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Il diritto è un vasto insieme di norme giuridiche e in particolare il diritto pubblico è il complesso delle

norme che disciplinano la formazione, l’organizzazione e l’attività dello Stato e degli enti pubblici. Ad esso si
contrappone il diritto privato che regola i rapporti tra soggetti nel gruppo sociale organizzato.

Una norma è una regola di condotta da rispettare ed è giuridica nel momento in cui fa parte
dell’ordinamento giuridico di un Paese ed ha forza coercitiva; le norme giuridiche traggono origine dalle
FONTI DEL DIRITTO, ossia degli atti formali dello Stato che immettono continuamente nuove norme nel
DIRITTO, finanche alla contrapposizione delle stesse, situazione che si risolve seguendo una serie di criteri
volti ad individuare un’unica norma per ogni singolo caso concreto.
Il complesso delle norme giuridiche costituisce l’ordinamento giuridico.
Si distinguono diverse tipologie di fonti del diritto nell’ordinamento giuridico ossia:

1. COSTITUZIONE: base della piramide delle fonti del diritto;


2. FONTI DELL’UNIONE EUROPEA: regolamenti, direttive, decreti;
3. FONTI PRIMARIE: leggi primarie e atti aventi forza di legge (decreti-legge, decreti legislativi);
4. FONTI SUB-PRIMARIE: leggi regionali;
5. FONTI SECONDARIE: regolamenti di Camera, Provincia e Ministri.

1. La Costituzione

La Costituzione è la legge fondamentale di un Paese. L’atto che ne delinea le caratteristiche, che ne


descrive i valori e i principi, che stabilisce l’organizzazione politica su cui si regge in particolare la
Costituzione Italiana è il risultato di vicende storiche che vanno dalla liberazione dell’Italia dall’occupazione
nazista (25 aprile 1945), al referendum istituzionale per la scelta della forma di governo (2 giugno 1946)
fino alla redazione del testo da parte dell’Assemblea Costituente, cui seguì l’entrata in vigore il 1° gennaio
1948. Tale Carta Costituzionale si distingue per essere SCRITTA, RIGIDA – cioè non modificabile da leggi
ordinarie, la cui congruità alla Costituzione è peraltro controllata dall’organo della Corte Costituzionale,
LUNGA -cioè molto dettagliata-, GARANTISTA – tutela i diritti dei cittadini.
La Costituzione Italiana si compone di 139 Articoli + 18 Disposizioni finali.
I primi 12 articoli sono dedicati ai principi fondamentali della Repubblica, mentre i successivi sono divisi in
due parti:

PARTE PRIMA dedicata ai:


Diritti e doveri del cittadino nell’ambito dei rapporti civili, etico-sociali, economici, politici. Si basa sulla
tripartizione dei poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario, non riuniti nella stessa persona.

PARTE SECONDA dedicata all’:


Ordinamento della Repubblica (=come far funzionare la Repubblica), qui si distinguono gli organi
costituzionali ossia quegli organi che, oltre a godere di un’autonomia qualificata che li configura come
“poteri dello Stato”, partecipano alla funzione politica di: PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PARLAMENTO,
GOVERNO, CORTE COSTITUZIONALE; e gli organi di rilievo costituzionale, non essenziali alla struttura
costituzionale, ma comunque menzionati dalla Costituzione.

2. Fonti dell’Unione Europea

Con l’adesione dell’Italia all’UE la categoria delle fonti primarie include ora anche le altre emanate e
adottate dalle istituzioni europee come regolamenti, direttive, decisioni, atti vincolanti, ossia direttamente
applicabili, per gli ordinamenti giuridici degli stati membri. Infatti, per esempio, tutti i regolamenti
dispiegano automaticamente i loro effetti negli Stati membri al pari delle leggi nazionali, entrano come
proposte nell’ordinamento giuridico nazionale che viene pertanto periodicamente adeguato all’ordine
dell’UE. Nel caso di antinomie/contraddizioni tra norme europee e leggi dello Stato, per primazia vengono
attivate le leggi nazionali a favore delle norme emanate dall’UE.
3. Fonti Primarie

Le fonti primarie si distinguono in leggi ordinarie e atti aventi forma di legge (ossia decreti-legge). Per leggi
ordinarie si intendono gli atti deliberati dal Parlamento. Esse seguono un preciso iter parlamentare che si
realizza nelle seguenti fasi:

1) Disegno (o Proposta) di Legge (DDL) da parte del Governo e del Parlamento (=da un certo numero di
parlamentari, dalla maggioranza di governo, o talvolta anche dall’opposizione, per cui per lo stesso
tema ci possono essere più disegni di legge) o dal popolo in veste di corpo elettorale e presentazione
dello stesso a una delle Camere indifferentemente se prima dell’una o dell’altra;

2) Processo di approvazione della proposta.


Il testo di legge viene discusso in tutti i singoli punti ed eventualmente modificato attraverso gli
EMENDAMENTI, votati uno per uno.
Talvolta si può ricorrere alla fiducia, soluzione che però è sempre delimitata a casi eccezionali e che non
deve diventare uno strumento sistematico;

3) Approvazione della legge da parte delle due Camere:


dal momento che la Costituzione italiana prevede un bicameralismo perfetto e dunque la presenza nel
Parlamento di 2 Camere, cioè il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati, una volta che tutti i
singoli articoli del DDL sono stati approvati dal Senato, la proposta di legge deve passare dalla Camera ed
essere sottoposta al processo di approvazione della stessa.
Solo nel caso in cui la legge sia approvata nello stesso identico testo dalla Camera e dal Senato essa piò
essere approvata.

4) Trasmissione della legge al Presidente della Repubblica:


La legge viene trasmessa al Presidente della Repubblica che, in qualità di garante della Costituzione e carica
più alta dello stato super partes, può esercitare il rinvio alle Camere per dubbi di incostituzionalità della
legge stessa. In tal caso il Parlamento può recepire, cioè riportare in discussione la legge alle Camere con le
modifiche suggerite o anche decidere di non modificarla in nessun punto. In questo caso, essendo la nostra
una Repubblica Parlamentare, in cui cioè l’organo legislativo sovrano è il Parlamento e in cui la carica di
Capo dello Stato gode di limitati poteri, quest’ultimo dovrà definitivamente accettare la legge così come gli
viene proposta dal Parlamento.

5) Promulgazione della legge da parte del Presidente della Repubblica sulla Gazzetta Ufficiale, quindi
entrata in vigore il giorno specificato nell’ultimo articolo. Da questo momento la legge diventa
esecutiva e deve essere osservata.

