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FIRPO

2432

BIBLIOTECA NAIIONALE
TORINO
chi l’a pi 'd fil farà pi 'd teila

- Ex libris

L U I G I F I R PO

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|- L’A R G V T E ,

E T F A C ET E
L E T T E R E
D I M. C E S. A R E R A O
di Aleffano Città della Leucadia •

Nelle qualli fi contengono molti leggiadri Motti,


est folazzeuoli Diftorfi •
Nouamente Riftampate , & Corrette, con
l'Aggionta d'alcune altre Lettere
belliffime , & non più vedute .

I N V E N E T I A»

Appresto DGiouanni
M
Alberti.
С ХХ I I .
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I L L V ST R E
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இ. fa il caualiero,c;
輟 per molte, 65 varie
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***** prodeXze /egnala
to, non / può però asſicurare ,
mentr'egli trauaglia in questo
mondo, di non abbatter/ſ in tale
incontro cheglipofa daroccafio
廿 2 ፖ2¢

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ne di far nuouo cimento del fuo


valoreşan Kipare apunto, che ta
le/ſa la Mondana corrutela, che
hoggidigli huomini valenti, 65°
approuati habbino d'intorno le
infidie de maligni, G’ cheilpro
prio ualore la altrui iuidia/chif
far nonpo/si, laqualepo/cia nel
l'odio transformata dà di piglio
molte volte alle punture, G’ ec
co in piedi la Kufa. Perciò/0
gliono per lo più gli huomini
valorofi hauer qualche perfo
maggio importante alla cui aut
torità, es pruden Ka (occorren
do ) fidino i fuoi bifogni -
Hora venendo di nuouo in lu
ce l'argute » ingeniofe , e dot
- ፩ç

s " ‫تاسیس ﻭ‬ v | –
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telettere di M. Cefare Rao di


Alefano da me nouamente
Ristampate , 63 per opera mia.
corrette ; quaſi che tornino a
pratticare il mondo, auuenga
ch'effe a guifa di honorato Ca
ualliere in ogni luogo ; oue fô
no state vedute , habbino da
to buonifimo affaggio de fatti
loro, 65 fa molto bene mani
festo quanto vagliano ; nien
te di meno , acciò che più /
curamente caminar pofano il
lefe per la doue non fono fin'
hora per auuentura permenu
te, G’ che oue fono štate al
tre volte con maggior honore, 6’
grandeXXa pofano comparire ,
† 3 ho ,
ho pre/o ardire di appoggiarle ·
al nome di Vofira 5ignoria Il
lustre, à lei dedicandole, come
ad honoratisſimo, és atti/Gimo.
Protettore ; Et con questa oc
cafone far hora Pale/º quella
ande, G lunga offeruanza ,
che alle molte virtù G'/ingolari
qualità/aehoportata nell'ani
moper fadietro celata ; Ren
dendomi certo ; che come corte
//Simoper natura non haura à
/chiff) la baſeKza mia, laquale
pur troppo s'inmalcia, a/piran
do alla /ua buona gratia, ma /?
bene et illibro,et ilmio viuo af.
fetto, che à lei con esto/e ne vien
chino, gli piacerà di godere ඡ’.
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gradire. Con che gli ba/cio la
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Allußrehnano. . .. . ?.
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.* Di Vicenza l'vltimo di Set
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А I L Е т т о R I.
|- # Auendo ioconofciu
togenerofi Lettori,
Chele Argute , &
#:4°32 š piaceuoli Letteredi
Meffer Cefare Rao, digià ſtam
pate gli anni adietro alcune altre
fiate,fono ſtate di molta ricreatio
ne,&giouamento al Mondo, &
nelle Librarie disì fatto recapito,
che hoggidì non vene fono più
da venderfi: Et bramofo, quanto
perme fi poffa di dilettare, & di
giouarea qualunque perſona di
Nobile,&gentile ſpirto, Io mifo
noeletto di farleriſtãpare queſta
volta,con lagionta perciò d'alcu
* Il C
——་ས་་ས་་ས་ལས་་ན་ས་ཁ་ ལ་ལས་ལག་ཁང་ས་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་་སྦྲུལ་བཟང་ཐབ་ཁག་ཁག

ñe altrebelliffime, nemai più per


l'adietrovedute incotal ncuoſti
le nell'altre primeimpreſſioni.Co
fi holle diligentemente fatteriue
dere, & limare, & puoco dianzi
dateallaStampa,fperándochenõ
meno delle prime debbano parto
rire foaue,&faporitoguftoa tutti
que peregrini eleggiadri intellet
ti,chevaghi di cofe belle, & nuo
uele leggerấno,Accetate dõque
virtuofi Lettori & aggradite infie
me queſtemiefatiche qualifi fie
nosaccõpagnate cõ quella finceri
tà d'animo, & có quell'innato de
fiderio cho séprehauuto di gio
uarui,& feruiui Statefani,etdim
ricordeuoli,nella cuivoſtra buoT
nagratiami offero. *9*
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· *• • . . . . *** * , , ,? - „!
- i: - * —— ‫ لـ۔‬: _.
** - * - -

# ż.
, di tutta l'opera:
; "...。皇ー 「:.. 「 ? ほ
$?? Ettera dell'Imperator de Matti agl'
cifaui,e protomastri del mondo,laqua
?#].lefià parerfalfala prefuntione di chi>
్య; ம4/ಲಿಸ್ದರು. ?!!
Rintuzzata dell'infiabile à imedeſimișilquale con
certi aggiramenti diparolefàgirare,e metterea
partitõogni gran faldo ceruello e moſtra con effi
caciſſime ragione,che tuttifiamo macchiatti d
vna pece,est tutti giriamoſotto una iſteſſa Ruo
4. " 6
|- * -

· ta. . . . -

Ragionamento lamenteuole d'vn Pedante Solenne,


c'hauea tirato la Caretta trenta anni,perfarfi al
la fineſcouarper Gaglioffo,est vn Cauallo dicen
to sferzate,dato fenza compaſſione ad vn Ludi
magister di Melano da certi fuoi Allieui. I 1
Scongiuratione di Mercurio, perfar fuggire tutte
le mordaci lingue d'vna Città. " I4
|
„Alsignor Mejer Martino dala Valle, Compara
tioni difuguali, elodi biafimeucli date a lui per
farlo forger Matto publico con certifconfiglia
tieofigli : · * . . . . , * -- 17
- --

*** -- « · - : ." ' |- ‫كمه‬ .


dell'opera:
safl Sig. Giouan Donato Cittadini giudicio fatte
per ifcerzofopravna Oratione Tedanteſca, co
fa nuoua,rara,efuor dell'ordinario. 19
Lettere di Meffer Bartolomeo di quella cofa al Si
gnor Meſſer Martino Cuglia, la qual fa sioma
care,e ridere chi la legge a tempo. 2 Ι

Offendeuole difeſafatta per Meßer Martino (u


glia huomo della Tauola rotonda. |2
„All'Illuſtre Signor Conte Ottauiano Langofchi coſe
che non fon vere , & tamen non ponno eſfer
falfe. 27
Al Signor Giouan Pietro Negro dell'vtilità che
: procede dalle mordaci lingue, cofarara, e fuor
- dell'ordinario. 28
Al Signor Filippo zafiri nuouo modo di lodare
vn giudicio fattofopravn’opera. 3 о
„AlSignor (efare Rao, il Bernia, andamentipaz
zi da ſcriuere firauagantemente,cofe che rileua
no puochifatti,&aßaiparole. 33
Oratione in lode dell'ignoranza. 35
| Al Signor Cefire Rao lo fuegliato e Academico
peregrino, Anaſpamenti diſtorie perparer me
zo dotto,e mezo,ớc. 46
Al Signor Sanfonetto Storella di Aleſſano, Auifo
della Feſta dellofpopillamento del Signor Al
berico Frondola , doue fi fè vn chiaffo d’ogni
-gallanteria per non dir poltroneria, & vn trate
nimento fomacheuole, con la copia d'vn pri
---- »
- - uilegio
|- Sommario -

uilegioJAuten tico. 43
All'illuft. Signor Marchefe Dino, Pilloleper con
fetti,eferuitiali fatti a lui con acqua calda, per
purgar la mordacità della lingua. 5о
„All'Illuſtre Sig. Conte Zoilo Tipe corretione fat
ta a lui Paterna,Materna,e non Fraterna. 52
JAlSignor,Franceſco Storella baie vere. 53
A Meßer Fenestrella Bastionate di penna date a
luifurfantefingolarifimo. 54
JAl Signor (efare.Arefio,Batefeuere,dette pergra
uità. 5
e Al Reuerendo T. Maeſtro Crauerio, கான்
fattaa lui moſtrando di burlare. 56
Al Signor Cefare Rao il crauerio, iſcherzamen
ti,per dar/paſſò alle brigate, 57
„AlSignor Mario Dottor di legge, Fratello cariffi
ነፃ20• 58
L'Academia de Zanni a voi Academici ignoranti
defiderafalute;eſ-perpetuafelicità. 59
Proferpina Reina dell'Inferno alle Cortegiane
del Mondo. 61
Franciſco Bernardino Ciui „Amico haud fucato Ce
far Raus. 63
Pietro Franciſco Ondegono viro fuperciliofò cæfar
Raus. 63
„Almolto Reuerendo,est Illuſtre Monfignor lo Ve
fouo di Larina. . 64
Auifò più dolce,che Aloe,fatto da Paſquino à i,
Fadofio.
- dell'opera.
Fadofio. 64
„AM.Fadofio, Brauata diparolefatta dallo Inco
gnito a luigallina bagnata, & aßai bene igno
7 477tt’. - 66
„Al.Sig. Francefchino Lana,lettera di Paſquino per
incitarlo affai,riffa cinica. 67 >,
Riſposta,del Sig.Franceſchino Lana a Maeſtropaf.
quino; nella quale fi dice affaifenza dir nulla. 68
Riſpoſta di Paſquino advn Dialogo delsign. Albe
rico Frondola, nella quale con certe confequen
ze, & intrighi di parole cacciandogli il capo
fra legambe,e'lofa voltare,e far tre capitombc
li pergalanteriain honor della festa dello Jpopi
lamento. 7o
Juifo di Paſquino al Signor Franceſcino Lana,per
farlo vfcire del feminato , Z9 vna lauatura
dicapofenza Japone , fatta al Signor Frondo
la. 7o
Tradimento doppio di Paſquino al signor Frondo
la. 7z
Riccorſo di Paſquino al Sign. Giouanni Riccio con
vna minuta delle fue lodi. 72
Maligna, ó arguta congratulatione di Paſquino al
Signor Frondola perfarlo ricadere nella medefi
ma,o in peggior malatia. 73
Lagrimofo lamento d'vn mal maritato, ilquale fa
increfpar la fronte,est fiaraccigliati tuttigli al
tri maritati. 74
s-- Al
Sommario,
„Al.Sig. Gio.Tietro Negro, cº al Sig. Francefchino
Lana in lode della Loica. 77
„Al Sign.Cefare certifißima, & ingeniofiſsima ri
fpoſta dei medefimi. | 78
Ribuffamento,foppiatonate, ebolzonate , date a
7Maestro Grillo Medico micidiale, e mendico con
certe altre heroiche lodi de 7Medici. 79
e Al Sig.Gio. Antonio Tuffo di Calefano,Brauata di
parole fatta advn fito vicino,doue moſtrando di
burlare,dice da doucro. - 3I
„Al Sig. Ceſare Rao, lettera del Lana in lode della
poltroneria,cofa tanto ingeniofa, & bella, che
per forzatira chiunque la legge ad amare abbra
; ciare, est riuerire effa polt roneria. 32
„Al.Sig. Donato Crafo, Mulfo d'alcune nuoue vec

a All'Illustre Signor Gio. Vicenzo di San Biaf cica


- lamento mezo da burla,cº, il reſto da beffe. 86
„Al Signor Christofano Rouelli Deferitione del tra
* uaglio corſo della fuavita,con vna dolcerimem
branza dell'antica amitia. | 87
Eettera che infe contiene molti leggiadri concetti }
ma in fomma e tutta feritta fuor di propoſito,
perche non conclude mai alcuna cofa. 6I

Lettera faceta in štile burlefco,douefi taffa la igno


ranza di certigiouanni moderni, che procedono
nel viuerloro fpenfieratamente. 93
Lettera in lingua elegantegratiana. 94
Lettfra
· - •• • t - : *

* : ; dell'oper, ** .
Zettera capricioſa fecondo loflile berhiefto, do
ue ſotto metafora di lodarla le virtù costui ; fi
s riprende , & fitaji la cui dotiá ignoran
「リスa・ ,, |- ﹑ » .. . 95
Lamento di Giouanni Ganafa, con M. Stefanel
• lo. Bottarga ſuo padrone, ſopra la morte divn.
pedochio; Di lingua Bergamafea, ridöttà nella
Italiana Toſcana, &c. 98
?Maeſtro Corona Bacalario dal fiume reale , in lode
dell'Afino. -- - - 99
AlSignor Maris Ras, bi/oor/opάνparer matto fa
tiis. Io9
Al Sig. Altobello Tuffo, ricetta contralafierilità
prouata e non riufeita. ΙΙΟ

Al Sig. Ceſare Rao, il preſidente dell'Academia ,


Teregrina, Deferittione affai bene ftomacheuo
le, fatta per iſcherzo ſopravno s Autore inco
gnito, con certe leuate di parole fimili alle ca
fiellain aere,cofe chefeacciano ogni malinconia
dat meſtipetti, est få piangere, e ridere per
la rifa. I I I

Al Sign. Girolamo Rainoldo del defiderio di gloria


proprio vitio de'Sapienti. I 13
„AlSign.Ottauiano Cittadini belliſsimo modo di rin
gratiare. I 14
„Al Sig. Benedetto Patini,lodi d'vn fuofoneto, e rin
gratiamento belliſſimo. II4
Al Sig. Donato Lecari, confolatoria in vecchiez
|-

?
sommario dell'operā.
za. Tī$
A Meffer Bernardo Tinca, cofedileggerea digiu
苏0。 I I6
Al Sig. Abbate Scipione Rao, Deploratiºne della
calamità depreſentitempi. 1 17
AlS. Arrigo Fornari della Felicità,z) inquiete his
mana,con la ſolutione d'alcuni dubbibeliſsimi : |
I I8 -- - -

- -

z z # 1 N.E.

*
|
৪৪৫৪৫৪৫৪৪৮
L'ARG V T E ,

в F А с в тв
LETT ER E ::

Di M. Ceſare Rao di Aleffano ".

Città di Terra d'Otranto.


‫ي اله‬
;li ்
„Arciſaui 3 εTroιomatiri
மன delஅ

- L'Imperador de Matti.
ast D I TE „Arcifaui, Odite Troto-.
Pº mafiri del mondo,Vdite vn noua
concetto, non mai più vdito, mi
rabiliſſimo, e ſtupendo. (ofa cer
#" tamente rara, la quale non fia
i C, creduta da molti ; ma certo ella
- - è così come io vi la dirò; nèvi
la potrei manifestare, fe vn furore, che di fo
Pra la mia zucca è venuto, non mi haueffe acceſo
il pettº - Io da tutti ſon riputato matto, anzilm
peradorede matti.Capo degli ſpacciati,efono vera
zmente infatti, & in parole pazzo. Ma queſtonome
- - •4 ፳፩0ከጌ
r L'argute Lettere
non è vitupereuole;non è infame,come loftimate voi
anzi è vnitriputatione grandiffima, vn'honor mira
bile,vna dignità fingulare,unafama perpetua. Per
cioche non fòlamente i matti , ma etiamdio i faui
fon foggetti almio imperio : e coloro che più de gli
altri faui effer fi credono, fono della prima claſſe, e.
di quei della capellina, cioè più de gli altri pazzi.
Eche ciòfia vero, vditene le prouemerauiglioſë, e
nuoue, vditene le raggioni euidentiffime, egli ar
gomenti fottiliſſimi: non dicono i Filoſofi, che due
fono le profeſſioni dell'huomo fapiente, non menti
re, e manifeſtare chi mente à ma effendo ogn’huo
momendace, dunque miuno fa profeſſione di fauio,
eperconfequente ogn’vno è pazzo;percheognºvno
non fa profeſſione d'altro, che di dir bugie. Vadafi
nelle corti, e reuardinfi le famiglie, e chiaramente
fi comprenderà quanto ciò fia vero, e per ridurui
l'argomento in modo, & in figura, dirò cofi. Niun
fauio è mendace , ogn’huomo è mendace, dunque
miun’huomo è fauio, ilmodo dell'argomentare non fi
può negare, perche in Ceſare , la maggiore èd's 4
riflotile la minor del Profeta, è la conchiuſione è
commune à tutti. Oltre à ciò non diße Diogene, che
chinon ficantenta è pazzo ? donque tutto il mºndo
è pazzo, perche miun è contento della ſua forte -
Epià, non dice il prouerbio, chc chi non fa le paz
zie in giouanezza, le fain vecchiezza ? dunque e
neceſſario, che ò in vm tempo, ò in ಶ: tutti
፱4ነንጌO
ZDel Rao, ‘’. 2
famo pazzi. Oh dunque il mondo è ſenza fauis
meffer sì, perche inofiri antichi erano tutti faui, GÓ"
а росо,арого fi fon morti,ipazzinonfono mai mor
ti', ſempřefon viuuti, e creſcono ogni di ddodicilire
per ducatto » e però noi non conofcemo fauial mon
do, non gli hauendo mai veduti. Ma voleteveder
la pazziă generale del mondo : guardate al tem
podifēr carnouale quanti matti, e mattacini, quan
tipazzi, epazzaconi ; mirateà i veſtimenti, alle
pázzë foggie degli habiti, à agli» à ritagli, à fra
štagli, à ricami, ai colori, alla varietà di calze, e
giupponi, alla diuerſità dicappe, capotte, tabarris
giubbe, capani, capanotti, veſtilunghe ; alla bi
zaria e firauaganzadellepelande; gabanelle, falº
tambarchi, faj, faioni, colletti, de capelli pieni di
lauori, e digrilloie; ele berettepiene di medagli»
di cordoni, di veli, diperle , d'oro, di lacci; alle
farpe variate, e fatte alladiuifa; allistiuali: fti
ualotti,bolzachini, vafese breuemente da capo à pie
di conoſcerete lageneralpazzia degli huomini. De
miei habitinullavi dico; perchefe tutti gli altrive
fono mattamente, che fi conuien poi à me, che fon
l'Imperadore de matti? le Donne, ò, ò ſenza altri
vestimentile conoſcerete alvifo contrafatto percen
tofegni,doue fotto vilbiacca, e folimato fepellitafi
vede la lor nattia viuacità. Eperfar più bello ſpet
tacolo, alcuni altri moštri di cinquanta anni fi tro
uano, che fu'l volto s’acconciano quel lor finerda
|- JA 2 mento
e L'argute Zettere
imento di belletto in maniera cheperentroluilacar
ne vecchia fi vede non altrimenti che fi facciala li
uidezza d'vn muro affumato fotto poca calcina.
Efe vogliamo moi confeffar'ilvero , non è più tofio
ɔn ſimilfpettacolo matto, e degno d'odio, che d'a
more? Equeſte fauie ſibille, che'l mondo chiama
zaghe, leggiadre, e belie denne, non fono più tofio
74egere, Circi, Medee, e degne di mille catene ?
she andando vagheggiandosefesteggiando in Caret
ta per la Città, guaſtano le štrade, impediſcono i
viandanti, fconciano le dannepregne , impregnano
lefooncie, øst intorbidifono infin'i vini nelle canti
ué, elaſciando ſtare la dishønefià, che dentroicoc
>
chtalcune fanno, e la commodità, che danno à gli
effercitij di Venere, infeminifono igiouani, fanno
ribambire i vecchi, allargano il freno à religiofi.
Taccio quelle amorafe lettere, chemandano à i lor
fauoriti, le qualiardono, piangono, foſpirano, e fi
deſperanoin maniera, che bastiarebbono à far’impaz.
ire vn Salomone. Ma vna pazzia è nelle donne
notabile questa, è efporre il corpo ad effercito be
šiialiſſimo evile, egli huomini ſottometterfi ad vn
altro viliſſimo , est infolente. Non fon matti gli
„Amanti ?i quali per ogni stagione di dì , e di notte
con pericolo della vita nodano il mare, fuperano le
torri, e penetrano le profondità dellaterra per ap
preſſarfi alla donna amata,muoiono, fi tormentano,
piangono, ridono, ballano, cantano, fono stimolati J

agitati »
& Del Rao,
agitati, viuonofenza anima, fono in vna continoud
ruota di trauaglia , affiitti, affannati, non trouana
luoco,fono doue nonfono, e doue non fano quiuifo".
no con la vita, con lamente, e con l'anima, e final
mente lalor pazzia chiaramente fi conoste dal ti
more, da l'ira, da lo fdegno, da i lunghi, efocofifò
fpiri, dallagelofia, dal fuoco, e dalgiaccio. Nona
fono pazzii poeti? i qualiquando fon gonfi di quel
furor poetico, eſconofuor dife, e dicono delle cofë
firauaganti ? come à dire, chel arco baleno beua »
che'l fol fi corchi nel mare, che le fielle caggino dal
cielo , che laterrafuga da nauiganti , che la luna
fia adombratad'vn faſcio difpini , e fimilpazzie
laſcio quei fuoi lafciui verfi meſſagieri d'amore, che
fanno impazzirele credulefanciulle , efono atti ł
mettere foſfopra la caftità di Lucretia. Non fon
fuor di feli Scolari? i quali vanno à ſtudio per stu
} diare, e figiuocano fino allebrache, dormono fino
alla campana, e talvolta arriwano al mezzo della
lettione , rinegano lapatienzaadhauer danarida
cafa, hanno debito ognicofa algiudeo, i libri in pe
gno, la maggior partefon ragnafi, tutto'ldi vanno
dietro le zambracche, ezanzeri, fanno queſtioni,
vanno in ſquadriglie, non ſtudiano mai, efe n'è al
cuno, chef rompa lateſtasài libri, alla fine diuen
ta òmatto , òtifico , ò hidropico, à mupre. Non
fon pazzii Dottori ? i quali hanno fempre la cafa
fiena di notaiuzzi, di procuratori, d'auuocati, di
*. »4 3 litiganti,
\
*** Ž’argute Lettere
litiganti, didiſperati, arrabbiati, e difimil cana
glia, convn rompimento di ceruello, diliti, di cau
fe, di negotij, di procure, diftromenti, di polizze,
cbe’l tempo dipreſtar orecchie, difquadernar libri
è ſolo atto afargli impazzire, diſperar, e dar l'ani
ma al cento para ? Non fon fuor di feminato gli
„Muuocati, che ingannato i confidenti clienti ? Non
fon fuerdi fe i procuratori, che s’accordano con la
parte auuerfa? Nonfono priui di ragione i giudici,
chefi laſciano accecar dai preſenti? Nonfono stolti
i Notari, che feriuono il falfo ? 7 medici non fono
mattiancor'eglino?i quali ogni notte, e giorno han
no orinali,eớampollepiene dipifcio,che glifon pre
fentate all'vfcio,fono stomacati daglifierchi, e da i
vomiti degli amalati, el capo pieno di dolori, e di
fetore non ragionano d'altro,che di poſteme,difluffi,
difebri, digonfiature, morbigallici, e di mille fasti
diofi maliportano à cafa la morte di questo, il tran
fito di quell'altro, s’vno è amalato, lo fanno fiuuar
invnabuffola à diete, à panatine, acque cotte, con
vnaprouifion di pillole, d'empiafiri, ontioni, con
oglio, onguenti, ø medicamentifolutiui c strettiui,
da far fientare la morte à i poueri amalati. Non
fon mattii Ciroici, che talvolta fanno delli bifchin
chi firani, che non vi l’imaginareste mai ? Non fon
infenfatigli. Aftrologi, i quali vogliono fenfamen
te mostrare quelle cofe , che non caddero mai fub
fenfu?e calculando lanatiuità di queſto, e di quello
. * --> vogliono
ZDel Rgo,
vogliono predirele cofe future, delle quali non e ...".
terminataverità,e con annonciar qualche gran ma
le conturbano, & atrištano la vita humana. Non
impacifcono i loici,che con le lorfallanzze vogliono
far parere il bianco nero, el nero bianco, e con cer
ti intrighi di parole turano la bocca alle perfone ?
Non fon materiali i Filoſofi, chetutto il dì s'aggi
rono, e s’amazzano tutta via à confiderarla prima
materia? la qual per effer'»na coſain potentia, non
mai veduta, quanto più fi lambiccano il ceruello
per conoſcerla, tanto meno la conoſcono, e perque
Jio alla fine impazzifcono, fi inalberano, e vanno
ignudi. Non fon matti i Gramatici ? i quali con
le fue ethimologieftanno tutto'l dì a diſputar de lana
capriua, e stordiſcono le perfone. Non fon fuor
difegli Oratori ?i quali con le lor bellefigure, orna
te locutioni, dolci colori ricchi numeri, fplendide
metafore,fcielte parole,ci perfuadano ilfalfo,tiran
negiano il noſtro animo, e come Sirene colfuo dolce
dire ci ingannano. Non farneticano i Geometri?
i qualico fuoi triangolitondi,eforme quadre, come
co’l nodo gordiano s'inuilupano il ceruello di manie
ra, che è forza chefarnetichino. Non fono farne
tici i Geomanti ? Non fono infuriati i litiganti ?
Non fon fuor di fe i Negromanti ? Non hanno
poco fale in zuccai Capitani, e i Soldati ? i quali
fi fottomettono in pericolo de la vita, e non fi ſpa
uentano d'entrar alle difficili, e periglioſe impreſs.
‫لاله‬ 4 della

\
- L'argute Lettere
della guerra per la vittoria. Non fonofenza cerº
nello i mercanti ? i quali folcano dal mare Indo al
ZMauro per lo guadagno , estanno ſempre a contra-,
štar con teljitori, con lanaiuoli, co creditori, co' de
bitori, con traforegli, coferiti di mano, e libri de
conti. Non dice il prouerbio che cbi fa la robba non
la gode ? però gli Auari non fon tatti pazzi , che
fudano fientano, e cacano il cuore perfar la robba,
che lagodano altri ? Non fon mattigli vbriachi, e i
giuocatori ? e quanti ne fono boggi nel mondo ?
Non fono s-Arcimattigli Adolatori, ei Traditori ?
e quantine fono boggi nel mondo ? Non fono „Ar
cipazzigli Adulteri , Z9 Adultere ? e quanti ne
fonoboggi nel mondo ? Non fono besiie le Mere
trici, e Ruffiani ? e quanti nefon hoggi nel mondo ?
Non fono bestialigli homicidi , gli Aßaffini , ei
Ladri ? e quanti ne fono hoggi nel mondo ? Non fo
no fuor dife gli Strigoni, e le Streghe ? e quanti ne
fono hoggi nel mondo ? Non fono fenza seruello s
prodighi, egli Auari ? e quantine fono hoggi nel
mondo ? Non fono ſenza intelletto libugiardi, e
frappatori? e quanti nefono boggi nelmondo? Non
fono jenºа # Ciurmatori, e Ciaratani?
e quanti ne fono hoggi nel mondo ? E quante altre
fono le fchiere de matti, ò, ò, fono quaſi infinite.
Vnaparte non ridono mai, fianno in maeſtà, vanno
congrauità mouendo i paffi, eftuellano poco. Par
fece nefono,cheridonofaltano, effultanoy/glillano,
‫ؤسﻢ‬Ca13
. . . . . Del Rao, - +

tahtano, ballano, per la loro morbidezza, non fi


curano d'altro, che di certi piaceri vani fecondo ić
lor ceruello, e non ištimano tofa, che poſſa accade
re. Non vi mancano ancora di quelli » che Jono
infuriati, arrabiati, incagnati , chefenxa confide
| ratione , ò ragione ale una bestemmiando, maledi
cono , chi li mantiene al mondo. Alcuni altri pen
fano l'altrui parole, mifarano ifatti, billanciano gli
atti , fanno poca stima selle perfone. Non vi fi
deſiderano nel mondo di queſti vaghi, vezzofi,eleg
giadrigioueni, che fanno il polidoro , attilati, po
liti, forbiti, profumati, immofati, onguentati, im»
belletati, (erti altri jòn braui, minacciano, fan
nofifar largo per le firade, vrtano questo e quellos
e per pochi foldi fanno affai parole , e fatti nulla »
t-fleunifon malitiofetti, maligni, ingannatori, pe«
lano di quà , rubbano di là, fon doppi come cipwlle,
fagaci, & odiofia loro medefimi, eº agli altri. Al
tri fono quali fèmpre habent animum in patinis,
confettati nel vino, est annouerati tra quelli, quo
rum Deus ventereft. Di questi glorioſi vantatori,
che la tagliano larga fputano tondo, le Città nefon
piene. Infinito è il numero di coloro, che paffig
|
giano gonfi, pieni d'ambitione, defafto, difuperbia,
divento, difumofenza arrofto. Infinita e la ſchie
ra di quelli, che cercano di nobilitarfi con tener ca
ualli, cami, ſparauieri d'andare a caccia,e co’oeffi
mentipreciofi. --Altrifono fantaſtici, capricciofi,
ghiribitiofia
L'argute Lettere
ghiribitief, c'hanno più grilli in testa, che non ha
fiori Aprile · Molti ce ne ſono incofianti , leg
gieri, vani, che non stanno vna mexxa hora in pro
poſito. Infiniti fono poi la cui pazzia è bellijima
uando la Luna dà volta, e fi conoſcene i quarti, e
nel far il tondo. Vifono poi de gli altri Matti faui,
che ślanno a confiderar tutti questi altri pazzi, e
tenendoſi Jaui diuentano più pazzi di loro, colvo
ler raffrenarquesti, regolar quelli ammaestrar que
li altri, e raffettarline Juoigangheri, eveggono il
皺 negli occhi degli altri, e non gettano iltra
zue da i loro. 7o poi fon l'Imperatore di tutti queſti?
perche ſcriuo l'altrui pazzie, e laſcio lemie, chefon
infinite . Ma doue laſcio quelli della capellina ?
che nellelor corti tengono tanti buffoni, gnatonici,
parafiti, ficofanti. Non dice il prouerbio, che la
forza cacca adolfo alla ragione ? dunque tuttiquesti
Signori grandi e potenti, che douea dir prima, fono
protomatti ; perche n'incacano la ragione . E do
ue regna più lapazzia fe non ne'palagi de Principi?
doue fifanno comedie, mufiche stupende, balli mi
rabili, mafeberate fantastiche , ragionamenti , e
trattenimenti da far diuentar pazzi gli huomini.
„Andate per le Città, ò , ò poi fentirete quella dol
ce melodia de'Ciabatini, di certi cancherofi forfan
ti, che fingendo lo stroppiato lanciano il fuoco di
S'Antonio adolfo a chi non compiace all'importu
nità loro, e d'altri ſimil matti, che à guiſa d'ani
- * - . *******
.. . . .
. ጸነ26
Del Rao,
me damnate vanno gridando per le firade. Iuive
derete le moggia degli fètoperati, le caterue de' Bir
ri, le mandre de Parafiti, le proceſſioni delli Sci
moniti, le greggie de Ciaratani , le compagnie de
24arioli, e le fquadre de Sicofanti, lefette de Gna
tonici, le cataste de Meretrici, le ciurme de Ruffia
ni, le fchiere degli Adolatori, i montoni de Tºol
troni, il mucchio de Giotti, il cumulo de Traditori.
Quiui vederete la bella vifta del Boia, del Bargello,
de Birri, e d'altri fimili pazzi · Quiui finalmente
vederete quanta bestialità fi troua ne gli e Animali
brutti, tutta quaſi in vn corpo effere raccolta nel
gregge de cittadini. Quiui è la crudeltà della Tigre,
la impietà dell'Orfo, la beſtialità del (ingiale, lafe
rocità del Leone, la fuperbia del Cauallo, la rapa
cità del Lupo, l'ostinatione del Bue, l'inganno della
Volpe, la malitia del Camaleonte , la varietà del
TPardo, la mordacità del Cane, la difperatione del
Elefante, la vendetta del Camello, la petulanita del
i - Becco, la brutezza del Torco,la pazzia dell'Afino ,
la buffoneria della Scimia, la ribalderia delle Sire
ne, lafuria de Centauri, laingordigia delle Harpie,
la lufjuria de Sattiri, e quantabeštialità, e malua
gità d'animali irragioneuoli efpauentofi moštri creò
giamai la natura · Finalmente il mondo è vnagab
bia de matti, e tuttigli huomini fono pazzi, e chi
fauio efferf crede, è più degli altripazzo, necono
feo altra differenza dal pazzo al fauio, ή non che
* * * Όη 9
-

L’argute Lettere -

{
ivnofale pazzie in palefe,e l'altro in occulto: l'vnd
lefà dafcherzo, e l'altro da douero. Equesti Ar
eifaui, e Protomafiri del mondofono della primaclaf
fe, e di quelli della capellina, cioè più degli altri paz
zi; percheipazzie triftiper letterafono i maggiori
pazzi, e i peggiori triſti, chef tronino.
A L L I 7M E D E S I 7M 1
l'Infiabile.
M Irate che Diauolo di cofa è questia, tutti fit
VI mo macchiati d'vnapece,tutti infarinati d'v
na farina, est ogn’vno mi dice fatti in là, che non
m'imbratti, fatti in là che non m’infarini. Vdite
di gratia la bella nouella. Standomi io vno di que
stigiorni aftratto in fpirito,farneticauain aere, fa
bricaua castellaponeua monte, fopra monte, final
mente dopò lungo chimerizzare di vna frenefia in
vn'altra, in taiparoleroppiil filentio ? Che domine
vol dire, che tutta lagente mi chiama infiabile ? mi
domanda inquieto? è tanto gran male questio ? e ſi
enorme peccato l'infiabilità ? è cof grande errore
il non starfaldo ? Checofa veggiam noi fotto il Cielo
fiabile, eferma, bor chiarafifcopre l'aria, horgra
uata di nebbia fi conuerte in pioggia. Ilmare bor
è turbato, hor è tranquillo. Imetalli per longo vfo,
òperrugginezza vengono meno, lepiantefiriuesto
no la TPrimauera, e l'Autunno fi fpogliano, e final |
*ente diſſecato l'humido lor radicale,all'vltimo mo
- - - - ፳0ነ}Q•
Del Rao, 7
sons. Gli animali di veloci, egagliardiper lagio
uentà,fimutano in tardise deboli per la vecchiezza;
e finalmentemorono. É gli huomini quando pian
gono, quando ridono; hortemono, & hor/perano,
hoggi lipiacevna cofa, demane lifpiace, mai non fi
contentano, fempre fimutano, d'ogni cofa fi facia
no. In maniera che tutte le cofe di quà giù ſonova
riabili, tranfitorie, & infiabili, e lo dir'boggi In
štabile ad vno par sì grandeingiuria ? Finalmente
penfando io sù queſto errore diuenniin tanta malin
conia, che non trouaua luoco, non poteua starfaldo,
mi pareua che mille tafanimi haueffero punto, an
daua come mofa ſenza capo, non poteua fiar nella
pelle, mipareua d'efferein odio à me fiefo, & à gli
altri,la caſami puzzaua, la vicinanzapareua, che
tutta mi baiaffe dietro, per le firade mi era diuifo
che mille cani mi foſfero attaccati alle calcagna, la
piazza mifašiidiua, e gli huominimireccauano mo
leftia, le donne fašiidio i religiofi tedio, il bere mi
dauanauſea, il mangiare vomito, andare a cauallo
mifatiaua , à pie mi straccaua in caretta mi fcon
quaßaua, la terra pareua, che mi mancaffe ſotto i
piedi, lecafè, chemi cadeffero à doffo il leggere mi
dccecauagli occhi, lofcriuere mi noiaua , lo paffeg
giare mi faceua aggirare il ceruello come vn moli
no : S’io fedeuami pareua,che cento formiconi efcor
pioni mi pongeffero lefpalle.Cento voltein vn dì feci
mutarla tauola,doueio mangio, illetto mille : 2

. - |- 44
. L'argute Lettere
la credenza ducento volte. Non haueua fianza;
che fuſe buona perme pervna mezabora. Io pa
reuavnagattachetramutigattini ogni dì nell'orto,
in corte, fu'l terrazzo, à piè delle fineſtre, dentro
all'vfcio, in folaro, dentro labuffola, in cantina, in
stalla, in cucina; il letto doueio dormo lo feciap
picare con le corde in aere. Cento volte mi ven
ne animo di diuentarfrate, mille da diuentar prete,
monaco allabadia,monaco alla certoſa, cappucino,
zoccolante, camifciotto, il toglier moglie cento mil
la volte; da pedante in fuori ogni cofa hauerei fatto
volontieri. Dapoi perfinaltire queſto humore, io
mimifi in fantafia di voler trouare quanti anniio
haueua, in che tempo nacqui, quando fui batteza
to, quanto tempo stetti fotto il mio pedante, quan
do fuilibero dalle fue mani, quanto tempo hoget
tato via, quantofpefo con diletti,quanto diſpenſato
in piaceri, in che tempo mi aſfaltò l'ignoranza .
quando mi prefe la pazzia, quando s’infegnorirno
di me gli humori, quando cominciaià farneticare,
il vitie à quali anni mi cinſe in quanti mi ador
mentai per non voler impararvirtà, quando comin
ciai à caminar per fi felerate vie, di che tempo
cominciai andar dietro lezambacche, e zanzeri,
efpender perbuffoni, ruffiani, e parafciti, quanti
anni tennimadonna Veronica, quanti prefenti ho
fatto in mia vita, quanti banchetti, quando co
minciai eſfèr padre di famiglia .
-
Fil: zmi
#
Del Rao, 8
ftiracciaivm gran pezzo l'intelletto per trouar l'an*
no, ilmeſe, ilgiorno, el'hore di tutte queſte coſe:
alla fine effendo faſtidito in calcular queſto conto
lubrico , mi mif à contar quanti danari haueuais
caffa, ma hauendolitrouato tanto pochi, che appe
na baſtauano per far comprar da cena quella fera»,
penſate voiin che furore entrai: voleua amazzar
la fante, e dar delle baftonade al famiglio, perche
mi credeua fermamente, ch'eglino mi l'haueſfero
robbati,e per questo amendueli cacciai fuor di cafa
Ma veduta poi la lifta delle fpefe , trouai che
tutti eranofpefi in vacche, ruffiani, buffoni, epa
rafiti, à compoſitori chefcriueſfero i miei humori, e
mitrouai poi (che era peggio)fenza danari, efen
za feruità. Finalmente vfcì di cafain maniera in
cagnato, infuriato, arrabiato, che pareuavn An
tropofago , vn Satiro, vn ſpirito Foletto, che cor
reua hora disù, hora digiù, aggirando per la Cit
tà, ognºvno chemivedeua beſtemmiaua questamia
vita inquieta, ognºvno riprendeuaqueſtomio tem
peramento fatirico, tutti voleuano mettere legge à
queſte miegirelle, che faceua circum circa per la
Città. All'horami fù forza/gridare contro coſto
ro dicendo. Opouera volgare, e ciecagente, non
vedi che queſto è vno aggiramento, che ogn’vno
ne participa la fua parte; perche tutte le cofe di
queſto mondo girano, tutte fon fatte in giro, i
molini,girano, i torni girano, i cocchi, le carette »
carri 33
|
|

L’argute Lettere |
carri, le carruccolegirano, i danari quando vanno e
vengono nella borfa girano, lefuſa della roccagira
mo, le campanegirano, gli vccelli nell'artagirano, |
quando fi mangia fi girano i bocconi , quando gli
huomini fpaſſeggianogirano, quando feriucnogira |
|

mo, quando ballanogirano quando combattonogi


rano, quando arano girano, quando študianogira |
no i libri , voltano la ruota ; quando arrasiono la
carne girano tofpiedo; quando vanno à torno alla:
(ittà girano, i nauigantigirano ilmare, quando co
štorovanno à torno alla terragirana tutta la cof.
mografia, in tutte le attioni che l'huomo fireforza.
che s'aggiri, i fiumigirano, il mare gira, it stolegi
ra, la Lunagira, le Stellegirano, i pianettigirano»:
le Sferegirano, i cieligirano, gli elementi girano,
gli anni, imefi,lefettimane; igiorni, l'horegirano,
la primauera,la fiate,l'inuerno gira, i vcntigirano,i
laberintigirano,le ftalefatte à lumacagirano, l'Iſo
legirano, le palle fon fattein giro, i cerhi in gira »
le bottiin giro,le padelle, ibacini, le conche, i boc-.
cali, i caldai, i bicchieri, le pentole, i tondi, epiat-º
ti, lefcodelle, i taglierifon fattiin giro, le (ittà, les
(astella , le torri, le cafe , le polte, i tamburri, le }
|
corna, e tutti ištromenti dafonarefonfitti in giro » ;
le pallottole, le candele, i candeglieri, i fi gelli; le
ruote, i criuelli, le anella, le catene, i bottoni, ibu- ,
chi, lifeudi, le corone, le cintole, le pillole, i boc
coni, l'offelle, e marzapanifonfattiingiro · Final-:
- * * · ·: fiĉ77te
- - - Del Rao : தி
mente tutto il monde gira, ogni cofa è fatta ín giro)
Però à canaglia, à canaglia non vi marauigliate fe
jogiro, s'io roto,s'io macino, s’io vò in volta, s'ie
vò in girelle, fe'l mio ceruello di continuo macina,
fa le fue riuolutioni, perche èforza che leparti hab
biano proportione col tutto, cioè, fè tutto il mondo
gira,ch'io giri, tugiri, quellogiri, & defingulis,
Fattaqueſtaiſelamatione al popolo, mi venne fubi
to voglia d'andarmeneful Campanile de Carmini
per poter meglio fģrldare l'uniuerſale infiabilità è
pazzia de gli huomini, & effere intefo da tutti; ma
il Sacrifiano che conofceux ben i miei humori prima
ebe milastiaſſe montaresàvolfè ch'io li prametteffe
di fargli farvna torta. E taśto che fui in rima del
campanilegirandomiintorno,mi comingiaidronfo
lar da mefteffo,perche vedena tutti gli huomini aga
girarfi in quella guifa, chefoio, e dinouo nifo befº
fe di coſtoro, che riprendono l'infiabilità mia, con
fiderando ogni cof tramutarfiato,padrane,mando,
e termine, anzi fi muoua di continuo, e và, e riua,
tornà, e ritorna, e che non v'è fondo di cafat, non
habbi hauuto dicce mila padroni. Finalmentefco
parfi invm batter d'occhio, che tutto il mondo è co
me fon'io : onde in vn medefimo tempo io vegge
ciaſcuno huomo , e donna far diuerfi effetti, chi
nellt fut cafa piange, chi fofpira, chifflamenta »
cbi ride, chi balla, chi falta, chifona, chi canta »
chifol azza, ebifidiporta, chipartoriſke, eþige=
« - -
* 23 ᏑᏰᏰrᏍ;
1. L'argute Lettere -

nera, chi legge,chifcriue,chifà conti,chimangia,chi


bewe,chivota il facco, chi vende, chi compra, chi
gettavia, chifà banchetti, chi veſte, chi dona,chi
rabba,chifila,chiteße, chi cufe, cbi lauora, chi bu
rattachi impaſta,chi cuoce,chi imbratta, chifpax
Kı,ch pifcia, chi gioca,chifede, chicamina, chifa
brica, chiacconcia, chifconcia, chi copre , chi di
stººre, chiaccorda, chi diſcorda, chiannoda, chi
fioda, chi ordina, chi diforaina, chi drizza, chi
piegt, chi la ſputa tondo, chi la taglia largo, chi
combatte, chi litiga,chifi veſte, chiffpoglia, chi
fi calx , chiffcalza, chi stringe, chiallarga, chí
tira,chiallenta, chi ammazzaschi medica, chi zap
pa, chi taglia, chigrida can la famiglia , chi cade
dallafameperterra,chiper troppe mangiare vomi
sa;cht zoppica,chi và ritto,chigobbo,chi curao, chi
saualcachi và apie,chi in caretta,chiin lettica, chi
và carica, chi difcarico,chiarmato, chi difarmato a
chi carica,chi difearica,chinoda,chi peſca,chinaui
ga,chivceella,chi dorme,chi chiacchera,chi cicala,
chiciancia,chi berteggia,chi buffoneggia, chi beffa,
shimorde,chivitupera,chi biafima,chi beſtemmia,
shidice baie,chifrafche,chivaneggia,chifonaviolo
ni,chi cetre,rhicimbanelle,chiarpicordi,chicimba
li, chiliuti, chi claucimbali, chiviole, chilire, chí
tamburri,chicorni,chi campane,chi trombe,chiflau
ti,chi organi,chifftole, chi piue, chi e arrabiato s
ehi infuriato, chiincagnato, cbi allegro,
- c.・ -
常 me
0g
|- • Del Rae, i 1о

sto,chi lumatico,ehifarnetico,chipazzo. Finalmen


te hauendoveduto tantainfiabilità,e varietà degli
huomini,non mipoteti tenere, che di la sà non sgri
daßlageneralpazzia de' mortali, cớ în total guifa
cominciai adaltavoceiflamare. 0 quantiparafiti
fauoriti,ò quantivirtuoſi biaſimati,o quantignato
nici preſentati,o quantifaui diſgratiati,o quãti buf
font honorati,o quanti Chriſtianiperſeguitatiso qist
ti giottoni lodati,o quantifemplicifcberniti,o quan
tifelerati riueriti, o quanti buoni dishonorati, o
quantifimoniti pregiati, o quanti dotti fþreggiati,
o quantifcioperatiſtimati, o quanti da bene vitupe
rati, o quante meretrice amate, o quante matrone
odiate, o quanti farnetici grati, o quanti amoreuoli
odiati,o quanti taciturni loquaci,o quanti laudatori
mormoratori, o quanti affabili lufingbieri, o quanti
veracimentitori, o quanti manſuetifieri, o quanti :
magnanimi plebei,o quanti humilifuperbi,o quanti
magnifici tapini,o quantiliberaliprodighi,o quanti
corteſi rustici,o quanti temperativoglicfiso quanti
tontinenti effeminati , o quanto forti pufillanimi, o
quanti timidiaudaci, o quanti paurofi baldanzof,
o quanti vergognofisfacciati,o quanti prudenti tra
furati,o quantigiustiiniqui, o quãtimiféricordiofi
feroti, o quantibenigni :::::, o quanti humani
trudeli,o quantibaſfaltieri, o quanteffieuolima
lineonioff , o quanti nobili villani, o quanti/aui
pazzi , o quante ſibille ignoranti, o quanti di
- ** 2 2 βεροί,
- . L'argute Lettere --
fepoli,protomafiri,ờ quanti arcifaui matti,º quan
-- |
si ricchi poueri, ò quanti potenti deboli, o quanti
ricchi auari, à quanti poueri liberali, ò quantiru
ffici gentil'huamini,à quante villane gentildone, à
鷺 dottori ignoranti,ồ quantifoldatipoltroni,
quantiignoranti pedanti,ờ quanti religiofifcoftu
znati,ờ quanti padroni ingrati, ò quantiferui infe
deli, ò quanti Signori diftonofcenti, ò quantipoueri
abondanti, o quantipigrifuegliati, ò quanti balordi
'accorti,à quantifciocchi afiuti,ồ quantifani infer
mi,à quanti deboligagliardi, ò quantebelle donne
fozze,à quantefozze belle,ỏ quantiinfimigrândi,
è quantigrandi balſi,ồ quanti poueri fatij, ò quan
tiricchifamelici,ò quanti profpcriinfelici, ò quan
ti allegri dolenti,ò quanti affamati mendici,ồ quan
tiSignorifiogliati,ờ quanti rufianifamoſi,ò quan
tefolennifsime cortigiane, ò quanti arrabbiati liti
ganti,ồ quantifalfi notai,o quantiingiustigiudici,
ò quanti affastini procuratori,à quanti ladri dotto
ri,o qnanti micidiali medici, o quantifonoli lam
bicamenti degli artefici, che fanno collor ceruello
erinuolar chicompra, ò quantefono le zanzeug
rate delli ſpeciali, o quantefono le truffe delle lane
e delle federò quantibuffoni magri,à quanti braua
sno,a credenza, o quanti amici finti , ò quanti ini
mici occolti, ò quantefoße coperte, à quantitra
bocchi nafcof, ò quanti lime forde,ờ quante fpie
doppieslacci coperti,vie dubbioſe, retinaſco/exami
*. . . . € $, inefatia
s. Del Ras: : : 1 f.
{ inefati,ſpine afpre,lappole appicanii, triboliacuł
ti,fcogli duri,venti rabbiofi, onde impetuofe, fira
boccheuoli pericoli,o quanti penfierivanı, o quan
ti uituperofi honori,0 #uantefallaci ſperāze,o quã
te lufinghe inganneucli, o quãti rufianefimi vecchi»
o quante zambracche serdute, o quanti infelicia
manti è quanti ignoranti velati,a quanti ripofian
gofeioſi,º quante trifie allegrezze, o quante fati--
ebe difficili, o quanti sforzi vani, o quantipefi in
tolerabili,o quantifconfigliati configlio quanti rifa
amari,o quantifimulatif/piri,o quanti ordini con
fuf,o quanti dannofi deſiderij, o quantifolazzi hi
dropici,o quante lämenteuoli proſperità, o quanti
tranfitori diletti,o quanti cauallisfrenati, o quanti
vecchiribambiti,o quanti ſtarebbono megliòfotto,
chefopra terra,o quanti credono più al Diauolo la
bugia,che al Santo la verità, o quante pouerefanº
ciulle per fo rzafono ſtate meſje monache;ehefian
no con pena, & affanno ne i monaſterij, o quanti
frativorebbono venirfuori demonasterij,e fiverº
gognano,o quanti ſguazzano la badia,o quantifon
poueri amalati,e con buono appetito, o quante po
uere donzelle vorebbono marito, e non lo poffono
hauere:perchefono accordate adanni con lepadra
ne,o quante logodano di nafcoſ,o quantene han
no cinque,o quante nepiangonovno,o quante don
ne calzano lebrache, o quanti huomińi portano la
sefta, o quantifono dei ಉi: Cornadacchia -
• • • - 3 H4 |
? ? L'argute Zettere
Hauendo allafine con quefie, & altrefimilieſelame
*ioni affaifinaltito alquanto l'humor, che mi fenti
xanella testa, mi voltai verfo la confufa plebe, che
iui era concorſa, & attorniata per vdire quefii miei
humorijimi humori, e veder queſto nuouoſpettaco
lo, dicendo, òpazziffimivoi,che chiamiate mepax
zo; ò infiabilifimivoi,che chiamate me infiabile, a
canaglia,o canaglia, opouera valgare, e cieca gen
ze,o poueri d'argomento, e di configlio, egri deltut
to,emiferimortali, non fiamo tuttivnagabbiata de
faxxi? - " - - -- -

s
||
. . . . . . . В л тот е
Ο Quantofon fuor dal mercato coloro,che s'ima
ginano, che i Pedanti fiano vitiofi, golofi,
ignoranti, goffi,fozzi, noiofi, fuperbi, efcelerati.
Male certamente fi poſſonofare le dichiarationi del
le cofe fenza fapere i fondamenti: conciofia chechi
monsà comefistiano,male dico poffonofabricaruifo
pra-? Pedantifono il fondamento, e fostentacolo di
rattelefienze perchefudano,flentano,éfi macera
no tutto l dì a gettar i fondamenti,e dare buoni prin
cipija fanciulli, i quali quando fono poi liberi dalle
lor mani,& vffiti (come fi dice) dalle bufche,loda
no l'opera, biafimano l'artefice. 0 Dio perche non
鷺 dire? haueffeio chim’afoltaffe, comeio di
rei dibellecofe sèquesta materia, e trouzreiben le
|

