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Indice

INTRODUZIONE………………………………………………..3

CAPITOLO 1 – L’OIC E LE RIMANENZE DI MAGAZZINO


1.1 – L’Organismo italiano di contabilità…………………………………5

1.2 – Rimanenze di magazzino: Definizione e classificazione……………7

1.3 – OIC 13: le rimanenze di magazzino nella legislazione civilistica


(versione del 13 luglio 2005)………………………………………………..9

1.4 – La valutazione delle rimanenze di magazzino

1.4.1 – Principio generale di iscrizione al costo di acquisto o di produzione


ovvero al valore di realizzazione desumibile dall'andamento del mercato, se
minore……………………………………………………………………………..13

1.4.2 – Definizione di costo storico………………………………………………13

1.4.3 – Metodi di determinazione del costo (o flusso di costi) ai fini della


valutazione delle rimanenze di magazzino……………………………………..14

1.4.4 – Definizione e rappresentazione dei metodi di costo…………………...16

 Costo medio ponderato…………………………………………………...16

 FIFO (first in – first out)…………………………………………………..17

 LIFO (last in – first out)…………………………………………………..18

1.4.5 – Raffronto tra i metodi di costo………………………………………….20

~1~
CAPITOLO 2 – NUOVO OIC 13 (VERSIONE DEL 5 AGOSTO
2014)
2.1 – Capitalizzazione degli oneri finanziari………………………………22

2.2 – Metodo del prezzo al dettaglio……………………………………….23

2.3 – Contributi in conto esercizio…………………………………………26

CAPITOLO 3 – IAS/IFRS: UNO SGUARDO D’INSIEME


3.1 – Coordinamento: direttive contabili europee e IAS/IFRS…………..28

3.2 – IAS/IFRS………………………………………………………………29

3.3 – Valutazione delle rimanenze secondo lo IAS 2……………………...31

3.4 – Confronto tra principio contabile nazionale (OIC 13) e


internazionale (IAS 2)………………………………………………………36

CONCLUSIONE…………………………………………………39

BIBLIOGRAFIA…………………………………………………40

RINGRAZIAMENTI…………………………………………….41

~2~
INTRODUZIONE

Con la progressiva globalizzazione dei mercati, è evidente che l’informazione economico-


finanziaria deve poter essere fruita in ambiti che trascendono quelli dei singoli Stati;
occorre cioè che gli operatori economici siano in grado di interpretare e comparare i bilanci
delle diverse imprese.

La decisione dell’Unione Europea di obbligare le più grandi imprese d’Europa e d’Italia


(tutte le società quotate in almeno uno dei mercati regolamentati degli Stati Comunitari, le
società con strumenti finanziari diffusi, le banche, le società assicurative quotate e non e gli
enti finanziari soggetti a vigilanza) a predisporre consolidati IAS, cioè bilanci consolidati
redatti a norma dei Principi Contabili Internazionali, ha fatto aumentare notevolmente
l’interesse verso gli International Accounting Standards (IAS), o meglio verso gli
International Financial Reporting Standards (IFRS), da parte delle imprese, delle società di
revisione, dei managers, dei finanziatori e degli investitori.

Poiché forte è ormai da tempo l’esigenza di uniformarsi a canoni riconosciuti e


formulazioni comprensibili a livello globale prive di tendenze interpretative forvianti,
perché figlie di obiettivi diversi dalla rappresentazione corretta e veritiera della situazione
economica/finanziaria/patrimoniale delle aziende, si è fatto sì che i Principi Contabili
Internazionali assumessero il carattere di norme con forza di legge.

Con questo lavoro, tenendo conto delle indicazioni fornite dall’Organismo Italiano di
Contabilità (OIC) e delle prescrizioni contenute negli IAS/IFRS, ho voluto focalizzare l’
attenzione sulla valutazione delle rimanenze di magazzino, uno degli aspetti sì tra i più
tradizionali delle metodologie quantitative e determinative d’azienda ma che ha
sicuramente subito in maniera rilevante il processo di armonizzazione dei vari principi
contabili e delle politiche di bilancio dei diversi Paesi.

~3~
Nel primo capitolo viene presentato l’Organismo Italiano di Contabilità e le sue generalità
insieme alla versione del 13 luglio 2005 del Principio contabile nazionale OIC 13 “Le
rimanenze di magazzino” con i relativi aspetti civilistici, fiscali e operativi.

Il secondo capitolo presenta la nuova versione del principio contabile nazionale OIC 13
pubblicata il 5 agosto 2014 ed espone una breve illustrazione delle novità introdotte, come
la capitalizzazione degli oneri finanziari, il metodo del “prezzo al dettaglio” e i contributi in
conto esercizio.

Il terzo ed ultimo capitolo si sofferma, in particolare, sul Principio contabile internazionale


n. 2 “Inventories” – “Rimanenze” relativo alla valutazione delle rimanenze di magazzino,
proponendo un confronto tra Principio contabile nazionale ed internazionale.

La scelta espositiva, a carattere esclusivo, ha due motivi essenziali:

1) necessaria cura nella trattazione della specie “magazzino” per le criticità insite nella
propria valorizzazione contabile, criticità responsabili della recente evoluzione della
materia, caratterizzata dall’esclusione di taluni sistemi e criteri di valutazione a
livello internazionale;

2) tutte le fonti (sia interne, c.c./O.I.C./T.U.I.R.1, sia gli IAS) trattano separatamente le
giacenze di magazzino dalle rimanenze di lavori in corso su ordinazione perché
diversi concettualmente. Si ricordi solo, a titolo d’esempio, che tali lavorazioni
hanno già un compratore – acquirente – committente (appunto su ordinazione) e per
taluni versi assumono la forma di ricavi certi, mentre l’intero sistema cautelativo
della valorizzazione delle rimanenze di magazzino è giustificato, proprio,
dall’incerto peso economico delle materie nella produzione (sia come costo
d’acquisto, che come consumo di fattori) e dall’incerta vendibilità dei prodotti finiti
(e delle merci), perciò tali valori vengono svalutati se con prezzo di mercato più
basso del proprio costo, determinato internamente (di carico e/o di produzione).

1
Testo Unico delle Imposte sui Redditi.

~4~
CAPITOLO 1 – L’OIC E LE RIMANENZE DI MAGAZZINO

1.1 - L’ORGANISMO ITALIANO DI CONTABILITA’

ASPETTI GENERALI

L’OIC (Organismo Italiano di Contabilità) nasce dall’esigenza, avvertita dalle principali


Parti private e pubbliche italiane, di costituire uno standard setter nazionale dotato di ampia
rappresentatività, capace di esprimere in modo coeso le istanze nazionali in materia
contabile.

L’Organismo Italiano di Contabilità è stato costituito, nella veste giuridica di una


fondazione, il 27 novembre 2001. Alla stipula dell’atto costitutivo hanno partecipato, in
qualità di Fondatori, le organizzazioni rappresentative delle principali categorie di soggetti
privati interessate alla materia.

RUOLO

L’Organismo Italiano di Contabilità, istituto nazionale per i principi contabili:

a) emana i principi contabili nazionali, ispirati alla migliore prassi operativa, per la
redazione dei bilanci secondo le disposizioni del codice civile;

b) fornisce supporto all’attività del Parlamento e degli Organi Governativi in materia


di normativa contabile ed esprime pareri, quando ciò è previsto da specifiche
disposizioni di legge o dietro richiesta di altre istituzioni pubbliche;

c) partecipa al processo di elaborazione dei principi contabili internazionali adottati in


Europa, intrattenendo rapporti con l’International Accounting Standards Board

~5~
(IASB)2, con l’European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG)3 e con gli
organismi contabili di altri paesi4.

FINALITA’

Nell’esercizio delle proprie funzioni l’Organismo Italiano di Contabilità persegue finalità di


interesse pubblico, agisce in modo indipendente e adegua il proprio statuto ai canoni di
efficienza e di economicità. Esso riferisce annualmente al Ministero dell’economia e delle
finanze sull’attività svolta.

FINANZIAMENTO

Al finanziamento dell’Organismo Italiano di Contabilità, fondazione di diritto privato


avente piena autonomia statutaria, concorrono le imprese attraverso contributi derivanti
dall’applicazione di una maggiorazione dei diritti di segreteria dovuti alle camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura con il deposito dei bilanci presso il registro
delle imprese ai sensi dell’articolo 18, comma 1, lettera e), della legge 29 dicembre 1993, n.
580.

Il Collegio dei fondatori dell’Organismo Italiano di Contabilità stabilisce annualmente il


fabbisogno di finanziamento dell’Organismo Italiano Contabilità nonché le quote di
finanziamento di cui al comma 1 da destinare all’International Accounting Standards Board
(IASB) e all’European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG).

