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SEQUENZA B8

Gli apostoli chiamati a fare ciò che fa Gesù1


(Lc 9,1-50)

Questa sequenza comprende tre sottosequenze. Ciascuna è formata da tre


passi organizzati in modo concentrico.

Inviati in missione, i Dodici insegnano e guariscono 1-6

ERODE SI CHIEDE QUI È GESÙ 7-9

Tornati dalla missione, i Dodici nutrono la folla 10-17

LA CONFESSIONE DI PIETRO: «Tu sei il Cristo di Dio!» 18-22

IL DISCORSO A TUTTI 23-27

LA CONFESSIONE DEL PADRE: «Questi è il mio Figlio!» 28-36

Gesù guarisce un epilettico 37-43a

I DISCEPOLI NON COMPRENDONO CHI È GESÙ 43b-45

Gesù rimprovera i suoi discepoli 46-50

1
Queste pagine riprendono quelle del mio commento a Luca (Il vangelo secondo Luca,
ReBib 7, EDB, Bologna 2003, 363-400), ma con qualche correzione, in particolare una nuova
analisi del passo della moltiplicazione dei pani (Lc 9,10-17).
2 IL VANGELO DI LUCA

A. LA PRIMA SOTTOSEQUENZA (9,1-17)

I versetti 1-17 comprendono tre passi che formano una sottosequenza.

1. I DODICI FANNO CIÒ CHE FA GESÙ (9,1-6)

COMPOSIZIONE DEL PASSO

+ 1 Convocati i dodici,
– diede loro POTERE E AUTORITÀ sopra TUTTI I DEMONI
– e di SANARE LE MALATTIE.

+ 2 E mandò loro
–a PROCLAMARE IL REGNO DI DIO
–ea GUARIRE [GLI AMMALATI.]

= «Non prendete nulla per la via,


. né bastone né bisaccia,
. né pane né denaro,
. e non abbiate ciascuno due tuniche.
················································
4
In qualunque casa entriate,
3
Disse loro: + là rimanete
+ e di là uscirete.
················································
= 5 E tutti coloro che non vi accolgono,
. uscendo da quella città,
. la polvere dai vostri piedi scuotete
. a testimonianza contro di essi».

+ 6 Partiti,
+ percorrevano i villaggi,
– ANNUNZIANDO-LA-BUONA-NOVELLA
–e SANANDO DAPPERTUTTO.

Due parti narrative incorniciano un discorso di Gesù. La prima parte (1-2)


comprende due trimembri di costruzione parallela: convocazione e invio;
«potere e autorità» sono sinonimi di «regno», «tutti i demoni» si oppongono a
«Dio»; i terzi membri sono quasi identici.
La seconda parte (3-5) enumera in tre brani le consegne di Gesù ai suoi apo-
stoli. I brani estremi (3bcd e 5) sono di costruzione concentrica, unimembri agli
estremi, bimembro al centro e sono segnati dalla negazione. Al centro della parte
(4), un trimembro i cui ultimi membri sono complementari. I tre brani sembrano
esprimere ciascuno un aspetto dello stesso atteggiamento di distacco: non
prendere nulla (3) e ricevere tutto (4), ma non trattenere nulla, neppure la
polvere dei piedi, da quelli che rifiutano l’annuncio (5).
SEQUENZA B8 (LC 9,1-50) 3

L’ultima parte (6), che comprende solo due segmenti, corrisponde alla prima:
mandati da Gesù, i dodici fanno esattamente ciò di cui sono stati incaricati. Da
notare che «dappertutto» (6d) richiama «tutti» (1b) e si oppone a tutte le
negazioni della parte centrale (3bcd.5).

INTERPRETAZIONE

Gesù ha ricevuto i pieni poteri


«Il regno di Dio» (2b), il suo «potere» e la sua «potenza» (1b) sono stati dati a
Gesù. Il lettore ne è stato testimone lungo tutte le sette sequenze precedenti, fino
alla risurrezione della figlia di Giairo (7,49-56). Gesù è dunque re. Non ad interim
o per delega. Egli può disporre del regno come vuole: l’ha ricevuto in eredità e può
a sua volta farne erede chi vuole (1-2). Non ha bisogno di domandare il permesso a
nessuno per questo. Allo stesso modo che non aveva mai avuto bisogno di
rivolgersi a suo Padre nella preghiera per ottenere il potere di scacciare i demoni, di
guarire i malati, o anche di risuscitare i morti. Come Gesù ha ricevuto il regno e i
suoi pieni poteri, così li dà ai suoi apostoli, sovranamente.
Gli apostoli ricevono i pieni poteri
Gesù dà ai dodici il proprio potere e la propria potenza (1-2) ed essi li
esercitano effettivamente (6). Non li affida loro in prestito, li «dà» loro (1b).
Non è un potere limitato, una delega parziale che egli accorda loro; la loro
potenza e il loro potere si estendono infatti su «tutti» i demoni (1b) e si
esercitano «dappertutto» (6d). I discepoli diventano come il loro maestro, uguali
a lui. Non fanno cose diverse da lui, ma fanno tutto quello che lui fa. Il dono
sarà senza ritorno. Certo, gli apostoli torneranno presto (10) e Gesù riprenderà
per così dire la direzione degli affari del regno (11). E sarà soltanto dopo la
partenza del loro maestro che essi saranno i soli incaricati di annunciare il regno
di Dio (24,47-48). Il dono che ora loro è fatto è tuttavia senza pentimenti,
malgrado il loro futuro abbandono durante la passione. Possedendo una tale
ricchezza, come potrebbero preoccuparsi del resto?
Gli apostoli devono rinunciare al falso potere
Perché gli apostoli dovrebbero preoccuparsi di portare con sé una qualsiasi
cosa per il viaggio (3)? Non avendo «né pane né denaro», sprovvisti del minimo
bagaglio, senza neppure vestito di ricambio, non avranno certo bisogno di «ba-
stone» per difendere i loro possessi, giacché non ne hanno alcuno. Allo stesso
modo che hanno tutto ricevuto dal loro maestro, così dovranno contare intera-
mente su coloro verso cui sono inviati per la loro sussistenza (4). Saranno dunque
in balia del loro beneplacito, della loro generosità, ma anche del loro eventuale
rifiuto (5). In quest’ultimo caso, lasceranno loro la polvere stessa che si sarà
attaccata ai loro piedi e, sempre ugualmente liberi, riprenderanno il cammino.
Essi hanno ricevuto da Gesù ogni potere, ma il solo che non potrebbero esercitare,
esattamente come il loro maestro, sarebbe quello di forzare la libertà degli altri.
4 IL VANGELO DI LUCA

2. ERODE SI CHIEDE CHI È GESÙ (9,7-9)

COMPOSIZIONE DEL PASSO

+ 7 Il tetrarca Erode udì TUTTO CIÒ CHE AVVENIVA.

– E rimaneva perplesso perché era detto


:: da alcuni che GIOVANNI si era alzato DAI MORTI,
8
. da alcuni che Elia era apparso,
. da altri che un profeta degli antichi si era levato.
····················································································································
– 9 Ed Erode disse:
:: « GIOVANNI io L’HO DECAPITATO.
. Chi dunque è COSTUI di cui odo TALI COSE?».

+ E cercava di vedere LUI.

Alle estremità, due segmenti mettono in parallelo la visione (9d) e l’audizione


(7a) nonché «ciò che avveniva» e l’autore di questi avvenimenti, «lui».
La parte centrale (7b-9c) è formata da due brani che presentano il triplice
parere della gente (7b-8), poi le parole di Erode in cui Gesù e Giovanni sono
messi in parallelo (9abc). In 7c e 9b, «l’ho decapitato» si oppone a «si era alzato
dai morti»; in 9c «costui» annuncia «lui» (9d), «odo» riprende «udì» (7a) e «tali
cose» rimanda a «tutto ciò che avveniva» (7a).

CONTESTO BIBLICO
Dopo il passo parallelo (Mc 6,14-16), Mc racconta a lungo le circostanze
della decapitazione di Giovanni Battista (6,17-29). Secondo Mt (14,1-2), Erode
identifica Gesù con Giovanni, dopo aver udito ciò che si dice di lui, dopo di che
riferisce il martirio del Precursore (14,3-12). Lc omette il racconto della morte di
Giovanni Battista. In compenso, anche in rapporto a Marco, insiste sul tema
della risurrezione; di Elia dice che «era apparso», perché Elia non era morto, ma
era stato rapito al cielo (2Re 2); ma al «si era alzato (7c) di Giovanni aggiunge il
suo sinonimo abituale «si era levato» (8b) per uno degli antichi profeti.
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INTERPRETAZIONE

La perplessità davanti alla novità


Ciò che giunge alle orecchie del tetrarca di Galilea, è anzitutto il rapporto che
gli è fatto di «ciò che avviene» (7a), cioè l’insegnamento dato da Gesù e le
guarigioni che egli opera. Insomma, tutto ciò di cui il lettore è stato testimone fino
a quel momento, con i personaggi del racconto. Ma è anche l’interpretazione che
danno questi ultimi (7c-8). Il nome di «Gesù» non è pronunciato neanche una
volta nel passo, del resto neppure nel passo precedente (1-6); eppure appare
chiaramente che il suo nome è su tutte le labbra. Tuttavia, questo nome non
sembra essere sufficiente per identificarlo. E, secondo una tendenza tutto
sommato normale, Gesù è ridotto a una figura del passato: «Giovanni» il Battista,
«Elia», il grande profeta Galileo, o qualcun altro non meglio specificato. In ogni
caso, è un profeta. E anche un profeta risuscitato, almeno ritornato alla vita
terrena per quanti vedono in lui Elia. Nessuno sembra capace d’immaginare la
novità radicale che si manifesta in Gesù. Erode meno di chiunque altro, perché
non sembra affatto credere nella risurrezione dei morti. Per lui, Giovanni è
escluso: «decapitato» ad opera sua, non potrebbe ritornare dai morti (9b). E si
ritrova dunque con una domanda senza la minima risposta (9c).

Vedere o udire
Erode ha un bel non prestar fede a quanto la gente pensa di Gesù, nondimeno
desidera «vederlo»! (9d). Come se volesse verificare lui stesso i fatti di cui ha
«udito» il racconto (7a.9c). Non si tratta di tentare di scoprire le sue intenzioni,
perché Luca non ne dice nulla. Tuttavia, chi conosce la fine della storia non può
mancare di fare un confronto con il suo atteggiamento al momento della
passione, quando tempesterà di domande l’imputato, «sperando di vedere un
segno da parte sua» (23,8-9). Il guardone è per definizione colui che si tiene a
distanza, in ogni caso a distanza da una parola che possa raggiungerlo e toccarlo,
che lo interpelli per farlo cambiare.

Un annuncio indiretto della passione e della risurrezione di Gesù


Il parallelo tra Giovanni e Gesù che fanno sia certi testimoni (7c) che lo stesso
tetrarca, e a ragione (9bc), è in qualche modo una profezia, o almeno una
prolessi narrativa, quasi una minaccia. La passione del Battista annuncia quella
di Gesù, così come il suo ministero preparava il suo cammino. Se Erode non è
capace di vedere al di là della morte del profeta che ha decapitato, le folle invece
credono alla risurrezione. Lc vi insiste, utilizzando i due verbi sinonimi che la
indicano, «alzarsi» (7c) e «levarsi» (8b), che poi riprenderà per parlare della
risurrezione di Gesù (24,6-7.34.46). Tale concentrazione di vocabolario ha
anche l’effetto di prefigurare la risurrezione di Gesù.
6 IL VANGELO DI LUCA

3. GESÙ E I DISCEPOLI DANNO DA MANGIARE ALLA FOLLA (9,10-17)

COMPOSIZIONE DEL PASSO

+ 10 Essendo tornati GLI APOSTOLI, gli raccontarono tutto ciò che avevano fatto;
– e presi loro, si ritirò in disparte
– verso una città chiamata Betsaida.
····················································································································
+ 11 LE FOLLE saputolo, lo seguirono;
– e accolte esse, parlava loro del regno di DIO
– e quelli che avevano bisogno di cure guariva.
– 12 Il giorno cominciava a DECLINARE;
– avvicinatisi, I DODICI dissero a lui:
. «Congeda LA FOLLA
- affinché, nei villaggi e nelle campagne dei dintorni,
: alloggino e trovino cibo,
= perché qui siamo in un luogo deserto».
··························································································································
+ 13 Ora disse a loro:
: «Date loro voi stessi da mangiare!».

– Ma esse dissero:
·····················································
. «Non c’è a noi più di cinque pani e due pesci!
- A meno che, ,
- noi compriamo PER TUTTO QUESTO POPOLO viveri?».
. 14 Erano infatti CIRCA CINQUE MILA UOMINI.

