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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI

“PARTHENOPE”

SCUOLA INTERDIPARTIMENTALE
DI ECONOMIA E GIURISPRUDENZA

Dipartimento di
Studi Aziendali e Economici
Corso di Laurea in
Economia e amministrazione delle aziende

Tesi di Laurea in
Politica Monetaria e mercati finanziari

Titolo tesi
Politica monetaria e il fenomeno dell’iperinflazione nei
paesi in via di sviluppo: il caso del Venezuela

TUTOR CANDIDATA
Chiar.ma Prof./ssa Gaia Farina
Rosaria Rita Canale

MATR 0419000580

ANNO ACCADEMICO 2017/2018

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INDICE
INTRODUZIONE
1. CAPITOLO 1: POLITICA MONETARIA,UNO SGUARDO EUROPEO E
INTERNAZIONALE
1.1. Regole e principi della politica monetaria
1.1.1. Il ruolo della Politica Monetaria
1.1.2. Strumenti e obbiettivi
1.1.3. Meccanismi di Trasmissione
1.1.4. The Taylor Rule
1.1.5. Politica monetaria in economia aperta
1.1.6. Trilemma dell’economia aperta
1.2. Politica monetaria in mercati emergenti : nuove sfide
1.2.1. Teoria Economica
1.2.2. Tasso di interesse
1.2.3. Tasso di cambio
1.2.4. Flussi di capitale
1.2.5. Il Peccato originale
2. CAPITOLO 2 : INFLAZIONE E IPERINFLAZIONE
2.1. Il fenomeno inflazionistico
2.1.1. Ruolo cause e misurazione
2.1.2. Inflation Targeting
2.2. Iperinflazione
2.2.1. Cosa è
2.2.2. Cause ed effetti
2.2.3. Stabilizzazione dell’iperinflazione
2.2.4. Casi moderni di iperinflazione
3. CAPITOLO 3: VENEZUELA, CRISI E NUOVE POSSIBILITA’
3.1. Contesto Storico
3.2. Contesto Macroeconomico
3.3. La Crisi finanziaria

2
3.4. Iperinflazione in venezuela
4. CONCLUSIONE

3
1. INFLAZIONE E IPERINFLAZIONE

1.1. IL FENOMENO INFLAZIONISTICO

1.1.1. RUOLO CAUSE E MISURAZIONE

L'inflazione può essere definita come un aumento sostenuto o continuo del livello

generale dei prezzi o, in alternativa, come una diminuzione sostenuta o continua del

valore del denaro. Qualunque sia il contesto, l'inflazione indica la variazione nel

costo di un paniere di beni o servizi in un certo periodo, più comunemente in un

anno. Gli economisti sono sempre stati interessati a spiegare le fluttuazioni

dell'inflazione poiché ciò esercita una forte influenza sul comportamento

economico. Un tasso di inflazione stabile e relativamente basso è necessario per

poter essere integrato facilmente in meccanismi di aggiustamento dei prezzi e dei

tassi di interesse, riducendone l’impatto distorsivo.

Le cause dell’inflazione possono ricondursi ad:

• uno sproporzionato incremento dell’ammontare di moneta circolante;

• un eccesso di domanda a livello internazionale di beni e servizi;

• una pressione al rialzo dei costi di produzione e materie prime;

4
All’inflazione generata da un eccesso di domanda seguirà una recessione nella

produzione, indicata con i termini di stagflazione o inflazione recessiva.

Un problema pratico si riscontra nella misurazione del tasso di inflazione. I

macroeconomisti guardano tipicamente a tre misure del livello dei prezzi: l’indice

dei prezzi al consumo, l’indice dei prezzi alla produzione e il deflatore del PIL.

L'IPC (indice dei prezzi al consumo) esamina le variazioni di prezzo di un "paniere"

di beni e servizi di consumo comune ed è un indice rappresentativo del cosiddetto

costo della vita. Come il Deflatore del Pil, l’IPC è un numero indice ed è impostato

su un valore arbitrario di 100 nell’anno base iniziale. Contrariamente al deflatore

del Pil invece, tale indice include le importazioni ma non le esportazioni.