Per evitare che il Parlamento, forte del suo ruolo, possa legiferare violando la Costituzione, c’è la possibilità
di chiamare in causa la CORTE COSTITUZIONALE, un organo collegiale super partes, costituito da 15 giudici
di cui 8 nominati dal parlamento, 5 alla magistratura e 5 dal Presidente della Repubblica, i cui compiti sono:
- Giudicare le controversie relative alla costituzionalità della legge e degli altri aventi forma di
legge;
- Giudicare le accuse mosse contro il Presidente della Repubblica;
- Giudicare l’ammissibilità delle richieste di referendum abrogativo.

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4. Fonti Subprimarie

Vengono considerate fonti subprimarie le fonti regionali in quanto la Costituzione riconosce le leggi
regionali come aventi valore di legge ordinarie solo nelle materie indicate dall’ART 117 e limitatamente al
territorio regionale.
Di fatto, dunque, alla Regione è riconosciuta un’autonomia legislativa che la pone in una posizione
“differenziata/privilegiata” rispetto agli enti locali (Comuni, Province, ecc…) titolari solo della potestà
statutaria e regolamentare: possono emanare solo statuti.
È bene distinguere tra 3 tipologie di legislature:

- LEGISLATURA ESCLUSIVA DELLO STATO: si ha per quelle materie ritenute di tale importanza
da richiedere un’uniforme disciplina nazionale (ad esempio la difesa, la moneta, ecc…). Qui
alla regione è preclusa la potestà legislativa.
- LEGISLATURA CONCORRENTE TRA STATO E REGIONE: si ha per quelle materie nelle quali i
compiti vengono suddivisi tra lo Stato e le Regioni. Il primo determina i principi fondamentali
attraverso leggi quadro o leggi cornice, mentre la Regione emana la legislatura specifica. Qui
la potestà legislativa della Regione si limita a rispettare i principi fissati dallo Stato.
- LEGISLATURA DELLE REGIONI: Si ha per le materie non riservate alla legislatura della Stato.
Qui la potestà legislativa delle Regioni è di tipo primario, ossia limitata solo al rispetto delle
norme costituzionale ed europee.

5. Fonti Secondarie

Le fonti Secondarie del diritto sono le fonti degli enti locali, ossia i regolamenti elaborati da Comuni,
Province e città metropolitane nel rispetto dei principi dettati dalla Costituzione e dalla legge. Proprio la
Costituzione, infatti, riconosce a tali enti la potestà regolamentare e statutaria in tutte le materie di loro
competenza. In quanto fonti secondarie esse sono subordinate a tutte le altre, in particolare alle fonti
primarie e, come il contrasto tra fonti primarie e Costituzione è risolto attraverso il ricorso alla Corte
Costituzionale, così qualsiasi normativa secondaria in contrasto con la legge primaria può essere valutata
dal giudice amministrativo, che può eventualmente giudicarlo illegittimo quindi farlo disapprovare.
NB. Un tempo il controllo di legittimità sugli atti di Comuni e Province era esercitato dalle Regioni
attraverso il Comitato Regionale di Controllo (CO. RE. CO.), una commissione di giuristi, proprio in vista
della posizione di “superiorità” attribuita alle Regioni dalla Costituzione.

***MANCA PAGINA 6***

Ad esempio in un negozio la fase conclusiva inizia con la sola affermazione del cliente di voler acquistare un
capo d’abbigliamento e rende effettive le obbligazioni.
Al ristorante il contratto è concluso al momento dell’ordinare dopo aver accettato la proposta del menù. Se
questo ad esempio non contiene i prezzi, allora la proposta contrattuale è insufficiente ed è dovere
dell’accettante richiedere tutte le informazioni in fase preliminare, NON contestare DOPO in fase di
esecuzione! Può contestare quando la prestazione è sproporzionata rispetto al valore del bene.
Sull’autobus la fase conclusiva ha inizio solo salendo accettando così il contratto di trasporto-persone che è
così automaticamente concluso e rendendo effettivi gli obblighi.
Per le assicurazioni il contratto si conclude sempre inviando la conferma della promozione scelta, senza
firma!
Dall’ART. 1470 il C.C. disciplina un lungo numero di contratti: vendita, locazione, trasporto, ecc… Il
matrimonio civile non è un contratto ma un rapporto giuridico sui generis, con contenuti di tipo
contrattuale (è detto rapporto coniugale). Si distinguono contratti tipici, cioè previsti dalla legge
(compravendita, locazione, ecc…) e contratti atipici, cioè non previsti, quindi non regolati dalla legge, validi
solo se hanno una causa lecita (ad esempio il leasing).
REQUISITI DEL CONTRATTO art. 1325 C.C.

1. Accordo delle parti;


2. Causa del contratto = la motivazione economico-finanziaria che spinge le parti a stipulare un
contratto;
3. Oggetto del contratto (clausole);
4. Forma (solo se prevista).
Tutti i contratti hanno un nucleo fondamentale che può essere accettato, portando alla conclusione del
contratto o posticipando la definizione dei dettagli in un secondo momento.
Tutti i contratti generano obbligazioni fra le parti, cioè azioni obbligatorie che le parti accettano e devono
rispettare.
In caso di maladempimento alle obbligazioni da parte di una delle due parti, l’altra può chiedere:
1. Adempimento coattivo/coatto;
2. Risoluzione del contratto, cioè lo scioglimento anticipato;
3. Risarcimento del danno (ad esempio il risarcimento forfettario di eventuali maladempimenti).
In caso di maladempimento parziale, ad esempio di clausole complementari si può ricorrere ad una
commisurazione diversa del corrispettivo concordato.

IL CONTRATTO DI SCRITTURA ARTISTICA

È il contratto di prestazione di lavoro autonomo attraverso cui l’ente di produzione scrittura l’artista il quale
fornisce la prestazione in cambio di un corrispettivo, con lavoro autonomo e senza vincoli di subordinazione
nei confronti del committente (art. 2222 codice civile).
La qualificazione della prestazione artistica come autonoma rappresenta il risultato dei un lungo percorso,
iniziato nel XIX secolo, quando la prestazione lavorativa veniva resa dagli artisti in favore dell’impresario
produttore coinvolgendo un vincolo di subordinazione e terminato nell’ultima parte del XX secolo quando si
è sviluppata la prassi di inserire nei contratti di scrittura artistica la clausola secondo cui è esclusa la
costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a favore di un autonomo, per la necessità dei teatri di
scongiurare la costituzione di rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
Di fatto, ancora oggi, si discute sulla natura giuridica del rapporto contrattuale tra artista-esecutore e
produttore- organizzatore, rapporto considerato da alcuni giuristi “autonomo” in virtù dell’autonomia
riconosciuta all’artista nell’espletamento delle proprie prestazioni, mentre da altri viene considerato
“subordinato” a causa degli obblighi gravanti sugli artisti, ed esempio il rispetto delle direttive impartite
dall’organizzatore, la disponibilità che l’artista deve riservare al teatro per le date dell’esecuzione, le prove
e per il “diritto di protesta” riservato al teatro analogo ad un “licenziamento in tronco” proprio del lavoro
subordinato.

