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Conoscere i tessuti.

Conoscere la storia dei tessuti che vengono utilizzati per realizzare i capi di abbigliamento,
la provenienza e le caratteristiche tecniche, oltre a essere interessante può essere utile
anche a guidare le nostre scelte.

Quando acquistiamo un indumento spesso non facciamo attenzione alle fibre tessili di cui
esso è composto. Questa informazione, invece, è fondamentale da più punti di vista: è
importante sapere cosa stiamo indossando in caso di allergie o se vogliamo seguire uno
stile di vita “green”.

Ma come fare a riconoscere e a valutare il reale valore dei capi d’abbigliamento?

Per prima cosa, non fidatevi mai dell’equazione prezzo alto uguale a qualità alta, perché
non è sempre corretta. Molto spesso, fattori come il marketing o le mode del momento,
incidono sensibilmente, facendo lievitare il prezzo di un bene senza che questo rispecchi
realmente la qualità di ciò che stiamo comprando. Questo non vuol dire che dobbiamo
acquistare solo capi low cost, ma bensì deve portarci ad investire i nostri soldi in abiti di
migliore qualità ad un prezzo adeguato, partendo proprio dall’aspetto principale,
riconoscere la qualità del tessuto.

Non è sempre facile scegliere quale tessuto sia più adatto alle nostre esigenze, ma grazie
a questo articolo impareremo a riconoscere i tipi di fibre, le caratteristiche, la tessitura ed i
vari tipi di tessuti che indossiamo abitualmente.

LE FIBRE

L’uomo ha imparato in tempi molto antichi a lavorare le fibre potendo così passare dal
vestire cortecce, foglie d’albero o pelli di animali, ad indossare quelli che oggi sono i nostri
abiti.

Le fibre sono l’insieme dei prodotti fibrosi che hanno la proprietà di unirsi ed attraverso le
varie lavorazioni produrre i tessuti, queste si dividono in due grandi categorie, quelle
naturali e quelle chimiche.

Le fibre naturali, a loro volta, si dividono in altre due categorie, quelle di origine vegetale e
quelle di produzione animale. Le prime comprendono cotone, lino e canapa mentre le
seconde includono lana, seta e cachemire.

Successivamente sono nate le fibre chimiche, che in questo articolo tratteremo solo in
parte in quanto producono tessuti sintetici che dovrebbero essere presenti solo in piccola
parte nei nostri armadi. Non solo perché tendono a rovinarsi velocemente (soprattutto il
poliestere che forma i pallini) ma sopratutto perché nella maggior parte dei casi non
lasciano traspirare la pelle.

Così come quelle naturali anche le fibre chimiche si dividono in artificiali, come acetato e
viscosa, e sintetiche come acrilico, elastan e poliestere.
FIBRE ARTIFICIALI

Le fibre artificiali sono ottenute partendo da prodotti naturali, quali la cellulosa e le


proteine. Queste sostanze, attraverso procedimenti chimici, vengono rese solubili e le
soluzioni ottenute, filtrate attraverso forellini piccolissimi, vengono raccolte in un bagno di
coagulo che fa rapprendere la sostanza di partenza sotto forma di fili più o meno lunghi.

Come detto in precedenza, tra le fibre artificiali, troviamo l’acetato e la viscosa.

FIBRE SINTETICHE

Le fibre sintetiche sono ottenute da composti chimici di sintesi derivati dal petrolio e ridotti
in filamenti più o meno lunghi. Si distinguono in base alle materie prime di partenza,
organiche o inorganiche, ed ai processi di fabbricazione. Tra di esse ci sono: l’acrilico,
l’elastan, il poliestere, l’alcantara e il lurex.

FIBRE NATURALI ANIMALI

Le fibre naturali sono tratte da materiali esistenti in natura e, mediante diverse lavorazioni,
utilizzate senza mai modificarne la struttura. In questa parte conosceremo a fondo i vari
tipi di fibre naturali animali, scoprendo storia, lavorazioni e caratteristiche.

La lana

La lana è uno dei materiali più impiegati nella produzione di tessuti per l’abbigliamento.

