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LO SPAZIO LETTERARIO

DI ROMA ANTICA
LO SPAZIO LETTERARIO
Volume I
DI ROMA ANTICA
LA PRODUZIONE DEL TESTO
Direttori:
Volume II GUGLIELMO CAVALLO, PAOLO FEDELI,
LA CIRCOLAZIONE DEL TESTO ANDREA GIARDINA

Volume III
LA RICEZIONE DEL TESTO

Volume I
Volume IV
L'ATTUALIZZAZIONE DEL TESTO LA PRODUZIONE DEL TESTO

Volume V
CRONOLOGIA E BIBLIOGRAFIA
DELLA LETTERATURA LATINA

Citroni, M.,
Musa pedestre,
in: Lo spazio letterario di Roma antica,
a cura di G. Cavallo, P. Fedeli, A. Giardina,
vol. I, La produzione del testo,
Salerno 1989, pp. 311-341

Con il patrocinio della

CASSA
(E DI RISPARMIO
DI ROMA
SALERNO
ROMA
EDITRICE
QUESTO VOLUME I
DE «LO SPAZIO LETTERARIO DI ROMA ANTICA» È STATO
COMPOSTO CON IL CARATTERE BEMBO E STAMPATO A
CITTADELLA, PADOVA, DA BERTONCELLO ARTIGRAFICHE
PER CONTO DELLA SALERNO EDITRICE.
MAGGIO 1989
ALESSANDRO PERUTELLI

ti, lungi dal compromettere la natura didascalica, provvidero a rin- MARIO CITRONI
vigorirla e adattarla meglio a esigenze attuali. Quando i messaggi, a MUSA PEDESTRE
partire da Manilio, stentarono sempre piti a trovare una ragione
profonda o una rispondenza reale nelle attese del pubblico, il ge-
nere si limitò a offrire ripetizioni delle proprie forme esteriori, le 1. GLI SPAZI POETICI DELLA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ
dediche, i proemi altisonanti, gli appelli al lettore, senza piti inter-
pretare la funzione cui era inevitabilmente legata la sua esistenza. N ella cultura antica opera un tenace pregiudizio nei confronti
della rappresentazione letteraria della vita quotidiana, che tende ad
essere confinata nella dimensione del comico e riservata a generi
letterari che vengono considerati «minori» per il· fatto stesso di
avere carattere comico e realistico. 1 Spazi per l'interpretazione del
reale quotidiano in verità si aprono talvolta anche nei generi
«maggiori », ma un genere letterario che si caratterizzi per la rap-
presentazione diretta della realtà anche nei suoi aspetti comuni e
umili e per l'adozione, a ciò strettamente correlata, di un linguag-
gio che si avvicini all'uso linguistico corrente, si colloca in una posi-
zione di inferiorità nella gerarchia canonica dei generi letterari. Un
genere di gloriosa tradizione, la commedia, era definito dalla teoria
letteraria ellenistica «specchio della vita »,2ma era ancora la teoria

1. Su questa questione si vedano le fondamentali pagine di E. Auerbach, Mimesis. Il


realismo nella letteratura occidentale, trad. it., Torino, Einaudi, 1964 I pp. 36-57, e Lingua
Z,

letteraria e pubblico nella tarda antichità latina e nel Medioevo, trad. it., Milano, Feltrinelli,
1960, pp. 42 sgg. e passim.
2. Nel trattato sulla commedia premesso al commento donatiano a Terenzio e risa-
lente in tutto o in parte al grammatico Evanzio (IV sec. d.C.) si legge (in Donato, Ter.,
ed. P. Wessner, Leipzig, Teubner, 1902 [ed. ster. Stuttgart, Teubner, 1962], p. 22 19 sg.)
comoediam esse Cicero ait imitationem vita e, speculum consuetudinis, imaginem veritatis, e
(ibid., p. 2314) aitque esse comoediam cotidianae vitae speculum. Cfr. Cicerone, S. Rosc. 47 (a
proposito della commedia): ut effictos nostros mores in alienis personis expressamque imagi-
nem vita e cotidianae videremus. Immagini affini erano largamente presenti nella trattati-
stica greca: cfr. i numerosi passi citati da F. Marx nel suo commento (Leipzig, Teub-
ner, 1905, rist. Amsterdam, Hakkert, 1963) al fr. I029 di Lucilio, in cui la materia della
commedia è definita ea quae speciem vitae esse putamus. Cfr. anche la famosa frase di Ari-
stofane di Bisanzio (in Siriano, in Hermog., ed. Rabe, Leipzig, Teubner, 1893,voI. II p. 23
IO sgg. « O Menandro, o vita, chi di voi due ha imitato l'altro? »; cfr. anche Quintiliano,
x 169). Era comune nella trattatistica antica il riferimento alla dimensione « privata»
come caratteristica della commedia: cfr. specialmente Diomede, in Grammatici Latini,
ed. H. Keil, Leipzig, Teubner, 1855 (rist. Hildesheim, Olms, 1961), I p. 488 3 sgg. (pro-
babilmente da Teofrasto). Altrettanto comune era il concetto che la commedia do-

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letteraria ellenistica (ripresa da Cicerone e Orazio) a mettere in ad alcuni sporadici recuperi della poesia giambica, ma soprattutto
dubbio se un genere COS1 vicino, per contenuto e linguaggio, all'e- ha determinato la nascita, già nelle fasi iniziali dello sviluppo della
sperienza comune, potesse essere considerato davvero poesia,3 letteratura latina, di un genere letterario nuovo e originale -la sati-
mentre paradigma di altezza e pienezza poetica era la tragedia, di ra - e ha indotto in età successiva a dare un assetto sostanzialmente
cui si sentiva, anche a livello teorico, la distanza dalla vita.4 È signifi- nuovo a un altro genere, l'epigramma, che ha assorbito anche ele-
cativo della radicalità che potevano assumere queste distinzioni il menti della tradizione giambica,
fatto che Aristotele, nella Poetica (1448 b 25 sgg.) colloca inno ed en- Sia la satira che l'epigramma « realistico» di Marziale esibiscono
comio, e poi epica e tragedia da un lato; invettiva, e poi giambo e apertamente, talora provocatoriamente, il loro carattere di generi
commedia dall'altro, cOI?e le forme essenziali in cui si manifesta « minori », contrapponendo la loro « Musa pedestre», il loro non
una distinzione primaria della poesia: quella secondo cui « gli auto- essere poesia di pieno diritto - in quanto poesia « realistica» - ai ge-
ri di animo piti nobile imitarono le azioni pregevoli e quelle com- neri alti. L'epigramma, genere tipicamente minore già per ragioni
piute da persone pregevoli, mentre quelli piti volgari imitarono « fisiche l), per il ristretto spazio che gli consentivano le sue origini
quelle della gente dappoco» (salvo che Aristotele considera lo stes- epigrafiche, ha dietro di sé una lunga tradizione di contrapposizio-
so Omero iniziatore di entrambe le forme, con l'Iliade e l' Odissea da ne stilistica e formale ai generi maggiori; la componente realistica,
un lato e con il Margite dall'altro lato). che vi acquista gradualmente sempre maggior rilevanza, dal tenue
A Roma il bisogno di uno spazio letterario per l'interpretazione realismo degli eleganti epigrammi alessandrini, a Catullo, alla mar-
del quotidiano e per l'attualità trovò solo parziale soddisfacimento cata comicità dell'epigramma greco di età neroniana, e che trova la
,nel teatro comico, genere che già in Grecia si era presto staccato sua piena affermazione in Marziale, costituisce ulteriore motivo di
dall' attualità politica e sociale, diventando « specchio della vita» in distacco di questo genere rispetto alla poesia maggiore. La satira,
senso generale, in quanto rappresentazione di caratteri tipici e di come si dirà tra breve, sembra nascere direttamente, e professarsi
situazioni tipiche, e che sulle scene romane si sviluppava piuttosto fin dall'inizio, probabilmente già nel nome, come alternativa alla
nel senso di una libera inventiva comica in cui l'interesse realistico poesia canonica, ai generi riconosciuti. Un'alternativa che tende
e l'attualità non erano certo elementi preminenti. L'esigenza di addirittura a configurarsi non come opposizione di un genere mi-
forme diverse di approccio artistico all'esperienza diretta della vita nore ai generi maggiori, ma come opposizione di un genere di
sociale, di forme che, al di là della impersonalità della commedia, « poesia non poetica» alla poesia vera e propria. Lucilio e Orazio
consentissero un diretto confronto della persona del poeta con il definiscono la loro satira sermo, termine che significa « conversazio-
suo ambiente e con la società e la cultura del suo tempo, ha portato ne », « discorso », ma anche « prosa»: e proprio su questo significato
giuoca Orazio quando (sat. I 4 42 sgg.) dichiara che le sue satire non
dovrebbero essere considerate poesia perché, pur se scritte in versi,
vesse avere, in conformità col contenuto quotidiano, linguaggio semplice, non eleva-
to: cfr. ad es. Aristotele, rhet. m 7 (1408 b 12 sgg.). sono, col loro tono dimesso e colloquiale, piti vicine alla prosa (ser-
3· Cfr. Cicerone, orat. 67; Orazio, sat. I 4 45 sgg. La questione era stata posta nella moni propiora). Orazio, nello stesso luogo, si richiama alla teorizza-
trattatistica greca ed era, probabilmente, di origine peripatetica. Cfr. Schol. Hephaest.
II5 13 e Strabone, I 18, citati da W. Kroll nel suo commento (Berlin, Weidmann, 1913;
zione letteraria che, analogamente, poneva in dubbio la qualifica-
rist. Ziirich-Berlin, Weidmann, 1964) al passo citato dell'Orator ciceroniano, e cfr. zione di « poesia» per la commedia:5 un genere che, se non fosse
C.O.Brink, Horace on Poetry. Prolegomena to the Literary Epistles, Cambridge, Univo Press, per la successione regolare dei piedi, sarebbe da considerare prosa
1963, pp. 162 sgg.
4. Nel trattato Sul sublime (m I) la tragedia è contrapposta ai « discorsi su fatti veri»
(Aòyotç <XÀllEhvoìç). Cfr. anche il passo di Strabone cito nella nota precedente. 5· Cfr. sopra, n. 3.

