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Fondazioni superficiali – Capacità portante

rev. 14.11.12

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I testi e le figure che seguono sono stati estratti, con alcune modifiche, da uno o più dei
seguenti testi, a cui si rimanda per chiarimenti e approfondimenti:

• Bowles J. E., FONDAZIONI PROGETTO E ANALISI, McGraw-Hill, Milano, 1991

• Colombo P., Colleselli F., ELEMENTI DI GEOTECNICA, Zanichelli, Bologna, 2004

• Facciorusso J., Madiai C., Vannucchi G. – DISPENSE DI GEOTECNICA, Dipartimento


di Ingegneria Civile – Sezione Geotecnica, Università degli Studi di Firenze, 2006

• Lancellotta R., Costanzo D., Foti S., PROGETTAZIONE GEOTECNICA SECONDO


L'EUROCODICE 7 (UNI EN 1997) E LE NORME TECNICHE PER LE
COSTRUZIONI (NTC 2008), Hoepli Ed., Milano, 2011

• Lancellotta R., Calavera J., FONDAZIONI, McGraw-Hill, Milano, 2003

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Prima classificazione fondazioni

Una struttura trasferisce al terreno attraverso le fondazioni il proprio peso, il peso di ciò che contiene
oltre a tutte le forze verticali e laterali che agiscono su di essa.

Considerando il meccanismo del trasferimento del carico della fondazione al terreno d’appoggio si
denominano:

— fondazioni superficiali o semi


interrate quelle per le quali il carico
è interamente trasmesso al terreno
con la pressione sotto il piano di
appoggio senza intervento di attrito
laterale (o quando questo intervento
è trascurabile);

— fondazioni profonde quelle per le


quali il carico è trasmesso al terreno
con la pressione sotto il piano di
appoggio e per attrito lungo il fusto.

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Considerando invece il rapporto tra le dimensioni D e B, caratteristiche della fondazione, seguendo il
Terzaghi, in una diversa classificazione fra i vari tipi di fondazione potrebbe distinguersi tra:

— fondazione diretta (fondazione su plinto, trave continua, platea) per D B < 4

— fondazione semi-profonda per 4 ≤ D B ≤ 10 (pile e cassoni)

— fondazione profonda per D B > 10 (pali).

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Fondazioni dirette

In figura sono schematizzati


alcuni tipi di fondazione
diretta.

Fondazioni puntuali
a) fondazione su plinto
quando ogni fondazione
sopporta un singolo pilastro;

Fondazioni continue a
sviluppo lineare (larghezza
costante B e di lunghezza idealmente indefinita).

Una fondazione rettangolare è certamente trattabile alla stregua di fondazione continua quando il
rapporto L/B raggiunge o supera il valore 10 (in prima approssimazione quando L/B>5).

b) fondazione continua a sviluppo lineare sottostante pareti o setti (suola di fondazione)


c) fondazione continua a sviluppo lineare sottostante un allineamento di pilastri (trave di fondazione);

Fondazioni la cui superficie di appoggio al terreno presenta due dimensioni di valore simile
d) fondazione a platea quando tutta la struttura e le altre forze agenti vengono sopportate da una
soletta che ricopre l’intera area occupata dall’edificio.

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Per garantire la funzionalità della struttura in elevazione, il sistema di fondazioni deve soddisfare alcuni
requisiti; in particolare, il carico trasmesso in fondazione:

1. non deve portare a rottura il terreno sottostante;

2. non deve indurre nel terreno cedimenti eccessivi tali da compromettere la stabilità e la funzionalità
dell’opera sovrastante;

3. non deve produrre fenomeni di instabilità generale (p. es. nel caso di strutture realizzate su pendio);

4. non deve indurre stati di sollecitazione nella struttura di fondazione incompatibili con la resistenza dei
materiali.

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Carico limite o di rottura. Capacità portante

Nella progettazione della fondazione un primo calcolo è costituito dalla verifica di stabilità del
complesso terreno-fondazione; cioè si procede alla determinazione del carico di rottura o capacità
portante, rappresentati dal carico massimo per cui il terreno entra in una fase plastica nella quale il
cedimento è accompagnato da una rottura del terreno per taglio.

Il carico di rottura non è una caratteristica intrinseca del terreno, ma è funzione delle sue
caratteristiche meccaniche, della profondità del piano di fondazione, della forma e delle dimensioni
della superficie di carico.

Il carico di rottura viene indicato in generale con la notazione Q lim o q lim , seconda che si tratti di carico
totale o unitario (per unità di lunghezza o di superficie).

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Fondazioni superficiali

Le fondazioni superficiali sono quelle per le quali il carico è interamente trasmesso al terreno con la
pressione sotto il piano di appoggio, senza intervento di attrito laterale (o quando questo intervento è
trascurabile)
Potremmo dire che il comportamento del terreno sotto la fondazione sulla quale il carico aumenta
progressivamente fino a produrre rottura può essere suddiviso in tre fasi:
a) una fase pseudo elastica, nel corso della quale la sollecitazione aumenta dando luogo a un
cedimento minimo
b) una fase plastica nella quale il cedimento è accompagnato da una rottura del terreno per taglio e da
un rigonfiamento da una parte e dall’altra della fondazione;
c) una fase di rottura, nel corso della quale, in seguito alle differenze nella natura del suolo la rottura
fina avviene generalmente per rovesciamento.

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Se si considera il problema esaminando il cedimento in funzione del carico si ha:

O-A – campo di deformazione semplice


A-C – campo di fessurazione locale
C o D – rottura per taglio

Curva 1- valida per terreno compatto e resistente: il


carico di rottura dà luogo a “crisi generale”. Il punto D
dà il valore di q lim

Curva 2- valida per terreno molle o sciolto; il carico di


rottura dà luogo a “crisi locale”. Il punto B dà il valore
di q lim , in questo caso molto approssimativamente in
quanto l’andamento di q non tende asintoticamente al
valore limite con l’aumentare del cedimento.

Gli studi teorici sulla capacità portante (Prandtl, Terzaghi, Meyerhof, Hansen) che saranno descritti
nel seguito analizzano il comportamento del terreno nelle fase intermedia di scorrimento (fase plastica
b nella figura di pagina precedente)

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Rottura generale: superfici di scorrimento ben
definite a partire dallo spigolo della fondazione e
raggiungono la superficie del terreno (fondazioni a
piccola profondità su sabbia densa o su argilla, in
condizioni non drenate)

Rottura per punzonamento: movimento verticale


della fondazione con compressione del terreno
sottostante e formazione di piani di taglio verticali
nel terreno sul perimetro della fondazione
(fondazioni in superficie su sabbia sciolta o densa ma
ad una certa
profondità o su argilla
con carico applicato
lentamente – cond.
drenate)

Rottura locale per taglio: superfici di scorrimento ben definite solo


in prossimità della fondazione e che si perdono nell’ammasso.
Appaiono in superficie solo dopo spostamenti verticali molto rilevanti
della fondazione (modalità intermedia tra le due precedenti, per
situazioni intermedie) .

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Calcolo della capacità portante

Attualmente non si dispone di criteri quantitativi per individuare a priori il tipo di meccanismo di rottura,
anche se esistono indicazioni a livello qualitativo per identificare il tipo di rottura più probabile (un
esempio per terreni incoerenti è riportato in figura)

Ad oggi, inoltre, non sono reperibili in letteratura soluzioni analitiche per lo studio del meccanismo di
rottura locale,mentre esistono numerose soluzioni analitiche per la stima del carico limite per lo schema
di rottura generale.

I due principali studi teorici per il calcolo della capacità portante, dai quali deriva la maggior parte delle
soluzioni proposte successivamente, sono stati condotti da Prandtl (1920) e Terzaghi (1943), per
fondazione nastriforme (problema piano) utilizzando il metodo dell’equilibrio limite.

Entrambi schematizzano il terreno come un mezzo continuo, omogeneo e isotropo, a comportamento


rigido plastico e per il quale vale il criterio di rottura di Mohr-Coulomb.

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Teoria di Prandtl

La prima analisi del meccanismo di rottura è quella di Prandtl (1921), che prende in considerazione lo
stato di equilibrio plastico sotto una fondazione continua con base liscia.

In queste condizioni il terreno caricato giunge a rottura per scorrimento plastico nella zona di terreno
situata sopra la linea f − e − d − e1 − f1

La parte di terreno coinvolta nella rottura può essere suddivisa in cinque zone.

La zona I rappresenta la zona attiva di Rankine, la zona III la zona passiva, poiché le curve di
scorrimento nelle due zone sono le stesse di quelle degli stati attivi e passivi di Rankine.

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I limiti della zona attiva fanno con l’orizzontale un angolo di 45° + ϕ 2 mentre quelli della zona
passiva un angolo di 45° − ϕ 2 .

Le zone II sono dette zone di scorrimento radiale perché uno dei complessi di curve che costituiscono
la rete di scorrimento in queste zone s’irradia dai bordi inferiori della fondazione. In generale queste
curve cono pressoché rettilinee, mentre l’altro insieme di curve ha un andamento curvilineo centrato
sui bordi della fondazione.

La deformazione del terreno nell’ipotesi di base di fondazione liscia avviene come indicato in figura,
cioè il terreno della zona I si espande orizzontalmente, il terreno della zona III è compresso
lateralmente e la superficie del terreno ai lati della fondazione si alza.
Se si trascura il peso del terreno situato nella zona di equilibrio plastico (cioè si fa l’ipotesi di γ = 0 ) le
curve radiali sono rette e le curve concentriche sono spirali logaritmiche.
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Se invece si tiene conto del peso del terreno ( γ > 0 ) e si fa invece l’ipotesi di ϕ = 0 (terreno puramente
coesivo) le curve radiali sono ancora delle rette e le curve concentriche sono archi di cerchio.

In questo caso poi si può dimostrare che la capacità portante della fondazione è data da:
q lim = ( 2 + π ) c u = 5.14 c u

essendo c u la coesione o meglio la resistenza a taglio senza drenaggio.

In presenza di un sovraccarico sul terreno adiacente:

q lim = ( 2 + π ) c u + q 0 = 5.14 c u + q 0

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Teoria di Terzaghi

In realtà la base della fondazione è ruvida ed il fenomeno avviene diversamente da quanto descritto
dalla teoria di Prandtl.

La soluzione pratica approssimata


del problema che viene spesso usata è
quella proposta dal Terzaghi nel
1943.

L’attrito e l’adesione del terreno al di


sotto della fondazione ne
impediscono l’espansione laterale:
perciò il terreno entro la regione adb
rimane in uno stato elastico, agisce
come se fosse una parte della
fondazione e penetra nel terreno sottostante come un cuneo.

Terzaghi considera che le due facce del cuneo formino un angolo ϕ con l’orizzontale invece di
45° − ϕ 2 della soluzione di Prandtl e che i contributi alla capacità portante della fondazione dovuti
dal peso del terreno, al sovraccarico e alla coesione possano essere valutate separatamente l’una
dall’altra.

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Il cuneo abd non può penetrare nel
terreno finché la pressione sui suoi lati
inclinati non è uguale alla spinta
passiva sviluppata dal terreno
adiacente.

È dunque possibile valutare il carico


limite imponendo l’equilibrio statico
del cuneo abd.
Alla rottura, la pressione su ognuna
delle due superfici ad e bd è uguale
alla risultante della spinta passiva Pp e della forza di coesione Ca .

Poiché lo slittamento avviene lungo queste due facce, la reazione risultante della spinta della terra su
ciascuna di esse agisce formando un angolo ϕ con la normale su ogni faccia, cioè in direzione
verticale.

Trascurando il peso del terreno entro abd, per l’equilibrio della fondazione deve valere:

Qlim = q lim B = 2 Pp + 2Ca sen ϕ = 2 Pp + B c tg ϕ

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La spinta passiva Pp richiesta per
produrre uno slittamento lungo def può
essere divisa in tre parti P γ e P c e P q .

La forza P γ rappresenta la resistenza


dovuta al peso della massa adef. Il suo
punto di applicazione è situato nel terzo
inferiore di ad.

L’aliquota P c è dovuta alla coesione


lungo la superficie si rottura. L’aliquota
P q è dovuta al sovraccarico q 0 = γ D . Poiché entrambe sono uniformemente distribuite, il loro punto
di applicazione cade a metà della faccia ad.

Il valore della capacità portante si può calcolare allora ponendo Pp = P c + P q + P γ e applicando alla
determinazione di questi termini analisi di vario tipo.

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In questo modo si perviene alla relazione generale del carico limite per unità di lunghezza di una
fondazione continua con larghezza B e per un terreno dotato di peso, coesione e attrito:

⎛ 1 ⎞
Qlim = B ⎜ c N c + q 0 N q + γ B N γ ⎟
⎝ 2 ⎠
dove:
2P c 2P q 2P γ
Nc = + tg ϕ Nq = Nγ =
Bc γDB γ B2

Per la capacità portante unitaria (per unità di superficie di appoggio di una fondazione continua di
larghezza B):

1
q lim = c N c + q 0 N q + γ B N γ
2

Con questa impostazione ogni termine è stato valutato separatamente al variare dell’angolo di attrito
ϕ con le seguenti ipotesi:
- per c N c : che il terreno abbia coesione e angolo di attrito, ma peso nullo
- per q 0 N q : che il terreno abbia solo attrito e sia soggetto al sovraccarico q 0 = γ D
- per 1 2 γ B N γ : che il terreno abbia attrito e peso ma coesione nulla

I coefficienti N c , N q e N γ sono adimensionali, funzioni dell’angolo di attrito del terreno ϕ e similari


ai coefficienti di spinta K a e K p .

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Originariamente sono stati calcolati dal Terzaghi e messi in forma di diagramma, come in figura.

Le curve a tratto pieno rappresentano la relazione fra i fattori di capacità portante e i valori di ϕ .

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Per ϕ = 0 (terreno puramente coesivo) dal diagramma risulta N c = 5.70 , N q = 1 e N γ = 0 . In questo
caso la capacità portante unitaria vale:

q lim = 5.70 c + q 0 = 5.70 c + γ D

Si osserva cioè che in caso di terreno puramente coesivo la capacità portante per unità di superficie di
appoggio è indipendente dalle dimensioni della fondazione (non così evidentemente la capacità
portante per unità di lunghezza della fondazione continua: Qlim = B q lim ).

Se poi, sempre nell’ipotesi di terreno puramente coesivo ( ϕ = 0 ), si ipotizza D=0 si ottiene:

q lim = 5.70c = 2.85q u

(essendo c = q u 2 ) ovvero per un terreno argilloso puramente coesivo, se D=0, q lim vale quasi tre
volte q u , tensione principale massima a rottura nel caso di prova rapida non drenata a compressione
semplice con espansione laterale libera.

I fattori crescono molto rapidamente con l’angolo ϕ , specialmente oltre i 30°.

In generale:

q lim = q lim (c, ϕ, γ, D, B, L, forma,incl.piano posa,incl.terreno)

vedremo in seguito alcuni casi specifici, trattati con approcci diversi.


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Eventuale presenza di falda
Nel termine di attrito della relazione generale γ rappresenta il peso di volume del terreno sottostante
la fondazione. Se la falda freatica si alza fino al piano campagna o ad una profondità minore di B dal
piano di fondazione bisogna fare riferimento al peso di volume del terreno immerso: quindi nel caso
di sabbia, ad esempio, la capacità portante è ridotta di circa il 50%.

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Terreni molto compressibili – rottura locale – approccio Terzaghi
Quando ci si trova in presenza di terreni molto compressibili, come argille molli, limi molto
sciolti,etc. si può osservare che già prima di arrivare a uno stato di equilibrio plastico diffuso del
terreno di fondazione si hanno fenomeni di rottura vicino alla fondazione e cedimenti considerevoli
(“rotture locali”).

Per tener conto di questo fatto Terzaghi ha rottura generalizzata rottura locale
proposto di assumere valori ridotti della coesione e ° Nc Nq Nγ N'c N'q N'γ
dell’angolo di attrito e precisamente: 0° 5.7 1.0 0.0 5.7 1.0 0.0
5° 7.3 1.6 0.5 6.7 1.4 0.2
c' = 2 3 c e tg ϕ ' = 2 3 tg ϕ 10° 9.6 2.7 1.2 8.0 1.9 0.5
15° 12.9 4.4 2.5 9.7 2.7 0.9

Se l’angolo di attrito è ϕ ' invece di ϕ i fattori di 20° 17.7 7.4 5.0 11.8 3.9 1.7
25° 25.1 12.7 9.7 14.8 5.6 3.2
capacità portante assumono i valori ridotti N 'c , N 'q e 30° 37.2 22.5 19.7 19.0 8.3 5.7
34° 52.6 36.5 35.0 23.7 11.7 9.0
N 'γ . 35° 57.8 41.4 42.4 25.2 12.6 10.1
40° 95.7 81.3 100.4 34.9 20.5 18.8
La capacità portante è quindi data da: 45° 172.3 173.3 297.5 51.2 35.1 37.7
1 48° 258.3 287.9 780.1 66.8 50.5 60.4
q 'lim = c N 'c + q o N 'q + γ B N 'γ 50° 347.5 415.1 1153.2 81.3 65.6 87.1
2
La tabella riporta i valori di N c , N q , N γ e di N 'c , N 'q , N 'γ

L’uso dei valori ridotti N 'c , N 'q e N 'γ è però discutibile. È più rispondente al vero, per terreni molli e
compressibili la teoria di Hansen che sarà trattata in seguito.

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Fondazioni con forma diversa della superficie di appoggio

Quanto detto per la fondazione continua, relativa alla stabilità sul piano trasversale può essere esteso a
fondazioni con diverse forme della superficie di appoggio con le seguenti espressioni semiempiriche:

a) fondazione circolare di diametro B

q lim,c = 1.3 c N c + q o N q + 0.6 γ B N γ

b) fondazione quadrata di lato B

q lim,q = 1.3 c N c + q o N q + 0.8 γ B N γ

c) fondazione rettangolare di larghezza B e lunghezza L > B

⎛ B⎞ ⎛ B⎞ B
q lim,r = ⎜1 + 0.20 ⎟ c N c + q o N q + ⎜1 − 0.20 ⎟ γ N γ
⎝ L⎠ ⎝ L⎠ 2

Si osservi che nel caso di c = 0, ϕ = 0 e D = 0 si ottiene:


q lim,c = q lim,q = 7.4 c = 3.7 q u

ovvero considerevolmente maggiore del caso della fondazione continua.

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Fondazione continua con carico centrato inclinato (secondo Meyerhof)

Nel caso il carico risulti inclinato con angolo δ rispetto alla verticale; per una fondazione continua, si
ha:

1
q lim = ψ 2 ( c N c + q o N q ) + ψ 3 γ B Nγ
2
2 2
⎛ 2δ ⎞ ⎛ δ⎞
dove: ψ 2 = ⎜ 1 − ⎟ e ψ 3 = ⎜1 − ⎟
⎝ π ⎠ ⎝ ϕ⎠

si osservi che per δ = 0 si ottiene nuovamente la q lim per carico verticale e fondazione continua

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Fondazione continua con carico eccentrico (secondo Meyerhof)

Per le fondazioni con carico eccentrico


Meyerhoff ha proposto nel 1953 di
attribuire alla fondazione una larghezza
fittizia centrata sul carico pari a
B' = ( B − 2e ) , considerando quindi che la
parte di fondazione più lontana dal carico
non contribuisca alla capacità portante.

Posto
⎛B ⎞
B' = 2 ⎜ − e ⎟ = ( B − 2e )
⎝2 ⎠
si ha quindi:
1
q lim = c N c + q o N q + γ ( B − 2e ) N γ
2

⎡ 1 ⎤
Qlim = ( B − 2e ) q lim = ( B − 2e ) ⎢c N c + q o N q + γ ( B − 2e ) N γ ⎥
⎣ 2 ⎦

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Fondazione rettangolare con carico eccentrico con doppia eccentricità (Meyerhof)

La sezione reagente da considerare è il rettangolo ridotto di


lati:

⎛L ⎞
L ' = 2 ⎜ − e1 ⎟ = ( L − 2e1 )
⎝2 ⎠
⎛B ⎞
B' = 2 ⎜ − e 2 ⎟ = ( B − 2e 2 )
⎝2 ⎠

⎛ B − 2e 2 ⎞ ⎛ B − 2e 2 ⎞ B − 2e 2
q lim,r = ⎜ 1 + 0.20 ⎟ c N c + q o N q + ⎜ 1 − 0.20 ⎟ γ Nγ
⎝ L − 2e1 ⎠ ⎝ L − 2e1 ⎠ 2

Nel caso generale di carico eccentrico e inclinato si potranno ancora usare i coefficienti di riduzione
ψ 2 e ψ 3 già menzionati.

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Formulazioni recenti per la valutazione della capacità portante

Con riferimento agli schemi delle figure dei meccanismi di Prandt e Terzaghi, relativi al caso di una
fondazione nastriforme, è possibile evidenziare che il carico limite dipende
- dalla larghezza della fondazione B
- dall’angolo di resistenza al taglio φ del terreno:
- dalla coesione c;
- dal peso proprio del terreno, γ, interno alla superficie di scorrimento;
- dal sovraccarico presente ai lati della fondazione, che, in assenza di carichi esterni sul piano
campagna, è dato da q = γ·D.

Non esistono metodi esatti per il calcolo della capacità portante di una fondazione superficiale su un
terreno reale, ma solo formule approssimate trinomie ottenute, per sovrapposizione di effetti, dalla
somma di tre componenti da calcolare separatamente, che rappresentano rispettivamente i contributi di:

(1) coesione e attrito interno di un terreno privo di peso e di sovraccarichi;


(2) attrito interno di un terreno privo di peso ma sottoposto all’azione di un sovraccarico q;
(3) attrito interno di un terreno dotato di peso e privo di sovraccarico.

Ogni componente viene calcolata supponendo che la superficie di scorrimento corrisponda alle
condizioni previste per quel particolare caso. Poiché le superfici differiscono fra loro e dalla superficie
del terreno reale, il risultato è approssimato.

L’errore comunque è piccolo e a favore della sicurezza.

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La soluzione, per fondazione nastriforme con carico verticale centrato, è espressa nella forma:
1
q lim = c N c + q 0 N q + γ B N γ
2
dove Nγ, Nc, Nq sono quantità adimensionali, detti fattori di capacità portante, funzioni dell’angolo di
resistenza al taglio φ e della forma della superficie di rottura considerata.

Per i fattori Nc ed Nq, relativi rispettivamente alla coesione e al sovraccarico, esistono equazioni
teoriche, mentre per il fattore Nγ, che tiene conto dell'influenza del peso del terreno, la cui
determinazione richiede un procedimento numerico per successive approssimazioni, esistono solo
formule empiriche approssimanti.

Confrontando le equazioni proposte da vari Autori per il calcolo dei fattori di capacità portante si
osserva un accordo quasi unanime per i fattori Nc e di Nq, mentre per il fattore Nγ sono state proposte
soluzioni diverse.

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Le equazioni più utilizzate per la stima dei fattori di
capacità portante sono le seguenti:

Il valore dei fattori di capacità portante cresce molto


rapidamente con l’angolo di resistenza al taglio. È pertanto
molto più importante, per una stima corretta della capacità
portante, la scelta dell’angolo di resistenza al taglio che non
l’utilizzo di una o l’altra delle equazioni proposte dai vari
Autori.