- 2 ‫طنة‬ C07’
- Del Rao. 12
eerde,ei tafti diqueſto liuto. Mail Diauolo è, che
tutti mi volta lefpalle,perche fonovn Pedante. Obi
me che io ho tirato quefia caretta forfe trenta inni,
e tierolla mi dubito condannato in perpetuo, eper
deſtino. Mafopra ogn'altra paſſione m'accorail pen
fare,che dopò tanto mioferuire,tanto peregrinare»
tanto negotiare,dopò durate tantefatiche,foſtenuti
tanti fudori,corfi tanti pericoli, fatti riuſcire tanti
fcolari dalla miaferola,fatte tante ſperanze, allafi»
ne altro non ho acquiſtato fenon che il nome di Pe«
dante,ho aperto la porta di Ianuafum rudibus, per
far entrare i nemici in cafa. Io ho hauuto dafaretut
to'ldì con bestie,perche i Fanciullifon beſtieuole,an
zidice Platone manco maneggieuoli, chevna befiia.
(onfiderate voi donque che fatica è fiata la mia à
metterefreno a tante bestie,a correger tanti certiel
li,a raffrenar tanti animali, ad ammaestrare tanti
varij cuori, a donar tantc diuerfementi, a dimešti
ear tantiferoci poledri,iquali domesticati, chefona
ricalcetrano,e non riconofcono più il beneficio, cofa
certo,che non fanno gli animali irragioneuoli, i qua
li domati,e amaeſtrati chefono wbidiftono alfreno,
e foggiacciono ad ogni nostroferuigio.Opoueri noi,
e mal arriuati TPedanti, che finaniamo tuttol dia
dichiarare le regole di Cantalitio perfar piacer al
la plebe,e poi fiamofcorticati, crocififi, cờ ci bifos
gna hauer patienza a crepa cuere . Nei fiamo
ridattia termini boggi, che a moŝiro diſpetto cibiº
* {& 28 · 4 ſogna
* : Ł'argufe ſettere -

fognaftar’à cafa; e trefono le cagioni che citrátenis


gono,lapaura delle mazzate; debitorihus nafiris ;
l'effere moſtrato a dite,vecalà, vedi colui, à che Pei
dante folenne sfozzo di vita » efporchifimo d'ani
ma,huomo da farfi odiarfin dall'amore : Oh ilmał
anno,e la mala pafcha che vi venga; non vaccorge
te, che tutti ci contofciamo l'vno con l'altro, ? Fa
uellate da huomini,e non da beſtiefrappatori,paga
teui di ragione à ignoranti; non vedete the dicendo
mal de Pedantine dite di voifteffi? perchefei Pe
dantifon cattiui, vvinte anco potete effer boni, ef:
fendo alleuati ſottoilor coſtumi: perche, qualis maº:
gifter (dice il prouerbio) talis distipulus. Ricor
dateui ò ingrati di quelche dice fer Catone,Accepti
beneficij memor esto. Vdite digratia lastrana cofa,
she occoife imefi paffatiad yn Ludimagifter di Mi
lano. Eraquesto pouero Pedante venuto a Pauia
per viftar alcuni faoi allieni, che quiuistudiananos
efi credeua fermamente;perche quefii Giouaniera
no riuſciti fotto la fuaferola, eper loro haueud du
ratogran fatica, che gli hauerebbono fatto malte
accoglienze, e cortefie . Ma vdite digratia il bel
fcherzo, che gli fecero : volle lo ſgratiato Ludi
magifieremendarevno di quelli,perche hauena det
to. D. Scolares, auifandolo amicheuolmente, ehe
non doueffevfar più quel vocabolo Scolares,perche
è Barbaro. Rifpofeſubito coſtui madeno, che non
è Barbaro, è Gianetto. Finalmento ſtando
1- - , * *
జ్ఞ
}
#
, ºs pel Rao: “ , i;
#contrfchegliè Barbaro,e che è gienettoöléus
rono il pouero Pedagego a cavallo; & vno gli dauz.
delle matte firengbe, z ogni ſtiffilata,che gli gaua,
diceua, e Barbaro.9 à Gianetto è Barbaro, ò Gia
netto è Elo tennerosà tànto,chementre il Pedintes
iliffe che era Barbaro, mai ceffarono di stafitarlò ºg
Ma prima che per vergegna veleſje die Giºvétrd,
fi laje ò dare più di centoforiate. Othebel risio
roditantefatiche,ò che rimuneratione di tantevi
gilie,à che gratitudine ditantifadori,che egli haue
uafoftenuto per infºgnårli. O impudenza fingala
re,àɔfacciatảarroganxaşòmijera,ớinfelice viftà
cofi crudelmente traditada coloro che tuhatragtot
ti; nudriti, & ammaeſtrati, òmifère ; & infelici
fatiche,questo è donque il frutto, che dopờtantiafº
fannivoipartorite è à maleventurate fperanze ;
tofildonqueilloro d'vtilege d'honoreporgeteạltrui
infamia e danno ? Veggendo il mefchino Pedante
l'ingratitùdine vfatagli da faoi Scolari,entrò in tani,
ta colera,che malediffe quante lettianigli hauea dia
ebiarate, quantiverfigli hauea iſposti; qkante eft
faminationigli haueafatte, quantefandlegli hauex
recitate, quante Historiegli hauearaccontate, quan
ti effempigli haueamostirati,quante Epifiölegii has
imea date; quanti thema gli hauea dettato, quanti
Cuius gli hauea interrogati, quantefiguregli hauea
infegnate,quantiprecettigli hauea moſtrati; quan
| ti documenti gli hauea detti, quantilibri, quante
-: ?
|-
- - &a=
‫الظالمسته‬
* ", L'argute Lettere
romedie,quante decade,quante fatire; quante eglos
ghe,quante vite ; e finalmente quantiautorigli ha
uea letto; quantefcoriate, quanti caualli, quanti
colaf gli hauea dato, e finalmente da capo a pie gli
malediße ciò che gli hauea fatto. Non venne a ca
po dell'anno, che quei giouani diuentarono i più in
folenti, epiù buggiardi, e più giottoni, epiù felera
ti, e più nemicidi Dio, delle virtù, e de buoni co
ftumiehe foßero fiatimaifotto le fielle; queſto tut
to perle maledittioni del Pedāte, le quali hannotan
ta efficacia quãto quelle del padre,anzipià; perche
il Radre hà l'effere, el Pedante il ben'effere, est di
quì procede boggi, che riefcono tanto pochiin let
tere, perche è tanto abomineuole queſto nome Pe
dantesebe ipedantifono tenuti lapiù vil forte d'huo
mini,onde eglino ſpeſſo maledicono le lorfatiche, le
qualiper queſto producono malfrutto. Se i figliuoli
fanno pucco, la colpa è del Pedante;fefanno affai,
faperebbono ancor meglio, fe vifuffelafufficienza
del Pedante;fefongiottoniè perche il Pedante è vn
ribaldo,fefonfcelerati, qualis pedagogus, talis di
cipulus,fefono ignoranti, è perche il Pedantenon
glihà infegnatofefon fuperbi, hanno della matura
Tedanteſca, fefon poltroni, fomigliano al Pedan
te, fe fano vitiofi, hanno de cofiumi Tedantef
ebi. Sevn figliuolo sàpoco, dicono il figliuolo ha
buono ingegno,mail Pedante è »n'afino; il figliuo*
lo infarerebbe, mail Pedante evn Fyr ፩8÷
: ?« gii
· · Del Rao: 's 14
gligente;ilfigliuolo habuona memoria;mà il Pedan
te evn gaglioffo, non l’effercita; il figliuolo ha x*
gentil ſpirito,mail Tedante è vn balordo,il figliuo
lo farebbeben creato,ma il Tedante è vnojcoſtuma
to,ha certicofiumi barbarefchi, che non mi piaccio
no,mon mi vannoniente per lafantafia. Se il Pedan
te riprende i Diſcepoli con charità, dicono ch’è trop
papetofo, fe ammonifte con amore è troppo dolce,
est humano:non lisà tenere in timore; non fifà tê
mere,fa troppo il famigliare co Diſcepoli, non så
mantenere l'auttorità d vn Maestro, a figliuoli non
bifogna moſtrar mai eiera: fe gli corregge, ditono
che è troppo fiero, troppo baſtiale,gli stropierà que
stifigliuoli vn dì, e poife m’anderà via, i colpinan
vanno ſempre a mifura, vm di queſto poltrone fard
qualche ſegno a queſti pouerifigliuoli, e poi hauere
mo guadagnato affai, faranno poi diuentati dottori.
Sevn Pedante få hoggivna compoſitione, la quale
fia pur dotta,ebella quanto poffa effere, folamente
chefi ſappia, che l'Autore di quellafia Pedante, è
ributtata in là, non fi legge, è ſprezzata,èlacerata,
fè neforbifcono il podice,dicono che i Pedanti rifru
fiano le ſcienze, infamano le buone lettere, ſpiluc
cano di quà,e di là,rubbano fempre da queſto, e da
quell altro „Autore per empirefogli,fanno faſcio di
ogni herba,ricolgono di quà, e di là peringrandire
glìfcartaġelli,ricopiano ilibri vecchi, traducono ne'
noui di verbo ad verbum fpenfieratamente, etrá
- - -n тиtято
3. * L'argute Lettere
mutan» folamente il nome,e evenutalaeofahög.
gitantóin prattica,chefi conofte vna compoſitione
pedantesta all'odore annafandolafolamente. Final
mentei pedantifempre furone,efono vilipefi,fpreg
giati,fcherniti,e bia/imati, cớ afar altrimenti,fa
rebbevn voler darevn pigno in Cielo.0 poueri, e
fgratiati Pedanți,ờinfeliceforte,o mifera conditio
nepedantesta,lscerata,stratiata,vilipefa,abietta.
Mavi ſodirę,cbeniuna forte di huomini è più ven
dicatrice dei Pedanti. Però non vi marauigliate fe
i Pedantiv'ingannano, vi vccellano, vifcoprone
cente „Altari;perche uoi ne fete colpeuoli, voi ve:
gli date cagione per lopoco fonto che nefate. Però
allargateli lamano à Signori, fateglicarezze ò$i:
gnori,tenetene conto à Gentil'huomini, altrimenti
v inuoleranno fiategli amoreuoli,cortefi, liberali,
fe voleteche liberamente informino voštri figliuo
li. Questio e quanto io voleua dire pers focare l'ira
che nel cuore abondami. s4 chi tocca lo sà. Main
vna mia Opera, chiamatala Rustica gentilezza »
fattain diffefa de'Pedanti v'infalerà d'altramanie
ra, & menerò la pennacontra di uoi, came fe foſſe
vn Baftone. - - - 4

* :
κ ε κ ο ν ι" ο.
" ", “ . . • •• • • - ਾਂ
Redendo voidifaruiò venerabili,'òformida
bile alle gentitomeil Flagello de Prencipisha
-.- * - e - : - fgfff
:-- Del Raº.” |- . - 15 *

petefħiegato labandiera del dir male,ecome vnfo


nante Tamburro rintronate pertutto,dicendo delle
cofeanormale, delle parole da fougiurare cimiterij,
delleſentenze da diuentarfirdöşedelleinuētoni di
correr matto,credẽdo per queſtavia tirar l'acqua al
voſtro molino,econ queſti oncini aprir la farfelta at
le perfone E non folamēte gli huomini,ma etiamdio
le Ninfese le Deebaldanzofamente fènza riguardo
alcuno, tercate di condurrefotto la uoſtra vitupere
uole infºgna. Però ſappiate ch'io fon il figliuolo di
21aia,Meſſº; & interprete delli Dei, mandato dalle
TNinfe,e dalle Dee à nonciarui lofdegno,che han pre
fo dalle vefirefognate rime,per le quali ancor i Dei
Penatiuifieteinimicati,perche le lor'orecchieven
gono offefe da i mormorți delle perfome,che foto i ca
mini cicalane sùivoſtri uerfi,i qualifòn ſtracciati
borda Pedanti,che li dichiarano,hordamaeſtri,che
l'iſpongono,hor da comendatori,che li lacerano,hor
daglofatori,che lipofiillano. Il biondo Apollo con
-le dotte Theſpiadi, elefiorite Napeelor compagne
vi hanno a fthifo, perche andādo fra ruggiadofe, e
verdi berbette,teffendo ghirlande peringhirlandar
-ne le tempie delminacciofo Iddio degli horti,ilvo
stro Caciatore con cani,bracchi,corni,efparauieri,
l'ha turbate dai lor diletti. Ɛperche da caccia tor
-mandoļfianco ba con poca riuerenzafeduto ſotto ife
crati alberi,la reuerenda madre de li Deiefcoruccia
tafeco,Diana cerca di trasformarlo in on dominum
****** Ø0ሹ
L'argute Lettere
nºn cognoſcite vestrum, cioè in vn ceruo; perché
cacciando per lefelue vide la caſta Deacon tutto il
Jacro coro delle Nimfe ignude bagnarfi perlefredde
acque dei chiarijimi fonti. I Fauni, i Satiri, e Sil
#ani vi perfeguitano,perche hauete/prezzato ifa
lebrofi monti, eguaſto le lortefe panie. Pale euui
adirata, percioche non fate a lei di Maggio ifa
crifici foliti. Pomona, e Flora con lei s'accordano ,
le-Amadriadi,e Naiadifon confederate con Cerere,
Il Narco, l'Orca, e la Lumaca remoras, egli altri
moſtri marini ví minacciano,perche dailor folazzi
bauete turbato Dori con le 辉 Įverdi figliuole, le
qualifopra i veloci,ericurui Dolfinicantando for
reuano per le falfe onde. Pan ha ſpezzato lafita
fíringa amabile; perche le vendicatrici Ninfe più
di ballar non curanſi. E di che animo credete , che
ſtia la Santa Venere , veggendo ifuoi furti effere
stati f'operti da voi? Et Himeneo accorgendoſi ,
che le fue fante Tede melle fue Camere frodeuolmen
te fon fiate arfe da l'alma Venere . Che nemici
tia credete chefarà tra loro? credete che Giunone
debba ridere, e Minerua effer lieta, vegendo tan
togarbuglio eßerenato per voi in terra:Finalmen
te Zabilonia non hebbe maitanta confufione,netan
ta diffordia nacque mai per lo pomo d'oro, quanta
per voi è nata traqueſte Ninfe, e Dee, le qualiar
dono tutte,e fauillano di sfocar l'ira fopra divoi,
cớ hauendo allafinefatto configlio tralorofon diue
- 1/4te
| _ - bel Rao. A 1ố
hute tutte in questio parere; dimandar me a feons
giurarui. Efappiate cbetanto più volontierifo que
što officio,quanto ch'io ancora, che fon'İddio della
Facondia,eloquenza,elegantia, prudenza, aftutia,
arte,malitiae fagacità, mi trouo effereftato offefos
efthernito da voi, il quale alli ftiuali,& al capello
mi hauetefomigliato ad vu matto. Però io vifton
giuro ſpiriti maligni, che voi andate nella valle di
Giofafatto, e the più non moleſtati Ninfa, me Dea
ton lavofiramordacelingua per la virtù dell'herb4
telidonia, per l'ombra del terremotto,che faccheg
giò farperia, per la 燃 di Firenze,per l'aſſedio
di Siena, per lå rotta digbirifola,per lofacco di Mi
lano, per la noce di Beneuento, per lo Torazza di
Cremona,per la coppula del (ampanile di Firenze,
per la ŝtatoua di Paſquino,perlo Rachi di Barletta,
per l'Afino d'oro d'Apuleo, perlalira, eherifiutò
Temištoele nel conuito, quantofuriputato men dot
to,per lo pomo d'oro di Čenere,per la diftordia del
le tre Dee, per lo cauallo Troiano, per l'infidie di
Simone,per l'incendio di Troià,per l'ombra di creu
fa, per la prima pedata,chemiſe Enea in ttalia, per
lofatal calcagno di Paris,per liteſticoli di Saturnº,
per le facetie del Poggio, per le buffonerie del Go
nella, per la ciutaccia del Boccacio, per la vergogna
del Propoſto di Fiefble, per lighiribizzi del calmo,
er lo ceruello accotonato del Zoni, per la fa
eil vena di verſificar del Bernia , per la .
. L'argute Žettere -

di Merlino, per lopaema di Cicerone; per le profè


d'Ouidio, per la teſta di Prifciano, per le lagrime,
del traditor d'tgitto,per linfatiabil voglia della pri
mamateria,per l'ajiinatione delle donne, per lava«
rietà della Fortuna,perl inſtabilità de giouani, per
le beccarie de Medici, per le falfità de Ngtai, per
gl'inganni de'mercanti, pergli affaffinamenti de
procuratori, per le robbario de Dattori, per lehu".
giede'cạssiatori, per le rabbie de'litigauti, perl4.
fioliitia de negromanti, per lafolia degeomanti,
per la mattezza de'chiromanti, pergl'intrighidek
<4rithmetico, per licuius dellagramatica, perle.
fallacie dellogico, per le ſimulationi de Raeti, per
la feiochezza d'Alchimifii,pertofaušio degrandi,
per la ſuperbia de ricchi,per la bizzaria de pittori»
per l'ambitione de nobili, per l'auaritia devecchi,
per l'infidie, pergli vccellamenti, per lebeſfc ,per
l'astutie, per le fimulationi delle cortigiane; perla
nemicitia del verfo con la profa, per la distintione
del caos,per la tauola rafa d'Arifiotile,per lainsta
bilità de'Senefi, per lo rifo Empedocle, per il pian.
to di Heraclito, per l'odio di Giunone verja troiani,
per lapriapeia di Vergilio,per la Ibin d'Ouidio, pen
le nouelle del Bocaccio, per la Macaronea di Mere
lino, per la Cazzaria del Aretino , per locuium
pecus di Menalca,per lo crudelis • Alexi di Coridor
ze per lo ſpirito e intelletto dell's fretino,che ivir
:țuºstamano, e triſtitemono, liftofiumati ஆf
«’s apor
** : – . • Del Ráðste - 17 .
alorriftôno,i Prencipi pauentano, gli Auăritremä
nô, Rê buoni riuerifeono, e gl'Imperadori perfetti
effaltano,honorano,egli porgonº: E finalmente per:
tuttelebugie,per tuttèle minebionerie del mondo;
fợvijčanjuröſpiriti maligni, chevipartiate da
quesiaenia,alirimentiviſiràtefavna Paniasdo
evi tronerete inuiſchiati di maniera,che vilafèie
retelepenne maestre,che almiogiudicioimportang
affaipėrche non vi potrete tenerin mezo aere: qui?
åofarete ben ben'impanito,mandarete quellefirid?
ediquilamenti,
- chefòn:poſſibili,। &:::
impoſibili:
‫ יי‬6 ‫ןויוו‬,
v4 L : si G N o R M Ess E R M ARTIN
****** dalla valle, Lepidum caput ‫برای اﺱﺗفاده ميډ‬
.………..…… .....….... ...* * * ..*** ****************************โงง: โล ***1#
VJ oipur, signor Meßer Martino, fetevera
V mentevndiquelliebepoffono comparernel:
la tauoła rotonda;percbefieretompito ditutte quel
le qualità,che renåongstonseheuolevná perfºma :
гаъсfiratстріејіолетотfрҝӧјёontratº con"ині
uerfità degli huomini. Vorfete tanto gratừto, che
turtoquei ehefitenonvißpuò opponer d'impeeſee ·
tione?Gratballe perfone, come la faticàs i polerº
ті. Сидорсотерifiediyetсbio, диапазрадзе
gniatofparafi: Sapporito come capparifèwzajale?
ċentilécometartóſo: bilertistimo tome alia*l*
cepolla. Dolce comevnosterco κucchiraio". Είύσα
ralecome.vn ricco auaro, Sintero come*********
a ** C giano
T T L'argute Dettere
giano vecchio, Vergognoſo come Prouoſto di Fits
file:Fedele come.vn feruidore advn padrone difro
gnoſcente. Humano più che'l Buouo d'Antona »
Nemico de vitij, come l'Auaro deldamaro. Corteſe
egnevn faracino. Tiaceuole come come ön Mauro.
Generofò come i contadini di montagna. Prattiche
uole come vm Vngaro. Voi fete più diletteuale à ve
dereche vn tignoffenzabaretta. Più bello che vii
cancherofofurfante, che lancia ilfuoco di S., An
tonio à chinon compiace all'importunità fua, con
»napreſenza di Barbagianni, con vnparlar d'vw
rufiano vecchio,e con vn riſponder d'vna cortegia
na perduta.fenzaferopolo, ſenza calcagneria,efen
zafraude,fodo,Jcbietto, buon compagno,chevifon
più affettionato, chenon fono alla zeccadel Papas
eviamo più che'l Tedeſto lavernacia, evilodopià
che ifciauoni ifusifichi , eviterrò ſempre in me
#noriapiù che non tengono ifanciullile# del
Pedante, honorandoni più che non fanno ignato
aici la cucina;perche voi hauetevningegno燃
dino, vn vederprofumato, vngiudicio lucente, vn
intelletto mauro, vn ceruello accotonato, vname
moria/profondata vmldiftotfo balzano , chefate
ir ilmondo. La voſtravitaèda voi regolata con
cibiſtomacheuoli, continiiſtraboccheuoli, conve
stimentiabomineuoli, curandouipiù prefio d'immor
talarnine'veſtimenti, di confettarui nelvino, e di
balk:maruico cibischetengono conſtruati, ricre4
$:
tis
* Del Rao. ** . 19
ti,econſolatii cuori appaſſionati,lementifaticates
ei petti trauagliati,chi biſchizzar con monna Mi
nerua,la quale fainalberar le perſone. Lafcio mol
te altre »offre borioſe,efatieuoli qualità, lequalitut.
tepofonoftara martello ſenzastropolo g à para
goneſenzafimilitudine. Iolafcierò ancora per non
trouarmigagliardo d'intelletto(tutto che n'habbia
gran cuore)didir di tantivaſi d'elettione, chefono.
7fcitidavoſtracaſa;delquale voiſieteilſigo, ela.
foſtanza.Lafcio Meßervoſtrozio , Cancellier be
nemerito,che figuadagnò la gloria con cani, brac
ebi, e corni, ſparauieri. Nulla dico di Meſſer ro
firofratello, che s'acquistò i titoli con Ganimedi,
snatonici,Zambracche, rufiani,e parafiti . Non
commemoro fervostro Padre, ilqualefufonatore',
evoichefete on piffero, ilquale di continuo cami
nate,trottate,galoppate, correte dietro le lorpe
date con falti tondi,falti rouerſifaltiſpiccati, falti
alti,falti caurioli, falti montonefthi. Trapaſſo con
filentio molti altrifiraniſpiritide vostri ಶ್ಗ
iquali con lor attiminthioneſchi abbagliano la vi
fia del mio ingegna di maniera che non poffofºor
gere la lor minchioneria. Voifinalmente Signor
ŽAeffer Martino diſangue, dirobba, e divirtù ne
incacate atuttigli altri.Voiſieteletenebre, e l'of:
eurità delvofiroparentado. Voi conlevofire rin
cresteuoliqualità ofuratetuttoilmondo Koifiete
- 4krPrajáಜ್ಜಾ “ಈ
* * a |- $
*. L'argutetettere
di queiferuidorichenon poſſono trouar padrone;
l'aiuto delle Zambracche, iiſoccorſo delle donzelle
grauide,il guadagno de Lenomi,e d'altrifimilibuo
mini Illufiri,e gênerofisi quali tuttiper obligo, be
neficio vniuerſale vídeſiderano brieue, & infelice
vita: Etio infieme con lorofono sforzato adire ,
stà faito il mio Signor Martino; per nonfar det
vostro corpovna ſpecieria.Viuete per dar che dire
a uoſtri nemici. Fa buona compagnia alla“vostra
Aucciaccia, acciò non uidia vna triaca: Fatefa
bricare di continuo,per immortalarui nell'architet
tura.Butate via il voſtro in preſenti,perfaruitener
liberale. Fateui conofcere; perche chinon vicono
fte,non ui fpende,fenon per una perlenga. Prat
ticate con tutti; perche chi non ui prattica non u'ha
per di peſo trabboccante. Donate a Compoſitori
per farferiuerei vofiri humori, accioche il voštrở
nome reſti immortale . Fateui ritrarre, accioche
dellavostrafigurareſtimemoria, & effempio apo
fieri.Fateui amici, i Parafiti, perfardir bendi noi
inpiazza.Honorate imedici per qualchepelatina. }
Fuggitelezambracche, per non diuentreĉaugher
franceſe. Fuggite i Gnatonici, che non v'intantino
laftar fella: Non pratticatecon zanzeri , chenon -

si eaſtrins laborfă. Purificateben l'organe; àrcio


chela uostrarobba non reſti ſenza herede: siate
grato à feruitoriacciocheui fanð fedeli: Donate
- àཁ་བProcuratori,
ད་པར་༡༡ས་༦༠༧ ༡,
actroche diffendanoiluostro
-
Ban-
«hettate
-
{
- Del Rao..... 3. P தி

chettate ſpeſſo,perfaruitener ſplendido. Datepaſts,


gruffiani,accioche viportino l'imbaſciate inanzi, e
dietro fedelmente. Porgete acortegiani accioche vi
vogliono bene.Fate conto de Buffoni, perpoter alle
volte finaltirgli humori. Venite graffo,perfar mi
glior formaal giuppone Magnate bene per diuentar
bello. Beuete meglio perfar buon ceruello. Statene"
termini della ragione,e non fate che’l fènſo vifinem
bril'intelletto. Guardateui dachiingiottelo/puto,e
da chi ride,eguardain là, guardate la gamba da chi
mangia con voie tace, perche questegentifon trop
po cattiuc,epefano troppo alfondo. Datain Alef.
Jana felicilima città della Leucadia, nell'Ottaua
mefedopò il vostro Diuortio. Scritta come i Canibe:
uono al Nilo. Eſottoſcritta damano impropria...: ,
- tr. 3“, ; ** _ _ · " : * · · · · · · ·:
με stoNρκgιοκαλοοχατο
, , , (ittadini . . . . . . . . . .,:

K70i,Signor Giouan Donatomio honorando due


„V, cofe nella vofirapištola mi domandate con
infianza. Laprima ch'iofacontento di correggere
l'Oratione di quel vofiro amico, mandátami per
- ifinaltiregli humori, doue mi paia, ch'ellabiſognº
n'habbia, e chefenzaverunoriſpetto, ò amoreuol
mente come amico; è afpramente come nemicolo
tratti, promettendomi diluiperfetto v cionell'vn
--

modo, e nell'altro. La feconda,che confiderata fri:


4:vs. < 3 … mie
ст L'argutė Lettere .
mieramentein effa con diligenza ciaſcunaparte, is
voglio, quaſi ricogliendo tutti i meriti dilei, fare
vna fommacol giudicio mio, e conchiudere fè più
dilode, che di biafimo degnamipaia. A queſte di
manderiſpondendo, dico quando allaprima,che con
ogni attentione, mal grado di tantenoicfe occupa
tioni,che a tutte l'hore mi stanno d’attorno, ho vo
luto ejaminare l'Oratione, cº-holla trouatapiena
di numeriſtrepitofi,difuoi rochi, di dittioniſtrane,
divocaboli difuſati,di detti mozzi,di claufule tron
che, dimoti zoppi. Nè ciòffente folo nellafine, o
in vnafola parte,ma rifuona egualmente da princi
pioinfino all'vltimo: Piacemi lafia oratione/om
mamentein quella forte di numero, con la qualefi
chiede il circuito delle paroleperche di queſto nume
ro, ch'egli pfa, poco fe n è feritto, e pocofe nepar
la,nefo benefe cadafottoregola,parendomialle vol
te,che folamentevna certa naturale virtù digiudi
ciofo intelletto poſſa comprenderlo. Poi fono ap
piccatetanto bene l'vna clauſula con l'altra,chepa
re, chefiano attaccate infieme con la cera, à con la
pece. Nell'abbellire alcuni modi di dire ha meſſo
troppofuca, onde la fuabellezza offuſcataintera
mente non può apparere. Le vocifon pofte con ta
le ordine, che l’vna fcompagna l'altra, e tuttein
feme convna afpra armonia d'vm certofdrucciolan
te,e canoro compoſta, di marauiglioſo difpiacere la
menteriempiono.Le
. ‫;אומי‬ ー ●
parti dell'Oratione, delle quali
molti
Del Rao, 26
moltiamnaestramentii libri degli antichi Rettori
contengono,egli l'hapofte contal ordine, chelanar
ratione precede l'effordio, la diſpoſitioneha prepo
fta all'inuentione,l'effetto vainnunzi alla cauſa, le
premiße dopò la conchiuſione. Eben vero che più
volte argomentaſenza conchiudere, & iſpone fem
za effereintefo. Nelprologo offerua benetutte quel
letre coſe,che inſegna M.Tullionella Retorica; per
che rende l'Vditore difficile,odiofo, & impatiente,
Leparole, che egli vſa fitralafciaronofin'altempº
d'Ennio,e di Plauto. Loftile fomiglia tuttoſputats
alla traduttione di Homero fatta de verbo adver
bum. L'iſclamationimipaiono abbaiamenti di Cani,
e9-vlulamenti di Lupi,le conduplicationifèempie,le
amplificationi riftrette,l'ironie liete,gli Epilogi lua
ghi,le Narrationibrieui,le Metafore auare,gli «Ar
gomenti dubbiofi,le ragioni incerte, le confirmatio
nipaiano reprobationi, l'Annotationi dimentiche
uoli, & obliate, le confutationifi poßono più tofa
dire confermationi;le Effagerationifon gioconde, le
„Attentioni fonacchiofe,le difiributioni vnite,erae
colte infieme,gli Affettifredde, le comparationi dif
fimili,le fimilitudini difuguali,defentenzegnatomi=
che,gli eſempi ofuri,i coloriinfoaui, ifenficabaliº
Ftici,le digreſſioni rifirette, le contefe pacifiche, gli
Epiteti improprij, le translationi fiabili, l'occupaº
tionilunghe,le riprenſioni lode, le rimeffefrettolo
fº,le locutionifärķcciolanti, la modeſtia baldanzas
; : » » C 4 Ја,
c r L'argute Lettere
fazlegadenze afpre, l'ordine confuſo, lefigure brut
te,le continuationi interrạtle ; le legaturefnodate -,
дібамін јотта,сbelяјйa.orationefоттыкі****
tà piipiace, perche in quella egli v/a vn nuouo šii",
levna moderna arte, nuoui precetti di Rétorica,mo,
мі доситетіі,топ annäfati da Cicerone, non veduti
d'Aristotile, non conofiuti da Demofiene, nètro
nati dal Caualcante. Egli ne può incacare Herma
gora Retore che feriſje fi libri di Retorica, e della,
diligenza dell'Oratione, del decoro della elocuticº
ne,e dellefigure. Appicchifipur Menippo Maeſtro
di Cicerone, e Metello di Macedonia, che Melifeo ?
che Lifia Siracuſano? che Onelino di Cipro?coſtuimi
pare quel Titiano, che fu Precertore di Maſſimino
gran Prencipe ; il quale ſcriueua ilibri alle prouin
eie, grimitaua tanto bene ogni stile, che ipopolilo
chiamauano Scimia. A queſto principio ch'egli ha
fatto, Ciceronefipuò forbire il forame del fuo per
fetto oratore. Sò che in quattro paroleba meſſo il
iudiciale, ildeliberatiuo, e'l demostratiuo; tanta
ch'io giudico,chefe queipopoli difero Scimia a quel
'l'Oratore,a lui darebbono afuon di corno il nome di
Papagallo. Finalmente l'oratione che mi hauete
mandato,è tanto bella,che d'ognºvno merita infini
ti Sibili,zufoli, efģridi. Da Aleſſano (ittà di terra
d'Otranto:frittanelmeſe dipigritia amico... . .
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το ί. . . . . . . . . . . . . . . . ή 3. Αυ...: .
là volte voi, Signor?íeffer Martino, mbaue
A te stimolatoa ſcriuere qualchedfarfo in ma
teriavofira, & adar ſopra ciòvna raggirata alla
fantaſtica mia fautafia: mạ che occorrea più fènda
voileſtimoloiſieffeềIon'haue«giàgrauidiiventrie
coli delceruello, e deſiderauofpregnarmir Perche
(come fapete meglio di me.) chi ngn laſciaifuapoe
rare gli humori,quandofono in colmo, vàin perico
lo di dar’in faccomattolo non mi vuò guastare nò:
mifan eontenuto più che bº potuto. . . . . . .«
: Ecco che dirumpo ſopra di voi come foprâ ſogget
to,che darebbe gbiribizzare a tutta Europa,non che
aquesta Città,nella qualefete originale ad ognicome
mento, e quaſi vn foro calpeſtrato dal chiaramella
defuoi faui. Ngn è veruno, cheveggendouinon estr
tri afciarinarui vngiuditio adoff), egonoſcendone
io molti,non trouo che s'accopi yn con l'altro; perº
che altri veggendoui con quel capello, e con quei
ftiualetti,cadonoin penfero,che fiate Mercuriosest"
eò magis che tenete quęlbastone, che vi ferue per
caduceo. Ma doue fono, i talari ? Monna Ange"
la dice vn Grimo dellavofira contradaglie li hà ca
muffati, per affirgarli alle calcagnadi qualche fua
, ::: 7774*
-
----
L'argute Lettere
známole;44uelzoppicarchefate, aquel pelo canu:
*0,4 quella guarnaccina,c aquell'aria,dhe non fià
mai infesto altrifono chevištimanoperlo tempo,
grioviconfentirei, fecollegambe correste sì іпро
sta,come fate col ceruello. Potrebbe effºrcheffie
Stregoneammaliando tante animeco'vofirimiste
rioßdonismanen comparendo voi mai allanocedi
Beneuento a bomba con gli altristregoni,fon'indi.
uerfoparere. Sòche in queſtavostra Patria vifo
*ºmoltestreghe leggiadre, the affaturanoglianimi
dimoltime/chini,mavoinon baciate con loro,enon
»imostrate della lorlega. - • •

stgelpurpureoTurbante,che s’appiataſottoilea
pello,e quel caualcar chefattiapunti,efftile,faſti
mar adalcuni, chefiate della razza del soldano, à
*:sºfi, &eichevigiudica, chèiralvostroandar
alla (hieſa elnegociarin caſapervn Tramezzino,
fervº misto pervn.Ambiguo pervn'animal Neu
ºrºiº non bado acotalifernetichi,emirido ditoro,
zbenom fannofenonſtirarilorfenf, neveggionoii
fondo altruppo cupo intelletto, che viue foto lavo
#x4eea Wuoleil Magnolino,chefiateilcozzone
dellechimere. Parmi che costui entri sù laviadi
foreimanno de capricci,che vivan razzolandoper
la testa. Trouo inolti che credono, che farevn
Monºpereh:apponetead ognicoſa,etrouare
sterhediresàleſtimmati di San Francesto, esàle
catene di Bernardo, Panfig: berbe
·
.. . .. . . Φει R4ο: ' 22'
hierimi diffe,ehev'ha per Vertunno, per Vergolo,ė
quella voſtra Fanteper Verfiera, e che fi meraui
glia che lagiustitia vilafºi reſpirare, ø habitare
con la vostra mocciaccia. Sento,chi afferma,che nỡ
Martino,ma di Alfefibeo haueteilnome, e che per ·
accidente fete così chiamato dalle volgari brigate,
per effer voi di temperamentofatirico, e che l'appi
carefte a S.Meridiana. Io perme tal'hora veggen
doui di Verno al fuoco affumicato, & accigliato ,
benche non vifolfeineudine,e cicapyli, vi ho tenuto
per Volcano.Mami non fermaua, non hauendo vsi
Venere. Iomi confondo nella varietà dei pareri, e
nella ſtraniezza sì dell'habito, come delle girando
le,cheformate. Alla baccanal beuanda,chemi deste
vn dì, vi teneua per Sileno,e vorrei, perehe non ri
uftifie de fuoi progreſſi, che la Giumentavostrafi
trasformaſſein vn' Afinello. Infomma voidate che
trauagliarallegenti,echi dice vna cofa,echi vn'al
tra della Spettabile, e Reuerendavofira Profoppo
peia,che indorme a quanti Bastià fono in e Africa. I
griccioliſcolaſtici,elefregolepreteſche,eleshiran.
dole de Corteggiani fono nulla a petto allasbace
gante natura voſtra'. Hor vengohoigiorni alla
sfillatageniali,raffaxxonateui, est inrubinatei fia
fchiperromper il guinzaglio allelingut tacite. E
perche aſpetto,chemi diuentiatefantolo di una cria
turina non nata; aſſaporateui ilabri, e purificate
l'organo tra’lpetto,elmento; perchef bifantivn.
*t. - - . :: A Hinne
* : L'ạrgyte Lettere
Himno poetico in lodi della distrete, chevimandå:
quel piatto di Micche poppabili. Io micruccio, che,
non shucchi qualche Plinio nouello a.fcriuerei no-.
tabili atti della vitavoſtra:perche restaffe effempio,
a posieri, Jeff ſcioperato,come eglifu confumerei.
imazzi difogli intorno la maeſtà della Burchielefa.
dottrina di voi.Strabili a ogni vno,che vede,e confi
deralafineſtreuole Architettura del Domiciliovo-,
stro,zolprefepio,che tenete abafo, e di quì coniet-,
turanº alcuni Marzoccoli ciò che non vedono. Al
tra materia è quella, e non sò qual cottura fe nefde
gnerebbe ſi è vaga,e riguardanda. Họfiloſofato huo.
na pezza al focolare fopra di voi, ó infineilmia,
ingegno non intinge più in giù di Monna Pentala.
voicbebauete,e voleteilgiambo datemiilfilo,per
chemiſtricchi daglianfrati de penfieri voširigene
rabili,e corruttibili,e polfa dir coje,chemi vadano.«
feconda. Perche me hown moccolo, chemi và dile
guando,nè poſſo più ſcriuere, benche auanticarta
Accettate questa proceſſioncella di parolein altro
file di quel Paşiiccio, che farebbe meglioripoŝto,
che viuo. Date rifpofta qualfolete gentilmentepor
tandoui, acciò fi mouaad. Aflio, qualche animale
Retorico, à Sofiſtico, perdonatemi, fe quitronco il
гапхопатенto-м woiтirАссотапӑі. -

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' - - * Del Rao: 23 ,
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% M E s s E R B vz R r ozo? Eo
* º di quellacòfain diffefa del sig. Meffer "**
****** Martino cuglia,huomodelta : ******
********* Tauola Rotonda. *** , è a; at
v, : \ " . . .. -- : , se" : ""
E级 è pur vero quel chef dice Ser Bartolomeo,
C, ehevn matto ne fa cento;perche i fenficaba
liſtici,l'intellettitorbidi; l'oppenioni parađoffèstia
che;eifignificati confufi,efantaſtici, ehe čaủätêdèl
fandare,dai veſtimenti,e dala vite di Meſfèř Mar
tino Ĉuglia,hanno mesto ancor memella via dell'im
pazzire:eper questoferiuo la preſente: con la qua
levifacciointenderecome cicalädo io vngram þez
zobierfera defatti voſtri abecco abeceo eon vnă
përfờna,mifèvederevnavostralettera,nella quäle
miparete vn macrobiº ad intrepretargl, habiti
dercaglia,un adippo de fitoimisieri,edapiù di quel
Turcimanno; cheinterpretauail cicaleccio de past
fèri.rosò cheltutto hauetefatto perfar dir ben di
uořèmal d'altri fécondoi uostriệapricci:ma digrā
tungawingānate;perche hauetefatto comequeiche
s'affaticanoper impouerire,eº hauetelogofato ilië
po,e cöfumatala cartaperfaruiſpacciarpëřňatto
ancor uoi:horvenite quif? Dio uiguaristä ಫ್ಲಿ
bümore;feil cugliaèvn corpofātastico,ểióětřäfpa
rente,come lo potrete mai forger cõgliocèhi?capir
cỡ l'intellettołabbracciar con la memoria? che nõui
**** fug
- - L'argute Lettere
fugga,eſpariſta dagli occhi,e dalla mente? volena
dolo dunque deſcriuere,eforza chevaneggiate, vº,
lendolo cofenfi comprendere,e neceſſario che v/cia
te di fentimento, e vifacciateſimile a lui, ilquale
in queſto,è differente da voi perche egli portailpur
pureo turbante, e li ftiuali, e voinò , I quali però
fannafolamente differenza commune, e non pro
pria, nèfpecifica, e tantala fomiglianza »-cº-af
finità tranoi,chechivedete, vede lui, echi vede
lui,vedetee chi vede te e lui,non vede nè te'mèlui.
Perche tufeiin lui,ø egli è in te, e l'vno e l'altroể
fuor dife. Ma fe ben tra voi è vn'amicitia intolle
rabile,gớ vna affinità diuifibile, non perciò caua
rete mai coffrutto di quest'huomo, nato almondo
perfare aſtrologar le perfome,e quando vi hauerete
bě lambiccato ilceruello per conoſcerlo,all'hora re
fierete più confuſo,perche egli và sử certiandamɛ
ti,che chi'lsà non lo conofte,echilo giudica-, non
lo vede,e non filafcia intendere dariuno, eccette
daquelli, che no'l fanno;perche quei che'lfannos
men lo conofcono. Zoppica fempre è nonfi cono
fremaidi che pie zoppica, e paffeggia ſempre per
lavia de fuoi humori,e perfotto iportighi delle fue
bizzarie, lucubrando di continuoco'l ſuoingegnº
fpiccardino,colfao ceruellobalzano, eco’lfuo in
tellettomauro, douepoteste fare vnafnefira, wx
3 ſcio,efatto chefia, fe non quadraalfio giuditio
lucente, gral ſuo veder profumato, diruit; edifiz
- : 64քց
. . . -- Del Rao. . . . 24
stat; mutata quadrata rotondis. Má che capriccia
estato il vostro a volerlo canonizar permatto ºfe
lefuepazzielofan notilfimo, il ſuo turbante manifè
ftiſſimo, il ſuo domitilio thiarijimo, e la fua Dound
publicatilfimo. É che differenza fate voi d'un mat
toſpacciato,com'è il Guglia, e d'vn mattofauio, co
meļiete voi? Je non chel'vnofa lepazzie palefi, e
l'altro ſecrete, l'vn lefà daftherzo, el'altroda do
uero. E di qui viene,che voi Jiete più matto diluis
pertheipazzi, gºitrittiperletterafonoi maggio
zipazzi epeggiori triſti che fi trouino. Secerrate
honor perqueſtavia;fate come tolui,cheper hono*
rarfivolleportar la mitrà,e farfi ſcoparper darpis
cereallebrigate,e come quell'altro,che perefferno
minato abbrutciò quel tempio, Eton questevoſtre
ciancie credete difarui à venerabile, òformidabile
ale genti come'l flagello de Prencipi. Ma di gran
lunga vingannates gº hauerauui come aquelsoº
miero, cheandò con quella pelle di tione indoſjåfa
tendo del marzocco 3 che Jeoperto poidal raggia
re oltre alapelle,che s'hauena vſurpataglifuleua
tala Jua. Ma ditemi vn poco, che ragione ha
uête voi dichiamarlo matto ? s'eglipuò tåneggiar
fanza ſcrupolo di tonſcienza,ಘೀ
dalo, fabritareaſiella in ària ſenza pericolo, che
gli cafeano addoſſo, andar con lebratche talate
per la Città fenża offeſa d'alcuno ? perche lå fis
grauepazia è conºſciutas e manifestaad ognºv:
- * -* * ክ0 »
?? L'argute Lettere
ho,è incurabile,ềnaturale. Eperò voi tanto più gra
uementeerrate, quanto riprender altri di quelche
è bene, òalmevo di quelebe non è male , è doppia
menteerrare. E che bene , non mal fatte fiamò
quelle cofe che hauete feritto al Cuglia,me ne rimen
ro. Mitjauuertifco ben,cheloferiuere è lecitaat
ognºvno ilgiudicare conuiene a qualch’uno de quali
non fiate voi; il beffar non fià bêne à miuno, maſsia
mamente quando non fi riceue noia. Lanatura
de buoni è chiudergli occhi, ele orecchie alle cofa
vergognoſe, ancora chefiano ceperte, e la vošira
levàrercando,e fele imagina quandofono ancoceá
late. Perfeufarui poi dite, che l'hauetefatto afna
richieſta, e malvolentieri, hor qui giacelaleure.s
Diftinguetevn poco, s'hauete penfato difarmale à
benes febene, questo non miparben fatto a uolere
intronizarevno per matto,ě9 èfuperfluo;perchela
faapazziaè notifima, incurabile e naturale, e la
moštra perelettione. Se male, diftinguete un'altra
uolta,ò dite il uero, chel habbiatefatto contra uo-
štra uoglia, ò nò. Se uero fieteincontinente, e mal
habituato nel mal dire : fe fingete, fiete un'altra
uolta maligno, e fuppiatone. Questi fono args-
menti d'altro che di maluia,e di mercorella: percio-. |
the hanno dello strettiuo,e non delfölutiuo. Questio
è altro che'l Cauillo de Gorgia, altro che la Loica di
msfiro Rinaldo. Questio è altro che argomentar
fenxa conchiudere, altro
* e *** |-
italRు Î6/03
- - - Del Rao: '' 2;
teſo,come fate voi M.Bartolomeo:ilquale vene anst
dateristretto in sù le ſpalle pernon ſaperlafolutio-).
mediqueſti argomenti. Hor venite quì, cheve nevº,
gliofarevn'altro più difficile, che'l Cauillo di Brif.:
fone:più intricato, chellabirinto di Dedalo. Voi:
dite, chel Cuglia è matto ſpacciato,chefaridere, sa
talvoltaficmaeare le perfone. " ' –.
« Etio vidieo, ch'egli sàpiù di voi,e queſtapropoffs
tione è verain quelfenfo,che diffe Socrate. Vna cofa,
sò;ehenon sò nulla, percheil Cuglia per mattofpac
tiato chefia; sà di non fapere, il che non fapete voi,
meffer Bartolomeo: chev'imaginate, ch'egli ſappia,
quando mostrate nella voſtra, cheifioi veſtimenti,
fiano fiati da lui fatti con fenfo allegorico, Tropo-.
logico. Metaforico, e (abaliſtico, e da i tarbidis.
e confufifignificati, che necauate, moſtrate fomi-,
gliaruili. E fe la mia Dialetica difcorreſſe vm po
co per il campo de la voltra Eticha, viprouarei, che,
digran tunga l'auanzate. Io non mi curareid'hauer.
orecchi tal volta a fentir così ſtupende,es anormale:
cofe. Hormai non c è copifia, che non voglia at-,
taccare il fuofcartapello adoffo a questo pouero mas
to, e che ogn’vno non farnetichi, men aftrologhi sử,
queifuoi veſtimenti. Altri all'andar largo, grał
colorgrifo,l'hanno giudicato per vno Hipponate poa
taiambografo. Altri al nafò, est allemastelle, vz:
Bruteo figliuoldi volcano, e di Minerua. Altria
gli occhi paferini, & al.
e : , :"
೫.a
.
fer Lazaro.
ጊሞ¢•
*ー。 -

ー/ \ー
;リジక్ష
** L'argute Lettere
Tedante. «Altri almirartrauerfo, «Strabone, efe
foſſe monocolo, a Polifemo. «Altri ad vna Lucciolas
che fi mette il lume dietro; perche dauanti non ci
vede: Et ancora voi gli hauete voluto dare yn rd
modellavofira,meſſer Bartolomeo,il quale alli fii
nali,co alcapella l'hauete fomigliato a Mercurio,al
purpureo Turbante, al Soldano, & alsofi. E per
chelafaa cafa viparširauolta, e fuor d'ogni festos
come il ſuo ceruello, la chiamate la Feneſtreuolga
fa,est hauete detto bene, volendo dirimale; perche
queſto èvn vocabolo nuouo,bellosalto, rotondosar
moniofo, venuto a farſi commodamente ſcriuere «
questa celebratiſſima caſa, la quale este fuorda le
feneſtre,non annafato dal Petrarca, non veduto dał
Boeaccio. Matutti questi fenfi, a lui, ch’è di buona
faccia non importano;perche a valent'huomini, co
me egliè,bifognamenarlalingua, epararlafronte
«Amenon occorre altro, fe nonfarui intendere, ehe
foneticate ancor voi, e che tutti queſti fignificati
fonfuor di propoſito, & impertinenti ad ognime
do,emi fanno ricordare di colui, che mongeuail Bec
co,e di quell'altro che vi paraua ilcriuello; perche
quando hauereteuiben ben beccato il ceruello, non
trouarete maiilnumero di tutti gli vfei, e di tutte
lefeneſtre dellafua cafa,e non potrete mai aciaſcu
zadareilfuoſignificato:evoler ciò fare,farebbe peg
gioche vccellarea grilli. E quanto hauerete logo
rase tanto tempo, e confumatatanta carta, non fa
- - - fefe;
- º fel Rao, :’’ 26
#etemui,che'l Cuglianonfiatamquam equus, & mis
lusin quibus non intellestus · Ada ditemi vm porº»
ehe acquifio hauete fatto questo vostrº friae
re? Questa caſa era ſempre aperta al vostro fer
uitio, 29 hora hauete,perduta la vostra Fenestre
uol caſa,laquale,e il nido de Gnatoniei, ilfulfidia
desicofanti,l'aiuto delle Zambracchese Zanzeri, il
rifugio de' Pedanti,il guadagno de Lenoni, l'habit
tácolo de Parafiti, el domicilio d'altrifimili huge
mini Illustri, egenerofi. Ma viauuertifo, che:
cuglia eperſóna molto abomineuoleeft voiconf
derafiebene i balzi,le cauriole,le rimeſe,i trotti s
izoppicamenti,egli altriperuerſamentisch'eglifs
forfè che lo temerefte,e cercarefie più tofio di met
te glivnamustruola per non lafiarle andar eºs?
alläftapeſtrata. Efe bio vorrà mai, ch'egli fed«
nel trono dellafia Maestà, su'lCatafalso di Mome
e dizoilo, all'horaf cauerà la voglia dipor le cor
na nel petto à buoi, e difar Feneſtrenoli i vostrico
fati. Efe mai iddio vorrà, chelfuoceruello ritºr*
nimefüsigangheri,cherimunerationeeredete, che
'egliwifrădèle lodi,chegli haueteorinato ade/fo:
e dell'hauerlo cosìpermatto publicato? Vi mette
ºrdin prigione dentro il fuolabirinto, il quale nºs
effendo maiaoppèlapartitadimonna Veronicaffe
#6Jþazzato, étutto pieno di cimici, di Puliti »
seorpioni, Ragni, farantole ; 6 decetalialtre
-kestisole velenost, v moleste al genere humanº »
* **. . . 2 2 ఆ>|
*- . Z’argstēTettere
dzinnitato dalla dolcezza delluoco, ve handarets
con moito diletto diportando per tutte le fuerotture .
a fianza per stanza, le quali trouarete à vote tutte,
ºpiene folamente di ragnatelli,diſpugne,dipomici,
digallozzole, di »effiche,di piume,e difimili leggie
vezze, fecondo che monna Veronica voitò tuttii
saſjoni, & empì i facchi, facconi,e facchetti,quanda
feceda lui diuortio- elaſciò folamente le firazze, e
eenci. E nella Camera, aue ella dormiua, trouarete
fchiccheramenti di Łumache, fchizzate d'vccelli, e
raunate di brutturedibarbagiani, di guf, di Aloc
ghi,di (iuette,che cantano la notte,cà,cử, le fiami
gnedelle Fenefire ſon fattetutte di tela, fecondo
che i ragnil'hanno teffuta perpigliar delle mofche.
Eprimache arriniate al luoco dote habita Circe,
shetrasformagli buominiin beſtie, vi bifognerà paf
fare per certi nugoligrandißimi dimoſcherini, di
zanzare,divefpe,distardafoni,edifimili-Horque
stafarà meßer Bartolomeo lavofira prigione, que
fiofarà il flagello de vostrimali diporti, questo il
taftigo de voſtrimisfatti. . . . . . se
* Epoiv'accorgerete dell'error, c'hauete fatto a:
firuzzicare i caniche dormono. Mafiate faldo,che
M.Martino è sà la via per guarire, perche monnas
:Veronicaritorno nel pristino domicilio, e tostovai
farete in prigione. Io non vò più diftorrere ſopra .
questa materia,per ncm parer più vamo divoi, e per
nãeffer molesto,efatiguele ancora aglialtri,poiche
*4. ‫ة‬. ‫ﺩ ده‬ рога
. , : Del Rao :: i sy
þocsprofittà,eneffen dilettofi può trarre di que:
Jłecife.É s'ho farnetticato ancor'io in questa, let«
tera, datene la colpa a quel furor poetico, delquale
quando l'hoomo egonfio,efcefuor difè, e dice delle
tofftrauaganti,come a dire,che l'Arco baleno be»
ua, che'lsolf corchinel mare, che lestelle eag
giano dal ĉielo,che la terrafugga da nauiganti,che
la Lunafia adombrata d'»nfaſcio difpini, ce fimili
påzzie. Oper dir meglio a voisteſſo date la colpa,
che con levostre frenefie hauetefatto farneticare
'ancor me.E così il prouerbio vien verificato, cho
"Ninatto defacento. - - - ---
*・ ー ・ ー -ゞ・ ‫دﻧدﻭﺑ ﻭ‬،
‫ﺩه‬ ‫دﺎ‬... ss
· : „e t mot To t t t vsr Rz az
***** e virtuofo Signoresilsignorļconte s ºs
... • • • • ottauiano Langeſchi; ******
* B Paſſato il tempo, Signor:miocaro, che Berto
L filaua. La realtà,cheportauandi! nostri vecchi
alla Maeſtà del Rè diğloria euanuit; e quelle Anti
me beate in vanum laborauerunt;perchefon venati
in luce hoggi certi ċarcastecchi,che nonfono buoni
fè non di fare alfuòco; e cicaláre fetto a camini.
Son forti certigiouanijpenfierati giottoncelli, ca
Þestridàforche, arrogantifiperbi, infolenti, luf.
furioſi,linguacciuti, faffidiofi, borioſi, ſenza cer
uello; epieni di profontione,cheinfettano;ammer
bano, ef včcidono legenti di buona qualità. Sono
*falitii plebei allefedie divertuofi, egli ignoranti
<^. D 3 banne
や 。 L'arguse Lettere ,
hanno ºeeupati quaſi tuttii luo chi degnt hoxerati
perſonaggi.fl Mondo hameſoin riputationei Mar
zacchi,in ſedia i Parafiti,in honore i (natonici, in
preggio i giottoni,ingrādezzai Scimoniti, in col
mo lagola,in lodele lastiuie. Il vitio ha fannata
la virtù,la Sfacciatagine ha vecifo lavergogna, le
voluttà han meſso coferria piedi la Temperanza
infondo de Torri, la Trafºuraggine ha acceceats
la Prudenza la crudeltà ha foffocata la (harità »
l'odio ha sbafito l'Amore,la Buggia preme la Veri
rità, la Lulfuria calcala Caffità , la forza caca
addoſſo alla Régione, la Ricchezza haingiottita, e
l'Vfuraha diuoratala Pouertà, la Pazzia vrta la
Sauiezza, la Maleuolenza ha cacciato del mon
do la Beniuoglienza, l'oAuaritia hasbandito la Li
beralità, la Difcordia ha fotterata la Concordia »
la guerra ha ammazzato la Pace, la Seuerità ha
eonfinato la Miſericordia,limpietà ha legato la Pie
tà,la Nemicitia ha annullato l'Amicitia, la Dif
homestà hameſſo in prigione l'honefià,l'intemperan
i za haincatenato la Sobrietà, la Ferocità ha firan
golato l'Humanità, la Potenza ha feacciato la de
-bolezza,la Rufficità asbalciato la cortefia,l'iniqui
tà ha incarcerato la giustitia, l'« Amoreuolezza
- e fcomparfa , l'Inuidiae in ogni luoco », d'arbar
- della Patienza efecco,quello della vendetta e ver
e de della Modestia e perdutalafemenza, l'Infolen
καβorύβε,έκoniρεηβεrino» εntrane pία με$εκο
* * ** * $
* - *
- Del Rao. . . 28
ridelle perſone, lepraue voglie regnano negliani,
mi, lafimplicità non ha più luogo, la doppiezza &
per tutto, la Bontà è volatavia , la malitiafigna
reggia, la Sapienza da miuno è poſſeduta, delapax:
gia ognºvno n'havn ramo, lapurità non compara
più, l'Aitutia hail Canchero à doffo in ogni perfox
na. La (ontinenza è morta , l'Ingordigia è in cols
mo. La diferetione non fi cofiuma più, la Realtà
non s'vfa, le buone creanzefon laſciate, le buang
lettere fon'ite à monte, i coſtumi antichi ſpianati,e
gliordini vecchi buoni perduti . De la dottrina fi
fàpoco conto, delle buonevfanze pocaſtima, buo
ni costumifonofpreggiati, il viuere politico, è biaf
mato,ildir bene par chefia hoggi prohibito, e'ldir
male concejo. Il far bene vietato, el farmalele
cito. La fincerità hà tolto commiato . La verità
ha detto mi raccomando. La Gratitudinė hafatte
ºn longum pale.La Benignità è mortafenzafarte
flamento. La (barità non àpotuto dirfua colpa a
za fede è questa vita paſſata ſenza berede is
Tiaceuolizza è andatavia in colera. La Modefiia
per diſperata, ela Vergognaffè partitaſenza diren
Dio • - s \
, "" : ‫ا‬A
E Ng 2 IE Iss I Mo ‫فمنذ‬
**** * e Virtuofiſſimo Signor Giouan ... :::::
: : : : c: Pietro Negro. ﹑