Il contratto di scrittura artistica, come qualsiasi tipo di contratto, non richiede la forma scritta, ma è
sufficiente che artista e committente si accordino vicendevolmente sull’oggetto della prestazione, sulla
data, sul luogo dove eseguirla e sul corrispettivo. Tuttavia il contratto non scritto presenta forti limitazioni
in sede di contenzioso, che si ripercuotono sull’artista, in quanto prestatore d’opera, dunque parte debole
del rapporto. Pertanto nell’ambito professionistico, non amatoriale, i contratti di scrittura artistica sono
sempre redatti in forma scritta, in parte nella forma della scrittura privata. Questa prevede:

1. TITOLO – contratto/scrittura privata/contratto di scrittura artistica;


2. INDICAZIONE DELLE PARTI:
- Committente (per esempio un’associazione) indicato con la denominazione della sede (comune, via,
ecc…) + i dati anagrafici e il codice fiscale del legale rappresentante (del sovrintendente in carica per le
produzioni lirico – sinfoniche);
- Prestatore d’opera (=l’artista), indentificato con i dati anagrafici e il codice fiscale.
3. REGOLAMENTO CONTRATTUALE con specificazione del:
- tipo di evento organizzato (per esempio concerto di musica);
- luogo dell’evento, indicato in generale (per esempio nella provincia di…) o in particolare (per
esempio, nel teatro di…);
- tempo/periodo dell’evento specifico;
- tipo di prestazione;
- compenso/corrispettivo (il compenso è determinato con riferimento al singolo spettacolo ed è
comprensivo di tutte le attività professionali ulteriori quali prove, conferenze stampa, ecc… e delle spese di
viaggio, vitto, alloggio, per il periodo contrattuale. Trattandosi di prestazioni di lavoro autonomo, il
rimborso spese deve essere trattato quale compenso quindi deve essere soggetto alle ritenute fiscali e
previdenziali).
- clausole.

Tra le principali clausole troviamo quella dedicata alle cause di forza maggiore, secondo cui il verificarsi di
queste, quindi dell’impossibilità della prestazione per cause non imputabili alle parti, comporta la
risoluzione del contratto e che niente sia dovuto dall’una all’altra parte, eccetto il risarcimento al
prestatore d’opera per le spese sostenute fino a quel momento o il compenso per la parte di opera fino a
quel momento compiuta. Nella maggior parte dei testi contrattuali anche lo SCIOPERO è inserito tra le
cause di forza maggiore come terremoti, alluvioni e tutte le catastrofi naturali con la distinzione che, se lo
sciopero è del personale interno (quindi indetto dall’organizzazione interna del teatro) esso non può essere
considerato causa di forza maggiore, mentre se è indetto dal personale indipendente ma in adesione con
uno sciopero nazionale può essere considerato causa di forza maggiore.

CLAUSA PENALE

Tale clausola contiene spesso anche la clausola penale, funzionale a predeterminare l’importo del
risarcimento del danno nel caso di inadempienza di una delle parti verso l’altra. Se in questa clausola non
venissero esclusi i maggiori danni l’artista potrebbe anche avanzare richiesta di risarcimento del danno
all’immagine professionale.

CLAUSOLA PROTESTA

Altra clausola caratterizzante il contratto di scrittura artistica è la clausola di protesta: trattasi della facoltà
riservata al committente di recedere unilateralmente dal contratto senza corrispondere alcun risarcimento
all’artista qualora costui sia risultato insufficiente/inadatto/inesperto nell’esecuzione della prestazione per
cui era stato scritturato, a parte fornire la motivazione della protesta dal parere tecnico del direttore
dell’esecuzione al legale rappresentante dell’ente organizzatore, il quale può protestare l’artista in qualsiasi
momento.

CLAUSOLA DIRITTI CONNESSI

Vi è inoltre la fondamentale clausola dedicata alla cessione dei diritti connessi: agli artisti interpreti ed
esecutori di opere dell’ingegno protette o di pubblico domino è riconosciuto il diritto esecutivo di
autorizzare la registrazione della loro prestazione dal vivo, del quale discutono tutti i relativi diritti / diritti
connessi, tra cui:
- Diritto di riproduzione della registrazione della prestazione artistica;
- Diritto di distribuzione = vendita e/o noleggio del prodotto della registrazione;
- Diritto di diffusione radiotelevisiva (= a fronte di un compenso a forfait);
- “Diritto al nome”, cioè alla pubblicazione del nome del nominativo dell’artista;
- Diritto “morale”, affinché la registrazione venga eseguita a regola d’arte.

Tale clausola pertanto contiene, innanzitutto, l’autorizzazione alla registrazione della prestazione, spesso
obbligata a quella per registrazione ad uso artistico interno del teatro, ed eventualmente anche accessione
dei diritti connessi di tutti o solo di alcuni (***MANCA DEL TESTO***).
Il corrispettivo per la cessione dei diritti NON deve essere ricompreso nel compenso pattuito per ciascuna
recita, in quanto quest’ultimo è soggetto alle ritenute previdenziali mentre non lo è il corrispettivo per la
cessione dei diritti connessi, che è pattuito come percentuale AGGIUNTIVA sul compenso artistico.

Di norma vengono inserite anche clausole integrative recanti obbligazioni a carico dell’artista:

- CLAUSOLA DI ESCLUSIVA per cui l’artista si astiene dal rendere una prestazione analoga a
quella contrattualizzata in favore di organizzatori terzi per l’intero periodo di durata del
contratto e talvolta anche per il periodo antecedente, per l’esigenza commerciale del teatro
di mantenere integro l’interesse del pubblico pagante;
- OBBLIGO DI PARTECIPARE ALLE PROVE: pur essendo un lavoratore autonomo l’artista è
assunto per un periodo di tempo determinato durante il quale è “a disposizione”, alla stregua
di un dipendente, sia per le date di esecuzione che per le prove, tutte decise dal
teatro/organizzazione;
- OBBLIGO DI NON ASSENTARSI DAL LUOGO DELLA PRESTAZIONE E OBBLIGO DI RIMANERE
REPERIBILE;
- CONSENSO A PARTECIPARE ALLE ATTIVITÀ PROMOZIONALI organizzate dal teatro.