Un'altra misura che viene utilizzata è l'indice dei prezzi alla produzione (PPI). I PPI

sono un insieme di indici che misurano il cambiamento nel prezzo di vendita che

un produttore è in grado di ottenere per un bene o servizio. Gli indici sono separati

per materie prime e settore industriale. Appartengono alle materie prime

considerate: prodotti finiti, beni intermedi, prodotti greggi, autovetture, benzina e

prodotti farmaceutici. Allo stesso modo, alcune industrie considerate sono: deposito

e stoccaggio generale, distribuzione di energia elettrica, ospedali generali medici e

chirurgici e uffici di avvocati.

A lungo termine, il PPI e l'IPC mostreranno tassi di inflazione simili. Questi indici

tuttavia possono dare una visione poco realistica del tasso di inflazione. Ad

5
esempio, l'IPC presuppone che la stessa quantità di prodotto verrà acquistata dal

consumatore anno dopo anno ignorando il fatto che i prezzi aumenteranno e che le

preferenze del consumatore potrebbero essere soggette al cambiamento. Per questo

motivo viene utilizzato un terzo metodo per determinare il tasso di inflazione e

questa terza misura è il deflatore del prodotto interno lordo.

Il deflatore del PIL è una misura delle variazioni dei prezzi di tutti i beni e servizi

finali prodotti in un paese ed è pertanto definito come il rapporto tra Pil nominale e

Pil reale. Il tasso di variazione del deflatore del Pil corrisponde alla differenza tra il

tasso di crescita del Pil nominale ed il tasso di crescita del Pil reale, definendo il

tasso al quale cresce il livello dei prezzi nel tempo ed è quindi a tutti gli effetti una

misura dell’inflazione. Contrariamente all’ IPC, tale indice considera tutti i beni e

servizi finali presenti nell'economia. Come l’IPC, anche il deflatore del PIL utilizza

le proporzioni dell'anno corrente, il che significa che tiene conto delle variazioni

della domanda mentre l'IPC utilizza proporzioni fisse anno su anno. Tuttavia, il

deflatore del PIL è più difficile da calcolare rispetto all'IPC ed è quindi spesso

considerato una misura meno affidabile dell'inflazione.

1.1.2. INFLATION TARGETING

Il targeting per inflazione è una delle argomentazioni più controverse nella

moderna politica monetaria. Negli ultimi anni diverse banche centrali hanno

adottato questa tipologia di regime per controllare l’incremento generale del livello

dei prezzi. Un regime di targeting per l'inflazione mira al raggiungimento del suo

6
obiettivo attraverso l'uso del tasso di interesse nominale come strumento di politica

monetaria. Teoricamente, un regime di targeting comporterà un ancoraggio a lungo

termine delle aspettative di inflazione, che influenzeranno il comportamento dei

prezzi e dei salari, in modo da tenere basso il livello di inflazione al verificarsi di

uno shock esogeno sull'inflazione. L'obiettivo di inflazione è generalmente fissato

a medio termine, il che implica che nel breve termine la banca centrale potrebbe

deviare dall'obiettivo principale per perseguire altri obiettivi, come una maggiore

focalizzazione sul tasso di cambio o su obiettivi monetari. Quanto appena spiegato

si riconduce alla definizione del Targeting per l’inflazione come un regime di

“discrezione vincolata” in cui la banca centrale deve spiegare cosa sta facendo e

perché sceglie di farlo.

La creazione di un obbiettivo di inflazione implica un impegno istituzionale

verso la creazione di un'autorità monetaria credibile, responsabile, trasparente e

professionale. Garantire un tetto massimo da non superare eviterà l’insorgenza di

forme di inflazione ben più estreme, come ad esempio l’iperinflazione.