E’ risaputo che la lana è il pelo degli ovini; essa viene prelevata con la tosatura degli
animali e presenta delle differenze a seconda della specie e dalla parte del corpo da cui
viene prelevata. Ad esempio, un tipo di lana pregiato è quello della pecora merinos, razza
diffusa in tutto il mondo ma di origine spagnola. Questo tipo di pecora non solo fornisce
una lana più pregiata, ma in quantità decisamente più abbondante di quella delle altre
specie (il confronto è di 10 kg a pecora contro i 2 kg delle altre specie). La più pregiata
risulta essere quella del dorso, mentre di minor valore è quella dell’addome e delle zampe.
Le lane più pregiate sono destinate all’industria tessile, quelle di qualità inferiore si
utilizzano per imbottiture.

Ha straordinarie caratteristiche fisiche che la rendono davvero il filato principe per la


creazione di stoffe e abiti di grande resistenza e comfort. Ha un’azione termoregolatoria, è
traspirante, assorbe l’umidità, è ignifuga e idrorepellente, è difficilmente attaccabile dalle
muffe, è ecocompatibile e riciclabile e, secondo dei recenti studi effettuati, è anche un
purificatore dell’aria.

La vicũna

E’ la fibra più rara e fine al mondo, chiamata anche la “Fibra degli dei”: si tratta della
preziosa vicũna. Un tessuto pregiato che si ricava dal vello morbidissimo di un piccolo
camelide che vive allo stato brado sulle Ande e che fu considerato animale sacro dagli
Incas.

Da sempre considerata una fibra estremamente pregiata e regale, un tempo veniva


utilizzata esclusivamente per gli abiti dell’imperatore Inca. Ai sudditi era vietato vestire con
questo prezioso tessuto e solo in occasioni rare l’imperatore donava abiti realizzati con
questo particolare tessuto come dono prezioso ed in segno di riconoscimento.

La fibra vicuna era considerata un dono degli dei e fu proibita l’uccisione di questi animali.
E’ una fibra molto rara, infatti, un animale adulto ne produce solo 250 grammi ogni due
anni.

Il suo tipico colore castano dorato si accompagna ad una straordinaria leggerezza e


capacità di trattenere il calore corporeo superiore persino al cachemire. Può
indubbiamente essere considerata un dono della natura unico e prezioso da custodire e
valorizzare al meglio per evidenziarne le straordinarie caratteristiche. Una materia prima
così pregiata e rara necessita di una lavorazione che renda omaggio alla sua storia.
Lontana dai processi meccanici, sono le antiche tecniche della tradizione sartoriale ad
imprimerle uno straordinario carattere personale facendo mantenere al tessuto la
leggerezza che lo rende tanto prezioso quanto inconfondibile.

L’alpaca

Cosiddetto perché si ottiene dal pelo di un camelide che vive soprattutto in Perù, l’alpaca.
Il loro pelo è resistente, soffice e molto lungo. Paragonata alla lana di pecora, la fibra di
alpaca è al tatto molto più soffice, setosa e “asciutta”. Questo deriva sia dalla differenza
nella struttura fisica della fibra, sia dal fatto che la fibra di alpaca ha un bassissimo
quantitativo di lanolina che la ricopre. Queste caratteristiche saranno trasferite al filato e in
seguito al prodotto finito rendendolo più lucido, luminoso e di grande valore. Anche la fibra
di alpaca della più bassa qualità sarà sempre migliore della classica lana di pecora, per cui
per tutta la fibra di alpaca c’è un utilizzo, anche per quella di minore qualità.

Il cachemire

La fibra del cachemire proviene da una razza di capre che vive in Tibet, Cina, Mongolia e
Iran, anche se il nome è indiano. Il Kashmir infatti è una regione dell’India settentrionale,
dove nel XV secolo questa razza di preziose capre cominciò a espandersi. La cachemire è
una capretta vellutata che vive alle alte quote e che, nonostante numerosi tentativi, non ha
mai voluto saperne di adattarsi ai climi europei. Nelle zone in cui vive, la temperatura
tocca durante l’inverno anche 30 gradi sottozero. Più i pascoli sono tormentati dal vento
gelido, più caldo e soffice viene il cachemire.

Con un sistema di pettinatura si riesce a separala dai peli lunghi e setolosi che la
ricoprono, ma questa operazione richiede anche una parte di lavoro di separazione
meticoloso; per questo motivo e per la scarsa produzione dell’animale, il Chachemire
risulta molto costoso. Per le sue qualità di sofficità, leggerezza, finezza e calore viene
destinata alla maglieria di lusso; questa viene quasi sempre usata mista ad altre lane.

