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UN TRATTATELLO PER ORGANISTI

< DI ANONIMO DEL SEC. XIV.

Nel Codice Barber. Lat. 307, del quale s’è parlato in me­
rito al Trattato di Teodono de Caprioli), si trova un breve
capitolo che non ho notizia sia stato pubblicato, benché sembri
che anch’esso sia stato copiato e si conservi nella Biblioteca
del R. Liceo Musicale di Bologna (2).
Esso, nell’originale, si trova a c. 37v. della primitiva nu­
merazione (c. 29v. della recente), e non reca nessun nome di
Autore. Come tutto il resto del Codice (fatta eccezione delle
Regule Contrapuncti del De Caprio, di grafia non elegante e
datate del 1431) il capitolo di cui parliamo è di bella scrittura
che si può assegnare, al piò tardi, al sec. XIV.
Esso ha il suo interesse per confermarci su quanto dagli
studiosi della materia si è venuto trattando sulla costruzione
degli antichi organi, sulle loro modestissime dimensioni, sulla
loro non estesa tastatura.
Anche il nuovo documento ci mostra una tastatura di non
più di trentacinque tasti, colla prima ottava diatonica (meno
il settimo tasto si-bemolle, come ancora nei vecchi organetti
che han resistito fino ai nostri tempi) e tutto il rimanente
cromatico.
Come è evidente, tutte le indicazioni, le regole ecc. sono
basate sulla terminologia dell’epoca, quando anche i tasti del­
l’organo venivano denominati dalle lettere dell’alfabeto latino
— A — la: B — si: C = do: D — ré: E = mi : F — fa: G = sol.
A queste occorre pertanto che si richiami lo studioso per in-

(1) Cfr. nei fascicoli di queste «Note d’Archivio » l’artioolo «Teodono


de Caprio » da pag. 38 ss.
(2) "Vi accenna il G a s pa r i {Catalogo cit. I, 260) che riproduce il titolo
come certamente si trova nella copia. Anohe qui l ’inesperto copista ha preso
abbaglio nella lettura dell’originale Codice Barber., come dirò a suo luogo.
100 NOTE D’ARCHIVIO

tendere con facilità il contenuto dell’ilrs pulsandi organa,


d’altronde assai chiaro.
Per esser più precisi si può dire che il Trattatello è una
norma del come costruire i tetracordi discendenti (sull’esempio
di fa-mi-re-ut) partendo da qualunque grado diatonico o cro­
matico della scala. Ed è superfluo ricordare che con un primo
tetracordo disgiunto (fa mi-re-ut: note che colla teoria delle
mutationes rappresentavano il nostro do si-la-sol) cui fosse stato
sottoposto un altro tetracordo (fa-mi-re-ut), si otteneva la com­
pleta nostra scala maggiore discendente.
Tale teoria e tale pratica, nel sec. XIV, si diceva Vuliima
novità• modum novissimum, ritrovata da musici maestri mor
derni, gli ultimi d’allora, inventum per magistros musicos mo­
dernos.
Ecco ora il capitoletto.

ARS ET MODUS PULSANDI ORGANA


SECUNDUM MODUM NOVISSIMUM INVENTUM (I)
PER MAGISTROS MUSICOS MODERNOS.

C.D.E.F.G.A&h.C.+D+E.F.+G.+A/h.O.+D.+EF+G.+A.&h.C.+D.
* * *

Nota quod omnes uoces totius organi tam toni quam se­
mitoni possunt esse fa et mi (2) ubi sunt semitoni iuxta tonum
et non alibi, nisi ubi cadit proprium. Sequitur ergo quod in
diuersis locis potest poni unus cantus uel plures. Quomodo
autòm debeat procedi ad sonum circa tonos et tonos, Viden­
dum est ne sit error in sono. Quandocumque tangitur aliquis
tonus cum semitono qui est iuxta eum uel ascendendo uel
descendendo, numquam debet tangi alius tonus qui est iusta
(sic = iuxta) semitonium predictum, verbi gratia: si tango 6r

(I) Nella copia settecentesca che oggi si trova nella Biblioteca del R.
Liceo Musicale di Bologna, invece della parola inuentwn (scoperto cioè o
ritrovato) il copista trascrisse injunctum (imposto cioè o comandato). E’ un
altro svarione come quello di Teodorico de Campo. Naturalmente il Gaspabi
(ofr. Catalogo cit. I, 260) non poteva non riprodurre Terrore.
* Per necessità, tipografiche sono stati sostituiti con la lettera li gli o-
riginali segni del be-quadro.
(21 In questa trascrizione, per maggior chiarezza, ho io posto il sotto-
lineato all© lettera q note musicali.
AIIS ET MODUS PULSANDI OHO ANA 101

et semitonium qui est iusta (sic) eum inferius non debet tangi
F. Similiter si tango Cr 'et semitpnum qui est iusta (sic) eum
ascendendo non debeo tangere A, et sic de similibus.
CirUa illum autem dictum quod dicitur quod uoces possunt
esse fa et mi, uidendum est etiam quomodo cadat re- ut et
sol - la.
Dico ergo si uis quod b quadratum (*) sit fa, debes tangere
b molle et semitonum qui est iusta (sic) inter A et G, et illum
semitonum qui est inter Gr et F, et sic habebis fa-mi-re-ut.
Et si uis quod b molle sit fa, ordinate procedas ad omnes tonos
sequentes et sic habebis fa-mi-re-ut.
Si autem uis quod A sit fa, tange semitonium qui est iusta
(sic) inter A et G, et alium semitonum qui est inter G et F,
et postea E, et sic habebis fa-mi-re-ut.
Si autem uis quod G sit fa, tange semitonium qui est inter
G et F et postea E, postea D, et sic habebis fa-mi-re-ut.
Si autem uis quod semitoniis qui est inter A et G sitfà ,
tange G et F et semitonium qui est inter E et D et sic ha­
bebis propositum ut supra.
Si autem uis quod semitonus qui est initer G et F sit fa,
tange F et semitonium qui est inter E et D et alium semi­
tonium qui est inter D et C-
Si autem uis quod E sit fa, tange ambos tonos sequentes (l)
et b quadrum et sic habebis propositum.
Et si uis qubd semitonus qui est inter E et D sit fa, tange
D et C et b molle et habebis propositum. v
E t si uis quod D sit fa, tange semitonium qui est inter
D et 0, postea b quadrum et A.
Si autem uis quod semitonus qui est inter D et G sit fa,
tange C, b molle et semitonium qui est inter A et G, et sic
habes omnes uoces totius organi que possunt esse Fa-mi-re-ut.
Iste uoces stant in bona quinta: G-G, D-A, E-b, F-G, G-D,
A-E, b m olle-F, b - semitonium qui est inter F et G, et sic
de alijs.
Iste sunt bone seste [sic — sextae]: G-A, D-b, E{2) semi­
tonum qui est inter C et E, F et D, G-E, A • semitonum qui
est inter F et G, b - semitonum qui est inter G et A.
R . C a s im ir i

(*) L'originale ha la figura del bequadro ogni volta che si parla dej
he quadratum.
(1) L’indicazione è per sè esatta, ma non ha seguito il formulario adot­
tato sopra, quello di indicare i semitoni.
(2) Il Codice al posto di E (mi) ha "un C (do) ; ma evidentemente trat­
tasi di errore dell’amanuense, poiché enumerandosi le bonae sextae, cioè
seste maggióri, come oggi diremmo, non può essere la sesta maggiore tra
G (do) ed il semitono tra C e D (ossia do-diesis); ma sibbene tra E (mi) e
il do-diesis.