Sei sulla pagina 1di 27

Francesco Moiso

LA FILOSOFIA
DELLA MITOLOGIA
DI F.W.J. SCHELLING
Dagli inizi all’Introduzione
storico-critica

a cura di
Matteo Vincenzo d'Alfonso

MIMESIS
Nuovo realismo
MIMESIS EDIZIONI (Milano – Udine)
www.mimesisedizioni.it
mimesis@mimesisedizioni.it

Collana: Nuovo realismo n. 11


Isbn: 9788857524887

© 2014 – MIM EDIZIONI SRL


Via Monfalcone, 17/19 – 20099
Sesto San Giovanni (MI)
Phone: +39 02 24861657 / 24416383
Fax: +39 02 89403935
INDICE

PREFAZIONE
di Matteo V. d’Alfonso 9

INTRODUZIONE 31

MEMORIA, DIVENIRE, SIMBOLO 45


1. La figura di Herder 45
2. Le riflessioni di Herder sulla nazionalità e l’individualità
dei popoli 59
3. Circostanze che hanno permesso al popolo greco
di rendersi immortale 67

IL MITO E IL SAPERE 71
1. Mito e conoscenza in Thomas Blackwell 71
2. Heyne seguace di Blackwell 89
3. La mitologia come racconto di fatti astronomici
in Volney 95
4. Il Sabismo e la religione astrale del calendario
secondo Dupuis 100
5. La questione omerica in Friedrich August Wolf 111
6. La critica all’interpretazione simbolica del mito
in J.H. Voß 120

LO STIFT DI TUBINGA 123


1. L’ambiente tubinghese alla fine del Settecento 123
2. Gli scritti accademici tubinghesi di Hölderlin e Schelling 132
2.1 Hölderlin: Paralleli tra “I Proverbi” di Salomone
e “Le Opere e i Giorni” di Esiodo 133
2.2 Schelling: De malorum origine 137
2.3 Schelling: Sui miti le saghe storiche e i filosofemi
del mondo antico 155
3. Lo Ältestes Systemprogramm des deutschen Idealismus 168
ORIGINE DELLA CIVILTÀ, PRIMO MANIFESTARSI DELLA RAGIONE
E POSSIBILE AVVENIRE DELL’UMANITÀ IN KANT 191
1. Il Supposto inizio della storia dell’umanità 191
2. La Idea per una storia universale dal punto di vista
cosmopolitico 204
3. Il “chiliasmo della ragione” 222

IL SISTEMA DELL’IDEALISMO TRASCENDENTALE DI SCHELLING 229


1. Il destarsi della coscienza e il sonno della natura 236
2. Libertà e natura: il ruolo della volontà 246
3. Necessità e libertà: l’imperativo e la storia 255

LA DOTTRINA DEGLI DEI DI KARL PHILIPP MORITZ 269


1. Punto di vista per i poemi mitologici 269
2. Il mito come tautegoria 279
3. La generazione degli dei 285

LA MITOLOGIA NELLE LEZIONI SULLA FILOSOFIA DELL’ARTE


DI SCHELLING 291

NASCITA, CONTRAZIONE DIVINA E PROBLEMA DEL TEMPO:


STUTTGARTER PRIVATVORLESUNGEN E WELTALTER 307
1. Le Stuttgarter Privatvorlsesungen 308
2. I Weltalter 315

LE DIVINITÀ DI SAMOTRACIA 321


1. Gli dei incompleti 321
2. Le ipotesi sui Cabiri 323
2.1. L’indagine di Astorio 323
2.2. Un Anonimo, Freret, Barthélemy e Sainte-Croix 331
2.3. Reinhold e l’interesse della massoneria 337
3. Identità e divenire in Dio 339
4. Il confronto con la Symbolik di Creuzer: emanatismo
ascendente contro discendente 352

FILOSOFIA E MITOLOGIA 367


1. Racconto e scienza 367
2. Grammatica e simbolica: il dibattito tra Hermann
e Creuzer nelle Lettere su Omero e Esiodo 373

IL VALORE DEL MITO. L’INTRODUZIONE STORICO-CRITICA DI SCHELLING 389


1. Filosofia negativa e filosofia positiva 389
2. L’empirismo superiore alla prova delle interpretazioni
del mito di Hermann, Creuzer e Hume 394
3. Il metodo storico-critico. lo schema triadico dei tipi di
interpretazione della mitologia e il monoteismo originario 401
4. Origine della mitologia e inizio della storia: il significato
del politeismo nel processo della coscienza 409
5. Il politeismo come base del monoteismo:
monoteismo relativo e rivelazione 416
6. Filosofia e mitologia: filosofia della mitologia, religione
naturale, religione razionale 427
7. Conclusione: religione mitologica e religione filosofica 441