L’angora

È il coniglio d’angora l’animaletto da cui si ricava l’omonimo pelo, particolarmente soffice al


tatto e molto calda. Il Paese in cui se ne produce di più è la Cina, ma in passato (fino alla
vigilia della seconda guerra mondiale) anche gli allevamenti italiani, in Toscana e Veneto,
erano molto apprezzati.
La tosatura di questo animale (di cui non si conoscono le origini) viene eseguita ogni tre m
esi, semplicemente pettinandolo. Proprio come molti fanno con il loro cane o il loro gatto.
Ogni coniglio d’angora produce in media 300 grammi di fibra e la sua produttività dura una
decina di anni.

La lana d’angora è scivolosa, calda, soffice e dall’aspetto lucente. Lo spessore della fibra
va da 10 a 12 micron. Non avendo molta resistenza all’usura ed al lavaggio, viene usata
per produrre filati solamente in mescola con lana fine, mohair, alpaca o seta. La mescola,
oltre a dare corpo al filato, serve a mitigarne il costo comunque alto.

Viene utilizzata per produrre capi pregiati, sia con la maglieria che con la tessitura, la
grande morbidezza e delicatezza la rendono indicata per abbigliamento infantile o
biancheria intima calda.

Il mohair

Si conosce invece l’origine della capra da cui si ricava il mohair. È una capra che popola
da oltre 2000 anni le regioni turche intorno ad Ankara (da cui prende il nome). Oggi questa
razza viene allevata anche negli Stati Uniti e in Sudafrica. Dai capretti è ricavata la Kid-
Mohair usata per i filati finissimi. La fibra mohair è meno arricciata rispetto alla lana, è
liscia al tatto, lucida e ha un colore bianco trasparente. Ma le sue caratteristiche sono,
tutto sommato, molto simili a quelle della lana di pecora, specialmente per il calore, la
resistenza e l’elasticità.

Il Mohair è usato quasi esclusivamente per i tessuti maschili estivi.

Il cammello

Tessuto lavorato con il pelo del camelide a due gobbe, che vive nei deserti dell’Asia
centrale.

Il pelo è di due qualità: quello di superficie è più grossolano, mentre quello sottostante è
più morbido e molto fine. Il pelo del dromedario, che ha una sola gobba e vive in africa, è
più scarso.

Il procedimento per ricavarne la fibra è simile a quello del Chachemire, e presenta delle
caratteristiche di sofficità, confortevolezza e calore; inoltre possiede un caratteristico
colore naturale che viene imitato largamente nella tintura dei tessuti, tanto che il nome
cammello viene usato indiscriminatamente per qualunque stoffa presenti lo stesso colore.

Il Lambswool

Il Lambswool è invece la lana ottenuta dalla prima tosatura dell’agnello, solitamente tosato
intorno ai 4 mesi di vita, particolarmente apprezzata per la caratteristica morbidezza, è
caratterizzata da una fibra ondulata che la rende adatta a lavorazioni di maggiore pregio.

La Seta

La seta è una fibra tessile di origine animale, che nasce appunto dall’attività naturale del
baco serigeno. Quest’ultimo viene nutrito con foglie di gelso ed ha la caratteristica di
costruirsi attorno un bozzolo col filamento di una sostanza secreta da se stesso; è appunto
questo filamento che diventa la seta grezza.

La seta è uno dei materiali più raffinati, e quindi costosi, tra quelli impiegati per la
produzione di tessuti per l’abbigliamento. Ha origini antichissime e proviene dalla Cina,
dove si è sviluppata una vasta tradizione di produzione e lavorazione di questo tipo di
filato.

La seta riflette la luce con uno splendore inimitabile ed assorbe facilmente le tinture con
grande ricchezza di sfumature. L’elasticità del filo di seta da al tessuto una particolare
resistenza ed il semplice contatto dell’aria gli consente di mantenere la sua freschezza
anche senza stiratura. La seta per la sua morbidezza permette una caduta perfetta degli
orli ed un facile drappeggio. Non resiste alla luce solare e si macchia con il sudore. E’
anallergica e trattiene il calore del corpo. La vera seta si riconosce al tatto e dal peso, ma
in caso di incertezza basterà bruciare un filo per accertarsene. Se è di seta brucerà
lentamente emanando un odore di corno tipico delle fibre animali.