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pura e semplice (sermo merus: v. 48). La formula Musa pedestris, con In realtà per il lettore è facile riconoscere che sia Orazio che Per-
cui Orazio definisce una volta le sue saturae (sat. II 6 17), indica lin- sio sono ben consapevoli, e orgogliosi, dell' arte difficile che metto-
guaggio vicino a quello dell'uso corrente e trova corrispondenza in no in giuoco nelle loro satire, e che Giovenale sa bene di star elabo-
un'espressione altrove usata proprio a proposito del modo espres- rando una poesia di alto impegno. Ma la professione di estraneità, o
sivo caratteristico della commedia: sermo pedester (ars 95); anche l'e- semi-estraneità, della satira rispetto alla poesia «riconosciuta» è
spressione sermones repentes per humum (<< che strisciano per terra»), qualcosa di piti di un semplice vezzo di falsa modestia. La satira si fa
con cui Orazio, in epist. II I 250 sg., si riferisce alle sue satire ed epi- forte del pregiudizio di ridotto prestigio artistico che investe i ge-
stole, trova corrispondenza in humilis sermo di ars 229 a proposito di neri «realistici» per porsi in una posizione di maggiore libertà cri-
un linguaggio teatrale basso. Ma pedester come il corrispondente tica rispetto alle regole e ai canoni letterari vigenti e per proporsi,
aggettivo greco m:(oç aveva anche il senso di «prosastico », per cui in quanto poesia «non artificiosa », come espressione schietta, au-
M usa pedestris ha quasi il valore ossimorico di «poesia prosastica», tentica, dell' esperienza della realtà. Ma si intende che non esiste ar-
che ancora una volta ci riporta all'analogia con la questione del- te senza artificio e che questa stessa pretesa di autenticità senza ar-
l'impoeticità della commedia. Un valore ossimorico che ad Orazio tificio è per larga parte un artificio convenzionale con cui il poeta
è stato suggerito da Callimaco, il quale nell'epilogo degli Aitia an- conferisce al suo discorso un carattere di ricerca o di disvelamento
nunciava la poesia «minore », «umile, piti «realistica », dei Giambi della «verità».
dicendo che egli si avviava ad entrare nel pascolo «pedestre» delle
Muse (Mouoéwv 1te(òv [. .. ] VOf.Lov).6 Questo senso di estraneità del
2. LA SATIRA: ALLE RADICI DI UN GENERE
. sermo satirico rispetto all'ambito della poesia di piena dignità è spin-
to da Orazio al punto che egli può dichiarare di aver abbandonato L'assunzione di una posizione di estraneità rispetto ai generi
la poesia quando si è dedicato alla composizione delle epistole poetici canonici consente alla satira una larga libertà di sperimen-
(epist. I I IO; cfr. ars 306), ed è professato programmaticamente da tazione di forme e di sviluppi di tematiche, cosicché sotto lo stesso
Persio, che nel prologo in coliambi alle sue satire si definisce semi- denominatore di genere incontriamo specie tra loro molto diverse
paganus rispetto alla sacralità della poesia: il valore preciso del ter- (come la satura menippea e la satura di tipo luciliano-oraziano) e in-
mine è molto discusso, ma esso esprime chiaramente una solo par- dividualità formali molto diverse anche nell'ambito della stessa
ziale titolarità alla qualifica di poeta. E quando Giovenale, nella sa- specie. Ma all'interno del genere opera pur sempre la forza della
tira programmatica, si proclama incurante della qualità dei versi tradizione che il genere stesso via via viene costruendo: la varietà
che l'indignatio gli fa scrivere (179 sg.), ritroviamo, sia pure in forma formale e lo spazio di sperimentazione tendono a restringersi nel
diversa, la professione di non-artisticità del genere satirico. corso di un processo che porta alla fissazione, in Persio e soprattut-
to in Giovenale, della figura piuttosto nettamente delineata del
6. Che l'epilogo degli Aitia annunci la poesia ({minore» dei Giambi (che seguiva- «satirico» come censore del vizio, quale sarà recepita dalla cultura
no effettivamente gli Aitia nell'edizione antica da cui sono state ricavate le Olllyf]anç medioevale e moderna. La censura morale del comportamento so-
conservate) e non un'opera in prosa come i Pinakes è l'interpretazione oggi comune-
mente accolta. Sul significato dell'espressione Mouaéwv ne(òv VOf.Lovcfr. la n. di R.
ciale aberrante non è carattere esclusivo, ma è certo carattere pre-
Pfeiffer al passo nella sua edizione di Callimaco, I, Oxford, Clarendon Press, 1949 (rist. dominante della satira latina da Lucilio in poi. Il carattere aggressi-
1985), p. 125, e inoltre M. Puelma Piwonka, Luci/ius und Kallimachos, Frankfurt am vo della satira, secondo la tradizione storico-letteraria antica, ini-
Main, Klostermann, 1949 (rist. New York-London, Garland, 1978), pp. 327 sgg., e Id.,
Kallimachos-Interpretationen Il. Der Epilog zu den Aitien, in ({Philologus », a. CI 1957, pp. ziava con Lucilio. Della satira precedente a Lucilio sappiamo ben
247 sgg., spec. p. 262. poco: la tradizione antica ne sottolineava il carattere di varietà, ri-

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spetto all'aggressività della satira luciliana.7 La varietà resta caratte- oa't"up6ç O da radici da cui deriva anche il greco oa't"up6ç è stata ormai
re significativo della satira anche nelle fasi successive della sua sto- abbandonata per implausibilità linguistica ed anche letteraria (la
ria ed era, secondo ogni probabilità, il concetto espresso dal nome satura latina non mostra alcuna connessione con le figure dei Satiri
stesso del genere. Ma
io non credo che la varietà in sé e per sé, nel o con elementi ad essi in qualche modo collegabili).9È invece oggi
suo puro aspetto di qualificazione descrittiva, «neutra», di una generalmente accolta l'altra spiegazione a cui riconducono le eti-
molteplicità contenutistica e formale, possa essere veramente rite- mologie proposte dagli antichi: lO quella secondo cui satura è il fem-
nuta il carattere unificante del genere, né la sua originaria motiva- minile singolare dell' aggettivo satur, il cui significato è «pieno»,
zione. Credo che il carattere unificante e originario consista invece «sazio ». Dalsignificato di «pienezza» a quello di «varietà» il passo
nell'interesse per l'osservazione e la rappresentazione della società è certamente facile, ma non immediato: il passaggio si presenta
e per la libera discussione della problematica morale e culturale particolarmente agevole nella sfera alimentare ove un contenitore
posta dai rapporti sociali. È la mancanza di uno spazio adeguato e di pieno di cibo (un piatto, o un altro cibo «ripieno ») si configura fa-
un adeguato riconoscimento per questa esigenza nei generi cano- cilmente come pieno di varie componenti, di vari ingredienti. Poi-
nici dati dalla tradizione che ha indotto a creare un genere che as- ché satura, in quanto aggettivo, rinvia a un sostantivo sottinteso, è
sumesse direttamente come proprio statuto la acanonicità, la man- naturale pensare che quel sostantivo facesse riferimento a un am-
canza di regole, e dunque la varietà. Tanto pili che il termine satura, bito di esperienza in cui si attuava il passaggio da «pieno» a «mi-
come ora vedremo, non faceva riferimento alla varietà in modo di- sto ». Queste considerazioni rendono del tutto verosimili due delle
retto, ma attraverso delle mediazioni che qualificavano questa va- spiegazioni etimologiche date dalla tradizione antica: quella del
, rietà come mescolanza rozza, come guazzabuglio, che la connota- piatto pieno di offerte sacrificali (lanx satura) e quella dell'impasto
vano cioè come irregolarità, informalità, non-artisticità: il nome sa- alimentare chiamato satura (in questo caso il sostantivo sottinteso
tura veniva cioè a significare, al di là della varietà, l'autoattribuzio- potrebbe essere il nome del contenitore - piatto o salsiccia ripiena
ne di quelle qualificazioni formali riduttive che, in ragione delle - oppure il nome del cibo stesso insaccato o usato come ripieno e
pregiudiziali sopra ricordate, potevano consentire l'accesso alla che in quanto «riempie» è esso stesso detto «pieno» in senso «atti-
considerazione e alla rappresentazione dell'esperienza quotidiana. vo », come appunto nell'uso sostantivato dell'italiano «ripieno»).
L'etimologia e il significato del termine satura interessano la Entrambe le spiegazioni rinviano all'idea di una varietà di cibi en-
storia letteraria appunto nella misura in cui possano contribuire tro un contenitore che ne è riempito ed entrambe riportano alla
a chiarire la concezione che si aveva del genere letterario nelle sfera rustica: un'offerta agreste di primizie, una zuppa o un ripieno
sue origini.8 La derivazione di satura, come sostantivo, dal greco (o, meno probabilmente, un impasto per focacce) di evidente ca-
rattere contadino. Se si considera che a partire dal 150 a.c. circa so-
7· Cf L la nota testimonianza del grammatico Diomede (IV sec. d.C.), in Grammatici
no ben attestate le espressioni avverbiali in saturam e per saturam per
Latini, cit., I pp. 485 30 sgg.: Satura dicitur carmen. [. .. } nunc quidem maledicum et ad carpen-
da hominum vitia [. .. } compositum, quale scripserunt Lucilius et Horatius et Persius. Sed olim
carmen quod ex variis poematibus constabat satura vocabatur, quale scripserunt Pacuvius et En- postuma, con notevoli ampliamenti (ibid., 1971) vi è anche una trad. inglese (Roman
nius. Satire, Bloomington-London, Indiana Univo Press, 1975) con aggiornamenti bibliogra-
8. La migliore trattazione delle complesse questioni relative al significato del ter- fici; e M. Coffey, Roman Satire, London, Methuen (NewYork, Barnes & Noble), 1976.
mine satura e alle origini del genere è in C.A. Van Rooy, Studies in Classica l Satire and 9· È alla diffusione di questa etimologia nell'antichità che si deve l'uso, progressiva-
Related Literary Theory, Leiden, Brill, 1965, che discute largamente la vasta bibliografia mente affermatosi nel corso dell'età imperiale, della forma satyra e poi della sua va-
anteriore. Buone sintesi del problema in due pregevoli profili generali della satira ro- riante satira.
mana: U. Knoche, La satira romana, Brescia, Paideia, 1969, trad. it. della II ed. tedesca IO. La testimonianza fondamentale è nel seguito del passo di Diomede citosopra in
(Die riimische Satire, G6ttingen, Vandenhoeck & Ruprecht, 1957); della III ed. tedesca, n·7·