Come caso particolare, per ϕ = 0, ovvero per le verifiche in condizioni non drenate di fondazioni
superficiali su terreno coesivo saturo in termini di tensioni totali, i fattori di capacità portante
assumono i valori:
Nq = 1
Nc = 5.14
Nγ = 0
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Equazione generale di capacità portante di fondazioni superficiali secondo Vesic

Nelle applicazioni pratiche, per la stima della capacità portante di fondazioni superficiali, si utilizza la
seguente equazione generale, proposta da Vesic (1975):

In cui, si è indicato con:


sc, sq, sγ, i fattori di forma della fondazione;
dc, dq, dγ, i fattori di profondità;
ic, iq, iγ, i fattori di inclinazione del carico;
bc, bq, bγ, i fattori di inclinazione della base della fondazione;
gc, gq, gγ, i fattori di inclinazione del piano campagna;
B’ la larghezza equivalente per carico eccentrico.

30
Eccentricità del carico
Molto spesso le fondazioni superficiali devono sostenere carichi eccentrici.
Per tenere conto della riduzione di capacità portante dovuta all’eccentricità del carico si assume che
l’area resistente a rottura sia quella porzione dell’area totale per la quale il carico risulta centrato.
In particolare, per una fondazione a base rettangolare di dimensioni B x L, se la risultante dei carichi
trasmessi ha eccentricità eB nella direzione del lato minore B ed eccentricità e L nella direzione del lato
maggiore L, ai fini del calcolo della capacità portante si terrà conto di una fondazione rettangolare
equivalente di dimensioni B’x L’ rispetto alla quale il carico è centrato, essendo:

B’= B–2e B
L’= L–2e L

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Fattori di forma della sezione
L’equazione originale di Terzaghi è ottenuta con riferimento ad un striscia indefinita di carico, in modo
da poter considerare il problema piano. Le fondazioni reali hanno invece, spesso, dimensioni in pianta
confrontabili, e quindi la capacità portante è influenzata dagli effetti di bordo. Si può tener conto, in
modo semi empirico, della tridimensionalità del problema di capacità portante attraverso i fattori di
forma, il cui valore può essere calcolato con le formule indicate in tabella.

I fattori sc ed sq, rispettivamente associati alla coesione e al sovraccarico latistante, sono maggiori di 1
poiché anche il terreno alle estremità longitudinali della fondazione contribuisce alla capacità portante,
mentre il fattore sγ, associato al peso proprio del terreno di fondazione, è minore di 1 a causa del minore
confinamento del terreno alle estremità.

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Fattori di profondità
Se si vuole mettere in conto anche la resistenza al taglio del terreno sopra il piano di fondazione, ovvero
considerare la superficie di scorrimento estesa fino al piano campagna (segmento FG negli schemi
Pandtl e Terzaghi), si possono utilizzare i fattori di profondità indicati in tabella. Tuttavia, poiché il
terreno sovrastante il piano di fondazione è molto spesso un terreno di riporto o comunque con
caratteristiche meccaniche scadenti e inferiori a quelle del terreno di fondazione, l’uso dei fattori di
profondità deve essere fatto con cautela.

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Inclinazione del carico
Anche l’inclinazione del carico riduce la resistenza a rottura di una fondazione superficiale. A seconda
del rapporto fra le componenti, orizzontale H e verticale V, del carico la rottura può avvenire per
slittamento o per capacità portante. Le equazioni empiriche per fattori di inclinazione del carico
ritenute più affidabili sono indicate in tabella.

Si osservi che data una fondazione con carico inclinato si può definire un dominio di rottura nel piano H-
V, e pervenire al collasso per differenti moltiplicatori del carico, e in particolare:
1) per aumento di V ad H costante,
2) per aumento di H a V costante,
3) per aumento proporzionale di H e di V (a H/V costante).

34
Inclinazione della base.
Se la struttura trasmette carichi permanenti sensibilmente inclinati può essere talvolta conveniente
realizzare il piano di posa della fondazione con un’inclinazione ε rispetto all’orizzontale. In tal caso la
capacità portante nella direzione ortogonale al piano di posa può essere valutata utilizzando i fattori di
inclinazione del piano di posa indicati in tabella

35
Inclinazione del piano di campagna.
Se il piano campagna è inclinato di un angolo ω rispetto all’orizzontale, la capacità portante può essere
valutata utilizzando i fattori di inclinazione del piano di campagna indicati in tabella.

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Scelta dei parametri di resistenza del terreno
Il calcolo della capacità portante deve essere effettuato nelle condizioni più critiche per la stabilità del
sistema di fondazione, valutando con particolare attenzione le possibili condizioni di drenaggio.

Tali condizioni dipendono com’è noto dal tipo di terreno e dalla velocità di applicazione del carico.

Nel caso dei terreni a grana grossa (ghiaie e sabbie), caratterizzati da valori elevati della permeabilità
(K ≥ 10-5 m/s), l’applicazione di carichi statici non genera sovrapressioni interstiziali; pertanto, l’analisi
è sempre condotta con riferimento alle condizioni drenate, in termini di tensioni efficaci.

Nel caso di terreni a grana fine (limi e argille), a causa della loro bassa permeabilità, salvo il caso di
applicazione molto lenta del carico, si generano sovrapressioni interstiziali che si dissipano lentamente
nel tempo col procedere della consolidazione.

Pertanto per i terreni a grana fine è necessario distinguere un comportamento a breve termine, in
condizioni non drenate, ed uno a lungo termine, in condizioni drenate. L’analisi (a lungo termine) in
condizioni drenate può essere effettuata in termini di tensioni efficaci.

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Tale tipo di approccio (in termini di tensioni efficaci) può essere impiegato anche nelle analisi (a breve
termine) in condizioni non drenate, ma per la sua applicazione è richiesta la conoscenza delle
sovrapressioni interstiziali, ∆u, che si sviluppano durante la fase di carico.

Poiché, di fatto, la definizione delle ∆u in sito è un problema estremamente complesso, l’analisi in


condizioni non drenate è generalmente effettuata, nelle applicazioni pratiche, in termini di tensioni totali,
con riferimento alla resistenza al taglio non drenata corrispondente alla pressione di consolidazione
precedente l’applicazione del carico.

Le condizioni non drenate sono generalmente le più sfavorevoli per la stabilità delle fondazioni su
terreni coesivi, poiché al termine del processo di consolidazione l’incremento delle tensioni efficaci
avrà prodotto un incremento della resistenza al taglio.

38
Analisi in termini di tensioni efficaci (condizioni drenate)
Nelle analisi di capacità portante in termini di tensioni efficaci, la resistenza del terreno è definita
mediante i parametri c’ e φ’ (il criterio di rottura è espresso nella forma τ = c’ + σ’ tg φ’) e i vari termini
e fattori della relazione generale, devono essere calcolati con riferimento a questi parametri.

In presenza di falda si deve tener conto dell’azione dell’acqua, sia nella determinazione del carico
effettivamente trasmesso dalla fondazione al terreno sia nel calcolo della qlim.

In particolare, nel calcolo del carico trasmesso dalla fondazione al terreno deve essere considerata la
sottospinta dell’acqua agente sulla porzione di fondazione immersa (quindi il carico di esercizio
gravante sul terreno deve essere diminuito della sottospinta idraulica), mentre il carico limite deve
essere valutato in termini di pressioni efficaci. In particolare, riferendosi per semplicità alla relazione di
Terzaghi, si ha:

dove q’ rappresenta il valore della pressione efficace agente alla profondità del piano di posa della
fondazione e γ′2 il peso di volume immerso del terreno presente sotto la fondazione.

Nel calcolo dei fattori di capacità portante viene utilizzato il valore di φ’ del terreno presente sotto la
fondazione.

39
Ipotizzando la presenza di falda in quiete, i casi possibili sono 4:

a) Il pelo libero della falda si trova a profondità maggiore di D+B.


In questo caso la presenza della falda può essere trascurata.

b) Il pelo libero della falda coincide con il piano di posa della fondazione (caso a).
In questo caso q ' = γ1D , essendo γ1 il peso umido (o saturo) del terreno al di sopra del piano di posa
della fondazione.

c) Il pelo libero della falda si trova a quota a al di sopra del piano di posa della fondazione (caso b).
In questo caso q ' = γ1 ( D − a ) + γ1' a , essendo rispettivamente γ1 il peso umido (o saturo) e γ1' il peso
immerso del terreno al di sopra del piano di posa della fondazione.

d) Il pelo libero della falda si trova a quota d<B sotto il piano di posa della fondazione(caso c).
In questo caso q ' = γ1D , essendo γ1 il peso umido (o saturo) del terreno al di sopra del piano di posa
della fondazione, mentre il termine γ′2 B diventa γ 2d + γ′2 ( B − d )

40
Analisi in termini di tensioni totali (condizioni non drenate)
Nelle analisi di capacità portante in termini di tensioni totali, la resistenza del terreno è definita
convenzionalmente mediante il parametro c u (il criterio di rottura è espresso nella forma τ = cu), che,
contrariamente a c’ e ϕ’, non rappresenta una caratteristica del materiale, ma un parametro di
comportamento.

In questo caso, i fattori di capacità portante valgono: Nγ = 0, Nc = 5.14, Nq = 1 e il carico limite è dato
quindi da:

essendo q = γ1D la pressione totale agente sul piano di posa della fondazione, e avendo indicato con il
pedice 0 i fattori correttivi per φ = 0.

È opportuno evidenziare che per l’analisi in termini di tensioni totali, l’eventuale sottospinta idrostatica
dovuta alla presenza della falda non deve essere considerata.

41
Effetto della compressibilità del terreno di fondazione (possibile rottura locale o per
punzonamento)
Le soluzioni teoriche per la determinazione della capacità portante di fondazioni superficiali con il
metodo all’equilibrio limite si riferiscono al meccanismo di rottura generale e assumono che il terreno
non si deformi ma che i blocchi che identificano il cinematismo di rottura abbiano moto rigido.

Quando tale ipotesi è lontana dall’essere verificata, ovvero per terreni molto compressibili, argille molli
e sabbie sciolte, il meccanismo di rottura è locale o per punzonamento.

Un metodo approssimato semplice, suggerito da Terzaghi, per tenere conto dell’effetto della
compressibilità del terreno di fondazione sulla capacità portante consiste nel ridurre di 1/3 i parametri di
resistenza al taglio, ovvero nell’assumere come dati di progetto i valori:
c*= 0,67 c e tanφ*= 0,67 tanφ

Per il calcolo della capacità portante di fondazioni superficiali su sabbie mediamente addensate o sciolte
(DR < 0,67) Vesic (1975) propose di utilizzare un valore di calcolo ridotto dell’angolo di resistenza al
taglio, secondo l’equazione:
tan ϕ* = 0.67 + D R − 0.75D R2 ) tan ϕ

42
Equazione generale di capacità portante di fondazioni superficiali secondo EC7 (Annex D)/
Brinch-Hansen

Calcolo in condizioni drenate (tensioni efficaci)


Nei terreni a grana grossa, caratterizzati da elevata permeabilità (ghiaie e sabbie), la capacità portante
viene calcolata in termini di tensioni efficaci, facendo riferimento alle condizioni drenate.

Di conseguenza, verificato che il meccanismo di rottura è di tipo generale, il carico limite del terreno
può essere calcolato con la formula proposta da EN1997-AnnexD

43
oppure con la formula generale di Brinch – Hansen

In queste relazioni e nelle formule seguenti i simboli hanno il seguente significato:

44
L’angolo di attrito caratteristico, dal quale ricavare l’angolo efficace di progetto, va valutato in base al
tipo di verifica da effettuare e al tipo di terreno a contatto con la fondazione. Si ricorda ad esempio che
nel calcolo della capacità portante dei terreni granulari, anche in condizioni di buon addensamento degli
stessi, la resistenza al taglio da utilizzare è inferiore a quella di picco. A bassi livelli di addensamento
risulterebbe addirittura opportuno adottare l’angolo di resistenza al taglio a volume costante. Ciò è
confermato anche da quanto enunciato in § C6.2.2 delle Istruzioni di applicazione del D.M. 14/01/2008:

I coefficienti α i inseriti nella formula di Brinch - Hansen vengono definiti come segue

Si fa osservare che i coefficienti correttivi “zj”, illustrati in seguito, non sono presenti nella formulazione
originaria di Brinch-Hansen.

45
46
I coefficienti “di”, fattori correttivi di profondità, sono posti tra parentesi in quanto non vengono riportati
nella corrispondente formula dell’Eurocodice 7.

Vedasi a tal proposito la seguente citazione da Vesic [37]:


“... Note, however, that this increase of bearing capacily due to the depth effect occurs in conditions
where the method of placement of the foundation (driving) causes signfìcant lateral compression. There
exists good evidence that this effect is pratically nonexistent ìf the foundations are drilled-in or buried
and backfilled, or if the overburden strata are relatively compressible. For this reason. it is advisable not
to introduce depth factors in the design of shallow foundations.”

Per completezza nell’elenco seguente vengono illustrati anche questi fattori correttivi, lasciando al
lettore la valutazione sulla opportunità circa un loro utilizzo.

47
Fattori adimensionali di capacità portante - EN 1997-1 Annex D

Fattori adimensionali correttivi di forma della fondazione - EN1997-1 Annex D

48
Fattori adimensionali correttivi di inclinazione del carico (HEd = carico orizzontale di progetto) -
EN1997-1 Annex D

dove:

49
Fattori adimensionali correttivi di inclinazione della base — Hansen 1970, EN 1997-1 Annex D

50
Fattori adimensionali correttivi di profondità — Hansen 1970, Vesic 1973

51
Fattori adimensionali correttivi di pendio Hansen 1970

52
Effetti del sisma sulla capacità portante

Durante un evento sismico la capacità portante delle fondazioni si riduce.


La formulazione di Brinch-Hansen consente di mettere in conto indirettamente il contributo della azione
sismica, ma limitatamente alla inerzia della struttura portata, la quale induce caratteristiche di
sollecitazione “dinamiche” sulle opere di fondazione “controllabili” attraverso i fattori correttivi
enunciati precedentemente.

Quello che manca è la messa in conto del contributo inerziale del terreno. Per quantificare l’entità di
tale fenomenologia esistono in letteratura vari studi sperimentali e teorici.

Il metodo proposto da Paolucci e Pecker (1997), propone l’utilizzo di ulteriori fattori correttivi alla
formula generale di Brinch-Hansen.

Tali coefficienti vengono calcolati in funzione dell’angolo di attrito di progetto del terreno e del
coefficiente sismico orizzontale kh, definito secondo il D.M. 14/01/2008 come

dove S è il coefficiente che tiene conto della categoria di sottosuolo e delle condizioni topografiche
tramite la relazione “S=Ss St”; Ss è il coefficiente di amplificazione stratigrafica; St è il coefficiente di
amplificazione topografica; ag è l’accelerazione orizzontale massima al sito (D.M.14/01/2008 § 3.2).

53
I coefficienti correttivi proposti da Paolucci e Pecker possono essere calcolati con le formule seguenti
(limite di validità: kh < tan ϕ’)

54
Fondazioni superficiali – Calcolo dei cedimenti

rev. 27.11.12

1
I testi e le figure che seguono sono stati estratti, con alcune modifiche, da uno o più dei
seguenti testi, a cui si rimanda per chiarimenti e approfondimenti:

• Bowles J. E., FONDAZIONI PROGETTO E ANALISI, McGraw-Hill, Milano, 1991

• Colombo P., Colleselli F., ELEMENTI DI GEOTECNICA, Zanichelli, Bologna, 2004

• Facciorusso J., Madiai C., Vannucchi G. – DISPENSE DI GEOTECNICA, Dipartimento


di Ingegneria Civile – Sezione Geotecnica, Università degli Studi di Firenze, 2006

• Lancellotta R., Costanzo D., Foti S., PROGETTAZIONE GEOTECNICA SECONDO


L'EUROCODICE 7 (UNI EN 1997) E LE NORME TECNICHE PER LE
COSTRUZIONI (NTC 2008), Hoepli Ed., Milano, 2011

• Lancellotta R., Calavera J., FONDAZIONI, McGraw-Hill, Milano, 2003

2
Cedimenti delle fondazioni - Generalità

Per cedimento si intende l’ abbassamento verticale del piano di posa della fondazione di una struttura a
causa della deformazione del terreno sottostante.

Di solito il progetto di una struttura è basato sull’ipotesi che essa appoggi su una base non cedevole,
cosa che in realtà accade raramente.

Se il piano d’appoggio della struttura rimane piano il cedimento non è pericoloso, poiché non si altera la
distribuzione delle tensioni nella struttura.

Se invece il piano di appoggio cede in modo non uniforme, la struttura tende a deformarsi dando luogo,
se iperstatatica, a stati di tensioni generalmente non considerate in progetto.

E perciò necessario esaminare i fattori che determinano l’entità e la distribuzione dei cedimenti e
principalmente il comportamento dei terreni.

D’altro lato il comportamento dei terreni è piuttosto complesso e la sua comprensione può essere
ottenuta a mezzo dei risultati delle prove sperimentali e con l’elaborazione dileggi costitutive e di
modelli che possano rappresentarlo adeguatamente.

Con riferimento ai risultati delle prove sperimentali si è già visto che è praticamente impossibile avere
un unico modello in grado di esprimere i diversi aspetti del comportamento dei terreni e che è necessario
ricorrere a modelli semplici per i quali devono essere bene individuati i limiti di applicazione ed il
significato dei parametri utilizzati.

3
I cedimenti delle fondazioni devono essere valutati con grande cura per edifici, ponti, torri, centrali
elettriche e altre analoghe strutture di costo elevato, mentre possono essere stimati con più largo margine
di errore per strutture come terrapieni, dighe in terra, argini, paratie e muri di sostegno.

I calcoli dei cedimenti del suolo sono soltanto, eccetto che per casuali fortuite coincidenze, la migliore
“stima” delle deformazioni da attendersi quando i carichi verranno applicati.

Durante la fase di cedimento il suolo subisce una transizione dallo stato di sforzo corrente (dovuto alle
forze di volume, ovvero al peso proprio) a un nuovo stato, sotto il carico addizionale applicato.

La variazione ∆q dello stato di sforzo dovuto a questo sovraccarico produce un’accumulazione, che è
funzione del tempo, di movimenti di rotolamento e scorrimento relativo fra i granuli, di rottura di
particelle e di deformazioni elastiche (in senso proprio) localizzate in una limitata zona di influenza al di
sotto dell’area caricata.

L’accumulazione statistica di questi movimenti elementari nella direzione di interesse costituisce il


cedimento.

In direzione verticale il cedimento sarà definito ∆H .

4
Principali componenti di ∆H sono costituiti dall’effetto di rotolamento e scorrimento fra le particelle,
che fa variare l’indice dei vuoti, e dalla rottura dei granuli che modifica la struttura del materiale.

Solo una piccolissima frazione di ∆H proviene dalla deformazione elastica dei granuli del terreno.

Come conseguenza, soltanto una minima parte del cedimento ∆H verrebbe recuperata se il carico
applicato venisse rimosso.

Anche se ∆H ha solamente una componente molto piccola di natura elastica, è conveniente trattare il
suolo come un materiale pseudoelastico, caratterizzato da parametri “elastici” E s , G’, µ e k s per il
calcolo dei cedimenti.

Tale scelta dovrebbe apparire ragionevole in quanto è una variazione dello stato di sforzo a causare il
cedimento così come si osserva che all’aumentare di tale variazione cresce l’entità del cedimento.

L’esperienza indica inoltre che questa metodologia fornisce soluzioni soddisfacenti.

5
Due sono i problemi maggiori che si presentano nelle analisi dei cedimenti del terreno:

1. Ottenere valori attendibili per i parametri “elastici”.


I problemi di recupero di campioni “indisturbati” del suolo comportano che i valori misurati in
laboratorio risultino sovente in errore per il 50% e oltre. Vi è ora una tendenza più diffusa a utilizzare
prove in situ, ma il principale svantaggio è che esse tendono a fornire valori validi in direzione
orizzontale. Poiché l’anisotropia è ricorrente i valori dei parametri validi in direzione verticale
(solitamente richiesti) risultano spesso sostanzialmente diversi. A causa di questi problemi sono
comunemente impiegate delle correlazioni, in particolare per studi preliminari di progetto.
2. Ottenere un profilo degli sforzi prodotti dal carico applicato che risulti attendibile.
Si presenta tanto il problema dei valori numerici che quello della effettiva profondità della zona di
influenza. Le equazioni della teoria dell’elasticità vengono solitamente impiegate per il calcolo degli
sforzi, prendendo come profondità H della zona di influenza al di sotto dell’area caricata valori che
vanno da circa 2B fino a H → ∞ .
I valori definiti da questi due problemi vengono poi usati nella forma di:

dove ε è la deformazione pari a ∆q E s


∆q è funzione sia di h che del carico e H è, come precedentemente notato, la profondità della zona di
influenza.
Non è raro che il rapporto fra il valore misurato di ∆H e quello calcolato vari fra meno di 0.5 e 2 e oltre,
anche se i valori si collocano per lo più in un intervallo compreso fra 0.8 e 1.2.
6
Si può anche osservare che se si calcola un valore di cedimento ∆H “piccolo” cioè dell’ordine di 10 mm
e si misura poi un valore di 5 mm oppure di 20 mm, si commette un “errore” notevole; tuttavia la
maggior parte delle strutture è in grado di sopportare senza danni sia il cedimento calcolato che quello
misurato.
Ciò che si vuole evitare è di stimare un cedimento di 25 mm e trovarsi, a struttura terminata, un
cedimento di 100 mm.
In ogni caso nel calcolo preventivo dei cedimenti è preferibile sbagliare per eccesso (rispetto ai valori
effettivi o misurati); si deve tuttavia fare attenzione a evitare che stime troppo a favore di sicurezza
inducano a prendere provvedimenti correttivi inutili e costosi.

7
Cedimenti immediati e di consolidazione

Si ammette generalmente che il cedimento causato dal peso di una struttura si divida in (almeno) due
parti:

a) cedimento dovuto alla deformazione del terreno senza cambiamento del suo contenuto d’acqua o
cedimento immediato o di contatto (cedimento immediato o istantaneo);

b) cedimento dovuto a riduzione del volume di terreno causato dalla dissipazione della pressione dei pori
o cedimento per consolidamento (cedimento per consolidazione).

Mentre il primo avviene generalmente durante l’esecuzione dei lavori e può considerarsi ultimato poco
tempo dopo il completamento della costruzione.

Il secondo, che assume come si vedrà fondamentale importanza nei terreni argillosi, è molto lento nel
tempo e può durare anni se non decenni dopo il completamento della costruzione.

Mentre nel primo caso i metodi per la previsione teorica del cedimento sono basati sulla teoria
dell’elasticità (la deformazione avviene senza cambiamento di volume), nel secondo caso solo in seguito
allo studio fondamentale di Terzaghi si è potuto impostare il calcolo teorico del cedimento. In questo
sono determinanti i risultati sperimentali delle prove di laboratorio.

In alcuni casi poi (terreni molto organici) può essere rilevante un ulteriore termine legato alle
deformazioni viscose (cedimento secondario).

8
Il cedimento globale risulta quindi generalmente costituito dai contributi dovuti a fenomeni immediati,
alla consolidazione e (eventualmente) alla compressione secondaria (o viscosità) in questo modo:

∆H = ∆H i + ∆H c (+∆H s )

In terreni non coesivi e nelle argille non sature è prevalente il contributo del cedimento immediato,
eventualmente accompagnato da una piccola componente viscosa.

