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A una mendicante dai capelli rossi

Ragazza bianca dai capelli rossi


la tua veste pei suoi buchi
mostra la tua povertà
e la beltà.
E, gracile poeta, io trovo
nel tuo giovane corpo, malato e fragile,
pieno di macchie e di lentiggini,
qualcosa che mi commuove.
Meglio che una regina da romanzo
i suoi cotturni di velluto
tu porti galante
lo zoccolo pesante.
Un superbo abito di corte
scenda in lunghe e sonanti pieghe,
in luogo del tuo straccetto certo,
fino ai tuoi piedi;
e per gli occhi dei libertini,
al posto di calze bucate
splenda un pugnale di fiamma
sulla tua gamba;
e dei nodi male allacciati
mettano in mostra per farci peccare
le tue mammelline ridenti
come occhi splendenti;
che per metterti nuda
le tue braccia si faccian pregare
a cimentino in lotta ardita
maliziose dita,
rifiutino le perle di più bell'acqua,
sonetti di maitre Belleau
afferte da galanti
eccitati e pressanti,
servilità di rimatori
sciorinanti le loro primizie
e che stiano a guardarti passare
da sotto le scale;
paggi vaghi d'avventure
più d'un signore e d'un Ronsard,
spierebbero per quel che v'è in esso
il tuo fresco recesso!
Conteresti nel tuo letto
certo più baci che gigli
e potresti dar legge colà
e più d'un Valois!
- Eppur tu vai mendicando
qualche vecchio straccio che giace
sulla soglia di qualche Véfour
da carrefour;
e vai sbirciando sottecchi
gioelli da quattro bezzi
di cui io non posso, oh perdono!,
nemmen farti dono.
Va' dunque senz'altro ornamento,
perle, profumi, diamanti,
che una magra nudità,
o mia beltà!

A UNA PASSANTE

Di CHARLES BAUDELAIRE

Ero per strada, in mezzo al suo clamore,


esile e alta, in lutto, maestà di dolore,
una donna è passata. Con un gesto sovrano
l'orlo della sua veste sollevò con la mano.

Era agile e fiera, le sue gambe eran quelle


d'una scultura antica. Istupidito
bevevo nei suoi occhi vividi di tempesta
la dolcezza che incanta e il piacere che uccide.

Un lampo ... e poi il buio ! - Bellezza fuggitiva


che con un solo sguardo mi hai chiamato da morte,
non ti vedrò più dunque che al di là della vita,

che altrove, là, lontano - E tardi e forse mai ?


Tu ignori dove vado, io dove sei sparita;
So che t'avrei amata, e so che tu lo sai !

ARTE POETICA

Di PAUL VERLAINE

Musica, sovra ogni cosa:


e perciò preferisci il ritmo impari,
più vago e più solubile dell'aria,
senza nulla che pensi o che posi.

E' necessario poi che tu non scelga


le tue parole senza qualche svista:
nulla più caro della canzon grigia
dove l'incerto s'unisce al preciso.

Sono begli occhi ombreggiati da veli,


è la gran luce tremula del mezzodì,
è, in un tepido cielo d'autunno,
l'azzurro brulichìo delle chiare stelle!

Perchè vogliamo ancor la sfumatura:


non il colore, sol la sfumatura.
Oh, la sfumatura sola disposa
il sogno al sogno e il flauto al corno!

Fuggi a gran forza l'arguzia assassina,


lo spirito crudele e il riso impuro,
che fanno pianger gli occhi dell'azzurro,
e tutto quell'aglio di bassa cucina!
Prendi l'eloquenza e torcile il collo!
E farai bene, in vena d'energia,
a moderare un pochino la rima.
Fin dove andrà, se non la si tiene d'occhio?

Oh, chi dirà i torti della rima?


Qual bimbo sordo o quale negro pazzo
ci foggiò mai quel gioiello da un soldo
che suona vuoto e falso sotto la lima?

Musica, ancora e sempre!


