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Teoria dell'elasticità
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Una voce a caso
Nelle vicinanze La teoria dell'elasticità è la branca della meccanica del continuo che studia il moto e la deformazione dei corpi solidi elastici sotto assegnate condizioni di carico. Essa costituisce il soggetto di studio principale della
Vetrina meccanica dei solidi e trova il suo interesse sia nella matematica, dove ha dato origine ad un'imponente mole di ricerca teorica, sia nella scienza delle costruzioni, dove la teoria trova la sua orientazione applicativa
Aiuto fornendo una gamma abbastanza ampia di soluzioni (esatte o approssimate) a molti problemi. Essa ha pertanto applicazione in diversi campi ingegneristici (della analisi strutturale e della scienza dei materiali, per
Sportello informazioni
esempio), ma anche in geofisica (interpretazione dei dati sismici mediante l'analisi delle onde elastiche) e in medicina (lo studio delle proprietà biomeccaniche di organi artificiali, per esempio).
Comunità Il nome Teoria dell'elasticità è comunemente sinonimo di teoria classica dell'elasticità, che si limita a considerare piccoli spostamenti e piccole deformazioni di solidi di materiale elasto-lineare il cui legame costitutivo è
Portale Comunità riconducibile alla legge di Hooke: ad essa pertanto ci si riferisce anche come teoria lineare dell'elasticità. Dalla teoria classica dell'elasticità resta pertanto escluso non solo lo studio dei corpi anelastici (elasto-plastici,
Bar materiali fragili, etc), ma anche lo studio dei corpi elastici in condizioni di grandi spostamenti e/o grandi deformazioni. Mentre il primo campo è oggetto di teorie specifiche (teoria della plasticità, meccanica della frattura,
Il Wikipediano etc), il secondo campo rientra negli interessi della teoria nonlineare dell'elasticità e comprende sia gli studi di teoria della stabilità dell'equilibrio elastico, che gli studi sul comportamento di materiali iperelastici non lineari,
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come le gomme, caratterizzate da deformazioni elevate pur in presenza di sollecitazioni modeste.
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Puntano qui 1 Cenni storici
Modifiche correlate 2 Formulazione matematica
Carica su Commons 2.1 Formulazione agli spostamenti (equazioni di Navier-Cauchy)
Pagine speciali 2.2 Formulazione alle tensioni (equazioni di Beltrami-Mitchell)
Link permanente 3 Formulazioni integrali (il principio dei lavori virtuali)
Informazioni pagina
4 Formulazioni variazionali
Elemento Wikidata
4.1 Principio di stazionarietà (minimo) dell'energia potenziale totale
Cita questa voce
4.2 Principio di stazionarietà (minimo) dell'energia complementare totale
Stampa/esporta 5 Proprietà della soluzione
Crea un libro 6 Ricerca della soluzione
Scarica come PDF 7 Bibliografia
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8 Voci correlate

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‫اﻟﻌﺮﺑﻳﺔ‬ Cenni storici [ modifica | modifica wikitesto ]