Cedimenti di consolidazione prevalgono invece nei suoli coesivi saturi, eccettuati i terreni molto
organici, nei quali può essere prevalente il termine viscoso.

Analisi dei cedimenti immediati sono impiegate per tutti i terreni a gradazione fine, compresi limo e
argille con grado di saturazione S< 90% circa e per quelli a gradazione grossa con elevato coefficiente di
permeabilità.

Analisi dei cedimenti di consolidazione vengono usate per tutti i terreni a gradazione fine saturi o quasi
saturi, ai quali si applica la teoria della consolidazione. La ragione di questa scelta è che per suoli di
questo tipo interessa valutare non solo l’entità del cedimento ∆H ma anche il tempo necessario perché
esso si stabilizzi.

Nella pratica i entrambi i casi si utilizza per il calcolo un’espressione del tipo

9
Cedimenti uniformi, rotazionali e differenziali. Valori accettabili.

Dunque per cedimento di un punto del piano di posa di una struttura si intende 1’abbassamento del
suddetto punto, provocato dalla deformazione del terreno sottostante.

Parlando invece di cedimento globale del piano di posa di una struttura potremo distinguere tre casi.

a) cedimento uniforme ovvero traslazione verticale del piano di posa della struttura: tutti i punti del
piano di posa subiscono un medesimo cedimento. Il fenomeno è analizzabile mediante semplici
considerazioni cinamatiche ( moti di corpo rigido ) quindi non si genera nella struttura alcun stato
tensionale aggiuntivo. Per quanto detto tale tipo di cedimento non suscita gravi preoccupazioni a meno
di eventuali problemi di agibilità, collegamenti impiantistici o situazioni specifiche come quelle di
serbatoi prossimi al livello di falda freatica.

10
b) cedimento rotazionale caratterizzato da una rotazione de1 piano di posa della struttura attorno ad-un
asse orizzontale giacente sul piano stesso. Anche per questo tipo di cedimento vai. quanto detto a
proposito del cedimento uniforme. La situazione è più preoccupante in quanto può venire intaccato
l’equilibrio globale della struttura per la presenza di un momento instabilizzante indotto dalla rotazione.

11
c) cedimento differenziale: quando il
piano di posa non subisce. soltanto
uno spostamento di corpo rigido, ma
anche una certa deformazione. In tal
caso il piano di posa non rimane
piano, causando in genere uno stato
tensionale aggiuntivo nella struttura
sovrastante, spesso non considerato in
sede progettuale.

12
13
14
Il cedimento relativo o differenziale ∆s tra due punti è preoccupante se rapportato a piccole distanze L
tra i due punti in questione, quindi parametro significativo è il rapporto ∆s L ,detto anche distorsione
angolare.

15
16
17
Calcolo dei cedimenti

Il calcolo dei cedimenti con i metodi classici della geotecnica si sviluppa in varie fasi che si possono così
riassumere:

1) si determina, sulla base delle indagini eseguite, il profilo geotecnico del terreno.

2) si calcolano gli incrementi di tensione verticale nel terreno di fondazione, incrementi determinati dai
carichi agenti sul piano di fondazione.

3) sulla base dei risultati della indagine geotecnica, si scelgono le caratteristiche tensioni-deformazioni-
tempo rappresentative dei vari strati di terreno interessati dalle variazioni di tensioni verticali e si
calcolano le tensioni verticali litostatiche.

5) sulla base delle scelte e delle determinazioni precedentemente eseguite, si calcolano le deformazioni
dei vari strati di terreno

5) per i terreni coesivi a bassa permeabilità si valuta l’andamento nel tempo dei cedimenti.

18
Calcolo della pressione verticale

Metodo della diffusione su superfici limitate da piani


inclinati
Il metodo empirico più semplice consiste nel supporre che il
carico superficiale interessi, all’aumentare della profondità,
superfici crescenti limitate da piani inclinati passanti per i
bordi della superficie di carico.

L’incremento di pressione creato dal sovraccarico è supposto


uniformemente ripartito su tutta la superficie interessata.

Si utilizzano, generalmente, dei piani inclinati sia a 45°, la


qual cosa è ottimistica, sia a 1 di base e 2 di altezza (circa
27°).

Questo metodo è parecchio imperfetto, ma rapido e si può


utilizzare senza rischio quando si studia l’influenza di un
piccolo incremento in confronto alla sollecitazione totale.

È praticamente inapplicabile allo studio completo dei


cedimenti.

19
Metodo di Boussinesq
Il metodo di Boussinesq, proposto nel 1885, consiste nell’assimilare il terreno ad un solido elastico,
semi-infinito, omogeneo ed isotropo.

Nonostante queste ipotesi piuttosto restrittive, il metodo di Boussinesq per il calcolo dell’incremento
dello stato di sforzo prodotto dai carichi di fondazione è tuttora diffusamente usato per ogni tipo di suolo
(anche per terreni stratificati). Si è trovato che i valori degli sforzi calcolati con questo metodo sono in
buon accordo con i pochi valori misurati finora ottenuti.

Questo metodo trova la sua completa trattazione nel Timoshenko (Teoria dell’Elasticità, New York,
1931).

Le cosiddette equazioni di Boussinesq descrivono le tensioni e le deformazioni


prodotte nel solido semiinfinito delimitato da una superficie orizzontale e
caricato da una forza P puntiforme che agisce normalmente ad essa.

La descrizione delle tensioni prodotte dalla forza P è fatta con riferimento alle
componenti:

20
Le equazioni espresse in coordinate cilindriche delle tensioni in un punto N sono:

Si osservi che σz o è indipendente dal modulo di Poisson µ

L’utilizzazione dell’equazione di σz è accettabile per molti problemi geotecnici pur tenendo conto che è
stata ricavata con le ipotesi restrittive sopraindicate inerenti al terreno.

In genere essa viene scritta nella forma:

21
La distribuzione degli sforzi in un piano orizzontale è una superficie di rivoluzione intorno alla retta
d’azione del carico e la sua sezione trasversale ha la forma di una curva a campana.

Si possono tracciare, a partire dall’equazione delle curve di


eguale pressione verticale, sezioni piane di superfici di
rivoluzione: queste sono le curve che si chiamano bulbi di
pressione.

La formula che esprime la q v può essere semplificata nella


forma:

dove

22
Il coefficiente Ii che dipende dal rapporto r z è chiamato fattore di influenza dello sforzo verticale e
può essere calcolato una volta per tutte.

Nella figura sono indicati in grafico (tratto pieno) i valori riportati da Gilboy e Terzaghi.

Il diagramma rappresenta la variazione di q


quando ci si allontana dalla verticale del
carico e mette in evidenza il carattere
grossolano dell’approssimazione dei metodi
empirici.

23
Metodo di Westergaard
Il metodo di Westergaard, proposto nel 1938, consiste nel supporre che l’ammasso elastico sia tagliato
da strati sottili orizzontali e vicini formati da un materiale non elastico che ammette deformazioni
verticali ma non orizzontali. Rispetto a quello di Boussinesq, conduce a risultati leggermente diversi e la
differenza diviene importante nelle immediate vicinanze del carico.

Anche in questo caso è possibile esprimere la pressione verticale nella forma

Nella formulazione di Westergaard σz è dipendente


dal modulo di Poisson µ , e così dunque anche il
fattore di influenza I wi , al contrario di quello di
Boussinesq.

Per µ = 0 , l’espressione di I wi è la seguente:

riportata in linea tratteggiata in figura

Il suo valore è inferiore a Ii per r <1.5 z e superiore per r > 1.5 z.


24
Applicazione del metodo di Boussinesq ai casi pratici

Per applicare il metodo di Boussinesq ai casi reali (integrando la relazione per carico puntiforme ad
un’area di dimensioni finite), si fa l’ipotesi che siano realizzate le due seguenti condizioni:

— i carichi sono trasmessi all’ammasso a mezzo di una “membrana flessibile”, cioè la deformazione
dell’ammasso sotto l’applicazione del carico non genera delle modificazioni nella distribuzione di
questi carichi o pressioni di contatto;

— la distribuzione della pressione di contatto q è supposta uniforme su tutta la superficie di carico.

Nelle applicazioni pratiche più correnti vengono forniti i seguenti dati:

1) la variazione dello sforzo verticale q v in funzione della profondità z sull’asse o sul centro della
superficie di carico (che è il valore massimo ad una data profondità);

2) l’andamento delle curve di eguale pressione verticale, in una sezione trasversale.

Questi dati consentono il tracciamento, con relativa precisione, della distribuzione degli sforzi su un
piano orizzontale qualunque.

25
Lo sforzo q alla profondità z è dato nella forma:

Is è un coefficiente adimensionale, funzione della


forma della fondazione e del rapporto z/B tra la
profondità z e la più piccola dimensione trasversale B
della superficie di carico.

Nella figura esso viene dato per la verticale al centro


della superficie di carico e per i seguenti casi:
— un cerchio di raggio R (B = 2R) nel caso di piastra
flessibile (curva I) e di piastra rigida (curva II);
— una fondazione quadrata e rettangolare ( L ≥ B ) per
alcuni valori di L B
— una striscia indefinita di larghezza B ( L B = ∞ );

26
Nella figura sono riportate le
curve di eguale pressione
verticale, sezioni trasversali dei
bulbi di pressione, per i casi di
una striscia indefinita di
larghezza B e per un’area
quadrata di lato B.

Nel caso di una superficie di


forma qualunque si può,
abbastanza spesso, suddividere
tale superficie in piccoli
rettangoli ed applicare a
ciascuno i grafici prima indicati
per superfici rettangolari
corrispondenti.

27
Un altro metodo semplice, applicabile a fondazioni quadrate o rettangolari (e a quelle circolari convertite
in fondazioni quadrate equivalenti) consiste nell’utilizzare l’equazione di Boussinesq già integrata su
un rettangolo di dimensioni B x L. L’espressione
venne ricavata da numerosi autori europei negli anni
Venti ma la forma più facilmente disponibile è quella
dovuta a Newmark (1935) e la si trova applicata
comunemente nei diagrammi di Fadum (1948).

L’equazione di Newmark, applicabile al di sotto di


uno spigolo dell’area BxL è:

ovvero:

dove: M = B z ; N = L z ; V = 1 + M 2 + N 2 ; V1 = ( M N )
2

Si osservi che qv = q0 per z =0.

Quando V1 > V, il termine tan −1 è negativo ed è necessario aggiungere π .

Risulta così possibile calcolare lo sforzo verticale a qualsiasi profondità z per qualsiasi punto collocato a
ragionevole distanza dalla fondazione o al di sotto di essa, come illustrato in figura.
28
Abaco di Newmark
Se un carico ripartito q 0 agisce su una superficie di forma
qualsiasi si può calcolare il valore q v in un punto qualsiasi
N alla profondità z a mezzo dell’abaco di Newmark.
L’abaco rappresenta una rete di curve tracciate in
superficie.
La scala della rete è scelta in modo che la distanza AB
rappresenti la profondità z.
Il punto N è situato direttamente sulla verticale per il centro
di cerchi concentrici.
L’abaco è costruito in modo tale che un carico ripartito q
agente su una qualunque delle piccole superfici limitate da
due raggi e due cerchi adiacenti produce una pressione q v
= 0,005 q 0 nel punto N.

Ciascun elemento è allora un’area di influenza di valore 0,005 q 0 per la sollecitazione q v nel punto N.
Se si vuole calcolare la pressione alla profondità sotto un punto N di un’area caricata si sposta la cartina
dell’area fino a che il punto considerato si trova al centro e si conta il numero di piccole aree coperte.
Moltiplicando questo numero per 0.005 q si ha la pressione. Quindi in tal maniera si possono trovare le
sollecitazioni verticali alla profondità z. Per una profondità z1 si dovrà fare una pianta in scala diversa in
modo che si abbia AB = z1 .
29
Abaco di Fadum

Permette la valutazione dell’incremento della


tensione verticale q v ( σ z in figura), sulla
verticale per l’angolo di un’area rettangolare
flessibile caricata uniformemente.

Utilizzando il principio della sovrapposizione


degli effetti, può essere usato per la
determinazione delle tensioni al di sotto di
qualsiasi area flessibile, caricata
uniformemente che possa essere suddivisa in
rettangoli.

30
Altre soluzioni. Influenza di ipotesi diverse da quelle di Boussinesq

Nella letteratura tecnica (Poulos-Davis 1974; Giroud 1972-73) sono poi riportate per le diverse
situazioni varie soluzioni con tabelle e abachi adimensionali.
Sono stati effettuati molti studi per cercare di individuare l’influenza di ipotesi diverse da quelle di
Boussinesq nella valutazione delle tensioni verticali.
Così è stata studiata l’ipotesi di rigidità (modulo elastico) che aumenta con la profondità, ipotesi che
rappresenta una situazione abbastanza frequente, poiché per un dato tipo di terreno la rigidità è
all’incirca proporzionale alla pressione di contenimento.
Si è visto che, con materiale elastico con E crescente linearmente con la profondità e con modulo di
Poisson ( ν = 0.5 ), si hanno gli stessi valori di Boussinesq mentre per ( ν < 0.5 ) le variazioni di tensioni
verticali sono leggermente maggiori di quelle che si ottengono con Boussinesq; le variazioni di tensioni
orizzontali, con la profondità, sono decisamente minori di quelle che si ottengono con Boussinesq.
La presenza di uno strato rigido al di sotto di uno strato compressibile dà luogo a incrementi delle
tensioni verticali che aumentano al diminuire della profondità dello strato rigido.
La presenza di uno strato rigido al di sopra di uno strato compressibile dà luogo ad una riduzione delle
tensioni verticali rispetto a quelle di Boussinesq con mezzo omogeneo e all’aumentare del rapporto tra i
due moduli aumenta la riduzione delle tensioni verticali nello strato compressibile.
In linea di massima nella maggior parte delle situazioni le tensioni verticali determinate con Boussinesq
sono accettabili.

31
Con il metodo degli elementi finiti è possibile ottenere la distribuzione delle tensioni in un terreno
stratificato che abbia caratteristiche elastiche diverse da strato a strato ed un’eventuale base rigida.

L’approssimazione che si ottiene dipende dalla discretizzazione utilizzata e dagli arrotondamenti


numerici.

32
Calcolo dei cedimenti

Come si è già detto si indica con cedimento lo spostamento


verticale misurato sul piano di fondazione e corrispondente alla
sommatoria delle deformazioni verticali dei vari strati del terreno
di fondazione interessati dalla variazione delle tensioni verticali.

E evidente che, quando si hanno incrementi delle tensioni verticali,


si hanno anche (incrementi di) deformazioni verticali che
assumono valori significativi in relazione al tipo di terreno e alle
esigenze dell’opera che si vuole costruire.

In genere si hanno valori significativi del cedimento, per il campo


di tensioni più frequentemente trasmesse al terreno, quando si
interessano strati di argilla normalmente consolidata o leggermente
sovraconsolidata, mentre quando si interessano strati di argilla
fortemente sovraconsolidata, o di sabbia e di ghiaia, si hanno
cedimenti limitati.

33
Cedimento immediato, di consolidamento, secondario

Considerando il cedimento legato agli strati di argilla satura,


normalmente consolidata o leggermente sovraconsolidata, si vede
che il processo di deformazione può essere schematizzato come
segue.

a) Durante la fase di carico si formano delle sovrappressioni ∆u


nell’acqua del terreno argilloso, ma data la bassa permeabilità di
questo terreno e la velocità con cui è applicato il carico, si ha una
deformazione in condizioni non drenate dello strato di argilla e
quindi a volume pressoché costante ( ν = 0.5 ) ed il cedimento
corrispondente è detto cedimento immediato Si .

b) Per effetto delle sovrappressioni neutrali provocate dal carico


applicato inizia il processo di uscita dell’acqua dal terreno argilloso
e il trasferimento del carico dall’acqua allo scheletro solido del
terreno, cioè la pressione neutrale diminuisce e la pressione effettiva
aumenta e contemporaneamente lo spessore dello strato argilloso
diminuisce, dando luogo ad un cedimento di consolidazione Sc.

c) Esaurite le sovrappressioni neutrali si hanno ancora deformazioni molto lente, in condizioni drenate,
dovute a fenomeni di creep, cioè di riaggiustamento dello scheletro solido sotto carico costante, e il
cedimento corrispondente Ss è detto secondario.

34
Cedimento totale

Il cedimento totale a tempo infinito è dato da: St = Si + Sc + Ss

Nella maggior parte dei casi si calcola il cedimento totale come St = Si + Sc trascurando la valutazione
del cedimento secondario.

Terreni coesivi (argillosi e limosi)


Il cedimento immediato nei terreni argillosi ha importanza principalmente per terreni di media e di alta
plasticità e per terreni di bassa plasticità con struttura instabile.

Il cedimento di consolidazione rappresenta in genere, per terreni coesivi normalmente consolidati o


leggermente sovraconsolidati, la parte preponderante del cedimento e quindi quella più importante ai fini
progettuali.

Il cedimento secondario assume valori non trascurabili con argille organiche e con torbe.

Terreni non coesivi (sabbiosi e ghiaiosi)


Nei terreni sabbiosi e ghiaiosi a permeabilità elevata il cedimento immediato e quello di consolidazione
avvengono pressoché contemporaneamente per cui perde significato la distinzione fatta per le argille.
Talora in alcuni di questi terreni si può avere anche il cedimento secondario.

35
Valutazione dei cedimenti in terreni coesivi

Cedimento di consolidazione

La valutazione del cedimento di consolidazione viene generalmente


eseguita col metodo proposto da Terzaghi per strati, di limitato spessore di
argilla normalmente consolidata, compresi tra strati di sabbia.

Questo metodo viene però usato anche per strati di argilla di notevole
spessore che si estendono fino al piano di fondazione.

Per procedere al calcolo si devono determinare i profili della pressione


verticale effettiva σ′v0 e della pressione di consolidazione; poi si devono
suddividere gli strati argillosi in strati di modesto spessore e determinare
gli incrementi netti di tensione verticale ∆σ z al centro di ogni strato.

36
Si utilizzano successivamente i risultati delle prove edometriche significative per i vari strati e quindi il
calcolo è eseguito nell’ipotesi che le deformazioni del terreno avvengano solo in direzione verticale
senza espansioni o contrazioni orizzontali.

Questa ipotesi è tanto più accettabile quanto minore è il rapporto H/B tra lo spessore H dello strato di
terreno compressibile e la dimensione B della fondazione, ma risulta abbastanza valida anche per strati
di grande spessore.

Il calcolo può essere eseguito utilizzando le varie relazioni già viste, facendo riferimento al diagramma
edometrico.

Per terreni normalmente consolidati si può calcolare l’aliquota di cedimento relativa ad uno strato la
relazione:
e0 − e1
Sc = ε H 0 = H0
1 + e0
dove e0 corrisponde a σ′v0 e e1 corrisponde a σ′v0 + ∆σ z e H 0 è lo spessore dello strato.

Ovvero si può calcolare l’aliquota di cedimento con la relazione:


Cc σ′v0 + ∆σ z
Sc = ε H 0 = log H0
1 + e0 ′
σ v0

37
Nel caso dei terreni sovraconsolidati l’incremento di tensione
(e quindi dell’aliquota di cedimento imputabile allo strato in
esame) va diviso in due parti come
∆σ z = ∆σ z,1 + ∆σ z,2
dove ∆σ z,2 è la parte di ∆σ z relativa alla zona a destra della
pressione di consolidazione p 'c fino a Cc .

Si ha così che il cedimento totale è somma di due contributi:


quello da σ′v0 a p 'c ed, eventualmente, quello a partire da p 'c .
Questi contributi vengono calcolati mediante la teoria della
consolidazione nel modo seguente:

Cr σ′v0 + ∆σ z,1
parte1 : Sc,1 = ε1 H 0 = log H 0 (valida per σ′v0 + ∆σ z,1 ≤ p′c )
1 + e0 σ′v0

Cc p′ + ∆σ z,2
parte 2(event.): Sc,2 = ε 2 H 0 = log c H 0 (valida per ∆σ z,2 = ∆σ z − p′c ≥ 0)
1 + e0 p′

Sc = Sc,1 + Sc,2

38
Se il piano di fondazione è posto ad una profondità D sotto il piano campagna, nel calcolo si fa
generalmente riferimento al carico netto dato da:
∆σ z,n = ∆σ z − γ D
cioè ipotizzando l’assenza di deformazioni per lo scarico e per il ricarico fino a che non si supera il
valore γ D . Tale ipotesi è valida quando sia interessata prevalentemente argilla normalmente consolidata
e comunque quando le deformazioni con il ricarico siano effettivamente trascurabili.

39
Ovviamente, nel calcolare il cedimento la valutazione deve essere spinta fino a interessare il volume di
terreno significativo, che in via indicativa può essere definito dalla profondità entro la quale l’aumento
di tensione verticale ∆σ z (o ∆σ z,n ) è superiore a 0,1 σ′v0 (0.2 in figura).

Stima del cedimento immediato sulla base del cedimento per consolidazione “edometrico”

Il calcolo eseguito con riferimento alla prova edometrica non comprende il cedimento immediato che
avviene a volume costante, mentre nella prova edometrica è impossibile un cedimento senza variazione
di volume.

Le relazioni sopraindicate appartengono ad un metodo empirico, l’affidabilità del quale è stata però
controllata a mezzo di osservazioni sul comportamento reale delle opere.

E stato così rilevato che nel caso di opere che interessano argille normalmente consolidare a piccola
profondità si ha un cedimento immediato dell’ordine del 10% del cedimento totale, per cui si può fare
riferimento ad un cedimento di consolidazione pari a quello edometrico Sc = Sed e valutare un
cedimento totale, comprensivo dell’immediato, pari a

Stot = 1.1 Sc

40
Calcolo separato del cedimento di consolidazione e del cedimento immediato

In alternativa si possono calcolare separatamente i due


cedimenti Sc e Si
a) modificando quello edometrico Sed per valutare il
cedimento di consolidazione Sc e
b) calcolando il cedimento immediato Si utilizzando la
teoria dell’elasticità.

Skempton e Bjerrum (1957) hanno proposto la relazione


Sc = µ Sed nella quale µ è un coefficiente di correzione
che dipende dallo spessore dello strato compressibile e
dal coefficiente A della pressione dei pori ed è riportato
in figura in funzione anche della geometria del problema.

Questa correzione si basa sull’osservazione che il cedimento di consolidazione è dovuto alla riduzione di
volume legata alla dissipazione della sovrappressione neutra ∆u , che però dipende dal tipo di argilla e
dalla distribuzione delle tensioni a sua volta variabile con la geometria dell’area caricata.

Quindi mentre nella prova edometrica si pone ∆u = ∆σ v , nella nuova relazione proposta si fa invece
riferimento, ovviamente con terreno saturo, a ∆u = ∆σ3 + A(∆σ1 − ∆σ3 )

41
Correzione per tenere conto della rigidezza della fondazione

Sempre con riferimento al cedimento di consolidazione si ricorda che il calcolo delle tensioni verticali,
causate dai carichi in superficie è condotto nell’ipotesi di carichi applicati su una superficie flessibile.

In realtà abbastanza spesso si hanno opere e strutture di fondazione infinitamente rigide o dotate di una
certa rigidità.

