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Olio di palma:
deforestazione
e clima in coma
GREENPEACE/OKA BUDHI

1. OLIO DI PALMA: DEFORESTAZIONE E CLIMA IN COMA. IL SAPONE DOVE E LA NUTELLA TRA I RESPONSABILI 4
1.1 BACKGROUND INFO 5
1.2 CHE COS’È UNA TORBIERA 5
BOX 1: IMPORTANZA DELLE TORBIERE 5
1.3 LE TORBIERE E IL LORO RUOLO SOCIALE 5
1.4 TORBIERE E CAMBIAMENTI CLIMATICI 6
1.5 LE TORBIERE TROPICALI IL SEQUESTRO DI CARBONIO 6
1.6 TORBIERE E EMISSIONI DI CARBONIO 6
2. LE PIANTAGIONI: L’OLIO DI PALMA 7
2.1 DISTRUZIONE DELLE FORESTE PALUSTRI IN INDONESIA 8
2.2 PIANTAGIONI E BIODIVERSITÀ 8
2.3 PIANTAGIONI: UNA DEVASTAZIONE ANNUNCIATA 8
2.4 I GIGANTI DELL’AGROALIMENTARE: UNILEVER 9
BOX 2: CHI È UNILEVER 9
3. LA FILIERA DELL’OLIO DI PALMA 10
3.1 ”OLIO DI PALMA SOSTENIBILE”: LA RSPO 11
BOX 2: POSIZIONE DI GREENPEACE SULLA RSPO 11
3.2 L’OLIO DI PALMA IN ITALIA 11
3.3 PALM OIL 4 FOOD 11
3.3.1 GLI ITALIANI NELLA RSPO 12
3.4 PALM OIL 4 ENERGY 12
3.4.1 LA FILIERA DEL BIODIESEL IN ITALIA 13
TAB. 1: LA AZIENDE PER LA PRODUZIONE DEL BIODIESEL IN ITALIA NEL 2005 13
3.4.2 LE CENTRALI A COGENERAZIONE PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA ALIMENTATE A OLIO DI PALMA 13
TAB 2: CENTRALI A BIOMASSE LIQUIDE (OLIO DI PALMA) IN ITALIA 13
3.5 LE MULTINAZIONALI ITALIANE COINVOLTE NELLA GESTIONE O COSTRUZIONE DELLE CENTRALI
ALIMENTATE A OLIO DI PALMA IN ITALIA 14
4. COSA CHIEDE GREENPEACE 15

3
1. Olio di palma:
deforestazione e clima in coma.
Il sapone Dove e la Nutella
tra i responsabili

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1.1 Background info mosso, o il suo bilancio alterato in maniera significativa, la natura della
Ogni anno 1,8 miliardi di tonnellate di gas serra vengono rilasciati torbiera cambia radicalmente.
nell’atmosfera a causa della degradazione e gli incendi delle torbiere Esistono due grandi tipologie di torbiere: le paludi, il cui livello di umi-
Indonesiane – Il 4% delle emissioni globali di gas serra da meno dello dità viene mantenuto dalle piogge e caratterizzate da una scarsa
0,1% delle terre emerse del pianeta. presenza di nutrienti e i pantani foraggiati da acque profonde e di
Il rapporto di Greenpeace “Come ti friggo il clima” ha dimostrato superficie e più ricche di sostanza organica. Esistono, in ogni caso,
come, a causa della crescente domanda sul mercato internazionale diverse variazioni delle due tipologie a seconda dell’area geografica,
di un prodotto come l’olio di palma, le più grandi industrie alimentari, altitudine e vegetazione. Le torbiere possono, ad esempio, essere af-
cosmetiche e di biocarburanti stanno distruggendo le torbiere e fo- forestate o aperte con coperture vegetali come il muschio.
reste pluviali indonesiane. Tra queste; l’Unilever, la Nestlè e la Proc- Un’ulteriore distinzione può essere fatta tra le torbiere in cui il processo
ter&Gamble che insieme originano enormi volumi di consumo di olio di stratificazione della torba è in corso e quelle aree che pur presen-
di palma proveniente prevalentemente da Indonesia e Malesia. tando consistenti stratificazioni di torba interrompono il loro sviluppo a
causa di interventi antropici o cambiamenti climatici.
Gli ecosistemi forestali immagazzinano quantità di carbonio di un
terzo superiori a quelle trattenute nell’atmosfera. Se non verranno La presenza delle torbiere è comune a diverse parti del mondo ma la
applicati dei drastici tagli alle emissioni dei gas serra globali - causati loro distribuzione è concentrata in alcune aree specifiche. La forma-
in parte dalla deforestazione – il risultato atteso è un aumento della zione della torba, infatti, è direttamente e pesantemente influenzata
temperatura che, oltre a risultare distruttivo per gli ecosistemi, pro- dalle condizioni climatiche e dalla topografia.
vocherebbe ulteriori emissioni nell’atmosfera. Avremo così perso pre-
ziosi depositi di carbonio convertendoli in fonti di emissione di gas Esistono torbiere su elevate altitudini in cui la temperatura è abbastanza
serra nell’atmosfera. alta da consentire la crescita delle piante ma troppo bassa per vigorose
attività microbiche. Aree consistenti di torbiere si trovano anche a lati-
A queste stesse conclusioni sono arrivati gli scienziati del Comitato tudini tropicali e subtropicali ove alti coefficienti di crescita delle piante
Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) dimostrando si combinano con lenti processi di decomposizione determinati da un
che drastici tagli nelle emissioni dei gas serra sono necessari in tempi regime piovoso imponente e la saturazione umida dei terreni.
brevissimi. E il tempo è sempre di meno. In altri casi le torbiere si sono formate durante periodi più umidi migliaia
Più si ritarda, infatti, nella riduzione delle emissioni di gas serra nel- di anni fa ed hanno cessato di svilupparsi a causa dei cambiamenti del
l’atmosfera maggiori saranno i costi, economici, sociali ed ecologici clima.
che dovranno essere pagati.
Le torbiere, o foreste palustri, possono trovarsi nelle più diverse aree
Le piantagioni di olio di palma soddisfano le richieste del mercato geografiche, dalle regioni artiche ai tropici. Le condizioni per la forma-
globale di olio vegetale economico da utilizzare nella produzione di zione delle torbiere, infatti, si manifestano nei più vari paesaggi. Lungo
cibo, cosmetici e carburanti. Rispetto all’anno 2000 si prevede che il corso di fiumi, intorno ai laghi, in prossimità di coste marine, in zone
la domanda di olio di palma sui mercati internazionali verrà raddop- montuose ad alte altitudini e persino nei crateri dei vulcani.
piata nel 2030 e addirittura triplicata nel 2050.
1.3 Le torbiere e il loro ruolo sociale
1.2 Che cos’è una torbiera Le torbiere sono strettamente collegate all’economia e al benessere
Le torbiere sono ecosistemi caratterizzati dalla funzione di accumulo di delle società giocando un ruolo fondamentale per la regolazione di
sostanza organica detta torba costituita da materiale vegetale in stato molteplici fattori ambientali e per la ricchezza di beni e servizi che
decomposizione e saturo d’acqua. forniscono. Gli uomini hanno sfruttato le torbiere per migliaia di anni
In questo ecosistema l’acqua, la torba e la vegetazione sono stretta- determinando impatti di vario grado su di esse. In alcune aree geo-
mente connesse. Anche quando uno solo di questi elementi viene ri- grafiche le foreste palustri e le torbiere costituiscono ancora meravi-

