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Il colonnello Giraudo ammette che c’era un Br

a Bologna il giorno della strage. E non era


nemmeno l’unico
giovedì 28 marzo 14:07 - di Massimiliano Mazzanti IL SECOLO D’ITALIA

Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

Nell’udienza di martedì, nel dibattimento a carico di Gilberto Cavallini, nel corso della
testimonianza del colonnello Massimo Giraudo, non è solo emersa l’inconsistenza totale della così
detta “pista Anello”, tanto affascinante per le parti civili, ma è stata posto all’attenzione della Corte
d’Assise un altro elemento inquietante, tra i tanti sui quali nessuno ha mai voluto indagare in questi
38 anni d’inchieste e processi.

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Rispondendo al difensore dell’imputato, l’avvocato Alessandro Pellegrini, l’ufficiale della Guardia


di Finanza ha dovuto ricordare in aula come, nelle more delle sue inchieste sulla Strage di Brescia,
si fosse imbattuto in Francesco Marra, esponente delle Brigate rosse, noto per aver avuto un ruolo
di primo piano nel sequestro del giudice Sossi, e che, guarda casa, il 2 agosto 1980 si trovava a
Bologna, in un hotel davanti alla stazione. E mica da solo. Mentre il Marra alloggiava con Loretta
Vidali all’Hotel Europa, davanti alla stazione, a nemmeno 50 metri in linea d’aria dal punto in cui
esplose la bomba; all’Hotel Milano, che oggi ha cambiato nome e che si trovava proprio di fianco
all’Hotel Europa, alloggiò nella notte tra l’1 e il 2 agosto Brunello Puccia.

Chi sia Brunello Puccia è facile apprenderlo, basta leggere l’informativa del tardo 1980 della
Questura di Milano – all’epoca inviata anche agli investigatori e agli inquirenti di Bologna -, in cui
l’uomo è segnalato come gravato da precedenti penali gravi, tra cui il “favoreggiamento reale in
concorso per noto omicidio Carlo Saronio”. La stessa informativa indica in Marra un probabile
terrorista rosso. Per altro, la Loretta Vidali registrata all’hotel Europa, quella vera, su cui ha
indagato nelle sue ricerche Valerio Cutonilli, non pare abbia mai avuto nulla a che fare con Marra,
sollevando il concreto sospetto che qualcun’altra, con un documento falsificato con le sue
generalità, abbia in realtà dormito a Bologna la notte prima della strage. In altre parole, oltre a
Thomas Kram, altri due terroristi “rossi” erano certamente a Bologna, il giorno della strage. E tutti
nei pressi del luogo dell’attentato.

Col fondato sospetto, inoltre, che ce ne fossero anche altre due: Christa Margot Frolich e la
sedicente Loretta Vidali, la quale, se non era lei, era qualcuna che aveva bisogno di mascherare la
sua identità. E come Kram, anche Puccia e Marra dissero di trovarsi a Bologna, quando furono
interrogati dalla Polizia nei primi mesi del 1981, per mere casualità: il primo per un ritardo del treno
che doveva portarlo in Toscana; il secondo per incontrarsi con la donna con cui doveva andare
successivamente in vacanza. Curioso particolare, quest’ultimo: Marra e la Vidali, entrambi
milanesi, entrambi in procinto di andare in ferie, si dovettero incontrare a Bologna per partire
insieme per le vacanze? Tutto può essere, certo, ma c’è da chiedersi come sia possibile che né la
Polizia allora né i magistrati nei 38 anni successivi abbiano mai avuto la curiosità di indagare a
fondo su tutto ciò, anche solo per appurare la veridicità del racconto che il Marra fece il 5 gennaio
1981 alla Digos di Milano.

E non s’indagò mai sul Marra a Bologna nemmeno quando, in anni successivi, fu chiaro il ruolo
non secondario che ebbe nelle Br; e si continuò a ignorarne le vicende, a Bologna, anche quando
divennero note le attività inquietanti nell’ambito dell’estremismo di Giuseppe Zambon, anch’egli
segnalato nell’informativa del tardo 1980, e che si scoprirà essere in contatto con ambienti
dell’eversione rossa e della resistenza palestinese. Tutto sempre casuale, tutto sempre poco
importante, nella ricostruzione della verità sulla Strage di Bologna? Non più di tanto, se è vero che
Dario Franceschini, fondatore delle Br, quando il nome di Marra iniziò a circolare un po’ troppo
sulla stampa e sulla pubblicistica interessata alla storia del terrorismo, cominciò a far circolare la
voce – purtroppo presa anche per “buona” dai più – che Marra, in realtà, fosse un infiltrato nelle Br,
un uomo dei Carabinieri o dei “servizi”, in una sorta di depistaggio preventivo e per di più inutile,
dato che il Marra non è mai stato inquisito per queste vicende. E continuerà a non esserlo,
probabilmente, fin tanto che, a Bologna, avranno cittadinanza solo le suggestioni care ai cascami
delle vecchie strutture disinformive del fu Partito comunista.

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