Auendoio intefo,Signor Negro mio honorą


|- do, chevn Veſpaio di Zº
Calunniatori cercadi
« ſº « 4 traffi
«*»
tº : L'argute Lettere
»rafgeruifino alviuo, neprendo pertofiro henr=
ficio, co amore quella allegrezza e piacere , ehefi
fuole dal bene d'vn caro e firetto amico prendere.
Perche ( come Xenofonte dice) leperfanegiudi
sioſe, dottijime, e prudentiſſime , come voi fiete,
dall'Inuidia e maledicenza traggono »tilegrandiſi
mo, e per il contrasto, che fuolfar la mala, lingua,
l'huomo diuenta cautanelparlare,pronto nel riſpon
dere,acuto nell'accuſaresfagace nel difendere, e pru
dente nel riſponderese mentre le male lingue de Gre
si,e cartagineficontrafiarono con Romani, laglo
ria del nome Romano andò ſempre acereſcendo; co
me elletacquero perladeŝiruttion loro lagrandez
za de Romanicominciò declinare:l'amor (comedi
se Platone)è cieco. E (come afferma Plutarco )
lodio è di acutiſſima vifta, però pervenirin cogni
sione del vero, è più ſicura viaquelladelnemico ma
ledicente,che quella dell'Amico. Vna perfonamor
dace.co'ldir mal'aterbamente, e riprendendoci d'o
gniminimo errore; generain noi.vn habita dipru
denza,che nefndistorrereben le cafeprima, che le
amettiamo ineffecuțione. Per queſto, Antifiene dif
fe,che per diffefa dellafalute noſtrafà dimefieri che
babbiamo à de’ veri Amici ; à degrandi Nemici ;
percioche quellicon le ammonitioni , e questi co i
mal dire citraggono da ivitij. Il Maledico evn vi
gilante Offeruatore de nostri costumi,e come l'anol
isoio femte ſubito l'odore de corpifracidi;così ilmenni
*** |-
·**
*
t': * * 603

A • -

*4 - *
. . . . belRio . . . . . . iş
* - eð;/#ne eostumi nostrie qualche cofa di małe odors
ſubito la fente sepenfando di offenderci con publi
tarla, ci apportagiouamento ; come fi può vedere
nell effempio di Prometheo di Theßaglia,à cui pene
Jando il Nemico di darºvnaferita, gli tagliò vnapo
fiema, eguarir lo fece d'un male chefờife la more
te dato gli hauerebbe i Per queſto, Signor Negro
mio dolciſſimostengo per »n'inconueniente neceſſa
riosefommamente mi rallegro dell'effer voi fiato
traffito dalla %ே:
miuno difanamente deſidera efferledato perfuggire
il foſpetto d'effere tenuto com'egli. Enel biafino
fuocontra di voichiaramente fi vede l'Eccellenza
dellavofira bontà e virtù, perciothe, hauenda egli
per soſtume ordinariamente di non morderesſe non
perſonaggigrandi,daue trouata daroderessome Pa
pi,Cardinali,Westoui;#mperndori, Rê, Prencipis
Duchi, Conti Marchef ; e fimili perfone Illuftri
egeneroſesche viuono virtuoſamente, estercitādost
intorno a cefe alte; & eccellenti, mordendo hors
voi, ſegno; è cheviannouerafra queste perſone ;
e perqueſto, grandiſſimatofira lode,e nonbiafimº
-vene riſulta. É fetalharauuiene,rhe alcano tolg4
in diſpiacere le maledieenze di Paſquino;egiitante
fquarciatamente ſe neride; che parchef finaſtelli
per le rifa; perchevede, the a queſti Chriſtianelli
ſpiace l'effer detto ben. di loro, com'eglifà,quando
- ** : t}; rம்: ‫اس‬---w‫۔‬
: . L'argute Lettere
signér Negro mio cariſſimo, ſelevofire compoſitis
ni irragioneuolmentefon dalui, o d'altrimorfe,non
venecurate,per non dar occaſione di riderea Paf.
guino,ilquale ènemicº capitale della verità. Anzi
Jemmamente fete tenutorallegrarui meco, perche
questarabbia, la quale affligeilpeccatore con l'in
midiato, à voi honore, & vtile; & d lor danno, e
vergognarecca. Onde Socratefoleadire, che vos
lentieri hauerebbe voluto (fe postibilfoffe ), che
gli occhi, egli orecchi degli inuidiofi, e detrattori
foſſero statiin ogni (ittà,accioche dalvedere,efen
zirelegrandezze,efelicità defittadini, lapenalo
roacereſciutaveniſſe. Imperoche quantifono dilet
si degli huominifelici, tantifono ipianti delleper
foneinuidiofe,lequali Pirro figliuoldi Eacide level
lepià tofio appò di lui,che laſciarle andar à dir mal
defatti fuoi preſſo più gente . O quanto faggia
mentefaceua Filippopadre die Aleſſandro, il qua
tenon voleuåmai caftigarchidi lui diceua male ;
mafi ben torgli l'occaſione c'haurua di dirlo. Anzi
diceua, c'haweua daringratiare molto i Principali
chegouermauano Athene , perche con direſſi con
tinuamente malde fatti fitoi,perfargli parer bug
giardi baueua ſempre la flavita, elfogauernº
emendato . Perqueſte, emolte altreragioni, che
addur potrei, Paſquino come di Marmo meritarest
beeſfºrfatto d'oro; perche è quafi vn ſprone alle
attioni virtuoſe, efrestamillebeitonretti à Gº
-- 44474$
| – , , Del Rao. 3e
. unistadiof.Echià quello, fenon Paſhuino, che
con la fuatanto acuta vifta forge gli errori de gli
huomini, le rubbarie de Dottori, Harpie de'Poue
ri huomini, le beccarie ai Medici micidiali di carne
humana, gli affaffinamenti de'Procuratori, fane
guifughe degli altrui beni:lafalſità de' Ngtai, af
famati Auoltoi , che diuoranogli arrabbiati liti
ganti?Chi e quellofe non Paſquino;cheftopre le ri
balderie,le capestrarie,i tradimenti, le infidie, le
fraudi,gli vccellamenti,le beffe,le aftutie, le fimu
latione delle Corteggiane ? E finalmente chi è co
lui fenon Tafquino,che vede i particolari viiij di
ciaſcuno?i quali manifeſtando , non viene aufar
moi di queltanto, che guardarci debbiamo? Qual
migliorbeneficio di queſto potrebbe auuenire alla
vita humana? Da quì chiaramente vederfi può ,
quanto più perfidi maligni, & ingrati di lui fono
štati coftoro,che gli hanno tagliato le gambe, e le
braccia, est hanno fatto cantra il precetto del Sa
pientiſsimo Socrate,il qualvuole,che queſti taliper
noſtrofprone,6 auuertimento,eperlor pena viua
no. Daquichiaramente fi può comprendere quan
-tefano imprudenti,cº-infenfaticoloro che perven
'-dicarfi dellefue maledicenze, minaccino di tron
-gargli il capo. Questo dico, perchei Saui, feguendo
il precetto di Diogene contrai Maldicenti, tacita
mente,6 homeſtiſsimamente procedano col cercar
di diuentar ogni dìmigliori, comefate voi vertuo
«* - - fiſsimo
:º . L'aigütezetterë . . . . -
#ffmo signor Negro, ilquale dalle maledicenze dº
*Paſuino cauate honor,cơ vtilità,come dalle ſpine
fi colgono lerofè, perche levostre virtù didi in dh
crefºono : Eperpungentiſſimo ſprone di Paſqui
no da noistveggono maramigliofě Rime,ingenioffi
mi Dialogi, dottijimi Madrigali , e motte altre
eccellenti opere; lequali trà dotti fon tenute reme
# Minerua di Fida,o come la venere di Apel
de. Onde veggendo io quanto fiano vtili al mondo
i voſtri componimenti,e quanto dileteeuoli,e dolei i
frutti,che produce di continuo il voſtrofeliciſſimo,
efecondiſſimo ingegno, co quali vi fiete fatto im
mortale,viuerete a poſteri, cº à tutte legenti, fois
tenuto per obligovniuerſalefingolarmente amarui,
riuerirui. Da Pfafrittanelmefe del dolce dormirea
nell'anno delle Locufie. - * ** *
* ‫ه ﺩ مة‬. ... ‫ﻭ‬ - - - * . - * ..? : : «'

JA E L' Ec ce tL ENȚE F is tco :


- * :es: il Signor Filippo zafiri,
G: 'ingegnifecondi fenprefanno opre nuoué ,
\ I mirabili, cº acute;mailnon mai a baftanza
lodato ingegno vofiro,Signer Filippo mio bónoras
do,fopra ogn'altrofecondiſſimo,hafatto hoggiope
rafopranatura,non maipiù fimile veduta, mira
bilifima, cº acutiffima v Perche nel ucstro tera-
mente diuino Panegirico, che hauete composto per
immortalarmi, hauetefatto parer’altalamia baf.
fezza, chiarala miasturezza, potente la mia de
→ :: bolezza,
- - • Bel Rao : • 3r
bolezza fauialamia ruuidezza, bella la miaárut
tura,biancalamianegrezza,grandelamiapicciº
lezza,ſanala mia infermità, auuedutala miafem
plicità,riccalamiapouertà, fertile la miafierilità.»
prontalamia tardanza prudente la miatraſcurage
gine,diligente la meia negligenza,fottile lamia grof
Jezza, desta la mia pigritia, est immortalelamia
mortalità. Ogran forza di questa vestrafelice lin
gua, la quale puòinalzare le coſe baffe, honestare
lelaſciue,dar grauità alle lieui,riconciliar le nemi
che, adunar le contrarie,illustrar le ofeure,abbellir
le brutte,arricchir le pouere,deftar le pigre, immor
talar le mortali,certificar le dubbie, rallegrar le me
fte,confolar l'afflitte,ageuolar le difficili,e mitigar
lefuriofe. Dio immortale, chefpirito vi haindotto.»
Signor Filippo mio dolcißimo, avolerni far parer
vna Cathedra,che non fono purvm Treſpolo ? afar
miparer vn'Alfa,che non fono pur vn iota?chefan
tafia è stata la poſtraa voler ledarvna perfonanon
conoſciuta?a volerfar'immortalevn mortalestava
ler chefi nomini vno,che non hà nome? Altro per
miogiudicio non è ſtato,fe non la zostra naturalaf
fettione verfo lavirtà,la quale hauetefempre ama
ta in altrui, e defiata sn voisteſſo. Eſtato forza»
che lavofira mentegrauidadi moltafcienza, e col
ma dileggiadrifimi concetti, babbia partorito qual
che belliſsimo parto. E fiato neceſſario,chel'infi
nita cortefiavoſtrafi moštriancor verſoil nãcono
** «
- ** - fiuti,
: • • L'argute Lettere - - -

fiuti. Laquale s'è degnatapriuarfidelfuogiudiciò


ºn sì gran parte, perfarmitenere dal mondo tale,
quale ella mitiene, cioè qual'effer douerei, volendo
eßere degno dellagratia difpirito sì nobile, e fubli
me. Oſpiritogentile, il quale fenza diuinofpirite
non poteuifar`opra sì piena difpiriti, chefa ſpiritar
mi,e chi la leggerà,credo chefi ſpiriterà diftupefat
tione. E fiato forza, il mio cortefiſſimo Signor Fi
lippo, poi che le voſtrehonorate rimegli hanfatto
forza, che l'Autore di queſto conuitofi manifeſtaſti;
perche ivofiri leggiadriffimi Componimentiglihan
dato tanto ſplendore,chepuò ficuramente dallete
nebrevfcire alla luce. E non ha paura più di Ca
lunniatori,perche voi hauete fatto il riparo perfua
falute, e tale ch'iofpero a guifa di quadrato Dado di
non poter cader fe non in pie. Percioche mißuno
mi potrà mai tanto biafimare, quanto l'Eloquenza
voſtramihafaputo lodare nel fuo diuiniſſimo Pane
girieo, per il qualeioviuo,feviuo,e perme muoio,
fè muoio. E certamente questo conuito erafimile «
quellatauola d'Ariſtotele: nella quale non è dipin
to cofa alcuna,e poteua cantar l'vltimovalein cam
to sfigurato, fe l'immenfa cortefiavostra non l'ha
uefferiueftito delfko ingeniofiſsimo diftofo,e ab
bellitolo con le fue diuiniſsime Rime piene diamo
reuolezza; ornate divagheparole, e dipolita leg
giadria. Voi non hauete fatto, come molti hoggidì
fogliono, quali preſumendo eſſere (come colui dif:
·· · - Je )
. . . del Rao. . . . . 33
f)iBotegai dell'eloquenza,gli Areifanfani delle.
lingués i dell'Örtografia; e la ſtadërá
deltoftanefimo, leggono le altruifatithe, pertro
úar dellispini,örtiche, Lapolli, Cicute, e deglian
toppiĖ questitali hanno ingiuditio tanto lucentes
enveder profumatoschefe le tofénon fono di là
daprofumatijime,non glipiattionosefiretaaver
gogna di tonfermarſialparer d'altri, tenendosche
jă inditio d'huomo nelle dottrine prºfonda tener
nuoud vid. . . . v- - - '''", * -

mavoiſpiritoġentile,che hauetepercostume or
dinariamente digiudicar tuttele sofëtő occhio sofi
amoreuole,efincero,con amore con difþéttoston hát
manità nonconiniquità, conpuritànon con aituº
eia,confineerità non con doppiezza,conterità;nože
eon bugia,con lealtà, nón con ingannos eenbenius a
glienza,nonton odid,con amoreuolezzanoncita-,
Řezză conclementia,nontonfeuerità confucilitèt,
non con rigidezza;haueteletto questomistºvaizo,
ethauetevolutSárricchire ancora delle vostreeter.
mericchezze Macomeragioneuelmentemi/iafiata
grató così amoreuole 雛 , lastio imaginarlo dº
cia/tuno,cheviconoſcedisichiaro giuditio, ebenon
zingannate,disi raroingegno,che hon Poteteinen
sireifidolcenatura, thenom vpletelfingare, s
diffattafortuna,chenon vifa dimeſtieråper pro
prio intereſſe fingere l'animo vostrò ſotto alcuna.
fintione di affarenx sferiore · Priegº 您 *
‫ی‬R" --.--+
----

__ _ __. L'argute Lettere . . . -

rhequesto amore; c'ha potuto accecarocchioßvi-,


ue, pa potuto abbelliriella frozza, germagli in
voi defiderio fi grande,che fiaperpetuo, e in meilº
merito della vostra lode vi è maggiore. “Рассiaа.
Dio,tbe le par levestremi fienotantifþrödi arden i
tiffini in farmi vieno a quel fºgno,che voimipropos
nete. Finalmente priego Iddio,il quale ba congian
to in voi tante rare virtù a fine, che il mondo le co
поfttје per effempio, e conofcendo le imitaffe, vi.
doni longhezza, e proſperità di vita, acciochelon
amentefra nåt dimorando,con l'effempio dellavo
ſtrafantiffima vita ci ammaeſtriate, 29 aguifa dice,
lefterạggio ad huom, che per dubbiofò calle vaneg
gi, øverri,il diritto fentiero dellafelicità dimostra
te. E percbequesto cortefe vfficio tuttonaste dalla
bontà,e cortefiavoſtra,douerei ringratiaruene, cớ.
bauena diſegnato difarlo; ma conostendo dinon po
- ser con parole agguegliar lagrandezza della postra
cortefa, per non parerinette, e diminuire la buona
- opinionesche di megià hauete prefa, lafciarò questa
parte tutta algiuditio, e alla prudenzavostiraren
dendomiçerto, che hauendomi già giudicato degno
dell'amorvostiro,giudicarete ancora, ch'iofia gra
to,ericordeuole verfo quelli,che mifanno beneficio,
come hauete fatto voi ad abbellir le eofemie con le
vostre diuinijime Rime, quaifono ilvero condimen
to di questo conuito. Io voleuo con la prefente maº:
garui alcun Poema, ma fon Gato vngran 繫 ઢે
**** - išti
*
*** Del Rao : * - 33
distiracchiarmil'intelletto, qual dellidue Poeti dekº
bianel componer,come miaforta,eguifafeguire, ò ,
Homero,che ècieco,ò Vergilio; che ſegue levestigie
diHomero,efinalmente non mifon potuto rifoluere,
eper questo con la preſente nõ aſpettiateda me Poe,
ma alcuno. Cercherò di rifoluermi;fatanto Statefa--
mo, est amatemi al pari, che più altro al mondo non -
difio. Da Aleßandro Metropoli Città della Leucadia
fritta nelgiorno,chefferra. Agosto,nell'anno,que º
tondenti barba cadebat, -

* . .. . . .

• AL SIGNOR cESA RE RAo &


- il Bernia. - • • •
-

N obiliſſimo, e Vertuofiſſimo Signore. Selapi


ceuolezza di questa mafcheratica ſtagionemon;
mi haueffe aiutato ad ifuapolar l'ingombro, chemi:
premeua la mente, intenta a contemplarlafublimi
tà de concetti così leggiadramenteſpiegati nellevo
fire antilocaniche lettere, m'era tantopoſſibile apen.
farmi di farmi riposta, quanto à tentardi distlebare:
cốfºrza humanalaindigeſta,e confufiſma mbledet,
gran Padre caos. Chein vero il valorofiſſimo Ira
clis non fudò tanto nel Lernè alconflitto,quanto he:
nereifudato io, non ofiante queſto acutiffimofred-,
do, involer applicarpur vnaminima parte delstans,
mo, per riſpondere a lettereditantaeeeellenza, est
eccellenza . Percioebe confiderandofolamente la
*** E TP4
- L'argute Lettere , ,
#arauxefa delle parole vostre, mi par d'effere met
Gimnaſio Pritaneo.In ſomma haueua fatto deltapò
vn'hipocausto, fe quefiafantaſtagione non mi por=
geua. Apophtegmati Apocalipfi. Giace nel Regnò di
Napoli vnapennifolafertile,est amena,e produttri
te di felici ingegni, quanto che alcuná altraprouin
tiaalmondoneſia,chiamata Léucadia. Quiuifoprż
vna diletteuoliſsima collina participante del piano
è poſtavna Città molto amena, egratioſaper la bon
tà dell'aria,per la vicinanza del Mare,eper láferti
lità del terreno,ripiena di Pellegrini ingegni, di leg
giadre dónne,fuperba di palaggi,e di giardini molto
allegra,eriguardeuole, chiamäta Alejano, capo di
quelpaefe; preſſo alla quale nouamente perforzadi
Terremotto formidabiliſsimo, s'è4perto vn ſpeco
profondo tanto, chepenetraperdritta linea finallå
gran città di Dite. . . . - *
Quindifonofaliti all'Hemiſpero noſtro; Orneo,
Etheone, Nitteo, & Alaftore, i qualida. Autume
donte faranno fra pochi giorni condottiquì doue è
già giontovn’Hippodomo d'Apollo,Cino, Piroo; &*
Ebo, edomani giungeranno Phlegome,e'l compagnös
i quali cidarāno vno ſpettacolomarauiglioſo in far
pruouadella lor velocità, questiofarà il principio di
alcune naftherateinaudites ch'io apparecchio, con
nuoue,epellegrine måniere d'habiti,de quali vimã
do sota. Quattro (amifcie di Venerefatte permani
d'Arannes le quali ſolotatiu leuano ogni timidità
---- det
‫ سی هم ۔‬- * * ‫سے‬ .-- - - -‫ ت‬- .Del
Ras . . ;34
da teneripetti delle nouellespoſè. Cinque mantel-,
loniall'antica foggia e Atheniefe, teffutiafentenze
Diogeniche congii orli, che moſtrano quelplanto hº
minem. Vna vefiàfatta da. Antiftene Sibarita, nel
la qualefono ariccamo di chiarofcuro tutti i Deide
gentili.Vnafalce del Dio degli horti, che ha virtù
molto aperitiua, prouoca l'vrina, efenza leſione at
trahe materie matricali: Vn Manto di Agamemno
ne,nel quale perforza di proſpettiua di bafforilieua
fivede tutta laguerra delle Rahe,e de Toppi deferit
tada Homero. La Hopiſtochrepide della Dea Cuni
na, teßata difottiliffimi, e biondiſsimipeli, che odo-
rata per la acutezza fa fternutare tre giorni, ë tre
xotte . - -

Cinque cappe con capuzzida Sacerdote di Läme


ca; the cinque s'allargano, e refiringono fecondo il
doffo di chile porta,tofararißimasemalto deſidera
bile in certe cofenaturali. Vnoſtrofio della madre di
Euandro,che aſciuga,e refiringe lepiagbe, coſaper
tiò molto opportuna. Cinque hàbitidi color ceruleo,
vndi Nereo, vn di Protheo, yn di Phorba, vn di
Glauco,eſ un di Melicerta,tuttiteffuti di Alganè,ne
i qualifi vede intagliata, aftarpelio ogniførte dipe
Jce del Mare mediterraneo, fpecialmente l'Orcade
ferittà dà Luciano nelle fue vere narrationi. Due
robbe tidiane dellapietofißima Dea Anaitis-profis
- mata d'odortantopenetratiuo, che rifueglia, e com
woue mirabilmente gli appetiti
- -
భ° ಳ್.
3 сӧла
: Z’argute Lèttere
eonfortalemembrabomogenee. Le Armature con
tuttiifioipezzi d'Eaco,e di Radamanto impenetra
bili di qualonquealtra cofa, eccetto dall'vrina delle
?Muſe. Vna?Muletta della Razza di quella d'Auicem
na, la quale con destrezza mirabile sà mettere fer
uitiali. Vno ſpecchio di Medufa, il qualefa parer di
barba biondachiunquein effo.fi/pecchia. La fiftola
muſicale di Dio Pan: la quale ha forza di rifoluere
øgni materiaflatuofa, e farlafonoriſsimamentein
tonare da chi l'aſcoltavn (anon in Diateſferon del
quinto, efeſto teno. Le Sambuche di Nabuchodono
forre, che fonate al vento.Auftrale conturbano la
natura. On Crotolo s Arcadio, e la Piua di Marfia
Frigio congiunte inſieme,che con la dolcezza dellor
fuono dilatanoi Muftolicon foauità non vera. Vn
Clepifandro.vno Sindafpo,vn'Epigonio,& vn’Hip
poſpadio,i qualiin tutti i corpipigri generano agili
tà, e deſtrezza Clinopalica. Il liuto di ſopa Crinito
confettantacinque corde, che chile fentefonar non
è fordo,e mangia con appetito incredibile.Vn7Madri
gal Cromatico di Minerua,fatto in Muſica Ipolidia,
Ø a note verdi, cantato alla menfa di Gioue, doue
„Apollo fece il contr’alto, Mercurioiltenore, Gani
mede ilfoprano,e Bacco ilbaffo. . . . . . . . . À
Vna canzone Napoletana in muſica Phrigia, a
note Cremefine, cantata in vna mafiberata fatta
l'atro hieri da Giunone per Cerere, Kenere,e Diana.
Aſpetto di più il Carro di Bericintia frafachigier
* * *' » 4, * fjl 3
* Del Rao: . 3
ini,tofitoi Lioni,& vn'habito da facerdote venereo?
per feruirmene nella Clinopale. Oltre a ciò alcu
ne Toghe Grammaticali, d'Afclepiade, Anazar
beo,di Dicearto Lacedemonio, di Niccocate „Athe
niefe,e di Nicandro Colofonio, lequali fono- ordite
tutte diſtucco, e miniate d'azuro oltramarino. -
Convna di quelle indolfo mi da l'animo di fostenere
publicamentelefottofcritte Concluſioni, alle quali
svinnito perlo Venerdì, che precede il nofiro Car
-nouale, Prima.
* ** che l'oppenion di Socrate nella Rep. di Platone
dell'accomunarlemogli,emiglior di quella d'Arist.
s cioè manco cattiua, :
Che madonna Laura tanto amata dal Petrarca
hebbe modi,i cofiumidi Montanara, contra l'eſpo
fitore di elfo Petrarca. . . . .
Chevna donnatanto è più bella,quanto ha più
longo il nafo. - ** ----

s Vtrumfia meglio ahar la magra,o lagraffa. :


· Vtrũi galāt’huomini poſſano amar le fantefche.
Vtrumle?Moglie,c'hanno Maritigelofi debbano
hauerpatienza. -

Che le donne douerebbono richiederegl'huomini


- d'amorescontra la rea, e maluagia confuetudine.
· Che le donne quantunquela loronaturafia assif
fimaalriceuere,fono però più liberali, e larghe de
gli Huomini,contra Euftratio,che le chiama auare,
º firette. ---- i elſ
-
- * * *

· · # 3 che
L'argute Lettere
, che la definitian data dal Burchielle tdanne -

quando diffe. . . . . ., .
|- e Amor è va traftullo,
(hemettein campo nero faua refft,
* - e cauail dolcemel dalle dur'olfa.
Emiglior definition di quella dataglida Płatone .
Così vedete,Signar mio, c'hauema agio, e mode
difpendere queſto tempo vertuoſamente,cirallegra
"mente,fenza difagiargli amici.Onderendendouigre
tie infinite delle proferte cortef fattemi dalla gen
tilezza »ostra, con mille hacciomani vifascio vna
inchinata longha treparafanghe. Ba Firenze : nel
meſe Gamalione, l'annoprimo dello sfriſamento di
Tafhuino.

OR, ArioNE IN LODE


dell'Ignoranza.
Vbbar la Mazza ad Hercole, la Saettee Gio
ue,mifurar l'immenfo,annauerar finfinito,fừ
fempre riputato cofa impoſſibile . Così a voler ie
dalvoſtro animo fuellerevna inuecchiata openione»
eớinferiruenevn'altra contraria,parràforfe amol
ti non pur cofa malageuole, maimpoſſibile a fare -
Imperoche chi potrà mai credere,ch'io con lapura,e
mera forza del direpoffa eftinguere il defiderio ,
dell'immortalità,l'appetito di gloria,il defio di fa-
pere,ch'è fiato in ogni tempo acceſo nelle fuegliate
mentivostre ? &infiammarui nell'amor dell'igno
~ .. 3 e » ranxa?
- Del Rao, #6
ranza?Poichefete inuecchiatinelle ſcienze, c'has
wetefatto l'habito nelle dottrine,potrete mai acco
modargli orecchi ad vdir dell'Ignoräzale lodiÈVoi
-
in cui tutte le rare virtù gioistono, e delle helle arti
la moltafcienza, criſperienza riſplendono, come
otretevolentieripatire , che damefia predicata »
ø efaltata l'ignoranza?foggetto certamente, di
cui nome folo, e la voceifteffa mi vi fa parer'odio
fo. Sò che molti nel primo incontro offifºlamite
daqueſto vocabolo ignoranza, diranno ch'io molta.
'ignorante ignorantemente d'ignoranza parla,crin
vece d'afcoltarmi, e mirarmi humanamente,da me
leuaranno gli occhiad altraparte ; egli animisele
menti loro alienaranno in tutto dalle parole mie »
?Mavi priego , benignifimi Aſcoltanti, che non
vogliate così toſto del titolo giudicare,feprimanon
bauete bene confiderato tutta la continenzadelfog
getto. Percheioſpero taicofe porgerui,e taifen
tenze ſpiegarui,che daquellepoi addolciti, ø allet
tati ageuolmente vi diſponerete aprestarmivdiễza
grata . Ma prima d'ogni altra cofa bumilmente
vi priego, che al fuono di questo nome Ignoranza
non viturbiate, cheio non dubito poterui chiara
mente prouare , che dell'ignoranza il ſignificato
won fia coſa maluagia , mè trifia . E non dubita
ancor farui vedere, che altro non è ignoranza ;
che cofa buona , e lodeuole, e con la virtù con
giunta. Et vltimamentefperofarui chiaramente
E 4 intea:
** -- L'argute Lettere 1 -
intendere, che ignoranza è vna ſomma,e diuina fa
pienza. Ilfedet Secretario della Natura „Ariſto
sele trai tre principiſ primi naturali, la priuatione
principalmente annouera, la quale è tanto alla na
turale generatione neceſsarta,chefenza eßa non può
la Madre Natura produrregrā cef,e nuoue,in che
ella ci moſtraffeil ſuo mirabil magiſtero. Quindif
può comprendere di quanta importanza fia lapri
uatione,fotto il cui nome vien compreſo l'ignoran
za,conciofia che ignoranza altro nonfia che priua
tione di fapere. La onde ne fegue , che #соте
quella priuatione a principio primo della generatio
me tanto delle belle cofe , quanto delle brutte,così
quefia priuatione » che l'iſteſſa ignoranza è primo
principio di ſapere,est intēdere tanto il bene, quan
toilmale, chefe quella priuatione, come principio
primo, nonè coſa mala, parimente queſta noſtra
priuatione, inquanto ellafia primo principio difa
pere, ehefiacofamalungia e trifia,non fi può ragio
neuolmente dire - Efi come vn pezzo di (reta d'o
gniforma prino, atto però perfua natura à riceue
re qualfi vogliaforma,non figlipotrebbe opporre,
chefoße cofanè bella, nè brutta , nè che foffe (in
quanto ereta) coſa mala. Così øn’animo ſemplice;
d'ognifaper priuo, ma perfua natura capace di qual
fi vogliacofa, non fi può veramente dire,quell'ani
moefferepiù di queſta,che di quella cofaignorante»
sèche fiainļquanto animo coſa malungia e trifia -
- ž. . . . 4 å * Però *
,, , : , bel Rao : · 43
Però ben diße Arifiotele, che l'anima nofira è tớš
me vna tauçla rafa ; heila quale non è dipinto coft
alcuna; cioè che nella fua creatione ignorante, perº
che non sà nề bene,ne male, maatta per fuanatura
ad apparare ºgni coſa, chefe l'infºgnaffe. La onde
parmi poterfi chiaramente raccogliereiche ignoran
za non fia cofa mala: Tercicche elia è principio, e
via dipoter il bene e'l male intendere. E non al
trimente per l'gnoranza defideriamo la fienza,che
fi defideri la materia mediante la priuatione veftirfi
egoderfi dellafirma : Percicche cotale priuatione
à intendere fonogyn'incitamento , e quafi
vno acuto
ftimolo divoler fapere. E di fopra habbiamo det
to, che cotale priuatione è l'išteffa ignorāza. Egli è
dunque ignoräzavn põgēte ſpronë divoler fapere;
Il chę non è cost trišta, anzi buona, e di molti buo
ni effetti cagione : Non fapete voi quel belliffime
detto d'Aristotele,che perignorânte, & ammirare
cominciarono i Filoſofi å filofofare?ciò è che វ្យែ
dellefcienze, conoſcendoſi priui, & ignoranti di
quelle;diuếnero amatori della fapienza: Mapotreb
be alcun di voidire,fe noiti concediamo, che priua
tione difapere ilmale cofa buonafid; necestario dun
que fia,che tu non nieghische l'ignoranza, come pri
uatione di fapere il bene,fia cofa mala; percioche i
contrarije' medeſimi ordini, e regolefra loro offer
uano. Iofpero mostrarui, benignifimi. Auditoris
| (ſe voi, come infin quì hanetefatto, dirascorrelé
|- %46
-
‫سید‬ - ۰۰ --------- L'argute Lettere
*#: ºlevidºgnerete) cheancortignoranzato:
znepriuatione di ſapere il bene, cofabuona, elode
zsole fia. Facciamo ប៊្រុ vn brieue difeor
fº/Pralestienze le quai quaſi tuttigli baominija
nºdºn certº defodi ſaperleacceſ', inguiſache
f:lºr:#fferebenricchi, efeliei, stáiquèlédifi
醬:shintrinſichiervltimiſegretiintenderepa
-ſt||6704 - , - - - - - -

4'eßerevn perfetto Oratore, tal quale da M.T.


vien deſcritto,
-

擔 dubbigegli è impoſſibile, per


lequestinfinite qualità che ſegli ricercano, żeffre
|
cattikºa egºfo, neglioè non eſfère, taondé più
*fileestèlastarfidiquellarteỡratoriaignorante,
εθεί κανεάξεferecotanto/aputo, τoποίοβαςbς
1"Ε"εεείαροπέαρεompagnata on νήagηση
bºntà laqual dirado negli huominist vede, è in
*erº:ºn aediocrementenociua; perche (comedi
seuai padre della Romana facondia) l'Eloquenza
****nº dvºribaldo emaligno,ėſimileadwnafþă
dain mano d'un furioſo; epazzo, Eperciò da Ro
"furºnºpiavoltei Rettori eglioratoristaccò:
tšegºlegge chenon maipotestero habitarui. Giu
:*èi:iain Platone, che dallafia Repuplicadouer
strºgliºratoriinstemecon Bufoni, efragicieſ:
**gettatiflora,comegente pernicioſa,inutile,vite,
$fames pestifera, cheanmorbaper tutto, oneell:
Étruowa. Socrateparimentefapientifimo ditutti
šGrecigiudicà, chênifan Rethore doueffe,
* {6||ę
. . . . Del Rao. 38
creffebauer grato in alcuna bene ordinata Republi
ca. Non fono gli Oratori quelli,che con lelor belle
figure, ornate locutioni, dolci colori, ricchi nume
ri, ſplendide metafore, fielte parole, ci perfuadeno
il falfoètiraneghiano il nofiro animoềe come firene,
colſuo dolce dire s’ingannano.
L'eßer Poeta mõè altro di effere vn’huoma va
mo,buggiardo, adulatore,e ſpiritato, che quando è
gonfio di quel furor poetico, eſce fuordiſë, e dice
delle cofe strauaganti,come à dire, che l'«Arcoba
leno beua, che’l fol fi corchi nel mare, che le stelle
eaggiano dal Cielo,che la terra fugga da nauiganti,
chela Lunafia adombrata d'vn faſcio diſpini,efimil
pazzie, oper dir meglio yn Poeta, ecome un Giar
diniere,chefempre egli ha in boccafiori, e fronde,
acque chiare,efresthe, marciß, rofe, e viole . Ma
del fue giardino frutto alcuno non prende egli gia
mai. Ɛſpeſſo ancor fi tramutain vn fallito Gioi
gliere,chefouente trattadi Coralli,Hiacinti, Chri
fialli,Topaci, Rubini, e Diamanti . Madiquelli
alcuno in dito mainon fi vede . Però pazza, e
vanaquell'arte, donde non mai, oben dirado fico
glie frutto alcuno. Per tanto meglio e non fapere
quell'e-Arte Poetica,eviuerfano,che fapendola di
uenirpazzo,efpiritato.
La Loica centanti fuoifilogiſmi cifà infolenti,
contentiofi,e dellaverità auuiluppatori.Equesti Loi
ci concertiintrichidiparole altrononfanno tutto il
- _> - ---------------------------- - 4is
|

- L'argute Lettere
di,che cercar diturar la bocca alle perfone. Efbno
fempre dietro a certi pontigli, che appenafi ſcorgo
no,ó a certe fottigliezze, chefi/cauezzanofecon
do la fecea,štitica,tifica lor fefifieria. :
. . L'Arithmetica e vn'arte , nella quale ffonda
no,e s'appoggiano le compagnie degli yfirrari, e la
moltitudine de falfi,e buggiardi Merchanti, i quali
mentre vanno tutto'l dì i contifacendo,fpefofallif
cono. Però ben diceua Platone l'Arithmetica effe
rede mali ſpiriti inuentione.E Ligurgo ordinò, che
dalla Républica fi rimoueße, ê totalměte fi leuaffe.
La Geometria fagli huomini aftratti inguifa,che
effi non fi ricordano fè viui o mortifieno;paiono pro
priamente infenſati:come auuenne ad Archimede,
ilqualementre ſtaua intento, e congli occhiff is
terra e diffegnar certefigure di Geometria,fu amaz
zato da vn Soldato di Marcello,che nāfe n'accorſe
Finalmente tutti i Geometri con quei ſuoi triangoli
tondi,eforme quadre,come col modo gordiano, fi
auuilupano il ceruello di maniera, che è forza, che
farnetichino.Ɛqual intrico e maggior di quella lor
quadratura del Circolo?la quale da che egli è il mo
do fu cercata fempre,e trouata non l'hanno giamai.
Lamuficame fa effeminati,lafciuise molli,e di ciò
merende teſtimonianza Ouidioquando diffe, º
Eneruant animos cythare,cantnsq;lireq.
-: Et vor, & numeris brachia motafuis : -

- Nºn fono infenfatigli. Afirologbi ?i quali ve


« » - * gliono-
*T
* * c.
|- - - Del Rao: 39
gliono fenfalatamentemostrare quelle cofe,che non
caddero maiſubfenfu?calcolandolanatiuità di que
fio,e di quello,vogliono predire le cofe future, delle.
quali non è determinata verità, ne anoi mortalicon
uiene cercarle,meſaperle.Egli Aftrologifi fono ima
ginatitāto vario numero di Cieli,e le mifure di quel
li,tanti circoli,tanti mouimentifra loro contrari,gli
Epicicli,le Retrogradationi, le Trepidationi, e tan
te altre fauolofe inuentioni, evane contemplationi
le quali paffano tanto oltreifenfi nostri, chementre
và l'huomo i mouimenti de Cieli, leftelle fiffamen
te mirando, fpefjo auuiene, che in qualche ofeura
foffa di lordure piena egli cade, e trabocca. Terciò
fu.Anafimandro da la ferua fua ragioneuolmente
riprefo, perche egli le cofe celestiali fapere,e vede
repreſimeua, ma quello che dinanzi a piedi haueua
egli non feorgeua. Agoſtino nel fecondo librofopra
il Genefidice questeformate parole. Quandogli A
firologi predicono qualchecofavera,debbiamo dire,
che la prediconoper instintooccoltiſsimo de Demo
ni, ilquale infiinto patifano!lementi humane, che
non fenauuedono,enandimenoprocededall'opera
tione delliſpiritiimmondi,efedutori, peringannare
gli huomini,effendo permeffò da Dio, che precono
fchino certe cofevere qualche volta. Epoi conchiu
de, edice. Per la qualcofailbuon Christiano fidee
guardare dalla compagnia diqueſtimathematici, o
z dienttiqueischeiomeempäfeguono l'arte diuina
Î97 #43
- 1 argute Lettere
toria, emaſſime di quelli, chequalche voltaprestº
cono il vero,accioche non entrinellaccio della com
pagnia de Demoni,daloro fottiliſſimamenteingan=
nato. Bafilio ſopra il Genefi dice quest'arte effere
vna occupatiſſima vanità, è Ambrogio dice,che el
la è inutile, & impoſſibile. Chriſoftomo la chiamá
vana falfa,e ridicola. Originė mostrath’è vana, e
perniciofa. Qui potrei addur molti luoghi facri, do
uequesti diuinatorijono biafimati, mabafterà alle
garne vno, perche quando la ferittura non li repro
baffe fenonin vn luogò, farebbebaſtante, perche
vna parolafola di Dio è dimaggior auttorità, chetut
ti i libri del mondo : Volendo donque Efaiain per
fona di Dio riprobar l'Idolatria, tra l'altre ragioni
ch'eglifa qüeſta è la principale; CHE queifuoi idoli
non fons iddio,perche non pofono annonciare le co
fefuture;nelle quai parolevol dimostrare, che'l pre
uederele cofe future è proprietà di Dio, e che niuno
le può preuedere ſenza ſpeciale illuminatione diui
na . Per ragione ancora fondatafpralaferitturafi
inoſtraqueſtas Astrologiaeffervåna, efalfasperche
tengono i facri Theologi,chei Demonihanno làfrien
za delle cofenaturali perfettamente, la quale per
effere aloro naturale, nonèin loro mancata per lo
peccato. E però conofconofenza difficultà l'ordine
de Ĉieli, e la podeſtà loro quanto fi eftende, e veg
gono il corfo de pianeti, e le lor tongiontioni. Se
donque pertestelle, per le costellationi celesti fi
ջ0
- - - - - - . Del Rao: , , , Hō'
þörestro conoſcerele cofe future,bäuendo ಓಫಿ dels
lecoſtellationi ſenza càlcolo,ồ*Afirolabio grandif.
fima cognitionese certezza certamentei Demonipà
triano
ueſe aágeúolmenteconoſcere
venire: „, , , , , , tutto |-
quello, che has ‫الﻢر‬

màquestoèfalſiedallafritturäjarrareprobas
to, (come babbiamo dimoširato di fopra) dicenda
fddio a Pagàni, Đite avofiri iddij (che erano Dema
hibábitantineğli idoli) chepreňoncino leeoffuta
rese noi diremo chefonoteramentełdj, quaſi dicens
do,non lefanno;nelopoffono predire. Quanto mag
giormente donquegli Aſtrologischefono huominisé
comunalmenteiġhörähti, etiandio dellefienze, che
poßono gli hüominifapere, non potranno perlejtels
le conoſcerele cofe future. E fegli Angioli, e beatì
áncora (come feriuonoiJacri Theologi) non cono
fonolecofe future,fenon quanto è föro fiuelátodł
Dioscome levogliono ſapere liftolti,emiferi,Afro
logi?“Pazza è donquela Sapienza ditairoſe, mali:
': è vera ſapienza;&º á Diograta. Però noià
granmeräuigliafè Domitiano Imperatore da Kea
mai Matematici facciaffe., , , ,
Équiancorá, che filoſòfifichiamano, i hääli
tutto'ldis'aggirano, e s'ammazzano tutta viä a di
fputår deltempo chensnfipuòjapere,perchevelo:
tiſſimamente corrementre Jiparla: del Waruno chè
honfitrouảşeripugnaalla Natura, e dell'infinito;
ebenonji può comprendere: Edellä Materia primas
· ··· · - - - laĝuale,
* , L'argute Lettere - -