Se la fondazione è infinitamente rigida per il calcolo del cedimento uniforme si può fare riferimento
(Poulos e Davis, 1974) per fondazioni circolari o nastriformi alla relazione:

1
Sfond.rigida = (Scentro + Sbordo )fond.flessibile
2
e per fondazioni rettangolari alla relazione:

Sfond.rigida =
1
3
( 2Scentro + Sspigolo )
fond.flessibile
)

42
Calcolo del cedimento immediato in terreni coesivi

Per il calcolo del cedimento immediato si utilizza la teoria dell’elasticità e si può fare riferimento alla
relazione generale nella quale:
qB
Si = Iw
Eu

Si = cedimento immediato medio;


q = carico uniforme;
B = dimensione della fondazione;
E u = modulo elastico non drenato
I w = coefficiente di influenza che dipende dalla forma, dalla rigidezza della fondazione, dallo spessore
H dello strato deformabile e della profondità D del piano di posa.

43
Spesso il coefficiente di influenza viene
determinato con I w = µ 0 µ1 i cui valori
sono riportati nei diagrammi di figura in
funzione di D/B, H/B e L/B.
I diagrammi sono stati proposti da Janbu,
Bjerrum e Kjaernsli (1956) per stimare il
cedimento medio non drenato di aree
rettangolari uniformemente caricate, poste
alla profondità D e con uno strato rigido
alla profondità H sotto il piano di
fondazione.
Questi diagrammi valgono per ν = 0.5 e
nell’ipotesi che lo strato rigido non
influenzi la distribuzione delle tensioni
verticali e orizzontali.
L’affidabilità dei risultati di questa
relazione dipende in buona parte dalla
scelta del valore del modulo E u che è influenzato da vari fattori quali il disturbo e le dimensioni del
campione e del provino, la storia tensionale, e l’entità delle tensioni di taglio.
In ogni caso è opportuno fare riferimento al modulo tangenziale.
Il modulo può essere determinato anche con la relazione E u = α c u ( α = 50 ÷ 1000 )

44
Altri metodi
Vi sono anche altri metodi più sofisticati per il calcolo dei cedimenti.

Un primo metodo è quello dello stress path (Lambe, 1964) che si sviluppa in tre fasi:
a) calcolo degli incrementi di tensioni in più punti significativi al di sotto della fondazione;
b) esecuzione in laboratorio di prove triassiali seguendo i percorsi tensionali (stress path) prima
determinati;
c) uso delle deformazioni misurate nelle prove per calcolare i cedimenti.

La prima fase è evidentemente legata alle limitazioni della teoria dell’elasticità applicata al terreno; la
seconda e la terza fase implicano sofisticate prove di laboratorio. Il metodo pone poi notevoli problemi
teorici, sperimentali e pratici.

Ultimamente si sono potuti utilizzare i metodi numerici per la previsione dei cedimenti. In particolare
con il metodo degli elementi finiti è possibile tenere conto di comportamenti del terreno abbastanza
complessi. E però evidente che l’accuratezza della previsione dipende dalla qualità dei dati introdotti.
Per quanto riguarda i parametri del terreno essi sono legati alle limitazioni connesse alle prove di routine
di laboratorio ed in situ. Inoltre è difficile individuare la reale situazione iniziale delle tensioni nel
terreno e i vari tipi di anisotropia.

Nell’attuale situazione le previsioni più accettabili del cedimento totale si hanno usando il metodo
empirico che utilizza i risultati della prova edometrica per argille normalmente consolidate o
leggermente sovraconsolidate.

45
Valutazione dei cedimenti in terreni non coesivi

La previsione dei cedimenti dei terreni a grana grossa (sabbie e ghiaie) è piuttosto difficile ricordando le
incertezze di vario tipo connesse alla determinazione dei parametri di compressibilità.

Fortunatamente per la maggior parte delle opere sia in relazione alla compressibilità relativamente bassa
di questi terreni che al campo di tensioni usualmente applicate si hanno cedimenti limitati.

D’altro lato le grandi difficoltà di prelevare campioni indisturbati hanno spinto i ricercatori ad utilizzare
per il calcolo dei cedimenti i risultati delle prove in situ.

Con riferimento alle prove di carico con piastre, Terzaghi e Peck hanno proposto per le sabbie la
relazione:
2
S ⎛ 2B ⎞
=⎜ ⎟
Sp ⎜⎝ B + Bp ⎟⎠
che ha però evidenti limitazioni osservando che S non può mai essere maggiore di 4 Sp mentre per
fondazioni di grandi dimensioni il campo di cedimenti possibili è molto più ampio.

Per quanto concerne l’utilizzazione dei dati raccolti con le prove SPT, vi è il metodo di Burland e
Burbidge (1985) basato sull’analisi di oltre 200 casi di osservazioni del cedimento di opere con
fondazioni di dimensioni variabili da 0,8 a 135 m e poggianti su terreni a grana grossa.
Il cedimento risulta dalla seguente relazione:
S (mm) = C1 C2 C3 ⎡⎣( q′ − 2 3 σ′v0 ) B0.7 Ic ⎤⎦

46
nella quale q’ rappresenta la pressione effettiva media sul piano di fondazione in kPa, σ′v0 la pressione
verticale effettiva precedente sul piano di fondazione in kPa, B la larghezza della fondazione espressa in
metri;

C1 è un fattore che tiene conto della forma della fondazione ed è dato dalla relazione:

C 2 è un coefficiente correttivo che tiene conto dello spessore


H dello strato deformabile ed è dato per H < z i da:

nella quale z i è la profondità significativa riportata nella


tabella in funzione di B;

C3 è un coefficiente che tiene conto della compressione secondaria ed è dato da:

dove t ≥ 3 è il tempo in anni dopo il termine della costruzione,


R3 è uguale a 0,3 per carichi statici e a 0,7 per carichi ciclici,
Rt è uguale a 0,2 per carichi statici e a 0,8 per carichi ciclici.

47
Infine I, detto indice di compressibilità, è dato dalla relazione:

nella quale Nm rappresenta il valore medio di NSPT per la profondità significativa z prima indicata,
quando N è costante o crescente con la profondità.

Con valori decrescenti di N la media va fatta su una profondità 2B.

Per sabbie fini e/o limose al di sotto della falda, si deve fare riferimento al valore corretto con la
relazione di Terzaghi e Peck N’ = 15 + 0,5 (N— 15).

Per ghiaie e sabbie con ghiaia N deve essere aumentato del 25%.

48
Metodo di Schmertmann

Con riferimento ai risultati delle prove penetrometriche statiche si può utilizzare il metodo di
Schmertmann (1970) per il quale il cedimento risulta dalla relazione:

nella quale q n rappresenta la pressione netta applicata al piano di fondazione,

- C1 un fattore correttivo che tiene conto della profondità del piano di fondazione ed è dato da:

- C2 un fattore correttivo che tiene conto della compressione secondaria ed è dato da:

dove t rappresenta il tempo in anni dopo il termine della costruzione per il quale si vuol calcolare il
cedimento.

49
I z è un fattore di deformazione che varia con la profondità in funzione della geometria della fondazione
e dell’entità di qn, secondo lo schema riportato in figura

Come si vede I z diventa nullo alla


profondità 2B per L/B =1 (fondazione
circolare o quadrata) e alla profondità 4B
per L B ≥ 10 per fondazioni continue e
diventa massimo alle profondità B/2 e B con
un valore dato dalla relazione:

Il calcolo dei cedimenti con questo metodo richiede un’adeguata suddivisione della profondità
significativa sotto la fondazione in vari strati, all’interno dei quali i valori del fattore di deformazione I z
e del modulo di deformazione E possano ritenersi costanti.
Il modulo di deformazione E è valutato sulla base dei risultati delle prove penetrometriche. Secondo
Schmertmann è dato da E = 2.5q c per fondazioni circolari e quadrate e da E = 3.5q c . per fondazioni
continue con L/B> 10; nei casi intermedi si interpola in funzione di L/B ( q c è la resistenza di punta in
una prova CPT).
50
Nella relazione E = α q c è possibile considerare valori di α compresi tra 3 e 8 e decrescenti
all’aumentare della densità relativa Dr.

Il metodo è abbastanza valido per sabbie normalmente consolidate, mentre sovrastima i cedimenti per
quelle sovraconsolidate.

Vi sono poi altri metodi che permettono di calcolare i cedimenti utilizzando i dati raccolti con il
dilatometro di Marchetti e con i vari tipi di pressiometri e quindi, specialmente con terreni
sovraconsolidati, si può fare riferimento a misure dirette della deformabilità alle varie profondità
riducendo così l’errore.

51
Si stimi il cedimento totale di una
fondazione superficiale di dimensioni 1x2
m posta sul terreno indicato in figura

(diffusione 2:1):

52
Si consideri una
fondazione superficiale
quadrata, di lato 3 m, posta
su uno strato sabbioso e si
calcoli il cedimento dopo 5
anni dalla costruzione con
il metodo di Schmertmann.

La variazione del modulo


elastico di Young E. del
terreno con la profondità è
stata stimata, sulla base dei
risultati di una prova CPT,
utilizzando la relazione
semiempirica E = 2,5 qc.

53
Fondazioni profonde – Pali e fondazioni su pali

rev. 05.12.12

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I testi e le figure che seguono sono stati estratti, con alcune modifiche, da uno o più dei
seguenti testi, a cui si rimanda per chiarimenti e approfondimenti:

• Alessandrini F., PALI E FONDAZIONI SU PALI SECONDO LE N.T.C. 2008”,


Quaderni tecnici di ingegneria, vol. 2 – a cura di Coccolo A., CISM International
Centre For Mechanical Sciences, Udine, 2009

• Bowles J. E., FONDAZIONI PROGETTO E ANALISI, McGraw-Hill, Milano, 1991

• Colombo P., Colleselli F., ELEMENTI DI GEOTECNICA, Zanichelli, Bologna, 2004

• Facciorusso J., Madiai C., Vannucchi G. – DISPENSE DI GEOTECNICA,


Dipartimento di Ingegneria Civile – Sezione Geotecnica, Università degli Studi di
Firenze, 2006

• Lancellotta R., Costanzo D., Foti S., PROGETTAZIONE GEOTECNICA SECONDO


L'EUROCODICE 7 (UNI EN 1997) E LE NORME TECNICHE PER LE
COSTRUZIONI (NTC 2008), Hoepli Ed., Milano, 2011

• Lancellotta R., Calavera J., FONDAZIONI, McGraw-Hill, Milano, 2003

Fondazioni profonde pag. 2 / 85


FONDAZIONI PROFONDE
Le fondazioni profonde differiscono da quelle dirette essenzialmente per il fatto che trasmettono una
parte della loro sollecitazione per attrito lungo il fusto al disopra della base di fondazione.

Lo studio della stabilità delle fondazioni profonde consiste quindi anche nello studio dell’ ”attrito”
laterale e nella valutazione dei suoi effetti.

Questo “attrito” può esistere sulla totalità dell’altezza del fusto o solamente su una parte se gli strati
superficiali di terreno laterale sono di consistenza troppo molle per apportare una qualunque
resistenza (come gli strati di melma superficiale nel fondo di un porto) o quando delle erosioni
possono ridurre gli spessori.

Il termine «attrito» nell’espressione « attrito laterale » è usato impropriamente, ma è sanzionato


dall’uso; esso rappresenta tutti gli effetti laterali del fusto della fondazione che possono essere dovuti
sia all’attrito interno che alla coesione; si dovrebbe più correttamente parlare di « taglio » tra il fusto
e l’ammasso terroso circostante.

Si indicano con pali e pozzi le fondazioni profonde per le quali la dimensione trasversale è piccola
in rapporto all’altezza (D/B>10) e con pile le fondazioni profonde nelle quali la dimensione
trasversale resta importante e il rapporto D/B è più spesso compreso tra 4 e 10.

Fondazioni profonde pag. 3 / 85


Situazioni in cui può essere opportuno far ricorso ad una fondazione su pali.
a) trasferire il carico a strati di terreno profondi più resistenti,
b) trasferire il carico anche attraverso tensioni tangenziali d’attrito o d’aderenza lungo il fusto,
c) resistere ad azioni di trazione,
d) resistere ad azioni orizzontali,
e) resistere in gruppo a carichi inclinati,
f) assicurare la stabilità anche in caso di scalzamento degli strati superficiali,
g) trasferire il carico al di sotto di un futuro piano di scavo,
h) attraversare strati di terreno rigonfiante.

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Figura 2. Volume significativo e volume di terreno influenzato dalla costruzione per una
fondazione diretta e per un palo.

Fondazioni profonde pag. 5 / 85


TIPOLOGIE DI PALI
Possiamo distinguere tra:
− Pali di costipamento;
− Pali portanti.

PALI DI COSTIPAMENTO
Questi pali vengono infissi provocando un costipamento ed un aumento di densità del terreno
circostante, conseguente ad una riduzione dei vuoti pari pressappoco al volume del palo infisso.
La loro efficacia è senza dubbio maggiore se si incomincia l’infissione dal perimetro della superficie
da costipare andando poi verso il centro.
I diametri dei pali da costipamento sono in genere di 15-16 cm potendo raggiungere anche i 30-50
cm tuttavia bisogna tenere presente che il costipamento è efficace a partire da una profondità di 2-3
volte il diametro del palo (perché il terreno superiore rifluisce verso l’alto) per cui impiegando i pali
grossi è necessario che il costipamento venga fatto da una quota superiore a quella d’appoggio della
fondazione, in modo che il terreno superficiale che è rimasto soffice non interessi perché sarà
asportato prima del getto della fondazione stessa.

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PALI PORTANTI – CLASSIFICAZIONI E TIPI

Materiale
Possono essere di legno, di acciaio, calcestruzzo e di cemento armato normale, centrifugato o
precompresso.

Dimensioni / Diametro
Le dimensioni dei pali possono mutare notevolmente sia al variare di categoria sia per pali di una
stessa categoria. Con riferimento al diametro si può fare riferimento a pali di grande, medio e
piccolo diametro.
I pali di grande diametro sono quelli che hanno diametro superiore a 700 mm e possono raggiungere
i 2000 mm; sono generalmente pali trivellati che possono raggiungere lunghezze spesso dell’ordine
di 20 ÷ 40 m.
I pali di medio diametro sono quelli di diametro compreso tra 300 e 700 mm e hanno lunghezze
prevalentemente comprese tra i 5 e i 25 m.
I pali di piccolo diametro sono quelli di diametro compreso tra 80 e 300 mm, hanno lunghezze
prevalentemente comprese tra 5 e 20 m e generalmente sono realizzati con tecnologie speciali.
Il campo delle portate ammissibili può variare da qualche tonnellata ad oltre 500 t per pali di grande
diametro.

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Modalità costruttive 1/3

A seconda delle modalità costruttive possono essere distinti in tre categorie:

1) pali prefabbricati ed infissi;

2) pali infissi e costruiti in opera senza asportazione di terreno (cioè previa infissione di una
tubazione nel terreno);

3) pali costruiti in opera con asportazione di terreno (pali trivellati).

Fondazioni profonde pag. 8 / 85


Modalità costruttive 2/3

Si può anche fare riferimento ad una suddivisione di questo tipo:

1) pali infissi con grandi spostamenti del terreno; in questa categoria sono compresi i pali
prefabbricati e infissi e i pali infissi e costruiti in opera;

2) pali infissi con piccoli spostamenti del terreno e sono caratterizzati dall’avere una piccola sezione
strutturale (pali in CAP o pali in acciaio senza punta per i quali il terreno può penetrare all’interno e
pali a vite);

3) pali senza spostamenti del terreno (pali trivellati di vario tipo);

4) pali composti ottenuti accoppiando vari tipi, come ad esempio palo trivellato per una parte e poi
palo prefabbricato ed infisso.

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Modalità costruttive 3/3

I pali possono essere inseriti nel terreno mediante:

− Infissione statica, ottenuta con una successione di colpi assestati sulla testa del palo, impiegando
un battipalo. Questa tecnica è molto rumorosa e inoltre produce vibrazioni localizzate che, a
prescindere da possibili danni prodotti alle proprietà vicine, possono non essere consentite da
normative locali o dagli enti preposti alla difesa dell’ambiente;

− Infissione mediante apparecchiatura vibrante fissata all’estremità superiore del palo. Questa
tecnica risulta di solito molto silenziosa e le vibrazioni necessarie all’infissione possono essere non
eccessive. Il metodo è meglio applicabile a depositi di terreno scarsamente coesivo;

− Infissione a contrasto mediante martinetto. Tale tecnica funziona meglio per pali corti e
piuttosto rigidi;

− Realizzazione di un foro e successivo inserimento del palo oppure riempimento della cavità
con calcestruzzo, che una volta indurito, viene a costituire il palo. Esistono vari modi per la
realizzazione:
1. Pali senza rivestimento del foro (Western; Franki con cassaforma di espansione alla base);
2. Pali con cassaforma o camicia di rivestimento (Franki con cassaforma di espansione alla
base; tubolare saldato o senza saldature; Western con cassaforma; palo con rastremazione
uniforme: Union o Monotube, Raymond standard; Raymond con rastremazione a tratti).

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Tabella a1. Caratteristiche tipiche e impiego dei pali (Bowles)
Tipo di Palo Legno Acciaio Tubo di acciaio Composto
riempito di
calcestruzzo

Lunghezza massima 35m Praticamente illimitata Praticamente illimitata 55m

Lunghezza ottimale 9 ÷ 20m 12 ÷ 50m 12 ÷ 36m 18 ÷ 36m

Massimo sforzo Misurato in mezzeria: f y = 0,35 ÷ 0,5 ⋅ f y 0,4 ⋅ fy per l’armatura Calcestruzzo: come per gli
raccomandato 4 ÷ 6MPa per legno di altri pali in calcestruzzo;
< 205MPa , 0,5 ⋅ fy per il
cedro, pino, abete rosso, Acciaio: come per gli altri
5 ÷ 8MPa per pino del Sud, nucleo < 150MPa ; 0,33 ⋅ f ' c pali in acciaio; Legno:
douglasia, quercia, cipresso per il calcestruzzo come per gli altri pali in
legno

Massimo carico in 270kN Massimo sforzo 1800kN senza nucleo; 1800kN


condizioni normali di ammissibile moltiplicato 18000kN per sezioni larghe
esercizio per l’area della sezione con nuclei in acciaio
trasversale

Intervallo ottimale di 130 ÷ 225kN 350 ÷ 1050kN 700 ÷ 1100kN senza nucleo; 250 ÷ 725kN
carico 4500 ÷ 14000kN per sezioni
larghe con nuclei in acciaio

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Tipo di Palo Legno Acciaio Tubo di acciaio Composto
riempito di
calcestruzzo

Svantaggi Difficile da giuntare, Esposti alla corrosione, pali Costo iniziale elevato, Difficoltà di ottenere un
esposti a danno se infissi in con sezione ad H possono notevole volume di terreno buon giunto tra due
terreno duro, esposti a danneggiarsi o deformarsi spostato per pali a punta materiali diversi
deperimento se privi di per effetto degli ostacoli di chiusa
trattamento, difficili da maggiori dimensioni
sfilare e sostituire se si
spezzano durante
l’infissione

Vantaggi Costo iniziale relativamente Facili da giuntare, elevata Controllo ottimale durante Possono raggiungere
basso, pali capacità portante, piccolo l’installazione, assenza di lunghezze notevoli a costi
permanentemente sommersi volume di terreno spostato, volume di terreno spostato relativamente contenuti
resistono al deperimento, in grado di penetrare per infissione con punta
facili da adoperare attraverso ostacoli di lieve aperta, i tubi a punta aperta
entità sono ottimi nei confronti di
possibili ostruzioni, elevata
capacità portante, facili da
giuntare

Osservazioni Impiego ottimale come pali Impiego ottimale come pali Forniscono elevata Lo sforzo ammissibile e la
ad attrito in terreni granulari portanti di punta su roccia, rigidezza flessionale alla capacità portante sono
ridurre la capacità portante azione di carichi trasv. In legati al più debole dei
ammissibile in ambiente assenza di contenimento materiali usati
corrosivo o predisporre laterale
protezioni anticorrosione

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Tabella a2. Caratteristiche tipiche e impiego dei pali (Bowles)
Tipo di Palo Calcestruzzo Calcestruzzo gettato Calcestruzzo gettato Calcestruzzo gettato Calcestruzzo
prefabbricato (con in opera (con in opera (con in opera (con iniettato a pressione
eventuale cassaforma infissa cassaforma sottile cassaforma in fori trivellati
precompressione) senza mandrino) infissa con recuperabile)
mandrino)

Lunghezza massima 30m per pali 45m 30m per sezioni a lati 36m 9 ÷ 25m
prefabbricati, 36m per paralleli, 12m per
i pali precompressi sezioni a lati
rastremati

Lunghezza ottimale 12 ÷ 15m 9 ÷ 25m 12 ÷ 18m per sezioni 8 ÷ 12m 12 ÷ 18m


prefabbricati, a lati paralleli,
18 ÷ 30m 5 ÷ 12m per sezioni a
precompressi lati rastremati

Massimo sforzo 0,33 ⋅ f ' c salvo limiti 0,33 ⋅ f ' c ; 0,4 ⋅ f ' c se il 0,33 ⋅ f ' c ; 0,4 ⋅ f ' c se il 0,25 ÷ 0,33 ⋅ f ' c 0,225 ÷ 0,4 ⋅ f 'c
raccomandato inferiori imposti dalla diametro della
diametro della
normativa; 0,4 ⋅ fy per cassaforma è cassaforma è
calcestruzzo armato se ≤ 350mm ; sforzo nella ≤ 350mm ; sforzo
non è precompresso. cassaforma 0,35 ⋅ f y se nella cassaforma
0,35 ⋅ f y se lo spessore
lo spessore è ≥ 3mm
è ≥ 3mm

Massimo carico in 900kN per 900kN 675kN 1300kN 700kN


condizioni normali di prefabbricati; 8500kN
esercizio per precompressi

Intervallo ottimale di 350 ÷ 3500kN 450 ÷ 700kN 250 ÷ 550kN 350 ÷ 900kN 350 ÷ 550kN
carico

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Tipo di Palo Calcestruzzo Calcestruzzo gettato Calcestruzzo gettato Calcestruzzo gettato Calcestruzzo
prefabbricato (con in opera (con in opera (con in opera (con iniettato a pressione
eventuale cassaforma infissa cassaforma sottile cassaforma in fori trivellati
precompressione) senza mandrino) infissa con recuperabile)
mandrino)

Svantaggi Difficile da adoperare Difficili da giuntare Difficili da giuntare Il getto va realizzato Dipendenza dalla
(operazioni di una volta che il una volta che il all’asciutto, qualità
sollevamento) se non calcestruzzo abbia calcestruzzo abbia dipendenza oltre la dell’esecuzione, non
sono precompressi, fatto presa, notevole fatto presa, la media dalla qualità adatti a terreni
costo iniziale elevato, volume di terreno reinflessione non è dell’esecuzione compressibili
considerevole volume spostato raccomandabile, le
di terreno spostato, casseforme si
pali precompressi possono danneggiare
sono difficili da durante l’infissione,
giuntare considerevole
volume di terreno
spostato

Vantaggi Elevata capacità Possono essere Economia iniziale, Economia iniziale Eliminazione di
portante, possibilità di reinfissi, le pali a sezione rumori e vibrazioni
avere resistenza alla casseforme non si rastremata forniscono durante
corrosione, possibilità danneggiano migliore capacità l’installazione,
di inflessione su facilmente portante in strati di economia, elevato
terreni duri terreno granulare attrito lungo il fusto,
assenza di giunti

Osservazioni Pali cilindrici sono Impiego ottimale Impiego ottimale Il carico ammissibile Metodi brevettati
particolarmente adatti come pali ad attrito come pali ad attrito su pali con
quando occorre (sospesi) di media (sospesi) di media espansione alla base
rigidezza flessionale lunghezza capacità portante in è limitato dalla
terreni granulari capacità portante
dello strato
immediatamente al di
sotto del palo

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PALI PREFABBRICATI IN LEGNO
I pali di legno, che sono stati adoperati per primi fin dai tempi antichi con esempi notevoli a Venezia
e nelle città olandesi e scandinave, vengono ormai adoperati raramente e in certe condizioni
particolari, per cui siano giustificati sotto il profilo economico, o per opere provvisorie.
Sono costituiti da tronchi d’albero accuratamente sfrondati dei rami, trattati, di solito con un
prodotto conservativo. Per l’infissione il tronco viene rovesciato, facendolo penetrare dalla parte
della punta. L’estremità del palo può essere fornita di una punta metallica quando si devono
penetrare terreni duri o ghiaiosi.
Se un palo di legno viene disposto sotto il livello permanente di falda, esso sembra avere durata
illimitata. Quando un palo è invece soggetto a cicli alternati di umido e secco la vita utile sarà più
breve, a meno che non venga trattato con sostanze protettive.
Il carico di progetto ammissibile basato sul materiale costituente il palo:
Pa = A p ⋅ f a

Dove A p è l’area media della sezione alla testa del palo mentre f a è lo sforzo ammissibile di
progetto definito dalle norme in dipendenza del tipo di legno. La capacità portante statica basata sul
terreno circostante il palo viene calcolata come per i pali costituiti di altri materiali. Il principale
fattore addizionale da mettere in conto è che il coefficiente d’attrito fra legno e terreno può
avvicinarsi tanto al valore tan ϕ ' per una combinazione di addensamento del terreno prodotto dal
volume del palo e per la penetrazione di grani di terreno nella superficie del legno, in particolar
modo per terreni granulari.

