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Eckard Schleberger

LE DIVINITÀ INDIANE
ASPEITO, MANIFESTAZIONI E SIMBOLI
Manuale di iconografia induista
L' Induismo - nel quale oggi si ricono­
scono più di 600 milioni di Indiani -
trae la sua forza da un linguaggio figu­
rativo e simbolico altamente sviluppato
e da una mitologia millenaria. Nelle
sculture come nei rilievi, nella loro
estrema precisione, trova espressione,
per ogni Induista, una significativa rap­
presentazione divina.
L e immagini degli dèi vengono vivifi­
cate mediante cerimonie e culti; vengo­
no energizzate, lavate, vestite, messe a
dormire e portate in processione. I fede­
li offrono loro dei cibi e le intrattengono
con danze e con musica.
Ciascuna divinità ha diversi nomi, a
seconda dell'aspetto sotto il quale si
presenta; ogni singola emanazione,
manifestazione ed incarnazione ha la
sua specifica denominazione.
Quel che fa esattamente la divinità,
quale ambito domina, sotto quale tem­
peramento (eroico, selvaggio, adirato,
ecc.) si esprime, nelle immagini sacre
viene indicato con estrema chiarezza
nella composizione generale come in
ciascun dettaglio.
L'attenzione dell'Autore è rivolta alla
decifrazione del ricco linguaggio sim­
bolico induista, osservando soprattutto i
piccoli ma significativi particolari,
mostrando che la raffigurazione cultua­
le induista è scomponibile come un
puzzle e poi nuovamente ricomponibile.
L'analisi del significato delle sculture
delle divinità induiste non si limita sol­
tanto ai "grandi" dèi, ma si estende alle
divinità "minori", distinte in base ai loro

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Eckard Schleberger

Le divinità indiane
Aspetto, manifestazioni e simboli
Manuale di iconografia induista

Traduzione dal tedesco di Luciano Arcella

Th.1a One

III�IUIIIU 1.111111111111111111
Finito di stampare nel mese di Novembre 1999

ISBN 88-272-1304-X

Titolo originale dell'opera: Die indische Gotterwelt. Gesta/t, Ausdruck und Sinnbild. Ein
Handbuch der hinduistischen Ikonographie. O © Copyright 1986 by Eugene Diederichs Verlag,
Miinchen, Germany O Per l'edizione italiana: © Copyright 1999 by Edizioni Mediterranee, Via
Flaminia, 109 - 00196 Roma O Printed in ltaly O S.T.A.R., Via L. Arati, 12 - 00151 Roma.

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Indice

Prefazione 7
Indicazioni per la scrittura e la pronunzia delle parole indiane

Introduzione 13

Suddivisione sistematica 29

Capitolo l
Trasposizione iconografica della rappresentazione degli dèi induisti 39

Capitolo 2
Il pantheon induista 49

Capitolo 3
Il vortice del mare di latte e la mant/estazione della natura 173

Capitolo 4
Postura degli dèi 205

Capitolo 5
Mudras e Hastas, il linguaggio gestuale degli dèi 2 15

Capitolo 6
Gli attributi degli dèi 225

Capitolo 7
Il co"edo degli dèi 249

Capitolo 8
Il linguaggio dei segni e dei simboli 265

Bibliografia scelta 279


Elenco delle divinità induiste e vediche 281
Prefazione

Le sculture rappresentanti gli dèi si presentano agli Indiani in maniera diversa


che non ai visitatori europei dei templi o dei musei. Nei loro occhi vive in/atti l'im­
magine cultuale. Le varie parti delle sculture, ossia le teste, le braccia, le gambe, i
gesti, gli attributi, sono oggetto di culto e attraverso i riti vengono vitalizzate.
Mediante il culto quotidiano questi ambiti di potenza simbolica si rinnovano con­
tinuamente, si vivificano, perché in tal modo la loro potenza si accresce.
Così alcuni anni or sono un sacerdote induista mi raccontava come un Europeo
avesse acquistato in un tempio di Benares una piccola scultura bronzea e l'avesse
riposta in valigia; ivi essa aveva sviluppato un calore così intenso che la valigia
esplose e il suo contenuto andò distrutto assieme alla scultura.
Questa storia non mi diede da meditare sulla sua veridicità, ma mi fece riflet­
tere in quanto mi mostrava quale forza potesse possedere una statua per un cre­
dente induista. Ricordavo le molte scene in cui sacerdoti induisti trasferivano nel
rituale /estivo situazioni della vita umana sugli dèi e trattavano le sculture come
esseri viventi. Avevo vissuto in prima persona nei templi della fede !ivaita l'espe­
rienza di come di sera, poco prima della chiusura, una scultura di Siva e una della
sua sposa Parvati venissero prese dal santuario del tempio e quindi poste in uno
scrigno, dove avrebbero ricevuto le pregh iere loro rivolte in maniera più piacevo­
le, nella pace notturna, adagiate su cuscini di seta. Queste sculture poi ogni gior­
no, in un rituale mattutino, venivano ridestate per essere riportate alle loro sacre
funzioni nel tempio.
Nei regolari rituali di benedizione nessuna delle numerose sculture delle divinità
viene trascurata. Dinanzi agli occhi degli Induisti, che ad ogni ora del giorno indu­
giano nel tempio, i sacerdoti venerano i singoli aspetti del potere degli dh che si
esprime negli attributi che toccano o tengono nelle mani, come ad esempio il tri­
dente, la clava, il cucchiaio, il loto. Con l'oggetto, cui viene attribuita una forza spe­
cifica, i sacerdoti compiono, durante la recitazione delle formule, gesti sacri. Essi
adempiono al rito, ora muovendosi in circolo dinanzi ad una statua di un dio con
nelle mani uno specifico attributo, ora vanno avanti e indietro come a disegnare
diagrammi magici nello spazio. Per il credente la forza della divinità non si esprime
attraverso il sacerdote nel suo muoversi, ma è la divinità stessa a manifestarsi nella
scultura.

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Prefazione

Poiché in questo libro ci occupiamo dell'iconografia indiana, ossia delle rappre­


sentazioni religiose, è opportuno considerare anche gli antichi scritti sacerdotali dei
Veda quali fonti epiche e popolari del mondo mitico indiano: essi anzitutto ripor­
tano la figura cultuale in tutte le sue connessioni «con il parlare».
Nella nostra analisi del significato delle sculture delle divinità induiste non ci
occupiamo soltanto dei «grandi» dèz: ma anche delle divinità «minori»; imparia­
mo a distinguerle in base ai loro attributi, alle posture del corpo, ai gesti, agli abiti
che indossano, agli animali che le trasportano. Ci inoltreremo nella profondità nella
mitologia indiana e sperimenteremo la danza celeste, le lotte degli d?i coi demoni,
le lon; predilezioni e le loro idiosincrasie, nonché i loro contrasti gerarchici, come
ci mostrano le grandi epopee del Mahabharata e del Ramayana come la poesia miti­
ca dei Purana. I.:iconografia diviene una sorta di «giungla» attraverso la quale la
«guida» deve muoversi utilizzando i miti. Essa è da intendersi come un linguaggio
visivo e simbolico fortemente formalizzato, la cui interpretazione può aiutare ad
accostarsi al mondo delle rappresentazioni degli Indiani. Come il devoto Indiano cer­
chiamo di comprendere la scultura non come opera d'arte, come operà di un artista,
come espressione di un'epoca determinata o di una civiltà, ma di considerarla con più
grande attenzione, di descriverla in tutti i suoi particolari e di interpretar/a.
Volutamente ho pertanto evitato di allegare nell'Appendice fotografie delle
opere d'arte indiane. Per poter segnalare gli elementi significativi, il dettaglio essen­
ziale, e con ciò per essere più fedele possibile al significato di ciascuna raffigurazio­
ne divina (alla sua denominazione nell'uso linguistico iconografico), ho tracciato io
stesso i disegni delle sculture.
Naturalmente il linguaggio simbolico indiano, che diviene messaggero di notizie
complesse attraverso la scultura, non è per noi così facilmente comprensibile come
per un Indiano, per il quale questo.linguaggio è abituale sin dalla fanciullezza.
Si prenda come esempio contrario un Induista, che non ha nessuna familiarità
con le raffigurazioni cristiane o ne ha solo una conoscenza superficiale: dinanzi
all'immagine del crocifisso vede un Cristo pressoché nudo, smagrito e sofferente. In
un'altra raffigurazione vede Gesù assieme ad amici far festa attorno ad una tavola.
Il/atto che entrambe le rappresentazioni mostrino la stessa persona non viene natu­
ralmente percepito dall'Indiano.
La stessa cosa mi accadde quando assieme a Cristiani europei visitai templi
indiani. Ci trovavamo di fronte ad una divinità elegante, ammiccante, erotica­
mente attraente, poi ci imbattevamo in un'altra raffigurazione in cui la divinità
appare magra, quasi scheletrica, con il petto cadente, con zanne che fuoriescono
dalla bocca, con una catena di teschi umani al collo: con stupore venivamo a sape­
re che si trattava della medesima dea. Le figure rispecchiano le loro /orme di esi-

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Prefazione

stenza, che oggi sono in un modo, domani possono essere del tutto diverse: un
alternarsi di gioia e dolore, di pienezza e di carenza. Chi si appella al principio del­
l'immodificabilità, secondo la concezione indiana cade nella stoltezza e nell'acce­
camento.
Le divinità corrono maggiori rischi degli uomim: in quanto hanno esigenze di
assolutezza. Così la mitologia risulta sovente essere un rovesciamento nel contrario:
il dio creatore Brahma viene decapitato da Siva, allorché egli ambisce al rango del
sommo dio; Siva, definito il distruttore, in quanto esercita un'azione distruttiva nei
confronti del mondo, come danzatore cosmico è altamente creativo; Vt�tzu, il con­
servatore benevolo della trùzde induista, un giorno prende una grande ubriacatura
di sangue e solo una emanazione di Siva gli può impedire di distruggere tutto quel
che esiste. Oppure la dea, che per tutta la sua vita era colei che sempre dispensava,
la madre elargitrice di vita, con l'età diviene la strega sanguinaria, onde poter riac­
quistare le proprie forze senza le quali ogni creazione ed ogni rinascita sarebbero
impensabili.
Quando si cerca di chiarire questa evidente contraddittorietà e questa disorien­
tante pienezza delle rappresentazioni artistiche, occorre considerare che non si trat­
ta soltanto di divinità «come tali», ma di tutti gli altri esseri divini e demoniacz: del
mondo animale e vegetale, e delle manifestazioni animate della natura. Inserita nei
mit� l'immagine cultuale indiana racconta anche gli eventi socio-culturali verifica­
lisi nel corso dei secoli.
Mi trovavo dinanzi ad una molteplicità di possibili interpretazioni, quando dieci
anni fa per la prima volta pensai di mettere insieme tutte le ra/figurazioni degli dèi
indiani in un libro. Era certamente difficile venire a capo di monogra/ie di riviste
specializzate: chi è immerso nella giungla dei miti e degli dèi difficilmente potrà car­
togra/are l'intero ambito con uno sguardo d'insieme.
Occorreva prendere le distanze per ripercorrere il cammino già imboccato con
maggiore calma ed equilibrio. Il risultato di viaggi ripetuti nel subcontinente india­
no alla ricerca di elementi spirituali, per i quali le ra/figurazioni e le fonti scritte
hanno sempre rappresentato una bussola necessaria, in questo libro appare chiara­
mente. Se rimane tuttavia qualcosa di incompreso, ciò non è soltanto un male ine­
vitabile, ma costituisce un'ipotesi di indagine. In/atti le soluzioni personali o la sco­
perta di altri «segnali» fanno sì che i turisti come gli esperti d'arte possano indivi­
duare cammini ancora non percorsi.
La mia attenzione si è rivolta alla decifrazione del ricco linguaggio simbolico
induista. Ho inteso osservare soprattutto i più piccoli ma significativi dettagl� e far
capire che la raffigurazione cultuale induista è scomponibile come un puzzle e poi
nuovamente ricomponibile.

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Prefazione

La struttura sistematica di questo libro, i continui rimandi all'interno del testo


e l'elenco alfabetico delle divinità e l'indice analitico (in Appendice) potrebbero
facilitare la comprensione e la ricerca, come potrebbero costituire un completamen­
to efficace per le letture di altre opere concernenti i miti, oppure per quelle che
affrontano l'aspetto artistico delle raffigurazioni religiose induiste.

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Indicazioni per la scrittura e la pronunzia
delle parole indiane

Per le parole indiane sono stati usati segni diacritici, relativi alla scrittura ed alla
pronunzia sanscrite. La scrittura delle parole in sanscrito e delle parole tratte dal
linguaggio popolare segue la forma usata negli scritti teologici neoindiani. In
generale le vocali e le consonanti seguono la nostra pronunzia, salvo alcune ecce­
zioni. L'accentuazione si basa sulla lunghezza o la brevità della vocale, così nella
parola Himalaya l'accento cade su ma.
Le vocali a, i, u possono essere lunghe o brevi. La vocale lunga è contrassegnata
da un tratto posto sulla stessa vocale, come a, i, ii. Le vocali e ed o sono sempre
lunghe.
Per la pronunzia delle consonanti senza segni diacritici bisogna seguire le
seguenti indicazioni:

c si pronunzia c come in àelo (Candra = Ciandra);


j si pronunzia g come in gelo (Vajra = Vadschra);
s è come una doppia s (Asura = Assura);
y si pronunzia i (Yaksa = Iaksa).

Per la pronunzia delle consonanti con segno diacritico valgono le seguenti


norme:

ii è palatale e si pronunzia gn;


n è gutturale;
1;1 ed n dentale e cerebrale, la differenza di pronunzia è esigua: nel primo
caso la punta della lingua poggia sui denti, nel secondo caso sulle gengive;
n;t nasale, come il francese gn, quando la consonante si trova dinanzi a
sibilante, a semivocale e ad h;
h, leggermente aspirata;
s, come se (Siva = Sciva);
9et rimangono d e t, solo che la punta della lingua tocca la gengiva.
La lettera h compare di solito con ad altre consonanti (bh, eh, dh, gh, kh,
ph, th). In tal caso costruisce con la consonante che l'accompagna un
suono comune.

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Introduzione

L'iconografia del pantheon induista com­ dogma rigido, come opera sacerdotale di
porta la descrizione ed il significato degli alta scuola plastica. Qui anche in epoca
artefatti nei quali ha trovato espressione una moderna non trova posto l'arte profana
concezione degli dèi specifica. L'immagine ovvero mondana. Sotto l'arte cultuale, ossia
cultuale, che sia scultura o rilievo, è nella di carattere religioso - l'esecuzione di un'o­
sua forma legata strettamente alle fonti ed pera d'arte era culto in sé e valeva anche
alle norme. Essa serve al fedele induista come meditazione, come processo di identi­
come oggetto di un culto religioso da una ficazione col divino - si nasconde l'incom­
parte, comé espressione plastica della dot­ mensurabile regno della mitologia indiana.
trina religiosa e come linguaggio simbolico Attraverso i secoli gli elementi simbolici
vincolante dall'altra. Per i credenti non dell'immagine cultuale - posture del corpo,
esperti nella lettura, la raffigurazione degli gesti delle mani, attributi, vestiario, il basa­
dèi possiede lo stesso contenuto e valore mento, le figure di contorno e gli elementi
della narrazione mitica, che dai tempi più stilistici simbolici - rimangono immutati.
antichi fu tramandata oralmente. Lo scultore o il pittore non esprimevano
quel che essi sentivano, anche se nuove epo­
che fornivano gli impulsi per un pensiero
che si rinnovava continuamente; l'artista si
L'immagine cultuale induista manteneva strettamente legato alle norme
codificate per dare espressione visibile agli
Nella esatta rappresentazione di una figura dèi quali compaiono nei miti e nelle versio­
divina (Pratima) la divinità si manifesta ni popolari. Il linguaggio simbolico era
come nel diagramma mistico (Yantra) e comprensibile in sé, al di là di confini socia­
nella formula mistica (Mantra). n concetto li, culturali e geografici.
di arte intesa come una plasmazione estetica La complessiva immagine cultuale induista si
individuale non rientra nel carattere religio­ sviluppò nel periodo che va dal I al XV secolo
so del Pratima: né per la tematica, né per la d.C. Le radici del pensiero induista risalgono
struttura, non per il sistema di proporzioni però a migliaia di anni or sono. L'Induismo
che ne è alla base (iconometria), e neanche non può essere considerato separato dalle più
per il simbolismo fortemente formalizzato. antiche forme religiose dell'India, come il
Quel che qui viene riportato come arte Vedismo, il Brahmanesimo e le credenze
indiana si presenta come espressione di un popolari autoctone. n sorgere di una nuova

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Introduzione

Lotta degli dèi e dei demoni secondo il Markandeya-Piiraya. Contro il re dei demoni Rak�afliga entrano in campo:
Brahmii, sul suo bianco Haq�sa, Indra sull'elefante, Vi�r;tu su Garuçla, Skanda sul pavone, Siva sul toro bianco Nandi.
Dietro di lui la terribile Kali, ed ancora dietro Durga a cavallo del leone.

religiosità negli ultimi secoli precedenti la Per una storia culturale e religiosa
nostra fu determinante per la rappresenta­ dell'India
zione antropomorfica degli dèi e per il siste­
ma da questi costituito: allora sorsero la I primi segni di una antica cultura superiore
concezione della trasmigrazione dell'anima in India si rivelano negli scavi della civiltà
e la dottrina della legge di causalità dell'lodo; questa civiltà si è sviluppata a par­
(Karman), che segnarono la fede nell'Aldilà tire dalla metà del terzo millennio a.C.
degli Indiani. Questa fede andava di pari Sebbene la scrittura di questa civiltà non sia
passo con le interazioni culturali; essa si tra­ stata completamente decifrata sino ad oggi,
sformava in una concezione degli dèi più i ritrovamenti archeologici di Harappa e
astratta, più concettuale. Mohanjodharo, sistemi urbani ordinati in
L'Induismo attuale, con la sua incalcolabile forma geometrica, ci permettono di gettare
quantità di disposizioni religiose e sociali, di uno sguardo verso questa antichissima
norme e di usanze, è il prodotto di un lungo epoca storica. Un notevole numero di picco­
processo storico. Esso sorse dagli antagoni­ li reperti, soprattutto nella forma di sigilli di
smi e dagli accordi delle diverse etnie che steatite con rappresentazioni di animali,
popolavano l'India. assieme a figure umane e a scritte, indicano

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Introduzione

che siamo al cospetto di simboli religiosi. Il


dato significativo al riguardo è che questi
più antichi e noti segni tipici dell'arte india­
na hanno mantenuto per m illenni quasi
immutata la loro validità; essi attraversano
il mondo formale delle diverse religioni
indiane.
Come tempo di fioritura della civiltà di
Harappa si considera il periodo che va dal
2300 al 2100 a.C. Verso la fine di quest'epo­
ca tribù di pastori e di agricoltori, i cosid­
detti Ariani, si dirigevano attraverso il passo
di Kybher verso il Nord-Est dell'India. La
loro superiorità dovuta alla capacità bellica
fece sì che il popolo dei Dravidi, anticamen­
te insediatosi nella regione, fosse spinto
sempre più verso Sud, per cui si aprì una
nuova epoca della civiltà dell'lodo (1600-
800 a.C. ) . Tutti i dati relativi a quest'«epoca
oscura» dell'India li recepiamo dalla poesia
religiosa, quella del Vedanta apparsa all'ini­
Brahmano nel suo raccoglimento mattutino, mentre
zio dell'epoca cristiana. Lo scambio cultura­ pratica un esercizio respiratorio (Piiraka-Prinayama).
le che si ebbe per ottocento anni fra gli Ari
invasori e i Dravidi , da tempo stanziati, si sero nel cosiddetto periodo vedico più
riflette nelle narrazioni mitiche dei Veda. recente (1000-500 a.C. ) . b tale fase si veri­
Non sono stati reperiti segni di un'arte reli­ ficò un processo di integrazione e di trasfor­
giosa in quest'epoca. mazione, di cui ci danno notizie le grandi
ll Vedismo degli Ari era politeistico. Essi imprese epiche del Mahabharata e del
compivano i loro sacrifici agli dèi a cielo Ramayana, i diciotto Puravas e i numerosi
aperto; nella loro concezione gli dèi erano libri dottrinari e giuridici. ·

dipendenti dai sacrifici compiuti dagli Nel Brahmanesimo, che sorse intorno
uomini. Accanto a questa tradizione conti­ all'800 a.C. , il politeismo vedico fu sostitui­
nuò a sussistere immutata una radicata fede to dal monoteismo e da concezioni pantei­
popolare, con demoni (Yak�as, Nagas), culti stiche. Gli dèi dal carattere naturale ed
di fertilità e materni. «atmosferico» degli Ari si ritirano dinanzi
Le divinità della più tarda triade induista ad un dio creatore pensato in maniera
(Trimiirti), ossia Brahma, Vi�I].u, Siva, assu­ astratta (Prajapati, Brahma). I suoi sacerdo­
mono nel pantheon vedico solo una posizio­ ti, i Brahmani, occupavano una posizione
ne subordinata. L'ordine celeste sottostava privilegiata ed esercitavano il loro potere
alle lotte per il potere politico sul suolo visibile e durevole nei confronti degli altri
indiano, soprattutto a quelle che si produs- strati della società.

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r
Introduzione

Contro la classe sacerdotale si rivolgevano Nord-Ovest del paese, incominciava la sto­


allora i movimenti riformatori del Buddha ria in senso stretto; Danus (522-486 a.C.)
(563 -483 a.C.) e di Jina (539-467 a.C . ) . pose sotto il proprio dominio le regioni del
Questi fondatori d i religioni erano originari Punjab e del Sind. Fino alla vittoriosa cam­
del Bihar, una regione con la maggioranza pagna di Alessandro (326 a.C.) il Nord
della popolazione non aria; essi appartene­ dell'India rimase in parte nelle mani dei
vano alla casta guerriera, subordinata gerar­ Persiani, in parte dei Greci. Durante
chicamente a quella sacerdotale. l'epoca di Alessandro un signore indiano,
Col Buddhismo e col Giainismo sorse una Candragupta Mauria, poté salire al trono di
nuova religiosità. I culti sacrificati vedici Bihar e fondare il grande impero Maurya.
furono eliminati dal culto templare e da Questo impero ebbe la sua grande fiori­
quello devozionale (Pùja ) . La religione tura sotto Asokhavardana, nipote di
divenne allora una dottrina di salvezza, e la Candraguptas (incoronato nel 220 a.C. ) , il
fede si incentrò sul principio del karman, la quale impose il suo comando su tutta
concezione di un eterno corso circolare di l'India, ad eccezione del territorio meridio­
tutte le esistenze, legate al principio di nale dei Tamil e del Malayalam. Allora
causa-effetto. furono poste le fondamenta sulle quali si
Per avere la possibilità di sopravvivere, il collocò il Buddhismo come religione di
Brahmanesimo originario dovette legarsi ai Stato, e costituì quell'immagine religiosa
culti pre-ariani dei vari gruppi etnici, ossia che sarebbe stata diffusa anche in altre
rinunciare alla sua pretesa elitaria e divenire regioni come Sri Lanka e Birmania. L'arte
popolare. Concretamente esso si collegò alle ricevette forti impulsi ed il primo scritto
forme di credenza popolare; legame che, sia indiano (Brahmi) si diffuse in tutto il sub­
al livello religioso che a quello sociale - qui continente. Con la caduta dell'impero di
si realizzava l'ordine gerarchico della caste­ Maurya (185 a.C . ) , dal Nord-Ovest soprag­
costituì una forza di opposizione nei con­ giunse un nuovo esercito greco, comanda­
fronti del movimento riformatore. Su queste to da Demetrio ed occupò la capitale
basi si costituì dunque l'Induismo, che nei Pataliputra. Nella regione occupata sorse
primi secoli dell'era cristiana tornò ad argi­ un impero greco-indiano, che dopo la
nare il Buddhismo, nel frattempo diffuso in morte di Demetrio fu retto da re indo-greci
tutta l'India, per cui a partire dal VI secolo ed indo-partici, fino a che crollò sotto il
ebbe una nuova ripresa. colpo di ripetute invasioni di popoli noma­
Sino al compimento del movimento rifor­ di (Sakas). In ambito artistico, però, l'in­
matore degli ultimi secoli dell'era pre-cri­ flusso greco fu particolarmente significativo
stiana non ci è nota alcuna arte indiana e durevole: l'arte buddhista di Gandhara è
significativa. Soltanto quando l'India cadde influenzata essenzialmente da quella greca.
nell'ambito d'influenza di potenze straniere, Mentre nell a zona nord-occidentale dell 'India
si produsse una storia documentabile ed si sviluppava, in seguito all'invasione di
uno sviluppo artistico i cui resti archeologi­ diversi gruppi di Sciti (Sakas, Kusaoas,
ci hanno un valore effettivo. Pahlavas) , una cultura indo-scitica con
Con gli Achemenidi, che penetrarono dal un'arte indo-ellenistica, il Sud dell'India,

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Introduzione

Un guru impartisce l'insegnamento a due Rajput sulla base del Bhagavadgita.

poco minacciato dall'esterno e non sotto­ Brahmani Kumarila e Sankaracii rya raffor­
posto al Buddhismo, poté per la prima zarono il dominio sacerdotale in contrap­
volta estendere il suo potere sul Dekhan e posizione al Buddhismo, ed approfondiro­
oltre, verso Nord. Le dinastie Satavahana no in senso filosofico la religione popolare.
del Sud dell'India fondarono accademie Con i nomi della stirpe dei dominatori
tamil; poeti e drammaturghi in lingua san­ Calukyas (Dekhan) e Pallavas (costa sud­
scrita diedero all'Induismo un nuovo orientale) si legano tra loro le prime forme
impulso. Quando poi nel IV secolo nuova­ dello stile artistico dell'Induismo del Sud
mente un re, Candragupta di Bihar, poté come una architettura templare pienamen­
estendere il proprio dominio sull'intero te sviluppata. I Colas (fine del IX secolo)
Nord dell'India, nacque il periodo Gupta: ne presero l'eredità: la loro cultura donò
l'India entrò in un'epoca classica della poe­ all'India le sculture bronzee più eccelse.
sia in sanscrito e dell'arte plastica. Mentre le fiorenti dinastie induiste dell'India
Nella seconda metà del VII secolo si pote­ meridionale potevano estendere il loro
rono stabilire dinastie regionali, che subi­ influsso sulle zone limitrofe dell'India, os­
rono l'influsso del ridestato Induismo. Vari sia sull'arcipelago della Malesia e sul­
santi (AJvars, cfr. par. 2.13 .1) percorsero il l'Indonesia, il Nord ed il Nord-Ovest
paese, poetando in onore di Vi�o.u e Siva. I dell'India, a partire dall'VIU secolo caddero

17

r
Introduzione

sotto le mire di popolazioni islamiche in fase tradizione, dall'altra a una sintesi col pen­
di espansione. siero occidentale. Anche la lotta contro le
Il fervore religioso dei nuovi padroni non missioni cristiane favorì una rinascenza
solo si diresse contro la politica induista, ma della religiosità indiana. Nonostante la per­
anche contro la sua arte plastica. Nel Nord tinace azione deculturalizzante straniera,
furono distrutti numerosi templi ed oggetti l'Induismo è riuscito ad affermarsi quale
d'arte. Solo le dinastie del Sud dell'India forza motrice culturale e quindi anche poli­
poterono, almeno sino al 1565 , opporsi tica e sociale.
all'invasione islamica e mantenere in vita Dopo la formazione degli Stati dell'India e
una cultura induista, rafforzandola. del Pakistan, autonomi nella loro posizione
Nel Nord dell'India gran parte della popo­ confederale (1947) , gran parte della popola­
lazione fu convertita all'Islam, ed il potere zione musulmana si trasferì dall'India verso
del sultanato di Delhi ebbe termine nel il Pakistan, per cui attualmente 1 '83% degli
1526. I Mongoli rappresentarono per l'India Indiani, ossia più di 600 milioni di persone,
i nuovi signori ma, al contrario dei domina­ sono lnduisti. Nell'insieme l'India ha 844
tori islamici della prima fase, si adoperarono milioni di abitanti, dei quali nel popoloso
per un sincretismo induistico-musulmano Nord ne vive il 72%: essi costituiscono un
anche in ambito artistico. Così nel nome di gruppo linguistico prevalentemente indo­
Akbar (1542-1605 ) si fondono una nuova ario; nel Sud vive il 25%, di lingua dravidi­
concezione religiosa ed un nuovo stile arti­ ca. E come si divide quel 17% non induista?
stico indù-islamico. L'li% è costituito da Musulmani, 2 ,6 %
Lo stabilirsi in India della potenze coloniali Cristiani, 1,9% Sikh, 0 ,7% Buddhisti e 0 ,5
europee, dalla fine del XVII all'inizio del Jainisti.
XX secolo, portò l'Induismo a confrontar­
si con un'altra religione mediterranea, il
Cristianesimo. Nello stesso momento in cui I.:Induismo come sistema religioso
Nadir Shah saccheggiava la città di Delhi,
gli Inglesi occuparono Calcutta ( 1690), e L'Induismo come religione non conosce
dopo la battaglia di Plassey ( 1757) poterono nessun fondatore ed ha pochissimi dogmi.
affermare contro i Francesi il loro dominio Dal punto di vista religioso esso costituisce
sull'India. un insieme onnicomprensivo di concezioni,
L'occupazione coloniale costituì una delle che vanno dall'ateismo della filosofia
cause per le quali la civiltà induista e con Saf!lkhya di Kapila al panteismo dei
questa la cultura islamico-induista incomin­ Purattas. Quale che sia comunque il tipo di
ciarono a degenerare. Il numero degli fede al quale un Induista si senta legato, il
Induisti che si convertirono alla fede cristia­ suo credo è pur sempre ortodosso.
na rim 1e tuttavia esiguo. Solo le persone La mancanza di una teologia unitaria reca
colte si adattarono alle forme ed allo stile di come conseguenza che il divino si possa
vita europee; queste favorirono riforme manifestare nelle entità più varie, rappre­
(Arya Samaj e Brahma Samaj) che da una sentate in maniera concreta oppure in
parte tendevano a una ripresa della propria maniera astratta. Il divino si mostra del resto

18

r 1
Introduzione

anche negli esseri umani, negli animali, nelle assieme a Vi�z:tu, è in rel azione con -+ Rama.
piante e nella natura inanimata. Tutti vengono cultuati all a stessa maniera in
n pensiero induista è una concezione com­ cui viene venerato Vi�qu.
plessa, che raccoglie elementi mitologici e A questo tipo di credo è strettamente colle­
filosofici, nella quale i differenti sistemi filo­ gato anche il culto della Bhakti, che signifi­
sofici - Nyaya, Vaisesika, Sao;tkhya, Yoga, ca sia devozione che culto passionale, e che
Purva, Mimansa e Uttara Mimansa- posso­ si esprime in una tensione verso l'unificazio­
no essere considerati il credo di base degli ne in dio; questa tensione viene sottolineata
intellettuali, e la mitologia la fede di base da una condotta di vita morale. L'amore
delle masse. Sotto il termine di mitologia vi incondizionato di Rahda e Kr�oa costituisce
è da considerare una serie pressoché inter­ la rappresentazione allegorica della Bhakti:
minabile di fonti e di rituali, prima traman­ l'unione dell'anima col dio.
dati oralmente, poi in epoca cristiana in Accanto al culto di Radha-Kr�Qa nelle epo­
forma scritta, in sanscrito. A queste fonti che diverse si sono costituite nel Sud come
sacre appartengono i Veda, con si derati una nel Nord dell'India delle sette vi�quite. Fra
rivelazione, i Puratzas e i Brahmatzas, le gran­ queste la setta Ramanuja, che condannò il
di epopee del Mahabharata e del Ramayana, sistema delle caste e che vide nel culto del
successivamente gli Agamas e i Tantras. dio l'eliminazione di tutte le differenze
Nella fase di n as cit a dell'Induismo si costi­
tuirono sei filoni religiosi principali:
Vi�Quismo, Sivaism o, Sa kt a, Gaoapatya,
Saurapatya e Sm a rth a , che in m aniera più o
meno stretta sono legati ad una divinità spe­
cifica. È fenomeno peculiare il fatto, che
nonostante il gran numero di dèi induisti
risalenti a epoche diverse, a diverse culture,
celebrati sia nel rituale pubblico che in quel­
lo privato, l'Induismo non sia di fatto una
religione politeistica. Ogni Induista ricono­
sce basilarmente solo un dio come principa­
le; allo stesso tempo però nessuna delle divi­
nità può essere vista come unica e assoluta,
nessuna può pretendere per sé il rango di
divinità somma. I Vi �Quit i venerano il reg­
gente, colui che preserva l'unità induista, -+
Vi�Qu, o anche una delle sue incarnazioni
(ad esempio -+ Kr�z:ta), come dio supremo.
Nell'ambito degli dèi vi�Quiti, abbiamo -+
Lak�mi, la sposa di Vi�QU, -+ Garuqa,
l'aquila mitica che trasporta Vi�qu, come
anche il re delle scimmie -+ Hanuman , che, K�t:ta e Rlidhii.

19

r
Introduzione

sociali. L'eroe -+ Rama rappresentò per i (Sakti) del dio, senza la quale egli sarebbe
primi aderenti della setta Ramanuja ed i suc­ un corpo senza vita. Nel culto fallico (culto
cessivi seguaci il supremo ideale. Liriga) si manifesta il suo aspetto più popo­
La fede sivaita è ben più antica del lare. Come oggetto di culto gli Sivaiti usano
Vi�Quismo. Nella triade induista -+ Siva è il sia simboli aniconici (pietre prese dai letti
dio distruttore; gli Sivaiti considerano le dei fiumi o dalle montagne) , che materiale
altre due divinità, Brahma, il creatore e plasmato in forma di pene.
Vi�Qu, il conservatore, come meri elementi, Le varie sette dello Sivaismo sviluppano
ossia funzioni, di Siva. anzitutto l'aspetto ascetico del dio. Me­
Gran parte degli Sivaiti aderiscono alla dot­ diante automortificazioni, con le quali l'ani­
trina panteistica Advaita; per costoro la ma dovrà liberarsi, si dà impulso alla fede.
conoscenza (Iiiana, la sapienza e la dottrina Gli Induisti che venerano la dea (Devi)
ascetica) è sovraordinata ad ogni comporta­ quale sommo principio divino si riconosco­
mento morale. no nella setta degli Saktas. Come prima
Dei culti Bhakti ispirati ai Vi�Quiti, anche indicato, l'energia femminile (Sakti) della
poeti come Maoikkavakar (IX secolo) loda­
vano la profonda devozione verso il dio, in
quanto considerata il gradino più alto del
culto. Essi in tal modo introducevano dure­
volmente il culto della Bhakti nello Sivai­
smo.
La popolarità dello Sivaismo è strettamente
connessa con la figura di Saokaracàrya (788-
820), il fondatore dell' Advaita Vedanta.
Questi insegnava che il mondo e tutte le sue
manifestazioni si fondano sull'inganno,
sostenute dalla forza di Maya. Non vi è nulla
di assoluto, neanche gli dèi. Ogni esistenza è
sottoposta al tempo, per cui è in continua
trasformazione. Per avvicinare la sua dottri­
na al popolo, Sarlkarakiirya incorporò parte
della fede popolare e la integrò, in base alla
narrativa mitica, al suo sistema di pensiero.
Egli fu determinante nell'eliminazione del
Buddhismo dall'India.
Siva è il solo dei grandi dèi dell'Induismo ad
avere carattere naturalistico. In quanto dio
della distruzione egli è anche dio del rinno­ Siva come padre di famiglia (cfr. par. 2 .4.1.5).
Accanto a lui Durgii, che ha tra le braccia il piccolo
vamento, quindi come coppia divina egli
Gaoe5ii e dinanzi a loro Skanda dalle sei teste. Si
impersona il principio dell'unione dei sessi. vedono tutti i loro animali: il toro di Siva, il leone di
La dea (-+ Parvati) o l'energia femminile Durgii, il topo di Gaoe5ii e il pavone di Skanda.

20

r
Introduzione

dea è in rapporto con lo Sivaismo. sacrificati degli Saktas consistono essenzial- ·

Aderirono al culto Sakta vari filosofi famo­ mente in sacrifici cruenti dedicati alla dea
si, da Sànkariikiirya a Ramakrishna e a Kali: negli incontri segreti hanno particola­
Vivekananda, che vissero nd Bengala nel re rilievo i rituali erotici. Ai sacri testi degli
XIX secolo. Saktas appartengono i Tantra («libri») , che
Secondo gli Siiktas, Siva è sottoposto alla contengono descrizioni dettagliate dei riti
dea. n suo culto presenta vari aspetti: da una sacrificati.
parte ella è colei che dà, la madre generosa, Quei fedeli che venerano come somma divi­
dall'altra è la dea sanguinaria, che distrugge nità -+ Gll(le�a, il dio dalla testa d'elefante,
tutto quello che ha creato. A seconda del­ facente anch'egli parte delle divinità Sivaite,
l' aspetto che essa impersona, reca i nomi -+ si sono separati dagli Sivaiti e si definiscono
Durga, -+ Kali o -+ Bhavani. Gaoapatyas. Essi non poterono mai rag­
Gli Saktas si dividono in <<Veneratori della giungere un numero elevato, anche perché
mano destra» (Daksinamargis) e <<Veneraro­ Gaoda è di gran lunga la divinità più popo­
ri della mano sinistra» (Vamamargis); i lare in India, e viene onorato da altre sette
primi praticano pubblicamente i loro rituali, oltre che da appartenenti ad altre comunità
gli altri si incontrano segretamente. I riti di fedeli.

Ga1;1esi con le sue mogli Buddhi e Siddhi.

21

r
Introduzione

La setta dei Sarupatyas, oggi quasi inesisten­ di questo dio. Tranne poche eccezioni non
te, venerava sino al XII secolo l'antico dio­ si conoscono templi dedicati a Brahma.
sole vedico Siirya. Nell'Induismo attuale le Soprattutto al livello popolare quaesta divi­
divinità vediche, che nella loro posizione nità creatrice non ha trovato alcuna acco­
gerarchica furono distaccate dalla -+ glienza. L'idea di assoluto è estranea agli
Trimiirti, svolgono, in quanto entità protet­ Induisti. La loro fede potrebbe essere consi­
trici, un ruolo subordinato. Siirya è ancora derata sia monoteistica che panteistica, e
molto venerato dagli aderenti alle diverse persino politeistica. La fede in un principio
sette induiste, anche se non vi sono più tem­ divino è intesa in ultima analisi come un
pli a lui consacrati; la divinità viene invoca­ concetto di non rappresentabile e non con­
ta ogni giorno nelle preghiere mattutine e cepibile secondo i parametri umani. Per
serali. rendere concepibile il principio divino lo si
Come ultim a setta consideriamo gli articola in varie funzioni: come entità crea­
Smarthas. Essi sono poco legati ad una trice è Brahma, reggitrice è Vi�QU, distruggi­
divinità specifica. Considerano di pari livel­ trice Siva. Di fatto però ogni altra divinità,
lo tutte le divinità induiste, ed in base a persino di altro ambito religioso, può iden­
questo princio venerano ora l'una ora l'al­ tificarsi con queste funzioni: anche il dio dei
tra. Al rifiuto, da parte di questa setta, di Cristiani o la Madonna, la madre di Dio,
assumere una sua specifica e decisa posizio­ possono essere inseriti in questo sistema,
ne potrebbe essere addebitato il non aver purché non manifestino pretesa di assolu­
determinato alcun influsso sia sulla storia tezza. Quindi per gli Induisti vale l'assunto
dell'Induismo che sulla vita religiosa degli secondo il quale nessuna singola divinità
Indiani. avrebbe la perfezione del divino e neanche
Agli Smarthas aderirono soprattutto intel­ potrebbe approssimarsi a questo, al di là
lettuali, come S al)karaciirya all'inizio del IX degli attributi espressi visivamente da ogget­
secolo, che sostenne in egual misura lo ti specifici.
Sivaismo e il culto Sakta. O quel colto Da ciò deriva che, nonostante la grande
Bengalese dell'inizio del XX secolo, che quantità di dèi con i loro nomi, soprannomi,
disse: «Digiuno nel giorno di Sivaratri per­ aspetti, incarnazioni, per il credente indui­
ché è consacrato a Siva, digiuno nel giorno sta non si genera nessuna confusione. Da un
Ekadasi perché è consacrato a VisQI,l, pianto lato egli si tiene legato al suo dio principale,
l'albero di Bel perché è caro a Siva, e la dall'altro trascende la comprensione del dio.
pianta di Tulsi perché è cara a Vi�Qu. La Al di sopra delle sette il credente induista
maggior parte degli Induisti non appartiene venera le tre divinità per lui fondamentali.
a sette. Sebbene si scriva molto delle sette e L'una è la protettrice del villaggio o della
ciò desti scalpore, esse in effetti costituisco­ città (Gramadevata ) , l'altra protegge la
no una esigua minoranza». famiglia (Kuladevata) , e la terza è una divi­
Considerando le differenti credenze, appare nità che egli stesso sceglie e sulla quale
rimarchevole che il dio creatore -+ Brahma orienta la propria vita U�tadevata) .
non abbia un suo culto specifico, e che non Il culto del dio del villaggio si realizza nel
si sia costituita alcuna setta attorno al culto tempio, quello della divinità familiare all 'in-

22

r 1
Introduzione

ne con questa entità qualifichi la persona


come appartenente ad una determinata
setta.
L'appartenenza ad una setta non ha un
carattere decisivo nella vita religiosa di tutti
i giorni di un Indiano. Sonc invece decisivi i
suoi comportamenti religiosi e il tipo di
comportamento cultuale, ascetico o rituale.
Egli rimane pur sempre Induista, anche se
professa un'altra religione, come ad esempio
il Cristianesimo. D'altro canto l'Induismo
come religione è aperta ad ogni essere
umano. Senza nessun rituale di iniziazione,
come ad esempio il battesimo cristiano, si
può aderire ad uno dei filoni religiosi indui­
sti. Colui che vi aderisce non potrà divenire
sacerdote (Brahmano), ma potrà divenire
santo, anche se si definirà cristiano.

Surabhi, la vacca mitica dell'abbondanza. Stampa


popolare per la festa di Deepavali.

La letteratura sacra
temo delle mura domestiche. La divinità
personale è portata sempre con sé dai fede­ Come fonti sacre gli Induisti considerano
li, in forma di simbolo o come sculura in una serie di opere designate come compo­
miniatura, o per lo meno deve essere tenuta nenti principali e secondarie dei Veda. La
sempre a portata di mano. poesia celeste dei Veda, soprattutto il
Le divinità protettrici hanno per lo più un R�veda, appartiene alla letteratura religiosa
significato locale; esse fanno parte della cer­ più antica; essa rappresenta la testimonianza
chia degli dèi popolari venerati da secoli della migrazione aria in India di molti seco­
dagli Indiani. In parte questi dèi locali furo­ li orsono.
no identificati con i grandi dèi induisti; L'opera del R�veda comprende 1028 raccol­
molti invece hanno mutuato il loro signifi­ te (SaJ.tlhitas) di inni divini, formule magiche
cato locale originario dal culto della fertilità e formule sacrificati. Al R�veda furono col
o della madre e vengono venerati in manie­ tempo aggiunti vari Sarphitas, cosa che
ra simbolica, ad esempio in forma di reci­ awenne anche per il Samat•eda, lo Yajurveda
piente. e l'Atharvaveda, contenenti informazioni
Per la divinità che ciascuno sceglie da sé, si specifiche per azioni magiche e religiose,
può trattare di un dio o di una dea del come anche per il rito domestico.
pantheon induista, senza che l'identificazio- I Veda per l'ortodosso induista sono qualco-

23

r
Introduzione

sa di definitivo, sacra manifestazione esi­


stente dall'eternità. Ogni parola ivi contenu­
ta è di origina divina, nessuna lettera può
essere considerata falsa da qualsivoglia
scuola; diversamente da altri lavori della let­
teratura sacra, verso i quali si è rivolta alme­
no qualche critica sulla autenticità e sul
valore, ciò non può accadere coi Veda.
I Veda ebbero riconosciuta la loro validità
allorché essi e l'ideologia a questi legata
furono del tutto scisse dalle nuove «formule
mondane» di carattere religioso (cfr. -+
Trimiirti) .
Dall'VIII al VI secolo a.C. i Veda furono
articolati come opera religiosa. Vennero
loro aggiunte discussioni teologiche
(Brahmanas), e dottrine segrete ( Upan#ad) .
Al contrario dagli inni degli dèi, gli scritti
filosofici insegnano che esiste un impersona­
le principio del mondo (Brahman o Atman ) .
L a prospettiva teologica della tarda epoca
vedica considerò i Veda creati dall' Atman:
Brahmano con il m anoscritto vcdico ed il cucchiaio
essi furono «ispirati».
sacrificalc.
Quel che rappresentano i Veda per la filoso­
fia dell'India, i Purattas (antiche narrazioni)
lo sono per la mitologia e per la composizio­ relative alle cosmogonie, alla dottrina degli
ne iconografica degli dèi. Per la conoscenza dèi, l'agiografia, come i dibattiti filosofici e
del sistema mitico i Purattas, assieme all'epi­ scientifici, sono espresse in forma poetica
ca popolare del Mahabharata e del sin dall'anno 3 102 a.C. Questa data rappre­
Ramayana, sono le fonti letterarie fonda­ senta l'inizio del Kaliyuga, la quarta ed ulti­
mentali. Essi appartengono, come compo­ ma età del mondo (cfr. par. 2.3 .2).
nenti di contorno dei Veda agli scritti sacri In base al calcolo del tempo mediante gli
indiani; o, detto in altro modo, al pensiero Yugas si colloca in tale fase la poesia del­
che, in relazione coi Veda è considerato orto­ l'epica e dei Purattas.
dosso, riferendosi ai Purattas è considerato Nientemeno che Javaharlal Nehru ( 1889-
lnduismo puranico. 1964 ) , il primo presidente del consiglio
I Purattas si sono formati e sviluppati nel dell'India libera, ha evidenziato il significa­
corso di più secoli; la loro produzione si to vitale delle due epopee del Mahabharata e
concluse nel VI secolo a.C. Dal punto di del Ramayana: «Sebbene i due poemi si ori­
vista mitico-storico si tratta di un lavoro ginino da un indistinto tempo primordiale,
particolarmente ricco, in cui tutte le fonti rappresentano, nella vita del popolo india-

24

r 1
Introduzione

Kr��;�a, guida del carro, parla ad Arjuna del Bhagavadgitii.

Rama e Sita sul trono.

25

r
Introduzione

no, sempre una forza viva che si manifesta li tempio induista non solo COStltUlSCe il
nelle traduzioni e nelle elaborazioni, ed in punto centrale della vita religiosa di tutti i
quell'arte multiforme in cui fonti e leggende giorni, ma anche di quella sociale. Ll si
si propagano e divengono parte integrante incontra la comunità per le funzioni o per
del modo di vivere di un popolo». assistere alle rappresentazioni del teatro
popolare, o per ascoltare i narratori di sto­
rie; gran parte del tempo libero viene tra­
scorso in questo luogo. La vita degli dèi è
La vita religiosa degli Induisti sempre presente. Non vi è nessuna storia,
nessuna rappresentazione storica e nessuna
Per gli Induisti odierni le poesie mitiche e le conversazione, in cui gli dèi non svolgano
immagini di culto a queste strettamente con­ un ruolo. Anche in un'epoca di rapida tec­
nesse, il culto templare come quello dome­ nicizzazione e di generali cambiamenti
stico, la visita dei luoghi sacri e le feste reli­ socio-culturali, l'Induismo rimane intatto.
giose costituiscono le colonne portanti del Le rappresentazioni delle numerose sculture
loro pensiero, del loro sentire e del loro raffiguranti le divinità - solo a Benares si
comportamento religioso. trovano 2000 templi, con un totale di circa
Senza una organizzazione centrale al­ mezzo milione di raffigurazioni - non hanno
l'Induismo è riuscito di mantenere in armonia bisogno di spiegazioni, perché anche i bam­
la vita religiosa e la mondana. Persino un bini conoscono il contesto tematico . I
Indiano analfabeta ha maggiori conoscenze fumetti, che in centinaia di raccolte riporta­
sugli dèi, sui miti e sul linguaggio simbolico no i miti indiani e con questi le storie mille­
delle immagini culruali di quante non ne abbia narie, utilizzano a fine pubblicitario lo slo­
un cristiano proveniente da una regione indu­ gan: «Leggi Amar Chitra Katha (racconti
strializzata dell'Occidente sulla propria religio­ mitici) e racconta a tua nonna ogni sera una
ne, nonostante una lunga istruzione scolastica. storia ! ». Per chi non sa leggere, questo

ONE DIIY, M/IHMII , THE CKE�fn:lf?. , M!O VI611NI.I , THE PRESERVERJ


11801/T WHICH OF TtleM Wll6 THE 8/lEIITER . �-�---.....;...--::::==:::=::�c:::tr' '-1

l AM TH E CREATOR .
THE RE WOULO 8f
HO WORLD
WITHOOT M E .

Mitologia a fumetti: disputa verbale fra Brahmii e Vi�r:tu s u chi sia i l più grande.

26
Introduzione

materiale popolare lo si trova anche in cas­


sette, e la regolare visita al tempio fa il resto
per avvicinare alla vita religiosa.
Ogni comportamento religioso è per
l'Induista ben finalizzato, in quanto perse­
gue l'affrancamento da tutti i legami dell'es­
sere, ricerca la liberazione (Mukti). Alla fine
il ciclo che sempre ritorna, della nascita,
della morte e della reincarnazione, si dovrà
chiudere e l'anima non tornerà più a legarsi
ad una forma esteriore. La dottrina della
reincarnazione dell'Indusismo si differenzia
in maniera significativa da quella del
Buddhismo. Mentre i Buddhisti negano l'e­
sistenza dell'anima e vedono come causa
della rinascita l'ultimo pensiero formulato
nel momento in cui si muore, per l'Induista
l'anima è un contenitore di tutte le esperien­
ze vissute. Essa dopo la morte abbandona il
corpo e cerca una nuova forma di esistenza
esteriore. Ecco quel che insegna il Asceta nel suo eremo.
Bhagavadgita: «Come un essere umano
mette via gli abiti usati e ne prende altri,
nuovi, cosl l'anima ripone i corpi utilizzati dono a ciò, alla liberazione, alla fine del
ed entra in altri corpi, nuovi». ciclo vitale. La venerazione dell'immagine
L'Induista crede nella trasmigrazione del­ di culto ed il compimento giornaliero dei
l'anima, in un intermezzo fra morte e rein­ rituali religiosi sono parte fondamentale del
carnazione e nell'esistenza di un giudice dei giusto cammino.
morti (Yama) che stabilisce in quale forma Un'altra di queste pietre miliari sul cammino
debba proseguire la vita dopo la morte. della liberazione è la visita dei luoghi di pel­
Considerando pur per sommi capi la dottri­ legrinaggio e ai luoghi sacri, tra i quali
na della reincarnazione, notiamo come la soprattutto Benares - quale dimora di Siva -,
sua comprensione vada dalle semplici con­ Mayhurii - come luogo natale di Kr�qa -,
cezioni popolari sino a complesse teorie Dvarka e Orissi quali santuari di K(lQa e
metafisiche. La quotidianità degli Indiani è delle sue varie raffigurazioni. Vi è poi anco­
caratterizzata dalla diffusa fede nella rein­ ra Rimdvaram, luogo dal quale Rima partl
carnazione; il fatto che essi si pongano per la sua campagna militare contro il re dei
come fine della vita nel mondo, il tendere al demoni RavaQii; molte città situate presso
piacevole (Kiima) , all 'utile (Artha) ed al fiumi sacri, come ad esempio Hardviir sul
buono (Dharma) , per loro non costituisce Gange, dove ogni dodici anni si celebra la
una contraddizione. Tutte le creature ten- festa Khumbha-melii, in occasione della

27

r
Introduzione

quale molti milioni di persone si riuniscono tanto ci si imbatte in cortei funebri, e si


per il bagno rituale; ·ed infine il lago di incontrano centinaia di persone anziane
Manasarovar ed il monte Kailasa, entrambi venute in questo luogo ad attendere la
situati nell'Himalaya tibetano. morte. Morire a Benares dovrebbe liberare
Un Induista dovrebbe visitare nel corso da tutti i peccati ed assicurare una vita in
della sua vita tutti i luoghi sacri possibili, ma cielo tra gli dèi. Per questo motivo Benares
almeno una volta Benares (KaSI) , la più e tutti i luoghi mete di pellegrinaggi sono
santa di tutte le città. La visita combinata di località della gioia, dove si è vicinissimi agli
Benares e di Rame�varam costituisce il dèi.
punto culminante della vita di un devoto Ciascuna meta di pellegrinaggio ha la sua
induista: esse distano fra loro circa 2000 chi­ storia. Le leggende a tale riguardo sono cosl
lometri. Anzitutto viene consigliata la visita numerose come i nomi degli dèi, come le
a Benares e ivi di bagnarsi nel sacro fiume, il tante rappresentazioni, emanazioni, manife­
Gange (Ganga) . «Stupito, lo straniero osser­ stazioni della divinità. Inoltre ciascun luogo
va come uomini e donne in atteggiamento sacro ha numerosi tabernacoli per le divinità
religioso, rimanendo immersi nella corrente locali, per i demoni e per i geni della natura.
sino al petto o sino al capo raccolgono l'ac­ Fondamentalmente ogni centimetro quadra­
qua nel cavo delle mani, fanno gargarismi, to del suolo, ogni pietra, albero o arbusto,
puliscono la bocca, la bevono, senza badare l'erba, gli animali, dalla mucca al verme, gli
al fatto che a pochi metri di distanza vi sia stagni, i laghi e i fiumi, e persino la polvere
un cane morto e degli escrementi. A lungo delle strade, sono sacri in questi luoghi di
gli scienziati hanno studiato lo strano potere pellegrinaggio.
purificatore del Gange, soprattutto a Così l'Induismo definisce e regola la vita
Benares, dove viene spiegato con la partico­ quotidiana dei suoi fedeli, sostiene il siste­
lare natura biologica del letto fluviale» ma delle caste, offre le prospettive dell'esi­
(Thomas Ross). stenza. Lo si può concepire come fa il gran­
n fedele è quindi tenuto a compiere a piedi de indologo Helmuth von Glasenapp («l
il cammino verso Rimesvaram e a ripetere suoi dogmi limitano la vita del singolo in
il bagno rituale in mare. una maniera estranea a tutte le altre religio­
Il lungo viaggio, se compiuto in treno, in ni»), ma lo si può intendere anche come
auto o in aereo, pregiudica la sacralità del­ una tecnica di norme sociali, presente in
la meta. Per un visitatore proveniente ogni dottrina religiosa. In India si uniscono
dall'Occidente, Benares appare sia come un tolleranza religiosa ed intolleranza sociale,
crocevia della devozione che un luogo di in una maniera che sembra rappresentare
morte. L'aria è impregnata di odore di carne l'esatto contrario del Cristianesimo occi­
bruciata: è il fumo delle cremazioni. Ogni dentale.

28

r 1
Suddivisione sistematica

L a suddivisione i n otto capitoli è sistematica (dèi in forma di animali, animali da cavalca­


e tematica, per il fatto che questo volume re e animali fantastici) , alberi, piante, fiori e
offre una dettagliata ed allo stesso tempo le varie manifestazioni della natura, ha la
generale introduzione al complesso gigante­ funzione di facilitare la consultazione.
sco dell'iconografia induista, e pone nella n quarto, quinto, sesto e settimo capitolo si
sua giusta collocazione il riferimento temati­ occupano del simbolismo delle altre raffigu­
co nei confronti della mitologia. L'immagine razioni degli altri dèi divisi in base alle tema­
cultuale induista è formata da varie compo­ tiche. Per delineare anche qui le varie diffe­
nenti messe insieme, che mantengono la renze, i suindicati capitoli sono stati ulte­
loro simbologia anche se svincolate dalla riormente suddivisi. Ad esempio il quarto
connessione con la scultura: per questo capitolo si articola in base alle posture del
motivo queste parti verranno raccolte e trat­ corpo: in piedi, seduto o in altra posizione.
tate in differenti capitoli. Il quinto si suddivide in base alla posizione
n primo capitolo comprende le norme ico­ delle mani (Mudras): una mano, due mani
nografiche ed il significato dell'immagine ecc.
cultuale nell'Induismo e serve a fornire le Il sesto capitolo (attributi) è ordinato alfa­
conoscenze fondamentali. beticamente, per cui si limita alla sequenza
Nel secondo capitolo verrà presentato dei singoli attributi. La consultazione di un
l'Induismo attuale ortodosso, ossia il pura­ attributo, che si riconosce nelle mani di una
nico, il pantheon diviso in base all a triade scultura di una divinità, viene facilitata dal­
divina, le dee, gli dèi vedici nell'Induismo l'ordine alfabetico. Per lo più anche le
attuale e le divinità subordinate, i santi e i varianti delle raffigurazioni tengono conto
demoni. In questo capitolo viene tralasciato sia del tipo di attributo che del modo in cui
il significato attuale della simbologia dei lo si porta.
dettagli degli attributi, degli emblemi ecc., n settimo capitolo si suddivide in copricapi,
poiché questa problematica viene conside­ acconciature, gioielli· e vesti. Ciascuno dei
rata in un capitolo a parte. vari punti mostra una suddivisione detta­
n terzo capitolo si occupa della natura che, gliata; per esempio, per quanto concerne il
come manifestazione del divino, non si deve vestiario, esso viene suddiviso in: vesti, cin­
pensare separata dall'iconografia delle raffi­ ture, fasce pettorali e cordone sacrificate.
gurazioni degli dèi induisti. La suddivisione Nell'ottavo capitolo vengono chiariti alcuni
tematica del capitolo consistente in animali elementi dell'immagine cultuale in bàse al

29

r 1
Suddivisione sistematica

suo contenuto simbolico. Rimandi ad altri ta un utile strumento per la ricerca, in quan­
capitoli stabiliscono la relazione tematica o to ogni aspetto, ogni manifestazione, ogni
iconografica con questo capitolo. incarnazione ed emanazione di una divinità
L'accesso a questo manuale è possibile ha una propria denominazione.
anche se si vogliono informazioni monote­ In aggiunta all ' indice dei contenuti, che
matiche. Ogni capitolo infatti passa in rasse­ mira a uno sguardo d'insieme sui punti foca­
gna in modo esaustivo ciascuna tematica. In li di questo libro, segue una divisione siste­
aggiunta ai rimandi, che rinviano ad una matica dettagliata dei vari elementi, che
informazione ulteriore, l'ordine alfabetico offre un accesso finalizzato al «mondo degli
delle varie divinità in Appendice rappresen- dèi indiani».

l Trasposi·:done iconografica della rappresentazione


degli dèi induisti 39
l.l Diagrammi mistici (Yantras), formule verbali (Mantras) e culto simbolico 41
1.2 La dottrina delle proporzioni 44
1.3 Le varietà delle statue degli dèi 47

2 Il pantheon induista 49
2.1 Trimiirti, la triade della creazione, della conservazione e della distruzione 50
2. 1 . 1 Hari-H ara-Pitiimaha 51
2 . 1 .2 Ekapada-Miirti 52
2. 1.3 Hari-Hara-Miirti, l'unione di Siva e Vi:;ou 52
2.2 Il creatore Brahmii 53
2.2 .1 Le varianti nella raffigurazione di Brahmii 54
2.2.2 Gli aspetti di Brahmii 55
2.2.2 . 1 Il signore delle creature (Prajiipati) e il creatore d'ogni cosa (Vi�vakarman) 55
2.2 .2.2 Brahmii, padre degli dèi (Pitamaha) 56
2.2 .2.3 Il guardiano delle regioni del mondo (Lokapiila-Brahma) 56
2.3 Il preservatore Vi:;ou 57
2.3 .1 L'immagine della manifestazione di Vi�QU 58
2.3 . 1. 1 Vi�Qu all'inizio di una nuova era (Nariiyaoa) 59
2.3 .1.2 Vi�J;lU sul serpente (Adimiirti) 61
2.3.1.3 ViglU con la sua sposa Lak�mi (Lak:;mi-Narayaoa) 61
2 . 3 . 1.4 Il signore del cielo (Vaikuot haniitha) 62
2 .3 . 1 .5 Il re benevolo, realizzatore di desideri (Varadaraja) 63
2.3 .1.6 Kama, il dio dell'amore 63
2.3. 1 .7 Vi�J;lu in forma di donna (Mohini) 64
2 .3. 1 .8 ViglU dalla testa di cavallo (Hayagriva) 64
2.3.1.9 Dattatreya, il Brahmino creatore dei Tantras 64

30

1
Suddivisione sistematica

2.3 .2 Le dieci incarnazioni di Vi�Qu e le quattro età del mondo 65


2.3.3 L'incarnazione in pesce (Matsyiivatiira) 66
2 .3 .4 L'incarnazione in tartaruga (Kurmàvatàra) 68
2 .3 .5 L'incarnazione in cinghiale (Varàhàvatàra) 68
2.3.5.1 Bhiivariiha 70
2.3.5.2 Yajfiavariiha o Pralayavariiha 70
2.3.6 L'incarnazione in leone antropomorfo (Narasimhàvatàra) 71
2.3.6. 1 Girija-Narasirilha 71
2.3 .6.2 SthauQ a-N arasirilha 73
2.3 .6.3 Yànaka-Narasirilha 73
2.3 .7 L'incarnazione del nano (Vàmanàvatàra) 73
2 . 3 .7 . 1 Viimana 74
2.3.7.2 Trivikrama 74
2.3.8 Riima con l'ascia (Parasu-Ràmavatàra) 75
2 .3 .9 Ràma, l'eroe (Ràmàvatiira) 75
2 .3.9 . 1 Sitii, la sposa di Riima 79
2 .3 . 1 0 Kr$Qa 80
2.3. 1 0 . 1 Kr$Qa come pastore che suona il flauto (Veougopàla) 82
2.3. 1 0.2 Kr$Qa bambino (Biila-Kt&Qa) 83
2 .3 . 1 1 Buddha, la nona incarnazione di Vi�QU 83
2.3 . 12 L'incarnazione in cavallo (Kalki) 83
2.4 Siva, il distruttore in forma mutevole 84
2 .4 . 1 La raffigurazione in aspetto benevolo (Saumya) 88
2.4 . 1 . 1 Kevala-Candra�ekhara-Murti 88
2.4 . 1 .2 Umii-Sahita-Murti 89
2 .4 . 1 .3 Alingana-Miirti 90
2.4. 1 .4 Umà-Mahdvara-Miirti 90
2.4. 1 .5 Somiiskanda- M ii rti 91
2 .4.2 La rappresentazione in aspetto terrificante (Ugra) 91
2 .4.2 . 1 Aghora-Murti 92
2.4 .2.2 Batuka-Bhairava 92
2 .4.2.3 Karikàla-Murti 93
2.4 .2 .4 Mahàkàla 93
2.4 .3 Siva come Mahiiyogin (Dak&iQà-Miirti) 94
2.4.3 . 1 Siva come enunciatore della dottrina (Vyàkhyàna-Murti) 94
2.4 .3.2 Siva come maestro di musica (Vioiidhara-Murti) 95
2 .4.3.3 Siva come Signore dello Yoga (Yoga-Dak$iQà-Miirti) 95
2.4.4 Il re della danza 95
2 .4.4 . 1 Nataràja 96
2.4 .4.2 LalàJatilakam 97
2 .4.4 .3 Altre pasture di danza 97

31

r 1
Suddivisione sistematica

2 .4.5 S iva come il più grande degli dèi 98


2 .4 .5 . 1 L'eterno S iva ( Sadii�iva) 98
2 .4 .6 S iva androgino (ArdhaniirHvara) 98
2.4.7 Rappresentazioni sceniche di S iva 1 00
2.4.7 . 1 S iva il benevolo (Caoc;lesanugraha-Miirti) 100
2 .4.7.2 S iva come castigatore del re dei demoni Riivao a ( Raviioiinugraha-Mii rti) 101
2.4.7 .3 S iva porge un dono a Vi�ou (Vi�o ugraha-Miirti) 102
2.4.7 .4 S iva come eccelso cacciatore ( Kiriitiirjuna-Miirti) 102
2.4.7.5 S iva sposa Parvati ( Kalyao asundara-Miirti) 102
2 .4 .7 .6 Siva accoglie Garigii tra i suoi capelli (Garigiidhara-Mii rti) 103
2.4.7 .7 S iva come distruttore delle tre città (Tripuriintaka-Miirti) 1 04
2.4.7.8 S iva uccide il demone elefante (Gajasura - M ii rti) 105
2.4.7 .9 S iva rimprovera il dio della morte ( Kiilari-Miirti) 106
2.4.7 . 1 0 S iva, domatore del dio dell 'amore ( Kiimiintaka-Miirti) 1 06
2.4.7 . 1 1 S iva decapita Brahma ( Brahmasiras-Cchedaka- M ii rti) 107
2.4.7 . 1 2 S iva come uccisore del demone Andhaka (Andhakasura-Miirti) 107
2 .4 .7 . 1 3 Uccisione del demone Jalandhara Qalandharavadha-Mii rti) 1 08
2.4.8 L'immagine della fiammeggiante colonna di luce (Lingodbhava-Miirti) 1 08
2 .4.8. 1 Raffigurazioni del Liriga 109
2 .4 .9 Le emanazioni di S iva 1 10
2.4.9. 1 Bhairava, «il terrificante» 1 10
2 .4.9.2 Virabhadra, «il vittorioso» 111
2.4.9.3 S arabhe�a- M ii rti 111
2 .4 . 1 0 I figli di S iva 1 12
2.5 Le dee ( Devi ) 1 12
2 .5 . 1 La Devi come sommo principio 1 13
2 .5 . 1 . 1 La madre dei mondi 1 13
2 .5 . 1 .2 Urna 1 14
2 . 5 .2 Le madri che danno la vita e che provocano le malattie 1 15
2 . 5 .2 . 1 La dea-terra Prthivi 1 15
2 . 5 .2 .2 La dea del vaiolo S italii 1 16
2.5.2.3 Le sette o le otto madri ( Saptamatara o A�tamatara) 1 16
2 . 5 .3 Le S aktis , l'energia degli dèi 1 17
2 .5 .4 Pii rvati , la figlia del monte 1 18
2 .5 .4 . 1 L'immagine benevola della dea 1 19
2 .5 .4.2 Gauri , la biancastra 1 19
2 . 5 .4.3 Annapii rna , la sostentatrice 1 19
2 . 5 .5 Durga , la poco accessibile 120
2 . 5 .5 . 1 La principessa delle tre città (Tripura-Sundari ) 12 1
2 . 5 .5 .2 L a vincitrice del demone-bufalo (Mahi�asuramardini ) 121
2 . 5 .6 Il passaggio all 'aspetto terrificante della dea 123

32

r 1
Suddivisione sistematica

2.5 .7 L'aspetto spaventoso, crudele e distruttivo della dea 123


2.5 .8 Kili, la dea nera 124
2.5.8. 1 Le Saktis demoniache di Siva 125
2.5 .8.2 La crudela Camuoda 126
2 .5 .9 La grande Lak�mi (Mahalak�mi) 127
2.5. 1 0 Le mogli di Vi�Qu e Brahma 128
2.5 .10. 1 Sarasvati, «colei che scorre» 128
2.5. 10.2 La bella, felice e ricca Lak�mi o Sri 129
2.6 Gaoesa, il dio della saggezza 130
2 .6.1 Il giovane Gaoda 133
2 .6.2 Gaoe5a signore del mondo (Bhuvanesa-Gaoapati) 133
2 .6.3 Gaoe5a con la sua sposa (Sakti) 133
2.6.4 Gaoesa come colui che supera ogni ostacolo (Vighnesvara) 133
2.6.5 Gaoe5a bambino (Bala-Gaoapati) 134
2 .6.6 Gaoesa danzante (Nrtta-Gaoapati) 135
2.6.7 Gaoesa dalle cinque teste (Heramba) 135
2.7 Skanda (Kiirttikeya, Subrahmaoya), il dio della guerra 135
2.7 . 1 Skanda con le sue compagne 137
2.7.2 Skanda come uccisore dei demoni 137
2.7.3 Skanda bambino (Biilasvimiri e Bala-Subrahmaoya) 138
2 .7.4 Scena di nozze (Vallikalyioasundara-Miirti) 13 8
2.7 .5 Subrahmaoya come maestro 13 8
2.8 Gli dèi vedici nell'Induismo 139
2.8.1 Siirya, il dio-sole 141
2.8.2 I guardiani delle regioni del mondo (Dikpala) 1 43
2.8.2.1 Indra, il re degli dèi 145
2.8.2 .2 Agni, il dio del fuoco 146
2.8.2.3 Yama, il dio della morte 147
2.8.2 .4 Varuoa, il dio delle acque 149
2.8.2 .5 Nirrti, la dea della malasorte 149
2.8.2.6 Viyu, il dio del vento 150
2.8.2.7 Kubera, il dio della ricchezza 150
2.8.2.8 Soma, il dio dell'ebbrezza e della luna 152
2.8.2.9 lsa 152
2.9 Gli dèi dei pianeti e delle stelle 153
2.9.1 Il sole 155
2.9.2 La luna e i nodi lunari 155
2.9.3 Budha, Mercurio 156
2 .9.4 Sukra, Venere 156
2.9.5 Brhaspati, Giove 156
2.9.6 Bhauma, Marte 156

33

r 1
Suddivisione sistematica

2.9.7 Sani, Saturno 157


2.10 Gli antenati degli dèi (�is) 157
2.11 Demoni 158
2. 1 1 . 1 I nemici degli dèi (Asuras) 160
2 . 1 1 .2 I nemici degli uomini (Rak�asas) 161
2 . 12 Esseri soprannaturali 161
2.12.1 Le ninfe celesti (Apsaras) 1 62
2 . 1 2 .2 I musici celesti (Gandharvas e Kinnaras) 1 63
2 . 12.3 I guardiani dei tesori (Yak�as) 1 63
2. 12.4 Divinità subordinate 164
2 . 1 2 .4 . 1 Kama, il dio dell'amore 1 65
2 . 1 2 .4 .2 Le personificazioni 165
2 . 12.4.3 Divinità protettrici e guardiani 167
2. 13 Santi nell'Induismo 1 68
2 . 13. 1 I devoti veneratori di Siva e Vi�J;lu (Bhaktas) 1 69
2 . 1 3 .2 Sarinyasins 170

3 Il vortice del mare di latte e la manzfestazione


della natura 173
3.1 Animali nell'Induismo 177
3. 1 . 1 Animali da soma (Vahana) degli dèi 177
3 . 1 .2 Dèi in forma animale 179
3 . 1 .2 . 1 Garuc;la, l'aquila mitica e l'animale di Vi�qu 179
3. 1 .2.2 Hanuman, il dio delle scimmie 18 1
3. 1 .2 .3 Nagas, i serpenti e il dio dei serpenti 1 82
3 . 1 .2 .4 Surabhi e Nandi , i buoi sacri 1 84
3 .2 Il significato delle rappresentazioni degli animali 1 85
3.2 . 1 Cavallo 1 85
3.2.2 Elefante ( Gaja) 1 86
3.2.3 Leone (Simha) 1 87
3.2 .4 Antilope (Mrga) 188
3 .2 .5 Bufalo (Mahi�a) 1 88
3.2.6 Capra (Aja) 189
3.2 .7 Cane, sciacallo e lupo 1 89
3.2.8 Mangusta (Nakula) 190
3.2.9 Cinghiale e maiale (Varaha) 190
3.2 . 1 0 Scorpione (Vrscika) 190
3.2. 1 1 Tartaruga (Kùrma) 190
3 .2 . 12 Pesce (Matsya) 19 1
3 .2 . 1 3 Rettili 19 1
3.2 . 14 Uccelli 192

34

r l
Suddivisione sistematica

3.2.14.1 Cornacchia, gufo e colomba 192


3 .2. 14.2 L'oca (Hamsa) 193
3.2 . 14.3 Il gallo (Kukkuta) 193
3.2. 14.4 Il pavone (Mayiira) 193
3.3 Esseri fantastici 194
3.4 Piante e alberi 196
3.4 . 1 Alberi (Vtk�a) 197
3 .4 . 1. 1 Il fico 197
3.4. 1 .2 Il melo selvatico 197
3 .4. 1 .3 L'albero del corallo 198
3 .4. 1.4 L'albero Agoka 198
3 .5 Piante 198
3 .5 . 1 Fiori e infiorescenze 199
3.5.2 Il loto (Padma) 200
3.6 Fiumi e montagne 201
3.6. 1 Le dee fluviali (Nadidevata) 201
3.6. 1. 1 Ganga, Sarasvati e Yamuna 201
3.6.2 Montagne 203

4 Pastura degli dèi 205


4. 1 Sthanaka-Murtis: sculture di divinità in postura eretta 205
4 . 1. 1 Sthanu, la postura della «colonna» e Samapada 206
4. 1.2 Abhanga, postura in piedi, leggermente flessa 206
4. 1 .3 Dvibhanga e Tribhanga, posture con due e con tre curvature 207
4 . 1 .4 Ardhasamasthiinaka e Piidasvastika, postura a gambe incrociate 207
4 . 1.5 Alic;lhapada, la postura dell'arciere 208
4.2 Asanas, sculture sedute 208
4.2.1 Padmiisana, figure in meditazione 209
4.2.2 Yogasana, il modo di sedersi degli yogin 209
4.2.3 Virasana, postura degli eroi seduti 210
4.2.4 Pralambapadiisana, il modo di sedersi «europeo» 210
4 .2.5 Il modo di sedersi del re e in maniera informate 211
4.2.5. 1 Lilasana e Rajaliliisana, «lo star seduti a gambe flesse» 211
4.3 Sayanamt1rtis, sculture distese 2 12
4.4 Nrttamurtis, sculture danzanti 2 12
4.5 La postura degli esseri celesti (esseri in volo) 2 13

5 Mudrils e Hastas, il linguaggio gestuale


degli dèi 2 15
5.1 Mudriis a una sola mano 2 16
5. 1 . 1 Abhaya-Mudra, il gesto della promessa di protezione 2 16

35

r 1
·Suddivisione sistematica

5 . 1 .2 Varada-Mudrà, il gesto dell'esaudimento del desiderio 2 16


5 . 1 .3 Cin-Mudrà o Vyakhyàna-Mudrà, il gesto dell'annuncio della dottrina 2 17
5 . 1 .4 Jiiàna-Mudrà, il gesto della saggezza 2 17
5 . 1 .5 Siici-Hasta, «il gesto dell'ago» o gesto della disposizione 2 17
5 . 1 .6 Tarjani-Mudrà, il gesto della minaccia 2 18
5 . 1 .7 Mukula-Mudrà, il gesto della verginità 2 18
5 . 1 .8 Vismaya-Mudra, il gesto della meraviglia 218
5 .2 Mudràs a due mani 218
5 .2 . 1 Aiijali-Mudrà e Namaskara-Mudrà, i gesti dell'adorazione e del saluto 2 19
5.2 .2 Yoga-Mudri e Dhyàna-Mudri, la posizione delle mani nella meditazione 2 19
5 .2 .3 Ka5yapa-Mudrà, il gesto dell'unione sessuale 219
5 .3 Posture del braccio e della mano combinate (Hasta) 220
5 .3 . 1 Gaja-Hasta («gesto dell'elefante») e Daoda-Hasta («gesto del bastone») 220
5 . 3 .2 Arala-Mudra o Patakà-Hasta («gesto dell'ala») 220
5 .3 .3 Hastasvastika («braccia a croce uncinata») 220
5 .4 Posture delle braccia senza alcun significato simbolico 22 1
5 .4 . 1 Katyvalambita-Hasta o Katisarpsthita-Hasta, l a postura delle braccia
in atteggiamento disinvolto 22 1
5 .4 .2 Lola-Hasta 22 1
5 .4.3 Nidrata-Hasta 22 1
5 .5 La postura delle mani nel reggere gli attributi 222
5 .5 . 1 Ka!aka·Hasta e Si�hakarl)a·Mudri, il gesto del fiore di loto 222
5.5.2 :Pamaru-Hasta, il gesto del tamburo 222
5 .5 .3 Ardhacandra-Hasta, il gesto del portare il fuoco 223
5 .5.4 Kartari-Hasta, come si reggono gli attributi 223
5 .5.5 Candrakila, il gesto della falce di luna 223

6 Gli attributi degli dèi 225


Antilope (Mrga) 226
Aratro (Hala, Sira, Làrigala) 239
Arco (Dhanu) 227
Armi, personificazione delle armi (Ayudhapuru:;a o Sastradevatà) 245
Ascia (Parasu) 226
Bastone (Daoda) 243
Bastone a punta (Arikusa) 244
Bricchi (KamaQQalu) 233
Brocche (Kala5a) 233
Cakra 228
Campana (Ghat)ti) 233
Cappio (Pasa) 24 1
Cibo, dolciumi (Laddu, Modaka) 243

