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Ispanoamericana 1

JOSÉ MARTÍ
Martí è profondamente coinvolto nella lotta per l'indipendenza di Cuba, alla quale dedica tutta la sua vita e
che rende punto centrale della sua attività letteraria. Martí compone importanti saggi di filosofia ed
estetica, cronache giornalistiche, articoli e discorsi politici, un grande epistolario e numerosi racconti per
bambini scritti per la rivista La edad de Oro con cui elabora un'idea educativa del valore universale. Martí è
noto soprattutto per le sue intuizioni politiche sul rapporto tra gli Stati Uniti e l'America Latina.
Quest'ultima, secondo lui, può raggiungere l'autonomia solo attraverso l'unificazione e l'auto-affermazione.
In ambito letterario il lavoro di Martí si basa soprattutto sulla ricerca di una comunicazione con il pubblico
che lo porta alla composizione della prosa Nuestra America e delle varie raccolte poetiche: Ismaelillo è
dedicata al figlio assente e tratta del timore nei confronti del futuro, sia proprio che del figlio; in Versos
libres la ricerca è caratterizzata da una forte introspezione esistenziale. Le sue opere spaziano dal ricordo
del carcere alla riflessione sull'attualità, dalla poesia amorosa alle immagini mitologiche. La sua ultima
raccolta Versos sencillos è caratterizzata dalla semplificazione e liberazione del verso e dall'ampliamento
dello spazio poetico. Martí ha in comune con gli autori modernisti la visione sofferta e angosciata della vita
moderna e della sua disumanità. PV

JOSÉ ENRIQUE RODÓ


Si occupa sin da giovane di scrittura critica. Nel 1895 fonda, insieme ad alcuni amici, la Revista nacional de
literatura y ciencias sociales. Nel 1897 pubblica la sua prima raccolta di saggi critici La vida nueva. Per tre
anni tiene una cattedra di letteratura. Nel 1900 pubblica Ariel che tratta delle paure derivanti dalla
sconfitta della Spagna per opera degli Stati Uniti nella guerra per l'indipendenza di Cuba. Nel 1902 viene
eletto deputato per il Partido Colorado, nel quale partecipa attivamente ai tentativi di superare le divisioni
interne. Viene poi rieletto una seconda e una terza volta, nel 1911, quando si dedica agli studi sulle
problematiche politico- sociali che verranno raccolti in El mirador de Próspero. Nel 1916 intraprende un
viaggio per l'Europa che si concluderà con la morte a Palermo a causa del tifo.

Ariel
Il «saggio», che finge l'ultima lezione di un maestro, Prospero, nelle cui sembianze è l'autore stesso, sotto il
segno di Ariele versus Calibano, secondo la discendenza simbolica della Tempesta shakespeariana, è un
«messaggio» a favore dell'educazione intellettuale e morale, dell'eccellenza degli ideali estetici, della
differenza tra una democrazia come governo della qualità e una democrazia come governo della quantità,
dettata dal successo materiale in ogni attività. PV

LE AVANGUARDIE
Il dominare del Modernismo sulla vita culturale dell'America Latina, provoca negli anni dieci e negli anni
venti una necessità di superamento. Tra i maggiori esponenti abbiamo Huidobro, Neruda, Borges, Vallejo.
Ognuno, con la propria caratteristica letteraria, cerca una via d'uscita dal Modernismo scegliendo la strada
del rifiuto e della contestazione. Le avanguardie si esprimono maggiormente nelle riviste e nei manifesti e
hanno i loro nuclei fondamentali in Argentina e Brasile. Il primo gruppo a seguire la scia delle avanguardie
argentine è quello degli ultraisti, guidato da Huidobro (che in Europa fonda il Creazionismo). I movimenti si
attivano anche negli altri Paesi, come Messico e Perù. Le avanguardie storiche sono caratterizzate da forti
contraddizioni: 1) sono influenzate dalla cultura europea. Questa influenza però non si esprime tramite la
semplice imitazione ma con l'elaborazione di un linguaggio proprio che esprima la libertà della poesia 2) la
convivenza tra il voler affermare l'autonomia della poesia, alla ricerca di una poesia "pura" e il voler
interagire con il mondo popolare e indigeno. Questo porta all'idea di letteratura come specchio della realtà
VICENTE HUIDOBRO

