrebbe dovuto recarsi anch’egli a Skoal. Michael era
un uomo d’armi e sapeva difendersi, ma come duca lui avrebbe
potuto far pesare la sua influenza. Forse poteva essere utile.
Prese in fretta una decisione e chiamò il valletto.

La luna crescente che illuminava debolmente la spiaggia


fece sembrare le ombre anche più scure quando Michael
attraccò a Dane’s Cove. Frugò sotto il maglione di lana da
pescatore che indossava e prese una lettera che aveva scritto
per Lucien nella quale gli chiedeva di investigare sulla sua
morte se fosse scomparso. Se non fosse riuscito a salvare la sua
vita, forse quella lettera poteva salvare quella di Catherine e
assicurava una punizione a Lord Haldoran. Al suo
traghettatore, Caradoc, disse: — Se non sarò di ritorno per
l’alba, vattene senza di me, e spedisci questa lettera a Londra.
31

Catherine aveva il sonno leggero quando vegliava un


paziente. Perciò si svegliò improvvisamente quando udì un
debole suono. Controllò le pulsazioni del nonno, erano
leggermente più veloci del dovuto. — Sapevo che stavi per
svegliarti, nonno. Puoi sentirmi? — Mormorò.
Lui mosse le dita, poi rimase fermo. Era consolante vedere
che poteva muovere entrambi i lati del corpo, questo
significava che l’apoplessia non aveva causato danni
permanenti.
Poi sentì un altro suono sospetto. Lei si ricompose: felice di
essere rimasta vestita invece di indossare la camicia da notte.
Aprì la porta del salottino. A un primo sguardo tutto
sembrava normale, poi un’ombra scura emerse dal buio. Alta e
possente, si muoveva verso di lei con un silenzio innaturale, ma
la cosa più terribile era che la figura non aveva volto. Lei emise
un grido soffocato.
Una mano le chiuse la bocca, spegnendole la voce in gola.
Si contorse contro il suo assalitore, che era un uomo reale e
non un fantasma. Con un piccolo movimento, lui la spinse
contro il muro e la immobilizzò con il suo peso. — Buona!
Lei riconobbe il suo corpo ancora prima di veder brillare il
verde dei suoi occhi nel volto scuro. Michael era tornato.
— Toglierò la mano se prometti di non gridare — sussurrò
lui. — Annuisci se sei d’accordo.
Lei annuì. Lui aveva un’espressione terribile e lei non
sapeva se aver paura di lui o per lui. Nonostante questo, era
felice che lui fosse lì.
— Per quel che ricordo, sono un folle a prenderti in
parola.— disse lui con una voce d’acciaio, ma la lasciò andare.
— Rammenta che posso ridurti in fretta al silenzio se
necessario.
Chiedendosi se dovesse dirgli la verità o mandarlo via, lei
gli chiese sospettosa: — Perché sei qui?
— Per capire che cosa sta accadendo veramente. Dopo aver
riflettuto, ho capito che il tuo comportamento non aveva alcun
senso. Haldoran ti sta minacciando?
Se l’aveva capito, non avrebbe comunque più potuto
mentirgli — Peggio. Ha preso Amy.
— Dannazione! Come ha fatto?
— Durante il viaggio a Londra. Si è presentato dai Mowbry
e ha detto loro che io lo avevo incaricato di portare qui Amy.
Dato che li aveva portati in salvo durante la guerra, Anne non
ha avuto motivo per dubitare di lui. — La sua finzione crollò
lasciando solo desolazione. — Michael, sono spiacente, così
spiacente per quel che ti ho fatto. Non avevo scelta.
Cercando disperatamente il suo sostegno, lei gli si avvicinò.
Dopo un momento di esitazione, lui la prese tra le braccia.
Tremava e il maglione di lui era caldo e soffice contro le sue
guance. Tuttavia, anche se ora era più tranquilla, lei comprese
che lui era diverso, più freddo di quanto non fosse prima, ma
questo non la sorprese. Anche se ora sapeva che lei aveva agito
in quel modo perché vi era stata costretta, aveva ricevuto un
duro colpo, difficile da guarire. Ma per pochi momenti, lei si
cullò nell’illusione che il peggio fosse passato.
Quando riguadagnò il controllo, lei disse desolata:
— Haldoran ha ucciso Colin.
— Il bastardo. E così aveva programmato tutto da tempo.
— Ha detto che se non gli avessi obbedito, ti avrebbe
ucciso. E... e ha sottolineato che sull’isola sono legali i
matrimoni anche a dodici anni di età e Amy ne compie proprio
dodici l’anno prossimo.
Michael imprecò di nuovo. — Ucciderlo è troppo poco.
Dobbiamo riprendere Amy immediatamente. È al castello?
— La tiene a Ragnarok. Non ho potuto ancora incontrarla,
ma Haldoran mi ha portato là ieri e mi ha fatto dare un’occhiata
nel giardino. È guardata a vista ogni volta che lascia la sua
stanza.
— Non le hanno fatto alcun male?
— No. Non sa ancora che c’è qualcosa che non va. Lui le ha
detto che ero troppo impegnata a curare il signore di Skoal per
vederla e che doveva comportarsi come un buon soldato ed
eseguire gli ordini. Ma presto comincerà a sospettare qualcosa.
Ho paura che quando capirà di essere prigioniera, farà qualcosa
di imprudente. È come suo padre... non ha paura di niente.
— La riprenderemo prima che accada — promise Michael.
Catherine si strofinò la fronte cercando di rimanere calma
nella tempesta di emozioni. — Haldoran dorme in una stanza
dall’altra parte del corridoio. E ha quattro galeotti con lui.
Penso che due siano qui al castello, uno è proprio fuori della
porta. Grazie al cielo non mi ha sentita gridare.
Michael diede un’occhiata al letto. — Come sta il signore?
— Un po’ meglio, ma è ancora privo di coscienza.
— Qui nessuno può aiutarci. Se lo lasci solo, sarà in
pericolo?
Catherine pensò che sarebbe stato facile ucciderlo
soffocandolo con un cuscino. — Non credo, Haldoran non
trarrebbe alcun vantaggio dalla sua morte mentre io sono
ancora viva e l’erede designata. Ma non so che cosa potrebbe
fare davvero Clive. Credo sia completamente pazzo.
— Non è pazzo. È malvagio, — Michael la spinse verso il
balcone. — È tempo che ce ne andiamo.
La porta del corridoio si aprì e Haldoran irruppe nella stanza
con un sorriso da lupo. Dietro di lui c’erano Doyle e un altro
galeotto, entrambi con le pistole. — Voi due non andrete da
nessuna parte. Non avresti dovuto lanciare quel gridolino di
sorpresa quando è arrivato il tuo amante, Catherine, e
soprattutto non avreste dovuto perdere tempo a parlare.
La colluttazione fu breve e i due uomini ebbero la meglio su
Michael. Haldoran ordinò a Doyle: — Legalo. Sarebbe sciocco
ucciderlo qui. Lo porteremo sugli scogli e gli spaccheremo la
testa con una pietra. Qualche settimana in acqua gli farà bene.
Devo ucciderti con il tuo amante — chiese rivolgendosi a
Catherine — o pensare che ti comporterai bene quando sarà
morto?
Anche se il volto di lei era privo di espressione, la sua mente
era in piena attività. Se non avesse gridato... se fossero andati
via subito invece di parlare... Cercò di scacciare i rimpianti:
Michael non poteva più fare nulla. E Amy...
Era il momento peggiore della sua vita. Tuttavia non poteva
lasciare sua figlia in mano ad Haldoran. Cercando
disperatamente di sembrare convincente, disse: — Ho sempre
fatto la scelta migliore. Una volta ancora, sei tu.
Haldoran la guardò torvo, chiaramente non era convinto, e
Doyle perquisì Michael; il galeotto gli prese una pistola e un
coltello, poi gli legò insieme i pollici.
Quando Doyle ebbe finito, Michael riprese conoscenza
perdeva sangue dal capo, ma si mise a sedere, spinto dalla
rabbia che bruciava dentro di lui, — Congratulazioni,
Haldoran, sei riuscito ad atterrarmi con l’aiuto di due soli
uomini. Devi essere terribilmente orgoglioso di te stesso.
— Avrei potuto farlo da solo.
— Ah, sì? Ti batto con la pistola e nella lotta a mani nude e
ho lasciato che tu mi ferissi con la spada solo perché mi ero
annoiato e avevo voglia di andarmene. Sei solo un dilettante,
Haldoran. Ti credi un grande i esperto di armi, ma non hai mai
avuto il coraggio di affrontare una vera prova.
— Idiozie. Sono il miglior cacciatore in Gran Bretagna e ho
sconfitto Jackson in un incontro di boxe.
— Jackson è un tipo intelligente. È un affare per lui far
vincere i clienti vanitosi ogni tanto. Ti ripeto: sei un dilettante.
Invece di arruolarti nell’esercito e di cimentarti nella sfida più
pericolosa, vai a caccia di volpi in Inghilterra e ti vanti di
essere un grande uomo. Certo, è molto più facile che rischiare
la vita davvero.
Michael fu davvero vicino alla morte in quell’istante.
Catherine emise un gemito angosciato quando Haldoran
estrasse la pistola e si preparò a fare fuoco: all’ultimo momento
però, controllando la sua furia, Haldoran si accontentò di
prendere Michael a calci nello stomaco, facendolo cadere a
terra di nuovo. — È facile per te schernirmi, ma intanto sono io
ad avere il controllo qui.
— Con l’aiuto di professionisti — ansimò Michael quando
riuscì di nuovo a respirare. — Ho comandato un gruppo di
galeotti come i tuoi uomini e ho un certo rispetto per loro. Ci
vogliono forza e intelligenza per sopravvivere in prigione, ma
per te, Haldoran, non ho che disprezzo. Sei un incapace che se
la prende con donne e bambini; non oseresti mai misurarti con
un uomo.
— Bastardo! Posso batterti quando vuoi, ma non vali
nemmeno lo sforzo.
— Povero diavolo, — Michael scosse il capo. — Non sei
solo un vanesio, ma anche un codardo. Sono sorpreso che tu
riesca a guardarti allo specchio.
Haldoran lo prese di nuovo a calci, questa volta nelle
costole. Michael rimase stremato sul pavimento. Catherine
rabbrividì, incapace di comprendere perché lo stesse
provocando in quel modo.
A Michael ci vollero ancora alcuni momenti per recuperare
il respiro; ma non si diede per vinto, — Ogni cosa conferma
che ho ragione. Se tu non fossi stato un codardo, ti avrei dato la
possibilità di accettare una sfida che ti avrebbe davvero messo
alla prova. Ma non l’accetteresti mai. Hai paura di me e fai
bene.
Con gli occhi che brillavano, Haldoran chiese: — Che tipo
di sfida?
— Una caccia, visto che sei un grande cacciatore. Tu e io
sull’isola di Bone. Dammi cinque minuti di vantaggio e non mi
riprenderai più. Dammi un giorno e sei un uomo morto, anche
senza armi.
Catherine trattenne il respiro, ora capiva tutto: stava
cercando di guadagnare tempo, di allontanare Haldoran da lei e
da Amy.
Haldoran esitò, mentre guardava Catherine.
Michael continuò: — C’è una sorta di grandezza medievale
in quest’idea. Tu e io in un combattimento da uomo a uomo e il
vincitore prenderà la donna. Catherine non ti darà più noie se
mi ucciderai. Non mi voleva qui. Quando sono entrato, mi ha
detto di andarmene, che avrei rovinato ogni cosa.
La rabbia di Haldoran esplose di nuovo, — Bugiardo! Era
pronta a fuggire con te.
Le sue labbra si fecero bianche mentre il suo sguardo
andava da Michael a Catherine. Poi si curvarono in un sorriso
crudele e trionfante. — Non devo provarti nulla, Kenyon. I
combattimenti corpo a corpo risalgono al Medioevo. Preferisco
il piacere della caccia. Andremo a Bone, ma saremo io e Doyle
a inseguire te e la mia deliziosa cugina con solo le pecore e i
gabbiani come spettatori.
Michael impallidì, non era questo ciò a cui aveva pensato.
— Questo ti preoccupa, vero? Solo, saresti capace di
sfuggirmi per qualche tempo, ma non con Catherine che ti
rallenta. Devi scegliere se abbandonarla per vivere qualche ora
in più o morire insieme a lei. In ogni modo, tu morirai e io avrò
il piacere di avere la vittoria definitiva.
— Saresti un folle a uccidere una donna bella come
Catherine. Una moglie come lei ti procurerà l’invidia di
qualsiasi uomo.
Haldoran sorrise. — È vero, ma non posso fare a meno di
dubitare di lei. È il tipo di donna capace di aspettare per anni il
momento giusto per infilarmi uno stiletto nella schiena. Sua
figlia sarà più malleabile.
Catherine disperata lo implorò: — Giuro che obbedirò a
qualunque tuo ordine se prometti di non toccare Amy.
— Ma io voglio toccarla. Il pensiero di piegare una vergine
ai miei voleri è allettante. E sapere che la mia santa cugina
morirà maledicendomi rende il tutto più divertente.
Catherine guardò Michael: i suoi occhi verdi non tradivano
alcuna emozione. Voleva dirle di non abbandonare le speranze.
Riacquistò un poco di calma: Michael aveva quasi battuto
due uomini con una sola mano e lei era meno indifesa di quel
che pensava suo cugino. — È un peccato che tu non ti sia
arruolato nell’esercito, Clive. Un ufficiale come mio padre o
come Michael avrebbero fatto di te un vero uomo.
Con un’espressione di disprezzo sul viso, Haldoran fece
cenno con la pistola verso la porta. — Muovetevi, tutti e due.
Dobbiamo lasciare Skoal prima dell’alba. Non cercate di
chiamare aiuto. I miei uomini possono facilmente aver ragione
di pochi servi disarmati, ma preferirei non ucciderli. Il mio
piccolo regno ha bisogno di tutti i suoi sudditi.
Michael si alzò in piedi, — Immagino che la gentilezza non
faccia parte della tua natura, ma dovresti permettere a
Catherine di cambiarsi d’abito. Sarà una caccia fredda e dura.
Haldoran alzò le spalle. — Può indossare i pantaloni se
vuole. Mi piacerà vedercela dentro. Ma le darò solo dieci
minuti, Se non sarà pronta dovrà cambiarsi correndo.
Catherine cercò di pensare mentre il cugino la scortava nella
sua stanza: aveva portato a Skoal i pantaloni che aveva
indossato nella guerra di Spagna quando le condizioni erano
particolarmente dure. Le avrebbero fatto comodo per correre e,
con un po’ di fortuna, sarebbe riuscita a nascondersi qualche
cosa addosso.
Peccato che nella sua stanza non ci fosse neanche una
pistola.
32

