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STUDIA UNIVERSITATIS S.

THOMAE IN URBE
15

SANT'ALBERTO MAGNO
l'uomo e il pensatore

a cura della Pontificia Università u S. Tommaso » - Roma

MASSIMO - MILANO
AL LETTORE

Nel presente volume sono raccolti alcuni studi elaborati in


occasione del corso di conferenze che nel novembre 1980 ven-
nero tenute a Roma per illustrare la vita e il pensiero di San-
tlAlberto Magno, Dottore della Chiesa, a cura della Pontificia
Università San Tommaso dlAqtiino de Urbe, della quale il Mae-
Con approvazione delì'ordine Domenicano e del Vicariato di Roma
stro di Colonia è compatrono.
Siamo onorati e lieti di poter premettere agli studi dei do-
centi della nostra Università il testo del discorso che Giovanni
Paolo Il, ex-Alunno della stessa, tenne il 15 novembre 1980
nella Cattedrale di Colonia, e la preghiera da lui rivolta al Santo
nella Chiesa di Sa~zt'Andreadove è sepolto.
Tutto ciò a memoria del V I 1 Centenario della morte (1280-
1980), che il Papa andò a celebrare a Colonia nei giorni stessi
in cui a Roma si si~olgevail corso di conferenze presso la Ponti-
ficia Università San Tommaso.

ISBN 88-7030-951-7

Prima edizione: marzo 1982

Copyright @ 1982 by Editrice Massimo


Corso di P o ~ t aRomana, 122 - 20122 Milano
-
Proprietà letteraria riservata Printed in Ztaly

T,ipografia S.T.I.- Romla


SANT'ALBERTO MAGNO
E IL RINNOVATO COLLEGAMENTO
TRA PENSIERO SCIENTIFICO E FEDE
NELLA PAROLA DI GIOVANNI PAOLO I1

Coloilia, Cattedrale, 15 novembre 1980.


CONCILIAZIONI ONTOLOGICHE
DELLE TRADIZIONI PLATONICA E ARISTOTELICA
I N SANT'ALBERTO E SAN TOMMASO

P. Edward Booth O.P.


della Pontificia Commissione Leonina, Roma.
I1 confronto nel tredicesimo secolo dei filosofi-teologi con
temi aristotelici che mettevano in discussione uno stile platonico
di pensiero, di lunga tradizione nei paesi cristiani, non era sen-
za precedenti. Al volgere del quinto secolo non solo si faceva af-
fidamento sulle agevolazioni delle categorie aristoteliche per
sostenere le articolazioni delle dottrine cristiane sulla Trinità
e la natura di Cristo: si utilizzavano cristianamente anche con-
cezioni aristoteliche nelle critiche rivolte a quei sincretismi pa-
gani di temi platonici e aristoteiici a noi noti come neo-plato-
nismo D. La comparsa di queste critiche negli scritti dello pse-
udo-Dionigi e di Boezio (che assunse una posizione più aristo-
telica, e al contempo più monoteistica, di opposizione al neopla-
tonismo pagano che perdurava) contribuì a promuovere una va-
lutazione positiva dei mondo mat'eriale per quello che è. Le on-
tologie neoplatoniche, specialmente quella di Proclo, questo l'ave-
vano negato insistendo sulla dipendenza del mondo da un più
reale mondo di intelligibili creativi. Ai cristiani questo parve un
atto di dispregio per la bontà della creazione di Dio.
Tuttavia, nell'occidente cristiano, la teodicea platonica di
Sant'Agostino, grazie alla quale le idee di Platone divennero i
pensieri di Dio, e le almeno altrettanto importanti traduzioni
latine degli scritti dello pseudo-Dionigi, insieme con i primi testi
platonici in latino, gli scritti di Giovanni Scoto Eriugena, e gli
scritti provenienti dalla duecentesca scuola di Chartres garanti-
rono nel dodicesimo secolo la preminenza a un platonismo cri-
stianizzato. La conoscenza testuale di Platone era limitata al
Timeo. Ciò che era stato trovato di utilità alla teologia cristiana
era confluito nell'enorme volume degli scritti di Sant'Agostino.
Sarebbe difficile sottovalutare l'importanza che questo suddito
della Roma tardo imperiale ebbe per l'età oscura e per la rina-
scenza culturale del medioevo. La forma lapidaria delle sue opere,
malgrado il carattere di Gelegenheit (occasionale) dei sui scritti,
fornì verità atemporali per mediazioni verosimilmente senza fine.
Le forme retoriche, originalmente intese per rapidi e subito di-
menticati successi o insuccessi nelle aule di tribunali, copiate da
dimenticati scribi, parevano parlare dalla beatificata immobilità
dell'eternità, della quale, in innumerevoli perorazioni, esse ~ a r l a - cristiano di un'unità della verità pareva essere stato raggiunto,
vano. E tuttavia il pensiero di SantlAgostino non si costituì in grazie alla sapienza di Agostino.
un sistema: era piuttosto una ben connessa costellazione di intui- La conoscenza di altri testi platonici non avrebbe turbato
zioni, sempre tese verso l'alto a trovare in Dio il loro ultimo la relazione che s'era già stabilita con le parti note di Aristotele.
luogo di riposo. E all'interno di questa costellazione di intuizio- Ma non si potrebbe affermare la stessa cosa per il volume del
ni, non v'erano solamente elementi platonici e neoplatonici in- pensiero aristotelico là dove esso rimaneva sincretisticamente
teramente cristianizzati, ma anche elementi aristotelici. Non dis- inadulterato dal neoplatonismo. Sebbene Bisanzio in epoca più
se forse egli nelle Confessioni di aver letto le Categorie e di non tarda avesse mostrato un maggiore interesse per la sua scienza
aver avuto bisogno che nessuno glie le spiegasse? oltre a questa naturale che per la sua metafisica, tuttavia gli aristotelici arabi,
sono molte le fuggevoli allusioni a temi aristotelici. Non sor- che abbiano ricevuto in origine tramite i Siriani testi e commen-
prende che la Cristianità dell'occidente potesse accettare insieme ti aristotelici insieme ad altri neoplatonici e platoneggianti, era-
le congiunte autorità di SantlAgostino e dello pseudo-~ionigi. no divenuti progressivamente sempre più intransigenti nella
Non solamente le loro teodicee erano accostabili, e insieme ad esse loro metafisica. Un poco disorientati dall'ascrizione ad Aristo-
le loro concezioni dell'uomo e le loro concezioni della grazia; an- tele di quelli che erano di fatto testi neoplatoneggianti, che si
che alcune delle circostanze che li avevano indotti a scrivere era- avevano ricevuto in forma monoteizzata o che avevano corretto
no comuni a entrambi. Entrambi infatti scrissero spinti da uno in senso monoteistico, ciascun appartenente alla linea princi-
stesso motivo, sebbene a distanza di un secolo. ~ a n t ' ~ g o s t i n o pale dei filosofi arabi, al-Kindi, al-Farabi, Ibn Sina e Ibn Rushd,
scrisse la sua Città di Dio e il suo De Trinitate in risposta al mostrò un sempre maggiore ritorno alla metafisica di Aristo-
risorgente neoplatonismo pagano di Plotino e di ~orfirio,che tele, ritorno che si può verosimilmente far risalire al rifiuto da
aveva trovato tra i profughi pagani nel Nord Africa dopo la presa parte di al- arabi della cripto-plotiniana Teologia di Aristotele.
di Roma nel 410; lo pseudo-Dionigi scrisse il suo Dei nomi di- Nel tredicesimo secolo, se si fa eccezione per il cripto-procleo
vini, e forse in parte anche altre delle sue opere, in seguito alla Liber de Causis che veniva presentato come a peripatetico », la
sfida del pensiero di Proclo. tradizione neoplatoneggiante era, in quei centri della Spagna
musulmana che sarebbero divenuti in qualche modo importanti
In entrambi i casi il metodo fu irenico ed essenzialmente lo per la Cristianità occidentale, un ricordo assai lontano.
stesso: consisteva nel prendere in prestito elementi dal neopla- La Cristianità occidentale non era al corrente della volumi-
tonismo e nell'usarli nuovamente, strutturandoli in modo nuovo: nosità e della natura del materiale aristotelico. Mentre la teoria
e nel renderli, con questa correzione apologetica, accettabili alla etica e la scienza naturale potevano venire assimilate senza diffi-
concezione cristiana di Dio come dell'uomo. coltà, la metafisica di Aristotele era destinata a porre ben più
Anche la conoscenza testuale di Aristotele era scarsa. Quale ardui problemi. Infatti conteneva una ripetuta e profonda criti-
risultato del rinnovarsi degli studi sotto Gerbert, successiva- ca del platonismo, delle cui agevolazioni s'era avvaisa la teolo-
mente papa ~ilvestro11, e nello spirito del curriculum di studi gia cristiana. Tanto più che essa sarebbe stata accompagnata
ecclesiastici proposto nel de Doctrina Christiana di Sant1Agostino1 dalla sistematica rielaborazione di Ibn Sina e dai limpidi e com-
alcuni dei lavori aristotelici di logica - le Categorie e il Peri pleti commenti di Ibn Rushd - cose di cui non v'erano stati pre-
Hermeneias, preceduti dall'Eisagoge di Porfirio e completati dal- cedenti né anticipazioni. La totalità della Metafisica dello Shifa
le opere di logica di Boezio, Cicerone e Vittorino - costituirono venne tradotta in latino, e in seguito per intero pure i Medi e
un prospetto di studi filosofici noto come Logica VetuS. L'auto- Grandi Commenti di Ibn Rushd alla Metafisica, e possibilmen-
rità di Agostino pareva trascendere e unire le due tradizioni di te anche le sue Epitome. Lasciando a parte la polemica interna
Aristotele e di Platone; la conoscenza di entrambi era per esteri- di Ibn Rushd per i fraintendimenti di Ibn Sina (non in quanto
sione minima, e non venendo rapportati l'uno all'altro questa neoplatonico, come vien spesso affermato, ma in quanto péripati-
conoscenza minima di essi non rilevava alcun problema insu~e- cien manque?, essi devono esser apparsi come due alternative e
rabile che mettesse in difficoltà la loro fusione nel pensiero eri- strettamente apparentate interpretazioni di Aristotele, di indu-
stiano e la loro reciproca coesistenza. In tali condizioni l'ideale . bitabile autenticità. Successivamente i testi di Aristotele in gre-