REGISTRO DEI NOMI E DELLE OPERE 447


9

MATTEO V. d’ALFONSO
PREFAZIONE

Francesco Moiso (Torino 1944-2001),1


della scienza e dell’estetica, indiscussa autorità nella Schelling-For-
schung, si è formato alla scuola di Luigi Pareyson di cui fu anche
assistente ordinario nei primi anni settanta. Profondo esperto di cul-
tura tedesca tra sette e ottocento, a Schelling giunge dopo importan-
ti ricerche dedicate a Maimon e Fichte2
Fuhrmanns. Nel novembre 1981 è nominanto professore ordinario
-

della natura, un lavoro di ricerca che lo porta da subito a collaborare


con la Schelling-Kommission della Bayerische Akademie der Wis-
senschaften di cui diventa membro effettivo nel 1985. Parallelamen-
te approfondisce il confronto tra Schelling e Fichte ritrovando nelle

motivi che faranno evolvere lo stesso Schelling verso la posizione


della Freiheitsschrift.3
Nel 1990 è chiamato all’Università di Milano. Intanto la sua ri-
cerca si era ampliata a trattare la storia delle scienze ben oltre il solo

Negli anni novanta, pur mantenendo Schelling un ruolo di primo

Francesco
Moiso. Testimonianze di colleghi e allievi, Trauben, Torino, 2005, pp. 9-11 e 13-24.
2 , Mursia, Milano, 1972; Natura e cultura nel pri-
mo Fichte, Mursia, Milano, 1979.
Vita,
Natura, Libertà. Schelling 1795-1809, Mursia, Milano, 1990 e nel contributo
«Magnetismus, Elektrizität, Galvanismus Historisch-Kritische Ausgabe der
Bayerischen Akademie der Wissenschaften Werke, Ergänzungsband zu
Werke Band 5 bis 9, Frommann-Holzboog, Stuttgart-Bad Cannstatt, 1994, pp. 163-

Carteggio e scritti polemici, cura di F. Moiso, Prismi,


Napoli, 1986, la prima con commento storico-critico.
10 LA FILOSOFIA DELLA MITOLOGIA DI F.W.J. SCHELLING

piano nei suoi studi, gli interessi di Moiso si rivolgono alla morfo-

interpreti dell’insegnamento goethiano.4


Moiso ritorna decisamente a Schelling, con la volontà di aprire un

mitologia, anche in vista dell’attività editoriale in cui lo impegnava


la partecipazione alla Historische-Kritische Ausgabe della Bayeri-
sche Akademie der Wissenschaften.5
Ancora una volta il punto di partenza del suo lavoro è la ricer-
ca diretta sulle fonti schellinghiane che vengono passate in ras-
segna durante varie campagne di studio nei mesi estivi trascorsi

presentato nel secondo semestre dell’anno accademico 1999/2000,

Schelling, relativamente al periodo della sua produzione che va


dagli esordi alla Introduzione storico critica professata a Berlino
nel 1842. Alla raccolta dei moltissimi materiali relativi all’ultima

Moiso dedicherà l’estate 2001 e solo l’improvvisa morte, soprag-

potesse essere portato a termine. Nel frattempo però almeno la pri-


ma parte del suo lavoro aveva potuto essere messa al sicuro, sotto
forma di una approfondita dispensa universitaria – alla redazione
-
moniato dal numero di pagine complessivo e dalle più di seicento
che viene qui ripubblicata a più di
dieci anni di distanza.

4 Nel 2000 Moiso organizza a Torino la mostra “Goethe tra arte e scienza”, (catalogo
Goethe: la natura e le sue forme, Mimesis, Milano, 2002) e
-
cato inoltre i corsi degli A.A. 1998-1999 e 2000-2001 pubblicati sotto forma di
Nietzsche e le scienze, CUEM, Milano, 1999 e Goethe tra arte e scienza,
CUEM, Milano, 2001.
Schellinghiana di Guerini e Asso-

Schelling .
PREFAZIONE 11

Possiamo considerare il corso suddiviso in tre parti. Una pri-


ma, introduttiva, in cui vengono presentati prima protagonisti e
fonti del dibattito sulla mitologia del diciottesimo secolo, e poi gli

coevo Systemprogramm. Questa ricca introduzione storica e teorica

Schelling.6
-
tologia dello Schelling maturo, diversamente distribuite all’interno
del Sistema dell’idealismo trascendentale, della ,
delle Stuttgarter Privatvorlesungen e dei Weltalter
il tema mitologico guadagna progressivamente di importanza. Tra
l’esposizione del Sistema del 1801 e della del
1802 Moiso inserisce la trattazione della Götterlehre di Moritz, che
contribuisce fortemente a riorientare la concezione schellinghiana
Le Divinità di
Samotracia del 1815, operetta erudita originariamente pensata come
appendice ai Weltalter, dove Schelling si cimenta con il culto dei
Cabiri.
Introdu-
e, insieme, alla
ricostruzione del dibattito sulla mitologia dei primi anni dell’otto-
cento – fondamentale la disputa tra Hermann e Creuzer – nonché
-