D’altra parte anche gli artisti pretendono l’inserimento di clausole aggiuntive, recanti obbligazioni a carico
dell’ente organizzatore:

- CLAUSOLA MALTEMPO qualora, in caso di maltempo, l’organizzazione non abbia previsto


l’esecuzione in uno spazio alternativo al chiuso e decida di annullare il concerto con poco
anticipo, all’artista è dovuto il rimborso delle spese di viaggio, vitto, alloggio e un terzo del
corrispettivo artistico concordato;
- CLAUSOLA CAMERINO: mettere a disposizione dell’artista un camerino di determinate misure
munito di accessori (ad esempio lo strumento musicale);
- CLAUSOLA RIMBORSO: oltre al compenso l’artista è corrisposto di rimborso spese
documentate (trasporto, vitto, alloggio…);
- CLAUSOLA MALATTIA: diritto di assentarsi per malattia documentata, invalidante e
corrispondente al giorno della prestazione;
- CLAUSOLA STRUMENTAZIONE/SERVICE fornire all’artista la strumentazione da lui richiesta;
- CLAUSOLA DI PAGAMENTO DELLA PRESTAZIONE oltre a stabilire il compendo, tale clausola è
funzionale a stabilire il termine entro cui deve avvenire il pagamento (per esempio al termine
del concerto, nell’intervallo, entro 15 giorni dalla data, ecc), le modalità del pagamento e il
regime fiscale in cui opera l’artista (partita IVA – codice fiscale – busta paga);
- CLAUSOLA SIAE / ENPALS è dovere dell’organizzazione provvedere alla regolamentazione del
rapporto con la SIAE.

In generale il contratto è da considerarsi concluso quando la proposta di una parte viene accettata dall’altra
attraverso la sottoscrizione del testo contrattuale. Nel caso contratti di contratti di scrittura artistica
occorre distinguere tra contratti conclusi direttamente tra l’artista e l’ente organizzativo e contratti conclusi
per mezzo di un rappresentante/agente dell’artista.
Nel primo caso l’artista svolge la trattativa con il teatro e conclude il contratto in prima persona, mentre nel
secondo la trattativa è svolta dal rappresentante artistico fino alla conclusione del contratto. L’artista può
infatti affidarsi ad un rappresentante/agente artistico, che ne rappresenta gli interessi. Tale figura
professionale ha origine nel XVII secolo (in corrispondenza al progressivo mutamento nell’organizzazione
stessa dello spettacolo musicale, sancito dall’ affermazione del melodramma); lo spettacolo merita infatti di
essere fruito non solo dai consueti spettatori delle corti, ma anche da un pubblico pagante sempre più
numeroso. Sorgevano così più complesse esigenze la cui risoluzione venne affidata ad un impresario
teatrale che aveva il compito di curare l’organizzazione dell’evento, ma anche la carriera degli artisti
impegnati nelle rappresentazioni artistiche.
Nel corso del tempo poi, la figura dell’impresario ha subito una graduale evoluzione contemporanea
all’affermazione, alla fine del XIX secolo, di una figura più specializzata dedicata solo alla gestione degli
artisti = il segretario / rappresentante / agente artistico.
Dopo la battuta d’arresto del fascismo, nel dopoguerra l’attività degli agenti si è dimostrata necessaria e
formalmente nel 1979 è stata regolata e riconosciuta. Attualmente si distinguono:
- Il rappresentante/agente;
- Il manager;
- L’impresario.
La definizione di agente artistico proviene dalla premessa del codice deontologico dell’ARIACS, associazione
fondata nel 1981 che riunisce gli agenti musicali italiani:

“esercitano la professione di rappresentante artistico tutti coloro che, siano esse persone fisiche o giuridiche,
continuativamente e con una stabile organizzazione, promuovano e organizzino l’attività degli artisti da loro
rappresentati presso enti organizzatori di manifestazioni artistiche (svolgano attività di consulenza artistica,
di promozione nei confronti dei loro artisti)”.

Il rappresentante artistico opera sulla base di un mandato (contratto col quale una parte di obbliga a
compiere uno o più atti giuridici per conto dell’altra) oneroso che ha per progetto la conduzione di trattative
contrattuali finalizzate alla conclusione di contratti di scrittura artistica con gli enti di produzione.
Dunque nel contratto di rappresentanza artistica l’agente ha l’obbligo di cercare occasioni di attività
professionali per l’artista rappresentato e viceversa l’artista ha l’obbligo di adempire alle occasioni trovate e
di corrispondere un compenso al rappresentante in una percentuale che varia tra il 10% e il 15% del
corrispettivo dell’artista.
L’agente artistico diviene il procuratore dell’artista in virtù della procura speciale conferitagli ossia è
autorizzato a concludere tutti i contratti in vece dell’artista.

Simile è il contratto di management, attraverso cui l’artista affida, in esclusiva, al manager la gestione, la
produzione, la cura della sua attività e immagine professionale dietro al pagamento di un corrispettivo. Il
manager pertanto è colui che gestisce la carriera dell’artista nei suoi molteplici aspetti e per questo deve
essere dotato di plurime conoscenze nel campo del diritto, del marketing e delle pubbliche relazioni.

La figura dell’impresario si distingue sia dal manager che dal rappresentante artistico in quanto non ha artisti
propri ma si propone a enti pubblici e soggetti privati per organizzare eventi, spettacoli musicali, scritturando
artisti rappresentati da alti.

Si assiste oggi ad una nuova tendenza, ossia l’auto-imprenditorialità muiscale: l’artista stesso, senza
intermediazione, propone le proprie produzioni e le sostiene personalmente.

IL CONTRATTO DI SPONSORIZZAZIONE CULTURALE

È un contratto atipico (=non regolato espressamente dalla legge), oneroso e a prestazioni corrispettive cui si
applica la disciplina sui contratti in generale. I soggetti/le parti di questo contratto sono lo sponsor e lo
sponsee (persona fisica, come un organizzatore, un manager o giuridica come un’associazione).
La causa del contratto è il consenso da patte dello sponsee all’utilizzo del nome e dell’immagine dello sponsor
a fini pubblicitari in cambio di un corrispettivo in denaro in beni e/o servizi.
(sponsorizzazione tecnica: in luogo di un corrispettivo in denaro, o in aggiunta ad esso, lo sponsor eroga
materiale tecnico che esso stesso produce o commercializza, in cambio della pubblicizzazione del materiale
da parte dello sponsee).
Nel caso di sponsorizzazione musicale, per cui la sponsorizzazione di tour di un gruppo musicale, gli elementi
fondamentali del contratto sono:

1. L’ individuazione degli eventi musicali sponsorizzati in termini di date e luoghi;


2. La descrizione delle modalità di svolgimento della sponsorizzazione, quindi la dichiarazione di
impegno da parte dello sponsee a valorizzare lo sponsor tramite strategie che possono essere più
disparate: sia la presenza del marchio sugli oggetti presenti sul luogo del concerto che su oggetti
riguardanti il tour, oppure la distribuzione del merchandising prodotto ad hoc dallo sponsor stesso,
ecc…  è utile che tali modalità siano indicate in modo dettagliato in un allegato al contratto in
modo che lo sponsor non possa rivendicare nulla a posteriori, quindi negare il proprio contributo
preventivamente pattuito.
3. L’indicazione del contributo economico corrispondente all’impegno dello sponsee;
4. L’indicazione dei termini di erogazione delle prestazioni:
- In caso di inadempienza dello sponsor, lo sponsee può richiedere la risoluzione del contratto
più il risarcimento del danno, soprattutto in caso di esclusiva a carico dello sponsor, oppure
l’adempimento coattivo. Inoltre lo sponsee può inviare una diffida per raccomandata e così
incaricare uno sponsor sostitutivo fin da subito.

