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Appunti per il corso di Analisi Matematica I

1 disuguaglianze tra medie


Definizione 1.1. Siano x1 , . . . , xn numeri reali positivi. Chiameremo
x1 + x2 + . . . + xn
A= media aritmetica di x1 , . . . , xn
n

G = n x1 · x2 · . . . · xn media geometrica di x1 , . . . , xn ;
n
H= media armonica di x1 , . . . , xn ;
1 1
+...+
x1 xn
s
x21 + . . . + x2n
Q= media quadratica di x1 , . . . , xn .
n
Mostreremo nel seguito che tra le quattro medie c’è una precisa relazione: per ogni
assegnata n-upla di numeri reali positivi si ha

H 6 G 6 A 6 Q.

Cominciamo col provare che la media geometrica è sempre non maggiore della media
aritmetica.
Proposizione 1.1. Siano x1 , . . . , xn , numeri reali positivi. Vale che:
√ x1 + x2 + . . . + xn
n
x1 · x2 · . . . · xn 6 . (1)
n
Inoltre l’uguaglianza in (1) vale se e solo se x1 = x2 = . . . = xn .
Dimostrazione. Ovviamente, se x1 = x2 = . . . = xn allora la (1) vale con l’uguaglianza.
Quindi supporremo che almeno due tra x1 , x2 , . . . , xn siano diversi tra loro.
Per dimostrare la tesi è sufficiente provare che

x1 + . . . + xn = n ⇒ x1 · . . . · xn < 1, (2)

1
che equivale alla (1) nel caso particolare in cui la media aritmetica è pari ad 1, (A=1).
Infatti se A 6= 1, essendo per definizione
x1 + . . . + xn
A= ,
n
la (1) segue immediatamente applicando la (2) alla n-upla
x1 x2 xn
, , ..., .
A A A
Dunque proviamo (2). Utilizziamo il principio di induzione.
Sia n = 2. Allora se x1 + x2 = 2 (con x1 6= x2 e quindi x1 , x2 6= 1),

x1 · x2 = x1 · (2 − x1 ) < 1 ⇐⇒ x21 − 2x1 + 1 = (x1 − 1)2 > 0

e dunque la (2) è verificata.


Supponiamo ora (2) vera per ogni n-upla di numeri positivi. Proviamo che (2) è
vera se i numeri sono n + 1. Siano dunque x1 , x2 , . . ., xn , xn+1 numeri reali positivi
tali che

x1 + x2 + . . . + xn + xn+1 = n + 1, (3)

Se x1 = x2 = . . . = xn = xn+1 = 1, allora (2) è banalmente verificata. e due tra


x1 , x2 , . . . , xn , xn+1 sono distinti tra loro. Allora esiste un elemento, diciamo x1 , mino-
re di 1 (se fossero tutti maggiori di 1 la media sarebbe maggiore di 1, assurdo). Quindi
esiste a > 0 tale che

x1 = 1 − a.

Essendo vera (3), deve esserci necessariamente un elemento, diciamo x2 , maggiore di


1. Esiste dunque b > 0 tale che

x2 = 1 + b.

Allora possiamo riscrivere la (3) come segue:

(1 − a + b) + x3 + x4 + . . . + xn+1 = n,

e quindi applicare la (2) alla n-upla (1 − a + b), x3 , . . . , xn , xn+1 (osserviamo che 1 −


a + b > 0):

(1 − a + b) · x3 · . . . · xn · xn+1 6 1. (4)

Osservando infine che

x1 · x2 = (1 − a)(1 + b) = 1 − a + b − ab < 1 − a + b,

2
dalla (4) segue che

x1 · x2 · x3 · . . . · xn · xn+1 < 1.

Abbiamo dunque provato che vale (2) per una qualunque (n + 1)-pla, supponendola
vera per una qualunque n-upla.
Il principio di induzione consente allora di affermare che (2) vale per ogni n ∈ N.

Osservazione 1.1. Diamo una semplice interpretazione geometrica della diseguaglian-


za tra le medie nel caso n = 2. Questa si può dunque riscrivere

4 x1 x2 6 2(x1 + x2 ).

Se x1 e x2 rappresentano i lati di un rettangolo, 2(x1 + x2 ) ne rappresenta il perimetro.



