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Guida al mondo EX

Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio


di esplosione
Indice
1. Premessa pag. 5

2. La classificazione dei luoghi pericolosi pag. 13

3. Scelta delle apparecchiature pag. 20


3.1. Gruppi e categorie EPL pag. 20
3.2. I modi di protezione pag. 22
3.3. Apparecchiature elettriche pag. 22
3.3.1. Gas pag. 22
3.3.2. Polveri pag. 23
3.4. Apparecchiature non elettriche pag. 23
3.5. Abecedarium pag. 25
3.6. Le apparecchiature Cortem Group pag. 25
3.6.1. Classi merceologiche pag. 25
3.6.2. I nostri modi di protezione pag. 28
3.6.2.1. Le custodie a prova di esplosione pag. 30
(letteralmente a tenuta di fiamma) “Ex d”
3.6.2.2. Le apparecchiature a sicurezza aumentata “Ex e” pag. 34
3.6.2.3. Le apparecchiature “Ex n” pag. 35
3.6.2.4. Le apparecchiature “Ex t” pag. 36
3.6.2.4.1. I gradi di protezione degli involucri (codice IP) pag. 36
3.6.2.5. Modo di protezione combinato “Ex de” pag. 39
3.6.3. La marcatura delle apparecchiature antideflagranti pag. 40
3.6.4. Le temperature ambiente delle nostre apparecchiature pag. 45
3.6.5. Le nostre classi di temperatura pag. 45
3.6.6. I materiali utilizzati nelle nostre apparecchiature pag. 46
3.6.6.1. Lega di alluminio pag. 47
3.6.6.2. Acciaio inossidabile pag. 48
3.6.6.3. Poliestere rinforzato con fibra di vetro pag. 49
3.6.6.4. Vetro in borosilicato pag. 49
3.6.6.5. Policarbonato pag. 50
3.6.6.6. Ottone nichelato pag. 50
3.6.6.7. Acciaio zincato pag. 50
3.6.6.8. Poliammide 6 pag. 51
3.6.6.9. Neoprene pag. 51
3.6.6.10. Silicone pag. 51
3.6.7. Le nostre certificazioni (parte I) pag. 51
3.6.7.1. La direttiva 94/9/CE “ATEX 95” pag. 51
3.6.7.2. IEC-EX pag. 53
3.6.7.3. Russia pag. 53
3.7. Le nostre certificazioni (parte II) pag. 54
3.7.1. La “dichiarazione CE di conformita’” pag. 55
3.7.2. Le “istruzioni per l’uso” pag. 55

4. Installazione pag. 56

5. Verifica pag. 59

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Indice
6. Manutenzione e riparazioni pag. 61
6.1. Manutenzione pag. 61
6.2. Riparazioni pag. 62

7. Fine vita delle apparecchiature pag. 63


7.1. Smaltimento pag. 63
7.2. Riciclabilità pag. 64

8. Esempi applicativi per differenti tipologie di impianti pag. 65


8.1. Le industrie farmaceutiche pag. 65
8.1.1. Normative di riferimento pag. 66
8.1.2. Sorgenti di emissione dell’impianto pag. 66
8.1.3. Classificazione per i gas pag. 67
8.1.4. Classificazione per le polveri pag. 67
8.2. Depositi di cereali pag. 67
8.2.1. Pericoli di esplosione da nubi di polvere pag. 68
8.2.2. Classificazione delle aree pag. 68
8.2.3. Zone all’interno del sistema di contenimento pag. 68
8.2.4. Zone all’esterno del sistema di contenimento pag. 69
8.2.5. Impianti elettrici pag. 69
8.3. Cabine di verniciatura pag. 70
8.3.1. Cabine di verniciatura con vernici liquide pag. 70
8.3.2. Cabine di verniciatura con vernici in polvere pag. 70
8.4. Impianti di biogas pag. 71
8.4.1. Tipologia di impianto pag. 71
8.4.2. Il pericolo di esplosione pag. 72
8.4.3. Normativa pag. 72

9. Appendice pag. 73
9.1. Descrizione sintetica dei metodi di protezione per apparecchiature elettriche pag. 73
destinate a zone con pericolo di esplosione per la presenza di gas
9.2. Descrizione sintetica dei metodi di protezione per apparecchiature elettriche pag. 74
destinate a zone con pericolo di esplosione per la presenza di polveri
9.3. Descrizione sintetica dei metodi di protezione per apparecchiature non elettriche destinate pag. 74
a zone con pericolo di esplosione per la presenza di gas e polveri
9.4. Requisiti costruttivi per apparecchiature elettriche antideflagranti per atmosfere pag. 75
potenzialmete esplosive per la presenza di gas

La marcatura della apprecchiature elettriche in zone a rischio pag. 77


di esplosione

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1. Premessa

D
urante la produzione, trasformazione, trasporto e stoc-
caggio di sostanze infiammabili negli impianti chimici e
petrolchimici, così come durante la produzione di petro-
lio e di gas naturale, all’interno delle miniere e in molti altri settori
come quello alimentare, vengono prodotti gas, vapori e nebbie che, a
contatto con l’ossigeno dell’aria, possono creare un’atmosfera esplo-
siva. Se questa atmosfera viene innescata, l’esplosione che ne deriva
può provocare gravi danni per le persone e per l’ambiente.
Lo scopo di questa Guida è quello di percorrere insieme il sentiero Ex
(Fig. 1 nella pagina successiva), fornendo agli esperti e non, una pano-
ramica del mondo della protezione elettrica antideflagrante.
Prima di cominciare è bene ricordarci che all’interno dell’Unione Eu-
ropea, oltre alle norme che sono uno strumento tecnico da utilizza-
re per la riduzione dei rischi, ci sono le Direttive comunitarie che, in
quanto tali, sono prevalenti sulle norme tecniche.
Vi sono diversi ambiti in cui la legislazione europea è intervenuta di-
sciplinando i diversi settori; per il nostro promemoria faremo ricorso
a due blocchi:
• le Direttive di prodotto;
• le Direttive sociali.
Le Direttive di prodotto nascono nella prima metà degli anni ’80 ed
hanno lo scopo di eliminare le legislazioni nazionali ed unificare i ri-

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1.Premessa

Fig. 1 Il percorso Ex

classificazione dei luoghi pericolosi marcatura delle apparecchiature


GAS: EN 60079-10-1 : 2009-03 e degli assiemi
POLVERI: EN 60079-10-2 : 2009-08

scelta delle apparecchiature


EN 60079-14: 2008-10

dismissione
delle apparecchiature

installazione delle apparecchiature


EN 60079-14: 2008-10

riparazione delle apparecchiature verifica e manutenzione


EN 60079-19: 2011-01 degli impianti
EN 60079-17: 2007-09

ASL o ARPA, DPR 462/2001

ferimenti tecnici sui vari prodotti. Con un unico riferimento legale


europeo e il passaggio da norme nazionali a norme europee armo-
nizzate, le barriere nazionali si sciolgono e le merci possono circolare
liberamente all’interno della Comunità, così come era stato prescrit-
to nell’articolo 100 (ora articolo 95) del Trattato firmato a Roma nel
marzo 1957 in cui si costituiva la Comunità Economica Europea. Que-
sto percorso, fatto dai primi documenti legislativi (Direttive, Decisio-
ni, Risoluzioni), si completa nella prima metà degli anni ’90 quando
viene deciso che i prodotti che soddisfano i Requisiti Essenziali di Si-
curezza e Salute definiti in ciascuna Direttiva loro applicabile, devono
recare un segno grafico che identifichi ciò e attraverso il quale, posso-
no circolare liberamente all’interno dell’Unione Europea. Questo se-

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1.Premessa

gno grafico è la marcatura CE Fig. 2 Il simbolo grafico CE


(Fig. 2) che deve essere utiliz-
zata rispettando determinate
proporzioni.
Nel corso degli anni, i primi
documenti legislativi sono sta-
ti emendati, integrati e modi-
ficati, fino all’ultima revisione
che è del 2008 (Tab. 1).
All’interno di questo blocco,

Tab. 1 “Direttiva quadro” 83/189/CEE: promulgazione, emendamenti e recepimento in Italia


http://ec.europa.eu/enterprise/policies

Direttiva 83/189/CEE del Consiglio del 28 marzo Legge 21 giugno 1986, n° 317, concernenti la
1983 relativa alla “procedura d’informazione “attuazione della direttiva n° 83/189/CEE relativa
nel settore delle norme e delle regolamentazioni alla procedura d’informazione nel settore delle
“Direttiva quadro”

tecniche” norme e delle regolamentazioni tecniche”


(G.U.C.E. serie L, n° 109 del 26 aprile 1983) (G.U.R.I. serie Generale, n° 151 del 2 luglio
1986)

modificata da:
decisione n° 768/2008/CE del Parlamento
Europeo e del Consiglio del 9 luglio 2008 relativa
a un quadro comune per la commercializzazione
dei prodotti e che abroga la decisione 93/465/CEE
(G.U.C.E. serie L, n° 218 del 13 agosto 2008)

insieme a tante altre Direttive di prodotto (bassa tensione, com-


patibilità elettromagnetica, macchine, etc.) trova collocamento la
Direttiva 94/9/CE, nota come “ATEX 95” (in virtù del n° dell’ar-
ticolo del Trattato) o più semplicemente come la prima Direttiva
“ATEX”.
Si rivolge ai produttori di apparecchiature destinate a essere uti-
lizzate in atmosfere potenzialmente esplosive i quali, dopo aver
eseguito la procedura di valutazione della conformità prevista
per il gruppo e la categoria dell’apparecchiatura, apporranno, ol-
tre alla marcatura CE, anche il simbolo grafico caratteristico del-

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1.Premessa

Tab. 2 Direttiva “ATEX 95”: promulgazione, emendamenti e recepimento in Italia


http://ec.europa.eu/enterprise/sectors/mechanical/

Direttiva 94/9/CE del Parlamento Europeo e D.P.R. 23 marzo 1998, n° 126 “regolamento
del Consiglio 23 marzo 1994 concernente il recante norme per l’attuazione della Direttiva
“ravvicinamento delle legislazioni degli stati 94/9/CE in materia di apparecchi e sistemi
membri relative agli apparecchi e sistemi di di protezione destinati ad essere utilizzati in
protezione destinati ad essere utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva”.
atex/index_en.htm

atmosfere potenzialmente esplosive”.


“ATEX 95”

(G.U.C.E. serie L, n° 100 del 19 aprile 1994) (G.U.R.I. serie Generale, n° 101 del 4 maggio
1998)
Rettifica della Direttiva 94/9/CE del Parlamento
Europeo e del Consiglio 23 marzo 1994
concernente il “ravvicinamento delle legislazioni
degli stati membri relative agli apparecchi e
sistemi di protezione destinati ad essere utilizzati
in atmosfere potenzialmente esplosive”.
(G.U.C.E. serie L, n° 21 del 26 gennaio 2000)

la Direttiva “ATEX 95” (Tab. 2). Il suo nome ufficiale è “marchio


distintivo comunitario”. L’esagono con inscritto l’epsilon-x deve
avere queste proporzioni (Fig. 3).
Le Direttive sociali nascono nella seconda metà degli anni ’80 ed han-
no lo scopo di attuare misure volte a promuovere il miglioramento
della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro mediante
il raggiungimento di un’armonizzazione dei livelli di protezione dei
lavoratori in ambito comunitario e una definizione delle prescrizioni
minime per promuovere il miglioramento dell’ambiente di lavoro e
per tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori, così come era stato
Fig. 3 Marchio distintivo comunitario prescritto, anche in questo caso, nell’articolo 118
(ora articolo 137) del Trattato firmato a Roma nel
marzo 1957 in cui si costituiva la Comunità Eco-
nomica Europea (Tab. 3 e 4).
Nel corso degli anni, la Direttiva “quadro” è
stata integrata con delle Direttive “partico-
lari” che andavano a considerare i vari rischi
presenti sui luoghi di lavoro (cantieri, indu-
strie estrattive, agenti fisici, etc.) e, di conse-

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1.Premessa

Tab. 3 “Direttiva Quadro” 89/391/CEE: promulgazione e recepimento in Italia

Direttiva 89/391/CEE del Consiglio, del 12 giugno D.Lgs. 19 Settembre 1994, n° 626, concernenti la

http://ec.europa.eu/social
“Direttiva quadro”
1989, concernente l'attuazione di misure volte a “attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/
promuovere il miglioramento della sicurezza e CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE,
della salute dei lavoratori durante il lavoro 90/270/CEE, 90/394/CEE, 90/679/CEE, 93/88/
CEE, 95/63/CE, 97/42/CE, 98/24/CE, 99/38/CE,
99/92/CE, 2001/45/CE, 2003/10/CE, 2003/18/CE
e 2004/40/CE riguardanti il miglioramento della
sicurezza e della salute dei lavoratori durante il
lavoro”
(G.U.C.E. serie L, n° 183 del 29 giugno 1989) (G.U.R.I. serie Generale, n° 265 del 12 novembre
1994)

guenza, vi sono stati i vari recepimenti nazionali di cui l’ultimo,


a livello italiano, è quello che ha generato il “Testo Unico sulla
salute e Sicurezza sul lavoro – TUS”: il D.Lgs. 9 aprile 2008, n°
81 “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123,
in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”
(G.U.R.I. serie Generale, n° 101 del 30 aprile 2008) e il D.Lgs.
3 agosto 2009, n° 106 “Disposizioni integrative e correttive del
decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della
salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” (G.U.R.I. serie Gene-
rale, n° 180 del 5 agosto 2009).
All’interno di questo blocco, trova collocamento la Direttiva 99/92/CE,
nota come “ATEX 137” (in virtù del n° dell’articolo del Trattato) o più
semplicemente come la seconda Direttiva “ATEX”.

Tab.4 Direttiva ATEX 137”: promulgazione e recepimento in Italia


http://ec.europa.eu/social

Direttiva 1999/92/CE del Parlamento europeo e D.Lgs. 12 giugno 2003, n° 233 “attuazione della
del Consiglio, del 16 dicembre 1999 “prescrizioni direttiva 1999/92/CE relativa alle prescrizioni
“ATEX 137”

minime per il miglioramento della tutela della minime per il miglioramento della tutela della
sicurezza e della salute dei lavoratori che possono sicurezza e della salute dei lavoratori esposti al
essere esposti al rischio di atmosfere esplosive” rischio di atmosfere esplosive”
(XV Direttiva particolare ai sensi dell'articolo 16,
paragrafo 1 della direttiva 89/391/CEE)
(G.U.C.E. serie L, n° 23 del 28 gennaio 2000) (G.U.R.I. serie Generale, n° 197 del 26 agosto
2003)

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1.Premessa

Grafico 1 Numero di incidenti non mortali sul lavoro per deviazione e contatto nel corso del
2005 all’interno dell’Unione Europea EU_V

contatto con tensione elettrica

contro oggetto fermo (vittima in

in movimento, collisione con...

intrappolato, schiacciato etc.


appuntito, ruvido, materiale
contatto con agente affilato,
impatto orizzontale / verticale
tutti i contatti - modalità

annegato, sepolto, avvolto

morso, calcio, etc. (animale


temperatura, sostanze

stress fisico o mentale


colpito da un oggetto

altri contatti
movimento)

grossolano
pericolose
di danno

o umano)
esplosione 2.366 1.422 8 38 359 98 15 377 : 49

1% intrappolato, schiacciato, etc. 16% stress 0% morso, calcio, etc. (animale o umano)
fisico o mentale 2% altri contatti

4% contatto con agente affilato, appuntito,


ruvido, materiale grossolano
15% colpito da un oggetto in movimento, 60% contatto con tensione elettrica,
collisione con.. temperature, sostanze pericolose

2% impatto orizzontale / verticale contro


oggetto fermo (vittima in movimento)
0% annegamento, sepolto, avvolto
fonte: eurostat -
ESAW (European Statistics on Accidents at Work)

Si rivolge ai datori di lavoro di quei lavoratori che possono essere


esposti al rischio di atmosfere esplosive.
Ora, l’insieme di questi due blocchi di Direttive, le apparecchiature
o, più generalmente, i “prodotti” immessi sul mercato indipenden-
temente dal tipo di utilizzo, (domestico o industriale) da un lato, e
la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro dall’altro, fanno si che,
ciascuno con il proprio ruolo, contribuisca a un miglioramento ge-
nerale delle condizioni di lavoro.
Anche se continuiamo a darci nuove regole incrementando lo “stato

Note: EU_V indi-


dell’arte” e ci rivolgiamo al più bravo e indipendente degli Organi-
ca che, per que- smi Notificati per la certificazione dei nostri prodotti, una quota di
sto tipo di analisi,
hanno fornito i rischio ci sarà sempre.
dati 20 Stati mem-
bri su 27. Ma quanto vale questo rischio? Difficile avere dei dati, ma per avere
I due punti ripor-
tati nei Grafici 1
un’idea possiamo dare un’occhiata ai grafici 1, 2 e 3, estratti dal docu-
e 2 stanno ad in-
mento “Cause e circostanze degli incidenti sul lavoro nell’UE” pubbli-
dicare che il dato
non è disponibile cato dalla “Direzione generale occupazione, affari sociali e pari oppor-
o inferiore a 4 ele-
menti. tunità” della Commissione Europea nel novembre 2008.

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1.Premessa

Grafico 2 Numero di incidenti mortali sul lavoro per deviazione e contatto


nel periodo 2003-2005 all’interno dell’Unione Europea EU_V

contatto con tensione elettrica

contro oggetto fermo (vittima in

in movimento, collisione con...

intrappolato, schiacciato etc.


appuntito, ruvido, materiale
contatto con agente affilato,
impatto orizzontale / verticale
tutti i contatti - modalità

annegato, sepolto, avvolto

morso, calcio, etc. (animale


temperatura, sostanze

stress fisico o mentale


colpito da un oggetto

altri contatti
movimento)

grossolano
pericolose
di danno

o umano)
esplosione 98 56 4 4 23 : 6 : : :

0% contatto con agente affilato, appuntito, 7% intrappolato,


ruvido, materiale grossolano schiacciato, etc. 0% stress fisico o mentale

0% morso, calcio, etc. (animale o umano)


25% colpito da un oggetto in movimento, 0% altri contatti
collisione con..
60% contatto con tensione elettrica,
4% impatto orizzontale / verticale contro temperature, sostanze pericolose
oggetto fermo (vittima in movimento)

4% annegato, sepolto, avvolto


fonte: eurostat -
ESAW (European Statistics on Accidents at Work)

Considerando che alcuni dati coprono il triennio 2003-2005 (in-


cidenti mortali) e altri l’anno 2005 (incidenti non mortali) e che
entrambe le Direttive “ATEX” erano quasi agli inizi, possiamo ra-
gionevolmente sperare che in un prossimo futuro gli incidenti pos-
sano ridursi.
Questo avverrà anche in ragione di quanto più prenderemo con-
fidenza con lo strumento “analisi dei rischi” che terrà conto se le
sorgenti potenziali d’innesco sono presenti o meno e, se presenti,
quanto valgono e quali effetti possono produrre nel caso di contatto
con una miscela potenzialmente esplosiva all’interno del suo campo
di esplodibilità. Le sorgenti di cui tener conto sono:
• superfici calde;
• fiamme e gas caldi (incluse le particelle calde);
• scintille di origine meccanica;
• materiale elettrico;
• correnti elettriche vaganti, protezione contro la corrosione catodica;
• elettricità statica;

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1.Premessa

Grafico 3 Numero di incidenti sul lavoro per deviazione, numero di giorni persi e età media delle
vittime nel corso del 2005 all’interno dell’Unione Europea EU_V

numero di incidenti mortali nel

incapacità permanente nel


21 giorni - 1 mese perso

incapacità permanente
più di 3 giorni persi

incidenti mortali nel


7 - 13 giorni persi

14 - 20 giorni persi
4 -6 giorni persi

1 - 3 mesi persi

3 - 6 mesi persi

2003 - 2005
2003 - 2005

2005
esplosione
2.406 316 492 339 384 572 155 148 102 39,3 40,5

600

500

400

300

200

100

0
4-6 giorni 7-13 giorni 14-20 giorni 21 giorni 1- 3 mesi 3-6 mesi incapacità fonte: eurostat -
persi persi persi 1 mese perso persi persi permanente ESAW (European Statistics on Accidents at Work)

• fulmini;
• onde elettromagnetiche;
• radiazioni ionizzanti;
• ultrasuoni;
• compressione adiabatica e onde d’urto;
• reazioni esotermiche, inclusa l’autoaccensione delle polveri.
Per avere un’esplosione non è sufficiente far sì che combustibile,
comburente e causa d’innesco s’incontrino (Fig. 4), ma è necessario,
oltre a questo, che vi sia anche il confinamento entro cui avviene la
combustione (Fig. 5).