Беларуская
La teoria lineare dell'elasticità dei solidi continui tridimensionali nasce attorno al 1820 con il lavoro di Cauchy sui corpi continui tridimensionali. Contemporaneamente, Navier sviluppò una diversa formulazione della teoria
Ελληνικά
sulla base di una rappresentazione non continua ma corpuscolare della materia. Nei successivi anni, sempre ad opera di Cauchy, Navier e Poisson, le due diverse formulazioni si confrontarono in accese discussioni
English
scientifiche (la controversia sul numero di moduli elastici indipendenti per un materiale isotropo) che gradualmente portarono a evidenziare i limiti del modello corpuscolare. I successivi sviluppi della teoria dell'elasticità
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Português furono pertanto nel quadro del modello continuo. La controversia concernente il massimo numero possibile di moduli costitutivi elastici indipendenti per materiali anisotropi fu chiusa definitivamente dal matematico
Русский inglese George Green nel 1837, dimostrando che l'esistenza di una energia di deformazione richiede che, delle 36 costanti elastiche di legame costitutivo (tra le 6 componenti indipendenti di tensione e le 6 componenti
Slovenščina indipendenti di deformazione), solo 21 debbano essere indipendenti.
中文
Il XIX secolo segna non solo la nascita della teoria dell'elasticità, ma anche la derivazione di molte delle principali soluzioni elastiche associate ad importanti fenomeni fisici. Nel 1850 il matematico e ingegnere francese
Altre 4
Barré de Saint-Venant sviluppò la soluzione della torsione per cilindri di sezione non circolare, evidenziando la necessità dell'ingobbimento della sezione con spostamenti fuori dal suo piano, e la soluzione della flessione
Modifica
collegamenti di travi soggette a carichi trasversali, chiarendo definitivamente il significato della teoria della trave di Jakob Bernoulli, Eulero e Coulomb che permette di esprimere i principali problemi inerenti all'equilibrio elastico delle
travi, degli archi e delle travature. Nella seconda metà del secolo, soluzioni in termini di tensioni e spostamenti indotte da forze concentrate furono conseguite da Lord Kelvin nel caso di forze concentrate su un punto
interno di uno spazio infinito, dal matematico francese Joseph Boussinesq e dal matematico italiano Valentino Cerruti nel caso di forze concentrate su un punto della superficie di un semispazio.

Il matematico prussiano Leo August Pochhammer analizzò le vibrazioni di un cilindro elastico, mentre il matematico inglese Horace Lamb ed il fisico prussiano Paul Jaerisch ottennero nel 1880 l'equazione generale per il
problema delle vibrazioni di un corpo sferico, soluzione che successivamente produsse, nel 1900 ad opera dei sismologi, il modello di rappresentazione delle vibrazioni della terra. Nel 1863 Kelvin ottenne la forma base
della soluzione del problema dell'equilibrio elasto-statico di un solido sferico, che permetterà negli anni seguenti di rappresentare la deformazione della terra indotta dal suo moto di rotazione.

Formulazione matematica [ modifica | modifica wikitesto ]

Il problema fondamentale della teoria dell'elasticità è quello di determinare il moto e la deformazione che un dato corpo elastico subisce sotto l'azione di Notazione e simbologia
assegnate forze esterne, nel rispetto delle relazioni di bilancio (equilibrio), congruenza cinematica e di legame costitutivo elasto-lineari. La teoria fa riferimento al
: dominio occupato dalla configurazione iniziale del
modello continuo di Cauchy, nell'ipotesi di piccoli spostamenti (tale da poter confondere, ai fini dell'equilibrio, configurazione deformata e configurazione iniziale
corpo,
indeformata) e piccole deformazioni, assumendo un legame elastico lineare ricondicibile alla legge di Hooke generalizzata, nel seguito particolarizzati per il solo
: parte libera del contorno di ,
caso di materiali isotropi. Nel dominio occupato dalla configurazione iniziale del corpo, tale problema è espresso da un sistema di equazioni differenziali alle
: parte vincolata del contorno di ,
derivate parziali, rappresentate nella notazione tensoriale classica della meccanica del continuo da
: normale uscente al punto del contorno,
Equazione del moto, che esprime la prima legge di bilancio di Eulero: : tensore simmetrico delle tensioni di Cauchy,
: tensore simmetrico delle deformazioni infinitesime,
Equazione di congruenza cinematica: : vettore degli spostamenti,
: vettore dei cedimenti assegnati,
: tensore di quarto ordine dei coefficienti elastici,
Le relazioni costituitive per materiali elastici-lineare (legge di Hooke generalizzata ) che per materiali isotropi è espressa dalla: : costanti elastiche di Lamé per materiali isotropi,
: forza per unita di volume,
con le possibili condizioni al contorno : forza per unità di superficie,
: densità di massa,
naturali, di equilibrio tra tensioni interne e sforzi superficiali esterni sulla parte libera del contorno di
Operatori su vettori, tensori/matrici:

: derivata prima rispetto al paramento temporale t.