+ Ora disse AI SUOI DISCEPOLI:


: «FATELI SEDERE per gruppi di cinquanta!».
· 15 E così fecero e LI FECERO SEDERE TUTTI.
··························································································································
+ 16 Ora, avendo preso i cinque pani e i due pesci,
+ alzati gli occhi verso il CIELO,
+ li benedisse e spezzò;
: e (li) diede AI DISCEPOLI
: per distribuire ALLA FOLLA;

+ 17 e mangiarono e furono saziati TUTTI


+ e si raccolse dei pezzi loro avanzati dodici ceste.

Dopo l’introduzione (10-11) il racconto consta da altre tre parti organizzate in


modo concentrico attorno all’unica domanda del passo (13ef).
L’introduzione (10-11) comprende due brani paralleli, formati ciascuno da un
bimembro e da un trimembro: il soggetto dei primi segmenti sono «gli apostoli»
SEQUENZA B8 (LC 9,1-50) 7

(10a), poi «le folle» (11a); il soggetto dei trimembri invece è Gesù (10bc.11bc).
Sono gli apostoli che parlano nel primo brano («raccontarono»), Gesù nel
secondo («parlava»).
La prima parte del racconto stesso comprende due brani: le parole che i
Dodici rivolgono al maestro (12) e la risposta di Gesù (13ab). I due discorsi
cominciano con un imperativo; ma mentre quello dei Dodici si estende con tre
proposizioni subordinate, una finale che regge una participiale, e infine una
causale, quello di Gesù è ridotto a un ordine secco.
La parte centrale riporta la reazione dei Dodici all’ordine di Gesù. Alle
estremità delle loro parole, si oppongono la piccolezza dei «cinque» pani e la
grandezza dei «cinque mila» uomini. Al centro, la domanda.
L’ultima parte comprende due brani. Il primo è l’ordine di Gesù, subito
eseguito. Il secondo segnala un’altra parola di Gesù, la preghiera di benedizione
sul cibo. All’inizio la preghiera rivolta da Gesù al «Cielo», alla fine il risultato
dove le «dodici ceste» si oppongono a «i cinque pani e i due pesci» all’inizio del
primo segmento (16a). In mezzo, il doppio dono, di Gesù ai discepoli, e dei
discepoli alla folla.
«Gli apostoli», all’inizio dell’introduzione (10a), sono chiamati «i dodici»
all’inizio della parte seguente (12b); nell’ultima parte si tratta dei «suoi disce-
poli» (14b.16d); potrebbe darsi che il gruppo dei discepoli è più largo di quello
dei dodici apostoli.
Nell’introduzione i due gruppi degli «apostoli» e delle «folle» sono separati,
anche dal punto di vista cronologico; nell’ultima parte invece entrano in rela-
zione, come indica chiaramente il segmento centrale (16cd). Si potrà notare che
«il Cielo» (16b) e «Dio» (11b) sono praticamente dei sinonimi: «il cielo» infatti
è la residenza di «Dio» e, in ebraico, «i Cieli» (sempre al plurale) è un modo
rispettoso di parlare di Dio senza pronunciare il suo nome ineffabile.2
Il termine «le folle» della prima parte (11a) sarà ripreso al singolare in 12c,
con «tutto questo popolo» (13f) che conta «cinque mila uomini» (14a), con «la
folla» in 16e e con «tutti» in 15a e 17a.
«Dare» di 13b sarà ripreso alla fine (16d) seguito da «distribuire» (16e);
questi verbi fanno parte, con «trovare» (12e) e «comprare» (13f), dello stesso
campo semantico.
Della stessa radice, «declinare» (klinō, 12a) e «far sedere» (kata-klinō, 14cd)
fungono da termini iniziali per le parti estreme del racconto.

CONTESTO BIBLICO

Elia ed Eliseo danno da mangiare


Durante la carestia, Elia è mandato dal Signore a Sarepta di Sidone (1Re 17,8-
16): là una vedova gli darà da mangiare (17,9). Ma è tramite il profeta che si
moltiplicherà il poco di farina e d’olio che le rimangono. Il racconto lucano si
2
Perciò Mt usa «il regno dei cieli» invece di «il regno di Dio».
8 IL VANGELO DI LUCA

ispira ancor di più alla moltiplicazione dei pani compiuta da Eliseo, discepolo di
Elia (2Re 4): all’inizio del capitolo, come il suo maestro, Eliseo moltiplica l’olio
di una vedova (4,1-7); alla fine, con «venti pani d’orzo e farro» nutre cento
persone (4,42-44):
42
Da Baal-Salisa venne un individuo, che offrì primizie all’uomo di Dio, venti pani
d’orzo e farro che aveva nella bisaccia. Eliseo disse: «Dà al popolo e mangino».
43
Ma colui che serviva disse: «Come darò questo davanti a cento persone?». Quegli
replicò: «Dà al popolo e mangino. Poiché così dice il Signore: Mangeranno e ne
avanzerà». 44 Lo diede davanti a quelli, e mangiarono e ne avanzò, secondo la
parola del Signore.

I contatti tra questo breve racconto e quello di Lc sono palesi: il profeta ordina
all’inserviente di «dare» «al popolo» perché «mangino» (Lc 9,13b); questi fa
un’obiezione riguardo al gran numero che deve nutrire, «cento persone» (in Lc
9,14a, sono «cinque mila»); infine, mangiano e il pane avanza (Lc 9,17).

Mosè dà da mangiare al popolo nel deserto


Il miracolo di Elia e quello di Eliseo rimandano al dono del cibo nel deserto.
Per mezzo di Mosè, il Signore nutre il suo popolo affamato mandandogli le
quaglie e la manna (Es 16):
2
Nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro
Aronne. 3 Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nel paese
d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a
sazietà! Invece ci avete fatti uscire in questo deserto per far morire di fame tutta
questa moltitudine». 4 Allora il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per far piovere
pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un
giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina secondo la mia legge o
no. 5 Ma il sesto giorno, quando prepareranno quello che dovranno portare a casa,
sarà il doppio di ciò che raccoglieranno ogni altro giorno». 6 Mosè e Aronne dissero
a tutti gli Israeliti: «Questa sera saprete che il Signore vi ha fatti uscire dal paese
d’Egitto; 7 domani mattina vedrete la Gloria del Signore; poiché egli ha inteso le
vostre mormorazioni contro di lui. Noi infatti che cosa siamo, perché mormoriate
contro di noi?». 8 Mosè disse: «Quando il Signore vi darà alla sera la carne da
mangiare e alla mattina il pane a sazietà, sarà perché il Signore ha inteso le mormo-
razioni, con le quali mormorate contro di lui. Noi infatti che cosa siamo? Non
contro di noi vanno le vostre mormorazioni, ma contro il Signore». 9 Mosè disse ad
Aronne: «Da’ questo comando a tutta la comunità degli Israeliti: Avvicinatevi alla
presenza del Signore, perché egli ha inteso le vostre mormorazioni!». 10 Ora mentre
Aronne parlava a tutta la comunità degli Israeliti, essi si voltarono verso il deserto:
ed ecco la Gloria del Signore apparve nella nube. 11 Il Signore disse a Mosè: 12 «Ho
inteso la mormorazione degli Israeliti. Parla loro così: Al tramonto mangerete carne
e alla mattina vi sazierete di pane; saprete che io sono il Signore vostro Dio». 13 Ora
alla sera le quaglie salirono e coprirono l’accampamento; al mattino vi era uno
strato di rugiada intorno all’accampamento. 14 Poi lo strato di rugiada svanì ed ecco
SEQUENZA B8 (LC 9,1-50) 9

sulla superficie del deserto vi era una cosa minuta e granulosa, minuta come è la
brina sulla terra. 15 Gli Israeliti la videro e si dissero l’un l’altro: «Man hu: che
cos’è?», perché non sapevano che cosa fosse. Mosè disse loro: «È il pane che il
Signore vi ha dato in cibo.

INTERPRETAZIONE

Il realismo dei dodici


Gesù insegna alle folle e guarisce i loro malati (11), ma si fa tardi (12a) e il
maestro non pare preoccuparsene. Le folle neppure, del resto. Allora interven-
gono i dodici: è ora che la folla lasci questo luogo deserto per cercare cibo e
alloggio nei luoghi abitati (12de). Questo consiglia infatti la più elementare
saggezza. Quando Gesù ordina loro di dar loro da mangiare (13b), sembrano non
dover neppure fare i conti, come se fossero già turbati dall’avere tanto poco per
il loro piccolo gruppo. Resta dunque una sola possibilità, quella di «comprare»
(13f). Poco importa sapere se pensano seriamente a questa soluzione, o se la loro
domanda vuol dire che è impossibile. Certamente ci vuole una bella somma per
nutrire «cinquemila uomini» (14a), e non sarebbe affatto stato facile «trovare
cibo» per tutta questa gente «nei villaggi e le campagne dintorno» (12d). Il
punto essenziale è che in una situazione del genere, i dodici pensano solo al
denaro come tramite tra loro e la folla.

Il realismo di Gesù
Per Gesù, il denaro non è la soluzione. Se gli uomini devono mangiare per
mantenere e sviluppare la loro vita – e Gesù si dà da fare per nutrirli a sazietà –,
il dato economico non è il fondamento ultimo dei loro rapporti. In altre parole,
non ci si guadagna la vita, in ogni caso non col denaro, ma la si riceve da Colui
«che fa uscire il pane dalla terra» come dice la benedizione che si pronuncia
prima di condividere il pane (16c): «Benedetto sei tu, Signore Dio nostro, re
dell’universo, tu che fai uscire il pane dalla terra!». È dal «Cielo» che viene la
vita, e la vita in abbondanza (17). È Dio che assicura, col cibo, il nesso fonda-
mentale tra gli uomini.

Il ruolo dei discepoli


Gesù non nutre la folla dal nulla. Come Elia ed Eliseo che erano partiti dal
poco a disposizione per assicurare la sussistenza di tutti. Gesù prende i pani e i
pesci dei discepoli (16a). Contrariamente ai loro timori, sono proprio le loro
provviste (13d) che serviranno a saziare il popolo. Il numero così ridotto dei loro
pani e dei loro pesci, la piccolezza della loro fede che li fa, nonostante tutto,
obbedire a Gesù (15) permette loro di fare miracoli. E, per mezzo delle loro
mani, i cinquemila uomini saranno nutriti (16de). Ne resteranno ancora «dodici»
ceste (17b), come se ognuno dei «dodici» (12b) dovesse riceverne uno ciascuno
in cambio di quel poco che avevano sacrificato.
10 IL VANGELO DI LUCA

4. LA MISSIONE DEI DODICI (9,1-17)

COMPOSIZIONE DELLA SOTTOSEQUENZA


1
Convocati i dodici, loro potere e autorità su TUTTI i demoni e di sanare le malattie.
REGNO DI DIO
2
E mandò loro PROCLAMARE IL
E GUARIRE GLI INFERMI.
············································································································································
3
Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone né sacca, né PANE né
DENARO, e non portatevi due tuniche. 4 In qualunque casa entriate, rimanete là, e di
là poi ripartite. 5 Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete
la polvere dai vostri piedi, come testimonianza contro di loro».
············································································································································
6
Partiti, percorrevano i villaggi, ANNUNZIANDO LA BUONA NOVELLA
E CURANDO DAPPERTUTTO.

7
Intanto il tetrarca Erode sentì TUTTO CIÒ CHE AVVENIVA.
E rimaneva perplesso, perché alcuni dicevano che Giovanni si era alzato dai morti,
8
alcuni che Elia era apparso, altri che uno degli antichi profeti si era levato. 9 Ed
Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io. Chi è dunque
costui del quale sento TALI COSE?». E cercava di vederlo.

10
Tornati, gli apostoli gli raccontarono TUTTO CIÒ CHE AVEVANO FATTO.
Accolti loro, si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsaida. 11 Ma le folle vennero a
saperlo e lo seguirono. Le accolse e PARLAVA LORO DEL REGNO DI DIO
E GUARIVA QUANTI AVEVANO BISOGNO DI CURE.
············································································································································
12
Il giorno cominciava a declinare e i dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda
la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni per alloggiare e trovare
cibo; qui siamo in una zona deserta». 13 Disse loro: « loro voi stessi da
mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque PANI e due pesci, a meno
che non andiamo noi a COMPRARE viveri per TUTTO questo popolo?». 14 C’erano
infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di
cinquanta». 15 Così fecero e li invitarono TUTTI quanti a sedersi.
············································································································································
16
Allora egli prese i cinque pani e i due pesci
e, alzati gli occhi al CIELO, RECITÒ SU DI ESSI LA BENEDIZIONE,
li spezzò e li ai discepoli perché li alla folla.
17
TUTTI MANGIARONO E FURONO SAZIATI
e dei pezzi loro avanzati furono portate via dodici ceste.