BOX 1- Importanza delle torbiere


- Le torbiere sono tra gli ecosistemi naturali più importanti sul nostro pianeta. Svolgono un ruolo chiave per la conservazione della
biodiversità e la regolazione del clima.
- Le torbiere costituiscono una inestimabile fonte di sostentamento per il benessere delle popolazioni che le abitano e che da esse
dipendono.
- Le torbiere si estendono per oltre 400 milioni di ettari in circa 180 paesi e rappresentano un terzo delle terre sommerse a livello
globale.
- L’attuale trend di degradazione delle torbiere (tagliate a raso per l’estrazione del legno pregiato, drenate e incendiante per la con-
versione a usi agricoli, ecc.) determina una enorme perdita di biodiversità e di benefici diretti alle popolazioni autoctone.
- La protezione e l’uso sostenibile delle torbiere deve essere considerata una priorità a livello globale.

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gliosi paesaggi intatti con una biodiversità ricchissima e unica. Esse 1.6 Torbiere e emissioni di carbonio
sono profondamente legate ai processi socioeconomici e sono, in Secondo uno studio condotto da Delft Hydraulics, Wetlands Interna-
tempi più recenti, diventate lo scenario di aspri conflitti e contraddizioni. tional e Alterra3, il solo degrado delle torbiere sarebbe responsabile di
una quota che va dai 97 ai 238 milioni di tonnellate di carbonio (172
1.4 Torbiere e cambiamenti climatici milioni di tonnellate come cifra indicata più attendibile) emesso ogni
Le torbiere giocano un ruolo di primaria importanza nella regolazione anno nel Sud-est Asiatico, il 90% del quale in Indonesia. Gli attuali
del clima. Si stima che negli ultimi 10.000 anni le torbiere abbiano as- progetti di sfruttamento agricolo delle aree torbiere minacciano di ac-
sorbito 1,2 milioni di Gt (Gt: Miliardi di tonnellate) di anitride carbonica crescere tale quota. Tutto il carbonio contenuto nelle torbiere defore-
(CO2) determinando il raffreddamento del pianeta. state e drenate è destinato a tornare in tempi brevi nell’atmosfera.
Allo stato attuale sono, dunque, il più grande deposito di carbonio esi-
stente al mondo assorbendo il doppio di tutta la biomassa presente Questo processo è ulteriormente accelerato dalla crescita degli incendi
nelle foreste a livello globale1. forestali, spesso appiccati nelle nuove piantagioni per rimuovere la bio-
massa residua dopo la deforestazione. Nel terreno torboso, che una
Soltanto negli ultimi 100 anni, il taglio indiscriminato delle foreste pa- volta drenato è infiammabile, gli incendi si espandono incontrollata-
lustri, il drenaggio delle torbiere e la loro conversione per lo sfrutta- mente, soprattutto nella stagione secca4.
mento agricolo a livello industriale (es. piantagioni di palma da olio)
hanno invertito la loro preziosa funzione di deposito di carbonio a Secondo lo studio condotto da Susan Page, gli incendi che si sono
quella di “emettitrici” di CO2. Tale fenomeno sommato alle emissioni su diffusi in Indonesia nel 1997 hanno rilasciato nell’atmosfera oltre 2,57
larga scala dovute all’uso di combustibili fossili e la deforestazione ha miliardi di tonnellate di carbonio5. Da allora, ad ogni stagione secca, si
determinato l’incremento globale delle emissioni di CO2 ed altri gas verificano migliaia di incendi, con punte registrate negli anni 1998,
serra. Le recenti previsioni della Conferenza Intergovernativa per il 2002 e 2006, quando si sono verificati 60.000 hotspot annui. Questi
Cambio Climatico (IPCC, 2007) sostengono che l’aumento delle tem- incendi avrebbero rilasciato in atmosfera tra i 0,39 e 1,18 miliardi di
perature a livello globale determinano impatti negativi sugli ecosistemi tonnellate di carbonio. Ogni anno inoltre gli incendi di foreste torbiere
delle torbiere, accelerano il tasso di degradazione delle stesse e il ri- tendono ad aumentare, così come aumenta il drenaggio e la conver-
lascio del carbonio immagazzinato. sione di queste foreste in piantagioni di palma per la produzione da olio
e di acacia destinata alla cartiere.
1.5 Le torbiere tropicali il sequestro di car-
bonio La deforestazione rilascia inoltre il carbonio sequestrato dalla vegeta-
Le torbiere immagazzinano in tutto il mondo 550 miliardi di tonnellate di zione al di sopra del livello del suolo. In Indonesia si stima che le foreste
carbonio, una quantità pari a circa al 75% di tutto il carbonio presente primarie sequestrino intorno a 306 tonnellate di carbonio per ettaro6.
in atmosfera, o pari a 70 anni di emissioni da combustibili fossili ai tassi L’86% di questo carbonio viene emesso nell’atmosfera quando viene
attuali. Il carbonio contenuto nella torba viene emesso in atmosfera tra- praticato il “taglio selettivo” di specie da legno pregiato come il merbau
mite ossidazione, quando il terreno viene drenato o la copertura fore- (Intsia spp.) e il ramino (Gonostylus bancanus), che in genere viene
stale rimossa e la torba viene a contatto con l’ossigeno. In caso di seguito dalla rimozione totale della foresta per fare posto a piantagioni
incendio il carbonio immagazzinato nella torba viene immediatamente a livello industriale ed altri usi agricoli.
immesso nell’atmosfera.
A titolo di esempio possiamo considerare che una piantagione di
Il 30% delle torbiere si trova in aree tropicali, e di questa quota l’Indone- palma da olio giunta a maturità non sequestra che una minima quan-
sia ne ospita il 60%, un’area estesa circa 22,5 milioni di ettari. tità di carbonio, se comparata alla foresta torbiera su cui è stata im-
Altri 2 milioni di ettari di torbiere si trovano in Malesia e 2,6 milioni di ettari piantata: circa 63 tonnellate per ettaro contro le precedentemente
in Papua Nuova Guinea. Dei 27,1 milioni di ettari del Sud-est Asiatico, menzionate 306 t/ha. Ma il ciclo di vita delle piantagioni è stimato at-
12 milioni sono stati già deforestati e in gran parte drenati. Nella sola In- torno ai 25 anni, dopo i quali le piante vengono rimosse perché la loro
donesia le foreste torbiere ancora intatte sequestrano una quantità di altezza rende difficoltosa la raccolta dei frutti.
carbonio stimata tra i 42 e i 50 miliardi di tonnellate2. Secondo il rapporto di Greenpeace “Come ti friggo il clima – con l’olio
di palma” ogni anno 1,8 Gt di gas serra vengono rilasciati nell’atmo-
Meno del 5-10% delle foreste torbiere del Sud-est Asiatico sono pro- sfera a causa della degradazione e gli incendi delle torbiere Indone-
tette, ma anche queste ultime sono minacciate ogni anno dagli incendi, siane7 – Il 4% delle emissioni globali di gas serra da meno dello 0,1%
dal taglio illegale e dal drenaggio, cui segue la conversione a piantagioni. delle terre emerse del pianeta.

