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5. Come simulare una prova di esame?

Prove e chiavi dell’esame DITALS, dicembre 2001


di Maria Silvia Bigliazzi e Donatella Troncarelli1

L’esame DITALS è articolato in quattro sezioni: le prime due (A e B) hanno lo


scopo di testare la competenza operativa, cioè il sapere come operare per
raggiungere determinati fini. ; la terza sezione (C) vuole verificare la
competenza teorica (“metacompetenza”), cioè il sapere perché si è operato in
un dato modo; la quarta (D) mette alla prova le competenze glottodidattiche
orali del candidato.
5.1. Le prove della sezione A
La sezione A ha lo scopo di testare una delle principali abilità critiche richieste
a un insegnante: la capacità di analizzare il materiale didattico, cioè sapere
valutare a quale livello può essere usato, a quale approccio si ispira, quale
metodo adotta e poi eventualmente sapere adattare tale materiale alla propria
realtà.
Il tempo a disposizione per lo svolgimento della prova è di due ore e si ottengono
2 punti per ogni risposta corretta, per un massimo di 20 punti. La prova è
considerata superata con il conseguimento di minimo 12 punti. Si riportano di
seguito i quesiti della sezione A con eventuali possibili risposte.

ANALISI DI MATERIALI DIDATTICI

A1. Analisi di materiale didattico per livelli elementari


A1.1. Le pagine che seguono sono tratte dall’unità 6 di un corso
multimediale per stranieri di livello principiante ( Rete! 1, Balboni P.,
Mezzadri M., Guerra Edizioni, Perugia, 2000). Quale approccio
glottodidattico rispecchiano? Motivi la sua affermazione.

L’impostazione dell’U.D. rispecchia un approccio di tipo comunicativo: non


solo infatti vengono descritte le azioni che di solito si svolgono durante la

1
Il presente contributo è stato progettato e discusso insieme dai due autori. In particolare, Maria Silvia
Bigliazzi è autrice delle sezioni 5.1. e 5.2., Donatella Troncarelli delle sezioni 5.3. e 5.4.

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giornata, ma si pone anche l’attenzione sugli atti comunicativi, come il dialogo
sulle proprie abitudini, il chiedere informazioni sulla giornata del compagno,
ecc. Inoltre per la riflessione grammaticale il metodo è quello induttivo.

A1.2. Ritiene che le attività 10 pag. 73 e 13 pag. 74 siano adatte a


stimolare la produzione orale? Ne proporrebbe delle altre? Se sì, quali?

Direi di sì. Inoltre si potrebbero fornire delle immagini di “la giornata tipo di
..............................” che lo studente può descrivere o commentare oralmente.

A1.3. In base alla scansione dell’unità didattica, a quale fase corrisponde


l’attività 2 proposta a pag. 76?

Penso che l’attività si inserisca nella fase centrale dell’U.D., quella dedicata
allo sviluppo delle singole abilità. Viene richiesta una produzione scritta come
forma di reimpiego delle strutture linguistiche precedentemente apprese.

A1.4. Secondo Lei, quale è lo scopo dell’attività 3 proposta a pag. 77?


Ritiene che tale attività sia adeguata a questo livello? Perché?

Lo scopo dell’attività 3 è quello di sviluppare la comprensione globale di un


testo. Credo però che non sia adeguata a questo livello, in quanto i riassunti
non sono molto semplici e contengono vocaboli particolari, inoltre il tempo a
disposizione degli studenti è molto limitato.

A1.5. Indichi una tecnica utile da inserire in questa unità.

Penso che come tecnica per la verifica si potrebbe utilizzare un cloze facilitato,
che elenchi in calce i verbi (presentati nell’unità) da inserire o che presenti nei
vuoti un disegno, un’immagine, corrispondente alla parola eliminata.

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A2. Analisi di materiale didattico per livelli avanzati
A2.1. Le pagine che seguono sono tratte dal testo “Viaggio nel nuovo cinema
italiano” di M. Continanza, P. Diadori, Edizioni La Certosa, 1997. Secondo
Lei, quale approccio glottodidattico rispecchiano? Motivi la sua
affermazione.