La seta dunque è una fibra raffinata e costosa (per la laboriosità della produzione) ma
risulta tra le più pregiate per le sue caratteristiche di lucentezza, raffinatezza, leggerezza,
freschezza ed elasticità.

FIBRE NATURALI VEGETALI

Molti degli abiti e degli indumenti che indossiamo ogni giorno sono realizzati con tessuti
creati dalla lavorazione di fibre vegetali, come ad esempio il cotone e il lino, per citare i più
noti e diffusi. Esiste anche la canapa, destinata ad usi diversi nel campo dei tessuti.
Vediamo adesso nel dettaglio i vari tipi e le loro caratteristiche.

Il cotone

E’ una fibra vegetale ottenuta dalla peluria che si forma sui semi della omonima pianta. La
pianta è formata da un arbusto alto circa cm. 40, con foglie e fiori di colore rosso o giallo.
La prima operazione dopo la raccolta è la sgranatura, che permette di staccare le fibre dai
semi. Poi il cotone viene cardato e pettinato in modo da eliminare tutte le impurità. La sua
fibra viene qualificata in rapporto alla lunghezza, le cui misure variano dai 20 ai 40 mm,
maggiore è la lunghezza della fibra più il cotone è lucido e resistente, quindi più pregiato.

Composto per il 95% di cellulosa, il cotone è leggero, morbido ed assorbente. La fibra di


cotone, meno robusta del lino, non si usura ma si strappa; è poco elastica e pertanto si
sgualcisce. I lavaggi frequenti e l’esposizione al sole tendono a scolorire i suoi tessuti. Il
cotone è un isolante elettrostatico, un tessuto molto igienico, fresco e confortevole ed è
per questo che viene usato molto nella confezione di biancheria per la casa e di capi di
abbigliamento estivo.

Il Lino

Questa fibra è ricavata dal fusto di una pianta alta da 80 a 120 cm., poco ramificata e con
piccoli fiori, di un colore variabile dal bianco all’azzurro intenso, che fioriscono solo per un
giorno.
Le fibre di lino si mescolano a cotone, lana, seta, viscosa e poliestere e questi filati di
mischia permettono di ottenere molti tipi di tessuto. La combinazione di due fibre consente
di avere una “mano” diversa, cioè una consistenza ed un aspetto differenti da quelli
ottenuti con filati semplici.

Anche se attualmente la produzione di cotone ha avuto il sopravvento su quella del lino,


quest’ultimo è sicuramente più lucente, più confortevole al contatto con la pelle e assorbe
meglio il sudore; il lino è anche più resistente del cotone ma più ruvido, perciò si
sgualcisce facilmente.

Composto per il 70% di cellulosa, non provoca allergie, assorbe l’umidità e lascia
traspirare la pelle: pertanto è indicato per la confezione di capi estivi, lenzuola, tovaglie,
asciugamani e fazzoletti. Molto resistente, soprattutto se bagnato, può essere lavato
moltissime volte senza alterarsi, anzi diventa sempre più morbido, cosa importantissima
per i capi di abbigliamento e di uso quotidiano che richiedono lavaggi frequenti. Ha
bassissima elasticità, pertanto i tessuti in lino non si deformano. Non è peloso per cui, se è
usato come canovaccio in cucina, non lascia peli su piatti e bicchieri.

La canapa

Le fibre della canapa sono ricavate dalla lavorazione dello stelo della pianta omonima,
detto “tiglio”. Sono cave e igroscopiche, la combinazione di queste proprietà dona ai
tessuti di canapa un’elevata capacità termoisolante e traspirante insieme, pertanto sono
freschi d’estate e caldi in inverno. Inoltre la canapa è una tra le fibre naturali più resistenti,
sia all’azione meccanica (usura e strappi) che alle deformazioni, grazie a questa
caratteristiche un indumento di canapa risulta essere morbido, confortevole, fresco con il
caldo e coprente con il freddo, resistentissimo, indeformabile e duraturo.

