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Didattica della musica riassunti

LE strategie didattiche

Le strategie didattiche utilizzano vari modelli d’apprendimento in


varie forme per raggiungere risultati efficaci. Non ha senso limitarsi
ad utilizzare un solo modello di apprendimento, se possibile ha
senso fare riferimento a molti e creare strategie complesse.

1) La lezione: la lezione come nome deriva direttamente dalla lectio


medievale, che in origine era in realtà un momento molto dialettico
tra insegnante e allievo. Ora è stata spogliata di quella valenza e
rappresenta più che altro un momento in cui l’insegnante espone e
gli allievi imparano passivamente; esiste però la lezione euristica o
socratica in cui l’insegnante alterna esposizioni a brevi domande.

2) Modellamento/apprendistato: l’insegnante fornisce una


dimostrazione di “come si deve fare”. Ad esempio operare uno
strumento, e lo studente impara “per imitazione”. Ha il vantaggio di
mettere lo studente in una situazione pratica e concreta.

3) Approccio tutoriale: nell’approccio tutoriale vengono fornite


informazioni divise in varie unità e l’apprendimento graduale viene
spesso verificato con domande.
Funziona molto bene per i computer secondo l’approccio Skinner
(modello lineare) o ramificato (Crowder).
Viene presentato unità didattica, poi verificata: se non si passa, si
deve rifare unità didattica e riapprendere.

4) Discussione: è uno scambio di idee tra docente e alunni. Il


riferimento storico è la maieutica: l’alunno arriva alla conoscenza
attraverso il dialogo e le domande fatte dal docente. La discussione
richiede però tantissimo tempo, a volte non funziona. L’insegnante
guida lo studente nel ragionamento, non fornisce conoscenza; i
soggetti più introversi possono essere sopraffatti.

5) Studio del caso: è simile alla lezione ma è situato; l’insegnante


presenta una storia e i problemi che devono affrontare i
protagonisti. Gli alunni dovranno fare le loro scelte a riguardo e
prendere decisioni. E’ una fusione tra lezione euristica, narrazione, e
simulazione. Ha lo scopo di mettere lo studente in una situazione
che potrebbe trovarsi a fronteggiare.

6) Apprendimento di gruppo: è un tipo di apprendimento che prevede


la cooperazione tra i vari elementi di un gruppo. Si apprende
insieme, i soggetti si stimolano e sono reciprocamente utili.
Funziona meglio in coppia o gruppi non più di 3-4 elementi.

7) Problem solving: è affine al modello dell’apprendimento per


scoperta in cui il docente cerca di guidare gli studenti nella
soluzione di un problema, scoprendo loro stessi la soluzione.

8) Simulazione e role playing: la simulazione prevede di porre la


persona di fronte ad una situazione simulata, ad esempio il
simulatore di volo o Sim City (computer molto utili).
Il role playing prevede esattamente di provare ad immedesimarsi in
un personaggio.

9) Progetto o metolodgia della ricerca: si concentra nella creazione


di un prodotto di cui siano stabilite in precedenza caratteristiche e
limiti, lo studente lavora in prima persona mentre l’insegnante offre
soltanto un supporto indiretto.

10) Brain storming: di fronte ad un tema determinato si esprime con


totale immediatezza quello che si pensa.

LA LEZIONE

La lezione frontale rimane ad oggi il metodo più utilizzato per


l’apprendimento nonostante le critiche. Si chiama frontale proprio
perché il docente è in piedi di fronte agli studenti, seduti nei banchi.
La caratteristica rende le interazioni dirette dal docente agli
studenti, e dagli studenti al docente (possono fare domande, avere
una caratteristica dialettica). Le interazioni tra gli studenti sono
invece limitate e quasi trascurabili, nella lezione.

Da questa si differenzia la lezione miliare che invece prevede oltre


alla spiegazione verbale, momenti pratici di dimostrazione. Si
chiama miliare proprio perché è una “tappa” importante
nell’apprendimento e prevede spesso anche momenti di verifica di
quanto gli studenti siano riusciti ad imparare, incoraggiandone il
ragionamento (l’aspetto frontale passa quindi un po’ in secondo
piano).