Le obbligazioni principali delle due parti sono, per lo sponsee, di impegnarsi a valorizzare il marchio o il
prodotto dello sponsor, quindi promuoverlo, attraverso le più disparate modalità, oppure concretamente
utilizzare i beni prodotti dallo sponsor (specialmente se trattasi di materiale tecnico), tutte obbligazioni di
mezzi e non di risultato in quanto lo sponsee non può garantire il ritorno pubblicitario atteso dallo sponsor,
né tantomeno il raggiungimento di determinati valori di vendita o di fatturato; più obbligazioni accessorie
come fornire biglietti gratuiti per lo sponsor o altro.
Per lo sponsor ha l’obbligazione di corrispondere a un contributo economico entro certi termini e condizioni.
Di fatto la sponsorizzazione culturale determina una vera e propria identificazione agli occhi del pubblico, tra
l’immagine dello sponsor e l’attività dello sponsee e questa ragione in questo tipo di contratto tra le parti
intercorre un rapporto caratterizzato in modo rilevante dalla fiducia reciproca , correttezza e buona fede
contrattuale.

IL CONTRATTO DI PRODUZIONE DISCOGRAFICA

È quel contratto stipulato tra l’artista e la casa discografica, avente oggetto le produzioni musicali dell’artista.
Generalmente ha una durata che va dai 3 a i 5 anni. L’obbligazione principale dell’artista è di effettuare
registrazioni delle proprie prestazioni artistiche, più altre obbligazioni accessorie, come la partecipazione
gratuita ad eventi promozionali, servizi fotografici, interviste. La maggior parte dei contratti di produzione
discografica prevede anche una cessione dei diritti da parte dell’artista alla casa discografica mediante
apposita clausola di “patto di esclusiva” che riguarda tutte le prestazioni dell’artista (esecuzioni, incisioni,
ecc…) e i diritti ceduti da esso (diritto alla registrazione, alla prestazione, alla distribuzione della stessa, ecc…).
E’ di fondamentale importanza la specificazione dei termini di durata della cessione in quanto clausole
generali come “cedo i diritti per la loro durata” implicano l’esclusiva della casa discografica per tutta la durata
dei diritti dell’artista, ossia 50 ANNI.

Le obbligazioni della casa discografica sono di pubblicare un determinato numero di registrazioni in un


determinato periodo di tempo, assumendosene i costi di produzione e di corrispondere all’artista una
percentuale sui ricavi ottenuti dalle vendite.

In caso di maladempienze contrattuali, sono previste clausole penali gravissime in particolar modo a carico
dell’artista.
LAVORO NELLO SPETTACOLO

Il rapporto di lavoro nel settore dello spettacolo, così come in ogni altro settore, si qualifica come:

1. Autonomo;
2. Parasubordinato;
3. Subordinato/dipendente.

LAVORO AUTONOMO

Il rapporto di lavoro è autonomo quando un soggetto compie, in cambio di un corrispettivo, un’opera di


lavoro proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente.
Catatteristiche di questo tipo di rapporto di lavoro sono:

- Volontà dei contraenti di escludere la subordinazione;


- Compenso commisurato alla professionalità e al risultato;
- Libertà nella modalità di svolgimento delle prestazioni e autonomia organizzativa.

Inoltre, nell’ambito di lavoro autonomo si distinguono i lavoratori autonomi professionisti e occasionali: i


primi svolgono il proprio lavoro con professionalità, abitualità, regolarità e sistematicità e provvedono a
disporsi di una partita IVA, a scegliere il regime fiscale a presentare regolare fattura e ad adempiere ad
obblighi fiscali. I secondi invece svolgono la propria attività in modo saltuario, non professionale, cioè non
abituale. Devono emettere una ricevuta e assolvere agli obblighi fiscali.

LAVORO PARASUBORDINATO

I rapporti di lavoro parasubordinati si svolgono con continuità nel tempo, senza vincolo di subordinazione,
con un compenso predeterminato, con intervento nella struttura organizzativa del committente.
Concretamente il lavoratore parasubordinato è compensato attraverso un documento fiscale simile ad una
busta paga e il committente prevede all’espletamento degli adempimenti fiscali e previdenziali.

IL LAVORO SUBORDINATO

Il rapporto di lavoro subordinato avviene quando il soggetto presta ò propria attività mediante retribuzione,
inserendosi in un complesso aziendale, alle dipendenze dell’imprenditore. Dunque le caratteristiche del
lavoro subordinato sono:
- Inserimento nella struttura organizzativa del datore di lavoro;
- Continuità della prestazione;
- Sottoposizione a vincoli di subordinazione;
- Retribuzione con scadenze prime.

Concretamente, il lavoratore subordinato è retribuito attraverso un documento fiscale detto busta paga, e il
committente provvede all’espletamento degli adempimenti fiscali e previdenziali.

IL DIRITTO D’AUTORE

Il diritto d’autore è un particolare diritto, detto personale, che detiene l’autore di qualcosa. In inglese è detto
“copyright” = diritto di copia/riproduzione/moltiplicazione.
In particolare la materia del diritto d’autore è regolata, in Italia, dalla legge n° 633 del 1941 che tutela sia il
diritto d’autore che i diritti connessi, cioè quelli delle figure che si connettono all’autore come i produttori
fotografici, gli artisti interpreti ed esecutori, gli editori, ecc…
Il diritto d’autore tutela le opere non gli autori, frutto dell’ingegno e di carattere creativo, appartenenti ad
alcuni generi/settori specifici, ossia alla Letteratura, la Musica le Arti Figurative, l’Architettura, il Teatro, la
Cinematografia, in qualunque loro espressione e forma.
Ma quando l’opera può dirsi dell’ingegno creativo? Quando è frutto dell’elaborazione del pensiero e quando
ha requisiti di novità e originalità, ossia quando non è uguale o simile a opere create precedentemente e
quando manifesta l’impronta unica della personalità del suo autore. Il diritto d’autore non tutela le idee, ma
le opere espresse in una specifica forma = questa infatti è utile a comunicare verso l’esterno l’idea originaria
e deve essere sufficientemente elaborata/caratterizzata/definita, non generica o comune, in quanto l’opera
per essere tutelata deve avere una sua precisa riconoscibilità/caratterizzazione. Neanche lo stile è tutelabile.
E quando un’opera può dirsi creata? Quando viene manifestata in una data certa di cui dà testimonianza un
ente come la SIAE. La Società Italiana degli Artisti ed Editori è un’organizzazione su base associativa volta ad
amministrare, valorizzare e tutelare le opere dei suoi molti associati, i quali decidono volontariamente di
entrare a far parte della società e di conferire mandato di gestione del repertorio, in vista dei benefici che ne
derivano (ricevere proventi economici allorquando le proprie opere vengono usate in pubblico; ottenere la
certificazione del deposito della propria opera a garanzia della sua esistenza e paternità…). In particolare ogni
associato deve rivolgersi ad una delle cinque sezione in cui è divisa la struttura, ossia Musica, Lirica, DOR
(drammaturgia, Operetta, Rivista), OLAF (Opere Letterarie e Arti Figurative) e Cinema, ognuna delle quali è
specializzata nella gestione di uno specifico settore artistico, al fine di offrire una tutela efficacie e attenta
alla specialità dei diversi settori. Il deposito dell’autore presso la SIAE è necessario ai fini della tutela dei diritti
patrimoniali dell’autore stesso = tutela degli interessi economici dell’autore.
La legge di diritto d’autore, infatti, riconosce all’autore per il solo fatto della creazione dell’opera una serie di
diritti esclusivi di carattere patrimoniale e morale.
I primi sono detti diritti patrimoniali o diritto assoluto di sfruttare economicamente la sua creazione in ogni
forma e modo.
Tali diritti sono:

- ESCLUSIVI = possono essere esercitati esclusivamente dall’autore o danti previa sua


autorizzazione;
- TRASFERIBILI = possono essere trasferiti, creduti attraverso contratti di cessione o concessione
di licenza in quanto costituiscono la prova di remunerazione dell’autore;
- DI DURATA LIMITATA DI TEMPO = durano per tutta la vita dell’autore e si estinguono dopo 70
anni DOPO la morte dell’autore.

I principali diritti patrimoniali sono: il diritto di pubblicare (= l’autore ha il diritto esclusivo di decidere quando
rendere pubblica l’opera per la prima volta); diritto di riproduzione (= diritto dell’autore di riprodurre l’opera,
realizzare la copia, moltiplicare l’opera in copia); diritto di esecuzione (= diritto di comunicare l’opera ad un
pubblico presente in tutte le sue forme); diritto di comunicazione (= diritto di comunicare l’opera ad un
pubblico non presente al momento dell’esecuzione attraverso radio, tv, internet, ecc…); diritto di
distribuzione (= vendere, prestare l’opera originale e le sue copie).

I diritti morali sono riconosciuti all’autore a difesa della personalità che egli trasferisce sulla sua creazione e
al contrario dei diritti patrimoniali sono:

- PERSONALI = possono essere esercitati solo ed esclusivamente dall’autore durante la vita e di


alcuni parenti alla sua morte;
- INALIENABILI = non possono essere trasferiti a terzi
- DI DURATA ILLIMITATA NEL TEMPO.

I principali diritti morali sono: il diritto alla paternità, il diritto d’integrità, diritto di inedito, diritto di ritirare
l’opera dal commercio.

Di fronte alla violazione del diritto d’autore si apre una questione giudiziale: si ricorre così al giudice che
accerta l’effettiva paternità dell’opera e adopera una comparazione tra l’opera che si presume plagiata e
quella che plagia, ricorrendo ad un perito esperto che cerca le somiglianze fra le 2 opere e fa ricerche nel
settore. La figura principale a cui l’artista cede in tutto o in parte i proprio diritti patrimoniali è l’editore
musicale attraverso il CONTRATTO DI EDIZIONE MUSICALE, l’accordo tramite cui autore ed editore si
associano fra loro per una comunione d’interesse, ossia sfruttare economicamente l’opera creata dall’autore
(e solo in secondo luogo pubblicarne lo spartito). Tale contratto è proprio lo strumento per l’editore per
acquisite i diritti d’autore necessari ad eseguire, riprodurre, stampare e in generale valorizzare e promuovere
l’opera dell’autore. È un contratto atipico (non regolato dalla legge) diverso dal contratto di editore letterario
che viene redatto in forma scritta e temporaneo (ad esempio 10 anni).
Il meccanismo del copyright/diritto d’autore, però, ha dei limiti tra cui quello principale è il frenare
l’utilizzatore fruitore dell’opera creative e il rallentare/impedire una celere diffusione e circolazione dell’arte.
Proprio al fine di facilitare e velocizzare la circolazione dell’arte (rete) nel 2001 negli Stati Uniti è nata Creative
Commons, un’organizzazione no profit che, con le sue nuove licenze, oppone al noto concetto di “tutti i diritti
riservati” quello di “alcuni diritti riservati”. Le licenze Creative Commons studio (simbolo C/C diverso dal C
del copyright) infatti, permettono agli autori da un lato di conservare alcuni diritti e dall’altro di autorizzare
l’esercizio gratuito di altri attraverso la combinazione, da parte dell’autore stesso di 4 clausole:

- ATTRIBUZIONE (by Attribution) BY = obbliga l’utilizzatore dell’opera ad indicare il nome/ la


paternità ogni volta che usa la sua opera;
- NON COMMERCIABILE (No Commercial) NC = vieta l’attribuzione di servizi dell’opera per
conseguire vantaggi economici;
- NON OPERE DERIVATE (No Derivative Works) ND = vieta l’utilizza di modificare l’opera, cioè
creare opere derivate;
- CONDIVIDI ALLO STESSO MODO (Share Alike) SA = da un lato autorizza l’utilizzatore a creare
opere derivate, ma dall’altro lo obbliga a condividere l’opera derivata alle stesse condizioni di
licenza dell’opera originale.

L’autore scegli il tipo di licenza che risulta dalla combinazione di queste 4 clausole: si generano ben 6
combinazioni! L’autore di un’opera può dunque decidere se affidarsi al copyright C o al Creative Common
C/C consapevole però che, una volta diffusa un’opera con una licenza C/C non sarà più possibile sostituirla
alla licenza prescelta, in quanto le licenze C/C sono perpetue!

LA TUTELA DEL NOME DEL GRUPPO MUSICALE

Il nome del gruppo musicale acquisisce giuridicamente notevole rilevanza perché ad esso si legano
inevitabilmente la fama e la notorietà che il gruppo guadagna nel tempo. Solitamente si tratta di un nome di
fantasia che, per potersi distinguere presso il pubblico e per poter beneficiare di tutela legale, deve possedere
i requisiti di novità e originalità. Giuridicamente il nome viene definito: marchio di fatto, cioè non registrato,
ma comunque riconosciuto e tutelato dal nostro ordinamento; ragione sociale, cioè nome commerciale con
il quale opera il gruppo, inteso come una società di persone; pseudonimo collettivo, cioè nome d’arte
descrittivo della personalità artistica dei suoi singoli componenti.