essenziali, di congruenza cinematica tra spostamento e cedimenti sulla parte vincolata del contorno di :
: derivata seconda rispetto al paramento temporale
t.
e condizioni iniziali : operatore gradiente
: operatore trasposto,
: operatore di divergenza,
Nel caso di forze esterne in equilibrio e in assenza di effetti dinamici, la soluzione del problema è indipendente dal parametro temporale e si parla di problema
elastostatico. In tale caso scompaiono le condizioni iniziali e l'equazione del moto è trasformata nella seguente equazione di equilibrio : operatore laplaciano,
: operatore di rotore,

Rappresentazione in componenti scalari


Formulazione agli spostamenti (equazioni di Navier-Cauchy) [ modifica | modifica wikitesto ] cartesiane

Nella scrittura del problema differenziale, le forze e i cedimenti risultano i dati del problema, mentre le incognite sono rappresentate da tensioni, deformazioni e Fissato un sistema di coordinate cartesiane
spostamenti ( ): il problema si dice pertanto formulato in forma mista. È possibile ottenere una formulazione del problema nei soli spostamenti. In tale si indichi con la seguente notazione
approccio, le deformazioni e le tensioni sono eliminate dalla formulazione, lasciando solo gli spostamenti come incognite rispetto a cui risolvere le equazioni del compatta l'operazione di derivata parziale
problema. Per le equazioni di campo, ciò è conseguito a partire dalle equazioni di equilibrio, facendo uso del legame costitutivo per sostituire le variabili
tensionali in termini dei parametri deformativi,

e si faccia uso della notazione di Einstein sugli indici


e successivamente facendo uso del legame di congruenza cinematica per sostituire questi ultimi in termini dei parametri di spostamento. ripetuti

Analoga trasformazione è operata per le condizioni al contorno naturali mentre quelle essenziali risultano già direttamente espresse nelle sole componenti di
spostamento. Le principali relazioni scalari in componenti scalari
cartesiani hanno allora la seguente rappresentazione:
Nel caso elasto-statico ( ), le equazioni così ottenute sono dette di Navier-Cauchy.
equazioni di campo
Lo stesso argomento in dettaglio: Metodo degli spostamenti.

Nel caso elasto-dinamico, dalle equazioni ottenute è possibile ricavare l'equazione delle onde, che nella sua forma più semplice è rappresentata dalla

condizioni al contorno

dove è un campo di spostamento scalare e c è una fissata costante pari alla velocità di propagazione dell'onda.

Formulazione alle tensioni (equazioni di Beltrami-Mitchell) [ modifica | modifica wikitesto ]


condizioni iniziali
Una formulazione del problema nelle sole variabili tensionali è ottenibili nel caso statico e con condizioni al contorno solo di tipo naturale, assegnando lo sforzo
su ogni punto della frontiera del dominio. In un tale approccio, le deformazioni e gli spostamenti sono eliminate dalla formulazione, lasciando solo le tensioni
come incognite rispetto a cui risolvere le equazioni del problema. Una volta determinate le tensioni incognite, sono calcolate le deformazioni mediante il legame Equazioni di Navier-Cauchy in componenti scalari

costitutivo, e gli spostamenti integrando le equazioni di congruenza cinematica.

Le equazioni di equilibrio (tre equazioni scalari)


Equazioni di S. Venant in componenti scalari

In termini scalari, le equazioni di S. Venant


risultano già direttamente espresse nelle incognite tensioni (sei componenti scalari indipendenti), ma esse sono insufficienti da sole a costituire in modo
completo le equazioni di campo del problema. Le rimanenti equazioni devono essere ricavate dalle relazioni di congruenza e dalle relazioni costitutive. A tal fine
conviene fare riferimento alle Equazioni esplicite di congruenza di S. Venant, ed espresse in termini tensoriali dalla sono rappresentate da 81 relazioni scalari di cui solo le 6,
qui di seguito riportate per esteso, sono indipendenti
A partire dalle equazioni del S. Venant, riscritte in termini delle variabili tensione facendo uso del legame costitutivo, si ottengono le relazioni che completano il
quadro delle equazioni di campo della formulazione tensionale del problema elasto-statico. Le equazioni ottenute sono dette equazioni di compatibilità Beltrami-
Michell

Queste sono espresse in componenti scalari, nel caso di forze di massa costante, dalle seguenti relazioni

Formulazioni integrali (il principio dei lavori virtuali) [ modifica | modifica wikitesto ]

Quella data è la formulazione differenziale del problema elastico. Altre formulazioni sono possibili sulla base di una diversa scrittura delle equazioni del problema. A tale scopo, risulta utile il principio dei lavori virtuali.
Faremo riferimento nel seguito al solo caso elasto-statico.