1
Hans Joosten, 2006.
2
Indonesian Wildfires Spark Global Warming Fears, Fred Pearce, New Scientist, novembre 2002, vedi: http://www.newscientist.com/article.ns?id=dn3024
3
Assesment of CO2 emissions from drained peatlands in South-east Asia, Hooijer, A., Silvius, M., Wösten, H. e Page, S., 7 dicembre 2006, vedi: http://www.wetlands.org/pu-
blication.aspx?ID=51a80e5f-4479-4200-9be0-66f1aa9f9ca9
4
Climate Change Scenarios for Indonesia, Climatic Research Unit, WWF, 1999, vedi: http://www.cru.uea.ac.uk/~mikeh/research/indonesia.pdf
5
Page, S.E., F. Siegert, J. O. Rieley, V. Boehm Hans-Dieter, A. Jaya, and S. Limin. 2002. The amount ofcarbon released from peat and forest fires in Indonesia during 1997. Nature
420: 61. 65.
6
Carbon Sequestration and Trace Gas Emissions in Slash-and-Burn and Alternative Land Uses in the Humid Tropics, Alternatives to Slash And Burn Working Group, ottobre 1999,
vedi: http://www.asb.cgiar.org/pdfwebdocs/Climate%20Change%20WG%20reports/Climate%20Change%2 0WG%20report.pdf

6
2. Le piantagioni:
l’olio di palma
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L’espansione delle piantagioni nelle foreste torbiere indonesiane viene Il drenaggio delle torbiere non solo emette in atmosfera immense quan-
praticata drenando il terreno con un reticolo di canali. Questi vengono tità di carbonio, ma comporta anche la distruzione di uno dei principali
inizialmente impiegati come via per il trasporto dei tronchi di valore bacini attivi di assorbimento di carbonio, oltre che di un importante fat-
commerciale rimossi dalla foresta, quindi vengono svuotati per far de- tore di regolazione del clima a livello regionale e sub regionale.
fluire l’acqua e prosciugare il terreno.
2.2 Piantagioni e biodiversità
Malgrado questa pratica sia vietata, la biomassa residua viene normal- Una foresta degradata contiene molto meno carbonio di una foresta
mente rimossa con il fuoco. Gli incendi hanno inoltre il “vantaggio” di di- vergine, ed è pericolosamente vulnerabile agli incendi, ma può ancora
minuire l’acidità del terreno, tipica delle foreste torbiere, e di provvedere ospitare una ricca biodiversità, e non è escluso un recupero delle sue
alla concimazione e alla rimozione dei potenziali parassiti. funzioni, tra cui una ripresa dell’accumulo di carbonio e della funzione
di refrigerazione del clima.
Le emissioni causate dalla deforestazione in Indonesia, senza calcolare
il drenaggio della torba, sono stimate attorno ai 200 milioni di tonnellate Per converso, una piantagione di palma da olio ha perso per sempre
di carbonio ogni anno, ma secondo altre fonti potrebbero raggiungere tutti suoi valori di biodiversità, mentre l’impiego di pesticidi e fertilizzanti
i 400 milioni di tonnellate8. In questo Paese, il tasso di deforestazione mette a rischio anche le aree circostanti. Specie ad alto rischio, tra cui
è maggiore nelle foreste torbiere poiché le foreste di pianura su suolo l’orang-utan, la tigre di Sumatra ed il rinoceronte sono direttamente mi-
minerale sono state già in gran parte distrutte, e l’espansione si con- nacciati dall’espansione delle piantagioni. Pochi luoghi al mondo sono
centra ormai sulle aree marginali. in grado di eguagliare in varietà, volume e importanza la ricca biodiver-
sità delle foreste indonesiane. Nell’isola della Nuova Guinea, la seconda
Le emissioni di carbonio causate dagli incendi o dall’ossidazione della nel modo, si trovano i più ampi tratti di foresta primaria di tutta la regione
torba possono essere stimate tra i 36 milioni di al 1,42 miliardi di ton- asiatica. Oranghi, elefanti, tigri, rinoceronti, oltre 1.500 specie di uccelli
nellate annue (con l’indicazione di una maggiore affidabilità attorno ai e migliaia di specie vegetali, sono tutti parte di questo miracolo naturale
562 milioni di tonnellate annue), cui si aggiunge la perdita di carbonio dell’Indonesia. L’isola della Nuova Guinea da sola ospita 17.000 specie
dovuta alla rimozione di biomassa al di sopra livello del suolo. Ma se i di piante, 233 mammiferi, 650 tipi di uccelli e 275 specie di rettili. La
progetti già annunciati di espansione delle piantagioni saranno portati metà dei mammiferi identificati in quest’isola non si trova in nessun’altra
avanti, questa quota potrebbe accrescere negli anni a venire. regione e si tratta solo degli animali fino ad oggi identificati, mentre ven-
gono scoperte di volta in volta nuove specie. Un’area che non ha mai
A mero scopo di paragone, sarebbero necessari tre “protocolli di visto la presenza dell’uomo, ricca di animali ancora sconosciuti. Proprio
Kyoto” per compensare il rilascio di gas serra provocato dal drenaggio di recente un’equipe di ricerca nel Borneo ha scoperto un nuovo mam-
delle torbiere. Mentre l’obiettivo del protocollo di Kyoto è di ridurre entro mifero simile ad un lemure. Queste scoperte confermano quanto sia vi-
il 2012 le emissioni di 195 milioni di tonnellate di carbonio rispetto ai li- tale proteggere da un’ulteriore distruzione l’incomparabile biodiversità
velli del 1990 (o di 120 milioni di tonnellate, se si calcolano solo i paesi di queste foreste.
firmatari), le emissioni rilasciate dalla distruzione delle torbiere è stima- Il rinoceronte di Java, un tempo esteso in tutto il Sud-est Asiatico, si ri-
bile attori ai 562 milioni di tonnellate annue di CO2. duce oggi ad una popolazione di meno di 100 individui13.