L’approccio glottodidattico, a mio parere, è di tipo comunicativo-tematico in


quanto attiva tutte le abilità globalmente e inoltre il tema proposto avvicina lo
studente alla storia e alla cultura italiane.
A2.2. Come, secondo Lei, si potrebbero utilizzare le trascrizioni dei dialoghi
delle quattro scene?

Per un lavoro di verifica della comprensione, fornendo i dialoghi “spezzati” e


in disordine così che la consegna possa essere l’incastro dei pezzi dei dialoghi.
Inoltre si potrebbe lavorare sulle varietà linguistiche qui presentate facendo
rilevare le caratteristiche delle varietà regionali.

A2.3. Indichi quando queste sequenze cinematografiche consentono di


esporre contenuti difficili da presentare con altri mezzi.

Sono indispensabili per sostenere la motivazione e presentare l’aspetto culturale,


inoltre servono per far cogliere gli elementi prosodici delle diverse varietà
(accento, intonazione).

A2.4. Elabori una possibile prova di verifica per questa unità didattica.

Si potrebbe proporre un riassunto scritto delle varie sequenze o una produzione


scritta con i tempi passati .

A2.5. Secondo Lei, questo tipo di testo potrebbe essere usato per
l’autoapprendimento? Spieghi le ragioni della sua risposta.

Direi di sì perché le sequenze possono essere viste e riviste, le scene messe in


pausa, e quindi lo studente può prendersi il tempo che ritiene necessario per la
comprensione della lingua.

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5.2. Le prove della sezione B
La sezione B ha lo scopo di testare la capacità di progettare e produrre materiale
didattico utile e adatto alla classe in cui si opera.
Questa sezione è considerata superata con il conseguimento di minimo 12
punti, mentre il punteggio massimo ottenibile è 20 punti. Il tempo che il
candidato ha a disposizione per lo svolgimento delle tre prove B è due ore. Si
riportano di seguito i quesiti della sezione B con eventuali possibili risposte.

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COSTRUZIONE DI MATERIALI DIDATTICI

B1. Progettazione di una unità didattica


Costruisca lo schema di una unità didattica con il seguente obiettivo:
imparare i numeri.
I destinatari sono bambini di età compresa tra 6 e 8 anni. Non conoscono
l’italiano e sono scarsamente alfabetizzati nella loro lingua. I bambini
hanno provenienze diverse (Albania, Cina, Marocco, Algeria, Sri Lanka).
Il corso prevede 30 ore di lezione nell’arco di un mese. La durata della
lezione è di 1 ora e 30 minuti. I bambini saranno inseriti nella scuola
pubblica italiana al termine di questo breve corso.
Indichi il materiale da utilizzare e descriva le fasi di lavoro in classe per
l’unità didattica sui numeri.

Materiale: cartoncini colorati, forbici a punta arrotondata, piccoli giocattoli,


immagini, disegni

Fase iniziale
Innanzitutto presenterei ai bambini i numeri da uno a dieci con cartelloni colorati
in cui siano disegnati oggetti o animali corrispondenti al numero scritto sotto.
Poi pronuncerei a voce alta i numeri invitando i bambini a ripeterli dopo di
me.

Fase centrale
Darei quindi a ciascun bambino un cartoncino colorato sul quale sono disegnati
i numeri e glieli farei ritagliare. Quindi direi a voce alta un numero e chiederei
a ciascun bambino di portarmi il numero corrispondente ritagliato sul
cartoncino.
In seguito fornirei ai bambini delle immagini o disegni di oggetti a cui i bambini
dovrebbero assegnare il numero corrispondente (attività di accoppiamento
numero/immagine).
Fase finale
Infine proporrei ai bambini di giocare a ruba-bandiera dividendoli in due squadre
e assegnando a ciascun bambino un numero, lasciando che un bambino chiami
“i bambini-numeri”.

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B2. Utilizzo didattico di un testo
Costruisca un’attività didattica (completa di istruzioni) utilizzando le
immagini che seguono, per i destinatari individuati alla prova B1, che
abbia come obiettivo lo sviluppo della produzione orale.