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indicare provvedimenti giuridici cumulativi la cui legittimità è mimico. È stata piu volte proposta una collocazione del genere sa-
messa vivacemente in discussione (saranno vietati nel 98 a.c.) e tirico nel quadro di manifestazioni primitive di aggressività rituale,
che in Lucilio 48 M. per saturam significa « con procedura irregola- di carattere religioso e magico (cfr. ad es. i Fescennini italici; una
re », è chiaro che già in età precedente (e dunque certo già quando tradizione antica riconduceva a forme di aggressività rituale l'ori-
Ennio scelse il titolo satura per la sua raccolta) Il satura doveva esse- gine della poesia giambica),13 ma la testimonianza di Livio, pur
re usato correntemente come sostantivo astratto per indicare «mi- contenendo un riferimento ai Fescennini, suggerisce piuttosto un
scela» con connotazione negativa di « guazzabuglio», «pasticcio». distacco della satura drammatica dall'aggressività dei Fescennini, e
Dunque satura doveva essere termine espressivo, di sapore popola- abbiamo già visto che la tradizione antica faceva iniziare solo con
re, che suggeriva un'idea di mescolanza confusa e rinviava a una di- Lucilio il carattere aggressivo della satira. Solo con Lucilio la satira
mensione di semplicità rustica che, proposta come intitolazione di si sarebbe presa in carico in modo caratterizzante la funzione di da-
un'opera poetica, doveva significare l'apertura di uno spazio aca- re spazio artistico all'esigenza antropologica dell'aggressività ver-
nonico, irregolare, appunto miscellaneo, verso aspetti quotidiani, bale. Quanto all'elemento mimico, esso è rilevante, ma non vera-
comuni, dell'esperienza. mente caratterizzante, nella tradizione satirica e lo si spiega bene
Se sia mai esistita una forma di spettacolo popolare italico deno- con influssi della commedia, del mimo letterario, dell'idillio, oltre
minata satura, come testimoniato da Livio, VII 2, è questione con-
che come naturale sviluppo di un genere che osserva e ritrae la
troversa e insolubile, la cui soluzione d'altra parte probabilmente
realtà sociale, senza che si debba presupporre un legame privile-
sposterebbe di poco la sostanza di quanto stiamo dicendo. Se En-
giato con una determinata forma drammatica.
nio, nel dare a una propria opera il titolo Satura, 12si richiamava a
L'eventuale esistenza della satura drammatica arricchirebbe ad
. una precedente forma « drammatica» che portava quel nome, egli
ogni modo il quadro di significative analogie: il termine satura
si riferiva certo al carattere composito, incoerente, poco raffinato
avrebbe designato, anche nel caso del genere «drammatico », una
che (come suggerisce anche la testimonianza di Livio) doveva ca-
forma che si distingueva dalla regolarità dei generi canonizzati dal-
ratterizzare quella forma drammatica in quanto forma di teatro
la tradizione letteraria greca, e troveremmo anche una ulteriore e
popolare italico, assai meno regolata e organizzata sul piano artisti-
piu stretta connessione della poesia satirica con una forma teatrale
co di quanto non fosse il vero e proprio teatro letterario di imita-
«bassa», con una forma di divertimento scenico popolare.
zione greca. Ennio cioè si sarebbe riferito a delle caratteristiche che
Se l'analisi del termine satura consente dunque qualche attendi-
sono sostanzialmente le stesse cui il nome satura comunque di per
sé rinviava, anche prescindendo dal riferimento a questa proble-
matica «satura drammatica ». È invece poco probabile che con quel 13. Il tentativo piti notevole è in F. Altheim, Geschichte der lateinischen Sprache, Frank-
titolo Ennio intendesse riferirsi ad altre, piu specifiche connessioni furt am Main, Klostermann, 1951,pp. 346-65 (riprodotto in Die romische Satire, a cura di
D. Korzeniewski, Darmstadt, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, 1970 (Wege der
con la supposta satura drammatica, quali l'aggressività e l'elemento Forschung, CCXXXVIIl), pp. II2-36, che cerca di connettere le presunte origini rituali
della satura con le presunte origini rituali della poesia giambica. R.e. Elliott, The Power
ofSatire: Magic, Ritual, Art, Princeton, Univo Press, 1960, riconduce le origini della satira
II. Questo punto è giustamente sottolineato dal Van Rooy, Studies in Classica l Satire, (intesa non come un determinato genere letterario, ma in senso molto largo come let-
cit., pp. 19 sg. teratura di invettiva, aggressione, critica e polemica) alle credenze magiche sulla forza
12. Il titolo enniano era piti probabilmente in forma plurale. L'ipotesi che non sia distruttiva della parola. Si tratta di uno studio vivace, ma non molto rigoroso, almeno
stato Ennio stesso, ma la tradizione posteriore, a dare questo titolo alla sua opera non per la parte antica: a proposito della satira latina da un lato non tiene conto della fase
ha serie ragioni ed è stata generalmente rifiutata. Il titolo Satura è attestato anche per preluciliana non aggressiva e d'altro lato riconosce egli stesso la sua grande distanza
un'opera di Nevio: ma probabilmente si trattava di una commedia: cfr. S. Mariotti, Ti- dal mondo magico che ne costituirebbe comunque, a suo giudizio, l'origine primitiva
toli di opere enniane, in «Maia », a. v 1952, pp. 271 sgg. (p. 129).

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bile ipotesi sull'idea complessiva che il genere proponeva di sé, at- pato una forma pili propriamente « artistica», in cui alla prosa filo-
traverso il suo nome, alle sue origini, resta molto incerta la questio- sofica si alternavano brani poetici e in cui aveva un considerevole
ne pili importante della definizione storico-letteraria di tali origini. spazio un elemento fantastico (dialoghi con i morti, viaggi in cielo,
La mancanza di componimenti satirici integri fino ad Orazio, ecc.) di facile suggestione: questa modalità della letteratura diatri-
quando il genere aveva già alle spalle una lunga storia, e la vaghez- bica verrà a definire una specie della satira romana, la « menippea»,
za delle indicazioni che la tradizione antica offre al riguardo, rap- e sicuramente influenzò in modo profondo anche l'altra tradizione
presentano ostacoli difficilmente sormontabili. Orazio, in un passo satirica. Basti ricordare che l'apertura della raccolta definitiva delle
famoso (sat. I 4 I sgg.), fa derivare la poesia di Lucilio dalla comme- satire di Lucilio conteneva una scena di concilio degli dei: si tratta
dia attica antica (riferendosi in particolare all'aspetto degli attacchi di un motivo fantastico-parodistico che rinviava probabilmente al-
diretti contro persone reali) e in vari altri passi (oltre a quelli ricor- la tradizione menippea, come suggeriscono testi lucianei influen-
dati sopra, p. 201 sg., cfr. sat. I IO 7-19 e II 3 II sg~)connette la poesia zati da Menippo 14 e l'Apoco!ocyntosis di Seneca. Ma una tradizione
satirica alla commedia per il linguaggio di livello medio e di tono di prosa filosofica, per quanto aperta a effetti di inventiva e a inser-
vario. Analogamente Persio, nella satira programmatica, si augura zioni poetiche, non può essere considerata la matrice diretta della
come lettori coloro che conoscono e apprezzano la commedia atti- poesia satirica.
ca antica (I 123 sgg.). La satira, come abbiamo visto, ha effettiva- Non c'è dubbio che non è mai esistito un genere greco esatta-
mente con la commedia un'affinità di fondo nel comune interesse mente corrispondente alla satira, che Quintiliano (inst. x I 93 sg.) a
per la rappresentazione dei caratteri, dei tipi, dei comportamenti buon diritto definiva « interamente latina» (tota nostra). Ma l'origi-
sociali e nella comune ricerca di un linguaggio artistico che corri- nale creazione romana ha certamente messo a frutto suggerimenti
sponda a questa esigenza; inoltre richiami a situazioni della com- offerti da vari generi greci. Oltre alla commedia e alla diatriba ebbe
media o anche a precise scene di certe commedie sono frequenti probabilmente un'importanza determinante la poesia giambica,
nella tradizione della satira. Ma non è pensabile far derivare la for- un genere di poesia « minore» ove realismo, aggressività, linguag-
ma letteraria della satira da quella della commedia. Orazio defini- gio di livello medio o basso, tematica morale (a sua volta influenza-
sce una volta le satire sermones Bionei (epist. II 2 60), con riferimento, ta, ad un certo punto, dalla diatriba), moralità popolare (favole,
attraverso il filosofo greco Bione di Boristene, alla tradizione della proverbi, aneddoti), autobiografia, tutti elementi propri della tra-
filosofia popolare ellenistica, la cosiddetta diatriba stoico-cinica, e dizione satirica, avevano trovato spazio di espressione nel corso di
sottolinea pili volte l'importanza della filosofia morale greca nella una lunga tradizione e dove erano già usuali raccolte di carmi di
sua formazione e nella formazione di ogni poeta che voglia rappre- vario argomento in metri (giambici) diversi. Di questa tradizione
sentare i caratteri (sat. II 3 II; epist. II 244 sg.; ars 309 sgg. e cfr. Luci- poetica non ci è rimasto molto: le raccolte giambiche di età elleni-
lio, 709 M.). L'importanza della tradizione diatribica per la satira, stica che ci sono meglio note, quali i Giambi di Callimaco e i Me-
cui ha fornito motivi, esempi, procedimenti di argomentazione e liambi di Cercida (che combinano metri giambici e lirici), pur sug-
di stile, è del resto notissima e non ha bisogno di essere sottolinea- gerendoci singoli spunti di affinità con forme e motivi della satira
ta. La diatriba affrontava problemi di morale pratica in linguaggio e (discussioni letterarie e morali, polemica, elementi di saggezza po-
modalità divulgative, su un piano popolare, alla portata di tutti: è polare, forme dialogiche, ecc.) si presentano in realtà come opere
naturale che offrisse materiale a un genere poetico che si dedicava del tutto diverse dalla satira romana conservata, e ciò naturalmente
alla riflessione morale sull'esperienza sociale quotidiana. Con Me-
nippo di Gadara (IlI sec. a.c.) la letteratura diatribica aveva svilup- 14· Cfr. R. Helm, Lucian und Menipp, Leipzig-Berlin, Teubner, 1906, pp. 152 sgg.