La quantità 4 x1 x2 invece può essere interpretata come il perimetro di un quadrato

avente la stessa area: infatti in tal caso il lato di questo quadrato misurerebbe x1 x2 , e
la sua area x1 x2 , quanto l’area del rettangolo di lati x1 e x2 . Pertanto la diseguaglianza
dice che il quadrato, e solo il quadrato, ha il perimetro più piccolo tra tutti i rettangoli
di data area.
Se n = 3, si ha

12 3 x1 x2 x3 6 4(x1 + x2 + x3 ).

La quantità a secondo membro si può interpretare come la somma delle lunghezze


degli spigoli di un parallelepipedo rettangolo. La quantità a primo membro, invece,
la si può pensare come la somma delle lunghezze degli spigoli di un cubo avente lo

stesso volume: infatti un cubo siffatto ha lato 3 x1 x2 x3 e il suo volume è x1 x2 x3 , pari al
volume del parallelepipedo rettangolo di spigoli x1 , x2 e x3 . Dunque la diseguaglianza
afferma che il cubo, e solo il cubo, ha la più piccola somma delle lunghezze dei lati tra
i parallelepipedi rettangoli di eguale volume.
Esercizio 1. Tra tutti i parallelepipedi rettangoli di dato volume, il cubo, e solo il cubo,
ha la minima area superficiale.
Soluzione. Un parallelepipedo rettangolo di spigoli lunghi x1 , x2 , x3 ha area superfi-
ciale 2x1 x2 + 2x1 x3 + 2x2 x3 e volume x1 x2 x3 . Un cubo di pari volume ha lo spigolo
√ √
lungo 3 x1 x2 x3 , e area superficiale 6( 3 x1 x2 x3 )2 . Dobbiamo quindi provare che

6( 3 x1 x2 x3 )2 6 2x1 x2 + 2x1 x3 + 2x2 x3 .

Ciò deriva immediatamente applicando la disuguaglianza (1): infatti si ha


√ x1 x2 + x1 x3 + x2 x3
q p
2
( x1 x2 x3 ) = 3 x21 x22 x23 = 3 (x1 x2 )(x1 x3 )(x2 x3 ) 6
3
,
3
che equivale alla tesi.

3
Esercizio 2. Se x1 , x2 ,. . . ,xn sono numeri reali positivi allora

Xn X 1
! n !
xk > n2 .
xk
k=1 k=1

Soluzione. Applicando la diseguaglianza (1) a x1 , . . . , xn e a 1/x1 , . . . , 1/xn si ha


immediatamente la tesi.

Proposizione 1.2. Siano x1 , . . . , xn , numeri reali positivi. Vale che:


s
n √ x1 + x2 + . . . + xn x21 + . . . + x2n
6 n
x1 · x2 · . . . · xn 6 6 (5)
1 1 n n
+...+
x1 xn
Dimostrazione. Rimane da provare la validità della prima e dell’ultima diseguaglianza.
La prima segue immediatamente applicando la (1) alla n-upla

1 1
, ..., .
x1 xn
Possiamo provare infine che la media aritmetica è sempre non maggiore della media
quadratica ragionando per induzione. Riscriviamo la diseguaglianza come

(x1 + . . . + xn )2 6 n(x21 + . . . + x2n ) (6)

Se n = 2 la (6) è vera in quanto

(x1 + x2 )2 = x21 + x22 + 2x1 x2 6 2(x21 + x22 );

osserviamo esplicitamente che abbiamo usato la diseguaglianza

2ab 6 a2 + b2 . (7)

Supponiamo ora (6) vera per n. Proviamola per n + 1 elementi. Usando l’ipotesi di
induzione e la (7) n volte abbiamo:

(x1 + . . . +xn + xn+1 )2 =


= (x1 + . . . + xn )2 + x2n+1 + 2(x1 + . . . + xn )xn+1 6
6 n(x21 + · · · + x2n ) + x2n+1 + 2x1 xn+1 + . . . + 2xn xn+1 6
6 n(x21 + · · · + x2n ) + x2n+1 + (x21 + . . . + x2n + nx2n+1 ) =
= (n + 1)(x21 + . . . + x2n + x2n+1 ).

Dunque (6) è vera per ogni n ∈ N, e la dimostrazione di (5) è completa.

4
1.1 Qualche applicazione

Mostriamo qualche semplice applicazione della diseguaglianza (1).

A1 ) Vale la diseguaglianza di Bernoulli:

(1 + x)n > 1 + nx, ∀x > −1, ∀n ∈ N.