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co avrebbero permesso un'interpretazione ancor più fedele di ca di ciò che era per Aristotele la palese erroneità del platonismo;
quella basata sulle traduzioni arabo-latine, come pure l'avrebbero la voluminosità del materiale e le contraddizioni che rilevava non
permessa gli originali di antiche autorità, specialmente i com- potevano più coesistere all'interno dell'area vagamente definita
menti di Alessandro di Afrodisia, Temistio e Nicola Damasceno, del pensiero di Agostino.
estratti dalle cui opere si potevano trovare in particolare negli L'arrivo di tanto materiale aristotelico fu caratterizzato da
scritti di Ibn Rushd. Nel passato la metafisica era stata un'oc- una acritica accettazione da parte di alcuni, un- acritico rifiuto
cupazione di pochi. Alessandro aveva scritto il suo commento da parte di altri, e una discriminata accettazione da parte di al-
intorno al 200, e gli scholia di Giovanni Filipono sulla Metafi- tri ancora, che tendeva a unificarlo, conciliandolo, alla teoria
sica allJinizio del sesto secolo lo seguivano nello spirito, e per- esistente ed unanimamente accettata. E' questa discriminata
sino (in forma abbreviata) nella lettera. A partire dal libro V il accettazione a caratterizzare le pur diverse ontologie sincre-
commento di Alessandro sopravviveva solo in forma mutilata, tistiche di entrambi Sant'Alberto e San Tommaso. Era assioma-
e venne ricostruito nell'undicesimo secolo da Michele di Efeso. tic0 per essi che la verità non potesse in ultimo essere in conflit-
Anche nel mondo islamico gli aristotelici venivano guarda- to con se stessa, dato che essa risiedeva interamente in Cristo,
ti con sospetto dall'autorità religiosa; il loro pubblico, così co- che era la Verità stessa, e che in qualche modo era, come aveva
me quello in Bisanzio, era ristretto. Ma queste opere, al loro ar- insegnato SantlAgostino, i'unico, infallibile, interiore maestro di
rivo nella Cristianità occidentale, ebbero subito un grande pub- ogni verità. L'interesse risiede nel differente modo in cui en-
blico in ogni principale centro religioso, le recenti università trambi costruirono una complessa figura filosofica come stru-
incluse; e si trattava di un pubblico enormemente influente, poi- mento di interpretazione che, attraverso un'organizzata messa in
ché non apparteneva a cerchie al di fuori della sfera dell'orto- relazione di categorie, permetteva di convertire materiali dispa-
dossia religiosa come in Islam, ma era composto dalle stesse au- rati in un tutto coerente. Si trattava innanzitutto di una que-
torità religiose: chierici, sia negli anni della loro formazione op- stione di ontologia e di epistemologia, e di trovare una posizione
pure già ordinati. E fu nelle mani di tale pubblico relativamen- nella quale le relazioni categoriali potessero aver luogo in fun-
te immaturo che improwisamente giunse la profonda critica zione di una profonda intuizione che dava loro validità. Questo
della tradizionale metafisica platoneggiante, non solo attraverso obiettivo non venne raggiunto quando in queste figure ecletti-
i testi di Aristotele, ma anche con i commenti altamente elabo- che questioni controverse assunsero un carattere indipendente
rati dei commentatori arabi quale guida. e di principio - come ad esempio la tesi averroista di San Tom-
Per i1Europa occidentale si trattava di una situazione intel- maso della totale identità della cosa con l'universale. E per di più
lettuale che per genere ed estensione non aveva precedenti. E' l'accettazione discriminata di certe tesi averroiste fu ritenuta
palese quindi che quegli studi moderni che ricercano in questo riprovevole in base alla completa inaccettabilità di altre due
periodo semplicemente l'« influenza » di un pensatore su di un tesi.
altro, quasi che in questo risiedesse la chiave del tutto, si sba- E' chiaro che né Sant'Alberto né San Tommaso si limitarono
gliano di grosso. Ciò che è necessario fare è invece considerare ad aristotelizzare il materiale preesistente nella cultura cristia-
la situazione nella sua globalità ed esaminare non tanto l'influen- na ed è anche chiaro che i principi fondamentali che guidavano
za ricevuta quanto la reazione creativa dei grandi filosofi-teologi il loro sforzo di riconciliazione dei materiali platonici e aristo-
a questa turbuienta situazione di crisi; una reazione generosa telici erano diversi. Questo può venire affermato senza quel cer-
e veemente che dimostra la loro preoccupazione sia per probie- to tono spregiativo che traspare in tre saggi di Bruno Nardi:
mi di ordine pastorale che intellettuale. Sebbene la controver- « Alberto Magno e san Tommaso »: « La posizione di Alberto Ma-
sia metafisica e soprattutto ontologica non assunse le propor- gno di fronte all'Averroismo »; << Individualità e Immortalità nel-
zioni di una cause celèbre delle dimensioni di quella suscitata 1'Averroismo e nel Tomismo (l). Alcune delle lagnanze di Nardi in
dalla tesi dell'unicità dell'intelletto potenziale, tuttavia era d'im- apparenza sono giustificate, poiché v'è nella concezione di un pe-
portanza vitale. Sant'Alberto come San Tommaso dovettero sta- ripatetismo albertino-tomistico » un'ingenuità che non discrimi-
bilire una relazione tra il tradizionale neoplatonismo cristianiz-
zato e 1'aristotelismo radicale che aveva avuto inizio come criti- (1) Raccolti nei suoi Studi di Filosofia Medievale (Roma, 1960).
na sufficientemente tra i loro diversi peripatetismi. Ma poggia- b) I1 secondo punto sul quale Nardi si trova in errore è il
va su una base meno solida quando scrisse: << E' evidente che, suo ripetere la caratterizzazione comunente accettata dell'orien-
mentre Tommaso tende a liberare veramente il pensiero aristo- tarnento di San Tommaso, secondo cui egli avrebbe rimesso in
telico dalle soprastrutture neoplatoneggianti degli arabi e a ri- evidenza l'insegnamento principale di Aristotele, liberandolo
dargli la schietta fisionomia originale... Alberto, invece, non se- dalle concrezioni neoplaneggianti, ed opponendolo così ad Al-
gue da vicino la maniera d'interpretare degli arabi, specialmente berto che si sforzava di conciliare il pensiero cristiano con l'ari-
di Avicenna, ma talora si sforza di conciliarla col pensiero cri- stotelismo. E' invece certamente falso che la teologia e la filo-