2
Costituito nel 2001, è l’organo incaricato di emanare i principi contabili; sostituisce lo IASC (international
accounting standards comittee) che operava dal 1973.
3
Costituito nel giugno 2001, raggruppa i principali rappresentanti delle imprese, degli ordini professionali,
delle autorità di vigilanza e degli altri soggetti interessati ai dati di bilancio, P. Tettamanzi, principi contabili
internazionali, Milano, PEARSON Education, 2008.
4
Con riferimento alle attività di cui alle a), b) e c), si coordina con le Autorità nazionali che hanno
competenze in materia contabile. Si veda http://www.fondazioneoic.eu/?page_id=92

~6~
1.2 - RIMANENZE DI MAGAZZINO: DEFINIZIONE E
CLASSIFICAZIONE

Qualsiasi bene che giace all’interno dell’azienda in attesa di utilizzo può essere definito
“rimanenza”, scorta o giacenza di magazzino.

In genere, le rimanenze di magazzino includono tutti i beni destinati alla vendita e/o tutti
quelli che concorrono alla produzione di questi nella normale attività dell’impresa.

Nello specifico, tale insieme comprende le seguenti classi: le merci ed i prodotti finiti, i
semilavorati, i prodotti in corso di lavorazione, le materie prime, le materie sussidiarie e le
materie di consumo.

Le merci sono beni che l’impresa acquista dai fornitori per poi rivenderli nello stesso stato
in cui essi sono stati acquistati, senza cioè che intervenga alcun processo di trasformazione
fisica del bene; la stessa intermediazione però, è già capace di aumentare l’utilità del bene
giustificandone economicamente l’attività5.

I prodotti finiti sono beni manufatti dall’impresa, ossia il risultato finale del processo
tecnico di lavorazione adottato dall’azienda stessa.

I semilavorati sono quei beni che, pur essendo destinati ad essere incorporati in altri, hanno
comunque una propria individualità e quindi potrebbero essere commercializzati come tali;
vi possono essere semilavorati d’acquisto o semilavorati di produzione, semplicemente,
perché o acquisiti dall’esterno o realizzati internamente.

I prodotti in corso di lavorazione, al contrario dei semilavorati, sono costituiti da materiali il


cui processo di lavorazione non è ancora ultimato e che, conseguentemente, non sono
commercializzabili nello stato in cui si trovano.

5
Talvolta si parla di trasformazione indiretta, nella misura in cui il dettagliante è intermediario tra il
produttore ed il consumatore favorendo il trasferimento nel tempo e/o nello spazio della merce.

~7~
Le materie prime, propriamente dette, sono quei materiali (la più tipica materia base)
utilizzati direttamente nei processi produttivi aziendali.

Le materie sussidiarie sono costituite da altri materiali anch’essi usati direttamente nella
produzione, come le materie prime in senso stretto, ma di minor rilevanza.

Infine, le materie di consumo sono materiali che vengono impiegati indirettamente nella
produzione, senza cioè essere incorporate nei prodotti finiti.

Sono molteplici le motivazioni che inducono a tenere rimanenze6. Elenchiamo di seguito le


principali:

 Soddisfare le richieste facendo fronte a irregolarità e andamenti ciclici della


domanda;

 Permettere l’acquisto in quantità tali da consentire riduzioni di prezzo;

 Agevolare la distribuzione e i trasporti (per esempio formando lotti economici);

 Costituire una riserva di sicurezza a fronte di eventi imprevedibili;

 Svincolare le fasi produttive. Nell’approvvigionamento si vuole evitare che la


produzione sia troppo condizionata dai tempi di consegna e da eventuali ritardi.
Nella produzione si auspica che le stazioni di lavoro non si blocchino, il che può
avvenire sia per attendere materiale dalle stazioni a monte, sia per aspettare che si
liberino quelle a valle. Inoltre, si cerca di fare in modo che la domanda finale non
richieda variazioni troppo frequenti della quantità e del tipo di articoli prodotti, che
farebbero lievitare i costi di messa a punto delle attrezzature.

6
V. Antonelli – R. d’Alessio, Rimanenze di magazzino, Soluzioni 2012, Milano, Gruppo il Sole 24 ore, 2012,
p. 58

~8~
1.3 - OIC 13: LE RIMANENZE DI MAGAZZINO NELLA
LEGISLAZIONE CIVILISTICA (VERSIONE DEL 13 LUGLIO 2005)

Il presente Principio ha lo scopo di definire le rimanenze o giacenze di magazzino ed i


principi contabili relativi alla loro rilevazione, valutazione e rappresentazione in bilancio 7,
con esclusione dei «lavori in corso esecuzione», cioè le commesse costruite secondo le
specifiche richieste del cliente, per le quali è stato firmato un contratto di vendita, trattati
nel Principio contabile 23, nonché degli acconti a fornitori che sono trattati nel Principio
contabile 15.

L’articolo 2424 del codice civile prevede che le rimanenze di magazzino siano iscritte
nell’attivo dello stato patrimoniale alla voce C (Attivo Circolante) I (Rimanenze) con la
seguente classificazione:

1) materie prime, sussidiarie e di consumo;


2) prodotti in corso di lavorazione e semilavorati;
3) lavori in corso su ordinazione;
4) prodotti finiti e merci;
5) acconti.

Le rimanenze si espongono nel conto economico comprendendo nel valore della


produzione le variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e
finiti, mentre le variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie e di consumo e
merci sono comprese nei costi della produzione (art. 2425 del Codice Civile).

Normalmente il passaggio del titolo di proprietà 8, da un punto di vista sostanziale e non


solo formale, determina l'inclusione o meno dei beni nelle rimanenze di magazzino ad una
certa data, in quanto con lo stesso vengono trasferiti i rischi relativi al bene. Il passaggio del
titolo di proprietà si considera solitamente avvenuto alla data di spedizione o di consegna

7
Tratto dal sito della Fondazione OIC (www.fondazioneoic.eu)
8
A. & G. Vasapolli, Dal bilancio d’esercizio al reddito d’impresa, Milano, Wolters Kluwer Editore, 2015

~9~
per i beni mobili, secondo le modalità contrattuali dell'acquisto ed in base al trasferimento
dei rischi dal punto di vista sostanziale, ed alla data della stipulazione del contratto di
compravendita per gli immobili. Pertanto, le rimanenze di magazzino includono:

a) Le rimanenze di magazzino presso gli stabilimenti e magazzini della impresa, ad


esclusione di quelle ricevute da terzi in visione, in prova, in conto lavorazione e/o
deposito, ecc.

b) Le giacenze di proprietà dell'impresa presso terzi in conto deposito, lavorazione,


prova, ecc.

c) Materiali, merci e prodotti acquistati, non ancora pervenuti bensì in viaggio quando,
secondo le modalità dell'acquisto, l'impresa ha già acquisito il titolo di proprietà
(esempio: consegna stabilimento o magazzino del fornitore).

L’art. 2425 del codice civile prevede che:

 gli acquisti di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci, siano rilevati tra i
costi di produzione, alla voce B6;

 le variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti


siano comprese nel valore della produzione, nella voce A2;

 le variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie e di consumo e merci


siano comprese nei costi della produzione, nella voce B11.

Le principali norme civilistiche relative alle rimanenze di magazzino vengono qui di


seguito brevemente richiamate:

 Articolo 2426, numero 1: “Nel costo di acquisto si computano anche i costi


accessori. Il costo di produzione comprende tutti i costi direttamente imputabili al

~ 10 ~
prodotto. Può comprendere anche altri costi, per la quota ragionevolmente
imputabile al prodotto, relativi al periodo di fabbricazione e fino al momento dal
quale il bene può essere utilizzato; con gli stessi criteri possono essere aggiunti gli
oneri relativi al finanziamento della fabbricazione interna o presso terzi”.

 Articolo 2426, numero 9: “le rimanenze, i titoli e le attività finanziarie che non
costituiscono immobilizzazioni sono iscritti al costo di acquisto o di produzione,
calcolati secondo il n. 1 ovvero al valore di realizzo desumibile dall’andamento del
mercato, se minore; tale minor valore non può essere mantenuto nei successivi
bilanci se ne sono venuti meno i motivi. I costi di distribuzione non possono essere
computati nel costo di produzione”.

In virtù del principio della rappresentazione veritiera e corretta 9 è fatto divieto di


mantenere tale ultimo minor valore qualora siano venuti meno i motivi della
svalutazione effettuata. E’ da tenere presente che, in base al principio della
prudenza, il riadeguamento va effettuato solo se vi sia la ragionevole certezza del
recupero di tale maggior valore tramite la vendita, ed in tempi brevi.

 Articolo 2426, numero 10: “il costo dei beni fungibili può essere calcolato col
metodo della media ponderata, metodo FIFO o LIFO; se il valore così ottenuto
differisce in misura apprezzabile dai costi correnti alla chiusura dell’esercizio, la
differenza deve essere indicata, per categoria di beni, nella nota integrativa”.