36
r 1
Suddivisione sistematica

Ciotola, coppa (Patra) 242


Clava (Gada) 234
Cobra (Naga) 235
Conchiglia (Sankha) 237
Cucchiaio (Sruk, Sruva, Juhii ) 235
Cuneo tonante (Vajra) 229
Disco 228
Flauto (Veou) 230
Freccia e arco (Baoa-Dhanus) 238
Frutta (Phala) 230
Gallo (Kukku�a) 234
Lancia (Sakti, Stila) 242
Libro (Pustaka) 227
Loto (Padma) 236
Mangusta (Nakula) 237
Mortaio (Musala) 237
Ombrello (Cattra) 241
Osso (Asthi) 235
Piuma o penna (Mayurapattra) 230
Piumino (Camara) 247
Pugnale (Churi) 228
Recipienti: ciotola e coppa (Pitra), brocca (Kalasa), e bricco (Kamaodalu) 232
Rosario (Ak�amila) 23 1
Ruota __. Cakra 232
Scalpello (Tanka) 236
Scudo (Khe�aka) 240
Spada (Khadga) 242
Specchio (Darpaoa) 243
Stendardo (Dhvaja) 226
Tamburo (Oamaru) 245
Teschio, calotta cranica, catena di teschi, clava con teschio 240
Tridente (Trisula) 229
Vioi, il sithar indiano 245

7 Il corredo degli dèi 249


7.l Copricapi: corone e acconciature 249
7.1.1 Turbanti (Sirastraka) e corone (Mukuta) 250
7 . 1 .2 Kirita-Mukuta, la corona nobiliare degli dèi 250
7 . 1 .3 Karaoda-Mukuta, la corona a forma di vaso 25 1
7 . 1 .4 Ja�i-Muku�a, la corona di capelli 252
7 . 1 ..5 Armi come copricapi degli dèi 252

37

r l
Suddivisione sistematica

7 .2 Acconciature (Dhammilla) e capelli U açii, Kesa) 253


7 .2 . 1 Capelli pettinati e acconciati 253
7 .2.2 Capelli pettinati all'infuori 253
7.2.3 Capelli pettinati verso l'alto (Kesabandha e Ja�iibandha) 254
7 .2 .4 Acconciature a spirale (Kaparda) 255
7 .2 .5 Acconciatura dei demoni (Yak�as e Nagas) 255
7.3 Gioielli 255
7.3 . 1 Collane e ghirlande (Miilii) 256
7.3 .2 Orecchini e gioielli per le orecchie (Km;1dala e Avatansa) 258
7.3 .3 Braccialetti (Valaya) 259
7.3 .4 Gioielli per i piedi (Piidasara) 260
7.4 Il vestiario degli dèi 260
7 .4. 1 Le vesti 260
7.4.2 La cintura (Kaçisiitra e Ka�ibandha) 262
7.4.3 Fasce pettorali e strisce (Kucabandha) 263
7 .5 La corda sacrificale (Yajiiopavita) 263

8 l/ linguaggio dei segni e dei simboli 265


8. 1 L'occhio della saggezza 265
8.2 Il seggio degli dèi 265
8.3 Arco, circolo, nembo 268
8.4 Il principio creativo della riproduzione 270
8.5 Gioielli (Ratna) e tesori (Nidhi) 272
8.6 Lo Srivatsa e gli otto segni che predicono la fortuna 274
8.7 La colonna dell'offerta rituale (Yiipa) 276

38

r 1
Capitolo l
Trasposizione iconografica della
rappresentazione degli dèi induisti

La raffigurazione religiosa dell'arte indiana gno, ad esempio, della pace notturna, della
presenta una simbologia comune esistente gioia e di svaghi (come partecipare a delle
da molti secoli. La scultura degli dèi è indi­ feste) . Per intrattenere gli dèi, i sacerdoti
cata, nell'uso iconografico, come «additi­ possono danzare dinanzi alle loro statue,
va»: singoli elementi come posture, attribu­ cantare e suonare. Le sculture vengono lava­
ti, gesti, corone, acconciature, abbigliamen­ te, vestite ed adornate: si dà loro da mangia­
to e ornamenti, si completano in un quadro re e si offrono doni. Una famosa statua di
armonico che si rivolge al fedele e gli rivela Jagannatha (K(lQa) a Puri, ad esempio, ogni
il divino. volta che viene lavata pubblicamente si raf­
Nonostante una raffigurazione fortemente fredda, e quindi deve essere messa in uno
standardizzata della divinità, la scultura per scrigno apposito dove deve rimanere per 14
gli Indiani non è certamente priva di vita. In giorni per poter guarire.
una serie di cerimonie, nelle quali le statue, Anche un laico, che venera gli dèi nella pro­
ad esempio, «vengono dotate di respiro» pria casa, osserverà nella maniera più scru­
(Paoaprathistha) , oppure le singole parti del polosa possibile le forme rituali. Ove egli
corpo e i singoli attributi, che identificano i non sia ben esperto nei vari riti, può incari­
domini degli dèi, vengono «caricati» sia care un sacerdote, che periodicamente viene
mediante una associazione di carattere men­ in casa e compie il rito assieme alla famiglia.
tale, sia mediante contatto (Nyasa), l'imma­ Alcune leggende insegnano che anche un
gine del culto prende vita. Le forze immagi­ culto personale, quando proviene dal cuore,
nate devono andare oltre la scultura e rice­ è accolto dagli dèi. Cosl i devoti fedeli del
vere vita attraverso il culto. culto Bhakti dell'VIII e del IX secolo, gli
Le immagini del culto furono create in base Alvars ed i Nayanars, erano persone sempli­
a norme definite. Un Induista dà ad ogni ci: non appartenevano cioè a classi sociali
comportamento rituale un alto significato. elevate.
La semplice errata accentuazione di una ll santo Kaooapa ad esempio venerava il
parola in una preghiera può avere conse­ Litiga di Siva (cfr. par. 2.4.8. 1 ) con sacrifici
guenze negative. La familiarità con le statue cruenti, in quanto apparteneva ad una tribù
è cosi viva, che la pratica cultuale può appa­ di cacciatori e per lui la carne, in quanto ali­
rire all'Europeo come un giocare con delle mento principale, aveva un grandissimo
bambole. Agli dèi vengono attribuite espe­ valore. L'agire di Kat)Qapa, che secondo la
rienze esistenziali umane: essi hanno biso- concezione induista equivaleva a un sacrile-

39

r 1
Trasposizione iconografica della rappresentazione degli dèi induisti

gio, fu invece valutato da Siva come atto di alle quali fu attribuito un carattere simboli­
profonda devozione dopo aver verificato e co, si riconobbe la manifestazione della
stabilito che il cacciatore era pronto a sacri­ volontà cosmica, alla quale persino gli dèi
ficare i sui occhi al Lirlga. KaQQapa per que­ erano sottoposti. Elementi naturali quali
sto motivo ricevette un posto fra gli dèi formazioni montuose e crepacci, che fino ad
quale fisso accompagnatore di Siva e di oggi costituiscono importanti mete di pelle­
Parvati. grinaggi e oggetti di culto, furono conside­
Nell'epoca della poesia epica (dal IV secolo rati vere opere d'arte della natura. In una
a.C. al IV d.C.) la vita religiosa degli Indiani montagna a forma conica si vede il membro
si sviluppò attraverso speculazioni di carat­ dell'uomo, il Lirlga, e in una fenditura della
tere ftlosofico rivolte alla natura e alla realtà roccia il sesso della donna, la Yoni.
in genere. n risultato fu un panteismo misti­ L'equiparazione con la natura si esprime
co, la credenza che Dio e Mondo fossero un anche nelle intime rappresentazioni degli
tutto unico. L'essere umano, come tutte le dèi in coppia. La rappresentazione della
forme della realtà, fu visto come manifesta­ coppia (Mithuna o Maithuna) simboleggia
zione ingannevole e gli dèi furono conside­ l'eliminazione del dualismo uomo-donna,
rati una personificazione delle concezioni morte-nascita, inizio-fine, dio-demone,
religiose e l'oggetto della venerazione. bene-male, per il raggiungimento di una
I miti ed i simboli indiani devono essere conciliazione dei contrari. Nella vera unione
concepiti come espressione della dottrina fra uomo e donna si sperimenta una imme­
ftlosofica, come una sorta di commento cor­ diata, somma felicità; perciò la raffigurazio­
rente a tutto quel che appare visivamente ne di Mithuna esprime la liberazione
nelle sculture, nei dipinti e nei simboli. I (Mo�a) , per cui l'essere a conoscenza che le
simboli si fanno leggere come una scrittura dualità non rappresentano vere essenze, ma
attraverso immagini. semplici fenomeni, determina un amplia­
L'arte tradizionale indiana è religiosa e mento della coscienza; ciò anzitutto libera
sacerdotale. In quest'arte, forme, colori e gli uomini dai legami dell'essere. Nell'unio­
proporzioni dell'opera non dipendono dalle ne dei sessi si scorge la reintegrazione di spi­
scelte dell'artista, ma da quel che l'opera rito e corpo, di volontà cosmica e della sua
comunica al fedele. Tutto ciò appare come manifestazione nella natura. Nell'erotismo
forma compiuta di quel che si è manifestato ritualizzato, nell'unione mistica, si esprime
in natura. n fatto che gli Indiani, sulla base la sensibilità indiana per l'unità nelle oppo­
di una continua osservazione della natura, sizioni.
riconobbero che nessuna manifestazione Nell'arte indiana si distinguono immagini
dell'esistente era di forme eterne, ma conce­ astratte (S�ma) da quelle concrete (Riipa) .
pirono tutto in mutamento continuo, per Sculture e raffigurazioni possono essere
cui anche «la riproduzione del momento» state prodotte dall'uomo o dalla natura. Le
doveva avere un carattere di incompiutezza, raffigurazioni divine prodotte dalla natura
fece si che nella creazione di una figura divi­ valgono nell'uso linguistico iconografico
na non si assumesse come modello la natura. come simboli aniconici (Ariipa, «non cor­
In determinate manifestazioni della natura, poreo») . La figura divina (Pratima ) in

40

r 1
Diagrammi mistici (Yantras),formule verbali (Mantras) e culto simbolico

forma di statua non doveva mai essere vista l'artista rimaneva anonimo, anche se fosse
come il dio reale, ma rispecchiare l'idea stato un importante membro della società o
astratta del dio. n culto rivolto alle statue, di una casa principesca.
così si credeva, sarebbe stato trasmesso alle Per la comprensione dell'arte plastica e in
vere divinità. particolare per la datazione di opere a sfon­
Prima di fare sculture degli dèi, si cercava di do religioso bisogna avere conoscenza delle
creare nella propria interiorità l'immagine norme iconografiche. Esse erano note all'ar­
della divinità. Questa immagine, che può tista sin nei minimi particolari.
essere considerata come immagine della
meditazione, cercava in senso metaforico
dei parallelismi con la natura. L'artista sce­
glieva forme che non riproducevano quelle 1.1 Diagrammi mistici (Yantras),
naturali, ma bensì le traducessero in termini formule verbali (Mantras) e
simbolici. Questi simboli venivano quindi culto simbolico
fortemente uniformati con altre sculture
simili. L'arte era denominata Silpa, che Sono considerate manifestazioni del divino
significa «elaborazione artistica». In varie sia immagini divine aniconiche derivanti
opere dal carattere filosofico-religioso dalla natura che oggetti plasmati. Tali rap­
(Silparatna, Silpa§astra ecc.) si trovano esat­ presentazioni sono elementi intermediari
te esecuzioni di iconografia, pittura, mecca­ del culto, oppure sono oggetti diretti di
nica, architettura e artigianato che non con­ culto. n fedele di una corrente induista può
cessero all'artista assolutamente nessuno evitare, sia nel suo culto nel tempio (Puja)
spazio libero per esprimere la propria per­ come in quello domestico, raffigurazioni
sonale concezione degli dèi. L'artista india­ degli dèi, per cui, invece di rivolgersi a que­
no nel compiere la propria opera aveva una ste, si dirige a dei simboli, che riproducono
sorta di compito divino, dal quale non pote­ mediante la loro forma l'originaria, manife­
va allontanarsi. Scultori (Pratimakiira o sta, natura del dio. I diagrammi mistici, geo­
Riipakiira) e artigiani (Silpin) appartengono metrici, denominati Yantras, servono al
alla medesima corporazione esistente in fedele come ausilio per la meditazione, e lo
India già da 4000 anni. L'artista era un conducono più vicino alla divinità da lui
membro importante di una casta privilegia­ venerata. Particolare importanza hanno gli
ta, la sua tecnica era arte nel senso più alto, Yantras fra gli appartenenti al culto Sakta,
ed egli solitamente trasmetteva la sua abilità in cui la dea (Devi) viene venerata come il
alla generazione successiva. Persone estra­ sommo principio divino.
nee alla casta, che pur si sentivano votate I diagrammi gometrici, in cui si intrecciano
all'attività artistica, non potevano penetrare speculazioni numeriche e grafiche, hanno la
nel sistema chiuso delle corporazioni. Con funzione di compendio di tutte le forme
ciò l'arte indiana apparteneva più alla storia sacre, sia nell'architettura dei templi e degli
di una specifica classe sociale di quanto non altari, sia nella tecnica artistica come nella
fosse espressione di talento individuale. ricostruzione di gesti rituali. Mediante lo
L'opera d'arte era tecnicamente perfetta, ma Yantra, nel quale si pensa che la divinità

41
Trasposizione iconogra/zea della rappresentazione degli dèi induisti

risieda, che «vi abiti» come in una scultura, vedico AUM (cfr. par. 2.4.4 . 1 ) non viene
questa divinità viene evocata. Lo Yantra, in superato in sacralità da nessun'altra sillaba.
quanto dipinto, è a due dimensioni, ma deve I testi tantrici indicano tutta una serie di sil­
essere inteso come tridimensionale. labe mistiche, le quali sono subordinate alle
Gli Indiani non conoscono un altare per il varie divinità: «Krtp» -+ Kali, <<Ram» -+
rito religioso, in quanto nel loro culto non si Agni, «Hrn;l» -+ Maya, «Vam» -+ Vat'UQa,
cdebra alcuna messa come avviene nel culto «Ham» -+ S iva, «Lam» -+ Indra. Cosi
cattolico. Ogni luogo, in cui gli dèi si mani­ <<Ram» è anche il Mantra del fuoco, ed il
festano e dove discendono, può essere con­ Mantra del cuore «Hrn;l» viene recitato ogni
siderato un altare (Vedi) . volta che si vuole richiamare l'energia del
Tale luogo può essere determinato ed iden­ cuore di una Devatii, ossia di una divinità a
tificato mediante un diagramma, per cui la questa subordinata.
divinità evocata può essere inserita in questo Tornando agli Yantras, che costituiscono il
«altare» e qui venerata. n disegnare uno testo dottrinario completo, possono variare
Yantra equivale al modellare un'immagine nella loro grandezza, ma non nella loro
divina (Pratim a ) : è una pratica sacra. forma. La loro composizione impone una
Nell'occasione vengono pronunziate delle certa abilità geometrica.
formule, ossia i Mantras. I Mantras possono L'essenza di uno Yantra è lo S ricakrayantra.
pertanto essere considerati anche Yantras In un quadrilatero che circoscrive un loto si
espressi in parole, ma per la loro essenza trovano fra loro intrecciati nove triangoli.
queste formule o queste parole magiche non Quattro di questi triangoli hanno la punta
devono essere intese in maniera figurata. rivolta in alto e sono considerati maschili,
Prima di occuparci della struttura geometri­ cinque, con la punta rivolta in basso, hanno
ca del diagramma, cerchiamo di indicare
alcuni elementi atti alla comprensione dei
Mantras.
In parte essi consistono in parole, che offro­
no un significato comprensibile, in parte in
sillabe, delle quali sfugge la relazione con «il
linguaggio normale»; esse terminano gene­
ralmente con la nasale m , a volte con k o con
t. Per un Mantra la sequenza stabilita è com­
misurata a una determinata sonorità. Esso
ha efficacia solo se pronunziato nella forma
corretta. A ciò si aggiunge il ritmo giusto, la
tonalità corretta e la concentrazione spiri­
tuale. Ogni recitazione di un Mantra -
occorre molto esercizio se si vuole che il
Mantra abbia efficacia - instaura un rappor­
to fra l'essere umano che compie il rito e la
divinità che viene venerata. n primordiale Lo Sricakrayantra, il più mistico di tutti gli Yantras.

42
Diagrammi mistici (Ytmtras), formule verbali (Mantr�s) e culto simbolico

valenza femminile. ll punto centrale (Bindu) attributo. I ciottoli del culto di S iva rap­
simboleggia l'eternità. presentano piccoli Li.Jigas: fra questi se ne
TI quadrato (Catu�ko(la) di contro simboleg­ possono identificare 68, detti Litigas­
gia la terra. Due quadrati fra loro intrecciati Svayambhuva.
rappresentano il cielo e la terra. Triangoli Tali simboli, che non sono prodotti dagli
isosceli (Triko(la) rappresentano l'irraggiun­ uomini, sono genericamente detti Avyakta.
gibile, il divino. I triangoli «maschili», con Una scultura fatta dall'uomo (Vyakta) può
la punta rivolta in alto, possono anche rap­ avere carattere naturalistico, ossia avere la
presentare una punta di freccia o di una forma esteriore dell'oggetto che si vuoi rap­
fiamma stilizzata ed indicano il Litiga. presentare, oppure avere solo carattere sim­
Un circolo con un punto nel mezzo simbo­ bolico (Avyakta) . In questa maniera, la
leggia l'unione di Litiga e Yoni (cfr. par. 8.4). manifestazione della volontà divina si armo­
Alle rappresentazioni divine aniconiche, nizza con il bisogno dell'uomo di dare una
ossia non prodotte dagli uomini, apparten­ forma esteriore alle sue conoscenze, alle sue
gono pietre di form e particolari, trovate nei concezioni e ai suoi desideri. Gli oggetti di
fiumi. Tra queste indichiamo anzitutto i culto così prodotti si chiamano Vyaktivyak­
Salagriimas. Reperti fossili in forma di ta. Fra questi Vyaktavyakta vanno ricordati
coppa che provengono dal fiume Ga(lQaki e anzitutto i Litigas, quindi le rappresentazio­
da altri fiumi dell'Himalaya, ed i Ba(lalitigas, ni di figure metà umane, metà animalesche,
ciottoli dalla forma d'uovo, provenienti che adornano diagrammi e altari come l'al­
soprattutto dal fiume Narmada. I tare Litiga-Yoni.
Salagramas simboleggiano Vi�qu o, se in Cinque differenti pietre possono essere
forma di ruota (Cakra) , il suo principale ordinate su un piatto metallico in modo che

Sopra: il triangolo che poggia sulla punta come simbolo della Yoni o dell'energia femminile (in alto a sinistra) ; le
figure successive della fila superiore simboleggiano i Linga o il principio maschile: il triangolo con la punta in
su, la punta della freccia e la fiamma.
Sotto: diagramma-simbolo della coesistenza della forza maschile e femminile e come principio primordiale della
creazione.

43
Trasposizione ironogra/ica della rappresentazione degli dèi induisti

simboleggino le cinque divinità principali. 1.2 La dottrina delle proporzioni


Un simile sistema basato sulle pietre viene
designato come Paficayatana. TI S alagrama Nella tecnica artistica indiana l'artista non
rappresenta � Vi�Qu, il Bii.Qalirlga sta per � aveva, come abbiamo visto, nessuna possibi­
S iva , lo Svar(larekha per � Durgil, lo lità di produrre una scultura o un rilievo in
SvarQabhadra per � GaQda, il Siiryakanta maniera libera, in base alla sua sensibilità
per � Siirya. estetica soggettiva. Pose, posture del corpo
Nel culto aniconico delle divinità dalla fede e gesti delle mani, mimica del viso e propor­
popolare, fra le quali hanno particolare zioni erano fissate nella maniera più rigida.
rilievo soprattutto gli dèi protettori dei vil­ La dottrina delle proporzioni (iconometria)
laggi (Gramadevata ) e delle abitazioni si sviluppò sino alla massima perfezione. In
(Kuladevata) , il recipiente assume una posi­ oltre trecento opere differenti, fra le quali
zione centrale. Se viene riempito d'acqua svolge una funzione di rilievo anzitutto il
(Pumakumbha) , significa fertilità, mentre S ilpa�astra, le misure corporee ideali delle
un vassoio riempito di frutta, di tralci di vite statue divine furono fissate in maniera asso­
o di fiori (PiirQakalasa o PiirQaghata) deve lutamente precisa. Si arrivava ad una tale
essere considerato una sorta di cornucopia. perfezione, per cui venivano prescritti i det­
n recipiente simboleggia sia la dea che il tagli più piccoli come le ghiandole lacrimali,
grembo materno (Kumbhamata) . li reci­ il luccichio degli occhi o l'altezza e l' am­
piente, anche nella rappresentazione antro­ piezza dei bordi accanto alle unghie delle
pomorfica degli dèi, rappresenta un attri­ dita delle mani e dei piedi.
buto importante ed è fra gli otto segni che Per l'artista indiano la dottrina delle pro­
predicono fortuna (cfr. par. 8.6). porzioni non significava soltanto l'ausilio
Gli aderenti alle concezioni vi�Quite portano per la creazione di un'opera artistica armo­
sempre con loro un simbolo aniconico del niosa; il medesimo testo che egli stesso pote­
proprio dio. Su un fazzoletto di seta è ripro­ va recitare a memoria era qualcosa di sacro
dotta l'impronta del piede (Paduka) del loro ed era parte del culto. Nelle raffigurazioni
maestro spirituale. Questo fazzoletto ad degli dèi (Pratimas) si manifestava la divi­
intervalli regolari viene collocato sul capo. nità, così come negli Yantras e nei Mantras.
Le impronte dei piedi (Paduka) rappresen­ Una imprecisa o anche una errata riprodu­
tano un importante oggetto di culto sia zione delle misure date avrebbe determina­
nell'Induismo «ufficiale» che nelle varie to per l'artista, secondo la visione del fedele,
correnti induiste. Il segno della setta sulla una punizione divina, per la quale questi
fronte dei Vi�Quiti in forma di U rappresen­ avrebbe potuto perdere i propri beni o
ta l'impronta del dio. Anche la raffigurazio­ incorrere in altre disgrazie.
ne dello zoccolo del toro bianco di S iva, Il sistema di misurazione e la dottrina delle
Nandi (Nandipada) è sacro e viene quindi proporzioni probabilmente si rifaceva alle
venerato. conoscenze dei veggenti divini. Con lo svi­
luppo del culto delle immagini, subentrato
progresivamente al culto aniconico, la dot­
trina delle proporzioni acquisì il valore di

44

r 1
La dottrina delle proporzioni

dogma. Essa divenne caro oggetto di analisi tura complessiva di un tempio rispecchiò
delle speculazioni numeriche, sino a che le nelle proporzioni le statue degli dèi.
singole misure furono tanto precise che, Il corpo umano fungeva comunque da
secondo il credo indiano, si tradussero in modello delle statue degli dèi induisti. n
numeri di per sé portatori di fortuna. fatto che dèi, uomini e tutte le manifestazio­
La grandezza e le proporzioni delle statue ni naturali come montagne, alberi, fiumi
degli dèi procedette di pari passo con lo stu­ ecc. fossero parti costitutive della volontà
dio del calcolo astrologico e con quello della cosmica, consigliava che le misure naturali
connessa architettura templare. Entrambi i del corpo umano fossero alla base della dot­
sistemi furono equiparati, cosicché la strut- trina delle proporzioni. Si decise allora per
un semplice procedimento modulare per il
quale anzitutto fu stabilita una misura di
base. Questa misura di base era la lunghez­
za del viso e fu denominata modulo. Nella
concezione numerica, in cui il numero 3
svolgeva un ruolo importante, la lunghezza
del corpo era fissata in 3 X 3 owero in 9
volte la lunghezza del viso. L'ampiezza delle

{� f \. � spalle era di 3 moduli, ossia 3 volte la lun­

1 -

ghezza del viso; la distanza fra i capezzoli di
r-- � ./ \
\ 2 moduli e la lunghezza delle braccia allar­
gate doveva essere di 9 moduli, ossia della
medesima lunghezza del corpo; cosicché un
essere umano con le braccia aperte doveva
r"- /,_ costituire il diagramma mistico avente
ll tl- -
r­ - - - -

r-- --- 1-
�· forma di quadrato.
n risultato di questa concezione numerica

\ doveva apparire, rispetto alle misure fisiche


-
-


- 1-
-
-
naturali di un essere umano, del tutto diver­

l
sa. Così, ad esempio, in tutte le raffigurazio­
-
1-- ,..-- ni le braccia raggiungono le ginocchia e le
- --r 1
-
-
�- -- spalle sono piuttosto larghe. Queste misure
--+--�
\ +++---+--+-f
__, - - -

del corpo valevano comunque sia per le


divinità maschili che per quelle femminili.
Inoltre il corpo in base alla sua lunghezza,
corrispondente alla sua struttura organica,

---�- �- -- fu diviso in singole parti, che dovevano cor­


rispondere tutte alla misura del modulo. Per
misure esigue di un modulo si operava la
L'«uomo misurato»: le proporzioni del corpo umano divisione ancora utilizzando il numero
secondo la numerologia indiana. mistico 3 , sicché un modulo era costituito di

45

r 1
Trasposizione iconografica del/4 rappresentazione degli dèi induisti

tre parti (Bhagas). ll modulo, ossia la lun­ lacrimali è di l Yava (chicco di grano) . La
ghezza del volto, è identico alla lunghezza parte bianca dell'occhio misura 5 Yavas,
della mano ('!ala). La mano, ossia un modu­ così l'iride che si trova nel mezzo e la parte
lo, era suddiviso in 12 dita (misurate in lar­ bianca attorno a questa».
ghezza) , l Angula si suddivideva in 8 «chic­ La proporzione generale di una scultura
chi di grano» (Yavas) ed l Yava corrispon­ segue le seguenti misure, procedendo dal­
deva a 8 «pidocchi» (Yiikas) , unità con la l'alto verso il basso:
quale si misuravano le parti più piccole del l . L'altezza della volta cranica è di 1/3 di
corpo. Tua.
In un testo iconometrico, ad esempio, per 2. La lunghezza del viso è di l Tua, mentre
quanto riguarda le proporzioni dell'occhio, la fronte, il naso e la parte inferiore del volto
troviamo affermato il seguente criterio: misurano ciascuna 1/3 di Tala, ovvero l
«Lunghezza e larghezza delle ghiandole Bhaga.

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Trasferimento delle proporzioni umane nell'immagine del dio.

46

r 1
Le varietà delle statue degli dèi

3 . La lunghezza dd collo è di l Bhaga. Yogabera o Miilavigraha: sono per lo più


4. Dall a base del collo al margine inferiore scolpite in pietra e ricoperte di gesso. Se
dd petto, l Bhaga. questa scultura divina è allo stesso tempo
5. Dal margine inferiore del petto all'ombe­ oggetto di culto viene chiamata Dhruvadeva
lico, l Tala. («dio fisso») .
6. Dall'ombelico alle parti intime, l Tala. La Dhruvabera rappresenta il punto spiri­
7 . La lunghezza della coscia è di 2 Tala. tuale centrale del culto, e la si trova sempre
8. n ginocchio misura l Bhaga. nel santuario (Garbhagrha) del tempio. TI
9. La lunghezza della gamba è uguale a quel­ culto effettivo, attivo, rituale, lo si rivolge
la della coscia, misura quindi 2 Tala. alle molte altre sculture di un tempio, che
10. La lunghezza dei piedi corriponde a sono mobili. Fanno parte degli atti rituali
quella della volta cranica, ed è quindi di l gli ornamenti di un idolo, l'offerta di sacri­
Bhaga. fici, il lavare ed il portare la scultura in pro­
cessione.
È comprensibile che per simili atti di culto
una scultura non possa essere né troppo
1.3 Le varietà delle statue degli dèi grande né troppo pesante; essa tuttavia non
dovrebbe essere fatta né di terracotta né di
n prodotto finale di una statua di un dio, legno, ma di metallo, come bronzo, rame,
che sulla base delle sue proporzioni equili­ argento od oro. Le sculture mobili-immobi­
brate corriponde ai princìpi speculativi delle li ( Calacala) sono di media grandezza, ma
forme naturali, è denominata Riipa o troppo pesanti per essere trasportate.
Pratika. Riipa significa «forma, scultura, Queste sculture, per il cui culto vengono
corpo o simbolo» e designa le statue degli loro portate offerte, si trovano nelle molte
dèi prodotte dagli uomini. Queste si diffe­ nicchie dei templi, che rappresentano dei
renziano dagli Ariipa (non corporei, anico­ templi più piccoli collocati in quelli più
nici), ossia forme naturali come pietre, for­ grandi.
mazioni rocciose ecc. n fatto che il divino Le sculture lavorate a tutto tondo, che rap­
non assuma una sola forma ma, attraverso presentano pertanto figure complete (Citra),
incarnazioni, emanazioni e manifestazioni, si distinguono da quelle che sono chiamate
possa assumere una varietà di forme, lo indi­ «statue scritte» (Citrabhasa) ; infine vi sono
ca l'uso linguistico-iconografico del termine immagini di dèi in forma di affreschi o di
Riipadheba (<<Varietà fisiche») . pitture su stoffa. La figura del dio in rilievo
I tipi di statue divine si dividono, in corri­ (Citrardha) valeva e vale più della pittura.
spondenza delle esigenze del culto religio­ Fra i rilievi, che hanno un carattere essen­
so, in tre gruppi. Vi sono statue mobili zialmente scenico, da considerarsi quindi
(Cala) , immobili (Acala) e mobili-immobili come sacre rappresentazioni, si distinguono
(Calacala) . Le direttive per la composizione gli altorilievi (Citratiga) , quindi i rilievi di
di una statua ne indicano anche la grandez­ medio spessore (Ardhacitratiga) ed infine i
za e il peso. Nei templi le sculture salda­ bassorilievi (Abhasatigha) . La produzione
mente fissate, le Dhruvabera, sono chiamate come anche il culto di un rilievo determina-

47

r 1
Trasposizione iconografica della rappresentazione degli Jèi induisti

to promette al fedele varie esperienze esi­ sere. L' Ardhacitrariga dovrebbe condurre
stenziali. Il più sacro fra i rilievi è il alla gioia e alla coscienza pura, mentre
Citrariga, il cui culto promette conoscenza l' Abhasarigha profetizza successo materiale
spirituale e liberazione dai vincoli dell'es- e piacere dei sensi.

48

r 1
Capitolo 2
n pantheon induista

Con la creazione del mondo ha inizio anche manifestazioni dell'esistenza e negli stessi
la storia degli dèi. Fu il desiderio dello spiri­ dèi, si riuniscono nella natura primordiale
to che tutto abbraccia di realizzarsi e di (Pralqiti) in una situazione di equilibrio.
riprodursi la causa originaria principale Tale equilibrio si ha sempre quando il
della creazione. Le funzioni del creatore del mondo si trova in una fase di pace. Irrompe
mondo, come indicano i più antichi testi, ad un certo momento una nuova era (cfr.
furono esplicate dal dio Prajapati («signore par. 2.3 .2 ) , e allora incominciano i Gur;tas,
delle creature») , o da Hiranyagarbha («uovo per il loro carattere naturale, ad operare ed
d'oro»), e successivamente identificato con a mescolarsi tra loro; essi si incorporano
Brahmii, che creò i tre mondi ed ogni forma anche in una molteplicità di divinità e di
di vita. aspetti.
Mediante l'assunzione di proprietà determi­ La fede popolare considera la materia pri­
nate, si generò dal neutro Brahma, privo di mordiale, dalla quale sorge ogni forma di
forma (che conosciamo attraverso le vita, come una manifestazione del sommo
Upanisad) la personificazione dell'Assoluto dio: fgvara come il sommo -+ S iva, o Vi�QU
denominata fgvara, «il signore», «il creato­ come -+ Nariiyana, in un sonno contempla­
re» ed il «dominatore dell'universo». r�vara tivo fra due età del mondo. Tali manifesta­
ha tre aspetti impliciti nell'atto creativo: la zioni per i fedeli sono equiparabili ad un dio
creazione, la conservazione, la distruzione. impersonale, collocate in una dimensione
Nella rappresentazione puranica a questi tre lontana non concepibile dall'intelletto
aspetti corrispondono le divinità Brahmii, il umano.
creatore del mondo, Vi�QU, colui che lo con­ I sostenitori delle differenti correnti di pen­
serva, ed il Kalarudra ( S iva), il suo distrut­ siero cercano sempre di addurre come prova
tore. il fatto che l'f�vara è un dio ben determina­
Questa triade divina corrisponde anche a to, ossia il /oro dio. All 'infuori di Vi�Qu, Siva
determinate manifestazioni dell'esistenza: e Brahma , Gar;te�a. Skanda, Siirya e Durgii
passione (Rajas), quale motivo originario sono venerati dai loro fedeli come i sommi
della creazione; benevolenza (Sattva), che signori del mondo. I Brahmaiti affermano
sostiene il mondo in quanto partecipazione che egli è l'f�vara, perché di lui si dice nei
emotiva; oscurità (Tamas) , come fuoco che Ve da : «Prajapati creò le creature». I Vi�Quiti
tutto distrugge. Queste tre sostanze costitu­ si richiamano al fatto che il creatore del
tive (Gur;tas) , che si riflettono in tutte le mondo fosse nato da un fiore di loto, corri-

49
Il pantheon induista

spondente all'ombelico di Vi!ìQU: per tale rativo, senza che con ciò questa concezione
motivo l'Isvara sarebbe Vi�qu. Gli Sivaiti da fosse legata ad una dichiarata trinità. La
parte loro considerano il loro dio quello triade degli dèi vedici si sarebbe costituita
supremo, perché avrebbe, per comporre dal dio del fuoco (Agni) , dal dio della guer­
una lite fra Brahma e Siva, preso la forma di ra (lndra) o del vento (Vayu) e dal dio del
una colonna di fuoco, e avrebbe affidato ad sole (Siirya). Gli dèi vedici nell'ambito
uno il compito di trovare la sua punta, all'al­ dell'Induismo svolgono, però, attualmente
tro la sua fine: entrambi non vi sarebbero un ruolo subordinato nella realtà del mondo
però riusciti. e sono principalmente considerati guardiani
Oltre la tendenza a porre un dio al di delle regioni del mondo. Ciò significa che da
sopra degli altri, la storia della religiosità tempo era scomparsa la credenza in una
indiana tende anche a considerare le diver­ costituzione triadica di queste divinità
se divinità come emanazioni del medesimo essenzialmente «atmosferiche», sostituita da
dio. Cosl si parla dell'ignoto essere supre­ un processo riproducentesi continuamente
mo già nel Rgveda: «Lo si chiama Indra, di creazione, conservazione e distruzione.
Varu1.1a e Mitra, l Agni, l'uccello del cielo Ciascuno dei tre dèi della triade induista
dalle belle ali. l Vari nomi danno i poeti a viene venerato anzitutto in maniera separa­
lui, che è solo uno: l lo si chiama Agni, ta. In particolare Siva, che in maniera parti­
Yasma, Miitarishvii». colare impersona i tre aspetti, fu rapidamen­
Anche in tempi successivi si ritrovano le te svincolato dalla triade, fu considerato dio
stesse tendenze, per cui molti dèi vengono sommo e come tale venerato, mentre
considerati come incarnazioni e manifesta­ Brahma , la cui unica pretesa era quella di
zioni di una sola divinità. Questa tendenza dio creatore, fu rapidamente soppiantato
all' omologazione raggiunge il suo punto più nel suo rango. Una divinità che impersona
elevato nella dottrina della Trimiirti. soltanto un aspetto, come nel caso di
Brahma che rappresenta il solo principio
della creazione, senza poter conservare né
distruggere allo stesso tempo, non si armo­
2. 1 Trimurtz: la triade della nizza col pensiero induista, nel quale le
creazione, della conservazione opposizioni costituiscono il presupposto
e della distruzione naturale per la sussistenza di tutte le forme
dell'esistenza.
Nella triplice figura della Trimii rti vi sono Ciascuna delle tre grandi divinità del­
i tre grandi dèi Brahm a , ViHlU e Siva, e si l'Induismo ha la sua giustapposizione fem­
trovano riuniti i tre aspetti della realtà del minile, che - soprattutto nel contesto sivaita
mondo (creazione, conservazione, distru­ - viene nominata Sakti o «energia». La
zione) . sposa di Brahma è Sarasvati, quella di Vi�qu
L'idea d i una forma trinitaria del dio è L�mi, e quella di Siva è la somma dea
sommo risale alla tradizione vedica. Nella Devi, che, in quanto compagna del dio, si
letteratura vedica i singoli dèi sono per lo incarna in tutti gli aspetti possibili dell'esi­
più raggruppati in base al loro ambito ope- stenza, e di conseguenza ha molti nomi.

50

r 1
Trimiirti, la triade della creazione, della conservazione e della distruzione

La triplice figura del dio come Mahiideva, «il grande dio».

Come già affermato nell'Introduzione, gli delle tre. l S iva immediatamente dopo Vi�Qu,
Induisti si differenziano per vari filoni di l Vi:;�u subito prima di Siva, l Brahma subito
pensiero o per l'appartenenza a determinate prima degli altri due, l I due subito prima di
sette, delle quali le più importanti sono rap­ lui» (dal Kumarà-sambhava).
presentate dai fedeli di S iva, di Vi�Qu e da
quelli della dea, queste ultime sette denomi­
nate Siiktas. I Vi�Quiti insegnano che il loro
dio ha assunto tre forme per mantenere in 2. 1 . 1 Hari-Hara-Pitàmaha
corso il processo del mondo. Gli Sivaiti
pensano anch'essi che Siva si manifesti in I tre dèi Vi�QU (Hari) , S iva (Hara) e Brahma
tre forme. t dotti Induisti come il poeta (Pitamaha) , che soprattutto negli scritti teo­
Kalidasa (V secolo) interpretano la Trimiirti logici dell'Induismo vengono rappresentati
alla maniera dei sofisti: <<La figura era divisa in in forma triadica, impersonano, in corri­
tre parti, l La prima e l'ultima era ognuna spondenza con i loro nomi, rispettivamen-

51
Il pantheon induista

te «colui che toglie i peccati» (Hari), l'ine­ Egli reca un cucchiaio sacrificale e una
sorabile, distruttiva forza del tempo, che coppa d'acqua, mentre le altre due mani
distrugge ogni vita e culmina nella distru­ sono congiunte dinanzi al petto in gesto di
zione dell'intero universo (Hara), e il padre preghiera. Vi�Qu, dalle quattro braccia, con
degli dèi o il «nonno» (Pitamaha) . La tra­ due mani venera S iva, mentre le altre due
sposizione iconografica di questa concezio­ recano gli attributi, conchiglia e disco
ne divina dalla triplice forma mostra un (Cakra) . Quando la statua viene venerata
corpo con tre volti e con sei braccia. Le loro dai Vil!t;tuiti, la figura di mezzo rappresenta
mani destre recano gli attributi del rosario, il dio Vi�t;tu.
del tridente e della clava, mentre le sinistre
hanno il recipiente con l'acqua, il bastone
con il teschio ed il disco (Cakra). Gli attri­
buti di Pitamaha sono il rosario per la pre­ Hari-Hara-Murtz� l'unione
2. 1 . 3
ghiera e il recipiente con l'acqua, quelli di di Siva e Vip.zu
Hara sono il disco e la clava, e quelli di Hari
sono il tridente ed il bastone col teschio. Una diade divina appare nella scultura che
Nella statua della Trimiirti si riconoscono le mostra in una sola persona Vi�t;tu e Siva,
teste delle tre divinità con i caratteristici dove la metà destra rappresenta Siva e la
copricapi. S iva e Brahma portano in alto sinistra Vi�t;tu. La scultura è con ciò molto
intrecciati fra i capelli degli specifici orna­ simile alle rappresentazioni di Siva metà
menti: la capigliatura di Siva reca la falce uomo, metà donna ( -+ Ardhanari�vara) ,
lunare ed il cobra, ed a causa di questi sim­ tanto più che VilìQU può apparire nella
boli si distingue da Brahma; Vi�Qu reca la forma della dea -+ Mohini, costituendo con
corona regale riccamente decorata. ciò l'energia femminile di Siva ( S akti) . La
scultura esprime il tentativo di collegare tra
loro le due correnti di pensiero, quella degli
Sivaiti e quella dei Vi!!Quiti, allo scopo di
2. 1 . 2 Ekapiida-Murti creare un culto comune per gli aderenti
delle due sette. Essa impersona l'unione di
n principio della triplice figura viene anche tempo e spazio, ovvero Siva simboleggia il
rafforzato per mezzo di una scultura, che tempo e Vi�t;tu lo spazio. n tempo indica la
mostra Siva come divinità dominante, che distruzione e la spazio sta per la conserva­
per questo motivo deve essere associata alle zione: le due categorie realizzano le manife­
immagini �ivaitiche della rappresentazione stazioni dell'esistenza nella natura di tutte le
della Trimiirti. cose.
S iva sta su una gamba (Ekapada) , Vil!t;tu La parte destra della figura dalle quattro
appare alla sua sinistra e Brahmi alla destra. braccia è contrassegnata dalla corona di
Le due divinità sono ritratte dai fianchi in capelli di S iva e dagli attributi del tridente e
su e una delle loro gambe è leggermente sol­ del serpente. La parte sinistra mostra Vi�QU
levata, cosicché i piedi non toccano il suolo. con la corona nobiliare e con la conchiglia e
Brahmi ha quattro teste e quattro braccia. il disco (Cakra).

52
Il creatore Brahm4

2.2 Il creatore Brahmil Da cui la particolarità di un Brahma che,


solo per voler avere sempre dinanzi agli
li dio originario vedico Brahma raggiunse il occhi Savitri, guarderebbe costantemente
suo rango nel culto («antenato di tutto il verso i quattro i punti cardinali. Sarebbe
mondo») in un'epoca alquanto tarda. Come dunque questo il motivo dei suoi quattro
abbiamo indicato nella parte iniziale del volti, ai quali si aggiungerebbe un quinto
secondo capitolo, il dio non occupa una per poter guardare anche in alto.
posizione centrale nell'ambito della triade Nell'iconografia Brahma viene però rappre­
ortodossa dell'Induismo (Trimii rti) . Il sentato solo con quattro volti: S iva dovreb­
Brahman delle Upanifad era un Assoluto be avergli tagliato la quinta testa come puni­
privo di colore e privo di forma: da questo zione per l'incesto commesso.
concetto astratto si sviluppò un dio perso­ In un'altra leggenda si parla dell'infedeltà di
nale. D principio che Brahma sia sorto dalla Brahma: quando sua moglie Savitri giunge
speculazione dotta e non dalla fede popola­ in ritardo ad un sacrificio, egli prende subi­
re è considerato comunque tuttora valido. A to un'altra donna e viene maledetto da
Brahma sono consacrati solo pochi templi, Savitri.
nessun Induista lo venera come suo speciale Brahma perde la sua posizione di sommo
dio protettore, ed anche la rappresentazione dio allorché Siva appare fra lui e Vi�Qu e
iconografica in lui è molto più modesta che costringe le due divinità a onorario. La pre­
per Vi�QU e S iva, le cui immagini sono state tesa di assolutezza di Brahma viene minata
rese in maniera plastica. sin dalla sua nascita: egli sarebbe nato infat­
In età vedica esisteva l'idea della creazione, ti da un fiore di loto sorto a sua volta dal­
ma il creatore o demiurgo (capomastro del­ l'ombelico di Vi�Qu, allorché questi cadde in
l'universo) non era ancora identificato con un sonno contemplativo sul serpente del
Brahma. L'energia creatrice del dio era mondo. Questa leggenda «avvilente» dà a
denominata Prajapati e solo in tempi suc­ Brahma il nome di Kamalasana, «colui che è
cessivi fu identificata con Brahma. Altri nato dal loto».
nomi per indicare l'origine e per colui che La sua rappresentazione comune mostra
mise in moto la creazione sono Pitamaha Brahma con quattro braccia e quattro teste;
(«il grande padre»), Vi�vakarman («il dio nei rilievi sono rappresentati soltanto tre
padre») e Hiranyagarbha (<d'uovo d'oro»). volti. n dio barbuto ha la capigliatura accon­
Tali aspetti del dio creatore non hanno però ciata come Siva, in forma di corona, ma non
una forma iconografica. reca gli emblemi specifici di Siva: la falce di
Sivaiti e Vi�Quiti si sono però adoperati per luna ed il cobra. n suo abbigliamento consi­
poter sottrarre a Brahma il carattere di asso­ ste in una nera pelle d'antilope. Brahma viene
lutezza, attribuendogli la sola caratteristica rappresentato o in piedi o seduto nella posi­
di divinità creatrice. Così i miti che narrano zione del loto, l'animale che lo trasporta è
che egli avesse preso in moglie la figlia l'Han;1sa, l'oca saggia, che riusciva a separare
Sllvitri (anche chiamata Brahmaoi o il latte dall'acqua. A volte Brahma viene
Sarasvati) , rendendosi così colpevole di mostrato troneggiante su un carro trainato da
incesto, acquistano il carattere di ingiuria. sette oche: queste stanno per i sette mondi.

53

r 1
Il pantheon induista

Come segno del fatto che ogni forma di vita chiaio (invece che con il recipiente dell'ac­
deriva dall'acqua e che Brahma svolge il qua) seduto o in piedi su un basamento in
ruolo di dio creatore, egli viene rappresen­ forma di loto. I suoi gesti sono i Mudras
tato con un vassoio colmo d'acqua in una della promessa di protezione e dell'esaudi­
mano; ivi deve essere versata acqua del mento del desiderio.
Gange. Un ' altra scultura può mostrarlo con la
Un ulteriore importante attributo è la cate­ moglie Sarasvati alla sinistra e con Savitri
na delle pregheire, il rosario, che egli tiene alla destra. La scultura dalle quattro braccia
in un'altra mano; è composto dalle perle del
tempo, cui ciascun vivente è sottoposto.
Le due mani nelle quali Brahma non regge
alcun attributo compiono i gesti della pro­
messa di protezione e dell'esaudimento del
desiderio.
D loto, sul quale Brahma troneggia, simbo­
leggia l'inizio della creazione. Le sue quattro
teste si riferiscono ai quattro Veda : Est, il
R�veda ; Sud, lo Yajurveda; Ovest, il 5amave­
da ; Nord, l'Atharvave da . Brahma guarda
pertanto in tutte e quattro le direzioni, per
cui è considerato onnisciente ed ha l'univer­
so sotto il suo controllo.
È sottoposta a Brahma la dea della musica e
della poesia -+ Sarasvati. In base ad alcune
leggende ella è sua figlia, secondo altre è sua
moglie. La dea viene venerata anche sotto i
nomi di Savitri, di Gayatri e di BrahmaQi.

2.2. 1Le varianti nella raffigurazione


di Brahma

Brahma viene presentato da diverse fonti


scritte con differenti attributi e posture.
L'iconografia conosce essenzialmente quat­
tro varianti. Oltre al recipiente dell'acqua ed
al rosario, il dio può anche avere il cucchiaio
sacrificale, un vaso ed un libro.
Diversamente dalla scultura originaria, il
Brahma a quattro braccia viene rappresen­
tato con gli attributi del rosario e del cuc- Brahmii , il dio della creazione.

54

r
Gli aspetti Ji Brahmtl

Un'ultima raffigurazione può mostrare


Brahma con quattro braccia, con le quali
regge gli attributi: rosario, cucchiaio, reci­
piente e libro.

2.2.2 Gli aspetti di BrahmiJ

n fatto che la rappresentazione del dio crea­


tore sia di natura puramente teistica e priva
quindi di carattere naturale, carattere pecu­
liare soprattutto del dio della distruzione
S iva, oltre che delle dee dello S ivaismo, fa sì
che in lui non svolgano alcun ruolo le oppo­
ste tendenze della distruzione e della crea­
zione. Di conseguenza non poteva sussiste­
re nessun culto degli aspetti, delle incarna­
zioni o delle manifestazioni del dio, cosa
questa che rende Brahma, diversamente
dalle altre due divinità della triade buddhi­
sta, una divinità essenzialmente unitaria.
Questa caratteristica fa sl che Brahma
venga identificato, d'accordo con la sua ori­
gine teologica, con Prajapati e Vjgvakarman,
la rappresentazione della creazione d'epoca
vedica, sebbene questa nell'Induismo non
abbia mai ricevuto un culto popolare, e
quindi non abbia mai avuto una sua espres­
sione iconografica. La statua di Brahma può
anche, ma raramente, essere indicata come
Brahmà seduto su un loto.
Visvakarman o Prajapati.

non presenta gestualità delle mani, le quali


reggono tutte e quattro gli attributi: rosario, 2.2.2. 1Il signore delle creature
cucchiaio, recipiente e vaso. (Prajàpati) e il creatore d'ogni cosa
Quando Brahma è seduto su un carro trai­ (Vifvakarman)
nato da sette oche ha quattro braccia ed è in
atteggiamento di meditazione, cosa che Nell'identificazione con Prajapati e Visva­
viene indicata dalle due mani in posizione karman, Brahma si mostra in tutto il suo
meditativa. I suoi attributi sono il rosario e aspetto creativo. Nella concezione monotei­
il vaso. stica dei Veda e nelle leggende sulla creazio-

55

r 1
Il pantheon induista

ne ivi contenute, nelle quali le elaborazioni Quando Brahma è raffigurato seduto, con
teologiche concernenti la creazione del la sposa Savitri sulle sue ginocchia, si rico­
mondo e i sacrifici si copnettono tra loro, nosce in lui il dio creatore Prajapati. Come
Prajapati rappresenta il dio primordiale, il Visvakarman, Brahma personifica la saggez­
creatore del cielo e della terra, nel quale è za e la forza creativa. Gli attributi delle
posta la forza della natura come unica forza sculture, che vengono identificate con
creatrice. Vengono considerati Prajapatis, Visvakarman, sono rosario, libro, recipiente
ossia partecipanti alla creazione, anche i 19 e cucchiaio, ossia i consueti attributi di
o 2 1 �is (cfr. par. 2 . l O), considerati figli spi­ Brahma.
rituali di Brahma. Visvakarman, identificato
con il dio Prajfpati, è il «capomastro» o
l'architetto nell'ambito delle divinità vedi­
che, ed ha la funzione di protettore delle arti 2.2.2.2Brahma, padre degli dèi
indiane. Suo figlio Sthopati («signore del (Pitamaha)
luogo») ha la funzione di maestro d'arte pla­
stica, e istruisce disegnatori, pittori, carpen­ In questa particolare raffigurazione in cui
tieri e falegnami. presenta i medesimi attributi della statua di
Visvakarman (rosario, libro, recipiente e
cucchiaio) Brahma è indicato come
«nonno» (Pitamaha) . Lo si può facilmente
differenziare dalle altre raffigurazioni, in
quanto i suoi volti visibili hanno la barba.

2 . 2 . 2 . 3 Il guardiano
delle regioni
del mondo (Lokapala-Brahma)

Come creatore dei mondi Brahma ha anche


il dominio sui punti cardinali, verso i quali
guardano i suoi quattro volti. In questa raf­
figurazione egli è signore delle divinità guar­
diane, che sono considerate divinità subor­
dinate (Lokapalas) . La moglie di Brahma,
Savitri, come accompagnatrice di Lokapala­
Brahma , è rappresentata con quattro volti.
Gli attributi di Brahma quale guardiano
sono il rosario, il libro, il loto e il recipiente
per l'acqua. Nessun p un to cardinale in par­
ticolare è consacrato al signore Brahma
Pitamah a , Brahmii padre degli dèi. quale divinità di guardia.

56

r 1
Il preservatore Vi,s nu

2.3 Il preserva/ore VipJU personificazione come energia solare con


accesso ai tre mondi nasceva come mito
Vi�ou costituisce la personificazione della vedico e trovava la sua prosecuzione nei suc­
grazia e della bontà. Nella triade induista il cessivi Puranas. Nella lunga genalogia divina
dio è il preserva/ore, al fianco di Brahma, il in essi contenuta, Vi�QU viene collocato al di
creatore, e Siva, il distruttore. Sebbene sotto dei dodici figli del patriarca della crea­
venga essenzialmente venerato dagli ade­ zione � Kdyapa e di � Aditi, la grande
renti della tradizione vi�quita, Vi�Qu occu­ madre del mondo. Egli fa parte dunque del
pa tuttavia una posizione di particolare gruppo dei dodici Adityas o dèi del sole. In
rilievo nell'ambito dell'Induismo. Egli è il rapporto con il mito del sole vi è anche l'in­
dio che sulla via dell'emanazione ha richia­ carnazione in nano di Vi�QU, la quinta delle
mato all'esistenza i mondi con tutte le loro sue incarnazioni, nella quale strappò al
forme vitali, e che conserva la vita per un demone a Bali con tre grandi passi il domi­
tempo determinato, sino a che l'universo nio sui tre mondi.
non si distruggerà. Vi�qu, alla fine di tale n ruolo di conservatore fu attribuito a Vi�qu
epoca, riprende la sua forma originaria, per solo in una fase successiva, dopo che le rap­
far sì che dopo una pausa di quiete tutto presentazioni del ciclo eterno dell'esistenza,
ritorni a nascere.
Questa concezione post-vedica dell'Induismo
relativa al sommo fra tutti gli dèi si lega anzi­
tutto alla figura di � Narayaoa, il Vi�qu che
sta tranquillo sulla coda del mondo e sul cui
ombelico nasce un loto, che genera a sua
volta Brahma, il dio della creazione. Fra le
sue personificazioni sono di particolare
significato per gli Induisti quelle in cui
Vi�Qu appare come il mitico eroe popolare
� Rama e quelle in cui è rappresentato
come � Kmta.
Passarono molti secoli prima che Vi�qu
avesse la sua collocazione come entità con­
servatrice nella triade induista. n nome del
dio è ben più antico della corrente di pen­
siero del Vi�quismo, la quale è sorta dopo lo
Sivaismo. In epoca vedica, nella quale Vi�qu
aveva le caratteristiche di divinità non aria­
na, egli era compagno degli dèi solari. Egli
era la divinità che con tre grandi passi per­
correva tutto il mondo, simboleggiando con
ciò il corso dd sole che sorge, quindi rima­ VigiU e il suo animale da soma Garuda, qui
ne alto nel cielo, infme tramonta. La sua rappresentato in forma umana, simile a Vi�l)u.

57

r 1
Il pantheon induista

della rinascita e dell'antagonismo degli dèi e tazione viene venerato sotto i seguenti nomi:
dei demoni quali forze agenti sul mondo si quello dai lunghi capelli (KeSava), il pastore
radicarono nell'Induismo. (Govinda) , l'uccisore del demone Madhu
Vi�QU da allora discende sempre dal suo (Madhusiidana), il nano V"amana, che attraver­
paradiso VaikuQ�ha, o produce personifica­ sa il mondo con tre passi (Trivikrama), il por­
zioni o incarnazioni (Avataras) o «discese» tatore dello Sri (Sridhara), il signore del senso
per proteggere il bene del mondo e per (�ikeSa), il dio con il loto nell'ombelico
annientare il male. A causa di queste diverse (Padmaniibha), colui che unisce (S�ana),
incarnazioni Vi�QU non può essere conside­ il potente (Pradyumna), il libero (Aniruddha),
rato una figura divina unitaria. Nella conce­ il sommo spirito (Puru�ottama), l'immutabile
zione brahmanica le incarnazioni furono (Acyuta) , colui che sollecita l'essere umano
collocate l'una accanto all'altra, e così sorse (] aniirdana) ecc.
come rappresentazione divina; piuttosto Nei miti più antichi si trovavano la dea
una immagine mista che una unità di figure Sinivali , la personificazione della luna
inserite l'una nell'altra. Molte delle incarna­ nuova, e la dea Aditi, l'entità madre vedica,
zioni recano elementi di provenienza non moglie di VilìQU, che successivamente diven­
ariana, come pesci, tartarughe, cinghiali e ne la dea della fortuna, nominata Lak!ìmf o
leoni antropomorfi, ed in esse si riconosce Sri. Vi�QU ha un'altra compagna nella dea
un processo evolutivo. della fertilità, chiamata nel Nord dell'India
Le incarnazioni sono suddivise in principali Pu�ti, nel Sud Bhiimidevi (dea della terra).
e secondarie. Nel gruppo delle incarnazioni L'animale che porta Vi�QU è il mitico uccello
principali si trovano le discese, nelle quali -+ Garuc;la.
Vi�QU si manifesta come leone antropo­
morfo, nano, Rama e K�Qa; nelle incarna­
zioni secondarie Vi�Qu assume la forma di 2.3. 1 I;immagine della
animali, come pesce, tartaruga, cinghiale e manifestazione di Vi�1JU
cavallo (Kalki). Le incarnazioni in cui ven­
gono mostrati specifici comportamenti e Per lo più VilìQU appare come giovinetto: la
insegnamenti particolari, come Brahmii con sua statua è colorata in azzurro scuro, e nelle
l'ascia e Buddha come fondatore religioso, sue quattro mani tiene quattro attributi,
sono considerate incarnazioni secondarie. ossia una conchiglia, una ruota (disco) , una
Leggende popolari, che hanno tuttora la loro clava ed un fiore di loto. La conchiglia sta a
importanza, non tracciano nessun confine fra rappresentare i cinque elementi e l'origine
incarnazione divina e terrena, così che si ha della vita. La ruota simboleggia lo spirito e
una concezione panteistica di V�Qu. Le mani­ l'esistenza che cambia continuamente. La
festazioni del dio, che non sono nella lista clava simboleggia la sapienza originaria e
delle dieci incarnazioni principali, ma vengo­ l'esistenza individuale. n loto, a volte sosti­
no rappresentate solo a volte in maniera ico­ tuito dall'arco, indica la forza che agisce,
nografica, costituiscono le manifestazioni o le dalla quale sorse l'universo. n gesto della
discese minori nell'ambito della tradizione promessa di protezione è caratteristico della
popolare. V�QU in questo tipo di rappresen- figura di VilìQU.

58

r 1
Visnu all'inizio di una nuova era (Niiriiya!Ja)

Abitualmente V�J.lU troneggia, circondato Vi�f!u all'inizio di una


2.3. 1 . 1
dai suoi adoratori, nel suo paradiso, il nuova era (Narayatza)
VaikuQtha. A lui appartiene la corona regale,
quindi un cordone sacrificate diviso in tre L'universo si è dissolto alla fine di una età
strisce, che simboleggiano le lettere del sacro del mondo, ritornando al suo stato origina­
mantra AUM; quindi gli orecchini Makara rio. Non esiste più alcuna vita, nulla ha più
(dr. par. 7.3 .2) che indicano la sapienza e la forma. Prima che si inauguri una nuova era,
conoscenza intuitiva. Sul suo petto risplende tutto è immobile. Solo Vi�I)U sogna e proget­
la pietra preziosa Kaustubha; sotto di lui si ta la nuova vita, il nuovo ordine. Egli giace in
trova il ricciolo Srivatsa, il segno della -+ Sri un sonno contemplativo (Yoga-Nidra) sul
sul petto di V�J.lU. serpente del mondo con le sue spire infinite.
Tutte le raffigurazioni di Vi�qu hanno il ll serpente si muove sull'oceano cosmico
Pitambara, il sottilissimo velo che gli rico­ senza rive. Acqua, serpente e Vi�qu nella sua
pre i fianchi (dr. par. 7 .4.1 ) . Sovente si vede forma di NarayaJ.la simboleggiano l'unica
Vi�J.lU riposare sul serpente del mondo che sostanza cosmica o energia, mediante la
nuota nell'oceano (cfr. par. 2 .3 .1.1) o a quale la vita può assumere nuove forme.
cavallo sul suo animale -+ Garuc;la (cfr. par. NarayaQa rappresenta il cosiddetto uomo
2 .3 .1.3 e ss. ). cosmico. Tutto quel che una volta era stato,
è raccolto in questo stato di pace di Vi�qu
ed attende di manifestarsi. A questo punto
la prima forma di vita è un loto che nasce
dall'ombelico di Narayaoa; questo cresce
alto e produce Brahma, il dio della creazio­
ne. Ora si desta Lak�mi, la compagna di
Vi$J.lU, il dio, e con lei si apre una nuova
epoca. Vi�qu però ritornerà nella sua forma
come NaràyaQa non appena che il mondo
nuovo che è sorto è stato nuovamente
distrutto.
Vi�J.lU, nella persona di NarayaQa, è rap­
presentato con due braccia, senza attributi,
per cui tutte le forze e le proprietà sono in
lui assopite e non possono essere viste.
Nelle trasposizioni iconografiche il mondo
interiore del dio appare quasi manifesto,
reso cioè visibile all'esterno. Così spesso
sotto le spirali del serpente appaiono le
armi personificate in dèi delle armi (cfr.
cap. 6) : queste sono affiancate da due figu­
Vi�pu con i suoi caratteristici attributi: conchiglia e re di guardiani alle quali è dato come attri­
ruota. buto il ventilabro.

59

r 1
Il pantheon induista

Niriiya!)a, Vi�qu sul serpente del mondo all'inizio di una nuova era. Brahmii nasce da un loto, sbocciato
dall'ombelico di Vi�qu.

La sposa di Vi�J).u, Lak�mi, siede accanto al Marka�deya ha le sue mani sollevate in


marito sdraiato, e massaggia le sue dita dei gesto di preghiera. I demoni Madhu e
piedi. Dalla parte della testa, al lato del Kai!abha, che durante il sonno di Vi�J).U
copricapo a forma di serpente dalle cinque sono fuoriusciti dalle orecchie del dio, fanno
teste, che si estende come a protezione sulla parte della composizione generale. Essi cer­
testa del dio, si vede sovente Garuçla, l'aqui­ carono di uccidere Brahma per impedire il
la mirica. Un certo numero di figure di con­ sorgere del nuovo mondo, ma furono deca­
tomo possono essere rappresentate sedute pitati da V�J).u, destatosi dal sonno.
accanto al dio della creazione Brahma che Questo insieme di figure di contorno indica
siede sul loto. Fra loro si trova spesso il che le forze del male sono operanti ancor
santo Marka�u;leya, che fu salvato da Vi�Qu prima che la nuova vita possa manifestarsi.
dalle acque alla fine dell'età del mondo; egli Esse costituiscono il polo opposto rispetto
è collocato nella bocca aperta della divinità alla nascita di Brahma dall'ombelico di
(cosa che in senso teistico può significare Vi�J).u; un segno della polarità immanente a
l'unione dell'individuo con la divinità). tutte le cose.

60

r 1
V(s�u con la sua sposa LaksmT (Lak,smT-Naraya�a)

2.3. 1 . 2 Vi�1JU sul serpente 2.3. 1.3 Vif1Ju con la sua sposa
(Adimartr) Lak$mf (Lak$mf-Narayatza)
In questa rappresentazione Vi�QU è seduto Analogamente alle consuete statue di Siva
come Adimurti, che sta ad indicare «l'aspet­ con la sua Sakti Parvati , questa raffigurazio­
to originario», sul serpente dd mondo, che ne dovrebbe simboleggiare l'unione del
distende le sue cinque o sette teste sul dio principio maschile con quello femminile.
come uno schermo protettivo. Questa raffi­ Vi�Qu dalle quattro braccia siede sul suo ani­
gurazione di Adimurti dalle quattro braccia, male Garuda e appoggia un braccio sulla sua
con i soliti attributi, appartiene alla trasposi­ sposa L�mi, che siede alla sua sinistra, e
zione iconografica della rappresentazione che a sua volta pone il proprio braccio destro
dd dio primordiale. n serpente simboleggia attorno al marito. Nella mano sinistra Lalqmi
l'acqua fonte di vita. ha un loto. V�Qu in due mani regge la ruota
Adimurti siede nella postura di rilassamento e la conchiglia, mentre la quarta mostra il
con una gamba piegata ad angolo sulle spi­ gesto dell'esaudimento dd desiderio.
rali dd corpo del serpente, mentre l'altra Più rare sono sculture nelle quali Vi�qu e
gamba pende verso il basso libera. Accanto Lak�mi appaiono unite in una sola figura,
alla divinità si trovano le sue compagne simile alla forma androginica di Siva come
L�mi e Bhumidevi . - ArdhanarHvara. Questa raffigurazione

Adimiirti, Vi�l)u come «divinità primordiale,., con il Vi�l)u abbraccia la sua sposa Lak�mi .
serpente.

61
r
Ilpantheon induista

Vi�r:tu con le sue donne Lak�mi e Bhumidevì.

androginica, La�mi-Narayina, nei testi ico­ di sinistra conchiglia, scudo, arco e loto. I
nografici dovrebbe apparire con otto brac­ quattro volti del VaikuQthanatha indicano i
cia. La metà sinistra mostra La�mi con gli quattro punti cardinali. Ad Oriente (dove
attributi: recipiente con nettare, specchio, una testa è rivolta) vi è un uomo che guarda,
loto e libro, mentre la parte destra mostra a Sud il volto di V�Qu della quinta incarna­
Vi�Qu con gli attributi ruota, clava, loto e zione, quella dd leone antropomorfo, ad
conchiglia. Ovest il volto della Sakti, ed a Nord il volto
della incarnazione in cinghiale.
Una variante di questa raffigurazione è costi­
Il signore del cielo
2.3. 1 . 4 tuita dalla scultura della Trailokyamohana,
(Vaiku1J{hanatha) una raffigurazione di Vi�Qu con sei braccia e
quattro teste. La settima mano della parte
n Vi�QU raffigurato quando è in paradiso destra mostra il gesto dell'esaudimento del
(VaikUQtha) ha otto braccia e quattro volti. desiderio, e le ottave mani destra e sinistra
Egli o siede sul serpente dd mondo o sul suo sono congiunte nel gesto della meditazione.
animale che lo trasporta, Garuda. Le sue Gli attributi sono bastone a punta, lancia,
quattro mani della parte destra reggono gli martello, cappio, recipiente d'acqua e como
attributi clava, spada, freccia e ruota, quelle (Sfll g a) .

62

r 1
Kama, il dio dell'amore

re benevolo, realizzatore
2.3. 1 . 5 Il che dovrebbe rappresentare sensualità ed
di desideri (Varadaraja) erotismo.
Nella sua raffigurazione giovanile (Manmatha)
Cavalcando il suo animale Garuda nella questo Cupido indiano spesso appare in un
postura bellica dell'arciere, V�qu salvava il re gruppo di vari dèi e dee. Fra questi si trova il
degli elefanti Gajendra dai pericoli dei coc­ suo amico Vasanta, la personifìcazione della
codrilli. In questa rappresentazione Vi$ou ha primavera, il vessillifero dalla testa di cavallo
otto braccia e porta: armi ruota, conchiglia, e le sue compagne Rati e Priti. Manmatha ha
dava, spada, scudo, arco, freccia e loto. In otto braccia ed in due mani reca conchiglia e
rilievo si trovano raffigurati Gajendra e un ruota, in altre due arco e freccia; le altre quat­
coccodrillo . tro mani sono adagiate sul petto della sua
accompagnatrice che gli sta al fianco.
Sebbene Kama non appartenga al gruppo
delle divinità somme e la sua collocazione
2.3. 1 . 6 KiJma, il dio dell'amore nel pantheon induista non possa essere fis­
sata chiaramente (cfr. par. 2 . 12 .4. 1), ha tut­
In età vedica Kima veniva venerato quale tavia un grande potere. Anche se tentò di
impulso creativo e fonte di concupiscenza. infiammare l'ascetico Siva d'amore per -+
Le sue accompagnatrici erano Priti, la perso­ Parvatr, ebbe la peggio: venne ridotto in
nifìcazione dell'amore liberatore, e Rati, la cenere dal terzo occhio di Siva. La raffigu­
personifìcazione della voluttà. Ma la religione razione di questo evento viene presentata
induista fece di Kama il dio dell'amore. Sotto nell'iconografia di Siva come -+ Kamantaka­
il nome di Manmatha o Pradyumna è visto Miirti.
come aspetto di V�qu, mentre Pradyumna è
figlio di KJloa e di Rukmioi.
Nella trasposizione iconografica Manmatha è
mostrato come giovane di bell'aspetto, ricca­
mente ingioiellato, che cavalca un pappagal­
lo. I suoi attributi principali sono freccia ed
arco. L'arco è di canna da zucchero o di fiori,
la corda è fatta di uno sciame d'api, e le cin­
que frecce - simboleggianti i cinque sensi
degli uomini - hanno come punte dei fiori.
L'animale cavalcato da Kama, il pappagallo,
che indica anche il piacere dei sensi, si trova
spesso in raffigurazioni in cui gli dèi appaio­
no come coppie di amanti.
ll fatto che Kama è subordinato anche agli
-+ Yak$as è reso dalla sua raffigurazione

come l'animale caratteristico che porta i Vi�qu come dio dell'amore, Manmatha, con le sue
geni della natura, Makara il mostro marino, compagne Rati e Priti.

63

r 1
Ilpantheon induista

VipJU in /orma di donna


2.3. 1 . 7 Vip.zu dalla testa di cavallo
2.3. 1 . 8
(Mohinf) (Hayagrrva)

La seducente incorporazione di V�qu come Vi�QU si trasformò in Hayagriva dalla testa


donna serviva allo scopo di allontanare i de­ di cavallo, per uccidere il demone dallo stes­
moni semidivini (Asuras) nd vortice dd mare so nome, il quale aveva rubato i sacri Veda.
di latte, cosicché poterono essere resi parteci­ La scultura dalla testa di cavallo ha quattro
pi ddl'disir di vita (Amtta) (cfr. cap. 3). Nei od otto braccia, e può essere distinta facil­
miti si riferisce che anche Siva non poteva mente dalle raffigurazioni della incarnazio­
opporsi alla bellissima Mohini, per cui si ne di Vi�J?U in Kalki, raffigurazione nella
innamorò di lei e dalla loro unione nacque la quale ha ugualmente una testa di cavallo, ma
santa AiyaQlir. ha solo due braccia. L'attributo più impor­
tante di Hayagriva è un libro, che simboleg­
gia i Veda. La rappresentazione a otto brac­
cia è accompagnata da una personificazione
dei quattro Veda. Fra gli altri attributi di
Vi�ou si trovano: conchiglia, ruota, dava e
loto, ossia quelli che gli sono consueti. ll
fatto che Hayagriva sia anche dio ddl'ap­
prendimento, e come tale sia in rapporto
con la dea � Sarasvati, è messo in partico­
lare rilievo dal gesto ddl'insegnamento che
egli compie.

DattiJtreya, il Brahmino
2.3. 1 . 9
creatore dei Tantras

Dattlitreya, che nei miti è un Brahmino,


viene venerato come manifestazione di
Vi�ou o come incarnazione della triade
induista composta da Hari (Vi�Qu) , Hara
(Siva) e Pitamaha (Brahmli) (cfr. par. 2 . 1 .1).
Si riferisce che il Brahmino, a causa di una
maledizione divina, si era ammalato di leb­
bra e fu fissata la sua morte per un mattino
determinato. La moglie di Dattatreya, una
fervida veneratrice dd dio, ottenne per que­
Mohini, Vi�QU in forma di donna. Con il vortice del
sta sua religiosità che il sole non sorgesse nd
mare di latte (cfr. cap. 3) Vi$1;1U volle sedurre giorno predestinato. Stupiti per il potere
i demoniaci Asuras. della donna, gli dèi esaudirono un suo desi-

64

r
Le dieci incarnazioni di Visnu e le quattro età del mondo

derio dello stesso genere. Ella espresse il ed il tipo di esseri umani che si manifestano
desiderio che gli dèi della triade potessero ed il modo in cui essi si comportano in que­
rinascere come suoi figli. sto tempo.
Variante della raffigurazione della triade Krita, il primo Yuga prodottosi, rappresenta
divina è un gruppo di Brahmi, Siva e Vi�Qu l'età del fare e del giocare. Gli uomini sono
venerato coma Dattitreya. Quando la statua per natura virtuosi, vivono in armonia col
della Hari-Hara-Pitamiha viene accompa­ cosmo. I loro compiti vengono svolti come
gnata da quattro cani, che simboleggiano i qualcosa che dà soddisfazione, rende felici.
quattro Veda, si deve vedere in questa la Autosufficienza e piena dedizione alla vita
figura di Dattitreya. caratterizzano questo K{itayuga, che dura
Dattitreya, che viene visto come ridestatore 4000 anni del dio ( 1 .440.000 anni umani).
delle tradizioni vediche, è anche creatore di Corrisponde all 'età aurea della mitologia
riti e di testi tantrici. antica.
Nel periodo successivo al Kritayuga, l'età
della sera e del tramonto, la realtà peggiora,
2.3.2 Le dieci incarnazioni di Vi$1Ju l'ordine naturale patisce per essere dipen­
e le quattro età del mondo dente dai sensi. Nei 3000 anni di Brahma,
durata del Tretayuga, la virtù viene meno, si
Secondo il pensiero induista, il benevolo incominciano ad apprendere le difficoltà
«conservatore» discese sulla terra dal suo della vita, la vita umana diviene più difficile,
cielo degli dèi, a punire i malvagi e a pre­ si costituiscono le differenze sociali; inoltre
miare i buoni. Queste discese (Avataras) gli uomini incominciano ad adorare divinità
sono oggetto di molte leggende. n loro diverse. Treta deriva dal numero tre: l'armo­
numero è difforme. Dieci sono le più impor­ nia nelle manifestazioni dell'esistenza si è
tanti. Le dieci incarnazioni principali di ridotta di un terzo.
Vi�Qu si dividono nelle quattro età del Con il periodo successivo si ha la caduta
mondo: K{ita, Treta, Dvipara e Kali. della pura fede, allorché irrompe lo
Per quanto concerne il calcolo della durata Dviparayuga. Esso dura 2000 anni del dio.
delle varie manifestazioni, gli Induisti hanno In tale fase virtù e timore di dio si sono
elaborato un sistema fantastico, in base al dimezzati rispetto alla prima età. (Dvipara
quale la vita del più longevo di tutti gli dèi, si origina da Dvi o Dva, il numero due) . Gli
Brahmi, dura 100 anni di Brahmi; ogni esseri umani dubitano dei loro doveri e del­
giorno di un anno di Brahma è il tempo l'ideale di giustizia; essi incominciano a
(Kalpa) di durata del mondo, dalla sua crea­ dedicarsi a pericolose discussioni sull'equili­
zione al suo tramonto. Ogni Kalpa com­ brio fra perfezione e imperfezione, e pren­
prende l 000 grandi cicli del mondo dono quindi il destino nelle loro mani. La
(Mahiyuga) , e ciascuno di questi cicli è conoscenza delle origini è andata perduta e
strutturato in base a quattro periodi ugualmente è andato perduto il comportarsi
(Yugas) : l'eterno ritorno della medesima in armonia con la legge. Gli uomini si inde­
realtà. Cosl i nomi dei quattro Yugas indica­ boliscono per loro stessa colpa e non ricevo­
no la rispettiva natura del ciclo del mondo no più alcuna forza dal cosmo.

65

r 1
Il pantheon induista

L'età dell'oscurità, il Kaliyuga, dura 1000 terra la razza guerriera, e nell'eroe Rima, il
anni di Brahmii. Quest'epoca, dalla quale la quale ebbe il compito di porre fme all ' op­
nostra vita attuale è dominata, tende alla primente e demoniaco dominio del principe
distruzione di tutte le forme di esistenza. La Rivaoa su Lanka.
situazione morale del mondo peggiora sem­ Alla fine dell'età Dvarapa, Vi!ìQU appare
pre più; la mancanza di dio e il vivere nel nella sua incarnazione più nota, ossia come
peccato prendono il sopravvento, gli uomini K�Qa, per punire i demoni che si sono
sono afflitti dai dolori e si sottraggono da sé incarnati in esseri umani sulla terra. Le
la loro forza vitale. Potere e possesso sono le incarnazioni di Vi!ìQU come eroe fra gli
uniche fonti della virtù, e la passione costi­ uomini sono anche note sotto il nome di
tuisce l'unica forma di rapporto fra uomo e vasudeva, un nome che rimanda al noto
donna. padre di KJlQa che compare nel suo mito,
Solo quando il «calice della depravazione» anch'egli di nome Vasudeva.
sia vuotato sino al fondo, si risorgerà e ritor­ Nell'attuale era di KAlf, indicata come la più
nerà un nuovo K�;itayuga. breve delle quattro, Vi!?QU appare come
La successione nella durata delle quattro Buddha, il fondatore del Buddhismo, per
età è rappresentato dalla serie numerica 4, indurre all'eresia i malvagi sulla terra, per
3, 2 , l . In corrispondenza si hanno le prime poi, nella incarnazione successiva, il caval­
quattro incarnazioni di Vi:;ou - pesce, tar­ lo, punire i malvagi e premiare i buoni. Si
taruga, cinghiale, leone umano - del dice anche che gli Induisti potrebbero tran­
Kritayuga; le tre successive si realizzano nel quillamente individuare ogni figura mitica o
Tretayuga, due nel Dvaparayuga ed una nel storica di altri sistemi religiosi o di altre cul­
Kaliyuga. ture incarnazioni di Vi�QU: anche Gesù
Vi�r.tu si incarnò in pesce quando irruppe il potrebbe considerarsi una delle tante incar­
diluvio universale per distruggere tutta la nazioni di Vi�r_1u, sebbene poi non venga
vita, e allora il Noè indiano, Manu, fece pas­ venerato.
sare la vita nell'epoca successiva attraverso il
seme di un pesce. Nel mito secondario della
creazione, quello che parla del «Vortice del 2.3.3 I.:incarnazione in pesce
mare di latte» (cfr. cap. 3 ), Vi:;ou appariva (Matsyilvatilra)
incorporato in una tartaruga.
Quando Vi�Qu nella sua terza incarnazione L'incarnazione in pesce, originaria concezio­
apparve come cinghiale, la terra si sollevò ne totemica, si trova in stretto rapporto con
dall'oceano dove era stata inabissata da un la leggenda del diluvio, riferentesi al tra­
demone. Nella quarta incarnazione, di leone monto dell'ultima età.
antropomorfo, il dio liberò il mondo dal L'antenato degli. uomini di nome Manu fu
dominio di un demone potentissimo. pregato da un grande pesce prima del dilu­
Nell'era Treta vengono indicate: l'incarna­ vio di costruire una barca, per mettervi den­
zione nel nano, in cui Vi!ìQU restitul agli dèi tro una coppia di ciascuna specie animale e
il dominio sui tre mondi; l'incorporazione in i semi di tutte le piante, affinché la vita
Rima con l'ascia, il quale annientò sulla potesse continuare. Manu riconobbe Vi�qu

66
I:incarnazione in pesce (Matsyavatara)

Matsyiivatiira, la prima incarnazione di Vi�qu in pesce.