Huidobro nasce a Santiago del Cile nel 1893. E' considerato tra i quattro maggiori poeti cileni e l'ideatore
del creazionismo, movimento estetico che coinvolse la poesia lirica nell'avanguardia del primo XX secolo.
Secondo i creazionisti, la poesia deve avere significato in sé stessa, indipendentemente dagli oggetti e dalle
situazioni che il linguaggio vuole evocare. Nel 1911 pubblica Ecos del Alma, di tendenza modernista, nel
1913 La gruta del silencio e Canciones en la noche, nel 1916 El espejo de agua. Quest'ultima raccolta è
composta da 9 poesie e inizia con il poema Arte poética, che assume il ruolo di poema- introduzione. Qui si
collocano le varie caratteristiche del nuovo linguaggio di Huidobro, che si inserisce nella tradizione
modernista. Nel 1914 con "Non Serviam" espone il suo credo estetico, in "Pasando y pasando" espone
invece i suoi dubbi religiosi e le sue critiche contro i gesuiti. Dopo essere stato a Buenos Aires, va in Europa
e a Parigi, durante la Prima Guerra Mondiale, pubblica Adán (1916). Collabora con vari artisti francesi di
quest'epoca, tra cui Braque e Dalaunay e fonda diverse riviste artistiche. Nel 1926 pubblica, nella rivista
"Panorama" una poesia che diventerà un frammento del canto IV di Altazor, una lunga poesia che
rappresenta il suo capolavoro e di cui termina la pubblicazione a Madrid, insieme a Temblor de Cielo. Nel
1932 torna in Cile e partecipa attivamente all'attività politica a favore del Partito Comunista. In Spagna
partecipa alla guerra civile a fianco dei repubblicani. Nel 1947, a Cartagena (Cile Centrale) ha un ictus
cerebrale. Muore il 2 gennaio del 1948.

Arte Póetica

In questo poema Huidobro fa riferimento ai versi paragonandoli a una chiave "che apre mille porte". Il
poema infatti può descrivere qualsiasi cosa, che sia un luogo o un evento e quando il lettore lo legge
possiede la chiave per il mondo che gli permette di visitare posti che nella vita reale non potrebbe mai
visitare. La poesia viene utilizzata come espressione diretta del sentimento e mira a colpire il lettore
facendolo riflettere sul significato di ogni parola. L'ultimo verso "Il poeta è un piccolo Dio" rappresenta il
tema dell'intero poema: la poesia rispecchia i nostri desideri, i desideri del poeta e quest'ultimo è
sicuramente un piccolo Dio che crea con le parole tutto ciò che vuole. La struttura del poema è
caratterizzata dalla libertà del poeta (tema centrale del creazionismo): vi sono 6 strofe ma non c'è un ordine
nel numero di versi per strofa; anche la rima non è costante, a volte è consonante (volando...tamblando),
altre è assonante (fuerza...cabeza). Nel poema abbiamo due linee importanti:

1) Quello che i poeti riescono a creare con le parole (prime due strofe);

2) In che modo le parole aiutano i poeti (dalla terza all'ultima strofa).

"Quanto guardano gli occhi sia creato e nell'anima di chi ascolta resti un tremito", in questi versi viene
espresso il potere esercitato dalla poesia sul lettore. Nella seconda strofa il poeta è descritto come colui
che "inventa nuovi mondi" e in questo la visione creazionistica del poeta come Dio.

"L'aggettivo, se non dà vita, uccide" indica il potere dell'aggettivo nel poter esprimere sia morte che vita.

"Siamo nel ciclo dei nervi, il muscolo è appeso... Reside en la cabeza". In questa terza strofa abbiamo un
cambio di tema, il poeta infatti descrive lo stato naturale e inevitabile degli esseri umani, destinati
all'indebolimento fisico. Tuttavia prosegue dicendo che la vera forza risiede nella mente, la quale sarà
sempre capace di creare. I poeti quindi saranno sempre esseri forti, in quanto usano la mente.
Nei versi finali è presente una apostrofe: Huidobro si rivolge a tutti i poeti includendo se stesso. In questo
modo si crea una separazione tra il poeta e il comune lettore, il quale in questo contesto è come se fosse
escluso dal poema. "Solo per noi vivono tutte le cose sotto il sole ": qui inizia un climax ascendente che
culmina con l'identificazione del poeta in un piccolo Dio.