stiano (*). sofia di Tommaso siano esenti da ogni traccia di platonismo.
Solo la tradizione d'ispirazione platonica poteva fornire agevo-
Questo è sbagliato per due ragioni: iazioni per una teodicea tale da essere utilizzabile dal Cristia-
a) quanto più si studiano i filosofi arabi, tanto più divie- nesimo. Inoltre si avverte in Tommaso la stessa intensa ricerca
ne certo che al-Kindi, al-Farabi, Ibn Sina e Ibn Rushd rappre- che si ritrova in Alberto di una via per unificare la nuova onto-
sentano altrettanti stadi nell'aristotelizzazione di ciò che in logia aristotelica con il platonismo che ne era Soggetto di cri-
al-Kindi appare ancora essere un orientamento procleo e neo- tica. E Tommaso trovò l'unico modo soddisfacente in cui ciò
platoneggiante, specialmente neli'ontologia. E per quanto riguar- poteva essere compiuto: una via che egli intraprese senza dubbio
da Ibn Sina, sebbene vi possano essere alcuni elementi neopla- prestando molta più attenzione all'impresa sincretistica del suo
toneggianti nella sua cosmologia dovuti alla sua accettazione maestro, Alberto, di quanto i pochi possibili e non espliciti rife-
di alcuni apocrifi pseudo-aristotelici come autentici, se si con- rimenti a lui possano far sospettare. Senza la generosa ed inge-
tinua l'attenzione alla sezione u Eisagoge » della Logica (l'unica gnosa riconciliazione di diverse tendenze compita da Alberto,
sezione nota in traduzione latina) e alla Metafisica del suo Shifa, il tentativo più soddisfacente di Tornmaso sarebbe stato di gran
deliberatamente ed esplicitamente peripatico, è fuori di discus- lunga più difficile, e non avrebbe assunto la forma che prese:
sione che egli non può in alcun modo venir descritto come un Alberto aveva provveduto l'orientamento, il modello globale e lo
neoplatonico. E ancora, sebbene si affermi senza tregua il con- stile dettagliato. E tuttavia il risultato fu diverso nei principi e
trario, la critica di Ibn Sina da parte di Ibn Rushd non riguarda nei dettagli: pare derivare da un diverso equilibrio degli elemen-
alcuna tesi che possa venir riconosciuta come neoplatonica, crip- ti. Per entrambi Alberto e Tommaso la partecipazione alle idee
to-plotoniana o cripto-proclea che sia. Lo riguarda come riguar- da parte delle cose, separate in ultimo sia dalle cose che l'una
da altri che possono ugualmente venir descritti come aristote- dall'altra era inaccettabile. Alberto concepiva le rationes in Dio
lici radicali, in quanto dibattito tra studiosi all'interno di un con- reciprocamente più indipendenti che Tommaso; esse con una cer-
testo esclusivan~entearistotelico, e concerne il suo insuccesso ta indipendenza contengono le cose che hanno in esse la loro
nel rappresentare fedelmente il significato di Aristotele: non per costituzione: « praeexistunt in Deo sicut universale praehabens
esser ricaduto su vecchie posizioni neoplatoniche, ma per aver rem » C).
cercato di ricominciare daccapo. Come s'è già detto la critica Questo in Alberto è comprensibile dato che, come appren-
che Ibn Rushd rivolge Ibn Sina è che egli è un péripaticien man- Qiamo dal suo Commento, egli aveva accettato il principio delle
qué. E in questo caso, ma per ragioni differenti, la tesi di Nardi emanazioni plurime trovato nel Liber de Causis, che egli ritene-
è giusta: c'è un riconoscibile elemento neoplatonico in Alberto, va essere u peripatico D, e che quando egli tratta delle tre ema-
che ci dirà molto su di lui. Ma c'è non perché egli avesse accet- nazioni dell'esse, del vivere e dell'intelligere nei Nomi Divini
tato il neoplatonismo dagli arabi, ma perchd egli awertiva l'ur- dello pseudo-Dionigi pare in ogni caso averle interpretate come
gente necessità di conciliare il nuovo Aristotele, e soprattutto plurime. Tommaso, però, prendendo forse spunto da un brano
la metafisica, con il tradizionale neoplatonismo cristianizzato in quest'ultima opera che presentava l'emanzione dell'esse co-
e monoteizzato, in particolare con quello di SantlAgostino e me totale e includente le altre, vide che ogni emanazione doveva
dello pseudo-Dionigi. venir collocata all'interno dell'onniawolgente comunicazione del-
(2) Op. cit., pp. 104-105. (3) Cfr. infra,p. 78.
l'esse da parte di Dio. Per questa ragione egli pare essere meno con l'individuale si prestava a esattamente il genere di sincreti-
platonico di Alberto, visto che, venendo la molteplice radiazione smo che Proclo aveva compiuto con i testi e i temi platonici e
della forma inglobata nell'unica comunicazione dell'esse, pare aristotelici: « Ogni tutto-in-una-parte è parte di un tutto-di-par-
assente un'identificabile struttura di partecipazioni, e la empei- ti » (4). Era relativamente facile imporre una relazione di unione
ria aristotelica è spesso messa maggiormente in luce. Questo tra cose che erano oggetto di una specifica somiglianza, e concepir-
accade non perché la platonica partecipazione delle forme sia la come prodotto di un processo creazionale, che nasce nella men-
meno implicata ma perché lo è di più: è la totale dipendenza te di Dio e non viene mai meno - soprattutto visto che nei Topici
dell'esse creato, che include la totalità delle forme, dall'esse in- Aristotele aveva usato un linguaggio platonico, e aveva parlato di
creato di Dio, che per la proporzione degli elementi nella figura generi e specie contenenti gli individui.
di Alberto, acquista da lui una maggiore prominenza. L'approccio filosofico di Alberto era quindi quello di convo-
gliare materiali aristotelici e anche altri a carattere peripatetico
Per quanto riguarda la tradizione platonica Alberto aveva di origine greca, islamica ed ebraica in un sistema creazionale
due obiettivi: nel quale il cosmo veniva visto in diretta dipendenza per la
a) dare un resoconto della critica di Aristotele a Platone. sua specificità dall'azione creazionale di Dio, esprimentesi attra-
In questo caso era nota giusto una quantità sufficiente degli verso l'ordinata genericità e la specificità delle cose, così come
scritti di Platone per comprendere la critica delle forme, ma non nel sistema aristotelico di logica formale. Lo si dovrebbe quindi
abbastanza per comprendere la critica dei numeri. Dobbiamo descrivere un sistema logico-emanazionistico. La stessa figura
per questo cercare nei luoghi del commento alla Metafisica che si trova nei lavori di logica, che ne vengono quindi ontologizzati
