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CELESTINA MILANI

Il lessico della guerra nel mondo classico

1.1. L’argomento di questo seminario investe più o meno diretta-


mente il problema dei rapporti tra idea / concetto e parola / espres-
sione fonica. Questo problema è sentito fin dall’antichità ed è già
trattato nel Cratilo. Infatti l’argomento di questo dialogo è un dibat-
tito sull’origine del linguaggio e sui rapporti fra le parole e i loro
significati. Tali rapporti si basano su una naturale affinità tra i suoni
e il significato oppure questi rapporti sono il risultato di convenzioni
e di accordi?
a) argomenti a favore della fÚsij sono: le onomatopee; il sim-
bolismo dei suoni nella stuttura fonologica della parola; le etimolo-
gie fantasiose;
b) argomenti a favore del nÒmoj o sunq»kh sono: il vocabolario
che può essere cambiato a piacere; la lingua che rimane efficiente
anche dopo i cambiamenti.

1.2. Naturalmente la disputa deve essere introdotta nel contesto di


una generale opposizione (nel pensiero del V sec. a.C.) tra nÒmoj e
fÚsij. È interessante la posizione di Socrate che contro Ermogene
formula la teoria che le parole siano, come si dice oggi, arbitrarie.
Nell’ultima parte del dialogo Socrate si rivolge a Cratilo e sostiene
che le parole non possono essere una guida attendibile per la
conoscenza delle cose1. Il dibattito continua. Aristotele è per la con-

1
Cfr. Platone, Cratilo, trad. di E. Martini, Milano 1996, v. M. LEROY, Etymologie et lin-
guistique chez Platon, «Bull. Cl. des Lettres de l’Accad. Royale de Belgique», 54 (1961),
pp. 121 ss.; E. RIVERSO, Il linguaggio nel pensiero filosofico e pedagogico del mondo anti-
co, Roma 1973, pp. 48 ss., 61 ss.; D. GAMBARARA, Alle fonti della filosofia del linguaggio.
Lingua e nomi nella cultura greca arcaica, Roma 1984, pp. 27 s.; A. CAVARERO,
Rappresentazione e restituzione dell’immagine. Platone sui nomi, «Il Centauro», 1985, pp.
132 ss.; v. anche P. MATTHEWS, La linguistica greco-latina, in Storia della linguistica, I, a
cura di G.C. Lepschy, Bologna 1990, pp. 203 ss.; G. COLOMBO, La correttezza dei nomi nel
Cratilo di Platone, in Origini del linguaggio, a cura di C. Milani, Verona 1999, pp. 80-90.
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venzione e sostiene che i nomi non sorgono naturalmente, problema


molto complesso2. Epicuro tiene una via di mezzo: le parole sorgono
naturalmente, ma sono modificate dalla convenzione3. Gli Stoici
sono per la fÚsij ed espongono la teoria delle prîtai fwna… ono-
matopeiche. Il problema è articolato4.
Sulla linea degli Stoici si schiera Sant’Agostino5. Tra gli esempi
che fa si trova acies militum / acies ferri / acies oculorum. Egli
giunge alla conclusione che il significato di una parola differisce a
seconda della collocazione della parola stessa.

2.1. Il dibattito continua attraverso i secoli. Oggi le posizioni sono


diverse. Per esempio la Scuola di Copenhagen sostiene la priorità
del linguaggio sul pensiero logico6.

2
Cfr. Arist. Cat. e De Interpr., passim, cfr. Aristotle’s, Categories and de interpretatione,
translated with Notes and Glossary by Y.L. Ackrill, Oxford 1990, passim; A. PAGLIARO, Il
capitolo linguistico della “Poetica” di Aristotele, «Ricerche linguistiche», 3 (1954), pp. 1-
55; cfr. RIVERSO, Il linguaggio, pp. 78 ss.; W. BELARDI, Semantica di syndesmos e di asyn-
detos in Aristotele, RFIC, 105 (1977), pp. 257 ss.; A.M. THORNTON, Logos-phrase et logos-
textes chez Platon et Aristote, «Cahiers de philosophie ancienne», 5, Bruxelles-Grenoble
1986, pp. 165-179; C. CHIESA, Symbole et signe dans le De Interpretatione, ibi, pp. 203-218.
3
Cfr. The Stoic and Epicurean Philosophers, ed. W.J. Oates, New York 1940, pp. XII ss., pp.
3 ss.; v. K. BARWICK, Probleme der stoischen Sprachlehre und Rhetorik, «Abhandlungen der
Sächsischen. Akademie der Wissenschaften zu Leipzig. Phil-hist. Klasse», 49/3 (1957), cap. IV;
RIVERSO, Il linguaggio, pp. 116 ss.: MATTHEWS, La linguistica greco-latina, pp. 194 e 210.
4
Cfr. Stoici antichi. Tutti i frammenti raccolti da H. von Arnim - G. Reale - R. Radice, Milano
1998, passim. V. J. PINBORG, Das Sprachdenken der Stoa und Augustins Dialekt, «Classica
e Mediaevalia», 23 (1962), pp. 168 ss.; RIVERSO, Il linguaggio, pp. 109 ss.; M. BARATIN,
L’identité de la pensée et de la parole dans l’ancien stoicisme, in Signification et référence
dans l’antiquité et au moyen âge, M. Baratin - F. Desbordes eds., «Langages», 65 (1982),
pp. 9-21; MATTHEWS, La linguistica greco-latina, pp. 236 ss.; cfr. P. BERRETTONI, Atene e
Lipsia. Saggi di storiografia del pensiero grammaticale, Alessandria 1997, passim.
5
Cfr. R.A. MARKUS, St. Augustine on Signs, «Phonesis», 2 (1957), pp. 60 ss.; PINBORG, Das
Sprachdenken, pp. 148 ss.; R. SIMONE, Sémiologie augustinienne, «Semiotica», 6 (1972),
pp. 1 ss.; M. BARATIN - F. DESBORDES, Sémiologie et métalinguistique chez Saint Augustin,
«Langages», 65 (1982), pp. 75 ss.; R. GUSMANI, La terminologia linguistica di Agostino, in
Miscellanea di studi linguistici in onore di W. Belardi, II, Roma 1994, pp. 971 ss., utili le sin-
tesi di E. VINEIS - A. MAIERÙ, La linguistica medievale, in Storia della linguistica II, a cura
di G.C. Lepschy, Bologna 1990, pp. 23 ss.; v. anche R. SGARBI, Sant’Agostino semiologo
ante litteram, in Origini del linguaggio, pp. 100-112.
6
Cfr. V. BRØNDAL, Les parties du discours. Partes orationis, Copenhague 1948; ID., Teoria
delle preposizioni. Introduzione a una semantica razionale, Milano 1967; L.H. HJELMSLEV,
I fondamenti della teoria del linguaggio, Torino 1968; ID., Saggi linguistici, a cura di R.
Galassi, 2 voll., Milano 1988-1991; cfr. J. LANG, Die französischen Präpositionen.
Funktionen und Bedeutung, Heidelberg 1991, pp. 170 ss. Cfr. L. HJELMSLEV, La categoria
dei casi, Lecce 1999, passim.
IL LESSICO DELLA GUERRA NEL MONDO CLASSICO 5