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è tanto piu vero per le opere dei giambografi arcaici. Né ci sono ri- verbi, la forma del contrasto drammatico tra personificazioni di
masti richiami espliciti dei poeti satirici alla tradizione giambica, entità astratte, e un linguaggio colorito, espressivo, ricco di inventi-
salvo un problematico riferimento ad Archiloco in Lucilio, 698 M., va e di effetti vistosi, che rinvia al tipo di comicità della commedia
e uno non troppo impegnativo in Orazio, sat. Il 3 12: Orazio ad ogni plautina. L'interesse per l'osservazione critica e la rappresentazio-
modo sviluppa la tradizione giambica in un'altra opera, gli Epodi, ne in chiave comico-realistica dei tipi e comportamenti sociali, che
del tutto distinta dalle Satire e condotta all'insegna di Archiloco. è da considerare la vera caratteristica unificante del genere satirico,
Eppure è probabile che se conservassimo resti piu abbondanti del- è brillantemente rappresentata già nella satira enniana dall'incisivo
le satire di Ennio e di Lucilio e della poesia giambica ellenistica le ritratto del parassita (sat. 14-19 V.2). Ma già la satira di Ennio pone
affinità si presenterebbero piu significative. È probabile che l'idea una questione che attraversa tutto lo svolgimento del genere lette-
stessa di una raccolta poetica in versi vari (in parte anche giambici) rario: gli elementi di cultura popolare, il linguaggio che aderisce ad
su temi vari con riferimento all'esperienza quotidiana sia venuta ad aspetti «bassi» dell'esperienza, i temi vicini a problematiche quoti-
Ennio da raccolte ellenistiche di poesia giambica del tipo dei Giam- diane, sono maneggiati da poeti accentuatamente colti, che non so-
bi di Callimaco e verosimilmente proprio dai Giambi di Callimaco, lo non intendono farsi portavoce e interpreti di una cultura «popo-
che dovevano essere la raccolta giambica piu famosa.15E non sarà lare », ma nemmeno si rivolgono espressamente a un pubblico po-
senza significato che Orazio, nel definire il tono «umile» della sua polare ed anzi, nel caso di Orazio, di Persio, e in parte anche di Lu-
poesia satirica, abbia usato una formula - Musa pedestris - che rie- cilio, optano piu o meno apertamente per un pubblico di élite. Per
cheggiava le parole con cui Callimaco aveva presentato al lettore i le Saturae di Ennio non abbiamo dichiarazioni o testimonianze al
suoi Giambi. Orazio, che pure dava trattazione autonoma al genere riguardo e vi è stato il tentativo di inquadrarle, insieme alle altre
giambico in una diversa raccolta, con quell' espressione gettava for- opere minori enniane che trattavano in modo informale argomen-
se un ponte tra i due generi poetici piu tipicamente realistici. ti filosofico-scientifici, religiosi e morali, come divulgazione pro-
priamente popolare.16 Ma c'è da considerare che il pubblico delle
opere di poesia doveva essere, al tempo di Ennio, molto ristretto:
3. LA FONDAZIONE DELLA SATIRA
se tutto il popolo era chiamato a teatro, se tutta la comunità era
I pochi frammenti rimasti e le scarse notizie sulle satire di Ennio idealmente coinvolta (al di là del numero effettivo dei lettori) nella
testimoniano, nella varietà di temi, metri e movenze, un notevole destinazione dell' epica di carattere nazionale, difficilmente gli
spazio per motivi di cultura popolare: vi ricorrevano favole, pro- scritti enniani minori potevano trovare un pubblico popolare. En-
nio poteva auspicare che il messaggio culturale contenuto in que-
ste opere investisse il pubblico piu largo, ma avrà fatto riferimento
15. La derivazione della satura enniana dai Giambi di Callimaco è stata spesso ipo- in primo luogo al pubblico su cui poteva effettivamente contare: le
tizzata, con diverse accentuazioni. Cfr. Mariotti, Titoli di opere enniane, cit., e L. Deub-
cerchie elevate e colte cui era personalmente legato e al cui intrat-
ner, Die Saturae des Ennius und die lamben des Kallimachos, in « RhM », a. XCVI 1953, pp.
289 sgg. Puelma Piwonka, Lucilius, cit., ha condotto un'organica e impegnativa argo- tenimento e arricchimento culturale queste opere saranno state in
mentazione della tesi della derivazione della satira luciliana dai Giambi di Callimaco, prima istanza destinate. Le Saturae, piuttosto che opera divulgati-
ma ha escluso un rapporto tra Callimaco e la satira di Ennio, che egli ritiene opera di
carattere esclusivamente diatribico-popolare, incomparabile con la dimensione urba-
va-popolare, saranno state uno spazio artistico di riflessione dei
na ed elegante del sermo « callimacheo » di Lucilio e Orazio. Nel volume di Puelma Pi- problemi morali, sociali e culturali che si agitavano nel difficile tra-
wonka parecchie cose non convincono, ma si tratta di un'opera straordinariamente
ricca di osservazioni acute e stimolanti su problemi generali e particolari della tradi-
zione satirica e delle tradizioni di poesia « minore ». 16. Mi riferisco allo studio di Puelma Piwonka di cui alla n. precedente.

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vaglio evolutivo della società contemporanea, una riflessione di tradizione favolistica, ai proverbi, all'esperienza della tradizione
cui Ennio, come il personaggio degli Annales 234 sgg. V.2in cui una rustica, nel quadro di una coloritura di sanità e semplicità rurale
tradizione antica vedeva l'autoritratto del poeta, si faceva interpre- che Lucilio, possidente campano con diretta esperienza della vita e
te, in quanto intellettuale «professionale »,presso le cerchie aristo- della cultura italica, poteva voler dare alla propria personalità e alla
cratiche che lo accoglievano come amicoY Ma il poeta colto e i propria poesia.18 E su una certa dimensione di naturalezza incolta,
suoi destinatari aristocratici, pur ansiosi di rinnovamento cultura- già implicita nel concetto di satura, Lucilio giocava esplicitamente
le, vogliono anche mantenere un rapporto vitale col patrimonio quando dichiarava (Cicerone,fin. I 7; Lucilio, 594 M.) di non volere
culturale, ideologico e morale della tradizione romana: saggezza lettori troppo dotti e di scrivere piuttosto per Cosentini, Tarentini
popolare e contadina ed espressività linguistica accesa volta a effet- e Siculi (da intendere, a quanto pare, come lettori poco colti rispet-
ti di caricatura e di comicità sono elementi che rientrano in questo to al pubblico di Roma) 19 o quando (622 sg. e cfr. 590 sg. M.) vanta-
patrimonio. Nel successivo sviluppo della letteratura latina questi va l'immediatezza e autenticità della sua poesia e denunciava (spec.
elementi avranno sempre minore spazio; la poesia neoterica, e poi 587 M.) la vuotaggine dello stile alto della tragedia. Eppure questo
la poesia «classica» augustea li considererà incompatibili con linguaggio e questi temi cosi «impuri» uscivano dalla penna di un
un'arte elegante e di piena maturità culturale, ma da Ennio a Luci- uomo di elevata cultura, che viveva in contatto con 1'élitepolitica e
lio e a Varrone nella tradizione satirica essi possono convivere con con eminenti intellettuali romani e greci del tempo. Queste élites
la genesi e la destinazione dell'opera nell'ambito delle cerchie piti colte erano il primo e privilegiato pubblico di una satira che opera
colte. in realtà in una dimensione tutta urbana e agita i problemi dell'at-
Le satire di Lucilio consentono, su questo piano, valutazioni me- tualità sociale, politica e culturale nell'ottica di una classe dirigente
no ipotetiche. In esse l'adesione immediata della parola alla cosa, che cerca attraverso la mediazione intellettuale una equilibrata
l'incisività della rappresentazione dei comportamenti sociali, la norma di giudizio e di comportamento in un'età di drammatici
presenza operante dell'attualità nella pagina e il senso vivo della contrasti politici e di profonda crisi dei valori. La disponibilità di
presenza attiva della pagina nell'attualità raggiungono una forza e queste élites per una lingua e una materia cosi magmatiche e «bas-
una sistematicità che probabilmente non sono state piti eguagliate se» è notevole, e si spiegherà, come si suggeriva sopra, anche col le-
nella poesia latina. Il linguaggio mostra un'eccezionale apertura game che ciò rappresenta con un patrimonio di gusti e interessi
verso il lessico, anche gergale, proprio della sfera quotidiana degli sentito come tradizionale nella cultura romana. Piti notevole è for-
ambiti di esperienza piti diversi; verso un'ampia gamma di forme se che la poesia di Lucilio trovasse largo consenso anche nelle ge-
dell'uso, a vari livelli; verso il greco, largamente presente nella pra- nerazioni successive, che avevano assorbito lezioni di purismo e di
tica linguistica romana. Un'apertura che si ritrova forse soltanto «classicismo»: la continuità della fortuna antica di Lucilio (pur con
nelle Menippeevarroniane e che il purismo predominante negli ul- le limitazioni del giudizio dettato dal piti rigoroso gusto oraziano),
timi decenni della repubblica renderà in seguito impraticabile. An- anche se aveva spesso motivazioni passatiste di difesa della tradi-
che nella sfera erotica e propriamente sessuale Lucilio si esprime zione arcaica, è in fondo una bella prova dell'apertura del gusto let-
con franca e disinvolta adesione alla hsicità. Queste caratteristiche terario romano verso il «basso» e l'irregolare.
possono essere considerate, insieme ai frequenti riferimenti alla
18. Cfr. A. La Penna, Fra teatro, poesia e politica romana, Torino, Einaudi, 1979, pp. II3
sgg.
17. Cfr. S. Mariotti, Lezioni su Ennio, Pesaro, Federici, 1951 (rist. Torino, Bottega 19. Ma altri frammenti ci presentano un Lucilio che si propone, con piti aderenza
d'Erasmo, 1968), pp. 127 sgg. alla realtà dei fatti, un pubblico di cultura media: 592 sg. e 595 M.