Dopo aver chiesto precedentemente ai bambini di portare una propria foto e


foto e cartoline legate ad alcuni momenti importanti della loro vita, le utilizzerei
così:
i bambini a turno diranno in quale mese e giorno sono nati e accanto alla data,
sul calendario appeso al muro, verrà messa la foto di ciascun bambino.
Quindi inviterei i bambini a segnare negli spazi bianchi le date importanti del
loro calendario:
- il compleanno
- il compleanno dei fratelli
- il compleanno del papà
- il compleanno della mamma
E poi li solleciterei a farsi domande tra loro.
Poi chiedi al tuo compagno:
- Quando è il tuo compleanno?

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B3. Costruzione di una prova di verifica
Dati i destinatari indicati alla prova B1, costruisca un’attività allo scopo
di verificare la competenza comunicativa raggiunta dai bambini
relativamente all’apprendimento dei numeri.

Distribuiti alla classe dei fogli che illustrano figure di animali/persone/oggetti


precedentemente appresi, chiederei ai bambini il numero delle figure
nell’immagine (“Quanti/e sono?”) e poi, dopo averli divisi in piccoli gruppi, li
inviterei a scambiarsi le immagini e a farsi le domande.
Un’altra attività potrebbe essere il gioco della tombola condotto e giocato dai
bambini stessi.

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5.3. La prova C

Qualsiasi decisione relativa all’insegnamento,dall’individuazione degli obiettivi


didattici, alla selezione dei metodi da adottare, alla scelta dei materiali e delle
attività da proporre, implica assunzioni sulla natura dell’apprendimento, sugli
orientamenti pedagogici più idonei a promuoverlo e sull’oggetto da apprendere,
cioè la lingua. La prova C dell’esame DITALS verifica dunque la
metacompetenza glottodidattica, ossia la conoscenza dei presupposti teorici
che guidano l’azione didattica e che si collocano alla base delle scelte operative,
compiute nella pratica quotidiana.
Le 20 domande, di cui si compone questa sezione del test, assumono in parte
la forma di domande a scelta multipla o a scelta binaria, in parte la forma di
domande a risposta aperta. I quesiti sono formulati tenendo conto dei temi
affrontai e dei contenuti sviluppati nei testi di glottodidattica e italianistica che
costituiscono la “Bibliografia di base in didattica dell’italiano” di cui viene
suggerita la lettura per sostenere l’esame DITALS2. Il tempo a disposizione
per lo svolgimento della prova ammonta a una ora e si ottengono 2 punti per
ogni risposta corretta, per un massimo di 40 punti. La prova è considerata
superata con il conseguimento di minimo 30 punti.

5.3.1. I quesiti
Riportiamo di seguito i quesiti della sezione C inseriti nella prova di esame
DITALS del dicembre 2001.
1) La denotazione è:

A l’insieme dei valori affettivi che circondano la parola.


B il rapporto che sussiste tra la parola e il referente.
C il rapporto che lega il referente al significato.
2) In che cosa consiste la funzione ideativa di M. A. Halliday?

A nell’usare la lingua per esprimere un contenuto


B nell’usare la lingua per interagire
C nell’usare la lingua per realizzare testi ben costruiti ed adatti alla
situazione

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L’esempio di test riportato in questo capitolo è stato somministrato nel dicembre 2001 e si basava
sulla bibliografia indicata in P. Diadori, M. Maggini, P. Peruzzi (a cura di), La DITALS risponde 1,
Università per Stranieri di Siena, 2002, pp. 14-15. Una bibliografia aggiornata per la preparazione
delle sessioni di esame DITALS 2003 si trova nel cap. 3 di questo volume.

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3) Indichi quali tra le seguenti caratteristiche sono attribuibili al significato pragmatico
della lingua.

A è relativo a proprietà strettamente linguistiche


B è soggetto a mutamenti ed a negoziazioni
C riguarda il significato degli enunciati in quanto azioni sociali
D rende conto delle procedure che consentono l’interpretazione di testi e
discorsi

4) Che cosa si intende per diglossia?

5) Prendendo in considerazione la variazione diamesica della lingua, indichi a quale


livello risulta massima la differenziazione tra parlato e scritto e perché.

6) Spieghi che tipo di varietà linguistica è il foreigner talk e illustri le sue principali
caratteristiche.