In questo lavoro si cerca di cogliere l’origine del lessico fonda-


mentale della guerra nel mondo classico. Dove è possibile attraver-
so la storia della parola, si cercherà di risalire alle origini anche
indoeuropee. A noi sembra che in tale ambito l’associazione di un
significato a un significante, a una sequenza di suoni sia motivata;
col passare del tempo la motivazione può apparire meno evidente
sia per mutamenti fonetici (es. dal latino *mansionaticus si ha il
francese ménage, REW 5314) sia per un’evoluzione socio-storica
sia per i cambiamenti di vario tipo intercorsi. I termini esaminati
rientrano sia nel sermo militaris che nel sermo castrensis, ma anche
nel sermo communis. Come è noto, il sermo militaris può essere
definito Fachsprache, cioè lingua tecnica, mentre il sermo castren-
sis è una Sondersprache, cioè una lingua speciale7.

2.2. Il lessico della guerra è molto sviluppato nel mondo greco,


come è ovvio. Vari scrittori de re militari sono stati editi da H.
Köchly e W. Rüstow nella raccolta intitolata Griechische
Kriegsschriftsteller, 3 voll., Osnabrück 1969 (rist. dell’ediz. del
1853-55). Sono edite opere di Enea Tattico (IV a.C.), Erone
Meccanico (II-I a.C.?), Filone Meccanico (III-II a.C.), Asclepiodoto
Tattico (I a.C.), Eliano (II-III d.C), ecc. Ma, prescindendo da questi
autori, si trovano lessemi e sintagmi del sermo militaris già nei
poemi omerici, come già avevano notato H. Trümpy, Kriegerische
Fachausdrücke im griechischen Epos. Untersuchungen zum
Wortschatz Homers. Diss. Basel 1950 e J.P. Vernant (ed.),
Problèmes de la guerre en Grèce ancienne, Paris 1968.
Naturalmente anche nelle tragedie non mancano riferimenti ad

7
Si usano le seguenti abbreviazioni: REW = W. MEYER-LÜBKE, Romanisches
Etymologisches Wörterbuch, 5. Auflage, Heidelberg 1972; DELG = P. CHANTRAINE,
Dictionnaire ètymologique de la langue grecque, 2 voll., Paris 1984-1990; GEW = H. FRISK,
Griechisches Etymologisches Wörterbuch, 3 voll., Heidelberg 1960-1972; Boisacq = E.
BOISACQ, Dictionnaire étymologique de la langue grecque, IV ed., Heidelberg 1959; Liddell-
Scott = H.G. LIDDELL-R. SCOTT, A Greek-English Lexicon, Oxford 1996; per il greco moder-
no v. G.D. BABINOTI, Lexikotis Neas Ellinikis Glossis, Athena 1998; Pokorny = J. POKORNY,
Indogermanisches etymologisches Wörterbuch, 2 voll., Bern - Stuttgart 1959-1989. Per
quanto riguarda i testi micenei KN rimanda ai testi di Cnosso editi da J.T. KILLEN - J.-P.
OLIVIER, The Knossos Tablets, suppl. 11, Minos, Salamanca 1989, V ed.; per MY cfr. A.
SACCONI, Corpus delle iscrizioni in Lineare B di Micene, Roma 1974; PY rimanda ai testi di
Pilo editi da E.L. BENNETT - J.-P. OLIVIER, The Pylos Tablets transcribed, I, Incunabula
Graeca, Roma 1973; v. anche Docs. = M. VENTRIS - J. CHADWICK, Documents in Mycenaean
Greek, Cambridge 1956; Docs2 = II edition by J. Chadwick, Cambridge 1971.
6 CELESTINA MILANI

aspetti del sermo militaris, molto evidenti e numerosi. Logicamente


questo lessico abbonda nei Fragmenta historicorum graecorum (ed.
C. Müller, 5 voll., Paris 1841-1870) e nei grandi storici Erodoto,
Tucidide, Senofonte. Ma questo tipo di lessico fa parte anche del
sermo communis perché la guerra e i suoi aspetti entrano a far parte
della vita quotidiana fin dai primordi dell’umanità.