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Questo materiale «basso» e irregolare poteva esprimersi, lo ab- ducibili a Lucilio in quanto egli ha svolto l'interesse sociale della
biamo visto, solo in un genere marginale e acanonico come la sati- satira nella forma della critica vigorosa e aggressiva, assumendo
ra, ma Lucilio, col prestigio della sua personalità, ha conquistato a con decisione il ruolo di giudice delcostume e del comportamento
questo materiale, e a questo genere marginale, diritto di cittadinan- e legando questo suo ruolo ad un'immagine di sé come uomo inte-
za nella cultura ufficiale. In quanto primo cittadino romano di ele- gro, che ha titolo per giudicare gli altri, e come poeta sincero, che
vata condizione che si sia dedicato alla poesia, è naturale che Luci- dice direttamente quello che sente e per il quale la scelta di una
lio non abbia coltivato i generi canonici (teatro, epica) che com- modalità espressiva colloquiale e «prosaica» è una scelta di verità
portavano una dimensione di professionalità allora inammissibile in opposizione al linguaggio artefatto dei generi maggiori e soprat-
per il suo ceto sociale. Ma l'assunzione di un genere «marginale» tutto della tragedia. In quanto poi Lucilio identifica l'immediatez-
non piti come occupazione marginale di uno scrittore che si dedi- za espressiva della satira con la sincerità e l'autenticità personale
ca, come professionista, ai generi canonici (tale era stata la satira nel del poeta (590 M. ex praecordiis eifero versum: «traggo il verso dal cuo-
caso di Ennio e Pacuvio), bensi come genere che, pur giustifican- re », e cfr. 189 sg.; 622 sg. M.) che vive con intensità le sue esperien-
dosi come marginale passatempo di un gentiluomo, di fatto meri- ze personali e sociali, il «realismo» della sua satira, inteso come
tava l'impegno totale di un uomo di alta cultura, di un uomo che rappresentazione della società, si connette intimamente con la
aveva anteposto questo impegno agli honores politici che spettava- componente autobiografica e apre nella poesia latina lo spazio per
no al suo rango; e la realizzazione di un' opera di vaste dimensioni e un nuovo «realismo »: quello dell'espressione viva e diretta dell'e-
di imponente respiro culturale, che progressivamente ridimensio- sperienza quotidiana privata, del sentimento, della passione indivi-
nava l'incoerenza formale originaria della satura per assumere re- duale. In Lucilio il linguaggio letterario comico-realistico plasma-
golarità metrica (un fatto che doveva apparire come vistosa condi- to dalla commedia viene reinterpretato in funzione di una stretta
zione di recupero di dignità letteraria), imposero autorevolmente connessione con l'attualità e viene recuperato originalmente alla
la satira come genere che meritava un nuovo riconoscimento. Lu- rappresentazione dell'individualità del poeta: si apre casi la strada
cilio ne fu per questo considerato il rifondatore e i caratteri propri alle piti mature elaborazioni catulliane e oraziane di un linguaggio
della sua satira, i modi in cui egli aveva sviluppato la tradizione sati- «medio», che ha la naturalezza della lingua colloquiale, per l'e-
rica precedente, rimasero come caratteri canonici, furono sentiti in spressione dell'individualità e dell'intimità.
qualche modo come obbliganti all'interno della tradizione del ge-
nere: il satirico che vi si sottrarrà dovrà dame giustificazione. Luci- 4. I PERCORSI DELLA SATIRA
lio ha in sostanza definito (non sappiamo se e in quale misura egli
sia stato in ciò preceduto da Ennio e Pacuvio) le costanti di base di Con Lucilio lo spazio letterario della satira è ormai definito nelle
quella persona del «satirico» che si ripresenterà poi in varie confi- sue potenzialità essenziali: la successiva storia del genere sviluppe-
gurazioni nei singoli autori di satire.20 Queste costanti sono ricon- rà queste potenzialità in direzioni diverse, con grande varietà di ri-
sultati.

20. Il concetto di persona ~atirica, delineato nell'ambito degli studi sulla satira ingle-
convenzionali. Ma non sono mancate applicazioni forzate di questo principio: anche
se (cfr. M. Mack, The Muse ofSatire, in « Yale Review », XLI 1951-1952, pp. 80 sgg., e so-
una separazione assoluta e sistematica tra il poeta e l' « io » che parla nella sua opera
prattutto A. Kernan, The Cankered Muse. Satire of the English Renaissance, New Haven-
può essere rischiosa, tanto più che nei satirici antichi la figura del satirico non è già
London, Yale Univo Press, 1959) si è rivelato utile anche nell'analisi della satira latina
« data» nei suoi tratti convenzionali, ma si viene costituendo in rapporto con le ten-
come richiamo a non identificare la figura storica del poeta, la sua identità biografica,
denze e intenzioni particolari dei singoli poeti.
con la « maschera» che egli assume in quanto satirico e che ha tratti in certa misura

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Varrone, nelle Menippee, recupera l'incoerenza formale della sa- sta modalità non senza un certo gusto per coloriti aristofaneschi,
tira piti arcaica, che Lucilio aveva limitata, spingendola fino alla dando cosi spazio, nella tradizione satirica, alla dimensione del
trasgressione estrema della violazione dei confini tra prosa e poesia grottesco, di cui in Lucilio vi erano del resto già almeno gli spunti.
(e in questo procedendo, a quanto ci è dato di sapere, molto piti in E il grottesco nell' Apocolocyntosis di Seneca (e talvolta ancora nella
là del modello menippeo). Anche la verità linguistica, la mescolan- letteratura rinascimentale e moderna) ritrova come forma privile-
za di livelli di stile, la libertà di inventiva tematica, raggiungono in giata di espressione la mescolanza «menippea» di prosa e versi,
Varrone un livello quasi parossistico. Questo atteggiamento di «ir- che può essa stessa essere concepita come un grottesco formale.
regolarità» probabilmente voleva corrispondere all'atteggiamento Venature di grottesco e l'ambigua sospensione tra momento reali-
di drastica rottura rispetto alle convenzioni che veniva proposto at- stico e momento fantastico troveranno una fascinosa e inquietante
traverso il riferimento programmatico al cinismo di Menippo. Ma espressione ancora in un' opera «menippea» che sconfina però lar-
in Varrone si riconosce chiaramente una situazione che abbiamo gamente dai limiti del genere satirico: il «romanzo» di Petro-
già intravista in Lucilio, e che è in realtà ricorrente in tutta la tradi- mo.
zione satirica: l'assunzione di una posizione di alternativa, o anche Orazio, muovendo da Lucilio, percorre una strada opposta a
di rottura, rispetto alle forme poetiche convenzionali non com- quella di Varrone menippeo e porta la satira verso la maggiore re-
porta anche una proposta morale o ideologica innovativa o rivolu- golarità e ordine formale che conserverà in Persio e Giovenale.
zionaria, ma anzi si accompagna di norma al riferimento a una sa- Orazio appartiene a una generazione di poeti che ha assorbito pro-
nità e a un buon senso tradizionali (in realtà mediati dalla filosofia fondamente l'esperienza del neoterismo e che, se da un lato si pro-
. morale) che trovano sostegno e conveniente modalità di espressio- pone di superarne le chiusure estetizzanti e il soggettivismo trop-
ne proprio in quella saggezza popolare e in quella pretesa di infor- po spinto, non intende d'altra parte lasciar cadere quella grande le-
malità e rudezza espressiva che pone la satira in opposizione alle zione di eleganza e nitore formale. «Satira» nitida ed elegante è un
forme poetiche convenzionali. Quanto a Varrone, il suo «ci- ossimoro: la satira oraziana realizza appunto questo ossimoro nel
nismo» è un atteggiamento di drasticità e mordacità, di razionali- senso che riesce a conciliare la dimensione «satirica» dell'(appa-
smo estremistico nella critica delle aberrazioni del costume, ma rente) informalità e casualità, del senso vivo della quotidianità, con
non comporta l'assunzione dei contenuti di fondo, nichilisti e aso- un rigoroso e raffinato esercizio di stile. Con Orazio la satira ab-
ciali, del cinismo: Varrone propone anzi un richiamo alla moralità bandona per la prima volta il linguaggio comico caricaturale di tipo
tradizionale romana, da lui venerata, e affida la propria opera «in plautino, con i suoi effetti verbali vistosi e deformanti, e crea, ripor-
eredità» a coloro che vogliono lo sviluppo della grandezza di Ro- tandosi se mai al modello terenziano, un linguaggio poetico «me-
ma (542 B.). E, analogamente, l'ostentata irregolarità formale e tut- dio », diversamente e forse piti autenticamente «realistico»: in esso
ta la rete di parodie letterarie che riusciamo a intravedere nei fram- la dimensione della naturalezza colloquiale è infatti conservata piti
menti non vanno intese come una rivolta contro le convenzioni fedelmente, anche se il lessico corrente e le strutture sintattiche
letterarie, impensabile nel grande erudito, ma anzi rivelano facil- colloquiali, pur largamente presenti, sono selezionate severamen-
mente, soprattutto nel virtuosismo della varietà metrica, un gusto te per conformarsi a un ideale molto esigente di conversazione
per la dimensione tecnica della composizione e per lo sperimenta- «urbana» duttile e vivace, disinvolta e ironica, ma sempre molto
lismo letterario che fa pensare ai poeti neoterici. composta e tersa e nella quale un'arte rigorosa esclude tutto ciò che
La commistione del momento realistico e del momento fanta- la lingua dell'uso ha di generico e amorfo, attingendo una straordi-
stico era già una caratteristica di Menippo: Varrone riprende que- naria densità. Anche l'articolazione del discorso si presenta con la