 Articolo 2426, numero 12: “le materie prime, sussidiarie e di consumo possono
essere iscritte nell’attivo ad un valore costante qualora siano costantemente
rinnovate, e complessivamente di scarsa importanza in rapporto all’attivo di
bilancio, sempreché non si abbiano variazioni sensibili nella loro entità, valore e
composizione”.

La nota integrativa si esprime in relazione alle rimanenze con i seguenti articoli:


9
Tratto da un articolo di approfondimento di Daniele Cherubini, Le rimanenze di magazzino - aspetti
civilistici, fiscali e operativi, sul sito www.marchegianionline.net

~ 11 ~
 Articolo 2427, comma 1, numero 1: “La nota integrativa deve indicare (…) i
criteri applicati nella valutazione delle voci del bilancio, nelle rettifiche di valore e
nella conversione dei valori non espressi all’origine in moneta avente corso legale
nello Stato”.

Nel descrivere i criteri applicati alla valutazione delle rimanenze, la società indica,
tra l’altro, i criteri adottati per la svalutazione al valore di realizzazione desumibile
dal mercato (valore netto di realizzo e costo di sostituzione), specificando anche a
quale tipologia del valore di realizzazione sono state svalutate le rimanenze
obsolete ed a lento rigiro.

 Articolo 2427, comma 1, numero 4: “La nota integrativa deve indicare (…) le
variazioni intervenute nella consistenza delle altre voci dell’attivo e del passivo”.

A questo riguardo, con riferimento alle rimanenze, la nota integrativa fornisce


evidenza tra le altre informazioni richieste dalla legge anche del ripristino del costo
originario, qualora vengano meno le ragioni che avevano reso necessario
l’abbattimento al valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato, e
del conseguente effetto sul conto economico.

 Articolo 2427, comma 1, numero 8: “La nota integrativa deve indicare (…)
l’ammontare degli oneri finanziari imputati nell’esercizio ai valori iscritti
nell’attivo dello stato patrimoniale, distintamente per ogni voce”.

 Articolo 2435-bis, comma 2: “Nel bilancio in forma abbreviata lo stato


patrimoniale comprende solo le voci contrassegnate nell’articolo 2424 con lettere
maiuscole e con numeri romani”.

1.4 - LA VALUTAZIONE DELLE RIMANENZE DI MAGAZZINO

~ 12 ~
1.4.1 - PRINCIPIO GENERALE DI ISCRIZIONE AL COSTO DI ACQUISTO O DI
PRODUZIONE OVVERO AL VALORE DI REALIZZAZIONE DESUMIBILE
DALL'ANDAMENTO DEL MERCATO, SE MINORE

Le rimanenze di magazzino sono costi imputabili a beni ancora in giacenza che si rinviano
al futuro esercizio in quanto si possono recuperare tramite i ricavi di futuri periodi.

Il principio generale di valutazione basato sui principi generali sopra richiamati e sulla
definizione precedente può essere enunciato come segue: «Le rimanenze di magazzino
devono essere valutate al minore tra il costo storico ed il valore di mercato». Il principio di
valutazione delle rimanenze di magazzino «del minore tra costo storico (o prezzo di costo o
semplicemente costo) e prezzo di mercato (o semplicemente mercato)» si fonda sulla teoria
che allorquando l'utilità o la funzionalità originaria misurata dal valore (costo) originario si
riduce, si rende necessario modificare tale valore tramite il valore di mercato.

La valutazione delle rimanenze di magazzino comporta il riesame dei costi originari o


comunque risultanti da precedenti valutazioni allo scopo di escludere quelli o quella parte
di essi che non potranno essere recuperati. Tale principio si applica a tutte le rimanenze di
magazzino (ossia, alle materie prime, sussidiarie e di consumo, semilavorati e prodotti in
corso di lavorazione, merci e prodotti finiti).

Gli stessi criteri di valutazione si applicano a ciascuna delle voci di magazzino


indipendentemente dalla loro dislocazione fisica.

1.4.2 - DEFINIZIONE DI COSTO STORICO

Il costo storico è costituito dal complesso dei costi sostenuti per ottenere la proprietà delle
rimanenze di magazzino nel loro attuale sito e condizione.

~ 13 ~
Il costo è il costo di acquisto per i prodotti acquisiti per la rivendita e per i materiali diretti e
indiretti - essi pure acquistati - e da destinare successivamente alla trasformazione, ovvero
il costo di fabbricazione per i prodotti già trasformati e per i materiali in corso di
trasformazione industriale.

Per costo di acquisto si intende il prezzo effettivo d'acquisto più gli oneri accessori. Gli
oneri finanziari sono esclusi sia dal concetto di prezzo effettivo d'acquisto, sia da quello di
oneri accessori.

Il costo d'acquisto dei materiali include, oltre al prezzo del materiale, anche le spese di
trasporto, dogana e le altre spese direttamente imputabili a quel materiale (esclusi gli oneri
finanziari)10.

I resi, gli sconti, gli abbuoni e premi si portano in diminuzione dei costi. Gli sconti citati
sono quelli commerciali11. Gli sconti cassa sono solitamente accreditati al conto economico
fra gli altri proventi finanziari all'atto del pagamento della fattura, a causa della loro natura
finanziaria.

1.4.3 - METODI DI DETERMINAZIONE DEL COSTO (O FLUSSO DI COSTI) AI FINI


DELLA VALUTAZIONE DELLE RIMANENZE DI MAGAZZINO

La valutazione delle rimanenze di magazzino presupporrebbe l'individuazione e


l'attribuzione alle singole unità fisiche dei costi specificamente sostenuti per le unità
medesime. Tale individuazione ed attribuzione, però, non è di solito praticamente attuabile
a causa dell'entità delle rimanenze e della loro velocità di rotazione. Pertanto, dal punto di

10
La determinazione dei costi di rimanenze acquistate in valuta estera è trattata nel Principio contabile 26
relativo alle operazioni e partite in moneta estera. Le spese di ricevimento, immagazzinaggio e
movimentazione del materiale acquistato devono essere preferibilmente incluse tra le spese generali di
produzione.
11
Con il termine sconti commerciali ci si riferisce agli sconti incondizionati in fattura ed agli sconti di
quantità.

~ 14 ~
vista pratico vengono effettuate delle assunzioni sul flusso delle rimanenze e dei costi cui
corrispondono altrettanti metodi o criteri alternativi di determinazione del costo.

Il metodo più attendibile è quello della valutazione a costi specifici, ma tale metodo è
applicabile solo a beni infungibili, ad imprese cioè che hanno in rimanenza un numero
limitato di prodotti ben individuabili, aventi un elevato valore unitario (ad es. imprese
edili). Nella pratica però l’entità delle rimanenze, e la loro velocità di rotazione, rendono
necessario il ricorso a criteri convenzionali, riconosciuti anche sul piano fiscale.

In particolare il c.c. prevede al punto 10 art. 2426, che il costo delle rimanenze, in quanto
per lo più beni fungibili, possa essere calcolato coi seguenti metodi:

 costo medio ponderato


 primo entrato, primo uscito (FIFO)
 ultimo entrato, primo uscito (LIFO)

Una volta scelto un metodo (si tenga presente che come regola generale lo stesso metodo
dovrebbe essere utilizzato per tutte le classi di giacenza - con ciò intendendosi materie
prime, merci, ecc..., anche se nella realtà è tollerato il ricorso a diversi criteri di valutazione
per le diverse classi), questo deve essere mantenuto anno dopo anno; eventuali modifiche
negli anni successivi vanno indicate e giustificate in nota integrativa, insieme agli effetti di
tale modifica sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’impresa.

Va segnalata la facoltà (art. 2426 punto 12) di non modificare da un anno all’altro il valore
al quale sono iscritti nell’attivo i beni fungibili appartenenti alle sole classi delle materie
prime, sussidiarie e di consumo, qualora tali beni siano:

 costantemente rinnovati
 complessivamente di scarsa importanza rispetto all’attivo di bilancio, e sempreché
non si abbiano variazioni sensibili nella loro entità, valore e composizione.

~ 15 ~
Un aspetto importante, che attiene al fatto di considerare o meno un bene come rimanenza
ad una certa data, è quello relativo al passaggio del titolo di proprietà del bene in oggetto.
Si ricordi che mentre per i beni immobili il passaggio della proprietà si considera avvenuto
alla data di stipula dell’atto di compravendita, per i beni mobili, ed il caso è molto più
frequente, si fa riferimento alla data di spedizione o di consegna, e più in particolare al
momento in cui si verifica il trasferimento del rischio, momento che va individuato in base
alle modalità contrattuali dell’acquisto.