Nonostante il nome non registrato venga riconosciuto e tutelato in queste tre qualifiche, è sempre
consigliabile procedere alla registrazione del nome come marchio per ottenere il diritto esclusivo di
utilizzarlo, impedendone l’uso a terzi!
La registrazione avviene attraverso il deposito all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) e la durata della
protezione del marchio è di 10 anni, rinnovabili.
Per poter procedere alla registrazione non devono sussistere impedimenti come: inidoneità del nome,
assenza di capacità distintiva, illiceità (=contrario alla legge, al buon costume, ecc…).
Infine, il diritto dell’uso del nome del gruppo in caso di allontanamento ad una o più componenti, secondo
alcuni giuristi, deve continuare a spettare al gruppo con i suoi componenti restanti più i sostituti, secondo
altri non è più utilizzabile in quanto distinguerebbe una compagnia diversa da quella originaria e
ingannerebbe il pubblico.
In ogni caso, per evitare contenziosi tra i membri di un gruppo in caso di scioglimenti, è bene regolamentare
a PRIORI i rapporti attraverso scrittura privata redatta tra i membri in cui si stabiliscono gli estremi
dell’accordo sul nome.

GLI ILLECITI PENALI NELLO SPETTACOLO

Anche nell’esercizio di attività musicali, come di ogni attività professionale, sono riscontrabili condotte illecite
sanzionate sulla base di disposizione del codice pensale o di leggi speciali, attraverso pene detentive (per
esempio reclusione o arresto) o pecuniarie (per esempio multe, ammende = sanzioni amministrative).

Uno degli illeciti principali è il plagio, ossia l’usurpazione della paternità dell’opera (una violazione del diritto
morale di paternità dell’autore), concretamente consistente nella riproduzione totale o parziale di un’opera
altrui, delle parti letterarie e/o della parte musicale, quindi, nell’appropriazione e divulgazione sotto proprio
nome della stessa. Tale condotta è punita con la reclusione fino ad un anno se dolosa (=volontaria, colpevole)
e con la sanzione amministrativa se colposa, secondo quanto stabilito dall’ART 171 della legge n°633 del 1941
= legge del diritto d’autore, che punisce anche le condotte di esecuzione, riproduzione, vendita ecc.,,di
un’opera altrui non destinata alla pubblicazione.

Altra condotta illecita è il disturbo delle occupazioni, e del riposo delle persone, a cui, nel nostro
ordinamento, sono dedicate ben due disposizioni: l’ART 659 del codice penale e l’ART 844 del codice civile.
Secondo quest’ultimo “il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le
esalazioni, i rumori e simili propagazioni derivanti dal fondo del proprio vicino se non superano la normale
tollerabilità”.
Questa non può essere definita in maniera assoluta ma relativa e variabile da caso a caso ed è stabilita dai
singoli regolamenti condominiali.
Le immissioni posso essere impedite, dunque, solo se superano determinati limiti o se siano esse eliminabili
con accorgimenti tecnici di costo non eccessivo (ad esempio interventi di insonorizzazione).
L’ART 659 del codice penale, invece, pone una distinzione tra emissioni sonore provenienti dall’esercizio (che
deve essere sospeso nelle ore determinate dai regolamenti condominiali o dalle ordinanze comunali) di una
professione e quelle non causate dall’esercizio di un’attività lavorativa punendo chi esercita una professione
rumorosa con la sola sanzione amministrativa, mentre chi disturba le occupazioni e il riposo delle persone
mediante schiamazzi o rumori con la reclusione o l’ammenda/sanzione amministrativa. In quest’ultimo caso
però occorre che i rumori superino la normale tollerabilità e investano un numero determinato di persone
(non una o più persone, ma infinite), incidendo irrimediabilmente sulla tranquillità pubblica.
Non ha rilevanza la durata, ma l’intensità.

***MANCA LA PAGINA 22***

Tra i suoi principi fondamentali, all’ART 9, la Costituzione stabilisce anche che la “Repubblica promuove lo
sviluppo della cultura” e “tutela il patrimonio artistico e storico della Nazione”. Attraverso tale disposizione,
dunque, la Costituzione assegna alla Repubblica il compito di porre le condizioni indispensabili per il pieno
sviluppo della cultura, quale momento essenziale di realizzazione della persona umana, e quello di tutelare
e valorizzare i beni appartenenti al patrimonio artistico nazionale e beni culturali, la cui tutela e valorizzazione
concorrono a promuovere la cultura stessa.
(Tutto ciò sottolinea come nella nostra democrazia la cultura rappresenti un valore primario).
In particolare, in materia di TUTELA DEI BENI CULTURALI la legislazione è esclusiva dello stato (=solo lo stato
può fare leggi in tale materia) mentre in materia di VALORIZZAZIONE DEI BENI CULTURALI e PROMOZIONE
DELLA CULTURA la legislazione è concorrente tra Stato e Regione (= essi collaborano nel fare le leggi),
secondo quanto stabilito dall’ART 117 della costituzione. [il Ministro preposto alla tutela, valorizzazione e
conservazione dei beni culturali e alla tutela della cultura è il Ministro per i beni e le attività culturali, che
garantisce il coordinamento fra le legislazioni].
Non è casuale il termine, usato nella disposizione, “Repubblica” anziché “Stato”, in quanto vuole intendere
che la funzione descritta deve essere espletata da TUTTI i soggetti pubblici (=Regioni, Stato, Province,
Comuni, Enti Pubblici, ecc…) sia direttamente mediante attività di finanziamento e mediante l’emanazione di
norme giuridiche per regolamentare l’erogazione di risorse pubbliche, sia indirettamente incentivando cioè
soggetti privati ad effettuare attività di finanziamento in campo culturale.

(PS. Un ente è un’istituzione avente personalità giuridica quindi soggetto di diritto o titolare di diritto)

GLI INTERVENTI A FAVORE DELLO SPETTACOLO

Il funzionamento dello Stato alla promozione delle attività musicali avviene tramite il Fondo Unico per lo
Spettacolo (=FUS) sia a favore di enti/soggetti, che a favore di manifestazioni/iniziative. I contributi più
significativi del FUS sono attualmente assegnati alle produzioni lirico-sinfoniche secondo la ripartizione
deliberata annualmente dal ministero per i beni e le attività culturali e attraverso precisi criteri di
assegnazione (gestione, produzione, qualità). Per quanto riguarda gli altri enti è decisa sulla base di altrettanti
criteri, quantitativi e qualitativi.
In particolare la legge che disciplina l’erogazione di finanziamenti a favore delle attività musicali è la legge
n°800 del 1967 (legge Corona), che indica l’entità dei contributi, i soggetti destinatari, le fonti di
finanziamento a favore degli enti.
Infatti, oltre ai contributi dello Stato, altre forme di finanziamento sono: i contributi della Regione, degli enti
locali (= Province, Comuni) e degli enti pubblici, i contributi dei privati, le estrazioni del lotto, gli
autofinanziamenti (
*** MANCA PAGINA 24***

LO SPETTACOLO E LE ATTIVITÀ MUSICALI IN ITALIA

La situazione dello spettacolo e delle attività musicali in Italia presenta, da una parte alcuni elementi
caratteristici “nazionali” e dall’altra elementi in comune con i sistemi produttivi internazionali, dunque è per
questo vivace, frammentaria e disordinata.
Ne consegue una legislazione in materia musicale disarticolata e trasversale, cioè che attraversa tutte le aree
del diritto (costituzionale, civile, penale) non una unica.
Tra gli elementi peculiari si cita soprattutto un patrimonio musicale costituito da:

- Teatri storici disseminati in tutto il territorio;


- Biblioteche e fondi comunali di inestimabile valore;
- Repertorio imponente;
- Conservatori di musica.