1
Per −1 6 x 6 − n la diseguaglianza di Bernoulli è banale.
Possiamo supporre 1 + nx > 0. Applicando (1) alla n-upla

x1 = 1 + nx, x2 = . . . = xn = 1,

abbiamo
n−1 volte
z }| {

n 1 + nx + 1 + . . . + 1 n(1 + x)
1 + nx 6 = = 1 + x,
n n
che implica la diseguaglianza di Bernoulli.

A2 ) Sia a > 0. Allora lim n a = 1.
n→+∞
Il caso a = 1 è banale. Consideriamo il caso a > 1. Applicando (1) a

x1 = a, x2 = x3 = . . . = xn = 1,

abbiamo

n a+n−1 a 1
1< a6 = +1− .
n n n
Dal teorema dei carabinieri segue la tesi.
Il caso 0 < a < 1 segue immediatamente da quello precedente osservando che

n 1
a= q .
n 1
a


n
A3 ) lim n = 1.
n→+∞
Applicando (1) a
√ √
x1 = n, x2 = n, x3 = . . . = xn = 1,

abbiamo


n 2 n+n−2 2 2
16 n6 = √ +1− .
n n n
Dal teorema dei carabinieri segue la tesi.

5
1 n
 
A4 ) La successione an = 1 + è strettamente crescente.
n
Applicando (1) alla (n + 1)-upla
1 n
 
x1 = . . . = xn = 1 + , xn+1 = 1,
n
da (1) abbiamo
n volte
z
  }|  {
1 1
s 1+ +...+ 1+ +1
1 n

n+1 n n n+2
1+ ·1 < = ,
n n+1 n+1
ossia
1 n
   n+1
1
an = 1 + < 1+ = an+1 .
n n+1

1 n+1
 
A5 ) La successione bn = 1 + è strettamente decrescente.
n

Similmente a quanto fatto prima, proviamo che la successione


 n+1
1 n
=
bn n+1
è crescente. Infatti scegliendo
 
1
x1 = . . . = xn = 1 − , xn+1 = 1,
n
usando (1) abbiamo
s
1 n n 1− n
1
 
n+1 +1 n
1− < =
n n+1 n+1

e quindi
 n  n+1
1 n−1 n 1
= < = .
bn−1 n n+1 bn

Proposizione 1.3. La successione


1 n
 
an = 1 +
n
è convergente. Chiameremo e (numero di Nepero) il suo limite.

6
Dimostrazione. Dalla proprietà A4 ), e ricordando il teorema di regolarità delle succes-
1 n

sioni monotone, la successione an = 1 + n ammette limite. Tale limite è finito, in
1 n+1

quanto an è limitata. Infatti, poiché la successione bn = 1 + n è decrescente,
risulta

1 n 1 n+1
   
2 = a1 6 1 + < 1+ = bn 6 b1 = 4.
n n

Osservazione 1.2. Poiché le successioni an e bn sono


 rispettivamente crescente e
1 n 1
decrescente, ed essendo anche bn = 1 + n · 1 + n → e · 1 = e, abbiamo

1 6
 
2 = a1 < e < b 5 = 1 + < 2.986.
5

Per avere un’approssimazione migliore, bisogna scegliere n abbastanza grande. Ad


esempio,

2.71 < a200 < e < b400 < 2.722.

Migliorando ancora l’approssimazione, possiamo verificare che e ' 2.718.

Osservazione 1.3. Osserviamo che il numero di Nepero e si può scrivere come la


somma di una serie:
  X +∞
1 1 1
e = lim 1 + + . . . + = .
n→∞ 2! n! k!
k=0

Infatti dal teorema del binomio si ha

1 n X n 1 X
  n   n
1 n(n − 1) . . . (n − k + 1)
an := 1 + = k
= =
n k n k! nk
k=0 k=0
Xn
1

1

2
 
k−1

= 1− 1− ... 1− .
k! n n n
k=0

Risulta quindi evidente che

X
n
1
an < . (8)
k!
k=0

Inoltre, per ogni m < n risulta

X
n  
n 1 X
m
1 n(n − 1) . . . (n − k + 1)
an = k
> .
k n k! nk
k=0 k=0

7
Tenuto conto che risulta, per ogni fissato k = 0, 1, . . . , m,
n(n − 1) . . . (n − k + 1)
lim = 1,
n nk
otteniamo, per ogni m,
X
m
1
6 lim an = e. (9)
k! n
k=0

Pertanto da (8) e (9) si ha


X
m
1
am 6 6e
k!
k=0

Passando al limite su m → ∞ si ha la tesi.