della religione.
Il corso prende avvio con la lettura de «La nube» dai Dialoghi
con Leucò di Cesare Pavese. Incipit di particolare eleganza, accre-
sciuta dalla menzione del sodalizio di Pavese con Mario Unterstei-

lo narra, non in prima persona, ma attraverso la poesia, non antica,

primo che il mito esiste solo nel suo stesso racconto, il secondo che
la poetica del mito vive all’insegna del tragico, come espressione

Francesco Moiso interprete di Kant, Rivista di Storia della


12 LA FILOSOFIA DELLA MITOLOGIA DI F.W.J. SCHELLING

della radicale sofferenza di ogni essere umano per un originario di-


stacco e una perdita irrecuperabile. Il narrare mitico è espressione
-
ria e la lettura di Pavese segnala con sconvolgente forza l’elemento

dell’origine vissuta come imposizione di una legge che segna un

Né il mito si limita a
è
suo svolgimento narrativo, inaugura il divenire iscrivendone la tem-
post quem

oltre che uno dei più lucidi, sia stato Giambattista Vico, non a caso
tra gli ispiratori della poetica mitologica di Pavese. È con la sua
distinzione tra vero e certo che si è infatti affacciata per la prima
volta l’idea di una storicità della ragione umana depositatasi nelle
sue diverse forme di manifestazione. La conclusione è che la ra-
gione non può prescindere dal domandare del mito e, facendo ciò,
dall’interrogare il mito come suo primitivo documento. Può fare in
-

come

logos – la in senso stretto,

-
mo concetto di tautegoria

che se stessi.

alla luce dei contributi forniti da Herder, Kant e Goethe alla com-
prensione del rapporto tra l’uomo la sua natura e la sua ragione.
-
pea che, contro a un razionalismo astratto, propugnava un model-
lo di ragione saldamente ancorato nella natura. Questa concezione
PREFAZIONE 13

prevedeva non solo che la ragione emerga dalla sensibilità senza


una reale soluzione di continuità, ma soprattutto che, con il pro-
gressivo sviluppo della ragione, i sensi non perdano i loro poteri,
quanto più alta la sen-
sibilità, quanto più attivo lo spirito. Dopo Herder, Moiso chiama in

-
to imprescindibile per leggere l’intera operazione schellinghiana

nell’Idea per una storia universale dal punto di vista cosmopoliti-


co. Quasi che in Schelling la kantiana secolarizzazione della prov-
videnza vada ribaltata in una consacrazione della storia come estre-
ma possibilità di salvare la proposta di una positiva conclusione
dell’avventura naturale umana.
-
no occorso nell’epoca di cui è assurto a eponimo, la Goethezeit ap-
punto. Goethe ha fornito con la morfologia un metodo che apparenta
fenomeni naturali e culturali e nella teoria dei colori un modello di
identità circolare che Schelling saprà applicare anche alle divinità
-
legoria e in Faust ha dato corpo al mito della modernità; è riuscito,
grazie alla legge del bilancio, a dare forma intuitiva al principio
immanente al divenire della forme.
lezione in cui il suo nome non venga citato. Una sola cosa in Goethe
-

-
dare al mito come pendent culturale del mondo naturale, rintrac-
ciando per esempio nella durezza della sua poesia la stessa valenza
-
-

autentica – una posizione che Moiso mette in relazione con il §. 59


della kantiana Critica del giudizio, dove Kant accennava all’origine
metaforica del termine che denomina la categoria di sostanza. Allo
14 LA FILOSOFIA DELLA MITOLOGIA DI F.W.J. SCHELLING

di distruzione, analogamente a come non può darsi vita, nemmeno


-
ro e distruttore, un fuoco che lasciato libero divorerebbe tutto, ma
che se è sottomesso e contenuto diviene il calore stesso della vita e
l’energia che si manifesta in ogni gioco di forze naturali” (p. 39).
-
tavia compiere una lunga strada confrontandosi tra l’altro con il di-
battito che intorno alla mitologia divampò in Europa nel settecento
e, specialmente in Germania, andò particolarmente addensandosi in-
torno all’ultimo decennio del secolo. Moiso passa in rassegna i suoi
protagonisti uno per uno commentando ampi brani delle loro opere.
Per primo presenta lo scozzese Thomas Blackwell (1701-1757) con

di istruzione dei popoli. Alla base della sua interpretazione stanno


, perenne – il cui
contenuto di fondo resta immutato nel tempo al variare della sua
-
la mitologia risieda in metafore e allegorie. E se le prime valgono
come espressione immediata di un’immaginazione in ebollizione,
mentre le seconde sono forme stabili che fanno seguito al suo raf-
freddamento, insieme esse rappresentano due diverse strutture si-