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casualità della conversazione, ma è sempre sapientemente control- vuole vivere e proporre una morale ragionevole e conciliante,21la
lata. Questo linguaggio che aderisce con naturalezza all'esperienza satira oraziana non solo non conosce le asprezze della polemica lu-
quotidiana sapendo rinunciare alla forzatura comica, è illinguag- ciliana, ma adegua sempre valutazione e giudizio alle circostanze e
gio attraverso cui nel sermo della satira e soprattutto, in seguito, nel il « satirico» si mostra perfino disposto a mettere in discussione la
piu pacato sermo delle Epistole trova spazio l'espressione seria del- sua titolarità al ruolo di giudice: mi riferisco ad alcune satire del II
l'intimità. libro, nel quale Orazio adotta largamente la forma del dialogo e dà
Varrone, col richiamo a Menippo, aveva posto le sue satire sotto talvolta la parola ai rappresentanti di punti di vista diversi dal suo
l'insegna della filosofia diatribica e, in conformità con la tradizione (anche a rappresentanti del rigorismo morale stoico-diatribico da
diatribica, aveva assunto una dimensione di divulgazione filosofica lui solitamente condannato) e pur evidenziando la distanza tra le
dilettevole presso i minus docti (Cicerone, ac. I 8): una dimensione loro parole e la sua posizione, si lascia mettere in difficoltà e non
cui era funzionale la ricchezza di effetti vistosi e la molteplicità di sempre sa confutare adeguatamente le loro ragioni.22 La satira di
invenzioni e di forme (anche se è difficile pensare a un pubblico Orazio descrive e giudica la società da un punto di vista sostanzial-
davvero largo e poco colto per un' opera cosi infarcita di riferimenti mente saldo, ma non rigidamente univoco: la satira è uno spazio
culturali e con tanta presenza del greco). La composta forma della aperto di comprensione del comportamento umano che si fonda
satira oraziana risponde invece alla sua dimensione piu intima e ri- sulla comprensione di se stessi e avrà come sbocco la piu assorta ar-
servata. Già in Lucilio la satira aveva avuto come punto di riferi- te delle Epistole in cui la penetrante introspezione in se stesso, l'a-
mento la cerchia delle relazioni private del poeta, anche se si apriva spirazione a una piena realizzazione morale e la disponibilità alla
in realtà, come intervento di giudizio e di denuncia, su tutta l'attua- comprensione del comportamento umano si confrontano sistema-
lità contemporanea. Orazio dichiara apertamente la dimensione ticamente, attraverso il dialogo amichevole con i destinatari, con la
privata ed elitaria della sua ricerca poetica e morale, che aspira al varietà delle occasioni poste dalla convivenza sociale.
successo solo presso coloro che sapranno comprendere un'arte N ella satira di Persio il difficile equilibrio oraziano tra informali-
colta e raffinata e un senso sottile e delicato dei rapporti sociali. In tà satirica e controllo stilistico si è spezzato: quel prodigio di arte
Orazio il satirico si interroga sulle ragioni del comportamento so- che nasconde se stessa non si rinnova. Anzi, la tensione tra i due
ciale e lo giudica sulla base di una saggezza che si presenta come momenti viene vistosamente allo scoperto e costituisce una moda-
elaborazione personale del poeta, condotta su elementi dati dalla lità caratterizzante della satira di Persio: il satirico si propone un'a-
sua esperienza biografica (la morale tradizionale assimilata attra- sprezza disadorna che vuoI essere un rifiuto di tutte le falsificanti
verso l'insegnamento paterno e tramite la personale conoscenza bellezze della letteratura convenzionale e una adesione alla cruda
della civiltà contadina italica) e dalla sua esperienza culturale (gli
studi di filosofia). Una saggezza che trova la sua realizzazione e- 21. Le implicazioni di questa tensione sono state enucleate magistralmente da A. La
Penna, Orazio e la morale mondana europea, saggio introduttivo a Orazio, Tutte le opere,
semplare nella vita del satirico stesso e in una cerchia di suoi amici
vers., introd. e note diE. Cetrangolo, Firenze, Sansoni, 1968, pp. XLIV sgg. e CXXXIX sgg.
in cui i valori di moderazione, buon senso, equilibrio, socialità, che 22. Su questo problematico aspetto del II libro, approfondimenti interessanti in
egli professa, sono condivisi e praticati. W.S. Anderson, The Roman Socrates: Horace and His Satires, in AA.VV., Criticai Essays on
Roman Literature, II: Satire, ed. by].P. Sullivan, London, Routledge and Kegan Paul,
Ma in quanto il giudizio morale si presenta come frutto di un'e- 1963, pp. 1 sgg. (rist. in W.S. Anderson, Essays on Roman Satire, Princeton, Univo Press,
laborazione personale rapportata all'esperienza di vita di un uomo 1982, pp. 13 sgg.); N. Rudd, The Satires ofHorace, Cambridge, Univo Press, 1966 (forse il

inquieto, problematico, disposto all'autoironia, di un uomo che miglior studio complessivo sulle satire di Orazio), pp. 160 sgg.; M. Labate, La satira di
Orazio: moifologia di un genere inquieto, introd. a Orazio, Satire, Milano, Rizzoli, 1981, pp.
sente l'attrazione per una disciplina morale rigorosa, ma che 23 sgg.

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deformità del reale quotidiano. Ma appunto perché il linguaggio di rapporti sociali, ma come una voce che detiene la verità e che
poetico convenzionale della letteratura contemporanea è incapace contrappone la sua verità a un mondo radicalmente corrotto. Ten-
di cogliere la verità del costume ed è anzi esso stesso uno degli de a venir meno anche il riferimento della posizione del satirico a
aspetti della depravazione dei tempi, Persio si trova impegnato esperienze biografiche personali: esigua in Persio, l'autobiografia è
nella difficile operazione letteraria della costruzione di un suo stile pressoché scomparsa in Giovenale. La motivazione che spinge il
originale in cui recupera certe durezze plebee della tradizione sati- satirico a parlare non ha altro carattere individuale che la sua inca-
rica che il sermo oraziano aveva rifiutate, inserendole però in un pacità caratteriale di tacere la verità di cui si sente il detentore. Egli
gioco difficile e tormentato di scavo nelle possibilità espressive del non può fare a meno di parlare (Persio, I 12; Giovenale, I 79); il suo
linguaggio.23 Pur di ottenere dal linguaggio l'adesione all'intima messaggio di verità non può non essere rivelato, indipendente-
perversità del reale, Persio non teme la difficoltà e l'oscurità, e nella mente dall' esistenza di un uditorio. La satira imperiale assume la
satira programmatica si dichiara provocatoriamente pronto all'e- dimensione della predicazione, specialmente in Giovenale, ove si
ventualità di non avere lettori. Persio del resto sa che quanto ardua atteggia in forme propriamente declamatorie, ma ha perso in realtà
e severa è la forma delle sue satire, altrettanto arduo e severo ne è il ogni fiducia in un miglioramento dell'umanità: perciò la predica-
contenuto. Il giudizio del satirico non si fonda piti su una generica zione non va verso un uditorio, ma è una sfida verso il vuoto che
moralità tradizionale riorganizzata attraverso un'assunzione libera sente intorno a sé. La società imperiale, con i profondi mutamenti
ed eclettica del patrimonio della filosofia morale greca, ma sull'a- nel costume e con il nuovo quadro di valori instaurato dopo la can-
dozione di una precisa posizione filosofica: quella di uno stoicismo cellazione dell'ordinamento repubblicano, è troppo lontana dalla
. rigido e senza compromessi. morale tradizionale romana su cui la satira, come del resto tutta la
Anche le satire di Persi o (e le notizie biografiche) configurano la tradizione moralistica latina, continua a fondare il suo giudizio sul-
dimensione di una cerchia che è in sintonia con le scelte del poeta: la società. Il satirico non dispone di una base di comprensibne che
ma è una cerchia (riferibile agli ambienti dell'opposizione stoica) sia in sintonia con la realtà e si isola nella sua ostilità. Il realismo
che non ha per Persio la funzione di tramite tra la sua individualità della satira, che con Orazio si era distaccato dalla deformazione co-
e la comprensione della società; anzi è una cerchia in cui egli vede mico-caricaturale, tende, nella satira imperiale, a una deformazio-
condiviso e confortato il suo atteggiamento di estraneità al mondo ne nella direzione del mostruoso e del sinistro. Il satirico insiste
contemporaneo. Con Persio la persona del «satirico» assume una sulle perversioni del comportamento, sullo stato morboso della so-
dimensione nuova che, esaltata da Giovenale, sarà continuata nella cietà, con una sorta di ossessivo compiacimento che ha esso stesso
satira moderna: la dimensione dell'isolamento dalla società che delle venature morbose e che getta sulle sue rappresentazioni della
egli ritrae e giudica. Già in Persio, ma soprattutto in Giovenale, nei società colori lividi e talvolta quasi surreali.
cui primi libri la dimensione della cerchia scompare quasi del tut- La varietà della satira, già molto ridotta in Orazio, è ulterior-
to, la satira non si configura piti come lo spazio di ricerca di una ra- mente limitata in Persio e Giovenale: non vi è piti spazio per l'au-
gionevole norma di comportamento entro una certa dimensione tobiografia, né per i piacevoli mimi urbani. La satira è solo osserva-
zione e giudizio morale del comportamento sociale. La satira si
23· Queste tensioni nello stile e nella poetica di Persio sono state fatte oggetto di mantiene ancora fedele al principio della varietà, nel quale origina-
acute analisi specialmente da J.e. Bramble, Persius and the Programmatic Satire. A Study riamente si esprimeva massimamente la sua «informalità l>, solo in
in Form and Imagery, Cambridge, Univo Press, 1974, e F. Bellandi, Persio: dai "verha togae"
al solipsismo stilistico, Bologna, Pàtron, 1988. Cfr. anche A. La Penna, Persio e le vie nuove quanto oggetto dei componimenti satirici (tra loro alquanto omo-
della Satira latina, saggio introduttivo a Persio, Satire, Milano, Rizzoli, 1979. genei) è la varietà dei comportamenti umani (Giovenale, I 81-86).