1.4.4 - DEFINIZIONE E RAPPRESENTAZIONE DEI METODI DI COSTO

COSTO MEDIO PONDERATO

Il “costo medio ponderato” considera le unità di un bene acquistato o prodotto a date


diverse e a diversi costi come facenti parte di un insieme in cui i singoli acquisti e le singole
produzioni non sono più identificabili ma sono tutti ugualmente disponibili. Detto metodo
ha l’obiettivo di livellare i movimenti nei prezzi nei casi in cui esiste differenza tra i prezzi
più recenti e i costi medi.

Il costo medio può essere ponderato:

 Per movimento: in tal caso il costo medio è calcolato subito dopo ogni singolo
acquisto e le vendite sono scaricate con il costo medio calcolato dopo l’ultimo
acquisto effettuato. Al momento del ricevimento il costo medio viene determinato
dividendo il costo totale delle unità residue prima dell’ultimo ricevimento più il
costo delle ultime unità ricevute per il totale delle unità residue dopo l’ultimo
ricevimento.

 Per periodo: in tal caso alle quantità ed ai costi in inventario all’inizio del periodo si
aggiungono gli acquisti o la produzione di un periodo (mese, trimestre, ecc.) e si
determinano i nuovi costi medi ponderati.

~ 16 ~
METODO FIFO (FIRST IN – FIRST OUT)

Il metodo FIFO rispecchia l’andamento dei prezzi di mercato perché valuta il magazzino ai
costi più recenti. La valutazione delle rimanenze a fine esercizio con il metodo FIFO
assume che esse siano costituite dalla sommatoria dei costi più recenti; pertanto, per la
valutazione delle rimanenze di magazzino con tale metodo si assegnano prima gli ultimi
costi sostenuti per le ultime quantità acquisite (acquistate o prodotte) nell’esercizio a
corrispondenti quantità in giacenza; poi i penultimi costi sostenuti per le penultime quantità
acquisite, e così via fino a coprire tutte le quantità in giacenza. Il FIFO applicato a singoli
movimenti prende il nome di FIFO continuo.

~ 17 ~
METODO LIFO (LAST IN – FIRST OUT)

Il metodo LIFO tende a contrapporre costi correnti (più recenti) a ricavi correnti (più
recenti). Per cui, in fase di prezzi ascendenti il metodo LIFO attenua gli effetti
dell’inflazione sui risultati dell’esercizio rispetto al metodo FIFO od al metodo del costo
medio ponderato; in fase di prezzi ascendenti, infatti, il LIFO ha l’effetto di contrapporre
nel conto economico ai ricavi i costi più recenti e quindi un maggior costo. In caso di prezzi
discendenti il metodo LIFO ha l’effetto di contrapporre ai ricavi nel conto economico i
prezzi più bassi lasciando i più elevati nel magazzino, che dovranno però essere ridotti al
valore di realizzazione desumibile dall’andamento di mercato in sede di valutazione. La
valutazione delle rimanenze a fine esercizio con il metodo LIFO assume che esse siano
costituite dalla sommatoria dei costi più lontani. Tale metodo assume che le quantità
acquistate o prodotte più recentemente siano le prime ad essere vendute od utilizzate in
produzione: restano in magazzino le quantità relative agli acquisti o alle produzioni più
remote. Nello specifico, il LIFO applicato a singoli movimenti prende il nome di LIFO
continuo.

Una variante del metodo LIFO è quella “a scatti” in cui la valutazione delle rimanenze a
fine esercizio viene effettuata nel modo seguente:

 si confronta la quantità di una voce giacente a fine esercizio con quella all’inizio;

~ 18 ~
 nel caso in cui la quantità alla fine dell’esercizio ecceda quella all’inizio, la quantità
pari a quella dell’inizio dell’esercizio si valorizza al relativo costo d’iscrizione a
quella data, mentre l’incremento di quantità si valorizza con uno dei procedimenti
descritti successivamente; in tal modo, ogni incremento di fine esercizio costituisce
una classe (o strato) LIFO di valutazione. Ne consegue che nel caso in cui la
quantità alla fine di qualsiasi esercizio ecceda quella all’inizio dell’esercizio, la
quantità pari a quella all’inizio dell’esercizio si valorizza mantenendo i costi e le
quantità delle classi (o strati) LIFO che compongono le rimanenze iniziali, mentre
l’incremento si valorizza con uno dei procedimenti descritti nel paragrafo
successivo;

 nel caso la quantità alla fine dell’esercizio sia inferiore a quella all’inizio si
valorizza la quantità di fine esercizio utilizzando i costi e le quantità delle singole
classi LIFO più remote che compongono le rimanenze all’inizio dell’esercizio.

1.4.5 - RAFFRONTO TRA I METODI DI COSTO12

12
OIC 13: Rimanenze, Appendice D p. 27, fonte www.fondazioneoic.eu

~ 19 ~
Il metodo del costo medio ponderato rispetto al costo FIFO o al costo LIFO: media le
fluttuazioni dei prezzi.

Il metodo del costo FIFO rispetto al costo LIFO o al costo medio: tende a contrapporre ai
ricavi più recenti (cioè più vicini alla chiusura dell'esercizio) costi più remoti; pertanto, tale
metodo potrebbe comportare un aumento di utili quando i prezzi aumentano ed una
diminuzione di utili quando i prezzi diminuiscono. Fa esporre nello stato patrimoniale le
rimanenze di magazzino a costi storici recenti.

Il metodo del costo LIFO rispetto al costo medio o al costo FIFO: tende contrapporre ai
ricavi più recenti costi più recenti; pertanto, tale metodo tende a comportare una riduzione
di utili quando i prezzi aumentano ed un aumento di utili quando i prezzi diminuiscono. Il
metodo del costo LIFO mitiga l'effetto degli eventuali cosiddetti «profitti di magazzino»
che possono essere originati nel conto economico, sebbene con diversa intensità, dai metodi
di costo FIFO e medio, in caso di prezzi crescenti. Il metodo del costo LIFO però crea
distorsioni sullo stato patrimoniale mostrando in caso di prezzi crescenti, un ammontare di
rimanenze di magazzino a costi inferiori (talvolta notevolmente) ai costi storici recenti;
determina inoltre, in fase di prezzi crescenti, effetti positivi sul conto economico nel caso in
cui le quantità alla fine dell'esercizio si riducono rispetto a quelle all'inizio dell'esercizio13.

CAPITOLO 2 – NUOVO OIC 13 (VERSIONE DEL 5 AGOSTO


2014)

13
Gli esempi forniti al paragrafo 1.4.4 sono tratti da http://www.fondazioneoic.eu/wp-
content/uploads/downloads/2014/09/2014-08-05-OIC-13-Rimanenze-2.pdf pp. 23-26

~ 20 ~
Tra i vari principi contabili oggetto di “restyling” da parte dell’OIC pubblicati il 5 agosto
2014, di sicuro interesse è il nuovo principio contabile n. 13 che disciplina le rimanenze e
che ha subito variazioni rispetto alla precedente versione rilasciata il 13 luglio 2005 14. Le
variazioni apportate hanno comportato un riordino generale della tematica e un miglior
coordinamento con le disposizioni degli altri principi contabili nazionali OIC.

Il Principio è destinato alle società che redigono i bilanci secondo le disposizioni del codice
civile. Esulano da questo Principio:

 i lavori in corso su ordinazione (OIC 23);


 rimanenze di merci con obbligo di retrocessione (OIC 12);
 le rimanenze destinate alla vendita in valuta (OIC 26);
 le rimanenze ricevute in permuta (OIC 16).

Le rimanenze sono valutate al minore tra costo di acquisto o di produzione e valore di


realizzo desumibile dall’andamento del mercato. Il nuovo principio nel trattare gli elementi
di costo non richiama il concetto di costo storico15. E’ probabile che l’OIC abbia
considerato troppo specifico il concetto di costo storico, ritenendo appropriato sostituirlo
con una definizione più generale di costo sostenuto per l’acquisto o produzione.

Tra le principali novità contenute nella nuova versione del principio contabile sono di
particolare interesse la capitalizzazione degli oneri finanziari, il nuovo metodo del “prezzo
al dettaglio” e i contributi in conto esercizio.

2.1 - CAPITALIZZAZIONE DEGLI ONERI FINANZIARI

Il nuovo principio ha riformulato la disciplina della capitalizzazione degli oneri finanziari


con l’obiettivo di renderla di più agevole comprensione e applicazione.
14
Tratto da un articolo di Marco Chilla, Nuovo OIC 13: sintesi delle principali novità, 9 febbraio 2015, fonte
http://www.businesseimpresa.files.wordpress.com/2015/02/oic-13-rimananze.pdf
15
Si approfondirà l’argomento nel capitolo 3, IAS/IFRS: uno sguardo d’insieme, al paragrafo 3.5, Confronto
tra principio contabile nazionale (OIC 13) e internazionale (IAS 2).

