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LIBRI SAPIENZIALI – riassunto aa 2015/2016

Capitolo I
LA SAPIENZA IN ISRAELE E LA LETTERATURA SAPIENZIALE

1. Il concetto di sapienza e la sua terminologia

 Terminologiala "sapienza" in Israele è compresa dentro il sistema della vita e della conoscenza
del singolo individuo concreto e del suo mondo relazionale e per tale ragione ogni possibile
definizione deve prendere in considerazione la specifca origine esperienziale e storica dei diversi
testi sapienziali.
 Comporta infatti una serie di relazioni. Dall'abilità dell'arte alla percezione religiosa del mondo e
della storia, dalla domanda sul dolore e sul senso della vita alla capacità di saper vivere senza
soccombere, dalla ricerca dei principi dell'universo alla memoria della storia patriarcale e delle
sue tradizioni, dalla conoscenza dell'operare di Dio nella storia all'esperienza religiosa dell'essere
trascendente di Dio.

 b) Diverse accezioni del concetto di hokmah


 La sapienza in quanto qualità dell’uomo :
o significati di hokmah che si riferiscono all'attività umana (concezione radicata nel mondo
mesopotamico, l'intelligenza pratica )
o significati che riguardano il comportamento etico-religioso della persona.
o Significati che la collocano a livello trascendente in una dimensione propriamente
teologica
 La sapienza in Dio : i libri sapienziali, che la presentano come realtà che appartiene
essenzialmente a Dio.
o La sapienza come dono che Dio concede all'uomo e bene a cui l'uomo deve aspirare
o La sapienza cone proprietà facoltà di Jahve, quale creatore che ha fatto tutto
sapientemente
o La sapienza come la realtà preesistente a tutto il creato.

2. La letteratura sapienziale nel contesto canonico

 Il corpus sapienziale è composto da cinque opere accomunate da un preciso orizzonte storico-


culturale e giunte alla loro forma definitiva nel periodo postesilico: Giobbe, Proverbi, Qoèlet
(Ecclesiaste), Sapienza e Siracide (Ecclesiastico), seguendo l'ordine che si trova nel canone biblico.
 Occorre aggiungere i libri canonici di poesia lirica (Salmi, Cantico dei Cantici e Lamentazioni).
 Hokmah e letteratura canonica— Una verifica più puntuale delle relazioni della hokmah
all'interno della letteratura biblica consentirà una maggiore visualizzazione della presenza e della
rilevanza del corpus sapienziale.
 Un'evidente relazione con il mondo della letteratura sapienziale emerge da alcuni testi del
Pentateuco e dai libri storici.
 Il racconto jahvista delle origini e il suo sviluppo sapienziale(Gn 2,4b-3,25) presentano numerosi
elementi e legami sapienziali e midrashici, sia per i temi (creazione, peccato, ecc.) che per il
vocabolario.

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 Un'altra la storia di Giuseppe (Gn 37-50), la cui funzione didattico-narrativa pone l'intera vicenda
del “giusto perseguitato” ed esaltato ed insieme del destino della sua famiglia patriarcale nella
prospettiva della riflessione sapienziale o mediante la relazione tra legge e saggezza, a partire
dall'alveo stesso della vita religiosa e sociale del popolo.
 La relazione tra sapienza e profezia appare più complessa e per diverse ragioni conflittuale. A
partire dalla letteratura profetica di Isaia emerge il tema della lotta tra i profeti e l'arroganza dei
"saggi", che rappresenta in realtà il conflitto teologico intorno alla salvezza d'Israele Is, Ger,
richiamano alla rettitudine e condannano l’ingiustizia.
 E anche i libri di poesia lirica hanno forti punti di contatto con la hokmah. in modo speciale dei
“salmi sapienziali”.

3. Il contesto storico della letteratura sapienziale d'Israele

 Il contesto principale deriva dall'ambiente sapienziale mesopotamico ed egiziano, due civiltà


precedenti alla apparizione di Israele, dotate di propri centri di cultura, di strutture
amministrative e cultuali.
 Nel mondo biblico l'attività della ricerca e della sapienza viene attribuita idealmente alla figura
del re Salomone.

 a) La sapienza extrabiblica
o ci fu la conferma dell’interazione sapienziale tra il mondo biblico e le civiltà extrabibliche
(Egitto, Mesopotamia,canaan..) il legame apre nuove prospetive per cogliere la richezza e
l’universalità del genere sapienziali in Israele.
 b) La sapienza in Israele
o la maggior parte dei proverbi e delle sentenze antiche, non sembra possedere un'origine
scolastica, bensì presuppone una provenienza dall'ambiente della campagna e dei
villaggi.
o “vita familiare” dove si custodiscono e si trasmettono l'esperienza religiosa e le
consuetudini locali che costituiscono la sapienza “popolare” con le sue tradizioni e i suoi
detti. Nella Bibbia vengono talora menzionati contesti scolari (Qo12,9 sir 51,23) che
presuppongono una struttura didattica di tipo istituzionale, una specie di “scuola” (bêt
midrash) la cui presenza è collocabile nell'ambiente di Gerusalemme intorno alla fine del
III secolo a.C. Seguendo il modello delle civiltà mesopotamiche ed egiziane, in Israele
dovettero esistere centri scolastici: finn dal VI secolo a.C., venisse impartito
l'insegnamento in case private o luoghi ed edifici pubblici (porta della città, mercato,
portico) ai giovani figli di nobili e di funzionari. Riguardo all'attività sapienziale
dell'ambiente regale e della vita di corte, la pratica burocratica e diplomatica, la
conoscenza di sistemi si scrittura e la necessità di saper fornire il consiglio politico-
amministrativo ai sovrani rappresentava un'esigenza primaria anche per uno sviluppo
dell'attività sapienziale.
o La figura dei “saggi” in Israele la figura dei “saggi” in Israele va collegata a quella cerchia
di persone profondamente religiose, che ricoprivano incarichi e ruoli educativi
diversificati: maestri di corte, funzionari regi con incarichi vari, maestri di famiglie della
classe superiore, maestri popolari, scribi ed esperti della Legge. E non implica
esclusivamente una “sapienza dotta”.

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Capitolo II
PROSPETTIVE LETTERARIE E TEOLOGICHE DELLA SAPIENZA

 La letteratura sapienziale evidenzia aspetti singolari della natura della sapienza e delle sue
relazioni, sia nel contesto biblico che extra-biblico.

1. Le forme e i generi sapienziali e poetici

 Precisare la rilevanza delle forme specifiche da intendersi come mediazioni letterarie,


corrispondenti a modelli concreti della vita sociale e religiosa, che si caratterizzano per la loro
funzionalità comunicativa, tipica del contesto sapienziale.

a) Alcuni generi sapienziali


 L'impiego del proverbio (mashal)
o il mashal biblico si presenta generalmente con una struttura formata di un monostico,
costruito in due metà parallele, da cui si può scorgere la sua forma primitiva: “La stadera
e le bilance giuste appartengono al Signore, sono opera sua tutti i pesi del sacchetto” (Pr
16,11)
o la valenza storica e narrativa del mashal, che presuppone la dimensione del racconto, la
memoria ripensata dell'esperienza vissuta, più volte ripetuta e sperimentata ed infine
riformulata in forma aforistica.
o l'efficacia didattica dei proverbi si fonda sull'idea che l'esperienza umana si presenta
davanti agli occhi degli uomini in forma complessa, Si potrebbe quasi alludere alla vita
umana come un “arte” da imparare, “saper vivere” ordinatamente.
o ma spesso contiene una forte prospettiva etica ed esprime giudizi di valore, gli appelli
alla giustizia, all'onestà, alla rettitudine che conducono alla vita e alla felicità contro
l'empietà

 I ricorsi stilistici:
 Sul piano dell'analisi letteraria bisogna riconoscere che rimane inscindibile la relazione tra forma
e contenuto e che questo principio vale soprattutto per la letteratura sapienziale.
 Prevale nella poetica ebraica l'uso del parallelismo (ripetizione o sviluppo di una intuizione
poetica in un'idea o frase parallela) , sia formale (a motivo della valenza ritmica della lingua
semitica) che contenutistico, che comprende tre principali forme:
o 1. il parallelismo sinonimico, che evidenzia lo stesso concetto mediante l'uso dei
sinonimi: «Tieni lungi da te la bocca perversa e allontana da te le labbra fallaci»
o 2. il parallelismo sintetico, che esprime una gradazione o uno sviluppo del concetto nel
secondo stico: «Il saggio assale una città di guerrieri e abbatte la fortezza in cui essa
cofidava»
o 3. il parallelismo antitetico, secondo cui i due membri presentano concetti opposti:
«Tutta la vita l'empio indulge alla cupidigia, mentre il giusto dona senza risparmiare»

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 Inoltre la sonorità propria dei testi semitici,
o 1. l'uso dei proverbi comparativi che implicano una valutazione morale con espressioni
tipiche “è meglio, vale di più…”:
o 2. La costruzione di proverbi che presentano esperienze ed aspetti contrapposti, da cui si
traggono sentenze e consigli per il lettore/uditore al fine di saper affrontare le diverse
situazioni della vita: “Non rispondere allo stolto secondo la sua stoltezza per non divenire
anche tu simile a lui. Rispondi allo stolto secondo la sua stoltezza perché egli non si creda
saggio”
o 3. l'impiego delle domande dirette che riflettono l'attività didattica e stimolano il
lettore/uditore ad una risposta: “A che serve il denaro in mano allo stolto?

 le forme più comuni con cui viene espresso il messaggio sapienziale sono le sentenze e i consigli.
La caratteristica principale di distinzione delle sentenze dai consigli sta nella forma verbale: le
sentenze posseggono il verbo all'indicativo mentre i consigli all'imperativo.
 nel genere sapienziale si ponga in rilievo la valenza didattica della narrazione mediante enigmi o
indovinelli, che mirano a “ricercare” le soluzioni ai problemi quotidiani.
 Al genere sapienziale appartengono le preghiere sotto diverse forme.
 forme letterarie che hanno la funzione di insegnare la via della sapienza e di veicolare negli
uditori il messaggio sapienziale.
o 1. forma dialogica che assume un ampio ruolo nella letteratura di contestazione
dell'antico Oriente e costituisce il mezzo più comune per affrontare e sviluppare le
questioni.
o 2. forma è costituita da poemi didattici in cui vengono presentati storie e modelli di
insegnamento che rappresentano appelli a vivere secondo giustizia e sapienza, esempi di
comportamento saggio e timoroso di Dio da imitare o al contrario profili negativi da
evitare.
o 3. forma sapienziale comune nelle culture dell'antico Oriente è costituita da liste di nomi
di diverso contenuto (tassonomie, elenchi enciclopedici di zoologia, botanica, ecc.) che
hanno come scopo la presentazione sintetica delle ampie conoscenze degli uomini saggi
dell'umanità e servivano a facilitare la pratica della scrittura e della lingua.

b) La poetica biblica
 per la poetica ebraica si deve ipotizzare l'influenza delle tre aree culturali(il contesto
mesopotamico e in particolare babilonico, gli influssi della poesia innica religiosa egiziana e il
mondo culturale cananaico, rappresentato soprattutto dalla interessante ed ampia
documentazione reperita a Ugarit)
 La complessità della poesia ebraica, caratterizzata da una prosodia spesso irregolare, presenta
una vasta gamma di tipologie, ampiamente studiate e conosciute, principalmente:
o 1. «cantico» (shîr, shîrah), la cui presenza è attestata in tutto l'Antico Testamento,
celebra il mistero di Dio nella natura, negli eventi storici del popolo o di singoli
personaggi, nelle espressioni di amore e nei contesti festivi.
o 2. La «benedizione» (berakah) rappresenta una caratteristica della poesia biblica, in
quanto "nora non è stata rinvenuta nella poesia di altri popoli dell'antico vicino
Oriente.