}aqualeper efferevna coſain potentia nonmaive


duta, quanto più filambiccano il ceruello per сопо
fterla, tanto meno la conofono. E per questo alla
fine impazzifºwo, fi inalberano, evanno ignudi.
Non è egli aonque queſtalor ſcienzavana,epazza?
T\gn è donque l'ignoranza di tai cofe lodeuole, e di
företa? Eccoui dende naſce l'arroganza, eccout don
de naſce l'ambitione, eccouidonde quella follecita,
് '! curiofitade, e quella tan taalterezza, e
fuperbia procede. Le quali cofe non da altra radi
cenaſcono, che dalanolta, efouerchia fcienza, e
dal voler troppo intendere, e fapere. Terciò il fi
gliuol d'Iddio Saluatornoftroper fuoi diſcepoli elet
zi primieramente dale retitolfe Giouanni, e Pietro
huomini baji, & ignoranti, ma femplici, fedeli, e
dibuonijima mente. E certamente chiunqueigno
rante fi conofce,vedretelo humile, riuerente, reale,
fedele,humano,conuerſatiuo, lieto, giocondo, buon
compagno, graffò, robicondo, ben compleſſionato,
convnvolto di quintadecima, perche non ſtaabif.
çhizzarcon monna Minerua, la quale fainalbera
ze le perfone, e perder la fofianza per l'accidente.
{Quindi fi può vedere quellafecondaparte della fecõ
da propofitioneefferveriffim a,cioè che l'ignoranza
鄒apere
congiunta con la virtù, quando cheilzer voler
fe non quello che ciappartiene, e quello che
neceſſariofia, non daaltro procede; fe nondalla mo
destia,la quale èvna delle virtù mortali. Cheferano
*-º--:- conoſce,
Del Rgo , 4 г.
conofce, & antiuede, belfaper queſta o quell'altri
cofa apportarelilpolja danno o nocumento, oristia
di qualche gran male , eperciòfi stia di cotale cofa
ignorante,cotale ignoranza procede da buona pru
denza.Chidonque potra dire con la virtù non effe
re congiuntal'ignoranzaểquando che chiunque ca
- nofee feco hauer l'ignoranza, egli è per l'ordinario
vergognoſo,riſpettiuo,modeſto giusto,reale, e ſen
za ambitione · Onde per il contrario vederete
tutti i letteratti mešti,adalorati,tificuzzi, fratidi,
- catarrofi,fmorti, dºna difficile, evitiofă natura,
pieni d'alterezza colmi d'orgoglio,fprezzatori dei
- le dolci conuerſationi,nemici capitali delle Donne,
chefono però(quando buone fi ritrouano) l'honore
- e lagioia del mondo,glorioffiſpettof; lunatici,
* buggiardigoffisinetti; e cauati da libri, fono come
il peſčetratto dall'acqua,arroganti,ſuperbi, & in
folenti. E che ciòfia vero, diſcorrete per le condi
- tioni degli huomini letterati. Vedrete quel gramr
i matico Pedante,chementre egli infºgna a fuoi diſce
rpoli ilfar latinipergli attiui,e paßiui tanto in ciò
- fi perſuade,efcompiace,che glipare ogn'altraper
- fonanon valer più oltre,chevn zero.Vedrete quell'
s. altro Oratore,ouer (icalone, che ardiffe con la fua
e cicaleria gli huomini a quella parte voltare, che più
– gli piace, et infignorirfí dell'altrui vogl e.ond'egli
– nevà altiero inguifa,chegli pare,che ogn'altra per
e ſonagli debba cedere,tenendo
- ... ,
ಜ್ಯ!! శి rťf6?
L’argute Lettere
drete quel Dottor Legiſta, perche egli sà allegari
paragrafi con mille falfe cautelesgirfene gonfioapaf
filenti,e tardi,e voler perciò ne' conuitii primi luo
ghisſenzaverun riguardo di qualfi vogliaperſona:
chebifogna più oltregire allegando effempi ? Chi è
di voi,che non fappia quello Filofofovno de'fettefa
uidella Grecia effer fiato tanto arrogante, e fuper
bo, che non folamente non volle mouerfi falutato
da quel?Magno e Alefjandro,ma hebbe ardire di dar
glilicenza,e cacciarlo, perche non gli fieffe dinanzi
facendogli ombra, est impedendoli i raggi del Sole.
Vedete che rufiica difforteffa, vedete che infolita
arroganza. Ma che dirò io dell'arroganza di Plato
ne?ilqualefcriuendo a Dionifio Re di Sicilia, come
fe ad vmfuo famiglio parlaffe, taiparolegliferiue -
Se le cofe noſtre ti piacciono, ò Dionifio, tu ci dei
grandemente honorare. E fetu prima comincierai
ad honorar me, parrà che tu honori la Filoſofia. Il
cheate principalmente verrà apartorire gloria, co
me amatore di fapienza.Mafeio honorerò te, parrà
ch'io stimi, e feguiti le ricchezze. E per dirloti in
fomma. Honorando tume, adamendua farà hono
re,honorando io tead amendue farà infamia. Totrei
quì ramentarui di molti altri fapienti la medefima
prefuntione, e l'ifteffa beſtialità. Ma troppo longe
farei afcorrereperli diffetti, e peccati loro, che fo
no infiniti . La onde Licinio Imperatore ragione
wolmente quei fati perſeguitò. Il medeſimo fece
- - - - * Pa
Del Rao. : 42)
Valentiano Imperatore. Per il cuieſfèmpio credos
che alcuni Signoride tempi moštrihabbiano in ſpreg
gio,eº aftomaco questi huominifaputi.Onde effi con
l'ignoranza caramente s'abbracciano.Il che non par
loro plebeio ornamento delle lor Diademc, Percio
che colmezo della loro,e della altruiignoranzaven
gono negli altri feggia federe. Quindi nafte, che
quei,cbefono datali Prencipiin altogrado pofii con
molte, ó ampiefacultà,fono per la maggiorparte,
nonfolamente ignorantisma ignorantiſſimi, estanco
(con vofira licenza dirò) stupidißimi capocchi.Ha
veduto Prencipilafciar da canto come beſtie huomi
miletteratifiimiper diuifar con ignoranti, Ho fimil
mente veduto moltiSignorisi quali ad ignoranti, e
Buffoni larghifnimi dont facendo, lafºiauanfi doppo
lefpalle feruidori vecchiaffettionati, epermetten
doliquafich'io non dice/si languire perfame. Siaº
no benedetti i pecuniof Genouefi, i quali, perchefö*
nofepoltinella ignoranza,di danari ancora fifepel
lifcono. Equantife ne fono vedutiin ognietà, che
folo per far l'ignorante, fi fono liberati dainfiniti
danni. Efe foffero stati ignerantida douero, pen
fate quel c'hauerebbono fatto, poiche folo il fimá.
larlo può estere cagione ditanti beni. Quanti fe
ne fono vedutiandar affolti de commefri furti, eớ*
da crudeli homicidi , per effere tenuti ignoran
ti •
EvoiGiouania Amantischefinaniate, elanguite
F 2 per
_: _. . . L'argute ſettere . . . . . . .
Feramordi bame, e vaghi fiete venuti díbiondė
Trecie, o divermiglie Guancie, quando volete met
serela Diadema del Montonesàlcapo de congiuga- º
ti, altro mezzo nonfitroua più iſpediente,comefar
l'ignorante. Vna Donna ignorantella, ø affaipià
amoreuole,emaneggieuole, che queſtefnuie sibilles
dequali piene di fuperbia, 6 arroganza reputano
ogni cofa indegna di loro, e l'hanno a fchiffoje pare
che colnafo fempre fentano qualche cattiuo odore
žłor'attendete ancor di gratia queſt'alora confide
ratione, la qualeſenza feropolo alcunovi mofirerà
l'vtilità dell'ignoranza. Qual'huomo è,aeuinon pa
ia, che l'effere molto intrinfico, e famigliare con i
Prencipi non fia vna buona eofa ? E nondimeno
veggiamo,chemolte voltecotantafamigliarità,e co
tantofaper hafatto altrui molto danno, e noia; in
guifache molti non vorrebbono hauer faputi tanti
fecreti. Perche alcuni, per hauereriuelatii fecreti
de Prencipi, furone in prigion dura, ø oftara car
cerati,epoſcia acerkiſfimamente puniti. Le medefi
me calamitàfono ancora a quegli auuenute;lehepa
lefarlinon vollerogiamai. chefe quei fegretarij,e
famigliarifoſfero ftati di taifegreti ignoranti, certo
è che eglinoin tai miferie, e calamità caduti non fa
rebbome. Però dubbio veruno non è, che più ficura
sofa è l'ignoranza, che il totanto fapere. Crederà
io esterci chi dubiti, che la ſcienza non fia inuentione
del Demonio, poiche Demonio vuol dire fiente ?
v , e . - - Non
, Del Rao: ... , 45
Ninteggiamonoi,cheegli promiſe altrºppº ered:
iºmánmola ſcienza del bene, e delmales ſe vºie
maaſſaggiare del pomo, che bio glihaneuaprobibir
so? Kastrmapur Platone: chevn malignº ſpiritºs
detto per nome Teuda,fuſjedella/cienzainmentºres
aondéiocredo nasta,chegli huomini dortifianºfen
premaligni, inuidiofi, feditiofi, & l'vn cerchifom
mergere, ø osturar la gloria dell'altro, ſempre ar:
rabiati, infidiofi, vindicatori, fenon con l'armi
almeno confatirebeštiali, con Diſtici mordaci, com
zambici crudeli, e con furiofi Epigrammi. Qualon:
que dubita, che rea cofa men fieno lettere, dicam:
per cortesta, ſefuſero buonei Prentipi !offrirebbo
na d'hauerne tanta carefiia? Noi fappiamo pure»
comefono curioſi inuestigatori delle cofe bноте, Ge
doio certo,poichela robba,elfanguetoglionºfiſief
fo apoueri Daffalli,così gli torrebbono anco le lette
re, feconofceßero,che digiouamentosò di dilettatiºr
ne alcuna foſfero. . . ; ': „ a
ma volete voimegliovedere quantobºggidifi:
no perciaſcuno luogoſcherniti?diquìlopotete conf:
defareiche quando alcuno latinamente parlasſegli
dàfubito del Pedante Perla calamità, chefeco por
tanolelettere,i Letterati non trouanone da Prensi:
pi,nedasignorichi dialorfuoco alcerchiº:però li
vedretequafi tuttimendici,accigliati, malencºnieis
foggetti distiagure,e berfagli d'affiitioni.Vedete("i
۰ ‫)ماد‬... ‫ﻭ‬. - * 3 :214
, , z'argute Lettere .
Magistrato. Parimente di • Anagora · Quel di
• Talete abe morì difete. Zenonefu ammazzato per
comm indamento di Falaride Filofofo. exfnafarco
«con varij tormenti fù per voler di Nicrocreonte
fpento. Archimede Filofofo,e Matematico fingola
are fàvcciſo da Soldati di Marcello. Pitagoracon
feßanta deſcepolifu ammazzato. Platone fu vendu
-toperifchiauo da Dionigi per ricompenſa delle fue
fatiche. Anacarfi morì dimorte repentina. Dio
doro crepò di cordoglio, pernon hauerfaputofeio
gliere vnaquestione da Sulbone Filofofopreposta
gli Ariſtotele,poiche perduto hebbe il fauore di 4
deſfandro,effendo in calcide,s'affogò nel fiume Eurip
po. Califiene fuo diftepolofu gettato fuori delle fe
mestre. A Marco Tulliofà mozzo il capo,tagliate le
mani,tratta la lingua: maprimafu bandito,fpiana
tala caſaeviddelafiglia,laquale amò piu che'l cuor
fuo dauanti a gli occhi giacerfi morta. Viddela mo
glie Terentia, della qualegià tanto fi fidò , nelle
braccia del fuo auuerfarto. Muerroe, che fece il
gran cõmento,fu fattofcoppiare con vna ruota su'l
petto. Ad Algazele cafcò la goccia. Giouan Scot
te leggendo in Inghilterrada vna fubito cöfpiratie
ne de Scolarifu co'Temperatoi ammazzato. Molti
altri effempi potrei quì addurui,maper non ampliar
troppo la mia Oratione per horalafciaregli fotto il
velo delfilentio. E maffimamente s'aggionger vi
*volefi
4 :T
la diſgratia
‫مهس‬.議,
di quei,che vanno mendicando il
|- ** pane
* v
- Del Rao.
pane d'vfeieint ſcio de quali hoggi infinito è il nu:
mero · Valerio Publicola , Menenio e Agrippa a
elgiuſtifimo „Aristide per la moltapouertà furono,
- morendo,dal publico fepelliti. Nellefianze di Epa
minonda Tebano folovnoſtidione doppo tante vitto
rie,edopò tante ſpoglie ritrouosfi, Finalmente gli
huomini letterati femprefono fiati, efono ilberfa
glio d'ogni ſciagura,doue la fiera Fortuna fuol drix
Kareifuoi colpi. Deh quanta pietà mi viene al cuo
re,quando odo, che qualche gentil/pirito fi dà alle
LETTERÉ : Quanto mi rincreffe , ch’il Rouelli
mio amiciſsimo per l'amorchemeritamente glipor
to, ne fia tanto feruente amatore . Come misà
male che'l gentiliſsimº Signor G1 o RG IR 1 VJ4
vi Jia fitto infino a gli occhi · Deh come ancora
fortementerni rincreste, che'l vertu fisſimo Signor
„Aleffandro Farra, detto il Difiofo, non fene fap
pia mai/picrare, & quantomi diſpiace che'l corte
Jisſimo Signor Giouan Donato Cittadini habbia
deliberato inuecchiarui confumarfi tutto,finalmen
temoriruiềoquantofanno male cofioro afèhicche
rare, eớimbrattare la tauolaraſa d'º-fristotele.
O Dioperche non fifavn general decreto,che fifer
rino l'Academie,fithiudano le Scole, fibrufeino i
Libri, fi mandino in Galera tutti i Librai, & i
*Pedanti a fuon di corno, ffaccino dalle Città è
O Dioperche nõfifavngeneraldecreto,chechipar
ladilettere,farigidamētepunito, e qualõque tocca
* 4 Per
:' :- L'argute Iếttere |

per leggere libro veruno, fia con grene fapplitið


. caſtigatoềConfimil decretofi vietaſje Carta,penne,
s inchiðfiri,e calamari,guaftaffe cofiancora le Stam
- pesareioche, tolte via le lettere, fitoglieffeancora
º l'infelicità , che da quelle naſce. La qual parmi
a che non fol affliggai feguaci loro, macheporgaan
cora danno a luoghi,doue raunarfi fogliono l'Acca
demie. Kadafi.vn poco diligentemente cercandoper
-ruttele(ittà chemantengono študio. Kadafi asie
ºma, a Pfit, a Salerno, a Catania; a TPadoua, a Pa
i uia, e vedretele tuttèò pouere,ò feditiofë, òfhual
-lide,ò calamitofe? wedretele diuenutepartecipi del
ślamalaforte de Letterati. Per qualcagione crede
Ste; the lo studio di Pauianon fifia mai potuto trap
v portare a Melano ? Non per altro,fenon che Iddio
*vuol mantenerfelice quella Città, la quale è piena
-di queſtagenerationed huomini. Efel Accademia
de Fenicifoffequiui durata,ellafenxa dubbiofareb
• bedella fuafelicità caduta. Toiche in Siena fàfon
-data quellafiorita Accademia, vinaeque quellõgo
e peftiferoaſjedio. In Napoli parimente poicbe vi
fù l'Accademia, nacquero i romori tră Spagnuolise
Cittadini. In Vineggia la Peſie. In Firenzela Ti
rannide. *** : )* 。 : „*s*... .
º Infin qui parmi hauerui largamente prouato,che
l'ignoranzanonfiamaluagia,mètrifia: E poihouui
fattovedere, chel ignoranza è cofa buona, vtile,e
"iodenole, e con la virtà congionta. Horami reſta a
- ૧ i chia
- --Del R40;
"

thiarirai , che l'ignoranza fiavna fommajapièha


Ra, laqual cofa , poſcia cheio vi veggio perhu
manità,& amoreuolexRavoſtraalle parolemie ef>
fere attenti , fpero con moltabreuità mostrarueld
TV67'4 . . . - - · * * ---- « 3 - | *** * * ·

• Veramente, fe ben confideriamo qual fapienza


maggiore in noi rilucer polja, dubbio veruno non è,
chefia la cognitione del fommo ?ddio,la qual cognia
tione, fe noi con heßun'altro mezzo, che eon quello
dell'ignoranza conſeguir polfiamoschiara coſa è,che
tale ignoranza fia vna fomma fapienza . Ma in
che modo l'gnoranza fia ragione ; e mrzo di co
nofere Iddio,in poche parolefarollouichiaro, e con
'to. Iddio (à giuditio defaui vniuerſale) èvn'effen
tiafempliciſſima 3 purifima; e perfettijima fopra
ogni cofa fuprema, in cui affetto alcuno non è paßi
bile, anxifempre operantese d'ogni coffattore, z
Autore eternº, dipotenza divirtù, e d'intelligen
kainfinita: Per ilcontrário moi fiamo vn compo
što materiale, impuriffimo,imperfettiſſimo,infimo,
mortalesfoggetto apatire qualfi voglia paſsione,di
potenza, di virtù,e d'intelligenza deboliſsima e ter
minata. E conciefiache'l baſsifimo all'altiſsimo,il
deboliſsimo,alpotentiſsimo,il mortale all'immorta
le,grilfinito all'infinito proportione alcuna nõha,
me ſegue,che noi mortali nõ poſsiamo dell'effenza di
Dio effere capaci, est intendenti . Maperche l'ani
ma è tratura d'Iddio,ớillume delnostro intellets
- * : to
tº è distianatura defiðrofe atto d'intendere; =
sºnºffere quella diuiniſſima luce , così eglitira
*ºse/pinto da quel nobiliſſimodifio, come n’amo
reuºtiſſimº figlio, và con l'ignoranzafua cercando
queimezi,e vie chea lui pojibilifano, di volerin
rendere e conoſcere ilcreatorfuo, ma, impedito
dal corporeovelo,non potendoveramente,e fofian
rialmente conoſcerlo, sforzarſiper queſte cofe mate
riale da lui create, hauerně qualche cognitione; la
Huakixefetto altronon è, dheignoranza. Tertis
eheil conosterevnaļcofanonperla fostanza, non
per l'effenxaşteperlaveraepropriafanatura, ma
flºperqualch; ſimilitudine, outroper qualcheae:
eidente, anco da quella cofa molto lontano', egli è
mºltº debolisſima cognitione, etale che paragonata
sllavera verità,piàrofio ignoranza,cheinteiligen
Kºfi può nominare. Perciðnefºgue, che permiuno
altrº mezº, che per l'ignoranza non pofšiamo in
*endere? nè conoſcere che cofă fia lóinemarrabile
Iddiº · Lºonde Socrate, mentreegliconfideraua, e
tºntemplauaquellaprimaraufa produtrice, e con
struatrice del tutto laqualefiggendo l'otio, muoue
ilgreneerthio, & intendendojëluaeproduce l'auan
Kºche da leipende,diffequestabellisſima, estaurea
fºntenza. Vna coſa sò,chenon sò nulla. Etauuenga
ch'eimoltointendeffe,efapeste,nondimeno a gli al
ti fegreti dell'infinita Diuinità ilconoſcimento fuo
Pºrºgonando, pareuagli veramente, e con verità
* , - Շ0#Յա
. . . . . . . Βel Rao. 46
Forsfeue, ch'eglinulla intendeua, e nullafapeua.”
Però ingenuamente egli confeſſaua effere totalmen
teignorante. La qualignoranza quanto più d'al
truivien confeffata, tantopiu ci dimostra l'altrui
fapienza, & è maggiorfegno d'animose d'intelletto
pio purgato, & intendente. Ma voi faui ignoranti.
del mondo, ne anco fapete queſt’vno,chefapeua So
crate spreſumendo ſapereaffai fenza faper nulla.
O fanta Ignorantia, Olaudabiliſſima Ignoranza,
poiche date procede così dello deſiderio, e cotanto
amore della Deità diuina. Tufola ciftimoliad amar
lefèienze. Tu ci fpingi afarci intendenti, efaggi.
Tufola fei,che ci conferui dallefaſtidiofe,inutili, e
vanefottigliezze. Etuciraffreni dalcauillofofro
dolente,e vergognofo intendere,e fapere. Tu quella
fei, che ci rendi humili,modeſti, giuſti,e pij.Final
mente per te føla noi conofciamo,amiamo, est riue
rimo l'incompenfibile iddio. Ofeliciignoranti, à
fortunati ignorantoni, ò beati ignorantelli. Non
fi arrofifchino hormaigli ignorantinofiri, dequa
li (per la iddio mercè ) veggio infinita effere la
féhiera . Anzi rellegrinfi di buon cuore, Iddio
ringratiandone, est auuenturofa cofa riputando il
nonfaper nulla . Souuengaloro il detto di Aure
lio Agoſtino, Ieuanfi gli Jemplici indotti, e rub
bano il Cielo , e noi con le dottrine noſtre fiamo
fommerfi nel profondo.Souuengaloro quelche diße
mella Hiſtoria de gli Apoštoli Festo Giudice à
ー・.ー - Taolo,
* - L'argütë Lettere , .
Paolo,che lemoltelettere l'haueúanó fatto dålfen:
no vſtire. Mafè quinon raffrenoilmio dire, fento
abondarmiin tanta copiain lode dell'ignoranza; eới
. in biafimº delle lettere; chefoprapreſo da qualche
, (acodemione ſpirito, dubito di non parer tanquam
Equusezºnulus,in quibus non esiintellestus. ;
• ":::..
% > k'º - " " r \ ^ ;" ,ta ******* . . .«
-

e A E SIGNOR cE$.4 RE RA 0), . ,


Fºº lo fuegliato „Accademico Peregrino, : ,
E (come il penfiermi fprona) haueffe ali, efore
ze già il naftofto naſcimento del diuitiofo Nilo,
(Gentiliſſimo Signor Cefare) il fito delle due inha
bitate zone,lifpefo ricordati, e malconoſciuti An
tipodi,non folomanifeſti, mapoco manco che fami
gliari anoi farebbono, ò s'almeno il Solmio, il quae
le homai d'ogni intorno cinto di bianca neue, pafº
fando per li gelati fegni và con debil vigorea grans
paſsi accostandofi all'occafo, poteste ancoreghinal
zandofiilzodiaco riforgere, eritirarfi verfola Pri
mauera, forfe con eßempio di più lodatavita, e vir
tuofi effetti, hauereitempo di fodisfar'in parte, di
lettare l'orecchie voltre con Palinodiapiù dell'vfa
to dolce,quantomi ricercatech'io vi feriua, fi come
dibuona voglia lofarei, fedell'vno in tuttopriuo, à
dell'altrofenzafperanzanon dubitafsi, che biafimo
mene feguiffe,il qualeperò miparriaifcuſabile a cui
foſfè palefeil deſiderio mio di compiacerui, l'animº
pronto advbidirui,elaforzadi queſioglorio/a çare
* s; . nouale
. ., : DelRao : 47
insuale,doue perlopiù fi vain mastherastromento
fabricato da Volcano,per darlingua now afºggi, ma
adignoranti, e quaſi morti, eccitando poigli animi
gentili,epellegrini a generofe, est eccelſe impreſe,co
mel'altr'hierif vidde, quando con quella voštra leg
giadrifimamafeberatain habito Teutonico, e par
se Caldeo aguifadinuouo Holoferne, ſopravn’ifini
furato Corfiere, co accompagnato da gran numero
di Canalli, vi rendeſte in modo mirabile, che la Cit
sàmostrarestò tutta ripienadi stupore, Taccio, l'
habito pompofo, l'ordinemerauiglioſo, inufitato, e
nuouo, e l'inuentione diletteuole di quelvofiro Ba
gaglio, il Trombettache con terribiletaratantara
daua ſegno della venuta vostra, per laquale Gioua
ni,e Donzelle, Putti, e Citelle, est infomma Huo
mini, Donne d'ogni etàv/ciuan dagli Alberghi lo
ro per le contrade ammirandoui, benedicendoui, 29:
magnificandouismanonforfetanto, quanto all'aſpet
tatione,che fi hàdelvoštro eleuatopenfiero, faria
conueneuole, la quale io fopra ogn'altro debitore, e
studiofo in ciò che ponno le forzemie,ho voluto dir
zi.Cofa che,& almio, &algiudicio vniuerſalefpe
rovi farà di non poco ornamento, e contentezza,
Horstatead vdirecara ilmio Signor Rao; «Alejano
(come fapete) è nella Leucadiapiù fruttifera, e di
letteuole parte d'Italia preſſo al Marepošta; anti
chiffima,e nobiliſſima Città,e di Arme, e di Lettere
feliceforfe quanto alcuna altra, chemelmondofa;
- -
----
- la
-- L'arguté. Lettere -

laquale da Aleſſandro Rè edificataprefe; &amcor


ritieneil venerando nome dal primofondatoresoue
ro(ſecondo“Poeti)da Dedalo,ilquale; effendo da Mi
nosper l'artificiofa Vaccafatta a Paſipheperfeguita
toquiuicon l'ali intierefenza effer punto dileguate
dalcaldo del Sole volando peruenne,oue edificò que
fia Città, laquale dalle faluate ale chiamò ALE S
SANO,che tanto fuona quanto alefane, onde an
corneportaper fuainfegna l'Ali. Horvolendo a'
paßatigiorniil Magnanimo, e Valorofo Don An
drea Gonzaga Signor di quel luogofondar quiui »n
Baſtione fu ritrouata nelle più profonde partidella
foſfavnaricca e mirabile Sepoltura, laquale quan
tunque coperta di durisſimo metallo,era mondimeno
per la longhezza del tempo talmente della ruggine
effefa, cheperiferittione verunafi puote venire in
cognitione di cui ella foffe di certo. Si venneben in
openione da tutti che di Dedalo, o di Polifemo do
ueffe effere. Horļeffendo queſta aperta, tra l'al
tre cofe chein effa di merauiglia,e valorincredibile
fi ritrauarono, furono infinitele qui fotttofcritte
anticaglie , lequali, giudicando in queſti tempi
atte a renderui adorno, ve me ho voluto , acciò
ve ne posfiate feruire, mandarvn'inuentario -
Trimo vn paio di stupendiſsimoi cchiali di virtù,e
|
valorincredibile,dell'antico Padre Saturno, iquali
eglinell'vltimo dellafua vecchiaia adopraua,quan
do naſcofo nel Latiofiriparauafotto
*-*
r: Øፎ
, , , , Đel Rio. . . 43
shepertema del Figliuălo. Vn paio di ftiualetti,
con velociſſimi tallari,alquanto corroſiperl'antichi
tàdi Mercurio, eớvna Canzone anotte negre, che
eglicompoſe quando adormentò l'occhiuto Argo, e
leuandogliil capo, lo riduſſe in vn Tauone - Vn
corno di Minotanuo, & alcunifitoibelli, ma male
intelligibili Sonetti, che egliferiffe alla Reina Pa
fiphe, quando facea feco l'amore. Vna Tauolct
taenea, dauefono ritratti dal maturale tutti i tuo
ni dellamuſica attiafar/corrucciare » difcorruc
ciare, ridere, epiangere chili mira a tempo. Wna
bellifimafeodella dipietra, che già donò Dedalo a
Tolifemo,douefono dipintetutte lebattaglie de La
cedemoni,e Tebani. Yna Medagliaritratta dalvi
uod'vn gidello delgran Gimnaſio. Atheniefe poten
te afar'impararletteregreche, e mezelatineachi
ben filfola comtempla . Vna. Ampolletta del fumo
cheferbò Hercole quãdo ammazzò quel trifiodicac
co, cofi verdecomefe hieri vil'hauefferipofio. Vna
ftrengaprofumata, e di teſturamirabile,cherubbò
Demoftene da i Calzoi dellabelliffima Laide, quan
do lo Scempione,fendo già in ordinepertorvmbon
pasto,non hebbe ardire dipagar coficarol'hoſtaria.
L’orinale del qualefferuì la Dea Venere contanto
difpiacere di Volcano a Marte di tal miſura , e
giuftaproportione, che infiammaa, riguardanti ,
il cuore di infopportabile Luffuria . E due pen
ne » che purella traffe d'vna ala, al figliuolo
- Cu
* . L'argute Lettere |- -

cupidine perdonara Marte. Il Tridente; e la Lira


eo quali širomenti Nettuno, ø Apollo edificarono
je mura Troiane. Vn paio di Barche di quell buo
moda bene di Seneca, jopra tutte l'altre cofemera
uiglioſe,lauorate d'oro alla zemina piene difenten
ze morali,degne diprofonda confideratione. Sonui
molte,e molte altre cofe divalore,merauigliagram
de,lequalilastio per longhezza diferiuere;maque*
fio bäftiui,poiche tutte le deferitee, e daagſerinere
fono al vošireferuigio, mercè dei Signor zºnatº
craßo mio carijimo amico , che fotto la ſua cur
ffodia. E con questo facendo fine vibafio la staffa
delpiemanca ŝtatefano,e conferuateui l'indiuidus
-
.….' *: , «

ു Eccell. IvRecoNşviro I I. SI*


gnor Sanfonetto Storella di , --
- |- - 4leјато, - z. -- |- . :: - &
- s . . . . . . 4
Ravfầnzaappò Rºmani (comeferiuose molti
„Autori) laquaifò poi tralafiata altenºr
Pº ºbe Gotti diſtruífero Roma,che quando vnafer
Jºnaeravſcitadalia Fanciullesta età,& bauena be
ne imparato i Pincipi delle ſcienze pertinenti *
řanciulli, pigliaualafogavirile ; laquale publi
samente, eron gran folennità,e pompaglieradats
da qualche perſona famoſa. Virgilio;poi che gettò.
#j delle frienze in (remonastolfe la toga,
virile, cioè(some moi boggi diciamo)ſi/popillè-«
*** • 24ang
* - Del Rao, «r

4
?Mantoua. Nel quale ſpopillamento fi ritrouò Ho
ratio Flacco,Tropertio, Tibullo, e Sileno: E Theo
crito Siracuſano (come feriue Erimarco nelle vite
de Poeti) lo ſpopillò. Ouidio ancora Nafuto (co
meferiue Macrobio ne fuoi Saturnali)fù ſpopillato
da Catullo. (atoneparimente,ilquale fºffagenario
cominciò ad imparar lettere greche, di quella età
matura non fi vergognòfarfi ſpopillare da Catilina.
La medefima vfanza è rinouata hoggiin molte Cit
tà di studio in Italia . E quando alcuno Scholare
vuol togliere la Toga virile, hoc efi/popillarfi, è di
costume parecchiarevno ſplendido, e fontuofo Con
uito, fornito di tutti quei piaceri,e folazzi, che alla
qualità della festa fi conuengono, oue intrauienett
Rettore,co' Configlieri, e s'inuitano tutti gli amici,
in preſenza de quali il Notaio favno iſcritto infor
ma di Priuilegio co'l fugello, efottoferitione del Ree
tore infede dellofpopillamento. Alli í 1.delpaffa
to quì in Ferrarafừfatta la feſta dello ſpopillamen
to del Sign. Alberico Frondola noſtro amico, il qual
fifèvm’honore mirabiliſſimo. Et cltre al Rettore,
e Configlieri, vifù dell'Academia de' Cacodemoni il
2Diuo huomo della Tauola Rotonda, lo Stucco vno
di quelli,che trouano ilpelo sà'lvouo,l'Alocco huo
mo notus Pontifici, il Nicco huomo di Craffa?Mi
nerua, il Parabolano giouine di Catene, il Tam
burlano, chefarebbefmacellar Heraclito dalle rifa,
il Sofforcinato perſona da farfodiare fin dell'amo
z*. - , G re 2
" ", L'argute Lettere
ve,l'infenfato huomodigran fentimento, il Zorzife
rofozzo di corpo,e ſporco d'anima, lo Suegliato huo
mofonnocchiofo,il Gramatello vir nunquāfatis vi
tuperatus, il Predella huomo di perfetta ignorāza,
lo Stucco giouane di perduta ſperanza, perfone tut
te veramente atte a condire con lefue piaceuolezze
ogni honoreuol Comuito. Et oltre le delicatijime
znuande,e pretiofiſſimi vini, la lieta Cena fù da di
uerfe armonie, e mufiche di voci, e diftromentiac
compagnata. Dopò la quale la maggior parte di
quellanotte fi confumò in chiacchiere,frafee, bate »
ciancie, e cicalamenti. Quiuifi daua la baia a chila
temeua, fi raccontarono Nouelle, fi tennero in ber
tale brigate, fi vendeuano, e comprauanoveffiche,
fimoftrauano lucciole per lanterne . Quiui fi dif
fero Garbetti, Frottole, Motti, Sentenze . Qui
ui vennero Cantori Eccellentiffimi, Sonatori mira
bili, Poeti, Nouellieri, frappatori, Riportatori di
ciancie, Taglia cantoni, Molti di coloro che bra
uano à credenza, Satelliti, Bilingui. Quiui com
paruero Mattifolenni, Ruffiani famoff, Buffoni bo
moreuoli. Qụiui fi raunarono Parafiti celebratiffi
mi, Sicofanti vergognofi, Gnatonici comendatiffi
mi, Adulatori finceri. Quiuifi congregarono Cia
ratani, Ciurmatori, Scimoniti, Giuocatori. Quiui
non fi deſiderarno zamhracche, nè Zanzeri; non vi
mancarono Ganimedi, nè. Amanti. Quiuifinalmen
*effºwn chiaffo, & yn Mercato d'ogni gallante
* * *

ria,
Del Rao . 5o
ria,per non dir poltroneria,e fi dißero delle cofe, che
rileuarono affai parole, efatti zero. Queſto è fiato il
fucceſſo della festia dello ſpopillamento del noſtro Si
gnor Frondola,nel fine dell i quale iniuoco eccelſo,et
eminente fi leſſe con gran folennità,& attentione il
Triuilegio,qual fù della ſottofcritta forma,che come
cofa noua, e rara mando perfuo trațiullo, e folazzo
da leggere a V.S. alla quale di cuor mi raccomando,
est offero. Da Ferrara feritta nel mefe appropriato «
gatti,nel 1.anno dello ſpopilamento del S. Frondola.
7Magnificus Almæ, & inclite vniuerſitatis ، ‫م‬rA
tiſtarum, & Medicorum Ferrarienfis Gymnații Re
ffor & c.vniuerfis & fingulis, ad quos præſentes no
fire deuenerint, fidem facimus, & atteflamur,qua
liter spefiabilis, & Egregius Iuuennis Dominus. Al
bericus Frondola die Iouis vndecima menſis Decem
bris i 361. in domo Georgij Gaiardi iuxtà Padi ri
pam fita,ad hoc munus apta, idonea habita, tenta,
cº reputata, cupiens virilem fumere togam rega
uit nos,quibus omnimoda, có liberapoteſtas in præ
fenti parte datur, Adoleſcentes impuberes, imber
bes, ac primæ lanugenis ex epheborum numero exi
mere, & fecernere, qualiter dignemur Togam virilē
ei dare, ac proinde fecundum folitum morem Pran
dium lautum, opiparum,ac ſplendidum parauit, quo
amicos omnes madefecit in honorem fia Eryro
cinationis. Nos ergo , confiderata magnitudine»
ac qualitate Prandj, in quo quidem non puer#
. . . G 2 liter,
c : .. L'argutė Lettere |

liter, fedviriliterjėgejit,Tegan virilem eifolenni


terdamut,concedimus, & exhibemus, ac eum er E
pheborum numero eximimus, & fecernimus,præci
pientes,iubentes , & imperantes ea poteſtate з фиат:
Ducalıs Camera nobis impertiuit, ne quis pofi hac
eum Pupillum, Tyronem, feu Tyrumculum voegt,no
minet, o appellet, ſubpana in forma Constitutorā
contenta; in quorum omnium testimonium mandat
antediffus Magnificus Reffor mihi Heronymo Geor
gio Notario publico infraſcripto, ac præfatus Iuue
mis Etyrocinatus rogat meprædiffum Notarium, vt
de prædiữis omnibus publicum in priuilegiiformam
konficiam inſtrumentum # autentico foli
to figillo ad hoc deputato præftti Reccoris. Datum
vt/upra. Die vt fupra. ~Anno vt fupra. -

* Ego Hieronymus Georgius Imperiali authoritate


Notarius,quia prædistis omnibus, & fingulis inter
fui,dumfic vtfupra legitime agerentur, & de illi ro.
gatus fui, ideo hoc publicum, & autenticum confeci
instrumentum &c. . . . . -

. . ․ . . ‫ ﺩا ده‬، ، ، ، ، ، ، ، ، ، ، ، ، .Il
Sugello -,
- v sº: , , , , : * · ** * . . .. . . . . . . . ."

ze z L'IL LvsrRe s 16 No R 21 z RcHEsɛ


- “ Dino, Huomo di quelli, checercano
e : , il pelo sù'l Gouo. ...“ . . . .
-- : * ,
-

* - * . .. ^ ; ,, : , :

( % dite voi fpirito Boccacieuolè, ò Boccaccio


\– ſpiritato più tofio, anzi Boccale per dir me
:. ' *... -" glio ?
|- Del Rao . . 51
glio? Mipar gran cofa, che vogliate farlo Satrapp
delle Muſe, cº oltre al non hauer arte non hauete
anconè gusto,nè fentimento alcuno delle coſe di Poe
fia. Ebiſogneria sbocacciarui,ò per dir megliotor
ui il Boccale, cioè lo ſpirito dal corpo. Perche voi
fete come il Fuco,che non få mele,e fi mangia qitelr
lo de gli altri. É questa poi è bella, che ci vedetë
manco per voi che per altri,e volete effer'. Argo per
tutti. Non tofio fi laſcianovſcire i (omponimenti
dalle mani,che voi vi date di becco, e libruttate, e li
lacerate indifferentemente. A voler fare l'Archi
mandritta dell'Accademie, cifi richiede più ſtudio,
più prattica, e più ceruello, che non hauete voi. A
volergiudicare gli altrui feritti altro ci vuole, che
dariti ad intendere, che'l Petrarca, el Boccaccio vi
parlino all'orecchio, perchenon fi truoua alcuno co
sì infenfato, che creda che le Lucciole fiano Lanter
ne. ?o non mi ſpacciai mai per poeta, come hauete
fatto voi, e non bo parte alcuna, che meriti d'eßere
fehernito, e malmenato da vn voŝiropari. Mali
gnamente certo procedete contra di me, tirando il
faffo, & aſcondendo lamano. Ma mi rallegro, che
la vojtra peruerfità dell'animo è tale,che vifà guer
cio degli occhi, e l'infolenza è ſtata fi grande, che
non vi fete vergognato (òsfacciataggine grande)di
zmordere anco l'Eccell.Bign.Tilippo Zaffiri, ilquale è
di tanta virtù,e bontà ornato, chefon costretti tut:
ti quei,che lo conofono,amare,ºßeruar, e quaſiado
- G 3 Yጪሾፎ
|
:: . L'argute Lettere
vare lararabellezza, e candore dell'animo fuo. Et
'infifatta maniera l'anima de fuoi vaghi,e dotti com
ponimentitoglie da i facri fonti della Filoffia, el
corpo daifiori giardini della Poºfia,e dell'arte Ora
toria, chefe (come diffe Pithagora) l'animenoſtre
paffaſfero dall vm corpo all'altro,direi che Demofie
ne, Cicerone, Homero, e Virgilio foffero tutti in
femein lui per la merauiglia, che dà al mondo della
altezza del fuo diuino ingegno. Ma che caſtigo cre
dete ch'egli vi prepari, dell'hauerlo così malignamë
te lacerato? altrc (al mio giudicio) non farà, fe non
che tacitamente, Ø-honeštifimamente, come fan
no i faui, contro di voi procederà col diuentar ogni
dimigliore. Non hauete ceffato ancora di abbaiare
(ò infolenzagrande) contra l'Illustire, e virtuofo
Signor Conte Ottauiano Langoſchi,ilquale con l'ani
mo a bei penfieri alteramente eleuati, e libri dalla
rete di quegli errori, ne quali la maggior parte de
giouanipoco auuedutamente /i auиilирpa, ba саті
nato,e camina fempre per la firada di honore confe
lice corſo;oltre a tante altrefingolar doti,ornamen
ti,e beni,i quali hanno femprefatto fi dolce, e fi per
fetta harmoniain lui,che ha tirato ciaſcun'ad amar
lo, e riuerirlo. Ma che punitione crede, che di ciò
vi s'apparecchia?lofprete poi in vna oratione,che
fi hà da fare coram populo in genere detestiatiuo.
L’hauete ancor voluto pialiar con l'Eccellente Giu
reconfulto il Signor Mario Rao. Maegli come per
}
|
fona
- - - be! Άαοί και 3 52
fonafngia, è diferetanon la vuol pigliar con cacas
fłecchi: perche fi come nefango, nè lordura mac
thia maiitiui raggi del Sole; così nela malignità;ne.
lafceleragginepuò infettarevnavera, e falda vir
tù,come inlui fi troua. Non hauetepartmente man
cato di mordere l'Illuſtre, & Eccellentiſsimo Signor
Giulio Delfino dignifsimo Protomedico nello stata
di Milano,il quale da tuttigli ingegni eleuati, datut.
ti gli ſpiriti pellegrini, e da tutteleperfone famoſe è
tenuto per vnico ejemplare di virtù,e tempio dive-,
ra Rekgione.Echedirò io del Magnanimoşe Kaloro»
fo Don Andrea Gonzaga , fpecchio veramente di
virtù, e di bontà, e foggetto da fiancar tuttede dotte
penne de pià pregiati ferittori? ilquale non trali
gnando punto dallagenerofità della illuſtre Fami«
glia,in tutte le fue attioni di continuo moſtra magni
ficenza,efplendore d'animo reale. Sò chelo voleua
te baleſtrare,fenon che trouando rifcontro diſpiedi,
di Reti,e di Cani,riuolgeſte la rabbia infugga. Male
fue chiarißime gloriefono tanto nelcolmo poggiate
d'ogni altezza, chefi come nefuna lode non le può
illuſtrare,cofiniuno biafimo non lepuò offuſcare.Në
anco l'Illuſtre, e molto Reuerendo signorv.Abbate
Franceſco Gattinara: ilqualeper la virtù perli co
fiumi,e per la fuapiaceuole,e dolcißima natura ète
nuto per vno de rari foggetti dimostra età; l'hà po
tuto ſcampare fenza dargli lafna.E che dirò dell'Ec
cellente Signor Franceſcosterella ?tò cheperquan
G 4 ! 6
. Z'argute Zettere - - - -

tabontà,e dottrina,ch'egli habbia,non hapotutofa


re,che non fiaftato lacerato da voi. Ma di queſto la
feiando riſpondere pur'à chitocca, come a perſone,
che lofapranno molto ben fare, a menen occorreal
tro, fe non farui intendere, che voi fete quello, che
la volete con altri, ehe con le mofche. Non vedete
voi morbuzzo, che leperfonev'hanno laſciato tra
fcorrere per vedere quanto fiftende questavofira
infolenza? e che fiete laſciato stare perifchifezza,.
perindegno che l'huomo viguardi, e per vergogna
d'impacciarſico' vostripari? Non vi recateperò in
contegnº,che vifiaſcritto. Io per me vi feriuo non
perche vištimi: ma perche hò compaffione di certi
Chriſtianelli. Da. Aleffano Metropoli Città della Leu
sadia,ſcritta nelmeſe,che s’acconcianole hotte.

*A I L'1 z z r s r r_E s 1 G N o R.
Conte Zoilo Pipo, vir nunquam
fatis vituperatus.
Vefa sì ch’è bella, voler far del grande,e star,
sù le competenze con ognºvno ; e non c'è ſca
bello,e che non intenda questalingua Toſcanapiù di
voi,e che non te neposta effere Maeſtro. Ma di quan
do in quà?Credo chefiate diuenuto Poeta in vna not
tes perche fe benne pizzicaui vnpoco non eri però
di queſta/petiese non dani cofinel matto comebora-s
*, * * : |- 2Mi
- - - - DelRao : * 53
* Miêftato moſtrato in molti modi,che voi correte al
lafcapeſtrata ſopra alle fatiche, efopralafama d'al
tri,e che come vn Cane rabbiofov’auuentate indiffe
rentemente alvifo di chiunque vi s'abbatte dauan
ti.ɛ mi fonoſtate raccontate pur affaiperfomedi mol
to nome,e di molta dottrina, che fono ſtate morfe da
voi.Ene ancoil Riccio di 1 utino, per gran dotto, e
famofo ch’eglifia,v'hà potuto fcampare, nel quale
ceffa ogni cagione,che vipoffa hauer moſſo a volerla
Ç0፩ lui percioche tutti affermano di non fapere, che

egli diceße,ờ faceffe mai cofa alcunain danno, à bia


fimo di perfona,e quanto quel che tocca a voi,che nõ
hebbe mai pur. vna minima notitia de fatti voſtri.
TN9nvi fete ancovergognato (òsfacciataggine grã
de) di mordere il Signor Giouan Donato Cittadini
Giouane difeliciſſimo ingegno, diletteratura, e di
giudicio fingulare, la cuirara eſpettatione, che la
moltafofficienza di lui ha impreſjonella ſperanza, e:
la foauità dell'odore,che l'ottime qualità fue (quafi
fiori di Primauera) fpirano d'ogni canto, lo fanno -
riguardeuole,grato,e caro a tutti gli huomini. E che
dirò dell'Illuſtre,e Virtuofiſſime signor Giouan Vi
cenzo di San Biafi, Giouane di realità inefiimabile di
fede candidilfima,edifincerità fingolare, sò che non
è mancato per voidi archibuggiarlo. Manè odio de'
nemici,nè inuidia di fortuna, neliuore, ò malignità
lo potrà mai abbattere, tanto è faldalafuavirtù.
24a diziò fi laſcia la cura al Signor Gioan. Pietro
-- : TNe
L'argute Lettere , .
Negro, Giouane di gran ſpirito,e valore,come ape?
fona che lofaprà molto benfare, ilqualehà pref l
aßunto per tutti di caualcarui,e metterui in briglia.
Et baftandogli l'animo d'attrauerfaruifi innanzi,fi
èvantato di darui vna buonaftincata.(redo cheba
uereste ancor lacerato quello fpecchio di virtù ètem
pio divera Religione il Reuerendiff. Monfignor di
Larina, fe non che trouandoſi rifcontro diſpied, di
Reti,e di Cani,haueteriuoltalarabbia in fugga, e vi
fiete fitto in vna tana. Onde vfcendo, faprete poi
quanti Canivifaranno attaccati alla coda, e quanti.
sgridi,zuffoli, e fuoni di (orra haurete dietro. Di la
fcierò con questo arrabbiare, perchemibiſogna far
largo al Negro,chefe neviene con Fustibus, & Lan.
termis,perfaruisbuccar fuori dallabuca. Dalle cui
mani con quantaricchezza hauetein capo de'vofiri
griccioli non potrete fcampare. Yfcite purvia, che
v'inuito del rešto. -,

e 4 L L'E c c 'E L L E N T E F 1 LO SOFO ,


- il Signor Francefo Storella . -

di Aleffano.

Vardate, caroilmio Signor Franceſco, fenoi


fiamo boggifreſchi, miratea che terminifia
mo venuti,che non fi può fauellare, òfcriuere, che
non sij commentato per mille ceruelli,che le legioni,
· mormoratori non ticalpefirino il nome. E mifa
reb
Del Rao,... i 54
rebbono dar del capo nel muro) s'id aanmi facesti
male) vna Caterua dis Alocchi biafimatori, che vo
gliono dar delle Coltellate all'altrui Qrationi, ifcor*
ticar gli altrui verfi, crucifigerl'altrui Epiſtole, la
cerare l'altrui Rime. Molti altri per voler parer
piùfauide gli altri ( o profontione grande) banno
Jeopato il Petrarca, hanno balestratoil Bocaccio,
hanno rabuffato il Dante, foppiatonato il Bembo »
vrtato l'Aretino, bolzonato il Sannazara. Chedir
rò dell'Ariofio ? Sò che tegli hanno datovna sbri
gliata,che non farà più furioſo. Il nostro Ser Pedanr
te hà voluto ancor'egli archibufar la grammatica -
Ma non gli verrà fatta, che noi ci ripararemo con
dargli delle tempiate; perthe egli non è il Pristiane
fe. Ma farebbe megliofua buaggine studiar Cicere
ne;perche volendo darfuori qualche cofa, ella non
:
patiße di pedanteria. Bafta il (antalicio. Si ponti
no, e Dottrina, ſenza immerdarci con più ſtampa-
menti di regole.ło mi merauiglio fe fràpochi dinom
sbuccafuori con qualchefchiammazzo di filepſis, à
finecdoche. Alla fè, allafè ci vuol altro, che dir cu
ius,e dar degli Epiteti sù’lmoſtaccio alla plebe: per
chefenza Loica,fenza Rethorica,eſenza altraftien
zaparrà ſemprevn's Afino.t fenöfoße che dignaz
zando in quà,e là,da di becco horain »nofcartapac
sio,horain vn'altro,con vno pištolotto, ouerovno
Epigramma,efi potrebbe andar a riporre;Ogloriofb
fioccoignorante, Je'l Tinello per ſua gratia no?
Гаји
1, : L'argute Lettere
l'aiuta,fe n'andarà cantando in Bordelo. Qui non c'è
altro di nuouo, fe non che noi confumtamo la vita in
trauaglio perfar honorato fine, e corremo ogni dè
fudando; anfiandoperaggiongere alla morte. Io mi
rido alie volte di certe taglia cantoni, che vogliono
#aribbkaarxx0,e non hanno tanto caldo chefudino:
Emifòäffe di certifaui, ohelapigliano perli Pren
cipi aſpada tratta,i qualino’lfanno per altro,fe non
perchè la plebegli sberetti ſotto l'ombra d'vn nonfo
che;efotto copertad vna caſacca di cottane nell'vl
timo, è fi pafcon difumo. Haurò caro ilgiudicio vo
firo di queſti mieighiribizzi, gratiſſimomi farà in
tendere,che viuiatefelice,efauoreuol coja terrò,cbę
miferuiate nellagratia voſtra, alla quale di cuore
miraccommando, & offero. Da Bolognanel Jeconda
anna,postquam tondenti Barba edebat, ; ::
-- ;- “, * ...: : -5

v4 na E s s E R F E N E S T E L Ł 4
t - Huomo di perfetta ignoranza. *

-
-

*** ... - . . .

* Oidite Meffer Fenefiella, che non vorreste in


-* compagnianiuncompofitore; perche diconº
male. Fauellate bene (ancione, pigliatelaper lobuē
ºverfo Frappatore;Edite,ionon mitorreiperfona ap
freſſo,che fapestevn H, percheiofonovn Liopante
*"gnoranxa,wnaqiraffa do Afinaria, & క్యా no
!
*** - *
* - - - 1 º pel Roi : * $$
dipoltroneria. Iosò chel hauete detto permeófið"
to di malignità,o calor diftoltitia, o vampò divenº
detta,o zolfo di triſtitie, oghiaccio di vitij, o dolore
d'infermità. Io non ho fauellato mai delle perfons
virtuofe,ſe non virtuoſamente,e con le befiie (come
voiſiete) ho menato la pena, come fefoſſe un bafio
ne.1o riprendoi vitij,e voi deprimetele virtù:ilmio
fine è difcoprire il vero; e vostro d'introdurre il fal
fo.10 lodo i virtuofi,e voi Momogl ignoranti. Io di
co de buoni bene,e de mali male, e voi Zoilo de buo
nimale,ede malibene: Soper certo anzi per tertifi
mo che molto leggiermentemi riprendete; e hijogne
riariprenderesegaſtigare voi. Io fo intenderea voi
fþettabili viro;e vi giuro alfangue del mio (alama
io,chefe non lastiate di ftizzicare i Cani che dörmo
no, vifarò vna oratione corā populo ingenere inuet
tiuose impulſiuo. Eſopracio voghiribizzando, ef
migirala fantaſid,efi microllailceruello. Et hò qua
tro milla caprizzi di farlo. Voi făpetelemie qualità:
fenza chio vile dica. Et duuertite,che quando il vo
stro Diduolo nacque; ilmio ſapeua fauellare. Non
|
andate di gratia pìù stuzzicando fottò la codade i
}
Polledrichevoibeccheretesůvna coppia, o due de
calzi alti,rotondi, volubili,che vifaranno sbafire, o
}
Iddio voleffe,che t’oifofte almeno come la merda del
lofparduiere, ehe non sànè dibuono, nè di cattiuo. ,
Fate tvfficio,che s'afþettaalla Realità vostrapche.
fè voiſete una Fenestrella,lofonown vstio benflä--
kato
- - - L'argute Lettere -

gato eforte, che non hopaura delvofirogirarilca


posò corlarla tefta. E quando lacofafarà proceduta
tanto oltresche biſognerà mandarla al palio,ſecondo
il fuono chefarete,cofi ballerò. E con questio a voi bo
nanotte diffeil Bernia, . .. . . . -

- . : , vt ... ) ' . . .. . . . ---&---- * - - - - - -

Α Ι Μ Ο Ζ. Τ ο R. Ε Ρ Ε Κ Ε Νς
: , do, & Eccellente ZDottor di Leggi,il Si
. ... , gnor Cefare.Arefio.

Eben il Prouerbio dice, CHE niuno fidebbaim


pacciar con le Lappole; perche alla finereftain
uiluppato. Nondimeno iofpinto dalla nofira Amici
tia,del cui nome mi honoro,e da teſtimonio del mõdo
che ogni dìmi zufola negli orecchi, fono sforzato
contrapormi a quel pazzo, non perimitare ia fua
pazzia ; ma perche egli non fi prefima d'efferfauio.
Eſpero mettergli tal muferuola, che per l'auuenire
non andarà più così alla ſcapefirataqueſta Beflia di
due piedi, la quale, perche ha fame, ba ſpiegato la
bandiera del dir male, e come vn fonante Tamburro.
rintrena per tutto, dicendo delle cofe anormale per
tirar l'acqua al fuo molino, e come vn vafo pien di
feſure,che verfa di quà, e di là ; pifcia tutto poeſia »
caca verfi, fogna rime, eſputa inuentioni in faccia,
alle perfine,lefèntenze ch egli dicefon da diuentar
fordo, l'inuentioni da correr matto. E con quefte
ciancie ſeguitail guadagno, il quale è ruffiano della
*- bиста
|-
- Del Rao. 56 .
buonaintentione, e con questi vncini fi crede aprir
laſcarfella, e di farfi ò venerabile, òformidabile
allegenti, comeilflagello de Prencipi. Ma di gran
lunga s'inganna, perchetoftogli franno tagliate le
penne maeſtre,e farà laſciato volar via. O che bella
profeſsione? perfarpiacerad altri,cercard offender
le perfome,che caminano, & hanno caminato, fem
pre per la firada di honore, confelice corfo. Mala-
Jciala euraa me, diffe Gradaffo, che tofio lofaràgua
rir de la pazzia.
e AL MOLTO REVEREN. PADRE
(briſtofano Crauerio d'Inca a heologo
Carmelitano.