7) Con l’espressione italiano lingua seconda generalmente si intende:

A l’italiano insegnato a stranieri in Italia


B l’italiano insegnato a stranieri fuori dall’Italia
C l’italiano insegnato a persone che lo usano in ambito familiare o nella
comunità culturale di riferimento
D l’italiano insegnato a persone di nazionalità non italiana che hanno
appreso un’altra lingua straniera prima dell’italiano

8) Illustri sinteticamente la funzione svolta dal “Monitor” nella teoria


dell’acquisizione linguistica elaborata da S. D. Krashen.

9) Nell’interazione strategica, l’approccio all’apprendimento della lingua straniera


teorizzato da Robert Di Pietro, è accordata centralità:

A alle strategie adottate nello svolgimento dei compiti


B alla performance del discente
C al ruolo dell’insegnante
D al totale coinvolgimento psico-fisico del discente

10) Un curricolo, cioè la pianificazione, l’implementazione e la valutazione di un


progetto di insegnamento, comprende la definizione delle mete e degli obiettivi
da conseguire. Indichi le mete glottodidattiche che dovrebbero rientrare in un
curricolo di italiano per stranieri.

11) Elenchi gli aspetti che dovrebbero caratterizzare un’unità didattica destinata
all’insegnamento precoce dell’italiano.

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12) Spieghi perché il “saper dialogare” è considerata un’abilità integrata.

13) Indichi quali delle seguenti attività rientrano tra quelle da proporre per lo sviluppo
delle abilità ricettive .
A griglia
B procedura Cloze
C role making
D progettazione del testo
E contrazione del testo
F transcodificazione
14) A quale obiettivo deve mirare il lavoro di riparazione condotto in classe?
A ad eliminare l’errore
B a sviluppare la capacità di monitoraggio ed autovalutazione del discente
C a correggere l’errore solo in modo indiretto
D a favorire il controllo da parte dell’insegnante
15) Scelga una lingua diversa dall’italiano e indichi alcuni dei principali problemi di
apprendimento dell’italiano che potrebbero incontrare i parlanti di questa lingua,
a livello fonologico.
16) Quale è il principale vantaggio dell’uso di materiali videoregistrati nella classe
di lingua?

A poter rivedere il documento filmato più volte


B poter svolgere attività basate sull’ascolto intensivo
C poter presentare l’italiano trasmesso
D poter presentare e analizzare la lingua nel suo contesto d’uso

17) L’italiano televisivo può essere considerato un superregistro?


[Sì] [No]
Motivi la sua scelta
18) Indichi quali delle seguenti espressioni sono associabili al concetto di verifica?

A strumento di misurazione
B processo conoscitivo
C processo interpretativo
D raccolta di dati
E accertamento delle conoscenze, abilità competenze, ecc.
F accertamento del rendimento degli studenti

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19) In cosa consistono i test performativi?

20) Cosa si intende per testing diffuso?

5.3.2. Le chiavi
Per favorire la simulazione dell’esame da parte di aspiranti sostenitori, si
ripotano di seguito le chiavi delle risposte al test. In fase di autocorrezione
occore tenere conto che le risposte ai quesiti 4, 5, 6, 8, 10, 11, 12, 15, 19, 20
sono solo indicative poiché, trattandosi di domande a risposta aperta, ogni
candidato espone i concetti richiesti secondo proprie modalità espressive. In
linea generale si suggerisce di osservare, nella formulazione di risposte a questo
tipo di domande, la massima pertinenza e sinteticità. Per la domanda n. 15 non
è data alcuna soluzione in quanto il quesito lascia libero il candidato di scegliere
la lingua e gli aspetti su cui operare un’analisi contrastiva in funzione di
eventuali problemi di apprendimento.