2.1 Distruzione delle foreste palustri in In-


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donesia
Wetlands International calcola che considerando le emissioni provo-
cate dalla distruzione delle torbiere, l’Indonesia diventi il terzo paese
emettitore dopo Stati Uniti e Cina per quanto riguarda le emissioni di
carbonio9.

Secondo lo studio pubblicato da Fred Pearce in The Last Generation,


sulla base dei risultati della conferenza del 2005 “Avoiding Dangerous
Climate Change”, l’immissione in atmosfera di tutto il carbonio imma-
gazzinato nelle torbiere, stimato attorno ai 50 miliardi di tonnellate, por-
terebbe ad un aumento delle temperature superiore ai due gradi
centigradi rispetto ai livelli pre-industriali10. Le conseguenze di un tale in-
nalzamento delle temperature globali sono state studiate approfondi-
tamente, e sono alla base degli obiettivi dell’UNFCCC e del Protocollo
di Kyoto11.

Più difficile da calcolare è il rilascio di altri gas serra, come il metano.


Uno studio suggerisce che gli incendi verificatisi nel 1997 ne abbiano
incrementato del 10 per cento le emissioni globali12.

8
La tigre di Sumatra, l’ultima delle tigri insulari, è anch’essa in pericolo,
e non supera il numero di 500 individui in natura14. BOX 2 - Chi è Unilever
L’orango-tango vive solo nelle Foreste del Paradiso. Uno de nostri pa- Unilever nasce nel 1930 dalla fusione di due società, l'inglese
renti più vicini nel mondo animale, l’orango deve far fronte a numerose Lever Brothers e l'olandese Margarin Unie. Gli anni trascorsi
minacciate, tra cui il taglio di alberi e la caccia. Alla fine del 2002, nel- tra il 1930 e i giorni nostri hanno visto questa azienda protago-
l’isola di Sumatra, era ridotto a 3.500 individui, ma questi si trovano in
nista di un'ascesa ed un'espansione che l'hanno resa una tra
aree protette troppo ristrette per assicurarne la sopravvivenza15.
le multinazionali più potenti sul mercato con un giro d’affari pari
a circa 40 miliardi di euro/anno. L’ingrediente chiave sia delle
2.3 Piantagioni: una devastazione annunciata
Nel 2007, l’Indonesia ha già vinto il Guinness dei primati per la defore- margarine sia dei saponi è l’olio di palma.
stazione. Il 72% delle sue foreste è già stato distrutto per sempre16 e Unilever vende prodotti agroalimentari, cosmetici e per la pulizia
ogni anno nella sola Indonesia scompare ogni anno un’area di foresta della casa pressochè ovunque nel mondo20, e per produrli di-
grande quanto la Toscana17. In seguito all’annuncio da parte della pende fortemente dall’olio di palma.
Commissione Europea di un incremento dell’impiego di biodisel, il go- Più della metà delle vendite di Unilever sono generate da 12
verno indonesiano ha annunciato piani di espansione delle piantagioni marche. Tra queste Knorr, Maya, Dove e Algida contengono
di palma da olio, su oltre 5,25 milioni di ettari18. Eppure uno studio com-
olio di palma.
missionato nel 2001 dall’Unione Europea e dal Ministero delle Foreste
indonesiano metteva già sull’avviso: almeno a Sumatra, le regioni tor-
biere sarebbero state il primo target di una eventuale espansione delle
piantagioni di palma da olio19.

2.4 I giganti dell’agroalimentare: Unilever


L’Unilever, alla presidenza del RSPO, è il pesce più grosso del mercato
dell’olio di palma. Utilizza, infatti, circa 1,2 milioni di tonnellate di olio di
palma ogni anno, ovvero circa il 3% della produzione mondiale di olio
di palma proveniente prevalentemente da Indonesia e Malesia. Unile-
ver utilizza olio di palma in prodotti molto diffusi nel mercato come la
margarina Flora, i detergenti Dove ed i gelati Algida.
Altre grandi marche sono complici dell’espansione delle coltivazioni di
palma da olio a spese delle torbiere indonesiane. Tra questi: KitKat,
Pringles, Philadelphia, Gilette, Burger King e McCain.

7
Hooijer et al (2006).
8
Tropical Deforestation and the Kyoto Protocol, Marcio Santilli et al, vedi: http://www.whrc.org/resources/published_literature/pdf/SantillietalClimaticChange.05.pdf
9
Peatland Degradation Fuels Climate Change, Wetlands International, novembre 2006, vedi http://www.wetlands.org/publication.aspx?ID=d67b5c30-2b07-435c-9366-c20aa597839b
10
8: Fred Peace, The Last Generation., 2006, p.99
11
Dati sulle conseguenza di un innalzamento del clima globale due gradi centigradi sono disponibili presso il sito della Nasa: http://www.giss.nasa.gov/research/news/20060925/
12
Butler, T.M., P.J. Rayner, I. Simmonds, and M.G. Lawrence, Simultaneous mass balance inverse modeling of methane and carbon monoxide, Journal of Geophysical Research-At-
mospheres, 110 (D21), 2005.
13
IUCN Red List of Threatened Species (Lista Rossa delle Specie Minacciate). http://www.redlist.org/search/details.php?species=19495
14
IUCN/SSC Cat Specialist Group, Seidenstick et al, 1999
15
Wich, S.A., Singleton, I., Utami-Atmoko, S.S., Geurts, M.L., Rijksen, H.D. & van Schaik, C. P. 2003. The status of the Sumatran orang-utan /Pongo abelii/: an update. Oryx 37: 41–48.
16
World Resources Institute 1997.
17
http://www.fao.org/docrep/009/a0773e/a0773e00.htm
18
Promised Land: Palm Oil and Land Acquisition in Indonesia - Implications for Local Communities and Indigenous Peoples, 2006, Forest Peoples Programme, Perkumpulan Sawit Watch,
HuMA and the World Agroforestry Centre, vedi: http://www.forestpeoples.org/documents/prv_sector/oil_palm/promised_land_eng.pdf
E anche: ‘Green Gold Biodiesel: Players in Indonesia’ by Marianne Klute, Watch Indonesia, vedi: http://www.biofuelwatch.org.uk/Green_Gold_Biodiesel_%20Players_in_Indonesia.doc
19
Sargeant, H.J. (2001) Vegetation fires in Sumatra, Indonesia. Oil-palm agriculture in the wetlands of Sumatra: destruction or development?
20
Unilever, ‘Annual report 2005’ www.unilever.com/Images/ir_2005_About_Unilever_tcm13-35723.pdf

