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1? ^1 U JL T E D 1 V 1 S_A
IN SEI L 1 B R I . X"” V

IN MELANO
^p^rejfo dìGlomnn Antonio de gli ^ntonij.
M D L I X.
^IL^TTOTll'
DOT^I^O ALESSIO

o I o R o, che mihanno conofcmt^,


al fccolo, òper dir meglio, che mi
hanno conofciuto tutti gji altri an¬
ni pajfati della mia uita , pojpno
per auentura hauer’hauuta notitia,
come alla gran benignità di noflro
fignore Iddio piacque di farmi nafcere in cafa nobile
per [angue, fecondo la commune, per non dir nana,
opinione di coloro , che pongono la nobiltà nei ine¬
riti piu d’altri che noflri proprii ; <&■ che oltra à ciò
fono flato fcrnpre cornmodiflimo,bricco de’beni del
la fortuna et molto [opra la bajfeg^a del merito mio.
Et dirò ancora,non per iattantia,ma per informano-
nc de'benigni lettori ,& per renderne gratieaDio
benignifiimo , che fanno ancor molti , chehauendo
io fin dalla prima mia pueriiia attefo àglifiudii, ho
hauuto cognitione di lettere Latine , Greche , Ebrai¬
che, & di molte altre nationi. Et [opra tutto ejjcn-
domi pernaturale inclinatione dilettato delle cofe
della Filofofia,<&‘ de ì fecreti della natura, fon anda¬
to Lvii anni cercando il mondo per haucr conofcen
•ga diperfone dotte d’ogni forte , zìrper certo molti
bei fecreti ho acquiflatì, non folamente da grandi
huomini per dottrina,efi- da gran [ignori, ma ancora
da pouerefeminelle, da artigianhda contadini, et da
ogni forte di perfone. Et tre mite fono flato inte^
uante, <é- molte ho cercato qmfì tutte 1‘altre parti
del mondo,potendo affermare per cofa certa , che al
più lungo no mi fon mai fermato in una terra cinque
mcft. Qjteflomio fludio ,&queflo mio defiderio di
fapcre, cofi le fcieri'ze unìuerfali, come iparticolari
fecreti,oltre lite era naturale in me, come nella m ag
gior parte de gli huomìni,chc ciafcunoperiflinto del
la natura defìdera di fapere,è flato poi fempre in me
foflenuto d’una uera ambinone , & gloria uana , di
(apefio quello che altri nò fapeffe,et sépre fono flato
auarifiimo di uoler comunicare aliuo de'meì fecreti,
ancora à ipiù cari amici ch’io habbia hauuto. Etfem
pre io diceua,che fe i fecreti fi fapeffero da ognuno,
non fi chiamarebbono più fecreti ,mapublici. E poi
auenuto quefli mefi adietro, che ritrouandomi io in
Milano,& effendogià di età di.22.anni &■ fette me-
Ji,un pouerartegiano patina mal di pietra, et era fla
to due giorni fenTia orinare , & un chirugico che lo
medicaua, fapendo ch’io hauea molti fecreti,&ffe-
iìalmente queflo perla pietra , miuenne à ricercare
ch’io uolefli infegnarglielo, ouer darli della medici¬
na per fanar l’infermo, lo uedendo che colui fi uolea
ualcre delle cofa d’altri à beneficio & onor fuo, non
uolfi darglielo, ma difi che conduccffe m.e dall’infer
mo, che io gli haurei fatto il rimedio , fcn%a però uo
lerpagamento alcuno, llmedico, òper uergognarfi
eh’effo ricorreffe all’aiuto d’altri, che forfè fi era uan
tato d’hauer’effoilfecreto ,òper uoler guadagnare,
andò florgendo,& orcon una fcufa,orcon un’altra,
»r con uno, & or con un’altro tratto, tirò la cofa in
lungo due giorni, & poi finalmente mi ui conduffe.
Qjiando io ui arriuai, trouail’infermo già in fìne,&
con alzare un poco gli occhi, & mirarmi compafio-
neuolmente, pafòà miglior ulta , fenga hauermai
più bifogno di quello , nè d’altro rimedio per la fua
fanità. Onde io reflui con tanta compafiione, & con
tanto dolore, che preji in odio me fleflo,&farei uo-
luto poter morire ancor io,uedendo che la ambitione
&■ la mia uana gloria era fiata cagione che quel chri
filano non foffe aiutato con quel fecreto, & con quel
la gratin, che mi hauea conceduta Iddio clementifii-
mo & uniuerfal padre & fìgnor nofiro.Et tanto può
te in me queflo rimordimento di confeientia, che m-
lendomi fequefirar dal fecola ,& non mitrouando
in dijpofttione nè in animo di poter uiuere in mona-
fieri! tra perfone religio fé, & più forti, & meglio
edificate che non era io, mi ridufii à pigliarmi un luo
go fequeflrato dalle città, oue ho un poco di terreno
da fuggir l’otio, & alcuni pochi libri,&uno orato¬
rio, & qui mi uiuo in ulta che io chiammo monaflica
religiofa, con un fola fante che mi ua alla terra,
non à mendicare, ma à comperar il uitto ,&lecofc
modeflamente neceffarie per la ulta fua & mia, fin
che à noflro S. Iddio benedetto fara feruitio di lafcìar
mela. Et non potendomi leuar dalla mente d’effere
fiato come nero homicida, per non uoler dare à quel
medico il fecreto o il remedio da fanar quel pouer
huomo , mi fon rifiuto di publicare & communica¬
re al mondo quanti io nè ho , che pef certo credo che
pochi altri nel mondo nhabbiano altre tanti come
io. Et non uolendo mettere fc non i neri & prouati.
fono andato quefli giorni canando f arte dalle ferititi
re, & parte dalla memoria tutti quelli che mi fi fon
uenutiparando d'aitanti, cìfio fta certo che fìano ue
ri & prouati, non curandomi che alcuni pochi d'efi
fieno ferini & flampati in altri libri; che in queflo i
lettori haueranno almeno quefl'utile,che doue prima
poteano forfè fiar dubbiofi,fe que taifecreti pofii da
altri fo fero ueri onò,ora nè faranno certi fimi fotta
la mia fede,che per certo non mi metterei, in quefla
età, & in quefla dijpofitione di corpo d’animo , à
dir bugie,che eternamente uiuejfero al mondo. Sola¬
mente ricordo , chei lettoriauuertifcano bene di far
le cofe diligentemente,&■ quelle che fono per medi¬
cina de corpi umani,le faccino con l’aiuto demedici,
benché per certo molti d’efìi,per una certa rujìica
malfondata inuidia,&alteretpga loro,par che fem-
pre fogliano biafimare quelle cofe che non fon loro.
Etcofi in ogn altra co fa, fe colui che la fa trouaffe
per forte che non riufcijfe à fuo modo , confideri che
in qualche cofa potrà hauere errato, & ritorniàfar
la con più diligen-gairendendofi certo,che,come è dei
to,non è cofa in queflo libro,che non fla prouatif ima
&. uerà.Et di tutto rendendo fempre gloria à Dio fo¬
la,afettate , con la gralia della diuina maeflà fua ,
che io apprejjò à quefli uì uerrò facendo dono di tut¬
to quello di buono,che ho acquiflato in tanfanni, co
tante fatiche, con tanti uiaggi, con tante flefe, &•
con tanto fludio.
XiTE’S TBCTl ^T1 T)^L
E F E Byi. T^D 0 D 0 1:^1^ 0
^lefiio Tiemontefe, nuouamente da lui
mede fimo migliorati & aggiunti,

LIBRO PRIMO,

ordine ET SECRETO DA
conferuare la gioucntà,et ritardar la uecchieT;^
%a,& mantener laperfond fempre fana&
uigorofa , come nel pià bel fiore della
fua età .Et tutto queflo è ritratto da
molte efi>erien%e che ungrand'huo-
mo ha fatte in rnoWanni, àbe-
nefìcio d'una gran Signora.
Et in tali ejperien^e è cofa certifiima, che ha ritor^
nato come in età di. jd.ò.jg. anni, un uecchìo,
che già era di fettunta, & tutto canuto,&
malifìirno comple(iionato,& offìsfo
da molte forti d’infermità.

rimieeamente s’ha da ha-


uer fempre in animo , & dinantti à
gli occhi, CHE ninna gratia ,&
niunbeneft deue fermamente jpe-
rare, fe non da Dio folo,nella grati
clementia & benignità del quale ,
afiicurato,& come fatto certo dalla confcìentia deUct
gran fede fua, quel gran Trofeta gridaua,& gioma
à fe fiejfo , Tfenouabitur ficut aquila iuuentus tua..
Et con la flefjk clementia & bontà fua prolunghtan
A 4
LIBRO
ti anni la ulta ai 'E^ecchia, & fece che Moife uijfe
cento uenù & tant'anni,fen't^ che mai [egli mouef-
fe un dente, ofegli appannale nè iniebolifce la ui-
fia, nè [entifje pur un dolor di tefla. 'Egli adunque ,
come potentifiimo & benignifiimo creatore , &■ pa¬
dre dell’uniuerfo, haucndo ajj'egnato il termine delia
ulta alPìmomo,& lafciatolopoi in mano del fuo ar¬
bitrio, &hauendo date le uirtà le proprietà alle
cofc,per lafciar eh’ancor elle ordinariamenteeffegui-
feano i lor mouìmenti, uienc ad hauer lafciato ancor
potere alle creature umane di conferuarfì fané fino
al detto termine, dalla prouidentia fua fiatuito in
uniuerfaleò in particolare al uiuer nojìro. Ma lo
nofiro non fapere impiegar le cofe fecondo la conue-
neuolc-x^ loro con la noflra natura ,& coi noflri
bifogni ò cafi occorrenti,&il nofiro uiuer difordina-
to ci fa le più uolte uiuer infermi, precipitar la gio-
uentù, &abbreuiar di gran lunga la uita . Hauendo
adunque fempre fermo ifpcnfier nofiro in lui,&col
mi di deuotione & di fede, dicendo noi fiefii in nome
della bontà fua infinita à noi fiefii. Longitudine die-
rumreplebo eum,& ofiendam illifalutare meumien
treremo come ficuri,à ualcrci, come infiiratì da lui,
delia uirtù delle cofe àfolo beneficio nofiro dalla cle-
mentifiima maieflà fua create qui baffo. Et uolendo
io comunicare,à beneficio comune, alcune cofe, cofi
inuefiigate & ritrouate da mefieffo per lunga ejfe-
rienxa,come hauute ultimamente da un mio grande
amico,che fette anni con fiudio & co efierienge anco
ejfo ha prouato di bauer quefio modo di conferuare
& riflituir la finità & la giouentiì, meptero primie^
PRIMO. 5
ramente il modo di far un liquore miracolofamente
conferuatmo,& refiauratiuo del calar naturale, &.
dell'umido radicale,nelle quai due cofe principalmete
cofiflc la famtà,il uigore,ctla uita de corpi umani.

I ET IL LI Q_V ORBE QJV E S T O.


L mefe di Maggio,al leuardel Sole, con un piatto
0 catino di uetro,òinuetriato,& netto,andrete co¬
gliendo della rugiada che fta caduta [opra il rofmarì
no,[opra la boragine,et altre erbe buone,fuor che la
fallila , per ejfer cofa uerificata quella che ferine il
Boccacio & altri,che fatto la faluia fi fogliano rac-
corrc alcuni animali uelenofi,che col fiato loro la in
fottano & auelenano.Lgli è ben uero,chefempre che
lefrondi d’cjfa fi lanino molto bene con acqua ,ò&
meglio co aceto, fi uengono à mondificare,&' à net¬
tare di tal'ejfalation trìfla,fepur fhan 'prefa.Ma la
rugiada che ui cade fopra , fe ha da lei pigliata tal'
uelenofità, non puòpriuarfenc in modo alcuno, & p
quefiofi lafcia di coglierla da detta erba.Quando a-
dunque haurete pigliata tanta di detta rugiada, qua
ta uìpar che bafli,hauerete in ordine apparecchiate
Zir-portate con noi tre carraffè, della grandegga che
Morrete,l’una con gucchero,l’altra con manna,<tjr la
ter-:^ con mele. Et fila ciafeuna d’effe piena dì dette
cofe fino ad un pochette fopra il me7^,et il re fio del
le carraffè rimanga uoto.Et co fi allora empietole tut
te di detta rugiada,& ferrandole bene con cera bian
ca,&poi con una pe^^ di fopra, le conferuarete
in uno armario,0 altro luogo,pur fen%a fole, fin che
bifogni adoperarle, come fi dirà poco più ìnanTf,
LIBRO
Enurete poi fuco di pomi cotogni,ò quello che gliJpe
tiali chiamano rniua choniorum, drhaurete deìTlÀ-
garico buono in un’ampollaycoft in peg^,non in poi
uere,& copritelo di detto fuco ò rniua di cotogni, cL
punto come hauete fatto delgitcchero ,&dell'altre
cojc nelle carrajfe,& conferuatelo ben coperto. Da-
poi farete fico di tutte quelle cofe;di fiori di rofe rof
fe ò incarnate,di cicoria,à'endmia, di fumoflerre, di
buglojJa,diboragine,di malua,di lupuli,&di foglie
& fiori di uiole paonag^ge. Et di tutti quefii fughi pi
gliate ugual parti, & mefcolateliinfieme ,&hab~
biate in una tagp^a di uetro una òdue libre,ò quanto
uoleie di aloè epatico peflato, et quanto piò ne fate,
tanto è meglio-,perche.quefl’aloe cofi imbeuuto,etpre
parato,come diremo,e [anta medicina,famigliare da
tener fempre in cafa,éf pigliarne un pochette ò al¬
cuni pe'zgtetti,ò pilolettiiogni fettimana una uolta ò
due,la fera quando andate al letto , checonferua il
corpo d’ogni putrefattione,& d’ogni umor tri fio; &
naie à tutti dolori delle giunture,et al mal Francefe,
come fi dirà più baffo particolarmente.Vigliate adun
que di detto aloè buono et frefeo quella quantità che
ui piace,in una tagg^a di uetro,come è detto, ò in. un
piatto netto,&mettetelo fopra una fenefira ò altro
luogo alfole,etmbeuetelo con detti fughi mefcolati
injieme,dandogliene tanto per uolta,quanto bafli ad
inumidirlo farlo fomefilft fpcjf‘tta,poi coprite
la tax^ con un uelofo con un panno di lino netto, ò
con una carta,che folamcnte lo difenda dallapolue-
re,<& lafciatelo alfolc.Etquado uedrete che fa qua.
f difeccato,ritornatelo ad imbeuer come prima)& à
P R I M O. 6
lafciarlo al fole,& ij/icflo farete tante mite,fin che
gli habbiate fatto beacre tanto de i detti fughi dpe-
fo,quanto è la metà d'cjjo aloè foto, cioè fe l’aloè fu¬
ra libre.z.fateli beuere in più mite una libra de i det
ti fuchi. Voi piglierete finfrafcritle cofe. Fui bit,on¬
cia mexa; cannella fina,Jpico -, afftra,fquinanto,car-
bobalfamo,xilobalfamo,legno aloè , bdellioò mirra,
& maJÌ!ce,di ciafcma un‘oncia;gafirane , mexa on
cìa-,&ogni co fa ben poluerigata mettete in Una pi¬
gnatta inuetriata & netta , &■ metteteui fopre tanta
acqua comune,che fopr’auangi un buon palmo,et fa
tela bollire à fuoco fuaue per unhora ò pik,poi cola
tela, & con quefia decottione imbeuetc il detto aloè
al fole àpoco àpoco, <& di uolta in uolta,comeface
fle dei fuchifopradetti, farete che la beua tutta.Toi
leuatclo dal fole,&‘ cenferuatelo,che è cofa preticfa
à tener per cafu,coc è detto;perche ufando di pigliar
ne alle uolte , mantiene il corpo fano, la tefla netta,
buon colore,&ulta uigorofa &proJpera. Etquefio
pejfono tifare i poueri,&' quei che non pojfono arri-
uareàfar tutto quefio liquore,del qual parliamo in
queflo capitolo.Seruate adunque qucflo aloè in fiato
lette di legno co molta diligenza, che appreffo fi dirà
quello che fe n’ha da fare co f altre cofe. Similmente
haurete acqua uite no molto fina, nè di prima cotta,
ma dijìillata due ò tre uolte al ptù,&in diuerfe am¬
polle di uetro,qual più grande,qual più piccola ,
metterete tutte le infrafirhte cofe,ciaficuna inpolue
re fottilifiima, di quelle che fono cofe da pcfiare , &
fopra à ciafcuna uerrete mettendo tanta di detta ac¬
qua uitCfCbe fauangi fina tre dita in dette ampolle.
LIBRO
facendo poi come fi dirà appreJfo;& le cofe fon que-
fle;un oncia di perle fine & minute, ben lanate due
ò tre uolte con acqua chiara, poi afciutte & pofie in
fuco di limonio cetrangoli o aranci ben colato et mo
do,per tre giorni,poi con tutto quel fuco che ui è re-
Jìato,pofle nell’arnpoUa, & foprapoftaui l’acqua ul¬
te,che anangi fino atre dita,come èdetto. Vn oncia
di coralli rofi finipofli in fuco di limoni òarangi,co
me è detto delle perle,in tutto &per tutto,& pofli
poi fmilmente nella loro ampolla con l’acqua ulte ;
&in un’altra ampolla con l’acqua ulte onde quat¬
tro diuetriolo Bimano ò Fugherò cotto è brufeiato
in una pignatta al fuoco finche cominci a uenir rofii
gno. Toi haurete fiori & cime di rofmarino, fiori di
boraginc,di bugloJfa,difialuia,di celidonia,diiffopo,
di fcabiofa,di ruta,à’ipericon òperforata,& di fiore
che chiamano d’ogni mefe,&- altri lo chiamano pri¬
mo fiore; & di tutte quefti ui metterete ancora alcu¬
ne frondi le più tenere, & ogni cofafoppefieretegrof
famente in un mortaio di pietra ò di legno , & tutte
infieme metterete in uno è più fiafichi è carraffe,fi)-
praponendoui tanta acqua ulte, che foprauant^tre
ò quattro dita,come è detto deWaltre cofe,& lafcia-
tele cofi ben coperte eon cera ò bambace . Toi hab-
biate ondamela di xfiffeanepeflo fottilmente , &
mettetelo in una ampolla da per fe con acqua ulte,
come l’altre tutte,et in un’altra metterete onde quat
tro di triaca,con acqua ulte fopra,comc l’altre. Toi
habbiate caneìla fina,oncia una,garofoH, un quarto
d’oncia;legno aloè,un oncia,ani fi,oncia una; fieme di
finocchio,un’onda, feme d’appio,oncia me%a; grani
PRIMO. 7
di ginepro iquattro ò fei onde ; atneos, mega onda ;
feme & feorge di cedro,due onde di dafcuno;di mir¬
ra,onda mega;Jì.>race liquida,un quarto d’onda,ben
gioì,onda unu;di fandali,onda una-,di mirabolanid^
ogniforte.^.ondedidajcuna forte;pignuoUrnondi.^
onde;ambragialla ,cheglijpetiali chiamano Cara-
he,due onde,radice di dittamo bianco,frefca o fecca,
oncie.q.et fino à uri ottano d’ancia,ò quel manco che
miete di mufeo . It tutte quefle cofe ben pefiate &
mefcolate infieme mettete in un fiafeo o carrajfa, &
fùpraponcteui acqua uìte, come dell’altre cofe.Ov.A
tutte dette carrafie,o fiafichi,o ampolle beni fimo fier¬
rate con cera,& co bamhacefiopra,&carta pecora,
terrete al Sole tutto un giorno,et una notte al ficreo.
Et la mattina haurete un granfiafico fienga coperta,
per poterui ueder dentro,ò un gran carraffone di ue
tra ben grofio, & ui uerrete ad una ad una notando
tutte le dette ampolle, cioè notando fiolamente l’ac¬
qua ulte che fila di fiopra cofiì tinta come fiarà da quel
le cofie,ma che no uiuada niente delle polueri ò mat¬
terie delfiondo.Et quando l’haurete notate tutte,cofii
le grandi eoe le picdole,in un mede filmo fiafico ò car¬
ta fone,come è detto,metterete efifofiafico è carta fa¬
né da parte oue no fila fiale. Bjcordandoui che le tre
prime carrafe col xhCchero,con la manna, et col me
le nella rugiada, non hanno da filar mai al fole, ma
laficiarfiifiempre cofiì ,fin che s’hauranno d’adopera¬
re,come fi dirà poco apprefifio. Voi che haurete nota¬
te tutte le acque ulte di tutte le ampolle, come è det¬
to,tornerete à metterne dell’altra in tutte,&ben co¬
perte lafickretele al Sole & alfiereno come prima ;
LIBRO
& poi uotitretele tutte fopra l’altra, che uolafle il di
Alianti nel fiafco ò carraffone,& di nuouo metterete
[opra le robe nell'ampolla dell’altra acqua uìte,& la
fciaretela al Sole al fereno,& poi uotaretela fo¬
pra la prima,c6e hauerete fatto l’altre due uolte, &
cofi uerrete mettendo acqua uite nuoua fino à noue ò
diece uolte,ò fin à tanto che uediate ch’ella non fi co
lorifea più in modo alcmo,et c’hahbia tolta tutta la
foflan'i^a delle cofe oue e fiata. Lt più tofio è buono à
farlo più uolte , & mettcrui piu uolte l’acqua ulte,
thè manco,perche tutte quelle acque uite fi hano poi
Àfar pajfar uia per bagno , eoe fi dird,perche tanto
riepaffa molta quanto poca,&-uoi non ueniteà per
dcr niente della uirtù <& foflanga delle ccfe,hauendo
la tutta canata bene con detta acqua uite,della qua¬
le bifogna da principio haucr fatto prouiftonc di.^.ò
6. fiafchi.Tiglieretc adunque poi tutte le dette acque
uite che haurcte unite in quel fiafco grande òcarraf
fone,et piglierete le tre prime carrafe,col gucchcro,
con la manna,& col mele, & ogni cofa mefcolerelc
bene infieme, & quella dell’agarico,&• onde tre del
fopradetto aloè preparato &mbeHUto,&- ogni cofa
metterete in una boccia grande , fatta di buon uetro
& grofio,ehc non porti peritolo di romperfi nelma-
neggiarfi Et femeglio uolete afiicurarui, dapoi che
l’hauretc cofi mcfcolate tutte infieme , partitele in
più boccepiccìolc òmegane,etfatetelepaffare in più
uolte in un tempo rnedefimo con piu fornelli,et il puf
far che fi ha da fare è quefio..Acconcierete leboccie
in una calciar a d’acqua con paglia ò fioppa dentro al
la caldara,laquale fila fopra ilfornello^ & quefio fi
PRIMO. S
chiama diflilar per bagno;& cofi hauendo la boccia
il fuo capello ò lambicco di uetro,et il fao recipiente,
oue fi rìcena l'acqua che dijìiìla, & hauendo irnpa-
fiate et fermate molto ben le congiunture del cappel
lo & del recipiente che non rejpirino , darete fuoco
al fornello, & farete bollir foauemente la caldura,
& cofi difliUerà fuori,& pafierà nel recipiente tutta
l'acqua ulte thiarifìima come un criftallo; laquale ac
qua ulte è buona ad ogni cofa eoe l'altra; ungi è mol
to migliore, perche è pafiata piàuolte, cìrpiit affot-
tigliata; & jpirituale , ^principalmente è buona à
pigliar per bocca,che [erba pur ancor'effa parte del¬
la uirtù,che ha prefa da quelle cofe, fopra lequali el
la e fiata.Faretc adunque,che di tutta quella robba,
che è in detta boccia, opiù bocce, à difiillare,diflilli-
no fuori delle cinque parti le quattro ò le tre , & il
reflo rimanga nel fondo d'effe boccie .Voi farete ri¬
freddare il fornello & La caldara , & caueretcne la
boccia diciafeuno , & , difiaccando i recipienti &• i
cappelli, ferbarcte l'acqua ulte de i recipienti in un
fiafeo òph), da fe fieffa, per feruifene, come poco di
f ìpra s'è detto. Et quei liquori coloriti & carchi, &•
che fon rimafi ne' fondi delle boccie, metterete tutti
infteme,fe l’hauete fatto in piu boccie, ò in più not¬
te,& terretelo in fiafcho di uetro groff'o, coperto di
paglia ò d'altro folamente nel fondo perii pericoli
del romper fi,& nel collo, & con alcune centure per
longo,& il refio fia sfeneflrato , & ftopertoil uc-
tro , come quei dell'acque odorifere, per poter ue-
der quel che ui è dentro ; & fia beniflìmo ferrato con
cera, poi fopra à quella con bambace ,& poi con
LIBRO
carta pecora groJfa,& doppia,perche non rejpiri,&
tenetelo in armario iò altro luogo ferrato,& lontano
dal Sole,& d'ogni caldo.Qjiefio pretiofifimo & no-
bilijUmo liquore no ha pari nelle uirtù fue,& uftndo
alcuni di pigliarne ogni fettirnana una o due mite
quanto farebbe in un cocchiaro, conferua lafanità,
libera &fana ognìmala coplefione del corpo uma¬
no,conferua,& rìnforga, & reflìtuifce il calar natu
rale,& rumido radicale, &mantienfempre la per
fona uigorofa di corpo,di tejìa,& di mente,colorita
in uìfo,con fiato foaue & odorifero, &giouene, &
robufla;onde non fi potrebbono apprc’ggare ò filma¬
re,non che pagare le uirtufue, ne confeguentemente
Jpiegar l’obligo che fi deue alla gran bontà d’iddio ,
chabhia data cofi miracolo fa uirtù alle cofe da lui
create,et poi aperto la mete à i ferui fuoi di conofcer
le et metterle in opera à beneficio delle fue creature.
Il modo di pigliarlo è queflo . Il uerno fi può pi¬
gliar folo,ò in un poco di brodo di uitcllo,di cafirato,
dipiccionì,òpollafiri,òinmaluagia,uingreco, o al¬
tro buon nino bianco .la fiate,in acqua di bugloffa, ò
in detti brodi,oue fieno bollite & cotte boragine,bu-
glojfa,lattuca,cicoria,& endiuia,tutte,h alcune d'ef
fe. Et d’ogni tempo e ottimo il pigliarne un cocchia¬
ro in me%p bicchiero di latte di Donna chabbia fat¬
to ò che nutrifca figliuolo mafchio , ouero in latte di
capra.La quantità et il numero delle uolte s'ha da re
gelar con le perfone & co ì tempUche ad un uecchio
debole,&ad una perfona fiata inferma, ad un tifico
& confumato fe ne può dar piàpcr uolta,&piu fi>ef
fo,che ad uno dì migliore età & ài miglior cornplef -
PRIMO. 9
fione & dìjpofìtion di corpo ;& a cìafcuno ferie può
dar più &piàf>ejjb il uerno che la fiate.
cordando,che per no trottar fi tuitii fiori,et tut¬
te l’erbe,& altre cofe in un tempo, detto liquore non
fi può fare tutto in una uolta ,rna cominciado la pri¬
ma ò feconda fettimana di Maggio, ui uuole almeno
tutto il mefe di Settembre ò d’Ottobre feguente à fi¬
nirlo. Et fi deue di uolta in uolta & di tempo in te-
po uenir pigliando quello chefipuò battere, & met¬
terlo nella fitta caraffa feparata,ò con l'altre cofe,fe¬
condo che uà fola ò accompagnata,nel modo che fi è
detto difopra;& co fi uenir pigliando tutte le cofe à i
tempi che fi poffbno battere,& poi che fi batteranno
tutte,finir di farlo,come s’è detto.
È T chi non poteffe ancora hauer tutte le Copra-
dette cofe, & gli nemancaff’e alcuna , potrà far con
quelle che ha,perche in ogni modo non refierà di effe-
re di grande & incomparabile uirtit. Ma però è me¬
glio dibatterle tutte, perche fon cofe che fi poffòno
hauere,& non fono però cofedi granffefa.
E T per uolerlo batter poi di tutta perfettione,nd
gli manca fc non di fare una uera et fi fica diffolutio-
ne d’oro fino,&quando fiipiglia,mefcolar due parti
di detto liquore, & una della diffblution dell'oro ; clr
'noìpìti baffo metteremo il modo da far tal diffolutio-
ne d’oro buono & ucro;beche ilfitpremo &pm per¬
fetto modo di farlo, il qual noi habbiamo acquifiato
co lo Audio,& co l’offeritdga di tutta fetà nofira, co
molteuolte,& in ditterfi modi che Ihabbiamo fatto
per ridurlo àfomma perfettìone, efiedo cofa che ma-
lamete fi può irifegnar con lafcrittura fenga uederft
LIBRO
fare,& 'per qualche altro degno rifletto non fi met¬
terà quefla uolta in queflo uolume ; ma pur, come’è
detto , ne metteremo alcuno buono , &• ucro, & di
molta importan’ga.fnè forfè hauuto con certa efperi-
tn%a da molti fin qui,

A DISSOLVER’ORO IN L 1 QJV O R.
potabile da ufare à pigliar per bocca per conferuar
lagiouetùet la fanità,cofi dafe folo,come mefeo-
lato col fopradelto liquore,&fana ogni infer¬

H mità incurabile in fette giorni al pili lago,


abbiate fuco di limoni, una caraffa piena , &
mettetelo à f :aldare un poco,tanto che flia co¬
me in principio ò dijfofitione di uoler bollire,&poi
colatelo tre ò quattro uolte con una pe^fta di lino,
& fatelo diflillare per linguette di feltro , & hab-.
hiate due libre di mele crudo,et mettetelo in una pi¬
gnatta netta al foco , & con effo mefcolate il detto
fuco di limoni,& aggiungeteui mega libra di fai co¬
mune da mangiare,bianco,& netto, <& fottilifiima-
mentepefio,& ben mcfcolando ogni tofa fatele bol¬
lir pian piano , fin che il mele fa lutto fchiumato ,
Dapoi pigliate quello che refia nella pignatta , &
mettetelo à diflillarc,prima co foaue fuoco,poi cre-
fcedolo,et in ultimo dadolo gradifiimo. Et come ogni
cofi fa fredda, apprite la boccia, & leuate l’acqua
del recipiete,& mettetela in fiafco,et molto ben fer¬
rate la bocca che non reffiri. Toi rompete la boccia,
pigliate quelle fece che ui fono re fate in fondo ,
ér mettetele in una pignattafeoperta, ma lutatela
intorno,acciò che refiJìa al fuoco,& quella pignatta,
PRIMO, IO
mandate in una fornace di uetranfo baccalari, o di
mattoni fa di calcina yCt fate che jìia àgran fuoco per
due ò tre giorni. Voi pigliate quella materia,& ma¬
cinatela foitilifima,&• pefatela,et fe fard una libra,
aggiugeteui oncie.q-.di mdna,et due onde di guccbe-
ro candio;&fe non è una libra,mettete manco mana,
et manco •ficcherò, gouernadoui con la proportione
è mifura di cptanfonce di manna,&due di gucchero
per libra di dette fecce calcinate.Et mettetela in una
boccia dibud uetro & ben lutato,etfopra uimettete:
tutta l’acqua che difpra coferuafienelfìafeo,aggiù-
gendoui tata acque uhe fina,che fia à mifura per due-
unite detta acqua prima,et accodate la boccia fopra
il fornello colfuo cappello ò Idhico, & col redpiete
benifmw ferrate é-' impaliate le giiiture,& fiu: di-
fiiUare à fuoco foauifimo . perche la materia dJfiilla
uolonlieri,&come non diflilla pià,crefcete il fuoco,-
tato doe di fluii ogni co fa che può difliIlare.Et quefia
acqua & quella boccia lafdate cofi fare come flan-
nofenga leuarlenè muouerle dal fornello in modo
alcuno , fin che Thauete d'adoperare .Voipigliate
fogli d’oro finifìmo,che fta oro di uetiquattro carat-
ti,& bene affinato per cemento,ò con [Antmonio,&-
queflifogli d’oro fieno àpefo quanto uolete,fecondo
la quantità che ne uoletefare, & in una tagga di
uetro macinateli con melefo con Giulebbe rofiato , ò,
molato, come ft macina per miniare ò per fcriuere;
di che nel quinto libro di queflo uolume noi mettere
mo diflefamente tutti i modi. Et come farà ben ma¬
cinato,et Icuato uìa il mele con acqua calda come in
taf luogo fmfègnaràlpigliateloi& mettetelo in uno
B a
LIBRO
orinale di uetro da dìflillare, & diflaccate il fopra-
detto recipiente della boccia chelafciafie nel fornel¬
lo,& mettete dell'acqua in una boccia con collo lu-
go,&‘ ben ferrata con cera bianca, & mettete fopra
il detto oro nell'orinale tanta di detta acqua,che te¬
gafino à cinque dita di jpatio in detto orinale jet met¬
tetegli il cappello ò lambicco col mcdejmo recipiete
di prima,et bene impaflatc le giunture, farete a fuo -
co teperato difiilar uia difopra à quell’oro tutta det¬
ta acqua,ma nocrefccteil fuoco in fine,& no ui cu-
rateche ftdifecchiognicofa,ma che l’oro rimaga al¬
quanto umido.‘Poi diflaccate il recipiente &il larn-
bicco tutto inficme,cioè diflaccate & leuate folamé-
te il cappello ò lambicco difopra dall’orinale, & non.
lo diflaccate dal recipiente,nè mouete quell’acqua in
modo alcuno,ma habbiate un’altro co uoi, che men¬
tre noi aliate il detto cappello dall'orinale,mettafo-
praqucU'oro dell’altra acqua che ferbafle nella fio-
pradctta boccia ferrata con cera biaca,&‘ mettetene
pur da cinque dita in detto orinale,&fubito ritorna¬
teli deflramente il fuo cappello,&impaliate legiu-
ture come prima,& fate diflillar con fuoco tempera¬
to come prima,et cofi poi rial'garele il cappello dall’
oro,& aggiungerete dell’altra acqua della boccia cS
cera bianca,& diflillerctefopra l’altra come prima,
fin che habbiate pofla tutta detta acqua,& difliUata
fopra quell’oro. Vltimaméte uotate detto oro di quel¬
lo orinale in unaboccia un poco grandetta,& fopra
gli mettete tutta quell’acqua che in piu uolte gli ha-
uete diflillata di fopra,come è detto nel precedete ca¬
pitolo,& mettete il cappello alla boccia,& il fito re-
PRIMO. Il
clpknte da dìfliUare, &fate che il detto bagno fiict
caldoytna non bolla,per cjuindecìgiorni, òuentì, in
modo che la boccia non diflilli. Voi fate bollire ,
diflillar uia tutto quello che può difliUare, & nel
fondo della boccia ui rejìerà l’oro diffoluto in liquor
pretioffimo , ilqualferbate in uafo diuetro benco~
porto . 'Bt uolendo piùaffotigliarlo ,potrefle,fenga
leuarlo dalla detta boccia , ritornarli fopra la detta
acquay& farla diflillar dinuouo,fen%aperò tenerla
piu che non bolla,come faccfle prima, ma farla bol¬
lire,& farla diflillar feguentemente.Bt cofipotrefle
ritornaruela,&ridifliiìarta quante piu uolte uolete,
& quanto piu, tanto meglio ; & haurete un uero ,
fiftco , & per flettiflimo oro potabile , ilqual ufato d
pigliar per bocca una ò due uolte il mefe, da fe fola,
0 col predetto liquore poflo nel precedente capitolo^
uale à confcruar la giouentà,& la fanità, érà fa-
nare ogni oflinata et incurabile infirmità in pochifsi-
migiorni ; & à molt’altre cofc uale per altri effetti,
come per fc (ìcfli poffbnoimaginarft &compredere i
giudiciofì inucfìigatori delle ricchegge della natura.
Qjesto mede fimo p un talmente in tutto &per
tutto fi potrebbe far dell’argento battuto in fogli,&•
farebbe ancor’ella acqua d'argento,òargento pota¬
bile,& dimarauigUofa iiirtù, febea non tanto co¬
me quella dell’oro .Et io ho ueduto già cinque anni
fono, uno Inglefe , che hauea un’acqua d’argento,,
fatta forfè per altra uia , effondo molte le uie della
natura,che conducono ad un medefimo fine , & con
effafacea molti come miracoli, in fanare infirmità
grandifime de corpi umani.
B S
LIBRO
P O T 1 Ò N É O B E V AN D A D A V S A R 6
in luogo difcirGppi,& di medicina,à chi ha bifognq
dipurgaifi;ér uale ad ognicomple(ìione,& ad ogni
età ; <&■ è fenga guardia j ne può pigliar
ficuramente quanti giorni fi tmole,che fin che
tritona umori peccanti,^ materie trifle,le
purga & manda nìa,<&poi non muoue
& no purga più; <& non fa danno al-
cunoi& naie al mal Francefe ,
ad ognimala difpofitione dello
flomaco j & della teda ;
&è buona ancor alle perfone fané,due
mite l'anno almeno, per purgatìon
ordinaria,cioè,la Vrimauera

P & il Settembre.
igliate maina,& fatela bollire in acqua , tanta
che fia quafi disfatta tutta;poi colatela,cthab-
hiate Scna,&fcorga di legno d'India,ch'è chiamata
legno fanta,an.onde fette che fieno fottilifiimamente
fefli et paffuti per fetaccio;Sale arrnonìaco,àue dra-
mc : & mettete la detta decotione di maina al fuoco
con me'ga libra di mele,& fia la decottione ftn'à due
carraffs.ordinarie ,<& aggùmgeteui mega libra di
Tartaro di botte,et fatela bollir foauemente per me-
%a hora,fchmmàdo bene il mele.Voi colatela,<&' co-
fi calda & bollente uenìtela buttando à poco à poco
in una pignatta doue fieno le fopradette polueri di
Scna,legno fanto,&Sale armoniaco ; & mentre la
buttate , uenitefernpre rimenando con una mefcola
di legno ò con un bafione . Et fubito coprite poi la
la pignatta con un coperchio appmcchiato prima»
PRIMO. 12
che ferri & fgiUì bene ; & impafiatelo intorno alle
gimture,chefer modo alcuno non pojfa rejpirare;ó^
co/i mettetela al fuoco per lo (patio di due pater no-
flri & non pià,poi leuatela dal fuoco,& auolgetela
in un caue^p^le di piuma fcaldato al fuoco , ò in un
ma/ìello ò barile di fcmola,pur fatta calda,òcon pa¬
ni caldi, che fiia benejìufata , & coft lafciatela per
diece ò dodici bore,poi apritela, &■ colatela per fe-
taicio òjìamigna,ò caneuaccio raro-,poi habbiatefrd
tanto apparecchiato una me%a caraffa di uino bian¬
co,et dentro rneffouìfìnà tre òquattro onde di l{eu-
barbaro in pegpri, che fia flato co fi infufione per
uno odue giórni,&quel uino metterete poi con tut¬
tala detta decotione delle cofe fopradette,cofi cola¬
ta , & ui aggiungerete un^oncia di aloe epatico pre¬
parato come difopra è detto , ò almeno come lo uen-t
dono gli jpetiali,the lo chiamano aloè loto, con fuco
di rofefo come ftfla,^ metteieuelo ben poluerigato,
& mega oncia di enfia. Et tutta quejìa compofitio-
ne ferbate in(ìafeo, ò in pignatta ben coperta . il
modo di pigliarlo è che la mattina all’alba fe ne pi¬
gli un megp bicchiero, opiu, fecondo i bifogni,&- le
perfone,& fa caldetto, & poiflia un poco in letto^
& dorma fe può,& poif ; uuol leuarfi &■ andar per
cafa,o fuori alle fue faccende può farlo à fuo piace¬
re . Ma lo flave in cafa e fempre piuficuro,& prin¬
cipalmente perii bifogrii del mouimento del corpo;
&fe ne può pigliar cinque,fette,none,ò undici mat¬
tine , che i molti non pojfono far danno . Et è falu-
tifera & pretiofa beuada al corpo umano,^ chi ufo.
quefta non ha bifogno d’altre purgatìoniò medicine.
LIBRO
FACILISSIMO ET OTTIMO RI-
medio à fanare ogni cruda forte di mal Franco fe,co(i
doglie come piaghe Agonie,et è dipocbifimajpsfa,
& non ha bifogno di fare in letto y ni in cafa,an'xi
fi può fare andando per maggio.Et uale an¬
cora ad ogni forte di dolor digìunmre^ et

P in ogni luogo che fta del corpo umano.


I Iglktte tre libre di mele crudo , & una libra di
fuco d’erba detta TrimoftorCyò fior d'ogni mefct
che è un’erba notifìima che fi mangia in infialata,&
ha la foglia larghetta & groffa, e polpòfa, & d'un
color uerdeMaroy&fa il fiore giallo & in forma di
capanetla, ilqual fiore par che fi truoui d’ogni tem¬
po,?^ per quejìo lo chiamano fior d’ognìmefeyòvri-
moycome è detto ; & Diofcoride la chiama Scorpiu-
ron, cioè coda di Scorpione, per la fomiglianga che
hanno i fiorifuoi con la coda di detto animale quSdo
fon ferrati. Di quefla adunque piglierete una libra
difucoycauandolo ancor del fiore fé Vhauete,fe non
dell’erba fola ,& habbiate legno d’india, ò legno
fanto,rafi)ato,ò tagliato minuto,me'xa libra,et fatelo
bollire in acqua commune per un buon peggp,& poi
colatelo,& mettete il fopradetto mele et fuco dì det¬
ta erba in una pignatta, aggiungendoui tre onde dì
aloè epatico preparato come difopra s’è infegnato,
onero come lo uendonogli fietiali, che lo chiamano
loto,òlauato,et imbeuuto con fuco di rofe,& fila ben
feflato;&‘fopra ui mettete tanta di detta acqua,oue
ha bollito il legno,che auangi quattro òfei dita nella
pignatta, aggiungendoui due onde d’aceto fquilliti-
coietfatelo bollirefoauemente per mega bora,òpiù;
r R I M O.
jchiummdo moka bene il mele; & quando è in fine
del bollire,aggiugeteui due ótre onde di cantila fi¬
na fottilifiimamente pefta i & lafciatela cofi ancora
un fochetto alfuoco,poi cauatelaiet ferbatela,et di
qucfia pigliate la mattina un hichieroyche fia caldat
al far del giorno,&poi che l’hauete prefa,maflica-
te un pochette di melo cotogno,h una foiba,ò un po¬
co d'agrejìa,ò di pome granate agre , ò qualch’altra
cofa fiittica & afiringente, & fiate poi in letto fin
che ui piace,cioè dormite un pe'x^,poi,fe ui piace,
alxateui,& andate fuori,& fate ogni uofira facce-
da;benche, come difopra s'è detto, lo fiare in letto ò
in cafa è fempre utile à chi fi medicina, per ogni ri¬
fletto. £t pigliate quefia potione un di fi et un di nò;
onero,fe il male no è molto fiero,pigliatelo due uol-
te la fettimana , & uedrete miracolofa operatione ;
ne bìfogna altro pigliar di legno, nè altra cofa al
mondo,che quefia fola bafiaper tutte, & è prouata
in molteperfone molte uolte.

A' SANARE VNA CARNOSITÀ*


ài dentro alla uerga deU’huomo,fe ben

P fojfe uecchia di molto tempo,


igliatefeccie di mele difiillato, onero, non ha-
uendo tai feccie, pigliate il mele , &• mettetelo
in una pignatta ad abrufciare,&poi pigliate quelle
feccie negre,& mettetele in un^altra pignatta , 0 in
una padella di ferro, nella fornace de’uctrari, ò de'
boccàlari, à calcinare per tre ò quattro giorni à buo
fuoco,& hauerete una materia gialla come oro, la¬
quale farà Qttima ad ufar foprad'ogni piaga , &
LIBRO
con fuma la carne trifla, mondifca , & falda polla
buona, & non fa dolore. Onde è molto migliore da
adoperare per le piaghe,che il precipitato,che com -
mmemente ufano i Chirurgici. Di queflapoluerepi^
gliate un oncia di flerco di cane due onde di tartaro
di nino bianco mcga dramma , di zucchero fino una
dramma, di allume di rocca brufciato una dramma,
& altrettanta tutia; & ogni cofa fa ben peflata,&‘
macinata,& pajjata perfetaccio fretto . Voi hab-
hiate fiondi di oliue uerdi, & fatele pefiare in un
mortaro di pietra , bagnandole con un poco di uin
■bianco,&come fono ben pefle,premetele al torcolo,
ofia due taglieri,&■ raccogliete quel fuco , & ag-
giungcteui altrettanto fuco di piantagine, <& mette¬
telo in una pignattina al fuoco , & ueniteui buttan¬
do àpoco à poco le dette poiueri ,fempre mefcolan-
do, <& ultimamente aggiungeteui un poco di cera
uerde,& un pochetto di mel rofato , sfatelo uenir
come un unguento liquido,& (erbatelo,ch’è pretiofo.
à confmar carnofità in luoghi delicati, oue non bi-
figni cofa forte chefaccia dolore, fi come il membro
uirilc , &■ il nafo , &c.Et quando uolete adoperarlo
alla carnofità della uergafo del membro uirile, hab-
biate prima uno fchigj^atoro di quelli da gonfiare i
halloni da giocare ,<!p' empitelo di uino bianco,oue fi¬
nn bollite refe fecche,&foglie di piantagine/mefco-
landoui un poco di latte di donna ,fe ne potete ha-
uerCjfe non di capra, & con quel uino procurate di
lauar cot» quel gonfiatoi o lauerga molte bene dal
canto di dentro,&■ poi habbiate una candeletta luga
dì. cera, di tanta grojjegp^ che .po(fa entrare nella
PRIMO. 14
fierga,& nella punta di c[fa metterete dell’unguen¬
to fopradettofaretela un poco calda ò tenera al
fuoco,perche non jì Jpeg^, irpr mettetela dentro alla
uerga, facendo che uada più dentro che fia doflibiley
tal che truoui le carnoftà,& uì lafci l’ungiiento,&
iafciateuela un poco,poicauatela, & cofi fate mat¬
tina & fera,flando in letto col uentrc in fufo quan¬
do mettete & tenete la candela con detto unguento,
& uedrete effetto raro,che in pochi fimi giorni fard
fanoperfettamente fen^a pericolo alcuno.

A SANARE OGNI RISCALDATIO-


nc &- mala dijpofitione delfccato.Et co quefto fecre-
to fi fon fanati di quelli,che per tal cagione hauea-
no il uifo come leprofo , &■ le gambe graffe,

P le mani tutte infocate &jeabrofeper entro.


igliate farina d'or'r^,ò amico d’orgo , chefem-
pre fe ne troua à gli fpetiali,&mettetela à bol¬
lire in acqua commune per mega bora,poi colatela,
& mettetela in un’altra pignatta nuoua ò netta , &
con offa mettete un poco di Malua,di Cicoria,di Lu-
puli, di Endiuìa , & di Boragine , & fatele bolli¬
re tanto che fieno tutte disfatte, aggiungendoui on¬
cia una di Sandali, & colatela , & habbiate in una.
pecpga di lino rara,tanta cafia ef ratta,cioè polpe di
cafia,qt{dta fiaria dentro à due noci- & metre quell*
acqua e calda infondeteui quella peg^ga con detta
cafia;poi con le dita andate premendo ejfa pegga,eli
cafia,tato che la fua fìfiaga pafi tutta in quell’ac¬
qua,poi metteteui gucchero ò penili quanti ui pi ace;.
et di qfla beuàda, laquale e di faporigrato, pigliats
LIBRO
un dìsì&uno nò,un hicchìcretto la mattina in let¬
to , colcandoui poiper un pe'^^P flomacoy
cioè col peno in giufoy&dormite nife potete;puile-
uateuietfate quel che uipare,et in pochipimigiorni
farete fano;ma quefio fi uuolfate la fiate non il uer-
no . Et chi haueffe lo flomaco freddo, porti poi fopra
il petto unapczet^a di rofato,o fcarlatofofcarlatinoy
ungendofì ancora alle uolte con un poco d'oglio per
lo flomaco debile,come fi infegnarà più difotto à far¬
lo perfetto.

A SANARE LE EMORROIDI
ò maraueUe in una notte, fecreto

H molto raro & belli fimo.


.Abbiate frondi uerdi di Sambuco , & fattele
bollire in acqua,tanto che fieno come disfatte,
& habbiate una pegg^ di panno roffo larga quanto
una pianta di manofo poco pm,& flendcteuela fopra
la pianta fieffa della mano,et fate che l’infermo flia
in letto col petto in giufo,& fopraponete alle Emor¬
roidi le dette foglie cofi calde come le cauate della
caldaia , hauendoui prima buttato fopra un poco
d’oglio d’oliua . Toifra tanto pigliate dell’altre fo¬
pra un altra pegga, & leuate la prima & mettete
quefia,&cofii uenite mutando di continuo di uolta
in uolta, facendolo fe non tutta la notte, almeno
quanto più potete,& lafciate che l’infermo fra tato
dorma à fuo piacere,& uedrcte che la mattina farà
fimo & netto come fe non haueffe hauuto mai quel
male.
PRIMO. 15
vngvento nobile a SCOT-
tature di fuoco^che fina & non lafcia fogno.
1 "^ Igliatc due chiare d'otto,due onde di tutia Alef-
1 fandrina,due onde di calcina uìua lauata à no¬
tte acqueun oncia di cera nuoua, con tanto olio
rofato che bafti, sfatene unguentoy&ufatelo.
AGHI NON TIENE IL CIBO, ET
al foucrchio uomito, & alia debilita grande dello

P flomaco rimedio raro,& perfetto,&prouato.


igliate cera rojfa libre due, & habbiate una
fcodella dioglio d’oliuei&pigliate alcunipegj-
-gi d’alabaflro,et infocateli [opra le bracie,etfmor-
-gateliin detto oglio tre ò quattro uolte , poi catta¬
teli fuoripcfatelifottilmete,& mcfcolate quefi'
alabaflro con la cera fopradetta, & con quell'oglio
Otte lo fmorgajìe, & mettete ogni cofa à difìilìare
per una florta lutata à fondo fcoperto,dandoui tan¬
to fuoco chepajli uia tutto l'oglio , &cio che può
pajfare,&ferbatelo, aggiungcndouifin à mega on¬
da di mirra in poluere . Toi quando uolete adope¬
rarlo,pigliatene in una padellctta di rame òdi ferro,
b in unafrejforetta di terra uetriata,& habbiate al¬
cune cime & foglie diajfentio,& mettetele dentro à
quell’oglio, & fatelo boUirc unpe^geto ,ò foffriger
dentro . Toi pigliatelo cofi caldo ,&ungeteui con
cjfo dal pettenecchio infin alla gola , & quefto fate
la fera in letto. Et farete uno flomaco forte & per¬
fetto . Et nel mangiare ufate del B^ofmarino più che
potete , crudo, & cotto,& in ogni modo, tenendone
ancora nel fiafeo del nino che beuete. Et fmilmen-
te ufate di pigliare delia infraferitta acqua ulte.
LIBRO
R IMEDI O C O L Q_V AL E EV G V A-
rha una Donna di trentajei anni, cbeperfarfì
la bionda al fole , òper altra cofa s’hauea
guaflo lo jìomaco in modo, che per due
anni & me’^ non era andata del
corpo,&'fubito che hauea man¬
giato uomitaua tutto il cibo, &
era uenutagialla & fecca

V come un legno .
N monaco difanto ^gojìino, perfona dotlifi-
tna,&che hauea infiniti fecreti rari, le fece
tifar quefii rimedij,<&- in diecefette giorni fu fana,&
Henne colorita & bella come cra<prima . Vrimìera-
mentehauca un fornetto fatto àpofla , come quello
del pane , & lo fa^ea fcaldar con Bjìfmarino ahru-
fciandolo dentro come fifa delle legne nel forno del
fane,& in quel fornetto facea cuocere alcuni pani
f icciolini,et alcune fvcdcciette,et quelle fole & non
altro facea mangiar alla Dona per otto o dieci gior¬
ni, & la facea bcuer uh bianco picciolo, (& fcnga
acqua,&' magiar cibi gentili con canella & xitcche-
ro ,& ogni mattina le facea pigliar un dito in un
hicchiero della infraferitta acqua, cioè , acqua uitc,
me^a carraffa,& dentro ui mctteua lafcorga gialla
d‘un mego cetrangolo ò narancio giallo ^ fatta in
feg^; fiori di tgofmarino un pugno , cannella fina
mi oncia , goffrane un quarto dì dramma, bengioi
una dramma & un poco dimufco;&‘lafaceala-
uar tuttta,o far fi bagnare indecotione di Bj)fmarh
no &• altre erbe odorifere una uolta la fettimana,
et ogni fera ungerfi tutto il petto col fopradetto oglia
PRIMO. ig
diflillato,&bollitoui l’affentio dentro. EtfopratUìo
la facea leuar tardo la mattina , &• tenerfi la notte
un guancialetto allo fiomacojó- alcune uoIte le fa¬
cea mangiar confettione di diambra;&‘ in diecefettc
giorni fu tornata coft bella & fana come era prima,
non hauendo i medici in tanto tempo potuto farle
cofa che l’hauejfe giouato per fanarla.

A I VERMI DE I PVTTI TRE


K IME DII SINGOLARI.

P igliate fiore di farina di fermento canato per


un fetateio difeta flretti(lmo,tanto quanto fa¬
rebbe fopra tre feudi d’oro,et mettetelo in unbicchie
ro,etfopra uimettete tanta acqua dipogp;p o di fon¬
te,quanta bafli à diflemperarlo come latte,& fatelo
beucre o ingoiare al fanciullo, che fi crederà che fia
latte,(&-cojilafdatelo,et uedrete nell’andar del cor¬
po che manderà fuori i uermi tutti morti.

SECONDO RIMEDIO A I VERMI.

P igliate un cetrangolo h narancio , <& fateli un


buco di fopra grande come un giulio ,&per effo
premete fuori il fuco,& notatelo più di mego , & in
quel uoto m-ettete aglio laurino, fuco di ruta,& fu¬
co di ajjentio , tiriaca , & farina di lupini, &fate-r
lo bollir per un peg^tto,poi notatelo in unaf :odel-
la ,& con quel liquore ungete l’ombelico, il cuore,
le tempie , le narici,& l’efiremità de i polfi dclfan-
siuUo, & uedretè marauigliofa. operatone.
LIBRO
TERZO RIMEDIO CONTRA 1
wrmì, & principahnente per quei puttìni che
fon Unto piccioli, ò flomacofi, che non

H pigliarebbono cofa alcumper bocca,


,Ahhiate acqua uite buona , & con effa lanate
bene, ò bagnate il petto et loflomaco del fan¬
ciullo , poi Jpolueri'gatelo fopra di poluere di mirra
fottilifìiìM , fatelo far col petto in fufo per un
pe-^ , & cofi con le dita bagnate in detta acqua
uite & poluere di mirra ueniteli toccando le narici
del nafo, & uedrete che nell'andar del corpo andrà
tutti i uermi morti.

A' SANARE I rVTTI DEL MAL DEL-


la luna,cio'e quado tremano, & tramortìfeono , il
qual male uiene perche nel corpo de’fanciuUi
s'ingenera molte uolte un uerme con due
tefle,che ua al cuore,&gli fa cofi tre¬

P mare,& molte uolte gli ammagja.


igliate i fufli teneri della Ferula , & feccatelì
all'ombra,&peflateli ben fottilifiimi, & paca¬
teli per fctaccio , poi pigliate di quefla poluere un
quarto d’oncia,radice di Gentiana,&radice di Brio¬
nia lunga,di ciafeuna un quarto d'oncia , mirra un
ottano d'oncia,& ogni cofa fia benpoluerì%ata, &
mettetela in unofcodellino,etcd una goccia d'acqua
bagnatela,&pigliatene con due dita,&con effe ba¬
gnate le labra della bocca del putto tre ò quattro
uolte,et uedrete quando anderà del corpo che man¬
derà detto uerme morto.Ft quefla ejferientia s’è ue-
duta molte uolte ; & alcuni putti che fono morti di
tal
r R T M O. 17
tal male per non ejferui fatti rimedi^' buoni, fono
fiati aperti,et hanno trouato loro quel uerme attac¬
cato al cuore . Et à quefiofiejfo faranno ancor buoni
i rimedijpofli difopra per li uermi.

A' MAL CADVCO

P nobili fimo ettaro rimedio.


Jgliate erba Camedreos ,& coglietela nel mefe
di Maggio quddo hinfiore,& feccatela aWom-
bra,& fatene poluere,poi quando uolete adoprarla
pigliate unroffo d’ouo ò due,etshatteteuiun cocchia-
ro di detta poluere , & cuocetelo & datelo à man¬
giare allo infermo,et quefìofate per otto giorni mat¬
tina & fera,etafiengaft dal nino,dal coito,da lega-
mi,da infalata,da carnigrojfe,& da ogni cofa trifia,
fi fanarà.

A FAR’OGLIO DI ZOLFO
da fanare ogni cancro, fiflola,

P & ferite antiche .


igliate golfopeflofottilmente,&mettetelo m
una boccia di uetro impaflato co aglio comune,
che uenga come una pafla,& difiillatelo per bocci*
di uetro,et quell’oglio che difliUa mettete in una car^
raffa,& auangi fin'alla metà di detta carraffa uota,
& empitela d'acqua dipiantagine,<& di fuco di car¬
do fanto ,& fatelo bollire un pacchetto , poi la¬
nate la piaga con acqua uite, 0 con nino bianco, &•
metteteui di quefio oglio,che in pochifìmi giorni fa-^
neràperfettamente.
LIBRO
A CAVAR VELENO D’VNA

P ferita fatea con ferro attoficato.


igliate Ajfa fetida,& Galhano ana oncia una,
& metteteli à mollo in aceto per una notte, poi
metteteli fopra il fuoco,fin thè fi liquefacciano, poi
f affateli per pex^ di lino mefcolateli con onde
due di unguento Diabafilicon , & metteteli fopra la
ferita, che tiraranno à fe tutto il ueleno, & la feri¬
ta fi puotrà medicare, come laltre ferite. Et in caf ì
di necefiità l’affa fetida fola è fofficiente.

A MORSI D’ANI MALI

S ueleno fi d’Ogni forte.


Fbitochelaperfonafifente morfa,òpiu prefio
che fia pofiibile,pigli rami di fichi uerdi,& fac¬
ciaili cadere di ql latte tre ò quattro uolte,& il me-
defimo fa lafemega del fenape mefcolate con aceto.

A CAVAR SAE T T E O

P altri ferri dalle ferite.


iglia fuco di ualeriana ,&■ in effo intingi una
tafla,& mettila nella ferita, & fopra metteui
di detta erba pefia, & legaui una fafeia fopra che
pia falda,ettirerààfe il ferro etpoi fanerà la ferita.

P A GRAN TOSSEDl TVITINI,


igliate fuco di petrofenolo, & polucrc di cimi¬
no,latte di donna,& mefcolateli infieme,&
dateli à heuere al fanciuUino,& fateli quefia untio-
Ke; femenga di lino & fieno greco fate bollire in ac¬
qua cdmune,poi premete quella fofianga, & mefco¬
late co butiro,&ungetene il petto facendolo caldo.
PRIMO. l8
A CHI HAVESSE rICeVVTA
botta in tefla, òfojfe caduto , & hauejfe

P ammaccata Sgonfiata la tefla.


igliate fai da mangiare,oncia una; mele crudo t
onde tre,cimino,altrettanto; termcntina, onde,
due; & incorporate ogni cofa al fuoco, &poi fen¬
detela fopra una pexT^, & mettetela calda fopra il
male,&fanerà perfettifiimamente.

RIMEDIO PERFETTISSIMO

P IgliateMenta,SaIuM,Telugio,Bj>fmarino,Ijfo-
po„Jrtemì/ia,MentaJìro,Calamento,Camomil-^
la,Millefùlio,erba di Jan Giouanni, ^Jl'enxp, Abro¬
tano,Centaurea,un pugno di ciafcuna,&fatele bol¬
lire con uin bianco buono in una pignatta netta, &
fate che fia la metà erbe & il rejìo nino, &fate che
bolla fin che cali la ter-ga parte , poi fate queflo
oglio . vigliate aglio antiquo onde due ; oglio di
di porri & d’amandole ana oncia una ; fuco diruta
oncia mega;maluagia oncia una etmega;poi piglia¬
te una ampolla che hahbia il collo lungo , & fateli
bollir àfuoco lento,tanto che fieno quaft confumati
li detti fuchi & maluagia,poi leuateli dalfuoco,&‘
metteteuidentro quefic cofepoluerigate, cioè,Jpico
nardo, coloquintida,cajioreo,majìice,anagraniuno.
& mego, & turate bene la detta ampolla che non
isfiati niente , <&■ ponetela in una pignatta piena
d'acqua, sfatela bollire per Jpatio di tre bore, poi.
leuatela dal fuoco , & notate il detto liquore in un
piatto & mettetelo al fole,& lifciateglilo tanto che
C 2
LIBRO
diuent? chiaro,poi Colatelo perpcct^ fattile,et pre¬
mete bene la fojiantia ; dapoi pigliate grano uno e
megodi mufco,et incorporatelo bene col detto aglio,
menandolo deflramente.con una jpatula;i&'acciochc
s’incorpori bene, mettete il mufco in uno fcodellino,
& à poco d poco incorporatelo col dotto aglio , poi
ferbatelo in un’ampolla ben turata con cartapecora
^ cera, poi pigliate la pignatta con lefopradette
erbe,& mettetela al fuoco, & fcaldatcla bene, &
figliate un’ombuto di ferro flagnato,<&‘ cfuando an¬
date a dormire,col detto ombuto coprite la pignatta
che fta ben calda con la bocca larga,& con lo foni¬
le pigliate il fumo nell’orecchia per Jpatio di meglìo-
ra,etcome hauete pigliato il fumo,faldate il fopra-
detto oglio che fta tepido,mettetene nell’orecchia
due ò tre goccio^ & floppate l’orecchia con bambace
mofcata,& andate à dormire. Qjiando fate la detta
frofumigatione,habbiate delle faue feeche,et mafii-
catele in bocca,& rompetele condenti, poi fatatele
fuori 3 & queflo fi fa accioche li pori dell’orecchia
s’aprano, &con la gratia di Dio in pochi di farete
fanato,s’è pofbile che per medicina poffa fanarfit;&
molti fe ne fono fanati in queflo modo ;<&fe in que-
flo modo non fi rifancrà, non li fate più altro rime¬
dio . Et non guardate che nell’orecchia ui uengano
alcuni bucinamenti,che uì uerranno ,feguite pur la
medicina,che con le gratia di Dio uedrete miracoli ;
che fefofle flato trent’anni fordo, udirete , pur che
non fiate nato fordo , &ufate piloleche purghina
la tefla,& mangiate buoni cibi.
r R I M o . 19
A GVARIRE VNA DONNA CHE

P haueffe la matre fuori della natura.


igliate una pietra uiua che fia fiata fiotto terra,
& che non habbia ueduto aere per molti gior¬
ni , & mettetela in un cruciuolo coperto in un gran
fuoco,& dapoi che farà ben calda mettetela in un
malìeUo,& firuggatcla d’aceto, & fiate che la don->
ua fila difiopra,che fit faccia profumo, & quefio fìa
la fiera tardi,poi fatela coricare in letto,& habbia-
te ruta,&canate il fuco,& fiate una ballotta di ba-
hace,&attaccateli un filer che ft pojfia attacare alle
cofcie,et la detta ballotta bagnata col fuco della ru¬
ta mettete alla bocca della matre, chefiubito la ma¬
tte la piglierà & tireralla dentro ,&ejfiafi tirerà al
luoco fino ; però fiate accorto àfar buona legatura
alla ballotta che non rimanga detro.Dapoi fiate que-
fia untione per ungerle le reni; pigliate pan porcino
& ruta,ana,& pollatele ben minute,& mettetele à
bollire con oglio antiquo tanto che cali un tergo,poi
rifireddatelo & premetelo tanto che gli carnate la
fiofiantia, & poi rimettetelo in una pignatta nuoua,
con un poco di cera nuoua,ficaldadolo tanto che s’in¬
corpori bene, & con quefia ungetele le reni ,&poi
mettetele fiopra della /loppa che fila calda,& faficia-
tela come fiifafciano i fanciulli. .Auuertiteche la
la Donna uuole fiate in letto con le reni in giufip, efi"
coi capo baffo,& con le natiche alte. Et farete que¬
fio una fiera sì &■ l’altra nò, & cofi farete tre uolte.
Et fia il fino mangiar cofie calde,come piccioni, gal-f
line con ffetie , ér altre cofie tali. Etfienga dubbio
farà liberatd fie ben fiojfie mal di trenta anni.
C 5
L T B R O
A FAR VENIRE ET MOL-

P tiplicarc il latte alle donne.


igliate frodi uerdi di fìnocchi,ct fatele bollir co
uino òcon acqua,& beuanela donna àfaflo,et
fuor dipafio piùJpcjfo che puòj& hauerà latte afai;
&fc ancora patijfe retentione di menfiruo, ò il corfo
ordinario delledone,quefla è medicina molto buona.
ALLE GOMME DEL MAL FRAN-

P cefe uecchie ò nuoue belli fiimo fecreto.


igliate bolo armeno,&aceto,&oglio rofato,eìr
fate un defenfiuo intorno alla goma, tre ò quat¬
tro dita largo.Dapoihabbiate aglio di Euforbio,par-
ti due;olio molato,parte una; & mefolateli infieme,
& con e fi ungete la gomma , hauendola prima ben
lanata co uino negro caldo. Voi che l’hanerete unta
metteteui fopra alcune pe-^q^e di lino,ungendole con
un poco dibutero,et cojì lafciatcla tre ò quattro bo¬
re.Voifcoprite la gdma,et ucdete s’è ucficata;fino,
tornate à rimettere l’oglio,Uuandola con uino come
prma,ct lafciatela per altre tre,ò quattro,ò feihore,
& la trouarete ueficata . Foratela con un ferro, ò
lafciatela romper da fefle(fa,poi curatela con un¬
guenti faldatiui,& farà fana.
ALLE G O M M E D E L MAL

L Francefe altro rimedio.


.Auate le gomme con uino come è detto,et fate-
ai il difenjiuo intorno . Voi habbiate unguento
aureo,parti tre,foiimato benifimo trito parte una.
Mcfcolateilfolimato co l’unguento,etfopraponeteli
allagdma in unapegja,et lafciateliper ungiamo, ò
quanto più potete,& trouerete la goma confumata.
r R I M O. 20 ^
& la carne agguagliata et bella,che parerà cofa mi--
racolofa;&fe non lo fa la prima uolta, tornatelo à
far la fecoda,ò la terxasfepur le gommefoffe f anti¬
che et dure,Voi quàdo non ui uolete metter piu det¬
to unguento,cioè quado la goma farà rifoluta tutta',
mcttcteui una peg^a co butiro lanata in uìno,etfa¬
rete fano in tutto.Et fappiate che quello unguento co
quelfolimato tira a fe tutta raquofnà& umori trifli
che fono in quel braccio ògamba,doue lo mettete fo-
pra le game,ò altra carne trifla. Onde no folamente
fana quel luoco oue fi pone,ma purga tutto ilmebro
dalla mala diffofitione che èinejjo per quejìo fe
ne fa acqua mirabile da fanar rogna,come ft metterà
più di folto,et cofi fanarebbe ogn altro male chepof-
fa riceuer medicina ejìeriore,perche,come è detto,ti¬
ra fuori tutta l’acquofnà & umor triflo che è in tut¬
to ilmembro oue fi pone. Et fi uede che mettendolo,
come è detto,[opra gomme , è altra piaga con carne
trifta,bagna tutta la peg^a che gli jìa fopra, & le
fafcie,et ancora cola per lo membro intorno à quel
mal dell’acqua,che detta medicina tira à tal luogo,
come à bocca oue truouì ufcita ; & e fecreto degno
applicandolo fecondo le opportunità.
A CHI HAVESSE RICEVVTA BOTTA O.
percofiione co legno,o pietra, ò altra cofi tale,
rimedio fadìifimo & perfetto, fe ben

P ancor ui (offe fatta ferita.


igliate erba Taffo Barbaffo,&- peflatela,& fa¬
tene fuco,& fe è ferita che butti fanguc , afciu-
gatela benc,lauandola con uino bianco,ò con acqua,
& poi bagnatela col detto fuco , & fopramettcteuì
C 4
LIBRO
quell'erba cefi pefla, dallaqmlc hauete canato il fu -
co legatela bene con una fafcia, & lafciatela
cofiper un giorno,& uedretc effetto miracolofo.

ACQJV'ADA SANARE OGNI SORTE


di ferita in poche bore.Et è cofa,che ciafcuno ne de-
uerebbc tener fempre fatta in cafa fua per li bifo~
gni occorrenti,offendo di poca ffefa,&facile à

H farfi,difantifima& miracolofa uirtù.


abbiate una libra di cera nuoua, & fatela di¬
sfare al fuoco in una pignatta netta,& butta¬
tela in una fcodella,oue fia maluagia,ò uin greco , ò
altro uin bianco buono,dapoi cauatela dal detto ni¬
no,& tornatela al fuoco à liquefar di nuouo ,& di
nuouo tornatela àgittarnel detto nino, & coft tor¬
natela à liquefare, à rigittare in quel nino fina
fette mite; ultimamente prendete la detta cera , &
mettetela à fondere al fuoco, & mcfcolateui un pu¬
gno di mattonipefli fottilmente, incorporandoli be¬
ne infieme,&mettetela in una florta diuetro lutata
tutta fino a mexp il collo,& fatela difiillare, prima
con fuoco lentifiimo per otto bore,dapoi crefeendoui
il fuoco àpoco àpoco ,&in fine dandole gran fuo¬
co . Etfopratutto auuertiteche le giunture del collo
della florta col recipiente fieno ben ferrate,&che il
recipiente fi grandetto. Et quando farà ben freddo il
fornello & ognicofa, canate l’acqua dal recipiente,
& mettetela in un fiajco di uetro,tenendola ben fer¬
rata con cera , & difopra con una pe^^^ incerata,
che in modo alcuno non poffa rifiatare ; & non la
tenete in luogo oue fia caldo di Sole, nè di fuoco, ò
PRIMO. 21
fiufa,perche hà parti molto fottili, che facilmente
fuanìfcono & fe ne uolan fuori.
Qj-esto liquore èmiracolofo per ogni forte di fe¬
rita,bagnàdola con ejfo,& legadoui fopra una pcg-
<za che in quello fia bagnata.'Et fra molte ejperientie
che fe ne fon uedktc,fu una in un feruitore deWlllu-
flrif .signor Lionello Tio de Carpi,in Fenetia,l'ano.
1548. ilqual feruitore , ejfendoli caduto un pugnale
cdlapUta fopra il collo d’un piede,che è luogo mol¬
to pericolofo,non fece fe no metterui di quefl’acquat
che non fo chi gentil’huomo di quel Signore fi trouò
fatta in cafa,et in due giorni fu guarito in modo,che
non ficonofcea pure ilfcgno .Vale ancora mirabil-
mete àcotrattione de nernij^ à molte altre cofe per
lo corpo umano.Etfe’l liquore farà be fatto ,0 fe farà
difliUato un altra uolta,èdi natura tato fattile etpe-
netratiuo,che mettedone fopra la palma della mano3
fi uede mirabilmente penetrare in uno ifante,& la-
fciarc il luogo fecco,come fe non uifojfe fiato pofio.
Onde le perfine intendetife nepoffono feruire in mol
te cofe,co metter in ejfo altri liquori òpolueridi cofe
che uogiiano far penetrar nella carne,et rimanerui,
cofip ufo di medicina,eoe pbeUetti,etaltre cofe tali,

A FAR L'OLIO D’IFERÌCON O PERFO-


rata , ilqual in Fenetia & alcuni altri luoghi chia¬
mano oglio rojfoflqual fatto nel modo che fi dirà,
è di tanta uirtà,chc non fipotrebbe ejfrimer,
cofi per ferite come per altre cofe, delle
quali fe ne diranno alcune delle pìh
importantifit tutte prouate.
a L I B R O
Vefta erba,che in Greco et in Latino fi chia¬
ma Hipericon,è un erba che la fiate di Giu¬
gno fi orifce,& fa i fiori gialli. La pianta fa
più rami con molte foglie pìcciole & minute fu per
lofufio,ilcjualeèro(Ìigno,et le foglie fono quaft del¬
la forma che quelle della ruta, ma più fattili di cor¬
po, &■ più bianchicce, o di uerde più chiaro . Et chi
guarda dette foglie incontra all’aere le uede tutte
ripiene di minuti fiimi pertugi, onde communemente
per f Italia da taifori la chiamano Perforata,
ér altri la chiamano erba di fan Giouanni, ancor
che molte altre erbe per l’Italia cofì fi chiamino^ &
quello , credo ,per effiere elle in perfettione in quel
mefe, del quale fi celebra lafefia di quel fanto , &
i&pereffernel folfiitiofi ueggono tali erbe hauer
grandifiimo algore nella uirtùloro. Di quefia erba fi
truouano più forti,& le chiamano maggiore & mi¬
nore,ma tutte fono buone & perfette per far queflo
o^//o . Pigliasi adunque nel mefe di Maggio ò di
Giugno la detta erba auanti che fia fiorita,&pefiafi
in mortaio di marmo netto ò di legno conpefello di
legno,<& cofì pefia fi mette in un fiafeo di uetro, &
fopra uifi mette tanto uin bianco che la copra tut¬
ta,& poi ui fi aggiunge tanto olio buono,che tenga
lo Jpatio di due dita in altegga , & co fi fi lafcia ben
ferrato . Dapoi il giorno di fan Giouanni fe fi puh,fé
non un’altro giorno di quella fettimana, cioetrà.20.
50. del detto mefe.,la mattina leuato il fole fi fa
cogliere detta erba con tutti i fuoifiori, &‘.fiepa-
rando le cme& i florida una parte , fi fapefiar
molto bene quell'erba co tuttii fimi fufi, hauendola
PRIMO. 22
prima tagliata minuta col coltello , & camtala dal
mortaio jt fanno peflar nel medcfimo quelle cime &■
quei fiori che ferbafie da parte ,&fi fappefiano fo-
lamentc ùnpoco,&‘poi ftmefcolano con la detta er¬
ba loro prima peflata . Ma auuertafi che i fiori han¬
no da effer tanti d pefo che uenga ad effere quattro
parti di fiori, & una fola , o una <& me%a d'erba^
contandoui quell’altra, che del mefe di Maggio , ò
li giorni atlanti, mettejle nelfiafco col uino& l'o¬
lio d’oliua . Ut mefcolate ogni cofa infiememet¬
tetelo in un fiafco con quel mede fimo nino & aglio
di prima , aggiugendoui dell’altro nino <& aglio ,
tanto che ogni cofa uenga coperta come fìaua pri¬
ma,& cofi ben ferrata & coperta la bocca mettete¬
lo al fole . Dapoiindi à dodiciò quindcci giorni,
quando detta erba hauerà fatto ilfeme , <& che fia
ben finito di fare, fatene cogliere la mattina al
leuardel Jole , & fatelo ben pefiare, & mefcola-
telo con la fopradetta erba & fiori,non mettendoui
più uino ,ma folamente oglio ;& detto femefta à
pefo la quarta parte ò la ter^a di quanto ha pefato
tutta la detta erba &• fiori in tutte le uolte , & l’o-
glio fa tanto , chefoprauangi à tutta la materia
un palmo ò due . Tojcia mettete al fuoco una cal¬
daia d’acqua con fieno ò paglia dentro , ò Jivppa,
& dentro à tal caldaia accommodale quel fiafco che
ftia nell’acqua,& non porti pericolo di romperf, le¬
gandolo ò appoggiandolo in modo, che il bollir delT
acqua non lo sbatta et lo faccia rompere . Et in que-
flo modo mettere orinale ò boccia in caldaia d’acqua
chiamano ifilofofi moderni)bagno mria,etfadopra
LIBRO
€of} perdìjìillar col lambicco, comcper far putrefa-^
rcjò cHaporare,0diffoluere, fecondo i bifogni et le in-
tentioni di chi le adopera.Ora quejla caldaia cofi ac¬
coda con quel fiafco con quell'erba &■ fiori dentro fi
faccia bollire per due,ò tre,ouer quattro bore,fecon¬
do la quantità della robba, tanto che il uino fila sfu¬
mato & euaporato uia tutto òlamoggior parte, il-
che fi couofce pigliando di quella materia una goccia
con un bafione,&‘buttandolo nel fuoco ,chcfenon
grida molto,arde , è fegno che il uino fia andato
uia. Et la bocca del fiafco,mentre la caldaia bolle,fi
ha da tener difcoperta,perche il uino poffa ufcir uia^
Allora fc tutta quella roba,che farà dentro al fiafco ,
farà tanta che pefi cinque òfeilibre,ui metterete de-
tro le infrafcritte cofe, fecondo i pefi &• mifure che
qui porremo, gouernandoft poi nel più & nel meno,
fecondo che piàòmeno di cinque ò fei libre faranno
detta erba et fiori co tutto Voglio che è con loro.Sol¬
fo uiuo ò in canna libra me%a , fai commune bian¬
co onde otto,uermi rofiidi terra una fcudella bé la-
uati prima con acqua & poi con uino , mel rofato ò
non rofato, ma buUito &fchiumato , onde quattro,
termentina onde diece,&'fa lanata una ò due uolte
co acqua,lardo di porco ben battuto libra mega,fu-
co di Tajf) Barbaffo,fuco di Dittamo bianco ò negro,
di dafcuno onde quattro,ga frane onde tre, radici
di dittamo,radici dì gentiana,radici di imperatoria,
radici di carlina,radid di ualeriana,&radici di ce¬
lidonia,di ciafcuna onde due. Et fe dette radici fono
fre fiche,fatele pefiar bene,fie fonofecche, fattele in
poluere, Mirra oncia unaicera roifi ondc,i, tmaca
PRIMO
fina onde due,femen%a dì cedro oncia una,femevza.
di edera ben matura onde treifernew^a di lauro ben
matura onde quattro,ac qua uite onde fei,cannella ò
dnamomò onde una,legno aloè onda me%a , Ogni
co fa fia pcfiata fottilmète,& tutte fi mettano in det¬
to fiafco con la detta erba,&fiorì,& oglio, & fer-
rifi molto bene la bocca chenonpofìino rifiatare ò
Jfirar fuori, & facciaft fuoco fiotto la caldaia tanto
che fila calda ma non bolla,& cofiì fii tenga per due
è tre di & notti,& quanto più tanto meglio ; & fie
pur la notte non fìpotejfietenerui il fuoco , nonim-
porta,& bafia à tornarlo à rifare il giorno , ma fe-
neruelo tanti di più. Voileuatela uia,& tenete det¬
ta boccia al fole tutta la fiate,poirimettetela & cd-
fieruatela ben coperta che non mentri poluerc . Et
quefìo oglio quanto più inuecchia fifa migliore, ma
ogni anno è bene aggiungerai fiucco nuouo dì detta
erba,& fiori,&fieme,ben pefiati; mettendo fiori,&■
erba,& fieme frefchi à bollir per quattro o fieihore
in oglio d'oliua , &poi co fi caldo buttare ogni cofa
fopra l’altro oglio uecchio fopradetto . Et dt li à tre
ò quattro anni fard ancor bene di uotar di tal uafio
tutto r oglio,& poi premer molto bene quei fiori &
tutti quei matrriali,& cofii ben pmuti buttarli uia,ct
tornarui a rimetter de’nuoui.Et queflo farebbe ancor
bene-di fare ogni anno,che fifaria di uirtù ueramete
miracolo fa in ogni operadone . ,Auuertendo che fie
lefiopradette cofe non ft pofifiono hauer tutte in una
uolta, non importa, & ui fipofifiono uenir mettendo
fempre che ft hdno.Et fe ancora noftpofiono hauer
tuttejinettafi quelle più di loro che fipojfiono hauere.
LIBRO
Le liìrtùdi quefto neramente [anta olio fono Infi-
vite,delle quali narraremo folamcnte quelle chefo-
no ejperimencate pià uolteda noi ò d'altri in nojìra
prefentia ò pernoflro ordine.
In prima ha tanta uirtù quata il nero balfamo.Va-
le ad ogni doglia fredda detro ò fuori del corpo uma¬
no,alla fciatica,alla gotta fredda ungedouclo caldo.,
aUafebre quartana,ter'2:ana,&cotinua,ungendo la
fchiena con effo caldo un bora innanzi che ui uenga
lafebre.Sana miracolofamete i dolori colici ungedo-
ne il petto et lo fiomaco,et ancora mettedone un po¬
chette ne i criflieri co l'altre cofe.Fngedone il petti-
gnonefa orinare.Se la dona ha creatura morta in cor
po, beuedo da tre fin in quattro drame di detto olio,
la mddarà fuori.Valead ogni dolor di petto etdi Jìo-
maco;&principalmente allepejle è cofa miracolofa
ungendo con effo la fchiena, & dandone àbeuere.i.
drame ò due & mega con buon nino biacotrna fi uuol
dare auati che pajìino fei bore dapoi chef farà ma-
nifeflato il male; & ancora ungaf con effo il luogo
proprio del male. Pek le ferite è cofa che no hapa-
re,& fana ogni piagha uecchia & nuoHa,& ogni
rottura hpercojìione . Et infinite altre fonoleuirtìt
fue , fecondo che ogniperfonaprudente potràueni-
re efperimentando da fe fieffo ; & fopra tutto uak
allo ffafnno delle ferite & d’ogn altro male.
A FAR’OLIO DI CANE ROSSO COL QVA-
le,oltre à infinite altre fue uirtù, io funai un frate di
fanto Onofrio,che undici anni haueua hauuto il
braccio fnifiro feccato come un legno,perche
la natura non gli mandaua nutrimento.
H PRIMO.
abbiate un cane roffo di pelo, che non fia uec~
chio,&fatelo fiar tre giorni fen'xa mangiare^
24

dapoi con una corda al collo firangolatelo, &■ cofi


morto lafciatelo un cjuarto fhora,&- fra tanto hab-
bia una caldaia d'òglio che bolla, & metleteui den¬
tro detto cane, òintero,ò in pcgp^, che non impor¬
ta,pur che Ili fta tutto co i peli & ognifua cofa . Et
Cof fatelo bollir,tanto che fa molto ben disfatto,te¬
nendo la caldaia coperta . Et in tanto habhialefì'n’à
ottanta ò cento fcorpioni,& metteteli in un bacile di
rame fopra il fuoco à fcottarfi, perche cofi fi arrab¬
biano fieramente, & metteteli nella detta caldaia co
foglio & col cane, & metteteui ancora una buona
fcodella di uermi rofi di terra ben lauati,&aggiun-
geteuiun gran pugno di erba Ipcricon,&- uno rf? a/-
tea ò Maluauifco, &• uno di erba Ebuli, che è come
il Sambuco ,& un'oncia di ':(ajfrane. Etog^ùcofa
fate bollire infieme,tanto che tutta la carne del ca¬
ne fìa disfatta ; & perche ui nuderebbe troppo olio,
potete nella caldaia la prima uolta mettere due par¬
ti d’acqua et una d’olioi& bifognddo,uenirui aggtu-
gendo acqua fin che fia disfatto,come è detto. Allora
lafciatelo rifreddare , &• poi pigliate quelle erbe &
quell’offa et gittatele uia,prcmendo prima molto be¬
ne ferbe,accioche nell'olio rimàga tutta la foflanga
loro . Dapoi cogliete folamente quello che farà di-
fopra,cioè foglio & il graffo , & lafciate f acqua fe
farà molta, mafe farà poca, & non fi difeerna fc-
paratamente dalfoglio & il graffo , pigliate ogni
cofa infieme , che un puoco d’acqua non fa danno,
dn%i ue è buona , & colate diligentemente ogni
LIBRO
co fa per unfetaccio òcaneuaccio bagnato prima con
uin bianco. Dapoi pigliate unguento .Agrippa onde
fette ò otto , medoUa diflinchi <& dìgangalì dlpre-
fciutto libra una, medoUa dijìinchi d’afino dellegd~
he di dietro libra una,o manco fe no ne potete hauer
tanta,& mettete ogni cofa infteme con detto oglio et
graffo à bollir al fuoco,aggiungendoui una fcodella
d’olio rofato,& quaia bolle rnetteteui majiice onde
tregummi elerni onde due,cera roffa onde otto,et il
mafiicc & la gomma fan ben polueri%ati & fetac-
dati. Et fate cofi bollire per una me%a bora, & poi
lafdatelorifreddare,&conferitatelo in uafobenco¬
perto,tenendolo alSole qualche giorno, & èpretio-
Jìfiimo ad ogni infermità fredda,età molte altre co¬
ffe .Et,come è detto difopra,io ne ho ueduta efferien-
in un frate di fanto Onofrio,che hauea il braccio
finiflro tutto [ecco che parca neramente un tronco
d'arbore,& il membro haueaperduto la uirtà,& no
fe gli poteua dare aiuto , & era uenuto fattile più
dell’altro braccio quafi la metà, <& io lo feci ungere
con quefio oglio al Sole,ogni dì per ffatio di due mi-
ferere, & lafdar al fole tanto che foffe tutto afeiut-
to & penetrato nel braccio,et in cinquanta feigior¬
ni fi cominciò à ueder manifefiamente che le uenc
tornauano à dar nutrimento al membro, & in nom
altri giorni feguenti il braccio fu riempito di carne
come raltro,& rimafe,con la grada del noflro Si-
nore Iddio, cofi fan o, comefe non ui haueffe hauute
male alcuno . il detto pretiofo ungueto naie ad ogni
forte di dolor freddo,& anco alle podagre,et princi-
talmente ad ogniffafimo, & ad ogni ferita, tal che
T» R I M O. 25
fe la perfona fojje tagliata per rncTO, mettendouì dì
queflo aglio uederebbe miracoli, '& cofi per li nerui.
Venendo io diGierufalem l’anno . M D XVllI. fo-
pra un natiilio,del quale era goucrnatore un Tietro
da Chiog^,fummo affaltati da cinqui fufii di Cor-
fali di qua da Corfù, & un marinaro de i noflri fu
percojfo da un colpo di bombarda,che gli fracafjo un
braccio, hauendo il medefmo colpo ferito nel petto
un altro; <&■ il medico uolcua tagliar uia in tutto à
colui quel braccio. Et ritrouandomi io un uafetto co
queflo mgentofche andando io attorno ne portaua
con alcune altre cofe per libifogni ) lo feci unger co
efjo, ^ in Jei ò fette giorni fu liberato miracolofa-.
mente .Et molte altre effcrienge nè ho fatte io me¬
de fimo in me fiejjo , eV in altri; & molte ne hanno
falle altreperfone,alle quali nè ho datOiió" mi han¬
no detto haucrlo trouato miracolofo.
Se uoifarete tal'aglio in tempo che fi troni l’er¬
ba Ipericon ò Verforata,ui metterete l’erba , i fiori,
<& anco il fieme ; ma fe farà in tempo che non fc ne
troni,potrete quando farà fatta la prima decottione
del cane,&colato,che tornerete à bollire foglio &
il graffo,metterm aglio della detta erba et fiori fat¬
to come difopra,o come potete hauerne,& fia per la
metà di tutto il rejìj , cioè di tutto l’altro oglio &
graffo . Et cofi non hauendo l’erba .Altea 0 Malua-
uifco,ui fi puh mettere fino à merA libra di unguen¬
to Dialtea , che fene troua femprc àglifpctiali. Et
quando mettete à bollire il cane nella caldaia,è buo¬
no à metterui ìnfino à tre tarteruebe che fieri di terra
no d’acqua,& cofi farà perfetti fiimo per le podagre,
LIBRO
Vn mìo conofcente,che era di età di trentafetti anni,
comincio batter le doglie della podagra à i piedi,alle
ginocchia ,& alle mani; & facendoli gran dolore,
io gli feci tifar di cjuefi’oglio , ungendofene con cjjo
■chefojfe tepido nel luogo del dolor ; ó" drfopra &
d'intorno lofaceua ungere col medefmo ogiio , ma
niefcolaua due parti di olio refato, una di olio uio-
lato,& due di detto olio di cane , & dkeua che ne
fentiua mirabilif imogiounmento. Et cjjè-doli quelle
doglie uenute quattro uolte in diuerft toepì, ha-
uendoft unto tre uolte con queflo olio è detto,
non li ritornarono maipiù,pcr tre anni che efjo io '
flemma in ]\oma,Vanno. M D XIILI.&-fi chiama-
ua Diego 'PortHghefe,che crafoliccitatore,&abita¬
la à Monte Giordano.

A FARE VN'VNGVENTÓ PIV PRE-


tiofo di quanti fin quife ne trouino fatti almodo .