Elle voffre delli diciotto del paſſato nofirate


hauer molto bene effaminatoilmio Solazze
uole Comuito · Mami ſpiace, chein alcune cofe, che
bifognaua efter Lippo, viftete moſtrato Linceo, co
in alcune che bifognaua effere linceo, viſiete moſtra
to Lippo, & in alcune hauetefatto come quelli, che
fi affaticano per impouerire. Non credo,chefiahuo
mo così tinto di lettere, & auuezzo di legger il Mor
gante, e'l Meſchino, che ageaolmente non fappia
rintuzzare le vošire ragioni. La onde doue voidi
te, che quei fdruccioli di Vitauro lamenteuolimon
vi paiono troppo a propofito, hauendo io piglia
to a trattar coje folazzeuoli , come ”: il
" - , , fil0l0
· L'argute Lettere
ittolo dell'opera,dico,che quei non vifono ſtatimeſi
sëza artificio;perche ilprecetto di Rethorica vuole,
che quando fi ha da trattare di allegrezza, prima fi
parli di triftezza, accioche la cõfolatione truoui più
iuoco negli animi,egli animi fiano più diſpostia ri
ceuerla. Quando poi dite,che l'historie, vi paiono at
taccate con la cera,dico che ciò non vidouerebbe di
fpiacere; perche più ageuolmente le potrete diſpic
rare, chefefeffero attaccate con lapece. Doue poi
dite,che quelle leggi dibere folamente tre volte a ta
uola vipaiono troppo auſtere, vi moſtrate effere vn
Tedeſco,a cui piace più il vino del conuito,che'l con
uito isteſſo. La legge è fondatafopra il detto di A
nacarfe Scita, il quale voleua, che la vite tre vue
produceſſe. E prima di me fù trouata da Solone .
E ciò vi concederei, quando i Conuitati foffero ſtati
Tedefchi. 21 fonofolamente perfone,chefanno pro
feſſione non di Lapiti, nề di Centauri, ma d'huomini
Jobr#etemperati ; i qualifon raunati infieme non
per magndre,e bere,ma per allargar gli animi. Fù
ancora tallegge ordinata afine, che ciaſcuno ne'ra
gionamenti non foße impedito dal furor di Bacco, il
quale famolte fiate la lingua fdrucciolare daue men
debbe. Chevno poi de conuitati mormoraffe di tal
legge,fà queſto per accidens,e non perfe, ó acciò fi
moſtraffe per taloccaſionela clemenza del Re a per
donargli, el modo di chieder perdono. Che tante
lettere nelprincipio nõ vipiacciono;perche il tras
-- : * ፩ር፩ ÇÃም
Del Rao, 57
# zenertanto il Lettore che caminadi botto alpin=
k cipale, efar che giunta là poifiancovi par non poco
Í vitio. In queſto mostrate tener ben l'arme in mano.
i Mapoi quando voi dite,che tai lettere ſon bellistime
v'infilzate davoiſtefjo; perchefe fon belle, danque
º non fifianca il Lettore di leggerle,e conſeguentemen
tefresto, e non fianco (come voi dite)vienealprin
* cipale, anzi dalla bellezza di quelle tirato più alli
i groperuiene al principále » con intentione, che de
# quello babbia maggior dilettatione à prendera
w Doue poi dite,che quella legge di bere d'una ſolforte
y di vino trapaffail ſegno del Conuito, Dico, che ciò
4 paßariazoppicādo,quando queſto conuito,nel quale
y fommamente fi biafima la diuerſità de’cibi, e vini,
feljefatto per magnare, e bere. (he alcune poire
# petitieni viſpiacciano,gli èperchefomigliate à quel
i lo,che afcolta con gli orecchi il fuono della Lira,enā
# gufta con l'animo la melodia. Ma ciòpiòfacilmen
y tepaffare, perche diuerffono igušti degli huomini,
h e tal cofafpiace advno,che advn'altro recanon po
# – ca dilettatione. Che alcune leggi fiano mal offer
y : uate,e maßime quella di non interrompere il rag
* - gionamento del compagno, Dico, che ciò effendo oc
; . confò in presëza disìauuedute,perfone,fi deeprefep
# - ponere effereftato fatto con confentimento del Rè,e
g : ciò tacite ſi non expreße . Se alcune altrecef vi
fpiaceranno, potretepagarui del titolo, e chiarirui
dell'infrittione . s 4 poter poi adempir quinto
; *-
|- - --- 3 H in
« » L'argute Lettere
infine dellavostrapromettete, cioè minutamente
motare i periodi, coli, e comati come caſcano, bifo
gnarebbe chel Boccaccio, el Petrarca vi parlaffea
gli orecchi. Mafatelo pur, chefecondo il fuono,che
farete, cosìballerò . Ma laſciando il motteggiar
da canto,dico in verità, che levostre annotationifò
prail miofollazzeuol Cốuito fono state d'amico,e9.
fømmamentemi piacciono; perche vengono da voi
Hehefète l'Archimadritta delle. Accademie, el Sa
-trapo delle Mufe . Epreſupponendo in tuttaque
$tamia, hauer parlato perpiaceuolezza, faccio.fi
ne avoitante volte raccömandandomi, quantifono
ei bei penfieri, che ogni giorno naftononella diuina
mente vostra. Da Alejano feliciſſima (ittà della
Leucadia, Scritta nel mefe appropriato a Gatti, ſci
licet alli 15.di
«) ; “.. - , ,
gennaio ..
,, , , , , ,
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- Mº: Magnifico signor. Se'l comporre quat


|- troverfilatini,ồvolgarifaceße effer Poeta
- io confeffereid'efferuipervnpezzo, perche alcune
volte foglio congli Amiciincotālguiſtiſcherzare.
• Main vero hauerei tanti compagni, che non ba
fiarebbe il Bofio di Baccano, fefoſſe tutti lauri, ad |

incoronarne la menomiſſima parte. E s’è vero


uquello, chevi diße quella gran Donna, cheffè in |
|
;; C07ltrO
, Del Rgo, 58
tontro nell'affeſa di Parnafò, farà verificato quel
detto. Stultorum infinitus est numerus. Onde nors
videe ricreſcere , fe l'hâuer compagnia fà, the fia
ogni errori iſtafabiles l'impazzi, con moltipazzi,
Se vorremo ancora più minutemente cercare, dubi
to, che non trouiamo l'arbore dellaJantapazzia,in
ogniparte hauer riuolto qualche ramo. ZDitemi di
gratia,non vipar c'habbiatnramofcello di questia,
coluirbe ricerca (come fate alcuna volta vai) che
tofafacciamo leforme in visteribus materie? Non
farebbe meglio intenderes comeficuocalạcarnengl
pignatto, òfi conferniil buon vino nell'oſcure Gan
time ? E forfe cheanco queſtonon mancafe non di
ramo almeno difoglia. Il perche laſciate tutte que
šte,coſe, comefuor d'ogni ragione humanagfi voltò
Socratea fpecolare i Morali. Ma chimi farà ſicu
ro, che'l buan vecchio hon haueße il ſuo famo ? Sò
ben che da moltifùfiinato hauerpiù diparte; Chi è
colui,chefopportando,che vna Xantippegli ordinaf
Je in capo,nonfoffe à giorninoftrigiudicato degno di
questofante nomeềForfe forfech'altronon vuol di
reil gran Pastior Mantouano, quando abbagliato da
tantofplendore cantò così diuinamenteriaat 霍
ºmia plenas Lafciamo andar queſto,che 鷺 lát

squalcheapparenteragione a dire » chełe roſefono,


fecondo chefonostimate, Cheimiei verffigno pieņi
: diverbaş edifpiritó, percompiacerui non mi sten
}
sideràànegarlos poicb'io conoſco questo ೫ಕ್ಟ್ರಿ
ٔ‫دهه‬ H 2 4
: , L'argute Zettere ,
danoidettoperfodolentaadulatione: mapiupre:
što per il fingolar amor,che miportate,il quale (co
ºne diffeil Lippo Poeta) fà ſaper l'acque ancorche
snarea ſaporite » e buone. to ſpero à settembre
(piacendo al Signore) venir à vißtarui.Fra queſto
*rattenetiui nei voširi honorati studi,comefolete,e
vifiano raccomandani quei nostri amici, evostriper
"4"atia vostrabontà, à euigià tantofono obligáto,
qe più non accade
%2677 te dirà,-
vfar parole ſuperflue.
• ‫ اﻭ ﺑﻭﺩه ﻭ ﺑه اﻭ بيا ﺩ ﻧاء‬.
Sola
،،،، ، ، ، *

Gioue coifuochi quando altier balena,


E al Rè de' venti colfauore accenna. . . .
- .
21arte,che'l mondo teme ; perche fuena . .. .
Il fanguehumano, e dapreſto di penna, s.
?Mercurioaneor, Giunon fdegnofa, e piena .
Difoſpetti, Nettun del Mar l'antena, , , , ,
Con tuttigli altri infieme à gran furore, er
Non potrebbon fnodareilnostro amore. A

‫ ﻧامه‬E S I g N O .R ar A Rr o :
- -
· Bottordileggi fratello carigimo. . A: t
- * ** * * * ** * * -

H Ormai; Fratellomioeariſſimo, řebo quattro


- Mi volte è nellacaſa della celeſtial vergine rien
tratopoiche Himeneo coronato delle födedi:Palla
*dearfèle fue Sante Tede nellavostra camera, g
ancoradivos niuno figliuolo fivede, de qualijopra
tuttele coffete
: Yi
deſiderofo Mal'infinita Pi:
*- -i ---- -
| டிக்

º Del Rao : * 59
đỉcolui, cuintunarofafinastonde,non foftenerà chè
fenza # del vostro difo vedere,finiſteigiornivo
firi. Percheil quinto anno, quando il fodela quin
ta volta haurà finito ilfuo corfo , farà à voi come il
quintovAtto della Comedia terminatiuo d'ogni tri
$tezza,che nell'animo per tal cofafoftenete. E que
| ftofenza alcun dubbio auuerrauui fe adoperarete la
| ricetta dr៧៩៨ 好 erilità,ch'io hebbi ne 'paſſèti davn
| Peregrinaye tale è laropiadellaricetta,
Recipe dunquein燃 delpulmone
l code de'Ranocchi,
Ďe Tulci, e delle
Del'offi,e dellecode de Pedocchi,
JAnna oncie fei alpefo del Carbone.
Voua di Capra,låtte di Cappone,
Tiè di Lumaga,e d'vna topa gl'occhi,
Lauate con pur'ombra de'Fenocchi,
Spolueriggiati infieme con ragione.
Recipe ancor il colpo d'un battaglio,
Il fuon della Campana d'un Conuento,
* * E tutto inſieme poniin vn Sonaglio.
Epifia forte con piſtel divento,
Dandoglifempre colpiſtel di taglio,
Ffia miracol fè neformi onguento.

- Questa ricetta non crediate,chefiafimile à quel


le de Ciaratani, lequalifono prouate,e non riufite;
y \, - -

perchefenefattofperienza nella Comteſſa Bitta


{ H 3 uia
, ,? z'argute Lettere
uiamogliedi Don Dorimbergesterile dipiù anni,cº.
hoggi ſi ritroua hauergenerato tantifigliuoli,quan
tigiornihà l'anno. Priega Iddio, che toſtovifaccia -
Tadre della più bella figliuolīza, c'habbia la Leuca
dia, štatefano. DaVineggia il dì chefferra. Ago
šio. I 5 63- ' * . . , ' -"

L'Acc„A DEM rvf ze z ANNI


a voi. Accademici Ignoranti deſidera fa-, \
lute, e perpetua felicità.
Ercheintendiamo, che voi con moltofchiämaz
zo, e con molto strepitovi fiete moffinella vo
fira. Accademia adelfaltare,e predicare l'ignorāza,
nella quale effendo noi già tanto tempo fàfepolti, nõ
polfiamo fè non largamente rallegrarci, e tanto più, ,
quanto che voi ne’vostiri eloquentifimi Encomij ha
uete dimoſtrato chiaramente l'eccellenza degli huo
mini ignoranti , comenoi tutti fiamo. La onde per
ampliar la voštra openione, habbiamo voluto met
terui vn ramo della nofira,fe ben da voi fiete attia
farui forgere, accioche al mondofi conoſca, chean
cor noi babbiamo il ceruello con tanta humidità, che
Jþeſſò ci fè fòmacchiare colgrande Homero. Ma,
perche l'ignoranza è di più maniere però noi pri
mieramente facciamo queſta nuoua e fcompigliata -
diuifione che fece il Doni. ignoranza per non ha
uer cognitione, quella che chiamò l'Agrippa vitafe
- - - -- *** |- liciſſima.
- DelRao. . . . 6o
licißima. Îgnorante per non fapere Ignorantone
per da poco e cattiuo. Et ignorantaccio per aftuto
e tristo. Ignorante donque è colui, che non sà quel
che deue fapere, Ignorantone farà quell'altro, ché
fifà adotorarin legge,e non ne sà straccio. Ignoran
tacciofia vn’huomo, che riceua molti benefici dall'
amico facendo l'Afino,lo ricompenſi d'ingratitudi
ne. Egneranza poi, della quale noi ragioniamo è in
due modi,cioè ignoranza buona, & ignoranza da
bene. Ignoranza buona è quando non effendo io
Gioiellieri,vno mostraffevna gioia, non fapendo
la valuta, non debbo efferetaffato per ignorante,io
non sòſtolpire,come Michel Angelo per questo nỡ
Jono ignorante . Queſtaignoranza è buona , per
che la non fi piglia tantiimpacci, bafta ſaper fare
l'artefuafolamente,ò hauere vnafola virtù, e non
cerca di ficcarfi nel capo tutte le feienze,perche egli
è un'aggiramento di ceruello.Vltimamente ignoran
za dabene equando l'huomo/ene ua alla carlona,ė
non fi dà impaccio de fatti d'altri , come dire :
Sarà uno ignorantacccio, ilquale ſparlerà in questa
forma. Il tale è un ribaldo e mentirà per la gola,
il talefà una uita diſoluta, e non faràvero,e 鷺
l'altro capiterà male e colui che bà abbracciato la
ignoranza da bene,fibitofe nè uà in là dicendo,
io non uò ſpere fe egli sà òfè non sà , che uita fa
la fua , capiti doue lui vuole , la non m'importa
nulla; troppo affai hò io dafare ad attenderea :
*** * - - - --- « H 4 - miei
-- «

- - Ž’argute Lettere |

iniei;infinite altrefono quaſi le ſchiere de gl'igno


ranti. Vna parte non ridono mai, eštanno in mac
šta, vanno con grauità, e faucllano poco. Parte
te nefono che ridono, faltano, effultano, ſgrillano,
tantano, ballano,c non fi curano d'altro, che di cer
tipiacerivanifecondo illor ceruello . Non vi man
e auo ancora di quegli, che fono infuriati, arrab
biati , incagnati, chefenza ragione bestemmiano, e
maledicono. e Alcuni altri pefino l'altrui parole,
mifurano ifatti, biltànciano gli atti, e fanno poca
Jłima delleperſone. Non viji deſiderano nel mon
do di queſtivaghi vezzofi e leggiadri ingmorātelli,
chefanno il Polidoro,attillati,politi,profumati,im
mofcati, onguentati, imbellettati, Certi altrifono
Braui, minacciando,fannofifar largo per le strade,
vrtano queſto e quello, e per pochifoldifanno affai
parole,efatti zero. «Alcunifono malitiofetti, ma
ligni, ignorantoni, pelano di qua, rubbano dila,fon
doppi come Cipolle fagafi,est odiofi a loro medefi
mi, & ad altri. „Altri fino i quali fémper habent
animum in patinis, confettati nel vino, est annoue
ratitra quegli, Qyo R V 21 D E V S P E N
T E REST. Di queſti gloriofi ignorantelli, Pan
taturi, che latagliano larga,ſputano tondo,le (ittà
ne sõpiene. Infinito è iluumero di coloro,che paffeg
giano gonfi, pieni d'ambitione, e difat fte,difuper
bia,di vento,difumo finza arrofio . Infinita è la
ſchiera di quelli, che cercano di nobilitaifi con tener
Ca
*
- - - Del Rio, º Éť
rahalli, (ini,Sparauitri,econ vestimentipretiofii
Altrifonofantastici,rapritioſi,ghiribizzicſi, c'han
no più grilliin tefta, che non ha fiori „Apprile. Mol
zice neJomo in costanti, leggieri,vanischenonfian
novna mezza horain propofito. Infinitifono poi la
cuibalordaggine è beilifima quãdo la luna dà vol
ta,efi conoſce nei quadri, e nelfar il tondo. Altri
fono boriofidellesberettate,inuidiofi di chi èpiàſti
mato di loro . Altri taminando fi pauoneggiamo »
„Altri hanno la vergogna del Prouoſto di Fiefole;
„Altri confumano iltếpo in baie,chiacchiere, cicale,
e nonfi dilettano d'altro, che di dir motti, frottoles
garbetti sefilafiroecole. Altriper immortalarfi han
no tradotto la notomia del Caffalloin ottaua rima»
eº il Tolomeo in verfi fdruccioli. Altri vanno sử
certi andamenti,che chili sasnon li conofce, e chi il
giudica,non liveđo,e nonfilafciano intēdere daniu
no, eccetto da quelli, che non lifanno,perche quelli
che lifanno non li conoftono. Vifono poi degli altri
ignorantoni faui,che fianno a confiderare tutti quc
fti altri ignoranti , e, tenendofi faui, diuentano più
ignoranti di loro co'lvoler raffrenar queſti, regolar
quelli, ammaestrar quegli altri, e veggono ilfeflu
co negli occhi degli altri, e dafitoiil traue nom get
tano. Finalmente non fappiamo in qual parte del
mondo voltarci,doue l'arbore della Signoranza nõ
.
fþarga i fuoi rami. Non n’hebbe vn ramo, e forfe
più che ramo, quel busn vecchio della G reti a gidi
- 64f9
L'argute Lettere
cato dall'Oraculo fapientiſſimo di tuttii Greci, poi:
chefoportò Che Xantippegliorinaffe in capo? For
fe forfe che altro non volle direil gran Pastor Man
touano quando abbagliato datanto ſplendore cantò
così diuinamente Iouis omnia piena. Diffe quel ua
lent’huomo,che le Academie Schole publiche fono
come vn nobiliſſimo mercato, doae nõ a prezzo d'o
rozma con fatiche evigilie concorrono d'ogni banda
igiouaniſtudiostal bell'acquiſto delle ſcienze. E noi
fiamo di opinione,e non ci inganniamo,che non pfci
rono mai tanti „Afini dell'Arcadia quanti ignoran
tiefcono daqueste ſchole, doue queſtipupilli cogliõ
celli vengono (come diße meſſer Tantalon de Bifo -
gnoſi)vitelli, e ritornano a caſa manzi. La vostra
e Accademia ò„Accademici ignoranti, e la più fiori |

ta di quantene furono,fono, e faranno giamai: per


che fevi entraſfero tuttigl'ignoranti.fi/popolareb
bono le (ittà; e giustia coſa è che vigloriate , e te
niate alteri,perchedentro la uostra Accademidha
ucte quaſi tutti quelli della Capellina , i qualifanno
folamente numero. - ** *

P Ros ER PINA RE I NA DE LLo


inferno alle cortegiane del Mondo. . ..
H:::::: noiin questinosti Regni aicelebri
ževna bellestima festa,eſpendo quanto poi
fetevighedellefiſie, ci è parfomandarui il preſen
*: < ... " te
- zel Тао. - 62
te corriere appoſiaadinuitarui, chefiate contente .
quãto più preſtofia poſsibile trouarui tutte quà già
ne Tarterei Regni.E venite sẽza maf here:perche
quì fono parecchiate tutte quelle coſe,chein »na ce :
lebratißima Festa fi richiedono. Nel venire adope
rate i voſtri cocchi,e carrette,percbefono ottime a
menarui a Porta Inferi.Ivoſtrifauoritiveranno a
cauallo, & i Taggi ingroppa · Venite tutte cal-
zate e ueſtite,perche i veſtimenti,che qui s’vfanofa
ranno perauuentura troppo greui per voi. Non vi
dimenticate le Catene, perche queſte, che fabrica
Volcano fono troppogreui. 1 giubellini li potrete
laſciarein dietro, perche non s’yfa in questipaefi :
portarpelle di beſtie morte. Purefè li vorrete por
tarefaranno buoni da pagar la barsa à Caronte . .
Dondefmontate che farete,nõ potrete più adoperar
le voſtre Carette . Però io manderò in contro la
Caretta d's Amphiarao con vna compagnia di Fol
letti,i quale vi guideranno,portandoui la coda fino
alle noſtrefianze, dicoportando la coda , perche
uoi hauete fpplito a quello,che la Natura mancò,
hauendoui meſſo cinque braccia di coda dietro. Sử
l'arenofa Ripa farà Orfeo con la fua amatą Euridi
ce, che fonādo con dilettofo ballo,uifaräno ancora
eglino compagnia. La via c'hauete afare,farà la uia
commune del Mondo , perche e la più ifpedita e
dritta. Quando voi vdirete qualche cofă, nulla
dite, fè prima non vederetevna col Suggello di
’ , ፳፩፱4
- *.
| - * ..."
?

L'argute Lettere
mia mano. ilcerberovilastiarapaſare ſenzaabs .
baiar vm quanco, perche all'odorevi tonoſcerà che
fietenoſtre confederate. A mezo Camino troue
retevna Tauola d'eſquifiti cibi ornata: guardateui
di rificiarui in quella,perche è parecchiata per l'afi
famatofitibondo Tantalo,à cui non concettiflagela
li dalle tre furie infernali „dletto, e 21egera, è vies ·
tato il magnare. Più auanti poife vorrete rinfre |

fcarui trouarete le figliuole di Dannað , che contia


noamente tirano acqua col Criuello per abbeuerare
iviandanti.Guardateuipaſſando per l'ofeurdvalle,
perche diſopra il Monte Siffo fuolpre cipitagevh
grofilfimo Saffo,ma di tutto ciò i miei Foletti han
no commiſſione danoi d'autifrui, Nèvifþauentino
quelle coſe,ch’e’T’octifauoleggiano, cioè Cerbero di
ire capi, ċifremito delfiume cocito,e'lpaſſo d'Ache
ronte, mè gli incßorabili Giudici Minos,e Radaman
to,appreſſo i qualinon vi difenderà Lucio Craffo,nè
7Marco Antonic,nê perche la caufa farà innanzi a
GRECI Giudici,vipotrete aggiugnere Demofte
me,da uoi medefimefarà trà trattatalacaufa uoſtra.
Tenitedonque, perchefarà meglio per voi venire
hora inuitatea toglier la prattica di questi luochi,
enostira amicitia, che venir poi sforzate a paeſi in
cogniti. Nell'entrare, trouareteferitto nellaporta
ToNET E og N1 s P E RJ4 Nzoz o zor:
(H'ENTRATE. Non vifauentiate per quefto”
pche moltisõdisteſi nell'inferno, epoisõpurritor
- - ፳74፤፤
' , , , Del Rao. 63 ..
natifuori,come Theſeo, Hercole, Orfeo,Virgilio, E
neail Dante,e molti altri. Dat. Regni Infernali.
** ·

... Ciui „Amico haudfucato (eſar a ,,


a

: |- Raus, . S., D. ---- * «


**

, , , ; ::: - : "" , . -

ottantisq; detineoroccupationibus, velpotius


. Il malis, vt uix bgcadte pauca raptim ſcribere
potuerim. Meus Afinus «grotat fatis cum periculo,
adeò vt exiga ſpes vitæ relifta fit : Fabri Fer
rarijpropèmodum deſperant, vna res ſpem facit in
uentus, que iacet etiam ipſa profligata, & morbo
iam cedit. Cauſa morbifuit,quod cum grandi.Equa
adhuspullus coire voluit, & propter corporistemui
statem diu laborauit. Quare membri debilitatis,
atquefatigatis nunc humi profiratus, & feminor
tuus iacet, est ingenteist emittit crepitus - Heu
me miferum quamme mea fefellitopinio:ſperaham
vtiquebisbacchanalibus Afello perſonatus infide
- re,ac ludis haſticis premia decertare, & proinde est
nouis ſoleis calccandum curaram, ac phaleris infi
gnem reddideram. Quotquot Arcadici habentur
„Afini, haudputo quemquam huius fimilis reperirº
i poſjeşipfe enim,est viribus, & pedum celeritate lan
-gè cæteris præflahat. Crassaut pofiridièsterozye
º deleins laudibus orationem funebrem babiturum,
i proinde welim tefuneriintereſſe, vt eum meritis ho
- យ៉ែ - - - - noribus
- "e",
- - L'argute Žettere
noribus profequamur:Laudes quas ad meremififii;
dum circa.Afinum turbabaraufugerunt : videbant
fortaſjeme circa Afinum penitus intentum, & eas
minoris quam ſinum facere. Quare eas confiringi
to ad me vintias perferendas curato. De oratio
nefcito,me confilium mutaße (aufe quæ fuerint tũ
rimum tui conueniendi facultas erit,tibi est huma
hiſsimo; est id quod expertusfum mei amantistimo
omnes aperiam.Interim
*': ' : • , , , , , , , o
cura diligenter vt valeas.
,
·. , :?
, "

"" : "\" ‫نم‬TE TR 0 : FR Nic r sco , , , ..


· · · · · Ondegono,viro,fpercilioſo. . , sa sv.:
* * · ·: - Cæſar Raus S.Z. a. ~e
‫ة‬.ً‫ اما‬. ‫ انﺩ‬. , , , , , .।. । . ya º ‫ ﻭ‬.. )...:

- H Erinostu (proh dolor) fecunda vigilia ante


Jl. Gallicinium vfféllus meus delitium meum,
Suauiolumque meũ;decus,et preſidium meum, quem
fæpenumeroſtrenuum inpaludibus tranſpadaniser
pertuſan,hincfeliciſsime emigrauit. Cuius acer
bifšimus obitusita me perculit, vt folmihi celitus
*excidiffévideatur;nec norim viuam néan perierin. |
· Mæret animus prostratus#;iaret. Nec id fotum me
'miferum habet fedruus etiam dolor, quotejumme
conficinon dubium mihi eft;Noui enim pietatem,no
itimores,est ingeniumtuun. Omnes mortales eius
º obitumingemistant omnibus velextremis nationi
büscafus bicacerburacciderit,g-calamitofusų Ego
bis \'\
manibus
iQ
eius oculos claufi, quibus eundërtoties
fre
|- * Del Rito, 64
frenaui, & ſtatui. Vtinam quisamicorum mihi af-,
fuiſſet, minusfortaffèdaloris fenfißem. Ego regentí
impetu operis confèruandæ. Afini memoriæ cauſafe
pulchrum memoratifimum cum Epitaphio moliar.
Certamenque laudibus eius dicundisfaciam, ponā
que premiapecuniæ aliarumq; rerum bonarumam
pliſſima. Adeas laudes decertandas aduocabo viros
mobilesingenio,atque lingua praeſtabiles,ad quas te
aduocatum velim. Vale. ... ::::: -

- - :്., , ; : :, ': ,

v4 t Motto RE PER EN DO, ET,


|- Illuſtre Monfignor loveſcouo di Larina. A
- ***2 ") ・・、い・・・ ---- ---- - -

Cº: già legrandi ombre dagli alti


\ - monti cafcare , ø i Camini delle conuicine
Villefumicare, quando hierfera verfo Pauia da Bo
Junafto partì,oue amal miogrado fono ſtato2 6.dì,
con grandiſsimo mió dolore,per effer fiato priuo del
giocödißimofrutto della vostra dolce,e virtuoſa cõ
pagnia. Onde partëdo fuisforzato a dire à Dio. Na
iadi habitatrici di correntifiumi,à Dio Napee, gra
tiofisſima turba de'ripofii luochi,e deliquidifonti,a
Dio belliſsimi Oreadi,le quali ignude foleteper l'al
teripecacciando andate, a Điopietoſe Amadriadi
follecite conferuatrici delle fofche riuiere, à Dio
• Driadiformofiſsime Donzelle dell'alte Selue, o Vo
raci Lupi,à aftute Wolpi,ồOcchefollecitépalefatrici
ºdelle notturnè infidié, à male augurate Cornici,
e : As ό/i
L’argute Lettere
òfiniſtri,ờCorui,fluuiali, Anetre,ò oſcure, et adre
7Merle rimaneteui à Dio,cbe più пот реdrete те per
questi alpestri luochi caminare.Evoi Bifolchi, gen
te,à cui fi fà notte inanzifera, refiateui in pace con
li ucfiri cari Armenti,che più di me non uederetein
queste ſpiegate campagne,nèi miei piedi calcheran
no più la tenera herba de'verdi prati, ouele beſtie
uoſtre paſcono. Euoi leggiadre e freſche Villanelle
inghirlandate diliguſiri confiorigialli,e tali uermi
gli interpoŝtische diſcinte, cfcalze ſuper l'herbate
neraandiate, Nomprenderete quìme couoſtridolci
fguardi, nè legarete mene lacci d'amore frà boui e
pecore. Longefiail uoſtro amore con gli horridi epi
lofi Bifolchi,e maleolenti Torcari. Euoi Olmi reſta
teui in dolci e perpetoui abbracciati con le uiti; ma
dri di quel dolce liquore,che cotantaletitia partori
feene’cuori humani, ch'io mi parto uerfolelimpide
onde del Tefino, doue il facro choro delle dottemiſe
tiene il ſuo albergo, e quìgionto hò trouato la uostra
fofforcinatalettera,laquale &c. •
*

P A S Q_۶ 1 21 6.
- 3.

- M: Fadofio Magnifico, udì dir non sò à cui,


IVM mail dettofi riffi, che quel ſcholare, che noi
à quelsì fatto Simpofio,fmafcellando pur dalle rifa,
domandafie per incognito,uuol con puota uoſtrafo
disfatione,farfi dauoi confere. Étin guifº che
|- meglio
, Đel Rao. .. 6;
megliopervoi,fora chemainon ffe stato almons
do conoſciuto. Io, perche vi ho fempre conoſciuto
de'miei confederati,e ben di quelli della prima Claf.
fe,amandoui in quelgrado,ch'io amo Momo Zoiloa
vAriſtarco, & altri ſimili, de'quali hoggi fe ne tro
uano a ſchiere,a caterue, est a falāgi,ho voluto auer
tiruischestiate all'erta; e che v'armiate bene,che vi
sò dire, chequel incognitofiapparecchia per farui
vn brauo,anzimortifero aſfalto,eper colera sbucca
vn tanto fuoco,ch io dubito dva grande incêndio .
vArrige aures Meſtola che, belfucne vdirete. Ma
qual Cacodemonev'instigò all'hora adar del inco
gnito a chi è più conoſciuto,che non fono leZagafie
alle quali voi dietro sì caldamente fofpirats? Eglif
recca quella parola incognitoa gran disbvngre edi
ce di volerfene rifentire convofiro danno,ejcorne,
egià comiciano agermogliareertefievoci in poſtro
biafimo,come farebbe a dire,che voi vestinto dipel
le di Lupo,ſaporitiſsimamente mordete, anzi luces
rate gli humili e manfueti Agnelli, come di effer fi
dimoſtraua egli, che horaper voliracagioneſi chia
mada tutti l'Incognito . Onde perciò è tantoinfu
riato contra di voi, che diffegna di rouinarui lavi
ta l'honore, e la borfasche più v'importa. La vita,
żagliandoui Gambe, Braccia, e Teſte a dozzine »
L'honore, dicendo che voi fiete vn (antaro, & vn
grande arinario di tutti i vitý, con certe altre cofe
«ppreſſò molto fiomacheuoli. La Zorfa,volendo egli
J che
:-) L'argute Lettere -

rheglipaghiate i crifieri,che tutto'l dì egliadodera,


perifcaricare la ftitichezza, che in lui hagenerato
quell'ardor colerico,che in lui viue,ſentendoſi chia
mar l'Incognito. O voi mio folenijimo questa fia
la volta,che andate in pezzi, in fcheggie, in Noto
mia. S’iofoſfi invoi,cioè nellavofira pelle , torrei
à Diofenza maiguardarmi in dietro, egionto ch'io
foffisů leporte di Bergamo , a due manigli fareile
ficca. O quanto men male fiato farebbe, che quel
giorno, che vilafciašte vfeire quella parola incc
gnito, fofte ŝtato nelletto, pigliando il vino delle
gno, ouero foftiftato in vn marcio Bordello, e voi,
e voštro fratello incoronato,intarlato con tutte l’al
tre circonstanze. E come potrete hora refifiere
à fieri colpi dell'Incognito, e dimolti altri di cinico
fpirito congiurati alla disfattien vostra? credo,che
non potrete, Dunque, fe farete a mio configlio, per
non correr tantopericolo, trouarete l'Incognito,estº
humilmente gli chiederete perdono dell'error com
meſſo, aferiuendo la cagione di quello alla forza del
furordiuino, chemiſfer Don Bacco dentro v'infuſe
ffattamente,che ingombrato di quella diuinità, nõ
fù in voſtrapofanza ditacere quelle cost, c'hora pi
annonciano, e viminacciano tanta rouina, e fè ciò
non vi rifbluete difare, fenza dubbio colTetrarca
canterete Un poco dolce molto amaro appaga -
Ricordateui, che noi altri habbiamo pochi amici, e
cheioper aßomigliar a voi nelle attioni ”। , Јот
4î0
ZDel Rao, 66
fiato circoncifo, e sfigurato. Il medeſimo inteuerst
rà a voi , fe non v'inchinate, riconciliandoui con
l'Incognito hora voštro mortalnemico. Đixi.

L’ I N c o G N 1 T o.
V dici, Ser Fadofio, ch'iofon l'Incognito, ma
tifarò conoſcere, che quando il tuo Diauolo
naque,il miofåpeua fauellare:e chefe tu fei vn Bar
tolomeo di Bergamo, fo fon l'Incognito, chefe co
mincierò a dimenarmiti intorno, mi conoſcerai di
maniera, che non tene dimenticherai mai più. Ti
ricordo, che non fiamo altempo di Meßer Deuca
lone, non babbiamo più biſogno d'huomini, e maffi
me de pari tuoi, i qualifanno folamente numero al
mondo. Se f /fi stato mille anni in corte, est haueffi
cacato il fangue in • Agone, e fofii più che diece in
uerni alloggiato il Aquila d'Abruzzo, non fareſti
cofi malitiofo. E per queſto fei malaperſona ; per
che doue è malitia , non è fapienza. Fà conto de
gli huomini • Arcifanfana , altrimente coram po
pulo tifarà fattavna Orationeingenere impulſiuo,
e detestatiuo, farai meſſo nelle griffe di Malabran -
ca , il quale ti condurrà per la Città. E perche
vn Matto ne fà cento , molti ti anderanno die
tro con gran plauſo , fonando le tabelle , i banchi,
e le patelle per difeacciar li ftrigoni dalla Città, cº
all'hora firai tu il conoſciuto,estº io l'incognito. Efe
non vorrai effer condotto a piè,non ti mancheranno
- I 2 Ca
** . L'argute Lettere
'caualli,che tene promettovno io,feve'l douef ben
dare fi'l culo alla prima sferza , ch'io m’abbatto.
E ti accorgerai poi meglio dell'error, ch'hai fitte à
$tuzzicare i cani che dormono. Non fat tu, che io
maturalmente fon’vn', Agnelle ; ma quando i Mof
eherini. Zanzare, Tafani, ZDefpe, Pecchie, Scar
daconi , efimilimi danno impaccio, io diuento vn
Bafilifto, vn Cocodrillo, vn's Antropofago, vn Le
#trigone, vn Rinocerote, vn'Elefante, vn Lione, vn
Verro, vna Sfinge, vn Bufiri, vn Licaone, vn Scor
pione, vna Tigre, vn’Hidra di mille teste, cº d'vna
tale,che,latra,e morde. Efti purfuor delbuco ferpe
maligna, che conoſcerail'Incognito. Eftiin campo
animaluccio , hai patura che non sij fchiacciato co”
piedi ?leuatila mosta dal nafo poltrone, altrimen
tilafcaccierò in bocca. S'haueffi la memoria, come
hai gli occhibalordo, ti ricordercţii di colui, qui te
fcilicet corrupit est quos, facella, & hoc dico tranf
uerfa tuentibus bircis. Que figura esti išta? fince
doche ? Madenò B tlordo, præpara manum , feu
fubde pocidemferule . eft hypallage. S'io poteſſe
parlar ſenza colera de fatti tuoi; to pur ti direi due
altreparole in corettione, ma non ſe ne può parlare
tanto fei šiomacheuole ; e tu, chefei infredato non
annafi talpuzzore · Parla perche ti vegga dicea
quel valent’huomo, & io dirò, mè hai veduto, per
che ho parlato, non fono hora più l'Incogito; per
shem hai conoſciuto, e mi conoſcerai di megli ;per
che
Del Rao, 67
cle hora tiho dato vnaftoffa così leggermente, vnº
altra voltagiuocherò teco a ſcarca l'afino, e troue
rò ben le corde, ei tafti del Liuto. Non sò fè mi ver
rà fitto di metterti aparte d’vn’ Officio. Il fapraito
šio;percheti voglio circoncidere prima,e circoncifo
cheftrai, fè non diucnterai migliore, cioè manco ca
tiuo. „A voi buona notte diffe il Bernia.

Ρ.45 grΙΝο 4 I s1ο ΝoR


France/chino Lana.

C E vero è Signor Lana quello che'l Frondola


*-* hierfèra diſse de’ Fatti voširi, cioè che voiſie
te conf derato con Momo, e con Zoilo, io ne prendo
quei fdegno, e quel dolore, che fi fiole del bia/imo
d'vn caro, e širetto amico prendere. Terele voi
fempre mi hauete honorato con le voſtre diviniffime
compoſitioni , crnate di vagheparole , e dipolita
leggiadria : e vi hò tenuto fimpreper la dottrina,
per li costumi, e per lavofira piaceuole e dolcifima
natura per vn de rari foggetti di nošira età. Io non
hò veduto alcuna compoſitione (che pur me ne ven
gono tante per le mani) che fia più aliena dal mal
dire delle vošire. & pur il Frondola hebbe a di
re hierfèra in preſenza non sò di cui, che voi hauete
vna mordace lingua, e ch'egli vn altra volta; per
che all'hora era quaſi notte, hauerebbe prouato, che
haueua detto bene. E perche voi restate all hoza
, , , ! 3 Ø Qክንû¢
T L'argute Lettere
come vn'Agnelo manſueto, eglifi crede, che l'ha
uerui apportato feco mode flamentefiavn reſtarper
paura da fatti fuoi. Parl.inao io boggi co’l Raovo
$iro:Tadrino, mi diffè ch'l volere il Frondola di
fender; che quella parola fia fiata ben detta , Jarà
vn rimordere il Lana. E ch'egli come vofiro Tadrino
ha determinato di condurui in fieccato,e lì chi baue [

rà peggio afuo danno ; 71a vol laſciare prima sbuc


care fuori.queſto rimordimento del Frondola , che
poifi vederà di bello, perche toccharà a i Padrini,
efe haueranno da menar le mani,ei denti, lo lafcio
penſtra voi. Maio sò ben queſto, chefe vorranno
stare in sà le competenzº con φοι, bifognerè, chefi
facciano firastintre a Pfa, ò a Firenze pereſſere in
qualche parte di Tofana. E per dirui ingenuamen
tel'animo mio, a me par , che questefiano impre
fe , che non babbiano riſpondenza con lagrandez
za,bontà, e bellezza dell'animo fuo, maſſimamen
te effendofpopillato, e manco le fieno da dare ripu
tatione alcuna, efarebbe come quelli,ches'affatica
no per impouerire,e metteria tempo di dire coſè con
trarie allavofira dolcisſima natura,la quale non re
fieria per queſto di non effer modeſta, e temperata.
Équanto a me,fè ben le maledicenze mi piacciono
fommamente, vorrei per voštro amore,che volgefte
lofiile a più honorato, foggetto,ouefi mostrafjela fe
licità dell'uno,e dell'altro ingegno;epigliasie effem
pio dame,the per dir male,mifòno štato tagliacele
|- gambe,
Del Rao. . 68
gambe,e le braccia,e Dio voglia,chevn di nõ mi fia
mozzata la Testa. Perche dalla lingua alle uoleef
uiene alle mani,dalla pena alferro,e dall'inchiostro
alfangue.Il Negro pur m’afferma, che vci non vi
curate delle lor maledicenze,e chefe uoiue ne cura
fie,non farešte uoi. Et in oltre ui auertifo,chel t rõ
dola è perſona molto autentica,e chefe gli credono:
fino a i fogni,& è riputato il (ampione delle buone,
lettere,e della verità,e ui attaccharete fè non fatea
mio modo,di grā ca ni alla coda, che con la lor mor
dace lingua ui perſeguiteranno. Efe’l Rao non gride
rà al Lupo,al Lupo il Gaiardiportarà via il Capro,
il qual vinceſte cantando con Menalca,estº hauerete
fatto un belguadagno,per noler accattare delle no
ci,perder la Tafea. Ma nõ habbiate paura ilmio dol
cißimo Signor Lama,perche hauete buon Padrino,e
f uorranno attacarla con effo lui , fi metteranno a
elare una mala Gatta, e faranno della chiaueferra
tura,perche li transformeraamenduenel Dio degli
Orti, a cui fara apparecchiata yna Corona d'altro
che dimirti e d'Ellere,congrā rumore di Popolo, ac
compagnati da Momo, e da Zoilo. Ma, fe farete a
mio modo,farà affai meglio non riſpondere al rimor
dimento;perche il taccere è riſpondere a chiirragio
neuolmente dice mal d'altri. Efe’l Frondola vorrà
difendere quel,ch'egli ha detto,farà a pūto un uoler
dir male,efarne. E così farà riputato per maldicếte
e malfattore. Da Romail ſecondo dì delle šiazzioni.
e 1 4 R_{
L'argute Lettere
21s"Ρos.Τ.Α.Α Μ.ΑSΤRo
Tafquino.
Gli è vero Ser Paſquino,che l'altrafera ritro
uandofi il Rao,it Gaiardi,i Frondola , & io
infieme ragionando di diuerfi fºggetti il Frondola,
non meno deila modestia, che di tutte l'altre virtù
riccamente dottato, uemme a dire, che le Compofi |
tioni fue hauerabbono di biſogno della mordace mia |
lima. Ond'io fentendozni grauemente pongere da
quella parala mordace,recandolazni ad offà, fiibi
to rifpofi a: Frondola, dicendogli chea me di natu
rafincera,e lontaniſſima dal mal dire, molto fi dif:
diceun quel modo di parlare;cº egli,che fubito fi ac
confè, che la lingua fia haucua proj rito cofa, che
mai non hebbe conceputa nell'anime, immantinen
te conffò di hauer errato,e dell'error pentitofi, di
quello ne diede la cagione al rapido Torrente della
iracondia fua, ilquale tal'hora muove con tanta fis
ria,che a forza viene a cercar danno all'innocente
Vicino, per il che è postia sforzato a cantar la Pa
imodia,alle quali parole,fºggiongendo il dottistimo
Gaiardi,diffe : E perche Signor Frondoia del detto
noftro tanto rimordete ? non potrebbofi egli foste
mere,dando a conoſcere al Lana, che quella parola
2Mordace fi poſſaintendere in luona parte,e che più
tofto lode, che bicfimo gli apperti : Se cosi vi par
Signor Gaiardi difje Frondola, a voimi appoggio e
- ИИ03
ZDel Rito. 69
uoi per foftegno diquefio mio dette elegge permio
Padrino,colfauore , est aiuto del qualelo poſſa a
pieno mcfirare al Lana, che non fu mai mia inten
tione dimorderlo. Eccoui donque Maſtro Paſqui
no,che allefudete parole del Frondola, chiara ap
pare l'innocenza dell'animo fuo,e chiaristimo il di
Jcarico dell'honor mio. Ma , pošto cbe le parole »
che la volante fama ui haporto all'orecchie,foſfero
in biafimo mio, io mondimeno giocando alficuro =
fperarei all'ombra della ineffabile virtù dell'officio
fiſſimo Signor Rao,mioficuro, e faggio Padrino »
difar conoſcereal Frondola,pergailant’buomo,che
eglifia,e per ben c'habbia per fuo Tadrino il Gaiar
di, ampio Oceano di Sapienza, che'l detto filo foffe
più lontano dal vero,che no è da noi agli Antipodi.
7Ma qual maggior Teft:monio della fineera natura
mia poſs'io dar’al Mondo di te Pajtinc?che nato ,
alleuato,e confimato nel dir male, bora perfiladen
doti,ch'altri m'habbia annouarato fra i confèderati
di Momo, e di Zoilo, così arditamente , epietofa
mente prendi la pugna in difeſa miafuori dell'tfin
- za tua oltre modo lodandozaiğe dandomi tanti auer
- timentiểi quali ccme che amoreuoliſiano, non fono
perciò neceſsarii. Terciocheio trouo il Rao mio Pa
drino si prudente , est accorto', ehe alla bontàmia
gonta laprudenza,e accortezza,fua,moffrard con
viuaci argomenti al Gaiardi,che pur diffigna di con
Jituir in campo il luon Frondola,che liarme fue non
|- fone
L'argute Lettere
fono da Cauagliero, eo che più tošio ritorneranno in
aanno fito,che mio. Onde etianaio auuenir potreb
be che la querela illegitima , che trà il Frondola e
me pertifce,folje diffinita da i Tadrını neštri vete
rani Cauaglieri, e così fi ueniffe a vedere vn de più
piaceuoli duelli,che maiper alcun lēpo vedutofifia.
71a credo,che tu Paſquino più amico delle mc; daci
lingue,che d'altri, cerchi con ogni arte di darmiad
intendere,che'l Frondola babbia firaparlato de’cafi
miei,percheioper rifentimento di ciò vengo afermi
tuofeguace,&infieme con Momo,e Zoilo accrefcere
il tuo Satellitto, fi che preſso allegābe, est alle brac
cia non ci fia troncato il Collo. Ma di gran longa ti
fallailpenfiero,ch'io non voglio z dir lefelle, e le
ciancie tue ne voglio effer’annoueratofra gli amici
tuoi ;perche l'amicitia tua non mi apporterebbe fe
non danno, e dishonore . Cefja domque di perfua
dermi a cofa alcuna,che non intendo, ch’altri che'l
TKgo miofaggio Palinuro mi perfuada, mi regga, e
fostenga. E,perche conuiene apprestarmiper vno
abbatimento, che domani alle diecinoue hore fi ha
dafare nelqualfara vn belvedermenar delle ma
mi,e de’denti,e nel quale iofpero di portarmi da va
lent’huomo,fò qui fine aſpettando, che'l Frondola
per maggiorgiustificatione dell'honor mio vēgafuo
riin iferitto col fuorimordimento di conſcienza .
ZDa Genoua il fecondo anno doppò il voſtrosfrifa
?астto. -

TAS
Del Rao. He
TP/ZSQZITNO.
Er Frondola , già voi credete con queſto voſtro
Dialogo hauerfatto vngran falto ; ma hauete
fatto vn capitombolo; percioche cacciandoui il Ca
po frà legambe, vi voltolate ſenza tornar altramen
tein piedi. Non vedete poucr’huomo, che vanda
teaggirando,per cadernel medeſimo òin peggior,er
rore ? perche quando voi dite,non hauer detto mor
dacelingua; ma mordace lima,Jaltate dallapadella
alla brafa; perciochefe mordace lima non vuol dire
altro, che mordacegiudicio , chi mordacemente
giudica, mordacemente parla, e chimordacemente
parla,havna mordacelingua. Donque dicendo voi
lamordace lima del Lana, venite à fignificar la mor
dacefualingua. E così imprudentemente venite ad
anfilzarui da voiſteſſo,e rimordere il Lana, il quale
hagiurato voleruicitar'in Tarnaffo, innanzial Tri
bunal delle Mufe, 29 iui vifarà vedere cõgli aggira
menti del Gaiardivostro Tadrino, il qualeffonda
fopralo foffisterie di Bartolo,Baldo,Giafone, Alef
fandro, e d'altri huomini difimilfarina, à crufa »
quanto mall'intendete, e quanto fiatelontani dalla
verità.Hora quanto all'altre'oppoſitioni,che ci haue
te fatto, non m’accade dir’altro, fè nõ che volendoui
farmeglio intēdere, vifate meglio conoſcere,perche
volëdo voi difendere lefčempiezze,chauete detto,
oltre che lefate parerpiù grandi, ne dite d’auan
taggio
- L'argute Lettere
taggio dell'altre,e dellemaggiori,caffece colui,che
faltò meno ingiuppone,che non haueuafatto infaro;
Epoi per dirui il vero,non è (credo)buomo al modo
così tinto di lettere, co auuezzo di leggere il Mor-
gante,e'l Meſchino,che ageuolmente non fappa rin
tuzzarele vošire ragioni. Et per nö parer'vn cigcio
ne ancor'io,con queste voſtre ciancie vi ljio, col
ricordarui,che ancor voipaſſifie i monti, c non dice
fii a Dio. |- - -

T-4SQVINO. -

G: parmi (Signor Lana mto honorando ) di


vederui intorno vn vefpaio di Caluniatori,che
vi traffigono fino al viuo;percheil Frondolae molto
in collera con effo voi, e cerca di vendicarfi della
ingiurii,che ſottostinulata, e coperta medicina gli
fu fatta nel di del voŝiro Jpopillimento in caſa del
Rgo voštro Padrino:dotte dice, chef fanno de i de
finari di Circe: che atteficano le perfone . Il che
perche rifiºita tutto in biaſ?:no e dishonoredella Fe
fia delnośl, a ſpotillimerto, nie parfo per voštro
beneficio, est amore mai darui, il prefếnte Corriere
à posta; iccio doi fundo da me autifito, di tuttigli
and ºnenti;tu af parecebiate all'abbationento,il qual
fird altro che ºn nar delle mani a Tauola ; perche
vedrete il Rao shitectrfitoricon vna leggēda, ouesto
prirà di heilo , & starterà di buono. Io ſtrei di ope
ліотечеђе попјіртосеda pih ottre, tна еһс е соје
-- - - - , šiianio
- Del Rað. 7r
fliano in quel termine, chefi ritrouano;perchenomi
fifà fafcio d'ogni herba , mà fi ben ghirlanda d'ogni
fiore. Eponiamoche levofire compoſitioni,e quel
le del Rao non piacciano al Frondola,per queſto toi.
vene douete ramaricare ? non fapete voi, che molti
infermi non beono vino ? non afſporano confettio
ni?et abhorrifono le rofè?perquesto il vino,le con
fettioni, e le rofe non fono buone cofè, përche a que
štitali non aggradano ? Quì èpublica voce efama,
che il ſpirito del Boccaccio fia entrato nel corpo al
Frondola. Secofi donque è voivi douete contenta
re di tutto quello che egli dice, perche è per riuela
tione, òper qualche altra dimoſtratione, e non dal
fuo ceruello,e quando ben lo diceffe, à l'imaginaſje da
fe, al fuo detto non fiete obligato di credere; perche
la fua imaginatione non fì cafo, e le fue ragioni nè
da Cantalitio glifonfatte buone ingrammatica, nề
in Loica conchitídano. Altri dicono che'l Frondola è
vno di quelli, che portano la coda al Boccaccio,cº al
Petrarca, e che mette i piedi apunto donde costoro
gli leuano; mail Raovostro Padrino dice, ch'egli
fà ben i medefimipalji, ma non il medefimo andare,
ponendo i piedi fopra l'isteff fedate. Gellio dice,
Diui all'antica, e parla alla moderna; mail Fron
dola, chefà tutte le cofè a rouefèhio, parla all'anti
ca,e viue alla moderna.Terò è affai miglio lafèiar di
ftar più in sù le competenze con lui, eº io voglio,che
non logorate più tanto tempo, mè più tanta carta
Ç07,
п

. L'argute tettere
con fattifuoi; perche gli èvno di quelli, cheafcol
tano con gli orecchi il fuono della lira, e non gufiano
con l'animo la melodia, & egli inſieme col Gaiardi
farebbono vn belprefepio. E digratiaauu ertite di
non dire ad alcuno, chefiateſtato auuifato da Paf.
quino di queſte cofe;perche vi farà poco honore,e la
gente giudicherà, chefiete confederato con Momo,
e con Zoilo, hauendo intendimento meco, ii quale
fon tenuto per vno de piùfolcuni buggiardi,e vitio
fi del mondo. State fano,efingete di non faper nulla
Da Ryma il ? o. dì delle stazzioni, nel primo anno
del voširo Spopilamento -

T”. As Q v 1 No.
P Armi già,Signor Frondola mio honorando, e
gentiliſſimo, di vederui intorno vn veſpaio di
(sluniatori, che vi traffigono fino alviuo; perche
il Lana inſieme colfuo Padrino cercan divendicarf
contradi voi,il quale(fecando che hanno intef) ha
uete detto, che in caſa del Rao fifanno de i definari
di Circe, Che attoßicano le perfone. Il che ; perche
tutto rifultain biafimo, e dishonore dellafeſta delo
fpopillamento han preſo l'armicontra divoi. Onde
pervostro beneficio, & amore, mi è parfo mandar
ilpreſente corriero a poſta, acciò voießendo auifa
to dituttigli andamenti, ui apparecchiate all'abba
timento,ilqualfarà altro chemenarlemania tauo
la; perchevedereteil Rao sbucarfuori convna leg
- genda
DelRao, 72
genda, ouestoprirà di bello,e fºarterà di huono. Et
auertite di non dir ad alruno,chefste ŝtato auuſato
da Tafquino di queste coje; pt; the vi fird poco ho
nore, e la gente giudicherebbe,che fete confederato
con 71ото,e con Zoilo , Егиетdo intendirнстto ºne
co,che fon tenuto per vno de i più folenni buggiardi,
uitiofi del mondo . State fizio ZDalla Tore di Boe
tio alli í 3.del preſente, nel primo anno delvofir
fþopillamento · - -

i Postfcritta, perche intendo, che non vi centen


tate della fºrma dei Priuilegio del voštro fpapilla
mento, di ciò date la coipa à Notai;la cui ignoran
za fuol'effer la graffezza de Dottori.
Paſquino •
JA L L'É C Ć Ę Ł Ł E N T E F IS I CO,
il Signor Gioitanni Riccio.
di Turina.
H_º! Signor Riccio mio henerando, ò
(per dir meglio) la neceſſità, c'hora mifpinge
ricorrer da voi per aiuto efauore, da vn canto mi è
carijima;perche conosto,che quelle virtù,delle qua
li voi più d'ogn'altro abbondate , quanto più fono
effercitate,tanto più diuengono perfette. La l'altro
canto mi è noioſa;perche, effendoui io obligato come
uifono,per l'honore,che con le vostire diuiniſme cỡ
poſitioni mi haueteſempre fatto folo il riueriruigiu
dico, che al grado miofia richieſto. Enondimeno
|- hora
t’argite rettere -

hora štimando ester lodeuole officio, ſeco'lmező


del vostrofauore fi componeffe la diferenza nata
trà me e'l Frondola, mi èparfo con la preſente pre
garui a veder, s’eglifi contentaſje non proceder più
oltre che tanto;percheio mi contentarei d'effer pro
ceduto ancor fin quì, baftandomi folamente,chein
fieme con l'offfe fieno vedute le diffefe . Queſto
dico,perche il erondola in queſto dimoſtraeffer peg
gior de Sanefi, i quali non ofano diftar tanto in vn
propoſito, com’egli ; il qual inſieme col Gaiardifuo
Padrino più fieramente , che mai mi perfeguita.
Onde per l'aſſenza del Rao mio fedeliſſimo compa
gno, e protettore mi ritrouo nel più nuouo,e širano
laberinto cheffi mai; del quale non peggo di poter
ɔfeire,fe non col filo del voſtro fauore,e con le pal
le e cõ la mazza dell'autorità vostra;fenza la quale
io dubito di non venir preda di questi due fieri Gi
ganti. Et acciò meglio pofiate boneſiar la richiefta
voštra, v'addurrò quelle ragioni,che a me occorro
no,che non fono già nè poche,nê deboli. La primae,
ch'io fono affettionatiffimo Seruitore di V.Signoria.
La fecondaio fono Cortegiano di trent'annische por
vuol dir qualche cofa. La terza, chevalidiſsima,
che io non ho facerdocio, nè alcun’ordine facro, tal
che dalla mattina alla fera poffo toglier moglie
La quarta, che io poſſo cantar il Vefpro Siciliano •
Aggiongeteui la quinta non punto mengagliarda,
ch'iofono Protonotario e Apoštolico, e P
effente
ognt
Del Rao, * 7?
d'ogni ordinariapoteſtà. Enon laſciate la Sesta,chi
halamano reggia, ch iofono ferittore Apofiolico,
enon riconofco altro fuperiore, che'l Papa. Lafet
tima,(e questami doueriavalerper mille)che a me
è lecito dir la bugia è colorirla a mio modo. Egli è
ben vero,che hovn'altroTriuilegio contrario a que
fio il quale fa valer nulla tutti gli altri miei Priui
legi;perche vuole, che a mieparole pernium patto
fiapresiata credēza, il chemi trauaglia più che co
fa, chefia, non tanto perche miguafta tuttigli altri
Triuilegi, quãto perche, Falle volte io dico laveri
tà non fon creduto. HOR donquefe'l Frondolamifie
rerà le perſone fecondola lor dignità, e non fecondo
i fuoi palmi,miporterà credo altro riſpetto,che non
ha fatto fin quì, e maffimeper il Protonotariato, e
per laferittoria.Etio direi ben d'effer diſgratiatiffi
mo,fetante e sì efficaci ragioni,che tutte infieme, e
ciafuna per fe douriano baftare ad efpugnare la
Torre di Nembrote, accompagnate maffimamente
dalla omnipotentifima eloquenza voſtra, nonfoffe
ro baštanti ad impetrarmi vna tal gratia. State fa
no. Da Roma il primo delle ſtazzoninell'anno del
laprecipitation di Lucifero 7oooooo.
T JA S Q_V 1 N o.
Ꮇ I rallegro, Signor Frondola, che doppò tanti
- abbaiamenti,rangolamenti, vomiti, flemme
»iſto/e , e colere vitriuole fieteguarito di quella
K infer
. - L'argute Lettere -

infermità cauſatauiper lafatica,chefaceste all'hos


ra, quango adoperaštelamordace lima, per voler
aprirelvfcio del Magazino,oue erano dētro alcune
balle di lana,condotte da Valenza di Spagna,mercè
del rificogentile,ilquale, conofiendo la fuperfluità
de voštri humori,vidiederimedi opportunipervna
tarli. Maguardate bene, she nel voſtro ſtomaco
non reštiancorattaccata qualche materia vifcofa,
cheper distaccarlafarà di mestieri della scamonea
di Pulia, ò del Reubarbaro di Leuante. E fe pur
fete deltutto guarito, epurificato come l'oro io di
questavoſtrapurificatione mi rallegro fommanen» .
te. Maauertite,che nonfiavnapaftura de Medici,
i quali per loro beneficio fogliono laſciare ſemprevn
pegno negli ammalati. Attendete hora a conferuar
lafanità,e mantenerui nellavofirapurificatione, e
non 7’affaticate più d'intorno allaferatura del Ma
gazino,per non ricader nella medefimaò in peggior
malattia. E poinè anco bifogna; perche il Rao ha
arouato la chiaue del Magazino,e delleballe di lana.
hafattovn fortiffimoriparo contrai colpi dell'Ar
tiglieria, jofarei diparere, percheil voštro male è
d'importanza, e non hà bifogno delle ricette di Ma
firo Grillo,che per vostrafalute, fifaceſſe vn coleg
giofoprale vošire infermità,douev’entraße il Ric
cio,il Rao,lo Storella,il Negro,il Craffo, el Tuffo, i
quali per effer nel numero di quelli, che trouano il
pelosil Vouo,e dall'vrina,e dallaக
- € (14
BelRao, 74 , ,
e dal womito,e d'altri fegni caueranno il marcio deł:
voſtro male. E vifaranno guarire di maniera , che,
non haurete forfè più biſogno dimedici , ne di medi
cine. E fè vifarà biſogno, vifaranno ancora bal
zare in unaſehiauina, maio fan di parere, chevi
purgaste prima la teſta,perche il uostro male proce
dendo da debolezza di ceruello, non guarirà mai fº
primanon vi guariſce il Ceruello.
IL 24.4 L M JA R_I TJA TO,
(**) Ime , che per bauertolto moglie, hopene, e
M-V doglie. Queſta mia donna mi è ſempre ri
bella,ce'Vicini è profontuofa, son Cognati aufera,
con la Socera arrabbiata. S'io la tratto bene , lafa
male.Semale,lafà male e peggio. S'io mile bumi
lio,la non mi vuol vedere, S'io štò sula mia , la mi
rieſce un'Aſina,poſſo ſcoppiare a mia posta, ch'ella
non teme minaccie, nè coſa che fè lefaccia. Queſta è
vna Donna del diauolo dafarfi adiarfin dall'Amo
re . Pare coffeifempre figliola di qualche Cagna
arrabbiata , d'hauerpoppato latte di Tigre, e pa
fciutafi ſempre di Jangue di Serpente, di Bafilifto, e
di Cocodrillo,beuenda continuamentefanguefparfa,
nella battaglia de più feroci animali Coffeiftafem-,
pretanto incrudelita dentro al cuore, che non ride
mai nề hafaccia allegra,nè maiguarda dirittamen
te alcuno in uifo. S'io lefo carezze mi uolta lefpalle
fe del bene,grusugna ſempre, fè del male , bestem
K 2 mia
** . . L'argutė Zettere -