Era una splendida alba per navigare, ma le forti correnti e gli


scogli rendevano il canale pericoloso. Catherine avrebbe
temuto quel viaggio se non ci fossero stati ben più gravi
pericoli, Haldoran era un bravo marinaio e mentre il sole
spuntava guidò la barca tra le secche, salparono e lui iniziò a
impartire ordini a Doyle e a un altro uomo che era con loro, un
tipaccio chiamato Spiner. Catherine si sentiva molto sola e
spaventata: Haldoran aveva fatto in modo che lei e Michael
non potessero vedersi e tuttavia lei era ben visibile dal cugino.
Cercò di rimanere impassibile mentre lui faceva scorrere il suo
sguardo avido sulle sue gambe fasciate dai pantaloni. Se Clive
li avesse presi vivi, l’avrebbe senza dubbio violentata prima di
ucciderla.
Presto raggiunsero Bone e la barca attraccò in una piccola
baia circondata da colline: era un posto desolato, e si sentivano
solo il rumore delle onde e le grida roche dei gabbiani.
Haldoran ancorò la barca e poi Doyle liberò i prigionieri.
Spiner rimase a far la guardia mentre il suo padrone iniziava la
caccia.
La posizione di Catherine in barca le aveva provocato dei
crampi, quindi inciampò quando toccò il suolo, Michael la
afferrò prima che potesse cadere e le mise un braccio intorno
alla vita. — Sciogli i muscoli così potrai correre quando verrà
il momento — le ordinò.
Il sangue gli si era seccato tra i capelli e il suo volto era
sporco, ma sembrava magnifico e pericoloso, come un antico
re guerriero. Il suo sguardo penetrante perlustrava le colline,
valutando le condizioni del terreno. Questo diede a Catherine
un filo di speranza e iniziò a stirarsi.
Dopo che Haldoran ebbe preso il suo costoso fucile e il
sacchetto delle munizioni, li segui alla spiaggetta, — Hai detto
che sei in grado di sfuggirmi se ti do cinque minuti di
vantaggio, ma io sarò generoso e te ne darò dieci. Ti saranno
indispensabili per essere fuori portata.
Michael lo guardò gelido. — Dato che tu conosci l’isola e
noi no, c’è una possibilità che tu vinca. Ma non ne trarrai
soddisfazione. Per il resto della tua vita, dovrai vivere con la
consapevolezza che io ero il migliore. Il solo modo che hai di
battermi è con la situazione a tuo favore.
— Questo suona come se tu ti fossi rassegnato a perdere e
stessi preparando le tue scuse. Cerca di farmi divertire Kenyon.
Sarà dannatamente noiosa l’isola dopo. Hai dieci minuti a
partire da adesso.
Così presto? Catherine lo fissò. Nonostante le intenzioni di
suo cugino fossero chiare, aveva sperato fino all’ultimo di non
essere davvero trasformata in una preda.
Michael non si era fatto questa illusione. — È tempo di
andare mia cara. Prenderemo il sentiero a sinistra.
Lei iniziò a salire: anni di vita con l’esercito avevano
fortificato il suo corpo e durante i periodi di pace cavalcava e
camminava molto, tuttavia, sebbene fosse una donna forte, non
poteva tenere il passo di Michael, Haldoran aveva ragione: se
Michael fosse rimasto con lei, gli sarebbe costato la vita.
Tuttavia, per onore, non l’avrebbe mai abbandonata. Sapendo
che la sopravvivenza di lui dipendeva dalla sua forza cercò di
correre più velocemente.
A un certo punto la voce di Haldoran risuonò sotto di loro,
echeggiando minacciosamente nella baia. — Sono passati otto
minuti e siete ancora dei buoni bersagli.
— Non perdere tempo a preoccuparti. Quando sparerà,
mirerà a me per primo e a questa distanza probabilmente mi
mancherà — sbottò Michael.
Invece di non preoccuparsi, Catherine iniziò a contare i
secondi, come se ci fosse un orologio che le ticchettava nel
cervello. "Undici, dodici..." Sentì una fitta fortissima al fianco,
ma, facendosi forza, cercò di ignorare il dolore e di andare
avanti, "Trentacinque, trentasei..."
I due minuti passarono. Ancora pochi metri e sarebbero stati
fuori pericolo, ma Haldoran poteva iniziare a sparare da un
momento all’altro.
La salita si fece meno ripida e il sentiero più largo. Michael
continuò a correre e le mise un braccio intorno alla vita, come
per aiutarla a fare l’ultimo sforzo. Appena raggiunsero la
cresta, la gettò a terra e quasi contemporaneamente un buco nel
terreno segnò il punto dove la pallottola aveva colpito il suolo
vicino a loro.
— È un buon fucile ed è stato un buon colpo, ma abbiamo
vinto il primo round. Dobbiamo andare ancora un poco avanti,
poi potremo riposarci per un minuto.
Lei annuì muta e attraversò l’erba folta sulle mani e sulle
ginocchia fino a che non furono ben oltre il bordo, poi si rotolò
sulla schiena, respirando affannosamente. Michael la trattava
come uno dei suoi soldati più deboli. Senza dubbio era saggio
evitare le effusioni in quel momento, ma lei gli sarebbe stata
grata per qualunque parola o gesto che avesse mostrato il suo
amore.
Anche Michael respirava affannosamente, ma tenne la testa
sollevata, studiando l’ambiente con grande concentrazione,
— C’è una cosa che potrebbe sollevarti un poco. Ho dato una
lettera al barcaiolo che mi ha portato a Skoal, con l’ordine di
impostarla all’alba se non mi avesse visto tornare e, dato che
non ero presente all’appuntamento, arriverà al mio amico
Lucien. Gli spiegavo i miei sospetti e gli chiedevo di
investigare nel caso fossi scomparso. Ha passato anni al
servizio del governo e quindi gli sarà facile scoprire che cosa è
successo e prendere adeguate misure contro Haldoran.
Lei alzò il capo, addolorata e speranzosa. — Sarà in grado
di liberare Amy?
— Te lo garantisco. Potrebbe metterci un po’ di tempo, ma
non la lascerà nelle mani di Haldoran.
— Grazie a Dio. — Anche se era un grande sollievo sapere
che sua figlia non sarebbe rimasta a lungo prigioniera, il
pensiero di quel che poteva accaderle era spaventoso.
Catherine rimase sdraiata per alcuni secondi, poi si sollevò e
guardò l’isola.
Bone era un luogo selvaggio e desolato, che le ricordava le
brughiere dello Yorkshire. — Non ci sono molti posti dove
nascondersi. Andremo sulle colline?
— Haldoran probabilmente penserà che ci stiamo dirigendo
là. Meglio andare a sinistra, nascondendoci nel gregge di
pecore. Il terreno è più irregolare di quel che sembra e ci sono
alcuni anfratti dove nascondersi. Inoltre l’erba è abbastanza
alta e se stiamo attenti non lasceremo tracce.
Una volta giunti in mezzo al gregge andarono più veloci, poi
rallentarono per non spaventare gli animali e, quando il bordo
delle scogliere non fu più visibile, Michael tagliò a sinistra e
fece un lungo giro fino a che non si trovarono dietro una
piccola cresta circondata da arbusti. — Aspetta qui — disse lui
calmo. — Se ho fatto bene i miei calcoli potremo vedere senza
essere visti.
Salì fino in cima e si mise a pancia in giù quando raggiunse
i cespugli. Un minuto dopo, sussurrò: — Vittoria! Se vuoi
vedere, vieni avanti con attenzione.
Lei salì a sua volta e si sdraiò accanto a lui: il nascondiglio
offriva una chiara vista sul punto da dove erano partiti:
Haldoran e Doyle erano visibili in basso, mentre riprendevano
fiato dopo la salita, entrambi erano armati di fucile e suo
cugino stava perlustrando la zona, indicando le colline. I due
uomini ripartirono, avanzando.
Lei fece un respiro di sollievo. Avevano vinto il secondo
round e questo dava loro un po’ di tregua. A voce bassa, anche
se nessuno poteva sentirli da quella distanza, chiese: — Hai un
piano? Quante possibilità abbiamo di sopravvivere? Ti prego,
dimmi la verità.
— È difficile da dire. — L’espressione di lui era pensierosa,
— Penso che sia possibile nascondersi e fuggire all’infinito, ma
la pazienza di Haldoran non durerà per più di un giorno o due.
La mia paura è che ci sguinzagli dietro i cani.
La sola idea le diede un brivido. — Non c’è nessun modo
per rovesciare la carte?
— Forse. Dovrei studiare il territorio. Potrebbe esserci un
punto adatto per un’imboscata, anche se non è facile assalire
due uomini armati. — Guardò il mare, stringendo gli occhi,
— Come ultima risorsa potremmo nuotare fino a Skoal.
Lei lo fissò. — Dici sul serio? Il canale tra le due isole è
molto pericoloso. Io so nuotare un po’, ma non ce la farei mai
in quelle acque.
— Io potrei farcela. Se dovessi riuscire, potrei tornare con
qualcuno a prenderti. Ma preferirei non lasciarti sola.
L’idea la terrorizzò. Non solo Michael avrebbe dovuto
affrontare l’acqua gelida, gli scogli e le correnti traditrici, ma
probabilmente avrebbe dovuto attraversare il canale di notte
per non essere visto. Le probabilità di sopravvivere erano
infime. — Nuotare è di certo l’ultima risorsa.
Lui alzò le spalle. — Affogare cercando di fuggire sarebbe
meglio che essere uccisi come cervi.
In modo deciso, lui si sollevò dai cespugli e Catherine lo
seguì giù per il pendio. In fondo c’era un piccolo ruscello. Lui
mise le mani nel fango, poi gliene spalmò un po’ sui pantaloni,
— Sarai meno visibile se chiazze scure spezzeranno la luce.
Mettine anche un po’ sul viso. Se troveremo dell’argilla chiara,
ne metterò un po’ sui miei abiti scuri.
Lei studiò Michael mentre si lavava via il fango dalle mani:
avrebbe fatto del suo meglio per far sì che lei ne uscisse viva.
Sul suo onore, probabilmente avrebbe sacrificato la vita per
salvare la sua. Ma non la voleva più dopo tutto quel che era
accaduto. Lei aveva recitato bene quando lo aveva cacciato via
e la fragile fiducia che era cresciuta in lui era stata fatta a
brandelli, e probabilmente non c’era rimedio.
Ma doveva dirgli una cosa finché era ancora in tempo.
— Mi dispiace per tutte le cose orribili che ho detto quando hai
lasciato Skoal. Forse potevo trovare un altro modo, ma non ne
sono stata capace. Colin è morto per colpa mia. Non avrei
sopportato di essere la causa anche della tua morte.
Lui le fece cenno di riprendere a camminare. — Non
biasimarti per la morte di Colin. È stata colpa di Haldoran.
— Grazie di tutto — disse lei dolcemente, — Per avere
intuito la verità e per il coraggio di venire ad affrontare i
draghi.
— Speriamo che le mie capacità di combattere i draghi
siano sufficienti — disse lui sardonico.
Dalla sua espressione lei comprese di aver detto la cosa
sbagliata e cercando di cancellare l’amarezza negli occhi di lui,
disse: — Sono riuscita a portare via un coltello a scatto e
un’esca, l’acciarino e la pietra focaia.
Lui piegò il coltello e lo mise in tasca. — Un altro piccolo
colpo di fortuna... non ero sicuro di quel che avrei trovato
sull’isola e così sono venuto equipaggiato. Doyle mi ha preso
la pistola e il coltello, ma non la corda che mi ero avvolto
intorno alla vita. L’avevo portata perché pensavo che mi
sarebbe servita per scalare una scogliera o irrompere nel
castello. — Fece un debole sorriso. — Anche se non mi è
servita per quello, almeno mi ha protetto dai calci di Haldoran.
— Meglio, eri stato punito abbastanza.
— E sarò punito ancora prima che sia finita. È tempo di
andare in esplorazione. Secondo la guida che avevo consultato
venendo a Skoal, su Bone ci sono alcuni luoghi che potrebbero
esserci utili.
— Quali sono?
— Le grotte. Non vorrei rimanere intrappolato in un luogo
senza vie d’uscita, ma ci servirà un rifugio se, come temo,
arriverà una tempesta. Una grotta potrebbe essere la nostra
unica scelta.