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o 3. La «lamentazione» (qînah), il cui esempio più autorevole è fornito dal libro delle
Lamentazioni, composto di poemi elegiaci che esprimono i lamenti dell'orante,
segnato dalla sofferenza e dalla prova
o 4. L'«oracolo» (massa‘) che evoca una composizione profetica, aperta a sviluppi
futuri
o 5. La «visione» (hazôm), intesa nel senso di rivelazione divina, è una caratteristica
poetica della letteratura profetica ed apocalittica che permette di considerare
l'attività del profeta.
o 6. L' «inno» (telllah) che appare in diverse forme salmiche, come preghiere «di
Davide» (te!llôt dawîd)
o 7. Il ritornello (pizmôr), che consiste nella ripetizione cadenzata all'interno della
composizione poetica di una strofa, verso o distico, con una chiara utilizzazione
corale nel contesto liturgico.

 La sapienza, come abbiamo disaminato, appartiene al patrimonio comune del cammino storico
degli antichi popoli del Vicino Oriente, da cui Israele trae modelli, contenuti e forme.
 La comprensione dell'evoluzione storica delle categorie sapienziali, il suo processo di oralità e
l'humus popolare da cui proviene l'insegnamento della vita non possono prescindere dall'istanza
storico-culturale della grande tradizione mediorientale e delle sue vicende.
 Una ulteriore conferma di tale dipendenza è costituita dalla prospettiva letteraria, sia nella sua
forma prosaica e narrativa che nella sua più nobile e colta forma poetica.

2. Natura teologica della hokmah biblica

 ricercarsi in particolar modo nella reinterpretazione del fenomeno sapienziale all'interno della
rivelazione biblica e della sua specifica esperienza religiosa, configurata nel travagliato processo
canonico successivo.
 Carattere religioso della hokmah-Data la grande mole di detti sapienziali riguardanti le materie
profane, ma una maggiore conoscenza del contesto vitale in cui è nata la letteratura sapienziale
semitica ha permesso di superare la dicotomia sacro-profano e di evidenziare la natura religiosa
della sapienza in Israele.
 Hokmah, creazione e storia- Nella prospettiva sapienziale biblica l'idea del cosmo non può essere
separata da quella di creazione in quanto Dio stesso è all'origine dell'ordine cosmico, non come
forza immanente, bensì come creatore trascendente, che mantiene e garantisce la stabilità del
mondo.
 Cosi nel mondo biblico la creazione viene interpretata in un orizzonte soteriologico. Il compito
del sapiente è di cercare Dio attraverso l'ordine universale e di poter coniugare insieme la
trascendenza e l'immanenza di Dio, la sua inafferrabilità e la sua presenza attiva ed operante nel
mondo.
 Hokmah e rivelazione di Dio - Dio solo è la possibile chiave di lettura del mistero della vita. A
differenza del modello profetico secondo cui la rivelazione è comunicata direttamente dalla
«parola di Jahvé» rivolta per mezzo del profeta al popolo.
 Mediante la sapienza, dono di Dio che è presente nel mondo Dio fa conoscere il suo progetto di
salvezza e contestualmente rivela se stesso perché l'uomo lo possa incontrare. processo
rivelativo evidenzia due aspetti teologici, principali solo Jahvé possiede pienamente la hokmah,
Jahvé inoltre dà origine alla hokmah.

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3. La hokmah e la problematica sapienziale

a) Il problema della retribuzione


 la sofferenza incomprensibile del giusto e la prosperità dell'empio, sembrano contraddire tale
principio retributivo.
 La prova di un amore gratuito e totale diventa una scommessa di Dio sull'uomo e sul
superamento del razionalismo etico-teologico.
 Il tema non possa essere racchiuso nell'ambito di un semplicistico dettato dogmatico in quanto
agli occhi dell'uomo diviene irrazionale.
 Il messaggio sapienziale nella sua forma più critica produce una nuova visione teologica di Dio, il
quale si rivela realmente al credente nella teofania pur rimanendo “mistero” inaccessibile

b) l'enigma del male e della sofferenza


 Ben Sira vuole riaffermare la presenza del male nel mondo e l'appello ad una responsabilità
personale: «Davanti al male c'è il bene e davanti alla morte c'è la vita, così davanti all'uomo pio
c'è il peccatore. Guarda così a tutte le opere dell'Altissimo, a due a due, l'una di fronte all'altra» i
sapienti permane la convinzione che la sofferenza umana sia originata dalla fragilità dell'essere
creature e questa situazione esistenziale deve essere accolta come “dono”, in quanto la
finitudine dell'uomo postula l'infinito di Dio, a cui l'essere deve poter collegarsi.

c) la concezione della morte e dell'immortalità


 La riflessione sapienziale è dominata anche dal pensiero sulla morte. Si assiste ad un processo di
spiritualizzazione e di sublimazione del concetto di morte che consentirà di mettere le basi e
sviluppare il pensiero escatologico dell'aldilà e il valore dell'esperienza religiosa della morte in
vista di una vita ultraterrena.
 Secondo la prospettiva descritta dal libro della Sapienza, l'uomo, fatto ad immagine e somiglianza
di Dio, deve decidere con la sua libertà di raggiungere il proprio destino di immortalità e di
incorruttibilità.
 Tale destino finale consiste nella partecipazione alla stessa vita di Dio e al suo amore.In Dn, e
Mac , elaborata con maggiore chiarezza, l'idea della risurrezione dei morti e della vita beata
ultraterrena.

4. La hokmah nella rilettura del Nuovo Testamento

 In primo luogo l'interpretazione sapienziale è stata direttamente applicata alla rivelazione di Dio
in Gesù Cristo, in un doppio senso: nel corso della sua missione terrena Gesù è stato “maestro di
sapienza” ed identificato con la stessa «sapienza di Dio».
 Una seconda utilizzazione neotestamentaria si rileva nella teologia paolina. L'Apostolo adotta il
concetto di “sapienza” (sophia), ponendo in opposizione la «sapienza di questo mondo» Paolo
quindi non identifica Gesù con la Sapienza, ma vede nel mistero della croce la manifestazione
della Sapienza di Dio.
 Cosi si comprende come la rivelazione della vera sapienza avvenga in modo paradossale: ai
piccoli, perché non è il frutto di uno sforzo umano, bensì dono gratuito del Padre.
 La sapienza è una realtà divina e misteriosa, anche se nascosta all'intelligenza umana. Il credente
è chiamato ad interpretare “sapienzialmente” la propria esistenza “in Cristo”.

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GIOBBE – Introduzione
 Il libro di Giobbe propone con grande lirismo il problema del significato del dolore del giusto
 Nel mondo antico si pensava che c’è un rapporto tra virtù - prosperità materiale e peccato - soff
 Giobbe è un invito ad aprirsi fiduciosamente alla logica divina per superare qualsiasi visione di
retribuzione umana di fronte all’esistenza del male nel mondo e all’enigma della sofferenza.

1) Titolo: corrisponde al personaggio centrale del racconto, cioè Giobbe


 Nella bibbia, Giobbe è ricordato come esempio eroico di virtù (Ez 14,14.20 / Sir 49,9 / Tb 2.12.15
 Nella prospettiva del NT, Giobbe è la prefigurazione di Gesù nel mistero pasquale, vero giusto.
 Il significato etimologico di “Giobbe” è incerto. Secondo l’ipotesi più comune, viene da ‘yb
o Senso attivo: nemico, aggressore (per la sua ribellione contro ciò che non riusciva a capire)
- Senso passivo: “colui che è osteggiato” (da Dio o da Satana)
o Se si ammette la radice araba ‘wb, l’accezione del termine sarebbe “colui che si converte”

2) Luogo nel canone. Testo e versioni


 Nella tradizione ebraico-cristiana non sembra che siano esistiti dei dubbi sulla canonicità di Gb
 Canone ebraico: Gb appartiene ai ketubim (tra salmi e proverbi) / LXX tra Can e Sap / Vl 1a dei sal
 Testo e versioni: Giobbe presenta molte alterazioni testuali con passi molto oscuri (al pari di Osea
o Gli studi moderni di filologia semitica e Qumran confermano però la relativa fedeltà del TM
o La versione alessandrina sembra dipendere da un originale ebraico diverso dal TM
- La Peshitta risulta più utile per la ricostruzione testuale
o S. Girolamo incontrò molte difficoltà per tradurre e perciò si decise per la letteralità

3) Struttura e contenuto: Secondo l’opinione piu diffusa, l’opera consiste di


1,1-2,13: Prologo (prologo e epilogo sono redatti in prosa, il resto è scritto in poesia tranne 32,1-6
3,1-14,22 / 15,1-21,34 / 22,1 – 26,14: tre cicli di dialoghi (Giobbe combatte la posizione degli amici)
27-31: Soliloquio di Giobbe (28: inno alla sapienza / 32-37: discorsi di Eliu)
38,1 – 42,6: Teofina divina con l’intervento sapienziale di Jahvé e la ritrattazione di Giobbe
42,7-17: Epilogo

a) Prologo (Gb 1,1-2,13): Gb viene presentato come uomo retto. Egli ha molti figli ed è molto ricco.
 Considerando i nomi dei personaggi, il racconto sembra ambientarsi nella terra di Edom
o Quindi Gb non è un Israelita (la sua sapienza si colloca nell’orizzonte del umano universale)
o Questo fa supporre che Gb dipende da tradizioni più antiche, ripresa poi da Israele
 Seconda ipotesi: la sofferenza del giusto interessa tutti gli uomini (non solo il popolo di Israele)
o In questo senso, il libro si distingue per la sua valenza universale e il suo insegnamento teolog
 Giobbe sta benissimo fino Satano lo prova duramente con il permesso di Dio
 In Gb 1-2 viene presentata una lettura popolare della tentazione
o Dio permette per opera di Satana la sofferenza del giusto, che deve saper accettare la prova
secondo un progetto misterioso e inspiegabile.
 Quattro scene raccontano le disgrazie di Giobbe: (perde servitù, ricchezze, 7 figli e 3 tre figlie)
 Nella quarta scena egli stesso è colpito da un’ulcera maglina dalla testa ai piedi.
o Sua moglie lo incita alla ribellione contro Dio, ma egli persevera nella sua fede (cf Gb 2,10)

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b) La sezione dei dialoghi (Gb 3-26)
 Con Elifaz di Teman, Bildad di Such e Sofar di Naama (tre città dell’Arabia) si apre i dialoghi
 A causa dello stile orientale, le sezioni poetiche dei dialoghi non sono facili da seguire
o I dialoghi hanno una forma ciclica con molte simbologie che affrontano il tema solo indiretta
 Dopo sette giorni di silenzio, gli amici esprimono la loro sapienza per consolare e esortare Gb
 I discorsi dei tre amici ripropongono la tesi retribuzionista (Dio premia i buoni e castiga i cattivi)
o Giobbe soffre e quindi ha peccato. Egli deve convertirsi per ritrovare la salute e la prosperità.
o In otto discorsi, la stessa tesi si ripete e sempre Giobbe dice che egli è innocente.
o Giobbe “accusa” Dio e gli chiede un confronto diretto per dimostrare la sua innocenza

c) I soliloqui di Giobbe e l’intervento di Eliu (Gb 27-37)


 Alla fine dei dialoghi comincia un lungo monologo di Gb che proclama la sua innocenza
 Gb 28 interrompe il monologo (E’ un testo che canta della sapienza inaccessibile)
o La vera sapienza si trova nel timore di Dio e di fuggire il peccato.
o Tale testo prepara l’intervento successivo di Dio
 Gb 29: Giobbe ricorda la sua vita felice che è in contrasto con l’infelicità presente.
o Egli desidera di incontrare Dio per chiedere ragione della sua situazione.
 Gb 35: Appare Eliu che è un giovane sapiente. Egli rimprovera i più anziani perche non hanno
trovato una risposta valida alle argomentazione di Giobbe.
 Eliu vede la sofferenza come correzione morale (ammonimento contro il peccato e difesa contro
l’orgoglio. La sofferenza ha quindi una funzione di educazione e purificazione del cuore.

