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Concludendo.

Mi piace pensare al pianista come "insegnante" delle proprie mani. Lo studio della tecnica è uno
studio attento, razionale, scientifico, ma finalizzato alla realizzazione di uno scopo artistico,
creativo. Il pianista è colui che "educa" le proprie dita, la mano, il braccio e tutto l'apparato a
compiere gesti precisi, mirati, funzionali. Quando la mano avrà assimilato la "lezione" non avrà più
bisogno del suo controllo: lei adotterà istintivamente la soluzione più logica e congeniale,
lasciandoci la libertà di concentrare tutte le nostre attenzioni verso il raggiungimento dello scopo
finale: la musica.
La sicurezza tecnica, quindi, come base della "libertà".
Questo concetto è fondamentale.
Ci sono diversi modi per raggiungere quella sicurezza tecnica necessaria a far sì che le nostre
capacità interpretative possano esprimersi in tutta libertà, che non vuol dire libero rifacimento (cosa
di cui, purtroppo, molti pianisti abusano), ma libere da preoccupazioni di carattere tecnico.
Una via sicura ed efficace è quella di studiare lentamente e con forza. Suonare in modo
concentrato, con sicurezza, con forza e precisione, ampliando i movimenti e mantenendo sempre la
massima elasticità e libertà. Per libertà qui intendo il "sentire" tutto il braccio, dalla giuntura del
polso alla spalla, sempre costantemente libero, privo di tensione, tranquillo. In un secondo
momento si potranno sperimentare i diversi gradi di sonorità, aumentando o diminuendo il peso
naturale del braccio. O ancora, suonare un passo in modo leggerissimo, con un suono quasi
impercettibile (cosa assai più difficile che suonare forte). Applicare, insomma, tutta una serie di
varianti utili a verificare le diverse possibilità tecnico-espressive.
Attraverso questo studio attento si arriva alla piena assimilazione di ogni movimento e alla
padronanza dei propri mezzi. Tutto quello che all'inizio è razionale e scientifico, diventa poi
naturale, istintivo e quindi "libero".

È ovvio che, visto lo spazio e il contesto, non potrò occuparmi, se non con brevi esempi, di
interpretazione, contenuto artistico, musicalità, perché questo comporterebbe lo studio specifico dei
brani a cui far riferimento. Le mie esplicazioni sulla tecnica pianistica saranno di carattere generale
e applicabili, con uno studio attento, a tutta la letteratura per pianoforte.
È altresì doveroso sottolineare che non c'è manuale tecnico che possa rendere ben chiari tutti i
concetti così come l'esempio pratico al pianoforte. Spesso un esempio vale molto di più di mille
parole!

POSIZIONE DELLA MANO

Parlando della posizione della mano sulla tastiera, non posso fare a meno di pensare al fatto che
spesso ci si può trovare di fronte ad affermazioni ovvie e superflue, ma vi assicuro che, dopo anni di
insegnamento, moltissime volte ho dovuto fare i conti con allievi che non appena si sedevano al
pianoforte, perdevano ogni controllo dei propri muscoli. Improvvisamente le mani non avevano più
nulla di naturale, anzi, nella loro improvvisa tensione muscolare e tendinea, sembrava che stessero
preparandosi ad un'attività da culturisti. Ogni movimento, anche il più banale, aveva la difficoltà
dell'impresa che un bambino incontra nel cercare di muovere i suoi primi passi.