Ma i tessuti di canapa rivelano altre caratteristiche ancora più speciali: sono riflettenti sia
dei raggi ultravioletti che degli UVA (fino al 95%), schermanti dai campi elettrostatici, non
conducono l’energia elettrica, non irritano la pelle perché sono anallergici e tengono
lontani i batteri dalla superficie del nostro corpo perché sono antisettici. Il sempre
maggiore interesse verso l’ambiente e le scelte “green” effettuate da giovani e meno
giovani hanno permesso un ritorno sempre più massivo dell’uso della fibra di canapa. Le
prime apparizioni di questo tessuto nel mondo della moda e dell’abbigliamento sono state
soprattutto le sacche ecologiche e le borse, realizzate in materiali grezzi, proprio per
mettere in evidenza la particolarità del prodotto.

Oggi, tuttavia, oltre ad esistere capi d’abbigliamento completamente in canapa, esistono


moltissimi indumenti con percentuali miste, in particolare di canapa e lana per gli
indumenti invernali.

La juta

La Iuta è la seconda fibra vegetale più importante, dopo il cotone, in termini di produzione
e consumo globale. E’ una fibra ricavata dalle piante del genere Corchorus, della famiglia
delle Malvacee, ed è la più economica tra le fibre vegetali.

La pianta predilige climi caldi e molto piovosi, monsonici, infatti circa l’85 % della
produzione globale si concentra nel Bangladesh, nell’area del Delta. Anche questa fibra,
come il lino e la canapa, si ricava dal fusto della pianta, che può essere alta dai 2 ai 4
metri.

Le fibre della iuta hanno un colore bianco, giallognolo o bruno e la sua qualità è
determinata dalla lucentezza. Le fibre migliori, più fini, lucenti e brillanti (dette anche fibre
d’oro) possono essere usate anche per fare un tessuto ad imitazione della seta.

Si distingue dal lino o dalla canapa per avere una maggior percentuale di lignina presente,
questo la rende anche più ruvida, rigida, lunga e resistente ma in misura minore rispetto al
lino e alla canapa.

Usata per gli imballaggi di genere alimentare, per le corde e la tessitura di tappeti in
quanto ha un elevato carico di rottura, garantisce un elevata traspirazione del tessuto ed e’
al 100% riciclabile.

La iuta, è stata gradualmente sostituita dall’uso di tessuti sintetici, ma la sua caratteristica


di biodegradabilità ha permesso la sua utilizzazione in nuovi campi, dove non sarebbe
stato possibile usare materiali sintetici. Uno di questi settori è la produzione di geotessili,
tessuti grandi e robusti usati per proteggere il suolo dall’erosione per i quali, ovviamente,
la caratteristica di biodegradabilità è fondamentale.

Per poterla utilizzare nell’abbigliamento o nell’arredamento, le sue fibre devono essere


miscelate con altre fibre tessili, come il nylon, la lana, il cotone, il polipropilene, il rayon,
che ne migliorino le caratteristiche come l’ aspetto estetico, la vestibilità o versatilità.

Il ramiè

Il Ramiè o Ramia, è una fibra bianca, molto lucente, che si ricava dalla corteccia della
pianta Boehmeria, della famiglia delle Urticacee.

La fibra di Ramiè è eccezionalmente lunga e resistente, specie se bagnata, ha una gran


capacità di assorbimento del colore, ma non sopporta i trattamenti chimici di finissaggio
che ne spezzano le fibre. Le fibre, per la loro scarsa coesione, presentano maggiori punti
di rottura, e, di conseguenza sono scarsamente elastiche e si rompono facilmente. Quindi
il tessuto che ne deriva tende ad avere una pelosità eccessiva ed una tendenza a rovinarsi
con gli sfregamenti o altro tipo di abrasione. La sua estrema facilità a disperdere le fibre,
implica numerosi svantaggi, tuttavia la fibra, se miscelata ad altre fibre tessili, ne può
migliorare le qualità.

Ad esempio miscelata al cotone, ne aumenta la forza e la capacità di assorbimento,


mentre miscelata alla lana ne accentua la lucentezza e ne minimizza la possibilità di
restringersi.

LAVORAZIONE DEI TESSUTI PER L’ABBIGLIAMENTO

Assistere alla lavorazione e alla trasformazione della fibra in tessuto, è come essere
testimoni di un atto di “magia”; la conoscenza e l’esperienza millenaria che sottostà
all’antica arte della tessitura merita uno sguardo “più attento” al mondo dei tessuti, dal
quale siamo continuamente circondati se non addirittura “a stretto contatto di pelle”.
Per giungere dalla fibra alle stoffe usate come tessuti per l’abbigliamento vi è tutta una
serie di passaggi. La prima operazione è la filatura, cioè l’unione delle fibre fra loro; di
solito in questa prima fase si procede anche alla tintura.