ñia.S'io vòvna cofa, ella ne vuol vn'altra. S'io vð º


digiunare,ella vuol mangiare. S’io và andare ador
mire,ella vuol ſtar sùacuſcire. Finalmente costei
farebbe ſtata cattiua Doga di botte; perche s'acco
fta mal volontieri a miei humori . Non credo,che la
natura creaſfemaivna dõna più peruerfà, più ribal ,
đa,più poltrona,più arrabbiata di cofiei, vuol à di -

fpetto di tutto il mondofare afuo modo. Ellavorria :


calzarelebrache,e che ioportafſi la cesta . Mifs
hauere al ſpeſſo ilmal'anno,e lamala pastha. Cofiei
ềvna Donna che inghiotte lofputo,ride eguardain
là,magna con voi,etace, vitiofapoi in omni genere
muficorum.Stà fempre ingrugnata, e cerca ilmale
come imedici. I ſuoi coſtumi fon barbarefèhi, it
guardar trauerſo, il parlar motteggiante, l'andar
d'unafuria infernale. Vorria a diſpetto del mondo
gouernare,io fo che le cofè andariano bene. Final
menteil Diauolo non l'impattarebbefeco . Sa alle
voltefar dell'amoreuole,della ŝiizzofa afuaposta.
Safar la matta , e lafauia quando vuole. Ma quel
guardar trauerſo,e non ridere mai infaccia alle per
fone,miſpiace pure. E quei occhiettimezi chiuſi ,
e mezi apertimi la condannano pervna traditora
crudele,maligna,falfa,ghiottoma, faltrita, & inè
fedele. E quel ch’è ſopra tutte l'altre cofèpeggio ,
fozza di corpo,efporchifima d'anima. Muarapoi
quanto altra donna chefoffeſtata mai . Ahi mef
ghino,epazzo,me,cheper vna Carogna ho vendu
- T : : #9
yº."
--*** - -----
- Del Rao. -

to lamia libertà.” Ahibalordo, & infenſito,me,che


ho prefo per moglievna Circe,vna Medea, vna Me
gera, vna Teffone,graue certamente carico è l'ha
uer moglie cattiua; ma qual maggior dolore , che
hauerla peruerfa,brutta,est arabbiata,come l'hoio?
lo nõ sò qual destro coruo, ò qual māca cornice (per.
dirla petrarcheuolmente) mi fi configliò toglier que
fia Scimia, queſta Lupa, queſta Carogna, quesia
Orca del mondo, che hotanto pienoil capo delle fue
ribalderie, ch’èvn vituperio. Oime che haurà fo
frire fempre la natura di queſta donna, è vnafoma
tanto graue, che, fe non getto via la carità, non è
perche non porrei gettarla; ma fi bene perche non
poſſo. Neffuno sà ſe non io quanto ciò mi prema.
Chi è configliato à tuor moglie, a cuśii quaſi par
boggi chefiamoſtrata la Luna nel pozzo, cioè ingan
mato; perchefe la toglie bella,ſpeſſo la toglie acom
mune. Ogn'vno(come dice il Domi)vi drizza l'or
chio,tuttifoſpirano per lei ; Libegli e leggiadri Gio
uani fi fanno innanziperguardar la fuaSignora și
Ricchi vi la corrompono co preſenti i Galanti con
feruità, Poeti conparole d'eſpugnare ognigran Ca
fiello. Ogn'vno manda lefue Ruffiane com promeffe.
Chi aguzza l'ingegno di quà, chi di là tanto chetro
uano il fuono della fuatarantola. L’epiſtolefon tan
te,che metterianofoſfopra la Castiità di Lucretia, le
sberrettate fioccano,i verfi fon tanti,ch èforza che
la sbucchifuori.Vn balletto diletteuole,vna matti-
•• • - K 3 % nata
-, , . L'argute Lettere , .
hatáſottola feneſtralafanno pizzidare, ifauorile
mettono ilpulice allegambe; lepromeſſe lapiegano;
ipreſenti la corrompono,l'oro bà il Diauolo a doſſo,
tila rubberà fubito,vnpaio difcarpette,vno paia di
guantivna corrona di corallivna catena d'oro, vnd
tinta d'argento,vna vefta di feta, vna cuffia d'oro;
vnacollana pretiofarvnabuona borfalafarà volar
Viacome vn Falcone,la ti verrà in pugno, come vn
fparauiere. Finalmếte Dio te la guardi dagliamāti
bifogna dire,perche non è altrafölleritudine almon
do, nè il maggiorenemico per tenderlacci a sìfattä
preda. Fà conto,che la caprazoppichi.ilfaprà tit=
ta la Città , prima che peruenga a gli orëtchi del
2Marito. Setulameni brutta, hai lāpenitenza del
peccato teco, (helanonfiane brutta, nè bella,non
piace. Se l'è cafia,penſa che non le mancafumo di
arrosió,a rinfacciartifempre la fuabontà. Se lafia
Ricca, lati hain poco conto, e diſprezza il mondo :
Sebella vtfupra. Se fia cattiua; the tu no'lſappis
tufeilafauola del Volgo, felfai, bifogna metterti
tnamafehera, per non effere conoſciuto; emofira
to a dito. Ve colà, vedi colui; è il conte di Corna
uacchia . Sènobile, bifogna prouederla divestiti
fretiofi. Oro, Argento, Gemme, Codazzo di fan
te;diuerfi ornamentipercafa,Carrette; Lettighe; al
trimentifà conto d'hauer del continuo la nottevná
Cornacchiane gli orecchi:penſa diffare in cagnefca
tutto'l dì mangiar rabbia alla tauola, combatter
Þ6:
Del Rao ; ; , , , 76 W
percafè, epgilletto roder codenti della Villanis
l'Animael Krpo.fl pëfier fuoeditutto di apparere
in publico strebbiata . Tirinfaccierà cento volte
l'hora,ch'ella haportato tanta dote,ch'ellanonpuò
comparer alpari dell'altregentildonne. Io non ha
mai due vefii,e l'altre ne hanno fei E3-otto, l'altre
tengono Carretta;&ione Carrettanè lettiga,l'al
trehanno quattro efei Donzelle allacoda;&io non
poſſo hauere apenavna mifèrafante. Latalefacofi
latale è trattata d'altramaniera, chenon fonio .
Latale compare pompofanellefesties & a me bifö
gna ſtare rinchiuſa a caſa; perchenon ſon trattata
come l'altre . O qual maggiorinferno,chevna dif:
cordia d'una cafain questamaniera . Tal volta ti
bifognafar feco il cieco,ſpeſso il balordo slitigarla
dotestemer le brutte guardare deparenti, non ri
fpondere a tutteleparole della Suocera,inghiottire
molti amari (alici. Talvoltatibiſognerà vfar il
mele,e l'oglio altrimentifacci conto d'bauer yn Dia
uolo percafa.Troueraßi hoggivna Suſanna, che fi
eſponga alla morte,& all'infamia più presto, the
violare ilmatrimonio ? òò mostratemi vna Lu
cretia,vna Penelope ?ðe-Anime dishoneste vbi
dienti à Satanaĵo. Quì non poſſo contenermi di.
non iflamare infieme con l'Autore degli inferni,il
quale hauendo il capo fastidito di tante lamente
uoli vocilde'Maritati, & conoſcendo molto be
ne la cagione di cotante afpre querelle, così j
к 4 сре
|
?: L'argutė Lettere - -

che pazzo cominciò ajġridare. Abi இந்ா, eco’l


viuere licentiofo, come feitu entrato ih tante tene
bre? comet'aggirifrale nudi del non conofcerenè
Dio,ne te medefimo? La Charità la Temperanza,e
la fede,che cifon date perifpofe,le laſciamo da par
te fole, & abbracciamo la ferua,che e la carnalità,
}
laqualportain dote l'inferno,fecõdo che la Charità
domail Paradifo. Ogni cofa creata ci èfèrua, e noi
padrona l'habbiamo eletta. L'huomo libidinofo, est:
accecato dalla femfualità della carne, s’e congiõtoin
adulterio cõla Luffuria, e la Castità và daparte. Il
potente dorme con la Superbia di continuo,e l'Hu
miltà non vuol conoſcere. L'Affetato dell'Oro, e
dell'Argentos’èfpofato all'Auaritia,cớ bà lafia
to la Charità.Doue fonogii huomini,chetengano la
Sobrietà in cafa?la Gola e ben Reina,'non chefpofa
di ciaſcuno. Così tutto il mondo quaſi e infornica
tione. La Charità è fola,nium quaſi la conofce, non
ha chilatolga peri/pofa;perche non porta perdote
piacerivani;diletti caduchi,tefori fallaci, nèpom
pealtiere;mahumiltà, amore, bontà . Omalma
ritati Chriſtiani; allaferua vifete congiunti, allz
fchiauavofira. Et aguiſa di Donne pregne bauen
do l'appetito corrotto, e loſtomaco guafio» ,
fuggitele cofe buone, cº an
fando cercatelé |

cattiuc. - - - 4
Del Rao, . 77
ALL I NO BI LI SS. E S T V D I OSI S S.
Giouani,il Signor Giouan Pietro Ne- -

gro,© il Signor Francef


chino Lana. |

S” la Loica, Nobi liſſimi Signori (a giudicio de'


fale)e
Saui vniuer cauſa dell'intendere,e l'inten
dere e caifa dell'operare,e queſte due cofe congion
te,fono cagione dellafelicità, chiaro,e,che la Loi
ca,e nonfolamente vtile,ma neceſſaria. Vero e, che
Iddio ha creato tante buone diſpoſitioni d'intelligë
xa,che alcuni veggono la verità ageuolmenteſenza
artificio alcuno odottrina,Maquando queſta fien
za ſopragiunga all'intelletto ben diſpoſto, fi cauſa ,
che quello, ch'egli con gran malageuolezza se fra
molto tempo faprebbe,per opera fua molto pronta
mente, est ageuolmente apprende . Questa è co
me il peſo,col quale fi conofono le cofegraui e lie
ui. Ancora è come la linea, ela corda del Geome
metria:con laqualefi conofcela dirittura, Griffortu
radelle linee. Questa fola e quella, la quale inſegna
a diftinguere,efar differenza fra laverità e labu
gia,frail brutto,e l'homeſto, frà il vitio,e la virtù ,
fra il ben e el male. Queſta fola fuelle dal nostro
animo le cattiue, efalfe opinioni, accioche in quel
lofiaſcolpita la certezza dellaverità, in cui rifiede
A l'humana perfettione. Queſtafà ſapertutte le cofë
፴፩60
<
--
L'argute Lettere
ancole imagineuoliperdifinitione è diferitione,ele
affirmatiue e negatiue con argomentatione fillogi
fiica. Quefia e quella fedel, cớ vbidiente Ancella
di quellagran Donna,la quale negli animi noſtri, e
diſpenſatrice degli alti, egenerofi concetti, e chè
Reina de tutte le artie di tutte le ſcienze, inuestiga
trice delle virtù,difcacciatrice de'i vitij,fondatrice
delle Città, Inuentrice delle leggi,Maestra delle di
fcipline,e de buoni coflumi,che cileua dalle cofeter
rene alle (elleſti,dalle fenſibili alle intelligibili,dal
l'humane alle Diuine,dalle corporali alleſpirituali,
dalleinfime alle fupreme,dalle temporali alle eter
me,che a Giouani donna la fobrietade elaverecỡdia,
a Vecchi bonestiſsimo ripofo,a Poueri incorruttibi
litefori,a Ricchi pretiofiſſimi ornamenti. Et indar
nofagitar la ruota della volubil Fortuna, laquale
fe alcuna volta pure come cieca,imprudente, e tra
furataimpetuoſamente s'inducea voler cốtraftare
feco,altro effetto nonfà,che quello, che nell'aria fi
facciano le nuuole;lequal, fe ben tal'horas'appon
gono ai raggi del Sole, non però gli leuano punto
della fuabellezza. Se voi donque leggiadri, & a
mantigiouani volete acquistar lagratia dicotanta
Signora, anzi (elefie Dea , vagheggiate prima, e
fate feruità aquesta Donzella, chefenza dubbio vi
condurrà alla Camera della Reina, la quale/offian
do vnaminima aura delfauoreuolefpirito dellagra
tia ſua nella velladella vofiramente,e tenendo voi
. . .. . . Del Råô; , 7$
gli occhiff allecofe celesti,paffarete questo rapida,
torrente; vita chiamato,non accorgendoui delle co=
Je terrene,come fe non cifoßero, e non proſpero coř
foperuerrete alveroporto difelicitáde ouefmõtats
vén'andarete lieti fino all'altiſſimo trono di quella
prima cauſa, sfopremaintelligenza, produttrices
conferuatrice del tutto. La quale fuggendo l'Otia
muoueilgrån Cerchio, & intendendo,falua, e pro
duce l'auuanzo,che da lei prende.Equeſto tuttoper
beneficio di questå humile e cortefe Damigella, lä
quale perferuir altruisedimenticata dipettinarfii
faoinerie bianchi capegli, e diftinguerliperordine
tantaèla moltitüdine di coloro ; che per mezo di
léi cercano di hauer comodità di parlar alla Reina
Èlafuảfaccia è diuenutäpällida peril molto vega
giarà gran numero di candele. È per voler får
diuerfilauori delicati, & ingenioffimiè diuenutả
tanto magra, che legionture delle dita tantofono
delicate ; che non fi troud appena alcun fegno di
tårne: Altro con lå preſente non vò dirui, per
the fon certo, che voi; i quali non fofte mai àuari
di voi medeſimi nell'acquiſto delle cofe honoratë »
taminarete con veloce pafo per questo gloribfo
fentiero; peril quale i Pithagorici, gli Stoici, gli
*Accademici, e Peripatetici, e Cinici, con quante
Šette di Filoſofifurono mai, afteferoållaglorioſaal
tezza della immortalitade. Oltre che indarno
ini afatigberei a ciò effortarui ; perche
- - *
:*
!
*
• L'argute Zettere *

già intefò l'efficaciſſime effortationi del Binafshi,il


uale con vna miřabil vaghezza di parole, e real
maeſtà di ſentenze, paſſando per tutte le vie degli
kumani affetti, con piaceuol mouimento » e dolcez
zain maniera s'inſignoriſce dell'altrui voglie,e reg
geilfreno degli animi noſtri, ch'ei fàfiupire il mon
do con la gran forza della ſtafelice lingua. Et in voi
di questa nobiliſſima ſcienza ha tanto di fiamma ac
ceſo, ch'io gisdico,che più prešio hauerefte bifogno
difreno, che di ſprone. Statefani, e felicemente
trateneteui ne voširi bonorati ſtudi . .

v4 L SIGNOR CE SA R E RJ40 . . .
. Il Negro, & il Lana. »
|- On occorreua (Signor Cefare Virtuofiſſimo)
N che vi fofte affaticato, feriuendo delle lodi
della Loica, la quale voitantofeliciſſimamente pof:
fedete.Tercioche chiunque di mente fina, vi cono
fee; come in lucidijimo ſpecchio,in voi chiaramen:
te comprende, che la Loica è quella, che l'huomo
conduce a quelgrado di perfettione,al quale arriua
tofete voi; cioè all'acquisio della vera Sapienza;la
uale a mortali nell'ona , e nell'altra vita dona il
Triuilegio dell'immortalità. Tºer il che l'opere vo
fire virtuoſe, nõmeno vagliono a perfuaderci, anzi
infiamarci all'acquiſto di colei, che voi tanto pro
priamente chiamate Donzella della Filoſofia Reina
di tutteleſcienze, che le parole voštre alte,leggia:
* :
- dres
- zel Rio. 7;
| dre,e di cortefia,est affettione ripiene'. Nondimend
e dalle diuine attiori,e dalle amoreuoli parole vo
fire, a nendue noiåcceſi dell'amore di questagenti
lißima Damigella,confiderando non eſfèr minor dif
ficultà nel conſeguirla, che confeguita grandiſsima
fia lagloria, è la contentezza, i voi di lei tãto dome
ſtico,e cortefiſsimo,ricorriamo per configlio e pera
iuto,pregando la molta côrtefia uoſtra, che faccia,
che non meritando noi, meritiamo che voi ci fiate ins
questo erto,efaticoſò viaggio,ficura,estdataforta
onde aggiõgerpoſsiamo alla defiderata meta de uir
tuofi deſideri noſtri,ouegionti,co'lgran Tofeo Poe
tafi direm poi . Noi, per moi fiam quaſi terreni
afċiutti; tolti di vòt, e vòstro e'l přeggio tutto.
Piacciaui denque d'introdurci alla preſènza di co
flei,e darlaci inguiſta tonofcere,che doppola cogni
tione ne nasta l'amore,e doppo l'amore ilgodimento
perilquale cifa poi conceduto di poterà con hone
fto ardire appreſèntarci innāzi a quellafiggia print
cipeſſa,col fauore, e autorità della quale geuol
mente poſsiamo medicarele infermità de gli animi
noftri, dare bando a vitij ,obliar'i cattiui penfieri »
conoſcer il creator nostro,dalla cui cognitione, ne
vegnamo a conſeguire quel fommo bene, ilquale è
fine di tutti i fini, e fè moipofia peri pietofi uffici,
che vfati haurete verſò di noi, non potremo grātie
riferirui, o premi donarui al merito vofiro conuene.
uoliseppagarui dourete della gloria,ch'al ήomgτο
** ·
firo
- L'argute lettere
stro gloriofiſſimo agglongerete,drizzando due ani
meerranti,e pellegrinefopra lavia,che al bene, efe
licemente viuere conduce,rendendoui certo, che di
noivofiriferui compridal pretiofiſsimo Teſoro del
lainfinita cortefia,e virtù uoſtra ſempre potrete tā
zo liberamente difperre, fe non quanto alla gran
dezza delbeneficio da voi riceuutofarà richiesto,al
meno quanto dalle deboli forze nostrevi potrà effe
repromeffo. E quì, deſiderandoui il compimento de'
voſtri honorati,cº honeſti deſideri,nella buonagra
tia vefiraamendue con gli animi congiunti,g? affet
suoſiper ſemprevi ciraccomandiamo,
A M.A STRO GRILLO ME P I Ço
Micidiale,e Mendico. -

I?à quest'hora
credeua Maſtro Grillo mio honorando al che
voi foſte guarito di quelmale,a qua
łegiàgran tempofà fiete fogeto. Mafecondo che ne
gli orecchini è ſtato zufolato, ui è tanto cancarita
adaffo, ch’è diuenuto incurabile. Hor ben dice il
prouerbio,che nềilmedico,nè l's-Auuocatoguidana
beneilnegotio proprio,e però cercano l'altrui con
figlio. Mi ſpiace ſommamente di non potere aiu
tarui,efodisfare allavoſtra dimanda,non tanto per
l'iſconsmodità,quanto per non parere , ch'io tenga
mana,efauorifca i malfattori. Perche è publicavo
ce, efama , che medici, o per dir meglio merdici,
anxifer dirbenistimo maleficifon micidialişI :
##
Del Rao. $o
li(faluädo fempre la gratia di chi s'incolorraſje)per
la maggior parte fuggir fi deurebbono come štrigo- .
niperche fanno traffico delle nostre infermità,ebec
caria de carne humana, e quel ch’epeggio, fi fanno
pagar da douero per medicar da beffe, e tolgono à
l'anima dallaborfa,olo ſpirito dal corpo alle perfo
ne.Se uno e ammalato,lofāno ſtuffar in vna buffola
a diete,apanatine,acque cotte,cô vnapromißion di
pillole,d'empiatri,ontioni con ogli, onguenti , est
argomentiſolutiui,e firettiui,dafarftentare la mor
te a i poueri malati.Equando per difetto loro@lche
fpeſſo auiene)muoiono;dāno la colpa alla debilità
della compleſsione,alla grauezza del male, almal
gouerno all'ariacatiua, ò alla difubidienza dell
Infermo. Edicono che esti fono Medici,e non Dij :
cioè che poffono guarire i fanabili : e non fuſcitare i
morti . Equesti tali (come ben dice il Taegio)fe
condo che dourebbono guarire gli ammalati con po
cafpeßa, per restituirli lanaturalafanità con cofë
vili,che naſcono negiardini, danno adintendere ,
che non giouano fe non cofe digran prezzo, e por
tate fin dalle parti d'India. Ogni giorno,e notte
banno orinalisest ampolle piene di piſcio,che glifon
preſentate allvfcio. Sonoftomacati dalli fierchie
davomitide'malati.Hanno il capo fempre pieno di
dolori,e difettore, ilquale ſpeſſo gli entra nel cer
uello inguifa, che gli fa inalberare . Non ragio
nano d'altro,che di pošteme,di flußi, di febri, &
- di
. ***
L'argute Zettere
digonfiature, di ſcabbie, di morbi gallici, e di mille
fastlidiofimali. Tortano acafala morte di questo ,
il tranfito di quell'altro. E qual ſperanza dobbiamo
noi porre ne'Medici, fe (come dice Hippocrate)la
fperanza loro efallace,efè (come afferma Plinio)
neffuna Arte e più incoštante della Medicina ? Gli
Arcadianticamente chiamauanoi 7Medici boie della
natura,i quali,perche la terra(come dice Socrate )
copre il lor errore,e perche noi fiamo ſenza intellet
to , non che la paſſanofenza pena ma f no pagati
periſpediregli huominia volterra:cofache è pari
mente concefja al Manigoldo, ilquale (come dice
Vitauro)in questo daloro e differente,che l’vno, e
midicinale honorato,c l'altro vituperofo, l’rno am
mazza i malfattori cõdannatipergiuſtitia, l'altro
contra ogni ragione vccide gl'innocenti malati -
Equeſta (come afferma Plinio)gliparvna mifèria.
maggior d'vn’alera,che moi fopportiamo , Abe vn
Medice posta ammazzarevn’huomofenzapena.Sit
benedetto Dionifio Siracufano, chefpiecò la barba
ad Ffeulapio Medico. Siano benedetti i Romani ,
che fitto Catone ĉenforino norma, eſpecchio della
fuerità Romana, cacciarono tutti i Medici di Ro
m : „e di tutta Italia. Felici gli „Arcadı, e i Babi
loni. Beati gli Egitii,e Tortugheſi, i quali,conofen
do gl'inganni de'Medici,anticamĚte nõ volfero "far
mai Medici: epur viueano oltre l'età di cent'anni, si
Ondevn Lacedemonio ad vm,che li diffe, tu non hai
- male
Bel Rao. . . 8Ꮠ.
male alcunorifpofe .Terche io non adopero Medici
Martiale dourcbbe effer coronato d'oro fette volte
il dì, per quel detto a Biauolo Medicofallito. An
co quellofraſta d'Apollofi dice effere Medico;quan
do correa dietro a Dafne,e le dimoſtrò beniſsimo all'
hora ch'egli forticò Marfia,e quandoglifù graffia
to il volto, e li furon laceratiquei ſuoi biondi cape
gli da Enone Ninfa. E quandofavccellato da caffan
drafigliuola del Rë Priamo, che voleua cambiar la
medicina con Venere.Ilche non haurebbe eglifatto,
fenon hauefje štimato l'arte di medicare vile, e di
poco prezzº, per queſte e molte altre ragioni che
addur potret, fonsforzato a dirui,il mio M. Grillo,
2Medice curate ipfum. |- *

„All'Eccellente Fifico, Il Signor Giouan’s An- ,


tonio Tuffo di Aleffano.

Ono alcuni; Signor Tufo mio honorando, tanto


inuaghiti di loro medefimi,che ogn'altracofa,la
quale non fia fattura de gl'intellettiloro, fubitogli
viene anoia, e la lacerano, e la bruttano differen
temente, cercando dimetterlain difgratia à tutto
ilmondo. Trà questi è annouerato vn certo . . .
di Bergamo à Bergamafeovostro vicino, il quale,
non tofto filaſciano vstire i componimenti dalla
Stampa, ch'eglivi dà fubito dibecco, e glifmerda
tutti. Efuol fare a punto quando legge vn'opere
L (come
a ^ L’argute Lettere
(come le donne quandofi confeffano) dir più gli era
rori altrui, che l'oppenion fua, dicendo, quì ha er
rato,quìnő ha detto bene,qui hauriapotuto dir me
glio, quì ba rubbato, quì ba imitato. E così col bia
fimare questio, e quello,perchefodisfaccia al debito
fuo, è parerevn Galant huomo. Madigran lunga
s’ingannalo ſcempione; perche il biafimare altruj
per hauerfatto degli errori,nõ è altro che vnapaz
zia,et vn farfi vma legge troppo širetta,eßendo che
folamente chi non få non erra, anzifà maggiore er
rore,che non fà chierra. Egli(almio giudicio)debbe
friuere molto di rado, chefe prouaffeilpoltrone,il
giorno e la notte di romperfi lafchena,diftemperar
filo ſtomaco,di confumarfi gli ſpiriti,di diſgregarfi
la vifta,di logorarfi le polpaftrelle delle ditta, dica
der difonno,di affideraffidifreddo, di priuarfi delle
fue confolationi,e diffar tuttavia accigliato,per nỡ
far altro,chefchiccherarfogli,e lambicarfi il ceruel
loparlerebbeforfe d'vn altrofuono. Non è guari di
tempo, che queſto Spione doppio adocchiò doue fi
štampaua vna mia operetta intitolata la Ruſtica
Gentilezza fattain difeſa de' Pedanti,efece tanto,
ch'eine hebbe coppia di vederla. E non toſto co
minciò a leggerla,che'l rabbiofo Cane publicamente
commincið abbaiare, che io non haueuo detto cofa
nuoua. Mà non sà il Trafurato, che fe à queſta
hauerfidoueffe riguardo; gli huomini diuerebbona
putoli, percioșbefonpreſi ipaß toliii luoghi, ó
- } «» 966fff"
Del Rao: - 32'
occupatiifaderi,cioè in tuttelefienze, Profeſsios
ni,Materie,Capricci, Chiribixxi, Fantasticherie ,
„Amori,Humori,epazzie,e stato detto afofficienza
In maniera che nõfi può dire,në imaginare cofa,che
dianzi non fiafiata detta. Egliſcrittori modernifã
no,come colui,che effendo inuitato abanchetto, giã
ge quando è ſparecchiato,ondeud rifruſtando epilu
eando le cofemal menate datutti,un boceondique
fia,e di quell'altra reliquia,ecena. Ecolui hoggi è
chiamato miglior Compoſitore, ilquale så meglio pi
luccare, cioè fa meglio le cofe dette d'altri cadere a
fuopropofito. Naalui,ch'è unfolenne Leccardo, nã
piacciono queſtipiluccamenti perche uorria cenare
aprima Tauola come i Signori grandi,mai Guatta
rifuoi pari non meritano Tauola honorata. E bifo
gnerebbefargli(come diffeil buon Virgilio) Igna
uum Fucos pecus apræfepibus arcent.Cioè cacciar
lo dal commercio humano, perchefomiglia al Fuco
beſtiamepoltrone,chenonfamele,efitnangia quel
lo, che fanno l'altre. Api, chetutto ildì le mifere
-s'infiorano,perempir di mele illor Faui doueil fuo
lauoro per altri s'inſapora.Queſto ho uoluto feriue
reauoi, perche, effendo uoſtro uicino, auifatefna
Buaggine,che definat maledicere,malefasta ne ne
fratſua.
, : L'argute Lettere
----

f: Al Signor (fare Rao,Franceſchino Lana.

E:: iopropoſto lo ftato poltroneſco per


vltimo fine di tutte l'attioni miei;all'hora che
io menestòpoltroneggiando,parmi di hauer confe
guito parte d'effo defideratofine,nel quale tantomi
compiaccio,che niente più. Perciò fè prima che hora
non hofcritto a Dofira Signoria,fi come erail debi
to,e deſiderio mio,elladiciò ne in colpi il fouerchio
deſiderio,ch'io tengo di effere il piuche io poffo Pol
trone,fiatoweramente tanto Magnifico, co-honora
to,chenißuno,ò pochi fono quegli huomini, a cui cỡ
cedutofiadi poterloperfettamente godere!.ļManon
effendo la Poltroneria altro,che la uera felicità mõ
dana,comepotrà alcuno intieramentegodere dello
fiato fuo,dicendo ilgran Teripatetico,cheniuno in
queſto mondo può apieno efferefelice? Certo niuno
perfettamente. Macolui, chepiù fi accosterà alfe
gno della Poltroneria,quello reſpettiuamente fi po
trà domandar più felice,cioè piu Poltrone.Effendo
adonque la poltroneria cofafirara, ef difficile da
confeguire,non è da marauigliarfife ella è tantº ar
dentemētebramata,percioche è commune defiderio
di tuttigli huomini di generofo fpirito di indrizzar
fempre l'animo a coſe rare, & ifquiſite come è la re
uerendapoltroneria,la quale chila poſſiede, puo bē
---- :: - C470td"
Del Rao : · 3$
cântar col culto del Lauro.
Gratie che apochi il ciellargo deftina.
?Mi diriaforfè alcano, Tu, à cui tantopiace e dilet
taqueſta non mai à pieno lodatapoffeſione della pol
tronertaperche ti affatichi bora fi longamente feri
uendo?à celui riſpondo,che questo è vn miracologe
nerato in me dalla douuta offkruanza, & affettione,
ch'io porto a Voſtra Signoria,laquale è tanta è tale,
che digran longa auanza qualfi voglia gran poltro
neria, che per mia ventura in me per tempo alcuno
effere poteffegiamai; queſtomio ſcriuerle donquele
potrà dar chiaro ſegno di quanto io l'ami,et efferui
Et perche mipare,che hoggidìviuano certi Filofofa
firi,cheiftraboccheuolmēte argomentando, ardifco
no alle volte di biafimare la dolse tranquillità dello
statopoltroneſco, vorreivnposo,che midieefferoj
'fii Barbaianni, fe l'hauer loro quì tutte quellecõmo
dità, chef poſſono hauere,è cofa buona,ồreatfedirä
no effer buona coſa,e cõcedēdofi non effere altro que
fię commodità,che mera Poltroneria, non verran
no eglino biafimandola, a mille volte mentire ? efº
diranno eßer cofa rea, non verranno eglino a difco
prirfi prorfus, & omnino infenfati? Openione è di
tutti i Filofofanti, chefedendo, e ripofando l'anima
mostra diuenti prudente efauia;elacagione,perche
i Giouanetti non poffono effere faui, non procedere
da altro, che perftarfi loro in continuo moto; e che
allo incontroi vecchifono faui, perchefiannąfiptà
|- |- į 3 af:de:
*
tº L'argute Lettere
afedere , più ripofando in tutti i tempi e luoghi.
(oncedendoſ donque,cheil ripoſo,lo starea federe,
e corcatobë adagio,altro nõ fia che Poltroneria,cõ
fegue neeeßariamēte,chela poltroneriafia origine;
efondamento dellavera ſapienza, Ø i poltronifa
ni , & felici. Queſta alma Poltroneria era in
tanto preggio preſſo a gli Antichi, e le fue chia
riffime glorie eranotanto nel colmo d'ogni altezza
poggiate, che Acbille fi contentò più preſto d'effere
chiamato Solenne Poltrone,chevalorofo Capitano.
Eperąftofene ftaua tutto il dì Poltroneggiãdo con
Jafuatanto amata Brifèide.Etin queſtoparere ame
cheiTPoltronil'intēdono meglio de gli altri, perche
non vogliono metterela vita,et entrare alle difficili
eperigliofe imprefe della guerraper lavittoria; nè
zoglionobifchizzar con Monna Minerua, la quale
fainalberare leperfone,efà perdere lafofiāzaper l'
accidēte.Fadimiſtiero ancora,che il Poltroneſiape
cuniofo. Queſto infºgna „Ariſtotele nell'vltimo dell'
Ethica,quãdo diffe, Negociñ fufcipimus, vt ociu ha
beamus. Quafi vogliadire,chenõper altro l'huomo
s'affatica;fēnõ per hauer della robba,perpoterbene
poltroneggiare. E di questo ne parla il Certaldefe
nel fuo Decamerone, dicendo che la TPoltroneria
non può durarfenza danari,echi danari tiene avo
gliafua, non è egli contento, e fauio? chipofſiede
tutte queſte commodità non è egli Prencipe, Rè,efi
inalmente Imperadore di tutti i Poltroni ? sì certa:
-
_
тепte.
-
* Del R40 » 5 84
mente:Però chinon procuracon tutte le fue forze:
di farfi poltrone,reus est mortis , cioè non merite
di viuere:perche fugge il dolce ripofo del corpo;ab
boriſce la tranquillità dell'animo, e ſprezza tutte
quellemaggiorigrandezzese dignità, che in questa
mondo poljanogli huomini hauere. Oh cento e mille
volte felici,e fortunati i poltroni, poſcia che a loro
folamente conceduto viene il modo di compiutamen.
te godere queſto fibelmondo. Gli Imperadori, i Rể
antichi doppò l'hauer fatte tantefatiche,confitanti
pericoli,doppò acquiſtatitanti Regni foggiogati tā
ti paeſi , alla fine pareua loro di bauerfatto nuls
la, fe poi nonfiritirauano in qualehe ameno e deli
tiofo luogo à guftare » efruire della dolcezza della
Toltronaria,nella quale tanto fi compiaceuano,che
dimenticatif d'ogn'altra cofa,in quellagioioſamen
tefiniuano i loro estremigiorni. Toltronijimi fo
pra tutti i Poltronifonogiudicati certi popoli dele
l'Africa, chiamati Lotofagi, i quali non hauendo
induſtria alcuna,poltrone/camëte viuono folo d'va
frutto d'on'. Albero, che fichiama Loto , ilquale
tanto delicato e dolce,che i Foreftieri che vna volta
neguſtane,fi dimenticano di tutte l'altre cofe, est in
guifa fi contentano diquel cibo, e di quella poltro
nefavita,che diquel paeſenon partono mai, e co
me i Lotofagi, nullamai operando nella Poltrone
riafaporitiſſimamentefiniſcono la vita loro.Eccoui
Signor mio l'eccellenza de'cibi, che l'alma Natu
L 4 ኵ4
* * L'argute zettere
Faài Poltreni amminiſtra. ?nanzi algeneral di
uuio gli huominife meſtauano tutto'l dì con le mani
acintola,poltroneggiando, onde fùquel tempo per
virtù della Toltroneria, domandato il fetol d'oro,
l'età felice,efortunata, & all'incontro horale uane
fatiche nostre,est i fouerchi defiderii,fanno che’i lë
po noſtro fiadomandato la età delferro,mifera,29.
infelice.Studifiadonque ogn’vno di diuentar Poltro
ne, afine che con la Poltroneria anoi ritorni quell'
aurea, & auuenturofa etade. Ma di quefia virtuofa
Poltroweria,riferbo peltroneſcamēte diftorrerne a
boeca con vostra Signoria,laquale per hora fi contē
tarà di leggiere questi due codacciuti Soneti,che qui
inchiuſi lemando,compoſti infoggetto Poltronefo
da due huomini da bene, i qualiin altro non fludia
no,che in procacciarfi modo, & via di farfi Poltro
ni'. E,perchefcriuendole più longamente, dubite
rei di trafgredire la legge Poltroneſca, fò quì Pol
tronefcamentefine,e le baccio le corteffime mani -
Dall'Accademia de Zanni.
|
All'Eccellente Fificoilsignoriponato craffo.
della Città di. Alleſſano.
He voi,Signor Craffomio honorando, non re
ftafte hierferaà cena con eßo noi, molto mene
duole perche hebbimovn belliſſimo diportoset oltre
-
le
• Đel Rao, |- 34
le delicat ſine viuande,egener fiſſimiyiniper mot
ta vecchezza odorferi, & apportatºr: ái letitia ne
mešti vuori la ncfira lieta semafù da dit rf aa: „g
nie,e intifiche di veci,e d'Ifromenti accon fag, ata.
doppo laquale la maggior parte di quellanotte con
Јйtнтато к стаи: , сt citri regiºnaь єни,пе і диа
liciaſcuno a gara l'vn dall'altrofi sforzata mostrar
lsfinezza del ſuo diuino ingegno,e lafu za dellafia
felice lingua. Et allafine queſ de dettipiaceri come
foauiſſimi frutti ſopragionfero certe lettere manda
temi da vn mio amico da Roma, le quali non mi po
tei contenere, che non apriffi,eleggelfi in presëza d'
ognuno; fapendo quanto per lafolita piaceuolezza
di effe ne doueano fentire ricreatione;come auuenne
quandoſentirono da meleggerfi lepiacguoli nuoue;
delle quali ho voluto con la preſente farne partecipe
la Signoria Kofira perche sò quanto ella per la笼
piaceuol natura fi diletta difimil facetie. Leggale
donquefe vuoleſquarciatamente ridere,cbefon que,
fie. L'Imperadare vorria incoronaifi. Gli Hebreidi
Mantoua aſpettano il Melfia. Medici fi lamentano,
che fono pochi ammalati. I Mercatanti cercano di
guadagnare.I Genouefi attendono all'uſura.I:Napº
letani alle delicatezze.1 Milanefi a buon Viuere :
La Reinavorria ejère appreſſo il Re Le fue Donzel
le vorriano maritarfi.I Negotianti uorriano effere
iſpediti.I Litiganti ogn’vno uorria la fentēza info
fauore · 1 Bergamaſchi hanno fritto certe
-
ஆக்
Tof.
- L'argute Lettere
Toftane,e l'hanno mandatea Fiorentini, acciòfof.
fero da quegli offeruate. Gli Scolari in Tadoua ri
megano lapatienzaad hauer danari da caſa,figiuo
cano infino le brache, dormono fino alla campana,
etal volta arriuanº al mezzo della letione. Quei
di Bolognaper la maggior partefon rognofi,han de
bito ogni cofaal Giudeo , i Libri in pegno, tutto il
distanno in caſa della Tale, fono innamorati il più
delle voltefoli. Quellidi Napolifono prefi dentro
dezambracche, e zanzeri. Quelli di Pauia benche .
fiano defuiatiancora effi,fono però lontani da que
fieribalderte,est hanno non sò che di buono che non
fapreiben eſprimere. Quelli di Ferrara per la loro
trafcuraggine,e negligenza volgono,e volgeranno
fempre il Sasto di Siffo . Quelli di Pifa per non ef.
ferebiaſimativiuono come la maggiorparte, cioè ,
ftorretamente . ? Magnifici di Venetia hanno de
terminato di non volerfi feruire più de Zanni per
famiglima più toſto di Canagliuoli,perche fonopià «*

fedeli,e non rubbano tanto,ne tagliano le borfe .


Il (ieco d'Aſcole vorria vedere. Don a Antonio
Giorgi defidera vn Veſcouato. Don P. di Toledo
vorria viuere, il Don di Beiar non vorria morire.
Don Diego di Caſtigliavorraidiuentar Giouine.
„AlSignor Donato Lecarifpiaceeffer vecchio.
AlGiannetino d'Oria difpiaccino le cofebrutte,
„Al Ducadi Bauierapiacciono lebellefanciulle, &
• Al Signor Sanfonetto Storellanongliſpiacciono. .
- - - - IZатні

|
· ZDelRao, 36
Izanniin Venetia erano ammutinati contragli Ma
gnifici Venetiani, e la Signoria di Venetia ha fatto
affai in quelgran furore à poter faluare il Teſoro di
S Marco. Il Prencipe di Saleno vorria ritornareal
fuo statto. Queste fono le nuoue vecchie, chefi di
cono. Se altro di vecchio occorrerà, ne auiferò la
S.V.pur che al riferiuere la truoui cortefè.
„4 L L’ I L L V STRE, E VERT VOSG
Signore,Il Sig.Gio. Vincenzo di S. Biafi.
Barrone di (annole.
-

- Q a štiracchiarmi l'intelietto in confiderare,


Vando Signor Gio.Vicenzo mio honorādo fò
che to non ho fe non due mani, e con quelle bifogna
ch'io m'inbocchi, ch'io mi vešta, e calzi, ch'io feri
ua, fuoni, m'arrici il capo, est accotoni la barba,
– mifoffiil nafò, mi neti l'orecchie, mi forbifra øre.
mi vien voglia di non feriuerepià a niuno, perche
- in veroloferiuere nõ è neceſſario,come l'altre cofe.
- Equando confidero ancorailpratticar'boggi con la
gente quantofia pericolofo,mi vië vöglia difuggire
gli huomini,come il Diauolo la Croce, e d'andarme
me ai deferti della Lidia a trouare il powero Tugurio
d'Hilar one; perche chi pratica hoggi con queſte
genti moderne,chiaramëte può conoſcere, quãtofia
- vero quelprouerbio,che dice, l'Huomo effère Lupo
e dell'altro huomo. Se fifauella, tu fei comentato : fe
tunon parli, feivn'animale codacciuta,
--
ே poi
Off0
(..
-
L'argute Lettere
fottopostiallagiottoneria d'vnTraforello,che vada
a riferire, il tale ha detto di voi la tal cofa, ben che
la non fia vera,fèmpre il malfi crede alla bella pri
ma. Per fornirla mi fon meſſo in fantafia di non
fauellare,fare il fordo, non guatar mai, non ſcri
uere,e non praticar con neffuno, e diralle mie mani |

che non facciano fe non lauarfi e mozzarfi lºvngic,


imboccarmi, lauarmi la faccia, e l'altre cofè necef
farie; perche le pouerette haueranno fatto affai, fe
potranno fopplire a tutte queſte cofe. E fe l'accade
rà alle voltefar'alle pugna, vò trouarlefreſcheac
ciò mipofan difendere dalliffisiiche importunità,
ebe in vero bifogna in questi tëpi cõferuarle; perche
è tanta hoggi la peruerſità degli huomini,che è for
za, chi vuol pratticar loro,menar le mani - Ma pri
mach'io cominciò a ſtarmi con mani a cintola, mi è
parfoferiuerui la preſente,laqual voglio cbe fage
neris incerti, & omnia nomina, est pronomina ter
tiarum perſonarum exceptis ego comparantperfo
naliter in giudicio delle velenofelingue;io non mst
to il mio nome, accioche i miei ventisinque anni non
foſfero battezati per otto, nèvi curate di fapere il
nome dello ferittore; perche egli afferma in verità
non bene ancora conofcere fe fiefo. Il perche tanto
meno debbe a voi dolere, fe non lo conofcete. Efe
purvolete c'habbi nome , chiamatelo firana fan
tafia, ouer fe queſto è duro, chiamatelo Farnetico,
#nfuriato, Mifantropo, e comunque altrimentevi
|- piacea
Del Rao, 57
piace,purche questa lettera vifiagrata, elfuo ben
volere,e buon'animo accettiate. Anzi permõpar
lar più a longo in terza perfoma, to che fon l'auto
re ifteffo,vipriego, che veggendomi non hauer uo
luto por il mio nome, fè quì dentro ritrouerete cofa
che u'offenda,ò che a uostro modo non flia, riputa
te quešia lettera effer vofira, e degnateui mutare,
leuare,aggiungnere,ricomporre,riuolgere/0//opra
correggere, tõmentąre,postillare, e finalmente ri
fare ogni coſa à vostro modo.jo per mefon per ri
putarla miapiu ch'io reputi ne anco il Sole , ouero
l'aria, i quali (come dice Ouidio mafuto ) la natura
non hafatto propri di alcuna, ma communi di tutti
gli animali . Perche per diril vero,quefia lettera
mi pare vna lucanica . Efe pur clla è mia, io nefo
vn preſente achiunque degneraßi accettarla,e pre
onendoui il fuo nome à fè appropriarla, folamente
questo tale laſci l'uſufrutto,e'l cõmodo di effa ame,
ilquale fum fine quibus, quel ch’è peggio mi truouo
bauere feminato molti anni miei frutti, e non mi e
nato altro che ortiche,loglio,lappole,e cicute, che
perffrapparle bifognerebbono raſtri,falci, zappe,
arratri,e uomere per questa cagione andauo io uno
diqueſti dì col capo chino,con chicme birfute,e con
la barbafquallida , e mifcontrai in meßer Alto
bello Tuffo,ilquale ueggendomi cofi mesto, e quafi
fuor di me,mi diffe doue pouera nuda uoi Filoſofia ?
Etio doppo unfocofofo/piro riſpoſi.Vltra,Sauroma
* Î453
L'argute Lettere
tas, Onde egli compaſſioneuole de mieimali,midie
de vn’ottimo, efalutifero configlio,e mi diffe così in
Leucadia effere vna altıljima Ripa,che chi nel mare
daquella faltaffe, farebbe ſenzalefiene fuor d'ogni
affanno, non troppo da longimi diffe ancora effere
vnavoragine dicataa Volcano, che chi in quellafi
trabocca,di lui non fi sà più nouella alcuna sừ later
ra, configlio certo che non fi trouerà sù Bartolc, nề
sù Baldo, nè sù Giafone, mèsù Aleßandro, nè sà
altri huomini defimilfarina, ò crufca - Io mandai
ipaffati dì nellevofire contrade vna certa mia ope
rettaintitolatala Ruſtica Gentilezza, deſiderarei
hauerilvoſtrofenſo tropologico.Epreſupponēdo in
tuttaquesta mia hauer parlato periſcherzo, e non
perfcherno, facciofine, alla Illuſtre Signoria Vo
ftratante volte raccomandandomi,quantifonoi bei
penfieri, che ognigiorno nafono nella diuinamen
te di quella. Da onde fi troua, il di delle Calende
de Grechi , nell'anno della precipitatione di Luci
fero. 1 5 9 2 -
JA L sig NoR cH R Istofs 4 N9
Rouelli. Amico Cariffimo.
N On poffo,Cariſſimo Signorfenza doloregran
diſſimo ricordarmide paffatitëpi, i qualiben
che per me più tofio calamitofi, che tranquilli dirff
poßano, nondimeno hauendoli à raccontare bora ;
the da maggior moleſtia circondato mitrouo,mifa
< -* f477770
DelRao, - $$
ranno accreſcimento dipena, e quafi vn'inacerbis
re di dolore alla malfaldata piaga, che natufalmēté
rifugge di farfi ſpefo toccare. Ma perche lo sfo
gar con parole (come disteil Partenopeo Poeta)
a i miſerifuolallevolte effere alleuiamèto dipefoil
dirò pure « lo apena haueuo diciotto anni forniti
quando vago di veder cofe noue,eſpento di queldol
ce,efbauedeſiderio difaper,che dallanatura fà ſpar
fo nelle redici de'noftri cuori, abbandonai la cara
Patria, e'paterni beni; Ne ciò io feci ſenza rego
lato configlio (benche molti della midfamaaltri
menti hangiudicato)percioche infino allanatura ci
infegna allontanarfi dallapatria,ſe molte piante,et
berbe fanno miglior ಗ್ಧ ne’luochis doue fono
trappiantate, che nel terreno loro natio. Non bò
fatto questo forfeio ad effempio di molti huomini
illuſtri,egenerofi, i quali alor dileto laſtiorono le
propriefedie, per accommodarfi nell'altrui paeſi, i
?Marfilienfi abbandonarono le Citta di Grecia
per venire ad habitare nellemontagne di Francia :
i Fenici cangiorono la Siria con l'iſole di Gade »
la Famiglia Portia,per venire ad habitare a Roma
laſciò il Tuſculano. Pithagora abbandono volon
tariamente Samo , Solone e Atthene , Ligurgo
Lacedemonia. Molti hanno attribuito questo mio
pellegrinaggio adinſtabilità,e non fannoglifiocchi
che Pitagora,non contento dellefienze che haueua
imparato in Grecia, p4ßè in Ägitto, e foi che
-- helle
z'argute tettere. . . . -

nellelettere diquelle nationi fu penijimo eſercita


to,fè nè ando un Perfia, oue la Maggi inteje il mo
utmento de Planeti, il corf, delle stelle, e la pro
prietà, & effetti di ciaſcuna coſt. Dapoi nauigò in
Candia, & in Lacedemone: Er hattendo veduto le
lor leggi,f rappreſentò ne Giuochi olimpi, oue fe
ceſtupire tutta la Grecia per lagran contentezza,
ch'egli moſtrò hauer di tutte le cofe . E Platone
lucentųjimo lume di diuinità nauigò in Egitto, per
dar opera alla Filoſofia,oueimparò la Geometria ,
Ø Astronomia,e così nel tempo, che molti gcua
mi studiofi concoreuano in s Athene per imparar da
lui,egli per incognite riue del Nilofra quellegenti
barbareper infiniti perieoli pastato: attendeua ad
imparar la dottrina de Saui di qnel paeſe . Per la
qual cofanon mimarauiglio s’egli paffiffe ancora in
Italia perimpare i precetti di Pithagora. E quan
to eglifoſfè intento negliſtudi,lo moſtrò fin'all'ul
timo giorno dellafaa vita, percioche morendo gli
«furono erouati fotto il capo i verfi di Sofrone .
„Ma che dirò io del notabile effempio di Cleante
Filofofo è il quale dagiouinetto,perfoftennere la
fua pouertà,andaua la notte mendicando il viuere
elgiorno poi confumaua nella/chuola di Crifippo
adimparare, ifuoi ammaesticamenti, cofa da far
ftupire l'iftefsaindustria,confiderando con quanta
fatica egli cercaffe di far acquiſto della fapienza ,
laquale fi come le vene dell'oro non fi trouano fe
尔07M
r