Fig. 4 Il triangolo del fuoco Fig. 5 Il pentagono dell’esplosione


causa d’innesco causa d’innesco

confinamento concentrazione

combustibile comburente combustibile comburente

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2. La classificazione
dei luoghi pericolosi

N
ell’affrontare il capitolo della lo stato dell’arte (norme tecniche) in questo
classificazione, la prima cosa che campo (attualmente IEC 60079-10-1 per i gas
ci è venuta in mente è: che cos’è la e IEC 60079-10-2 per le polveri combustibi-
classificazione? li) non riguardano i luoghi con la presenza di
Le risposte potrebbero essere molteplici: è un grisou (gruppo I), i luoghi di trattamento e
documento, è il disegno con le “nuvolette”, è produzione di esplosivi, etc.
il numero che identifica la zona, è la probabi- La classificazione è un lavoro di squadra! La
lità che l’atmosfera esplosiva sia presente in classificazione dei luoghi dovrebbe essere ese-
una determinata area. guita da persone che capiscono l’importanza e
Risposte corrette, ma solo nel loro insieme. il significato delle proprietà delle sostanze in-
Potremmo pertanto definire la classificazione fiammabili e da persone che sono familiari con
dei luoghi come un metodo per analizzare e il processo e con le apparecchiature, insieme
classificare l’ambiente dove si possono for- con personale qualificato nell’ambito della si-
mare delle atmosfere esplosive per la pre- curezza, delle installazioni elettriche, di quelle
senza di gas e/o polveri combustibili, al fine meccaniche e altro; è necessaria, inoltre, una
di facilitare la corretta scelta e installazione serrata cooperazione tra specialisti della sicu-
delle apparecchiature da utilizzare con sicu- rezza e delle apparecchiature.
rezza in tale ambiente. Quali possono essere questi luoghi?
È importante precisare che i riferimenti del- Più di quanti possiamo immaginare! I

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gas combustibili classificati nella norma Alcuni di questi luoghi pericolosi verranno
IEC 60079-20-1 sono 328, mentre le pol- analizzati nel cap. 8.
veri combustibili citate nel BIA report 13/97 Cosa fare?
sono più di 4.300, comprese segatura, farina, Innanzitutto bisogna formare la squadra!
pan grattato! E dal 1997 a oggi ne sono state Dopodiché, passo dopo passo, si affronta il
classificate altre! lavoro.
Ragionando per macro aree, possiamo dire a) Individuare le sostanze pericolose –
che nei seguenti luoghi potremmo dover ef- mediante l’utilizzo delle informazioni con-
fettuare la classificazione: tenute nelle schede di sicurezza, di quelle
contenute nella norma IEC 60079-20-1
“Atmosfere esplosive – parte 20-1: classi-
ficazione dei gas e dei vapori – metodi di
raffinerie riciclaggio
prova e dati”, nel BIA report 13/97 “Com-
bustione ed esplosione – caratteristiche
delle polveri” e nei riferimenti bibliografi-

industrie
industria ci. A volte però, soprattutto per le polveri
metallurgica
chimiche
e delle plastiche combustibili, i dati disponibili in lettera-
tura non coincidono con le caratteristiche
del nostro campione (tipo di sostanza e

produzione
discariche,
trattamento
granulometria) oppure non siamo in pre-
di energia rifiuti
e acque reflue senza di un’unica polvere. In questi casi,
è opportuno rivolgersi a centri specializ-
zati per far effettuare la caratterizzazione
industria
industrie
del campione; in Italia, un riferimento è la
alimentare
del legno
e mangimistica “Stazione Sperimentale per i Combustibi-
li” (http://www.ssc.it) di San Donato Mi-
lanese (MI).
impianti di
trattamento
Interessanti alcuni dati sui gas. Nella
verniciatura
e fornitura
del gas Tab.5, abbiamo radunato i gas che per un
qualche motivo sono rappresentativi di
qualcosa:

industria
• quelli evidenziati in grassetto nero (n°
farmaceutica
18, 20, 21 27 e 288) sono rappresentativi
dei sottogruppi di gas;
• il n° 55 e il n° 7 rispettivamente per il li-

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2. La classificazione dei luoghi pericolosi

Tab. 5 Alcuni dei gas più rappresentativi

n° GAS Nome Formula L.E.L. U.E.L. M.I.T. M.I.E.* GRUPPO


[vol %] [°C] [μJ]
7 64-18-6 acido formico (acido metanoico) HCOOH 18,00 57,00 525 IIA

metano CH4 4,40 17,00 600 IIA


18 74-82-8 280
grisou 4,40 17,00 595 I

20 74-85-1 etene (etilene) CH2=CH2 2,30 36,00 440 82 IIB

21 74-86-2 etino (acetilene) CH=CH 2,30 100,00 305 19 IIC

27 74-98-6 propano CH3CH2CH3 1,70 10,90 450 250 IIA

35 75-15-0 bisolfuro di carbonio CS2 0,60 60,00 90 9 IIC

37 75-21-8 ossirano (ossido di etilene) CH2CH2O 2,60 100,00 429 IIB

55 78-10-4 tetraetossisilano (C2H5)4Si 0,45 7,20 174


(acido silicico tetraetil estere)

170 110-05-4 bis(1,1-dimetiletil) perossido (CH3)3COOC(CH3)3 0,74 100,00 170 IIB

181 110-96-3 2-metil-N-(2-metilpropil)-1- ((CH3)2CHCH2)2NH 0,80 3,60 256 IIA


propanammina (diisobutilammina)

206 123-42-2 4-idrossi-4-metilpentano-2-one CH3COCH2C(CH3)2OH 1,80 6,90 680 IIA


(diacetonalcol)

288 1333-74-0 idrogeno H2 4,00 77,00 560 16 IIC

293 1712-64-7 acido nitrico 1-metiletil estere (CH3)2CHONO 2,00 100,00 175 IIB
(isopropilnitrato)

Legenda: L.E.L. (Lower Explosive Limit): limite inferiore di esplosività; U.E.L. (Upper Explosive Limit): limite superiore di esplosività;
M.I.T. (Minimum Ignition Temperature): minima temperatura di innesco; M.I.E. (Minimum Ignition Energy): minima energia di innesco;

mite inferiore di esplosività (L.E.L.) più • il n° 181 e il n° 170 rispettivamente per il


basso e più alto; campo di esplodibilità più ristretto e per
• il n° 181 e il n° 21, 37, 170, 293 ri- quello più esteso;
spettivamente per il limite superiore • il n° 35 e il n° 206 rispettivamente per
di esplosività (U.E.L.) più basso e più la temperatura d’innesco minima e mas-
alto; sima.

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 15


Grafico 4 Grafico 5
Suddivisione dei gas in sottogruppi Numero di gas per classe di temperatura

28 indeterminati 1I
140
5 IIC
120
66 IIB
100

[n°]
80

60

40

20

0
227 IIA T6 T5 T4 T3 T2 T1 ind.ti
classi di temperatura

Tab. 6 Alcune delle polveri più rappresentative

Combustibili Granulometria Esplodibilità M.I.T. [°C ] M.I.E. Kst


[µm] L.E.L. [mJ ] [°C]
[g/m3]
in nube in strato
Tcl di 5 mm
T5mm
legna 70 40 440 325 20 128

farina di grano 57 60 430 450 50 87


lattosio 23 125 450 fonde 10 81
riso 45 60 490 ˝ 80 101
zucchero 35 200 350 490 30 138
polietilene < 10 25 450 ˝ 80 156
resina fenolica < 10 25 460 fonde 10 129
alluminio 29 40 700 320 50 415
magnesio 28 30 600 490 120 508
zinco < 10 480 680 460 650 176
coke 15 80 ˝ ˝ 80 47
urea 13 70 450 ˝ 80 136
cellulosa 112 30 350 465 ˝ 112
Legenda: L.E.L. (Lower Explosive Limit): limite inferiore di esplosività; U.E.L. (Upper Explosive Limit): limite superiore di esplosività;
M.I.T. (Minimum Ignition Temperature): minima temperatura di innesco; M.I.E. (Minimum Ignition Energy): minima energia di innesco;
fonte: BIA-Report 13/97

16 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


2. La classificazione dei luoghi pericolosi

Nel Grafico 4 si nota l’enorme prevalenza del I dati riportati alla destra della seconda colon-
sottogruppo IIA mentre, il Grafico 5, mostra na della Tabella 6 dipendono da quelli riporta-
la distribuzione dei gas nella determinazione ti nelle prime due colonne. Ecco che ci appare
della classe di temperatura con un andamen- una novità rispetto a come eravamo abituati a
to gaussiano. trattare i gas: le temperature d’innesco delle
Per quanto riguarda le polveri, queste qua- polveri (MIT) sono caratterizzate da due diver-
si sconosciute, i numeri sono più comples- se condizioni di stato: esse possono innescarsi
si da estrapolare. Dopo aver definito la quando, per via dei moti convettivi, si muovo-
natura della polvere, il secondo dato fon- no nell’aria formando delle “nubi” (Tcl), oppure
damentale per la sua caratterizzazione è quando si depositano sulle superfici formando
la granulometria media. Vediamo alcuni via via degli strati sempre più spessi; conven-
esempi di polveri nella Tabella 6 alla pagi- zionalmente si prende come riferimento uno
na precedente. strato di 5 mm (T5mm).

Fig. 6 La divisione delle zone pericolose in base alla presenza e alla concentrazione
dei gas (Zona 0, 1 e 2) e delle polveri (Zona 20, 21 e 22)

Zona 0 Zona 1 Zona 2

Zona 20 Zona 21 Zona 22

Nota: i tratti grafici riportati in ciascun riquadro sono quelli normalizzati a livello internazionale

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 17


È, inoltre, importante aggiungere che re- c) Definire la portata di emissione del-
centemente, a livello di norma tecnica, le le sorgenti – (velocità, geometria, concen-
polveri sono state definite in tre sottoca- trazione, volatilità, temperatura).
tegorie, similmente a quanto già da anni è d) Stabilire il grado di ventilazione.
stato fatto per i gas; i sottogruppi sono: e) Definire le zone pericolose (Fig. 6).
• IIIA: particelle combustibili, ovvero f) Definire l’estensione delle zone pericolose
“particelle solide, comprese le fibre, di La suddivisione delle zone così come ripor-
dimensioni nominali > di 500 μm”; tato nella Fig. 6 alla pagina precedente è un
• IIIB: polvere non conduttrice, ovvero sistema largamente diffuso, tanto è vero che
“particelle solide finemente suddivise, di è quello adottato sia dall’Europa sia dalle
dimensioni nominali ≤ di 500 μm, con norme internazionali IEC. Qualora non ba-
resistività elettrica > di 103 Ωm”; stasse questa diffusione, a dar forza a questo
• IIIC: polvere conduttrice, ovvero “par- concetto ci ha pensato UNECE, un’agenzia
ticelle solide finemente suddivise, di dell’ONU, che anche nel suo ultimo rappor-
dimensioni nominali ≤ di 500 μm, con to del 2011 (http://www.unece.org/) fa rife-
resistività elettrica ≤ di 103 Ωm”. rimento alle norme internazioni IEC quale
b) Individuare le sorgenti di emissione – riferimento da adottare.
(continua, primo grado, secondo grado). Può capitare, comunque, che alcuni docu-

Tab. 7 Confronto tra la classificazione delle zone pericolose per la presenza di gas secondo le normative
internazionali (IEC Zone System) e secondo le normative nord americane

GAS
Area in cui durante le
normali attività non è
Area in cui è presente
Area in cui durante le probabile la formazione
in permanenza o per
normali attività è probabile la di un’atmosfera esplosiva
lunghi periodi o spesso
formazione di un’atmosfera consistente in una miscela
un’atmosfera esplosiva
Zona 0 Zona 1 esplosiva consistente in una Zona 2 di aria e di sostanze
consistente in una miscela
miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma
di aria e di sostanze
infiammabili sotto forma di di gas, vapore o nebbia
infiammabili sotto forma di
gas, vapori o nebbia. e, qualora si verifichi,
gas, vapore o nebbia.
sia unicamente di breve
durata.

Classe I, Divisione 1 Classe I, Divisione 2

> 1.000 h/anno 10 ÷ 1.000 h/anno 0,1 ÷ 10 h/anno

18 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


2. La classificazione dei luoghi pericolosi

Tab. 8 Confronto tra la classificazione delle zone pericolose per la presenza di polveri secondo le normative
internazionali (IEC Zone System) e secondo le normative nord americane

POLVERI

Area in cui durante le


normali attività non è
Area in cui è presente Area in cui occasionalmente
probabile la formazione
in permanenza o per durante le normali attività è
di un’atmosfera esplosiva
lunghi periodi o spesso probabile la formazione di
Zona 20 Zona 21 un’atmosfera esplosiva sotto
Zona 22 sotto forma di nube di
un’atmosfera esplosiva sotto
polvere combustibile e,
forma di nube di polvere forma di nube di polvere
qualora si verifichi, sia
combustibile nell’aria. combustibile nell’aria.
unicamente di breve
durata.

Classe II, Divisione 1 Classe II, Divisione 2

> 1.000 h/anno 10 ÷ 1.000 h/anno 0,1 ÷ 10 h/anno

menti stilati in accordo alle normative nord classificata. Questo documento, come sarà
americane (Stati Uniti e Canada) facciano intuibile, è di fondamentale importanza per
riferimento alle loro normative nazionali e il datore di lavoro, sulla base del quale dovrà
che, quindi, anche la nomenclatura sia di- fare alcune scelte e adottare alcuni provvedi-
versa da quella adottata intenzionalmente. menti. È importante che da questo documen-
Le Tabelle 7 e 8 evidenziano le correlazioni to si estraggano alcune informazioni, neces-
tra i due sistemi. sarie per il processo successivo:
Indipendentemente dal riferimento norma- • zona d’installazione oppure categoria/
tivo utilizzato, la classificazione dei luoghi EPL dell’apparecchiatura che dovrà es-
pericolosi sarà costituita da un documento sere installata;
descrittivo, in cui sarà identificato lo stabi- • sottogruppo di gas oppure gas specifico/i
limento, i processi considerati, l’elenco del- e/o sottogruppo di polvere oppure
le sostanze pericolose presenti, etc. e da un polvere/i specifica/che;
disegno in pianta e uno in prospetto in cui, • classe di temperatura massima ammissi-
mediante gli appositi segni grafici convenzio- bile dell’apparecchiatura che dovrà essere
nali, vengono tracciati i limiti delle “nuvolet- installata;
te”, ovvero dell’estensione di ciascuna zona • temperatura ambiente.

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 19


3. Scelta
delle apparecchiature

3.1. GRUPPI E CATEGORIE, EPL • categoria M2: apparecchi che garanti-


(Equipment Protection Level) scono un livello alto di protezione; ad essi

L
a Direttiva 94/9/CE prevede la deve poter essere interrotta l’alimentazio-
seguente suddivisione: ne in presenza di atmosfera esplosiva.
• Gruppo I: prodotti il cui utiliz- Gruppo II
zo è previsto nelle miniere e nei loro impianti • categoria 1: apparecchi che garantiscono un
di superficie dove può essere presente il grisù. livello di protezione molto alto; essi sono de-
• Gruppo II: prodotti il cui utilizzo è previ- stinati a luoghi in cui vi è, sempre o per lunghi
sto per siti in superficie con presenza di at- periodi, presenza di atmosfera esplosiva.
mosfere esplosive. • categoria 2: apparecchi che garantisco-
I prodotti vengono poi suddivisi all’interno no un livello di protezione alto; essi sono
dei gruppi nel seguente modo: destinati a luoghi in cui vi è il probabile
Gruppo I sviluppo di atmosfera esplosiva.
• categoria M1: apparecchi che garanti- • categoria 3: apparecchi che garantiscono
scono un livello di protezione molto alto; un livello di protezione normale; essi sono
essi devono rimanere alimentati in pre- destinati a luoghi in cui vi è scarsa probabi-
senza di atmosfera esplosiva. lità che si sviluppi atmosfera esplosiva.

20 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


Tab. 9 Correlazione tra la categoria dell’apparecchiatura Tab. 10 Correlazione tra la categoria dell’apparecchiatura
e la zona d’installazione per il Gruppo II e il livello di protezione

1 2 3 1G 2G 3G
M1 M2
1D 2D 3D
G Zona 0 Zona 1 Zona 2
Ga Gb Gc
D Zona 20 Zona 21 Zona 22 Ma Mb
Da Db Dc

I numeri delle categorie del gruppo II (1, 2, 3) d’installazione.


sono seguiti da una lettera maiuscola: Quello descritto fino ad ora è valido per l’U-
• G, per i gas; nione Europea.
• D, per le polveri combustibili. Al di fuori dell’UE, fino al 2007, le apparec-
Ad esempio: II 2G. chiature erano marcate con il solo modo di
Sulla base delle definizioni del gruppo II e protezione. Pertanto, prendendo spunto
confrontando queste con quelle date dalla Di- dal sistema europeo, è stato creato l’EPL
rettiva 99/92/CE “ATEX 137”, si crea un le- Equipment Protection Level (Tab. 10), sosti-
game biunivoco, evidenziato nella Tabella 9, tuendo ai numeri “1”, “2” e “3”, le lettere “a”,
tra la categoria dell’apparecchiatura e la zona “b”, “c”.

Tab. 11 Gli enti normatori suddivisi per competenza tecnica e per territorialità

Settore
Elettrotecnico Internazionale Internazionale
ed elettronico
Electrotechnical Commission International International Organization
Internazionale Commission Electrotechnique Telecommunication Union for Standardization
Internationale Organisation internationale
de normalisation
Ginevra, Svizzera Ginevra, Svizzera Ginevra, Svizzera
http://www.iec.ch http://www.itu.int http://www.iso.org/iso/home.htm
Europea European Committee for European Telecommunications European Committee
Electrotechnical Standardization Standards Institute for Standardization
Comité Européen de Comité européen
Normalisation Electrotechnique de normalisation
Brussels, Belgio Sophia Antipolis, Francia Brussels, Belgio
http://www.cenelec.eu http://www.etsi.org http://www.cen.eu
Italia Comitato Elettrotecnico Italiano CONCIT Ente Nazionale Italiano
Comitato Nazionale di Unificazione
di Coordinamento per l’Informatica
e le Telecomunicazioni
Milano, Italia Roma, Italia Milano, Italia
http://www.ceiweb.it http://www.isticom.it http://www.uni.com

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 21


3. Scelta delle apparecchiature

Per quanto riguarda il gruppo III, relativo immersione in liquido, incapsulamen-


solo alle polveri, si veda quanto descritto alle to), contenendo l’esplosione (custodie a te-
pagine precedenti. nuta di fiamma), si raggiunge lo scopo.
Periodicamente la Commissione Europea,
3.2. I MODI DI PROTEZIONE pubblica sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione
I modi di protezione sono delle tecniche che Europea, l’elenco delle norme tecniche armo-
ci vengono messe a disposizione dalle norme nizzate che hanno presunzione di conformità
armonizzate, al fine di soddisfare i Requisiti ai requisiti della Direttiva “ATEX 95”.
Essenziali di Sicurezza e Salute. Gli enti normatori sono suddivisi per competen-
Queste tecniche “giocano” sul fatto che, toglien- za tecnica e per territorialità, così come raffigu-
do anche solo uno degli elementi che costitu- rato nella Tabella 11 alla pagina precedente.
iscono il pentagono dell’esplosione, la stessa Nei Grafici 6, 7 e 8 riportiamo i principali
non si può verificare. Limitando, quindi l’ener- modi di protezione per apparecchiature elet-
gia (sicurezza intrinseca) e il calore (sicu- triche e non. Per una’analisi dettagliata dei
rezza aumentata, sicurezza costruttiva), metodi di protezione che Cortem Group uti-
togliendo il combustibile (pressurizzazione, lizza, fare riferimento al paragrafo 3.6.2.

3.3. APPARECCHIATURE ELETTRICHE


3.3.1. GAS
Grafico 6 Principali modi di protezione per apparecchiature elettriche in presenza di gas
Principali modi
di protezione elettrici
per gas

Prevenzione Protezione

Assenza Assenza Segregazione Prova


della sorgente dell’atmosfera della sorgente di esplosione
di innesco esplosiva di innesco db

Sicurezza Pressurizzazione Incapsulamento


intrinseca pxb ma
ia pyb mb
ib pzc mc Legenda: quelli
ic con lo sfondo rosso
Modo Immersione
di protezione “n” in olio sono “abili” per
nRc ob la categoria 1 e/o
Sicurezza
aumentata M1; quelli con lo
eb Riempimento sfondo arancione
qb sono “abili” per la
Modo categoria 2 e/o M2;
di protezione “n” Modo quelli con lo sfondo
nAc di protezione “n” rosa sono “abili” per
nLc nCc la categoria 3.

22 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


3.3.2. POLVERI
Grafico 7 Principali modi di protezione per apparecchiature elettriche in presenza di polveri

Principali modi
di protezione elettrici
per polveri

Prevenzione

Assenza Assenza Segregazione


della sorgente dell’atmosfera della sorgente
di innesco esplosiva di innesco

Sicurezza Pressurizzazione Incapsulamento


intrinseca pD ma
ia pD mb
ib mc
ic

Mediante Legenda: quelli con lo sfondo rosso sono


custodie “abili” per la categoria 1 e/o M1; quelli
ta con lo sfondo arancione sono “abili” per
tb la categoria 2 e/o M2; quelli con lo sfondo
tc
rosa sono “abili” per la categoria 3.

3.4. APPARECCHIATURE NON ELETTRICHE


Grafico 8 Principali modi di protezione per apparecchiature non elettriche in presenza di gas o di polveri

Principali modi
di protezione non-elettrici
per gas e per polveri

Prevenzione Protezione

Assenza Controllo Assenza Segregazione


della sorgente della sorgente dell’atmosfera della sorgente
di innesco di innesco esplosiva di innesco

Sicurezza Controllo Pressurizzazione Immersione Prova


inerente della sorgente p in liquido di esplosione
g di innesco k d
b Custodia k
Sicurezza b a respirazione k
costruttiva limitata
c fr
c
Legenda: quelli con lo sfondo rosso sono “abili” per la
categoria 1 e/o M1; quelli con lo sfondo arancione sono
“abili” per la categoria 2 e/o M2; quelli con lo sfondo
rosa sono “abili” per la categoria 3.

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 23


3. Scelta delle apparecchiature
Tab. 12 Elenco e spiegazioni delle lettere utilizzate nella marcatura

Maiuscole Minuscole Commento


A • compare nei sottogruppi di gas del gruppo II: IIA
• compare associata al modo di protezione “n”, nA
a • compare associata ad altre lettere, per es.: ia, ma
• compare negli EPL associata alla lettera G oppure D
B • compare nei sottogruppi di gas del gruppo II: IIB
b • compare associata ad altre lettere, per es.: ib, mb
• modo di protezione mediante il controllo della sorgente
• compare negli EPL associata alla lettera G oppure D
C • compare nei sottogruppi di gas del gruppo II: IIC
• compare associata al modo di protezione “n”, nC
c • compare associata ad altre lettere, per es.: ic
• modo di protezione mediante sicurezza costruttiva
• compare negli EPL associata alla lettera G oppure D
D • compare associata ad altre lettere, per es.: iD, mD, pD
• identifica la categoria delle polveri combustibili
• identifica l’EPL delle polveri combustibili
d • modo di protezione a tenuta di fiamma (sia elettrico che non-elettrico)
e • modo di protezione a sicurezza aumentata
f • abbinata alla lettera “r”, costituisce il modo di protezione a respirazione limitata “fr”
G • identifica la categoria dei gas
• identifica l’EPL dei gas
g • modo di protezione mediante sicurezza inerente
i • modo di protezione mediante sicurezza intrinseca, per gas abbinata alle lettere “a”, “b” o “c”
• modo di protezione mediante sicurezza intrinseca, per polveri abbinata alla lettera “D”
J • abbinata alla lettera “m”, costituisce il modo di protezione per la spruzzatura elettrostatica “.. mJ”
k • modo di protezione mediante immersione in liquido
L • compare associata al modo di protezione “n”, nL
M • identifica le apparecchiature per miniera
• potrebbe comparire associata al modo di protezione “v”
m • modo di protezione mediante incapsulamento, per gas abbinata alle lettere “a” o “b”
• modo di protezione mediante incapsulamento, per polveri abbinata alla lettera “D”
• abbinata alla lettera “J”, costituisce il modo di protezione per la spruzzatura elettrostatica “.. mJ”
n • modo di protezione “n” abbinate a diverse lettere: “A”, “C”, “L”, “R”
o • modo di protezione mediante immersione in olio
• abbinata alla lettera “p”, modo di protezione a trasmissione ottica “op”

p • modo di protezione mediante pressurizzazione (elettrico) per gas abbinata alle lettere “x”, “y” o “z”
• modo di protezione mediante pressurizzazione (non elettrico)
• modo di protezione mediante pressurizzazione per polveri abbinata alla lettera “D”
• abbinata alla lettera “o”, modo di protezione a trasmissione ottica “op”
q • modo di protezione mediante materiale pulverulento
R • compare associata al modo di protezione “n”, nR
r • abbinata alla lettera “f”, costituisce il modo di protezione a respirazione limitata “fr”
s • modo di protezione speciale
t • modo di protezione mediante custodia
v • modo di protezione delle cabine ventilate trasportabili, abbinata ai numeri “1”, “2”, “3”, “4”, oppure “M2”
x • compare associata al modo di protezione “p”, px
y • compare associata al modo di protezione “p”, py
z • compare associata al modo di protezione “p”, pz

24 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


3.5. ABECEDARIUM “EX” Fig. 8 Fig. 7 Custodia
in lega di alluminio
Guardando le lettere utilizzate nei grafici pre- serie EJB in
cedenti si ha la sensazione che siano rimaste esecuzione “Ex d”
Fig. 8 Pulsantiera
ancora poche lettere a disposizione dei “nor- di comando e
controllo in acciaio
matori”! Abbiamo provato a verificare tale inox serie I
sensazione nella Tabella 12. in esecuzione
“Ex ed”