-
lologica di Christian Gottlob Heyne (1729-1812) su come nei poe-
mi omerici possano convivere due forme espressive che richiedono
epos
e l’allegoria. Quest’ultima presuppone infatti un agente che abbia
-
minata, laddove nell’epos il narrante non ha spazio alcuno, assorbito
com’è nella pura funzione del raccontare. L’ipotesi di Heyne è allora
che Omero abbia mescolato in un nuovo racconto precedenti narra-
zioni naturalistiche e canti di aedi, diventando così il tramite di una
più antica sapienza e il mediatore, tramite l’allegoresi, delle rovine
di una metaforicità originaria.
Analogamente ritrovano nella mitologia un’originaria sapienza,
-
smo francese e protagonisti della Rivoluzione, Constantin François
de Chassebœuf conte di Volney (1757-1820) e Charles-François
PREFAZIONE 15

Dupuis (1742-1809). Dell’opera di Volney Moiso mette in luce la


valenza eminentemente politica di voler trovare dietro le differenti
-
-
stellazioni” (cit. p. 97). Questo comporta di vedere nei diversi culti
-
ligione, sorretti però da una positiva dottrina unitaria che, una volta
portata alla luce, possa accantonare le differenze religiose in nome
di una generale concordia che dischiuda una nuova era di pace. Si-

culto della natura organizzato secondo il calendario astronomico,


purtroppo interrotto dallo spiritualismo abramico, e indicava come
status quo ante can-

compare nel corso un illuminismo razionalistico che, contrariamen-


te alla posizione herderiana, nega il valore della storia e propugna

dell’Essere Supremo.
Il resoconto delle posizioni sulla mitologia termina prendendo in
considerazione il contributo di Friedrich August Wolf (1759-1824),

-
dea che i poemi omerici siano originariamente stati un’opera scritta
e il loro autore un individuo unico. Omero sarebbe al contrario il
nome di un’istituzione di canto aedico, e i suoi due poemi, messi per
la prima volta per iscritto solo nel VI sec. a.C., farebbero parte di
un ciclo mitologico unitario molto più ampio. A partire dalle discus-
-
-
tamente ogni interpretazione simbolica o allegorica della mitologia

Esaurito il contesto, Moiso può passare al giovane Schelling


nell’ambito dello Stift
interno la mitologia svolge, a diverso titolo, un ruolo di primo pia-
Paralleli tra i ‘Proverbi’ di Salomone e ‘Le opere e i giorni’ di
Esiodo De malorum
origine e
Ältestes Systemprogramm. Sono testi che Moiso
16 LA FILOSOFIA DELLA MITOLOGIA DI F.W.J. SCHELLING

Stift

i dotti per trasmettere concetti astratti al popolo incolto, tema che


-
coltà cognitiva inferiore, la sensibilità, si rapporti alle due superiori,
intelletto e ragione, una volta assunta la teoria kantiana della loro
scissione.
-

la loro astrattezza è ritraducibile in rappresentazioni chiare, ovve-


ro non concettualmente distinte, ma dotate invece di un contenuto

pratica. P
De
malorum origine, la ricerca verte infatti sulla genesi della ragione
stessa, che è intimamente spinta a cercare nel mito delle origini, il
Libro della Genesi, le tracce del suo primordiale insorgere. Moiso
fa notare come nell’interpretazione schellinghiana del testo sacro

-
der), ovvero il passaggio dalla sua preistoria, il mondo di natura,
all’inizio della sua storia (Rousseau), allorché l’unità della sensi-
bilità in cui l’essere umano vive passivamente viene incrinata dal-
la spontaneità dell’agire razionale (Kant). In nuce

“Nel primo momento tutto è identico all’interno di una sola facoltà,


la sensibilità […]. La seconda fase è caratterizzata da un agire indi-

principi, uno domina sull’altro.” (p. 154)