La lezione basata su casi è invece preparata dal docente sulla base


di casi pratici e reali che egli conosce, come un modo per
capitalizzare la propria esperienza e rendere quindi l’insegnamento
più personale.
PIANO DELLA LEZIONE

La lezione per essere efficace deve essere pianificata. Il piano della


lezione permette di definire i diversi momenti e materiali che vanno
utilizzati. Si divide in questi punti:

A) Definizione degli obiettivi: la definizione dello scopo della lezione


B) I prerequisiti: le conoscenze necessarie per capire la lezione; è
buona norma chiedere agli allievi che cosa sanno dell’argomento e
ascoltare le loro impressioni anche se ingenue per farsi un’idea
C) Stabilire le fonti: elencare le fonti utilizzate e fornire l’accesso
agli studenti
D) Differenziare le opinioni personali: è giusto che il docente
fornisca il suo punto di vista, ma è bene che questo sia diviso dal
resto dei materiali.
E) Corpo della lezione: la struttura della lezione vera e propria. Si
divide in
1) introduzione : si presenta l’obiettivo e l’argomento della lezione
per attirare l’attenzione degli studenti
2) corpo principale: si espone in dettaglio la lezione vera e propria
3) conclusioni: significa chiedere un feedback immediato agli
studenti “avete capito? Ci sono domande?” O anche porre domande
specifiche
4) follow up: suggerimenti per approfondire

Come apprendono gli studenti?

Gli studenti devono essere in una situazione di ascolto attivo e


attento. Per determinare questo stato di attenzione, è consigliabile:
chiedere feedback o fare domande, incoraggiare di prendere
appunti, in caso si potrebbe anche far registrare la lezione così la
foga di prendere appunti non determina calo di attenzione (ma a
volte non determina maggiore attenzione).

Tecnologie a supporto

La lezione può avvalersi di tecnologie come slide per presentare


bene i concetti o addirittura svolgersi completamente online in casi
estremi. Si possono poi usare anche video o audio.

Valutazione

Per valutare la conoscenza degli alunni degli argomenti trattati si


dovrà operare la valutazione tramite una delle opzioni possibili

a) interrogazione orale
B) verifica scritta
C) Discussione di gruppo

Mappe concettuali

L’utilizzo delle mappe concettuali viene citato per la prima volta da


Novak e Gowin, che per primi descrivono questo strumento. La
mappa concettuale è in grado di visualizzare l’oggetto della
conoscenza proprio come una cartina geografica, evidenziandone i
legami e i percorsi del ragionamento.

Elementi costitutivi delle mappe. Concetti e relazioni

Gli elementi che costituiscono le mappe sono i concetti: unità della


conoscenza che sono definite come regolarità percepite tra eventi e
oggetti ed esplicitate convenzionalmente attraverso ubn’etichetta. A
legare i concetti vi sono le relazioni tra essi, che possono essere di
molteplice natura.

Struttura delle mappe concettuali

Esistono due tipi di struttura principali:

A) struttura verticale ramificata dall’alto in basso e gerarchica, a


partire da quello principale posto in posizione superiore

Questa struttura è inclusiva, nel senso che il concetto superiore


contiene il concetto più inferiore e così via. La gerarchia può essere
di 3 tipi:
1) dal più al meno importante: dal concetto principale originano
concetti subordinati
2) dal generale al più specifico: esempio conifere e poi pino, abete
ecc
3) dall’astratto al concreto: es. concetto di libertà e poi i
presupposti concreti che da questo originano

B) struttura verticale ramificata dall’alto in basso che segua lo


sviluppo del ragionamento logico

La struttura non è qui gerarchica ma rispecchia lo sviluppo di un


ragionamento. E’ quindi più flessibile.
Mappe strutturali per lo studio

La mappa strutturale per lo studio è ideale per l’organizzazione


dell’apprendimento e consiste nel riportare sulla visualizzazione
della mappa un’unità di informazione di grandezza variabile (dal
capitolo di manuale all’intero libro). E’ estremamente efficace
perché permette di organizzare e memorizzare con più efficacia e
rappresentare dinamicamente i processi cognitivi.