P Etfue uirtù fono infinite,come fi dirà difotto.


igliate olio rofato,olio uiolato,olio di Tkjtnufar
òNinfea,olio difiico,olio di Coflo,olio Laurino,
elio di noti mofcate,olio di cantila,olio di fiori di Gel
fomini,una libra di ciafeuno . Et l’olio delli noci mo~
fiate & della canellu per queflo effetto fifa con far
bollir luna & l’altra ben peflats in olio comrnune
di oliua . Et cofi medefmamente farete l’olio del Xi-
lobaIfamo,del Carpobalfamo, del legno Moè , della
Mirra,deUo lncenfo,deUa Gomma di edera,del Ma-
flice ,& dei Garofoli . Et di quefli olij di ffetiene
bafla à metterfolamente per la metà di ciafeuno de
gli altri, cioè libra . Et cofi farete ancora
folio iella Canfora,rna queflo non uml bollire , ma
fi [calda Solamente l’olio d'oliua molto bene in ma
fignattina ,&poi nifi mette la Canfora lontano
j ,
dal fuoco & fi cuopre [abito perche la Canfora è
tanto fottile, che fe ne uolerebbe [abito . jLnici fe fi
mira poi nel coperchio & d’mtrno alla bocca del pi-
gnattino iUÌfitruona la Caìifora che è [alita at-
tacatafi,non potendo ufcir fuori. Et di qtieflo olio di
Canfora fi ha da metter tanto , che fia folamentc à
ragione di mega oncia di Canfora per ogni due libre
di tutta la quantità di detti altri agli infteme . .Ag-
giungeteui poi olio di termentina fatto per dijìilla-
tione , una libra,tre onde di olio di Storace liqui¬
da . Ut tutti qiieflì ogli cofi mefcolati infteme mette¬
rete in una caldaia grande di rame flagnalo, che
fia fatta dì forma alta & non molto larga, accio-
che le cofe che ui fi hanno à metter uengano à flar
tutte coperte bene in detti ogli ; &■ habbia il fuo co¬
perchio che la ferri bene & giujìamente,&‘mette¬
tela [opra il fuoco leggicrifimo, & buttateui den¬
tro trefeorgonì di quei negri uclenofi, tre ferpi, tre
bifce,tre affidifordi,tre uiperc , tre raffi, tre botte,
diece tarantole,cinquanta feorpioni, &fe altri ani-
li uclenofi potete hauere, metendoucli tutti uiui; &
non potendo hauerli tutti in una uolta , mctteteui
quelli che potete hauere,&poi potrete aggiungerui
de gli altrifempre che gli haucrete. Et cofi hauendo
be coperta la caldaia,datele fuoco leggiero per cin¬
que ò feigiorni cdtinui, et farebbe bene che la calda¬
ia [offe in un fornello cerne quelli da fare il falnitro,
ò come quelli che s’adoprino pfaponi, ò p fare le fia.
LIBRO
T>apoì per uno ò due altri giorni uenitele facendo il
fuoco un poco maggiore,tanto che quelli animaliue-
lenoft fi negano à disfar tutti in quell’olio, nel quale
farebbe ancor bene di hauer mejjo un boccale di uin
bianco . Dapoicauate la caldaia dal fuoco, ^ carda¬
tene fuori quelli animali,premendogli molto bene per
un caneuaccio bagnato in uino. E poi habbiate aglio
di Ipericon è Terforata fatto come difopra è detto,
tanto quanto è la metà di tutto il detto aglio già det¬
to d'animaliuclenofi,<&- la ter^ga parte a aglio di ca¬
ne rojfo,& mefcolaie tutto infieme , aggìungendouì
fiori di Celidonia , di' poi di Ipericon ò Terforata,
quando è il tempo da poterne hauere,& la quantità
fa à uoflra difcretione . Et msttcteui un pugno di fai
bianco ,&fuco di Tafj'o Barbajfo ,fuco di Dittamo
bianco à difcretione , drfuco di Crijpinc roffo fe ne
fatele haucre . Queflo Grippino rojjo è un'erba come
.
il cardo,ma fa la foglia più piccola & tenera Tro-
uaft anco Crijpino bianco, che fi mangia in in falata
quafi per ogni luogo d’Italia , (& in alcuni luoghi fi
chiama Cardane elio,& in Tenctia Sigone . il rofjoè
tutto à punto come il biàco,fe non che è roffo di co¬
.
lore Qjiefla è un'erba molto pretiofa,&’ fi è ueduto
uno con un coltello hauer'aperta tutta la tefia à un
€apretto,etfubito hauerui pofto dentro del fuco del¬
la detta erba rojfa , & ricongiunte le parti infieme,
di' legatele con una pt"g^ , indi à due giorni il ca¬
pretto efferfano . E ancor perfettifiimo per guardar
dalla pejìe , come fi dira di fatto ne i lei rhmdif. Se
adunque fi può hauer del fugo di detto Crifpino roffo,
mettetene fini una Libra con detti ogli,& allreiiato
PRIMO. 27
fuco dì Cardo fanto, & una libra dì fiore dì Cardo
fani:o,& una oncia di legno\Aloè inpoluere,& uri
oncia di '2^ frane,& ogni cofa benmefcolata infie-
me tenete al fole per tutta una fiate in pìuuaftdi
uetro ò di terra uetriata,ben coperti co carta ò tela,
poi conferuatelo come cofa pretiofa & fanta,perche
le fue uirtànon fipotrebbono efirimere.
Esso uale principalmente ad ogni forte di ferita
tir di fpafmo ,ad ogni piaga ueccbia ònuoua,ad ogni
fiflola,al cancro,aUe fero fole,ungendo coejfo il luo~
go,& mettendoui ò fafciandouifopra fioppa di ca¬
nape bagnata in detto aglio,cominciando al mancar
della Luna,che alla uolta di detta Luna farà fimo in
tutto con lagratìa di Dio, tanto fe lefcrofole fieno
rotte quanto non , & tanto fe fieno mafehie quanto
femine. Vale ancora il detto aglio miracolofamentt
cantra ogni forte diueleno, ungendo intorno al cuo¬
re,fe il ueleno è prefo per bocea;& fe è morfo d’ani¬
male uenen(ifo,ò ferita con ferro auelenato,fi deue
molto ben premer tutto quel fanguaccio, & ungere
il luogo (& d’intorno con detto olio , Vale anco ad
ogni forte di doglia fredda , & quafi à quante infir-
mità puh hauer un corpo umano oue fi pojfa dar ri¬
medio di fuori.

ALLA FEBRE QJVARTANA RTME-

I dio uerifimo,&prouato molte uolte.


N prima farete che lo infermo,una mcxfiyora aua-
tichefiaperucnirlilafebre,fimetta inietto beri
coperto,& habbia un bracier di fuoco d’auanti, &
pigli in un bicchieri di uin Greco ò di maluagia tata
E> 5
LIBRO
p'oluercdiAffarabaca, quanta flarebbe due uoltefo-
pra uno feudo d'oro,et il uino fia tcpido,et cuoprafi
molto bene,hauedo fcaldatoilistto con lo fcaldalet-
tOyOt cofi fiderà moltoict quanto più fi fard certe ri-
uolutioni di (ìomaco,tanto è meglio, & fegno che la
cofa faccia buono effetto. Et ucngafi lo infermo con
fciugatoridilino afeiugado molto bene quel fudore,
&■ fupp orti più che può. Et finita di paffar la febre,
fc uuoìe fare in letto fila,fe non,f può leuare d fiio
piacere,& mangiare, & far quel che uuole . Dapoi
habbiate Saluia,Bjita, & Burfapafloris, tanto dell'
una quanto dell’altra, &pefatele molto bene, &
bagnatele con aceto bianco forte,&mettetene fopra
i polfi delle braccia,& fotta alle giunture delle ma¬
ni,& legatela con unafafcia,?jr cofi lafciatela tut¬
to il giorno ;& l’altro giorno rimouetcla,etpoi qua-
do è per tornarli la febre un altra uolta ,fate come
di prima , & queflo modo fi deue tenere fino alla
terga uolta, ér con l’aiuto d’iddio farà fitno perfet¬
tamente . Et alcuni fono flati che l’hanno hauutoà
far fe non due uolte,etmolti fe non una fola.Et que-
fla medicina è la più facile,la più perfetta che fi
poffa fare in tal infermità. Etuale ancora alla febre
tergana . .Alcuni non hanno prefa la poluereper
bocca,?na hanno fatto folamente il rimedio delle er¬
be alle braccia, & fenga metterfi in letto altramen¬
te,ma lauorando, b andando à jfiajjo , fi fon trouati
fani miracolofamente. Et altri fi fon fanati fola con
figliar la detta polucre nel mno fenga fare il ri¬
medio delle erbe.
PRIMO. 2g
A SANARE I PORRI,SECRETO
bellifimo,& facilipimo3& fromto

H in molte perfone.
Abbiate uno feudo d'oro uno anello d'oro fen-
Xa pietra,ò altro pexptp d’oro,ét infocatelo che
fia ben rojJo,&'con ejfo feottate ìporri molto bene,
& fe mn hmete oro fatelo con ferro, oucro con un
carbon di fuoco,dapoi fiate coft un poco,& lauateli
co lefìia forte,et cofi fate fin'à tre uolte,ò tutte in un
giorno ih in diuerfi giorni. Voi pigliate un [{affati»
che fa graffo, &fateui dentro unafoffa più grande
che jipuò,cauandone la fua tafia, tal che ui fi poffa
rimettere ,& farne coperchio à detta fofja.Dopo
queflo empitelo di fai trito fottilmente, dapoi copri¬
telo col pexgtp fuo, & mettetelo in una fcodella , O*
cofi lafciateio una notte,& la mattina trouarete che
nella fcodella farà difcefa acqua dal detto [{affano,
che farà l'acqua del fale con la uirtùdel [{affano,
& quefla adopratc à bagnami i porri molte uolte il
giorno, tenendoui fupra una pexgta bagnata in effa,
& in due giorni fi uedran tutti i porri ficchi eìr ca¬
duti,ouero fatili à tirarliuia,&poi ungeteli luogo
con unguento aureo,oucro lauatelo con la medefima
acqua,& non fi troua il migliore,nè più bello,ne più
facile , & uero rimedio per tal cofa che quefló . Se
non hauete il Ejxffano groffo,potete far detta acqua
con radici piccole,tagliandole in fette fittili & lar¬
ghe , & facendo unfolaro d'effe in una fcodella
poi uno di fiale,poi un'altro di radici, & un'altro di
fiale , & trouerete l'acqua conte detto.
e ^
LIBRO
ALLA PVNTVRA O MALDICOSTA
rimedio facilijiimo,col quale oltre à molte ejperieno^
che fe ne fon fatte, fu fanato un fabro che già baueo-
ferrati identi,&• no hauea dormito due notti,& ha-

Puea quafi frauolti gliocchi ,&f fané in due giorni.


figliate un melo ,Appio,doè,di quelle pome,che
fi mangiano,&fono gialli & odoriferi ; & non
potendo hauer di quelle, pigliate un melo ò pomo di
quelli che fi mangiano,^ dalla parte del fiore, ò del
picciuolo,cioè da uno de i capi firn , fateli una tafla
in mego per lungo , cauandonc uia fanima di den¬
tro , & facendouiuna foffa che non pafìi dall‘altra
parte ,& in quel noto mettete tre o quattro grani
d’Inccnfo mafchio,& coprite il pomo con lo fuoflef-
fo peggo che ne cauafle, <& mettetelo à cuocere fat¬
to le brace che non fi brufci,ma fi cuoca perfettame-
te,tanto che uenga tenerifiimo,et tagliatelo in quat¬
tro parti cofi con fincenfo che uè dentro,& datelo
à magiare all’infermo, che quafifubito li farà rom¬
pere &■ fiutar la poflema,&fanar del tutto. Il fa¬
bro fopradetto hauea già ferrati i denti, & bifognò
aprirgli co un coltello,& fe gli pofe in bocca al me¬
glio che fu po{iibUe,etin meno di meghora fi riuoltò
col petto fu la jpoda del letto, et fimtò una quatità di
marcia della pofiema che fera rotta,poi fi adormen-
tò,& dormì più di noue bore,poi fi fuegliò & doma-
dò da mangiar e,et fu fino per grafia del fignorDio.
ALT R O SECRETOO RIMEDIO
aUo fleffo mal di punta.
Abbiate dì quella farina che noia & fi attacca
H d’intorno à imolini,&mp a fatela con acqua »
PRIMO, 2p
& fatene una focacietta un poco più grande d’uno
feudo d'oro,& fatela cuocere ò frigere in una lucer¬
na di ferro con aglio di fcorpionitCtcofi calda quan¬
to piu fi può fofferire mettetela fopra il luogo doue
l’infermo fi [ente il male , & fra tanto ne habbiate
un’altra che fi frigia con lo flejfo olio di feorpioni,
& come la prima è fredda leuatela , & tornatela à
frigere nel detto olio■,& fopra il male mettete quell’
altra calda;& coft leuando l’una et mettendo l’altra
farete fino à quindeci mite, & uedrete che la po-
fiema fi romperà,& la fiuterà fuori,et fi fanerà con
la gratia del fignof Iddio.

ALTRO BELLISSMO RIMEDIO

A al mede fimo mal di punta.


Trite per mego un pan biaco &frefco,& dal¬
la parte della mollica ungete di buona tiriaca
l’una parte & l’altra ,poifcaldatclo bene alfuocot
Emettete l’una fopra il male &■ l’altra dietro alle
fiialte aU'incÒtro dirittamente all'altra parte che ha-
uetepofla dauanti, tanto che fieno d fronte ì’una
parte con l’altra, tal che fe il corpo non uifuffe in
mego, il pane fi ueniffe à ferrar come flaua quando
era intero,& fafciateuelo fopra molto bene che non
fi fmoua,ò non cafchifufo&giufo,& coft lafciatelo
tutto il dì e la notte, fina tanto che la poflema fi
rompa ; & molte uolte fi è ueduto che l’hd rotta in
due bore ò manco . Dapoi leuate uia il pane ,<&■ lo
infermo attenda a fiutare & mondificare il petto,eS
dorma,& mangi,che con lo aiuto d’iddio benedetto
farà lofio fimo.
LIBRO
ALTRO RIMEDIO al MÉ-

P defmo mal di cofla,ò puntura.


igliate un dente di porco cinghiale,& radetelo
con un coltello,& pigliate tanta di quella lima¬
tura quanta flarehhe fopra due feudi d’oro, date¬
la à heuere aWinfermo in un poco d’acqua d’or’go, ò
d’acqua pettorale,ò brodo di ceci rojsi,ò di uin bian¬
co un poco acquato,& fi fanerà.

ACQVA PETTORALE DA V S A R’A


beucre à chi ha il mal della puta,laqual è buona

P difapore,etmondifica il petto mirabilmente.


igliate radici di Maluauìfco , mondatele di
fuori & di dentro dalla fcor'za & da quel duro
come legno che ha in mexp,& taglietele minute , &
fatele peflar,& pigliatene me%a libra,mettetela
in una gran pignatta à bollir con le infrafeite cofe.
Mei rofato,& fe non,mele crudo, libra me%a, or%p
mondo libra una & mega, giuggiole onde quattro,
fichi ficchi onde tre,uua pajfa fenga acini,ouero uua
commune cotta al forno come fifa per tutto , onde
tre,erbafcabiofa con lefueradicibe nette libredue,
tre mele ò pomi tagliati in peg^ minuti,incenfo ma-
Jchio onda unjfiép fepotete hauer cardo finto uerde
ò ficco,meiteteuene un pugnetto ; & ogni cofa fate
bollir tanto che fa disfatta. Dapoi colatela premen¬
do un poco quella foflanga delle erbe & deU'orgo,et
datene d bere all'infermo co fi àpaflo come fuor di
pafio,& la fera auatttiche dorma, & quanto più nè
beue,tanto è meglio , beuendola cofi à poco à poco,
perche non defienda cofi precipitofamente à bajjò,
PRIMO. ?0
I.t qncfìci acejua fipuhufar cofi facendogli altri ri^
medij fopradetti , come non ujandoli, perchepcrfe
fola mondifìca il petto,matura et rompe la poftema,
& ufila ancora uno ò due giorni dapoi che la pofle -
ma è rotta ,per finir di nettare & mondificar bene
il petto & lo Jìomaco,&- fanare in tutto.
L A detta acqua uale ancor mirabilmente alla
tojfe uecchia & nuoua , ad ogni afm ò ftrettura
petto,& ad ogni altro uitio dello flomaco.
E T quefia acqua mi fu data con alcun altre bel-
lifìime cofe inBologna, l’anno M D XLlU. dal Si¬
gnor Girolamo Bjtfcelli, con laquale ejjo quell’anno
medefimo hauendo hauuto il detto mal di punta, fi
fanò in breuifimo tempo fenga cauarfifangue ,nè
ufare altro rimedio fenon quefi’acqua fola.

A OGNI MAL DI BOCCA,DEL PALATO,ET


della galla,rimedio molto uero,& perfettifiimo.
Y^lgliatc fiondi di oliua,et peflatele con acqua di
X piantagine,poi premetele,et cauatene quel fuco
che potete . Et quejìo fola ho ufato io,& fatto ufare
per ogni mal di bocca , che fi è fempre trouato cofa
miracolofa.Ma quando pure il male foffe grade nella
gola,nel palato, & uifoffe carne trifia , &■ andaffe
mangiddofi tutta uia,& corrodedofi,ho fatto pigliar
di quefio fuco di foglie di oline cofi cauato,un me^p
bicchieri, acqua rofa altrettanto , melrofaio un on¬
cia,polpa di cafiia quanto unafaua , allume di roc¬
ca brufciato due onde,tartaro diuino,che chiamano
rafma,ògreppola,un’ottauo d’oncia, gucchero meff
oncia,acqua dipiatagine monda , acqua dipoo^.
LIBRO
ò di fimneyOue fìario bollite radici di Maluauifco ta¬
gliate minute,un bicchieri, & ogni cofa far bollire
fer Jpatio di due pater najiri f ^auemente,poi lafciar-
la rifreddare, & con effa gargarit^rfi la gola fpejfe
uolte il giorno,che è cofa della quale non fi può tro-
uar la migliore ; <& alcune uolte ancora, quando il
male è flato molto grande , uì ho fatto aggiungere
un quarto d’oncia di uerderame. Ex quefl’acqua na¬
ie ancora mhabilmeie à fanar li caroli del membro,
& il male intorno alpettignone.

AD 0GNiriAGA,0 ALTRO MAL


di gamba,uecchioyò nuouo ,fe ben la gamba foffe

H tutta fcopcrta , &■ mangiata finall’offò.


abbiate erba Agrimonia , che è cof chiamata
&■ conofciuta per tutto,et mettetela à bollire in
uin bianco,hauendola prima foppefiata alquanto,&
infeme con effa mettete altrettale foglie dioliua,
pur tofifoppefìate unpoco,etunpoco di rofe fecche,
& con quel uino tepido lanate molto bene la gamba
nella piaga, & d'intorno .Dapoihabbiate le infra-
fcriltepolueri, ^rifiologia,Maflice,Mirra, Sangue
di drago,Mloè epatico,Tutta , Zucca brufciata,ana
oncia una,Mumia & bolo armeno, ana un quarto di
oncia,& fatele pefìare, & fetacciate, & mettetele
fopra calmai ; dapoipigliate di quell’crbe cotte in
quel uino,&' metteteuele difopra,& legatcuele, &
fafciateuele con una faftia , & cofi lafciateuele fin
che le tnutate,i/che fi deue far due uolte il giorno,ò
almeno una mha,& uedrete che in pochif imi gior¬
ni feràfano.
r R I M O.
A GINOCCHIA ET GAMBE E N-
fiate fecreto molto bello & raro,che nerìmoue
la rojJe'xja,&la imide'^;^,& fana perfet¬
tamente,con poca fi>efa,&poca fatica.
1 ' Imitate una pelle di canefie la potete hauere, fe
non una pelle di camo'2^fi> ttna di capretto , ò
una montonina bianca , che tutte fon buone , & ta¬
gliatene un peit^ quanto un palmo in una pi¬
gnatta al fuoco mettete à fondere le infraferitte co-
fie , Bragia divino libre due, Galbano onde cinque,
Maflice oncia una,Mufco , .Ambra , & Zibetto ana
car. cinque-,& foppefiate il maflice in una carta-poi
mettete la ragia et il galbano in una pignatta à fon¬
dere à fuoco lentifiimo , & metteteui il maflice, &
guardate che no fi brufci,&rimefcolatelc molto be¬
ne infieme con un legno,&- quando fon ben mefcola-
te, fendetele cofi calde fopra detto pelle, che ui fila¬
no groffie un megp dito, &poi habbiate porcellette
di fant’.Antonio, che fono di quegli animali piccioli
^larghi,in forma di cimici gròjìi,& con molti pie¬
di , & beretmi, & fi trouano per tutfe le pietre in
luoghi umidi. Vigliate di efii fin’à quindicì,etpefla-
teli in un mortaio con un poco diajfongia di porco,
& di effe fate ununtione fopra detto empiaflro , &
fcaldate quella pelle al fuoco, & mettetela [otto il
ginocchio,ò fotto la polpe della gamba, &fafciate-
ucla che ui fila ferma ; & fe nella gamba fono peli,
tagliateli,perche lo empiaflro fi attacca, &cofila-
fciatclodueò tre giorni, poi caualelo , &fetrouatc
che la carne habbia fatte alcune uefiichelle, rompe-
tele,& fatene ufeir quell'acqua3& afciugatele, poi
LIBRO
ìmatele col fopradctto uino oue fia cotta Agrimo¬
nia,sfoglie di olim,el rofe,et piantagine,et afciu-
gatelc,&afciugate ancora il detto empiaflro,& ri¬
menatelo in poto,& rifealdatelo al fuoco,0“ rimet-
tcteuelo [opra.Ut co fi fate ogni tre ò quattro giorni;
fsr in poche mite uedrete che lo empiaflro haaerà
tirata molta aqmftlà della gamba , & leuatcne il
rofjore,et la enfiatione,& fanatala;et fe tii farà pia¬
ga , goucrnateui come difopra è detto ; & quefio è
modo belUfiimo,facileprouato molte mite,
ALLA SCIATICA RIMEDIO VERISSIMO,
& molte mite pfouate in molti, in dincrfe parti del
mondo,in Italia,in Francia,in Alemagna, in Tc-

P lonia,in Fngheria,in ljpagna,& in Lcuante.


Ejmieramente farete fare finfrafcritta confet-
tione,Vigliate mele crudo libre tre, & mettete¬
lo in una pignatta co due bicchieri d’acqua al fuoco
leggiero,tanto che bolla foauemente,&• uenga àle-
uarfufo lafpuma,laquale rimouete tutta con un coc¬
chiare,dapoihauerete radici di Acoro,che è erba
notif ima,& fatele nettare,&lauaìe,<& tagliare in
, &peflar molto bene. Dapoipigliatene una
libra per le dette tre libre di mele,et mettetela à po¬
co à poco dentro a cuocere,rimenando molto bene di
continuo,& fatele cofi cuocere per unagrojj'a hora,
pofcia metleteui un’oncia di cannella fina in poluere
Jottilifìima,poi Icuatela dal fuoco,et conjeruatela in
albarelli,ò nella medafma pignatta . Diquefta con-
ferua l’infermo pigli fina cinque cocchiari la fera
quando uà à dormire, & altrcttàtola mattina al far
del giorno,& ufi mangiarne auantipafio,&dòppo
fctjìoyche cjuanto più ne pìglja',tanto è meglio.Ét fe è
di uernojè bene almeno la mattina et la fera pigliar¬
la caldetta.Et fra.tanto che afa ()uefia,tenga fempre
[opra la natica,cioè fcpra lojjò doue èia fciatica, lo
empiaflro pur ora poflo nella precedente ricetta , di
ragia,g^albano,maflice,porcellette, etc. et in capo di
diece giorni lepiilo dalla natica,ctpagalo fotta la co-
feia per altri die ce giorni,poi altmamente lo leai.eìr
netti,&' rinuoui,et mettalo fitto la polpa della gaba
per altri dicci giorni,che fempre uerrà ò ueficado il
luogo,0 tiràdo ingiufo l’acqHofìtà,et à leuar il dolor
et à fanare in tutto,&■ èfecreto raro,& molto utile,.
& pochìfimi lo fanno ; che per certo la fciatica è
un male,che par che fin qui i medici antichi & mo¬
derni non ui habbiano faputo trouar rimedio certo.
Et fe pur il malcfofe inuecchìato & oflinato,ag-
giugereteuigliinfrafiritlirimedif;cioè, farete alcu¬
na Holtafare all’infermo quelli criftieri;malua, Mer-
corella,Finocchi ucrdi ò fecchi, .Jffentio, Bjeta , &
Zucca faluatica grattata, tutte ugual parti à pefo,
ogni cofa fate bollire in acqua con due pugni di fe-
mola, tanto che l’acqua cali la terza parte , poi la-
fciatela rifreddare,èr ripofata che farà, pigliate di
quella dccotione una fcudella et mega,mele filmato
tre cocchiari,oglio di camomilla & aglio di ruta ana
oncia una etmeza,etmefcolate ogni cofa, & fatene
un criflicro all’infermo à digiuno, uoltandoft effo poi
à giacere fopra il lato della fciatica . Ut dopo due
giorni facciane un’altro , dopo tre giorni un'altro ,
un’altro di li à quattro,et cofi continui fin’à un mefe.
effondo anco il male co fi duro che non guarifea
LIBRO
in tutto perii fopradetti rimedtj, che fono per certo
miracolo fi ipotrà uenir pigliando le infr aferitte pilo-
le ogni tre giorni,poi ogni quattro , poi ogni cinque,
fina fei ò fette uolte.Et le pilole nonmuouono il cor¬
po,nè fono d'alcuna guardia,fe non che non bifogna
mangiar cofe falfe,nè agre,nè legumi,ne heuere uìn
hianco,nè acqua .Etfifonotrouatimolti,chefi fon
fanati fola col’empiaflro fopradetto, portandolo fo-
pra,& andando à fiajfo , & facendo ogni lornego-
tìo . citrini hanno ancor prefa la conferua . Et due
fìli in tanti anni ne ho hauutfà i quali per effere efii
uecchijìmi,&il male inuecchìato molto,fu bifogno
ufar le pilole & i criflieri,et guarirono perfettarné-
te . Et uno de i primi che ushfolamcnte la conferua
■& l’empiafiro,hauea l’ojjo della fciatica nella natica
ufcito fuori,et'ingdmato ò incallito,et co queirimedf
fano in.jo.giorni perfettamente, & l’ofio ritornò al
fuo luogo di prima . Ma è uero chemi difie, che fra
tato che uso quello empiaflro et conféma,una mona¬
ca gt’infegno che ejjo pigliale un dìfì tjrttno nò,per
quattro mite, tanta termcntina lanata con acqua di
boragine,quanta faria una noce,&' che effo la prefi
dirmi niente, per tanta uoglia che hauea di
guarire,come fece per gratiad Iddio seprc laudato,

pilole di MARAVIGLIOSA OPERATIO-


tione uh tu centra la fciatica,che fono quelle

P che fiprùmejjero difopra nel precedete cap.


igliate pilole elefangine,ermodattilimaggiori,
crmodattiliminori, di ciafeuno uno fcropuh,
& tre grani di falgemma, & reformat eie con fuco
di rofe
P.R I M d. p
di rofe , &fate di tutta qiiefla majfa cinque plole,
& in principio^mentre il male è graue,pigliale ogni
quattro giorni una uolta tutte cinque;poi andando il
male in declinatione , pigliane altre tante ogni cin¬
que giorni,poi ogni fei,poi ogni fette,& poi ogni ot¬
to,fin che bifogna ,fempre pigliandole la mattina
auanti il giorno,&• flando poi almeno fei ò fette bore
d mangiare ; & non fono di guardia, nè ìmouono il
corpo,ma bifogna non beuer uin bianco,nè acqua,nè
mangiar falami,nèlegumi,nècipoUe,òcofe tali,(co-
me difopra s’è detto )fe il male è uecchio & potente;

ACQJVA DA SANARE IN C I N QJ" E'


giorni alpiùlongo ogni gran rogna, cofi dètro come
fuori. Et quefia acqua è bianca,chiara,& odoriferat
che la puòufare ogni gran Signore,gp ogni gran
Pjigina , & in qucfio effetto non fi può

H trouar cofapiù bella al mondo.


.Abbiate acqua di piantaginc,due bicchieri,ac¬
qua rofa,un bicchieri,acqua di fiori di Cetran¬
goli ò E\aranc,un mego bicchieri,&mettetele'tutte
infeme in una pignatta netta , è in una carraffa da
cuocere acqua,&metteteuidentro un'oncia di foli-
mato molto ben poluerigato,& mettetele al fuoco à
bollir pianif imamente per un quarto d’hora,poi al¬
lontanatele dal fuoco,&quando faran fredde,leua-
tele,& mettetele in un ampolla, & la fera lauateuì
con detta acqua tutte le braccia , & ogni luogo oue
hauete la rogna, & lafciatela afciugarda fe fleffa,
& intramettete il giorno feguente fenga lauarui al¬
tramente. Il tergo dì lauateuì,& il quarto nò,& la
LIBRO
fr'ma & la feconda tireran fuori tutta la rogna che
fara dentro al corpo,&- la tergala difeccherà tutta,
& lafcierà la per fona nettif ima dentro & fuori. Et
per quefto effetto non fi può trouar coffa più nobile ,
ne piii fignonle,et più facile,lafciando ogni forte di
untione fetida,òdi bagni,ò di cofc pigliate per boc¬
ca ,che communemente uffano quafit tutti. Et quell’
acqua imbianca la carne, <&■ uedendofi che tira fuo¬
ri la malignità de gli umori falfi è putridi che fono
dentro al corpo òtta pelle &• carne , fi può credere
che ualefe anco al mal Francefe,alle Todagre, &■ à
molte altre cofc , fecondo la prudentia di chi luffa ,
mafirnamente che il detto fublmato è coffa perfet-
tijpima & rara à mangiar carne trifla , & à ffanar
piaghe incurabili,come fi dirà piu di fiotto.

A MAL DI FIANCO SECRETO ET ,RIME-


dio prouato in molte perffone,che diuerffamente ne

P patinano,&in tutte s’è trouato perfettifiimo.


Bjmieramente,perche quafi fernpre col dolor del
fianco par che uada unito il male della renelle
è. della pietra,& la difficulta dell’orinare,è coffa uti-
lifiima di ufar di continuo quefli due ottimi prefer-^
uatiui,ihc facilmctc pano cjfer fatti da ogniperfona\
di qual condition fi fia . L’uno è il tenerfi fempre in
cafa delle anime ò mandole dell’ojfa delle perfiche,
ty auanti che à tauola cominci à mangiar coffa alcu-
na,mangiar fina cinque òfei di effe mandole col fia¬
le & col pane,perche oltre alla uirtù grande che ha-
no dipreferuar dal mal del fianco, fono ancora otti¬
mo rimedio cantra il uino à far che non imbriachij
PRIMO. 54
& non percuota molto la te(ìa,ò non faccia male;^
fanno bmno appetito,&giouano molto alpetCo,&
allo flomaco,&chi hi fa non patijce mai mal di uer-
mi nel corpo fuo. L’altro preferuatiuo è di ufare JpeJfo
di magiar in infalata,in mineflrefn torte,in friteUe,
&in ogni cefi dell’erba ^rtemifìa,& non potendo^
ne bauer fempre della ueì de,[i può tener della fecca ',
ò in poluere, ò farne l’acqua dijìillata; in tutti i
modi,ò Herde,òfecca,ò in acqua, ò come fi fia,è cofa
fantifihna ad ufar dimangiarne di continuoi& qua-
to più tanto meglio,che oltre al preferuare dal mal
di fianco ét dalla renella & pietra , è fantijiima al
corpo umano. Oiiddo poi alcuno fi troua d'hauer tal
mal ò dolor di fianco per qual cagione fifia,è cofa
ottima l’ìifare icrifiieri,etprincipalmente quefii.Ti-
gliatefierco d’afino negro , fe fipuòbauere ,fe non
bidnco ,et fia frefco fononmolte fecco,et fatelo bollir
in uin bianco,aggiungddoui un pugno d'anifi,un po¬
co d’olio di camomilla, un poco d’olio di cappati,
co un pugnato difemola;etfacedolibollir tutti infie-
me per un mifercre, cattateli dal fuoco, & premete
quelle cofcital che la fo'flà%a rcfli nel uino,& co qllo
fate un crifliere all’infermo,più caldo che fiapofiihi-
le, & tengalo qudto piùpuò,che lo troueràperfetto.
ALTRO NOBILISSIMO RIMEDIO ET

P prouato molte uoltealmal di fianco.


Bjdete un mc7o bicchieridei fuco delle granelle
de Berberi quando fono ben rojfe & mature, eìr
metteteui dentro tanto corallo rojfo polueri'^to fot-
tilmente qudto flarebbe fopra due feudi d'oro,&da¬
telo àbeuere al patiente,& uedrete bmn’effem.
E a
LIBRO
altro perfettissimo rime-
àio al mal me de fimo,à chi non può orinare per
pietra òreneUa,che fe ben foffe flato tre ò qmt^
tro giorni few^^a orinare,et fleffe alla morte,
lo fa orinare fra me'fhora,&’ in diece ò

H dodici giorni rape ogni gran pietra.


.Abbiate poluerc fottilifiimadiFirga aurea,&
mettetene un cocchiaro in uno ouo frefeo cotto
da bere,&fatelo beuere all’infermo la mattina à di¬
giuno,flando poi almeno quattro bore cofi digiuno,
einlo farà orinare in meffjìova ;& fefit continua di
dargliene fino àdiece ò dodici giorni,com^’è detto,gli
fard miracolofimente orinar tutta la pietra fenxa
paflione alcuna,& queflo è fecreto molto raro.

ALTRO RIMEDIO PERFET-

P tiflimp alla pietra & alla renella.


igliate fcme'rtfl di uiolepaonagpie,cioè di quel¬
le che nafeono buffe in terra , delle quali fi fa
Voglio uiolatoyina libra,femenga di Lappole co tut¬
ti ì fuoi ricci una libra , & fateli molto ben feccare
al forno,perche fono duriflimì à peflare,polpeflate-
li con tutto il feme che hanno dentro, &'pigliate un
lepore uiuo,&flrangolatelo con una corda, che non
fi perda niente del fangue,& mettetelo cofi intero,
èfaito in pexgi,in alcuni uafi,come pignatte ò tega¬
mi,& fatelo molto bene abbrufeiar nel forno,tal che
toccandolo con le dita fi faccia polucre tutto , cofi
l’offa come la pelle & la carne , con ogni cofa fua,
cioè la tefia,i pie di,& gli in termi.Ut queflo ancora
peflatcpQifottilmetè,et mefcolatelo tutto, con l’altro
PRIMO. 55
iue pblucH fopradette . T?oi le aggiungerete foglia
d’arbore di quercia fecche & ben poluerigate onde
quattro, erba fajsifragia fecca libra mega ; granelli
di lauro onde cinque. Et ogni cofa fia ben polueri-
getta &fettacciata, & di tutte quefle polueri dare¬
te à ihipatifce il male , tanta quanta Jìarebbefopret
uno feudo,à beuere in uin bianco la mattina a digiu¬
no , & uftla più uolte, che è la piàprctiofa cofa del
mondo , cofi per la renella come per la pietra ; fé
non che per la renella bifogna^darne manco, & per
la pietra un poco piu ffcffo,& fecondo la qualità &
quantità di effa pietra.
VLTIMO et eccellentissimo
fecreto & rimedio fopra tutti gli altri che fi pof-
fano trouar per la pictra,tanto fe fia nelle reni
quanto nella uefìica , & tanto uecchia
quanto nuoua,groffa òpicdola.
"X T£/ mefe di Maggio,quando i buoiflanno in pa-
[ >j/co/o fuori à i capi, fate pigliare dello fierco di
botte, che fia non molto frefeo, & non molto fecco,
& fatelo dijìillar foauemente che non pigli fumai
per uafo di uetro è creta uetriata,&ufeirà un’acqua
feng^alcun fetore ne fapore,& è ancor perfettifimd
à leuare ogni panno & macchia dal uifo, lauando-
fene mattina & fera ; laqual’acqua feriate in fiafeo
ben coperto.Dapoipigliate tre ò quattro rauanelli et
tagliateli mìnuti,et metteteli in una carraffa,et em¬
pitela poi tutta di buon uin Greco,ò Maluagia,ò al^
tro buon uin bianco,& lafdatela al fole un giorno
intiero. Dapoi pigliate una parte di queflo nino, due
parti di detta acqua di fierco diboue,uHa megapartg,
E 5
LIBRO
d'acqua di fragole, <& tre ò quattro goccì'e di fato di
imontelli ò di cetràgoli,et quefle acque inficine cofi
proportionate fieno tante,chein tutto fieno un megó
bicchieri, ò poco pui,et aggiungeteui un poco di ■guc-
cherofo dimel rofato,che l’uno & l’altro ferree al fa-
pore,& ancora all’utilità della cofa.'Et poimetteteui
della poluere pofla nel precedente capitolo, tanta
quanta fiariafopra un feudo, & datela à berme al
patiente,& uedrete effetto mirabile. Molti à chi fi è
fatta pigliare non hanno tardatomegfhora,che hanàf
orinato tantipeg^tidi pietra,che tutti infiiemehau^
rebbono fatta una pietra come una nocella,&conti¬
nuandola fi fono fanati, lo la feci pigliare per dodici
giorni à ungentil'huomo Milanefc, che i medici ha-
ueanprefo per morto,& lo uoleuano tagliate, & in
detto ffatio dìtempo li fece buttar tanta pietra , che
certo era tutta infieme più che un graffo ouo,et lo fa-
ceuan orinar fopra unatelapofla[opra l'orinale peir
raccogliere le pietre che ueniua orinando;et la terga
mattina , percheeffo ne uolfepigliar poco 'nìen che
pieno il bicchieri,uolendo orinare grido forte,& di-
ceua difentir gran dolore nella uerga . Voibauendo
orinato,& effendolipaffato il dolore, rimirando nel
panno ui fi trouò una pietra lunghetta &groffa co¬
me ma gran faua,alquanto puntuta da'un capo,che
era queÌla,che,anrauerfandofigli nel candì della uer¬
ga,gli hauea fatto quel dolore. Et pcr qMefiainfer-
mità,benche fi fermano infinitirimedif dàgli-antichi
& moderni,non fi trouail miglior,nè più fieuro -, ne
più nero,et più facile che queflo.Et le dette acque &
poluerifi pojfon tutte conferuar molto tempo , che
PRIMO. ?(?
fempre fono buone,fuor che il nino de ì ràumeUì ,&•
il fuco de limoni è cetrdgoli,che bifogna farlifempre
di nuouo,perche il nino doppo due giorni pUT;^ ta¬
to,che non fi può apportare.
AGHI SrVTASSE SANGV E

P per hauer rotta uena nel petto.


igliate tanto fierco di farci fato in poluere
guanto farebbe fopra un carlino ,& mettete¬
lo in me%p bicchiero di fuco dipiantagine con un pa
co di guccaro ò penniti,et datelo à beuere all’infer¬
mo la mattina à digiuno,et la fera quando ua à dor¬
mir e,& in pochijiime uolte continuando faràfano,
A I T 1 S 1 C 1 C O S A P R O V A-

P tifìima & facile.


iglia erba chiamata Farfarella ò Farfara,et in¬
corporata con lardo di porco battuto,et uno oua
frefeo cuocilo come una frittata,^ dallo à mangiare
all'infermo per noue mattine continue,& uedrai ef¬
fetto mirabile. Et uale ancora per ingranare una -,
perfona magra.
. ADO^QLlADI PIANGO, pi ^
limbi, di reni,&ogni altra doglia,

P che pajferàuiafubito, ' ^


igliate florace liquida,tre quarti d'oncia;grafo
di cappone ò gaUina,g^'afo di oca & di anatra,
ma dramma -cinque ; olio rofato dramme quattro ;
cera rofa dramme due è mega ; butiro dramma me-
gafiquefate li grafi, & olio,& butiro,&■ colateli,
& rnefcolateli bene; poi aggiungeteli la florace, &
fendeteli fopra un panno di lino, & mettetili fopra
la doglia caldi,&fanerà preflifiimo.
E 4
LIBRO

P AGHI PVZZA IL PIA T O.


igliate foglie di Ej)fmarino eirfiorife ne potete
hauere,et fateli bollire in uin bianco con un po¬
co di mirra,di canclla,&bcngm,<!lr detto nino tor-
rete Jpejfo in bocca,che è cofa mirabile.

A CHI FOSSE MORSICATO DA CAM

P rabbiofo,& alla fmania che uiene alle perfonè.


igliate il fiore del Cardo faluatico, & feecateh
atombra,&fatenepoluere,della quale darete
in uin bianco à beuere à chipatifce tal male quanto
f arebbe dentro à mega fcorga di noce,gfi in tre uol-
te. farà guarito,& è cofa prouatifìima.

A L EV AR LA CAR N E TRISTA CHS,

P nafce nel nafo fecreto molto raro & bello.


igliate porri non trapiantati, & fatene fuco,et
con un poco di cera uerde fatene ma untionc,
&metteteui'un poco di poluere fottilif ima di tar¬
taro di botte , &di quella untione metteteuené nel
nafo fi>efo,& uedrete effetto mirabile.

A CHI FOSSE CADV TO,DA ALT O,

P & temeffe ejjerfi rotto ò crepato di dentro.


igliate un mego bicchiero di aglio à'óliua F &
metteteli dentro tanta poluere di fernenga di
^aflurtio,quanta farebbe dentro à mega fcorga di
noce,& detelo à beuere al patiente una ò due uolte.
iEtfaria bene,chefubito caduto,òpiùprefo che fcf-
fc po(libile,fi facejje cauar [angue , & poi beuere la
detta heuanda ; & chi non potejfe beuere foglia
PRIMO. ^7
potrebbe pigliar la poluere con nino .Et non poten^
dohauere il detto feme di J^ladurio ,dareteli Li poi-
nere di Mefuc , eh’è notijìima , &in ufo apprejfo d
tutti gli Jpetiali. Et fe difuore fopra la carne la ca-
featura hauerà fatto botta,& liuido o ammaccato ,
fatela ungere con olio rojato,et fopra li mettete pol-
uere di foglie di MorteUe,& di l\ofe fecche ,& fa-
nerà perfettamente.
alle scrofole rimedio

P belli fimo (&■ facile.


igliate erba Farfara ben pefta con le fue radici^
&mefcDlatela con farina di feme di lino , &
graffo di porco mafehio ,&■ fatene impiaftro,& met~
tetcuelo fopra due uolte il giorno ,érle Scrofole fi
rifolueranno per [udore.Et quando faranno fanate,
lanate ffeffo il luogo co uin caldo per quindeci gior-
ni,& è cofa prouata.

H ALTRO RIMEDIO AL MEDESIMO.


.Abbiate tejìicoli di cauaUo,& metteteli in una.
pignatta coperta fra lé'brace ad abbrufeiarfi
tanto che fe ne pofi far poluere,&-di detta poluere
dateteli al pcf ì di due denari à beuere in nino bian¬
co per giorni uenti uno ,&butterà per bocca tutta,
quella poltroneria j&fi fanarà.
A SAPERE SE VNAD ONNA S I

P potrà ingrauedare cofa uerifima.


igliate quaglio di Lepore,& disfatelo in acqua
calda,& datelo à bere alla donna à digiuno,ep*
■fìiain un bagno caldo , &fe le piglieranno dolori
■nel uentre ,farà attaàpoterfi ingrauidarc ,fe non,
non fi impregnaràmai.
LIBRO
A LEVARE IL GOZZO DELLA GOLA' IN

P cinquanta giorni al più lungo,cofa molto rara.


igliate radici di Ebuli lauata,et fatela bollire in
buon uin bianco . Dapoi pigliate le infrafcritte
ccfe;cioè,Jpongia abbrufciata libra megli, pepe dii-
cento grani. Et ogni cofa ben poluerigata mettete à
bollire nel fopradetto nino con le radici dell'Ebulo,et
fatelo benijiimo cuocere,dapoi colatelo,et feruate ql
uino-in un fìafeo benijiimo attutato, in luogo frefeo,
(& di queflo nino darete à beuere à chi ha il gogg^
tre mite il giorno^un bicchieri per uolta,cioè la mai
tina,d mego giorno,et la fera.Et mentre piglia detto '
uino,non ha da mangiare altro pane,fe non di farina
d’orgo,?ir,beueruin puro fengjaqua,etnon mangiar
neffunaforte d’erbe,nepefee,ne aglio, nè mineflra,ò
cofe ftmili;&‘ cominciarete queflo regimento quando
Ili-Luna è piena,&continuando per quarantacinque
giorniift fanaràcertijiimo.
AL medesimo riv facilmente,
Igliate camomilla ficca,et fatene poluere,et me
i" /'colatela corrimele, & pigliatene un CQCchiarof.
la mattina,et uno la fera,mettendolo in bocca,et la-
fciandolo feorrere da feflejfo, et ufi buon regmento
di ulta,come difopra è detto.

P
AL MEDESIMO COSA PROVATA ET VERA.
igliate T?olipodio,di quello che nafee fattole ca
flagne,fe ne potete hauere, fi non pigliate, dell’
altro,fatene poluere,et datene in uino ò con me¬
le,due leoltc. il giorno, quato farebbe fopra uno feu¬
do,per uent’un giorno continuo, corninciando d- Lu¬
na mancante,&■ facendo buon regimento.di aita.
PRIMO,
A FAR TORNARE ET RITIRARE
là pelle dapoi che farà jeàa'ÌoH.go'^0.

P Igliate bottoni h calicetti di rofe, che refìano fo-


fra li rofari,come paurnoflrifn forma di óiio.
col feme dentro,allume di rocca,balaufli,aìfài& fa¬
teli bollire in aceto bianco tanto che càli la metà.
‘Poimetteteiiifommacco peJìo,che fa epuantofame-
tà di una di dette cofe,& tornate à bollire tanto che
fi confurni quaf tutto lo aceto,& con qucUo che re-,
fla ungete la pelle,& tornerà al luogo fuo.
ALLASCìyiNANTiA CHE VIENE

P alla gola rimedij fantifimi,


igliate acqua di fcabiofa libra una , acqua iiite
oncia una,mefcolatelc et mettetele fopra il ma-
le,&‘guarirà in tre hore.

P AL M EDE S 1 M O.
igliate roniini,& feccatele in forno,& fatene
poluere,et mettetela per bocca fopra il male fe
è pofibìle,fe non mefcolatela con mel rofato,<&con
un poco diamito,& mettetelain bocca,& lafciate-
la feorrere daper fe,& ucdrete e ffetto mirabile.

P AL medesimo;
igliate oglio di uetriolo Ifoniano, &-mèttetdne
due ò tre goccio in uin bianco,et con quélio'gar-
gàrifate più uolte,^ guarirà.

P alle SCROFOLE OTTIMO RIMEDIO


igliate Biacca onde quattro benifmo macina--
ta , oglio d’oliua onde dUo,& metteteli'infie-
meà boUire per cinque ò fei bore, fempre mcfcelan-
do;& quando farà diuentato negrif imo , farà fat¬
to . Diftcndetelo fopra una pc-gga di camofdct
LIBRO
,
è dì tela & mettetelo /opra il male & fe le fero-
fole faranno rotte le guarirà prefiifimo jfe non le
disfarà & fanerà in tutto.
A SANAR LE SCROFOLE CON VN

H beìlifsimo fccreto di coft pigliata per bocca.


Abbiate una gallina y & uccidetela,
accodar comefe fi hauejfeda cuocere per mà¬
fatela

giare,& fatela bollire in una gran pignatta co molt’


acqua & fenga fale, & tanto bolla, che rojfafianoi
tutte feparate della carne. Vofeiapigliate quell'ojfa
mettetele nel forno che fi fecchino-, ma non uen-
gano negre,h brufdno,dapoi fatene poluere fiottili fii¬
ma,ethabbiate fiemete di fi fimo,et fatela in poluere
fottUifima,etmejcolatela co la detta poluere di ojfia
di gailine,& fia tanto dcU’una quanto deWaltra.Ti-
gliate di tutte infieme un cocchiaro, & ìnefcolatele
con mele,& fatele pigliare à cbihale fcrofole, pi¬
gliandola la fera quando ua à dormire,^ la mattina
auanti che fi lem,&‘ quefio fi ha à fare dal primo dì
dello fminuir della Luna fino all'ultimoiet è un fecre-
to molto perfetto,che con la grada d'Iddio fana ogni
forte di fiero fole.E ben itero, che in alcuni che le ha-
Heuano,& erano inuecebiate, & ui haueuano fatti
afijài rimcdìj & no haueuano giouato, io con ia detta-
poluere gli ho fatto ufaré ancor di fuori quefi’aglio y
cioè . Tiglia una certa ferpe picciala,che è cieca,&-
fi troua tra il fieno le più uolte,& ha la pelle grojfa
dura, &• in alcuni luoghi d’Italia la chiamano
Lueengola,& falla bollire in oglio d’oliua tanto che
fia disfatta tutta,& con detto olio unge le fcrofole,
& poi faficiauifopra fioppa di canape,et lafciauela.
T R I M O.
cofi tre e (juàttrogiorni, poi mona Vuntìone & la
fioppitiet fi falleranno a laude del nofiro Signor Dio,

ACQVA CE-LES TIME, LAQVALE

P ha molte uirtù,come fi dirà difotto.


iglia Garcfoli,noci Mofcate,Gengiouo,Zedoa-
ria/Pepe lungo,pepe tondo,ana oncia una;coc-
cole di Ginepro fcorga di aranci,fiori di Saluia,Baf-
filico,ld^ofnm ino,Maggiorana,Menta rotonda,coc¬
cole di M-lloro,pulegio,Gentiana,Calamento,fiori di
Sambuco,ana oncia una;\pfe bianche & rofe ,fi/icb
Ifardo,legno Mloè, Cubebe fi lue fri, Cardamomo,
Cannella fina. Calamo aromatico,Sticados,Cam€dre-
os,ana oncia una;Camepiteos,McUigetta , Maflice,
Incenfo mafchio,Mloè epatìco,feme di Mneto, (ime
di Matricale,Fichi fecchi,Fua paffa,polpe diDatti-
li,M.mandole dolci,ana oncia una;mele bianco onde
fci. Dapoipiglia tanto guccherofinoàpefo quanto è
■tutta detta tompofitione,& mefcola ognicofa infier
me, & mettem altrettanta acqua ulte àpefo , &fa
ihe la detta acqua ulte fa dìfiillata cinque uolte per
lambicco,femprericcuendo la buona,et mefcola tut¬
te quefle cofe in quefi’acqua,& lafciala fiare in una
boccia ben ferrata per due dì,& poi mettila [ufo il
fornello col lambicco ,& ilfuo recipiente,&difiilia-
la con lento fuoco ,et ufciranne un acqua chiarifiima
c^pretiofa , & ua continuando il fuoco fina tanto
che facqua commincì à mutar colore, & ufcir bian¬
ca t allora muta il recipiente che riceua quell’acqua
bianca , laqual non è buona fe non à far bianca la
faccia,& non h^anno,nl lentiginejnè altra macchia
LIBRO
mi uìfoyche lauadola con quejì’acqua,m (juindeci dì
non mda uia; & fa la pelle bella,odori fera,& rilu¬
cente, & quefio e lauamento da gran Signori molto
occultato. Vefala prima che è ùharifima,con altrei -
tant’acqua ulte, laqual fi chiama mel Balfami ,&
mettela tutta in una boccia ben ferrata ; &■ lafciala
Jlarper due dì,<tf poimettcla à difiillare à leto fuo¬
co,érdifiillarà prima un'acqua chiarifiima,& mol¬
to odorifera,laquale riceuerai da per fe‘, <& quando
l’acqua che ufcirà faràimodo d‘acqua‘pioHana,mu-
ta il recipiente,&riceue quejla,jìn che uedrai ufeir
la terofacqua,chehaurà colore difangueilaquale ri-
eeuerai da perfe in una ampolla he ferrata,et guar¬
dala come gemma pretto fa,perche ha molteuirtàjet
le maggiori & più nobili fon quefle. Se tu negiiti
un pòco fopra una ferita f refe a, non bifogna altra
medicina:..lSale ad,ogniferita antica,al Cancroial-
la Lupa,al noli me tangere,& ad ogn’altromalna-
fceteiet'bagnadole ogni due di una uolta,in quituléci
ò uenti giorni fina . Se alcuno hauerà'carbonefoan-
tr ace,ò ampolle di fant’iAntonio ,o di finto Stefano,ò
altro mal peflilentiakfiauandolo con detta acqua fi
mortificherà in termine d’un’hora .^ Fale ad ogni
mal d’occhl,pur che l’occhio non fia perduto, ò cre¬
pato ; mettendouene ma goccia la mattina & una
la fera lo fanarà perfettamente in quindeci giorni.
Et benché punga alquanto, ò fi faccia fentirnell’oc-
chio , nientedimeno quel dolor paffa prcflo, &. non
può far nocumento alcuno . Se alcuno ha pietra
nelle reni ò nella uefiieba , beuane una drammd con
un poco di uin bianco , ò brodo di ceciiofiii &in
. P R T M O. 40
pochìfime mite farà liberato perfettamente. Sana
le Emorroidi lauandole con effa ogni giorno una
uolta . Sana mal di matre, ò mattrone,&‘ ogni do¬
lor colico,bcuendone un cocchiaro con brodo di gal¬
.
lina () di cauoli Bagnandone i neruì ritiratti, /de¬
gnati , ò induriti, gli fana &■ fende in pochifii-
rno tempo . Sana ogni rogna,tigna,& altri mali f-
mili ilauandofcne alcune uolte . Mettendone una
goccia neirorecchia fana ogni dolor et infermità d’o¬
recchia ,& libera da i uerrniche nafeono in c/fé .
Sana ogni forte di morfo uelenofo , lardandone con
e/fa il luogo i & uale in tal co fa pin che la tiriaca .
Vccide ogni forte di uermi entro il corpo umano,un¬
gendo con ejja le narici, & bcuendone un pochetto .
Male ad ogni ferita intoficata , ad ogni piaga incu¬
rabile , alle fero fole , al mal che chiamano difanto
Bgidio ad ogn altro male che fa di fuori del car¬
po umano , &■ fi pc/fa bagnare ò lattar con detta ac¬
qua.. Male ad ogni infermità fredda ,à rifiorare i
uccchi ò confumati per fame,per infermità,o per do¬
lor d’animo . Confcrua l’umido radicale &ilcalor
naturale ,&mantiene la giouentù & la finità à chi
coi debiti modi fa ufarla.

PER SANARE VN PAZZO SECRE-


to molto raro,& perfetto ^ cofi fe fa per
hauerglidato uolta il ceruello,come
per fatture ò per qual fi
uoglìa cagione.
^Bjmierdmente fateli far quattro criflicri, quat¬
P :
tro mattine continue Il primo fia crifiicro
LIBRO
feìnp!ice,cioè acqua doue fta boUitafmoIa di fru¬
mento,aglio commune,&fale;il fecondo con acqua
doue fta bollita malua,mercorella,parietaria,& fo¬
glie di uiole con oglio & fale ; il tergo con acqua ,
olio, file,uin colto,&mele;& il quarto,pigliando
tutta la decottione del tergo già detto,aggiungeteui
endiuia,bugioffa,& cime d’cbuli, &■ colata che farà
quef a decottione ,,ci metterete un’oncia di polpa di
cafiia,etmegp quarto d’oncia dimitridato.Fattique~
fi quattro cri fieri,gli darete quefla medicina.Toli-
podio quercino frefco un manipolo h due ,eir fatelo
molto ben pefare,efr cauatene il fuco, & di effo pi¬
gliate fino à due dita in un bicchiero, et aggiungcte-
uidue onde di rnel rofato , & un quarto d’oncia di
elettuario ò aromatico rofato,et altrettanto diafeni-
con, & ogni cofi bene incorporata inficme darete
al patiente quando ua alletto , à due ò tre bore di
notte,dandogliela tepida.Et fe non la uolejje piglia¬
re,fatelo legare,&■ tener per forga,& aprendoli la
bocca,&puntellandogliela con un legno,gittategli-
la in gola come fifa à i caualli.Toi che l’haurà pre¬
fa tutta,fe farà di uer no,lo farete fare finà meg^ho-
ra a fifa fopra il letto,& ben coperto d’intorno , che
non pigli frcddo;& fe è di fiate,lafciatelo andar per
cafa à fuo piacere,ma che non efea fuori. Et dapoi
che hauérd euacuata detta medicina,gli farete que-
fo unguento . Vigliate radici di ebuli,eir fatele pe-
flarc,& cauatene il fuco,&pigliatene una libra &
mega,& aggiungeteui altrettanto butiro,., fatelo
bollire in una pignatta un buon peggo,tàto che quaft
tutto il fuco fa confmato, & aggiungeteui oglio di
Camomilla,
PRIMO. 41
Camomìlla,oglio rofato,et aglio d'Jpericon,di-ciafcu-‘
no un onda ; & incorporando ogni cofa molto bene
injìeme al fuoco,nè farete un’unguento, & con ejfo
ungerete fin fermo tutto dal collo fino à i piedi, of¬
fendo l’unguento caldo, sfregandolo bene,perche
penetri dentro,Scafi continuate per un mefe,unge-
dolo mattina S fera,ò almeno ogni di una uolta^Et
il ter'go ò quarto giorno che lo hauerete cominciato
à ungere,fateli un cauterio alla comìffura della tcjìa
con un botton di ferro infocaio,et da principio met¬
tete fopra detto cauterio una pe^g^ con ajfongia di
porco,lafdadouela per otto òdiece bore, poi mettete
ui un ceco auuolto in foglie di edera,et fopra roderà
fila un pc<2^o di fuola di fcarpa ajfottigliato S fcar-
nato,tal che fia fiottile S umile ,Scon una fafcia
di tela legato,accotnmodandolo fiotto la gola,ò fopra
la tefia,in modo che fi tenga . Et mutate detto cecc
mattina Sfera . Et fe pur paffajfero i quattro mefi
che il patknte non fanaffe,tornerete à farglii mede-
fimi crifiicri, S à dargli la medefima medicina di
prima,con lemedefime untioni,come dì fopra,etfen-
ga-dubbio con la grati a di Dio fi fanerd.
' La Ulta fua ha da ejferpollaflri, caflrato , S ui-
teUa,arrofliti,per li primi giorni. Voi fe gli può da¬
re arrofio,s bollito,co mineflre di amito,di biete,di
malue,di brodetti,et co fi uoua frcfche,et fietie nelle
uiuande,S fargli ale uolte mangiare in mineflre, ò
in torte,della betonica,della faluia, della maggiora¬
na,S della menta; guardadolo da cofefalfe et agre,
Sda legumi,S cipolle, S agli,S cofe tali;S bc-
uauin bianco adacquato,S ufi di portar odori, &
LIBRO
afcohar mufìche;&J}ejJb fia alcuno che li parli fal-
damentegli dia buoni ricordi di Jiar fauio, lo
riprenda delle pwT^e quando le fa ò le dice;et prin¬
cipalmente in quefio ual molto Tauttorità d’alcuna
bella donna,che gì atamente gli ricordi rutto quefio
che fi è detto,& l’ammonijca à uiuer fauio ; che per
certo non poca forata hanno à quietar gli humori &
il ceruello i ricordi buoni ; & fi uede che con efii fi
raffrena uno adirato,uno infuriato , un commojjo &
foUeuatoper odio,per uergogna ,perfuperbia ,per
inuidia,oper altre lai pafiioni,che non fono pero fc
no principe &■ gradi dipag^a,chi più,& chimaco,
fecondo che più ò meno fignureggiano chi nepatifce.

riLOLE DI MASTRO MICHELE SCOTO,


Icquali fallano il dolor di te fia uecchio et nuouo,pur¬
gano il cerebro,fchiarifcono la uifia,fanno buona
memoria,fanno buon colore nel uifo,et uaglio-

P no à molte infermità del corpo umano.


igliate aloè lattato fcropuli tre,radici di cocogj
ctafilualica,mirabolani di ogni forte , diagridi,
mafiice,granelli di lauro,&• refe, ana me%a dràma;
•gaffrane fcropulo uno,mirra Jcropulo meatpi& me-
fcolate ognicofa ben trita infieme , & fatene pilole
con fuco di cauoli,et pigliatene tre ò quattro quando
andate à dormire ogni tre ò quattro di una uolta.
AMALDI CATITELLI Di TETTE,
0 Tffnnc, ò poppe delle donne,ottimo

P & prouatifììmo rimedio.


igliate due rofii d’atta frefche,due denari di ce¬
ra nuQua,unpQcp doglio rofato,& un poco di
R I M O. 42
tutia preparata in acqua rofa , & disfate ogni cofct
al fuoco in un pignattino netto , &comc è freddo,
fendetelo fopra unapeo^yetmettetelo fopra il ma¬
le,ma prima lauatelo con uin bianco ouefìan bollite
foglie di rofe,foghe di piantagine,& foglie d’oliua,
& ftfaneràpreflifimo.

A FAR MATVRAR PRESTO ET VENIRE A


capo un tencone ,bpannocchia , cioè ogni mal na-
fcente,che habbia bifogno di maturarft et di rom¬
per f,come quei che uengono alle cofcie,&fo¬

P pra le mamelle alle donne,& altri tali.


igliate mollica dipane,uuapajja,òfecca al for¬
no,ben peflata,butero,ajfogna di porco,Icuato-
ro di pane,& latte di uacca , & d’ogni cofa farete,
come uno unguento,& caldo lo fopraporrete al ma¬
le,aggiungendoui un poco di gaffìrane , &; in quella
parteoue uolete che fi faccia il capo olà bocca,met-
tetc un poco di gaffrane in poluere, mutandolo ferri
& mattina,et preflo uerrààcapo & romperafii.Top
curatelo con oglio rofato ér rofio d'oua per un gior¬
no ,poi con unguenti attrattiui fe uedete che ui fìà
marcia ò cofe trifie , poi con unguento di aloè, & di
tutia,& d’altri tali che faldino.

A RISOLVERE O FARE SPARIRE


& tornare indietro un tentone ò pannocchia in
principio , à chi non ha caro che uada

P innanzi,&che uenga àcapo.


igliate un cetrangolo ò narancio, partite¬
lo per me'Z^,&hahbiate un poco dì floppa,&
LIBRO
mettetela in unafcodeUa,et orìnateuifopra,&
to leuatclayetfremetela con le mani,et buttateui fo -
fra un poco di fai pefio fottilmente, & coft caldo
mettetela [opra il male, & poi [opra quella fioppa
mettete quel me%p cetrangolo,& legatd'uelo che non
cafchi, & mutateuelo mattina & fera, & lo farà
tornar indrieto,&Jparir uia.
EMPIASTRO AVREO PER

P le ferite di mirabile uirtù.


igliate pece Greca,ò Colofonia,& golfo,& in-
cenfo bianco,tato dell'uno quanto dell'altro,pe-
flati,& mefcolateli con chiaro d'ouo, & con quefla
miflura ungete un pegp^p di carta pecorina,tjr firin-
gete la ferita con le dita,& nettàdo bene il fangue,
fopraponeteui quefla cartolina, & legateuela con
una fafcia,& fanerafdpreflifimo . Et qucflo fetreto
hauea un chirurgico Tsfapolitano , & non io uolea
ìnfcgnare ad alcuno,pur una uolta ejfendo flato fe¬
rito ejfo,in quel dolore lo dijfe, per far che unofuo
compagno lofacejfeper la fua ferita, che era fopra
una mano.
SECRETO VENVTO D'INDIA , ET

I prouatifiimo per molte cofe al corpo umano .


L Cardo fanto,che alcuni chiamono cantra uene-
no,mangiato ,fana ogni dolor di tefla ,fa buona
udita,& buona memoria,fana la uertigine, conforta
il ceruello,fa buona uifla,non fola mangiandolo,ma
ancora ungendo gli occhieoifugofo mettcndoui del¬
la poluere,ò delEacqua; purifica lo fiomaco,lagola,
la fleuma,fà buono appetito,allarga il petto, confu¬
ma il catarro,fana il dolor diuetre. Il uim dela fua
PRIMO, 45
decaitwne,&racqua,difeccanei cattìid umon;ma,~
gìatd fana la milxa & la pietra, & facendone cri-
ftieri con orina;fana ogni uentofttà,poflema, & pe-
fiilcntia beuedo del fuco,òpoluere,ftbito che fi [en¬
te il male ; & mettendo della firn bambace bianca,
quando ha fatto il fiore [opra una piaga che nonfìa
mortale,la fana in tre giorni fenga dolorò nocumen¬
to. Fa buo fiato,mafiicata fa buonegcngiue,& buo¬
ni denti, fana il mal di maire,allegra il CHore,&fa -
eendone thriflieri con orina di figliuolo fana ilmal
caduco,& ogni mal di fianco beuuto con uin bianco
caldo,&ogmfebre con acqua calda per quattrhore
innanzi che uenga la febrc, & coprendofì bene che
fudi ; & fe cadejfe il budello,concilo con uino,& la¬
na il budello ; naie contra il morfo di ferpe & ogni
ueleno.
ALLA TOSSE VECCHIA O NVOVA

P ottimo & ftcurifimo rimedio.


igliate golfopefio fotlilmete,et mettetene
oncia in unouo frcfco cotto da beuere,etmefco-
latelo molto bene,& aggiugeteui Canto bengioìqua-
tà è un cecepeflo co fi groffarnente, & beuetelo la
mattina à digiuno , & un’altro ne beuete la fera
quando andate à dormire, & in due ò tre uolte farà
fana . Et fe la tojfefojfe molto uecchia & maligna,
ufatelo alcuni giorni più.
CONSERVANOBILISSIMA PER LA TOSSE,
et per ogni fircttura di petto,che mondifica lo flo-

P maco,etfa ottima uoce,&buon color iu mito.


igliate radici di Maluauifco, & mondatele, &
tagliatele minute, poi fatele peftar molto bene
P 3
LIBRO
nel mortaio di pietra . Dapoi pigliate una gran pi¬
gnatta,b una caldaia che tenga fino à fei ò fette car¬
raie,& empitela di ac qua,et de troni mettete à bol¬
lire l'infrafcritte cofe.Liquiritia,iffopo,faluia,rofma-
rino,cardofanto,fichifecchi, uua pafa, farina d’or-
%o,tanto dell'ima quato dell’altra; poiui mettete an¬
cora un pugno di cìcorea con le fue radici, & ogni
cofa infieme fate bollire in detta caldaia piena d’ac-
qua,unhora ò una & me-ga. Toileuatela dal fuoco3
& come è tanto ri freddata che fi pojfa fojferire con
mano,pigliate tutte quelle cofe che ui fono dentro,et
mettetele in un caneuaccio netto,&premetele mol¬
to bene,che tutta la fioflanT^a refi in quell'acqua oue
han bollito. Vigliate poi detta acqua , & mettetela
nella medefima caldaia,<& metteteui fin d due ò tre
libre di radici di Maluauifco peflate, & tornatela à
bollire per tre hore,poi leuateladai fuoco , circola¬
tela ancora premendo molto bene le radici, perche
tutta la fo fianca refli nell'acqua;etfe foffe tanto bol¬
lita che le radici foffero disfatte tutte, non accade-
rebbe colarla altramente.Vigliate poi quella decot-
tione,& mettetela in una pignatta al fuoco, con al¬
trettanto mele,& fatela bollire un gran pe’g^go , &
in ultimo aggiungeteui fina un’oncia di canella, &
t^n quarto d’oncia di bengioì pefiato , & un poco di
mufco,& leuatelafubito dal fuoco , coprendola che
non rejphi, mafiimamentefe ui hauete poflo mufco,
che ne anderia tutto uia con quel fumo. Onero met¬
teteui il mufco quando la cofa è tepida ; & hauere-
te una coferua fignorile & nobilifima da ufar tutto
il uerno la fera quddo andate al letto,et la mattina,
PRIMO, 44
& dapoi defìnàrc, & finalmente ad ognhora , che
non puh ejfer maife non utile;et la fera & la matti¬
na fi uHol pigliar caldetta, pigliadone due otre coc-
chiari per uohK;& è cofa che ciaficuno doueria ufar
di continuo,& hauerne fempre in cafa. Et chi la m-
leffe più jpeffa,puh aggiungerui poluere di guccbero,
ò pennitt ; & chi la uuole più rara &in beuanda,
aggiungaui della prima decottione che ft fece delle
erbe nella caldaia. Et cjueflo è fccreto da tener molto
caro,che cjuafii è mpofibile chi ufi di quefio il uer-
no,pojfahauer nè toffe,ne catarro,nè altro male,in-
tendendouifempre la grada d'iddio.

BELLISSIMO et piacevole SE-


creto da fanar la tofie con ungerfi le piante de

P i piedi,cofa uenfima, & molto facile.


igliate due ò tre tefie d'aglio ,& mondatele,
spellatele molto bene, S poi aggiungeteuì
ajfogna di.porco ,&di nuouo pefatele bene infic-
me . Voi la fera quando uolete andar à dormire
fcalgateui, S mettete le piante de'pie di incontro al
fuoco , & ungeteuele con la detta miflura d’aglio
etd'ajfogna , tenendo cefi i piedi al fuoco che quafi
uifcottiate,ò quanto più caldo potetefoffrire, unge-,
doui cofiper un pei^tto . Voi calgateuigli fear-
pini di tela caldi, S andate à dormire, & in letto
fateui ungere un poco lafchiena con detta untione ;
& in tre fere farete guarito marauigliofamente da
Ogni gran tojfe . Etfe fra tanto uolete ufare à be~
nere àpajio , è inacquare il uino conlafopradetta
prima decottione dell’erbe, ò altf acqua pettorale^
F 4
LIBRO
non ulfcirà fc non utile allojìomaco &.aUa teflii-,&
aiuterà àrìmouere tanto meglio la tojfe & ogrìaltra
mala dijpofnione del corpo.

^ SANARE OGNI PIAGA VECCHIA , OVE


fia carne trifla crefciuta,& non potèffs fanarft con
altra medicina,fecreto molto facile &beUif-

P fmojchefana in uno ò due giorni.


igliate onde tre di termentina lamta,prima co
acqua comwune ,poi con acqua di rbfe ò dipiS^
tagine,&’ un rojfo d'ouo,& un^oncia e mega d'oglio
rofato,&mefcolate ogni cofa infieme, & aggiunge^
tcui me%a dramma di folimato , & flenietele fopra
una pe-g^ga , & mettetele fopra il male- i Et perche
tira un pochette, fateui quefo difenfìuo' ^ Vigliate
oglio rofato parti due,aceto parte mega,holò armer-
no un poco à difcrettione,& mefiolatcli, & con e fi
ungete intorno al male quattro ò fei dita,& tenete il
membro doue è il male ideino al fuoco,che quefio no
lafciaràiche mentre fi magia quella carnaccia, fen-
tiate dolor notabile .Voi che ui farà flato fopra, &
hauerà mangiato, metteteui una pegga con butiro,
& lafciateuelo tutto un giorno , & uedrete effetto
marauigliofo.

CONTRA OGNI GRANDISSIMA

P peflerimedio molte uolteprouato.


iglia una cipolla, <& tagliala per trauerfo, &
falle un buco per pexgo,& empi quei buchi di
tìriaca fim,&poiponi la cipolla infleme come pri¬
ma flaua , & mettile una pegga di lino bagnata
r' R 1 M o. 45
intorno,et ponila fatto le teneri fin che fia ben cotta',
&foi cauala fuora,&jpremila bene,et fanne il fu-r
co che puoi,& danne un cocchiaro à beuere all’am¬
malato ,&fubito migliorerà,&faneràfenga fallo.

P TROFVMO OTTIMO CONTRA. PESTE.


iglia maflice,cipreffo,mcenfi,lauto,macis, rof-
marino, afcengo,faluia,mirra ,rofeJ'egno aloè,
fanibuco,ocellkttì,garofolì,tegname,ginepro, mu-
fchio,ruta,ambracane,pece,noci mofcate,rafia, mar-
tella,^pefiale infiemc,&gettale fopra le brace,&
fanne profumo nella camera.
COìsf.TRA' LA PESTE OTTIMO RIMEDIO
Iglia de i granelli del lauro quando fono matit-.
ri,&leuali la fcor'out negra, polpe fiali con un
poco di fiale .Et quando l’huomo fi fente ferito d.al-
la pelìe,&ha la febre calda, pigliane un cocchiaro
con un poco diaceto adacquato in un bicchieri., &-
fcaldaio un poco,et daglilo à beuere,et coprilo molr .
to bene, & lafcialo dormire che fuderà ajfiti, e farà
guarito.Mafela febre uien confreddofm luòco dell’
aceto metteli del uino,& tutto il refio fa utfupra. • '

P AL MEDESIMO.
iglia 'Dittamo bianco,tormentiUa, coralli bian¬
chì,gentiana,boloarmeno , terrafigillata, paty
ti uguali,polueri’gati ,& metteli in un bicchiero à di
fcretione con acqua d’endiuia, acqua diruta , acqua
rofa,acqua di fcabiofa,et aceto bianco,parti uguali,
ma che l’aceto nuanifi un poco fiopra le dette acque,
& falle fcaldare,& dalle à beuere à l’infermo,et fa
che uadi à letto ben coperto , & che fudi, & farà
guarito.
LIBRO
CONTRAPESTE RlPA-

P ratione mirabile.
iglia dittamo bianco,arijhlogia ritonda , Car-
lina,Verbena,Getiana,Zedoaria, corno di cer-
uo,ana onde due,& unmanipolo di ruta,& peflale
un poco,^ piglia un fiafco che tega almanco fei in-
ghiflare, & empilo di nino del miglior che tu puoi
trouare,& mcttiui dentro tutte le fopradette cofe,et
lafciauele coft flare;& quado fara il tempo di fojpet-
to,piglia un mexp bicchiero del f ìpradetto uino ogni
mattina inna^ che efebi di cafa a digiuno,ma piglia
prima una noce,& un fico,&due ò trefrondi.di ru-
ta,& faraificuro dalla pefle.

PEMPIASTRO PER ROMPER LA PESTE.


iglia aglio comune onde quattro,cerufa bepe-
fla onde quattro, litargirio criuellato oncie tre,
cera onde quattro,& in freme componili al fuoco fin
cìmfopra il marmo bene fi fienda col dito;&poi che
farà fatto leualo dal fuoco,&fondili difopraun po¬
co d’aceto , & fià lungi che non ti uada alla faccia.
Dapoi piglia queflo empiafiro, etdiftedelo fopra una
pegga di lino grande quanto è tutto il male ,& nel
mego ui fra un buco picciolo quanto è un tornefeper
mexp,& ungi una pe^ptettaJottilmente con ungue-
to mortificatiuo , & mettila fópra quel buco,poi fa
un’altro empiafiro fenga bucofieUa medefima gran-
degga,ilqual'ancora porrai fopra quella, acci oche il
mortificatiuo fila in me-^ di quelli due empiafiri ,
&. ponilo per uentiquattr’hore fopra il male,poi
muta folamente quello mortificamo di me'go., &
-PRIMO. 4^
riponilo ancora per altre uinticjuattrhore,& intor¬
no , fin cheui fia l’empiajìro, JpeJJb ungi con fongia
di porco non falata,ouer di gallim,per addolcire,&
farafìiper duro,&intorno un cerchio marci-
do et bìdeo che ufeirà. Dapoi le quarant’ott’hore,le-
uato che fia l^cmpiaflro,poni [opra il male una pec^-
Xa unta con fongia di porco non falata,&■ ufeirà la,
carne mortificata à modo di unpomicello,& li refla-
rà canato un buco,ilqual medicami con unguento,
ouer con Diaquilone magna . Et quando crefee la
carne,poniui allume arfafopra per hore uentiquat-
tro,& l’unguento fopra.

P RIMEDIO ALLA PESTE.


iglia una cima di ruta,un jfico d aglio, un jfico
di noce,un grano di fiale,et mangiali à digiuno,
continuando ogni giorno perfin’d un mefe, & bifo¬
gna filar allegro . Tal ricetta è buona ancora à uer-
mi,& è perfetta & prouata.

P AL MEDESIMO.
iglia fuco di una cipolla hianca,et mele,et ace-
to,&fuco diruta , &di erba mille foglie ana,
& mefcolali ,& danne alpatientc due tergi di un
gotto,& flia per fei hore nel letto ben coperto fiche
fudi,che è cofa efferimentata.

P
A TEMPO DI SOSPETTO DI PESTE.
iglia pulegio co guccaro rofato,&fanne lettua,
rio,et ufane al tepo foretto quanto è una cafla-
gna ogni mattina à digiuno, che è prouata da molti.
LIBRO

P ALLA PESTE SECRETO OTTIMO.


iglia fiori di noci, & feccali all’ombra , &pof
quando le noci fono nel tempo che fifogliono
confettaro,pigliane,& tagliale inpeggetti,&met^
tele in aceto forte per tre giorni, dapoi cauale , &
rnefcolale co i detti fiori,&■ falle àiflillare per lam¬
bicco di Metro,0 di terra uctriata, & quell’ac qua co-
ferua caramente. Ut quando alcuno fi fente ammala¬
to di p efie,dagliene più prefio che fia pofiibile onde
tre,che gli euacuarà ilmale per lo corfo del uentrct
òper uomito,onero crefcendo la pofiema.
AD AMMAZZARE IL CARBONCHIO, O

P l'anguinaia,et ogni altra pofiemapefiifera.


igliate falefottilmentepefiato &fetacciato, et
&■ incorporatelo con un rofio d'ouo,et mettete¬
lo fiopra il carbonchio,&■ conia grada di Dio tirard
fuori tutto il ueleno della pcfie,et in breue[ara fano;
& quefia è cofa molte uolteprouata.

P
ALLE PETTECCHIE OTTIMO REMEDIO.
igliateRjupontico frefco,radiciditormentilla,,
dittamo bianco,ana onde due , & ogni cofa ben
pefia mettetein una carrajfa,et fopraponeteuiacqua
di pog^ tanta che fopr’auangi fino à mego palmo,
& fate le bollire fin che cali la terga parte , à fuoco
foaue <& chiarò,&fenga fumo ; dapoi colatelo, che
farà in color come nino , &■ fendatelo in uafo di Me¬
tro.Et quando bifogna datene aWinfermo un bicchie-,
ro ben caldo la mattina etimo la fera due bore aua~
ti cena,dapoi cuoprafi molto bene che fudi,^ quan¬
do uerranno le petecchie fuori, diuentarà come le-
profoi&fanerà.
r R I M O. 47
CONTRA LA MORTALITÀ

P di pefie rimedio promto.


iglia getiana^’zedoaria,radici di tormetilla,ana
onde due;fandati rojii,dittamo bianco,corna di
ceruo brufeiato, ferie,bolo armeno,arifiologia rho-
da,ana onda una-, cdfora onda me%a;ecuccaro onde
due,i& di tutte fanne foluere fottili^ima,& figlia¬
ne una dramma per uolta con quatlr onde d’acqua
di endiuia ò, di acetofa, mefcolata con tanta tiriata
quanfè una noce,et quefla medicina fi uuol dare all’
infermo ìnn'd’ti che fafino dodici bore dal principio
della fua infermità,perche opera piùficuramentc;&-
fe fé gli da dapoi il detto ffatio,ben che non operi fi
fortemente, nondimeno fi può haucr buona Jpcran-
•xa . Ma nota che fe lo in fermo ò di età garzone,
fe gli deue dare mcTa dramma di detta poluere con
due onde di una delle predette acque, ér non tanta
quantità di tiriaca . Ojcefla potìonnon è folutiua,
nè fa alcun torcimento,nè è d'alcuna moleflia , ma
foto per amma'jpxaril ueleno . Sefojfe alcuno che
haueffe beuuto ouer mangiato ueleno, quefla è una
pretiofa m.edicina,laquale ancora uale cantra lafe-
bre calda . Tfiota ancora , che fe è pofibile che à
l'infermo fi pojfa cauar fangue, auaniì che pigli la
mscUdna,fi tiuolfare,ma fe non,hifogna cauarglie-
lo dapoi .Et-nota che fi uuol tirar il fangue da quel
lato che fi fente percoffo,& è cofdprouata.

P A FAR BALLE CONTRA LA TESTE.


,
iglia laudano oncia me%a fioraie calamita
onda una.,dkmbra,diamufco,nod mufcate,ma-
ciSiCaneUa,uiolettofinO}(ina dramma me%a-,canfora
LIBRO
gYAtiì'due,gdrofoli, fiìco nardo,anagrani djeciotto,
rofe damafchine un fcrof uh,mufchio,•zibetto , ana
grani otto,legno aloe,ambra fina,anagrani quattro,
calamo aromatico,mirra,ana quanto una faua. T?c-
fla prima il laudano colpiflon ben caldo , poi pefla
tutte laltre cofe da per fe,pofcia uienle mefcolando
infteme pejìando col piflon caldo , aggìungendotù
tuttauia bora ftorace liquida,et bora acqua rofa,ta¬
to che fieno ben incorporate,poi fa le balle.

VNGVENTO MORTIFICATIVO

P contra la pefie ,& è cofa prouata.


iglia acqua di faponari, cioè capitello , onde
quattro,& fallo bollir tanto che torni come un¬
guento,poi piglia legno ài falice ouerdifaue,et fal¬
lo brufeiare che fi faccia in carbone, & fmor-zalo in
aceto,poi afciugalo in ombra, molto bene, peflalo &
criuellalo; poi piglia calce uiua d difcrctione,etme-
fcolala infteme con quell'acqua di fapone,poipiglia
di quella poluere di carbone quanto bafla, &mezf
oncia difongia di porco non falata , & cantarelle
drdma mezapefla in poluere fottilifiima,& poi me-
fcola ogni cofa infteme ,& fanne unguento,il qual fe
foffe duretto,aggiungeuiunpoco dimele,percbe non
uuol efjer duro,poì lafcialo jlar coftin unuafo befer
rato,& fe faràalcun oglio,colalo per inclinatione.

OLIO PERFETTISSIMO
contra pefie & contra ueleno.

P Iglia olio più antico che poi hauere,& per ogni


libra di Oglio mctteui cinquanta feorpioni &
PRIMO. 48
mencio in una canaffa,& mette la carraffa feni^
ferrarle la bocca in una caldaia d’acqua à bollire,fin
che fia confumata la terc^ parte deiroglio . Dapoi
cauarai detti fcorpioni da quell’oglio , <&• colalo per
caneuaccio in un’altra carraffa,?^ con la bocca ben
ferrata mettel’al Sole per tre meft. Etfe non fujfe di
fate, mettela fopra le ceneri calde per tre giorni.
Ma auanticbc tu lo metti al Sole ò al fuoco,metteui
dentro le infrafcrittc cofe. fieubarbaro onde due,
liocorno oncie due,tiriaca oncia una, acqua uite on¬
de tre,& quando alcuno fi fente appeflato 0 aue-
lenato,ungafi conquefio aglio le parti del cuore <&
tutti i poi fi ò le uene che battono il polfo , & uedrà
notabil effetto della uirtù fua.

SECRETO GRANDISSIMO DA
guardar le perfone di non pigliar pefie.
Et queflo fu prouato in Inghilterra da tutti i me¬
dici in quella grandifima pejiilentia dell’anno,
l'y^é.che occupò quafi tutto il mondo.
Et non fi trouò alcuno che ufaffe
quefls rimedio,che non fi
conferuaffe fano.

P igliate aloè epatico , cannella fina , & mirra,


ana dramme tre , garofoli, matis, legno aloè,
maftice , & boloarmeno , ana mega dramma, ogni
cofa benpefiata in mortaio netto mcfcolatele
infieme, & ferbatele in una fcatoletta ben fer¬
rata , & ogni mattina pigliatene al pefo di due
denari & mettetelo in due oucf in tre dita de uin
LIBRO
hìcinco In un hicchiero,ilqual fia un poco adacquatot
& con lagratìa d^lddio benedetto potrete flar ficu-
ro da ogni infettion i’aere,& da ognipefte.

PERFETTISSIMO RIMEPIO A SANAR LA


perfma appeflata;et fi fon trouatì di quelli che
fi fon fanati in una notte;& uale alle pe¬
tecchie,à i carboni, ò ampolle di fan

P Stefano , ò di fant’Antonio.
igliate granelli d’edera,et fateli feccare all’om-
bra,& conferuateli in una fcatola; & uenendo
che alcuno habbia la pefle,pigliate de i detti granel¬
li, & fatene polucre fattili fiima in un mortaio ben
netto,&di dettapoluere datetene all'infermo in un
mexp bicchiero di uin bianco,tanta quanta filaria fo-
pra un feudo,& fatelo ben coprir, èrfiuderàgràde-
mentc,& poi che hauràfinito difudare ,fatelimu-
tar la camifid, e i lenguoli,et glialtripani del letto;
et fi so trouati di quelli,che haueano pigliata quefila
poluere la ferà,&la mattina fi fon trouati tanto be¬
ne,che fi fon algatl,& uè filiti,&andati per cafa,&
finalmente guariti in tutto.Vn Milanefe nidi io l’an¬
no. i'^aq.in.Aleppe,chehaHea la pefle, érunan-
guinaia alla cofeia , & un carbone fiotto il braccio
manco ; & hauendo la mattina pigliata di quefila
poiuere,&‘ poi pigliatene ancora la fera, la mattina
feguente fi trouò con ambedue quei carboni rotti da
fe file fi mlracolofamente per uirth di quefila bene^
detta medicina , data dalla gran clementia d'iddio
per fallite delle fue creature . Et però configlierei
che ogni citiàidafcuno che ha luogo commodo ; cofi
neUa
PRIMO. 4P
nella terrct,nc i giardini,òcortiliy come di fuori alle
fojfefìioniyfacejje d’hauer piante di cdera,perhauer
Jcmpre prouifione di quantità di detti granelli, &
che ognanno fi ricogliejfe , & conferuaffe con dili-
gentia per libi fogni, da quali Iddio per fua diurna
rnifericordia guardi i fuoi fedeli.
BELLISSIMO ET FACILISSIMO SECRETO
dafanar lapefle , con tirare il ueleno fuori

P dell’anguinaia, o carbone,b come fi fia.


iglia una gallina uiua, & pelale la parte onde
manda fuori Tuona,et fubito mettela con quella
parte [opra il male,acconciandola in modo , cheftia
cornea federe [opra la pefie,ò antrace, ò che fia;
cofi tenda un buon . Voi lettala uia,et uedrai
che la gallina hauerà tirato tutto , ò gran parte del
ueleno,& che fra poco jpatio morirà. Et farebbe be¬
ne àfar cofi con dHe, 'otre,òpiàgalline, fubitoTuna
doppo Tdtra,che tirarebbono à fe tutto il ueleno del
male . Voi unge la detta nafeentza di tiriaca buona,
& non rcjia fra tanto di u far gli altri rimedtj per
bocca,che fifonpofli difopra,et quelli che fono i mi-
giioriycome i granelli detti dell’edera, ò ancor quei
del Lauro,&glialtri che puoi far piu preflo .Effe
la nafie%afof]e oflìnata et maligna,et no fi rompef-
fe; ufa i rimedtj pofii difopra per romperla,acciochc
il uelenofìnifea d’ufcir tutto,et s’allontani dal cuore.

AVVERTIMENTI IMPORTANTISSIMI PER


guardarf dalla pefle ne i tempi foffetti.
Bjmieramente perche gli umori trifii & comin-
P ciatif à corrompere nel corpo umano,più facil-
G
LIBRO
mente rkcuono lo. corruttìone & rinfettlon dell’oe-
Y3,h bene di mantencrfi lo jiomaco et la, tefla putga-
ta,&- qucfio con non ricmpirfi imito di cibi,et prin¬
cipalmente grojii co purgarfi più fpcf-
fo che fiapofiibilc con alcune medicine familiari,co¬
me la ca(iia,è alcune pillole,come-le ma fiicine,ò d’a¬
loè,ò altre tali; <&[opra tutto ufareIpejfo del Tarta¬
ro di botte, pcflandolo fottilifìimo ,poìdijjoluendolo
in acqua calda,& colandolo, & poi mettendo à di-
feccar tal'acqua àpunlo come fi fa à far il fai bian¬
co.Quella poluere [erbate,et mettete tre onde di ef -
fa con una libra di criccherò rofato,etla mattina pi¬
gliatene un oncia,& queflo farete almeno un di fi et
uno no,che mantiene il corpo lubrico,& netto nelle
uie communi;& chi non può farlo con •ficcherò ro-
fato, pigiai tartaro & peflilo,et disfaccialo in bro¬
do di carne,òcauoli,& rimenandolo ben che fi difi-
faccia tutto quello che può disfarjì,lo Infici pofiare un
poco,&poi uoti uia il brodo defiramente in un’altra
fcodella,&butti uia quella terraccia che rimane, &
beua quel brodo , sfaccialo ogni giorno quando fi
mette à definare b d cena. Oltre acciò è bene di man¬
giare in mine flrecofe che purifichino il fangue,comc
buglofik,boragine,cicoria,lattHche,& altre tali. Et
fopratutto non flar mai co lo flomaco uoCo,ò digiuno
troppo,nè troppo ripieno ; & la mattina àbon’hora
pigliare alcune cofie delle pojìc dauàti per prcferua-
re,come quefla ultimapolucre che s’èpofia poco di-
fopra,chefu prouata in Inghilterra, òqualche altra
co fa tale.Voi cofi due bore aitati definarc ò tre,piglia
re quaUb’un altra delle dette prefieruatiue, come la
•PRIMO. 50
ruta col fico et co la noce,che è cofa molto buona ; ò
gualche confettione delle pofle d'andtijoun pexjp di
jcor's\t dicetro cofettato,che è moltobuono,òun eoe-
chiaro dell’agro di cedro actocio come diremo (jui ap
prcJfo.Et ufarlo ancor ne i cibi,come[alfa, ofapore,
& doppo ufareil feme delcedro confettato con‘gre¬
cherò,come fi fanno i coriandri & l’amando le,che è
cofa perfettifìima cantra ogni forte di ucleno. Et f-
milrnentc àpafto magiar del cedro,cioè del biaco &
della medolla co un poco di giicchcro fopra,etuenìr-
lo mangiddo co la carneo col pane per gufo come fi
mangiano ilmoncelU. La mattina,et infra giorno,et
ancor Infera ejuddo andate al letto,è ottima cofa ba -
gnarfi m poco le mani,et le tempie, <& i polf,& il
nafo con aceto rofatofonon rofato,ouc fa aggiunto
un pacchetto di canfora,&di acqua rofa,& un po¬
co di cannella. Et di queflo aceto è buono tener fem-
pre un ampolla h un fiafeo in ordine da ufar fempre,
che è molto pn feruatiuo; et chi non può bauerlo cof
campoflo come è detto,uf aceto puro . .yldojfo è be¬
ne portar fempre odori & profumi in guantfin ca-
mife, in fag%olletti,ne i capelli, & nella barba ; &
portarne al collo in corone ò pendenti,^ cof in ma¬
no alcune delle palle odorifere pofle difopra. La ca-
fa f mantenga nettifima più che fa pofibile da ogni
Jjìorchegppt,&principalmente da orina,etdafierco,
tenendo ben ferrate & lanate fefo le fojfe , ò latri¬
ne,òneccfanj,& tenendo manco fpalliere,ò tappeti,
ò altri panni di lana , che fa po\Ubile. Et i ricchi
uftno Jpejfo di profumarla cafa con profumi nobili,
de' quali fi metteranno molti modi nel feguète libro.
LIBRO
I pouerì tegano pronifione di frondi et legno di lau¬
ro,di rofmarino,digcnepro,di cipreffo,etufmo,quS-
to più JpeJfopojfono,di brufciarli in mego alle carne-
re, &principalmente la mattina & la fera ; cofi
dellefcorge de’ naranci,& limoncelli,<& d’ogn altra
cofa odorifera . La fiorate calamita &- il laudano
non fono di molto preggo,& fono ottime à tai pro¬
fumi . Inquanto poi alla dilpofition dell’animo,bifo-
gna confiderare,che la trifiegga, i dispiaceri ,& la
malinconiacorrompono il fangue <&gli altri umori,
debelitano il cuore, offendono gli fi/iriti, & in tutto
frofiernono & indebolifcono la natura ; & però fi
hano da fuggire più che fia pofìibile. Dall'altra par¬
te,la molta aUegregga dilata & allarga molto i po¬
ri & il cuore,onde apre troppo la uia à riceuer de¬
tto le male qualità dellWre, principalmente le ue-
lenofe,chepcr fe fleffe fono penetrantissime mirabil¬
mente,^ per quefio fi uede,che ì maligni,et che ha-
no gli Spiriti, 0 raggi uijìui, & il fiato corrotto per
rinuidia,òper altra cagion del corpo ò dell'anima,cÒ
laudare alcuno la affafcinano,& l’offendono, & gli
fanno uenir dolor di tefla,òdi cuore-,et quefio perche
ciafcuno che fi [ente lodare,fi rallegra,& cofi dilata
i pori,etiprecordij,et ilcuore;ondcquella malignità
ài colui che tinge et infetta l’acre,paffa fubito à far¬
gli offefa.Et di qui fièfatto,che quado laudiamo al¬
cuno in fua prefentia,diciamo,Iddio ui benedica,Id¬
dio uiguardi da malefo cofa tale; per mofirar che no
lo laudiamo con inuidia,ò malignità d’animo,et per¬
che con tai parole lo ueniamo à mettere in un certo
ricordo di pericolo,et cofi refiringendofi alquanto in
■PRIMO, 51
fe flejfo coipenftero^uiene à contracrc, & à firinge-
re ancora i pori & il cuore, che non cofifacilmente
ftano ejpofii à riceuere il ueleno della corrottione de’
raiuifiuiyòdel fiato di colui che lo loda,fe pur lo fa-
ceffe malignamete. E dunque in tempifojfetti dìpe-
fte da guardarft con ogni uia dalla fouerchia alle-
gre%^;etper quefio(oltre alle altre ragioni)dal fo-
uerchio uino , di cui è proprio rallegrare sfrenata-
mete fe sfrenatamente fi piglia.Ma perche ne’tepi di
pefìe,che in uniuerfaleffauentano ogni fiero cuorcj
pare come impofiibile,che alcunojfeno fojfe per ìm-
briachegga,come èdetto,poffa raUegrarfi fouerchia
mete,ma bene all’incontro contrifiarfi,et filar malin¬
conico & triflo,per quefio uenendo i dijfiaceri da fe
flefii fen'ga cercarli,ilche non cofi facilmete auuiene
delle allegrcgpte,è cofa utile & ficura il procurar di
filare con l’animo fereno & lieto,con la temperatura
del uiuere,et con altre cofe tali,guardando fi dal fo-
uerchio coito,& fopratuito tenedo fempre un’animo
filofofico & Chrifliano, infiteme con l’hauer fempre
fififo nel penftero , che ogni animo forte non deuenè
tener poca cura della ulta per quanto gli fia pofiibi-
le,nè fouerchio timor della morte, ma filar fempre in
pitto con animo tranquillo,et difipofiìo à filare in quefio
mondo fin che à Dio piace di lafciaruclo,et à partir-
fene ogni uolta che alla diurna maefià fua, come à
fapientifiimo & benignifiiimo padre & signore, che
fa &■ uuole il meglio delle fue creature, piace di
chiamarci à uita migliore però in cjjò folo tener
ferma fiperanga, che ò ci farà prudenti, & ci darà
aiuto &for%e à farlo , o ci guarderà efifo folo come
G 5
LIBRO
fapìetìtifiìmo & potcntifiimo medico, òcl raccoglie¬
rà d lui quando conofceràeffer’il noflro meglio , &
non quando parrà à noi,che molte mite non fappia -
mo che defiderare.
AD ACCONCIAR L’a G II O DI

C cedri da ufar come difopra è detto.