d) La teofania (Gb 38-41): Viene riportato l’intervento divino in due discorsi


 Dio accetta la sfida di Giobbe e rompe il suo silenzio mediante una teofania (tempesta)
 Nel primo discorso, Dio si rivolge a Gb con numerose domande e descrizioni cosmiche sul mistero
della creazione, di fronte al quale l’uomo non riesce a dare spiegazione.
 Il contenuto del discorso mira a evidenziare l’onnipotenza divina nei confronti del piccolo uomo.
 La formula argomentativa cerca di confondere la sapienza umana. Vi è un preciso messaggio:
o Dio vuol far capire a Gb che soltanto la sapienza di Dio raggiunge il mistero della vita.
- Giobbe capisce allora la sua piccolezza davanti a Dio.
o La risposta di Gb evidenza una nuova prospettiva teologica che supera la visione retribuzionis
o Gb incontra Dio in un modo nuovo e fa una profonda ed autentica esperienza religiosa.

e) L’epilogo (42,7-17)
 Si mette in luce l’errore degli amici di Giobbe, che vogliono ridurre i misteri dell’agire divino ad
una visione automatica della giustizia (premiare i buoni e castigare i cattivi).
 Dio invece manifesta il suo compiacimento per Gb che cerca sinceramente la verità anche in
mezzo alle tenebre.
 L’epilogo rivela la fine felice per il protagonista ma anche suggerisce una lettura più profonda
o Tale lettura più profonda è aperto alla speranza, perche si mette in rilievo il ruolo della
sofferenza in vista dell’amore di Dio per l’uomo e per la sua finalità ultima e definitiva.

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4) Autore e tempo di composizione
 Non c’è un accordo riguardo l’autore, la datazione, il luogo di origine e le fonti di Gb.
 Il libro sembra un’opera composita nell’arco di una lunga evoluzione che ha unito le diverse parti.
o Lo strato più antico riguarda il prologo e l’epilogo scritti in prosa.
o Poi sarebbero stati aggiunti il dialogo di Gb con i tre amici e la teofania verso i secoli VI-V
o L’intervento di Eliu fu aggiunto durante il postesilio (l’inno alla sapienza in epoca postesilica)
o Forse verso il secolo V a.C., il libro avrebbe acquistato la sua forma canonica.
 L’opera presenta un chiaro sfondo patriarcale premosaico (non ci sono riferimenti alla rel. ebraic
o Ci sono elementi di vita seminomade (la ricchezza si misura in greggi e schiavi)
o C’è un parallelismo con l’antica letteratura sumerica, egiziana, mesopotamica e cananea
- Questo lascia presumere un origine ancora più antica.
 Già Ezechiele (VIII a.C.) ricorda la figura di Giobbe. Questo fa pensare ad un’epopea molto antica
 Nonostante la complessa storia redazionale, l’opera ha una profonda coerenza interna.
 Il primo strato (prologo ed epilogo) esprime l’idea che il giusto, anche se per breve tempo viene
messo a dura prova, se resta fedele, sperimenterò la benedizione di Dio anche nella vita terrena.
 La parte scritta in prosa (dialoghi e teofania) sarebbe stato inserito per spiegare una situazione
religiosa più complessa. L’autore di questa seconda fase voleva problematizzare la sapienza
tradizionale (principio semplicista della retribuzione terrena)
o In questa più ampia prospettiva, l’autore cerca di collocare il problema del male, senza
rifiutare tutta la dottrina tradizionale perche esso contiene un nucleo importante di verità
o C’è la speranza che il giusto sempre riceve il premio (la sofferenza non è il suo destino ultimo
 La terza unità era un nuovo tentativo di rispondere al problema del male (incluso cap 28)
o Il male è visto come educazione e purificazione del cuore dell’uomo
 Come ultimo sarebbe stato incluso il capitolo 28 che può essere letto anche indipendentemente

5) Caratteristiche e genere letterario (Prologo ed epilogo in prosa / Corpo centrale in poesia)


 Si trovano parallelismi, chiasmo, assonanza, onomatopea, ripetizione dei termini, metafore.
 Nella parte prosa appare il nome di Jahvé (nella parte di poesia sono ‘El, ‘Eloah e Shadday)
 Ci sono molti elementi aramaici, forse più numerosi di qualsiasi altro libro del AT
 Il genere letterario è difficile da indicare (alcuni dicono didascalico, altri drammatico, epico ecc)
o Però l’opera è considerata sostanzialmente di genere didascalico
- Gli interlocutori presentano il problema della sofferenza del giusto e danno risposte varie
o Secondo un’altra ipotesi, Gb appartiene al genere sapienziale, disputa giudiziaria o lamentazi
- Il dialogo fra Gb e i suoi amici mette in luce l’insufficienza della sapienza tradizionale.
- Disputa giudiziaria: appello al giudice, sentenza e sottomissione dell’accusato
- Lamentazione: continuità con la tradizione dei salmi (supplica del giusto che accusato e
perseguitato si rivolge a Dio per mettere in lui la sua fiducia)

6) Il libro di Giobbe e la letteratura extrabiblica


 Gb non è isolato nell’ambito della letteratura antica (la riflessione sul dolore ha origini lontane)
 I testi riguardo il giusto sofferente si rifanno sino all’epoca in cui nacque la scrittura (3000aC, E&S
o A questa antica corrente di riflessione sapienziale appartiene il libro di Giobbe
o Però ci sono anche elementi propri del popolo di Israele (trascendenza di Dio, unico Dio, alto
senso della morale e del valore della vita umana)
 Tuttavia non c’è nessun opera nel mondo extrabiblico da cui Gb è in diretta dipendenza.

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Letteratura sumerica (III millenio a.C.)
 “L’uomo è il suo Dio” possiede dei parallelismi significativi
 Il protagonista descrive la misera condizione in cui si trova a causa dall’ira del suo dio-protettore
o Confessato le sue colpe, l’uomo riceve il perdono
o Il demonio che lo possedeva lo abbandona e la sua sofferenza è mutata in gioia
 Quest’opera si insegna la teoria retribuzionista (rifiutata esplicitamente dal libro di Giobbe)
o Il dolore è indizio di un peccato occulto e cosciente. Il perdono è radice di gioia e di salvezza.

Letteratura babilonese (III millenio a.C.)


 “Voglio lodare il Signore della sapienza” (1500 a.C.) proviene da Babilonia
o Assomiglia cosi tanto a Giobbe che viene chiamato “Giobbe babilonese”
o Non evidenzia le disgrazie del protagonista ma gli incomprensibili progetti degli dei.
o Un uomo di alto rango viene improvvisamente spogliato di tutto (sofferenze e malattie)
o Davanti al silenzio del cielo egli giunge alla convinzione che non si può comprendere il mondo
degli dei. Grazie ad un sogno ottiene la riconciliazione col dio marduke ed è subito guarito.
o Differenze con Giobbe: forma letteraria (è un monologo) e l’attribuzione delle disgrazie alla
possibilità che il protagonista abbia potuto peccare inconsapevolmente (colpa rituale)
 “Teodicea babilonese” (o anche “Dialogo sulla miseria umana”) ca 1000 a.C.
o C’è un dibattito tra un uomo sofferente e un amico saggio, fedele alla religione tradizionale.
o Il discorso tratta del mistero della volontà incomprensibile degli dei e l’imprevedibilità dei
destini umani. Il poema vuole difendere la posizione degli dei dall’accusa di ingiustizia
davanti ad un giusto che soffre.
 “Dialogo pessimista tra un padrone e il suo suddito” (opera satirica)
o Il servo offre un quadro cinico della miseria del vivere davanti al padrone edonista.

Letteratura egiziana
 “Dialogo di un disperato con la sua anima” (2200 a.C.)
o Dialogo apologetico con la propria anima sulla possibilità del suicidio come soluzione
o L’anima cerca di convincere l’uomo a vivere (godere l’istante, raggiungere pace e serenità)
o L’aspirante suicida controbatte la tesi con numerose altre ragioni
o Alla fine l’anima vacilla e decide di seguire la via che l’uomo sceglierà.
o In quest’opera il problema del male non ha un indole etico-morale
 “Storia del contadino eloquente”: stretto parallelismo strutturale con Gb
o C’è un prologo, epilogo e nove appelli in prosa.
o Un contadino vive felicemente ma viene oppresso ingiustamente.
o La riflessione sul problema del male lascia emergere la problematica del dolore ma non trova
una risposta adeguata ed approfondita.

Altri testi
 “Preghiera di Nabonide” (testo aramaico del VI sec. a.C., ritrovata anche a Qumran)
o L’ultimo re neobabilonese, Nabonide, ha dolori per 7 anni (infiammazione maligna)
o Egli riconosce i suoi peccati e gli dei gli concedono un esorcista, veggente ebreo
o Nabonide pronunzia l’invocazione del Dio altissimo che lo libera dalla grave malattia
 “Prometeo incatenato” (letteratura greca del V sec a.C.): Prometeo è un dio subordinato.
o Egli ha dato il fuoco degli dei agli uomini e perciò viene punito. Differenza in paragone a Gb:
o Prometeo si ribella al fato degli dei (Gb non mette mai in discussione la potenza di Dio)

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Originalità del libro di Giobbe
 In nessun testo extrabiblico si affronta il problema del male e la questione della sofferenza degli
innocenti.
 Gb considera il problema in un’ottica teologico-morale che supera la prospettiva cultica o rituale.
 La risposta alla domanda della sofferenza si fonda sulla consapevolezza che l’uomo non può
conoscere fino in fondo i disegni divini.

7) Temi teologici (Temi principali: la sofferenza del giusto, la giustizia e la sapienza divina)
 Concezione di Dio come creatore e signore della storia / Giustizia divina
 Il rapporto fra creazione – redenzione, responsabilità – retribuzione
 Significato della sofferenza del giusto / Conoscenza limitata dell’uomo riguardo i disegni divini.
 S. Girolamo: “Spiegare Gb è come tentare di tenere nelle mani un’anguilla: più forte si preme, più
velocemente sfugge di mano.”

a) La sofferenza del giusto


 Diverse sono state le risposte a questo enigma
o La sofferenza è visto come punizione per il peccato (Gb 4,8) / correzione morale (Gb 33,14),
o sacrificio espiatorio vicario (Is 52,13) / mezzo di conversione e di purificazione (Is 1,25),
o via necessaria per compiere i disegni divini (Gn 50) / accolta viene premiata (vita eterna,Sap2
 Giobbe non rivela il senso del dolore e della sofferenza ma indica una prospettiva pedagogica
o Dio permette la sofferenza del giusto perche la sua rettitudine si dimostri fedele e autentica.
 Gb mette in evidenza che la sofferenza può essere conseguenza di una punizione
o Però non ogni sofferenza è effetto della colpa
 Quest’insegnamento non è del tutto nuovo (cf prova di Abramo Gn 22 / cammino nel deserto Dt
o Unicità di Giobbe: Egli fa l’incontro di Jahvé attraverso la comprensione teologica del senso
del dolore e del valore della vita.

b) La giustizia e la sapienza divina: Gb evidenza che la giustizia di Dio trascende la logica umana.
 La vera sofferenza di Giobbe non sono le tragedie della sua famiglia o i dolori fisici che lo,
ma è messo a prova la sua fede in un Dio giusto.
o Lui si lamenta soprattutto perche ha fede nella giustizia di Dio.
 Giobbe crede con una fede incrollabile che Dio ristabilisce la giustizia quando è necessario.
o Perciò non riesce a spiegare perche Dio è indifferente alla sua disgrazia. Perche non fa giustizi
o Gb non riesce a capire l’agire di Dio e perciò protesta e dimostra con dolore la sua innocenza.
 Dio darà una risposta solo alla fine. Tale risposta però non è legata ad una visione legalista di retri
o Dio mostra la limitatezza della capacità umana per capire i misteri della creazione e quindi
indirettamente l’impossibilità per comprendere i più alti disegni divini (salvezza degli uomini)
 Dio guida Giobbe ad approfondire e accogliere il valore della sofferenza che non è un segno di
allontanamento da parte di Dio, bensì un mistero che deve essere accattato con umiltà e fiducia.
o La sofferenza ha un posto preciso nei piani divini di salvezza, anche se l’uomo non riesca a
capire tutto il suo significato.
 Nel momento della prova è richiesta la fiducia in Dio e nella sua sapienza infinita.
o Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio (Rm 8,28)

Libri sapienziali pagina 11


Il CANTICO DEI CANTICI - Introduzione
 Il cantico dei cantici ha 8 capitoli e 117 versi (49 hapaxlegomena = una sola volta nella bibbia)
 Si presenta come una raccolta di canti sull’amore con dense immagini poetiche.
 Nella tradizione ebraica e cristiana è stato considerato una delle più alte composizioni di
spiritualità del canone biblico.
 E’ oggetto di molteplici studi ed interpretazioni (Origene: “Beato chi comprende il Ct!”)