Quanto appena provato nell’osservazione precedente è di notevole importanza, e
permette di ottenere alcune significative proprietà del numero di Nepero.
Proposizione 1.4 (Stima dell’errore). Si ha:
X
n
1 n+2 1 1
0 < e− < < .
k! n + 1 (n + 1)! n · n!
k=0

Dimostrazione. Si ha
X
n
1 X
+∞
1 1 X
+∞
(n + 1)!
e− = =
k! k! (n + 1)! k!
k=0 k=n+1 k=n+1

1 X +∞
1 1 n+2
< j
= .
(n + 1)! (n + 1) (n + 1)! n + 1
j=0

Osservando che n(n + 2) < n2 + 2n + 1 = (n + 1)2 , si ha la tesi.

La proposizione precedente ci dice che la serie converge molto velocemente ad e.


1
Ad esempio, per n = 6, l’errore che si commette è inferiore a 6·6! ' 2 · 10−4 .
Proposizione 1.5. Il numero di Nepero non è razionale.
Dimostrazione. Ragioniamo per assurdo. Posto e = a b , con a, b ∈ N primi tra loro, si
ha
a X 1
n
a 1 1 1 1
− = −1− − −...− < .
b k! b 1! 2! n! n · n!
k=0

Moltiplicando per b! si avrebbe

a X 1
n
!
1
0 < b! − < < 1,
b k! b
k=0
Pn
il che è assurdo in quanto b! a 1

b − k=0 k! è certamente intero.

8
2 teoremi sul limite delle medie
Vogliamo fornire un utile criterio che permette di calcolare il limite della radice n-
esima di una successione positiva conoscendo (se esiste) il limite del rapporto di due
termini consecutivi.
In primo luogo, richiamiamo il criterio del rapporto per le successioni.

Teorema 2.1 (Criterio del rapporto). Sia an una successione tale che an > 0 per ogni
n ∈ N, e tale che
an
lim = `. (10)
n→∞ an−1

Vale che:

se ` < 1, allora lim an = 0;


n→+∞

se ` > 1, allora lim an = +∞.


n→+∞

Dimostrazione. Supponiamo ` < 1; proviamo che lim an = 0. Preso ε = 1 esiste ν ∈ N


tale che
an
< 1 per ogni n > ν,
an−1
cioé

an < an−1 per ogni n > ν.

Quindi an è regolare, in quanto definitivamente strettamente decrescente. Essendo


an > 0, dal teorema della permanenza del segno si ha

lim an = a > 0.
n→+∞

Non può essere a > 0; in tal caso, infatti, passando al limite in (10) si avrebbe
an a
` = lim = = 1,
n an−1 a

il che è assurdo essendo ` < 1 per ipotesi. Dunque a = 0.


Infine, se ` > 1, per la successione bn = a1n > 0 risulta

bn 1
lim = (0 se ` = +∞).
n→+∞ bn−1 `

Essendo 1/` < 1, per quanto appena dimostrato risulta lim bn = 0 e dunque
n→+∞
lim an = +∞.
n→+∞

9
Osservazione 2.1. Se ` = 1 non si può dire nulla sul limite di an . Alcuni esempi per
cui
an+1
lim =1:
n→∞ an
• an = n;
1
• an = n;
n
• an = ;
n+1

• an = 2 + sin n. Si ha:

2 + sin n
lim √ = 1.
n 2 + sin n + 1

Per verificare ciò, ricordiamo la formule di prostaferesi


x−y x+y
sin x − sin y = 2 sin cos ,
2 2
e osserviamo che
√ √
√ √

n + 1 − n
| sin n + 1 − sin n| 6 2 sin

2 .

Poiché
√ √ 1
n+1− n = √ √ → 0,
n+ n+1
√ √
si ha | sin n + 1 − sin n| → 0, e quindi
√ √ √
| sin n + 1 − sin n|

2 + sin n
2 + sin √n + 1 − 1 = √ → 0.

2 + sin n + 1
Tuttavia

lim (2 + sin n) non esiste.
n→∞

Infatti, se esistesse tale limite, allora anche la sua estratta determinata da nk = k2 ,


ank = 2 + sin k ammetterebbe limite. E questo è falso.
Teorema 2.2 (Criterio della radice). Sia an una successione tale che an > 0 per ogni n ∈ N,
e che verifica

lim n an = `. (11)
n→+∞

Allora vale che:


se ` < 1, allora lim an = 0;
n→+∞

se ` > 1, allora lim an = +∞.


n→+∞

10
Dimostrazione. Supponiamo ` < 1. Allora posso scegliere ε > 0 tale che ` + ε < 1 (ad
2 ). Esiste quindi ν ∈ N tale che
esempio ε = 1−`

n
an < ` + ε, ∀n > ν,

ossia

0 6 an < (` + ε)n .