3.6. LE APPARECCHIATURE CORTEM GROUP


3.6.1. CLASSI MERCEOLOGICHE
Sin da 1968, la nostra società ha progettato
e fabbricato apparecchiature elettriche desti-
nate ad essere utilizzate in atmosfere poten- di requisiti tecnici, che costantemente, sia
zialmente esplosive acquisendo, anno dopo gli uni quanto gli altri, sono mantenuti in ag-
anno, competenza nelle normative dei pro- giornamento.
dotti industriali e specializzandosi in quelle Cortem Group è una società multi prodotto
“Ex”. In linea generale, le nostre apparecchia- e, per agevolare il lettore nel trovare ciò che
ture vengono utilizzate in ambienti diversi cerca, abbiamo suddiviso i prodotti in “macro
da quello domestico, rispettano una serie di aree”. La maggior parte delle nostre apparec-
requisiti cogenti e una molteplice quantità chiature sono “Ex”, ma ve ne sono alcune an-
che destinate ad essere utilizzate in aree non
Fig. 7 classificate, ovvero sicure.
1. Macro area “custodie”
Il termine “custodie”, entrato da anni nel gergo
comune degli operatori Ex, di per sé non qua-
lifica nulla se non un involucro generico, gene-
ralmente avente il modo di protezione “Ex d”, al
quale bisogna specificare quale funzione è chia-
mato a operare in funzione del suo contenuto. La
nomenclatura industriale ci viene in soccorso e,
quindi, le nostre “custodie” sono:
•“involucri vuoti per apparecchiature assiema-
te di protezione e di manovra per bassa tensio-
ne”, in altre parole tutte quelle “custodie” vuote,
certificate come componente (Fig. 7);
•“apparecchi di manovra e di comando”,

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 25


3. Scelta delle apparecchiature

Fig. 9 Fig. 10

Fig. 9 Custodia con morsettiera in lega di alluminio


serie SA in esecuzione “Ex e”
Fig. 10 Sistema elettronico di messa a terra in lega
di alluminio serie GRD4200 in esecuzione “Ex d”
Fig. 11 Presa e spina in lega di alluminio serie PY
e SPY in esecuzione “Ex d”

(Fig. 8) ovvero interruttori automatici, inter- sori”, ovvero amperometri e voltmetri, watt-
ruttori di manovra, sezionatori, interruttori metri e varmetri, frequenzimetri, misuratori
di manovra-sezionatori e unità combinate del fattore di potenza (cos φ) e sincronosco-
con fusibili, dispositivi elettromeccanici per pi, ohmmetri (misuratori di impedenza) e
circuiti di comando, apparecchiature di com- misuratori di conduttanza, strumenti a fun-
mutazione, etc.; zioni multiple;
•“apparecchiature assiemate di protezione •“apparecchi per prove, misure o controllo
e di manovra per bassa tensione”, ovvero i dei sistemi di protezione”, ovvero sistemi per
quadri elettrici, più o meno grandi, dove pos- la misura di terra (Fig. 10).
sono essere presenti più “apparecchi di ma- 2. Macro area “spine e prese”
novra e di comando”, spie di segnalazione, Le nostre prese e spine, ad alveoli cilindrici,
strumenti di misura, etc.; con dispositivo di interblocco, permettono il
•“scatole ed involucri di derivazione”, ovvero
quelle che comunemente vengono chiamate
Fig. 11
“morsettiere” (Fig. 9);
•“equipaggiamento elettrico delle macchine”, ov-
vero quelle apparecchiature elettriche che hanno
un’azione di comando su una macchina;
•“strumenti di misura elettrici, indicatori
analogici ad azione diretta e relativi acces-

26 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


Fig. 12 Fig. 16

Fig. 12 Armatura illuminante a LED in lega di alluminio collegamento anche con altre prese e spine di
serie EWL in esecuzione “Ex de”
altri costruttori che rispondano alle norme
Fig. 13 Armatura illuminante a tubi fluorescenti o LED
industriali di prodotto (Fig. 11).
in lega di alluminio e vetro borosilicato serie FLF
e FLFE in esecuzione “Ex d” e “Ex de” 3. Macro area “apparecchi di illuminazione”
Fig. 14 Armatura portatile a tubi fluorescenti in lega La macro area “apparecchi di illuminazio-
di alluminiop serie FHL in esecuzione “Ex d” ne”, insieme con quella “custodie”, costituisce
Fig. 15 Armatura illuminante per emergenza in lega
un’importante tipologia di apparecchi che im-
di alluminio serie EVF-18EX in esecuzione “Ex d”
Fig. 16 Proiettore per lampade a scarica in lega mettiamo sul mercato ed è così suddivisa:
di alluminio serie SLFE in esecuzione “Ex de” • “apparecchi fissi per usi generali” (Fig. 12-13);
• “apparecchi portatili” (Fig. 14);
Fig. 13
• “emergenza” (Fig. 15);
• “proiettori” (Fig. 16);
• “illuminazione stradale”.
I nostri apparecchi di illuminazione utilizza-
no diverse sorgenti luminose e sono codificati
in accordo all’ “International Lamp Coding
Fig. 14
System – ILCOS”, divenuto norma interna-
zionale nel 2010 (IEC 61231:2010-01):
• “sorgenti a filamento”, ovvero ad incande-
scenza tradizionali1 e ad incandescenza alo-
gene;
• “sorgenti a scarica”, ovvero fluorescenti
Fig. 15
(tubolari e compatte), vapori di mercu-
rio (alta pressione), vapori di sodio (alta
pressione), alogenuri metallici, a luce mi-
scelata;
• “LED”.
1: Per l’Unione Europea, la disponibilità è regolamentata dal Regolamento n° 244/2009/CE della Commissione del 18 marzo 2009 recante modalità di applicazione della
direttiva 2005/32/CE del Parlamento europeo e del Consiglio in merito alle specifiche per la progettazione ecocompatibile delle lampade non direzionali per uso domestico

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 27


3. Scelta delle apparecchiature

Fig. 17
Fig. 17 Avvisatori 3.6.2. I NOSTRI MODI DI PROTEZIONE
acustici elettromagnetici Come si è potuto notare nei paragrafi pre-
in lega di alluminio
cedenti, il numero dei modi di protezione
serie C in esecuzione
attualmente disponibili è notevolmente au-
“Ex de”.
mentato (circa 26) dai primi sei adottati dalla
Comunità Economica Europea citati nella Di-
rettiva 79/196/CEE del 6 febbraio 1979.
Agli inizi, l’uso di apparecchiature elettriche
in atmosfere potenzialmente esplosive era
prevalente nel settore minerario, mentre lo
4. Macro area “dispositivi di segnalazione” sviluppo per l’utilizzo in superficie è più con-
• “dispositivi di segnalazione acustica” (Fig. temporaneo, intorno alla fine della II guerra
17 e 18); mondiale.
• “dispositivi di segnalazione visiva”, ovvero i La sicurezza, vista con gli occhi di oggi, era
dispositivi per la segnalazione ostacoli aerei, i abbastanza rudimentale. Nel tardo 1800, il
semafori (Fig. 19 e 20). carbone era la principale fonte utilizzata per il
5. Macro area “pressacavi, sistemi di tubi riscaldamento e per la generazione di energia
ed accessori per installazioni elettriche” elettrica. Il pericolo principale nella miniera di
• “pressacavi” per cavi armati e non armati carbone era ed è costituito dalla possibile pre-
(Fig. 21 e 22); senza di grisou, un gas combustibile inodore
• “tubi” rigidi e flessibili; e incolore, costituito prevalentemente da una
• “accessori”, ovvero raccordi, curve, riduzio- miscela di metano (dal 77% al 99%) o di altri
ni, tappi, nippli, etc. idrocarburi omologhi e quantità variabili di

Fig. 18 Fig. 19 Fig. 20 Fig. 18 Sirene


elettromeccaniche rotanti
in lega di alluminio serie SCL
in esecuzione “Ex de”
Fig. 19 Armatura illuminante
a LED per segnalazione
ostacoli conforme alla
normativa ICAO serie XLFE-4
in esecuzione “Ex de”
Fig. 20 Semaforo a LED
in lega di alluminio
serie CCA-02E/SLD
in esecuzione “Ex d”

28 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


Fig. 21 Fig. 22

Fig. 21 e 22 Pressacavi per cavi armati e non armati serie REV, REVD in esecuzione “Ex d”, “Ex e” e “Ex tb”

anidride carbonica, ossigeno e azoto. La storia dovevano essere comandate/controllate. Si


mineraria ci ricorda gli importanti numeri di iniziò a studiare il problema e a trovare le
vittime sul luogo di lavoro: i più gravi inciden- possibili soluzioni. In Germania l’organiz-
ti minerari negli Stati Uniti d’America (Mo- zazione principalmente coinvolta fu il Berg-
nongah, West Virginia, 6 dicembre 1907: 362 gewerkschaftlichen Versuchsstrecke (BVS)
vittime) e in Europa (Courrières, Francia, 10 che, insieme a Carl Beyling, un ingegnere
marzo 1907: 1099 morti; Marcinelle, Belgio, 8 minerario, misero a punto una tecnica, in-
agosto 1956: 262 morti). Pertanto, i minatori, torno al 1905, secondo cui le apparecchia-
hanno cercato nel tempo delle soluzioni che ture elettriche (lampade e motori elettrici)
potessero avvisarli della presenza del pericolo. erano racchiuse in un involucro sufficiente-
Il metano è un gas più leggero dell’aria e, di mente robusto da contenere al suo interno
conseguenza, tende ad andare verso l’alto. Così l’eventuale esplosione innescata dall’appa-
tra i primi dispositivi di sicurezza ci furono i recchiatura elettrica. Nel 1908, Carl Beyling,
“canarini in gabbia”, uccelli molto sensibili ai scrisse un documento descrivendo l’applica-
gas che, quando morivano per asfissia, funge- zione di ciò che più tardi prese il nome di
vano da segnale per i minatori che correvano “druckfeste kapselung”, ovvero le custodie a
immediatamente fuori dalla miniera. Prima prova di esplosione, in quel tempo chiamate
della messa a punto della lampada da parte “incapsulamento chiuso” o “incapsulamento
di Sir Humphry Davy, furono utilizzate anche a prova di esplosione” da cui deriva la lettera
delle lampade a olio, il cui scopo era quello di “d” che compone l’attuale identificazione del
bruciare la miscela eventualmente presente, le modo di protezione. Subito dopo fu messa a
cui conseguenze ve le lasciamo immaginare! punto una seconda tecnica per i sistemi di
L’introduzione dell’elettricità alla fine del segnalazione in miniera basata sull’utilizzo
XIX secolo portò dei benefici, ma anche al- di bassi valori energetici: nacque la sicurez-
cuni rischi. Le prime apparecchiature elet- za intrinseca.
triche utilizzate furono quelle d’illuminazio- Oggi con il termine “costruzione elettrica Ex”
ne e quelle per generare forza motrice che si indica genericamente un’apparecchiatura

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 29


3. Scelta delle apparecchiature

elettrica per atmosfere esplosive conforme 3.6.2.1. LE CUSTODIE A PROVA DI ESPLOSIONE


alla norma IEC e CENELEC della serie 60000 (LETTERALMENTE A TENUTA DI FIAMMA) “EX D”
e della serie 61000. Come abbiamo descritto in precedenza, mol-
La scelta che abbiamo fatto è stata quella di to probabilmente il modo di protezione “Ex
concentrarci nella descrizione di quei modi d” è il più vecchio modo di protezione e la sua
di protezione che in questi 45 anni abbiamo applicabilità a molteplici tipologie di prodotti
progettato e fabbricato. Per quanto riguarda i industriali ha permesso la sua grande diffu-
modi di protezione idonei ad essere installati sione (Fig. 23).
in presenza di atmosfere esplosive per la pre- Confrontando un’apparecchiatura normale
senza di gas analizzeremo: ed una “Ex d”, la prima caratteristica che ri-
• le custodie a prova di esplosione (letteral- sulta evidente è la robustezza di quest’ultima,
mente a tenuta di fiamma) “Ex d”; dovuta al fatto che deve resistere meccanica-
• le apparecchiature a sicurezza aumentata mente senza deformarsi plasticamente, alla
“Ex e”; pressione interna generata dall’esplosione
• le apparecchiature “Ex n”. che può avere valori compresi normalmen-
Per quanto riguarda i modi di protezione te tra 5 e 12 bar (Fig. 24). Si tratta, quindi,
idonei ad essere installati in presenza di at- di un modo di protezione in cui la protezio-
mosfere esplosive per la presenza di polveri ne è fatta dalla custodia ed è l’unico basato
combustibili approfondiremo: sul contenimento dell’esplosione (tenuta alla
• le apparecchiature “Ex t”. pressione).
Per una sintetica descrizione degli altri meto- I componenti elettrici scintillanti sono racchiusi
di di protezione per gas e polveri si vedano le all’interno della custodia, la quale permette l’in-
Tabelle 27, 28 e 29 nell’Appendice. gresso dell’atmosfera esplosiva ma, in caso di

Fig. 23 Quadretto di comando e controllo in esecuzione “Ex d”. Custodia EJB in lega
Fig. 23
di alluminio e operatori montati su coperchio
Fig. 24 Il modo di protezione “Ex d” a prova di esplosione

Fig. 24

interstizio

lunghezza
del giunto

30 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


Fig. 25 Fig. 26

vite di fissaggio

coperchio Camera a prova


di esplosione “Ex d”

giunto
di corpo
laminazione

Giunto a tre pezzi


Fig. 25 Il giunto di laminazione Raccordo
Fig. 26 Impianto in tubo. Entrata all’interno di una di bloccaggio
custodia “Ex d” attraverso un raccordo di bloccaggio Tubo

contatto tra questa e la sorgente di innesco (arco della guarnizione;


o scintilla), l’esplosione che ne consegue rimane • se la filettatura è conica, la connessione
confinata all’interno della custodia. deve essere serrata a fondo;
Mediante i giunti di laminazione (Fig. 25), la • se serve un adattatore, esso deve essere
fiamma si raffredda e il prodotto della combu- conforme al modo di protezione “Ex d”
stione non è in grado di innescare la miscela (IEC 60079-1);
presente all’esterno (tenuta alla fiamma). Non • gli ingressi cavo non utilizzati devono
vi sono limitazioni normative per quanto ri- essere chiusi con elementi conformi al
guarda le dimensioni o le caratteristiche elettri- modo di protezione “Ex d” (IEC 60079-1).
che, ma oltre certi limiti dimensionali diventa L’entrata dei cavi nella custodia può avvenire
anti economico costruire con questa tecnica. attraverso tre sistemi:
Se si sceglie il modo di protezione “Ex d”, è A. impianto in tubo;
necessario tenere in considerazione le se- B. impianto in cavo con entrata diretta;
guenti prescrizioni particolari: C. impianto in cavo con entrata indiretta.
• non praticare ulteriori fori alle custodie A. Impianto in tubo
oltre a quelli ammessi dal certificato; In questo tipo di impianto, i cavi elettrici corro-
• se l’ingresso in cavo ha una filettatura no all’interno di un sistema di tubo rigido a te-
parallela, l’accoppiamento deve avere nuta e l’entrata nelle custodie a prova di esplo-
almeno 5 filetti completi in presa; sione avviene attraverso un giunto di bloccaggio
• se è previsto l’uso di una guarnizione, sigillato che permette ad un’eventuale esplosio-
il numero di filetti in presa deve essere ne accidentale di espandersi e propagarsi all’in-
ancora sufficiente dopo l’inserimento terno del sistema di tubi (Fig.26). All’uscita di

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 31


3. Scelta delle apparecchiature

Fig. 27 Conduttore

Miscela Tappo di
di bloccaggio riempimento
CRV
Tappo

Fibra di vetro FV

Fig. 27 Esempio di impianto


Tubo portacavi realizzato in tubo. Tra una
custodia e l’altra si notano
i raccordi di bloccaggio

ogni cassetta “Ex d”, dunque, si trova un giunto ed un raccordo con giunto di bloccaggio; tali
di bloccaggio sigillato (Fig. 27) che impedisce raccordi di bloccaggio devono essere riempiti
all’esplosione di propagarsi in altri settori, deli- di apposita miscela. Questo metodo assicura
mita il volume della costruzione elettrica “Ex d” una protezione efficace dei cavi sia contro gli
a un valore prossimo a quello per il quale è stata attacchi meccanici che contro quelli chimici;
provata e separa la parte d’impianto elettrico in tra i suoi difetti, tuttavia, vanno evidenziate
tubo da un’eventuale parte realizzata con cavo possibili complicazioni in eventuali successive
a vista. modifiche di cablaggio dell’impianto.
L’impianto in tubo prevede i conduttori po- B. Impianto in cavo con entrata diretta
sti all’interno di un tubo “Conduit” filettato Questo tipo di sistema trova applicazione

Fig. 28 Impianto in cavo con entrata diretta Fig. 29 Impianto in cavo con entrata indiretta

Fig. 28 Fig. 29

Camera
a prova
di esplosione
“Ex d”
Camera a prova
di esplosione “Ex d”

Passanti
sigillati “Ex d”

Custodia “Ex e”

Pressacavo

Cavo Pressacavi
“Ex e”

32 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


Fig. 30

Custodia “Ex d”

Passanti sigillati “Ex d”

Fig. 30 Esempio
Custodia “Ex e” di impianto
in cavo
Pressacavi “Ex e” con entrata
indiretta

soprattutto nel Regno Unito e nelle zone di C. Impianto in cavo con entrata indiretta.
influenza britannica. La tecnologia britanni- Questo sistema prevede una custodia di deriva-
ca prevede l’entrata diretta nella custodia a zione con morsetti alla quale arrivano i cavi e
prova di esplosione, la quale avviene attra- dalla quale questi si dipartono. Tale custodia è
verso un pressacavo con guarnizione che non connessa tramite passanti sigillati alla custodia
permette a un’eventuale esplosione all’inter- a prova di esplosione nella quale sono contenu-
no della cassetta, di propagarsi all’esterno te le apparecchiature elettriche che potrebbero
(Fig. 28). Ovviamente, ciascun pressacavo provocare la scintilla. La custodia contenente i
utilizzato deve possedere le caratteristiche morsetti e i morsetti unitamente ai connettori
di sicurezza previste dalla normativa e avere terminali sono del tipo “a sicurezza aumenta-
il diametro interno corrispondente a quello ta” “Ex e” (Fig. 29). Questo tipo d’impianto
del cavo con cui viene utilizzato; allo stesso prevede l’utilizzo di cavi non armati e, dunque,
modo, anche la lunghezza della guarnizione di raccordi con pressacavi corretti; alla luce di
deve assicurare la tenuta all’esplosione. Il ciò, questo metodo d’installazione è utilizzato
modo d’installazione prevede l’utilizzo di un quando il rischio di danni meccanici è minore e
cavo armato per treccia, filo e nastro, dunque la continuità di terra non obbligatoria. I vantag-
un raccordo con pressacavo per cavo arma- gi di questo metodo consistono nella sua fles-
to. I vantaggi derivanti dall’utilizzo di questo sibilità e rapidità, unitamente alla sua econo-
metodo sono legati al fatto che il cavo armato micità. Il suo principale difetto si manifesta nel
assicura oltre che una protezione meccanica, caso di rischio meccanico, per questa ragione è
una continuità elettrica attraverso l’armatura maggiormente conveniente utilizzare un cavo
del cavo. I limiti di tale metodo sono detta- armato o passerelle antistatiche per cavi laddo-
ti dal fatto che l’installazione dei pressacavi ve questo tipo di rischio sia presente. Nella Fig.
necessita di una manutenzione particolare al 30 possiamo vedere un esempio d’impianto in
fine di assicurare la continuità di massa. cavo con entrata indiretta.

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 33


3. Scelta delle apparecchiature

3.6.2.2. LE APPARECCHIATURE A SICUREZZA zione ≥ IP54, mentre custodie contenen-


AUMENTATA “EX E” ti solo parti isolate devono avere grado di
Le apparecchiature a sicurezza aumentata protezione ≥ IP44. Le macchine elettriche
sono molto simili a quelle industriali e il ter- rotanti, invece, (escluse morsettiere e par-
mine “aumentata” è relativo al livello di sicu- ti nude conduttrici), installate in ambienti
rezza incrementato proprio rispetto al livello puliti e regolarmente controllate da per-
di sicurezza offerto dalle apparecchiature in- sonale qualificato, devono avere custodie
dustriali (Fig. 31 e 32). La filosofia di questo con grado di protezione ≥ IP20. I limiti di
modo di protezione impone alcuni limiti: installazione devono essere riportati sulla
• si può applicare ad apparecchiature che macchina. Nell’installare l’apparecchiatura
durante il funzionamento, normale e/o “Ex e” si deve sempre prestare la massima
anomalo, non producono archi, scintille e attenzione a quelle operazioni che possono
temperature eccessive; inficiare il grado di protezione, a cominciare
• la tensione di alimentazione nominale non dagli ingressi in cavo dell’apparecchiatura.
può essere superiore ai 10 kV. L’eventuale ingresso nell’apparecchiatura
All’atto dell’installazione è necessario prestare di corpi solidi e/o acqua, può accorciare il
la massima attenzione a quelle caratteristiche percorso conduttore tra due parti in tensio-
da cui dipende il modo di protezione. In par- ne dell’apparecchiatura, fino alla rottura del
ticolare, risultano critici quattro aspetti che dielettrico con la conseguente formazione
elenchiamo e spieghiamo di seguito. di arco elettrico.
• Il grado di protezione dell’apparec- • Il modo in cui l’apparecchiatura è con-
chiatura. Le custodie contenenti parti nessa al circuito di alimentazione. In
nude attive devono avere grado di prote- genere, l’impianto di alimentazione di ap-

Fig. 31 Il modo di protezione “Ex e” a sicurezza


Fig. 32
aumentata
Fig. 32 Custodia a sicurezza aumentata “Ex e” serie
SA...SS in acciaio inox con operatori.
Fig. 33 Esempio di contrassegno di conformità

Fig. 31

34 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


parecchiature “Ex e” è realizzato in cavo Fig. 33
con pressacavo “Ex e” certificato da Or-
ganismo Notificato e realizzato con anello
di tenuta interno e “o-ring” esterno, per
mantenere il grado IP54. Il collegamento
dei cavi ai morsetti deve essere partico-
larmente curato per non ridurre le carat-
teristiche costruttive di isolamento dei
morsetti, ovvero: rispettare le indicazioni
del costruttore in merito alla sezione del
cavo da collegare ai morsetti e al numero trenativa, è necessario effettuare il calcolo
massimo di conduttori collegabili per ogni della potenza dissipata dalla custodia che
morsetto (oppure potenza dissipabile del- garantisce il mantenimento della classe di
la custodia), garantire per i morsetti a vite temperatura, tenendo conto della resisten-
il serraggio del conduttore nel morsetto (o za del morsetto (dichiarata dal costrutto-
più conduttori quando le istruzioni lo con- re), della resistenza del cavo e della corren-
sentono), applicando la coppia di serraggio te del circuito.
indicata e prestando attenzione a non infi- • La scelta delle protezioni. Ogni sin-
ciare le distanze di isolamento in aria. golo modo di protezione deve essere
• La dissipazione termica. Il modo di sempre garantito. Il contrassegno di con-
protezione “Ex e” permette al gas di en- formità alle Norme 60079 delle costru-
trare nella custodia. Per questo motivo, il zioni Ex, fornisce tutte le informazioni
costruttore dell’apparecchiatura misura necessarie per una idonea scelta e instal-
la massima temperatura sviluppata dalla lazione dell’apparecchiatura e per un suo
costruzione anche nei componenti interni. corretto utilizzo e manutenzione in rela-
Dato che anche il cavo interno alla custo- zione al tipo di protezione che garantisce
dia aumenta il calore, è necessario evitare (Fig. 33).
che la temperatura superi la classe di tem-
peratura dichiarata dal costruttore. L’in- 3.6.2.3. LE APPARECCHIATURE “EX N”
stallatore deve necessariamente seguire Per certi versi è simile al modo di protezione
le indicazioni del costruttore per numero a sicurezza aumentata e assume diverse decli-
consentito di terminali, sezione minima e nazioni a seconda che l’apparecchiatura non
massima del conduttore, massima corren- produca archi o scintille (“Ex nA”), oppure che
te ed eventuali indicazioni sullo stipamen- l’apparecchiatura sia d’interruzione o non in-
to di conduttori interni alla custodia. In al- nescante (“Ex nC”), oppure sia a respirazione

