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Università

 Bocconi
Anno  Accademico  2018-­‐2019

Scienza delle  Finanze


CLEAM
Classe 8
Docente:  Marta  Angelici
marta.angelici@unibocconi.it

INTRODUZIONE
DEBITO  PUBBLICO
Le  quattro  domande  della  scienza  delle  finanze

Scienza  delle  finanze:  lo  studio  del  ruolo  dello  Stato  in  un  
sistema  economico  basato  sul  mercato  privato.
Le  quattro  domande  della  scienza  delle  finanze:  
1. Quando lo  Stato  dovrebbe  intervenire  nel  sistema  
economico  di  mercato?  
2. Come lo  Stato  dovrebbe  intervenire  nel  sistema  
economico  di  mercato?  
3. Quali  sono  gli  effetti   di  ciascun  intervento?
4. Perché   lo  Stato  interviene  nel  sistema  economico  in  
un  certo  modo  e  non  in  un  altro?
1. Quando  lo  Stato  dovrebbe  intervenire  nei  sistemi  
economici  di  mercato?

Secondo  la  teoria  economica  l’equilibrio  di  mercato  


concorrenziale  è  l’esito  più  efficiente.  
Ma  allora  perché  lo  Stato  dovrebbe  intervenire?
• Fallimenti  del  mercato  
• Redistribuzione
1.  Quando  lo  Stato  dovrebbe  intervenire  nei  sistemi  
economici  di  mercato?
Il  primo  motivo  dell’intervento  dello  Stato  è  l’esistenza  di  
fallimenti  del  mercato.  
• Fallimenti  del  mercato:  un  problema  a  causa  del  quale  
l’economia  di  mercato  non  massimizza  l’efficienza.  
Anche  se  il  mercato  funziona  bene,  un  esito  efficiente  non  è  
necessariamente  sempre  socialmente  desiderabile.  

La  seconda  ragione  dell’intervento  dello  Stato  è  la  redistribuzione.


• Redistribuzione  :  il  trasferimento  di  risorse  da  un  gruppo  
all’altro  all’interno  della  società.
• Di  solito  la  redistribuzione  comporta  perdite  di  efficienza
Trade-­‐off  equità/efficienza
2. Come dovrebbe  intervenire  lo  Stato?

• Tassare  o  sussidiare    le  vendite  o  gli  acquisti  privati.

Usare  il  meccanismo  dei  prezzi,  variando  il  prezzo  di  un  
bene  per  incoraggiarne  o  scoraggiarne  l’uso.  

Gli  strumenti  sono:


• Le imposte aumentano  il  prezzo  praticato  nelle  vendite  
o  negli  acquisti  privati  che  sono  sovraprodotti.  
• I  sussidi abbassano  il  prezzo  praticato  nelle  vendite  o  
negli  acquisti  privati  di  beni  che  sono  sottoprodotti.
2.  Come dovrebbe  intervenire  lo  Stato?

• Limitare  o  imporre  le  vendite  o  gli  acquisti  privati


• Fornitura  pubblica    
• Finanziamento  pubblico  di  fornitura  privata
• Fornire  beni  pubblici  dove  non  può  operare  il  mercato
Beni  pubblici  puri  e  impuri
3.  Quali sono  gli  effetti  degli  interventi  dello  Stato?

Gli  interventi  hanno  effetti  diretti  e  indiretti.

• Effetti  diretti:  gli  effetti  degli  interventi  pubblici  che  si  


potrebbero  prevedere  se  gli  individui  non  cambiassero  
il  proprio  comportamento  in  risposta  a  tali  interventi.

• Effetti  indiretti:  gli  effetti  degli  interventi  pubblici  che  si  


manifestano  solo  perché  le  persone  cambiano  il  
proprio  comportamento  in  risposta  agli  interventi.
4.  Perché lo  Stato  interviene  nel  sistema  economico  
in  un  determinato  modo?

• Gli  Stati  non  sempre    scelgono  esiti  efficienti  o  


socialmente  desiderabili.    Esistono  anche  i  fallimenti  
dello  Stato.  Esistono  anche  i  vincoli  politici.
• Gli  Stati  incontrano  enormi  difficoltà  nel    comprendere  
che  cosa  vogliono  i  cittadini  e  nell’elaborare  politiche  
che  soddisfino  quei  desideri.
• Political economy:  teoria  che  studia  il  processo  politico  
che  porta  lo  Stato  a  scegliere  politiche  che  influenzano  
gli  individui  e  il  sistema  economico  nel  suo  complesso.
Operatore pubblico
Le diverse definizioni di operatore pubblico sono sinteticamente descritte nello schema seguente
(vedi anche: Amministrazioni pubbliche).
Cosa  è  lo  Stato?  Le  Amministrazioni  pubbliche
%FGJOJ[JPOJEJPQFSBUPSFQVCCMJDP
Definizioni di operatore pubblico

45"50 4&5503&
#*-"/$*0&5&403&3*"
45"5"-&

"..*/*453";*0/*
$&/53"-*

"-53*&/5*
%&--h"..*/*453";*0/&$&/53"-&
"/"4
4&5503&16##-*$0
"..*/*453";*0/*


16##-*$)&

3&(*0/*
"..*/*453";*0/* 1307*/$&
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"-53*&/5*

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13&7*%&/;" "-53*&/5*

OPSJDFOUSBMJ MPDBMJFQSFWJEFO[JBMJOPOWJÍDPNQMFUBDPSSJTQPOEFO[BDPORVFMMJVUJMJ[[BUJEBMMh*TUBUOFMEFGJOJSFMF"NNJOJTUSB[JPOJQVCCMJDIF
(1) Per enti minori centrali, locali e previdenziali non vi è completa corrispondenza con quelli utilizzati dal’Istat nel definire le Amministrazioni pubbliche.