1) Titolo: In ebraico il titolo è “Cantico dei cantici di Salomone” (shir ha-shirim asher lishlomoh)
 “Cantico dei cantici” in ebraico è un modo perifrastico per costruire il superlativo dei nomi
o Significa quindi “il canto per eccellenza”, “il più grande dei cantici” (cosi come re dei re)
 “shir” suggerisce in alcuni testi un poema composto per essere cantato (Am 8,10 / Is 30,29)
o In altri suggerisce un carattere innico per cerimonie liturgiche (Sal 28,7 / 69,31)
 “lishlomoh” (di Salomone) consente diverse interpretazioni (“scritto da Salomone, “secondo lo
stile di Salomone”) e quindi non necessariamente accenna all’autore

2) Luogo nel canone. Testo e versioni


 Canone ebraico: Ct fa parte dei ketubim (si trova nel gruppo dei meghillot tra Rt e Qt => uso liturg
o Almeno fin dal V sec. d.C. è stato letto in occasione della pasqua
o I dubbi sulla canonicità del Ct spariscono nel I sec. grazie all’autorità di rabbi Aqiba.
o Egli vietò l’uso profano del Ct e dice che nessuno ha mai detto che Ct non sia canonico
 I cristiani accolsero Ct fino dal primo momento (non c’erano mai dubbi sulla canonicità)
 Testo e versioni: Il testo ebraico è generalmente in buone condizioni
o A favore del Tm sono le versioni e scarsi frammenti di Qumran che però hanno varianti.
- Ad es. l’uso di pronomi personali maschili in luogo dei femminili
 LXX segue da vicino il TM. La versione Peshitta (200 dC) aderisce al TM ma con influsso del LXX
 La Volgata si allontana dal testo ebraico (forse per renderlo più intelligibile)
o I numerosi hapaxlegomena e il linguaggio poetico rendono difficile la comprensione del testo

3) Autore e data di composizione


 La tradizione ebraica e cristiana attribui il libro a salomone
o Sembra che tale attribuzione nacque nell’ambiente sapienziale palestinese
 Criteri filologici e letterari fanno situare Ct nell’immediato post-esilio (restaurazione jahvista)
o Ad es. espressioni aramaizzanti, termini persiani, grecismo
 Tuttavia molti collocano la sua origine nell’epoca salomonica (redazione definitiva verso V sec a.C

4) Contenuto e struttura
a) Contenuto: Ct è un poema epitalamico
 L’amato e l’amata manifestano in dialoghi e soliloqui il loro ardente amore, più forte della morte.
 I personaggi principali sono lo sposo e la sposa (denominati anche fratello e sorella)
o Lei appare come figlia del re e pastora; lui come re e pastore.
o Vengono chiamati anche “Salomone” e Sulammita (trovato diverse spiegazioni)
- Ad es. forma femminile del nome salomone con significato “perfetta, pacifica”
- Forse proviene dalla radice shlm che evoca pace e perfezione.
 Altri personaggi: figlie di Gerusalemme che parlano in coro / cortigiani dello sposo, amici del
diletto, fratelli della sposa, alcuni spettatori

Libri sapienziali pagina 12


b) Struttura dell’opera
 Ad una prima lettura si evidenza una fondamentale unità letteraria
o Ct è un poema epitalamico a tema unico (l’amore fra due amanti)
 Con un più attento esame si può individuare una certa frammentarietà
o I vari episodi sono piuttosto indipendenti fra loro, con salti imprevisti e incongruenze
o Perciò alcuni autori negano che vi sia un’unità organica.
 L’ipotesi di considerare Ct un’opera unitaria di tipo formale e contenutistico diventa più comune
o Unita formale organica: un redattore ha conferito una struttura interna ad una collezione di
poesie mediante alcuni espedienti letterari (ritornelli, ripetizione, dialogo)
o Unita contenutistico: costanti letterarie che si ripetono con diverse varianti
- Ad es. l’anelito di unione, l’incontro fra gli amanti, la mutua relazione.
 Le proposte strutturali sono innumerevoli (alcuni dicono che sono 7 o 9 poemi)
o Altri parlano di due fasi in progressione (1-5,1 / 5,2- fine) o di una struttura chiastica
 Laurentini propone uno schema in 5 canti o episodi d’amore, preceduti da un prologo (1,1-4)
o 1,1-4: Nel prologo vengono presentati i personaggi della sposa e dello sposo
o 8,5-14: C’è un epilogo con un’appendice. I cinque cantici sono i seguenti:
o 1,5-2,7: L’incontro / 2,8-3,5: La ricerca notturna / 3,6-5,1: Il corteo ed il fascino della sposa
o 5,2-6,3: Visita notturna e ricerca dell’amato / 6,4-8,4: Bellezza dell’amata e la dolcezza dell’a
o Nell’epilogo, la sposa si presenta al braccio del suo diletto
o Questo provoca un grido d’ammirazione da parte del coro e manifesta il desiderio di voler
essere inseparabile dallo sposo,superando ogni barriera di tempo e di spazio.

5) Caratteristiche e genere letterario

Caratteristiche: 49 hapxlegomena
 C’è un vocabolario in cui abbondano i termini relativi all’amore, alla bellezza fisica
e alla descrizione del corpo come anche alla gioia e al desiderio.
 Ci sono innumerevoli termini che riguardano la natura (colline, montagne, pianura, ecc)
o Fauna (animali), Flora che impressionano i sensi (colori, aromi, profumi, frutti squisiti)
o I riferimenti geografici sono molto estesi (Giudea, Gerusalemme, Carmelo, Libanon ecc)
 Forma poetica: rima, allitterazione, assonanza, parallelismo, chiasmo ecc
 L’uso delle immagini (metafora, allegoria) riempie ogni pagina del cantico.
 Solo per qualche motivo e qualche immagine può essere considerato poesia popolare.
o In realtà il suo tenore generale è di alto profilo e rivela una straordinaria sensibilità letteraria.

b) Genere letterario
 Il Ct ha uno stile lirico, in cui si mescolano forme poetiche molte diverse
o Canti di ammirazione, similitudini, descrizioni, canto di glorificazione, dialogo giocoso,
confronti, descrizione di esperienze, canto di desiderio, canto di scongiuro, invito alla gioia
 Quasi tutti i mezzi stilistici della poesia ebraica vengono utilizzati
o Ad es ritmo, parallelismo, divisione in strofe, forme retoriche, giochi sonori ecc
o Tutto questo fa del Ct una poesia rara di grande elevatezza
 Riguardo il genere ci sono diverse proposte (ad es esaltazione dell’amore, dramma pastorale ecc)
o Perciò dice Ravasi: Il Ct è difficilmente riconducibile ad un unico genere perche i tratti
drammatici, nuziali, erotici, sapienziali coesistono al suo interno senza schema rigido

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6) La natura dell’amore nel Cantico e nella letteratura extrabiblica

Letteratura egiziana e mesopotamica


 C’è un abbondante materiale extrabiblico egiziano e mesopotamico che si può comparare con Ct
o Tuttavia il Ct ha un senso dell’amore che difficilmente trova paragone in altre letterature.
 Letteratura egiziana: gli innamorati manifestano in forma dialogata o in soliloqui i loro sentimenti
e la loro nostalgia. Anche la natura partecipa della loro gioia.
 Letteratura mesopotamica: Il tema viene trattato nei testi che si riferiscono alla ierogamia
o L’ierogamia era il momento culminante durante la celebrazione del nuovo anno
o L’unione di un dio e di una dea aveva lo scopo di procurare agli uomini e alla natura un nuovo
slancio vitale all’inizio dell’anno
o In questi testi mesopotamici viene però trascurato l’elemento psicologico e poetico

Originalità del cantico


 Nel Ct esiste una profonda concezione dell’amore vero (libera e totale donazione di sé)
o L’amore è ritenuta una realtà misteriosa che coinvolge la totalità sprituale-corporea umana
 L’amore è idealizzato in tutta la sua purezza e luminosità senza pericoli e deviazioni dell’amore
 Il Ct deve esser ascoltato anche come parola divina sulla bontà e sanità della creazione dalla
quale non viene tolta la benedizione iniziale. L’amore è possibile entro la storia dell’uomo.
 Come è possibile di vivere un amore cosi grande?
o Il libro si apre al futuro (Xto redimerà anche l’amore umano.
o Soltanto Gesù offre la totale realizzazione del senso vero dell’amore.
 Il Ct appartiene ad una lunga tradizione biblica che utilizza l’allegoria delle nozze per esprimere il
messaggio di amore di Dio verso Israele. Il sviluppo tuttavia rimane unico.
o Anche Os, Ger ed Ez usano l’allegoria del matrimonio, ma in senso negativo (adulterio)
o Il Ct invece proclama un amore realizzato in tutta la sua purezza e bellezza.

7) Sistemi interpretativi: Si potrebbe dedurre che Ct non è un libro religioso


 Nel Ct non viene menzionato il nome di Dio e i diversi poemi hanno come tema l’amore umano.
 Nonostante ciò, il fatto che il libro sia entrato nel canone suggerisce che in quelle descrizioni
amorose si trova un senso più fortemente religioso
 Ci sono tre principali sistemi d’interpretazione nel Ct: allegorico, letterale ed letterale-simbolico.
 Allegorico: Il Ct sotto l’allegoria dell’amore fra sposo e sposa tratta dell’amore di Jahvé per
Israele e nella sua pienezza dell’amore di Dio per la sua chiesa.
o Gli xtiani vedono nell’allegoria fra sposo-sposa l’unione tra X-chiesa /X-anima/sposalizio S-M
o Dialogo filiale fra X-Maria / La chiesa è visto come la sposa di Cristo / M, sposa dello S. Santo
 Letterale: Teodoro di Mopsuestia dice che il Ct esalta solo l’amore fra uomo e donna
o Secondo lui, Ct è un poemo erotico composto da Salomone per giustificare il suo matrimonio
con la figlia del faraone. Quest’opinione fu condannato concilio ecumenico Costantinopoli II
o Il calvinista Castellion: Ct è un poema erotico inserito per errore nel canone (anche Calvino)
 Letterale-simbolica: La portata teologica non si arresta al livello del senso letterale-umano ma
rimane aperto ad un senso più alto, divino e soprannaturale.
o L’amore tra sposo e sposa sarebbe un tipo del rapporto di amore tra Dio e il suo popolo.
o Ravasi: Il Ct è celebrazione dell’amore nuziale ma è anche affermazione di tutti i suoi valori
referenziali. Il mistero dell’amore tende all’infinito ed esprime la realtà trascendente divina.