9
3. La filiera
dell’olio di palma
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BOX 2 - Posizione di Greenpeace sulla
RSPO
L’olio di palma è un olio vegetale alimentare estratto dal frutto di una Perchè Greenpeace non ritiene sostenibile la RSPO
palma tropicale che cresce in una fascia ristretta a nord e sud del- - La RSPO rischia di essere una mera operazione di facciata dal
l’equatore. La forte resa di olio commestibile prodotto per ettaro ha ge- momento che i propri standard non costituiscono un deterrente,
nerato la rapida espansione delle superfici coltivate in Indonesia. per i membri che vi partecipano, alla conversione di foreste pluviali
e/o torbiere in coltivazioni di olio di palma.
Indonesia e Malesia sono i due principali paesi produttori. - Secondo la RSPO si possono considerare certificabili anche pro-
duzioni controllate solo in alcune loro parti definendo sostenibili le
L’olio di palma raffinato è largamente utilizzato in cucina, onnipresente produzioni di compagnie che distruggono le foreste e/o ignorano
nella produzione mondiale di alimenti trasformati, nei saponi, nei de- i diritti delle comunità che le abitano.
tergenti e nei prodotti d’igiene personale. È anche largamente utilizzato - Fino a quando La RSPO non inserirà tra i propri standard il divieto
nella fabbricazione di oggetti di metallo, plastica, gomma, in tessili, ver- ai propri membri di convertire aree di foreste pluviali o torbiere la
nici, carta e componenti elettronici. L’olio greggio viene raffinato me- loro certificazione non assicurerà alcun tipo di “sostenibilità”.
diante decolorazione e deodorizzazione per produrre, tra le altre cose, - La RSPO non ha mai stabilito standard relativi alle emissioni di gas
l’olio di frittura industriale usato dalle industrie che producono snack e serra nei propri disciplinari.
come ingrediente di margarine, grassi per pasticceria, cioccolato, dol-
ciumi, gelateria e latte condensato, oltre ai saponi e ai detergenti.
nibile vengono ostacolati “ perchè l’industria, al momento, non è in
L’olio di palma può essere ulteriormente elaborato per produrre oleina grado di garantire alcun tipo di tracciabilità del prodotto nella fase di
e stearina di palma e gli oli chimici speciali utilizzati comunemente nella filiera che va dalla piantagione alla fase di raffinazione del prodotto”.
catena degli alimenti trasformati. In sostanza aziende e compagnie che utilizzano l’olio di palma nei loro
prodotti non riescono in alcun modo ad essere certi che l’olio di palma
Negli ultimi dieci anni l’uso mondiale dell’olio di palma è aumentato del che stanno usando non provenga dalla distruzione della foresta plu-
75% tanto che oggi è al secondo posto tra gli oli commestibili più usati, viale o dalla conversione delle torbiere. Continuano dunque nei loro
dopo quello di soia. Il mercato principale è nei Paesi Bassi, dove Rot- affari come se niente fosse e non ritengono di dover intervenire affinché
terdam è il principale porto d’arrivo e di stoccaggio di olio di palma. si fermino tali pratiche distruttive e socialmente ingiuste legate alla dif-
Insieme, Indonesia e Malesia rappresentano quasi il 4/5 delle esporta- fusione dell’industria sulle superfici forestali indonesiane.
zioni di olio di palma a livello mondiale. Dei due paesi, l’Indonesia è di-
ventato il produttore più dinamico negli ultimi dieci anni aumentando le 3.2 L’olio di palma in Italia
proprie esportazioni del 244% negli ultimi 7 anni. L’Italia negli ultimi tre anni ha aumentato esponenzialmente le impor-
tazioni di olio di palma da Sud Est Asiatico diventando il terzo impor-
L’incremento della domanda sui mercati internazionali di olii vegetali ali- tatore a livello mondiale di tale prodotto.
mentari associata all’attuale occupazione forestale delle compagnie
produttrici di biocarburanti (la maggior parte dei quali membri del Dal 2005 al 2006 le importazioni si sono assestate su quantitativi pari
RSPO) aumenta esponenzialmente la pressione sulle ultime foreste plu- a circa 380.000 ton. di cui circa 350.000 proveniente esclusivamente
viali e sugli ecosistemi vulnerabili del nostro pianeta. La distruzione delle da Indonesia, Malesia e Papua Nuova Guinea (dati Istat 2007).
foreste tropicali e la loro sostituzione con colture per l’agroalimentare Nell’anno 2007, considerando il dato parziale e cumulato dal mese
come la palma da olio sembra ormai inevitabile. A meno che governi e gennaio a quello di ottobre, la quantità totale di olio di palma importato
industrie non prendano seri provvedimenti. sul territorio nazionale è stata pari a 395.869 ton. totali per un valore,
in termini di interscambio commerciale pari a 195 milioni di euro.
3.1 ”Olio di palma sostenibile”: la RSPO Anche in questo caso più dell’80% del prodotto proviene da Indone-
La RSPO (Tavola Rotonda sull’olio di palma sostenibile) venne creata sia, Malesia e Papua Nuova Guinea (vedi grafico 1).
nel 2004 come organizzazione “a molteplici attori con una struttura di
direzione che garantisce un’equa rappresentazione di tutte le parti in- Grafico 1: Origine geografica delle importazioni di olio di palma
teressate nell’intera catena di approvvigionamento”. Il suo obbiettivo è in italia
di “promuovere lo sviluppo e l’uso sostenibili dell’olio di palma coope- Importazione dell olio di palma (dal 01.07 al 10.07). Fonte Istat
rando con la catena di approvvigionamento e dialogando apertamente
con tutte le parti interessate”. Ha sede in Svizzera mentre la segreteria
è a Kuala Lumpur (Malesia). Il Presidente della RSPO è Jan Kees Vis
di Unilever. Oltre ai produttori, trasformatori, trader, fabbricanti e detta-
glianti di olio di palma già elencati, la RSPO annovera tra i suoi membri
il gruppo ambientalista WWF (Indonesia, Malesia e Svizzera) e Oxfam
(UK e Paesi Bassi).