~ 21 ~
In analogia a quanto previsto per il principio OIC 16 “Immobilizzazioni materiali”, è stata
riconosciuta la possibilità di capitalizzare gli oneri finanziari, sia quelli specifici che quelli
generici, in proporzione alla durata del periodo di fabbricazione, se la sua durata è
significativa.

La capitalizzazione degli interessi è dunque ammessa solo se il periodo di produzione è


“significativo”, da intendersi nel senso di “non breve”. Inoltre, tale capitalizzazione non
può portare a un valore del bene superiore al suo valore di realizzazione, e nel caso in cui si
opti per la stessa, tale metodologia deve essere “applicata in modo costante nel tempo”16.

Relativamente alla rappresentazione in bilancio degli oneri finanziari capitalizzati per


effetto del rimando che il paragrafo 41 del Principio contabile OIC 13 fa ai criteri di
capitalizzazione degli oneri finanziari previsti dal Principio contabile OIC 16 (paragrafi da
33 a 36), gli interessi passivi e gli altri oneri finanziari che sono oggetto di capitalizzazione
devono comunque essere imputati alla voce C.17) del conto economico, Interessi e altri
oneri finanziari, e la loro capitalizzazione avverrà mediante la loro considerazione nella
valorizzazione delle rimanenze finali, andando quindi ad influire sulla “variazione delle
rimanenze” rappresentata nel conto economico.

Solo per completezza e chiarezza espositiva ricordiamo che sotto il profilo civilistico, ai
sensi dell’art 2426 c. 1, n. 10 del Codice Civile per la valutazione dei beni fungibili
possono essere utilizzati i seguenti criteri: LIFO, FIFO, Costo medio ponderato. Sotto il
profilo fiscale, viene riconosciuta piena valenza fiscale ai criteri di valutazione civilistici
nel senso che, nel caso in cui le rimanenze sono iscritte in base ad uno dei criteri previsti
del codice civile di cui sopra, il valore attribuito assume anche rilevanza fiscale. Nel caso
invece, in cui l’impresa valuti le rimanenze con metodi diversi da quelli previsti dal codice
civile, il valore delle rimanenze non può essere assunto per un valore inferiore a quello che
si sarebbe ottenuto applicando il LIFO a scatti annuali. In questo caso, il reddito

16
OIC 13, paragrafo 41 – Oneri finanziari, fonte www.fondazioneoic.eu

~ 22 ~
dell’esercizio deve essere rettificato nella dichiarazione annuale mediante una variazione
in aumento del reddito complessivo.

2.2 - METODO DEL “PREZZO AL DETTAGLIO”

Ai fini della determinazione del costo delle rimanenze, il nuovo OIC 13 riformula la parte
dedicata alla descrizione del metodo del prezzo al dettaglio17, esponendo tale metodo di
valutazione con migliore chiarezza rispetto al passato.

L’adozione del retail method, pratica piuttosto diffusa soprattutto nel mondo degli esercenti
attività di distribuzione al dettaglio, è consentita ai fini fiscali dall’art. 92, comma 8 del
Testo Unico delle Imposte sui Redditi - DPR 917/86 (in seguito TUIR) e viene ora ritenuta
accettabile anche ai fini civilistici in quanto, «se correttamente applicato, costituisce in
concreto una particolare modalità di calcolo del costo medio delle rimanenze».

Il metodo del prezzo al dettaglio viene spesso usato nel settore delle vendite al dettaglio per
valutare le rimanenze di grandi quantità di beni soggetti a rapido rigiro con margini simili e
per le quali non è fattibile l’adozione di altri metodi di calcolo del costo.

Il costo delle rimanenze viene determinato detraendo dal valore di vendita delle rimanenze
una adeguata percentuale di margine lordo. La percentuale impiegata prende in
considerazione anche le rimanenze che sono state commercializzate al di sotto del loro
prezzo di vendita originario. Spesso, per ogni reparto di vendita al minuto, viene usata una
percentuale media.
Il metodo dei prezzi al dettaglio si basa sulla contrapposizione tra i valori di costo ed i
valori di vendita dei beni ai fini della determinazione delle rimanenze. Per la sua
applicazione occorre:

17
Si veda http://www.fondazioneoic.eu/wp-content/uploads/downloads/2014/09/2014-08-05-OIC-13-
Rimanenze-2.pdf pag.14

~ 23 ~
 raggruppare le merci per categorie omogenee in base alla percentuale di ricarico
(differenza tra costo e prezzo di vendita);

 rilevare le entrate e le uscite di magazzino a valori (le uscite sono rilevate “a


ricavo”, ossia a prezzi di vendita, le entrate sono rilevate sia “a costo” sia “a
ricavo”, in modo da permettere l’individuazione del ricarico;

 modificare la valorizzazione “a ricavo” ogniqualvolta cambia il prezzo di vendita;

 determinare, a fine esercizio, il valore delle rimanenze valutate al prezzo di vendita


attraverso la sottrazione dal valore complessivo del magazzino “a ricavo” dei ricavi
effettivamente realizzati;

 calcolare il costo delle rimanenze finali sottraendo dal valore delle rimanenze
valutate al prezzo di vendita la percentuale di ricarico.

ESEMPIO DI VALUTAZIONE DELLE RIMANENZE DI MAGAZZINO CON IL


METODO DEL PREZZO AL DETTAGLIO

Rimanenze iniziali 50 pezzi ad euro 32,00


1° acquisto 60 pezzi al prezzo unitario di euro 30,00
2° acquisto 45 pezzi al prezzo unitario di euro 34,00
1° vendita 1.520,00 euro (38 pezzi ad euro 40,00)
2° vendita 2.200 euro (55 pezzi ad euro 40,00)
3° vendita 840,00 euro (21 pezzi ad euro 40,00)

La rilevazione degli scarichi di magazzino nella scheda di magazzino è effettuata in base ai


prezzi di vendita, indipendentemente dalle quantità effettivamente vendute. Scheda di
magazzino (valori espressi in euro):

~ 24 ~
Valutazione delle rimanenze al costo:
Rimanenze al prezzo di vendita (punto sub b) X Percentuale di costo (punto sub a)
1.640,00 X 79,52% = 1.304,13 euro.

Qualora si fosse adottato:

a) il LIFO, il costo delle rimanenze sarebbe stato pari a 1312;


b) il FIFO, il costo delle rimanenze sarebbe stato pari a 1394;
c) il costo medio ponderato, il costo delle rimanenze sarebbe stato pari a 1304.

Pertanto, nel caso esaminato, il metodo dei prezzi al dettaglio produce valori assimilabili a
quelli ottenuti utilizzando le configurazioni di costo previste dall’articolo 2426, numero 10
del codice civile18.
2.3 - CONTRIBUTI IN CONTO ESERCIZIO

Il nuovo principio ha chiarito il trattamento contabile dei contributi in conto esercizio


relativi all’acquisto di rimanenze. Viene precisato che, ai fini della valutazione delle
18
http://www.fondazioneoic.eu/wp-content/uploads/downloads/2014/09/2014-08-05-OIC-13-Rimanenze-
2.pdf Appendice C, pag. 26

~ 25 ~
rimanenze, i contributi in conto esercizio ricevuti sono portati in deduzione al costo di
acquisto dei materiali. In questo modo, la valutazione delle rimanenze permette di
sospendere i costi effettivamente sostenuti, ossia al netto dei contributi ricevuti.

Ai fini della classificazione degli importi nel conto economico:

 i contributi in conto esercizio sono indicati separatamente nella voce A5 “altri ricavi
e proventi”, in linea con quanto espressamente previsto dall’articolo 2425 codice
civile;

 i costi sostenuti per gli acquisti di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci
sono, quindi, rilevati tra i costi di produzione, alla voce B6, al lordo dei contributi in
conto esercizio ricevuti per tali acquisti;

 la variazione delle rimanenze di materie prime, semilavorati e prodotti finiti è


indicata nelle voci B11 “variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie e di
consumo e merci” o A2 “variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di
lavorazione, semilavorati e finiti”, in accordo con quanto disciplinato nel presente
principio contabile, al netto dei contributi ricevuti.

CAPITOLO 3 – IAS/IFRS: UNO SGUARDO D’INSIEME

~ 26 ~
Oramai la “globalizzazione contabile” è una realtà: le ragioni alla base della necessità di
applicazione a livello internazionale di un corpo univoco di principi contabili, sono da
ricercarsi nello strumento stesso che il documento di bilancio rappresenta.

Il bilancio può essere descritto come un insieme di informazioni, raccolte ed elaborate, al


fine di rappresentare in maniera veritiera e corretta, la situazione patrimoniale-economica e
finanziaria della società. Il documento di bilancio dovrebbe, in via primaria, esprimere non
soltanto lo status attuale dell’azienda, ma anche rispecchiare ciò che è stato l’andamento
passato, oltre ad indicare l’orientamento futuro dei flussi finanziari e dei cicli economici
che caratterizzano l’attività stessa ed esporre i risultati ottenuti dall’amministrazione.