7
1.2. IPERINFLAZIONE

1.2.1. DEFINIZIONE E RUOLO

Per iperinflazione si intende un fenomeno monetario derivante da un

raggiungimento mensile dell’inflazione superiore al 50%. Spesso citato come

fondamento di studi iperinflazionistici, "The Monetary Dynamics of

Hyperinflation"1 di Phillip Cagan è stato uno dei primi lavori a spiegare le cause

profonde e gli effetti dell'iperinflazione con rigore matematico. Cagan ha studiato

l'inflazione estrema che si è verificata nelle nazioni sconfitte durante la prima guerra

mondiale, in seguito alla quale le nazioni alleate hanno chiesto grosse riparazioni

finanziate dalle nazioni lacerate dalla guerra.

Cagan definisce l’iperinflazione come " l'aumento dei prezzi che all'inizio del

mese supera il 50 per cento e termina nel mese prima che l'aumento mensile dei

prezzi scenda al di sotto di tale importo e rimanga inferiore per almeno un anno"2.

Alcuni economisti suggeriscono un criterio molto semplice per definire

l'iperinflazione, riferendosi ad un aumento annuale del 100 percento nei prezzi

generali. L’adozione di diverse soglie quantitative non esplica un disaccordo degli

economisti sul concetto di Iperinflazione, quanto serve ad ampliare la gamma di

circostanze determinanti casi di iperinflazione. Ad esempio, nel mondo di oggi,

dove l'inflazione a una cifra è la norma, qualsiasi paese che ha un'inflazione a due

1
Cagan, P. , 1956.
2
Cagan, P., 1956, pag 25.

8
cifre verrebbe considerato "molto alto". Nei tempi antichi, quando i redditi delle

persone erano notevolmente bassi rispetto agli standard contemporanei e le

necessità quotidiane dipendevano dalle forniture del mercato, un aumento mensile

del 10% o un aumento annuale del 50% dei prezzi avrebbe danneggiato

tremendamente il tenore di vita delle persone, portando a condizioni sociali

disagiate come la malnutrizione.

1.2.2. CAUSE ED EFFETTI

Le cause dell'iperinflazione non vanno confuse con quelle dell'inflazione,

analizzando i diversi casi di iperinflazione verificatisi nella storia economica

moderna, è possibile evidenziare diversi fattori scatenanti:

 Uno shock della bilancia dei pagamenti: ad esempio, un improvviso

aumento dei prezzi internazionali del petrolio, una sopravvalutazione della

valuta nazionale, o l’accumulo di debito estero;

 Un deficit pubblico: come un'improvvisa contrazione delle entrate o un

aumento inarrestabile della spesa fiscale;

 Una politica monetaria espansiva: derivante da un aumento continuo

dell'offerta di moneta o da un abbassamento dei tassi di interesse in termini

reali;

 Un sistema valutario cartaceo: i governi con sistemi di moneta cartacea

sono costantemente tentati dal ricorrere a una politica inflazionistica per

finanziare le esigenze del bilancio, se e quando necessario.

9
Finché un governo potrà contrarre prestiti a livello nazionale o internazionale

a costi ragionevoli, il deficit di bilancio difficilmente porterà ad un’iperinflazione.

Nelle fasi iniziali, l'iperinflazione causa un aumento dei saldi di cassa reali,

poiché l'ingente aumento dei prezzi (generato dal precedente incremento

dell’inflazione) non regge il confronto con l'aumento dell'offerta di moneta. Se

l'inflazione non rallenta, le autorità monetarie avranno una nuova aspettativa, e

quindi i prezzi continueranno ad aumentare, generando una fuga di capitali ed una

corrispondente diminuzione dei saldi di cassa reali. In tale circostanza, gli individui

preferiranno investire in titoli azionari rischiosi e beni durevoli, principalmente

perché non troveranno alternative migliori. Ad un rapido incremento della quantità

di moneta seguirà un incremento della domanda di beni di consumo, il cui valore

reale in relazione al denaro stampato subirà una forte svalutazione.