Due passi lunghi incorniciano un passo breve (7-9), che sembra interrompere
il decorso del racconto. I passi estremi (1-6 e 10-17) hanno molti punti in
comune. L’inizio del terzo passo (10a) corrisponde alla fine del primo (6):
«tornati» si oppone a «partiti»; «tutto ciò che avevano fatto» rimanda a
«annunziando la buona novella e curando dappertutto» («tutto» e «dappertutto»
hanno la stessa radice). Inoltre la fine della prima parte dell’ultimo passo (11bc)
corrisponde alla fine della prima parte del primo passo (2): nel primo passo sono
SEQUENZA B8 (LC 9,1-50) 11

i dodici a «proclamare il regno di Dio» e a «guarire», nell’ultimo è Gesù stesso.


La fine dell’ultimo passo (16-17), di cui si è visto che corrisponde all’inizio del
passo (10-11), è dunque anche in relazione con gli estremi del primo passo (1-2
e 6): la preghiera che Gesù rivolge al «Cielo» è correlata alla proclamazione del
«regno di Dio» (2a.11b); il fatto che «tutti mangiarono e furono saziati» (17a)
rimanda alle guarigioni sia degli apostoli (2b.6b) che di Gesù stesso (11c); nel
dare il pane, Gesù e i suoi apostoli sono ugualmente coinvolti. Le parti centrali
dei due passi estremi (3-5 e 12-15) sono correlate: lo segnala la ripresa di
«pane» (3a.13b); inoltre, «comprare» (13c) e «denaro» (3b) appartengono allo
stesso campo semantico. Da notare che «i dodici» (1) e «dodici» (17b) fungono
da inclusione per l’insieme della sottosequenza e che «dare» è ripreso in
1.13a.16c.
Alle estremità del passo centrale, «tutto ciò che avveniva» (7a) e «tali cose»
(9c) rimandano anzitutto a «tutto ciò che avevano fatto» all’inizio del terzo
passo (10a), che riassumono sia l’insegnamento che le guarigioni (2ab.6ab.11bc.
16b e 17a). Come capita spesso, il passo centrale contiene una domanda, che
concerne l’identità di Gesù (9bc).
Il tema della totalità attraversa tutta la sottosequenza (1.6b.7a.10a.13c.15.17a).

CONTESTO BIBLICO
Le parole di Erode sembrano eliminare Giovanni, che questi ha fatto decapi-
tare, dalla terna dei personaggi ai quali la gente assimila Gesù. Resta dunque
Elia che ha moltiplicato farina e olio per la vedova di Sarepta (1Re 17,7-16).
Quanto all’altro profeta che ha nutrito il popolo, può trattarsi solo di Mosè,
perché parecchi dettagli del racconto lucano ricordano Nm 11: come gli apostoli
a Gesù, Mosè dice al Signore: «Dove potrò trovare carne per tutto questo
popolo?» (Nm 11,13). Come in Lc, viene riferito un numero che sottolinea
l’enorme moltitudine del popolo (Nm 11,21). La differenza tra i due racconti è
che, in Nm, è Dio a dare da mangiare e non Mosè, mentre in Lc è Gesù stesso.
Come Mosè si fa aiutare dai settanta anziani a portare con lui il peso del
popolo (Nm 11,16s), così Gesù si fa aiutare dagli apostoli. Ma mentre è Dio a
porre sui settanta lo spirito che era su Mosè (Nm 11,25), Gesù dà egli stesso
potere ed autorità ai dodici (9,1).
Così la domanda sull’identità di Gesù che occupa il centro della sotto-
sequenza, trova risposta nel resto del testo. Sarebbe Gesù dunque il profeta
«come» Mosè che era stato annunciato in Dt 18,15s.

INTERPRETAZIONE

Insegnare, guarire e nutrire


Gli apostoli sono inviati nei villaggi per proclamare la buona novella e guarire
(1-2). Ma, oltre l’insegnamento e le guarigioni, viene chiesto loro di nutrire la
folla (13). Non che questa attività sia così diversa delle altre. Dar da mangiare
12 IL VANGELO DI LUCA

vuol dire permettere alla vita di alimentarsi, vuol dire dare la vita. Come dare la
parola, perché «l’uomo non vive solo di pane, ma di ogni parola che esce dalla
bocca di Dio» (Dt 8,3; citato in Lc 4,4). La parola e il pane sono altrettanto
necessari alla vita. Come è necessario anche il medico, colui che libera dai lacci
della malattia, e colui che libera dalle catene dei demoni, quando la vita è minac-
ciata dall’una e dagli altri (1-2).

Aver fede in colui che assicura la sussistenza


Per ricevere il pane (3) e per donarlo (13), si deve avere altrettanta fiducia in
colui che lo dona; che lo dà a tutti, a chi è inviato come a quelli cui l’apostolo è
mandato. Si deve aver fede in colui che invia, per partire senza armi né bagaglio,
senza provviste per il cammino, senza danaro né vestito di ricambio, sapendo
che giorno dopo giorno, qualunque sia l’accoglienza ricevuta, tutto sarà dato da
Dio (3). Si deve avere la fede, per ardire di prendersi cura della sussistenza di
tutta una folla, sapendo che se Dio dà al suo popolo la sua parola, non può
lasciarlo morire di fame. E la fede compie dei miracoli (17).

C’è qui più di Elia e di Mosè


Se Erode resta con una domanda e non crede a ciò che viene detto di Gesù (7-
8), aspettando di vederlo per farsi un’idea (9c), la folla non si è ingannata a suo
riguardo. Le parole che ode dalla bocca di Gesù, le azioni che gli vede compiere
le fanno riconoscere in lui la stessa potenza di Dio che animava Mosè ed Elia
(8). Elia aveva salvato dalla carestia e dalla morte la vedova di Sarepta e i suoi
figli; come lui, Gesù salva oggi il suo popolo affamato (12-17). Come Mosè,
Gesù assicura la vita per mezzo del cibo e della parola che vengono dalla bocca
di Dio. Tuttavia la folla non può ancora riconoscere in Gesù, come fa Luca,
colui che è più di Mosè e di Elia, colui che occupa il posto stesso di Dio perché
ha vinto la morte. A tal fine sarà necessario che Gesù, e non Giovanni, né Mosè,
né Elia, si sia «alzato dai morti» (7b).

«Il discepolo sarà come il suo maestro» (Lc 6,40)


Potrebbe sembrare una discrepanza che Luca parli prima dei «dodici» (1.12a)
«apostoli» (10a), poi semplicemente dei «discepoli» (14b.16c). Per alcuni com-
mentatori si tratta degli stessi personaggi.3 Per chi invece si fida del testo e cerca
di cogliere la sua logica, il fatto non può essere casuale.4 Sono «i dodici» che
consigliano a Gesù di rimandare la gente (12), è anche ai dodici che ordina di
dar loro da mangiare (13ab); davanti alle loro obiezioni (13bc), si rivolge
all’insieme dei «discepoli» (14bc), e saranno questi che «distribuiranno» pani e
pesci alla moltitudine. Il lettore credente, anch’egli «discepolo» di Gesù, non
potrà mancare di sentirsi coinvolto in questa vocazione di saziare gli affamati.
3
Per esempio, Bovon, I, 460: «Il lettore deve dunque rappresentarsi cento di quei gruppi
[5000 uomini divisi in gruppi di 50], e dodici persone per fare il servizio».
4
Così anche Schürmann, I, 813-814.
SEQUENZA B8 (LC 9,1-50) 13

B. LA SECONDA SOTTOSEQUENZA (9,18-36)

La seconda sottosequenza è formata da tre passi.

1. «CHI DITE CHE IO SIA?» (9,18-22)

COMPOSIZIONE DEL PASSO

18
Avvenne mentre pregava in disparte, che erano con lui i discepoli.

. Ed egli li interrogò dicendo: «CHI DICONO LE FOLLE CHE IO SIA?».


··············································································································································

– 19 Rispondendo, dissero:
+ «GIOVANNI BATTISTA,
+ altri ELIA,
+ altri che UNO DEGLI ANTICHI PROFETI SI È LEVATO ».

: 20 Disse loro: «E VOI, CHI DITE CHE IO SIA?».


: Rispondendo, Pietro disse: «IL CRISTO DI DIO!».

. 21 Minacciandoli, ordinò DI NON DIRE CIÒ A NESSUNO,


··············································································································································

– 22 dicendo
+ che bisogna che IL FIGLIO DELL’UOMO SOFFRA MOLTO
+ e che sia rigettato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi,
+ che SIA UCCISO e che il terzo giorno SIA RIALZATO ».

Dopo un bimembro introduttivo che presenta i personaggi (18a), questo passo


è di composizione concentrica. Al centro (20), la seconda domanda di Gesù e la
risposta di Pietro. La domanda di Gesù (20a) trova l’equivalente nella prima
parte (18b), dove però il soggetto sono le folle. La risposta di Pietro (20b) trova
il suo corrispettivo sin dall’inizio della terza parte (21), in cui «ciò» ha come
referente le parole di Pietro.
La prima e la terza parte sono di costruzione analoga. Entrambe cominciano
con due segmenti bimembri (18b e 21) che si contrappongono: mentre all’inizio
Gesù interroga i discepoli, alla fine proibisce loro di parlare. La risposta dei
discepoli (19) trova il suo corrispettivo, sviluppato, nella terza parte (22); da
notare le due terne di personaggi (19bcd e 22c) e, in termini finali, i sinonimi «si
è levato» (19d) e «sia rialzato» (22d). Mentre la risurrezione è citata da sola
nella prima parte, nella terza Gesù insiste sulla passione.
14 IL VANGELO DI LUCA

CONTESTO BIBLICO

«Il Signore farà levare un profeta come me»


Verso la metà del Codice deuteronomico (Dt 12–26), Mosè annunzia: «Il
Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari
a me; a lui darete ascolto» (Dt 18,15). Nella LXX il verbo «susciterà» è della
stessa radice di quello usato in Lc 9,19d: «uno degli antichi profeti si è levato».
Lo stesso verbo tornerà di nuovo alla fine del Deuteronomio: «Non è più sorto
in Israele un profeta come Mosè» (Dt 34,10). Questo dopo che il narratore ha
detto che Mosè «fu sepolto nella valle, nel paese di Moab, di fronte a Bet-Peor;
e nessuno ha saputo dove sia la sua tomba fino ad oggi » (Dt 34,6).
Certo Luca non fa il nome di Mosè, ma il lettore può riconoscere, grazie al
verbo usato, la figura del più grande dei profeti. Non dovrà peraltro aspettare a
lungo per vederlo, in compagnia di Elia e di Gesù sul monte della trasfigu-
razione.

Il ritorno di Elia
Mosè è morto ed è stato sepolto. Invece Elia non è morto ma è stato «rapito in
cielo in un turbine» (2Re 2,1.11). Perciò la gente credeva che sarebbe tornato e
lo aspettava; il profeta Malachia l’aveva annunziato, negli ultimi due versetti del
suo libro, che conclude l’Antico Testamento:
Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del
Signore, perché converta il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i
padri; così che io venendo non colpisca il paese con lo sterminio» (Ml 3,23-24; vedi
anche Sir 48,9-11).
Tuttora, durante la cena pasquale, gli ebrei lasciano per Elia un posto libero a
mensa, caso mai tornasse.

«Il Figlio dell’uomo»


Non è la prima volta che Gesù usa quest’espressione per designare se stesso.
Durante le cinque controversie con i farisei, compare per la prima volta questo
titolo: «il Figlio dell’uomo» è colui che «ha il potere di rimettere i peccati»
(5,24)5 ed è «Signore del sabato» (6,5). Le altre due volte, il titolo si trova in un
contesto di persecuzione (6,22; 7,34). Secondo la visione apocalittica di Dn 7, il
Figlio dell’uomo è colui che, dopo la distruzione dei suoi nemici, riceve da Dio
una regalità eterna su tutte le nazioni (13-14), regalità che sarà condivisa dai
«santi dell’Altissimo» (18.22.26) che erano stati distrutti dal nemico di Dio (25).
Nel vangelo, il Figlio dell’uomo è indissolubilmente colui che subirà la perse-
cuzione e dovrà affrontare la morte e colui al quale sarà data la gloria della risur-
rezione. La sua vittoria sulla morte segna la fine dei tempi.