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N elle sue ultime satire (dalla decima in poi, e in parte già nell' ot- zione dei modi espressivi propri di quel genere letterario che tipi-
tava) Giovenale si riavvicina in qualche misura ai modi oraziani, in camente rappresentava i monstra, che per questo era sentito come
quanto reintroduce forme di dialogo con dedicatari e in quanto lontano dalla vita e in opposizione al quale la satira si poneva, a
una pili distaccata valutazione del costume tende a sostituire in fianco della commedia, come genere vicino alla vita. Portato dalla
qualche misura la tensione aggressiva. Questa nuova maniera gio- forza stessa del suo tema - una realtà che ha raggiunto l'orrore dei
venaliana, in cui la censura del comportamento aberrante lascia monstra tragici - Giovenale sente la sua satira assumere la sostenu-
qualche spazio alla raccomandazione positiva del comportamento tezza della tragedia (6 634 sgg.). Naturalmente la lingua satirica di
da adottare, non va probabilmente interpretata come un'apertura Giovenale non assomiglia alla lingua della tragedia: è ricca di lessi-
ottimistica, ma come una disillusa stanchezza in cui viene meno la co colloquiale e di modi del linguaggio corrente, come richiede la
base di vigoroso convincimento morale su cui si sosteneva la ten- tradizione satirica e la tematica trattata. Ma questa qualità «satiri-
sione dell'indignatio e si fa avanti uno scetticismo anche pili ama- ca)}non impedisce alla lingua di Giovenale di tenersi ad un elevato
ro.24 Ad ogni modo è soprattutto la prima maniera giovenaliana livello di pathos: un singolare pathos sarcastico costruito con un
che ha fissato una tipologia di satira «indignata» e una immagine abile dominio della strumentazione retorico-declamatoria. Giove-
del «satirico» come campione solitario della verità di fronte a un naIe, alla conclusione della storia della satira classica, scopre, in
mondo corrotto, destinate a restare come punto di riferimento questo senso di isolamento del satirico davanti alla deformità del
fondamentale per la tradizione satirica moderna. reale, la serietà tragica che compete alla rappresentazione del quo-
La dimensione «pedestre» era stata assunta dalla satira come tidiano e la capacità del linguaggio satirico di esprimere questa tra-
condizione per poter accedere al reale quotidiano, alla sua dimen- gicità. Ma è una tragicità che il quotidiano assume «per assurdo »:
sione umile che la poesia alta non poteva accogliere, e ogni poeta non per le sue qualità proprie di quotidiano familiare, con le sue in-
satirico aveva svolto una propria elaborazione artistica entro que- time tragedie che la letteratura alta non conosce, ma proprio per-
sto presupposto formale. A Giovenale, alla sua persona satirica indi- ché tradisce queste qualità, distorcendole nella dimensione del
gnata, tesa nella denuncia, la dimensione umile non basta pili: non mostruoso. Una dimensione in cui lo slancio emotivo del satirico
basta pili perché il reale quotidiano ha perduto la sua dimensione indignato colloca una realtà che è sfuggita ai suoi parametri di
amichevole, familiare e ha acquistato una dimensione ostile, mo- comprensione morale e della quale la sua sensibilità esasperata sa
struosa. Rappresentarlo in modo adeguato richiede dunque l'ado- invece cogliere con esaltata acutezza di percezione i risvolti urtanti
e paradossali.
24. L'interpretazione e la valutazione di questa « seconda maniera» giovenaliana e
del rapporto conla« prima maniera» è problema difficile e aperto. Si è parlato di un'e-
voluzione « ottimistica» di Giovenale, dovuta a una nuova fiducia in un imperatore
come Adriano: cfr. G. Highet,juvenal the Satirist, Oxford, Clarendon Press, 1954; W.S.
5. GIAMBO ED EPIGRAMMA

Anderson, The Programs oJjuvenal's Later Books, in« CPh », a. LVII 1962, pp. 145 sgg. (rist.
in Essays on Roman Satire, cit., pp. 277 sgg.). Lo stesso Anderson, nel successivo saggio Il genere poetico umile per eccellenza della letteratura greca, il
Anger in juvenal and Seneca, in « California PubI. in Class. Philol. », a. XIX 1964, pp. 127 giambo, non ha avuto un'importante continuità nella letteratura
sgg. (rist. in Essays on Roman Satire, cit., pp. 293 sgg.), considera le due « maniere» come
due personae entrambe convenzionali, assunte da Giovenale per contrapporre due
latina come genere autonomo. La raccolta oraziana di giambi (gli
modi diversi di reagire all'osservazione del costume. Un'analisi penetrante, cui so- Epodi, del resto molto vari per toni e temi) rientra solo in parte in
stanzialmente qui mi attengo, del significato di questa evoluzione della satira di Gio- un quadro di «Musa pedestre»: Orazio intende riproporre la ag-
venale, in F. Bellandi, Giovenale e la degradazione della clientela (interpretazione della sat.
VII), in « D Arch », VIII 1974-1975, pp. 384 sgg., e Etica diatribica eprotesta socialenelle satire gressività, i toni accesi, la tensione vibrante del giambo archilocheo
di Giovenale, Bologna, Pàtron, 1980. e in alcuni casi (quasi solamente in certi carmi erotici) non evita un

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linguaggio crudo e si concede qualche termine osceno. Ma questa te si compiace di usare espressioni drastiche e colorite, ed anche lo-
poesia né ha, né vuoI far mostra di avere, tono dimesso o, per casi cuzioni che rinviano al turpiloquio quotidiano. L'espressione dra-
dire, prosaico. La carica aggressiva e passionale, autentica o costrui- stica, il frequente ricorso alla dimensione della sessualità nell'insul-
ta che essa sia, sostiene per lo piti gli epodi oraziani a un livello di to e nell'invettiva, il racconto breve e incisivo di un episodio, sono
tensione lirica che non vuole essere di molto inferiore a quello del- elementi che, pur svolti con piena aderenza all'uso linguistico cor-
le odi e che si esprime in un linguaggio di scoperta, elaborata lette- rente, si possono ricondurre alla tradizione letteraria giambica (in-
rarietà, che ha fatto anzi spesso dubitare della genuinità di quella dipendentemente dal fatto che ricorrano, in Catullo, in carmi in
tensione. metro giambico o in carmi in metro diverso). Ma il senso diretto
Una dimensione di immediatezza e naturalezza colloquiale è dell'esperienza nella pagina e la naturalezza di un linguaggio arti-
invece quella dei carmi giambici di Catullo, che recuperano anche stico che si tiene sempre in contatto vivo con l'uso linguistico cor-
forme popolari di aggressività verbale e modi dei versi popolari di rente, la naturalezza e la concretezza dell'immagine e dell'espres-
scherno e di invettiva. Ma questi caratteri non sono propri dei soli sione nel bozzetto comico-realistico e nell'invettiva si riconduco-
carmi giambici della raccolta catulliana: essi attraversano in realtà no alla stessa matrice della naturalezza e concretezza con cui Ca-
tutta la sua poesia «minore », al di là delle pur importanti differen- tullo esprime amore, odio, gelosia, affetti familiari: si riconducono
ze di linguaggio e di modalità compositive che si possono identifi- cioè a un atteggiamento proprio della personalità di Catullo, a una
care tra i polimetri e gli epigrammi in distici 25 e, all'interno dei po- sua personale ricerca artistica che è debitrice a Saffo, alla lirica ar-
limetri, tra i carmi in metri giambici e i carmi in metri lirici. Nella caica, allo studio dei sentimenti e al tenue realismo della lirica e
. poesia di Catullo la presenza incisiva della quotidianità ha ragioni dell' epigramma ellenistico non meno che ad Archiloco e alla tradi-
del tutto diverse rispetto alla tradizione della satira: non si tratta di zione giambica. Ed è la ricerca artistica di Catullo e dei poeti della
un interesse artistico per la comprensione e la rappresentazione sua cerchia che determina il superamento delle modalità artefatte
della società, ma del bisogno di trovare spazio di rappresentazione e pesanti della lingua poetica arcaica e tende a un nuovo linguaggio
letteraria - anche in questo caso entro forme tipicamente «mino- poetico che concilii eleganza e naturalezza. Per questa via Catullo
ri» - per la vita privata individuale del poeta. E ciò non significa arriva a creare nella poesia latina un linguaggio piano e naturale,
trovare spazio di rappresentazione soltanto al suo mondo senti- non necessariamente caricaturale, del quotidiano «umile » e inti-
mentale, ma anche agli aspetti comuni e banali della sua vita di re- mo, ponendo cosi le condizioni che porteranno all'abbandono del
lazione, a qualunque aneddoto, episodio, personaggio, che non linguaggio caricaturale «plautino» nella satira, da parte di Orazio.
dovrà mai essere considerato troppo insignificante se ha avuto la Ed è importante notare che in Catullo, a differenza che in Orazio,
capacità di mettere in moto l'estro del poeta. L'affermazione dei espressione drastica, linguaggio basso e anche gergale-osceno, non
diritti del quotidiano individuale del poeta ha, in Catullo, uno slan- ricorrono solo nei carmi di tema giocoso o nelle invettive di ag-
cio provocatorio che lo porta a comporre carmi su «inezie» come gressività giambica, ma, qualche volta, anche in carmi che espri-
una battuta salace, un'impressione di gioia o di irritazione colta nel mono le lacerazioni sofferte dal suo sentimento d'amore: in Catul-
vivo dell'occasione che l'ha suscitata. E il poeta raffinato ed esigen- lo il linguaggio colloquiale «basso» può esprimere, eccezional-
mente, la tragicità di un'esperienza individuale quotidiana.26 È,
25. cfr. A. La Penna, Problemi di stile catul/iano, in «Maia », a. VIII 1956, pp. 141sgg., e
spec. D.O. Ross Jr., Style and Tradition in Catul/us, Cambridge Mass., Harvard Univo 26. L'idea che la poesia minore catulliana arrivi talvolta ad attingere una sorta di
Press, 1969, nei quali si trova citata e discussa la bibliografia anteriore. « realismo tragico» (un caso esemplare potrebbe essere il c. 58) è di A. La Penna.