Altazor (O Viaje en paracaídas)

Poema in sette canti, pubblicato a Madrid nel 1931. E' basato sulla narrazione dell'esperienza di una
progressiva caduta verso l'abisso, che diviene perdita di senso, abbandono del significato corrente delle
parole, necessità di aprire spazi nuovi, di dare voce a immagini e suoni al di là del pensabile. La caduta del
poeta verso il basso, la ricerca di un linguaggio capace di esprimere questo disfacimento diventano una
liberazione della lingua che si amplia verso un uso più divertito. Il risultato finale è quello di un'evocazione
di luoghi e situazioni inesprimibili. Questo si nota negli ultimi due canti, in cui il linguaggio è ridotto ad
espressioni grafiche, ripetizioni ossessive di vocali e parole incomprensibili. Vi è un forte uso della metafora,
che viene considerato come l'unico mezzo per rivelare il significato segreto della parola. Altazor
rappresenta, allo stesso tempo, la realizzazione delle tematiche dell'avanguardia e anche il definitivo
distacco da esse. L'esperienza di Altazor si chiude con questo perdersi nel mare, evocato dalla ripetizione
delle parole e da un ritmo basato sul gioco fonetico.

I libri successivi (Ver y palpar, Ultimos poemas) aprono una fase poetica che è caratterizzata da due
elementi: 1) tendenza alla confessione personale, alla meditazione 2) importanza della sperimentazione. Il
viaggiatore universale diventa esploratore di sé stesso e si ritrova davanti a quelle domande fondamentali
che lo riportano alla perdita di senso e, questa volta, alla riflessione sulla morte.

Come ultima tappa c'è il ritorno di Huidobro in Cile e la sua ricerca di solidarietà con la terra, espressa
pienamente nella sua ultima poesia "Monumento al mar", contenuta in Ultimos poemas.

HORACIO QUIROGA

Quiroga nasce in Uruguay e si forma letteralmente a Buenos Aires. Si colloca tra la fine dell'Ottocento e gli
anni venti del Novecento, periodo in cui convivono decadentismo e prosa poetica, realismo sociale e
psicologico. Viene definito lo "scrittore della selva", i suoi racconti sono brevi e crudi e il suo percorso
poetico è influenzato dalla tendenza argentina dell'imitazione europea, di poeti come Proust e Mann. Per
far conoscere le sue opere al pubblico italiano, Quiroga aveva a disposizione due scelte letterarie:
un'antologia limitata al racconto della selva (o di Misiones, regione dell'alto Paranà dove egli ha vissuto per
lungo tempo) oppure storie dalle tematiche più ampie di amore e follia, alla maniera di Edgar Allan Poe.
Quest'ultima sarà la scelta definitiva, anche se il racconto della selva riprenderà il sopravvento. L'attività
letteraria di Quiroga va dagli inizi del secolo al 1935 ed è fortemente influenzata dai drammi della sua vita
personale (suicidi, morti, malattie inspiegabili ecc.), in particolar modo l'aver ucciso per disgrazia il suo
migliore amico. Dal Romanticismo estremo e dal Modernismo vengono quelle fissazioni morbose per le
varie forme della pazzia, di crudeltà e di orrore e di fosca sensualità. Una coscienza letteraria che si
esprime nel Décalogo del perfecto cuentista e nelle sue altre prose di critica e di poetica. Quiroga non
voleva trovarsi in una sola categoria narrativa, lasciava infatti aperta l'interpretazione della sua scrittura. La
sua produzione si basa fondamentalmente su: 1) "Racconti d'amore, di follia e di morte" (Cuentos de amor,
de locura y muerte, 1917) detti anche "racconti del sonno della ragione", in cui mette in evidenza il
processo che dall'amore conduce alla follia e dalla follia alla morte 2) "Gli esiliati" (Los desterrados, 1926).
Molti racconti di Quiroga hanno come protagonisti animali che pensano e parlano e sono legati al suo
spirito del naturalista. Emergono due pensieri: 1) gli animali sono migliori degli uomini, più intelligenti o più
buoni 2) la contrapposizione del mondo animale sulla società violenta e artefatta degli uomini.