2.3. StratÒj è usato da Omero in poi per indicare l’esercito, l’ar-


mata, cfr. Il. 1, 53; 384; la forma eolica è strotÒj, Sapph. Supp. 16,
Alc. 382. Nelle Leggi di Gortina 5, 3 si trova startÒj. Esichio
riporta la forma st£rtoj, cfr. st£rtoi: aƒ t£xeij toà pl»qouj;
strati£ è usato da Pindaro in poi nel significato di «esercito, spedi-
zione militare», cfr. Ol. 6, 16; il morfema /–ia/ ha valore collettivo
(cfr. DELG s.v.). I composti sono numerosi: strat£rchj, Herod. 3,
157; str£tarcoj Pind. Pith. 6, 31; strathl£thj Eur. Phoen. 1241;
strathlas…a Herod. 4, 105 (cfr. ™laÚnw); stratÒpedon Herod. 2,
154; ¢gšstratoj Hes. Theog. 925; fobšstratoj Hes. Theog. apud
Chrys. Stoic. 2, 257, ecc. Il lessema è presente nell’onomastica già
dal miceneo, cfr. ta-ra-to PY An 192, 10; Eo 247, 6 Str£twn (?), ta-
ra-to-no, (gen.?) KN 1130.B, v. anche ta-ra2-to freq. cfr. Docs.2 584;
Bennett non dà interpretazioni8.
I derivati sono numerosi; cfr. stratièthj «soldato», strati-
wtikÒj «del soldato»; stratiwt£rion «sacco del soldato» P.Oxy
1657 (III d.C.); str£tioj epiteto di Ares, Alc. 29 (strÒtioj), epite-
to di Zeus, Herod. 5, 119; stratÚllax diminutivo dispregiativo
Cic. Att. 16, 15, 3.
Verbi denominativi: stratÒw medio e passivo «essere in una una
campagna militare», Il. 3, 187; 4, 378; strateÚw «fare campagna»,
«essere soldato», ecc., cfr. DELG s.v. In rapporto a strateÚw si
forma strate…a «spedizione, campagna» molto frequente. Il punto
di partenza dell’insieme lessicale è senz’altro stratÒj che resta nel
greco moderno accanto a strati£, stratièthj, strathgÒj,
strotÒpedon.
L’etimologia è chiara: stra- si forma dall’ie. *stρ-, stρε. La bi-
bliografia è molto ampia e si rimanda ai lessici citati. Il problema è

8
E.L. BENNETT, Pylian Landholders. Jots and Titles, “Res Mycenaeae” Akten VII Intern.
Myk. Coll. Nürnberg April 1988, A. HEUBECK - G. NEUMANN (hrsg.), Göttingen 1983, p. 51.
IL LESSICO DELLA GUERRA NEL MONDO CLASSICO 7

stato riesaminato da Strunk9 che con ricca documentazione si allinea


sul punto di vista di Boisacq e Pokorny. La sua ipotesi tuttavia è
vivamente criticata da Beekes10. Il problema è ripreso da Eichner11,
che parte da una radice ie. *ster-, da Monteil12 e da Szemerényi13.

2.4. Si accenna rapidamente a st…cej di cui si trovano il genitivo


singolare sticÒj e il plurale st…cej, st…caj (cc.) femm. «linee di
soldati, ranghi, linea di battaglia», lessema usato da Omero e dai
poeti. La forma tematica derivata è st…coj masch. «fila di soldati»,
cfr. Xen. Lac. 11, 5.8. St…coj ha il significato comune di «verso,
linea di scrittura»; da sto‹coj «fila» si sviluppa stoice‹on (plur.
stoice‹a «lettere dell’alfabeto»)14.
Il verbo stoicšw «avanzare in linea, essere in linea» è termine di
origine militare. Si tratta di un insieme lessicale piuttosto ampio: cfr.
GEW e DELG s.v. Nel greco moderno restano st…coj «verso,
linea», sto‹coj «fila, rango», stoice‹on «elemento», ecc. Punto di
partenza è la radice ie. *steigh-: cfr. gr. ste…cw, got. steigan, ant. isl.
stiga, ted. steigen, ant. irl. tiagu «marciare»; da *stigh- derivano il
sanscrito stighnoti «salire» e il paleoslavo postigno «attendere, toc-
care» cfr. GEW e DELG s.v., Pokorny 1017 s.

2.5. Rientra in questo insieme semantico par£taxij «schieramen-


to, linea di battaglia»; cfr. Isocr. 10, 53 «cospirazione, intrigo», Dem.
44, 3. È lessema formato da par£ + t£xij, che si ricollega al verbo
t£ssw «piazzare, sistemare». Alla base si trova la radice greca tag-
da cui deriva tag» «postazione, fronte» Ar. Lys. 105, «luogo di
comando», «provincia» Arist. Oec. 1345b, 25. Quanto a tagÒj SIG
55 (V a.C.), esso designa in Tessaglia il capo supremo della lega tes-
salica; a Delfi è capo di una fratria cfr. Schwyzer 323 A11, nei tragi-

9
K. STRUNK, Ai. stirná- / stρta- gr. strwtÒj, stratÒj, «Münch. Studien zur Sprachw.», 17
(1964), pp. 77-108.
10
R.S.P. BEEKES, The Development of the Proto-Indo-European Laryngeals in Greek, The
Hague / Paris 1969.
11
H. EICHNER, Zur Etymologie und Flexion von Vedischstri und púman, «Die Sprache», 20
(1974), p. 37 n. 29.
12
P. MONTEIL, rec. DELG, BSL, 74 (1979), p. 166.
13
O. SZEMERÉNYI, rec. DELG, «Gnomon», 53 (1981), p. 115.
14
Cfr. A.G. BOANO, Note etimologiche su CTOIXEION, RIL, 124 (1990), pp. 353-372; M.
ROCCHI, Lineare B e alfabeto nel mito di Palamedes, in La transizione dal Miceneo all’alto
Arcaismo. Dal palazzo alla città, Roma 1991, pp. 551-562.
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ci tagÒj designa il capo: cfr. ta- gÒj Aesch. Pers. 23, 480, Prom. 96,
ecc. In Il. 23,160 sarebbe t©gÒj15 secondo DELG s. tagÒj e non ta-
go…. In tāgÒj /a/ potrebbe essere analogica a locāgÒj. Secondo
DELG è probabile che si tratti di /a/ nell’iscrizione tessali-ca e delfi-
ca; nei tragici /a/ sarebbe un tratto artificiale del lessico tragico. È
interessante il sintagma kš̄n tagā kš̄n ¢tag…ai Schwyzer 557
interpretato dalla Sordi16 come «nel tempo di un tagÒj» «in assen-
za di un tagÒj», mentre Chadwick17 segue l’interpretazione
tradizionale «in tempo di guerra e in tempo di pace». Da tag- deri-
va anche t£gma Xen. Mem. 3, 1. 11 «comando, distaccamento mil-
itare», cfr. tagmat£rchj Dion. Hal. 20, 4,6. Per i numerosi com-
posti si rimanda a DELG s.v. In greco moderno si trovano: t£ssw
«piazzare», t£zw «promettere», tag» «nutrimento degli animali,
razione», t£xij «ordine», ecc. Dall’infinito di tax£w deriva il lati-
no taxare «valutare, tassare» cfr. dumtaxat18. Questo insieme lessi-
cale derivante dal greco tag- non viene riconnesso a nessuna radice
indoeuropea, cosicché si potrebbe avanzare l’ipotesi, da appro-
fondire, che si tratti di un prestito (cfr. Boisacq, GEW, DELG, s.v.).
Tuttavia Pokorny 1055 ricostruisce una radice indoeuropea *tag- da
cui derivano i lessemi greci in questione nonché il nome personale
dell’ant. brit. Pra-su-tagus, mentre Bonfante lo ritiene un prestito
risalente alla guerra di Troia19.