Per comprendere le finalità del documento in esame, occorre tener presente i soggetti a cui
si rivolge, ma soprattutto le necessità dei suoi utilizzatori: il bilancio è allora uno strumento
interpretativo non sostituibile nel processo decisionale di tipo economico. E’ evidente che
le informazioni ricercate nel bilancio, in genere, variano ampiamente dato che diversi sono
gli interessi dei soggetti legati alle imprese (investitori, dipendenti, finanziatori, clienti,
azionisti), ma il documento cui fanno riferimento è unico, ossia il bilancio. L’applicazione
di principi internazionali diretti ad assicurare la completa comprensione del bilancio da
parte dei suoi destinatari è quindi funzionale all’essenza stessa del bilancio.

In questo ambito possono essere individuati tre principali obiettivi alla base
dell’applicazione di principi contabili internazionali:

 garantire il sano funzionamento dei mercati dei capitali: “metodologie contabili”


comuni evitano distorsioni causate da informazioni “falsate”;
 assicurare ai destinatari del bilancio le informazioni necessarie per intraprendere
decisioni economiche;
 tutelare gli investitori attraverso un’effettiva comparabilità dei dati forniti dalle
aziende.
3.1 – COORDINAMENTO: DIRETTIVE CONTABILI EUROPEE E
IAS/IFRS

~ 27 ~
La Direttiva Europea 2003/51/CEE, volta a ridurre i problemi di incompatibilità esistenti
tra le direttive contabili europee e i principi contabili internazionali, contiene quattro
principi di fondamentale importanza:

 garantire la compatibilità tra gli IAS/IFRS e la normativa Europea;

 assicurare, come assunto per la redazione dei bilanci, la preminenza della sostanza
sulla forma;

 introdurre per determinate voci la valutazione secondo il fair value19;

 prevedere, in materia di bilanci, prospetti basati su principi diversi da quelli finora


consentiti.

L’importanza della Direttiva non è da sottovalutare soprattutto in virtù della flessibilità che
il legislatore vuole garantire.

L’applicazione degli IAS/IFRS dovrebbe risultare semplificata e le eventuali future


modifiche ai principi, non dovrebbero creare difficoltà vista l’elasticità mantenuta dalla
nuova disciplina.

L’adeguamento ai principi contabili internazionali delle direttive europee rappresenta un


certificato di equità per il pubblico poiché evita il sorgere di discrasie tra imprese obbligate
e non al passaggio agli IAS: tutte le società saranno perciò obbligate a seguire un
orientamento comune, principi contabili internazionali obbligatori o meno.
3.2 – IAS/IFRS

19
Il fair value è il corrispettivo al quale un’attività potrebbe essere scambiata o una passività estinta, in una
libera transazione fra parti consapevoli e disponibili. Per un approfondimento si veda R. Bauer, Gli IAS/IFRS
in bilancio, IPSOA, 2007

~ 28 ~
IAS, ossia International Accounting Standards, ora rinominati IFRS, International Financial
Reporting Standards, meglio noti come i nuovi principi contabili internazionali.

E’ immediato chiedersi il motivo per cui vengano utilizzate indistintamente due sigle per
indicare un corpo unico di principi. International Accounting Standards, acronimo
originariamente dato ai principi, evidenziava il taglio prettamente contabile (accounting) su
cui gli esperti avevano elaborato i principi stessi. Col tempo tale orientamento è stato
parzialmente ridimensionato attraverso l’introduzione degli attuali International Financial
Reporting Standards, ossia principi atti a garantire il trasferimento di informazioni di
importante livello qualitativo, a carattere sia contabile che finanziario, attraverso la
redazione di documenti (bilanci) comprensibili anche ai non “addetti ai lavori”.

Attualmente i principi contabili internazionali possono essere suddivisi in due branchie: la


prima, è formata da 5 documenti volti a chiarire gli aspetti tecnici più difficoltosi da
affrontare in fase di transizione dai principi contabili nazionali e per questo vengono
indicati come IFRS; gli altri principi individuano il corretto trattamento di singole partite
contabili o situazioni particolari e derivano direttamente dagli originari IAS.

A questo punto pare obbligo fornire un elenco che servirà non soltanto per una conoscenza
generica dell’argomento trattato, ma soprattutto per evidenziare l’attenzione che è stata
riservata al documento di bilancio attraverso la previsione di singoli e puntuali principi
riguardanti la trattazione contabile di specifici elementi di bilancio.

IFRS 1 – Prima adozione dei principi contabili internazionali


IFRS 2 - Pagamenti basati sulle azioni
IFRS 3 – Aggregazioni di imprese
IFRS 4 – Contratti di assicurazione
IFRS 5 – Attività non correnti destinate alla vendita e attività cessate

IAS 1 – Presentazione del bilancio


IAS 2 – Rimanenze

~ 29 ~
IAS 7 – Prospetto dei flussi di cassa
IAS 8 – Criteri contabili, cambiamenti di stime ed errori
IAS 10 – Fatti intervenuti dopo la data di riferimento del bilancio
IAS 11 – Contratti di costruzione
IAS 12 – Contabilizzazione delle imposte sul reddito
IAS 14 – Informazioni settoriali
IAS 16 – Immobilizzazioni tecniche
IAS 17 – Locazioni
IAS 18 – Ricavi
IAS 19 – Benefici ai dipendenti
IAS 20 – Contabilizzazione dei contributi pubblici e menzione degli aiuti pubblici
IAS 21 – Effetti di variazioni nei tassi di cambio
IAS 23 – Oneri finanziari
IAS 24 – Informazioni sulle entità correlate
IAS 26 – Contabilizzazione per la redazione dei rendiconti dei fondi pensione
IAS 27 – Bilanci consolidati e bilanci separati
IAS 28 – Contabilizzazione delle partecipazioni in società collegate 8
IAS 29 – Il bilancio in economie in elevata inflazione
IAS 30 – Informativa richiesta nei bilanci di banche e istituti finanziari similari
IAS 31 – Partecipazioni in joint venture
IAS 32 – Strumenti finanziari: informazioni e presentazione
IAS 33 – Utili per azioni
IAS 34 – Bilanci a data intermedia
IAS 36 – Perdita di valore delle attività
IAS 37 – Accantonamenti, passività potenziali e attività potenziali
IAS 38 – Attività immateriali
IAS 39 – Strumenti finanziari: contabilizzazione e valutazione
IAS 40 – Investimenti in immobili
IAS 41 – Agricoltura
3.3 – VALUTAZIONE DELLE RIMANENZE SECONDO LO IAS 2

~ 30 ~
Il principio contabile internazionale di riferimento per le rimanenze è lo IAS 2 che peraltro
non si applica a quelle rimanenze a cui sono stati dedicati altri IAS specifici, e precisamente
non si applica a:

 lavori in corso derivanti da commesse a lungo termine (IAS11);

 gli strumenti finanziari (IAS 32 e 39);

 le attività biologiche intese come attività connesse alle attività agricole (IAS 41);

 produttori di prodotti agricoli e forestali, prodotti agricoli dopo il raccolto, e


minerali e prodotti minerari, nella misura in cui siano valutati al valore di netto
realizzo secondo quanto previsto da prassi già consolidate in questi settori.

 intermediari (broker) e commercianti all’ingrosso (trader) in commodity che


valutano le loro rimanenze al fair value (valore equo) al netto dei costi di vendita.

I primi quattro casi sopra esposti si configurano come casi di esclusione totale in quanto
non è possibile applicare le disposizioni dello IAS, invece gli ultimi due casi sopra esposti
si configurano come casi di esclusione limitata in quanto l’esclusione dell’applicazione
dello IAS riguarda solo i criteri di valutazione, mentre restano applicabili le altre
disposizioni contenute nello stesso IAS220.

Secondo i principi internazionali le rimanenze sono definite come “beni posseduti per la
vendita nel normale svolgimento dell’attività - impiegati nei processi produttivi per la
vendita - o sotto forma di materiali o forniture di beni nel processo di produzione o nella

20
Si veda l’articolo di Daniele Sciuto, La valutazione delle rimanenze: il passaggio tra il sistema OIC e IAS,
04/02/2008, fonte http://www.commercialistatelematico.com/articoli/2008/02/la-valutazione-delle-
rimanenze-il-passaggio-tra-il-sistema-oic-e-ias.html

~ 31 ~
prestazione di servizi”21; tale definizione come si può facilmente verificare corrisponde
sostanzialmente a quella che si trova nell’OIC 13.

In merito alla classificazione delle stesse rimanenze è previsto che esse siano sotto-
classificate all’interno dello stato patrimoniale o nelle note, come merci, materiali di
consumo, materie prime, prodotti in corso di lavorazione e prodotti finiti.