Tra gli elementi comuni ad altri paesi si citano per esempio l’eterogeneità dei generi musicali prodotti, dalla
lirica alla concertistica, dalla musica jazz a quella commerciale e l’eterogeneità dei soggetti che producono
attività culturali/musicali tra cui:

1. Associazioni;
2. Onlus; ENTI SENZA finalità lucrative/ no Profit
3. Fondazioni;
4. Società Commerciali;
5. Cooperative; CON scopo di lucro, di profitto

1. L’associazione culturale è, nella maggior parte dei casi, un’associazione non riconosciuta, cioè senza
personalità giuridica, perché non riconosciuta dall’Autorità Pubblica, ma più agile e con meno oneri,
creata liberamente e in qualsiasi momento, in virtù della libertà di associazione tutelata dall’ART 18. Ha
però alcuni requisiti essenziali:
- Soci;
- Finalità sociale (non lucrativa e privata);
- sede geograficamente identificata;
- denominazione / nome
- termine (rinnovabile).

È necessario anche l’abbonamento costitutivo, redatto in forma scritta e registrato in una data certa, emesso
per esempio da un notaio, per provare la formazione della nuova associazione.
Viene redatto anche lo statuto, ossia l’insieme delle norme che regolano l’associazione emanato dalle
associazioni riconosciute, come anche la struttura organizzativa dell’associazione.

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Il personale delle fondazioni lirico sinfoniche è assunto a tempo indeterminato attraverso concorso pubblico,
eccetto per le figure al vertice dell’organizzazione (= CONTRATTI DI LAVORO SUBORDINATO).
4. L’attività di produzione di spettacolo può essere intrapresa anche da società commerciali di persone
o di capitali, oppure da persone fisiche in qualità di impresa individuale.
5. Le cooperative sono società costituite per gestire un’impresa a scopo mutualistico, cioè allo scopo di
fornire ai soci occasioni di lavoro a condizioni migliori di quelle che otterrebbero dal libero mercato.

GLI ORGANI DI GOVERNO E LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

L’ordinamento della nostra Repubblica si basa sulla tripartizione dei poteri in:
- Potere legislativo deputato alla creazione delle leggi e affidato al PARLAMENTO
- Potere esecutivo deputato all’esecuzione delle leggi ed affidato al GOVERNO
- Potere giudiziario deputato all’applicazione del diritto e delle sanzioni previste in caso di
violazione della legge e affidato alla MAGISTRATURA.

PARLAMENTO

Essendo la nostra una Repubblica Parlamentare, il Parlamento è collocato, dalla Costituzione, in una
posizione centrale in quanto rappresentante diretto del popolo (= CORPO ELETTORALE).
Il Parlamento è un organo costituzionale complesso, cioè costituito da 2 camere, ossia il Senato della
Repubblica e la camera dei deputati che, secondo il bicameralismo perfetto sono poste su un piano di piena
parità, sono cioè dotate degli stessi poteri, hanno medesima durata (5 anni). La funzione principale del
Parlamento è quella legislativa e anche il controllo politico sul Governo che infatti, per poter svolgere le sue
funzioni, deve godere della fiducia delle due Camere.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Il Presidente della Repubblica è un organo costituzionale monocratico (unico a non essere collegiale) e
considerato la più alta carica dello stato, super partes cioè al di fuori e al di sopra dei vari poteri dello Stato
in quanto la sua funzione principale è la garanzia e il controllo della Costituzione, oltre alle funzioni di
rappresentanza dello Stato e di collegamento tra i vari organi dello Stato.

IL GOVERNO

Il Governo è l’organo costituzionale più attivo della vita politica del Paese in quanto è titolare della funzione
di direzione politica secondo l’indirizzo politico indicato dalla magistratura. È un organo complesso in quanto
costituito da organi costituzionali come il consiglio dei Ministri, dal Presidente del Consiglio,
*** MANCA PAGINA 28***

La coerenza tra indirizzo politico e relativa attuazione amministrativa è garantita da direttive emanate
periodicamente dal governo, sotto forma di decreti ministeriali e circolari. All’attività amministrativa sono
associati 5 criteri / principi fondamentali, su cui cioè è impostata l’attività della pubblica amministrazione=

1. Principio di imparzialità: impone alla pubblica amministrazione di improntare ogni sua selezione
(concorso per assunzioni, bando per attribuzione di denaro pubblico, ammissione agli esami
pubblici…) ai criteri di imparzialità, quindi di porre tutti coloro che partecipano alla selezione in
condizione di essere sullo stesso piano, senza atteggiamenti parziali.
UNICA ECCEZIONE! Secondo la legge, alcune categorie, per il loro particolare status (a esempio
donne incinte, persone disabili) devono essere facilitate in quanto partono svantaggiate e devono
essere riportate ad una posizione di parità rispetto agli altri.
2. Principio di trasparenza: riconosce il diritto ad ogni cittadino di conoscere e prendere visione degli
atti della pubblica amministrazione a condizione che abbia un interesse qualificato e che quegli atti
non siano coperti da segreto.
3. Principio di efficienza: impone alla pubblica amministrazione di perseguire criteri di razionalità fra le
ore impiegate per il lavoro e il prodotto del lavoro cioè adeguare le risorse rispetto agli obiettivi da
perseguire.
4. Principio di efficacia: è la capacità della pubblica amministrazione di essere efficacie con la propria
azione rispetto alle aspettative del cittadino, cioè di saper rispondere a tali aspettative.
5. Principio di economicità: la capacità delle pubblica amministrazione di raggiungere gli obiettivi
prefissati utilizzando le risorse economiche in modo razionale e senza sprechi.

MAGISTRATURA

La funzione giurisdizionale, ossia il potere di dare corretta applicazione alle leggi vigenti si realizza attraverso
l’attività della Magistratura, intesa come l’insieme degli organi istituzionali a cui è affidato il potere
giudiziario. In tale ambito si distingue la TUTELA GIURISDIZIONALE DEI DIRITTI ossia il diritto di rivolgersi a tali
organi per la tutela dei proprio diritti, in concreto di rivolgersi al giudice e intentare una causa giudiziaria.