LA MORTE

Gli eventi tragici della sua vita lo portano a sviluppare un interesse morboso per le varie forme di pazzia e
per la morte. La sua ossessione per la morte compare in racconti quali "L'insolazione", "Il deserto", "Il cane
rabbioso", "L'uomo morto" e "Le mosche". Gli ultimi due sono strettamente collegati: L'uomo morto narra
la storia di un uomo che scivola sul proprio machete e si prepara così a morire in solitudine, Le mosche
parla di un uomo che è caduto rompendosi la spina dorsale e si concentra sulle ultime ore, passate
anch'esse in solitudine. "Il cane rabbioso" inizia con un'informazione simile alla cronaca di giornale e
successivamente si concentra sui modi della morte. "Il deserto" è una sorta di conto alla rovescia verso la
morte: narra di un padre che muore lentamente e lascia i figli nella miseria, nel deserto.

LO SDOPPIAMENTO

Quiroga, nella sua attività letteraria, si trova particolarmente influenzato anche dal tema pirandelliano di
mascheramento e sdoppiamento. Il protagonista subisce, sia in prima che in terza persona, uno
sdoppiamento come in "Alla deriva", in cui l'uomo che muore cerca di ricordare un momento preciso della
memoria e quest'ultima crea lo sdoppiamento. Il protagonista si stacca da se stesso e si vede dal di fuori.

GLI ESILIATI

Con la narrazione precisa della morte Quiroga conferma che l'uomo è un essere solitario, inerme ed
esiliato. Il suo libro più importante è appunto "Los desterrados" e qui l'attenzione si concentra su uomini
nudi, senza patria e senza una dimora fissa, lanciati nella selva e nella frontiera dell'essere, con la quale
coincide la condizione di esilio. Gli esiliati di cui parla Quiroga sono tutti quegli uomini che si trovano nella
selva di Misiones, al confine con Brasile, Paraguay e Uruguay e sono avventurieri, reietti dal mondo civile,
indios, esseri di ogni razza e religione. Lo spazio geografico, in Quiroga, diventa spazio artistico.

Anaconda

Due sono le opere che vedono come protagonista l'anaconda: il primo, del 1921, dà il nome alla raccolta
omonima, il secondo "El regreso de Anaconda" apre il volume di "Los desterrados". L'anaconda acquista
caratteristiche quasi umane ma rimanendo un animale a tutti gli effetti, uno tra i più temuti. Ma non vi è un
intento moraleggiante, semplicemente un confronto animale- uomo. La rivalità con le vipere velenose
assume il significato di invidie e rancori in una banda di uomini armati. Nel secondo racconto viene narrato
l'incontro tra Anaconda e un moribondo su un isolotto fluviale portato alla deriva dal fiume in piena. Alla
fine del racconto l'uomo muore e Anaconda depone le uova sul suo corpo senza vita per assicurarsi la
continuità della specie. E' qui che vengono riconosciuti gli elementi comuni a uomo e animale:
l'appartenenza al mondo naturale e la morte, che rappresenta il tema principale di tutta la narrativa di
Quiroga. Alla fine muore anche Anaconda, ucciso da una fucilata.

La presenza animale nei racconti di Quiroga ha due fattori: 1) l'esperienza autobiografica dello scrittore che
ha vissuto per molto tempo nella regione di Misiones, a contatto con la natura amazzonica 2) le conoscenze
letterarie da Poe ai modernisti.

Van Houten

Los desterrados è un volume di racconti pubblicato nel 1926 i cui protagonisti sono gli uomini che vivono
nella regione di Misiones, abbandonati a un destino tragico di sconfitta, malattia e morte. Van Houten è il
personaggio simbolo di questo tipo di umanità ed è il protagonista del racconto omonimo.