67
Il pantheon induista

nel pesce e si rese conto allora del compito 2.3.4 L'incarnazione in tartaruga
di salvatore che gli era stato affidato. Si (KiìrmiJvatiJra)
stava bagnando in mare quando un pesce
minuscolo gli parlò e gli chiese di difender­ I demoni si trovavano in una continua lite
lo dai pesci grandi e pericolosi portandolo con gli dèi. Essi avevano sulla base di una
fuori dal mare. Manu esaudl il desiderio del rigida ascesi conquistato il favore degli dèi
pesce, lo mise in una vasca d'acqua, che egli ed erano divenuti loro pari, se non superio­
doveva continuamente cambiare con una ri. Allorché minacciarono di prendere il
più grande, in quanto il pesce cresceva rapi­ potere dei tre mondi e gli dèi non vedevano
damente. Quando alla fine il pesciolino fu più nessuna prospettiva di far volgere la
diventato un pesce grande, Manu lo rimise lotta a loro favore, Vi�Qu suggerì loro di sti­
nell'oceano. Poco dopo grandi masse d'ac­ pulare la pace coi demoni e di agitare con
qua inondarono la terra e Manu incominciò questi oppositori il mare di latte per estrar­
a vagare senza meta con la sua arca sui flut­ re il nettare dell'immortalità (cfr. cap. 3 ) . n
ti. Quando apparve il pesce, Manu lo legò, mestolo, il poderoso monte Mandara, si ina­
come fosse una bestia da traino, con l'aiuto bissò nella profondità del mare e sarebbe
del serpente Vasuki, dinanzi alla prua della scomparso del tutto, se Vi�qu non avesse
nave, e fece trainare sé e gli altri ànimali rac­ assunto la forma di una tartaruga (Kiirma),
colti sulla nave sino ad una montagna che si fosse calata nel fondo e si fosse posta
emergeva dal mare. A quel punto la vita come saldo fondamento sotto la montagna.
poté nuovamente riprendere e poté avere L'immagine di Vi�qu nelle sembianze di tar­
inizio una nuova era. taruga mostra il dio per metà animale e per
Un'altra leggenda narra come un demone metà essere umano. n passaggio da animale
durante il diluvio si fosse impadronito dei ad uomo dalla vita in avanti non è così flui­
Veda e come fosse rimasto nascosto sul da come nell'incarnazione in pesce, per cui
fondo del mare. Solo con l'aiuto del pesce, pare che Vi�qu troneggiasse sulla corazza
Manu riuscì a riportare in possesso degli dèi della tartaruga. La rappresentazione a quat­
e degli uomini i sacri testi e l'antichissima tro braccia mostra il dio con gli stessi attri­
sapienza. buti e gli stessi gesti che ha nell'incarnazio­
Nella trasposizione iconografica Vi��u è ne in pesce.
rappresentato in forma terioantropomorfi­
ca. La metà inferiore mostra un pesce e
quella superiore è costituita da un essere 2.3.5 I:incarnazione in cinghiale
umano con quattro braccia. n dio in questa (VaràhaviJtiJra)
incarnazione ha come attributi la ruota, la
conchiglia, la clava e il loto, oppure soltanto Secondo i miti la terra, a causa del grande
la ruota e la conchiglia, che tiene in due diluvio, era stata completamente invasa dal­
mani, mentre le altre due compiono i gesti l' acqua, e un demone di nome --+ HiraQyii�a
della concezzione di protezione e dell'esau­ teneva prigioniera la dea della terra a
dimento dd desiderio. Sul capo reca una Prthivi. Vi�QU assunse la forma di un gigan­
corona regale. tesco cinghiale, si immerse nella profondità,

68

D
I.:incarnazione in cinghiale (Var'ahavatara)

Terza incarnazione di Vi�I}U in cinghiale, Variihiivatiira.

69

r
Il pantheon induista

uccise il demone, sollevò la terra e con que­ 2.3.5.2 Yajfiavaràha o Pralayavaràha


sta trasse fuori dai flutti la dea, senza la
quale non vi sarebbe stata più vita. In queste raffigurazioni Vi�Qu, che è incar­
L'iconografia ha dato a questo evento nato in cinghiale, è nella postura Sirilhisana.
importante della mitologia induista partico­ Due mani reggono gli attributi ruota e con­
lare attenzione, cosicché si hanno alcune chiglia, un'altra mano compie il gesto della
varianti nella rappresentazione dell'incarna­ promessa di protezione, mentre la quarta è
zione in cinghiale. posta sulla coscia. La dea della terra siede
La concezione totemica si realizza essenzial­ sulla parte sinistra del loto. Una gamba è
mente mediante sculture che rappresentano piegata, l'altra pende fuori dalla base. In
il dio metà in forma animale, metà in forma una mano regge un loto, l'altra poggia sulla
umana; quando si tratti di animali inferiori base.
(pesce, tartaruga, serpente) questi costitui­
scono la parte inferiore del corpo, mentre se
si tratta di mammiferi (cinghiale, elefante,
leone) , allora la figura ha la parte inferiore
umana e la testa d'animale.

2 . 3 . 5. 1 Bhuvaràha

Questa figura mostra l'incarnazione del cin­


ghiale in piedi con la gamba destra legger­
mente sollevata, col piede che poggia sul
serpente Adi�e�a. n principe-serpente viene
rappresentato per lo più accompagnato
dalla sua donna. La testa di cinghiale guarda
da una parte e leggermente verso l'alto. La
scultura ha quattro braccia. Due mani del
dio mostrano gli attributi ruota e conchiglia,
mentre un'altra mano regge la dea della
terra e la quarta è poggiata su un fianco; in
una variante regge la dea Bhiivaraha sulle
sue zanne. I suoi attributi in questa raffigu­
razione sono clava e loto. Si conoscono
anche altre posture della dea. Può essere
seduta su una delle braccia superiori e
mostra il gesto della venerazione, oppure è
seduta sulla coscia della gamba destra solle­ Bhiivariiha. Dai flutti, che minacciano di inghiottire il
vata di Bhiivaraha. mondo, Vi�qu solleva la dea della terra.

70

r
Girija-Narasimha

2 . 3 . 6 L'incarnazione in leone il demone stava per uscire di casa. Sulla


antropomorfo (Narasùnhavatara) soglia della porta, ossia né dentro né fuori,
Narasirilha colpì il demone con la clava,
Due dei guardiani di Vi�qu, Jaya e Vijaya, quindi non con un'arma.
dovettero aver suscitato un tempo l'ira del Nella trasposizione iconografica questa
dio e perciò furono condannati a trascorre­ incarnazione, l'ultima dell'età Krita, presen­
re la loro vita successiva come demoni sotto ta tre varianti, ossia Girija-, Sthaul}a- e
i nomi di Hir�yakdipu e Hira�yak�a. Yakana-Narasi.mha.
Nella quarta incarnazione come leone antro­
pomorfo e nella quinta come nano, Vi�qu
sconfisse i demoni. Essi avevano goduto
della benevolenza del dio creatore e ricevet­ 2 . 3 . 6. 1 Girzja-Narasùizha
tero in dono l'invulnerabilità. Ciò significa­
va che non potevano essere feriti né da n dio dalla testa di leone è rappresentato
uomini né da animali, né di giorno né di con due o con quattro braccia. Egli siede su
notte, né in casa né fuori, e neppure da una una base di loto nella postura yoga, con un
qualsiasi arma. Con spavalderia i demoni ginocchio sollevato. Questa postura ascetica
incominciarono a danneggiare gli dèi e a è in rapporto col suo nome. Girija significa
minare il loro potere. Ma Vi�qu riuscì a «colui che è nato fra i monti» e fa pensare al
porre un freno a questa attività dei demoni. dio seduto dinanzi all'ingresso di una grotta.
Egli apparve infatti a Hi�yaka�ipu come La scultura con due braccia regge come
leone antropomorfo (Narasirilha) ossia né attributi ruota e conchiglia, mentre la ver­
uomo né animale, nel momento dd crepu­ sione a quattro braccia presenta le due brac­
scolo, ossia né di giorno né di notte, allorché cia inferiori poggiate sulle ginocchia.

I volti dd leone antropomorfo in cui è incarnato Narasirilha nella postura Yoga.


Vi�QU.

71

r 1
Ilpantheon induista

Narasiritha esce dalla colonna e uccide il demone Hirauyakasipu.

72
L'incarnazione del nano (\làmanavatara)

2 . 3 . 6. 2 Sthau1}a-Narasùitha Questa scultura accompagna una serie di


altre figure. Fra queste si trovano le dee
Nella postura dell'eroe Sthauoa-Narasi.rilha, Sridevi e Bhiidevi oltre che Prahliida. Gli
Vi�q.u siede su un trono leonino, con una otto dèi delle regioni del mondo (cfr. par.
gamba che pende fuori dal trono. 2.8.2) sono disposti attorno alla raffigura­
Questa scultura rimanda alla trasposizione zione centrale.
figurata del nucleo della leggenda della vit­
toria di Vi�q.u sul demone Hiraoyaka§ipu. n
figlio del demone, Prahlada, era un devoto 2 . 3 . 6. 3 Yanaka-Narasùitha
fedele di Vi�q.u. Adirato per tale atteggia­
mento, Hiraoyaka§ipu fece tutti i tentativi Una raffigurazione relativamente rara
possibili per allontanare il figlio dalla fede, mostra Vi�Qu nella sua incarnazione in leone
ma fu tutto inutile, sino a che non gli rimase antropomorfo seduto sulle spalle di Garuda
altro da fare che ucciderlo. I serpenti e gli o sulle spirali del serpente Adi§e�a. il quale
elefanti, che erano stati incaricati di uccide­ protende oltre la testa il suo copricapo pro­
re il figlio, non vi riuscirono. Un giorno tettivo. Gli attributi sono i soliti delle raffi­
Hiraoyakagipu, in piedi dinanzi a una gurazioni di Vi�QU.
colonna di pietra, domandò al figlio se
Vi�q.u in quel momento vivesse anche nella
colonna. Prahlada disse di sì. Allora il padre L'incarnazione del nano
2.3. 7
volle gettare a terra la colonna e romperla: (Vamanavatara)
questa allora si spezzò a metà e ne fuoriuscì
Vi�Qu come Sthauoa-Narasirilha («leone Bali, il re degli Asura (demoni) era, dopo
antropomorfo della colonna») , ed a sua una lunga, rigida ascesi, diventato così
volta uccise il demone. potente che aveva assunto il dominio sui tre
La scultura mostra l'incarnazione di Vi�Qu mondi ed aveva scacciato gli dèi dal paradi­
con quattro braccia con i soliti attributi: so. Fu allora rivolta a Vi�q.u la preghiera di
spada, conchiglia, ruota, clava, loto e con i aiutare gli dèi a riacquistare la loro dimora e
gesti della promessa di protezione e del­ la loro forza e grandezza originarie. V�Qu si
l'esaudimento del desiderio. In una variante il presentò al re Bali come un giovinetto e gli
demone può giacere disteso orizzontalmente chiese se gli volesse concedere uno spazio
al fianco sinistro di Sthauoa-Narasi.niha. Le dell'ampiezza di tre dei suoi passi, in modo
mani inferiori delle braccia del dio, che in da poter meditare in pace. Bali esaudì il
questa scultura sono otto, dodici o sedici, desiderio del giovane, ed iinprovvisamente
appaiono come se afferrassero la pancia del questi si trasformò da nano in un gigante,
demone. Due altre mani afferrano i suoi inte­ una figura enorme dal nome -+ Trivikrama.
stini. Le altre mani afferrano una gamba e la Con tre passi giganteschi, che secondo il
corona del demone. Anco.ra un'altra mano pensiero vedico Vi�q.u avrebbe già compiu­
compie il gesto della promessa di protezione. to nei tempi primordiali, misurò tre mondi.
Hiraoyakdipu è raffigurato con due braccia e n suo primo passo percorse tutta la terra, il
regge spada e scudo. secondo il cielo, ed allorché si apprestò a

73

r 1
Il pantheon induista

compiere il terzo, Bali chiese a Trivikrama di bilità ad accettare il regalo di Bali, e nell'al­
porre il piede sulla sua testa. Trivikrama fece tra mano un libro, che indica la sua funzione
quel che egli desiderava e lo spinse nd di allievo. I suoi capelli sono tenuti uniti die­
mondo ctonio, del quale assunse il comando. tro con un nodo. Come ornamento ha degli
I.: antico mito vedico si è prolungato nel orecchini ed indossa una pelle di antilope.
Puriu; a, nella leggenda nell'incarnazione di
V��u in un nano (Yamana). Pertanto sia
Vamana che Trivikrana vengono rappresen­ 2 . 3 . 7.2 Trivikrama
tati in sculture.
La caratteristica di Trivakrama, il gigante, è
la posizione delle gambe, che è riservata alla
2 . 3 . 7. 1 Vàmana raffigurazione della quinta incarnazione di
Vi��u. La gamba destra è tesa verso l'alto,
Vamana è raffigurato con due braccia. In mentre l'altra è poggiata al suolo. Questa
una mano reca come attributo un vaso o un postura sta ad indicare i passi giganteschi di
ombrello come segno della propria disponi- Trivikrama. Le raffigurazioni a quattro brac-

Viimana si trasforma in Trivikrama, che toglie


Il nano Viimana, quinta incarnazione di Vi�!]u. il potere al demone.

74

r
Rama, l'eroe (Ramavatara)

eia mostrano il dio con la ruota e la conchi­ lotta Vi$Qu si incarnò in <<Rima con l'ascia»
glia in due mani, mentre un'altra, con il (Para�u-Rama), per ricomporre l'ordine e
braccio teso con il palmo della mano rivolto ricostruire il precedente sistema. Para§u-Rima
in alto, indica qualcosa. La quarta è paralle­ era un Brahmino. n re andò a visitarlo nella
la alla gamba tesa che compie il passo, o sua dimora e, essendo Para§u-Rama assente,
compie il gesto della promessa di protezio­ fu ospitato da suo padre Jamadagnya.
ne, o quello di esaudimento della promessa. Jamadagnya possedeva una magnifica
Le raffigurazioni ad otto braccia recano mucca, Sabala, che poteva esaudire ogni
come armi la clava, l'arco e l'aratro. desiderio. n re ne fu così impressionato, che
Attorno alla scultura si vedono vari dèi ai voleva la mucca a qualsiasi prezzo. Poiché
quali Vi�Qu, nell'incarnazione di Trivikrama, Jamadagnya non acconsentì alla richiesta
ha restituito il paradiso. Fra costoro si trova del re, questi lo fece uccidere e rubò la
anzitutto Indra, che regge un ombrello sulla mucca. Para�u-Rama si adirò tanto per il
testa di Trivikrama, ed ai lati come guardia­ misfatto compiuto dal re, che giurò di ven­
ni vi sono gli dèi VaruQa e Vayu: lo si rico­ dicarsi, e che avrebbe pertanto ucciso tutti
nosce chiaramente dal ventilabro. Ai piedi gli K$atriya, e che in tal modo avrebbe sug­
della gamba distesa può essere raffigurato gellato il potere della casta dei Brahmini.
Brahma, il quale versa acqua dal suo bocca­ Paragu-Rama è raffigurato come asceta con
le sul piede di Trivikrama. Siva è spesso raf­ due o quattro braccia. Egli porta la corona
figurato al di sopra dell'ombelico di intrecciata del penitente ed una pelle di
Trivikrama. Proprio queste figure di contor­ antilope. Nella raffigurazione a due braccia
no evidenziano iconograficamente la gigan­ regge un'ascia e compie il gesto dello stupo­
tesca statura di Vi�QU in questa potente re. Nella scultura con quattro braccia reca le
incarnazione. armi (ascia, spada, arco e freccia) .
n culto di Para�u-Rama come incarnazione
di Vi�QU ha perduto di significato dopo che
2.3.8 Rama con l'ascia nella speculazione indiana la settima incar­
(Parasu-Ramavatara) nazione (Rimavatara) è stata considerata la
più importante.
Con la sesta incarnazione di Vi$QU come
Paragu-Rama ha inizio una serie di incarna­
zioni protostoriche e storiche del dio, tra le 2.3. 9 Rama, l'eroe (Ràmàvatara)
quali sono particolarmente significative
quelle di Rima, K��l}a e Buddha. Fra le varie «discese» di Vi�qu, ossia fra le
Nell'antica India si ebbe una lunga con­ sue reincarnazioni, la settima, come eroe
trapposizione fra due caste per il predomi­ Rima, e l'ottava, come Kr�qa saettante, sono
nio nell'antico impero: i sacerdoti o la casta le più popolari in tutta l'India.
dei Brahmini, ed i guerrieri o K�atriya. La Rima è considerato il re ideale, figlio e fra­
casta dei guerrieri, che occupava il secondo tello, e la sua sposa Sita, in quanto espres­
posto del sistema, voleva abbattere la sione di moglie fedele e devota, non è per
somma casta sacerdotale. Durante questa nulla inferiore a lui.

75
Ilpantheon induista

La leggenda del principe Rima e di Sita Rima co reggente, ma una delle sue tre figlie,
dagli occhi di luna è nota soprattutto attra­ Kaikeyi, gli ricordò dell'esaudimento dei
verso il poema epico Rizmayat;a. «Grazie ad due desideri, ed ottenne che il figlio Bharata
una iconografia sterminata e alla sempre fosse incoronato re al posto di Rima; il suo
viva rappresentazione teatrale e alla traspo­ secondo desid.erio era che Rima, al compi­
sizione in fumetti, hanno grande fama l'eroe mento del quattordicesimo anno di età,
Rima, l'invincibile, il tenditore d'arco e l'a­ fosse abbandonato nel bosco.
mico delle arti, la sua donna Sita, che sorse Si verificò allora che l'eroe Rima, assieme a
da un solco del terreno e che è considerata Sita e al suo fratellastro Lak$maoa, si reca­
dea della vegetazione, Hanumin, figlio di rono nelle vicinanze del monte Citrakiita,
un dio del vento, Gaoega, il saggio gauden­ dove si immersero nella meditazione. Rima
te in forma di elefante, anch'egli indispensa­ non poté disattendere anche la richiesta di
bile all'attuale Induismo, o anche l'onnipre­ Bharata di esercitare il dovuto potere rega-
sente K�qa» (Giinter Metken) .
Dal punto di vista mitopoietico, alla fine
della seconda età del mondo (Dvaparayuga)
dominava a Latiki , l'attuale Sri Lanka,
Rivaoa, il re dei demoni dalle dieci teste e
dalle venti braccia. Attraverso preghiere egli
aveva ottenuto da Brahmi l'assicurazione
che non sarebbe stato ucciso né dagli dèi, né
da esseri che si opponevano a questi.
Prestando fede a questa promessa la sua
baldanza crebbe a dismisura, mentre gli dèi
erano impotenti dinanzi al suo agire arro­
gante. Andarono allora a chiedere aiuto a
Vi�q.u, e questi promise di incarnarsi in un
essere umano per annientare Rivaoa.
Venne allora al mondo Vi�q.u nella figura del
primo figlio del re di Ayodhya (Aud) . Le sue
tre donne gli diedero quattro figli «divini»:
Kausalyi partorì Rima, Kaikeyi generò
Bharata, Sumitri i gemelli Lak�maoa e
Satrughna. Per intercessione del santo
Vi$vimitra, Rima e Lak$maoa giunsero alla
reggia del re Janaka di Videha. Qui Rima
riuscì, con un arco enorme che nessuno
poteva flettere, a scagliare la freccia, ed allo­
ra ottenne la mano della figlia adottiva di
Janaka, la bella Siti. ll padre, che stava Rima, l'eroe del Rimiyao a, sesta incarnazione di
invecchiando, aveva il progetto di nominare Vi�IJU.

76
r 1
R.ama, l'eroe (Ramavatara)

le dopo la morte del padre; egli decise, com­ fanciulla rapita, giunsero inftne da Sugriva,
piuti i 14 anni, di rimanere nella foresta. re delle scimmie, ftglio del dio del sole, e dal
Qui proteggeva gli insediamenti dei devoti suo diligente ministro Hanumin, una mani­
asceti contro gli attacchi delle schiere del festazione del dio del vento Viiyu. Li aiutò
re dei demoni. Questo dava molto fastidio quindi nella lotta contro la potente scimmia
a Ravaoa, il quale allontanò Rama con un Vili, figlia di Indra, che aveva rubato al re
inganno da Siti, alla quale si avvicinò sotto delle scimmie l'impero e con questo la
la forma di un pio abitatore della zona e le moglie. Dopo la vittoria su Vali, le scimmie
fece delle proposte; quando ella lo respin­ raccolsero un grande esercito e si misero in
se, la rapì e con il suo veicolo volante la marcia, assieme a Rama e Lak�maoa, per
condusse a Sri Lanka dove la tenne prigio­ andare a liberare Siti da Latiki. Ma prima
niera. Hanumin, che disponeva di grandi forze,
Rama e Laqmaoa si misero alla ricera della decise di esplorare la zona e di avvertire
Siti. Egli attraversò con un salto l'oceano,
che ancora oggi divide Sri Lanka dalla terra­
ferma, e andò a tranquillizzare la prigionie­
ra Si ti. Al ritorno ebbe l'occasione di abbat­
tere con la propria clava numerosi demoni,
fino a che egli stesso alla fine fu fatto prigio­
niero e condotto dinanzi a Ravaoa. Egli
voleva dapprima farlo uccidere, poi però gli
fece incendiare la casa della scimmia
Hanumin. Questo fu miope da parte sua,
perché il dio del fuoco Agni non gli fece del
male; al contrario, la scimmia diede fuoco ai
palazzi di Ravaoa e ritornò sana e salva da
Rama sulla terraferma.
Si decise allora di gettare un grandioso
ponte sull'Oceano; l'intero esercito delle
scimmie fu intento per cinque giorni alla sua
costruzione, quindi raggiunse Lanka e si
presentò al signore dei demoni. Quel che
allora accadde, lo dice il poema Rizmayat; a,
offrendo un quadro suggestivo:
«Mille frecce scagliò il principe dei demoni
Khara contro il nemico ed emise un tremendo
urlo di guerra; i furiosi demoni fecero scro­
sciare violenti colpi sugli arcieri invincibili di
Rama, e nel loro furore lo colpivano con clave
Lak�maoa, il fratello di Rima ed incarnazione di ferro, con spade, con lance e con asce.
parziale di Vi�qu. Nella sua brama di sottomettere Rama, i de-

77

r 1
Il pantheon induista

moni montarono su elefanti giganteschi, e lo Con le loro lance, brandendo clave e cappi,
ricoprirono con una grandine di colpi, così giavellotti, bastoni e corde questi grandi
come grandi nuvole fanno cadere la pioggia guerrieri ricoprirono l'intero campo di bat­
sul re delle montagne. Questi demoni sdvag­ taglia con una grandine di proiettili, sì che
gi colpivano Rima da ogni parte. piovevano alberi e pietre. Allora crebbe la
Come Siva veniva circondato dai suoi vas­ rabbia in questa terribile battaglia, ed ora
salii, così le lance dei demoni attorniavano sembrava vincesse Rama, ora che prevales­
Rama. Ma il principe le accoglieva come il sero i demoni. Allorché Rama si vide asse­
mare accoglie i fiumi. E come l'Himalaya diato da ogni parte e sotto una grandine di
rimane intatto sotto i colpi dei lampi, così frecce, questo potente guerriero emise un
rimaneva Rama mentre le tremende armi gli urlo terribile e pose sul suo arco l'arma
si infilavano nelle carni. Ogni parte era mantra-piumata Gandharva, da cui scagliò
perforata, il sangue fuoriusciva dappertutto, migliaia di frecce in dieci direzioni.
ed egli era simile al sole coperto di nuvole a Rama scagliò le frecce con tale abilità che i
sera. demoni non riuscivano a distinguere quan­
Allorché gli dèi videro Rama circondato da do le prendeva dalla faretra e quando le sca­
migliaia di demoni, furono profondamente gliava, e le frecce oscuravano il cielo ed il
commossi. Ma egli, adirato, fletté l'arco sole. Egli uccideva così i demoni a migliaia;
come una falce e scagliò centinaia, migliaia questi cadevano a mucchi e il suolo era tutto
di frecce appuntite e mortali. Come in un'a­ pieno di teste coperte con turbanti, di brac­
rena sportiva Rama fece volare innumerevo­ cia con anelli, di membra ingioiellate, di
li frecce con piume d'airone e con punte cavalli, di potenti elefanti, di carri distrutti,
d'oro, e come il cappio della morte stesso di vettovaglie, di ventilabri, di ombrelli e di
egli uccise una quantità enorme di demoni. bandiere d'ogni sorta. E la vista dei caduti
Con indifferenza Rama scagliava le frecce ed destò tale terrore nei demoni ancora vivi,
esse attraversavano i corpi dei demoni e che non riuscirono più a opporsi a Rama, a
volavano per l'aria intrise di sangue come questo vmcitore delle forze nemiche».
fiaccole fiammeggianti. Innumerevoli frecce Formatosi in epoca protostorica, il mito
volarono via dalla faretra di Rama e strappa­ narra, attraverso la lotta vittoriosa dell'eroe
rono ai demoni la vita, gli archi, gli scudi, le Rima, l'espansione della civiltà ariana verso
armi finemente decorate e le loro parti più Sud. In Rama appare l'uomo di una grande
evidenti come proboscidi di elefanti. civiltà, con le sue capacità, sviluppate nei
I demoni sopravvissuti volarono via e cerca­ più diversi ambiti: come generale e come
rono dinanzi a queste frecce mortali prote­ statista, come legislatore e come artista.
zione presso Khara; ma Du�ana afferrò il La trasposizione iconografica mostra Rama,
proprio arco e li riunì di nuovo e si gettò l'eroe popolare, essenzialmente con due
assieme a loro su Rima, come se questi fosse braccia. Le sculture lo raffigurano in tre
lo stesso dio della morte. Allora i demoni diverse posture del corpo. Egli ha una coro­
ripresero coraggio e si scagliarono ancora na, segno di nobiltà, ed è riccamente adorno
contro Rama con tronchi d'albero e con di gioielli, sì da apparire come un principe.
giganteschi massi. I suoi orecchini sono mostri marini, e sul

78

r 1
Sila, la sposa di Rama

petto sovente st nconosce lo Srivatsa, il 2. 3 . 9. 1 Sita, la sposa di Rama


segno di V�qu. Nella mano destra Rima ha
una freccia o compie il gesto del fior di loto; Su Sita, quale simbolo indiano di una ideale
nella sinistra reca l'arco. figura di donna, si è già accennato nel capi­
Una scultura di Rama è per lo più accompa­ tolo precedente. Allorché Rama sconfigge il
gnata da altre divinità, anzitutto dalla sua suo rivale Rava(la e, dopo aver incoronato
sposa Siti, dal fratellastro L�ma(la ed Vibhi�ana re di Lanka, gli viene riportata la
anche dal re delle scimmie Hanumin. moglie che a lungo gli era stata lontana. Ma
Questi a volte è rappresentato in ginocchio Rima dichiara alla sgomenta Srta, che era
dinanzi a Rima. Rima e L�ma(la si distin­ vissuta nella prigionia di un lascivo re dei
guono tra loro solo perché la statua di que­ demoni, che non può più essere la sua
st'ultimo è un po' più piccola. donna. Sfta, affermando la propria castità e
la propria inattaccabile fedeltà, si getta, per
dimostrare la veridicità della sua parola, su
un rogo. Ma Agni, il dio del fuoco, non le
reca alcun danno, ma la getta nelle braccia
del marito.
Entrambi godono ora le gioie della famiglia
ad Ayodhya, ma si levano delle voci secondo
le quali Srta al tempo della sua prigionia non
sarebbe stata assolutamente fedele, ed allora
Rima la ripudia nonostante fosse incinta di
lui. Nel villaggio dove vive Valmiki ella dà
alla luce due figli, Ku�a e Lava. I giovani
crescono sotto la protezione del sant'uomo
e questi canta le gesta del padre dei giovani
in un lungo poema epico, il Rizmaya11 a. In
una festa sacrificale, in cui viene celebrato
Rima, Valmiki canta, accompagnato dai
due giovani cantori, il suo epos, e Rima
viene così a sapere che sono i suoi figli.
Allora li prende con sé e fa ricondurre Sita
nella reggia. Questa testimonia dinanzi a
tutto il popolo la propria purezza, ma non
vuole tornare a vivere con Rima; prega allo­
ra la dea della terra di prenderla con sé. La
terra si apre e Sita scompare per sempre
dalla vista di Rima.
Effettivamente il nome Sita significa solco,
solco della terra, e sino ad oggi la dea viene
Sitii, la moglie di Rii m a. venerata come protettrice dell'agricoltura.

79

r
Il pantheon induista

Questa dea incarna nella credenza popolare nazione di Vi�Q.u, e prima della nascita dal
il grembo della terra; ella è, secondo l'antico corpo di Devaki era stato portato nell'utero
culto di prosperità, la dea della terra - di Rohini (un'altra moglie di Vllsudeva} .
Prthivi. L'ottavo bambino, che Devaki stessa mise al
Ella viene raffigurata assieme al marito mondo, a causa del colore azzurro scuro
Rima, è collocata alla sua destra, in tre fles­ della sua pelle, fu chiamato KJlQ.a, <<il nero».
suose posture. Ella arriva all 'altezza delle Vasudeva scambiò il giovane, per salvarlo
spalle di Rima. dalla persecuzione di Kall;lsa, con la figlia di
La sua immagine complessiva la vede simile un pastore, nata nello stesso momento.
alle sculture della sopraindicata - Pirvati, La bambina venne uccisa da Kall;lsa, mentre
ma le due dee possono essere individuate KJlt:ta crebbe presso i genitori di lei, N anda
per la diversità dei loro copricapi. Mentre e Ya§odi. Quando Kall;lsa venne a sapere di
Pirvati ha una corona, Si ti ha lunghi capel­ essere stato ingannato, ordinò di uccidere
li tenuti legati all'indietro con un nodo. La tutti i giovani di forza e resistenza eccezio­
scultura, che presenta due braccia, reca o nali. I pastori si trasferirono allora con il
l'attributo del loto, oppure tiene la mano loro figlio adottivo a Goloka, accompagnati
sinistra sollevata nel gesto del fiore di loto. n da Rohini e dal loro bambinetta Balarima.
braccio destro pende con eleganza al fianco Entrambi trascorsero una fanciullezza feli­
del corpo. ce, dedicandosi a fare molti scherzi ed a
compiere qualche impresa straordinaria.
Nel bosco di Vrindi, dove i pastori si erano
insediati dopo sette anni, il giovane �Q.a
costrinse il re dei serpenti Kaliya ad abban­
L'ottava incarnazione di Vi�Q.U al termine donare le acque dello Yamuni da lui avvele­
dell'età Dvipara è vista come l'unica incar­ nate e a ritornare in mare. Un'altra volta,
nazione completa. Kr�qa per i suoi fedeli è allorché i pastori volevano sacrificare al dio
molto più dell'incarnazione di uri altro dio; delle tempeste - Indra, K�r:ta disse di
questi lo venerano come il dio sommo. venerare in vece sua il monte Govardhana,
L'incarnazione di Vi�Q.u in Knqa servl allo che avrebbe assicurato protezione a loro ed
scopo di porre fine al dominio tirannico del alle loro greggi. Allorché Indra, adirato per
re Karpsa alla fine del Dviparayuga, la terza questo sacrificio, fece cadere una spavento­
età del mondo. sa tempesta, KJlt:ta mantenne con le proprie
Knt:ta nacque come ottavo figlio della prin­ mani il monte per sette giorni e sette notti
cipessa Devaki , sorella del re Kall;lsa. come se fosse un ombrello con cui protesse
Nell'occasione il saggio Nirada aveva profe­ i pastori, fino a che Indra desisté.
tizzato al re che l'ottavo figlio di Devaki e di Divenuto giovanotto, Kr�r:ta si divertiva a
Vasudeva lo avrebbe ucciso; egli allora fece punzecchire le belle pastorelle . Egli rubava
imprigionare Devaki e fece uccidere i primi loro il burro, e quando una volta facevano il
sei figli. Al settimo figlio, il giovane bagno, rubò loro i vestiti e non li restitul
Balarima («Rima con il vomere»} non poté sino a che non gli si presentarono nude. n
fare niente, in quanto era una parziale incar- piacere era reciproco: nelle notti d'autunno

80

r 1
Krsna

egli danzava con loro e le accompagnava col Così canta il poeta Biliari Lal nel suo Satsaiya
suono del suo flauto. (intorno al 1650) e descrive anche come egli
fosse intimamente amato dalle pastorelle .
«Corpo scuro vestito di giallo
Riluce di incomparabile bellezza «Quando nelle belle notti d'inverno
KJlva, irradiato di luce Krsna gioca con le ragazze,
Come una sublime montagna di zaffiro». Ogl}uno pensa, che egli solo
Le tenne nelle braccia degli dèi»
(traduzione in tedesco di Helmuth von
Glasenapp).

La stessa buona disposizione e disinvoltura


che K�t}a mostrava nei confronti degli esse­
ri umani l'aveva anche nei confronti degli
animali. n suono del suo flauto era così
dolce che rabboniva ogni animale ed incan­
tava persino gli animali selvaggi della fore­
sta. K�ç.a con il flauto è una rappresenta­
zione iconografica abbastanza diffusa, come
quella di Kr�Qa bambino, che cammina car­
poni, o di Kt�ç.a pastore.
Le leggende raccontano anche della sua più
famosa fra le sue compagne di giochi, la bella
Radha. Per alcuni ella è la sua straordinaria
amata, per altri è la moglie che non si separò
mai da lui. Come sempre, nella loro unione
gli Indiani individuano il principio origina­
rio, che incontriamo anche in Siva e nella
Sakti: la fusione del cosmo con la natura.
Kr$va, un invincibile eroe, idolo delle
donne, come riferiscono le leggende tardive,
aveva due altre mogli (per cui la relazione
con Radha non sarebbe stata stabile) . Come
sanno i fedeli del culto di K�Qa, al suo fian­
co stanno le dee Rukmini e S �tyabhama;
entrambe sono incarnazioni delle mogli di
Vi$1]-U, L�mi e Srl (nell'incarnazione della
dea della terra Bhumidevi).
Nella sua raffigurazione principale �qa
K�J.la, l 'ottava incarnazione di Vi�J.lu, è l'unica
incarnazione completa del dio, e viene considerata somiglia all'immagine di V�qu della settima
come divinità a sé stante e come tale viene venerata. incarnazione, all'eroe --+ Rama, in maniera sor-

81

r
Il pantheon induista

prendente. Al contrario di Rima egli viene


però raffigurato anche con quattro braccia. La
scultura a due braccia ha come attributo nella
mano sinistra un lungo bastone ricurvo nella
parte superiore, mentre la mano destra è solle­
vata nd gesto dd fiore di loto. Le raffigurazio­
ni a quattro braccia lo mostrano con ruota,
bastone, clava e conchiglia. Come copricapo
Knr:ta indossa una corona regale, oppure ha i
capelli legati in alto con un nodo. n mitico
uccello Garuda come figura di contorno indi­
ca che si tratta di una incarnazione di V�I)U.
Una delle fonti più importanti per la genea­
logia e la storia della vita di Kr�r:ta si trova in
appendice al Mahabharata, in 1 6.000 doppi
versi (il cosiddetto Harivaf!lia-Parvan) . In
questa tradizione epica Kr�qa è indicato
come il saggio amico e consigliere dei
Paodavas, oltre che come il conduttore del
carro di Arjuna, al quale prima della decisi­ Ver;tUgopila, Kr�t:�a come pastore che suona il flauto.

va battaglia di Kuruk�etra rende noti la


Bhagavadgiti («il canto del sublime») .

Kruza come pastore


2 . 3 . l 0. 1
che suona il /lauto (Vet�ugop�la)

Kr�r:ta suona il suo flauto traverso per i


pastori, le loro donne, le figlie e le mucche.
La statua di Kmta come pastore (Gopala)
con il flauto (Veu) ha due braccia. Una
gamba è ben piantata al suolo, l'altra si
incrocia con questa. La postura del corpo
presenta per lo più tre varianti. Come
Veougopala Kr�J;ta porta una corona regale
o, in una raffigurazione leggermente diver­
sa, un mazzo di piume di pavone.
n suono del flauto di Kr�r:ta è affascinante, e
viene rappresentato attraverso la scultura di
Kmta come Madanagopila, che significa
«pastore dell'amore». La divinità in questa raf- Km1a come bambino danzante, Navanitanrtta-K�J:�a.

82

r 1
L'incarnazione in cavallo (Kalki)

figurazione presenta quattro, oppure otto mante, mostra Vi�Qu nell'attuale Kali-Yuga.
braccia. Le mani inferiori reggono il flauto tra­ Nelle leggende si riferisce che Vi�r;tu venne
verso, mentre le altre reggono i soliti attributi sulla terra per condurre gli esseri umani
di V�J:?.u. Come Madanagopala Kr�J:?.a, può verso un falso credo, onde separare i buoni
essere anche raffigurato accanto a una mucca. dai malvagi. Egli esercitò il suo potere e la
sua forza di persuasione anche presso i
demoni semidivini, gli --+ Asuras, ai quali
Kr$�a bambino
2 . 3 . 1 0. 2 suggerì di considerare privi di senso i sacri
(Bala-Kr��a) testi vedici; ciò avrebbe dovuto condurli alla
perdita del loro potere, per cui non avreb­
La statua di Kmta bambino esce un po' fuori bero più potuto recare danno agli dèi. I
dagli schemi dell'iconografia indiana. Nelle fedeli di Vi�r;tu indicarono Buddha come
altre sculture raffiguranti bambini, come ad «figlio dell'ignoranza» ed i Buddhisti come
esempio quella di --+ Skanda bambino, in «nudi», in quanto non ricoperti dell'abito
compagnia di Siva e di Parvati nel gruppo costituito dai Veda. In ciò traspariva il timo­
della --+ Somaskandamiirti, gli dèi si possono re che la religione buddhista avrebbe potu­
riconoscere come bambini soltanto per le to allontanare i devoti Induisti dalla loro
loro ridotte dimensioni. La cosa è diversa per dottrina e dai loro riti (sacrificio del fuoco,
questa raffigurazione che mostra Kr�J:?.a lavaggio purificatorio, culto del guru).
arrampicarsi sul grembo della madre. Egli in Buddha nell'iconografia induista è raffigura­
questa scultura è rappresentato completa­ to seduto su una base di loto o in meditazio­
mente nudo. n braccio sfuistro è sollevato dal ne. Nei palmi delle mani e sulle piante dei
suolo, come per avanzare a quattro zampe, e piedi sono riconoscibili i segni del loto; i lobi
nell'altra mano ha del burro. Un'altra grade­ delle orecchie sono lunghi ma senza gioielli, e
vole scultura ritrae il bambino che danza. la testa è coperta da un corto cappello. Le
Rare statue di K�J:?.a bambino lo ritraggono mani mostrano i gesti della promessa di pro­
sul grembo della madre adottiva Ya�oda tezione e di esaudimento del desiderio.
(Santanagopila o Ya�oda-Kr�J:?.a) o disteso su
una foglia (V'atapattri�ayin) che galleggia sul­
l' acqua. Questa raffigurazione ha il suo paral­ 2.3. 12L'incarnazione in cavallo
lelo in Vi�qu come --+ Narayana, disteso sul (Kalki)
serpente del mondo mentre sogna il mondo
futuro. n K�r;ta sulla foglia succhia un dito La fine del Kali-Yuga si produce con la deci­
del suo piede sinistro. ma incarnazione di Vi�J:?.u, che si materializ­
za in Kalki. n Kali-Yuga, l'era oscura, viene
caratterizzata dal disordine religioso, cultu­
Buddha, la nona incarnazione
2.3. 1 1 rale e sociale, cosicché gli Induisti vedono in
di Vi$�U Kalki il redentore che introduce una nuova
epoca di purezza, di giustizia e di pace.
Questa incarnazione storica, che viene vista Kalki viene raffigurato su un cavallo, con
dai Buddhisti come scherno e appare infa- una spada, e appare rapido come il lampo.

83
Ilpantheon induista

Nessuno degli uomini che hanno provocato rato il dio delle tempeste non ariano, un dio
la sciagura sfuggirà alla sua punizione; dopo tremendo, che vessava uomini e animali con
questa fase V�Qu riprenderà il suo sonno malattie. Solo quando gli Ari dovettero cede­
contemplativo sul serpente del mondo, per re sotto la spinta delle religioni popolari non
tornare a destarsi con l'avvento del felice ariane, si giunse all 'unione di Rudra con la
Krita-Yuga. figlia dd dio-creatore ario Dalqa-Prajipati (e
In questa raffigurazione Kalki è rappresen­ con ciò al tentativo di una sintesi sia sociale
tato come un dio dalla testa di cavallo con che religiosa delle due etnie) . Ma costui era
quattro braccia recanti come attributi con­ un genero davvero grossolano ! Uno che
chiglia, spada, ruota e scudo. Quando caval­ dimorava nei cimiteri, che insozzava il suo
ca assume la pastura solita di Vi�QU. Una corpo di cenere, che si si copriva solo con una
variante mostra come attributi spada, arco, pelle , che percorreva i boschi senza meta e si
ruota e conchiglia. cibava delle elemosine che raccoglieva in una
ciotola ricavata da un teschio. Come decora­
zione recava una corona di teschi e una colla­
2.4Siva, il distruttore in /orma na dello stesso genere. Un branco di cani, che
mutevole indicavano l'impurità, lo accompagnava
costantemente. Non si può disapprovare il
Siva, che significa tanto «benevolo» quanto genero Dalqa di non aver invitato Siva-Rudra
«gentile», è la divinità più ricca di sfaccetta­ al sacrificio del cavallo. Ma questi comparve
ture dell'Induismo ortodosso. È uno dei più allora colmo d'ira sul luogo del sacrificio e
antichi dèi dell'India, sebbene nd R�veda fece fuoriuscire dal proprio corpo un essere
non appaia ancora sotto il nome di Siva. terrificante, Virabhadra, che si mise a distur­
Attraverso i millenni ha acquisito il suo carat­ bare il sacrificio, sino a che Siva fu placato in
tere naturalistico, quale dio delle tempeste, quanto fu reso partecipe dd sacrificio che si
delle malattie e della morte; nel suo mite stava compiendo. Ma Sati , sua moglie, per
aspetto egli è però anche colui che aiuta e che pudore si tolse la vita e rinacque come la figlia
guarisce. La varietà delle raffigurazioni di di Himavat (incarnazione dell'Himalaya); ella
questo dio, che ha 1008 nomi, non si potreb­ successivamente doveva divenire moglie di
be intendere se lo si fissasse soltanto nella Siva con il nome di - Parvati .
triade induista (cfr. par. 2 . 1 ), nella quale rap­ Siva riuscì ad «arianizzarsi>> e raggiunse il
presenta il distruttore. n suo nome è, per così medesimo livello di Vi�QU. Ciò indica la riso­
dire, l'insieme dei suoi molti aspetti in cui il luzione estremamente interessante di un con­
dio si può mostrare. n culto umano nell'at­ flitto socio-culturale fra le popolazioni non
tuale Induismo è il risultato di una «carriera» arie dell'India. Siva divenne degno di culto.
più che millenaria. n Rudra dei Veda personificava l'aspetto sel­
L'ascesa che portò Siva ad essere signore su vaggio, non sottomesso e pericoloso della
tutti gli dèi ebbe inizio in un tempo in cui cia­ natura. Siva, che caratteristiche comuni col­
scuna delle due etnie dell'India, gli abitanti legano a Rudra, non poté divenire nella -

originari e gli invasori Ari, veneravano i loro Trimurti altro che il dio della distruzione.
propri dèi. Sotto il nome Rudra veniva vene- All 'epoca dei Brahmlznas e delle Upani,ad

84

r 1
Siva, il distruttore in /orma mutevole

(800-300 a.C.) si ebbe una serie di altri dèi (cfr. par. 2.4.7.7). Questi avevano ricevuto
dal carattere simile, alleati di Rudra, che cul­ da Brahmii l'assicurazione che le loro città
minarono successivamente in un grande dio, sarebbero durate mille anni e poi si sareb­
Mahideva, che operava nel suo aspetto ter­ bero unite in una sola città. L'architetto
ribile come Rudra («colui che brucia»), Asura Maya costruì allora una città d'oro (in
come Minikala (<da grande morte»), come cielo), una d'argento (nell'aria) ed una di
Hara (<d'annientatore») ; nel suo aspetto ferro (sulla terra) . I fratelli-demoni divenne­
mite, come Siva («il gentile») , o Sankarii ro per gli dèi troppo potenti; Brahmi e
(«colui che reca salute») . Con lo sviluppo Vi��u affidarono allora le loro proprietà e le
dei sacrifici agli dèi come forma di preghie­ loro forze a Siva e lo resero così in grado di
ra, come meditazione e come richiesta di distruggere le tre città: con una sola freccia
grazia, si aprì per Siva la via all'identifica­ del suo arco divino le città vennero incen­
zione con -+ lgvara quale supremo dio per­ diate.
sonale, assumendo in tal modo anche pro­ Riguardo alle forme non ancora descritte in
prietà specifiche di Brahmi e di Vi��u. cui viene rappresentato Siva, dobbiamo
Questa trasformazione fu espressa al livello considerare gli eventi dolorosi come quelli
popolare da un gran numero di leggende e trionfali, che hanno elevato Siva, il degno di
miti, in cui Siva svolge sempre un ruolo culto - colui che nella Trimiirti è stato ridot­
dominante. n più noto di questi eventi è la to all'aspetto del distruttore - a rsvara.
distruzione delle tre città degli dèi-demoni Come sempre, anche la fede popolare può

A sinistra: la raffigurazione dello Siva del Sud dell'India con l'ascia e l'antilope. A destra: Siva del Nord,
con il tridente ed il cobra.

8.5
r 1
Il pantheon induista

aver agito nei confronti di Siva: egli fu inse­ Siddhanta, dottrina Trika, Sakti-ViSiStadvai­
rito in un sistema della dottrina Sil\lkhya ta) , che non sono da meno, in quanto a
che presentava una realtà dualistica. profondità intellettuale e ad amore spiritua­
Secondo questo sistema religioso induista le del dio, rispetto alla concezione vi�ttuita.
ortodosso, il processo vitale consiste in Cosi il dio ascetico della distruzione del
distruzione e rigenerazione, e contrassegna mondo si era trasformato in un misericor­
il passaggio dalle concezioni vedithe, per dioso dio onnipotente.
quel che riguarda la natura e le sue manife­ Indicativo di questo culto generale di Siva è
stazioni, alle due grandi scuole degli Sivaiti un inno dei fedeli di Sankaracarya (788-820)
e dei Vi�Quiti. Lo Sivaismo ha prodotto da qui riportato nella traduzione di Helmuth
parte sua una serie di sistemi (Saiva- von Glasenapp:

«A Lui, che il mondo come immagine riflessa


Reca in sé, nel sogno attraverso le opere di Maya•
Immagina da sé separato, e destandosi
Come unico si riconosce in forme mutevoli.
A Lui, che come guru della sapienza ci gratifica,
Venerazione al Signore, che si rivolge a Sud2•

A Lui, che come un io immutabile


Attraverso ogni essere' brilla nella vita,
Egli potrebbe mediante il sacro simbolo
Dare alla visione devota Essere nell'essere.
A Lui, che come guru ci dona il sapere,
Venerazione al Signore che si volge a Sud.

A Lui, che come fuoco, acqua, terra, aria,


per illuminare spazio, sole, luna ed anima,
Tre volte si è manifestato, colui
Che il saggio conosce come eterno Tutto-Uno.
A Lui, che come guru ci dona il sapere,
Venerazione al Signore, che si volge a Sud».

'Secondo Sankariiciirya esiste in verità soltanto un eterno assoluto (Brahman ) , che per la sua essenza è puro spiri­
to e soggetto di ogni conoscenza, e quindi si mostra alla coscienza di ogni essere pensante ( Atman, «anima•) in
forma immediata come reale. Tutto il mondo materiale rispetto a questo mondo trascendente è qualcosa di irrea­
le, prodotto da una forza segreta, la Miyi.
'L'aspetto del Dak�i�ii-Mùrti, ossia delle manifestazioni di Siva che si rivolgono a Sud ( cfr.. par. 2 .4.3 ).
'Nella veglia, nel sogno, nel sonno profondo e nell'inabissarsi.

86
r 1
Siva, il distruttore in /orma mutevole

Nell'Induismo attuale Siva è considerato sia Egli è l'espressione figurata dell'asceta o del
maschile (SivaQ) che femminile (Siva), ed mendicante, nel quale si concentrano le
anche bisessuato (Sivam). n suo aspetto forze religiose; Siva porta sovente il sopran­
androginico (Ardhanari§vara) è essenziale. nome di di Dhiiraj a�i, colui per il quale «le
Siva personifica la fine di tutte le cose e con­ trecce sono un peso», o Kapale§vara, <<il
temporaneamente la nuova vita, che risorge signore del teschio».
dopo la distruzione. Siva non è soltanto l'asceta inavvicinabile,
In lui vivono tendenze opposte. Egli è pieno ma anche il grande dio della procreazione:
di bontà, ma può anche mostrarsi estrema­ questi e la sua sposa -+ Durga, in un amples­
mente adirato: egli distrugge la vita e allo stes­ so d'amore, si fondono in un corpo solo. Egli
so tempo dà la vita. viene venerato sotto il simbolo del fallo
Come già accennato, egli si pone come carita­ (Litiga) , mentre Durga è simboleggiata dalla
tevole (Aghora) e come il tremendo (Bhaira­ vulva (Yoni) .
va) , come il violento (Ugra) , il rapinatore L e sculture di Siva hanno per lo più quattro
(Hara) e la morte (Mahakala) . Ma è anche il braccia, che recano come attributi tamburo,
danzatore cosmico (Siva Natf)raja ) , che, arco, bastone con teschio, cappio, antilope
accompagnato da una schiera ebbra, compie ed ascia.
una danza estatica: simboleggia la distruzione Una leggenda spiega perché Siva venga pre­
del mondo ed anche la liberazione delle sentato in relazione con questi emblemi.
anime. Quando Siva nella sua esistenza ascetica,
La raffigurazione diffusa di Siva è quella di un vagando fra le montagne dell'Himalaya, giun­
asceta (Mahayogin) vestito soltanto con un se sul monte Meru, le donne dei santi saggi
piccolo panno di pelle di elefante e con al (�is) lo seguirono e si innamorarono di lui.
collo, che è di colore azzurro scuro, una cate­ Avendo le donne perduto la loro castità, gli
na di teschi umani. n suo corpo è imbrattato �is erano cosl adirati che di comune accordo
di cenere e i capelli sono intrecciati alla manie­ decisero di uccidere Siva. Ma le loro armi
ra del penitente. Attorno al collo si avvolge magiche, come l'ascia personificata e la clava
inoltre un cobra sulle cui cinque teste vi è una a forma di teschio, non potevano danneggiar­
falce di luna a mo' di corona (al contrario di lo, così come i serpenti velenosi, gli animali
V�Qu, che porta una corona regale, e diversa­ selvaggi , l'antilope nera e la luna. Siva neutra­
mente da Brahma, la cui corona non reca lizzava le forze che venivano dirette contro di
alcun emblema) . Attraverso i sui capelli scorre lui e se ne appropriava. Egli aveva afferrato le
la Ganga (il fiume che scorre a Sud, il Gange) , armi con le sue mani, le pelli degli animali
e sulla sua fronte brilla un terzo occhio (cfr. coprivano il suo corpo ascetico, i serpenti
par. 8.1); diversamente dal vedico -+ Indra, erano divenuti suoi ornamenti, e la luna era
che possiede un occhio frontale posto oriz­ posta fra i suoi capelli . n nano demoniaco -+
zontalmente, il terzo occhio di Siva è in posi­ Apasmara, che aveva scagliato i �is contro
zione verticale al di sopra della radice del naso. Siva fu calpestato dai piedi del dio. Nella tra­
Sprofondato nella meditazione, Siva siede, sposizione iconografica Siva appare anzitut­
come rappresentazione del mendicante e dd to come danzatore cosmico ( -+ Nataraja)
fondatore dello Yoga, su una pelle di tigre. con un piede su Apasmara. Sono chiara-

87

r 1
Il pantheon induista

mente diversificate, però, le sculture dd Nord 2. 4. 1 . .1 Kevala-Candrafekhara-Murti


da quelle dd Sud dell 'India. Gli attributi
caratteristici dello Siva dd Nord sono il tri­ Questa raffigurazione dello Siva in atteggia ­
dente ed il cobra, mentre quelli dello Siva dd mento benevolo è una delle poche in cui il dio
Sud sono l'ascia e l'antilope. Le mani di quasi viene cultuato senza la sua Sakti (Parvati) .
tutte le raffigurazioni di Siva, che non reggono Normalmente Siva viené considerato attivo
attributi, mostrano i gesti della promessa di soltanto quando è in possesso delle forze crea­
protezione o dell'esaudimento dd desiderio. tive femminili. Si dovrebbe allora specificare
n dio nelle sculture è rappresentato per lo più che egli possiede una forma eternamente
in piedi, collocato su una base a forma di loto, androginica, che si manifesta soprattutto nella
oppure sta presso il suo tipico animale, il toro raffigurazione -+ Ardhanir'Uvara. I.:orecchino
bianco -+ Nandr. all'orecchio destro dd dio significa <<maschi-
Le forze molteplici che albergano dentro
Siva si manifestano quando il dio appare in
uno dei suoi due aspetti. n dio che desta ter­
rore, adirato, ha il nome di «Ugra», mentre
l'aspetto amichevole, mite, è detto «Saumya».
Entrambi gli aspetti si possono suddividere
in quattro forme ulteriori, per cui si hanno
otto differenti raffigurazioni di Siva, che
simboleggiano gli otto elementi. Gli otto
Lirlgas rappresentano simbolicamente que­
sti elementi, che vengono pertanto espressi
in otto sculture.

La raffigurazione in aspetto
2. 4. 1
benevolo (Saumya)

Siva nell'aspetto Saumya viene raffigurato in


piedi o seduto. n fatto che lo Siva benevolo
venga di solito accompagnato dalla moglie
-+ Parvati è un sicuro segno di riconosci­
mento di questa raffigurazione dd dio. I
suoi capelli sono artisticamente acconciati in
forma di corona e sovente sono anche
ingioiellati, mentre alla sinistra non può
mancare la falce di luna. Egli ha una espres­
sione del volto mite, quasi sorridente, ed al
Siva Vr�abhintika. Siva in questa raffigurazione è
contrario della raffigurazione Ugra e di ritratto con il braccio inferiore sinistro appoggiato al
quella ascetica, è completamente vestito. dorso del suo toro Nandi .

88

r 1
Uma-Sahita-Miirti

Umii -Sahita- M u rti. Siva con la sua sposa Umii.

le», all'orecchio sinistro vuoi dire <<femmini­ 2.4. 1 . 2 Uma-Sahita-Murti


le» (par. 7.3 .2).
I n questa raffigurazione Siva appare in Siva è in piedi o seduto con sua moglie, che
postura eretta su un basamento di loto. Ha in questo caso viene identificata con -+
quattro braccia ed i suoi attributi sono ascia Urna , su una unica pedana o su due basa­
ed antilope, posti nelle mani superiori. Allo menti in forma di loto collegati tra loro da
stesso tempo le altre due mani, inferiori, un terzo basamento. Questa raffigurazione
compiono i gesti della promessa di protezio­ di Siva è simile a quella di -+ Kevala­
ne e di esaudimento del desiderio. Candra�ekhara-Miirti: Urna ha due braccia
Anche nella postura del corpo questa imma­ con un loto nella mano destra, mentre la
gine è identica a quella di Siva come mano sinistra, nella postura eretta, è adagia­
VT$ abhantika. Siva viene raffigurato con le ta lungo il fianco; in quella seduta compie il
gambe incrociate su una base in forma di gesto dell'esaudimento del desiderio.
loto anche quando si trova accanto al suo Importante, in quanto peculiare della rappre­
toro Nandi. Le due mani inferiori sono tese sentazione dell'Uma-Sahita-Miirti rispetto alle
in avanti: con la destra compie il gesto del altre raffigurazioni della coppia, è il fatto
fior di loto e con la sinistra si lancia giù dal che Siva ed Urna non si toccano né si
dorso del toro. abbracciano.

89

r 1
Il pantheon induista

non reca alcun attributo, mentre Siva compie


con la mano sinistra inferiore il gesto dd loto;
oppure i due si abbracciano: Sivà ha posto il
suo braccio attorno al braccio superiore della
dea, mentre Urna cinge alla vita suo marito.

2.4. 1 .4 Umà-Mahefvara-Murti

Questa scultura, nella quale Siva è indicato


col nome di Mahe§vara e per lo più è rap­
presentato con due braccia, ha un carattere
erotico, affettuoso. La dea dalle due braccia
siede accanto al marito o sulle sue ginoc­
chia. Siva cinge la dea col suo braccio sini­
stro posto al di sotto della sua ascella e tiene
con amore il seno nella sua mano. Urna ha il
braccio destro appoggiato su Siva, mentre
nella mano sinistra regge uno specchio.
L'attributo caratteristico di Siva in questa
statua è il tridente.
Siva abbraccia la sua sposa Parvati.

2.4. 1 . 3 Alingana-Murti

Siva e Urna sono in piedi in postura mobile,


e si toccano. Come nelle altre rappresenta­
zioni in coppia, Siva ha quattro braccia e
Urna due. Nelle due mani superiori Siva
regge gli attributi ascia e antilope, mentre la
mano destra inferiore compie il gesto della
concessione della protezione ed il braccio
inferiore sinistro è poggiato sul braccio sini­
stro di Urna . La dea ha nella mano destra un
loto, mentre la sinistra, rilassata, è distesa
lungo il corpo.
Questa raffigurazione presenta una serie di
varianti, che si differenziano per il modo in
cui gli dèi si abbracciano. La dea può avere il Uma-Mahe5vara-Miirti. Siva con la consorte Urna,
suo braccio destro attorno alla vita di Siva, e che abbraccia con amore.

90
La rappresentazione in aspetto terrificante (Ugra)

2. 4. 1 . 5 Somaskanda-Murti

In questa scultura, da collocarsi nell'ambito


dell'aspetto Saumya, Siva viene mostrato
come padre di famiglia. Fra la coppia divina
in piedi vi è il loro figlio -+ Skanda, piccolo
e nudo. Skanda ha due braccia, ed è raffigu­
rato seduto, in piedi o danzante. Alla sua
sinistra si trova il padre Siva. Egli ha quattro
braccia ed ha gli attributi ascia ed antilope
nelle mani superiori, mentre le inferiori
compiono i gesti della promessa di protezio­
ne e di esaudimento del desiderio. Urna ha
due braccia: in una mano ha un loto, l'altra
compie il gesto del fior di loto, con cui invi­
ta i fedeli al culto con i fiori di loto.

2.4.2 La rappresentazione in aspetto


terrz/icante (Ugra)

Nella figura di Ugra, Siva spesso i tratti


caratteristici di Rudra, il venerabile dio della
tempesta. In questa raffigurazione il dio Siva del Sud dell'India nella raffigurazione tendente
mostra il suo lato aggressivo, che desta ter­ ad un aspetto terrificante. Appare poco vestito, ma ha

rore. ancora un aspetto benevolo.

Occorre distinguere questo aspetto Ugra


dalle altre raffigurazioni ugualmente terrifi­ alla casta degli emarginati, e molte sette
cahti e violente (-+ Bhairava) che Siva �ivaite ponevano su questa raffigurazione
adottò per combattere i demoni. Le sculture del dio l'accento visibile della loro fede.
Ugra si differenziano inoltre dalle raffigura­ Cosl molti torturavano i loro corpi nella
zioni Yogi di Siva come -+ Dak�iQA-Miirti. convinzione di liberare in questo modo le
n culto dei dipinti e delle sculture di Siva loro anime. Alcuni si nutrivano di cadaveri e
adirato ha perduto nell'Induismo attuale di fango, frequentavano i cimiteri e sacrifi­
significato e proseliti. I tempi in cui nel cavano al loro dio, che, anche se ripudiato
Nord dell'India, soprattutto a Benares, si dalle classi dominanti, aveva tuttavia affer­
aggiravano schiere di casti asceti, sono ter­ mato la propria esistenza ed alla fine era
minati. n culto di Siva è stato sempre più asceso fra gli dèi più elevati. n comporta­
accantonato dal Vi�Quismo. Una volta le raf­ mento degli aderenti a queste sette, model­
figurazioni terrificanti del dio occupavano il lo ancora vivo nell'immaginazione degli
punto centrale del culto degli appartenenti Europei, e che richiama alla mente il modo

91

r 1
Il pantheon induista

d'agire dei «fachiri», con il loro continuo 2.4.2.2 Batuka-Bhairava


vagabondare, sempre lì con gli occhi aperti
a fissare il sole, o con i pugni serrati a lasciar Come Batuka, Siva è un giovane asceta. Di
crescere le unghie delle dita attraverso le solito è accompagnato da un cane, che lecca
mani, costituisce oggi qualcosa di molto il sangue alla mano inferiore del dio rivolta
raro. in basso, sollevandosi sulle zampe posterio­
Ciò vuoi dire che le sculture di Siva nel loro ri. Come nella raffigurazione di Aghora­
aspetto terrificante, che dovrebbero ricor­ Miirti, anche il volto di Ba�uka deve appari­
dare la vita ascetica del dio, sono divenute re terrificante. Dai margini delle sue labbra
alquanto rare. È comune a tutte le statue in spuntano piccole zanne. La sua capigliatura
questo tipo di raffigurazione che il dio è divisa in forma di croce ed è decorata con
appaia nudo (sporco di cenere) oppure
vestito solo di una pelle, e che non sia mai
accompagnato dalla moglie. L'unico orna­
mento del dio è costituito da serpenti e
teschi. Sovente come accompagnatore non
ha il toro bianco, ma un cane che rappre­
senta l'impurità.

2.4.2. 1 Aghora-Marti

È una delle raffigurazione terrificanti del


dio. Egli viene rappresentato con otto, dodi­
ci, e qualche volta con trentadue braccia, e
quindi reca molti attributi, peculiari di que­
sto Siva Aghora-Miirti: tridente, tamburo,
teschio, clava, spada, freccia ed arco, cap­
pio. Due mani compiono i gesti della pro­
messa di protezione e dell'esaudimento del
desiderio. n suo corpo è rappresentato spor­
co della cenere bianca dei cadaveri bruciati.
Se non è raffigurato completamente nudo,
porta una pelle di leone o di elefante. È
adorno con una collana di teschi o una col­
lana di scorpioni. Attorno alle sua braccia
ed al suo corpo si attorcigliano dei cobra
sacri al dio. n suo volto è deformato, cosa
evidenziata chiaramente da due piccole
zanne sporgenti ai margini delle labbra. Ba!uka·Bhairava, lo Siva mendicante nudo.

92

r 1
Mahakala

una falce di luna ed un cobra. Batuka è anche per le raffigurazioni di Siva come
sempre raffigurato nudo, e un cobra ai fian­ mendicante nudo, il fatto che il dio calzi
chi gli fa da cintura (anche in altre immagi­ sandali di legno. Queste sono le uniche
ni del dio appare questo preziosissimo sculture che rappresentano il dio con una
gioiello). Come attributi reca una calotta sorta di calzatura.
cranica, un tamburo e a volte un tridente. n culto di questa statua serve anzitutto a
La mano protesa verso il basso e lambita dal proteggere da una morte innaturale.
cane può tenere una testa umana troncata.
È caratteristico per la statua Batuka, come
2.4.2.3 KankiJla-Murti

In questa raffigurazione Siva non è accom­


pagnato soltanto da un cane, ma anche da un
demone. La scultura mostra Siva con quattro
braccia: è nudo o scarsamente vestito, come
un mendicante che vaga senza meta. Egli è
raffigurato pertanto con un piede dinanzi
all'altro, come se stesse compiendo un passo.
Alla base di questa rappresentazione vi è una
leggenda secondo la quale Siva è condanna­
to a vagare come un mendicante dopo aver
troncato la quinta testa al dio creatore
Brahma. Per questo motivo, questa raffigu­
razione di Siva meno terrificante rispetto ad
altre, reca nella mano superiore sinistra una
spada. Due altre mani reggono un tamburo
con un bastoncino da percussione, cosa che
sta a significare che Kankala, percuotendo il
tamburo, vorrebbe avvertire gli abitanti del
villaggio della sua venuta.

2.4.2.4 MahiJ.kiJla

Mahakala significa «grande tempo». Siva in


questa raffigurazione !mnulla il tempo e
riconduce tutto all'eternità, dalla quale ogni
forma dell'esistenza è sorta. Mahakala viene
raffigurato raramente, ma lo si riconosce
Karikila-Mùni. Siva nella raffigurazione ascetica facilmente dai suoi cinque volti e dal leone
dopo aver decapitato B rahmi . sul quale è collocato.

93

r 1
Ilpantheon induista

2.4.3Siva come Mahayogin


(DakfÙJa-Murti)

Nella rappresentazione di Siva come


Dak��a-Miirti il dio appare come saggio
asceta, che ha voltato le spalle a tutte le cose
dd mondo ed ha raggiunto il gradino più
elevato della coscienza. Egli è il più grande di
tutti gli yogin (Mahayogin), che, guardando
verso Sud (D��a), rivela agli dèi ed ai santi
l'essenza degli scritti sacri. Le Dak�i�a ­
Miirtis sono le raffigurazioni benevole di
Siva. Queste mostrano il dio come ideale
dell'ascetismo altruista, che nella sua espres­
sione più alta costituisce un tutt'uno con l'a­
nima del mondo (Brahma).
Siva come Dak��a-Miirti non è soltanto il
più grande di tutti i maestri, ma è anche mae­
stro di musica, degli strumenti e del canto.
Poiché questa scultura ritrae uno Siva asce­
ta, il dio presenta pochi ornamenti, ma lo si
riconosce facilmente dal solito emblema.

Vì�;� adhara-Dak�il)a-Miirti. Siva come maestro di


musica con un sitar ( Vi�;� a ) ed il suo toro Nandi .
2.4.3. 1Siva come enunciatore
della dottrina (Vyakhyana-Murti)

L'insegnante o colui che spiega il testo dot­


trinario (Vyakhyana-Miirti) viene concepito
seduto sotto un albero e circondato dai suoi
allievi (�is). Siva in questa raffigurazione è
«Signore del sapere» Qfiana-Dak�i�a ­
Miirti) . L a scultura mostra Siva con quattro
braccia e con tre occhi, seduto su un basa­
mento di loto. Sovente dietro di lui si rico­
nosce l'albero Banyan (cfr. par. 3 .4. 1 . 1 ) . Siva
è seduto nella postura Virlisana con la
gamba destra distesa a toccare il suolo e la
sinistra sulla destra. In una variante di que­
sta raffigurazione, denominata }filina­ Vyakhyan a-Dak�iQli-Miirti. Siva come enunciatore
D��a-Miirti, Siva è seduto nella postura della dottrina e commentatore dei sacri testi.

94

r
Il re della danza

yoga, nella quale un nastro stringe la gamba destro. La mano destra è sollevata nel gesto
sinistra (Yogapatta) e il braccio sinistro infe­ dell'annunciazione della dottrina. Le altre
riore è poggiato sul ginocchio sollevato. mani della scultura a quattro braccia recano
Jiiana-D�il}a-Murti porta una corona di gli attributi tipici d�' asceta: calotta cranica,
capelli, mentre dal capo si dipartono trecce rosario e fuoco. Le due mani inferiori pos­
a forma di croce. sono anche essere unite nel gesto della con­
Gli attributi delle sculture Vyakhyiina sono centrazione: in questo caso la scultura
rosario e fuoco, a volte anche il serpente o il rinuncia all ' attributo del fuoco. Siva in que­
cappio. Le due mani inferiori compiono i sta raffigurazione è seduto in profonda
gesti dell'annuncio della dottrina e dell'e­ meditazione; i suoi pensieri sono rivolti
saudimento del desiderio. Nella corona di all'interno e gli occhi fissano la punta del
capelli di Siva si trovano spesso i caratteri­ naso. Non porta ornamenti, neppure il tipi­
stici emblemi della falce di luna e del ser­ co serpente. Le trecce sono legate tra loro
pente. nell'acconciatura tipica del mendicante.

2.4.3.2 Siva come maestro di musica 2.4.4 Il re della danza


(Vit;zadhara-Miirti)
La danza è considerata un tipo di magia.
Siva in questa raffigurazione reca il liuto Durante la danza si trasforma la personalità
indiano (Vi�ii). Egli è insegnante di musica del danzatore, nel quale si liberano forze
e musicista, e viene rappresentato seduto o soprannaturali. In Siva come danzatore
in piedi. Quando è in piedi spesso è raffigu­ cosmico la danza costituisce un atto creati­
rato con un piede sul nano dei demoni vo. L'universo è il suolo su cui si danza: que­
Apasmiira, che rappresenta l'ignoranza. sto, attraverso il ritmo armonico della
Sotto la forma di ViQiidhara, Siva è in com­ danza, incomincia a muoversi e si manifesta
pagnia del suo animale, il bianco toro in tutte le sue forme, sia utili come dannose.
Nandi. La scultura a quattro braccia mostra Nella danza sono simboleggiati i cinque atti
il dio con due mani che reggono lo strumen­ cosmici: creazione, conservazione, distru­
to, mentre le altre reggono i due attributi zione, occultamento e liberazione.
ascia ed antilope. L'Induista vede in Siva la forza vitale imper­
sonale, sempre mutevole, simboleggiata
dalla figura del danzatore. Allo stesso tempo
Siva come Signore dello Yoga '
2.4.3.3 riconosce in lui l'Assoluto, con il quale il
(Yoga-Dakfi'!a-Miirti) tutto si fonde attraverso la figura estatica del
danzatore. Le forme antagonistiche dell'e­
Siva è seduto nell'atteggiamento dell 'inse­ nergia cosmica, creazione e distruzione, si
gnante e del maestro di Yoga, a gambe manifestano chiaramente nella rappresenta­
incrociate o con le gambe accavallate su un zione del danzatore, nei movimenti e nelle
trono di loto. Nella postura dello yogi tiene posture del suo corpo, negli attributi e nei
leggermente sollevato il suo ginocchio gesti raffigurati.

95

r 1
Il pantheon induista

2 . 4 . 4. 1 Na{ariija Allora i �is crearono il malvagio nano


Apasmara, la personificazione dell'ignoran­
Alcune leggende narrano che gli eretici -+ za, concepito senza memoria, e lo aizzarono
&is nel bosco di Taraka (Himalaya) tenta­ contro Siva. Apasmara finl sotto un piede
rono di uccidere Siva utilizzando dei canti. del dio e si ruppe la spina dorsale.
Ma Siva si limitò a danzare e, così, non solo Na!araja («re della danza») viene rappresen­
neutralizzò il pericolo che era insito nei tato iconograficamente per lo più con quat­
canti, ma li trasformò in forza creativa. tro braccia. I suoi attributi caratteristici

Na ! ariija, il re della danza.

96

r
Altre posture di dan1.11

sono il tamburo ed il fuoco. n tamburo, sim­ mani sono o quelli soliti del culto o della
bolo dell'inizio della parola o della parola promessa di protezione; con la mano destra
stessa, la sostanza originaria di ogni vita, sta superiore e con il braccio sinistro superiore
per creazione, mentre il fuoco simboleggia compie i Pataka-Mudra («gesti del volo»), in
la distruzione: infatti alla ftne di ogni era il cui il braccio è esteso orizzontalmente rispet­
fuoco avvolge il mondo. La mano sinistra to alle spalle come ali d'uccello in volo.
inferiore, protesa dinanzi al corpo, compie il
gesto dell'elefante, mentre la destra inferio­
re è sollevata nel gesto della promessa di 2.4.4.3 Altre posture di danza
protezione.
Con un piede Na�araja calpesta Apasmira, Le altre posture di danza, in cui Siva è raffi­
il demone nano, e con ciò libera l'umanità gurato, si differenziano da quelle prima
dall'ignoranza e apre il cammino della libe­ indicate per l'espressione e l'atteggiamento
razione da tutti i legami dell'esistenza, men­ del corpo. Lo Siva danzante (Siva-1aodava)
tre l'altra gamba è sollevata, cosa che sta a è soprattutto raffigurato come divinità con
indicare la salvezza. n dinamismo del danza­ dieci braccia, che esegue una danza estatica
tore è sottolineato dai capelli agitati nella e notturna accompagnato dalla dea (Devi) e
danza e dal fazzoletto fluttuante che egli da schiere di spiriti ubriachi, nei luoghi del­
reca al fianco. l'incinerazione. La postura, nella quale
Dalla base di loto fuoriesce un arco di appare sollevare leggermente dal suolo un
fuoco, che abbraccia circolarmente la scul­ solo piede, dovrebbe indicare che con la sua
tura. Questo nembo corrisponde alla sacra danza il dio provoca una spaccatura nel
sillaba AU.M, la sillaba fondamentale della suolo (Talasarhsphoçitam) .
creazione. La lettera A indica lo stato della
coscienza che si accresce, l a U è la coscienza
assopita, M è il sonno senza sogni, il pre­
supposto naturale della coscienza indiffe­
renziata (per il simbolismo del nembo cfr.
par. 8.3 ) .

2.4.4.2 Lalii{atilakam

In questa postura di danza Siva assume la


ftgura di Na�araja con il suo piede sinistro
sul demone nano Apasmira, mentre la
gamba destra è sollevata in alto. Siva in que­
sta raffigurazione ha otto o a volte sedici
braccia, che reggono diversi attributi, fra i
quali soprattutto: tamburo, tridente, calotta Siva dan zatore, che fa spaccare il suolo
cranica, serpente e bastone. I gesti delle (Talasarilpho�itam ) .