Il secondo scritto schellinghiano è invece dedicato al mito inte-
so come Urkunde, documento originario di un popolo. Per compren-
dere come Schelling immagina di potersene servire – una volta di-

e Mendelssohn presenti nel testo. La conclusione di Schelling è che


il mito rende effettivamente conto dell’attività della ragione ad uno

momento in cui la ragione, strappando l’uomo dalla mera sensibi-


PREFAZIONE 17

lità, si esprime immaginativamente affermando la sua embrionale


libertà. Viceversa esso perderà la sua autentica funzione veritativa,
una volta che tale separazione dalla natura sensibile sarà sancita
dall’intelletto
razionalità umana. Allora il contenuto di verità del mito verrà ad as-
sumere un mero valore narrativo e da prodotto dell’immaginazione
passerà ad essere una creazione fantastica.
Ältestes Systemprogramm
paiono convergere verso un progetto unitario, esplicitamente orien-
tato alla ricomposizione della frattura tra uomo e natura, e, all’inter-
no dell’uomo, tra sensibilità e intelletto – frattura tanto necessaria,
-

-
-

frammento per il tema del corso consiste nella sua celebrazione del
mito nell’auspicio conclusivo di una mitologia della ragione. La

nonostante non parli mai del mito, nella ricostruzione dei fonda-

e dal suo chiliasmo della ragione. È infatti la ragione stessa, e pro-


prio nella forma massimamente sviluppata auspicata da Kant, che
imporrà di guardare alla storia come luogo di dispiegamento del
divino, di cui l’elemento mitologico – come proprium espressivo e
dell’esperienza religiosa – è elemento imprescindibile.
Si può così entrare nella seconda parte del corso che prende in

Sistema dell’Idealismo trascendentale -


18 LA FILOSOFIA DELLA MITOLOGIA DI F.W.J. SCHELLING

le, ma importantissimo, sulle Divinità di Samotracia.


introdotte anche le posizioni del dibattito sulla mitologia dei pri-
mi decenni dell’ottocento, in particolare di Moritz e Creuzer. La
matrice kantiana appena esposta, Moiso la trova subito operante
nel Sistema dell’Idealismo trascendentale, “storia della coscienza,
o meglio dell’autocoscienza e, contemporaneamente, storia della
ragione dall’inizio del suo processo genetico alla conclusione nei
più alti prodotti dello spirito umano” (p. 229). Con la fondamentale

coscienza era un’astrazione, in Schelling saranno invece “azioni


come tali, […] fatti in divenire, […] operazioni reali” (p. 231).
Inoltre, nel Sistema dell’Idealismo trascendentale Moiso rin-
traccia già la matrice della ben più tarda Introduzione storico-criti-
ca

cui la produzione inconscia dell’immaginazione – l’intuizione pro-


duttrice
-

in forza dell’intuizione intellettuale che gli svela il piano produttivo


che sia alle spalle della stabilizzazione della forma manifestantesi

processo si mostra nel suo lato oggettivo offrendosi intuitivamente


schematismo
trascendentale, che Moiso trova il riferimento al mito contenuto
nel Sistema
momento del suo svanire, “per cui noi vediamo sempre la natura e
la realtà come un misterioso ‘alter ego’ di noi stessi dove, attraverso
una straniante percezione, i nostri tratti appaiono nello stesso mo-

performativamente come la ragione sia in grado di rintracciare i


suoi albori solo allorché si smarrisce e, nel racconto mitico, fa espe-
rienza della sua origine nell’altro da sé.
È giunto così il momento di affrontare la Dottrina degli Dei,
1791,
-
sivoglia contenuto dottrinario. Per Moritz l’analisi del valore sim-
bolico del mito viene in primo piano rispetto alla decifrazione dei
PREFAZIONE 19

linguaggio della fantasia, che dà vita a un mondo chiuso in sé inca-

mito Schelling recupererà il termine di tautegoria – originariamente

-
zante un ambito di realtà non naturale, ma culturale, e tuttavia dotata
della stessa resistenza della natura a venir ridotto a mero segno. In
forza della sua tautegoricità nel mito si può ritrovare l’originario
fondamento della cultura umana come seconda natura e insieme l’i-

necessità, insomma come campo del dispiegarsi della libertà e non

la storia in grande come espressione di una legislatività razionale,


invece che come cronaca dell’accumularsi di errori.
Schelling torna esplicitamente sulla mitologia nelle subito suc-
cessive
Moritz sono saldate a un’intuizione proveniente dalle osservazioni
sui colori di Goethe. Analogamente ai colori goethiani gli dei costi-
-
le ognuno, per complementarietà, richiama immediatamente tutti gli
altri. Moiso pone l’attenzione sul collassare delle categorie modali

elemento è ciò “che fa superare l’assolutezza fattuale delle distin-


zioni” (p. 295) e la sua importanza sta nella sua capacità di mimare
la logica della creazione del cosmo dal caos originario dell’indif-