1.2.3. STRABILIZZAZIONE DELL’IPERINFLAZIONE

Considerando la gravità del fenomeno iperinflazionistico, è spesso alto il

rischio di collasso del sistema economico, sarà perciò fondamentale creare un

programma di stabilizzazione al fine di ripristinare l’equilibrio. Nel tempo si sono

alternate diverse tipologie di Iperinflazione e diverse strategie per interrompere

l’evoluzione di tale fenomeno; le seguenti si sono rivelate le più efficaci nonché le

più diffuse:

10
- Stabilire l’indipendenza della banca centrale. Una riforma istituzionale

potrebbe incrementare in maniera considerevole la fiducia delle autorità

pubbliche e ridurre le aspettative inflazionistiche. I relativi effetti saranno

maggiormente evidenti nel lungo periodo.

- Introdurre l’assistenza internazionale. Nuove forme di supporto risultano di

vitale importanza in un programma di stabilizzazione, sebbene spesso le

condizioni relative ai prestiti internazionali non sono applicabili a tutti i

paesi destinatari.

- Incrementare il tasso di interesse. Tale manovra permetterebbe di

ripristinare il funzionamento del settore bancario nazionale nonché dei

mercati finanziari, e perciò migliorare le condizioni per il governo nel

prendere a prestito.

- Ridurre la spesa pubblica. In tal modo l'inflazione diventerebbe il problema

maggiormente rilevante per ogni cittadino, quindi misure generalmente

impopolari come tagli salariali (o congelamento dei salari nominali)

potrebbero essere attuabili.

Nel corso degli anni, molti paesi hanno adottato diversi approcci ai programmi

di stabilizzazione, ed il loro successo è dipeso dalle circostanze economiche

sociali e politiche presenti all’insorgere dell’iperinflazione in quella nazione.

11
1.2.4. CASI MODERNI DI IPERINFLAZIONE

Degno di menzione tra i casi più celebri di Iperinflazione, vi è quello dello stato

africano dello Zimbabwe. I problemi valutari dello Zimbabwe hanno raggiunto un

picco nel novembre 2008, con un tasso di inflazione mensile di circa 79 miliardi %,

secondo il Cato Institute. Sebbene il governo dello Zimbabwe abbia smesso di

riportare le statistiche ufficiali sull'inflazione durante i peggiori mesi di

iperinflazione del paese, è stata utilizzata la teoria economica standard per

determinare i tassi di inflazione dello Zimbabwe. Quando fu introdotta la banconota

da $ 100 milioni, i prezzi salirono alle stelle ed i reports ufficiali del tempo in quel

paese, sostengono che il prezzo di una pagnotta di pane salì da $ 2 milioni a $ 35

milioni durante la notte. In una situazione di tale emergenza, il governo ha persino

dichiarato l'inflazione "illegale", arrestando i dirigenti delle società per aver

aumentato i prezzi dei loro prodotti. La situazione divenne talmente drammatica al

punto che i negozi del paese iniziarono semplicemente a rifiutare la moneta e il

dollaro USA, rendendo il rand sudafricano il mezzo di scambio “di fatto”.

E’ possibile sintetizzare le cause della crisi dello Zimbabwe nei seguenti punti:

 Un'eccessiva stampa di moneta. Il governo del presidente Mugabe aveva

provveduto a produrre una spropositata quantità di moneta al fine di

soddisfare le esigenze finanziarie statali nella seconda guerra del Congo, in

particolar modo per provvedere al pagamento dei veterani di guerra.

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 Una cattiva politica agraria. Nel 1990 il presidente Mugabe aveva avviato

ad una serie di redistribuzioni di terre coltivabili, sottraendole ai contadini

di etnie Europee e conferendole al popolo Zimbabwiano. L’improvvisa

rimozione di una classe contadina esperta e ormai radicata ha severamente

danneggiato la produzione alimentare, riducendo la domanda e

comportando quindi un incremento dei prezzi.