Libri sapienziali pagina 14


QOELET

• sec. III a.C.


• di difficile interpretazione: ci sono molte delle questioni sul contesto (l'ambiente culturale
• in cui fu scritto, le caratteristiche linguistiche, la struttura del libro) e manca una comprensione
precisa della prospettiva teologica del libro (ossia la sua valenza di fede)
• nonostante i paradossi dottrinali esso corrisponde ad un mondo culturale di idee autenticamente
bibliche

Titolo:
 termine «Qohelet», appellativo con cui si autopresenta l'autore all'inizio dell'opera: «Parole di
Qohelet, Figlio di Davide, re di Gerusalemme»
 Può avere due significati:
o participio attivo singolare femminile del verbo qâhal (riunire in assemblea, convocare)
con significato: «colui che convoca un'assemblea»
o termine derivato dal sostantivo qâhâl (assemblea, nella LXX ekklesia), con significato:
«uomo della assemblea»
 La LXX e la Volgata lo tradussero con «Ecclesiaste» (gr. Ekklesiastés), «colui che si siede o parla
nell'assemblea (ekklesía)»

Luogo nel Canone:


• Nel canone cristiano sta fra Proverbi e Cantico
• Nella Bibbia ebraica è posto fra i meghillôt, i libri sacri della liturgia ebraica, letti durante le grandi
feste annuali. Esso era letto durante la festa dei Sukkot (festa delle capanne o dei tabernacoli), la
più popolare delle tre feste principali (le altre due sono Pasqua e Pentecoste): celebrata in
autunno come festa agricola, per la vendemmia e la raccolta delle olive in cui si ricordava il lungo
pellegrinare del popolo d'Israele nel deserto mediante il simbolo della tenda che veniva disposta
nelle case
• nella tradizione ebraica non ci sono stati grandi dubbi sulla canonicità di Qohelet

Testo e versioni:
• dai frammenti trovati a Qumran si può constatare che il testo ebraico del Qohelet si è ben
conservato
• la Volgata di San Girolamo tradusse il testo direttamente dall'ebraico: la sua traduzione è
ritenuta abbastanza buona nonostante si narri, secondo un’antica tradizione, che l’abbia tradotto
in un giorno

Autore ed epoca di composizione:


• gli specialisti ritengono che il libro sia opera di un unico autore (eccetto forse: il quadro
redazionale e i due epiloghi)
• a prima vista, sembra essere opera di Salomone (così lo considerò infatti una antica tradizione
ebraica) perché vi sono degli argomenti indiretti («Figlio di Davide, re di Gerusalemme» e «re
d'Israele in Gerusalemme» etc) che fanno credere che sia lui
• in realtà, i commentatori ritengono che il Q. sia del III sec. aC perché il contesto socio-religioso è
il periodo di benessere del dominio tolemaico in Palestina e non quello della dominazione
seleucida

Libri sapienziali pagina 15


• l'attribuzione a Salomone si potrebbe spiegare con il fatto che il sovrano davidico fu considerato
nella tradizione biblica come il prototipo del re saggio per cui gli vennero attribuiti l'intero corpus
dei libri sapienziali
• È probabile che questo sia stato il motivo della sua accoglienza canonica fra i libri sacri del
giudaismo rabbinico

Luogo di composizione:
• luogo più probabile : Gerusalemme poiché menzionata più volte.
• L'ambiente di redazione appartiene alla palestina e si evince da riferimenti alle condizioni
climatiche , alla flora e ad alcune abitudini (anche allusioni al tempio) etc
• tentativi di di collocare l'opera in Egitto o in Fenicia sono andati falliti
• siamo dunque nella Gerusalemme del sec. III a.C (periodo abbastanza sconosciuto)
• le possibili influuenze filosofiche provenienti dal contesto del mondo ellenistico hanno
certamente determinato la riflessione del saggio ebreo, autore del Qohelet, nella sua posizione
critica circa la sapienza tradizionale, l'esistenza umana ed il progresso futuro
• Bonora : probabilmente il Qohelet era un saggio ebreo che nel sec. III a.C. tentò un dialogo tra la
fede giudaica e la filosofia popolare ellenistica (cinici, stoici, epicurei e scettici)
• Buehlmann : Q può essere ritenuto «il primo filosofo giudeo»

Caratteristiche letterarie del Qohelet:


• difficile stabilire se sia stato scritto in prosa o poesia
• Il fatto che i masoreti non utilizzassero il sistema degli accenti proprio dei libri poetici depone a
favore di una composizione prevalentemente in prosa ciò distanzia Q. dagli altri esponenti
sapienziali che privilegiano la poesia
• l’ebraico di Q somiglia all’ebraico postbiblico
• Considerando che l'autore ha voluto dialogare o polemizzare con la cultura tradizionale, sembra
che egli si sia servito di un materiale già esistente (di proverbi, ad esempio) commentandoli ((a
volte per mezzo dell'ironia)
• genere letterario: «testamenti regali» originatasi e sviluppatasi nella tradizione egiziana che
tramanda in forma autobiografica la propria visione del mondo e delle cose alle generazioni
future
 Struttura, contenuto e finalità del libro
• non presenta uno schema letterario e tematico organico: i suoi argomenti si ripetono senza una
ragione chiara e precisa
• discordanza fra gli studiosi: tre gruppi:
o coloro che negano qualsiasi genere di struttura
o quelli che affermano una struttura organica
o posizione intermedia
• il maggior numero degli studiosi propende per quella intermedia : da una parte si nega l'esistenza
di una struttura formale rigida, dall'altra si ammettono legami intenzionali e strutture
• la distribuzione più funzionale del contenuto del libro è in 3 parti:
o prologo
o corpo
o 2 epiloghi

Libri sapienziali pagina 16


• Il prologo (1,1-11) inizia con l’autopresentazione (vedi su) e abbozza il tema del libro : «vanità
delle vanità, tutto è vanità».
o l’espressione tipica è «vanità delle vanità» indica la somma vanità
o «tutto è vanità e un inseguire il vento» vuole indicare lo spessore effimero, futile e
transitorio della vita umana
• parte centrale dell'opera (1,12-12,8) : in forma di soliloquio esaminate una ad una le cose in cui
l'uomo cerca di trovare il suo godimento o la sua felicità, e dopo un'attenta osservazione,
l’autore conclude che nessuna di esse è capace di offrire pienamente la felicità desiderata
o da una parte, esprime angoscia filosofica davanti al mistero dell’uomo e, dall’altra, però
cerca di trovare un comportamento veramente degno dell’uomo
o l'autore si sofferma, senza un apparente ordine prefissato su:
o scienza, i vatri piaceri, lo sforzo umano, ricchezze, sapienza e virtù
• breve epilogo (12,9-14) : elogio dedicato al Q. da parte del redattore + conclusione teologico-
morale: «Temi Dio e osserva i suoi comandamenti» il “timore di Dio” reverenziale e filiale
riassume l’opera del Q.

Contenuto e finalità:
• affronta una tematica molto singolare e lo fa in modo insolito infatti non si rinvengono i classici
temi delle grandi tradizioni antiche (l’amore Dio per il suo popolo, l'elezione d'Israele o l'alleanza)
• tema del Q. è un altro: il senso della vita e della finalità dei beni umani e terreni e il tempo che
scorre
• la forma letteraria è la diatriba che tiene presente tutte le obiezioni che possono sorgere nella
ri.essione teoretico-pratica e con il metodo dialettico oppone alla tesi un'antitesi, da cui il lettore
può ricavare la sintesi dell'insegnamento

• Data la complessità del testo e la sua enigmatica strutturazione interna, il Q. è stato accusato di
scetticismo, materialismo, fatalismo ed epicureismo questo perché si interpretano le frasi o
formule singole, prese isolatamente, senza privilegiare la visione di insieme del libro
o queste frasi devono essere intese come espressioni momentanee passi intermedi o
domande provocatorie che mirano al raggiungimento più pieno della verità
• il Qohelet non si lascia condurre da un ottimismo banale ma si esprime con convinzione sulla
futilità delle cose create, evidenziando come la felicità assoluta va trovata soltanto in Dio.
o esorta i suoi uditori ad apprezzare i semplici piaceri della vita perché questi piaceri
provengono dalla mano di Dio e vanno goduti come un bene donato; la ferma
opposizione è rivolta al tentativo di voler porre i beni terreni come obiettivo primario o
esclusivo della vita ritenendoli il principale fine da desiderare
• tema della morte: è l’idea basilare sul cui sfondo devono essere interpretati gli affanni della vita.
La morte è la smentita della ricerca della felicità piena in questa vita
o non critica il valore dello sforzo umano, ma si oppone alla logica di sacrificare tutto in
vista del successo ignorando che il valore della vita è nel timore di Dio, che giudica tutte
le cose, e nell'osservanza dei suoi comandamenti.
o La menzione del giudizio di Dio nel v. 14 illumina la teologia del libro: tutto è sottoposto
al giudizio divino, il bene o il male, e l’uomo è chiamato a discernere su ciò che resta per
sempre e sulla vacuità delle cose

Libri sapienziali pagina 17


Fonti ispiratrici del Qohelet e il suo rapporto con la letteratura biblica ed extrabiblica:
• Il Qohelet non contiene nessuna citazione esplicita di fonti bibliche o extrabibliche
• tuttavia, come modello di autentico saggio quale si presenta, l'autore doveva essere al corrente
delle tendenze culturali che attraversavano la Palestina del suo tempo
• Relazione con la letteratura extrabiblica
• attualmente l’ipotesi che il Q. abbia ricevuto un forte in.usso dalla cultura greca ed ellenistica
non appare la più esatta
o alcuni studiosi affermano l’assoluta indipendenza dalla filosofia greca
o altri sono più moderati e sostengono che il Q. ha voluto realizzare una sintesi dello
spirito ebraico e di quell'ellenismo presente a Gerus. nel 3°sec. aC
• difficile però individuare l'influsso diretto sul Qohelet di un testo particolare del mondo
ellenistico
• la cultura mesopotamica e di quella egiziana e quella fenicia non hanno influsso diretto anche se
sono riscontrabili delle similitudini
• si può concludere che nonostante il Q. sia stato attento alle correnti culturali del suo tempo era
soprattutto aperto agli influssi provenienti dalla solida e ricca tradizione culturale-religiosa del
suo popolo
• Di Fonzo: «mentalità essenzialmente ebraica dell'autore»

Relazione con la letteratura biblica veterotestamentaria:


• il Qohelet conosceva assai bene quelli che ai suoi tempi erano ritenuti libri sacri, e fra di essi la
Tôrah.
o numerose allusioni alla Gn
o rapporti con i Salmi 49 e 73
o maggiori affinità si riscontrano con i libri sapienziali nonostante le divergenze fra la
sapienza tradizionale rappresentata soprattutto da Proverbi e la riflessione critica del
Q.
o punti di contatto si trovano in particolare con il libro di Giobbe
o con il Siracide prevale l'opinione che tra i due libri vi sia una relazione di dipendenza
(probabilmente di Ben Sira riguardo al Q.)
o sulle relazioni fra Q. e Sapienza si continua a discutere ma è fuori di dubbio che ci sia
fra le 2 opere un confronto su due concezioni di «sapienza» e che esistano buone
probabilità di reciproche influenze letterarie

Qohelet e il Nuovo Testamento:


• la riflessione proposta dal Qohelet contribuì a formare parte dell’ambito storico-religioso in cui si
svolse la predicazione di Gesù e degli apostoli, e si composero poi i libri del NT
• l’influsso indiretto del Q. sui vangeli è fuori discussione ma le citazioni dirette del Q. negli scritti
neotestamentari sono scarse
• citazioni nel NT:
o ogni cosa sotto il cielo ha un suo momento (Qo 3,1.4) nelle parole di Gesù quando
rimprovera alla generazione del suo tempo non aver saputo conoscere, attraverso le
sue opere, il disegno divino riguardante il tempo della salvezza (Mt 11,16-19)