Haldoran guardò le colline, mentre il suo istinto di


cacciatore lo tormentava. Chiese al suo compagno: — Se tu
cercassi di nasconderti su quest’isola, dove andresti?
Doyle sbatté le palpebre e rispose sicuro; — Su queste
colline. Il resto di quella maledetta roccia è troppo esposto.
Haldoran imprecò, qualsiasi risposta gli desse Doyle era
troppo ovvia per essere quella giusta. — Kenyon è andato
dall’altra parte. Avrei dovuto immaginarlo.
— La parte occidentale dell’isola è quasi completamente
spoglia — osservò Doyle dubbioso. — Non riuscirebbero a
nascondere nemmeno un capello là.
— Ci sono luoghi dove un uomo intelligente sa come
nascondersi — sbottò Haldoran, furioso con se stesso per non
aver cercato di comprendere prima i pensieri della sua preda.
Tornò indietro e prese velocemente l’altra strada. — Andiamo,
abbiamo perso del tempo prezioso.
33

Erano riusciti ad arrivare in prossimità della spiaggia, ma


ora dovevano scendere da un promontorio a picco sul mare.
Quando Catherine vide l’inclinazione della scogliera, il
sangue le si congelò per la paura. — Non posso scendere di là!
— Puoi eccome e lo farai! — ordinò Michael. — Non è
peggio della collina che abbiamo scalato per arrivare qui. Girati
e scendi con il volto verso la scogliera. Io andrò per primo, così
se scivolerai potrò afferrarti.
Lei fissò Michael: aveva i capelli scomposti e il volto sporco
e, come i migliori ufficiali, la faceva sentire capace di compiere
l’impossibile. O forse preferiva correre un grosso rischio
piuttosto che deluderlo. Lei deglutì e annuì.
Lui si voltò e iniziò a scendere, — Seguimi — ordinò.
— Sarà meno difficile di quello che credi.
Lei respirò profondamente, poi lo seguì. Se guardava diritto
verso la roccia invece che nello strapiombo tutto era più facile.
Piccoli cespugli e robusti ciuffi d’erba offrivano validi appigli.
Erano quasi a metà strada quando una parte della roccia si
sgretolò sotto i suoi piedi: il ciuffo d’erba al quale si era
attaccata le sfuggì e lei iniziò a scivolare senza riuscire a
fermarsi. Per un terribile istante pensò che sarebbe precipitata
trascinando con sé Michael e conducendo entrambi alla morte.
Invece, Michael la afferrò mettendole un braccio intorno
alla vita, bloccò la sua discesa e lei cercò un nuovo sostegno,
tremando in modo convulso.
Rimasero fermi così per un attimo, attaccati come mosche
alla scogliera, il braccio di Michael intorno a lei. Poi lui le
mormorò in un orecchio: — E pensare che avevo paura che la
vita sarebbe stata noiosa dopo l’esercito.
Lei quasi rise, anche se sentiva che i suoi nervi stavano per
cedere. — Non mi dispiacerebbe annoiarmi un po’ adesso.
— Con un po’ di fortuna, potremmo annoiarci sulla spiaggia
sotto di noi. Quel riparo alla tua destra dovrebbe nasconderci.
Sei pronta per proseguire?
— Ce la farò.
Lui la lasciò a ricominciò a scendere, lei lo seguì poco dopo,
esplorando la parete con il piede per trovare un sostegno,
trasferendo gradualmente il peso, senza abbandonare mai il
sostegno fino a che non ne aveva trovato un altro abbastanza
sicuro. E poi di nuovo. E di nuovo. E di nuovo.
Alla fine un piede toccò le pietre rotonde della spiaggia. Era
di nuovo sulla terraferma, e seguì Michael sotto il riparo. Una
volta là, sedette e si appoggiò alla scogliera, con le gambe che
le tremavano per la stanchezza. — Non ti ho mai detto che non
mi piacciono gli strapiombi?
— No, ma lo avevo immaginato, — Lui posò la sua mano
sulla spalla di lei per un attimo — Ben fatto.
Lei lo guardò, assurdamente compiaciuta per il suo
apprezzamento. Gli occhi duri di lui trasmettevano fiducia: era
nel suo elemento naturale adesso, era un guerriero, mentre lei
era solo una donna codarda, che causava disastri a tutti quelli
che la circondavano. — Quanto pensi che gli ci vorrà per
capire che siamo venuti quaggiù?
— Mezz’ora, forse meno. Dobbiamo muoverci tra pochi
minuti. Quella grotta di cui il signore ti aveva parlato... ti ha
detto se viene completamente sommersa dall’alta marea? O
parte di essa rimane sopra il livello dell’acqua?
Catherine cercò di ricordare le parole del nonno. — Mi ha
detto di stare attenta a non restarci intrappolata, perciò parte di
essa deve rimanere sopra il livello dell’acqua.
— Dove si trova la grotta e come possiamo raggiungerla da
qui? — Vide che il cielo si stava oscurando. — Dobbiamo
trovare un riparo, stanotte ci sarà sicuramente tempesta.
Catherine fu d’accordo: anche se era quasi estate, l’aria era
fresca. Una notte sotto un temporale sarebbe stata dura per
entrambi, specialmente per lei. Poiché Michael sembrava avere
una straordinaria resistenza.
Sedettero per qualche minuto, riguadagnando le forze,
mentre Michael rimaneva vigile. Improvvisamente, mormorò
un’imprecazione. — Dannazione, ci ha scovati di nuovo.
Stanno iniziando a scendere dalla scogliera, non lontano dal
punto da cui siamo scesi noi. Dobbiamo allontanarci da qui al
più presto e sperare che siano troppo occupati a scalare per
vederci.
A labbra strette, lei si alzò. Era solo metà pomeriggio e si
sentiva come se stessero fuggendo da sempre. Con i cacciatori
che si avvicinavano da destra, lei voltò a sinistra, muovendosi
il più velocemente possibile sulle pietre levigate. Michael la
seguiva, avendo scelto di nuovo la posizione più pericolosa. La
galanteria gli era così connaturata che non avrebbe nemmeno
capito se lei lo avesse ringraziato.
La spiaggia si curvava fino a uno spiazzo roccioso che
finiva in mare. Era possibile attraversarlo, ma le rocce erano
rese scivolose dall’erosione marina e le onde si infrangevano
minacciose poco sotto. Catherine cercava di stare molto attenta
a dove metteva i piedi e quasi finì in acqua quando sentì il
rumore di uno sparo. Di nuovo Michael la sostenne con una
mano: quell’uomo aveva la saldezza di una montagna.
Lei riacquistò l’equilibrio e non perse tempo a guardarsi
indietro. Si sentì un altro sparo, questa volta vicinissimo:
guardò indietro allora e vide una macchia di sangue sulla
manica del maglione di Michael.
— È solo un graffio — la rassicurò. — Sono stato colpito di
rimbalzo, credo. Non mi sono fatto alcun male.
Lei pregò il cielo che avesse ragione, perché non avrebbero
potuto fare più nulla se la ferita fosse stata seria.
Michael disse pragmatico: — Grazie al cielo qui c’è un
striscia di sabbia, perché tra non molto la marea salirà.
La spiaggia era abbastanza soffice da permettere loro di
correre, ma ovunque c’era sterco di gabbiano e la puzza era
indescrivibile. Erano a tre quarti del cammino quando un’altra
esplosione annunciò loro che Haldoran era in arrivo.
— Lo rimpiangerà — ansimò Michael.
La punta della baia era completamente immersa nell’acqua,
ed era impossibile da oltrepassare. Tuttavia, nei secoli, l’acqua
aveva scavato un buco irregolare nella roccia. Dato che si
vedeva la luce, lei si gettò verso quell’apertura e attraversò il
corto tunnel, sbucciandosi le ginocchia.
Uscì dall’altra parte ed esaminò la striscia di sabbia: la baia
era più larga della precedente e circondata da scogliere
inaccessibili. Da una parte c’era una spiaggetta, ma dall’altra,
nella roccia, si apriva la scura bocca di una grotta. Quando
Michael la raggiunse, lei disse: — Penso che quella sia la
nostra grotta.
Michael si preoccupò guardando le onde che arrivavano.
— Dobbiamo correre all’interno prima che la marea ci
impedisca l’accesso. Presto questa spiaggia sarà interamente
sott’acqua.
Corsero verso la grotta in quello che per Catherine fu un
tragitto da incubo; le onde salivano sempre di più, a velocità
folle, li sommergevano fino alle anche, poi si ritiravano, poi
tornavano a colpirli con eguale potenza. Non essendoci via
d’uscita dall’altra parte, sarebbero annegati o sarebbero finiti
contro le rocce se non avessero raggiunto la grotta in tempo.
Un grido trionfante risuonò dietro di loro e quando partì il
primo colpo, Michael disse: — Spostati a destra e poi a
sinistra. Sarai un bersaglio più difficile da colpire!
Stancamente, lei ordinò al suo corpo di obbedire e cominciò
a zigzagare, nascondendosi dietro le rocce quando poteva. Suo
cugino stava sparando dall’apertura nella roccia, i suoi colpi
erano incredibilmente precisi e molti di essi miravano a
Michael.
Catherine stava per essere inghiottita da un’onda, ma
Michael la sostenne di nuovo e riuscirono ad arrivare alla
grotta quando metà dell’entrata era già sommersa. Se era la
grotta sbagliata e non c’era una parte più alta all’interno,
sarebbero stati perduti. L’acqua era alta e le correnti così forti
che lei non sarebbe riuscita a reggersi in piedi senza l’aiuto di
Michael.
Un proiettile quasi la raggiunse quando stava per entrare
nella grotta e con le ultime forze lei si curvò e si infilò nel
tunnel di pietra, Michael era sempre alle sue spalle. Almeno
sarebbero stati al sicuro dalle fucilate. Confusamente,
Catherine si chiese se invece non sarebbero annegati, ma quasi
quasi non le importava.