,Auate l'agro,cioè il fuco del cedro, hahbia-
tene quanto miete,& mettetelo in una pigna-
ta , aggitmgendoui due onde di mele fchiumato per
ogni libra di detto fuco,etunpocodi guccbero àuo-
flra dijcrettione, & un poco di cannella in poluere,
& fatelo bollire un pacchetto. Toi conferuatelo, &
ufatelo à pigliare innanzi pafio, & à mangiarlo à
pafio per [alfa ofap or e,come è detto ,che è grandifsi-
mo remedio,cofi àpreferuar cantra l’infettione dell'
aere,come à cacciarla , & preferuare il cuore dapoi
che è prefo.Et è. utilif ima cofada ufar di continuo,a
chi ha [affetto di ucleno.
OTTIMO ET RARISSIMO SECRETO

I delle noci uerdi,per lo corpo umano.


L mefe di Maggio pigliate de i frutti delle noci uer
di & tenere,et fatele pefìare 0 ammaccare coft un
poco nel mortaio di pietra colpcjiatoio di legno, <&
poi mettetele in uno orinai di uetro col fuo lambicco,
da diflillare ,&fatene acqua co fuoco foauc,cbe non
pigli fumo,ne arficcio,&‘ quell’acqua rimettete in un
fiafco di uetro ben coperto , mettendoui per un fafco
di effa,un oncia di g/ccchero fino , O” cofi feruatela
caramente. Qjicfl’acqua, pigliandone ugni mattina
due dita in un bicchieri, mefcolandoui un pacchetto
di uin bianco , & tanta poluere di Tartaro crudo »
■PRIMO. 52
quanto fiarebbe[opra uuo fcudo,fana ogni idropifìa
continuandola un mefe, fe l’idropifia è inuecchiata
& maligna ; ma nelle più frefche &■ più leggiere
fana in diece ò quindeci giorni; & e ancor bene pi¬
gliarne la Jera quando fi ua d dormire . ìtemfedi
quell’acqua fenga il Tartaro,ma con un poco di uin
bianco,come è detto,fi beuerà un pochetto ogni mat¬
tina,fana la epilepfita,laemicranea,laucrtigine, &•
gliocchi lagrimofiyfa tornare il latte alle donne,au-
gimenta il feme à huomini,& li fa atti al generare.
Lauando con efia la tcfla , cioè bagnandola, &poi
fiando un pochetto lauandofila con lefìia , <& poi di
nuouo ribagnàdola co detta acqua,& auolgedola co
lo fciugatoio,& afciugandola come fifa ,fana ogni
forte di tigna . Lauandone le piaghe ,& ogni forte
di apoflema,le fana mirabilmente. Beuendone ogni
mattina un pochetto,con un pochetto di uin bianco,
non lafcia che in quel corpo fi poffa generare nè alli¬
gnare alcuna forte di lattino umore, òinfermitàin-
curabile. Mettendofene in bocca un pochettto la
mattina & la fera , & lauandofcne le gingiue &. i
denti,fana le gingiue enfiate, & i denti. Et fe al¬
cuno fi fonte toccato da pefle,ò che dubbiti di hauer-
la,febcn non è certo , beuane fubito un megp bic-
chiero,& flia digiuno fin à tre hore,&poi di nuouo
beua altrettanta didett’acqua,& mangi à fuo pia-
cere,& non dubbiti,che farà fimo con l’aiuto del Si¬
gnor iddio , tenendo poi nel refio il reggimento che
difopra fi è detto nel curare mortificar la piaga,
òil carbone,fe nehauejfe.
G 4
LIBRO
AGHI FOSSE SCALDATO ET Rl-
freddato , & à chifuffe indebolito per troppo

P ufar con donne, rimedio molto fmgolare.


iglia mele buono & mettilo in una pignatta co
altrettanta maluagia, ò uarnaccia,ò uin greco,
0 altro buon nino, & aggiungeliper una libra di
mele,mego bicchiero di fuco di bettonica, & altret¬
tanto latte di donna fe ne poi haucre,fe non latte di
capra , & due ò tre onde di graffo di cappone òdi
gallina,& un oncia d’olio di pignuoli ò di mandole
dolci,et ogni cofafa fcaldare al fuoco folamente ta¬
to che fieno bene incorporate infieme;& fe tu uuoi,
puoi aggiungerli poluere di canneUa,^ zucchero à
tuo piacere; &-diquefla nobilifùma potione daraine
à heuere un bicchiero ogni mattina,& uedrai effet¬
to molto nobile,Ut uale ancora tifandola à fare in¬
graffar le perfine che fiffero magre fouerchiamente.

ALLA LEPRAjETA CHI HAVESSE


il uifo infocato, tir pieno dihrufchi,&fi fatte
brutture,per difetto della mala diffofi-

P tione del fegato,& dello flomaco.


igliate legno difrafìino uerde, & tagliatelo in
pezjtetti,et mettetelo in una pignatta che hab-
bia molti buchi nel fondo ; dapoihabbiate un'altra
pignatta quafi di quella medefitma grandeg^, &
fenxabuchi,&fiin tale,che l'altra pignatta coi le-
gnetti tagliati uì entri dentro un poco, ma non tut¬
ta ; & quefia feconda pignatta intera & fcnffalcu-
na cofa dentro mettete in luogo che uenga fotterra-
ta in terra ò in fabbiane quafi tutta, ò tutta, ma che
■P R I M O. 55
non ui entri terra ne bruttco^ in alcun modo . Voi
metteteui[opra come per couerchio l’altra pignatta
col franino tagliato dentro,& con pe-gore impajìate
con la colla di farina ferrate molto bene le congiun¬
ture dell’una pignatta con l’altra, & quella difopra
ftia difcoperta dal terreno ò dal fabbione, cioè che
non fta fepellita fotto come l’altra , ma auangi difo-
pra,ndperò tutta,ma tato che il fuoco fe le pojfi fa
re attorno,& cefi copritela co un coperchio di creta
cotta,ò con una padella di ferro,et con luto de cam-
panari,cioè con creta di pignatte acconciata con ci-
matura,che chiamano gli Mchìmifli, lutimi fapien-
tia,ò ancora con pe-gge ìmpaflatc ancor ejfc, ferrate
bene ancora quefie congiunture di ejfa pignatta col
fuo coperchio,& come fieno fecche, circondatela di
carboni,et fatele accendere dandole fuoco d’attorno
et difopra per due o tre hore, fecondo la grandegga
della pignatta,et la quantità del legno che ui è den¬
tro ; & in ultimo datele fuoco un pochetto grande,
che faccia pafar tutta la foflanga del detto legno,
& lafciarete poi rifreddare in tutto ogni co fa, &•
jfignere il foco ; dapoi canate fuori le dette pignat¬
te deflramente,che in quella di fotto non entri terra
nè cenere,nè altra bruttcgga,ér'in eJfa trouareteun
lìquor e,eh e farà l’acqua & Voglio del detto legno di
frafino, ilquale ferbate caramente in fiafehettodì
uetro ben coperto ; quando uolete ufarlo per lo
fopradetto bijogno , mettetene in un bicchieri, & à
quattro parti d’ejfo mettete una parte d’acqua di
uiolepaonagge,& con ejfa lanate il uolto , che uc^
drete eptto mirabile.
LIBRO
AGHI HAVESSE stranamente
enfiati i piedi per caminare,ò per umori

P corfi, ò per altra cagione.


iglia ficrco di bone ò di uaccafrejco, <& mettilo
in una pignatta con buon uino , & fallo boUire
tanto che torniffcffo, & coft caldo legatelo [opra il
luogo,et fanerà quaft la prima uolta,et leuerà il do¬
lor & l’enfiagione. ptfe per forte il dolore andaffe
in un'altro luogo i rnettiui pur del medefnno empia-
ftro,&fe ne underà ancora da iuipreflifimo.

AGHI TER infermità',0' PER MALIN-


conia , òper qual fi uoglia altra cagione ,fojfe
diuenuto laffo & debole di complcfiione,
chea pena fi poteffe tener in piede,
facilismo & ottimo rimedio ,
~Y^Iglia erba iua,&confolida minore, & tajfobar
baffo,& mettile à bollire in una caldaia d’ac¬
qua,et con offa ufi di farfi bagno Jpejfo, & fimilme-
te ufi di mangiar mineftre fatte con dette due prime
erbe,cioè la iua <& la confolida,che farà una com-
plefiione ualida & robufta in pochijìimo tempo.

A NON IMBRIACARSr , SE BEN BEVESSE


tutto ungiamo uino puri fimo grande. Et è
cofa ottima per quelli che hanno la tefla de¬
bile,et à chi ha da ejjere à pafliò canniti,

P oue conuenga beuere più forti di nini.


Bjmieramente auanti che mangi,cioè quando fi
ha da mettere à tauola per un quarto d’hora in¬
nanzi, mangi due'o tre mandole d’ojja diperficho, 0
•P R T M O. 54
altre mandole amarcyfoi bem un rnexo hkehiero di
aglio d’oliua,ò di mandole dolci,&poi mangi quan¬
to uuole & beua à[uo piacere , che non fi potrà ini-
briacare . Etfepoi che ha mangiato fi fentifie molto
granato ditefla & di fiomaco^eua un poco di fico
di canali eon un poco di xiiCchero,et farà benifmno,
comefe non hauejje beuuto nulla,etèJègreto & con
lo quale molti fi ban conferuaro l’onore & laJanità.

A CHI SI HAVESSE PERCOSSO O AM-


maccato mano ò altro membro,con legno,con
pietra,ò con altra cofa tale, che nonfojfe

P rotta,rimedio comodifiimo & ottimo.


igliatemele crudo,et cofifreddo ungeteuelo fo-
pra,&- legateuene Jopra con una pc'gp^a di lino,
& cofi lafciatelo,che è cofa molto fingolare.

ALLA GONOPEA,CIOe AL FLVSSO DEL


femc,cofi nelle donne come ne gli huomini, che
è quando le perfone fi difcolano dafeflefie;

P non uolendo rimedio motto eccellente.


igliate femenge di mellone, &fateUe benifìmo
peflare in mortaio di pietra,uenendoui metendo
dell’acqua chiara ; poi paffate ogni cofa per fetac-
cio,& hauerete un liquor come latte , del quale pi¬
gliate un mc%p bicchier0,et metteteui dentro un po¬
co di "zucchero roffo,&'fatelo tcpido,&beuetelo la
mattina in letto per tre b quattro giorni, & tenete
untele renidi unguento rofato , & fi fanerà pre-
flifimo.
LIBRO
tlQVORE SANTISSIMO , ET DI NIVNA
Jpefa, da tener fempre in cafa per li bifogni,che fa~
na ogni ferita in due giorni,& ancora conferua

P la carne à pare del balsamo naturale.


igliateuefiche d'olmo,rompetele, &caua-
tene il liquore che ui è dentro , che par argento
uiuo,& colatelo,& mettetelo in una ampolla di ue-
tro , & à fuoco lento fatelo bollir tanto che uenga
jpejjo come una terìnentina ,& ferbatelo come cofa
pretiofifima per gli effetti detti difopra.

alle ossa MARC e, et CORROT


te, & alla carne infiflolita,che à i medici fono
come mali difi)erati,& fen-ga rimedio, fecre-

H to eccellentìfiimo foprogn altro.


.Abbiate me%a libra di folfo citrino ò giallo,&
mettetelo in una pignatta à disfare à fuoco le-
tiftimo,& quando èfufo ueniteui mefcolando àpoco
àpoco mega libra di Tartaro di uino , che fta calci¬
nato,& in poluere f Htilifiima,et uenite fempre me¬
fcolando,tanto che fi rifreddi. Voi tritatele,& met¬
tetele in un mortaio di pietra,ò fopra una pietra pia
na all'umido , che anderà tutto in oglio o acqua , &
con effo bagnate le offa marce & corrotte per mal
francefe ò per altro,che le mondifica & fina mara-
uigliofameme,^ mangia la carne, delle piaghe infi-
fiQlite,lauando prima il male con uino éf acqua ro-
fa,&poi mettendoui[opra erba celidoniapefla , &
q’iejlo è un fecreto che non fi può pagar con alcun
denaro.
SXCR.XTI XXL
B^EFÉK.E'H^D 0 DO'ECJ.LESSIQ
PIEMONTESE,

Libro Secondo.

A far’oglio imperiale da PROFV-


marfi i capelli,& la barba,&• ungerli le mani,&
ancora iguanti,et metterne nella lefiia quando
fi lauano le camife,& i faccio letti, cofa da
gran Trincipi . Et può fi far con
molta fpefa,& con poca.
Igeiate .Ambracane me%oncia,
tagliatela minuta più che pote¬
te,et otto onde di florace calamita
ben graffa ògommofa, & tagliata
minuta , & mettetela in una car-
raffa con due libre d’acqua rofa,itir
due libre d’oglio dirofe damafchine,&fìn^àfeiga-
rofoli ammaccati groffamento , & una dramma di
cannella fina,& ferrate la carraffa con cera, & poi
con una pe-xjtf difopra,Emettetela fatto il letame
caldo per otto giorni,poi cauatela,et notatela in una
pignatta uetriata, & fatela bollir foauemente per
due bore,poi leuatela dal fuoco,et lafciatela rifred¬
dare,E poi con un cocchìaro d’argento ò d’oro an¬
drete ricogliendo tutto Voglio che farà nuotato difo-
pra,E ferbatelo in ampollette ò uafetti di uetro,ag-
giungendoui muffo E 'zibetto quanto uolete,E te¬
netelo alfoleper alcuni giorni,ma che l’ampollafìa
LIBRO
lenìjììmo otturata con cera & carta pecora che non
rifiati .Utfaràllquorpretiofi^ìmo per odorare ,&
per confortafancor’U ceruello , & refifiere alla pu¬
trefattone deli acre in tempo di pefle. Et l'ambra &
la fiorace con altre cofe che rimafero nella pig^natta
oue le bollifie, fon buone àfar pomi ò palle odorife¬
re da tener trai panni,ò portare in mano , & àfar
iorone,& arderein camera per far profumo. Etuo-
Icndo fare detto aglio ò liquore con minorff afa, po¬
tete farlo fetf^a il tnufcQ & fenxp l'ambra,ò metlcr-
uene manco,che uerrà à cofiar pochifiimo.
A FAR L’OLIO DI BEN , CHE VSmO I
profumieri,che fia perfe fleffo odorifero et figno-
rile,quafi con ninna fpcfa,& farà grandifsi-
ma fattione nel profumare iguanti,

a &■ ogn altra cofa oue s'adopri.


Fello che iprofumieride’tempì noflri chia¬
mano Ben , fon alcune amandole ò nocelle,
che i Latini & i Greci chiamano Myroba-
lani,&gli jlrahi chiamano Been,&perche l igno¬
ranza de’medici di certi anni adietro,che non inten¬
dendo i libri Greci fi dauano fola alle groffe tradot-
tioni de gli .Arabi,ha fatto che gli ffetiali loro clien-
tuìi,la pià parte ufino ì nomi .Arabi & non i Greci,
è rirnafa ancora quefta noce cofi meza Araba, <& di
Bccn lo dicono Ben . Di quefie amandole fi caua
oglio,come delf amandole dolci,& d’altre cofe tali ;
ma quefio del Been ha due proprietà che fono molto
importanti & neccffarie nelle cofe de’profumi , una
che non ha odore alcuno,onde no occupa,ne toglie,ò
tofonde, & offiifca quello del mufeo } ò dclTambra,
SECONDO.
comefarehe s'cgli h<tueffe odore fuo -proprio; l’altra
èychedura motto,et non fi rancifce ò corrompe cjuafi
mai,come fan quaf untigli altri oglij d’ogni forte,
che in pocofatio di tempo diuengon ranciii.Co que-
flo aglio adunque macinano i prò furami,& diflem-
prano il nuifco & f ambra per profumarne iguanti,
et farne l'altrc mifiure;rna ha poi un male,che quel¬
le polucri fanno corpo co cj]o,& non fino co fi pene¬
tranti,non refla ò non dura coft lungamente l’o¬
dore,come farebbe fi piti pcnetrafie.Et però per far¬
lo perfetti fimo in quefla intentione , pigliate dette
amandole ò nocelle di Ben^, & mondatele bene , &
Jpartitele in quattro parti,& mettetele fopra un fi-
taccio raro,&habbiate mufco,& ambra,et gibetto,
quanto uolete,in una caggpletta da profumieri, &
metteteui acqua netta tre ò quattro goccie fole
flempratelepoi con acqua rofa , che fa come filfa,
& mettete la cagptpletta fopra il fuoco , ad ardere,
& far profumar,come fi profumano le camere , &
fate che tutto quel fumo fi riceua da dette amando-
le;poi cauatene l’aglio,che farà rcalifiimo , &■ per-
fettifiimo daufar,cofiper fi filo,come per profumar
guanti & ogn altra cofa.
ACQJTA ODORIFERA

P eir- molto buona.


igliate dodici libre d’acqua rofa damafehina,
acqua di Lauanda,Garofoli,& Cinamomo e let¬
to,ana dramma una;Macis graffò,Cardamomo,Mu -
fio,Ambra,ana fcropolo megp ; feorge di cetra fec -
che,Sàdali chrinì,lrcos eletto,ana drdma me%a;Be-
gioì,Storace calamita,ana fcropolo uno;& còponete
LIBRO
cgnì cofa insieme fecondo rane,& in un uafo di uc -
tra ben ferrato per jpatio di quindici giorni lafciateU
flare, dapoiper bagno Maria diflillatela, & tenete
l’acqua che d’indi fi caua in una ampolla ottimame-
te rinchiufa al Sole per altri quindecigiorni, &cofi
all'ufo perfettif ima conferuatela.

P ACQVA SECONDA ODORIFERA.


igliate foglie di rofedamafehine; foglie diga-
rofoli,tutte frefche,ana libra una, fori di rof~
marino, f ori di lauanda,fìori di gelfomino, maggio-
rana,fcrpillo,fatureggia,ana cncie trc;fcorge di ce¬
tra fecche oncia una; cinamomo,bengm,fiorace ca-
lamiia,ana dramme due;noci tnufeate,macaiep,una
dramma una. Trimapeflerete le erbe gròffa ritente,
et le Jfetic fottilmente ,& in uafo dì terra uctriata le
terrete per due giorni al Sole; dapoi per bagno Ma¬
ria le dijìillarete,et all'acqua che n’ufcirà aggiunge¬
rete fcropulo uno di mufeo fino,& cefi la lafciarete
uenti è trenta giorniin un ampolla di uetro bene at-
turata,&poi laferuarete che èperfettifima.

P TERZA ACQVA ODORIFERA.


igliali acqua di rofe damafehine libre fei, uino
maluaticoun bicchiero,foglie di rofe damafehi¬
ne frefthe libre tre,fiori di lauada,fiori dì fpico tutti
ucrdi,ana onde quattro; fiori di matreftlua , fiori di
gclfomino,fiori di oliuella , ana libra una & mega ;
fiori di nardei fecchi onde tre; fcor-gc di cetro fecche
dramme quattro;garofoli dramma una&mega;ci-
namomio,ireos, florace calamita,bengioì, ana fcro-
pulidue; noci mofeate fcropulo uno . Tutte le fpetie
primamente fi poluerÌ7^no , & in una carraia ben
rinchiufa
SECONDO. 57
rìnchtufa per diaigiorni continui ognicofa, infieme
fi ripone,pofcia per bugno Maria fi dilìillano>& aW
acqua che fé ne cam s\iggiunge mufco , & ambra,
ana fcroptdo uno me70,& fi tiene al fole,pofcia
in luogo mondo fi conferua,

ACQJA QVARTA ODORIFERA.


Iglianfigarofoli fottilmente p oluerigati dram-
me due,poluere di fandalicitrini, <& macalep,
ana fcropolo uno,in dieci libre d’acqua rofa dama-
fchina,acqua difolfanella libre quattro,acqua di la-
uanda libra una , & per giorni quattro fi lafciano
cofi infieme ; dapoi nella campana fi diftillano ; la-
quaracqua aggiungendoui le ìnfrafcritte jpetie in
fottilifiima poluere rldutte,do'egarofoli,cinamomo,
bengio'hfìorace calamita,ana dramma mcT^idinuo-
uo per lo bagno Maria fi rìdiflilla, in ultimo mufco,
<& ambra in tutto fcropolo mc'go fi u aggiunge, &•
inuafo di uetro ben ferrato all’ufo fi ripone,

L ACQVA QVINTA ODORIFERA.


ibre quattro d’acqua rofa damafchina , acqua di
lauanda,acqua di fi>ico,ana onde tre , acqua di
fior di limoni, acqua di fior di melangoli ò naranci,
acqua di fior di mortella,ac qua di fiori digelfomini,
& acqua di maggiorana ana libra me%a , bengioì,
fiorare calamita,ana dramma una ,mufcofcropolo
megpiConpdganfi infieme,et in una boccia be ferrata
per giorni fei fi conferuino , dapoi per bagno Maria
l'acqua fi diflìUì, in uafodi uetro per jfiatio di due
fettimancfi tega al Sole,&poialbifogno fi coferuì.
LIBRO

F ACQVA SESTA ODORIFERA,


iori di rofmarino uerdi libre due,ambra fcropolo
uno,co tre libre d'acqua lanfa in uafo be attiira
to f diece giorni fi fa fare,poi per bagno Maria l'ac
qua fi diflilla,et in uafo di uetro ben ferrato fi ferua.

P ACQJA SETTIMA ODORIFERA.


lgliafi acqua lanfa libre quattro , acqua rofa
damafehina libre due,mego fcropolo di ambra¬
cane, & in un ampolla di uetro infieme mefcolando
ogni cofa ottimamente fi rinchiude,et per fiatio d'un
mefe intero fi lafcia flar al Sole, poi fi cenferua.

a ACCfVA OTTAVA ODORIFERA.


Fattro libre di acqua rofa damafehina , fei
onde d'acqua di laiianda , fiori digelfomini
libre tre,con uno fcropolo dimufeo fino,&,
come difopra è detto , in uafo di uetro ben coperto
per diece giorni fi ritiene ,dapoi al bagno Maria fi
pone,& illi tanto fi lafcia , che tutta l’acqua ne fia
uficita,laqual poi in ampolla di uetro fi gouerna per
quando bifogna,& è di mirabile effetto.

S AC^A NONA odorifera.


corge di riaranci & di cetri uerdi aria oncia me-
ga,garofoli fcropolo uno,fiordi jpica nuouamen-
te colti onde fei,co fei libre di acqua rofa damafehi-
tia,fimilmente fi compongono,<& alquanto di tempo
in uafo coperto filar fi lafdano , & poi per bagno
Maria fi diflillano,& l’acqua che fe ne caua pcr-
fettifiima fi conferua.

F ACQVA DECIMA ODORIFERA,


oglie di rofe damafehine libre due,macalep dra-
ma mega, la metà di un fcropolo d’ambracane
SECONDO. 5g
f)erfeHó;prma pefiando quello che fi richiede,fi ten¬
gono in dieci libre d'acqua rafia, damafichina per die¬
ci giorni , & poi per bagno Maria fi difiillano , &
l’acqua fi tiene per due fieltimane al Sole,
OGLIO DI

P molto pretiofio.
lgliafi una libra di amandole dolciben modate,
fiori di melangoli o naranci quanto uipiacc;&
i fiori in tre patti ugualmente fi diuidono , & fiopra
un panno di lino,bello,& candido primamente una
parte di quelli fi ficnde in un criuello ò fietaccio , &
dapoi dij'opra di efiifi mette la meta di dette aman¬
dole,fimilrnente fiefie; &dapoicon un altra parte di
detti fiori fi ricoprono,&in fìmil modo il reflo fi co-
pone,talmente chele amandole refìino in mexp de i
fiori nel detto cria elio, & cofifi laficiano fin à fiei
giorni,ogni giorno rinuouando i fiorfidapoile aman¬
dole primieramente ben fi peflano,^ in una pegja
bianca fra lo firettoio fi fìringono molto bene, &■ fie
necaua un lucidifìimo oglio;alqualeaggiugendo al¬
quanto di Tubetto,& mufico , & bengioì,fi laficia in
un uafio ben turato al Sole per otto giorni.
OGLIO DI GELSOMITtfl

S & garofolì.
I pigliano amandole dolci ben pefle & monde,&•
fiori digelfiomini quanti uipiace, & fìrato fiopra
Arato componendo fi fanno fare in luogo umido per
fialio di dieci giorni continui,poi [t pefìano , &■ con
lo firettoio fe ne caua Voglio fila uirtù delquale ficrue
à molte cofie;& in quefto medefimo modo fi caua de'
fiori digarofoli,& d’altri fiori.
H 3
LIBRO
OGLIO DI NOCI MV-

P [cate ■perfetti fiimo.


'iglianft nocìmufcate delle migliori che fi trouì^
no, & fecondo la (Quantità delToglio che far fi
uuolejnminutipe:^ tagliate, fi mettono in tanta
maluagiaiChe le copra dentro,nellaquale fi lafciano
per tregiorni,poifi camno,et in luogo doue imbrat¬
tar non fi pepano fi mettono àfeccare per due gior¬
ni,& poi sbruffandole d’acqua rofa fi fanno fcalda-
re ai fuoco,et come difopra co lo fircttoio ben flrin-
gendole in oglio fi cduertono,il quale à diuerfe opere
è perfetti fimo,et in uafo modo ben ferrato-fi ripone.

P OGLIO DI BENGIOI MOLTO NOBILE.


lgUafi bengioìfottìlmetepoluerio^to onde fei,
& in olio di tartaro &• acqua refa ana libra
ma,per un giorno intero dijjoluer fi lafcia, & poi à
canna chiufa per lambicco fi diflilla , & come cofa
pretiofa fi gouerna.

P OGLIO DI STORACE ECCELLENTISS.


Igliafi florace liquida,&• fi mette in acqua rofa
per due ò tre giorni, dapoì nel fopradetto modo
fi lambicca,<& primieramente nè efee acqua, & poi
Voglio,ilquale è ecccUentifimo &pretiofo.
OGLIO DI MIRRA CHE TIENE LA CAR-

P ne morbida,& pafiofa,et la fa luflra,& uaga.


lglianfi uoua cotte dure,& taglianfii per mc^,
& fe le cauano ì rofi,dapoi fi empiono di mir¬
ra fottilmente poluucri'zata,& in luogo umido fi ri¬
pongono , doue à poco à poco la mirra fi dijfolue in
oglio, ilquale non folamente rende il uoltoò altro
luogo molle,ma Ima ogni fegno di ferita.
SECONDO. 59

P CHE L’OGLIO NON RANCISCA.


lglkft per ciafcuna libra di aglio due graneli»
di fale,& limatura di rame,& allume di rocca,
ana quanta è la qualità delfale,& ogni cofa infieme
con quell’aglio che fi mole nel bagno Maria alquato
fifa bollire,dapoifi cola,& per otto giorni integri fi
lafcia al fole,et, poi fi gouerna,fenxa temere che per
alcun tempo fi ramifica òputrefaccia mai.

P rOLVERE D’IRIOS.
lgliafi Irios eletto, & fottilmente pefio con ac¬
qua rofa ben s’imbeue,poi fi flendefopra un fe-
taccio coperto,poipigliajì florace calamita,bengioì,
ana oncia mega be poluerigate,& in mego bicchie-
ro d'acqua rofa fi infondono fiotto fietaciioben co¬
perto intorno,perche non refpiri, érfiopra la braci»
fifa bollire, & in quefio modo l’irios afeiugandoft.
uienà pigliare il profumo di dette cofie,& cófieruafii
poi,che èpoluere molto buona per dare odore àpan-
ni & ad altre cofie perfettifiima.

P POLVERE DI VIOLETTA.
lgliafi Irios,bottoni di refe,ana libra unaficor-
ge di cetro fiecche onde quattro,garofioli, fan-
dali citrini,lauanda ben fiocca, coriandri, ana onde
due;nod muficate onda una;maggiorann fiecca, fio¬
rate calamita,ana oncia una & mega;& finalmete
bengioì eletto onde fiei,& ogni co fa fiottilmente pol-
uerigata,&fietacciata,& è fatta . Serbatela in am¬
polla di uetro bene atturata,accio che non refiiri.
POLVERE BIANCA PER SACCHETlNl.
LIBRO
acqua, rofa quanto hafia fi fanno bollire, dapoi fi pi¬
glia aUimefcagliuolo brufciato libra una,ben fetac-
ciato, & con la dett’acqua fi imbeuc , & fannofene
pilolette,ò trocifchìicome lupm,& all'ombra fi fan
ben^afciugare ,dapoi fi poluerixano ,et di nuouo ftpaf
fa par fetaccio ,&è fatta .Ma quando uolefle farla
mufcata,fi piglia ambracane, mufco ana fcropulo
uno,xibetto grani dieciotto, & ogni cofi mefcolan-
doinficmefimetteinfacchettiniditela òdi zenda¬
do,efr fi mettono nella cajfa tra i panni, che è co fa
molto rara.

P A FAR rOLVERE DI CIPRI,


IgliaJì quell’erbetta che fitroua fopra li trochi
delle noci,onero delle querce, che è come pelo,
& fi coglie di Gennaio,ò di Febraiofm tempo afciut-
to ,<& fifa feccare, & fi lana con acqua ,e^fifa
afciugare all’ombra,& cofi fi laua fina tre ò quat¬
tro uolte,& poi fi mette in acqua rofa per un bora,
poi nel mortaio diligentemente pefìandola in fotilif-
fima poluere fi riduce , & fi pafj'a per fetaccio, &
fempre il fetaccio fia alquanto bagnato con acqua
rofa,& in effo fi difende detta poluere ben compre-
dola,accioche per alcun modo nonpojfa riff)irare,&
profimafi con queflo profurne ; cioè bengioì, florace
calamita,ana onde due; Timiama una dramma, la-
uanda me%a dramma, legno aloè due dramme , ogni
co fa da fe fipefla grofjamente , & dapoi infieme fi
mefcola,<& fi diuide in quattro partifdelle quali l’u-
na fi mette fopra il forno in un uafo detro al fettac-
cio,&tanto fi lafda,che tutta fia confumata;&cofi
fi fa quattro ^olte, cioè fin che fieno brufciate tutte
S 1 C O N D o. 6o
quattro le parti della poluere di detti profumi,
Iduuertendo bene,che la pignaCtina doue fono detti
profumi ad abbrufciarfi, fi metta fatto al fetaccio
doue è la poluere , & che il fatacelo flia ben coper¬
to , che non reffiri, in modo che la poluere fi pigli
tutto quel profumo . Voi fi piglia un oncia di quel¬
la poluere, & à poco à poco ui fi mette feigrani di
gibetto ,& uentifei di mufeo fino fottilmente polue-
rigati infieme , & fi conferua in uafi di ueiro ben
ferrato che non rcfpiri, & in luogo ajciutto fi go-
uerna , & quefla è la miglior che poffafarfi. E bea
riero che di Cipro ò di Leuante fi portano in FeneÙA
alcune ballottine di color giallicio , che chiamano
Butri, & dicono efjerc di jìerco di bone , raccolto il
mefe di Maggio ,&piu uolte imbeuuto con acqua
rofa , & feccato , & ultimamente formato in quelle
ballottinc;& quefla ipròfimieripeflano , e^ fenga
profumarla altramente nel fettaccio ui aggiungono
bengm,mufco,&■ gibetto, più ò manco, fecondo che
la uoglion far buona,& non ui fan altro.

P SAPON BIANCO MVSCATO,


lgliafi fapon rafo ògrattato, & con acqua ro-
fa bene sbrufato per otto giorni fi lafcia al fo¬
le,dapoi fi leua,& aggiung^endoliun oncia d'acqua
è latte di macalep, &■ dodici grani di mufeo , & fei
grani ài gibetto,fafii in forma d'una pafla alquanto
àura,& fe nefanuo palle che fono perfettifiime.
MLTB^O SMVOÌ^
bianco odorifero.
-T) Igliafi fapon Fenetiano del più uecchio che fi tro
^ ua,col coltello tagliato ògrattato,& fifa flarfes
H 4
LIBRO
giorni alfole,dafoicon diligentia pefto , in una pi-
gnatta uetriata,con una libra di acqua rofa, à lento
fuoco bollendo fi dijjolue , (ir poi fe gli mette Irios
poluerigato onde quattro , arnito onde fd,fandali
bianchi onde due,florace lìquida onda una,oglio di
Jpico onda una ,fempre mefcolando per un peggo,
poi fi lafciarifreddare,&poife ne fanno palle.
A FAR SAFONLTTO MVSCATO

P alla Damafchina.
Igliafi libra una di fapone del migliore che fi
pofi'ahauere,&fùttilmentegrattato òrafo, ci-?
namomo eletto,nodmufcate, fiorace calamita , ana
onda una,legno aloè dramme due, bengioìperfetto
onde due,poluerc digarofoli ónde una, in fottilifsi-
ma poluere ridutte,& aggiunge do uifi una drarna di
poluere di Cipri,& un poco di rniifco (ir di gibetto,
fi imbeueno con acqua rofa,et per quaranta giorni fi
lafdano al fole , mefcolandole fiejfo ,poi fe ne fan¬
no palle , ir fi conferuano in fcatola di legno con
bambace,

P A CAVAR IL LATTE DEL xMACALEP.


Erche l’ufo del latte del Macalep fi richiede in
molte copofitionijcome dìfopra s’è detto, infe-
gneremo il modo ài canario,il quale è queflo . Si pi¬
glia il macalep,che fono certi grani odoriferi che eo-
fi fi dimàdano,ir con acqua rofa,òaltra acqua odo¬
rifera, in un mortaio tanto fi peflano , che uengano
come/alfa,&in un fitcchettino ditela fene caua il
latte al torcalo,o fra due taglicri,et dapoi quello (he
farà rimafo nel faccbetto un’altra uolta con dett ac¬
qua fi ripefta,& di nuouo fi riftringe fin che non dia
SECONDO, Ci
più latte , Ma auuertafi^che queflo latte no dura più
di due ò tre gioì'ni,et però bij'ogna adoprarlo prefio.
POLVERE DI ZIBETTO OTTIMA.
P iglia •gticcharo Canàio quanto utioi/ó"' mettclo
in mortaio di brong<), & peflalo bene , éffra
ejfo mette ilxjbetto che umi,& fanne poluere , &
mcttela in modo che flia turata,& f orbala.

P POLVERE MAGISTRALE PERFETTA.


iglia re fe di damafeo,ciperi Mlcjfandrini, fan-
dali citrini,aria oncia una;Irìos me fonda, le¬
gno aloè,calamo aromatico,galanga , henpàoì, ami
carrata uno, garofoli carrata mego mitf'co grani
cinque , f betta grani tre ,&■ fanne puLicrcfntilifiir
ma , & incorporala bene , & ferbala in un’ampolla
ben turata.

P POLVERE BIANCA ODORIFERA.


iglia irios onde tre, fandali bianchi onde due,
refe Damafeo,legno aloè,bcgioì,ciperi Mieffan-
drini, ana onde due ; mufeo grani quattro , gibetto
grani tre,& pefiali da per fe,& fettacdali,poi l’in¬
corpora infieme nel mortaio di brongo douegli hai
peflati,&ferbali in un ampolla ben turata.

P VOLVElfE IfOSSM.
iglia rofe damafehine onde due ,fandali rofti
onda una,lcgno aloè,ciperi Mlefandrini, ana
carratto uno; irios carrata megp , gara folifcropolo
uno,mufeo fino grani tre, fibettograni due, ambra¬
cane grani due,&‘pejìali,&- incGrporali,&‘ ferbali.

P TOLFE^E IsfEGP^J.
iglia ciperi Miejjandrini,legno aloè, ana onda
me%a ; fandali Citrini,rofe damafehine,laudano
LIBRO
tenofo,ana dramme due,garofolr carrata (tno,mufia
granì tre,'zibetto grani due,& peftali & ferbalL
TOLFEB^E DI CIPRIO

P perfetti(Iima.
iglia libra ma di erba di quercia, &• nettala
dalle partigrojfe,&- lauala bene tanto che l'ac¬
qua refii chiara,poi flendela al fole [opra nna tam¬
ia , tanto che fta benafciuita , poi bagnala con ac¬
qua rofa,& lafciala per m di in ma conca coper¬
ta , poi fiendila al fole ben caldo , & quando è ben
fecca che fi pofj'a pefiare,fanne poluere,&fetaccia-
la fottilmente, ripeftando la groffez^ga , & rifetac-
ciando per cauarne piu che fi può , poi falla umida
con acqua rofa mufcata,& fiendila fopra un fetac-
cio grande da riuerfo fottilmente,& fotta ilfeitaccio
fa quefio prò fumé , macuoprilo con un panno che
non isfiati niente, accioche il profumo s'incorpori co
la poluere. Bengioì caratti due, laudano carraio
mezp , fiorare calamita carrati due, legno aloè car¬
raio tnezp , mufeo fino grano mego , & ognuna di
quefle cofe pefla groffamente, & mefcolale infieme;
poi inetti la poluere fiotto il fetaccio à poco à poco
in un tefio in che fia un poco di fuoco fiando dallu-
na uolta all'altra quanto fia confumata la prima ;
& quando hai logro tutto il prof urne,piglia la pol¬
uere,laquale fe uuoifare à tutta perfettione, piglia
un oncia di detta poluere profumata , &• mcfcolaui
dentro quefie cofc;bengioì carraio uno, mufeo grani
quattro,zibetto grani duc,pefle da per fe fottilmen¬
te,&• mefcolale con quell’oncia & intorporale bene
infieme.
SECONDO.

P IN ALTRO MODO PERFETTISSIMA.


iglia fieno di btiefrefco-, & feccalo al fole , ò
al forno,poi pefialo & fetaccialo,poi bagnalo
bene con acqua rofa , & lafcialo nel uafoper un di,
&poi rafciugalo al fole,& rafeiutto lo ribagna, &,
cofi tre, ò quattro uoke ,& l'ultima uolta bagnalo
un poco pii{,in modo che rimanga appiccato al fon¬
do del uafo , ilqual fia bene inuetrialo & netto , &•
uolgilo fottofopra,etprofumalo con la poluere detta
nel precedente capitolo, & quando l'haurai profu¬
mato parecchie Holte , lafcialo feccare bene in detto
uafo,& fa che non isfiati,& [ecco ri pefialo , & fe-
taccialo , eff fcrbalo in un'anipolla . Et quando uoi
raffinarlo, piglia di detta poluere oncia una , eir di
mufeo fino grani tre,bengioharratti quattro, zibet¬
to grani due,<& peflali & incorporali & ferbaìi.
VOLF ElfE OD O^IF E'ffJ. ET
perfetta per tener nelle caffè.
'j^Iglia bocce di rofe roffe, &feccale all’ombra ,
poi quando fono i ca ldigrandi mettile in un uafo
netto,et cuoprile d'acqua rofa in modo che rigo fino,
&- rime fiale forte ,&■ laftiale al fole un poco, tanto
che fi fcaldino bene,&cuopri il uafo con un panno,
& quando fon benafeiutte , & hanno incorporata
l’acqua rofa,togli per ogni libra di rofe grani dieci di
mufto,&■ drdme due digarofoli fini poluerizati fot-
tìlmente,et buttala à poco àpoco nelle rufe,rimefco -
landò ogni cofa bene,tato che s'incarporino;ma pri¬
ma che tu ui metti detta poluere, cola len ii uafo,
che non ui fia niete di acqua rofa nel fondo,poi fen¬
di dette cofe fopra un bacino di rame che fia piano,
LIBRO
al fole cddifìimOi& cuoprilo difipra in modo che fi
fcechino,poi ne fa polHere,& ferbala in un^ampolla.
turata;& fe mi daf odore à panni di lino ,ò di Una,
ò drappi,piglia dette rofe cofi afeiatteprima che nè
facci poluere, & mettile in un facchettino di lino
fottilc,& tienlo fra efiipanni nelle caffè.
TOLFEP^E ODOB^1FEE^.A.
Jglia rofe rojfe , & ammaccale nel mortaio come
fe tu nè bauefi à tirar fuco, poi le poni al fole
caldifimo, & bagnale con acqua rofa mufeata , <&“
bagnale & afciugalepiù uolte,poi nè fapoluere,&
profumala con poluere di Cipri come le altre difo-
pra,&ferbala in un ampolla.
OGLIO DI BET^GIOI.
Jglia bengioìquanto uuoi,&mettilo,in una boc-
detta , ben Curata che non isfiati ,foto il letame
per quìndcciouentìgiorni,& colalo , &ferualo in
unUmpolla,che è ottimo di tutti.
TOLFEB^E ODO\_IFEE^J. D JL
tenere addoffo & nelle caffè,
q-) Jglia rofe fecche all’ombra,oncie quatordici,ga-
rofoli fini dramme due , feme di fpico dramma
una,floracc ondamela, cannella fina dramma rne-
ga,et pefìale & ferbale in un ampolla ben turata; et
ni puoi ancora aggiungere mufeo fino grani due, &
legno aloè dramma me%a.
TULLE COFfTB^U LU TESTE,
che rendono odore ad ogni cofa.
Jglia fiorace parte una -, laudano parte una,ga¬
ra foli parte mega , canfora manco che deWaltre
cofe,fpico nardo ,& noci mufeate parti uguali, &
SECONDO. é'?
fanne pafla co acqua rofa,nella quale ftano drjfoluti
draganti & gomma Arabica, & rimenala (& batti¬
la molto bene, quando fla bene fanne palle, elr
tienle in man0j& fiutale,
LlQJOlf B^E^LE,
mufco,ambracane,zibetto,ana grani quat
jf^tro,&-pefiali infieme, & incorporali co un po¬
co d’olio di mddole dolci,et fanne liquore,ét‘ferba-
io in unuafod'aucrio turato,et ufalo come il zibetto.

F S.ATOTSI LlOVmO Tif^ATOLlTjnfip.


U ranno forte co due parti di c enere di cerro et
una di calcina uiua,& togli otto boccali di que-
flo ranno che fila ben caldo , & un bocale di feuo di
ceruo colato & netto,& mefcolali,et ponili al fuo¬
co,ma guarda che non bollano,poi metti ogni cofa in
un uafo grande,et bene inuetriato,cbe habbia il fon¬
do largo,et mettilo al fole la flate,&ogni dimcfco-
lalo per quattro ò cinque uolte co un baflone,&la-
fcialó il di al fole & la notte al fereno, pur che non
pioua,&fa cofiper otto giorni,& farà fatto;& la-
fcialo ajfodare à tuo modo, che fia pur nondimeno
come pafla ; & quanto più è uecchio, tanto e miglio¬
re . Tigliapoi di quefto qualo uuoi, & mettelo in un
uafo inuetriato,& rimenalo bene con la mazja, <&•
buttauifopra acqua rofa mufcata fina , <& ticnlo al
fole per altri otto giorni, & rimenalo,& fc fi raffo-
da troppo, aggiungeui acqua rofa tanto che’lfia nè
fedo nè molle,& empi i buJfoleUi à tuo modo.

P A FARE SiiirONE MVSCATO.


iglia mufco finopefio fottilmente in un mortaio
di bronzo iCt buttali addoffo ac qua rofa un poco
LIBRO
calda,& rimenali infteme poibuttali nel uafo
doue hai il fanone,et rimenalo ajfaiinficme,i&tien-
lo coft un poco,poi empi ibujjolétti à tuo modo.

P MOSCARDINI PERFETTISSIMI.
iglia draganti moia in acqua rofa & bianchi,
adducili come pafla,poi ne piglia quato una
nocciuola,& peflalo nel mortaio di bron'xp,& but-
taui [opra alquanto di polueredi •peccherò buono;
poi habbia mufeo fino rifoluto in acqua rofa, grano
mexp,& mefcolauelo ;<&feli uuoi migliori, metti-
uipiù mufeo & più %ucchero;poi mettoli tanto ma-
cis poluerixato,quanto farebbe [opra un quattrino,
<&• rimcfcolali bene ; poi buttaui un poco di farina
d’amido poluerixata , ma meglio è fandalirofii ben
triti à tua difcrcttìone , & buttauili à poco àpoco,
tonto che tu faccia la paf a conueniente;poi tagliali
d tuo modo,& pondi à rafeiugare all'ombra . Et fe
li uuoi di più colorì, mettiui quei colori che uuoi ben
poluerixati, ma che non ftano con tofico,nè di peri-
colo;& ancora li puoi dorare, & inargentare, come
fi fanno i confetti,& faranno perfettifiimi.

P MOSCARDINI REALI.
iglia gomma Arabica onde cinque , xpcchero
fino onde quattro,amido onde tre,mufeo fino,
per ogni oncia delle jopradetie cofe grani dieci, che
faranno in tutto grani cento uenli, che faranno in
tutto fcropuli cinque,& farà fatto.
STILLETTI TEB^FETTl

P da nettari denti.
iglia poluere dt coralli refi onde quattro , il
Maiolica onde due , di Seppie oncia una , di
SECONDO. ^4
‘pomice oncia uria, digarofoli fini dramma una , di
cannella dramma ma,dì mafiice drama una,di fer¬
ie oncia mega,di fangue di drago oncia una, mufco
fino grani tre,fc(ie bene,i& fetacciate,foi le mefco-
la infieme,foi le incorpora con draganti molli in ac¬
qua rafia,& fa pajìa,&fa flilletti,et con queflifre¬
ga i denti,che li fanno bellifiimi & li confieruano.

P OGLIO BENGIOI ODORIFERO .


iglia bangio} libra una , peflo fiottilmente , &
meitelo in una boccia corta <& larga, in modo
che Ili fipoffa metter dentro la mano,poi ui metti li¬
bre due d'acqua rofa,& meficola bene,poi limette il
fiuo cappello diuetro legato con pcg7^,& impafia le
giunture,& dalli fuoco lentifiirno, tanto che l'acqua
fila tutta fuori,&■ quejì’acqua è quella della quale fi
è parlato difopra;poi ua crefcendo il fuoco àpoco à
poco,tato che cominci à uenir l’olio;& come tu aedi
che uie fuori,muta il recipiete che fia netto,poi dalli
fuoco grandi fimo,accioche tutto folio uenga fuori;
etufcito che fard tuttOyuerrd fuori una goma à modo
di mdna,laquale è ottima à fcrbare,& quadouolcfli
fafun’ucqua odorifera , piglia una carrajfa d'acqua
di poggio pura,et mettiui entro un poco di detta go-
ma,& fia Gdorifera;ma rimefcola benc;et fc la uuoi
migliore,togliacqua rofa,& non dipoggp;etin qflo
medefimo modo potrai far oglio di Jìoracc calamita.

P OGLIO DI STORACE CALAMITA.


iglia [torace calamita , & mettilo in una boc¬
cia larga con acqua rofa , & non ferrarle
giunture, ma fa che il capello fila un poco florto,
mcioche pojfa pigliar fiato ; & non mutar fuoco.
LIBRO
vnA manttenlo fecondo tu uciì che fa bifogno;& cjua-
do uicn loglio muta il recipiente ,& dalli poi fuoco
grande,(& caua loglio,&■ ferbalo che è perfetto.

P JL F .ABfOG^lO DI L.AV DJ.ÌfO.


iglia laudano fino & purgato ,&fa comcface-
JlidelhegioìjCt fe lo uuciin altro modo, fa cofi.
viglia il laudano , & tritalo, & mettilo in una pi¬
gnatta ài rame bagnato , &■ buttali fopra libra una
d'acqua rofa, & libra mexa d'oglio di mandole dol¬
ci, ér cuoprila pignatta colfuo coperchio che fug-
geUi bene,& ferralo con pegge impaflate,et lafcia-
lo feccare , poi mettelà fuoco lento , che bolla pian
piano due ótre hore;poi lettala,lafciala ri fredda¬
re prima che tu la fcuopri;poi canaio leggiermente,
metlelo in una ampolla ; &accioche ft conferui
meglio,metteui dentro unpuoco di allume dirocca,
onero d’ambracane-,&quando lo metti nell'ampolla,
mettilo chiaro più che poi,&fiapcrfetcilìimo.

P OGLIO DI FfOCI MFsadTE.


iglia nocimufcate,&ammaccale bene nel mot
taio,poi rilettele in una boccia larga,buttale
f opra un poco d’acqua ulte, tanto chefian tutteben
bagnate,et lafciale ftare due ò tredi,uoltddole qual¬
che uolta fottofopra;& fa che la boccia fa ben fer¬
rata, poi buttaui fufo dell’acqua rofa, tanto che u’a-
uangidus ò tre dita fopra , & mettile il capello fo-
pra,& ferralo hene,& diflillalo prima à fuoco Icto,
tanto che tutta l’acqua efea, poi muta il recipiente,
<& ua crefeendo il fuoco, tanto che cauì loglio ; &
quando tu uedi che fa preffo alfine , dalli fuoco
grandi fimo,& ferbalo in un’ampolla.
IN
SECONDO. és

P aiTV^O MODO.
iglia noci mufcate:,& ammaccale bene, et met-
tcle in una pignatta nmuajnuetriata, & but¬
tale [opra malmgia,oaltro buon uino,tanto che fie-
noben coperte,& che il nino uauangi almanco due
dita; & mettile ancora almanco libre due di butiro
frefco,&ìncfcola ogni cofa,poi ferra ben la pignat¬
ta al caldo in qualche Jlufetta , è altro luogo caldo ,
per quattro ò cinque giorni,poi falla bollire fopra la
tenere calda à lento fuoco , tanto cheH uino fia ben
confumato,poi colalo per tela nuoua & fijfa innan-
vti che ft rifreddi; poi mette l’aglio in un ampolla di
uetroal fole per qualche di, tanto che faccia un.
certo rcfidtio gro^o nel fondo ; poi colalo un altra
volta,& mettilo in unaltrampolla,&' ferbalo.
SMTOTSfE OTTIMO UT
perfetto di diuerfe cofe.
-figlia allume catina,cioè cenere di foda,parti tre,
calce urna parte una, rane forte, che tega l’uouo
à galla,tre boccali,&boccal’uno d'oglio comune,et
mefcola ogni cofa inferno,poi buttali detro un chiar '
d’uouo he battuto,et un feodeUino di farina di amido,
et oncia una di uetriolol\omano poluerixato bene,et
tncfcolali di cotinuoper bore tre,poi laftiale ripofar
per un dì,etfaràfatto.Caualopoi,et taglialo inpeo^
%i,& lafcialo afciugareal uento <& non al fole per
due giorni,&farà perfetto , & di quefloufa fempre
quando tilauìla tejìa,che èfano, &fa belli capelli.

P SMVOTf-E COL ZIBETTO.


iglia fapone trito et tienlo al Sole in acqua ro-
fa un giorno , poi buttaui dentro poluere di
l
LIBRO
•ghetto,et mefcoUlo benetetfe uì uorral metter mu-
fio che farà meglio, flempralo con acqua roJa,pofcia
mefiolalo bene calfapone , Ut fe ui uorrfi mettere
olio dibengioìò altro olio odorifero,metCarailo à lud
diferetione per la quantità del fapone .Se ni narrai
metter rofe, piglia rofifrejche & pefiale benipimo,
& incorporale col fapone,(& il medefmo potrai fa¬
re d’ogni forte di fiori odoriferi.
savOTSi BI.A^CO ODO-
rifero alla damafehina.
T''\ fapon comune più uecchio che puoi haue-
re,et tritalo fottilmente col ccltello,poi fiendilo
fu una tauola in luogo che fi rafeiughi per otto ò die¬
ci giorni,poi pcflalo leggiermente,et fanne poluere,
& fetacciala, & aggiungi onde quattro d'irios con
libre dicci di detta poluere, & fandali bianchi onde
trc,macalep onde due,farina di amido onda una,&
fa poluere di ogni cofa,et mefcolala co le dicci libre
di poluere di fapone,etmcttela nel martaio co oncia
una di /torace liquido,<& olio di Jpico quato farebbe
in ungufeio di noce,& peflala beninfieme, & farà
fatto,poi fanne palle con farina di amito, & ficcale
airombra,&ferbale,chefonodignifìime. Ma feto
uuoi far ottimo,piglia mufeofoluto in acqua rofa f-
nagranifci,gibetto in poluere grani quattro,&“me-
fcolalicolfapone,mafa che il mufeo foluto fa cal-
do.Se lo uuoi far nero,piglia della poluere di fapone
ben fetacciata libre dieci,garofoli onde quattro,ma-
cìs onde due,macalep,ciperi, fandali citrini,florace
liquida,ana oncia una,oglio odorifero à baflanga,&
pefla leco/eda peflare , &fa nel modo fopradetto,
SECONDO. 66
ttfe lo umì perfetto,aggiugiui mufco rlfoluto in ac
(juarofdiCoe difopraiet un poco di’^ibetto,et incorpo
ra bene ogni cofa,et fané palle,et feccale altombra.

P TB^OFFMO D.AM.ASCmiiO.
,
iglia mufco fino grani quattro 'Zibetto grani
due,ambracane,xjiccaro fino , ana grani quat¬
tro ibengioì grano uno, fiorace calamita graffa gra¬
ni tre,legno aloè grani due , &pejìah fottilmente,
& mettiliinfiemein una padelu'gpa nel profumiero,
(Ó fopra hiittani acqua refa che ui flia due dila Co¬
pra,ò acqua lanfa etfauui fuoco lento,ebe non bol¬
la,& quado è confutata tacqua,aggii4ngminc dell’
altra,& cofsfa dì "tana in mano,&■ farà perfetto.
PROFVME CONTINVO DAMASCHINO.
Yfyiglia florace calamita onde quattro,henginì on-
1 de tre,laudano,legno aloè,cinamomo,ana onda
una,Jj?erma balene una drama, mufco fcropuli quat¬
tro,garofoli una dramma,acqua rofa onde otto , <&
foppeJìali,& mettili nel profumiero.

P TOMjr.A FITAJSSIMJ..
iglia pomiappij ò altri che hahhiano odore,nu¬
mero feded ò uinti, <tT mondali, & partili in
quarti, & in ogni parte ficca quattro ò fd garofoli,
tir mettili in un piatto uetriato con tant’acqua rofa
che li cuopra,poicuoprili con tagliere,ò altro netto,
&lafdali per un giorno,poi buttali in una pignatta
nuoua,uetriata,conquattrolibre diafjongia diporco
frcfco,& bello ,& nettato bene da carne & pelle,
& tagliata minutamente, et battuta con coltellaccio,
& falli fuoco lento,che non pigli arfura,poi colala
con panno fijj o ,& colandola fa che cada in una
l 2
LIBRO
catinella,doue fui acqua frefca,et co fi purga il graf¬
fo per tre ò quattro di,tenedolo in detto uafo,et mu-
tandolil’acqua (j>effemlte,perche quatopià la ’mi'.ì,
meglio fipurga;poicaua il graffo del uafo,& colalo
bene,&‘ aggiungiui un poco di fico nardo, & onde
tre di garrofoli,& una di canella,& quarto uno di
fandalicitrini,un oncia di hengioì, & una diflorace
calamita,& tutte quefie fede ammacca, & mettile
in unapecggetta fattile,&= fa che ftiano alquato lar¬
ghe,?^ legala bene, acciò che non fi fpargano per lo
graffo,poi falla bollire à fuoco lento lungi della fa¬
ma,òmetteui innangi un matone, & lafdala bollir
pian piano per quattro òfei bore, tanto che Inacqua
rofa fila andata in fumo,ìlchc fi proua r.iettendo un
bafioncello nella pignatta fìn’alfondo,^ cauandolo
preflo,&fcuotedolofopra’l fuoco, & fe s'abbnifcia
fen^a frigere niente,è fatta; fe non, lafciala ancora
flarjìn che fìa confumata, rimefe alando la qualche
uolta che non fappia di fritto,et cofibabbia diligen-
' tia al fumo,che nonfipotrìa mai più leiiare felo pi-
gliajfé. Quando è cotta,piglia onde otto dicerahid-
ca,& buttala nella pignatta,& mcfcola,& lafciala
firuggereper un quarto d'hora rimefcolandola qual¬
che uolta,poicauala dal fuoco,et lafciala pofare per
un quarto d’hora,tanto che le fecdegraffe uadano al
fondo ; poi pian piano colalacon duepSTgge di lino
fotUi,nuoue,&fìffc;etcolalafopra un uafo uetriatOj
neiquale fieno due fcodelle d’acqua rofa,& non pre¬
mer la feccia fopra tal uafo,ma in altro,fcrche farà
alquato roffa,(& lafciala rifreddar cofit fin alla mat¬
tina,poi quando è foda,partila in quattro parli, &
secondo. 6^
mettila in una conca tonda inHetriata,& con un ha-
ftonc Ymenalafof(e,& aggiungiui accjua rofa mu¬
ltata fina,un poco per uolta,&rirncnala bene,tanto
che fi incorpori,et fe non fii incorporale yìnoflrala un
poco al fuoco,et mettete fu delTacqua rofa,& rime¬
nala forte,in modo cheuenga fottile,poi riponila in
uafi netti & moui.

P ALTlfJ. TOM.dT^.
iglia mele appiè, & ponilefopra una tegghia,
& falle cuocere nel forno,poi le monda,& ca-
uaui igranelli,&pefla bene la medoUa che refla,g!r
pafi'ala per caneuaccio raro;poi habbiagraffo di ca¬
pretto,ancora paffato per caneuaccio, tanto quanto
le mele, & falli bollire infieme in una pignatta nuo-
ua, tanto che l’acqua rofa fia confimata, poi metti
mufco,garofoli,noci mufcate,et ciò che uuoi,in pe'g^-
'Za,come difopra è detto,et nel refio fa come difopra.

P IPrOCRASSO PERFETTO,
iglia cannella oncia una,giegiouo dramme due,
meleghette dramme tre,garo foli denari due, m*
ci mufcate,galanga,ana drama una,&‘foppeflali,&‘
mettili in un colatoio, poi togli un bicchiero di buon
uino,ò nerofo bidco,et un bicchiero di maluagiaajfrA
& grande,ò altro potete uino,& rnef :olali infieme;
poi habbia libra una di zucchero à’una cotta,& pe~
fiala hene,& disfallo in altro uino, & mettilo foprtt
il colatoio,nelqual hai meffo l’altro uino, con le ffe-
tierie ,& menalo alcune uolte cofi nel colatoio , &•
quefto c per farne un fiafeo. Etfe nè uuoi più,tortai
tanto piu delle cofe ; &fe lo uuoi perfetto , lega un
poco dimufeo fino in unapeg^tta alla punta del
I 3
LIBRO
colatoio,tal che la gocciola uipafiif:>pya,&‘ piglie¬
rà l’odor del mufco beniflimo.
^ GF^nCIJ-LETTI
di rofe profumati.
'piglia bottoni di rojèrojjejquali fieno nettidalpic
duolo,&fecchi all’ombra fopra una tauola one¬
ro pano di lino,&- bagnali con acqua rofa,dapoi la-
fciali afciugare,&fa cofi cinque ò fèi uolte,riiioltà-
dolifetnpre, accioche non iiengano à muffire. Dapoi
piglia poluere di Cipro,nella quale fitaaggiuto mufco
rifoluto in poluere,^ ambra,fecondo la perfettione
che li uuoi;perche quatopiù nifi nè mette,meglio fa
rà; & legno aloè in poluere fonilif ima , & la detta
poluere fia data à i bottoni quando furano umidi con
l’acqua rofa mufcata,mefcolando molto bene infieme
i bottoni co la poluere,perche fi negano ad incorpo¬
rare infieme,et cofi li lafcia per una notte,copredoli
con un fciugatoio, accioche no euapori uia il mufco;
d,apoi hahbia fachettifatti di taffetà,fecodo la qua¬
lità de i bottoni, &in detti facchetti mette i bot¬
toni co tutta la poluere che farà rimafia fopra la ta¬
uola ò il pano,dapoi ferra il fachetto,et fu p lecufci-
ture co mifiura fattadimufco,ambra,etTfibetto,àmo
do d’incerare,ua fregado,p otturare i buchi che fi fan
no nel cufcire;etqfii fonoimigliori che fi facciano,et
come ho detto,quitto piu mufco et ambra nifi mette,
tato meglio fi furano.Folèdo farli dimdco fpefa,fipi
glianoibottoni,cdc è detto,pparatincl medefìmo rno
do,et in fcabio del mufco & deli'aara piglia poluere
digarofoli, cànella,irios,et un poco dimatis,etfi tie
ne il medemo modo dprofumar’i bottoni eoe difopra.
SECONDO. 62
LFME 0D0\1F EE.O.
'iplglia canfora oncia majncenfo onde due,et fan-
^ ne polucre,ct fanne una palla co un poco di cera^
& mettila in un uafo con acqua rofa , & accendila
con candela,che farà lume bello,et molto odorifero.
coMPOsrriojiE di mfsco,
■zibetto,&ambracane,
'rylgliafi una dramma & me'za di ottima ambra,et
fopra una pietra di porfido,con aglio digelfomi~
ni,o di cetrangoli,primieramente alquanto folo, &
dapoi con mufcoji macina, tanto che bafii; poi ag~
giungendouirofe damafchìne,bengioì,ana oncia unay
irìos dramma una & mega, et ogni cofa polueriga-
ta,& paffuta perpe'zp^,con una dramma di ■zibet¬
to tanto fi macina,che uenga informa di unguentOy
& in quefìo modo fatta fi conferua in un corno, o in
un uafo di uetrobenifiimo ferrato.
TBJDFFMO DJ. CJMEEJ.
molto perfetto.
r-^Igliate florace calamitta,bengioì,legno aloè,anci
oncia una,carboni di falice fottilmente polueri-
Zati onde cinque ; lequai cofe mefcolate con acqua
ulte tanto che bafii à modo di una pafia,& fatela in
focacdette,òin quella forma che piu ni piace,& cd-
feruatcle. Et quando fi uuole adoperare,fi mette nel
fuoco,& co fi àpoco àpoco confumandoft rende mi-
rabilfiumo odore oue jiabrufeia.
SJVOT<fE TsfJI^OLlTJ'HO.
'figlia graffo di ceruo,ò uitellofo capretto,libra.i,
& mettilo ìnun uafo di terra Inuetriato, poi but-
tauifopra lefiia,doè maefìra difapQne,cioè la prima
l 4
LIBRO
perche fe ne fanno tre,à tua difcrettime,et tieni det¬
to grafo al fole il di et mefcolalo,ctla notte al fere-
no;maguardalo dall’acqua;poi quado tu uedi che fta
alquanto.afeiutto , mcttiui altra leflia, cioè ìnaefira,
della feconda & ter^a infieme mcfcolate^ & quando
uuoiueder fe è fatto i figliane , & firoppicialo sàia
mano che fa ben nettaiCir fe fa faponata,è fatto.

P SATOVJ. T>A SETA OTTIMO.


igliate quattro parti di gambe dìfaue,etuna di
calcina uiua, & mettetele in un colatoio ben
mefcolate infieme,et colatele quiito potete,dapoifa-
teui unafojjetta nel me‘go,&'empitela d’acqua tan¬
te uolte che cominci à colare difotto;perche rafeiu -
ghcrà piu uolte, innanzi che diJìiUi . Voi pigliate
quattro parti di quefla colatura,etuna di feuo netto
& colato , & metteteli in una caldaia al fuoco , &
fate che bollano tanto che fi feemi il feflo ò poco
più,poi metteteli al fole, & rimenateli bene per un
giorno, fin che habbianobemito tutto il ranno ,&
che fiano ucnuta bm duri.
TK.OFFME ITSf LVCEV^lfA.
’jpiglia legno aloè drame due,begioì oncia una,flo-
race calamita oncia mexa, mufeo fcrapulo uno,
ambracanefcropulo mego, acqua rofa tato chebafii,
& metti ogni cofa ben poluerigata in una lucerna.
VB^OF F MO BIX^EFE.
•Triglia acqua rofa mufeata un bicchiero,et un poco
digrarofolipefli fottilmente;poi togli una palet¬
ta,et falla rouente,et mettili fufo di detta acqua ro¬
fa con dettapoluere digarofoli, &farà profumo,
confumandola dpoco dpoco,molto odorifere.
SECONDO. 69
FSELETTl OD OB^IF ER^I

P da profumar la camera.
iglia timiama libra una, [ìorace liquida onde
due, fior ace calamita onde tre, laudano onda
ùna,carhone di [alice, dTdragnanti,<& difiernperali
con acqua rofy,&fa fiar per tre giorni in mollo la
polucredel carbone & dei draganti neir acqua ra¬
fia,& fanne p afta.
CO'EfiCIJ. DI GVATfi^TI BEL-

P lifiima che dura gran tempo.


ìBjmieramcnte gli guanti fieno grandi &grofi-
fii,et dalli unpoco difieucttoper le cuciture,poi
laualico acqua rofit due ò tre uolte, premendoli be-
ne;poi habbia acqua rofia parti due, acqua di fiori di
mortella parte una,mifie infieme; & aggiungendoui
acqua lanfia parti due, lauali tante uolte, che non
fientano niente l’odore del corame, poi mettili in un
piatto,& laficiali coperti con dett’acqua, & polue-
rÌ7ggati con poluere di Cipro per due giorni ,poi ca~
uali,&premili un poco,et mettilià fidugare all’om¬
bra appefiidr come fon mc’jfi afidutti, da loro il fie-
uetto in quefio modo.Metti in uno ficoàellino quanto
fieuetto pare che hafii,con un poco d’ogliodi gelfio-
mino che no fia uecchio,& fallo disfarai fuoco,poi
ungi con effio li guanti molto bene dal canto dièdro,
fregandoli bene fra le mani,et fcaldandoli al fuoco,
fin che ti paia che’l fieuetto fia ben penetrato;poi la¬
ficiali filar’un pexigp,poi habbia un panno,&• fregali
bene,accioche il fieuetto penetri meglio,et fi amnior-
bhlificano;poiflirali,& diri’gali, & laficiali cofit per
un giorno,poi slargali,et gonfiali, & laficiali fin ch&
LIBRO
tl paiano mt'xo afciuttì. Habbia puoi buon profumo
da brufdare ,& falli flarfopra quel fumo apertis
tal che penetri doue ft mette la mano, cofi farai
ire uoltc il giorno per fini uenti giorni, ogni uolta
inumidendoli con un poco d’acqua profumata,et in-
uoltandoli un faccioleito bianco .Voi habbia mufcó
<& ambra et mettili in una fcodella di fiagno co olio
digelfomini,ò bengioi, & con un poco d’acqua pro¬
fumata falli ben disfare al fuoco,poi con un pennel¬
lo ungeli bene di fuori &non dentro ,poi unge le
cufciture con xibetto,poi mettili fra rofe ben fceche
per qualche giorni,poi per tre ò quattro giorni fra
due matarazji,& faranno da Imperatori.
SEI''ETTO BELLISSIMO
perprofumar guanti
& unger le mani.
'p Iglht uin bianco libre tre,feuo di becco, ò cafira-
to,ò capretto libra una,& faUi bollire infìeme,in
una pignatta coperta, fopra le brace, à fuoco lento,
poileualo,& fallo rifreddare,& mettilo in un piat¬
to con acqua chiara,& laualo cinque ò feiuolte,poi
lafcialo in acqua chiara per una notte,dapoi habbia
acqua rofa libra una,uin bianco libre due, & co cjii
fa bollire il grafo fopra le brace,che non pigli fumo,
à fuoco lento , per fin che fi confumi la metà ; dapoi
habbia rapedolci,&falle cuocere fotta le ceneri,che
fieno ben cotte et non brufcutte;et per ogni libra che
hauerai di graffo,piglia libra mega del bianco di de-
tro di dette rape,et co acqua rofa le farai bollire in-
fieme per meg’J)ora,poi falle pajfare per fcttaccio,et
mettile in un mortaio con olio di gelfomini ò di cetrf
SECONDO. 70
aggìungtndoui onde tre di biacca foluerì'zrita bene
per ogni libra di feuo,& fard cofa [ignorile,
OGLIO DI B^OSE ET

R fiori perfettifiimo .
Ecipe femì di melloni mondi & pefli, & fanne
firato [opra firato con fiorì ò rofe^finà otto
giorni,poi habbia un facchetto di tela bagnato in ac¬
qua rofa,&mettcui dentro t detti ferni,<& legalo,
mettilo al torchio,& trarrai oglio pretiofo, & fer-
ualo ben ferrato,

POGLIO DI GAROFOLI MOLTO NOBILE.


iglia amandole monde col coltello, & metti¬
le à mollo in acqua rofa concia in quejìo modo .
Eahbia garofoli ammaccati,et mettcli à moUo in ac¬
qua rofa,& lafcia fin che Tacquapigli la uirtà de i
garofolì,ben coperto il uafo; &in detta acqua metti
à mollo le amandole fopradette,& lafdauelc fin che
fieno ben pregne di dettacqua,poi leuale, et falle be
leccare al Sole,poi di nuouo le impregna di qlla me-
defimi‘acqua,etrifeccale come prima,ctcofi farai fin
à cinque òfeiuolte,dapoilemetterai fiotto al torchio,
& nècauerai l'olio,etfcruerailo in uafo ben netto et
bene attutato che è perfetto , Et cofi potrai fare Ta¬
glio di mufco,di am)ra,dibengioì, fior ace calamita,
aloè,cdneUa,macis,et nocimujcatc-,et potrai anco co
ponerliinfieme uariamente, et poruidell’acqua uhe,
A FAR VN PROFVME PERFETTO , ET
degno d’ognigra prìncipe,per prof limar came-

H re,uefliti,coltri,len'zpli,et ogn altra cofa.


,.4hbiat'e feorgedi cedro fecche alTombra,& no
potendo hauerle di cedro, pigliatele di limoni^.
LIBRO
è dì namichet quando ancora, non potefte hauer m-
una delle dette,pigliate frodi di rofe uerdi, ò fecche,
fecondo la fìagione;& qualunque fia di dette cofe fi
ha da mettere intera,òinpeggetti,non inpoluerc;et
quado uorretefare il prof urne,pigliate di detti peg¬
gi quanti uolete,et ungeteli con gibetto da ogni par¬
te, & poi metteteli [opra alcuni carboni di brada in
mego alla camera,ò in m cantone come uì piace, &
renderanno un odore per tutta laflanga foauijimo
& pretiofo.Et mlendolo far più nobile,potrete con
detto gibetto mefcolaremufco <& ambra à uoflra di-
fcretione . Et uolendolo far con minore ffcfa, &
pur perfetto,habbiate acqua rofa,acqua di naranci,
& qual'ahra uolete odorìfera,et ancora olio digel-
fominiydigarofoUfo altro tale,tutti à uoflra difere-
tione,Gr con efii flemprate florace calamita un
poco di legno aloè fe nè bauete,fe non,fatc fenga,&
aggiùgeteui-gibetto quanto uolete,& fate un liquo-
re fpeffo come falfa,& con ejfo ungete le dettefeorge
di cetra,0 naraci,&mettetele fopra lehrace, che fa¬
rà co fa molto nobile,&• àura il doppio che no fareb¬
be abbrufeiadofi detti odori per fe foli fenga le feor¬
ge,-lequali oltre che fanno più durare il prof urne,co¬
me è detto, rendono ancor la miflura & la compofi-
tione molto più perfetta. Con queflo prò fumé uoledo
profumar panni,ò drappi,ò altra co fa,fi fa in queflo
moào.Si mettono quei panni,& quelle cofe che noie-
te,dentro à una caffa, che non babbi alcuna feffura
onde poffa ufeire il fumo, & fi fpartono dall'una &
àaWaltra parte della caffa, lafciando un luogo nel
mego da mettere una padelletta con fuoco & con
SECONDO, 7£
dette fcorxe da fare il prof urne , & fi acconciano
ancora de detti panni fatto il coperchio della cajjà;
& poi ni ft mette dentro in rnexp il fuoco con le
fcor%e,&fcrrafi la caffa , & lafciafi arder tutto il
profume>&f}fladapoitmgranpcx^ad aprir la
cafjà,poi fi riuoltano detti panni,acciochc fi profu¬
mino doue non fon profumati,& rimetiefi di nuouo
dell'altro profumo,&fafii come prima, & hafiiuna
cofa tanto fignoìile,che non f può dir pmj& quella
cajfa refla profumata ancor ella, che fempre che ui
mettete panni, uengono odoriferi. Et uolendo an~
cora,potete in detta cajfa far profumare alcune ca-
nefirelle da teneruipoi i pdni,&altre cofe come cu-
finetti,etfacchettinidi refe,che fi profumano ancor
ejii di fuori,&poi tenendofi nella caffi rendon fem-
prc odorifero & foauifimo ciò che ui fi pone.
Ballotte teb^
P macchie d'oglio & di graffo.
iglia fapon molle, <& cenere di ulte fetacciata
fttilmente,et allume di rocca brufciato,et tar¬
taro di botte ben pol!{erigato,& ogni cofa incorpo¬
ra infieme, & fanne ballotte , & adoperale alle
macchie.
a F.AB^T.AST.ATEB^FJ.B^

P Tater noftri fini & odoriferi.


iglia libra una &me%a di terra nera polueri-
<zata fotilmente, & onde quattro di draganti,
mettili à mollo in tant acqua rofa che li cuopra,
in un mortaio,&peflali ben per ffatio di me'fbora,
con onde tre de gli odori che fono qui fatto ferii ti.
Tiglia onda una difiorace calamita,oncia mega..
LIBRO
Ì! garofoli,oncia mega ài oldano,oncia mega dì cl-
namomo,& oncia mega di fandali citrini,S'folue-
rixali tutti fiìttilmente , & rnefcolali con la fafla
compofla dijopra,foi cauala fuori del mortaio , &
rimenala per mano perjjmtio di meghora , & fard
fatta,& potrai fare i tuoi pater noflrì.
VTILISSIMO -ET MOLTO C 0 M-
modo fecreto per leuarfibìto ognìjorte

P dì macchia da ogni drappo.


igliate (al benifìimo trito , & fapon negro , &
mefcolatelo molto bene inftcmcconeff) un¬
gete la macchia,&lafciatela feccare,&come è fec-
ca lauatela ma con lefia dolce,poi con acqua chiata
tcpida,& farà andata uiabenifmio.

M LEVMK.E Voglio ml sJ.voisf


duro , che è il modo dì purgarlo, & leuarlì il fe¬
tore , &■ cofi purgato refla foauc , & atto
ad operarfi in ogni mifiura,à farne palle
profumate, à metterlo in albarelli
con liquori che lo tengano
liquido per adoperare
a lauar le mani.
Et è il modo che ufano in Scria,onde poi qui
da noi fi chiama faponedamafchi.no
femplice, efjendoui poi il Dama-
fchino compoflo con gii odori

P come fi è pofio dtfopra.


igliate una caldaia netta, & mettetela fopra il
tripiedi à fuoco foauifimo di carboni benifimo
accefi,che no facciano alcun fumo,& in effa caldaia
SECONDO. 71
hahhìate il fapot/e duro tagliato in pe‘^'yetti,et co un
legno uenite fernpre rimcnandolo , auuenendo che il
(aldo del fuoco fia quaft àguifa di fole ; &■ uedrete.
che quel fapone farà un fumo fetido & difpiaceuole,
che è quello che noi procurate di cacciar uia, & poi
con difcrctione potete ucnir crefcedo un poco il fuo¬
co,fin cheli fapone fi fonda.Benche fenga crefcerlo
f> fonderia per la continuatione dal calore.Lafciatc-
10 fondere, ueniteui gittando dentro à poca poco
dell’acqua et lafciatelo bollire un pexjtOjpoi rifred-
darc,& trouarete il fapone tutto uenuto difr)pra,il-
quale ricogliete con una cocchiata di ferro forata,et
mettetelo in quelle forme che uolete , cioè quadre, ò
tonde,& con quelle figure & difegni che ui uolctc^
Et farà fapon bianco & purgato da ogni fetore come
11 perfetto damafehino femplke.Ma fc gli uolete dar
qualche odore,mettetein quell’acqua à bollire della
maggiorana, del bafdico , delle rofe,<& d’altre erbe
odorifere,gouernandoui conia diferetione in metter¬
ne più & meno,fecondo che fentirete la potetia dell’
odore che renderanno in quell’acqua oue faranno
bollite . Ma auuertite , che fe uimettettetal’erbe,
bifogna che facciate bollir l’acqua con effe in una
caldaia apartatamente fenga il fapone, poi co¬
larla , & metterla nella caldaia ou’è il fapone}
perche le erbe altramente fi intrigheriano col fapo¬
ne,& nonfe nèpotrebbono feparare . Et dapoi che
farà colata l’acqua , potrete per ogni cento li¬
bre di fapone metterui un’oncia di canfora ,ma-
eiiiandola in un mortaio con qualunque olio uo~
kte ,&poi Imando il mortaio con lefia dolce,
LIBR.O SECONDO.
buttandola fo-pra la detta acquayche darà rmfoa-
uiflimo odore alfopone;etfe uolete ui potete mettef
acqua rofa, ò di fior di naranci, ò altre cofe tali, à
piacer uoftro, fecondo che lo miete migliorare ; ma
amertendo fempre in quefii odori di metteruene co-
fi pochi,che non fi facciano cono fiere notabilmente.,
ma che uengano à contemperar la mifiura, che non
lafii conofccrein alcun modo aWodore,che quello fia
fapone;perche quefla forte difitponidamafihiniuo-
gliono effire fenga alcun odore notabile,quafi come
ilpane,che nel mangiare non è d’alcuno notabile et
conofciuto fapore.

U MJ.CCniZ DI
d'oro , b di feta , òdi lana, ò di lino, ò
ciambellotto , & dpgn

F altra cofa tale.


iglia ipiedid'auanti d’un caflratQ,et hrufiiali,
&• firua quellapoluere, & quando mene il hi-
fogne di adoperarla à uoler Icuar la macchia> difie-
di il drappo [opra una tauola, & bagnalo un po¬
co con acqua chiara douè la macchia , & mettiui
fopra di quella poluere d'ofia brufeiate , che fiafot-
tilifiima ^ & falla ficcare al fole ,poi ribagnalo &
^ rifeccalo più uolte, & ultimamente lattalo con
acqua chiara, & ufeirà la macchia,& il drappo re-
Jìerà ncttifiimo & bello.
Il medefimo fi potrà fare con fel diboue,ma con-
uien poi lanario con acqua calda.

DE
SXCOIXTI DEL
D LESSI 0
PIEMONTESE

Libro T e r r, o.

SECB^ETO BELLjSS I MO T? El^


confettar cedri ,& ogn altro frutto ,
in fciroppo,cofa molto fignorile.
iGhi A te icedri,Gcetrangoliiò
altri frutti, & tagliateli in peggi,
& mondateli di dentro dal mol¬
lo , & poneteli à bollire in acqua
tantochés^intenerifeano ,poi git-
tatelì in acqua frefea perunpeg-
gp,poi ritornateli al fuoco in altf acqua mutata,&•
fatelifcaldare in tal'acqua à lento fuoco, ma auuer
tue che nobollano,et in talmodo farete per otto gior
ni continui,fcaldandoli nell’acqua la mattina & la
frra,& mettendoli nell’acqua frefea mutata. .Alcuni
nonftaldano l’acqua fe non una uolta il dì, per non
intenerire troppo il cedro,ma gli mutano l’acqua
frefea la fera,accioche l’amaritudine della feorgt in
tutto fi diparta ; laqual amaregga leuata, pigliate
del gucchero,onero del mele chiarificato & prepa¬
rato,come fi dirà difetto,& buttateli dentro il cedro
prima afeiutto ben dall’acqua ; &il uerno guar¬
date che non fi geli, & per un giorno & una notte
laf nateli nel mele,poi tornate à bollire il mele oguc
chero daper fe fenga il cedro,per jpatio di meghorag
LIBRO
à lento fuoco,& rifreddato bene tornateli infìeme il
cedro,et cefi farete per due mattine,per flringer be¬
ne il mele à fua perfctùone, fecondo che è necejfario.
Etadoprando mele & non 'guc eh ero,fi può chiarifi¬
care due uolte,& colarlo per fiamegna,fecondo che
fi cofluma all‘arte,& come ueàrete nel fine il modo
che uiinfignerò,accioche habbiatc,i& perfettamen¬
te,tutto il modo di far tal’opra;&' co fi lo ritornerete
infiieme col cedro fola,et lo farete bollire àfuoco lo¬
to perfiatio d’un quarto d’hora . Toi leuatelo dal
fuoco,& lafciatclo ripofare per un dì& una notte.
La feguente mattina li farete ancora bollire infiieme
per mefhora,accioche’l mele ò gtecchero fi acconci
col cedro perfettamente confi file l’arte in bollire
quefto Jciroppo infiieme col cedro,et anche lo feirop-
fo dafe;perche chi non lo fa bollire,facilmete piglia
il fumo,& fa dibrufciato,&- chi ben lo fa ridurre,è
cofa cordiale & fignorile.Etcofifi può acconciare
ogn altro frutto , & tutti fibolleno nel fopradetto
modo, ma più ò meno fecondo il bifogno defruiti.
Et cofi faretefemprc cofa buona in tutta perfettione
eif durabile.
MODO DI T FJflF ICMP^E ET
preparare il mele ò ilgucchero ,per
confettare i cedri, &■ ogni frutto.
rTìIgliaper ogni dieci libre di mele il chiaro di do-
diciuouafrefche,&• leuaglilafthiuma,sbatten¬
doli bene co un legno in fei bicchieri d^acquafrejca'j,
poimetteli infierne colmele,et fallo bollire con fuo^
co teperatOjin una cagga,per un quarto d’hora , poi,
leualo dal fuoco,fpumddolo molto bene,& cofi caldo
terzo. 74
f affalo fer la fiamigna,et farà bello et netto per l’o¬
pera che uorraì fare,& coppìglia per ogniJei libre
ci cedri dodici di mele , il 7:ucchero fi prepara in
q tejlo modo mcdefmo, che fi è fatto il mele,ma uo-
iendo confettar con 'Recherò il cedro , bifogna farli
cjiiefia differentia ; chea fei libre di cedro metterai
falò none di '^uihcro,& faranno ben confettati,&•.
glifcrberai tutto l’anno i&queflofifa , perche il
mele fa affai piùfchiuma che’l xuccheroipcrò ui bi-
Jogna mettere il terxo più del mele ; & tenendo tal'
ordine farai fempre opera bellifìima.
^ COÌfFETT^E^TEIfSlCHÉ
al modo di Spagna.
Il Iglinte per fiche graffe & belle,&mondatele,et
tagliatele inpe'^i,& flendctele al Solefopra
una tauolaper due d:,uoltàdolc fempre fera et mat¬
tina,et cefi calde le infonderete nel giulebbe di rgic-
chcro ben firetio,pofcia tirandole fuori le rimettere¬
te al Sole ,rÌHoltandùlc ffeffo,tanto che fieno ben fec-
chcipoi ritornatele nel giulebbe,<& al fole,tanto che
facciano una bellafcorTa per tre o quattro uolte,&,
poi le ferbarete in una fcatola per rinuernata,che è
cofa molto fignorile.
eSkCOT OGlSfAT .A ALLA
foggia di Valentia, laqual cofiumano
anco i Genoucfiy&jifa inpin-fe

P hinfocacciedure.
igliate pomi cotogni & mondateli, & poneteli
al fuoco à bollire in acqua dipogjp tanto che
fi aprano , poi paffateli per fetaccio netto , & per
ogni otto libre Umetterete tre di %ucchero bella
K 2
ITERO
^ finOi&hahblateunacct':^ flcignata con fonia
largomefcolate lì cotogni col 'bucchero,& fate¬
li bollire à fuoco lento , <& di continuo riuolgeteli
con unaJpatola larga di legno, tato che fiano cotti.
jEt quado fi difiaccarà dalla caggUifiirà cotta in per-
fettione,peròleuaretela dal fuoco.'Et uolendole dar
mufcOjpefiatelo con un poco di giicchero fino,etgit-
tatelo nella cagga,fempre mefcolando con la fidato¬
la . Volendola con ffetie,ponetcui cdneUa,garofoli,
nocimufeate, Tingerò quanto uipiace, facendo
bollire il mufeo in un poco d'aceto.Toi habbiate una
mefcola,&‘fopra una tauola, doueuifia feiatclato
‘gucchero , mettete la cotognata, & con un cerchio
di fcatola facendone focaedne ò pinge à quella gra-
che ui pare mettetele al fole, tanto che fi
afeiughino ; & quando faranno ripofatcinfieme,ri-
uolgetelefiìeffo,facedole fcm,preil folaro di zucche¬
ro fetacciato di fiotto & difopra ; & tanto le reuol-
gerete nelzucchero,feccandolealfolc , che hab-
biano bella crofìa & bianca di zucchero à mfiro
modo . Ut per cotognata non ci è migliore , ne più
foaue & cordiale . Ét àqueflo modo potete accon¬
ciare perfitche,peri,& altre forti di frutti ; & è cofa
eccellenti (lima da ogni gran fignore.
a C O'ìd^FETT.AIi, M ELET^Z.A'ìi^E
al modo di Genoua in zitcchero ,che fon frutti

P chiamati in Lombardia pomi difdegnofi.


igliate tali frutti che non fieno maturi, & fie¬
no grofii come noci, & cofi interi con li fimi
picciuoli fateli bollire in acqua tanto che diuen-
fino teneri nella feorga ;& habbiate preparato il
TERZO, 75 ^
zucchero purificato come difopra è detto, & colati,
& afciutti dall'acqua li metterete in detto giulebbe
è 'ficcherò,lafciandouiliper uentigiorni;poi gli ca¬
tterete fuori, & flringerete più il criccherò fecondo
rarte,come dìfopra;& li ritornerete dentro,lafdan¬
do uili anco per quattro di, tanto che li carnate Vti¬
midità, & faranno in perfettione . Conferuategli in
albarelli.
jL V Asr J. DI ZF cent¬
ro,conlaqual fi può formare ogni forte di frutti, &
che gentile'^ ui piace, con le fue forme, come
fariano piatti,fcodelle,tondi,bicchieri,et al¬
tre cofe fimili,per fruire à una tauola,tal
che nel fine fi potrà dar de denti ne i
piatti & altri uafii filmili, &
mangiarli,che farà di gran

P jpafiò à i conuitati.
iglia gomma draganti quanta ti piace,&met-
tela à mollo in acqua rofa tanto che fila mollifi-
cataipoi pigliane quanto è una faua per ogni quat-
tr'onde di gucchero ,& fiuto di limoni quanto può
fare in un gufdo di noci,&un poco di chiara d'uo-
uo,& dimenarai la gomma tanto in un mortaio col
pejhnc,chefi riduca come acqua .Voi aggiungiuiil
fuco co la chiara infieme,incorporando il tutto mol¬
to bene . Voi piglia quattr'onde di criccherò fino, in
polucre fotkhfìima,gittandouelo àpoc'àpoco,tanto
che fi appigli infieme à modo di pafla . Voi tirala
fuori del mortaio,et ualla dimenado fopra lapoluere
di'Recherò,tanto che fia ridotta in pafla molle, ac-
dòchetu lapofii.mprQtare,etfor)mre à luopiacere.
S 5
LIBRO
It ridutta la fafla à tal modo,(pianala con ia cunei -
la in fogli come ti pare,&■ con quella anderai fiam-
pando quello che ti piace . Con tal gentilc7;^j;a puoi
fer/iirin tauola,non mettendoui dentro cofc calde,et
finito il conuito fi pojjono mangiare i piatti,bicchie-
ri,ta'gp^,i& ogni cofa ; perche quefla pafla è delica-
tifiima,&foaue algufio . Mafe uoletefar cofa più
pignorile,farete un pieno di mandole pepiate , "zuc¬
chero,& acqua rofa,nel modo che fi fanno ì marza-
pani,& mettete tal pieno fra due pafle di tal uafo,ò
fruttOjò altra cofa,che ui piace.