Vi sono due tipi di filatura: il cardato e il pettinato; nel primo sistema viene eseguito un
aggrovigliamento libero delle fibre, nel secondo invece le fibre vengono prima “pettinate”,
in modo da avere un andamento più ordinato che permette di ritorcere in modo più stretto
le fibre.

Il filato viene composto in tessuto nel “telaio”; quest’ultimo segue particolari schemi di
tessitura, detti “armature”, che rappresentano il modo in cui si intrecciano i fili con
andamento verticale (ordito) con quelli in orizzontale (trama

I principali schemi di tessitura, detti “armatura” sono quelli a:

Tela

L’armatura “Tela” è la più semplice: ogni filo della trama passa alternativamente sopra e
sotto ogni filo dell’ordito. Le tele sono molto resistenti e la loro struttura è usata per stoffe
leggere ed estive. I fili dell’ordito e della trama possono essere della stessa tinta o in due
colori differenti, in questo caso si ottiene una tela con un disegno o piccolissimi scacchi.

Batavia

E’ molto diffusa per la tessitura di stoffe d’abbigliamento maschile. La principale


caratteristica di questa armatura è che le stoffe che risultano prodotte con questo tipo di
armatura, hanno il dritto è il rovescio identico. Prodotti con armatura a batavia sono, ad
esempio, la grisaglia, il pied‐de‐poule, il principe di galles…

Saia o Levantina

L’armatura “Saia” è quella maggiormente impiegata nella produzione dei tessuti di lana e
una delle più resistenti. Il filo della trama passa sopra due o al massimo quattro fili
dell’ordito; successivamente si sposta di un filo verso destra o sinistra, formando
intersezioni diagonali che caratterizzano la struttura ad intreccio.

Raso

L’armatura “Raso” è quella nella quale i punti di intersezione fra trama e ordito sono ridotti
al minimo indispensabile. Il filo della trama passa sotto quattro o più fili dell’ordito in modo
sfalsato, lasciando slegati i fili dell’ordito. I tessuti con questa armatura appaiono lisci ed
uniformi, ma sono molto più facile a logorarsi.

Panama

L’armatura “Panama” è una variante dell’armatura “Tela”. Nell’armatura “Panama” i fili


dell’ordito e della trama sono accoppiati o multipli, senza intrecciarsi. Questa armatura è
più lenta ed ha durata e resistenza inferiore rispetto all’armatura “Tela”.
A Riccio

Nell’armatura “A riccio” si aggiunge all’armatura base (tela o saia) un filo in trama, che
viene allungato in anelli sulla superficie del tessuto. Questi anelli vengono poi tagliati o
rasati, come per il peluche o il velluto, o lasciati a forma di anelli, più o meno grandi, come
per la spugna.

Jacquard

Le armature per i tessuti a disegni richiedono invece dispositivi speciali fissati al telaio.
Una di questa è l’armatura “Jaquard” in cui i fili della trama e dell’ordito, controllati
individualmente da un dispositivo, si intrecciano creando motivi complessi. I tessuti
Jaquard sono molto costosi perché richiedono una lunga preparazione del telaio.

I TESSUTI

Dopo aver conosciuto le fibre, tutte le loro lavorazioni e caratteristiche, possiamo


finalmente vedere il prodotto finito. I tipi di tessuto e i loro utilizzi.

Alcantara

Tessuto ad armatura tela, in poliestere. Viene trattato con procedimenti di finissaggio che
lo rendono simile al camoscio per consistenza e leggerezza. In commercio si trova in una
vasta gamma di tinte. E’ impiegato per la confezione di capi di abbigliamento, per i
rivestimenti delle automobili e per l’arredamento. Può essere cucito una sola volta, se si
tolgono i punti rimangono i segni dei buchi.

Batista

Tessuto leggero in puro cotone ad armatura tela. A volte lo si trova in commercio in


mischia con piccole percentuali di poliestere o viscosa che gli conferiscono una maggiore
lucentezza. Trasparente e, nello stesso tempo, sostenuto, è un tessuto molto fresco,
ideale per la confezione di camice.