Haldoran imprecò pesantemente quando le prede


scomparvero nella grotta. — Maledizione! Non potremo
raggiungerli fino a quando la marea non sarà scesa di nuovo. E
non sarà che a mezzanotte.
Doyle disse nervosamente: — Se non ce ne andiamo di qui,
mio signore, rimarremo intrappolati anche noi.
— Non c’è pericolo. La scogliera alla fine di questa colonia
di gabbiani si può scalare. — Il che significava passare
attraverso tutti quegli uccellacci puzzolenti, si disse lui. — Se
torniamo alla barca subito, possiamo arrivare a Skoal prima che
scoppi il temporale. Questo mi darà modo di spiegare a tutti
che non sono stato in grado di trovare nemmeno un capello
della cara cugina Catherine. Presa dal panico all’idea che il suo
adorato nonno potesse morire, deve aver iniziato a vagare
senza meta ed è caduta da una roccia. Una tragedia.
Poco interessato all’alibi del suo padrone, Doyle puntò un
dito contro la grotta. — Di quei due che ne facciamo?
— Torneremo indietro e continueremo la caccia quando sarà
finita la tempesta. E porterò i cani. Anche se dovessero lasciare
la grotta con la bassa marea, non andranno lontano.
34

Il signore di Skoal aveva navigato nell’oscurità per così


tanto tempo che gli era difficile credere di essere finalmente
tornato in superficie. Sbatté le palpebre più volte per migliorare
la visione, poi decise che tutto quel grigio non era dentro di lui,
ma fuori. Probabilmente stava arrivando un temporale.
Non cercò di muoversi. Gli era sufficiente assaporare la
consapevolezza di essere ancora tra i vivi. Non che avesse
paura della morte, perché avrebbe raggiunto sua moglie e tutti
coloro che amava e che aveva perduto. Ma non era ancora il
momento. C’era ancora molto da fare. Era venuto a sapere un
sacco di cose stando sdraiato in quel letto fermo come un
tronco. La gente pensava che non sentisse nulla, si sbagliavano.
Aveva saputo cose importanti che riguardavano il futuro
dell’isola. Malvagità. Tradimento, Se solo fosse riuscito a
mettere insieme i pezzi... Scosse il capo per la frustrazione.
Una voce tremula disse: — Mi avete chiamato, mio signore?
Era Fitzwilliam, il suo vecchio domestico. — Sì, e da
tempo. — Faceva fatica a parlare e la parte destra del suo volto
era come intorpidita, ma le parole uscivano abbastanza chiare.
— Mia nipote è qui?
Fitzwilliam guardò altrove. — Non al momento, mio
signore... Vi ha curato devotamente, ma... aveva bisogno di
riposo.
— Bugiardo, — Il signore avrebbe voluto dirgli che dopo
cinquantasette anni di servizio, avrebbe dovuto evitare di
ingannare il suo padrone, ma gli sarebbe costato troppo sforzo.
Doveva risparmiare le forze per questioni più importanti.
— Clive?
— Lord Haldoran si è stabilito al castello da quando la
vostra malattia è iniziata, ma... stamattina è uscito. Non lo
abbiamo visto per tutto il giorno. Devo mandarlo a chiamare a
Ragnarok? Arriverebbe subito.
— No! Chiama Davin. — Il ragazzo avrebbe saputo che
cosa fare. Lo sapeva sempre. E a Davin almeno avrebbe potuto
credere.
Maledicendosi per la sua stessa debolezza, il signore cadde
di nuovo addormentato.