2.6. Il discorso su ptÒlemoj / pÒlemoj è piuttosto complesso20. Il


rapporto pt- / p- è analogo a quello di ptÒlij / pÒlij. pt- si trova
in lessemi micenei: e.-u. -ru-po-to-re-mo-jo PY Fn 324.26 gen. di
EÙruptÒlemoj, po-to-re-ma-ta PY Fn 601.4, po-to-ri-jo KN As
1517.12 ptÒlioj. Il nesso pt- in ptol- è stato spiegato da
Jacobsohn21 come derivante da *pu- nella radice indoeuropea *puol-

15
C.J. RUIJGH, Autour de te épique, Amsterdam 1971, par. 348.
16
M. SORDI, La posizione di Delfi e dell’anfizionia del decennio tra Tanagra e Coronea,
RFIC, 36 (1958), p. 59 n. 3.
17
J. CHADWICK, tag£ and ¢tag…a, in Studi linguistici in onore di V. Pisani, I, Brescia 1969,
pp. 231-234.
18
M. LEUMANN, Lat. Taxare und dumtaxat, MH, 25 (1968), pp. 243-247.
19
Cfr. G. BONFANTE, L’omerico tagÒj, «R. Acc. Lincei», 42, 3-4 (1987), pp. 33 s.
20
Cfr. D. LOENEN, Polemos, een studie over oorlog in de Griekse owd hleid, «Mededelingen
der Koninklijke Nederlandse Akademie van Wetenschappen», 16/3 (1953), pp. 71-168. Cfr.
anche J.P. VERNANT (ed.), Problèmes de la guerre en Grèce ancienne, Paris 1968.
21
H. JACOBSOHN, Ptolema‹oj und der Wechsel von anlautenden pt- und p- im
Griechischen, KZ, 42 (1909), pp. 274-276.
IL LESSICO DELLA GUERRA NEL MONDO CLASSICO 9

presente anche in ptÒlij / pÒlij. Il significato originario di tale


radice sarebbe stato «essere riuniti, essere numerosi», per cui è
facile il collegamento con polÚj. Vi è pure chi, come Melena22 e
Brixhe23, pensa a pt- < pi, per cui si tratterebbe di un fenomeno di
palatalizzazione. Secondo i due studiosi la coppia ptÒlemoj / pÒle-
moj sarebbe segno di bilinguismo. In particolare il discorso di
Brixhe è ripreso da Aloni e Negri24 che esprimono qualche per-
plessità; essi a proposito di ptÒlij richiamano toponimi del mondo
anatolico e mesopotamico inizianti per pt- / pd- cfr. ugar. pdr, urar-
teo pakari, licio Pttara / Patara, ecc. Secondo Szemerényi25 la
forma originaria è ptÒlemoj dall’ie.*plt- «lotta, battaglia» (con
o

metatesi di lt >t l) che si trova in sanscrito pρtanā, pρtanam


o o

«battaglia, contesto ostile», avest. pεrεt «battaglia, lotta», pρtanā


«battaglia». Lo studioso, a proposito di ptÒlij, ptšlea, avanza
l’ipotesi che -t- nel nesso pt- sia derivato dal -t- della III persona
singolare dei verbi e ricostruisce sintagmi del tipo ½luqet pÒlin >
½luqe tpÒlin > ptÒlin, œtamet pelš#an > œtame tpelš#an >
ptelš#an. Tale spiegazione sembra poco fondata. Si ricordano i
lessemi micenei inizianti per pt- (v. sopra) a cui si aggiunge pte-re-
wa KN Se frequente, ptelš#a «olmo».
Pisani26 avanza l’idea che ptÒlemoj possa essere l’esito di una
radice *dbel- o simili presente nel latino duellum / bellum; in *dbel-
si sarebbe verificata una metatesi o una semplificazione fino a dare
ptel- / ptol-. Secondo lo studioso ptÒlemoj / pÒlemoj potrebbe
riflettere un lessema di sostrato variamente inteso; naturalmente nel
problema entrerebbero le connessioni con ptÒlij / pÒlij.
Chantraine (s. pelem…zw) rinunzia a spiegare la connessione
ptÒlemoj / pÒlemoj come del resto Boisacq e GEW (che registra
attentamente i vari punti di vista). DELG registra la dualità dei
lessemi ma spiega solo pÒlemoj. Qui si richiama una radice ie. *pel-

22
J. MELENA, Sobre ciertas innovaciones tempranas del griego, Salamanca 1976.
23
C. BRIXHE, Sociolinguistique et langues anciennes, BSL, 74 (1979), pp. 237-257. Già
Lejeune ha pensato a –pi- > -pþ- > -pt-, cfr. M. Lejeune, Phonétique historique du mycénien
et du grec ancien, Paris 1972, par. 68.
24
A. ALONI - M. NEGRI, Il caso di ptÒlij, «Minos», 24 (1989), pp. 139-144.
25
O. SZEMERÉNYI, The consonant alternation pt/p in early Greek, “Coll. Myc.”, Actes VIe
Coll. Intern. sur les textes mycéniens et égéens, Genève 1979, pp. 330 ss. Cfr. G.C.
PAPANASTASSIOU, Complément au Dictionnaire Etym. Du Grec ancien de P. Chantraine (l-
w), Théssalonique 1994, s.v. pelem…zw.
26
V. PISANI, rec. di GEW, «Paideia», 22 (1967), pp. 250-252.
10 CELESTINA MILANI

/pol- da cui sarebbero derivati *pšlema «agitazione», pelem…zw


«agito», pÒlemoj tutti collegati con p£llw < ie. *pl 27 cfr. germ. o

*felma, got. us-fil-ma «spaventato» us-filmei «spavento», ecc.