Libri sapienziali pagina 18


o le idee di vanità e di caducità spuntano qua e là particolarmente nelle lettere paoline
in cui si afferma che la creazione è stata sottomessa alla caducità ma si nutre la
speranza di essere liberata dalla schiavitù della corruzione (Rm 8,21) oppure dove si
afferma che grazie al disegno di Dio compiuto nel «nuovo Adamo» tutta la creazione
è stata chiamata all’incorruttibilità (1Cor15, 45-50)
o «Poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose Tutte le cose sono state
create per mezzo di lui e in vista di lui […] Perché piacque a Dio di fare abitare in lui
ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il
sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle
nei cieli» (Col 1,16-20; 1Cor8,6)
o In Cristo, il mistero dell’uomo e della creazione trova la sua risposta definitiva, e
l’uomo riesce a comprendere il significato della realtà in cui vive: «Nessuno ponga la
sua gloria negli uomini, «Nessuno ponga la sua gloria negli uomini tutto è vostro:
Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro!
Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio» (1Cor 3, 21-23)

Libri sapienziali pagina 19


IL LIBRO DELLA SAPIENZA

• rappresenta l'ultimo anello della riflessione sapienziale nella direzione seguita da Giobbe e
sottesa al Qoèlet
• Gb: idea di Dio trascendente e misterioso, ma onnisciente, al quale l'uomo deve piegarsi con
piena fiducia
• Qo: la vera sapienza che è timore ed amore, dono e fiducia in Jahvé
• Sap: cerca di offrire una chiave di lettura al mistero dell'uomo, illuminando la sua esistenza con la
prospettiva della realtà promessa di una vita senza fine con Dio

Titolo:
• Nei manoscritti greci (lingua in cui fu scritto): Sophia Salômônos (Sapienza di Salomone)
• nelle vers. latine e nella Volgata: Libro della Sapienza
o sotto questo nome , inizialmente, erano designati anche Pvb e Sir ma poi si applicò
solo al Libro della Sapienza perché superiore agli altri scritti dello stesso genere

Luogo nel canone:


• Sap: non appartiene al canone ebraico in quanto libro deuterocanonico dell’AT
o la composizione in lingua greca e in un’epoca recente ed in una località fuori della
Palestina impedirono che entrasse fra i libri sacri
o presente nella LXX
o fu accolto nel canone cristiano ( vi sono citazioni implicite nel NT)
• Sant’Ago era convinto della sua autenticità
• Protestanti: inizialmente riconosciuto come ispirato, poi escluso

Testo e versioni:
• riportato nei grandi codici onciali (B, S, A)
• Per la ricostruzione del testo originale, la versione latina chiamata Itala (2°sec)
• Nella volgata fu inserita fu la versione latina Itala perché San Girolamo non la tradusse a causa
dei dubbi sulla canonicità

Autore, destinatari, data e luogo di composizione:


• attribuito a Salomone anche perché l’autore si presenta come Re saggio
• Già San Girolamo e sant'Agostino escludevano la paternità salomonica
• diversi elementi orientano verso un autore alessandrino di epoca recente ebreo : profonda
conoscenza della storia e della cultura del popolo con una mentalità aperta capace di dialogare
con la cultura circostante pur non condividendo le correnti di pensiero del tempo
• oggi si riconosce l'unicità di autore argomenti:
o l'unità tematica e la finalità unitaria dell'opera,
o lingua e stile e ripetizioni significative di parole
• L'attribuzione a Salomone è un fenomeno di pseudoepigrafia, comune all'epoca, per dare
autorevolezza ad un insegnamento nuovo

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• il libro fu indirizzato primariamente agli ebrei della importante comunità di Alessandria d’Egitto,
che vivevano in un mondo influenzato dal fascino della cultura ellenistica non sempre benevolo
nei confronti degli ebrei
o A loro si rivolge l'autore con l'intento di rafforzare la loro fede
o oltre ai destinatari ebrei , l’autore si rivolge ai pagani ellenisti per un dialogo aperto
che permettesse di superare pregiudizi
o ciò spiega perché l'autore parla del Dio d'Israele utilizzando termini del mondo
ellenistico
• data probabile di composizione verso il 30 a.C. (confermato dall'uso che l'autore fa della versione
greca dei LXX, chiusa verso 150 aC e dal fatto che non menziona la conquista romana dell'Egitto
da parte di Augusto avvenuta verso l'anno 30 aC)
• Alcuni posticipare la datazione addirittura in epoca cristiana
• luogo composizione: Alessandria di Egitto

Caratteristiche letterarie:
• un vocabolario ricercato (1734 parole del libro, 1303compaiono una sola volta), retorica greca
• l’autore intendeva comporre un’opera poetica, che imitasse la poesia biblica ellenizzandola
• vi sono diversi generi letterari nel libro. il più appropriato è quello epidittico o dimostrativo
(encomio o elogio)
o l'autore tenta di tratteggiare l'elogio della sapienza, considerata non tanto una virtù
da acquisire con le proprie forze, ma un attributo di Dio partecipato all’uomo come
dono gratuito
Struttura:
• ben precisa struttura, articolata in tre parti:
o La sapienza fonte di felicità (1-6,21): un'esortazione ai re e ai giudici della terra a
cercare la vera sapienza.
o Natura e elogio della sapienza ( 6,22-9,18): insegnamenti sull'origine, la natura e le
proprietà della sapienza.
 tesoro inesauribile il cui possesso è frutto di un atteggiamento religioso e della preghiera.
dalla sap. provengono tutti i beni
 nella descrizione della sua natura sono utilizzati 21 attributi
 La sapienza nella storia (cc. 10-19):
 questi cc. usano genere midrashico (ricerca del senso della scrittura in vista della sua
attualizzazione) o genere comparativo degli storici dell'ultimo periodo ellenistico
 costituiscono una vera teologia della storia: ripercorrendo gli eventi principali della storia
dell’umanità e del popolo d’Israele mostra come tutto si sia svolto secondo il disegno divino
 è una rilettura teologica delle meraviglie che la sapienza ha operato in Israele in contrasto
con la storia di altri popoli
 condanna della religione pagana e della pratica dell’idolatria (Sap 13-15)

Contenuto teologico del libro: la sapienza nella creazione, nella storia e nella sua prospettiva
escatologica:

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- La sapienza nella creazione
• sap come attributo divino e come segno della sovranità di Dio sul cosmo e sulla storia
• sapienza era già all'origine della creazione ed è il principio di unità di tutto il creato
• Sap 13: forte critica alla stoltezza dell'idolatria: « – tutti gli uomini che vivono nell'ignoranza di
Dio, e dai beni visibili non riconoscono colui che è, non riconoscono l'artefice, pur
considerandone le opere»
• la stessa creazione porta l'uomo a conoscere Dio insensati gli uomini che vivono nell'ignoranza
di Dio

La sapienza nell'uomo e nella storia


• se sorregge tutto il creato, la sap. stabilisce un rapporto intimo con l’uomo
• con essa riceve tutti i beni ragion per cui ciascun essere umano deve desiderare la sapienza come
sposa ed innamorarsi della sua bellezza
• la sap. si estende alle vicende umane, essendo la forza che anima tutta la storia salvifica
• nella terza parte del libro: rilettura della storia dell'umanità mostra come gli avvenimenti si sono
svolti secondo il disegno sapiente di Dio

Dimensione escatologica della sapienza


• la sofferenza dei giusti e del successo degli empi (3,1-12; 4,7-20)
• risposta alle domande angosciose dell'uomo insegnando quale sia il destino e la ricompensa dei
giusti
• il libro sviluppa alcune categorie escatologiche (solo abbozzate nell’AT):
o significato della morte fisica
o l'immortalità dell'anima
o il giudizio pubblico e universale di Dio alla fine dei tempi i giusti passeranno a godere
della vita eterna nella comunione personale con Dio, mentre per gli empi ci sarà il
giudizio di condanna
• nell’immortalità dell’anima si sentono gli influssi greci ma l’antropologia dell’autore è lontana dal
dualismo platonico
• visione antropologica contenuta nel libro: l’uomo è un essere composto da anima e corpo
• il libro propone implicitamente la dottrina della risurrezione corporale, che sarà affermata
esplicitamente in Dn12,2-3 e2Mac 7,9
• La convinzione prevalente è la giustizia divina che nulla lascia al caso né al determinismo storico:
il giudizio definitivo va misurato nel contesto della storia salvifica:
o contrapposizione fra l’agire misericordioso di Dio che chiama alla conversione e al
pentimento, e la volontà umana ostinata nel rifiuto
• la sap invita a vivere in conformità ai precetti della Torah rifiutando ogni forma d’idolatria,
soprattutto la zoolatria

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Il libro della sapienza ed il Nuovo Testamento:
• la sapienza appare come una realtà autenticamente divina, seduta su un trono accanto a Dio
(9,4) ma non separata da Dio
• teologia dell’epoca patristica applicasse questo concetto di sapienza alla figura del Verbo quale
seconda Persona divina, considerandola una preparazione della rivelazione neotestamentaria
• Brano centrale è Sap 7,24-25: «un'emanazione della potenza di Dio, un effluvio genuino della
gloria dell'Onnipotente, per questo nulla di contaminato in essa s'infiltra. È un riflesso della luce
perenne, uno specchio senza macchia dell'attività di Dio e un'immagine della sua bontà»
• richiami di questo brano nel nt:
o Col 1,15 : «Egli è immagine del Dio invisibile»
o Eb 1,13 : «È irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene
tutto con la potenza della sua parola»

• Problema: nel brano in esame ci troviasmo di fronte:


 ad una perifrasi poetica riferita a Dio stesso
 ad un'applicazione del concetto d'ipostasi elaborato nella filosofica di stampo aristotelico:
 se così fosse, l'autore avrebbe assunto la terminologia filosofica greca per esprimere una
qualità o una virtù divina sussistente di per sé, che opera con una certa autonomia rispetto a
Dio e al mondo

• Sap 2,12-20: La tradizione cristiana ha applicato anche questo brano a Cristo perché è un testo
riferito al giusto e fa eco ai racconti della passione nei vangeli:
• «Tendiamo insidie al giusto, perché ci è d’imbarazzo ed è contrario alle nostre azioni; ci
rimprovera le trasgressioni della legge e ci rinfaccia le mancanze contro l’educazione da noi
ricevuta. Proclama di possedere la conoscenza di Dio e si dichiara Figlio del Signore. È diventato
per noi una condanna dei nostri sentimenti; ci è insopportabile solo al vederlo, perché la sua vita
è diversa da quella degli altri, e del tutto diverse sono le sue strade. Moneta falsa siamo da lui
considerati, schiva le nostre abitudini come immondezza. Proclama beata la fine dei giusti e si
vanta di aver Dio per padre. Vediamo se le sue parole sono vere; proviamo ciò che gli accadrà alla
fine. Se il giusto è figlio di Dio, egli l’assisterà e lo libererà dalle mani dei suoi avversari.
Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti, per conoscere la mitezza del suo carattere e
saggiare la sua rassegnazione. Condanniamolo a una morte infame, perché, secondo le sue
parole, il soccorso gli verrà»

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Proverbi

• è il frutto di una multisecolare tradizione sapienziale del popolo d'Israele, nata negli ambienti più
diversi
• Tranne la prima sezione, decisamente teologica (Pr 1-9), il resto del libro si presenta come una
raccolta di sentenze, frutto dell'esperienza umana

1.Titolo del libro


• Il libro è conosciuto anche dagli scrittori antichi come «Sapienza di Salomone»
• testo ebraico il titolo mislê, stato costrutto plurale di mashal (proverbio)
• Salomone è considerato l’autore principale
• Il termine mashal indica in generale una sentenza breve che, sotto un'immagine o paragone,
raccoglie un'osservazione utile per la vita pratica.
• Nei Proverbi: varie tipologie di detti, similitudini, paragoni, epigrammi, sentenze morali, massime
brevi, indovinelli
• nel libro dei Proverbi il mashal si può definire come un insegnamento religioso-morale basato
sull'esperienza ed espresso di solito con immagini

2.Luogo nel canone. Testo e versioni


Luogo nel canone:
• trova posto fra i Ketubîm, dopo i libri dei Salmi e Giobbe.
• Discussioni rabbiniche: «All'inizio si diceva che Proverbi, Cantico dei cantici ed Ecclesiaste erano
scritti apocrifi che adottavano un linguaggio metaforico e non facevano parte delle Scritture.»
• Poi però la tradizione ebraica accolse il libro con piena convinzione, grazie anche alla presunta
paternità salomonica. Ai tempi di Cristo, Proverbi godeva di un'ampia accoglienza.