M FMK. COMVOsTM DI

P melloni molto perfetta.


iglia quella quantità che uuoi di melloni un pò
co mal maturi,ma che fieno buoni, et fanne ta¬
te fette quante fono fognate nel mellone,& mondale
dalla fcorza,poi mettile a mollo in buonaceto,et la-
fciale piar dentro per dieci giorni, poi canale fiora,
& piglia dell’altro aceto, & mettile per altri dieci
giornià mollo,etmcfcolale ognigiorno,^- poi cana¬
le fuora,^ afciugale bene, poi metile all’aere per
un giorno & una notte , & poi mettile'à bollire nel
mele ,& poi dalle ogni giorno un boglio per fina
dieci giorni, & la fidale continuamente Piar in quel
mele , dapoimettile in un uafo , & aggiungile que-
Piejpetie.
viglia poluerc digarofoli,di zenzero odinoci mu-
fcate,& di dnamomo, & metti unfolaro di fette 0“
un di fi)etie,poi habbia del mele fino & bianco , &
meuìuelo [opra,&farà fatto.
TERZO. 7<?
J. GLI MFLLOV^l

P dolci 0“ perfetti.
iglia xucchero fino,&dìfaiuto in acqua,poi pt
glia fomenti di mellone,et fendile un poco dal¬
la bddadoue nafcono,<& mettile nelT ac qua gticche-
rata,et aggiungiuì un poco d'acqua rofa,&lafciale
fare coji per tre ò quattrhore,<& poi canale fuora;
& uederai che come faranno afciutte fi ferreranno;
piantale,& quei melloni che ne nafceranno faranno
tanto buoni,che faranno per ogni gra Signore. Et fe
poi uorrai darli il faporedel mujco , metti in detta
acqua ancor unpoco di mufco & un poco di cannel¬
la,& hauerai due ef etti di perfettione.
.A FAlf LE SCOIfZE D I TSfAB^ATsfCI
confette,le quali fpoffonofarin tutto il tempo
delfannOjma meglio è farle nel mefe di
Maggio , per effergrandi,

P & le fcorgegrojfe.
iglia le feor-xe de'nar and,&falle fare a mollo
per giorni dicci nell’acqua,&fi conofee quando
fono fiate àmoUo à fojficientia,quando tu apprefen-
ti la feorga all’aere , &• che la penetra un lufiro ri-,
splendente, et non ejjcndo rijplendente,lafciale fare
à mollo ancora per fin che facciano tal’effetto di ri-
Jpleder com’ho detto,poi afciugale su una taHola,efr
mettile in una caldaia con tanto mel che le cuopra.
la meta et falle bollire un poco,fempre mefcoladole„
& poi leuale dal fuoco , accioche il mele non fila
flracotto , perche feboUijfepm di un poco fi ripren¬
derla ; efi lafciale pofare per quattro giorni in detto
mele, & ogni giorno mefcolale,perche tu fai che non
K 4
LIBRO
t\ èpoflo tanto mele che tutte fieno coperte,accìoche
tutte piglino la confettione,&farai it fmile per tre
Holte,face dolo leuafil baglio pofar per tre gior-^
niyComeho detto ;&poi cola dettefcorge dal detto
ìrtele,&mettile à bollire in tanto mele che fta bajìe^
uolc, & lafciale bollir per un Credo , poi lettale dal
fuoco,& mettile in un uafo , & mettile gengeuero,
garofoli,cdneUa,&mefcola, & fard fatta . Et nota
che il mele che auanga è buono à uoler conciar de
gli altri narancì,ò altre cofe,

P A CONCIAR LE NOCI CONFETTATE.


iglia le nocipicciole con la fcorga,&forale,et
mettile è mollo in acqua per giorni dieci,& poi
falle bollir nel mele . Et nota che il mele è fempre
buono,ma bifogna aggiungerume deWaltro , perche
fi cofuma, &poì conciali comefefli i naranci con
buonejfetie,ma metteuipochi garofoli,perchc fan¬
no amaro,

P ^ CO'ìfCIjif^ LA ZVCCA.
iglia la gucca,cioè il cullo, & mondalo Sta¬
glialo in fette , poi fa bollire dell'acqua , &
butauela fopra,&fa cofiper noue mattine, poi falli
cuocer in una caldaia tanto chehafli ,poi mettele
d feiugar f )pra una tauola all’ombra per due giornit
et poi fra un drappo ualle afeiugando è pegifàpegj.
Xp,&poi farai come felli à i naranci.

P A CONCIAR PERE MOSCATELLE,


iglia pere mofcatelle & falle bollir nel mele
una uolta, S conciale con fpetie nel mete, S
auuertifci che tutte quefle confettìoni uogliono effe-
re forti dijfecìe,perle rimediQdelloflmaco.
T E R 2 O. 77

P A CONCIAR LE MARASCHE.
iglia le marafche,& falle flarpcr un giorno al
fole,poi cauaui tojjo ad una ad una,&poi ri-
t.ornalc al fole per tre giorni,^ poi falle cuocere co¬
me faceflii naranci, ma falle fiar nel mele quindici
giorni,& falle fiare al fuoco tre giorni, tanto che fi
(caldino,accioche no facciano mujfa,etpoi firuccale
benc,& mettile nelmele con lefpetie. Et tutte que-
fie confettionipojfon durar molti anni, ma hifogmt
crefcerui il mele,& farle bollir un poco.
A FAR MOSTACCI VOLI NAPOLITANI, NO-
bili à ognigranprincipe,che fonofoaui alguflo,
cdfortano lo flomaco,& fanno ottimo fiato,
spigliate •gicccaro fino libre tre, fior di farina libre
■ fei,caneUa onde tre,itoci mufcate,^en’zeuere,pe¬
pe,ana oncia me-:^,mel bianco,crudo,fenxa fumar¬
lo,onde tre . Fate prima un cerchio della farina,poi
metteteui in me%p il cuccato,& buttateui fopra li¬
bra una d'acqua rofa mufcata, & menatelo ben con
le mani,fin che il 'Toccatofìa impalpabile.Voi met¬
teteui le fpetie fopradette,^ poi il mele, et mcfcola-
tele ben con le mani,poi intrìcateui ancor Infarina .
Come [ara impafiato bene, partite con le mani i mo-
fiacciuoli ,pcfandoli che fieno di tre onde l'uno in
L(|.C|

circa , poi fateli à modo tiofiro informa di pefti.


lauoratelicol pettine.Voi fate fcaldare il forno,
metteteli in un tefio di rame,facedoli il fuolodi fari¬
na ben groffetto,& cuoceteli à forno aperto,facendo
femprefuoco da una banda della bocca, & toccateli
Jpcfi'o per uedere fe fon cotti,et fefi/piccano bene.Vo
tete ancor cuocerli in tefio di ramo coperto al fuoco.
LIBRO
DEL
R^LKEil.E'IlDO DOV^-ti^ULESSlO
PIEMONTESE

Libro Q_v a r t o.

J.CQVJ. ODOB^IF ET TE^ETIO-


fifìima per lo uifo, con lacuale fi pojfono farfac-
cioletti da afcmgare il ho Ito,che fanno la car¬
ne bianchif ima,& colorita,& quanto piu fi
frega,tanto piu uien bello,et durano fei
mefi,& è cofa ejperimentata,
& da Ejgine.
I G L I A lume di rocca lunato &
brufclato libra una,maluagia gar¬
ba due carraffe,pafia di borace on¬
de fei, draganti bianchi libra una,
gomma .Arabica onde tre,& met¬
ti ogni cofa in mollo nella malua-
giapcr due dì,benferrata, che non rejfm,mefcolan-
doui due boccali di latte di capraipoipiglia onde no
ue di follimato,& mettilo à calcinare in una pignat¬
ta non cotta,ben ferrata in una fornace,?^ libre due-
di biacca .AleJJandrina (piombata in quefio modo;in-
uoltala co chiara d’uouo in una peg^,i& falla bol¬
lire in lefiia dolce per fin che cali il tergo,& mefco-
la tutte quelle cofe infitemeipoi habbia mel crudo €5”
bianco libre due, termentina hlcffandrina lauata li¬
bre tre,aceto fiillato tre bicchieri,gengero frefco,
pefio fatile,onde fdjet metti ogni cofa co detto acéto
V ARTO. 78
k hullire fin ìhc rejii due bicchieri. Voi piglia mirrA
eletta jùttilc onde tre,& buttala [opra le dette co-
fé; poi habhia onde tre di litargirio argenteo fiottile,
sfallo bollire in tre bicchieri di buona uernaccia,
ouer ubi bianco,tanto che cali il tergo,poi mena con
una cannella ógni cofia infiteme in un catino per fei
bore , poi buttaui dentro fina cinquanta lumache
fienga guficia purificate; poi piglia oncia una di can¬
fora,et habbia una gallina ben grajfia,pelata,et fan-
nepcg^ltifienga lauare,& piglia due naranci net¬
ti dalla ficorga, anime,&• pellicola, & dodici limoni
mondi fimilmentefio il fuco d’e(ii,nlliquali fa magia¬
re le lumachette ,tal che filano come ma pafica ; puoi
piglia uentìcinque uoua firefchc,dr cuccile dare; &
pigliando filo il bianco incorporalo con la cannella
con onde fiei digiiccaro candio,& componi ogni co¬
fia infiteme in un’orinale nel bagno;et la prima acqua
ucrràbianca,la feconda pur bianca,et la terga hia-
ihìflima ; laqual cogli da per fic , & mcfcola poi la
prima con i’ultima,& di nuouo la rettifica,etfierua-
ia che è buona , ma non come quella di rnego, che è
mirabilifiima fiopra ogn altra cofia del mondo, & da
tifare per lo uijo. Ut uolendo fari facdoletti,come è
detto difiopra;habbia i fiaidoletti che no fieno di tela
molto fiottìi,& mettili in un piatto,& fiopra ut gjtta
di detf acqua tanto che li cunpra , & lafidati cofifiei
hore,poi appiccali, m modo che l’acqua coli fiopra
il medefimo piatto,& lafidali afidugare, poi di nuo¬
uo ribagnali per fiei hon ,et falli afidugare come pri¬
ma,& cofii fa fina fette uolte, & hauerai una cofia
che ueramente non ha pari à taf eletto.
LIBRO
j. cui fu in

P carne colorite à chi l’hd pallide.


iglia piccioni bianchi, & falli imbeccare per
quindici giorni di pignu oli,poi jfarali,& butta
ma la tefla,& li piedi ,&le budella ;poi mettili à
lambiccar con me%o pane di allume zuccherino,tre¬
cento fogli d'argento fino battuto jet cinquecento fo¬
gli d’oro,& quattro molliche di pan buffetto bianco
che fta flato à mollo nel latte di mandole,una li¬
bra di medoUadi uitello òboue , òflangia frefea di
forco;& tutte qi/efle cofefa diftillare d fuoco len¬
to,& farai acqua perfettifiima.
UCQJU TEIi FUll

P beUifiima la faccia.
iglia borace bianco onde due, allume di rocca
oncia una,canfora dramme due, allume di piu¬
ma oncia una,allume fcagliola oncia una, & di ogni
cofafa poluerc &■ ponila in una c arraffa grande, ep'
empila d’acqua,et ferrala bene con unàpegga di li¬
no,poi falla bollire per due hore,&poi che l’haurai
canata dal fuoco & che farà rifreddata, mettila in
un’altra carraffa,et piglia due chiare d’uouo di quel
di,&sbattile ben con un poco d'agreflg , & mettele
nella carraffa dell’acqua,& lafciala fiare al fole per
uenti giorni,& farà cofa perfettifiima.
.AÌTFfl...€C Q^VJ. VEV^FjLff BFLLJ.

P la perfona di età di quindici anni.


iglia folfo uiuo oncia una,inccnfo bianco onde
due,mma onde due,ambra fina dramme fd,zir
fanne poluere,^ con una Vibra d’acqua rofa ponila
à dijmare ,& ferba l’acqm in una ampolla ben
Q_V ARTO. 73»
ferrata ; & quando uai à dormire lauati con
lafciacofi, poi la mattina lauati con acqua tepida^
& rimarrà la carne belli (lima.
J. VJ-KyLCQ^VJ. FACILE

P per ogni donna.


iglia la chiara di ott'uoue frefche, & sbattile
tanto che fi conuertano in acqua chiara,poi co¬
lala, & aggiungiui allume fcagliola,borace,canfo¬
ra,all urne 'zuccherina,ana oncia una in polirne, ace
to onde otto,acqua di fior difaua onde due,et metti
ogni cefi in una carraia grade,al fole,coperta, per
quindici dì,& riuolgUa due ò tre uolte il dì ,& poi
lafckla ripofare,& mettila in un altra carrajfa,&
quando uuoi lauati con cjfa , lafciala cofiper un
po'/ggo,poi fregati con una pegga di fcarlato . Et fe
la d'àìina che fi lana il ufo con detta acqua , fojfe
ben nocchia di annifej]ania,lefaràin poco fpatio la
pelle del liolto che parrà giouane di quindici anni.
.A FjlK BELLETTO

P luflro per ogni gran Signora,


iglia un limone grande,et taglialo un poco nel¬
la cima,poi canali fuori un poco del molle fio
quanto è una noce,&empilo di 'zucchero candio,co
quattro òfei fogli d’oro , & tornaui fopra quella ci¬
ma cheprima haueui leuata uia, & con un aco cu-
fcilo , tanto che flia attaccato , poi mettilo nel¬
le brace che flia dritto i,t piede,& fecondo che bolle
uoltalo Jpeffo,tanto che fidi tutto per un peggo, poi
canaio uia,ds‘ quando lo narrai adoperare, poni un
dito in quel buco che era cufeito, sfregate il uolto
co mafiègga fottìi e,et farà cofa buona et perfetta.
LIBRO
A CAVAR VIA LERANNE DAL VOLTO.
*1 A Iglia farina dilupinijfcle di capra frefco ,ficCO
di limoni,al!ime 'xucchenno,& incorporali in-
ficrne à modo di mgueto,poi ungcti la fera dono fo¬
no le panne,& guariranno,& è cofi proiiata.
aD C'0T>IC 1 C fU^ D I

P tiigna,cioè le lagrime dellelùù.


iglia fior diuetro oncia una,allume %iiccherino
onde due,allume di rocca oncia una,borace on¬
de due,canfora oncia unaipoi talli una carraffa d’ac
qua di iagna,<c!' 'mettile dentro le dette cofe,ct ticn-
laper un mefie alfole,& farà fatta.

P kCQjA TElfF ETTISSI MA.


lgjia delle pigne uerdi & piccia le, ^ mondale
fottilmente ,& tagliale in rotelle, & falle farà
mollo tre di nel latte di uacca,mutandoli il latte una
uoha il dì,&- fe fuffe latte di capra farebbe migliore;
dr in capo di tre dì mettele à lambiccare co le infra-
fcrittepolueri. Toluere di uetro onde quattro, co¬
ralli rofìi onde due, 'zucchero candio onde quattro,
allume dirocca onda una,argento uiuo oncia mia et
meza ,ilqual mortificherai con faliua ; dodici uoue
frefehe rotte col gufdo,ben sbattute ìnfveme ; onde
quattro di termeniina lauata à none acque , porcel-
lette bianche marine,Icquali ucndono i profumieri,
onde duejlumacÌK cinquanta fengf feorza, & non
■polendole hauere,pigliale: on la fcorzfi ,peflando
ogni co fa . Ti'Jìa tutte quefle cofe daperfe , &■ poi
fanne tre /irati nel lambicco,uno delle polueri, uno
ài tcnnentina, & uno ddle lumache ,l'uno /opra fai
tro,fiche fiapieno il larnbicco.Toigittali[opra una
Q_V ARTO. §o
carraffa dibuon uin bianco,ouer buona uernaccia &
dagli il fuoco temprato,et coft cauerai la dijiata ac-
(}ua,laqual’è perfetta per f. biaca etluflra la carne
et p leuar uia le crejpe della faccia,et è cofa prouata.
ACtfFA DI MELLOFflz

P per far bella carnatura.


iglia melloni bianchi &fottilmente nettati del¬
la fcorxa,et tagliali in pc'^grofi un dito,la-
fciandoU ogni cofa in mexp ,poipiglia quattroncie
d’allume %ìiCcherino , un oncia d’argento uiuo mor¬
tificato,un oncia di allume di rocca brufciata , onde
due diporcellette,libra una di termentina lauata,&’
dodici uoua frefche pefle con le lor fcorxe,fei limoni
bianchi tagliati in pe'^,et laccherò onde quattro,
una carràffa di latte di capra,& un’altra di uin bid-
co . Voi empirai il lambicco di dette cofe , facendo
firato fopra firato,&le darai il fuoco lento, & fer-
bera! l’acqua in fafco diuetroper lauar la faccia,
che farà opera bellifima.
1MVJ.STJ.TVB^J. DEL VOLTO,
laquale tenendola otto giorni muta la

P pelle, & la rìnuoua bellifima.


iglia quattf uoua frefche,et mcttcleper otto dì
in mollo nell’aceto fortifiimo,di modo che uen-
gano tenere,tal che nèpofi leuar uia la fcorga; <&
leua il rojfo con deflrcgga dal bianco che non fi rom^
pa , & ponilo in unafcodella di terra inuetrìata, efr
piglia fd dinari di termentina che fa ben lanata &
biaca,dinari tre digucchero cddio,fei dinari dipafla
di borace,càfora,uerderame,allume di rocca ana di¬
nari fei,le quai cofe fiano benpoluerigate.Toi piglia
LIBRO
me':(oncla d’argeto uiuo mortificato cofdiua ò fuco
di limoni,quattr onde d’olio di tartaro,et una cipolla,
di giglio bianco , laquaì ^arai cuocere in uin bianco j
folla pajjerai perfettaccio; poi mefcolarai ogni co-
fa con gli rofii d’uoui, incorporando, & sbattendo
ogni cofainfìeme,col fuco di due limoni. Toi la fera
rjuddo andar ai a letto metterai fu la faccia,fui col¬
io,et fidi petto di tal compofuione,facendo il mede-
f mo lamatlna,& lafciandola afciugar da fc flejfia ;
df ogni uolta che la uorrai adoperare ,fempre la
mejcoleraiinfieme; & auuertificedi non tirarla uia
innanzi al tempo,percheguaflarebbe troppo la pel¬
le; ma bifogna lafciarla cofi per otto giorni, dn fe ti
farejje chebrufciajTe,& che tirajfe la pelle, non la
rmouere,ma lafcialafar l’operation fuaperli otto
dì,& compiti terrai quello modo in Icuarla uia. Ti-
glia della femola,malua, madre diuiole paona-gxp»
fcor'ze di faua,rnollica di pane,& mele crudo in bua
na qudtiià,& le farai bollire infieme,tanto che l’ac-
fjua uenga mollefina à toccarla , & cofi bollente la
uerfierai in un boccale, & lo metterai [opra un ban¬
co,accioche tupofifare jìnfa al uolto,fiando con la
faccia fopra quel fumo, & tenendoti ben Jlufato in¬
torno al capo,&il petto,& doue è tal impaflatura,
jìando cofi tanto che tu [udì molto bene nel uolto’,
Jiando fmpre con lafaccia fopra quel fumo , & te-
ticìidola ben ftu fata . Finito chehaurai di fidare,
hau’ uiun poco di dect acqua colata con dentro una
mollica di pane , piglia quefla mollica , dr con
defire-^a ua fregando per tutto doue èl’impafla-
tura,perche la pelle rimane molto fiottile ; & netto
che
Q_V ARTO. 8i
che farà il mito da detta impaflatura,lamloti d’ac¬
qua frefca,& poi afciugatilo , &hahbia preparata
qualche.acqua lambiccata, nellaqual non fiano cofe
fortì,& co quella bagnati iluolto quattro ò fei uol-
te,&feper forte rimanere in qualche lato dell’im-
paflatura,frogherai tal luogo con la fopradetta mol
lica,ouerù con una pe%p^ di lino bagnata in tal’ac-
qua lambiccata,et uedrai ejjerfì multata tutta quel¬
la prima pelle ruuida etgrojfa,eteJjerui rimafa una
pelle bellijiima dr molle . Ma bifogna auuertire per
otto giorni fegucnti di non andar à l’aere [coperto,
nè accojìarfì al fuoco^non per altro ,fenon che ef-
fendo rimafa la pelle fattile,non fi abrufciajfe ogua-
fiajfe,& queflo è fecreto bellifimo.
M CHI HMFESSE DI TsfM-

P tura il uolto troppo rojfo.


iglia anime diperfiche onde quattro,et femen-
%a dixì'icche onde due,<& fanne aglio,col qual
ungerai la faccia mattina&fera,&fnor'gerafi tal
fuperfluo rojfore;&è cofaprouatifiima.
TEIf E MBCMC DI TMLCO TEE^-
fetti fiima,da far bellifima carne,et per

P conferuarla lunghifiimo tempo.


igliate una libra dì Talco sfogliato, fonile,
peflatelo in un mortaio di bronero,dddoli[opra
un poco d’aglio di mandole dolci,perche fi pofia pc-
fiare. Dapoi habbiate due libre di falnitro abrufda-
to , & mettetelo in una pignatta firato [opra firato
col Talco,et metteteli in un fornello di riuerberoper
quattro dì. Tofeia aggiungeteui altrettanto falni¬
tro come prima,et tornatelo nel fornello per quattro
LIBRO
giorni,& coftfate tre uolte . Dopo quefìo dlffoluete
ogni cofa in acqua calda,&■ paffatelo per feltro , &
queflo fate tato che il falnitrojia tutto fuora.Dapoi
afciugate il Talco, & legatelo in una pegp^ di lino
è dilana à modo di una palla,et lutatela molto bene;
tir habbiate ma pignatta grandetta piena di tartaro
crudo,pefiato graffarne te,et in mego di quella fotter-
rate la detta palla , tanto che fia tutta couerta dal
tartaro,Et quefla pignatta mettete à fuoco di riuer-
bcro per quindici bore ò uenti, & il tartaro uerrà
bianco,&ui trouerete il talco in me'zp, & la pci^
faràbrufeiata .,Allora macinate il talco,& rifolue-
telo in acqua ulte , poi canate l’acqua per decanta-,
tione, e afciugate il talco , & mettetelo à rifoluere
all’umido,etrifolucrafiin acqua come latte.
TEK FAR’ARGENTATA CHE FA LA FAC-
cia bianca,rcffa,et lucente,&fi fa in acqua,
et non in piafirclle , & di quefla ufano la
maggior parte delle gentildone d’Italia,
benché non tutte la fanno far bene,
•q^lgliate onde quattro difolimato , & macinatelo
in un mortaio di pietra,menddolo fempre ad una
mano.Et quando farà ben macinato,habbiate argeto
uiuo che fia un tornefe per oncia del folìmaCo,etmet
tctelo in aceto bianco forte,et lafcìatelo filar cofi otto
gìorni,dapoi mettetelo in una pignatta nuoua co al¬
tro aceto bianco, Affatelo bollire un peggo . Dapoi
canate l’argento uiuo dell'aceto,& mettetelo in una
fcodclla, &■ habbiate una mollica di pan bianco , &•
disfatelo con detto argento uiuo,macinandolo infiie-
me, tanto che l’argento uiuo refi chiaro & bellq.
Q^V AUTO. 82
^llorajoffìatcli dentro, & il pane fallerà fuori, &
ejuefìo argeto uiuo cofipurgato mettete conil fopra-
dettofòlimato,macinandolo molto bene duna mano,
& cofi ogni co fa diuentarà nero,et tanto il macina¬
te à una mano,che diuentì bianco come la neue.Da-
poi pigliate accjua comune che fa bogliete, & met
te tela nel mortaio che fa caldo ancor'ejfo, & rime¬
natelo bcninfeme.Toi lafciatelo pofarc,&euacua-
te Vacqua con diligentia, laqual è perfettifiima per
la rogna;dapoi tornatele fopra altr acqua bollita,&
lanatclo come prima,et notate l’acqua,et cof farete
quattri) cinque uolte . Dapoi pigliate fina dodici ò
quindici perle,& due Carlini d’oro macinato, ouero
(l’argento anch’egli macinato,un poco dicanfora,un
poco di boracesCt un poco di talco calcinato fe n’ha-
uctc,& macinate ognicofa nel mortaio à una mano,
et lafciatelo cof per quaranta dì al fole & al fereno,
rimenandolo ogni dì una mefhora fempre à una
mano . Tajfati li quaranta dì pigliate quattr’uoua
frefche,Emettetele àfcaldareal fuoco, & quando
faranno un poco calde rompetele, & cattatene quel
latte che fanno , & mettetelo neidetto mortalo , &
macinatelo bene inf eme,et mentre fa'ete quefio,fa-
rete ancora la infraferitta acqua.Tigliate limoncelli
maturi,et mddateli da quella prima feor-ga gialla,E
tegliatcli in fette fonili; E pigliati dodici uouafre-
fche,et sbattete il ro(fo,et il bidco,etla fcor'ga infe-
me,ct aggiugeteui due onde di termetina,et mettete
il tutto à lambiccare à fuoco leto,et cauaretene circa
una carroffa à'acqua,et con qfla fleprate la f ipradet
taargetata nel mortaio,poi mettetela in un’ampolla.
LIBRO
(& ferbatela in luogo frefco ben ferrata,&farà copi
da Regina. Et cjuando la uolete ufare,habbiate pri¬
ma ben netta la faccia,dapaimetteteui detta argen¬
tata difcretamente,et lafciatela afciugare da fe flef-
fa ;&uolendo potreti darai difopra ilrojfo con la
pe’z^tta di leuante , ò rojfo di fcodeleri di E'alen-
tia,ò in acqua, come più di fatto sinfegnarà.
TEB^ D^BflL LFSTB^O ET

P colore fopra la detta argentata.


igliate dodici rofìi d'tioua frefche, nate quel
giorno,& cofi crudi sbatteteli bene, & mette¬
teli a lambiccar con fuoco foaue, mettendo un poco
di mufco alla bocca del lambicco , & in detf acqua
bagnate un poco di bamhace, & ungeteui la faccia
dapoi che farete afciutta,tt lafciatel'afciugare da fe
Jieffa,& è cofa molto buona.

P .A EJ.B^FTfT101>fE DJ. VISO.


iglia onde tre di tela di agnello grafo,&- met¬
tila nell'acqua frefca,& mutauì ogni di l'acqua
cinquanta uolte,fina fei ouero ottodì;dapoi taglia la
detta tela minutamete,& mettila in un pentolino in
uetriato pieno di aceto biaco et chiaro,con una dra-
ma dì canfora pefla, Sfalle bollire infiemeper fa¬
tto di due Talcrnofiri & due aue Maria,dapoi cola
il graffo con una pect^ di lino bianco , poilafcialo
rifreddare,& fi rappigUerà,& fe nel fondo uifoffè
alcuna bruttura, leuala uia , dapoi togli onde due
d’oglio di tartaro,& mettilo iu un bicchiero,& po¬
nilo in fu i carboni accefi, & lafdauelo fin' che fi
rappigli,ct poi loponicofirapprefo in luogo umido
per un dì & una notte,poi metti in detto oglio rap-
Q_V ARTO 85
prefo alquanto fatto umido,oncia una dì borace ben
lanata,&poi pcjìali, & mefcolali infìeme , & ag¬
giungili biacca lanata oncia una et me%a, poi met¬
ti ognicofa in una pentola inuetriata & nuoua, ó"
mettila à fuoco lento ,fempre rimenando con uno
mefcolino, infin che fia ogni cofa bene incorporata^
et pofla che Vhai in fui uifo,fa del rofib co la grana
& il uer7Ìno,che è meglio che col ucraino fchietto.

P A BJ)SSO TEB^ LO FISO.


igliafindalirofiipeflifntilmente,et aceto fot¬
te,difiillato due uolte,et faUibollireinftemefot-
tilmente,& mettiui un poco d’allume di rocca pefio
dentro,et ti fard un rojfo perfettifiimo;&’ fé uuoi che
fappia di buono , mettiui dentro un poco di mufco,
onero ’^ìbetto, onero altro odore che ti piaccia , che
farà buono.

P JL EJ.B^ BELLO IL FISO.


iglia faue,& fagiuoli,& ceci,&fanne polue-
re,& diftemprala con acqua tepida, & chiara
d'uouo,& latte di afma,& mettila à feccaxe,& poi
diftemprala con acqua, & con quefta lanuti la fac¬
cia,& la farà bella, jplcndida,& netta.
^ BELLO IL FISO

P in un altro modo.
iglia fiori difaua frefca,&fanne, acqua à lam-
bicco,e aggiungendoui un poco di canfora, con
quella lanuti.

P ,
A EAK BELLJ. L..4 FJ.CCI.A.
iglia fiordi rofmarino & fallo bollir con uin
bianco,&co queflo lauatiil uifo molto bene,&
ancora bemne,et ti farà bellifimo il uifo et bua fiato,
i 3
LIBRO
jl li

P panne,&■ far bella la pelle.


iglia un poco di allume di rocca,et tritala mi¬
nuta , dapoihabbia un chiard'uouo che fa na-
feiuto allora , ^ cofi caldo mettilo al fuoco in una
pignatta inuetriata con l’allume di rocca,<& lafcia-
uelo tanto chetuuegga che habbla leuato il baglio,
& mefcolandola fempre con un legnetto,detta me¬
dicina uerrà dura , & con quella ungeti la faccia
molto bene per due ouer tre giorni, sfarai bella
pelle, & è ejperimentata.
J. F.JFJ.ACQF.A CHE

P imbianchìfee il uolto.
iglia lìtargìrio d'argento tritato, <& mettilo in
una carraffa con aceto bianco forti fimo,&fai
lo bollir tanto che cali tre dita,& poi lafcialo pofa-
re,& colalo,&ferualo. .Ancora piglia late,et fuco
di narancì, & mefcolali con olio di tartaro , & in¬
corpora ognicofa,& opera.
à BEL FISO

P in un altro modo.
iglia fele di lepore,di gallo,di gallina,dian
guilla, & diflemprali con mele, & metteli in
un uafo di rame,& ftoppalo bene,et con quefto un¬
giti la faccia, & guarda che non nè andajfe nè gli
occhi,che t’incenderebbe,&- farebbe male.

P ALLE LENTIGINI DEL VOLTO.


iglia lue erte uerdi uiue, sfalle bollire in olio,
finàtanto che cali la terga parte,& poi cola¬
lo,& aggiungiuidella cera bianca,&fanne ungueif
to,& ungiti il uolto con quello J^ejJe uolte.
Q_V ARTO, 84

P A FAR’ANDAR VIA LA VOLATICA.


iglia radici di romice,&lauale bene,et radile
& fanne fettoline fottili, & mettile à mollo in
j
aceto bianco &■ forte per due giorni & due notti »
et dapoifrega la uolatica tre ò quattro uolteilgior¬
no con quellefettoline,&guarirai.

P A FAR’ANDAR VIA LI PEDICELLI.


iglia incenfo,& lardo diporco majehio,& falli
bollire infieme in una pignatta inuetriata , &•
fanne unguento,&ungile i pedicelli oue fono.
A FAR’VN’ACQVA che MANDA VIA OGNI
tintura macchia dalle mani à gli artigiani^
&fa le mani bianche,^ ancora uale mira¬

P bilmente à quelli che fono cotti dal Sole.


iglia fuco di limoni,et un poco di fai,& coque-
flo lauati le mani, & lafciale.afciugare un po¬
co da per fe,& poi lauatìle con acqua , & uedrai
che Ietterà ogni macchia -& è anco contra la rogna,
A FAR VN’ACQVA CHE FA LA CARNE BEL-

H liliima,& conferuala come balfamo pretiofo.


.Abbiate un corno dinido fe lopotetehauere,fe
non pigliatelo quanto piùgiouene potete,etper
quaranta giorni non gli fate mangiare altro che rof-,
fi d’uoui cotti duri,poi uccidetelo,& pelatelo,et fa¬
telo inpcx^i ,& habbiate foglie di mortella i &iu
un'orinale di uetro mettete un folaro di dette foglie,
& un folaro della carne ò peg^gi di detto corno , poi
fiargeteui fopra poluere di talco peftato con olio di
amandole dolci ,& fe ui auangano pegpfi del cor-
uo , fatene un’altro folaro, & poi frondi di mortel¬
la, & poi talco dinuouo. L’orinale uuol'efier largai
LIBRO
^ baffo ukhnametebuttateui[opra Ire h qucit-
tróncie d’oglio di mirra fatto ncWuoua^come in qne
fio libro s^infegna, poi mettete il cappello ò lam¬
bicco fino all’orinale,et ferrateuiben le giunture che
non rifiati, & col fuo recipiente dateli prima fuoco
lentifìimo per quattr o cinque bore,tal che quelle co-
fc fi uengano a difcioglierecome corrompere tra.
loro , poi uenite crcfcendo il fuoco,& fate diflillarc
ogni cofa,dando li in ultimo un gradifiimo fuoco per
un bora, poi lafciatelo ri freddare , & trouarete nel
recipiente f acqua diflillata , laquale fe il fuoco farà
fiato affai,farà alquanto gialla,ò roffa. Vigliatela
mettetela in una boccia grande fecondo la quantità
di effa acqua , & con effa mettete fiori di ro fmarino
me:ga libra,& acqua uite un mexp bicchiero;etmet-
tendoil cappello alla boccia col fuo recipiete,& ben
ferrate le giunture, fatela ridiflillar di nuouo,mette-
do nel recipiete,ò alla bocca del lambicco,una pcg-
ctetta rara , oue fia legato mandola di bengioì, cioè
hengioi bianco pefio meglio che fi può fra due carte.
Vt quando farà: diflillata tal’ac qua farà chiarifiima
beliifiima . Conferuatela in un fiafco molto ben
ferrato con cera,& con pegga incerata,che non re-
fpiri,et non la tenete al Sole nè in luogo caldo. Qjte-
fia è un acqua nobilifiima & pretiofifiima , che non
ha pari al mondo nelle uirtà fue per far bella & co-
feruar la carne. il modo di ufarla è'quefìo;chc pri¬
mieramente la donna fi habbia lunato molto bene il
uifo con acqua di po’ggp,et co una pegga di fcarlat-
to bagnata in dett’acqua fi uada fregando il uolto,
& il petto,& doue le piace,et poi fi fiendaful letto,
Q_V A R T O. 85
tenga puf un pacchetto detta pegp^ cofi bagnata
fopra il uìfo,poiJt algi à piacer fuo,et cofi potrà fa-
re ogni ottofoognl quindici giorni fo ancora ogni rne-
fc,b ogni due mefc una uolta. Ut fra tanto può ufaf
acque buone,come di fior di faua,di g!uche,di mel¬
loni,di frafinella,di radici di gigli bianchi, di radici
diferpentaria,€t altre tali,purche non adopri nèfo-
lim'ato,nè biacca per modo alcuno. Etuedrete effetto
mirabile,come fi farà la carne bellifiima naturalme-
te,& laconferuerà molto tempo giouene,frefca,&
uaghifiima.
.ACQF.A T^OBILISSIMA E> J. F S
per lauare il uoltofil collo,et il petto,laquale è gen¬
tile da ufarfi, & fe nè può far quantità , che
quantopiuflà fatta tanto è migliore', la
p uò u fare donna d‘ogni grado, che fa la
carne bellifiima , & non offende i
denti,et non par che la dona fia
imbellettata òUfciata,ma che

P cofi fia di fitta natura.


igliate due piccioni grafiti,due libre di carne di
uitello,femente di girafole,mondati dalla fcorga
loroypignuoli modi,amandole dolci,amandole ama-
re,radici di gigli bianchi & paonagpfi, fatte rotte et
monde, fiele di boue , radici di dragontea , radici di
frafiinella,un limonccllo mondato dalla fcorga gial¬
la & tagliato in pc":^, la mollica d'un pan bianco
bagnata in latte,gomma draganti rimollita in uino,
armoniaco ingomma rimoUitoin aceto,fiori di ligti-
firo,& fateli difiillare à fuoco foaue,& mettete unOr
pecetta con mufco & bcngioi bianco alla bocca dei
LIBRO
lambicco,&[erbate l’accjua inuafo diuctro ben co-^
fertOjcbe èpretìofa da ufare continuamente, &fa
bellij:ma carne , & naturale, & non fa danno à i
denti,nè ad altro,
^ !{0SS0 T^OBILISSIMO P£i\,
lo uifojche è naturale, & dura molti giorni,

P & fempre uìen piu uago & più bello,


igliate uoue cotte dure,et pigliatene fola ilbia-
co,& al bianco di uenticinque uoua mettete un
bicchiero di latte di fico , &non potendo hauer tal
latte, pigliate ficoncelli piccioli non maturi, & ta¬
gliateli in pe‘:(gi, & mefcolateli con dette uoua , &
fateli dijìillare,poi pigliate quell'acqua,laquale per
fefiejfa fa bianca la carne. Ma uolendo farii roffo,
metteteui fer una carr affa di dett'acqua due onde
d’allume di piuma in poluere,& meffoncia di grana
da tingere fcarlatto, & due onde di cremefi da tin¬
ger fete cremefine,et tutto in una carraffa ben ferra¬
ta che non reffiri,mettete in letame,ò in una caldaia
d’acqua ben calda,ma che non bolla,per otto giorni.
Tot cauatcla,& colacela,premendo molto bene tut¬
ta la fofianga di quei colori, Et pigliate quell’ac¬
qua cofi tinta,^ aggiungetele altrettanto allume,et.
grana,&■ cremeft,come prima, <& terretela per altri,
otto giorni in caldo come prima , poi colatela come-
prima, & di nuouo la terga uolta aggiungetele allu
me,grana,et cremefi,?^ megoncia di gomma arabi-.
ca,& ritenèdola in caldoper otto giorni,come difo-
pra,leuatela,& colatela, & ferbatela , che è il più
bello,&il più uago roffo,che fi poffa diftderare;et fi
àeue dare [opra il uifo co una peg^tta di.fcarlatto.
Q_V A jr T o, grf'
è di raf) creme fino, fregando al quanto pianto che U
carne fi rifcaldi,et il rojfo penetri bene;et potete ag¬
giungerle odori come uipiace.Et non uolendo metter
la carraia nel letame,ò nella caldaia d’acqua,potete
farla flareà fuoco lento , che non bolla per tutto un
giorno,& poi colarla,& far il tutto come difopra.

aiTPJ) BJ)SSO MOLTO BELLO TEB^ LO


uìfo,et più facile àfarft,etcon manco Jpefa.
rjylgliate due onde di colla dipefee ben chiara , <ér
mettetela à mollo in uin bianco per cinque ò fei,
giorni,poi habbiate uergin buono,& di bum colore,
rafehiato f utilmente,o tagliato in peggetti, & met¬
tetelo à mollo in acqua di poggo , tanto che l’acqua
fopr’auangipiù di un palmo <& mego, & mettete la
detta colla dipefee conquejio uergino & acqua à
bollire à fuoco lento,et uenite con unpegjp di carta
prouando il colore diuolta in uolta,fìn che lo uede-
te àuoflro modo. Et auaniiche lo leniate dal fuoco
metteteui à una carraffa di detto colore un’oncia di
allume di rocca crudo in poluere,&gomma arabica
una drdma.Et poi Icuatelo dalfuoco, &ferbatelo
ben coperto,che è mollo bello & utile . Le donne po
nere tifano di far bollire il uergino fola in uino ò in
acqua,dandoli un poco d'allume dì rocca,et di goni-
ma,& aggiungendoli acqua ò uino,ebollendolo fin
(he la prona del colore fla à lor tnodo . Mitre piglia
no fandalì rofii, & li mettono in uino ò in acqua ui-
te fenga bollirla per una notte,poi notando l'acqua,
e aggiungendoti nuoui fandalì, & un poco di allu-
me,fecondo che lor piace il colore.
LIBRO
BELLETTO SOTBj>. OG^^ALTESl.
spigliate talco macinatoi& jìagno fatto in poluere
colfcfiello di legno,et lunato,& mefcolatelì in-
f)eme,& metteteli in un uafo Jpanfo,cioè in un piatto
ò tegame coperto con un altro piatto,in una fornace
de. boccalari,ò di mattoni,ò di uetro,o ancora in for¬
nello,per tre 0 (Quattro giorni. Dapoi cauatelo, &
ferà bianchi fimo come neue. Macinatelo fottilifimo
con acqua di ficonceUi,ò latte di fico,ò aceto dijiilla-
to,ò acqua di piccioni,ò altra tal cofa acuta et uifeo-
fa,&- tifatelo.

A FARE T CAPELLI
biondi come fili d’oro.
spigliate feorgeò retagli trifli dilfeubarbaro
metteteli à mollo in uin biàco,ò in iefìia chiara,et
con ejfa,dapoi che hauete lanata la tefia,bugnateuì
ì capelli con una Jfonga, ò con una pegga,&afciu-
gateuela al fuoco ò al fole,et di nuouo bagnateuela,
& afciugateuela,& quanto piti lo farete , tanto più
uerrano belli,& non fa offefa alla tejia.

A FAR LESSIA DA VSAR PER LAVAR


la tefla,laqual oltre che conforta il cer-
uello et la memoria, fa i capelli lun¬
ghi,eìr biondi,belliftimi.
'pigliate le fin non molto forte,fatta ordinariame-
te come le donne fanno la loro le fila perla tefla,
gir- in una caldaia che bafli à lauar dieci uolte,met¬
tete l’infrafcritte cofe ; feorge di dieci naranciò ce-
trdgoli dolci fe n hauete,fieno forti,feor gè dì cetra»
Q_V ARTO. 87
fiori di camomilla , frondi di lauro, un pugno dì ca-^
pcluenere, agrimonia un mego pugno,paglia d’orgo
tagliata in pe%^ , lupinifiecchi una me%a fcodella,
fien Greto una fcodella, tartaro di nino libra meta,
fiori di genefir a,& di quefli è fempre bene dloauer-
ne in cafa fiecchi per tal'cjfetto, che fono molto al
propofiito ,& quefla le fila quanto piu fla fatta, <ir
quanto più inuecchia,tanto è migliore,& quelle cofe
che uimettete detro baflano per cinque ò fei mcfi,&
poi potete rinuouarle à piacer uoftro. Et quando ca¬
nate la lefiia di detto uafoper adoperarla,cauatela
nettamente,che non ui uadano ài quelle materie ; &
quando la mettete à fcaldar per lauarui, ui potete
mettere un poco di mirra,& un poco di cannella,che
la farà pcrfettifìima perfanitd della te fla, & per la
Hifia,&per la belleg^ga de i capelli.

LESSIA DA LAVAR LA TESTA A CHI


defidera hauer’i capelli negri.
•figliate lefiia ordinaria,etfateui bollire dentro un
pugno di biete, tre ò quattro pugni di faluìa , &
mirra à uoftra difcretione,con foglie di lauro,& al¬
cune foglie òfcorge di noci. Ma auuertite, che qua-
do ufateà lauarui con quefìe lefiie che hanno uirtà
di tingere i capelli biondi ò negri,uoi non ui freghia¬
te molto il uolto & il collo con effa, perche nonio
tingeffe negro ògiallo , Benché non cofì tìngono la
carne come i capelli . Et poi finito che hauerete di
buttarla lefiia /opra la tefta , lauateui il uolto con
lefiia chiara & femplke, ò con acqua chiara, ò con
uin bianco.
LIBRO
OGLIO T)U VSji?^ JL FTiGEIiSI I C^T»-
pelii ad ognhora, che li mantiene biondi,

H lunghi,& lufliicome oro brunito.


.Abbiate una carraffa d’olio di ftfamo,fè ne po~
lete hauere^fc non.pigliate olio d'oliue ben ma
ture,che non fa ucrdaccio,ma giallo,&■ chiaro , &
metteteuidetro onde tre di floridi gineflrefecchi,cff
modali dal picciuolo ,& da efueU’anima bianchiccia
che hdno dentro,<& pefi cof grofamcnte,ó' un on¬
cia di quel gìaUo che fa in megp à i gigli bianchi,et
due dramme di curcuma,et mega dramma digaffra-
ne,con un poco di cannella,di hengioì,dimufco,gT di
gibettOjche tutti feruono per farlo odorifero ictaiu-
tafil colore,& confortar la tefla;& tenetelo al fo¬
le tutta la fate, che potrete uenirne pigliddo diuol-
ta in uoltain un ampolletta per adoprarlo,et quan¬
to più fla,tànto è meglio.Et potete poi uenir’aggiu-
gendo dell’altr aglio fpra le dette cefe nella carraf-
fa,che per molt’annifon buone;òpur potrete uenirui
coft alle uoltcrinuouando i materiali, fecondo che
uedretc ejferbifogno . Et queffagliof ufa ungendo'
con ejjo il pettine,<& pettinandof la donna al Sole,
efr mettendof dapoi fopra la tefia un pannicello
caldetto fenga calcarlo altrimenti. Et è co fa molto
rara , & da ogni gran Tfcgina , che per taf effetto
non fi può trouar cofa migliore.
MODO BELLISSIMO DJL EABSII CMVTELLI
biondi facilmente,&fenga farai fole.

P Etquefo è rarifimo ,fecreto.


igliate antimonio,tartaro di botte,ana libra me
ga,falnitro onde none ,peflì fottilif imamente.,
Q_V ARTO. 8g
Tòt hahbìate una pignatta,& co fi nota mettetela in
mcgo al fuoco,intorniandola di brada,et lafciateue-
la fin che la ueggiate tutta roffa detro & fuori. Al¬
lora con una mefcola uenite àpoc'à pocogittandoui
dentro tutte le dette polucri,dandole tempo di uolta
in uolta che finifeano di brHfciare;et aimertiie dì far
lo fatto il camino,hin luogo [coperto,perche fa tan¬
to fimo,che non nifi potrebbe flare, per grande che
fojje la (ìantia . Dapoi lafdatela rifreddare,rom¬
pete la pignatta,nel fondo ui trouerete una come
focaccia graffa,ò come un pane di materia ncgraccia
& fida,ma che ftrompe fubito che le fi dia [opra col
martello . Ifompete adunque detta matteria in più
parti deflramente , & ui trouerete in megp alcuni
peg^etti di una cofa, come puri fimo argento , ma
frangibile che tofìo che [ente il colpo di cofa dura,ft
rompe in molte parti. Et quefio gli inuefligatori de’
fecreti della natura chiamano regolo d'Antimonio,
ilquale nell’opcrationi metalUcc ferue à molte cofe,
come fi dirà in queflo uolume . Qjieflo regolo adun¬
que non ferue in queflo effetto nel fari cappelli bio¬
di,pero ferbatelo da parte,et pigliate tutto il reflo di
quelle [cecie et materie negre etgiallicc ch’erano nel
fondo & d’intorno alla pignatta, & fubito (perche
s^inumidifeono prefiifimo)pefatele groffamentc
ad ogni libra d'effe aggiungete un’oncia di uetriuolo
rubificatoycome s’infegnerà al fuo luogo,& mettete¬
li in lefia che non fia troppo forte, ér flemprateli,
tanto che uengano come una falfa,aggiùgendoui due
onde d’olio di roffo d’uouo fe n’hauetc ,fenon d’olio
d’oliua , Et tal liquore [erbate in albarelli,che dura.
l I B R O
^ è fempre buono . Et quando uolete adoperarlo ,
hahbiate la lejìia che ufatc per lauarui la tefla , &
metteteui àcero due otre onde d’allume dirocca cru¬
do &'peflato,& con ejfa lauateui la tefla fecondo il
folito ,& fubito lanata, fen-f^afeiugarui altramen¬
te , ungete tutti i capelli col fupradetto liquore che
ferbafle nell’albarello, et fla caldo,et cofl untiauuol
■geteliin un panno caldo,metteteui à federe per
un pcx^,poi con lefiia calda lanate uia detta un-
tione,adoprando il ftpone fecondo che ni parrà ;
poi ultimamente rifdacquate la tefla è i capelli con
un poco di uin bianco caldo , & aimolgeteuela con
panniyòafciugaicuial folc,òal fuoco , fecondo che
ut piace. Et ultimamente ungeteuii.capelli cd l’olio
pollo nel precedente capitolo,ò con olio di gclfomi-
nì,che confcrua i capelli che non fl flexpflno,& tifa
luflri. Et tenendo queflo modo ogni quindiciglorni,
ò ogni mefe,haurete i capelli belli(lmi, & come fili
d’oro purifimo. l\icordandouifolamente,che in ogni
cofabifogna chele perfone tifinola difcr'etionc,etper
la prima Holta che fanno una cofa,uadanocd dilige-
'ga;comeper cjfempio in quefla che bòra èdetta,con-
uie che la dona habbìa conflderatione alla leflia che
no fla molto forte,che co l’untioneylaquale èfortetta
ancor ella,noueniflc àjpeTggar’icapelli.Et cofl confì-
derar la qualità che nè mette,et quàto tepo ue la tie¬
ne fopra,auanti che la laui uia , &.certe altre cofe,
iali.Et poi feeddo che con la ejperien-ga. uedé' riufeir
l’effetto,regolarfi del tutto, che in niuna co fa fi: può
dar regola tato certa, che no ai rimaga luogo alla di
ligetia,€t alla diferetione etgiudicio di.chi fadopra.
Q_V ARTO
DA LEVARE

P ipeli da qualunque luogo.


igliate la chiara di tre uoua frefcbe , battuta
molto bene,calcina uiua onde otto , orpimento
oncia una,ogni cofa ben poluerixata, & mefcolate
le poluericon la chiara,<& poi aggiungetele un po¬
co di le(lia,tanto che nè facciate un liquor come fal¬
fa Jpejfa , & ungete con tale unguento il luogo Oue
fono ipeli che uolete cauar uia,& lafciatelo cofi per
un quarto d’hora,poi lauatelo uia con acqua caldai
(ir ipeli cader anno tutti . Et fe pur non cadcffero,
tornate ad unger di nuouo, & à lafciar per un pe^tj-
■!^,&poi lanate come prima, dr cader anno fen-;^
dubbio alcuno . Et poi ungete il luogo depilato con
oglio ro[ato,o molato,che rejìerà la pelle beUifiima,
& feuT^alcuna lefione.
LIQVORE DA FAR CADERE I PELI,
che fi può tener fato quanto fi uuole,& è

P comodo da ufare ad ogni occafione.


igliate foda oncia una, calcina uiua onde dieci,
orpimento onde otto, & fatene poluere fattili fi
fiima,& mettetela in una pignatta con tanta lefiia
dolce & chiara,che uauagi fopra un palmo,et fa¬
tela bollir unhora,&poi lafciatelapofare per ucnti
quattr bore,poi colatela,&pigliatene onde tre, dr
aggiungeteui onda una d’oglio d’oliua,et fateli boi
lire infieme,tanto che tutta l’acqua fia andata uia,il
che fi conofce gittandone con un legnetto una goccia
fopra il fuoco, & fe non grida è fatto , & ferbatelo
per li bifogni,aggiungendoli mufco ò tubetto ,fe lo
miete odorifero, Et quando uolete far cadere i peli,
M
LIBRO
lauateliprima molto beneco acqua calda^ctpoi
geteli con detto oglio,& lafciateli cojiper un poco^
poìlauatclo uìa co acqua calda,cbe i peli anderano
tuttiuia;etpoiungete il luogo co olio rofatoò molato.
AVVERTIMENTO INTORNO

P al cauar dei peli,


rimieramente auuertite che i peli fi uoglion
femprefar cadere à luna mancante-,& è meglio
farli cader con unguenti ò ogli, che cauarlì con le
mollette, perche U cauarli uicn à far uiolenga alla
carney& à muouere il [angued largare i pori on
de ipeli efcono , & à farli nafcere più grofii, & di
mala maniera. Et in tutti i modi è bene di unger poi
fubito il luogo con ogli freddi, come il rofato & il
molato . .Auuertite fimiime te,che molte uolte gli un
guenticon orpimento lafciano la pelle brufciata, &
quefio uìeneper ejj'er malfatti, troppo foni,et tenuti
troppo,&pofli[opra à[ecco, feng^haucr prima ba¬
gnato il luogo con acqua calda,&Jen’ga ungerli con
oglio dapoi che fon canati,come è detto difopra.
PER FAR CHE I TELI NON RINA-
fcanoyò per farli nafcere mollicini&

C fiottili come prima lanugine.


On molta fatica fi troua rimedio,che i peli non
rinafcano,et la cagione è,che molti uolcndofar
quefio,compongono alcune untionìfrcddifiime,o fee
chifiime eccefiiuamentc, & con effe ungono per un
poco di Jpatio il luogo, & ò non fanno profitto alcu¬
no per la potenza della natura nel fare il fino corfo,
^ mandar fuori le fuperflmtd del corpo ,òinfieme
col pelo,et con la fua radice,brufeiano la pelle,et la
Q_V ARTO. p®
lafckno fegnata.Terò è da fapere,cheprìmìeramete
il camrli à Lima mancante,& unger fubito il luogo
con olio rofato h uiolato,fa che fempre i peli uenga-
no à rinafcerpià deboUipiumoUicini, più fottili\
& ogni uolta tardano più à rinafcere. Ver uoler poi
che non rinafcano , uferete quefti rimedij, che fono i
migliori che fi p affano fare,come per infinite e^erien
fatte di quaft quant'altri fe ne trouano,fi è uedu
to chiaramete. Vigliate offa d'oliue abrufciate,fcor'r-
difiaue fecche ,feraenxa di iufquiamo, litargirio
d’oro ò d’argento,fcor-gc di telline hrufciate, oppioi
parti uguali,&orpimento me^a parte, <& ogni cofa
ben poluerixata mettete in tant aglio d’oliua òrofa-^
to,che raglio fopr’auan-zi quattro o fei dita,& meU
teteVabollir e, fempre rimenando per due ò tre bore.
Voi lafciatelo rifreddare,& canate defiramete det¬
to aglio ,el ferbatelo ,aggiugendoli la quarta parte di
fuco dicelidonia.Et quado furano fatti cadere i peli,
habbiate una pczpza bagnata in dett’olio, ilquale fia
un poco tepido et mcttetelafopra il luogo depilato,et
lafciatela cofi legata tutta la notte.Voi la mattina le
natela,et ungete il luogo co olio rofato,et la fera uc
la rimettete .Et cofi fate fina fei ò fette notti, et fta
à Luna mancate,come e detto.Et fe pufi peli rinafee
rano,tornateli afi'altra Luna feema àfar cader come
prima, & à rimetterui la pet^ fopra,cheper cer¬
to in pochi fiime uoltenon ritorneranno più.
A FAR PEZZA DA LEVAR I PELVZ-

H Xi dal uifo,dal collo,& dalle mani.


abbiate termentina onde due, cera bianca ta¬
gliata minuta, oncia mexa, bengioì& fiorate
M a
LIBRO
ealamìt'a un pacchetto à difcretiene. Ut mettete pn~
ma la cera à disfar àfuoco lento,polii bengioi&■ U
fiorate,& poi ueniteui buttando la termeritina,ag~
giungendoui un pacchetto di biacca ben macinata^
& tenendola al fuoco metteteui un poco dimàflice,
&uedete di fare una miflura che non fiajpcffa trop¬
po ,me troppo rara. Et habbìate poi pe%^ di lino
della grandex^ che ui piace,etflendetete fopra una
tamia , &con una cocchiara uenite facendo fopra
di effe pe-r^ una coperta di detta miflura , come fi
mettel'empiaflro.Etlafciatele poirifreddare,&fer
baie le l’una fopra l'altra cofi aperte,perche il pie¬
garle farebbe crepar la miflura, laqual unol'^ffer di
forte,che quando è fredda rimanga dura. Et quando
colete adoprarla fate cefi. La fera quando andate a
dormire lauateui il luogo doue miete leuari pellco
acqua tepida,molto ben fregandolo con unapect^,
è con le mani,poi afciugatelo, & habbìate una delle
dette pegge,&‘ fatela molto ben calda al fuoco, tal
che quellamiflura uenga liquida, & attaccatela fo¬
pra doue miete leuar'ipeli,& calcatela bene,et.la->
fciateuela tutta la notte. Toi la mattina pigliando
da un capo detta pegga,uenite algandQla,& tiran-r
dola uia à poc a poco con deflreggta, hauerà le¬
dati uia tutti i peluggi dal uifo, et lafciateui una bel
lifima pelle .Effe pur ui rimaneffe qualche poco di
detta miflura fopra la carne,lauatela uia con acqud
calda & femola,fregando con Hnapce^<,che ande-r
rà uia in tutto,poi lanate il uifo conaequa HÌte,buìn,
bianco , ò qualche acqua lambiccata di inelloni,ò di
'sacche,od'altre cofe ffiffetufiatepoià piaceyupftrù
CLV ARTO. 91
Valtìrt mflrc acque 0 liquori ai uifo , che co fi l'hau^.
rete femore come uno pecchie beUiftimo.
SECRETO RARISSIMO, IL qVaLE VSANÓ
le gran Signoremoreiper far che le lor figliuole non
habbìano peli fiotto le braccia,ò in altraparte che
à lor piaccia che non ui fieno peli.Ut quefio fe-
creto hebbiìo inSorìa tanyio. 1^21. da un*
gran Signora, aìlaquale io , con la grati*
del Signore, fanai una fiua figliuola,
che l’hauea dato uolta il cerucUo,

Q & conueniua tenerla legata,


Vando la figliuola è nata,fiubito hanno àp^
aprecchiata unapiaflra di orofino,h un du-
► cato,òanello, ò altra cofia tale d'oro ,&l(ì
tengono nel fuoco tanto cheuenga rofifio & infocato,
ma che non fi fonda,et pigliandolo con una tenaglia
cofii infocato , lo uanno menando fopra il luogo oua
non uogliono che nafcano ipeli,& poi fubito ungo*
no con olio rofato ò molato. Ut d’indi à uentiquattro
bere tornano àfare il medefimo un’altra uolta .. Ui
cofi in quel luogo non nafcono peligiamai.Etfe pu*
re ad alcuna ui nafcono,li fanno cader con l’ungue-
tOi& tornano àfcottarlo con foro come prima, ^
ficur amente non rinaf:ono maipià. Queflo rimedia
ho io fatto fare.ad alcune gentildonne per leuare i
fel>MeUafromq,& quelle che l'hari fatto bene,tutte,
l’han trottato uerifiimo,et tenuto perg;randiffmo fe^T
creto. hia f orouuoreffcr fino,perche la fcottatur*
ééU frO'.puro non lafcia fegno, come quella d’ogn'al*
tro metallo ■. Et quefio fecreto ho tenutoào lunga
%mpo grandemente occulto elrearo.
M I
LIBRO
U 7J\ TUZZETTA DI LUVAVJ't

P che ufano le donne per colorirft.


igliate cimatura di grana, & fatela bollire in
acqua oue fa bollita calcina uiua,et bollita che
farà per un buonpe7^,colatela;della qual colatura
pigliate un boccale, & metteteui dentro onde due di
uer'zino tagliato fottile,et un’oncia d'allume diroc-
ca,& altrettanto uerdcrame,& due dramme di gom
fna arabica, fatela bollire in una pignatta per
me-ghoraipoi habbiate le uofirepex^gc di tela uec-
chia,grandi,opicciole,fecondo chele uolete,&met¬
tetele dentro à tal decottione,&coprendo la pignat
ta,la lafciarete rifreddare per tutt’un giorno.Voi ca
natele fuori,& lafciatele feccare all’ombra,& con-
feruatele in fattole tra cofe odorifere,^ adoprate-
k à i bifogni.
.ALTI^.A VEZZETT.A DI LE-

P uante,buona & perfetta.


igliate acqua ulte una carraffa,grana due dra-
me,uer'zino ,armoniaco in gomma,ana me-rfon-
cìa,& mettete ogni cofa nella carraffa con l’acqua
uite,& copritela molto bene,che non poffa refirare,
<& della carraffa fa uoto tutto ilcoUo,& mettete¬
la à fuoco lenti fimo , che bolla foaulf imamente;, ò
mettetelaal fole per due ò tre giorni ,poicolatela^
&■ dentro metteteui lepcg^ditela uecchie,lafcian .
douele ungmno,come difopra è detto. Etfe quan¬
do colate quell’acqua Ulte ,uipar che il colore non
fa ben carco di roffo à modo uofro, potete tornarui
à metter dell’altra grana & uer-xino . Et ancora in
luogo della grana & del uer'zino,è buono d’aéoprAf
Q_V ARTO.
la lacca della grana & del uerTino, le quali ftìnfe--
gnanofare in queflo medefmo noflro uolume.
A TINGERE LA BARBA O I CAPP£L-

P li bianchi,& farli negri & bellifiimi.


Jglia gallette di leuantefo altre buone, & falle
frigere nell'olio,ma che non fieno brufciate, &•
dapoipejìale bene,&pajfaleper lo fettaccio,poipl
glia ferretto di Spagna,& pefialo,& fanne poluere
ben fottile,dapoipiglia unapignatella di lefìia , &
metteui dentro le cofe fopraferitte coli feorge dipo-
mi granati,& di noci,&dipigne,mirra,etfoglie di
faluia,& bolle ogni cofa infieme,tanto che torni nel:
ter'j^o,& co queflapuoi tinger la barba eì capelli in
quefto modo. Lauatila tefla è la barba con lefiia che.
non fia tropp o forte, talché ti pojfa far male,& coft
calda che farà la barba e capelli li ungerai con la,
detta compofnione tepida,acciochepenetribene; &
lafcialapoicofi unpe'g^o, pofeia lauala uia co lefia
dùlce,&poicon acqua calda , & rimarrà negra la
barba e i capelli che hauerai tinti,& non fa jpexja-
re i peli ò capelli, nè fa offefa alcuna alla te fa.
TOLJ/EEJ. PERFETTISSIMA PER NETTAR
i dentiipcr fermarli J'arli bianchi,& conferuar le

P gingiue,et nb fi puotrouarla miglior diquefla.


igliate lacca di grana,et nopotedo hauer lacca
pigliate la grana iflejfa che fia buona,parti die¬
ci,pane ò focaccia d’or'go brufeiata che Jia come car
bone parti fette,legno aloè parti duc,pomke fino af
focato nelle brace,fmorgato in uin biaco oin ace¬
to parti otto,lacrima di fangue di drago parti tre,al
lume di rocca brufeiato parti quattro,mele brufeiata
M 4
LIBRO
in una pignatta,tanto che uenga pYimamsgrt) Qfr poi
giallo,parti tre;& queflo potete far coic feccie che
teflano. quando fi diJìiUa il mele, mettendole poi in
una pignatta nel forno de' uetrari,ò delle pignatte,
« mattoni per due giorni;carbone di legno di rofma^
vino parti tre,canneUa fina parti due, bengioiparte
una,boloarmeno orientale parti noue, tartaro di firn
bianco parti due,alabafiro parte una ,.perle minute
parti quattro,ambre gialle parti cinque,corallirofii
parti dodici,rafichiatura d'auorio parti due,pomi co¬
togni piccioli,auanti che fieno fatti, cioè quando fi-
nogrofiicome noci,òpoco più,partifei,& meglio fo
no quei che rimangon fu l'arbore, che non fon uenuti
buoni,& fateli brufciar nel fuoco,tal che dìuentino
carbone, majìiceparti otto. Tutte quefte cofe fieno
macinate fottiliflime ,&paffute per fettacciofottile,
aggiungendole un poco di mufco,et alcuni fogli do¬
ro & d'argento,& ferbatela in una fcatola ben co^
pertct, che è pretiofifiima ; & quando uolete ufarla
imateuiprima ben la bocca con acqua o con nino^et
poi col dito con una peg^ttafregateui molto bene
i denti con detta poluere, & ultimamente lauateui
ben la bocca;& cofi ufando hauerete fempre i denti,
belli fimi,fa ldi,& forti.
A FAR CONSERVA PRECIOSISSIMA
per nettar'i denti,confortarlcgin-

P giue,& far buon fiato.


Erche l’ufar la poluere à nettar i denti par che.
non fia cofi comodo come ilfarlo co qualche fi
quore ò conferua che fi attacchi meglio,& fìa grata<
alla boUaiuol^nio farne una fignorile j & (hs nom
Q_V ARTO.
hahbìct pari-ai mondo,pigliate f :iroppo rofato parte
ma yfciroppo dì mortella , ò meglio dilentifco fe nè
haucte,partidue,et metteteli infteme in unapignat-r
fina netta,&mettetcui della poluere da nettari de-*
ti,che èpofta nel precedete capitolo,tanta che uen-*
ga come una [alfa molto rara,& mettete lapignat-*
tafopraun poco di cenere con un poco di brada in
un braciere, ò lontano dal fuoco,& fatela boUirpià
nif imamente,di continuo rimenandola tato che uen-
ga JpeJja come mele,&poi leuatela dalfuoco,etag-
giungeteui fogli d’oro, ^mufco , fecondo che pià,
u aggrada ,&è cofa,deUa quale,per tal’e fetto,non
ft può difiderar migliore.
RICORDI INTORNO AL FAR
le polueri et conferue per li denti.
\ J Olendo far le polueri per li dentipiù nobili che,
V fìapofiibìle, fi pigliano delle fopradette cofe,
quante più fi può,ò non le potendo hauer tutte,fi pi¬
gliano folamentele più nobili,come fono, Ingrana,
le perle,i coraUi,l’ambre gialle,& il legno aloè, &
il boloarmena,ma uerameteil carbone del pan d'er¬
go, tutte l’altre cofe ui fono utilifiime; tutta uia
chi haueffe àdarle àSignori grandi, òVrincipe che
amafie di ucderla diuaghifiimo colore, ai;'ancor di
faper che cofa ui entri, potrebbe fargliela di quelle
poche cofe fole, con fogli d’oro & mufeo . Chi poi
uoleffe all’incontro farla di minore jpefa,et multipli-
earla in quantità,può oltre à tutte le fopradette cofe
folk nel capitolo della poluer e,aggiunger ui poluere
dimattoni,poluere di marmo,feorge digambari bru.
fcktei& mpoco difal bianfo. £f ancora le feccie
LIBRO
che rimangono nel far t'acqua forte comune dà par
tir l’oro dall’argento,fono coja inolto bm/iayò fole,ò
accompagnate,&coft fi uieue ad haup'gran. quan¬
tità dirobba , & honi^ìma , & conpoca fpcfa . 'S.t
uolendo conferua con poca jpcfa & poca fa tica , pi-
gliafi del mel crHdo,o rofato,& mefcolafi allor'allo-
racon detta poluere,&col dito ò con unapegjetla
di lino fifregano i dcnti,&poifi lauabenlaboecai
& rimarranno bcUifimi,et queflo è bene à fare ogni
ott o giorni almeno 3 & è cofa dignifìima per ogni
per fona,
POLVERE BIANCHISSIMA ET PERFET-
tifima per nettare idcnti,et quejìa è piti gra¬
ta àgran Signori, che alcuna dell'altre.
T\l\jmieramente è da fapere un bello & notabilfe
I creto, che pernettarc & far bianchi i denti, è
perfettifima la pomice foUima chefta,d:i quella fi¬
na & bianchifiima,con laquale i calzolari-imbian¬
cano le [carpe di corame bianco,& fia macinata fot
tili[imamente,& con ejfa fregando i denti,.li netta,
& li fa bianchifiimi.Et ho ueduti alcuni miei amici,
pcr fone fauie,& di molto gmdicio,che dauano à Si¬
gnori folamento della detta poluere,laquale quando
è macinata, non fi conofce che cofa fia , dandole un
pacchetto d’odore col tene/la in un facchetto tra ma
fco & ambra,che pigli ancor'ella tal'odore, & quei
Signori la teneuano per polucre di grandifima im-
portanga,uedcndone coft bello effetto nell’adoperar¬
la. Tuttauia uolendo fare una poluere biancapiù no
bile,et ancora più utile per li denti et per le gingiue,
habbiate perle minute,pcftategrojjamente, ò
Q_ v Arto. 94
'Cofi Intiere,& mettetele in una. feodeUa,?^ habbiate
fuco di limoni, òdi namnei, ò cetrangoli colato per
peg^ di lino ffeffa almeno fei ò fette mite, & met¬
tetene fopra dette perle tanto , che uauangi tre ò
quattro dita ,&■ uedrete che fra poco/patio com-
mincierà come à bollire;copriteil bicchiero con carta
òpegga,^ lafciatelo tre ò quattro giorni, & trotte¬
rete che le perle faranno tutte disfatte in detto fuco,
& faranno uenute in una pafla bianchifima piu che
neue,ma haueranno difopra una tela gialliccia,cbe è
del detto fuco. Habbiate allora acqua di pogp;o chia
ri/ima,ò acqua di lentifco diflillata,& mettetela fo¬
pra detta pafla,che auangidue ò tre dita,& con una
forchetta rimenate ben detta pajia con quell’acqua,
poi lafciatela pofare , & inclinate uia l’acqua;& fe
nella pafta fojje refiata alcuna gialeti^^a, rilauatela.
di nuouo come prima,poi copritela con una carta,et
lafciatela feccare da fe fieffa . Vigliate poi di quefla
pafla parti tre,della pomice bianchif ima parti quat¬
tro fieli'amandola di bengioi bianchi/sima parti due,
di allume di rocca ben brufeiato parte una, di coralli
bianchi parte una, di auorio bianchi(Iimo parte me-
'ga,& d’allabaflro bianchi/imo parte mex^a,et fate¬
le bene macinare,aggiungendoui ancor fogli d'ar¬
gento tra cjje , & hauerete una poluerebianchifi-
ma & nobilif ima per fari denti tome neuc ,ò co¬
me perle . Et dolendo potete farla in conferua
con feitoppo di cedro, ò mel rofato . Et uolendo far
tal poluere di color rofio,adoprate folamente la lac¬
ca di grana,con pochi coralli refi, perche macinanT
doli uengono bianchiccitcon un poco di boloarmeno.
t I B R O
C5^ un foco dlfanguedi drago in lagrìmas macinane
douifogli d’oro . M à tutte quefìc foluerì fi fmdccf-
l'odor che uolete,fe non che nellaManca non fi me
fcola mufco,nè ambra,ne aUró,perchc toglie la bia-
che'7^,rna fimette in facchetti tra ìmfeo, & altri
odori,comc difopra è detto.
ACQiyA DISTILLATA PRETIOSIS'SIMAl'ER

D far bianchi i denti,et conferuarli mìrabilmete.


Ella prima acqua del mele difltU'ato , laqual’è
bianca spigliate libra ima,& nàttetela in una
boccia con oncia una di fai biaco, libra me^ d’allu¬
me di rocca crudo,oncia una di falnkró , libra metta
d’acqua difrondi di lentifco,oncie duedima0ce,&‘
due dita d’aceto bianco in un bicchierót& altrettan¬
to uin bianco,& ogni co fa mettete à difilllareiz fuo¬
co fìauifiimo,che non pigli nè fumo ne brufeiaticcìoi
continuando la difliUatiorie à poc’à poeo,& metten¬
dole almeno uenti bore à farla ufeir tuita,òfarla di-
Jìillar per bagno,che è più ficura, ma facendola di-
Jiillar finche ui fa fiflanga umida da poter ùfeire .
Et nell’acqua che difilla mettete un pochettodi pol-
nere di cannella fina,un pochetto di legno aloè ,
un pochetto di boloarmtno,per darle'color rojfo',che
à molti fuol’cfbrgrato ; & per darle ancòr fapore
uirtà,menendoHÌ del mel crudo,facendolo disfa¬
re al caldo,non èfe non utile aUagingiua & al den-
td,& da grato fapore all’acqùa.Et cofi ferbàtela co¬
me cofapretiof filma,&degna d’ogmgran iXegina.
Vfaft hauendo prima ben lanata la bocca,effciugàti
i<deci con touagliuolo,con un fleccó bagnato iridett'
acqua toceare un pochetto i detiiche fi{bitfi fentmte
Q_V K -R T <0. pj
afimi^ere,i^ Confortar il dente^ & fi fArà Umco
bello.Et chi ha più cara l'acqua bianca che coffa,non
metta là cannella-, il biloarmeno, & il legno aloè^
dapoi che l’acqua è difUllata , macon l'altre cofe à
40illare,m€ttendouene tanta parte, quanto èli ma-
fiice,&’ fard nobilijsima ancora cofi bianca.
TRE IMPORTANTISSIMI AVVERTI-
menliìntórno al mantenerfi i denti

J belli fimi &fani,<& cofi il fiato.


L primo è,che chi non ufi di lauarfi molto ben la
bocca fempre che ha màgiato,haueràfcmpre:i de^
ti gialli,& il fiato trifio. lì fecondo è,che chi dorme
co la bocca ape>:ta,haueràfempre il fiato triflifìimo,
^ bruttifiimi denti, Il tergo è,che per mantener fi li
denti belli,& il fiato buono,quando fi fia in letto,&
(he firifueglia cofi uerfo il giorno,debbiarla per fona
fiìitrgarfi molto bene ilpetto,etlagola, co ffutaruia
tutto quello, che la notte uifoffe raccolto filche gioua
ancor all,o flomaco & alla tefia,& haueruna pegga
di tela,& ,con cffa.fregarfi molto ben i denti dentro
^ fuori,che nè uienà leuar uia quella futnofità de
i cibi,& quella gialk'gga che ui fi è ragunata la not
te,chc è quella che ingiallifce i denti,marcifie le gin-
giue,& corrompe il fiato . Etquejìa è cofa-di molta
importanga per tal’effetto . Et ogni mattina è bene
mafiicay tra i denti alcun grano dimajìice.
decottione da lavarsi la bocca per.
conferuari denti che fi dimenano,et per faldarele
gìngiue,nettarle,et incarnarle fc fono fcalgate.
r^ìgUate aceto un megp bicchiero,acqua dilentifco
# dirofmarino altrettdtOfmirrq,maflice,boloar-^
LIBRO
meno lacrima di fanguedì drago,allume di rocca Irti
fciato,ana oncia una , cannella fina oncia me7a.,ac-
cjua dipoz^tre bìcchieri,& mefcolate ogni cofa in
fieme,& fatele bollire àfoamfnmo fuoco,aggiungen
doni mexa libra di mele,&fdimmandolo,>& un po¬
co dì bengiohe'jr come ha bollito un quarto d'ora,le-
uatela dai fuoco ,&• ferbatela inun fiafco nettamen¬
te ,& con quefla ufate di lauare i denti ffieffo , cofi
auanti il mangiare,eoe dapoi,et tenetela un pochet-
to inbocca,ch'e conferua ancora la tefla,& fa buon
fiato.
A F.JE^FT^^ LJQFOfi_E F.ACILME'HTE, ET
con poca Jf/efa,da ufar di continuo per mante¬

P ner la carne lifeia,morbida,i& luflra.


lgliateacqua di pog^go,^ fatela difiillare , &
poi metteteuì dentro per ogni carraffa di detta
acqua , oncia una di mina in poiuere, le fco'c^e di
quattr'uoua crude, un mego coethiaro di gomma di
ginepro,cioè uernicc da fcrittori, & la mòlìica d'm
mero pan frefeo,che fa flato una notte àrnollo in lat
tedi capra,et tutte quelle cofe mettete àridiflillar di
nuouo.Tigliate poi quefl’acqua ultimamente cofi di-
fiillata , & habbiate una pignatta nuoua,&in effa
mettete della pomata quanto uolcte, & chi non ha
pomata mettaui graffo di capretto,!) digallina,ò d'a¬
gni Ilo,odi nitello ,&■ fc è pomata non accade fe non
metterla nella pignatta,cofi com'ella fla , ma fe fono
altri grafi,bifogna colarli due uolte per un caneuae
do fnpra una feodella d’acqua chiara , che uengano
netti,&bi Ui,& cofi metteteli f opra la cenere calda
in detta pignattafà disfarà fuoco fuaue, et come fon
Q_V ARTO. pg
disfatti uénìteui buttando à poca poco della fopra-
dett’acqua dijlillata,fìnàtato chepofiateconof:ere,
che quando faranno fuori del fuoco ^et freddi,re fino
liquidi,come uri olio f/ejfo,ò come unungueto be li-
quido.Ma perche l’acque no fi mefcolano co igrafi,
etfemprei grafi uengono difi>pra,pcr far che detta
acqua refi incorporata con quella pomata,ò co quei
gra(Si,conuieneche in efja habbiate diffoluto tartaro-
calcinato,ò fate alcali de" uetrari,ò borace, che cefi
quei fati mangiano i grafi,<& li fanno re fare incor¬
porati con l’acqua,non offendo però ella troppa, ma
pofla in quantità proportionata. Ora queflo liquore
cof fatto fi ha da conferuare nettamente in uafetti
di uetro , ^ uolendo dargli odore, uifi metterà un
poco di canfora jCon bengioì bianco, cioè la mando¬
la del bengioì,^ ancora un poco di rnufeo ò d’am¬
bra difciolti in acqua rofa , & colata che non refi
roffa,ouer’oglio digelfomini.
LEFAnf.OGflJ SOIfTE DI M^iCCHIE DAL
uifo, ajfotigliar la pelle, elr leuar le lcntigini,

P & conferuar la carnatura beUifima.


igliate mirra, & fatela in poluerefottilifima,
& sbattetela in unafcodela con iin'muo frefeo,
& con un poco d’acqua uite, & mettetela à difld-
lare per ritorta di uetro , & pigliate,quell’ac qua,<&
mefcolatela con altrettanto latte ucìgine , ilqualfì
fa di litargirio bollito in aceto difiillato& colato,et
di aglio dì tartaro mefcolati infieme , che uengono
come un latte, & con queflo mcfcolate la fopra-
detta acqua di mira,et conferuatela in un fiafehettoy
et quando uolete adoperarla,lamteuiprima il uolto:
LIBRO Q^V ARTO.
molto bene con acqu£t,ouefer qualche bora fta flati
à moUo fenwla di frumento ò d'orc^^o, & fregateui
molto bene il uifo con una pexj(f di telafo di panno
rcjfo,poi afciugateui con unfciugatoio bianco,et fu-
lìto bagnateui con l'altf acqua di mirra & di latte
uergine,&lafcìatela coft fenica afciugarui, & cofi
fate mattina & fera, & uedrete marauigliofa ope~
ratione.
ACQVAPA FAR BELLISSIME
le mani e’I uifo.
Igliate foglie di gigli bianchi,et difliUatele co fuo
cofoauifsmo,poihabbiatefandalibianchi,& la-
nateli molto bene,et metteteli à mollo in dett'acqua,
& lafciateueli fin che fieno ben gonfiati. Dapoi per
egn oncia di dett’acqua metteteui oncia mex^ di ma-
Jìice ben lauato,etpoiafeiutto et pcflato,et ogni co-
fa mefcolata infteme mettete à diflillar per bagno,
mcttedo alla bocca del lambicco un poco di mufeo fc
lauolete odorifera,etbaueretc un acqua nobilifìima.
^ LtF.A'^ SEGTSfI BJM^SI TEB^
mal francefe ò per altromal nafeente.
'pigliatebutìro & affogna diporco,& metteteli à
fondere mfieme,mefcolandoU un poco di termen-
tina,poi lauatelimolto bene à noue acque, & sbat-
teteuiper ogni tre onde di detta miflura ,unrojfo
‘d’uouofrefco,&un pochette di allume di rocca bru
[ciato,&ben mefcolate infteme ogni cofa,& fende¬
telo fopra una pc^g^ di tela , & ftendetela fopra il
luogo,& preftifiimo trouerete la carne buona . Voi
fe uipare, ungetelo col fopradetto liquore di mirra
gp- latte uergine,che non ui reflerà di defideraruì.
1\^EFEB^E'hiD 0 DO'hm^^LESSlO
P 1 E M O N T E S E

li-I B R O Qjr I N T O.

A p A R’A Z V R R o O L-
namarino perfcttifiimo.
RIMIE R A M EN T E habbìu libra una
di Lapisla<^di , che fia marmarcoy
: & colorito :ajfaid’a':(urro, con al¬
cune uene d'oro & uerde, & farai
quejìa prona. Vigliane un pev^t-
to, eh" ponilo [opra carboni umi,&
fofjia. con mantici per un ora,poi leuah, & laf:ialq
rifreddare,&" toccalo,&fe fi disfa come terra, non
naie ; ma fe èfortc,& tiene il colore d'agurro, è ot¬
timo . Bi quefiq piglia libra una , & fanne peggetti
picciolìni,&metteli à fuoco dì fufiione per un bora,
fempre fojfiando , & fatto queflo habbia buon’aceto
difliUato in un uafo,et in e fio eftingui delti pegj(etti,
&iafciali'afeiugare, eh" habbia l’acqua infrafiritta.,
Viglia una pignaitella inuetriata, & mettiui dentro
due quartucci dlacqua chiara,ct un foldo di mele cru
do & bianco,& fallo bollire, fchiumando bene, fin
che non fa piàfchitma,poilafcialo rifreddare ; eh"
piglia quanto una noce di fangue di drago macinato
fottilifiimQ,etflempralo à poc’àpoco co dett’acqua,
eh" colalo per peg^ bianca in un uafo uetviato ; eh"
nota che l’acqua non mol’efiere troppo rofidj itè
N
LIBRO
troppo chiara,ma mediocre,cioèpauonax^ chiaro,
accioche l’acQmo pigli color molato . Dapoi macina
fotilmente il detto Lapis co dett'acqua,come fi mali
na il cinabrio,per unhora,poi ricogUlo in uafo di
uetro jparfo & largo,et lafcialo afciugar'all’ombra,
& non al fole,perche perderebbe il colore; & come
è ben afciutto,riducilo in poluerefottilifiima,&[er¬
baio in una pe-z^ di lino fij]a,& netta,ben legato.
Dapoi farai quejìo pafiillo . Viglia rafia di pinobia-
cà,pece Greca,ma Ilice,oglio di Uno,terme lina,& ce
ra nuoua ana onde due , <& trida le cofe da tridare
fottili(iimc,&la cera taglia minuta, & in pignatta
nuoua falle bollire,rimenando fempre fin che fia fat
tot& fi conofce quando è fatto gittandone una goc¬
cia in acqua fredda ,& prefa fe non fi attacca alle
mani bagnate,è fatto ; colalo in un uafo pieno d’ac¬
qua fredda per una pez^,& fia caldo,perche fred
do non fi puh colare,& lafcialo nell’acqua tanto che
fi faccia duro,pofcia canaio,et lafcialo afciugare,et
quando lo uuoi incorporare conia poluere, fa detto
pafiillo inpezpfi piccioli,& mettilo in un caldarino
flagnato,&ponilo al fuoco , & quando comincia à
boUiì e,&fa flrepito,ponili oncia una d’olio di man¬
dole amare,et lafcialo bollire per un pezzp,ct in que
fio tempo apparecchia la poluere del Lapis , & uno
fiia co un baftonceUo apparecchiato,^piglia il cal¬
darino,<& uotalo à pocàpoco nel uafo [opra la pol¬
uere del Lapis quello dal baflonceUo non cefi di
rmenare,perfin che fia tutto il pafiillo bene incor¬
porato con la poluere del Lapis ; & incorporato che
farà, lafcialo rifreddare;& ungiti lèipanicon oglio
Q_V T N T O. 9§
à'oUm , & piglia il pafiiUo , & impajìalo bene
palpitando per le mani, accio fia bene incorporato,
dapoi fallo à modo di pane , & mettilo in un uafo
uetriato , & [erbaio per dieci giorni almeno . Ei
quando narrai cauare l’axurro , fa prima un calda¬
io di le fia di cenere di ulte chiara , & mettila al
fuoco, ef- falla fcaldar bene, ma che tu gli pofi pe¬
rò tenere le mani dentro fenga leftone , & piglia il
pajìillo , & mettilo in un uafo uetriato , gir mettiui
dentro di detta lefiia calda quanto pare à te ,&■ con
le inani ua rimenando detto pafillo , non sforman¬
dolo però , per fin che uedcrai ufcir fuori ragurro ;
(&■ quando uedi che n’h ufcito , uolta detta le fia con
Vamurro in un uafo uetriato , de'quali nè uuoi hauer
quantità, & tornaui dentro dell'altra le fia calda ,■
& fa come prima , & mettila in un altro uafo, &•
cefi farai fin che non ui fia pìkamurro . Et nota che
d’una libradi Lapis , quando è fino, non fi perde
fe non un'oncia , &■ fc nè ha in tutto onde undici,
cioè onde cinque del fino , &■ onde tre del medio
dr onde tre dell'ultimo . il fino uale almeno due
feudi & mego l'onda , il tnedio uno feudo,&■ l'ulti¬
mo otto Giul fi , Cauato tutto fagurro , uedi bene
quello che fi eguaglierà infteme, & mettilo tutto in
un luogo, & fanne tre forti, come è detto , poi la-
udli bcnecon la lefia chiara et netta,povendolid'un
uafo in un'altro , per fin che fieno in fuo colore , &
friui della fompQira del pafliìlo ; dr come tipareno
ben netti, mettili à feiugare all'ombra in una came-
ratdr come fono afciutti,habbia un bicchier d'acqua
Ulte fina,& mettiui à ni'òUo un poco di uerxin fino,
N a
LIBRO
& con quell’acqua ulte adergi Vagurro, & lafclah
afciugare, &fa quefloper tre àì^ fin che tutto Va-
igurro fta partkipe di tal liquore, & farà colorito,
& finìfiimo,& ogni forte da per fe feruerai nh i fac-
chetti di camofcio ben cufciti,& legati.

P A FAR LACCA FINA DI GRANA,


iglia libra una di cimatura difcarlattafina, &
ponila in una pignatta nuoua piena di lefiia no
troppo forte,&falla ben bollire, talché la lefiia pi¬
gli il colore ,& fatto quefio habbia un facchetto
agugptp in fondo & largo in bocca ,& in effb poni
detta cimatura & lefiia con un uafo fiotto , s premi
bene il facchetto,talmente che efca tutta la foflanga
tir tutto il colore,& lana la cimatura & il fiacco in
quel uafo dou’è il colore; & fela cimatura tiparejfe
hauerepiù del colore, bollila con altra lefiia,et fa co
me prima; dapoiponi à fuoco tutta la lefiia colorita,
ma guarda che non bolla ; & habbia apparecchiata
lina pignatta netta con acqua nett’al fuoco ,&come
è calda,ponilidentro onde cinque d’allume di rocca
in poluere ;& come fi disfa habbia apparecchiato
m fiacco come il primo,onero il primo netto,et come
il color è caldo,leualo dal fuoco ,&buttaui dentro
l’allume,ogni cofa butta nelfacco,ponendoli fiot¬
to un uafo uetriato; & guardale il colore uien fuori
rpjfo Joabbia acqua calda apparecchiata, & buttala
nel fiacco,& buttauì ancoratutta quella che cola nel
la conca; & tante uolte butterai nel fiacco quella che
cola nella.conca, per fin che non efca più roffa ma
chiara come lefiia ; & colata tutta l’acqua, il colore
lejlerà nel fiacco,ilquale (M^iccherai con una paletta
Q_V T N T O gp
di legno,ponendolo al fondo del facco,&fallo tutto
inunamaffa ,& ponila [opra un canal nuouo &
netto ad afciugare aWombra,&farà buona.

H A TINGER’OSSA IN COLOR VERDE.


.Abbiate una pignatta d'acqua chiara,& met-^
tetcui dentro un buon pegg^ gtoffo di calcina
uiua,& lafckteuela cofi un giorno, voi l'altro gior-r^
no mefcolatela bene con un legno, <& poi lafciatela<
ripofare,poià megp giorno rimenatela un'altra uol-
ta,&la mattina colatela nettamente,& ferbatela.
In tanto habbiate le offa che uolete tingere,&fate¬
le bollire molto bene in acqua ouefìa disfatto allu¬
me di rocca più che nè può disfare. Et quando haue--.
ranno bollito in effa un buonpeg^gp, cauatele fuork
lafciatelepeccare, poi radetele ben difopra, &
mettetele in dett'acqua di calcina , mettendoui del
uerderame, & fatele bollire in effa molto bene, poi
cauatele,& afciugatele, & fatetele lauorare à mo¬
do uofiro,che faranno bettifime . In luogo della dett'
acqua di calcina potete adoprar orina , che farà il
mcdefmo effetto.
ALTRO MODO DI TINGER’OSSA

P ò auorio che parranno fmiraldi.


igliate acquafòrte da partire, & fatele man¬
giare ò diffoluere tanto rame quanto nè può dif-
foluere,& in effa mettete le offa che uolete tingere,
hauendole prima fatte lauorare à modo uofiro , ìn^
manichi di coltelli,ditali,calamai,fìgure,ò cìò che ui
piace.Et lafciateuele dentro per una notte,et fardn»
come un uero finir aldo di colore.Etfe in luogo di ra¬
me farete neWacqua diffoluere argeto,farà migliorei
N 3
LIBRO
A T IN G E R’O S S A ROSSE,
a'^me, & d’altri colorì.

P Bjmieramcnte l’ojfa fieno bollite nell’acqua del


ioi allume,come difopra è detto,& habhìatc l’ac
qua: dìcalce uiuafo l'orina,eoe pur s’è detto, & in ef
fa acqua ò orina mettete uerxinojòrubia, o amarro,ò
che altro color uolete , &fatem poi bollir l’ojfab
l’àuoriò,<^ haueretele in quel color che ui.piacerà.

SEGRETO BELLISSIMO PER TINGER LE-


gno d’ogni color che uolete. 'Et quefio è quello che
alcuni niq flri di legnami adoprano per far quelle
belle tauole dà mangiare, <& altri lauori di.fì-
gUre ad ogni colore,et lo tengono tato fecre-

L to,eh'un fratello lo nafeonde dall’altro.