« Van Houten, il socio, era belga, fiammingo di origine, e a volte lo


chiamavano Quello-che-resta-di-Van-Houten, poiché gli mancava un occhio, un
orecchio e tre dita della mano destra. … Per il resto era un uomo basso e molto
robusto, con la barba rossa e irsuta. … ed era soprattutto molto brutto, un po’
come Verlaine, di cui era quasi compatriota, dato che Van Houten era nato a
Charleroi. »

La bruttezza fisica non era legata unicamente a fattori naturali ma spesso era dovuta a incidenti e a
condizioni di vita disumane. I "desterrados" erano ex- chimici, ex- scienziati che hanno tentato di sfruttare
la regione in cui si trovavano a vivere ma che hanno perso tutte le loro conoscenze e si sono trasformati alla
fine in ex- uomini. Anche Van Houten, come loro, arriva a una sconfitta definitiva. Non esiste infatti una
volontà di fuga dal mondo ma una rassegnazione al proprio destino. Il loro arrivo nella regione non è un
transito ma la tappa finale di un percorso segnato dalla morte, che spesso avviene a causa di forze naturali.
Van Houten muore infatti affogato in un fiume. I racconti di Quiroga si concentrano sul conflitto tra
modernità, cultura, scienza e il potere della natura. Simbolo centrale è il grande fiume che passa dall'essere
confine tra due nazioni a confine tra la civiltà e la barbarie. Stavolta i personaggi non sono investiti dalla
follia, come negli altri racconti di Quiroga, ma conservano fino alla fine la loro lucidità.

RICARDO GÜIRALDES

L’argentino Ricardo Güiraldes dopo lunghi viaggi in Europa e in Asia, pubblica nel 1915 un libro di poesie, El
cencerro de cristal (Il campano di vetro) e uno di racconti, Cuentos de muerte y de sangre (Racconti di morte
e di sangue). Iniziò a manifestarsi il tema centrale della sua opera, ossia l’oscillare tra l’avanzata cultura
europea e il mondo genuino della pampa, espresso attraverso uno stile elaborato e musicale di derivazione
modernista. Güiraldes pubblicò il suo capolavoro Don Segundo Sombra nel 1926, poco prima di morire. Il
romanzo narra la storia di un ragazzo di città che, figlio illegittimo, non riceve un’educazione adeguata e
sembra destinato alla rovina. Viene salvato e rieducato da un gaucho, don Segundo Sombra, il quale lo
porta nella sua pampa, che diventa una vera e propria scuola di responsabilità e di coraggio.

Don Segundo Sombra


Scritto nel 1926 è un romanzo rurale in prima persona. Rappresenta il tentativo dell'autore di rinnovare la
letteratura gauchesca. Il personaggio principale è un contadino realmente esistito, di nome Segundo
Ramirez. Il romanzo contiene le esperienze dell'autore a San Antonio de Areco. Non vuole avere un
carattere realista nè vuole descrivere i costumi, bensì mostrare dal punto di vista del narratore lo sviluppo
fisico e spirituale di un adolescente che sta maturando fino al completamento della sua figura di uomo
gaucho. Il narratore è lo stesso Fabio Cáceres che espone la sua storia in prima persona, narrando gli
avvenimenti a partire dall'infanzia da orfano a casa delle zie, fino alla conversione finale in uomo e a
un'inaspettata eredità. I due personaggi principali sono quindi il vecchio gaucho e il giovane manovale
Fabio che vede in Don Segundo il suo "padrino". Questi, agli occhi del lettore, si trasforma magicamente in
una visione idealizzata e mitica come se appartenesse a un passato irrevocabile.

IL TEMPO NEL RACCONTO


Fabio Cáceres ricorda gli ultimi tre anni in cui da semplice gaucho si trasformò dei beni inaspettatamente
ereditati. Si trova di fronte alla laguna e teme che si stia avvicinando il momento più triste della sua vita,
l'allontanamento definitivo del suo padrino. Inizia così a ricordare in sintesi i tempi passati, che possono
suddividersi in: 1) ricordi di orfano di 14 anni 2) i giorni in cui apprese da Don Segundo il lavoro di
addomesticazione del bestiame 3) momenti della vita nei campi sotto la vigilanza del suo padrino 4) la
separazione definitiva. Il tempo presente si unisce al passato e il lettore si trova immerso nella nostalgia. Si
alternano momenti di lirismo a momenti di felicità e spensieratezza.