Il tuo verso sia la cosa involuta
che si sente fuggire da un'anima avviata
verso altri cieli, ad altri amori.

Il tuo verso sia la buona avventura


sparsa al vento increspato dal mattino
che va sfiorando la menta ed il timo ...
E tutto il resto è letteratura.

CORRISPONDENZE

Di CHARLES BAUDELAIRE

La natura è un tempio dove incerte parole


mormorano pilastri che son vivi,
una foresta di simboli che l'uomo
attraversa nel raggio dei loro sguardi familiari.

Come echi che a lungo e da lontano


tendono a un'unità profonda e buia
grande come le tenebre o la luce
i suoni rispondono ai colori, i colori ai profumi.
Profumi freschi come la pelle d'un bambino,
vellutati come l'oboe e verdi come i prati,
altri d'una corrotta, trionfante ricchezza

che tende a propagarsi senza fine - così


l'ambra e il muschio, l'incenso e il benzoino
a commentare le dolcezze estreme dello spirito e dei sensi.

Fantasia

Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate;


anche il mio cappotto diventava ideale;
andavo sotto il cielo, Musa!, ed ero il tuo leale;
oh! Quanti amori assurdi ho strasognato!

Nei miei unici calzoni avevo un largo squarcio.


Pollicino sognatore, in corsa sgranavo
rime. Il mio castello era l'Orsa Maggiore.
Le mie stelle in cielo facevano un dolce fru-fru.

Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade,


nelle calde sere di settembre in cui sentivo
sulla fronte le goccie di rugiada, come un vino vigoroso;

in cui, rimando in mezzo a quelle ombre fantastiche,


come fossero lire, tiravo gli elastici
delle mie suole ferite, con un piede contro il cuore.

I ragazzi che si amano


I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore

Il mazzo di fiori
Che fai laggiu' bambina
Con quei fiori appena colti
Che fai laggiu' ragazza
Con quei fiori seccati fiori
Che fai laggiu' bella donna
Con quei fiori che appassiscono
Che fai laggiu' gia' vecchia
Con quei fiori che muoiono
Aspetto il vincitore

Charles Baudelaire
SPLEEN E IDEALE

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21 • INNO ALLA BELLEZZA

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Vieni tu dal cielo profondo o sorgi dall'abisso, Beltà? Il tuo sguardo, infernale e divino, versa, mischiandoli,
beneficio e delitto: per questo ti si può comparare al vino.
Riunisci nel tuo occhio il tramonto e l'aurora, diffondi profumi come una sera di tempesta; i tuoi baci sono un filtro,
la tua bocca un'anfora, che rendono audace il fanciullo, l'eroe vile.

Sorgi dal nero abisso o discendi dagli astri? Il Destino incantato segue le tue gonne come un cane: tu semini a casaccio
la gioia e i disastri, hai imperio su tutto, non rispondi di nulla.

Cammini sopra i morti, Beltà, e ti ridi di essi, fra i tuoi gioielli l'Orrore non è il meno affascinante e il Delitto,
che sta fra i tuoi gingilli più cari, sul tuo ventre orgoglioso danza amorosamente.

La farfalla abbagliata vola verso di te, o candela, e crepita, fiammeggia e dice: "Benediciamo questa fiaccola!"
L'innamorato palpitante chinato sulla bella sembra un morente che accarezzi la propria tomba.
Venga tu dal cielo o dall'inferno, che importa, o Beltà, mostro enorme, pauroso, ingenuo; se il tuo occhio, e sorriso, se
il tuo piede, aprono per me la porta d'un Infinito adorato che non ho conosciuto?

Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena, che importa se tu - fata dagli occhi vellutati, profumo, luce, mia
unica regina - fai l'universo meno orribile e questi istanti meno gravi?

