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IL COGNITIVISMO – AUTORI E CONTRIBUTI

Linea del tempo: 1967


Sviluppi risalenti agli anni '50 aprirono un boom di studi cognitivi durante gli anni '60 svilupando
nuovi metodi di studio abbandonando i vecchi metodi introspettivi.

Anche nel pieno del comportamentismo alcuni studiosi continuarono a mettere al centro della
propia indagine i processi mentali.
Per quasi 20 anni gli psicologi avevano bandito il problema della mente come fosse una favola
oscura che non poteva essere studiata scientificamente.

Alcuni scienziati comportamentisti assumono l'esistenza di VARIABILI INTERNE INTERMEDIE:


Componenti psicologiche non manifeste che agiscono tra la presentazione dello stimolo e
l’emissione della risposta.
Quindi trattasi di un'attività non osservabile che avviene all’interno dell’organismo.
Non si può osservare con il classico modello comportamentista stimolo-risposta (modello S-R)

DAL COMPORTAMENTISMO... AL COGNITIVISMO


La ricerca sul comportamento permetteva agli psicologi di misurare, prevedere e controllare un
certo comportamento ma a discapito di alcuni fattori importanti.
1. Ignorava il processo mentale (studiato in precedenza da Wundt e James)
2. Non teneva in considerazione la storia = modo in cui l'organismo evolve. Fondamentale per
studiare alcuni aspetti.

COMPORTAMENTISMO COGNITIVISMO

Comportamento = definito e modellabile


dall’esterno. Mente = elaboratore attivo e selettivo nei
confronti delle stimolazioni ambientali e che
segue un preciso progetto comportamentale.
Mente = recettore passivo delle informazioni
provenienti dall’ambiente.
Per quasi 20 anni considerata come una favola
oscura che non poteva essere studiata
scientificamente.

INVENZIONE DEL COMPUTER


1950s
Ebbe un forte impatto pratico sulla ricerca in psicologia ma produsse anche una rivoluzione
concettuale: computer come modello della mente umana.

La mente viene vista come un computer che è in grado di registrare, archiviare e poi
recuperare informazioni.

L'avvento del computer diede così ufficialmente inizio alla PSICOLOGIA COGNITIVA:
Studio scientifico dei processi mentali comprendenti la percezione, il pensiero, la memoria e il
ragionamento.

LA MENTE PER I COGNITIVISTI


Per i cognitivisti è un sistema complesso in grado di elaborare informazioni e compiere scelte tra
elementi in entrata (INPUT), operare una serie di trasformazioni, e il cui elemento d’uscita
(OUTPUT) non è predeterminato dall’ambiente, ma la mente è soggetto attivo e partecipe.

MODELLO TOTE – risposta del cognitivismo al modello S-R comportamentista


T test (piano d’azione)
O operate (azione)
T test (feedback e valutazione dell’azione)
E exit (fine dell’azione)

Il soggetto interagisce con l’ambiente non limitandosi a ricevere passivamente le sollecitazioni


(comportamentismo), ma verificando continuamente la congruenza tra il progetto comportamentale
e le condizioni ambientali.

AUTORI E CONTRIBUTI
1. Sir Frederic Bartlett (1886 – 1969)
2. Jean Piaget (1896 – 1980)
3. Lev Semënovič Vygotskij (1896 - 1934)

Kurt Lewin
"È possibile prevedere il comportamento di una persona nella vita reale se si conosce la sua
esperienza soggettiva del mondo".

Max Wertheimer
Si concentrò sullo studio delle illusioni: quegli errori di percezione, di memoria o di giudizio in cui
l'esperienza soggettiva e la realtà oggettiva differiscono.
1 SIR FREDERIC BARTLETT (1886 – 1969)

Fu il primo professore di psicologia sperimentale all'università di Cambridge.


Studi sulla memoria: esaminò l'influenza dei fattori sociali in un ambiente sperimentale – opera
Remembering 1932.
Egli mostrò come gli individui, invece di meramente riprodurre i materiali, li rielaboravano alla luce
della loro passata esperienza.
Bartlett NON era soddisfatto di quanto emerso dagli studi precedenti sulla memoria (in particolare
quelli dello psicologo tedesco Hermann Ebbinghaus – cercò di scoprire in quanto tempo e con
quanta precisione una persona sarebbe riuscita a memorizzare informazioni prive di significato
come liste di sillabe senza senso composte da tre lettere dap, kir, sil).
Barlett riteneva più importante esaminare la memoria in base al tipo di informazioni che le persone
incontrano nella vita di ogni giorno.
ESPERIMENTO: chiese a delle persone di leggere e ricordare delle storie per poi analizzare
attentamente gli errori che commettevano nel tentativo di ricordarle.
RISULTATO: Bartlett scoprì che spesso le persone ricordavano quello che sarebbe dovuto
succedere secondo le loro aspettative anzichè quello che era davvero successo nella storia.
CONCLUSIONE: Bartlett iptizzò che la memoria non fosse una riproduzione fotografica delle
nostre esperienze passate. Bensì i tentativi di ricordare il passato sono altamente influenzati dai
contenuti della nostra mente: conoscenze, credenze, speranze, aspirazioni e desideri.

La memoria non è più STORAGE (magazzino) ma CONSTRUCTION (costruzione).

2 JEAN PIAGET (1896 – 1980)

Psicologo svizzero, uno dei più importanti studiosi della psicologia infantile.

Studiava l'errore cognitivo e percettivo del bambino per comprendere il funzionamento e


l'evoluzione dell'infante.
Il bambino impara interagendo da sè sugli oggetti.

TEORIA DELLO SVILUPPO DELL'INTELLIGENZA: l'evolversi del pensiero del bambino è


spiegato alla luce dell'esigenza dell'organismo di adattarsi all'ambiente circostante.