5
Vedi p. 233, n. 6.
SEQUENZA B8 (LC 9,1-50) 15

Il Servo del Signore


Nel suo annunzio della passione, Luca non riprende alcuna parola del testo
greco del Quarto canto del Servo (Is 52,13–53,12); tuttavia i temi della soffe-
renza, del rigetto, dell’uccisione e della glorificazione del Servo vi si ritrovano
come in una specie di riassunto. Il Servo del Signore è l’unica figura di tutto
l’Antico Testamento che abbia attraversato la morte e che i suoi nemici possano
contemplare nella sua glorificazione.6

«Il terzo giorno»


Il Midrash dei Salmi applica il Sal 22 a Ester; in riferimento al digiuno di tre
giorni e di tre notti osservato dai giudei e dalla regina stessa (Est 4,16; 5,1),
spiega: «Perché tre giorni? Perché il Santo, benedetto egli sia, non lascia Israele
nell’angoscia più di tre giorni». E dà come esempi Gen 22,4; 42,17; Es 15,22;
2Re 20,5.8; Gs 2,16; Gio 2,1; Os 6,2: «Dopo due giorni ci ridarà la vita e il terzo
ci farà rialzare, e noi vivremo alla sua presenza».7

INTERPRETAZIONE

Il re crocifisso
Solo tra tutti, Pietro ha colto la vera identità di Gesù (20b). La gente lo iden-
tifica con un profeta del passato (19bcd): Giovanni, Elia o un altro. Tale non è
Gesù per Pietro, ma «il Cristo di Dio», il Messia. Vede bene, ma solo una faccia
della medaglia. Gesù impone loro il silenzio (21), come se temesse che ci si
inganni sul vero significato del titolo che gli viene riconosciuto, ma non
smentisce Pietro. Per dissipare ogni possibile equivoco, «il Cristo di Dio» (20b)
si presenta subito col suo volto, altrettanto reale, di «Figlio dell’uomo» (22b),
che deve «soffrire» (22b), «essere rigettato» (22c) ed «essere ucciso» (22d).
Certamente «sarà rialzato» (22d), ma la sua investitura avverrà sul trono della
croce: «Questi è il re dei giudei» (23,38).

Gesù compie le figure


Mosè è morto e, anche se nessuno sa dov’è la sua tomba, è stato sepolto, ma
non è risuscitato dai morti. Elia è stato assunto da Dio in cielo, ma non è morto.
Gesù invece sarà messo a morte e risusciterà. Compie le figure antiche,
assumendole tutte in una del tutto unica. Come quella del Servo del Signore,
nella quale confluiscono già, in modo profetico, tutte le figure dell’Antico
Testamento.

6
Vedi R. MEYNET, «La salvezza per mezzo della conoscenza».
7
Midrash Tehillîm, Vilna 1891 (Gerusalemme 19772), 183.
16 IL VANGELO DI LUCA

2. L’AUTENTICO INTERESSE DELL’UOMO (9,23-27)

COMPOSIZIONE DEL PASSO

23
E diceva a tutti:

: «Se qualcuno vuole dietro di ME PARTIRE,


: rinneghi se stesso,
: e prenda la propria croce ogni giorno
: e SEGUA ME.
···············································································································································
– 24 Poiché chi vorrà la propria vita SALVARE
: perderà essa
+e chi perderà la propria vita per ME,
: quello SALVERÀ essa.

25
Infatti che vantaggio ha l’uomo
· che GUADAGNA il mondo intero
· ma che se stesso perde o rovina?

– 26 Poiché chi si sarà vergognato di ME e delle mie parole,


: di costui il FIGLIO dell’uomo si vergognerà,
– quando verrà nella gloria SUA e del PADRE
: e dei santi angeli.
···············································································································································
+ 27 In verità vi dico,
: vi sono alcuni qui presenti
+ che non gusteranno la morte,
: finché (non) abbiano visto il regno di DIO».

Questo passo si distingue da quelli che lo circondano perché è il solo che si


rivolga a «tutti» (23a). Due parti, ugualmente formate da due brani, fanno da
cornice all’unica domanda del passo (25).
La prima parte (23b-24) comincia con un brano formato da due segmenti
bimembri costruiti in modo chiastico: «partire dietro di» e «seguire» sono
sinonimi e hanno lo stesso complemento; «rinnegare» è dunque l’equivalente di
«prendere la propria croce». Il secondo brano (24) comincia con lo stesso verbo
del primo, «volere»: i due segmenti sono paralleli e opposti. Mentre il primo
brano prospetta solo il caso di colui che è pronto a perdere la propria vita, il
secondo gli oppone il contrario. «Seguire» Gesù significa dunque «salvare la
propria vita».
SEQUENZA B8 (LC 9,1-50) 17

La terza parte (26-27) prospetta prima il caso di «colui che vuol salvare la
propria vita» vergognandosi di Gesù e delle sue parole (26ab): al ritorno glo-
rioso di Gesù (26cd), cioè nel giudizio, Gesù si vergognerà di lui, cioè egli
perderà la propria vita (24b). Il secondo brano (27) pone un problema d’interpre-
tazione che gli esegeti risolvono in vario modo. La valorizzazione per mezzo di
«in verità vi dico» ne segnala l’importanza e pare voler attrarre l’attenzione su
un’idea nuova. Il «qui presenti» di 27b si oppone infatti al futuro del giudizio di
cui si è appena parlato («quando verrà...»). Chiara è anche l’opposizione tra
quelli di cui il Figlio si vergognerà (26b) e quelli che vedono il regno di Dio
(27d): nel primo caso si tratta di quelli che vogliono salvare la propria vita, nel
secondo di quelli che rinnegano se stessi e perdono la propria vita a causa di
Gesù. «Gustare la morte», che è una maniera semitica per dire «morire», indica
che non si tratta di un equivalente di «perdere la propria vita» ma della morte
fisica e naturale, del termine della vita. Così la visione del regno di Dio, l’espe-
rienza della salvezza, non è rinviata a dopo la morte, nel mondo futuro, al giudi-
zio, ma è già presente «qui» e ora8 per quelli che accettano la legge di Gesù, che
rinunciano a se stessi, prendono la propria croce e perdono la propria vita per
causa sua. Questa terza parte sembra così enunciare la maledizione (26) poi la
benedizione (27) inerenti all’enunciazione di una legge, quella promulgata nella
prima parte. La misericordia di Dio ritarda la maledizione fino alla fine, ma fin
d’ora elargisce la benedizione.
La domanda centrale (25) contempla, per assurdo, il caso di chi sarebbe
abbastanza stolto da perdersi. Questa domanda centrale rimanda agli estremi del
passo: «se stesso» è ripreso alla fine di 23c, «guadagnare il mondo intero»
annuncia «il regno di Dio» della fine di 27d, poiché chi vorrebbe «guadagnare il
mondo intero» si opporrebbe al regno universale di Dio.

CONTESTO BIBLICO
L’ultimo discorso di Mosè (Dt 30,15-20) si chiude con un passo che offre al
popolo una scelta analoga a quella che Gesù offre a tutti.

INTERPRETAZIONE

Una scelta che si impone a tutti


Non vi è via di mezzo: o accompagnare Gesù, e seguirlo fino alla morte e alla
morte di croce (23), o cercare di «guadagnare il mondo» (25b); perdere la vita
per causa sua (24cd) o salvare la vita al prezzo di tradirlo vergognandosi di lui
(26). Ognuno deve scegliere dov’è il proprio interesse. I due termini dell’al-
ternativa sono chiaramente esposti davanti a «tutti». Nessuno si può sottrarre
alla scelta.
8
Per cui proporrò, a livello della sottosequenza, la traduzione seguente: «che, prima di
gustare la morte, vedranno il regno di Dio» (p. 384); per essere più chiaro ancora, nella prima
edizione avevo tradotto: «che, senza aver gustato la morte, vedono il regno di Dio».
18 IL VANGELO DI LUCA

La morte, via della vita


Nessuno può sfuggire alla legge che vuole che la via della vita passi attra-
verso la morte (24cd). Voler sfuggire alla morte vuol dire condannarsi a essere
privati della vera vita (24ab). L’unica salvezza possibile è al seguito di Gesù che
ha rinunciato a se stesso e ha preso su di sé la croce (23). L’interesse dell’uomo
passa per questa via. L’autentica sapienza sarà dunque quella di scegliere la
morte per avere accesso alla vita e di rinunciare a tutto, a «se stessi» (23c) come
al «mondo» (25b), per evitare di perdersi; rinunciare a regnare sul mondo per
condividere «il regno di Dio» (27d) e la «gloria» che Gesù condivide con il
Padre e con gli angeli santi (26cd).

Il regno di Dio accessibile fin d’ora


Senza l’accettazione della croce e della morte, nessuno può entrare nel regno
di Dio. Tuttavia il vero regno e la vita autentica non sono promessi per la fine
dei tempi. Solo il castigo viene sospeso per la misericordia e la pazienza di Dio
fino al giorno del giudizio (26). Questa stessa misericordia dà modo fin d’ora, a
quelli che sono «qui presenti», di vedere il suo regno e di gustare la vita prima
della morte (27). A condizione di accettare, come Gesù, di perdere ogni giorno
la propria vita (23).

3. DIO CHIAMA GLI APOSTOLI AD ESSERE CON IL SUO FIGLIO (9,28-36)

COMPOSIZIONE DEL PASSO


Il passo comprende tre parti: nelle parti estreme (28-29 e 34-36) Gesù è solo
con i suoi tre discepoli, mentre nella parte centrale (30-33) sopraggiungono
Mosè ed Elia. La prima parte (28-29) comprende due segmenti trimembri. I due
membri centrali si chiudono con lo stesso verbo «pregare». I primi due membri
del primo segmento riferiscono prima le circostanze di tempo, poi presentano i
personaggi. Gli ultimi due membri del secondo segmento descrivono
brevemente la trasfigurazione del «volto» e della «veste» di Gesù.
Nell’ultima parte (34-36) due brani di racconto fanno da cornice alla doppia
dichiarazione della voce celeste (35): la prima (35b) mette Gesù in relazione con
suo Padre, la seconda (35c) con i discepoli. Nel primo segmento del brano
centrale (35a), «nube» del primo brano (34b.34c) è ripreso, «voce» tornerà
nell’ultimo brano (34b), «venire» torna in tutti e tre i brani (34b.35a.36a). «Tac-
quero» (36b) si oppone a «diceva» (34a).
La seconda parte (30-33) comprende due brani. Il primo (30-32) è costruito
attorno alle parole indirette scambiate tra Gesù e i due profeti (31b); prima sono
presentati Mosè ed Elia (30-31a), dopo i discepoli (32); i membri estremi del
brano (30a.32c) fanno da inclusione. Il secondo brano (33) riferisce la reazione
di Pietro: alla partenza dei profeti («si separavano da lui» in 33a), oppone
un’altra soluzione («Facciamo tre tende» in 33d); i secondi membri dei segmenti
estremi (33b.33e) si corrispondono con «dire»; al centro, la dichiarazione di
SEQUENZA B8 (LC 9,1-50) 19

Pietro (33c). I centri dei due brani (31b e 33c) si oppongono: Pietro vuole «stare
qui», mentre Gesù parla con Mosè e Elia del suo «esodo» «a Gerusalemme».

- 28 E avvenne dopo queste parole circa otto GIORNI


- [e], prendendo Pietro, Giovanni e Giacomo,
: salì sul monte per PREGARE.
·················································································
: 29 E avvenne, mentre PREGAVA,
- del suo volto altro
- e la sua veste bianca sfolgorante.

+ 30 Ed ecco due uomini conversavano con lui,


– i quali erano Mosè ed Elia,
– 31 che, in gloria,
PARLAVANO DEL SUO ESODO CHE STAVA PER COMPIERE A GERUSALEMME.
– 32 Ora Pietro e quelli con lui erano oppressi dal sonno;
– ma restati svegli, / la sua gloria
+ei due uomini che stavano con lui.
·····································································································································
+ 33 E avvenne mentre essi si separavano da lui,
– che Pietro disse a Gesù:
«MAESTRO, È BELLO PER NOI STARE QUI!
+ Facciamo tre tende, una per te e una per Mosè e una per Elia»,
– non sapendo quello che diceva.

- 34 E come ciò egli diceva,


- venne una e li avvolse;
. e temettero mentre entravano nella .
···········································································
35
E una voce venne dalla dicendo:
: «Questi è il mio Figlio eletto.
: Lui ASCOLTATE».
···········································································
. 36 E mentre veniva la voce, Gesù si trovò solo;
- ed essi tacquero
- e a nessuno riferirono in quei GIORNI niente di ciò che .

Le parti estreme stabiliscono un rapporto con Dio: al centro della prima tra
Gesù e Dio per mezzo della preghiera (28c.29a), al centro dell’ultima (35) tra
Gesù, il Padre e i discepoli. I tre apostoli sono presenti nella prima parte, ma non
si dice che preghino. Nella parte simmetrica, il loro rapporto col Padre è stabilito
tramite l’ascolto del Figlio.
20 IL VANGELO DI LUCA

Ciò che il Padre dice a Pietro e ai suoi compagni alla fine (35) è dunque in
relazione con il centro dei due brani della parte centrale: Pietro è chiamato a
rinunciare al suo desiderio di «stare qui» (33c) e ad ascoltare e accettare ciò di
cui Gesù parlava con Mosè ed Elia, «l’esodo» «a Gerusalemme (31b). Si noterà
l’insistenza sulla visione, con la ripresa dello stesso verbo «vedere» nella
seconda parte (31a.32b) e alla fine della terza (36c) a cui corrisponde «l’aspetto»
(che è della stessa radice) nella prima parte (29b).