di una processualità della mitologia che da Schelling non sarà più


abbandonata.
Una volta infatti che con il concetto di tautegoria si è trovata

Stuttgarter Privatvorlesungen, 1810, e ancor più con il successivo


progetto dei Weltalter -

prime Schelling approfondisce il concetto del carattere personale di


Dio elaborato nelle Ricerche sull’essenza della libertà umana di un

suo nascere, l’emergere dall’oscurità alla luce “come la brama pri-


20 LA FILOSOFIA DELLA MITOLOGIA DI F.W.J. SCHELLING

fondamento di Dio che abita un primordiale tempo prima del tempo


in cui egli non si manifesta come spirito, ma ancora come natura, la
Natura in Dio

dell’oro dove non esisteva distinzione tra bene e male, un’era tanto

come incompiuto, ovvero mancante di un principio che gli permetta


natura e ne-
-
da secondo lo spirito
propria, dove “Dio, come spirito, siede sul trono della natura, è la
sua luce, l’essere divenuto libero, Herr des Seins” (p. 310).
La successiva diciannovesima lezione, dedicata alla disamina di
-
so. Chi ha presente il pensiero di Luigi Pareyson, e in particolare la
raccolta postuma Ontologia della libertà (Einaudi, 1999), vi ritroverà
-
re divino, di cui segnala anche la prossimità con la dottrina ebraica
dello Tzimtzùm. Per Schelling tale soluzione è essenziale per riuscire
nascere e “rive-
larsi che prima non c’era” (p. 314). Moiso si riallaccia
Vita, natura, libertà,

l’intento […] innanzitutto speculativo [di] esaminare la struttura e le


reale come
pienezza vivente e datrice di vita, principio e garanzia di un sapere
e operare intimamente viventi e fecondi”.7 Dopo aver guidato la sua
-
plicata allo Schelling successivo alla Freiheitsschrift, per rivelare uno
-
-
dentità, guidato dalla pretesa di spiegare il vivente farsi dell’autoco-

ragione fosse osservata da una seconda ragione ad essa estranea” (p.

7 F. Moiso, Vita, Natura, Libertà. Schelling 1795-1809, op. cit., p. 7


PREFAZIONE 21

ma solo il suo morto deposito.8 Il modello alternativo che egli ora


propone è ricalcato sul rapporto tra il fare dell’artista e la sua opera.
Questa è “il risultato di un’autopoiesis [… mentre] l’artista […è] un

(ibidem -
so legge i Weltalter e la loro appendice, Le divinità di Samotracia,
come il più conseguente tentativo di Schelling di pensare adeguata-
mente la nascita. Parallelamente egli richiama però anche l’attenzione

temporalità, della coscienza e dell’eterno, e sul fatto che l’idea – già


della Freiheitsschrift – che in Dio risieda un fondamento che permette
-

pensata secondo la logica emanazionistica propria principio neopla-

ab
eterno
-
tologia l’impossibilità di guardare al luminoso mondo olimpico, in
sé conchiuso e compiuto, ignorando ogni riferimento al suo sorgere
-

tempo immemore venivano onorati nell’ambito di culti misterici a

anche della più generale curiosità che la sua epoca, principalmente


per effetto dell’importanza che le pratiche iniziatiche avevano per
la massoneria, mostrava verso il loro culto. Moiso ci tiene a passare
in rassegna le diverse ipotesi storiche circa numero e identità dei
Cabiri a rischio di far perdere l’ascoltatore e il lettore nei labirin-

espositiva e mimetica. Una volta però arrivati all’analisi dello scrit-


to schellinghiano Sulle Divinità di Samotracia, composto nel 1815
in occasione del compleanno del re Maximilian II di Baviera, ci si

8 Moiso aveva offerto una lucida ricostruzione dei termini della disputa tra Fichte e
Schelling nella sua Introduzione Carteggio e scritti polemici,
op. cit. Più in generale sulla posizione di Moiso verso Fichte mi permetto di rinvia-

luce” di Fichte
22 LA FILOSOFIA DELLA MITOLOGIA DI F.W.J. SCHELLING

ritrova in possesso di tutte le nozioni utili a separare la curiosità

Quanto dei Cabiri sta a cuore a Schelling è il loro essere dei


divenienti, che cioè non solo evolvono nel tempo, ma restano anche
-
tazioni dei misteri di Samotracia, il fatto che colà, forse addirittura
dai tempi dell’età dell’oro – di cui l’isola potrebbe essere un resto

un’era anteriore al nostro tempo storico – si celebrino riti che vedo-

con il ‘Dio che diviene’, ma anche ‘viene’, teso tra cielo e terra, tra
passato e futuro” (p. 337).