 I disordini civici e l'instabilità del governo. Alcune parti dello Zimbabwe

vivono tuttora combattimenti tra le tribù Shona di Mugabe che sono la

maggioranza e gli Ndebele che sono la minoranza. I disordini tra bianchi e

neri provocati dalle riforme agrarie contribuirono alla fuga dei bianchi che

erano esperti e addestrati all'agricoltura, scatenando forti disagi a livello

civile.

Dato lo stato attuale delle cose nello Zimbabwe e la drammatica iperinflazione,

l'unico modo per lo Zimbabwe di impegnarsi in modo credibile per fermare

l'iperinflazione ed evitare alti costi di transizione sarebbe sostituire la banca centrale

con un diverso tipo di regime monetario. Esistono tre opzioni, per sostituire

rapidamente l'RBZ e porre fine all'iperinflazione, che si sostanziano

nell’introduzione di:

• Una "dollarizzazione" ufficiale;

• Servizi bancari gratuiti;

13
• Un currency board.

Queste opzioni non si escludono a vicenda. Ad esempio, un sistema di currency

board potrebbe essere combinato con la dollarizzazione ufficiale, come nei sistemi

monetari del Lesotho, della Namibia e dello Swaziland. Una quarta opzione –

l’entrare a far parte dell'area monetaria comune del Rand sudafricano - non è qui

trattata esplicitamente semplicemente perché probabilmente implicherebbe

trattative e tempi politici prolungati, che lo Zimbabwe tutt’oggi non può

permettersi. E’ opportuno menzionare come lo Zimbabwe sia solo uno dei casi più

eclatanti di Iperinflazione del ventunesimo secolo, sono infatti altrettanto celebri gli

episodi avvenuti in Bulgaria nel 1997 e in Venezuela a partire dal 2016.

14
2. VENEZUELA, CRISI E NUOVE

POSSIBILITA’

2.1. CONTESTO STORICO

Per meglio analizzare i fattori che hanno permesso al Venezuela di diventare

uno degli esempi più eclatanti del fenomeno iperinflazionistico, è bene partire da

un excursus storico-politico del paese. Per gran parte del ventesimo secolo il

Venezuela ha visto l’avvicendarsi di regimi dittatoriali e disordini politici. Fino al

1948, i “caudillos” (altresì intesi come leader politici di stampo militare) hanno

prevalso su ogni tipologia di regime instaurato, permettendo riforme sociali e

promuovendo la crescita economica.

Negli anni ’20 con la scoperta di giacimenti petroliferi, il Venezuela vide un

forte sviluppo economico, raggiungendo il prodotto interno lordo più alto

dell’America Latina. La morte di Juan V. Gomez nel 1935 segnò la fine del

‘’caudillismo’’ e di conseguenza, a partire dal 1958, la nascita di movimenti pro-

democrazia permisero alle forze di stampo militare di recedere dal comando

politico. Dal 1958, in Venezuela si sono susseguiti una serie di governi

democraticamente eletti. Nel secondo dopoguerra, la ricchezza proveniente dallo

sfruttamento dei pozzi petroliferi ha permesso al governo di garantire un clima di

serenità e benessere nella popolazione, migliorando l’assistenza sanitaria,

l’istruzione, e i trasporti. Questa situazione di prosperità terminò quando i prezzi

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del petrolio crollarono durante gli anni '80, comportando un forte incremento

dell’inflazione, un forte malcontento popolare e l'indignazione per l'aumento della

corruzione nel settore pubblico. Nel 1992 durante il governo di Carlos Andres

Perez, il generale Hugo Chavez, approfittando del malessere popolare contro le

misure di austerità, si rese responsabile di un colpo di stato miseramente fallito. Egli

quindi maturò la decisione di ottenere il potere attraverso il processo elettorale,

presentandosi con il Movimiento Quinta República (MVR) alle elezioni del 1998.