La grotta non era che un tunnel per i primi metri, poi si


allargava e cautamente Catherine andò avanti, c’era poca luce,
ma l’eco delle onde indicava che la grotta era molto grande, era
alta almeno tre metri e mezzo e il fondo scompariva
nell’oscurità. Non appena gli occhi di Catherine si furono
adattati al buio, vide che la pozza in cui erano era circondata da
un terreno più alto. Non sarebbero annegati.
Dato che lei tremava per il freddo e la stanchezza, Michael
la sollevò dalla pozza mettendole un braccio intorno alla sua
vita. Lei barcollò, poi fu in ginocchio sulla sabbia. Lui si
inginocchiò vicino a lei. — Stai bene, Catherine?
— N-non c’è niente di serio. — Lei approfittò della sua
vicinanza per appoggiarsi a lui un attimo: il suo maglione
sapeva di lana bagnata.
Ma con suo dispiacere, lui si alzò in piedi, dicendo:
— Abbiamo vinto un altro round. Siamo al sicuro fino a che la
marea non scenderà.
— Al sicuro — ripeté lei. — Che bella parola.
Lui guardò le pareti della grotta. — C’è corrente, quindi
deve esserci un’apertura da qualche parte. Potremmo accendere
un fuoco.
Anche se avrebbe voluto aiutarlo a raccogliere la legna, il
corpo di lei si rifiutò di collaborare. Si sentiva debole come se
avesse la febbre e lo guardò mentre sceglieva la legna e
accendeva il fuoco.
Lei si strofinò le braccia nel vano tentativo di scaldarsi, ma
il suo corpo era così freddo che nemmeno la lana pesante che
aveva indosso la aiutava a nulla.
Michael accese il fuoco. Catherine stava cercando di
radunare le energie per alzarsi e andare vicino alla fiamma,
quando lui la prese in braccio e la portò accanto al fuoco. Lei
chiese: — Ma non ti stanchi mai?
— Sì, ma di solito non quando c’è in ballo la mia
sopravvivenza. Dopo, dormo anche per un giorno o due.
— Il signore di Skoal ha detto che c’è una sorgente di acqua
calda nella grotta.
— Davvero? Sarebbe fantastico. Vedrò se riesco a
trovarla..— Prese un pezzo di legno che usò come torcia e lo
sollevò sopra il capo, facendolo ondeggiare in piccoli cerchi
per alimentare la fiamma mentre camminava.
Catherine disse: — Guarda dietro di te. Mi sembra che ci sia
del vapore.
Michael andò a controllare. — C’è una grande polla qui. —
Si inginocchiò e assaggiò l’acqua. — Ahhh. Questa è la
temperatura per un buon bagno. E non è acqua di mare.
Catherine si alzò e andò a inginocchiarsi al suo fianco. La
polla era quasi una piscina: era ovale, lunga circa tre metri e
mezzo e larga quasi tre. — Pensi che sarebbe inopportuno se io
mi togliessi i vestiti e entrassi in acqua?
— Sembra molto piacevole. Mentre ti riscaldi, cercherò di
prendere uno o due pesci per la cena.
Sebbene fosse chiaro che lui voleva mantenere le distanze,
lei posò una mano sul suo petto. — Più tardi. Devi avere freddo
quanto me. Non vorrei che ti venisse una polmonite, perciò è
meglio che ti scaldi.
I muscoli di lui si tesero sotto il palmo di lei, poi si
rilassarono. — Va bene, ma dobbiamo prima mettere i vestiti
ad asciugare. Improvviserò una rete. Lascia le tue cose qui sul
bordo.
Mentre lei si toglieva il maglione, lui si voltò bruscamente e
si allontanò. Per un attimo, Catherine vide la sua figura
illuminata dalla luce del fuoco, le spalle possenti e la
muscolatura potente e aggraziata. La visione la ipnotizzò. Lei
lo voleva, fisicamente e spiritualmente, con un desiderio quasi
insopportabile. Forse la passione avrebbe rotto le riserve di
Michael e aperto una breccia tra loro. Lentamente si tolse
anche gli altri indumenti mentre il suo sguardo rimaneva fisso
su Michael che intanto raccoglieva bastoncini di legno e li
metteva accanto al fuoco. Si chiese se avrebbe avuto il
coraggio di fargli un’avance. Probabilmente no, visto che la
sua risposta sarebbe stata un rifiuto. E nemmeno poteva tentare
un approccio più sottile: era troppo poco abituata alla passione
per conoscere l’arte della seduzione.
Michael fece del suo meglio per non fissarla mentre andava
a raccogliere i suoi indumenti bagnati, ma il suo meglio non era
sufficiente. Mentre lei nuotava nella polla, era adorabile come
una ninfa, con i capelli sciolti intorno al capo che formavano
una massa morbida. Sorrise dentro di sé, pensando che il
vapore sarebbe uscito anche da lui oltre che dalla sorgente
calda. Erano riusciti a mettersi in salvo e il pericolo non era
affatto finito. Ma tutto quello cui riusciva a pensare era
Catherine. La desiderava più intensamente del cibo, dell’acqua
o del calore. Ma tutto era così dannatamente complicato che
non poteva prenderla semplicemente tra le braccia e fare
l’amore.
Se avesse avuto buon senso, sarebbe andato a cercare
qualcosa da mangiare. Tuttavia Catherine aveva ragione:
doveva scaldarsi, anche se stare vicino a lei gli sarebbe costato
uno sforzo. Così si tolse gli abiti, li stese ad asciugare e si
sciolse la corda che teneva ancora legata intorno alla vita.
Attraversò la grotta fino alla polla. Catherine era dalla parte
opposta, con l’acqua fino al mento e gli occhi chiusi,
appoggiata a una pietra d’angolo. La fioca, luce dorata del
fuoco illuminava il suo viso. Lui fissò, rapito, una folta ciocca
di capelli che le scendeva sinuosa sulle spalle e tra i magnifici
seni. Erano abbondanti, rotondi e maturi come frutti proibiti. Il
resto del corpo era immerso nell’acqua, ma si intravedevano la
sua vita stretta, le sue natiche e lo scuro, triangolo tra le sue
gambe.
Come paralizzato, si forzò di guardare altrove e quando si
sentì sicuro, scivolò nell’acqua. Il calore era dolce come il
peccato. Il peccato sembrava l’unica cosa alla quale riuscisse a
pensare. Si sistemò contro una roccia in modo che tutto il corpo
fosse sommerso eccetto la testa. L’acqua calda era
meravigliosa e alleviava il dolore delle percosse ricevute
prima.
Catherine aprì pigramente gli occhi, le lunghe e folte
sopracciglia si sollevarono. — Per fortuna saremo costretti a
partire con la prossima marea, o sarei stata tentata di passare
qui il resto della mia vita. Voglio vedere la ferita al braccio.
— Davvero, non è niente. — Turbato dalla vicinanza di lei,
cercò di scansarsi.
Con fermezza, lei gli prese il braccio, lo girò e dopo aver
esaminato la ferita disse: — Hai ragione, è solo un graffio. Non
rimarrà nemmeno la cicatrice. — Le sue dita si mossero lungo
il braccio, toccando le cicatrici delle ferite ricevute a Waterloo.
— È impressionante che tu sia sopravvissuto senza essere
permanentemente menomato.
Lei seguì la linea di una cicatrice sulle sue costole, quel
contatto gli provocò un potente principio di erezione. Sperando
che l’acqua nascondesse il suo stato, cercò di allontanarsi.
Ma le mani di Catherine rimasero ferme sul suo petto, così
che lui non poteva staccarsi senza usare la forza. — Sei stato
sicuramente ferito quando hai combattuto contro Haldoran e i
suoi uomini — osservò lei ispezionandolo con occhio clinico,
— È stupefacente che tu sia riuscito lo stesso a muoverti così
velocemente sull’isola.
Lui sentì il sudore colargli sulla fronte, e non per colpa
dell’acqua calda. Quando la mano di lei cominciò ad
accarezzargli il petto, lui le afferrò il polso. — Catherine, non
farlo. Sono solo un uomo, non un santo e non potrei fare a
meno di reagire se mi tocchi così.
L’atmosfera cambiò, diventando satura di sensualità. Lei
sollevò lo sguardo, con gli occhi pieni di desiderio.
— Nemmeno io sono una santa. Dato che potrebbe non esserci
un domani, usiamo bene il tempo che ci resta.
La sua mano sinistra scese sotto la superficie dell’acqua,
raggiunse l’inguine di lui e scese ancora. Poi il suo palmo si
strinse intorno al suo pene e il fuoco esplose dentro Michael.
Lui perse il controllo. Stringendola intorno alla vita, la sollevò
e la portò verso la sorgente.
La fece sdraiare sulla pietra angolare e si stese sopra di lei,
coprendo la bocca della donna con la sua. Le sue labbra erano
calde e benvenute. Lei emise un gemito roco e gli allacciò le
mani intorno al collo. Il bacio si fece sempre più profondo,
diventando divorante mentre la paura accumulata nella giornata
si mutava in puro fuoco.
Poi lui si staccò, ansimando, e il suo sguardo si posò sul
corpo di lei: la sua gola pulsava debolmente mostrando il
battito del suo cuore. Lui baciò il punto dove avvertiva la
pulsazione, poi leccò la sua pelle, dolce e liscia. Lei arcuò la
schiena e i rosei capezzoli si inturgidirono. Lui ne prese uno tra
le labbra e la carne tenera istantaneamente si indurì sotto la sua
lingua.
Lei divaricò le ginocchia e lui vi si insinuò, stringendole le
natiche mentre la succhiava. Con la parte bassa del corpo
nell’acqua, lei iniziò a muoversi e l’acqua calda diede a ogni
movimento una liquida sensualità. Lui respirò: — Sei più bella
di qualunque donna abbia mai sognato. — Spostò la bocca
verso l’altro seno e prese tra le labbra l’altro capezzolo.
Lei gemette. — Oh, Michael. — Strinse le gambe intorno
alla vita di lui, mentre il suo membro premeva contro di lei con
prepotente intimità. Ruotò il bacino, cercando di farlo entrare
dentro di lei.
— Non ancora.
Sforzandosi di trattenersi, si scostò un poco e appoggiò le
mani sulla pietra dietro le spalle di lei. Poi si allungò sopra il
suo corpo e strinse le natiche in modo che il suo pene si
strofinasse contro le sue squisite e sensibili pieghe femminili.
Una follia lasciva: l’inferno e il paradiso si mescolavano in
quella tortura erotica. Lei si agitò sotto quei movimenti
voluttuosi. Le sue mani si muovevano convulse su e giù lungo
le braccia di lui, scivolando sui suoi potenti muscoli.
Con l’intero corpo tremante e sul punto di esplodere, lui
indietreggiò un poco, poi la penetrò con una spinta lenta e
possessiva. Un calore di seta lo avvolse, un piacere oltre ogni
dire. Lei gemette e ruotò le anche. L’acqua schizzava tra i loro
corpi intrecciati. Poi lei gridò e le sue unghie affondarono nella
pelle della schiena di lui.
Le sue contrazioni spasmodiche lo coinvolsero e lui
boccheggiò, come se tutto il suo corpo stesse annegando dentro
di lei, indifeso. Il culmine del piacere fu lacerante, disperato e
selvaggio.
La passione svanì lentamente, ma invece della
soddisfazione, lui sentì tristezza. Anche allora, mentre era
dentro di lei, non riusciva a sfuggire all’eco che lo
perseguitava. "Lei non è per te."
35

Sebbene Michael fosse dentro Catherine e la spingesse


contro la pietra, gran parte del peso del suo corpo era sostenuto
dall’acqua che li circondava. Lei assaporava la sua vicinanza e
la pace della soddisfazione. Avrebbe potuto addormentarsi
tenendolo dentro di sé, ma lui uscì troppo presto, lasciandola
vuota.
— Non so se è stato saggio — disse lui sottovoce. — Ma
certamente è stato bello. Per qualche momento, il resto del
mondo non è esistito.
Anche se con un bacio le sfiorò la tempia, lei capì che lui
era già lontano. Avrebbe voluto trattenerlo, dirgli quanto lo
amava, ma non osava. Essendo cresciuta nell’esercito sapeva
bene che tutta la concentrazione di Michael e le sue capacità
erano focalizzate sulla sopravvivenza. La passione era stata un
piacevole diversivo, ma distrarlo li avrebbe messi in pericolo
entrambi.
Michael si alzò, si rivestì e le diede la sua camicia asciutta
perché si coprisse. Poi disse: — Voglio esplorare la grotta. Ho
notato che là in fondo c’è una grotta più piccola. Il modo in cui
cade la luce la rende quasi invisibile a meno che non la si
guardi dalla giusta angolazione.
— Sembra interessante. Verrò con te.
Reggendo entrambi una torcia, andarono a controllare. La
marea era al massimo della sua altezza e quasi riempiva la
piccola grotta d’acqua. Comunque, piegandosi, riuscirono a
camminare sul bordo invece di dover nuotare.
Quando il tunnel si allargò, Michael si sollevò e alzò la
torcia. La stanza era più piccola di quella della grotta
principale. Lui si guardò intorno. — Buon Dio, abbiamo
trovato un magazzino dei contrabbandieri!
— Il nonno mi aveva raccontato che le isole erano covi per i
contrabbandieri durante la guerra, ma sono sorpresa che queste
casse siano state abbandonate in una grotta.
— Non credo che un isolano che scoprisse queste cose lo
direbbe all’autorità. Molte comunità proteggono i loro liberi
commercianti. Di solito i beni contrabbandati vengono trasferiti
subito, ma sembra che questi siano qui da mesi, forse da anni.
Forse la nave dei contrabbandieri è affondata e la merce non è
stata mai ritirata.
— Suppongo che sia brandy francese.
— Vale una piccola fortuna. Guarda, qui c’è qualcosa di
ancora più prezioso.
Sentendo l’eccitazione nella voce di lui, Catherine si voltò
per guardare e il suo cuore sobbalzò. Mezzo sepolta sotto la
sabbia e nascosta dall’oscurità c’era una barca a remi di medie
dimensioni — Sia ringraziato il cielo! Credi che questa possa
portarci a Skoal?
— Di certo lo spero. — Girò intorno alla barca per
ispezionarla meglio e Catherine si avvicinò. — I remi ci sono,
e lo scafo sembra sano. Aiutami a portarla fino alla sorgente.
La barca scivolò in acqua dolcemente, — Sembra che tutto
sia a posto. Abbiamo trovato il modo per scappare.
Catherine avrebbe voluto credergli, ma continuava ad avere
forti dubbi: — Ma può una piccola barca come questa superare
gli scogli e le correnti?
— In un certo senso, ha più possibilità di una barca grande.
Sicuramente adesso abbiamo qualche speranza in più. La
tempesta sarà passata per quando si sarà abbassata la marea e
sarà anche buio, allora. Anche se Haldoran aspettasse nella
baia, cosa di cui dubito, abbiamo buone possibilità di evitarlo.
Lei chiese: — Che cosa c’è sotto quel remo, dalla tua parte?
Lui rimosse il remo, poi respirò profondamente, — Una
spada. — Con cautela, la sollevò e la luce della torcia illuminò
la lama, — È stata ingrassata per proteggerla dalla ruggine. —
Fece un taglio di prova. Appena l’arma incontrò il guerriero,
prese vita, una vita luccicante e letale.