Inno alla Beltà


Dalle profondità del cielo o da un funesto
fondo, vieni Beltà? Lo sguardo tuo, divino
e infernale, versa confusi il crimine e l'onesto,
e allora ti si può paragonare al vino.
Nell'occhio tuo s'alternano il tramonto e l'alba;
profumi come a sera un giorno tempestoso;
sono i tuoi baci un filtro e la tua bocca un'anfora
che fan l'eroe codardo e il fanciullo ardimentoso.
Sorgi da un nero gorgo o vieni giù dagli astri?
Pazzo il Destino segue come un cane la tua gonna,
semini a caso la felicità e i disastri,
tutto governi ma di nulla tu rispondi.
Cammini sopra i morti, Beltà, di cui tu ridi;
dei tuoi gioelli non è Orrore il men splendente,
a l'Assassinio, uno dei tuoi più bei monili,
ti balla innamorato sul vanesio ventre.
Verso di te, candela, la falena impazza,
crepita, infuoca, e dice: evviva questa fiamma!
L'amante che si china sulla sua bella e spasima
un moribondo par che la sua tomba abbraccia.
Che tu venga giù dal cielo o dall'inferno, che importa,
o Beltà, mostro enorme, mostro ingenuo e bruto,
se l'occhio il riso il piede m'aprono la porta
d'un Infinito che amo e mai ho conosciuto?
Da Satana o da Dio, Angelo o Sirena,
che importa, se tu rendi - o sguardi vellutati,
ritmo, profumo, luce, o sola mia regina!-
men laido l'universo e gli attimi men gravi?
Charles Baudelaire
SPLEEN E IDEALE

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23 • LA CAPIGLIATURA

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O chioma che ti svolgi sin sopra il collo! O boccoli! O profumo carico d'indolenza! Estasi! per popolare stassera
l'alcova oscura dei ricordi dormienti in questa capigliatura, io voglio sventolarla nell'aria come un fazzoletto!
L'Asia languida e l'ardente Africa, tutto un mondo lontano, quasi defunto, vive nelle tue profondità, o foresta
aromatica! Come altri spiriti navigano sulla musica, il mio, amor mio, naviga nel tuo profumo.

Andrò laggiù, dove l'uomo e l'albero, pieni di linfa, godono a lungo dell'ardore del clima; o forti trecce, siate l'onda
che mi porta via. Tu contieni, mare d'ebano, un abbondante sogno di vele, di vogatori, di alberi e stendardi:

un porto risonante in cui la mia anima può abbeverarsi, a grandi sorsate di profumo, di suono e di colore; in cui
vascelli, scivolando nell'oro e nel marezzo, aprono le vaste braccia a stringere la gloria d'un cielo puro in cui freme
sempiterno calore.

Tufferò il mio corpo ebbro e innamorato in questo nero oceano che l'altro racchiude, e il mio spirito sottile,
accarezzato dal rollìo, saprà ritrovarsi, o feconda pigrizia, infiniti ondeggiamenti dell'ozio profumato!

Capelli blu, padiglione di tenebre distese, voi mi ridonate l'azzurro dell'immenso cielo ricurvo: sui bordi vellutati
delle vostre ciocche ritorte, m'inebrio con ardore dei sentori mischiati d'olio di cocco, di muschio e di catrame.

A lungo, sempre, la mia mano seminerà, nella tua capigliatura greve, il rubino, la perla e lo zaffiro, così che tu non
sia mai sorda al mio desiderio! Non sei l'oasi che sogno, la fiasca in cui, a lunghi sorsi, bevo il vino del ricordo?

Charles Baudelaire
SPLEEN E IDEALE
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19 • LA GIGANTESSA

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Al tempo che la Natura nella sua possente energia, concepiva ogni giorno figli mostruosi, avrei voluto vivere vicino a
una giovane gigantessa, come un gatto voluttuoso s'accuccia ai piedi d'una regina.
Avrei voluto contemplare il suo corpo fiorire con la sua anima e crescere liberamente in terribili giochi; indovinare,
dalle umide brume che fluttuano nei suoi occhi, se il suo cuore covi un'oscura fiamma;

percorrere, a volontà, le sue magnifiche forme: arrampicarmi sul pendìo delle sue ginocchia enormi, e qualche volta,
l'estate, quando soli malsani

la fanno, stanca, distendersi attraverso la campagna, dormire buttato all'ombra dei suoi seni, come un quieto casolare
all'ombra d'una montagna.