-
tità e differenza; dall’altro il problema, ad esso connesso, di come

constatato che non si può far ricorso alla conseguenza logica, giac-

Nella Freiheitschrift Schelling suggeriva di distinguere nell’essenza


secondo la propria natura e secondo
la propria esistenza
mette da parte ogni comprensione razionale della divinità come sem-
plice identità con se stessa, ci permette di pensare Dio come vivente,
ovvero come dotato di storia e generatore di una storia che risulti
iscritta in una temporalità eterna, ma non priva di processualità.
Nelle Stuttgarter Privatvorlesungen egli descriveva il Dio dell’o-
rigine come puro sprofondare nella sua facoltà di sentire, avvertire
sensibilmente se stesso in se stesso. Ora, nelle Divinità di Samotra-
cia
la “condizione in cui tutto e nulla stanno insieme immediatamente”
-

mancanza di tutto” (ibidem


originario indifferenziato solo respingendolo da sé come non-essere
onde affermare il proprio essere. Una meontologia – come decisione
su ciò che non dev’essere, il non-essere, di contro a ciò che Dio ha
PREFAZIONE 23

veste di autentica preistoria divina. È ricollegandosi esplicitamente

“fare dell’ontologia senza meontologia -

così indifferentemente identico con se stesso, da essere uguale all’a-


logos” (p. 348). Mi-

lo trova esposto nell’evoluzione da Demetra a Proserpina, giacché

è staccata dalla morte, l’essere dal non-essere. Ma è così, come un


emergere dell’essere dal nulla, che avviene anche la transizione dal
mythos al logos.
Per ben comprendere come per Schelling vada pensata la storia
-
sta da Friedrich Creuzer (1771-1858) nella Symbolik, di sette anni
successiva alle Divinità di Samotracia. Nel disaccordo tra le due in-
terpretazioni si riafferma la centralità della teoria schellinghiana sui
-
terpretava tale culto come testimonianza di un’antichissima dottrina
emanazionistica egizia nel cui grembo sarebbe maturata la religione
greca. Ma laddove egli pensava ad un emanazionismo discendente,
Schelling pensa a un’emanazione che procede dal basso verso l’al-

susseguirsi in serie discendente – così Schelling – gli dei si susse-


guono in serie ascendente; Axieros è bensì il primo essere, ma non

(cit. p. 364). Tale successione ascendente è capace di accompagnare il

siccome Kadmilos è il mediatore tra mondo divino e mondo umano


il mito dei Cabiri risulta anche funzionale a rappresentare l’analogo
compito di intermediazione svolto prima dalla mitologia, e poi dalla

che “il mito è parte della autocomprensione della ragione e non può

mitologico.
24 LA FILOSOFIA DELLA MITOLOGIA DI F.W.J. SCHELLING

Si passa così alla terza ed ultima parte del corso dedicato a let-
tura e commento dell’ -
la mitologia, vista come un’analisi del passaggio dalla meontologia
-
gene-
tica, o storica. L’atto di nascita dell’essere è un fatto storico e il suo
attestato è il mito in cui si racconta tale origine che “nella sua forma

non può operare in direzione di un recupero diretto del mito, ma es-


sere analogamente a come è ,
ovvero sua interpretazione alla luce del logos.
È
tra gli ultimi anni venti e i primi anni trenta (ma esposte a Monaco
ancora nel 1842). Per la messa a punto di un metodo d’indagine
del mitologico autenticamente empirico -
fronto con Hume, da un lato positivamente recuperato per la va-
lorizzazione dell’empirico, ma dall’altro criticato perché il metodo
della Storia naturale della religione non è da Schelling giudicato

sua nella forma di un empirismo superiore che sia


in grado di sviscerare l’autentico valore del mitologico attraverso
la rassegna di ogni forma in cui la mitologia è stata fatta oggetto di
attenzione nella storia del pensiero, “purché fosse effettivamente in
9
vendemmia

Introduzione
correttamente interpretato solo se inteso come fenomeno primaria-
mente religioso.
Questa soluzione, che Schelling si attribuisce come proprio spe-

che permette di comprendere il rapporto tra mitologia e cristianesi-


-
ché la sua corretta collocazione nella storia intesa come svolgimen-

, a cura di Tonino Griffero, Guerini e associati, Milano 1998, p. 384.