riportano le critiche di Aristotele. in un modo che può solo ricordarci la logica di Hegel: e in modo
più dettagliato nei commenti sulla Metafisica e sul Liber de Cau-
b) armonizzare il neoplatonismo cristianizzato esistente sis, che dovrebbero venire considerati come complementari. Le
con la nuova ontologia aristotelica. Alla ricerca di questo dob- fonti di questa teoria emanazionistica sono senza dubbio, a par-
biamo esaminare un numero maggiore di testi: i commenti sul te Agostino, alcune tracce neoplatoniche nei due commenti di
Liber de Causis e sui Nomi Divini, ed anche i lavori di logica. Boezio sull'Eisagoge, i Nomi Divini dello pseudo-Dionigi soprat-
Nel raggiungere entrambi questi obiettivi Alberto si mostra tutto, e lo stesso Libeu de Causis. A causa delle associazioni che
conciliante. Per raggiungere il secondo dei suoi obiettivi il suo siamo portati a fare alla concezione emanazionistica nelle sue
metodo consisteva nel comporre con elementi provenienti da en- varie forme, possiamo non notare immediatamente l'approccio
trambe le tradizioni una complessa figura filosofica. E qua la perspicace di Alberto, che trova nella realtà ultima un'equiva-
concezione dell'identi~à dell'universale con l'individuale, che lenza, rappresentata dalle metafore dell'emanazione, della crea-
egli aveva trovato in entrambe le tradizioni, è l'agevolazione alla zione, del flusso e dell'illuminazione, e che vede tutte le teorie
quale l'intera figura deve la sua plausibilità. Alberto scovò tale apparentate e approssimativamente equivalenti tra di loro.
concezione nel secondo commento aillEisagoge di Boezio e (forse) L'ontologia dei lavori logici di Alberto è fondamentalmente
nelllEpitome di Metafisica di Ibn Rushd; questi, presi insieme e un'identificazione di un'emanazione, di purissima concezione, del-
in relazione ad altri testi, dovevano esser parsi una guida affi- le forme da Dio con una formale struttura logica. Dio crea e man-
dabile alla comprensione di testi contenuti nella stessa Metafi- tiene nell'essere ogni cosa attraverso la sua forma, e la formale
sica, e soprattutto al libro VII, testi che erano oscuri a causa struttura logica generalizzata nei predicabili dell'Eisagoge di
degli evidenti maldestri tentativi dei traduttori di mettere in Porfirio suggeriva che il modello fosse ordinato e totalmente in-
ordine quelle cose che nel testo stesso di Aristotele erano pro- terrelazionato.
fondamente aporetiche. Secondo la mia personale opinione direi Questa identificazione dell'emanazione e della logica signi-
che la pur diversa posizione di Ibn Rushd nel suo Medio e nel ficava che il genere non era meramente un attributo universale
suo Grande Commento alla Metafisica, vale a dire che c'è un mi- di ogni membro della sua specie: era esso stesso un comincia-
scuglio dell'universale con l'individuale, è una variante piutto-
sto inelegante della stessa concezione. L'identità dell'universale (4) Elementi Theol. Prop. 68.
mento confuso di ciò che veniva portato a perfezione nella for- tuale est in perspicuo, et secundurn esse speciei et animale sive
ma o specie. Era la u forma generalis, et confusa et indistincta intentionale est in oculo percipiente colorem » ( 6 ) .
f ormae inchoatio... Species autem dicit notionem totius sic de- E questo per il fatto che la mente ha sopra ogni altra cosa
terminati et distincti D. E la forma caratteristica nella quale ciò la capacità di essere aperta a questa luce dalla quale viene col-
viene spiegato è l'immagine della luce. In questa possiamo ve- mata di ammirazione: u Ex hoc enim quod homo intellectualis
dere non solo la duratura tradizione del paragonare l'intellet- est et intelligentiae stratum, in quo sternuntur formae intel-
tualità allo splendore della luce nell'oscurità, che si ricollega alle lectuales in actu hominis intelligentiae... fit homo admirati-
immagini del Vecchio e del Nuovo Testamento, ma in particola- VUS » C).
re l'espressione che viene data a questa metafora nel pensiero La spiegazione di questa del tutto particolare unione di ema-
dello pseudo-Dionigi, e in quello dei filosofi ebrei Ibn Gebirol nazione creazionale e di logica formale risiede interamente nel
e Ibn Dawud: « sicut color secundurn esse formale est in lumine bisogno awertito da Alberto di porre, nella generale intenzione
indistincto et confuso diaphani sive perspicui, qui distinguitur di stabilire una nuova unità della verità, l'articolata struttura
logica di Aristotele, specialmente quale si trovava esposta nella
non alio quodam distinguente, sed esse formale ipsius eiusdem
sezione « Eisagoge D della Shija di Ibn Sina, in relazione siste-
luminis diffusione determinata ad superiorem determinati cor- matica con una maggior quantità di materiale neoplatonico, per
poris » (5). io più ben noto nei paesi occidentali e parte di una lunga tradi-
Che il colore debba venire all'esistenza quando una super- zione. Espressioni platoneggianti che si trovavano nei Topici,
ficie viene illuminata suggerisce una debolezza nella metafora. che era chiaramente la principale fonte dell'Eisagoge di Porfirio
Se è la forma che viene irradiata o emanata da una superiore (alle Categorie), tali da destare l'impressione che il genere con-
fonte intellettuale, da dove viene la materia che riceve la forma? tenesse le specie e che le specie contenessero gli individui, devono
La risposta di Alberto sarebbe probabilmente stata che l'ema- venir considerate formulazioni provvisorie, con le quali Aristo-
nazione della forma alla quale l'esse proviene è talmente pro- tele intendeva non avanzare la medesima posizione ma indicare
fonda da esserne del tutto fondamentale - sebbene per lui ia differenza tra le sue concezioni e quelle di Platone. Privata
l'esse fosse distinguibile dalle altre emanazioni. Un passaggio nel- dell'aporetica titubanza nei riguardi del senso in cui i generi e
la sua opera sui Predicamenti (Categorie) adopera l'immagine le specie « contenenti » in effetti « contenevano D, una più ordi-
della luce che dà forma alle cose a partire dalla somiglianza con nata e semplificata versione del materiale di Aristotele si pre-
il prototipo, che ha in se stessa; e dall'oggetto, la luce muove la stava, grazie alle agevolazioni offerte da queste espressioni pla-
toniche, a un'interpretazione platoneggiante. Tale era stato l'uso