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questa, una possibilità che resterà limitata alla poesia catulliana ne satirica, nell'epigramma comico-realistico di Marziale l'interes-
«minore» e troverà solo una continuazione assai moderata nella se non è però rivolto all'analisi e alla valutazione morale del com-
successiva poesia d'amore lirica ed elegiaca. portamento, bensi in primo luogo alla sua rappresentazione in
N ella tarda età repubblicana e nell' età imperiale vi era una note- quanto tale. La forza attiva che sentiamo operare in questa poesia è
vole circolazione di poesia «minore» dilettantesca o poco piti che il gusto nel ritrarre la realtà quotidiana, il piacere di scoprire gli
dilettantesca, prodotta e consumata nell' attualità: versi di polemica aspetti curiosi, contraddittori, ed anche spregevoli, del suo funzio-
politica e personale, scherzi e motteggi, versi licenziosi e porno- namento. È un tipo di realismo che trova dei precedenti in certi
grafici. Ne abbiamo sporadici resti in testimonianze letterarie o in quadri mimici di Catullo (che sono però sempre fortemente legati
epigrafi e ne conserviamo talora versioni di considerevole dignità all'esperienza emotiva dell'io del poeta) e nei mimi satirici oraziani
tecnico-letteraria, come nel caso della raccolta dei Priapea in cui (in cui a volte il giudizio morale sul comportamento rappresenta-
una tradizione di poesia licenziosa, trattata a volte anche da poeti to, per quanto sia ben chiaro, resta implicito) e che certo doveva
illustri greci e latini, è svolta con marcata accentuazione dell'aspet- trovare notevoli precedenti nella tradizione dell' epigramma, ma
to pornografico. La rilevanza e la diffusione di questo tipo di poesia che probabilmente non ha mai avuto una applicazione cosi siste-
di consumo ci è testimoniata anche da poeti come Orazio e Mar- matica prima di Marziale e che potrebbe essere accostato a quello
ziale, proprio in quanto essi si preoccupano di distinguere le loro petronianoP Nello stesso Marziale non mancano peraltro casi di
opere rispettivamente dalla poesia di pura aggressione polemica e condanna morale aperta del vizio (specialmente dell'ipocrisia e
dalla produzione dilettantesca di versi diffamatorii o licenziosi. della doppiezza) e anche se 1'«io» quasi sempre presente negli epi-
Anche se Marziale può aver concesso qualcosa a esigenze di grammi comico-realistici non si lascia ricondurre ad una fisiono-
consumo letterario poco qualificato indulgendo qua e là alla face- mia unitaria (paragonabile alla persona del satirico), si può ammet-
zia o all'oscenità (cosi come, su un altro piano, ha concesso parec- tere che la continua messa in evidenza delle assurdità e contraddi-
chio alla celebrazione e all'omaggio occasionale per i suoi protet- zioni della vita romana comporta implicitamente l'assunzione co-
tori), la sua opera ha in realtà realizzato ambizioni artistiche di ben me punto di riferimento positivo di un modello di vita priva di
diversa altezza. La scelta di questo genere tipicamente minore, contraddizioni, naturale e quieta, quale a volte Marziale propone
adatto a un consumo nell'attualità occasionale, è in primo luogo, esplicitamente in epigrammi di tipo propriamente autobiografico.
per Marziale, la scelta di un genere vario, aperto, duttile, capace di Il gusto per la rappresentazione realistica della società è una mo-
aprirsi a diversi aspetti e tematiche e di conformarsi alle esigenze di tivazione artistica che va al di là della sola parte «satirica» della
diversi tipi di lettori. Se per una parte notevole della sua opera l'e- produzione di Marziale: esso è largamente presente anche negli
pigramma assume carattere cerimoniale-decorativo in rapporto a epigrammi cerimoniali, nei carmi autobiografici, negli epigrammi
determinate occasioni di omaggio; se per un'altra parte la forma di «consumo» quali i bigliettini per i doni ai Saturnali, componi-
minore in Marziale è, come in Catullo (ma con ben minore inten- menti che tutti si integrano con gli epigrammi comico-realistici
sità e ricchezza) spazio di espressione «autobiografica» delle espe- nel dare al lettore un quadro complessivo piti ricco dei molteplici
rienze e dei sentimenti del poeta in una forma letteraria «media», aspetti della realtà. Un quadro che deve la sua grande efficacia non
di contenuta eleganza, per una piti larga parte la scelta della forma alla capacità di penetrazione nelle ragioni dei comportamenti, ma
minore è, come nella satira, la scelta di una forma che consenta 1'ac-
cesso alla rappresentazione della realtà nei suoi aspetti comuni, 27· Cfr. M. Citroni, Motivi di polemica letteraria negli epigrammi di Marziale, in
quotidiani, ed anche bassi e sordidi. A differenza che nella tradizio- « D Arch », a. II 1968, p. 236.

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appunto alla ricchezza e vivacità dell'osservazione fenomenica del intenso che la sua poesia instaura con i lettori, nella consapevolez-
comportamento, del dettaglio, dell'oggetto. Una lingua duttile, di za del suo eccezionale successo di pubblico, trova la ragione per ri-
disinvolta eleganza ovidiana, si apre senza remore a questa funzio- vendicare, senza troppa esagerazione, alla propria poesia minore il
ne artistica, facendo entrare per la prima volta nella poesia con i lo- ruolo di sola poesia vitale del suo tempo.
ro nomi usuali tanti oggetti e figure del mondo quotidiano di cui la La dimensione umile e quotidiana nella satira e nell'epigramma,
poesia non si era mai occupata e ammettendo una larga presenza di se dà spazio a elementi di saggezza popolare e se porta a descrivere
parole volgari e oscene. L'epigramma di Marziale segna il trionfo e interpretare comportamenti di persone comuni e di ceti umili,
del genere poetico piti tipicamente «minore» nella dimensione non comporta ovviamente, come abbiamo già osservato, che il
che la poetica antica identificava come piti propriamente «mino- poeta si ponga egli stesso dal punto di vista dei ceti umili. Ciò av-
re »: quella della vita quotidiana rappresentata in chiave comica. viene in qualche misura in Marziale e Giovenale, che si pongono
Marziale, come a suo tempo Lucilio, accetta questa dimensione prevalentemente nell'ottica del cliente di condizione media o me-
«minore », ne fa l'impegno unico della sua vita di poeta e crea, en- dio-bassa. In Giovenale ci sono spazi di larga comprensione della
tro questa dimensione, un' opera di grande mole e di grande respi- condizione del cittadino povero, ma schiavi, stranieri, emarginati,
ro che egli, come Lucilio, contrappone orgogliosamente, in nome sono visti per lo piti col pesante disprezzo proprio della mentalità
dell'autenticità e dell'aderenza alla realtà, ai generi maggiori con i tradizionale. Marziale connette apertamente la sua rinuncia ai ge-
loro temi mitologici lontani dalla vita (monstra in Marziale, x 4 2; neri maggiori e piti in generale l'esaurimento dei generi maggiori,
portenta in Lucilio, 587 M.) 28 e col loro linguaggio gonfio e artefatto. con la mancanza di un mecenatismo che integri lui, e piti in gene-
La dimensione «minore» è stata di volta in volta preferita dai rale i poeti del suo tempo, nella società «alta»; ma anche in Mar-
poeti antichi su basi diverse: come forma che consente maggiore ziale le note di «protesta sociale» sono sostanzialmente limitate al-
eleganza e finitezza, come forma che può esprimere con piti au- la rivendicazione di maggiore spazio per gli intellettuali e per i ceti
tenticità la dimensione soggettiva, come forma piti aderente alla medi nei quadri superiori della società e di maggior umanità nei
realtà. Quest'ultima posizione, che è quella di Marziale, si ricono- rapporti sociali. Solo la favola esopica aveva espresso nella cultura
sce con probabilità nei frammenti di Lucilio e ricorre, latente o antica l'ottica degli schiavi e degli emarginati sociali. E sarà un ex
esplicita, nella tradizione satirica (cfr. specialm. Persio, 5 14 sgg.; schiavo a dare per la prima volta dignità di genere poetico alla favo-
Giovenale, I 7 sgg.; 51 sgg.). Ciò che caratterizza Marziale è che in la, fino ad allora, per quanto ne sappiamo, svolta solo in prosa o am-
lui questa posizione si spoglia quasi completamente di ragioni mo- messa sporadicamente entro componimenti dei generi «umili ».E
ralistiche (ma in x 4 7 sgg. la poesia che aderisce alla vita è poesia naturalmente la favola diventa genere poetico nella dimensione
che fa conoscere se stessi) e, soprattutto, che essa si definisce attra- «pedestre» del giambo, nella lingua piana e dimessa del sermo. Ma
verso la considerazione della risposta del pubblico: la letteratura anche in questo caso sobrietà scarna e nitore sono frutto di un con-
minore, con la sua aderenza alla vita, è la sola che interessa larga- sapevole lavoro di elaborazione formale, condotto con l'orgoglio
mente i lettori, mentre la letteratura solenne ha esaurito la sua fun- di un uomo che sa di star arricchendo la letteratura romana di un
zione nell'attualità e, se riceve riconoscimenti dalla critica ufficiale, genere nuovo e che sa che vi è spazio per una significativa grandez-
non trova un suo pubblico di lettori (IV 49). Marziale, nel dialogo za anche entro la dimensione piti umile se un coerente esercizio
artistico trova le modalità espressive adeguate per un ricco mondo
28. In Giovenale, 6 645, nel contesto dello stravolgimento tragico del quotidiano di di esperienza che coinvolge l'interesse dei lettori.
cui si è detto sopra, i monstra della vita reale superano quelli della tragedia.

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