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 35


3. Scelta delle apparecchiature

limitata (“Ex nR”). In ogni caso la tensione di finemente suddivise, di dimensioni nominali ≤
alimentazione nominale non può essere supe- di 500 μm, con resistività elettrica > di 103 Ωm;
riore ai 15 kV. • IIIC: polvere conduttrice; particelle solide fi-
nemente suddivise, di dimensioni nominali ≤
3.6.2.4. LE APPARECCHIATURE “EX T” di 500 μm, con resistività elettrica ≤ di 103 Ωm.
Questo modo di protezione, introdotto come Le nostre apparecchiature presentano un gra-
tale a seguito dell’avvento della Direttiva do di protezione meccanico realizzato mediante
94/9/CE “ATEX 95”, si basa sulla possibilità l’utilizzo di materiale elastomerico e il grado di
di impedire l’ingresso della polvere combusti- protezione (IP 6x) è stato verificato dopo aver
bile all’interno dell’involucro dove sono conte- eseguito la prova d’impatto e la prova di condi-
nute le apparecchiature elettriche che potreb- zionamento al caldo e al freddo.
bero dar luogo all’innesco.
Attualmente, la normativa tecnica identifica 3.6.2.4.1. I GRADI DI PROTEZIONE
queste apparecchiature mediante il gruppo DEGLI INVOLUCRI (CODICE IP)
III, che a sua volta è stato suddiviso in 3 sot- La storia dell’impiego dell’energia elettrica,
togruppi: dai suoi albori ad oggi, ha visto un certo im-
• IIIA: particelle combustibili; particelle so- pegno, da parte dei progettisti, per far sì che
lide, comprese le fibre, di dimensioni nomi- impianti ed apparecchiature elettriche potes-
nali > di 500 μm; sero trovare impiego in sicurezza. Nel novero
• IIIB: polvere non conduttrice; particelle solide delle soluzioni tecniche via via adottate per

Tab. 13 Il grado di protezione IP: significato della prima cifra

Prima cifra caratteristica


Codice Simbolo grafico Significato per la protezione Significato per la protezione
dell’apparecchaitura delle persone
IP 0X Nessuna protezione
IP 1X Protetto contro i corpi solidi di dimensioni Protetto contro l’accesso con il dorso della
superiori a 50 [mm] mano
IP 2X Protetto contro i corpi solidi di dimensioni Protetto contro l’accesso con un dito
superiori a 12 [mm]
IP 3X Protetto contro i corpi solidi di dimensioni Protetto contro l’accesso con un attrezzo
superiori a 2,5 [mm]
IP 4X Protetto contro i corpi solidi di dimensioni Protetto contro l’accesso con un filo
superiori a 1 [mm]
IP 5X Protetto contro la polvere Protetto contro l’accesso con un filo

IP 6X Totalmente protetto contro la polvere Protetto contro l’accesso con un filo

36 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


Tab. 14 Il grado di protezione IP: significato della seconda cifra

Seconda cifra caratteristica


Codice Simbolo grafico Significato per la protezione dell’apparecchaitura
IP XO Nessuna protezione
IP X1 Protetto dalla caduta verticale di gocce d’acqua

IP X2 Protetto dalla caduta di gocce d’acqua con inclinazione massima 15°

IP X3 Protetto dalla pioggia

IP X4 Protetto dagli spruzzi

IP X5 Protetto dai getti d’acqua

IP X6 Protetto dai getti potenti d’acqua (ondate)

IP X7 Protetto dall’immersione temporanea

IP X8 Protetto dall’immersione continua

prevenire il verificarsi di infortuni di origine ne dei materiali contro gli effetti dannosi
elettrica, ovvero di elettrocuzione, vi trova re- dell’acqua;
sidenza anche il codice IP. • lettera addizionale: da utilizzarsi qua-
Il codice IP (International Protection) è un lora la protezione delle persone contro il
codice che riassume il livello di protezione contatto con parti pericolose sia superiore
di un’apparecchiatura elettrica contro il con- a quella della protezione contro l’ingresso
tatto accidentale o intenzionale con il corpo dei corpi solidi richiesta dalla prima cifra
umano o con oggetti e la protezione contro il caratteristica;
contatto con l’acqua. • lettera supplementare: da usarsi per
Oltre alle lettere “IP”, il codice è composto dalle fornire informazioni relative al materiale.
due cifre caratteristiche e dalle lettere addizio- Nella Tabella 13 sono riportate le spiegazio-
nali previste dalla norma IEC 60529: ni per la prima cifra significativa. Il livello di
• prima cifra (0 ÷ 6): protezione delle protezione offerto è progressivo, partendo da
persone contro il contatto con parti peri- quello più basso (IP 0X) fino ad arrivare a
colose e protezione dei materiali contro quello più alto (IP 6X).
l’ingresso dei corpi solidi; Nella Tabella 14 sono riportate le spiegazioni
• seconda cifra (0 ÷ 6; 7 ÷ 8): protezio- per la seconda cifra significativa. Il livello di

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 37


3. Scelta delle apparecchiature

Tab. 15 Significato delle lettere supplementari Per quanto riguarda questa cifra bisogna
relative alla protezione contro l’accesso umano
fare attenzione a due aspetti:
Lettere Descrizione 1. tra la cifra 6 e la cifra 7 è come se ci
addizionali
fosse un confine che divide il mondo
A Protetto contro l’accesso con il dorso
della mano degli spruzzi da quello dell’immersio-
B Protetto contro l’accesso con un dito ne; questo, ad esempio, comporta una
falsa credenza, ovvero che un codice IP
C Protetto contro l’accesso con un
attrezzo X7 sia superiore ad un IP X6;
D Protetto contro l’accesso con un filo 2. la norma IEC 60529 non definisce al-
cun criterio per eseguire la prova per la
verifica dell’IP X8 tranne che non può
protezione offerto è progressivo: avere condizioni inferiori a quella per
• per quanto riguarda la protezione con- l’IP X7; ciò significa che dichiarare l’IP
tro i getti d’acqua, partendo da quello più X8 senza definire la profondità di im-
basso (IP X 0) fino ad arrivare a quello più mersione e/o il tempo di permanenza,
alto (IP X6); ha poco senso.
• per quanto riguarda gli effetti dell’im- Nella Tabella 15 sono riportate le spiegazio-
mersione, partendo da quello più basso ni delle lettere supplementari relative alla
(IP X7) fino ad arrivare a quello più alto protezione contro l’accesso umano mentre,
(IP X8). nella Tabella 16, le spiegazioni delle lette-

Tab. 16 Significato delle lettere supplementari Tab. 17 Comparazione tra codice NEMA e codice IP
relative alla protezione dei materiali

Lettere Descrizione NEMA IP


supplementari 1 10
2 11
H Apparecchiatura ad alta tensione 3R 14
3 54
3S 54
M Provato contro gli effetti dannosi 4 56
dovuti all’ingresso dell’acqua con
apparecchiatura in moto 4X 56
5 52
S Provato contro gli effetti dannosi
dovuti all’ingresso dell’acqua con 6 67
apparecchiatura non in moto 6P 67

W Adatto all’uso in condizioni 12 52


atmosferiche specificate 12K 52
13 54

38 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


re supplementari relative alla protezione del come la protezione alla corrosione, che il co-
materiale. dice IP non considera.
Vediamo alcuni esempi di marcatura:
• IP65: apparecchiatura protetta totalmente 3.6.2.5. MODO DI PROTEZIONE COMBINATO
contro la polvere e contro i getti d’acqua; “EX DE”
• IP67: apparecchiatura protetta totalmen- Si tratta di un’apparecchiatura, tipicamente
te contro la polvere, sia contro i getti d’ac- un quadro elettrico oppure un apparecchio
qua sia contro l’immersione temporanea; di illuminazione, che ha una parte realizzata
• IP65W: apparecchiatura protetta total- con il modo si protezione a prova di esplosio-
mente contro la polvere, contro i getti ne “Ex d” (normalmente la parte principale,
d’acqua in condizioni atmosferiche spe- ad esempio: un quadro elettrico oppure un
cificate, per esempio, ad una temperatura apparecchio di illuminazione, Fig. 34 e Fig.
ambiente di -60 ÷ +55°C. 35) ed un’altra parte realizzata con il modo
Nel lavoro quotidiano, a volte, ci viene richie- di protezione a sicurezza aumentata “Ex e”
sto che la protezione contro l’ingresso di cor- (normalmente la scatola di connessione ai
pi solidi e/o liquidi, anziché essere in accordo circuiti esterni).
al codice IP sia in accordo al codice NEMA. Ecco che dall’unione di due modi di protezio-
La Tabella 17 compara il codice NEMA con ne si ha una soluzione a diversi aspetti:
il codice IP. Bisogna però tenere conto che il • “Ex d”: un’apparecchiatura sufficiente-
codice NEMA considera anche altri fattori, mente robusta che offre un buon livello di

Fig. 34 Esempio
Fig. 34 Fig. 35
di pannello
Custodia “Ex d” di controllo
• Protezione giunti a prova di esplosione in esecuzione
• Componenti interni standard
• Attenzione all’ingresso in custodia “Ex de”
Fig. 35 Sistema
“Ex de” serie EJBE
costituito da una
Morsettiera “Ex e” custodia
• Custodia IP66 “Ex d” in lega d
• Guarnizioni i alluminio serie
• Attenzione a EJB e da una
ingresso in custodia “Ex e”
custodia
• Componenti serie CTB
non scintillanti
“Ex e”

Passaggi sigillati “Ex d” sono l’interfaccia tra le due custodie


• Non deve inficiare il modo di protezione “d”
• Deve garantire il grado di protezione del modo di protezione “e”

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 39


3. Scelta delle apparecchiature

Fig. 36 Esempio di targhetta identificativa Fig. 37 Esempio di marcatura Ex

Fig. 36 Fig. 37

sicurezza e che permette nella sua dutti- • i dati dell’apparecchiatura: la classe di


lità di realizzare moltissime apparecchia- temperatura 4 , la massima tempera-
ture; tura superficiale 5 , la temperatura am-
• “Ex e”: una connessione tra l’apparec- biente 6 , i dati elettrici come da certifi-
chiatura e l’impianto che offre un buon li- cato 7 ;
vello di sicurezza, una semplicità sia d’in- • i dati relativi agli aspetti Ex, ovvero
stallazione sia di manutenzione a dei costi la marcatura, il numero di certificato,
contenuti. etc. 8 ;
• avvertenze.
3.6.3. LA MARCATURA Di questi dati, alcuni sono prescritti dall’ap-
DELLE APPARECCHIATURE ANTIDEFLAGRANTI plicazione delle Direttive comunitarie, altri
Così come prescritto dalle norme tecniche, sono la conseguenza dell’applicazione delle
ciascun prodotto immesso sul mercato è norme tecniche, tipiche per ciascuna appa-
corredato di una sua targa di identificazio- recchiatura.
ne, la quale riporta una serie di informazio- Spendiamo ora qualche riga per meglio
ni (Fig. 36): comprendere la marcatura Ex. La nor-
• il nome o il logo del produttore, ovvero di ma EN 60079-0:2009, che ha sostituito
colui che si rende responsabile dell’im- le norme EN 60079-0:2006 e EN 61241-
missione nel mercato del prodotto; 0:2006 ed è diventata operativa dal il 1°
• l’anno di fabbricazione 1 , il numero di Giugno 2012, ha introdotto una serie di
serie 2 , l’identificazione dell’apparec- cambiamenti tra cui gli “Equipment pro-
chiatura mediante la definizione del codi- tection levels” (EPL) e la modifica della
ce prodotto 3 ; marcatura dei prodotti.

40 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


Secondo le nuove disposizioni, la stringa si tutto analoga alla categoria 9 e 12 ;
compone di cinque sezioni distinte (Fig. 37): • infine, il grado di protezione IP 13 .
• la prima, è la marcatura conseguente Nella Tabella 18 alla pagina successiva, ve-
all’applicazione di almeno una Direttiva diamo nel dettaglio alcuni esempi di marca-
comunitaria: questa si evidenzia con l’ap- ture che si possono trovare sulle nostre appa-
posizione del segno grafico CE; ci può es- recchiature.
sere nelle sue immediate vicinanze un nu-
mero composto da quattro cifre che indica IECEx System (International Elec-
l’Organismo notificato incaricato di trotechnical Commission System for
effettuare la sorveglianza sulla fab- Certification to Standards Relating to
bricazione del prodotto (nel nostro Equipment for use in Explosive Atmo-
caso: 0722 = CESI) 1 e 2 ; spheres)
• la seconda, è la marcatura conseguente La conformità alla Direttiva Atex è con-
all’applicazione della Direttiva 94/9/CE dizione necessaria e sufficiente nei Paesi
“ATEX 95” che si compone dal “marchio dell’Unione Europea per l’installazione del-
distintivo comunitario” epsilon-x 3 , dal le apparecchiature elettriche antideflagranti
gruppo dell’apparecchiatura (“I” oppu- nelle aree classificate come pericolose. Nei
re “II”) 4 e dalla sua categoria (per il Paesi non facenti parte dell’Unione Euro-
gruppo “II”: “1”, “2” oppure “3” 5 segui- pea, ma facenti parte dell’IEC, un’apparec-
to dalla lettera “G” per i gas oppure “D” chiatura elettrica antideflagrante è soggetta
per le polveri combustibili) 6 ; comunque alla valutazione della conformità
• la terza, è la marcatura relativa al modo alle norme IEC, sia per le parti generali che
di protezione che è conseguente all’ap- per le parti relative ai modi di protezione, da
plicazione delle norme armonizzate, per parte di un ente terzo.
esempio, le norme della serie 60079: il Anche in questo caso la marcatura deve in-
modo di protezione per i gas e il gruppo cludere: il nome del produttore, il numero di
di gas 7 , la classe di temperatura 8 , il serie, il codice identificativo, il simbolo Ex se-
modo di protezione per le polveri 10 , la guiti da:
massima temperatura che l’apparecchia- • tipo di protezione (d, ia, E, P, Na, ecc);
tura può raggiungere in funzione nella • gruppo per il quale l’apparecchiatura è
relativa temperatura ambiente 11 . stata certificata (II, IIA, IIB, IIIA ..);
• la quarta, è la marcatura relativa all’EPL, ov- • classe di temperatura o massima tempe-
vero quella che indica il livello di protezione ratura superficiale (T1, T2, T6 ..);
offerto dall’apparecchiatura, che, come ab- • livelli di protezione delle apparecchiature
biamo detto al precedente paragrafo, è del (GA, GB o GC).

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 41


3. Scelta delle apparecchiature

Tab. 18 Esempi di marcatura Ex

Marcatura CE Marcatura ATEX Modo di protezione EPL


0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

2(1)G Ex d [ia Ga] IIB+H2 T6..T5 Gb


0722 II
2(1)D Ex tb [ia Da] IIIC T85..100°C IP66/IP67 Db

segno grafico che identifica che almeno una Direttiva comunitaria è stata applicata; viene
Marcatura CE

0
apposto solo sulle “apparecchiature”, mentre i “componenti” ne sono privi

1 nnn numero identificante l’Organismo Notificato responsabile della sorveglianza sulla produzione;
presente sulle apparecchiature di categoria M2 e 2
2 marchio distintivo comunitario “Epsilon-x” specifico della protezione contro le esplosioni,
definito la prima volta nella Direttiva 76/117/CEE del 18 dicembre 1975

3 n Gruppo di apparecchi
I = apparecchiatura destinata ai lavori in sotterraneo nelle miniere e nei loro impianti di
superficie esposti al rischio di sprigionamento di grisù e/o polveri combustibili
II = apparecchiatura destinata ai lavori diversi da quelli in sotterraneo nelle miniere e nei
loro impianti di superficie che potrebbero essere esposti al pericolo di atmosfere esplosive
4 xx Categoria degli apparecchi
M2 = apparecchiatura destinata ai lavori in sotterraneo nelle miniere e nei loro impianti di
superficie esposti al rischio di sprigionamento di grisù e /o polveri combustibili – in presenza
di atmosfera potenzialmente esplosiva, l’alimentazione dovrebbe poter essere interrotta
2G = apparecchiatura idonea ad essere installata in luoghi in cui, durante le normali attività,
vi è la probabilità che si manifestino atmosfere esplosive dovute a gas, vapori o nebbie (zona
Marcatura ATEX

1); idonea ad essere istallata in zona 1 ed in zona 2


2(1)G = apparecchiatura idonea ad essere installata in luoghi in cui, durante le normali
attività, vi è la probabilità che si manifestino atmosfere esplosive dovute a gas, vapori o
nebbie (zona 1) e che al suo interno ha un dispositivo associato che sarà collegato con
un’apparecchiatura di categoria 1; idonea ad essere istallata in zona 1 ed in zona 2
2(2)G = apparecchiatura idonea ad essere installata in luoghi in cui, durante le normali
attività, vi è la probabilità che si manifestino atmosfere esplosive dovute a gas, vapori o
nebbie (zona 1) e che al suo interno ha un dispositivo associato che sarà collegato con
un’apparecchiatura di categoria 2; idonea ad essere istallata in zona 1 ed in zona 2
3G = apparecchiatura idonea ad essere installata in luoghi in cui, durante le normali attività
non è probabile la formazione di un’atmosfera esplosiva consistente in una miscela di aria
e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia e, qualora si verifichi, sia
unicamente di breve durata (zona 2); idonea ad essere istallata in zona 2
2D = apparecchiatura idonea ad essere installata in luoghi in cui, durante le normali attività,
vi è la probabilità che si manifestino atmosfere esplosive dovute a miscele di aria e polveri
combustibili (zona 21); idonea ad essere istallata in zona 21 ed in zona 22
2(1)D = apparecchiatura idonea ad essere installata in luoghi in cui, durante le normali
attività, vi è la probabilità che si manifestino atmosfere esplosive dovute a miscele di aria
e polveri combustibili (zona 21) e che ha al suo interno un dispositivo associato che sarà
collegato con un’apparecchiatura di categoria 1; idonea ad essere istallata in zona 21 ed
in zona 22
3D = apparecchiatura idonea ad essere installata in luoghi in cui, durante le normali attività
non è probabile la formazione di un’atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere
combustibile e, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata. (zona 22); idonea ad
essere istallata in zona 22
5 Ex identifica che è stato adottato un modo di protezione contro le esplosioni

42 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


6 α Lettera identificante il modo di protezione adottato
d = apparecchiatura protetta mediante una custodia a prova d’esplosione “d”
e = apparecchiatura a sicurezza aumentata “e”
i = apparecchiatura a sicurezza intrinseca “i”
de = apparecchiatura che ha una parte protetta mediante custodia a prova d’esplosione “d”
ed una parte a sicurezza aumentata “e”
ed = apparecchiatura che ha una parte a sicurezza aumentata “e” ed una parte protetta
mediante custodia a prova d’esplosione “d”
d [ia Ga] = apparecchiatura protetta mediante una custodia a prova d’esplosione “d” che al
suo interno ha un dispositivo associato (tipicamente una barriera) a sicurezza intrinseca “ia”
d [ib Gb] = apparecchiatura protetta mediante una custodia a prova d’esplosione “d” che al
suo interno ha un dispositivo associato (tipicamente una barriera) a sicurezza intrinseca “ib”
nA = apparecchiatura costruita per ridurre al minimo il rischio di archi o scintille in grado di
originare un pericolo di accensione durante il funzionamento normale
nR = apparecchiatura progettata per limitare l’ingresso di gas, vapori e nebbie
tb = apparecchiatura provvista di una custodia che impedisce l’ingresso della polvere e dotata
di mezzi per la limitazione delle temperature superficiali; livello di protezione “b”
tD = apparecchiatura protetta mediante una custodia per impedire l’innesco di una nube o di
uno strato di polvere
tb [ia Da] = apparecchiatura provvista di una custodia che impedisce l’ingresso della polvere
Modo di protezione

e mezzi per la limitazione delle temperature superficiali con livello di protezione “b” che al
suo interno ha un dispositivo associato (tipicamente una barriera) a sicurezza intrinseca “ia”
7 xxx I = apparecchiatura destinata ai lavori in sotterraneo nelle miniere e nei loro impianti di
superficie esposti al rischio di sprigionamento di grisù e /o polveri combustibili
IIB = apparecchiatura destinata ai lavori diversi da quelli in sotterraneo nelle miniere e nei loro
impianti di superficie che potrebbero essere esposti al pericolo di atmosfere esplosive – sottogruppo
di gas “B”; idonea ad essere installata in presenza dei gas del sottogruppo “A” e del sottogruppo “B”
IIB+H2 = apparecchiatura destinata ai lavori diversi da quelli in sotterraneo nelle miniere e
nei loro impianti di superficie che potrebbero essere esposti al pericolo di atmosfere esplosive
– sottogruppo di gas “B”; idonea ad essere installata in presenza dei gas del sottogruppo “A”,
del sottogruppo “B” e dell’idrogeno
IIC = apparecchiatura destinata ai lavori diversi da quelli in sotterraneo nelle miniere e nei loro
impianti di superficie che potrebbero essere esposti al pericolo di atmosfere esplosive – sottogruppo
di gas “C”; idonea ad essere installata in presenza di qualsiasi gas (sottogruppi “A”, “B” e “C”)
IIIC = apparecchiatura destinata ai lavori diversi da quelli in sotterraneo nelle miniere e nei loro
impianti di superficie che potrebbero essere esposti al pericolo di atmosfere esplosive – sottogruppo di
polveri “C”; idonea ad essere installata in presenza di qualsiasi polvere (sottogruppi “A”, “B” e “C”)
A21 = apparecchiatura destinata ai lavori diversi da quelli in sotterraneo nelle miniere e nei
loro impianti di superficie che potrebbero essere esposti al pericolo di atmosfere esplosive –
metodo A; idonea ad essere installata in zona 21 e zona 22
A22 = apparecchiatura destinata ai lavori diversi da quelli in sotterraneo nelle miniere e nei
loro impianti di superficie che potrebbero essere esposti al pericolo di atmosfere esplosive –
metodo A; idonea ad essere installata in zona 22
8 xx Definizione delle temperature generate dall’apparecchiatura
T6 = apparecchiatura che può raggiungere, ma non superare gli 85 [°C] di temperatura
assoluta (a seconda del modo di protezione si può trattare della massima temperatura oppure
della massima temperatura superficiale)
T5 = apparecchiatura che può raggiungere, ma non superare i 100 [°C] di temperatura assoluta
T4 = apparecchiatura che può raggiungere, ma non superare i 135 [°C] di temperatura assoluta
T3 = apparecchiatura che può raggiungere, ma non superare i 200 [°C] di temperatura assoluta
T2 = apparecchiatura che può raggiungere, ma non superare i 300 [°C] di temperatura assoluta
T..°C = apparecchiatura che può raggiungere, ma non superare superficialmente i .. [°C] di
temperatura assoluta
9 IPnn Identifica il grado di protezione dell’apparecchiatura; per maggiori dettagli, vedi il precedente
paragrafo 3.6.2.4.1 “I gradi di protezione degli involucri (codice IP)”