CONTESTO BIBLICO

«Il suo esodo»


I tre sinottici riferiscono la trasfigurazione. Dicono tutti e tre che Gesù con-
versava con Mosè ed Elia, ma solo Lc precisa il contenuto delle parole dei due
profeti: «Mosè ed Elia che […] parlavano del suo esodo che stava per compiere
a Gerusalemme» (31b). È dunque «l’uscita» di Gesù, cioè la sua passione e
risurrezione, ciò che annunciano la Legge e i Profeti, rappresentati da Mosè ed
Elia. Si deve anche notare che solo Lc menziona la preghiera di Gesù.

«L’eletto»
Mosè era stato chiamato «il suo eletto» (Sal 106,23) ma non fu l’unico. Anche
Aronne (Sal 105,26), Saul (2Sam 21,6) poi rigettato, e soprattutto Davide (1Re
11,34; Sal 89,4) e Salomone (1Cr 28,5-6) sono detti «eletti» da Dio; ci sarà poi il
personaggio enigmatico del servo del Signore (Is 43,10), identificato altrove con
Israele (Is 41,9). Ma il primo di tutti fu Abramo (Ne 9,7), figura emblematica e
originaria dell’elezione del popolo (Dt 7,6; 14,2) che porterà il nome del suo
nipote: Giacobbe, cambiato da Dio in «Israele». Gesù è l’erede e il punto di
arrivo, colui in cui si compie l’elezione. È l’eletto degli eletti.

«Ascoltatelo!»
L’ultima parola di Dio è «Lui ascolterete!» (9,35). Essa richiama le parole di
Mosè: « Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un
profeta pari a me; lui ascolterete» (Dt 18,15; citate da Lc in At 3,22; 7,37). Sulla
montagna della trasfigurazione le parole di Dio risuonano non appena sono
spariti Mosè ed Elia, lasciando il posto a Gesù solo.

INTERPRETAZIONE

La gloria e la passione
Risplendente di luce «sfolgorante» (29c), trasfigurato (29b), avvolto nella
stessa «gloria» (32b) che circonda Mosè ed Elia (31a), ricevendo così la
testimonianza della Legge e dei Profeti, Gesù conversa con loro del suo «esodo
che compirà a Gerusalemme» (31b). Non si potrebbe esprimere meglio l’idea
che l’abbassamento è intrinsecamente legato alla gloria, che Gesù sarà glorifi-
SEQUENZA B8 (LC 9,1-50) 21

cato in modo supremo quando sarà umiliato al punto estremo. Una cosa non va
senza l’altra. È necessario che egli accetti la morte per accedere alla luce della
risurrezione prefigurata dalla sua trasfigurazione.

La gloria senza la passione


Ma Pietro non vuol sentire parlare di «esodo»; non ha proprio voglia di salire
«a Gerusalemme» (31b). Gli interessano solo «la gloria» e la presenza imme-
diata: «È bello per noi stare qui!» (33c). Questa è del resto l’iscrizione, in latino,
nell’abside della Basilica costruita nel 1923 sul monte Tabor in Galilea, dove la
tradizione situa la trasfigurazione! Pietro vuol restare con il maestro e con i suoi
due gloriosi visitatori, rifiutando la separazione: sia la separazione imminente,
che gli porterà via la presenza di Mosè e di Elia, che la separazione da Gesù, che
si profila in un futuro che non tarderà ad arrivare. Pietro non si vuole muovere:
«Facciamo tre tende». È del tutto pronto a dormire fuori, purché Gesù, Mosè ed
Elia restino lī.

La trasfigurazione degli apostoli


Pur essendo generoso, il desiderio di Pietro è tuttavia fuori posto. E sarà dun-
que spostato, e non da Gesù ma da Dio stesso. Colui che Gesù ha «pregato» e
che lo ha trasfigurato (28-29) fa sentire la sua voce per trasfigurare anche i tre
apostoli (34-36). Trasfigura non il loro volto e i loro vestiti, ma il desiderio del
loro cuore. Pietro è chiamato a non ascoltare più il proprio desiderio, ma ad
«ascoltare» quello di Gesù che è lo stesso del Padre. Dopo la luce, devono
entrare nella «nube» oscura (34) e nel silenzio (36bc), custodendo solo il ricordo
di una presenza luminosa per affrontare le tenebre che li attendono con Gesù.

Il compimento delle Scritture


Il testo di Lc recita letteralmente: «dicevano il suo esodo che stava per com-
piere a Gerusalemme» (31b). Questo è il contenuto della «conversazione» tra
Gesù da una parte e Mosè ed Elia dall’altra. Tuttavia si deve notare che sono i
due profeti i soggetti della frase; sono loro che indicano a Gesù la strada di
Gerusalemme, dove soffrirà la passione per accedere alla gloria della risurre-
zione. Il lettore è dunque invitato a intendere che ciò che tutte le Scritture – la
Legge e i Profeti, rappresentati da Mosè e da Elia – annunziano non è altro che il
mistero pasquale. Lc lo ribadirà nel racconto dell’incontro di Gesù con i disce-
poli di Emmaus: «Bisognava che si compissero tutte le Scritture nella Legge di
Mosè, nei Profeti e nei Salmi su di me» (24,44); «Così sta scritto che il Cristo
patirebbe e si leverebbe dai morti il terzo giorno» (24,46).
22 IL VANGELO DI LUCA

4. L’IDENTITÀ DI GESÙ E DEI SUOI DISCEPOLI (9,18-36)

COMPOSIZIONE DELLA SOTTOSEQUENZA


18
E avvenne, mentre PREGAVA in disparte, che erano con lui i discepoli. Ed egli li interrogò
dicendo: «Chi dicono le folle che io sia?». 19 Risposero:
«GIOVANNI BATTISTA, altri ELIA, altri che UNO DEGLI ANTICHI PROFETI si è levato».
·····························································································································
20
Disse loro: «E voi, chi dite che io sia?».
Rispondendo, Pietro disse: «IL CRISTO DI DIO!».
·····························································································································
21
Minacciandoli, ordinò loro di non dirlo ad alcuno, 22 dicendo: «IL FIGLIO DELL’UOMO
deve soffrire molto e essere rigettato dagli ANZIANI, dai SOMMI SACERDOTI e dagli SCRIBI,
essere ucciso e il terzo giorno essere rialzato».

«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso,


prenda la propria croce ogni giorno e mi segua.
24
Chi vuol salvare la propria vita, la perderà
ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà.
······································································································
25
Infatti che giova a un uomo
23 GUADAGNARE IL MONDO INTERO,
E diceva a tutti:
se perde o rovina se stesso?
······································································································
26
Chi si vergognerà di me e delle mie parole,
di lui si vergognerà IL FIGLIO DELL’UOMO,
quando verrà nella gloria SUA e del PADRE e degli ANGELI SANTI.
27
In verità io vi dico, vi sono alcuni qui presenti,
che, prima di gustare la morte, vedranno IL REGNO DI DIO».

28
E avvenne, circa otto giorni dopo queste parole che, prendendo PIETRO, GIOVANNI e GIACOMO,
salì sul monte a pregare. 29 E avvenne, mentre PREGAVA, il suo volto cambiò d’aspetto e la
sua veste divenne candida e sfolgorante.
·····························································································································
30
Ed ecco, due uomini conversavano con LUI, i quali erano MOSÈ ed ELIA,
31
che, visti in gloria, parlavano del suo esodo, che stava per compiere
a Gerusalemme. 32 Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno;
ma rimasti svegli, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
33
E avvenne, mentre questi si separavano da lui, che Pietro disse a Gesù:
«Maestro, è bello per noi essere qui! Facciamo tre capanne,
una per TE e una per MOSÈ e una per ELIA», non sapendo quello che diceva.
·····························································································································
34
E come diceva quello, venne una nube e li avvolse; e temettero mentre entravano nella
nube. 35 E dalla nube venne una voce dicendo: «Questi è IL FIGLIO DI ME
36
eletto. È lui che ascolterete». E mentre veniva la voce, Gesù restò solo;
ed essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.
SEQUENZA B8 (LC 9,1-50) 23

I passi estremi si corrispondono. All’inizio, Gesù prega («E avvenne, mentre


pregava» si ritrova in 18a e in 29a), accompagnato da «i discepoli» nel primo
passo (18a), dai prime tre apostoli nell’ultimo (28a); il silenzio degli apostoli
alla fine del terzo passo (36b) corrisponde alla consegna di silenzio dopo la
confessione di Pietro (21); alla confessione di Pietro nel primo passo («Cristo di
Dio»: 20b) corrisponde quella del Padre nell’ultimo («Figlio di me»: 35); Pietro
interviene in tutti e due i passi («Pietro disse»: 20b.33a); la passione e la
risurrezione sono profetizzate nel primo passo in modo esplicito (22c), nell’ul-
timo, con la menzione dell’«esodo a Gerusalemme» sembra predetta soprattutto
la passione, mentre la risurrezione è prefigurata dalla stessa «gloria» (31a.32b)
della trasfigurazione; ciascun passo comprende due terne di personaggi, «Gio-
vanni, Elia, uno degli antichi profeti» (19b) e «gli anziani, i sommi sacerdoti e
gli scribi» (22b) da una parte, e dall’altra «Pietro, Giovanni e Giacomo» (28a) e
«lui (cioè Gesù), Mosè e Elia» (30; ripreso in 33c).
Il passo centrale contiene una quinta terna di personaggi: «lui (Gesù), il Padre
e gli angeli santi» (26c); «il Padre» occupa dunque il centro del sistema:

a GIOVANNI ELIA UN ANTICO PROFETA 19


b gli anziani i sommi sacerdoti gli scribi 22
················································································································
c LUI IL PADRE GLI ANGELI SANTI 26
················································································································

b’ Pietro Giovanni Giacomo 28


a’ LUI MOSÈ ELIA 30.33

«Elia» torna nelle terne estreme; siccome «Giovanni» è spesso messo in paralle-
lo con «Gesù» in Lc, specialmente nella prima sezione, si è indotti a pensare che
«uno degli antichi profeti» sia identificato con «Mosè» nell’ultimo. Rimangono
altre due terne, alla fine del primo passo (22) e all’inizio del terzo (28): «gli
anziani, i sommi sacerdoti e gli scribi» sono le tre componenti del sinedrio che
«rigetteranno» Gesù, mentre «Pietro, Giovanni e Giacomo» sono i tre discepoli
che Gesù «prende» con lui; i primi rappresentano gli avversari di Gesù, gli altri
quelli che lo hanno seguito.
Questa stessa opposizione si ritrova nel passo centrale: il discepolo è quello
che, come il «Figlio dell’uomo» di 22, «perde la propria vita» (24b); chi rigetta
Gesù è colui che «vuol salvare la propria vita» (24a), colui che «si vergogna di
lui e delle sue parole» (26a).
La passione di Gesù annunziata nei passi estremi si ritrova nel passo centrale
(«prenda la propria croce» di 23c all’inizio del passo centrale corrisponde a
«essere ucciso» di 22c alla fine del primo passo, fungendo da termini medi); ma
questa volta, il discepolo, anzi «tutti» quelli a cui Gesù rivolge il suo invito
(23a), vi sono coinvolti (23bc-24ab); in quanto alla risurrezione profetizzata nei
passi estremi, è accennata nel passo centrale, sia per Gesù che verrà nella
24 IL VANGELO DI LUCA

«gloria» (26c, come in 31a e 32b) che per i discepoli che «vedono il regno di
Dio» (27b).
Le due occorrenze di «vedere» in 27b e in 36b fungono da termini finali per
gli ultimi due passi. «Figlio dell’uomo» torna verso la fine dei primi due passi
(22a e 26b); a «Cristo (cioè «Re») di Dio» al centro del primo passo (20b)
corrisponde in modo diretto «il regno di Dio» alla fine del passo centrale (27b) e
a «Figlio di me» (cioè «Dio»: 35a); al centro del passo centrale, «guadagnare il
mondo intero» (25b) si oppone dunque al regno di Dio e di Cristo.