PREFAZIONE 25

politeismo non può essere inteso come semplice degenerazione di

proprio del politeismo per potersi autenticamente affermare, ovve-

esiodea, si susseguono gruppi di divinità di volta in volta sottomesse


a un dio superiore e anche delle divinità tramontate si può riconosce-
re ancora il potere divino. Questo solo dà testimonianza del fatto che
tali divinità ebbero autenticamente la forza di occupare la coscienza
umana, un potere che sebbene in forma indebolita, conservano an-

mitologia politeistica, esiste anche una mitologia del monoteismo e

di e da popoli.
Il politeismo diventa allora per Schelling l’indice della crisi spi-
rituale di un’originaria coscienza unitaria di Dio, la cui molteplice
rifrazione origina la contestuale nascita dei popoli dall’“unità indif-

‘malattia’ di Dio, divenuto diverso da sé ed entrato nel mutamento”


(p. 409). In un certo momento il monoteismo della rivelazione e il
politeismo devono insomma aver potuto occupare contemporanea-
mente la coscienza umana, che ha così potuto elevarsi a coscienza di
una divinità come divinità, distaccandosi da un più originario stato

Schelling parla di stupore della ragione -


mente sorti il politeismo e il monoteismo della rivelazione, legati
dalla logica reale della reciproca esclusione – cosa che nell’ebrai-

contemporaneo al diffondersi del politeismo, e che Dio ancora ad

divina lo stesso Dio monoteistico non potrebbe essere determinan-


tamente tale” (p. 416) e viceversa il Dio riconosciuto come unico
può apparire solo sullo sfondo del dio naturale. Quindi da un lato il
monoteismo non ha mai cessato di esistere, mentre dall’altro è la sua
26 LA FILOSOFIA DELLA MITOLOGIA DI F.W.J. SCHELLING

manifestazione ad esser mutata nel tempo, ad essere evoluta in forza


del rapporto di Dio con l’uomo in direzione di una storia che, ada-

Io sono colui che ero, io sono colui


che sarò, io ero colui che sarò, io sarò colui che sono […] il Dio di
cui si parla è un dio che c’è sempre stato ma è, allo stesso tempo,
sempre stato sulla base del suo separarsi dalla indistinzione origina-
ria” (p. 424).

la coscienza perviene a un rapporto di riconoscimento di Dio, per


-
done coscienza come

stabilire che i racconti biblici sono, sì, mitologemi, ma che essi pos-

l’evoluzione della coscienza. Nel mito tale coscienza dà corpo, non

naturali di cui la coscienza stessa è espressione reale nel proprio

-
le del processo per cui la realtà stessa si fa e diviene” (p. 432).

la natura si potenzia così in una natura seconda che non riposa più
nell’eterno, ma vive nel tempo, in un mondo che, rotto l’originario

stato di natura
con la natura che non è più in suo potere ristabilire, un’unione natu-
rale che nella separatezza dei tempi può vivere solo in uno stato di
-

eventi umani, nel loro rapporto con il divino, come storia della libe-
razione dell’uomo e insieme progressivo dispiegamento della liber-

conto del valore, tanto della verità


della veracità della religione rivelata. Quello che ancora manca, e
PREFAZIONE 27

reli-
, che non coincida con la morta religione razionale di
stampo illuministico, ma sia capace di “dimostrare nella sua possi-
bilità ciò che abbiamo conosciuto nella mitologia e, indirettamente,
anche nella rivelazione, vale a dire un rapporto reale tra la coscienza
umana e Dio” (cit. p. 444).
-
nava anche – “in attesa di una sua prossima ripresa” (p. 392) – il cor-

non sta nella celebrazione di un maestro o di un amico, ma nel fatto


che, a partire da un corso interrotto, un nuovo discorso su Schelling

parola di uno dei suoi interpreti più fecondi.

Lione, 22 gennaio 2014


29

NOTA EDITORIALE

Le lezioni di Francesco Moiso sono state pubblicate in forma di


dispensa nel gennaio 2001 dalla Cooperativa Universitaria Editrice
Milanese (CUEM) a Milano con il titolo -
gia di F. W. J. Schelling. Parte Prima. Dagli inizi all’Introduzione
storico critica. Il testo era stato costituito da me a partire dalla sbo-
binatura della registrazione delle lezioni, secondo una pratica che
avevo seguito anche per altri suoi corsi. Francesco Moiso l’aveva

e critiche.

errori. Ho altresì operato alcune variazioni nella partizione del testo

già a suo tempo disposta da me nell’ultimissima fase di confezio-


ne della dispensa. Ad una più accurata lettura – non più pressata
dall’urgenza di fare uscire il volume in tempo utile per permettere
agli studenti di preparare l’esame – alcune scelte di allora mi sono
apparse infelici e ho ritenuto opportuno cambiarle. Il registro dei
nomi e delle opere è stato curato da Simone Luca Maestrone.

Ringraziamenti

Questo lavoro di revisione editoriale è stato compiuto durante


un soggiorno di ricerca presso il Collegium de Lyon - Institut d’Étu-
des Avancees. Ringrazio il direttore Prof. Alain Peyraube per le ide-
ali condizioni di lavoro assicuratemi dal suo istituto.
Grazie inoltre a Cornelia Diekamp-Moiso e Carlotta Moiso per
avermi accordato l’autorizzazione a ripubblicare il testo.