mente, che è connaturale a questa luce: t< secundum veritatem fattone dai neoplatonici dal terzo al sesto secolo e tale fu l'uso
sunt tres substantias formales. Sunt enim formae quae sunt tan- che ne fece Alberto. Nelle sue mani il materiale della logica vie-
tum formantes: et illae sunt primae formae procedentes a lunli- ne immensamente arricchito dalla sua fusione con concezioni
ne agentis intellectus ad rei constitutionem, sicut lumen quod est
emanazionistiche. Prima di dar un giudizio dicendo che ciò può
coloris formalis et substantialis causa procedens ad corpus ter- essere ingegnoso, ma non è né logica né teoria dell'emanazione,
minatum in perspicuo. Et sunt formae substantiales quae sunt dobbiamo riflettere che nell'intensità della concezione di Alber-
cum eo egredientes in esse rei et constituentes, quae sunt sicut to a proposito della radiazione divina che costituisce le cose,
lumen causa coloris, qui iam diffunditur in superficie perspicui: e nella sua concezione della posizione dell'uomo predisposto a
et illae sunt conjunctae substantiae formales rei ipsius quae sub- una istintiva ammirazione, o contemplazione, traspare la visio-
stantialiter est constituta. Et similiter substantiae formales quae ne di un santo illuminato che cerca di comunicare una ricchez-
sunt rem constituentes, quae sunt sicut color est immutativus za di visione fino al punto in cui le parole devono esitare e ve-
visus ve1 motivus secundum actum lucidi sive perspicui, qui ab- nir meno. Presa in questo modo la metafora della luce non si pre-
stractus a colorato corpore determinato secundum esse spiri-
(6) De Praedicamentis, Borgnet ed., p. 169 b.
(5) De Praedicabilibus, Borgnet ed., p. 95 a-b. (7) De Praedicabilibus, p. 2 a-b.
senta più come una copertura fonte di distorsioni, ma come una Qui l'immagine di Aristotele dell'intima dipendenza del colo-
apertura alla realtà; l'emanazione perde ogni associazione quasi- re dalla luce riceve un significato molto più esteso. E tuttavia il
temporale e quasi-spaziale; la puramente concepita creatività luogo comune dell'intelligenza quale illuminazione non è estra-
di Dio riceve un'immenso significato; e un corrispondente im- nea all'intera tradizione platonico-aristotelica.
menso significato viene assunto dall'intensità certo limitata con Su questo argomento, spunto per un'intensa contempla-
la quale la mente umana la può concepire. L'uso contemplativo- zione del potere di Dio tramite la metafisica della luce, Alberto
razionale della mente sembra sottostare al potere di un motore ritorna per suggerire in che modo le posizioni essenziali di Pla-
superiore, e le sue categorie sembrano trovare un'intima prossi- ione e di Aristotele possono venir messe reciprocamente in re-
mità con ciò che esse descrivono. Che le categorie di Aristotele lazione: Platone, egli dice, pose l'accento sull'unica fonte della
dovessero rivelarsi essere qualche cosa di più di una creazione luce, mentre Aristotele mise l'accento, giustamente, sugli indi-
dell'uomo, ed essere l'impressione di una più alta verità; e che viduali recipienti, che modificano la semplicità della luce confor-
la mente dovesse essere naturalmente aperta a ricevere nuove memente alla propria costituzione: « Volebat enim Plato, quod
impressioni della creatività della stessa fonte eccelsa: questi unitas formae esset ab unitate luminis, quod est hypostasis ipsius.
fatti non sono più fonte di sorpresa, ma plausibili e veri. Aristoteles autem dicebat, sicut et verum est, quod licet lumcn
hoc sit hypostasis formarum, tamen determinantia lumen illud
La complessa figura filosofica della riconciliazione, che, gra- sunt essentialia formae, inquantum est forma rei illius et illius,
zie all'intensità semplificante della mente di Alberto, aveva, di teo- et ideo multipliciter participatur esse luminis in formis et for-
rie apparentemente contrarie, costituito un'unità, suggerendo in- matis, sicut et lux corporalis multiplex esse accipit in coloribus
sospettabili somiglianze sostanziali, viene alquanto sviluppata nei diversis, et quia sicut resolutio colorum est ad hypostasim unam
commenti alla Metafisica e al Liber de Causis (che Alberto rite- lucis corporalis, ita dicebat Plato, quod resolutio foimarum est
neva sufficientemente peripatetico da far da complemento alla ad hypostasim unicam primae lucis » (9). Quindi la relazione tra
Metafisica). All'inizio la quantità di materiale neoplatonico che ie posizioni di Aristotele e quelle di Platone è simile alla relazione
si trova nel commento alla Metafisica desta sorpresa. Non prove- esistente tra la varietà degli oggetti colorati e l'unica fonte di
niva né dagli aristotelici arabi, né dalle traduzioni della Meta- luce sulla quale, in quanto colorati, essi dipendono completa-
fisica compiute dall'arabo da Michele Scotto, che Alberto aveva mente. Si presenta quindi l'irenica conclusione: « Et scias, quod
attentamente comparato con l'anonima traduzione Media dal non perficitur homo in philosophia nisi ex scientia duarum philo-
greco, sulla quale egli dipendeva principalmente. Così come nel sophiarum Aristotelis et Piatonis » (l0).
caso delle opere di logica, tale materiale venne messo in rela-
L'elemento chiave nell'elaborazione in Alberto dell'incon-
zione con il materiale aristotelico dallo stesso Alberto. L'emana-
tro speculativo di strutture logiche e reali è la natura della spe-
zione delle forme, il flusso dell'esse, la metafisica della luce sono
cie. La paradossale identificazione dell'universale e del parti-
tutti nuovamente presenti in una forma assai sviluppata e ap- colare era un tema centrale nella Metafisica di Aristotele, seb-
profondita. Seguendo il suggerimento di un irrintracciabile pas- bene vi si trovi condizionata da certe aporetiche titubanze che
so di Al-Farabi, anch'egli peripatetico, l'assoluta e diretta dipen- crearono imbarazzo nella letteratura di commento che desidera-
denza di ogni forma da Dio, come pure l'assoluta e diretta dipen- va nei suoi testi scoprire e rilevare ordine e certezza. Alla fine
denza di ogni conoscenza da Dio, viene detta essere simile alla del tredicesimo secolo questa fu una tesi che divenne ancor più
dipendenza dei colori dalla luce fisica. K Forma ,habet esse for- paradossale, poiché se un universale coincideva con il particolare
mae in eo quod separatum lumen est hypostasis formarum, si- allora ogni universale in esso presente coincideva con il partico-