Hugo Chávez diventò presidente del Venezuela nel 1999, guidando il paese in

quello che è stato soprannominato "Chavismo", una tipologia di governo che

comprese una serie di politiche economiche e sociali anti-liberali segnate dalla

nazionalizzazione radicale dell'industria, dallo sviluppo del settore pubblico e da

pesanti sovvenzioni per programmi di assistenza sociale. A seguito della sua morte

nel 2013, Nicolas Maduro divenne il nuovo presidente del Venezuela e pose alla

base del suo programma elettorale, una campagna anti-corruzione e misure per

fronteggiare l’increscente crisi economica. Nonostante il fallimento del sistema

economico e il forte malcontento tra le forze militari, il leader venezuelano ha

consolidato il suo potere, sospendendo gli oppositori politici e arrestando i

dissidenti. A partire dal Gennaio 2019, Juan Guaidò, presidente dell’Assemblea

Nazionale, ha predominato la scena politica Venezuelana autoproclamandosi

presidente ‘’pro tempore’’ del Paese, e ad oggi è riconosciuto come tale da numerosi

paesi tra cui gli Stati Uniti.

16
2.2. CONTESTO MACROECONOMICO

Dal 1960 al 1977 il PIL reale pro-capite aumentò del 2,3% all'anno3, e ci fu

un periodo di relativa stabilità macroeconomica con deficit fiscali trascurabili e

bassa inflazione, nonostante un lieve aumento del debito pubblico verso la fine del

periodo. La ricchezza petrolifera permise al governo di costruire una rete di strade

e infrastrutture, nonché di sviluppare i settori agricoli e manifatturieri.

Sfortunatamente, a partire dal 1977 in seguito alla nazionalizzazione dell’industria

petrolifera, si generò una forte riduzione dell’efficienza operativa di tale settore ed

una crescita del debito estero e dell’inflazione.

Negli ultimi 40 anni la situazione socioeconomica in Venezuela ha visto

periodi di crescita e di crollo, di crisi esterne, di improvvisi incrementi

dell'inflazione e di riforme economiche e istituzionali profonde e controverse. Il

settore petrolifero ha sempre rappresentato la parte predominante dei proventi delle

esportazioni totali del paese ed ha permesso al paese di avere scambi continuativi e

avanzi delle partite correnti. Ingenti sono state le fughe di capitali all'estero e

3
World Data Bank- GDP per Capita ,Venezuela
https://data.worldbank.org/indicator/NY.GDP.PCAP.CD?end=2014&locations=VE&start=2014&vi
ew=map

17
malgrado la grande ricchezza di giacimenti petroliferi scarse sono state le riserve

valutarie a livello internazionale.

L'attuale crisi monetaria ed economica in Venezuela ha avuto una causa che

può essere ricondotta agli eventi nei primi anni 2000.

PIL pro capite


2500

2000

1500

1000

500

0
1978
1960
1962
1964
1966
1968
1970
1972
1974
1976

1980
1982
1984
1986
1988
1990
1992
1994
1996
1998
2000
2002
2004
2006
2008
2010

Fig.3 – Pil Pro Capite, Venezuela – World Data Bank

In seguito all’elezione di Hugo Chavez, Il PIL ha subito una riduzione del 25% nel

primo trimestre del 2003, portando molte imprese alla bancarotta (anche a causa

della politica monetaria restrittiva instaurata nel 2002) e ad un netto peggioramento

del mercato del lavoro (la disoccupazione ha raggiunto oltre il 18% e il tasso di

occupazione è aumentato al 55%4). Tali circostanze economiche e politiche hanno

4
Kelly, J., and Palma, P. A. (2004).

18
portato a una massiccia fuga di capitali, determinando un forte deprezzamento (il

valore di bolivar è sceso del 47% tra dicembre 2002 e gennaio 2003) e un calo delle

riserve internazionali. I controlli sui cambi e successivamente quelli dei prezzi

instaurati nel 2003 hanno costretto alcuni produttori a cessare la propria attività,

riducendo il potere di mercato delle imprese interessate.