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Karin Boye

Sento i tuoi passi nella sala,


sento in ogni nervo i tuoi rapidi passi
che nessuno nota altrimenti.
Intorno a me soffia un vento di fuoco.
Sento i tuoi passi, i tuoi amati passi,
e l'anima fa male.

Cammini lontano nella sala,


ma l'aria ondeggia dei tuoi passi
e canta come canta il mare.
Ascolto, prigioniera dell'oppressione che consuma.
Nel ritmo del tuo ritmo, nel tempo del tuo tempo
batte il mio polso nella fame.
Charles Baudelaire
SPLEEN E IDEALE

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20 • LA MASCHERA

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Statua allegorica di gusto rinascimentale


A Ernest Christophe, scultore

Contempliamo questo tesoro di grazie fiorentine: nell'ondulazione del suo corpo muscoloso Eleganza e Forza, sorelle
divine, ugualmente abbondano. Questa donna, pezzo veramente miracoloso, divinamente forte, adorabilmente sottile, è fatta
per troneggiare su letti sontuosi a carezzare gli ozi d'un pontefice o d'un principe.

- Guarda anche quel sorriso fine e voluttuoso in cui la Fatuità si muove estatica: quel lungo sguardo sornione, languido
e irridente, quel viso graziosamente fine, tutto ravvolto di veli, di cui ogni tratto ci dice con aria vittoriosa: "La
Voluttà mi chiama, l'Amore mi incorona!" A quest'essere maestoso, guarda che eccitante fascino la gentilezza conferisce.
Avviciniamoci e giriamo attorno alla sua beltà.

O bestemmia dell'arte, o sorpresa fatale. La donna dal corpo divino, tutto una promessa di felicità finisce in alto in un
mostro dalla doppia testa!

- Ma no, non è che una maschera, un ornamento ingannatore, questo volto rischiarato da una smorfia squisita. Guarda,
ecco, atrocemente contratta, la vera testa e l'autentica faccia, rovesciata dietro la faccia mentitrice. Povera, grande
beltà! Il magnifico fiume del tuo pianto finisce nel mio cuore turbato; la tua menzogna m'inebria e la mia anima
s'abbevera ai flutti che il Dolore fa sgorgare dai tuoi occhi.

- Perché piange, lei, la bellezza perfetta che terrebbe sotto i piedi la vinta umanità? Quale male misterioso divora il
suo fianco d'atleta?

- Lei piange, insensata, perché ha vissuto e perché vive! Ma quel che soprattutto ella deplora, e la fa fremere sino ai
ginocchi è il fatto che domani bisognerà che viva ancora. Domani, e domani ancora, e sempre. Come noi.

La ragazza d'acciaio
Ragazza d'acciaio non amavo nessuno al mondo
Non amavo nessuno eccetto colui che amavo
Il mio innamorato il mio amante colui che mi attraeva
Ora tutto è cambiato è lui che ha cessato di
amarmi
Il mio innamorato che ha cessato di attirarmi sono io?
Non lo so e poi cosa cambia?
Sono ora stesa sulla paglia umida
dell'amore
Tutta sola con tutti gli altri tutta sola disperata
Ragazza di latta ragazza arrugginita
O amore amore mio morto o vivo
Voglio che tu ricordi del passato
Amore che mi amavi da me ricambiato.

Charles Baudelaire
SPLEEN E IDEALE

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12 • LA VITA ANTERIORE

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Ho a lungo abitato sotto ampi portici che i soli marini tingevano di mille fuochi e che grandi, dritti e maestosi
pilastri rendevano simili a grotte di basalto.
I marosi rotolando le immagini dei cieli, mischiavano in maniera solenne e mistica i possenti accordi della loro ricca
musica ai colori del tramonto riflessi dai miei occhi.