La valutazione delle rimanenze che dà il principio contabile internazionale menzionato è in


linea con il disposto del principio contabile nazionale e del codice civile, infatti esso
statuisce che le rimanenze devono essere valutate al minore tra costo22 e valore netto di
realizzo23; dove il costo deve comprendere tutti i costi di acquisto e di trasformazione e tutti
gli altri costi sostenuti per portare le rimanenze nel luogo e nelle condizioni attuali.

Uno dei punti di divergenza tra i principi nazionali e quelli internazionali riguardante la
formazione del costo è quello secondo cui lo IAS 2 concede di comprendere nel costo delle
rimanenze anche una quota di oneri finanziari, nei limiti in cui tali oneri finanziari
soddisfino i requisiti per la loro capitalizzazione come parte del costo del bene di
riferimento, ovvero se:

 è probabile che comporteranno benefici economici futuri all’azienda;


 possono essere attendibilmente verificati;
 non sarebbero stati sostenuti nel caso in cui si fosse acquistato quel bene.

I costi di trasformazione sono invece quei costi sostenuti dall’impresa per l’ottenimento
delle rimanenze stesse comprendente dunque sia i costi direttamente correlati con le
quantità prodotte che quote di costi fissi e generali.

21
Per un approfondimento dello IAS 2 si veda S. Azzali, “Le rimanenze di magazzino”, Il bilancio consolidato
secondo i principi contabili internazionali, Il Sole 24 Ore, Milano, 2002, pp. 209-216
22
l’IFRS 1 stabilisce che la prima iscrizione va effettuata al costo.
23
Si definisce Valore netto di realizzo il prezzo di vendita stimato nel normale svolgimento dell’attività al
netto dei costi stimati di completamento, nonché di quelli stimati necessari per realizzare la vendita.

~ 32 ~
Ai fini IAS inoltre, il costo delle rimanenze di beni non fungibili e delle rimanenze delle
merci e servizi, destinati a specifici progetti, deve essere determinato mediante
l’attribuzione dei costi specifici ai singoli elementi delle rimanenze; per le altre tipologie di
beni fungibili, il costo delle rimanenze deve essere attribuito adottando il metodo FIFO
(first in, first out) o il metodo del costo medio ponderato. Viene dunque abolito nei principi
internazionali l’utilizzo del metodo LIFO. Quindi, per il costo di acquisto dei beni non
fungibili si utilizza la “specifica identificazione del costo”, mentre per i beni fungibili si
può utilizzare il FIFO o il costo medio ponderato.

Lo IAS 2 precisa che il costo delle rimanenze non può essere realizzabile se esse sono
danneggiate, obsolete o se i loro prezzi di vendita sono diminuiti. In questi casi si deve
procedere ad una svalutazione ed a un riallineamento del costo al fair value al netto dei
costi di dismissione (svalutazione delle rimanenze); tuttavia i materiali e gli altri beni di
consumo posseduti per essere utilizzati nella produzione di rimanenze non possono essere
svalutati al di sotto del costo, se ci si attende che i prodotti finiti nei quali verranno
incorporati saranno venduti al costo o al di sopra di esso.

Qualora le circostanze che hanno causato la svalutazione delle rimanenze al di sotto del
costo vengano meno negli anni successivi, la svalutazione effettuata in precedenza deve
essere stornata e quindi eliminata. L’entità del ripristino ovviamente deve essere limitata ala
svalutazione iniziale di modo che si ritorni ad una valutazione che sia pari al minore tra il
costo ed il valore netto di realizzo.

Per quanto riguarda l’imputazione al conto economico24, quando le rimanenze sono


vendute, il loro valore contabile deve essere imputato come costo nell’esercizio nel quale il
relativo ricavo è rilevato. L’ammontare di ogni svalutazione delle rimanenze al valore netto
di realizzo e tutte le perdite di magazzino devono essere rilevate come un costo
nell’esercizio nel quale la svalutazione o la perdita si sono verificate. L’ammontare di
qualsiasi storno di svalutazioni di rimanenze, derivante da un aumento del valore netto di

24
IAS 2, paragrafi 34-35, fonte http://www.revisorionline.it/IAS_IFRS/IAS_2.htm

~ 33 ~
realizzo, deve essere rilevato come riduzione del costo nel calcolo della variazione delle
rimanenze rilevate a conto economico nell’esercizio in cui tale ripristino di valore ha luogo.

Alcune rimanenze possono essere iscritte in altri conti dell’attivo, per esempio, beni in
magazzino utilizzati quali parti di immobili, impianti o macchinari costruiti internamente.
Le rimanenze iscritte in questo modo sono rilevate come costo durante la vita utile di quella
immobilizzazione.

INFORMAZIONI INTEGRATIVE

Il bilancio deve indicare25:

a) i principi contabili adottati nella valutazione delle rimanenze, incluso il metodo


utilizzato di valutazione del costo;

b) il valore contabile complessivo delle rimanenze e il valore contabile distinto per


classi che risultano appropriate per l’entità;

c) il valore contabile delle rimanenze iscritto al fair value (valore equo) al netto dei
costi di vendita;

d) il valore delle rimanenze imputato come costo nell’esercizio;

e) il valore di eventuali svalutazioni di rimanenze rilevato come costo nell’esercizio


secondo quanto previsto dal paragrafo 34;

f) il valore di eventuali storni di ciascuna svalutazione rilevati come riduzione del


costo delle rimanenze rilevate a conto economico nell’esercizio secondo quanto
previsto dal paragrafo 34;

25
IAS 2, paragrafo 36, fonte http://www.revisorionline.it/IAS_IFRS/IAS_2.htm

~ 34 ~
g) le circostanze o i fatti che hanno portato allo storno di una svalutazione di
rimanenze secondo quanto previsto nel paragrafo 34;

h) il valore contabile delle rimanenze impegnate a garanzia di passività.

L’informativa concernente i valori contabili rilevati in differenti classificazioni di


rimanenze e l’ammontare delle variazioni in queste voci di attività risulta utile per gli
utilizzatori del bilancio26. Classificazioni abituali di rimanenze sono merci, beni per la
produzione, materie prime, semilavorati e lavori in corso e prodotti finiti. Le rimanenze di
un fornitore di servizi possono essere descritte come prestazioni in corso.

Il valore delle rimanenze imputato come costo nel corso dell’esercizio, a cui si fa spesso
riferimento come a un costo del venduto, è rappresentato dai costi precedentemente inclusi
nella valutazione delle rimanenze di magazzino che ora sono state vendute e da spese
generali di produzione non ripartite e da anormali ammontari di costi di produzione di
rimanenze27. Le condizioni di gestione possono giustificare anche l’inclusione di altri
valori, quali i costi di distribuzione.

Alcune entità adottano schemi di conto economico che comportano l’esposizione di valori
esclusi i costi di rimanenze rilevate come spese durante l’esercizio. In base a questo
formato, l’entità presenta un’analisi dei costi utilizzando una classificazione basata sulla
natura degli stessi. In questo caso, l’entità indica i costi imputati come costo per materie
prime e beni di consumo, costi del lavoro e altri costi di gestione insieme con l’ammontare
della variazione netta delle rimanenze nell’esercizio28.

26
IAS 2, paragrafo 37, fonte http://www.revisorionline.it/IAS_IFRS/IAS_2.htm
27
IAS 2, paragrafo 38, fonte http://www.revisorionline.it/IAS_IFRS/IAS_2.htm
28
IAS 2, paragrafo 39, fonte http://www.revisorionline.it/IAS_IFRS/IAS_2.htm

~ 35 ~
3.4 – CONFRONTO TRA PRINCIPIO CONTABILE NAZIONALE (OIC
13) E INTERNAZIONALE (IAS 2)

Illustrati gli aspetti più rilevanti del Principio contabile nazionale OIC 13, sia nella sua
vecchia che nuova versione, e del Principio contabile internazionale IAS 2, questo
paragrafo è destinato, alla evidenziazione di eventuali punti di discordanza.
Innanzitutto se similari sono le loro finalità, già una lieve differenza si nota in merito al loro
ambito di applicazione. In particolare, delle rimanenze esclusive dalla loro relativa
trattazione, l’unica voce presente in entrambi i principi è quella dei lavori in corso su
ordinazione che trova il rispettivo riferimento nel Principio contabile nazionale OIC 23 ed
internazionale IAS 11.

Tra i due standard non si riscontrano sostanziali differenze nella definizione di rimanenze di
magazzino in quanto per il documento italiano queste ultime «rappresentano i beni
destinati alla vendita o che concorrono alla loro produzione nella normale attività della
società» mentre per quello internazionale «sono beni posseduti per la vendita nel normale
svolgimento dell’attività, impiegati nei processi produttivi o sotto forma di materiali o
fornitura di beni da impiegarsi nel processo di produzione o nella prestazione di servizi».