Operazioni
Fonte:  Bdell’Eurosistema attivabili
anca  d’Italia,  Relazione  Annuale   -­‐ su iniziativa
Appendice,   delle controparti
29  maggio  2018 (vedi: Depositi overnight
presso l’Eurosistema; Operazioni di rifinanziamento marginale)
Il  ruolo  dello  Stato  nel  sistema  economico  italiano:  
dimensioni   e  crescita  della  spesa  pubblica
Il  ruolo  dello  Stato  nel  sistema  economico  italiano:  
composizione   della  spesa  pubblica
Il  ruolo  dello  Stato:  le  Entrate  Pubbliche

• Tasse:  corrispettivi  di  alcuni  servizi  erogati  dallo  Stato  


che  sono  specificatamente  richiesti  dai  cittadini  
(principio  del  beneficio).
• Imposte:  prelievi  coattivi  di  denaro  senza  vincoli  di  
destinazione  (principio  della  capacità  contributiva).  
• Contributi  sociali:  prelievi  commisurati  al  reddito  dei  
lavoratori  dipendenti  e  autonomi  finalizzati  al  
finanziamento  delle  prestazioni  sociali  (es.  pensioni).
Deficit  e  debito  pubblico
• Deficit  (o  disavanzo)/PIL:  
spese  totali  – entrate  totali
indica  quanta  parte  della  ricchezza  nazionale  dovrebbe  essere  
utilizzata  per  coprire  le  spese  dello  Stato  (interessi  passivi  inclusi)  
eccedenti  rispetto  alle  entrate;  
• disavanzo  primario/PIL:  
spese  totali  – entrate  totali  – interessi esclusi

indica  l’attitudine  a  creare  debiti  (se  positivo)  o  la  capacità  dello  Stato  
di  risparmiare  (se  negativo).  
Equivale  al  deficit  meno  la  spesa  per  interessi.
• debito/PIL:   accumulazione  dei  deficit  nel  tempo
Deficit  e  disavanzo  primario  rappresentano  due  principali  indici  di  
misurazione  delle  variazioni  del  debito  pubblico  (vedi  infra).
Il  ruolo  dello  Stato  nel  sistema  economico  italiano:  
spese,  entrate,  deficit  e  debito
Le  determinanti  della  crescita  del  debito  pubblico/PIL

Definiamo:
• Gt = spesa primaria (= al netto degli interessi) dello Stato nell’anno t;
• Tt = entrate nell’anno t;
• Bt = debito contratto nell’anno t;
• i = tasso di interesse sul debito.
In un ipotetico “anno zero” della finanza pubblica immaginiamo che:
D0  =  G0-­‐T0  >0
dove D0 è il deficit.

La presenza di un deficit crea la necessità di contrarre un debito, B0, che


sarà gravato da interessi da pagare nei periodi successivi al tasso i.
Le  determinanti  della  crescita  del  debito  pubblico/PIL

In un generico periodo t successivo all’anno zero avremo:


(1) Dt =  Gt-­‐Tt +  iBt-­‐1   identità  contabile

Se Dt>0 anche questo deficit andrà coperto con ulteriore debito o con
l’emissione di moneta:
(2) Dt =  Bt-­‐Bt-­‐1+  Mt-­‐Mt-­‐1       finanziamento  del  deficit

Assumendo che il deficit NON possa essere finanziato con l’emissione


di moneta (accordi di Maastricht), combinando la (1) e la (2) si
ottiene:
(3) Bt-­‐Bt-­‐1  =  Gt-­‐Tt +  iBt-­‐1        incremento  dello  stock  del  debito
Le  determinanti  della  crescita  del  debito  pubblico/PIL

Definiamo:
• Yt = PIL nell’anno t
,-./ )
• n = tasso di crescita del PIL: 𝑌" = 1 + 𝑛 ' 𝑌"()   ⇔   = )01
,-
3-
• 𝑔" = ,-
5
• 𝜏" = ,-
-
7-
• 𝑏" = = rapporto debito/PIL
,-
Le  determinanti  della  crescita  del  debito  pubblico/PIL

Dalla (3) si ottiene il vincolo di bilancio dinamico dello Stato:

𝐵" 𝐵"() 𝑌"() 𝐺" 𝑇" 𝑖𝐵"() 𝑌"() (4)