97

r 1
Il pantheon induista

2.4.5 Siva come il più grande degli dèi n numero cinque nella rappresentazione
dell'eterno Siva, dell'inconcepibile, sta
Nell'iconografia e nei testi si ha un notevole anche per i cinque organi della conoscenza
numero di esempi in proposito, ossia del (Jfiiinendriya) , i cinque organi dell'agire
fatto che Siva nella triade divina (Brahmii, (Karmendriya) ed i cinque dementi (Tanma­
Siva, Vi�Qu) assume una posizione centrale e tra) . Attraverso questa raffigurazione viene
viene considerato il più grande fra gli dèi. simboleggiata la totalità del cosmo con tutte
Alla base di questa concezione vi è la leg­ le sue manifestazioni.
genda secondo la quale Siva apparve fra La scultura, per lo più a dieci braccia, più
Brahmii e Vi�QU come infinita, fiammeg­ raramente a diciotto, ha cinque volti uguali,
giante colonna di luce, per mostrare la pro­ ovvero cinque teste (al contrario della raffi­
pria onnipotenza (cfr. par. 2 .4.8) . gurazione delle tre teste diversificate della
Per gli aderenti alla fede sivaita la raffigura­ -+ Trimiirti) che hanno una medesima coro­

zione delle tre divinità, ritratte con i loro na collocata sui capelli intrecciati. Essa rap­
rispettivi attributi, è una manifestazione dei presenta chiaramente i cinque volti di Siva.
tre aspetti di Siva: infanzia, giovinezza, età Gli attributi della divinità sono: lancia, cap­
matura. In essa si vede quindi la tripartizio­ pio, spada, scudo, clava, ascia, campana e
ne del tempo: passato, presente e futuro, o calotta cranica. Le due mani libere compio­
anche mattino, meriggio, sera. no i gesti della promessa di protezione e dd­
l' esaudimento del desiderio.
Una scultura alquanto rara nel culto
2. 4.5. 1 L'eterno Siva (Sadafiva) Sada�iva mostra la statua del dio con 25
teste e 50 braccia. È la trasposizione figura­
Siva si manifestava, in forma letteraria, ta dei 25 testi (Agamas) degli Sivaiti. Le
come Sadii§iva, ossia in cinque diverse rap­ teste sono ordinate in forma piramidale in
presentazioni, considerate i cinque princìpi gruppi di una, tre, cinque, sette e nove. Fra
del mondo della dottrina dei Sa,khya. È gli attributi posti nelle 50 mani, vi sono
indicato pertanto come «il nuovo nato» soprattutto armi. Siva indossa in questa raf­
(Sadyojiita) , «il ben disposto» (Viimadeva) , figurazione una pelle di tigre ed è adornato
« il signore del mezzo» (!�ana) , <<la somma con una catena di teschi umani.
essenza» (Tatpurusa) e come «il non-terrifi­
cante» (Aghora) . Popolarmente Siva in
questa rappresentazione è ritratto con cin­ Siva androgino
2. 4. 6
que teste e venerato sotto il nome di (Ardhanarifvara)
Paficamukha-Parame�vara.
In Siva sono contenuti i cinque principi fon­ Nei miti si riferisce che vi era un tempo in
damentali (Sada§ivatattvas) o i cinque atti cui gli esseri creati (per emanazione) non si
cosmici della creazione, della conservazione, accrescevano, ed il mondo minacciava di
della distruzione, dell'occultamento e della ricadere nel suo stato originario. Allora il
liberazione, che vengono simboleggiati dai dio identificato con Siva si divise in due
cinque volti della figura di Sada � iva . parti e con la parte destra del corpo assunse

98

r 1
Siva androgino (Ardhanarlivara)

la forma di un uomo, con la sinistra quella di Quando Siva, assieme a sua moglie Parvati
una donna. Con questo corpo androginico salì sul monte celeste Kailisa, Bhçirigin nel
Siva poté generare i molti esseri umani. suo culto si rivolgeva soltanto a Siva, trascu­
Il principio della procreazione sessuale rando completamente Parviiti. Furente per
viene espresso anche da altri simboli, quali il l'offesa, Parvati maledisse il �i e con un
Liriga e la Yoni, raffigurati e venerati od incantesimo lo fece dimagrire sino a ridurlo a
culto Litiga. uno scheletro, tanto che le sue gambe non
In un'altra versione della nascita dell'androgi­ erano più in grado di sorreggerlo, e dovette
no Siva, si riporta che il dio avesse istruito i interrompere il culto. Siva però ebbe pietà di
santi saggi dell'Himalaya (-+ �is) al giusto Bhriflgin e gli diede una terza gamba, cosl
culto degli dèi. Un �i di nome Bhçirigin era poté procedere nel suo rito religioso. Allo
uno dei più ferventi veneratori del dio. stesso tempo però Siva si riunl con la moglie
Parviiti in una sola figura, in modo che
anch'ella potesse godere del suo stesso culto.
Fondamentalmente Siva non può essere con­
cepito senza la sua metà femminile, la Sakti.
Siva può diventare attivo soltanto quando
l'energia della Sakti gli dà forza. Senza la
Sakti, Siva è un corpo senza vita. Per regge­
re l'universo, la terra e tutte le sue creature,
Siva, in quanto assoluto, neutro, si è diviso in
due parti complementari. Dall'unione del
dio e della dea si forma ogni realtà vivente.
In questa manifestazione dell'Assoluto il
maschile assume l'elemento passivo dello
spazio, il femminile l'elemento attivo del
tempo. Questi elementi, che appaiono solo
nella loro opposizione, sono in verità uno
solo. L'iconografia tenta di rappresentare
questo pensiero mediante una figura metà
maschile, metà femminile (Ardhanari§vara) .
L a parte destra della scultura è maschile, la
sinistra femminile, e ciò corrisponde alla
localizzazione simbolica dei sessi. Entrambi
i lati della scultura Ardhanari§vara indicano
in tutti i dettagli i segni sessuali corrispon­
denti che si congiungono in forma armoni­
ca. La raffigurazione a quattro braccia reca
nelle mani i caratteristici attributi maschili e
Ardhanirisvara, lo Siva androgino: a destra maschile, femminili. A sinistra si trovano per lo più
a sinistra femminile. tridente e ruota, a sinistra specchio e loto.

99

r 1
Il pantheon induista

2. 4. 7Rappresentazioni sceniche tanto per lo spreco del latte che un giorno,


di Siva pieno d'ira nei confronti del Litiga, lo
ruppe con un calcio. Il figlio prese una
I miti e le leggende che determinano il carat­ spada e recise al padre la gamba con la
tere del dio, come i suoi aspetti diversi, sono quale aveva compiuto il sacrilegio. In quel
riprodotti in forma artistica nelle cosiddette momento apparve Siva con Paravati al suo
Miirtis (figura, raffigurazione) . Soprattutto i fianco, benedisse il giovane Brahmino, lo
molti rilievi posti sulle pareti dei templi nominò signore degli addetti al suo culto
riproducono, in un linguaggio visivo, quel e gli diede il nome di Cattde§a. Questa sto­
che popolarmente rappresenta la grandezza ria, riprodotta nella raffigurazione detta
del dio. A queste appartengono scene in cui Canddanugraha-Mii rti, rappresenta il
egli mostra il suo potere e la sua forza: come modello esemplare della benevolenza di
combatte contro i demoni e li sconfigge, Siva, che assume anche il soprannome di
come si dimostra caritatevole contro i pro­ Cattde§vara, «Signore di Cattde§a».
pri nemici. Altri rilievi riproducono scene Cattdda viene sempre raffigurato in forma
dalla sua vita giovanile, altri ancora lo pre­ umana, con due braccia, e unisce le mani
sentano come padre ed educatore di suo dinanzi al petto nel gesto della preghiera.
figlio, come asceta, mendicante, cacciatore Oltre alla statua che lo raffigura in piedi,
ecc. Dall'osservazione di queste esperienze leggermente chino, vi sono anche statue che
significative riprodotte in pietra, Siva si pre­ lo raffigurano seduto; attraverso questa
senta al fedele come misericordioso, amore­ postura si manifesta la tranquillità del dio. Il
vole, in grado di esaudirne i desideri e - gra­
zie al suo carattere perennemente contrad­
dittorio - anche come divinità facile all'ira,
distruttiva, in grado di destare terrore.

Siva il benevolo
2 . 4. 7. 1
(Ca!lf[efanugraha-Miirtt)

Un giovane Brahmino, di nome Vicara§arman,


ebbe come incarico da un guardiano di muc­
che di guardare la sua mandria durante la sua
assenza. Sotto la attenta cura del giovane le
mucche incominciarono a produrre più latte.
Per quanto spesso le mungesse, il giovane
non poteva impedire che le loro mammelle
fossero sempre piene. Il giovane incominciò
allora a raccogliere delle gocce di latte e ad
offrirle ad un Linga che egli stesso aveva Car;u,ie5a, il fervido veneratore di Siva ed il prototipo
modellato con la sabbia. Suo padre si irritò della raffigurazione del santo nell'Induismo.

1 00

r 1
Siva come castigatore del re dei demoni Ravai,Ja (Ravattanugraha-Murti)

suo abbigliamento, i suoi ornamenti, sono montagna ed incominciò a sollevarla: la


identici a quelli di Siva. La rappresentazione scosse provocando un vero terremoto nel­
di Caoçle§a può apparire come il prototipo l'intenzione di sradicarla. Siva, che troneg­
della raffigurazione del santo nell'Induismo. giava assieme alla moglie Parvati sul
Kailasa, senza muoversi esercitò una pres­
sione col piede e schiacciò Rivaoa sotto il
Siva come castigatore
2 . 4 . 7. 2 monte. lvi Rivaoa rimase prigioniero per
del re dei demoni Rava1;1a mille anni. Trascorso il tempo della punizio­
(RavattiJnugraha-Marti) ne, Siva liberò di nuovo Rivaoa, si fece da
lui venerare e gli donò una spada invincibi­
Sulla via che porta dall'India nella sua patria le con la quale il re dei demoni, convinto
Larika, il potente re dei demoni &avana, dall'onnipotente Siva, ritornò a Lanka.
che, secondo il sacro poema epico I rilievi mostrano Siva e Parvati, contornati
Ramaya�a. aveva rapito Sita, moglie di da servitori, seduti sul loro trono di pietra.
Rima, voleva volare con il suo animale cele­ Al di sotto del monte, è inginocchiato
ste sopra l'Himalaya, dove avrebbe distur­ Rivaoa dalle dieci teste e dalle venti braccia,
bato la pace di Siva troneggiante sul monte che, accecato dall'ira, cerca di sradicare la
Kailasa. Adirato per il fatto che il capo delle montagna. Alle spalle del monte si trova
schiere di Siva gli avesse impedito di com­ spesso il demone e guardiano del tesoro
piere quel percorso, Rivaoa, consapevole della terra, -+ Kubera, raffigurato con le sue
della sua forza mostruosa, si pose sotto la schiere.

RàvàQiinugraha-Miirti. Il principe dei demoni Riivaoa tenta di sradicare il monte Kailàsa, sul quale seggono Siva
e Pàrvati .

101

r 1
Il pantheon induista

Siva porge un dono a Visnu


2 . 4. 7. 3 · ·
affrontarono il cinghiale. Quando l'animale
(Vip.zugraha-Murtz) fu ucciso, i due cacciatori Siva ed Arjuna
incominciarono a disputare fra loro su chi
Fra le raffigurazioni di uno Siva benevolo vi avesse ucciso il cinghiale. Durante la lite
è quella in cui Siva dà a Vi�I)U il disco Siva si fece riconoscere; allora Arjuna si
(Cakra). Vi�I)U si trovava in lotta con i gettò ai piedi del dio e lo venerò. Siva pre­
demoni semidivini ( -+ Asuras). Poiché le miò il devoto Arjuna con una delle sue armi
sue armi non riuscivano a dargli la vittoria, più. micidiali, il Pdupatastra (tridente o
chiese a Siva di dargli il suo disco invincibi­ lancia) .
le ( Cakra) . Per poter dare forza alla sua In forma iconografica la scena viene così
richiesta, lo volle venerare giornalmente con riprodotta: Siva in postura eretta sta dinan­
migliaia di fiori di loto. Un giorno mancava zi ad Arjuna e gli consegna l'arma straordi­
a Vi�(lu un solo fiore per il sacrificio; per­ naria. Nelle altre mani il dio regge gli attri­
tanto si strappò un occhio e lo pose ai piedi buti ascia ed arco. Accanto a lui la moglie
di Siva al posto del fiore (Kamalanayana =
Parvati, nell'attegiamento tipico di chi si
«occhio di loto»). Siva fu così impressiona­ comporta con benevolenza. Arjuna sta alla
to dal sacrificio, che donò a Vi�I)U il suo sinistra di Siva, ha due braccia e compie i
disco. Nella scultura Siva è raffigurato con gesti dell'adorazione.
tre occhi e con quattro braccia, con Pirvati
seduta al suo fianco. Due mani reggono gli
attributi caratteristici di Siva, ascia ed anti­ Siva sposa Pàrvatf
2. 4. 7. 5
lope, un'altra compie il gesto dell'esaudi­ (Kalyà�asundara-Murti)
mento del desiderio, mentre la quarta mano
consegna a Vi�I)U, che ha le mani tese, il La dea, dopo essere rinata come figlia di
disco. Himavat, la personificazione dell'Himalaya,
si dedicò con perseveranza ad una rigida
ascesi per poter sposare Siva. La scena del
2 . 4. 7. 4Siva come eccelso cacciatore matrimonio appartiene alle raffigurazioni di
(KiriJtiJrjuna-Murti) gruppo facenti parte delle molteplici statue
di Siva oggetto di culto. ll dio dalle quattro
Un principe Par:u;lava di nome Arjuna braccia tiene nelle mani superiori gli attri­
(incarnazione della divinità vedica Indra) si buti ascia ed antilope, un'altra mano compie
trovava nell'Himalaya, dove esercitava una il gesto del fior di loto, con la quarta tiene
rigida ascesi e sacrificava a Siva, per favori­ Parvati che è al suo fianco. Parvati ha due
re la benevolenza del dio e per poter avere braccia ed è accompagnata da Visnu e da
una parte del potere divino. Siva si tra­ sua moglie Lak�mi, i quali assumono la fun­
sformò allora in cacciatore (Kirata = appar­ zione di genitori della fidanzata.
tenente ad una tribù di cacciatori) e incon­ Vi�QU lo si riconosce per i suoi soliti attribu­
trò Arjuna nel momento in cui un demone, ti: ruota e conchiglia. Può avere anche un
sotto forma di cinghiale, voleva assalire il altro elemento necessario alla cerimonia
principe. Allora entrambi, Siva ed Arjuna, nuziale, un recipiente con acqua. In primo

1 02

r 1
Siva accoglie Ganga /ra i suoi capelli (Gangadhara-Miirti)

Kalyiinasundara-Miirti. Siva sposa Parvati. Testimone è Vi�ryu.

piano sovente appare anche Brahmii. Egli Siva accoglie Ganga fra i suoi
2 . 4 . 7. 6
svolge la funzione del ministro del culto che capelli (Gangadhara-Murtz)
offida il matrimonio. Le divinità di guardia
(.:.... Lokapiilas) possono essere divise in due Quando la distruzione colpì la terra e tutti
file, assieme ai loro animali da soma. gli esseri viventi a causa della siccità, i saggi
dell'Himalaya (�is) pregarono il fiume
celeste Garigii (Gange) , che si era incorpo­
rato in una bella dea del fiume, di scendere
sulla terra e di salvarla. Ma ecco che le
masse d'acqua impetuose invasero la terra
disseccata; allora Siva, che era seduto sul

1 03

r 1
Il pantheon induista

sacro monte Kailasa, raccolse le cascate fra i sua testa. Nella quarta mano tiene una trec­
suoi capelli e fece sì che l'acqua ammansita cia dei propri capelli nella quale si trova una
potesse discendere sulla terra. piccola scultura della dea Ganga. n gruppo
Siva in questa raffigurazione ha tre occhi e è spesso accompagnato da una schiera di
quattro braccia, è in piedi ed ha la gamba �is, che considerano il miracolo operato da
sinistra leggermente flessa. Parvati sta alla Siva con profondo rispetto.
sua sinistra e guarda verso l'alto, cosa che Le sculture Gangadhara-Miirti mostrano
significa che è gelosa nei confronti della dea spesso Siva con il pene eretto, cosa che sta a
del fiume Ganga, la quale scorre lungo i significare che egli è particolarmente eccita­
capelli di Siva. n dio con una mano tiene sua to dalla bella dea del fiume, dando così il
moglie, l'altra è leggermente appoggiata al diritto a Parvati di essere gelosa.
mento, un'altra mano è distesa in alto sulla

Siva come distruttore


2 . 4. 7. 7
delle tre città (TripuriJntaka-Marti)

n Mahabharata narra la leggenda di Siva


quale distruttore delle tre grandiose città
(imperi) degli dèi démoniaci ( -+ Asuras). Le
città erano state costruite dai figli dd poten­
te demone -+ Andhakasura. Essi avevano
praticato una rigida ascesi e destato con ciò
la benevolenza del dio creatore Brahma.
Egli era pertanto propenso ad esaudire ogni
loro desiderio. Così essi gli chiesero tre
città, una d'oro nel cielo, una d'argento nel­
l'aria e una di ferro sulla terra. Le tre città
dovevano essere invincibili e dopo un tempo
di mille anni riunirsi in un impero che com­
prendesse i tre mondi. Questo impero così
potente poteva essere distrutto solo da una
singola freccia.
I demoni erano simili agli dèi e miravano ad
espandersi oltre le regioni celesti, e nel futu­
ro a prendere in mano i destini del mondo.
Brahma, incapace di agire contro questi
demoni divenuti estremamente potenti, si
rivolse agli altri dèi, perché potessero com­
battere uniti contro i demoni. Ma la poten­
Garlgiidhara·Muni. Siva accoglie la dea del fiume za degli dèi non era sufficiente a spezzare il
Ganga fra i suoi capelli. dominio dei demoni.

104

r 1
Siva uccide il demone-e/e/ante (Gajasura-Murti)

2 . 4 . 7. 8 Siva uccide il demone­


elefante (Gajàsura-Murti)
La leggenda di Siva come uccisore del
demone-elefante Gajasura spiega popolar­
mente come il dio abbia ottenuto il suo
vestito di pelle di elefante.
Una volta i Brahmini sedevano attorno al
Liriga di Siva e lo veneravano, allorché
apparve un demone sotto forma di elefante
e incominciò a dar fastidio al Brahmino nel
suo atto rituale. Allora Siva uscì dal Liriga,
uccise il demone, lo scuoiò, e come segno di
vittoria fece un abito con la sua pelle.
Siva come Gajasura-Miirti viene rappresen­
tato danzante sulla testa dell'elefante.
Dietro il dio spesso si trova un nembo

Tripurantaka-Miirti. Siva distrugge le t re città degli


Asuras con una sola freccia.

Solo allorché Siva si dichiarò pronto a sca­


gliare la freccia, esigendo che ogni divinità
gli dovesse dare un po' della sua forza, in
modo da poter diventare il più grande ed il
più potente di tutti gli dèi (Mahadeva), gli
dèi ripresero coraggio. Vi�Qu divenne l'arco
di Siva, Savitri costituì la corda, Agni la
punta, Yama, il dio della morte, divenne le
piume dell'arco, e Brahma, responsabile di
tutti, divenne la guida del carro da battaglia
di Siva. Così Siva riuscì a distruggere con
una sola freccia l'impero dei demoni.
Nella trasposizione iconografica Siva si rico­
nosce nella postura dell'arciere. Per lo più è
raffigurato con sei braccia ed ha come attri­
buti la freccia, l'arco, l'ascia, la spada, lo
scudo e l'antilope. Una gamba può essere Gajasura-Miirti. Siva come uccisore del demone­
leggermente sollevata e può poggiare sulla elefante. Egli danza sulla testa dell'elefante, e la pelle
testa di un demone. del demone rappresenta il suo nembo.

1 05

r
Il pantheon induista

(ovvero un'aura), che rappresenta la pelle solo figlio, al quale dopo la nascita diede il
dell'elefante. Gli attributi principali dello nome di Markaodeya. Quando Marka(ldeya
Siva con quattro o con sei braccia sono tam­ raggiunse i 16 anni e compiva il sacro rito
buro e fuoco: questa raffigurazione è per­ presso un Litiga, gli apparve il dio della
tanto simile a quella di Nataraja. morte ( -+ Klla o -+ Yama) , per prendere
con sé il giovinetto promessogli. Adirato per
il disturbo recato al sacrificio, Siva usd fuori
Siva rimprovera il dio
2. 4. 7. 9 dal Litiga, rimproverò Yama e lo cacciò via.
della morte (Kàlàri-Murti) In tal modo Marka(ldeya ebbe da Siva il
dono dell'eterna giovinezza, per cui divenne
Uno dei santi saggi (�is), che era rimasto immortale.
senza figli, chiese a Siva di regalare un figlio L'iconografia mostra Siva con una gamba
a lui e a sua moglie. Il sacrificio, con cui il levata in alto che viene fuori dal Liitga. Con
�i diede forza alla sua richiesta, favorì la il piede proteso in avanti colpisce Yama al
benevolenza di Siva, il quale si dichiarò petto e indirizza contro di lui il tridente che
disposto ed esaudire il desiderio del sant'uo­ ha in mano. Marka(ldeya è inginocchiato
mo. Gli propose allora di scegliere se voles­ dinanzi al Linga e venera Siva compiendo il
se avere più figli di poco talento o un solo gesto della preghiera.
figlio ben dotato, che però sarebbe morto
all'età di 16 anni. Il �i scelse di avere un
Siva, domatore del dio
2. 4. 7. 1 0
dell'amore (Kàmàntaka-Murti)

Gli dèi desideravano che Siva, dopo essersi


dedicato, in seguito alla morte della moglie
-+ Sati ad una rigida ascesi, si risposasse,
affinché potesse avere un figlio che li soste­
nesse nella lotta contro demoni. In questo
tempo Parvati, che dopo la morte di Sati era
rinata come figlia della personificazione
dell'Himalaya, voleva sposare Siva. Poiché
gli dèi non volevano disturbare Siva nella
sua pratica ascetica, avendo paura di dover
poi affrontare il suo terribile carattere, chie­
sero a Kama, il dio dell'amore, di fare in
modo che Siva fosse ben disposto verso
Parvati. Kama lanciò una delle sue frecce di
fiori contro Siva, il quale però comprese
subito l'intenzione di Kama e bruciò la frec­
Kalari-Mùrti . Siva punisce il dio della morte. Esce
fuori dal Linga e colpisce Yama, il dio della morte,
cia, rivolgendo contro di questa la forza del
con il piede proteso. suo occhio stellare (cfr. par. 8. 1 ) . Ma la free-

1 06

r 1
Siva come uccisore del demone Andhak4 (Andhakasura-Murti)

eia lo aveva comunque raggiunto, per cui Brahmii dovrebbe aver oltraggiato il Rudra
Siva si innamorò perdutamente di Parvati , (Siva) in quanto lo definì K�pali («apporta­
che gli regalò un figlio, quello che sarebbe tore di sventure») e allora Rudra, fuori di sé
poi diventato il dio della guerra -+ Skanda. dall'ira, decapitò Brahmii. La testa del dio
La moglie di Kiima, Rati, chiese a Siva di cadde nelle mani di Rudra, dove rimase
riportare in vita suo marito, e Siva promise attaccata, cosl che chiunque poteva vedere
che Kiima potesse rinascere sotto la forma di che Rudra aveva compiuto il più grave di
Pradyumna, figlio di Ktl!l}a e di sua moglie tutti i peccati, l'uccisione di un Brahmino.
Rukmi(li. Brahmii, che sopravvisse grazie al suo pote­
La raffigurazione della scena, di come cioè re divino, impose a Rudra di vagare per
Siva annienta il dio dell'amore, si avvicina dodici anni con il suo teschio; trascorso que­
molto alle sculture del dio come yogi ( -+ sto periodo, il teschio si sarebbe staccato
Dak�4tii-Miirti) . Siva ha tre occhi e quattro dalle sue mani.
braccia ed è seduto nella postura tipica dello Siva viene raffigurato come Kapiilika («por­
yogi. Reca come attributi il rosario ed il tatore di teschio»), con tre occhi e quattro
cobra, mentre le altre due mani compiono i braccia. I suoi attributi sono cuneo di tuono
gesti della meditazione; ovvero mentre una (Vajra) , ascia, tridente e teschio di Brahmii.
mano poggia sul ventre, l'altra impartisce il Del resto la sua immagine somiglia a quella
gesto dell'indottrinamento. Kama viene raf­ di Bhairava.
figurato sdraiato dinanzi ai piedi del dio, e la
moglie Rati gli è accanto.
Siva come uccisore
2 . 4 . 7. 1 2
del demone Andhaka­
Siva decapita Brahmà
2 . 4 . 7. 1 1 (Andhakàsura-Murtt)
(BrahmiJHras-Cchedaka-Murti)
ll principe dei demoni Andhaka (a Asuras)
Brahmi nella sua raffigurazione presenta si era innamorato della moglie di Siva, e la
quattro teste. Una delle cinque originanaria­ desiderava tanto in sposa, che tra lui e Siva
mente dovrebbe essergli stata asportata da scoppiò una lotta all'ultimo sangue. Siva
Siva. A livello popolare questo evento è nato non riusciva ad uccidere il potente demone,
da due leggende. in quanto da ogni goccia di sangue che scor­
Una volta Brahmi doveva aver detto ai santi reva dalle ferite di Andhaka sorgevano
saggi (�is) di aver creato il mondo. Allora nuovi demoni. Siva creò allora la terribile
apparve fra loro Siva, rivendicò a sé la crea­ dea -+ Ciimu(}Qii e le sette madri (cfr. par.
zione e dimostrò la veridicità della sua 2.5 .2.3 ), che bevvero il sangue. Quando Siva
dichiarazione con i sacri scritti. Brahmii tut­ volle ferire a morte il demone con la sua lan­
tavia ribadì che era lui il dio creatore, cosa cia, Andhaka cadde ai suoi piedi e implorò
che alla fine fece tanto irritare Siva, che que­ il suo perdono. Siva lo perdonò e lo nominò
sti emanò la tremenda figura di -+ Bhairava, guida delle sue schiere ( -+ Ga(las) dandogli
che decapitò Brahmii. il nome di Bhrirlgin.
Vi è un'altra versione, secondo la quale Siva sotto la forma di Andhakiisura-Miirti è

1 07
Il pantheon induista

rappresentato con otto braccia. In un rilie­ incontravano le mogli dei santi saggi (�is).
vo Siva è raffigurato con il tridente che ha Il suo aspetto destava nelle donne un così
piantato nel corpo di Andhakl, con spada, grande desiderio che Siva non riusciva ad
tamburo e coppa, nella quale raccoglie il allontanarle. Adirati per questo motivo, gli
sangue del demone. Un'altra mano compie �is colpirono con una maledizione il suo
il gesto della minaccia. Accanto a Siva vi è membro, che assunse una grandezza tanto
la dea Kali sotto l'apparenza di CimuQc;la. smisurata che minacciava di spaccare il
Essa ha tra le mani una coppa per racco­ mondo. La distruzione per mezzo del pene
gliere il sangue. Sulla scena appare un (Liòga) ha sino ad oggi un significato cen­
demone femmina, un essere per metà essere trale nell'Induismo �ivaita. Nei templi con­
umano, per metà animale, che apparente­ sacrati a Siva il dio viene venerato anzitutto
mente attende di divorare la carne del in forma di Lmga, che ha il suo posto fisso
demone. Parvati, la moglie di Siva, siede su in una sorta di tabernacolo.
una base di loto e osserva con orrore la tre­ Nel mito puranico della manifestazione del
menda scena. Liriga, Siva appare come il signore del
mondo venerato dagli dèi. Dinanzi a
Brahmi e Vi�t;tu, che si battevano per con­
2. 4. 7. 1 3 Uccisione del demone tendersi il ruolo di dio-creatore, apparve un
]alandhara (]alandharavadha-Martz) Liriga fiammeggiante (Jyotirliriga) di gran­
dezza smisurata, che si mostrò come l'asse
Una raffigurazione ulteriore mostra Siva del cosmo fra i mondi e come punto centra­
che uccide un demone di nome Jalandhara. le dell'intero universo.
Siva viene raffigurato con due braccia e La leggenda riferisce di nuovo che Brahma e
tre occhi. Tra le mani ha come attributi Vi�t;tu volevano individuare l'inizio e la fine
l'ombrello e il recipiente d'acqua. La raf­ del Liriga fiammeggiante, per poter provare
figurazione abituale è molto simile a quel­ il loro dominio e l a loro grandezza. Brahma
la del mendicante-asceta (cfr. par. 2.4.2.3 ) . assunse allora la figura di un'oca, che è
Proprio come nella raffigurazione del men­ anche l'animale che lo trasporta, e volò in
dicante-asceta, Siva nella raffigurazione di alto, mentre Vi��u si trasformò in un cin­
Jalandharavadha-Miirti calza sandali di ghiale, per poter scavare la terra dove il
legno. Il demone è inginocchiato dinanzi a Litiga era penetrato. I due dèi non riusciro­
Siva ed ha le mani sollevate che compiono il no a determinare l'inizio e la fine del Lmga,
gesto della preghiera. per cui dovettero desistere e quindi ricono­
scere Siva come il più potente fra gli dèi.
In un'altra versione la leggenda si richiama a
!.:immagine
2 . 4. 8 un precedente storico. Vi��u giaceva in un
della fiammeggiante colonna sonno contemplativo sul serpente del
di luce (Lùigodbhava-Murtz) mondo sull'acqua dell'oceano cosmico. Dal
suo ombelico sorse un loto e dal suo fiore
Quando Siva conduceva la sua esistenza dischiuso nacque Brahma. Vi�t;lU si destò e
ascetica sull'Himalaya, di tanto in tanto lo vide con stupore Brahma dinanzi a lui. Alla

1 08

r 1
Ra/figurazioni del Linga

domanda su chi egli fosse, Brahmii gli fece zione del Lmgodbhava-Miirti ha quattro
comprendere che egli era il creatore. Vi�qu braccia. Due mani compiono i gesti della
però ambiva al grado di sommo dio, e così si promessa di protezione e dell'esaudimento
sviluppò fra i due dèi un'aspra disput a, nel della preghiera, gesti che danno grande
corso della quale Siva apparve tra loro come dignità alla figura. Nelle altri due mani sono
una colonna luminosa fiammeggiante e collocati gli attributi tridente o antilope ed
comprovò la propria signoria. ascia. n vestito di Siva è fatto di pelle di ele­
Nella trasposizione iconografica Siva appare fante. Per il resto abbiamo la solita raffigu­
in piedi dinanzi ad un Liilga. La raffigura- razione del dio. Le divinità Brahmii e Vi�r:tu
in miniatura possono apparire alla destra e
alla sinistra di Siva. Le due divinità hanno
due braccia nel gesto della preghiera.

2 . 4 . 8. 1 Ra/figurazioni del Linga

n Lmga costituisce la principale raffigura­


zione di Siva. I simboli circolari, esagonali
od ottagonali senza la raffigurazione del dio
sono venerati come Siva.
Sovente il Liriga è decorato con teste
(Mukhalmga, «Lmga del volto») , che raffi­
gurano Siva e talvolta anche altre divinità.
Il Mukhaliriga con cinque teste (Pafica­
mukhali.nga) indica i cinque aspetti (creazio­
ne, conservazione, distruzione, compimen­
to, scioglimento) di Siva, venerati anche
nella raffigurazione dell' «eterno Siva>> ( -+
Sadii§iva). Quattro delle cinque teste sono
collocate attorno al Linga, la quinta è collo­
cata nella parte superiore.
Otto Liriga in miniatura ordinati fra loro
indicano le otto forme di Siva. Una partico­
larità del Linga appare in una delle raffigu­
razioni con le immagini degli dèi Gaoe�a,
Vi�ou, Parvati e Siirya. Le teste di queste
divinità stanno per le cinque sette principa­
li dell'Induismo (GaQ apatyas, Vi�quiti,
Sopra: lo Sivalinga con la raffigurazione del dio ( a
sinistra) e Ekamukhalinga, un Linga con i l volto d i
Saktas, Siiryas e Sivaiti). Siva invece non è
Siva ( a destra) . raffigurato, in quanto è rappresentato dallo
Sotto: Caturm ukhalinga, un Lirtga con quattro teste. stesso Litiga come divinità centrale.

1 09

r
Il pantheon induista

2.4. 9 Le emanazioni di Siva

L'idea delle discese (Avatiiras) o delle incar­


nazioni, che svolgono un ruolo significativo
nel Vi��uismo (cfr. par. 2.3.2), non ha trova­
to nello Sivaismo nessuna diffusione. Negli
ambiti del culto �ivaita, diffuso soprattutto
nelle regioni meridionali dell'India (Tamil­
Nadu), Maharastra e Bengala, al posto di
questo principio si è pienamente affermata
nell'immaginario popolare l'idea delle ema­
nazioni del dio. Causa originaria delle ema­
nazioni è sempre l'ira del dio, destata dal­
l'ingiustizia. Gli esseri emanati hanno il
compito di vendicare dei torti, così come
fecero le incarnazioni di Vi��u nella loro vit­
toriosa lotta contro i demoni. n dio creatore
Brahmii venne punito dall'ira di Siva, per­
ché si autodefinì il dio sommo, e al suocero
-+ Dak�a fu impedito di compiere il rito
sacrificale in quanto non aveva invitato Siva.
Entrambe le punizioni furono compiute
dalle più note fra le emanazioni: Bhairava e
Virabhadra.

2. 4. 9. 1 Bhairava, «il terrt/icante»

Le sculture di Bhairava appaiono in moltis­


sime varianti. I testi descrivono complessi­
vamente 64 diverse forme di queste figure
demoniache. In generale in tutte le raffigu­
razioni questa entità appare accompagnata
dal cane o dal lupo. Il fatto che il cane sia un
animale subordinato anche a Rudra-Siva ha
come conseguenza che Bhairava sia in rela­
zione con questa antica rappresentazione
della divinità. Le rappresentazioni più
comuni mostrano Bhairava con due, quat­
tro, otto o dodici braccia. I suoi attributi Bhairava «il terrificante», orrenda emanazione dell'ira
sono calotta cranica, cappio, bastone con di Siva.

1 10

r
SarabheJa-Murti

2. 4. 9 . 2 Virabhadra, «il vittorioso»

VIrabhadra viene rappresentato con tre


occhi e quattro braccia. Dagli angoli della
bocca fuoriescono piccole zanne, che gli
danno un aspetto terribile. Tutto il corpo è
adorno di teschi e serpenti. Due mani com­
piono i gesti della promessa di protezione e
dell'esaudimento del desiderio. Nelle altre
due mani ha gli attributi tridente e clava. La
base della scultura è costituita da un loto,
dal dio Dak�a o da un cane. Si venera que­
sto dio per liberarsi delle colpe o per otte­
nere la guarigione da una malattia.

2.4.9.3 Sarabhefa-Murti

La figura, che mostra il più spaventoso di


tutti gli esseri, mezzo uomo, mezzo rapace
Vrrabhadra, emanazione di Siva in azione punitiva (Sarabha), fu individuata dall'immaginario
nei confronti del suocero Dak�a.
popolare come emanazione di Siva, per testi­
moniare il predominio del dio su v��u.
ViglU nella sua terza incarnazione assunse la
forma di -+ Narasiqtha, per uccidere il demo­
ne Hira(ly�ipu. n mito aggiunge comun­
teschio, fuoco, lancia, tamburo e tridente. I que che Vi$ou, dopo questa azione cruenta,
capelli sono acconciati in forma di fiamma al . non poteva liberarsi da questa orribile ten­
di sopra del capo ed è chiaramente ricono­ denza: cadde in una ebbrezza sanguinaria,
scibile l'emblema della falce di luna. Le sta­ per cui voleva uccidere anche gli altri esseri
tue di Bharava sono venerate soprattutto divini. Gli dèi chiesero allora a Siva di
dagli appartenenti alle caste emarginate. opporsi a v��u e di ricondurlo alla ragione.
Siva fece apparire un mostro terrificante con
due teste, due ali, otto zampe leonine con
artigli aguzzi e con una lunga coda. Le teste
avevano delle corna, la criniera aguzza come
lame di pugnale, e tutto il corpo ardeva come
fuoco. Siva sotto la forma di Sarabha sorpre­
se il potente N arasitpha in stato di ebbrezza,
lo fece a pezzi e si pose attorno al corpo,
come segno di vittoria, la sua pelle.

111

r
Il pantheon induista

2.4. 1 0 I figli di Siva una rivalutazione, per cui si poté affermare


la concezione della Sakti («forza») come
Il mito popolare considera due divinità potenza femminile o anche come la forza
figlie di Siva, il dio Gaoega (cfr. par. 2.6) personificata degli uomini.
dalla testa di elefante e Skanda (cfr. par. n nome Devi assunse lo stesso significato di
2.7), il dio della guerra. Le due divinità assu­ -+ Mahe§vari e di Sakti in tutti i loro aspet­

mono nell'Induismo attuale una collocazio­ ti; anche nelle forme che venerano la dea
ne centrale e vengono venerate anche come come somma divinità e la accostano alla
divinità autonome, come cosiddetti «nuovi triade maschile ( -+ Trimiirti). Pertanto gli
dèi». Per quel che concerne il culto di adepti del culto Sakta vedono in Devi il
Ga1;1e8a, si è costituita una setta specifica, i principio supremo e l'incarnazione di tutte
Ga1;1napatyas, sebbene questo dio dall'enor­ le energie e le attività senza le quali ogni
me popolarità venga venerato anche da altre divinità maschile degenererebbe in un
comunità religiose. corpo privo di vita.
Siva, nell'ambito del pantheon induista, è
l'unica divinità che mostra ancora un carat­
tere naturale, in quanto nella sua raffigura­
2.5 Le dee (Devf) zione del non ariano Rudra-Siva è una divi­
nità più antica di Brahma e di Visnu. n dio,
n concetto generale Devi, che originaria­ concepito come coscienza stabile e immuta­
mente indica la dea come madre, si riferisce, bile nei suoi aspetti molteplici, si sviluppa
a partire dalla poesia epica, a tutte le grandi solo attraverso la Devf, la quale incarna la
dee che accompagnano le divinità maschili. radice femminile dell'essere. Per cui Siva ha
Esse però, a differenza dei loro compagni nella dea una partner di ugual valore, se non
maschi, non hanno carattere ben formato, più forte di lui.
cosa che si deve alla loro secondaria impor­ La concezione mitica dell'energia maschile
tanza al tempo dei Veda. fecondatrice e di quella femminile creatrice
In esse si incarnano manifestazioni della si concretano nelle figure di Siva e della sua
natura, come la coppia di sorelle U�as e Sakti; tale energia appare nel successivo
Ritri (dea dell'aurora e dea della notte), o Induismo ortodosso sotto molti nomi: nella
Sinivali, dea della fertilità. filosofia Sarokhya corrisponde all'idea dei
Indipendentemente dai loro tratti caratte­ princlpi polari dell'anima inattiva (Purusa) e
riali, esse sono raffigurazioni speculari del della natura originaria attiva (Prak�ti) . .
loro compagno ed hanno in comune con Quando nel corso di questo trattato parlere­
questi attributi ed animali da soma. mo della Sakti, intenderemo con questa
La concezione della forza attiva delle entità anzitutto la forza femminile della Devi ope­
femminili, che deriva essenzialmente da un rante particolarmente nel contesto �ivaitico,
pensiero popolare non ariano, entrò nella o intenderemo la Devi come divinità a sé
letteratura brahmanica alquanto tardi. n stante che impersona l'energia.
culto straniero della dea della natura, estra­
neo alla religione sacerdotale vedica, ebbe

1 12

r 1
La madre dei mondi

La dea.

2 . 5. 1 La Devi come sommo principio 2 . 5. 1 . 1 La madre dei mondi

Secondo il credo induista il cosmo si trova Poiché la concezione sacerdotale rivolse


in un processo evolutivo costante. L'energia solo una attenzione superficiale al culto
che determina questo processo può essere delle dee, la madre degli dèi Jagadamba o
indicata come una volontà cosmica che si Jagad-matar, originariamente non ariana,
incarna nella dea. Lo stesso cosmo è inteso viene considerata creatrice dei mondi solo
come maschile, e viene quindi considerato dopo aver avuto accesso in forma di Sak.ti
passivo. n principio maschile può realizzar­ nella poesia epica. La madre del mondo
si e manifestarsi nel mondo soltanto perde in tal modo il proprio culto autonomo
mediante il dinamico elemento femminile. come dea del sommo principio e come crea­
In questa giustapposizione maschile-femmi­ trice, ma viene considerata nell'Induismo
nile si manifesta la natura che mostra la fun­ come aspetto dinamico della dea Devi. Sulla
zione duplice: divenire e morire. Nella reli­ base di questa tardiva collocazione della dea
giosità popolare viene venerata «la madre» nel pantheon induista e alla contemporanea
(Amba) , la quale racchiude in sé le forze identificazione della Devi con dee locali, ci
creatrici e distruttrici. si trova dinanzi a una quantità innumerevo-

1 13

r 1
Il pantheon induista

le di divinità femminili con diversi nomi. 2.5. 1 . 2 Umà


Sotto di questi si nascondono semplicemen­
te aspetti delle più antiche madri del La madre degli dèi non vedica Urna fu identi­
mondo. I più noti di questi nomi della dea ficata con un gran numero di dee locali, e fu
sono Parvati, Durga, Kali e Gauri. La divi­ quindi caratterizzata da molti nomi. Ella oggi
nità madre vedica fu denominata Aditi. è considerata una forma di Parvati o di Durga
Raffigurata come mucca --+ Surabhi fu vene­ con i loro molteplici aspetti. È in Urna che si
rata come creatrice dei tre mondi e di tutti radica il culto della dea-madre di origine po­
gli dèi. n nome Amba (madre) contrassegna polare, poi adottato dal Brahmanesimo.
oggi una immagine di Parvati. Nella raffigu­ Nell'epica il nome Urna compare spesso
razione ella reca con sé un bambino (Bila) , come soprannome di Haimavati, la figlia del
e ha come attributi un recipiente d'acqua, il dio Himavat, che incarna l'Himalaya. Uma­
loto e il cappio. n suo Mudra caratteristico Haimavati fu considerata un tempo come
è il gesto della promessa di protezione. Pirvati, la moglie di Siva, allorché il dio vive­
Ambika, un vezzeggiativo di Amba, come a va da asceta fra le montagne dell'Himalaya e
dire «mammina», ha un culto stabile nella non era considerato degno di culto. In base
religione Sakta. n suo animale è un leone. ad una etimologia popolare, il nome Urna
Le sculture la raffigurano per lo più con due deriverebbe da una esclamazione della
o quattro braccia. I suoi attributi sono spec­ madre di Urna, che le gridò di non praticare
chio, spada e scudo. Una mano compie il nessuna forma di ascesi e di non accattivarsi
gesto dell'esaudimento del desiderio o il con il suo agire le simpatie di Siva. (U-rna =
gesto del loto. oh no ! , ossia non praticare l'ascesi ! ) . Umi
viene venerata soprattutto nel Bengala con il

Ambii, la madre del mondo, con un bambino ( Biila) Umii, la moglie di Siva.
in grembo.

1 14

r 1
La dea-te"a PrthivT

nome di -+ Annapùrna («ricca di cibo») . I


suoi attributi sono rosario, specchio, reci­
piente d'acqua e loto.

2.5.2 Le madri che danno la vita


e che provocano le malattie

Nelle forze bipolari della natura gli Indiani


vedono sia le madri divine apportatrici di
fortuna e di vita, come la dea della terra
Prthivi , sia le dee che provocano malattie,
come la dea del vaiolo Sitalii. Al gruppo di
queste dee appartengono anche le sette od
otto madri (cfr. par. 2.5 .2 J ) e le personifica­
zioni della natura come ad esempio le dee
dei fiumi (cfr. par. 3 .6. 1 ) .

2.5.2. 1 La dea-terra Prthivi

Prthivi (<da lontana>>) è la rappresentazione


più antica della dea-madre in India. La terra,
che dava nutrimento agli uomini, secondo
molti popoli che avevano scarsi contatti con la
civiltà, non doveva, e non deve fino ai giorni
nostri, essere arata, per il fatto che con l'aratro
verrebbe devastato il grembo della madre. La
preparazione della terra per la semina a quel
tempo avveniva soltanto bruciando delle aree
della foresta. Legata al mito della terra è la leg­
genda riportata dal Rizmaya1J(l relativa a Sita,
moglie di Rama, ed ai loro figli Ku§a e Lava.
Sita è la dea protettrice dell'agricoltura ed
incarna il carattere femminile della terra. In
età vedica Prthivi veniva venerata assieme a
Dyaus, la personificazione del cielo. Venne
identificata nel principio androginico la dupli­
ce figura del Dyava-prthivi, ossia del cielo e
della terra quali uomo e donna. La trasposi-
Sn«. la dea che dà la vita, protettrice dell'agricoltura. zione iconografica della rappresentazione di

1 15

r 1
Il pantheon induista

Prthlvi appare per lo più nell 'immagine della 2.5.2.3Le sette o le otto madri
dea --+ Sitii. (Saptamatara o li${amatara)

Nei miti si racconta che il semidivino demone


2.5.2.2 La dea del vaiolo Sitala --+ Andhakll, dalle milla braccia e dalle mille
teste, voleva rapire la moglie di Siva e che
La dea popolare Sitala occupa nell'Induismo sull'Himalaya ingaggiò battaglia contro gli
attuale quell'aspetto della dea madre che dèi. Andhaka fu ferito da una freccia di Siva,
causa malattie. La sua raffigurazione è sovente ma dal sangue dd demonio sorgevano nuovi
espressa da una pietra, da una figura di argilla --+ Asuras, che si scagliavano contro gli dèi.
o da un pezzo di legno posto sotto l'albero Allora Siva fece sorgere dalla sua bocca una
Kikar (acacia arabica) . Sitala viene venerata il sangue degli Asuras.
Sakti, che doveva bere
per proteggere gli esseri umani dalle malattie. Questo accadde però soltanto quando fu
Quando la dea viene rappresentata in forme V�QU a fare apparire una dea, che bewe il
umane, per lo più è nuda o dipinta di rosso. Ella sangue e lo essiccò. Dopo che in questo modo
si riconosce per avere attributi peculiari, che gli dèi poterono sconfiggere i demoni, le dee
non appartengono cioè alle altre divinità indui­ incominciarono a tormentare con la fame e la
ste: una scopa o un fascio di bacchette di legno, sete gli esseri viventi. La distruzione progres­
un ventilabro e una pentola di terracotta. siva degli esseri umani poté essere impedita
Sitalii appartiene inoltre al gruppo delle solo quando Narasirilha, l'incarnazione di
sette madri (cfr. par. 2.5 .2.3 ) . Vi�r:tu in leone antropomorfo, creò una

Due delle sette madri: Vai�qavi (a sinistra) e Kaumiiri (a destra ) .

1 16
Le Saktis, l'energia degli dèi

schiera di otto madri che poterono sconfig­ lità. Il ruolo della donna come madre viene
gere le altre. rappresentato in questi aspetti della Devi
n gruppo di madri è indicato annzitutto dal­ mediante bambini, i quali siedono sul grem­
l' aspetto materno, generativo della dea bo delle dee oppure stanno in piedi accanto
Devi, mentre il secondo gruppo è caratteriz­ a loro.
zato da un aspetto dannoso, identificato con
le passioni umane. Le raffigurazioni delle
sette o delle otto madri appaiono munite 2.5.3 Le Saktis, l'energia degli dèi
degli stessi emblemi e degli stessi animali dei
loro corrispettivi maschili. Le sette madri n concetto di Sakti, l'energia femminile e la
sono poste in rapporto con le seguenti divi­ forza creatrice, sempre incarnata in una dea,
nità maschili e con i loro animali: comprende un gran numero di nomi. Le dif­
ferenti denominazioni delle dee risalgono da
Brahmioi Brahmi Cigno una parte ad alcune divinità originariamente
Mihdvari Mahe�vara Toro autonome, che sono fuse col culto della
(Siva) Sakti, dall'altra identificano la dea in una
Kaumiri Kumira Pavone funzione temporanea o acquistano il signifi­
(Skanda) cato di un soprannome come indicazione di
Vai�Qavi Vi�Qu Garuçla
varihi Variha Cinghiale
(incarnazione di
Vi�Qu in cinghiale)
IndriQi Indra Elefante
CimuJ.l4i Yama Gufo

Le otto madri, personificazioni delle passio­


ni sono:

BrahmiJ.li Orgoglio
Aindri Ira
Camuqqi Accecamento
Mihe§vari Avidità
Kaumiri Petulanza
Vai�Qavi Invidia
CiQ4iki Brama
Yami Crudeltà

Nell'iconografia le sette o le otto madri


sono spesso affiancate dalle divinità Miihe�avari, la Sakti di Siva nella sua raffigurazione
Virabhadra e Gaoe§a, che in questa raffigu­ come dea a sé stante. Nelle sue mani reca gli attributi
razione esprimono la protezione della ferti- di Siva: ascia e antilope.

1 17

1
Il pantheon induista

venerazione. A tali denominazioni apparten­ La raffigurazione di Siva con la sua Sakti


gono Durga, «la difficilmente accessibile», Parvati viene vista come la duplice persona­
Kali «la nera», Caoçli, «la selvaggia o la cru­ lizzazione dell'Assoluto, che si identifica
dele», Rakatdanti, «dai denti rossi», quindi nell'immagine della dea e del suo
Bhavani , «la creatrice» ecc. sposo. La dea o sta in piedi al fianco di Siva,
Nella misura in cui si vedono nelle dee le o gli siede accanto, oppure è seduta sulle sue
mogli dei grandi dèi, il loro culto si fonde ginocchia. Queste raffigurazioni indicano le
con quello di -+ Siva. La Sakti di Siva ha per due divinità come coppia di innamorati sul
lo più i nomi di Durga, Parvati e Urna. monte Kailasa, l'impero di Siva, mentre essi
Mentre lo Sivaismo presenta un carattere non si lasciano distrarre da Riva(la, il più
alquanto popolare, il Vi�Quismo si fonda potente dei demoni, che tenta di sradicare il
piuttosto su basi teologiche. La dea discen­ monte.
de su Vi�QU che riposa in un sonno contem­
plativo (Yoganidra) sul serpente Se�a duran­
te la notte del mondo. Ella si allontana da
Vi�QU e lo incita alla lotta, allorché i demoni
Madhu e Kaitabha vogliono uccidere il dio
Brahma fuoriuscito dal suo ombelico.

2 . 5. 4 Pàrvatf, la figlia del monte

I miti riferiscono che Siva nella sua forma


originaria di -+ Rudra sposò la figlia di
Dak�a, Sati. Ma Dak�a offese il genero, in
quanto non lo invitò al sacrificio agli dèi.
Sati si vergognò tanto per quel che aveva
fatto suo padre, che si suicidò, e Siva ritornò
nell'Himalaya per vivervi da asceta.
Sati rinacque come figlia di Himavat, la per­
sonificazione dell'Himalaya, e come figlia di
Mena, una ninfa celeste, e prese il nome di
Parvati. Sin dalla prima giovinezza si sentiva
fortemente attratta da Siva, che dopo la
morte della moglie Sati aveva rifiutato tutti i
piaceri mondani. Per attrarre a sé Siva,
Parvati andò fra i monti e si dedicò ad una
rigida ascesi. Quando raggiunse il grado più
elevato, le si avvicinò Siva, che quale grande Pàrvati, figlia di Himavat, la personificazione
asceta la prese in moglie. dell 'Himalaya, moglie di Siva.

1 18

r 1
Annapiirn� la sostentatrice

2.5.4. 1 L'immagine benevola Gauri appare come la vincitrice d'ogni pec­


della dea cato; ha come attributi tridente, rosario,
bastone e ventilabro in una sua raffigurazio­
L'immagine della dea in postura leggiadra, ne denominata Totali.
come donna splendida con attributi che Una variante ulteriore la mostra come
rafforzano simbolicamente questa immagi­ Tripura. In tale raffigurazione ha come attri­
ne, rispecchia semplicemente l'aspetto della buti il bastone a punta e il cappio, mentre le
madre del mondo, che è insieme foriera e altre due mani compiono i gesti della pro­
distruttrice di vita. messa di protezione e dell'esaudimento del
Nelle vesti di Parvati la dea viene per lo più desiderio. La figura di Tripura con il basto­
raffigurata con due braccia. n suo attributo ne a punta e il cappio, attributi che devono
nella mano destra sollevata è il loto; quando intendersi in senso spirituale, per cui simbo­
manca l'attributo, la dea compie il gesto del leggiano la dinamicità e la forza dell'intellet­
fiore di loto. n braccio sinistro è leggiadra­ to, sovente è utilizzata per rappresentare
mente sospeso nel gesto del Lola-Hasta. anche Annapt1rni.
Pirvati è in piedi su una base di loto nella
postura Bhariga o è seduta sulla pedana in
postura giocosa. Alquanto rare, le raffigura­ 2.5. 4.3 Annapurna, la sostentatrice
zioni a quattro braccia della dea la mostrano
con gli attributi del rosario e dello specchio, Annaptlrna («ricca di nutrimento») è l'aspet­
oppure con lancia e scalpello, mentre le altre to amabile della dea, della quale sono carat­
due mani compiono i gesti della promessa di teristiche le sculture che presentano due
protezione e di esaudimento del desiderio. braccia con gli attributi coppa e cucchiaio.
Annapiima protegge gli uomini dalle care­
stie e viene raffigurata soprattutto nel
2.5. 4 . 2 Gauri, la biancastra Bengala nelle forme di Parvati o di Durga.
La lista dei nomi della dea in questo aspetto
La figura di Gauri (<<la biancastra») mostra mite e benevolo potrebbe essere ulterior­
un aspetto mite di Parvati. Gauri era un mente ampliata. Non occorre una descrizio­
tempo una divinità popolare, posta in rela­ ne dettagliata per identificarla, in quanto
zione con la fertilità. Viene raffigurata con appare come donna bella e seducente con
due o con quattro braccia. Quando ha due un seno ben sodo, dalla vita stretta, ricca­

braccia compie i gesti della promessa di pro­ mente ingioiellata, con poche varianti negli
tezione e di esaudimento del desiderio. La attributi. In quasi tutte le raffigurazioni la
raffigurazione a quattro braccia presenta dea ·appare o su una basamento o su un ani­
anche gli attributi rosario e recipiente d'ac­ male; nel primo caso è su una base a forma
qua. Le sculture della dea Gauri appaiono di loto, nel secondo su un leone. Per quel
molto simili a quelle di L�mi. Un impor­ che concerne gli attributi, apparendo in
tante segno di differenziazione è la banda questa forma benevola, non presenta il tipi­
pettorale, che non è presente in Gauri, e la co segno della distruzione come la calotta
ghirlanda di fiori caratteristica di Lak�mi. cranica.

1 19

r 1
Il pantheon induista

2.5.5 DurgiJ, la poco accessibile

Nell'ambito dei culti popolari, che penetra­


rono nel Brahmanesimo nel corso della sua
storia, il culto di Durgi assunse una posizio­
ne di particolare importanza: i suoi aderenti
erano numerosi e molto devoti. La dea veni­
va venerata come forza naturale allo stesso
tempo foriera di vita e distruttrice. Ella pro­
tegge gli uomini e discende sempre nel
mondo «quando si ha una aggressione da
parte dei demoni».
Durgà richiede ai suoi adepti completa sot­
tomissione. Solo il più grande dei sacrifici -
originariamente sacrifici umani, sostituiti
poi da sacrifici animali - può smuovere la
dea, affinché agisca nella sua funzione di
elargitrice di vita. Nella sua forma benevola
ella nutre gli uomini e gli animali con cibi
che provengono dal suo corpo, ed in ciò si
avvicina alla figura di PirvatL
La sua tendenza distruttiva si manifesta
quando è adirata o quando ha bisogno di
forza vitale. Nei culti S'ivaiti Durgi è la Sakti
di Siva. I fedeli di Vi��u vedono in lei una
sorella del dio. Pertanto Durgi è in relazio­
ne con le due divinità della - Trimt1rti
induista. Fra i suoi attributi principali
abbiamo il disco (Cakra) e la conchiglia del
dio Vi��u, oltre che molte armi fornitele da
Siva. Inoltre la dea porta le decorazioni di Durgi, «la poco accessibile», la più potente delle dcc,
che raccoglie in sé le forze di tutti i veleni.
Siva e la stessa corona, e sovente è rappre­
sentata con tre occhi. n suo animale è il
leone, ed in alcune rappresentazioni la tigre
o un animale fantastico (cfr. par. 3 J ) .

120

r
La vincitrice del demone-bufalo (Mahisasuramardinl)

2.5.5. 1 La principessa delle tre città puriintaka-Muni, la distruttrice delle tre


(Tripura-SundarT) città. In questo caso è raffigurata con quat­
tro braccia e tre occhi. Come ornamento sul
Un demone tirannico voleva distruggere il capo ha una corona di teschi posta sulla
mondo. Gli dèi, guidati da Brahmii, si erano corona di gioielli, dove è incastonata la falce
rifugiati presso Siva e Vi�t;tu, in quanto non di luna, l'emblema di Siva. Il suo seno è
erano in grado di opporsi al demone-bufalo. sporco di sangue e reca in due mani gli attri­
Ma anche Siva e Vi�t;tu si mostrarono impo­ buti di Brahmi, il rosario ed il libro, mentre
tenti. Nella loro ira gli dèi si avventarono le altre due mani compiono i gesti della pro­
contro il malvagio. Fiamme d'ira fuoriusci­ messa di protezione e di esaudimento del
vano dalle loro bocche e si riunirono in una desiderio.
nuvola di fuoco, che assunse alla fine la figu­
ra di una dea con diciotto braccia.
Adesso gli dèi, che incorporavano tutti una
forza specifica ma limitata, si trovavano 2.5.5.2 La vincitrice del demone­
dinanzi alla figura dalla quale un tempo essi bufalo (Mahiftisuramardini)
erano derivati. -+ Sakti, l'originaria forza
femminile ed energia vitale, era sorta nuova­ Tripurasundari, sorta dall'ira degli dèi, poté
mente ed era pronta per essere utilizzata. comprovare tutta la sua forza e il suo potere
Nella raffigurazione della dea Tripurii si riu­ quando ottenne il compito di uccidere il
niscono tutti gli aspetti di colei che dà vita e demone-bufalo Mahi�a. sorta di invincibile
che la conserva, oltre che quello della madre Titano, che si era scagliato contro gli dèi ed
·

che la sottrae. Tripurii-Sundari è una donna il mondo.


bellissima con pelle chiara (Sundan1 . Viene Ella appare come Mahi�iisuramardini, e
venerata soprattutto dai proseliti del cavalca un leone: ha dieci (a volte anche
Tantrismo come eterna ragazza di 16 anni, venti) braccia e reca come attributi tridente,
ove il numero 16 simboleggia l'Assoluto ed spada, lancia, disco, bastone a punta, scudo,
il sommo compimento. I suoi attributi sono ascia, cappio, Vajra, clava e campana, ossia
cappio, arco, frecce, specchio, loto ed un le armi di alcuni dèi.
frutto. Attraverso il loto ed il frutto trova Dapprima ella distrusse l'esercito dei Titani
espressione il suo aspetto materno e l'idea e catturò il bufalo col cappio. Poiché il
della fertilità; l'arco e le frecce indicano la demone aveva la capacità di assumere ogni
forza di volontà o lo spirito con i cinque altra forma, poté trasformarsi in leone e sot­
sensi, rappresentati dalle cinque frecce. La trarsi al cappio, ma non poté opporsi alla
scultura con due braccia e con gli attributi spada degli dèi. Allorché la testa del leone
cappio e bastone appuntito contrassegna la cadde, subito apparve un guerriero armato
dea Tripurii; ella appare sotto la forma di -+ di spada, che di nuovo assalì la dea. Anche
Gauri, l'aspetto benevolo di Parvati. La dea la grandinata di frecce che seguì non poté
ha però anche un aspetto distruttivo, violen­ recare danno all'incarnazione del demone,
to. Come Tripuri-Bhairavr o Mahimiyi ella in quanto questi si trasformò in un attimo in
incarna la Sakti di Siva quale -+ Tri- un elefante, afferrò la dea con la sua probo-

121

r 1
Il pantheon induista

scide e cercò di stritolarla. Ella lo colpì con


la sua spada; allora il demone tornò nella
sua forma originaria di bufalo e con il suo
zoccolo scuoteva l'universo. Ma la dea sorri­
se quando vide come il bufalo con le sue
corna sradicò un monte e lo scagliò contro
di lei. Con una punta di freccia polverizzò il
monte, si gettò quindi sulla groppa del bufa­
lo e lo infilzò con il tridente. Ancora una
volta il demone cercò di acquisire l'aspetto
di eroe, ma fu decapitato dalla dea con un
colpo di spada.
La lotta vittoriosa di Mahi�asuramardini
costituisce un motivo estremamente caro
nell'iconografia della dea, che in questa
forma appare come temporanea immagine
di Durgii. Le sculture mostrano la dea con
molte armi o come donna estremamente
affascinante seduta su un leone, o in piedi
sulla testa mozzata del demone-bufalo
Mahisa. Ispirata dalla raffigurazione di
Durgii come Mahi�iisuramardini, la dea
Mahi§iisuramardini, colei che annienta il demone·
presenta una serie di raffigurazioni con bufalo.
quattro braccia, ciascuna delle quali incar­
na ogni volta un aspetto parziale della sua
natura vittoriosa nei confronti dei demoni.
A queste raffigurazioni appartengono buti ruota, spada, scudo, frecce, cappio ed
Ksemarlkari, che mostra il gesto dell'esau­ ascia, i gesti dell'esaudimento del desiderio
dimento del desiderio ed ha come attribu­ e le dita in alto. In questa forma la dea è
ti loto, tridente e coppa; la raffigurazione accompagnata da due ninfe celesti con gli
di Harasiddhi ha tamburo, coppa, spada attributi scudo e spada. Come Vana-Durgi
e recipiente; e la raffigurazione di reca la conchiglia, la ·ruota, lo scudo, frecce,
Nilakanthi, con tridente, scudo, coppa, e arco e tridente, mentre una mano è solleva­
compie il gesto dell'esaudimento del desi­ ta nel gesto di minaccia.
derio. RudriirMa-Durga reca gli attributi di Nell'insieme si contano nove figure simili
Siva, tridente e spada, e anche quelli di nel gruppo delle cosiddette Navadurgi
Vi��u, conchiglia e ruota. Nella stessa raffi­ (nove Durgis) . Solo una raffigurazione ha
gurazione con tre occhi la dea ha il nome di due braccia ed è denominata Ripumari­
Jaya-Durgi. Durgi. Una mano regge il tridente, con il
Fa parte delle rappresentazioni di Durga quale la dea uccise il demone-bufalo, e l'al­
con otto braccia Agni-Durga, con gli attri- tra è sollevata nel gesto di minaccia.

122

r 1
I.:aspetto spaventoso, crudele e distruttivo della dea

2.5. 6 Il passaggio all'aspetto 2 . 5. 7 L'aspetto spaventoso, crudele


terrificante della dea e distruttivo della dea
Alla fine di ogni epoca l'universo si dissolve L'ira, sia negli dèi che nelle dee, è la causa
per riformarsi nuovamente (Mahapralaya). fondamentale delle loro manifestazioni.
Quest'epoca che passa attraverso Brahma, il Dall ' i ra degli dèi nei confronti del dio-bufa­
creatore, Siva il distruttore e Vi�qu, il con­ lo Mahi:;a sorse la dea vincitrice nella raffi­
servatore, è dominato dalla dea Mahakali. gurazione dell'energia femminile originaria.
Kili «la nera», la personificazione del L'ira della dea Durgi nella lotta con i demo­
tempo e distruttrice èlel tempo (Kila), pre­ ni fece sì che sorgesse dalla sua fronte la dea
senta dieci aspetti, che vengono venerati nei Kali nel suo aspetto spaventoso. Con sguar­
Mahividyas tantrici. Mahividyli significa do selvaggio, armata con spada e cappio,
«grande conoscenza o conoscenza trascen­ adorna di una catena di teschi, nuda e sma­
dentale». Le dee incarnano la saggezza divi­ grita, di bruttezza estrema, con una bocca
na (Vidya), che libera dalle illusioni e con ­ spalancata e con la lingua di fuori , con occhi
duce al più alto livello di conoscenza rossi, riempì il mondo con il suo urlo e fece
(Mok:;a) . tremare i demoni.
Appartengono al gruppo delle dieci Sakti La dea terribile sconfisse i demoni Sumbha
tantriche le seguenti dee: e Ni�umbha nella emanazione di Caodi, che
significa «la selvaggia», «la crudele».
Kizli,la dea del tempo;
Tàra, una emanazione di Kali;
$o{iarf1, l'incarnazione dell'avidità;
Bhuvanefvar1, la forza del mondo materiale;
Bhairav1, l'illimitatezza delle forme che gli
uomini possono assumere e dimettere;
Chinnamasta, l'incarnazione della notte;
Dh a mavati, la distruzione dell'universo
mediante il fuoco;
Bagala, l'incarnazione della gelosia,
dell'odio e della crudeltà;
Matatig1, il potere regale;
Kamala, la coscienza pura: viene identificata
con la dea Laltsmi.

Questi aspetti della dea sono raffigurati La dea nel suo aspetto spaventoso, coi capelli
nelle varie forme assunte da Kali. fiammeggianti e con zanne ai bordi delle labbra.

123

r 1
Il pantheon induista

Come Mahiikiili abbatté i demoni Madhu e Sakti, trova espressione nell'iconografia in


Kai!abha, dopo che Vi��u era entrato in una fase alquanto tardiva.
lotta contro di loro; nell'aspetto di Kali («la Innumerevoli rappresentazioni della nera
nera») uccise Raktavlja e bevve il suo san­ Kali mostrano, a dispetto dell'immagine
gue, nella forma di Raktadantl («dal dente positiva, una figura in completa opposizio­
rosso») sbranò con le sue zanne il demone ne rispetto a quella di madre universale.
Vaipracitta, come Durgii affondò le sue Ella appare piuttosto simile a una strega,
unghie in Asura Durgii divenuto superpo­ con denti che fuoriescono, con una pancia
tente attraverso. l'ascesi, e lo uccise alla fine gonfia e e con i capelli scompigliati e fiam-
con una sola freccia. In una delle sue forme
spaventose come Camm;tdii decapitò i
demoni Cat;tQa e Mu��a ( = Ciimur:t�ii) e si
nutrl del suo sangue.
Nelle molte varianti iconografiche la dea
della distruzione ha come attributi cappio,
Vajra, clava con teschio, spada, testa stacca­
ta, calotta cranica, tridente e pugnale. Quasi
sempre ha come ornamenti dei teschi.

2.5. 8 Kali, la dea nera

Nella dea del Nord Kiilf si rispecchiano le


concezioni non ariane. Da una parte ella
reca il simbolismo dell'esperienza della
natura animistica, dall'altra parte è ricono­
scibile per il dualismo fra erotismo e orrore,
fertilità e distruzione. n principio vitale,
nutritivo, materno, è abbastanza chiaramen­
te rappresentato in Kali <<la nera»; ma in
essa è ancor più presente l'aspetto distrutti­
vo, che si rivela con evidenza nella sua ico­
nografia. La sua immagine generale appare
caratterizzata in maniera univoca e cozza
contro quelle concezioni che individuano il
femminile esclusivamente attraverso la
caratterizzazione erotica o quella materna.
La completa natura della donna, di fronte
alla quale la religione sacerdotale teistica
rimase cieca, e che solo timidamente entrò
nel credo ortodosso attraverso le dottrine -+ Immagine della «dea nera» Kali:

124
Le Saktis demoniache di Siva

meggianti. Sfinita dagli sforzi dell'elargire terrore (Abhicarika) ; ella ci appare, come
la vita e del mantenerla, in Kali si rivela tutte le varianti di questa figura, quasi nuda
l'immagine di un'era egoistica, odiosa , ed adorna solo di teschi. Bhadrakilr ha
insensibile, e posseduta d a una inesauribile dodici o sedici braccia, simboleggianti la sua
brama di vita. forza mostruosa. I suoi attributi sono tri­
A questa immagine corrisponde nella tra­ dente, spada, freccia e arco, lancia, fuoco e
sposizione iconografica la Mahakili, incar­ clava. Varianti possono essere rosario, con­
nazione del tempo, che tutto produce e chiglia, loto e recipiente. Una mano è soven­
distrugge. Mahakali è la forma che genera te sollevata nel gesto della promessa di pro­
tezione, per cui i fedeli non hanno nulla da
temere da questa dea. Per lo più Bhadrakali
è rappresentata seduta su un basamento di
loto o su un leone. In poche raffigurazioni
siede su un carro trainato da leoni.
Nelle forme paurose, nelle quali soprattut­
to appare Kali, il credente vede la possibi­
lità, attraverso il suo culto, di danneggiare i
propri nemici. Abhicara significa magia o
magia nera, ed il culto della dea in connes­
sione con specifiche formule magiche e riti
può dare al fedele poteri magici.

2 . 5 . 8. 1 Le Saktis demoniache di Siva

Siva come dio della distruzione possiede


molte energie che, mediante le sue Saktis,
fra le quali Bhairavi («l'orribile») , vengono
richiamate ed incarnate. Bhaitavr rappre­
senta il potere della morte, e . per questo
motivo viene venerata anche come demone.
Le statue di Bhairavi hanno due o dodici
braccia. I loro attributi principali sono
armi, cappio e ascia. Bhairavi viene anche
venerata sotto le forme di Kalaratri e di
Durgi.
Come madre dei demoni l'aspetto terrifi­
cante della dea reca il nome di Bhiitamati.
Ella come Bhiitapati è moglie di Siva
Kiili come vecchia «strega», con la lingua che («signore dei demoni») e siede su un leone.
fuoriesce dalla bocca. I suoi attributi sono spada e scudo.

125
Il pantheon induista

2.5. 8.2 La crudele CamutJP.a testa e del corpo consistono in teschi e ser­
penti, i capelli si ergono ritti sul capo. In
Kali ricevette il nome di CimUQQa dopo uno dei suoi lunghi orecchini CamuQda reca
aver ucciso i demoni CaQda e MuQda. I il cadavere di un bambino (Pretasana) , un
demoni erano i generali dell'armata del leone o un gufo. Qualche volta è in piedi su
potente Asura, Sumbha, che minacciava un giovane tarchiato, sorridente, che mostra
costantemente gli dèi. L'ira di Kali, incarna­ il gesto della promessa di protezione; forse è
ta in CamuQQa, reca come attributo princi­ un modo di indicare che lo scopo della crea­
pale la testa di questo generale dei demoni zione non è la morte, ma una nuova vita.
MUQda, nome che tra l'altro è anche sinoni­ CamUJ;tdi viene rappresentata in diverse
mo di teschio (Kapala). forme, che nel loro insieme possono costi­
CamuQQi è la più orribile fra tutte le forme tuire la varietà delle otto madri (cfr. par.
della dea. Dagli angoli delle sue labbra 2.5.2.3 ):
spuntano due zanne, i denti le fuoriescono,
cosa che le fa attribuire anche il nome di Rudracarcika: ha sei braccia e come attribu­
Danturi («colei che ha denti forti») e sul ti teschio, pugnale, lancia, cappio e nelle
suo corpo smagrito, piagato dalla fame, altre due mani un lembo della pe1le di un
porta una pelle di tigre. Gli ornamenti della elefante.

La crudele dea CamUJJ Q ii dai capelli fiammeggianti, decorata con teschi e con un cadavere nel lobo
dell 'orecchio destro.

126

r
La grande LaktmT (MahalakfmT)

Rudra Camut�da: ha otto braccia e reca, oltre gnazione di Sakti, viene venerata in egual
agli attributi di Rudracarcika, una testa misura dagli Sivaiti e dai Vi�Quiti. Come
umana mozzata ed un tamburo, segno di controparte femminile, viene associata al
una nuova creazione. dio Vi��u nella sua forma di --* Nà ràyao a.
Mahalak[mf: otto braccia e quattro volti. Mahiilak�mi incarna nell'Induismo le tre
Siddha-Camut�#: dieci braccia con lancia, proprietà, che costituiscono la creazione
spada, tamburo, clava con teschio, scudo, della vita nella sua globalità. Dal punto di
campanella, clava e tridente. vista teoretico sono proprietà pure ed insie­
Yogefvari: dodici braccia con gli stessi attri­ me inerti ed attive. Nel Sàttvika («puro»)
buti di Siddha-Camuoda, oltre che cappio e Mahilak�mi è la luce e l'intelligenza, e crea
bastone a punta. Gauri, Sarasvati e Vi��u. La proprietà del­
Rupa-vidya: dodici braccia, seduta, con gli l'in erzia si esprime in Tamasa, l'oscurità o la
stessi attributi di Yoge§vari. segretezza è incarnata da Mahikali,
K!ama: dodici braccia, raffigurata come vec­ Sarasvati e Rudra (Siva). L'elemento energe­
chia. tico, attivo, rappresentato da Ràjasa indica
Dantura: appare sotto l'aspetto di C amuod a , una mobilità spirituale. Mahal�mi nell'in­
ma è accovacciata con una mano sul ginoc­ carnazione di questa proprietà appare come
chio. Lak�mi e Hiranyagarbha. La grande dea
Lak�mi costituisce pertanto l'inizio e la fine;
Ulteriori raffigurazioni di queste madri sma­ è allo stesso tempo caritatevole, elargitrice
grite, affamate di vita, sono quelle di di vita ed anche distruttrice.
Sarvabhiitadamani, con piccole zanne ai lati Mahiilak �mi dovrebbe esse re sorta dal vorti­
della bocca, una pancia gonfia e recante ce del mare di latte (cfr. cap. 3 ) quale incar­
come attributi calotta cranica e Vajra, e di nazione della sovrabbondanza e, in base a
K�odari, che significa «quella con il corpo questo secondario mito della creazione, può
smunto». K��odari viene raffigurata con essere considerata la madre primordiale di
quattro braccia ed ha come attributi spada, ogni forma di vita.
il cadavere di un demone ucciso, tridente e Poiché la grande dea, nella concezione del
Vajra. Come Cimuodi è rappresentata in credente induista, può essere individuata in
piedi presso un cadavere, ma si può facil­ quasi tutte le divinità, risulta difficile identi­
mente distinguere da questa per la magrezza ficarla in una sola figura. Piirvati, Gauri,
del suo corpo, che appare scheletrico. A Durga o Kàli possono tutte essere anche
causa di questo suo aspetto K�odari viene Mahàlak�mi dal punto di vista iconografico.
anche denominata dea-scheletro (Kankali) . Le statue che recano sul capo un Litiga in
miniatura hanno tre occhi e quattro braccia,
e recano come attributi frutta (noce di
La grande Lakfmi
2 . 5. 9 cocco), clava, scudo chiave, vaso o frutto,
(Mahalakfml) scudo e clava, rappresentano Mahal�mi .
Come moglie di un d i o determinato,
Mahila�mi è la sacra madre, la dea somma Mahàlak�mi reca anch'ella, come le m ogli
nel culto Sàkta. Sotto il nome o sotto la desi- degli altri dèi, gli attributi del m arito .

127

r 1
Il pantheon induista

2 . 5. 1 0 Le mogli di VipJU e Brahmtl dea della fecondità a dea delle belle arti,
viene spiegata da leggende popolari.
Le dee Lak�mi e Sarasvati originariamente Originariamente ella condivideva il suo spa­
non erano divinità vediche: entrarono nel zio con la dea fluviale Ganga, la sposa di
Brahmanesimo, con l'assunzione del culto Vi�QU. Dato però che Sarasvati era oltremo­
Sakti, come mogli degli dèi principali Vi�I}U do attaccabrighe e altezzosa, capitava spesso
e Brahmi. Col tempo perdettero però que­ che fra le due dee scoppiasse una lite. Vi�QU
sta caratteristica, per cui non appaiono più si sentiva così infastidito da queste sue
come le Saktis di Siva nella molteplicità mogli, che diede Sarasvati a Brahma e
delle manifestazioni. Come Saktis sono indi­ Ganga a Siva.
pendenti dai loro mariti ed anche dal grup­ Ma anche al fianco di Brahma, Sarasvati
po delle sette o delle otto madri (cfr. par. non mutava il suo carattere. Ella giunse con
2 .5 .2 .3 ) ed in ca rn ano alterigia e invidia. molto ritardo al s acrificio, pretendendo da
Brahma che dovesse attenderla. Il dio, adi-

2. 5. 1 0. 1 Sarasvatf, «colei che scorre»

Originariamente il nome Sarasvati si riferiva


ad una dea fluviale vedica. Ma, in seguito al
p rosciugamento del fiume che rec ava il
nome della dea, questa perdette il culto a lei
dedicato quale entità della purezza e della
fertilità. Posta in connessione con -+
Brahm i, quale figlia o moglie, Sarasvati è
conside rata la madre dei Veda. È la dea della
poesi a (dei canti religiosi ) e della musica,
compiendo con ciò la volontà del suo sposo.
È anche venerata come divinità del discorso
(Vie) , e fu posta in relazione con il creatore
del mondo Prajapati.
L'immagine della Sarasvati dalle due o dalle
quattro b raccia la si distingue agevolmente
dalle raffigurazioni di altre dee. Il suo attri­
buto fondamentale è la ViJ;li, il sithar
medioevale. Gli altri attributi nelle statue a
quattro braccia sono anzitutto il libro, sim­
bolo dell'apprendimento e un rosario. Il
suo animale è l'oca e qualche volta viene
rappresentata con un pappagallo o con un
p avon e . Sarasvati , sposa di Brahma e dea delle belle arti con
La trasformazione subita da Sarasvati, da il suo attributo caratteristico, il Violi .