I controlli sui cambi del 2003 fecero probabilmente parte del tentativo di Chavez di

istituire un monopolio statale sull'economia, rendendo subordinate le attività del

settore privato, e portando il paese a cadere in crisi.

2.3. LA CRISI FINANZIARIA

La crisi finanziaria del 2008 ha causato gravi conseguenze in tutto il mondo ed

è considerata peggiore persino di quella riscontrata negli anni '30 (conosciuta come

la Grande Depressione). La crisi è arrivata con una velocità inaspettata in seguito

allo scoppio di una bolla immobiliare negli USA nel 2007 e si è diffusa come uno

shock economico globale, provocando numerosi fallimenti bancari. Durante questo

periodo, la crescita economica ha subito rallentamenti a livello mondiale, i crediti

si sono contratti e il commercio internazionale è diminuito. Nel tentativo di mitigare

la crisi, i governi e le banche centrali di tutto il mondo hanno risposto con stimoli

fiscali senza precedenti, espansioni di politica monetaria e salvataggi istituzionali.

Il fattore di contagio più importante della crisi internazionale del 2008 per il

Venezuela è riscontrabile nel commercio straniero. In seguito ad un crollo dei prezzi

del petrolio, da $ 129 al barile nel luglio 2008 a soli $ 31 al barile nel dicembre

19
2008 5,il PIL venezuelano si è ridotto, principalmente a causa della contrazione

nelle esportazioni e negli investimenti.

Il governo ha inoltre ridotto la sua spesa fiscale al fine di mantenere l'equilibrio

poiché le entrate petrolifere erano diminuite di quasi il 40 percento nel 20096 e

l'avanzo delle partite correnti era quasi scomparso, diminuendo dal 10,8% del PIL

nel 2008 a solo lo 0,2% nel 2009.

Indici/anno 2007 2008 2009 2010 2011 2012

PIL (%) 8.75 5.278 -3.202 -1.489 4.176 5.626

Vol.Importazioni (%) 33.006 1.362 -19.557 -2.891 15.393 24.396

Vol.Esportazioni(%) -7.552 -0.983 -13.682 -12.877 4.665 1.594

Tasso D’inflazione (%) 22.5 31 25.05 27.18 27.57 20.068

Saldo Corrente (%) 6.070 10.802 0.181 0.181 4.892 0.780

Fig.4. IMF. https://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2018/02/weodata/index.aspx

Con l’insorgere della crisi economica, la banca centrale ha portato i tassi di

interesse al ribasso ed al rialzo l’erogazione del credito nel settore manifatturiero,

per stimolare l'attività economica. Al contrario, invece di consentire alla moneta di

fluttuare e assorbire lo shock economico, le autorità venezuelane hanno deciso di

ridurre l’erogazione di valuta estera per i pagamenti delle importazioni, al fine di

mantenere la parità fissa dei tassi di cambio. Ciò ha portato a una significativa

5
Palma, P. A,2008.
6
Vera, L.,2015.

20
diminuzione delle importazioni (-19,6%) e ha avuto un impatto negativo sulla

produzione locale, fortemente dipendente dalle importazioni di input intermedi e

beni strumentali. Di conseguenza, l'attività economica ha rallentato, nonostante la

politica monetaria espansiva, riducendo il tasso di inflazione (dal 31% nel 2008 al

25% nel 2009).

Nonostante una certa ripresa dei prezzi del petrolio nel secondo semestre del

2010, la recessione è continuata soprattutto a causa del continuo calo delle

esportazioni (dovuto alla bassa domanda mondiale) dei consumi interni e della

mancanza di una politica fiscale espansiva. Nel 2011, l'economia venezuelana ha

ricevuto un forte stimolo fiscale e monetario, che si è tradotto nella ripresa della

crescita ed in una persistente inflazione elevata. Nel primo trimestre del 2011

l'economia del Venezuela è cresciuta del 4,5%, e del 2,5% nel secondo, ed è

ulteriormente aumentata fino a metà del 2012.