Adjaran28 connetteva pÒlemoj all’armeno atm-uk «agitazione», cfr.
palmÒj (radice ie. *pol- > arm. al; cfr. poliÒj e arm. ali-kc). Se la
connessione di pÒlemoj con p£llw è valida, si può richiamare
anche palto… «giavellotti», cfr. mic. pa-ta-ja KNWS 1704, 1795, 8495
palta‹a «giavellotti». La connessione tra pÒlemoj e pelem…zw è
contestata da vari studiosi tra cui Ruijgh29. Sembra poco fondata la
proposta di van Windekens30 che separa ptÒlemoj, pÒlemoj da
pelem…zw e da p£llw, e ipotizza un composto * plet-Òlemoj. Da
plet- sarebbe derivato ptel- cfr. ptelša «arma» (plet- «grande,
esteso»); la seconda parte del composto sarebbe -olemoj cfr. Ôllu-
mi «distruggo, perdo». L’insieme in origine significherebbe «con /
dalla grande distruzione». Quest’ultima proposta dimostra che il
problema è ancora aperto. Come si nota, lo studio delle origini di
ptÒlemoj/pÒlemoj è molto complesso e la questione della sua eti-
mologia non trova soluzioni convincenti. È interessante il sintagma
omerico polemo… te maca… te Il.1, 77 che mette in luce l’antica dif-
ferenza tra pÒlemoj e m£ch.
PÒlemoj è lessema fecondo, cfr.: ¢ptÒlemoj Il. 2, 201,
filopÒlemoj Il. 16, 65, 90, meneptÒlemoj Il. 19, 48; fugoptÒle-
moj Od. 14, 213, ¢pÒlemoj Pind. Pyth. 5, 66, duspÒlemoj Aesch.
Pers. 1013 ecc. Vedi anche polšmioj «nemico» Pind. Pith. 2, 19;
Pae. 2, 30, ptolemist»j «guerriero» Il. 5, 602, ecc.

2.7. Il discorso su m£ch è complesso, ma non variegato come il


precedente, cfr. Boisacq, GEW, DELG, s. m£comai. Sono corradi-
cali di m£ch i verbi macšomai Il. 1, 272; 344 (derivato probabil-
mente dal futuro mac»somai) e m£comai per il quale Frisk si chiede
se non si sia formato sull’aoristo ™macÒmhn (cfr. GEW, s.v.). In
greco moderno si trovano ancora m£comai e m£ch.
Già nel greco miceneo mac- si trova in due nomi personali: ma-

27
P. KRETSCHMER, Mythische Namen 11, «Glotta», 12 (1923), p. 24 propone questa connes-
sione, ponendo alla base il significato di «sforzo».
28
H. ADJARIAN, Etymologies arméniennes, MSL, 20 (1918), pp. 160-163.
29
C.J. RUIJGH, L’élément achéen dans la langue épique, Amsterdam 1967, pp. 76 ss., 155 nota 3.
30
A.J. VAN WINDEKENS, Dictionnaire etymologique complémentaire de la langue grecque,
Leuven 1986, s.v.
IL LESSICO DELLA GUERRA NEL MONDO CLASSICO 11

ka-wo PY Jn 658, 3 Mac£̄#wn31 e ma-ka-ta PY Jn 725, 4


Mac£tāj32. Per il periodo successivo cfr. macht»j Il. 5, 801 «com-
battente», dor. macāt£j Pind. Nem. 2, 13, maca…taj Alc. 33;
ceiro-m£ca Plut. 2, 298 c. «partito dei lavoratori (manuali)» a
Mileto. È interessante la glossa di Esichio macat£r ¢nt…paloj.
Quanto all’etimologia, sembra valida, nonostante i dubbi di DELG,
la connessione con la radice ie. *magh- «combattere» (Boisacq
*māgh- mεgh-) per cui si richiama 'Amazèn, pers. *ha-mazan
«guerriero» (cfr. Pokorny 697). Sono di particolare interesse le
glosse ¡mazak£rwn: poleme‹n Pšrsai Hesych., ¡mazan…dej: aƒ
mhlšai Hesych. che potrebbero avvalorare la connessione di m£ch,
m£comai con 'Amazèn con la difficoltà di ¢-/¡-. Da *magh- forse
deriva anche il vedico makha- «combattente»33 (?). Secondo DELG
è da escludere la connessione di m£ch con m£caira, mÁcar «rime-
dio» proposta da Fick34 e poi da Trümpy35; m£caira è probabile
prestito dal semitico cfr. ebr. mekherah «spada» secondo Lewy36, ma
DELG ne dubita.
I composti con m£ch sono piuttosto numerosi, si rimanda a
DELG, s.v. Si ricordano soltanto naum£coj (naÚmacoj AP 7, 741),
¢rcšmacoj, dor…macoj, ƒppÒmacoj ecc.

2.8. Il discorso si allarga ad ¢gèn, ¢gînoj, eol nom. ¥gwnoj Alc.


121: indica in origine l’assemblea; spesso in Omero designa
l’assemblea degli dei (cfr. Il. 7, 298) o il riunirsi delle navi. Ma il
significato più comune in Omero è «combattimento» e «processo».
Accanto a questi significati si sviluppa quello di «gara, lotta». Tra i
composti si citano: ¢gwn£rchj IG 7, 1817 (Tespie) magistrato in
Beozia, ¢gwnod…khj Hesych. «giudice in un processo», ¢gwno-
qšthj Herod. 6, 127 «presidente dei giochi», ¢gwnoqet»r IG 14,
502 (Catania), ecc.