cut lux corporalis est hypostasis colorum... Sic igitur separatum lare; e di conseguenza gli universali coincidevano l'uno con l'al-
esse formae habens per hypostasim suam, quae in esse formali tro. Questa, la dottrina dell'unicità della forma, era ritenuta un
substantificat eam, habet quod est principum esse et scien- tradimento dell'insegnamento di Agostino e un indice di aver-
tiae »
(9) Zb., p. 89 b.
(8) Metaphysica, Geyer ed., I, p. 89 a. (10) Zb.
roismo. Questa si trova nella concezione della specie di Alberto, zioni individuali. Sebbene questo possa essere connesso, genera-
ed coscientemente presa in prestito dalla metafisica di Ibn Ru- lizzata e aporetica questione in Aristotele, la tendenza generale
shd, poiché pareva coincidere con l'insegnamento di Boezio che del suo pensiero era di vedere questi aspetti nell'ordine inverso.
« species est totum esse et substantia ». Come vedremo, né Boe- « "Uomo" e "uomo colto" sono la stessa cosa, o perché "colto"
zio né Ibn Rushd credettero che la specie e l'individuo da essa è un accidente di "uomo", che è ununica sostanza; oppure per-
costituito nell'esse, e in qualche modo con essa coincidente, esi- ché entrambi sono accidenti di un qualche individuo per esem-
stessero indipendentemente, e quindi si può concedere ad Alber- pio Coriscus n.
to di aver trovato una sostanziale identità nelle loro pur diver- .
Secondo Aristotele quindi non è accidentale per un uomo
samente espresse vedute. Dal punto di vista di Platone, quale l'essere Socrate, ma è accidentale per Socrate l'essere uomo.
egli lo comprendeva , la forma veniva irradiata dalla suprema Questa posizione (della Metafisica) è a sua volta connessa con
fonte divina, indotta nell'oggetto; dal punto di vista di Aristotele una posizione che si trova solamente nelle Categorie, che cioè la
quale egli lo comprendeva, la forma veniva edotta dalla poten- sostanza seconda è una « qualità relata a una sostanza ». E an-
zialità della materia. Ragion per cui nella specie di un oggetto cora, secondo la Metafisica, un individuo può venir considerato
costituito si trovano insieme la C( species immediata educta de un composto in due sensi: in quanto composto di razionale e
substantia potentiae generis », e la « species immediata et forma animale, e da un punto di vista che al primo si sovrappone, in
materiae causata ex aliquibus passionibus eius » ("); una giusta quanto composto di anima e corpo considerati universalmente.
considerazione del fatto che nei generi v'è una divisione in specie Questo vale per ogni individuo uomo. Oppure un individuo uomo
contrarie, e anche del fatto che vi sono altre opposizioni nella può venire considerato come completamente individualizzato:
materia che sorgono dal fatto che la stessa materia produce ac- « è questa carne e queste ossa D; e prowisto di un nome come
cidenti comuni ed individuali. Grazie a questo incontro specu- Socrate D. Secondo Aristotele è quest'ultimo a essere un com-
lativo di forme corrispondenti, reciprocamente preadattate, e posto (synolon), in un modo incondizionato che ne fa il vero
grazie alla divina intenzione di questo stesso, Alberto chiara- composto. Un uomo indicato come « quest'animale razionale » è un
mente sperava che la completezza della concezione avrebbe in composto in un senso secondario e condizionato: « u n certo
effetti, risposto a qualunque domanda riguardante l'origine e la composto » (synolon ti).
natura della materia. Persino questa tolleranza di un'esistenza
duplicata delle forme in Dio e nella materia veniva tollerata da Quindi l'alterazione dell'originale equilibrio aristotelico, pic-
Ibn Rushd: « Omnes proportiones et formae sunt in potentia cola ma importante, è il prezzo pagato per l'unione eclettica d i
in prima materia, et in actu in primo motore » (l2):egli era consa- tanto materiale appartenente alla tradizione platonica e neopla-
pevole della difficoltà che l'origine della materia presentava, e tonica con la sua critica aristotelica.
a tale proposito fece un'ulteriore osservazione (l3). Non è tuttavia la metafisica del mondo materiale il punto
Tuttavia la figura di Alberto dette un maggior peso alla ge- centrale del pensiero di Alberto, che soprattutto si sforzava di
nericità e alla specificità che non all'individualità dell'empiri- soddisfare la necessità di armonizzare in più grande schieramen-
smo di Aristotele - come è evidente da ciò che dice, che cioè to possibile di verità ricavate da ogni sorta di fonti. Egli consi-
una natura individuale è accidentale a una natura comune: derò questo compito innanzitutto come una vocazione religiosa;
e di conseguenza il punto centrale del suo pensiero risiede nella
« Significatur etiam in accidentibus, sicut curn dico filius sua teodicèa. Abbiamo già visto come egli abbia stabilito connes-
vel Socrates ve1 albus musicus ve1 aliquid huiusmodi D (l4). E' sioni speculative tra logica e teodicèa. Senza dubbio la spiega-
quindi accidentale per un uomo essere Socrate; perciò l'aspetto zione finale di questo lavoro di sincretismo risiede nel segreto
universalizzabile di un uomo ha la priorità sulle sue determina- della mente di Alberto e nella divina illuminazione che egli dice-
va di aver ricevuto. E' un segreto perché non è stato espressa-
(11) Ib., 11, p. 456 b. mente formulato in parole. Una spiegazione plausibile potrebbe
(l*) VI11 ed. 1560, vol. 8, fol. 326 F.
(13) In de Divinis Nominibus, Geyer ed., p. 73 a-b. essere rappresentata, con le dovute rettificazioni, dalla crescita
(14) Metaphysica, Il, p. 480 b. della conoscenza in una ricca unStà e dal raggiungimento di una
nuova semplicità, tanto almeno attraverso uno sviluppo sogget- Egli si occupa qui principalmente della dipendenza dell'esse
tivo quanto con l'oggettiva crescita sia in estensione come nello creato dall'esse increato: l'esse considerato come un'unica tota-
sviluppo categoriale, così come descritto nella filosofia di Hegel. lità. L'approccio che considera l'esse sul modello dell'atto può
Pure questo riesce a cogliere l'essenza dell'illuminazione sovran- perdere di vista il fatto che è atto in un senso molto particolare,
naturale. L'intensità dello sguardo di Alberto si diresse verso le e che la sua relazione all'essenza trascende ogni paragone hylo-
teodicèa che usavano le immagini del flusso e delle fonti, o pro- morfico. L'esse creato include certamente la materia delle cose