Del Rao. 89
non in luochi afþri,fierili,emontuofi, così ellanon}
fi trouafe non trà vigilie,fatiche, fudori, e stenti.:
Onde il Segretario della natura effendo addimanda
to, doue habitaffero le Mufe, rifpofe, ne gli animi,
delle perfonefaticofe. Hor da giouinetto ancor'io
ardentemente acceſo di quellagran Donna,anzi ce
lefie Dea, che negli animi nostri è diſpenfatrice de
gli alti egenerofi concetti, ch'è Reina di tutte le ar
ti, e di tuttelefcienze, inueftigatrice delle virtù,
difeacciatrice de vitij,fondatrice delle Città,inuen
trice delle leggi, maestra delle diſcipline, e de buoni
coſtumi,hoperleifoftenuto infinitidifagi,epericoli.
Maio, fotto infeliceprodigionato, eớin pouertà »
ouero (fecondoifaui )in modesttafortuna nodrito,
(fi come la mia ŝtella, ei fati hanno voluto) gli
Elementi, i Cieli, gli huomini tutti quafi a garra
l'vn dell'altro ho hauutofempre contrarija queſti
miei caldi efermi desij. Percioche; oltre che la na
tura m'ha dato men che mezano ingegno, non trop
pa memoria, debilgiuditio, lo stomaca mal fano,
lanemica fortuna ancora, la quale sì volontieri
s’oppone all'alte, egloriofe impreſe, m'ha ſempre
trauagliato da diuerfe difauenture, che non m'han- ,
no mai laſciato ripofatamente voltar l'animo alle
lettere. Di cui homai m’è rimafóildefideriofolo;con
ciofiacofachele forze non fono più baštanti a così
fattefatiche. Ondes'io non sò nèpcßo arriuare a
questalaude, bafiardourebbe la noia, ch'io
* .. . - - 7)1
தம
d'ef.
r : L’argute Lettere
d'eßerepriuato di quella dolce conſolatione,che por
gon li Studi,fenza accrestermi muotio diſpiacere del.
lapriuation del merito . E bensò , che s'io nelle
lettere non fon degno di laude alcuna,cheniuno mi
farebbe almeno indegno di qualcheftufa,il qualefa
peffeiltrauaglio , cº infelice corſo de miei studi à
quali diedeprincipio in Napolifamofac nobiliſſima
Città,e di arme,e di letterefelice forfe quanto alcu
x'altrache almondo ne fia. Quiui io patei difaggi,&
auuerſità maggiari,che à imieipuerili anni, e debo
li forfe fi conueniuanoi, quali non voglio hora rac
contare,per non inacerbire maggiormente il mio do
lore. Onde poi partito,per varie diſgratie, & ne
celfità per ucnnia Pift, oue all'hora tutti i giouani
ftudiofi come advn mobilißimo mercato d'ogni parte
concorreuano,pervdir Filoſofia dal Portio Filofofo
Napoletano,ch'iui all'hora con merauigliefa, e rara
dottrina leggeuale cofºd's Ariſtotele. Quiuiio con
fumai ilfecondo anno de'mieiftudi,23 amai, riuerì,
e quaſi adorai lefingolari virtù, & l'infinita bontà
di qnel chiariſsimo huomo;perche non mè parfo mai
chefiano huomini più degnid'honore,che quelli,i qua
lihanno alzato l'intelletto à belle contemplationi,
onde hanno ripieno l'animo divertuofa fapienza,et
bòftimato tanto différente costoro da gli altri buo
mini,quanto che le cofëviuefon differente dallemor
te,ờ levere dalle dipinte. Quindi poi sforzato à par
tire per l'aſpriſsima,elanga guerra dt
- » ,
ಕಲ್ಲಿ all;
07’4
BelRao. . . 9o
*
hora cominciata,peruennià Pauia,oue quantefiata
lo ſtudiofà interrottopeřlizungulti diguerra, egli
Scholari con crudeliſſimepene à breuſſimo termine
imposte furono sbanditise da quante calamità (oltra
l'estremapouertà, chefempre mi è stata compagna
fedeliſſima)io longo tempofui circondato, niuno nề
può eſſerpincertº testimonio divoisilquale erauate
dalla medefimafortuna à quei tempi oppreſſo. Quiut
hebbe la fanta, & inuiolabile amicitia noſtra přin
cipio. La quale per hauernelpurgatiſsimo terrena
delle virtù fõdato le fue radici con tanta tenerezza
d'amore,con tal conformità di cofiumi, e contanta
wnione degli animinostri,andò ſempre creſcendo di
giorno in giorno;che in affuhreue/patio di tempo el
la arriuò a quest'ultimogrado diperfettione, chefia
mai poſsibile à imaginare.Elladonquenè difède,nề
difermezza,nè di fincerità,non era punto inferiore
à quella grande, & frambieuole beniuoglienza, che
fu già frå Theſeo e Perithoo,Damone e Pithia, Sci
pione e Lelio, & di qualonque altropiu Illustre,che
Ji trouaffè mai in tutta l'antichitade. Io mi poteuo
con verità chiamareilvefiro «Achate,ờperdir me
glio il proprio roſtro cuore..Però the tanta era la
grāde KKa dell'affettione,che voiper l'inn:ta voſtra
bontà mi portauate,che,ne giorno,nềnotte non ha
ueresie mai voluto damepartirui,affermādo di met
terefolamente à conto di vita quel tempo;che nell
fiare,e conuerfare che facenamo l’vno 鷺
ge a 71 a Jреп
* ^» L'argute Lettere
fpendeuafra noi. Qui non poffo,nê debbopaffar con
filentio laftrettiffima e dolce famigliarità, che noi
haueuamo colvertuofo e Reuerēdo Sign. Girolamo
Rainoldo,giouine di realità ineſtimabile,di fede can
didiſſima,e difincerità fingolare. O quante e quante
volte fiamo noi ſtatitutti treigiorni intieri,e buona
parte della notte ancora fufoi libri,per rifoluerci di
qualche bella difficoltà. Il che faceuamo noi con tan
to noftropiacere,chevngiorno lõghiſſimo cipareua
tin’hora breuisſima.Mai non andai da luisì tribola
to, nè così pieno di affanni, chefempre io non me ne
partifsi allegro,e confolato.Mainõlo ricercaiò pre
gai dicofa alcuna(pergrande, est importante ch'ella
foffe) che egli fubito evolontieri non mene accom
modaffe. Mai non hebbi dell'aiuto,delfauore, ò del
configlio fuobiſogno,che egli con prontisſimo animo
cortefemente non melo prefiaffe. Anziperlaincre
dibilefua humanità, ei fi pigliaua fempre più cura ,
est era più follecito intorno alle mie coſe,ch'iomede
fimo . Infommaio bebbifempre maiin tutti i miei
affari gran cagion di lodarlo, di ringratiarlo, e d'a
marlo; non potè mai mè odio de'nimici, nè inuidia di
fortuna,nèliuoreò maluagità d'altrui operar tanto,
the perfiniſtro,ò accidente alcuno, che occorreffe
pur'una volta ci turbastimoinſieme. Sempre alle
grifempregiocondi, fempre concordi erauamo frà
noi,dilettandocimafimamëte l'uno e l'altro di farci
continuamente quaſi à garrain tutto quelche pote
- * * · 1441f0
Del Rao. 95
uamo honore, feruitio, e piacere: O amicitia, dos
no, egratia di Dio. Tu fola con la tua venerabile
preſenza ogni attione humana condiſci e fai perfet
ta: funza iltuo nome tutte le nostre operationi in
faufte,infelici, imperfettiffime fi ritrouano. Con
ciofia chefenza la beniuolenza de buoniamici, nè la
proſpera, mè l'auuefa fortuna tollerar polfiamo.
Veggio che il valor tuo non è meno vtile e neceſſa
rio alla conferuatione dell'vniuerfo, che fieno gli
Elementi. Si come chi leuaffe il Sole dal mondo,tut
te le cofe quàgiù createin breuefi annullarebbono;
così chipriuaße il confortio degli huomini del dolce
e carovincolo dell'amicitia,ne Stato, nè Regno, nè
Città, mè Republica nè cafa, nè coſa alcunapotreb
be mai durare longo tempo. Maio, ritrouandomi
hoggi da diuerſe e grandi calamità oppresto, e lon
tano da miei carißimi amici, i quali aiuto, e confo
latione porger mi potrebbono; quanto credete voi,
che per queſto il mio dolore maggiormente fi inacer
bifa? quantopenfate, cheperciò l'animonio piż
fi affliga? io non penſo mai aquella ſtretta e dolcif.
fimafamigliarità, che infieme haueuano in Pauia,
che gli occhi miei non verfino amare lagrime, mafii
mamentetornandomi alla memoria quei tempi, ne"
quali io lemie compoſitionimi vdiua da voi ſomma
mente commendare. Quando horapenfo, ch'io per
tantoſpatio di Cielo, pertantalonginquità diter
ra, per tanti feni di Mare dalla vofira dolcifima
- 21 3 сст
`s .
* , . . .."
. . .. . . L'argute Lettere - . . .

compagniaJiadilungăto, in continuo dolore elagri


memi confumo, e mi vienevna trištezza di mente
quaſi incurabile, convna compaſſionegrādijima di
me medeſimo, moßadalleintime medolle, la quale
continuamentemi fà mandare fofpiri ardentifimi.
È per non andare ogni miapena pontualmente rac
contando,miuna cofa mi aggrada,niun folazzo,niu
mafesia,fenom levoffre tanto da me defiate lettere
mipotrianofcemare delle miferie; Alle quali viprie
o,vifupplico,vifcongiuro,che con levoſtre elegan
ಶ್ಗ e diate alcun refrigerio, accioche del
voŝiro ŝtato fuente feriuendo,mi facciate parteci
pe,afine che quello, che la lontananza m'ba tolto,
per beneficio di lettere miſi renda,per le quali pre
Jente può farfi ciò che di longi fia, cioè gli animi di
coloro, che per vincolo d'amicitia, ouero diſangue
fiano congionti, benche icorpi per ſpatio di luoco e
ditempo ſiano diſġionti, pur nellelettere repreſèn
tandoſi dall'via e l'altraparte il volto, gli atti, e le
parole,mitrauiglioſo diletto prouano. Statefano. Di
Alifano Metropoli Città della Leucadia, a 1 5 di
21-ggio ottauo meſe doppò la noſtraſparatione: |

• • • •• • • - - |- * - - - |
• * ** · · · · · - - : ", , , , ** **********

Molto Ngbiliſſimo Magnifico signor & c. :


- {} | Vefin è miogioco apunto, anzigli huomini
* A più credono agli occhi,che agli orecchi, e s'io
-
“, “
fն/ի
Det Raо,
- :: -
2
- - - , : s. 3. *
felf,comeper auuenturavi credete, cioè, yoi div#
inguifainanghitegli animi aliui,che impoſibilpar.
mi,che quà già trouarfi poſſa perfetta conteritzzä;
le parnafaggini veſti e leggiagriſ:ime:& altresì 0
gniforte di dettamenti,ancoracheld fideric miofia
pronto,el poterzoppo, nõdimeno auengadio chefet
tefiano le marauiglie del mondoşilfầacllare in ma
miera tale ad alcuni parrà fuor di propofito,Ợran cò
fa è la dolcezza; che accoglie in voi quella leggià
dria,che come dice Monfignor Bembo, º Alefjandro.
magno inuidiò, Achille,perche in vero Homero frif
fe di bei conceti Filoſofici. ZDourebbono i Mcderni
ferittori,quanto più fi può , imitare quci delle Pri..
fche etadipercbě chi non sà,che l'eccliffe della Luna
non vuol diraltro,che priuatione delfuo prºprio lu
me? E quanto s’ingannano queivecchi filoffanticre
dendo che l'anima noſtrafia mortale,non accorgeu
doſi che lo studio loicale, fecondo che bifanta quel
21agno Stagiritone, è molto atto ad aprireimeati ,
delle,ò pernatura,ò per poco effereitio ottufe,e craf
fementi humane fi chefon fhiauodellagentilezza
vostira,la quale finalmente lafouerchia ira fi cõuēr
te in pazzia,e thi non hagufio di uci, e non v'ama,
manca defenſi,anzi la paurafegue ogn'ora la ſpe
ranza,laquale(come dice Salusio)lafortuna baim
perio in tutte le cofè. «Alcunifi dilettano dell'anti
chità di Roma, cº a me affaipiu piacciono le moder
naglie delle nostire cõtrade, perchè credef chcrġidì
* *: 24 4 la
3. L'argute Lettere
sta Republica Venetianafia l'honor di tutto ľ• Apen
mino;credete a me Signor Cefare che'l.y.di Pitthago
ra,nöfà fuor dipropofito, e così come il volgo è vna
gran beſtia,così nefuno naftericco; per la qual cofa
il Giudice,che perdonà al reo,fà pregiudicio al buo
no. Ioper menonfogram capitale di nuoue de Papi,
à Imperadori, perche l'operefi veggono, magliani
mifono coperti d'innumerabilistorze. Che donque
gracciano i Zoili,egli Ariſtarchi? non fanno eglino
forfe, chefpeffe volte doue manca l'effetto, humana
cofaè lo appagarfi delbuon volere? Schiattino don
quegli inuidi, e rendeteui certo cheniuna cofa è più
dolce, che l'hauer con cui liberamente fi poffa confe
rire quelli accidenti, che allagiornata occorrono.
Tal che conchiudo, che chi vuol frequentar lenoz
ze,bifogna checõpaiapià ben veſtito di piaceuolez
xa,che di veluto,perche(come bědice il Petrarca.)
Chipuò dir, come egli arde è in picciolfuoco.
7/propoſti alle volte,fono più a propofito, che nonfi
penfano quei che parlanofenzacõfiderar come,quã
do,e con cui.Onde poi benefpesto leproſpettiuefono
più apprezzate che l'entragne;ma tal fia dicoloro,
che,potendo andar perterraficuri, follemëtefi com
mettono alla diferetione del Padre maeſtre Eolo, il
quale confiderandoio alla bellezza del Mondo,fono
sforzato a compiacerui. Eperchepocofà,mi hauete
detto cheioviferiua couelle,reſto marauiglioſo,che
più tofio,voidi si nobile intelletto, nõ vi: fó
епле
Del Rao.
* lennemufico,che per non tacereilvero la Rettorica
ègioueuole quaſi a tutte le più honorateartieſcien
xe. Io frà in brieue mipartirò per l'aere natìo,doue
parendomi cofaduralo ſtudiofatto perforza, vide
gnarete d'amarmi, fi come io andando a Valenza
paſſerò per la Pieue, doueraccomandandomia V.S.
vifiterò il noſtro Padre. Amffibeo. Dalmio Tugu
rio, fritta neigiornigouernati da Cani - 1573 •
Di V.S.Patrone colendiſsimo.
Îo mi.

‫ مﺍ‬R 1 21 2 ‫ ﻬمه ی‬,M


rz A E10s
Dolciſsimo Signore, est patron mio, &c.
Itrouandomipriuo dellaguſieuolißima cốuer
fatione di V.S. gớper confequĚza di que ſpaf.
fi,epiaceri,ch'io foglio trarredal vostro inacceſsibi
le commercio parmi d'effere,comefenza lucernavn
Bacalare. Per la qual cofa, miparebbehauer com
zneffo error gramaticale, est della feutica meriteuo
le, & effer additatº da eiaſcuno, come zuccafenza
fale, il mio Signer Lelio gentile, s'io in quest'hora
non mi fußi affibiato lagiornea per falutarui, &
dirui couelle, col darui caparra, che così in aßenza
con gli effetti, somein preſenza con l'animo, rius:
τίβο και
* .. L'argute Lettere
rifco, inchino, co offeruo la Filoſofia deltofiro ha
bito, la Geometria dell'andare, l'Aritmetica delle,
bellezze, l'Aſirologiadelparlar, la Geografia dei
diftorfi,la Dialettica del cantare, & infommatut
tala Matematica del procedere vofiroşchevifanno
aguifa di Centauro riguardeuole dal leuante, alle
polente,a tutto il rouerfè Mondo;Canfifatta occa
fione adonque ho dato di piglio allamiagroſſapena,
per ifcaricare con voi, la ſomma del debito, ch'io
tengo. Al che, mi è ſtata affaifauoreuolelafortu
ma, perche hauendola per buona pezza dimenata
frà le dita, il groſofiile ch'io haueuo apoco, a poco
mi è venuto meno, cô così mi trouo hauer fornito
il mio lauoro in buona gratia voštra, a cui faccio
offerta di quanto io poſjo, mentre che fiate fobrio
nel commandarmi, come non men diguno farò io nel
feruirui, dandouenefimpremanifeſto inditio. Ri
ceuerei a fommofauore, fevi degnafte darmiminu
to ragguaglio della Compagnia di quei Comici Ol
trafini, che di nuouo intendo fi trouano coſtì in Pa
mia a recitare comedie, mandandomi vn ritratto
dell'efferloro, della qualità de perfomaggi, come vi
riefcano, che dimora faranno, chevdienza fi bab -

bino, 29. vltimamente quanti calabroni ronzano,cff"


intronano l'orecchie della Scena, ò per dir meglio,
quanti fpenfierati Giacinti, e Ganimedi (atti più
tofto a diuenire pincerne,cô coppieri di Gioue,che à :
far la Sgninfa, & l'Annaromato) hanno fatto bolo
--- « * cauſio
Zel Raо. 94
cauſio dellor trafitto cuore, a quella Monna Teßa,
i qualipofcia a quelfapore, in vn cantone delle ca
mere c'hanno, sbarbatelli chefono,conuenendo loro
annafare dal cochiume, distilandofi il certiello, fe
fpiccano labambagia dal Giuppone, cº eſfèrcitan
dofi in cotalmaneggio,s'affaticano di ridur'a dolcif
fimo fine quel verſo del Carafalla, che coſì fuona,
Dulce fulfidium , currit amica manus. ZDate con
ogni termine di riuerenza, i miei baſciapiedi aque
fii Signori, miei Signori deferitti fu’ldorfo di queſta
pagina, I quali hofcritti per ordine Alfabetico, ac
ciò per hora non contendinofrà loro di maggioran
za , & taſfino me di puoca creanza. * .*,

S I G N O R I , &c. . . . . .
Alfonſo Montecastello. Gaſpar Camarino.
„Aurelio Roſaſpinofa. Gio. Agoſtino Tromba.
Baldaffar Tortorello. Giulio Ceſar Portacesto.
Camillo Boccamelata. Lelio Cuormio caro.
Cefare Gambacorta. Pietro Franceſco Laure
Cefare Capoſtorno. dano.
Hercole Sempreuiuo. Polidoro Tornaquinci.
Fabritio Crefcentio. Proſpero Diolato.
Federico da Prato . . . . . . . . **
Et per non deſcriuere qui tuttoil Calendario de
gli Amici, G padronimiei,falutareteli tutti, avi
cenda di mano in mano, quando viverranno in ta
glio, & c. Co'l qual glorioſo fine, il Rè degli horti,
* - , * τοβro
L'argute Lettere
voſtrofuiſceratiſsimo dandouivmafpruzzata d'ac
qua manfasà'l delicato vifo, & conferuandouifana,
est freſca la Faua, le Mele, Ø la Menta in tal modo
prorumpefopra di voi.
Jo ricordarui d'altro non mi curo,
Sapendo chev'aggrada, egite dietro
„Alpreterito affai più ch’al futuro.
Palla Villa denominata dal Montone la vigilia di
quel fanto, ch'ingemmapiù che diperle, e d'offre il
bel nome voſtro,che corre il giorno del meſe,a tanti
bifeſti, dopò nona, alcantare del Vefpero, neltra
montar del Sole, à matutino. Il Millefimosò che lo
portatestolpito nell'horologio del vofiro ceruello -
Ter questo non vi mando altro modello. Volgete
l'occhio alla ſottofcritta - -

-: Dellevostreineecliffate virtừ, &c.


· « , '; - -

-
--
|

Catalogo, est Registro-ľ.24.ouero, :


Quella,che friue l'hiſtoria devo
|-

firi abomineuoli costiumi- , ,


|
-
· :
2font efficient, enorandSignor
-

S: non faproceſsion de friuer’a vn cier


|
D mod, comefefoldir letterfeminiar:purtamen
in bonboraho voludprolongarlapreſen all'incõfi
i u dera
Del Rao, 95
deratifima S.V.efe ben io non ho tantaignoranza,
the afipa degn defalutarla,pur conoſcendoue Zentil
huom’mont flebil;e definetigh cõ quý, che uefont af
flitionad;e vedandancora, che io fidi in tanta bona
confimulatione del Senad,la qual Die mantiegna fin
che dura el deues mond,est che hauid vn così belde
fpet d'hom. É cõſiderand com diff Zanuftin hiſtoric,
she quand l'è not à l'è finì il dì,zue che alvofir pro
cidere in le cofefilofofarie fupera quel de Reſtotel,e
Tluton,Zonofront, cớ che alvoštrnom'è volad dal
Tirentij,almar Meniteranij, efapiand quant iofidi
difirut in cofe,che non ie libr, che in fazza munitiö,
ø vedand per certificabilitudinitißimament,che in
l'art'aratoria hauid fi gran cõtumacia diparol,êche
à vegnidà perfuadere con tanta difficultadio anco
ra in compagnia de tuttiifopranominadi (apitanij,
ho volud contribuir avn mobil, ezentil ſpirit, par
dellamia bafianza,al qual fon vostr.Imperò chehò
deliberat,com fi beſtumaua antigament, zuè altem-
po antigh,tradurm'denanza qnalcun indouinador,
cfar in mod che al mand vna fachetta al ornacul de
Toli,per hauer in nouella,quel, ch’è deceladallano
straprecognition. Noli me vapulare el me fiol. S'à
perfeguiteff tropp in queſta punion'a poraue metter
m’in pollumatia della (ort, di talmod,che, pertor
nar'à prepofit defii Dottoria dighi cost,chefe ben a
deſTalpresētàßpapouer,ºmēdigh,cheme padralla
| fua mort melafsèvna bona difficultà,mail'hoſpeſa,
K ン・
- ෆ.
* -
·
* L'argute Lettere
e mancipatutta,de mod che da librºcheiera,afont
reſtad debitor, e perfuzir le delitt, aio defineß la
mia Cauſa à M. Bonimpertegh, che veracimament
in šticõclaudijde Dottor,an'hò trouad hom,chefipa
più all'oppoſit de là,Signorio fuerid, qualment la
mostra Calemia hanno rezitad , zuè appreſentad
quattr Tragențj, laquale font questi,la Rgbocca, la
71ecuba,la Terrestra, & la Romponifia,la quaifont
riuſid tā mont vapore,e stifattion della zient. Alli
15.del bastiant mefef; fon vifta republicament ami
ez dì doppdefnà,alcuna lusintenebrada,alqualfie
dett,che l'era la flips del Sol,e della Luna,intraue
gnandno sò che terra,e per non far filongincesi, e
fi grandirreuolentia de piroleå farò fin'arcordan
doueche i Mont Penir font quuij,che decidan Bom
bardia,d'Italia, & che Palifettafò toccada dal Ciel
con vnºstizzo defuog; * * * * * *
º La vitaalfin,el dì zonze la fera,
Epertantio difolutament vi raccomanda mi. ZOi
2Milan Zittà verament magnanema,efetebonda, al
dì de Éune d'una fettimana, che e lazzada in tun'
mifè del mille e tant. * * * * *
Graciam dalle Cođghefomitda Franculin.
*, , , , '; , ,**: :...",w; , * · · - . - - -

„Almobile M.Gio.Battista Malletti,Mufico, Organi


fia, Ø- Cantor Eccellentiffimo.- * * · · -
Hº: comefratello. Ho dalla poſtra di
I. 12.delcorentesfrittaal 24.Rguerendo, D-,
· : Nicola, |-

< : Del Rao, - 96
* Nicola, Mufico , & amico commune, veduto le
| fmanie, est i rompitolia quali v’eſponete,per crede
|
reţdi primo volo allealtruifalſe relationi,che vi debe
bono efferfatte , del non mai a bastanza riuerito:
Signor Antonio Maria Montefiorito benemerito
„Ambaſciadore dell'Illuſtrijs.Signore N. à qualiper
mioaufo,non doureſte dare credito veruno, fapen
do maßimamente quanto eglifia pernatura mode-,
fto,per creanxa cortefe, eper propria virtù alieno
da sì fatti vitiofi diffetti; Mà pošto, che cotai cofè di
vôifufjèro ſtate dette;nè egli come perfona de'otti
mi,& nobili costumi,può hauerlefignificate,nèvoi
come innocente,est libero, douete hauerlein con
fideratione;fapendo quanto il velenofo fiato dell'in-.
üidia, foglia hoggidì infignorirfide petti humani.
}öper mevi prometto, che quando conofceffi efferui
fitto torto, vi porrei armi,e caualli, la vitaisteffa,
« le picciole mieforze,per non laſciar uifar oltrag
gio,zºfèfuffè di mešiieri,hauereiinnäzi riccorſo al
caſtellano,perfarmiferuire d'artiglierie, bombar
de,mofchetti, colobrine, canon doppi, archibuggi,
poluere,corda,palle,eo rfaletti,picche,alabardeşani
me,feudi,rotellegiacchi,manichefecrete;guanti,da
þrefa;gambiere,elmi,celade,morioni,corazzine,me
xe testefpade,cimitarre,fpadoni,pugnali,ftocchi,et
fi que alia süt ihis ſimilia, de omni genere ferra
mentorum; à fine che con miandritti”, ftoccate di
ponta,rouerfisfehdenti,coltellate di taglio, ſpazza
*, , 64ገቡ¬
<
-L'argute Lettere
tampagne, & con quello, -

Dantfocumfchioppis,tiftafsborante balotta.
M.Gio. Battifta mio valorofo,potelfimo alla Venetia
nafarandarin bruo tutti quei sbricchi,sgherri,sbar
bòn, sbraui,sbifai,che cercano di mancciare , cº di
uiolare,l'inuitto,inmortale, & incomparabile ua
lor voſtro,main cotal cafo,uireccarebbe a gran con
forto,il uederui,et conofcerui,che alla uoce,all'anda
re,al uolto,a ipanni hauete nome, cớfaccia di bra
suo, & di ualent’huomo atto afarbrodezze,quando
fuße l'occaſione,non menoſegnalate,che le di que pa
ladini di Francia,à de gli celebrati,nel fuofuriofo ,
dal Diuino Lodouico Ariosło;Mà tralafciamo bog
gimaitanto armeggiare,est fauelliamo,fe così ui fia
à grado,difuggetto piu pacifico,&fcaue. Ringratio
ui quãto poſſo,non come meritate,che uiſiatedegna
to falutandomi,darmi à credere, che mi teniaterin
chiuſome'tefori della memoriavofira, nella quale,
col bene ſpeſſo con uofire uiſitarmi, riceuerò a gran
dezza l'efferui cöferuato. Mirallegro oltre acciò,che
vifiate collocato in caſa diperſonaggio, non meno
Illuftre,che uirtuoſo, doue hauerete degna occafio
me di farfaggio delle rare virtù, cớ doti dell'animo
voſtro,le quali così adornano, cº infregiano il bel
nome divoj, non altrimenti chefacciano le stelle i
lucidifereni dellanotte;ouero i fiori, & lefrondi , |

l'amenißima stagione della ridente primauera; &


iſpicialmentene'termini della Muſica, in cui di ma
- - ፳፱8W4
- Del Rao. 9%
miera ui trouatefondato sì diftromenti,come di uoc?
ch'à chi cõceduto gratia di fentirui,partorire più to
fto marauiglia,etammiratione,che ſperāza d'imitar
ui,ò d'auanzarui; Et infatti,chi nõ vi conoſceperta
le,è forfenato, e affatto priuo del lume della ragione
Che in tutto e cieco, chi non vede il Sole,
Diceaquel verfo, oltre che direte voi, vengafi alle
fperienze,ch'ioglifarò conoſcere,
Che del buon’oro la perfettione, . . ::

Tiù fi diftuopre all'hor, qnandofi mette . '


„A paragon del piombo,e dell'ottone.
ЕЈon tanto a ciafсиво сbe compone
Superiore,quanto a ogni buon frutto . . . . s
E'vn buon perfico, vn fino,est un melone. ::
Veramente M.Go. Battista,hauete hauuto tantoft
uoreuoli i Cieli, & la Natura,che quanto di bello,et
di buon tolfero à gli altrui intelletti, altretanto con
cordeuolmente donarono al noſtro leggiadro,est pe
regrino ſpirto,et come dice il Sanfouino in queiſuoi
terzetti. , ,
Io crcdo che nafteste nella culla |

Infieme con Mercurio,est l'ho perfermo,


TPer hauermelo detto il Carafulla.
Tnoco più oltrefeguita nel medefimofentimento ;
dicendo, - -

Voi hauete più obligo alefielle,


Chein capo vipifciarono lo ingegno,
Che i Milanefi a chi trouò l'offelle. • • •

N. Quindi
-a Ž’argute Lettere
Quindiauuiene che molti virtuofingegni,per poter
Jpiegare in parte quel grido, the riforge dai veſtri
àngelichi,est diuini harmoniofi concetti,s'affaticano
indiuerfe maniere, & fecondo il Dolce , in quelJио
Capitolo. - -

Jaltri apparecchian penne,carta,einchioŝiro,


JAltri teffan girlande a mille,a mille,
sol perimmortai trii nome vostro.
più adentro poi,confor mādofi all'isteſſo pärer dice
Echivi tien compoſitor ceglione,
Ha purgran torto,perchefetein fatti,
D’s Apollo piua,tornetto, cº trombone.
mà a diruiiluero ; trouemi piene ilfoglio, & piu
#ancalamano, & lapenna,che l'intelletto,epermõ
parerui troppo noi ofo, conchiuderò folo con quel ter
mario delfopraferitto Dolce.
che chinon vama, cº non ui rende honore
- Sefoffein restio una colombapura,
1nciò può dirf,ch'egli è peccatore.
Et fè non fuffe mai per altro.
Quelle uoſtregentil maniere humane.
Elconuerfar domestico,e corteſe,
son grate,est dolci più chel marxipane.
Equì le uirtù uostre, muy galane,
perdirlo allaſpagnola,porran freno» -
«All'altrui morfo, alla lingua, alle mane . .
Nerimanendomi altro,che dirui,haciandouila dot
tamano,in buonagratia vostraficciamiſen: fine
: ... * * . *
- - di
- Del Rao. 98
ditutto cuore raccomandato pregido Nostro Signo
rechea voštri honorati diffegni dont felicita, & că
tento. Di Pauiail 2 2. di Aprile,nel 1573 ·
sò ben chefètegratiofo, epio, ·
E tanto human,che non haurete afdegno
νητοβτο Scruitor,tome/onio, - -
|
-

*
tamento digiouani Ganaſ con M.Stefanelle :
|

(.' · Bottarga fuo Padrone. ;


- : o - -- - |

T[~\Ebcaro padrone, laſciate piangerame, c'hø.


degna occaſione di effere il più infelice,eớif.
uenturato,c'hoggigi viua, poiche m'è morto ilpiš
caro, amico, cº compagno ch'io haueffi ; Eperche
non hoio questo luogo lafacondia, & l'eloquenza
di Demostene,di Cicerone, à di Quintiliano, dаро
terui deſcriuere il valor de ſuoi meriti,et lapaſione
dell'animo mio ? Questo era con me congionto con
firetto legame d'amicitia, che non furono ne tem
piadietro Theſeo, & Piritoo, Nĵo ; & Eurialo
Tito,e Gefippo;Tillade, & Orefie: Lelio , est Sci
pione . Questo dilettandomi con fani tratteni
menti, a guifli di Eccellente muſico, faeeua mille
belle ricercate, øst ifhellamente toccandogli attasti
ficuri, hor cengraue, hor conveloce mouimento ,
quinci,e quindi leggiadramentefcorrendo,rendeua
mivna perfetta, z dolcißima harmonia. Questo te
neuami defio dal fouerchio fonno , & con amore
NL 2 uoli
: , L'argute Lettere
4
uoliricºrdiàguiſa diſpomemtpongeua, est mifol.
lecitaua alla cura delle cofemie; Et infomma man
giando ſtudiando,beuendo,vegghiando,dormẽdo,et
sn qualonque mia operatione m'era dolce , Ø grata
compagnia. Ahime che fefi cercaffè tutto il rinerfo
74ondo dalleuante allepolente,et qиаһtefиfieºgrip
Peshauishostariefpedalistole,tauerne,prigioni, 29
molinifieitrouano ineſso, non fi potrebbe di queſto
ritrouare il più garbato,est gentile,di cui tantofono
lepellegrine virtù,quātefiritrouano moſchein Pu
glia;Taffanniin Egitto;Zẽzale nel Pollefmo;Caual
lettein Cipri;Scarafaggi in Sardegna; Moſchiniin
Pfaset Vefpenella Maremma:òperdir meglio, For
zmaggiein Parmigiana; Polentein Bergamaſca;Ra
uioliin Cucagna, Manzi in Lodegiana: Ginocchiin
Tlacentina;Riuotte,est Salcizzoni in Bologna, est
Jeeche Milanefi. Queſto fragli altri amicheuoliam
in Breſcia i Fiadoni,che ſon tutti buonbocconi,e Bu
maeſtramenti mi diffenelpunto della ſua morte :
Guareatifempre Ganaßa mio,da Lombardo caluo ;
Toſcano lofeo Napolitano biondo, Siciliano roſſo :
Romagnuolo ricciuto;Venetiano guercio,et Marche
giano zoppo;Guardati,diße, dall'Inuidia De Corte
giaoisdalla rapina de'Soldati; dallafalſità de Nota
risdalla puoca conſcienza degli Muuocati , & da
gliingannide“Procuradori.Mi diffè appreſſo, ch'io
doueſjefar puoca stima di padrone che non doni,G
fauorista,di Prelato che non ennuiti; cº di Mercaa
* *** * - - - - -- - - - t}
*
|- * Del Rao, 弹罗
* ticheno?presti; Et ch'io non doueßirifiutarapatº
-
|-
-

to alcuno didiſhare eon Abbatiscenare con Mercanº


ti, merendare con Comadri, &fare, collatione com
gli ?nnamorati;far Natale con Signori; Paſqua al
mis albergo;ø carnestialein ºgni luºgº Miritº:
iºdimolie altre coſe, mail dolor, ch'io fento della
flamortenon mi laſeiatrapaſarepinºltre » obuz
ohu, obu, obu - : . " ‫ ﺑه اﻧجام ﺩهد ( اﻭ يا‬:
- , ,,,, , - -- - - : , : , , •• •

«
· · ·
Maestro corona Barcellario dalfiume Reale? -

S Elgran Marone Prencipe,e lume de Poeti latiº


ni(magnanimi Signori, & cortefi Gentil'huomi
ni) non fiftegnò cantare della zen:Karase s'a Lucia
no Eccellente Filofofo, est chiariſsimo Oratore piac"
que di estaltare la Moſca, e s'altri di nºn picciol no
me affaticarono l'ingegno loro involereelebrare al
trimoiofi,efchiffeuoli animaluzzi,che digiºrno; &*
di notte ci danno moltanoia, Perchenon farà anco
zalecito a medilodare, & aſfaltarevn'animale, il
quale
gli non folamentegiouamentos
è digrandiſsimo non ènocenole
efetall'hºmº, ma
Kº il cui aiuto
moltifarebbono male. Queſto è l'Afino animaldº
meštico,piaceuole,e più intendente,che molti altri,
che»iuono apprefogli huomini, comeleggËdostrº
trà conoffere. Questioè veramếte meriteuole perle
fue dotiſingolari, & eccellenti qualità , dießerece;
‫به عة نيسي‬ N 3 lebrato
* ** L'argute Lettere
iebrato con più fonora tromba che lamia, e moltó
mi marauiglio, che alsuni buoni diſtima, i quali
hanno di lui fauellato, non stenopenetratimolto a
dentro ne ifegreti della ſua natura, ina ſe ne fieno
fuperficialmente paljati,e (comefi dice)a piedi fec
chi;#o donque (accioche vn cofi eccellente, o de
gno animale non reſtipriuo delladauutelodi) sfor
zaronmi,per quanto fiftenderà il miopotere,difar
conoſcere al mondo, che queſto nobile e Animale me
rita fra tutti gli altri il Principato, Non parlarà
hora de iferociſſimi Leoni,ne degli altieri Leoncor
ni, nè delle crudeli, & velociſſime Tigre, nè degli
iracondi Orfi,ne degli intrepidi Cinghiali,ne d'altri
dicotalfarina, percbefono beſtieindemite, est fel
maggie; Maparlando de Caualli, queſti con tutta la
lor poljanza, & velocità non fòno però daparago
nare congli • Aſini, percioche chi vorrà ben confi
derare la bontà degli Afini di Arcadia, labellez
zadelli Rietini, lam trautgliefa natura di quei di
Libia,il vallore di quei di Paleſtina,egeneralmente
laperfettione de noſtrani, conofcerà chiaramente,
che non fono con effi loro da pareggiare nei Caualli
• Turchi di Natolia, nei Tartari di Scithia, ne i Fri
-gioni e Crouati di Terra Tedefca , ne i Corfieri del
. Regno di Napoli, nei Cortaldi di Francia, nei b4
fardi, ò Gianetti di Spagna, ne le Achineę, ouero
- Mbini d’fnghilterra, ne i Barbari di Numidia, vi
: aggiungo ancora chegi víſinifipoljono ſempre ri
:
፲፫0,44፲፪
Del Rao. пое
trouare,e? hauere con più ageuolezza, e con mãcs
cosio,che alcuni dei ſopranominati caualli. Ma ac
cioche voi non penfaſte,forfi,che to con le ciancie vi
vole[fi infrafare il ceruello, lo verrò in campo cāle
pruoue, e farouu toccar con mano (mentre però
che vi cautate iguanti)tutte le prerogatiue, cºrec
cellenze.Afineſche,dalle quali potrete comprēdere
la gran differentia,che di bontà, e di valore fia are
l'afino, o il cauallo;dalche moltiforfe perfi after
ranno per loauuenire piu conto, eº faranno piùśii
ma dell's Afino che del cauallo, & cambiando ceſiu
me s'autrezzaranno(laſciando i caualli) a cabalear
gli e Afini,comefanno hoggidì alcune gran Signore
nel Regno di Napoli,eſpecialmēte nelle fue folesco
me in fshia,in Trocida,et in altreiti d'intorno,che
andando afpaſſò caualcandogli Afni. Volendoio
adunque dar principio a quešiomio distorfö, & attē
derea quanto bo proтејӧ;lпносаго priтiстатетte
il fauore dell'Afino delvecchiarel Sileno, ſenza il
quale questa miapreſentefatica ncn bauerebbebuo
na riuſcita: Zico che chi vorrà forrere pe'llargo
Campo delle biflorie naturali, trouarà,che l'Afino
e dotato di molte virtù,& doni propriamente conue
neuoli ad vn cofi degnofugetto com'egli e Tremiera
mente glinon conobbe mai chefuſealterezza . Il
che chiarof uede,perche co'lcapo chinofenevam?
fuetamente,e non ſuperbamente alzato come failca
uallo,ò il cane:Non fa chefia odio,ne riferuafdegno
'<a .
----
N 4 contra
-- - L’argute Žettere
tontra chef fia cheio percuote,nề contrafia,ồrical
citra,tutto chefouente egli riceua di beſtiali buffe da
rhiforfe ha manco diferetione di lui, egli hà vna cer
tahumana modeſtia,et vna tal diferettone,che quã
do perqualche dlfahentura occorra,che chiglifiede
fopra fene cada à terra,non pur non trà de taizi,co
mefennotaſ'hora alcuni caualli,nè fè nefugge,ma fi
ferma,aſpettãdo che l'huomo caduto fi rileti,e s'agli
hauefje le mani, io credo che glie le pergeral beper
aiutarlo a leuare, mè punte fi ritira,za fi lajšia mon
zare piaceuolmente, fel fi lafcie fiolto, non f parte,
òfugge,dimostrādo con ciò l'amore, ch’egi, porta al
fuo Padrone. Egli è ancor "få tutti gli animali pa
tientijimo, nè mai s'adira, tmdercicche (come feri
uonoi Naturali) egli non bàfèle, e però quando fi
vuoldimoſtrare, che alcuno fia tante patiente, che
qualſia oglia cafo non e baśleuole afarlo commone
readira,fifuole communemente dire, coſtui dipo
tientia s'affomiglia all'Afino. Ch'eglifi tpatientif
fimo laišießa ifperientia nèfà ampiafede, che mai
non ricuſa carico veruno pergrane chefia, chegli
vengapoßofopra lefpalle, oful doffo, e più tofto ß
laſcia creparefotto la foma,che gittarfela da doffo,
e per ſegno della fuapatientia porta fu lefþalle stä
patovm ſegno dipatientia. Digranità non hapari »
che non caminafrettoloftmente, ma fe ne vapaßo»
paßo.come fanno i Dottori, quando, deppo channo
- tgtºvanто diſprtandoper lavia, conoffe ottima
*..
‫جا‬
|- , , , Del Rao, i bř
mente la voce del fuo padrone mcn mend the fasiá
il cane, & a quella vbidifce,perche quando gi, dice,
Stà,fferma, e femtendo dire, e Arri, egli camina
fènza afpettare battitura,òfprene, Hanno i'r Afné
(come feriue Plinìo)ranto amore a lor figlivoli,che
non temono dipaffare per vngran fuoco pergir a lo
ro. Sono dotati digran memorta,che riconofcongae
miſſimo quella via pla quale già caminarono, equel
luogo,doue inciampando già caderono. Sono tanta
gentili,e costumati nel here (chejomiglidnopro
prio vna ſpoſa,quando ella bee la prima volta dopà
ch'ella ha detto il Meſſerfi) cheapena toccano l'ac
| qua con la femmità delle labra,cofache non fail ca-.
uallo,il qual beuendo tuffa talhora la testa nell'ac
quafin presto agli occhi. S'intendono ottimameate
gli Afini dalla matatione che ha da far l'aere,come
buoni Aſtrologi, che fonepercio che antiuedendo »
che in breua habbía a piouere portano l'orecchie
pendule, eſpeſso lefeuoto. Fanno ancora l'ufficio
del horiuolo, dimoſtrando l'hore co'i lor raggiare,il
chefpecialmente e notato ne gli vấfini faluatichi
della Libia chiamati con vocabolo greco Onagri. Há
l'Afino talmente in odio la poltronerla, che prima
che far quell'atto vile di fuggire, fopporta più tofio
cento baftonate.Si crede,che queſto animale fareabe
perfetto mufico, quando glifuffèinfºgnato cantare,
alche »olerfare par chefi sforzi cũ quel ſuo bubno
& fonoro baffo. Le fue lunghe;
-
&ampie o ecchie
- - --- » ·
-
L'argute Zettere
danno inditio di hauere buona vduta: egli e talmen
te dato alla contemplatione,che niuno accidente, à
piaceuole,ờfirano chefia, può effere baſieuole a di
fturbario, ondeforfi da qui potrebbe eßer nato quel
prouerbio,che dir fifuole(quando alcuno etalmente
immerfoin vn profondopenfiero,che non ode ne āco
lediletteuoli confonanze degli ſtromenti muſicali)
egli è come l'Afino al fuono de Lira . 9 quante
belle cofe debbonofcorrere,e cõfideraregli|Afini in
quella loro contemplatione che darebbono infinito
diletto, cº piacere altrui,ſe le poteßero iſprimere.
Se credere è lecito alla opintone di Pithagora egli
tenne che l'anime di tutti i più faui Filoſofi, gº de
Signori,cô di tuttigli huominipotenti, Gºdigran
ftima almondo,nel lor paſſaggiofi trasferifcono ne
i corpi di queſti animali,come in più degno foggetto,
cº in più honorato ricetto, ouero albergo,eforfèche
quefia opinione ha fatto,che i Vilani gente rozza ,
cº dipoco difeorfo (credendo divendicarfi in parte
delle riceuute offèfè, cº oltraggi da Signori, est da
Gentilhuomini) tormentino d'ogni horalquestipo
ueri,& manfueti annimali fuori d'ogni ragione, cổ
crudelibaftonate,con infopportabili carichi,est con
trifiſſimo cibo,non confiderando ipazzi-efenzara
gioneuole diftorfo,che in vn'altrariuoluttioneritor.
nãdo l'animale di quei grādi nei loro primieriſtati,
ricordandofi delle riceuute percoffe, fivendicaräno
al doppio,come infatto fi vede,chefanno ,
- -
鑫"
de

*
, ZDel Rao, IO2,

filegnarono punto gli antichi, & più famofi Filofof


d'imitare questi animaliin alcuna virtù morale,co
me qučili che ſtimarono ch'elle foffero più perfette
in effi, tenendo che l'anime de Saui foffero vnited
que corpi, e fra gli altri quello eccellente Socrate
dalla v Afinina patientia imparò a fopportare cõ a
mimo fortegli oltragi, cỡ le villanic fategli, e det
tegli dallafu: beſtial moglie Xantippe,la quale dop
pè che vna fiata l'hebbe con brutte parole, cº con
indiferete buffe ſpinto fuori di cafi, e chinfogli lv
feio dietro, gli versò dalla Finestra vm fechio d ac
qua ſporca in capo, egli tutto com Afinina patientia
fopportando, altro non diffe,fè non queſto;ľo ben fa
рсио,che doppò vn lungo tuonare s'haueua da aſpet
tare lapioggia. Lucio Apuleio,perche credete voi
che pareggiaffe ilfuo. Afino al più pretiofo metallo
chefia; chiamandolo Afino d'oro? non per altro al
parer mio, fe non perche, fouenendoli quante belle
cofè egli vidde,et vdì, cº quanto piacere prefe, men
tre cheffette trasformato i Afino giudico,chenium’
altra maggior contentezzagli fuffe potuta auueni
-re, eſpeccialmente quando in corinthofi trouò alle
firette, & venne alle prefe con quellaignuda,ớbel
lifimagiouane. Ma ritornato ch’eglifà poi nella fua
primieraforma humana conobbe,che differētia foffe
da effer. Afino,e d'effer huomo percioche ritornato a
quella ſua Signoria, veduto, ch'ella l'hebbeignudo,
nõfolamēte no'l ricene eõleyfate carezze, ma tutta
ерта
· . . . L'argute Lettere, * *

piena dimaltalento,Jþutandogli infarcialofþinfè


fuori di caſa dicendo, che difi bello animale, era di
uertato vna brutta Simia, hauendo perduto lame
gior parte ch'era in lui,quando ch'era „Afino, però
plangendo la fia difatentura, zº indarno ramari
candafi,štimano alcuni, ch'egli ritornaße alla fua
Fotide, accicche con l'onto del buffalo lo ritornaffe
Afino, Ecce adunque di quanta ſtimafial's Afino,
poi che fino le bellißimegiouani hanno defiderio di
hauerlo appreſſo di loro. Ma parmi divdire alcu
no dipoco giudicio,ilqual mormorando dica, Queſto
Ciarlone effalta tanto cotesto fito. Afino, epur con
quelle fue tante doti, chegli affegna, non è però da
pareggiare al cawallo nei fatti di guerra, Io rifpon
do a costui,che s’egli haueffeifquadernato leantiche
hiſtorie, hauerebbe ritrouato, che'lgran Dario Rè
della Perfiaeffendo ito con vngrofiſsimo eſfèrcito
contra i popoli della Scithia, perfottoporgli alfiso
Imperio; I cauallide Scithi che s’erano oppofii alli
Peifari, fþauentati dal teribile ragliare, chefa
ceganogli Afini condoti dal Rè Dario a questio ef
fetto, non hebbero ardire di andare auanti, di ma
miera che i Sciti non pottendoli reggere a lor voglià,
difordinati fi riuolfero invituperofafuga, efurono
retti , onde quella cofi gran vittoriafà atribuita
alla flavirtù degli Afini. Narra Eratostheneferit
tore di molta auttorità , chevolendo Giouemouere
guerra contrai Giganti,
* -
fece comandare
... . . . . . ‫مירه‬
‫ י‬- ----"
‫ه‬t‫ר‬
a tuttigli
‫اص‬:
‫ﺑه‬ -

അ:്യr
- -
. ե*** ե
.* *
|- ZDel Rio. , s ro;
altriZDei, che douefjerovenire in fito eiuto, e fra.
glialtri vi vennero Bacco, Colcano, i Satiri, ev i
Siluani tutti ſopragli Afini, i quali quando goa
fero à viſta de nimici dalla lorgrandezza ſpavētati
incominciarono teribilmente a raggiare , dal cui
horrendo, est inauditofuono impauriti i Giganti vol
gendo le ſpalle, evilmentefuggẽdo furonofconfiti.
Ob dirà foſfè alcuno, coteſte fono fauole, Odi, ch'io
ti daròvn'eßëpio della facraftrittura, a cui nõpuoi
fare che tu non preſtifede, vedi al capo quintodeci
mo del libro de Numeri nel teſtamento vecchio, che
iuitrouarai,che Sanfone vccife in vn giorno mille
Filiſteicon la mafċella d'vn Afino,& effendo ſtrac
coper lafattavcciſione, & hauendo viagrandißi
mafete,il grande & omnipotente i ddio alle je pre
ghierefece forgere copia d'aqua da vn dente di quel
la mafcella,della quale behếdo, ricuperò legà finar
rite forze. Nonfia adunque chi dica gli Aja non
vagliono in vſo di guerra , „Anzi che mai non fifà
guerra, òfatto d'arme, b'iui non intrauenghino gli
„Afini,fe non viui,almeno morti,cioè la lor ptile, la
qual diftefa ſopra i Tamburi co’lfuo horrende, eſtre
pitofofuono incitagli animi de Soldati albelicofo et
martial conflito, Ecco di quanta virtù, & valore
egli è dotato. S'alcuno mi opponeffe,çb'effendo egli.
viuo non vale, nè è buono in vſo diguerra, io gli ri
fponderei,che queſto è vn priuilegio, & vnaffecta!
gratia donatagli da Dio, ch'egli (effendo quel cofi.
c |-