Verso la fine del 2012, l'economia Venezuelana ha subito una forte

contrazione. Un nuovo crollo dei prezzi del petrolio portò ad un forte declino del

reddito nazionale e, combinato con specifiche scelte di politica governativa, ad una

forte crisi economica. Il deprezzamento, seguito da una riduzione nelle riserve

straniere, da fughe di capitali e da aspettative di svalutazione del tasso di cambio,

sembra aver contribuito notevolmente all’aumento esponenziale dei tassi di

inflazione. La carenza di dollari fu la caratteristica dominante dell'economia

21
venezuelana, generando una contrazione della produzione e un'inflazione sempre

più elevata.

2.4. IPERINFLAZIONE IN VENEZUELA

Tra il 2012 e il 2017 si stima che l'economia venezuelana si sia contratta di quasi il

35 %. Il crollo dei prezzi del petrolio ha notevolmente indebolito le finanze

pubbliche ed invece di risanarle attraverso aumenti delle tasse e tagli alla spesa, il

governo di Maduro ha cercato di affrontare il suo crescente deficit di bilancio

stampando moneta, portando quindi il paese a cadere nell'inflazione. L'inflazione,

circa il 20% nel 2012, sarebbe stata superiore al 1,100% entro la fine del 2017.

Come possiamo effettivamente stabilire che il Venezuela sia caduto

nell’Iperinflazione? Secondo la definizione concessa da Cagan un episodio di

iperinflazione si verifica quando il tasso di inflazione mensile supera il 50% / mese.

per 30 giorni consecutivi. L'episodio di iperinflazione termina invece quando il

tasso di inflazione mensile scende al di sotto del 50% / mese, a meno che l'inflazione

mensile non superi il 50% al mese per un altro periodo di 30 giorni entro un anno

dal termine del primo episodio. In questo caso, il secondo episodio non sarà

considerato come un nuovo episodio di iperinflazione, ma sarà invece considerato

una continuazione dell'episodio originale. In Venezuela, il tasso di inflazione

mensile ha superato il 50% / mese a partire dal 13 novembre 2016, ed è rimasto

22
sopra il 50% / mese fino al 14 dicembre 2016 (32 giorni consecutivi). Il 15 dicembre

2016, il tasso di inflazione mensile è sceso al di sotto del 50% / me. ed il 3 novembre

2017, il tasso di inflazione mensile ha nuovamente superato la soglia del 50% / me,

prima di scendere al di sotto della soglia del 17 dicembre 2017 (per 44 giorni

consecutivi).

Anno 2015 2016 2017 2018


Tasso di Inflazione
(%) 159,693 302,637 2818,153 2500000

Fig. 5. International Monetary Fund, World Economic Outlook Database, October

2018

Quindi, il Venezuela è stato coinvolto in un episodio di iperinflazione dal 13

novembre 2016, con un'altra riacutizzazione dello stesso episodio verificatosi nel

periodo novembre-dicembre 2017. A partire da Agosto 2018 Il governo ha cercato

di superare questa situazione emettendo una svalutazione valutaria. Maduro ha

svalutato il bolívar del 95% (la più grande svalutazione della moneta nella storia

mondiale contemporanea), ancorando la valuta locale ad una nuova cryptovaluta, il

“petro”, di un valore pari a 60$ o a 360 milioni di bolivar. Come da previsione 7

nonostante tutti gli sforzi, alla fine del 2018 il Petro era ancora "impossibile da

trovare" - la moneta non era elencata da nessuno come un officiale mezzo di

7
Benjamin J. Cohen, 2018.

23
scambio, né era accettata da nessuno degli alleati del paese. L'economia

venezuelana ha continuato a soffocare, poiché il tasso di inflazione, secondo le

stime più prudenti dell'IMF, è salito a 1,37 milioni % entro la fine dell'anno.

L'opposizione, tuttavia, ha fornito dati molto più cupi - 1,7 milioni nel 2018, che,

di fatto, hanno convertito il Venezuela in uno dei tre paesi con i più alti tassi di

inflazione nella storia

24
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