cessioni, ed egli le vide' come tutt'uno in ultimo in relazione materiali, ma in sé racchiude pure ogni formalità: genericità,
-
all'immagine dell'artigiano nella Metafisica VII. La forma della specificità, individualità e ogni accidentalità vengono considerati
casa che l'architetto ha in mente, egli la rende presente nella come derivanti da Dio, sebbene unitariamente, a costituire ogni -
casa che costruisce; la forma di salute che il dottore ha in mente, individuale cosa, il cui esemplare è in Dio. Questo modo di vede-
egli la rende presente nel paziente. Questa immagine può ben re venne da una piena e seria considerazione della comunica-
venire applicata a Dio creatore, così-come pure le altre imma- zione dell'esse: o significava totale comunicazione o non signifi-
gini. Alberto vide in tutte queste teodicèa, aristoteliche e neo- cava nulla. Era un orientamento che Tommaso prese fin da quan-
platoniche, una similiarità essenziale, che poteva anche tollera- do cominciò a scrivere. Da questo conseguirono due cose: una
re insieme un'interpretazione aristotelica e platonica della crea.. diffidenza per l'ontologia del Liber de Causis con la sua triplice
zione ch descrivevano: fluxus est emanati0 formae a primo fon- emanazione di esse, vivere e inteiligere, anche prima che la tra-
te, qui omnium formarum est fons et origo. Propter quod duzione di Gugiielmo di Moerbeke degli Elementi di Teologia
Plato talem originem datorem formarum vocavit ... Ex quo patet,
di Proclo rivelasse a Tommaso la verità, e cioé che il Liber de
quod licet forma secundum Peripateticos educatur de materia,
Causis non ne era che una versione monoteizzata; significò pure
tamen secundum hanc viam non dicitur fluere, sed potius cau-
sari ve1 produci: sed dici potest, quod fluat secundum quod est fin dall'inizio una cortese e rispettosa presa di distanze dalla po-
actus ab actu, et domus a domo, et sanitas a sanitate, ut dicit sizione di Alberto riguardo alla sua accettazione come comple-
Aristotelis in VI1 philosophiae primae. Istum modum fluxus an- mento alla Metafisica. Tommaso notò che l'autore del Liber de
tiqui Peripateticos et primi processionem vocaverunt » (l5). Causis concordava con Dionigi nel suo monoteismo, ma non
coincideva con lui nella sua concezione dell'emanazione. Dato che
L'ultima frase è significativa, poiché « processio » implica l'opera dello pseudo-Dionigi sui Nomi Divini è così importante
che Alberto considerasse lo pseudo-Dionigi un peripatetico, così è estremamente illuminante comparare congiuntamente il com-
come Tommaso asseriva che e a uno che sia attento a ciò che mento di Alberto con il commento di Tommaso.
scrive, Dionigi segue Aristotele fere ubique » (l6). Una posizione
La conclusione che emerge dall'esame di tali testi paralleli
non infondata, poiché delle correzioni che Dionigi aveva compiuto sono che Tommaso insiste sull'unità dell'essenza di Dio, che con-
all'ontologia di Proclo nel suo trattato sui nomi Divini, molte tiene in sé tutte le rationes, e sull'unità della totale comunica-
sono fatti in senso aristotelico. zione dell'esse da parte di Dio. In contrasto, la teodicèa di Al-
Quando ci volgiamo a Tommaso e consideriamo la sincre- berto non pone un così marcato accento sull'unità delle rationes
tistica figura filosofica che egli aveva chiaramente modellato ne- in Dio, dando l'impressione che nella loro connessione con la
gli equilibri e nei dettagli su quella di Alberto, non ci sbagliamo creazione esse godano di un certo grado di indipendenza. In en-
se cerchiamo nel commento sui Nomi Divini la fondamentale trambi, Alberto e Tommaso, vi sono elementi di unità e di plura-
spiegazione del suo pensiero. Mentre possiamo considerare i lità nell'essenza di Dio e nella sua attività, ma in Alberto la plura-
commenti sul de Hebdomadibus e sul Liber de Causis come sag- lith e più evidenziata che in Tommaso. La spiegazione di questo
gi di rinconciliazione ontologica delle diverse tradizioni, è in è che Alberto non era in grado di far uso dell'agevolazione costi-
questo commento che troviamo i suoi insegnamenti essenziali. tuita dalla concezione dell'esse, che avrebbe provocato un diverso
equilibrio fra i diversi elementi. Era trattenuto in particolare
(15) In Libr. de Causis, Borgnet ed., p. 411 a. dall'ontologia del Liber de Causis che faceva dell'esse la prima
(16) In 11 Sent., 14, 1.2. ma non la totalità dell'emanazione.
In alcuni passi Tommaso critica di fatto la posizione man- Ma le agevolazioni della concezione dioniigiana di un dono
tenuta da Alberto: totale e singolo dell'esse a ciascun individuo, che nello stesso
tempo include la specificità e le caratteristiche individuali,
non presenta alcuna difficoltà simile, e quindi sopporta un più
a) Alberto dice che Dio non agisce immediatamente tra-
pieno apprezzamento della varietà degli individui nell'espe-
mite la sua essenza:
rienza: « ex amore fecit omnia, dans eis esse; et omnia perfecit,
« Deus non sit immediata causa omnium per essentiam » (l7) implendo singula propriis perfectionibus » (u).
una posizione da cui Tommaso si discosta:
Non sorprende quindi che Tommaso avesse trovato un sa-
« in sua simplici essentia, omnia virtualiter praeexistunt; pore aristotelico nei lavori dello pseudo-Dionigi. L'agevolazione
et similiter secundum idem procedit ad omnia causative et che la sua concezione presentava, vale a dire la totale comu-
tamen manet in seipso » (l8). nicazione dell'esse, era soprattutto che se Dio era la totale e
non parziale causa dell'esse di ogni cosa, la creazione poteva
b) La concezione dell'emanazione di Alberto, sebbene or- venire considerata simultaneamente come da lui indipendente
dinata, sembra implicare in ogni caso la conservazione da parte e come da lui totalmente dipendente. Quindi l'agevolazione dio-
della particolare ratio universalis di una speciale funzione con- nigiana permise il pieno sviiuppo dell'empirismo aristotelico
tenitiva rispetto agli individui che da essi ricevono la loro nella scienza naturale, la metafisica e l'etica. E' da qui che
forma; ed egli estese questo paragone alle rationes preesistenti deriva il reale significato del commento di Tommaso sulla
in Dio: « quae enim in rebus essentialiter differunt, in Deo Metafisica. Se confrontato con l'opera di Alberto, esso appare