Come ogni mappa concettuale rappresenta le relazioni tra i concetti


principali individuati nell’unità educativa.

Le mappe mentali di Buzan

Un altro tipo di mappa è quella mentale: Buzan parte dal


presupposto che nel cervello umano il lobo sinistro è predisposto
alla logica e alla razionalità, mentre quello destro alla creatività. Gli
ingredienti di un buono apprendimento dovrebbero necessariamente
coinvolgere entrambi questi emisferi cerebrali, e le mappe mentali
puntano proprio a questo: si sviluppano a raggiera, con al centro il
concetto principale da cui si ramificano quelli subordinati e ad esso
in relazione; tanto più la mappa mentale sarà ricca di immagini
accattivanti, tanto più risulterà efficace.

Le critiche a questo tipo di mappa tuttavia affermano che funziona


bene soltanto per argomenti non complessi, mentre per quelli
complessi è difficileche funzioni.

Le mappe cognitive

Le mappe cognitive sono un tipo di mappe che vengono realizzate


nel momento in cui si chiede ad un soggetto, nella fattispecie un
alunno, di esplicitare e rappresentare graficamente tutto quello che
sa riguardo ad un certo argomento.

Sono molto utili al docente per rendersi conto delle conoscenze


preliminari degli alunni prima di una lezione, ad esempio.

Apprendimento significativo e apprendimento meccanico

L’apprendimento significativo avviene secondo Ausubel quando le


conoscenze che vengono apprese vengono messe in relazione a
conoscenze pregresse già presenti nell’allievo; altrimenti si avrà
soltanto un apprendimento meccanico molto meno efficace e più
superficiale.

L’apprendimento significativo è una teoria molto cara a Novak;


poiché le mappe concettuali sono predisposte a mostrare le
strutture della conoscenza, appare evidente che ruolo possono
assumere nello sviluppo dei processi di apprendimento significativo.

Modelli mentali

I modelli mentali sono rappresentazioni di cui il cervello si serve per


andare a formulare i concetti.

Per esempio abbiamo:

Reti semantiche: alla base vi è il problema della memorizzazione del


significato delle parole e della capacitò di collegare concetti; per
capire il significato di un termine,, andiamo a richiamare tutte
quelle parole che variamente contribuiscono al suo significato.

Frame: il frame amplia questo concetto, collegando ed evocando per


un soggetto tutte le informazioni che vi appaiono legate.

Tassonomia

La tassonomia è una classificazione per classi, solitamente


gerarchica

Bloom ha classificato e messo in ordine gerarchico i metodi di


apprendimento, secondo diversi livelli di complessita. (1956)

1) Conoscenza: l’informazione ripetuta in forma originaria


2) Comprensione: le nozioni subiscono modifiche nelle mente dello
studente ai fini di renderle significative
3) Applicazione: le nozioni possono essere trasferite in contesti
diversi da quello originario
4) Analisi e sintesi: le nozioni comprese possono essere scomposte
o ricomposte (analisi e sintesi)
5)Valutazione: sulle nozioni padroneggiate si possono esprimere
giudizi

Concezioni dell’apprendimento
Vi sono diverse concezioni dell’apprendimento a seconda del punto
di vista e dello scopo prefissato

A) Concezione di immagazzinamento di informazioni: assimilare


memorizzare interiorizzare
B) concezione intellettualistica: capire comprendere intuire
C) Concezione attiva: scoprire cercare provare: concezione attiva
D: concezione operativa. Applicare, risolvere

Modelli d’apprendimento

Modello associazione /comportamentismo

Secondo questo modello l’apprendimento consiste nel creare nuove


associazioni nella mente (skinner)

La mente è vuota e deve essere plasmata. Questo modello giustifica


l’apprendimento di qualsiasi disciplina indipendentemente dalle
vocazioni dell’allievo.

Modello del campo

Simile alla concezione della scuola Gestalt, nel modello del campo è
importante cogliere le situazioni in maniera olistica, globale,
individuandone i rapporti strutturali.

Es leggi della percezione della Gestalt.