Un importante grossista del settore agroalimentare, membro del RSPO,


ha dichiarato a Greenpeace che gli sforzi verso un olio di palma soste-

11
3.3 Palm oil 4 food oli e grassi alimentari, margarine e semilavorati destinati alla produzione
In linea generale, comunque, dagli anni ’60 ad oggi il consumo dei alimentare, in particolare dolciaria.
grassi sia di origine vegetale che animale è costantemente aumen-
tato, rafforzando una tendenza che già nella prima metà del vente- Nata nel 1972, la Società, fondata da Luciano Martini, ha sviluppato e
simo secolo si era manifestata; nell’attualità, tuttavia, la produzione mantenuto nel tempo la propria missione di produrre per un mercato
relativa di grassi animali è in netta diminuzione, a fronte di una propen- professionale, altamente specializzato, che va dalla grande industria
sione piuttosto evidente per gli oli vegetali, di cui i più diffusi (soia, ra- alimentare alla clientela artigianale dei settori Bakery, Catering e Gelati.
vizzone, girasole e olio di palma) assorbono da soli l’80% del L’Unigrà, ha presentato nel febbraio del 2006 un progetto (Motori Uni-
consumo di oli vegetali per scopi alimentari e non. Più precisamente, grà) per la costruzione, presso i propri stabilimenti, di una centrale ter-
il burro e il lardo, che fino agli anni ’60 costituivano il 34% dei grassi moelettrica da 50 MW allo scopo di utilizzare le eccedenze e i
prodotti, oggi ne rappresentano appena il 17%, mentre sulla scena sottoprodotti per produrre energia. L’attivazione dei tre enormi motori
mondiale si sono affacciati nei decenni nuovi produttori di oli vegetali: diesel previsti dal progetto richiederebbe però una quantità di combu-
negli anni ’50 gli Stati Uniti e in seguito l’Argentina e il Brasile diffusero stibile pari a circa il doppio rispetto a quella fornita dai prodotti di scarto.
la coltivazione della soia, mentre i Paesi del Sud-Est Asiatico conob- Sarebbe quindi necessario importare grosse partite di olio di palma dal
bero negli anni ’70 la straordinaria crescita dell’olio di palma. Sudest asiatico.
Dal marzo del 2007 Unigrà è membro del RSPO.
I grassi vegetali sono fondamentali per la fabbricazione di decine di ti-
pologie di prodotti alimentari. I produttori però scelgono sistematica- 3.4 Palm oil 4 Energy
mente i grassi che sul mercato risultano più economici. L’olio di L’olio di palma di importazione che arriva in Italia viene, allo stato at-
palma, l’olio di palmisto (o olio di semi di palma) e l’olio di cocco sono tuale, utilizzato prevalentemente per le produzioni agroalimentari. Ma
le tipologie più utilizzate. La legge italiana, in questo caso, consente nel considerare l’incremento delle quantità negli ultimi deve essere
ai produttori di non essere trasparenti rispetto agli ingredienti dei pro- preso in considerazione il suo uso nella produzione di biocarburanti
dotti poiché consente di non dichiarare esplicitamente il tipo di olio uti- e il suo utilizzo come biomassa liquida per l’alimentazione di centrali
lizzato. Nelle etichette, infatti, tutti questi ingredienti vanno sotto il più per la produzione di energia elettrica. Questo nuovo spazio nel mer-
generico nome di “grassi vegetali”21. cato, che sta dimostrando il suo potenziale nell’incrementare dram-
maticamente la domanda globale di olio di palma, in Italia si allarga a
3.3.1 Gli Italiani nella RSPO macchia d’olio.
Ferrero Spa: è un'industria multinazionale italiana, fondata da Pie-
tro Ferrero nel 1946 e specializzata in prodotti dolciari. La sede di- L’industria dei biocarburanti, ad esempio, sta emergendo come un
rezionale si trova a Pino Torinese. settore economico in crescita rapidissima, supportato dalle recenti
posizioni politiche dell’Unione Europea, che prevede entro il 2020 la
Attualmente Ferrero si colloca al 4° posto per fatturato fra le indu- sostituzione di almeno il 10% del totale dei consumi, e dalle nuove mi-
strie dolciarie mondiali, dopo Nestlé, Mars ed Altria/Philip Morris. Il sure statunitensi proposte nell’Energy Act.
fatturato consolidato del gruppo dell'ultimo periodo è stato di circa
5,6 miliardi di euro. Per questo motivo cresce in maniera esponenziale la domanda di ce-
reali e di oli vegetali, come l’olio di palma, ma anche colza e soia, che,
Nel mondo sono occupati oltre 19.600 dipendenti con 16 stabili- come materie prime per i biocarburanti hanno prezzi correlati ai com-
menti per la produzione. Dieci di questi stabilimenti sono distribuiti bustibili fossili, quindi in forte rialzo.
in Europa e i rimanenti sette rispettivamente in Argentina, Australia,
Brasile, Ecuador, Porto Rico, Canada e Stati Uniti. Ma è in particolare l’olio di palma a registrare la crescita più sorpren-
dente nell’ultimo anno e mezzo. L’olio di palma ha un pour point ele-
La Nutella è senza dubbio il cavallo di battaglia dell’azienda. La vato e quindi se ne ricava un biodiesel non adatto ai climi continentali,
stessa Ferrero ritiene la Nutella un prodotto che nessuno può imi- ma ha la migliore resa per ettaro ed è, nonostante gli attuali aumenti
tare, per via dei misteriosi ingredienti nascosti nella ricetta sperimen- nel prezzo, la materia prima più a buon mercato.
tata da Ferrero nel 1964. L'arma vincente del prodotto è il costo di
produzione contenuto, reso possibile grazie all'impiego di oli di semi 3.4.1 La filiera del biodiesel in Italia
di nocciole, girasole e arachidi e frazioni nobili dell'olio di palma. La La produzione industriale del biodiesel in Italia inizia nei primi anni
tecnica di produzione della Nutella risulta quindi essere estrema- novanta con una capacità produttiva stimata di circa 1.200.000 di
mente difficile da imitare, perchè necessita di un impianto di frazio- t/ all’anno.
namento dell'olio di palma unico al mondo. Nella ricetta originale In Italia operavano nel 2005 sei imprese produttrici di biodiesel.(ta-
non si trova traccia del più pregiato ma costoso burro di cacao con- bella 1). Altre imprese hanno avviato negli ultimi anni la produzione
sentendo un notevole risparmio sulle materie prime. di biodiesel in Italia (tra queste la Redoil, con stabilimento in Nola
Dal gennaio del 2005 Ferrero spa è un membro ordinario del RSPO. (NA) e la Cereal Docks con stabilimento in Camisano Vicentino (VI)).