Testo e versioni:
• Ad eccezione dei primi nove capitoli e degli ultimi due, il testo di Proverbi, composto in ebraico
classico, è arrivato con molte alterazioni
• Problema perché la concisione (Kürze) richiesta dalla forma letteraria e per i vocaboli enigmatici,
presentavano non di rado difficoltà di comprensione per i copisti
• La versione greca dei LXX, chiusa verso il 130 a.C., presenta nei confronti del TM varianti di una
certa consistenza e importanti aggiunte (130 stichi e una trentina di frasi frammentarie) e
omissioni, molte delle quali appaiono intenzionali

3.Forma letteraria del libro


• ricorrono molti meshalim simili, idee che si ripetono, temi che si ripropongono più volte, a
distanza, quasi a riprodurre ciò che capita nella vita ordinaria, dove ogni giorno si riprende una
riflessione precedente, la si sviluppa, la si ripete, vi si aggiunge un'intuizione, la si corregge e si
completa senza un ordine apparente e la sistematicità di un trattato scolastico.
• i titoli che appaiono all'interno del libro (indicanti i diversi autori a cui vengono attribuiti i
proverbi), nonché il contenuto dei proverbi e la loro forma letteraria, è possibile strutturare
l'intera opera in nove sezioni, precedute da un prologo (1,1-9).

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a)Struttura
Per maggiore chiarezza offriamo un quadro sinottico, ispirato a quello proposto da
H. Lusseau, in modo da poter individuare facilmente le diverse sezioni del libro.

b)Le collezioni parziali dei Proverbi


La sezione iniziale (Pr 1-9):
• prima sezione (1,8-9,18) molto diversa dalle altre; è in forma discorsiva
• contiene una lunga esortazione, con ammonimenti, rivolta da un padre al suo figlio perché si
preoccupi di acquisire la sapienza
• il genere letterario adoperato è quello dell’istruzione; c’è anche una piccola autobiografia
• Il tema centrale è la «sapienza», che viene lodata e a volte personificata e contrapposta alla
follia.

Raccolte salomoniche
• Segue una prima raccolta intitolata «Proverbi di Salomone» (10,1), che occupa quasi un terzo del
libro (10-22)
• composta di detti brevi e indipendenti, in tutto 375, in forma di distici (forma poetica formata da
un verso con due stichi collegati in modo parallelo)
• due gruppi: uno con parallelismo antitetico e un altro con parallelismo sinonimico e antitetico
• serie di antitesi fra il giusto e l'empio, il saggio e lo stolto, il diligente e l'ozioso, tra ciò che Dio
ama e ciò che egli odia
• Pr 16-22 presenta inoltre con maggior ricorrenze il nome di Jahvé e offre un quadro teologico
della provvidenza divina.

• La seconda raccolta salomonica (25-29), più breve della precedente (128 proverbi)
• Cc. 25-29 fanno emergere l'amore per le realtà terrene in quanto espressione della sapienza
creatrice di Dio, e contengono una presentazione sapienziale della dottrina della retribuzione,
intesa nel senso che ad ogni atto segue una conseguenza proporzionata
• I temi di questa sezione riguardano gli aspetti vari della vita quotidiana.
• specifica destinazione didattica, per i giovani principi e i membri della corte.

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I proverbi dei saggi:
• Fra l'una e l'altra raccolta salomonica si trovano le «parole dei saggi»
• collezione di 30 proverbi
• Inoltre lo stile è diverso: il distico che caratterizza le raccolte salomoniche lascia il posto a
composizioni poetiche con strofe di quattro versi (tetrastici), in cui si fa uso della seconda
persona singolare, proprio dello stile sapienziale: un discorso diretto, rivolto dal maestro al
discepolo, nel quale predomina non l'ammonizione né l'imperativo, ma la descrizione e
l'argomentazione.
• Il tema dei proverbi di questa sezione è molto vario: consigli sulla moderazione nel mangiare, nel
bere e nel trattare con donne straniere, ecc.
• Questa sezione viene datata verso i secc. V-IV a.C.

Le appendici:
• I due ultimi capitoli di Proverbi (30-31) vengono attribuiti a diversi autori.
• Si tratta di quattro composizioni:
 La prima composizione è costituita dai detti di Agur (30,1-9): I detti di Agur mettono in
contrasto la grandezza di Dio e la pochezza dell'uomo, e descrivono la malvagità umana.
 La seconda composizione (30,10-33) è costituita da alcuni proverbi numerici, probabilmente
connessi con il genere letterario dell'enigma.
 La terza composizione è formata dai detti di Lemuel (31,1-9), anch'essi tetrastici con
parallelismo sinonimico. Sono istruzioni sulla formazione dei governanti e l'amministrazione
della giustizia
 La quarta composizione (31,10-31) si differenzia dalle precedenti sia per il tema (l'elogio della
moglie perfetta) che per il genere letterario.
 strutturato in forma di acrostico alfabetico
 stabilire un raffronto fra la sapienza e la donna perfetta, considerata l'incarnazione della vera
sapienza

4.Autori e data di composizione


• Nel titolo che apre il libro dei Proverbi si legge l'attribuzione dell'opera a Salomone, prototipo del
re israelita per la sua fama di grande saggezza.
• Sul piano della formazione letteraria, il libro dei Proverbi si presenta come opera di una pluralità
di autori e riflette la diversità d'ambiente storico e culturale di un lungo arco di tempo.
• Raccolte seconda e quinta di Salomone: Si potrebbe ipotizzare il lavoro di una scuola di scribi #n
dall'epoca davidico-salomonica, i quali avrebbero raccolto un buon numero di detti di Salomone
ed il cui lavoro sarebbe stato completato dagli uomini di Ezechia
• Più difficile è determinare quando sono state formate le raccolti minori e il corrispondente
processo di unificazione alle due principali raccolte salomoniche, fino alla forma definitiva del
libro.
• Non sappiamo infatti chi fossero «i saggi» autori della III e IV collezione di proverbi, ma il fatto
che tali proverbi si trovino davanti alla seconda collezione salomonica fa pensare che la raccolta
fosse probabilmente già costituita ai tempi di Ezechia.
• Circa l'individuazione dei personaggi citati nel testo, Agur e il re Lemuel, sappiamo soltanto che
erano della città di Massa, località situata nella parte orientale del Giordano ed enumerata fra le
città ismaelite

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5. Paralleli extrabiblici
• Sia per la forma che per il contenuto il libro dei Proverbi presenta affinità non solo con sezioni di
libri veterotestamentari, ma anche con la letteratura extrabiblica, soprattutto egiziana, di cui
ricordiamo l'Istruzione di Pta-hotep, l'Istruzione a Merikaré, la Sapienza di Any ed in particolare
l'Istruzione di Amenemope
• le somiglianze tra Proverbi e Amenemope siano apprezzabili, sono anche troppe e sostanziali le
differenze. Perciò meglio riconoscere che i rapporti fra ambedue le opere rientrano nel quadro
generale dell'ambiente sapienziale dell'antico vicino oriente, dal quale attinsero tutte le culture,
compresa quella israelitica

6.Contenuto teologico
• La finalità del libro viene espressa nel prologo
• L'autore del libro si rivolge a tutti gli uomini (non soltanto al popolo d'Israele), considerati
secondo una triplice categoria: inesperti, giovani e saggi, ed intende proporre loro, con le
sentenze dei proverbi, «la sapienza e la disciplina», in modo che raggiungano «equità, giustizia e
rettitudine».
• Tale sapienza consiste nella conoscenza di tutto ciò che si deve fare e di tutto ciò che bisogna
evitare per vivere una vita giusta e retta, secondo il mirabile progetto inserito nell'ordine stabilito
da Jahvé.

a) la disciplina e la sapienza:
• La «sapienza» (hokmah) consiste concretamente nel capire il senso della propria vita per
raggiungere la felicità mediante un comportamento buono e giusto – all’interno del giusto
rapporto tra uomo e Dio
• Essa viene accostata a termini come scienza, riflessione e intelligenza e appare come realtà
raggiungibile per chiunque la desideri a portata dell'uomo prudente , per colui che la cerca con
rettitudine di cuore
• Il giusto rapporto con Dio è quindi condizione essenziale per la conoscenza della realtà. Perciò,
come inizio della sapienza viene indicato «il timore di Dio».
• l'autore vuole insegnare la vera sapienza non attraverso una teoria generale e ben coerente, né
presentando un sistema dottrinale filosofico o teologico, bensì offrendo un insegnamento pratico
tratto dall'esperienza umana, essendo ogni proverbio frutto di vita vissuta.
• Certamente, questa proposta di sapienza pratica riveste esortazioni e istruzioni di diversi gradi
d'intensità
• Nella prospettiva didattica si comprende come l'esperienza insegna all'uomo a riconoscere i
propri limiti e la grandezza di Dio, che ha l'ultima parola in tutti i progetti umani.

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b)il timore di Dio, condizione per raggiungere la sapienza
• «Il timore del Signore è il principio della scienza; gli stolti disprezzano la sapienza e l'istruzione»
(1,7)
• Dire che «il timore di Dio» è il principio della sapienza significa che inizio, fondamento e sostanza
della scienza delle cose divine e umane è l'atteggiamento umile, accogliente e fiducioso nei
confronti di Dio.
• «Principio» non vuole dire soltanto «inizio» in quanto primo momento in ordine cronologico, ma
il fondamento sul quale può essere costruito ciò che segue ed essenza di quanto si riesce a
conoscere.
• La controfigura del saggio è colui che resiste, si oppone, disprezza e orienta la sua propria vita su
basi differenti

c)La sapienza personificata


• Pr 1-9 parla di una sapienza che diventa personificata, la cui realtà s'impone e non può essere
smentita né dall'esperienza propria né da quella altrui
• Essa stessa invita l'uomo a camminare sul sentiero della vita, promettendo la felicità e
avvertendo dei pericoli per coloro che l'abbandonano
• In contrapposizione alla Sapienza si erge la Follia personificata, presentata nei panni di una
«donna irrequieta» e «sciocca, che non sa nulla»
• la personificazione della sapienza in Pr 8,22-31 compie un passo in avanti nella considerazione
della sapienza fino a divinizzarla, presentandola come realtà esistente dall'eternità «fin dal
principio, dagli inizi della terra» e collaboratrice di Dio nell'opera della creazione
 è da considerare il vertice dello sviluppo teologico veterotestamentario, in quanto mostra
nella sua pienezza l'evoluzione del concetto di hokmah senza accostamento di tipo mitico e
rischi di commistione con il mondo religioso pagano.
 La prospettiva cosmica dell'opera della creazione fa della sapienza la prima realtà che
collabora con Dio fin dalla fondazione del mondo, situando la figura della sapienza nella sfera
divina.