uniuntur in unitatem divinae essentiae et differunt tantwn notevolmente aderente al testo, e il deliberato sincretismo con
rationibus, quae praeexistunt in Deo sicut universale praehabens il neoplatonismo cristiano, o almeno monoteizzato, non risul-
rem, ut domus in mente artificis » (l9). tava necessario. La filosofia dell'esse non fa quasi capolino in
queste pagine; certo non può di quanto non esiga il testo
Ma Tommaso critica questa posizione: in primo luogo di
stesso. Ma non è irrelato al resto del pensiero di Tommaso;
Dio stesso: « rationes praeexistunt in Deo singulariter, idest
unite et non secundum aliquam diversitatem » (20)e in secondo e il pensiero di Tommaso ha il suo centro in una concezione
luogo, negando che la plurificazione degli effetti del creare di ciell'esse presa in prestito da Dionigi, che si sviluppa in ogni
Dio possa essere confrontato a un universale: « in pluralitatem canto della sua teologia e della sua filosofia. Con la certezza
plurificatur in suis effectibus non sicut aliquod universale, sed che Dio, in quanto causa totale dell'essere delle cose, sostiene
singulare in seipsa manens » (21). totalmente la sua creazione, l'attenzione umana può continuare
a considerare la realtà metafisica come un quasi-fine a se stes-
so, anche se la concezione dionigiana della dipendenza dell'es-
C ) infine, la concezione di Alberto della pluralizzazione
sere asserisce più di qualsiasi platonica o neoplatonica teoria
nella radiazione delle forme nelle cose create sminuisce la va- aeila partecipazione asserisca sulla dipendenza dalla forma.
rietà degli individui che vengono descritti come appartenenti Possiamo quindi asserire che nel commento alla Metafisica di
a una specie, ma ineguali nei loro atti individuali: Tommaso, soprattutto quando viene confrontato con quello di
u ea quae sunt in eadem specie, quamvis sint aequalia in Alberto, la presenza dell'ontologia pseudo-dionigiana è evidente
esse speciei, non tamen sunt aequalia in actibus individuali- per Ia sua completa assenza.
bus » (22). C'è un'altra cosa che il commento di Alberto ai Nomi Di-
(17) In De Divinis Nominibus, p. 339 b.
vini ci può mostrare. A un quarto dalla fine del commento
(18) Zb. Ed. Tour, 672. vi sono una serie di osservazioni nelle quali la pluralizzazione
(19) Ib. (Albert),p. 324 b. di entrambi le rationes in Dio e gli effetti nella creazione pare
(20) Zb. (Thomas), 666.
(21) Zb. (Thomas), 215. (a)Ib. (Thomas), 409.
(22) Ib. (Albert), p. 213 a.
venir messa da parte, e nelle quali Alberto per un lungo passo considerazione. E così avvenne che, sebbene il pensiero di Tom-
pare adottare nel suo più pregno significato la concezione del maso possa dar di più a coloro che sono pronti a dedicarvisi
testo pseudo-dionigiano sulla singolarità e la totalità di ogni più profondamente, il pensiero di Alberto, che esponeva l'azione
comunicazione dell'esse: (Deus) est causa substantificatrix to- di Dio nella sua creazione, e specialmente la sua illuminazione
tius esse, id est dans omnibus esse... ab eo in quo invenitur della mente umana, parve a quel tempo più accettabile. La te-
esse simpliciter et perfecte, oportet quod sit esse in omnibus rnatica neoplatonica è presente nel centro della sintesi di Tom-
aliis, sicut ab eo quod est maxime calidum, est calor in ornni- maso, ma è unita così strettamente all'empirismo aristotelico -
bus aliis; sed esse simpliciter et perfecte invenitur in Deo; ergo tramite l'agevolazione della concezione pseudo-dionigiana del-
ab ipsa est esse in omnibus entibus (24).E soprattutto: a in ve- l'esse - che può essere molto difficile, specialmente nei suoi
ritate nihil est enti addibile » (25). E' noto che Tommaso ebbe in lavori sopra Aristotele, scorgerla. In Alberto, l'elemento neopla-
suo possesso per molti anni un manoscritto di questa opera, con- tonico cristianizzato è più in vista, più articolato, più pronta-
siderato adesso certamente un suo autografo, che è ora il Co- mente utilizzabile, più direttamente incoraggiante nei confronti
dex I B 56 della Bibiioteca Nazionale di Napoli (26).Questa sezione del misticismo che fioriva dopo la sua epoca. Ci si potrebbe
dalla quale ho tratto la mia citazione è contigua a un'altra facilmente dimenticare dell'uso deliberato dei temi e delle age-
sezione il cui contenuto anticipa la concezione di Tommaso volazioni aristoteliche che fecero quell'articolazione possibile.
riguardante la « partecipazione astratta ». E' possibile quindi La riconciliazione delle tradizioni platonica e aristotelica in
che questo passo delI1insegnamento di Alberto abbia ispirato Alberto è opera di una grande capacità di penetrazione intellet-
a Tommaso la sua filosofia dell'esse, o piuttosto il suo perso- tuale e di inesauribili articolazioni: è necessario studiarlo per
nale sviluppo della concezione dell'esse derivata dallo pseudo- se stesso, e quale aiuto indispensabile alla comprensione del
Dionigi, il cui pensiero anticipò l'arrivo del nuovo Aristotele suo allievo, Tommaso, che indusse a criticarlo e purtuttavia a
nelllEuropa occidentale; e che gli abbia dato insieme l'ispira- seguirlo.
zione per sviluppare, sul modello del suo venerato maestro,
una sincretistica figura filosofica di maggiore semplicità, utilità (Traduttore: Roberto Donatoni)
e completezza?
Si può bensì obiettare che Tommaso fu incompletamente
compreso da molti di coloro che lo appoggiavano così come
pure dai suoi awersari. Certamente i suoi awersari erano inca-
paci di prender coscienza dello spazio che le agevolazioni del-
l'esse offrivano. Essi guardavano alla sua metafisica, che nella
sua letterale prossimità ad Aristotele, ricordava loro quella di
Ibn Rushd: dopo tutto dei temi averroisti erano stati fatti con-
sapevolmente confluire nelle figure sia sue che di Alberto.
Ma Alberto le pose in relazione con i principi metafisici
che erano familiari ai suoi awersari dal precedente periodo pre-
scolastico: Alberto espose le rationes dell'azione di Dio, e il
paragone con la luce, che egli faceva spesso, esprimeva quel
misticismo con i1 quale essi erano familiari. Questa esposizione
era assente negli scritti di Tommaso che abbiamo preso in

(24) In De Divinis Nominibus, pp. 310 a - 311 b.


(25) Ib. p. 315 b.
(26) v. P. M. Gils, O.P., Le MS, Napoli Bibliotheca Nazionale I. B. 54
est-il de la main de S. Thomas? n, Rev. Sc. Phil. Theol. (1965), 49, pp. 37-59.