È là che ho vissuto in calma voluttà, nell'azzurro, fra onde, splendori e schiavi nudi che, impregnati di profumi, mi
rinfrescavano la fronte agitando palme. Loro unico scopo, rendere più profondo il segreto doloroso in cui languivo.

Louis Aragon
Le mani di Elsa
Dammi le tue mani per l'inquietudine
Dammi le tue mani di cui tanto ho sognato
Di cui tanto ho sognato nella mia solitudine
Dammi le tue mani perch'io venga salvato.

Quando le prendo nella mia povera stretta


Di palmo e di paura di turbamento e fretta
Quando le prendo come neve disfatta
Che mi sfugge dappertutto attraverso le dita.

Potrai mai sapere ciò che mi trapassa


Ciò che mi sconvolge e che m'invade
Potrai mai sapere ciò che mi trafigge
E che ho tradito col mio trasalire.

Ciò che in tal modo dice il linguaggio profondo


Questo muto parlare dei sensi animali
Senza bocca e senz'occhi specchio senza immagine
Questo fremito d'amore che non dice parole

Potrai mai sapere ciò che le dita pensano


D'una preda tra esse per un istante tenuta
Potrai mai sapere ciò che il loro silenzio
Un lampo avrà d'insaputo saputo.

Dammi le tue mani ché il mio cuore vi si conformi


Taccia il mondo per un attimo almeno
Dammi le tue mani ché la mia anima vi s'addormenti
Ché la mia anima vi s'addormenti per l'eternità.

Paul Eluard

L'innamorata

Mi sta dritta sulle palpebre


E i suoi capelli sono nei miei,
Di queste mie mani ha la forma,
Di questi miei occhi ha il colore,
Dentro l'ombra mia s'affonda
Come un sasso in cielo.
Tiene gli occhi sempre aperti
Né mi lascia mai dormire.
I suoi sogni in piena luce
Fanno evaporare i soli,
E io rido, piango e rido,
Parlo e non so che dire.

Charles Baudelaire
SPLEEN E IDEALE

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22 • PROFUMO ESOTICO

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Quando, a occhi chiusi, una calda sera d'autunno, respiro il profumo del tuo seno ardente, vedo scorrere rive felici che
abbagliano i fuochi di un sole monotono;
una pigra isola in cui la natura esprime alberi bizzarri e frutti saporosi, uomini dal corpo snello e vigoroso e donne
che meravigliano per la franchezza degli occhi.

Guidato dal tuo profumo verso climi che incantano, vedo un porto pieno d'alberi e di vele ancora affaticati dall'onda
marina,

mentre il profumo dei verdi tamarindi che circola nell'aria e mi gonfia le narici, si mescola nella mia anima al canto
dei marinai.

Tempo perso
Davanti alla porta dell'officina
l'operaio s'arresta di scatto
il bel tempo l'ha tirato per la giacca
e come egli si volta
e osserva il sole
tutto rosso tutto tondo
sorridente nel suo cielo di piombo e
strizza l'occhio
familiarmente
Su dimmi compagno Sole
forse non trovi
che è piuttosto una coglionata
offrire una simile giornata
a un padrone?

Charles Baudelaire
SPLEEN E IDEALE

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13 • ZINGARI IN VIAGGIO

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Ieri s'è messa in viaggio la tribù profetica dalle pupille ardenti, caricandosi i piccoli sulle spalle e offrendo ai loro
fieri appetiti il tesoro sempre pronto delle mammelle pendenti.
Gli uomini vanno a piedi sotto armi lucenti di fianco ai carrozzoni in cui stanno, accucciate, le famiglie, e girano al
cielo gli occhi appesantiti dal triste rimpianto di assenti chimere.

Dal fondo della sua tana sabbiosa il grillo, vedendoli passare, rinnovella il suo canto: Cibele, che li ama, arricchisce
le sue verzure,

fa sgorgare acqua dalla roccia, spuntare fiori dal deserto per questi viaggiatori cui s'apre l'impero familiare delle
tenebre future.

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