.A mattina à huon’hora fi piglia del letame fre
feo che ha fatto il cauaUola notte con tutta la
paglia /sr ogni cófa,&- fi mette fopr alcuni legni in-
irauerfati alti,acconciandnui un catino di fiotto,& fi
raccoglie quello che cola da tal letame . Et fe una
mattina non ne haureteàbaflanxa,potete pigliarlo
l’altra,& l’altra quando ui piace,&poi colatelo,&
metteteui dentro per ogni boccale di tal’acqua,tanto
allume dirocca , quanto èunafaua , altrettanta
gomma Arabica,^ in effapoi flemprate quei colori
che uolete,facendone diuerfii uafife uolete molti co-
l'ori.Toi metteteui dentro i pex^gi di legname à modo
ùoflro,et teneteli al fole bai fuoco,&uenite di uolf
in iiolta cauando fuori di queipegji, & mettendoli
da par te, lafciandouigli altri, che come più ui
fiano, più mutano il colore, Et in quefta maniera
Q_V r N T O. loo
uerrete ad haueirgran quantità di colorì dtuerfi, pft
chiari,più carchi,& d’ogni forte, d’accomodaruene,
et feruiruene,fecddo che ui tornerà à taglio nette co.~
fe à che uorreteadoprarli,et farà tinti detro etfuori,^,,-’
nèmaiper acqua nè per altro perderano tal colot^,.
A F A R’EB E N O CONTRAFATTQ--

O tanto bello che fa uergognaal naturale. | • •


Gniforte di legno fi può tingere in negro d\-'
beno,ma i duri & fiefii,come il bufò &altrt-.
tali, fono migliori,& uengon più luflri. Et più di tuH
ti uien perfetto il legno del Moro arbore,cefi H bia».
co come il negro , benché il negro è molto migliore.,
Vigliate adunque detto legno,&per tre giorni fate¬
lo fare al fole in acqua d'allume,ò apprejfo al fuoco,
tanto che l’acqua fila caldetta . Voihabbiate oglio
à’olìua ò di feme di lino,& mettete in una pignatta
d’oglio tanto uctriolo E^omano,quanto è una nocella,
& altrettanto folfo; et indetf olio fate bollir per un
peggio il legno,che uerrà bello quanto più fi pojja di
fiderare, Auuertèdo fola chequato più botte,più uien
negro. Ma il troppo bollire lo fa poibrufciaticcio et-
fragile.Terò bifogna ejfer diligete nell’ uno et l’altro.
A TINGERE PELLI

P incolore agurro.
rimieramente ungete la pelle, & lauatela be¬
ni fimo,gir poi torcetela . Dapoi habbiate grani
d’ebuli,ò grani di fambuco,et cuoceteli in acqua do-
ue fia disfatto allume di rocca, & di quefi’acqua tin¬
ta datene una mano atta pelle,& lafciatel’afeiuga-
rc,poi datelene un’altra mano,& ajciutta che fia,l(t
natela con acqua chiara,&poi lettatele dett’acqua
N 4
L I B R O
em un coltello dal nuerfo,&di nuom datetene un
àltramano d’uno de i fopradetti colori,& ntetteté-
la ad àfciugare & farà a%urro bellifimo.
A TINGERE PELLI
in color di rubia.
"V TJfgete la pelle,lauatela,Storcetela, comèdi
V fopra,et fìedetela,poi datele acqua doue fia boi
lito tartaro di uìn bianco,& fal,&torcetela. Dapoi
habbiate fcor^e di gambari brufciati et dijìemperate
con l’acqua del tartaro Sfale, S fregatene bene
tutta la pelle,poi lauatela con acqua chiara,S tor-
eetela,S habbiate la rubia fiemprata con acqua di
tartaro,Sfregatela ben per tutto,et tornatele a dar
della cenere delle fcorge de gambari,S à lauarla,S
torcerla,S co fi fatetre uolte,S in" ultimo lauatela
S torcetela,S datele una mano di ucraino, fe non
ui parefje bene infocato. La rubia fi ha da impaflar
con acqua doue fia bollito il tartaro,et tepida,et coft
lafciarla per una notte,pois’hà da buttarle fopra un
poco d’allume di feccia fiemprata con acqua . Et an¬
cora fe le può dar color di cimatura di grana.
A TINGERE PELLI VERDI

V concie in foglia.
Tfgete la pelle,S lauatela bene co acqua frei
da,S poi con acqua calda,S afciug'atela.Voi
habbiate grani di fiinceruino, che fieno ben maturi,
et metteteli in acqua chiara,tanto che l’acqua uifo-
prauangi un dito . Et metteteui allume di rocca,S
fatele dar folamente un bollore ,poi colatela in un
catino,Spigliate la pelle, Spiegatela permegp,
, Sfregatela molto ben per tutto da i’una banda
Q_V I N T O. loi
dall'altra con quei granelli cotti che fon reflati nella^.
pignatta , poi fregatela con poluere d’allume crudo,
dapoi habbiate cenere di fìerco di pecora brufeiato'i
&flempratelo col fopradetto colore checolaflenel
catino , &con quello fregatela ben per tutto, poi dì
nuouo fregatela con quei granelli,et lauatela con ac
qua chiara,et mettetela àfeiugar fen^a torcerla, &
ultimamente datele due mani del detto colore.
ALTRO MODODI

L tingere pelli in uerde.


oiipelle fia unta & lanata bene,& torta,& di^
flefa,come difopra,poi habbiate i pometlidiJpitt
ceruino maturi,et peflateli,et fateli bollir con acqua,
d'allume di rocca,et con quefla dale colore alla pelle
fino à due mam,poi afciugatela,&datele una mano
di giallofatto difiinceruino cotto co acqua,et allume,
& un poco dt ‘ga jfranejCt farà un uerde molto bello,
A T ì N G E R DETTE

P pelli uerdiin altro modo.


igliate la pelle unta,& lanata, & diflefa ,
tingetela con color fatto di ffinceruino ,come di',
fopra,et buttateuifopra un poco di cenere flempra-
ta con ac qua,<& fregatela per tutto,poi lauatela,et
afciugatela,poi datele una mano di Indico cotto , ép
allume di rocca, & afeiugata datele il fopradetto
giallo difopra,& farà uerde uiuo &■ bellifimo.
ALTRO MODO DI TINGER

P pelli a-gurre bellifiime.


igliate lcfcor%e dclTuua negra,et con effe fre¬
gate molto ben la pelle, tanto ché uenga pao-
nat^^ìpoimetteteui[opra poluere d'Indico,& fve-’
LIBRO
gatclà b'eite,& lancitela, &mett€tcl’afciugare , &
allifcìatela,&‘ ancora Jìemprate Indico con nino ne¬
gro,& dapoi che la pelle farà lanata, tingetela con
eJ]'o,&faràa':Qirrabclli(lima.

L A TINGERE PELLI ROSSE.


anate la pelle molto bene,poi mettetela in gal¬
la,& lafciatenela per due bore,poi torcetela,et
datele una mano di color di fcotano, ilqual fia cotto
con acqua l’allume di feccia, & poi poflouì uerde-
rame à difcretione ; poi datele due mani di uergino
cotto folamente con lefiia . Effe tingete pelli camo-
fùiate,CHoccte lo fcotano con lejiia dolce & chiara.
AL T R O M O D O

P àrtinger pelli uerdi.


igliate grani difambuco ben maturi,&grani di
ebuli, & di fpinceruino , tutti pefiifottilmente,
& aggiungeteli allume di rocca,et habbiate lefiiaiCt
rhetteteui detro i grani dijfinceruino,et fateli dar un
bollo,poi metteteui quei grani d’ebuli & fambuco,et
fateli dar un bollore,&poi leuatclo dal fuoco,& la
filatelo rifreddare.Et co quei pomelli fregate la pel¬
le,poi gittateui [opra cenere di fierco di pecora , &
fregatela bene . Voi datele l’acqua oue fon bollitii
detti granelli,& cauateli Inacqua con un coltello da
riuerfo , & fatei afciugare;& fe poi hifogna darle
più colore, dategliene à pennello ; & fe ui mettefle
dell’Indico à bollire,farebbe meglio.
A TINGER CORDOVANI IN COLOR

P uerde,cofi in galla come in foglia.


igliate il cordonano , & conia pomice politelo
beneyet ungetelo d’oìio.,poi lauatelo molto bene
Q_V I N T O. 103
poi pigliate oncia una di galla pefia,& mettetela in¬
acqua calda,& lafcialcuela per un bora,poi colate¬
la p er pegp(a, &m tal’ac qua mettete il cordonano,
règandouelo ben con le mani, &■ lafciateuelo cofi
per un’hora,poi cauatelo,& torcetelo , & ftendete-
io;poi habbiategrani di jpinccruino coltinel mefe di
Luglio quando fono uerdi, &[eccateU pejìateli
fottilmente,& metteteui onde due d’allume di rocca
per pelle in poluere,mefcolato con detta poluere de'
granelli,& habbiate acqua bollente,&giltalela fo-
pra dette polueri,et.lafciatela rifreddare;dapoi but¬
tate di quell’acqua con tutte le pomelle fopra la pcl-
le,& fregatela conia pianta della mano molto be¬
ne; dapoi fiemprate cenere diJìerco di capra co dett'
acqua de i pomelli,& con ejja fregatela molto bene,
poi lauatela , &■ cauatele l’acqua col coltello, elr
flendetela , & babbiatepoi altri pomelli di jpincèr-
uino che fieno ben mat!m;&cofi interi fateli bolli¬
re in acqua con allume dì rocca , dapoilafciateli ri¬
freddare , & pigliate di detti pomelli cotti, & fre¬
gateli fopra la pelle con la pianta dellamano,& but
tateui fopra cenere temprata con quell'acqua uerde
oue fon bolliti ipomelli,poilauatela,&leuatele uia
l’acqua col coltello , & datele una mano di dett ac¬
qua uerde à pendio, & mettetel’afeiugare , <& fard
uerde bellifiimo ; lifciatda & increjpatela ;& fe la
uolete più feura, quando mettete à bollire i pomelli
con l’allume,metteteui un poco d’indico macinato .
Et notate che quando fiemprate la cenere con l’ac-
quadeUe pomelle, come è detto, l'acqua ha da ejjèr
calda.
L I B R O
^ ’P'ELLI

P con fiori di gigli a^urri.


igliate fiori di gigli a^uni che fieno frefchi,&
pefiatcli molto bene; poi habbiate pomelli di
Jpìnceruino fecchi,&pejlateli,& còn efìi pefiate al¬
lume di rocca,poi aggiungeteui un poco d^aqua di
po%^,mefcolando ogni cofa co i fopradcttigigli pe
Jli,&[erbate queflo colore in un uafi) netto.Fra ta¬
to habbiate la pelle unta & lanata, & datele i po¬
melli di JpiKceruino conlapoluere,come s'è detto di
tutte fialtre,& lauatela,& cauatele l’acqua col col
tello, & mettetela à feiugare ; poi datele una mano
di detto colore che ferba}le,& fatela aftiugare, li-
fcìandola & incref^aniola fecondo l’arte , & farà
molto bella.

.A rm^Q-EFCOSSA co¬

O lor turchino et in color rojfo.


Gni affo bianco fi può tingere , ma quello del
corno è molto migliore d’ogn altro . vigliate
adunque l’ojjb che uoletè, & fatelo lauorar’et poli¬
re come uolete,^ poi fatelo bollire in acqua d’allu¬
me di rocca un granpexptp>poi lafciatelo feccare,et
habbiate uerderame buono,& fiempratelo con fiero
di capra,& mettetelo in un uafetto di rame, & co¬
pritelo,&• mettetelofotto il letame per quindici por
ni-,poi cattatelo che farà bellifsimo. Ft co orina d'huo
mo fate il medefmo che col fiero di capra . Ut per
farlo rojfo, mettetecinahrio,òuer'^no, ò lacca, in
. luogo di uerderame,& mettetelo in uafo di legno , è
di uem,non di rame nè d’ottone, - ,
CLV I N T O. loj
^ TI^GÈI^E SETOLE DI SCOPETTE,

P òper farne quaTaltra cofa ti piace,


Ejmìeramentc lana le fetale molto bene,poihah
bia acqua douefia bollito allume di rocca^ & in
ejfa mette le fetale , & lafciauele fin che piglino un
pochette di color gialliccio , dapoihabbia rubiada
tintori molto ben macinata, & mettila in aceto , dr
metti una caldaia d’acqua chiara fopra il fuoco,&
mettiui dentro detta rubia con l’aceto,et tome com-
mincia à bollire mettiuidcntro le fetale ,&lafcia-
le bollire unpochetto , poileua la caldaia dal fuo¬
co,& cofi con le fetale dento lafciala rifreddare,poi
caua fuora le fetole,& faranno colorate bellifime,
,A TlTfGEBJ. SETOLE n>l COLOB^

L giallo,uerde ,a7^rro, et altri colori.


.Anale, & falle bollire in allume come difopra,
poihabbia fcotano, et gajfrane fe lemoigialle,
Jndico,ò fuco di pomelli difambuco,òd’ebuli,òdi fior
di giglio,fe le uuoi a^urreiuerderame fe le uuoì uer-
di;& cofi mettendoueli dentro, & prouando i colori
fe ti piacciono, potrai hauerle di diuerfì colori.
J. FAlf T0FJ?0BJ']<1A,CHE E COLORE COL

M quale fi fa color d’oro per dipingere et fenuere.


Ettcteal fuoco à fondere una libra di flagno fi.
no,&quando è fufo tiratelo indietro,& met-
teteuidentro onde dieci d’argento uiuo, & rimena¬
teli molto bene, che li farete come unapafia. Voi
hahbidte una libra di folfo,& una di faVarmoniaco,
ben macinate,& incorporateli con dettapafla molto
bene infiemeinun mortaio,ò altro uafe di legno , ò
dipietratim non di bro'^jet poi habbiate ma boccia
LIBRO
di uetro,& mctteteui dentro tutta la detta roBba,i&‘
la boccia fta lutata,tanto cheH luto uì fia due dita,
fiu che non è la detta robba dentro alla boccia ; la-
qual bocciamettete [opra il fornello,& datele fuoco
lenti fimo da principio,poi credetelo un pochetto,&
eoft mantenetelo,tenendo un bafloncello dentro alla
boccia per rimenar la materia di dentro alcune uol-
te;& quando uedrete che farà color giallo,leuatele
ilfuoco,& lafciatela rifreddare,& hauerete la por
porina bella in color d'ero ; & fi macina poi con lef-
fia,et lauafi con orina o le fila,aggiunge doni un poco
di'gajfrano , & flemprandola con acqua gommata,
come s’hauerà il modo particolare piu à baffo.

P A FAR LACCA Di VERZINO.


iglia due fecchi di le fiia forte,edr mettiui dentro
una libra di cimatura di qual forte fi fta,fai
la tanto bollire, che la cimatura fi diffolua in acqua;
<& diffoluta che faràgittala in un uafo di legno,ò pie
tra , fubito aggiungendole à poc'àpoco libra una
d'allume di rocca,ben mcfcolandoli con unaffatola dì
legno,& ffargendoui dentro due fecchi d'acqua fre-
feaàpoc'àpoco;poimettilain unfacchetto,ctlafcia-
la colare, <& haueralil corpo , ilqual metterai in un
uafo diuetro;dapoi metti una libra di uer^ino taglia
to , con lefiia , al fuoco , cioè un fecchio , & tanto
hoglia che cali un dito , poi mettilo à colare in un
facchetto , & rimetti la colatura al fuoco, con un
oncia digamma .Arabica in poluere, fa che tan¬
to bolla , che cali un mego dito, & poi gettali fopra
il corpOyhen mcfcolandoli con la ffatola di legno;, dn
poi. mettila in un facchetto,& la fciala colar bmejk
Q_V I N T O. 104
lapafla del uerxino rimarrà nel facchetto , laqual
farai in ballotte,[ecandole all’ombra,&farà buona.
A FAR TAVOLA BIANCA PER SCRI-
uere con fili d’ottone,come i libretti da
conto che uengono d'^lernagna.
'TyJgliagelfo cernuto,etpaf'jatoperfetaccio,& dis-^
falò con colla di cerno, ò di altro carniccio,& con
queflo ungi la tauola , & lafciala afeiugare all’om¬
bra , & dapoi eh’è afcìutta radila tal che refi lifeia,
et dintiouo torrta à darle il grajfo come prima,&poi
radila come prima,et pofeia habbia biacca macinata
& fetacciata,et diflemprala con olio di lino cotto,et
con quefla mi fura ungila tauola,et lafcial’afciugar
all’ombra per cinque òfei dì;dapoi habbia un panno,
& bagnalo in acqua,et poi premilo,et co e(Jò allifcia
la detea tauola , & poi lafciala cofi per quindeti dì
fin che fia afcmtta,poi adoperala come tu uuoi,
PER FAR ROSSETA.
'piglia oncia una di brafile,et minwggalo fottile,et
habbia biacca et allume dirocca, ana drame due,
et mefcolaliinfteme macinati, et buttali fopra tanta
orina che licuopra,et lafciali cofi p tre dì,mefcolàdo
li tre ò quattro uolt’il dì;dapoicolali ppano di lino,
et mettili in una pignatta no uetriata,ò in un mortaio
di pietra biaca, et lafciali feccare doue no fia nè fole
nè aere,dapoi radi ql fior,etferualo;et quàdo lo uuoi
adoperar perfcriuere dijìepralo co acqua gommata.
A FAR LE PELLI O CORAMI D’ORO,
che fi tègono per jpalliere,& altri lauori.
Jglia olio ài lino libre trc,uernice, pece grecai
P ana libra una,tta^rane inpoluere oncia me%a.
bolli ogni cofa infieme in una pignatta uetriata,
fina tanto,che quando ui metti dentro una penna di
gallina,cauandola fuori paia abrufciata. allora fu-
bito leuala dal fuoco,& habbia apparecchiata una
libra d’aloè epatico buono & ben poluerigato, &
uien buttandouelo dentro à poc’àpoco ^^fempre me-
fcolandolo con un bafione; ctfa dcjìrarnente,perche
alcuna uolta fuol montarfufo;& fe montaffc, leua-
lo fubito dal fuoco, fin che fi ripofi, poi tornalo al
fuoco,&fallo bollir deflramente,fempre menando ;
rircome tu uedi chefia ben^incorporato,lettalo dal
fuoco,etlafcialounpoco ripofare,poi colalo per un
panno in un altro uafo,doue lo uuoi confcruare , &
farà fatto. Etfe in luogo del gajfrane tu ui metterai
di quel femegiallo che fia dentro à igigli,farà mol¬
to più bello.Etuolendo far li coramiindorati,piglk
le pelli che tu uuoì,& con chiara d'uouo,ocongdma
^Arabica inargentale con fogli d’’argento,ò ancor ài
/lagno,ma no uengono cefi belli di /lagno come d’ar
gento,&poifopra detto argento poni la detta uer-
niceche fia calda,et uerràfubito di color d’oro bel-
lifiimo. Falle afeiugare ben al Sole & fiampale ,ìs
àipingele con colori,come ti piace, che faranno bel-
lifiime.
A Tìngere la seta cremesina.
T'\ì\jmieramente taglialefapon duro,ò rafchiatek
ìninutamente,&disfatelo in acqua,& habbiaU
la feta in un fiicihetto di tela molto rara , Emette¬
tela in una caldaia con quell’acqua et fapone,&fa¬
tela bollir per meg^hora, rimenandola fpejfo chc non
s’atacchi,dapoi cauatela,et lauatela in acqua falfa,
Q_V T N T O 105
& p oi in acqua dolce. Dap oi hahbiate per ógni libra
ài feta una libra d’allume di rocca disfatta in acqua
fredda,&fate che fia acqua ajjai,& metteteuiden¬
tro la feta feri’f^altro facchetto,& fent^a metterla al
fuoco lafciatela cofiper ott’hore.Dapoicauàtela &
-lauatela in acqua dQlce,& poi in acqua falfa ; & di
mono in acqua dolce, & non la fate afciugare, ma
cofi molle mettetela nella caldaia col cremef prepa¬
rato fra tanto in queflo modo.Vigliate il cremeft ben
peflOi&’fetacciatOjtre onde per ogni libra di feta, à
fola uolete più carica di colore, onde quattro, &
mettetelo à bollir in tant’acqua , che la feta ui fila
fommerfa,&uauagi l’acqua per quattro fei dita,et
per ogni libra di cremefi metteteui tre onde di gal¬
letta d’iflria ben poluerigata,ouero oncia mega d’ar
fenico criflallino che fa più bel color e,ma èpericolo-
fo per li fumi ,& per ogni riffetto ; & quando uole
leuare il bollore,metteteui dentro la feta preparata
come difopra è detto, & lafdateuela bollir per un
quarto d’hora,dapoi cauatela,& fatei’afciugare all'
ombra,& farà bellifima.
BEL-

P lifimo in quattro colori.


igliate uergino, & bolletelo in acqua chiara,
tanto che cali piu del terxp,ò tanto che’l colore
ui contenti,cioè che fa ben rojfo .Voi partite quefio
colore in quattro parti, & uolendone far’una parte
rofato,non ui metteti niente,che fa bene il colore da
per fe,uolendo fate l’altra parte paona-zjta, mette-
teui un poco d’acqua di calcina, & hauerete pao-
na';^ bellifimo, uolendolo far uiolato , metteteui
t I B R O
'hfììa , & farà perfetto , & uolendolofar morello
mettete ni allume di feccia.
AFAR ROSS ODI
ucraino in altro modo.
figlia un boccal d’acqua,etmettiui dentro quanto
^ farebbe una noce di calce uiua,ct lafciala far co-^
fi una notte, poi piglia tanto uer'r^no rafchiato , che
fta per la metà del uafo, doue il uuoi far bollire, &
f onilo in quell'acqua incalcinata che fta colata, &
lafcialo farà mollo quattfhore, & poi fallo bollire
tanto che torni la metà ; poi cattane il colore in un
uafo netto, & mettiui entro tanto allume di rocca,
guanto è un cece,ben macinato,mettendouelo quan¬
do è caldo,& quefio èfinifimo à fare ciò che uuoi;€t
Holendo adoperarlo per fcriuere , ponili dentro un
foco d’acqua gomata;uolendolo far paonaT^xp,met¬
tiui onde tre dilefìia,^ faràpaonaxT^ofìnilìimo.
A FAR’AZVRRO O L T R A-
marino fenxa lapifla^uli-
•figlia oncia una d’argento calcinato con acqua for
^ te,fale armoniaco onde due et mexa^et mefcolali
bene co aceto buono,et lafcialo chiarificare un poco,
foi fe tu uediche l’aceto fuperi le dette cofe , cattalo
uia,& metti quello che refla in una b occia inuuetria
ta,ct guarda che non rejpìri,et lafdalocofiperueti-
cinque dì,et trotterail’axurro oltramarino bellifimo.
A FAR VERDE PER

P fcriuere & miniare.


iglia uerderame,licargirlo,& argento tlbio, &
tritali tutti inf eme con orina diputti,&‘fcrÌHÌ,
ò minia,che farà buonifimo colore comefmiraldo.
Q_V t N t O. 106
AMACI N A R ’O R O F I N O C H E C O N

P quello potrai f ingere colfenello & fcriuere.


iglia fogli foro battuto,&macinali col mele,
dapoi mettilo nel cornetto di uetro , & quando
lo uuoi adoperare difiempralo con acqua gommata’,
& farà fatto.

P ALTRO MODO.
iglia fogli d'oro ò d’argento battuto ,&difien-
dili in una ta-gp^a di uetro che fta ben lifciata,et
bagnata con acqua chiara, & col dito il macinerai,
bagnando qualche uolta il dito,& non pigliar trop-
fo campo;& quando riparerà ben et fottilmente ma
cinato,empi la tagp'^a d’acqua frcfca ; & mefcolalo -
hene,& làfcialoflare per Jpatio di me'fhora,& poi
cola uia l’acqua ,& ti rimarrà al fondo un cielo d’o¬
ro àlqualiafciar ai feceare,&‘ quando lo uorrai ado-
ferar£,flempralo con acqua gommata,& auuertifci'
di tenerlo ben coperto,che non fi imbratti,& quejìo
è belli fiimo modo.
VN’ALTRO MODO,
cioè con porporina.
’^lglia porporina,et mettila in una fcodella con ori
■ na ouer le fiia,et macinala col dito àpoc’àpoco,ct
poi empi la fcodella ferina onero di lefiia,ctlafciala
andar al fondo,et poiritornal’à macinar e,jfiefifa mu-
tàdo l’orina ouèr le fiia,tanto che fila bene et fottiime
te macinata,et quefio farai tate uolle, che l’ultim’ac
qua ouer orina efea chiara come la mettefli,et hauen
dola colata raggiungerai un poco di xa^rane,& co
acqua gdmata la teperarai,et con efa potrai fcriuere
è miniare,che in ogni modo farà buona & perfetta,.
O 2
LIBRO
AFARE SISAPER

P metter'oro brunito.
,
iglia gejfo fino quanto ma noce boloarmena
quanto una faua, aloè epatico quanto unafaua
& un ter'gopiù,&•gucchero canàio quando una fa-
va,& macinali aggiungendo l'uno [opra l'altro y &
all'ultimo metteui un poco di 'jfibetto ò di mele,

P T£.B^ METTEB^OB^O.
igliagejjo fino,aloè epatico,boloarmeno , ana,
molto ben macinati con chiara d'uouo frefco,et
poi colali con una pe^:;^, &fc fard troppo forte,
temprala con acqua frefca.

P .ALTBJ) MODO J. METTEBfOBjO.


iglia acquagÒmata,ct con quella fola poni l’o¬
ro ,& è perfetto in carta pergamena, ouerin
peUe;& cofi puoi far con chiara d’uouo fola, & con
fola latte di fichi,& è cofa buona.
M FMIf COLOB^E

P d’ogni metallo.
iglia pietra paragone, & macinala con chiara
d’uouo fotilmente,et poi fcriui con effa,et quan
do farà a fciutta,li fregherai fopra l’oro , a quel me¬
tallo che uorrai,& hauerai quel color medefmo.

P M METTEBfOBJ) ITSf CMMTO TsfEBJJ.


iglia del fumo della lucerna,& fa il campo, &
difopra poni l’oro con acqua gommata.
J. METTEBfOBJ) IT^ MMIf-

P mo ò in tamia.
iglia boloarmeno , & macinalo con oglio di
noci, & quando uorrai metter l’oro fopra k
ffa che non fa troppo umida, ne troppo fecca,
Q_V I N T O. 107

P ^ SCBJFEIf^OBJ) SE'ìiZ’OTiO.
iglia oncia ma d’orpimento , oncia una di cri-
flallo fino,& macinali fottilmente,& mefiolali
con chiara d’uouo,<&ferini.
^ LETTEB^E

P d’argento Jèng^argento.
iglia flagno oncia una, argento uim onde due^
&ponili à fondere infieme,& macinali con ac¬
qua gommata,& ferini.

P .A EJ.B^ LETTEBJ. FEBJ)J.


iglia fuco di ruta & uerderame,& 'gaffrane,ct
macinali infieme, et ferini con acqua gommata,
J. Forili, LETTEB^E BI.AT^fCHE

P in campo nero.
iglia latte di fico,& ponilo al fole per jpatio di
me'fhora,&poi flernpralo con acqua gomma¬
ta,& fcrm,& quando fard fcritta,imbratta tutta la
carta d’inchioftro,&- afeiutto che farà, fregala con
una pexjta di lino bene ,& le lettere che hai fatte
col latte del fico fe n’andaranno,& rimarran quelle
lettere bianche,perche quel latte ha guarda che non
fi poffa tìngere con linchioflro . Et il medeftmo poi
far con rojfo d’uouo fiemprato con acqua fcriuendo
con ejfo,& quando è feco,imbrattando tutta la car¬
ta d’inchiofiro.,poi quando è afeiutto, fregando quel
le lettere: dì rojfo d’uouo con un panno,anderano uia,
& lafcierannolojpatio bianco, & hauerai le lettere
bianche in campo nero.

L ,ACCOTfCI.AB, L’azFBfJ).
’^J.arurro fi macina con mele &fiflempra con
chiara d‘uouo battuta, ò con acqua di colla di
03
LIBRO
carnìcci ben luflra & mollificata, & colata co¬
me la gomma.
AD ACCONCIAR’IL ClNABRlO

M fer jcriucre,&miniare,& dipingere.


.4cinate il cìnabrio [opra il porfido molto be¬
ne con acqua chiara,èr quando è ben macina¬
to lafciatelo feccare,etpoi mettetelo in un cornetto,
ò in un bicchicro,ma nel corno fia meglio l’inuerno,
& metteteli [opra orina rnefcolandoli benirifieme,
poi lafciatelo cofiper ott’hore, che il cinabrio andrà
in fondo,et mutateli l’orina,&fate come prma,&^
lafckteuelo altrettanto,et coft mutateui l'orina fin à
dieci uolte che farà benifiimo purgato.Voi habbiate
chiara d’uouo benifiimo battuta,che fia inacqua cor
rente & chiara, & mettetela fopra il cinabrio , che
u'auanxifopra circa un dito, &• flemprateliben'in-,
fiteme,&lafciat'andare à fondo il cinabrio, & fate
come dell’orma per due ótre giorni,che leuerà tutto
il tuffo al cinabrio di quell’or ina,poi metteteui altra
chiara,&meftolateli bene, & lafciateli cofi,che fa¬
rà perfetti filmo,& tenetelo ben ferrato, & fempre
che lo adoperate mefcolatelo bene,^ coft fate men¬
tre fcriuete; & la chiara d’uouo quando fia col ci¬
nabrio,coft com’è detto,non fi corrompe.
MORDENTE PER METTER’ORO
fopra zendado,ò tela,ò marmo,
prima darai unapajfatadi colla di pergamena
fottilmente fopra il zendado,actioche non trapafiì
il mordente . Dapoi piglia ceruffa ,bolqarmeno,&
uerderame ana,& tritali fottilmente cofi afiiutti fo¬
pra il porfido , poi mettili in una pignattella inue-
Q_V I N T O. loS
tmtai&impajìalicon uernìce liquida, in modo chi
li polii dar col pennello à tuo modo,con unpocod'aé
re di fuoco^che non bolla, & nel marmo non fi mette
colla,ma il mordente folo.
ALTRO mordente PER
metter oro in metallo ò ferro.
■figlia uernice liquida librauna,termentina,oliodi
linofa, ana oncia una, et mefcola ogni cofa mol-^
tobeninfiemc, & farà fatto ; auuertendo di cuo^
cerio tanto che non fia nè troppo jpejfo nè trop¬
po liquido.
A M E T T E R’ O R O
fopra le carte de i libri.
'figliate boloarmeno quanto una noce,'zucchero
^ candio quando un cece,& macinatei'infieme per
fettamente a /ecco,poi aggiungeteci un poco di chic
ra d’uoHO ben battuta, & tornaceli a rimacinar, poi
habbiatc iliibro che uolete indorare ben legato, ^
incollato di dietro,& tagliato d'auanti,et dalle ban¬
de,& rafehiato, & polito ne i tagli, & liringetelo
bene nel tortolo,facendolo flar giuflo,et col pennel¬
lo dategli una mano di fola chiara d'uouo ben battu¬
ta, & lafciateVafciugare, poi dateli una mano delle'
detta compofiitionequando farà ben afeiutta, ra¬
detelo gentilmente,che refi ben lifeio e^poltto, efr '
quando uolet’indòrarlo,bagnate fopra detto rojfo di
chiara col pennello,& aUor’allora mctteteui fopra i
fogli d’oro ò d’argento , & calcate con un poco di
bambace dejìramente,&poi che farà fecco brunite¬
lo con un dente di cane , poiflampatclo con ferri à
uoflro modOiChe farà bellifiimo.
O 4
LIBRO
JL T^nrO TÉMVÓ Qjm-
to uolete la. chiara d'iiouo per acconciar cinabrio,
& altri colori, fen%a mctterul arfenico ,
cheèfècreto non fapùto da molti,
•figliate la chiara dell’muo co fi come la cattate
^ dalle fcorge , fenga romperla in alcun modo , <&
metteteui[opra tant’aceto bianco , che fia à ragione
di tre per cento di detta chiara, & lafciatela cofi
uentiquattrhore , poi colatela per pegg^ Pattile
fenga romperla, nè batterla in alcun modo ,& la¬
fciatela cofi per otto giorni, dapoi colatela, un’altra
uolta, & riponetela in un’ampolla ben ferrata , &
adopratelaài bifogni.
.A VAK MOKjymjt F10BJI{E.
Jgliate armoniaco in gomma parti tre,gomma ara
^ bica parte una ,ferapino un quarto, & mettete
egnicofa d mollo in aceto ,poi macinatele bene, &
colatele per pegg^,& adopratele,cb’è ottimo.
.ALTBJ) MORJ)EìiTE TEEJET-
tìfiimo al medefimo effetto,
spigliate gomma armoniaco oncia una,gomma ara
bica onde tre , & moUifìcatéle in aceto forte per
m dì & una notte ; poi habbiate mele giallo buono
quanto farebbe una noce, &■ un capo d’aglio inondo
è'” benpeflato,& fatele bollire in aceto forte,aggiu-
gendoui unpoco di aloè epatico,poi colatele per una
feg^a rara,&premete tutta la foflanga ; &fe ui
pareffe troppo liquido , tornatelo à bollire un poco
più,tanto che fi firinga àmodo uofiro , & ferhatelo
in uafo di uetro , & quando uolete indorar co i fo¬
gli d’oro i date quefio mordente fopra il luogo., che
Q_,V I N T O. lop
miete indorare,col pennello,fregandolo molto bene,
tal che uengagiiiflo Sfottile, et non riempia gl’in¬
tagli,& quando ui miete mettere ì fogli d’oro,ane¬
late fopra detto mordente con la bocca , che ui uada
fopr del fiato uojìro caldo , &-poi metteteui i fogli
dell’ onciandoueli con diligen'ga,et calcando-
ueitjupiu deflramcnte con un poco di bambace, df
uerrà di tutta perfettione.
MODO BELLISSIMO DA FAR’ORO O
argento macinato,facilmente, &.cheuenga di
perfettifimo colore . Et queflo modo è raro,
et no ufato,nè faputo da alcuno artefice
fin qui. Et fi può imbrunire &

P uernicare perfettamente.
lgliatei fogli d’oro, & metteteli al fuoco in un
crucinolo picciolo & netto, & in un altro cru¬
cinolo mettete dell’argento uiuo al fuoco,ma di lon-
tano,chc non faccia fé non fcaldarfi, & i fogli dell’
oro fate fcaldar tanto , che fieno uicini al farfi rofii,
& cauateli dal fuoco , spigliate il cruciuolo con
l’argento uiuo caldo,& riuerfatelo fopra i fogli d’o¬
ro,^ con un legnetto mefcolateliinfieme per Jpatio
d’un Tater noflro,&poi notate ogni cofa in una fco
della d’acqua chiara,et haurete una pafla deU’arge-
to uiuo & dell'oro,ma il color dell’oro farà fmarrito
tutto,che non fi uedrà in modo alcuno. Et qucfta tal
pafla gli orefici&gli alchimifli chiamano Amalga¬
ma . Ouefla .Amalgama fi potrebbe fare ancora à
freddo,macinando i fogli ò la limatura dell'oro con
argento uiuo , per un gran pego, fopra il porfido ò
marmo,tanto chefmo congiunti infierne; & ancora
LIBRO
macinandoli con un poco d'aceto forte,o di fuco di li
moni,fi mene àfar più preflo,& incorporar meglio,
& poi fi lana due ò tre uolte con acqua chiara . Ora
in qualunque modo facciate detta pajìu,pajfatela per
una pe^ja di lino fretta, che pajferàuia una parte
dell'argento uìuo ; ò pacatela per una pelle di ca-
mofcio 0 d’agnello bianca,chc è meglio, premendola
bene,cheefca quanto puòufcirdell’argento uiuo;pi-'
gliatepoi quello, che ni rimane nella pc%^ ò nella
pelle,&habbiatezolfouiuo citrino & bello,quanto
è la metà di tutta la pafia che ui è reflata , & ben
macinatelo prima ,& poi tornatelo à macinar con
quella pafia, & mefcolat’infteme metteteli'al fuoco
in una cocchiara di ferro ben coperta y^lafciatela
cofi,tanto che il zolfo fia brufciatq , & farà quello
che reflato fia di color giallo , ^AUoralafciatelo ri¬
freddare,& poi mettetelo in una fcodefla, & lanate
io con acqua chiara tante uolte,che uir,efliin color
d’oro belli fimo, & poi ferbatelo in fcodeletti diue-
tro,comc fi tiene l’altr oro macinato; & quando uo~
Icte adoprarlo,flempratelo con acqua iofa,nefiaqua
le fia f ata dijjoluta gomma arabica chiara,&‘ ado-
pratelo àfcriuere,ò à miniare, che uerrà belli fimo;
(tir quando l'baurete dato [opra la carta , & ferino
con cjfo,ò miniato,& che farà fecco, fi potrà brunir
col dente dicane deflr amente, ilei) e non fi può far
con gli altri ori macinati, che communemente ufa-
no i miniatori & gli fcrittori de’tempi noflri Et
queflo fecreto ufauano gli antichi, come fi uede in
qlcuni libri antichi miniati con oro macinato, &bru
nitì . Ma mi brunirlibifqgna hauer diligenza,
Q_V I N T O. no
mco uedcr dì farlo con metter fof ra l’oro una carta
bianca , or lifciata col dente di cane , &poi [opra
detta carta andar di nuom liftiando col medcft-
mo dente. , i& poi , /e non parejje ben luflro ,
potete dargli àncora ma brunitura gentilmente,
col dente Jolo , fenga la carta.

A FAR. VERNICE BELLISSIMA


& rara , per inuernicaforo , zfr
qgn altro lauoro , con
colori ,0 fenxa.

P igliate bengioì, ^ macinatelo, operatelo fra


due carte meglio che potete , & mettetelo in
un ampolletta,&foprametteteuiacqua Ulte buona ,
tanto chefoprauangi tre ò quattro dita, & cefi la-
fciatelaper due giorni, aggiungendo àmeof ampol¬
la di tal’acqua ^ cinque òJei fili di gaffrane peflato
grof[amente,poi colatela,& col pennello ìnuernita-
te con efia il uofiro lauoro indorato,che uerrà luflro
& bello,&afeiugarà quafi fubito, & dura poi per
molti fecoli. olendo macinare argento, fate in tut¬
to come hauete fatto di quelli dell’oro , ma in luo¬
go di xplfo mclteteui fai bianco . E uolendoli uerni-
care,fate la uernice fopr adotta,mette doni la mando
là del bengioì,cioè quel bianco che fi troua per mega
i petti del bengióì,& non uì mettete il ^a frane. La
detta uernice di bengioì & d'acqua ultefenf altra
cofa è ottima per inuernkare ogni forte di lauoro
dipinto,ò non dipinto ,&per dar luflro à tauoleò
cajje di legno di noce ,d’ebeno f&d’ogn’altra co fai
LIBRO
& ancora à i lauoridi corami indorati ò nò, & ad
ogn altra cofa,perche da il luflro , & conferua i co¬
lori,& fi fecca preflifiimo , fen'ga lafciarfi attaccar
fopra la polucre nè altra brutterà, che non fi poffa
leuar uia col panno.,o con le codi delle uolpi, ò altra
cofa tale,comefe non foffer nemicate,& meglio.

A MACINAR’ORO ET ARGENTO FA-


cìlmcnte , fecondo il modo commuae

H che ufano i maeflri migliori,


,jhbiate quei fogli d’oro che miete, & in ma
fcodella incorporateli co giulebbe rofato,et col
dito macinateli molto beneàpocà poco,&poi met¬
teteli fopra il porfido,& macinateli molto bene,poi
buttate acqua chiara fopra la detta pietra àpoed
poco, & col macinello medefmo mefcolandola, uer-
rete à far cader dett'oro fjr giulebbe in una fcodella,
& à lauar ben la pietra,che non ui refi niente. Voi
col dito lanate l’oro in detta fcodella , &lafciatelo
pofare,^ poi colate uia l’acqua,& di nmm torna-
teuene à metter dell’altra chiara calda ,& à la¬
ttarlo di nuQuo, & cofi fate tante mite, che tutto il
giulebbe fa lattato uia,& che l'acqua penendoucla
in bocca non fa niente dolce. Voi lafciatelo feccare,
& come farà fecco mettetelo in una ta^^tta di ue~
tro netta,& tirate lontano dal fuoco un poco 'di ce¬
nere calda,& cofi teneteucla fopra tanto , che l’oro
ffcaldi molto bene.,<& ritorni in fuo buon colore,poi
tempratelo con acqua gommala,&adopratelo, che
farà bellifimo.
Q^V I N T O, ni
A FAR LIQVORE DA FAR
color d'oro fenx^oro.
'pIgliatefMo di fiori di 'gajfrane, quando fono fre-
fichi [opra la fiaìfita , & non potendone hauere,
pigliate il ga franefiecco,& fatene poluere fottilifi~
filma,&accompagnatelo con altrettanto orpimento
aureo & luftro,che fila di quello fogliato,& non ter
rofo,& con un fiele di capra,ò di luccio pefice , che è
meglio,macinateli molto bene infiteme,& poi mette¬
teli in una boccetta fiotto il letame per alcuni giorni,
poicauatela,& confieruatela,&ficriuendo ò dipin¬
gendo con quefio liquore , haurete color d’oro molto
bello.
ALTRO LIQVOR DA SCRIVERE ET
da indorar ferro,legno,uetro,& 0fio.
figliate un uouo nato quel giorno , & rompetelo
da un capo,&cauatenc tutt'il bianco,dapoi hab
biate due parti d’argento uìm,& una di fiale arrno-
niaco netto,& fiottUifìimamete macinato,& di que-
fle due cofie mettete [opra il rofiò del dett’uouo che
ui è rimafio nella fiuaficorga,tal ch’ella fila piena, &■
con un legnetto meficolateli molto bene . Dapoi co¬
prite la detta ficorgacol peggp fiuoche nè leuafie
quando la rompefle, & con cera ferratelo molto bc
ne,che non ui pofid entrar dentro cofia alcuna, nè fic
nèpofia uficir quello che ui è dentro,Emettetelo nel
letame caldo,acconciandouelo che ftia dritto,E col
rotto difopra . Et habbiate un’altra mcgaficor'git
d’uouo,E fatene un cappelletto fiopra la detta rot¬
tura diefiò uouo,E poi copritelo di letame. ,E la-
ficiateuelocofiiper ucnti ò uentimque giorni,poi'
LIBRO
cdmtclo fuori,& hauerete un liquore come oro hel~
lifìmo perfcriuere, farne ognilauoro fopra qual
fiuoglia cofa;& fefoffe troppo duro ò jfeffo, potrete
(iemprarlo con acqua gommata.
altro bellissimo LlC^ORE da FAR
color d’oro,&con poca Jpefa,&fa’cUmèntei
<rylgliale fcorxe di cetrangoli ò naranci ben gialle,
, ^ mondatele da tutto il bianco di dentro,&pe-
Jìatelc in un mortaio netto , & hahbiate xplfo ben
giallo & luflro,& macinatelofottilif imamente, &
tnefcolatelo con dette feor-ze pefle, macinate poi
ogni cofa beninfeme, & mettetele in unaboccettah
ampolla,& ferratela, & mettetela in luogo umido,
& lafciateuela per otto ò dieci giorni,'poi Saldate¬
la un poco al fuoco,et fcriuete ò dipingete con ejfo,
che farà color d'oro molto bello.
A FA R’INCH 1 OSTRO DA
fcriuere in tutta perfettionci
rrplgliategalletta buona,i&foppefiatela groffamen
te,& mettetela in una padella di ferro con unpo
co d'olio, & fatela fojfrigere un poco ì &- d’effa pi¬
gliate una libra,&■ mettetela in una pignatta inue-
triata, & fopra ut mettete uin bianco, tanto che ui
foprananz} un buon palmo,poi habbiate mexa libra
di gomma arabica ben peflata,<& mettetela con det¬
to nino-et galla, dapoimetteteui onde otto di uetri-
uolo ben peflato,etmefcolate ben ognicofa,& tene¬
telo al Jole alquanti giorni, rimefc alandolo Jpejfo.
Tei fatelo bollire un pochette, Scolatelo, che farà
perfetto . Et fopra quelle feccic che rimangono nella
pignatta potete metter dì nuouo uino,& farlo bollir’
Q_V T N T O, 112
un poco, poì lemrlo uìa,& colarlo, & diuuouo fo~
pra le medefme feccie aggiungere altro uino,&bol
lire,^ colare,et cofifar tanto cheuediale cheti ni¬
no che ut mettete no ft tinga più-,et cjuejìi uinimefco
late tutt’infierrie , &■ aggiungeteuigalla,gornma
uetriolo nuoui , fecondo chefaiefle da principio, &
tenitelo al fole , & bollitelo hauercte inchio-
Jlro miglior che il primo . Et coft potrete uenir fa¬
cendone fempre,<&^ più l'haurete buono , &• con mi¬
nor jpefa . Et fe l’inchioflro fojfe troppo fiejjo tal
che non correjjè , metteteci un poco di lefia chiara,
che lo farà corrente ; & jefoffe troppo corrente,che
reftafefuanito , & come rognofo nella carta , &
mal luflro , aggiungeteli gomma arabica . La gal¬
letta uuol’efere minuta , crefpa, tàrfoda di dentro,
per cffer buona . il uetriuolo uuol’ejferdi buon co-
lore,& celefledi dentro. Et la gomma uuol’ejfer di
color chiaro,& fragile,cioè che pcflandola uada in
poluere,&non fi attacchi.
modo bellissimo da far’inchiostro
p-ortatile,in poluere afciutta,tal che quando uolete
fcriuerc,potete flemprarla con un poco di uino,ct
fubito fi potrà adoperare etfaràperfetto.Et co
quefta fi puh ancora in un fubito far buono
ogniinchiòfiro per trifìifimo che fia.
'pigliateoffa diperfiche con la madola loro detro,
& mettetele fopra le brace ad abrufciare,&' co¬
me le ucdete rofic (& ben accefe leuatele dal fuoco,
che refìeràno poi carboni negrifiimi,& ferbateli.Ti-
gliatepoi ragia di pino,et mettetela in unafrejfora,
& co una cddcla accefa accendetela,chef ara fidma.
LIBRO
Et habbkte un altra pignatta, ò un facchetto aper¬
to con legni in crocc,ct mettetelo con la bocca in giu
fi fipra la fiama,:n modo che il fumo di detta ragia
fi uenga à raccòrrò & attaccar tutto intorno à det-
tapignatta, hai detto fiacco dal canto didentro ; &
poi come farà finito d’ardere la ragia , & freddato
ogni cofa, fate cader quei fumo defiramente fipra
qualche foglio di carta,^ferbatelo,'Et chi nenuuol
fatica in far detto fumo,può comprarlo da quei che
fanno IHuchiofiro per la flampa . Vigliate di quefio
fumo,del carbone dell’offa dette difopra, diuetriolo
ana parti uguali di galletta fritta,xome difopra è det
tOidue parti,&di gomma arabica quattro parti,tut
ti ben macinati,& paffuti per fetaccio, & mefcolati
ìnfieme. Etferbate quefia poluere in un facchetto di
tela ò di corame,che quanto piùfla,pÌHuìen perfet¬
ta . Et quando uolete adoprarla per far’inchiofiro,
figliatene un p oco,& fiempr atela con uino,òcÒ ac¬
qua,ò con aceto,&fe ue le metterete calde, farà ta¬
to meglio, benihe mettendouelc fredde non importa
molto. Et hauercte irtchioflro per fé iti fimo , fatto in
unfubito , &■ da poter portar per tutto finga (par-
gerfi. F.t fi hauete inchioflro che non fa buono,tnet-
teteui dentro un poco di detta poluere, & fubito uer
ràncgrifimo,& bello,&luflro.
A FAR’INCHIOSTRO DA SCRIVERE,CHE
nè farete gran quantitd,& preflifiimo, & con
, pochifhna ffiefa,&-farà perfetto .Et à

P far’ancora ìnchiofiro da fiampare,


igliate di quella tinta che auanga à quei che tin
gono corami,chenhaurete molta perpochifiima
pregio;
Q_V t N T O iij
prex^iet figliate [eie di fepfic ò fecce pefci,che me
defmamente uerrà à coftaruiqua/i niente, & prin¬
cipalmente in terre di mare,come in Venctia,oue ha
licrete un cataro di detto pefce per tre ò quattro mar
celli, & mangiando il pefce potrete ferbaril fele di
uolt’inuolta . Mefcolate poi detti feli di feppie con
la tinta de icorammi, & fen'f^altro farà inchioflro
molto per fetta,ttuolendolo ancora migliorare ,met-
teieui della fopradctta poluere ; & quefio inchioflro
farà ancor ottimo à flampare con flampe di rame,ag¬
giungendoli un poco dì uernice, & un poco d’olio di
lino,di modo che uenga corrente in fe flejfo da poter
penetrar nelle fejjure b intagli della flarnpa , & che
fa tenace da tenerft fopra la carta fenga flargerfl.
L’inchioflro da flampar lettere fi fa di fumo di ra¬
gia,& fi flempr a con uernice liquida, & fi cuoce un
fuoco , facendolo più liquido & più duro fecondo il
bìfogno,& il uerno gli bifognapiù Hquido,^ la fia¬
te più duro;et fempre il più duro fa più bella lettera,
più negra,più netta,& più luflra. Ma in qualunque
modo uuol’efjer benifiimo mefcolato; & per farlo li¬
quido fi mette più oglio difeme di lino ò di noce nel¬
la uernice.Ter farlo duro fi mette manco olio,et più
fimo,& fi cuoce più . Folendo fare inchioflro roffo,
fi piglia in luogo del fumo il cinabrio macinato , cir
per farlo ucrde,il uerderame,per farlo agurro fi pi¬
glia agurro d’Mlemagna, òdi quefli fmalti di uctro
che fi fanno al prefmte in Vcnetia, facendo poi nel.
reflo come del negro s’è detto.
P
LIBRO
A FAR’INCHIOSTRO TANTO BIANCO,
che fcriucndo con cffo/opra la carta,è tanto

P più bianco d’ejja, che fi legf^c benifiimo.


igliatefcor^e d'uoua frefthe,ethen lanate,che
fieno bidchif ime,et fatele macinar fopra.il por
f do,che fia nettiamo,con accjita chiara, dapoi met¬
tetele in ma fcodella netta,et lafciate andar la pol-
uere infondo,poi notate uia l'acqua deflramcnte, &
fate ajciugar la poluere al Sole,& hauerete un bia-
co che non ha pare,nè gli fi può mettere à paragone
la biacca,nè altro bianco del mondo,j'e fard fatto net
tamente. Ut quando uolete tifarlo,habbiate armonia
co \ngomma,& lauaiclo, ò rafchiateh bene da una
certa pellaccia gialla che ha difopra,^ mettetelo à
mollo in aceto diflillato per una notte,&lo trouere-
te la mattina disfatto,ct quelf aceto uenuto biachif-
fmo più che latte. Colatelo per una pegga netta,&
con un poco di queflo liquor bianco flempratc la poi
uere delle fcorge d'uoua,&fcriuete, òdipingcte con
efjo,che hauerete bidco fopra biaco belli fimo. Et una
gran gentildonna d'Italia no ufa altro bianco per lo
tiifo fuo,& la mantiene bellifima, che non par che fi
metta cofa alcuna,& no fa niun danno alla pelle,ni
à i denti, nè ad altra cofa, come fanno i folimati, le
biacche,et molte altre cofe tali,che con troppo dan¬
no loro tifano molte donne per empiaflarfi. Ma per
uolerlo ufare al uifo , bifogna che fa raro , & quafi
fenga corpo,nel che ciafcuno può afbtigliare & ado
prar l'ingegno fuo . Ma fopra tutto uolendolo ufa¬
re per lo uifo , conuien mefcolarui la terga parte dì
talco calcinato come s'infegnerà nel feguente libro,
Q^V I N T O, 114
A FAR’ VNA POLVERE DA LEVAR L’iN-
,
chioflro caduto /opra ilibri hlettere,che è fe-

H creto motto raro & utile alle occafioni.


abbiate biacca macinata,et impalatela co lat
tedi fico,& lafciatela feccare, & dì nuouo ri-
macinatela,&impajìatela,& lafciatela feccar come
prima,& còfi fate fin'àfette uolte,& ferbatela cojì
inpoluere;& quando uolete adoprarla per leuar
macchie fopra la carta , habbiate una pe-^a di lino
bagnata in acqua,& premetela,& fendetela fopra
il luogo che uolete,& lafciateuela un pochetto,tan¬
to che quella carta & qutWinchioflro fi inumidifca
bine,poileuatelauia,& fopra la macchia òfcrittu-
ra che uolete leuarc,mettete di detta poluere,&‘ la -
fciatela co fi per una notte, poi la mattina habbiate
una peg^ di lino nctta,&afciutta, i&con ejfa an¬
date dejìramente fcotendo uia detta polucre,& ui ri
rnarrà la carta bianchifima da poterai fcriuer come
prima , & meglio ; & fepure alla prima uolta non.
/offeandata uia àmodo uoflro,tornate àfarlo un'al->
tra,et non haurete che defderarui. Et fe la carta fof
fe molto fattile,& il cof bagnarla & nettarla l'ha-
ueffe lafciata troppo debile, habbiate unpochettò di
colla di carniccio , che communemente fi adopra ad
incollar legni,& disfatela al fuoco con tanta acqua
chiara,c!/ella fia pochijsimo uifeofa,perche farebbe
color negro,òrofìiguo;& quando èccfi fatta,mette-
tcui un poco di poluere di biacca,ò di farina,& fate
con bel modo, che non habbia nè corpo, nè color, fe
non bianco,&di quejìa date fopra la carta, chefa-
l’effetto perfettamente.
P 2
LIBRO
A FAR’VNA SORTE DI VERNICE DA DAR
fopra la. carta,oue gli fcrittoriadoprano la uerni-
ce ordinaria loro, & quefla è con affai minor
ffefa,pm bella,più buona,&non pugTia

L in modo alcuno come fa 1‘altra.


.A ucrnice che communemente tifano gli fcrìtto-
ri per fcriuer,è gomma di ginebro fatta inpol-
uere. Et gli fcrittori l’ufano , perche fa tener l’in-
chioflro che non fijperde dalle bande , &non fa la
lettera bauofa,ma la fa uenir Itfcia & netta . Ora
per farunapoluere che faccia il medefimo effetto,
& fta bella,di minorffefa,&fenga pugga, pigliate
ffólrge d’uoua,^ nettatele dalle pellicole di dentroj
& cofigroffamente ammaccate mettetele in una pi¬
gnatta che duri al fuoco,&■ copritela col fio coper¬
chio , & mettetela in una fornace, & iafciateuelà
tanto,che dette fcorge fieno ben calcinate,cioè uemi-
te in una poluere bianchifìima come calcina,& que¬
fla fi chiama calce d’uoua , Tuffatela per fettaccio,
& ferbatela.Et quando uolete adoprarla ,gittatene
un poco fopra la carta oue uolete fcriuere,et con un
piè di lepore,ò con un poco di carta,ò di pegga bian¬
ca, uenitela portando per tutta la carta, & leuan-
do uia quella ch’auanga. Toi fcriuete, che fard l'ef¬
fetto medefimo della uernice commune, & affai me¬
glio .Etdapoi che èfcritto & fiocco, fe Uolete leuar
uia detta poluere , ò ancora la uernice commune,
perche non faccia ruuida la mano che tiene tale'
■fcrittura , fregate offa carta con un poco di mollica
di pane , che tirerà afe , &leuerd tutta la uerni-
ce ò poluere che uì farà fopra.
Q_V I N T O, 115
A FAR’ INCHIOSTRO DA RIGAR LIBRI *
ò carta,per poterui fcriuere,& dapoi che ha-
uerete ferino potrete mandar uia quelTin-
chioflro dalle righe,et rimarrà la lettera
che parerà che fia fcritta fenga riga,
Jgliate pietra paragone, sfatela macinar, poi
X habhìate tartaro di uin bianco calcinato quanto
è una picciolanoce, &.diffoluetelo in unafcodella
d’acqua chiara,& colatela,et con quefla diftempra-
tequella poluere negra del paragone,facedQne corrC
un’in£hioflro,et con ejfo rigate il libro ò la carta che
uolete ; dapoi fcriuete con l’inchioflro ordinario da
fcrmcre,& quando farà [ecco, pigliate una mollica
di pane, & andatela fregando fopra tutto il foglio,
che l’inchioflro fatto di paragone, col quale hauete
rigato,fe n’andrà uia tutto,et non parrà la riga.
A FAR’AZVRRO BELLISSIMO

P fenga lapiflaguli.
agliate fai’armoniaco,et disfatene quanto è una
noce in una caraffa d’acqua,poi metteteui tanta
limatura d’ottone quanto farebbe piena megafcorxa
di noce,&lafdatela cofi per tre ò quattro giorni, én
haucrete un’acqua agurra.Mettetela poi in unbacil
d’ottone, & habbiate calcina uiua ben fetacciata li¬
bra mcga,uerderame buono & naturale,che non fta
fai fificaio,noue oncie,& onde tre fai’armoniaco net
to,ct ogni cofa macinata mefcolate infteme,poi ueni
tele imbeuendo àpoc’àpoco con la fopradett’ac qua
agurra , & datele tant'acqua, che uenga come un*
fqlfa fl!ejfetta,& uenitele tutta uia macinando mol
to bene,&uedrete bellif ima cofa, eh e cofi matlnàdo-
r 3
ITERO
in quelló ìnftante dauanti àgli occhi uoflri iiuenterà
a%imo bellifsimo . Ma aimcrtìte bene,che, fc lo uo~
Iste perfelto,& che quando è fecco non uenga uer-
daccio &- bianchiccio,bìfogna hauer paticntia in ma
cinarlo lungamente ,poi metterlo in uafodirarne
ben coperto,etfepellirlo in letame per un mefe,hpik,
&poi tenerlo in facchettidi corame,et in luogo fre
fco,& farà beUifìima,&molto nobile.

A FAR'VN VERDE COME

P uno fmiraldo belli fimo.


igliate olio d’oliua,'odilinoben chiaro,& met
tetelo in una pignatta al fuoco à fcaldar bene,
& per una libra di quefio aglio metteteui mc'goncia
fallirne di rocca in poluere;& come è disfatto,met¬
teteui tanto uerderame buono & macinato , quanto
ui fila tutto fotta coperto in quell’aglio ,& coprite
bene la pignatta,& leuatela dal fuoco , & coft la-
fdatela per otto o dieci giorni. Voi rimacinatelo ,&
adopratcloyche farà come un nero fmiraldo;& men¬
tre lo macinate metteteui un pochette d’acqua di ra
gtafe nèhaucte, che lo farà tanto bello,che cioche
pingerete con ejfo parrà un pe'g^ di fmiraldo uero.

A TINGER MARMI ET ALABASTRI

P in colore agurro ò paona'gp^.


igliate fuco di carote paona'xp:c,et fico di gigli
a%urrh&‘ perche non fi trouano quefie due co-
fe tutte in un tempo dell’anno, farete di conferuafil
fuco d’una d’effe cofi fatto , & poi mefcolarlo con
l’altro qnando farà la fm ffagione, 0 ancora fi può
CÌ_V I N T O. 11(5
far con uno d’efi fola ,& ben colato & purificata
mettetelo à bollire con aceto bianco , che fta tanto
dell'ano quanto dell’altro,&per ogni libra di detto
fuco aceto infieme,metteteui oncia una d’allume
di rocca ben peflo , &• fateli bollir un buon peg^ »
poi mi tteteui dentro i marmi &gli alabaflri,& fa¬
telo bollire un’altro pe-2^,& uenite mirando il colo
re; perche quanto più bolle più uien feuro ; fe non
potete mettere il marma ò l’alabafiro dentro àbol-
lire, fatelo [caldure coft dotte Jìa, al meglio che po¬
tete , & fiate col itafo del detto colore in un focone
che bolla, & col pennello ucnitelo dando cofi bol¬
lente [opra cfsilauori di marmo ò d’alabaflro,& uer
ranno bellijìimi.
A FAR’ACQJA VERDE DA FAR PEZZETTE
da confcruarcjper far poi colori quado fi ttoglio-
no adoprarc,mettendo dette pezzette à mollo
in acqua . Et uale fmiilmente à tinger
carte da coprir libri,da miniare,

P & da dipingere.
igliate aceto bianco forte, & metteteui dentro
fuco di ruta,uerderame,gomma arabica,& al¬
lume di rocca, & lafciaieli coft per due o tre giorni,
poi aggiungetcuiunpoco di gaffrane in poluere; edr
jeè di fiate teneteli al fole qualche giorno ,feè di
ucrno teneteli fin à mez’hora à fuoco lento, & poi
colatelo,che è un liquor ucrde,fottili(iimo,feri‘jf al¬
cun corpo , & molto uago , & potete ufarlo cofi in
acqua ;&fe lo uolete in pezzette , infondeteui le
pczzp > come difopra s’è detto deli’altre pezpic per
tal’effetto.:
l 4
t I B R O
A FAR’ORICELLO ,CHE E COLORE CH^
s’adopra per tingere i drappi di paona^go fino,

P & in pochifiimi Imchi d’Italia fi fa fare.


Bjmieramente pigliate l’erba da far oricello,
laquale uien di Leuante, &fe nè troua quaft
per tutte le città graffe, & nettatela bene da alcune^
pietre et altre bruttegpte che fuole hauer per dentro,
paffindola per criuello . Di quefl'erba cofi netta pi¬
gliate una libi a,& mettetela in un maflelletto di le¬
gno,et fprwg^tela con un poco d’orina.Voihàbbia-
te faVarmoniaco,falgema,et falnitro,ana onde due,
in poluere fottilifilma,& buttatela fopra la dett'er¬
ba,& rimenatela molto bene, & cofi lafciatela per
otto giorni,rimenandola ogni giorno dueuolte .Voi
datele un poco più d’orina,tanto che l'erba nè fia tut
ta bagnata,ma nonché l’orinal’auangìfopra,etda-
fciatela otto altri giorni,rimenando la due uolte il di
come prima. Voi habbiate cenere abbrufciata ò cal-
cinata,di quella che adoprano i tintori per li lor co-
lori,bcn fetacciata,due libre & ott’oncie, & mefco-
latcuela molto ben’infieme. Voifubito datele una li
bra & mega d’orina , laquale per alcuni giorni fia
fiata riferbata,& rimenatele molto bene, <& lafcia-
tele cofi per altri otto giorni,rimenadole fempre due
Uolte il giorno . Voi datele altre tant'orina come,
prima , & lafciatela cofi per fei ò fette altri giorni,
che in tutto uerrà ad effr'intorno ad un mefe, tenen
dola fempre rimenata due uolt’il giorno come s'c dei
to. In ultimo le darete due dramme iarfenico,ben ri¬
menando,& dopo due giorni ò tre le uedrete difopra
una certa fchiima di molti bellifiimi colorXt hqnfi.
Q_y I N T O. I17
cògliete dìligentémente con un cocchiarotet riferba-
tela daperfe in uafo di uetro nettamente , che è il
fiore dell’oriceìlo,et è nobilifiimo colore per miniarej
fcrinere,dipingerCt& fiorire . Voi tutt’il reflo, cioè
l'erba,l'or ma,&■ la cenere che è l’oriccllc bellifiimOi
cheadoprano i tintori,lafciate cofi in quel rmfleUo:,
fin che è liquido,&fi adopra Vorina , & tutto ; &
quando poi è fecco ,fiferba cofitinpani. Etperche
non fi corrompa filando nel mafi.ello,fie gUuiene ogni
quindici giorni dando un poco ddarfenico,che lo con-
ferua,dalliil lufiìro, & lo mantiene bellifiimo.
Passi ancora quefl’oricello diuer7fino,maèfo-
fiflico &falfib,& le tinture fatte con effio non dura¬
no,& perdono il colore. Ma il fopradetto fatto con
l’erba , è color finifiimo ,& fi chiama paonag^ di
grana perfetti fiima.

ALTRO MODO DI FAR’ORICELLO


ficn'j(al’erba,& quefilo fi può far in ogni
luogo & in ogni tempo, & è cofa

P di molta importanza.
igliate cento libre di tartaro diuin grande,pol-
uerizato & fetacciato,& mettetelo in un mafiel
letto di legno ethabbiate libre quattro di cenere di fio
da,òfofa,fietacciata,che è quella cenere che uiene di
Spagna <& d’Mlefj'andria , laquale adoprano coloro
che fanno il fiappone , & coloro che fanno il uetro,
& meficolatela col tartaro . Voi habbiate orina che
fia fiata ripofata per cinque òfeigiorni,& conefiit.
bagnate la dette polueri, & lafciatele pofire fin*
all’altro giorno;& uedendole fcambiar di colore, &
LIBRO
che facciano un color bruno , è fegno che la misu¬
ra e buona,& che il colore uerràbellifimo . Ma fe
fttceije color giallignofmrto,e fogno che la miliura
non è buona , perche il tartaro e fiato di uin debile.
Dapoi rncfcolatelo due uolte il giorno ,& uedrete
che il tergo giorno cominciarà à rojfeggiare, & coft
andatela mefcolando fina otto giorno, & fiate bene
auuertito , per ueder quando commincia ad imboe-
colarft, & far alcune ballotte,le quali piglierete,&
apriretcle,& le uederete dentro bruneggiare àmo-
do di uiola,et adora datele fin’à otto carrajfe di ori-
na,mefcolandole molto bene ; & in capo del tergo
giorno mefcolatelo ancora ; & fe’l colore ui piace
co fi acerbo , ferbatelo ; ma fe lo uolete più molato,
lafciatelo fiarcofinel maficUo,&farà bellifimo.
Et notate che alcune uolte, pernon ejfer la detta
mìfiura ben mefcolatafo per altra cagìone,fi fuol ri-
fcaldare,& daruolta . Mllora per rimediarui, to-
fio che ue nè accorgete , cauatelo del mafiello , &
flendetclo fonile fopra le fiuore , & cofi lafciatelo
per quattre ò fei giorni, sbrufandolo con orina ; poi
lo ritornate nel mafiello fuo, & per ogni cento libre
di tartaro dareteli un fecchio d orma , & il tergo
giorno fard facto , & lo potrete adoprare , Ma no-^
tate, che tutti quellioricclli, che riccuono qualche
fmiflro ,fi ,
uogliono adoperar frefchl perche tar¬
dando fi guaflano; & quefiomodo difar quefio hel-
lifiimo colore , è molto utile ,& è molto defiderato
fin qui per tutto.
DO? STiC^U'^ETI d'eL
B^EF EB^EKl^D 0 D OTS^TSC^LES S 1 0“
PIEMONTESE

Libro Sesto.

A SVB LIMARE ARGENTO VIVO,


cioè à farii folirnato commune delle jpetierie ,
ches’adopra dagli Orefici,da gli kUhi-
mifli, dalle donne , &in molte
cofe di medicina.
Igeiate una libra d’argento nino,
& mettetelo in un catino di legno
con un poco d'aceto <& di falnitro,
& col pejìone di legno andatelo
molto ben macinando & mortifi¬
cando . Toi pigliate libra mcga di
Jal’,& onde quattro difalnitro molto ben pefìi, <&•
mettetelifiopra Vargento uiuo nel catino,machiadolo
hcn'infiiéme,& aggiugeteui libre due d’allume di roc
ca brufciato,incorporando bene ogni cofia, & mette¬
te il tutto in una boccia , laqual fita lutala un dito
più alto che la materia,et mettete qiiefla boccia in un
fornello,che habbia la fua pignatia,con cenerefetac
ciata,et acconciate la boccia dentro à quefla pignat¬
ta,poi mctteteui il cappello ò lambicco alla bocca,et
il rccipiète,come fi fa in ogni difliUationei& da prin
àpio dateli fuoco leto,fin che dtflilli fuori tuttal'imi
dità, laqual raccogliete & conferuate, che è buona
àpÌH cofe ) et principalmente àmQrtificar dell’ajm;
LIBRO
argento uìuo per far dcWaltro filmato . Et poiché
uedrete che non difilla più,leuatc uia il cappello &
il recipiente,et ferrate molto ben la bocca della boc¬
cia con pegga cbe entri dentro,& con un ultra pcgj-
•ga impafiata con farina,calcina,& acqua, ferratela
ancor di fuori fipra detto primo turaglio che hauete
poJlo,& crefiete il fuoco , continuandolo tanto,che
ucggiateche l'argento uiuo fia filmato bianco,cioè
che fia montato fipra lafeccia,et habbia fatta come
una focaccia bianca.Et fi lo uolete far falir più alto,
cioè che faglia alle Jponde & al collo della boccia,&
faccia come una capanafiabbiate un foglio di car¬
ta,■& auuolgetelo alla boccia , cioè à tutto il corpo
che jìa fipra il forneUo,^ crefeetepià il fuoco, che
quella focaccia monterà àpocà poco,et s’attaccherà
alle Ipbdc della boccia,&farà come una campana dì
filmato bianchì fimo ; lafcialela poi rifreddare, &
leuatela dal fuoco , & nettatela ben di fuori, per¬
che rompendola non uada alcuna bruttezpga nel foli
mato,&poi rompetela al fuoco,&difiaccate il fi¬
lmato,guardandoui dai fumi. Et in queflo modo nè
potete fare in una boccia pani di cento libre,et quan
to uoletc,ferbando fempre la proportione della quan
tità delle cofe, fecondo il pefi che difopra ft èpoflo.
OueUcfeccie che reflano ne i fondi delle boccie fi
poffono pefìare,&‘ difolucre in acqua bollente,et poi
colarle,& farle bollire,& difeccar tutte,che ui re-
flerà infondo un file,che farà di materia del falnitro
del fai comune,<& dell’allume che ui mettcfle,&quc.
flo fale è buono ad adoperare per far dell altro foli¬
muto nuouo,con nimto argento uiuo,& accto;oum
SESTO, ,
in luogo d’aceto con la fopradètt’acqua che diftillò
nella fublimatione . Et cofi lo farete perfettijìimo,
& con piàuantaggio che fa pofibile .
Et notate,che queflo folimato cofi fatto con allu¬
me di rocca,è miglior per le donne ,fe pur uoglion o
tifar folimato nel uolto loro, ma io le cbftglierei fem
prethe fe nè afleneffero,& più to[ìo ufajfèro alcuna
delle acque gentili che ffonpofle da noi nei pre¬
cedenti libri di queflo uolume . Ter gli Orefici , &
porgli jilchintifli,et ancora per molte cofe di medi¬
cina , è meglio à metterai uetriuolo crudo in luogo
dell’allume brufciato;ma queflo per le done è triflifi-
mo,etper queflo fe lo truouano ancora più dannofo,
perche la maggior parte di quei che fanno induflria
et arte di folimati,lo fanno con uetriuolo , fi perche è
di manco ffiefa,fi ancora perche è necejfario <& utile
àpiò cofe ;che queflo co l’allume par che non fia qua
fife non per le Done.Sono ancora alcuni trifli,chc co
argento uiuo mettono arfenico criflallino à foUimare
infieme,&quefla è cofa che pur troppo gente la fa,
onde non èfe no cofa fanta et utile lo ammonir cia-
feuno aguardarfene,perche certoperpochifiimogua
dagno fi fanno degni d’effer hmfeiati nini,perche ol¬
tre che molte udite fi uede che con tali folimati fi en
fiano i nifi alle donne come tamhurri,pofiQno ancora
in qualche occorren-ga di medicina flroppiare ò am-
maggare lepèrfone . il fopradetto folimato fatto co
allume h con uetriuolo, fi può rifa limar di nuouo fa¬
cilmente, cioè ad ogni libra d’ejfofolimato mettere
mega libradi fai bianco ,ò d’allume brufeiato , ò di
calcina iiiua}et metterlo nella boccia à folimar come
t I B R O
frma,che folimarà molto piu f re fio , & uerràp'à
bello , &' co fi f puh far quante uolte f tmole, ch'o¬
gni uolta ucrrà più bello . Gli Alchimifii per pre¬
cetto di Geber,difan Tomafo,&d’altrifìlofofì,s’af¬
faticano à foUmarlo molte uolte per uolcrlo fijfarc,
& ui fono di quelli che l’hanno folmato cento , &
ducento uolte,& in ultimo han fatto nulla. Etque-
Jìo auuiene,percheefi fernpre nelle loro folmationi
hanno pojìo lefcccie,cioèil falc,ò l’allume, ò il ue-
triuolo, com’è detto, & ejjendo natura del fuoco di
fijfar le cofe uolatili, quel folimato quanto piàf'e
uenuto folimando al fuoco,più fi è uenuto fìjjando di
nolt’in uolta. Ma quella parte che fi è uenuta fijjan-
do , è uenuta fernpre reflando ntefcolata con le dette
feccie,& cofi perdendof. Onde quei che lo faccano,
non conf dorando le cagioni & i modi come f coniik
ne, fi trouauano à poca poco mancato il lovfolirna-
to ,i& pcrauentura credeano più tofìo che fofje uok
to uia,ò confmato dal fuoco, che rimafo tra lefcc-
cie,donde non fi può mai fepavare per alcuna uia.
Volendo dunque filofoficamete procedere à fiffare il
folimato,bifogna primieramentefolimarlo fin citte
ò quattro uolte col fai,ò con l’allume brufciato,ò cal¬
cina,b talco,come è detto,che in quefio modo uicne à
tnddificarf da ogni terrefireità impura che fiain ef¬
fe,et da quella foucrchia umidità efiranea,dcllaquale
abonda. Della terrefireità fi mondifìca,perche la ter¬
ra non folhna,ma rimane nel fondo della boccia, at¬
taccata con le feccie,cioè col fale,con l’allume, ò col
uctriuolo che ci mettete,che in quefio effetto fi chia¬
ma 0 fcecie, perche refiano infondo come la feccia
Irti
S E :S T O, ,120
Sei uìno ò dclTolìo . DeU’aquofitàòfouerchia imidi-
tà fua fi uicne àpriuar co taifolmationiin duerno-
di . L’uno,perche con quello aceto ò acqua diflillataf
con laquale mi l’rmheuete,comc è detto difopra,uie,
ne ad euaporare ct diflillar uia ancor Vumidità ò ac-
quofità dette,di cffo argento uiuo. L’altro,perche co¬
lemolte folimatonifi uiene inejjo ad intromettere:
la natura ignea,età decuocerft,lequdi due cofie fono-,
parti principali della fifiione. J.n%ifono Icpartì fo¬
le,che fanno la perfetta fifiione,fecondo che à bafia-
gafono aggiunte a quello che uoglianto fijfare. Jfe
altro è l’ejferc una cofa fifa in queflo propofito, del
qual parliamo,che l’ejjer tanto decotta,& hauer fiat
ta tanta copagnia col fuoco,che nonfugga pm,òno
fi confimi da ejfo . Vero dapoi che f'haurete folima¬
to treò quattro uolte,che farà mondificato dalla ter-
refireità aquofità fouerchia , come è detto, uoi lo
tornerete àfolimardafefolo , fen'z^alcuna di dette
feccie,& tante uolte lofolimerete,che tutto rimaga,
fifa nel fondo della boccia,&per qual fi uoglia grò.
fuoco non fugga,& non fi dimin uìfe a. Ma uolendo-
lo far pili prejìo & più facilmente,terrete quejìa fi-
curifìima & filofofica uia; cioè,che quando l'haurc-
te[olimato le prime tre ò quattro uolte , uiaggiun¬
gerete la quarta parte di argento fino calcinato,co¬
me s’in fiignerà più difotto ; & rnefcolandoli molto
bene ìnfieme , lì metterete à folimare ,& poi che
faràfolimato,mcfcolarete quello che farà motato con
quello che farà rimafo nel fondo, & li rimacinarete,
& tornareteà folimare ,& co fi farete tante uolte,
che non nè afeeda più niente,ma tutto refti infondo.
LIBRO
fijjòcotttra ogni grande ejpre^ione di fuoco . Etcoft
farà ferfettOyhianchifiimo,mondiamo ,fufbile ,&
fenetrante .Et chi nè uoleffe far quantità,& non pO'
tcjfe metter tanto argento fino , quanta farebbe Ì4
quarta parte,potrà,dapoi che farà folimato le pri¬
me tre ò quattro uolte co le feccie,ferbarlò da parte,
& pigliarne folamente tanto che fi confaccia con U
quarta parte d’argento che uoleie porre ; come fia
per effempio,fe hauete fe non mecf oncia d’argento,
pigliate due onde del folimato, &■ mrfcolateli in-
jieme, & folimateli tante uolte, che tutto rimanga
in fondo fiffo , & haurete da due onde di folimato
fiffo,perche il fuoco coldiffeccarlo &- decuocerlo,nc
uiene à fminuir qualche parte,altra che fempre nel¬
la boccia & nel macinarlo fe nè perde . Viglierete
poi quefle due onde fiffe, tre uolte più del primo
folimato non fiffo che ferbafie, & mefcolateli infie-
me,et folimateli tante uolte,che tutto rimanga fiffo.-
Voi uolendone più, pigliate di nuouo altre tre parti
più che no è tutto quello di quel primo,et folimateli
& fiffateli .Et cofi nè farete quanto uorrete,& que
fio modo è migliore , che à farlo tutto in una uolta ;
perche cofi fi uiene à far piu uolte di uolatile fiffo,
<& di fiffo uolatile,che è quello che più commandano
i filofofi,& cofi uiene àfarfi più fufibile, più pene¬
trante,&■ di maggior uirtù. Et in quefla operationc
confifle tutto il fecreto & il gran magiflùrio de i fi-
lojofi, & principalmente di Geber, che tutta la fui
maggior’opera fa con quefla uia di folimare & fif-
: fare più uolte,&folamente occulta la cofa, laquale
fi deue folimare, che cffo per occultarlafcome sepre
afferma
SESTO. 121
afferma) àgli indegni, la chiama argento uiuo , mà
mende altra coffa, fe ben ih effetto quella fleffa coffa
moflra che jìa peroffc non argento uiuo , ma con¬
dotto dalla natura à più perfetto grado, fi come per
effempio , la pafla èffarina,ma non nel primo effer
fuo,& è condotta dal piflore à più alta natura ,&•
più uicina alla perffettione . Et queflo dono di quefla
cofi altaffcienga non fia chi fferi dal ffaperffuo , ma
dalla fola gratia di Dio benedetto , come dicono per
una bocca tutti i migliori filoffofi.
A FAR CINABRIO , ET FARNE PANI DI,
cento & ducente libre,o quanto grandi uolete,
come quei che uegcno d’Alemagna, ilche fin
qui non è alcuno che ffappiafarin Italia.
''T’Ftti quei che fi dilettano de fècreii, &princi-
j palmento delle co fé metaUice, fanno fare il ci-
nabrio , ma però tn poca quantità d'una ò duc libre,
alla uolta,& non più. In .Alemagna , & ancora in-
alcuni luoghi di Francia fono alcune caffè, lequali
hanno il modo di farlo in quei panigrofii cheman^^
dano àuendereper tutto il mondo . Et ancoì'efsi trà
loro lo tengono per fecreto , & non lo laffciano fiar-
ger tra molti. Volendo adunque noi comunicar que
fio fecreto (che però confifie in poca coffa) à benefi¬
cio del mondo,& àgioria d’iddio,metercmo qui bre- ■
uemente il modo di farlo in quella quantità che à
ciafeuno farà grato. Vigliate argento uiuo parti no¬
ne , golfo citrino parti due , benché alcuni mettono
parti tre di golfo à noue di argento uiuo, altri quat-
tro,et altri ui mettono tanto dell’uno quanto dell'al--
tro,& in effetto per dipingere » il golfo affai nonf*.
L r B R o
dàmo,anxì utenè di più accefo colorè,maper le al¬
tre cofe è bene che non fieno più di tre ò quattronde
di otplfo per libra di argento uiuo . Mettete il golfo
in unafreffora larga à fonderà fuoco lento ,& qua^
do è ben fufo ,pigliate l’argento uiuo in una peggi
nella man manca,&uenitelo premendo à pocà poco
dentro àdetto golfo,hauendolo prima tirato indietro
dal fuoco,et con un legno ueniteli fempre mefcolan-
do bene,accioche l’argento uiuo fi incorpori col gol--
fo , Et cofi rimenate fin che fi a freddo,uenendoto coh
detto legna à difiaccar dalla freffora;?fr haurete um
mijìura negraccia,che non parrà più nè golfo,nè ar¬
gento uiuo,Veflatela,ó“ macinatelafottilifiinamen
te,&pafjatela per fetaccio,<& di quefla poiuere fa¬
te quella quantità che uolete , & mettetela in una
gran pignatta . Et uolendo fare il cinabrio, haurete
ma boccia diuetro tanto grande,che là robba che ur
mettete dentro non rempia fe non il quarto , & ìu-
uendola molto ben lutata con luto fatto di creta &
cimatura,che chiamano Luturn fapieniid,comefi ìn-
fegnerà più baffo à farlo perfetto ,&■ effendo bene
afciutta,& fecca,ui metterete dentro la poluere,&
fenga ferrar la bocca di effa boccia la metterete fo-
pra un fornello ben grande,fe la robba è afjài,&dà-
retele fiotto fuoco leggiero per due otre bore, poi
uerrete crefeendo il fuoco . Ma auucrtite che per
poterne far gran quantità , conuienuenir di uolt’ìn
uolta aggiungendo della detta poiuere,fìando pur U
boccia cefi/opra il fuoco àfolimare . Vero bifogu.
primieramente hauer congegnato un baflone ebe en-
pijin affondo netta boccia., & auangi fuor a dellt'
s-E S T O. T2Ì
htìcca'pìu d’iifi palmo,& habbìa m bottone del det-^
tn luto fapientiiO, che Jìando effo bajìone cofi poflo
dentro alla boccia,uenga il detto bottone àferrar la
bocca di ejja,& ale^ndofi il boflone fi uenga ad ai^
Tgire ancora il bottone,et aprir la bocca della boccia;
& hi fógna ancora hauef adattato uno ombuto,come
quelli da imbottar nino , ilqual fila fernpre col becco
fuo dentro alla bocca della boccia,& che H detto ba
fione pafiiper me-^p à detto ombuto,et cofi il botto¬
ne uenga à ferrar lo f retto di ejfo ombuto inficme co
la boccia . Et cofi flandole cnfe adattate, terrete la
detta poluere apprejfo al fuoco , acciochefia calda,
ptrchc mettendola fredda fopra la calda nella boc¬
cia uerrebbe à rifreddare , & impedir la foliniatio-
ne del cinabrio . Et quando la poluere che rnettefle
la prima uolta,farà fiata fina cinque bore al fuoco,
alitate un poco il baflone che fila dentro alla boc¬
cia , &ucrretead aprirle la bocca , con al^ar-
fi quel bottone che la ferraua , & con una mefeo-
Li metteteui dentro di queWallra poluere che te¬
nete in caldo appreffo al fuoco , una o due cocchia-
re , & poi lafciate calare il baflone col bottone i
ferrar la boccia come prima . Etfappiatc che il det¬
to baflone in quella boccia non fi tien per altro , fé
non perche la poluere che è nel fondo , ucnendofi à' .
firmare , fi attaccherebbe intorno al collo della
boccia,& cofi lo ferrerebbe, che non ui potrefte uè--
nire aggiungendo altra poluere,& fare i panigrof-.
fi , comi detto , & in queflo confifie tutto ilfccreta
per far tali pani cofi grofi . Tcrche uolendo met-
ieitulH la materia in un colpo,cioè cento hducente.
Q. a
LIBRO
libre di roba,farebbe tanta maffa ìnfieme, che non fi
farebbe mai,&‘ ui bifognerebhe tanto fuoco,che pri
ma fi fonderebbe la boccia e’I fornello , che la mate¬
ria fi folimaffe ; ma mettendouela cofi à part'd parte
con quelbaflone in mexpto,uìeneà folimarfi, òafeen
dere,i&- cmcsrfi,& riiUficarfii prima la prima par¬
te,<& attaccarfi allejponde della boccia,poi mctten-
douene deiraltra uien'à calar nel fond;);&’ trouanh
ogni coja caldu,et offendo calda ancor'cffa,et in po¬
ca cfudtità,uìcnà folmarfi,& cuocerfi,&ruhificarfi
freJìo,(& ad attaccarfi fopra il primo. Et cofi uene-
do d’horin bora aggiungendo poluere calda,&■ ma-
tenendo il fuoco nel grado fuo,iierrete à farne quel¬
la quantità che uorretc , haurcte pani grofiifirmi
di bellifiimo cinabrio,i quai haueranno folamcnte un
buco in mezo,che farà lo (patio doue è flato il baflo-
ne.Et poi in ultimo potrete ancofaggiugere poluere,
Alenare il baflone,& ferrar la boccia,& feguìreil
fuoco ,che quell'ultima poluere fi fublimarà ancor
ella,et farà un fondo al pane del cinahrh . Et auuer
thè che non gli fa danno il fuoco lungo & continuo,
ungigli è utile & necejfario; <& per mancamento di
fuoco reflerebbe negro,ò mal roffo , eirpoco duro, o
fodo nella fua mafia;però auuertiteuibene à dargli
il fuoco à baflanga,& ancora di uenifalcuna uolu
moucndo,algando & abbuffando il baflone,accioche
non ui fi attacchi intorno hlcinabrio , & ueriga n
ferrar la bocca della boccia , che non ui fi pofià pd
metter della poluere . Etqueflo è il uero &perfetto
modo di fare il cinabrio in pani grafi quanto uolcte,
che,come è detto , firì'àqui non s'è fapuito fare in
SESTO. 12J
Itiìlict . Et potete ancora farlo in bocciom di creUt
da pignatte ben lutati,et di buona terra da durar al
fuoco.

L A RAFFINAR’et RIFAR LA BORACE.