INTERPRETAZIONE

La preghiera
Il fatto che Luca abbia menzionato la preghiera di Gesù sia all’inizio della
confessione di Pietro (18a) che all’inizio della trasfigurazione (28b-29a) attira
l’attenzione sul fatto che le due scene sono correlate tra di loro e sottolinea
l’importanza particolare che l’evangelista attribuisce non solo ai due racconti,
ma anche all’insieme che essi formano con il discorso rivolto a «tutti». Luca
aveva già segnalato, con lo stesso verbo, la preghiera di Gesù al momento del
battesimo, all’inizio dell’ultima sequenza della prima sezione (3,21), all’inizio
della lunga sequenza B5 (6,12), prima della scelta dei dodici; lo farà ancora
all’inizio della sequenza C2 (11,1), come l’occasione dell’insegnamento della
preghiera del Signore ai discepoli. Il momento è dunque cruciale: rappresenta in
qualche modo non solo il culmine della sequenza, ma il punto di arrivo di tutta
la sezione del ministero in Galilea. Luca non dice nulla del contenuto della
preghiera di Gesù. Mostra tuttavia la trasformazione che questa opera sul suo
volto e perfino sulla sua veste (29); la chiama «la sua gloria» (32b). Ora
ciascuno sa che «la gloria» appartiene solo a Dio. Si capisce dunque che la
preghiera di Gesù consiste in uno scambio di gloria: Gesù dà gloria a Dio e
questi gli risponde glorificandolo. Per quanto riguarda la preghiera che Gesù
rivolge a Dio prima di interrogare i suoi discepoli (18), si può intravedere,
specialmente dalla risposta di Pietro (20b), che riguarda anch’essa la gloria. È
infatti arrivato il momento in cui pone loro la questione di fiducia: saranno
capaci, dopo tutto quello che hanno udito e visto, di riconoscere in lui colui sul
quale Dio ha fatto riposare la sua gloria? Affermare, come fa Pietro, che Gesù è
«il Cristo di Dio», il re unto dal Signore, equivale a confessare che la presenza
divina abita in lui. Si può pensare che nella sua preghiera Gesù abbia chiesto a
suo Padre di illuminare la mente dei discepoli: solo un dono di Dio infatti
permette di fare una tale confessione.

Pietro e Dio
È certamente significativo che la confessione di Pietro (20b) e quella di Dio
(35) siano correlate. Sorprende in realtà che l’uomo abbia la precedenza su Dio;
ci si sarebbe aspettati infatti che Dio avesse preso l’iniziativa e che l’uomo
SEQUENZA B8 (LC 9,1-50) 25

avesse poi per così dire accolto e fatto sua la confessione divina. Ci si deve
senz’altro meravigliare che sia invece Dio a confermare la fede espressa prima
dal discepolo. Come se questo fosse un segno della libertà che Dio, e Gesù,
lasciano all’uomo, e della responsabilità che gli riconoscono.

Gesù e i profeti
Solo Pietro ha saputo confessare la vera identità di Gesù, come «Cristo di
Dio». «Le folle» invece (18b) dicono che è qualche profeta del passato
risuscitato, «Giovanni, Elia, uno degli antichi profeti» (19b); hanno certo
percepito i tratti che accomunano Gesù con questi personaggi, ma confondono la
realtà con le sue figure. La scena della trasfigurazione rappresenta in qualche
modo la risposta a queste identificazioni, che comportano certo una parte di
verità ma non arrivano comunque a compimento. «Visti in gloria» con Gesù
(31), Mosè e Elia condividono con lui la stessa «gloria» divina (32b) ma nello
stesso tempo sono presentati come distinti di lui. Tutti e tre parlano della stessa
cosa, ma sarà Gesù solo a compiere il nuovo esodo a Gerusalemme (31). Poi,
data la loro testimonianza, spariscono, lasciando «Gesù solo» (36a). Gesù
compie le figure, quelle riunite attorno a lui della Legge e dei Profeti.

Visione e silenzio
A Pietro, Giovanni e Giacomo è stato dato, «senz’aver gustato la morte, di
vedere il regno di Dio» (27). Sul monte, come Mosè sul Sinai, hanno potuto
senza morire vedere «la gloria di Dio» che risplende sul volto di Cristo. Come il
lampo, come le visioni della notte e dei sogni, questa dura pochissimo tempo.
Tuttavia, è fondatrice, per loro e anche per il lettore al quale è rivelata. Da se
stessi, senza che Gesù abbia bisogno di intervenire in proposito, i tre apostoli
capiscono che devono «tacere e non riferire a nessuno ciò che avevano visto»
(36b); e la scena, come tutta la sottosequenza, finisce nel silenzio. Infatti, le
esperienze più forti, più intime, non possono essere comunicate, sotto pena di
essere fraintese; se ne può parlare solo con quelli che le hanno condivise. Dopo
la confessione di Pietro invece, Gesù intima, e con la massima determinazione,
il silenzio ai suoi discepoli (21). Dalle parole che aggiunge subito dopo (22), si
può capire che teme che la dichiarazione di Pietro possa essere fraintesa: la via
che lo porterà alla gloria deve passare attraverso la morte.

«Il discepolo non è da più del maestro» (Lc 6,40)


Gesù non si limita ad annunziare la propria passione e risurrezione (22);
dichiara subito a tutti che per «vedere il regno di Dio» (27b), per condividere «la
sua gloria, quella del Padre e dei santi angeli» (26c), dovranno seguire le sue
orme: «prendere la propria croce» (23c) e «perdere la propria vita» (24b). Solo
così «guadagneranno il mondo intero» (25b), con Dio e con il suo Figlio.
26 IL VANGELO DI LUCA

C. L’ULTIMA SOTTOSEQUENZA (9,37-50)

I versetti 37-50 comprendono due passi che formano anch’essi una sotto-
sequenza.

1. GESÙ SCACCIA UN DEMONIO (9,37-43a)

COMPOSIZIONE DEL PASSO

. 37 Avvenne il giorno seguente, mentre scendevano dalla montagna,


. gli venne incontro una FOLLA numerosa.
38
Ed ecco un uomo dalla FOLLA urlò dicendo:
·········································································
+ «Maestro, ti supplico di guardare a mio figlio, perché è il mio unico.
– 39 Ecco UNO SPIRITO lo prende e subito grida,
– lo scuote con la schiuma e a fatica lo lascia, avendolo sfinito.
+ 40 Ho supplicato i tuoi discepoli di scacciare lui, ma non hanno potuto».

«O generazione incredula e perversa,


41
Rispondendo, Gesù disse: fino a quando sarò con voi e vi sopporterò?
Conduci qui il tuo figlio».

42
Mentre egli si stava ancora avvicinando,
·········································································
– il demonio colpì lui e contorse
:: ma Gesù minacciò LO SPIRITO impuro;
+ ed egli guarì il fanciullo
:: e lo ridiede a suo padre.

. 43a E TUTTI furono stupiti per la grandezza di Dio.

Questo passo comprende cinque parti organizzate in maniera concentrica


attorno alle parole di Gesù (41).
Le parti estreme (37 e 43a), che introducono e concludono il passo, sono
brevissime; «tutti» (43a) richiama «la folla» (37b).
Nella seconda parte (38-40) il padre «supplica» Gesù, nella parte simmetrica
(42) Gesù lo esaudisce. Le parole del padre (38b-40) oppongono nei segmenti
estremi (38b e 40) la supplica a Gesù a quella che aveva rivolta ai discepoli
senza successo; tra questi due segmenti, i quattro tempi della crisi del figlio (39).
Dopo una temporale (42a), la penultima parte (42b-e) è formata da due bimem-
bri paralleli: Gesù «guarisce il fanciullo» (42d) che «il demonio» aveva «colpi-
to» (42b); poi lo «ridà a suo padre» (42e) dopo averlo liberato dallo «spirito
impuro» (42c).
SEQUENZA B8 (LC 9,1-50) 27

INTERPRETAZIONE

L’impotenza umana
I discepoli sono stati incapaci di scacciare lo spirito che aveva preso possesso
del figlio (40). Il padre, che non poteva nulla, li aveva comunque supplicati
perché egli stesso si trovava del tutto impotente dinanzi al suo male. Si rende
conto che suo figlio è minacciato di morte e la sua angoscia è tanto più profonda
perché «è il suo unico» (38b). Se scomparisse, scomparirebbe il suo nome, con
lui svanirebbe la sua casa. Privato di figli, sarebbe privo di posterità, per lui la
vita si fermerebbe. Totale impotenza dell’uomo, di tutti gli uomini, di fronte alla
morte portata dal demonio!

Resta il grido
A chi non può nulla contro la morte, a chi non ne può più, resta il grido (38a).
Il grido che si appella a un altro, a colui che può ristabilire la giustizia. Come il
grido dei figli di Israele schiacciati dalla schiavitù nella terra d’Egitto (Es 2,23).
I discepoli hanno udito questo grido ma non vi hanno potuto rispondere. Gesù
ode il duplice lamento del padre prigioniero della propria impotenza e di quella
dei discepoli (38b-40). Ode nell’«urlo» del padre (38a) il «grido» del figlio
(39a) che, incapace di articolare una domanda di liberazione, invoca con tutto il
suo corpo spezzato (39).

L’ira di Gesù
Sotto la penna di quello che Dante chiamava «lo scriba della mansuetudine di
Cristo», ci si sarebbe potuti aspettare di vedere Gesù commuoversi davanti a
questo padre sgomento e di fronte alla descrizione di una scena così triste. Ma
invece della pietà, abbiamo ira e rimproveri violenti (41). E questa violenza si
riversa non solo sui discepoli ma su tutti, perfino su questo povero padre che è
venuto a supplicarlo. Tutta questa «generazione» è accusata in blocco di incre-
dulità e di perversione (41b). Gesù non li può più sopportare e non glielo manda
a dire (41c). Hanno bisogno della sua presenza per essere salvati? Che fanno
dunque quando non c’è? Che faranno quando non ci sarà più?

Il diritto viene ristabilito


Gesù ristabilisce dunque l’ordine normale delle cose. La sua santità atterrisce
lo spirito impuro che è obbligato a lasciare la presa (42c); libera il figlio dalla
sua malattia e restituisce al padre, col figlio unico, la sicurezza che per lui la vita
continuerà (42e). Così ristabilisce anche la fede di tutti coloro che riconoscono
con «stupore» «la grandezza» di colui che è Signore della vita ed è il solo che
possa salvarli dalle forze infernali del male.
28 IL VANGELO DI LUCA

2. IL FIGLIO DELL’UOMO SARÀ DATO (9,43b-45)

COMPOSIZIONE DEL PASSO

. 43b Tutti per


MERAVIGLIANDOSI tutto ciò che faceva,
– egli disse ai suoi discepoli:
44
. «Voi, mettetevi negli orecchi queste parole:
···································································································································
:: Il Figlio dell’uomo infatti sta per essere dato in mano degli uomini».
···································································································································
. 45 Ma essi non comprendevano questa parola

– ed era nascosta a loro


– affinché non la capissero
.e TEMEVANO di interrogarlo su questa parola.

Il passo è di costruzione concentrica. Un primo brano (43b-44a) mette in


relazione gli atti di Gesù («tutto ciò che faceva») e le sue «parole»; i suoi atti
rimandano a ciò che precede, le sue parole al segmento seguente; inoltre, «voi»
(44a) si oppone a «tutti» (43b). Dopo l’annuncio centrale (44b), il brano
seguente (45) insiste sull’incomprensione dei discepoli: i segmenti estremi si
chiudono in modo identico con «questa parola» e fanno da cornice al bimembro
centrale; mentre in 44a «parole» traduce logos, in 45a e 45c traduce rhēma, che
significa «parola» ma anche «cosa», «evento», e può dunque rimandare a «tutto
ciò che faceva» dell’inizio (43b): la passione annunziata al centro (44b), ripresa
dai due «parola» (45a.c) può dunque sembrare in opposizione radicale con «tutto
ciò che faceva» Gesù (43b). Il «timore» dei discepoli alla fine (45c) si oppone al
«meravigliarsi» di tutti all’inizio (43b). Si potranno anche notare i due passivi
«essere dato» (44b) e «essere nascosta» (45b), che peraltro sono verbi che com-
portano lo stesso prefisso para- (para-didosthai, para-kekalummenon).