Il principio si basa sull'equazione dei lavori virtuali, cioè sull'uguaglianza tra lavoro virtuale interno ed esterno,

in corrispondenza

di un generico sistema di tensioni in equilibrio con un generico sistema di carichi


di un generico sistema di spostamenti congruente con deformazioni interne e con un sistema di cedimenti

dove

è il lavoro virtuale interno compiuto dalle tensioni per le deformazioni ;

è il lavoro virtuale esterno compiuto dalle forze per gli spostamenti ;

è il lavoro virtuale esterno compiuto dalle reazioni vincolari per i cedimenti .

Il principio dei lavori virtuali permette di esprimere in forma integrale sia le condizioni di equilibrio che di congruenza di un sistema meccanico.

Equilibrio (principio degli spostamenti virtuali)

Scritta per ogni variazione possibile del campo di spostamenti (il sistema virtuale), congruente con variazioni di deformazioni interne e nel rispetto delle condizioni di vincolo cinematico sulla parte della
frontiera
l'equazione dei lavori virtuali nella forma degli spostamenti virtuali

impone l'equilibrio tra il campo delle tensioni interne e il sistema delle forze esterne applicate.
Congruenza (principio delle forze virtuali)

Scritta per ogni variazione possibile del campo tensionale (il sistema virtuale), nel rispetto delle condizioni di equilibrio
l'equazione dei lavori virtuali nella forma complementare o delle forze virtuali

impone la congruenza tra spostamenti, cedimenti e deformazioni che descrivono l'effettiva cinematica del sistema.

Formulazioni variazionali [ modifica | modifica wikitesto ]

A partire dalle formulazioni integrali delle equazioni (di equilibrio o di congruenza) del sistema definite dal principio dei lavori virtuali, è possibile generare una vasta gamma di possibili formulazioni del problema elasto-
statico. Richiameremo nel seguito le due formulazioni variazionali basate sul Principio di minimo dell'energia potenziale totale e sul Principio di minimo dell'energia complementare totale.

Principio di stazionarietà (minimo) dell'energia potenziale totale [ modifica | modifica wikitesto ]

Tale formulazione fa riferimento ad una scrittura del problema nelle sole variabili cinematiche di spostamento e nel caso di carichi conservativi, ricercando la soluzione elastica fra tutti i campi di spostamento compatibili,
che cioè verifichino a priori le condizioni di compatibilità cinematica.

Tra tutti i campi di spostamenti compatibili con i vincoli cinematici, la soluzione del problema elastico (che, nel rispetto del legame costitutivo, realizza anche le relazioni di equilibrio) è quella che rende stazionario il
funzionale dell'energia potenziale totale del sistema

dove

indica l'energia di deformazione del sistema (cioè l'energia accumulata internamente dal sistema durante il processo deformativo),

è l'energia potenziale dei carichi esterni.

La condizione di stazionarietà risulta anche di minimo per il funzionale se l'energia di deformazione si ammette definita positiva. Tale condizione fa parte della fisica del problema, misurando l'energia di deformazione il
necessario lavoro positivo speso dalle forze esterne per deformare, in un percorso quasi—statico, un sistema elastico.

Principio di stazionarietà (minimo) dell'energia complementare totale [ modifica | modifica wikitesto ]

Tale formulazione variazionale fa riferimento ad una scrittura del problema elasto-statico nelle sole variabili statiche interne, ricercando la soluzione elastica fra tutti i campi di tensione che verifichino a priori le
condizioni di equilibrio con i carichi esterni.