.Aborace da gli antichi fi chiamaua Crifocolla»
& era naturale & artificiale, come ferine T?li~
niù,Diofcoride,et altri;& l’adoprauano in alcune co
fe di medicina,et per fxldare t lauorid'oro,come /’«-
fino ancofoggi; perche la natura fua fi è di far fon
dere prefio,& feorrere la faldatura.Ffa fi ancora da
inofiripcr ridurre in corpo, cioè fondere infiemela
limatura dell’oro & dell’argento,et in ogni cofa,ouc
bifogniprefla ò facilefufionefi adopra utilmente,ol
tra che l'adoprano ancora molto le donne per farfì
belle,perche imbianca,& affotiglia, & mondifica la
pelle, & non è uelenofa , ò nociua à i denti & alla
carnatura . ‘Nfhaueano gli antichi di color uerde^
che à i tempi nofiri non fi troua,& non fi fa fare,et
nhabbiamo della bianchi(ima,& della negraccia',et
quefta forfè fi potrebbe dire,che tirajfeaUa uerde de
gli antichi. La bianca è in peot^gettì lunghi con al¬
cuni nerui ò uene in lungo , tantofimile all’allume dì
rocca,che molti ui s’ingannano, ò u ingannano altri.
B mettendofi fopra il fuoco bolle,& fi gonfia come
l’allume, & riman poi bianchijsima ,lpongofa , &
frangibile con le dita,come l'allume di rocca brufeia
to . Conofeefi dalle perfoneprattiche in tre cofe l’al¬
lume dalla borace . La prima è che l’allume poflo in
bocca fi fa fentir di fapore acro et aflringente,la oue
la borace non è di niun fapore fe noti d’un certo infi--
fide, che è mego tra quello delfoglio & quello del
Q- i
LIBRO
JSero del latte. Onde quei che mgliono inganndr’al^
fruì, & fdlfarc la borace nera , figliano ipeggettì
'delFalIime di rocca crudo,ó' lo tengono in olio d’a-
mddole,òin fiero,ò in latte;&- ui jóno di quei che iti
mettono del melc,ò del xHcchero,fer temprar co la
dolcegga loro Vacerbità dell'allume;& altri disfan~
HO le dette cofe col fuoco,&poi lo mettono in luogo
freddo àfare in ghiaccinoli,b lapilli,& ui aggiungo
'tto falnitro,foda,òfale alcali,tartaro, allume difec-
cia,& fi fatte cofe,&fanno bene alcune pietre,oh
fiUi,che fi rajfomigliano alquanto alla borace , ma
fono differenti primieramente nella forma,perche h
borace uera è fempre di forma lunghctta,& i lapilli
oue entri allume,non uengon mai fe non quadri . Et
oltre acciò fono dijferenti, che f allume dapoi che è
hrufciato refia in mafia ò quantità che occupa più
luogo che non facea quando era crudo,ma il boraci
nero refla pochif imo,& quefio è gran fegno à cono-
fcerlo . La terga,piu importante , zlrpiù ficuu
prona fua fi è quefia;che oue fia allume non falda in
modo alcuno,& non fonde cofi bene come il bora¬
ce; & ho detto non fonde cofi bene , perche oue fia
falnitro, fiale alcali,& tartaro, farà pur fondere in
qualche parte , perche tutte le dette cofe aiutano li
fufione de i metalli. Il falnitro, quando ue nè fia in
quantità notabile,fi fa conofeer fubito al fuoco,per¬
che fa il bollir molto aquofo,et Jprug;ga,ò sfauiUa at
torno fcintillette di fuoco .\ltri con dette miflute dif
fbiute più uolte in fiero,ò in latte,b in acqua;&- con¬
gelate in lapilli,fanno alcune pietre,ma fono femprt
falfedi fapore , troppo lufire di colore. t & troppi!
SE S T O; ^ 124
colenti nei fondere. Onde adoprandofi'à faldar U-
«ori d'oro ò d’argento fottili, fanno fondere il lauo^-
ro infteme. Doue entra •grecherò, lafcia fempre l’oro
\0- L’argento^ macchiato. Si fan bene alcune mi [ture,
cheferuono perfettamente alfintentione di jaldare
& di fondere,fe ben di forma &■ di faporefon diffe¬
renti dalla borace , delle quali ne metteremo alcune
poco più baffo. Ora per uenire al borace aero de’ ta¬
pi noflri,dico. che à noi fi portano alcuni barili pieni
d’un certo graffo,tutto ripieno per entro di certe pie
trepicciole,& quefla chiamano palla di borace,
fin qui fi portaua folamente dalle bande d’Meffan-
dria , otte fi doueafare anco anticamente, onde gli
fcrittori .Arabi antichi, che hanno fcritto delle cofe
de’metalli,chiamano la borace , Iffitro Aleffandri-r
no.Da pochi anni in qua ha cominciato portarfi det^
tapafla ancor dalle parti di "Ponente,non fo fe fatta,
in quellefleffe,ò per auuentura apportata nuouameri
te dall’India; onde effendonegli anni à dietro ridotta
l’Italia à gran penuria, talché fi uendeua almeno
un feudo l’oncia del rifatto in pietre ò lapilli; ora da
pochi anni in qua nè uenuto in tanta quantità da Po-
nente,che fi da per un feudo & mexp, & ancor per
uno fcudo,& per meno,la libra. Il modo con che in
quelle par ti,onde uien quefla pafla, lafanno,è que-
flo. tHellc miniere dell'oro et dell’argento,et ancor del
ramcjtrouano un’acqua,laquale,come io ho ueduto,
et fattone efferie7;a,èper fe flejja atti fiima à faldare
et fondere;et nell’Alemagna aita lo fo oue è una gran
uena di quefla tai‘acqua,che i paefani noconofeono,
Viglianadùque coloro quelfacqua coquelfangacciq
t I B R O
thè le fla difetto & d’intorno,et la mettono à boUirt
fin a un certo termine ,&la colano ; & lafciandoU
foi flave fi congela in alcuni lapilli ò pietre,à punto
come fa il falnitro. Et perche tenendole coft non du-
rerebbono, & fi disfarebbono à pocà poco,?!r anco¬
ra per migliorarla,^ come confettarla eJr nodrirla
nella madre fi4a,piglian poi quelle feccie che fono re
fiate di tal’acqua & fango , & ui aggiungono del
graffo di porco ò d’altro animale, & uanno à quei
luoghi delle miniere,&■ fanno una fojfa grande , &
in fondo mettono un folar di quella paflaccia ò graf¬
fo,& poi ui mettono un’altro folaro di quelle pie¬
tre, poi un'altro di graffo,& un’altro di pietre , &
cofi li fanno alti quanto uogliono,& cofi li lafciano
allo fcoperto alcuni mefi ; benché molti di loro fan¬
no tutto queflo nelle lor cafe,in terra,ò in tinacci,et
quando poi la uogliono uendere ò mandar fuori, pi¬
gliano con le pale detta pafla con tutte le pietre,&
la mettono in barilli,et quefla è quella che uie à noi,
& la chiamiamo palla di borace. Mandauano anco-
ra,& mandano da dette parti, oue fifa,della borace
ò lapilli fuori di detta pafla cofi rifatti ò raffinati co
me noi diciamo ,&da trentanni à dietro molto pià
uenìua di detto rifatto & raffinato, che della pafla ;
fercioche la pafla in Italia non fi fupea adoprare,nè
rifarne ò raffinarne le pietre, onde non fi adopraut
quafi fc non in alcune diflillatìoni, che ufano le doiie
per lor belletti. Voi fi comminci'o à faper rifare, &
uno in Venetia, & poi una donna, à chi effo l’ìnfe-
gno,cihanno guadagnata gran quantità dì feudi,&
per molto topo fu fecretofolo tra loroj&de fiderato
Sesto. _ 125
h molti. Fltlmamenle fi è licnuto pur maniftflanda
ancora queflo,ct bora inl^enétìafiono pur alcuni che
lo fanno,ma èbe uerò,che ancor di quei che Lo fanno,
uno lo fa meglio che l’ahro;ct forfè pochi l'hanno in
quella per fetlione di farlo facilmente,con uantaggio
di non perder della robba ,&-di trarne tutto quello
che fi pnò,& farlo perfetto,come qurfio,che ora noi
infegneremo perfettamente . In prima dunque s'ha
da auuertire di pigliar detta pafla che non fia ran-
c’iiaiperche l’cffer rancida fa fegno ch’ella fia di rnol
ti anni,&per queflo le pietre fieno fminug^ate , &•
fpcrdute,h mancate . Tur queflo non importa molto;
più importa d’andarlo palpando per entro con le di-
ta,& ueder che fila ben piena , S^abondante di pie¬
tre; perche effendo il modo quafi tutto intento algua
dagno& àgl'inganni,coloro che la fanno ufano di
metter poche pietre per entro il graffo , per far più
roba;& oltre acciò , coloro che la comprano per ri-
uenderla,uanno con le mani cattando di quelle pie¬
tre piu che poffono;però conuicn sforgarfi che la di¬
ligenza uincafo almeno fcuopra la frande . Et final
mente per uolcr uenire à raffinar detta borace da tal
pafla,terrete quefla uia . Tigliatc acqua tepida me-
Zp fccchio pcr ogni dieci libre di pafla , &melteie
l'acqua in un catino di terra, &■ metteteui dentro
la detta pafia,<& disfatela molto ben con le mani,co
me fifa il leuatoìodel pane, & colatela malto bene
per un fetaccio, & pigliate quelle pietre chereflano
fopradal fetaccio,cioè quelle che fon graffe com'unrt
nocclla,òcoin una faua,& mettetele in un catino,&
[òpra mettetele aglio di oliue, come ffifojje un infa-
LIBRO
kt(ti& mettetele al Sole, mefcolandole hen con te
mani,poi mettetele in un facchetto ,& mefcolateìe
come fi fanno i confetti, poimettetele nelle buffile,
& ferbatele, che quefia è la miglior borace che fi
pojfa battere i&feper forte detta pafla non fidif-
facejfc, & non fi nettajj'e bene dal graffo con l’acqua
fcmplice, habbiate per ognifecchio d’acqua una li¬
bra di fapon negro , &, disfatelo ben in dett’acqua,
che co fi ella fi farà potente à dìffoluere detta pajìa ;
& chi non haueffe fapon negro , potrebbe metterui
del bianco,onero calcina uiua , & orina d diferetio-
ne,&poi colarla, & con effa tepida disfar poi la pa
fla.Etd uolerla rifare,et m’iltiplicare,pigliate quell’
acqua che è paffuta per lo fetaccio ,&■ mettetela in
una caldaia à fuoco lento,& continuate fempre quei
grado di fuoco, &uenitela ffurnando con una cactja
di ferro,et quello (porco che farà nel fondo buttate co
la fua fchiuma ; ma auuertite che bollendo non uada.
difopra, & quefìo farete fin che farà cotto , il che fi
conofeerà mettendone fopra l’unghia , che non cor¬
rendo farà cotto ; &" ancora fi può prouare fopra la
carta,come fi fanno gli fciroppi,&fe refia,farà cot¬
to i onero bagnate un fpago in dett’ac qua, mette¬
telo infra le dita,& tirate un capo d’effo,&fe lo fen
tite rufpido ,farà cotto . Allora canate dal fuoco la
caldaia,& copritela con un coperchio fatto à queli
effecto,accioche non uipoffa entrar cofà fporca den¬
tro,& fepelite la caldaia nella femola, calcandoue-
la ben attorno,& coprendola bene con panni ò con
fchiauine fopra , & attorno, talmente che fia be¬
ne fiufata onero fepelitela nel letame caldo , &
SESTO. 125
lafciateuela cofì per otto ò dieci giorni,poi difcopri~
tela , & ui trouerete[opra un unto ò crofla , laqual
leuerete uia,& la panerete da parte, & poi troue¬
rete nella caldaia come ghiaccioli, i quali canate,
ponete in un'altro catino,& lauatcli con acqua fre-
fea, ?ìr metteteli [opra una tauola ad afeiugare all’¬
ombra .. Et quelle pietre che reflaron la prima uolta
fopra'l fettaccio , mefcolate con quejìe altre , spi¬
gliate allume di feccia bianco , ma non di qucUo che
ft tiene per moflra , libre quattro in tre fecchi d'ac¬
qua,& onde otto dijalnitro , ponendol'à fuoco len
to,S fatela bollire, & Ipumetela come face fte l'al¬
tra ,&prouate[opra l'unghia ò fopra la caria fe è
cotta , come prima , poi leuatela dal fuoco ,Sla-
fciatela far refidentia;& come farà ben chiara , pi¬
gliatene un fecchio & mccto,et mettetela in un’altra
caldaia netta al fuoco,et quando uuol leuar’il bollo¬
re,metteleui dentro la detta crofla,che fa dicci libre
Sfatela boliir come prima haucte fatto l’altra, S
ponetela fopra l’unghia ò carta perprouare fe è cot
ta,poi ponetela in un maflello,& fopraponeteli due
bafloni in cróce con quattro (paghi,alliquali attacca¬
te un poco di piombo, acciocheflianobene fleft , S
che non tocchino il fondo à.quattro dita, & quefto fi
fà,accioche ui fi poffa attaccare la borace,& poi fe-
pelitela comehaueie fatto l’altra,et quefla no firnet
te nel facce , ma ungete quella che è attaccata a gli
jpaghicb una pena,& l’altra che è nel catino ungete
cOme fifa uninfalata,etfiail chiaro che cauate,grof
fi Come nocelle òfaue,& L'altro minuto mettete con.
f acque che fom rmafe,S mettetele alfuoeo,daB’^
LIBRO
iole la cotta,& facendo carnè detto difopra,& cofi
farete fina tanto che l’acqua farà conuertita tutta
in borace, che mai non butterete uìa niente. Et pri¬
ma,quando disfate la pajìa nell’acqua tepida ,met-
teteuiquanto un eccedi coagulo di lepore ,&farà
coagulare tutte l’altre parti della borace.
MODO BELLISSIMO DI FAR’ACQyA

P forte facilmente & miglior che l’altra .


iglia allume dirocca,&‘ uetrimlo y ^-falnitro
ana,calcinati & ben triti,& fe la moipiu for¬
te, fa che il falnitrofìa per fe fola quanto è l’allume
& il uetrhfolo infieme , & mettiliin una bocciaben
lutata,(ir nel recipiente metti due onde d’acqua di
po'ggp per libra di detti materiali,et il recipiente flia
in acqua frefea , & difopra tienilo fempre bagnato
èon peg^ bagnate,& non lo lafciar mai feccare,per
che unifee meglio gli fpirti con l’acqua loro, ^ non
fi attaccano al recipiente .Tot acconcia laboeeia in
terra pendente,&fen'ga cappello unifcela col reci¬
piente,lutando ben le giunture con farina & chiara
d’uoua,& acconda che il fuoco nonpafit al recipi¬
ente,& da principio metti un poco di carbone acee-
fo al fondo della boccia,tato chela materia fi disfic
cia,&pafii quella prima furia , poi euopri tutta la
boccia di carbone,et fta be alto il fuoco,e fia ordina¬
to un muro di mattoni,che tenga i carbonigrofii &
moltifopra la bocda,&fa quefio buon foeopertre
è quattrbore, & farà fatta . Lafcia poi rifreddare,
ognicofa,& caua l’ae qua,che farà perfettifitrm,&
ferbala in un uafo di uetro ben otturato con cera.
SESTO. 137
LA VERA TRATTICA Di GITTAR MEDA-
glie,& ogn altro lauoro di rilieuo baffo, in brpn-
t(o,in orOyin argento,in rame,in piombo , in

P flagnojin criJìaUo,in uetro,et in marmo.


Bjmieramente conuienhauerin ordine le terre
da formami dentro quel lauoro che uolete git-
tare. Et perche fe ne fanno di più forti, & ciafcuno
l’adopra come la può bauere,òcome la fa fare, noi
ile metteremo qui alcune,le piii perfette di tutte,&
nè metteremo di più forti,accioche non potendo alle
mite haueròfarfuna,ftpoffa baHeì'‘ò far l’altra;
auuertendo che tutte quefie che qui metteremo , fi
poffonoufar ciafeuna daperfe fola,òmefcolata l’u¬
rta con l'altìra,òtutfinfieme,ch'in ogni modo fon bua
ne. La bontà & perfettione di ciafeuna terra da git-
tatui dentro metalli fufi confifle in quefie coje ; cioè
che principalmente fieno fottilifiime,& come impal-
pabiliiperchei difegnì uengono impronti nettifììmi.
La feconda,che ricettano bene i metalli,& non cre¬
pino ò faltino in trofie , c5“ che fi confacciano bene
con la rnaefira che le faccia rimaner dure & tanaci
(juandofon fecche. La terga,che durino àmolte fu-
fioni,accioche hauendo dagittar molte medaglie , ò
altri petti d’una forte medefma,non gli bifogni rifor
mare ogni uolta di nuouo. Et e da faper,che per me¬
talli dolci,come il piombo & fiagno, ogni terra me¬
diocremente buona feruc,pur che fila fottìlifiima, &
bengouernata conia rnaefira,come fi diràdijotto.

P TERRA PR IMA.
igliate fmeriglìo di quello che sadopraper bru
nir leffade & Ramature, & macinatelofot.ti-
LIBRO
tijlimo,con infuocarlo,come fi dirà difottOj& mhe^.
uetelo con la maeflra ,come fur fi dirà di fatto , &
adoprateloyche è terra perfettifima,& dura à mol¬
te fufionife è bengouernata , & quanto piùs’ado-
pra più uien buona, ritornandola fempre à macina¬
re & rirnbeuer con la fua maeflra.

P T E R RA S ECO NDA.
igliate pexji di quei caconi fatti di terra di Fa-
lentia,}, di Treguada,i quali adoprano.i uetrari
nelle Un fornaci à tenerui dentro fufo il uetro; & fe
potete pigliar f ìlamentc i fondi et le parti dalme-^p
in giufoy farà meglio, leuandone uia il uetro che gli
Jìa d'intornoi fe noipìgliattli come potete,& habhia
te cruciuoli da orefici nuoui, <& flieg^ateli, & filano
à pefo i pe‘g^ di qucfli cruciuoli, quanto ipe-zji de i
conconi, & ogni cafa bifìeme peflate nel mortaio di
brongo,poi macinatelifèl porfido co acqua,come fi
macinano i co lori,facendola fattile col ricuocerla,et
infuocarla,come fi dirà difetto, & ferbatela in fac-
chetti di Caino fcio,ò in fcattole di legno,ben ferrate.

P TERRA TERZA.
igliate feorge di telline di mare,ò di cappe, &
fcorxe d’uoua,& pefatele infeme,& macina¬
tele con acqua,&infuocatele,& macinatele più uol
te,&" fcrbatelecon diligenza che non fe nè uolino.

P TERRÀ Q_V ARTA.


igliate limatura di ferro , òfeaglia, ò l’una &
raltra,pure,fenga terra,ò altra bruttexpta , &
mettetela in una celata di ferro , ò in una pigna tta
che duri al fuoco , & imbeuetela d’aceto forte , &
tenetela al fuoco per otAbore,poi macinatela tor-
SÈSTO, 12S
ttàela ad imbeuere con aceto di nuom infuocate
la,& rimacenatela,&- rinfrcfcatela più uolte,& fer
hatela in un facchctto di camofcio, òin una fiatala.

P TERRA QJV I N T A.
igliate pomice in pe^^ìP^’''ti due,& infuocate
lo,&fmorxftelo in aceto , & queflo fate fina
quattro uolte, Toi habbiatc [caglia di ferro macina¬
ta parte una,& mefcolateli itificme,infuocateli,
rmacinateli più uolte,&firhatela come l’altre.

P TERRA SESTA.
igliale offa dicaflrato,& fi faranno tutte della
tefa faranno migliori, & fatele brufiiare che
uengano calcinate & bianchiffime, & pelatele be¬
ne,& paffatele perfetaccio, poi mettete detta pclue
re in una padella di ferro [opra il fuoco , & quando ■
è benifiimo infuocata buttateui detro un buon pugno
dìfeuo,&uenitela rimcnando con un ferro, in mo¬
do che il fiuo fi brufci tutto,poi caitaiela,& maci¬
natela,et rinfuocatela,et rìmbeuetela col fino,& ri
macinatela più uolte, & farà perfetta, & durarà à
molte fufioni.
TERRA SETTIMA,
r^Igliatcoffa di fippiapefie ,& fatele calcinar
iP'' bidchifime,et fate in tutto come di quelle del ca
firato,&ferbatela ut fupra.Et finalmente fi nè fan
no di terra di Tripoli,di cenere di uiti,di paglia , df
di' carta hrufiiata,di flerco di cauallo ficco & bru-
fciato,di mattonipefli,dìbolo è terra roffa,& d’altre
lofi tali,che rcjìino al fuoco finora fonder fi , & che
riceuano gl’impronti e i metalli, & non crepino , ò
non fifcr^ino com’è detto.
L I B R O
MODO BELLISSIMO DA RIDVR TVTTE LE

H terre che fieno fottilifìme et come impalpabili.


\Abbiate quella terra delle fopradette,h qual’al
tra Holete,& dapoi che l’haucte macinata fat¬
tili fima,et paffuta per fetaccio,mettetela in una cd
daia à difeccare [opra il fuoco , tanto che s’infuochi
molto bene,& cof infuocata leuatela dal fuoco ^ &
tornatela à rimacinar come prima,con acqua , ò con
aceto. Toi di nuouo rinfuocatela , & rimacinatila,
fempre con acqua ò aceto,& non maià feccoi& coft
fate fina cinque è fei uojte . Vltimamente mettelek
in un catino di creta inuctriato , &ghtatclefopn
tant’acqua chiara,che l’auangi fin à quattro dita,&
con un bufone netto intorbidatela,& lafciatela ripa
far folamente per ffatio d’un.Aue marmpoì def ru¬
mente euacuate quell’acqua in un altro catino netto,
&fopra quella terra che è refata nel primo'catino,
tornate à mettere altr acqua , & à rintorbidar come
prima,&■ euacuatelafopra il catino doueuotafic k
prima,& cof farete fin che con queUe-acqUefaure-
te notato aia tutta la parte più fattile di detta terra,
jEt fe alcuna parte più graffa ui refa'nel primo ca¬
tino,tornatel’à macinare , mettetela poi con l'd-
tra,&difeecate poi quell’acque, cioè lafciate dar’in
fondo la poluere,(Quotate uia l'acqua,ò feltratela,
&■ fatefeccar bene quella poluere che h rimaft nel
fondo, & datelep'oi una buona macinaturapaffan-
dolaper fetaccio fretti fimo difeta,feuipare, &■
hauerete una poluere che al mondo non f puo dif^
derar più fattile; & ferbatela , com’è detto , in fac-
chetto dì camofeio , ò. in fcatole di legno ben ferra;e
SESTO. I2p
nelle congiunture, & bene incollate, perche non fé
nè noli macche èrjuafi fattile come l’aere.
A FAR LA MAESTRA PER BAGNARE
0 inumidir dette terre daformarui

P 0 improntarui dentro.
Erfarchele dette terre habbiano neruo,& che
formate <& fecche che fieno fi tengano infieme,
& non ritornino in poluere ,fifa quell’acqua, che
chiamano maeflra,noce forfè alterata da menflruo,
che non fo come s’han tolto i filofofi di certi anni
adietro à chiamare alcune acque, che feruono ai
alcuni bifogni come quefio . Et par che tanto inten¬
dano e[iiper menflruo, quanto noi per mcTo^cioè me
gano,ò cofa che fia mego à ritenere^ dijfoluere, è à
far qualch’altra operation tale . Si piglia adunque
fale,& fi auuolge in unapcz^ di lino bagnata,
fi mette in mego à i carboni acce fi in una fucina,&
foffiando forte coi mantici feglì da fuoco per un ho
ra,&poi fi lafcia rifreddare,et chi non può farlo coi
mantici,mettalo in megp à i carboni accefi,& cuo-
pralo ben d'ogni intorno , poi freddato lo pefli, &
mettalo in una pignatta ben uetriata, & fopragli
metta tant'acqua, che ui auancfl da quattro dita ò
fei,& mettendola al fuoco,&rimenando bene, fifa
disfar tutto ilfalc,poi fi lafcia freddare,^' fi cola,
hfipaffa per feltro finfl dueuolte .Et quefla fi ado-
pra ad inumidere &far tenace le terre come fi dirà
difotto.Fafi ancor maeflra con chiara d’uouo battu¬
ta con un baflon di fico,tanto che diuenti tutta fchitt
ma,poi fi lafciapofare per una notte,et lamattinaft
cola quell’acqua chefìmua difetto à tale fchiuma,
R.
L I B R O
&con ejja fi inumidifce la terra da fiormarè}& par
che quefia fia alquanto migliore , perche fiala terra
più tenace,_ &_ ui fifiorma più nettamente, non ft
attacca all’impronto . Onde alcuni aggiungono un
poco di quefl'acqua di chiara d’uoiio aìTaltra mat-
fira di fiale fiopradetta , & altri ui mettono un po¬
co d’acqua gommata con gomma arabica,adoprando
in ogni cofa ilgiudicio & fiefierientia..
A F A R’ 1 L L V T O S A-

P pientiaperfiettifiimo,
igliate creta da pignatte della migliore che po
tete hauere,perche in un luogo fie ne troua di
migliore che in un’altro , cioè che dura più al fuoco;
come in Italia è quella della quale fanno le pignat¬
te in Tadqa,& coft in Memagna è qua fi perfetta in
ogni parte . Onde con quelle pignatte , con lequali
cuocinanò,fi potrebbono fondere metalli come nè ì
cruciuoli. Etfie nè truoua della cencricia , come k
commune; fie nè truoua della bianchifiima , cornei
quella che fanno in alcuni luoghi del vicentino,che
è quafi come pani digejfio,etU chiamano Fioretto di
Schio,che in Fenetia adoprano i baccalari per dar
ìlbiancQfiotto alla uetriatura delleficodelle ér d'al¬
tre cofictali, Ft fie nè truoua della roj]a,come in F>u-
glia,& la chiamano bolo, & di quella fiejja che al-
cunijpctiali uendono per boloarmeno . Ft in Vener
tia nadoprano una tale per dare il raffio: à gli ajìrk
chi delle cafie,con la calcina,co imattoni,& col cinà
brio,dandogli poi fiopr a l’olio dilino . Qjtefia roffaè
la piùgrafja ér la più uificofa di tutte,onde, crepa più
mlentieri al fuoco , fie nonfi tempra con,dtncofie.\
S E S T O. 150
& perche tutte peccano àigYaffex;za,chi piu & chi
manco,à tutte fi da copagnia & temperatura di co-
fe magre. Tigliado adunque della commune, cioè di
color di cenere,perche fi truoua più comunemente,et
èmanco grafia,la comporete in queflo modo. Di det¬
ta creta parti quattro,di cimatura di pani parte una^
di cenere:parte me-ga, di flerco di cauallo ò d’afmo
ficco parte una.Etjelo uolete piùperfetto.aggiun-
geteui un poco di mattoni pefli,& fcalia di ferro. Et
tutte le polueri fieno ben peflati,& fetacciate,& me
fcokfinfiememettete la terra facedone'un folaio,et
fopraui uenite gittando la cimatura à poc’dpoco,in
modo che uengaà flar per tutto ugualmete più che fi
pofia,poi uenitele dando racqua,& rimenado molto
beneprima con un baflone,poi con lapala,et quando
faràimpaflata àmodo uoflro,mettetela [opra un ban
co grefio ,ethabhiate un palo ouergon di ferro,et ue
nite battendoli detto luto moltobene, rìmenandolo,
et tenendolo femprc battuto, & queflo quanto più fi
fa,pmè migliore,<& cofi farà il luto perfetto da lu^
lar boceie,da formar cofe grafie,da far fornelli,et da
ogni cofa. Ma chi lo uuol far con manco fatica, ui
mette folamcnte la cyeta,la cimatura,et lo flerco,co
un poco di ceneye;& altri non ui mettono flerco,al-r
irinonuiMetton cimatura,feeddo che lo fanno fare,,
■òcheuoglion ufar fatica ér diligeva,ò ancor fccodo
il bifogno dell’in tenone perche lo fanno.Ver lutar le
bocche delle boccie che non rejpirino al fuoco,e buo¬
no fi fleffò luto fopradetto,tuttauia ui aggiùgono due
parti di calcina uiua,et chiara d'uouo,et è poi coft fi
mr^ìtome iluetrofiefio,etpiedino lafciar refiiran
I T B R O
Cgni forte dì luto fi uuol mantenere umido chìì’hà
da ufar di continuo, &fenè uuol tener femprepre¬
parato . Ma non bifogna tenerlo troppo aqH0fo,cbe
non ferue poi in alcun modo che bene fila, & menò
conuien lafciarlo fioccare, perche come una uolta è
indurito,non fi racconcia mai pià che bene flia;&fe
ut mettete acqua, lo uìen moUificando à poca poco
àìfiopra,& farlo come fialfia,et dentro riman pur du¬
ro,^!- dandoli poimolta acqua,figuafla affiatto.Te-
rò quando pur fit fiecca,torni/i à ripeflar di nuouo,&
cofi àrimpafiarlo con acqua à poca poco,& à rime¬
narlo fin che flia benc;& in quefia parte del luto no
refla che difiiderarpiù oltre.
COSE CHE CONVIEN TENER APPAREC-

P chiate &ìn ordine per Vane del gitto.


Erche gl’infirumènti & i megi fon quei che fan
no riuficir l'arte à perfiettione dalle mani del buo
no artefice,per queflo,accioche quando fi truoua in
punto per fare il fuogitto,no habbia da patir difa-
gio b danno per mancamento delle edfe necùjfarie ,h
beneflarprouiflo delle cofc che uifimo necefarie. In
prima adunque il carbone fia di legno forte gio-
uine,& ben'afciutto. 1 cruciuolifieno di buona ter-
ra,& fenga sfenditure,et i bcrtìniòpardigli di color
fogliono e fere migliori che i neri nè i bidchi. Uabbìa
un peggp di cartone da far uento leggiermete fepra
la faccia del crucinolo. Eabbia unacana bucataper
fio farle bruttegge di dentro al crucinolo, che cofi fi
fa a fai meglio che co i mdtici.Eabbia un'unciho per
cauare i carboni dal cruciuolo,& le moUctinc, fin
torcoletto ò firettoio da firinger le forme ò ftafeUt
S E S T O. I?1
per tenerla ferme nel bitttaruì dentro il metallo f:fo»
Due tamlette di legno di noceto d’altro legno fodo,ò
di rame,ben j^ianate, & uguali da ogni canto , per
farne fondo alle fiajfette nel formare . Due pe%^ di
lana perche fe nello Jìringer le fiaffette nel tor colete
to le forme nonfoffer ben uguali di fuori,queUe pe-^
uengano à riempire iLuacuo,et à far luogo al ri-
kuato.Kncomp affé Ito &una riga per partire et ti¬
rare à mifura ighetti,ò sfiatatori,& canalì,onde ha
da correre il metallo . Vna fgorbietta per nettare i
canali delle cornici, laqual fgorbietta ha da feruire
per detti sfìatatori,et canali nelle fiaffette dapoi che
farà formato il lauoro.Et hauretein ordine un poco
d'olio et di termentinain unafcodella,con un poco di
carta ò peg^ per bagnarla dentro,et accenderla,et
con effa affumigar le forme poi che faranno afeiut-
te,acciocheil metallo corra meglio . Et perche alle
mite tal fumo ingroffa et riempie i caui del lauoro
formato,conitiene hauer’ancora un pie di lepore per
leuare ilfuperfluo, & per raccoglier lapoluereche
.
cadeffe nei formare,&per altri bifigni tali Et una
feopetta dì fil d’ottone,^ una di fetale, come quelle
da pettm,per brufchiare,&polire il lauoro,atlanti
ée lo formiate,perche uenga netto,& cofi ancor da
poi che è fatto il uofiro lauoro gittata di nuouo, per
polirlo acconciarlo come ficonuiene.
MODO CHE SI DEVE
tener nel formare,
T\Bfmieramentepigliate la medaglia o altro la-
\j uoro cheuogliategìttare,& mettetelo tnunx
fcedella con'aceto farte, falei&paglia brufcìata,es
R i
L i B R o
con le màmfregatelo bene che uenga nettò , ah -
f randa la brufchia énla fetola . Toifciaecjmtelo in
acqua frefca,& con una pe-z^ga bianca beni fimo lo
àfciugate.Mettete poi [opra una tamia di legno du¬
ro,ò di rame ben lifcia,la metà delle fiajfette, cioè là
femina. Et la parte di mego, cioè con quella che fi et
giungepoicon l'altra, fila uoltain giufo fopra'la ta
Hola,et dentro di ejfa mettete fopra là tauóìa la me¬
dagliaio che altro uolete formare,che fila ben'netto,
come è detto,atco»modandola,fe farà una foia,cìk^
fila à diritta linea del ghetto,& piu baffo nella:flaf-
fetta che potete, perche habbia lungo il ghetto, &
metallo affai. Et offendo più d'una,l’anderete accom-
modando dalle bande della flaffetta,et làfdarete Ino
go nelmegpper fafilghetto,ò canaleper ifttrodur-
ui detro il rnetallo;et fe faranno più di'due,auuet'tire
te di no far che riceuano il metallo iuna^ dall’altra,
ma àciafeuna farete il fuo canaletto,che dal ghetto,
ò<canal di me%o ue lo porti. Voi piglierete una delle
dette terre ben fonile,& ben fetacciata con fètaccio
fretto,etbe calcata la porrete in un catino: affai grl
de,perche nelmaneggiarla non fe nè butti fuòri,
co l’acqua della maeftra la inumidirete àpoda pòco,
fnefcolandola bene con le mani,&fra effe fregando'
la;& tantagliene darete,che flringendola in pugno
fi tenga infieme,auuertendo che ho detto inumidirla,
no bagnarla,perche non bifogna che-flringendola in’
pugno ui bagni la mano,ne fi tenga come p afta-,ma
foto tanto opaco più,come fa lafarinaafcimt’a,&
che cofi fretta in pugno,fraccando fopra con undito
fi rapa in pezptf.tt quefia cofi condotta metterne et
SESTO. 152
medaglia nelle flajfette,& con h
mano ue l’andarete ben’affettandoy&fraccando,non
uilafciando ìincìefcere l’affaticaruici un foco per
calcarla bene,con metterui[opra l’altra tauoletta,el
con ambe le maniy& con tutta la perfona calcando
[opra quanto più potete. Voi con un ferro taglien-^
(e, & di filo ben diritto , con una riga beniffimo lo
pareggiareteydeflramente leuando quella terra che
auanga[opra la fiaffetta. Et coft ponendoui [opra
una delle pegp^ di lanay & poi la tauoletta piana,:
con ambe le mani piglierete ambedue le tauolette
[otto & fopray& tenendole flrette uolterete con de-
fife^^a le fiaffette fottofoprayCt leuata la tauoletta,
uedretefe per [otto la medagliapcrriffetto del rilieuo
foffe entrato qualche poco di terrayche bifognaffe col
pie.dellaleporeieuarla dcflramentey poi ricommeffa
l’altra parte.della fiaffetta à fuo luogo y l’empirete
della mcdcfima terra , calcandola bene come prima,
& col ferro pareggiandola . Toi colapunta delfer
ro da.m edto. foleuerete alquanto la metta fiafetta.
difopray&con mano la leuerete[ufo bellamente,0“
con diligeva cauerete la medaglia,toccadolaalquato
d’intorno co la punta d’una penna fiottile,in caffo che
nonfìlaffciafjc alla prima, col uoltar fottoffopra quel
la paìtc-deìla fiaffetca,in cui nello aprirla era rima-
fffi. Ec fe ancora no fìlafciaffe,lapercoteretedefìra~
mete..ió. la pùta à’un coltello , tanto ché pur uoltadò
kfi.iiffettaffi.kfci; etfe uedrete che àuoflro moda no
ffui improntata ,potrete rimetterla al luogo fuo, <&•
ricalcarla, & poi mettendo da tutte due lebandele
& le tauolette fìringerla nel torcoletto . poj
LIBRO
eaaate con lafgorbia et fatele ì fuòì ghetti,compar¬
tendo col fefio & riga che uengano giufli,& cofi le
porrete dritte prejfo al fuoco ad afcmgare,uoltando-
le alcuna uolta,tanto che fieno ben afciutte .\Allora
con lo fioppino bagnato in olio,& termentina,&ac
cefo-, fufumìgatele ; & cffendoul cofa fuperflua,lem
tela coi pie del lepore. 'Poi ricongiunte infime ,
rimejfeuile pex;ge.dilana,& le tauolette,flringere-
telc alquanto nel torcoletto , hauendo fra tanto ap¬
parecchiato &fufo il metallo (ii che ejfendó argen¬
to orarne bianco^ fi conofce col uederio nel cruciuolo
luflro & chiaro ; & offendo flagno,colmetterui de-
•tro una pietra,òunpoco di carta ,& che la brufci )
gitteretele,che uerrano bcnifiimo,fent^altro'aiuto i
farle fcorrere ,fe nonché allo fiagnó , Corne i fufo,
butterete dentro un uentefimo di tutta la quantità,
di folimato,& un ottano di Antimonio, che oltre al
farlo ben correre ,iindurifcono,et fanno fonante.Poi
ejjendo fredde le flaffette, caueretè le medaglie con
diligenza; & uolendone gittar delle altre, tornate à
fuffumigar leforme,& firingetele & gittatele, co¬
me difopra,&- fate tante mite quante-uibifogna;&
fepoi uedete che le flaffette non fileno ftracche,& ito
gliate ferbar quelle forme per altre uolte,potrete fer
barlc in luogo afciutto,che ui feruiranno bcnifìimo,
Vltimamentela terra di dette flaffette,canata,et pe-
fiata, & fetacciata ,farà fempre migliore per ado-
prare. Le medaglie co fi gittate fi ricuocono poi,&fi
pongono nel bianchimento, fe non fono difiagno,&
ancora à tutte fi pub dar il uecchh, come fi dirà qui
difotto.
5 E S T d. 15?
A formar CON CRETA. UCCIDA COL
pennelloiche è molto piùfacHe che cò leflaffette,
ma le forme non feruono fe non una uolta,&
nonuifigitta cofe chabbiano bifogno
dieffer troppo minute, & che non

H fipoffano ritoccare.
iAbbiate la medaglia che uolete gittare ben
netta:,& lauata,&afciutta, & ungendola con
impoco d’oglió,haurete in ordine la creta acconcici
in quefio mddo . Vigliate il luto ftpientice,&’fccca:-
telo molto bene, poipejìatelofottilifimamente,
fettaciatcloperfetaccio flrettifimo,etpoi con acqua
fatelo liquido , & con un pennello grande date una
mano di quefia creta ò luto cofi liquido [opra una
delle bande della medaglia , laqual fìia[opra un ta¬
glierò ..Etdata quefia prima mano,la lafciaretefec-
care alquanto,poi nè le darete un’altra mano,ma più
duro;& coft le darete poi la terza , & quarta,òfin
che uiparrà che fia groffa àbafianza . Voi cbe farà
fecca,uditatela tauoletta con ogni cofa col fotta di-
[opra ,& ungete con olio l'altra parte che re fia dà
formarfiiungendo ancorala creta fiejfa che le fia
d'intorno,accioche quando poi uorrete tagliarla per
mezp à trauerfo,ò aprirla per cauarne la medaglia,,
fi fide chi,&s’apra più facilmente,per che foglio no
lafcia attaccar la creta. Ouerofopra detto luto òcra
ta che fia d'intorno alla medaglia cofimeza forma¬
ta,potete ffioluerizar carbon pefio,che fmiìmente no
lafciaràattaccar l'un lato con l'altro . Voi col pen¬
nello ùenite^ dando una mano di luto liquido fopra
l'altra parte della medaglia ; & cefi feccata quella,
L I B R O
datele Valtra mano di pià duro , poi U ter':(a,&la
quarta,fecondo che la uoletegroffo,eomefacefle alla
prima facciata che formafle , & cefi lafciate lo ben
feccare. Ma auantiche fta fecco, andate col coltello
intorno le comijj'ure deU'una parte co l'altra per tra
uerfo,cioè doue ffoluerixafle il carbone,perche non
fiattaccajfe, & cofi col coltello andate dejlramente
Jpaccando,et riaprendo l'una parte dall’altra intorri
intorno,in,modo che’l coltello uada à toccar la meda,
glia per taglio intorn intorno,& cofi lafciatelo fcc-
care,&‘ come è fecco, andate deflramente mettendo
il coltello in quelle commifiure d’intorno,eif al’^ndo
à poca poco una parte del detto luto,tanto che fi le
uiuia,& Ufci la medaglia Jcoperta.Mllara pigliate
l’altra parte oue farà reflata la medaglia,et.uoltan-
dola colf )tto difopra andate diligentemente batten¬
do dietro al fondo del luto, per far chela medaglia
cafchifuora ;fe non,aiutatela con la punta del col¬
tello,tanto cha lacauiate . T?oi pigliate l’una parte
&■ l’altra di dette crete cofi formate,<&■ fatem i boc-
càmi d’onde polliate gittate il metallo fufo,et i cana
li ò sfiatatori dalle bande. Toiricongiungetele infte-
me,t& legatele conun fil di ferro,&mettetele à ri¬
cuocere,copredole molto ben di carboni acce fi,& la
fciandoueli confumarfopra. 'Et ancora, fe ai pare,k
potete ricuocere prima chele congiungiate inpeme.,
cioè l’una feparata dall’altra,& poi che fono cofi ri
cotte,congiungerle infieme,&‘ legarle,& acconciar.:
le tra due tauolette,ò.in un torcoletto, ò tra due mat
toni, col baccammein fufo , & buttami poi fopra il
metallo fiifo,& come fon fredde aprirle, & haurete
SESTO. 154
il uoflfogitto molto belio, fe farà flato fatto con di¬
ligenza . ht fe è lauoro d’argento , potrete dargli il
hianchimento che fegitirà qui difotto. Se è diflagno,
non fe gli da bianchimento,ma il uecchio; fe è d’oro,
fi colorifce col nerderame & orina , Ma inuero fe è
kuoro d’argento ò d’oro,no ècofa da gittarfi in que¬
lle forme di creta,ma nelle flajfette,come difopra s’è
foflo. Ter formare in quefla creta della quale s’e det
ta in quello capitolo,fi può far ancora in altro modo
più facile jcioè ingegnarfi d'hauer impronto che uo
lete formare,ì'.quaL fia fatto di ccracoH un poco di
temeritina mefcolata con offa, & fopra quella cera
uenir dando il lato iuna man fopra i altra,et poi far
gliil boccamme difopra, & metter la fórma coft fat
ti al fuoco,coi boccamme ali ingiùfo,talché tutta la
ccra fe nè feorra fuori benifirho , poigittàrui dentro
il metallo fufo.Miiuertedo femprc ncl gittare, che le
forme fieno calde,co fi in quèfla di creta ,comc nelle
fla ffctte',& in ogni altro modo che fi faccia.
A fAR BIANCHIMENTO DA IxMBlANGHIR.
le medaglie,ò altrilamri nuoui;ct con efjo an¬
cora fi pojfono ripolire,& come ritornar
naoui t lauorid’argento uecchi.
jTS Igliatc la medaglia,ò altro lauoro nuouo,òdn-
i" cor uecchio,che uogliaie rimouare,et mettete¬
lo fopra le brace accefe à ricuocere,uoltandolo et ri
mltandolo tanto,che uenga di color bertino.Toi con
la bru'ftitora òfeopettina d’ottone fregatelo et brujìi
telo bene,& poi mettetelo in queflo bianchimento .
Vigliate acqua falfa di mare,òacqua commune , &
0atelauoi fte^Q con m pugno di fai, & rnmèteui
L r B R. o
dentro tartaro dì uva bianco,<& allume dì rocca cru-'
do,& fatela bollire in una pignatta ben uetriata. Et
fe il lauoro è di rame imbiancato con medicine fofì-
fliche , aggìungeteui l’infr aferitte co fe ; un inàrcef
lofo un giulio d’argento battuto fottHifìimo , ò tanti
fogli d’argento quanto pefa una di dette monete,fai’
armoniaco à pèfo di tre giultj , & falnitro àpefo di,
cinque giid q; & mettete quefle co fe in una' pignatta
col fuo coperchio bucato in me%p , & fcpellkela in
mento alle brace accefe final collo, & cofi laf.iatels
fin che tutti gli jfiriti fieno efalatiò euaporati uia,
poi lafciatelifreddare,&macinateli fottilifiimi. Et
di quefla materiapigliate un oncia^& mettetel’à boi
lire nel fopradetto bianchimento,per un ottano d’ho
ra,mettendoui le medaglie ò altro lauoro dentro.Voi
riuerfate il tutto inacqua chiara & tepida col
tartaro & l’altre cofe ebe faranno reflate nella pi¬
gnatta , fregate molto bene il lauoro, poi lauatek
con acqua frcfca,& afciugatelo.

P AD INDORAR FERRO CON ACQVA.,


igliate acqua di po-g^tp ,& in tre libre d’ep
mettete onde due d'allume di rocca,un oncia di
uetriuolo romano,un denaro à pefo diuerderame,tre
onde di falgemma,& un onda d'orpimento ,&fa-‘
te bollire ogni cofa infieme ; & quando bolleno ag-
giungeteui tartaro di botte, &fil’ana oncia mexfr
drcome ha bollito un pochetto Icuatela dal fuocò^
& con quell'acqua dipingetef/l ferro,poifcaldatdà
ni fuoco molto bene, & brunitelo.
SESTO. 1^5

P ALTRO MODO al MEDESIMO.


iglia aglio di lino onde quattro, tartaro onde
due,rojii.d’uoua cotti duri &feflati onde duej
aloè citrino onda una jgaffrane grani diedotto, cur¬
cuma grani noue ,& fa bollire ogni cofa in una pi¬
gnatta nuouaper un gran peg^o,& fe l’oglio di li¬
no nonbaflafè d coprirle tutte,aggiungi ulne deU’al-
tm&con quejìa mifiura dipingi,ò ferini [opra ilfer
r.Q,ilqual fa prima perfettamente imbrunito, & fa¬
rà di color d'oro.
AD indorar ferro CON FOGLI
d'oro,et con acqua,et ancor con oro amal¬
gamato con argento uiuo, come gli

P orefici indorano l'argento.


iglia uetriuolo romano onda una, allume di roc
ca onde due, fal'armoniaco oncia una,ogni co-
fahenifimo poluerixata,& mettile àboUire in ac-
qua^poihahbia ilferroben brunito & netto,&ba-
gnalocon dett'acqua fregandouelamolto bene, poi,
mettiui fopra i fogli d’oro,&fallo afeiugare al fuo¬
co,& ìmbrunifcilo poi con la pietra ematite come fi
f(ty&faràbcUo. Et uolendo indorare ad amalga¬
ma,cioè co oro.amalgamato con argento uiuo,come
gli orefici indoran l’argento,aggiungi in dett’acqua
una dramma di uerdcrame, & meg^onda dìfolima-
to, & fagli bollire infieme , poi fa bollire il ferro in
iett’acqua ; & fe è.tanto grande che nonpoffa met-
terfi dentro d l’acqua, fa bollir l'acqua , & con offa
frega bene il ferro ,& fi auuiuerd per riccuer l’a¬
malgama dell'argento uÌH0,et dell'oro,laqual'amal¬
gama fi è infegnata àfar difopra nel quinto libro,al
t I B R O
capìtolo del macinar l’oro. Dapoi che hanerdì auuì-
uato il ferro,&datogli [opra l'oro cofi amalgamato
è macinato con l’argento uiuo ,farailo sfumare al
fuoco con la lucerna h col golfo,come ufano commu
nementegliorcfici,ò pm toflo con la cera, comeufa-
no in Alemagna,che è molto migliore.i& noi nè inje-
gneremo dìfitto il modo perfettifiimo , & migliorii
qllo che fi fa in Alemagna ne in altro luogo fnà qui.

A TINGER’IL FERRO IN COLOR DI


rame , & cofi ancora l’argento per indo¬

E rarlo,che mofira più bello,.&-dufapm.


Cofa certa che l’oro datto fopra il ferro bianco,
è fopra l'argento, non comparifcè cofi bene,co¬
me fopra il rame-,& ogni poco che cominci à fcaprir
fi òcofmnarfii,fi uede fubito il bianco del ferro ò dell'
argento .ma fopr il color rojfn non ' apparifce tanto il
ftiO confumameto;angi alcuni molto prattìcbi &gÌH
diciofi fògliono fopra il legno,ò altro luogo tale,dare
una fifa,òmordente nonrojfo,come tutti gLàndorato
ri tifano,ma giallo,et aureoi& fe ben l’oro uienepoi
à difcoprvtfi alquanto,non apparifce cofichiaramcte
come fopra il roffo, & molto più
^ queflo medesimo farebbe bene fopra il ferro, &
fopra rargento. Ma per lafciar’hora quefio,dico che
per uoler dar’il colordi rame al ferro: ò all'argeto per
indora rio,fi faccia in que fio modo u Uabbiateuerde-
rameyUetriiiolo Tedefco,&fal’armoniaco à difcrelio
ne,ma più del uetriuolo che dell’altre cofe,et mettete
le be poluerigate in aceto forte à bollire per meg^ho-
ra,poi leuatelo dal fuoco, & mentre è cofi boli ente,
SESTO.
mettetem ditro il ferro,che uolete colorare in rame,
et copritc.ben la pignatta col fuo coperchio , & con
fanni,che non rejpiri , & lafciatela coft rifreddare,
& il ferro hauerà prefo il color di rame bellifìimo,
&cofi. lo potrete indorar con argento niuo, come fc
fojjè rame nero,&' èbcllijsimo & utile fecreto,
AC^A O TINTA DA METTER SOTTO
i Diamanti ueri,ò contrafatti, cioè tirati di

P zaffiro bianco,come Ji dirà difotto.


igliate fumo di candela raccolto nel fondo A'un
bacile,& impafiatelo con unpocod’oglio di ma
Ilice ,& mettetelo fotto il diamante nelf anello ouc
lo legate,
A T IRAR’I ZAF 1 R R I

a bianchi in diamanti.
Fefio fecreto è faputotra i gioiellieri,et qua
fi tutti ufano un modo,ilqual però è buono,
ma noi, doppo l’hauer poflo il modo che
efii.ufano , nè metteremo un altro molto migliore . .
Ifn pigltano il gaffiro, ilqual non fila molto carico.
dicolo.re,mabianchiccto, &mettono al fuoco in un
i\ucmolo della limatura del ferro,ò ancora deWoro,.
i piu ufano la limatura dell’oro,crededo che per
cfjerdipiuualuta fia ancora piu perfetta per talbi-
fo^no, ma pei certo quella del ferro è affai migliore,
^efla limaima efii fanno che non fi fonda, ma che
uenga caldi(lma,&' uicina al farfi roffa,& in quel-
Ufe.pellifcono t loro "gaffiri, & uegtilafciano un
poechem,&poiglicamno,etueggonofeti colore,
me la bianchegptf di diamante fia à lor modo,fe no,
iHoxmtto a nmetter dentro alla limatura al fuoco.
LIBRO
fin che flia à uoglìa loro>& poi lo legano;&glì da-
no la tinta,come difopra. Ora il modo miglior di quc
Jio è,che fi pigli [malto bianco,& fimacini [ottilìf-
fmo,etfi mefcolicon dette limature di ferro od’oro,
tal che fia tanto [malto quanto limatura, & poi fi
pigli un poco di detto [malto,cioè [malto [olo oue non
fta limatura,& fi impafla con Jputo,et in quella pa-
Jìa ft auuolge il gaffiro,et fi fa molto ben af 'ciugar al
fuoco,poi fi lega in un fil di ferro [ottile,&fiilafcia
un capo di detto filo lungo da poter pigliare, & ca-
uar quando fi uuole,&fi[epelifce in quella limatu¬
ra,<ér fi lafcia al fuoco per un peggo,flando la lima¬
tura ben calda,come è detto,ma che per niente non
jìfonde[fe,poifi cauafuori,per ueder[e ui contenta
il colore , [e non , fi torna dentro , &■ s’hauc-
rà bellijìimo.

AD INGROSSAR’! BALASCI

S fiottili per legarli in anelli.


E hauefie balafci fiottili come carta, acconciateli
della grandegga cheuoletc,&babbiate unpeg-
gp dicriflallo fino tinto in color dibala[cio,& una-
cinograffo di maflice,&[opra lapunta d’un.coltel¬
lo [caldatelo un poco al fuoco,& [ubito gitterà fuo¬
ri una lagrima bianca & lufira come una perla, &
con quefta lagrima incollate il detto balaficio [opra
il crifiallo,che quella lagrima incolla,& non fa cor-,
po,nè toglie il colore,&poi fatelo polire.., & alla-,
flrarc,& legare à modo uoflro, che farà bellifiimoi
& parrà tutto balaficio.
A FAR
SESTO. 1?7
A FAR LE DOrPIE DI RVBINI

H & fmiraldi,che fi fanno in Milano.


M-bblate la lagrima canata dal maflice, come
foco auanti s'è detto,et fe miete fare fmiraldi,
tìngetela con uerdcrame macinato à oglio, aggiun-
gendoui un pochetto di cera fe ni par che bifogni, ò
Ampi'andò lo con acqua fe uipar troppo fpejfo . Et
fc uoletefar rubini fate co fi. Habbiate gomma ara~
bica , àllumc guccherino , & aìltmie dì rocca, ana^
et fateli bollire in acqua,aggiungendoui ucraino ta--
gliato fotiilijimo,&‘ allume catino,& quanto pìà ui
mettete di quejlo allume,piàuiene ofcuro.Dapoihab
Inate la lagrima del maflice, & tingetela con detto
colorerojfo-. Et habbiate duepeg^dicriflallo accon
cfdla ruotasel modo & grandcTgxa che uolele, &
quello difopra fla più flottile che quello di flotto , efr
Alano à punto,come l’unghia col dito, beniflimo ag-
gìuflati da ógni banda . Toi mettete quello diflotto
[opra una palettina ò piaflra di ferro fopra alcuni
carboni di fuoco, perche detto criflallo fi uenga à
fcaldqre, Cìr andatelo toccando difopra con la detta
lagriìna tintaflaqual terrete fopra la punta d'un bà
AonceUo far ete che fla calda ancor effla, perche
[corra liberamente ; & come uedrete di hauer poflo
di tal colore d baflanga fopra quelpeggp, habbiate
l'altro piàfoctiie,cbc ua diflopra,& fla caldo ancor-
eA'o3& mettcteuelo fopra,che quella lagrima cofi tin
ta uiene ad irìcollare; & efflendo luflra & trajfaren-
te,nón fa corpo,éft- rifflende da ogniparte . Voifa¬
teli legare à modo uoftro,mettendo la foglia roffaà
fmbirii,&uerde à i fmiraldi,come poco più difotta
L X B R O
s'itìfegneràiCdfrper quefie& altre pietra artificu-
te,come per le fine.

A FAR PASTA DI PIETRE , O GIOIE,


come fmiraldì, rubini,'^ffiri,& d’ogn altra
forte,lequaii non [arano doppie,ò di due
pej^ ,& tìnte con colla , ma tutte
d'un pc'^'go filo,colorate dentro

P & fuori, & bellifiime.


igliate pio7nbo brufeiato da baccalari onde tre,
e^ metteteui [opra tanta acqua che u'auanfi
dufdita , <& rimenatelo col dito,& lafdatelo dar à
foMo,& poi notate quell’acqua, laqual uiferue per
bagnami di dentro la pignatta inuctriata doue s’ha
dimettere tutta la materia,perche non le lafcia at¬
taccare allapignatta.Dapoi habbiate tre onde diri
nÌQ afdutto ,& mefcolatelo col piombo ,&■ con cjsi
un’oncia dì crifiallo calcinato,òìneglio di calcidonio,
tir carrati quattordici di [caglia di rame ben macina
tìt,&- rfiettete ogni co fa in detta pignatta che fia.in-
tonicata di dentro co detta lauatura di piombo bru-
[ciato,& copritela,& mettetela in una fornace per
tre ò quattro giorniiò in un fornello à uentoperm
giorno,&-haurete una majfa beUifiima,laquale fate
iauorare al torno à uojìro modo,che in Venetia fi pA'
gatreò quattro [oidi al piùper pietra ; <& potrebbe:
àncora formarft in altra forma di creta co fogliami,
b figure,ò altro.Et per far pietre gialle,metteteui ra
ginèfo [caglia di ferro. Ter [arrubini, metteteui ci-
nabrio. Etin queflo de i colorhguidateui fecondo gli
mdmiche fi metteranno difotto in quefiialtri tmdii
S E S T O. Ijjj
A fA R S MIRA L D I
& altre pietre pretiofc.
P igliate fal’alcali,&dijjoluetelo in acqua, & dì
fliUatelo per feltro,& difeccatelo, & dijfdiue-
telo di nuouo,pertre uolte, & poi fatene polucre .
Voi pigliate criflailo fino,& fatelo macinare,& paf
fm àglijfetiali, come fanno il'criflallo preparato .
f oipigliate deJ detto crifiaUo onde due & mega,
[d'alcali onde due,uerderame onda una, chef a fta
to ininfuftone in aceto,Pircolato.ILtpoimettete qui
fte tre polueri in unpignattino muetriato & mouOi
& lutatelo bene,& copritelo che non rejpiri,& fìa
hen'afdutto, & mettetelo in una fornace per uenti-
quattr’hore. Coitogliele la compofitione, &lauora.
tela come fi fanno le pietre ,& faranno al paran¬
done. Et fe uolete rubini,metteteui dnahrio in luoga\
di uerderame; & fé uolete gaffiri,mettcteHÌ l.apìfla-
guli; & fe uolete giacinti,metteteui coralli,

A CALCINAR’IL CRISTALLO ET
i calddonij permetter nelle fopradette
miflure delle pietre pretiofe ,
P igliate Tartaro calcinato unoncia,& diffolue-
telo in una fcodella d’acqua chiara,&-.colatelor ^
& poi pigliate ipex^del criflalloò del calcido-
nio , & in una cocchiara di ferro , ò fopra una
paletta metteteli ad infuocar molto bene , & poi
fmorgatelì in dcti’acqua, & poi tornateli d infuo-^
care , & fmor-gar di nuouo , & quefio farete firTà
fi ò fette uolte , & faranno calcinati . Tefiateli
' pi fattiliffimì> & metteteli nelle miflu re fopradettcì
S i
I I B R O
BjcordandoHÌfolo,che uolendo fare Sm'iràldì,peflk
te leuoflre cofe in un mortaio dibron'xp,<& uolendo
far Bjibini ò altre pietre, pelatele in un mortaio di
ferro , & guardateui dal bronco in ogni modo.
ACCrVA PER INDV-

P rir le dette pietre.


Erche tutte quefie pietre cofi fatte artificiofit-
mentefogliono ejfer molto frangibili,& per ni-
un modo ajfettano la lima,uolendole indurire fate
ìh queftomodo . 'Pigliate pe-z^ttidicalamita,é'
calcinatela come haucte fatto il criflallo, o il calcìio
tiiò,poi macinatela fottillifìima , & mettetela aìl’u-
tnido,& andrà in acqua.Pigliate poi quefl’acqua,ei
con ejfa impafiate uetriuolo cofi crudo , fenza ruhU
ficarlo,&fatene unapafia liquida , & mettetelal
dìflittar per boccia con coUo corto, è per orinale
con quell'acqua che difiiUerà,impafiate farina d’or-
Zpi& con quella pafia coprite la majfa delle pietre
fatta come difopra,ò le pietre fieffe dapoiche faran¬
no lauorate & acconcie alla ruota,& cofi impafiatt
Scoperte mettetele nelforno del pane,quando uift
mette il pane,& col pane le canate, & fcoprite uk
quella pafia,& haurete le uofire gioie indurite ah
natura delle uere ò naturali . Et fe uìpare, potete
ritornare ad impafiarle ò coprirle di nmuo con k
detta pafia, & rimetterle al forno-come prima, &
non haurete che difiderarui.

E A CALCINAR L’ARGENTO FINO,


Sfendo qui poco auanti entrati in foggetto di
, calcinationé,feguiremo di metter la. calcinatio^
ne dell'argento,&poi del Talco ,che difopro-fifiì^
S E S T Ò.
pmefie.Ver calcinar l'argento fono pm)^odi,tut(a-^
uia noi nè metteremo tre i migliori . T igliate ìar-^.
gerito fi no,battuto fottilmentc, & tagliato in peggi
come Giulij,& habbiate un crueiuolo, &nel. fond\
futeui un folaio di fai non preparato,nè bianco, ma
tofi come fi uende ,òfi caua dalle falinc ,& fia ben
foitilmentepefio .Voifoprametteteui un folaio di
iene lamine ò pia frette d’argento,poi fopraà quel¬
le mettete un altro folaio di fide,poi un altro di pia-
pelle,& cofi mettete fin che hauete argento, facen¬
do che Vultimo f daio fila di fiale,& ben grofifo, cioè
che ui fia fiale affai difopra, Et poi metteteui fopra
ma carta:,i& lutate bene il crucinolo,laficiandoui un
baco quanto è una penna d’oca in mego al caper-,
cimi et comefarà bcn [ecco,mettetelo in terra al fo¬
colaio della cocina,& attorno metteteli carboni ac-
cefii,& poi copritelo tutto di carboni,& lafciateuela
arder fopra tutto, in modo che uenga ad hauerfuor
to almeno tre ò quattfhore. Toi offendo freddato
ogni cofa, aprite il crueiuolo , s pigliate ad un ai
una le piafirelle dell’argento, & nettatele dal fiale,
B fie trouateche fieno ucnule tanto frangibili, che
con le dita fi fminugyfino come crofla di pane, è fat¬
to, fie non,tornate le à cementar con altro fale nuo-
uo, facendo firato fopra flrato,etmettendol’al fuo¬
co come prima . Et in effetto per uolerlo ben calci¬
nato,fi uorrebbe cementare almeno tre uelte. Toi
pefiatcle fonili, & con acqua calda in una fcodella
lanate queUa poluere,& lafciatela dare infondotpoi
notate l’acqua con deflregga , che non riefea la pol-
meMl'Mgento, onero diflillatela per lenguetia di
S 5
L I B R O
feltro,che è piàfìcuro,et tornatele poi à mettere aU
inacqua calda,&à uotarla,òfeltrarla come prima,
et cofi fate fin che al gufo dell’acqua ut facciate ccf
■to,cheil fiale fa andato tutto ma,&haurete l’arger
ito ottimamente calcinato,calato dipcfio, màrfi
fretto dicorpo,& dìfeccato,& uenuto di natura in
f artc fijfii,&‘ uicìna all’oro,& fierue à molte cofie, ì
chi fa adoperarlo, il medefimo fifa con talco in Im
go di fai,ma non accade lanario poi con acqua caldi
altrimenti ; & uifono di quelli,chc ò col [ale , ò col
talco tornano àcementarlo, & à calcinarlo dodici ò
quindici uolte, <& piu, per hauerlo più fiffo,&più
=atto à tinger fi . Valli ancora con fonder l'argento
nel crutiuoloyCt ad ogni oncia di argento uenirui but
itando una libra di-golfo ben pefiìo, & dandoglielo i
poc’à poco , che quefio modo lo confiuma più che il
fale,nèil talco,ma in effetto lo fa moltomigliore,&
tanto piàpoi fe il golfo [offe fiffo, ò purgato concia
ipitelli, è cofe tali . Et tutto quefio fia poflo perun
-modopolo di calcinarlo ; or uerremo à mettergli af
'itridue chedifopra fì fon propofiì,.

SECONDO MODO
di calcinar l’argento,

P igliate acqua forte da partire, fatta di falnitro


& allume,come s’è infegnato difopra,parti tre,
tir argento fino,bxttuto in fogli,ò fatto in-peggcUi
fonili , ò in granelli, parte una , & mettete fi acqui
in urta boccetta col collo lungo , & ueniteui buttan-
'4o dentro l’argento, & uedrete chc fubito commin*
SESTO. 14Q
^mà a bollìréy& à ftaldarfi iifondò délaboecéttà-,
fe l'acqua fard buona. LafciatelaboUir fin che non
bolle, fernpre tenendo uoi la boccetta in mano,òpo-
fandola in qualche luogo lontano dal fuoco, Ma fc
l'acqua fojji debole,bifogna moflrarlo eofì un pocket
to al fimoi tenendola in manofopra le brace , ò po-
fandvla fapra un poco di cenere con fuoco , ò fvprf
m fornellcito. Et come ha finito di bollire,& di mar
giar tutto l'argento,uedrete chefacquafarà uenut*
ucrie,& nonuifarà reflato niente d'argento in fon~^
io.i fe l'acqua non fujfe male calcinata,perche allor
ra farebbe una calte infondo bianchifiima ; ò fe nelf
argento fojfe oro,che alloramanderebbe l'oro infon^
io òpaiolette,Q.granelli come arena . Ora dapoi che
l'argento farà disfatto,habbiate un'altra boccia pili
grande, mexa piena d'acqua di po-gjo j nella quale
fia disfatto un gran pugno di jalc bianco,colata dui;
otre uolte , & fopra dctt'acqua cofì falata buttate
quell'acquafòrte cheha difjoluto l'argento,^ taf da
tela cpft per quattro 0 fei hore,& trouerete in fonda
come una giuncata,che farà l'argento difibluto,:&tM
[de dell'acquafòrte, & anco il fai commune che ui
mette fle . Eate p oi diflWaruia per feltro detta ac¬
qua ,& pigliale.quello argento coficalato infondo,
& mettetelo in un crucinolo , & copritelo che non
ui puffa entrar dentro cofa alcuna , & fepp0lli’fel9
in megp a i carboni accefl , che fla tutto .copertòdi
/«oco.cfoe habbia da ardere per tre bore, poi.lafdatt;
nf) eddui e ogni cofa , & uocate l’argento dal erti*
duolo in. una fcodella , & buttateui fopra acqua,
(fida:, & rimenatelo^ HnpQCO:jQtditOjp.oi Lafdatela
X T B U O
fofares& lemte uia qHell’acquà,&agglungiteuint
deiraltr(t,& rmenatelo,&poi lafciatelo dar al fon
do,0^ notatela come prima,& aggimgeteuine deli-
altra, & lattatelo di nmuo snella è ancor [alfa; &
come non èpmfalfa,non uc nè mettetepik, & fate
afeiugar l-argento,&feruiteuene à quel cbe uolete,
(he farà perfettamente calcinato^

TERZO MODO DI

A calcinar l’argento.
Malgamate una parte di fogli dkrgento , con
tre ò quattro pani d’argento uim, à punto co¬
me fi è infegnato difopra nel quinto: libro al capitola
di macinare l’oro . Toi macinate queliamalgana
con fai comune,poi mettetelo al fuoco à sfumar uia
l’argento umo,^ poilauatelo con acqua calda fin
xhenèfta ufeito tutta^il fiale,& farà calcinato. B
fe iti par effe , potete tornare à macinarlo con altro
faleifenga argento uiuo, & metterlo nel cruciuolo
tra carboni acceft per tre ò quattr’horc, come poco
duanti è detto,et lanario pur di nuouo,et farà fatto,

A CALO INA R’IL TALCO

P in un fubito .
Er ejfer il Talco una co fa di tanta importanza,
& tanto dif derato & cercato da^ognibello-.in¬
gegno, fi fono ritrouati molti modi di calcinarlo,&
cdmunemerite quaji tutti fono di atcompagnar’il Tal
co col doppio di falnitro,òdi fai £ommune,ò di tar¬
taro crudo,& metterlo nelle 'fornaci per alcuni gìor
ni,poi fepararne ifiali ò. il tartaro con acqua calda.
S E S T a _
Psltri lo infuocano [opra le brace,& pollo fmor-^tno
in orina , & queflofanno molte mite. mitrilo in-
uolgono- m pezjtette di panno di lana bianca , &• lo
mettono alla fucina à gran fuoco per mc'g^hora,^
poi lo troudno fufo,& tutto in un pcgp^, leggiero,
& jpognofo,non molto differente dall'allume brufcla
to.Ouefli modi tutti,per dirli nero,fono poco buo~
ni, & hnon calcinano perfettamente , h tolgono il
Talco di fida natura, & lo fanno uenirc come calci¬
na urna,ò come allume, ò di poco frutto . Teròuo-
kndolo caUinar prejh & perfettamente, tengafi
quello modo . Viglifi il Talco crudo sfogliato, o
pcflato al meglio che fìapofibìle , mettafi in un
CYucikolo al fuoco fra ì carboni acceft,& come è ben
caldo & accefo, buttiuift fopra àgoccia àgoccia ace
to diflillato iouefiadijfoluto tartaro calcinato, &•
aggiuntaui la tcr^a parte di acqua ulte , tre onde
per ogni libra di Talco . ^uuertendofi di darli fuo¬
co grandijlimo di mantici,come fe fi uolejfe fondere,
& leuifi poi dalfuocOjche farà perfettamente cal-
cwato-& Imifi con acqua calda per fepararne il
tartaro,&ufifi. Si calcina ancora confarlo in fo¬
glietti pià fonili che fi può,& farne firato fopra flra
to conpiafìrcUe d’argento in un crucinolo lutato,&
mettcndoloaUe fornaciper quattro fci giorni^&il
medefimo fi facon piafirelle di flagno . Et ancora fi
fonde buona quantità di rame , & come è fuf ì nifi
'butta dentroi peopgi grofjetti del Talco , & in poco
{patioè calcinato btllifimo, maguafla molto ilra-
me;,&ine confima òdìlperde,&fa danno affai,onde
non è chimglia ufar queflo-modo.
t I B:^R ;0
M O B O D’ I N D O R A R E F E R R'Q , /R A-
me,argento,molto più beUo,che quello à’^le-
rnagna ,.& di Francia , &.più facil. Et
quel lauoro che s ìndora eon quefla
uia , par poi tutto unpegotOf

P d’oro maluccio,.
Bjmìeramente fe haueteda indorar’ argento,
ò ferro , è bene di darli il color di rame,
fi come non molto difopra fi è detto. Dapoi pir
gliate oro. battuto in fogli , & amalgamatelo con
argento uiuo , come più difopra fi è detto . Et
mettete detta amalgama in una fcodelletta , &
fopra buttateui, tanto fuco di frutti di cocomeri
afinini, che ui foprauangi un, dito ,1^ lafciatelo
co fi coperto con una carta , perche non .u entri
poluere. Et di quell’oro cofi preparato potere te-
ner fempre in ordine quanto uolete ; & quando
hauete da feruiruene per indorare y habbiate k
cofe che uolete indorare , ben nette polite t
& con m pennello andatele dando fopra di det¬
to oro con l'argento uiuo cofi preparato , fre-,
gandolo bene , &• calcandouelo. per tutto . Et
poi non sfumate uia l’argento uiuo , < nel modo
che communemente ufano gli Orefici d’Italia,che.
sfumano con lucerna foglio di lino , & con
"golfo. , & fanno poi una indoratura che par go¬
ffrane menato fopra quel lauoro ; ma terrete il
modo infrafcritlo , che parte è de gli Orefici
olir amontani, & parte è migliorato molto.
5 E S T Ó. 14»
A § F V-M A R VIA L’A R G E N T O
uiiioésUit indoratura , & colorire l'ora
perfettan2ente,che parrà-una

H muffa tutta d'uro.


.Abbiate fedglia di rame,& limatura di ferro,
& mettetele inma pignatta,&fopramettete-
ui taritò dc'em forte, che ui foprauan':^} ò tre di¬
ta . Voi fatelo bollire un bora, & poi notate uld
l'aceto,&aggiugeteuene dell'altro,&fatelo bollire
ii nÙGùO 'i gp' cefi fate fin a quattro ò ft i uolte. Voi
mettete tutti i detti aceti infieme , & fateli euapo-
rar uia ò difcccare,& fe uolete,potete farlo diftilla-
ri , per racco^liére l'aceto che e buonopoi à molte
ctìfe- i Et pigliate quella poluere che farà re fiata
ìiel fondo f<& aggiungete ui una ottaua parte di ue-
tnuolo'Tedéfto altrettanto ferretto di Spagna,
&‘ una mega ottaua di fal'armoniaco , con un po¬
co di golfo ; & ogni cofa fia pefla ; & habbiate ce¬
ra , & mettetelaà fondere, & datele un poco d'o-
glio di lino per farla liquida, & come è fu fa , ue-
niteiii buttando dentro tutte le dette polueri à poc'ì
poco , lequali fieno ben mefcolàte infieme . Voi pi¬
gliate il iauoro coperto dì detta amalgama d'oro dT
d’argento uiuo ,&con un pennello uenitelo tutto
coprendo bene con detta cera co fi mijìurata, & co¬
me è ben coperta , fate imo firato di carboni bene-
accefi, & in mego ui mettete detto Iauoro coft in'ce-,
rato,&lafciate arder, & sfumar uia la cera , &■ ui
rimarràil'lau'oro indorato,cheparràun peg^ d’ord
puro,et potrete polirlo cola brufiitora di fil di rame,
(t acqua frcfca,ò imbrunirlo, fecondo che ui piacerà.
I I 13 R O
A FAR FASTA DA GAMEiNINI , CIOE'DA

P inìprotar h formar figurine [opra piètre d’anelli.


igliate porcellette marine ben trite, .&niettete-
le in tanto fuco di limoni difliUato per feltro
(cinque ò fei uolte,che ui foprauangi ferire ò quat¬
tro dita in un bicchiero,& ben coperta tenetela fini
dieci giorni,poi notate uia il fuco,pigliate quella'
fafiachereflaràin fondo lauatela con acqua
chiara , & macinatela fcpra il perfido conthiara
d'uouo ben battuta ; & quando farà pafla liquida à
modo uoflro,che fipoffa improntare,habbiate lefor^
me dintaglio cauo,come fonoifigilli da lettere, &
ungetele d'olio di mandole dolci, <& in ejfe impron¬
tate la detta pafta,comcfarefle con la cera; auuer-
tendo auanti che la carnate fuori di tal forma, dì
aggiuftarla ben difopra,cioè dai riuerfo,perche quel
la pane fi ha da pofarfopra il campo di quella cofa
One uorrete mettere la figurina coft formata . Caua-
tela adunque con la punta del coltello poi che l’hau-
tete formata.&‘ mettetela fopr a una carta al fole à,
fcccare,& farà fatta . Et quando la miete mettere
fopra criflallo nero;òfopra corniola,ò quaf altra pie
tra ui piace ; habbiate un granello di maflice,& fic^
catelo nella punta d’un coltello,et fcaldatelo al fuo¬
co,che getterà fuori un liquore come una lagrima,
& con quello mentre è caldo incollate la figurina fo
fra quello che ui piace, facendo che ilriuerfo di effa-
figurina,& la pietra difolto, fieno calde rnentre l’in^
coliate,perche altrarnete no s’attacchérebbono bene.
Et Holcndo in detta pafia metter colori,potete meì
terueneÀ piacer mfirodapoi che l’hmrete cau-aM''
_S E S T O. I4J
(alfi^O'de i limoni,macìnMo con effk quel coiorcìn
miete con U chiara dcU’uoHO molto bene,tal che i co
loriucngano ad ejjere impalpabilmente fottili, per¬
che aitrimentila pajìa non rejìerebbe buona ni [oda.
Bchifapràejjercitarfi con qutfiapajla ,faràcofe
belle,non folarnentc per Carnei,ò altre pietre da anel
li,ma per ogn^altra forte di figure,

p I C H I A R A T I O NE

O T> I A I. C VNI VOCABVLI,


Mbvto è quell’jjlnmento fretto difoito &
largo difopra , che s’adopra per imbottar ut-
no, ò per mettere aglio & altre cofein uaftcon la
bocca fretta.
Bjinno è parola Fiorentina, & di tutta Tofana,
&è, quel medefmo che Lefia in quaf ogn altro luo¬
go d'Italia •,&Lefia dicono ancora in Tofana.
Capitello prendono alcuni nello ficjfo fignificato.
cheFjinno ò lefia, ma errano , percioche capitello
proprio fi fa d’acqua & di cenere forte ^ come di fo¬
ia,ò altre tali,&con calcina uiua, come e quello dì
che fi fa il fapone. Tfe ogni lcfìia,come è quella de.
if anni,ò della te fa, fi dirà capitello,,
ydna è parola che ufiano i Medici & gli spetiali,
re tanti) uale,quanto à dire,di ciafcuna, fi come di¬
cendo,pigliate,cannella,garrof oli,xucchero , noci,
muficate,ana onde due .Tanto ual come fie diceffe di
(laficunadi dette cofiepigliate due onde.
Cruciuoli fono quei uafettidi terra cotta,con boc¬
che d triangolo , che ufiano gli Orefici per fonderui
isMm j mdaUL
TAVOLA.

O LIBRO PRIMO,
rdine &fecreto dacorifemar lagiouentà,et
ritardar la uecchk'^a , & mantener la
perfona fempre fava & uigorofa , come nel
piti bel fior della fua età. à carte.
J diffolucr’oro in liquor potabile da pigliar per
bocca per confentar lagiouentù & lafamià. p.
Totione da tifar m luogo di fciropi, & di medi¬
cina, à chi ha bif Jgno di purgarfi. 11.
J fanarogni cruda forte di mal Francefe. 12..
Jfanaruna carnofità didentro alla uerga dell’
huomo, fc ben foffe uecchia di molto tempo. 15.
J fanarogni rijcaldatione, & mala difpofnio-
nedel fccato. 14.
J fonare le emorroidi,ò maraueUc,in una notte. 14,
Vnguento nobile àfcottatura di fuoco. 15.
vichi non tiene il cibo,et alfouerchio uomito.et
alla debilitàgrade dello flomaco rimedio raro. 15.
ì{imedio col quale fu guarita una Donna di tre-
tafei anni,eh e per far fi la biada al Sole, ò per
altra caufa shauea guaflo lo flomaco,in mo¬
do, che per due anni & me’go non era andata
delcorpo,& fubito che hauea mangiato uo-
mitaua tuttoilcibo,&era uenutagialla, &
fecca come un legno. 15*
d i uermi de iputti tre rimedijAngolari. j6.
J fanare iputti dal mal della luna,cioè quando
tremano,& tramortifeonOi
d mal caduco nobilifìimo & raro rimedio.
dfaroglio di golfo da fanarogni cancro,&fi-
flola,&ferire antiche, i7'
tavola.
ij. catiitr ueleno d'ma ferita fata con ferro at¬
to ficato. 17.
morft if animaliuelenoft d’ogni forte. 17»
.A cauarfaette ò altri ferri dalle ferite. 17.
.A gran tojfe di futtlni. 17.
.A chi hauefe ricéuuta botta in tefla,. 18.
Kjmedio perfcttifiimo à chi fojfefnrào. 18.
.A guarire una donna che hauejfe la matrefuòri
della natura. 1^.
.A far uenire & multiplicare il latte alle dote. 19,
.Allegomme delmalFrancefe uccchie onuonex 17,
.Alle gomme del mal Francefe altro rimedio. 19,
.A chi hauejfèriceuuto botta , òpercofì&ne con
legno,hpietra,ò altra cofa tale. 30,
Acqua da fanar ogni ferita in pochif ime bore. 20,
A far loglio d'E.ipericon,o’Perforàta,ilqml’in
Fenetia & in alcuni altri luoghi chiamano
ogliorojfo. 31,
A far oglio dicane roffo, 24.
A fare un unguento pili pretiofo dlquantifenè
trouino fatti al mondo,et le fueuirtàfono in¬
finite. 25.
Alla febre quartana rimedio uerifiimo, 37.
Afanare iporrifecreto belli fiimo.28,
Alla puntura,ornai di cofla,riinedij fantifiimi. 28.
Acqua pettorale da ufarfi di continuo à beuere
da chi ha il mal della punta. 2^1
Ad ogni mal di bocca,del palato,& della gola,
rimedio molto acro & perfettifiimo. p,
Ad ogni, piaga, o altro male di gambe, uec-
chio fonuouo, p,
TAVOLA,
Jg^inocchìa’&gabe enfiate fecretó molto bello. ^ i
Jlla fciatìca rimedio uerifiimo. ji
Tilole di marauiglìofa operatione & uirtù cen¬
tra la fciatìca. 52
Jcqua da fanarein cinque giorni al più lungo ,
ogni gran rogna cofi dentro come fuori. qq
d mal di fidco fecreti et rimedij prouati in molti.qq
T erfet tifimi rimedij à chi non pub orinare per
pietra ò renella.
dchijfuta fangue fer batter rotta la uena nel
pettOi q6
d i tifici cofa prouatifima & facile. q6
d doglia di fianco, di lumbi,direni, & ogn al¬
tra doglia,che pajferà uia fubito. q6
d chi pugga il fiato. q6
d chi fojje morficato da can rabbiefo , & alla
fmania.chè uiéne alle perfone. :q6
d leuare la carne trifta che nafee nel nafo fe-
creto molto raro & bello. 5
d chi fòffe caduto.da alto, & temcjfe ejferfi rot¬
to ò crepato di dentro. q6
Rimedij belli fimi & facili alle fcrofole. qj
d fapere fe una donna fi potrà ingrauidare. q7
d leuare ilgogptp dèlldgola in cinquanta gior¬
ni al più lungo,co fa molto rara. qj
Tiù facile rimedio.al medefimo. q
dl medefimo cofa prouata& nera. qy
d far tornare & ritirar la pelle dapoi ^che farà
leuatò'ilgoggio. qS
dllaffjuina-ntia che mene alla gola rimedij fan¬
ti fimi. 38
T
T A V O L A.
tAlle fcrofole ottimi rimedij. 58.
^cqua cele (ìiale,la quale ha molteuktù. 55?.
Ter fanarm pax^ fecreto molto raro. 40.
Tiloledi maflro Michele Scoto, lequali fanano
il dolor di tefla uecchio & nuotio, purgano il
cerebro,fchiarifcono la uifla,fanno buona me
moria sfanno buon calore nel uifo,& uagliono
à molte infermità del corpo umano. 41.
k/i mal dì capitelli di tette,òxinne, ò poppe delle
donne,ottimo & prouatifmo rimedioi 41.
,M far maturar, prefio uenire à capo un tenco
ne,h pannocchia, cioè ogni mal nafccnte , che
habbia bifogno di maturarfi,& di romperfii 42,
xA rifoluere b fare fi)arire & tornar indietro un
tencone,ò pannocchia in principio ,àchi non
. ha caro che uada innanti,et che uega à capo. 42.
Impiàfiro aureo p er le ferite di mirabìl uirtù. 42.
Secreto uenuto d'J.ndi,a,etprouatifiinfo per mol^
te cofe al corpo umano. 42.
.Alla tojfe uecchia ò nuoua fìcurifiimo rimedio. 45.
Conferua nobilifiima per la tojj'e, gir,per ogni
firettura di petto. 4J.
BeUifiimo & piaceuole fecreto da fanar la (offe
con ungerfile piante de’piedicofaprouata &
facile. 44.
.Afanafognì piaga uecchia, oue fia carne irifia.
crefciuta. 44.
Molti rimedin contra la pefie. 45.
Ottima & rari fiimo fecreto delle nocìuerdf per
lo torpo umano. 51.
.AchifoJfefcaldato.&rifreddatO:^ chifoffe
T A V O t A,
indebolito per troppo ufar con donne,rimedio
molto ftngulare. 52.
jUa lepra,& à chi hauejjeiiuìfo infuocato &
pieno dibrufchi,& fi fatte brutture,per difet
todellamaladijpofitiòne del fegato , & del
filomaco. 52.
J chi hàucjfe fìranamente enfiati i piedi per ca-
minare,òper tmoricorfi,ò per altra cagione. 53.
J chi per infermità,0 per tnalinconia,o per qual
fi uoglia altra cagione,foffe diuenuto iajfo &
debole di complcfiione. 5 j.
A non mbrìacarfì,fe ben beàeffe tutto un giorno
ninopurifiimo & grande.. 53.
A chi haueffc percoffafo ammaccata mano,f al\
tro mèhro,con legno,òpietra,h altra cofa tale
che nonfojjè rotta,rimedio comodo ^ ottimo, 54.
Alla gonorca ,cioè aiflufio delfcme , coft nelle
donne come ne gli ìmomini , che è quando le
perfone ft difcolano da fefiejfe,non uokndo rì
medio molto eccellente. 54,
Liquore fantifiimo , che fana.ogni férhain duè
giorni,&ancora conferua la carne àpare dei
baifarno naturale. 54..
Aìle ofiamarcie et corrotte,et alla cdr-ne infifio-
lìta,che à i medicif ono come mali difi>erdti.,&
sega, rimedio^fecteto eccellete fóprd ogn’altro.

A LIBRO SECONDO.
Fafoglmmperiale dàprofamarM^apèUi et
la barba,et ungerfi le mdì,etancora iguatiè^'^.
Afarfo^òdidBenicheuJknotpro^ 55;
T a
T A V O L A.
Dieci forti di acque odorifere. $ó,
Ogliodi narancimoltopretiofo, 58.
Oglio di gelfomini & garofoli. 58.
Oglio di noce mufcate perfetti fimo. 5 8.
Ùglio dibengioì molto nobile. 58,
.Oglio di florace eccellenti fimo. 5 8.
Ogliodi mirra,che tiene la carne morbida et pa-
flofa,&la fa lufira & uaga. 5 8,
Che l’aglio nonrantifca. 59.
’Pòluered’lrios.
Toiuere di uioletta. 5 p.
Toluere bianca per facchettini. 5P.
‘^ far poluere di Cipri. 59,
Sapon bianco mufcato. 60,
.Altro fapon bianco odorifero. 60:,
.A farfaponetto mufcato alla damafcbina. 60,
.A cauare il latte delmacalep. 60,
Toluere di Tubetto ottima. 61.
Tolueremagifirale perfetta. 61.
Toluere bianca odorifera.. 61.
Tóluererojfa. 61.
Toluere negra. fJi.
’Poluere di Cipro perfettifima. 61.
"Poluerc odorifera & perfetta per tener nelle
caffè. 61.
Toluere odorerà. 61.
Oglio di bengioì. 61.
Toluere odorifera da tenere adoffo et nelle caffè. 6i,
Tallo contrada pefie che rendono odore d ogni
cofa. 62.
Liquor reale, éji
T A V O L A*
S'apon liquido T^apolitano. 6}.
J. fare fapon mufcato.
Mofcardini perfettifiimi.
Mofcardini realL 63,
Siilletti perfetti da nettari denti, 6j,
Ogli dì bengioi odorifero. <54.
Oglio di Jìoraeè calamita. ^4?
Jfar’ogUo di laudano. 54.
Oglio di noci mofcate. .6^,
Sapone ottimo & perfetto di diuerfe eofe. 65.
sapone col'gibetto. <55-
Sapon bianco odorifero alla damafchina. 6.'^*
f rofumo damafchino. 66,
Vrofumo continuo damafchino. 66.
Tornata finitima. 66,
Ippoerajfaperfetto. 6!J.^
A far guancialetti di rofe profumati. 6j.
Lume odorifero, 68,
Comp ofitione di mufco,'gibetto,& ambracane. 68.
Trofumo da camere molto perfetto. 68.
SaponeTslapolitano. <58;
Sapone da feta ottimo. 68i
Trofumo in lucerna. <58;
Trofum&ibrmc. 68,
Vfelletti odoriferi da profumar la camera. 69.
ùóncia di guanti bellifìima,& con poca jpefa. 69.
Smetto nobilifiimo per profumar guanti. 69.
QglidirQfO^& fioriperfetti fimo. 70.
Qglw: digarofoU molto nobile, 70.
Afar un profumo perfetto. rjo.
Bigotte per lattar macchie d’oglio & di graffo, ji,
T 5
•f A-Y O l A,
A farpafia perfar Tater-nofinfini et odoriferi. 71.
A teuafogniforte ài màcchia.' fi.
A leiiar l'oglio-al fapon commme, 71»
A cauar macchie di panni d'oro & di fétà, 72.

LIBRO TERZO.
^'Ecretobellifiimo per confettar cetHiet ogn’al
^tro fruttoiin fciroppOyCofa motto ftgnorile. yj.
Modo di purificare & preparare il mele fo ii-guc
chero , per confettarci cedri } ogn'altro
frutto'. fi.
Mmnfettar perftcheal modo di Spagna^ 74.
M: far cotognata alla foggia di Valentia. 74.
M infettar ì^elèn'gane al modo di '(Semua fiti
ficcherò ^che fon frutti chiamati in Lombar¬
da Tomi dì fdegnofi. 74.
M far una pafiadi 'gucchero,con laquale frpuò
formar ogni forte di frutti ,& che gentilegp^
tii piace, co le fue formeycome fariano piatti,
feodeUe, tondi,bichieri,et altre cofe fìmili,per
feriiire à una tauola, tal ché nel fine ftphtrà
dat-dedeti neìpiatti et altri.uaft fimiliiet ma
giarli,che farà di gran fifaffo àie onuitatì. 7^.
M^far compofia di melloni molto perfetta-. 74
.J^far gli melloni dolci & perfetti.
far le feorge di naranci confette. jg
.Acòncidr le hoci conféttate. -jg
S conciar la 'xucca^ -^g
S conciar pere mofcatellc. 75
M emeiar le marafehe.
^far mojhcciuoli T^apolitanì. 77
T A VO L A*
O.
A LIBRO Q.V A R T
cqua odorifera et pretiofijSima per lo uifo.jjt.
far acqua che fa le carni colorite à chi
l'ha pallide. 78,
Mqua per far. bellifirna la faccia. 78.
jUr'acqua per far bellala perfona di età di
quindici anni. 78*
J; far acqua facile per ogni gran donna. 7^.
Ji far uno belletto lufiroper ogni gran [ignora. 79*
J cairn uia le panne dal uolto. jp,
Jd acconciar l'acqua di uigna, cioè le lagrime
delle uhi. 7P.
Jcqua perfettifima. 7P.
J.faf acqua di. melloni per far bella carnatura, 8q.
Impafiatura del uolto , laquale tenendola otto
giorni,muta la pelle,& la rinuouabellifiima. S.p»
J. chihauejfe di natura il uolto troppo rojfo. 8xi
Ter far acqua di talco perfetti(iim'a,da far bella
carne,& per conferuarla lungo tempo. 8,r.
Ter far'argentata,chefa la faccia bianca,rojfa,
& lucente. 81.
Ter darli lujìr.o et color [oprala dett'argentata.
^.faruntioneda uifo. , 82.
.[far un rojjo per lo uifo. S j*
J far bello il uifo. 8j.
.Afar bella faccia.. 8j.
J far andar uia le panne,& far bella la pelici 85.
4 far acqua che imbianchifce il uolto. 87^
4 far bel uifo in un’altro modo, 85,
Alle ientìgini del uolto. 8q,
A far andar uia la uolatica„ 84.
T 4
T A V O L A.
.A. far'aniar uia li pedicelli. S4.
^fdfun’ctccjua che manda uia ogni tinturai
macchia dalle mani à gli artigiani. 84.
tA far'un acqua che fa la carne bellifima. 84,
^cqua nobiliflima da ufarper lauareil uoltOx il
collo,& il petto. 85 .
,A far un rojfo nobili fimo per lo uifo. 85.
^Itro rojfo molto bello per lo uifo^ éyp'ìk facile
àfarfi,& con manco jfefté 8(?.
Bellettofopra ogn’altro. 8(5.
.Afat^ i capelli biondi come fili d'oro. 8(5..
^ far lefiia da ufarper lauarfempre la tejla,la
quale oltre che conforta il ceruello-,<^la.me-
moria,fa ì capelli lunghi,et biodi,et bellifiimk%6.
Lejiia da lauar la tejla à chi defidera haueri
capelli negri. 87.
Oglio da ufare à ungerjì i capelli ai ognhora,
che li mantiene biondi,lunghi, & liìjtri.comc
oro brunito. 87.
Modo beUijiimo da far fi i capelli biondi fadì'-
mente,&fen^a jìafal Sole. 87,
Vntione da leuare ipelida qualuhque.Ìuogo. 89*
Liquore da far cadere ipeli. 89.
Muuertimento intorno al cauar de i peli. 89.
"Per far che ipeli nonrinafeano, òperfarlina-
feere moUicini et fiottili,come prima lanugine. 89.
Ajarpe'T^ da leuaripelùT^ dal uifo,dal col¬
lo,& dalle mani. 910.
Secreto rarifiimo , ilquale ufano le gran Signore
More,per far che le lor figliuole no habbiano
peli fiotto le braccia,ò in altra parte che à lor
TAVOLA.
piaccia che non ut fieno peli. pi'.,
Duefoméi peic^tte di Lemnte per colorir il
uolto. pi.
J. tingere la barba òi capelli bianchi, & farli
negri bellifìimi. 92.
foluere perfettipima per nettari denti. 92.
J,far conferua -preciofìpima per nettar ideatij
confortar le,gingÌHe,& far buon fiato. 92.
Yjeordi intorno al far le polueri & confèrueper
bidenti. pj.,
Toluere bianchifiima ■& perfettijiima per net¬
tar Ménti. 93*
Acqua difiillàtaperfar bianchi i denti & con-
feruarii: P4.
Tre importanti fimi auuertimentìintorno al man.
tener fi i denti belli fimi &fani,et co fi il fiato. P5,
Decottione da lauarfi la bocca per confermar i
denti che fi dimenano, & per faldare la gin-
giue,nettarle,&incarnarlefefonofcalgate. pj.
Liquore da mantener fempre la carne lifeia,mor
bida,&luflra. 9S*
A icuar’ogni macchia daiuifo. 96*
Acqua dafarheÙifilme le mani e’I ulfo. 96,
Aéleuar feghirimafi per malFrancefe, 0 altro
maimàfeèntei 9&.

LIBRO Q_VlNTO.
A Zurro oltramarino pcrfettifiimo. 97’
J^Afqr lacca fina di grana. P8.
A tinger’offa m color uerde. 99.
AlttoModoidi tinger ojfa ò auoriotche parramiQ
T A V O L A,
fmìraW. 99.
h^ringeróffa rojfe, aq;ime,& d'altri colorì. 99.
Secreto belli(imo fer tinger legno d'ogni color. 99.
KfatEheno contrafatto, che fa uergogna al
naturale. 100.
A tinger felli in color axurro. 100.
A tinger felli in colore di rubia, 100,
k tinger felli uerdi. 100.
Altro modo di tinger felli agurre beUifimc. loi.
A tinger felli roffe. loi.
Altro modod tinger felli uerdi. loi.
A tinger cordouani in,color uerde^coftìngalla ^
come in foglia. loi.
A tinger felli uerdi con floridi gigli atterri. 102.
A tinger offa in color turchino,ct in color rojfo. 102.
A tinger fetale difeofettefo fer farnealtracofa.io].
A tinger fetale in color giallo, uerdé,axurro, &
altri colori. io?.
A far porporina, che è colore col quale fi fa co¬
lor d’oro per dipingere & fer fcriuer e. lOJ.
A far lacca di ucraino. X05.
A fyrtauola bianca per fcriuere c on.Jìil Ì’,ot-
tone. 10^,
Ter firrojfetta. 104.
A far le pelli ò corami d’oro , che fi tengono per
jfalliere, & altri lauori. 104.
A tinger la feta cremefina. 104.
A far uerxjno belli [limo in quattro colori. 10^,
A far rojfo di uergino in altro modo. 105.
A far agurro oltramarino fenga lapiflaxfil!. 105,
Afaruerde per fcriuere & miniate, 105,
t A V O L A,
'jf^acin4/o.p §no, che con (juello potmiplk-
^ere col peinietlo ^ fcriuer. i od',
far fi-fa p éfmetter oro brunito > io6,
ji far toiorè f ogni metallo. lod.
jiniettef oro in campo nero. 106.
hietter’oro in marmo Ò in tamia-. i od.
eÀfcriuerorofenTforo. 107.
eéfér lettere d’argento fen-tfargento. 107.
J.fdrktt'éreUerdi. 107.
/ewere bianche.in campo nero. 107,
Ad acconciar ramarro. 107.
A conciar ii cinabno,per fcriuere, & miniare,
•& dipingere. 107.
Mòrdente per metter oro fopra pndado,ò tela,
ò marmo. 107,
Altro Mordente'per metter’oro in metallo ò
ferro. 10?.
Annetter oro f ìpra le carte de,i libri. 1 o3.
A mantener tanto tempo quanto uolete la chia
'ra d’uouffY'éfacconciar cinabriOjCt altri co-
fóri , fep-pimetterui arfenico, che è fecreto
non fdphtò àamolti. ' loS.
A far mordente per fiorire. 108.
Modo belltfimo da far oro ò, argento maci¬
nato facilménte che uenga di perfet¬
ti fimo colore. log,
A fare uernice bellifima & rara, per inuerni-
cdr oro,et'ógjfaltro lauoro,cÓcolori,ò fenxa.iio.
A'rnàcinar.oro & argento facilmente,fecondo
il modo comune,che tifano iinaeflrimigUorì.iio,.
A far liquore da far color d’oro fèriT^oro. ni»
TAVOLA,
tAhro liquore dafcrmere, & da indorar^fmdi
legno,uètro,& òffa. Iti.
^Itro bellifìimo liquore da far color d’oro con
poca Ipefa & facilmente, 411.
A fafinchioflro da fcriuerein tutta perfettione.iii.
Modo bcllifimo da farinchioflro pottaMe ','m
poluereafciutta,tal che quando uolete fcri-
uerc,potete jìcmprarla con un poco diuino,
etfuhitofi potrà adoperare,etfaràperfetto. i la.
hfarinchioflro.da fcriuere',che nè farete gran
quantità, &:prefiìfiimo , & conpochijiima
]pefa,&‘ farà perfetto.Bt per far ancora inr-
chiofiro da flampare. i fz,
hfarinchiofirotanto bianco,che fcrhiendo con'
ejfo fopra la carta,è tanto più bianco d’ejfa,
che fi legge beriijUmo', & è cofa molto bella: it fi
Afar’una poluere da leudr linchiojlro'caduto
fopra i libri ò lettere. 114.
A far uria forte di uernice da dar fopra la carr
ta, oue gli fcrittori adoprano la uernice or¬
dinaria loro,&:quefia è con affai minor jfe-
fa,più bella,piùbuona,&nonpur^^ tn mo¬
do alcmo,come fa l’altra, 114,’:
A farincboflro da rigar librfiò carta , per po^
terni fcriuere , & dapoi che : haurete ferino
potrete mandar uia quell’inchiofiro dalle ri-
ghe,et rimarrà da lettera,cbe pareràche fià
ferina fengariga, 115,
A far’agurro belli fimo fengalapiflagiili, 115,
A far un uerde come uno fniraldo beili fimo. 115.
A tinger marmi & alahafiri in color agurjo g à
T-A VOLA,
paqn^^'siO’.: l'rjo.
hfar acqua uerde da far pecette da confer-
iiare , per far poi colori quando fi uogliono
adoperare,mettendo dette pegjette à mollo
inacqua. 116 •.
J. faforicello in due modi. 11<?.