10 αα Mb = equivalente alla categoria M2


Gb = equivalente alla categoria 2G
Gc = equivalente alla categoria 3G
EPL

Db = equivalente alla categoria 2D


Dc = equivalente alla categoria 3D

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 43


3. Scelta delle apparecchiature

Tab. 19 Differenze tra la pratica Europea/IECEx e quella Nord Americana

STANDARD FUNZIONAMENTO NORMALE PERICOLO IN CONDIZIONI ANORMALI


Pericolo continuo Pericolo occasionale
IEC/EUROPA Zona 0 Zona 1 Zona 2
U.S.A./CANADA Classe 1 Divisione 2 Classe 1 Divisione 2

Nord America spondono all’americana “Classe I Divisione


La classificazione e la marcatura americana 1”. Se ne deduce come le apparecchiature
utilizzano il metodo delle Classi e Divisioni, espressamente studiate per essere utilizzate
a differenza della prassi europea ATEX e in- in “Zona 1” in Europa non sempre possono
ternazionale IEC che utilizza il metodo delle essere adottate all’interno della “Classe I Di-
Zone. Le aree pericolose sono, quindi, suddi- visione 1” americana.
vise in 3 classi a seconda del tipo di atmosfera Rispetto all’IEC zone system:
esplosiva: - la sola Classe I (dell’articolo 500 del NEC)
- Classe I (gas, vapori, nebbie combustibili); viene suddivisa nelle tre zone IEC: Zona 0,
- Classe II (polveri); Zona 1 e Zona 2;
- Classe III (fibre combustibili). - sono mantenute invariate le classi di tempe-
Ogni classe è suddivisa in due tipi di zone ratura T1-T6;
a rischio di esplosione per la frequenza - sono mantenuti invariati i gruppi dei gas
o durata della formazione di atmosfera IIA, IIB, IIC.
esplosiva. L’articolo 505 offre l’opportunità di una scel-
- Divisione 1: aree nelle quali si trovano co- ta nel modo di classificare con l’obiettivo di
stantemente o occasionalmente concen- conferire al sistema IEC un riconoscimento
trazioni pericolose di gas, vapori o nebbie mondiale e favorire la libera circolazione del-
combustibili in condizioni di funzionamento le apparecchiature idonee per le zone classifi-
normale. cate secondo il sistema IEC.
- Divisione 2: aree nelle quali non ci sono Ciò significa che i prodotti possono essere ap-
concentrazioni pericolose di gas, vapori o provati:
nebbie combustibili in condizioni di fun- • sia per Classe, Divisione e Gruppo di
zionamento normale, ma si raggiungono Sostanze
concentrazioni pericolose solo in caso di Per esempio: Classe 1, Divisione 2, A,B,C,D T3;
guasto. • sia per Classe, Divisione e Gruppo di Gas
La “Zona 2” della classificazione europea Per esempio: Classe 1, Zona 2, IIA, IIB, IIC T3.
equivale alla “Classe I Divisione 2” ameri- La Tabella 19 evidenzia le differenze tra
cana, mentre le “Zone 0 e 1” europee corri- la classificazione nordamericana e quella

44 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


europea/IEC. • il livello di protezione;
Le apparecchiature antideflagranti devono • il simbolo Ex;
essere testate e certificate da organismi no- • il simbolo del tipo di protezione che è
tificati statunitensi, come, ad esempio, i Un- stata applicato
derwriters Laboratories (UL) o Factory Mu- • il gruppo di apparecchiature (I, II o
tual, e canadesi come la Canadian Standards IIA, IIB, IIC);
Association. • la classe di temperatura;
• e il simbolo X, nel caso in cui devono
La Figura 38 descrive la diffusione geogra- essere osservate particolari condizioni
fica degli standard NEC e IEC, mettendo in di utilizzo o se il prodotto è un compo-
evidenza anche quei Paesi in cui sono validi e nente Ex.
applicati entrambi.
3.6.4. LE TEMPERATURE AMBIENTE DELLE
NOSTRE APPARECCHIATURE
Fig. 38
La temperatura ambiente è la temperatu-
NEC-Standard IEC-Standard Entrambi gli standard ra dell’aria o di un altro materiale presente
nelle immediate vicinanze dell’apparecchia-
tura. Normalmente, per le apparecchiature
Ex, l’intervallo di riferimento è -20 ÷ +40
[°C]. Per quanto riguarda le apparecchiature
Cortem Group, nella maggior parte dei casi,
abbiamo esteso questo intervallo a -60 ÷
+60 [°C] per soddisfare le esigenze di luoghi
estremi in cui vengono installate le nostre
apparecchiature. Per fare questo abbiamo
ricercato dei materiali idonei a questa escur-

Fig. 38 Diffusione geografica degli standard NEC sione termica.


e IEC

3.6.5. LE NOSTRE CLASSI DI TEMPERATURA


Russia La classe di temperatura è la massima tem-
La marcatura dei prodotti antideflagran- peratura, superficiale od assoluta, a seconda
ti deve essere conforme alla normativa del modo di protezione, che può raggiungere
GOST R 51330.0-99 e alle normative re- l’apparecchiatura durante i funzionamenti
lative ai singoli metodi di protezione. La previsti dalla sua categoria.
marcatura deve contenere: Meno le apparecchiature scaldano, minori

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 45


3. Scelta delle apparecchiature

Tab. 20 Comparazione tra le classi di temperatura Tutti i materiali in generale, ed i nostri non fan-
europpe/internazionali e quelle nord americane
no eccezione, devono affrontare tre nemici:
[°C] [°F] • l’ambiente;
450 842 T1 • la temperatura;
300 572 T2
• il tempo.
280 536 T2A
260 500 T2B La temperatura ed il tempo sono fattori co-
230 446 T2C nosciuti, mentre l’ambiente dove i nostri
215 419 T2D
prodotti trovano impiego è la nostra grande
200 392 T3
180 356 T3A incognita, di non facile controllo.
165 329 T3B Non ci riferiamo ai potenziali pericoli dovuti
160 320 T3C all’atmosfera esplosiva che tutti conosciamo
135 275 T4
120 248 T4A
e che sono controllati dalle prove di labora-
100 212 T5 torio e garantiti dalle certificazioni. Ci rife-
85 185 T6 riamo, invece, al deterioramento provoca-
to dall’ambiente fortemente aggressivo che
sono le possibilità che esse siano la causa di normalmente troviamo negli impianti chimi-
un’eventuale esplosione. Si tenga conto che ci e petrolchimici.
la media della temperatura di innesco dei La resistenza dei materiali alla corrosione
gas classificati è di circa 360°C (T2) – si veda è un fattore relativo, in quanto è necessario
il Grafico 5 al capitolo 2. verificare le reali condizioni ambientali che
Nella Tabella 20, riportiamo la comparazio- influiscono in maniera significativa sulla na-
ne tra le classi di temperatura europee/in- tura dell’attacco.
ternazionali e quelle nord americane. A tale scopo Cortem Group effettua
costantemente dei test sui materiali
3.6.6. I MATERIALI UTILIZZATI NELLE NOSTRE utilizzati in accordo alle norme ASTM
APPARECCHIATURE (American Society for Testing and Ma-
Diversi sono i materiali che utilizziamo oggi terials) – per esempio B 117 in nebbia
per la produzione delle apparecchiature e dei salina, G 31 in acido solfidrico e clori-
componenti che sono impiegati nei luoghi con drico, etc. – e degli studi approfondi-
atmosfera potenzialmente esplosiva. ti sulla loro resistenza agli ambienti
In estrema sintesi, possiamo raggrupparli esterni, in modo da effettuare delle
nella Tabella 21. scelte ponderate basate su esperienze
Nonostante l’accurata scelta di questi materiali oggettive per garantire in tal modo il
da trasformare in prodotti finiti, dobbiamo te- Cliente sulla sicurezza negli anni dei
nere conto dei limiti imposti dalla natura. propri prodotti.

46 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


3.6.6.1. LEGA DI ALLUMINIO ha un costo enormemente più basso.
La lega di alluminio oggi è uno dei materia- Le caratteristiche meccaniche dei getti delle
li maggiormente utilizzati a livello mondia- leghe di alluminio sono altamente soddisfa-
le per la costruzione di custodie a prova di centi per gli impieghi nel campo della prote-
esplosione. zione elettrica antideflagrante.
Le sue ottime caratteristiche di resistenza Nel passato venivano utilizzate o leghe di al-
alla corrosione, fanno sì che questo materiale luminio-rame, che avevano lo svantaggio di
sia universalmente riconosciuto come il più non essere assolutamente resistenti alla cor-
valido e versatile per la maggior parte delle rosione, oppure le leghe alluminio-magnesio
applicazioni. che, seppur resistenti alla corrosione, aveva-
Esso ha il vantaggio di essere molto più leg- no il limite del magnesio il quale, se urtato
gero rispetto alla ghisa, facilitando così sia meccanicamente, è in grado di generare del-
il montaggio che la manutenzione dell’im- le scintille con valori energetici in grado di
pianto; ha, inoltre, un’ottima resistenza alla innescare un’esplosione (le norme tecniche
corrosione senza il bisogno di essere protetto limitano la presenza di magnesio al 7,5% in
superficialmente, come avviene, invece, per massa). Oggi utilizziamo le leghe alluminio-
la ghisa che deve venire protetta galvanica- silicio in cui il rame è presente come impurità
mente e verniciata. Nonostante questo, Cor- e le cui caratteristiche principali possono es-
tem Group protegge i propri prodotti con una sere così riassunte:
vernice superficiale, RAL7035, contenente • resistenza meccanica abbastanza elevata;
particelle di acciaio inossidabile che, oltre a • sufficiente duttilità;
proteggere dagli urti meccanici, contraddi- • buona compattezza;
stingue la nostra produzione evitando imita- • resistenza alla corrosione.
zioni e contraffazioni. Le leghe di alluminio-silicio che maggiormente
Rispetto agli acciai inossidabili, l’alluminio utilizziamo sono l’AlSi10Mg(a) (EN AB 43000)

Tab. 21 Materiali che utilizza Cortem Group per la produzione delleapparecchiature antideflagranti

materiali metallici materiali plastici parti trasparenti


Parte esterna • leghe di alluminio • poliestere rinforzato • vetro borosilicato
• acciaio inossidabile con fibra di vetro • policarbonato
dell’apparecchiatura
Guarnizioni • neoprene, silicone

Entrate Ex • ottone nichelato • poliammide 6


• lega di alluminio
• acciaio inossidabile
• acciaio zincato

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 47


3. Scelta delle apparecchiature

Tab. 22 La composizione chimica delle leghe di alluminio-silicio

Fe Si Mn Ni Ti Cu Pb Mg Zn Sn altro
AlSi10Mg(a) max 9 ÷ 11 max max max max max 0,2 ÷ 0,45 max max ciascuno 0,05;
0,55 0,45 0,05 0,15 0,05 0,05 0,1 0,05 totale 0,15

AlSi12(b) max 10,5 ÷ 13,5 max max max max max max 0,1 max // ciascuno 0,05;
0,65 0,55 0,1 0,2 0,15 0,1 0,15 totale 0,15

e l’AlSi12(b) (EN AB 44100) le cui composizioni no dell’aria o dell’acqua.


chimiche, in accordo alla norma EN 1706, sono Gli acciai inossidabili si dividono tradizional-
riportate nella Tabella 22. mente, secondo la loro struttura metallogra-
fica, in tre grandi famiglie:
3.6.6.2. ACCIAIO INOSSIDABILE • martensitici;
Gli acciai inossidabili, per via dei luoghi par- • ferritici;
ticolarmente aggressivi o per ragioni tecnico/ • austenitici.
legislative (per esempio nel settore alimen- Proprio per andare incontro alle richieste dei
tare e farmaceutico), hanno avuto un incre- mercati, come ad esempio quella di avere dei
mento costante di richiesta negli ultimi anni, materiali con una resistenza elevata alla cor-
tanto che la quasi totalità delle tipologie delle rosione dei cloruri, la scelta che abbiamo fatto
nostre apparecchiature, indipendentemente relativamente alla lega di acciaio inossidabile
dal modo di protezione, sono proposte anche è ricaduta sull’AISI 316 (X5CrNiMo17-12-2),
con questo materiale. appartenente alla famiglia degli austenitici.
Gli acciai inossidabili sono leghe a base di fer- In generale, questa famiglia ha le seguenti
ro, carbonio e cromo che uniscono alle pro- principali proprietà:
prietà meccaniche tipiche degli acciai al carbo- • ottima resistenza alla corrosione;
nio, caratteristiche peculiari di resistenza alla • facilità di ripulitura e ottimo coefficien-
corrosione, dovute ad uno strato superficiale te igienico.
sottilissimo e trasparente denominato “strato Ma come ogni medaglia, ha anche il suo ro-
passivato” che si forma per via del contatto tra vescio. Qui di seguito riportiamo le principali
i materiali che costituiscono la lega e l’ossige- debolezze dell’acciaio inossidabile:

Tab. 23 Composizione chimica dell’acciaio inossidabile AISI 316

C Si Mn Ni Cr Mo N altro
X5CrNiMo17-12-2 ≤ 0,07 ≤ 1,00 ≤ 2,00 10,0 ÷ 13,0 16,5 ÷ 18,5 2, ÷ 2,5 ≤ 0,11 ciascuno ≤ 0,03;
totale ≤ 0,045

48 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


• a bassa temperatura la resistenza alla cor- sistenti del materiale fibrorinforzato.
rosione diminuisce drasticamente: gli aci- Infatti, quando un materiale fibrorinforzato
di rompono il film di ossido e ciò provoca subisce uno sforzo assiale di trazione, gli sfor-
corrosione generica in questi acciai; zi veri e propri vengono assorbiti dalle fibre,
• nelle fessure e nelle zone protette, la quanti- mentre alla matrice polimerica si demanda il
tà di ossigeno può non essere sufficiente alla solo compito di distribuzione degli stessi fra
conservazione della pellicola di ossido, con le fibre, determinando così una uniformità di
conseguente corrosione interstiziale; sollecitazione tra queste.
• gli ioni degli alogenuri, specie l’anione (Cl-), La resina ha, inoltre, la funzione di protezio-
spezzano il film passivante sugli acciai inos- ne delle fibre dall’usura, nonché quella di as-
sidabili austenitici e provocano la cosiddetta sicurare un loro buon allineamento.
corrosione ad alveoli, definita in gergo “pit- Grazie ai ritardanti alla fiamma presenti nel-
ting corrosion” o vaiolatura; un altro effetto la formulazione chimica, il nostro materiale è
del cloro è la SCC (Stress Corrosion Cracking anche conforme al grado V0 secondo la nor-
- rottura da tensocorrosione). ma UL 94.
La composizione chimica, in accordo alla nor- Le principali proprietà sono le seguenti:
ma EN 10088, è riportata nella Tabella 23. • elevata leggerezza;
• elevata resistenza meccanica;
3.6.6.3. POLIESTERE RINFORZATO CON FIBRA • elevata resistenza alla corrosione;
DI VETRO • elevata coibenza termica;
Questo materiale fece la sua comparsa in Ita- • elevate proprietà dielettriche ed amagne-
lia, nel settore Ex, nella seconda metà degli tiche.
anni ’80, trovando la sua principale applica-
zione nelle scatole di derivazione a sicurezza 3.6.6.4. VETRO IN BOROSILICATO
aumentata. Il vetro borosilicato è un materiale robusto,
Il materiale che noi utilizziamo è una resina noto per le sue qualità di resistenza agli sbalzi
di poliestere insaturo, rinforzata con fibre di termici e per il suo basso coefficiente di dila-
vetro, per migliorare le caratteristiche mec- tazione; resiste agli agenti chimici e presenta,
caniche, e grafite, per rendere “conduttiva” la inoltre, ottime caratteristiche di trasparenza.
superficie al fine di ridurre il rischio di accu- Per le nostre apparecchiature, utilizziamo
mulo di cariche elettrostatiche; proprio l’uti- quello in classe 3.3, in accordo alla norma ISO
lizzo della grafite gli conferisce il caratteristi- 3585, che ha le seguenti caratteristiche:
co colore grigio scuro. • liscio, superficie non porosa, facile da pulire;
Le fibre hanno un’elevata resistenza a trazio- • eccellente ed estesa compatibilità chimica,
ne e rappresentano, pertanto, gli elementi re- inclusa un’alta resistenza all’acqua, alle solu-

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 49


3. Scelta delle apparecchiature

Tab. 24 Composizione chimica del vetro borosilicato 3.3 sparenza e l’assenza di colore permettono
una permeabilità alla luce dell’89% nello
SiO2 B2O3 Na2O Al2O3 altro
spettro del visibile;
Vetro borosilicato, 80,6 % 12,5 % 4,2 % 2,2 % 0,5 %
• resistenza termica e meccanica;
classe 3.3.
• resistenza agli acidi minerali, agli idrocar-
buri alifatici, alla benzina, ai grassi, agli
zioni saline, alle sostanze organiche, agli alo- oli, agli alcoli (tranne l’alcol metilico) ed
geni ed alla maggior parte degli acidi; all’acqua sotto i 70° C;
• nessun effetto catalitico nei processi chimici; • buone proprietà elettriche.
• nessuna caratteristica fisiologica nociva
nei processi biochimici; 3.6.6.6. OTTONE NICHELATO
• trasparenza; Questo tipo di materiale (ottone al piombo
• non infiammabile; con Cu 58%, Zn 40% e Pb 2%), lo utilizziamo
• buona stabilità e resistenza termica; esclusivamente per la costruzione delle entra-
• bassa dilatazione termica. te Ex in cavo (pressacavi). Oltre alla classica
La composizione chimica, in accordo alla nor- lega binaria rame (Cu) e zinco (Zn), il nostro
ma ISO 3585, è riportata nella Tabella 24. materiale presenta anche una bassa percen-
tuale di piombo (Pb) sulla parte esterna del-
3.6.6.5. POLICARBONATO la barra che ci facilita la fase di tornitura dal
Il policarbonato (PC), è un generico poliestere momento che non forma una soluzione con
dell’acido carbonico e, rispetto ai materiali fin la lega Cu-Zn e ha una bassa temperatura di
qui descritti, è di sicuro il più recente, visto che, solidificazione rispetto agli altri due elementi.
nonostante la Du Pont lo abbia studiato fin dalla Successivamente, viene sottoposto al tratta-
fine degli anni ’20 quale possibile sostituto del mento superficiale della nichelatura elettroli-
cotone, il suo utilizzo commerciale avviene negli tica al fine di permettere al prodotto, più che
anni ’60 da parte della Bayer (Makrolon®) e del- un aspetto estetico, una maggior protezione
la General Electric (Lexan®). alla corrosione da parte degli agenti esterni.
Il policarbonato che noi utilizziamo è da “bi-
sfenolo-A”, ovvero un polimero composto da 3.6.6.7. ACCIAIO ZINCATO
molte (“poly”) unità identiche di bisfenolo A Anche questo tipo di materiale, una lega ferro
collegate al carbonato nella catena principale. (Fe) carbonio (C), così come l’ottone nichela-
Le caratteristiche principali di questo mate- to, lo utilizziamo per gli elementi di raccordo
riale termoplastico sono: delle entrate Ex. Si tratta di un acciaio legato,
• trasparenza: elevato indice di rifrazione dolce, per usi generici, con piccole quantità di
dovuto al suo carattere aromatico; la tra- piombo, bismuto, tellurio o zolfo. Per proteg-

50 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


gere il componente dalla corrosione, al termi- tiche) e si presenta come una gomma porosa,
ne delle lavorazioni meccaniche viene sotto- la cui massa è costituita da cellule gassose uni-
posto al processo di zincatura. formemente distribuite. Le principali caratte-
ristiche sono: l’elasticità, la resistenza al taglio
3.6.6.8. POLIAMMIDE 6 e allo schiacciamento, la resistenza all’invec-
Anche questo tipo di materiale, così come per chiamento atmosferico e al calore, e, inoltre,
i precedenti, lo utilizziamo esclusivamente risulta essere inerte verso molti agenti chimici,
per la costruzione delle entrate Ex in cavo. Le olii e solventi.
poliammidi (Pa) sono polimeri lineari carat-
terizzati dalla presenza del gruppo ammidi- 3.6.6.10. SILICONE
co -NH-CO-. Nella gamma dei poliammidi, Il silicone, così come il neoprene, è uno dei
comunemente conosciuti come “nylon”, si principali materiali che utilizziamo per le no-
distinguono diverse tipologie. Le caratteristi- stre guarnizioni.
che dei singoli tipi di poliammide non diffe- I siliconi o polisilossani (metilvinil polisilos-
riscono molto: peso specifico relativamente sano) sono polimeri inorganici basati su una
basso, resistenza agli urti e all’usura, discreto catena silicio-ossigeno e gruppi funzionali
isolamento elettrico, resistenza ai solventi, organici (R) legati agli atomi di silicio. In ge-
agli oli, ai grassi ed ai carburanti. Il tipo di nere, le gomme siliconiche (VMQ) hanno la
poliammide che utilizziamo è la poliammide peculiarità di essere notevolmente resisten-
6 (Pa6) o policaprolattame, appartenente alla ti alla temperatura, agli attacchi chimici e
famiglia delle poliammidi alifatiche. all’ossidazione, e sono ottimi isolanti elettri-
ci. Sono ottimi antiaderenti, elastici, resisten-
3.6.6.9. NEOPRENE ti all’invecchiamento e alle alte temperature.
Il neoprene è uno dei principali materiali che
utilizziamo per le nostre guarnizioni. Il neo- 3.6.7. LE NOSTRE CERTIFICAZIONI (PARTE I)
prene (originalmente denominato duprene) 3.6.7.1. LA DIRETTIVA 94/9/CE
è stato il primo residuo della gomma sinteti- “ATEX 95”
ca prodotto a larga scala con più di 75 anni di La quasi totalità delle apparecchiature da noi
prestazioni provate in un ampio spettro di set- prodotte è del gruppo II, categoria 2G e 2D.
tori. È stato originariamente sviluppato come Sulla base di ciò e tenendo conto che sono
sostituto resistente all’olio per la gomma na- apparecchiature elettriche, la procedura di
turale. La composizione chimica di base della valutazione della conformità che abbiamo
gomma sintetica neoprene è il policloroprene percorso è stata quella di ottenere i vari cer-
(CR). Esso appartiene alla famiglia degli ela- tificati di esame CE del tipo che coprissero gli
stomeri di sintesi (ovvero delle gomme sinte- aspetti della progettazione delle apparecchia-

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 51


3. Scelta delle apparecchiature

Fig. 39 Fig. 40 Fig. 41

Fig. 39 Certificazione ATEX della Fig. 40 Esempio di certificato IECEx Fig. 41 Certificazione GOST R
qualità della produzione.

ture Ex e la notifica della garanzia della quali- presunzione di conformità ai requisiti stessi.
tà dei prodotti (Fig. 39) per coprire gli aspetti Pertanto, a seguito di ciò, i nostri certificati sono
relativi alla fabbricazione delle medesime ap- costantemente aggiornati per far sì che i proget-
parecchiature. ti delle nostre apparecchiature rispondano allo
Anche se non richiesto dalla procedura di va- stato dell’arte presente al momento in cui im-
lutazione della conformità della Direttiva, ma mettiamo i prodotti sul mercato.
per maggior trasparenza nei confronti dei no- Un’altra scelta che abbiamo fatto è stata
stri clienti, le nostre apparecchiature di quella di individuare l’Organismo Notifi-
categoria 3G e 3D sono state sottoposte cato che fosse nostro partner nella certifi-
alla valutazione della progettazione ot- cazione dei prodotti. Agli inizi ve ne erano
tenendo dei certificati di esame del tipo. una quindicina circa; ora ve ne sono 64 di
Il metodo da noi utilizzato per soddisfare i requisiti cui più di 10 in Italia. Il nostro criterio è
essenziali di sicurezza e salute è quello di utilizza- stato quello di scegliere un Organismo la
re le norme armonizzate che, rappresentando lo cui competenza, imparzialità e rigore fosse-
stato dell’arte, sono in continua evoluzione (me- ro riconosciuti non solo tra le mura dome-
diamente una norma ha una vita di circa 5 anni); stiche, ma anche a livello internazionale.
periodicamente, la Gazzetta Ufficiale dell’Unione Così abbiamo scelto il CESI – Centro Elet-
Europea pubblica, sulla serie C, l’elenco delle nor- trotecnico Sperimentale Italiano “Giacinto
me che soddisfano i requisisti essenziali di cia- Motta” di Milano, Organismo il cui primo
scuna Direttiva che l’Unione ha emanato e sulla rapporto di prova su un’apparecchiatura a
stessa definisce anche la data di cessazione della prova di esplosione risale al 1969.