Poiché ` + ε < 1, si ha lim (` + ε)n = 0. Dal teorema dei carabinieri segue la tesi nel
n→+∞
caso ` < 1.
Similmente, se ` > 1 posso scegliere ε > 0 tale che ` − ε > 1. Per n abbastanza
grande si ha

an > (` − ε)n .

Essendo ` − ε > 1, risulta lim (` − ε)n = +∞, e dal teorema del confronto si ha la
n→+∞
tesi.

Teorema 2.3 (di Cesàro sulle medie aritmetiche). Sia an una successione di numeri reali.
Se an è regolare, allora anche la successione delle medie aritmetiche
a1 + · · · + an
n
è regolare e risulta
a1 + · · · + an
lim = lim an . (12)
n→+∞ n n→+∞

Dimostrazione. Sia ` = lim an . Proviamo il teorema nel solo caso ` ∈ R. I restanti casi
vengono lasciati per esercizio.
Sia ε > 0 fissato, e ν ∈ N tale che

|an − `| < ε, ∀n > ν.

Per n > ν si ha

a1 + . . . + an a1 + . . . + an − n` (a1 − `) + . . . + (an − `)
− ` =

=

n n n
(a1 − `) + . . . + (aν − `) |aν+1 − `| + . . . + |an − `|

6 +
n n

(a1 − `) + . . . + (aν − `) n − ν
< + ε.
n n
Poiché ν è fisso, si ha

(a1 − `) + . . . + (aν − `)
lim = 0.
n→∞ n

11
Pertanto è possibile determinare un indice ν1 > ν a partire dal quale

(a1 − `) + . . . + (aν − `)
< ε, ∀n > ν1 .
n

n−ν
In definitiva, osservando che < 1, per n > ν1 si ha
n

a1 + . . . + an
− ` < 2ε,
n

e questo conclude la dimostrazione.

Esercizio 3. Completare la dimostrazione del teorema precedente contemplando il


caso in cui an risulti o divergente positivamente, o divergente negativamente.

Il teorema di Cesaro ha alcune notevoli conseguenze.

Teorema 2.4 (sulle medie geometriche). Sia bn una successione positiva. Se bn è regolare,
allora anche la successione delle medie geometriche
pn
b1 · · · bn

è regolare e risulta
p
lim n b1 · . . . · bn = lim bn . (13)
n→+∞ n→+∞

Dimostrazione. Usando il fatto che


p
n log b1 + . . . + log bn
log b1 · . . . · bn = ,
n
e ricordando che per bn > 0 vale

lim bn = ` ⇐⇒ lim log bn = log `,


n→+∞ n→+∞

(dove abbiamo inteso log(+∞) = +∞) dal Teorema 11 si ha la tesi.

Osservazione 2.2. Nella Proposizione 1.1 è stato provato che se an è una successione
di numeri positivi, allora
√ a1 + . . . + an
n
a1 · . . . · an 6 . (14)
n

È interessante osservare che se an → `, al crescere di n le due medie (grazie al teorema


di Cesaro) sono “sempre più vicine”, tendendo allo stesso valore `.

12
Osservazione 2.3. L’esistenza del limite delle medie geometriche o di quelle aritmeti-
che di una successione an non implica la convergenza stessa di an ; dunque la tesi del
Teorema di Cesaro non è più vera se eliminiamo l’ipotesi di esistenza del limite di an .
Per verificare ciò, è sufficiente utilizzare la successione an definita come

1 se n è dispari,
an = (15)
2 se n è pari.

Abbiamo
p
√  n 2 n−1
2 se n è dispari,
n
a1 · · · an = √

2 se n è pari,
e

 3n − 1

 2n se n è dispari,
a1 + a2 + . . . + an
=
n 

3 se n è pari.
2
Risulta quindi
√ √ a1 + a2 + . . . + an 3
lim n
a1 · · · an = 2, lim = ,
n→+∞ n→+∞ n 2
ma

lim an non esiste.


n→+∞

Osserviamo infine che, in tal caso, le due medie in (13), pur convergendo entrambe,
non convergono allo stesso limite.