Modello della scoperta (Popper)

Nel modello della scoperta si guiderà l’allievo a ripercorre il


percorso che è stato fatto dal ricercatore in una determinata
materia per arrivare ad una conoscenza. E’ un modello che
presuppone un ruolo attivo da parte dello studente, lo studente si
coinvolge di più.

Si forniscono dati iniziali e si inducono a cogliere le questioni che


essi sollevano.

Modello costruzionista/costruttivista

Autori; Ausubel

In questo momento si presuppone che l’allievo abbia già una sua


personale visione dell’argomento, magari ingenua ed abbozzata;
l’insegnante ha il compito di far presente all’allievo che queste
concezioni hanno errori più o meno gravi e di conseguenza guidarli
nell’elaborazione di una nuova struttura cognitiva.

In seguito si individueranno collegamenti con le “vecchie”


informazioni di modo che si avrà un apprendimento significativo e
non meccanico.

Curricolo e programma

Mentre i programmi sono emanati da organi nazionali e quindi


sempre uguali, il curricolo viene creato dal docente in relazione
all’ambiente con cui dovrà confrontarsi.

La programmazione è il complesso delle tecniche e operazioni


mediante le quali viene creato il curricolo.

Il curricolo è composto da quattro parti:

1) Enunciazione degli obiettivi


2) Selezione dei contenuti
3) Uso di certe strategie d’apprendimento (quindi lezione ecc)
4) programma di valutazione dei risultati

Ottica del cambiamento: negli obiettivi bisogna ipotizzare un


cambiamento, cioè rendere possibile che gli allievi padroneggino
qualcosa che prima non padroneggiavano.

L’obiettivo è un cambiamento verificabile mediante indici


comportamentali.

Gli obiettivi possono essere classificati in base a 4 parametri

In base al tempo: obiettivi a breve, medio, lungo termine


In base al settore di sviluppo: cognitivo (nozioni), affettivo
(emozioni, interessi), psico motori (coordinamento corporeo)
In base alla specificità: finalità (astratta), obiettivi educativi
(comuni a tutti le discipline) obiettivi specifici (di una singola
disciplina)
In base alla generalità: generali o particolari
L’obiettivo deve essere

1) centrato sull’alunno, descrivendo un risultato dell’apprendimento


che l’alunno deve saper fare
2) adatto all’allunoo : non deve quindi presupporre conoscenze che
l’alunno non ha, nondeve essere per difetto o per eccesso. Deve
essere giusto
3) essere ben definito e presentarsi in termini di singole e divise
operazioni: una cosa alla volta non tutto insieme
4) essere osservabile e verificabile; bisogna poi valutare il
raggiungimento interrogando gli alunni i

Tipi di lezione frontale:

Lectio magistralis: spiega un concetto base fondamentale per


l’obiettivo del corso
Lezione con scambi o dibattito: lezione che prevede al suo interno
un intervento da parte dell’audience
Lezione integrativa: integra attività pratiche
Lezione di approfondimento: propone approfondimenti, ulteriori
chiarimenti su concetti già presentati.

Lezione miliare: la lezione miliare è un tipo di lezione frontale che


costituisce una “tappa” importante nell’0ambito del percorso di
insegnamento e per questo prevede potenzialmente attività pratiche
e di verifica dei concetti che vengono affrontati.

Dispositivi progettuali didattici

Accanto al programma, che come specificato viene fornito a livello


statale e quindi è uguale per un grande numero di situazioni e
docenti, è necessario preparare un progetto di attuazione.

Un modello generale di dispositivo progettuale si può ritrovare nel


modello ADDIE

Il modello presenta

Analisi: si identificano gli obiettivi e si valuta la situazione del


contesto (budget, tempo)
Design: fase di progettazione con tempi, materiali, strategie
Development: sviluppo di quanto necessario
Implementation: effettiva applicazione di quanto preparato
Evaluation: valutazione del progetto (e se è stato di apprendimento,
valutazione degli studenti).

In Italia la progettazione dell’insegnamento prende il nome di


curricolo

Il curricolo costituisce una effettiva programmazione del lavoro


basandosi su un programma preliminare fornito a livello nazionale.

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