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PALI PREFABBRICATI IN ACCIAIO
I primi pali metallici sono stati adoperati dopo il 1890 e attualmente vengono
utilizzati in particolari opere o situazioni in cui il maggior costo del materiale che
li costi tuisce sia giustificato o bilanciato da circostanze favorevoli, spesso legate
alle modalità costruttive e all’urgenza.

I pali metallici hanno indiscutibili vantaggi:


− Massima resistenza alla presso flessione;
− Possibilità di essere infissi a notevole profondità saldando gli elementi tra loro;
− Possibilità di resistenza a carichi anche molto elevati;
− Infissione attraverso materiale resistente fino a raggiungere la roccia.

Il loro uso è particolarmente diffuso nelle opere marittime: per i pontili, per le
opere di accosto ed ormeggio delle navi (paraurti, ecc.), per le piazzole d’attracco
per petroliere in alto mare o per quelle dei pozzi di petrolio o metano.

Possono avere vari tipi di sezione: si hanno i pali metallici a profilo circolare con
diametri generalmente variabili da 200 a 1000 mm e spessore a sua volta
variabile circa da 6 a 20 mm. La lunghezza degli elementi varia generalmente da
8 a 12 m; si hanno però anche esempi, specialmente per opere di accosto per navi, di pali fino a 2 m
di diametro e spessore da 20 a 34 mm. Si hanno poi pali metallici con profilo a doppio T
particolarmente adatti per assorbire le azioni orizzontali. Altri pali metallici hanno varie forme
ottenute saldando tra loro profili di palancole (ad esempio tipo Larssen).

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PALI PREFABBRICATI IN CALCESTRUZZO ARMATO NORMALE E
PRECOMPRESSO

I pali prefabbricati in cemento armato sono stati usati per la prima volta da Hennebique nel 1897 e
negli Stati Uniti il loro uso è stato introdotto da Raymond.

Vengono prodotti nella lunghezza desiderata in un cantiere specializzato, lasciati maturare e quindi
spediti nel luogo dove vengono utilizzati e normalmente messi in opera per infissione con maglio.

Possono essere in calcestruzzo armato ordinario (anche detto “ad armatura lenta”) o precompresso.

Con la prefabbricazione è possibile ottenere pali di varia sezione e lunghezza (comunque limitata dal
trasporto), di controllare le caratteristiche del palo prima dell’infissione e di controllare, entro certi
limiti, il comportamento attraverso i dati di infissione (stima della capacità portante sulla base della
resistenza all’infissione).

Tra i pali in c.a. ordinario si distingue tra pali vibrati e pali centrifugati, in relazione alle modalità
con cui si ottiene la compattazione del calcestruzzo al momento della formatura. I pali vibrati sono
stati progressivamente sostituiti dai pali centrifugati cavi più leggeri e resistenti.

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Si possono avere pali vibrati a
sezione quadrata, poligonale o
circolare, come pure pali
centrifugati con sezione a corona
circolare costante (pali cilindrici)
od a sezione circolare di diametro
decrescente con la profondità
(pali troncoconici). SCAC

I pali in cemento armato hanno


spesso la punta formata da una
puntazza metallica conica o in
alcuni casi da una punta a base
allargata od in altri casi mancano
di punta.

I pali prefabbricati sono soggetti


a sollecitazioni notevoli sia
durante il trasporto che durante
l’infissione, sollecitazioni in
genere ben maggiori di quelle del
palo in esercizio, per cui è
particolarmente curata sia la qualità del calcestruzzo che delle armature metalliche.

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Recentemente tra i pali prefabbricati sono stati utilizzati anche quelli in precompresso e per
raggiungere maggiori profondità pali ad elementi giuntati.

I pali precompressi vengono realizzati pretendendo dei cavi di acciaio armonico ad alta resistenza
( f ult = 1700 ÷ 1860MPa ) fino ad un valore di 0,5 ÷ 0,7 ⋅ f ult ed effettuando il getto attorno ai cavi
(soluzione a “cavi pretesi”). Vi sono, a getto indurito, fenomeni di ritiro e viscosità nel calcestruzzo
e di rilassamento nell’acciaio che riducono lo stato di precompressione del palo del 10 ÷ 15% . È
prassi impiegare calcestruzzi ad elevata resistenza ( 35 ÷ 55MPa ) .

Il carico ammissibile di progetto P a per i pali precompressi può essere calcolato, tenendo conto
degli effetti della precompressione dovute ai carichi e agli effetti viscosi, come:
Pa = A g ⋅ ( 0.33f c − 0, 27 σ pe )

Dove A g è l’area lorda del calcestruzzo e σpe è lo tensione di precompressione “efficace”, scontate
tutte le perdite.

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Tensioni dovute all’infissione per battitura
Ricerche tecniche sperimentali hanno dimostrato che per queste valutazioni può applicarsi
all’infissione dei pali in calcestruzzo armato la teoria ondulatoria della propagazione degli sforzi: la
compressione prodotta dal colpo del maglio si propaga dall’alto al basso a partire dalla testa del palo,
poi si riflette, a partire dal piede, sotto forma di compressione se il terreno è molto resistente, di
trazione se il terreno è poco compatto.
Lo sforzo in un punto qualunque del palo è uguale alla somma degli sforzi corrispondenti alle onde
nei due sensi. Le peggiori condizioni si realizzano quando la sommatoria degli sforzi di
compressione è localizzato al piede. La compressione può raggiungere teoricamente il doppio della
pressione massima sulla testa.
L’attrito sulle pareti del palo ha debole influenza sul valore della pressione in testa, ma può
esercitare un’influenza importante sulla riduzione degli sforzi nella parte infissa del palo.
Quando l’infissione si effettua con facilità, la resistenza alla base è debole e l’onda trasmessa si
riflette sotto forma di trazione; questa si combina con l’onda di compressione che discende dalla
testa del palo e ne risultano degli sforzi effettivi di trazione che variano da un valore nullo alla punta,
fino ad un massimo verso a metà del palo.
Infissione per vibrazione
Possibile in terreni incoerenti granulari. Il palo appoggiato sul suolo in cui deve essere inserito viene
messo in vibrazione per mezzo di appositi dispositivi posti sulla testa. Grazie alla vibrazione indotta
al fusto il il terreno circostante il palo si mobilita dando spazio al palo stesso che scende gravato dal
proprio peso.

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VANTAGGI E SVANTAGGI DEI PALI PREFABBRICATI INFISSI PER BATTITURA

Vantaggi
Il palo viene ottenuto con l’infissione e quindi con un certo addensamento del terreno circostante. –
Attrezzature relativamente semplici
Stima capacità portante (con molti limiti)

Svantaggi

- l’operazione di infissione provoca vibrazioni che possono essere trasmesse attraverso il terreno a
strutture vicine;

- la lunghezza dei pali deve essere stabilita prima dell’infissione e quindi eventuali modifiche di
lunghezza di una certa entità, dovute a variazioni di stratigrafie o di caratteristiche del terreno o ad
altre cause, non sono facili da realizzare ed onerose per il costo e per il tempo;

- la presenza di terreni a grana grossa (ghiaie e ciottoli) o terreni incoerenti particolarmente resistenti
può provocare durante l’infissione la rottura della punta del palo; anche la presenza di argille molto
consistenti può ostacolare l’infissione.

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PALI IN CA GETTATI IN OPERA IN TUBO-FORMA INFISSO, RECUPERABILE E NON
A questa categoria appartengono tutti i pali ottenuti gettando del calcestruzzo fresco in una
cassaforma metallica (o tubo-forma) infissa nel terreno con i colpi del maglio, senza asportazione di
materiale. Il tubo-forma a getto avvenuto viene di mano in mano estratto e recuperato.

Sono largamente impiegati per pali non molto profondi


e di media portata, non lo sono per fondazioni troppo
ristrette o vicino a fabbricati esistenti, sia per
l’ingombro dell’attrezzatura, sia per i danni che i forti
colpi del maglio possono provocare ai fabbricati
limitrofi.

Palo Simplex
in origine consisteva nell’affondare nel terreno un tubo
munito di puntazza in cui si versava del calcestruzzo
fresco. Si estraeva in seguito il tubo-forma costipando il
betoncino con il maglio.
Al giorno d’oggi, per irrobustire il palo si crea alla base
dello stesso un ingrossamento o bulbo per aumentare la
sezione utile di appoggio sul terreno.
È una tipologia di palo scarsamente usata.

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Palo Franki
Differisce dal palo Simplex
sostanzialmente per il sistema di
infissione del tubo e di formazione del
bulbo di base. È infatti costituito da
una base inferiore espansa e da un
fusto rigoroso. Può essere verticale o
inclinato. Le sue fasi si esecuzione
sono:
a. Affondamento del tubo: dopo
aver appoggiato il tubo a terra si
getta sul fondo un certo
quantitativo di calcestruzzo di
consistenza asciutta che il maglio
con caduta libera dispone in
forma di tappo aderente
all’involucro. Tale tappo, sotto
l’azione continua del maglio, penetra nel terreno e trascina con se per la sua forte aderenza il
tubo fino alla profondità prestabilita, impedendo, nello stesso tempo, sia alle acque sotterranee
che alle terre di penetrare all’interno;
b. Formazione alla base del palo: fissato il tubo in modo tale da impedire ulteriori affondamenti
si regolano i colpi del maglio in modo tale da oltrepassare il valore dell’aderenza tappo-
involucro e costringere il tappo ad espandersi. Si aggiungono poi piccole quantità di betoncino,
proporzionalmente al grado di assorbimento del terreno;

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c. Formazione del fusto: si ottiene aggiungendo del calcestruzzo sempre di consistenza asciutta,
per mezzo di una benna speciale, battendolo con la massa e sollevando tratto per tratto la
camicia metallica mentre il maglio col proprio peso impedisce che il materiale risalga con
l’involucro. Il fusto assume un diametro superiore a quello del tubo e può paragonarsi ad una
colonna avente una superficie molto rugosa, con innumerevoli sporgenze anulari ammorsate in
maniera significativa nel terreno.

L’inclinazione dei pali Franki può raggiungere i 25° , ed in tal


caso sono sempre armati.

Un palo di analoghe caratteristiche si può ottenere con una


tecnologia più recente (figura) in cui il tubo forma, infisso con
un maglio battente sulla testa del rivestimento, è dotato di un
fondello a perdere oppure di un dispositivo per l’apertura del
fondo.

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Palo Vibro
La sua caratteristica consiste nel modo di estrazione del tubo-forma. Infatti mentre l’infissione del
tubo munito di puntazza avviene normalmente con un maglio munito di uno speciale dispositivo.
L’azione con alternanza del maglio solleva il tubo e batte il calcestruzzo. L’estrazione si fa, dunque,
per piccole scosse ascendenti seguite da un movimento discendente. La caratteristica principale del
palo è come indica il nome la vibratura del calcestruzzo; la sollecitazione vibratoria impressa al tubo
ha triplice scopo:
a. Far discendere il betoncino;
b. Sollevare il tubo;
c. Costipare il betoncino.

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Pali gettati in opera in casseforme non recuperabili - Palo Raymond
Il pericolo che il calcestruzzo venga dilavato da acque sotterranee o
attaccato da sostanze corrosive ha suggerito l’impiego di pali gettati
in apposite casseforme metalliche ondulate che, una volta infisse,
rimangono a difesa del calcestruzzo. In alcuni casi particolari in
presenza di falde artesiane, di acque aggressive

Vengono utilizzati vari tipi di pali costruiti in opera, in cui per ridurre
i costi si tende a limitare lo spessore del rivestimento (1,5÷6 mm).

Il palo Raymond, usato principalmente negli Stati Uniti, viene


costruito infiggendo nel terreno una tubazione metallica, in lamiera
ondulata e rinforzata, con la battitura di un mandrino della stessa
sezione; si cala successivamente nella tubazione l’armatura metallica
ed il calcestruzzo, formando così un palo in cemento armato entro una
cassaforma metallica (figura).

Vengono utilizzati anche pali dello stesso tipo ma cilindrici con


lamierino corrugato (Lacor o Trevicon) o con lamierino liscio
cilindrico (Delta).

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Vantaggi e svantaggi dei pali infissi e costruiti in opera.

Vantaggi
- Il palo viene ottenuto con l’infissione e quindi con un certo addensamento del terreno circostante. -
- In generale può essere costruito modificando la lunghezza in relazione alle possibili variazioni di
stratigrafia e di resistenza diversamente dai pali prefabbricati.

Svantaggi
Sono legati all’operazione della infissione ed inoltre, in assenza del lamierino di rivestimento a
perdere, si possono presentare pericoli legati a particolari situazioni del terreno o ad esecuzione non
a regola d’arte del palo, di restringimento della sezione o addirittura di taglio del palo stesso per
azione del terreno spingente sul calcestruzzo fresco.

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PALI IN CEMENTO ARMATO TRIVELLATI CON TUBO FORMA

Per questa categoria di pali, anch’essi realizzati in opera il


tubo-forma scende nel terreno per mezzo di speciali trivelle
a sonde.
Sostanzialmente i pali trivellati con tubo forma differiscono
dai precedenti perché in fase di infissione avviene
asportazione di materiale.
La cucchiaia cadendo dall’alto per peso proprio urta con
forza il terreno e vi penetra facilitata dal tagliente posto
all’estremità: il materiale, attraversata la valvola si deposita
nel corpo della sonda da cui viene successivamente estratto;
il tubo-forma, sia per peso proprio che per un movimento di
rotazione impresso a mano scende nel terreno e secondo la
natura di questo ultimo può prendere o meno l’andamento
della sonda.
In terreni coerenti, il sondaggio precede normalmente il
tubo, la cui infissione è relativamente facile; se il terreno è
incoerente, melmoso o frana facilmente, è necessario far
precedere l’avanzamento del tubo senza sondare per
impedire che il terreno continui a franare col pericolo di
apportare notevoli danni ai pali vicini o ad altre fondazioni.

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I pali trivellati si possono differenziare:

A) nelle modalità di inserimento del tubo


forma nel terreno:

A1) per infissione per battitura


A2) con morsa oscillante (palo Benoto)
A3) per mezzo di vibratore

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B) nel modo di costipamento del calcestruzzo, che può essere a battitura meccanica diretta o ad aria
compressa.

Palo Strauss
È il prototipo del palo trivellato. Il calcestruzzo veniva battuto meccanicamente a mezzo di un
maglio, e per evitare perdite di tempo, il getto veniva attraverso un tubo coassiale al tubo-forma,
mentre la massa batteva ininterrottamente.

Palo Wolfholtz
La compressione del calcestruzzo avviene con aria compressa. Ultimato l’affondamento e introdotta
se prevista l’armatura, si chiude il tubo con un coperchio avvitato munito di tre condotti di cui due
per l’aria a bassa e alta pressione e uno per la malta.

Palo Rodio
Deriva dal palo Strauss. In alcuni casi la costipazione del calcestruzzo e l’estrazione della colonna di
rivestimento avviene per mezzo dell’acqua in pressione in modo simile al procedimento con aria
compressa.

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Vantaggi e svantaggi dei pali trivellati con tubo forma

Il palo trivellato è più economico dei pali infissi, ed inoltre può essere eseguito in tutte le condizioni
di terreno e d’ambiente anche in locali ristretti o fra costruzioni esistenti. Per contro, per uscire ben
eseguito occorre verificare che non si creino soluzioni di continuità e danni tali da compromettere la
stabilità della fondazione.

I pali trivellati si adattano a risolvere casi di fondazione del tutto speciali. Il limitato ingombro della
attrezzatura consente l’esecuzione anche in locali ristretti o fra costruzioni esistenti, all’interno degli
edifici o sotto i ponti, per lavorazioni di sotto-fondazione.

I vantaggi che i pali trivellati con tubo forma in generale presentano rispetto agli altri tipi sono:
1. conoscenza, di volta in volta, di tutti gli strati di terreno attraversati e possibilità di una più
sicura valutazione della portata del palo mediante l’estrazione di campioni ed il loro esame in
laboratorio (angolo di attrito interno, peso specifico, compressibilità, coesione, ecc.);
2. assenza di energiche battiture e, se la perforazione è eseguita con trivelle a rotazione, esclusione
di qualsiasi percussione: l’assenza di vibrazione consente l’esecuzione dei pali vicino a edifici
esistenti
3. graduale adattamento del palo alle condizioni fisiche del terreno;
4. possibilità di raggiungere elevate profondità ( 30 ÷ 40m ed oltre)
5. possibilità di eseguire i pali in ogni tipo di terreno e di passare attraverso costruzioni esistenti.

Poiché la costruzione del palo viene ottenuta con asportazione del terreno, si ha una portata
ammissibile in genere minore di quella ottenibile con infissi, a parità di sezione e di lunghezza.

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Per uscire ben eseguiti occorre verificare che non si creino soluzioni di continuità e danni tali da
compromettere il risultato.

Tra gli inconvenienti più pericolosi è la formazione di un “tappo” di calcestruzzo che impedisca la
discesa del betoncino e il completamento del fusto con le dimensioni e le caratteristiche previste.
Lo stesso inconveniente può accadere se la colonna viene sollevata più del necessario oltre il livello
di calcestruzzo (con restringimento di sezione o interruzione del palo se il terreno circostante frana
all’interno).

Un altro pericolo è dato dal dilavamento del calcestruzzo che, ancora fresco, può entrare in contatto
con una corrente d’acqua sotterranea in pressione (taglio del palo).

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PALI IN CEMENTO ARMATO TRIVELLATI SENZA TUBO FORMA

La tecnica delle
perforazioni profonde a
rotazione si è potuta
sviluppare, a partire dal
1950, grazie
all’impiego dei fanghi
di bentonite1; che
hanno la duplice
funzione di assicurare
la stabilità del foro,
evitando l’impiego
della tubazione di
rivestimento e di
portare in superficie i
detriti. Il fango è costituito da una miscela di acqua e bentonite (peso di volume 1,02÷1,04 t/m3)
che in virtù della sua maggiore densità rispetto all’acqua sostiene le pareti del foro, crea sulle pareti
del foro un sottile strato impermeabile (cake), che impedisce la filtrazione dell’acqua verso l’esterno
del foro stesso, e mantiene in sospensione le particelle solide.

1 La bentonite è una miscela argillosa costituita in prevalenza di montmorillite (silicato idrato di alluminio) la cui proprietà fondamentale è di creare un sistema
colloidale quando viene dispersa in acqua ad opportune concentrazioni. La bentonite è capace di assorbire una notevolissima quantità di acqua rispetto al proprio
peso e di rigonfiasi per effetto di questo assorbimento. L’estrema suddivisione delle sue particelle elementari porta alla formazione di un sistema colloidale semplice
che è viscoso e tixotropico. Il termine tixotropia è stato introdotto per definire una trasformazione isoterma e reversibile prodotta da una forza deformante ed un
conseguente riposo.

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La possibilità di eseguire perforazioni senza tubazioni di rivestimento elimina i limiti di
diametro e profondità e consente l’esecuzione di pali anche a sezione non circolare.

La perforazione con i fanghi può avvenire in uno dei seguenti modi:


− Senza circolazione (fanghi statici): la bentonite viene aggiunta all’acqua contenuta nel foro ed è
l’attrezzo stesso che provvede alla sua miscelazione ed alla frantumazione del terreno;
− Con circolazione diretta (immissione): il fango viene pompato attraverso le tubazioni sino
all’attrezzo rotante e risale lungo il foro trascinandosi i detriti in sospensione;
− Con circolazione inversa (aspirazione): il fango viene immesso nel foro ed i detriti vengono
aspirati dalle pompe attraverso le aste di perforazione dal basso verso l’alto.

Nel caso della circolazione diretta il fango pompato attraverso la batteria di aste sino alla testa
rotante fuoriesce attraverso appositi ugelli e risale lungo lo spazio venutosi a creare tra la parete del
pozzo e le aste, sino a raggiungere la superficie . Il flusso ascendente trascina sabbie, ghiaie, terra,
detriti e anche ciottoli di notevole dimensione (10 ÷ 15cm ).

Si impiega la circolazione diretta per fori fino a 50 ÷ 60cm di diametro. Nei fori più grandi diventa
difficile avere velocità di aspirazione tali da poter mantenere i detriti in sospensione; con la
circolazione inversa, invece, la velocità di aspirazione, all’interno delle aste, è indipendente dal
diametro del foro.

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Vantaggi e cautele dei pali trivellati senza tubo forma

I vantaggi dei pali trivellati senza tubo forma sono legati al fatto che le attrezzature necessarie per la
loro costruzione e posa in opera sono spesso meno onerose rispetto agli altri tipi di palo, e non danno
luogo a vibrazioni durante la costruzione con ripercussioni in edifici adiacenti;

La loro lunghezza può essere facilmente variata facilmente adattandola alle varie esigenze.

Durante la loro costruzione vanno osservate particolari precauzioni per i movimenti dell’acqua nel
terreno e per un certo rilassamento legato all’asportazione del terreno stesso specialmente in
presenza d’acqua.

Come per i pali trivellati con tubo forma a causa della asportazione di terreno, si ha in genere una
portata minore di quella ottenibile con pali infissi di dimensioni analoghe. Anche con questi pali si i
pericoli di restringimento della sezione o di taglio del palo.

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PALI TRIVELLATI AD ELICA CONTINUA (rif.2)
I pali ad elica, talvolta noti come “elica cava” o più in
generale come CFA (Continuous Flight Auger, elica cava
continua), sono dei pali introdotti sul mercato una ventina
d’anni fa; essi, realizzabili in terreni fini da poco a
mediamente compatti, sono caratterizzati dall’inserimento
nel terreno, mediante rotazione e pressione, di un’elica,
con asse tubolare cavo, lunga quanto il palo.