1. B) (cfr. Dardano Trifone 1995 p. 18)


2. A) (cfr. Dardano Trifone 1995 p. 87)
3. B), C), (cfr. Ciliberti 1994 p. 58-59)
4. “…diglossia è una situazione linguistica relativamente stabile in cui al fianco del
dialetto, della lingua regionale, o di quella standard, esiste un’altra varietà diversa
e complessa (…) veicolo di una tradizione letteraria ereditata nel passato dalla
stessa o da un’altra comunità linguistica, accessibile attraverso l’istruzione
formale, magari usata solo nella lingua scritta o per la comunicazione formale, e
mai invece usata dalla comunità per la comunicazione quotidiana.” (cfr. Tosi
1995 p. 88)
5. “La differenziazione fra parlato e scritto è invece massima a livello della testualità
e della pragmatica (…). Di norma, la trascrizione convenzianale di un testo parlato
spicca a prima vista rispetto a un testo scritto per la frammentarietà sintattica e
semantica e per l’uso massiccio di segnali discorsivi di vario genere. Il tessuto
testuale e il flusso dell’informazione sono spezzettati, scissi in blocchi accostati
l’un l’altro senza essere fusi in un periodo strutturalmente coeso, la progettazione
agisce su segmenti di discorso per lo più brevi e la macrosintassi risulta scollegata
(…)”. (cfr.G. Berruto, Varieta diamesiche, diastratiche, diafasiche, in Sobrero
1993 p. 41)
6. “Si tratta invece di varietà determinate dalla situazione in cui avviene la
comunicazione e dalla consapevolezza che il destinatario non è in grado di
comprendere adeguatamente il messaggio perché il suo apprendimento o la sua
acquisizione della lingua è ad uno stadio iniziale o comunque non avanzato (…).
Il foreigner talk si caratterizza per la massima semplificazione a tutti i livelli, in
particolare della morfosintassi, e viene impiegato per scopi pratici di

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comunicazione (...); è connotato da forme verbali semplici (preferenza per i tempi
presente e imperfetto), scarsa concordanza nel numero e nel genere, mancanza
di flessione morfologica, abbondanti ripetizioni, assenza di ipotassi, velocità
ridotta di emissione del flusso di parole, controllo della pronuncia e
neutralizzazione dei nessi più difficili.”(cfr. Coveri, Benucci, Diadori 1998 p. 161)
7. A) (cfr. Balboni 1994 p. 13)
8. “L’apprendimento consapevole è reso possibile da un monitor la cui funzione
principale è quella di correggere (…) il messaggio linguistico prodotto. Tale
controllo può avere luogo se vengono ottemperate tre condizioni:
• se il discente ha sufficiente tempo per elaborare i dati;
• se l’input è focalizzato sulla forma della lingua (…);
• se il discente conosce la regola implicata.” (cfr. Ciliberti 1994 p. 52)
9. B) (cfr. Serra Borneto 1998 p. 205)
10. “Le mete glottodidattiche, valide per l’insegnamento di ogni lingua, si articolano
in due blocchi:
a) lo sviluppo della competenza comunicativa nella lingua che costituisce l’oggetto
da acquisire;
b)lo sviluppo della competenza glottomatetica. Cioè della capacità di
apprendimento, riferito anche a tutte le altre lingue che l’allievo studia o studierà
in futuro.” (cfr. AAVV. 1995 p. 111)
11. “a Accentuazione delle fasi globalistiche (…)
b. Ludicità diffusa (…)
c. La selezione dei contenuti
I contenuti di un corso di italiano precoce sono diversi da quelli destinati ad
adolescenti e adulti non solo quantitativamente, ma soprattutto sul piano
qualitativo, cioè nella scelta delle abilità, degli atti comunicativi, delle nozioni
grammaticali (…)
d. La fase di controllo (…)
Può dunque convenire limitare molta dell’attività di controllo all’analisi del
feedback che si può avere dalle esecuzioni di giochi e di attività varie).
e. L’aspetto glottomatetico (…)
Più che riflettere sul modo in cui si apprende, infatti, ci sembra utile far riflettere
sul fatto che l’italiano (…):
- si può apprendere
- può essere appreso giocando
- può essere usato per comunicare.
Si tratta di tre ‘scoperte’ del bambino che in realtà costituiscono un investimento
per tutta la sua carriera futura di studente e che quindi rimandano alla dimensione
formativa dell’insegnamento dell’italiano… dimensione più rilevante