Crepe de Chine

Tessuto di seta ad armatura tela, con filato ritorto che gli conferisce il tipico aspetto
granuloso. Sono in commercio tessuti misti con poliestere, di basso costo e meno lucenti.
Leggero e resistente si usa per confezionare abiti da giorno e da sera, camicette vaporose
e biancheria intima. Valorizza in particolare i modelli drappeggiati.

Flanella

Tessuto ad armatura saia, prodotto con filato cardato. E’ reso compatto dalla follatura: una
operazione di finissaggio che feltra il tessuto rendendo la superficie leggermente pelosa.
Morbido e resistente, è un tessuto classico del guardaroba maschile. Si impiega per la
confezione di giacche e pantaloni. Con l’uso tende a spelarsi nei punti di maggiore attrito.
Georgette

Tessuto leggero ad armatura tela, in cotone, seta o viscosa.

Sottile e trasparente, ma di mano rigida, si impiega per confezionare abiti vaporosi con
giochi di sovrapposizione a più teli.

Mussola

Tessuto ad armatura tela, in puro cotone o cotone e poliestere.

Morbido e leggero, si drappeggia bene ed è adatto per la confezione di abiti, camicie e


boxer da uomo. Simile allo “chiffon” per la leggerezza è utilizzato anche nella confezione
di abiti da sera estivi, con più strati di tessuto.

Oxford

Tessuto in cotone o cotone e poliestere ad armatura tela. I fili di ordito e trama possono
essere dello stesso colore o alternarsi, formando rigature e quadretti.

Morbido e lucente, è di peso medio, adatto soprattutto per la confezione di camicie da


uomo. Il suo costo è basso e la durata è scarsa.

Piquet

Tessuto in cotone con motivi a rilievo, a righe, puntini, rombi e quadrati, determinati dalla
presenza di un ordito supplementare molto teso.

E’ un tessuto freschissimo, decisamente estivo, ideale per confezionare camicie, abiti,


giacche e capi per bambini.

Popeline

Tessuto ad armatura tela. Il nome deriva dal termine “papalina” perché la fabbricazione di
questo tessuto incominciò ad Avignone, sede del Papato nel XIV secolo. Generalmente è
in cotone e raramente si trova in lana, seta o viscosa. Compatto, morbido e lucido ha
sottilissime nervature trasversali. Di peso leggero, è un tessuto adatto per confezionare
camicie.

Twill

Tessuto di origine inglese, leggero e garzato, ad armatura saia, in cotone ,in viscosa o in
mischia. Morbido e caldo, originariamente usato per la confezione di camicie da notte e
biancheria maschile, ora viene impiegato per camicie da uomo e da donna.

Occhio di pernice

E’ un tessuto scuro con piccoli punti tondi chiari, utilizzato per la confezione di abiti da
uomo.
Cavalry twill

Il nome viene dalla cavalleria inglese. E’ un tessuto adatto a pantaloni. Una variante, con
coste più pronunciate, è la “Tricotine”, così chiamata perché imita, nell’aspetto, la maglia

Gabardine

Armatura a batavia. E’ caratterizzato da un effetto diagonale molto verticalizzato. E’ un


filato molto pettinato. Il buon gabardine si riconosce dalla regolarità delle coste: più sono
sottili e più è di qualità.

Pied-de-poule

Il nome, francese, significa “zampa di gallina”. L’effetto di colore si ottiene utilizzando


quattro fili chiari e quattro fili scuri a catena. Inizialmente, veniva utilizzato per nascondere
con il disegno, eventuali difetti del filato.

Principe di Galles

Il nome viene dal titolo degli eredi al trono d’Inghilterra che, dai tempi di Edoardo VII
vestivano spesso completi di questo tessuto.

Scozzese

Come delle vere e proprie bandiere, in origine i colori del tartan servivano a distinguere gli
appartenenti ai 33 clan delle Highlands scozzesi. Vengono tutt’ora realizzati, con il tartan, i
famosi kilt scozzesi.

Questo è tutto quello che si nasconde dietro alla creazione di un tessuto, le sue
caratteristiche, le lavorazioni e come possono essere utilizzati. Sicuramente adesso
presterai più attenzione a quello che acquisti e sopratutto saprai scegliere il tessuto più
adatto per ogni occasione.

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