52 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


3.6.7.2. IEC-EX consente l’accesso pubblico per la visualizza-
A partire dai primi anni del 2000, al di fuori zione e la stampa.
dell’Unione Europea ha preso sempre più for-
za uno schema di certificazione volontario, a 3.6.7.3. RUSSIA
carattere internazionale di cui abbiamo già in Il quadro regolamentare in Russia è molto
parte parlato nel paragrafo 3.6.3.: lo schema diverso dal contesto europeo nel quale siamo
IECEx (http://www.iecex.com/). abituati a muoverci con agilità. Se nel merca-
Questo schema, nella sua filosofia, è molto si- to UE vige il principio del mutuo riconosci-
mile a quello della Direttiva 94/9/CE e preve- mento e la certificazione obbligatoria (mar-
de sia il controllo della progettazione (Ex-TR) catura CE) è richiesta solo per determinate
sia quello sulla fabbricazione (QAR) da parte famiglie di prodotti pericolosi o associati a
di un Organismo di Certificazione accreditato gravi rischi, in Russia, in base alla legge n.
da questo schema; con questi due documen- 508 del 22/07/92 sulla difesa dei diritti dei
ti si può richiedere il certificato di conformità consumatori, la maggior parte dei prodotti
(CoC). Le normative di riferimento sono quelle destinati alla commercializzazione sui merca-
della serie IEC 60079 e IEC 61241. ti interni della federazione deve essere certifi-
L’obiettivo del Sistema IECEx è quello di facili- cata per verificare la conformità del prodotto
tare il commercio internazionale di attrezzature agli standard nazionali russi.
destinate ad ambienti con atmosfere esplosive, Poiché la verifica delle merci importate in
mantenendo il necessario livello di sicurezza: base agli indici di sicurezza e qualità non
• riduzione dei costi di prova e di certifica- è di diretta competenza degli organi doga-
zione per il produttore; nali, questi ultimi si limitano a verificare
• riduzione dei tempi di commercializzazione; l’esistenza e l’autenticità dei documenti che
• fiducia internazionale nel processo di va- certificano le proprietà dei prodotti d’im-
lutazione del prodotto; portazione.
• un database internazionale; Nel sistema di controllo doganale della sicu-
• mantenere un livello di fiducia internazio- rezza delle merci, il documento principale è
nale nei confronti delle attrezzature e dei costituito dal certificato di conformità rila-
servizi oggetto di certificazione IECEx. sciato nell’ambito del sistema di certificazio-
Questo schema, così come i suoi certificati, è ne obbligatoria “GOST R” (Fig. 41); un altro
riconosciuto da sempre più Stati a livello in- documento fondamentale è il permesso per
ternazionale. l’utilizzo, emesso da Rostechnadzor (RTN).
I certificati rilasciati dal sistema IECEx sono GOST è un’abbreviazione di “Gosudarstven-
emessi come “certificati elettronici” e sono nyj Standart” (“Standard di Stato” in rus-
disponibili sul sito IECEx (Fig. 40). Questo so). Tale sistema nazionale di certificazione

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 53


3. Scelta delle apparecchiature

è stato introdotto per proteggere la salute per mettere in funzione le attrezzature o l’im-
pubblica ed assicurare la sicurezza e qualità pianto. Senza di esso l’impianto non può rice-
dei prodotti importati che hanno inondato i vere l’autorizzazione. In genere, vengono effet-
mercati nazionali dei Paesi ex-URSS. tuati i calcoli necessari compresa una revisione
I prodotti che portano la marca “GOST R” di- delle procedure di manutenzione e riparazione,
mostrano che sono in conformità agli standard una revisione dei sistemi di controllo, test idrau-
applicabili ed hanno ricevuto un certificato lici, test non distruttivi, ecc; si effettua, altresì,
GOST R da un ufficio certificazioni accreditato. una revisione dei possibili effetti sull’ambiente,
Quindi, possono essere sdoganati solo se quali scarichi, fuoriuscite di liquami, ecc.
provvisti di questa certificazione rilasciata Il tempo di validità del permesso per l’uso,
da un organismo ufficiale russo accreditato secondo la legge russa, è di 5 anni.
dal Gosstandart; il certificato di conformità Per ottenere il permesso di utilizzo è necessa-
deve essere esibito insieme alla dichiarazione rio disporre di passaporti tecnici e manuale
doganale di carico e costituisce il documento di istruzioni in lingua russa.
fondamentale per l’ingresso delle merci sul
territorio doganale della Federazione Russa. 3.7. LE NOSTRE CERTIFICAZIONI (PARTE II)
Le spedizioni accompagnate dalla copia uf- Congiuntamente con ciascun prodotto im-
ficiale del certificato passeranno la dogana e messo sul mercato, colui che appone la mar-
saranno accettate dall’ acquirente russo. catura deve:
Per molti beni destinati a località industriali • redigere la “dichiarazione CE di conformità”
potenzialmente pericolose ubicate in Russia, nel caso di apparecchi, oppure l’ ”attestato
di cui le apparecchiature Ex fanno parte, viene di conformità” con le relative condizioni di
richiesto un permesso aggiuntivo. Tra questi incorporamento nel caso di componenti;
vi è il Rostechnadzor (RTN), emesso dal Ser- • fornire le “istruzioni per l’uso”.
vizio Federale per l’Ecologia, la Tecnologia e la Dal punto di vista legale, l’UE considera
Sorveglianza Nucleare. Questo permesso è ne- “produttore”:
cessario per indicare che le attrezzature poten- i) il fabbricante del prodotto stabilito nel-
zialmente pericolose soddisfano i parametri di la Comunità e qualsiasi altra persona che si
sicurezza russi e possono essere messe in fun- presenti come fabbricante apponendo sul
zione senza correre rischi. Tutti i beni che ma- prodotto il proprio nome, il proprio marchio
neggiano petrolio, gas naturale o altri liquidi ad o un altro segno distintivo, o colui che rimette
alta pressione/elevata temperatura rientrano a nuovo il prodotto;
automaticamente in questa categoria dato che ii) il rappresentante del fabbricante nel caso in
vengono considerati liquidi dannosi impiegati cui quest’ultimo non è stabilito nella Comuni-
in attività pericolose. Il permesso è necessario tà o il rappresentante del fabbricante nel caso

54 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


in cui quest’ultimo non è stabilito nella Comu- apposta la marcatura CE;
nità o l’importatore del prodotto stesso. • la Direttiva “macchine” richiede la descri-
iii) gli altri operatori professionali della ca- zione e l’identificazione della macchina,
tena di commercializzazione nella misura in con denominazione generica, funzione,
cui la loro attività possa incidere sulle carat- modello, tipo, numero di serie, denomi-
teristiche di sicurezza dei prodotti commer- nazione commerciale;
cializzati. • la Direttiva “ATEX 95” richiede, se vi è, il
Ma vediamo un po’ meglio le caratteristiche nome, il n° di identificazione e l’indirizzo
di questi due documenti. dell’Organismo Notificato che ha emesso
il certificato di esame CE del tipo ed il n°
3.7.1. LA “DICHIARAZIONE CE DI CONFORMITA’” del certificato.
La dichiarazione CE di conformità è l’atto
formale e finale in cui il produttore dichiara 3.7.2. LE “ISTRUZIONI PER L’USO”
di fronte al Mercato Unico dell’Unione Euro- Le istruzioni costituiscono il mezzo per trasmet-
pea, di avere rispettato i Requisiti Essenziali tere all’utilizzatore le informazioni sulle corrette
di Sicurezza e Salute di tutte le Direttive co- modalità di utilizzo del prodotto in condizioni di
munitarie applicabili ai propri prodotti. sicurezza; per questo motivo le istruzioni sono
Le dichiarazioni CE di conformità sono re- scritte, oltre che nella lingua madre del produtto-
datte considerando i seguenti riferimenti le- re, anche in lingua inglese. Le istruzioni sono par-
gislativi e normativi: te integrante della fornitura del prodotto.
• allegato III “dichiarazione CE di conformità” Anche in questo caso, le istruzioni sono re-
della Decisione n° 768/2008/CE del Parla- datte considerando i seguenti riferimenti le-
mento europeo e del Consiglio del 9 luglio gislativi e normativi:
2008 relativa ad un quadro comune per la • norma tecnica IEC 62079 “preparazione
commercializzazione dei prodotti e che abro- di istruzioni – struttura, contenuto e pre-
ga la decisione 93/465/CEE (G.U.U.E. serie sentazione”;
L, n° 218 del 2008-08-13); A seconda delle Direttive applicate, vi possono
• norma tecnica ISO/IEC 17050-1 e 17050-2 essere delle richieste specifiche, ad esempio:
“Valutazione della conformità - Dichiarazio- • la Direttiva “macchine” richiede “almeno”
ne di conformità rilasciata dal fornitore”. una serie di informazioni definite al par.
A seconda delle Direttive applicate, vi posso- 1.7.4 e/o al par. 3.6.3 e/o al par. 4.4, etc.
no essere delle richieste aggiuntive particola- dell’allegato I;
ri, ad esempio: • la Direttiva “ATEX 95” richiede “almeno”
• la Direttiva “bassa tensione” richiede le una serie di informazioni definite al par.
ultime due cifre dell’anno in cui è stata 1.0.6 dell’allegato II.

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 55


4. Installazione

I niziamo col dire che la sicurezza


nelle aree potenzialmente esplosi-
ve può essere garantita solo attra-
verso una stretta ed efficace collaborazione
zione e le pratiche di installazione, le
regole e le disposizioni legislative rela-
tive ed i principi generali della classifi-
cazione dei luoghi. Inoltre, la competenza
tra tutte le parti coinvolte (Fig. 42). della persona deve essere attinente al tipo di
Il datore di lavoro è responsabile della si- lavoro da intraprendere.
curezza dei suoi impianti. E’ suo dovere ve- I produttori di apparecchiature elettriche an-
rificare dove c’è il rischio di esplosione e, di tideflagranti sono responsabili dei test di rou-
conseguenza, suddividere le aree in Zone. tine, della certificazione dei prodotti e della
Egli deve garantire che le apparecchiature si- documentazione. Essi sono tenuti a garantire
ano installate in conformità con le normati- che ciascun dispositivo prodotto sia confor-
ve e che siano controllate prima dell’utilizzo. me al progetto approvato.
Deve, inoltre, mantenere le apparecchiature Detto ciò, nella fase di installazione, è op-
in un corretto stato di utilizzo attraverso l’at- portuno ridare un’occhiata alla coerenza tra
tività di ispezione e manutenzione periodica. la marcatura dell’apparecchiatura e la zona
La progettazione dell’installazione, la di installazione. Dopodiché l’installatore do-
scelta delle apparecchiature ed il mon- vrà tenere in considerazione sia le prescri-
taggio devono essere eseguiti solo da zioni normative, per esempio quelle della
persone la cui formazione ha incluso norma EN 60079-14, sia quanto riportato
l’istruzione sui diversi modi di prote- sulle istruzioni d’uso fornite dal fabbricante,

56 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


in particolar modo se vi sono delle “condi- avviene tramite una guarnizione, diretta-
zioni speciali per l’utilizzo sicuro – (X)”. mente sulla guaina esterna del cavo. Ogni
Una nota particolare, che riguarda da vici- guarnizione è adatta per singoli diametri
no la maggior parte delle nostre apparec- di cavo.
chiature, è la scelta dei pressacavi per le I pressacavi vanno scelti in base al diametro
apparecchiature con modo di protezione del cavo. La tenuta, infatti, è garantita dalla
“Ex d”. I pressacavi, che seguono il modo di compressione di una guarnizione in gom-
protezione “Ex d” possono essere di diverso ma che va a stringere sul diametro esterno
tipo, a seconda degli utilizzi ai quali sono del cavo e non permette il propagarsi del-
destinati. Normalmente si dividono in due la fiamma all’esterno della custodia. Nor-
grandi categorie: malmente la guarnizione di tenuta ha una
• per cavo armato: vengono utilizzati per l’en- lunghezza che corrisponde alla lunghezza
trata diretta di cavi armati in custodie a prova massima del giunto di laminazione; alcu-
di esplosione, possono essere costruiti per di- ni pressacavi, con la guarnizione più corta,
versi tipi di armature; possono essere utilizzati per custodie con
• per cavo normale: vengono utilizzati per volumi interni limitati dal certificato. Sulle
l’entrata diretta di cavi non armati in cu- guarnizioni sono indicati i diametri minimo
stodie a prova di esplosione. Il bloccaggio e massimo di utilizzo del cavo. Non è am-
messo infilare più cavi in uno stesso pressa-
Fig. 42 La cooperazione tra tutte le parti coinvolte cavo, né aumentare il diametro della guaina
Fig. 42
esterna del cavo con nastro isolante o altri
mezzi, per farlo corrispondere al diametro
Autorità della guarnizione. I pressacavi per cavi ar-
Impiegato di Certificazione mati hanno due guarnizioni: la prima, an-
teriore è quella che fa tenuta sul diametro
interno del cavo e garantisce la protezione
Installatore

Autorità

antideflagrante; la seconda, posteriore, fa


tenuta sulla guaina esterna del cavo e pro-
tegge dalla penetrazione di liquidi all’inter-
no del pressacavo, dove è bloccata l’arma-
tura da due anelli conici che garantiscono
Produttore Normative la continuità elettrica della messa a terra.
Esistono anche i pressacavi del tipo “a barrie-
ra”. In questo caso, il cavo viene sigillato con
una resina in un manicotto che, inserito nel

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 57


4. Installazione

Grafico 9 Diagramma di flusso per la scelta del pressacavo corretto

L’apparecchiatura ha
al suo interno una sorgente
potenziale di innesco?
si
no
Il gas pericoloso richiede
una costruzione IIC?

si no

L’area di installazione
è zona 1?

si no
Il volume libero
dell’apparecchiatura
Utilizzare in alternativa: è maggiore di 2 dm3?
A) un dispositivo di tenuta
Ex d, contenente un sigillante si no Utilizzare dispositivi
(giunto di bloccaggio tipo EYS di entrata di cavo
oppure EYD oppure EZS) Ex d con anello di
B) un pressacavo Ex d, tenuta (pressacavo
che incorpora le tenute tipo REV oppure
riempite dal sigillante REVD, etc.)
(pressacavo barriera tipo
FB oppure FGAB)

pressacavo, forma un giunto di laminazione gli impianti “AD-PE = a sicurezza a prova


con la parte interna del corpo. L’utilizzo dei di esplosione” e chi opera dal punto di vista
diversi tipi di pressacavi deve seguire la Nor- della manutenzione – soprattutto se l’entra-
ma EN 60079-14. A seconda del tipo di im- ta Ex è un’entrata dove è stato utilizzato il
pianto e del volume delle custodie, possono sigillante – la nostra scelta è stata quella di
essere utilizzati pressacavi barriera o sempli- andare incontro agli operatori degli impianti
ci pressacavi con guarnizioni. Il Grafico 9 aiu- offrendo la possibilità di avere apparecchia-
ta nella scelta del pressacavo corretto. È im- ture con un livello elevato per quanto riguar-
portante seguire questo diagramma di flusso da la sicurezza, ma più semplici da gestire
perché considera se l’apparecchiatura è mar- dal punto di vista impiantistico: queste sono
cata “IIC” o meno, se è installata in Zona 1 le soluzioni di apparecchiature che hanno il
o meno ed, infine, se il volume dell’apparec- modo di protezione composito “Ex de” di
chiatura è maggiore di 2 dm³. cui abbiamo parlato precedentemente (vedi
Comprendendo le difficoltà di chi realizza par. 3.6.2.5).

58 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


5.Verifica

Q
ual è lo scopo della verifica o stiche di sicurezza.
ispezione? La risposta è nella Anche in questo caso, è bene sottolineare
domanda! Ovvero quello di ve- che la verifica e la manutenzione degli im-
rificare mediante un’ispezione pianti devono essere eseguite da personale
che, inizialmente, l’installazione sia stata con esperienza, il cui addestramento abbia
eseguita a regola d’arte e, periodicamen- incluso istruzioni sui vari modi di prote-
te, mantenga inalterate le sue caratteri- zione, sulle modalità di installazione, sulle

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 59


Grafico 10 Le tipologie di ispezioni in base ai parametri di frequenza, quantità e qualità

Le ispezioni

Ispezione
frequenza

Iniziale Periodica
quantità

Totale A campione Totale


qualità (grado)

Dettagliata A vista Ravvicinata Dettagliata

prescrizioni normative, sulle leggi naziona- • quello quantitativo, ovvero la verifica


li e norme aziendali pertinenti l’impianto che viene effettuata su tutte le apparec-
e sui principi generali della classificazione chiature (totale) oppure su una parte pro-
dei luoghi pericolosi. Il riferimento norma- porzionale di esse (a campione);
tivo per quanto riguarda le attività di ispe- • quello qualitativo, ovvero l’ispezione che
zione e manutenzione è la norma IEC/EN permette di identificare i difetti visibili ad
60079-17. occhio nudo senza l’utilizzo di mezzi d’acces-
Le verifiche/ispezioni tengono conto di tre so od utensili (a vista), quella che permette
aspetti (Grafico 10): di identificare i difetti che possono essere
• quello temporale, ovvero l’ispezione rilevati solo usando mezzi di accesso ed at-
che viene effettuata prima che le apparec- trezzi (ravvicinata) e la verifica che permette
chiature vengano messe in servizio (ini- di identificare i difetti mediante l’apertura
ziale) oppure quella che viene effettuata dell’apparecchiatura e/o usando utensili e
sistematicamente (periodica); dispositivi di misura (dettagliata).

60 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


6. Manutenzione
e riparazioni

6.1. MANUTENZIONE od in accordo a criteri prescritti e volta a

L
a definizione di manutenzione ridurre la probabilità di guasto o la degra-
è “la combinazione di tutte le dazione del funzionamento di una entità”,
tecniche amministrative, in- a quella “accidentale” ovvero la “manuten-
cluse le azioni di supervisione, volte a man- zione eseguita a seguito della rilevazione
tenere od a riportare un’entità in uno stato di un’avaria e volta a riportare un’entità
in cui possa eseguire la funzione richiesta”. nello stato in cui possa eseguire la funzione
Detto ciò, negli anni l’approccio alla manu- richiesta”.
tenzione è cambiata radicalmente, passando L’intervallo tra un intervento di manutenzio-
da quella “preventiva” ovvero la “manuten- ne ed il successivo dipende da diversi fattori
zione eseguita ad intervalli predeterminati tra cui le scelte progettuali, l’ambiente dov’è

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 61


installata e la cura che si ha per l’apparec- ti o dal costruttore dell’apparecchiatura.
chiatura. Nel nostro caso, avendo a che fare Riparare le nostre apparecchiature
con delle apparecchiature che hanno lo sco- Le nostre apparecchiature le progettiamo e
po di ridurre il rischio di esplosione, è bene le fabbrichiamo per far sì che abbiano una
che la manutenzione sia fatta puntualmente lunga vita e che siano in grado di mantenere
seguendo le indicazioni contenute nelle istru- il livello di sicurezza richiesto nelle gravo-
zioni d’uso del prodotto. se condizioni ambientali in cui sono instal-
late. Le nostre apparecchiature si possono
6.2. RIPARAZIONI riparare.
Riparazioni in generale Presso il nostro stabilimento italiano di Vil-
La riparazione è un’azione volta a riportare lesse (GO) e nei centri Cortem da noi auto-
un’apparecchiatura guasta nelle sue condi- rizzati, le nostre apparecchiature vengono
zioni di idoneità al servizio in conformità con riparate, revisionate e ripristinate in accor-
la norma appropriata. Ed anche se ormai da do ai documenti di progettazione approvati
anni abbiamo dimenticato che gli oggetti, se dagli Organismi Notificati, tornando a ga-
di qualità, possono essere riparati, quest’a- rantire così il livello di sicurezza che aveva-
zione può essere svolta da centri specializza- no al momento dell’acquisto.

62 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


7. Fine vita
delle apparecchiature

7.1. SMALTIMENTO tiva 2012/19/UE del 4 luglio 2012 la quale

P
resto o tardi, anche le apparec- prevede che una serie di apparecchiature
chiature elettriche antidefla- debbano essere smaltite in un certo modo.
granti giungono a fine vita ed è Anche alcune delle nostre apparecchiature
necessario smaltirle in modo corretto. Sul ricadono nel campo di applicazione di que-
piano legislativo, l’Unione Europea, parten- sta Direttiva ed è per questo motivo che su
do dal titolo XX “ambiente” del Trattato sul di esse apponiamo il simbolo qui di fianco
funzionamento dell’Unione Europea, rappresentato.
ha emesso una nuova Direttiva sui Vi sono poi aziende, come Cortem
rifiuti di apparecchiature elettriche Group, che hanno adottato un siste-
ed elettroniche: si tratta della Diret- ma di gestione ambientale, in accor-

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 63


do alla norma ISO 14001, stabilendo delle per gli imballaggi delle nostre apparec-
loro modalità per lo smaltimento di ciò che, chiature sono:
giunto a fine vita, risulta essere un rifiuto. - le scatole in cartone ondulato;
In ultimo, ciascuna nazione può aver sta- - le casse in legno.
bilito delle proprie modalità organizzative • Il secondo strato è quello relativo alla na-
su come gestire la raccolta e lo smaltimento tura del materiare che costituisce l’involu-
dei rifiuti a cui rimandiamo il lettore per un cro dell’apparecchiatura; le nostre scelte si
miglior approfondimento. sono basate sia sugli aspetti funzionali del
prodotto sia su quelli
7.2. RICICLABILITÀ ambientali, dando così
La riciclabilità è corpo alla certificazio-
strettamente collega- ne del nostro sistema
ta allo smaltimento. di gestione ambientale
Sono ormai diversi (certificazione DNV n°
anni che la comuni- 78704-2010-AE-ITA-
cazione, a causa della SINCERT).
non infinita disponi- Pertanto, la maggior
bilità di materiali e parte dei materiali, la
dei costi di produzio- cui descrizione e stata
ne a volte per nulla riportata nel capitolo 3,
trascurabili, ci ha abi- sono riciclabili:
tuato a scegliere sempre più spesso i mate- - alluminio;
riali che, giunti alla fine del loro utilizzo, - acciaio;
possono essere rimmessi in un nuovo ciclo - poliestere, policarbonato, poliammide;
produttivo. - vetro.
Nella quasi totalità dei casi, possiamo consi- • Il terzo strato è quello relativo alla
derare le apparecchiature come composte da natura del materiare che è installato
una cipolla con tre strati: all’interno dell’involucro dell’apparec-
• il primo strato è quello relativo all’im- chiatura. In questo caso, pur trattan-
ballaggio, per il cui corretto smaltimento dosi di materiale elettrico, le tipologie
l’Unione Europea ha emesso una Diretti- di componenti sono le più disparate:
va comunitaria: Direttiva 94/64/CE del cavi elettrici, morsetti, trasformatori,
20 dicembre 1994 sugli imballaggi e sui interruttori, lampade (a filamento, a
rifiuti di imballaggi. scarica, led), circuiti elettronici, bat-
I materiali che abitualmente utilizziamo terie, etc.