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nell’insegnamento precoce che in qualsiasi altro livello scolastico.” (cfr. Balboni
1994 p. 71)
12. “Lungi dal mero alternare fasi di ascolto e produzione linguistiche, chi dialoga
deve comprendere la situazione sociale in cui agisce (…) e produrre testi
congruenti alla situazione, cioè ai ruoli sociali e agli scopi (…), all’argomento,
al momento e al luogo (…). Le fasi di comprensione e di produzione si alternano-
intersecano in tempo reale, coinvolgendo anche codici extralinguistici (…).”
(cfr. Balboni 1991 p. 49)
13. A), B), F) (cfr. Balboni 1991 pp. 21-33)
14. B) (cfr. Ciliberti 1994 p. 173)
15. ———————
16. D) (cfr. Diadori 1994 p. 42)
17. SI’, perché “(…) oltre ad avere dei propri generi peculiari (…) ingloba e piega
alle proprie caratteristiche e alle proprie funzioni tutto ciò di cui si può
appropriare , sia come semplice mezzo di trasmissione via etere di contesti
comunicativi di ambito diverso (cinema, teatro, conversazione spontanea, ecc.)”.
(cfr. Diadori 1994 p. 12)
18. B), D), E) (cfr. Porcelli 1992 pp. 30-34)
19. “I test performativi consentono di evitare queste complicazioni perché, per
dimostrare di aver capito, l’esaminato deve eseguire le istruzioni che gli vengono
fornite oralmente (…). I test performativi non sono necessariamente limitati ad
una sola istruzione rivolta ad una persona alla volta, ma possono essere collettivi
e prevedere sequenze di istruzioni.” (cfr. Porcelli 1992 p. 115)
20. “Si definisce test ‘diffuso’ il testing condotto quotidianamente, durante l’attività
didattica, senza che si abbia una verifica formale, dichiarata.” (cfr. Balboni 1994
p. 97)

5.4. La prova D

La prova D dell’esame DITALS verifica la capacità del docente di destreggiarsi


nella realizzazione di compiti comunicativi orali connessi all’espletamento
della propria funzione, quali illustrare un’attività, dare le consegne, fornire
spiegazioni, correggere errori ecc.
I quesiti di cui si compone la prova sono due:
• D1, in cui è richiesto di organizzare e simulare una lezione per studenti
di livello elementare;
• D2, che prevede l’organizzazione e la simulazione di una lezione rivolta
a studenti di livello avanzato, generalmente a partire da un testo dato.
Per ciascun quesito il candidato ha a disposizione 10 minuti da dedicare alla
pianificazione e alla preparazione e 5 minuti per audioregistrare la prestazione

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didattica progettata, simulando di rivolgersi ad una classe.
Il tempo a disposizione per lo svolgimento dell’intera prova ammonta a 30.
5.4.1. I contenuti
D1
Come svilupperebbe, in una classe di studenti adolescenti con un livello di
competenza principiante, la capacità di “parlare di sè, dei propri gusti e
interessi”?
Immagini di progettare un intervento in classe: indichi (all’inizio della
registrazione), i materiali, i sussidi, le tecniche ovvero le attività, che crede
possano favorire la presentazione di questo atto comunicativo. Simulando di
rivolgersi alla classe fornisca le istruzioni per lo svolgimento della prima attività.

D2
Legga il seguente testo. Si tratta di un articolo comparso su L’espresso, un
noto settimanale italiano, del 1 novembre 2001. Facendo riferimento ai livelli
del Common European Framework previsti dal Consiglio d’Europa indichi
(all’inizio della registrazione), il livello degli studenti ai quali lo destinerebbe
e, simulando di rivolgersi a loro, fornisca le istruzioni per una attività finalizzata
alla comprensione scritta.

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PROFONDO NORD

La disfida del baccalà


C’è la versione vicentina. E quella veneziana. In competizione

di Bruno Manfellotto

La vita continua nel Profondo Nord. Alla faccia di Osama Bin Laden. E
con essa continuano le baruffe da strapaese e le eterne liti di campanile,
meglio se gastronomiche. L’ultima tira in ballo nientemeno che baccalà
e stoccafisso e ha tenuto al lavoro per un bel po’ le sottili diplomazie
della Regione Veneto alla ricerca di un equo compromesso.