FABIO
Fabio è inizialmente un ragazzo di 14 anni, toccato per l'abbandono di sua madre e il maltrattamento delle
sue zie. Si sente solo e riflette molto sulla sua vita, non sa chi è realmente e non gli piace vivere in questo
modo. La mancanza di identità e il maltrattamento subito lo portano alla ricerca di se stesso e al desiderio
di attirare l'attenzione degli altri facendo sciocchezze in giro per il paese. L'evoluzione di Fabio da
adolescente a gaucho è attribuita a Don Segundo che, nell'arco di 5 anni, fa di lui un uomo insegnandogli i
mestieri rurali. L'apprendimento non si ferma però solo sul lato materiale ma si espande a livello spirituale
e caratteriale.

DON SEGUNDO SOMBRA


Fin dal primo incontro, Fabio lo dipinge come un fantasma o un'ombra sfuggente. Si tratta della figura del
gaucho ideale, somma di tutte le virtù dell'uomo rurale. Secondo alcuni critici Don Segundo rappresenta la
visione nostalgia ed elegiaca degli oligarchici, che si allontanano dal personaggio combattivo e guerriero.

IL LINGUAGGIO
Il romanzo è scritto in un linguaggio ricco di gauchismi. Vi sono termini utilizzati frequentemente in
Argentina, soprattutto nella vita dei campi della provincia di Buenos Aires, espressioni come "para las
casas.." o i diminutivi "al ratito, resplandorcito".

RESUMEN
El libro es relatado en primera persona, por un joven. Su madre lo envió con sus tías, ya que en el pueblo
podría asistir al colegio pero éstas luego de un tiempo dejaron de enviarlo y comenzaron a utilizarlo y a
maltratarlo.
Una noche se topa con Don Segundo Sombra en quien encuentra un modelo a seguir. Por ir tras él, escapa
de la casa de sus tías y pide empleo en la hacienda de Galván. Allí emprende viaje con la tropilla como
arriero, donde aprende todo lo necesario para ser un buen gaucho y convertirse en hombre, viviendo junto
a Don segundo, su nuevo padrino, las clásicas experiencias de la vida del campo: asistir a bailes, pulperías,
llevar una vida nómade, sin trabajo fijo y conocer a chinas.
Un día, le llega una carta en la cual se revela que su nombre real es Fabio Cáceres y que su protector que lo
consentía de vez en cuando, era su padre. Habiendo muerto este, ahora le quedaban todos sus bienes,
pero Fabio no sabia si quería renunciar a su libertad para quedarse en la vieja estancia. Al final se queda
con la estancia y allí se hace amigo de Raucho, hijo del administrador don Leandro Galván.

IL ROMANZO NEGLI ANNI VENTI

Durante i primi trent’anni del XX secolo il Modernismo e le avanguardie portarono la letteratura


ispanoamericana a una maturità tale da renderla un importante punto di riferimento. Questo
rinnovamento riguardò soprattutto la poesia, mentre il romanzo continuò a seguire le tendenze della fine
del secolo precedente: il Realismo dominò la narrativa almeno fino agli anni Quaranta. Si sviluppò il
cosiddetto Criollismo. Il nome di questo movimento deriva da criollo (creolo), con cui si definiva chi era
nato in America Latina da genitori europei. Inizialmente
il movimento veniva identificato con un vivo sentimento di affermazione patriottica sul nei confronti del
dominatore europeo. Si definì criollista tutta quella letteratura che trattava di temi americani con un
linguaggio ricco di indigenismi, popolata da protagonisti locali, come il gaucho o il campesino. Tra il 1919 e il
1920 furono particolarmente importanti i romanzi Los de abajo (Quelli di sotto, 1916) di Mariano Azuela,
sulla Rivoluzione Messicana, e Raza de bronce (Razza di bronzo, 1919) di Alcides Arguedas, sullo
sfruttamento degli Indios. Queste opere fissarono i principali campi tematici del romanzo realista:
l’indigenismo, l’attenzione per questioni politiche e sociali e la costante presenza della natura.