64 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


8. Esempi applicativi
per differenti tipologie
di impianti

8.1. LE INDUSTRIE FARMACEUTICHE temperature superiori addirittura alla tempe-

I
processi produttivi nelle aziende che ratura d’infiammabilità.
producono farmaci per miscelazione, Oltre agli impianti industriali in cui si svolge
emulsione e reazione chimica di com- un processo produttivo, sono presenti labora-
posti organici, possono generare delle condi- tori chimici di ricerca e sviluppo, all’interno dei
zioni ambientali tali da creare delle atmosfere quali possono essere presenti liquidi, gas o pol-
potenzialmente esplosive. Molto spesso, nel veri combustibili in quantità tali da poter co-
corso del processo produttivo, sono utilizzate munque rappresentare un rischio esplosione.
sostanze allo stato liquido, che, possono essere Le sostanze sono normalmente contenute in
portate a temperature tali da emettere vapo- recipienti chiusi, in aree destinate allo stoccag-
ri infiammabili, oppure possono raggiungere gio prima di essere messe in produzione.

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 65


è un’attività che dovrà essere portata avan-
ti assieme all’aiuto dei responsabili dei vari
processi. Per ogni sostanza pericolosa va pre-
disposta una scheda con tutte le proprietà
chimiche e fisiche necessarie alla classifica-
zione (temperatura d’infiammabilità, tempe-
ratura di accensione, U.E.L., L.E.L., ecc.).

8.1.1. NORMATIVE DI RIFERIMENTO


La classificazione dei luoghi di pericolo deve
Quantificando il rischio esplosione, pertan- essere eseguita in conformità alla Norma EN
to, sono da tenere in considerazione queste 60079-10-1 per la parte dell’impianto con
possibilità: presenza di gas, vapori o nebbie, e secondo la
1. atmosfera potenzialmente esplosiva do- Norma EN 60079-10-2 per le zone con pre-
vuta al processo produttivo per la presen- senza di polvere combustibile. Quest’ultima
za di: gas, vapori di liquidi infiammabi- consente di eseguire la classificazione consi-
li in lavorazione a temperature superiori derando tutti i pericoli dovuti alla presenza
alla temperatura d’infiammabilità, polveri di polveri in nube e/o in strato, tenendo con-
combustibili; to di alcune considerazioni dovute al tipo di
2. atmosfera potenzialmente esplosiva do- lavorazioni eseguite.
vuta a impianti a servizio del processo pro-
duttivo come, ad esempio, gli impianti di 8.1.2. SORGENTI DI EMISSIONE DELL’IMPIANTO
alimentazione del gas metano; Vediamo ora quali possono essere le sorgenti
3. atmosfera potenzialmente esplosiva nei di emissione di un impianto industriale far-
laboratori chimici ove esiste un’attività di maceutico.
studio e ricerca con l’utilizzo di sostanze in- Sono da considerarsi come sorgenti di emis-
fiammabili sottoforma di gas, vapori o neb- sione di grado continuo:
bie e polveri combustibili, alla presenza di • contenitori aperti contenenti le sostanze
potenziali sorgenti d’innesco. in lavorazione;
Come sempre, per la classificazione delle • contenitori in aria libera utilizzati per la
zone, il primo passo sarà quello di verificare preparazione di composti per miscelazio-
le caratteristiche di tutte le sostanze presen- ne manuale o automatica e/o in cui ven-
ti nel processo produttivo, farne un elenco gono eseguite aggiunte alla soluzione li-
dettagliato e mappare la zona nella quale tali quida in lavorazione.
sostanze sono utilizzate o stoccate. Questa A seconda delle procedure delle operazio-

66 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


8. Esempli applicativi per differenti tipologie di impianti

ni, le seguenti sorgenti di emissione sono da 8.1.4. CLASSIFICAZIONE PER LE POLVERI


considerasi di primo grado: In caso di presenza di polvere nel processo, si
• carico e scarico in aria libera; potrebbero ottenere:
• punti di prelievo per campionatura. • Zona 20, all’interno di sistemi di conteni-
Le flange, i giunti, le valvole e in generale i mento, tramogge di carico, ecc;
punti di discontinuità dell’impianto produt- • Zona 21, originate dalle sorgenti di emis-
tivo, di contenimento o di convogliamento sione dovute alle operazioni di carico e
sono da considerarsi sorgenti di emissione di scarico, ecc.;
grado secondo. • Zona 22, originate dai punti di disconti-
In presenza di polvere combustibile nel pro- nuità dei sistemi di contenimento, dalle
cesso, come potrebbe essere, ad esempio, il bocche di carico chiuse ed eventualmente
lattosio che è utilizzato come coadiuvante, di contorno alla Zona 21.
sarà opportuno valutare la probabilità che si
formino strati e se c’è il rischio che tali strati 8.2. DEPOSITI DI CEREALI
possano sollevarsi in nubi diventando delle I silos di cereali sono un deposito o un loca-
sorgenti di emissione. le all’esterno o all’interno di un edificio, nel
quale sono immagazzinati prodotti dell’in-
8.1.3. CLASSIFICAZIONE PER I GAS
Il risultato della classificazione dipende dalle
condizioni di esercizio, dai parametri dell’im-
pianto, dal volume dell’ambiente, dalla venti-
lazione e dal coefficiente di efficacia f.
In generale, per quanto riguardano i gas, va-
pori e nebbie, potremmo avere:
• Zona 0, all’interno di sistemi di conteni-
mento e all’interno dei contenitori aperti;
• Zona 1, intorno a operazioni di miscelazione,
punti di prelievo, carico, scarico, ecc.
• Zona 2, originata dalle sorgenti di emis-
sione dei punti di discontinuità dell’im-
pianto.
L’estensione delle zone pericolose può essere
determinata dalla distanza “dz” a partire dal-
la sorgente di emissione in direzione dipen-
dente dal tipo di gas.

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 67


dustria agroalimentare, come frumento, ali immagazzinati, formano strati depositati
grano, riso o altri prodotti simili (Tab. 26). di polvere. Durante le operazioni di carico e
Tutte le operazioni per il carico avvengono scarico, tali strati, a causa del movimento do-
generalmente con mezzi meccanici come tu- vuto alla circolazione di aria, generano sem-
bazioni, nastri trasportatori, coclee ecc., at- pre una nube continua.
traverso bocche di carico poste nella parte Le polveri combustibili disperse in aria for-
superiore della torre silo. Una volta stoccati, mano nubi di atmosfera esplosiva. Le nubi,
i prodotti, vengono prelevati da portelloni se innescate, sono in grado di ossidarsi in
di scarico posti nella parte inferiore, oppu- modo talmente rapido da generare un’esplo-
re possono essere raccolti e trasportati me- sione. La reattività della polvere è tanto mag-
diante sistemi di convogliamento pneumati- giore quanto più piccole sono le particelle che
co o manualmente. la compongono.
Tutti i prodotti dell’industria agroalimentare Affinché la nube sia esplosiva, è necessaria
sono composti di carbonio, idrogeno, azoto, una concentrazione di polvere all’interno
zolfo, ossigeno, ecc. Pertanto, sono combusti- del campo di esplodibilità della sostanza che
bili e, conseguentemente, in grado di provocare deve essere compresa tra L.E.L. (Lower ex-
incendi ed esplosioni. Se subiscono operazione plosive Limit) e U.E.L. (Upper explosive Li-
di macinatura prima dello stoccaggio, i cereali mit), espressi in grammi di polvere in volume
possono avere una granulometria molto fine e di aria, g/m3.
nel caso la dimensione delle particelle sia infe-
riore a 500 μmm queste, qualora miscelate con 8.2.2. CLASSIFICAZIONE DELLE AREE
aria, possono originare atmosfera esplosiva. La classificazione delle zone pericolose in un
In ogni caso, anche se i cereali hanno di- silo può essere svolta utilizzando la Norma
mensioni superiori, bisogna considerare EN 60079-10-2 che consente di svolgere la
che le parti solide, normalmente, generano classificazione considerando tutti i pericoli
polveri. Va sempre tenuta presente la rego- dovuti alla presenza di polveri in nube o in
la che dice che le polveri generano polveri strato.
sempre più fini.
Ovviamente, la presenza di polvere combu- 8.2.3. ZONE ALL’INTERNO DEL SISTEMA DI
stibile comporta sempre, se innescata, peri- CONTENIMENTO
coli di esplosione. All’interno del volume del silo, lo strato di
cereali in deposito è da considerarsi Sor-
8.2.1. PERICOLI DI ESPLOSIONE DA NUBI DI gente di Emissione di grado continuo in
POLVERE grado di originare una Zona 20 estesa a tut-
All’interno dei silos c’è sempre aria e, i cere- to il volume interno del silo.

68 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


8. Esempli applicativi per differenti tipologie di impianti

Se l’operazione di carico e scarico avviene Tab. 25 Le marcature ATEX che devono essere
presenti in ciascuna Zona
attraverso sistemi di convogliamento auto-
matico, all’interno del sistema di convoglia- ZONA MARCATURA
mento si crea una miscela polvere/aria in ZONA 20 CE EX II 1D

concentrazioni che può rientrare nel campo ZONA 21 CE EX II 2D

di esplodibilità. In tal caso, l’interno del si- ZONA 22 CE EX II 3D

stema di trasporto viene classificato come


Zona 20. elevatori a tazze aperti, si possono conside-
rare Sorgenti di Emissione di primo grado
8.2.4. ZONE ALL’ESTERNO DEL SISTEMA DI e originare una Zona 21 ed, eventualmente,
CONTENIMENTO una Zona 22 di contorno.
Durante le fasi di carico e scarico, viene
emessa normalmente una certa quantità di 8.2.5. IMPIANTI ELETTRICI
polvere dalle bocche che comunicano con Eventuali impianti elettrici per il controllo
l’esterno. In caso di operazione frequente delle apparecchiature di carico/scarico, de-
o continua, le bocche di carico e scarico vono pertanto essere costruiti e certificati per
sono da considerarsi Sorgenti di Emissio- poter essere utilizzati in zone con presenza di
ne di grado primo in grado di originare atmosfera esplosiva.
una Zona 21 ed, eventualmente, una Zona Per quanto riguarda le classificazioni delle
22 di contorno. apparecchiature elettriche, si può seguire la
Se sono presenti sistemi di trasporto au- Tabella 25 che indica le marcature ATEX che
tomatico aperti, come nastri trasportatori, devono essere presenti in ciascuna Zona.

Tab. 26 Alcuni esempi di polveri e loro caratteristiche

Sostanza Dimensione L.E.L [g/m2] Temperatura Temperatura di Conducibilità


media delle di accensione della polvere
particelle [μm] accensione strato (C/NC)
nube Tcl [°C] 5mm T5mm

Farina di frumento 57 40 440 325 NC

Grano 80 60 370 370 NC

Farina di soia 59 125 430 430 NC

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 69


8.3 CABINE DI VERNICIATURA condotti per il ricircolo dell’aria) e il volume
I locali di verniciatura nei quali si utilizza la esterno alla cabina fino a 1m dalle aperture
verniciatura a spruzzo, basata sul passaggio permanenti sono classificati come Zona 2.
forzato di liquido infiammabile o di vernici 2. Concentrazione entro il 50% del L.E.L.
in polvere attraverso l’ugello dell’aerografo, (cabine senza la presenza di operatore). In
sono zone con pericolo di esplosione. questo caso, la cabina deve essere dotata di
un sistema di controllo del L.E.L. in grado di
8.3.1. CABINE DI VERNICIATURA CON VERNICI bloccare l’afflusso di sostanze infiammabili al
LIQUIDE raggiungimento del 50% L.E.L. Il volume in-
Le misure di protezione da adottare per pre- terno della cabina (inclusi i condotti per il ri-
venire i rischi di esplosione nelle cabine di circolo dell’aria) viene classificato come Zona
verniciatura con vernici liquide sono conte- 1, mentre il volume esterno alla cabina fino a
nute nella norma UNI EN 12215 “Cabine di 1 m dalle aperture permanenti viene classifi-
verniciatura per l’applicazione di prodotti cato come Zona 2.
vernicianti liquidi – Requisiti di sicurezza”.
Questa norma stabilisce che la concentrazio- 8.3.2. CABINE DI VERNICIATURA CON VERNICI
ne delle sostanze infiammabili sia mantenuta IN POLVERE
al di sotto del L.E.L. (Lower Explosive Limit) La protezione dai rischi di esplosione nelle
mediante ventilazione forzata. In particolare, cabine di verniciatura con vernici in polvere
la normativa prevede 2 possibilità: è regolamentata dalla norma UNI EN 12981
1. Concentrazione entro il 25% del L.E.L. (ca- “Cabine di verniciatura per l’applicazione di
bine con la presenza di operatore). In questo prodotti vernicianti in polvere – Requisiti
caso, il volume interno della cabina (inclusi i di sicurezza”. Essa prescrive che la concen-

70 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


8. Esempli applicativi per differenti tipologie di impianti

trazione delle sostanze infiammabili sia man-


tenuta al di sotto del 50% del L.E.L. delle pol-
veri, mediante ventilazione forzata; nel caso
in cui il valore del L.E.L. non sia ritenuto af-
fidabile, la concentrazione media non deve
superare i 10 g/m3.
Nello specifico, è prevista la seguente classi-
ficazione:
• Zona 22: il volume interno della cabina (in-
clusi i condotti per il ricircolo dell’aria e i si-
stemi aperti di recupero polveri);
• Zona 22: il volume esterno alla cabina fino a
1 m dalle aperture permanenti;
• Zona 20: i sistemi chiusi di recupero pol- producono il biogas.
veri. Il biogas così prodotto viene utilizzato per la
Le caratteristiche delle polveri utilizzate sono produzione di energia elettrica e di calore.
molto variabili e dipendono in gran parte dal
tipo di prodotto utilizzato. Di solito, il L.E.L. è 8.4.1 TIPOLOGIA DI IMPIANTO
compreso tra 10÷100 g/m3, mentre le tempe- Questi impianti di biogas (Fig. 43) sono com-
rature di accensione variano tra 350÷400°C posti da una vasca primaria di miscelazione,
(nube) e 200÷250°C (strato). E’ necessario eventualmente da una di igienizzazione, di
verificare sempre i dati sulle schede di sicu- un fermentatore riscaldabile principale, una
rezza dei prodotti.
Fig. 43 Schema di un impianto di biogas.
8.4. IMPIANTI DI BIOGAS Fig. 43
Nei moderni impianti a biogas vengono
fermentati substrati organici biodegrada-
bili come erba, paglia, liquame, letame,
Energia temica
rifiuti biodegradabili, residui di produzio-
Unità di cogenerazione Biogas
Calore di processo

Energia elettrica
ni alimentari, avanzi alimentari e grassi. A Calore
di processo
questo scopo i fermentatori, che sono dei Pompa

Substrati organici Fermentatore Disintegrazione Secondo


contenitori stagni, vengono riempiti con principale termica fermentatore
Fertilizzante
materiali organici. In questo ambiente, in Pompa Deposito
Fanghi residui
assenza di ossigeno, partendo dai compo-
nenti organici in fermentazione, i batteri

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 71


vasca di stoccaggio finale e, a volte, di un fer- Concetti fondamentali e metodologia”,
mentatore secondario. nella quale si differenziano tredici diverse
Una volta che il biogas è stato prodotto, que- fonti di innesco.
sto deve essere trattato e stoccato prima del Si tratta di una normativa generale di pro-
suo riutilizzo. tezione che prende in considerazione tutte
Il co-generatore è composto da un motore a le fonti possibili d’innesco e, in particolare,
gas con scambiatore di calore e generatore. in questo caso, la protezione contro i fulmi-
Questo, sulla base del contenuto energetico ni. Tutti questi impianti si trovano isolati in
del biogas, produce energia elettrica con un aperta campagna e, quindi, sono soggetti al
rendimento di circa il 30% e calore con un rischio della caduta di fulmini.
rendimento di circa il 60%. L’energia elettrica
viene immessa in rete. Il calore serve parzial- 8.4.3 NORMATIVA
mente per il riscaldamento dei fermentatori Come sempre in questi casi, il datore di la-
e, quello in esubero, può essere utilizzato, ad voro ha l’obbligo di rilevare e valutare tutti
esempio, per il riscaldamento delle abitazio- i fattori di rischio per luoghi di produzione
ni, delle strutture agricole o di altri impianti con pericolo di esplosione. Gli ambienti con
produttivi. atmosfera esplosiva devono essere suddivisi
in zone, utilizzando a questo scopo le nor-
8.4.2 IL PERICOLO DI ESPLOSIONE me EN 60079-10-1 per quanto riguarda i gas
In un impianto di biogas c’è costantemente e la EN 60079-10-2 per quanto riguarda le
la presenza di atmosfera esplosiva, in par- polveri.
ticolare, nella zona dei serbatoi per il gas e A seconda dei risultati della valutazione del
nei fermentatori. Per questo motivo questi rischio, la definizione delle zone con perico-
impianti sono da classificare a rischio d’e- lo di esplosione è da descrivere in un docu-
splosione. mento per la protezione contro il pericolo di
Allo stato attuale la direttiva ATEX 94/9/CE esplosione.
e la direttiva ATEX 99/92/CE, diventano il Per quanto riguarda la protezione contro i
punto di riferimento per quanto attiene le fulmini, le norme da utilizzare sono quelle
apparecchiature e i sistemi di protezione che della serie CEI EN 62305.
sono destinati ad essere utilizzati in atmosfe- Tutte le apparecchiature elettriche che si tro-
ra esplosiva. vano in zone classificate devono rispondere
La norma di riferimento per questi tipi di ai requisiti di sicurezza ed essere del grado
impianti è la EN UNI 1127-1 “Atmosfere di protezione adatto al tipo di zona classifi-
esplosive - Prevenzione dell’esplosione e cata, secondo quanto previsto dalla direttiva
protezione contro l’esplosione - Parte 1: ATEX 94/9/CE.

72 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


9. Appendice
9.1 DESCRIZIONE SINTETICA DEI METODI DI PROTEZIONE PER APPARECCHIATURE ELETTRICHE
DESTINATE A ZONE CON PERICOLO DI ESPLOSIONE PER LA PRESENZA DI GAS (TAB. 27)
Tab. 27 Modi di protezione Gas
Modo Norma Principio Caratteristiche principali Applicazioni
di protezione IEC/EN base
Custodie a prova IEC 60079-1 Contenimento Il gas può entrare. Se innescata, l’atmosfera esplode. La custodia Quadri elettrici, Armature illuminan-
d’esplosione “d” EN 60079-1 contiene l’esplosione e i giunti sono progettati in modo tale che ti, Interruttori, Unità di comando.
la fiamma si raffreddi uscendo e, all’esterno, arrivi soltanto il Tutte le apparecchiature che in con-
prodotto della combustione, incapace di innescare l’atmosfera dizioni di esercizio ordinario posso-
circostante. no dar luogo a scintille o sovratem-
perature.

Sicurezza IEC 60079-7 Prevenzione Requisiti costruttivi tali da impedire la formazione di archi, scin- Apparecchiature non scintillanti,
aumentata “e” EN 60079-7 tille o temperature elevate come, ad esempio, distanze di isola- come: custodie, morsetti, apparec-
mento in aria e superficiali maggiorate. chiature di illuminazione, macchine
rotanti.

Sicurezza IEC 60079-11 Prevenzione L’apparecchiatura elettrica installata in zona pericolosa fa parte La limitazione dei parametri elettri-
intrinseca “i” EN 60079-11 di un sistema costituito da circuiti e da una barriera elettronica ci esclude l’applicazione ad appa-
che ne limita il funzionamento ad energie tali da non innescare recchiature di potenza. Si applica a
l’atmosfera esplosiva attraverso il controllo dei parametri elettri- strumentazione di misura e control-
ci (tensione, corrente, induttanze e capacità verso terra dei cavi, lo e alla regolazione dei processi di
ecc.). Il modo di protezione a sicurezza intrinseca si realizza con produzione.
un’apparecchiatura in campo, il circuito di connessione e la bar-
riera, in genere installata fuori dalla zona pericolosa.

Modo IEC 60079-15 Prevenzione Modo di protezione realizzato secondo prescrizioni di costruzio- Apparecchiature illuminanti, quadri
di protezione “n” EN 60079-15 ne e valori meno severi per impedire l’innesco dell’atmosfera elettrici, unità di comando
esplosiva solo nel funzionamento normale dell’apparecchiatura. controllo e segnalazione per Zona 2.
Ex nA = apparecchiature scintillanti
Ex nC = contatti protetti
Ex nR = respirazione limitata
Ex nL = limitazione di energia
Ex nP = pressurizzazione semplificata

Sovrapressione IEC 60079-2 Segregazione Apparecchiature e circuiti in tensione racchiusi in una custodia La mancanza di un limite di-
interna “p” EN 60079-2 all’interno della quale viene mantenuta una pressione superiore mensionale di costruzione o di
a quella esterna, mediante l’inserimento di un gas inerte o aria. grandezze elettriche delle appa-
In questo modo, si impedisce l’ingresso dell’atmosfera esplosiva. recchiature in esso contenute, lo
Richiede sofisticati sistemi di controllo e di allarme. rende idoneo alla realizzazione di
controlli completi.

Immersione IEC 60079-6 Segregazione L’apparecchiatura elettrica è completamente immersa in olio in Si applica soprattutto a trasforma-
in olio “o” EN 60079-6 modo tale che l’atmosfera esplosiva, che si trova all’esterno o tori o ad apparecchi non dotati di
sopra al liquido, non possa essere in alcun modo innescata. organi in movimento.

Riempimento IEC 60079-5 Segregazione La custodia che contiene l’apparecchiatura elettrica viene riem- Si applica a piccoli componenti
polverulento “q” EN 60079-5 pita di polvere (ad esempio, polvere di quarzo) che impedisce come condensatori, trasformatori
l’innesco dell’atmosfera esplosiva esterna. o dispositivi elettronici come gli ali-
mentatori di lampade tubolari.