31
O. LANDAU, Mykenisch-Griechische Personennamen, Göteborg 1958 (=MGP), s.v.; C.J.
RUIJGH, Sur le nom de Poséidon et les noms en - a-#on, -i-#on, REG, 80 (1967), p. 13.
32
O. LANDAU, MGP, s.v.; O. MASSON, Notes d’anthroponymie grecque et asianique,
«Beiträge zur Namenforschung», 16 (1965) p. 164, nota 37.
33
M. MAYRHOFER, Kurzgefasstes etymologisches Wörterbuch des Altindischen, II,
Heidelberg 1963, p. 543 rimanda a Grassmann per questa interpretazione.
34
A. FICK, Asklepios und die Heilschlange, «Beiträge zur Kunde der Indogermanischen
Sprachen», 26 (1901), p. 320.
35
TRUMPY, Kriegerische Fachausdrucke, pp.127 ss.
36
H. LEWY, Die semitischen Fremdwörter im Griechischen, Berlin 1895, p. 177.
12 CELESTINA MILANI

È interessante il sintagma ¢gènioi qeo… Aesch. Agam. 513 «dei


riuniti». Nel greco miceneo il lessema non si trova e non sembrano
connessi col verbo ¥gw i lessemi a-ke-ta KN B 798, 3, PY Cn 719,
12, a-ke-te-re PY Jn 832, 1. Non è improbabile che a-ke PY Tn 316
e MY Ue 611v.1 sia da interpretare ¥gei. Naturalmente ¢gèn si
ricollega al verbo ¥gw da cui deriva; radice ie.*ag- (Boisacq, s.v.,
Pokorny, 4s) *ε2eg-/ *ε2og- (DELG, s.v. cfr. Ôgmoj, ¢gwg»). La con-
nessione stabilita da Specht37 tra ¥gw ed ™laÚnw è stata respinta da
Bloch38. È comunque sicura la connessione di ¥gw col sanscrito
ájati, avest. azaiti, armeno acem, latino ago, antico irlandese aík,
tocario ak (cfr. Boisacq, GEW, DELG, s.v.).

3.1. Per quanto riguarda il lessico greco di questo ambito, si è visto


snodarsi il processo di denominazione cioè il rapporto che esiste tra
il nome e l’oggetto designato (designans-designatum o significans-
significatum. Il nome è legato all’oggetto, essi costituiscono un’u-
nità inseparabile. Secondo Vendryes39 non è sbagliato pensare che è
il nome che crea l’oggetto nel senso che gli oggetti esistono per
l’osservatore solo quando hanno un nome. La conoscenza del
mondo e il vocabolario si sviluppano con un processo congiunto
come il risultato d’esperienze che consistono nel differenziare gli
oggetti distinguendoli ciascuno con un nome. Secondo Saussure40 e
molti altri la connessione tra significante e significato è ‘arbitraria’
o immotivata come interpreta Vendryes. Si pensa tuttavia che a li-
vello di origini indoeuropee e non indoeuropee ci fosse una moti-
vazione o fonologica o psicologica.

3.2. Si passa a parlare del lessico latino relativo alla guerra.


Il sermo militaris latino è conosciuto e ricostruito sia attraverso
opere specifiche, rare e spesso andate perdute, sia mediante opere di
altro genere41. Si rimanda per il problema delle fonti all’acuto sag-

37
F. SPECHT, Griechische Miszellen, KZ, 63 (1936), pp. 225 e 270.
38
A. BLOCH, Zur Geschichte einiger suppletiver Verba im Griechischen, Diss. Basel 1940,
pp. 14 ss.
39
J. VENDRYES, Sur la denomination, BSL, 48 (1952), pp. 1-13.
40
F. DE SAUSSURE, Corso di linguistica generale, a cura di T. De Mauro, Bari 1985, passim.
41
Sono usate le seguenti abbreviazioni: DELL = A. ERNOUT - A. MEILLET, Dictionnaire éty-
mologique de la langue latine, Paris 1959; LEW = A. WALDE - J.B. HOFMANN, Lateinisches
etymologisches Wörterbuch, 3 voll., 5 Auflage, Heidelberg 1965-1982; ThLL= Thesaurus
linguae latinae, Lipsiae 1900 ss.
IL LESSICO DELLA GUERRA NEL MONDO CLASSICO 13

gio di De Meo42. Si ricorda L. Cincio, contemporaneo di Cicerone e


di Augusto che per primo trattò de re militari, tentando di individu-
are principi giuridici. Gellio ha tramandato notizie attribuite a lui,
per esempio il rito della dichiarazione di guerra del Feziale che, lan-
ciando il telum in agrum pronunciava le parole formulari ego popu-
lus Romanus bellum... dico facioque (16, 4, 1).
Osservazioni giuridiche in materia militare erano presenti anche
nei libri memoralium di Masurio Sabino (I d.C.) come le note sullo
ius civicae coronae (cfr. Gell. 5, 6, 13).
Nel periodo degli Antonini e dei Severi lo studio della res mili-
taris acquista uno spazio più esteso. Si ricordano: Tarrutenio
Paterno, giurista e uomo di guerra del periodo di Commodo, della
cui opera de re militari rimangono due frammenti e una citazione
(cfr. Dig. 49, 16, 7; 50, 6, 7 (6); 40, 16, 12, 1); Arrio Menandro del
periodo di Caracalla, autore di un trattato in 4 libri che si può ricostrui-
re attraverso gli ampi frammenti conservati nel Digesto di Giustiniano
dai quali emerge il suo interesse per il diritto penale militare. Va citato
anche Emilio Macro dell’epoca di Alessandro Severo, autore di due
libri de re militari, interessato in particolare alle sanzioni disciplinari,
il cui nome è legato alla normativa del testamentum militis (cfr. Dig.
29, 1, 26; 35, 2, 92; 38, 12, 1). Anche i retori hanno dedicato un certo
spazio nelle loro controversiae e declamationes allo ius militare, cfr.
Seneca il Vecchio, Quintiliano, Calpurnio Flacco, ecc.
Di grande aiuto alla ricostruzione della terminologia militare
sono le opere di Cesare, Livio, Ammiano Marcellino. Quest’ultimo
è testimone insostituibile della situazione militare dell’impero dopo
le riforme di Diocleziano e Costantino.
Vegezio (IV d.C.) lamenta la scarsità di esperti in grado di dare
informazioni sulla dottrina delle armi, per cui è costretto a ricorrere
alle opere degli storici di cui rileva la sensibilità per le res gestae e
per gli eventus bellorum, tralasciando però notizie che ora egli va
cercando, evidentemente ritenendole note (cfr. Mil.1, 8)43.

3.3. Bellum è termine base di questa analisi. Deriva da duellum te-


stimoniato ancora in Ennio cfr. Ann. 559 nonché in iscrizioni, opere

42
C. DE MEO, Lingue tecniche del latino, Bologna 1983, pp. 171 ss.
43
DE MEO, Lingue tecniche, passim.
14 CELESTINA MILANI

poetiche e glossari. Si trova anche il sintagma domi duellique cfr.