Unigrà: Unigrà opera nel settore della trasformazione e vendita di In Italia il biodiesel è prodotto prevalentemente con materia prima

12
d’importazione (semi e/olio di colza; olio di palma), le attuali e limitate 3.4.2 Le centrali a cogenerazione per la produ-
superfici destinate, nel nostro paese, alla coltivazione di girasole e zione di energia elettrica alimentate a olio di
colza per la produzione di biodiesel (10- 20.000 ettari negli ultimi anni). palma.
La capacità produttiva degli impianti operanti in Italia è solo parzial- La cogenerazione è una tecnologia che consente di produrre ener-
mente utilizzata: la produzione teoricamente realizzabile in un anno è gia elettrica ed energia termica da un'unica sorgente di energia pri-
nettamente superiore alla quota in esenzione d’accisa. maria. Rispetto alla produzione separata delle stesse quantità di
energia elettrica e calore, la cogenerazione comporta un risparmio
La produzione di biodiesel in Italia è notevolmente aumentata nell’arco economico dovuto ad una diminuzione del consumo di combusti-
degli ultimi anni. L’aumento della capacità produttiva installata è stato bile, con conseguenti benefici risparmi sulle bollette energetiche
ancora più notevole: il problema della sottoutilizzazione degli impianti (elettrica e termica). Rispetto alle centrali elettriche, la cogenerazione
si è quindi andato ulteriormente aggravando. ha natura distribuita e dovrebbe realizza mediante piccoli impianti.

Con l’entrata in attività degli impianti attualmente in fase di realizzazione Da diversi mesi Greenpeace segue con attenzione il proliferare di
o progetto, la capacità produttiva compirà un ulteriore balzo in avanti, iniziative e progetti per la produzione di energia termica ed elettrica
mentre non è scontato che ciò si verificherà anche per la produzione22. ottenuta da biomasse (in particolar modo liquide).
Il parere di Greenpeace è che l’esplosione del numero degli impianti
Tabella 1: Le aziende per la produzione del biodiesel in Italia a cogenerazione per usare olio da palma sia preoccupante. L’olio di
nel 2005 palma utilizzato in queste centrali infatti proviene, nella maggior
Impianto/localizzazione Quota di mercato (%) parte dei casi, dall’Indonesia, la Malesia e la Papua Nuova Guinea
dove le ultime foreste torbiere del pianeta vengono distrutte per la
Bakelite Italia (Solbiate Olona - VA) 13,6
produzione proprio dell’olio di palma.
Comlube (Castenedolo - BS) 3,7
DE. FI. LU. (Milano) 1,1
Fox Petroli (Vasto - CH) 27,1
Italbioil (Monopoli - BA) 7,6
Novaol (Livorno) 46,9

Tabella 2: Centrali a biomasse liquide (olio di palma) in Italia


Centrale di Potenza Chi
1 Castellanza (VA) 16 MW CEG srl di Gavirate (al 50% posseduta da AET - Azienda Elettrica Ticinese
2 Avezzano (AQ) 72 MW VCC energia spa
3 Ottana (NU) 37,9 MW Bio Power, Gruppo Clivati, Comune di Ottana
4 Guarcino (FR) 20 MW Bio Energia Guarcino srl
5 Briona 30 MW S.A.S.
6 Genova Cornigliano Riva Acciaio Spa
7 Rugginosa 90 MW Fri-El della Green Power Spa con sede a Bolzano
8 Martignana del Po 17,5 MW Gruppo Radici
9 Olevano 17,5 MW Gruppo Radici
10 Vigevano 18 MW ASM Vigevano/Gruppo RADICI
11 Molfetta 36 MW Powerflor srl (Gruppo Ciccolella)
12 Piombino 22 MW Seca Srl
13 Porto Marghera 27 MW Silos Granati del Veneto srl
14 Casarano 25 MW Italgest
15 Lecce 23 MW Italgest
16 Monopoli 24 MW Ital Green Energy/Coi
17 Monopoli II 120 MW Ital Green Energy/Coi
19 Acerra 74,8 MW Fri-El della Green Power Spa con sede a Bolzano
20 Crotone 40 MW Biomasse Italia Spa
21 Strongoli 20 MW Biomasse Italia Spa
22 Morubio 34 MW Ital Green Energy/Coi
23 Foggia 20 MW Ecoenergia srl
24 Argenta (FE) 20 MW San MArco Bioenergie
25 Condelice (RA) 51 MW Unigrà

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3.5 Le multinazionali Italiane coinvolte finanziario ed immobiliare. Nel settore agroalimentare possiede la COI
nella gestione o costruzione delle centrali (Casa Olearia Italiana) mentre nel Settore Energia opera attraverso le
alimentate a olio di palma in Italia seguenti società:

Gruppo Radici: Miro Radici Textile & Energy rappresenta uno dei - Ital Bi Oil srl per la produzione di biodiesel che si è attestata,nel 2006,
principali poli industriali a livello mondiale specializzato nei settori tessile su capacità produttive intorno alle 150.000 tonnellate annue.
ed energetico. L’azienda è attualmente attiva in 5 aree di business: il
tessile, trasporti (Miniliner – vettore aereo merci), Energia (Esco Italia e - Ital Green Energy srl, Il piano di sviluppo del Gruppo nel settore della
SAS – Sviluppo Ambientale Sostenibile per la costruzione di centrali a produzione di energia da fonti rinnovabili prevede investimenti per un
biomasse), real estate e partecipazioni finanziarie. miliardo di euro finalizzato a collocarlo, nel prossimo futuro, tra i pri-
mari operatori nazionali ed internazionali nel settore della produzione
Miro Radici textile and energy, holding del gruppo Miro Radici, ha si- di energia verde. Il gruppo Marseglia attraverso Ital Green Energy pre-
glato con la società di costruzioni Sas (Sviluppo ambientale sostenibile) vede di raggiungere entro il 2010 la produzione di circa 1000 MWe.
un accordo per la realizzazione di 5 centrali a biomasse liquide dichia-
rando la volontà di esportare olio di palma. Quest’ultimo investimento In questo ambito, Ital Green Energy S.r.l. ha realizzato tra il 2002 ed il
ammonta a 130 milioni di euro. 2004 due centrali, attualmente attive, una alimentata da biomasse so-
lide di potenza elettrica pari a 12 MW, l'altra alimentata da biomasse
Merloni: Merloni Progetti, società di ingegneria facente capo a Fi- liquide di potenza elettrica pari a 24 MW .
neldo, dal 1973 si definisce leader nel trasferimento di tecnologie e Nel 2005, Ital Green Energy S.r.l. ha ottenuto dalla Regione Puglia l'au-
know how italiano nel mondo. È specializzata nella progettazione, rea- torizzazione unica, ex D.Lgs.387/2003, alla costruzione ed all'esercizio
lizzazione e avviamento di impianti industriali. È presente in Cina e in di un nuovo impianto di produzione di energia elettrica da fonti rinno-
Russia, con gli uffici operativi di Pechino, Shunde, Mosca e Lipetzk. I vabili di circa 120 MW da localizzarsi nel Comune di Monopoli: la rea-
servizi dell’azienda si rivolgono prevalentemente all'industria elettro- lizzazione del nuovo impianto è in fase avanzata e permetterà, entro il
meccanica, nei settori elettrodomestici, automotive ed elettrico. 2006, al Gruppo Marseglia di produrre energia cosiddetta “verde” per
Nel 2006 La Merloni Progetti stabilisce una join venture con il gruppo una potenza di circa 150 MW.
francese Bollorè per la realizzazione del progetto Nusantara Biofuel
per la costruzione di una raffineria di olio di palma per la produzione di Altre società del gruppo sono infine la Idro Company s.r.l., Energy Hol-
biofuel nella regione di Aceh in Indonesia. ding S.p.a. e Pentesilea S.p.A., Ital Bio Green s.r.l., Ital Green Wood
La capacità produttiva indicata nel progetto Nusantara Biofuel di Bol- s.r.l. e la Ital Green Energy Scarlino s.r.l.
lorè e Merloni è di circa 250.000 tonnellate di biodiesel all'anno. Assu-
mendo un rapporto di conversione di olio di palma a biodiesel di 1:1 Fri El Energy: attiva nel settore della produzione e vendita di energia
e facendo riferimento alla resa produttiva delle coltivazioni di palma da elettrica ottenuta da fonti rinnovabili, è la società a cui fa capo il
olio indonesiane tra il 2003 e il 2007 pari a 3,75 tonnellate di olio di Gruppo, fondato nel 1994 dai fratelli Thomas, Josef e Ernst Gostner.
palma per ettaro (Fonte: Meilke Oil Worl, 2007) si può prevedere che Con una capacità installata, al 30 giugno 2007, di 232,5 MW.
per la propria produzione Nusantara Biodiesel dovrebbe sfruttare una
superfice coltivata a palma da olio pari a 66.667 ettari. L'olio di palma Per quanto riguarda, invece, la generazione di energia da biomassa
utilizzato per il progetto Nusantara certamente non proverrà tutto dalla liquida, il Gruppo intende realizzare, entro il 2012, otto impianti, oltre
distruzione di foreste torbiere ma certamente incrementerà la do- all'impianto sito ad Acerra (NA) attualmente in costruzione, alimen-
manda e le richieste di concessioni al governo indonesiano e, al mo- tati da biomassa liquida in Italia, per una capacità installata com-
mento attuale, è un dato di fatto che la maggior parte delle concessioni plessiva pari ad ulteriori 649 MW, di cui 620,9 MW di pertinenza del
vengono autorizzate sulle torbiere. Gruppo (progetti in fase di realizzazione). La capacità installata com-
plessiva, ad esito del completamento degli investimenti sopra de-
Ipotizzando che tutto l'olio di palma utilizzato per il progetto Nusantara scritti, dovrebbe ammontare approssimativamente a 723,8 MW (di
e considerando che un ettaro di torbiera bruciata o degradata emette cui 692 MW di competenza del Gruppo).
circa 100 tonnellate di CO2 all'anno avremmo un emissione pari a Il 3 novembre scorso, Fri-El Green Power ha perfezionato un ac-
66.667 ha x 100 tonnelate x anno. Il risultato sarebbero 6.666.700 cordo quadro con operatori indonesiani attivi nella produzione di
tonnellate o 6,7 Mt di CO2 all'anno. olio di palma.
Ovvero una quantità equivalente allo 0,15% delle emissioni globali di
CO2 del settore dei trasporti o, facendo un'altra analogia, alle emis- In particolare l'accordo stabilisce i principali termini e condizioni relativi
sione media di circa 30.000 macchine. ad un contratto per la fornitura a Fri-El Green Power dell'intera produ-
zione di olio di palma, pari o comunque non inferiore a 60.000 tonnel-
Gruppo Industriale Marseglia: Il gruppo industriale esplica la propria late di olio di palma all'anno, ricavato da una piantagione di circa
attività in diversi settori dell’economia: agro industriale, turistico alber- 28.500 ettari di proprietà dei Soci Indonesiani, ad un prezzo di 535
ghiero, produzione di energia elettrica, costruzioni civili ed industriali, dollari USA per tonnellata.

21
Salute Test. Altroconsumo. Febbraio 1998
22
L’industria del Biodiesel in Italia. ARPA, rivista n°5, Settembre-Ottobre, 2006t

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4. Cosa chiede Greenpeace
Fermare gli incendi in Indonesia e stabilire una moratoria sulla con- Sustainable Palm Oil) di cessare immediatamente i loro affari con i
versione agricola delle torbiere significherebbe un risparmio in emis- propri produttori e fornitori di olio di palma che sono coinvolti in que-
sioni di circa 1,3 miliardi di CO2 all’anno. sto disastro ambientale.
Il miglior modo per tagliare le emissioni causate dagli incendi delle
torbiere indonesiane è quello di fermare immediatamente la conver- Chiediamo inoltre che vengano recuperate le torbiere degradate o
sione delle stesse a uso agricolo. Gli incendi su superfici sia forestali deforestate al fine di prevenire ulteriori e drastiche emissioni di CO2
sia agricole è considerato un illecito dalla legge indonesiana. Baste- da tali aree.
rebbe quindi assicurarsi che tale legge venga rispettata. Sono necessari inoltre dei meccanismi di finanziamento internazio-
nale che rendano possibile per i paesi che ospitano le ultime foreste
Chiediamo che il governo Indonesiano stabilisca un moratoria sulla pluviali ridurre le emissioni di gas serra provenienti dalla deforesta-
conversione delle foreste pluviali e delle torbiere in piantagioni indu- zione. Tale obbiettivo dovrebbe, inoltre, costituire un punto chiave
striali di palma da olio. Per poter raggiungere quest’ambizioso ob- per la seconda fase del protocollo di Kyoto per il cambiamento cli-
biettivo chiediamo a tutti i membri della RSPO (Roundtable on matico.
GREENPEACE/ARDILES RANTE

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Greenpeace Onlus
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fax 06.45439793
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