ESPERIMENTO DEI MUCCHIETTI DI CRETA: Piaget forniva a un bambino due mucchietti di


creta, uno grande e uno piccolo, e gli chiedeva di renderli uguali.
Dopo che questo era stato fatto Piaget scomponeva uno dei due mucchietti in tanti piccoli pezzi e
chiedeva al bambino quale dei due contenesse ora più creta.

RISULTATO:
– Bambino di 3 anni: rispondeva che adesso il mucchietto più grande è quello diviso in tante
piccole parti.
– Bambino di 6/7 anni: non faceva più quell'errore.

CONCLUSIONE: i bambini più piccoli mancano di una particolare abilità cognitiva che consente ai
bambini più grandi di capire che la massa di un oggetto rimane la stessa anche se suddivisa in più
oggetti, e che quindi non aumenta.
Lo studio di questi “errori mentali” nel bambino piccolo gli permise di scoprire aspetti fondamentali
del mondo mentale e dello sviluppo cognitivo.

ESPERIMENTO DELLA MONTAGNA – L'EGOCENTRISMO INFANTILE: al bambino viene


mostrata una montagna 3D con degli elementi che egli conosce. La montagna copre da entrambi i
lati gli elementi. L'osservatore si siede dal lato opposto della montagna a quello dove è seduto il
bambino. L'osservatore chiede al bambino cosa vede. Poi gira la montagna e chiede al bambino
cosa vede ora l'osservatore.
RISULTATO: il bambino in entrambi i casi risponde quello che vede lui stesso e che ha davanti in
quel momento.
CONCLUSIONE: il bambino non concepisce il fatto che un'altra persona possa vedere qualcosa di
diverso da quello che lui sta vedendo in quel momento – egocentrismo infantile.

Concetto di permanenza dell'ogetto – il bambino percepisce l'oggetto come un'estensione della


propria azione e non comprende che esso è unico e può trovarsi in un solo luogo.

La differenza tra un bambino e un adulto è di tipo qualitativo: un bambino NON è un adulto in


miniatura, ha un funzionamento proprio.
ASSIMILAZIONE e ACCOMODAMENTO (PIAGET)
Piaget distingue due fasi che caratterizzano ogni adattamento verso qualcosa di nuovo in età
evolutiva. Queste due fasi si susseguono.

1. Prima fase: si ha assimilazione quando un bambino adopera un oggetto nuovo che è nel suo
ambiente per un'attività che fa già parte del suo repertorio. Azioni già acquisite: afferrare e
battere. Sperimentare queste azioni sull'oggetto nuovo = assimilazione. Il bambino di pochi
mesi afferra l'oggetto nuovo e lo batte sul pavimento.

2. Seconda fase: si ha accomodamento quando il bambino modifica se stesso in relazione agli


stimoli dell'ambiente. Facendo un esempio, se il bambino si accorge che l'oggetto da
afferrare e battere è difficile da maneggiare cercherà di coordinare meglio la presa
dell'oggetto.
Anche l'imitazione è una forma di accomodamento in quanto implica una modifca delle
azioni del bambino in seguito a degli stimoli ambientali (soggetto da imitare).

ADATTAMENTO ALL'AMBIENTE = assimilazione + accomodamento (ben integrati tra loro).

3 LEV VYGOTSKIJ (1896 -1934)

Psicologo sovietico che si occupa anch'egli dello sviluppo cognitivo del bambino come Piaget.
Per Piaget il bambino impara interagendo da sè sugli oggetti. La pressione dell'ambiente non ha
effetto sul sistema nervoso.
Per Vygotskij è l'ambiente culturale a consentire lo sviluppo cognitivo. L'ambiente ha effetto sul
sistema nervoso.
Dunque è il contesto sociale e la cultura del luogo e del momento storico in cui l'individuo è inserito
a guidare lo sviluppo della psiche.
Ambiente → effettua delle stimolazioni sul bambino tramite strumenti come il linguaggio.
ETA' STABILI e ETA' CRITICHE
Secondo Vygotskij lo sviluppo delle abilità cognitive avviene durante età stabili e età critiche. La
relazione tra queste consente lo sviluppo cognitivo completo.

1. Età stabili: quei periodi di vita in cui i cambiamenti sono presenti ma in piccola parte.

2. Età critiche: durante la crescita questi cambiamenti aumentano creando le cosiddette età
critiche.

Queste fasi sono molto importanti in quanto solo se superate correttamente consentono lo
sviluppo cognitivo del bambino!
MODELLI COGNITIVI
Primi modelli cognitivi: elaborazione dell'informazione concepita come un processo che avviene
per stadi consecutivi.
Negli anni '70 furono presentati nuovi modelli che introducevano la possibilità di retroazione di
uno stadio di elaborazione su quelli precedenti.
Gli elementi di un sistema sono in INTERAZIONE RECIPROCA: l'azione di un elemento su un
altro implica una risposta (= retroazione o feedback) del secondo elemento verso il primo.

= L'apprendimento non può essere ridotto all'acquisizione meccanica di assocciazioni S – R


(stimolo – risposta).

RIVOLUZIONE COGNITIVISTA
Nel 1967 uscì il libro Cognitive Psychology dello psicologo statunitense Ulric Neisser nel quale
venivano sintetizzate le ricerche condotte nei dieci anni precedenti secondo la prospettiva che fu
definitivamente chiamata appunto cognitivista.
Questa nuova prospettiva si diffuse anche nell'ambito della psicologia sociale e della
psicopatologia.
È comprensibile quindi che nei primi anni '70 si parlasse ormai di rivoluzione cognitivista nella
ricerca psicologica.