Plaut. Asin. 559. È interessante riscontrare Duellona Varr. De ling.
lat. 5, 73, Duelonai (gen.) CIL 1, 581, Bellona frequente. Resta
abbastanza in uso perduellis Acc. Praet.12, sostituito poi da hostis o
inimicus. Si trova perduellio «azione ostile verso lo stato» cfr. Liv.
6, 20, 12, che resta nella lingua del diritto cfr. Dig. 48, 4, 11, vedi
Varrone De ling. lat. 7, 49 Perduelles dicuntur hostes; ut perfecit,
sic perduellum <a per>et duellum; duellum, id postea bellum; Cic.
Orat.153 ut duellum bellum..., sic Duellium... Bellium nomi-
naverunt. È interessante l’etimologia popolare di Festo cfr. P.F. 58,
20 duellum bellum, videlicet quod duabus partibus de victoria con-
tendentibus dimicatur. Inde et perduellio, qui pertenaciter retinet
bellum. Numerosi sono i derivati: bello, as, bellor Verg. Aen.11,
660, bellator CIL 12, 1939, bellicus (casus bellicus Cic. Verr. 5,
132), bellicosus, nonché i composti: debello, rebello, rebellator, cfr.
DELL s.v.
Si ricollegano a questo insieme lessicale gli antroponimi
Duelius, Bellius nonché Duilius cfr. LEW, s. bellum. Prudentemente
DELL non avanza alcuna etimologia mentre Pokorny 179 s.
inserisce duellum bellum sotto le radici ie. *dū «bruciare», cfr. gr.
da…w. A noi sembra tuttavia che la spiegazione di Festo sia ugual-
mente fondata, se non più fondata. Infatti è noto che in latino dū +
vocale diventa b44. Dal punto di vista semantico si tratterebbe di
dimostrare come l’originaria lotta tra due sia diventata guerra ge-
neralizzata tra popoli. Questo quesito resta aperto. Dal punto di vista
semantico bellum può equivalere a expeditio, motus, seditio, tumul-
tus, latrocinium nonché a pugna, proelium, cfr. ThLL s.v.

3.4. Pugna è lessema connesso con pugnus. Entrambi derivano dalla


radice ie. *pug-/peug-45 da cui provengono anche ant. alto ted. fust,
ant. ingl. fyst «pugno» lat. pungo, is, pupugi cfr. gr. pÚx «con il
pugno», pugm» «pugno». In pugnus e pugna è stato agglutinato il
morfema –no-. In origine pugnus indica «ciò che serve a rompere»,
poi «pugno»; così pugna indica l’arma di combattimento (cfr. Plaut.

44
M. NIEDERMANN, Elementi di fonetica storica del latino, a cura di C. Passerini Tosi,
Bergamo 1948, pp. 141 s.
45
F. HOLTHAUSEN, Etymologien, IF, 20 (1906-1907), p. 320.
IL LESSICO DELLA GUERRA NEL MONDO CLASSICO 15

Curc. 573) e in generale la battaglia, la tattica (cfr. DELL, s.v.). Da


pugno, as «combattere» si hanno vari derivati: pugnax, pugnaciter,
pugnator, ecc., nonché diversi composti: compugno (cfr.
sumpolemšw), expugno, impugno, oppugno, propugno, ecc. cfr.
anche pugnale REW 6812.

3.5. Proelium «combattimento, battaglia» è di uso antico e comune.


Dal punto di vista semantico non presenta differenze rilevanti rispet-
to a pugna. Sono sintagmi paralleli exitus pugnarum Cic. Mil. 21,56
e exitus proeliorum Cic. Fam. 6,4,1. In Cesare si trova comune-
mente committere proelium, cfr. ThLL s. committo. In Orazio si rile-
va deproeliantes cfr. Carm.1,9,11. Derivati: proeliaris (cfr. Plaut.
Curc. 573 pugnae proeliares), proelio, as Enn. Scen. 5, proelior, aris
Lucil. 960 «combattere»; proeliator, proeliatio del periodo imperia-
le. Sono state proposte varie etimologie, spesso infondate (cfr. LEW,
s.v.). Prudentemente DELL nota che l’etimologia è sconosciuta e
dello stesso parere è Pokorny che non cita mai proelium. Secondo
me, varrebbe la pena di richiamare ™laÚnw. Non mi sembra
improbabile che proelium possa derivare da pro-el-, «stimolare,
spingere» cfr. radice ie. *elε- cfr. Pokorny 306-307, gr. ™laÚnw,
™l£w «spingere», ™lat»r «conduttore». Dal significato di «spinta
in avanti» si sarebbe passati a «lotta, combattimento».

3.6. Certamen «dibattito, lotta» deriva da certare, iterativo di


cernere con valore intensivo. Certare è termine del diritto, cfr.
Liv.1, 26, 6 decemviri perduellionem iudicent; si a duumviris provo-
carit, provocatione certato. DELL, s.v. certo richiama certare mul-
tam «dibattere una multa». Certare passando nell’uso comune
prende il significato di «lottare per ottenere una decisione» e di
«lottare, combattere». Derivati: certatio, certator, certatus, certatim
ecc. Vari composti, cfr. LEW e DELL, s.v. certo. Per la questione
etimologica si parte da cernere, poiché da certus deriva certare e
quindi certamen. LEW s.v. cerno presenta le complesse proposte
fatte da vari studiosi. Pokorny 945s, ascrive cernere alla radice ie.
*skeri, skrei-,skri- «tagliare», cfr. gr. kr…nw, lat. cerno ecc., mentre
DELL., s.v., ricostruisce la radice ie.*kre- cfr. gr.krhsšra «setac-
cio, buratto» v. Hesych. kra£ra: kÒskinon À Ôrugma, forma elea
per krhsšra Liddell-Scott, s.v. Tuttavia DELG s.v. kr…nw
(<*krin#iw) sembra ricostruire *krei-/kri- «separare, vagliare, giu-
^
16 CELESTINA MILANI

dicare», cfr. lat. crimen, gr. kre‹ma Hesych. ecc.; DELL ritiene
oscuro /d/ del latino cfr. decrdvi 46.