Accade infatti che il baccalà, per storia e tradizione (e pure per


definizione prevalente nei ricettari), sia immancabilmente alla vicentina,
nel senso di farina, olio, latte e vino. Poi ha via via dilagato: nei giorni
di magro ha buone radici nel Mezzogiorno (ma annegato nel pomodoro),
per non dire della Bassa Padana, dove talvolta se la batte con il luccio
(sulla polenta abbrustolita). Ma è Venezia che aspira a esserne la capitale
alternativa. Qui, all’ombra di San Marco, è sorta da qualche tempo
un’agguerrita Confraternita del baccalà (naturalmente mantecato) che
se non può pensare di surclassare la sua omologa di Vicenza, almeno la
sfida tutte le volte che può.
Che facciamo, ci spacchiamo sul baccalà? Come se non bastassero ben
altre divisioni e i venti di secessione che di tanto in tanto soffiano intorno
alla Laguna. Un fastidioso problema per gli assessori regionali,
impegnati da tempo nel rilancio dei prodotti-identità (li chiamano proprio
così) che, dicono, stanno facendo conoscere il Veneto nel mondo: il
radicchio, l’asparago, la polenta, le grappe. E il baccalà, naturalmente.
Altro che Giorgione e Tiziano.

Già, ma baccalà di su o di giù? Dell’entroterra o del mare? Insomma, di


Vicenza o di Venezia? L’esigenza di un saggio equilibrio politico-
gastronomico s’è riproposta in occasione della stesura del libro
promozional-celebrativo “Stoccafisso e baccalà nel piatto”, voluto sì
dalla Regione però stampato a Vicenza. Il cauto sottotitolo
(“Interpretazioni della tradizione veneta”) denuncia lo spasmodico
tentativo di far passare il principio che ognuno può fare (il baccalà)
come gli pare. Ma mentre il volume - per citazioni, ristoranti, curatori e
fotografi - registra un indelebile marchio vicentino (confermato peraltro
dalle tradizionali annuali giornate italo-norvegesi che si svolgono
appunto a Vicenza, in onore delle terre da cui partì il benemerito “stock-
fish”), per la presentazione dell’opera si è scelta invece la sala Pedenin
di Palazzo Balbi, a Venezia, sede della Regione. Trionfo del politically
correct.
Tra i relatori, l’immancabile sociologo, che nel timore di dover scegliere
tra Montecchi o Capuleti se l’è cavata dicendo che la ricetta migliore è
sempre quella del “bacalà de me mama”. Ma il definitivo, simbolico
embrassons nous c’è stato quando un vassoio di fragranti assaggini
(mantecato sul pane, con patate, con polenta) è stato trasferito, su ordine
del Presidente della Regione Giancarlo Galan, nel confinante salone
della giunta. Ora dell’aperitivo? O machiavellico istinto politico?

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5.4.2. La valutazione
Al fine di ridurre la soggettività del valutatore e di uniformare le metodologie
di correzione, il risultato della prova viene preso in esame facendo riferimento
a una scala di misurazione analitica basata sull’isolamento di 5 variabili della
prestazione didattica3:

• ideazione, cioè la pianificazione della lezione;


• adeguatezza al livello di conoscenza dell’italiano da parte degli studenti
previsti, delle attività, dei materiali e dei contenuti selezionati;
• contenuti, cioè l’appropriatezza degli argomenti alle richieste della
prova;
• capacità comunicativa, ossia la capacità di conseguire gli obiettivi fissati
dalla prova;
• conoscenza dell’italiano, che deve corrispondere a un elevato grado di
padronanza sia per il candidado di madrelingua italiana che straniero.

La scala è applicata sia al quesito D1 che D2 e a ciascun parametro è assegnato


un valore che va da 0 a 2 punti. Il punteggio minimo conseguibile per il
superamento della prova è 12 mentre il punteggio massimo è 20.

3
Per visionare esempi di svolgimento della prova D e per maggiori dettagli sui criteri di valutazione
vedi: Paola Peruzzi, “6. Come testare le proprie competenze glottodidattiche orali ? Esempi di prove
della sezione D” in P. Diadori, M. Maggini, P. Peruzzi (a cura di), La DITALS risponde 1, Università
per Stranieri di Siena, 2002, pp. 131-144. Un altro esempio di prova di esame DITALS si trova in P.
Diadori (a cura di), Insegnare italiano a stranieri, Le Monnier, Firenze 2001, pp. 324-338.

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