Amy era andata in biblioteca per leggere, ma quando


scoppiò il temporale si sedette accanto alla finestra per
guardarlo. La pioggia e il vento facevano tremare i vetri. Sotto
di lei, le onde si infrangevano sulla scogliera e gli spruzzi si
mescolavano con le gocce di pioggia.
Anche se sarebbe stato più consono a una ragazzina temere
la tempesta, a lei piaceva quella violenza. Per giorni e giorni si
era annoiata in quella ridicola Ragnarok. Haldoran continuava
a dire che la mamma era troppo occupata a curare il signore di
Skoal per venirla a trovare, ma Amy era sempre più
impaziente. Aveva aiutato sua madre sin da quando era piccola
e sarebbe stata ancora un valido aiuto per lei, non un intralcio.
La prossima volta che avesse visto Haldoran, gli avrebbe
chiesto di portarla da sua madre, O forse non avrebbe aspettato.
Lui non era a casa, non lo vedeva dal giorno precedente.
Domani mattina, appena la tempesta fosse passata, se ne
sarebbe andata da sola. L’isola non era molto grande e
sicuramente avrebbe trovato la strada per arrivare alla dimora
del signore di Skoal.
Poco dopo aver preso questa decisione, la porta della
biblioteca si aprì e Lord Haldoran entrò. Lei si alzò in piedi e
andò verso di lui, — Buon giorno, mio signore — disse
facendo una riverenza. — Posso andare a trovare la mamma
adesso? Se sta lavorando così tanto, sarà contenta di avere il
mio aiuto.
Lui scosse la testa, con espressione grave. — Ho paura di
avere cattive notizie per te, Amy. Per favore, siediti. Dovrai
essere molto coraggiosa, mia cara.
Lei lo fissò, paralizzata per la paura e liberò il braccio dalla
sua stretta. Erano le stesse parole che aveva udito da un
compagno di reggimento di suo padre quando era venuto a
portare la notizia della sua morte. — No — sussurrò lei. — No!
Con voce addolorata, lui disse: — Non lo sappiamo per
certo, ma probabilmente l’altra notte tua mamma ha deciso di
fare una passeggiata e deve essere andata sulle scogliere e...
non è più tornata. L’abbiamo cercata per tutta l’isola. Nessuno
dei barcaioli l’ha riportata sulla terraferma. C’erano dei segni
sugli scogli, come se qualcuno fosse caduto e avesse cercato di
aggrapparsi alla roccia. Abbiamo trovato questo nella baia
sottostante, tutto bagnato. — Consegnò ad Amy uno scialle
fradicio.
Lei ebbe un sobbalzo. Sua madre aveva comprato quello
scialle a Bruxelles. I prezzi erano ragionevoli, così aveva
deciso di farsi un regalo... — La mamma non può essere morta.
Ha seguito l’esercito per tutta la vita. Come può essere
precipitata da una stupida scogliera?
— C’era la nebbia ed era molto stanca. Uno scivolone
sull’erba bagnata, un colpo di vento... l’isola può essere molto
pericolosa per i nuovi venuti.
Le appoggiò una mano sulla spalla.
Amy rabbrividì. C’era qualcosa di sbagliato nel modo in cui
lui la toccava. La sua mano era pesante e possessiva. E,
nonostante quel che affermava lui, lei non poteva credere che
sua madre fosse così sciocca da precipitare da una scogliera.
Lo guardò, avrebbe voluto protestare di nuovo, poi ricacciò
indietro le parole. Se c’era qualcosa di sbagliato, sua signoria
ne faceva parte.
— Qui, qui, mia cara — cercò di metterle un braccio attorco
alle spalle. — Non devi preoccuparti. Amy. Sei in famiglia qui.
Ho promesso che mi sarei preso cura di te.
Lei lo allontanò, — Andrò nella mia stanza. Io... io ho
bisogno di stare da sola. — Ingoiò le lacrime.
— Naturalmente — disse lui con quella sua voce dolce,
carezzevole, falsa. — È stata una tragedia. Tua madre era una
donna meravigliosa. Solo ricorda che io mi prenderò cura di te
sempre.
Uscì dalla stanza, comportandosi deliberatamente più come
una bambina di sette anni che di undici e salì nella sua camera.
Mentre correva di sopra, notò gli uomini di Haldoran, ce
n’erano molti, tutti robusti e forti e così simili tra loro che lei li
chiamava i troll. Diversamente dagli altri soldati che aveva
conosciuto, i troll erano silenziosi e per nulla amichevoli. Per la
prima volta, lei si rese conto che uno di loro le stava sempre
vicino. Forse la stava addirittura sorvegliando?
Sbatté la porta della sua stanza e chiuse a chiave, poi si gettò
sul letto e affondò il volto tra le mani mentre cercava di
trattenere i singhiozzi, ma pensò che doveva rimanere calma,
così si sdraiò sulla schiena e fissò il soffitto.
Non aveva mai dubitato dell’onestà di Lord Haldoran. Dopo
tutto, era un amico e il cugino di sua madre. Ma ora che ci
pensava, si accorgeva che non era mai stato davvero un amico
come il colonnello Kenyon o il capitano Wilding. E se fosse
stato mandato a prenderla senza che la mamma lo sapesse? La
zia Anne aveva quasi rifiutato di lasciarla andare perché lui non
aveva con sé nessun biglietto della mamma.
Ma perché Lord Haldoran avrebbe dovuto rapirla? Non gli
piacevano nemmeno i bambini.
Rifletté meglio. Forse voleva costringere la mamma a
sposarlo, come in un romanzo gotico. Di solito nella vita reale
quelle cose non succedevano, ma la mamma era la più bella
donna del mondo e gli uomini di solito si comportavano in
modo strano con lei.
Qualunque fosse la ragione, una cosa era chiara: doveva
allontanarsi da quell’uomo e da quella casa e doveva farlo
presto.
Amy si alzò e andò alla finestra. Raffiche di vento e pioggia
facevano tremare i vetri; costruire una corda con le lenzuola,
fortunatamente la casa era costruita in modo da avere molti
cornicioni a cui aggrapparsi lungo la discesa. Sarebbe fuggita
non appena il temporale fosse cessato, poi avrebbe cercato la
strada per la dimora del signore dell’isola. Forse sua madre era
là.
Chiuse gli occhi, cercando di fermare le lacrime. "Ti prego,
mamma, non morire."
36

Lasciarono la grotta non appena la marea fu


sufficientemente bassa. La barca prese il largo tra rocce e
scogli e Michael ordinò a Catherine di fare da nocchiero.
— Attenzione, c’è uno scoglio sulla sinistra.
Lui diede una dozzina di colpi di remo e la barca si
allontanò dallo scoglio.
Lei era preoccupata. Avrebbero potuto facilmente perdere la
rotta per Skoal e trovarsi in mare aperto. Allontanò i cattivi
pensieri. Tutto quel che poteva fare in quel momento era aprire
bene gli occhi e stare attenta e lo avrebbe fatto al meglio.

Amy si appisolò un poco, lasciando la finestra della stanza


socchiusa in modo da controllare il tempo. Paradossalmente, fu
proprio il silenzio a svegliarla. Erano solo le due del mattino e
la tempesta era cessata. Perfetto. Si sporse dalla finestra e
guardò: c’era ancora un po’ di vento, ma aveva smesso di
piovere e non c’erano segni di vita intorno a Ragnarok.
Si tolse la camicia da notte e indossò gli abiti da ragazzo che
aveva usato durante la guerra di Spagna. Li aveva portati in
caso avesse dovuto arrampicarsi sugli scogli di Skoal. I
pantaloni erano un po’ stretti e corti, era cresciuta, ma tutto
sommato potevano andare. Quando fu vestita, aprì la porta con
cautela e uscì in corridoio. Come sospettava, uno dei troll stava
dormendo lì fuori, qualche metro più avanti. Per andarsene,
avrebbe dovuto passargli sopra. Optò per la finestra.
Iniziò a calarsi, ma dopo poco il lenzuolo cominciò a
lacerarsi e quando sentì la vibrazione del tessuto che cedeva, il
suo cuore sobbalzò. Guardò giù. Il cornicione successivo era
molto più in basso. Quando la stoffa si lacerò completamente,
lei cadde sullo stretto cornicione, pregando di riuscire a
camminare quando fosse atterrata.

La traversata del canale fu un incubo che sembrava non aver


mai fine. Catherine stava sempre inginocchiata per controllare
la navigazione e le bruciavano gli occhi. Fortunatamente, un
forte vento stava spazzando via le nubi e una falce di luna
apparve rivelando una piccola roccia a destra. Era ancora molto
lontana per rappresentare un pericolo, ma dove c’è uno scoglio
di solito ce ne sono anche altri, — A manca, adesso! — gridò,
a Michael.
Michael obbedì, ma non abbastanza in fretta. La barca
ondeggiò pericolosamente e un’onda quasi lì sommerse.
Catherine esasperata chiese: — Hai un’idea di quanto sia
ancora lontana Skoal?
Michael si fermò e lei vide che era molto stanco quando la
luce della luna lo illuminò. — Non è lontana, credo. Ascolta —
ripose lui.
Lei tese le orecchie. Si sentivano le onde infrangersi contro
le scogliere.
— Se ho calcolato bene, attraccheremo alla Piccola Skoal,
non lontano dalla casa di Haldoran.
— Come puoi dirlo?
— Orientamento da piccione viaggiatore. Un talento utile
per un soldato.
Lei esitò. — Il mio cuore mi dice di correre da Amy, ma la
mia ragione dice che dovremmo andare al castello a cercare
aiuto.
— Forse. Ma ci vorrebbe del tempo per convincere tutti che
Haldoran è un traditore. Inoltre, correrà meno rischi se la
portiamo via di nascosto piuttosto che durante una battaglia.
Aveva ragione: Haldoran non avrebbe esitato a far del male
alla ragazzina se avesse pensato di essere stato vinto. Lei
deglutì a fatica. — Avanti per Ragnarok.

Il signore si svegliò con più facilità questa volta. Era ancora


buio, ma nel cielo iniziava ad apparire il timido chiarore
dell’alba. Girò la testa. Davin Penrose sedeva ai piedi del letto,
preoccupato.
Il signore mormorò: — Q-quanto tempo fa ti ho fatto
chiamare?
Un sorriso apparve sul volto di Davin. — Ho ricevuto il
messaggio ieri sera, circa otto ore fa.
— Bene. Temeva che fossero passati più giorni. Catherine?
— È scomparsa. — disse serio il governatore. — L’abbiamo
cercata per tutta l’isola, ma non c’è traccia di lei. Sembra che
sia andata a fare una passeggiata e sia caduta da una scogliera.
— No! — Sapendo che le sue forze erano limitate, il signore
scelse con cura le parole. — Clive ha rapito sua figlia e ricatta
Catherine perché mandi via quel suo cosiddetto marito.
Davin si accigliò. — Cosiddetto?
— Il suo vero marito è morto. Questo è un amico o un
amante o qualcos’altro — disse il signore con impazienza.
— Ma l’uomo è tornato per rivedere Catherine, Clive li ha
sorpresi insieme e li ha catturati. Progettava di portarli a Bone
per dargli la caccia, come ai topi.
— Buon Dio! — Davin impallidì. — Una o due volte ieri ho
sentito degli spari provenire da Skoal.
Il signore chiuse gli occhi, cercando di controllare
l’emozione. Poteva essere troppo tardi. Catherine lo aveva
ingannato, ma... lui le voleva bene.
— Come sapete tutto questo? — chiese il governatore.
— Tutti parlavano di fronte a me come se io fossi già morto,
Clive tiene la figlia di Catherine prigioniera a Ragnarok. Prendi
degli uomini e vai là. Non so se ci sia anche Clive, ma andate
armati. È folle e pericoloso. Dopo aver messo al sicuro la
bambina, andate a Bone e controllate se... se Catherine e il suo
uomo sono ancora vivi. Se lei non lo è... — La sua voce si
affievolì.
Davin non fece domande e si alzò in piedi. — Partirò non
appena avrò raccolto mezza dozzina di uomini. Prima
Ragnarok, poi Bone.
— Non fidarti di Clive.
— Non lo farò, — Il governatore si voltò e uscì.
Il signore chiuse gli occhi e cercò di non piangere. Era un
vecchio. Avrebbe dovuto essere abituato alle perdite.