128

r
La bella, /elice e ricca Laksmz- o Sri

rato per il compo rtamento della sua sposa, La bella, /elice e ricca
2 . 5. 1 0. 2
prese subito una nuova compagna, la dea Lak�ml o Srl
Gayatri, figlia di un santo saggio (�i).
Nell'iconografia Gayatri non ha una specifi­ La sposa di Vi�J?U viene venerata come dea
ca rappresentazione, ma è identificata con della bellezza, della ricchezza e della fortuna.
Sarasvati. È conosciuta con i nomi di L�mi, Sri,
Sarasvati assomma una serie di altri nomi, Vai��;tavi o Kamala (<<loto»). Originariamente
come Brahmi o Brahma1;1i. Come Brahmi ha Lak�mi era una dea della terra, forse identi­
quattro braccia e quattro teste. Due mani ficata con --+ Prthivi. Secondo la poesia
recano gli attributi rosario e tridente, men­ epica è sposa di Vi�Q U ed una delle sue
tre le altre due compiono i gesti della pro­ incarnazioni (Avataras), per la quale ha un
messa di protezione e di esaudimento del altro nome. Così ad esempio Lak�mi presso
desiderio. Rima è la dea Sita, è RukmiJ;li presso Kr�J;ta,
Come Vac, Vagdevi o VagHvari , Sarasvati è e nella futura incarnazione di Kalki si fonde
l a dea del linguaggio e creatrice dei con Durga.
Mantras. Dal vortice del mare di latte (cfr. cap. 3 )

Lak�mi , sposa d i Vi�QU e dea della ricchezza e della fortuna; a sinistra come Gaja-Lak�mi , che viene bagnata da
due elefanti.

129

r 1
Il pantheon induista

La�mi deve essere sorta come la grande 2. 6 Gat.teia, il dio della saggezza
Lak�mi (Mahalak�mi) . Come simbolo del­
l' abbondanza presenta però anche una acce­ Gaoesa, dalla testa d'elefante, è la p1u
zione negativa: esempio questo della sua popolare fra tutte le divinità indiane. È
costante bipolarità. La sua sorella più gran­ venerato in egual misura da Induisti,
de è la dea Jye��ha, che sotto il nome di Buddhisti e Giainiti. Nell'Induismo orto­
Alak�mi impersona una dea popolare ed dosso GaQe�a è il dio della saggezza, ed è
amata. Ma Alak�mi è anche apportatrice di sposato con «successo» (Siddhi) e «discer­
disgrazia, ed attualmente viene identificata nimento» (Buddhi) . Gaoda elimina ogni
con Sitala, la dea del vaiolo. genere di ostacoli, e per questo motivo
Una goccia del mare di latte cadde sul petto viene invocato prima di intraprendere un
di Visnu ed assunse la forma della dea Sri. viaggio, prima di costruire una casa, di
In forma fortemente stilizzata, sino a quella concludere un affare, prima di affrontare
di un tridente, Vi��u reca questo segno degli esami o in altre situazioni importanti.
Srivatsa (cfr. par. 8.6), che è divenuto un Nel suo dominio su ogni tipo di ostacolo il
importante segno di identificazione del dio. dio ha il nome di Vighne�vara o Vinàyaka.
La dea Sri dimora soprattutto nelle ghirlan­ È patrono delle scienze, della scrittura e
de di fiori, per cui queste ghirlande arreca­ della scuola. Immagini di GaQe�a si hanno
no fortuna, ricchezza e successo a chi le a partire dal V secolo d.C. Il dio, nella sua
indossa. Per il resto il nome della dea è popolarità, appare sotto varie forme nelle
diventato un modo rispettoso di rivolgere la molte leggende che concernono gli dèi e gli
parola. uomini.
La sposa di Vi��u viene raffigurata con due In generale G��a è considerato figlio di
o con quattro braccia. L'immagine con due Siva e di Parvati, comunque esistono varie
braccia regge gli attributi loto e conchiglia, leggende su come sia nato o sul perché abbia
quella con quattro braccia loto, conchiglia, la testa di elefante. Si dice che gli dèi ed i saggi
frutto e vaso con nettare, oppure limone, una volta si lamentarono con Siva che per il
scudo, clava, in connessione con il gesto male non vi fossero ostacoli. Chiesero al dio
della promessa di protezione. Ella sta in che creasse un essere che tenesse lontane le
piedi o seduta su una base di loto, che a azioni malvage. Siva, che di solito poteva
volte è portata da un leone. Un'immagine compiere le sue creazioni solo in stato d'ira,
particolarmente cara di Laksmi, venerata guardò con amore la sua sposa come per chie­
anche da coloro che non sono Induisti, è derle aiuto. In questo momento apparve sul
quella di Gaja-Lak�mi. Seduta su un loto, viso di Siva un giovane bellissimo e forte; tutti
ha due elefanti ai lati, che nelle loro probo­ gli dèi lo ammirarono. Questo suscitò l'invi­
scidi hanno vasi colmi d'acqua con cui la dia di Parvati ed ella maledisse la creazione
bagnano. La dea ha fiori di loto nelle mani, del marito. Allora sorse in lei il desiderio che
cosa che sottolinea ulteriormente la sua fer­ il giovane potesse avere la testa d'elefante e un
tilità. Le raffigurazioni con quattro braccia corpo grasso e rosso.
recano inoltre come attributi la conchiglia e Al tempo in cui Siva era degno di venera­
il nettare. zione, anche GaQe�a. guida dei Gaoas, la

130

r 1
Ga�;�eia, il dio della sag&ezza

Diverse raffigurazioni della testa d'elefante di Gaoe5a.

schiera demoniaca del seguito di Siva, era n segno più tipico del dio è la testa d'ele­
una figura demoniaca e aveva il nome di fante, sulla cui origine è stata elaborata tutta
Viniyaka. Egli disturbava i sacrifici e deter­ una serie di leggende. Fra le tante si raccon­
minava sventure. Colui che raggiungeva lo ta anche che GaQe§a non fosse stato il capo
stato di possessione si comportava come un delle schiere (Gao.as) di Siva, ma che fosse
pazzo, soffriva di incubi e di mania di per­ stato chiamato in vita come sorvegliante di
secuzione: per questo motivo si dovette Parvati. Parvati durante il bagno si sentiva
espellere Vinayaka. La perdita del potere continuamente osservata da Siva, al quale
su questo demone aveva comportato anche del resto piaceva sorprendere la moglie
la perdita del dominio da parte dei princi­ mentre faceva il bagno. Dalla melma del suo
pi, aveva fatto divenire le donne sterili, bagno, che ella mescolò con della pomata,
mentre i saggi ed i maestri avevano perdu­ ricavò una pasta con la quale compose la
to la loro scienza. figura di un guardiano, al quale diede vita
Con l' arianizzazione del culto, GaQe§a mediante l'acqua. Ma Siva non si fece
subì una trasformazione . Come Rudra impressionare da questo guardiano: gli
divenne Siva, cosl anche il capo della sua mozzò semplicemente la testa. Parvati, che
schiera divenne degno del più elevato era così orgogliosa del proprio lavoro, si
culto. Noto per il suo senso acuto e per la lamentò tanto a lungo sino a che Siva pro­
sua intelligenza, il dio dalla grossa pan­ mise che gli avrebbe dato una nuova testa e
cia, dalla testa di elefante, dalle gambe che lo avrebbe riportato in vita. La testa, che
corte viene considerato un essere colmo egli frettolosamente si apprestò a dargli, fu
di serenità e di amore. Adora il cibo, appunto quella di un elefante.
soprattutto frutta e dolciumi e non è faci­ Un'altra leggenda narra che Siva e Parvati
le a esaurirsi. avevano un figlio, del quale erano così orgo-

13 1

r 1
Il pantheon induista

gliosi, che convocarono tutti gli dèi per dalla grossa testa d'elefante appare in piedi,
ammirarlo. n dio dei pianeti, il menagramo seduto o danzante. n suo piedistallo è un
Sani (Saturno) non fu però invitato, per il loto, e l'animale che lo trasporta è un topo o
fatto che tutto ciò su cui posava lo sguardo, un ratto. Raramente Gaoe§a è in piedi su un
a causa di una maledizione della moglie, mucchio di teschi, cosa che starebbe a con­
diventava cenere. Sani riuscì comunque ad trassegnare la sua carica di signore (l§a) dei
entrare, gettò lo sguardo sul figlio di Piirvati Gaoas, le schiere di Siva, ossia il suo aspet­
e così la testa del bambino si incendiò. Gli to distruttivo. La sua raffigurazione presen­
dèi si affrettarono allora a procurargli una ta quattro o sei braccia. I suoi Mudriis carat­
nuova testa, e nella grande fretta trovarono teristici sono i gesti della promessa di prote­
solo una testa di elefante, così gliela posero zione e dell'esaudimento del desiderio.
indosso e gli ridiedero vita. Come attributi porta un vassoio di dolci,
A causa del suo aspetto GaoeSa, oltre che il frutta, rosario, il cappio con il quale lega
suo nome ha quello di Hastimukha («dalla ogni tipo di inganno e con ciò elimina gli
testa d'elefante») , di Lambodara («dalla ostacoli posti sul cammino della realizzazio­
grossa pancia») e di Ekadanta («con una ne spirituale, ed un bastone a punta quale
zanna»). Le orecchie della sua testa d'ele­ insegna del comando, della vittoria e del
fante appaiono in forma di ventilabro, e con successo.
queste separa le cose vili da quelle di valore n cordone sacrificale di Gaoe�a è ricavato
come il grano dalla pula. La sua proboscide da un cobra e ricorda i suoi legami col padre
di solito è piegata a sinistra e regge un vas­ Siva, soprattutto quando questi viene raffi­
soio con dolci, che il dio tiene in una delle gurato come yogi.
sue mani. La sua grossa pancia indica benes­
sere e ricchezza. Una delle sue zanne è rotta,
cosa che rimanda a un episodio in cui
Gaoe�a rimase di guardia dinanzi al portone
del palazzo del padre, affinché nessuno
potesse disturbarne il sonno. Giunse però
-+ Para§u-Rii m a, che voleva parlare con
Siva. Nacque una lite allora fra Gaoe§a e
Parasu-Rii m a, nel corso della quale Parasu­
Riim a gettò la sua ascia contro Gaoesa.
Questi però riconobbe nell'ascia un'arma di
suo padre e la infilzò con una sua zanna, e
questa si spezzò. Quando Gaoe§a regge in
una mano la zanna quale suo attributo appa­
re come dio della fertilità, o anche come
personificazione di Siva quale dio della fer­
tilità, mentre la zanna dovrebbe simboleg­
giare un vomere. L'attributo p rincipale di GaQda: la zanna
Nell'iconografia il dio dal corpo piccolo e ed il vassoio con dolci.

132
Ga!leia come colui che supera ogni ostacolo (Vighnesvara)

2. 6. 1 Il giovane Ga!leia distinguono tre tipi di sculture 'di GaQe§a


con la sua compagna (� Sakti). La dea
In questa raffigurazione GaQe�a o è ritto in Lak�mi siede sulle sue ginocchia e viene
piedi, oppure assume una postura con il tenuta da GaQe§a con una delle sue braccia,
corpo flesso in due o tre punti, o ancora è oppure sta al suo fianco. Nel terzo tipo di
troneggiante su un basamento di loto. Ha raffigurazione si rappresenta un atto sessua­
quattro braccia, ha come attributi il cappio, le, che però, a causa della deformità di
il bastone a punta e un vassoio con dolciu­ GaQe§a, non si realizza. Nella raffigurazione
mi. La sua proboscide è infilata nel vassoio. con Lak�mi in grembo (Lak�mi -GaQapati)
GaQesa ha otto braccia e regge un pappa­
gallo, un vaso con acqua, un bastone a
Ga!teia signore del mondo
2. 6. 2 punta, un cappio, un mazzetto d'erba e un
(Bhuvanesa-Ga!tapati) bocciolo.
Nell'accennata raffigurazione del coito con
La scultura nella quale GaQe�a viene vene­ la dea (Ucchi�t.a-GaQapati) GaQda è nudo,
rato come signore del mondo ha otto brac­ ha quattro braccia e reca i seguenti attribu­
cia. Lo mostra in piedi con gli attributi ti: freccia ed arco, cappio e bastone a punta.
bastone a punta, zanna, arco, cappio, con­ È seduto con Devi nuda su un trono a forma
chiglia, freccia e mazzetto di paglia di riso. di loto e le tocca il grembo. In una raffigu­
razione a dieci braccia (Maha-Gal;lapati) ,
nella quale l a Sakti siede s ul suo grembo,
2. 6. 3 Ga!lesa con la sua sposa (Sakti) GaQe§a mostra gli attributi loto, melograno,
vassoio con acqua, clava, zanna, canna da
Le donne di GaQ5a sono le incarnazioni zucchero, paglia di riso e cappio. Quando la
della saggezza o della sapienza divina Sakti è in piedi al fianco di GaQe§a (Pirigala­
(Buddhi) e rappresentano il successo o la GaQapati) , il dio è per lo più raffigurato con
buona riuscita (Siddhi) , devono essere con­ sei braccia. I suoi attributi sono mango,
siderate in senso astratto quale l'energia fiore, canna da zucchero, dolciumi ed ascia.
femminile (Sakti) del dio. Per averle GaQe�a In una variante ha come attributi, cappio,
deve essere entrato in competizione con suo Vajra (cuneo tonante), rosario e bastone a
fratello Karttikeya ( � Skanda) . Avrebbe punta.
avuto in matrimonio entrambe le dee colui
che avrebbe viaggiato nella maniera più
veloce attorno al mondo. Quando Skanda 2. 6. 4Ga!tesa come colui che supera
fece ritorno dopo un viaggio lungo e fatico­ ogni ostacolo (Vighnefvara)
so, suo fratello GaQe�a si era già sposato con
Buddhi e Siddhi. GaQda, dio dalla testa d'elefante e dalla
Nella trasposizione iconografica della Sakti, grossa pancia, ha come animale che lo tra­
GaQe§a è rappresentato assieme alla dea � sporta il ratto. Come colui che supera ogni
La�mi, originariamente dea delle terra, e ostacolo posto sul cammino della realizza­
nell'odierno Induismo moglie di Vi��u. Si zione spirituale egli procede come un ele-

133

r 1
Il pantheon induista

Ga�;�esa come colui che supera ogni ostacolo: Vighnesvara.

fante attraverso la jungla, elimina ogni gene­ Ga�;te5a bambino


2 . 6. 5
re di illusioni e di vizi così come l'elefante (Bala-Gatzapati)
sradica gli alberi, schiaccia l'erba e attraver­
sa fiumi e ruscelli. Il suo animale, il ratto, Questa raffigurazione serve a ricordare che
che può fare accedere ad ogni granaio, Ga�esa è figlio di Siva. Il suo corpo da bam­
anche se chiuso, incarna le capacità del dio. bino presenta una grossa testa d'elefante e
La statua di Vighnegvara mostra Ga�e§a in tiene stretto nella proboscide un melo. Bala­
piedi o anche seduto. Lo si riconosce dal­ G�apati ha quattro braccia e della frutta
l' animale, il ratto, o anche dall a presenza di come attributi: mango, banana, «jambu» e
un leone. Di solito G�esa viene raffigurato canna da zucchero. Questa statua di G�eSa
con quattro braccia, ma vi sono anche rap­ riceve un culto in funzione della fertilità,
presentazioni con sei, otto, dieci o sedici finalizzato cioè alla speranza di un buon rac­
braccia. I suoi attributi più importanti sono colto.
cappio e bastone a punta. Il cordone sacrifi­ Ga�da viene inoltre raffigurato anche come
cale e la cintura sono rappresentati da un giovinetto. In tal caso ha il nome di Ta�a­
serpente ed ha come copricapo una corona Ga�apati, e lo si riconosce in quanto oltre
regale. alla frutta ha nelle mani i sui attributi carat­
teristici: bastone a punta e cappio.

134

r
Skanda (Karttikeya, Subrahma11ya), il dio d�lla gu"ra

2. 6. 6 Gat;tesa danzante
(Nrtta-Gaf!apati)
La postura della danza, come la si conosce
nella raffigurazione di Siva, non appare in
quella del pesante GaQe�a. Una gamba è leg­
germente sollevata, ma il piede tocca ugual­
mente il suolo, ed una delle quattro braccia
è tesa dinanzi al corpo nel gesto dell'elefan­
te. Diverse sculture mostrano attributi diffe­
renti come rosario, ascia, dolciumi, cappio,
serpente, fior di loto e dente.

Gat;tesa dalle cinque teste


2. 6. 7
(Heramba)
Gar;te5a danzatore: Nrtta-Gar;tapati.
li GaQe�a dalle otto braccia e dalle cinque
teste è Heramba, il protettore dei deboli. La
scultura con sei miniature di GaQe�a avvolte nel culto con la fine del tempo dell'epica.
da un nembo viene venerata soprattutto Attraverso leggende a volte contrastanti, il
dalla setta dei GaQapatyas o da una delle sue nuovo dio dell'Induismo ottenne, sulla base
sottosette. del racconto mitico, il suo posto nell'ambito
Quattro delle cinque teste d'elefante guar­ delle divinità sivaite.
dano verso i quattro punti cardinali, mentre Il mondo era minacciato da un demone
la quinta guarda in alto. Heramba per lo più divenuto potentissimo di nome Taraka, e gli
è seduto su un leone. Le otto braccia com­ dèi erano impotenti contro di lui. Essi allora
piono i gesti della promessa di protezione e si rivolsero a Siva, che in quest'epoca viveva
dell'esaudimento del desiderio e recano i da asceta nell'Himalaya, e lo pregarono,
seguenti attributi: cappio, dente, rosario, assieme all a sua sposa Parvati, di generare
ascia, clava, dolciumi. un figlio che potesse sconfiggere Taraka.
Siva allo ra, che non voleva essere disturbato
nella sua ascesi, consegnò il suo seme all'am­
Skanda (K�rttikeya,
2. l basciatore degli dèi, e promise che da n
Subrahmaf}ya), il dio della guerra sarebbe sorto un essere battagliero e vitto­
rioso. Il seme era così bollente che dovette
Skanda, il dio della guerra, che sostituisce nel essere raffreddato nell'acqua del Gange.
pantheon brahmanico il sommo dio vedico L'acqua allora incominciò a bollire e gettò il
-+ Indra e suo padre -+ Agni, nell'Induismo seme sulla riva, dove immediatamente nac­
attuale viene considerato il più giovane que Karttikeya. Sei ninfe celesti, incarnazio­
figlio di Siva. Skanda raggiunse il suo grado ni delle Pleiadi, che erano venute a bagnarsi

1.35

r 1
Il pantheon induista

nel fiume, trovarono il bambino stupendo e Skanda nel Sud dell'India è particolarmente
si misero a discutere su chi potesse allevarlo. forte, il dio, nonostante il suo manifesto
Kiirttikeya ebbe allora sei teste e sei bocche disinteresse per il sesso femminile, viene rap­
in modo che tutte e sei le divinità potessero presentato anche in una scena di matrimonio
all attarlo. Questo figlio di Siva ebbe il nome (Vallikalyiil;lasundara-Miirti) . Questa scultu­
di Karttikeya in quanto allevato dalle Pleiadi ra corrisponderebbe a quella della scena del
(Krttikas) . matrimonio di Siva ( -+ Kalyaoasundara­
Divenuto grande, Karttikeya andò contro Miirti) .
1ìiraka ed il suo esercito, e lo sconfisse. L'animale di Skanda è il pavone o l'elefante:
Skanda, il dio della guerra, viene rappresen­ quest'ultimo è l'animale tipico di un genera­
tato sovente come giovane bello e raggiante, le. Come è evidente per un dio della guerra,
per cui ha anche il soprannome di Kumiira. Skanda come attributi ha soprattutto armi.
A questo dio, venerato soprattutto nel Sud Ha un'arma di particolare efficacia in guer­
dell'India sotto il nome di Subrahmaoya o ra: una lancia che come un boomerang ritor­
identificato con il dio tamilico Murugan, na nelle sue mani. Questa ricorda l'arma del
sono dedicati vari templi. Skanda possiede
comunque tutta una serie di appellativi, in
quanto venerato come dio protettore in
ogni villaggio ed in ogni città sotto diverse
forme: in base alla grandezza del luogo,
viene raffigurato con due, quattro, otto o
dodici braccia.
I miti vedono Skanda anche in stretto con­
tatto con le otto madri (cfr. par. 2 .5 .2.3 )
che, accanto a demoni dalle teste di anima­
li, costituiscono un seguito ora minaccioso
ora amichevole. Nell'ambito di questo
seguito il dio della guerra viene venerato col
titolo di Mahiisena, che significa «il grande
generale».
ll culto di Skanda con le sue mogli, diversa­
mente dai culti Sakti delle altre divinità
sivaite, ha una importanza secondaria. Da
una parte Skanda con il fratello più grande
Gaoe�a dovrebbero aver aspirato senza suc­
cesso alle dee Buddhi e Siddhi, dall'altro le
dee vengono associate al dio quale personi­
ficazione dell'esercito celeste. Questi è nel
Nord dell'India la dea Devasenii, una figlia Il sempre giovane dio della guerra, Skanda, noto
del dio vedico della guerra Indra, e nel Sud anche come figlio di Siva con i nomi Kiirttikeya e
dell'India è la dea Valli . Poiché il culto di SubrahmaQya. Suo attributo caratteristico è il gallo.

136
Skanda come uccisore dei demoni

dio delle guerra vedico --+ Indra, il cuneo 2. 7. 2 Skanda come uccisore
tonante (Vajra) . Skanda regge inoltre freccia dei demoni
ed arco, spada, ascia, lancia, campanella,
scudo, rosario, stendardo della vittoria ed Secondo la concezione §ivaitica Skanda era
ha quale attributo caratteristico, assieme alla figlio di Siva, procreato con lo scopo di ucci­
lancia, il gallo. dere il demone T4raka che minacciava gli
Le sculture di Skanda e Kiirttikeya mostra­ dèi. Come Tilrakari la statua del dio appare
no la divinità essenzialmente in tre diverse nella sua forma più potente, ossia con dodici
raffigurazioni: nella postura Yoga con due braccia e con le seguenti armi: uncino per
braccia; sul suo animale con quattro braccia, elefanti, stendardo della vittoria, spada, cap­
ed armato per la guerra con dodici braccia. pio, disco, pestello, lancia, Vajra e scudo. Le
Le sculture di Skanda con sei ed otto brac­ altre tre mani mostrano il gesto della pro­
cia sono molto rare. I gesti caratteristici del messa di protezione, quello dell'esaudimen­
dio sono i Miidras della promessa di prote­ to del desiderio ed il gesto del loto.
zione e di esaudimento del desiderio. Le Come Krauiicabhettii, Skanda viene raffigu­
sculture a due braccia, che mostrano sempre rato con sei teste e otto braccia. Con la sua
un dio giovane, si caratterizzano per il fatto spada spaccò il mitico monte Kraufica
che un braccio esprime disinvoltura, in nell'Himalaya, e con ciò uccise l'incarnazio­
quanto una mano poggia sul fianco. ne demoniaca di questa montagna.

2. 7. 1 Skanda con le sue compagne

Le sculture che rappresentano Skanda con


Devasenii e con Valli danno al dio i nomi di
Seniipati e Devaseniipati («generale») .
Nella scultura Senapati, Skanda ha dodici
braccia e sei volti, cosa che indica che è
stato allevato ed allattato da sei dee. La dea
siede sulla sua coscia sinistra, e Seniipati la
tiene con un braccio. Le altre braccia reg­
gono gli attributi lancia, loto, tridente,
scudo, vajra, arco, clava, campanella, gallo,
stendardo della vittoria, ed una mano pro­
mette protezione.
Come Devasenii p ati («generale degli
dèi») , Skanda ha un solo volto e quattro
braccia. Fra le mani ha la conchiglia e il
disco (Cakra) e compie i gesti della pro­
messa di protezione e dell'esaudimento
del desiderio. Skanda raffigurato come uccisore del demone Tliraka .

137

r
Il pantheon induista

Skanda bambino (Bàlasvàmiit


2. 7. 3 2. 7. 5 Subrahma1;1ya come maestro
e Bala-Subrahma1;ya)
Quando Subrahmar;tya è ritratto come gio­
Siva e Parvati vengono rappresentati m vane Brahmano, la scultura viene denomina­
gruppo assieme al piccolo Skanda. Questo ta Brachmacari-Subrahmar;tya. ll corpo del
gruppo, denominato � Somaskanda, è dio presenta una leggera curvatura, è in
popolare soprattutto nell'India meridionale. piedi su un basamento di loto ed ha due
In questa rappresentazione di gruppo, il braccia. Gli attributi sono verga e Vajra. Sul
piccolo e nudo SubrahmaQya (Skanda) ha capo ha un turbante di capelli, tipico dei
un fiore di loto in ogni mano. Quando è rap­ Brahmani. Attorno alla parte superiore del
presentato da solo, ha soltanto un loto in corpo reca un cordone per sacrifici ed ai
una mano, mentre appoggia l'altra al fianco. fianchi una cintura d'erba.
Tipica di SubrahmaQya è anche la postura di In un'altra raffigurazione, Subrahmaoya è
danza. La scultura è molto simile a quella nell'atteggiamento assunto quando insegna
del � Krsna danzante. Tuttavia si differen­
zia chiaramente da questa per il fatto che
SubrahmaQya, invece della gamba destra,
tiene sollevata la sinistra.
Non è invece chiaro, nella raffigurazione di
un bambino che cammina carponi, se si trat­
ta di Subrahmar;tya o di K��l)a.

2. 7. 4Scena di nozze
(Val/zkalya1Jasundara-Murti)

Questa rappresentazione scenica mostra


SubrahmaQya (Skanda) nel suo matrimonio
con la dea Valli. La coppia viene unita in
matrimonio da Brahmii, che ha un cucchiaio
sacrificale. Vi�r;tu è presente e porta un reci­
piente con acqua. Attorno si vedono dèi e
dee. In quanto coppia che si unisce in matri­
monio, Subrahmar;tya e Valli sono riccamen­
te adornati. SubrahmaQya è raffigurata con
quattro braccia. Una mano compie il gesto
della promessa di protezione, un'altra si
appoggia al fianco, le altre due reggono gli
attributi vaso e rosario. Skanda come giovane Brahmano.

138

r 1
Gli dèi vedici neii'Induismo

al padre Siva il significato della sacra sillaba fede viva ed autoctona dei Dravidi, gli abi­
AUrVt. In questa raffigurazione ha il nome di tanti originari dell'India, che si pose in con­
D�ika-Subrahma(lya ed ha sei braccia; tre tinuo contrasto coi Veda. In epoca vedica,
mani compiono i gesti della promessa di pro­ dal 1000 al 500 a.C., si formò una casta
tezione, di esaudimento del desiderio e del­ sacerdotale ereditaria, quale classe privile­
l'insegnamento; altre due reggono ciascuna giata, di contro alle altre classi sociali di
un rosario, mentre la sesta porta una lancia. carattere popolare rappresentate essenzial­
Durante l'insegnamento Subrahmat;tya è mente da contadini, e pose con ciò le basi
seduto sul suo animale, il pavone. Sul capo per un sistema gerarchico che sino ad oggi è
reca una corona. noto come sistema delle caste. Si formò
In questa raffigurazione Siva siede nella quindi una struttura di carattere funzionale
postura yoga dinanzi al figlio. In questa posta su basi religiose, per la quale gli uomi­
scena lo Siva dalle quattro braccia è ni, a seconda della loro origine divina, veni­
Si�yabhava-Mùrti. Con una mano si tiene la vano suddivisi secondo una scala gerarchica
lingua; l'altra, posta dinanzi al petto, compie nella quale comparivano sacerdoti o
il gesto della saggezza. I suoi attributi sono Brahmani, guerrieri, contadini e commer­
scalpello e antilope. cianti, ed anche una classe inferiore di
impuri. Il sistema religioso e gerarchico
vedico non fu però tanto forte da poter
rimuovere completamente la credenza
2.8 Gli dèi vedici nell'Induismo indiana originaria nei demoni ( -+ Y�as e
-+ Nagas) e nelle divinità madri della ferti­
La credenza nella triade divina (Brahma, lità, delle quali tra l'altro, per mancanza di
Vi�f?U e Siva ) , e nei connesi principi fonti scritte, si sa molto poco. La religione
dell'Induismo ortodosso, fu preceduta dal­ vedica si sviluppò sul suolo indiano nel
l'epoca dei Veda, nella quale una serie di corso di molti secoli, durante i quali forme
altre divinità erano considerate somme e religiose ariane originarie ed indiane autoc­
come tali venivano venerate. Gli dèi vedici tone si scontravano, si mescolavano, sino a
svolsero poi nell'Induismo un ruolo secon­ che sorse quel che oggi, in un contesto
dario, ed oggi vengono venerati semplice­ social-religioso, ha il nome di Induismo.
mente come divinità di guardia. Con l' awento di nuove concezioni religiose,
Quando si parla dei Veda, si considera da un come il Giainismo ed il Buddhismo, i Veda
lato un'epoca che va dal 1600 al 500 a.C . , nel IV secolo a.C. smisero di esercitare il loro
dall'altro una letteratura religiosa i n lingua influsso sul pensiero religioso indiano. Le
sanscrita, che si basa sulla tradizione orale fonti furono sottoposte ad interpretazioni di
degli Ari e che per l'Induismo ha il valore di carattere filosofico, in base alle quali si vede­
una sorta di Antico Testamento. Quel che va come inizio di tutte le cose un principio
sappiamo sulla religione vedica e sui loro dèi impersonale, che fu chiamato Brahman o
si deve agli scritti sacerdotali. Non si può Atman («anima del mondo») . Si vide allora
tuttavia trascurare il fatto che accanto alle nei Veda una sorta di sapere originario ispi­
concezioni arie originarie operò anche la rato dall'Atman; il tempo era però mutato,

139

r 1
Ilpantheon induista

gli dèi vedici erano stati vinti e sottoposti mi inni vedici. Si era alla ricerca di un
agli dèi induisti. sommo dio. Nei miti gli dèi erano in gran
Nel pensiero vedico gli dèi erano manifesta­ parte, attraverso l'esposizione delle loro
zioni della natura, o venivano identificati vicende ed esperienze, umanizzati, ed il loro
con forze sovraterrene. Si veneravano fiumi, essere originario di forze della natura perso­
montagne e alberi come esseri muniti di nificate veniva dimenticato, così che in
anima e si vedeva nel cielo il dio Dyaus, tempi più recenti i racconti degli dèi si pre­
nella terra la dea Prthivi, nel sole il dio sentavano piuttosto come saghe eroiche che
Surya, nell'aurora la dea U�as, nel vento il come miti coinvolgenti la natura.
dio Vìiyu, e nelle diverse manifestazioni Tutta una serie di dèi venne venerata sotto
della natura altri esseri celesti. Il dio del l'aspetto di creatori e signori dell'universo;
fuoco Agni da un lato rappresentava l' ele­ le loro proprietà e i loro ambiti di potere si
mento naturale, dall'altro impersonava il sovrapposero e si incominciò a riflettere a
sacrificio quotidiano vedico e rappresentava chi spettasse il grado sommo in una gerar­
con ciò l'accesso ad altre divinità dal carat­ chia ora considerata necessaria. Si credette
tere etico, come Varuoa, il dio delle acque, di avere una risposta a tale domanda quan­
guardiano della verità e controllore dell'or­ do si vide un dio impersonale, astratto, di
dine del mondo. Più ristretto era invece il nome Prajapati, considerato onnipotente.
numero delle divinità di carattere speculati­ Prajapati fu allora anche considerato il dio
vo come ad esempio Brhaspati, uno dei che aveva elaborato i Veda e come tale fu
maestri degli dèi, che oggi viene identificato venerato, tuttavia questo culto ebbe poca
col dio planetario Giove. diffusione a livello popolare. Prajipati
Gli dèi vedici si trovavano l'uno accanto avrebbe creato dalla terra il fuoco, dall'aria
all'altro senza mostrare la pretesa di voler il vento e dal cielo il sole. In un successivo
assumere un ruolo particolare in un ordine atto creativo avrebbe fatto sorgere dagli ele­
gerarchico, ed avevano quindi carattere menti naturali i Veda, dal fuoco il R$veda,
autonomo. Venivano loro attribuiti i dolori dal vento lo Yajurveda e dal sole il Sàmave­
ed i desideri terreni, e non venivano consi­ da. Quando Brahma fu poi identificato con
derati distaccati dagli esseri umani: gli Prajapati, si pose la domanda se questi costi­
uomini traevano vita da queste manifesta­ tuisse una manifestazione dell'antico dio o
zioni della natura, e gli dèi avevano bisogno una divinità del tutto nuova.
dei sacrifici. Il rituale del sacrificio era per­ Come mostra l'Induismo attuale, il conflitto
tanto alla base del comportamento religioso si risolse a favore dei cosiddetti nuovi dèi,
vedico. Col tempo però il rituale venne sem­ ossia degli dèi che nei Veda avevano una
pre più sostituito dalla speculazione filosofi­ posizione secondaria.
co-religiosa, così che il politeismo vedico fu Molto dei miti e delle concezioni divine del
sostituito da una concezione monoteistica e tempo vedico si trasferirono agli dèi induisti
panteistica. Brahma, Vi�t?u e Siva (- Trimurti). Il ritua­
Questa epoca, che va dall'VIII al VI secolo le religioso aveva soppresso il culto sacrifi­
a.C. , è caratterizzata da testi rituali, i cosid­ cate vedico, e fu riconosciuto il principio del
detti Bràhma!Jas, che si collegavano agli ulti- continuo scambio fra morte e rinascita al

140

r 1
Surya, il dio-sole

quale venivano sottoposti anche gli dèi vedi­ ancora stato umanizzato, fu immaginato
ci. Alla triade induista si assegnavano le fun­ come un uccello gigantesco con ali raggian­
zioni principali nell'ambito del divenire del ti. Successivamente assunse aspetto antro­
mondo e gli dèi vedici furono venerati assie­ pomorfo e fu rappresentato in un carro trai­
me a divinità minori, animali divini, forze nato da sette cavalli - simbolo dei sette gior­
naturali personificate, santi, antenati divini ni della settimana - o da un cavallo con sette
ed altri esseri metà dèi, metà demoni. Gli teste.
dèi esistenti accanto alle grandi divinità Le leggende popolari parlano di un gran
induiste, e riuniti sotto il concetto generale numero di mogli e figli del dio-sole. Del
di Devas, non costituiscono, così come del fatto che i suoi matrimoni non fossero sem­
resto gli esseri umani, una realtà oggettiva. pre fortunati e che il sole una volta fosse
Essi sono considerati meri fenomeni, owe­ rimasto al buio, dà testimonianza un mito in
ro una realtà dal carattere tipicamente sog­ particolare. Siirya era sposato con Sariljfia,
gettivo. Appartiene al potere degli dèi il figlia del costruttore divino dell'universo _,..
prendere e il dare, recare danno o aiuto. Vi�vakarman. Poiché Samjfia non poteva
Eventi della vita umana come malattia, salu­ sopportare l'eterno splendore del suo sposo,
te, dolore e gioia, dipendono dalla volontà lo abbandonò e lasciò con lui soltanto la sua
divina e cadono dunque al di fuori del pote­ ombra. Siirya sentì la perdita della moglie
re umano. Se ci si sottopone allora alla allorché la sua ombra (Chaya) gli generò tre
volontà degli dèi, si sacrifica loro e si con­ figli. Alla ricerca della moglie, Siirya si rivol­
duce una vita giusta, dopo la morte si potrà se al suocero Visvakarman che gli consigliò
divenire simili a loro e abitare per un certo di offuscare la sua luce. Egli per aiutare
periodo con loro nel cielo denominato Siirya creò allora una meravigliosa figura i
Svarga. cui piedi continuavano a risplendere. Nella
nuova forma Siirya ritrovò la sua compagna
Samjfia nelle fredde regioni del Nord.
Fra i figli di Siirya vi erano i gemelli Yama e
2. 8. 1 Surya, il dio-sole Yami, considerati i primi esseri umani e suc­
cessivamente divinizzati. Da Yama sorse il
n dio del sole vedico fu venerato come forie­ dio della morte, da Yami la dea del fiume
ro di vita, origine di tutte le cose e creatore Yamuna, colei che dà la vita.
dell'universo. Fra i nomi di Siirya (chiamato n culto di Siirya rimase così fervido fino al
anche Savitar) si cela una seri� di dèi che XII secolo d.C., che al dio del sole erano
vengono messi in relazione con la forza del consacrati templi esclusivi. Nell'Induismo
sole e costituiscono gli Adityas, i figli di attuale Siirya ha soltanto la funzione di un
Aditi, una astratta concezione divina che dio dei pianeti (cfr. par. 2.9). Siirya nella tra­
impersona l'infinito. Fra queste divinità si sposizione iconografica appare in postura
trovano Mitra, Bhaga, Rudra, Aryaman, eretta su un basamento di loto. Ha due
VaruQa, Pii�an, Savitr, Tva�ç�. Vivasvan, braccia e reca in ciascuna delle mani come
Vi��u, Siirya e Dak�a. attributi un fiore di loto. n suo aspetto
In tempi più antichi, quando Siirya non era appare amichevole. Attorno al suo capo vi è

141

r 1
Il pantheon induista

una sorta di aureola o di nembo. È caratte­


ristico anche l'abbigliamento del dio, un
tipo di abbigliamento indicato come «tipico
del Nord» (cfr. par. 7 .4. 1 ) . Di solito i piedi
di Sùrya non vengono raffigurati; infatti il
dio calza una sorta di stivali, oppure si evita
di raffigurare gambe e piedi in maniera
distinta. Uno scultore che non osserverebbe
tali norme, secondo una diffusa credenza,
correrebbe il rischio di ammalarsi di lebbra.
ll ritratto di Sùrya può essere accompagna­
to da una serie di altre figure. Fra queste si
trovano i due guardiani Da(ldi e Piilgala e
due piccole dee che appaiono in volo accan­
to alla testa del dio, le quali, come incarna­
zioni dell'alba, scacciano con frecce l'oscu­
rità. I guardiani di Sùrya reggono nelle loro
mani anche altri oggetti, un ventilabro o una
spada. Di lato, sullo sfondo, o anche sul
basamento, sovente appare l'animale di
Sùrya, il cavallo dalle sette teste, o possono
anche apparire sette cavalli. Il dio-sole S ii rya.

Sùrya nel suo carro trainato da sette cavalli.

142

r 1
I guardiani delle regioni del mondo (Dikpala)

2.8.2 I guardiani delle regioni Successivamente alle quattro divinità-guar­


del mondo (Dikpàla) diane ne furono aggiunte altre quattro rela­
tive ai quattro «piccoli>> punti cardinali.
La denominazione di regioni del mondo non Cosicché nell'Induismo attuale vengono
si riferisce alla concezione della terra, dd venerati complessivamente otto guardiani
mondo sotterraneo e di quello cdeste, deri­ dd mondo (Lokapalas) . Ai quattro indicati
vanti dalla cosmografia arcaica, ma ai quattro si aggiungono quindi Siirya per il Sud­
punti cardinali. Gli dèi vedici -+ Indra -+ Ovest, Soma per il Nord-Est, Agni per il
Varut1a -+ Yama e -+ Kubera, nell'Induismo Sud-Est e Viyu per il Nord-Ovest. Al posto
rappresentano i guardiani dell'Oriente, del dio-sole Siirya e della dea-luna Soma,
dell 'Occidente, dd Sud e dd Nord. altri testi nominano le divinità Nirsti e I�a
D sole sorge ad Oriente. Poiché è considera­ (Siva).
to l'origine di tutte le forme di energia, si La raffigurazione attuale degli otto guardia­
crede che gli dèi abitino in Oriente. Per tale ni dd mondo (A�tadikpala), che appaiono
motivo Indra, il re degli dèi vedici, è anche nella maggior parte dei templi in forma di
il guardiano di questa regione. Gli Ari che sculture o di rilievi, mostrano spesso, assie­
invasero l'India veneravano i loro dèi ed me agli animali da traino degli dèi, le
erano ostili nei confronti dei Dravidi e della seguenti divinità: il dio della guerra ed il re
loro religione. Poiché il Sud dell'India non degli dèi, Indra, collocato ad Oriente con il
cadde sotto il dominio degli Ari e quindi vi suo elefante; il dio della morte, Yama, a Sud,
sopravvissero le tradizioni religiose locali, con il bufalo nero; il dio delle acque Varutla
anche il punto cardinale meridionale fu ad Ovest, con il suo mostro marino
degno di culto. Con ciò Yama, il dio della (Makara) ; il dio della ricchezza, Kubera, a
morte, fu detto a guardiano del Sud. Nord, con elefante, caprone, cavallo o man­
Al confine occidentale dell'India si estende gusta; il dio del fuoco, Agni, a Sud-Ovest,
il grande mare, il Mar Arabico. Qui si trova con la capra; il dio della disgrazia, Nir!'fi, a
Varu(la, il dio delle acque, guardiano quindi Sud-Ovest, con un leone, degli uomini, un
dell'Ovest. Ai demoni (Ya�as) che si pensa­ asino o un cane; il dio del vento, Viyu, a
va vivessero a Nord si diede come re Nord-Ovest, con una antilope o un leone,
Kubera, il signore della ricchezza: egli fu ed il dio f�ana, emanazione di Siva, a Nord­
considerato il guardiano del Nord. Est, con il suo toro bianco.

143

r 1
Il pantheon induista

I nove guardiani del mondo con gli animali che li trasportano. Nord: Kubera sul suo cavallo; Nord-Est: fsa sul
suo toro; Est: Indra sul suo elefante; Sud-Est: Agni sul suo caprone; Sud: Yama sul suo bufalo; Sud-Ovest: Nirrti
su un essere umano; Ovest: Varur;ta e il suo mostro marino; Nord-Ovest: Viiyu sulla sua antilope.

144

r
lndra, il re degli dèi

2. 8. 2 . 1 Indra, il re degli dèi


Indra, nell'età dei Veda, era il dio del tuono,
della pioggia e dei fenomeni naturali. Per la
casta guerriera ariana rappresentava il
patrono, e successivamente fu considerato il
dio della guerra degli Ari. Quale figlio del
.
dio-padre cielo (Dyaus) e della dea-terra
Pfthivi, a causa della sua capacità di con­
dottiero, unita a forza e coraggio, fu eletto
re degli dèi. A lui venne offerto in sacrificio
il Soma, bevanda inebriante ricavata da una
pianta, quando il sole aveva essiccato la
terra e la siccità minacciava la vita. Nello
stato di ebbrezza Indra si scagliò allora con­
tro il demone Vttra, che incarnava la siccità
e lo batté con la sua arma, il Vajra. Nei lampi
si vedeva il cuneo tonante del dio e nel
tuono il suo immenso coraggio e la sua com­ Indriir;�i, moglie di Indra e figlia di un demone.
battività. Incominciò allora a piovere e Dietro di lei si trova l 'animale di Indra, l'elefante, e
lndra aveva così salvato il mondo con tutti i nella mano destra la dea reca l'attributo tipico del
marito, il Vajra ( cuneo tonante ) .

suoi esseri viventi. Il potente dio fu raffigu­


rato su un elefante bianco con quattro
zanne, sorto dal vortice del mare di latte
(cfr. cap. 3 ) . L'elefante è il tipico animale sul
quale cavalcavano generali e re.
La bevanda inebriante Soma, che inizial­
mente infondeva forza, e che però non
doveva essere bevuta a dismisura, rese
cagionevole il re degli dèi. I miti riferisco­
no che egli perdette la sua forza, così che
dovette piegarsi ai demoni che, mediante
una rigida ascesi, avevano ottenuto il
dominio del mondo e che poterono essere
sconfitti soltanto dagli dèi principali
dell'Induismo Siva e Vi�QU. A poco a poco
Indra perdette la sua posizione egemonica e
lndra, il re degli dèi e dio della guerra degli Ari, sul divenne guardiano della regione orientale
suo elefante bianco. del cielo.

145

r
Il pantheon induista

La sposa di Indra è IndriiQI, figlia di un vivente deve avvicinarsi troppo (Kravyiida­


Asura (cfr. par. 2 . 1 1 . 1 ) . IndriiQI incarna il agni).
potere e fa anche parte del gruppo delle otto Agni era il dio che emanava calore e nel
madri (cfr. par. 2 .5.2.3 ) . buio spandeva luce. Egli viveva, quale dio
Indra viene raffigurato con due o con quattro immortale, fra i mortali e svolgeva la funzio­
braccia. I suoi attributi sono il Vajra e il ne di ambasciatore fra gli uomini e gli dèi:
bastone a punta. Le altre mani compiono i egli portava i sacrifici nel cielo.
gesti della promessa di protezione e dell'esau­ Ma lentamente anche il dio del fuoco vedico
dimento del desiderio. Per lo più Indra perdette la sua importanza. Come Indra si
viene raffigurato a cavallo del suo elefante o ubriacò per aver bevuto troppo Soma, Agni
in piedi dinanzi a questo. era insaziabile di burro, che egli riceveva nei
sacrifici attraverso il fuoco. Una volta dovet­
te averne preso tanto che si sentì molto
2. 8. 2 . 2 Agni, il dio del fuoco male; perciò divorò un bosco per riprende­
re le sue forze.
In epoca vedica si faceva differenza fra il Le fiamme del dio del fuoco vengono rap­
fuoco sulla terra, il fuoco nell'aria (in forma presentate con sette lingue, con le quali egli
di fulmini) ed il sole come fuoco nel cielo. leccava il burro sacrificate. Egli ha inoltre
Con ciò Agni, assieme al dio-sole Sùrya e al
dio del tuono Indra, apparteneva alle divi­
nità vediche. ll sacrificio era in connessione
col fuoco, in quanto erano le fiamme a tra­
sportare i sacrifici agli dèi.
Accanto ai cinque tipi di fuoco naturale, si
conoscevano cinque tipi di fuochi rituali.
Del fuoco naturale faceva parte ogni tipo di
incendio che si originava sulla terra, il
lampo, il sole, il fuoco nel corpo umano che
determina la digestione, ed il fuoco origina­
rio della distruzione, ad esempio sotto
forma di vulcano. Il fuoco rituale (Brahmii­
agni) può sorgere spontaneamente, quando
si recita un m antra particolare (cfr. par. 1 . 1 ) .
A questo appartengono anche il fuoco che
viene dato a un giovane Brahmano quando
riceve il suo cordone sacrificate (Prajiipatya­
agni), la fiamma del focolare come centro
del sacrificio domestico (Garhapatya-agni) ,
il fuoco degli esorcisti, che è in rapporto col
fuoco dei morti (Dak�i9a-agni) , ed il fuoco
di un cadavere cremato, al quale nessun Agni, il dio del fuoco.

146

r 1
Yama il dio della morte

Agni dalle due teste e dalle tre gambe sul suo caprone.

una barba di fuoco, denti d'oro ed il suo regno degli avi. La sua residenza celeste
carro viene trainato da cavalli di fuoco. Egli (Yamaloka) si trovava nelle regioni meridio­
può cavalcare anche una capra, che incarna nali del mondo. Successivamente in queste
l'energia sulla terra. Viene raffigurato con regioni del Sud si vide l'Inferno, e Yama fu
due o quattro braccia. Le immagini a quat­ considerato giudice dei morti. n suo aiutan­
tro braccia lo rappresentano anche con due te Citragupta reca un libro per ciascun esse­
teste e tre gambe. Come copricapo reca re umano. I morti prima rimangono nel
delle fiamme. I suoi attributi sono ascia, regno di Yama, dove vengono loro lette le
fiaccola, rosario e lancia di fuoco. azioni buone e quelle cattive, e in base a
Sebbene Agni abbia perduto la sua importan­ queste Yama decide se devono andare
te posizione nd culto vedico e nell'Induismo all'Inferno, in cielo o se devono ritornare
sia soltanto il guardiano di Sud-Est, viene sulla terra per vivere una nuova vita. n
ancor oggi invocato per ogni evento impor­ tempo intercorrente fra la morte e l'arrivo
tante. nel dominio di Yama è di 4 ore e 40 minuti.
Un cadavere non può essere dunque brucia­
to in questa fase, fino a che non sia stato
2.8.2.3 Yama, il dio della morte compiuto questo viaggio.
Anche Yama reca un libro sulla vita di un
Yama, in quanto figlio del dio-sole Siirya, essere umano. Quando il tempo della vita è
rappresentò il primo uomo vivente sulla trascorso, viene egli stesso o invia un amba­
terra e quindi anche il primo a dover mori­ sciatore per raccoglierlo. Le leggende dico­
re. In epoca vedica Yama non era un giudi­ no che si può allontanare un simile amba­
ce dei peccati, ma accompagnava i morti nel sciatore appellandosi con assiduità al dio.

147

r 1
Il pantheon induista

Yama, il dio della morte, sul suo bufalo.

Yama può allora avere pietà e procrastinare Yama o è ritto su un basamento in forma di
il momento della morte. Si racconta che una loto, oppure cavalca il suo animale, il bufalo
donna seguì il suo uomo sin dinanzi alle nero. Piccole zanne, che fuoriescono dai
porte del regno di Yama. Ella lo aveva spo­ bordi delle labbra, denno alla raffigurazione
sato sebbene sapesse che l'uomo avrebbe un aspetto orribile.
avuto soltanto un anno di vita. Yama esaudì Raffigurazioni di Yama sono accompagnate da
un desiderio della fedele e coraggiosa una serie di altri esseri. Fra questi si trovano
donna, che anche dopo la morte non voleva due figure di guardiani con ventilabri nelle
lasciare solo il marito. Essa desiderava avere mani- sono le entità contabili (Citragupta) ,
cento figli, e per generarli aveva bisogno del la personificazione del tempo (Kala) ed
suo uomo: Yama dovette allora ridargli la hanno un cappio nella mano- ed altre figu­
vita e lasciare che rimanesse a lungo con la re celesti e semidivine.
moglie. Nella rappresentazione in trono Yama può
Le sculture mostrano il dio della morte con essere raffigurato con la sposa Dhumoroa
due o con quattro braccia. I suoi attributi seduta al suo fianco sinistro. Dhumoroa
principali sono clava e cappio. Egli può («bandiera di fumo») impersona il fuoco
avere anche una spada, un vassoio di frutta che arde. n suo attributo è il melo, simbolo
e un fascio di foglie. di fertilità ma anche di morte.

148

r 1
Nirrti, la dea della malasorte

2.8.2.4 Varu�a, il dio delle acque dèi stavano per soccombere. Allora Indra
prese il comando sull'aria e sulla pioggia,
Varu1;1a al tempo della poesia epica era il dio mentre a Varu1;1a rimase soltanto il compito
delle acque, una sorta di Nettuno. In epoca di vegliare sui demoni dell'oceano.
pre-vedica era il sommo dio, il condottiero VarUJ;la è raffigurato con due o con quattro
degli -+ Adityas, ed in questa caratterizza­ braccia. Le statue con due braccia lo
zione era strettamente legato al sole. Come mostrano con il suo attributo più importan­
guardiano dell'ordine cosmico era onni­ te, il cappio, con il quale lega gli uomini
sciente e onnipotente. Faceva brillare il sole bugiardi, mentre con l'altra mano compie il
nel cielo, il vento era il suo respiro, formava gesto dell'esaudimento del desiderio. La raf­
i letti dei fiumi e le profondità degli oceani e figurazione con quattro braccia ha come
faceva brillare la luna e le stelle di notte per attributi cappio, serpente e recipiente con
spegnersi di giorno. n sole era l'occhio di acqua, mentre la quarta mano compie il
Varu1;1a, e nulla poteva essergli occultato. gesto dell'esaudimento del desiderio. Come
Egli pertanto guardava contemporaneamen­ ornamento caratteristico Varu1;1a porta una
te nel passato e nel futuro. Egli era eterno catena di perle. n suo animale è un mostro
testimone delle azioni cattive e di quelle marino con la testa e le zampe anteriori di
buone degli uomini. antilope ed il corpo e la coda di un pesce.
Varu1;1a perdette però il suo rango fra gli dèi Altre rappresentazioni lo ritraggono in un
quando nella lotta contro i demoni in cui gli carro trainato da quattro oche. Nelle quat­
tro mani reca come attributi loto, cappio,
conchiglia e un recipiente nel quale si trova­
no pietre preziose. Sua moglie Varu1;1i, per­
sonificazione del vino e dell'ebbrezza, siede
sul suo grembo. Ella con una mano tiene un
loto, con l'altra abbraccia il marito. Su uno
stendardo fissato al carro è rappresentato il
su animale, il mostro marino. Accanto al dio
vi sono le dee fluviali Ganga e Yamuna.

2 . 8.2. 5 Nirrtz: la dea della malasorte

Originariamente Niqti era una dea vedica,


che incarnava la malasorte, il dolore e la
morte e con la quale veniva identificata l'ap­
portatrice di sventura -+ Alak�mi. Ella rap­
presentava l'aspetto pericoloso della terra.
Gli uccelli apportatori di sventure, come il
Varu�;�a, dio delle acque, sul suo mostro marino gufo e la colomba, erano i suoi stabili
(Makara). accompagnatori. In tempi successivi sorse

149

r 1
Il pantheon induista

2. 8. 2 . 6 Vayu, il dio del vento

ll vento in epoca vedica era considerato il


respiro cosmico. Gli dèi del vento o della
tempesta (Maruts), secondo il Rgveda erano
figli di Viju, ed erano gli acco�pagnatori
fissi del dio della pioggia Indra. Viiyu
nell'Induismo attuale ha perduto completa­
mente la sua funzione di dio del vento e
viene considerato un dio volubile che ha la
sua residenza nella regione nord-occidenta­
le. La sua figura è armoniosa; egli fa parte
dei musici celesti ( � Gandharvas) che vivo­
no sull'Himalaya. I miti riferiscono che fu
spinto dai saggi dell'Himalaya (�is) a stac­
care la cima del monte Meru. Dopo lunghe
tempeste egli vi riuscì e la vetta cadde in
mare. Tale vetta costituisce l'isola di Latika
(Sri Lanka).
Viyu veniva anche considerato il padre del
re delle scimmie � Hanumiin.

2.8. 2. 7 Kubera, il dio della ricchezza

Kubera (o Kuvera) è l'unico degli otto guar­


diani delle regioni del mondo a non avere
un passato vedico. Originariamente appar­
Il dio della malasorte, che viene trasportato da un
uomo. teneva agli spiriti della terra del pensiero
popolare indiano autoctono ed era la guida
dei demoni (Yak�as, Guhyakas e Rak�asas) .
Assieme a costoro vegliava sui tesori della
dalla dea Nir�ti il dio terrificante Niqta. Dai terra, che vengono identificati con i nove
bordi delle sue labbra sporgono piccole tesori (Nidhis, cfr. par. 8.5).
zanne, ed i suoi capelli sono ritti sul capo. Nell'Induismo, Kubera, in base alla narra­
Egli ha come attributi delle armi come lan­ zione mitica, è in stretto rapporto con gli dèi
cia, clava, spada e scudo. L'animale che lo Brahma e Siva. Quando Brahma voleva
trasporta è un leone, o viene trasportato creare l'universo, gli cadde un granello di
anche da un uomo, un asino o un cane. pietra dal viso. La pietra assunse la forma di
Nirrta nell'Induismo attuale è il guardiano un essere che Brahma rese guardiano dei
del Sud-Ovest. domini degli dèi. Un'altra storia narra di

150

r 1
Kubera il dio della ricchezza

come il re dei demoni ottenne l'immortalità. Rava1;1a, quando questi rapì -+ Sita, moglie
In una vita anteriore egli era stato un ladro di Rama e la portò a Lanka.
ed un giorno irruppe nel tempio di Siva. Le sculture mostrano Kubera per lo più con
Qui la sua candela si spense ed egli tentò due o con quattro braccia, seduto su una
invano varie volte di riaccenderla. La sua base di loto con il suo animale preferito, la
cura di far luce nel sacro luogo fu così meri­ mangusta, che sputa continuamente monete
toria che Siva nella sua vita successiva lo d'oro. Sono attributi di Kubera, e compaio­
elevò a dio della ricchezza. no soprattutto nelle raffigurazioni a quattro
Kubera visse per un certo tempo a Lanka, in braccia, clava, melograno, un sacco con
un palazzo che Brahma aveva costruito per i denaro e un recipiente d'acqua. Sul basa­
demoni, nella sua qualità di -+ Vi§vakarman, mento o nei pressi del dio, che è in posizio­
architetto degli dèi. I demoni avevano ne eretta, si trovano sovente due dei suoi
abbandonato il palazzo temendo un attacco tesori personificati, il tesoro della conchiglia
da parte degli dèi, e così vi entrò Kubera. e il tesoro del loto (cfr. par. 8.5).
Quando i demoni vollero ritornare, Kubera
non si faceva scacciare, allora essi mandaro­
no una bellissima donna-demone al padre di
Kubera per sedurlo. Dopo un certo tempo
ella partorì un figlio di nome Rava1;1a, fratel­
lastro di Kubera. Questi cacciò Kubera dal
palazzo di Lanka e nominò se stesso re dei
demoni.
Brahma fece erigere per Kubera un nuovo
palazzo a Lanka, dove il dio vive tutt'oggi
come guardiano delle regioni del Nord e
custodisce i tesori della terra.
Kubera viene rappresentato come un dio
goffo con una grossa pancia, che simboleg­
gia la sua benevolenza. L'animale che egli
cavalca è un elefante o un caprone, e a volte
viene raffigurato a cavallo di un uomo. ll
sontuoso gioiello che ha indosso non riesce
a nascondere la sua bruttezza da gnomo.
Affinché potesse muoversi come gli altri dèi,
Il dio della ricchezza e dell'abbondanza, Kubera. Egli
Brahmi gli regalò un carro celeste. Questo è il guardiano dei tesori della terra ed il Signore di
carro gli fu rubato dal suo fratellastro tutti i geni della terra (Yak�as ) .

15 1
Il pantheon induista

2. 8.2. 8Soma, il dio dell'ebbrezza acquea del dio. Raffigurazioni a quattro


e della luna braccia possono mostrare, oltre ai fiori di
loto, la clava, mentre la quarta mano indica
Soma è il nome di una pianta sinora non un Mudra, per lo più il gesto dell'esaudi­
identificata e del suo succo giallo. Nel culto mento del desiderio. Dietro la testa del dio
saclificale vedico Soma svolgeva un ruolo vi è una sorta di aureola in forma circolare
importante, in quanto il suo succo equiva­ o di falce.
leva alla Amrta (cfr. cap. 3 ) , la bevanda del­ Come guardiano delle regioni del mondo,
l'immortalità ed era il nutrimento fonda­ Siirya e Soma furono incaricati di sorve­
mentale degli dèi. A questo succo vengono gliare il Sud-Ovest ed il Nord-Est. Nel
attribuite proprietà inebrianti, che dovreb­ sistema divino che presiede i punti cardina­
bero ispirare sia gli uomini che gli dèi. li, attualmente Siirya e Soma sono sostitui­
La poesia degli inni vedici deve dunque ti dagli dèi Nirrti e l§a.
essere stata ispirata dal Soma. Poiché il
Soma e l'Amrta, che fu spremuto dal vorti­
ce del mare di latte per dare immortalità
agli dèi, vengono equiparati, in tempi suc­ 2 . 8. 2 . 9 lsa
cessivi si considerò anche la luna (Candra)
come Soma. La luna, che con la sua luce f�a o i§«na, che significa «dominatore» o
favorisce la crescita delle piante ed elargi­ «signore», è il nome di una delle cinque
sce nettare umido, con il correre del tempo emanazioni del dio Siva. f�a è considerato il
decresce o si ingrossa. Nella falce di luna si quinto volto di Siva, che guarda verso l'alto
vedeva un vaso riempito di nettare. Nella e non può essere colto né dai santi né dai
prima metà del mese ne bevono gli dèi, saggi.
nella seconda metà se ne nutrono gli spiriti Come divinità a sé stante, l§a è guardiano
degli antenati. La luna stessa viene alimen­ del Nord-Est ed è stato pensato soltanto per
tata dal dio-sole Siirya con l'acqua dell'o­ subentrare a Soma o a Candra nella funzio­
ceano. ne di guardiano.
n dio lunare Candra viene anche chiamato La statua di l§a mostra il dio con dieci brac­
pertanto Somadeva, «dio del Soma» e cia e cinque volti, ciascuno dei quali ha tre
«signore delle piante». Sole e luna congiun­ occhi (cfr. par. 8.1). La raffigurazione a dieci
tamente costituiscono il sacrificio cosmico. braccia regge nelle mani gli attributi, libro
n sole incarna il sorgere di tutte le cose e (Veda), bastone a punta, cappio, scure,
l'evoluzione, mentre la luna rappresenta la teschio, tamburo, rosario e tridente. Due
fine dell'evoluzione o il disfacimento. mani compiono i gesti della promessa di
Il dio-luna viene raffigurato su un carro, protezione e di esaudimento del desiderio.
trainato da un'antilope o da dieci destrieri. n suo animale è la capra.
Ha due braccia come il dio-sole, con un Questa raffigurazione somiglia a quelle di
fior di loto in ciascuna di esse. La statua è altri guardiani, soprattutto a causa della
ritta su un basamento in forma di loto, molteplicità delle teste e delle braccia, cosa
dove il loto sta ad evidenziare la natura che dipende dal fatto che l§a rappresenta il

152

r 1
Gli dèi dei pianeti e delle stelle

potere del dio Siva, che come elemento tanto che si subordinò il sistema delle caste
della triade induista è sopraordinato agli a quello planetario: Venere e Giove rappre­
dèi vedici. sentarono la casta dominante o sacerdotale
Adattato alle raffigurazioni degli dèi-guar­ (Brahmani) , Mercurio e Marte la casta guer­
diani vedici, I�a presenta due o quattro riera (K�atriya) , ed a Saturno furono sotto­
braccia, e viene rappresentato assieme al suo posti gli emarginati, i fuori casta (Sydras).
animale, il toro bianco. Esso è raffigurato I giorni della settimana ed i giorni lunari
con due braccia che hanno come attributi il risultano divisi ciascuno in trenta ore, ognu­
tridente e la scatola cranica, oppure lo raffi­ na delle quali in quarantacinque minuti.
gurano con il tridente in una mano e con Ciascuna ora appare sotto l'influsso di una
l'altra mano nel gesto dell'esaudimento del specifica forza divina. Poiché gli dèi incar­
desiderio. Le immagini a quattro braccia nano differenti aspetti dell'esistenza, una
rammentano molto la rappresentazione di certa ora influisce in maniera positiva o
Siva come docente e maestro di musica ( -+ negativa su azioni, eventi o progetti degli
v-madhara-Dak!!iQii-Miirti) . Con due mani Indiani, ed il momento più adatto può esse­
I�a regge il sitar indiano (Vi.Qa) , mentre le re individuato con esattezza estrema.
altre due compiono i gesti della promessa di I pianeti furono antropomorfizzati in base al
protezione e dell'esaudimento del desiderio. loro significato simbolico, forniti di attribu­
ti e rappresentati iconograficamente. Molte
divinità con le quali i pianeti furono identi­
ficati risalgono al pantheon d'età vedica.
2. 9 Gli dèi dei pianeti e delle stelle L'ambito in cui il dio esercita il proprio
potere nell'Induismo attuale ha perduto del
Sin dai tempi più antichi gli Indiani pensa­ tutto la sua importanza, ma la fede sull'in­
vano che la vita quotidiana fosse influenzata flusso dei pianeti sull'esistenza umana è
dalle stelle. L'influsso dei dodici segni zodia­ rimasta intatta .
cali (Ra�i) era considerato però minore Il mondo celeste, secondo la concezione
rispetto a quello della luna nelle sue diffe­ indiana, era diviso in due porzioni. Sulla
renti posizioni (Na�atras) e delle sue fasi terra (Bhiirloka) si estende il dominio degli
nel giorno lunare rappresentate in forma spiriti e dei fantasmi, l'atmosfera visibile
zodiacale (KaraQas) . I segni zodiacali sono (Bhuvarik�aloka). Questo strato atmosferi­
noti in India, ma non sono in relazione con co, limitato dalla linea del sole, ha un'altez­
una divinità specifica (tale sistema fu assun­ za di 100.000 Yojanas (l Yojana = 3 km) . Al
to probabilmente dall'ellenismo) . di sopra di questo spazio si trova il mondo
I pianeti s i originarono, secondo l a conce­ celeste (Svarloka) , con una estensione di
zione indiana, da coppie di dèi e nacquero 1.500.000 Yojanas, il dominio dei corpi cele­
sotto specifiche posizioni della luna. Si pro­ sti e degli esseri divini con i nove pianeti
cedette così avanti su questo cammino, personificati (Navagraha) .

153

r 1
Il pantheon induista

Fr"'" l l'oli.,. M•.rw...,. y- ��u 7-..,h�·l>-c-· � Ju,/IÙV.


.. :TluJun.. Vemv
b TMAioon. JaflU'Tl
c Mar.r �o,;, Ruul' or.,y'nmAV.gAIH�i
d .NercbQ'. IRrz$onJJml<>r"0.</UII·��M•dt l

La Terra, i pianeti e i segni zodiacali.

154

r
La luna e i nodi lunari

2 . 9 . 1 Il sole il fuoco. Tira dichiarò che era figlio del dio­


luna e gli chiese di prendere il bambino
Ad un'altezza di 9000 Y{)janas su un grande presso di sé. n dio-luna gli diede il nome di
carro, il dio-sole (Siirya, Aditya, Bhanu o Budha («il saggio») , e fu identificato col pia­
Ravi) gira attorno alla terra. Sul suo carro neta Mercurio. Per l'iconografia del dio­
siedono i 12 Adityas (dèi del sole) che luna cfr. par. 2 .8.2.8.
rischiarano la terra con la loro luce, 12 saggi I due nodi lunari, il nodo ascendente del
(�is) che elevano le lodi al dio-sole, 24 esse­ corso lunare (Rihu) ed il nodo discendente
ri celesti (Gandharvas e Apsaras) , che lo (Ketu) , vengono in India calcolati in base ai
intrattengono con canti e danze, 12 aurighi pianeti. Rihu e Ketu sono figli di Rudra
(Gramanis) , 12 serpenti (Nagas) e 12 demo­ (Siva). n fatto che Rudra non ricevesse
ni (Rik�s), che accompagnano il carro al alcun culto (cfr. par. 2.3 ) ed avesse un aspet­
seguito dd dio. to scostante viene dimostrato anche dalle
n dio-sole fu ampiamente venerato in età immagini orribili di Rihu e Ketu. Rihu
vedica, ma perdette il suo prestigio viene anche raffigurato senza testa.
nell'Induismo, nel corso del XII secolo d.C. Rihu è anche demone, responsabile del­
La divinità protettrice del sole è il dio del l'oscurità solare e lunare. Durante il vortice
fuoco -+ Agni. Per una descrizione più par­ del mare di latte (cfr. cap. 3 ) apparve nella
ticolareggiata e per l'iconografia del dio-sole figura di un dio e si rifocillò, assieme agli
cfr. par. 2.8. 1 . altri dèi, con l'elisir Amrta, che dava la vita
eterna. Il dio-sole (Siirya) ed il dio-luna
(Soma) riconobbero però la sua vera forma
demoniaca e Vi�J.lU gli mozzò il capo.
2.9.2 La luna e i nodi lunari Le comete (Ketus) sono i 32 figli di Rihu.
La loro comparsa fu presagio di sventura
Candra (anche Sa§in e Soma) è il pianeta più che annunciava carestie, guerre e altri even­
importante accanto al sole. Mentre il sole si ti nefasti.
identifica col fuoco, la luna rimanda all'ele­ Gli attributi di Rihu sono scudo e tridente o
mento acqueo, per il fatto che anche il dio lancia. La sua quarta mano compie il gesto
dell'acqua-+ Varuoa è protettore della luna. dell'esaudimento del desiderio. Per lo più
n rapporto di Candra con l'acqua, con la viene rappresentato seduto su un basamen­
crescita delle piante ed il suo significato to in forma di leone o di tartaruga. Segno
quale dio dell'ebbrezza (Soma), vengono caratteristico, identificativo di Rihu, è una
trattati nel par. 2 .8.2.8. coda.
La luna è considerata padre di Mercurio. ll suo fratello gemello è Ketu, la personifi­
Una leggenda riferisce che il dio-luna aveva cazione della luna crescente. Siede su un
rubato Tira, moglie di Brhaspati (Giove), carro trainato da otto cavalli; ed è anche
cosa che accese una lotta fra gli dèi, che ini­ rappresentato assieme al suo animale, l'av­
zialmente Brahma poté sedare. n dio-luna voltoio. Ketu ha due braccia ed un aspetto
restitul a Brhaspati sua moglie, ma ella era crudele. Nelle sue mani ha una clava ed una
incinta ed ebbe un figlio che luccicava come lanterna.

155

r 1
Il pantheon induista

2. 9 . 3 Budha, Mercurio 2. 9.5 Brhaspati, Giove

Mercurio è il figlio naturale del dio-luna Brhaspati significa «signore della preghie­
(Soma) e di Tara, la moglie di Brhaspati ra». Accanto a Sukra (Venere) è anch'egli
(Giove). Egli è un dio vicino agli uomini e maestro degli dèi. Brhaspati è considerato
dovrebbe rendere efficace il suo influsso figlio di una astratta divinità creatrice
positivo sugli altri nove dèi dei pianeti. (Prajapati) . Come tutte le divinità vediche,
Quando Budha viene rappresentato come anche Bçhaspati ha perduto il suo prestigio
divinità a sé stante, viene rappresentato in entrando a far parte del sistema induista.
piedi su un basamento di loto o seduto sulle Poiché si sottopose ad una rigida ascesi,
spire di un serpente. Nelle rappresentazioni S iva gli affidò il potere sul pianeta Giove.
di gruppo egli è seduto su un carro trainato Brhaspati, come dio dei pianeti, viene raffi­
da otto cavalli. In tre delle sue quattro mani gurato con quattro braccia e su un carro
reca gli attributi spada, scudo e clava. La trainato da otto cavalli. Mentre una delle
quarta mano compie il gesto della promessa sue mani compie il gesto dell'esaudimento
di protezione. Budha ha vesti d'oro ed è ric­ del desiderio, le altre tre recano gli attribu­
camente adornato di ghirlande di fiori. ti rosario, libro e recipiente d'acqua. Per
n suo dio protettore è Vi�t].U. tale motivo appare molto simile a Venere, il
dio Sukra. La divinità protettrice di Giove è
Brahma.
2. 9.4 Sukra, Venere

Sukra, che è chiamato anche U�anas o 2. 9. 6 Bhauma, Marte


Bhargava, deve essere stato un tempo uno
dei mitici saggi ( -+ �is), prima di essere Come per gli altri dèi planetari, il carro di
stato identificato col pianeta Venere. Egli è Bhauma è trainato da otto cavalli. Bhauma,
maestro dei demoni ( -+ Daityas) e guardia­ chiamato anche Marigala, nel suo carattere
no dei semi degli uomini e degli animali. n è identico al dio della guerra -+ Skanda.
suo carro, d'oro o d'argento, è trainato da Ritratto da solo, appare con la lancia, la
otto cavalli. I suoi attributi sono tesori clava ed il tridente. La scultura, a quattro
(Nidhis, cfr. par. 8.5 ) , libro o rosario, basto­ braccia, in due mani tiene un Vajra e una
ne e recipiente d'acqua. n dio protettore di clava, mentre le altre due compiono i gesti
Sukra è Indra, dio del tuono e della pioggia della promessa di protezione e dell'esaudi­
e re degli dèi. mento del desiderio. Ha come suo animale
la capra e come sua divinità protettrice il
dio della guerra Skanda (Karttikeya) .

156

r 1
Gli antenati degli dèi (Rsis)

2. 9.7 Sani, Saturno Gli antenati precedono dèi , demoni e uomi­


ni. Incarnano un'esistenza eterea, vagando
Sani (anche Sanai�cara o Manda) è figlio del senza meta: essi dipendono dalla benevolen­
dio-sole -+ Surya e della moglie Chaya za dei viventi, dai loro sacrifici e dal favore
(ombra) , che ab bandonò il marito }ascian­ degli dèi. Abitano le regioni celesti ed anche
dogli soltanto la sua ombra. Sani presenta il mondo ctonio.
esclusivamente proprietà negative. È brutto, I �is sono i santi del tempo primordiale, i
vecchio e rigido. È zoppo a causa di una poeti ed i cantori degli inni sacri. Il più
gamba paralizzata ed ha un cattivo carattere. noto dei sette �is (Saptar�is) era Ka�yapa,
il padre della maggior parte degli dèi e
degli esseri umani, che egli generò con le
2. 1 0 Gli antenati degli dèi (�p's) sue tredici mogli, figlie del dio creatore
Dak�a. Suoi discendenti sono le divinità
La fede popolare dell'Induismo è stretta­ solari (Adityas) , i Daityas, Danavas e
mente legata al culto degli antenati. Gli Nagas demoniaci ed il mitico uccello
antenati nell'iconografia sovente appaiono Garuda, l'animale che trasporta Visnu. Gli
come accompagnatori degli dèi in raffigura­ altri �is sono noti in varie fonti, cosicché
zioni scenografiche, ove compaiono i grandi non si ha una lista omogenea di tali entità.
e sacri saggi (�is) dell'Himalaya o gli spiri­ La credenza negli antenati (Rsis) si mesco­
ti (Pitas, Pitiiras o Pitrs). la anche con la speculazione su un dio

�is, gli antenati degli dèi ed i saggi dell'Himiilaya.

157

r 1
Il pantheon induista

regali») . I santi saggi vengono raffigurati


come vecchi dall'aspetto bonario e dalla
barba lunga. Indossano vesti gialle ed un
cordone sacrificate. Le loro trecce, alla
maniera degli asceti, sono raccolte sul
capo. I �is raffigurati con due braccia
hanno come attributi il libro (la saggezza
dei Veda) e un recipiente d'acqua, cosa che
evidenzia la sua fertilità quale dio della
procreazione.

2. 1 1 Demoni

Gli dèi hanno come immagine contrapposta


i demoni. Questi ultimi costituiscono un ele­
mento non trascurabile della mitologia
indiana sin dai tempi più antichi. Nei Veda i
demoni erano esseri divini ed erano forniti
di forza e di potere divini. Nella lotta dei
Titani nei tempi originari per il dominio del
mondo, i demoni vennero sconfitti dagli dèi
e relegati nel mondo sotterraneo, il mondo
del male e delle tenebre. Da allora gli dèi,
che siano vedici o induisti, devono tener
conto degli attacchi dei demoni, che diven­
creatore astratto quale --+ Prajipati, che suc­ nero pertanto eterni nemici, e che misero a
cessivamente nell'Induismo venne identifica­ dura prova il loro potere cacciandoli dal
to con Brahma. cielo. Ma alla fine di questa lotta risultarono
Con la trasformazione dell'ideale religioso vincitori gli dèi. Gli dèi vedici dovettero
nell'Induismo, mutò anche l'atteggiamento cedere il loro potere agli dèi della --+
nei confronti dei �is. Essi furono piutto­ Trimiirti induista, in quanto soccombevano
sto considerati dei saggi o dei santi, che ai demoni e dovettero per questo chiedere
ottennero una grande forza mediante l'a­ aiuto a Siva, a Vi��u ed alle dee (Devi).
scesi e che pertanto erano una sorta di Tantissime sculture, rilievi e pitture narrano
semidei. Oggi rappresentano in qualche storie relative alle gesta di questi annientato­
modo i patriarchi dell'Induismo. Suddivisi ri di demoni quali manifestazioni di Siva,
in tre gruppi, sono venerati sotto le deno­ incarnazioni di Vi�J?.U e relative alla figura
minazioni di Mahar�is («grandi saggi») , della dea Durga.
Devar�is («saggi divini») e Rajar�is («saggi Gli elementi antagonisti creazione e distru-

158

r 1
Demoni

non si identifica con l'Inferno. La vita nel


Patila è piena del piacere dei sensi. I demo­
ni abitano nei palazzi più sontuosi, circon­
dati da grandiosi giardini, e sembra che non
manchi loro nulla. L'esistenza dei demoni
nel mondo sotterraneo appare come quella
che si conduce in Paradiso. La religione
induista conosce anche una regione inferna­
le, che si trova al di sotto del sotterraneo
Patala. Qui gli esseri umani che devono far
penitenza per le loro cattive azioni trascor­
rono un periodo limitato. Nel mondo infer­
nale (Naraka), sul quale regna--Yama, il dio
della morte, vengono tormentati i morti,
soprattutto da spiriti femminili, sino a che,
in base al tipo della loro colpa, abbiano
Coppia di demoni.
superato la loro tortura e possano ritornare
ad una nuova esistenza. Gli esseri che popo­
zione con i loro aspetti di elargitori, conser­ lano i tre mondi dell'Induismo, cielo, terra e
vatori e distruttori della vita, che si rifletto­
no in tutte le manifestazioni dell'esistenza,
appaiono in maniera estremamente chiara
nelle bipartizione fra dèi e demoni. I demo­
ni erano sovente più religiosi degli dèi.
Mediante una rigida ascesi e ferrea castità si
guadagnarono il favore degli dèi, anzitutto
di Brahma, che concesse loro una forza
straordinaria. Solo con astuzia e violenza gli
dèi riuscirono poi a sottomettere nuovamen­
te i demoni.
Mentre gli dèi vedici si alimentavano sem­
pre più dei sacrifici a loro dedicati, per cui
divenivano sempre più pigri, si accresceva
il pericolo di un annientamento da parte
dei demoni. Ma quegli dèi dal carattere
demoniaco, nei quali erano ancora vive
tendenze aggressive, come ad esempio Siva
e Durga, furono in grado di riportare l'or­
dine e l'equilibrio cosmico.
n mondo nel quale vivono i demoni viene Demoni calpestati dagli dèi. Il demone calpestato da
indicato come mondo ctonio (Piitiila) , ma Siva danzante è Apasmiipurusa.