3.7. Si passa ora a tumultus, us che dal significato di «sollevamen-


to, agitazione, disordine, tumulto, panico» nel sermo militaris passa
a «insurrezione di massa», «ribellione, rivolta» cfr. Cic. Phil. 8, 1, 2
ss. tumultus gallicus, tumultus domesticus. È documentato nella lin-
gua scritta da Ennio in poi, cfr. Enn. apud Non. 489, 29 Trag. 204
Vahlen. Derivati: tumultuarius Liv. 5, 37, 7; tumultuor, aris Plaut.
Poen. 525; tumultuatio Liv. 38, 2, 8; tumultuosus Plaut. Trin. 1176;
tumultuatim Sid. Ep. 4, 11, 2.
Nonostante le perplessità di DELL, s.v., l’accostamento a tumeo
sembra valido dal punto di vista semantico: «sollevazione, insur-
rezione»< «rigonfiamento, ribollimento». Pokorny 1080 parte dal-
l’ie.*teu-/tεu-/tu- con ampliamento in /-m-/, cfr. sanscr. tumalah
«tumulto», lat., tumidus, tumulus, tumultus, cimrico twg «forza»
ecc. Leumann47 ipotizza la derivazione di tumultus da un verbo for-
matosi su un aggettivo *tumulo- (cfr. sanscr. tumula «rumoreg-
giante»). Il morfema /-tus/ può essere dovuto a motivi di enfasi
semantica cfr. singultus.

3.8. Quanto a acies, questo lessema appartiene a una vasta famiglia


lessicale derivante dall’ie. *ak- «essere acuto, essere a punta» cfr.
Pokorny 19: arm. aseln «ago», gr. ¢k…j «punta», ant. alto ted. ekka
«punta, lama della spada» ecc. Acies (derivato in –i e- cfr. glacies)
significa «punta» «facoltà di penetrazione» «occhio». ˆ Nel sermo
militaris indica il fronte di una armata, la linea di battaglia, signifi-
cato metaforico derivato da quello di «filo di una lama» con un
processo estensivo, designa quindi il «combattimento stesso». In
ionico si ha Ôkrij «punta di una montagna», mentre Omero usa
¥krij, cfr. lat. ocris «collina», umbro ukar, ocar, irl. ochar «ango-
lo»48, ecc. Cfr. LEW, s.v. acies e DELL, s.v. ac- aceo. Per l’insieme
lessicale, piuttosto complesso, si rimanda a DELL, s.v. ac- aceo: cfr.
aceo, acidus, acerbus, acus, acer ecc.

46
M. LEUMANN, rec. DELL, «Gnomon», 13 (1937), p. 31, per i rapporti con kr…nw cfr. A.
Lesky, Hypokrites, in Studi in onore di A.E. Paoli, Firenze 1955, pp. 469-476; B. ZUCCHELLI,
Hypokrites. Origine e storia del termine, Genova 1963, passim.
47
M. LEUMANN, Laut- und Formenlehre, 5 Auflage, München 1977, pp. 354.
48
J. LOTH, Notes étymologiques et lexicographes, «Revue Celtique», 45 (1928), p. 191.
IL LESSICO DELLA GUERRA NEL MONDO CLASSICO 17

Al discorso di acies si riconnette exercitus che dal punto di vista


formale è un composto di arceo:*ex-arc- con /-a-/> /-e-/ per l’ac-
cento espiratorio iniziale49; exerceo: il significato iniziale era «eser-
cizio» cfr. Plaut. Rud. 296 pro exercitu gymnastico et palaestrico;
«esercizio militare» «forza di difesa» cfr. DELL, s. exercitus.
Quindi si è sviluppato il significato di «soldati riuniti insieme per
l’esercizio o la rassegna»> «armata, esercito». La valenza semanti-
ca di «esercizio» è passata a exercitio, exercitatio. Si vedano exerci-
tor e exercito, as «esercitare spesso, agitare». Sono tardivi
exercibilis, exercipes.

3.9. Il discorso si conclude con l’analisi etimologica di miles.


Secondo DELL s.v. nessuna etimologia è sicura; viene avanzata
anche l’ipotesi di un’origine etrusca come per satelles. In Plauto,
Aul. 528 si trova miless<*milet-s. Miles designa il soldato e talora
l’armata. In Cesare, Bell. gall. 5, 10, 1 indica il fante in opposizione
a eques. Per etimologia popolare è spiegato da Varrone, De ling. lat
5,89 con queste parole: Milites quod trium milium primo legio
fiebat, ac singulae tribus, Titiensium, Ramnium, Lucerum, milia
militum mittebant. Nelle iscrizioni si trova la grafia meiles che sem-
bra derivare da meilia. Il morfema /-es/ lo ricollega a eques, pedes,
comes, satelles. I derivati sono numerosi: militia «servizio militare»,
«campagna», militarius Plaut. Pseud. 1049. Dall’epoca imperiale si
trova militaris «soldato» milito, as «essere soldato, fare una cam-
pagna» (cfr. got. militon), commilito, as, commilito, onis, commili-
tium, ecc. Le proposte etimologiche sono numerose. Charpentier50
richiama ¤milla «lotta» da *smilia; Hirt51 ricollega miles a
o

Ómiloj, sanscr. sami-kam «lotta», cfr. ie. som «insieme» (gr. ÐmÒj),
*sem- (lat. singuli) *sm- (lat. mille). Forse deve essere ripresa la
connessione con misqÒj «salario, paga», sanscr. midham «prezzo
'
della lotta», avest. mižda- e pers. mod. muzd «salario», got. mizdo
femm. e ant. ingl. meord, paleoslavo mizda femm. «salario».
L’insieme deriverebbe dall’ie. *meis-dhos per cui, per quanto
riguarda miles si avrebbe misd->mid->mil-(es). Si tratterebbe quin-
di del soldato in quanto pagato. La proposta è fatta da vari studiosi,
per cui si rimanda a LEW, s.v.

49
NIEDERMANN, Elementi, pp. 15 ss.
50
J. CHARPENTIER, Griechische Etymologien, KZ, 47 (1916), pp. 82 ss.
51
H. HIRT, Zur Bildung auf-i im Indogermanischen, IF, 31 (1912), pp. 13 ss.
18 CELESTINA MILANI

4. Come si nota il discorso etimologico è piuttosto complesso. Si


sono avanzate delle proposte proprie o altrui; alcune sembrano fon-
date, altre meno. La ricerca continua52.

52
La ricerca è stata compiuta con un contributo MURST.