Tra tutti i campi di tensione equilibrati con i carichi, la soluzione del problema elastico (che, nel rispetto del legame costitutivo, realizza anche le relazioni cinematiche) è quella che minimizza il funzionale dell'energia
complementare totale del sistema

dove

indica l'energia di deformazione del sistema in forma complementare,

è il lavoro compliuto dalle reazioni vincolari sui cedimenti assegnati.

La condizione di stazionarietà risulta anche di minimo per il funzionale ammettendo la positività dell'energia di deformazione.

Proprietà della soluzione [ modifica | modifica wikitesto ]

La sinteticità della formulazione variazionale rispetto a quella differenziale del problema elasto-lineare permette di indagare in maniera relativamente agevole alcuni caratteri qualitativi della soluzione.

Esistenza della soluzione


Sulla base di alcune restrizioni sulle proprietà elastiche del sistema, si dimostra, anche se in modo non proprio immediato, l'esistenza della soluzione del problema elasto-statico.
Unicità della soluzione
Teorema di Kirchhoff di unicità della soluzione elastica: se il tensore elastico è definito positivo allora esiste una unica soluzione del problema elastico.
Principio di sovrapposizione degli effetti
Data la linearità delle relazioni del problema, si determina una diretta proporzionalità (linearità) tra le cause (forze e i cedimenti) e gli effetti (spostamenti, deformazioni e tensioni). Conseguenza di tale linearità è il
principio di sovrapposizione degli effetti, per il quale la soluzione corrispondente ad una somma di cause è pari alla somma delle soluzioni corrispondenti ad ognuna delle cause agenti singolarmente.

Ricerca della soluzione [ modifica | modifica wikitesto ]

Precisati gli aspetti qualitativi del problema elasto-lineare, rimane il non semplice problema di ricercarne la soluzione. Se affrontato nella sua generalità, per generiche geometrie, carichi, ecc., tale problema presenta
difficoltà insuperabili. Sono infatti disponibili soluzioni per un numero molto limitato di casi.

Lo stesso argomento in dettaglio: Problema di Saint Venant.

I vantaggi della formulazione variazionale rispetto alla formulazione differenziale sono evidenti, in termini operativi, soprattutto quando si è interessati non alla soluzione esatta del problema elastico-lineare, ma alla
generazione di una soluzione approssimata dello stesso, per esempio mediante tecniche di discretizzazione ad elementi finiti. Tale obbiettivo risulta ottenibile in modo relativamente agevole sia sulla base del minimo
dell'energia potenziale totale, sia sulla base del minimo dell'energia complementare totale.

Ancora, l'approccio variazionale si dimostra estremamente potente nella generazione dei modelli approssimati di corpi alla base della meccanica delle strutture.

Bibliografia [ modifica | modifica wikitesto ]

L.D. Landau, E. M. Lifshitz, Teoria dell'elasticità (2 ed.), Editori riuniti, Roma, 1999. ISBN 8835947588
S.P. Timoshenko, J.N. Goodier, Theory of Elasticity, (3 ed.), McGraw Hill reprint 1970 (org. 1934).
M. E. Gurtin, An Introduction to Continuum Mechanics, Academic Press, New York, 1981. ISBN 0-12-309750-9
R. Baldacci, Scienza delle Costruzioni, vol I, Utet, Torino, 1984. ISBN 8802038376
Cesaro E. Introduzione alla teoria matematica dell'elasticità , Fratelli Bocca, 1894
Marcolongo, R. Teoria matematica dello equilibrio dei corpi elastici Hoepli, 1904
P. Podio-Guidugli, A Primer in Elasticity, Kluwer Accademic Press, London, 2000. ISBN 0-7923-6642-5

Voci correlate [ modifica | modifica wikitesto ]

Continuo di Cauchy
Deformazione
Tensione interna
Legge di Hooke
Metodo degli spostamenti
Equazioni di Beltrami
Problema di Saint Venant

Altri progetti [ modifica | modifica wikitesto ]

Wikiversità contiene risorse su teoria dell'elasticità

Collegamenti esterni [ modifica | modifica wikitesto ]

Teoria dell'elasticità , su thes.bncf.firenze.sbn.it, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.


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