Passando al principio generale di valutazione delle rimanenze vediamo che secondo lo IAS
2, al paragrafo 9, «le rimanenze devono essere valutate al minore tra il costo e il valore
netto di realizzo», ciò similmente alle previsioni dell’art. 2426, n.9, c.c. per cui «le
rimanenze sono iscritte al costo di acquisto o di produzione[…]ovvero al valore netto di
realizzo desumibile dall’andamento del mercato, se minore» e dell’OIC 13, al paragrafo 32,
per cui «le rimanenze di magazzino sono valutate al minore tra il costo storico ed il valore
di mercato».

In merito al primo termine di paragone del citato principio generale vediamo che,
sostanzialmente, il concetto di costo può essere equiparato a quello di costo storico in
quanto entrambi sono costituiti da tutti i costi sopportati al fine di possedere le rimanenze
nel luogo e nelle condizioni in cui attualmente si trovano. Nello specifico il costo delle

~ 36 ~
rimanenze per l’OIC 13 è definibile come costo di acquisto 29, comprensivo degli oneri
accessori, ovvero come costo di fabbricazione o industriale30 mentre lo IAS 2 distingue,
rispettivamente, il costo di acquisto, i costi di trasformazione e gli altri costi. In merito al
costo di acquisto vediamo che, tra i due standard, non vi sono differenze degne di nota in
quanto entrambi fanno convergere in esso il prezzo di acquisto ed i relativi oneri, sempre da
considerarsi al netto degli eventuali resi, sconti ed abbuoni.

Per quanto riguarda il trattamento degli oneri finanziari, la nuova versione dell’OIC 13 è,
senza dubbio, più vicina alle idee esposte dallo IAS 2. Ora, infatti, il Principio nazionale
riconosce ora la possibilità, avvicinandosi ai presupposti dello IAS 23, di capitalizzare gli
oneri finanziari in proporzione alla durata del periodo di fabbricazione se quest’ultima
risulta comunque significativa31.

Tornando alla regola generale di valutazione, si procede ad esaminare il secondo termine di


paragone. Al riguardo l’OIC 13 intende per mercato, ai fini della valutazione delle
rimanenze, le nozioni di costo di sostituzione32 e di valore netto di realizzo33 mentre lo IAS
2, invece, prende in considerazione solo quest’ultima nozione. Per la determinazione di tale
valore entrambi gli standard chiedono di fare riferimento alle informazioni più attendibili
delle quali si è in possesso.

Un ultima differenza degna di specificazione è relativa ai metodi di determinazione del


costo. Mentre l’OIC 13 prevede, combinando le sue disposizioni con quelle del codice
civile, quattro metodi alternativi di attribuzione del costo alle rimanenze, lo IAS 2 ne
prevede, al riguardo, solamente tre. Nello specifico l’OIC 13 prevede per i beni infungibili
29
Per i prodotti acquisiti per la rivendita e per i materiali diretti ed indiretti, acquistati, e da
destinare successivamente alla trasformazione.
30
Per i prodotti già trasformati e per i materiali in corso di trasformazione.
31
Si veda il Capitolo 2, Nuovo OIC 13 (versione del 5 agosto 2014), paragrafo 2.1, Capitalizzazione degli
oneri finanziari.
32
Costo con il quale in normali condizioni di gestione una determinata voce di magazzino può
essere riacquistata o riprodotta. È utilizzato per le materie prime e sussidiarie e semilavorati
d’acquisto che partecipano alla fabbricazione dei prodotti finiti.
33
Prezzo di vendita nel corso della normale gestione al netto dei costi di completamento e delle
spese dirette di vendita che possono ragionevolmente prevedersi. È utilizzato per le merci, i
prodotti finiti, semilavorati di produzione e prodotti in corso di lavorazione.

~ 37 ~
il metodo della specifica identificazione del costo mentre per i beni fungibili i metodi del
FIFO, del costo medio ponderato e del LIFO. Lo IAS 2, contrariamente alla sua precedente
versione, “non ammette”, per questa ultima categoria di beni, l’utilizzo del LIFO.

La scelta operata da quest’ultimo Principio contabile si allinea all’impostazione che viene


data al bilancio in campo internazionale che dimostra preferenza per valori attuali e correnti
anziché storici. Se lo IAS 2 ha già deciso di abbandonare l’utilizzo del LIFO, prima
consentito solo come metodo alternativo, sulla base di considerazioni relative, tra le altre,
ad una rappresentazione non realistica ed attendibile del flusso fisico di magazzino e ad una
sottovalutazione della valorizzazione di tale flusso nel caso di prezzi crescenti, si può
ipotizzare, a parere dello scrivente, che anche in un prossimo futuro, vista l’esposizione di
queste considerazioni nell’aggiornata versione dell’OIC 13, il Principio contabile nazionale
provvederà, se non ad eliminare, a far passare in secondo piano questo metodo di
determinazione del costo.

Considerando che in ambito italiano, ancorché si parlasse di quattro metodi alternativi, il


metodo più applicato da un punto di vista operativo era il LIFO, per motivazioni legate
principalmente all’andamento dell’inflazione, è quindi possibile parlare di vera e propria
inversione dei principi valutativi delle giacenze finali. Infatti, mentre a livello nazionale
l’attenzione è posta a tutela del creditore, a livello internazionale, il bilancio ha la finalità di
fornire informazioni rilevanti agli investitori. Per completezza appare doveroso ricordare
come entrambi gli standard prevedano la possibilità di utilizzare il metodo dei prezzi al
dettaglio e dei costi standard se i loro risultati portano a risultati che approssimano il costo.

~ 38 ~
CONCLUSIONE

Dal presente elaborato si evince come le rimanenze di magazzino costituiscano una


rilevante voce di bilancio e siano degne di attento esame, al fine di ritenere attendibile,
senza ombra di dubbio, quanto esaminato nel corso di verifiche, accessi ed ispezioni
tributarie.

Come illustrato, negli ultimi anni, si sono susseguiti rilevanti interventi normativi,
giurisprudenziali e dottrinali di interesse alle giacenze finali di magazzino. Di particolare
importanza, come visto in relazione alle metodologie di valutazione, l’abbandono del
criterio LIFO sempre meno riconosciuto ai fini civilistici e fiscali nei diversi Paesi europei.
Quanto esposto è soltanto una minima parte delle tematiche operative connesse alla
gestione e valutazione del magazzino.

Le considerazioni fornite sono ragionamenti, da utilizzare come punto di partenza per una
più profonda disamina anche alla luce dei sempre più incalzanti adeguamenti ai principi
contabili internazionali e delle opportunità che il legislatore concede al contribuente per
un’eventuale regolarizzazione del magazzino stesso.

~ 39 ~
BIBLIOGRAFIA

A. & G. Vasapolli, Dal bilancio d’esercizio al reddito d’impresa, Milano, Wolters Kluwer
Editore, 2015

D. Cherubini, Le rimanenze di magazzino - aspetti civilistici, fiscali e operativi, sito


www.marchegianionline.net

D. Sciuto, La valutazione delle rimanenze: il passaggio tra il sistema OIC e IAS,


04/02/2008, fonte http://www.commercialistatelematico.com/articoli/2008/02/la-
valutazione-delle-rimanenze-il-passaggio-tra-il-sistema-oic-e-ias.html

IAS 2, fonte http://www.revisorionline.it/IAS_IFRS/IAS_2.htm

M. Chilla, Nuovo OIC 13: sintesi delle principali novità, 9 febbraio 2015, fonte
http://www.businesseimpresa.files.wordpress.com/2015/02/oic-13-rimananze.pdf

OIC 13: Rimanenze, fonte http://www.fondazioneoic.eu

P. Tettamanzi, Principi contabili internazionali, Milano, PEARSON Education, 2008.

R. Bauer, Gli IAS/IFRS in bilancio, IPSOA, 2007

S. Azzali, “Le rimanenze di magazzino”, Il bilancio consolidato secondo i principi


contabili internazionali, Il Sole 24 Ore, Milano, 2002, pp. 209-216

Testo Unico delle Imposte sui Redditi

V. Antonelli – R. d’Alessio, Rimanenze di magazzino, Soluzioni 2012, Milano, Gruppo il


Sole 24 ore, 2012, p. 58

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RINGRAZIAMENTI

Desidero ringraziare il prof. Ziruolo, relatore di questa tesi, per la grande disponibilità e
cortesia dimostratemi, e per tutto l’aiuto fornito durante la stesura.

Un sentito ringraziamento a tutti i miei amici e alla mia famiglia, per essermi stati vicini
sia nei momenti difficili, sia nei momenti felici.

Un ringraziamento speciale va a mamma e papà, che, con il loro incrollabile sostegno


morale ed economico, mi hanno permesso di raggiungere questo traguardo.

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