*
nobile,
|
L'argute Lettere - -

mobile,est cofigieueuole animale, ch'egli è)nő s'hab


bi adintromettere in cofa cofi pefima,come quella,
|

doue s'ammazzanogli huomini , per ch'egli è nato


folamente pergiouare,non perfar danno alla gene-.
ratione humana ; mèperche egli non entri inguerra
fideeimputare àviltà,conciofia chegià vn'. Afinel
lo ammazzaffe co calzi vn brauo, & feroce Leone,
come narra ‘Plutarco vero Historico nella vita di
•Aleſſandro Magno. Eben chehoggidi ne fia fattơ
poca ſtima, & tenutome, poco conto, non fù perờ.
cofi ne tempiantichi, perche (come recita Marco
Darrone) in Romavn' Afino auanzò il prezzo di
ogni altro animale,chefù vēdutofffanta festertij,i
quali(ſecondo Budeo)aſcendono alla fomma del va
lore di mille e cinquecento ducati della monetache
fi/pende hoggidì, e quattro „Afini furono venduti.
quattrocento milafftertij. Scriue anco Plinio,che
in Celtiberia (paefe di Spagna c'hoggi fi chiama il
Regno di Aragona) fù venduta vn’.Afina quaran
tamila ſeftertij (che ſono alconto nostro centomila
lire d'argento) e questa folamente pergenerar mu
le, dimaniera dhelguadagno che riufiua dall'Aff
na auuanzata quello d'ogni ottimapofeſsione; Infi
niti rimedijfi traggono da questo animale. T’oppea
moglie di Nerone teneua di continouo vna gran
mandra d'Àfine, per bagnarfi nellatte lero,perche
(ſecondo che dicono i Medici) quellatta fabianca
lafaccia, øst fiếde legrince delvolto,e di tutto il cor
Ро» }
Øel Rao. то4.
po,est fallo delicato e morbido Ilqualancorabeuu
to(come vogliono gli ifteßi) e fingolar rimedio con
trai veleni,& alla Tifichezza, cº a coloro ſpecial
mētegiona chefono ridutti advna eſtrema!fecchez
za,chiamata da Medici Ethica, valeancora allagot
ta come recita Plinio,ilquale afferma ancora, che
particolarmentegioua alla difinteria, cioè fluffo di
ventre colfangue,beuuto cömele, & fana anco gli
occhi meſcolato con poluerefatta dellefuevnghie »
Il ſuo Fegato,come vuole Dioſcoride, mangiato à
digiuno fana ilmal caduco: Il cheparimente fanna
le fuevnghic trite, & beauto il fuo sterco crudo »
ouero abbruſciato, & impaštato con aceto rišlagna
ilflußo del fangue illmedeſimo tolto da quelli che
fianno alla campagna,feccato,etinfufo nel vinogio
ua alle ponture dellife.orpioni,la ſua orina medicai
difetti delle reni. Si cauano molti altri rimedij da
queſto animale,dequalifi farebbe vnvolume intie
ro. Che la fua carne non s’vfi in cibo noſtronõe?
che la non fiabuona;mafiha riguardo advn'anima
le,dal quale l'huomo riceue tanti benefici), ein vero
queſtofarebbe vn’atto d'ingratitudine; & di molta
crudeltà,comefe vn’huomo mangiaße d’vn’altro bu
mo,s-Auenga che in alcuni luoghi per poca confide
ratione fifieno mangiate delle carni di queſto buono
animale, come nella Fiandra doue(ſecondo che io
hointefo) neiloro banchetti danno le carni de gli
Afinelligiouinettiperfolenne cibo, enoifippiamo
- che
z'argute Lettere
ghe nel tempo dellaſjedio dellanofra città per bi:
fogno (non fpotendo hauere quel riguardo, che
meritaua queſtodegno animale) fene mangiarono
di quelle carni,lequalifurono giudicate molto ſapo
rite, o delicate, come ancorafi legge nel quarto li
širo de i Rê à capi fèi che effendo affjediata la Città di
Samaria, yn capo d'Afino fù venduto ottanta da
nari d'argento. Scriue ancora Tlutarco, che in vna
guerra fatta dal Re Artaje fè nel ſuo estercito fà
vendutavna teſta d'Afinoffjanta dramme di mo
do che la ſua carne non filafcia di mangiare,perche
la non fia buona maperche la ſua vita e moltone
ceffaria agli huomini,i quați in moltilor bifogni fa
meferuono,e cafi bene come di molti altri animali »
percioches'adopranoin ararelaterra,ficome i boui
øst i caualli,come veggiamofarfi in molti luoghi da
Itala;egli porta coſì bene la foma come il mulo, ò il
Canallo,e porta l'huomo ancora, e più ſicuramenta
che'lcauallo, & ferueamolinai,& a molti altri,nề
hà bifogno di effere domato,ne ligato,per effer da fe
piaceuole,come babbiamo detto. Dall's Afino traf.
feilcognome vna nobiliſſima famiglia di Roma det
tagli Afini,da cuirfirono molti huomini Illustri
có digran valoretanto in armi quantoin lettere »
fai qualifu. Afinio Pollione celeberrrimo Oratore
„Afibio gallo, Afinio Celere confoli,& altri ; s.fl
preſente ancora nel contado d'Aſti, čº nel Piemon
tefono alcune famiglie Illuſtri dette gli 4 che:
äk¬
*, , Del Rtớ. . . геҙ
hanno fignoria di castielli, Ø giuriſditionesin Piacă:
zaparimēte fino alcune nobili cefate denominatede
questo egreggio animale; Nefolamente le famiglie
hanno tratto il nome di queŝto et cellēte quadrupeae
ma ancoravna delle tre partidel mõdo,et la maggiº
re,la quale dalla moltitudine degli Afini ch'ella pro
duce, fi chiamaua da prima „Afina,ma per la vitio di
quella Figura, che igran matti con greco vocabolo
chiamano Sincopa leuata la lettera n, fừpoi detta
s Aſia,vna famoſa prouincia nomata da poi.Afiria,fi
chiamaua anch'ella Afina,come fi racoglie dalle cro
niche di borleo,dagli eccellēti.Afini che iui naſcone,
magli ignorantiferittori,che d’vno n, fecero unr,cff"
vni,hanno dato occaſione che fi fia corrotto il voca
bolo. Nomoffiancora Astnavna città dellas Achaia
paefe della Grecia daặfio animale,et vn'altra Città
nel peloponeffo detto boggi la Morea,et ancora vna
Iſola dellesforade che fouo fôlevicine alla (andia,
nel mare detto carpathio,come di ciò nefāno fedegli
antichi Geografi, nelle loro deferittioni della terra
Euui ancora in Roma vnaporta appreſſo à S.Giouã
ni Laterano detta. Afinaria,et in Bolognavna grāde
et famofa Torre detta deglie Afinelli, et vn notabil
fonteinCapadocia appreſſo alla città di Tiana,allere
dici del mõte Tauro,per la marauigliofa fua natur
molto famofo,nomato e Afnamico,la cui proprietà e
tale,che,quãdo voglionofarpruota dellaverità d
yna cofa,fāno pigliādo di quell'acqua
*· · · · ·· ·
#ಣ್ಣ:
O sg i

*
- z'argutetettere .
s’egligiuragiustamentespigliadiquella deặua sẽstå
verun difturbo,mafegfurafalfamēteşl'acquafi leu4
in alto quảfcome bollendo, e colui c'hagurato be
iëdone diuenta Hidropico nef può rifanarefè nācā
feſfail vero:evoleffeiddio,che in queſte moſtrecốtrá
defoſſe vmföte di cotalproprietà,e natura, che fift
: rebbero allagiornata,molti belli ifperimēti, neei bi
fognarebbono tantitestimon,ờ praoue. Sono dipiù
in cielo due ſtelle,dette daglio AſtrologivAfinelli, čº
fono di quelle,cheformano la figura del Granthiofe
gno celefie nel zodiaco,et trè altrenuuolofe chiams
te il lorprefepio, ouerv hagiatoia,la cagioneperche
quelle fienoſtatechiamate.Afinelli, è (com hanno
fritto coloro,che trattarono dellefielle)cbe hauen
do Gioueper mezo degli Astni ottenuta quella gran
vittoria contrai Giganti,come babbiamo poco difo
pra ricordato,ricordeuote di tal beneficio pergrati
tudinèlicollocò fàiſegni celeſti.Mavi èähe di que
· Steaſſegna vn’altracaufa, ditendo the Bacto per
opera della adirata qiunone diuentatofurioſo, fug
gendoper theſprotia pạefe dell'Albania con animo
di andarfene al Tempio di Gioue Dodoneo;per hauer
configlio dal Padre,comepoteffe rifanarfi,etgiunto
sad vnagran palude, mèoiveggendo via di poterla
pafare,fi dice che di due váfni,chegli vënero incori
tro,ne pſevno,e falitoui fopravarcòficuramētela
paludesëza purbagnarfi i piedi, peruenuto altẽpio
delpadre,insötinëterimaſe liberato da quel furores
é volen
«
Bel Rao. . . . toé
è volendo mostrarfigratoverfogli Afini, impetrở
da Giouechefoſſeroposii in cielo ſopra la sthena
del Granchio · Non ha l'Aſino manco antica
origine ch'habbiamo bauutogli altri animali, pers
ciò ch'anch'eglifu daprincipio creato da Dio, quan
do gli altri. Ngn fi legge chegiamai alcuno degli al
tri animali baueffe queſtagratia dipoterparlar fuor
che l'afina di Balaã,laquale(comefi leggeneķlibro
de Numerid capi22.)portando effo profetamãdato
da Balaac Kể de Moabiti,accioche eglimaledicefeit
popolo di Iſraelle fàfatta degna di vedere l'oángels
di Bio,chele attrauerfaua laſtrada cõ la ſpadažghu
dain magno perchelanõandafſe più oltragetfulle do
nato l'uſo del parlare,con cui ellafilamếtò delprofe
ta,che con la sferza la voleuapurfare andare innā
zi cõtrail diuino volere Hebbe ancora questagratia
l'Afino di effer fatto degno di rifaldare costato il
fanciullina N. Signore GiefuChriſtopur all'horana
to ignudo,nelmezo del freddiffimo verno inſieme
col bue.Se voi Signore,et Gentilhuomini diligẽtemē
tecēſiderarete la facraferittura, voi ritrouarete che
anticamente gli Afinierano piùintfo percaualca
re,etin maggiºr pregiosetštima che mõeranoi caual
Zi » Nefi troua feritto chegiamai profeta alcuno o
fanto huomo caualcaffe altro animale che Afinsen5
folamëtei Santi,maetiandio igran Signori, ø foi
baroni. La Historia di Abrahàmfà delle prime, di
che facciamětione il ſacro testo pella bibia, & effo
.** 0 a. -Abrahàm
* : L'argute Lettere
Abrahäfàvno dei principaliche all'horaf ritroua
fein terra,et iuifilegge,ch'eglimeffe in ordine ilfho
„Afino per andare al mõte à Éir ſacrificio d'Iſaàc fuo
figliuolo,come fi può veder nel libro del Genefià c.
-22: Mofepoſe la moglie, et figliuoliſopra l'Afino p
andare in Egitto,come fi legge nell'Eſodo à cap.4.et
v4ßa figliuola di Caleb,e ſpoſa di Otomel,fignora di
grā paeſe andādo al padre per chiedergli ữ cäpo che
fi poteſſe inacquare,dice il teſto, ch'ella fedeuaf pra
l'Afino,il che fi può vedere nel quïtodecimocapo del
libro di Giofile,e Saul quãdofù onto in Kėda Samuf
ello,era ito à , cercare l'Afine difuo padre,come ap
pare nel libro i de i Rà a capi 9 equella bellfima è
ricca dõna Abigailandando a placare l'animo irato
di Dauid vandòfopra l'Afino,e depò effendo rimafe
vedoua, et che Dauid la richiefe per moglie andādo à
lui,ella caualcòfopra vn’Afino cõcique fue dözelle
anche eff(comefi ſtim )ſopra gli Afini,come fi mar
ºra al capo 2 ; del detto primo libro de i Re Achito
felfù huomo digrande auttorità appreſſo Dauid c3
.Abfalon,ilqualveggendofprezzato il fuo malcon
figlio che egli haueua dato da. Abfalon contrail fuo
padre Dauid.fi partì fdegnato cõtra il fuo Rê caual
cādofoprailfuo Afino,et Siba hauēdo condotto doi
te Afinicarichi di pane,divino,et difrutti al Rè Da
suid,diĝegli Afini domeftichifono,acciochevifda fo
pra ilKè;e l'altre coffono advfo defioifèru co i'è
fritto nel fecõdo libro dei Rê à capi 16 et 17.equei
- *** - , : ---- * - doi
- ZDel Rao, a 107
doiprofeti,dequalifi narra nel terzo libro de i Rèe
capi i 3...caualcarono gli afini,e nöfolamēte,i Profe
tipercheforfe alcuno nāſtimaſſe chef fjero perſone
vili,ma etiādio igran baroni, et i Figliuoli de Rèca
ualcauano per ordinarioglie Afini, comefi legge di
7Mifibofeth figliuolo di Gionata,figliuolo di Saul Rê,
che comādò al fuoferuo,che gli apparecchiaße l'Afi
no come è notato a capi 19.delftödo lib. dei Rè co
di quella rica dõna Sunamite, la quale andò ſopral'
„Afino a ritrouare il profeta Elifeo, percbe gli era
morto il figliuolo,ilqualefù peirifuſcitato dal detto
profeta,comefi legge nel quarto capo delquarto lib.
de i Rè; É quellitrēta figliuoli di lair Galaadite Giu
dice del popolo d'Iſraeli quali erano Prēcipi di trēta
città,e caualcauanofopra, Afinigiouanetti,e di quel
l'altro Giudice chiamato. Abdon, ilqual haueuaqua
rāta figliuoli, e trěta nepoti,che caualcauano fettā
ta. Afinelli,ilchefi può vedere del decimo,et nel duo
decimo capo del lib.de Giudici,e fra legrādi richez
ze che hebbe Giobbe furono ciquecēto. Afine,comefi
legge nel primo capo del lib. intitolato colfo nome;
TNon portò queſto benedetto animaleil Fanciullino
Giesù Rè de i Rè,con la fuagloriofage benedettama
dre in Egitto fuggẽdo la perfecutione del erudel He
rode?& effo noſtro Redentore, & Saluatore non ca
ualcò eglifopra l'Afina, 6 il fuo polledro il giorno
delle palme cõla maggiorfeſta,et honore,che mai gli
|-|
fuſje/tato fatto,atrionfare delle fue vittorie,come è
. , ' ’0 3 regi
*** . L'argute Lettere
registrato dal Vangelifta Aatteo a capiz 1. del fuo
Kangelio, e da Marco a capi i 1. e da Luca a capi i 9
e nel decimoprecetto della legge datada Dio a Moſè
nel qualeci comāda,che moi nā dobbiamo deſiderare
i beni delprofimo nofiro, fifà ſpecialmētione dello
„Afino, gº del bue,chefòno comefratelli,& queſtof
legge nel capo větefimo dell'Effodo, et nel quito del
Deuteronomio:Digrā misterio, & fignificatione fu
gllo che'l Patriarca Giacob diſse ad Ifachar fuofi
gliuolo, quãdo alfine della vita fuaio benediße infie
me con gli altri fratelli, dicendo, Tu Ißacar Afino
fortegiacēdo appresto i termini,e foggienfe, chefot
topone lefpale per portare. Et quando Chriſto nac
que fi mostròfitofio aquesto animale come all'hua
mo, cº non fi fdegnò apigliare perprimo albergo il
fitoprefepio; e l'Afina fopra la quale fede Christo
quando andò in Gieruſalemme, dicono gl'interpreti
della facraferittura,est ſpecialmente. Agostino,che
fignificaua la Sinagoga degli Hebrei, & il ſuo pol
ledro la Chiefa Chriſtiana. Tutto queſto c'habbiamo
detto dourebbe baftare non folamente per prouare, a
che l'Afino fia lapiù banoreuol caualcatura che l'
huono postarfare,eßendo stato adoperato per cofa
bonorata,et degna da tantifanti,et grand’huomini,
ma etiandio per hauerein fè più di religione, & di
diuotionein adoperarlo; dal chefi può adūque com
prendere,che non fi perde nulladi honore cº diripu
tatione a canalcarlo,poi che non folamētetätigrädi
- *, ** Нистіті
Del Rao. I o8
Huomini l'hannovfato per caualcatura, maancore
Christo maggior di tutti, & hoggidiancorali più bà
morati della (bristianareligione,ca i Dettori per la
maggior parte neu caualcano fenon Mulle chefona
pur figliuvle d'Aſini,& della lor razza. Es'alcuno
mi opponeffe, che l'Afino e brutto animale per caº
calcare;te gli riſponderei; che infuo effere egli non
mancadı proportionese s’eglifiſſe ben trattato, ag
carezzato,et honoreuolmēte veſtito come il caualla
e la mula,farebbe molto pià polito, e bello di loro.
Ma effendo cofi mal tenuto,& peggio trattato, non
può parere quello ch'egli è Kn altro direbbe, ch'egli
ba troppo longa la coda,Ớle orecchie,et che gli mā
cano le chiome,questefono tutte opinioni, perche fi
vede, che ad alcuni caualifi tagliano le orechie, g2
i crini,& alle mule la coda, est questo non procede
dal biſogno, ma dal volere , & quello the fatte la
Natura nãfidee dire chefia malfatto,percioche efft
Natura nõ fa veraua coſaindarno, e tutto qllo che
ella bafatto è benfatto,la opinione adūque e quella
che ſtima,che vna«ofa naturale nāfiabella.Queſta
medeſimo auuiene, che pereſſere in efò il caualcar
gli Afini,non fiafiimatacofa buona,est honoreuole
Mafefi ritornaffè all'efò antico, non fene direbbe
nulla,cº-fi pregiarebbe molto, e aosto colfauore »
e col buon trattamento ciparebbero belli, grgentili
comn infatto fono:Sei Signori,e grand'hnominipo
neffero in t'foileaualcarli, come già fecero i primi
- 1. hhomini
-
.
** 7 L'argute Lettere
buemini del mödo conoſcerebbono quanta differätia
fia tra l'Afino,et il cauallo, etguajtarcbbono qkāto
più fbaue fiail naturalpaĵo dell's Afino, che l'artifi
ciofo portăte a vna. Zchinea; Nefi dee por mëte fè
quello alle volte trotta,perche(come fi diceper pro
uerbio)iltrotto d'Afino poco dura.Ecco adunquecő,
chiudendo(per imporre hormai finea questo noſtro
Afinino difcorf)di quanta eccellentiae queſto pre
tiofo animale,nefi deepormētealla poca stima che
nefa il volgo,percioche la homiltà,o baffezza dello
štato,o del luogo nõ leuala virtù alla cofa conciofia
che la gioia nõfarà però māco fina,nè di minor pre
zo,che la fi leui di capo,e lo fi põghi alpiede. Si che
effendo questo gratiofo animaledotato di tāte uirtù,
prerogatiue, & eccellenze,meritamëte egli dee effe
re anteposto a qualõque altre, gº tenuto in maggior
stima,et pregio,chelmon e per colpafua,ma dell'igno
ranza,et cecità degli huomini del tẽpo d'hora,i qua
li nõ confiderādo più adentro di quello che può pene
trare il loro debole,gº mal capace intelleto,nöfola
mëte non fanno verunaſtima di questo cofi eccellëte,
animale,ma estremamēte ancora abborifcono il fuo
nome,di maniera,chequãdo alcuno fisětenominare.
per. Afino,incãtinếtefalta sù l'arma,virũ.evol por
re tutto il mõdo fottofopra,quãdoch'egli(s'hauefie
giudicio)dourebbe reccarlofi à grād'honore,et fingº
larfauore.Moſsoio adữque in parte daquestio parti
gelare,houolutoprēdere quefiafatica perdimostra
|- -- * - |-
-
፳፫
- « »
Del Rao, ro 5
re acoloro,che odiano qfio animale,etaboriſcono it.
fuo nome,quãto dalla falf opiniõreſtan ingānati,cố
laquảliofpero;che raueggẽdofi mutarāno propofito:
| (õpoštafà queſtav Afinefa diceria nella famoſt.
(ittà di Onoicoà,il terzo giorno dopò le Calēde Gre,
che,quell'Anno,in che s'addottoraronogli Afini.
JAL SI G. MA RIO RAO DI JA LE SSJ4 N9
s sdottor di leggi, & fratello Cariffimc. , ,
NAT Ell'vltime voſtre voimi mostrate,fratello C4
riffimo più di merallegrarui della mia noua:
mëte riceuuta dignità, Dico questo perche io fimpre
boſtimato più l'effer meriteuole degli honori chegli
honori ifteffi, Io cõtutto ciò nõ poſſo far di non ralle
grarmi con uoi nõgiatanto pertaledignità riccuuta
dellaquale io non curo,ſe non quanto a maggior cofe
operar'inferuigio di Dio m'aiuterà,quanto per effere
quella ŝtata cagione di cotantavofira cõfolatione,et
allegrezza. E veramente credo hauer dato affaifeli
ce principio che ui rallegriate meco,cioè con ugi me
defimo.Ma ricordateui ch’è principio,e non fine.Taç
cioper modeſtia quelche ſpero,anzi quello che come
cofagia preſente veggo. La mediocrità non e quel
fegno,oue miranogli ſpiccardini ingegni, percioche
nell'imprefè bonorate a chi puoco può, il mediocre
debbe parer molto,et acui elecito dipoteraffaiquel
lo ch’è molto e meno che mediocre. Iofolamente ag
giögeròquello,che e proprio mio,cioè la valātà,elo
findivlsforze eringegno #erochemeledarails:
* . . * gnore,
, * * l'argute Lettere
ôre,comefuole sēpre a coloro,che häno buonava
ontà..?oferiuoវ៉ែ uiamo,efpero;perche
hòfidanza falo in Dio,non conoffendo in mecòfa per.
laqualem'habbia inſuperbire.E molte uolte già fi ue
de,che leforze crefcono,peril deſiderio,e finnoper
accidente quelche per ordinario non potrebbono,Sis
crede;ớ evero,cheniuna coſa fa pià difficile, che'l
conoſcerefeſteſſo. Màfidourebbe(àgiudiciomio)pa
vimente credere,che nifuna fia più facile,che'lstono
fere feſteſſo,doue noivogliamo iſpogliarcide ipar
ricolariefetti,e di quello amore, che portaquafio
ġn’vno a ſe medefimo;pcioche le coſe vicine meglia
chelelőtane,elenoſtre meglio,che le altrui conofcia
mo; Amepare eßereaßai bene intendente defatti
miei maſſimamente quantoallaparte dell'ingegno,e
fenza che altrimenedicasà iofteffa di hauerne me
፩0 鷺 di quello,che mifarebbe di biſogno:Quamon -
c’è altro di nouo;fè nõ che noi confumiamo la witą in.
trauaglioperfarhonoratamorte,com’e fiata openiä
di molti che colui,che vorrà eſfère huomo fràglihua
mini,e non bestiafra gli huomini, debbe effercitarfi
molto beneper viuere;ma affaipiù perben morire,
E questa debbe eſfère veramētepna delle principali
cofe,che noi chieggiamo a Dio, buonafama, e buona
morte. Perche il fine cattiuo fa molte volte giudica
realla maggior parte degli huominivm mal princi
pio, peggiormezzo, & affaiperſone dubitare qual
faſtatala nostravita. Epernonfare il Sauiofenz«
--------- ---- pro
". Del Rao. 111
di Fenice,dramme quattro d'olin dicatenazzo, onº
cie tre d'atomi meſcolati con parole fuor di propofi
to,e convento di tramontaua, cº fiat potio, & ca
piatur per horas duas antequam gallus cantet. De
fiderādo di hauer'vn figliuolo maſchio,pigliarete la
matrice,e la natura della lepre,laqual faretefecare
eſpoluerizata la darete a vošira moglie, chefenza
dubbio grauida rimarrà.Triego Iddio che ui confoli
e facciaui tosto diuenir Padre della più bella figliuo
lanza,c'habbia la noſtra Città,štatefano."
* * *
*
- - - - : - -
, -,

s-AlSignor Ceftrc Rao di Alefano il Preſidente


- - dell's Academia Teregrina. -

- Oi,Sig.mo honorādo,mi ſcriuete,che baureſte


u V à caro,ch'io vi palefaffi il nome di quello,che i
paffati dì vi drizzò quella diletteuol operetta intito
lata la Rufiica Gentilezza. Comefarò in ciò compia
ceruiểche non vorrei manifestarlo, cheme n'ha pre
gato per leviſcere de fuoi Vecchiantennati.eperl
anima di fuo Muolo, chefù Caualliero d'alto legnag
gio de Sacchi di Pānonia,e Dio,il sà fottofcriueùafi,
„Arrei Velleris eques. Ma penfofigli potrebbe dir
meglio equus, & in frambio di Cauagliere ĉquallo.
Questo indicio ho della ſua Geneologia. Egli fatto fin
to nome fi fà chiamare Vallocerca. Bifognadõque Si
gnormio honorando,per nõfaringiura al fuo nome
cheve l'andiate a cercare,ch'iovi prefiarò la mia Lā
terna,M Fējo,che siếterete atrouarlo,fecercate di
* quelli
- L'argute Lettere
quelli,che'l buon Diogenefe n'andaua il dì cercando
con la Lucernaacceſaper il foro.Ma,poi che uoi fete
deliberato ſaperlo,tofarà le debite negligenze, co cõ
questa breue carta tercherò di dipigeruito al miglior
modoche potrò,eſaprò. Questioglie un domine di puo
che parole,c'hà tolto perfuo maeſtro,eguida il filen
tio.E chišià a dirgli molteparole, e dimandarlo di
cofe affai, cioè uane,e fuperflue,egli riſponde.Vatilo
cerca,eper queſtogli è chiamato Dallocerca. È quã
doperauuentura comincia a parlare (mà ciò non fè
fe,non quãdo la Luna fi troua congionta al Capricor
mo)non u’è buono per dotto,e facõdo chesta,che coff
bene,come egli,l'humilcofe alzando,l'alte bafando,
lelaffiue honestādo, cº alle lieui dādo grauità,e fuoi
concettiſpieghi. Perfonapoi,che,cbila cerca eõ lui
la troua. (amina quaſi sẽpre foloper la via de faoi
humori,cperfotto i portichi delle fue bizzarie,lucu
brando di cõtinuo qualshe cofa co'l fuo ingegno ſpic
cardino-Edotto in uolgare,est in latino, fe’lmio na
fo non m’inganna. Havn fpirito frombolantedilette
re. Patiente fopra ogn'altro in tacere, e molto mifu
rato nel parlare. Io il veggio ogni dì prefënte, stipulā
te,& acceotante.Hagran famigliarità meco,iofono
in lui, er egli in me,e l’vno e l'altro efuor difè. E'
fempre dietro acerte fue chimere,ehesõfuor difqua
dra,a certefattigliezze,chefi fauezzano, & acer
tipontigli che appena fi forgono fecondo lafecca fii
tica,țifica fuaffifieria.Vigilante più che ogni altr«
· |- ջer
–,
|
, - Del Rao, , i f2
perfomaalafciar difenome allapoſterità, Nel cap
pelletto del mofehetto,cioè nellegno,che reggeilp4
diglione,tiene un nazzo dipapaueri, & vn brieue
gli lega con queſtepąrole, Eripimus vitaquicquid
fonno tradimus. Nellafualuminera,e vn fritio,il
qual dise Profestò vita vigilia eſt. Nell'uſcio della
fialla a fatto dipingerevne ſcartafaggio di questi »
che fanno le pallottole di fierco de i buoui, cº de'c4
ualli la ŝtate per la viascon un motto che dice. . . .
- Deb non tifaticarefartafaggio. . .
......Terchevi e delloſtercoper ognih komo, , , ,
Maui uò direvn'altra cantilenadella ſuavita ĝas
fio,gran tempo e chefa feruità a vna grā donna;fa
pihtosio non fi può dire regnareferuirea total Si
gnora,la quale negli animi nostri,edifpenfatrice de
gli altri,egenerofi concetti,e ch’è regina di tutte lè
feienze.Equesta gran donna non fi ignuda, à
poueramente adobbata, come ella perfua diſgratia
Jolea anticamente andarfene appresto Egittise Çala
dei,onde deriuò quaſi tutto il conofcinento della Fi
lofofia.Ma riccamente veſtita di quella dolce leggia
dra, & in ogni parte sì felice arte,con che Demofie
ne,e Cicerone pastādo pertutte levie degli humani
affetti,s'infignoriuano dell'altrui uoglie.Con leigrã
tempo dellanotteragiona,con leitrafiulla,con leigo
de.Di statura fomiglia tuttoſputato alfigliuol della
ciutaccia,e del Preuošto di Fieſole.Stretto in cintu
ra come un Formicone,alto diſpalle,con vnfarignet
* . . - to
. L'argute tettère
tocheli campeggia troppo bene,Gobbo vaghihimo;
Orecchia ragioneuole,che tiene dell'Afino più tofio
che nò. La bocca fomiglia a quella d'vn forno il nafò
ad vna tromba,largo difronte, e firetto il rešio ad
vfo di Campagna,guardapoi verfo le nuuole. Vera
è che la mano è larga,e corta,che favn pcto dibel
vedere,appiccata allebraccia longhiſſime; vidarà
vna figura,come farebbe à dire,vnapalain yn mani
co. Legambefon pari alla perfona. E leginocchia
vguali come lacofia,gli occhinš viſaprei diſegna
re,che vno nõèfuo;per effere teſſuto di ragnatelli, e
difearlatafrà marcio eroffo,sẽza che l'vno avn ter
zo più piccolo dell'altro, che dinotte al buio non vi
vede lume.Tien la beretta sừgli occhi, perche sà la
fronte v’e vnfigillo d'vna comunità col priuilegio
di Cauagliere. Hapoi vn cinque ſopravna mafcella
chegli fa per all grezza ſputate due denti mafeel
lari,e quattro pergalanteria de più piccioli ad bo
more del dipintori, Hora nel fauellarli bifognaftare
lontano per lofetente fiato, che questo e vm pane
vnt0;mapercheleparole danno accõpagnate comba
ma,efputo a modo di verre,cofa molto delicata maf.
fimamëte chefempre ſon fuor di propoſito, di termi
me,e di raggione. Totreuui dire fei o ottogallante
rie dellefue,e come più volte egli è ſtato balzato quì
trà moi come ha riceuuto baftonate, feruitiali d'ac
quaforte,epillole per confetti..?Maquesti e ſimilifo
wºftherzi,the figlifanno pergentilezza, Rideteui
-* |- ulti
|

Del Rao, чт?


vltimamente, che lo femmogiuocare allaciuetta :
nè mai bëcherileuaſe maſcelloniſolenni,efenza nu.
mero fu'l mostaccio, l'habbiamo potuto finafellare -
Se s'ammõtajero tutte le lingue delle bugie, ſe s'allö
gastero tutti i frappatori,ſe fiſcriueßero tuttelepa,
role falje,Jeff pigeſſero tuttii minebionisfè filegaf.
ferą tutti i pazzbegli terrebbe il pegno;$arebbegui,
da,e māterebbe il capo delle bugie,de frappatori de*
falfi,de minchioni,e de pazzischepotestero ammon.
tare,allongareſcriuere dipingere,elegare.Queſiae,
la ſpettabile,e Reuerendaprofoppopeafua.Molte al:
tre cofe vi potrei dire della ſua vita.Ma pchefon.co.
fè,che rileuano puochi fatti,e parolo afiai, Peròmi
raccomando in ſolidum. . . . · ·, *
· · · ** · · *
, ** *** |- · ··· s · : , , :
„Al Molto Reuerendo,e Tertuofiſsimo Signor Giro-,
· . . . lamo Rainoldo amico cariſsimo. ...,, ,
·

Ellamia,Sigcirolamomio honorando,laqua.
LN levoitanto lodate,fo non miſi altra cura,o di
ligenza,ſe nõ per vn certo piacere,et alleuiamēto di .
penfieri,come quellichenőfanno dipingere ofanare.
Epure álcuna voltacõ loftile,o carbonejegnanoifo,
gli omenando le dita sử perli stromentimuſicalifi,
dilettano nell'artenon conoſciuta. Efè per cafofono,
laudati dai Maestri della prötezza,efacilità che ha
ueriano;fèvolestero estercitarfi,arrofifchino vergo,
gnādaſi dinonſaper quello chefacilmente
-- , , TP
pºtrebbe, }}0
* -
í ff . . L'argute tettere. -

no tequistare,eofiintrauiene amefießo circa loftri


uere;ētãto più diuenuto roßo,quãtoche voi mi haue
tefatto tale,quale io non mi conoſco d'eßere. E quel
lelaüdische fidano inanzi all'illuſtrepoſseſſione del
lavirtà,fi debbonovfare più preſtopi ſproniallefa
tiche uertuoſe,cheper meriti di efauirtù.Oh belme
do dēque eſtato il vefiro perinfiāmarmi a feriuere. .
Nèsòfecieraſtimolo maggiore,che queſto dellemie
lodi. Io perdono a Temiſtocle quello eſtremopiacere,
ch'eglibaueua,quãdosētiualodarfi;perche ioilprüo
uo talhorain mefießo,e vorrei che ācora amefofie
perdonato: Chefe egli(come dice il Tolomei)ehone
Jio,perchemerita biafimo?fenon honeſto;pche e cofi
naturale,cheniuno,quaſi quantunque temperato,fe.
nepuò difếdere?Efealla uirtù fegue dietro la gloria
ø alla gloria il piacere,efe non e honeſto queſtopia
çere, non e homeſto ancora ne la gloria, nèla virtù,õ
de egli come da fue madri è prodotto. Nè sòio in che
modo poterricāpenfarvoiditanta contefia,fe nõ cổ
l'affaticarmi,eco'lfar sì,che in qualche parte fia ve }
rala lode chem'hauetedata.Önde io poſsi ueramente
abbracciar Giunone,e non qualche nuuola o nebbia.
Me infiammate ancora con la dolcezza delvofiro di
re, & con lanuouabellezza,egrauità delle parole,e
delle fentēze,le qualimi dilettano,em'innamorano.
Onde adiratomifueglio albel defiderio di gloria, ri
conoffendo per voi quanto tēpoio bogià fonnacchio
Asmente perduto. Altro conlapreſente ಲ್ಯfo che
|- Çፖ)ጫ
Bel Rao. . . 1f

friuerui,fenon che dicédoui,chefon tuttovostro:


e che come cofa atquistata da voi co’l merito delle
voſtre virtà,mivi offero,& raccomando.
„Al Molto Reuerendo,e Corteffimo Sig.
* Ottauio Cittadini, :

„Afia delli25.delpaſſato estata conformealla


• bonorata openione,che di lei già tëpofaeoncer
ta hauea. Efarei tenuto ifinitamēteringratiarla deł
laimmẽfacortefia da leivfatami,e dell'animo affee
tionato moſtrato verfo dime,ſe nõ che ſpechiādomi
alla cādidezza dell'animo fuo,mi parconofiere εθα
leibafia operar virtuoſaměte, ſenza aſpettarnefru
to è digratiaò di gloria. Anzi credo,che perfarmà
gior cortefia,lefia caro,che'l riceuitordelbeneficio
fiaſciolto dell'obligo delbeneficio riceuuto. La quat
cofa negli animi nobili opera contrario effetto, le
gandolicondoppio nodo, l'undelbeneficio, l'altra
della rilaffatione dell'obligo.Delmioritorno allapa
tria altro perboranonferiuo perchealbuon tem
po(piacendo al Signore)partire, perciochefin'all
horapenfo hauer iſpedito quello che per forzami
fa trattenere in quefie parti,e non uoler difobedire
aparenti, quali infieme congli amicifi rallegreran
no dellamia tardanza,bauendopoiehiaramente co
noſciuto effere fiata a buonfine. Statefano. Di Pa
uia alli2o di Decembre 156 r. .**

- ? 2 «Alle
*** Ž'argute Letterē
. e.: :- . :: - : \
J: „All'Eccellente Eiffco Sig. Benedetta Tatini- ,
LSonetto voštro Sig.Tatini mto honorando,che
con tanta cortefia mi hauete mandato, non ſolo
mihápiacciuto:ma per la dotrina,che da effo fi può
trarre,bammi fommamēte diletato, ever/o uoi mof
foaffettione tale,che nõ che la miapếnaşma ardiřò
di dire,che la uostra,liquale è sẽzapari, non fareb
beatta apoterlaintieramente deſcriuer. Nè credia
teschequeſto affette mi nafta folamente,percheuoi
mi hauete honorato nelle vostre merauigliofiſſime
Rimepiene di amoreuolezza, ornate divagheparo
lese dipolita leggiadria,et hauetefatto,chel mio na
zne,debole p fe fiefo,attaccato allefimbrie della glo
zia del voſtrosper legēti vicinese lõtanefa porta
to,ma molto più, Perche l'obligovniuerfalemi tira
nell'affettione,e riuerenzacbe viporto. Feggendo
quantofiano vtili almando ivoširi componimenti
e quanto diletteuolise dolciifrutti,chepduce di cỡ {
tinuo il vostrofeliciſſima,efecõdijimo ingegno. Cỡ
i quali vifietefatto immortale,e uiuerete a poſteri,
est a tuttelegëti, malgrado dicolei,che fola abbatte
glialtifeggi de ſuperbi#mperadori,folafpegneillu
me della nobiltà, struggegli agi delle ricchezze, øst
debolisteleforze de più fieri Gigāti.Eperche juefto
amoreuole effetto tuttonaste dallabõtà, egentilez.
Ra uostira,dobrei ringratiaruene, ouero non potếdo.
C0/2
*\\ s c *.
. .. . Del Rao, , 11; .
eon paroleagguagliare la grandezza della rostrà
cortefia, ifcuſarmi almeno di quel tanto, ch'io non
poſſo.Horanonfòmèlºvno,ne l'altro;percheringræ
tiandoui, òifcuſandomi, moštrerei di credere, che
l'amor vostro aſpettaffe-rimuneratione da me, la
quale per effereegli perfetto; sò che nö aſpetta. Poi
che donque è così;folamente voglio ringratiarui di.
questo; perehevcinon volete, ch'io viringratij,il
che mi vi obliga риосо тето,chela coft
la quale doureiringratiarui; E, pregandouiilfine
de vostri defiderij, con quella riuerenza ch'io deb
bo,fenza dir altro mitacerò. Da Lucail diprimo:
di Settembre I 5 6 zs : * · .
· · · · · · · · ···
*
. ^ * *· · · · - . . . .. . . .

„tl signor Donato Letari di Aleſſano Città ”; .


· · · ·· : di Terra d'Otranto. :
-

- · , , ;: ; , , , , ***

QY gePädoà l'animo
Sig. Donato mio honorando,mi fi riuol.
quella bella, e fauia fentenza di:
catone, che l'huomo da bene dee perdonare altrui
molte cofe,ma à feſteffoniunamaismi viếvoglianã
folo dipublicare;madi riprēdere l'errormio;laqual
cofanềifchiffo,nèricufo di fare;äzimi èaffaipiù ca
roincolparmi da memedefimo,che aſpettar cõ mag
gior mio diſpiacere, evergogna d'effernebiafimato
d'altri.Voglio dõque riprēder la mia negligëza,che
fe maggior'amore,ecaritàfoßein me,fareiſtatopiå
follecito diferiuer alla S.V.alla quale mitrouo tãtor
ºs P 3 obliga
- - - L'argute Lettere
ºbligato,chefeiferuigio dilejio/pargefiloſpirito,
nõ mipareriahauer agguagliato vna fola particclla
de'beneficiifuoi.In queſto ho mācato del debito mio,
come ancorain molte altre cofe mācar foglio. Et feu
fami almen appò di leila debolezza degli animino
firi atti naturalmëte all'errare.Efefempre l'huomo
faceſſe ặlche deue,indarno federebbe l'Effecutor del
leleggine Tribunali.Ma fè bē nõl'ho con lettere vi
fitatale qualifono imagini dell'animo,io cõpiù no
bilparte l'ho però ſempre honorata, cioè c5 la mēte,
onde dette imagini deriuano. Equeſtatalvifita tāto
glidee effere più cara di qlla delle lettere,quanto più
ftimarfi deono le prime Idee,che gli eßēpi,i quali da
lorfi traggono. Nềilnoſtro Amore,il quale è fõdato
foprala dura pietra della virtù,hauēdosì fodifõda
mēti,mancherà credo,mancando lo frambieuole of
cio diferiuere. Ma veggēdouiio homai vicino al fine
del vofiro viaggio,che altro debbo hora fcriuerui,fè
nõ raccordaui,c'hora è il tēpo difar comeil buõ7Ma
rinaro,quãdo s’auicina alporto,ilquale cala levele,
e foauemētecõ debole conducimento entrain quello,
cofi voi, auuicinādoui alporto della morte,calate le
uele delle mõdane operationi, e vi diate à Dio cõ tut
to il cuore. Si che à quel porte fi venga cỡ tutta foa
uità e pace. Nèvi ſpauếtilavicinanza della morte;
percioche Tulionellibro dellavecchiezza dite,che
la morte naturale à noi è quaſiã porto di nauigatio
ne.Er.Arifiotele afferma efferesēzatrifiitia la mor
· *E
Del Rao. I 16
ted'ā vecchio;et come un pomo maturo leggiermëte
e ſenza violëzafi ſpicca dal fuoramo,così la noſtra
anima ſenza noia fi parte dal corpo,oue ella estata
Se adõque tutte quefie ragionifon uere,nõ videe rin
crefcere d'efferģiõtop molti periglioſi paſsia quel
la età,alla qualepochiarriuano per li contrarijacci
denti della uitamortale; Anziui dourestefommam?
te ralegrare; pche(come diffe Cefare a quel vecchio
Egitio)uella vechiezzapotete conoſcere d'efferſta
tofauorito da i Dei. É benche la vecchiezza (come
affermano gli Antichi)altro nonfia,cheinfermità,
e'l corpo d'un vechio vn viuoſepolcropieno d'ifchif
fezze,non perāfio vene douete tribolare;percio che
leifermità del corpofoglionopartorire lafanità del
l'anima,e L'infermità graue(comedice S. Agoſtino)
rende l'anima fobria,cioè la tëpera da i vitj,e dalle,
paſsioni.Onde Iddiofa molte voltea guifadelperito
medico terreno,ilqualetormēta,e rompela carne сӑ.
fuoco morto,o taglia cõ la lācetta,afine di fanare la
poſtema,ch’è di dĚtro,nel corpo(comedice S.Greg:),
foglionofpefo i Medici,tirādo fuori l'ardor delle par
ttiteriori,generar prito nell'efteriori,e qualche uol
ta perguarir le parti di dētrofāno delleferite,erot
ture a quelle difuori;cof alle uolte ilmedico celefie
éon dolori efteriori del corpo cura lepiagh efteriori
dell'anima. E tuttii mali,etormēti che pateil corpa
fono ueramēte tantegioiepretioſe di più o mācova
lore alla Patište Anima, ŝecondo,chefono piu gra- .
: ex - P 4 мі,ô
* * . L'argute tettere . . . *,

ui,oleggierile infermità corporali, elmal'odore đi


piaghe,efimilifchiffezze del corpo fontanti odorife
γι ಶ್ಗ bei gigli che rẽdono l'anima tutta odo
rifera nel Diuin conſpetto;e all'altiſsimo iddiofoa
uiſsimo odore.confortateut donque con quel beli/Gi
modetto di Christo,Nellapatiëzavoſtrapofsedere
te l'Animevofire.Vorrei con la presēte darui alcu
na lieta nouella dell'effermio,comeso che bramate
de intëdere. Ma che altro poßo ioferiuerui fenõ chė
sorro ogni dì fuddādo,amfundo,pergiögere alla mor
te?che altro posto di me dirui, fe nõ che pouera,e nu
da và Filoſofia?marigratio fddio,che ad altro che a
beni temporali,dirizzo la miamente,cöfortandomi
apēfare di hauertofio a mutare alloggiamēto. Emi
attrifiereidi talſtato,felafelicità fi poteßecõprare
con danari:ma conofcv chiaramente nõ effere vena
lela quiete dell'animo,e che dall'amor delle ricchez
zene nafte la pouertà dell'aïo, alla quale (come dif
fe?Menādro)tutto il mödo non remediarebbe. Et alla.
pouertà del danarolacortefia d'ā amicopuò aiutare
zerr ERJA DI M. 2-4 RT o Lome o
* e di quellacoſa al Sig-Bernardo Tinca.
M: ?Magnifico Sign. Io mifento davn’occol
V Ataforza,cõ cui volgete foſfopra lemēti degli
huomini,inuitato,e costretto, a ferimerui,nè mi vale.
ebebaueßi deliberatodistruggerui col filentio:per
- -

. "
".: 2 *. -
|-

εbς
~

, , ” belŘao, , , , , 1 17
chevoi,chemettete apartito ipËfieri di chipenjadi
voitirate tõl'hamo degli humori diuerfi devoſtri
fegni i Barbaforise i Medori,a commētarfopra ilca
fò vostro.E per meſtò tutto'ldia fiiracchiarmil’in
telletto in confiderar ciò chefiete,e cioè chefärele :
- 5’io vi miro il volto,e maffime nei tempo che nonut
ſofia Oſtro,mi fòmigliate.vn Giouc, & per talefa
te tenuto da buoni fpiriti . Ma s'io dò d'occhio a
quelfºgno di Tauàquelr.cheportate; voi rappre
fentate il tuono,il tempo,,et il terrore, bẽche alcuni
malignisestioperati l'interpretano per Tiranno,per
Triſto, e per Tinace. Ma Dio li confonda , rome
malelfþongono. Egli eben vero,che s'io ben conf.
dero quella Sciācatura,e queluoſtro perpetuo moto
digambe, vigiudico per vn Vulcano;percherome il
Fuoco Celeste doue minaccia non percuote ; macõil
fuo torto corfo va aferire improuifo luogo,così voi
xazeando, & falabracando colpeggiate chi non fi:
guarda da voi. E quando non volete fulminar voi,
fate che l'affronto di Monna Baderla gli attoffica . s
Eglièvna gioia,quando fate paralello cỡ lo folazza
mento delle fue chimere.Ecco ch'io ho feminatogił
molti di fà,e nõ mi fon natte altro,che ortiche lappo
li,e cicute. E là doue foleafar qualchefrutto,lagrã
dezza dell'animo vostro,adefos'èípicciollita sì,et è
diuennto duro,ch'io nõgli nepoſſoſpiccarevnomie
cplino.Voi volete pür dar orechio a certe ciere di Sc º
mioni,acerte holpete,chevi affaturano, viguafianº :
, * : · · - i vi i
* . L'argute Lettere
viſeducono,e viſpiritano. Che al corpo di Fra Cre
fpino hopaura che non facciate di quelle di Ser Pic
cicata,che affestauai bocconcini à Conſulti, Stateui
mò à vostro agio con la voſtra Signora Briſeide,
ch'io perme,veggendoui fatto restio, me ne lauo le
mani.Trouai l'altr'hieri la Scarpellina del cuor vo
firo, elidilfidi molta ciarpa infomma mi riuolfe,
chefetegionto alle verdecchie,eche male può far'il
contratto. Replica certi argomenti dolciati,e la mist
sù in fapori, e diffe &c. Se vi ricordafte del vofiro
Bartolomeo fecondo il folito, farešte vn Giubileo
meco. e4 Dio, mi raccomando infolidum .
„Almolto Reuerendo Abbate Scipione Rao Apofio
lico Protonotario, e Fratello Carilfimo. ,
ovorrei,Cariffimo Fratello, cố queſtamia darui
alcuna lieta nuoua;?Mà douữque riuolgogli occhi
in qualonque parte la mente indirizzo, altro nõ mi
s'appresēta,che dolore,altro nõ veggo chemeſtitia,
mõiſcorgo altro che affanno,altro nõ rimiro che af
flittioni,altro nõodo cheftrida,lamēti,finghiozzi,e
quaſivna publica trifiezza et acerbità così degl'huo
mini Nabili, come dellagễte più baſſa,laquale non è
menožfinita di numero,che ripiena di amaritudine.
Suonami negli orecchi l'amare lagrime, ei concetti
fo/piri dell'afflitta,eftõfolata Chriſtianità,tāto dal
l'hereticaprauità trauagliata, madre di tutte left:-.
dittioni,eớipietà la quale nõhà potuto più infelice-.
mëte cadere, che in queſto tempo, nel quale fè mai à.
* * ‫مة‬
- -, - |- - Сhri 4
ZDel Rao, 1 19
chriſtianifà neceſſario effere cỡcordi,e certamếte in
questo infeliciſſimo tëpo,mentre quella crudeliſſima
Beſtia Oriëtale delsāgue humanofitiētiſſima,crudel
gua/tator della Chriſtianità,stà nelleparti della Ger
mania vigilāte,et ha occupato quaſi la maggior par
te dell'Vngaria f l'inteftine difcordie Vehveh cæce
Germanie,quã nõfaciūt aliena pericula cautam,pa
ries dum proximus ardet?Il Nemico non fpera dipo
ter hauere alcuna maggior opportunità diſtruggere
il nome Christiano,di efterminar la Villa del Sig. et
fuoiCultori,che veggendo leforze noſtrefeparate, è
diuife. Preghiamo Iddio, Fratello,cariſſimo,che for
ga dal Cielo la trauagliata naue del noſtro viuere
infelice in queſto mare dimiſèrie, e come buon No
chieri guidi il Timone, che non percuotiamo nello
fcoglio del Prencipe delle tenebre,e ſpiriti tanto del
l'aura del fuofanto ſpirito, che drizzi a buon porto
la trauagliata Vela.
- „All'illustre Signore Arrigo Fornari.
T Vtte quellenotitie delle coſe Illustri, Vertuofo
1 Signor,chearrescano perfettione alcuna all'In
telletto humano,fono certamëte buone,& vtili;ma
ặlla del fine dell'huomo pare à me,che fia digrālom
ga fopra tutte l'altre ottima,est »tiliſſima. Cốcioffa
cofache dall'ignoräza di questone naste la follicitu
din edell'animo,e la priuatiõ dell'eterno bene. Il per
che,bauēdoio cominciato a dar’opera allaTheologia
e diſcorrendo p ql vago,e diletteuolegiardino della
**. -- |- Scrit-
* · *
- - - L'argute tettere . . . ; * , , ** * *

ScritturaSacra,oue s'imparaà formare,e riformarè


lavita con la cõtemplatione della Castità di Giouã
mi,cõlamanſuetudine di Mosè,con la coſtāza di Giu
feppe,cõ la benignità di Giacobbe, con l'vbidiëza di
„Abraam, e con la patienza di Giob. É confiderando
alfine dell'humo,& alla mifèria humanaşmt diſpò
fiſcriuerelapresēte lettera ſopracotal foggetto, e
dirizzarla a V.S. come a ặlla,chafödato fluocofta
bile fuafpeme, z che l'hò sẽpreconoſciutapiena di
affetto,infiammata difpirito,ripienadiardētepietà
verfo Dio,et difinita charità verfoilprofimo. Dico
adonque estere vniuerfale openione de Saui, che nel
conofcimëto del vero cõfisia laperfettione dell'Huo
mo,laquale dal Creatore dell'vniuerfol'Anima no
fira nő hebbeißeme col pricipio fuo. Nè,fegli huo
minipervna innata voglia,ch'èin tutti noi mortali
difapere fõbrando dalla mēteletenebre dell'igno
ranza cõlaluce del vero,faceffero ogni sforzo di p
uenire alla loro perfettione,l'acquiſiarebbono mai.
Perciochefonoquaſi finite le cofe,che fi defiderano
difapere,epochiffimefono quelle,chefonftateitefe,
sì per lo difordinato d forfo dell'intelleto,come pla
fallāza defenfi õde deriua ogni nostra cognitione.
Eper effereil defiderio difpere cofa naturale, Huo
mo quanto più så, tãto più inquieto hailfuo cuore;
perciocbe ogni mouimēto natura (comedicono i Fi
lofòfi) è più velocenelfine,che nelpricipio, Epoŝto
(come diffe Vitauro) ch’egli arriuaße alla perfetta
* * ** Ç0~
» Del Rao. . ; riy
cognitiö delle cofenaturali,e diuine,comepotrà mai
acquetareil ſuo cuore i queſta uita, fè a talcognitio
йе ’риото пбрегиieae.jё той Филиdo sашиicina al
la morteểE dato ch'egli le perueniſſe in giouētà, nõ
peà peròfuggir la morte, & eſsēdo naturaliſſimo, a
ciaſcuno il deſiderio di viuere ſempre, e nõ potēáoß
cõſeguireilfine di cotal deſiderio per la neceſjitàdel
mortre, come potrà mai l'huomo acquetar l'animo
fuoĚDi maniera,il mio Sig-e-Arrigo, ch'io ui cõchiu
do,che laquiete,efelicita humana nõfi può trouare
i questa uita mortale.Ma potrefte voi, dire che efsẽ
do l'appetito di nõuolergiamai moriresne hauer do
lore,à affanno alcuno,coſa naturale, eforza che in
ogni modofi adempia,perche la natura,laquale non
fa alcuna coſa indarno,non comincia mai un moto,
che no'lpoffa finire. Questo deſiderio e un moto, bi
fognadenque,che fi adempia,effinista. La Terra,e
tutte le cofegraui deſiderano il Centro, & hãno āco
lagrauita diperuenirui.#lfuoco deſidera falirin al
to, ha anco la leggierezza naturale dipoteruiſalire.
Non fapete quelche dicono i Filoffischefe, il Cielo
foſſèinchinato almotorſgreſſiuo,come gli-Animali,
la naturagli haurebbe dato legābe,e i piedi;maper
chee inchinato almotocircolare,peròglie data laf
gurasferica? Questia Hitione, laquale tãto faticò gli
antichi Filoſofi,ottimamente eſtata ſhodata da. Aga
štino nel libro de duabus anime nel libro de natural.
bonis,e da Pietro Meſsia;il qual dice, che amendue
* ·* _ _ queſte
--- * L'argute Lettere
întëdereegni vero,egoder ogni bene.Checofa e che
won veggano coloro, vegëdo quello,che vede ogni co
faểQueſto ofaua dire S.Agoſtino,Tuci hai fatiate, ,
el cuornoſtro e inquieto, mētre non ci quietamořte,
‫فده‬ - - - . |- |-

ЕS.Paolosfeljoviиiато,сітоиiато,e fiато роце


Christo Sapienza humanana alletandogli huomini
aquestofine diceua. Padre questa e lavitastigina ,
сbёticonojčanose quelchе ги фаі сот жанааго,2іса.
zo soluidonqueschªfi bene/peudequeſta vitas cha
glifia poiſtrada diperuenire faté най ಕ್ಲಿಕ್ಗೆ
gentilißimo Sig.a-Arrio,ilqualeshalteddo »n'altra
più vero finese più perfetto,che non è la glastia moja
dana, & aſpirandę com ogni postro študio a quešio,
per mezo dell'opere di Charità, làqualifòno lavera
fala aſcender al Cielo,cercate di cõſeguir quella fe
licità;della qualềfriue l'Apostolo,cheneguſio vna
minima particella,quãdo ei fu rapito al cicloj, che la
nă aſcende in cuore di huomk,e che non elecito a lin,
gua alcuna humana parlarne, Onde furono ſempre,
dapoistimate da luivili, & dipocoprezzº le cofe.
delmondo,deſiderandofolamentefiorfi di questo,
corpo,<reffere con Christo. Laonde reggendoui io,
di alti,e nahilipenfieri dotato,e riuolto tutto a Dio».
quafiadiratomifueglio alla cognition dime steſſo,e A
conoſcendo per voi, quanto tempo io ho già indarna.
confanato inſcriuere coſeghiribitiofe, & vane......
|- |- |- |- t • , ,, * |- , :
* . . : ?
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