INTERPRETAZIONE

I misteri divini
Sorprende il fatto che Gesù abbia scelto il momento del massimo successo
presso «tutti» (43b) per annunziare la sua passione ai suoi discepoli. Sorpren-
dono ancor di più i due passivi «sarà dato» (44b) e soprattutto «era nascosto»
(45b) che sanno di passivi divini, per indicare, pur in modo velato, che sarà Dio
a consegnare Gesù in mano agli uomini, come è Lui a nascondere il senso e la
portata di questo fatto. L’incomprensione non è solo il fatto di quei poveri disce-
poli che non capiscono mai niente, ma anche del lettore, che rimane perplesso
davanti a quei misteri accumulati. L’«affinché non la capissero» (45b) porta al
colmo la perplessità. Solo il contesto permetterà di intuire una qualche risposta.
Era doveroso prima prendere la misura del mistero.
SEQUENZA B8 (LC 9,1-50) 29

3. IL PIÙ GRANDE È IL PIÙ PICCOLO (9,46-50)

COMPOSIZIONE DEL PASSO

+
46
E sorse un ragionamento fra di loro:
. Chi di essi FOSSE PIÙ-GRANDE?
– 47 Gesù sapendo il ragionamento del loro cuore, preso un BAMBINO,
48
– lo fece stare vicino a sé e disse loro:
: «Chi accoglie questo BAMBINO nel mio nome, accoglie me;
: e chi accoglie me, accoglie Colui che mi ha mandato.

Infatti IL PIÙ PICCOLO fra tutti voi, QUESTI (è) GRANDE!».

+ 49 Rispondendo, Giovanni gli disse:


. «Maestro, abbiamo visto QUALCUNO che nel tuo nome scacciava i demoni
. e lo abbiamo respinto, perché non ti segue con noi».
– 50 Ma Gesù gli disse:
: «Non lo respingere:
: chi infatti non è contro di voi per voi è».

Due parti parallele fra di loro fanno da cornice a una parte brevissima (48d).
Le prime sottoparti delle parti estreme (46 e 49) riferiscono, la prima una
domanda che sorge tra i discepoli, la seconda un intervento del solo Giovanni.
Nelle seconde sottoparti (47 e 50) «Gesù» risponde: alla domanda sul «più
grande» (46b), contrappone l’esempio di «un bambino» (47a.48b); alla reazione
riferita da Giovanni: «lo abbiamo respinto» (49c), oppone un imperativo
negativo: «Non lo respingere» (50b); l’ultima frase (50c) comincia con «chi»
come i due segmenti finali della prima parte (48bc). «Nel tuo nome» di 49b
rimanda a «nel mio nome» di 48b; «qualcuno» di 49b richiama «un bambino» di
47a.48b. I due «respingere»9 (49c.50b) si oppongono ai quattro «accogliere»
(48bc).
Al centro (48d), una formula lapidaria come un proverbio, che riassume il
discorso precedente (48) e risponde direttamente alla domanda iniziale (46b).

INTERPRETAZIONE

La grandezza dei discepoli


La risposta finale di Gesù al «ragionamento» dei discepoli sembra chiara: «il
più grande» (46b) è «il più piccolo» (48d). Gesù l’ha preparato con una specie di

9
Si traduce generalmente con «impedire», ma con il solo complemento oggetto di persona,
significa piuttosto «respingere», «rifiutare». La stessa opposizione si ritrova in Lc 18,16-17,
At 28,30-31; 3Gv 9-10.
30 IL VANGELO DI LUCA

parabola in atto (47), prendendo accanto a sé un «bambino»; però non è che lo


presenti direttamente come modello per i discepoli con le prime parole che
rivolge loro (48bc). Queste parole in realtà sembrano fuori argomento; il che
significa che richiedono la massima attenzione. Mettono in scena quattro
personaggi, il bambino, il discepolo che lo accoglie, Gesù e finalmente Dio
stesso; tenendo solo i due termini estremi della cascata di relazioni, chi accoglie
il bambino accoglie Dio. Un’equivalenza è dunque stabilita tra il più piccolo e
Colui che è «il grande»; ed è esattamente ciò che dice la formula centrale (48d)!
Si è dunque indotti a capirla in un senso che sorpassa di gran lunga il senso
immediato di una lettura superficiale: la grandezza del più piccolo è quella di
Dio stesso. Queste poche parole di Gesù sono una vera e propria rivelazione, che
sorpassa tutte le più grandi ambizioni dei discepoli. Come sempre, si deve
prendere il testo alla lettera e stare molto attenti a non appiattirlo, limando le sue
asperità: se Gesù sostituisce il comparativo iniziale dei discepoli, «il più grande»
(46b), con un semplice «grande» (48d), questo cambiamento deve essere signifi-
cativo: non è che il più piccolo sia «il più grande»; è «grande», assolutamente.
La meraviglia è che tale grandezza sia accessibile a tutti e a ciascuno, senza che
ci sia posto per la gelosia.

La gelosia dei discepoli


L’intervento di Giovanni (49) conferma in modo lampante questa interpre-
tazione. Invece di «accogliere» il «qualcuno» che scaccia i demoni, i discepoli lo
hanno «respinto»; sono gelosi della loro qualità di discepoli che hanno «seguito»
il maestro. Gesù aveva «accolto» nel loro gruppo «un bambino»; i discepoli
intendono mantenere l’esorcista al di fuori, anche se opera «nel suo nome». Non
hanno capito che il potere che ha ricevuto di scacciare i demoni non rappresenta
per loro una minaccia, bensì un aiuto (50c). Il geloso considera che ciò che
possiede l’altro gli è tolto. Chi invece si rallegra di ciò che è stato dato all’altro,
questi si chiama fratello, figlio cioè dello stesso Padre.

4. CHI DUNQUE È IL GRANDE? (9,37-50)

COMPOSIZIONE DELLA SOTTOSEQUENZA


I tre passi di questa sottosequenza sono fortemente connessi tra loro. L’ultima
frase del primo passo (43a) è parallela termine per termine alla prima proposi-
zione del passo seguente (43b); viene così riconosciuta «la grandezza di Dio»
nelle azioni di Gesù. Allo stesso modo l’ultima frase del secondo passo (45c)
corrisponde alla prima dell’ultimo passo (46): si tratta infatti di due domande,
una che i discepoli non osano porre a Gesù e l’altra che si pongono tra loro. In
posizione simmetrica, «grande» di 46 corrisponde a «grandezza» di 43a.
I due episodi estremi sono in stretta relazione: vi si tratta allo stesso modo di
«demoni» (49a come 42a) che sono «scacciati» (40a come 49a). I discepoli che
«non hanno potuto» scacciare il demonio all’inizio (40b) vogliono alla fine
SEQUENZA B8 (LC 9,1-50) 31

«impedire» (49b) di agire colui che, contrariamente a loro, può farlo. Lo stesso
«prendere» torna in 39b e 47; «bambino» (47.48a) richiama «fanciullo» (42b); a
«figlio» al centro del primo passo (41b; ma anche in 38b) corrisponde «Figlio
dell’uomo» al centro del secondo passo (44b); «consegnare» di 42b è ripreso in
44b (con prefissi diversi tuttavia: apo-didōmi, para-didōmi).

37
Il giorno seguente, quando furono discesi dal monte, una folla numerosa gli venne
incontro. 38 A un tratto, dalla folla un uomo si mise a gridare: «Maestro, ti prego,
volgi lo sguardo a mio .FIGLIO., perché è l’unico che ho. 39 Ecco, uno spirito lo
prende e improvvisamente getta degli urli, lo scuote, gli dà la bava alla bocca, se ne
allontana a stento e lo lascia sfinito. 40 Ho pregato i tuoi discepoli di SCACCIARLO,
ma non hanno potuto!».
41
Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa,
fino a quando sarò con voi e vi sopporterò? Conduci qui il tuo .FIGLIO.!».
42
Mentre questi si avvicinava, IL DEMONIO lo gettò per terra, scuotendolo violente-
mente. Gesù minacciò lo spirito impuro, guarì il .FANCIULLO. e lo consegnò a
suo padre.
** 43 E tutti furono stupiti a causa della GRANDEZZA di Dio.

** E tutti meravigliandosi a causa di tutto ciò che faceva,


disse ai suoi discepoli:
44
«Mettetevi bene nella mente queste parole:
.IL FIGLIO DELL’UOMO. sta per essere consegnato in mano agli uomini».
45
Essi però non comprendevano questa parola
ed era loro velata affinché non la capissero.
** .

** 46 GRANDE?
47
Gesù avvertendo ciò di cui discutevano, preso un .BAMBINO., se lo mise vicino
48
e disse loro: «Chi accoglie questo .BAMBINO. nel mio nome, accoglie me; e chi
accoglie me, accoglie Colui che mi ha mandato.
Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è GRANDE».
49
Giovanni rispose: «Maestro, abbiamo visto un tale che SCACCIAVA I DEMONI
nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme a noi». 50 Ma
Gesù gli disse: «Non glielo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».
32 IL VANGELO DI LUCA

INTERPRETAZIONE

Non capivano…
Come è possibile che colui le cui azioni suscitano in tutti uno stupore una-
nime (43a.43b) sia destinato a «essere consegnato in mano agli uomini» (44b)?
C’è veramente di che essere sorpresi e afferrati dall’incomprensione più totale
(45ab)! Un’incomprensione talmente radicale che i discepoli non solo non osano
neppure interrogarlo (45c), ma cominciano subito a porsi tra loro la domanda
più opposta possibile a ciò che il maestro ha appena detto (46). La reazione di
Gesù è ancora più incomprensibile. Come può il maestro mettersi sullo stesso
piano di «un bambino» (47-48), di colui cioè che non sa ancora articolare due
parole, che è il simbolo dell’impotenza? Perché l’insegnante diviene come il
bambino che non è ancora soggetto della Legge, e come può chiedere loro di
fare altrettanto? E, come per portare al massimo il loro stupore, il maestro che li
ha chiamati, scelti tra tanti altri, e che li ha formati con tanta cura, eccolo
prendere la difesa di uno che usa il suo nome per fare ciò che egli fa, senza
essere stato mandato a tale scopo (50)!

… che si deve abbandonare ogni potere


Gesù non è geloso del proprio potere di scacciare i demoni. Guai ai suoi
discepoli, se considereranno il dono ricevuto come loro esclusiva proprietà! Non
dovrebbero invece rallegrarsi di veder arretrare il regno dei demoni, anche se
questo non avviene per mezzo loro? Guai, se il loro gruppo si rinchiude ed
esclude coloro per mezzo dei quali, senza che neppure sappiano perché, giunge
il regno di Dio! Devono essere pronti a riconoscere, nella gioia dell’azione di
grazia, che non sono gli unici beneficiari dei doni di Dio, che non sono «i più
grandi». Come dei bambini, devono aspettarsi tutto dal Padre, ben sapendo che
non sono capaci di fare nulla da se stessi. Gesù, come un bambino, accoglie tutto
da Colui che lo ha mandato, nella fiducia totale del figlio che sa che il Padre non
può volere nulla di cattivo per lui, neppure ciò che può sembrare tale (44b).
Gesù accoglie la passione che l’attende non per se stessa come il masochista,
non l’impone da maestro sadico ai suoi discepoli. L’accoglie come volontà del
Padre, per quanto incomprensibile possa essere.

Abbassamento e grandezza
Nel momento in cui tutta la folla, «stupita dalla grandezza di Dio» (43a) che
si manifesta nelle opere di Gesù, si meraviglia di tutto ciò che egli fa (43b),
Gesù, assolutamente fuori tempo, annuncia la sua passione e morte (44b). Solo
lui, a esclusione di ogni altro, ha avuto il potere di scacciare lo spirito impuro
più recalcitrante (42), ed eccolo presentarsi come colui che cadrà in potere degli
uomini (44b), lui cui Dio ha dato la suprema autorità sui demoni. La ragione di
tale fatto è che non ci si deve ingannare su di lui, né sulla natura del suo potere.
La grandezza di Dio si manifesterà veramente nell’abbassamento del Figlio
SEQUENZA B8 (LC 9,1-50) 33

dell’uomo. Sarà solo quando si sarà fatto piccolo, piccolo come quel bambino
che ha preso al suo fianco (47), che si rivelerà la potenza di Dio e la sconfitta
definitiva dei demoni. Fra tutti quelli che sono ai piedi del monte, il più grande
si impone con tutta la grandezza di Dio quando accetta di diventare il più
piccolo.