L’inserimento è caratterizzato da un modesto riporto in


superficie del terreno scavato che, in gran parte. viene
costipato lateralmente all’elica stessa.

Una volta che viene raggiunto il fondo scavo, si procede


all’iniezione del calcestruzzo dal tubo cavo presente al
centro dell’elica, che risale gradualmente sospinta anche
dalla pressione idrostatica del calcestruzzo gettato al di
sotto della punta dell’elica.

A getto avvenuto si inserisce un’armatura (gabbia) nel palo, spesso inserita a pressione o mediante
vibratura, ma solo negli ultimi metri di palo (al massimo una decina di metri). Esistono anche delle
eliche con un tubo di diametro elevato rispetto all’elica, nel quale l’armatura viene inserita prima del
getto, potendo così occupare tutta la lunghezza del palo. Nella figura si vede un macchinario per la
costruzione di un tipico palo ad elica.

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MICROPALI

Vengono così chiamati i pali che hanno un diametro compreso tra 8 ÷ 15 cm , le cui caratteristiche di
esecuzione e di armatura variano di volta in volta secondo i brevetti, ma che sostanzialmente sono
chiamati a realizzare non tanto un elemento singolo portante, quanto, più frequentemente, un
consolidamento generalizzato del terreno sotto la fondazione.

I vantaggi di questo tipo di


palo sono, legati alle
possibilità di operare in
ambienti molto ristretti senza
arrecare disturbo alle
fondazioni e strutture esistenti,
gli svantaggi sono legati alle
modalità esecutive molto
delicate che qualora non siano
rispettate possono
compromettere la capacità
portante del micropalo ed alla
possibilità che durante
l’iniezione si abbia
prevalentemente la rottura del
terreno.

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Vi sono tre possibili tipi di micropali:

− Primo tipo: l’armatura può essere costituita da una gabbia metallica o da una unica barra ad
aderenza migliorata; il foro può essere semplicemente riempito con boiacca o malta di cemento
oppure durante l’estrazione del tubo di rivestimento il getto viene costipato con aria in pressione
ottenendo delle sbulbature per aumentare l’aderenza lungo il fusto.

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− Secondo tipo: prevede l’inserimento di una armatura tubolare metallica dal fondo della quale viene
eseguita una prima iniezione della miscela cementizia, miscela che viene iniettata successivamente
in pressione durante l’estrazione del rivestimento in modo da aumentare l’aderenza ed il volume
teorico del foro.

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Terzo tipo: (Tubfix Rodio) le modalità esecutive sono analoghe a quelle del secondo; l’aderenza
palo-terreno viene migliorata con la iniezione in pressione attraverso valvole disposte lungo
l’armatura metallica (tubi a manchettes ), disposte ogni 30 ÷ 50cm . La sezione finale è 2 ÷ 3 volte
quella iniziale.

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Le portate dei micropali del primo tipo sono limitate a 10÷ 20 t (0,1÷0,2 MN) e possono raggiungere
50÷60 t (0,5 ÷ 0,6 MN) per gli altri due; le lunghezze sono generalmente inferiori a 20 m.

Tipologie commerciali, ad esempio sono:

Palo Radice (primo tipo)


Sono inseriti in perforazioni di piccolo diametro e vengono impiegati nelle opere di sottofondazione.
Ultimata la trivellazione viene collocata in opera un’anima metallica, infine si esegue il getto con
l’aria compressa, con la contemporanea estrazione del tubo-forma. Il getto viene eseguito, oltre che
nel terreno, anche nel tratto perforato nell’esistente struttura, cercando così una continuità.
La compressione della malta provoca oltre al costipamento del terreno, la diffusione della malta
cementizia cosicché il diametro effettivo di un palo radice risulta, in genere, di circa 15 ÷ 20cm .

Palo Tubfix (terzo tipo)


Le modifiche introdotte sono:
− iniezione controllata e, se occorre, ripetute nella parte più profonda;
− armatura costituita da un tubo d’acciaio, anziché barre

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VALUTAZIONE DELLA CAPACITÀ PORTANTE STATICA DEI PALI ISOLATI

Per determinare la capacità portante di un palo isolato si può ricorrere ad uno dei seguenti quattro
metodi:

1) formule statiche;

2) formule dinamiche basate sui risultati di infissione del palo;

3) formule che utilizzano i diagrammi penetrometrici ottenuti con il penetrometro statico o


dinamico;

4) prove di carico sul singolo palo.

I terreni sono spesso eterogenei, perciò il calcolo teorico delle fondazioni su pali comporta
obbligatoriamente delle semplificazioni piuttosto radicali.

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Formule statiche

La stima della capacità portante per carico verticale di un palo isolato QLIM mediante formule
statiche è ottenuta valutando i valori massimi mobilizzabili, in condizioni di equilibrio limite, della
resistenza laterale QS e di quella di punta QP:

QLIM + WP = QS + QP

essendo WP il peso proprio del palo.

Si fanno le seguenti ipotesi:


- il carico limite del sistema palo terreno è condizionato dalla resistenza del terreno e non da quella
del palo;
- il palo è un corpo cilindrico rigido;
- i termini di capacità portante per attrito e/o aderenza laterale QS e di capacità portante di punta QP
non si influenzano reciprocamente e possono essere determinati separatamente.

Nell’esposizione si farà riferimento per semplicità ad un terreno di fondazione omogeneo.

In realtà un palo di fondazione attraversa spesso strati di diversa natura, o comunque con proprietà
geotecniche variabili con la profondità, per cui la capacità portante dovrà essere valutata per
sommatoria dei contributi dei differenti strati.

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Palo in terreno coesivo saturo

Stima di QS
La capacità portante per aderenza e/o per attrito laterale per un palo di diametro D e lunghezza L è
per definizione:

Le tensioni tangenziali limite di attrito e/o di aderenza laterale all’interfaccia tra la superficie del
palo e il terreno coesivo saturo circostante, τs, sono molto difficili da valutare analiticamente, poiché
dipendono dal grado di disturbo e dall’alterazione delle pressioni efficaci e interstiziali che le
modalità di costruzione del palo producono nel terreno.
Sul piano qualitativo il fenomeno è abbastanza chiaro, ma per una valutazione quantitativa è
necessario ricorrere a semplificazioni drastiche e ad una buona dose di empirismo.

I metodi attualmente più utilizzati sono due, il metodo α e il metodo β.

È buona norma assumere come capacità portante per attrito e/o aderenza laterale di progetto il
minore dei due valori stimati.

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a) Metodo α
Si assume che le tensioni tangenziali limite siano una quota parte della resistenza al taglio non
drenata originaria del terreno indisturbato:

in cui α è un coefficiente empirico di aderenza che dipende dal tipo di terreno, dalla resistenza al
taglio non drenata del terreno indisturbato, dal metodo di costruzione del palo, dal tempo, dalla
profondità, dal cedimento del palo.

Se l’angolo di attrito palo-terreno, δ, fosse eguale all’angolo di resistenza al taglio del terreno,
φ’, e se l’installazione del palo non producesse alterazioni nello stato tensionale del terreno, si
avrebbe:
(**)

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L’Associazione Geotecnica Italiana suggerisce di assumere per α i valori indicati in Tabella

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b) Metodo β

Si assume che le sovrapressioni interstiziali che si generano durante la messa in opera del palo si
siano dissipate al momento di applicazione del carico, e che pertanto la tensione tangenziale limite
possa essere valutata, con riferimento alle tensioni efficaci, nel modo seguente:

Per terreni coesivi l’angolo di resistenza al taglio, φ’, è generalmente compreso tra 20° e 30°, per
cui, per un terreno N.C., si otterrebbero valori di β compresi tra 0,24 e 0,29.

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Risultati sperimentali indicano che:

- per pali infissi in terreni coesivi


normalmente consolidati, il coefficiente β
risulta compreso tra 0,25 e 0,40 (figura),
per cui sembra ragionevole assumere
come valore di progetto β = 0,3;

- per pali infissi in terreni coesivi


sovraconsolidati, i valori del coefficiente
β sono molto più dispersi, (figura) ma
comunque superiori ai valori ottenibili con
le ipotesi dell’eq. (**) che possono essere
cautelativamente assunti come valori di
progetto;

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- per pali trivellati in terreni coesivi normalmente consolidati si può
fare riferimento, come valore di progetto, a β = 0.25;

- per pali trivellati in terreni coesivi sovraconsolidati i valori


ottenibili con le ipotesi dell’eq. (**) non sono cautelativi, e, come
valore di progetto, si può fare riferimento a β = 0.8 (figura).

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Stima di QP

In genere il termine di capacità portante di punta QP di pali in terreno coesivo contribuisce in


maniera modesta (10%-20%) alla capacità portante totale.

Per la stima di QP si esegue un’analisi in condizioni non drenate, in termini di tensioni totali.

L’equazione di riferimento è formalmente identica a quella della capacità portante di fondazioni


superficiali su terreno coesivo in condizioni non drenate.

Lo schema di riferimento è però diverso: per le fondazioni superficiali si assume lo schema della
striscia indefinita (problema piano) e terreno resistente solo dal piano di fondazione, per le
fondazioni profonde si assume lo schema di area circolare (problema a simmetria cilindrica) e
terreno resistente sia sopra che sotto il piano di fondazione. Per tale motivo i fattori di capacità
portante per fondazioni profonde sono maggiori che per fondazioni superficiali.

:
in cui AP è l’area di base del palo, qP è la capacità portante unitaria, cu è la resistenza al taglio in
condizioni non drenate del terreno alla profondità della base del palo, σv0,P è la tensione verticale
totale alla punta, e Nc è un fattore di capacità portante, il cui valore è assunto pari a 9.

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Molto spesso il peso del palo WP e il termine AP σv0,P sono trascurati,
poiché quasi si compensano, e si pone:

con

In terreni coesivi sovraconsolidati, e quindi spesso fessurati, è opportuno introdurre un fattore di


riduzione RC che, secondo Meyerhof, può essere calcolato nel modo seguente, in funzione del
diametro D del palo (in metri):

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Palo in terreno incoerente
Nel caso di pali in terreni incoerenti, e quindi di elevata permeabilità, l’analisi è svolta sempre con
riferimento alle condizioni drenate e quindi in termini di tensioni efficaci.

Stima di QS
Per la stima di QS si applica il metodo β.

Per la scelta dei valori di K e di tan δ si può fare riferimento alle indicazioni di tabella

Altri autori (Reese e O’Neill, 1988) sulla base di un’analisi di prove di carico su pali strumentati
suggeriscono di assumere, per pali trivellati, β = 0,8 fino alla profondità di 10 volte il diametro e β =
0,6 per profondità maggiori, con la limitazione τs ≤ 200kPa.

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L’applicazione del metodo β per il calcolo delle tensioni tangenziali d’attrito di un palo in terreno
sabbioso porta ad assumere una crescita lineare di τs con la tensione verticale efficace, e quindi con
la profondità, che non è in realtà verificata.

Probabilmente a causa di fenomeni d’arco (effetto silo), la tensione efficace orizzontale nel terreno a
contatto con il palo σ’h , e quindi anche τs, crescono meno che linearmente con la profondità e
tendono a stabilizzarsi ad una profondità critica dipendente dal diametro del palo e dallo stato di
addensamento del terreno (tabella).

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Stima di QP

La capacità portante di punta dei pali in


terreni incoerenti è stimata con l’equazione:

in cui AP è l’area di base del palo, qP è la


capacità portante unitaria, σ'v0,P è la tensione
verticale efficace alla punta, Nq è un fattore
di capacità portante.

Il valore di Nq
dipende, a parità di
angolo di resistenza al taglio, dal meccanismo di rottura ipotizzato. Nelle
figure sono rappresentati diversi meccanismi di rottura proposti e i
corrispondenti valori di Nq.

Come si può notare la dispersione dei valori è molto alta e crescente con il
valore dell’angolo di resistenza al taglio. A titolo di esempio per φ’ = 35° i
valori di Nq proposti dai vari Autori sono compresi tra 55 e 500.

Inoltre è molto incerta la scelta del valore di calcolo di φ’, sia perché la
messa in opera del palo altera le proprietà meccaniche del terreno sia
perché la stima di φ’ in terreni incoerenti è indiretta e affidata a prove in

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sito, sia infine perché il valore di φ’ dipende anche dallo stato tensionale a rottura.

In genere si fa riferimento alla curva di Nq proposta da Berezantzev, che è una delle più cautelative, e
ad un angolo di resistenza al taglio di progetto, φ’d, ridotto rispetto al valore di picco stimato.

Ad esempio, è stato proposto di assumere:

Una procedura di calcolo suggerita da Fleming et al. (1985) è la seguente:

- si stima un valore di φ’ sulla base della densità relativa e si determina il corrispondente fattore di
capacità portante Nq secondo Berezantzev,

- si valuta la tensione efficace media nella zona di rottura mediante la relazione:

- si stima un nuovo valore di φ’ con la relazione:

- si calcola il valore aggiornato di Nq e si ripete la procedura fino a convergenza.

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La forte incertezza associata alla stima della capacità portante di punta per pali
trivellati di grande diametro in terreno incoerente non è tuttavia quasi mai determinante
nelle scelte progettuali. Infatti esse sono condizionate dai cedimenti
ammissibili piuttosto che dalla rottura del sistema palo-terreno, la quale
si manifesta, come già è stato detto, per cedimenti dell’ordine del 25%
del diametro.

È pertanto opportuno riferirsi alla condizione limite di esercizio, ovvero


ad un carico alla punta del palo cui corrisponde un cedimento
dell’ordine del 6-10% del diametro del palo, utilizzando un’equazione
formalmente identica alla eq. Vista per la stima di QP ma con un
coefficiente Nq*, inferiore ad Nq e corrispondente all’insorgere delle
prime deformazioni plastiche alla punta (figura).

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Formule dinamiche
Durante la messa in opera di pali battuti, ovvero infissi a percussione, l’energia necessaria per
affondare il palo è correlata con la resistenza a rottura del sistema palo – terreno. Le formule
dinamiche tentano una stima della capacità portante del palo dalla misura dell’energia necessaria per
la messa in opera, ovvero mediante un bilancio
energetico, assumendo che il lavoro totale del maglio,
diminuito del lavoro perduto per deformazioni e
dissipato nell’urto, sia pari al prodotto della capacità
portante per l’abbassamento del palo

Lm = Lu + Lp
in cui
Lm = ρ·Em è il lavoro motore (ρ è un coefficiente di
efficienza),
Em = W·h è l’energia fornita da un colpo di maglio
(W è il peso del maglio, h è l’altezza
di caduta libera del maglio),
Lu = Qlim·δ è il lavoro utile (Qlim è la capacità
portante del palo, δ è il rifiuto, ovvero
l’abbassamento medio per un colpo di maglio)

Lp è il lavoro dissipato nell’urto (le numerose formule esistenti si differenziano per l’espressione di
Lp).

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Le formule dinamiche, oltre ad essere applicabili ai soli pali battuti, sono poco attendibili come
metodo di stima della capacità portante per molti motivi, il principale dei quali è che la resistenza
all’infissione del palo non è affatto eguale alla capacità portante del palo in condizioni statiche.
Tuttavia sono utili per un controllo di qualità della palificata e di omogeneità del terreno di
fondazione.
Esistono molte formule dinamiche, le più note sono:

la formula di Jambu (1953)

e la formula danese (1956)

in cui A, E ed L sono rispettivamente l’area della sezione, il modulo di Young e la lunghezza


del palo.

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Formule che utilizzano i risultati di prove penetrometriche
I risultati delle prove penetrometriche possono essere utilizzati per la stima della capacità portante
dei pali di fondazione sia in modo indiretto, ovvero per determinare i parametri geotecnici da
utilizzare nelle formule statiche, sia in modo diretto.

In particolare, la prova penetrometrica statica (CPT), che consiste nell’infissione a pressione nel
terreno di un piccolo palo, può essere considerata come una prova di carico a rottura su un prototipo
in scala ridotta del palo da progettare.

Capacità portante di punta di pali battuti in terreno sabbioso omogeneo


Tenendo anche conto del fatto che il volume di terreno coinvolto nel fenomeno di rottura alla punta è
funzione del diametro D del palo, Meyerhof (1976), se la lunghezza del palo L è maggiore della
profondità critica, Zc (funzione dello stato di addensamento della sabbia: vedi tabella) suggerisce di
stimare la capacità portante unitaria di punta, q P come:
qP = qc
con q c valore medio della resistenza penetrometrica di punta fra le profondità (L – 4D) e (L + D).

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Se lo strato di sabbia in cui si attesta la punta del palo è compreso tra due strati di minore resistenza
penetrometrica di punta, il valore di progetto della capacità portante unitaria, q P può essere stimato
con le indicazioni di figura.

Si noti come lo sviluppo della capacità portante è considerata funzione della profondità di
ammorsamento, raggiungendo il valore nominale solo per un ammorsamento superiore a 10 D.

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Capacità portante laterale di pali battuti in terreno sabbioso omogeneo
La tensione tangenziale limite d’attrito lungo il fusto si può assumere pari alla resistenza laterale
locale della prova CPT:
τs = f s
oppure si può stimare con riferimento alla resistenza penetrometrica di punta, assumendo:

τs = q c 200 se q c ≥ 20 MPa
τs = q c 150 se q c ≤ 10 MPa

In alternativa si può usare l’espressione consigliata


dall’AGI (1984), (meno cautelativa della precedente):
τs = α q c con i valori di α di tabella

Anche la prova SPT è utilizzata per la stima della capacità portante di pali infissi in terreno
incoerente. A tal fine, Meyerhof suggerisce di assumere:

Per pali trivellati si possono assumere valori di q P e di τs pari a 1/3 e a 1/2 di quelli corrispondenti
ai pali battuti.

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Prove di carico su singolo palo
La capacità portante del singolo palo
può infine essere valutata con la prova
di carico sul palo.

Si deve però osservare che si tratta di


prove costose e lunghe se fatte
correttamente.

Le prove di carico possono distinguersi


in due categorie:

a) le prove di progetto che, per un palo di tipo e caratteristiche date, hanno lo scopo di determinare
la capacità portante. Esse sono in generale spinte fino a rottura (o almeno ad un carico pari a 2.5-3
volte il carico di esercizio) e per questa ragione devono essere condotte su pali di prova, costruiti
appositamente e generalmente non incorporati nella struttura definitiva e appositamente strumentati
spesso anche lungo il fusto, allo scopo di stimare separatamente i contributi di attrito laterale e di
punta. La determinazione sperimentale diretta della capacità portante di un palo isolato ottenuta con
prova di carico a rottura su pali prototipo strumentati, identici a quelli di progetto, è la migliore delle
stime possibili. Tuttavia anche tale tecnica non è esente da incertezza, sia per la variabilità del
terreno di fondazione, sia per l’impossibilità di realizzare pali fra loro identici, sia per la dipendenza
del comportamento dalle modalità di applicazione del carico.

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b) le prove di controllo o di verifica effettuate o sistematicamente su una certa percentuale di pali
realizzati (in numero di qualche % dei pali in progetto – vedi NTC2008 6.4.3.7.2) o se si hanno dei
dubbi sulla qualità dell’infissione o della realizzazione, se sono eseguite su pali che giocano un ruolo
importante nella struttura definitiva, non devono provocare notevoli deformazioni. Si eseguono
dunque su pali, già realizzati, appartenenti alla fondazione. Il carico massimo applicato durante la
prova è di norma pari a 1,5 volte il carico di esercizio, quindi non tale da produrre la rottura, ma è
comunque possibile estrapolare dalla curva carico-cedimenti il valore della capacità portante del
palo.

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La prova viene in genere condotta realizzando al
disopra della testa del palo un carico indipendente
poggiante sul terreno lontano dal palo per non
modificarne sensibilmente l’equilibrio.

Si procede al carico con l’aiuto di un martinetto posto


tra il carico di contrasto e la testa del palo e agendo a
mezzo di una articolazione che centra gli sforzi.

Si può egualmente opporre alla reazione del martinetto


la trazione esercitata a mezzo di una o più travi,
generalmente in ferro, su un certo numero di pali vicini.
Questo metodo però deve essere usato con precauzione
e comunque i pali, per prove con pali di diametro
usuale, dovrebbero essere distanti da quello di prova
almeno 4D o 2 m se minore

L’attrezzatura di misura deve permettere la


registrazione della pressione del martinetto, da cui si ha
il carico sul palo, e degli spostamenti della testa del palo
in relazione a dei riferimenti situati abbastanza lontano
per non subirne l’influenza.

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Si procede in generale a cicli successivi di carico e scarico (con valori massimi crescenti Q E , 1.5-2.0
QE , 3 QE )

Le più usuali modalità di esecuzione della prova sono le seguenti:


- applicazione del carico per incrementi ∆Q ≤ 0.25 Q E
- durata di applicazione di ciascun incremento di carico che dovrà risultare tale che la velocità di
cedimento, v, sia:

v ≤ 0.01 mm/20’ per pali di piccolo diametro


v ≤ 0.02 mm/20’ per pali di medio diametro
v ≤ 0.03 mm/20’ per pali di grande diametro

In ciascuna sosta si misura l’abbassamento dopo stabilizzazione. Dopo la stabilizzazione a carico


nullo, si misura l’abbassamento residuo; si procede di preferenza dopo qualche ora al successivo
ciclo da percorrere con incrementi di carico analoghi a quelli del ciclo precedente.

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I risultati della prova di carico sono rappresentati da un diagramma carico-abbassamento e da un
diagramma tempo-abbassamento.

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Per quanto riguarda le prove di carico di progetto (prove su pali pilota) la normativa NTC2008
richiede vadano spinte fino a quel valore del carico per il quale si raggiunge la condizione di rottura
del terreno. Ove ciò non sia possibile la prova deve essere eseguita fino ad un carico pari ad almeno
2.5 volte il carico di esercizio (quello a cui ci si è riferiti per le verifiche SLE).

Per le prove di verifica in corso d’opera si deve raggiungere almeno un carico pari a 1.5 Q E

Nell’interpretare i risultati della prova di carico si può definire la rottura del sistema palo-terreno
come un abbassamento notevole del palo senza aumento sensibile del carico.

La resistenza del complesso palo-terreno è assunta pari al valore del carico applicato corrispondente
ad un cedimento della testa pari al 10% D nel caso di pali di piccolo e medio diametro (D < 80 cm),
non inferiori al 5% D nel caso di pali di grande diametro (D > 80 cm).

Se tali valori di cedimento non sono raggiunti nel corso della prova, è possibile procedere
all’estrapolazione della curva sperimentale a patto che essa evidenzi un comportamento del
complesso palo-terreno marcatamente non lineare.

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Determinazione della capacità portante

È accettato da vari sperimentatori che il carico di rottura corrisponda ad un abbassamento


permanente pari ad un 0.1 D, con un minimo di 40 mm; la tendenza odierna per i pali a grande
diametro è però di considerare anche cedimenti maggiori pari al 20% del diametro.

Esistono peraltro diversi metodi convenzionali per definire la capacità portante di un palo per carico
verticale dai risultati di prove di carico di progetto e/o di collaudo:

1° Metodo convenzionale da prove di progetto:


- pali battuti: Qlim = carico corrispondente a un abbassamento w = 0,1D
- pali trivellati: Q lim = carico corrispondente a un abbassamento w = 0,25D

2° Metodo convenzionale da prove di progetto:


Q lim = carico in corrispondenza del quale
il cedimento vale 2δ essendo δ il cedimento
per Q = 0,9 Q lim (figura) .