Non c’era una sola luce accesa a Skoal, ma era normale,


data l’ora tarda. Appena si avvicinarono all’isola, Catherine
raddoppiò l’attenzione, sapendo che si stava avvicinando il
momento più pericoloso.
Le correnti erano sempre più forti e trascinavano la barca
avanti e indietro. Ma stavano andando troppo velocemente per
affondare. Un’immensa onda sollevò la barca che sembrò
perduta, poi li sbatté contro la spiaggia. La barca si capovolse e
Catherine fu gettata fuori. Le onde la risucchiarono e sarebbe
annegata se... Michael non l’avesse afferrata. — Forza, siamo
quasi arrivati!
Le onde la trascinavano sotto, ma lui la sosteneva e la sua
presa era l’unica cosa sicura. L’ultimo tratto sembrò
interminabile, poi improvvisamente si ritrovarono oltre la
portata delle onde. Fecero una dozzina di passi e giunsero
all’asciutto, abbracciati l’uno all’altra. Catherine sentiva i
polmoni bruciare nel petto.
Michael ansimò. — Stai bene?
Lei controllò i danni. — Qualche sbucciatura e un desiderio
violento di non salire ma più su una barca.
Lui fece una risata. — Intrepida Catherine.
— No — disse lei ferma. — Codarda, esausta Catherine.
— Dobbiamo solo andare ancora un po’ avanti.
Lei lasciò la sua presa riluttante. La sua vicinanza faceva
sembrare tutto possibile. Appena si alzarono, vide che Michael
era riuscito a trarre in salvo la spada e la corda. Stupefacente,
— Sai dove ci troviamo?
— Penso che Ragnarok non disti più di mezzo miglio.
Si tolse il maglione e strizzò l’acqua. — Non ci metteremo
molto a salire su quella collinetta e a raggiungerla.
— Poi che cosa accadrà? — chiese Catherine spaventata.
Lui sorrise, i suoi occhi brillarono nel buio come quelli di un
lupo. — Poi, mia cara, andremo a cacciare il drago nella sua
stessa tana.

Davin ci mise del tempo a radunare i suoi uomini migliori:


si ritrovarono nelle stalle del castello, dove lui distribuì le armi
e spiegò loro brevemente la situazione. Le sue parole vennero
accettate come dati di fatto. Nessuno pareva mettere in dubbio
la malvagità di Haldoran e Catherine e suo marito - o chi per
lui - avevano fatto una buona impressione sugli isolani. Gli
uomini stavano attaccando i cavalli a un carro quando uno
straniero ben vestito entrò nelle scuderie. Davin alzò la torcia e
fissò l’uomo. — Chi diavolo siete?
Il nuovo venuto non si scompose. — È un vero piacere
anche per me dirvi buongiorno — disse, con una voce elegante
quanto i suoi vestiti.
— Scusate, non volevo essere scortese — disse Davin.
— Ma stiamo per partire, e abbiamo molta fretta. Ci sono dei
problemi.
Lo straniero sospirò, — Se ci sono dei problemi,
probabilmente mio fratello vi è coinvolto. Che cosa non va
esattamente?
Fratello? Davin studiò l’uomo e vide che in effetti
somigliava a quello che Catherine chiamava suo marito, perciò
gli chiese: — Chi siete voi e che cosa state facendo qui a
quest’ora?
— Il mio nome è Ashburton e sono arrivato sull’isola la
scorsa notte. Credo che mio fratello sia qui e, dato che conosco
il signore di Skoal, sono venuto a fargli visita. A causa del
temporale, siamo arrivati così tardi che il barcaiolo mi ha
offerto di dormire a casa sua. Mi sono svegliato presto e ho
deciso di venire a fare una passeggiata.
— Se lo dite voi — disse Davin secco.
Lo sguardo di Ashburton andò al carro. — Avete bisogno di
aiuto in questa spedizione? Ho con me la mia pistola.
Ashburton sembrava sincero e, se davvero era il fratello del
cosiddetto marito di Catherine, aveva il diritto di partecipare.
— Salite a bordo. Vi spiegherò quel poco che so sulla strada
per Ragnarok.
Nonostante la fatica, Catherine quasi correva quando avvistò
Ragnarok. Il sole sorgeva presto in quella stagione e il cielo si
stava rischiarando a est.
Più attento, Michael la trattenne e si assicurò che fossero al
riparo. Si avvicinarono lentamente alla casa, poi le chiese,
calmo: — Haldoran ha detto dove tiene Amy?
Catherine ripensò alle sue parole. — Ha detto che era in una
delle migliori stanze per gli ospiti, con una splendida vista sul
mare.
Girarono attorno alla casa verso la parte che dava
sull’oceano e Catherine chiese: — Riesci a capire che cos’è
quella cosa bianca?
Michael guardò in quella direzione e poi trattenne il fiato.
— Sembra una corda fatta con le lenzuola. E sotto, accidenti,
penso che quel fagotto scuro sia Amy, aggrappata a un
cornicione.
Catherine lasciò Michael e corse verso la casa. Giunta ai
piedi del muro, chiamò con voce tremante: — Amy, sei tu?
— Mamma! — La forma scura si mosse. E per un terribile
istante, Catherine pensò che sua figlia sarebbe caduta. Poi la
ragazza si schiacciò di nuovo contro il muro. — Io... sono
bloccata qui.
Michael si avvicinò a Catherine. — Tenete le voci basse!
Sono il colonnello Kenyon, Amy. Sei ferita?
— No, signore. Cercavo di scappare — disse con un
sussurro soffocato.
— Ragazza coraggiosa. Non muoverti di lì che vengo a
prenderti.
— Come puoi farcela? — chiese Catherine con voce
strozzata.
Michael svolse la corda. — Mi arrampicherò su quell’albero
e da là avvolgerò la corda a quella sporgenza di pietra sotto il
tetto e raggiungerò Amy. Poi la porterò giù. — Lasciò la spada
per terra.
Lei guardò su, riusciva a vedere vagamente Amy ed era
terrorizzata all’idea che la figlia, pur così vicina, fosse in grave
pericolo. Disse angosciata: — Stai attento.
Lui le toccò lievemente una spalla. — Lo sono sempre. —
Poi salì sull’albero.
Le due persone che amava di più al mondo erano in pericolo
e tutto quel che lei poteva fare era pregare.

Uno strano grido risvegliò Haldoran. Non era un gabbiano


né un altro animale. Si alzò e si avvicinò alla finestra. Era
l’alba. Era tempo di far colazione e di tornare a Bone. Non
vedeva l’ora di riprendere la caccia. Poi vide un movimento
con la coda dell’occhio e guardò meglio. Che cosa diavolo
stava succedendo?
Una forma scura si stava arrampicando sul muro. Kenyon! E
quella a terra era Catherine. Dannazione! Non solo tutti e due
erano riusciti a scappare da Bone, ma avevano avuto l’audacia
di venire a casa sua, a Ragnarok. La luce gli permise di vedere
che c’era anche qualcun altro. Amy.
Si voltò e suonò. Era già vestito quando apparve Doyle
mezzo addormentato. — Chiama tutti gli altri e vestitevi, poi
radunatevi con le armi all’ingresso principale. Subito! È giunto
il momento di ucciderli.

Michael riuscì a portare a terra Amy, tenendola aggrappata


alla sua schiena come una scimmia. Poi guardò commosso
madre e figlia che si abbracciavano. Come doveva rendere
felici provare l’esperienza di un tale amore reciproco. Sperò
che Amy si rendesse conto di quanto era fortunata.
Si voltò e raccolse la spada. — È il momento di andare.
Haldoran è qui e dobbiamo cercare di allontanarci senza essere
visti.
— Sì, signore, colonnello. — Amy si girò verso di lui con
un ampio sorriso, dando la mano a sua mamma. Il volto di
Catherine brillava.
Anche Michael si permise di sperare mentre si
allontanavano dalla casa. Ancora pochi minuti e sarebbero stati
tutti in salvo. Solo pochi minuti...
37

Quando giunsero al Canale, Amy fece una smorfia. — Il


Canale. È stretto e mi fa paura. Meno male che c’è abbastanza
luce per guardare avanti.
— Allora sai che devi stare attenta.
— Lo sarò. — Strinse la mano di sua madre. — Non mi
piacciono gli strapiombi.
Catherine sorrise. — Nemmeno a me, amore.
— Allora è una fortuna che non dobbiate attraversare
questo.— disse una voce malvagia. Da dietro i cespugli
spuntarono cinque uomini, Haldoran e Doyle sulla sinistra e
altri tre proprio di fronte ai fuggiaschi, bloccando loro la via
verso il Canale.
Sapendo che aveva solo un istante per agire, Michael attaccò
ed ebbe velocemente ragione dei tre. In questo modo liberò la
strada per Catherine e Amy, che corsero via. Michael rimase a
combattere con Haldoran e Doyle, ma si fermò quando vide
che quest’ultimo gli puntava contro il fucile.
— Non ucciderlo, voglio farlo io stesso! — disse Haldoran a
Doyle. Estrasse una superba arma saracena che puntò contro
Michael.
Combatterono in silenzio, il clangore delle loro spade che
cozzavano l’una contro l’altra, le onde e i gabbiani erano i soli
suoni che si udivano.
Dopo una serie di colpi bene assestati, Michael riuscì a far
cadere la spada dalle mani di Haldoran, che lanciò un grido.
Poi diede un calcio al polso di Michael facendogli volare via la
spada.
Si avvinghiarono come due animali feroci, rotolandosi fino
all’orlo del precipizio e, quando i loro corpi intrecciati si
trovarono sul bordo, Michael disse, guardando il suo nemico
negli occhi, pieni di paura: — Dilettante.
Poi spinse Haldoran lontano da lui con una violenza
inaudita, per farlo precipitare. Haldoran si aggrappò a Michael
per non cadere o per trascinare entrambi alla morte, ma
Michael gli prese il polso e lo staccò da sé. Haldoran precipitò
nello spazio con un grido agghiacciante che risuonò tra le
scogliere e le colline, fino a che il suono terminò orribilmente.
Era una vittoria, ma non appena Michael sollevò il capo e
vide gli altri uomini con le armi puntate contro di lui, seppe che
non gli restava molto da vivere.
Almeno moriva per un buon motivo. "Vivi a lungo,
Catherine e sii felice."