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IL LIBRO DEL SIRACIDE o ECCLESIASTICO

• ricchezza di insegnamenti (un vero repertorio di regole morali per tutte le circostanze della vita)
• contenuta nei 51 lunghi capitoli
• largo uso nella chiesa primitiva, specialmente nell'istruzione dei catecumeni.
• Da lì, a quanto sembra, il titolo di Ecclesiastico con il quale fu conosciuto dalla chiesa latina a
partire dal sec. II

1.Titolo
• diverse forme nell'antichità:
 più comune dei testi ebraici, greco e siriaco, cioè Sapienza di Gesù, figlio di Sira – solito ai
nostri giorni: Siracide o Sapienza di Ben Sira.
 tradizione giudaica, lo denomina diversamente: Libro di Ben Sira, Libro d'istruzione,
Istruzione di Ben Sira, Proverbi di Ben Sira e altri.
 È stata la Vetus Latina a chiamare il libro Ecclesiasticus, designazione che si diffuse
largamente tra il II e III secolo nella chiesa latina

2.Autore e data di composizione


• Se il titolo ebraico indica chi sia stato l'autore, il Prologo della traduzione greca, fatta dal nipote,
e brani autobiografici disseminati nel libro ne parlano esplicitamente.
• Il suo nome completo doveva essere «Gesù, figlio di Sira, figlio di Eleazaro»
• Egli visse tra il sec. III e II a.C. a Gerusalemme, dedicandosi assiduamente «alla lettura della legge,
dei profeti e degli altri libri»
• Mosso dallo zelo per la fede del suo popolo, «fu spinto a scrivere qualcosa riguardo
all'insegnamento e alla sapienza»
• La sua casa divenne una bêt midrash (una scuola), aperta a tutti, ove s'imparava a conoscere la
sapienza e l'istruzione
• Facendo anche diversi viaggi, aveva pure contatto con il mondo greco-pagano

• Alla luce dei dati indicati dal nipote nel suo Prologo, l'opera di Ben Sira sembra debba essere
datata verso il 180 a.C.

3.Luogo nel Canone. Testo e versioni


Canonicità e luogo nel canone:
• Il Siracide, arrivato a noi nella versione greca (la sua lingua canonica), non fa parte della Bibbia
ebraica, nonostante il libro fosse scritto originalmente nella lingua ebraica.
• Non si conoscono i motivi esatti della esclusione dal canone ebraico da parte dei rabbini (di
tendenza farisaica) a Jamnia; probabilmente l'opera fu sospettata di orientamento sadduceo
• Nella tradizione cristiana, l'accettazione del Siracide si scopre già nel Nuovo Testamento, dove si
possono riconoscere alcune corrispondenze di pensiero, soprattutto nella lettera di Giacomo.
• citato come canonico nei concili di Ippona e Cartagine

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Testo e versioni:
• Tutto questo materiale completa due terzi dell'intero testo ebraico (1108 vv. sui 1616 del testo
greco), in manoscritti del sec. I a.C. (Qumran e Masada) e dei secc. X-XI d.C. (Cairo).
• Della versione greca esistono due famiglie di codici che testimoniano l'esistenza di due
traduzioni, una più lunga dell'altra (in 150 stichi), in corrispondenza con le due famiglie di
manoscritti ebraici.
• La versione più breve è da ritenersi il textus receptus, cioè quella portata a termine dal nipote di
Ben Sira
• La vicenda della trasmissione del testo del Siracide rimane uno dei problemi più seri della critica
testuale. Un dato singolare è il fatto che nei manoscritti greci ed in alcune traduzioni che ne
dipendono i cc. 31-36 vengono diversamente trasposti rispetto all'ebraico

4.Caratteristiche letterarie
• caratteristiche molto simili a Proverbi, sviluppando le sue riflessioni attraverso i diversi tipi di
meshalîm e le altre forme letterarie, procedimenti retorici e stilistici della tradizione sapienziale,
(parallelismo, allitterazione, assonanza, rima, chiasmi, inclusioni, ritornello, ecc.)
• ricorrendo più frequentemente al genere del poema (talora suddiviso in strofe) e dell'istruzione
• Una peculiarità del Siracide, infatti, è quella di raggruppare massime sullo stesso soggetto in
sezioni autonome
• Ci sono ripetizioni di temi o di formule in diverse sezioni dell'opera, senza alcun motivo specifico
• Troviamo diversi tipi di messali e forme letterarie analoghe: porverbi numerici, paragoni,
macarismi, indovinelli, esortazioni, minacce, riflessioni personali
• altri generi letterari più sviluppati:
 gli inni, soprattutto le lodi alla sapienza e al Dio creatore;
 il ringraziamento;
 le suppliche individuali o nazionali;
 le narrazione autobiografiche, che offrono uno esempio di vita da imitare per il
conseguimento della sapienza
 le preghiere dirette o rivolte a modo di esortazione genere del tutto inconsueto in altri libri
sapienziali;
 il grande poema didascalico che presenta l'elogio dei grandi personaggi della storia d'Israele;
 i cataloghi dei vari fenomeni naturali e dei diversi elementi della natura (animali, vegetali,
minerali, celesti, ecc.), contenuti generalmente negli inni che descrivono le opere della
creazione di Dio;
 la satira dei mestieri e l'acrostico alfabetico.

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5.Struttura e finalità dell’opera
a)Struttura:
• non si può parlare di una struttura armonica nel Siracide
• si presenta come un insieme di detti e di riflessioni spirituali, sullo stile del libro dei Proverbi,
esteso agli argomenti più vari.
• Oltre al prologo si individuano due parti importanti parti diseguali:
 la prima (1,1-42,14) contiene sentenze morali variamente raggruppate e mira a presentare la
sapienza di Dio nella vita umana;
 la seconda (42,15-50,26), che appartiene al genere della poesia lirica, si apre con un inno alla
gloria di Dio a cui segue il celebre elogio dei «padri» del popolo d'Israele. Questa parte
rilegge la sapienza di Dio nella creazione e nella storia d'Israele.
• Alla fine del capitolo 50 (vv. 27-29) troviamo una conclusione con i dati dell'autore e
un'esortazione a prendere con diligenza il contenuto del libro.
• Il capitolo 51 contiene due appendici poetiche: un inno di ringraziamento nello stile dei Salmi e
l'epilogo autobiografico di Ben Sira

• Alcuni autori (J. Marböck; G. Ravasi) propongono una struttura che prende in considerazione i
quattro grandi inni del Siracide: cc. 1; 24; 42; 51

b)Finalità
• L'epilogo autobiografico rivela infatti come Ben Sira fu motivato a scrivere dal desiderio di
trasmettere una sapienza, quella appunto che egli aveva cercato assiduamente con la preghiera,
lo studio e la pratica della legge
• Il tentativo di Ben Sira sembra quindi sia stato quello di rivalutare la «sapienza d'Israele ».
• Davanti al processo di ellenizzazione che avanzava dal sec. IV nell'area del Vicino Oriente e che
certamente era già penetrato nella cultura e nella religiosità del popolo d'Israele, investendo la
fede dei giudei del suo tempo, Ben Sira ha riproposto ai suoi correligionari che la vera sapienza
ebraica
• il Siracide tenta di offrire un quadro il più completo possibile di questa sapienza, mostrandone i
più profondi significati, ma soprattutto presentandola come regola di vita.

6.Temi dottrinali
a)la fisionomia della sapienza
• essa si può caratterizzare in tre tratti:
 realtà che è in Dio e presso Dio (trascendente dunque e divina);
 dono elargito a tutti coloro che la desiderano, diventando così creata ed immanente;
 mediazione incarnata specialmente nella Torah, in quanto parola di Dio e rivelazione della
volontà divina.
• La sapienza è in Dio, perché egli solo è il sapiente, ma si diffonde su tutta la creazione e
particolarmente su quanti amano Dio.
• Riguardo alla creazione, la sapienza pervade la totalità del tempo, in quanto preesistente alla
creazione e perché la sua presenza efficace non avrà termine.

Libri sapienziali pagina 31


b)Sapienza, timore di Dio e Torah
• la sapienza viene identificata nel Siracide con il timore di Dio e con la Torah, perché: «Tutta la
sapienza è timore di Dio e in ogni sapienza è la pratica della legge» (19,18).
• La legge data a Mosè è presentata come l'espressione più perfetta della sapienza di Dio nella
creazione e nella storia – Torah intesa nel suo significato più profondo di rivelazione storica di Dio
• Essere sapiente si traduce nella piena adesione alla legge di Mosè
• Se la legge è la manifestazione oggettiva della sapienza creata, soggettivamente essa s'identifica
con il timore di Dio, inteso come il cammino verso la sapienza.
• Il timore consiste sostanzialmente in un atteggiamento di fiducia e di umiltà verso Dio
• il timore di Dio presuppone nell'uomo un rapporto personale amoroso, intenso e vivo con Dio
che si concretizza in una fiducia basata sulla bontà di Dio ed in un atteggiamento d'umiltà, cioè di
ubbidienza sincera alla volontà divina.
• La sapienza è una manifestazione dell'essere Dio, diffusa nella creazione e fatta entrare nella
storia
• Essa si acquista se non con il timore di Dio, cioè mediante un rapporto fiducioso con Dio, l'umile
meditazione e la pratica dei suoi comandamenti.

c)L'antropologia del Siracide: libertà, peccato e retribuzione:


• S'inquadra un'antropologia positiva e realistica incentrata sull'idea di uomo «imago Dei»,
categoria biblica fondamentale che si trova nel Siracide, uno dei pochi testi dell'AT
• «Il Signore creò l'uomo dalla terra […]. Secondo la sua natura li rivestì di forza, e a sua immagine
li formò» (17,1.3).
• Un'antropologia in cui la libertà di cui gode l'uomo viene ribadita con straordinaria efficacia.
• Ben Sira afferma non solo, come faceva il Dt, la possibilità offerta all'uomo di scegliere tra le due
vie: «la vita e la morte: a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà» , ma la completa autonomia
dell'uomo «in balia del suo proprio volere», indicando così la radice ultima della responsabilità
morale della persona, all'interno della quale si comprendono le categorie di peccato e di
retribuzione.
• trattazione lucida sul peccato:
 ne conosce l'origine, la situazione di debolezza in cui è venuto a trovarsi l'uomo dopo il
peccato
 la condizione rovinosa di coloro che vivono nel peccato, la quale però non è irreversibile
perché «grande è la misericordia del Signore, e il suo perdono per quelli che ritornano da lui»
• Riguardo alla dottrina della retribuzione, il Siracide approfondisce la dottrina deuteronomistica
della doppia via da cui si deduce il premio in questa vita per il giusto e il castigo per i peccatori

d)L'umanesimo di Ben Sira


• Esso ripropone, in tutta la sua ampiezza ed efficacia didattica il messaggio della tradizione
concernente la morale personale, familiare e sociale, motivo per cui il libro è stato considerato
come il compendio dell'intera tradizione sapienziale.
• vasta gamma di temi: le norme riguardanti il rapporto verso il prossimo, soprattutto verso i
poveri ed i bisognosi, verso i genitori, la morale familiare e coniugale, ecc.
• In 4-6 emerge il valore cultuale degli insegnamenti sapienziali relativi all'aiuto dei poveri, al
dominio di sé e soprattutto alla ricerca della sapienza.
• L'immagine della donna che emerge dalla lettura di alcuni brani del Siracide può risultare
sorprendente se confrontata con le categorie della mentalità moderna.

Libri sapienziali pagina 32


e)La sapienza nella storia d'Israele
• Si potrebbe parlare di una ri/essione sapienziale che aprendosi alla rivelazione nella storia
d'Israele disegna una teologia della storia di carattere unico ed universale.
• La prospettiva teologica della sapienza biblica viene abilmente applicata da Ben Sira non solo alla
esperienza quotidiana, ma all'interpretazione degli eventi storici che hanno costituito il pensiero
di Israele attraverso le varie epoche.

Libri sapienziali pagina 33