Incapsulamento IEC 60079-18 Segregazione I componenti che possono produrre scintille o sovratemperature Apparecchiature di piccole dimen-
“m” EN 60079-18 vengono ricoperti interamente da un composto (in genere resina), sioni come condensatori, reattori,
in modo tale da separarli fisicamente dall’atmosfera esplosiva. Il trasformatori, sensori di livello, proxi-
composto è tale da resistere alle condizioni ambientali in cui opera mity e dispositivi elettronici in genere.
l’apparecchio e viene testato per verificarne il mantenimento delle
proprietà nel tempo (invecchiamento).

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 73


9.2 DESCRIZIONE SINTETICA DEI METODI DI PROTEZIONE PER APPARECCHIATURE ELETTRICHE
DESTINATE A ZONE CON PERICOLO DI ESPLOSIONE PER LA PRESENZA DI POLVERI (TAB. 28)
Tab. 28 Modi di protezione Polveri

Modo Norma IEC/EN Caratteristiche principali Applicazioni


di protezione
Assenza della IEC 60079-31 La tenuta della custodia impedisce l’ingresso di polvere Quadri elettrici, armature illuminanti, motori,
sorgente di innesco. EN 60079-31 o lo limita ad una quantità non pericolosa. custodie di connessione e morsettiere.
Protezione mediante In questo modo le apparecchiature possono essere mon-
custodie “t” tate all’interno della custodia. La temperatura superficiale
(ta, tb, tc). della custodia non deve innescare l’atmosfera circostante.

Assenza della IEC 60079-11 Apparecchiatura che viene utilizzata in una zona Sensori, attuatori, tecnologia di misura e con-
sorgente di innesco. EN 60079-11 potenzialmente esplosiva che contiene solo circuiti trollo.
Protezione a elettrici a sicurezza intrinseca. Un circuito elettrico è
sicurezza intrinseca intrinsecamente sicuro quando qualsiasi scintilla o
“i” (ia, ib, ic). l’effetto termico prodotto in determinate condizioni
(che includono il funzionamento normale e specifiche
condizioni di malfunzionamento) non sono in grado
di causare una combustione di un’atmosfera esplosiva.

Assenza IEC 60079-11 Il modo di protezione “Ex p”, a sovrapressione interna, Trasformatori MT/BT, grandi macchine elettri-
dell’atmosfera EN 60079-11 consiste nell’introdurre un gas di protezione nella cu- che (alternativa alla protezione “Ex e”), quadri
esplosiva. stodia per mantenerla in sovrapressione rispetto all’at- di automazione e strumentazione, sistemi di
Pressurizzazione “p”. mosfera esterna, impedendo la formazione di atmosfe- controllo dei processi industriali (gas croma-
ra esplosiva all’interno della custodia stessa. tografi, analizzatori), cabine di analisi e locali
Il gas di protezione può essere costituito da aria oppure pressurizzati.
da gas inerte, per esempio azoto.

Segregazione della IEC 60079-18 I componenti che possono produrre scintille o sovra- Apparecchiature di piccole dimensioni come
sorgente di innesco. EN 60079-18 temperature vengono ricoperti interamente da un condensatori, reattori, trasformatori, sensori di
Incapsulamento “m” composto (in genere resina), in modo tale da separar- livello, proximity e dispositivi elettronici in ge-
(ma, mb, mc). li fisicamente dall’atmosfera esplosiva. Il composto è nere.
tale da resistere alle condizioni ambientali in cui opera
l’apparecchio e viene testato per verificarne il mante-
nimento delle proprietà nel tempo (invecchiamento).

9.3 DESCRIZIONE SINTETICA DEI METODI DI PROTEZIONE PER APPARECCHIATURE NON ELETTRICHE
DESTINATE A ZONE CON PERICOLO DI ESPLOSIONE PER LA PRESENZA DI GAS E POLVERI (TAB. 29)
Tab. 29 Metodi di protezione per apparecchiature non elettriche in presenza di gas e polveri

Modo Norma Caratteristiche principali Applicazioni


di protezione ISO/EN
Assenza della sorgente EN 13463-5 Vengono applicati principi tecnici testati a tipi di apparecchiature che non hanno Giunti, pompe, ingranaggi,
di innesco. Sicurezza ISO 80079-37* alcuna fonte di accensione nelle normali condizioni di operatività. In questo modo catene di trasmissione, na-
costruttiva “c”. viene ridotto al minimo il rischio di rotture meccaniche che possono causare tem- stri trasportatori.
perature infiammabili e scintille.

Protezione. A prova EN 13463-3 Il gas può entrare. Se innescata l’atmosfera esplode. La custodia contiene l’esplo- Freni, giunti.
di esplosione “d”. sione e i giunti sono progettati in modo tale che la fiamma si raffreddi durante
l’uscita e all’esterno arrivi soltanto il prodotto della combustione, incapace di in-
nescare l’atmosfera circostante.

Assenza dell’atmosfera EN 13463-2 Una sigillatura efficace di un involucro può ridurre l’ingresso di atmosfera esplosiva Esclusivamente apparec-
esplosiva. Custodia in misura tale che nessuna atmosfera potenzialmente esplosiva possa formarsi all’in- chiature per Zona 2 o
a respirazione limitata terno. Bisogna considerare le differenze di pressione tra l’interno dell’involucro e Zona 22.
“fr”. l’ambiente esterno a causa della variazione di temperatura. L’applicazione è limitata
alle apparecchiature di categoria 3.

Controllo della sorgente EN 13463-6 Vengono integrati dei sensori all’interno delle apparecchiature per rilevare possibi- Pompe, nastri trasporta-
di innesco “b”. ISO 80079-37* li rischi di esplosione nella fase iniziale, in modo da adottare contromisure prima tori.
che le potenziali fonti di accensione diventino efficaci. Le misure applicate possono
essere avviate automaticamente per mezzo di un collegamento diretto tra i sensori
e il sistema di protezione dell’accensione o manualmente, tramite l’invio di un
messaggio di avviso per l’operatore.

Segregazione della sorgente EN 13463-8 Fonti di ignizione sono resi inattivi per immersione in un liquido protettivo o da Pompe sommergibili, in-
di innesco. Immersione in ISO 80079-37* una costante umidificazione con un film liquido. granaggi, immersione in
liquido “k”. liquido.
* norme di prossima pubblicazione da parte dell’ente di normazione internazionale ISO.

74 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


9. Appendice
9.4 REQUISITI COSTRUTTIVI PER APPARECCHIATURE ELETTRICHE ANTIDEFLAGRANTI PER ATMOSFERE
POTENZIALMENTE ESPLOSIVE PER LA PRESENZA DI GAS (TAB. 30 E 31)
Tab. 30 Requisiti costruttivi in Europa, U.S.A., Canada e comparazione internazionale

Metodo Abbreviazione Regione Zona Normative


di protezione di installazione
Requisiti generali US Classe I, Divisione 1 e 2 FM 3600
AEx US Classe I, Zona 0, 1 e 2 ISA 60079-0
Ex CA Classe I, Zona 0, 1 e 2 CSA E60079-0
Ex EU Zona 0, 1 e 2 EN 60079-0
Ex IEC Zona 0, 1 e 2 IEC 60079-0

Sicurezza aumentata AEx e US Classe I, Zona 1 ISA 60079-7


Ex e CA Classe I, Zona 1 CSA E60079-7
Ex e EU Zona 1 EN 60079-7
Ex e IEC Zona 1 IEC 60079-7

A prova (NI) US Classe I, Divisione 2 FM 3611


di accensione (NI) CA Classe I, Divisione 2 C22.2 No. 213

Apparecchiature AEx nA US Classe I, Zona 2 ISA 60079-15


non scintillanti Ex nA CA Classe I, Zona 2 CAS E60079-15
Ex nA EU Zona 2 EN 60079-15
Ex nA IEC Zona 2 IEC 60079-15

Antideflagranza (XP) US Classe I, Divisione 1 FM 3615


(XP) CA Classe I, Divisione 1 C22.2 No. 30

Custodie AEx d US Classe I, Zona 1 ISA 60079-1


anti-fiamma Ex d CA Classe I, Zona 1 CSA E60079-1
Ex d EU Zona 1 EN 60079-1
Ex d IEC Zona 1 IEC 60079-1

Riempimento AEx q US Classe 1, Zona 1 ISA 60079-5


con polvere Ex q CA Classe I, Zona 1 CSA E79-5
Ex q EU Zona 1 EN 50017
Ex q IEC Zona 1 IEC 60079-5

Strutture AEx nC US Classe I, Zona 2 ISA 60079-15


e componenti Ex nC CA Classe I, Zona 2 CSA E60079-15
protetti Ex nC EU Zona 2 EN 60079-15
Ex nC IEC Zona 2 IEC 60079-15

Sicurezza intrinseca (IS) US Classe I, Divisione 1 FM 3610


(IS) CA Classe I, Divisione 1 C22.2 No. 157
AEx ia US Classe I, Zona 0 FM 3610
AEx ib US Classe I, Zona 1 FM 3610
Ex ia CA Classe I, Zona 0 CSA E60079-11
Ex ib CA Classe I, Zona 1 CSA E60079-11
Ex ia EU Zona 0 EN 50020
Ex ib EU Zona 1 EN 50020
Ex ia IEC Zona 0 IEC 60079-11
Ex ib IEC Zona 1 IEC 60079-11

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 75


Tab. 31 Requisiti costruttivi in Europa, U.S.A., Canada e comparazione internazionale

Metodo Abbreviazione Regione Zona Normative


di protezione di installazione
Apparecchiatura ad AEx nC US Classe I, Zona 2, ISA 60079-15
energia limitata Ex nL CA Classe I, Zona 2 CSA E60079-15
Ex nL EU Zona 2 EN 60079-15
En nL IEC Zona 2 IEC 60079-15

Custodie pressuriz- Type X US Classe I, Divisione 1 FM 3620


zate Type X CA Classe 1, Divisione 1 NFPA 496
Type Y US Classe I, Divisione 1 FM 3620
Type Y CA Classe I, Divisione 1 NFPA 496
Type Z US Classe 1, Divisione 2 FM 3620
Type Z CA Classe 1, Divisione 2 NFPA 496
AEx px US Classe I, Zona 1 ISA 60079-2
CA Classe I, Zona 1 CSA E60079-2
EU Zona 1 EN 60079-2
IEC Zona 1 IEC 60079-2
US Classe I, Zona 1 ISA 60079-2
CA Classe I, Zona 1 CSA E60079-2
EU Zona 1 EN 60079-2
IEC Zona 1 IEC 60079-2
US Classe I, Zona 2 ISA 60079-2
CA Classe I, Zona 2 CSA E60079-2
EU Zona 2 EN 60079-2
IEC Zona 2 IEC 60079-2

Pressurizzato AEx nR US Classe I, Zona 2 ISA 60079-15


Ex nR CA Classe I, Zona 2 CSA E60079-15
Ex nR EU Zona 2 EN 60079-15
Ex nR IEC Zona 2 IEC 60079-15

Incapsulamento Ex ma EU Zona 0 EN 60079-18


Ex ma IEC Zona 0 IEC 60079-18
AEx m US Classe I, Zona 1 ISA 60079-18
Ex m CA Classe I, Zona 1 CSS E60079-18
Ex mb EU Zona 1 EN 60079-18
Ex mb IEC Zona 1 IEC 60079-18

Immersione in olio AEx o US Classe I, Zona 1 ISA 60079-6


Ex o CA Classe I, Zona 1 CSA E79-6
Ex o EU Zona 1 EN 50015
Ex o IEC Zona 1 IEC 60079-6

76 Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


La marcatura

La marcatura delle apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


delle apparecchiature elettriche
in zone a rischio di esplosione

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione 77


Categoria degli apparecchi

78
M2 = apparecchiatura destinata ai lavori in sotterraneo nelle miniere e nei loro
impianti di superficie esposti al rischio di sprigionamento di grisù e /o polveri
combustibili – in presenza di atmosfera potenzialmente esplosiva, l’alimentazione
dovrebbe poter essere interrotta
2G = apparecchiatura idonea ad essere installata in luoghi in cui, durante le normali
attività, vi è la probabilità che si manifestino atmosfere esplosive dovute a gas, vapori
o nebbie (zona 1); idonea ad essere istallata in zona 1 ed in zona 2
2(1)G = apparecchiatura idonea ad essere installata in luoghi in cui, durante le
normali attività, vi è la probabilità che si manifestino atmosfere esplosive dovute a
gas, vapori o nebbie (zona 1) e che al suo interno ha un dispositivo associato che sarà
collegato con un’apparecchiatura di categoria 1; idonea ad essere istallata in zona 1
ed in zona 2
Segno grafico che identifica che almeno una Direttiva comunitaria è stata 2(2)G = apparecchiatura idonea ad essere installata in luoghi in cui, durante le
applicata; viene apposto solo sulle “apparecchiature”, mentre i “componenti” normali attività, vi è la probabilità che si manifestino atmosfere esplosive dovute a
ne sono privi gas, vapori o nebbie (zona 1) e che al suo interno ha un dispositivo associato che sarà
collegato con un’apparecchiatura di categoria 2; idonea ad essere istallata in zona 1 ed
in zona 2
3G = apparecchiatura idonea ad essere installata in luoghi in cui, durante le normali
0722 = numero identificante l’Organismo Notificato responsabile della sorveglianza attività non è probabile la formazione di un’atmosfera esplosiva consistente in
sulla produzione; presente sulle apparecchiature di categoria M2 e 2. Nel nostro caso il una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia
CESI - Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano e, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata (zona 2); idonea ad essere
istallata in zona 2
2D = apparecchiatura idonea ad essere installata in luoghi in cui, durante le normali
Marchio distintivo comunitario “Epsilon-x” specifico della protezione contro attività, vi è la probabilità che si manifestino atmosfere esplosive dovute a miscele di aria
le esplosioni, definito la prima volta nella Direttiva 76/117/CEE del 18 e polveri combustibili (zona 21); idonea ad essere istallata in zona 21 ed in zona 22
dicembre 1975 2(1)D = apparecchiatura idonea ad essere installata in luoghi in cui, durante le
normali attività, vi è la probabilità che si manifestino atmosfere esplosive dovute
a miscele di aria e polveri combustibili (zona 21) e che ha al suo interno un
dispositivo associato che sarà collegato con un’apparecchiatura di categoria 1;
Gruppo di apparecchi
idonea ad essere istallata in zona 21 ed in zona 22
I = apparecchiatura destinata ai lavori in sotterraneo nelle miniere e nei loro impianti
3D = apparecchiatura idonea ad essere installata in luoghi in cui, durante le normali
di superficie esposti al rischio di sprigionamento di grisù e/o polveri combustibili
attività non è probabile la formazione di un’atmosfera esplosiva sotto forma di nube
II = apparecchiatura destinata ai lavori diversi da quelli in sotterraneo nelle miniere
di polvere combustibile e, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata. (zona
e nei loro impianti di superficie che potrebbero essere esposti al pericolo di atmosfere
22); idonea ad essere istallata in zona 22
esplosive

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


Marcatura CE Marcatura ATEX Modo di protezione EPL
2(1)G Ex d [ia Ga] IIB+H2 T6..T5 Gb
0722 II
2(1)D Ex tb [ia Da] IIIC T85..100°C IP66/IP67 Db
La marcatura delle apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione
Ex = identifica che è stato adottato un modo di protezione contro le esplosioni I = apparecchiatura destinata ai lavori in sotterraneo nelle miniere e nei loro impianti
di superficie esposti al rischio di sprigionamento di grisù e /o polveri combustibili
IIB = apparecchiatura destinata ai lavori diversi da quelli in sotterraneo nelle miniere
e nei loro impianti di superficie che potrebbero essere esposti al pericolo di atmosfere
Lettera identificante il modo di protezione adottato esplosive – sottogruppo di gas “B”; idonea ad essere installata in presenza dei gas del
d = apparecchiatura protetta mediante una custodia a prova d’esplosione “d” sottogruppo “A” e del sottogruppo “B”
e = apparecchiatura a sicurezza aumentata “e” IIB+H2 = apparecchiatura destinata ai lavori diversi da quelli in sotterraneo nelle
i = apparecchiatura a sicurezza intrinseca “i” miniere e nei loro impianti di superficie che potrebbero essere esposti al pericolo di
de = apparecchiatura che ha una parte protetta mediante custodia a prova d’esplosione “d” atmosfere esplosive – sottogruppo di gas “B”; idonea ad essere installata in presenza dei
gas del sottogruppo “A”, del sottogruppo “B” e dell’idrogeno
ed una parte a sicurezza aumentata “e” IIC = apparecchiatura destinata ai lavori diversi da quelli in sotterraneo nelle miniere
ed = apparecchiatura che ha una parte a sicurezza aumentata “e” ed una parte protetta e nei loro impianti di superficie che potrebbero essere esposti al pericolo di atmosfere
mediante custodia a prova d’esplosione “d” esplosive – sottogruppo di gas “C”; idonea ad essere installata in presenza di qualsiasi
d [ia Ga] = apparecchiatura protetta mediante una custodia a prova d’esplosione “d” che al gas (sottogruppi “A”, “B” e “C”)
suo interno ha un dispositivo associato (tipicamente una barriera) a sicurezza intrinseca “ia” IIIC = apparecchiatura destinata ai lavori diversi da quelli in sotterraneo nelle miniere
d [ib Gb] = apparecchiatura protetta mediante una custodia a prova d’esplosione “d” che al e nei loro impianti di superficie che potrebbero essere esposti al pericolo di atmosfere
suo interno ha un dispositivo associato (tipicamente una barriera) a sicurezza intrinseca “ib” esplosive – sottogruppo di polveri “C”; idonea ad essere installata in presenza di
nA = apparecchiatura costruita per ridurre al minimo il rischio di archi o scintille in grado di qualsiasi polvere (sottogruppi “A”, “B” e “C”)
originare un pericolo di accensione durante il funzionamento normale A21 = apparecchiatura destinata ai lavori diversi da quelli in sotterraneo nelle miniere
nR = apparecchiatura progettata per limitare l’ingresso di gas, vapori e nebbie e nei loro impianti di superficie che potrebbero essere esposti al pericolo di atmosfere
esplosive – metodo A; idonea ad essere installata in zona 21 e zona 22
tb = apparecchiatura provvista di una custodia che impedisce l’ingresso della polvere e dotata A22 = apparecchiatura destinata ai lavori diversi da quelli in sotterraneo nelle miniere
di mezzi per la limitazione delle temperature superficiali; livello di protezione “b” e nei loro impianti di superficie che potrebbero essere esposti al pericolo di atmosfere
tD = apparecchiatura protetta mediante una custodia per impedire l’innesco di una nube o di esplosive – metodo A; idonea ad essere installata in zona 22
uno strato di polvere
tb [ia Da] = apparecchiatura provvista di una custodia che impedisce l’ingresso della polvere
e mezzi per la limitazione delle temperature superficiali con livello di protezione “b” che al
suo interno ha un dispositivo associato (tipicamente una barriera) a sicurezza intrinseca “ia” Definizione delle temperature generate dall’apparecchiatura
T6 = apparecchiatura che può raggiungere, ma non superare gli 85 [°C] di temperatura assoluta
(a seconda del modo di protezione si può trattare della massima temperatura oppure della
massima temperatura superficiale)
T5 = apparecchiatura che può raggiungere, ma non superare i 100 [°C] di temperatura assoluta
T4 = apparecchiatura che può raggiungere, ma non superare i 135 [°C] di temperatura assoluta
T3 = apparecchiatura che può raggiungere, ma non superare i 200 [°C] di temperatura assoluta
T2 = apparecchiatura che può raggiungere, ma non superare i 300 [°C] di temperatura assoluta
T..°C = apparecchiatura che può raggiungere, ma non superare superficialmente i .. [°C] di
temperatura assoluta

Identifica il grado di protezione dell’apparecchiatura; per una spiegazione dettagliata,


si veda il paragrafo 3.6.2.4.1 “I gradi di protezione degli involucri (codice IP)”

Guida al mondo EX - Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione


Equipment Protection Level
Mb = equivalente alla categoria M2 Db = equivalente alla categoria 2D
Gb = equivalente alla categoria 2G Dc = equivalente alla categoria 3D
Gc = equivalente alla categoria 3G

79
CORTEM GROUP
To be sure to be safe

Dal 1968, Cortem S.p.A. progetta e realizza apparecchiature elettriche


antideflagranti destinate ad impianti in zone a rischio di esplosione e incendio.
Grazie alla costante innovazione tecnologica e al miglioramento continuo, oggi
è una società leader nel settore, in grado di offrire un’ampia gamma di soluzioni
adatta ad applicazioni on-shore e off-shore.
La peculiarità di Cortem Group, costituito dai marchi Cortem, Elfit e Fondisonzo,
risiede nell’esperienza maturata in oltre 40 anni di attività nel settore, che si traduce
nella fornitura non solo di semplici prodotti Ex, ma anche di soluzioni customizzate.
Tutti i nostri prodotti sono progettati e realizzati internamente rispettando diversi metodi
di protezione, quali ‘Ex d’ a prova d’esplosione, ‘Ex e’ a sicurezza aumentata, ‘Ex ed’
misto, ‘Ex n’ no sparkling, e utilizzando leghe di alluminio, acciai titolati e plastiche
di primaria qualità che assicurano resistenza e durata nel tempo. La lega di alluminio
utilizzata da Cortem ha superato i test previsti dalle norme EN60068-2-30 (cicli di
caldo-umido) e EN60068-2-11 (prove in nebbia salina). Tutti i nostri prodotti in lega
di alluminio sono, inoltre, protetti da una verniciatura epossidica RAL 7035. Questo
trattamento, fornito solo da Cortem Group, garantisce una protezione duratura.
La produzione Cortem si può così riassumere:
- Armature illuminanti, armature illuminanti per segnalazione ostacoli, proiettori e
lampade portatili.
- Custodie di derivazione e infilaggio, pulsantiere.
- Strumenti di segnalazione e controllo, prese e spine.
- Pressacavi e raccorderia elettrica.
- Esecuzioni speciali: pannelli di distribuzione e controllo energia Ex realizzati su
specifiche esigenze del cliente.
Il 90% della nostra produzione si trova nei settori dell’Oil & Gas sia nella parte off-
shore che in quella on-shore, ma anche nell’industria chimica, farmaceutica e in tutte
quelle realtà manifatturiere in cui vi possa essere presenza di atmosfera esplosiva
come silos di grano, falegnamerie e cartiere. Investiamo ogni anno parte delle nostre
risorse per ricercare e sviluppare prodotti innovativi che soddisfino le richieste del
mercato e, per questa ragione, il nostro dipartimento Ricerca e Sviluppo studia le
migliori soluzioni considerando gli aspetti normativi, impiantistici, di sicurezza e di
market price.
Con oltre 30 agenzie, 90 distributori, 7 partner e 3 centri produttivi dislocati,
Cortem garantisce una presenza locale e qualificata in tutto il mondo. Per Cortem
“delocalizzare” non significa trasferire impianti, mezzi, know-how e risorse
nei Paesi a basso costo, ma replicare un modello vincente di organizzazione
industriale secondo cui la sicurezza per l’ambiente, diretta conseguenza della
qualità del prodotto, il rispetto delle norme, il servizio tecnico e post-vendita, sono
i fondamenti della nostra Mission Aziendale.
Il pay-off “to be sure to be safe” dimostra l’orgoglio e la passione verso ciò che
progettiamo e produciamo.

2
Guida al mondo EX
Come utilizzare le apparecchiature elettriche in zone a rischio di esplosione
Ed. ottobre 2013

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