MARIANO AZUELA
Il narratore messicano Mariano Azuela (1873-1952) fu il primo a scrivere un romanzo avente come tema
centrale la Rivoluzione Messicana. Laureato in Medicina, già prima della Rivoluzione (1910) aveva scritto
María Luisa (1907), Los fracasados (I falliti, 1908) e Mala yerba (Erba grama, 1909), che documentavano un
mondo di diseredati e umiliati. La partecipazione diretta alla rivoluzione gli ispirò i romanzi più importanti,
tra i quali il suo capolavoro, Los de abajo. il romanzo portava all’amara constatazione che il popolo, vero
protagonista della lotta, risultava in definitiva l’unico sconfitto. Fra gli altri romanzi di Azuela ricordiamo:
Los caciques (I cacicchi, 1917), La malhora (La disgrazia, 1923). Azuela inizia la sua reale storia editoriale
solo nel 1924 quando viene "riscoperto” sulla scia di una polemica letteraria che si era scatenata sulla
denuncia dello scarso legame che la narrativa messicana di quegli anni mostrava di avere con la
realtà di un paese appena uscito da una rivoluzione.

Los de abajo
Los de abajo costituisce un punto di svolta per tutto il romanzo messicano moderno. Demetrio Macías
da contadino ignorante e sfruttato si trasforma prima in capo di una banda di fuorilegge e poi in caudillo
di un piccolo esercito. E' il paradigma di una figura di capo rivoluzionario che riassume in sé tutta la
traiettoria di quel processo storico. Il romanzo procede per quadri staccati e riesce a fondere eventi
storici reali con il movimento circolare che porta gli uomini di Macías dall’isolamento dei villaggi della
Sierra alla conquista delle città della pianura, per ritornare infine sulle montagne dove si compirà il
destino drammatico del giovane caudillo. Accanto a Demetrio Macías si stagliano le figure dei giovani
intellettuali che si uniscono alla Rivoluzione (Alberto Solís, Luis Cervantes), quelle degli arrivisti che
sanno sfruttare gli eventi per arricchirsi e le figure femminili, trascinate da passioni, lontane dai loro ruoli
tradizionali. Quel voler rimanere fedeli alla realtà permette l’elaborazione di una riflessione politica più
ampia. La figura di Demetrio Macías assume le caratteristiche di personaggio- simbolo della cosiddetta
"letteratura della rivoluzione". Il giovane capo che nasce dal nulla e che rapidamente si impone come figura
dominante si rivela infatti come il condensato di molte esperienze reali conosciute da Azuela grazie al
suo coinvolgimento personale negli eventi degli anni 1910-1920. La sua narrazione in "presa diretta"
favorisce la trasformazione di biografie reali in eroi mitici. Macías è chiaramente un uomo del popolo,
capace di maneggiare con destrezza armi e cavalli, dal linguaggio essenziale, pieno di espressioni locali, un
contadino che viene strappato dalla sua terra da un rapido succedersi di eventi drammatici; alcuni soldati
tentano di violentare la moglie, la sua reazione lo costringe alla fuga dal paese, e sulla montagna si incontra
con altri contadini per formare una prima banda, che conquista fama e onore scontrandosi con l'esercito. Il
giovane contadino diventa capo e si fa portatore delle sofferenze della sua gente. Nonostante forte legame
con la propria terra, decide di allontanarsi verso la scoperta del mondo esterno e la consapevolezza del
proprio ruolo all'interno della storia. Altra figura altamente simbolica è quella di Cervantes, prima
prigioniero della banda di Macías e poi compagno di avventura. I discorsi di Cervantes convincono il giovane
capo ad unirsi agli altri gruppi rivoluzionari partecipare ad imprese militari di importanza nazionale. A
questo punto la figura del semplice contadino inizia ad assumere i caratteri dell'eroe. Se Macías è un
esempio di dignità, di lealtà verso i superiori e di solidarietà con i propri soldati, Cervantes si rivela invece
come un uomo in grado di cambiare facilmente bandiera secondo il mutare del vento, fino al punto di
abbandonare il capo per fuggire oltre frontiera con il bottino accumulato nei saccheggi e nelle distruzioni.
Macías venutosi a trovare improvvisamente dalla parte sbagliata nelle lotte tra caudillos inizia il ritorno
verso la propria terra, segnato da un senso di sconfitta. Ideali e sogni rivoluzionari si dissolvono al
dissolversi anche del gruppo di compagni. Macías subisce anche il distacco dalla moglie e dal figlio, che
aveva abbandonato per dedicarsi alla sua lotta sulle montagne.
Il percorso di Macías è diventato un elemento fondamentale per la visione che la società messicana ha delle
proprie origini e della propria storia: alle origini della Rivoluzione vi è la figura di un capo in grado di
esprimere l'astio della gente semplice (la gente "di sotto", come suggerisce il titolo). Questa figura valorosa
viene però stravolta dalla sua stessa battaglia e resta una figura mitica.