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3° Metodo convenzionale da prove di progetto e di collaudo:

Interpolazione iperbolica dei dati sperimentali:

oppure:

w lim = 0.10 D per pali battuti


w lim = 0.25 D per pali trivellati

Esistono poi regolamentazioni e raccomandazioni nei diversi paesi per la determinazione del carico
di rottura e per la scelta del carico ammissibile sulla base dei risultati della prova di carico.

Così nella Norma DIN 1054 edizione 1976 viene indicato come carico limite quello che nella curva
carichi-cedimenti risulta chiaramente dall’andamento dei cedimenti o, qualora l’andamento non sia
sufficientemente indicativo, quello corrispondente ad un cedimento permanente di 0,025 volte il
diametro per i pali battuti.

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Quanto finora detto sulle prove di carico si riferisce a pali di diametro e portata più frequenti, e non
sembra_completamente accettabile per i pali a grande diametro, per i quali le prove di carico, data
l’onerosità, sono seguite più raramente e l’interpretazione è un po’ diversa anche in relazione
all’utilizzazione del palo.
Le prove dirette di carico su pali permettono evidentemente di verificare la capacità portante di un
palo isolato, indipendentemente dall’influenza dei pali vicini, sia sul palo stesso sia sugli strati
sottostanti.
Esse sono d’altra parte influenzate dalle condizioni di prova e soprattutto dal tempo che passa tra
l’infissione o l’esecuzione del palo e le prove di carico.
Nei terreni incoerenti saturi, la capacità portante può o non decrescere durante qualche ora dopo
l’infissione; essa aumenta in seguito e si stabilizza. La prova deve dunque essere fatta dopo
qualche_giorno.
Nei terreni impermeabili saturi, suscettibili di rigonfiamento, la capacità portante può aumentare in
nodo considerevole nei giorni che seguono l’infissione per decrescere in seguito a causa
dell’espulsione dell’acqua interstiziale. La prova di carico deve allora essere effettuata molto più
tardi; può essere eventualmente necessario procedere a più prove, su dei pali eguali in date
successive.
Per i pali costruiti in opera si deve raggiungere ovviamente una certa resistenza nel calcestruzzo e
quindi attendere il tempo necessario per la maturazione prima di eseguire la prova.
Queste considerazioni non possono evidentemente essere codificate; la scelta delle condizioni di
prova e la sua interpretazione fanno soprattutto appello all’arte ed all’esperienza del costruttore.

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Attrito negativo
Alle volte i pali sono caricati per attrito negativo; questo fenomeno può verificarsi per due tipi di
cause:
1) per cedimento e consolidazione del terreno sotto il proprio peso (fanghi marini e terreni
alluvionali recenti in fase di consolidazione) o per azione anche di un abbassamento della falda
freatica (caso di Città del Messico);
2) per influenza di un sovraccarico esterno applicato direttamente sul terreno (caso di edifici e
magazzini industriali con forti depositi e carichi poggianti direttamente sul pavimento e qualche
volta per l’esecuzione di rilevati adiacenti alle strutture).

Pile e cassoni
Le formule e le considerazioni svolte per i pali possono entro certi limiti essere estese alle pile ed ai
cassoni (fondazioni semiprofonde). Precisamente per quest’ultime fondazioni il termine di resistenza
d’attrito gioca un ruolo meno importante che per i pali sia per la configurazione geometrica della
fondazione sia perché le operazioni di affondamento delle pile e dei cassoni comportano una
maggiore riduzione della resistenza d’attrito rispetto ai pali; inoltre in genere la scelta di questo tipo
di fondazione è spesso legata anche al raggiungimento, con la base della fondazione, di un banco di
terreno con elevate caratteristiche di resistenza.

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Capacità portante di gruppo (o di una palificata).

Finora si è esaminato il problema della capacità portante e del carico ammissibile del singolo palo
caricato assialmente a compressione.
In pratica però i pali abbastanza spesso sono costruiti in gruppo, ed è quindi necessario conoscere
l’influenza della vicinanza degli altri pali sulla capacità portante e sui cedimenti.
A causa dell’interazione fra i pali costituenti un gruppo, il comportamento di un palo del gruppo,
sia in termini di rigidezza sia in termini di resistenza, non è eguale al comportamento del
palo isolato.
Eccetto che nel caso di pali con la punta in roccia, la capacità portante di un gruppo di pali non è
generalmente eguale alla somma delle capacità portanti dei singoli pali.
L’interazione fra i pali del gruppo dipende da molti fattori, i principali dei quali sono la distanza fra i
pali (la distanza minima fra i pali di un gruppo non dovrebbe essere inferiore a 3D), le modalità di
messa in opera dei pali, la natura del terrenodi fondazione, l’entità dei carichi applicati, il tempo.
Si definisce efficienza del gruppo di pali il rapporto tra il carico limite del gruppo Q LIM,G e la somma
dei carichi limite dei singoli pali che lo compongono.

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L’efficienza del gruppo può essere maggiore, eguale o minore di 1, ma la normativa impone di
assegnare a EG valori non superiori ad 1.
Esistono formule e diagrammi che permettono di determinare la capacità portante del gruppo di pali,
in funzione del numero dei pali stessi e della distanza tra loro, e che portano ad una riduzione di
capacità portante variabile tra 0,5 e 0,9 di quella del singolo palo. Come detto, la distanza tra gli assi
dei pali in testa non dovrebbe in genere scendere sotto 3D e dovrebbe aumentare logicamente
passando dai pali resistenti praticamente solo di punta a quelli resistenti solo d’attrito.

Valori orientativi dell’efficienza di un gruppo di pali in terreno non coesivo sono indicati in tabella

100

Nel caso di pali costruiti in terreni argillosi, si può avere una riduzione considerevole della capacità
portante del gruppo specialmente se i pali sono piuttosto vicini.

L’efficienza di un gruppo di pali in terreno coesivo, se la struttura di fondazione non interagisce con
il terreno, è di norma assunta pari ad 1 per interassi superiori a 8 volte il diametro e compresa tra 1 e
0.6 in caso contrario.

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Viceversa se la struttura di fondazione interagisce con il terreno, il carico limite di un gruppo di pali
in terreno coesivo, e quindi portanti prevalentemente per aderenza o attrito laterale, è di norma
assunto pari al minore fra i due seguenti valori:
a) la somma dei carichi limite dei singoli pali che lo compongono (ovvero EG = 1),
b) la capacità portante di un blocco avente altezza pari alla lunghezza dei pali e base delimitata
dal perimetro del gruppo.

La capacità portante del blocco è data dalla relazione

con la limitazione:

essendo:
BB e LB le dimensioni in pianta del blocco rettangolare
equivalente,
L l’altezza del blocco pari alla lunghezza dei pali,
cub e cum la resistenza al taglio non drenata rispettivamente alla
profondità della base e
media lungo il fusto dei pali.

ATTENZIONE! In un gruppo di pali le sollecitazioni


trasmesse al terreno da ciascun palo in alcune zone si
sommano dando luogo a sollecitazioni maggiori (e che
interessano strati di terreno a maggiore profondità) come
indicato in figura.
Fondazioni profonde pag. 80 / 85
La verifica della capacità portante del gruppo di pali può essere condotta come per una pila.

Eseguendo quindi il calcolo della capacità portante di una palificata assimilandola a una pila avente
la profondità dei pali e quale sezione quella racchiusa dal perimetro esterno della palificata
considerando quindi che il terreno all’interno di questo perimetro si comporti come un blocco rigido
possono essere svolte le seguenti considerazioni.

La capacità portante è ancora data da

facendo però riferimento all’area di


base racchiusa dal perimetro ed a
quella laterale corrispondente al
perimetro Si può scrivere:

nella quale D è l’altezza di terreno interessato, A l’area della superficie circoscritta a tutti i pali, p il
perimetro della superficie circostante ai pali, γ il peso di volume del terreno intorno ai pali, Fm la
resistenza al taglio del terreno lungo la superficie circoscritta che è data da cu, per i terreni coerenti e
da p’ K0 tg ϕ per i terreni incoerenti.

Fondazioni profonde pag. 81 / 85


Strutture di trasmissione dei carichi dalla struttura ai pali – ipotesi per il calcolo dei pali.

La trasmissione dei carichi dalla struttura ai pali avviene attraverso plinti. travi o
platee generalmente in cemento armato e che collegano quindi le teste dei pali.

Si ammette di solito che tutto il carico venga trasmesso solo ai pali e non a mezzo
dei punti, travi e platee anche al terreno immediatamente sottostante, poiché si
ipotizza che la resistenza del palo sia più elevata di quella del terreno relativamente
superficiale.
In genere si cerca di fare in modo che la risultante dei carichi passi per il baricentro
dei pali od almeno di centrare il carico permanente.
Nel caso di carico eccentrico si fanno le seguenti ipotesi:
a) la struttura di collegamento si considera perfettamente rigida;
b) le teste dei pali si valutano come articolate sotto la struttura, tali che non vengano
trasmessi momenti flettenti ai pali stessi;
c) i pali si comportano come colonne elastiche e quindi si ammettono deformazioni
e distribuzione delle tensioni piane;
d) a ciascun palo si affida la stessa resistenza specifica.
Queste ipotesi permettono di utilizzare la teoria della elasticità per il calcolo della
distribuzione dei carichi sui pali e delle sollecitazioni nella struttura di
collegamento.
Fondazioni profonde pag. 82 / 85
Fondazioni profonde pag. 83 / 85
Se un gruppo di pali deve resistere anche ad azioni orizzontali abbastanza forti si preferisce spesso
trasmettere al terreno tali azioni attraverso pali inclinati.
Il carico su ogni palo può essere determinato, in alcuni casi semplici, costruendo il diagramma delle
forze e facendo l’ipotesi che i pali siano caricati solo assialmente (metodo grafico di Culmann).
L’azione delle forze orizzontali dà luogo a pali soggetti a compressione e a trazione.
I pali inclinati sono generalmente di tipo prefabbricato ed infisso; con l’inclinazione in genere si
arriva abbastanza facilmente fino a 15°, ma possono essere raggiunti anche i 40°. Comunque anche
alcuni tipi di pali infissi e costruiti in opera ed i pali a piccolo diametro possono essere inclinati.
Si accettano azioni orizzontali limitate anche su pali verticali.
Per quanto riguarda i pali a grande diametro e gli elementi di diaframma si deve osservare che
mentre in genere i pali di diametro usuale sono adoperati in gruppo, quelli a grande diametro sono
usati più spesso da soli o in numero molto limitato.
Si ha in genere che le portate unitarie affidate ai pali a grande diametro sono piuttosto elevate 300 ÷
1000 t (3 ÷ 10 MN) e quindi anche manufatti di notevole mole sono fondati su un numero di pali
limitato.
Pertanto deficienze che entro certi limiti possono essere accettate per i pali usuali, ipotizzando che la
deficienza di qualcuno di essi possa essere facilmente compensata da quelli adiacenti, non possono
invece essere accettate per i pali a grande diametro, per i quali è quindi logico adottare una maggiore
cautela nel fissarne la portata ammissibile e nel controllarne la costruzione.

Fondazioni profonde pag. 84 / 85


Azioni orizzontali sui pali

Fra i problemi relativi ai pali un caso di particolare


interesse è costituito dai pali sottoposti ad azioni
orizzontali, problema questo che si presenta
frequentemente nelle opere marittime, nei ponti,
nelle fondazioni di pali o piloni per il trasporto di
energia elettrica, per l’illuminazione ecc.

Questo problema è stato indagato da numerosi


studiosi con ricerche sia teoriche che sperimentali.
Il comportamento dei pali sotto l’azione di forze
orizzontali è stato considerato sotto i due aspetti
del carico di rottura e delle deformazioni con il carico di lavoro.

La rottura avviene come si può vedere in figura, sia quando il palo ruota rigidamente nel terreno sia
quando viene superata la resistenza flessionale del palo e si formano una o più cerniere plastiche
lungo il palo.

La resistenza laterale del terreno dipende dalla resistenza al taglio del materiale intorno al palo
mentre ovviamente nella rottura del palo entrano anche in campo le caratteristiche di resistenza alla
rottura della sezione del palo.

Fondazioni profonde pag. 85 / 85


Fondazioni superficiali – Interazione struttura – fondazione- terreno

rev. 05.12.12

1
Parte dei testi e delle figure che seguono sono stati estratti, con alcune modifiche, da uno o più
dei seguenti testi, a cui si rimanda per chiarimenti e approfondimenti:

• Bowles J. E., FONDAZIONI PROGETTO E ANALISI, McGraw-Hill, Milano, 1991

• Colombo P., Colleselli F., ELEMENTI DI GEOTECNICA, Zanichelli, Bologna, 2004

• Facciorusso J., Madiai C., Vannucchi G. – DISPENSE DI GEOTECNICA, Dipartimento


di Ingegneria Civile – Sezione Geotecnica, Università degli Studi di Firenze, 2006

• Lancellotta R., Costanzo D., Foti S., PROGETTAZIONE GEOTECNICA SECONDO


L'EUROCODICE 7 (UNI EN 1997) E LE NORME TECNICHE PER LE
COSTRUZIONI (NTC 2008), Hoepli Ed., Milano, 2011

• Lancellotta R., Calavera J., FONDAZIONI, McGraw-Hill, Milano, 2003

2
Interazione struttura-terreno

Un’analisi rigorosa delle strutture di fondazione richiede lo studio dell’interazione tra la fondazione, la
struttura in elevazione e il terreno.

Le incognite del problema non sono costituite unicamente dalle reazioni che il terreno trasmette alle
fondazioni (ovvero che le fondazioni esercitano sul terreno), ma anche dalle mutue azioni che si
scambiano la struttura in elevazione e le fondazioni.

Non sono in generale accettabili, se non in casi particolari, le usuali schematizzazioni che risolvono il
problema disaccoppiando la risposta della struttura da quella della fondazione interagente con il terreno,
risolvendo ad esempio dapprima la struttura come vincolata ad appoggi non cedevoli e, successivamente,
analizzando lo stato di sforzo della fondazione soggetta ai carichi rappresentati dalle reazioni dei
piedritti, determinate secondo lo schema precedente.

3
4
Per chiarire il problema è opportuno immaginare di separare l’analisi del sistema struttura-fondazione-
terreno in due sotto-analisi A e B , la cui somma corrisponde alla situazione reale

L’analisi (A) corrisponde considera la struttura in elevazione rigidamente vincolata allo spiccato
fondazioni. E’ evidentemente solo una parte della “risposta” del sistema.

Per completare il quadro è necessario integrare i risultati della analisi (A) con quelli della analisi (B).

L’analisi (B) corrisponde alla rimozione dei vincoli “provvisori” inseriti per eseguire l’analisi (A) ovvero
significa sollecitare l’insieme struttura in elevazione-fondazione-terreno UNICAMENTE con forze e
momenti di uguale valore e di segno opposto alle reazioni vincolari ottenute in (A).

Osservazioni:

1) i carichi agenti sulla struttura in elevazione (compresi i pesi propri strutturali) agiscono SOLO nella
fase A
2) nella fase A le strutture di fondazione e il terreno sono inerti (il peso proprio delle strutture di
fondazione viene considerato nella fase B)
3) strutture di fondazione e terreno sono sollecitate solo nella fase B, dalle reazioni vincolari della fase
A cambiate di segno e dal loro peso proprio
4) nella fase B la struttura in elevazione (senza carichi e senza peso) contribuisce solo come vincolo
relativo più o meno rigido allo spostamento relativo tra le sezioni al piede dei pilastri e subisce le
sollecitazioni conseguenti agli spostamenti relativi tra queste sezioni
5) nella fase B vengono sollecitate la struttura in elevazione (se è iperstatica), le fondazioni e il terreno

5
Pressioni di contatto
Una fondazione superficiale trasmette al terreno il carico proveniente dalla struttura in elevazione.
Le pressioni mutue all’intradosso della fondazione sono dette pressioni di contatto. La distribuzione
delle pressioni di contatto dipende dall’entità e distribuzione del carico all’estradosso della fondazione,
dalla rigidezza della struttura di fondazione e dalla rigidezza del terreno di fondazione.

6
In figura sono qualitativamente rappresentati gli effetti della rigidezza della struttura di fondazione e
della rigidezza del terreno di appoggio sulla distribuzione della pressione di contatto per fondazioni
soggette ad un carico uniforme.

7
Se la fondazione è priva di rigidezza (caso a), ovvero non resistente a flessione, la distribuzione delle
pressioni di contatto è necessariamente eguale alla distribuzione del carico applicato, e la sua deformata
si adatta ai cedimenti del terreno.

Se il terreno di appoggio ha eguale rigidezza sotto ogni punto della fondazione (argilla), il cedimento è
massimo in mezzeria e minimo al bordo, ovvero la deformata ha concavità verso l’alto.

Se invece il terreno di appoggio ha rigidezza crescente con la pressione di confinamento (sabbia), il


cedimento è minimo in mezzeria e massimo al bordo, ovvero la deformata ha concavità verso il basso.
Lo schema di fondazione priva di rigidezza si applica, ad esempio, alle fondazioni dei rilevati.

8
Se la fondazione ha rigidezza infinita (caso b), ovvero è indeformabile e di infinita resistenza a
flessione, per effetto di un carico a risultante verticale centrata, subisce una traslazione verticale rigida
(cedimenti uniformi). La distribuzione delle pressioni di contatto è simmetrica per equilibrio e dipende
dalla rigidezza del terreno di appoggio.
Se il terreno di appoggio ha eguale rigidezza sotto ogni punto della fondazione (argilla), le pressioni di
contatto sono massime al bordo e minime in mezzeria.
Viceversa se terreno di appoggio ha rigidezza crescente con la pressione di confinamento (sabbia), le
pressioni di contatto sono massime al centro e minime al bordo.
Lo schema di fondazione infinitamente rigida si applica, ad esempio, a plinti in calcestruzzo, alti e poco
armati.

9
Se la fondazione ha rigidezza finita (caso c), il suo comportamento è intermedio fra i due sopradescritti,
ovvero ha una deformata curvilinea ma meno pronunciata di quella della fondazione priva di rigidezza,
con concavità verso l’alto o verso il basso a seconda del tipo di terreno di appoggio.

Lo schema di fondazione di rigidezza finita si applica, ad esempio, alle platee di fondazione.

10
Se il carico proveniente dalla struttura in elevazione (e applicato all’estradosso della struttura di
fondazione) non è uniforme ma ha comunque risultante verticale centrata, la distribuzione delle pressioni
di contatto è:

- per fondazioni flessibili, eguale alla distribuzione del carico applicato,

- per fondazioni di rigidezza infinita, eguale alla distribuzione per carico uniforme di pari risultante,

- per fondazioni di rigidezza finita, intermedia ai due casi precedenti1.

11
LA TRAVE SU SUOLO ELASTICO

Terreno alla Winkler

Il terreno viene in genere rappresentato attraverso vincoli elastici (letto di molle - ipotesi di Winkler)
posti ad interasse scelto in relazione alla luce delle travi di fondazione.

r(z) = reazione del terreno


[F/L]

Terreno alla Winkler: mezzo elastico lineare la cui superficie di separazione in ogni punto reagisce con
una forza proporzionale al cedimento
r (z) = K ⋅ v (z) 1a ipotesi di Winkler
dove:
r(z) è a reazione distribuita del terreno immediatamente sottostante alla fondazione;
K è la rigidezza della molla elastica, dipendente dalle caratteristiche del terreno e della
fondazione; se il terreno è omogeneo, la rigidezza K rimane costante lungo tutto la trave;
v(z) è il cedimento del terreno sotto la trave ;

12
Dal punto di vista dimensionale si ha: ⎡ F ⎤ = ⎡ F 2 ⎤ × [ L]
⎣ L ⎦ ⎢⎣ L ⎥⎦

K = kw ⋅ b ⎡ F 2 ⎤ = ⎡ F 3 ⎤ × [ L]
La rigidezza K della molla vale: ⎢⎣ L ⎥⎦ ⎢⎣ L ⎥⎦

dove:
kw si chiama COEFFICIENTE DI SOTTOFONDO o COSTANTE di WINKLER: è
la pressione che bisogna esercitare su una superficie unitaria di terreno per
determinare un cedimento unitario;
b è la larghezza della fondazione: aumentare “b” significa aumentare la resistenza
che la trave oppone al terreno.

Ipotesi di Winkler: 1) LETTO DI MOLLE: solamente le molle sollecitate si abbassano, mentre


quelle non sollecitate non “lavorano” (vedi figura): le molle sono
indipendenti una rispetto all’altra.

Per piccole fondazioni è un’ipotesi cautelativa, in quanto si trascura il


contributo delle zone non direttamente caricate.

13
situazione reale modello alla Winkler

Ipotesi di Winkler: 2) ELASTICITÀ LINEARE


L’ipotesi può essere ragionevole nel caso di sollecitazioni di breve durata,
rapide.
Per sollecitazioni di lunga durata non si può prescindere dal comportamento
viscoso del terreno.

Ipotesi di Winkler: 3) VINCOLO BIDIREZIONALE


Si considera che la molla elastica reagisce sia a compressione sia a trazione,
mentre nella realtà il terreno non reagisce a trazione; per tale motivo è
necessario fare un controllo a posteriori sullo stato tensionale del terreno
(deve essere sempre compresso).

14
Nella tabella seguente si riportano alcuni valori orientativi del coefficiente di sottofondo per alcune
tipologie di terreno:

15
Consideriamo una trave di fondazione, soggetta ad un carico distribuito generico q(z) all’estradosso
(carico proveniente dalla struttura in elevazione) e soggetta alla reazione del terreno r(z) agente
all’intradosso:

linea elastica v(z)


dv
rotazione ϕ=−
dz
curvatura dϕ M(z) d2 v
χ= = =− 2
dz EJ dz
dM(z) T(z) d3 v
T(z) = =− 3
dz EJ dz

Eq. della linea elastica: dT(z) d4 v


p (z) = − = EJ 4
dz dz

Equazione differenziale in v(z) del 4°


ordine
16
d4 v
EJ 4 = p ( z ) = q ( z ) − r ( z ) r ( z ) = k ⋅ v(z)
dz
d4 v
EJ 4 + k ⋅ v(z) = q ( z )
dz
v(z) è l’espressione della generica deformata della trave (integrale generale):
v(z) = v0 (z) + v1 (z)
d4 v
v0(z) è soluzione della eq. omogenea associata; EJ dz 4 + k ⋅ v(z) = 0
v1(z) è soluzione particolare dell’eq. differenziale completa

calcoliamo v1(z):
Assumendo che q(z) al più è un equazione di 3°grado q(z) = C3 z3+ C2 z2 + C1 z1 + C0
q(z) C3 z3 + C2 z 2 + C1 z1 + C0
si ha che v1 (z) = k = k
C0
per carico costante : v1 (z) =
k
C1 ⋅ z+C0
per carico lineare : v1 (z) =
k

17
calcoliamo v0(z):
d4 v
EJ 4 + k ⋅ v(z) = 0
dz
d4v k k
4
+ 4α 4 ⋅ v(z) = 0 con α 4 = , cioè α = 4
dz 4EJ 4EJ
λ 4 + 4α 4 = 0 equazione caratteristica con soluzioni λ1,2,3,4 = ± α ± iα
v0 (z)=B1eλ1z + B2 eλ2z + B3eλ3z + B4 eλ4z
v0 (z)=B1sin ( αz ) eαz + B2cos ( αz ) eαz + B3sin ( αz ) e−αz + B4 cos ( αz ) e−αz

Riassumendo l’integrale dell’equazione è pari a :


v(z) = v0 (z) + v1 (z)

q(z) C3 z3 + C2 z 2 + C1 z1 + C0
dove : v1 (z) = =
k k
v0 (z) = B1sin ( αz ) eαz + B2 cos ( αz ) eαz + B3sin ( αz ) e−αz + B4cos ( αz ) e−αz

mentre le costanti vengono determinate in funzione delle condizioni al contorno.