− ' = − + '
𝑌" 𝑌" 𝑌"() 𝑌" 𝑌" 𝑌" 𝑌"()
𝐵"() 𝑌"() 𝑖𝐵"() 𝑌"()
𝑏" − ' = 𝑔" − 𝜏" + '
𝑌" 𝑌"() 𝑌" 𝑌"()
1 1
𝑏" − 𝑏"() ' = 𝑔" − 𝜏" + 𝑖𝑏"() '
1+𝑛 1+𝑛
𝟏+𝒊
𝒃𝒕 = 𝒈𝒕 − 𝝉𝒕 + 𝒃𝒕(𝟏 '
𝟏+𝒏
Le  determinanti  della  crescita  del  debito  pubblico/PIL

𝟏+𝒊
𝒃𝒕 = 𝒈𝒕 − 𝝉𝒕 + 𝒃𝒕(𝟏 '
𝟏+𝒏

Quindi il rapporto debito/PIL in un determinato anno cresce:


• al crescere del disavanzo primario, gt -­‐ τt
• al crescere del rapporto debito/PIL di partenza, bt-­‐1
• al crescere del tasso di interesse sul debito, i
• al decrescere del tasso di crescita del PIL, n.
Le  determinanti  della  crescita  del  debito  pubblico/PIL

La differenza del rapporto da un anno all’altro è pari a:

1+𝑖
𝑏" − 𝑏"() = 𝑔" − 𝜏" + 𝑏"() ' − 𝑏"()
1+𝑛
(5)
1+𝑖−1−𝑛
𝑏" − 𝑏"() = 𝑔" − 𝜏" + 𝑏"() '
1+𝑛
𝒊−𝒏
𝒃𝒕 − 𝒃𝒕(𝟏 = 𝒈𝒕 − 𝝉𝒕 + 𝒃𝒕(𝟏 '
𝟏+ 𝒏
Le  determinanti  della  crescita  del  debito  pubblico/PIL

In particolare, se si vuole stabilizzare il rapporto debito/PIL si deve


fare in modo che bt-­‐bt-­‐1=0 e quindi:
𝑖−𝑛 (6)
𝑔" − 𝜏" + 𝑏"() ' =0
1+𝑛
𝑖−𝑛 i > n (SFAV)
==> aumenta il rapp DEB/PIL
𝜏" − 𝑔" = 𝑏"() '
1 + 𝑛 PER STABILIZZ: t > g (==avanz prim)
n > i (FAV)
l’avanzo primario (τtI gt) ... ==>diminuisce il rapp DEB/PIL
PER STABILIZZ: g > t (==DISav prim)
necessario per stabilizzare
il rapporto debito/PIL da un anno all’altro ... deve crescere:
• al crescere del rapporto debito/PIL di partenza, bt-­‐1
• al crescere del tasso di interesse sul debito, i
• al decrescere del tasso di crescita del PIL, n.
Deficit,  debito  e  regole  fiscali  europee

• Per  evitare  che  vengano  intraprese  politiche  fiscali  


non  responsabili,  che  si  traducono  in  deficit  
pubblici  elevati,  i  paesi  possono  decidere  di  darsi  
delle  regole  fiscali.

• L’importanza  di  tali  regole  fiscali  è  ancora  maggiore  


quando  un  paese  fa  parte  di  un’unione  monetaria,  
con  politiche  fiscali  gestite  a  livello  nazionale.

• L’Area  euro  ha  stabilito  delle  regole  fiscali  per  i  


paesi  che  ne  fanno  parte.
Deficit,  debito  e  regole  fiscali  europee
• Il  Trattato  di  Maastricht  del  1992  ha  stabilito  che  il  deficit  pubblico  ogni  
anno  non  debba  superare  il  3  per  cento  del  PIL  e  che  il  debito  pubblico  non  
debba  eccedere  il  60  per  cento  del  PIL.

• Tali  regole  sono  state  successivamente  riviste.  In  particolare,  i  paesi  devono  
porsi  obiettivi  di  medio  termine  più  ambiziosi:  nel  caso  dell’Italia,  una  
situazione  di  bilancio  caratterizzata  da  un  saldo  strutturale  – cioè  la  
differenza  tra  le  spese  e  le  entrate  pubbliche  corretta  per  l’effetto  del  ciclo  
economico  (e  delle  misure  una  tantum)  – vicino  al  pareggio.

• In  caso  di  recessione,  l’effetto  negativo  del  ciclo  economico  rende  


ammissibile  un  deficit  pubblico  che  comunque  non  deve  superare  il  tetto  
del  3  per  cento.

• Ogni  anno  il  rapporto  debito/PIL  deve  essere  ridotto  di  1/20  dell’eccedenza  
rispetto  al  60  per  cento  (con  una  certa  flessibilità)
Conclusioni

Lo  Stato  svolge  un  ruolo  centrale  nella  vita  di  tutti    i  cittadini.

Si  continua  a  discutere  se  questo  ruolo  debba  restare  


immutato,  essere  ampliato  o,  piuttosto,  ridotto.

I  fatti  e  gli  argomenti  esposti  oggi  forniscono  lo  sfondo  per  


riflettere    sull’insieme  delle  questioni  di  scienza  delle  
finanze  che  affronteremo  durante  il  corso