159

r 1
Il pantheon induista

mondo ctonio, vengono suddivisi in dèi, se di nuovo l'aspetto di Vi��u e scomparve


uomini e antenati (spiriti) ; contrapposti a con la parte rimanente dell'Amrta nelle
loro vi sono i demoni, anch'essi divisi in tre regioni celesti. Da allora gli Asuras si senti­
gruppi: nemici degli dèi (Asuras) , nemici rono traditi dagli dèi e intrapresero nei loro
degli uomini (Ràk�asas) e Pi�acas, esseri sot­ confronti una guerra senza fine.
toposti ai demoni. Gli Asuras conservarono però la loro forza,
in quanto erano sempre ospiti non invitati
nei sacrifici e leccavano ogni goccia di Amrta
che si trovava in giro; mediante una rigida
2 .11.1 I nemici degli dèi (Asuras) ascesi costrinsero gli dèi a concedere loro la
bevanda.
Fra i nemici degli dèi vi sono gli Asuras, i più Gli Asuras hanno la capacità di assumere
potenti fra i demoni o, per così dire, i princi­ ogni forma desiderata. Dal loro essere pos­
pi dei demoni, i Daityas e i Danavas. sono emanare figure spaventose, e inoltre
Quando gli Asuras erano ancora equiparati hanno ogni tipo di arma posseduta dagli dèi.
agli dèi vedici, ricevevano in egual misura La rappresentazione iconografica mostra
sacrifici rituali, che assicuravano l'esistenza figure dal corpo grasso e dalla testa di ani­
degli dèi. Al contrario degli dèi, che si rinfor­ male, o li rappresenta in forma puramente
zavano con i sacrifici a loro dedicati, gli animale: uccisi dagli dèi e a terra dinanzi a
Asuras si alimentavano da sé, e si trovarono loro. Anche le teste di animali sulle quali si
dopo un certo tempo, a causa della loro avi­ ergono gli dèi appartengono ad Asuras. Le
dità, in una posizione di debolezza. Quando rappresentazione sceniche, in cui Siva viene
dopo una delle periodiche ripetizioni della raffigurato soprattutto come annientatore
creazione dell'universo, venne a mancare l'a­ degli Asuras, possono rinunciare a rappre­
limento basilare degli dèi, l'Am�a. gli dèi sentare il demone, se mediante gli attributi e
decisero di nutrirsi assieme agli Asuras del la postura il dio è rappresentato come ucci­
mare di latte (cfr. cap. 3 ) , per distillare da sore di un demone specifico. A volte le rap­
questo l'elisir della vita eterna. n progetto presentazioni dei demoni nei rilievi non si
degli dèi era astuto: essi volevano privare gli distinguono da quelle degli dèi, per il fatto
Asuras dell' Amtta promesso, per poterli in che anche queste sono fortemente antropo­
questo modo esautorare definitivamente. morfiche, e sono sempre rappresentate con
Vi�I)U assunse la forma di una donna stupen­ due braccia. Si può capire di volta in volta di
da (-+ Mohini) , per distrarre gli Asuras, oltre quale demone si tratti soltanto conoscendo
che per dividere l'elisir di lunga vita. Dèi e l'esatta immagine del dio. I demoni non
demoni si disposero in due file l'una contro hanno alcun segno distintivo tipico, così
l'altra, e Mohini diede da bere l'elisir dap­ come gli dèi. La maggior parte di loro appa­
prima agli dèi. Alla fine della fila ella assun- re soltanto nei miti.

160

r 1
Esseri soprannaturali

2. 1 1 .2 I
nemici degli uomini 2. 12 Esseri soprannaturali
(Raksasas)
Le regioni celesti, con le quali sovente nei
Come gli Asuras anche i Rik�asas possono miti viene identificato l'Himalaya, sono abi­
assumere la forma che vogliono. Prendono tate da un gran numero di esseri sopranna­
pertanto la forma di cani, di asini, di cavalli, turali, che sovente trovano riscontro anche
di aquile, di gufi, di avvoltoi o di esseri nell'iconografia. Fra costoro vi sono i guar­
mostruosi. Assieme agli spiriti (Pritas) ed ai diani dei tesori della terra, i musici celesti,
Nagas sono sorti dalle tenebre. Come mostri danzatori, danzatrici e ninfe. Gli esseri cele­
notturni vaganti procurano danni agli uomi­ sti sono sia dèi che uomini elevati. Le ninfe
ni e disturbano i loro sacrifici. Essi riescono hanno spesso relazioni amorose con gli dèi,
a divorare gli uomini o, come abitanti dei ed anche gli uomini non potevano evitare la
cimiteri (Pi§acasas), a violare i cadaveri o a loro bellezza e il loro fascino, quando le
far rivivere i morti. Per sedurre i mortali, le incontravano.
loro donne (Rik�asis) si trasformano per Nelle regioni celesti si sviluppa una vita e un
magia in begli esseri divini. modo di fare dinamico, che può avere rifles­
La forma propria dei Rik�asas è quella di si sull 'esistenza degli dèi, degli uomini e dei
esseri grassi, senza forma, oppure di esseri demoni. La maggior parte delle rappresen­
scheletrici. Le proporzioni dei loro corpi tazioni a rilievo dell'iconografia indiana
non sono come quelle umane. Braccia lun­ costituisce testimonianza di ciò, ossia del
ghissime, gambe storte o con una sola fatto che gli esseri celesti sono presenti nelle
gamba, un solo occhio e un solo orecchio, lotte, negli intrighi, negli affari di cuore,
qualche volta con la testa di animale o con la nelle disgrazie e nelle gioie degli dèi.
coda, hanno un aspetto realmente grottesco.
I loro volti sono spaventosi. Hanno occhi
iniettati di sangue, bocche spalancate con
lingue lunghe protese in avanti e con grossi
denti, ai cui angoli fuoriescono grossi denti.
La loro raffigurazione in sculture o rilievi è
molto rara. Siva come re dei danzatori (cfr.
par. 2.4.4) può essere rappresentato sulla
testa o sul corpo di un demone.
La più nota di tutte le incarnazioni di un
nemico degli uomini si rivela in RivaQa, il re
dei demoni di Lanka, che fu vinto da -
Rruna (settima incarnazione di Vi�f?.U) .

Danzatrici celesti.

161
Il pantheon induista

2. 1 2. 1 Le ninfe celesti (Apsaras) nell'aria. Come gli altri geni dell'Induismo,


anch'esse sono riccamente adornate con
Una volta le Apsaras, che abitavano la Svarga gioielli e pietre preziose. Amano la vita dei
celeste, erano considerate ninfe delle acque. sensi, trovano piacere soprattutto nei giochi
Anche oggi si crede nella sacralità dei laghi e di fortuna e pertanto sono geni protettori dei
dei fiumi. La loro na8cita mitica rimanda al giocatori.
vortice dd mare di latte (cfr. cap. 3 ) . Sebbene Le Apsaras sono anche considerate cortigia­
fossero di indescrivibile bellezza, non vi era ne celesti. Quando gli asceti sulla terra com­
nessuno disposto a sposarle. Così esse diven­ piono grandi sforzi per mantenersi casti, gli
nero le donne e le compagne di tutti. dèi inviano sulla terra le Apsaras col com­
Accompagnate da danze e canti esse vagano pito di sedurli.

Apsaras, una coppia celeste in volo.

162
I guardiani dei tesori (Yak1as)

2. 12.2I musici celesti (Gandharvas


e Kinnaras)

I Gandharvas ed i Kinnaras abitano in un


territorio con palazzi stupendi, ma per lo
più appaiono fra le ninfe celesti (Apsaras) e
nei boschi delle regioni della terra abitate
dagli esseri umani. Nel modo in cui fanno
musica e danzano appaiono come allucina­
zioni. A causa della loro buona disposizione
nei confronti degli uomini, possono arreca­
re fortuna e benessere.

Kinnari, una favolosa musicante celeste.

Per lo più i Gandharvas e i Kinnaras vengo­


no raffigurati come uccelli antropomorfi. ll
loro corpo è di uccello, la testa è umana.
Come figure che nei rilievi sovente accom­
pagnano le rappresentazioni degli dèi, pos­
sono essere ritratti completamente umaniz­
zati. In tal caso assumono posture come se
volassero e sono forniti di ali. I Gandharvas
e i Kinnaras reggono nelle loro mani una
Vì�a, il sitar indiano, e gli esseri femminili
(Gandharvìs e Kinnaris) danzano accompa­
gnate dalla musica dei loro uomini.

2. 12.3 I guardiani dei tesori (Yaksas)

Come spiriti protettori e geni della fertilità


gli Yak�as (femminile Yak�ìs o Ya�inìs)
godono di un culto popolare. Sotto il nome
di Guyakas costituiscono il seguito di __.
Kubera, dio della ricchezza e guardiano
della regione celeste settentrionale. Gli
Y�as sono ben disposti verso gli uomini,
ma si adirano quando scoprono che vengo­
no accumulati troppi tesori. Bisogna quindi
Ghandarvi, una figura fantastica come musico celeste. dedicare loro continui sacrifici rituali.

163

r
Il pantheon induista

Yak�as. L'uno è guardiano dei tesori al seguito di Siva, l'altro è accompagnatore di Kubera. L o Yak�a a sinistra
con quattro braccia porta gli elementi caratteristici di Siva e nella sua corona di capelli è riconoscibile la falce
lunare. Quello a destra è la manifestazione di Kubera, il dio dell'abbondanza.

Col sorgere dd culto di Siva nell'Induismo minato (Vyantaradevatiis) . Nella loro rap­
il culto popolare degli Yaksas perdette di presentazione iconografica ricordano anco­
significato. Raffigurati con la pancia grossa e ra le forze creative che essi impersonavano,
le gambe corte, questi geni hanno caratteri­ sono in piedi su un fiore di loto e hanno gli
stiche comuni con -+ Ga(le§a, il dio dalla attributi caratteristici di una divinità creatri­
testa d'elefante. Da questo momento in poi ce, ossia il rosario ed il recipiente con acqua.
si mescolano con gli gnomi del seguito di Queste divinità secondarie non hanno tem­
Siva, le cosiddette schiere (Ga�as). pli a loro consacrati, in quanto sono soltan­
to figure di accompagnamento dei grandi
dèi della triade induista.
2. 1 2.4 Divinità subordinate Essi condividono piuttosto la loro posizione
con divinità dall'origine umana. Esseri
In epoca vedica gli dèi erano immortali e non umani divinizzati (Miinu�yaprak�tidevas)
erano considerati prodotto della creazione. Si furono nella vita passata eroi o personalità
considerano piuttosto degli esseri esistenti di rilievo come ad esempio principi o re.
anteriormente alla nascita degli esseri umani. Anche -+ Kr�r;ta era un «dio umano», ma fu
n quadro però mutò quando la dottrina del l'unico ad essere elevato al livello di un dio
Karman, il credere nell'eterno ciclo di causa e come tale venerato.
ed effetto (quale catena causale), entrò a far ll fatto che nell'Induismo la linea di confine
parte della fede induista. L'anima poteva fra dèi e demoni, fra esseri che danno vita ed
ascendere per un tempo determinato al rango esseri distruttori, non può essere cosl netta
di un essere divino, e far posto ad un'altra come lo è in qualche modo nella religione
anima. Anche gli dèi erano sottoposti a que­ cristiana, fa sì che per principio tutti gli
sta legge e perdettero pertanto la loro prete­ esseri che abitano le regioni celesti ed il
sa di esseri assoluti. Gli antichi dèi furono mondo sotterraneo siano considerati come
allora esseri semidivini per un tempo deter- divinità subordinate.

164

r 1
Le pmonificazioni

2. 12.4. 1 K�ma, il dio dell'amore 2 . 1 2.4.2 Le personi/icazioni

Una divinità molto venerata dai tempi vedi­ Nell'epoca dei Veda la realtà esistente venne
ci sino al presente è Kama, il dio dell'amo­ simboleggiata in figure divine, dèi o dee.
re (cfr. par. 2.3.1.6). Non è facile includerlo Collegate alla decadenza delle divinità vedi­
nel pantheon induista. Da una parte è rap­ che nell'ambito della gerarchia divina in
presentato come Yak�a, il genio della ferti­ seguito all'avvento dell'Induismo, anche
lità, dall'altro come signore delle ninfe e dei queste personificazioni perdettero di signifi­
musici (Apsaras e Gandharvas) mentre i cato. Oggi nella religione induista non
miti della creazione vedici lo indicano come hanno più relazione diretta con gli accadi­
«il primo nato», come «il primo seme del menti del mondo, ma appaiono semplice­
pensiero». Secondo la leggenda per cui Siva mente come accompagnatori o come spose
lo brucia guardandolo con il suo terzo delle grandi divinità, oppure sono emana­
occhio, Kama si chiama anche Anatiga, «il zioni della -+ Trimurti induista e delle dee
senza corpo». Successivamente deve aver (Devi), le quali sono ampiamente venerate
ricevuto da Siva un nuovo corpo. Secondo nel culto Sakta. In ordine alfabetico ecco
altre fonti egli è rinato come Pradyumna, un alcune delle personificazioni più importanti:
figlio di -+ Kr��a.
Arundhatf - «la fedele», moglie del �i
Vari��ha e personificazione della stella del
mattino. Viene raffigurata nell'atto di vene­
rare gli dèi, mentre reca offerte come fiori o
piante.
Bhairavf - <<la tremenda», una dea che incar­
na il potere della morte.
BhUmidevf- la dea della terra. Appare come
accompagnatrice e sposa di Vi��u e viene
anche identificata con la dea Laksmi.
. Visnu
. .
la salva dai flutti nella sua incarnazione di
cinghiale.
Buddhi - «saggezza», moglie di GaQ�a (cfr.
par. 2.6.3 ).
Himavat - la personificazione dell'Himalaya.
Himavat è il padre di Parvati, sposa di Siva,
e per tal motivo è chiamata anche Parvata.
]varadeva - il dio della febbre. La febbre è
vista come regina delle malattie e venerata
come dio. }vara viene raffigurato con tre
gambe, tre teste e tre braccia.
Il dio dell'amore, Kiima, sul suo animale,
Kalaratri- personificazione del tempo. Dea
il pappagallo. identificata con -+ Kali o con -+ Durgil,

165

r 1
Il pantheon induista

Kalaratri è una delle -+ Mahavidyas. Suo K$amà personificazione della pazienza.


-

sposo è Siva, chiamato anche Kale�vara, Originariamente fu considerata figlia di


signore del tempo. Daksa. Nell'Induismo attuale è una delle

Rati, la sposa del dio dell'amore, sull'oca.

166

r
Divinità protettrici e guardi4ni

otto madri e viene raffigurata come donna Divinità protettrici


2 . 1 2. 4. 3
anziana. e guardiani
Nidrii - la dea personificazione del sonno.
Ella alloggia nel corpo di Vi��u quando il Gli dèi protettori sono collegati alle singole
dio riposa fra le due età del mondo sulle contrade, alle varie regioni del mondo, ai
spire del serpente. Alla fine del sonno con­ punti cardinali, ai villaggi, ai templi, alle case,
templativo Nidra lascia il corpo del dio in agli alberi, ai fiumi, ai monti, alle persone ed
modo che possa sorgere un nuovo mondo. alle famiglie: essi presentano in generale un
Pratyufa - incarnazione del crepuscolo ed carattere popolare. Nell'Induismo attuale gli
accompagnatrice di -+ Siirya. dèi vedici hanno assunto funzioni protetti­
Priti - «voluttà», sposa di -+ Kama e di -+ ve, soprattutto come gli otto guardiani delle
Vi�t;tu. regioni del mondo (cfr. par. 2.8.2 ) . Le dee
Puili - incarnazione della crescita. fluviali divennero spose dei grandi dèi della
Originariamente era figlia di -+ Dak�a. Oggi triade induista. Gli dèi protettori delle
è considerata seconda moglie di Vi��u. Nel famiglie (Kuladevatas) e le divinità protet­
Sud dell'India è chiamata anche Bhiimidevi trici della casa (Gramadevatas) vengono
(dea della terra). venerate in maniera simbolica, soprattutto
Rati - «amore, passione», seconda moglie di in forma di recipienti (cfr. par. 1. 1 ) . I guar­
-+ Kama. diani dei tesori della terra sono i geni
Sandhyii - «penombra», figlia di Brahma e (Yak�as) al seguito del dio della ricchezza
sposa di Siva, in una delle sue manifesta­ -+ Kubera.
zioni danzanti. La penombra simboleggia I guardiani (Dvarapala) occupano un posto
l'equilibrio nell'atto creativo. ben determinato nell'iconografia. Poiché al
Sarasvatf - dea fluviale e nell'Induismo portone o alla porta (Dvara, dr. par. 8.3 ) cor­
attuale una delle mogli di Brahma. risponde un simbolismo particolare, questi si
Senii - dea che incarna il campo di battaglia. trovano alle entrate dei templi di Brahma, di
Fu sposa del dio della guerra -+ Skanda. Vi�t;tu, di Siva, di Skanda, di Gaoesa, delle
Sr1 - fortuna personificata, benessere e bel­ dee ecc.
lezza. Successivamente fu identificata con la I guardiani di Brahma e di Vi�I)U si chiama­
dea -+ Laksmi. Viene quindi considerata no Jaya e Vijaya. Si trovano a destra ed a
moglie di Vi�t;tu. sinistra dell'ingresso di ogni tempio, o spes­
Usrii - l'inizio del giorno, incarnato in una so accompagnano le divinità nelle rappre­
mucca e considerato l'origine di tutte le cose sentazioni sceniche. Hanno due o quattro
buone. braccia e portano gli attributi principali
Viic - la dea del linguaggio, quale origine delle divinità loro sovraordinate.
della creazione. Vfc è identificata con -+ I guardiani di Skanda, Sudeha e Sumukha,
Sarasvati e quindi considerata come tale nelle raffigurazioni con due braccia, in una
moglie del dio creatore Brahma. reggono una clava e con l'altra compiono il
Vasanta - dio che impersona la primavera. gesto della promessa di protezione. Le raffi­
gurazioni a quattro braccia hanno come
attributo il Vajra, la lancia e la clava, mentre

167

r 1
Il pantheon induista

I guardiani (Dvarapila).

la quarta mano compie il gesto della pro­ sette vi�quite. Le sculture di questi santi si
messa di protezione o della minaccia. trovano in quasi tutti i templi dedicati a Siva
I guardiani sono vestiti in maniera sontusa e e a Vi�J}U. Le raffigurazioni vi�l}uite mostra­
riccamente ingioiellati. Indossano le tipiche no immagini dei santi che siano il più possi­
corone delle divinità subordinate. Qualche bile fedeli alla realtà se si tratta di personag­
volta vengono raffigurati con piccole zanne gi storici. La trasposizione iconografica
che fuoriescono dai due lati della bocca, sivaita dei santi tende invece ad evitare di
cosa che dà loro un aspetto spaventoso. Le attenersi al modello umano. n fallo (Litiga)
guardiane (Dvarapalika) , che sovente sono può essere identificato dagli appartenenti al
presenti in raffigurazioni sceniche come culto sivaita con un santo determinato,
accompagnatrici, hanno come attributo oppure si può vedere il santo in una scultu­
caratteristico il ventilabro. ra dello stesso Siva. L'immagine del santo ed
il culto del santo in ambito §ivaita risalgono
al mito popolare che narra la vita di --+
CaQQe§a, che come devoto veneratore del
2. 1 3 Santi nel/'Induismo Litiga venne premiato da Siva.
Quando i re sono rappresentati come santi,
Fra i santi nell'Induismo, conosciuti per li si riconosce dal loro abito sontuoso, dai
nome e venerati, si trovano poeti, cantori, gioielli e dalla loro corona regale. Un carat­
filosofi, fondatori di religioni e di sette, che teristico segno di riconoscimento delle raffi­
insegnano e spiegano la dottrina. Si possono gurazioni dei santi è il gesto del culto o del­
genericamente distinguere sette givaite da l' adorazione.

168

r 1
I devoti venera/ori di Siva e Visnu (Bhaktas)

2. 1 3 . 1 I devoti veneratori di Siva Ka��apa-Nayanar era un adoratore del


e V#�u (Bhaktas) Litiga di Siva. n Litiga, che egli venerava,
venne ridestato alla vita e mostrò improvvisa­
Nel VII e nell'VIII secolo d.C. vagava, mente due occhi. Quando un giorno un
soprattutto nel Sud dell'India, un gruppo di occhio incominciò a sanguinare, K�apa ne
dieci o di dodici santi, gli Alvars, il cui fu così rattristato che si tolse un occhio e lo
significato è «essere uno con dio». Essi met­ offrì al Litiga. Quando anche l'altro occhio
tevano in poesia testi sacri e componevano del Litiga incominciò a sanguinare e K�apa
canti in onore di Vi�I}U. Questi Alvars, voleva sacrificargli anche l'altro suo occhio,
conosciuti anche con i nomi di Adiyars e gli apparve Siva che gli restituì la luce degli
NayaJ?lllars, potrebbero essere considerati i occhi. Per i fedeli di Siva dell 'India meridio­
fondatori del culto Bhakta. I Bhaktas si nale l'esempio di K�apa serve a mostrare
pongono lo scopo, attraverso la devozione e la grande devozione che regna nel culto
la preghiera, di avvicinarsi al loro dio per Bhakta sivaita.
potersi alfine identificare con esso. A que­
sto movimento appartengono anzitutto
uomini e soltanto una donna di nome
Andai. Essi appartenevano per lo più a sot­
tocaste o erano dei fuoricasta, cosa che è
sottolineata dalla colorazione scura delle
raffigurazioni. Le sculture ritraggono
soprattutto Tirruppiil;liilvar e Namma!var.
Questi vengono raffigurati in piedi su un
basamento di loto e nelle loro mani recano
spesso dei cembali. Namma!var può anche
essere raffigurato seduto sotto un albero e
reca come attributo un libro, mentre l'altra
mano compie il gesto della promessa di
protezione. La raffigurazione di Andai è
molto simile a quella delle dee. Ha una
postura ondeggiante e ha in mano un fiore.
L'altra mano pende lungo il corpo.
A partire dal IX secolo d.C. esisteva anche
un culto Bhakta §ivaita. Fra i fedeli più
devoti vi erano Appar e Kaooapa-Nayaoar.
Appar era un poeta dell'India meridionale,
che dedicò a Siva le sue composizioni. Egli
viene raffigurato su un basamento di loto
con il gesto dell'adorazione. La maggior
parte delle sculture lo rappresentano
calvo. MiiQikkavicakar, poeta, cantore e santo del IX secolo.

1 69

r 1
Il pantheon induista

to è la calotta cranica ed il suo Mudri è il


gesto dell'insegnamento.
Le raffigurazioni di santi hanno spesso come
attributi dei cembali. Come il vi�t;tuita
TiruppiQalvar, anche lo sivaita Tirujiiana­
sambhandha è in piedi su un basamento in
forma di loto ed ha come attributo uno stru­
mento musicale. Le due raffigurazioni non si
distinguono tra loro. Le si può distinguere
soltanto in base al tempio nel quale esse sono
collocate.

2. 1 3 . 2 SafmyiJsins
I Sarinyasins sono santi Brahmani che attra­
verso una profonda meditazione hanno rag­
giunto la suprema conoscenza. Essi vivono
in maniera del tutto ritirata, hanno rinuncia­
to a tutti i beni del mondo, e per loro non
esiste più alcun Io individuale. Per i fedeli
induisti essi sono divenuti immortali, perché
la morte per i santi è considerata soltanto
una sorta di trance (Samadhi). Poiché i
Sarinyiisins non rinascono, ricevono un
rituale di sepoltura diverso da quello degli
Tirujiianasambhandha, un santo sivaita
del VII secolo. altri uomini sottoposti al divenire del
mondo. Non vengono cremati, ma vengono
sepolti con le gambe incrociate, nella postu­
Un altro santo sivaita del IX secolo fu ra della meditazione.
Sundara-Miirti, che viene venerato nelle L'attributo caratteristico delle raffigurazioni
raffigurazioni benevole di Siva. dei Sarinyasins è il bastone.
Parallelamente a Namm�vir, il santo vi�J}ui­ Un Sarinyisin importante fu Sarikaricirya.
ta, MiiQikkavicakar viene venerato dagli Egli visse dal 788 all'820 d.C. È considerato
Sivaiti come scultura, che ha in una mano il fondatore dell'Advaita-Vedinta. Egli inse­
un libro e con l'altra compie il gesto dell'in­ gnava che il mondo appare reale all'uomo
segnamento. ed invece «Solo dio è reale, il mondo è appa­
Un altro santo che dovrebbe essere vissuto renza l L'anima è null 'altro che dio nella sua
nel VII secolo, di nome Jiiinasambandha, assolutezza». Il mondo è come Miyi, è
nella rappresentazione iconografica appare apparenza: secondo l'insegnamento di
come un bambino seminudo. Il suo attribu- Sarikaricirya anche gli dèi sono una appa-

170

r 1
Sannyasins

renza passeggera, e pertanto possono essere


considerati come qualcosa di non assoluto.
Sarikariidirya viene considerato anche incar­
nazione di Siva. ll suo Mudra caratteristico
nella rappresentazione iconografica è il
gesto dell'insegnamento. Le raffigurazioni
del santo con due o con quattro braccia lo
mostrano con gli attributi bastone, recipien­
te con acqua e libro. Fra i Sarinyasins vi��ui­
ti vi sono Madhva e Caitanya.
Madhva visse nel XIII secolo e viene consi­
derato incarnazione di Viiyu, il dio vedico
del vento. Come tutti i Sarinyiisins viene raf­
figurato nella postura della meditazione,
mentre compie il gesto di chi impartisce l'in­
segnamento e ha come attributi bastone,
recipiente con acqua e libro.
Caitanya visse dal 1485 al 1533. Fu il fonda­
tore di una setta vi��uita e viene considera­
to incarnazione di Kr�t:ta e di Rii dh ii. Le sue
Un Sannyasin sivaita di nome Yogin·Swami. raffigurazioni lo rappresentano seminudo.

171

r 1
Capitolo 3
n vortice del mare di latte
e la manifestazione della natura

In epoca precristiana si diffonde in India, tornava a formarsi, soprattutto mediante il


attraverso varie fonti, una serie di miti della «Vortice del mare di latte» (An;lrta-mantha­
creazione, miti che sovente presentano con­ na). Su questo dato si basa essenzialmente la
cezioni contraddittorie. L'età vedica conce­ concezione per la quale il corpo del mondo
piva il mondo prodotto per creazione o per beve il proprio succo vitale come latte da un
emanazione. Nella concezione monoteistica recipiente. n mare di latte è dunque, in cor­
della tarda epoca vedica entra in scena un rispondenza della concezione geografica del
dio che dovrebbe aver creato il mondo mondo di quei tempi, circondato da tre
mediante un sacrificio. La potenza cosmo­ montagne mentre al centro si trova il monte
gonica, che originariamente appariva nel Meru, la sede degli dèi.
cosmico germe d'oro (Hiranyagarbha) sorto Secondo la mitologia, la montagna del
dalle acque e che alla sua nascita fu rinchiu­ mondo, che occupa il punto centrale del
so in un involucro d'oro, indicava ora un cosmo, viene agitata come un mestolo, fino
creatore anonimo, ora individuava in a che il latte della vita si trasforma in burro,
Prajipati il signore di tutto il creato. Questo dal quale si può succhiare la bevanda del­
tardo principio cosmogonico di un dio con­ l'eternità (An;lrta). n monte Mandara avreb­
cepito come astratto accomuna quasi tutte le be la funzione di mestolo, mentre il serpen­
teorie della creazione dei tempi più antichi e te del mondo, ossia il re dei serpenti Vasuki,
conduce all'aspetto creativo del dio sarebbe attorcigliato attorno al monte come
Brahma, il creatore nell'ambito della triade una corda atta a scuoterlo. Da una parte
induista. Prajapati fu allora considerato tirano gli dèi, dall'altra i loro nemici ( -+
soprannome di Brahma e di altri dèi che Asuras) che imprimono in tal modo al
parteciparono all'atto creativo. n suddetto monte un movimento circolare. La base del
dio-creatore fu considerato sorto da sé dal bastone è costituita dalla tartaruga cosmica
germe d'oro o dall'uovo. (Kiirma), ossia la seconda incarnazione di
Nell'iconografia i miti originari della crea­ Vi�Qu (-+ Kiirmavatara). L'agitare del
zione non hanno risalto, in quanto tali miti mestolo simboleggia la costante dilatazione
non contengono dati concreti sulla creazio­ a partire da un punto centrale stabile, fatto
ne realizzabili in forme visive, da cui deriva che indica la dinamica della vita cosmica.
la scarsa rappresentabilità. Diversamente Gli dèi dunque, che Brahma elevò a garan­
vanno le cose per i miti secondari, secondo i ti del suo ordine del mondo, avrebbero
quali il mondo, dopo distruzioni cicliche, bisogno della bevanda dell'immortalità cosl

173

r 1
Il vortice del mare di latte e la manifestazione della natura

come i demoni o gli antidèi con i quali essi Gridava senza posa: «Chi vince la sua fatica
combattono per il dominio del mondo. Essi riceve una fortuna senza limite ! ». Incitati da
chiedono allora urgente soccorso a Vi:;�u, Brahma, gli dèi ripresero ad agitare il mare
che è disteso sull'acqua in un sogno con­ imprimendo al monte un movimento circo­
templativo (Yoga-Nidra) , sorvegliato da lare, e da questo movimento sorgevano ele­
Garuda, l'aquila semidivina. fanti, cinghiali, mostri e miriadi di animali
selvaggi, fiori, frutta, e alberi a migliaia.
«Signore degli dèi, noi agitiamo il mare di Grazie alla forza di questa frutta ed al succo
latte per raggiungere l'eternità, aiutaci a dei fiori e delle piante, il liquido mare di
divenire immortali ! Senza di te non ci riu­ latte divenne più denso, si trasformò in un
sciamo, senza di te, distruttore dei Kaitabas. denso latte. Le migliaia di esseri viventi
.
Conduci noi, o Signore, alla conquista della vennero centrifugate e da loro si produsse
bevanda dell'immortalità! ». grasso e succo: da ciò ebbe origine la bevan­
Così essi parlarono e l'inavvicinabile Vi:;�u, da inebriante.
distruttore dei suoi nemici, andò incontro Gli dèi ed i demoni sentirono l'odore della
agli dèi presso il monte Mandara, che era bevanda inebriante e se ne rallegrarono. Ne
avvinto in una spirale del serpente del assaggiarono e divennero cosi pieni di forza;
mondo, e che dèi e demoni tiravano. Gli allora gli antidèi afferrarono, circondando­
dèi, per timore del veleno del serpente del lo, il re dei serpenti. A questo punto inter­
mondo, si trovavano all'altezza della sua venne Vi�1,1u e abbracciò il monte Mandara,
coda, mentre i demoni si trovavano presso mentre Indra si pose all'altez�a della parte
la sua testa, e dinanzi a tutti Rahu, il divo­ posteriore del serpente, con accanto il dio­
ratore della luna, che produce l'oscurità sole e dietro tutti gli altri dèi. A questo
della luna. Mentre Bali afferrava con la punto si levò dal mare un violento rombo
mano sinistra la testa dd serpente dalle simile a una tempesta impetuosa, mentre i
mille fauci e con la destra il suo corpo, flutti si agitavano. La grande · montagna
Vi�J.lU reggeva con due paia di braccia il incominciò a scagliare gli uni contro gli altri
monte Mandara con le sue cavità. A questo animali acquatici d'ogni sorta: ne vennero
punto gli dèi e gli antidèi gridarono «vitto­ fuori a centinaia, a migliaia, creature del dio
ria» e continuarono ad agitare il divino del mare Varuoa, che giacevano nelle
mare di latte per cent'anni. Tutti gli dèi e i profondità del mare e Vi��u li sterminò.
demoni erano stanchi ed Indra, divenuto Alberi giganteschi si contorcevano, si abbat­
una nuvola, gettava su questi esseri sfmiti tevano, ed i loro uccelli cadevano dalla cima
gocce nebulizzate, e il dio del vento soffian­ del monte quando questo veniva scosso;
do su loro offriva un po' di frescura. Gli dèi nello sfregare l'uno contro l'altro si accen­
sfiniti si ripresero e Brahma, troneggiante devano ed il monte veniva avvolto dalle
su loro, gridava: «Agitate il mare di latte ! ». fiamme. L'incendio continuava a bruciare

(a fronte) Il vortice del mare di latte con la tartaruga (seconda incarnazione di Vi�J;tu) come base per il m onte
Mandara usato come mestolo. Con l'aiuto del serpente del mondo, come corda per muovere il mestolo, il mare
viene scosso dagli dèi (a destra) e dai demoni (a sinistra) . In alto l'elefante Airavata e il dio-cavallo Uccaib§ravas.

174

r 1
Il vortice del mare di latte e la manifestazione della natura

175

r
Il vortice del mare di latte e la manifestazione della natura

mentre apparivano nuvole nere accese da boccio, dai cui rami si colgono i compimen­
lampi, e divorava elefanti e leoni che afflui­ ti di tutti i desideri.
vano da ogni parte, e tutte le altre creature Dal vortice del mare di latte non sorse sol­
d'ogni genere che perdevano la vita. tanto l'Al\trta, che rendeva gli dèi immorta­
Quando nella sua forza distruttrice l'incen­ li, ma anche il veleno Kalakùta. Siva però
dio si estese in ogni direzione, Indra lo spen­ avverò il pericolo:
se inondandolo con acqua che fece cadere <<Avvicinandosi al mare di latte il grande dio
dalle nuvole. Allora fluirono succhi d'ogni vide il Kalakùta, il potente veleno. Egli si
sorta nel mare, resine degli alberi gigante­ ritirò in un luogo ombreggiato e lo bevve
schi e linfe di molte piante. Ed il mare, arric­ dalla mano sinistra. Indra e gli altri dèi,
chito di questi succhi che contenevano in sé quelli dagli "occhi d'oro " , e gli antidèi, can­
la bevanda dell'immortalità, diede agli dèi tavano e danzavano quando egli bevve il
immortalità, mentre la loro pelle risplende­ veleno; essi levarono alti ruggiti e lodarono
va come oro. Ma il mare, mescolato agli altri il re degli dèi, ed erano contenti. Quando il
succhi, si trasformò da latte in burro. Allora veleno raggiunse la gola del dio, Brahma
gli dèi si rivolsero a Brahma che sedeva nei parlò assieme agli dèi, parlò Bali, assieme
pressi: «Siamo tremendamente stanchi, agli antidèi, a Siva: "li collo del tuo corpo
Brahma, e la bevanda dell'immortalità non riluce chiaro come fiori di gelsomino - fa'
viene fuori; al di fuori di Vi�l}U, tutti gli dèi che il nero veleno possa luccicare nella tua
ed i demoni sono stanchi, e sta durando gola come uno sciame di api azzurre! " .
troppo a lungo questo vortice del mare del Cosl parlarono ed il "portatore di pace"
mondo». diede loro come risposta: "E cosl sia ! " .
Allora Brahma disse a V�t].u: «Da' loro Trattenne il veleno in gola che divenne di un
forza, tu sei la suprema salvezza». E Vi�l}U azzurro scuro, e da ciò prese il nome di
disse: «lo do forza a tutti coloro che si sono Nilakat].tha, "gola blu"».
adoperati in questa fatica; si muova il
Mandara, a poco a poco, e si lasci agitare! ». Questa è la narrazione dei Pura11as riportata
Tutti ascoltarono la sua parola, cosl diven­ da Heinrich Zimmer, narrazione che ci for­
nero forti e agitarono con forza tutti assieme nisce un'idea della forza espressiva di que­
i flutti del mare del mondo. sto mito.
Si sollevò allora con un immenso splendore, Dal mare di latte sorge quella forza molte­
come una luce formata da cento soli, la luna plice che in potenza si trova nell'acqua. Da
dal mare. Dopo di lei sorse Sri - fortuna e quel mare sorgono una quantità di animali,
bellezza - che portava un vestito lucente di piante e di divinità, fra le quali la mucca
come burro fuso; e sorsero allora la dea del­ dell'abbondanza (Surabhi), il padre primor­
l'ebbrezza ed un cavallo luminoso. Sorse diale dei cavalli (Uccaihsravas), l'elefante
quindi il gioiello Kaustubha, che ha la sua Airavata, l'albero Parijata, le ninfe divine
origine dalla bevanda dell'immortalità, che (Apsaras), la dea --+ Sri e lo sciamano degli
emanava raggi luminosi, e l'albero meravi­ dèi, Dhanvantari, che tiene l' Am�a in una
glioso Parijata adorno di cespugli di fiori in coppa d'oro.

176

r 1
Animali neii'Induismo

3. 1 Animali nell'Induismo degli dèi o degli animali può fondersi in una


rappresentazione a forma di animale. Ad esem­
Gli animali nell'Induismo sono in stretta rela­ pio lndra viene spesso rappresentato con un
zione col mondo degli dèi. Le più antiche toro, Aditi con una mucca, e Rudra e i Maruts
testimonianze delle raffigurazioni di animali con un cinghiale. Gli dèi stessi assumono
si trovano sui sigilli della civiltà della valle forme animalesche per salvare la terra dai
dell'lndo (cultura Harappa). Tutti gli anima­ demoni oppressori. Nelle incarnazioni di
li riprodotti, come unicorno, bue, bufalo, V�r:tu in pesce, in tartaruga, in cinghiale ed in
zebra, rinoceronte, tigre, elefante, coccodril­ leone antropomorfo (dr. par. 2.3 2-2.3 .6) si
lo ed antilope, acquistano nel successivo riflettono probabilmente concezioni totemiche
Induismo un carattere simbolico. dei primitivi abitanti dell'India. Ma anche i
In India al tempo dei Veda gli animali erano demoni possono trasformarsi in animali, per
divinizzati. Nei culti sacrificati essi svolgeva­ divenire ancora più forti e potenti. n demone
no un ruolo di estrema importanza (cfr. par. Mahi$a, che minaccia il mondo, nella sua
8.7). La classificazione degli animali si basa forma di bufalo poté essere vinto soltanto dalla
da un lato sul tipo di utilizzazione da parte dea -+ �àsuramardini, la quale in tal
dell'uomo, dall'altra sul loro valore simboli­ mondo salvò tutte le forme di vita dall 'annien­
co. I grandi mammiferi vennero suddivisi in tamento.
animali domestici (Pasu), in animali comme­ Gli animali nell'iconografia non rappresen­
stibili che venivano cacciati (Mrga) , ed in ani­ tano un mero elemento decorativo o stilisti­
mali selvaggi (Vyila). Ai Pa§u appartenevano co: essi appaiono come emblemi sugli attri­
gli animali adibiti ai sacrifici dell'India vedi­ buti degli dèi, come rappresentazioni sui
ca, come mucche, cavalli, pecore, capre ed basamenti o come figure di accompagna­
infine anche uomini (dr. par. 8.7). Un'altra mento degli dèi. Ciascun animale ha la sua
classificazione si basa sul tipo di nascita degli forza simbolica. Molti sono carichi di conce­
animali. Cosl abbiamo animali nati da uova, zioni magiche, come la tartaruga cosmica,
vermi, forme vitali prodottesi da escrementi, gli uccelli in quanto ambasciatori degli dèi o
insetti e forme vitali sorte dalle acque. le capre come simboli della natura indiffe­
Gli animali vengono sovente equiparati agli renziata.
dèi, poiché essi, come gli dèi, simboleggiano
aspetti contraddittori. Possono essere utili o
dannosi, o a imitazione dell'aspetto degli dèi,
possono essere mansueti o distruttivi. Si 3 . 1 . 1 Animali da soma (ViJhana)
armonizzano con questi aspetti procedendo degli dèi
nell'eterno circolo della vita che va dalla
nascita alla morte.
Vi sono inoltre animali che portano prosperità. Un sicuro segno di riconoscimento nella
Cosl nella mucca e nel toro si vede l'essere determinazione di una divinità è costituito
androgino primordiale. Gli animali che imper­ dai suoi attributi: emblemi e gesti delle
sonano una forza determinata sono equiparati mani, nonché l'animale con il quale spesso il
agli dèi e con questi venerati. La raffigurazione dio viene raffigurato. Una stretta relazione

177
Il vortice de/ mare di latte e la mani/estarione della natura

tra la figura divina e quella animale è cara t­ Pavone - Skanda (Karttikeya).


teristica dell'iconografia indiana. L'animale Cane immagini terrificanti di Siva, Rudra­
-

può essere rappresentato al fianco dd dio o Siva e le sue emanazioni (Bhairava).


dietro di lui; il dio può cavalcare l'animale o Pappagallo Kama, dio dell'amore ed a
-

troneggiare su di lui. n basamento, sul quale volte divinità femminile.


le divinità sono rappresentate in piedi o Mostro marino (Makara) - dee fluviali.
sedute, presenta spesso come elemento
decorativo l'immagine dell'animale con cui Gli dèi vedici nell'Induismo appaiono con i
è in relazione il dio (dr. par. 8.2 ). seguenti animali:

Questi sono gli animali che trasportano gli Elefante Indra, re degli dèi.
-

dèi nella loro subordinazone alle rispettive Mostro marino Var�a, dio delle acque.
-

divinità: Tartaruga - la dea della terra e dd fiume,


Yamuna.
Oca (Haf!tsa) - Brahma e la sua sposa Ariete - Agni, dio del fuoco.
Sarasvati. Antilope Yayu, dio dd vento.
-

Toro (Nandi) Siva.


- Bufalo - Yama, dio della morte.
Garuda - Vi��u e Lak�mi. Cavallo - Surya, il dio-sole.
Leone (Simha) dee come Durga e Parvati e
- Capra Pu�an, dio del crepuscolo.
-

le loro manifestazioni umane. Scimmia Vasanta, personificazione della


-

Asino (Gardabha) - dee che recano sfortuna primavera.


e malattie, come Cam�da e Sitala. Essere umano - il dio portatore di disgrazie
Topo - G�e�a. Nirrta, e Kubera, il guardiano dei tesori
Tigre - la dea terrorizzante Kali. della terra.

A sinistra: il mostro marino, il Makara, come animale delle divinità fluviali e di Varuoa, dio vedico delle acque.
A destra: il topo, animale del dio Gar;tda dalla testa d'elefante.

178

r
Dèi in /orm4 animale

Vi è ancora una serie di animali che sono 3. 1 . 2 Dèi in forma animale


posti in relazione con gli dèi, ma che non
vengono da questi cavalcati. Fra costoro vi A questa categoria appartengono quegli dèi
sono anzitutto i serpenti (cfr. par. 3 . 1 .2 .3 ) . che appaiono in forma animale. Uccelli,
Nella rapresentazione di dio e animale si antilopi, coccodrilli ed altri animali accom­
rende visibile l'energia ed il carattere della pagnano spesso gli dèi e hanno un significa­
divinità. Nella scelta dell'animale che tra­ to simbolico che supporta l'immagine divina
sporta il dio non si considerano le peculia­ nella sua forza espressiva: questi non posso­
rità fisiche, ossia se l'animale sia in grado di no però essere considerati dèi in forma ani­
trasportare effettivamente il dio, ma solo se male. Scimmia, aquila, elefante e serpente,
le caratteristiche dell'animale si accordino al contrario di altri animali metà uomini,
con quelle del dio. Così ad esempio il cor­ metà animali, vengono venerati anche indi­
pulento Gaoe§a, dalla testa d'elefante, pendentemente dai grandi dèi, ed hanno
viene trasportato da un topo. Gaoe§a è il quindi nell'iconografia una propria specifica
«signore e il dominatore di tutte le avver­ collocazione.
sità» e irrompe come un elefante attraverso n dio GaoeSa dalla testa d'elefante, la più
la foresta. Ma anche il topo supera gli osta­ popolare divinità dell'India, occupa una
coli, da cui la scelta di questo animale per il posizione particolarissima. I fedeli di questa
dio-elefante anche se non gli si adatta fisi­ divinità costituiscono una propria setta.
camente. L'elefante irrompe attraverso la Gaoda ha perduto nella concezione degli
boscaglia, abbatte ogni cosa che incontra Indiani la sua relazione con l'elefante: egli
sul cammino, sradica alberi e attraversa ha come suo animale il topo, e non può più
fiumi e laghi. n topo ha accesso ad ogni essere equiparato ad altri dèi in forma ani­
deposito di grano. Così entrambi, il dio e malesca come Garuda o Hanumli.n.
l'animale, incarnano la forza e la motivazio­
ne, la via alla liberazione spirituale, che
potrebbe rappresentare il superamento di Garu4a, l'aquila mitica
3 . 1 . 2. 1
ogni avversità. e l'animale di Viff!U
Kubera, il guardiano del tesoro della terra
ed il signore di tutti i geni, viene spesso rap­ Attorno a questo uccello semidivino, che dal
presentato a cavallo di un uomo. n suo punto di vista iconografico viene rappresen­
appellativo comune è Naravahana «colui tato con un becco forte al posto della bocca
che ha come animale da soma un uomo». e con le ali di aquila, nel corso dei secoli
Kubera incarna la fertilità, la ricchezza e la sono sorte molte leggende aventi a che fare
fortuna. È messo soprattutto in relazione con la nascita di questo semidio.
con la terra, le montagne e le pietre prezio­ Garuda nacque come figlio del saggio
se: le cose per le quali l'uomo ha uno straor­ Ka§yapa e di Vinatli.. Ka§yapa ebbe però
dinario interesse e che egli sa utilizzare. n anche altri figli con Kadrii, i serpenti
suo animale-umano posto sotto i suoi piedi (Nagas), nei confronti dei quali il fratella­
differenzia Kubera da tutti gli altri re e stro Garuda sarebbe divenuto nemico mor­
principi soprannaturali. tale. Le due donne di KaSyapa, Vinata e

179

D
Il vortice del mare di latte e la manifestazione della natura

Garuda, l'aquila mitica, animale che porta Vi�f?U.

Kadnl, si fronteggiavano con odio; per eli­ dicarsi di Kadrù, si vendicò dei mille figli
minare Vinata, la madre di Garuda, Kadrii del re dei serpenti. Egli uccise infatti i ser­
la fece imprigionare. Garuda, che aveva penti, ma non poté ucciderli tutti, in quan­
inutilmente tentato di liberare la madre, to il loro re mediante l' Amrta era diventa­
decise di accordarsi con Kadrii e le promi­ to immortale.
se una coppa dell'elisir della vita eterna, Garuda nelle leggende ha molti nomi. È indi­
l' Amrta, che era stato ricavato dal mescola­ cato come ladro del nettare (Amrtahavana),
mento del mare di latte. Questo elisir, che come signore dell'aria (Gagandvara), come
Indra aveva portato in cielo perché non re degli uccelli (Khag�vara) o sterminatore
potesse essere raggiunto da Kadrii, era dei serpenti (Nagantaka).
tanto desiderato che Kadrù venne a patti Nella mitologia, Garuda, come re degli
con Garuda. Quest'ultimo riuscì a rubare uccelli, simboleggia il vento ed il sole. Egli è
l' Amrta, per cui venne inseguito da Indra. veloce come il vento o come la luce. Con
Al duello, che il potente dio Indra non poté velocità incredibile passa da un mondo
risolvere a proprio favore, nel quale però all'altro. Per questo motivo simboleggia
ritornò in possesso della coppa riempita di anche le conoscenze esoteriche dei Veda, le
Amrta, era anche presente il re dei serpen­ quali rivelano che un essere umano che sap­
ti. Quest'ultimo attendeva soltanto di affer­ pia utilizzare le parole magiche non è legato
rare anche una goccia dell'elisir di vita eter­ ad un un solo mondo, ma con la velocità
na. La cosa gli riuscì, quando Indra ne della luce può raggiungere un altro luogo.
lasciò depositare qualche goccia su uno Garuda viene spesso raffigurato, nei templi
stelo della rude erba Ku�a. Il re dei serpen­ di Vi�J?.U, inginocchiato in atteggiamento di
ti lo leccò, ottenne l'immortalità, mentre la preghiera. La divinità dalle due o dalle quat­
lingua venne spaccata dall'erba. L'adirato tro braccia la si riconosce o per la sua figura
Garuda dovette cosl cedere e invece di ven- a forma di uccello, oppure, quando appare in

180
Hanuman, il dio delle scimmie

forma dd tutto antropomorfa, per le ali, gli gioe in epoca pre-aria, la scimmia viene
artigli da aquila o il becco. Nelle raffigurazio­ considerata divinità protettrice dei centri
ni con quattro braccia, le due mani superiori abitati. I contadini delle selve del Sud
reggono gli attributi ombrello e recipiente col dell'India sono chiamati Vanaras (=abitanti
nettare, mentre le due mani inferiori unite della selva) , parola che si identifica con
compiono il gesto della venerazione. Nelle quella che contrassegna la scimmia. I
sculture a due braccia Garu<;la sovente tiene Vanaras costituivano nell'antichità i corag­
in una mano il corpo di un serpente. La sua giosi guerrieri dell'esercito del re sotto il
corona e una lunga ghirlanda lo indicano leggendario comandante Sugriva, che viene
come semidio. identificato con un figlio del dio-sole Siirya
ed è il re delle scimmie. Uno dei suoi consi­
glieri era Hanuman (detto anche Hanumat
3. 1 . 2 . 2 Hanumàn, il dio delle scimmie o Hanumant) , figlio del dio del vento -
Vayu e di Aiij ana.
La scimmia è abitante della boscaglia. In ll Ramaya,a racconta la leggenda di Rima,
India è venerata come incarnazione dell'ob­ l'incarnazione divina del diritto ed una
bedienza e come coraggioso guerriero. In materializzazione di Vi�J?U. La sposa di
un culto dedicato alle scimmie, che ha ori- Rima, Sita, dea protettrice dell'agricoltura,

Hanumin, il dio dal volto di scimmia e l'eroe del Ramaya1Ja; nel mezzo è rappresentato su un amuleto.

181

r
Il vortice del mare di latte e la manifestazione della natura

venne rapita da RavaQa, re dei demoni. 3. 1 .2.3 Nagas, i serpenti e il dio


Rav�a impersona il piacere demoniaco e dei serpenti
risiede con molto fasto a Lankapura sull'iso­
la di Lanka (oggi Sri Lanka). Solo con l'aiu­ Ai culti più antichi conosciuti m India
to di Hanuman e il suo esercito di scimmie, appartiene quello dei serpenti. I serpenti
Rama riesce a liberare la moglie Sita da sono geni protettori legati soprattutto ai
Ravar;1a e a ricondurla in India. corsi d'acqua, ai laghi, ai fiumi ed ai ruscel­
I Vanaras sono rappresentazioni a forma di li. Sino ai tempi attuali vengono venerati
animale, hanno il corpo di scimmia e la regionalmente come divinità locali.
coda. Le sculture mostrano nella maggior Un serpente simboleggia l'eterno corso del
parte lo stesso Hanuman. Nelle raffigurazio­ tempo. Esso è in grado di cambiare la sua
ni a due braccia il re delle scimmie tiene le pelle e quindi di eliminare l'apparenza della
mani sollevate nel gesto del culto o tiene una mortalità. Nella mitologia il serpente otten­
mano dinanzi alla bocca, gesto che sta a ne la propria immortalità quando leccò il
indicare la silenziosa obbedienza. nettare della vita eterna (cioè Amrta, cfr.
I possibili attributi di Hanuman sono dava, par. 3 . 1 .2 . 1 ) .
arco o. Vajra. Qualche volta ha in mano I Nagas, metà dèi, metà demoni, sono
anche un oggetto di forma piramidale, che discendenti dei re dei Naga, Vasuki,
simboleggia la cima di una montagna mito­ Tak�aka e Se�a, e dei figli di Kadrii, la sposa
logica denominata Mahodaya. Una leggenda del saggio Kasyapa. Essi popolano i paradi-
narra che Hanuman fu incaricato di procu­
rare per ij ferito Rama e per il suo seguito le
erbe miracolose di questa montagna. Ma
poiché egli non era in grado di individuare
l'erba in quel luogo, Hanuman decise di
portare con sé l'intera montagna, in modo
che Ram a potesse trovare da sé l'erba richie­
sta. Dopo la felice guarigione delle ferite
con le erbe, Hanuman riportò la montagna
nel suo posto originario. Questa leggenda
deve certamente alludere alla forza incom­
mensurabile attribuita al re delle scimmie.
Questa forza è necessaria per sconfiggere in
combattimento il potente re dei demoni
Rav�a; essa è essenzialmente spirituale e si
manifesta anche nel salto di Hanuman verso
Lanki al di sopra del mare.
La scimmia è anche l'animale che trasporta
Vasanta, la personificazione della primave­ Pietre di culto (Nagakals) con motivi di serpenti. In
alto al centro: due serpenti intrecciati in un nodo
ra. Le raffigurazioni di Vasanta con il suo esprimente l'infinito. In basso a destra: un re dei
animale sono particolarmente rare. serpenti.

182

r 1
Nagas, i serpenti e il dio dei serpenti

si acquatici e vegliano assieme ai geni della più dei cobra. Sono note raffigurazioni con
terra (Yak�as) sui tesori della terra. Il tre, sette, nove o dieci teste. Sovente sono
mondo riposa in pace sulle teste dei serpen­ considerati ombrelli protettivi di una divi­
ti di Vasuki. Quando il re dei serpenti si nità, quando protendono la parte superiore
muove provoca un terremoto. Non vi è un del loro corpo sulla sua testa. I cobra
rito indiano nel quale i serpenti non svolga­ (Nagas) sono venerati soprattutto nel Sud
no un ruolo importante. dell'India, come procacciatori di fertilità. Si
Naga è una denominazione comune per trovano numerose raffigurazioni su basa­
esseri semidivini, che sovente vengono menti di pietra, i cosiddetti Nagakals, sotto
descritti e raffigurati in forma di animale gli alberi o presso luoghi dove vi è acqua. A
come giovanetti di bell'aspetto con corona e causa dell'aspetto pericoloso, distruttivo, i
riccamente adorni di gioielli. Viene loro sacrifici di Niigas devono essere condotti in
attribuita forza soprannaturale, potenza, modo da evitare il loro effetto dannoso.
astuzia e saggezza. Nella raffigurazione I serpenti costituiscono in molte raffigura­
antropomorfica recano come attributi rico­ zioni gli ornamenti degli dèi. Soprattutto
noscibili un rosario e un recipiente con Siva e Durgii portano spesso un orecchino a
acqua. Sculture a più braccia dei Nagas pos­ forma di serpente (Nagak�dala), un cappio
sono recare gli attributi loto, mortaio, vome­ costituito da un serpente (Nagapii�a) o una
re e vasoio con serpenti. corda sacrificale ugualmente sotto forma di
I Nagas, sotto forma di serpente, sono per lo serpente (Nagayajfiopavita; cfr. par. 7 .3 ).

A sinistra: i l r e degli Asuras Bali, che fu relegato d a Vi�ryu nel mondo ctonio. A destra: i l serpente dalle cinque
teste come copricapo protettivo che si protende sulla testa di Vi��u (in alto) e come principe dei serpenti nel
gesto della venerazione (in basso) .

183

r 1
Il vortice del mare di latte e la manifestazione della natura

3. 1 .2.4 Surabhi e Nandi, i buoi sacri diso di Kt��a ( Goloka) ai piedi del monte
Meru.
Come simbolo di dispensatrice di alimenti, Dopo la morte degli uomini, le mucche por­
la mucca è sacra e non può essere uccisa. tano i morti attraverso il fiume nel mondo
Surabhi è uno dei nomi dati alla mitica sotterraneo (Vaitar�i) , brulicante di cocco­
mucca dell'abbondanza. Essa provenne drilli , per poter avere una nuova esistenza. n
come primo tesoro degli dèi dal vortice del bue umano, il toro (V��an) simboleggia la
mare di latte e viene considerata figlia di pubertà. Diverso valore hanno i tori bianchi
Dak�a. Come animale che esaudisce i desi­ rispetto a quelli neri. n toro bianco simbo­
deri, la mucca è denominata Kamadhenu. leggia Siva, Mahdvari, Parvati e le sette
Essa è il simbolo dell'eterna semina e del­ madri, mentre il toro nero sta per Yama, il
l'eterno germogliare che si verifica in natu­ dio della morte. Le quatt ro zampe dd toro
ra. Inoltre Surabhi è la progenitrice di tutti simboleggiano verità, purezza, compassione
i bovini, la madre di tutte le mucche. Tutto e franchezza. Si crede che toccare la coda
quel che essa espelle è sacro e produce puri­ del toro liberi delle impurità.
ficazione rituale. n suo latte ringiovanisce n toro bianco con la coda nera, animale di
gli esseri umani, la sua urina e i suoi escre­ Siva, si chiama Nandi («il fortunato»). Nei
menti sono terapeutici o agiscono come pre­ tempi più antichi si vedeva in Nandi la forma
ventivi nei confronti di molte malattie. animale di Siva. Solo l'impronta di Nandi
Raffigurata come una bellissima donna con (Nandipada) è sacra e costituisce un segno di
la testa di mucca e con gli attributi recipien­ fortuna. Simboleggia la forza ed esorta alla
te con acqua e mazzetto d'erba, Surabhi morale ed alla devozione religiosa, oltre che
viene invocata dai fedeli che attendono da all'osservanza della giustizia e delle leggi.
lei benessere e salute. Surabhi vive nel para- Poiché tutti gli uomini, secondo le concezio-

Nandi, il toro bianco, animale di Siva.

184

r 1
Il signifiCIJto delle rappresentazioni degli animali

ni indiane, sono guidati da un comportamen­ pre-vediche, considerate gli sciamani di tutti


to impulsivo e Siva, come il più grande degli gli dèi. Essi conoscono tutti i segreti della
asceti, riuscì a dominare gli impulsi, gli fu natura, conoscono la forza terapeutica delle
concesso di cavalcare Nandi. Come divinità piante e in tempi più recenti viene loro affi­
non brahmanica Nandi era nell'antichità il data la custodia del nettare dell'immortalità
signore della gioia (Nandikclvara) e come (Am�a) , ricavata dal vortice del mare di
uomo fu raffigurato con una testa di toro. La latte.
gioia, che si chiama danza e musica, costi­ Haya e Viijin, concetti generali atti ad indi­
tuiva la forza primordiale della creazione, care i cavalli, si pongono in relazione sim­
che successivamente fu riferita a Siva come bolicamente con la saggezza e la forza.
Narariija. Con ciò Nandi è certamente il Haya è in relazione con il sole e simboleggia
duplice aspetto del dannoso e dell'utile,
cosa che vale anche per Siva nelle sue mol­
teplici rappresentazioni.

3 . 2 Il significato
delle
rappresentazioni degli animali

3.2. 1 Cavallo

n cavallo bianco (Turaga) è assieme alla


mucca (Surabhi) uno degli animali fuoriu­
sciti dal vortice del mare di latte. Nei Veda il
cavallo aveva una forma ben individuata e
riceveva un culto di grande rilievo. n carro
del sole del dio-sole (Siirya) viene trainato
da cavalli. Vi��u prese per sé il cavallo bian­
co dal vortice del mare di latte. n cavallo
dalle lunghe orecchie, UccaihSravas, era,
assieme all'elefante (Airiivata) , l'animale
cavalcato da Indra, e veniva venerato come
il mitico re e il padre primordiale di tutti gli
equini. n Vi��u dalla testa di cavallo viene
identificato con UccaibSrava, e Vi��u nella
sua decima incarnazione (Kalki) nella forma
di cavallo salva il mondo dalla distruzione.
Raffigurazioni di esseri umani con le teste di
cavallo sono particolaremente rare e sono
note soltanto presso gli Asvins. Gli Asvins Turaga, il cavallo, uno dei tesori provenienti dal
(«possessori di cavalli») sono due divinità vortice del mare di latte.

185

r
Il vortice del mare di latte e la manifestazione della natura

il regno, la potenza e la sicurezza. Vajin, «il la fede indiana, si favorisce l'arrivo di nuvo­
forte», indica soprattutto velocità, abilità e le apportatrici di pioggia. La dea --+ Sri­
virilità, qualità eroiche di re e guerrieri. Lak�mi è strettamente legata al culto degli
ll cavallo è quindi da considerarsi comun­ elefanti. Nell'iconografia ella siede sovente
que un simbolo atto ad indicare le suddette fra due elefanti, che tengono nelle loro pro­
proprietà. boscidi un recipiente d'acqua che versano
sulla dea.
Vi è uno stretto legame fra i culti dei Nagas
e il simbolismo degli elefanti. I serpenti
3. 2.2 Elefante (Gaja) sono i guardiani del tesoro della terra,
soprattutto delle acque. L'elefante alla sua
L'elefante è l'animale dei re per eccellenza. origine sarebbe stato egli stesso un Naga, un
Simboleggia potere e forza, equilibrio, pace re dei serpenti, cosa testimoniata dal simbo­
e ricchezza. Nell'antichità solo ai re era con­ lismo della proboscide.
cesso di avere degli elefanti. Molti esseri mitologici che abitano le regio­
L'elefante è anche un apportatore di ferti­ ni del Paradiso degli dèi, inaccessibili agli
lità. Un elefante bianco con quattro zanne, uomini, nella loro apparenza presentano
di nome Airavata, fuoriuscì dal vortice di una grande somiglianza con gli elefanti. Vi
latte. In forma poetica Airavata è paragona­ sono cioè vari esseri favolosi dalla testa di
to a nubi apportatrici di pioggia, che cado­ elefante: a questi appartiene il dio --+
no sulla terra e danno la vitale umidità alla GaQe�a dalla testa di elefante, che è divenu­
natura. Con la presenza di elefanti, secondo to uno degli dèi più popolari dell'India.

Gaja, l'elefante, l'animale regale cavalcato dai generali.

1 86

r 1
Il significato delle rappresentazioni degli animali

Un gruppo di ninfe semidivine forma la figura dell'elef&nte elargitore di vita.

3.2.3 Leone (Sùnha) n trono dd leone è un segno caratteristico di


-+ }fiàna-D�i9a-Miirti ed anche dei -+
Anche il leone è un animale divino, sebbene Durga. Le quattro zampe dd trono rappre­
in lui non si veda il re negli animali, come sentano i quattro pilastri delle regioni dd
nella cultura occidentale. mondo (dr. par. 8.2) e il trono nd suo com­
n titolo di «re degli animali» nella concezio­ plesso è il simbolo di un indomabile coraggio.
ne indiana può essere piuttosto attribuito La forza attribuita al leone si manifesta
all'antilope o all'unicorno. La forza e la anzitutto attraverso Vi��u, che nella sua
potenza da sole, attribuite al leone, non quarta incarnazione come -+ Narasi.rilha,
sono sufficienti a farlo considerare il più assunse la figura di questo animale per
grande tra gli animali. poter sconfiggere i demoni divenuti super-

Il leone (da sinistra a destra) come animale di contorno sul basamento di una scultura divina,
quarta incarnazione di Vi�qu e demone di una divinità.

187

r
Il vortice del mare di latte e la manifestazione della natura

potenti. Nell'ebbrezza del sangue, Narasirllha


(«leone antropomorfo») , trasformatosi in
demone, conduceva il mondo alla distruzio­
ne. Allora soltanto una terrificante emanazio­
ne di Siva poté essere di ostacolo alla sua
estasi incontrollata e cruenta.
Il leone simboleggia anche la protezione e
viene riprodotto come maschera decorativa
(Kirt�imuka) di cinture o appare come moti­
vo ornamentale su archi di porte o su fron­
toni di templi (cfr. par. 8.3 ) .

3.2.4 Antilope (Mrga)

L'antilope è un simbolo che si ritrova già nei


sigilli della civiltà dell'lodo. È il signore degli
animali ed incarna la natura in sé. Nella per­
sonificazione della dea Siinti, l'antilope è il
simbolo della pace. Il carro celeste del dio
lunare Candra viene trainato da una antilope
bianca. L'antilope fa parte anche egli attribu­
ti caratteristici di Siva (cfr. cap. 6) .

3.2.5 Bufalo (Mahi$a)

n bufalo come animale di yama, signore del


mondo ctonio, è il simbolo della morte.
All'animale viene attribuita una forza indici­
bile: è considerato simbolo di aggressività e di
testardaggine; caratteristiche queste che nel
mondo occidentale vengono attribuite al toro.
I demoni, che si posero in contrasto con gli
dèi, assumevano spesso le sembianze di Dall'alto verso il basso: l'antilope come
bufali. Incarnandosi in bufali essi riuscirono accompagnatrice di una divinità.
a sconfiggere gli dèi, a cacciarli e a stabilirsi Bufalo e demone·bufalo (a sinistra) e la dea che
predice la malasorte con il suo animale, il bufalo (a
nel Paradiso celeste. La leggenda riferisce
destra) . Il demone·bufalo sconfitto, Mahi�a, quale
che solo la dea Durgii, nella sua forma di --+ basamento di una dea.
Mahi�iisuramardini, fu in grado di venire in Il bufalo Mah�a, animale di Yama, il dio della morte e
soccorso degli dèi e di abbattere il demone- tipica immagine dei demoni in lotta con gli dèi.

188

r 1
Il signi/icato delle rappresentationi degli animali

bufalo. Un bufalo senza testa, nel quale è


incarnato un dio, simboleggia la vittoria sul­
l'elemento demoniaco.

3 . 2. 6 Capra (Aja)

Come per l'antilope, gli Indiani nei tempi più


antichi vedevano anche nella capra la natura
indifferenziata. La capra divenne successiva­
mente l'animale di -+ I�ana ed impersonò un
aspetto della dea -+ Pirvati.
Il caprone è l'animale da trasporto di -+
Agni, di -+ Kubera e di -+ Varuoa. Il carro
del dio vedico Pii�an, marito di Siirya, è
trainato da capre.

3 . 2 .7 Cane, sciacallo e lupo

n cane sta a significare l'impurità,cosa che lo


rende inadatto ad accompagnare la maggior
parte delle divinità. n cane, già in epoca più
antica, era stato addomesticato ed aveva la
funzione di guardiano. Due cani infernali,
Sabala e Syima, fanno la guardia all'ingresso
del mondo sotterraneo, il regno di Yama, il
dio della morte. Sono discendenti di Sarama,
la cagna di Indra, che ha la funzione di mes­
saggera e di guardiana, ed è considerata la
progenitrice di tutti i canidi. I cani degli
Inferi sono spesso raffigurati con quattro
occhi.
Siva, in alcune delle sue forme originarie, che
ricordano la sua identificazione con il dio
delle tempeste Rudra, e che lo mostrano
come mendicante ascetico degno di culto,
viene acompagnato da un branco di cani. Per
lo più il cane viene rappresentato iconografi­
In alto: Aji, la capra, nella raffigurazione di un
semidio in atto di venerazione. camente ritto sulle zampe posteriori. Egli
In basso: il cane e il lupo, gli animali impuri. lecca la mano destra del dio protesa in basso.

1 89

r 1
Il vortice del mare di latte e la manifestazione della natura

Lo sciacallo (Srgila) è l'animale di -+ Kalr. 3.2. 1 0 Scorpione (Vrscika)


Nella notte della nascita di Kmta, la dea -+
Durga assunse la forma di uno sciacallo per Lo scorpione funge a volte da ornamento,
salvare il bambino dalle intenzioni assassine ad esempio come catena di Siva allorché assu­
dd re -+ Krupsa, un demone che si era rein­ me la funzione di -+ V�apraharao.a-Miirti, che
carnato nel re tirannico di Mathura. beve il veleno fuoriuscito dal mare di latte
n lupo (Vrka) è un animale che si trova in salvando cosl gli uomini dalla sostanza tossi­
relazione con -+ Siva-Bhairava e con la dea ca. Lo scorpione simboleggia il veleno ancor
-+ Gauri. più del serpente. Esso tiene anche in guardia
da un amore eccessivo e dalla perdita di
senno, emozioni che nascondono in sé il
3 . 2. 8 Mangusta (Nakula) pericolo di una malattia distruttiva e di una
esistenza miserabile.
La mangusta è paragonabile a una cornuco­
pia. Viene descritta e raffigurata mentre cor­
rendo sputa monete e gioielli. Perciò la 3.2. 1 1 Tartaruga (Kurma)
mangusta è accompagnatrice di -+ Kubera,
il re dei geni, demone semidivino, conside­ Nei miti cosmogonici la tartaruga è collega­
rato entità preposta alla ricchezza. I guar­ ta a Prajiipati, il creatore della natura. Essa
diani della ricchezza della terra sono i ser­ simboleggia la nascita del mondo. La tarta­
penti, che a loro volta sono sorvegliati dalla ruga cosmica è un elemento del processo
mangusta, che dunque è vicina all 'aquila creativo. Prajapati assunse la forma di una
(Garuda), l'acerrimo nemico dei serpenti. tartaruga quando creò la vita.
Kubera non viene quasi mai rappresentato
senza la mangusta, che si trova o nella sua
mano o sul suo trono.

3.2. 9 Cinghiale e maiale (Varaha)

La raffigurazione più comune è quella del


cinghiale. È essenzialmente l'animale della
dea -+ Gauri e simboleggia l'agricoltura. Le
zanne del cinghiale possono essere conside­
rate metafore dell'aratro. n consumo di
carne di cinghiale ha carattere rituale.
Vi��u, in una delle sue incarnazioni, assun­
se la forma di cinghiale (cfr. par. 2 .3 .5) e
cosl salvò la dea della terra che stava anne­ A sinistra: la tartaruga Kùrma, sulla quale poggia il
gando tra i flutti, e la ricondusse sulla terra mondo. A destra: la tartaruga nella sua funzione
ferma. di trasportare gli dèi.

190

r 1
Il significato delle rappresentazioni degli animali

La parte inferiore della corazza simboleggia


la terra, quella superiore il cielo. n corpo,
posto fra le due, rappresenta l'atmosfera.
Con il vortice del mare di latte (cfr. cap. 3 )
la tartaruga ebbe la funzione di basamento
della montagna-mestolo utilizzata per agita­
re le acque. La sua devozione e la sua mode­
stia sono considerate doti ideali per gli esse­
ri umani, che dovrebbero disciplinarsi ed
agire con calma e moderazione.
Anche Vi�QU in una delle sue incarnazioni
assunse l'aspetto di una tartaruga ( -+
Kurmavatira). La tartaruga è l'animale che
trasporta la dea-terra -+ Prthivr e le dee flu­ Dall'alto in basso: il pesce come accompagnatore
delle dee della fertilità (a sinistra) e come segno di
viali, in particolare -+ Yamuni.
buona sorte (a destra) . Jalebha, animale nato dalle
acque, un elefante ed un bufalo con corpi di pesce.

3 . 2. 1 2 Pesce (Matsya) 3 . 2. 1 3 Rettili


Nella sua prima incarnazione Vi�QU si mate­ La facoltà del camaleonte di mutare di colo­
rializzò in un pesce e salvò il mondo ( -+ re ha ispirato poeti ed artisti sin dai tempi
Matsyavatara). La funzione del pesce come più antichi. Nel camaleonte ed anche nel
salvatore appare chiara anche nella leggenda
di Vaivasvata, il Noè indiano, che fu salvato
da un pesce cornuto.
n pesce, assieme alla tartaruga, è l'animale
delle dee fluviali -+ Ganga, -+ Sarasvati e -+
Yamuna. Pertanto il pesce simboleggia i
fiumi sacri dell'India e tutte le forme di vita
acquatica. Una serie di esseri mitologici
viene considerata «sorta dalle acque». Metà
pesci, metà esseri umani o animali, come
«elefanti-pesci», «cavalli-pesci», o anche
sirene, dimostrano il principio che ogni
forma di vita deriva dall'acqua. Due pesci
fanno parte degli otto segni che portano for­
tuna (cfr. par. 8.6).

Il coccodrillo come accompagnatore e trasportatore


di dèi e come prototipo del mitico Makara.

191

r 1
Il vortice del mare di latte e la manifestazione della natura

geco si vede qualcosa di profetico. Questi in forma di prodigi. In tal modo si sviluppò
rettili appartengono dunque alla cerchia in India nel corso dei secoli una dottrina
degli animali magici. segreta basata sul comportamento e sul
n fiume che separa il mondo sotterraneo da canto degli uccelli.
quello dei vivi è popolato di coccodrilli. Con Nell'iconografia l'uccello contribuisce al
l'aiuto della sacra mucca Surabhi i morti significato generale di una scultura. Una
possono evitare gli acuti denti dei feroci ret­ coppia di uccelli, ad esempio, collocata alle
tili. I coccodrilli si trovano anche nei laghi spalle di una coppia divina, rafforza l'idea
sacri. del rapporto d'amore intercorrente fra le
La trasposizione iconografica di questi retti­ due divinità. Un pappagallo o una cornac­
li dal carattere mitico si ha in Makara, sorta chia danno alla rappresentazione il valore
di mostro marino, animale delle dee fluviali simbolico dell'immortalità.
oltre che di -+ Ganga e del dio delle acque n più importante fra gli uccelli, la mitica aqui­
-+ Val'UQa. la -+ Garuda, che ha assunto il ruolo di un
semidio e viene pertanto rappresentata anche
in maniera antropomorfa, è da collocarsi fra
3 . 2. 1 4 Uccelli «gli dèi in forma animale» (cfr. par. 3 . 1 .2).

Gli uccelli sono portatori di notizie oppure


annunciano eventi assumendo la posizione 3 . 2. 1 4 . 1 Cornacchia, gufo e colomba
di esseri magici nel simbolismo degli anima­
li. Secondo una antica credenza gli uccelli La cornacchia, il gufo e la colomba sono
vegliano sui segreti della vita impenetrabili uccelli il cui apparire indica un cattivo pre­
agli esseri umani. Essi solo hanno accesso sagio. La cornacchia (Kaka), l'animale del
alle contrade nelle quali vivono gli dèi. Gli dio del pianeta Sa turno (-+ Sani) arrecante
dèi utilizzano gli uccelli come messaggeri e disgrazia ed emblema della dea della mala­
mediante questi inviano agli uomini notizie sorte -+ Jye$�ha, sta a rappresentare l'anima
dei morti. Potenze malvage si incarnano nei
gufi (Uluka). Questo uccello è emblematico
della dea apportatrice di sventura -+ Nirrti,
di -+ CimUQdi e del dio planetario -+ Rahu.
Vi sono demoni dalla forma di gufo deno­
minati Ulùkhales, che nell'iconografia pre­
sentano un'immagine ripugnante. Appaiono
con occhi incavati, con lingue pendenti dal
becco e con gli attributi dava e recipiente.
La colomba (Kapota) è la messaggera della
dea Nirrti. Essa è solita profetizzare sfortu­
na, miseria, dolori e disgrazie. Se si ode gar­
rire una colomba nei pressi di un fuoco, si
Il pappagallo, animale di Kama, dio dell'amore. tratta di un presagio di morte.

192

r 1
Il significato delle rapPresentazioni degli animali

3 . 2. 1 4 . 2 L'oca (Haf!Zsa) 3 . 2 . 1 4. 3 Il gallo (Kukkuta)

Fra gli uccelli acquatici dobbiamo conside­ n gallo è animale caratteristico del dio della
rare anzitutto l'oca, il cigno e la gru. In guerra -+ Skanda. Sovente appare sullo
Harpsa, l'oca o il cigno, si rivela il principio stendardo, uno degli attributi del dio, o
della creazione. Han;1sa è per questo moti­ compare come attributo nelle sue raffigura­
vo l'animale di Brahma, di Sarasvati, di zioni scultoree.
Brahmani, di Candra e di Varm;1a. Han;1sa è Simboleggia il sole che tramonta e quindi il
il respiro cosmico, colui che dà la vita. potere del tempo.
«Harp» significa espirare e «Sa» significa
inspirare. Inspirare ed espirare indicano il
fluire della forza vitale di origine cosmica 3 . 2 . 1 4 . 4 Il pavone (Mayura)
(Brahman), il suo andare ed il suo ritorna­
re. Le oche vengono spesso rappresentate L'antenato del pavone è il mitico uccello �
in volo, ed il loro librarsi tranquillo sta a Garuda. Da una delle sue piume deve esse­
simboleggiare la forza meditativa dello re nato il pavone. Esso simboleggia l'im­
yogin che si trova sul cammino verso la mortalità ed è per tale motivo strettamente
somma conoscenza. Colui che è libero dai legato alla divinità dell'eterna giovinezza a
legami dell'esistenza viene denominato Karttikeya ed alle divinità facenti parte
Paramahan;1sa, in quanto anche l'oca è libe­ della sua cerchia.
ra da limitazioni. Ella è a casa sua sulla Poiché il dio Skanda si identifica con
terra come nell'acqua e nell'aria, come uno Karttikeya, il pavone è l'animale di entrambe
yogin che non si limita mai ad un luogo le divinità, che, in quanto figlie di Siva, hanno
specifico. trasmesso questa caratteristica del pavone
Oche che vengono raffigurate con un boc­ anche al loro padre. Le penne del pavone
ciolo di loto nel becco sono apportatrici di sono consacrate pertanto anche a Siva.
prosperità e concedono agli uomini nuova
vita. I boccioli di loto sorgono dai laghi
sacri delle regioni celesti ai piedi del sacro
monte Meru. Essi consacrano la terra abi­
tata dagli uomini e recano benefici a tutti
gli esseri viventi. Il loto appartiene pertan­
to alle piante sacre (cfr. par. 3 .5 .2 ) .
Contrariamente all'oca, l a cornacchia
(Bagala) è un animale che fa riflettere sulla
precarietà umana. Essa ricorda agli uomini
di meditare, di chiudersi in se stessi, per
soffermarsi sulle azioni che compie, affin­
ché non debba pentirsene. In tal senso la
gru incarna ugualmente una virtù: la pru­
denza. Il pavone, animale di Skanda, dio della guerra.