A L IB R O SESTO,
Sublimare argento uiuo,cioèà fare ilfo-
ImatQ-commune delle jfetierie. ,chc s’ado
praditg'li orefiù,da gli Alchimifii,dalle don
ne,& mmolte cofe di medicina. 118.
A farcinabrio, & farne pani di cento, &. du-^
cento libre,0 quanto gradi uolete, come quei
che uengono d’hlcmagna. 121.
J: raffinare &.rifare la borace. 12?.
Modo bellijìimo di far acquafòrte facilmente
Clr miglior che l’altra. 126.
la ucra-prattm digittar medaglie,&ogn al¬
tro lauorodirilìeuobajfo,in brongofn oro,
in argento -, in rame, in piombo, inflagno,
in crijìaìlo,in uetro,&in marmo.
Sfitte forti di terre da gittar mettaìlifufi.
Modo bellìfmo diridur tutte le terre che fieno
fottilifsme &come impalpabili.
J.far la màefiraper bagnare ò inumidir dette
terre da formarui 0 improntaruìdentro.
J. farii luto fapientìifi perfetti fiimo.
Cofe che conuien tenere apparecchiate et in or¬
iqo.
dine per f arte del gitto.
Il modo tke fi deue tener nel formare, 13I.
TAVOLA.
A formar con creta liquida col-penncUo , che
è molto piu facile, che con le fiaffette y ma
le forme non feruono fe non una uohay&
non ui fi gitta cofe tloabbiano bìfogno d'cf-
fere troppo minute , & che non fi pofimo-
ritoccare. I55.
A far bianchimento da imbianchir le medaglie,
& altri lauori nuoui , & con efio micora fi
poffono ripolire, come ritornarnmun
lauorì d’argentauecchi. 134.
A d indorar ferro con acqua, 154.
Ad mdorar ferro cottfégli Sor o,&ccm-Mqmr
& ancor con oro amalgamato con argento
uiuo. 135
A tinger ilferro in colordi rame,& cofianco¬
ra l'argento per indorarlo , che mofira più
beilo,&■ dura molto più. 135.
A equa ò tinta da metter fiotto i diamanti ueri,
h cantra fatti, cioètiratiSgaffiroMttw^^ i?*?.
A tirati ‘Ttaffiri bianchi in diamanti. 135.
Ad ingrojjare i balafci fiottili per legarli in
anelli. 1^6.
A, far le doppie di rubini &fmiraldi. 137.
A farpafia di pietre , ò gioie , come fimiraldi,
rubini, gaffiri, & Sogn altra forte , lequali
non faranno doppie,òdi duepeg^, & tinte
con colla , ma tutte Sun pegTvfiolo, colo¬
rite dentro &fuori,&bellifiime. 137.
A far fimiraldi & altre pietre pretiofie. 138.
A calcinar il crifiallo et calcidonij per mettere
nelle fopradetle mifiurc delle pietre pretiofie. 138,
TAVOLA.
Acqua per ìridurir le dette pietre,
A calcinar l'argento fino in tre modi. i :? 8.
A calcinarci talco, in un fubito. 140.
Modo d'indorar ferro ^rame,& argento, Molto
pmbeMyche qmfio d’Alemagna,&di Fran¬
cia. 141.
A sfuma.K.uiay:f argento umo della indoratura j
et colorire,llorr) perfcttamente,che parrà una
maj]a;tum4ìmo- . 1-42.
A„far pafla da camaini,cioè da improntare èfor
Mar figurine [opra pietre d'anelli. 142.
Irichiarafioneij/,alcuni uocaìmli. 145,

l' N MILA isr'o". -


IMprmeuam i fratelli da MedUp
M D LI X.
LA S^CONT)A 'PA'UTTS
DE I SECRETI DI DIVERSI
Eccellentifi. htiomìni nuouamente raccolti,
0“ con diligen-^ flampati.

COX. ’PB^IVÌLEGIO DEL ECCEL-


lenti fiimo Senato di Milano per anni die^

I 'ISf M 1 L M T<i 0
t4pprejfo à Giouann Mntonio degliM-titonij.
M D L IX.
LA SrECONXìA PATIT'E
DE T secreti di diversi
eccellentissimi hvomini
mouamente raccolti.

^ FA^IL SEFiOT^E
chiaro come acqua.
Iglia il ferone e fallo [caldure ma
che non bolla, dapoi sbruffalo con
aceto forte,oucragrefio, ouer fuco
di limoni,dapoi colalo con un pan¬
no fatto in forma d’un facchetto
parecchie uoltc, fin chcfia chiaro .
Ma nota cheH facchetto non fi die nettare ogni uolta
che fi coluitna bifogna fempre buttarlo [opra la fua
fcbiu'tna,&‘ farafii chiaro come acqua.
AFA R’A C QJV AVITE
bmnifiima.
-p Iglia uìno buoni fiimo,e difhUalo in un uafo di uè-
tro che hahbia il collo lungo no meno di tre brac-
cia,con pochifiimo fuoco,e raccoglie Vacqua fin che
uicn finora prefio , tal che runa.goccia non affetti
l'al'tra,&(ara buonifima & foaue,et farà folamen-
te la parte del nino piu fiottile , & non farà troppo
calda,ne cofi facilmente come Ealtrebrufeierà.
A FAR CHE LA R M E
filano fempre lufire.
•fpiglia aceto forte,e alume di rocca inpoluere, &
mefcolali inficme, & con quelli ungi Varrni, &
fiaranno fempre lufire.
A 3
S E C R. É T r
A FAR’INCHIOSTRO NEGRO BVONO*.
•figlia ma libra e mexa d'acqua pluuiale, &ìn
' quella metti in ìnfuftone tre oncìe ài gaìlÀ crejpa
& fonderofa ) rotta in pe‘gj^tti,&lafciala flardue
giorni alfole,dapoi aggiungili due onde di uitriuo-
io romano ben colorito e pefio fottilmente, e rnefco-
la infieme ogni cofà molto bene con un legno di fico,
& lafciali ftar ancora due altri giorni al fole ■ ulti¬
mamente aggiungiuitin oncia di gomma arabica lu^
flra & fatta inpoluere,& un'oncia di fcor%e di po¬
mi granati ,& mettelo à bollire un poco con fuo¬
co lento, dapoicolalo, eferualo in un uafo di piom¬
bo onero di uetro ,che farà perfetto.
A FAR’INCHIOSTRO VERDE.
f iglia uerderame bcUo,e impafiala con aceto forr
"*■ te,&acqua difiiUata di galla uerde, & lafcialo
feccare ; & quando tu uuoi fcriuere , disfalo con. la
wedepma acqua di galla uerde, aggiungendogli un
poco di gomma arabica.
ALL! BVOl CHE FISdANO SANGVE.
•T)Iglia tre onde di faggiuolirofii,penero & fe-
-’*■ men%a digineflra ana dramme fd,& fanne poi-
nere , & con due boccali di buona uernaeda dalla
da beuere al bue, & cofi fa per tre giorni contino-
ui > che guarirà.
A FAR’OLIO DI VETRIVOLO.
•Triglia uetriuolo calcinato,et mettcUo in tanta acr
qua ulte che lo copra, poi diJìiUalo , prima dan¬
dogli poco fuoco,poi crefcendolo àpocà poco,tanto
che rii fea tutto : dapoiper bagno maria con acqua
tepida catta fuora d’acqua uitc, e poi un altra uolM
P A ll T E. IT. ?
1‘oliate fe nel principio ueniffe alquanto d’ac¬
qua,metti l'olio al fole in due uaft ben ferrati infìe-r.
me,& l’acqua fi attaccherà al uafo di fopra ydapoz
leuarai il uafo nel qual’è l’olio ,& lo riporrai.in urt
altro uafo,ritornandolo al fole-,et cauerai tutta l’ac--
qua,& reflerà l’olio non fola puro , ma ancora piit
foaue affai delcommune olio diuitriuolo.
PER FAR BIANCHI LI DENTI.
figlia limoni e fanne acqua lambiccata , & con
quella lauati li denti che è perfettifiima ; ouero
piglia il fucoyche ancora quello è buono, ma l’acqua
è migliore,perche è piu gagliarda. Ouero piglia tar¬
taro , e mettilo in un uafo di marmare, & fioppalq
diligentemente ,& fotterralo ,&cofi lafcialofiare
fin chefiafatto in acqua,dapoi canaio fuora,& con
quello fregati li denti,che uerranno beUifìimi. Ti-
glia ancora' di quell'acqua che cade .nel.principio
della difiiUatione del falnitro h dell’alume di rocca,
& con quella fregati li denti. Se tu pigli ancora ma
radice di tnalua,& con quella fregherai li denti ogni
giorno,uerranno lufiri e belli .hncora fe tu pigli una
crofla di pan di frumento,ér facendola brufciare la
farai in poluere,&con quella ti fregherai i denti >
lauandogli poi conacqua dipoxptp,uerràno bianchi,
ALEVARLEMACCHIE.
dalla faccia.
'j^Iglia fuco di limoni,& acqua rofa,ana oncie due?
argento folimato & cerufa ana dramme due ; &
mefcolando ogni cofainfiteme falli à modo d’un un¬
guento,et con quello ungiiiil uolto quando uaiàdor-
mre,et la mattina ungilo di butiro, &f prouato,
A3
SECRETI
UL MBDESI M 0.
'piglia bianco d’uouo , & battilo tanto che diucntì
in acqua,poi piglia due onde di quell'acqua , e
oncia me^a di cerufa,e dramme due d’argento uiuo,
& dramma una di canfora , &• mefcola ogni cofa
infieme,c con qneflo ungiti il uolto.
MEDESIMO.
’p iglia.oncie quattro diuitriuolo, onde tre di fai-
nitro,&oncia una di [caglia d’acciaio, <& Lirn—
bieca ogni cofa ìnfieme, aggiungendoui onda me-gat
di canfora,& con queflo lattati iluolto.
ME MEDESIMO.
'j:ilglia ràdici diferpentaria,radicidi lilìo,& radi-
ci di nialuauifco, ana libra mexp ,& falle cuo¬
cere in acqua pluuiale,poi pefiale in un mortaio dì
marmorc,& aggiungendoui olio di tartaro &■ mi¬
dolla di ceruo ana onde quattro , & dramme fei di
canfora , mefcola ogni cofa infieme, & con queflo
ungiti la faccia.
J. E MBfM'EfD Mlf, V IJ.
le lentigini dalla faccia.
figlia dodiciuoue frefche , & un boccal d’aceto
'*■ ben forte,& un’oncia di fcnape,& mefcola ogni
cpfa infieme,dapoi diflillali in uafo di uetro , &■ con
[acqua che ne ufeirà lauati il uolto la fera quando
uai a dormire, & la mattina quando tu ti leui la-
ualó con acqua cotta con crufea & maina.
A FAR BELLA LA FACCIA.
.-piglia frafiinella & fanne acqua à lambicco,
■* e con quella lauati molto bene il uolto ogni
giorno.
PARTE.JTi'; 4
a V JR’Fl^.AC ojr ^ cnt CjtVJ.
macchie dal mito,et lo fa bcUifmOye lacente»
e non iu fcia guaflar le mariì,ne la bocca,
•figlia m colombo bianco,e pelalo,e c anali l’inte<^i
riori, e tagliali uia ia tefia e- li piedi , dapoipi-»
glia tre manipoli di frafmella,e due libre di latte, e.
tre cnck di panna di latte, e fei onde d’oglio di
amandole dolci che fta frefeo,e metti ogni cofa in-r^
fierne,dapoi difiUlali in un uafo diuetro ,econ que-
fla acqua lauati ognigiornoiluolto elemani,e fa^
ranno fempre bianche,paflofe,fenga, alcuna macu-*
la,iome dimega eflate.
jL V^
che fa belli fiima la faccia.
•p ìglia bianco d’uouQ,e fanne acqua à lambicco, é'.
con queìlalauati la faccia quando tu moi.
.A .ACQ^r.A CHE
fa bianca e luflra la faccia.
'-piglia latte d'aftnaycfcorged'uoui,e fanne acqua
diflillata,e con quella lauati la faccia , che la fa
bianca,bella,e Jplendida piu d'ogn’altr acqua. .
jL V aK vì^ac qj^ a che
fa la faccia rubiconda.
'piglia ungambino dìbuue,e ropelo tutto in peggio
cioè.l’oj]'a,lincrui,et la medolla,e dapoildbiccali,
e Con l'acqua .che n’ufcirà lauati il uolto la mattina,
A FAB^ BELLETTO,
piglia due dramme di dragate,e dhfalo con chia¬
ro.d’uouo ben battuto , dapoi giungili borafo.,
cexufa , e.canfora.,ana oncia.mega, & mefcola ogni
cofa infìeme,c falle in ballottine piatte,e quddo tu ne
A 4
S 1 C R E T r
uuoUdèpèràr, difìemprane una co acqua rofa,e c6%,
quello ungitiìa faccia la fera quando uaì àdormircy
è laiif/attina lauatl il uolto con acqua di fior difauCy
oùero.fa bollire della crufca nell’acqua di po'zxo, e
con quella lauati il uolto.
A far’vn’altro belletto riv
buonOyche fa bianco il uolto e lufiro.
••figlia due onde di fpuma' d’argento , e una. libra
> d'aceto bianco forte , e falli bollire tantoché ca¬
lino i due tergi .Dapoi piglia canfora, alumediroc
ca,borafo,.e olio di tartaro , ana dramme due e fallì
cuocere in acquarofa -^dapoi di qitefii due liquori j
cioè dell’aceto dettodifopya,e diquefio altro,piglia¬
ne parti uguali,e mejcolali mfeme,et con queflo on-
giti la faccia.
A FAU*VN’ACQ__VA CHE FA
roffb e jplcndidoil uolto.
•figlia colla dipefee ,ealume di rocca , ana oncia
■ una,e due onde di uer'zino,e mettili in un boccal
d’acqua,c lafdali fla fin ìnfuftone tre giorni ; dapoi
falli cuocere,e poi cola l’acqua,e feritala in un uafo
di uelro àtuo piacere.
A FAR’VN’ALTRO BELLTETO.
•figlia due dramme d’argento fublmato, e mettilo
in una inghijìara d’acqua,che tenga un boccal',e
falla- cuocere fina tanto che calila decima parte,
dapoi giungili megoncia di cerufa,e una dramma di
e-anfora,c una di borafo , & il fuco d’un limone,&
mefcola ogni cofa injtemc,efaUicuocerc a fuoco len¬
to per fpatio di fett’hore. Ma nota che queflo, per'
riJfemdelTargento fublmat0',fa con continuo ufo
r A R T E. r I. ^
alquanto negri li denti,& all'ulthno li fa cader,e ft
fug^r il fiato,& offende li nerui & il ceruello,
A far’vn’altro belletto, che fa
la faccia bianchifima,e d’m color rofeo ì

P e non offende niente come quel difopra.


iglia due onde di borafo, ceci franti, faggiu oli,
etfaue,àna onde quattro tutti inpoluere,et uno
feie di tauro,e quindici bianchi d’uoui, e un hoccaidi
uin bianco, e mettiogni cofqinfiemejelambiccali i'è
lauati il uolto la mattina con l'acqua che ne ufeirà..
A: FAR’V N’AL TR O BELLETTO
che fi chiama reale ,& h il piu buono,

P e'I piu eccellente di tutti gli altri.


iglia fiori d'oliua, floridi fambuco , rofebian^.
che, fiori di narand, & fiori di gelfimini, an^
manipolo uno ,'e dodici uoui ftefeìn , e dodìfi. fichi
acerbi frefehi,e dodici lumache,una dramma di can~
fora un anitra dialume fcaiola,due dramme di bora^
f6,mega dramma di alume di rocca , quattro denari
di alume di piuma,otto denari d'argento fublimato,
un oncia di cera roffd,un manipolo di lilif bianchi, è
difiilla tutti li fiori quando fono uerdi alla fuqfiar
gione,li fichi,le lumache, e li oui ; e mefcola tutte
quell'acque infieme,c la metà metti da banda,d'al¬
tra metti in un uafo di uetro , emettili dentro tutte
quell’altre cofe fatte in poluere, eia cera , e dapoi
mettila al fole,elajciauela ftartanto che fta uenuto
informa di cera , dapoi cattala fuora con uno panna
de lino bianco, & piglia quindici uoui frefehi ,e di-
dijìillali,& in quell’acqua diflillata,metti in infufio-
ne quella miflurainfieme conundibra di mel tracio.
secreti
(tornala à tnùtter*al folelafciaaelajìarfin i tan¬
to che tutta l’acqua fiafeccata , & ferd perfetto «
(Quando poi né mnaiadoperar,pigliane tanto qua-
to è un gran di frumento, e con quell’aequq che tit
feruafli da banda,cioe quella dcilifiori, ungitila fac
cia,& ècofa marauigliofa.

P A FAR’ANDAR VIA LE' RAPPE.


-,
iglia un poco di legno di uite bianca ouefun
poco dì brionia, e peflala infieme con un fico
fcco pafiofo,e con quello ungiti il uolto,dapoipaf-
foggia fina tantoché tufudi ; perche fe tu non fi¬
da fii , la Ulte ti guaflarebhe la pelle , e la brionia ts
farebbe negro.
^ F.AB^ CHE I P EU

P nonrinafcdno.
iglia un rdfoio fatto di rame mefcolato nel fun-
dere con oro pirnmenlo, & infuocalo, e poi
ammorgalo nel fangue. d'un uejpertigliane ,òd'una
falamandra,onero nel latte d’herba lattaruola , &
con quello rade in quel luogo doue tu non uuoi che $
peli rinafeano : ouero ungi quel luogo con fangue
di tonno.
A VJIF^ T^^SCEB^

P li peli in ogni luogo.


iglia delle lueerte groffe &uerdi ,le.qualr fi.
chiamano Gheg^,ouer delle rane marine, é ta¬
gliale iiia la tefla et la coda ; dapoifalle feccare nel
forno e falle inpoluere 5 dapoi piglia rofli d’uouo , e
fanne olio,e me fola ogni co fa infieme,& con quell'-
unto ungili quel luogo doue uuoi che nafeano lip e-
li j che in breue nafeeranno.
r A R T E. IT. 6
Jl F LI CATELLI,
'"piglia un pettine di piombo,e pettina licapeUi con
- quello che reflaranno negri. incora piglia uoui
di cornacchia , e fanne olio , e in quell’olio metti un
pettine di corno , e lafciauelo ftar dentro tanto che
l'olio fa afciutto,e dapoi canaio fuora , c con quello
pettina icapelli,che uerrcino,col continuo ufo,negri,
,A F\ABfFTpJ.C Q^F JL CBE
fa rofa e Infra la faccia.
p Iglia una libra d’acqua uite di tre cotte, un’oncia
di brasi buonifiimo , dieci garofili, dieci grani di
éardamimo minore,e cinque grani di cubebe, dapoi
trita fottilmente ogni co fa infteme , c mettile in un
uafodi uetrò con l’acqua uite, c flòppalo diligente-
mente,e falla bollire un poco,dapoi difillalacon ba¬
gno màfia,óuer con pocofuoco,& feràperfetta.
Jt.TITpGETlJl CJ.VELLI. ,
piglia-m'cg^oncia d’acqua forte ,feidenari d’ar-
■ gento buono,efci onde d’acqua rofa, e con quefli
bagnati licapeUi. Viglia ancora litargirio,e cenere
di roUero, e mcfcolali infteme, c con quefio ungiti li
capelli.
J. FABfA ISfDAlf VIJ.
il cattino odore dal fiato.
piglia ferpiUò, e mirrha, e cipero parti uguali, e
faUiin poluerefapoi con termentina fanne pil¬
lole , é pigliane col uìno.
jL BJJDEIfE LE CIGLIJ. DE GLI OCCHI,
piglia fele di becco, ouer di capra tma quello di
' becco- e migliare,e fa piu prefoj e con quello un¬
giti le ciglia,che in brieue anderanno uia.
SECRETI
A TINGERE OGNI METALLO
ò pietra in color d’oro fen-^oro .
'TyJglia fararmoniacoyuitriitolo bianco,fal'lapìdeOs
e uerderame,e falli tutti in poluere fottilijima, e
inetti di quella poluere fopra’l mettallo, ò pietra che
noi tingere,tanto che fa tutto coperto,dapoi mettili
nel fuoco , e lafcialo far una buonhora,poi cauab
fuora,e ammorbalo neìTorina frefca.
^ DI MOLLE
il ferro & l’acciaio.
•figliafuco dicicuta,e buttaui dentro tre ò quattro
Holteil ferro òl’acciaio ben affuocato,e lafciaucf
lo far fin che (la ben freddo . Mncor-a piglia olio,e
buttaui dentro fette uolte piombo liquefatto , e in
quello ammorba il ferro ò acciaio ben caldo in capo
di quattro ò cinque uolte.
A F IL
ferro & l’acciaio.
.j^ìgliafuco dimeldthìo,ouerdìpìlofeUa,eìn quello
ammor%a treò quattro uolte il ferro ben affocato.
A PAR MATVRAR PRESTO LI,FICHI.
'^Frfar maturar li fichi innanzi al tempo,lafciale
uenifalìa fua pei fetta grojJcg^,dapoi forali con
un’ago,& ungili con olio d’oliua , e poi legali in¬
torno delle foglie d'oliua uerdi.
A FAìf CHE LE GALLIV^E
facciano uoua tutto finuerno.
•figlia le cime delle ortiche quando cominciano an-
dare in fcmen'ga ,efilicfeccare ,e dagliene da
mangiar'infieme con la crufca, e cof della femenx^
del cancuoiche ogni giorno far anno HQua.
r A R T E. r r. 7
U F COLLJ. CHE

P ticnfone come un chiodo.


iglia della pece grecale refma picca, e poluere
di quadrelli cotti,emefcola ogni cofa infteme, e
falla fcaldar quando la umi adoperar ^che come fard
fredda terrà forte come un chiodo.
^ C.AV.A^OGlf^l

P forte di macchie.
iglia unatenca e falla cuocere tanto che fi dis¬
faccia veiracquafola , e con quclTacqua calda
lana la macchia parecchie uohe;poi piglia della
crufea,e falla bollire nell’acqua, e con quella crufea-
ta torna à lauar la macchia.
a F CHE LE MJ.MMELLE

P non uengano grojfe.


iglia una squatìnà laqual’è un pefee, e aprilo
permego, e mettilo fu le mammelle , che non
crefeeranno piu di quel che faranno ; &fe faranno
grojfe,fi ritireranno, c uerranno fimilià quelle d’u-
na uergine.

P .A vyFflJ.VflL MELE SEFfZJ. EFOCO.


iglia mel crudo, emettilo in un uafo inuetriato
e largo , e coprilo diligentemente, e ogni tre o
quattro giorni aprilo , e con un cocchiaro lettali
quella fchiuma difopra , & cofi fi purgarà meglio
che col fuoco.
JL IL SMTA^GFE

P meflruale alle Donne.


iglia un gatto,e legalo con un bindello, e met¬
tilo al collo à:quella donna chepatifee tal’infer-
mita,che infra pochi giorni fi liberarà.
s E C R ET O
A CONSERVAR ROSE

P frcfche tutto l’anno.,


iglia le refe quando fono me%o aperte,e cogUe-
ie la fera con un coltello,ma non toccar le foglie
con le mani,e la notte che feguha mettile al fereno,
e la mattina mettile in un uafo di terra inuetriato, e
Jioppalo diligentemente , e fepelifcela nella [abbia
fecca.

P AL MEDESIMO.
iglia le rofeche comincino aprirfi, t-piglia una
canna che fia ancora piantata, e fendila un po'r
co, tanto che tu uipo fi metter dentro le rofe, e poi
tornala àferrare,e lafciala far cofr. OjiMù poi hhqì-
canarie fuora, taglia la tanna , e mettile nell'acqua
tepida,e feranno belle come di Maggio.

P A l'AR’ANDAR VIA lÈ'nATTF.


iglia un %atto e legalo [opra .la natta ■^chein
brieuelafaràfmaltire.
A CONCIARE L’OLIVE

P in un giorno.
iglia feline uerdi ,e tagliale un poco da una
banda,e poi mettile nell'acqua con calcina e ce¬
nere ; md nota che bifogna pigliar il doppio di cene¬
re alla calcina , e lafiiale far coft per jpatio di bore
uentiquattro , dapoi canale fuora, e lauale cinque ò
feiualte co acqua tepida,e mettile in un uafo con ac
qua falata,e ferualc a tuo piacere,che [erano buone,
A CONSERVAR LI RBR-

P ftebi h altri frutti.


iglia liperftehi ò altri frutti che uuoi.faluare.,
quando è bel tempo e aprili ^e camli fmradd
PA;RTÉ.ir. 8
^hk}id4,dapoì mttUi ai fote tutto un giorno, dapoì
piglia del %uechero cotto ebetipurgato,e ungilii&.
l’altro giorno tornali a metter al folet e quando quel
lo xiicchero ferà feccato, tornali à ungere , e lafcidi
ancora al fole,e ungeli tante uolte quante f"ccaran-
tto,fina tanto c'habbiano fatta la trofia , dapoifer¬
vali à tuo piacer che faranno cofa perfetta.
S £ C R E T O P E R V E D E R’I N

P fanno cofe marauigliofe.


iglia ilfangue d’un upupa , e ungiti lipolft del
fronte, e uattene à dormire, che uedrai cofe
marauigliofe . Ouer fe tu mangi la fera del filano,o
mandragora, ouerdeU’herbaapoUinare , uedrai la
notte in fonno cofe belle.
A PARCHE VNA

P donna s’ingramda.
iglia cerufa e incenfo ana dramma una,e fuhi-
to che tu hai ufato con la donna mettiueli den-r-
tro nella madre. Se tu le dai ancora da beuer latte di
caualla,ouer da mangiar il uentriculo d’una lepre,
ouer litefiicoli d'un becco dopo che le è uenuta la
fuapurgatione mefiruale,legiouerà molto.
A LEVAR LA VERNICE DALLA

P carta dopoché tu haifcritto.


iglia unamoUica di pane di miglio , e fregala
Jopra la carta,che non folamente leuarà la ucr
ilice,ma canard tutto l’odore dalla carta,come fe non.
le fuffe fiata meffa fopra.
A CVRAR LA ROGNA A I CAVALLI.
•^Bfima bìfogna cattargli delsdgue,epafcerli bene;
poipiglia folfo,argento uiuo,mele, pece liquida.
S E c R E T a
fate, fuco di cicuta,aceto, alime di rocca, eUehoró^
fifone tenero,oHo,caligine,flcrco diforco ,e calcia
na, e mefcola ogni cofa infteme , e con cjueflo ungi il
luogo doue hanno la rogna, che in fochìjìimigiorni
fcranno guariti e netti.

P ^ LI S CB^OFF OLE,
iglia un gatto groffo uiuo , e quando la Luna
ua alla congiunlione del Sole , tagliali u’a li
piedi,e mettilo al collo à colui che fati/ce tal’infer-
rnità,cbe molto gligiouerà , Eiglia ancora l'unghie
d’uno a fino, e falle brufeiar, e mettile fofra lefcrof^
fole,chef,no molto utili'fer tal’infermità.
Jt F.AB^V OMlTAXlL TOSSICO

P àuno thè fuffe ucncnato.


iglia due grani di Vagar, il quaVèuna pietra
che uiene da Vortugallo,& è uerde e roan,ciùè
taneto [curo,luflra,e lcggiera,e rompendola,di den¬
tro trahe al beretinq,e dagliela da beucr co un poco
di latte,che fubito uomiteràfegliferà uencno alcuno.
J. FAF^FTsfJi C.AÌfbEL.A

P laqual non fi potrà ammorgare,


iglia cera uergine , efolfo ben purgato flirti
uguali,e falli liquefar infieme,c con quella mi-
fturafa una candela,et mai non fi potid ammorgar,
fin che non farà tutta brufeiata.
a F FI C JL K D EL U

P di ghiaccio che brufei.


iglia una candela di cera fatta come è detto di
fopra, & piglia folfo e carbone , c pcfiali fòt-
tilmente,e fallipajfar per pegga ; dapoi fa fcaldàr
la candela, e fregala molto bene in quella poluefet
fin che
fin che habbia fatta una crofld intorno graffa come
e una cofta ài coltello ; e foie oprila con carta,c at¬
taccala alla gronda del tetto doue cade l’acqua,ela-
fciauela ftar fin à tanto che le fiali ghiaccio intorno
graffo un ditofilcbe fi farà in due otre giorni; dapoi
leuala uiasC brufeiarà come fefuffe di cera fola.
A E ARCHE LI FRVTTI

P piglino che forma ti piace.


iglia un legnose taglialo fecondo la forma, che
noi c habbia il frutto,ma pur fia grande come il
frutto quando è maturo ; dapoi piglia, geffo difiem-
perato con acqua,e improntali detto legno, tal che
il geffo fiagrojfo un dito , e poi lafcialofeccare - da¬
poi cauelo fuora ; e quando il frutto non e. anthora
uenuto alla fua perfetta grandegga , legali intorno
quella forma- firetto,e lafciauela fare fin che è mar-
turo,e ferà fecondo quella forma .Se tu gli uuoi an¬
cora fcriucre fopra, acconcia le lettere in quella for¬
ma fatte di geffo,e riuniranno intelligibili.
A FAR CHE LE RADICI HABBIANO

P quella forma che ti piace.


,
iglia radiciuerdi ma che fiano groffe,come
brionia, rape, ^raffani, e con un coltello acr
conciale come ti piace ; dapoi tornale a fotterar ,fin
che habbiano fatta lapelle. E à quefio modo fi. pa¬
tron far delle mandragore falfe , accodandole con
un coltello in forma d hmmo , & fotterrandoic poi
un altra uolta con la tefia in giu con dell'orbo ò del
miglio fotta, il qual fe attaccherà alla tefia, e par¬
ranno capelli . Ma nota che à far quejìe mandragor-
re bifogna pigliar radici di brionia..
S . ® C2 R- E T I
Jl sovil^ qyf fi¬

A ne lettere che non andaranho mai uia.


Scmerefopra la carne , come [opra un brac¬
cio jOuer dotte fi hoglia,bijogna andar in una
Jiìifiamolto calda xB quando titfeijudato ,f(riniti
■prima con Vinchìofiro quel che. uuoi., dapoi, tagliati
la pelle con uno rafoìo ; dapoi emp’ li tigli di tetra
di che colore ti piace y poi laiciale cefi , che Cubi¬
to, perla for-ga del gran caldo ,ji ferrarà la pelle,e
reflerannofempre quelle lettere ouer figure thè tu ui
haucrai fatte.
U F^1\ClL MEDESIMO
piu facilmente.
Y^dglia acqua forte, c cantharidi , e lafcìali infier
X me uentiquattrhore ; dapoi con una penna che
ferma fottilmente ferini quel che ti piace fu la.pclle,
e poi lafcialecofi ; che fubito fi Icuaranno delle ue-
Jcichettc bianche doue-tu hauerai toccato con quell'
acqua,e fempre reftaranno.
ME OISIM MEMOUgL J.
"X^igliaundente,ouerilpicfimflro d’un 7aJfo,e
J;; legalo albraccio deflro fopra lu carne. ^nco~
rapiglmun feledi pernke, e con quello ungiti le
tempie tanto che penetri dentro , una uolta il mcfct,
che ti giouerà molto a far buona memoria.
JL F CHE L I C J Fi, l

P non ti abbaino.
iglia un can.negro,e cauagliun'occhio, e tien-
lo nella ma n ferra ta, che li cani non ti abbaia t ati
fio -equeflo e buono per li ladri che nano a ru¬
bare la notte.
T A R T E. n. 10
AF^dE^ CHE OGT^I COS^^
la notte parerà negro e tterde:
^ Iglia dell’incbiofiro di Sepia^ UquaCe-un pcfCc di
mare,eiiel uerderamcjc rncfbólalcinftérhe,-e poi
mettilh'in ma lampada col ftoppirio, e aceendela in
'lìmicamera dotte non fia altro lume i ctogni eofa che
farà'in quella Larnera,e li muri pareraHno parte-uer
die parte negri,& è cofa marauegiiojd da uedere.
A rÌH^Gtlt^E LI CAPELLI
in color uerde.
'Triglia capparifrefchi,cdiJìilJali,e cd'qHellKuquà
^ bagli III li capelli al fole,che diuentcranno uerdi.
ìC’coìipiìf Ljt Vestite.
'T') Iglia la carne,e falla cuocere,ma non malto'idas-
poicatidla dalla pignatta,et preme fuora l'acqua
diligcnìvnicntc , e mettila all'ombra per /patio d'un-
hol'u à ficcare,in un luogo dotte uenga uento-^ dapoi
piglia un olla c^.n aceto bianco che fa forte,èpiglia
feinengadi gmcbropejìa ,efalc, (pargilifopra la
carnè, dapoi mettila nell'accio , e metti l'olla in un
luogo frefìho ,c ogni giorno uolta la carne nell'ol¬
la ,e lafcicla ftar’à tuo piacer ; e quando tu lauor-
ì\v mangiar, falla bollire un tratto , & farà molto
dilkatd.'
A F.dEfH'Ef ClAVTElflO CHE
rompe la pellefenga dolor alcuno.
'Tolgliafapon tenero , e calcina uiua , cioè che no»
Jia fiata bagnata, parti ugualfc mefcolali infte-
ìne', e quando tu la ttnoi adoperar , fc la pelle è far-
i-là,rfknigli unpeigguola con unguento,e laféiali un
buco nel mc%o, tanto quanto tu uuoì chc fia grandt
8 a
S' E C R E T !l
ìk piaga,e in quel buco metti tanto di queljtauterìo,
quanto èungran difrumento,e lafcialo fiar cof(,the
injpatio di tre ò quattr'hore farà una piaga fenga do
lor alcuno, Ma fclà pelle è putrefatta ,,come fon‘ i
bognoni ; bafla à lauar il luogo , prima che tu fi
metti il cauterio, d'aceto forti(ìmo, & m un boia
romperà la pelle fenga dolor alcuno.
A FAR CHE L’ACCIAIO TAGLI
il ferro come fé fofj'e piombo.
"^piglia l'acciaio e purgalo benifimo -^dapoi piglia
delli ucrmi che nafeono nella terra,e fanne acqua
à lambicco, & di quella & di fuco:di rafjan,o piglia
parti uguali, e in quelli mefcolati iniìeme arnmorga
quattro ò cinque ùolte l'acciaio henUffiiocatOye.' Con
quell'acciaio farai coltelli,òJpadc,ò pugnali,che ta¬
glieranno il ferro come fefojje piombo,,
A FAR’INCHIOSTRO ^ROSSO,
„-Jglia della lifia forte che bolla , e mettili dentro
^ feorga di brasi,e lafciala rafreddar,dapoi piglia
ott'oncic di quella lipia,c un otìcia di legno di bì'asì
rafehiato con un uetro,e unpoco di alume di rotea,
e mettili in una fcodella fopra la cenere calda à cuo
cere per (patio d’un’hora,dapoi adoperalo à tuo pia¬
cer,che farà bmnipimo - ma nota che non è buono ft
non frefeo, cioè che fia fatto fe non d' un giorno ò
due al piu.
A far’IL MEDESIMO.
piu facilmente.
’j) Iglia un oncia di legno di brasi rafchiatp con,un
uetro,e dieci onde d’acqua, e lafciftlo flarirì in-
fufione perjpatio di fett’hore ,poìmetftlo à cuocere^
1> A R T E.ir. Il
t Ufcìala calar delle quattro parte le tré,e fàrdrofx
fo Jplendente. E fe tu io lafcierai ancora calar piu
delle tre parti,farà rojfo fanguineo.

P A far’immolarleossa.
iglia ofìiuotiin mcT^ come quei deUe gambe,e
piglia fuco d’appio,dimiUefoglio, diradano, e
di prafio,e aceto parti uguali,e empie di quefli fuchi
gli ofi, e floppalitanto thè non riefcano , dapoife~
pelifcili nel flerco di cauallo,e lafciali flare cofi quit¬
to ti piace, thè quanto piu li lafciaraì fepeliti,lantd
piu fe immolar anno.
A CONSERVAR L’VVA

P pertuttoVinuerno uerde.
Er confer'uar l’uua uerde tutto iinuerno coglie
là quando èfereno, e che non fta piouuto di
mólti giorni auanti ; dapoi nettala molto bene, cioè
lena uia li grani che fon marci, dapoi piglia pece e
falla fcaldar tanto che bolla,et piglia l‘uua,e mette-
le dentro iipiciuolo,e lafciauelo flar'un poco; dapoi
mettila al fòle per Jfatiodi due giorni ;& ultima-r
menté rncttila fopìa la paglia, ma però che l'un uua
non tocchi l’altra , e cofi fiarà buonifiima tuttQ
iinuernò.
A F ÀR MATVRAB L I M EL ONI

A altrifimili frutti innanzi la fua flagiqne.


Volerhauer meloni,ouer cocumcrì, oueralttì
fimili frutti, ìnnanTp, la fua fiagìone,bifogna
piantarli nelle fecchie,e ogni tre oiicr quattro giorni
Wgnarliil piò d'acqua calda,e tener li in luogo cal¬
do quando è tempo nuhilofo metterli apprefjo
àlfifoeoie quàndo èfereno metterli al Sole , c cofi
H ì
SECRETI
kùmrdiìBélbrii,& étti fwnli frutti4’,h aÌ-~
mem di quindici gioyni innan'zi la ImMrtgioner^
^ ^D ^ I^

F i f:gni delle imuole.


iglia aceto bianco forti fimo,e, fanne acqua df-
fiillata^e con quella lauati un giorno iluolto,et
il giorno ehe feguita piglia crufca,e malmicacquat.
èfaltaboUire tanto che cali la metà,e con quella la¬
uati la faccia, ; &■ l’altro giorno torna* à iamr-ti il-
uolto id l’acqua lamhicata di aceto,e l'altro giorno
ehefeguita torna ancora à lauarti con l’altf acqua
fatta di crufea e di malua ; e cofi feguiterai fin à tan¬
to che f ano andati aia, il che farà in brieue. Se tu
f igli ancora fiorge d'uoui, e li lantbiccarai ì 'exm-
quell'acqua lauarai il uolto ogni fera i e la mattina
io lauarai con quell’al tf acqua detta difofra sfatta
di crufea è maina,molto ti giouerà.
A FAR-B I AN C H E'.

P le mani.
igliami feie di bue ,x di quello-figlianentego
cocckiaro la mattina ,-€con quello e conmqtm^
di poggo lauati le mani,che uerranno palio fé,mal-.
li,e bianchifime ; ,J.ncóra piglia fapone,e purgalo
bene , epoi piglia radici d’Iride c fallo feccare, nd
forno , e falle in poluere,emefcolala\beue col detto
fapone, e con quello lauati le mani--, e farattì le
mani pajìofe ér hiunchifimc . Viglia ancoraJl
fifone ben purgato , p cenere di'fppia ,'e rne-i
fcolali infieméianto che ftano incorporati , -e-con
quello lauati la mattina le mani txhe.Henrm-
no paflofs e bianche,..
P A R T E. i r. 19,
a G o o i> o t o,.
che 'iiàn ìafeiaguaflur le labra delia- bocca j

P nélèmanì, e le tìenfaflofe.
iglia oncie dodici ài graffo di uhello ouer di cer~
m fi-efca',e onciefeidi maggiorannaé. peffaté'
ìn(iemc,dapoifarine ballotnnei è sbrodali con buon
nino . Dapoimettile in uri uafo y e cuopiilo. bene ^
acciochc non rie fca l'odore della maggioranna
mettilo-àìhotnbra per (patio diuentiqualtrhore.y da-,
poi mettilMcntro delT acqua , e falla cuocere lenta¬
mente,poi colala un altra uoltai ancora piglia now-
oncie di maggiorana,e peflala con lo medefmo graffa
fo,c fallo in ballottine e sbrodale ancora diuino, ér
mettile in un'altro uafo netto, e mettilo ancora àlf-
ombra itentiquattr.bore; dapoi buttali fopra dell’ac¬
qua e tornqlò.à far cuocere come diprima c colalo .
h coff farai quattro ò cinque uolte , aggiungendoli
femprc nou'ottek di maggioranna,e sbruffandolo di
buon nino,et ultimaménte lì puoi aggiunger un poi a
dimufi'hìo-, ouer -gihettone cofì hauerdi una écfii,ec-
celkntifftma per le rompiture delle mani, e delle la-
bra della bocvai'

P A PAR POMATA.
iglia onde dodici di graffo di veruo , ouero , fe:
non fi può hauer diceruo,di caprettoy e. tre on-^.
cìe di graffo di porco mafihio,e tre di medolla di cer-^
m,e'nettdibene , dapoilaualiton uin bianco tante-,
uolte chc'lumo ìefli chiaro-,e’I graffo bianco ^ dapoi
preme fuora tutto il uino, e lafcida un pocvf»
una 'tamia à colar . Dapoi. fatto quejlo piglia otto
pomi^ippi t e mondali bene di-fuont-e di dentro,^
B 4
SECRETI
e peJìali,foìpiglia me^jìncia di garofoli,àue dram¬
me di noci mufcate,fei grani di jpico d’Indiale quat¬
tro libre d'acqua rofa, e mefcola ogni cofa injieme,
col graffo,e mettili in un uafo coperto a cuocere con
poco fuoco, fina tanto che l'acqua rofa fia quafi tut¬
ta confumata . Dapoi colala , e mettila-in un'altro
uafo lanata tre ò quattro uolte con acqua rofa,e ag¬
giungile quattf onde di cera bianca ben purgata, e
fei onde d'olio d'amandole dolci . Dapoi tornala al
fuoco,e lafciauela tanto folamente che fia liquefiat-
ta,e poileuala dalfuoco,e colala, e mettila in un al
tro uafo lauato d'acqua rofa ; & ultimamente , do¬
po che è gelata,piglia del mufehio quanto ti piace,c
dell'acqua rofa,e dell'altrc acque odorifere,e mcfico-
lale infieme unpentgo con uno peflone di legno , e
poifieruala in un uafo diuetro , e mettila all'ombra
uerfo fiettentrionc,che farà una cofa odorifera,eden,
nette le mani,e non le lafcia rompere ; c fetu ifag¬
giungi un poco diflorace liquida ,farà ancora buo¬
na per la rogna.
JL F.AB^ CHE LE MOSCHE

P diano moleflia a i caualli l'eflatc.


iglia delle foglie delle gucche,c co quello fanne
fuco,e ungi li caualli ogni giorno la mattina, et
nel mego giorno quado fa gran caldo; ouer piglia de
la feccia del uino,ecbqU'ungili,che le rnofebe nogli
daranno piu moleflia come facciano di megfinuerno.
JL C OIffS MLf LI FICHI

A uercli tutto l'anno.


Conferuar li fichi tutto L'anno,cogUeli quanàa
fon maturi, e che fa fereno.,e di jnego giorno »
r A R T E.TT.
uccio che ftano fenxa rofata , e mettili in unuafo di
pietra che fia fottìi di foflan'za^.rna che l'uno non toc
chi l\tltrG:,e poi cuoprilo d'iligentemente, fi che non
rejpiri d’alcun luogo,e mettilo nel nino, & flaranno
uerdi tanto quanto farà buono il uìnG,<& è prouato.
CHE LI TOMI

P granati non fi aprino.


lglìatrefafHuiui,grofì,di quelli che fono nelli
fìumi,e diffalca la pianta nel piede, e mettili
fatto la-radice quelli tre fafii,e dapoi acconciala co¬
me era. Mneora fe tu che pianti ini apprejfoaUa
pianta delpomo granato una fqnilla,non s’aprirdnoà
A CO NSERVAR’IL VIN

P dolce tutto l'anno.


iglia un uafello impegolato dentro e fitora, e in
quello menai mofio innanzi che hoUa,e fioppa-,
lo beni fimo che non rifiiri d'alcuno luogo , e poi
mettilo in un fiume alto, tanto che’l uàfello fia tutto,
coperto dall'acqua,e lafciauelo flar’un mefe dentro
fenga mouerlo, e poi canaio fuora,e mettilo douc ti
piace ; che- fiarà dolce tutto l’anno, e turhido come
mofio.

P /\L VINO CHE SI WOL GVASTAKE.


iglia due ouer tre uoue ; e fe il nino è roffo , pi¬
glia fio iameh te ìlrojfo dell’uouo ;e feiluino è
bianco,piglia folo il chiaro ■ e piglia tre onde di faf-
fi HÌtii d'nn fiume che corra forte,e falli in poluereyS,
due onde di fai poluerigato fottìi ifiimamepte, e me-
fcola ogni cofa infieme^ dapoi metti il uino in un’al-
-th uafello netto, & che non habbia odore, poi but~
paglidsntro quella mifiura ,e mefc«lalainfieme col
SEGRETI
Mino cinque ò fei uolte al giofno ^ fin in ea'po 'di tre
0 quattro giorni. Ma nota che quello rimedio uml
effer fatto innan'zi che fta in tutto marcio t perche fc
[offe in tutto guaflo nongli giouerehbe niènte.'-
Jl CHE^ IL ÌS^O

P non diuenga forte.'


iglia un pe^o di lardo (alato-, e attaccalà-aì
buco doue s’imbotta il ulna con kin filo grojfo
tanto chepojfa fofienir’illardo -e facheil lardo toc
chili nino J'e non in fuperficie; e coft iluino non fi
fotrà infortire per rijpetto delia graffeg^a e del fa¬
te j che uietano la feparatione & atienmtione, per
'le qual il nino s’infortifce.

P A FA R'AC E T O,
iglia cornali quando cominciamd uenir rofsi,
e de imòri delle rouede ,■ quando non fon matu¬
ri, e falli fcccarc, e poi falli in paluere, e con aceto
finte falliin ballottine,e falle feccare al Sole ;dàpóà
piglia il uino e fallo fcaldare,e buttali dentro quefik.
compofitionè; che fubito fc uoltarà in aceto forte,-
-& è ejpcrimentato.
jL F MFfACET 0

P con acqua.
iglia trenta h quaranta libre di peri faluatichì,
e lafciali ftar tre giorni infieme in- un uafo .
Dapoi ogni giorno sbrojfalicon acqua , jin’m.-vapa
di trenta giorni , & farai aceto-foriijsimo e 'buono
come fe fojfefatto di nino. Se tu pigli ancòr-a l lina',
e premendo fiora il uino ton le mani mett, rai il re-
fiofin un uafo,mettendoglifopra dall'acqua, fefk-
rà aceto.
rA R T I r. 14
A..T*AR’ACf;TO CON VIN GVASTO,
’TTyij^liO'il uin gMuflo e faUo bollh'e,e lena uia Cut-
'J. fchiima che fcirènei. boUiìrc,e lafciah
tanfà fuoco, che cali la ter^a parte ; dapoì mettila
in un uafo,nel qual fta flato aceto forte,e aggiungi^
ui dentro del ferpillo,e poi copri ben il uafochenon
tcjpiii ininiìinr.lat<),(he in brieue fard aceto forte,
^ LtF VOD OB^

P della muffa al uìno.


Iglia’delle ncJJjolc ben mature nella paglia , e
falle m quattro parti,e legale con un filo in un
faggoletto attaccate al buco del uafello doues'im¬
botta il nino,tanto che filano tutte coperte nel nino,e
lafciale far cofi un mefe,dapoi leuale uia,che leua-
ratancoia i' etniuo odore dal nino infieme.
A Clli'L
ha bbia bu o rèo dure;
Ip^iglk m mranrp." icrun cedro , ma non molto
J." grojfoye. piglia de ìigarofjui e piantali nel nq~
rp,nc^,ouemedro,tanto chc fia.quafi tutto pieno , e
poi mettilo nel uafelio , ma però che'l nino non io
tocchi,e poi (loppa btfnifmo il uafeko, acciochc l’o¬
dore non riefea.
Al FA CHE LI -PO ìf 1^1
ttengano grofìifuor di natura.
Ij^lglia pareeehie fmenge inficme, e piantale nel
jZ Aereo di capra , e lafciale nafeere e maturar,
cheti! uedraì co fi marauigliofa.

T A t'AR NA SCE R F ONG r.


AgHa una pobia fin a terra, e poi piglia acqua,
calda con dentro leuatoio di pane diflempratOi
SECRETI
è gittata, intorno alla radice,et in termine di tre ouèr
quattro giorni nafceranno fóngì in ogni luogo intor¬
no à quel piede della pohia doue tu hdurài gittata
l’acqua,s faranno buoni da mangiare.
A F A R CHE L 1 L E G MI

P cuociano prefto.
iglia lefemenge , & innanzi che tu le femini
sbrojfali di falnitro , e fubito femnali ', e quelli
che nafceranno dà quelle femenge cuoceranno più
prefio de gli altri.
" ad H a V E R T V t t o

P Vanno fiori ùerdi.


iglia le piante noueUe Ve fiate, e mettile in uìì
luogo calidifiitno,come farebbé ii)ìa fiùffa,e la-
fcialifiar cofi,che per forga di quél gran caldo cre-
[ccranno alla fua perfetta grandeggta fe n'elmego
dell’inuerno faranno li fuoi fiori,& è eìferimèntato.
A PARCHE L 1 , G R AN i E^' L I

A legumi nafeano piu grofiiàèl folìtO.


Voler che li grani & li legumi nafcàno phc
grofii del [olito , bifogna feminélV in uri'
campo doue [ano piantate delle fquille VpercÈc la
fijuilla e calida , e [calda le femenxe, e le fa crefcer
piu del [olito.
A FAR che li FRVTT I

P non marcìfcano [opra le piante.


iglia un cl/iodo e [allo affuocare,poi ficcalo nel
piè della p ìanta, ouerfalle un buco nel medi fi¬
mo luogo con una tiniuella , e lajciala ccifi , che per
quel buco andarà fiiora tutto iljouenhìo bimore,il
•qual èia tatifa difar marcir li fruiti jopra le piate.
1» A R T E. 11^ 15
A r,AT^ LETTERh CHE NOH SI POTRANj

P leggere Je non fi mente U carta nell"acqua.


iglia diurne di rocca,e fallo in poluerc fottìlifr
fma,c mettilo in unpoco d’acqua, e con quella
fcri'tc ci-u che ti piace fu la carta bianca ,e poi lafcia
ajiiugar le lettere da per fe ,€ quando tuie uorrai
leggere,mctti. la carta nell’acqua chiara con le lette
re in. h->& leggerai come fefujjero fcritte con in-
cbioflr.o ; perche l'acqua fa un poco negra la carta,
h per dir meglio becetìna,et Valume di rocca rijfleji-
deper efj'erfianchifimo & luflro -, & è cofa mara-
ptigli.fa & ejperlmentata.
A FAR LETTERE C H E N O N

P fi potranno leggere fe non al fuoco.


iglia fal’armoniaco,e fallo in polucre futtilifi-
ma,e mettilo nell ac qua,e con quella ferine ciò
che tì piacele poi lafcia afeiugare le lettere,e quan¬
do tu leutioi leggere,nioftrah al fuoco,che le legge
ré benifimo. Se tu pigli ancora fuco di limone,ouer
fi ci pala,e con.quello fcriui, nonfipotran legger le
lettere fe non.ai fuoco.
A FAR CHE L’ACQVA VITE

P YÌccua tutte le.uirtu de i medicamenti.


iglia quattr’oncie d’acqua ulte, e mettila in un
uafo.di uetro che habbia la bocca fretta , ma^
graffa di uetro,, e poi piglia li medicamenti eletti
ben fefcati., e tagliati fottilmehte , e mettili in quel
uafo infterac con l’acqua ulte, e floppa diligente¬
mente la bocca del uafo,prima con legnaccio ,e poi
(on cera bianca difopra ; ultimamente piglia un
uafp co.im.fi (tQglia,& empHo dicenere calda, tnir
S E C R E T T
thè non uifìa detro fuoco alcuno; et fn cjndla cenere
fepelifce il uafo dell’acqua ui(e ;dapoi inetti Ogni
cofa in un letto di piuma,c lafLÌduÉle flar ueilquatu-’
horc,€ poi canale fuor 'a,& adoperane 'ìttuo piacere,
,A F UÌK, CHE D O
non manpjdi quei che farcii^' IttìiOla.
'figlia un poto di o^imo uerdc, e qtùinìd'p porta¬
no intaiioia iìpiaiti, meitìglidò fdtìo '^'‘nia però
thè la donna non fe ne accorga , zr 'rtàn rAmgkrà
niente di quello che farà in quel piatto folto "d quale
farà fiata pùfla quettherba.
JL F A BfO L 1 0 II 0 S A TO',
ouerd’herbe odorifere,
•figlia un’inghifiara fotLile diuetrì),et empita i due'
tcr'^i d’ogUo d'oline buono, e ben purgato', e poi
empila tutta di rófc , oucr di quclfherba rotr taqild
mài far folio; poi metti finghifiura ai Tale' r'ifw pi i-
tna coprila , e lafciauela fiare quattro ^fèP'ni'pd'àp'ui
Icuala uia dal Sole, e cuna fuora tutte le'n je’o ì'her
be, e tutto foglio, e preme dìUgcntcmènteie ròje ò
f herbe tanto che riefca tutto l’olio, epoigittale aia',
e rimette folio nùifihghifiara , c tornàlà’à cnìpite di
hfe frefche& à rimétterla al Sole per qùàtifàlirì
giorni -dapoi torna à cauar fuora quelle rvfe b ber -
be,eìr d premer fuora folio, c mettercene dell àit'ré
frcfche; c cofi farai quattr'ouer cinque ùolte,ct hane
vai un olio odorifero tato quanto fiflelje rofe o herbe.
A FAIfCHE LE TAF^ME
non guaflino le uefie.
'JpJglia dell abfinthio , ouer dell’abrotano j'& delle
foglie dì cedro i e di nardo t emettile ncUfCàjfii
r A R T E. ri. té
jioue, fc/no le tiejìe,c ancora, nelle piegature delie, ue-
fleyC uedrai che non legmjdcranno piu,perche quel
iefoglie-et herbe fono aìnarc,al.guJìo,et hanno odor-
tegrandi(ìmo,& a'obniìneuoìc à'ìali animali.
j. r J. c H i., C.I .A ìd^l MALI
faluatichi non li nuociano.
Holer effer fteuro da gli animali faluatichi,co%
^ me fono Lupi, & Or fi, piglia grafo di Leone , e
ton quclf.ungiti tutto , c ua fcuramentc doite ti piq-n
ce,che ninno animai faluatico ti darà fafidio ■ angi
quando Pentiranno l’odore di quel grafo fuggiranno;
e però quando.tu t’incontrafi in un Lupo,ouerin al
tra fiera,non fuggire , ma.animofo uagli incontro ,
acciochefqfa fcntir l’odore del grafo.
TER .ESSER . SECVRO DA 1'SERP£N7’I.
^■ylgiia fuco.di rafano,e con quello ungiti le mani,
e polà tuopiacerpiglia in mano ferpcnti,che non.
ti mprdcmtirfo , per l’acutegT^ di quello fuco, augi
quaji morirannofentendo folaniente l’odore,.
a'LEVAR 11 DOLORI DELLA GOTTA.
'■plgUa.m’auoltoio,e piglia la pelle del calcagno
de fra.e .mettila fopra il piè deflro del pallente,
fmilmcrite piglia la pelle del calcagno finiflro, e
mettila fopra .il piè fmfro , &■ uedrai in termine di
meg^h'ora leìiarliildoLore,<& ècofi marauigliofa.
A f E D.E LTf SQ'ìfìfO
fiere faluatiche.
•Triglia il cuore d’uria Simia , e mettila fatto la te-
fa quando uai à letto,fi che tocchi la tejla , &
tieflraiA.pfe. marauigUofe,& ogni, forte d'animali,co -
mfonoLeonhOrfi,Lupi,Sme,Tigrj,cta^
S E G R E TI
A FAR BIANCA LA S.ETA,
>jylgUa folfo e brtifcialo,efopra ilfuo fumo metti
"*■ la jeta,chc fubito uerrà bianca . Se tu utioi an¬
cora far una rofa di uarij colori, tienla fopra il fu¬
mo del folfo,che fubito uerrà rojfa,bianca,incarna¬
ta,c cofa bella da uedere ma non da odorare.
A FAR NASCERE V N’H ERBA
che hauerà moltiodori ó-faporì.
'jplglia unafemen^^a dilattuca,una d’endiuia, una
d’appio,una dibafilicon,una di porro , & una dì
f etrofillo,e piantale tutte infieme in imbuco , tanto
che l’una tocchi l’altra ; ma bifogna piantarle nel
jicrco dicauallo ò di bue ■ & najeerà unherba, che
hauerà odore fapore di lattuca, d’appio ^ d’endi¬
uia,di bafilicon, di porro,& di petrojìllo.
A F AR’VN PO M O CHE
prouocarà il fanno.
'jplglia oppio,e fuco di mandragora,e feccia di uin
rofjo,partiuguali,e un poco di %ihetto,e con que-
flecofefa una balla,e tienla in mane,e odora la,che
ti farà dormir mirabilmente.
A FAR CHE V N A DONNA
fierile faccia figliuoli.
'jjJglia polipi piccìolini che fono pefei dimare ,e
falli arroflir fu le brade fcn’folio , & mangiale
che tigiouaranno molto ufandopoi con l’huomo.
A FAR NASCERLI CA-
pelli à uno che fa caluo.
'Triglia olio di tartaro , c fallo fcaldar, e ungiti la
tefia,ct in termine di otto ouer dieci giorni ti na-
feeranno li capelli piu folti che prima.
A FAR'
P A R T E. i r. 17
AFA R’VN’ACQJVA CHE
tìnge il rame in color d'oro.
'figlia un fole di becco,un di capra, &• un po-
co d’arfenico , e lambiccali infieme,e cOn l'acqua
che ne ufcirà bagna il rame prima ben p olito,& uer
rà in color d'oro,
A FAR’OLIO DI SOLFO.
’^lglìa dieci uoue , e falli cuocere tanto che /tana
dHrt,dapoipiglia il ro/fo fola e peflalo con altret¬
tanto foifo à pefo, emefcolali infternc bene, emet¬
tili à dì/iillar con fuoco lento,&jarà buonijìimo.
A F A R S A L’A R M O N I A C O.
<^r^lia una libra di fangue humano , e due libre dì
/angue di bue, ì) d'altro animale , efei libre d'ac¬
qua di p(f:pgo,e mefcolali infteme , e poi colali con
Hi! panno Jiretto.c metieli al fuoco,e lafciali bollire
fina tanto che l'acqua fia confumata , quello che
rcjìaràfarà fal’armoniaco buonifiimo.
A FAR BORASO.
'-piglia due onde d'alume di rocca,&' diflempralo
con due onde di fai’alcali ,& falli cuocere con
fuoco ■lento'per fatto di meghora,dapoi caua fiora
l’acqHa,&-piglia due onde difalgemma polueriga-
■to,gT altrettanto di fai’alcali, & due libre di mel
'-uergine,& una libra di latte di uacca, &■ mefcolali
con quell’acqua,dapoi.mettili tre giorni al fole
farà fatto.
A FAR CORALLI.
•-piglia corna di becco bianco , e nettali bene ,da-
poipiglia un coltello che tagli bene , & radili
fottilmente,tanto thela rafura fa come poluere,poi
secret I
faUpja con cenere di legno di frafìino i & colala
tre Molle con panno flrctto , dapoi 'mettigli dentro
quella poluere delle corna, e niefcolala henirifieme,,
^ lafciala par’ in infufione quindici giorni ; dapoi,
piglia cinabrio in poluere,e con un poco d’acqua me
{colalo infieme con quella lipia , poi con le mani [a
li coralli,ouer quel che tu uuoi, <& lafciali feccure,
dapoi polifceli col torno ,& faranno come coralli
naturali.
A T IN G E R F E R R O
in color d’oro.
•'piglia alume di melanlhia in poluere,& mcfcola-
lo con un poco d’acqua di mure,dapoi fa affuocar
ìlfcrro,e ammorbalo in quell’acqua , dapoi mettilo
al fole un gmno,& ffarà in color d’oro.
A F A R’ I L FERRO FORTIS-
fimo c bello co me argento.
piglia fal’armoniaco in poluere , <(dr mefcalalo con
calcina uiua , e poi mettilo ne''l’acqua fredda , e
wiefcolali bcnanfe'me.,c poi fa aff ’/ocarilfarro tan¬
to che fta roffo, e ammorbalo nella dett’acqua , &
nerrà bianco come argento.
AFA R'V N’À G QJV A C H E L E-
uarà le lettere da la carta fubito.
piglia una libra di uitriuolo romano , tre libre di
falnitro,e quattr'oncie di cinabrio,e cinque libre
di alume di rameno,e pcfali tutt’inpe'mc, dapoi di-
jìillaliin un uafo di.uetro con fuoco lento,& ne riti-
ftiranno due acque ; la prima farà bianca,& la fe¬
conda uerde. Se tu pigli un poco della,prima,e mette
ralla fopra m foglio di carta fcrhto,e fregar alla co,
P A R T È. I T. iS
m panno rumdo,leuarà tutte le lettere dalla carta,
et la lafciarà bianca come fc non fujfc mai flato fcrit
td .incora fé tu pigli di quell'ac qua,e far aita fcal-r
àare,e[opra il fuo fumo metterai un foglio di carta
fritta, fubito uerràicome fe dieci anni p affati fojfé,
flato fcritta.
ACAVAR’VNA MACCHIA
d’olio da un panno.
>j)lglia olio di tartaro, e mettilo fopra la macchia,
& poi lauala con acqua tepida molto bene,e poi
con acqua fredda lauala tre ò quattro uolte, che
icflarà netta come fe non tiifojfe mai flato fopra olio,
ASTAGNAR’IL sa nove
cheuien dal nafo.
•^piglia delli ceci rofli,c mettili fopra una tegula al
fuoco,e lafciauela flar fin che li ceci fonofecca-
ti, dapoi falli in poluere fottiiiflìma , &■ piglia di
quella poluere e metteglìenc nel nafo , efubitofi
flagnarà il fangue.
A F AR ROMPERE L’A POSTE M E
che uengono nella gola.
•^'^iglia flerco d’aflno eflerco di rondina fecchi , ff
falli in poluere , e mcttene un poco in acqua o m
uhi caldo, e gargariza jpeffo con queflo , e in brie-
uc tu ti iiberarai.
A CA V A rCV N F ERRO
fuorad'una piaga.
'piglia fuco d'berba mirafole , & la fera mettine
nella piaga, & la mattina la trouerai tanto lar-^
^ata,che potrai cauarfuora il ferro con le dita , &■
ècfberimentato.
e *
SECRETI
A FAR che nondog li ANO L R
denti dii putti piccioli quando gli nafeono.
•T)Iglia un gallo uecchio , e tagliali la crefla , e pi-
glia quel [angue che buttarà , e con quello ungiti
le gingiue^che non folamente non gli dolcranno all’~
bora , ma non fentirà mai dolor di'dénti, ne anco gli
enfìaranno legingiue.
A FAR LA VOCEGHIARA
^ ìglia fiori di fambuco , e falli f;ccare al fole, ma
guarda che non fi bagnino per alcun modo ; da-
poifalliin polucre , c bene di quella coiuin bianco
ogni mattina à digiuno.
A RIFERMAR LI
denti che tremano.
•qnlgliu incenfo, maflice, e fcorge di pomi granati
parti uguali,e falli in polucre,e quando uai a dot
mire lauati li denti con un poco di buon uino , dapol
piglia della detta polucre, e mettila fopra li denti,
che in brieue fi raffcrmaranno come di prima.
ALLE H E M O R R O ID E.
'jniglia una bifida fcodelliera, e mettila in un'olla'
ben floppata su l fuoco y e lafciauela fiar tanto,
che labifciafia brufciata -dapoilcua l’olla dal fuo¬
co,e cauafuora la bifida,e falla in polucre, poi lauH
le hcmorroide co uin bianco ben caldo,mettile fo ¬
pra della detta polirne , & in due ouer tre uolte fa¬
rd fanato.
AVNO CHEHAVESSE
la uifia torbida.
“J^lglia un palinone di porco mafchio, efdlo cuoce¬
re aelf acqua,e mettilo [opra gli occhi ai fmoé
P A R T E.IT, 19
& in tre ouer quattro mite farai liberato ; & i
tjperimentato.

P A vNO che fosse APPERTO.


iglia radice di confolida,e mettine nel pane, e
mangia fempre di quel pane, e mangia ancor*
^gni giorno della detta radice cruda,ouer cotta , &
ti portarà molto gìouamento.
A VNO CHE H AVESSE
enfiatili tefticoli.

P Jglia ruta,c peflala, e mettila [opra li teflicolì,


chefubito difenfiaranno ; & è ej^erimentato.
FAR generar FIGLIVOLI MASCHI

S à ma chefojfe[olita generar femine.


Appi che il far generar figliuoli à una dona fieri
le, ècofa difficile,et è gratin diuina il poter otte¬
nerlo ,per ejfer le caufe della fierilità molto uarie e
fenga numero;ma una dona che generale folamente
figliuole femine far che generi figliuoli mafchi,c co-
fa molto più facile, e cheriefce bene,& è efi>erimen-
tata piu uolte. Quando tu uuoi adunque che la don
na faccia figliuoli mafchi, mettila à dormire dall*
parte fmifira fempre,e quando tu uuoi ufiar con lei,
fa che la penda uerfo dite sul galene defiro-^epoi
che tu hai ufato con lei,tienla cofìunpeg;go mouen-
dola cofi un pochettino legiermente ; e poi dopo un^
quarto d’hora falla uoltar uerfo di te tenendola in,
braccio,e uedi di far, fcpofile è,che dorma,e quefia]
cotinua fempre;e aitati che tu ufi co lei mangia dèli*
fcrnenga della mercorella mafchia, che fa due femen
ge fole àmodo di due tefiicolUe mangiarete e tu e lei
tefiicftli defiri d’anmali,e rafura di dete d'Elefantc,
C s
$ E C R E T T
A F A R C H E L E M À M 1
non ti fi gmflìno l’Inuerno.
T^jlglia un rcmolag^ grojfo, e canaio final fon,"
il do di dentro,dapoi piglia tre onde d'olio rofato,
e un'oncia di trementina,e mettilo nel remolaT^, o
mettilo nella cenere calda tanto che cali la metà,poi
canaio fuora è ungiti le mani.

P AFARNEGRA L ABARBA.
iglia acqua forte,e un denaro d'argento fino , è
mettiuelo à liquefare dentro appreffo al fuoco ;
dapoi quando la narrai adoperar, ungili la radice
delli peli della barba con olio rafato ,e poi con una
fiionga bagnati la barba con l’acqua forte fi cìje no
tocchi la carne, e lafciala afeiugare , dapoi lanata
con lifia doue ftano cotti fiori di pomi granati , e
mirobalani.
A FAR’HAVER FiGLIVOLl AVNA
donna flerìle,il qual rimedio , benchéfìa

P fallace,purè il miglior che fi troui.


pirna purga la donna diligentemente,poi dalle
acqua di bagni d'acquario, ouer d'altra minerà
difiolfo , dapoi fa che mangino carne di lepre lei e’I
marito più che puoi,cioè lafciando l'altre carni j da¬
poi piglia herba crelpola,mcrcoreUa,artimifia,ncpe-
ta,et ualeriana,e fanne rauiuolifenga pafìa con uua
paffa,&graffo, fpecie, formaggio,e uouc,efa che no
mangi altro col pane la mattina per tre uolte la fet-
tmana,e beua buon uino-e fa che ogni tre giorni fi
profumi la madre con lauro, incenfo , noci muffate,
bcn'go fe mufehio : & il marito pigli quefia polucre
incora lui tre mattine .Viglia rafura fottilifiima di
f A R T E. r T. 3©
legno dì dpre^b dramma una e mexa,] catMniomo»
pepe lungo,noci mufcate, legno aloe fìno,aiìa meta
danaro,e li rognoni e tejìicolid'un porco riccio fec-
catifenga.'brufciarli, cfatti in poluere,e piglilaln
ere mite con uh poco dimaUtafta, Voi ufi quejì'arfei
(liti otto giorni che non uadi con donne, c poi ùadi
con lei di notte non di giorno , e prima folagjfi »»
pegzp con lei alianti che nudi con ejfa, e dapoi flìd
m peggocon lei in piacere ma fermo; e fornito l’ef^
[etto facci ogni diligenza che fi addormenti-e faca
chela donna porti al braccio finiflro una pietra d'cir
quila,nondi quefie iiulgari,ma di quelle che fono dtt
rijiime come acciaio,e Copra le reni ogni giorno ten-^
ga un'uouo frefco battuto con un poco d’aceto for^
tifiimo negro,mutandolo ogni giorno.
A FAR P A R T O R 1 R’ V N A
donna cherton potejje
partorire.
"Yyigliei ma pietra d’aquila,e legala alla cofcìa fi^
JL niflra alla donna , dapoi dalie da beuer tre on¬
de d’acqua di gigli bianchi con un poco di giicche-
io,e un poco di.gajfrano,e falla uomitar,e (ìraniìtir
re; ma quando con tutto queflo non partorifcc, oucr
che la creatura le fìffé già morta nel corpo ; piglia
tre manipoli di maggiorana uerde,e altrettanto ifap
pò uerde,e pcflali infieme , e cauanetre onde di fu-!-
co , e colalo,e alici dallo à beuer caldo à digiuno ,4
non le dar mangiar fina cinque bore, e partorirà cet
pfimamcntc ; e fe non partorifce, morirti, per.effet
forfè troppo debile ■ quer bifognarà cauaruela con
fiferrfp'e'r efierfele ìntrauerfata nei corpo..
S EGRE T l
afarcadereli Denti
che duoleno.
radice di ramnculo colta il mefe di Mag-
gÌ0t& feccala unpoco nel forno ,foi pigliane un
pocopeflata,& mettila nel buco del dente per pia
(ommoditàj&'non hauendo ejfo buco i mettila fu la
corona deidente : poi piglia un poco di,pegola iin-*
paflata con termentina, & mettila fufo il dente ,jt
ehefììa ben attaccata::, <&• tenga la dettasYadiccfo-
pra’l dente,eir lafciauelaflar tre bore per uolta, &
in dm o tre mlte.il dente cadera in peggio
RIMEDIO AL MORBO CADVCO.
fpiglia farina di frumento et impaflala con la rag*
giadaraccolta la mattina di fan Giouanni,&
fanne una foccaccia,& cotta che farà dalla à man~
giareÀ colui chepatifee tal'infermitài& fi fanarà.
contralapest- e.
•rnlglia tre onde di liquore fiillato dalla feorga in-
tedore del fràsfmo,co tre onde di uin bianco,&
dallo aU'infermo tanto ogni tre bore , & in uenti-
quattfhore farà fano.
MEDESIMO,
^pigila onde tre dell’acqua delle noci non mature'
preparate &difiillate alla fefladifanGiouannii.
tir dalla à beuere à quello che ha la pefie,& fi fana-
rà : ma meglio farà pigliar le gufeie delle noci e(ìe~
riorì il Settembrio,le quali ftano negre, mànok mar
cìe,& fallarle,& di quell’acqua darne à beuàrè un
hicchiero tepido à coUui che patifee detto male aiia^
ti il fàlajfo , tir molto gli giouerà & è eofa
prouata.
T» A R T E.ll. li
A L L A P V T Pv E F A T T I ON-E
de ì denti.
^ radici di piretro &minuti<ile , & Con'hi^9
■ ottimojlamhkcale,& di cjueWacqua tienein hoc-
ca un cocchiaro , & in brieuifentirai buokifiirm'rii-
medio : perche fana ì denti infermi & gk'àfii,&gli
mQndifìca,&gioua oltre di ciba purgare ogni lorda
ra delia bocca.
AL rvZZORE DEL FIATO,
&per imbianchire i denti.
"ipiglia mele jf amato libra una,acqua uite libm"m3
7^ , legno aloe onde tre, gomma arabica ' onde
due,noci mufcate, galanga, cubebe, cinnamniomoì
mafliecigar.o§ili,Jjiiconardo,moflo,ana dramme tre ';
ambre tritate dramme due, & mefeola tutte que0:
tofe mfiepìei& fanne acqua à lambicco , &aqkef<i..
acqua caccia il fetore del fiato,imbianca i denti, &
li conferuk lungamente.
AGGVyÀ PERMONDARE T DENTI.
'figlia jaiarmoniaco & jalgemma,ana onde tre ‘"^
alume gjcccherino oncia una e mega,etdiliiUaUiì
ouer macerali in due libre d’acqua per otto giorni,
& con tai liquore fiiUato, ouero coft macerato, fre
gatii denti, & fi faranno netti fimi.
ALTR’ACCLVA PER
imbianchiti denti.
'^Jgiia fai purgato et peliate libra una,alume gl a-^
' tiale oncia una,&flillali alambicco, & mefcol'ct
un oncia ài-quefi'ac qua con un’onda d’acqua di
piqntàginc,& con quefia mefcolanga fregati i deit
ticonbambagiOi& uerranno banchifiimì &. netti.
S E C R 'E T ri
LEV ave IL FETO\É.
all‘aglìo,pom, e cipolle.
% K angktoche haurailaglio,ponìiOuer cipoUei
IVXpiglia radice della bieta ,■ & rofika fono le
brace mangiala , & uedrai l’effetto Onero man¬
gia quella radice fmile al %en%ero , che i jpetiali
chiamarlo xcdoaria , <&non fentirai fetore alcuno,
il che è piu ageuole à far fi da ognhora, che con la
radice della bieta.
.A F CHE’L MOSTO TfO’ÌL^ SI

M (parga fuori del uafello bollendo.-


Etterai intorno al buco, per loqual fl fparge il
nino bollendo una corona dipulegio,o di cala¬
minta, odi origano,ouero ungerai i.labri di dentro dì
quel buco di cafeio di uacca , & il uino niente fi
spargerà.

P ML FLESSO DEL FETsfTRJE {RIMEDIO.


iglia panico peflo & dallo à beuere à colui che
patifee il flujfo del neutre in nino ucrmiglio,. &
fifanarà. Il medefimo ancora cotto col latte di ca¬
pra,&■ mangiato due uolte ilgiorno,cio'e,mattina e
fera auantipaflo, farà la medefima opetelione.

P A Fylli, CHE TfOìf TfyiSCMTSlO TELI.


iglia feorge difaue uerdi&- fanne empiafli%
mettilo fopra quella parte, oue, non uuoi che
nafeano i peli, &■ non ai nafeeranno', ^ fe m fa¬
ranno nati cader anno,&piu non ui rinafeeranno.
OTTIMO RJMEDIO J.LLE DVl^EZZE

P delle poppe delle donne dopo il parto..


iglia fcmola di frumento , & ciiocHa col fuco,
della ruta,et pancia fopra le poppedelle donne
!> A R T E. I r. 23
che dopo irparto fi fono indurite, & fi moUifìcaran-
no, & difopillaranno . llmedefimo uale cantra le
Sorficature de gli animali uenenofi.
BJMEDIO TEE^ LE JJPOSTEME,

P iglia
tenconì,&altre enfìaggioni.
&femola & falli cuocere tanto che
fiano come unempiajìro molto(pejfo,& mettilo
[opra rapoJìema,& farà molto falutifero & utile.
VEVf FJ.ElACC?^ESCElf,E

P il latte alle donne.


iglia granì dì finocchio et falli cuocere in acquai
d’orxp,& da detta acqua àbeucre alla donna,
& le crefceràil latte abundantemente : il medefmo
ancora farà ilbrodo dei ceci.
J. C OTifQS CEE^E SE IL F lEfO

P ha dentro acqua.
iglia pere crude ,& mondale, & tagliale per
rne%p,ouer more,&' gittate nel nino, fe nuo
tanodi fepradal uino,il nino epuro & netto-ma fe
fcendono al baffo,il uino è mifchiato con acqua.
.A F J.CET 0.
F AfUr aceto ponendo fi il uino in qualche botte
otte fia flato aceto , mettendo pofcia la botte al
fole,ouero appreffo al fuoco,oucr mettendole dentro
tegole òmattoni nuouì,& netti,& beninfuocati.
MODO DI FMECMCETO llSf TAÌ^1,1LQFML

Pfi può portare ouuquc fi uuole fcnf^alcun uafo.


iglia delle cerefe faluatichc quando cominciano
maturare : ma miglior fono i cornali, & mo¬
re, quando fono rojje , & agre fio ben forte
ghiande faluatiche, aitanti che maturino , & pefla
SE G R E T I-
tutte quefie cofe infteme : poi piglia,del mfglioì^Mir
to che tu pofìi trouare , ér con quello incorpora le
fopradette cofe pcfiate ìnfieme, & di effià-.pafia fa
piccioli pani,&melteli à feccar al fole i quando
tu uuoi far aceto, difiempera uno ài quefli pani in,
tanto nino chc bafii,& farà aceto buonifiimo.
ALTRO MODO AL MEDESIMOv
Tf\lglia agrefio diuuemolto acetofej &pcfiale,
X aggiungendo ni aceto,& fanne pafta 3 & poni i,
piccioli pani che tu farai di quefia al fole ad afciur^
garft .pofcia uolendo far aceto difiempera uno di
quefii pani con tanto uino che bafii,&,haurqi aceto
fortifiimo.

S A FAR’ACETO ROSATO,*
E tu nubi far’aceto rofato, nel modo infraferitto
lo farai molto cordiale & odoYÌfero..0glia buo¬
no aceto bianco, & mettiui dentro rofe rojfe nuoue o
fecche,tenendolo in un uafo inuetriato per quaranta
giorni, pofcia cauagli fuora le rofe, ^ riponelo in
un altro uafo,& conferualo in luogo freddo,
MODO DI FAR’ACETO

P di grana.
iglia un’oncia di quella poluere di grana, con la
quale fi tengono i panni fìni,e mettila in fuffi-
ciente quantità d’aceto,^ tìenla al fole per qualche
giorni in un uafo inuetriato & ben coperto,poi con-
ferualo cofi tutto infteme fen^a feparare l'aceto dal¬
la grana :&■ farà quefio aceto il più eccellente di
tutti ; imperò che la grana i molto aromatica , odo-
rifera,cordiale,& calda,& uicne à temperar molto
la frigidità dell'aceto.
parte, li.
!P R ESI RV AT I V O T» E R TEMpÒ
dipefie, & centra qualunque ueleno,

S ,à morjicatura di can rabbiufo.


E innanzi pafte tu mangiarai una nocé ò due, due
fichi fé echi,al cune folk diruta, con qualche gra
no di fale -, farà un preferuatiuo buono per lo tempo
della peflé,& centra qualunque ueleno che dopo fi
mangi ; & queflo peflato & poflo fopra la morfìca-
turadi cun rabbiofo lo rifana : & ilmedefimo fan¬
no te noci mufeate.
RIMEDIO contea I CIMICI.
T fEigi molto bene il luogo,nel qual tu dubiti che
V i cimici habbiano da nafeere , con olio d’oliuc
mefcolato con fuco di ajfengo , & iui non, fi genera-’,
fannuo cimici alcuni.
RIMEDIO PERPVRGAR

P la colera & la fieuma.


iglia alcuni magT^etti di cauli, & mettigli nell*
acqua che bolla,et lafciaueli dapoi che ella ha-
uerà cominciato à bollire , tanto che fi caminareb-
beno cinque òfeipafli,dapoi cauagll delTacqua, &
pelìagli,& cauane il fuco , & colalo con pegga dì
lino , & in un uafo di terra tienlo una notte al fe-
renorpofeia mettili dentro alcuni grani di fale, &
Alquanto cornino tritato : & cefi farà compita que-
fla medicina . Cólui che fi uuol purgare & prende¬
redi quefla medicina ,laf ';ra uadi à dormire fenga
éena,&iauìfibene le gambe,& lemani,& le brac¬
cia con acqua calda , & heua detto fuco cofi com-
poflo ia mattina , dapoi pafeggi tre ò quattr bo¬
re ; & quando gli uerrà uoglia diuomitareiuomù»
SECRET T
^mandarà fuora tanta colèra & tanta fleurfia,.
che farà marauiglia : oltre che quefla fotionc gli
furgarà anchora la tefla.
B^IMEDIO ^CCIOCBE LE MOSCHE

S non fi appro^imino alla carne,


E tu metterai una cipolla fopra la carne,à quan¬
to può arriuare l’odore di effa cipolla non fch
approfimarà mof:a alcuna,
TEB^ CO lSfSEB^HMK. LM

S carne che non figuafii.


otterra la carne nella farina , onero nella femo-
la,& fi tonferuarà fenga guafiarfi-, llmèdcfir
TUO fi fard fé ai porrai fopra coriandrì pefiati & vai
fcolati con aceto,
TEB^ C OTsf O S CEXE

D fe’lmelone è buono.
icono communemente il melone ejfer buono
quando hall picciuolo amaro ,& la corona
dura,éf èmoltogrieue.
TE^ MMMMZZMBC

P i pulici,
iglia puleggia fiorito &■ brufdalo doue fona i
pulici, & tutti reflaranno mòrti da quell’odore^
E^IMEDIO

P leapofleme ouer bognoni,


iglia affongia di porco ■, ouer lardo infiio cam¬
bio,& ponilo fopra le apofleme ouer bognoni,
prefto fi maturaranno , Et ehi harieffemoltipi-
doc chi & lendini in tefla, ungafii conqueflo la teft
fregandola bene, & tutti morranno . Il medefim
farà folio laurino.
PARTE, fi; 24

P OTTIMA L^AFUTSlpa PEl^ LI DETiTL


iglia fiori dt pomi granati 3& fagli cuocere nel
uino, (jr tieni in bocca di quel uino,che hanir-
tu di rijiyingere le gingiue enfiate, & di affotigliare
le loro carnofità.

P Esca PEf^ LI PESCI DI FIFMB-.


iglia [angue di uitello ,& carne di uitello ben
tritata,et mettili in un uafo,et lafiiali cefi ftar
perjiatio di.diecigiorni,dapoi ufala per efca.
BJMEDIO JCCIOCHE OGl^l SOBJ'E DI

I hérbc.nd fiano ojfefe da pulici ne da pidocchi.


Hfieme con quelle herbe che feminarui ,[eminarai
ancora l’eruca, oucro macererai le femenge delle
herbe che uuoi feminare auantichetu lefemini nel
fuco dei fempreuiuo, & quando le herbe faran nate,
non faranno offefe da pulici ne da pidocchi.
TEFc DIS€.yiCCIJiB[l CIMlCh
CEcon facquabagnaraila ruta& ajfergeraila
^cafa,difcacckrai i cimici che faranno incafa.
Itcm fe tu porrai nella lettera .qualche ramo di ca¬
nape, flando in letto non farai mole flato da icirnici.
Se con la pece liquida & fuco di cocumcri faluatichi
ungerai la lettera,tutti i cimici che faranno iu quella,
morranno. Se ungerai la lettera confcil’a peflata co
aceto,oueìo co foglie di cedro cotte nell’olio,mai non
fentirai cimìcì:et il medefmo farà fe ungerai la letti
ra co colla dipefce cotta.Itefe fólto la lettera mette
rai un uafopieno d’acqua,icirnici no ti moleflarano.
. PE\: J,MMJ.ZZUK. LE MOSCHE.
rplgUa neratrfie fallo macerar nel latte ouerfapa,
^ dapoi aggìungim orpmmeto,et con.qHellp fiargi
SECRETI
la capt,& amma-j^araitutte le mofihé. Il medeft-
mofa la decottìone del fambuco fer ia cafa j^arfo.
^LTB^O MOV 0 T Eli

L amma'Z^ripulici.
’AJfeti-^o ouero la radice delcocumero faluatìco
bagnato con acqua marina ammaxjtaì fulici.
il mede fimo fa l’acqua 3 nella quale fa macerato il
melanthio fefarà fiarfa fercafa . Itemfe tu farai
boUir’acqua con rododaphne'^i^ con fcmen'xa di ca¬
nape,& lafpargeraiper cafa, ella farà ilmedefmo
effetto.
B^IMEDIO Jl CHI ESSE

N mangiatofongi ucnenof.
lun rimedio è.piu prefentnneo à chi haueffe
mangiali fongi uenenof, che far uomitare coi-
lui che gli ha mangiati piu preflo che fi puh,dan¬
dogli à beuere delle radici & delle frondi dèlia ruta
ben pefu,& deir origano,& del mèle ; & dopo que
fld molto gioua l’ufo della thiriacca,& del mitrida-
to,con foni fimo aceto,0 con oximelle fcillhicofo con
acqua uite.Gioua in tal cafo molto il mangiar dapoi
dcAl'aglio crudo,come fa la maggior parte de i uiÙa-
ni,Hfandolo pcrthiriacca.
MODO DI UCCOTsfCJMEfl FOTslGIt
tal chef poffano mangiare feuramente

P fenga pericolo.
Ofeia che cof dilettcuoli al gufo fono i fongi,
che gli huomininonfe ne fannù aflencre ; im¬
parino almeno il modo di afiicurarf dalla maluagìtì
mortifera loro,ilquale farà quefio . Se tu uùoichì
mangiando, fongi non ti nmeano sfalli cuocere con
lepere
P A R T E. n. 5.5
li pere fduatkhe,onero con lefrondi, ò con lafcor-
XP dell’arbore che produce le dette pere. Et non rìtro
uandofine delle faluatiche, fi può far quefio pari-
mete con le dimefiiche,pur che fiano di quelle,che di
natura fono auficre,& che non altrimenti che cotte
fi mangiano ; & à quefio &frefche & fecche fipof-
fono ufàre, & li leuaranno ogni pericolo di ueneno,
B^IMEDIO .ALLE MOF^SlCa-

S ture delle uejpe & deU'api.


I curano le punture deUe uejpe & dell^apimet-
tendoui fufo del fango , ouer fterco de buoi con
aceto.inacquato, h frondi di malua col mede fimo ,
omo toccando la puntura con un ferro: il medefimo
fa il latte del fico.
PER. CHE LE DO'^X.E

P partorifc,ano prefio & con pochi dolori.


Iglia delle frondi del dittamo, & pefiale, onero
fanne poluere,& con acqua dalla da heuere al¬
la. donna che uuol parturire,& parturiràprefio,&
con pochi dolori.
B^IMEDIO J. CHI HJ.VESSE

S mangiato fongi uenenofi.


E alcuno hauejfe mangiato fongi uenenofi, fi diè
far uomitare fidandoli à bere olio d'oline,&li fi
fìa fatta di cenere di farmenti di uhi, onero di rami
di peri faluatichi,con fiale , & aceto inacquato . Li
giouàno molto le uoue di gallina beuute co aceto in¬
acquato. Et quefii rimedijfon buoni fimilmente d chi
hauejfe beuuto geffo, 0 mangiato altra cofia che fof-
foca,& à.chifoJJ'efiato datto à mangiarefangue di
ìnfimo,come alle uolte fanno le maluagic donne.
S E C R É T r
stcB^nTo TEi{^ c.AcciaX'^

P i poni che uengono[opra le mani.


Er guarire i poni piglia tanti ceti quanti fonai
porri à numero , & con ciafcuno di quefli ceti
tocca ciafcuno de i porri che tu hai, tal ché ciafcun
de ì ceci habbia toccato il fuo porroypofcia lega detti
ceci con una pegppt di lino , & 'gittagli alt indietro
dopo le Jpalle,& li porri tutti fi jiccaranno mai &
rejìarailibero & netto da quelli.
TEB^ BjSl\ItfGEl\;E LE GI'Iv^G'irE

P & firmare i denti fimo fi,


iglia alquanto dimirrha, & diflempraia con ai
no & olio,&laualine Iq bocca , & uederai ef-
fcttomirabile . La mirrha ancora ammagptpt.i'uermì
del corpo:t& mafìicata fa buonifìhno fiato.

P PER LEVAR’IL DOLOR DE 1 DENTI.


iglia hiffoppo e fanneàccottìone con aceto & ,
con tai decottione calda laudti la bocca , & le¬
mratti il dolore de i denti . Ehijfoppo anchora pe-
flato & incorporato con mele& alquanto di nitro
ammaglia ìuermi'dcl corpo.
.ALTERO 7^1 MEDIO TEB^

F leuare il dolor de i denti.


Al bollire delle runne con ac qua & con aceto,
con quella decottione lauati la bocca, & gioua-
ratti molto al dolor de i denti.

P TEE^FM^'EiEGB^I 1 CATELLI.
iglia fanguifughe,et lafciale putrefare per fef-
f inta giorni in uin negro, onero in aceto ', in un
uafo di piombo,&con quello ungi li capelli al /o/e,
& diuentaranno negri.
PARTE. I R i6
■RIMEDIO J.LLJ. DTSnsiTEXl^

P & fiiiffo del jiómaco.


iglia fané aerdi con la gufcia, & falle cuoce¬
re con acqua & con acetomangiale cofi con
kgufciai& ti rifiagnaranno la di finteria & los
ftujjo dello flomaco.