Fede e potere
I discepoli non comprendono nulla di questo linguaggio (45). La parola di
Gesù è talmente inaccessibile per loro che subito entrano in una discussione
diametralmente opposta a quanto è stato loro annunciato (46). E Gesù deve rico-
minciare, appoggiando le sue parole con una parabola vivente e ben visibile: non
potranno entrare nel regno, nella grandezza di Dio, se non diventeranno piccoli,
piccoli come questo bambino (48), se non accetteranno di essere superati da uno
sconosciuto, da uno che, sebbene non faccia parte del loro gruppo, e non segua
Gesù con loro, possiede un potere (49) che essi non hanno più (40). Non è
dunque sorprendente che, volendo ignorare la legge fondamentale del regno di
Dio, siano privati di ogni potere sul demonio e siano posti da Gesù tra gli «incre-
duli», con tutti quelli che appartengono a questa «generazione perversa» (41a).
Sono perversi infatti quando, privati di ogni potere, vogliono privarne tutti gli
altri. L’incredulità, come la fede, cerca di comunicarsi. Rifiutando di accettare
l’abbassamento, essa fa tutto il necessario per provocarlo.
34 IL VANGELO DI LUCA

D. I DISCEPOLI CHIAMATI A FARE CIÒ CHE FA GESÙ (9,1-50)

COMPOSIZIONE DELLA SEQUENZA


Le tre sottosequenze sono organizzate in modo concentrico:

I dodici chiamati a esercitare il potere come Gesù


Missione degli apostoli 1-6

ERODE SI CHIEDE CHI È GESÙ 7-9

I dodici non esercitano il potere al contrario di Gesù


Moltiplicazione dei pani 10-17

CONFESSIONE DI PIETRO: «Tu sei il Cristo di Dio!». 18-22

IL DISCORSO A TUTTI 23-27

CONFESSIONE DEL PADRE: «Costui è mio Figlio!». 28-36

I discepoli non esercitano il potere al contrario di Gesù


Guarigione d’un posseduto 37-43a
I DISCEPOLI NON CAPISCONO CHI È GESÙ 43b-45

I discepoli chiamati a rinunciare al potere come Gesù


La questione del più grande 46-50

I legami tra le sottosequenze estreme


I primi passi (1-6 e 37-43a) sono opposti: infatti, mentre all’inizio della prima
sottosequenza i dodici hanno ricevuto autorità e potere sui demoni (1-2) e l’eser-
citano effettivamente (6), all’inizio della terza sottosequenza i discepoli non
hanno potuto scacciare il demonio che possiede il ragazzo epilettico (40).
I terzi passi (10-17 e 46-50): le estremità dell’ultimo passo della terza sotto-
sequenza oppongono i discepoli che cercano «chi fra loro fosse il più grande»
(46) e l’uomo che scaccia i demoni nel nome di Gesù senza far parte del loro
gruppo (49-50). Questa opposizione sembra confermare quella segnalata alle
estremità dell’ultimo passo della prima sottosequenza, la moltiplicazione dei
SEQUENZA B8 (LC 9,1-50) 35

pani: all’inizio i «dodici» «apostoli» fanno obiezioni a Gesù (10-13), alla fine
Gesù si rivolge ai «discepoli» per far sedere le folle e dar loro da mangiare (14-
17; vedi p. 12).
I passi centrali (7-9 e 43b-45) si corrispondono. Anzitutto sono più corti degli
altri. Inoltre, cominciano in modo analogo:
«Il tetrarca Erode udì tutto ciò che avveniva» (7a)
«E tutti meravigliandosi per tutto ciò che faceva» (43b).
Soprattutto, mentre all’inizio è richiamata la morte violenta di Giovanni Battista, alla
fine Gesù annuncia che «sta per essere consegnato in mano agli uomini» (44b).

I legami tra le prime due sottosequenze


Il passo centrale della prima sottosequenza e l’inizio della sottosequenza
centrale si corrispondono:10 vi è riferita infatti l’opinione della gente su Gesù e
vi si ritrova la stessa terna di personaggi vi si ritrova: «Giovanni, Elia, uno dei
profeti antichi» (7-8 e 19). Queste due terne di personaggi fanno parte di una
serie di sette che segna essenzialmente la seconda sottosequenza, ma inizia nella
prima. Tale serie è organizzata in modo concentrico:

a GIOVANNI Elia uno dei profeti antichi 7-8


a GIOVANNI Elia uno dei profeti antichi 19

b Anziani Sommi sacerdoti Scribi 22

c LUI .PADRE. GLI ANGELI SANTI 26

b’ Pietro Giovanni Giacomo 28

a’ LUI Mosè Elia 30


a’ TU Mosè Elia 33

Nelle terne estreme, entrambe ripetute, viene ripreso Elia; Gesù («lui»–«te»)
corrisponde spesso a Giovanni nel vangelo; il «profeta degli antichi», pare così
identificato con «Mosè», come confermeranno i riferimenti biblici. Gesù appar-
tiene a due terne, alla terna dei profeti agli estremi (aa’) e alla terna celeste al
centro (c). Quanto alle altre due terne (22 e 28), si tratta prima di quella che
«rigetterà» Gesù, le tre componenti del grande sinedrio (22), poi dei primi tre
apostoli che Gesù «prende» con sé (28).

10
Bella illustrazione della legge n° 4 di Lund.
36 IL VANGELO DI LUCA

I legami tra le ultime due sottosequenze


L’ultimo passo della sottosequenza centrale e il primo passo dell’ultima sotto-
sequenza oppongono «il Figlio» di Dio trasfigurato (29) e un «figlio unico»
sfigurato dallo spirito demoniaco (39).11 Alla fine dell’ultimo passo dell’ultima
sottosequenza, colui che riferisce a Gesù la faccenda dell’uomo che scaccia i
demoni senza far parte del gruppo di coloro che seguono Gesù (49), « Giovanni»
è uno dei tre primi apostoli che, nell’ultimo passo della sottosequenza centrale,
Gesù aveva preso con sé per salire sul monte della trasfigurazione (28).

I legami tra le tre sottosequenze


La stretta corrispondenza tra i tre passi centrali è il legame più impressionante
tra le tre sottosequenze.
– Nel primo (7-9), Erode pone la domanda dell’identità di Gesù in relazione con
la passione di Giovanni Battista; la gente va oltre nella misura in cui sono
convinti che Gesù è uno degli antichi profeti risuscitato, Giovanni, Elia o un
altro.
– Nell’ultimo (43b-45) è Gesù stesso a insistere presso i suoi discepoli sulla
necessità della sua passione (al centro del passo; vedi p. 28); si deve notare che,
in questo annuncio della passione, non menziona la risurrezione.
– Nel passo centrale della sottosequenza centrale, dunque al centro dell’intera
sequenza, nell’unico discorso rivolto a «tutti», la necessità della passione come
via d’accesso alla gloria è applicata non solo a Gesù ma a tutti i suoi discepoli.

CONTESTO BIBLICO
Oltre i parziali riferimenti già presentati, i riferimenti all’Esodo (la parola
compare al versetto 30) sono numerosi:
– La «nube» e la «gloria» «sulla montagna»: Lc 9,28-36; Es 24,15-18.
– Il volto di Gesù è trasformato come quello di Mosè: Lc 9,29; Es 34,29-30.
– Il «pane», «cibo» che «sazia» «nel deserto»: Lc 9,12-17; Es 16,11-15.
– L’autorità data ai dodici e lo Spirito dato ai settanta collaboratori di Mosè: Lc
9,1; Dt 1,9-18 e Es 18,13-27.
– L’ira di Gesù quando scende dalla montagna richiama quella di Mosè in
occasione dell’episodio del vitello d’oro: Lc 9,41; Es 32,19. Ma col suo voca-
bolario essa richiama quella di Dio stesso (Nm 14,11.27): il Signore, adirato a
causa della mancanza di fede del popolo, si rifiuta a lungo di accompagnarlo (Es
33,3.15; 34,9).
Ma Luca si riferisce piuttosto a Nm 11:
– La potenza / lo spirito dato ai collaboratori: Lc 9,1; Nm 11,16.
– Mosè non sa come nutrire il popolo: Lc 9,12s; Nm 11,11.

11
La formulazione di questa opposizione, «Figlio trasfigurato, figlio sfigurato» è dovuta a
Marie Balmary (Il sacrificio interdetto, 243).
SEQUENZA B8 (LC 9,1-50) 37

– Lo Spirito è dato ai settanta, ma per breve tempo: Nm 11,25; i discepoli sono


ben presto incapaci di fare alcunché (a partire dal versetto 12).
– Giosuè tenta di impedire a due uomini di profetizzare perché non erano andati
alla tenda; Mosè cui viene riferito il fatto, non si oppone all’agire dei due, anzi:
Nm 11,26s, come alla fine della sequenza di Luca.
L’ultimo episodio (49-50) comporta un’allusione ad At 10–11, ove lo Spirito
scende sui pagani a casa del centurione Cornelio. Interrogato dai circoncisi di
Gerusalemme, Pietro risponderà: «Chi ero io per porre ostacolo a Dio?» (AT
11,17).

INTERPRETAZIONE

Giovanni, Elia e Mosè


Come Giovanni Battista, Gesù insegna e chiama le folle a conversione. Ma
Gesù è rivestito di un’autorità che gli fa compiere opere che Giovanni non com-
piva. Gesù guarisce (11), nutre la folla (12-17), scaccia i demoni (37-43a). Come
Elia, Gesù dà da mangiare e restituisce pieni di vita i figli ai loro genitori (42).
Come lui e come Mosè, sale sul monte ove Dio si rivela nella nube (34-35) ed
Elia e Mosè appaiono tutti e due nella sua gloria davanti agli occhi dei primi tre
apostoli (30). Come per mezzo di Mosè, per mezzo di Gesù il popolo mangia ed
è saziato (17). Come un tempo Mosè scendendo dall’Oreb si adira contro quelli
che hanno abbandonato il Signore, Gesù lancia un’invettiva contro i discepoli e
contro tutto il popolo che manca di fede (41). Infine come Mosè, Gesù promulga
per tutti una legge (23-27).

Gesù si trovò solo


Luca ha scelto questo momento per mettere in rilievo la scomparsa di Giovanni
Battista (7-9). Mosè ed Elia, comparsi un momento con Gesù sul monte, scom-
paiono a loro volta (33). Pietro ha provato a trattenerli più a lungo, ma Gesù si
ritrova solo (36). Solo come Dio, solo con Lui e con i santi angeli quando verrà
nella sua gloria (26). Mosè ed Elia sono figura di Gesù. Avvenuta la realtà, la
figura passa perché viene assunta, realizzata. Se le opere compiute da Gesù sono
quelle compiute da Mosè ed Elia, un certo divario del racconto lucano rispetto
alle narrazioni dell’esodo manifesta che il rapporto di Gesù con Dio non è lo
stesso di Mosè. Le stesse cose avvengono, ma, mentre Mosè ne era solo l’inter-
mediario, Gesù, come Dio, ne è l’autore. Non è Mosè a dar da mangiare al popolo
ma Dio; Gesù nutre da sé la folla e sono i discepoli che occupano il posto di Mosè
(16) e ne riprendono le parole (13). L’ira di Gesù stanco di stare con loro (41) è
l’ira del Signore che rifiuta di accompagnare il popolo di dura cervice. La Legge
di Mosè invita il popolo a seguire il Signore; il nuovo popolo di Dio deve invece
seguire Gesù stesso (23). Sarà lui col Padre e gli angeli santi a giudicare gli
uomini (26) sulla base di quest’unico criterio; il regno di Dio è il suo regno. In
una parola, secondo le parole stesse del Padre (35), Gesù è il Figlio di Dio.
38 IL VANGELO DI LUCA

Il nuovo Israele
«Dio che, nei tempi antichi, molte volte e in diversi modi aveva parlato ai
padri attraverso i profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per
mezzo del Figlio» (Eb 1,1-2). La Lettera agli Ebrei segna così fin dall’inizio, lo
spostamento tra un ordine antico e i tempi nuovi. Gli apostoli occupano, d’ora in
avanti, il posto dei profeti. Portatori della parola del vangelo (1-6), saranno inca-
ricati di nutrirne il popolo (13). Quando Mosè ed Elia spariscono (33), come
Giovanni (9), sono loro a restare con Gesù (34-36). Quando il sinedrio avrà
rigettato Gesù (22), saranno essi a dover testimoniare ciò che hanno visto (36).
L’antica istituzione allora partorirà la nuova. La Chiesa riceverà la successione
della Sinagoga e la sua eredità.

Il passaggio per la morte


Il momento però non è ancora giunto. Il potere che hanno ricevuto (1), gli
apostoli lo esercitano solo per un po’ (6) e ben presto si ritrovano di nuovo
impotenti (40). L’eredità di cui hanno gustato le primizie (27), sarà trasmessa
loro veramente solo dopo la morte del testatore, l’otterranno solo quando essi
stessi saranno passati per la prova letale della passione, quando avranno final-
mente capito che, come il loro maestro, anch’essi dovranno perdere la loro vita
(23-24), quando saranno passati per la vergogna del rinnegamento e ne saranno
tornati (26). Soprattutto, quando, al di là della morte, avranno ritrovato colui che
si sarà alzato di tra i morti (22), salvato mediante la morte accettata. Allora,
dopo aver definitivamente ricevuto la potenza e l’autorità dello Spirito a Pente-
coste, potranno ripartire per insegnare e guarire e scoprire a poco a poco, con
stupore e senza gelosia (49), che lo Spirito viene dato anche ai pagani (At 10–
11). Avendo rinunciato a essere «i più grandi» (46), potranno «guadagnare il
mondo intero» (25).

[ultimo aggiornamento: 10 marzo 2019]