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DIPARTIMENTO DI SCIENZE DELL’ANTICHITÀ

SCIENZE DELL’ANTICHITÀ
23.3 – 2017

EDIZIONI QUASAR
DIPARTIMENTO DI SCIENZE DELL’ANTICHITÀ

Direttore
Enzo Lippolis

Comitato di Direzione
Anna Maria Belardinelli, Savino di Lernia, Marco Galli, Giuseppe Lentini,
Laura Maria Michetti, Giorgio Piras, Marco Ramazzotti, Francesca Romana Stasolla,
Alessandra Ten, Pietro Vannicelli

Comitato scientifico
Graeme Barker (Cambridge), Martin Bentz (Bonn), Corinne Bonnet (Toulouse),
Alain Bresson (Chicago), M. Luisa Catoni (Lucca), Alessandro Garcea (Paris-Sorbonne),
Andrea Giardina (Pisa), Michael Heinzelmann (Köln),
Mario Liverani (Roma), Paolo Matthiae (Roma), Athanasios Rizakis (Atene),
Avinoam Shalem (Columbia University), Tesse Steck (Leiden), Guido Vannini (Firenze)

Redazione
Laura Maria Michetti

SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA


EMILIANO CRUCCAS

IL SACRIFICIO COME “SYMBOLIC SYSTEM”:


IL CASO DELLE OFFERTE DI ANIMALI GRAVIDI NEL CULTO DEI CABIRI

ARCHEOLOGIA E CULTI: UNA PREMESSA SU METODOLOGIE E APPROCCI1

In un articolo2 comparso sul numero del 2007 dell’Annual Review of Anthropology, Lars
Fogelin ha tentato di delineare uno status quaestionis sullo studio della religione nell’antichità da
parte degli archeologi. In questo interessante contributo viene sottolineato come il principale ap-
proccio adottato sia quello basato sulla centralità del rituale, poiché “[…] ritual is a form of human
action that leaves material traces, whereas religion is a more abstract symbolic system consisting
of beliefs, myths, and doctrines”3. Nonostante ciò e pur considerando come questo approccio non
sia univoco, Fogelin evidenzia il problema relativo al modo in cui gli archeologi concepiscono il
rapporto tra “religione” e “rituale”4, con una preminenza gerarchica della prima sul secondo do-
vuta all’assunto secondo il quale il rituale è un’azione che rende concreta una credenza religiosa5.
Esistono tuttavia differenti approcci, con un capovolgimento di questo rapporto e una preminenza
dell’azione religiosa sul credo. Lo studioso afferma che, in entrambi i casi, gli archeologi creano
una semplice dicotomia tra religione e rituale, tra azione e credenze religiose, pur rimanendo evi-
dente il fatto che esiste una dialettica tra rituale e religione, con elementi dell’uno intimamente
collegati con quelli dell’altro e utili all’esegesi di entrambi nell’analisi complessiva delle forme
cultuali: “Ritual elements can be used to infer belief systems, just as knowledge of the mythology
of a particular society can be used to investigate its rituals”6.
Rimane innegabile il fatto che nell’approccio del singolo studioso, e in particolare nel caso
dell’archeologo, esista fondamentalmente una scelta aprioristica che privilegia uno dei due aspetti,
conferendo una preminenza di fondo o al repertorio mitico e teorico del credo religioso, o agli
elementi fisici legati ai rituali connessi con lo stesso. La vexata quaestio su quale tra mito e rito
preceda l’altro è sicuramente un dibattito vecchio quanto la storia degli studi sulla religione nel
mondo antico, ma riflette un approccio a questa tematica ancora in voga7.

1
Questa premessa e il resto delle considerazioni qui esposte sono in parte frutto di alcune discussioni avute con
colleghi e studiosi durante il mio dottorato di ricerca a Tübingen, in parte elaborazioni di queste stesse riflessioni dopo
lo svolgimento del Seminario di cui si pubblicano qui gli atti.
2
FOGELIN 2007.
3
FOGELIN 2007, p. 56. Sul rituale come symbolic system vd. anche BREMMER 2005.
4
Sulla distinzione tra “religione” e “rituale” esistono numerosi studi. Tra i più recenti e importanti per l’approccio
vanno qui segnalati quelli editi nel 2012 all’interno della serie Archeological Papers of the American Anthropological
Association (ROWAN 2012).
5
A questo proposito è stato da tempo sottolineato come non tutti i “rituali” siano religiosi, in quanto atti formali
che seguono specifiche regole che non necessariamente devono rispondere ad un culto (RAPPAPORT 1999, pp. 24-25; FO-
GELIN 2007, p. 58; ROWAN 2012, p. 2).
6
FOGELIN 2007, p. 56.
7
FOGELIN 2007, pp. 56-57.