Un’altra conseguenza del teorema di Cesaro è il seguente risultato.

Teorema 2.5 (Criterio rapporto-radice). Sia an una successione tale che an > 0 per ogni
n ∈ N. Se la successione
an
an−1

è regolare, allora n a
n è regolare e

√ an
lim n
an = lim .
n→+∞ n→+∞ an−1

Dimostrazione. La tesi segue osservando che la media geometrica della successione


a2 a3 an
a1 , , , ...,
a1 a2 an−1

13
è

r
n a ·
a2 a3 an
1 · ·...· = n an .
a1 a2 an−1

Pertanto, dal Teorema 2.3 si ha


r
a2 a3 an an
lim an = lim n a1 ·
n
· ·...· = lim .
a1 a2 an−1 an−1

Osservazione 2.4. Osserviamo che se an > 0, dal criterio della radice e del rapporto-
radice segue immediatamente il criterio del rapporto.

Osservazione 2.5. In analogia con quanto osservato in precedenza, il criterio rapporto-



radice 2.4 non può essere invertito, nel senso che l’esistenza del limite di n an per
n → +∞ non implica l’esistenza del limite di aan+1
n
. Infatti, per la successione

1 se n è dispari,
an = (16)
2 se n è pari,

abbiamo

lim n
an = 1, (17)
n→+∞

mentre
an+1
lim non esiste. (18)
n→+∞ an

Per verificare la (16) ci basta osservare che la sottosuccessione di n a
n di posto pari e
quella di posto dispari convergono entrambe a 1:

√ n √
q
lim 2n
a2n = lim 2 = 1,
n→+∞ n→+∞
√ √
2n+1
lim 2n+1
a2n+1 = lim 1 = 1.
n→+∞ n→+∞

La (17) segue dal fatto che

a2n+1 1 a2n
lim = e lim = 2.
n→+∞ a2n 2 n→+∞ a2n−1

Applicando il Teorema 2.2 alla successione b1 = a1 , bn = an − an−1 , n > 2, vale


l’ulteriore

14
a1 + a2 + . . . + an
lim = lim an se il secondo limite esiste
n→+∞ n

lim n
a1 · . . . · an = lim an se an > 0 e il secondo limite esiste
n→+∞ n→+∞

√ an
lim n
an = lim se an > 0 e il secondo limite esiste
n→+∞ n→+∞ an−1
an
lim = lim (an − an−1 ) se il secondo limite esiste
n→+∞ n n→+∞

Teorema 2.6. Sia an una successione di numeri reali. Se la successione

(an − an−1 )

è regolare, allora anche la successione


an
n
è regolare e risulta
an
lim = lim (an − an−1 ).
n→+∞ n n→+∞

Riassumendo, vale il seguente schema:

2.1 Applicazioni

n
A6 ) lim n = 1.
n→+∞
Applicando il criterio rapporto-radice, il limite è immediatamente provato essen-
do
n+1
lim = 1.
n→+∞ n

n
A7 ) lim n! = +∞.
n→+∞
Essendo
(n + 1)!
lim = lim (n + 1) = +∞,
n→+∞ n! n→+∞

dal criterio rapporto-radice segue la tesi.



n
n! 1
A8 ) lim = .
n→+∞ n e

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Infatti, essendo
n
nn

(n + 1)! n 1
lim · = lim = ,
n→+∞ (n + 1)n+1 n! n→+∞ n+1 e

dal criterio rapporto-radice segue la tesi.

Osservazione 2.6. Vale la seguente identità nota come formula di Stirling:

n! √
lim  n n √ = 2π.
n→+∞
n
e
Esercizi 1. 1. Calcolare il seguente limite:
s 
3n 2016
lim n n ( 27
4 )
n→∞ n

2. Calcolare il seguente limite:


 
1 1
lim n +...+ ( 12 )
n→+∞ (n + 1)2 (2n)2

Esercizio 4. Sia an una successione. Se

lim(an+2 − 2an+1 + an ) = `,
n

allora
an+1 − an
lim = `.
n n
Soluzione. Posto an+1 − an = bn , l’ipotesi asserisce che (bn+1 − bn ) → `. Quindi,
osservando che la media aritmetica di cn := bn − bn−1 , n > 2, c1 := b1 è

c1 + . . . + cn b1 + (b2 − b1 ) + . . . + (bn − bn−1 ) bn an+1 − an


= = = ,
n n n n
dal teorema sulle medie aritmetiche si ha la tesi.

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