In quel momento una pietra prese Doyle in pieno viso,


l’uomo stava per sparare ma il fucile gli cadde di mano e la
pallottola sfiorò i piedi di Michael. Poi arrivò un’altra pietra e
un’altra ancora, Michael si accucciò e iniziò a ritirarsi verso la
Grande Skoal per proteggersi.
Catherine e Amy stavano lanciando pietre sugli uomini di
Haldoran, nascoste dietro ai cespugli che si trovavano non
molto lontano.
Il rumore delle ruote di un carro risuonò. Chi poteva venire
nella Piccola Skoal a quell’ora e a quella velocità? Catherine
guardò alle sue spalle e vide un carro con una mezza dozzina di
uomini che attraversava il canale. Doyle era nascosto dietro
una roccia, il carro si fermò e ne partì uno sparo. Il fucile di
Doyle cadde.
Una voce profonda disse: — Se volete restare vivi, gettate le
armi!
Ancora sotto shock, Catherine vide Davin Penrose in piedi
sul carro. — Signore ti ringrazio, Signore ti ringrazio. — Si
alzò e corse verso di loro, seguita da Amy.
— Michael?
Lo vide e nonostante fosse infangato, non rasato e sporco,
era l’uomo più bello del mondo. Lo abbracciò, piangendo di
sollievo. Era vivo. Vivo.
— Ce l’abbiamo fatta. Siamo tutti salvi.
— Grazie a te — disse lei. C’erano così tante cose che
avrebbe voluto dire che non sapeva da dove cominciare.
38

Il signore di Skoal era seduto nel letto e appoggiato ai


cuscini e si sentiva molto meglio quando il gruppetto di
salvataggio entrò.
— Allora hai fatto in tempo, Davin. Ben fatto. — Il suo
sguardo andò al duca. — Che cosa diavolo ci fate qui,
Ashburton?
— Passavo — mormorò il duca, divertito. — Fate finta che
io sia una mosca sul muro.
Prendendo il duca in parola, il signore ascoltò con
attenzione una descrizione degli eventi e quando il governatore
ebbe finito, Catherine disse esitante: — Non so se sono la
benvenuta, nonno, ma sono felice che stiate meglio. Questa è la
vostra pronipote, Amy.
Il signore squadrò la ragazza. — Indossi i pantaloni come la
tua disgraziata madre. E le somigli anche. Sei testarda come
lei?
Amy alzò il mento, — Peggio.
— Allora credo che andremo d’accordo. Venite qui, tutte e
due.
Catherine, sollevata, si avvicinò al nonno e lo baciò. — Mi
dispiace di averti ingannato.
Il signore guardò di nuovo Amy e diede segni di
approvazione, poi passò a Michael. — Dato che non siete Colin
Melbourne, chi diavolo siete?
— Michael Kenyon, del 95° Fucilieri.
— È anche colonnello Kenyon, del 105° — aggiunse Amy
poiché voleva essere sicura che non si perdesse nulla di
importante.
— Non mi interessano i titoli. Mi risulta che Lord Michael
abbia compromesso mia nipote.
Michael guardò Catherine e poi distolse lo sguardo. — Sì, è
vero.
Lei odiava che tutto quello che era successo tra loro venisse
ridotto alla parola compromesso.
— Sono una vedova di ventotto anni, nonno, e non una
ragazzina. La colpa è solo mia. Ho chiesto io al colonnello di
aiutarmi in questo inganno. Il suo comportamento è sempre
stato onorevole.
— Ero meno riluttante di quel che vuol farvi credere
Catherine. Quando mi ha salvato la vita a Waterloo, le ho detto
che avrebbe potuto chiedermi qualsiasi cosa.
— Catherine ha fatto bene. Non avrei mai lasciato l’isola a
una donna sola. Ma ora che vi conosco, so che anche voi vi
prenderete cura di Skoal. — Catherine fu stupita di sapere che
suo nonno non aveva cambiato idea sull’eredità. Lady di Skoal.
Lei guardò di nuovo il nonno. — Haldoran mi ha detto che
Davin è figlio di Harald, è vero?
— Sì, è vero. È un segreto che tutti conoscono sull’isola.
— Allora penso che debba essere lui il prossimo signore di
Skoal. Credo che Amy sarà d’accordo con me.
— Ma Davin è un bastardo... Tuttavia potrebbe anche essere
possibile assegnare il titolo a Davin. Il Principe Reggente mi
deve due o tre favori.
Il signore di Skoal diede al governatore alcune
raccomandazioni nel caso lo avesse nominato erede, ma poi
tornò rivolgersi a Michael e Catherine, — Non sarebbe
inopportuno considerare il matrimonio.
— Naturalmente terrò fede ai miei impegni. Tuttavia non so
se Catherine e sua figlia accetteranno un tale
accomodamento.— disse Michael con voce priva di
espressione.
Catherine si morse un labbro... tutto sembrava così
sbagliato, ma era quello che lei voleva disperatamente. Si
rivolse allora ad Amy: — Vuoi avere Michael come patrigno?
— Ti preferisco a tutti tranne che a zio Charles, il quale è
sposato con zia Anne, quindi credo che andrai bene.
— Allora posso celebrare la cerimonia. Il signore di Skoal
può anche celebrare matrimoni. Venite qui.
"É troppo presto!" pensò Catherine, ma Michael si stava già
avvicinando al signore. Alla fine anche lei si avvicinò e il
nonno unì insieme le loro mani. — Vi dichiaro marito e moglie
e che possiate avere figli forti insieme. Puoi baciare la sposa
adesso, Kenyon. Immagino che non sia la prima volta.
Ci fu una pausa che parve non finire mai. Poi le labbra di
Michael sfiorarono quelle di Catherine in un bacio senza
passione.

Quando tutti ebbero lasciato la stanza del signore di Skoal,


Catherine e Michael si ritirarono nella loro camera e lei si
guardò allo specchio. Mio Dio, sembrava una strega. Nessuno
avrebbe potuto dire che era bella in quel momento.
Conversarono del più e del meno per qualche momento, poi
Catherine non resse più. — Mio Dio, Michael che cosa c’è che
non va?
— Un leggero... attacco d’asma — ansimò lui. — Proprio
quello di cui avevo bisogno. È già il secondo in una settimana.
— Il secondo? È il risultato delle ultime emozioni o dipende
dal fatto che ti sei sposato con me?
Lui la guardò con occhi sinceri, troppo stanco per
nasconderle qualsiasi cosa. — Non ho mai desiderato niente di
più nella vita come sposarti.
Il cuore di Catherine accelerò il battito. — Tu volevi
sposarmi? Non lo hai fatto solo per dovere?
— In questo caso il dovere e il piacere coincidevano.
Cercando disperatamente di capire, lei chiese: — Allora
perché sembri un condannato a morte?
— Conosco abbastanza bene l’infelicità, ma non so nulla
sull’essere felice.
Aveva ragione. Catherine comprese che Michael aveva un
grande bisogno di amare ed essere amato, ma ne aveva anche
paura.
Pregando di trovare le parole giuste, lei disse lentamente:
— Quando ero piena di timori, un uomo saggio mi ha detto che
la mia paura non era stata creata in un’ora e non sarebbe stata
dissolta in un’ora. È vera la stessa cosa per i cuori infranti. Tu
eri saggio e gentile e mi hai liberata delle mie ansie. Ma lascia
che io ti ami e ti prometto che ti piacerà.
Lui la prese tra le braccia. — In tutta la mia vita, non
importa quanto mi sforzassi, ho sempre sbagliato. Mi è facile
credere che questo sarà vero per sempre. Ho sacrificato l’onore
e la decenza per un falso amore. Dopo quella follia criminale,
come posso avere una seconda possibilità?
Catherine alzò il capo in modo da poterlo guardare in viso.
— Hai detto che gli amici che tu hai tradito ti hanno dato una
seconda possibilità. Tuo fratello ti ha dato una seconda
possibilità di avere una famiglia. Perché tu non dovresti
concederti una seconda possibilità di amare? Se qualcuno se lo
merita, quello sei tu. Non ho mai conosciuto un altro uomo con
la tua gentilezza, la tua forza e il tuo carattere. Ti ho amato sin
dalla prima volta che ti ho visto a Bruxelles, anche se non ho
mai potuto dirtelo.
Lui la strinse di nuovo tra le braccia, provando un’emozione
così intensa che non sapeva se fosse dolore o piacere.
— Quando ti ho vista a Bruxelles per la prima volta, mi sono
sentito come se una montagna mi fosse franata addosso. Hai
riempito la mia mente e i miei pensieri fin dal principio. Ho
esaltato dentro di me nel sapere che il tuo sangue scorreva nelle
mie vene. Quando pensavo a te, mi consolava ricordare che
comunque tu eri dentro di me.
— Lo ero. Se non con il corpo, nello spirito.
— Allora sembra proprio che ci amiamo l’un l’altra. È così
semplice e così giusto. — Gli occhi di lei erano pieni di gioia e
lo baciò. Non fu un bacio appassionato ma semplicemente un
momento di pace e dolce comunione come non aveva potuto
sperimentare nei giorni passati.
Con la pace arrivò una tremenda stanchezza. Lui la lasciò,
dicendo: — Ora, mia cara, andiamo a letto e dormiamo per un
giorno o due.
Il sorriso di lei si fece malizioso. — E finalmente
dormiremo insieme legalmente.
— È un peccato che io sia troppo stanco per comportarmi
come uno sposino.
— Ci sarà tutto il tempo — rispose Catherine. E iniziò a
spogliarsi.

Quando lei scivolò sotto le coperte, lo guardò con aria


interrogativa, chiedendosi cosa stesse aspettando. — Sai, forse
non sono così stanco come pensavo.
Lei gli tese una mano, il suo sorriso era raggiante come un
arcobaleno. — Allora vieni qui, amore, e lo scopriremo.
Epilogo

Isola di Skoal,
primavera 1817

Il battesimo si svolse senza problemi. Nicholas Stephen


Torquil Kenyon fu coccolato e circondato di attenzioni.
C’erano tutti gli amici di Michael e le loro mogli.
Dopo un anno di matrimonio, Michael non era ancora stanco
di ammirare il volto della moglie e le si avvicinò dicendo:
— Stai pensando a qualcosa che non è proprio santo, mia cara?
Lei si guardò intorno per assicurarsi che nessuno li stesse
guardando. — Mi conosci troppo bene. Ti ricordi la nostra
prima sera a Skoal quando mi hai svegliata per andare a cena?
Lui le lanciò un’occhiata maliziosa, — Come potrei
dimenticare? Era tutto quel che potevo fare per evitare di
mangiarti.
Lei si fece di nuovo rossa, — Mi hai svegliato dal più
meraviglioso dei sogni.
Michael la invitò a proseguire, curioso, — Sognavo di
essere una donna normale, che tu eri mio marito e che stavamo
aspettando il nostro primo figlio. — Si piegò in avanti e baciò
Michael con un amore che diventava ogni giorno più grande,
— Chi ha detto che i sogni non si avverano?
Mary Jo Putney

Dopo gli studi e la laurea in letteratura inglese e in design


industriale, e le successive esperienze lavorative in California e
Inghilterra come progettista, Mary Jo Putney non immaginava
davvero che un giorno il suo sogno più grande si sarebbe
realizzato: diventare scrittrice. È bastato però il casuale
acquisto di un computer, necessario per la sua attività grafica,
per scoprire che era proprio quello lo strumento che ancora le
mancava per dare forma alle sue fantasie, e con un pizzico di
incoscienza ma con enorme entusiasmo si è lanciata nella
stesura del suo primo romanzo. E poiché la fortuna sorride agli
audaci, i risultati sono stati ottimi e incoraggianti, e da allora
Mary Jo ha iniziato una felice carriera di scrittrice,
conseguendo anche numerosi riconoscimenti letterari. Ora vive
a Baltimora, nel Maryland, con la sua pigra gattona, Miss
Pudge.