MARTÍN LUIS GUZMÁN


Rappresenta uno dei maggiori esponenti del romanzo della rivoluzione e uno dei principali scrittori realisti
della letteratura del suo Paese. Si unì ai movimenti rivoluzionari iniziati nel 1910 e fu colonnello delle forze
armate di Pancho Villa. Nel 1914, in seguito al colpo di stato di Victoriano Huerta, finì in esilio a Madrid e
New York. Qui scrisse un libro di memorie El aguila y la serpiente. L'esperienza dell'esilio venne raccolta in
Crónicas de mi destierro (1963). L'attività letteraria di Guzmán è caratterizzata da tre ruoli fondamentali:
politico liberale, giornalista di guerra e scrittore storico. Nel primo caso è evidente il suo impegno sul
versante comunista, soprattutto all'inizio della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1929 pubblicò La sombra del
Caudillo considerato un romanzo chiave della narrativa messicana moderna. Con questo romanzo Guzmán
denuncia la corruzione delle gesta rivoluzionarie e le misteriose circostanze della morte di Francisco
Serrano, che si oppose al presidente Alvaro Obregon. Nel 1940 pubblicò Memorias de Pancho Villa, libro
esemplare per il modo in cui viene presentata una figura storica. Dalle sue opere emerge una grande
conoscenza del linguaggio messicano e un forte talento nel mostrare al lettore personaggi vivi e reali, con
punti di vista personali e riflessioni profonde sulla condizione storica.

La sombra del caudillo


E' un romanzo politico che tra la sua ragion d'essere da avvenimenti della cronaca politica del Messico
degli anni venti e in particolare dalle feroci lotte tra comandanti rivali per raggiungere il vertice del
governo del paese. Si caratterizza per il pessimismo legato agli effetti della trasformazione nazionale. Viene
infatti narrata la parabola del giovane generale Aguirre, ministro della guerra che aspira alla carica di
presidente, ma che per raggiungerla deve opporsi al candidato ufficiale, protetto dal caudillo che controlla
le reali leve del potere. L'opposizione prende risvolti violenti: Aguirre decide di lanciarsi nella contesa
elettorale ma viene catturato e assassinato insieme ai suoi compagni di partito. A sopravvivere è solamente il
deputato Axkaná, intellettuale amico di Aguirre e testimone dei fatti. Guzmán adotta per il suo romanzo
politico la struttura propria del genere poliziesco, nel quale la soluzione dell’intrigo deve rimanere quanto
più possibile nascosta, e per raggiungere un tale obiettivo coinvolge il lettore in una altalena di eventi nei
quali sembra prevalere prima l’una poi l’altra parte, in un continuo crescendo di tensione. La sombra del
caudillo supera i limiti del genere “rivoluzionario”, per fondare un tipo di narrativa che troverà il suo
principale fondamento nella riflessione sugli avvenimenti politici. Con la sua struttura lineare e la sua
analisi metodica porta alla riflessione sui problemi del Messico di quell'epoca. Se Azuela fa partire la sua
analisi dal contadino guerrigliero e ignorante, Guzman parte dal gradino più alto della società,
caratterizzato da gerarchi, capi, presidenti e caudillos. La sombra del caudillo rientra nella tendenza tipica
della letteratura argentina di contrapporre la élite letteraria all'élite dei caudillos.

PERSONAGGI
Le figure di Aguirre e di Axkanà si caratterizzano per il loro essere opposti: Aguirre è un uomo istintivo
guidato dalla passione, Axkanà invece è contemplativo e agisce solo sotto la guida della ragione. Il caudillo,
nonostante appaia in sole due scene, lascia percepire il forte potere che gli permette di manipolare il
destino dei politici civili e militari e di adoperare il terrore come sistema di governo. L'oppositore politico di
Aguirre è Hilario Jimenez, il quale fa parte del gruppo dei politici militari. Come ultima categoria appare
quella dell'intellettuale, incarnata da Axkanà. Questa categoria esprime la lotta attraverso la parola.