193

r 1
Il vortice del mare di latte e la manifestazione della natura

3.3 Esseri /antastici che ha insieme tratti di pesce, di tartaruga, di


coccodrillo e di elefante. Simboleggia la
In paradiso, in cielo, in quanto sede degli forza vitale dell'acqua ed incarna tutti gli
dèi, abitano esseri dal carattere mitico, crea­ aspetti degli animali che sono in esso unifi­
ti dalla fantasia degli uomini. Nessuna di cati. Sovente è usato come elemento archi­
queste creature fantastiche può essere iden­ tettonico per decorare archi, colonne e basa­
tificata con un animale specifico; comunque menti. Nelle diverse raffigurazioni si vedono
esse presentano le caratteristiche degli esse­ spesso varie piante fuoriuscire dalla sua
ri viventi. Alcune di queste figure favolose grossa bocca spalancata. Se uno gnomo o un
sono per metà esseri umani, per metà ani­ demone della terra cavalca un Makara, ciò
mali, altre hanno la testa di un certo anima­ sta a simboleggiare l'agricoltura. Vengono
le ed il corpo di un altro. inoltre raffigurati gnomi posti fra queste
L'animale fantastico che appare più spesso piante: il che sta a significare che traggono
nell'iconografia è quello peculiare delle dee dalla bocca del pesce la vita vegetale. Questa
fluviali, il Makara, sorta di mostro marino, immagine può inoltre significare che gli

a b c d

Sopra: Makara come portatore di fertilità. Dalle sue fauci fuoriescono vite vegetali ed animali. Sotto: a) Makara,
il mitico mostro marino; b) Narasirilha, il leone antropomorfo; c) Gajasirilha, il leone-elefante; d) Gajavr�abha,
bufalo ed elefante con una sola testa, simbolo della commistione delle forze antagoniste della nascita e della
distruzione.

194

r
Esserifantastici

esseri umani vogliono sottometter�i alla in quanto l'elefante è collegato all'acqua


terra e all'acqua. Si esprime comunque quale forza vitale. Gli animali acquatici sim­
anche preoccupazione, in quanto il Makara boleggiano l'acqua in sé quale origine di
è il tesoro personificato di -+ Kubera, capo ogni forma di vita (cfr. par. 3 .2 . 1 2 ) .
degli spiriti della profondità e dio della Altre composizioni in forma di animali
superficie. Bene e male sono strettamente mostrano esseri metà elefanti e metà leoni
legati in questo mostro marino, e la sua bal­ (Gajasi.mha), mezzo uomini e mezzo anima­
danza potrebbe irritare gli dèi. li (come ad esempio uomini dalla testa d'e­
Prova evidente del fatto che tutti gli anima­ lefante, Gaja-virala, o dalla testa di leone,
li provengono dall'acqua è data dai cosid­ Sirilha-virala), o con il becco di volatile e la
detti animali nati dalle acque (Jalebha) . testa umana (Nara-virala). TI più terrificante
Nell'iconografia fungono d a elementi deco­ di questi esseri fantastici è Sarabha, un
rativi vari animali come cavalli, elefanti e mostro selvaggio, feroce, metà uomo, metà
buoi con code di pesci. In particolare l' ele­ animale, sovente con uno o con tre corni, con
fante acquatico ha un significato simbolico, sei o con otto zampe e con frecce al posto
della criniera. Sarabha simboleggia l'estasi e
la morte. Siva assunse questa forma per ucci­
dere il leone antropomorfo ( -+ Narasi.rilha),
quando' impediva al fedele sivaita -+
HiraoyakaSipu la sua offerta rituale.
Come amici ed intrattenitori degli dèi vi
sono esseri favolosi che suonano e danzano.
Fra questi troviamo i -+ Kinnaras: esseri
fantastici col corpo di uccello e testa umana.
Nel suo valore simbolico la composizione che
vede uniti toro ed elefante (Gajav�abha)
deve essere distinta da quelle degli esseri fan­
tastici. La raffigurazione del Gajav�abha
·costituisce un gioco artistico in cui i due ani­
mali sono posti l'uno di fronte all'altro men­
tre le teste si compenetrano. Eppure il bufa­
lo e l'elefante hanno caratteristiche contrap­
poste. L'elefante è un animale elargitore di
vita, in stretta relazione con il culto di Naga,
il serpente che apporta la fertilità e con gli
animali «nati dalle acque», mentre il bufalo è
accompagnatore di Yama, dio della morte, ed
è il prediletto dei demoni. In questa rappre­
sentazione del Gajav�abha si può allora
vedere il tentativo di esprimere la contraddit­
Vyalaka, il leone cornuto. torietà insita in tutte le forme di esistenza.

195

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Il vortice del mare di latte e la manifestazione della natura

3.4 Piante e alberi Questa pianta, e soprattutto il suo succo


giallo , hanno il nome di Soma. Soma è il net­
Piante, erbe, fiori, cespugli ed alberi, selva­ tare dell'immortalità e costituisce la bevan­
tici o coltivati, fanno parte del culto, cosl da degli dèi. n succo aveva l'effetto di una
come dèi, animali o altre manifestazioni droga e si credeva che il berla rendesse gli
della natura. Questi elementi hanno un valo­ uomini partecipi della realtà divina, dando
re simbolico ugualmente forte, per cui costi­ loro l'ispirazione per comprendere i sacri
tuiscono una parte significativa dell'immagi­ inni vedici. n Soma simboleggia la sotanza
ne divina nel suo complesso. n culto dell'al­ fluida dell'universo e fu in tempi successivi
bero e del serpente è tipico del mondo attributo della luna (Candra) . n dio o il
indiano. Questo culto delle piante, ed in signore della luna (-+ Somadeva) era per­
particolare degli alberi, in quanto sedi degli tanto anche il re delle piante.
dèi e dei geni della vegetazione, è diffuso
nell'intero subcontinente e rimanda ad anti­
chi ed autoctoni culti della vegetazione.
Questi culti sono profondamente radicati
nella coscienza degli uomini e fanno parte
sino ad oggi del pensiero e del comporta­
mento religioso umano. n piantare un albe­
ro, secondo il rituale prescritto, assicura
una reincarnazione nel cielo dei sommi dèi,
libera antenati da dolorose forme di esisten­
za e aiuta i discendenti ad avere una vita
migliore.
La cosmografia induista dà ai continenti,
collocati secondo un modulo anulare
(anelli concentrici), nomi di alberi: il con­
tinente interno, ad esempio, è denominato
Jambudvipa, dall 'albero della rosa pomife­
ra (Jambu).
Nove piante di diverso genere rappresen­
tano i nove aspetti della dea Durgii, che
abita in queste piante come BrahmiiQi,
Kalikii, Durgii, Kiirttikr, Siva, Ruktadantika,
Sokarahita, CiimuQÒii e Lak�mi. n culto
delle dee nelle loro forme vegetali secondo
la fede induista serve a proteggere gli esseri
umani.
Vi è una pianta particolare, ampiamente uti­
lizzata in rituali vedici, che non si è riusciti
a individuare dal punto di vista botanico. Una dea dell' albero.

196

r
Piante e alberi

3 . 4. 1 Alberi (Vrk.fa) che si cela il cosiddetto albero Pippala, in


sanscrito A�vattha, che è sottoposto soprat­
Gli alberi che crescono nel Paradiso divino tutto a Vi��u. La Ficus religiosa è l'albero
(Svarga) �ono diversi da quelli che crescono della vita per eccellenza, dd quale si dice
sulla terra. I cinque alberi del Paradiso sono che è radicato nel dio. Nella mitologia sotto
Mandara, Parijata, Sami, Haricandana (san­ quest'albero si radunano le Apsaras, le
dalo) ed in particolare il Kalpavrk�a, che ninfe celesti, che riempiono l'aria con il
esaudisce i desideri. Nell'antico tempo dei suono dei loro cembali e dei liuti, motivo
Veda il bosco fu personificato come il tutto questo molto frequente soprattutto nei
(Araoi) e l'indifferenziata divinità dell'albe­ rilievi rupestri.
ro veniva venerata col nome di Vanasp ati. Un altro genere di fico è il Nyagrodha (Ficus
Successivamente ciascun dio fu assegnato ad indica) , consacrato a Vi��u, che con le sue
un albero specifico, principio che venne radici aeree occupa uno spazio molto vasto.
ulteriormente rafforzato da una leggenda Popolarmente quest'albero, alquanto spet­
secondo la quale la dea Parvati trasformò gli trale, è chiamato Banyan. Lo spazio occu­
dèi in alberi. Con ciò appare chiaro che il pato dalle radici aeree appartiene all'ambito
tardo Induismo con le sue nuove divinità della terribile Kali. Dal legno del Banyan si
non aveva soppresso tuttavia il culto degli ricavano vassoi per sacrifici.
alberi. Siva fu trasformato nell'albero Vata, Un altro albero del genere Ficus, consacra­
Vi�r:tu nell'albero Agvattha, Brahma nell'al­ to a Vi��u, è l'Udumbara (Ficus glomerata) .
bero 1Plak�a, Agni nell'albero Sami e Indra I suoi frutti avrebbero le qualità di tutti gli
fu trasformato nella pianta detta Vajri altri frutti ed il suo legno riunisce le qualità
(Euphorbia antiquorum) . del legno di tutti gli altri alberi; perciò que­
st' albero simboleggia nutrimento e forza.

3 . 4 . 1 . 1 Il fico

La botanica individua nel subcontinente 3 . 4 . 1 .2 Il melo selvatico


indiano sino a 600 tipi di Ficus. E non si
può dire con certezza se la denominazione Nel melo selvatico, popolarmente chiamato
sanscrita per un albero di fichi coincida con Bilva in base ai suoi frutti, si vede la forma
la determinazione botanica. L'albero sacro, vegetale di Siva. TI frutto del Bilva, la mela
sotto il qule Buddha ebbe la sua illumina­ selvatica, che ha un grande potere terapeuti­
zione, che per tale motivo ha il nome di co nt;i casi di malattie gastriche ed intestina­
Bodhi («illuminazione») e viene venerato li, viene simboleggiato il fallo (Lmga) di
dai Buddhisti nella sacra sede di Bodh­ Siva. Siva a volte viene raffigurato con un
Gayi a Bihar, viene identificato con la Ficus bastone che ha come pomello un frutto del
religiosa. Fra queste determinazioni botani- Bilva (BilvandaQQa) .

197

r 1
Il vortice del mare di latte e la manifestazione della natura

3 . 4. 1 . 3 L'albero del corallo 3.5 Piante

Uno dei cinque alberi sorti dal vortice del Fra le piante sacre con le quali gli dèi sono
mare di latte è l'albero del corallo o Parijiita in relazione e con le quali a volte vengono
(Erythrina indica) . Le sue foglie divise in tre raffigurati, vi sono erbaggi, piante rampi­
parti simboleggiano la triade Brahmii, Siva e canti e piante aromatiche.
Vi�Qu. Quest'albero fa parte anche dei cin­ n basilico, Tulasi (Ocimum sanctum) , è una
que alberi del Paradiso. Kr�qa dovrebbe manifestazione vegetale di Vi�qu ed è consa­
averlo rubato e trasportato in quel luogo. crato alla dea La�mi. Viene personificato
Da allora il profumo dei suoi fiori satura l'a­ nella dea Tulasidevi. Ella siede come
ria celeste. L�mi su un trono di loto, ha quattro brac­
cia ed ha come attributo un loto azzurro ed
uno bianco, mentre le altre mani compiono
3 . 4. 1 . 4 L'albero Afoka i gesti della protezione e dell'esaudimento
del desiderio. Porta una corona ed è ricca­
L'albero A�oka (Saraca indica) è consacrato mente ingioiellata. La pianta e la dea che la
a Siva. Si crede che fiorisca quando una impersona esercitano una azione protettiva
ragazza bella e giovane tocca il suo tronco nei confronti della casa: allontanerebbero
con una gamba. L'arco di --+ Kiima, il dio infatti i messaggeri del dio della morte
dell'amore, si identifica con i fiori dell'albe­ Yama. n succo della pianta vine spalmato
ro Asoka, che per questo motivo vengono sulla ferita procurata dal morso di un ser­
offerti al dio. pente velenoso ed agisce come antidoto.
A�oka è in India un nome amato, portato L'erba Kusa (Desmostachya bipinnata) è
anche da uno dei grandi signori dell'epoca sacra per gli Indiani. Un mazzetto di que­
Maurya (273 -232 a.C.). st' erba costituisce un attributo di Brahmii

I tralci che esaudiscono i desideri nella forma di un essere divino.

198

r
Piante

ed anche della mucca Surabhi, personifica­ 3 . 5. 1 Fiori e in/iorescenz.e


zione dell'abbondanza. Come attributo di
Brahmii è chiamata Kiirca, come attributo di I fiori sono offerta gradita dagli dèi.
Surabhi è detta Tp:].a. Si crede che quest'er­ Secondo un ordine ben definito vengono
ba allontani il male se la si tiene al fianco. posti sugli altari dinanzi alle statue degli dèi,
TI serpente (-+ Naga) leccò una goccia del­ oppure, disposti in forma di catena, vengo­
l' elisir della vita eterna Amrta, ricavato dal no avvolti attorno alle sculture degli dèi
vortice del mare di latte, e si tagliò la lingua nascondendole in gran parte.
con la ruvida pianta. Sebbene fiori particolari, soprattutto il loto e
Piante rampicanti, ornamenti cari all 'icono­ il giglio, vengano offerti di preferenza, non vi
grafia, legano uomini, dèi e piante fra loro e è una regola specifica per quel che concerne
rappresentano la forza vitale considerata i fiori da dare a ciascuna divinità. L'eccezione
separata da tutti gli esseri viventi. Questa vale per il fiore Ketaki, che non può mai esse­
pianta si chiama Lati . In essa gli Indiani re offerto a Siva. Questo divieto risale alla
vedono anche la lama di una spada o il pro­ leggenda per cui Brahma cercò di individua­
filo di una figura di donna. La lunga e intri­ re l'inizio e la fine del Liilga di Siva. Brahmii
cata pianta rampicante (Kalpalatii) giunge assunse la forma di oca e volò in alto senza
sino al cielo, dove cresce ulteriormente e poterne però raggiungere l'estremità. Lungo
viene chiamata Kalpavalli , in quanto ha la il percorso incontrò il fiore Ketaki che cre­
proprietà di esaudire i desideri. sceva sulla testa di Siva. Tornò allora indie­
Fra le piante aromatiche vi è soprattutto il tro credendo di aver raggiunto l'estremità e
giallo zafferano (Haridra) (Cucurma longa), di essere così divenuto più potente di Siva.
utilizzato come offerta rituale per -+ Questa leggenda viene rappresentata nel -+
GaQe&a, dalle quattro braccia e dai tre Lmgodbhava-Miirti.
occhi, quale HaridragaQapati. Il bianco giglio d'acqua (Kalhara) è emble­
matico della forma di -+ Ordhva-G�apati.
Gigli d'acqua vengono però offerti anche
alla divinità lunare Candra.
La manifestazione visibile dell'Amrta, l'eli­
sir della vita eterna, ricavato dal vortice di
latte, è il fiore Ku�tha. Esso è il fiore del­
l'immortalità e cresce nel cielo sotto il gran­
de albero della vita (albero A�vattha) .
Brahma diede al dio dell'abbondanza,
Kubera, un magico carro celeste fatto di
fiori e trainato da oche (Hal\lsa). Questo
carro venne rubato dal re dei demoni
Rav�a. e dopo la morte di questo fu utiliz­
zato da Rama e da Sitii.

Motivi di fiori e di piante.

199
Il vortice del mare di latte e la manifestazione della natura

3 . 5 . 2 Il loto (Padma) ca la fertilità che si sviluppa in fiori grandio­


si. La divinità è in piedi sul fiore o vi tro­
Quando si parla di fiori da un punto di vista neggia, anche perché la divinità è nata dal
religioso, si parla soprattutto del fiore di fiore di loto. n fiore sta per il ventre mater­
loto (Padma) . Nell'iconografia vengono rap­ no, ossia la Yoni, sulla cui profondità si erge
presentati vari tipi di loto (ninfacee) . Quello il Liti.ga (cfr. par. 8.4). La gemma simboleg­
maggiormente raffigurato è il loto indiano gia la verginità, ma una volt, sbocciata rap­
(Nelumbo nuci/era) i cui fiori rossi o bianchi presenta il sole. n loto ha il significato di
sono retti da lunghi steli. n simbolismo del bellezza e freschezza di una creazione sem­
loto ha origine dall'acqua, indicando così pre nuova.
che ogni forma di vita ha origine dall' ele­ Il loto serve agli dèi non solo come trono
mento acqua. Sulla superficie dell'acqua (Padmasana) o basamento (cfr. par. 8.2 ) ,
riposano le foglie della pianta e simboleggia­ m a è anche attributo d i molti dèi e d i varie
no la terra, e sulla terra e sull'acqua si collo- dee.

In alto: un fiore di loto; un bocciolo di loto, simbolo ·della purezza e della verginità; un loto in fiore come
simbolo del grembo materno e del sole. Sotto: il loto come seggio degli dèi. Troneggiare sul loto ha lo stesso
significato del nascere dal loto.

200
Fiumi e montagne

3.6 Fiumi e montagne Ganga di venire sulla terra per benedirla


con la sua umidità. La dea Ganga, che uscì
Le forze dell'abbondanza del mondo si dal piede di Vi��u, e che scorreva in dire­
mostrano nella maestà dei corsi d'acqua e zione della luna e delle stelle, mutò il suo
dei massicci dell'Himalaya. Le regioni di percorso dirigendosi sulla sacra montagna
difficile accesso, o che non permettono dell'Himalaya. Poiché la massa d'acqua
accesso agli uomini, sin dai tempi più anti­ incominciò ad invadere la terra, il grande
chi venivano venerate come luoghi d'origine asceta del monte Meru (Siva) la accolse
e sedi degli dèi, ed avevano un importante addomesticandola. I suoi capelli, acconciati
significato nella mitologia. alti sul capo, accolsero la potente cascata e
Le poderose montagne servivano agli dèi e la incanalarono, così che questa perdette di
agli uomini come proiettili e simboleggiava­ forza nel labirinto dei capelli. Le acque pre­
no la durezza della natura. I fiumi popolar­ sero allora a scorrere con regolarità
mente erano considerati divinità femminili dall'Himalaya, versandosi con maestà nella
apportatrici di vita e di nutrimento. Le zone pianura dell'India, regalando alla terra ed
montuose con i loro laghi e le loro fonti ispi­ alle sue creature la loro benedizione che
rarono poeti, filosofi ed artisti. Vi si ricono­ faceva nascere la vita. Da gocce di questo
sceva il paradiso abitato da una grande fiume sorsero i laghi sacri. n fiume d'acqua,
quantità di geni della natura. In molti rilievi che scorreva dai capelli di Siva, si suddivise
ed in innumerevoli decorazioni dei templi si in sette rami, che costituiscono i sette fiumi
trovano immagini della vita paradisiaca. dell'India e nei quali vengono venerate le
dee della valle dell'Indo. A costoro appar­
tengono anzitutto Ganga (Gange), Sarasvati
(Sindhu) e Yamuna. Nell'immagine delle
dee del fiume si rispecchia l'immagine della
3 . 6. 1 Le dee fluviali (Nadfdevattl) vita dei contadini induisti e il loro religioso
legame con le forze divine della natura.
.
Le personificazioni dei fiumi, ossia le dee
fluviali (Nadidevatii), si distinguono con
difficoltà dalla dea -+ Sri-Lak�mi. Esse
assumono spesso, come fanno anche i prin­
cipi dei serpenti (Niigariijas), il ruolo di 3 . 6. 1 . 1 Ganga, Sarasvatt e Yamuntl
guardiane. Accompagnate da uccelli acqua­
tici, esse si collocano su tartarughe (Kiirma) , La prima serie dei tre maestosi rami del
su mostri marini (Makara) o su fiori di loto Gange è simboleggiata dalle tre dee fluviali.
(Padma) in atteggiamento di fervida devo­ Anzitutto Ganga è la madre, dà benessere e
zione. garantisce la liberazione. Come dea rappre­
La mitologia indiana insegna che la terra un senta l'immagine primordiale di tutti i fiumi
tempo era arida e invivibile. Gli esseri semi­ dell'India. Personifica la salute e· l'abbon­
divini dell'Himalaya (�is), guidati da danza, come viene ben evidenziato dai suoi
Bhagiratha, pregarono il fiume celeste preziosi ornamenti posti sulla cintura e sul

201

r 1
Il vortice del mare di latte e la manifestazione della natura

fazzoletto avvolto ai suoi fianchi. La dea


rappresenta gioia di vivere in riferimento
alla vita presente e speranza nella vita futu­
ra. ll culto di Ganga si realizza in particola­
re quando ci si bagna nd fiume, ci si purifi­
ca delle proprie colpe e si disperdono le
ceneri dei morti nelle sue acque. Con ciò la
dea dei morti assicura una rinascita fra gli
dèi in un regno di celeste spiritualità.
Ganga viene spesso rappresentata in modo
che la parte inferiore del suo corpo assuma
come simbolo l'acqua. Per lo più la dea
appare su un mostro marino (Makara) o su
una tartaruga (Kiirma) , e qualche volta
anche su un loto (Padma). Le sculture a due
o a quattro braccia hanno come attributi
tipici un recipiente d'acqua, un piumino ed
un loto.
Poiché Ganga viene anche considerata la
forma acquea di Siva, la dea può essere raf­
figurata al lato destro di Siva -+ Na!ariija,
ossia del dio danzatore cosmico.
Sarasvati («colei che scorre») nei Veda era il
nome di un fiume che scorreva nella zona
nord-occidentale dell'India. Oggi questo
fiume termina in una regione desertica, dove
il letto si prosciuga. Con l'esaurirsi del fiume
si trasformò anche il culto di Sarasvati.
Nell'Induismo attuale la dea viene conside­
rata compagna di Brahma e sposa di Vi��u.
Lo Yumna (Yamunii) è un affluente del
Gange. La personificazione di questo fiume
appare pressoché identica a quella di
Garigii. Gli attributi della dea Yamunii sono
recipiente con acqua, piumino e loto.
Qualche volta Yamunii viene identificata
con Yami, sorella di Yama, dio della morte.
In questa raffigurazione la si riconosce aven­ La dea fluviale Ganga con il suo attributo, un conte­
do come attributo una calotta cranica. nitore dove è riposto l'elisir tratto dal mare di latte.

202
Fiumi e montagne

3 . 6. 2 Montagne Piirvati come vincitore del re dei demoni


Ravao a, che il dio tiene imprigionato sotto il
La catena montuosa dell'Himalaya in mito­ monte. n monte in sé è anche simbolo del
logia rappresenta il paradiso degli spiriti e Liriga (cfr. par. l . l ) .
degli antenati. n monte d'oro Meru è il n monte Mandara servì agli dèi come mesto­
punto centrale della terra e del sistema stel­ lo per agitare il mare di latte. Vi�qu nella sua
lare. Kailisa, la sede di Siva, è denominata incarnazione in tartaruga (-+ Kiirmivatira)
Mahimeru. Nelle raffigurazioni Siva viene imprigionò con questa montagna il corpo
collocato sempre sul Kailisa quando è con­ del demone Madhukaitabha per proteggere
tornato da esseri semidivini con capacità da questo la terra e gli dèi.
soprannaturali (Pramathas, Yak�as e Circondato dal mare di latte nella rappre­
Guhyakas) . Fra le rappresentazioni che sentazione mitica il monte col nome di
mostrano Siva sul suo monte abbiamo anzi­ Trikuta giace ai piedi del Meru. Ha tre
tutto quella che lo vede nella figura di -+ vette, una di ferro, una di argento e l'altra
Kailasaniitha, assieme alla sua Sakti -+ d'oro.

203

r 1
Capitolo 4
Postura degli dèi

La grazia particolare della trasposizione in eroico, selvaggio, pieno di odio o fascinoso.


imm agine della sensibilità degli dèi si ottie­ Così come i copricapi (cfr. par. 7 . 1 ) , gli attri­
ne mediante le diverse posture dei loro buti (cfr. cap. 6) e gli animali che portano gli
corpi. Sebbene le sculture divine presentino dèi (cfr. par. 3 . l . l ) , anche le posture del
spalle piuttosto ampie e possenti e braccia corpo servono ad individuare la divinità.
particolarmente lunghe, le loro rappresenta­ Nei paragrafi che seguono verranno descrit­
zioni non perdono la loro grazia. Le posture te le posture principali presenti nelle raffi­
vengono espresse dall 'insieme delle varie gurazioni, che si differenziano per il fatto
parti del corpo: attraverso la sua flessibilità che la divinità appare in piedi, seduta,
e le sue curvature (Bhanga) , in base alla sdraiata, danzante oppure in volo, e si ana­
posizione delle gambe nelle figure sedute lizzerà il loro significato.
(Asanas), delle braccia e ai gesti delle mani
(Mudras e Hastas, cfr. cap. 5 ) .
Nell'insieme s i individuano 84 posture dif­
ferenti, delle quali però quelle raffigurate 4. 1 Sthanaka-Miirtis: sculture
sono relativamente poche. Le varie posture di divinità in postura eretta
non hanno carattere unitario nei testi più
importanti da un punto di vista iconografi­ Il corpo della divinità appare eretto e ben
co, cosicché nella descrizione bisogna basar­ dritto, oppure ugualmente in piedi ma col
si su esempi tratte da sculture note. Le corpo flesso. Si identificano una, due o tre
posture forniscono informazioni su quel che curvature, curvature che stanno a sottoli­
una divinità realmente fa, se medita, se ripo­ neare la grazia dell'immagine divina.
sa o se si diverte. Oltre a ciò le posture sono Quanto più accentuata è una curvatura,
tipiche per ciascun aspetto della divinità e tanto più ci si avvicina ad una delle varie
mostrano quale sia il suo temperamento: posture di danza.

205

r 1
Pastura degli dèi

4. 1 . 1 Sthanu, la postura
della «colonna» e Samapada

Se una divinità è immobile e dritta, col


peso del corpo ugualmente suddiviso fra le
due gambe, tale postura ha il nome di
Sthiinu («come una colonna») . Sthiinu è
anche un soprannome di Siva, attribuitogli
quando viene rappresentato come il più
grande degli asceti: il dio come una colon­
na rimane immobile sino a che l'universo si
distrugge per poi tornare a formarsi. Altre
divinità, che vengono rappresentate ben
bilanciate sulle due gambe e col corpo ben
equilibrato , si trovano nella posizione
Samapiida o Samabhanga («senza curvatu­
re»). Questa postura può essere considera­
ta come la postura di base.
Postura della «colonna», Samapiida.

Abhaitga, postura in piedt�


4. 1 . 2
leggermente /lessa

In questa postura il peso del corpo poggia


maggiormente su una delle due gambe. Le
ginocchia sono leggermente flesse ed il
corpo pende un po' da una parte. Questa
postura del corpo appartiene alle posture
contemplative delle divinità rappresentate
in piedi.

Postura col corpo leggermente flesso, Abhaliga.

206

r
Sthanaka-Miirtis: sculture di divinità in postura eretta

4. 1 . 3 Dvibhanga e Tribhanga,
posture con due e con tre curvature

Quando il peso del corpo poggia su una


delle due gambe mentre l'alta è flessa all ' al­
tezza del ginocchio, la divinità mostra un
atteggiamento benevolo. La gamba tesa è
quella sulla quale poggia il peso, l'altra inve­
ce è libera. n corpo mostra due o tre curva­
ture rispetto all'asse centrale: nella parte che
va dai piedi ai fianchi, dai fianchi alle spalle
e dalle spalle alla testa.
Una variante dinamicamente evidenziata del
Tribhanga è rappresentata dalla postura
detta Atibhariga («movimento violento»). n
corpo è sensibilmente piegato dal bacino
alle spalle . Questa postura sta ad indicare
un forte movimento. Atteggiamento violen­
to o molto deciso. Questa posa è caratteri­
stica di uno degli aspetti distruttivi di Siva.
La postura arcuata, Bhariga.

Ardhasamasthànaka
4. 1 . 4
Pàdasvastika, postura a gambe
incrociate

La posizione della gamba tesa e di quella


flessa, caratterizzanti le sculture dritte e
quelle flessuose, può variare allorché le
gambe si incrociano, ossia la gamba flessa
incrocia quella tesa e tocca il suolo solo
con la punta delle dita. Questa postura,
assieme alla leggiadria del dio, mostra la
sua grande calma e distensione, e indica
che il dio allo stesso tempo con un braccio
si appoggia a una colonna o al suo anima­
le. In questa postura vengono rappresenta­
ti soprattutto Kr��a come - Ve�lUgopala e
Postura a gambe incrociate, Padasvastika. Siva come - Vr�abhantika.

207

r 1
Postura degli dèi

Aliçlhapada, la postura .
4. 1 . 5
del/'arciere

La postura dell'arciere, con una gamba


protesa dinanzi all'altra ed il corpo in
avanti, è denominata Aliçlhapada o
Aliçlham. La gamba destra è indietro e la
sinistra è flessa ed in avanti. I piedi sono
ben piantati al suolo. Sono tipiche di que­
sta postura le raffigurazioni di Siva come
distruttore delle tre città (--+ Tripurantaka)
e le sculture delle guardiane, fra le quali --+
Mahalak�mi e --+ Mahamaya.
Le posture di --+ Rima e di --+ Lak�maQa
ricordano la postura --+ Aliçlhapada, seb­
bene la gamba destra sia appena flessa e
soltanto di poco distanziata dalla sinistra.
Se invece della destra, la sinistra è protesa La postura dell 'arciere, Ali4hapada.

in avanti, la postura viene chiamata


Pratyaliçlham. Questa piccola differenza
simboleggia aggressività e furore. Le dee
--+ Mahi�iisuramardini e --+ Katyayani­
Durga, come i --+ Daitiyas (demoni) ap­
paiono spesso in questa postura. alla postura, dall ' altra all'oggetto sul quale
siede la divinità, un basamento o un anima­
le. Per cui il termine Padmasana, postura
4 . 2 Asanas, sculture sedute del loto, può riferirsi alla postura dello
yogin a gambe incrociate o al basamento di
Fra queste posture i testi indicano sia loto sul quale poggia una statua. Per adesso
posture yoga pensate per gli asceti, sia quel­ descriviamo ed evidenziamo le posture di
le specifiche degli dèi. Il concetto di Asana · figure sedute, mentre ci occuperemo dei
si riferisce da una parte allo stare seduti, basamenti delle statue nel par. 8.2.

208

r 1
Asanas, sculture sedute

Padmilsana, figure
4.2 . 1
in meditazione

Nel Padmasana, la «pastura del loto»,


entrambe le gambe sono poste sul basamen­
to e sono incrociate, in quanto la punta
delle dita tocca la parte interna delle cosce
e le piante dei piedi sono rivolte in alto,
mentre le ginocchia toccano il basamento.
La divinità raffigurata in questa postura si
trova in profonda meditazione. Questa
Postura della concentrazione, Padmisana. postura, tipica di Gautama, il Buddha, si
chiama nell'iconografia buddhista Dhyanasana
(«postura di meditazione») oppure Vajriisana
( «postura del diamante») .

4.2.2 Yogilsana, il modo di sedersi


degli yogin

Gli yogin quando sono seduti incrociano le


gambe ed i piedi toccano il basamento. Le
ginocchia sono leggermente sollevate e
sono trattenute da una fascia (Yogapa��a) .
Questa postura relativamente rara è pecu­
liare solo dei �is ed appare nelle raffigu­
razioni degli dèi in meditazione ascetica.
Una variante di questa postura si ha quan­
do la gamba destra con il ginocchio piega­
to poggia sul basamento, mentre la sinistra
pende fuori dal basamento. Questa postura è
denominata Utkiitakasana. Le divinità -+
Yoga-D�i.Qa-Miirti e -+ Yoga-Narasimha
sono posture caratteristiche degli yogin.
Postura degli yogis e variante Utkii!akisana.

209

r 1
Postura degli dèi

4. 2 . 3 Virasana, pastura degli eroi


seduti

Questo sedere in meditazione si differenzia


molto poco dal Padmasana. Le gambe non
sono incrociate ma rimangono libere. n
piede destro con la sua pianta è rivolto in
alto ed il sinistro è posto sotto la coscia
destra. In una variante solo una gamba è sul
basamento, mentre l'altra pende in fuori e
tocca il suolo. Quando la punta delle dita
dei piedi non toccano la coscia dell'arto che
pende fuori dal basamento, la postura si
Postura d a seduto dell'eroe, Virasana.
chiama Ardhaparyarika. Posture simili sono
quelle denominate Vfriisana o Guptiisana,
che si realizzano allorché il piede della
gamba che giace sul basamento poggia sulla
coscia dell'arto che pende. Questa pastura
è caratteristica di una divinità che si è com­
portata eroicamente nella lotta contro i
demoni.

4.2.4 Pralambapadasana, il modo


di sedersi «europeo»

Un'altra postura da seduti che esprime la


contemplazione viene determinata dalla
posizione delle gambe, che ricordano il
modo di sedersi su una sedia. Entrambe le
gambe pendono dal basamento sul quale
troneggia la divinità ed i piedi poggiano al
suolo. Modo di sedersi europeo, Pralambapadasana.

210
Asanas, sculture sedute

4.2.5 Il modo di sedersi del re


e in maniera informa/e

Le posture regali sono quelle in cui il corpo


si pone in maniera opposta rispetto alle
posture della meditazione. Le posture della
disinvoltura emanano scioltezza e grazia.
Gli dèi appaiono in tale postura quando
seggono assieme alle loro spose oppure, ad
esempio, si rallegrano per uno spettacolo di
danza.
Queste posture da seduto hanno in comune
il fatto che le due gambe appaiono in posi­
zioni diverse e il peso della parte superiore
del corpo viene sovente sostenuto da un
braccio che si appoggia alla superficie del
basamento.

Liliisana e Riijaliliisana,
4 . 2 . 5. 1
«lo star seduti a gambe flesse»

In questa postura detta Liliisana entrambe


le gambe sono sul basamento o sul trono.
La gamba destra ha il ginocchio sollevato e
su questo poggia l'avambraccio destro. La
gamba sinistra è distesa sul basamento ed è
solo leggermente flessa aJl'altezza del ginoc­
chio. n corpo, che viene spinto all'indietro
dalla gamba destra, sostiene il suo peso con
il braccio sinistro che si puntella sulla
superficie del basamento con la palma della
mano.
In una variante la gamba sinistra non è sul
basamento, ma pende all'infuori ed il piede
tocca il suolo. Questa postura è chiamata
Postura della distensione, Rijaliliisana. Rijaliliisana.

211

r 1
Pastura degli dèi

4.3 Sayanamiirtis, sculture distese Le diverse posture di danza che mostrano le


divinità in determinate forme vengono espo­
Nell'iconografia induista una divinità appa­ ste nel par. 2 .4.4 secondo la loro simbologia.
re raramente distesa. Le divinità vengono Per Siva si hanno le seguenti posture di
considerate attive e, se qualche volta ripo­ danza: Lalita, Ka�isama, la danza nella postu­
sano, è solo per finalità contemplativa. ra Lala�a-tilaka, Catura e Talasampho�ita.
Raffigurazioni di demoni che giacciono Caratteristiche sono anche le posture di
sotto i piedi di dèi, o di fedeli e di santi, che danza di Kr�qa. Questi esegue sulla testa del
nelle sculture venerano gli dèi distesi al serpente la danza detta Kaliyadamana e, raf­
suolo, non si collocano fra le posture dette figurato come bambino, danza la Navanita­
Sayanamiirti. nrttamiirti.
L'esempio più importante mostra Vi�qu In una postura di danza alquanto rara appa­
nella postura di riposo sul serpente del re -+ GaQesa, il dio dalla testa d'elefante. La
mondo (cfr. par. 2 .3 . l . l ) . n serpente che sua gamba sinistra è leggermente flessa e
sostiene la divinità nuota sull'infinito mare sollevata dal suolo.
cosmico (Anantasayana) oppure riposa sulla
tartaruga cosmica (Kiirma) . Nell'ultima
variante indicata Vi�qu attende la fine di
un'età del mondo.

4. 4 Nrttamurtis, sculture danzanti

Come danzatore fra i vari dèi appare raffi­


gurato soprattutto Siva. La danza è conside­
rata una sorta di magia. La personalità del
danzatore si trasforma nel corso della danza,
nella quale vengono liberate forze sopranna­
turali. La danza è il prototipo dell'attività
universale creativa. Niente è statico, tutto
muta in sequenze che continuamente si ripe­
tono, reiterando la nascita e la morte. Gli
dèi vedici devono aver creato il mondo
mediante una sorta di danza. n principio
della non staticità viene reso in maniera
figurata da Siva come «danzatore cosmico»
( -+ Na�arija) . La danza in India è un'impor­
tante forma di culto, in quanto il danzatore
pensa di avvicinarsi alla divinità attraverso
la possessione da questa provocata. Postura di danza detta Nrttamiirti.

2 12
La postura degli esseri celesti (esseri in volo)

4. 5 La postura degli esseri celesti espressa dalla postura del corpo. Questo
(esseri in volo) effetto viene raggiunto anzitutto mediante
la posizione delle gambe, indicata con il
Nei rilievi le scene mitologiche mostrano termine Liingalaka ( «postura dell'aratro») .
figure stilizzate di ninfe (-+ Apsaras) e di Il corpo è disteso quasi orizzontalmente
musici (-+ Ghandarvas) , esseri fantastici e nello spazio libero; la parte superiore, dai
spiriti. Poiché questi esseri paragonabili fianchi in su, è protesa in alto e le gambe
agli angeli non vengono raffigurati con ali, sono flesse all'altezza delle ginocchia e pie­
la loro capacità di librarsi in volo viene gate verso l'alto.

Posture in volo, Liirigalaka.

2 13

r 1
Capitolo 5
Mudra s e Hastas, il linguaggio ge stuale
degli dèi

Mudrii in senso proprio significa «segno» ne (Abhaya) e l' easaudimento del desiderio
oppure «sigillo». Nell'uso linguistico icono­ (Varada) . La maggior parte dei gesti è stata
grafico si tratta di posture simboliche delle tradotta in forma artistica in tempi molto
mani, di gesti (Mudriis) o di posizioni delle tardi. L'influsso più forte, che determina
braccia (Hastas). Nella loro molteplicità essi l'arricchimento del patrimonio gestuale nel­
costituiscono un linguaggio gestuale estre­ l' ambito delle arti figurative, risale alle rap­
mamente formalizzato e significativo, che presentazioni degli dèi del pantheon purani­
può avere anche una valenza magica. I co, sviluppatosi poi nell'arte della danza e
Mudriis hanno un significato straordinario, nel rituale.
in quanto questi, assieme alle posture del Occorre distinguere i gesti compiuti con
corpo, agli attributi e ai basamenti delle una mano, che può essere la destra o la sini­
sculture, costituiscono elementi qualificanti stra, da quelli compiuti con le due mani
atti a determinare ulteriormente il carattere unite. Bisogna quindi tenere presente che
di ciascuna divinità. mentre il Mudrii prende in considerazione
Nelle posture delle mani non solo si legge il la postura delle dita, l'Hasta («braccio» o
potere e la facoltà di una divinità, ma anche «avambraccio») prende in considerazione il
il suo stato estatico, oppure si rivela un suo rapporto braccio-mano. Le posture delle
particolare stato d'animo. Gesti sacrali delle mani, per mezzo delle quali gli dèi reggono
mani possono avere la funzione di agire su un attributo o un'arma, devono essere con­
altri esseri soprannaturali. La credenza nella siderate separatamente dai Mudras, perché
forza magica delle mani e delle dita è diffu­ esse non hanno in tal caso la magica forza del
sa in diverse culture. Di una persona che gesto, forza che invece risiede negli attributi.
mostra un Miidra specifico si crede che il In pochi casi si fondono il valore del Mudrii
suo gesto abbia una forza reale. Pertanto i e quello dell'attributo; ciò awiene quando
Mudriis anche nel culto, nei rituali, nelle l'attributo viene accompagnato da una
meditazioni, nei drammi e nella danza gestualità particolare che rende superfluo
hanno una espressione viva. l'attributo stesso. Ciò ad esempio avviene col
Nell'Induismo fanno parte dei gesti origina­ DaQdii-Hasta («portare un bastone») o il
ri i Mudriis indicanti promesse di protezio- Katakii-Hasta («reggere un fiore di loto») .

2 15

r 1
Mudras e Hastas, il lint.uafl.iO gestuak degli dèi

5. 1 Mudras a una sola mano ad esaudire un suo desiderio, o ad impartir­


gli la propria benedizione. Pertanto questo
Mostriamo ora i gesti compiuti con una sola gesto assolve ad una funzione nella generale
mano, che sia la destra o la sinistra. Non
prendiamo però in considerazione le postu­
re delle mani e delle dita nelle specifiche
rappresentazioni tantriche.

Abhaya-Mudra, il gesto
5. 1 . 1
della promessa di protezione

Questo gesto, nel quale la mano destra viene


sollevata tenendo il palmo in fuori, è caro
agli dèi. La presenza di una divinità che
compie questo Mudra è rassicurante in
quanto rappresenta una futura protezione
nei confronti del fedele. Il dio allontana il
male e libera dalla paura. Il male viene
incorporato nella stessa divinità, la quale si Il gesto della promessa di protezione, Abhaya-Mudra.

può mostrare in aspetti differenti.


Una scultura adorna di una catena di teschi
umani, o che ha una espressione del viso
adirata, da un lato ispira a chi la guarda
paura o disagio, dall 'altro lo libera da questa
sensazione negativa nel momento in cui
mostra il gesto della promessa di protezione
ed incoraggia il fedele al su� culto.

Varada-Mudril, il gesto
5. 1 . 2
dell'esaudimento del desiderio

Questo Mudrii appare speculare rispetto al


gesto della promessa di protezione, con la
differenza che viene compiuto con la mano
sinistra invece che con la destra. La mano
aperta con le dita leggermente piegate e pro­ Il gesto dell'esaudimento del desiderio,
tesa verso il fedele indica che il dio è pronto Varada-Mudra.

2 16

r 1
Mudras a una sola mano

e principale comprensione del dio. Alla base


di questo gesto vi è il «dare», per cui la
postura della mano detta Danamudra ha il
significato di «gesto del dare».

Cin-Mudra o
5. 1 . 3
Vyakhyana-Mudra, il gesto
del/'annuncio della dottrina

La mano in questo Mudra è sollevata o è Il gesto dell'enunciazione della dottrina, Cin-Mudrii.


rivolta in basso. Pollice ed indice formano
un circolo mentre le altre dita sono tese. La
mano per lo più è sollevata all'altezza del
petto. Questo gesto mostra che la divinità è
munita di particolare saggezza. Simboleggia
la forte capacità di ragionamento e di giudi­
zio della divinità. La mano è tesa dinanzi
all'osservatore (Vyiikhyana-Mudra), in quan­
to la divinità vuole istruire il fedele.
Diffuso soprattutto nelle sculture buddhi­
ste, questo gesto si chiama Vitarka-Mudra:
le punte del pollice e dell'indice nel con­
giungersi simboleggiano la ruota della dot­
trina. Il gesto del comando, Suci-Hasta.

]iiana-Mudra, il gesto
5. 1 . 4
della saggezza Suci-Hasta, il «gesto dell'ago»
5. 1 . 5
o gesto della disposizione
Questo gesto non si rivolge, come quello
precedente, al fedele, ma indica una pro­ n dito teso verso il basso indica un oggetto
prietà del dio. Sebbene sia imparentato con immaginario che un fedele deve sforzarsi di
il · Vyakhyana-Mudra, lo si può distinguere immaginare. n distacco dall'oggettività sim­
agevolmente. L'anello viene formato con­ boleggia in generale l'universo. Preso in se
giungendo il pollice con il dito medio, men­ stesso il gesto può anche rappresentare la
tre la mano rimane dinanzi al petto all 'altez­ zanna di elefante e può simboleggiare colpa,
za del cuore. il numero cento o anche stupore.

2 17

r 1
Mudras e Hastas, il linguaggio gestuale degli dèi

5. 1 . 6 Tarjani-Mudra, il gesto
della minaccia

L'indice teso in alto esprime avvertimento o


minaccia. Questo Mudra alquanto raro appa­
re soprattutto negli undici Rudras e nei nove
Durgas.

I l gesto della minaccia, Tarjani-Mudri.


5. 1 . 7
Mukula-Mudra, il gesto
della verginità

Le punte delle dita e la punta del pollice


rimangono accostate in questo gesto. La
mano è sollevata e protesa. Il gesto simbo­
leggia la verginità e rappresenta Yoni, il sim­
bolo del ventre materno o del bocciolo (cfr.
par. 8.4).

Vismaya-Mudra, il gesto
5. 1 . 8
della meraviglia

Una divinità che compie questo gesto espri­


me stupore o meraviglia. L'avambraccio e la
mano sono sollevati al lato del petto e le dita
sono leggermente flesse. Una divinità
mostra questo Mudra alquanto raro solo
quando deve essere considerata subaltema
ad altre divinità.
Il gesto della meraviglia, Vismaya-Mudri.

5. 2 Mudras a due mani

Mostriamo adesso i gesti che si compiono gesto del volgere la ruota (Dharmacakra­
con le due mani unite. Anche l'iconografia Mudra), nel quale entrambe le mani si pon­
buddhista conosce, oltre ai Mudras con una gono dinanzi al petto e la destra con l'indice
mano, quelli a due mani, come ad esempio il ed il pollice tocca un dito della sinistra.

218

r 1
Mudr4s a due mani

5.2. 1 Aiijali-Mudra e
Namaskara-Mudra, i gesti
dell'adorazione e del saluto

Nel gesto dell'adorazione (Afijali-Mudrii) le


mani sono serrate tra loro dinanzi al petto e
le punte delle dita si toccano, mentre fra le
palme si forma uno spazio vuoto. Se le mani
vengono portate dinanzi alla fronte, com­
piono il gesto del saluto o dell'adorazione
(Namaskira-Mudra) . Questo Mudri ha la
particolarità di individuare le divinità
subordinate o meglio di disporre i compo­
nenti del pantheon induista secondo una
precisa gerarchia. Una divinità, rappresenta­
ta in gruppo o da sola, che mostra questo
Mudri, viene considerata dai fedeli «subor­
dinata». La collocazione gerarchica delle
divinità è comunque relativa ai diversi movi­
menti e alle diverse sette.
Una variante dell' Afijali-Mudra è costituita
dall' Ardhaiijali-Mudra, sebbene queste
posture presentino il medesimo significato
simbolico. La differenza formale è dovuta al
fatto che nel secondo Mudra il gesto viene
compiuto con una sola mano tenuta all'al­
tezza del petto.

5.2.2 Yoga-Mudra e Dhyana-Mudra, I gesti dell'adorazione e del saluto, Aiijali-Mudrii e


la pastura delle mani Namaskiira-Mudrii.

nella meditazione

La mano destra è posta nella superficie inter­ 5 . 2 . 3 Kasyapa-Mudra, il gesto


na della mano sinistra. Le mani così sovrap­ dell'unione sessuale
poste poggiano sul grembo al di sopra delle
gambe, che sono incrociate nella postura della Le dita delle mani in questo gesto sono tra
meditazione. Questa postura delle mani, che loro intrecciate e appaiono al di sopra del
si realizza nella meditazione profonda, è pos­ petto. Questo gesto simboleggia l'unione
sibile solo se si è seduti nella postura della sessuale del Liriga e della Yoni (cfr. par.
meditazione (Padmasana, Yogàsana). 8.4 ) .

2 19
Mudras e Hastas, il linguau.io gestuale degli dèi

5.3Posture del braccio e della mano Hastasvastika


5. 3 . 3
combinate (Hasta) («braccia incrociate»)

L'Hasta, che significa «braccio» o «avam­ Se una divinità viene raffigurata con le brac­
braccio», diversamente dal Mudrii, vede la cia incrociate sul petto, essa esprime un
connessione di braccio e mano. Per determi­ grande fervore religioso ed è subordinata
nati gesti delle mani come l'Abhaya (cfr. par. agli altri dèi.
5 . 1 . 1 ) , il Varada (cfr. par. 5 . 1 .2), o anche il
particolare «gesto dell'ago» (cfr. par. 5 . 1 .5), si
usa sia la denominazione Hasta che Mudrii.
Nell'iconografia buddhista la gestualità dd­
l'Hasta, al contrario di quella del Mudrii,
non ha alcun valore specifico.

5.3. 1 Gaja-Hasta («gesto


dell'elefante») e Da11t/a-Hasta («gesto
del bastone»)

Il braccio, destro o sinistro, viene posto tra­ Gesto dell'elefante e del bastone, Gaja-Hasta e

sversalmente rispetto al petto. La mano è DaQqa-Hasta.


flessa e rivolta verso il basso. Questa postu­
ra, che è peculiare dello Siva danzante (-+
Nataraja) , dovrebbe ricordare la proboscide
di un elefante o un bastone. Una divinità
con il braccio in questa posizione esprime
potere e forza.

Gesto dell'ala, Pataka-Hasta.


Arala-Mudra o Pataka-Hasta
5. 3 . 2
(«gesto dell'ala»)

Il braccio in questa postura è proteso oriz­


zontalmente rispetto alla spalla. Come il
Gaja-Hasta e il DaQQa-Hasta, anche questo
gesto esprime forza, forza simboleggiata
mediante il volo di un uccello o la fiamma di
un fuoco. Braccia incrociate, Hastasvastika.

220

r 1
Posture delle braccia senza alcun significato simbolico

5.4 Posture delle braccia senza alcun


significato simbolico

Mostriamo ora alcune posture delle braccia


che per sé sono poco significative, ma enfa­
tizzano il valore generale della divinità.

5. 4 . 1 Katyvalambita-Hasta o
Ka/isaf!tsthita-Hasta, la postura delle
braccia in atteggiamento disinvolto

Questo gesto in cui la mano sinistra della


Il gesto della disinvoltura, Katyvalambita-Hasta.
divinità si appoggia su un fianco (Ka�i) o su
una coscia, mentre il dio è in posizione eret­
ta, esprime in sé una certa disinvoltura.
Sovente si trova questa postura quando una
divinità ha una mano priva di attributo.
Questa postura è caratteristica del dio della
guerra Skanda, di La�mi, moglie di Vi�l}U,
e qualche volta dello stesso V�QU.

5. 4 . 2 Lola-Hasta

Particolarmente aggraziato risulta questo


Lola-Hasta.
gesto. Un braccio, che non reca nessun attri­
buto, pende sciolto con la mano leggermen­
te flessa lungo il fianco senza toccarlo.
Questo gesto è tipico delle dee raffigurate
nelle sculturee bronze del Sud dell'India.

5.4.3 Nidrata-Hasta

Questo gesto da parte delle divinità, che


siano sedute o troneggianti, ha il significato
di «braccio dormiente». La parte superiore
del corpo pende leggermente da un lato e
viene sorretto da una mano il cui palmo
poggia sulla superficie del basamento. Il braccio dormiente, Nidrita-Hasta.

22 1

r 1
Mudras e Hastas, il linguaggio gestuale degli dèi

5.5 La postura delle mani nel reggere strumento (J?amaru, cfr. cap. 6) viene com­
gli attributi piuto formando un anello con la congiun­
zione del dito medio col pollice.
Gli attributi e le armi posti nelle mani degli
dèi vengono tenuti con diverse posizioni
della mano e delle dita. La gestualità in que­
sto caso non svolge un ruolo significativo, in
quanto quel che conta è il simbolismo del­
l' attributo. Alcune delle posture delle mani
sono tuttavia così peculiari da porre in
secondo piano il valore dell'attributo rispet­
to al significato del gesto.

5.5. 1 Kataka-Hasta e Sùtthakar1Ja­


Mudra, il gesto del fiore di loto

Karaka-Hasta, la «mano a granchio», è


postura tipica per rappresentare i fiori. I
fedeli, dinanzi a questo gesto, si sentono
spinti a porre i fiori recati in offerta diret­
La mano a granchio o il gesto del fiore di loto,
tamente nella mano del dio. Questo gesto Kataka-Hasta.
è caratteristico di Vi�QU. La postura
Sirphakarna («orecchio di leone») identica
al gesto Ka!aka-Hasta, ha un significato
supplementare, perché ricorda la postura
della mano destra nel tiro con l'arco. Gli
dèi -+ Rima e -+ Lak$maoa spesso vengo­
no rappresentati mentre compiono questo
gesto, in modo che il fedele possa avere
sempre presente la natura delle due divi­
nità vittoriose.

5.5. 2 I)amaru-Hasta, il gesto


del tamburo

L'importante gesto del tamburo, collegato al


forte valore simbolico attribuito a questo Il gesto del tamburo, Oamaru-Hasta.

222

r 1
La postura delle mani nel reggere gli attributi

5.5.3 Ardhacandra-Hasta, il gesto del


portare il fuoco

n fuoco come attributo (cfr. cap. 6), con o


senza braciere, si compie col palmo della
mano in alto e le dita leggermente ricurve.
Questo gesto è caratteristico delle sculture
degli appartenenti alle sette sivaite.

5. 5 . 4Kartarf-Hasta, come si reggono


Gesto del portare il fuoco, Ardhacandra-Hasta. gli attributi

Gli attributi, in particolare armi come la


clava ( Gada), l'antilope (M�ga) e il disco
(Cakra) sono spesso tenuti fra l'indice ed il
medio tesi. Le dita tese senza attributo sim­
boleggiano le corna di una antilope ed indi­
cano la contraddittorietà di tutte le cose.

5.5.5 Candrakàla, il gesto della falce


di luna

n fatto che la falce di luna (Candra) sia un


emblema caratteristico di Siva, ma non un
attributo posto fra le sue mani, viene espres­
so con questo gesto detto della falce di luna.
La falce di luna viene immaginata fra il
mignolo ed il pollice tesi. n gesto 'può anche
Il reggere gli attributi, Kartari-Hasta. indicare le zanne di un cinghiale.

223

r 1
Capitolo 6
Gli attributi degli dèi

Nella trasposizione iconografica della loro zioni soprannaturali gli uomini li avevano
concezione degli dèi non fu sufficiente agli già creati prima che le divinità fossero vene­
Indiani il raffigurarli in forma umana, ma si rate sotto forma di statue. Alcuni di questi
dovettero anche rendere evidenti le forze simboli, come ad esempio la croce uncinata
delle quali disponevano o che essi rappre­ (Svastika) , non possono essere condiderati
sentavano. All'ambito di potere degli dèi degli attributi, perché è considerato attribu­
appartiene anche il dominio sulla nascita e to in senso proprio quel che viene ricono­
sulla morte, sulla creazione e sulla distruzio­ sciuto ad una divinità, che si manifesti in
ne. Essi conducono la lotta contro il male e forma di animale o antropomorfa, come
mostrano chiaramente agli uomini quel che appannaggio specifico, e che questa deve
li lega alla vita; essi vegliano sulla giustizia e dunque tenere nelle mani.
l'ordine, difendono o puniscono, e come gli Diverse dagli emblemi come dagli atributi
uomini o altri esseri viventi sono parte inte­ sono le insegne, come ad esempio la corona
grante della natura. Per produrre in termini di un dio. Le insegne hanno la funzione di
visivi tutte le loro caratteristiche, si è elabo­ porre il dio nella sua giusta collocazione nel­
rata una complessa serie di attributi che sim­ l' ordine gerarchico del mondo divino: esse
boleggiano le forze degli dèi o che esprimo­ simboleggiano la forza del comando.
no gli dèi stessi. Quando una divinità viene n corretto riconoscimento di un attributo è
rappresentata antropomorficamente, gli una delle chiavi atte a qualificare la divinità,
oggetti che ha nelle mani sono una trasposi­ il significato del suo simbolismo, a indivi­
zione in ambito figurativo del suo essere, del duare le sue proprietà e a identificare l'am­
suo ambito di potere. I numerosi attributi bito in cui questa esercita il suo potere. n
riferiti all a divinità - come il bastone del fedele nel suo culto si rivolge a quella divi­
pastore appartiene al pastore, come la chia­ nità recante un attributo che gli può essere
ve all'apostolo Pietro o il tridente a Siva - utile per raggiungere lo scopo prefissato.
presentano un simbolismo così forte, che Alcuni attributi possono essere peculiari di
fornisce informazioni estremamente efficaci una sola divinità, o, come accade più spesso,
sulle proprietà del dio. Si consideri in pro­ possono appartenere a più divinità.
posito che una divinità non porta con sé sol­ Li elenchiamo dunque ad uno ad uno in
tanto uno o due attributi, ma nelle sue mol­ ordine alfabetico, onde facilitarne la consul­
teplici braccia e mani ne può recare molti. tazione, indicando le loro proprietà e le divi­
Simboli del potere divino o delle manifesta- nità delle quali sono appannaggio.

225
Gli attributi degli dèi

Antilope (Mrga) L'ascia come attributo carattenst1co di -+


Siva è segno del suo grande potere e della
L'antilope, conosciuta anche come capriolo sua forza divina.
o gazzella, è un attributo caratteristico delle L'ascia da combattimento era l'arma preferita
sculture di Siva diffuse nel Sud dell'India. dalla casta guerriera e non vi è dunque da
Siva la tiene nella mano superiore sinistra. meravigli�i che si ritrovi in una delle mani
La civiltà dell'lndo vedeva nell'antilope il del dio della guerra -+ Skanda. La tipica ascia
potente animale selvaggio. Essa rappresen­ come attributo la si riconosce sia dalla lama
tava la forza della natura (cfr. cap. 3 .2.4). In che dalla diversa lunghezza del manico. Un
epoca vedica la pelle d'antilope era la parte tipico gesto di chi regge questo attributo è il
più importante di ogni rituale religioso. In Mudra con entrambi gli indici tesi. La lama
tempi successivi l'antilope simboleggiava simboleggia soprattutto il corpo della divinità.
Siva e la sua Sakti nel loro aspetto terrifi­ Una espressione particolare di questo attri­
cante (-+ Kali ) . n fatto che queste divinità buto si ha quando appare la sola lama senza
abbiano l'antilope come attributo indica che il manico. Si tratta allora di uno scalpello
esercitano il potere sulla natura e sulle sue (Tanka) . Questo attributo è caratteristico
forze. di Siva nella sua forma androginica ( -+
Ardhanarisvara) o quando è rappresentato in
un gruppo assieme alla sposa Parvati ed al
Ascia (Parafu) figlio Subrahm�ya (-+ Somaskanda-Miirti) .

Le armi ascia e clava non hanno solo una


notevole somiglianza nelle raffigurazioni, Stendardo (Dhvaja)
ma anche un simbolismo pressoché identi­
co. Esse esprimono la sottrazione del potere Lo stendardo come attributo nelle mani
alle tenebre ad opera del dio che le utilizza. degli dei fa parte delle armi. n dio vedico
L'ascia sconfigge l'ignoranza e spezza i lega­ Indra ed il dio della guerra Skanda reggono
mi che vincolano l'uomo all'esistenza. uno stendardo azzurro scuro su un'asta gial-

A sinistra: l'antilope. A destra: Parasu, l'ascia in diverse forme.

226
Gli attributi degli dèi

la. n culto di questo oggetto procura fortu­


na e benessere.
Sullo stendardo di Siva, di Vi�Qu e di altri
dèi sovente è raffigurato come emblema il
loro animale.
La colonna di fumo o la bandiera di fumo
(Dhiimaketu) simboleggia la divinità del
fuoco (Agni). n fumo è un segno di distru­
zione e di morte.
Stendardo, bandiera e colonna nell'icono­
grafia sono sinonimi. La colonna sacrificale
posta nel tempio ha la forma di un'asta di
bandiera e simboleggia la colonna di fuoco,
il fiammeggiante Litiga del dio (cfr. par. 8.7 ) .
In quasi ogni tempio vi è una simile colonna
dinanzi agli dèi. Questa è cosi alta da tocca­
re il soffitto del tempio: ciò significa che la
colonna si estende verso l'infinito.
Lo stendardo appartiene agli otto segni che
recano fortuna (cfr. par. 8.6) .

Arco (Dhanu) Dhvaja, lo stendardo.

L'attributo arco appare per lo più con la


freccia. Freccia ed arco sono soprattutto le a
armi di -+ Kama, il dio dell'amore. n suo
arco è fatto di fiori o di zucchero, e le -+
frecce hanno le loro punte fatte di fiori.
L'arco in sé ha carattere femminile, mentre
la freccia è maschile. sposa Sarasvati e di Vi�QU. Esso simboleggia
la saggezza e contiene il testo dei Veda.
n libro, o si trova nelle mani del dio, oppu­
re è collocato su un loto per cui non lo si
Libro (Pustaka) può più riconoscere come attributo. Poiché
la parola detta o scritta è considerata anche
Un libro, ossia una raccolta di foglie di origine di tutte le forme di esistenza, è il
palma sulle quali è stata scritta l'antichità, è loto, che simboleggia il ventre materno, il
attributo caratteristico di Brahma, della sua logico completamento dell'attributo libro.

227

r 1
Gli attributi degli dèi

Cakra

n Cakra, attributo di Vi�qu, ha il significato


di una ruota, di un circolo o di un disco.
Originariamente il Cakra è simbolo solare.
n sole è in cielo e simboleggia la nascita e il
tramonto in un ciclo che si ripropone conti­
nuamente. n sole è paragonato al carro cele­
ste del dominatore dei mondi (Cakravartin) ,
il cui segno distintivo è l a ruota. Come cir­
colo la ruota rappresenta il ciclo vitale dalla
nascita alla morte contenendo quegli aspetti
che appartengono agli dèi. n ciclo vitale rap­ Pustaka, il libro.
presenta la creazione mai conclusa, l'evolu­
zione. La natura solare di Vi�l)U viene
espressa, oltre che dalla ruota, anche dall'at­
tributo loto. Nel Buddhismo la ruota rap­
presenta l'enunciazione della dottrina da
parte di Buddha. Dal punto di vista figurati­
vo il Cakra è simile ad una ruota con sei od
otto raggi o un disco dalla forma di loto.
Fatto di ferro duro, il Cakra diviene un
proiettile e quindi un'arma terribile nella
mano del dio. L'arma simboleggia potenza e
protezione. n Cakra è uno degli attributi
che possono essere anche umanizzati. Cosl
Vi�qu, oltre alla ruota ed al disco, può por­
tare anche il dio delle armi dalla grossa pan­
cia, Cakrapuru�a (-+ armi).

Disco

Attributo di Vi�QU, la ruota come arma -+


Cakra.
Cakra, la ruota e il disco.

Pugnale (Churf)

n pugnale non è altro che una -+ spada


corta (Khadga) e quindi uno strumento

228

r 1
Gli attributi degli dèi

sacrificale. Questo attributo è caratteristico


delle dee nei loro aspetti terrificanti, come
--+ Kali, --+ Camuoda e --+ Durga.

Cuneo tonante (Vajra)

Alle armi più antiche appartiene il Vajra. La


traduzione del termine· si rifà all'arma del
dio greo Zeus. L'arma può essere comunque
denominata anche cuneo da lancio.
Originariamente il Vajra simboleggia un' ar­
Churi, il pugnale.
ma invincibile ed indistruttibile, attributo
caratteristico del signore degli dèi degli Ari
--+ Indra. Vajra («il forte adamantino»),
divenne successivamente anche attributo di
--+ Siva, assimilandosi quindi in gran parte al

simbolo del --+ tridente.


Nella trasposizione iconografica il Vajra nel
corso dei secoli ha assunto varie forme.
Nella raffigurazione più comune nella mano
di Indra appare come semplice corpo metal­
lico nel pugno del dio; successivamente
diverrà un'arma acuminata con una, tre,
quattro, sette od otto punte. Come simbolo
magico viene considerato come espressione
di forza demoniaca.

Tridente (Trisula)

L'attributo caratteristico della raffigurazio­


ne di Siva nelle regioni del Nord è il triden­
te (Trisiila). Le mani sollevate con il dorso in
avanti, accanto al tridente, mostrano il ser­
pente, mentre nel Sud dell'India gli attribu-·
ti caratteristici di Siva sono l'ascia da com­
battimento e l'antilope.
Vajra, il cuneo tonante; sopra, a destra: su un loto.
Come il Vajra, anche il tridente ha un gran­
de significato magico e simbolico. Entrambi

229

r 1
Gli attributi degli dèi

gli attributi costituiscono oggetti di culto in


rituali esorcistici.
In -+ Siva, e in tutte le divinità appartenen­
ti al suo ambito, il tridente ha la funzione di
arma oppure di stendardo. Le tre punte sim­
boleggiano le proprietà della divinità: crea­
tore, conservatore e distruttore. Su un lungo
bastone mantenuto perpendicolare, il tri­
dente acquista il significato simbolico di
asse dell'universo.

Piuma o penna (Mayiirapattra)

Le penne di pavone costituiscono simboli di


Trisula, il tridente.
Siva e delle divinità della sua corte, come -+
Skanda e -+ Sridevi. Le penne o un mazzo
di penne simboleggiano, cosi come l'uccello,
l'immortalità. Quando Siva compie la sua
danza mattutina o serale, allora reca la
penna di pavone come possibile attributo.

Flauto (Ve1Ju)

n flauto ricavato dalla canna di bambù è


Mayurapattra, la penna.
uno strumento che viene suonato dai pasto­
ri. Nella raffigurazione di Kr�l}a come
pastore (-+ Ve�ugopala), il dio suona il flau­
to traverso. Questo attributo è specifico di
Kr�Qa e di alcune sue manifestazioni.

Frutta (Pha/a)

La frutta, assieme ad altre -+ vivande, è


attributo tipico di -+ G�esa, il dio dalla
testa d'elefante, che soprattutto nelle sua
rappresentazioni in aspetto di bambino Veou, il flauto.

230

r 1
Gli attributi degli dèi

(-+ Bala-Gaoapati) la gusta come «ghiotto­


neria». La frutta che porta questa divinità è
costituita soprattutto da banane (Kadala) ,
dal frutto dell'albero del pane (Panasapha)
e dal melograno (Diidimaphala) . La frut­
ta ricca di grani, come ad esempio il me­
lograno, è considerata simbolo di abbon­
danza. La rosa pomifera (Jambu), che nasce
dalla Eugenia jambolana, è peculiare di -+
Tatu(la-Gaoapati.
La mela selvatica (Sriphala) , frutto dell'al­
bero Bilva (cfr. par. 3 .4 . 1 .2 ) simboleggia il Phala, il frutto.
fallo (Li.Oga) di Siva. In alcune raffigurazio­
ni Skanda, il dio della guerra, considerato
figlio di Siva e Piirvati, quando è in forma di
bambino nel gruppo detto -+ Somiiskanda­ della sua sposa -+ Sarasvati. Generalmente
Mùrti, viene raffigurato con la mela selvati­ consiste di 50 bacche o semi dell'albero
ca come attributo. Sia per Skanda rappre­ Rudra�a (Eleocarpus ganitrus) . Le bacche,
sentato come bambino che per -+ Baia­ che formano una catena chiusa, simboleg­
Ganapati costituisce attributo significativo il giano l'eterno ciclo del tempo ed enfatizza­
frutto di mango (Amraphala) . Bisogna però no l'aspetto spirituale di Brahma. ll rosario
tener presente la difficoltà di distinguere tra può trovarsi come attributo nelle mani di
loro nell'iconografia i singoli frutti, per cui la varie divinità, come Agni, Siva e Urna, e può
frutta utilizzata come attributo di rappresen­ essere fatto anche di altro materiale. Sono
tazioni infantili è genericamente indicata con noti i rosari fatti di perle, di dischi di osso,
il semplice appellativo di frutta (Phala) . Un ed anche di teschi. ll tipo di rosario si adat­
particolare simbolo di fertilità è la noce di ta al carattere della divinità che lo porta.
cocco (Narikela). Questo frutto è emblema­
tico della dea -+ L�mi, sebbene lo mostri
come attributo in pochissime raffigurazioni.
La noce di cocco si divide in due metà, l'una
femminile e l'altra maschile, mentre il guscio
con i tre piccoli punti dai quali fuoriesce il
germe della nuova pianta, dal punto di vista
rituale, è considerato femminile.

La catenina di preghiera o rosario costitui­


sce anzitutto un attributo di -+ Brahmii e Ak�amiilii, il rosario.

23 1

r 1
Gli attributi degli dèi

Ruota � Cakra che è al posto dell'acqua, viene ad esempio


invocato il dio Siva.

Recipienti: ciotola e coppa (Plttra), brocca ,

(Ka/asa) e bricco (Kama1J4alu) Ciotole o coppe (Plttra)

I recipienti, che gli dèi hanno nelle loro Fra le ciotole che non contengono acqua si
mani come attributi, si dividono essenzial­ distinguono quelle che costituiscono attri­
mente in tre tipi: buti dei questuanti e quelle in cui si trovano
le offerte rituali.
Plttra - recipiente basso, aperto in alto, uti­ Divinità come Brahma, Siva e Gauesa nel- ·

lizzato per l'acqua santa, per alimenti o ver­ la funzione di asceti questuanti recano co­
dura. me attributo la ciotola delle elemosine
Kalasa - recipiente panciuto dal collo alto (Bhik�apatra) . Nella rappresentazione ico­
utilizzato per prendere acqua. nografica questa ciotola può essere scambia­
Kama1J4alu - recipiente per acqua con un ta con la calotta cranica, che tuttavia è
beccuccio per versare l'acqua. espressione di un simbolismo completamen­
te diverso (-+ teschio) . Siva come danzato­
n recipiente, di qualsiasi tipo sia, ha sin dai re -+ Na!araja reca in una mano il fuoco
tempi più antichi un profondo significato sacrificale (Agni) . Spesso questo fuoco
simbolico. Originariamente nella brocca fiammeggia su una coppa (Vahnikuuda =
(Kalasa) si riconobbe l'universo e successi­ ciotola del fuoco) . L'attributo della dea-ter­
vamente fu equiparato al Maodala (cfr. par. ra Bhiimidevi è la ciotola con insalata
1 . 1 ) . Il Maodala simboleggia il cosmo e l'ac­
qua, serve alla meditazione ed è sede degli
dèi. L'acqua significa fertilità e ricchezza e
viene simboleggiata mediante i vari reci­
pienti. Alcuni dèi, che incarnano il bene, il
benessere, fra i quali abbiamo il dio della
ricchezza Kubera, il dio vedico Varuoa, il
dio Gaoesa dalla testa d'elefante ed alcuni
dei demoniaci Ya�a, recano il soprannome
di Tundila, che pressapoco significa «ha lo
stomaco di un recipiente».
n recipiente per l'acqua (Kumbha) viene
posto in relazione con le dea-madre, in
quanto rappresenta il grembo materno e
quindi l'origine della vita e la fertilità.
Recipienti per l'acqua sono un elemento
essenziale nei riti sacrificali. Con l'ausilio di
.
una ·ciotola d'acqua o del Maudala (Kalasa) , Kalasa, la brocca e Piitra, la ciotola.

232

r 1
Gli attributi degli dèi

(Sasyapatra) . n dio vedico del fuoco Agni Bricchi (KamatJdalu)


reca nella sua ciotola l'acqua santa che lo
mette in grado di spegnere il fuoco distrut­ Nei bricchi, che per lo più hanno un bec­
tore. Balarama utilizza la sua ciotola con cuccio, di trova dell'acqua oppure il nettare
acqua per bere. della vita eterna (Amrta). In particolare le
divinità nell'aspetto di mendicanti, asceti o
redentori recano questo attributo.
Brocche (Kalafa) Fra loro ricordiamo Brahmii, Siva, il dio
vedico dell'acqua, Varuna, le dee fluviali
Nelle brocche, attributi alquanto rari, si tro­ Sarasvati e Ganga e l'asp�tto terrificante
va per lo più il nettare della vita eterna della dea come Bhadra-Kali.
(Amrta) vivanda degli dèi. Con questa magica
bevanda si può vincere la morte. Questo net­
tare fu ricavato dal mare di latte (cfr. cap. 3 ) . Campana (Ghatz{a)
n recipiente naturale per questo nettare è la
luna. Alcuni dei morti, che sopravvivono Nel suono della campana sono riun1t1 1
come spiriti (Pitrs - Pita), ricevono questo suoni di tutti gli strumenti musicali. Come il
alimento dalla luna, che nelle sue fasi calan­ suono del tamburo, quello della campana
ti e crescenti si riempie continuamente. La esprime la creazione o il suono mistico,
brocca come attributo appartiene a incorporato da Siva. La campana è uno egli
- Brahma , a Siva come maestro ( ­ oggetti che non possono mancare nei rituali
Dak�i�a-Miirti) ed alla sposa di Vi��u, la di offerta. Nell'iconografia rappresenta un
dea - Lak�mi. La brocca, che simboleggia attributo di Siva e della sua sposa Kali.
saggezza ed immortalità, è anche uno degli La campana appartiene anche alla categoria
otto segni recanti fortuna (cfr. par. 8.6) delle armi; con il suono della campana -
Durga atterrisce i suoi nemici.

KamaQQalu, recipienti con l'acqua. Ghargii, la campana.

233
Gli attributi degli dèi

La campana posta sulla gamba di Siva come


mendicante (Bhik�atana-Miirti) annuncia il
suo arrivo quando giunge in zone abitate.

Gallo (Kukkuta)

n gallo è un emblema del dio della guerra -+


Kukkuta, il gallo.
Skanda. Per il suo significato, cfr. par.
3 .2 . 14.
difesa al suo portatore. Una serie di divinità,
soprattutto dee, reca questo attributo.
Clava (Gada) Una particolarità è costituita dalla variante
dei pestelli da mortaio (Musala) . Come lo
Una delle armi più antiche degli Indiani è la stesso nome mortaio indica, quest'arma è
clava. Vi�QU uccise con questa in combatti­ in stretta relazione con l'agricoltura, in
mento un demone di nome Gada. Da un osso quanto con il pestello si trasforma il grano
il costruttore dell'universo (Vi�vakarman) in fari-na. n pestello è anzitutto un attribu­
ricavò una clava e la utilizzò come arma. to di Siva nella sua forma androginica ( -+
Ora solo raramente viene ricordata l'origine Ardhaniiri§vara), nella sua emanazione ter­
di quest'arma da un -+ osso. L'attributo rificante -+ Vrrabhadra, e quindi anche dei
clava fatta con un teschio (Khaçvariga) è suoi figli -+ Skanda e -+ Ga(le�a e della dea
portato soprattutto da asceti e yogin (-+ nelle sue forme terrificanti, come -+
teschio) . Per lo più la clava è riccamente Mahakiili e -+ Camu(ldii.
decorata ed è costruita con materiali come
legno o ferro.
La clava simboleggia un potere che si accor­
da con la legge universale della natura. In
particolare essa si identifica con -+ Kali, il
potere del tempo, che tutto distrugge,
annienta. Come arma la clava si differenzia
dalla verga -+ (bastone, randello) , che sim­
boleggia la punizione divina. Per distingue­
re una clava da un bastone bisogna conside­
rare che la prima ha la testa tonda, rigonfia.
Anche il modo di tenerla è diverso da quel­
lo con cui si tiene l'attributo bastone. Per lo
più la clava pende dalla superficie interna
della mano, mentre il bastone viene tenuto
perpendicolare con un gesto deciso.
La clava è soprattutto un'arma, che serve di Gada, la clava.

234

r 1
Gli attributi degli dèi

Osso (Ashti)

L'osso appare come attributo in alcune delle


immagini di -+ Siva e delle dee -+ OimUJ;tdii
e -+ Durgii. Esso simboleggia la natura effi­
mera di tutte le cose. Come dava l'osso è
un'arma. n simbolismo generale è in stretto
legame con il simbolismo del -+ teschio.

Cobra (Nàga)

n cobra, assieme al tridente, è un attributo


caratteristico della raffigurazione nordica di
Asthi, l'osso.
Siva. Per il simbolismo del serpente cfr. par.
3 . 1 .2.3 .