18
OSS:
- l’integrale particolare dell’omogenea completa v1(z) tiene conto dei carichi distribuiti sulla trave;
- l’integrale generale dell’omogenea associata v2(z) considera gli effetti dei carichi concentrati e delle
condizioni al contorno;

Risolta l’equazione della linea elastica e nota la v(z), si possono determinare facilmente le seguenti
grandezze:

deformata v(z)
dv
rotazione ϕ=−
dz
momento flettente d2 v
M(z) = − 2
dz
taglio d3 v
T(z) = − 3 EJ
dz

19
TRAVE DI LUNGHEZZA INFINITA (SEMINFINITA)

Per z=+∞ eαz = +∞ B1 e B2 = 0, in caso contrario avrei cedimenti infinti per carichi
concentrati Q1 e M1 finiti, assurdo;
Per z=+∞ e-αz = 0 l’effetto dei carichi Q1 e M1 viene smorzato

Dunque per la trave infinita si ha: v0 (z) = B3sin ( αz ) e−αz + B4cos ( αz ) e−αz

20
TRAVE DI LUNGHEZZA FINITA
Possiamo ottenere la soluzione effettiva, sovrapponendo i singoli effetti:

se la trave è sufficientemente lunga, gli effetti di Q1 e M1 sono trascurabili da un certo punto in poi,
quindi anche se la lunghezza L è finita possono essere trattate come travi infinite.

La distinzione dipende dalla lunghezza L rapportata alle caratteristiche del fenomeno fisico.
L’espressione v0 (z) = B3sin ( αz ) e + B4 cos ( αz ) e rappresenta una funzione circolare smorzata
−αz −αz

(limitata) da una funzione esponenziale:


λ0 viene chiamata lunghezza d’onda della trave
o lunghezza di estinzione:

αλ 0 = 2π λ0 =
α

4EJ
λ 0 = 2π 4
k

EJ = rigidezza trave
k = rigidezza terreno

21
Per z = 0 e-αz = 1
Per z = λ0 e-αλ0 = e-2π=1/500 ad una distanza pari a λ0 gli effetti dei carichi sono ridotti di 500
volte: praticamente viene annullato lo spostamento.

Dunque se la luce L è paragonabile rispetto a λ0 posso considerare la trave di lunghezza infinita.

22
Esempi
Trave di lunghezza infinita (seminfinita), λ>λ0, con carico concentrato Q1

Per la trave infinita si ha: v0 (z) = B3sin ( αz ) e−αz + B4cos ( αz ) e−αz

Condizioni al contorno: per z = 0 M = 0 e T = -Q


d2v
M(z) = − 2 EJ = 0
dz
cioè: d3 v
T(z) = − 3 EJ = −Q
dz

dv0 (z)
= B3 ( αcos ( αz ) e−αz − αsin ( αz ) e−αz ) + B4 ( −αsin ( αz ) e−αz − αcos ( αz ) e−αz )
dz
= −α ( B3 + B4 ) sin ( αz ) e−αz + α ( B3 + B4 ) cos ( αz ) e−αz

23
d 2 v0 (z)
= 2α 2
B 4 sin ( α z ) e −αz
− 2α 2
B3 cos ( α z ) e −αz

dz 2
d3 v0 (z)
3
= −2α3 ( B4 − B3 ) sin ( αz ) e−αz + 2α3 ( B4 +B3 )3 cos ( αz ) e−αz
dz

M(z) d2 v
=− 2 =0
EJ dz
per z = 0 M(z) = 0, cioè
2α 2 B3cos ( αz ) e−αz = 0, B3 = 0

T(z) d3 v Q
=− 3 =
EJ dz EJ
per z = 0 T(z) = -Q, cioè Q Q
2α3B4cos ( αz ) e−αz = , B4 =
EJ 2α3EJ

Q k
Quindi la deformata vale: v0 (z) = cos ( )
α z e −αz
con α = 4
2α3EJ 4EJ

che rappresenta l’eq. della linea elastica di una trave infinita con un carico concentrato Q1.

24
Esempio di trave di lunghezza infinita (seminfinita), λ>λ0, con coppia concentrata M1

Per la trave infinita si ha: v0 (z) = B3sin ( αz ) e−αz + B4cos ( αz ) e−αz

Condizioni al contorno: per z = 0 M = M1 e T = 0


d2v M M
M(z) = − 2 EJ = M1 , − 2α 2 B3cos ( αz ) e−αz = − 1 , B3 = 2 1
dz EJ 2α EJ
d3 v M1
T(z) = − 3 EJ = 0, 2α3 ( B4 +B3 )3 cos ( αz ) e−αz = 0, B4 = − B3 = −
dz 2α 2 EJ
M1 M1 k
Quindi la deformata vale: v0 (z) = sin ( α z ) e −αz
− cos ( α z ) e −αz
con α = 4
2α 2 EJ 2α 2 EJ 4EJ

che rappresenta l’equazione della linea elastica di una trave infinita con una coppia concentrata M1.

25
Esempio di trave su terreno elastico e appoggi fissi

Ipotizzo che la trave sia infinita e studio separatamente la trave di sinistra e quella di destra.

Per ciascun concio di trave ho una soluzione è del tipo: v(z) = v0(z) + v1(z)
condizioni al contorno: per z = 0 si ha v = 0, M = 0, T = R

in tutto 3 equazioni e 3 incognite (B3, B4, R);

OSS:
se non avessi potuto considerare la trave di lunghezza infinita, le tre equazioni di un concio sarebbero
state dipendenti dalle altre 3 del concio complementare, 6 equazioni e 6 incognite.

26
Esempio di trave su terreno elastico con carico concentrato a distanza a dal bordo libero

Si risolvono le due semitravi ipotizzate infinite, determinando le incognite Q1 e M1, Q2 e M2 imponendo


anche:
Q1 + Q2 = Q M1 = M2
v1 = v2 ϕ1 = ϕ2

Affinché le due semitravi si possano definire di lunghezza infinita, ciascun concio deve essere lungo
almeno λ0.

27
Esempio di trave su terreno elastico con 3 carichi concentrati

Se la trave è assimilabile ad una trave infinita si può dividere in due conci e trattarli separatamente con
le equazione di congruenza nella sezione di separazione.

Se ciascun concio non è infinito, i carichi all’estremità non si possono considerare indipendenti da quelli
centrali, quindi le equazioni da svolgere sono complete (4 incognite ciascuna).

Se anche le semitravi posso essere considerate infinite, si può ulteriormente scomporre il problema.

28
Esempi

4EJ
λ= 4
kB

29
4EJ
λ= 4
kB

30
31
Verifiche agli SLU in ambito geotecnico

1
VERIFICHE NEI CONFRONTI DEGLI STATI LIMITE ULTIMI

(NTC2008: 2.6.1 e C2.6.1)

Nelle verifiche agli stati limite ultimi si distinguono:

EQU : stato limite di equilibrio come corpo rigido


Considera la struttura, il terreno o l’insieme terreno-struttura come corpi rigidi. Questo stato limite è da
prendersi a riferimento, ad esempio, per le verifiche del ribaltamento dei muri di sostegno.

STR: stato limite di resistenza della struttura compresi gli elementi di fondazione
preso a riferimento per il dimensionamento strutturale, comprese quello delle strutture di fondazione e di
sostegno del terreno (nei casi in cui le azioni sulle strutture siano esercitate dal terreno, si deve far
riferimento ai valori caratteristici dei parametri geotecnici)

GEO: stato limite di resistenza del terreno


preso a riferimento per il dimensionamento geotecnico delle opere di fondazione e di sostegno del
terreno (più in generale di tutte le strutture che vi interagiscono direttamente) e per le verifiche di
stabilità globale dell’insieme terreno-struttura.

2
Coefficienti parziali di sicurezza e approcci per le verifiche STR e GEO

Nelle verifiche nei confronti degli stati limite ultimi strutturali (STR) e geotecnici (GEO) si possono
adottare, in alternativa, due diversi approcci progettuali.

Per le verifiche sono definiti tre gruppi di coefficienti parziali: rispettivamente per le azioni (A), per la
resistenza dei materiali (M) e, usati solo in alcuni casi, per la resistenza globale del sistema (R).

Nell’Approccio 1 si impiegano due diverse combinazioni di gruppi di coefficienti parziali,


rispettivamente definiti per le azioni (A), per la resistenza dei materiali (M) e, eventualmente, per la
resistenza globale del sistema (R).

Nella Combinazione 1 dell’Approccio 1, per le azioni si impiegano i coefficienti γ F riportati


nella colonna A1 delle Tabelle sopra citate.

Nella Combinazione 2 dell’Approccio 1, si impiegano invece i coefficienti γ F riportati nella


colonna A2.

Nell’Approccio 2 si impiega un’unica combinazione dei gruppi di coefficienti parziali definiti per le
Azioni (A), per la resistenza dei materiali (M) e, eventualmente, per la resistenza globale (R). In tale
approccio, per le azioni si impiegano i coefficienti γ F riportati nella colonna A1.

3
Coefficienti parziali delle azioni γ F : tabella 2.6.I 1

1
Salvo quanto diversamente previsto in altri capitoli. Per ponti stradali e ferroviari valgono le tabelle 5.1.V e 5.2.V)

4
5
I coefficienti parziali γ M per i parametri geotecnici e i coefficienti γ R che operano direttamente sulla
resistenza globale di opere e sistemi geotecnici sono definiti nel Capitolo 6.

6
6.2.3 VERIFICHE DELLA SICUREZZA E DELLE PRESTAZIONI

Le verifiche di sicurezza relative agli stati limite ultimi (SLU) e le analisi relative alle condizioni di
esercizio (SLE) devono essere effettuate nel rispetto dei principi e delle procedure seguenti.

6.2.3.1 Verifiche nei confronti degli stati limite ultimi (SLU)

Per ogni stato limite ultimo deve essere rispettata la condizione

Ed ≤ Rd (6.2.1)

dove E d è il valore di progetto dell’azione o dell’effetto dell’azione

(6.2.2a)
ovvero

(6.2.2b)

con γ E = γ F ,

7
e dove R d è il valore di progetto della resistenza del sistema geotecnico:

(6.2.3)

Effetto delle azioni e resistenza sono espresse in funzione delle azioni di progetto γ F Fk , dei parametri di
progetto X k γ M e della geometria di progetto a d .

L’effetto delle azioni può anche essere valutato direttamente come E d = γ E E k .

Nella formulazione della resistenza R d , compare esplicitamente un coefficiente γ R che opera


direttamente sulla resistenza del sistema.

La verifica della suddetta condizione deve essere effettuata impiegando diverse combinazioni di gruppi
di coefficienti parziali, rispettivamente definiti:

• per le azioni (A1 e A2)

• per i parametri geotecnici (M1 e M2)

• per le resistenze (R1, R2 e R3).

8
I diversi gruppi di coefficienti di sicurezza parziali sono scelti nell’ambito di due approcci progettuali
distinti e alternativi.

Nel primo approccio progettuale (Approccio 1) sono previste due diverse combinazioni di gruppi di
coefficienti:

• la prima combinazione è generalmente più severa nei confronti del dimensionamento strutturale
delle opere a contatto con il terreno,

• la seconda combinazione è generalmente più severa nei riguardi del dimensionamento geotecnico.

Nel secondo approccio progettuale (Approccio 2) è prevista un’unica combinazione di gruppi di


coefficienti, da adottare sia nelle verifiche strutturali sia nelle verifiche geotecniche.

9
6.2.3.1.1 Azioni
I coefficienti parziali γF relativi alle azioni sono indicati nella Tab. 6.2.I. Ad essi deve essere fatto
riferimento con le precisazioni riportate nel § 2.6.1. Si deve comunque intendere che il terreno e l’acqua
costituiscono carichi permanenti (strutturali) quando, nella modellazione utilizzata, contribuiscono al
comportamento dell’opera con le loro caratteristiche di peso, resistenza e rigidezza.

Nella valutazione della combinazione delle azioni i coefficienti di combinazione ψij devono essere
assunti come specificato nel Cap. 2.

10
6.2.3.1.2 Resistenze
Il valore di progetto della resistenza R d può essere determinato:
a) in modo analitico, con riferimento al valore caratteristico dei parametri geotecnici del terreno,
diviso per il valore del coefficiente parziale γ M specificato nella successiva Tab. 6.2.II e tenendo
conto, ove necessario, dei coefficienti parziali γ R specificati nei paragrafi relativi a ciascun tipo di
opera;

b) in modo analitico, con riferimento a correlazioni con i risultati di prove in sito, tenendo conto dei
coefficienti parziali γ R riportati nelle tabelle contenute nei paragrafi relativi a ciascun tipo di opera;

c) sulla base di misure dirette su prototipi, tenendo conto dei coefficienti parziali γ R riportati nelle tabelle
contenute nei paragrafi relativi a ciascun tipo di opera.

11
6.4 OPERE DI FONDAZIONE

6.4.1 CRITERI GENERALI DI PROGETTO


Le scelte progettuali per le opere di fondazione devono essere effettuate contestualmente e
congruentemente con quelle delle strutture in elevazione.

Le strutture di fondazione devono rispettare le verifiche agli stati limite ultimi e di esercizio e le
verifiche di durabilità.

Nel caso di opere situate su pendii o in prossimità di pendii naturali o artificiali deve essere verificata
anche la stabilità globale del pendio in assenza e in presenza dell’opera e di eventuali scavi, riporti o
interventi di altra natura, necessari alla sua realizzazione.

Devono essere valutati gli effetti della costruzione dell’opera su manufatti attigui e sull’ambiente
circostante.

Nel caso di fondazioni su pali, le indagini devono essere dirette anche ad accertare la fattibilità e
l’idoneità del tipo di palo in relazione alle caratteristiche dei terreni e delle acque del sottosuolo.

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6.4.2 FONDAZIONI SUPERFICIALI
La profondità del piano di posa della fondazione deve essere scelta e giustificata in relazione alle
caratteristiche e alle prestazioni della struttura in elevazione, alle caratteristiche del sottosuolo e alle
condizioni ambientali.

Il piano di fondazione deve essere situato sotto la coltre di terreno vegetale nonché sotto lo strato
interessato dal gelo e da significative variazioni stagionali del contenuto d’acqua.

In situazioni nelle quali sono possibili fenomeni di erosione o di scalzamento da parte di acque di
scorrimento superficiale, le fondazioni devono essere poste a profondità tale da non risentire di questi
fenomeni o devono essere adeguatamente difese.

6.4.2.1 Verifiche agli stati limite ultimi (SLU)


Nelle verifiche di sicurezza devono essere presi in considerazione tutti i meccanismi di stato limite
ultimo, sia a breve sia a lungo termine.

Gli stati limite ultimi delle fondazioni superficiali si riferiscono allo sviluppo di meccanismi di collasso
determinati dalla mobilitazione della resistenza del terreno e al raggiungimento della resistenza degli
elementi strutturali che compongono la fondazione stessa.

Nel caso di fondazioni posizionate su o in prossimità di pendii naturali o artificiali deve essere
effettuata la verifica anche con riferimento alle condizioni di stabilità globale del pendio includendo
nelle verifiche le azioni trasmesse dalle fondazioni.

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Le verifiche devono essere effettuate almeno nei confronti dei seguenti stati limite:

- SLU di tipo geotecnico (GEO)


- collasso per carico limite dell’insieme fondazione-terreno
- collasso per scorrimento sul piano di posa
- stabilità globale

- SLU di tipo strutturale (STR)


- raggiungimento della resistenza negli elementi strutturali,

accertando che la condizione Ed ≤ Rd sia soddisfatta per ogni stato limite considerato.

14
La verifica di stabilità globale deve essere
effettuata secondo l’Approccio 1:

- Combinazione 2: (A2+M2+R2)

tenendo conto dei coefficienti parziali


riportati nelle Tabelle 6.2.I e 6.2.II per le
azioni e i parametri geotecnici e nella
Tabella 6.8.I per le resistenze globali.

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Tutte le verifiche, tranne quella di stabilità
globale, devono essere effettuate, tenendo
conto dei valori dei coefficienti parziali
riportati nelle Tab. 6.2.I, 6.2.II e 6.4.I,
seguendo almeno uno dei due approcci:

Approccio 1:
- Combinazione 1: (A1+M1+R1)
- Combinazione 2: (A2+M2+R2)

Approccio 2:
(A1+M1+R3).

Nelle verifiche effettuate con l’approccio


2 che siano finalizzate al
dimensionamento strutturale, il
coefficiente γ R non deve essere portato
in conto.

16
6.4.3 FONDAZIONI SU PALI
Il progetto di una fondazione su pali deve comprendere la scelta del tipo di palo e delle relative
tecnologie e modalità di esecuzione, il dimensionamento dei pali e delle relative strutture di
collegamento, tenendo conto degli effetti di gruppo tanto nelle verifiche SLU quanto nelle verifiche
SLE.
Le indagini geotecniche, oltre a soddisfare i requisiti riportati al § 6.2.2, devono essere dirette anche ad
accertare la fattibilità e l’idoneità del tipo di palo in relazione alle caratteristiche dei terreni e delle acque
presenti nel sottosuolo.

In generale, le verifiche dovrebbero essere condotte a partire dai risultati di analisi di interazione tra il
terreno e la fondazione costituita dai pali e dalla struttura di collegamento (fondazione mista a platea su
pali) che porti alla determinazione dell’aliquota dell’azione di progetto trasferita al terreno direttamente
dalla struttura di collegamento e di quella trasmessa dai pali.

Nei casi in cui l’interazione sia considerata non significativa o, comunque, si ometta la relativa analisi,
le verifiche SLU e SLE, condotte con riferimento ai soli pali, dovranno soddisfare quanto riportato ai §§
6.4.3.1 e 6.4.3.2.

Nei casi in cui si consideri significativa tale interazione e si svolga la relativa analisi, le verifiche SLU e
SLE, condotte con riferimento alla fondazione mista, dovranno soddisfare quanto riportato ai §§ 6.4.3.3
e 6.4.3.4.

In ogni caso, in aggiunta a quanto riportato ai §§ 6.2.3.1.1 e 6.2.3.1.2, fra le azioni permanenti deve
essere incluso il peso proprio del palo e l’effetto dell’attrito negativo, quest’ultimo valutato con i
coefficienti γ M del caso M1 della Tab. 6.2.II.

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6.4.3.1 Verifiche agli stati limite ultimi (SLU)
Nelle verifiche di sicurezza devono essere presi in considerazione tutti i meccanismi di stato limite
ultimo, sia a breve sia a lungo termine.

Gli stati limite ultimi delle fondazioni su pali si riferiscono allo sviluppo di meccanismi di collasso
determinati dalla mobilitazione della resistenza del terreno e al raggiungimento della resistenza degli
elementi strutturali che compongono la fondazione stessa.

Nel caso di fondazioni posizionate su o in prossimità di pendii naturali o artificiali deve essere effettuata
la verifica con riferimento alle condizioni di stabilità globale del pendio includendo nelle verifiche le
azioni trasmesse dalle fondazioni.
Le verifiche delle fondazioni su pali devono essere effettuate con riferimento almeno ai seguenti stati
limite, quando pertinenti:

- SLU di tipo geotecnico (GEO)


- collasso per carico limite della palificata nei riguardi dei carichi assiali;
- collasso per carico limite della palificata nei riguardi dei carichi trasversali;
- collasso per carico limite di sfilamento nei riguardi dei carichi assiali di trazione;
- stabilità globale;
- SLU di tipo strutturale (STR)
- raggiungimento della resistenza dei pali;
- raggiungimento della resistenza della struttura di collegamento dei pali,
accertando che la condizione (6.2.1) sia soddisfatta per ogni stato limite considerato.

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La verifica di stabilità globale deve essere effettuata secondo l’Approccio 1:
- Combinazione 2: (A2+M2+R2)
tenendo conto dei coefficienti parziali riportati nelle Tabelle 6.2.I e 6.2.II per le azioni e i parametri
geotecnici, e nella Tabella 6.8.I per le resistenze globali.

Le rimanenti verifiche devono essere effettuate, tenendo conto dei valori dei coefficienti parziali
riportati nelle Tab. 6.2.I, 6.2.II e 6.4.II, seguendo almeno uno dei due approcci:

Approccio 1:
- Combinazione 1: (A1+M1+R1)
- Combinazione 2: (A2+M2+R2)

Approccio 2:
(A1+M1+R3)

Nelle verifiche effettuate con l’approccio 2 che siano finalizzate al dimensionamento strutturale il
coefficiente γ R non deve essere portato in conto.

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6.4.3.1.1 Resistenze di pali soggetti a carichi assiali
Il valore di progetto R d della resistenza si ottiene a partire dal valore caratteristico R k applicando i
coefficienti parziali γ R della Tab. 6.4.II.

La resistenza caratteristica R k del palo singolo può essere dedotta da:


a) risultati di prove di carico statico di progetto su pali pilota (§ 6.4.3.7.1);
b) metodi di calcolo analitici, dove R k è calcolata a partire dai valori caratteristici dei parametri
geotecnici, oppure con l’impiego di relazioni empiriche che utilizzino direttamente i risultati di
prove in sito (prove penetrometriche, pressiometriche, ecc.);
c) risultati di prove dinamiche di progetto, ad alto livello di deformazione, eseguite su pali pilota
(§ 6.4.3.7.1).

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(a) Se il valore caratteristico della resistenza a compressione del palo, R c,k , o a trazione, R t,k , è
dedotto dai corrispondenti valori R c,m o R t,m , ottenuti elaborando i risultati di una o più prove di
carico di progetto, il valore caratteristico della resistenza a compressione e a trazione è pari al
minore dei valori ottenuti applicando i fattori di correlazione x riportati nella Tab. 6.4.III, in
funzione del numero n di prove di carico su pali pilota:

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(b) Con riferimento alle procedure analitiche che prevedano l’utilizzo dei parametri geotecnici o
dei risultati di prove in sito, il valore caratteristico della resistenza R c,k (o R t,k ) è dato dal minore
dei valori ottenuti applicando alle resistenze calcolate Rc,cal (Rt,cal) i fattori di correlazione ξ
riportati nella Tab. 6.4.IV, in funzione del numero n di verticali di indagine:

Nell’ambito dello stesso sistema di fondazione, il numero di verticali d’indagine da considerare per la
scelta dei coefficienti ξ in Tab. 6.4.IV deve corrispondere al numero di verticali lungo le quali la singola
indagine (sondaggio con prelievo di campioni indisturbati, prove penetrometriche, ecc.) sia stata spinta
ad una profondità superiore alla lunghezza dei pali, in grado di consentire una completa identificazione
del modello geotecnico di sottosuolo.

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(c) Se il valore caratteristico della resistenza R c,k è dedotto dal valore R c,m ottenuto elaborando i risultati
di una o più prove dinamiche di progetto ad alto livello di deformazione, il valore caratteristico della
resistenza a compressione è pari al minore dei valori ottenuti applicando i fattori di correlazione ξ
riportati nella Tab. 6.4.V, in funzione del numero n di prove dinamiche eseguite su pali pilota:

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