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Primo soccorso in caso di arresto cardiorespiratorio

Quando avviene un arresto cardiorespiratorio?


Avviene quando una persona subisce un trauma che compromette la gabbia toracica o i
polmoni o il centro del respiro, è in overdose da sostanze chimiche o altro caso patologico. Il
cuore continuerà a pompare sangue per alcuni minuti in quanto il battito cardiaco è generato
autonomamente, ma il sangue che raggiungerà il cervello non conterrà sufficiente ossigeno
necessario per alimentare le cellule cerebrali.
La conseguenza di ciò può essere causa di arresto cardiorespiratorio. L’insufficienza di ossigeno
necessario per la funzionalità del muscolo cardiaco causa un’alterazione del battito e infine un
arresto cardiaco. L’attività cerebrale viene interrotta o gravemente danneggiata da un non
adeguato apporto di sangue ossigenato.
arresto cardiaco: la persona respira, ma il cuore cessa di battere. Quando il cuore s’arresta, quasi
immediatamente si verifica un’interruzione del respiro. Il sangue non giunge più ai polmoni né
circolerà nei tessuti dell’organismo. Senza un corretto apporto di ossigeno, il cervello subirà danni
irreversibili entro pochi minuti.
Possono verificarsi dunque due diversi arresti vitali singoli: l’arresto respiratorio ma non subito
quello cardiaco. Viceversa l’arresto cardiaco è accompagnato da quello respiratorio.

Arresto respiratorio: Arresto o sospensione temporanea di una delle funzioni vitali, la funzione
respiratoria. Le cause possono essere molteplici ed è importante riconoscerle perché bisogna
rimuoverle prontamente evitando così che l’arresto respiratorio possa portare anche all’arresto
cardiaco. L’arresto respiratorio può avvenire per annegamento, overdose da sostanze
stupefacenti, assunzione massiccia di farmaci, shock, folgorazione, vapori chimici o asfissia o
traumi alla gabbia toracica e/o ai polmoni e/o ai centri del respiro (ipotalamo), etc.
Definizione e cause arresto cardiorespiratorio: arresto o sospensione temporanea di due funzioni
vitali, la funzione respiratoria e quella cardiaca. Le cause possono essere diverse: in seguito ad
arresto respiratorio prolungato, per infarto del muscolo cardiaco, etc.
Sintomi e segni di arresto cardiorespiratorio: se la persona è cosciente, il respiro può presentarsi
affannoso;
l’infortunato cosciente può avvertire dolore all’addome superiore e/o anche al petto, alle braccia, al
collo, alla testa;
il soggetto cosciente o non cosciente si presenta cianotico, con colorito bluastro, talvolta con
pallore grigiastro;
il respiro è assai rallentato o assente; la persona non è cosciente e le pupille sono molto dilatate.
Danno anossico celebrale
Nelle situazioni di arresto cardiaco, indipendentemente dalla causa che lo ha determinato, viene
meno la capacità contrattile del cuore, con conseguente impossibilità di diffusione dell’ossigeno ai
tessuti, ed immediato arresto delle funzioni respiratorie. La mancanza di apporto di ossigeno alle
cellule cerebrali (anossia cerebrale) produce lesioni che iniziano dopo 4-6 minuti e sono dapprima
reversibili, ma diventano irreversibili dopo circa 10 minuti di assenza di circolo. L’attuazione di
procedure atte a mantenere un’ossigenazione d’emergenza può interrompere la progressione
verso una condizione di irreversibilità dei danni tissutali. Qualora il circolo venga ripristinato ma il
soccorso sia stato ritardato o inadeguato, l’anossia cerebrale prolungata si manifesterà con esiti di
entità variabile: stato di coma persistente, deficit motori o sensoriali, alterazione delle capacità
cognitive o della sfera affettiva, ecc. Le possibilità di prevenire il danno anossico dipendono dalla
rapidità e dall’efficacia delle procedure di soccorso, ed in particolare dalla corretta applicazione
della “catena della sopravvivenza”.
Primo soccorso in caso di arresto cardiorespiratorio
CHIAMARE IL PAZIENTE
Prendendo l’esempio di un amico che cade improvvisamente a terra, la prima cosa da fare è
scuoterlo e chiamarlo, per valutare se è cosciente o meno. Se non risponde, avvertite
immediatamente il 118.
Nell’attesa, allineate il paziente su un piano rigido (pavimento) e scopritegli il torace.
GAS
“GAS” è una sigla che si usa in campo medico, che sta per “Guardo- Ascolto-
Sento”. Bisogna fare un’iperestensione della testa, mettendo una mano sulla fronte e una sotto
il mento e portare la testa indietro, per poi mettersi con la guancia vicino alla bocca del paziente, in
modo che possa permetterci di sentire se respira e contemporaneamente guardare il torace, per
vedere se ci sono movimenti. Questa procedura si fa per 10 secondi. Se non vediamo né sentiamo
niente, significa che non respira.
procedere con le manovre di primo soccorso per arresto cardiaco, ovvero la respirazione artificiale
e il massaggio cardiaco.
Massaggio cardiaco:
Prima di iniziare la rianimazione, è necessario porre l’infartuato a pancia all’aria su un piano rigido
o al suolo, e trovare il punto di compressione. Per farlo, occorre misurare ad occhio la
lunghezza dello sterno ed individuarne la metà. Si passa al massaggio:
 Porre il palmo della mano destra sullo sterno della vittima e la mano sinistra subito sopra la
destra tenendole unite incrociando le dita.
 Premere con forza lo sterno provocando un abbassamento di circa 5 cm (agire con più
delicatezza sul corpo di donne e bambini) e rilasciare subito la pressione.
 Ripetere la manovra continuamente, scandendo i secondi.
Grazie alla pressione sulla gabbia toracica effettuata dal soccorritore, il cuore viene compresso tra
lo sterno e la colonna vertebrale: terminata la compressione, la gabbia toracica si espande e il
cuore si dilata, per poi restringersi alla successiva compressione.
Grazie al massaggio cardiaco il cuore pompa il sangue al 20%-40%, una percentuale necessaria
per tenere in vita la vittima prima dell’arrivo dei soccorsi, che provvederanno a riattivare la normale
situazione cardiaca attraverso un defibrillatore.
La respirazione artificiale
 Controllare che le vie respiratorie del soggetto soccorso siano libere e che nella bocca non
siano presenti corpi estranei.
 Porre la mano sotto il collo della vittima e dopo aver inspirato profondamente espirare l’aria
nella bocca del soggetto tenendogli chiuse le narici con l’altra mano.
 Ripetere la respirazione artificiale ogni 4 secondi.
Di solito si consigliano 20-30 compressioni cardiache con una frequenza di 100 atti al minuto,
cioè una ogni mezzo secondo più o meno, e 2 inflazioni di aria.