Cucchiaio (Sruk, Sruva, ]uhu)

Gli dèi che hanno come attributo un cuc­


chiaio in una mano vengono cosl rappresen­
tati per mostrare che anch'essi compiono
dei sacrifici rituali. Ciò vuoi dire che il cuc­
chiaio è essenzialmente un oggetto sacrifica­ Naga, il cobra.

le utilizzato per sciogliere il burro che viene


offerto come cibo agli dèi.
Gli dèi che compiono sacrifici sono soprat­
tutto Brahmii, sua moglie Sarasvati ed il dio
del fuoco Agni. Un aspetto bonario della
sposa di Siva, Piirvati è quello della dea -+
Annapiimii, la personificazione della gene­
rosità: ella viene raffigurata con un cuc­
chiaio. Si possono individuare due tipi di
cucchiaio. Cucchiaio per attingere (Sruk,
Sruva), col quale si raccoglie il burro che
Sruk, il cucchiaio.
poi viene posto nel cucchiaio detto Juhii, dal
quale viene versato nel fuoco come offerta
sacrificale. per versare Quhii) hanno un beccuccio sulla
I cucchiai per attingere o sono rotondi, drit­ punta per versare il burro nel fuoco. Spesso
ti (Sruk) , oppure ovali (Sruva) . I cucchiai i cucchiai sono decorati con segni, con sim-

235

r 1
Gli attributi degli dèi

boli o con miniature di dèi, per tenere lon­


tani spiriti malvagi o demoni che potrebbe­
ro arrecare disturbo al rito di offerta.

Loto (Padma)

n fiore di loto, attributo delle dee, di -+


Vi�Qu e del dio-sole -+ Siirya ha un signifi­
cato simbolico (cfr. par. 3 .5 .2 ) . Sulla base
delle diverse concezioni il loto come attri-.
buto indica l'alto livello gerarchico di alcu­
ne divinità. Come pianta acquatica simbo­
leggia la fertilità dell'acqua ed il ventre
materno, e quindi è particolarmente legato
alle rappresentazioni di divinità femminili.
n loto dischiuso rappresenta il sole, mentre
di notte le foglie si chiudono, cosa che avvie­
ne anche di giorno quando piove. Pertanto
il loto è tipico attributo del dio-sole Siirya.
Le raffigurazioni di Siirya nel Nord
dell'India mostrano il dio con fiori ben
dischiusi nelle due mani, mentre le rappre­
sentazioni del Sud dell'India mostrano il Padma, il loto.
bocciolo ancora chiuso. Qualche volta
anche Vi�t:tu, nella sua forma di Aditiya­
Vi�t:tu, viene raffigurato con un loto.
n fiore di loto è inoltre un simbolo di buona
sorte e costituisce l'emblema della dea della
bellezza e della fortuna (-+ Sri-Lak�mi) . Le
sculture di Vi�1;1u del Sud dell'India mostra­
no spesso il dio assieme a S rf o con la dea­
terra Bhumidevi' al suo fianco. Lak�mi' sta
sempre con un loto alla destra del dio, men­
tre Bhumidevi viene rappresentata alla sini­
stra di Vi�t:tu con un giglio d'acqua.

Scalpello (Tanka)

L'attributo di Subrahma1;1ya, manifestazione Tanka, lo scalpello.

236
Gli attributi degli dèi

del dio della guerra -+ Skanda, per lo più


appare molto simile a uno scalpello a croce
da scalpellino. Nelle mani di Siva e di Durga
lo scalpello può essere sostituito anche da
un ascta.
' .

Mortaio (Musala)

ll mortaio, che nella sua raffigurazione viene


difficilmente separato dal pestello, si pone
Musala, il mortaio. in stretta relazione con l'agricoltura, in
quanto serve a trasformare il grano in farina.
Oltre all'aratro, il mortaio è attributo carat­
teristico di -+ Balarama, il fratello più anzia­
no di Kr�IJ.a. I due attributi si trovano sem­
pre nelle raffigurazioni degli animali di -+
Vi�QU come Se�a, il re dei serpenti. Come
arma il mortaio è come una clava nelle mani
della dea -+ Camuoda ed in alcune immagi­
ni benevole.

Nakula, la mangusta.
Mangusta (Nakula)

La m angusta è l'animale che accompagna -+


Kubera, il dio dell'abbondanza. In alcune
raffigurazioni Kubera tiene la mangusta
nella mano sinistra, per cui questo animale
può essere anche considerato attributo di
Kubera.
Per la simbologia della mangusta cfr. par.
3 .2.8.

Conchiglia (Sankha)

La conchiglia appartiene a quegli attributi


degli dèi dal simbolismo del tutto particola­
re e complesso. Sebbene dall'antichità con­
Sanka, la conchiglia .
chiglie di vario tipo o pezzi di conchiglie

237

r 1
Gli attributi degli dèi

venissero utilizzati come ornamenti o come I due attributi principali di Vi�Qu, il disco
recipienti per rituali implicanti offerte d'ac­ (Cakra) e la conchiglia (Sailkha) , rappresen­
qua, è una conchiglia determinata che viene tano i due aspetti della divinità. Vi��u può
utilizzata per il grande culto. Si tratta della sempre dare ai suoi attributi forma umana,
Chaonia tritonis o della piccola Turbine/la sicché essi divengono divinità indipendenti.
Pyrum. Si chiamano Cakrapuru�a e Sarikhapuru�a
Vista di fianco, l'apertura della conchiglia (-+ armi).
ricorda l'organo sessuale femminile; perciò La conchiglia, nell'incarnazione in un
viene utilizzata nei culti di fertilità. Spesso, demone benevolo del seguito del dio del­
in quanto oggetto di culto, viene decorata, l'abbondanza (-+ Kubera) , è uno degli otto
ossia viene «Vestita» con una stoffa pregiata tesori della vita (Sarikhanidhi, cfr. par. 8.5 ) .
e con catenine di perle. La parte superiore L o gnomo Sarikhanidi, che accanto al teso­
viene rivestita con una lamina di metallo in ro del loto (Padmanidhi) è il più importante
forma di testa di leone. dei tesori, viene rappresentato con la con­
La conchiglia, posta nelle mani degli dèi, chiglia come cappello.
soprattutto come attributo di -+ Vi�t:tu, è La conchiglia (Sarikha) è anche uno degli
un'arma. Se si toglie la punta della conchi­ otto segni della buona sorte (A�tamarigala,
glia lasciando un forò che attraversa la sua cfr. par. 8.6) .
forma a spirale, diviene una tromba e ricor­
da il tritonium dei Romani. Vi�t:tu è solito
utilizzarla nella guerra contro i demoni, che Freccia e arco (B"iu;a-Dhanus)
tremavano atterriti nell'ascoltarne il suono.
Ancor oggi la conchiglia viene suonata al­ Freccia ed arco hanno una simbologia diffe­
l'inizio di ogni rituale per allontanare i rente ma, quando entrambi gli oggetti si tro­
demoni malvagi. Un demone di nome vano contemporaneamente nelle mani di
Paficajanya avrebbe rubato i Veda e li avreb­ una divinità, il significato simbolico può
be nascosti sul fondo marino. Vi�t:tu allora venire accomunato.
sconfisse questo demone incarnandosi in Una freccia singola reca originariamente
pesce (-+ Matsyavatara), e poté riportare morte e malattia. Queste proprietà negative
agli uomini il sacro testo. La conchiglia dovrebbero però essere state neutralizzate
come attributo di Vi��u è conosciuta anche dagli sciamani degli dèi (A�vins). Con la
col nome di Paficajanya. freccia viene simboleggiato l'organo sessua­
Vi sono conchiglie destrorse e sinistrorse. le maschile, per cui la freccia si identifica
Quelle che sono formate in senso orario con il Liriga di Siva. Le frecce di solito ven­
sono più comuni, le altre sono estremamen­ gono usate in rituali atti a favorire la discen­
te rare ed hanno un valore particolare. denza maschile. Liriga o freccia simboleg­
La curva della conchiglia simbolizza lo spa­ giano l'energia maschile.
zio senza fine concepito alla base del movi­ All'arco viene invece attribuita una simbolo­
mento rotatorio della terra. Le conchiglie gia femminile. Esso rappresenta il comando.
sinistrorse indicano questo principio e sono Di particolare significato è l'arco magico
considerate attributi di Siva. della divinità vedica Indra. L'arco personifi-

238

r 1
Gli attributi degli dèi

cato si chiama Vijaya («Vittoria») , mentre


nella mitologia rappresenta anche l' arcoba­
leno. Anche gli archi di altre divinità hanno
un proprio nome, quando vengono personi­
ficati. L'arco di V�qu si chiama Sarriga o
Capa, quello di Siva viene chiamato Pinaka,
ed è ricavato da un serpente a sette teste. La
trasposizione iconografica di quest'arco è
estremamente rara.
Freccia ed arco insieme rappresentano i due
aspetti dell'esistenza umana. L'arco simbo­
leggia l'istinto di morte, la freccia l'istinto di
conservazione. Le cinque frecce a forma di
fiore di -+ Kama, il dio dell'amore, si pon­
gono in relazione coi cinque sensi dell'uo­
mo. La faretra, dove vengono messe le frec­
Dhanus, l'arco e Bioa, la freccia. ce, dal punto di vista simbolico rappresenta
la dispensa dove si depositano cose buone e
cattive.
L'arco e le frecce rappresentano inoltre
anche un'arma terribile nelle mani degli dèi.
Siva, ad esempio, con una sola freccia riuscì
a distruggere i tre p al azzi degli dèi-demoni,
considerati inespugnabili.
Come armi, la freccia e l'arco sono caratteri­
stici del dio della guerra Skanda, di Brahmi,
Indra, GaQe§a e di varie dee, fra le quali -+
Mahi�isuramardini , -+ Kankala-Murti e -+
CaQde�vara.

Aratro (Ha/a, Stra, Uzngala)

Come oggetto che svolge un ruolo impor­


tante nell'agricoltura, è un attributo del dio
-+ Balarama, fratello di K�qa ed incarna­
zione parziale di Vi �qu. Balarama è la divi­
nità protettrice degli agricoltori. Come attri­
Ha! a, l'aratro. buto l'aratro è in stretto rapporto con il
mortaio. Nelle rappresentazioni di carattere
distruttivo l'aratro può essere considerato

239

r 1
Gli attributi degli dèi

anche un'arma. Il dio dalla testa d'elefante gna gli aspetti terrificanti di Siva, nelle
-t G�esa reca come attributo in una delle forme cioè di -t Bhairava e di -+ Kankiila­
sue mani la sua zanna rotta, cosa che nel Sud Murti, e delle dee -+ Durga e -t Camur;1dii.
dell'India sta a significare che viene consi­ La corona fatta di cinque scheletri è emble­
derato dio della prosperità, in quanto la matica anche di una espressione particolare
zanna rotta viene identificata con l'aratro. del dio dalla testa d'elefante Gar;1e�a
(Heruka) .
In queste raffigurazioni gli dèi recano spes­
Teschio, calotta cranica, catena di teschz: clava so in una delle loro mani l'attributo calotta
con teschio cranica (Kapiila). Essa è costituita della metà
superiore del teschio umano.
n teschio simboleggia la morte e la fine di Quando la dea -t Kali reca in una delle sue
ogni forma di vita. Più teschi messi insieme, mani una testa mozzata, viene rappresenta­
come in una corona o in una catena, indica­ ta come vincitrice dei demoni, perché si
no che nulla nella vita dura eternamente, ma tratta di un teschio di demone (R.a�asa­
che tutto è sottoposto al tramonto e a una muQda) . Nella clava d'osso (KhatvaQga -t
rinascita sempre .nuova. clava) gli Indiani vedono una delle armi più
Quando -t Siva si trova alla fine dell'uni­ antiche. Le ossa dell'avambraccio o della
verso che egli ha distrutto, sulla cenere del gamba hanno la funzione di bastoni. Se
mondo, porta una catena di scheletri, e con sulla punta recano un teschio, allora si trat­
ciò vuole indicare che sorgerà una nuova ta di una clava con teschio, se invece il
vita. corpo è di legno, allora si tratta di un basto­
Nella sua varia funzione - come attributo ne con teschio. Il bastone con teschio è
degli dèi, emblema, basamento o ornamento attributo degli asceti e degli yogin. Nella
- il teschio nel suo significato più ampio trasposizione iconografica sovente esso
viene utilizzato nel culto sivaita. Una forma viene rappresentato con un serpente che si
estrema nell'impiego di questo simbolo si avvinghia attorno al bastone per passare. poi
ritrova nel culto medioevale del Sud attraverso il foro di un occhio del teschio.
dell'India, con i cosiddetti portatori di
teschio (Kapiilika) , che avevano come segno
di riconoscimento un bastone con pomello Scudo (Khetaka)
ricavato da un teschio, un -t Litiga di cri­
stallo attorno al collo e trecce da mendican­ Lo scudo fa parte del perfetto equipaggia­
te decorate con una falce di luna. Essi vene­ mento da battaglia degli dèi. Esso difende
ravano come somma divinità l'emanazione dalle frecce nemiche e quindi è un attributo
di Siva sotto il nome di Bhairava («il terrifi­ divino. n dio della guerra -t Skanda viene di
cante»). solito raffigurato con uno scudo, così come
Il simbolo della precarietà umana a forma di il terrificante aspetto di Siva come -+
catena di teschi umani (Kapalamala) , di Bhairava e quello delle dee -+ CiimuQdii, -t
corona di teschi (Paficakapala) sulla testa o Durgii e -+ Mahi�asuramardini. Gli dèi,
di corda sacrificate fatta di teschi contrasse- equipaggiati con armi invincibili, non hanno

240
Gli attributi degli dèi

riprodotti con le insegne che esprimevano il


dominio del potere regale. Le divinità vedi­
che -+ Varu1;1a, come guardiano della regio­
ne Òccidentale, ed il dio-sole -+ Siirya hanno
come attributo o emblema un ombrello. Ciò
vale in particolare per Varu1;1a, rappresenta­
to come un re coronato.
L'ombrello simboleggia inoltre protezione e
promette gioia e fortuna. Appartiene per­
tanto agli otto segni della fortuna (cfr. par.
Khe!aka, lo scudo.
8.6). La fortuna più grande ed una vita
bisogno della difesa dello scudo. Così anche senza paura né afflizioni vengono promesse
la rappresentazione di Siva come distruttore ai fedeli nel Paradiso di Vi�l}U (Vaikut;lfha) ,
delle città dei demoni Asura (Tripurantaka­ che viene simboleggiato dall'ombrello.
Murti} non reca alcuno scudo, poiché i suoi La funzione protettiva dell'ombrello viene
nemici non possono difendersi dalla sua espressa anche dalla testa del serpente che si
freccia. protende a mo' di copricapo sulla testa di
Gli scudi degli dèi sono spesso riccamente una divinità (cfr. par. 3 . 1 .2.3 ):
adornati con emblemi e con simboli, con
volti e figure, che rappresentano o il destino
che attende i nemici, oppure le proprietà del
guerriero. Cappio (Pafa)

Dèi e dee che hanno un cappio nella mano


Ombrello (Cattra) posseggono un'arma che cattura ogni tipo di
ignoranza e di male. li cappio può essere
L'ombrello è un attributo alquanto raro. I una trappola, o un nodo scorsoio, ai quali
grandi dèi dell'Induismo attuale non sono l'ignoranza non può sfuggire.

Cattra, l'ombrello. Pasa, il cappio.

241

r 1
Gli attributi degli dèi

Ciotola, coppa (Pàtra) ne per la presunzione di Brahma di essere il


più grande fra gli dèi.
La ciotola o la coppa come attributo degli Le spade in base alla loro grandezza e aspet­
dèi -+ recipienti. to vengono considerate foriere di fortuna
n teschio come recipiente e il significato o di disgrazia. La lama, unica o doppia,
delle ossa e del teschio -+ teschio. dovrebbe avere la forma di una foglia di
bambù. La spada di Vi�r:tu, chiamata
Nandaka, non desta timore ma regala gioia.
Spada (KharJga) È allo stesso tempo uno dei nove tesori
(nidhi) del dio della ricchezza (-+ Kubera) .
Brahmii creò la spada come essere divino e L a spada appartiene alle armi, che, anche nel
la diede alla divinità vedica Rudra come loro connotato divino, vengono rappresenta­
arma. Quando gli dèi vedici si fusero con la te come antropomorfe (-+ Ayudhapuru�a) .
fede dell'Induismo puranico, Rudra conse­
gnò l'arma a Vi�l}u, nonostante sia il dio
Siva a essere considerato in relazione con Lancia (Sakti, Su/a)
Rudra. Così anche Rudra in alcune sue raffi­
gurazioni si serve di quest' -+ arma, che non L'arma del dio del fuoco -+ Agni, ma soprat­
è il tipico strumento di combattimento ma tutto del dio della guerra -+ Skanda, è la lan­
piuttosto un oggetto di culto. cia. Non sempre quest'arma può scindersi
La spada come attributo degli dèi è un gran­ dal -+ tridente (Tri�iila) , attributo di Siva.
de coltello sacrificale, simboleggia- la saggez­ Si tramanda che il creatore dell'universo
za, la forza della distruzione e la vittoria sul­ (Vi�vakarman) abbia forgiato la lancia come
l'ignoranza. La quinta testa di Brahmii fu arma invincibile. Prima che venisse in pos­
mozzata da Siva con una spada per punizio- sesso degli dèi, era utilizzata dai principi
oppure venerata come potenza divina.

Kha<;lga, la spada. Siila, la lancia.

242

r 1
Gli attributi degli dèi

Fra le numerose armi delle grandi dee -+ festa di -+ Siva e rappresenta la saggezza,
Mahi:;asuramardini, vi è anche la lancia. ma anche la vanità. Siva nella sua forma
Secondo la concezione tantrica la lancia androginica (ArdhanarHvara) ha in mano,
simboleggia la forza ascensionale. nella sua metà sinistra, femminile, uno spec­
chio.
Lo specchio è inoltre attributo caratteristico
Cibo, dolciumi (Lat/t/u, Modaka) delle forme terrificanti delle dee, come --+
Mahisasuramardini e --+ Durga.
n cibo, soprattutto se di forma sferica, è un Lo specchio è fatto di un metallo levigatissi­
attributo di -+ GaQesa, ed il dio o lo trattiene mo e lucente e appare con o senza manico.
nella proboscide, o lo prende con la probo­ Le raffigurazioni delle dee nel Sud
scide da un recipiente che gli è davanti. n ter­ dell'India rinunciano sovente a questo attri­
mine Laddu indica esattamente una purea o buto e al suo posto presentano un bocciolo
un dolce fatto di farina di grano, molto dolce di loto, che può simboleggiare anche la ver­
e molto speziato cotto nel burro (Ghee). Con ginità.
il termine Modaka si intende anzitutto un
dolce di riso, ma dal punto di vista iconogra­
fico anche il tipo di alimento che è attributo Bastone (Dat;t/a)
peculiare di GaQda (--+ frutta) .
Il bastone, diversamente dalla -+ clava
(Gada) , è un attributo che sta ad indicare la
Specchio (Darpat;a) punizione.
ll bastone (Da1;1da) originariamente viene
Lo specchio è un attributo carattensttco identificato con il dio della morte e del
delle dee. Esso esprime l'aspetto non mani- mondo ctonio ( -+ Yama) . Per questo motivo

Darpaoa, lo specchio.
Daoçla, il bastone.

243
Gli attnbuti degli dèi

Yama porta anche il soprannome di


DhaQdadhara, che significa «colui che porta
il bastone». Pertanto il bastone, nella conce­
zione indiana, è un'arma caratteristica del
mondo sotterraneo, la cosiddetta regione
meridionale. n bastone personificato divie­
ne guardiano del dio-sole Surya.
Come arma atta a punire coloro che infran­
gono la legge universale del tempo, il basto­
ne fu creato da Siva e dato al dio Vi�qu,
colui che conserva. Il bastone è attributo
dell'aspetto distruttivo di Siva, delle dee nel
loro aspetto terrificante, ossia --+ Bhadra­
Kali e --+ Camur;tda, ed anche di Yama, di
Ankusa, il bastone a punta.
Gar;te§a e del dio vedico del vento, Vayu.
La più antica forma di bastone è costituita
dall'-+ osso, sorta di bastone miracoloso,
oppure sormontato da un teschio, arma tipi­
ca degli asceti e degli yogin.
I Brahmani nel loro quarto stadio della vita
(Sarlnyasin) hanno il soprannome di 0aQdin
(«portatori di bastone») , quali guardiani
della legge universale.

Bastone a punta (AnkuJa)


I)amaru, il tamburo.

In India il bastone a punta viene utilizzato


da chi guida l'elefante per incitare l'animale.
Costui impartisce il suo ordine, mentre
mette dietro l'orecchio dell'elefante una
punta di ferro posta sulla cima di un basto­
ne, e allora l'elefante, che è in posizione
retta, piega le ginocchia chinandosi. Una
divinità reca questo attributo se vuole indi­
care o dare rilievo alla sua attività o alla sua
peculiarità di distinguere il giusto dall'erra­
to, la fortuna dalla disgrazia.
Naturalmente il bastone a punta è un at­
tributo caratteristico del dio della guer- Vi�;�ii, il sithar.

244

r 1
Gli attributi degli dèi

ra -+ Skanda e del dio-elefante -+ G ao es a. matica come attributo soprattutto della dea


Anche -+ Siva, -+ Brahmli e le divinità -+ Sarasvati e di -+ Siva quale signore della
vediche -+ Indra e -+ Agni recano questo musica ( -+ ViQ a dhara-Dak�ioa -Mu rti) .
attributo. Immagini terrificanti della dea Anche alcuni aspetti bonari del grande dio
come -+ Bhairavi («la terrificante») e -+ Devi possono recare questo attributo.
Climuodli recano sovente in una mano il
bastone a punta. Questo è uno degli otto
segni che predicono fortuna (AHamangala, Armi, personi/icazione delle armi
cfr. par. 8.6). (Ayudhapurufa o Sastradevata)

La contrapposizione fra la popolazione ori­


Tamburo (l)amaru) ginaria e gli invasori Ari giunti in India più
di mille anni prima di Cristo fu così aspra,
n tamburo a forma di clessidra è un attribu­ prima di giungere a una fusione dei due
to di Siva, in particolare in quelle sculture in sistemi religiosi in un pantheon divino,
cui il dio appare come danzatore cosmico quanto fu sanguinaria la lotta fra gli dèi. Gli
( -+ Natarlija). Da una parte le due superfici Ari possedevano armi superiori a quelle
del tamburo simboleggiano il Litiga e la degli antichi abitatori dell'India. Le armi
Yoni, come i due triangoli di un diagramma furono divinizzate e a volte, proprio come
mistico (cfr. par. 1 . 1 ) , dall 'altra il battito del esseri divini, rappresentate in forma antro­
tamburo esprime il ritmo del momento del pomorfica. Dopo la vittoria dell'Induismo
sorgere dell'universo. n tamburo esprime in puranico sul sistema vedico, gli dèi induisti
un certo senso il suono primordiale, che dà si impossessarono delle armi dei nemici
origine ad ogni nascere e ad ogni morire. sconfitti. n significato simbolico di questo
Dove dunque i triangoli si incontrano ha ini­ scontro è la vittoria sull'ignoranza. Alcune
zio la creazione; dove si separano, termina delle armi nelle mani degli dèi vengono rap­
ogni forma di vita. presentate e venerate come incarnazioni
parziali. Esse svolgono nelle cerimonie e nei
rituali un ruolo significativo e vengono invo­
vr,ii, il sithar indiano cate come protettrici dinanzi ai pericoli.
Armi personificate (Ayudhapuru�a o Sastra­
Uno dei più antichi strumenti musicali devatli) , ossia «divinità-armi», possono esse­
indiani, che si trova sin nei sigilli della valle re femminili, maschili o sessualmente neu­
dell'Indo, è la Violi. Questo strumento, che tre. n termine Devi («dea») connesso col
nella sua forma più antica è simile a un'arpa, nome dell'arma, indica il suo carattere fem­
nel corso dei secoli ha subito forti trasfor­ minile; la parola Puru�a («uomo») , l'arma
mazioni, per cui gli attributi raffigurati nelle maschile. Così dalla clava (Gadli) deriva la
mani degli dèi non somigliano alla Violi oggi divinità femminile Gadlidevi, e dal maschile
conosciuta nel Sud dell'India. La Violi Cakra (disco) , il dio Cakrapuru�a.
medioevale ha la forma di un bastone con Nell'iconografia gli dèi-armi appaiono per
un numero di corde variabile. Essa è emble- lo più con due braccia. Recano un corona e

245

r 1
Gli attributi degli dèi

tengono le mani giunte nel Mudra della


venerazione.
Gli dèi-armi rappresentati in maniera antro­
pomorfa possono essere identificati anzitut­
to attraverso le armi raffigurate dietro di
loro, o che essi recano come copricapo.

Cakrapuru!a - Simboleggia il disco di Vi!!f!U.


Come attributo il disco può apparire in
forma stilizzata oppure come uno gnomo
dalla grossa pancia nelle mani di Vi�f!U.
Sakti - La lancia. Rappresenta anche l'ener­
gia femminile di un dio. Rappresentata da
sola, la lancia personificata è una dea
accompagnata da un lupo (Vrka) .
Da11t/apuru�a - Dio terrificante, che sta a
rappresentare il bastone o il randello
(DaQQa) della punizione.
Khat/gapurufa - n dio della spada.
Paia - n cappio col quale vengono legati i
nemici viene rappresentato simbolicamente
dal cobra dalle sette teste.
Dhvaja - Lo stendardo tenuto alto in batta­
glia viene raffigurato come un uomo robu­
sto con la bocca aperta.
Trisula - Il tridente, l'arma di Siva, viene
presentato nei testi come divinità ben pro­
porzionata, di bell'aspetto.

Esistono comunque altre personificazioni:


della conchiglia, dell'ascia, della fionda,
della freccia e dell'arco.
L'arco (Dhanu) è femminile. La dea reca
l'arma come copricapo. La freccia è maschi­
le o anche neutra.
Vi è una serie di altre armi che sono attributi
di divinità e che verranno considerate e
descritte singolarmente (si veda in proposito:
ascia, clava, lancia, bastone, scudo, spada) .
Ayudhapuru�a. dèi delle armi. Sopra: Cakrapuru�a;
sotto: Gadadevi, de a cl av a
· .

246

r 1
Gli attributi degli dèi

Piumino (Camara)

I peli del bue Yak uniti insieme formano un


piumino. Questo attributo, caratteristico
delle divinità guardiane, viene utilizzato per
allontanare gli insetti, cosa che del resto fa la
coda dello Yak.
Le dee fluviali -+ Gariga e -+ Yamuna hanno
il piumino come loro attributo principale.
Altre dee che portano il piumino vengono
individuate attraverso tale attributo come
divinità subordinate a quelle che esse
Camara, il piumino.
accompagnano. n fatto che il piumino faccia
anche parte degli attributi di Vi��u lo quali­
fica come insegna regale e segno di fortuna
(cfr. par. 8.6). n piumino di Visnu simboleg­
gia la legge eterna (Dharma) .

247

r
Capitolo 7
n corredo degli dèi

7. 1 Copricapi: corone e acconciature riccamente adornate da apparire molto simili


a corone. Queste acconciature, che hanno la
Copricapi, corone e acconciature sono dive­ forma di corona vengono pertanto ascritte
nute nel corso dello sviluppo delle immagi­ non alle acconciature propriamente dette, ma
ni di culto delle divinità induiste una parte alla categoria delle corone.
specifica dell'iconografia. I loro segni sono I grandi dèi della -+ Trimiirti induista indos­
cosi tipici, per cui una divinità può essere sano, a differenza delle divinità subordinate,
individuata anche soltanto attraverso il tipo dei santi, degli asceti, dei geni e dei demoni,
di copricapo. elaborate corone nobiliari o capelli a forma
Bisogna essenzialmente distinguere le corone di corona. Per ogni forma che gli dèi assu­
(Muku�a) dalle acconciature (Dhammila) , mono utilizzano un tipo specifico di copri­
cosa non sempre facile all'osservazione, in capo. Ciò vale in particolare per Siva nel suo
quarito le acconciature sono così elaborate e apparire come il più grande fra gli dèi, come

Da sinistra a destra: la corona di capelli dell'androgino Siva (a destra uomo, a sinistra donna); la corona degli
dèi (Muku�a) ; acconciatura riccamente decorata ( Ohammilla) .

249
Il corredo degli dèi

terrificante distruttore, come danzatore,


come asceta o come mendicante.

7. 1 . 1 Turbanti (Sirastraka) e corone


(Mukuta)

Figure stilizzate e più antiche rappresenta­


zioni di demoni (Yak�as, Nagas), di esseri
divini (Vidyadharas) e di figure di contor­
no, facenti parte del seguito degli dèi,
sovente indossano una sorta di turbante di
stoffa o di capelli artisticamente acconciati.
n turbante (Sirastraka) è tenuto insieme da
un nodo e spesso è adornato con una pietra

preziosa o con un emblema (cfr. par. 8.5 ) . n


turbante può venire anche inghirlandato o
arricchito di ulteriori ornamenti.

Turbante, Sirastraka.

7. 1 . 2 Kirzta-Mukuta, la corona
nobiliare degli dèi ·

Originariamente la corona è segno distintivo


di un Cakravartin («signore dei mondi») .
Per molti secoli la corona venne elaborata
nell'iconografia. A partire da semplice
copricapo, simile ad una corona regale,
divenne sempre più alta, sino a divenire
segno caratteristico di -t Vi��u, differen­
ziandosi dai copricapi di Brahma e di Siva.
Recano questa corona simbolo di nobiltà
tutti gli dèi che sono in rapporto con Vi�f!U,
così come - Surya, il dio-sole.
La corona è riccamente decorata. La sua
forma conica termina con una punta o con
un pomello. Le parti inferiore e superiore
sono spesso bordate con una fascia. Nella La corona della nobiltà: Kiri!a·Muku!a.

250

r
Copricapi: corone e acconciature

parte anteriore sono presenti decorazioni


caratteristiche degli dèi. Fra queste vi è anzi­
tutto l'emblema Cakra (ruota) , una o più
pietre preziose, ed a volte anche un serpen­
te, come nelle raffigurazioni di -+ Balarama.
Quando le dee indossano una corona, segno
di nobiltà (ad esempio -+ Lak�mì, sposa di
Vi�t;tu, o anche -+ Parvatì, moglie di Siva),
significa che esse sono poste a livello delle
grandi divinità. Altrimenti le dee collocate
fra le · divinità subordinate indossano una
corona nella tipica forma di vaso (Karanda­
Muku�a) .

7. 1 . 3 Kara1Jt/a-Mukuta, la corona
a /orma di vaso

Questo tipo di corona è generalmente più


piccola della corona dei grandi dèi. Essa si
assottiglia verso l'alto ed è articolata a ter­
razze, cosa che la fa somigliare a un vaso o
ad un cestino.
Questa corona può essere indossata sia da
divinità maschili che femminili, senza che
sia individuabile una forma specifica per le
une o le altre. Tutte le divinità che indossa­
no questa corona occupano una posizione
subordinata nella gerarchia del pantheon.
Le dee la indossano quando sono raffigura­
te come mogli al fianco delle divinità .
maschili. Rappresentate da sole o come
somme divinità, esse portano o la corona
nobiliare (Kiri�a-Muku�a) o la corona di
capelli (Ja�a-Muku�a) . La corona in forma di
vaso è caratteristica anche del dio della
guerra Skanda, quando è rappresentato In alto: la corona a forma di vaso, KaraQQa-Mukut.a.
come SubrahmaQya assieme ai suoi genitori In basso: la corona a forma di vaso della dea vista
Siva e Parvati (-+ Somaskanda-Miirti} . da dietro.

25 1

r
Il co"edo degli dèi

7. 1 . 4 ]a�a-Muku{a, la corona di Nella raffigurazione di Siva in aspetto terri­


capelli ficante la corona di capelli può essere deco­
rata con un teschio. Siva non reca alcuna
Siva e Brahma indossano la corona caratte­ corona di capelli quando viene rappresenta­
ristica degli asceti, che consiste in capelli to come yogin o come asceta. Le trecce del
legati insieme in maniera elaborata ( --+ mendicante sono acconciate in maniera
acconciature) . La forma della corona di diversa e cadono giù dal capo ( --+ acconcia­
capelli ricorda molto quella della corona ture).
nobiliare, in quanto anche questa è ricca­
mente decorata. È tipico di questa acçoncia­
tura l'intreccio superiore che la tiene legata. 7. 1 . 5 Armi come copricapi degli dèi
Le corone di capelli di Siva e di Brahma si
differenziano per il fatto che Siva ha come Una particolarità fra i copricapi degli dèi
emblema caratteristico una falce di luna sul sono le armi degli dèi (Ayudhapuru�a) per­
lato sinistro della corona e sovente anche un sonificate (cfr. cap. 6) . Gli dèi recano soven­
serpente sul lato destro. La corona di capel­ te le armi come caratteristico segno distinti­
li di Brahma è adorna invece di sole pietre vo sul loro capo. Come ad esempio la perso­
preziose. nificazione della clava di Vi��u, Kaumodaki.

La corona di capelli, Ja�ii·Muku�a.

252

r 1
Acconciature (Dhammil/a) e capelli Qata, Kefa)

7. 2 Acconciature (Dhammilla) quali vengono attribuite forze soprannatu­


e capelli (]a(a, Kefa) rali, vogliono essere possedute dalla divi­
nità, in particolare da un aspetto terrifican­
Fra le varie acconciature degli dèi e delle te di Siva. Esse allora tagliano queste trec­
dee, bisogna distinguere quelle con capelli ce del mendicante e le venerano come
lunghi (Kesa) da altre con trecce (Ja�à). immagine del dio.
Delle acconciature non fanno parte le coro­
ne di capelli ( --+ corone, Ja�a-Muku�a) ,
anche s e le acconciature, quando sono tirate 7. 2. 1 Capelli pettinati e acconciati
in su e riccamente decorate, appaiono molto
simili alle corone di capelli. Le dee ed il loro seguito hanno una accon­
Anche se al posto delle trecce (Ja�a) i capel­ ciatura semplice (Dhammilla) quando non
li, lunghi e lisci (Ke�a) sono pettinati ver­ viene loro tributato un culto particolare. I
so l'alto, non si parla ugualmente di ac­ capelli lunghi (Kesa) sono pettinati in modo
conciatura, ma di una corona di capelli che siano lisci, vadano all'indietro o si dipar­
(Kclamukut.a). tano verso i lati, o anche verso l'alto dove
I capelli lunghi (KeSa), o sono pettinati in vengono tenuti assieme da un grosso nodo.
maniera che rimangano lisci, oppure sono
acconciati a trecce separate, ma non sono
intrecciati. Le trecce, che in un asceta sono 7. 2 . 2 Capelli pettinati all'infuori
chiamate trecce del mendicante o carico di
trecce, non costituiscono una corona di Questa acconciatura è caratteristica di uno
capelli, e simboleggiano l'allontanamento degli aspetti terrificanti di dèi e dee. In tal
da tutte le cose terrene. Nella fede popola­ caso si fa differenza fra altre acconciature
re un uomo che conduce vita da asceta può con capelli e trecce pettinati all'infuori
avere nella notte tali trecce. I capelli si (KesamàQc;lala o Ja�amaf}qala) .
aggrovigliano in una lunga ciocca e diven­ Nelle raffigurazioni d i Siva come --+
gono stopposi. Soprattutto le donne, alle Dak�if}ii-Murti i capelli non si protendono

Da sinistra a destra: capelli pelli nati con nodi, Dhammilla; capelli fiammeggianti, Jviilekesa;
trecce del mendicante peuinate verso l'alro, Ja�iimal)c;lala.

253

r 1
Il comdo degli dèi

Ja!iibhara, le trecce mosse del penitente di S iva danzante.

dritti al di fuori del capo, ma le trecce del di � Agni, delle emanazioni di Siva e di
penitente pendono piuttosto lateralmente. alcune divinità sivaite nei loro aspetti terrifi­
Questa acconciatura è chiamata carico di canti, come ad esempio � Kali e �
trecce Uatabhara) . Le trecce agitate dello Camuoçla.
Siva danzante come � Na�araja occupano
una posizione particolare nell'ambito del
tipo di pettinatura detta Jatabhara, in quan­ 7. 2 . 3 Capelli pettinati verso l'alto
to fuoriescono orizzontalmente dai due lati (Keiabandha e Jatàbandha)
della testa, sottolineando con ciò il movi­
mento dinamico della danza. Le trecce del Questo tipo di acconciatura, che appare simi­
penitente che si allargano attorno al capo le a una corona (Kesamukuta e Jatamukuta),
sovente nelle raffigurazioni di Siva vengono è caratteristico delle dee. I capelli (Kda) o le
sostituite da serpenti. trecce Uaça) sono tenuti insieme in alto da un
Quando i capelli di una divinità si proten­ grosso nodo (Bhanda) ed in parte decorato
dono verso l'alto come fiamme si parla allo­ con gioielli. Questa pettinatura non è comun­
ra di Jvalake�a («capelli fiammeggianti») . que altrettanto alta quanto la corona di capel­
Questo tipo d i acconciatura è caratteristico li (Muku�a) .

Da sinistra a destra: Ja�abhara, le trecce pendenti del penitente di S iva; Ke5a Maqqala, capelli raccolti nella dea
Ciimuçtçlii; la pettinatura Kesabandha vista da dietro e davanti.

254

r
Gioielli

7. 2.4 Acconciature a spirale


(Kaparda)

Uno dei molti appellativi di Siva è


«Kaparda», e si riferisce a un tipo di accon­
ciatura che appare come il guscio di un mol­
lusco, fatta cioè a spirale. Per il significato
dell a conchiglia, dr. cap. 6.

7. 2.5 Acconciatura dei demoni


Acconciatura dei demoni.
(Yak�as e Nagas)

I demoni (cfr. par. 2 . 1 1 ) , soprattutto nei portare gli stessi gioielli, sebbene alcuni di
rilievi, vengono rappresentati con un tipo di essi, come gli orecchini, possano avere spe­
acconciatura molto simile ad un turbante cificità maschili o femminili. Cosl ad esem­
(Sirastraka) . pio Siva porta all'orecchio destro un orec­
chino «maschile», al sinistro uno «femmi­
nile», per evidenziare la sua eterna forma
7. 3 Gioielli androgina.
Gli uomini hanno adornato le divinità in
I gioielli sono oggetti da non trascurare quelle parti del corpo in cui essi stessi por­
nell'iconografia degli dèi, degli spiriti e dei tano ornamenti. Ma in più il portare gioiel­
demoni. Il gioiello alla sua origine non ha li ha negli dèi un valore simbolico. I mate­
valore decorativo, ma è considerato un riali degli oggetti preziosi usati dagli dèi
amuleto, in quanto protegge la parte del non sono del tutto simili a quelli usati dalle
corpo sulla quale è applicato. Il gioiello, donne indiane per adornarsi dalla testa ai
come la rappresentazione del dio, presenta piedi. A seconda dell'aspetto della divinità,
molteplici aspetti. Su chi lo guarda può infatti, il suo gioiello può consistere in
avere effetto attraente o repellente. Questo perle, pietre preziose, oro, argento, ma
principio diviene particolarmente chiaro anche in fiori, legno, ossa, teschi, denti,
quando si pensa che gli orecchini possono serpenti, scorpioni ed altri emblemi o sim­
essere ricavati da pietre preziose o da un boli dal carattere di talismano o di amule­
cadavere, o che le collane possono essere to. Il gioiello viene usato sotto forma di
fatte di fiori, di pietre preziose o di teschi diadema, orecchino, braccialetto per il
umani. Da questo punto di vista il gioiello polso, per il braccio, o anche come anelli
è di aiuto, assieme ad altri elementi di una per le dita dei piedi, come collana in forma
scultura, alla determinazione dell'aspetto e di catena o di anello.
della forma della divinità rappresentata. La catena ha un significato particolare, in
ll gioiello in senso ampio non ha una speci­ quanto può avere la funzione di collana,
ficità sessuale. Pertanto dèi e dee possono ossia da porre al collo, o di lunga corda

255

r 1
Il crmedo degli dèi

sacrificate (Yajfiopavita), che si porta sul


corpo e che in parte si tiene in mano. Le
corde sacrificati vengono trattate in questo
capitolo al punto 7.5 .
I n questo capitolo ricevono particolare
attenzione anche quegli ornamenti che non
sono a sé stanti, come anelli e catene, ma
sono parti di corone o di vesti.

7. 3. 1 Collane e ghirlande (Millil)

La denominazione di «Malii» si riferisce a


qualsiasi tipo di catena. Si può trattare quin­
di di una collana, di un rosario (Ak�amala,
cfr. cap. 6), di una ghirlanda, di una corda
per sacrifici (Yajfiopavfta, cfr. par. 7.5) o di
una corona. Come gioiello bisognerebbe
considerare in particolare la collana delle
dee. A seconda dell'aspetto mostrato dalla
divinità, se benevolo o terrorizzante, porta
una determinata collana. Anche se viene
venerata da sola o in gruppo, ha uno speci­
fico significato il suo tipo di ornamento.
Riccamente vestita a festa e adorna di gioie
è ad esempio la dea in occasione del matri­
monio con Siva (Kalyaoasuntlari-Miirti}. Se
invece incarna l'aspetto terrificante di -+
Camuoda, allora atterrisce i suoi nemici non
solo con i suoi denti che spuntano dai lati
delle labbra, con i suoi capelli fiammeggian­
ti, ma anche col cadavere che pende dal suo
lobo, e con la collana o la corda sacrificale
fatta di scheletri umani.
Tipica dell'aspetto benevolo della dea è la
collana di perle con grandi pietre preziose
incastonate in oro (Phalakahara) . Le catene
nelle raffigurazioni più antiche sono piutto­
sto corte, per cui non raggiungono il petto.
Successivamente, soprattutto in seguito
all'evoluzione iconografica avvenuta in Una ghirlanda di perle e varie collane.

256
Gioielli

epoca Gupta, le catene divengono più lun­ penti o di scorpioni (Sarpamiili) . Questo
ghe e pendono sul petto, o passando al di gioiello fatto di serpenti è caratteristico
sopra di questo raggiungono la pancia e delle divinità venerate dagli Sivaiti. n sim­
recano un pendente (Lanibaka). La lunga bolismo del serpente viene ampiamente trat­
catena è un elemento stilistico di particolare tato nel par. 3 . 1 .2.3 .
bellezza, che evidenzia un elemento ideale Una catena può essere fatta anche d i va­
della bellezza femminile, ossia l'ideale dei rie monete (Ni�ka) messe insieme. La ric­
seni paralleli: in questo caso gli oggetti pen­ ca, ampia catena di pietre preziose porta­
denti dalla catena hanno la forma di seni. Le ta dai demoni (Yak�as e Nigas) si chiama
catene fatte solo di perle sono chiamate Graiveyaka.
Mali. Anche queste possono essere corte o Gli aderenti alle sette induiste credono che
lunghe come i Phalakahira. Se la catena è nelle catene sia presente il potere degli dèi.
lunga viene denominata nel linguaggio ico­ Una catena, come un anello o un bracciale,
nografico Stanihara. Perle molto lunghe, ha forma circolare, e quindi un particolare
catene o ghirlande di perle che possono ar­ significato simbolico. La catena della divi­
rivare sino ai fianchi, e che sono molto si­ nità vedica -+ lndra concede a chi la porta
mili alla corda sacrificale, sono chiamate protezione e lo sostiene affinché vinca in
Mauktikajalakara. battaglia.
Come la lunga ghirlanda di perle, queste Le collane che gli uomini hanno dato agli
catene possono essere fatte di fiori dèi come ornamenti non sono prive di
(Vanamili) o di pietre preziose (Ratna­ influssi sulle catene sacre dei fedeli delle
mili) . La ghirlanda di fiori di Vi�Qu rap­ varie sette. Una catena portata da un fedele
presenta la natura. Sovente viene tenuta dal induista, o che questi acquista per porla nel
dio con una mano e avvolge tutto il corpo. tempio alla statua della divinità prediletta,
Anche le dee possono portare tale Vana­ fa capire in quale setta induista egli si rico­
mali. nosca. Nel culto §ivaita le catene sono fatte
È già stato nominato il gioiello fatto di di bacche (Rudrik�a) , mentre coloro che
teschi uniti tra loro, che come collana è un venerano in particolare Vi�I).U scelgono ghir­
ornamento caratteristico di Siva nei suoi lande di fiori (Tulasi) . Le ghirlande sono
aspetti terrificanti e delle dee -+ CimuQQi e fatte con cinque file di fiori e simboleggiano
-+ Kali. La catena di Siva nella sua forma di i cinque sensi dell'uomo. La catena di Vigm,
-+ K&Qkala-Miirti si chiama K&Qkiila. Sul fatta di pietre preziose, indica i cinque ele­
simbolismo delle ossa e dei teschi, cfr. cap. menti. La setta degli Saktas, cioè coloro che
6, «OSSa». venerano la dea come entità somma, la si
La fascia pettorale (cfr. par. 7 .4.3 ), o anche riconosce per la catena fatta di denti di per­
la collana, possono essere anche fatti di ser- sone morte.

257
Il comdo degli dèi

7.3.2 Orecchini e gioielli per le orec­ costituiscono un elemento di bellezza ideale


chie (Ku1J�ala e Avatansa) e simboleggiano benevolenza, nobiltà e
potere.
Portare orecchini è un privilegio dei cosid­ Appare ovvio che anche le divinità siano
detti «nati per la seconda volta», che in un state raffigurate con simili ornamenti; anzi
rituale iniziatico vengono risvegliati e speri­ questi gioielli da orecchie sono tra gli orna­
mentano una rinascita spirituale. I giovani menti più significativi. Fra la molteplicità
ricevono in questo rituale la corda sacrifica­ di tali ornamenti non è facile distinguere di
le (Yajiiopavita) e alle ragazze vengono che sia fatto un orecchino: del resto le orec­
perforati i lobi. I gioielli per le orecchie, che chie vengono anche decorate con altri
di solito sono pesanti, col tempo allungano oggetti, come piccole catene e fiori
il lobo, che, anche a causa del foro molto (Avatansa), che possono in parte coprire il
dilatato, finisce con l'assumere la forma di gioiello per l'orecchio specifico della divi­
un cappio. Tali lobi allungati, in grado di nità.
portare oggetti preziosi sontuosi e pesanti, Sebbene sia divinità maschili che divinità
femminili portino orecchini - come per le
catene - questi non hanno una specifica
valenza sessuale. Tuttavia vi sono, come
prima indicato, orecchini con caratteristiche
maschili ed orecchini con peculiarità fem­
a h minili. L'orecchino ampio, fatto di foglie
d'oro (Pattrakuudala) e quello ricavato da
conchiglie ( Sankapattrakuu c;lala ) , sono
ornamenti delle dee. Quando Siva porta un
simile orecchino ali' orecchio sinistro, evi­
denzia la sua eterna forma androgina. La
metà sinistra del corpo rappresenta essen­
c d zialmente l'aspetto femminile. Il lato
maschile, ossia l'orecchio destro di Siva,
viene caratterizzato dall'orecchino di ser­
pente (Sarpakuuçlala) . n serpente è un orna­
mento caratteristico di Siva e di Gaue�a. Il
pesante orecchino d'oro tipico delle dee a
forma di foglia (Lampapattra = «lunga
e foglia») viene portato da Siva, sia quale
Pattrakuuc;lala che Sarikhapattrakuudala, al
KuQdala. Orecchini: a) Pattrakul)çlala, orecchino di lobo destro.
foglia d'oro; b) Ratnakut;�çlala, orecchino con pietra Varie divinità portano, se raffigurate da sole,
preziosa; c) Sankhapattrakui)Qala, orecchino in forma
di conchiglia; d) Makarakui)Qala, orecchino in forma
all'orecchio destro l'orecchino «maschile»
di rettile; e) Sarpakut;�çlala, orecchino in forma di del serpente (Sarpakuuc;lala) . Esse appaiono
serpente; f) Pretakuooala, orecchino degli antenati. accompagnate da divinità maschili rispetto

258
Gioielli

alle quali assumono una posizione subordi­


nata: queste portano come orecchino un
semplice Patraku1.1dala. Una alternativa al
Sarpakul)dala è costituita dall'orecchino
dalla forma di drago o di rettile (Makara) e
che viene chiamato Nakraku1.1dala o
Makarakui)Qala. Questo orecchino viene
portato da molti dèi e da varie dee. Ha
caratteristica «maschile» quando Siva lo
porta al lobo destro, mentre il lobo sinistro
è decorato col Pattraku1.1dala.
Tutte le divinità possono portare orecchini
di pietre preziose (Ratnakuf.ldala) . Nelle
molteplici varianti questo orecchino può
avere anche la forma di un disco. Gli aspet­
ti terrificanti degli dèi e delle dee sono ri­
conoscibili anche dall'orecchino, come
quello raffigurante una testa di leone
(Simhaku1.1dala). Una particolarità si ha nel­
l'orecchino di -+ Camu1.1di. Questa divinità
reca nel lobo destro un cadavere in miniatu­
ra. Questo macabro ornamento è denomina­
to Pretaku1.1dala (Preta = «antenati, morti,
spiriti») e ricorda la vittoria sul male dei
demoni.

7. 3 . 3 Braccialetti (Valaya)

I braccialetti (Valaya) , che tutte le divinità


portano ai polsi o alle braccia, sono poco
lavorati e raramente sono decorati con pie­
tre preziose. Sia divinità maschili che fem­
minili possono portare gli stessi braccialetti.
n braccialetto può essere di metallo, oppure
come un serpente si avvolge con più spire
attorno al braccio. Un braccialetto a forma
di serpente si chiama Nagavalaya. Sovente il
serpente, come cerniera del braccialetto,
.::::
morde la sua coda. n serpente, soprattutto
se si tratta di un cobra con le fauci spalan- Valaya, bracciali.

259

r
Il comdo degli dèi

cate (Bhujangavalaya) , simboleggia l'eterno indicare se si tratta di una scultura del Nord
ciclo del tempo. Braccialetti dalla forma di o del Sud dell'India e in quale epoca venne
serpente o cobra (detti Sarpavalaya o composta. Dal punto di vista estetico il
Sarpamastaka) sono portati soprattutto da vestito enfatizza, sia per le divinità maschili
Siva nel suo aspetto terrificante e da che per le femminili, l'ideale di bellezza fisi­
Garuc;la, l'animale di Vi�!].u. ca, come fianchi stretti, seno pieno e pancia
I braccialetti fissati nella parte superiore del leggermente arrotondata. La parte superiore
braccio sono spesso arricchiti nella parte del corpo per lo più è nuda, ricoperta da
esterna con ulteriori decorazioni in forma di gioielli e avvolta nella corda sacrificale, che
foglie. Questi ornamenti sono denominati nelle dee può essere sostituita da una fascia
Angada o Keyiira e sono in forma di serpen­ pettorale. Sono molto usate le cinture, ricca­
ti o di fiori, o sono arricchiti con pietre pre­ mente decorate, con pietre preziose o
ziose. Questi braccialetti mediante tali deco­ emblemi, che tengono su i pantaloni o la
razioni aggiuntive acquistano un aspetto veste. ll materiale delle vesti è molto sottile
sontuoso ed un valore più alto, ponendosi e rivela le forme del corpo. Posture leggia­
cosl in armonia con le ricche decorazioni dre della gamba che poggia dritta al suolo e
degli dèi. Nelle sculture che raffigurano le di quella flessa sono messe in bella mostra,
divinità come asceti o come yogin non può in quanto la leggera stoffa delle vesti segue
essere presente un simile bracciale. le curvature del corpo.
Alle dita gli dèi spesso portano semplici Hanno un particolare significato simbolico
anelli di metallo (Anguliya) . Normalmente sia la cintura che la corda sacrificale (cfr.
questi anelli non sono lavorati e non hanno par. 7 .5 ) . Le cinture proteggono gli dèi e
pietre preziose. promettono alle dee una lunga vita e ferti­
lità. Divinità maschili e femminili indossano
in generale abiti diversi, cosa che si nota in
particolare nella scultura androgina di Siva
7. 3 . 4 Gioielli per i piedi (Padasara) (--. Ardhaniiri�vara) , nella quale la metà
destra del corpo è maschile e la sinistra è
I bracciali posti alle caviglie delle divinità femminile.
sono identici a quelli delle braccia. Semplici
catenine (Padasara) o cavigliere poggiano
sulla parte superiore del piede. Quando la
catenina è arricchita con campanelli, si chia­ 7. 4. 1 Le vesti
ma Nupura.
La veste sottilissima di seta delle dee si chia­
ma Dukula. È stretta alle gambe ed eviden­
zia le cosce, come se un forte vento facesse
7. 4 Il vestiario degli dèi aderire la stoffa al corpo. La veste viene sor­
retta da una ricca cintura al di sotto della
Gli dèi vengono raffigurati solitamente ben vita sottile.
poco vestiti. La veste serve comunque ad Nelle divinità maschili si evidenzia in parti-

260

r 1
Il vestiario degli dèi

colare la veste di Vi�qu, che a volte viene


indossata anche dalle compagne del dio.
Questa veste, die si chiama Pitambara, è
dorata, e lascia passare la luce raggiante che
proviene dal corpo del dio. Questa veste
simboleggia i Veda, e come la luce divina del
corpo risplende attraverso le vesti, così bril­
la la verità dei Veda attraverso le parole del
sacro scritto.
È peculiare anche la veste di -+ Siirya, deno­
minata anche il «vestito del Nord»
(Udicyav�a) . Delle divinità maschili indos­
sano inoltre una veste di nome Kaccha, che
davanti cade in ampie pieghe, mentre la
sommità della parte anteriore, passando
attraverso le gambe, raggiunge la parte
posteriore dove si regge con una cintura.
Questa veste è molto simile a quella portata
tutt'oggi in India e denominata Dhoti. Il Dhoti indiano; la veste del Nord, Udicyave�a;
Molte divinità maschili indossano un perizo- un perizoma con una ricca cintura.

Il perizoma di pelle o di cuoio, Kaupina; metà perizoma·metà veste; la veste di seta, Dakiila.

261

r 1
Il co"edo degli dèi

ma (Kaupina) . Esso appare ricavato dal


medesimo tipo di stoffa utilizzato per le
vesti delle dee e rimane molto aderente al
corpo. Il panno segue dunque i movimenti
del corpo evidenziando le posture.
Gli dèi vengono raffigurati senza vestiti
quando appaiono nella loro forma ascetica.
L'abito di Siva come asceta è costituito sol­
tanto da cenere bianca, della quale è cospar­
so il suo corpo, e da un paio di sandali di
legno (Padarak�a) con i quali va in giro a
mendicare ( � Bhik�atana-Miirti) .

7. 4.2 La cintura (Katisutra


e Katibandha)

Le vesti delle dee appaiono con una cintura


dalla quale dinanzi e di fianco pendono dei
fiocchi (Ka�isiitra). Una cintura particolare
ha il nome di Mekhala. È costituita da otto
strisce ed è riccamente decorata con gioielli.
Una dea porta questa cintura come prote­
zione: ella promette anche fertilità. Negli
antichi culti induisti la cintura era usata dai
sacerdoti come oggetto di culto, per provo­
care la pioggia o accattivarsi gli dèi, oltre
che per proteggere la terra dalle acque.
La cintura delle divinità maschili si chiama
Ka!ibandha, ed è più simile a una fascia che
a una cinghia. Questa fascia spesso è deco­
rata con emblemi, con effigi di teste di leone
o di serpenti. Dinanzi e di fianco pendono
dalla veste o dal perizoma dei cordoncini,
riccamente decorati.
Anche le fibbie possono riprodurre forme di
animali, come quella di un doppio drago o
di rettili (Makara) o anche la testa di un
leone, che dovrebbe simboleggiare i raggi
del sole, in quanto il leone nel suo simboli­ Cinture. Al centro: cintura in forma di serpente,
smo si identifica col sole. SarpakuoQala.

262

r
La corda sacri/icale (Yajiiopavita)

7. 4.3 Fasce pettorali e strisce


(Kucabandha)
Le dee spesso portano attorno al seno delle
fasce (Kucabandha) . Queste fasce, che corro­
no al di sopra del seno o al di sotto sostenen­
dolo, possono essere fissate alla parte inferio­
re delle collane, come appare in molte scultu­
re del Sud dell'India, oppure si dipartono in
varie strisce che dalla spalle scendono sul
petto, passano sotto le ascelle e raggiungono
le spalle nella parte posteriore. Questa fascia
pettorale, tipica nelle raffigurazioni delle dee
del Nord dell'India, si chiama Stanottarlya e
può anche essere sostituita da un panno che
non copre completamente il seno, ma lascia
per lo più scoperta la parte inferiore.
Le raffigurazioni degli aspetti terrificanti delle
dee (anzitutto di ---+ Cimtl\ldii) e dei demoni
femminili (---+ Niginis) presentano come fascia
pettorale un serpente (Sarpakucabandha) , la
cui testa si solleva fra i due seni e si mostra
in atteggiamento minaccioso.
Le divinità maschili spesso hanno un'am­
pia striscia di stoffa che ricopre la parte
del corpo fra il petto e la pancia. Questa
Fasce pettorali delle divinità femminili, Kucabandha.
striscia (Udarabandha) è caratteristica del
dio dalla testa d'elefante ---+ Gaoe�a e di ---+
Kr�Qa. Questa striscia in Gaoe�a può esse­
re sostituita da un serpente, simile alla
Sarpakucabandha, la fascia utilizzata dalle
dee nella loro forma terrificante. La fascia
che copre il petto dello Siva danzante (---+
Nataraja) ha il nome di Uras-Sutra.

7. 5 La corda sacrt/icale (Yajiiopavita)

Tutti gli dèi e tutte le dee hanno nella parte


superiore del corpo una corda (Yajfiopavita),
Striscia corporale dello Siva danzante, Uras-Sutra. che dalla spalla sinistra attraversa il petto e

263

r 1
raggiunge in basso il braccio destro per risa­
lire verso la spalla. Questa corda o cordone
sacrificate viene consegnata nell'ambito della
tradizione induista ad ogni individuo di sesso
maschile appartenente alle caste superiori in
un rito iniziatico che si celebra fra gli otto e
i dodici anni. La corda sacrificate, composta
di tre cordicelle di cotone, simboleggia le tre
proprietà fondamentali della materia origi­
naria (GuQas), ha il potere di rafforzare lo
spirito e di controllare gli impulsi. Dopo
questo rituale l'Induista entra in una nuova
fase della vita; sperimenta, come si suol dire,
una seconda nascita, la nascita dello spirito.
Nella rappresentazione iconografica la
corda sacrificate può essere fatta di diver­
si materiali, come ad esempio di pelle di
antilope (Ajinayajfiopavita) o di stoffa
(Vastrayajfiopavita).
Le corde sacrificati corrispondono all'a­
spetto e all'abbigliamento della divinità.
Ella appare riccamente adornata, tempesta­
ta di gioielli, quando si mostra in aspetto
festoso. Siva nel suo aspetto di yogin o di
mendicante ha come corda sacrificate un
cobra ( Sarpayajfiopavlta) . Ugualmente
Ga�da, il dio dalla testa d'elefante, porta
una corda sacrificate a forma di serpente
(VvalayajfiopavTta) . L'aspetto terrificante di
un dio o di una dea viene particolarmente
enfatizzato da un cordone sacrificate consi­
stente in una lunga catena di teschi.
Una forma estrema della corda sacrificate è
rappresentata da una lunga ghirlanda di
perle (MuktayajfiopavTta) che praticamente
corre lungo tutto il corpo, andando dalle
spalle sino alle ginocchia. Sovente il dio
regge questo cordone con una mano.
Diverse corde sacrificali. Dall 'alto verso il basso:
Ajinayaji'iopavita, fatta di pelle di antilope;
Vastrayaji'iopavita, fatta di stoffa: corda sacrificale di
scheletri e una fascia pettorale ricavata da un cobra.

264

r 1
Capitolo 8
n linguaggio dei segni e dei simboli

8. 1 L'occhio della saggezza con un terzo occhio, che al contrario di


quello di Siva è posto orizzontalmente.
Un segno perpendicolare oppure orizzonta­
le sulla fronte mostra una divinità in un
aspetto nel quale ha una sua funzione il 8. 2 Il seggio degli dèi
cosiddetto «terzo occhio». I tre occhi di
Siva simboleggiano il sole, la luna e il fuoco. Una divinità non viene mai raffigurata senza
Queste tre diverse fonti di luce illuminano la basamento, trono o animale che la trasporta,
terra, l'universo e le regioni celesti. Fornito quale che sia la sua posizione, che sia in
di questi tre occhi, Siva non è legato al piedi, seduto, che danzi o che sia sdraiata.
tempo e allo spazio, ma guarda attraverso di Una eccezione è costituita dai rilievi degli
essi. Egli guarda allo stesso tempo presente, esseri divini, rappresentati nelle cosiddette
futuro e passato. n terzo occhio in genere «posture volanti», e dei demoni e dei geni
viene raffigurato in posizione perpendicola­ che accompagnano gli dèi o che vengono da
re. È l'occhio della saggezza trascendentale. questi sconfitti in combattimento. È signifi­
· È detto anche l'occhio del «chiaro vedere» cativo che gli dèi non toccano il suolo come
ed è principalmente rivolto all'interno, per fanno gli uomini, cosa che sta a indicare che
cui la divinità si trova in una eterna contem­ essi non sono sottoposti alle norme degli
plazione. Ma quando guarda verso l'esterno, esseri terreni, mentre ubbidiscono soltanto
sviluppa un potere distruttivo. Siva brucia alla legge dei cicli cosmici.
con questo occhio frontale il dio dell'amore Il seggio degli dèi è chiamato in generale
-+ Kama, quando questi voleva guidare i Asana o Pi�ha. Asana indica anche il modo
sensi di Siva su -+ Parvati (cfr. par. di sedersi della divinità e quindi fa piutto­
2 .� .7 . 1 0 ) . L'aspetto distruttivo ha però sto parte della categoria delle posture (cfr.
anche il significato di trasformazione, nel cap. 4 ) . Per il seggio o per il basamento si
rispetto del dualismo di ogni manifestazio­ utilizzano maggiormente i termini Pi�ha o
ne. I fedeli della setta sivaita segnano la loro Bhadrapi�ha («posto degno di venerazio­
fronte con un punto rosso, che dovrebbe ne»). n seggio, basamento o trono di una
rappresentare il terzo occhio di Siva. n terzo divinità, ha carattere sacro. Si considera che
occhio di Siva è denominato }fiiinanetra la divinità abita in questo seggio, per cui
(«occhio della saggezza»). esso fa parte degli otto segni che produco­
A volte anche il dio Indra viene raffigurato no fortuna (cfr. par. 8.6) . Se dal tipo di
Il linguaggio dei segni e dei simboli

basamento ·si comprende a quale divinità


esso appartiene, il culto del basamento si
identifica con quello della divinità che lo
occupa.
Chiare correlazioni si hanno fra gli animali
(cfr. par. 3 . 1 . 1 ) e le divinità che li usano
come seggi. Lo stesso avviene quando il
basamento è adornato con simboli, emblemi
o raffigurazioni degli animali. Un seggio
particolare è costituito dal cosiddetto
Pretasana («seggio dei cadaveri, degli spiriti
o degli antenati») . Il Pretasana indica sia la
dura disciplina dello yogin in meditazione,
come la raffigurazione della dea --+
Camuoda seduta su un cadavere. Fra le
varie pedane vi sono ad esempio il
Kiirmasana («seggio di tartaruga»), che con­
trassegna una specifica postura yoga e che è
costituito da una tartaruga (Kiirma) che
serve alle divinità come seggio (soprattutto
alle dee fluviali) . I basamenti delle statue
degli dèi hanno un profondo significato sim­
bolico. Il più usato ed allo stesso tempo il
più sacro è il basamento di loto (Padmasana,
Padmapitha, Pithapadma o Kamaliisana) ,
che non può essere attribuito a nessuna divi­
nità specifica e quindi non reca i segni carat­
teristici di alcuna divinità.
Sulla forma di queste pedane poste al di
sotto degli dèi, la concezione numerica e
geometrica svolgono un ruolo fondamenta­
le (cfr. par. 1 . 1 ) . Così il Padmiisana può
essere ovale, rotondo, quadrato o rettango­
lare. In particolare, se ha sedici lati predice
fortuna, in quanto il numero sedici indica la
perfezione. Un simile basamento di loto
viene anche chiamato Visvapadmiisana e
simboleggia l'universo. Il basamento di loto
è leggermente intarsiato con un disegno di
foglie di loto ad una sola striscia o a due
strisce. Poiché il loto simboleggia anche Il basamento di loto.

266

r 1
Il seggio degli dèi

Yoni («ventre materno») , è uno dei basa­


menti degni di venerazione, in quanto dal
ventre materno sorge ogni forma di vita,
anche la vita degli dèi. La geometria del
basamento mostra la vera collocazione del
dio, aiuta cioè il fedele a collocare la scul­
tura in una categoria determinata all'inter­
no del gruppo delle cinque immagini sacre.
Si distinguono infatti le sculture stabilmen­
te collocate nei templi (Dhruvabera) , le
sculture per il culto dei fedeli (Arciibera) ,
quelle che vengono lavate (Snapanabera) ,
quelle per l a festa (Autsavabera) e le scul­
ture che ricevono offerte (Balibera) . Il seg­
gio a sei lati è caratteristico delle statue
Arciibera e Balibera, il seggio quadrato per
Snapanabera; su un seggio triangolare la
divinità è concepita rilassata come spettatri­
ce di cose piacevoli; lo zoccolo a otto lati
sorregge sculture che svolgono un ruolo nel­
l'iniziazione, mentre il seggio rotondo od
ovale è il tipico trono per la meditazione di
una divinità.
Se una divinità non è inserita in questi grup­
pi indicati, il basamento può avere anche
altre forme geometriche. Il tipico esempio in
proposito è il Bhadrapi�ha («basamento
degno di venerazione») , costituito da una
base quadrata sottostante ad una base
rotonda in forma di loto.
Occhielli lavorati ai quattro angoli inferiori
di una pedana quadrata o rettangolare sono
necessari per le cosiddette sculture Cala
(«sculture in movimento») che vengono
portate in processione. Attraverso questi
occhielli vengono infilati bastoni e così le
sculture possono essere trasportate come
una portantina.
In alto: il basamento di loto; in mezzo: il mostro
Fra i basamenti sui quali si riconoscono raf­
marino Makara come animale da soma; figurazioni di animali, abbiamo soprattutto
sotto: l'elefante come animale da soma. il Mrgasirhhasana («seggio di antilopi-

267

r
Il linguaggio dei segni e dei simboli

leoni») e l'Hayasithhasana («cavalli -leoni») . animale equiparato al sole, vengono attri­


Questi animali (cfr. par. 3 .2) completano il buite forze che apportano vita. Questa raffi­
.
simbolismo generale delle divinità. gurazione detta Sirphamukha costituisce un
n trono rotondo o rettangolare di leone motivo decorativo che si trova spesso sui
(Sirnhasana) costituisce il caratteristico pie­ frontoni dei templi consacrati a Siva, nelle
distallo della rappresentazione di un signore cinture di dèi e dee, sulle pareti dei templi,
o di una divinità· con capacità dominatrici. sui nombi delle statue (Prabhama(ldalas) , e
Le zampe del trono hanno la forma di sugli archi dei portoni (Prabhatora(las) . n
zampe di leone. n Simhasana è caratteristico volto di leone è in stretta relazione oltre che
della dea -+ Durga e di Siva nella sua forma con Siva anche con Vi��u. Nel suo rappor­
di -+ Jiiana-Dak�it)a-Miirti. to con Siva simboleggia il sole, il tempo, la
morte ed il fuoco cosmico, che tutto divo­
rerà. Pertanto il Silphamukha per il fedele
sivaita è simbolo della realtà suprema, ed in
8.3 Arco, circolo, nembo esso appare l'aspetto di Siva terrificante,
distruttivo. Vi��u nella sua quarta incarna­
Molte delle statue degli dèi induisti sono zione appare come leone antropomorfo
circondate da un nembo (Prabhama(ldala) . (cfr. par. 2 .3 .6) per uccidere il demone
I Ma(ldala sono diagrammi in forma circo­ Hira(lyaka�ipu.
lare ai quali vengono attribuiti effetti magi­ Nei portali e negli archi dei portoni il volto
ci (cfr. par. 1 . 1 ) . Molti templi induisti visti di leone presenta una unione simbolica con
dall'alto hanno la forma di Ma(ldala. Archi la raffigurarazione del Makara (mostro
rotondi od ovali contornanti le statue, marino) . Tra le fauci spalancate degli anima­
sovrastanti luoghi consacrati, simboli nei li si sviluppano la vita vegetale e quella ani­
quali si manifesta il divino ovvero appaiono male. Con ciò viene completato iconografi­
le divinità stesse, assieme a portoni, ingres­ camente ed ampliato nella sua essenza il
si e portali, offrono protezione. Questi ele­ significato del Mandala, che simboleggia
menti rappresentano la soglia fra terra e acqua e fuoco (cosmo). n Makara simboleg­
cielo ed indicano agli uomini la via verso gia l'acqua e viene raffigurato nella parte
Dio. bassa dell'arco del portone, mentre il leone,
Gli archi sono sempre riccamente decorati. che simboleggia il fuoco o il cosmo, viene
Su questi sono effigiati simboli come anima­ raffigurato nella parte mediana e alta. La
li, recipienti, piante e dèi. Una decorazione vita visibile «fluisce» attraverso tralci, fiori,
molto amata e che reca fortuna è la rappre­ gnomi ed esseri fantastici, che si muovono in
sentazione di -+ Gaja-Lak�mi, la dea che entrambe le direzioni, ossia dall'alto verso il
viene bagnata dagli elefanti. Un altro motivo basso e dal basso verso l'alto, chiudendo in
preferito è costituito dalla maschera (Kirti­ tal modo l'eterno ciclo vitale.
mukha) . Kirtimukha significa «viso di glo­ n nembo (Prabhlima(ldala, Prabhavali o
ria». La maschera magica, protettiva, mostra Bhiima(ldala) attorno ad una statua divina
per lo più un leone, per cui è anche chiama­ può assomigliare ali' arco del portone
ta Sil\lhamukha («volto di leone») . Al leone, (Prabhatora(la) o avere il simbolismo di un

268
Arco, circolo, nembo

Sopra: un portale riccamente decorato con simboli: (PrabhatoraJ)a) maschere di leone (Kirttimukha) e mostri marini
(Makaras). Al centro: un Prabhama.oçlala, il nembo di una statua di Siva. L'arco simboleggia la sacra sillaba AUM.
Sotto: il volto di leone (Sirithamukha), simbolo del sole, del tempo e della morte.

269

r
Il linguaggio dei segni e dei simboli

cerchio di luce fiammeggiante. Ciò fa pre­


supporre che il nembo originariamente pos­
sedesse il simbolismo di un albero protetti­
vo, le cui foglie, simili a fiamme, potevano
essere identificate con la forza del cosmo,
per cui dal punto di vista iconografico il
nembo appariva come un cerchio fiammeg­
giante.
Nel nembo che avvolge la scultura di Siva --+
Nataràja, danzatore cosmico, si vede anche
la trasposizione plastica della sacra sillaba
AUM (OM). AUM è l'origine di tutte le for­
mule sacre con effetto magico (Mantra) , con
il cui ausilio si evoca una divinità. La prima
lettera dell'alfabeto sanscrito è A. Questa
simboleggia l'inizio della saggezza. Nella
combinazione con la lettera U e con M
forma un simbolo sonoro (OM ) , che sta per
la totalità dell'essere e per la coscienza. Le
tre lettere indicano anche le tre grandi divi­
nità dell'Induismo, dove A sta per Brahmà,
U per Vi!iQU ed M sta per Siva.
Un circolo attorno al capo di una divinità
viene denominato Sira�cara, e potrebbe
essere considerato manifestazione di santità.
n circolo o è privo di segni, oppure simbo­
leggia un fiore di loto aperto attorno al
quale si riconoscono le foglie. Lo Sira�cakra
può avere anche la forma di una ruota con
otto raggi, che simboleggiano le otto regioni
del mondo.

8. 4 Il prinàpio creativo
della riproduzione

n Litiga (fallo) e la Yoni (ventre materno)


rappresentano il principio della riproduzio­
ne. Già in età pre-vedica gli dèi della ferti­
lità venivano venerati mediante rappresen- Parte del portale di un tempio riccamente decorata.

270

r
Il principio creativo della riproduzione

tazioni itifalliche. Gli Ari avevano assimila­ I Lirigas prodotti dagli uo m in i (Manu­
to questo culto in tempi successivi dagli �alinga) si distinguono per la forma pecu­
abitanti originari dell'India. Nel Rgveda liare della punta. Ve ne sono a forma di
'
vengono nominate divinità falliche. n culto ombrello, di cetriolo, di uovo, di mezzalu­
Liriga-Yoni continua ad essere praticato dal na e di go cc i a .
momento in cui Siva viene identificato con In generale oggi ogni Litiga è riferito a Siva.
tale culto. Particolari sono quei Lirigas di Siva sui
Nella concezione indiana la forza sessuale quali è posta la statua intera del dio o la sua
maschile deriva da un principio di caratte­ testa.
re trascendentale. Il Linga simboleggia Alcuni Lirigas sono raffigurati con una sor­
coscienza pura e la Yoni l'inizio della crea­ ta di copricapo costituito da un serpente a
zione. Nelle raffigurazioni in cui Liriga e cinque teste.
Yoni appaiono insieme, è visibile una parte Il Liriga può essere anche attributo di divi­
del Liriga, che viene venerata come divinità nità femminili. --+ Laksmi reca a volte nella
rivel ata . La parte che rimane nascosta nella m ano un Liriga con la Yoni. È emblematico
Yoni simboleggia la parte divina offuscata d i --+ M ah alak� mi e di --+ B hiitam at i un
dall'ignoranza. piccolo Litiga raffigurato sul copricapo.
Si distinguono Lirigas creati dalla natura e Un triangolo (Yantra, cfr. par. 1 . 1 ) s im b o ­
Lirigas creati dagli uomini. I primi consisto­ leggia l'elemento maschile o quello fem ­
no in pietre di fo rma ovale trovate nei fiumi, minile. Quando l a punta del triangolo è
e vengono portati come talismani (cfr. par. rivolta in alto rappresenta il Liriga, se la
1 . 1 ) . Anche le montagne possono apparire punta è rivolta in basso rappresenta la
come dei Lirigas e come tale venerate. Yoni.

Simboli Linga-Yoni. A sinistra un Mukhalinga in una Yoni nel culto sivaita. La Yoni è sormontata
da un serpente (Niga), e dinanzi all'altare Linga-Yoni è raffigurato Nandi, il toro bianco di Siva.

27 1
Il linguaggio dei segni e dei simboli

8. 5 Gioielli (Ratna) e tesori (Nidhi) Srivatsa, un segno di fortuna (cfr. par. 8.6) ,
caratteristico segno di riconoscimento del
Dal vortice del mare di latte (Samudra­ dio.
mathana, cfr. cap. 3) accanto all'elisir della Nove pietre (Nvaratna) , che in svariate fonti
vita eterna (Amrta) fuoriuscirono vari altri vengono identificate con minerali differenti,
tesori, ognuno dei quali ha un profondo rappresentano i nove pianeti (cfr. par. 2 .9) e
valore simbolico. Le forze della natura e le quindi sono poste in relazione con gli aèi
leggi della natura rappresentarono in India dei pianeti. Comunque una tradizione
sempre l'ordine supremo. Esse valevano più ampiamente diffusa riferisce la perla alla
di qualsisi riconoscimento umano o divino e luna, il rubino al sole, il topazio a Giove, il
chi cercava di porsi contro la volontà cosmi­ diamante a Venere, lo smeraldo a Mercurio,
ca doveva provare a proprie spese l'effetto il corallo a Marte, lo zaffiro a Saturno, l'oc­
negativo di queste forze. Per poter esprime­ chio di gatto o la pietra di luna alla luna cre­
re visivamente queste forze e per poterle scente (Rihu) e il calcedonio alla luna calan­
sempre aver presenti, le si identificò con te (Ketu).
concrete manifestazioni della natura. Fra I gioielli vengono indossati da dèi e dee
queste vi sono i tesori mitici della terra come ornamenti e come amuleti. La pietra
(Nidhis), sorveglia�i dagli __. Yalqas e dal
loro signore __. Kubera, il dio della ricchez­
za e dell'abbondanza, ed un gran numero di
gioielli (pietre preziose) portati come orna­
menti e come amuleti, o consel'Vati in reci­
pienti.
Risulta comunque estremamente difficile
descrivere il simbolismo originario dei teso­
ri e delle pietre preziose, in quanto agli
Indiani risulta sufficiente designarle e rico­
noscere il loro potere magico. Anzitutto i
tesori di Kubera sono strettamente legati
alla natura, e ogni sfruttamento della natura,
per l'arricchimento dell'uomo, per il fedele
induista suscita l'ira dei geni della terra.
Le pietre preziose sono conservate in reci­
pienti, ed in tal caso il recipiente è simbolo
del ventre materno (cfr. cap. 6, sui recipien­
ti) . La pietra preziosa più importante, che
non può essere identificata, è denominata
Kaustubha. Questa pietra, assieme a dodici
altre pietre, fuoriusci dal vortice del mare di
latte (cfr. cap. 3 ) . Si trova soprattutto sul Recipiente per offerte sacrificali con ricche
petto di V�J?.U e costituisce, assieme allo decorazioni e motivi mitologici.

272