P A FAR NASCERE I CAPELLI.


iglia treranne uiue , & cofi uìue falle abbru-
fciare in una pignatta^et mefcola la cenere che
fc ne farà conmele,ouero con pece liquidaci che fa¬
rà meglio,con queflo ungi il luogo doue tu uuoi
che nafcano i capelli,& inbrìeui abundantemente
lufceranno.
P£I^ J.M M AZZ I CAIfOLI
de ì denti,&per leuareil fetore de i denti.
P iglia cento ranne,&‘ falle feccar nel forno,tal
che fi facciano in poluere , dopoi aggiungile:
altrettanto fiale poluerìgato , & eoa quella frega i
(ìcntii& anmag^rà i caroli,& ti leuarà il fetore
dei denti.:

P TE{{. GFAl{lKfJ CAFALLl BOLSI.


iglia uerbafeo <& fanne poluere, zlr con acqua
dalla da beucre à i giumenti non folo che hab -
hiano la toffe,ma anchora che in tutto fiano bolft, et,
guariranno : il medefimo anchora farà la gentianai
& è co fa approuatiffima.
RIMEDIO ALL A TsfAFSEA
che patifeono nauigando per mare
quei che non ui fono ajfue fatti.

s E nauigando per mare tu patirai naufea,beui fu¬


co d'a^en%p,& farai liberato da talfafiidio.,
D 2
decréti
RIMEDIO AL MORSO
de ifermenti.
triglia frondi di frassino & p e fiale,&p anele foprn
il luogo morficato ; ouero cauane il fuco & dallo
da beuere d coUui che è fiato morficato,et uedrai ef¬
fetto mirabile:perche ilfcrpentc è tanto inimico al
fra fino , che piu prefio elegge paffar per lo fuoco
che per lo fra fino.
RIMEDIO TER Q^V EI
che fiutano il fangue.
figlia farina di fegala pura sfanne unafocac-
da , & cotta che ella fìa cofi calda dalla à man¬
giare à colui che fiuta il fangue, & gli farà gran
giouamento.
RIMEDIO Al VERMI DE FANCIVLLT,
•T)lglia lupini fecchi & fanne farina,& impafiah
col mele,& ponela fopra il fiomaco ài fanciul¬
li che patifcono da i uermi,& uederai rifoluerfi ma-
ràuigliofamente.
RIMEDIO AL FLVSSO DI CORFO.
Jglia ghiande di quercia uerdi,& ammaccale al¬
quanto ìnfieme con la fua fcor%a,& ìnfieme del¬
le cime delle fuc frondi tenere,et fanne acqua à lam-
biccc,& danne da beuere à quello che patifee flufjo
di corpo,& farà ottimo rimedio.
R X M E D 1 O r E R Q_V E I
che hanno fluffo di orina.
Iglia Selle cime tenere delle frondi della quercia}
et falle cuocere in uin rojfo,dapoipeflale & fan¬
ne empiiifiro.& caldo mettilo fopra la uerga à co¬
lui che patifee fiuffo di orina,& inhreue fi libcrarà.
P A R T E. II. 37
RIMEDIO PER QVEI CHE NOJSt PONNO

P ritenere il cibo ma di continuo uomitano.


iglia delle fraudi piu tenere delfrajìino & fal¬
le cuocerein aceto forte,pofeia pejlale,& fan-t
ne empiaflro, & ponilo fopra’l fiomaco di colui che;
patifee il uomito,& lo rifirengerà : fmilmente fe lo>
porrai fopra’l uentre à colui che patifee flujfo dè
corpo ,gli farà gran gìouamento.
RIMEDIO ACGIOCHE LE FORMICHE

P non uadano fopra le piante à mangiari fichi.


iglia cipolle fcillitice & pejìale con ajfongia one¬
ro lardo di porco, & con quejì’ungi il piè della.
pianta un palmo ò due alto incerco incerco ,<& le
formiche non ui falliranno ; ma quefio rimedio fi hi
da fare nel mefe di Margo,
TER FAR NEGRI I CAPELLI CANVTI.
Y)lglm fogli di morone, fogli di uite , & fogli dì
fico rojfOi&faUe bollii con acqua pluuiale, &
con quella acqua cofi bollita lauati la tefla, & i ca¬
pelli fi faranno negri.

P AL DOLOR DE I DENTI.
,
iglia radici & fogli dimorone sfalle bollire
in acqua,& con quella cofi calda lauati la boc¬
ca,& tienla in bocca per alquanto /patio, & mira¬
bilmente ti leuarà il dolor de i denti.
A FAR MORIRE I PIDOCCHI ET ALTRI

S animaletti cheguaflano Vherbe ne gli horti,


E nelle tue hortaglic l’herbe faranno guaflate da
pidocchi & altri animaletti, fa andare tre ò quaC
tro uoltefcalga intorno alleprofe una feminafia qua,
le allhora patifea il me fimo ^et tutti caderàno morti,
D 3
S E e R È T I

S ALLA S O RDIT À' RI M'EDI O.


E uno fi facejfe fardo per accidente nort pèrna-
tura,piglia fuco di caulimefcolato con uin tepi¬
do ,& infondiuelo nelTorecchie, & ferttirà miglio-
ramcntomirahile.
BJMEDIO J.LLE MO^JICcATFB^E

P de i feorpioni.
iglia pulegio èfccco ò uerde,&peflalo col uift
buono,& fanne empiaflro, & mettilo fopra le
morficature de fcorpiom,&‘ le fanarà.
EglMEBIO CHE’L SOLE TslpTsf TI TfFOCJ

Q dandoti fopra la tefia quando fai maggio.


Fando tu uaiper maggio, fe tu portaraiun
ramufeello di pulegio per ciafeuna orecchia,
U fole non ti offenderà dadotifopra-la tefia.
B^IMEDIO J.LLJ.

S raucità della ucce.


E per caufà difìeddore tu barrai rauca la uoce,
piglia delpulegio,& fallo cuocere in acquai, &
la fera quando uai à dormire beui una fcodella della,
detta acqua ben calda con alquanto zucchero,et fa¬
cendo queflo tre ò quattro uoUe,tiUberarà.da quel¬
la raucità,& ti [chiarirà la uoce.
PJ MEDIO TE il VE'!
che non pojforio oìinarc.
l^Iglia quattro òfeiporri, &'faUlfngere nell'o-
liodìfcorpionc,p6fciapefiaìl?ì^">fanne empia-
Jìro 5 gjr ponelo quanto caldo puÒTolentre fopra i
lómbi à cólui che non può orinare j ’&'iprefio ìirinq-
fà : il medcftmo faranno le barbe & càpelli de i por
ri, facendoglifeceare & inpoluere fieucndogli con
P A R T -E. li, 2§
uìn hìitmoi & faranno ufcìrfuora le arenelle & le
-pietre che faranno di non molta groJfe:(^.:
A ,F AR^VN A P A ST A P E R P I G L 1AR.*
ceche & anatre fcluatkhey& anchara

P ogn altra forte di uccelli.


iglia ieljemc dcl belcngo , & dellefuè radici^
& mettile à mollo in acqua per m dì e una not¬
te. infiemetol grano y dapoi fapuocere lefopradettfi
eofeeon quella.medefma acqua nella quale faràntlj»
fate à mollo per, un poco, tanto che l grano s'hab-
hia ben bèuuta quell’acqua-.pofcia peni il dettogì-ar
no in quei luoghi douc fogliano ripofare le acche &
le anatre faluatìchc , le.quali mangiaranno il.detto
grano cofi medicato,& poi fi adormentaranno come
ebbriachejn tanto che fi potranno pigliare co le ma
m;mabifogna chen belengo fia in gran quantità,
maflimamete per le acche . Oj-iefla msdcfirna.rkcm
potrà feruire per pigliar altre foni di uccelli che na¬
no in granjchiere . Ciiocefi ancora il grano colfol-
fo,& fiponene.i luoghidouc quelli uccelli fogliano
pafcere,& tutti quei che di efio grano mangiarino,
flramagcra.ranm..& moriranno : ma uolenàofi 1 lev
[occorrere che non muoiano , bifogna dargli da.
beuere olio d’oliue , &fubito fi rihaueranno.
A PARCHE 1 CANI NON DIVENTINO
rabbiofi,& rmedio fe fojfcro diuenuti rab¬
bia fi per e ffer fiati morficatida altra

S cane rabbiofo ouerlupo rabbiofo.


E dapoicheH cane i farà nato di trenta ò quaranta
giorni gli moggarai la cima della coda, mai non
imntarà rabbiofo, fe per forte non fujfe morficato
S E e R È T'1
da qualche altro cane rabbiaJo,ò lupo rabbiafó . It
fe effondo morficato da cane òlupo rabbiofo farà in-
rabbito , dalli per trenta giorni continoui , comm*
ciandofubito che è flato morficato, à ntangiare in-,
fteme col pane ò altre uiuande flerco di gaiina , &
nella morficatura pone empiaflro fatto dì radici ài
rofe faluatiche, metteli al collo un collare di
quelle radici, & nella piaga metti ancoratagli eìt
cipolle pefle: etfe tu farai uicino al mareifummer-
gilo ogni dì nell’acqua marina due ò tre uoltè:, tanta
che fi bagni molto bene ; & queflo farai almeno per
quindici ò uenti dì continoui : perche l’acquamarm
ha uirtù centra la rabbia canina.
AFARCHELE M OSCHE
non moleflino i cani.
'Triglia delle guf de uerdi delle noci,& peflale,&
I ' con quelle ungi il cane doue le mofche lo mole-
flano,mafiime alle orecchie,&non lo toccaranopm.
rimedio A ICANI QJ/ A N D O

S fono mole flati da i pulici.


E li cani faranno moleflati da i pulici, ungili con
olio di oline, & fubito ìnorranno : ouer piglia
radice dibelegno & falla bollire con acqua, & con
queff acqua laua i cani;&-fe haueranno pulici fubf
to morrano ; ouero cauandoneil fuco dalle frondi, et
con quello ungendoli due o tre uolte ; il medcfimo
effetto farà l'acqua della toruifca fe con effafarà la-
uato il cane molto bene', ma fubito dcueffer rilaua-
to con acqua netta & chiara ; perche fe con la Un -
gtia il cane toccaffe quell'acqua della toruifca , gii
farebbe gran danno,per che ì affai uelenofa,.
P A R T E. ir. 2p
RIMEDIO PE R T V R G A R’I
cani quando fono ammalati.
S ,
E i cani baueranno qualche piaga fi gli curarà
con pece.liquefatta & mejcolata con olio di olì~
ri'e, & con quefio ungendogli le piaghe ogni di : fe
faranno ammalati, conuerrà purgargli ^ il che fi[
fari dandogli à beuereferone di capra caldo:.ó-doT-
fo quefio gli farai cuocere la tefia di un cafirato.^
conia pelle & con li fuoi peli,& le porrai foprx
alquanto di gengero ,&gli la farai mangiar tutta,
calda colfuo brodo anchora : & fi rifxnaranno.
RIMEDIO PER LI CANI

S che hanno rogna.


Ei canihaueranno rogna fi una marinfemità^et
è marauiglia fe fi gli lena d’addoJfo,però è necef-
fàrio mantenerglibene :& quando fi ammuT^ al^
cun uìtello,pigliar del fangue diejfo uitellocofi cal¬
do &empiafirar li bene doue hanno la rogna,&po~
foia che feiglì farà feccato addoffb , dìnouoempia-
Jlrarli ancora di fangue di uitello caldo quando non
è fe non alihora canato dal uitello, & quello fi deue
fare parecchie Molte, quante uolte fipu'ohauere fan¬
gue di uitello caldo , dapoi lauarli bene con lifìia
fatta di cenere di farmenti di ulte : è bene ancora git
tarli alcuna uolta ne i tinacci ne i quali fi tingono le
pelli di fommacco,& ini dentro lauarli bene,perche
il fommacco afciuga molto: altri li lauano con acqua
nella quale fia fiemprata mirrha . E bene anchora
pigliar alquanto di buon goffo con altrettanto di una
femenga che fi chiama allegretto, spillarli benif-
fmo infiem j ^ mefcolaHi eonpece liquefatta, &
SEC R E T T
con queflct untìone ungerli : con queJìaMcetia an¬
cora fi guarifcono gUhuomm.
A CACCIAR’! PO RRI

P che uengonofopra le inML


iglia terra impafiata con. orina.di,cane:, & mtò
fila fopra i porri che uengonofopra Se mani ,
che tuttiftfeccaranno uia.

P A F A R B IA N C H I I D ENTI.
iglia corna di capra, & abbrufciale, & fanne
poluere,&con quella fregati i denti j& diuen-
taranno bianchifimi.
A LEVAR’IL DOLOR.

P de gli occhi.
iglia il polmone d’un capretto caldo come e-
gli'e canato che lifia dal corpOietmettìlo fopra
gliocchlà quello à chi doleno, & lileue/à iLdotore,
A CHI FVSSE MORSO

E 0 infaliuato dalla Salamandra.


Gli è appropriato rimedio la ragia di pino con-
ipofla con mele in forma d'elettu.ario, & beuuta
con decottione di frondi d'ortica. Ma à chi per for¬
te nSoaueJfe mangiato , prima bifogna far uomitarc
al uelenato gagliardamente, dandogli olio più uol-
te, & poi per difetto porgli crillieri acuii,aecioche
fi cani ben finora il ueleno,poifqccorrergli^ il cuore,
dandogli buona tiriaca,& mitridatcr.. U cibo fitto fia
carni grafie d'animali giouani.
RI MED 11 A CHI FOSSE

S morficato da can rabbiofo.


I dee far ogni diligentia d’hauer fubitoil fegato
di efiò cane rabbiofo, & arrofiito darlo.à man-
r A R. T E. II. 50
p-are ài f/iticnte : & fopra. tutto fi debbono largir
ben le piaghe coi rafoio , & fi diè tagliar uia tut¬
ta la carne lacerata , & far uenir fangue in ahon-
danga , pereiocheportafec0.il ueleno ,& tirarne
ancora ci» uentofc ben affuocate : dandogli à man-
gmre'aglio j cipolle , Gt- cofe firnili,& à bere latte.t
&HÌn dolce , Gf grande.
RIMEDIO AGHI H A V E S S E

S •bcìiuto fanguifughe,
E gli dia àberc falarnoia, et fugo dibietolaco ace
to, cheamagjtprà taianimali,pcrciocheilfuanuo
cere èjchefuffuoca attacadofi alla bocca deljìomaco.
A CHI FOSSE morsicato

à dalla tarantola.
uro rimedio par che non fi truoui à chi uie»
mórficato dilla tarantola ^ eccetto ché'fudni,
& tanti -di diuerfe forti, & coniinuar tanto baiando
il pallente,che fi rifani.
RIMEDIO AGHI F 0,S S E
morficato da animai uelenofo.
T^Er leuafil ueleno fuor della carne à chi è fla¬
uto morficato da animai uelenofo ,il più effica¬
ce rimedio è fucciar fuori il ueleno con la bocca ,
ma bifogna che fia auertito colui che uuol fucchia-
re i che non fia digiuno,ma prima habbia mangiato,
&ma[sime cofe untuofe & graffe -, & acarpo pie¬
no: poi lauatofi ben la bocca co uin buonOitogiia in
bocca olio d’oliuè,&,mcttafi àfucciare.Toi appreffo
allargar la puntura col rafoio, acciocheefca bene il
ueleno ,ponendouifopra uentofe con affai fiamma
per ben tirare : pòi fargli emfiafito fopra con agiÌQ
S E C R E T 1
«Jt' clpoUe minutamente pcfli,& fomentare il luop
con aceto caldo. il uiuer del patientc fìa foglie di
porri,aglio,&cipolle,eonpepe copiofamente,&pa¬
le,et pane a fai,carne di ricci terrefiri,ccdri,&ikt
femi,dandogli à bere buon uino con origano mfiemc,
feme d’ortìca,bacche di lauro,& di ginepro,
A SCACCIAR OGNI ANI-

P mal uenenofodi cafa,


iglia ginepro, feme di uitice, gufei di granchi
di fiume,corno di ceruo,graffo dt ceruo,naflur-
cio,origano, & dittamo, parti uguali,&fanne pa-
-fia ,.(& abbrufciala, & doueanderà quel fuma,tutti
gli animali ucncno fi fuggiranno.
AD OGNI VENE NO

C beuuto h mangiato.
Onofeiuto che un fta auelenato, il principal n'n
medio è fargli uomitarc il uelehO:,dandogli olio
à’oliue tepido, puro,ouero mefcolatq con acqua ■&
fe per forte non fi trouaffe olio in quel luogo i daglj
butiro con acqua calda, ouer con decottione di femt
di Uno,od'ortica,0 di fen greco,& quefie co fe fatino
tanto purgare per difotto il ueleno come per mmì-
to. Fattolo poi più uolte uomitare,bifogna parime-
te euacuarlo co i criflieri acuti per drfòttó,&iappref
f} dargli acqua melata,& uin uecchio copiofamen*
te . Et chipuòhauere buona tiriaca, & mitridato ,
fono iprincipali antidoti ; terra figillatà &‘ gufei di
ghiande,datigliJpeffe uolte nei buon uino gligioue-
rà . il mangiar fia carni graffe d'animali uecebi, &
brodi grafi, mafiime di gaiine, & pefei grafi ;
non fi lafci domi) e ; & continuando tal'.ordine fi
■P A R T E. ir. ^
ììbérarà con l’aiuto d’iddìo. Viglia ancora umt
santità di mofche & feccale, & fanne poluere t
& dagliela à beuere in buon uino,che gli giouerà.
rANTJDOTO CHE VS AVA IL RE
Tsl[Jcomede,accioche niun ueneno gli noceffe.
Ogli bacche di ginepro,terra lennia,ana dram-r
1 me due,sfannefottiUipima poluere , (tir in¬
corporala con mele,onero con olio d’oline,[erba¬
to i & (^ùandg lo uuoi adoperare,prendine la quan¬
tità d’una notciuola per uolta con un poco d’acqua
tnelata;et farai [curo di non ejfer auelenato ; perdo
che mangiando pofcia cibi nelenaci, Cubito che gli
hauerainel flomaco ti uerrà naufea & uomitarai il
cibo inftemecol Ueleno ; ma fe ueleno alcuno non fe-
rà nel cibo, non ti farà alcuna moleflia ne nocumen¬
to tal’antidoto.
SE GRETO CHE I SCOR-

C pioni non trafiggano.


Biportard la radice della palimonia addoffb,
non farà trafitto dafcorpioni,^ fe pur farà
trafitto,non gli noteranno. .
SECRETO CHE LE VESPE

P & l’api non trafiggano.


Uflando la maina con olio d’oliue, doue fari
unto con tal'untìone, api ne uejpe non trafig¬
geranno.
A FAR’ACETO FORT E IN

P quella quantità che tu uuoi.


iglia una squilla & sfogliala, poiinfilgala in
un jpago,&per cinque ouer fdgiorni lafciala
aWaerc , f oi calala nel uafello nelqual'è il nino che
-S E C R È ri
moìfarln aceto, ma bisogna che ci fia Uhto uaÉuo,
che la [quilla non tocchi il nino, ftando attaccata al
baco del cacone , & lafciaueia per cinque ouer [ci
giorni,ér uerrà forte quei uino-,&-bmn aceto.
SECE^ETO C'OJi^TP^A OGI^I
malia & incantefmo-.^'-
^ E attaccherai lafcilla fopra la porta princìpalt
della cafajicureraigli habitatori datutteie ma¬
lie,& da ogni ineunte fimo. Cofi a fk ara ancora tut¬
te le piante,doue apprejfo gli è pian ta ta da ogni no¬
cumento di malaria.
SECB^ETO COlSiTVia

D i fulmini &tempcjic.
Oue farà attacata la pelle della hiena , ò del
cocodrilo,odell'hippopotamo fo dei uitel mari¬
no , non toccherà il fulmine,ne la tempefia . ‘ìgjnt
tocca il fulminea lauro ne il fico.
SECB^ETO DJ. FJB^

L dere la felce ne ì campi.


EgandòJì un pcz^ di canna al'uomcro ddiKit^
ratro quando fi coltiuano i campi, fi differded
tutta la felce che uifi ritrouarà.
SECIfET 0 DI F JI{^ MOL-

P licino il lino come feta.,v


iglia quella quantità di lino che- ti piace , cìk
fia buono e bello,& fallo pettinare, come, fe fi
uulefe filare, poipiglia tanto Jìerca di uitcilo fre-
fco che bafli à impaflricciare effo lino, & con quello
lo impaflvicciarai,& cofi lo farai filare quattro ,oun
cinque bore,poi laualo,chc rcfierà come feta , & fi
tte potrà far’opera tanto fottile quanto fi uorrà.
P A R -T E, II. 53
SnCV^nTQ PEI^ CO'N^S'EB^V
i frutti che non cadano prima

S che fian maturi.


,
E attaccherai i fichi fa luatkhi primati ci à gli
arbori domcflki à cui fogliono cadere i frutti
Manti che fi maturino i non folamente uietaranno
che non .cadano ,,magli confcruaranno ancho fin
che filano maturi.
^.ECI^CrO CEIE LE M.AtfTOLE
& fùini non mangino le galline.
Ce ungerai le galline col fuco della ruta ,nonfe~
iranno tocche dalie martole ne foini.
CHE LE GALLlEfE

Q feranno mangiato dalle uolpi.


VeUe galline che haueranno mangiato del
polmone di uolpe , faranno preferuate dal¬
le uolpi.
Ji or S F BIT 0

P il dolor del capo.


iglia fuco di maggioranna & tiralo sà per lo
mfoy& fubito ti leuerà il dolor.
J. GF A LE LABBIA DELLA

P bocca guafii per freddo humto.


iglia gomma arabica & draganti parti ugua¬
li, & fanne polirne ,& incorporala con olio
uiolato, & ungi le labra , & guariranno.
AGFABc1\E LE MA'Ffl

P guafie.dal freddo.
iglia maftìce,incetifo,cera nuoua,& olio rofa-
to,parti uguali,& fanne unguento,et ungiti le
wanyheprejìo guariranno.
SECRETI

P A MACINAR L’ORO ET L’ARGENTO.


iglia tondature d’oro battuto per mexo feudo,
poi piglia gomma arabica quanto fono dusgra
nidi faHa,e mettila à molle in tant’acqua , che ap¬
pena flia copertale lafeiala coftper una notte , poi
macinala fui marmo un poco,poi mettici l’oro apoc
apoco,&- incorporalo bene co la gomma,poi macina
lo leggiermente per fiatio di due bore,tenendolo fem
pre raccolto fono ri macinino-perche allargandoli fe
ne perde troppo;e con un penello bagna intorno all’
oro che non ji f echi,perche lopcrdcrcfli,rill)etto al¬
la gomma che lo fa feccare . Voi piglia falnhro on¬
cia mega,e mettilo in un ramaiuol di ferro,e mettili}
tant’acqua che appena flia coperto,e mettilo al fuo¬
co à bollire,e fchiumalo bene , poi colalo con pegga
di lino,e doppia,e fijfa,e lafcialo freddare, che farà
congelato c bianco . Voi macinalo in copagnia dell’
oro per un’hora e mega ,c.he farà macinato, poi rico-
glìlo col penello nn-nilaniente,e mettilo in una tag-
ga di uctro,poi rifoluilo tutto in acqua . Habbiapoi
tre h quattro tagr^eper notar flacque di mano in ma
fio, poi metti dcU’acqtta fopra l’oro , e con ia punk
del diio laaalo bene dalla gomma & dal falnitro , s
nota l’acqua di man’in mano nelle tagge ; & hahhk
apparecchiato orecchini ò nicchi chefìano netti &
afeiuniper mettercelo dentro ;&eflendo l’oro ben
lanata nella tagga ,fa che ni fia dentro un poco’
d’acqua,i: con un flocco fonile me feda nell’oro,euo-
ta pian piano nel nicchio quella quantità che à ti
pare,tanto che tutto lo difl}énfl,efanne tante mifure,
che ne cani li tuoi denari ; èjappk cbe feinpre fe ne.
guadagna
P A R T E-. II. ^
guadagna lametà - &■ tonando tu lo uotl,ua mcfco-
landò con l’ago,accioche il grojfo mài al fondo ; e
nonio rmfcolare col fottile,perche fare ftiuergogna
alla tua opera'; ma fcrbalo , che un’altra uolta lo,
potrai rimacinare ; & quando farà nel nicchio, tiene
il nicchio fopra un carbone accefo , e non lo tener
formo,ma fallo ondeggiar pian piano , che s'andrà
a(ciugandp,epar più bello all’occhio ; poi.conferuab
da ogni bruttura òpoluerc,che farà bellijimo.
od IL F EB^DEB^UME

P alla moderna bello.


iglia aceto for:e,& fcaglia di ramo netto da
ogni bruttura,ò poluere,oncie otto; fai commu-
ne onde quattro,tartaro di uìn rojfo onde due, fai’-
armoniaco oncia m€'ga,e tre onde di leuaioio che fia
fone;perche è quello che moltiplica , e fa far corpo
al Herdcrarne;& fta ben difiemprato con l’aceto ; &
Idifre eofeftano fitte in polueri fottiliflme,e l’ace-
tofi mettefenga mifura,perchefc n auanxa,fempre.
èbmpotté: ogni cofa impafla beneinfietne,e metti¬
le in una pignatta nuoua,inuetriata , col [no coper¬
chio , e beti lutata intorno ■ & mettila nel letame
per quindici ò uenti giorni,poi cattala fuora,& uota
l'aceto pian piano ; & fepiu lo narrai moltiplicare,
rimettmi dell altro Icuatoio ben diftsmprato ,& in¬
corporato con le dette materie difopra,tanto che fià
duro à tuo modoippi mettilo in un facchetto ben [er¬
rato,e rimettilo un'altra uolta nel letame per otto ò
dicci giorni ; & ac cièche il facchetto non tocchi il
letame,mettilo in una cajfetta di legno fottile, poi lo
iaue)ai,& haueraìm uerderame bello.
E
SECRETI

H VN:’ALRO VERDERAME BRIEVE,


^bbia una pignatta affai grande inuetriata, e
mettiui dentro aceto fortiliimo,et habbìa mok
te piaftrelle di rame fottilifìime e pitciole, acciochs
faciino numero affai; & mettiui un triangolo di ter-
ranci fondo,accìoche le piaflre non tocchino l'ace-
tOipoi mettili [opra il fuo coperchio turato con luto
fapientie, che non pojii reffirare ; poi mettilo nel
letame , ouerin luogo caldo che habbia ben’il fole,
per uenticinque giorni,poi catta fuora la pignatta, e
feoprila,che lo uedrai attaccato alle dette piaflre ■,
rafchialo col coltello, e fallo cadere nell’aceto , poi
racconciale un'altra uolta ; come fi fa à cuocere i
mattoni nella fornace ; poi [coprile,& netta lepk-
flre come prima ; Stante uolte farai à quello mo-
dio,che tutte faranno confmatc ; por colarai uia l’a¬
ceto leggiermente,raccoglierai il uerderame,e lo
metterai in una uefcicafo altro uafo à te commodo,
&hmeraìunucrderamefino.

P A EAR’INDICO BVONO E BELLO.


ìglra del fior del guado,cioè sfiorata,onde tre,
farina di amido oncia una,& ogni cofa flafot-
tiie i & impaflale con orina & aceto forte , efan-
rie una focaccia , feit" falla feccare al [ole ; & fe tu
ìo uorrai più carico di colore, aggiungiui piu gua¬
do , & rimpaflala un’altra uolta, & hauerai indi»
molto colorito e bello.
A FAR P A STA D’A MBRA NETTA
per far pater noflri odoriferi,

F
ìglia draganti onde quattro , gomma, ambita
onde due, timiqrnaondefei, Jioracefgdp onci»
_r A R T E. II. _ 54 ^
iue^en^ul oncia una è me^ayiììos oncia una , itoci
ml'cate cjuattro ygejjo onde fei 3 tena negra libra
una, canfora fcropoii otto ; prima metti à molle i
draganti e la gomma in acqua di ftico, oùero altra^
acqua odorifera per giorni tre ò quattro, poi fa pal^
uereditutte le dette cofe , poi pejìa in un mortaio
i draganti e la gomma , thè fìano ben disfatti; poi
mcttiid dentro le polueri odorifere e ia canfora, poi
ilgcjfoypòi la terra negra ; e falla tanto foda,che tu¬
ta pofsi laimare,& non s'attacchi alle mani; e co«-.
jmala in luogo frefeo , & con le flampe fa i pater
nnflri;e falli feccàre all’ombra ; e nelt adoperar fi ren
da anno odor mirabile che confortarà il ceruello.
A CONTRAE AR LE PERLE

P che parranno naturali.


iglia diquètia creta con la quale fi fanno le-fico-»
delle,che fta ben lauorata;e netta d'arena grof-^
ja,pdi flàmpa ipalùr noflri,& falli il buco piccia^
lo,e lafciaH benfeccare alfole;& fi tu li farrai cuo
cere nella fornace,faranno piu durahili.Toi con boli”
arineno e chiar d’uouo dagli una tinta fomle,poi at-
tatchdi fifa dell'argento fino in foglio ; & come fo¬
no afeiutti imbrunifcile col dente, Sfalle luflri; poi
'figlia delle tagliature di carta di pecora-, chefiano
bianche e no tinte, e lauale con acqua tepida,e falle
bollire in unapìgnatta nuoua, tato che fìano ben cot
te,& che habbiano alquanto di corpo , poi colale
féiilmcnte ;& quando le uorrai adoperar, fa che
fiano tepide ~ poi piglia le. perle infilotate in un ago,
^àtiitìCh'eil buco non fi turi, i&attuffale nella detta
"cola, &,fii'pr.efio à leuarle fufo ; & ualle m.ltànd»
& a
S E C E: E T 1
fottofopra , accloche la colla non ftia Ferma tutta l»
un luogo,ma fm di ugualgroffcz^ta per tutto ; &ft
« tenon pareffemgraffe à fufficknga,attutale unni
tra uolta,e quella bidnche'g^a trafparerd (otto quelli
colla,&farà un certo liuìdofcuroper di dentro,e él,
fuora hauerà luflro,dì maniera che parrà color niiÀ
turai di perle ; e quando le metterai al paragone del
le naturali,fempre quefle all’occhio pareranno pili
belle,per effer piu luflre e pia tonde; e per farle htt^
ner credito,tienle nelU fcatolini con reputatìone, bm
Arandone poche per uoIta fc uuoi guadagnai
bene, fanne affai
ar> 1 MTlfOlffT MtD J.GLI n

P dirilieuo con draganti.


iglia draganti onde feì,e mettili à molle in \aci
to forte per tre giorni, poi peflali molto bene, t
dalli corpo con geffo macinato, fotti lifmo, & netto;
^ fe li Horrai far d’altri colori, mettici dentro che
poluere Horrai,biacca,ò minio,!) orpimmento , tanto
che lapafia fia alquanto duretta, & ogni cofa bene
incorporata ; poi piglia leflampe incauate,& ungu
le un poco,& empilcdeila detta pafla ben calcata,i
lafciala afdugare al folei& hauerai l’impronto,gin
fio e netto , Con quefla pafla potrai fare ancora ol¬
ire opere à tua fantafia.

P A'FAR PASTA FER GITTAR MEDAGLIE.


iglia ofli di fchinco d’ogni forte di animali
mettili in una pignatta rotti,e cuoprila, e met¬
tila in una fornace,dapoi peflali,c macinali fóttil-
mente-poi piglia fcaglia di ferro bèn lauatae} netta;
^ mqcihalafu il marmo, fottilmente, è bagnala con
«cefo forte , tanto che fta à modo dì unguento , poi
mettila in una pignatta ben copertale mettila in una
fornace,& dapoi che farà fredda macinala fui mar
mo,sbrodandola con alquanto d'acqua uitc,e poiiai^~
fiala afciugare. Tigliapoi una fcodella delta detta,
[caglia,e due fcodelle della prima poluere dell’offa^
& incorporale bene ìnfteme ; e quando uorrai far
k palla per improntare ouergittar medaglie, inhu~
midifce le dette poluerì con acqua fatata,ò aceto , a
orina , ò lefia 'i poi improntale dentro le medaglie e
lafdale afciugare , poi gettaci dentro il metallo, &•
le medaglie ti riufciranno beUifime e nette.
A FAR medaglie E FIGVRE

H di rilieuo con colla dipefce.


.Abbia colla dipefce epeJìala,poilduala benet
in acqua frefca,& in ultimo in acqua tepìdui
poi mettila in un pignattino nuom,& mettici foprct
acqua chiara,&lafciala ftafà molle una notte, da¬
poi falla bollire pian piano per un bora ò più , tanto
che tu po(ii comprendere che ella habbia fatto cor¬
po ; ò nero fa queflo affaggio ; mettine una goccia
[lì l'ugna,& s’clla flà falda e netta ,■ leuaia dal fuo¬
co,e gittata fopra le medaglie che tu haueraiprepa-
rale,le quaifìano preparate à queflo modo.Viglia le
medaglie di rilieuo,et menile intorn’intorno un moc
colo,acciochela colla non fipòflifpargere,cìr ungile
co mele,emcttmi tato graffa la colla,che tutti i rilié
ui ftano coperti,poi mettila al fole che fila in piano e
kfiiala afciugare ; e quando farà bene afciutta,da fe
fiefa ftjficcherd dalle medaglie , e fari fottile come
cma,et.tutti li profllianeor chefottili,,fi uedrannò
S E C R È T T
henipmoy&'hauerd kjiro, e la pìegheraipef qui
uerfo uorrai che-non ft romperàfé le mrrai far un
fiate di colore, tinge V acqua col uergino jgajfrar
no , ò uerderatne i che appena fia tinta', &Mdór
f rala per far cuocere io: colla& auuertifce chi
la colla non habbia troppo corpo , perc'he Popent
uerrebbe troppo gri)jja ,& non farebbe bella da ue-
dere;& le potrai colorire ò miniare , & parranm
cofa'-bellifma.
A FAR COLOR VERDE j ROSSO,
gialloie mtqbinOifcnga corpo,

P per ferine fin caeta.


,
Ejma piglia uerderanie peflo e mettilo in ««’-
ampolla con aceto forte, & un poco di gom¬
ma àrabìca,& un poco di fuco dirupa ■; (ircofi pie¬
na turala e mettila al foie per quindici ò uentìgm-
ni ; onero falla boUire^poi colalo, & rimettilo nel!
ampolla, e conferualo dalla poluere f&quando le
uorrai adoperare,mefcolalo bene, e feriueio mink,
che farà bel uerdefenga corpo.
.A far il roffa piglia lìfm da capo:,e mcttiui den¬
tro uergino tagliato minuto ■'j e lafcialo in :ìn4t
unanotte,poi metliui dentro-.un poco d'alumeit
rocca , e fa llo bollire tanto che cali un tergo ,pei
colalo e ferbalo à i tuoibifogni; &• quando lo nomi
adoperare,piglia quel che ti bifogna, e fallo ribolli-
re,e metfmi dentro gomma arabica,e quanto piu ni
‘metti, farai tanto -piu- bel roffo , e piu lulìro ■ fm
fa che fa caldo, efe uorrai che fia chiaro ; mettkì
un poco d’alume di rocca peflo,ma poco per hoIU\ (
farai quel color che tu uorrai rojjb furo àchìarot
PARTE. IT. 55
\4- fa^ilgidlo piglia pomelle dijpineemino mal
mature, e rompete di graffo nel mortaio , poi metr-
tileà molle nella li fila da capo, poifatii boUàre che
Uliffacali unterxp ,epoi calaleffatitlmente ,&
■rimetli la Uffa al fuoco, & menici dentro un poc»
d’alime di rocca peflo ■ e quando ucderaiche uor^
M incominciare à bolUrct leualo dal fuoco yper~r-
che ufeirebbe tutto fuora , e colalo un altra uolr
ta , poi conferualo à i tuoi bifogni j è quando
lo uotrai adoperare intorbidalo, e adopralo fat¬
tile , e faratti un belli fimo giallo, che durerà lun¬
go tempo ■ c Jè ui aggiungerai due fili di ttaffra-
no farà più accefo.
JL far il turchino piglia del tornafole che uìe»
i'J.ltmagna ,e mettilo à molle in orina per una
notte,c la mattina macinalo fui marmo , e mettici
un poco dì calcina uiua , quanta à te pare , fecondo
che uedrai il colore riufeirci chiaro òfeuro ; e non lo
diflemperar con altro che con orina , & durerà un-
mno e più fempre neimedefimo colore ; è quando lo
Morrai adoperare, intorbidalo molto bene neWam¬
polla ,èpoi fermi con penna ò p ennello fottilmente!i,e
uederai bell’opera, di turchino • e fe li uuoi dare lu-
flro , mettici gomma arabica.
A FAR PEZZETTA MOR.ELLA
per miniar 0 fcriuere.
'pSJgliapomelle- nette .è ben mature d’ehuli ,cioè
>'jàmbuco faluatico, che nafee lungo ifoff, e pe-
fliilnn un mortaio , e poi lafciali hifieme in alcun
luogo che ftiano caldhtanto che marcifeano bene-^poi
tip eftalmn’altra uoltate cauane il fuco, & hauerai
£ 4
S - E -C R E T i
apparecchiate le tue pe'7;cQiole,cioè di toaagliaitici•
te^fottiliye uecchie - e piglia mex^ fcodella di calcia-
tia uim , c bagnala in un catino, tanto che cjuanà
farà ben bagnata ci amn^i due ò tre fcodelle d'acqm
fipra la calcina,e notula leggiermente, gr in. detta
accjuabagna lepe^^geite, poi lafciale afciugare aìd
iombra. Viglia poi acqua chiara,è mettiui dentro ak
•me di rocca,e fallo bollire,e metteui dentro le dettt
pex^tte àbollire.p un Credo , poi canale,e lafciale
afeiugare all’ombra poi che faranno afeiutte k
^gvale nel detto fugo due ò tre uolte,e à uolta peruol
-ta falle afeiugare ben’alt ombra e al uento ft una n
■te dfjpago, e che flian piane , accipche il colore non
feorrida niunlato ; e faranno fatte,e ben colorite ,c
conferuale dalla poluere,& che non uegghino aria,
accioche il color non patifea ; e quejìo è il aero fe-
creto di darla concia alle pe^p^ette che fi fanno per
miniare e pigliar d’ogni forte colori; ?lr queflo.è tot
dine che tiene il reuerendo padre donEuangeliflit ;
canonico regiilare,unico & eccellente miniatore.

P
A FAR’VN’ALTRO COLORE “PAONAZZO.
iglia pomello di mortella ben mature;e peftde,
&cauaneil fuco, & bagnane le pe^ge , efallt
fcccare altombra,& jaranno fatte.
A F A R PEZZ V OLA
uerde per miniare.
T~\lgliauerderame macinato e'quattro fili di
1" "^àffranOtO diflemprali con aceto forte, & mì¬
tici altrettanto fuco di ruta, poi bagna le pC'xge in
crina,& falle afeiugare,e poi attujfaie indetta tin¬
ta due ò tre uolte^e falle afeiugare all’ombra come t
TART:e.IT. 57.
4eUo di fopra,e farai un bel uerde . incora- piglia
ma dramma d’orpm)nento,e onde due di léf mfoT’^
tei& un poco di ottone dcl pià brutto che tu puoi
trouare,& oncia mega di uerderame , oncia ma di
grannelle di ginepro ben pefle,& ogni cofa metti in-
fieme , e falle bollire tanto che caliil quarto faiba^
gna le perz^tte nella detta cdpofttione,et falle afem
gare all’ombra,che tu farai ùn bei color uariato.

P A FAR VERDE BELLO,


iglia fogli di gigli celefii,& cauane il fucOyZS’
mettiui dentro un poco d'alime di rocca peHox»
e uerrà più chiaro , & attutaci dentro le pegg.ette
fili uolte, e poi falle afeiugarall’ombra , Ma fe le
Horrai far di color fanguigno , farai il color di gra'~
na,& bagnaui dentro le pegp^ole.Et fe le uorrai a-
•Zime,piglia fior di lino,ouer gigli celejìi, e farai co
me è detto difopru'. B quando uorrai cauare il co¬
lor diakuna peggeUa,habbia un poco,d’acqua gom
mata,e bagna un poco la peg^,e premila bene,che
hauerai colore quanto uorrai, & adopralo col pen¬
nello à tuo piacere.
A CAVAR’OGLIO DAL

P talco artifidofamente.
iglia talco libre fei netto , e taglialo minutd-
mente-, e mettilo in una pignatta non cotta, ne
metriata,ma g fojfa di terra,& la pignatta fia pie-
na,e mettidilfuo coperchio,e legala bene confilo
di ferro ,c luta ben la pignatta con luto fapientìe,
e faìla ben'afdugarc, e mettila in una fornace ap-
preffodlia bocca doueriuerbera il fuoco,e quando la
cm fa defiramente che non fi rompa ; poi canai»
fmra,e macinalo fottìlmateju’l mamoye fa prejlo,
accio che uegga poco aria, e mettilo inun facchetto
agH‘gp;p in fondo ,e mettici fatto un uafo invetriato
driceuere raglio , e poi mandalo con una corda in
un por^pip un braccio aprefj'oall’acqua,tal che fa af
preffo al murO,ma che non lo tocchi, e non lo muout
re per fina venticinque giorniyallhorafe tu uediche
habbia incominciato àgittar Voglio,tu lo potrai cu-
uare dal pogppo, e metterlo in luogo humido, in un
cantone,che non cip offa ,nc aria,ne uento^ ne animi
li che li dejfero impedimento ; e tanto, lo lafciaraiw
quel luogo,che tutto quel liquore ne fia ufeito ,■ e poi
piglia quelle feccie,et difiiUale per boccia con fuoco
debole,cref oendolo à poc àpocojanto cheper forati
.di fuoco ne uenga tutto quello che può uenire , Uqà
le fecondo li alchimifii fi domanda il fuoco del talco^
,c’l primo cauato perhumidità chiamano la terra,
sappia che quefio primo è tutto medicinale- e’ifccon
_do è la ucra riecheggia delli alchimifii ; &xio ti uo-
glio dir queflo - che molti e molti dell-arte dell’jl-
chìmia hanno ricercato queflo fecreto, & hanno fà
to puntalmente come qui èfcrittomè mai hanno fu-
puto trovar queflo modo,di darli la grande humdi-
tà,& ahondnnga , e con tempo lungo ■ e perche fi
materia infe fleffa è molto fecca,cofi uuolc humìih
tàgrande & inabondanga; e per hauerbauutogu
fmeo,libi fogna htmidità ahondantc i &■ hauenh
hauute quejìeparti,ci rende due clementi,ef sparati,
come tu aedi. Dapoipiglia quefie ultime feccie ,t
tritale,in un mortaio,e mittile in una pignatta o ti
daia,mettedoci[opra acqua dipoggp fqlla boliirt
P A R T £.11, 58
;Ut> pe^^o,e poi colala e lattati tutta la perfidia, che
<tu Hcdrai le carni tue diuentar bianchi fiime,et ti gita
inVa da ogni jpetie dirogna,e da ogni enfiatione di gii
'hù;& ufiando detta acqua à lauarti le mani, fempre
le haueraimovbide come una bibace,e nette da ‘ogni
macchia : E queflo è il uero modo del fare rollo del
talco,et ha molte uirtù;e queflo fecreto ufaua la prin
cipefiadi Saucia in mantener fi le fue carni bianche
& odorifere ; e chi uferà di queflo liquore fu le fue
carni, flropicciandóne fu per neì,uolatiche, porri,ci
catricifo altre macchie ; in brieue ne uedrà mirabile
ejperienga,che mantiene le carni bianchijìime, et fa
i denti bianchi,Icua tutte le grìnxe dal uifo,efa pa¬
rere la perfona in figura più gioitane che noni ;e
heuendone dueò tre goccìe con nino ò brodo,ti rende
; buono alilo,conforta la madre,e ti rende buono ap¬
petito ; & ogni fiomaco guaflo,di che qualità fifìa,
graffetta ; e finalmente è difiderato dalli alehimifii -
percheMetteiido il mercurio purificato in detto olio,
[ubilo fi congela et fiffa,in modo che fla alla copella,
aVfAR PARER D’AR-

P gento Ogni metallo.


iglia acqua da partire oncia una in unampoUa,
e mettiui dentro ungiulio d'argento battuto col
martello fiottile,e tagliato in peg^tti minuti;emetti
impolla à un carbon di fuo co che appena rifca ldi,
efubito fi’ disfarà in acqua ; poi leuala dal fuoco, e
tnettiui dentro tanto tart/aro di uin bianco in polue -
refottilciEheimbeua detta acqua, e fa unafafia,e
con quella frega ogni opra d'ottone, e parrà bimea.
(me argento fino.
S E GRE TI

P A “PIGLIAR M O L T I T ESC T^'


iglia una quantità di lucciuoleicioe di quelli am
maletti che lucern e mlano la no.tte,e falli fiil~
lare à lambicco di uetro con lento fuoco y& metli
f acqua in una ingbiftara ò palla loda diuetra lujìto^
e mettiut detro onde quattro d'argeto uiuo purgato-,
cioè paffuto per cordonano è camofdo^^ turala be¬
ne che non ci poffa entrar acqua , poi accommodak
al mexp della rete che cofa alcuna non lupo fa rom¬
pere y & mettila nell’acqua , che farà un belltfm
f>lendorey&tutti lipefci che uederanno quel lume,
correranno in frotta,e daranno nella rete -, perche il
pefee nell’acqua fi diletta molto di aeder lurne . Et
fimilmenteportando quefla palla di uetro di notte al
feuro rijftenderà affaiy eir il fmil farà tenendola in
una camera.
A FAR’VNA 'PIETRA COMPOSTA,

P che bagnandola con lo ffuto farà fuoco,


iglia calcina uiua,falnìtro raffinato piuuolte,
mia Meffandiina non preparata., caiamiti,
parti uguali, folfo umoye canforaipartidue, & tut
tipefle fottilmente., epaffatiper fettaedo, poimctìì
le dette polueri in una pe7;j^ di lino nuouct, e legali:
grettamente,poi habbia due croedue li grandi, e met.
tini detro le potimi come flanno,& mettili l’uno fo-
pra l'altro,doèbocca con b.occa,e legali bene con jìl
di ferro e con luto fapientie {loppa lecommiffnrc, in
modo che non re{{iirinor,e falli feccare al folae quan
do faràafciutta mettili crocduoli cofi come .fiatino
in una fornace di matoni h calcina , e quando farlt
fredda,canali3 e trmuerdla tua materia m.color.if
P A R T F. rr. 59
mattOfiìì& farà fatta perfetta e buona ; e quando la.
■uorrai adoperare per accendere fuoco , bagnala con,
una goccia d’acqua , onero con un poco di Jputo , c
frefcntali il folfarello,e fubito fi accenderà ;e qtian
4o la narrai spegnere ^foffiaci dentro come fc foffè
ftna candela , & (pegnerafii.
A V A.R’V N a T>£LLE bianca CON
macchie negre in color di leopardo ò di

P pantera,€ i capelli bianchi negri,


Tglia Utargirio d’argento oncia una, calcina id
ua onde due,e in tre ramaiuoli d'acqua mettilt
à fuoco in un pignattìno nuoito , tanto che s’ìnte-~
pìdifca,poi leuali dal fuoco,e con un legno ualli me
[colando ; dapoipiglia un pennello & tinge la pel¬
le bknta corne a te pare,una macchia in qua l’altra
in là,e fecondo la materia dauele graffe ; poi falla
fectare àlfole ■& quando ftrà ben afeiutta, battila
con una bacchetta,e uedrai le macchie feurc in co¬
lordi taneto ; e fe nonfoffe beh colorita à tuo modo,
Upotrai tingere un altra uolta,dando le botte douc
ffima l’hai date,il colore diuenterà più gagliar¬
do ,c à quefto modo baucrail'intento tuo -, & quefio
color fempre fi mantiene , e rende buon’odore ; &
ancora mettendo della detta materia fopra: capelli ò
barba,lifaràdiuenire roani e belli.
A FAR’OGL IODI
noci mufeate buono.
T) Iglia nòli mufeate buone due o tre libre, & ta
J; gliale minute,e pcfiale bene, poi falle fcaldare
niefcolandole bene,poi mettile in un canouaccio,
mtile fatto il torchietto, c premile bene ,e caHane
Secreti
tutto quel liquore^ Uquale parrà una manna , e ra-
fchialo col coltello dal fachetto piu che tu puoi,poi
mettilo in uafo di uetro & tur alo,e non lo metterai
fole benché ti paia brutto , perche da fé diuenterà
chiaro e belìo in dieci ò quindici giorni-^e ual tre mite
tanto quàto le noci,&‘ ha grandifima uirtà in rifcal
dare,& ungendone lo flomaco mitiga i dolori di ma-
ireimmediaie ,&fimilmente gìoua alle fciatiche.
A F A R’ O G L l'o DI

P j^igo perfetto.
iglia fior di jpigo netto e perfetto in quantità
piu che tu puoi,e peflalo bene , poi mettilo in
un faccio etto forte di canoiiaccio , e premilo fatto il
torchietto più che tu puoi,e raccoglilo con diligen-
rga benché ti paia brutto,omettilo inunuafò di ue¬
tro forte,e non lo metterai fole,perche dafe [chia¬
rirà,& uerrà luflro,&piglierà odor di [figo acuti f-
fmo . Cofi farai anchora quel di lauendula, & po-
traitene feruire in molte cofe, per effi re caltdtfiimo
acuto , & conforta lo flomaco ; e mettendone in
acqua dipox;go tutta ne fente per lauarfene le ma*-
ni fi adopra àfirpalle efaponetti, & in molte
altre cofe,
AFA R’O G L I O DI

P fiorace odorifero.
iglia una inghifiara doppia ^ e metftuì dentro
olio di mandole dolci libra una , fiorace onde
quattro grotto grefio,e mondo,e turala bene, poi met
tila fopra la cenere calda , tanto che lo fiorace fra
ben disfatto, poi Icuala dal fuoco, e cofi calda met-
fki dentro mafiice in polueremeìa ; e poi che
f A R t E. I r. 40
farà fredda colala con diligenx^a premendo ben quei
fondo ; e fc lo uorraipiù odorifero aggiungiui ben-
•gjiiì&garoffili aria onde due, & fardperfettifimo^
AFA r’O G L I O d i
hengui odorifero.
'Y^lglin bengui libra una, e tritalo minutomct
X tilo in una boccia lutata, larga , accio che tu ci
pofi mettere dentro la mano, e che fia baffa , accio-
chc Voglio non habbia fatiga à montare , e mettici
fìpra libre due d’acqua rofa,e incorporali bene , poi
mettici fopra il fuo capello,e dccondala bene che no
poffa rifiatare,poi daÙi fuoco lento, tanto che m ne
cani fuora l’acqua , poi ua crefeendo il fuoco à poco
à poco,tanto che incominci à uenir Voglio , e fubito
mutali il recipiente, notando la prima acqua in una
ampolla,e. dandoli fuoco affai gagliardo,tanto cheti
paia hauer canato circa à onde tre e mega d'àglio,
e conferualò in un ampolla di uetro.ben turatofe la-
fdalo al fole per otto giorni, che farà perfetto e buo
no. llfmilefifa à far’aglio di foracc; & fe ci met¬
terai onde quattro difioracc liquido farà migliore.
A F Alvo G LIO DI

P laudano buonifiimo .
iglia libra ma di laudano del buono, & taglia
lo minuto più che tu puoi,e mettilo in una pi¬
gnatta di rame,e metliui dentro acqua rofa otf.de fei,
olio di mandole dolcVonde quattro ,poi mettilo al
fuocp,e fallo,bollire lentamente per due bore,poi co¬
lalo tate HO ite,che Volio uenga chiaro, e quello farà
dio perfetto.di laudano . ftà cauar la terra, quàdo
tu conojcefi.cbe no fpp netto, piglia detto laudano»
SECRETI
e taglialo wltìuto , e mettili) in mì}u4 rofa al fuoco
per farlo diflrugger bene, e poi leualo dal fuoco , e
iafcialo ripa fare permec(hofa,poi rìcogUlo difopra
leggiermente con un cucchiaro, e rimettilo in acqua
rofa tanto che fa ben freddo , poi componilo come
difopra è detto , che farà bellifiimo.
A FAR’OGLIO DI Fi OR IDI

P naranci & altri fori odoriferi.


iglia fiori frefebi e netti libra una,.e mettili in
una inghiflara grande da fuoco ,c mettiuifopra
olio di mandole dolci libra una e mega, &.un poco
di al/mc di rocca brufciato, arnhracan gradi tre,mu
fchio grài fei,canfora fcropuli fei,e macina prima il
tnufchio,poi l'ambra con tanto gucchero finOiquan^.
ta è una fauaMfléìnperati con un poco d'acqua ro-,
fa ; macina la canfora da fe fola,pur con gucche
ro , e mettiuila all’ultimo , e fa che l'mghiftara non
fa troppo piena,accioche fpofia mefcolare ogni dì
f}ttofopra,i& le campoftionif pof ino ben incorpo¬
rare,&■ lafciala al fole dieciotto ò uenti giorni, fìn'in
un mefe,che farà piàperfitto , & li fiorif cuoce¬
vo più nello olio ;poi colalo,e premilo bene , efi poi
rimettilo nella ingbiflara al fole per due ótre di,
tanto che f purifichili cofi hauerai un olio mirabi¬
le , & di odor foauifimo j e fe ti partjfcro pochi li
fiori ne potraifempre mettere fopra degli altri, &
■augumenterai Inodore.
A FAR’VN PROFVMO E PRESTO

P in una camera douefeffe un’infermo,


iglia unpignattino , emettiuidentro una noce
mufcataj'cropoli due di fufi di gara foli, fcvor
foli
PARTE, ir. 41
piiU due dìfuflì di cannella, fcropuU quattro difio~
race calamita,acqua rofa òdi jpico,ò altra ac qua odo
rifera,cfa bollire ogni cofa,poi mettile in un tega¬
me con un poco di cenere calda,e mettilo in camerat
che quel fumo renderà odor fuauifimo c cordiale.
A FAR r RO F V M I L V NG H I

P e tondi per brufciare in camera.


iglia tìmiama onde fei, laudano onde due,flo-
race[odo onde tre,incenfo onde cinque,bengui
oncia una,carbon dolce libra una,draganti onde Ot¬
to ■ &di tutti fa poluere fonile ; & il carbóne e i
draganti metti à molle in acqua rofa , ò altra acqua
odoriferaper tregiorni,poì nel mortaio peflali bene^
e mettiui dentro tutte le polucri, e peflale in modo
che fiano fen incorporate ,& la pafla fa alquanto
durètta ;poi fa i profumi lunghiò tondi come tipa-
Ye,&lafdali feccar’all’ombra ■& fe tu non uolefi
far tantaIpefa,piglia di quelli fondi che auangano
aldacque odorifere,& fanne poluere, aggiungendo-
Ui un poco di timiama , ilqual multiplicarà l'opera
tua,e fard buon odore.
A FAR POLVERE DI CIPRO

P fina & odorìfera.


iglia cardamomo onde quattro, florace fodo on
de due,inccnfo onde due,rofe rojfe fecche onde
tre, fandali citrini onda una , bengui onde tre, fu-
fii digarojfoli onde due,gufici d’uoua netti libra una
e mega^mufchio grani otto,canfora fcropulifei, &
fanne poluere fattile da fe ,poi mettiui la canfora
disfattaipoi il mufchio macinato fiottile con un poco
digucchero fino i&ognicofa bcnincorporata nel
SECRETI
mortaio , e poi fettacciata conforua in mfo di uetrì>
che non uegga aria,perche perderebbe l’odore. .An¬
cora ne farai i'un altra forte nonmen buona,e d’un
altro colore. Viglia nel rnefe di Maggio Jìerco di
bue roffo,e fallo ben feccare, poi fanne poluere fotr
tilliftima ; e fappia che dafe ti renderà odor buonìf -
fmofenga altra-compagnia j perche à quel tempo
tutte l’herbe rendono buon’odor di aUegreg^a; e chi
non fa la co fa , giudicherà che fa poluere fatta di
mille herbe ■ nondimeno mettici dentro delle polueri
f opradette quelle che à te parranno che meglio fi
confaccìno,e mettici del mujthio,ambracane, c can¬
fora, fecondo che la uorraifar buona.

P ^ M A C I N A R’ L'A M B R A C A N.
iglia ambracan quanto tu uuoi, diciamo ungra
no,€ piglia àpunto una goccia d’olio di mando ¬
le dolci,ò digelfomino,ouero d’aglio di ben ,ilquq.l
communemente adoprano i profumieri in tuttli loro
odori,perche in fe (ìeffo non ha odore,ma rende l’odo
re à qualunque cofa doue entra,e mal non fi guajìa,
per tempo alcuno,&fe per forte tu no hauefi ne l’u
no ne l’altro,piglia due mandole, & ammaccale , e
cauane quel fuco,e con quello macina l’ambra.

S A FAR PATERNOSTRI ODORIFERI.


E tu uorraifar pater no fri odoriferi, piglia dra^
ganti onde cinque,e mettili à molle perire giorni
in tant'acqua rofa che lifoprauangiquattro dita,poi
macinali fui marmo,e aggiugici laudano onde due,
noci mufeate due ,/torace.fodo e cannella fina ana
oncia una e mega, nardo onda mexa-^ tutte que-
fie cofe ftano fatte in poluere fottile, epa//ate per
P A R T E, IT, 42
fcttaccìo, & incorporate con li draganti ; e poi ag^
giungici mufchio buono grani otto, ambracan grani
fei, zibetto grani tre , canfora fcropuli due macinati
con olio di mandole dolci,&■ con cjuefic cofe farai la
pafta,e fe nonfuffedura à tuo modo,per potcrliflam
pare con le forme,e farli il fm buco, lafciala far un
di ò due,tanto che tu lapofi maneggiare,poi forma
li pater nofìri, facendoli due rofctte fu ì canti de i
buchi d'argento, per conferuatione dei caldo 0 fida¬
re delle mani, e falli feccare all’ombra ■ & quando
gli hauraiin mano, ti renderanno mìralni"odore , &
è opera da perfine nobili e denarofe, perche tenen¬
doli fra li ueflimenti tutti pigliano di quell'odore.
A FAR MO SC ARDI N I

P fini bianchi e re,fii.


iglia draganti bianchi,e mettili à molle in tan¬
ta acqua rufa che fano ben coperti per due
giorni,poi peftali benifiimo in un mortaio,e dalli cor
po con farina d'amido ò d’orxp netta & fottìlc,e un
poco di zucchero fino , e tantapoluere di maflice
quanta farebbe fu un quattrino , e un poco di mu¬
fchio ben filuto ■ & fanne pafla,e menala fra lema
ni nette , tanto che ogni cofa fa ben incorporata ; e
fe li darai un poco d’irios e fandali bianchi laranno
bianchi e migliori ; & fe li darai fandali rofii,b fin-
gue di drago,diuentcranno rofi ; poi tagliali minuti,
sfalli feccare all’ombra,& faranno fatti.
A FAR LA CANFORA

P contrafatta.
iglia uernice bianca onde quattro , maflice
& incenfi bianco ana onde due , canfora uera
Secreti
dramme due, & ogni cofa in foluere fottilifima j
poi piglia quattro chiarid’uoua,& un poco d’acqua
uite,e mefcolalibene, poi incorporaui le dette pol^
neri molto bene, e {lampa li tuoi panetti, e mettili
al fol leone per quindici ò uenti giorni,che diuente-
ranno qua fi della perfettione di quelli che fi con¬
trafanno in Confiantinopoli.
A PARCHE! PELI DELLA BARBA
e i capelli non cadano , & à fargli

P rinafcerefe fojfero caduti.


iglia delie api quando fi cauanoì bugni,&falle
abbrufciare nella padella,fanne poluere fat¬
tile,e l filmile far aldi femenxa di lino , dapòi incor¬
porane inficine parti uguali . Voi piglia alquanti di
certi lucertoni uerdi, che fi chiamano ligorq ouer
ghe%^,& falli annegare in olio d’oliue freddo,da-
poi infieme con quell’olio mettili in una inghiflara
al fuo co,& falli bollir tanto,che comincino aprirfi,
pofcia leua l’inghiflara dal fuoco, mettila al fole
per quindici 0 uenti giorni con quegli animali den¬
tro,& farà un’olio chiaro come oro, & femprc con
detti animali dentro fi potrà conferuare. Fa poi lif-
fia da capo con cenere di legni di uhi, & poiché fa¬
rà chiara &ben purgata dalla cenere,di nuouo fal¬
la bollire con capei iienerc,agrimonia,& ellera her-
borea,pofcia colala & conferuala dalla poluere, &
con efia lauati il capo due ò tre uolte la fettmana,et
come è ben afciuto,piglia alquanto dell’olio detto di
fopra,& rnefcolalo con un poco dellefopradette poi
ueri,et ungifi fottilmenle il capo & la barba,& fe i
capelli & i peli della barba fodero per cadere, fi
P A R T E. I r. _ ^ 45
rttjfemaranno ,& fe fojfero caduti inhrkue rìna^
[ceranno piu folti thè prima.

P A MANDAR VIA IPELT.


iglia calcina uiuafrefca onde quattro,orpim-r
meco in poluere oncia una,e lifiia forte,cioè del
la feconda maefira, boccali due,è mettili in una pi¬
gnatta,e falla bollir tanto che diuentiJpejfa, ouerat
,tufj'aci detro una pena di anitra, e feft pela farà cot
ta,e ualla mefcolado jpeJfo,e cuocendoft piglierà cor
po -poi conferuala in un albarei uetriato ; e quando
la uorrai adoperare, diflendila fottile,e dalla mifurx
taniente douetu uuoì mandar uia i peli, ma prima
ungiti il luogo con olio di mandole dolci, poi met¬
tici fopra la detta mi fura,che non fentirai quel ca¬
lore,opaco ; ma fe per forte tu haucfli la pelle fot-
tile,& che tifacele fentire troppo, fe tu lo puoi fop
portare farà più prefio l’effetto ; fe non piglia acqua
rofa onde due,acqua di piantaggine onda una,guc-
thero fino oncia mexa,e mettiliinfieme, e bagnati,e
prefio prefio cejfarà quel caldo i e quefia medicina
potrai fare, un di fi et l’altro nb,tanto che tu hauerai
l’intento tuo. Ma fe tu temi di far quefio che è fiato
prouatOyfa qucfi'altro ; piglia fal’armoniaco e fele
di becco,& macinali infieme,poi ungiti il luogo do
ue uorrai mandar uia i peli,<é‘ anderanno uia. in¬
cora piglia f ico di radice di celidonia, e un poco dì
orpimmento,e fuco di edera,& uoua di formiche,tir
un poco di aceto , & incorporali infieme , & ungi
il luogo.con cjfo più uolte , &• anderanno uia ■ &
feti dorrà , bagna conia fopradetta acqua, che
ti mitigherà quel caldo.
F 5
Secret t
A E A 11 NEGRI I CAPELLI

P ò peli canuti.
iglia acqua pluuialeboccali quindici, &• tanta
Cénere forte che baftiàfar buona lifia ; & ag-
pungiuilitargirio d’oro onciefei, faluia & foglidi
Hco negro ana manipolo uno,e falla bollire tanto che
cali la quarta parte,e con ejja lauati il capo due uol
te la feltmana,e quando fhaurai afciuito, habbia fu
co di faluia onde tre , e mettiui dentro oncia una di
tartaro diuìno negro,e oncia me^a di litargirio d’o¬
ro ; & habbia un pettine di piombo , & ungi il pet¬
tine col detto fuco, & pettina il capo ò barba molto
bene con ej]o, e prefio diuenteranno negri. .Ancora
faraiquejìo altro , che èbellifìimo fecreto , il quale
ufaua madonna Leftna Venetiana , che per pare¬
re una bella fanciulla ufaua queflo olio ; pigliaua
aglio di tartaro, e lo faceua fcaldare ; c con quello ■
poi che haueua lanata & afeiutto il capo , ungeuct ■
il pettine,e fi pettinaua flando al fole per un gran
peg^,onero con una fponga fi ungeua i capelli, e
queflo faceua due ò tre uolte il giorno ; & in una
fettimana li haueua fatti negri come gli haueua pri
ma , alianti che gli hauejfe bianchi ■ & il fmileft
fa della barba ; e fe tu narrai fentire buon’odore, in
ultimo ufi olio de bengali à unger il pettine - perche
ancho queflo aiuta à fari capelli òpelinegri , eda
odore foauei& quefli fono fecretirari. .Ancora per
fimil’effetto piglia mel bianco,e fallo flillar’à lambic
co diuetrocon fuoco gagliardo ^ & conferua quel
liquore; poi lanuti il capo, e quando farà afeiutto
ungiti con effo, e uerranno belli. Ancora piglia
r A R T E. II. 44
aglio dip(temerò,e un poco di uin bianco, & incor
parali infieme,e poi ungiti i capelli,& diuenteranno
belli,lujìri,&netti. incora piglia '^ajfrano,& in¬
corporalo conroffumid’uoua cotte,&■ con un poco di
mele,e falli à modo di unguento,& co quello ungiti i
capelli la fera c la mattina,et cotinua cofì per un me
fc almeno,& diuenteranno di color d’oro; ma ungiti
il pettine con aglio di mandole amare; drancho pi¬
glia radici di endiuia,e liquiritia , e cornino, e cuo-
cele con la lifiia , e con quella lauatiil capo due uol
te lafettmana,et quando i capelli ti farano afciutti,
profumali con golfo uiuo,e uerranno di color d'oro.
PER FAR CHE LI CAPELLI

P canuti diuentino negri.


iglia fapon negro da panni,e calcina uiua,e li-
targirio d’oro,e fanne à modo di unguento,e co
ejfo fregati i capelli,e continualo à tempi fecondo che
tu n’hai bifogno ; e quando fon fatti negri lafciali
co/i-, e fe ritorna/fero bianchi ritorna à farli me-
dcftmo.
A FAR’I CAPELLI

P rofi offendo canuti.


iglia foglie di noci manipoli tre, fcorge di po¬
migranati manipolo uno,e falle (iillare à lam-
bicodi uetro,poi con l’acqua che nufcirà lauatifola
mente i capelli & non la faccia,perche lafarejìine
gra ; e queflff continua per quindici giorni, e farai
capiUatura rojfa ..Jnchora piglia lombrìcchì terre-
rejìri brufciati,& foglie di fico nero,e fanne polue-
re fonile, e diflemprala con aglio di mandole dolcia
& uerranno negri.
F 4
SECRETI
1
P A FAR NASCER PRESTI GAPELLI.
iglia uoua di galline , & falli cuoccrein acqua
col gufilo , poi canali i torli , e fallifrigcre in
una padella fcnga metterci altro, tanto che ne uen-
ga fuori htmidità,poi canali,e mettiliinunfacchet-
to,e premili fitto il torchietto,& cauane tutta quel¬
la fujian%a che nè può uenire, poi brufcia un corno
di bue,e fanne polncre,& incorporala col detto li -
quore,&ancho mettiui cacature di capra brufiiate,
foi con detta miflura ungiti il luogo denudato piu
uolte,epreJìo uinafceranno i capelli.
A IJVllilANCHlR’l capelli ALL’OMBRA
finga fole, che diuenteranno bianchii

P e lujìri come argento.


iglia radici di centaurea maggiore onde tre,go
ma arahica,draganti,aliime di rocca,ana onde
due ,faponVenetiano bianco libra una ìalumé di
feccia bianca libra una - pofda piglia acqua di.fiu¬
me libre ucnticinque, e mettila al fuoco , e mettiui
dentro le radici di centaurea tagliate , & un poco
delle fue foglie,e falla bollire tanto che cali il tergo-
poi lafciala fiaral fole per quindici giorni; e po.i met
tici dentro lefopradette cofe à bollire ; e quefiafi do
manda bionda alla Fenetiana . La mattina con que
jìa bagnati i capelli bene,poi inuoigili in un fagptp -
letto ; & quando faràuerfo fera,lauati il capo or¬
dinariamente ,& nella lifsta ufi metter berba uitri-
uola,epQÌafdugati doue ti torna bene,hai fole ^ hai
fuoco,e que fio fa due ò tre uolte lafettimana;& i cq
pelli diuentaranno beili, bianchi, e lufiri, che par¬
ranno d’argento.
PARI E, IT. 4^
P ASTA MO RBIDA COME PO MAX A
per lauarfi le mani,la qual’h buona alle rotture
delle mani,della bocca,e del nafo; & man¬
tiene 'morbida & odorifera la carne,
mandole,pignuoli,& feme dì <^iicche ò di
meloni,tutti bianchi & nettì,ana onde fei, &
peflali benifimo in un mortaio : fappìa che tutta
l’importan'^'i c chefiano ben pefli ; dapoi aggiun-
gìuì alume di feccia onde fd, & di nuouo ripefiali
molto bene,pofda mettigli dentro una libra dirnel
bianco, &incorporauelo bene col pe fello : dapoi
aggiungim una libra di fapone tagliato fattile, &
ancora ripefiali & incorporali con gran diligenza ;
poi mettici dentro due libre e mega d'acqua di brio¬
nia, & dific'mperala molto bene ; poi metti ogni co-
fa in una pignatta nuoua,&coprila,& lafdalafiar
coft bore uentiquattro,dapoi mettila à fuoco di car
boni accefi fenga fumo,&falla bollire per un quar¬
to d'hora,fempre mefcolandola con la me fola di le-
gno,accioche non fi appicchi al fondo . Dopo quefio
leuala dal fuoco,Quotala in una catinella grande,
& aggiungiurftrinad'a'mito onde fei, & farina di
faue onde quattro , & bene incorporauele : dapoi
aggiungiui poluere digaroffoli florace fedo in
poluere and onde tre , poi coprila che non isfiati,
& lafciala fiat- cefi dieci giorni ,pofda aggiungici
macalep in poluere onde tre, & mufchio e gibetto
aria fcropulo uno, <& ogni cofa incorpora con la me
fiala : dapoi piglia il chiaro di dieci uoua,et battilo,
in modo che diuenga tutto iti fichi urna , poi lafdal'o
[chiarire,et mettiuelo dentro; pofeia aggiungile due
SECRETI
onde ài fai bianco benp€fio,& incorpora ben’infe-
me ogni ccfa, & farà fatta ma pafia di color bigioj
odorìfcra&, ft domanda unto imperiale,perche èco
fa molto fignorile,& ft può adoperare da ogni tepo,
^ confortala memoria,& ualcad ogni rottura di
mani,dibocca,& di nafo,& fa faldar prefio.
POMATABIANCAjFINA,

P odorifera , e da fignori.
iglia mele appiè ,ò altre mele odorifere & tene
re trenta,(& falle in quarti, & nettale ben den¬
tro e finora,poi piglia garojfoli e cannella ana oncia
una,e mettili tra ejjc mele,poi mettili à molle che fia
no coperti in acqua rofa,con nocimufeate rotte nu¬
mero fci,& macis dramme due , & lafciale d molle
per fei giorni -poi piglia afungia di porco libre tre,e
leuale quella pcUicina di fopra, & tagliala minuta,
e mettila spurgare in acqua frefea per tre ò quat¬
tro giorni,e mutali l’acqua due uolte il giorno,e l‘ul
lima uolta mettila à molle in acqua rofa , onero al¬
tra acqua odorifera,c à quefio modo farà purgata be
ne,e non hauerà odore fc non buono . Voi mettila in
una pignatta netta con le mele & l'altre cofe fopra
dette,et aggiùghii olio di naranci oncia una,et tanta
acqua nanfa,ò altra acqua odorifera,che ogni cofa
flia fotta l’acqua,e falle bollire per un’hora con lento
fuoco,tanto che le mele fiano ben cotte c disfatte , e
con la mejlola di legno rompelc bene,poi falle pajfa
re per un fetaccio , e poi coft calde colale un’altra
uolta con una pcxza più fifa e fattile ejfendo an -
coì calda aggiungici cera bianca onde tre e mega.,
tagliata fotcile,c fandali bianchi onde due fatti in
_ A R T E. I I. 45
poluere fotùlifsima,e mefcolala tanto , chefia o^ni
tofa ben incorporata ; &■ poi thè farà fredda la-^
mia con acqm rofa,&reJìerà bianca quanto la ne-
ue -j e poi che farà lauuta,aggiungiui mufchio grani
òttoyambracan grani quattro ben macinati j et incor
porauelì molto ben'infìeme,&poi la fiala alfereno
quattro 0 fei notte,e farà pomata perfetta, et buona,
VN’A L T R A TOM ATA I N M OD O
di untOylaqual gioua molto à ungere le rot¬
ture di bocca,di nafo,di mani,c di piedi,

P et è buona ancora ad ogni mal caldo.


iglia feuo dì cajìrato onde due , feuo di becco
oncia una,<& tagliali minuti,e falli liquefare,et
colali, & aggiungici cera nuoua onde tre, aglio di
mandole dolci onde due,et falla bollire à fuoco len
tOyfernpre mefcolandcla-poi leuala dalfuoco,& ag
giungili canfora rotta fcrapuli quattro fempre rne-
fcolandù finche fa fredda,poi con feruala, &unge-
ti fottilmente.
VN’ALTROVNTO MIGLIOR

P di quefio approbatifimo.
iglia cera nuoua ,feuo di becco, & midolla
di bue , aria onda una e rncza; aglio di per¬
forata , oglio rofato ,ana oncia una ; e un poco di
file trito come farina ; prima taglia il feuo & la
midolla , e falli liquefare , e colali ; poi mettili
à fuoco lento , che appena fiano caldi, e aggiun-
gìtiilacera tagliata in petqgijC li ohj fopradetti,e’l
fate , e mefcolali bene conia paletta di legno . poi
leuali dal fuoco,e mettici dentro canfora fcropuli fei
alquanto trita, e fempre mefcolalo finche è freddog
SECRETI
e poi conferualo in un albarello ; e fappia che quan
to più è uecchio è migliore,& adopraft ad ogni mal
caldo,à rotture di nafo,di bocca,di mano, & à mu-
lacere thè uengono alle calcagna àfigliuoli.
RIMEDIO A CHI HA

P dehil flomaco.
iglia ahrotano,ruta,pulegio,menta, ana mani-
pulo uno,buoni(iimo uin bìaco boccali due,mel
bianco libra méga,&fa bollire tanto quefìa compo-
fitione che fia cotta,poi aggiungiuipoluerc di canel
la e garoffoli ana oncia mega,poi colala con diligen
tia,&[orbala in un uafo di uetro , e la mattina pi¬
gliane un oncia alquanto tepida,che tutto ti confor¬
terà; è non fufar troppo.
A CHI NON POTESSE RITENERE

P il cibo nel flomaco .


iglia pere cotogne ben nette dentro c fuor a , è
falle cuocere in aceto forti fiimo, poipeflale in
m mortaio , c mettici dentro un poco di fenape in
polli ere, & incorporauelo bcninfieme,poi cofi cal¬
do mettilo fu una pegga di lino, <& jpolueriggali
[opra poluere di garoff'oli,e mettila fu lo flomaco ,&
in una uolta òdue riterrai il cibo.
AFAR’VNA carnagi, on

P bianchifiima e uera.
iglia aceto flillato libra una,et acqua di gucche
libra una,e mettile in due ingbiflare , e metti in
quella dell'aceto litargirio d’argento oncia una pefio
Jottile , & in quella dell’acqua di gucche oncia una
di falgemma ; c metti quefle due ingbiflare fu un
mattone dinangi al fuoco, e falle bollire per un bora
T ART E. IL 47
poi tira il mattone indietro, & lafciale raffreddare^
poi mettile ài fol per otto giorni ;poi piglia ma fco
^deUa,&metticene dentro parti uguali,& diuenterà
bianca come latte ■ & con detta acqua lauati fottìi-
mente con una jfonga bene flropkciando le tue car¬
ni,e uerrano bianche,e morbide, & dilicate nel toc¬
care . Et fe ti le uórraifar rojfe e luflri, piglia ace
to bidco flillatto due uoltc à lambicco diuetro,libra
una,& mettila in una inghiflara , e mettiui dentro
fandali rofi oncia una , in poluere fottilifuma,poi
mettila à bollire per megfhora audnti al fuoco,e ag-
giugicì un poco di alume di rocca peflo,che aummen
ta il luflro -e fe tu uolefi che haueffe odor buono,
perche tuia face fi per qualche fignora , aggiungici
mufthio grani ducfo 7Ìbecto,poi bagna con una (pon¬
ga fottilmente ; e fe per forte fi facejje troppo rof-
fo , aggiungici un poco d'alume ,& fi fcbiarirà, c
farai un bellifimo rojfo e luflro , che farà le carni
odorifere.

P AL MEDES I M O,
iglia tartaro diuin bianco libra una,talco,efa-
le,ana libra me%a,c mettili in una pignatta no
cotta,e coprila,e legala confil di ferro , poi mettila
à calcinare in una fornace,poi tritalo fui marmo fot
tile,poi mettilo in un facchetto aguggp,et mettilo in
luogo hùmido che non tocchi da ntfi'un iato,e che no
ci batti aria,e mettiui fatto una di uetro , òr
ricoglie quel’olio che ufciràfuora in termine di quin
dici ò uentigìorni,e conferualo come un thejoro . Et
prima lauati co lifia ò acqua,&poi che farai afciut
tOfbagna ma ^ongafi) una peg^ in detto ogUo, &
SECRETI
fregati le carni gentilmente,et uedrai ogni minimai
ògran macchia che tu haucjìi fu le carni,andar uia,
hbroflolamento di fole,ò altro-et faratti le carni bel
lìfime,morbide,c luflre . Etfetu ne uorrai far un
altra che nuouamcnte in Fenetia fi co fuma., piglia
due gucche lughe,e tre fcodelle di faggiuoli che hab
biano canati gli occhi, & la midolla di tre panibian
chi,e mettili à molle in latte per una notte ; poi pi¬
glia unafcodella di fcme di melloni,&me'ga fcodel-
la di anime diperfehi monde,&libra una di pignuo
li bianchi, & ogni cofa fa ben pefia in un mortaio ,
ognun àafe folo,e due pip pioni grafi, & cefi uiui
con le peline ,gittando uia fola le budella, tagliagli
in minuti pe%;gi,<& ogni cofa metti inficme àfiillare
à lambicco di uetro,<& adopra quella acqua,che fa¬
rà le tue carni bianche e morbide,
A SCHIARIRE E NETTARE

P il uifo da ogni macchia .


iglia termentinalibre due,& il chiaro di dodi¬
ci uouafrefche,e mettili àfiillare à lambicco.di
uetro, & poi falli rifiìllare un'altra uolta ;poimet-
tiui dentro fcropuli dieci di canfora trita, e falla ben
rifoluereln acqua ; poi piglia oncia una della detta
acqua,& oncia una d’acqua di tefiuggine, e mettile
:inftcme,e con ejfa lauati molto bene piu e piu uolte,
e le tue carni diuenteranno nettif ime.
A MANDAR VIA LE VOLATICHE,

P nei, panni, ò altrifegni.


iglia falnitro e tartaro diuin bianco,ana libra
una,e peflali daperfe fottiUfimamente ; poi
incorporali infieme, e fallipuffnr p er un fettaccio
P A R T E. II. 4g
fonile,poi mettila in un tegame,&cimmuchìda in¬
sieme in alto àmodo di un pan digiicchero cofìagug^
go,ecofi fenato fretto inficrne ;poi mettili in cima
un carbone accefo , tanto che da fe fieffo fi brufci &•
confimi ; e quello fard il falmtro , per ejfer la parte,
piu fattilel’altra parte grò fa , che è il tartaro,(i
calcinerà in fe fte(fa,& farafsi in modo di mafocac-
eia ; poi piglia quefia focaccia, c minuggala in ma
fcodcUa,e rnettini ,fopra acqua calda , e rompila con
le dita molto bene,tanto che tutta shabbia à conuer
tire in acqua in modo di una ftrinata-^ct per far cofa
pili netta e piu polita^fliUerai la detta acqua con una
iingueta di feltro, e farà chiara e limpida ;poi met¬
tila detta acqua in una pignattina nuoua [opra la
cenere calda , che appena bolli, tanto che la detta
acqua fi rafeiught tuttaipoi piglia la poiacre che ut
farà rìmafia infondo , che èia bontà dell’opera tua ,
e una ampolla da (iroppò ,cmeUiui'dentro onde
quattro di aceto flillato , onda una di acqua uite di
tre cotte con la detta poluere,&- incorporala ben in¬
fime,e lafdala al foie per tre giorni ben turata, poi
bagnati la mattina quando tu ti lcià,c la fera, donò
hauerai quelli nd,ò fegni,ò altre macchie brutte à ue
derc,etin brieui anderano uia^e non tornerannopiu,
& ti farà le carni bianche e belle doue ti bagnerai.
V N’A L T R O SECRETO PER
mandar uiafmili macchie.
'jpiglia tartaro di uin biàco,e mettilo in un calo del
la cafafui mattonato , elafdalobenafdugare,
poi brufdalo tutto in una padella di ferro,& fanne
poluere,poimenUa in un facchetto aguTigo infondo,
SECRETI
e mettilo in luogo humìdo,che non tocchi il muro, e
mettiuifotte una tagg^a di uetrOy&ricogliui l’aglio
che nufeirà in termine di uenti òtrentagiorni, e con
ferualo in un uafo di uetro,come cofa cara,c con ef¬
fe ungiti il uifo,e doue tu hauerai uolatiche , ò altri
fegni di brutto uedere, e preflo anderanno uia,& le
tue carni rimarranno paflofe ■ e fc tu uorrai l’oglio
odorifero,mettici dentro uenti garojfoli.
A MANDAR VIA LE LEN-

P tigini dal uìfo e preflo.


iglia cinque òfei feli di buoi,alume di rocca li¬
bre due, gucchero fino onde fei, e limoni otto
tagliati minuti,& fa Jìillar’‘ogni cofa infìeme àlam-
bicco di Metro,& nell’acqua metti oncia una di foli-
mato inpoluere, poi mettila in un uafo di uetro , e
lafciala farai fole per dieci giorni,e farà fatta,et la
potrai adoperare à bagnarti le lentigini con un poco
di (ponga, ben flropiedando le carni, e preflo ande-
rànno aia . Vetrai pigliar anchora la paletta del
fuoco,e farla fcaldarbene , emetterci [ufo una feo-
deila di frumento netto, che fi impafìifcha , poi co fi
caldo peflarlo , e premerlo , e cauarne quel liquore
che nufeirà, e con quello ungere doue tu hauerai le
lentigini,& anderanno uia.
A MANDAR VIA Li CVOSI CHE NASCO-

P no per lo uìfo per rìfcaldamento del fegato.


iglia njfungia di porco purgata, folfo uiuo,ac¬
qua fldlata di perfico e di felce parti uguali, c
incorporali infieme à lento fuoco,e fanne unguento.
& ungiti li cHofi più uolte,& anderanno uia,e guar
dati dal imo,& da ogn altra cofa calda.
A MANDAR
P A R T R. ir. 4?

P A MANDAR VIA LE VOLATICHE.


iglia della celidonia la mattina ,épejìala fra
due pietre, e mettila fu le uolaticbe , & ufala
piu uolte,che anderanno uia.

P A. mandar VIA I CALLI.


iglia cera nuouaiUerderamcyCbiacca,ana oncia
una, foliinato oncia me%a , altme di rocca arfo
dramme due,, aglio rofato onde due ,& fanne un¬
guento con lento fuoco,poi tien il callo d molle in ac
qua ò rana caldo,dapoi radilo ben fattile , e mettici
fufo del detto unto fu un pia(ìreUo,& continuando-^
lo fe neanderàuia . incora torrai farina di feme
di lino , e con aceto forte faraiuna pafla alquanto
dura,e continuar ai à metterne fui caUo,& in brieue
lo dìffeccherà.Viglia ancora cera uerde,e difledila fu
un piaflrello,& mettila fui callo, che fa flato prima
à molle,e poi tagliato più chef può,etcontinua que
fio,che gli ammag^erà la radice,&piu non nafeerà.
V N’ ALTRO BEL SECRETO

H per mandar uia i calli fra le dita.


Abbia orecchina del muro,cioèfempreuiuo mag
giore, e leuali quella prima pellicina fottilcdi
fopra,e mettine fopra i calli fra le dita , e acconcia-
uela in modo che ui flia fufo, e queflo fa per dieci
uolte,mattina fera,&' preflo ander anno uia -, &•
fefujfero calli antichi e duri, tienliàmolk, e radili
più che puoi,poi piglia della dettaherba, e fanne fu
co,e mettici dentro un poco di aluinc di rocca bru feia
to,et bagna delle potette e meitiuele fopra che fem
pre filano frefchi,& infra dieci ò dodici giorni non
ìifentiraipm.
SE CHE T I

P A MANDAR VIA I PORRI.


iglia i fufli della brionia, cioè •gucca faluati-
ca^e brufcìaliiC fanne cenere fonile y poipiglm
delle foglie della detta brionia , e folk di uf o bar-
hafb,e defuoifiori,epeflaU,efanne fuco, poi piglia
della detta cenere,e menine tanta in detto fuco che
diuenti à modo di unguento,e con ejfo ungiti Jpefb i
porri,& anderanno uia,et non torneranno pm.Se tu
figlierai fiori di tafo barbafb,e faraili flillare àUm
bieco di uetro,e bagnerai iporrifiejfo , poi piglierai
ancora delli detti fiori ammaccati tra due pietre, &
■metteraìli fufo,e legaraiuìli co una pex;ga, efarailo
fiu uolte, anderanno uia4,& èprouato.
A FAR LETTERE DI RILIEVO

P d’oro d'argento.
iglia un capo ò due d'aglio,& netta li fighi, e
peflali,e cattane fuco più che tu puoi,<& incor¬
pora con efò un poco d’inchioflro,tanto che lo facci
negro,ouero un poco di gaffirano inpoluere , & con
detto fuco fcriui quelle lettere, e lafciale afeiugare,
poidauene un’altra uolta fopra per farla della grof
feg^ che tu uuoi, poi lafciala feccare,e quando uor
fai attaccarci l’oro,rifcaldale col-fiato, & attacca¬
celo , & leggiermente calcalo col bambacc fopra,et
ietta uia,quello che non è attaccato , e coft ti rimarrà
la tua opera d’oro, é di rilieuo , coft bellifiima da
tiedere.
A DISSEGNAR’VN’IMPRESALO ARMA,

P haltre cofe ,fopra una uiola , o rofa.


iglia fai’armoniaco,e macinalo fui marmo con
aceto i& un poco di toccherò candido,e ferbah
P A R T E. IT.
In uno albarello,poi piglia la rofa, e acconcia le fo~
gliette attaccate con cera roffa che filano piane, poi
col pendio fiottile difiegnaci fiopra queU'imprefia bar
ma che tu uuoi, poficia laficiala aficiugare,poi mettici
fiuj'o l’oro ò l’argento in foglie, & calcauelo fiopra
leggiermete col babace,e quel che no farà attaccato
anderà uia,et rimarrà l’opera netta,e bella, e uaga.
SAPON DA MANDAR VIA

P ogni macchia dai panni.


iglia alume di rocca libra una, e bruficialo,pol
uerc d’irios onde fici, <& ognicofia fita polueriga
ta inficine,poi piglia fapon bianco libre due e mcga
rafo fiottìi, & poficia mc':^ fel di bue,e un chiard'uo
uo, & incorporali beninjìeme , poi mettiui l’alume
& l’irios,& incorporali tutti quattro infieme, e ag-
giungiui un poco di fial trito ■ poi aggiungiui ilfia-
pone & incorporalo, & fanne palle, efallefieccare
all’ombra; e quando uorraimandar uia la macchia,
prima bagna il panno con acqua frefca da tutte due
le parti,poi adopra la palla delfiapone,flropiccian-
do panno con panno molto bene, poi laualo con ac¬
qua frefca tanto che uenga l’acqua chiara ■ & fie ti
parefifè che non fujfie ben andata uia, laficialo aficiu-
gare,poi rifallo un’altra uolta come prima ,& an¬
derà uia.

P .AL MEDESI MO.


iglia fapon bianco libra una, torli d’uoua fiei, e
me%p cocchiar. di fial trito , c.fiuco di bietola
quanto bafli à incorporarli , e fanne pafia , e
forma le palle, e laficiale aficiugar all’ombra, pò-
fida adóprale , ma prima bagna con acqua chiara
G a
SECRETI
-
il panno da tutte due le parti,poi dalli fopra il fapo
ìie,elaualo come è detto di fopra, & anderanno uia
le macchie.

P AL MEDESIMO.
iglia fapon bianco libra una tagliatofottile, fe
le di becco ouer di bue,& alarne catino,ana on
eia una ; due torli d'uoua,& un poco di cenere fot¬
tile,& ogni cofa incorpora bene col fapone in un
mortaio,& fanne pafia,& formane palle , & ado-
prale come di fopra.

P .AL MEDESIMO.
iglia unfel dibue uecchio , & fiengreco libra
una fatto in poluerc,& fapon bianco Uh a una
e me%a,& lifìia forte boccali dodici,e metti ogni co-
fa infieme,e falle bollire à lento fuoco tanto che cali
la metà,poi con ejfo laua che macchia tu uuoi, piu
mite rifeiaquando con acqua frefea.

P TER LE MACCHIE VNTVO SE.


iglia alume dirocca,ecalcina uiuafrefea, ana
libra una; alume di feccia onde fei, fapon bian
co tagliato fottile libre tre, acqua chiara libre quat
tro-e metti ogni cofa infieme in un uafo netto,e falla
bollir un pco^,poi colala, eferbala ; e quando la
uorrai adoperare,fa che fia tepida,& bagna le mac
chic da tutte due itati con detta acqua,&firopiccia
panno con panno,poi laualo con acqua chiara , e le
macchie fi fmarriranno ; poi tornali à dare un poco
di fapon con acqua frcfca,&fecurameute alle due ò
.
treuolte anderanno uia Mncoraalle macchie pi¬
glia due boccali d'acqua corrente,un fel di bue,onde
quattro di alume di rocca brufdato, onde tre di
P A R T E. ir. 5r
■ulume di feccia arfo, e fcropulidue di canfora, &
metti ogni cofa ìnficme,efaUa bollir tanto che cali la
metà,poi colala,& laua che macchia tuumi,che in
due ò tre nolte anderà uia.
A MANDAR VIA LE MACCHIE DEL PAN-

P no fcarlatto ò uelluto fenga perderfì il colore.


fi
iglia di quell’herba che chiama faponaria e
fanne fuco , & mettine fopra la macchia per
,
,
jpatio di due ò tre bore poi con acqua calda lauala
bene ; & fe la macchia non ti parcjfe ben leuata ,
fallo un’altra uolta ;efe il panno non fojfe di gra~
na,piglia un poco difapone,& un poco del detto fit
co,&incorporali,c laua ben la macchia, & anderà
uia benifiimo.
A MANDAR VIA LE MACCHIE DA VN

P drappo difeta bianca ò cremefina.


,
iglia acqua uite forte di tre cotte e bagna la
macchia ad ambe le parti, poi piglia un chiar
d’uouo frefto,e diflendìlo fopra la macchia,poi met
tila al fole,e falla afciugare ,poi lauala politamente
con acqua frefca,e premi bene la macchia,et anderà
uia ; & fallo almanco due uolte, che il color non fi
fmarrirà punto . Ancora in panno dì grana piglia
acqua fatta di alarne di rocca , e laua la macchia,
fregando bene panno con panno,poi rilaualo con ac
qua chiara,& anderà uia alle due uolte . Ancora
piglia alume di rocca,tartaro dibotte,efapon bian¬
co, ana onde tre,&fpoluerigah fottilmente ; poi pi
glia due fieli di buoi,& ima pignatta che non fita un¬
ta,e mettici dentro lifiia da capo à tua difcrettione,
Emettila al fuoco, e quando uuofincomincme à
G 3
SECRETI
bollire ,py e fio’ mettici dentro il feie e lapoiluerc, e la
fciala bollire tanto che cali il tei\Oi & poi con quel
la lana la macchia due ò tre uolte , & à uolta per
uoltafd afciugareil panno,& in ultimo rifciaqualo
con acqua frefcató" uederaibell’opra.
A LEVAR’VNA MACCHIA DA VN TANNO

P di lino ò di lana,d'inchioflro, ouer di nino.


iglia fuco di limoni ò melangolo,o midolla di ce
dri,e bagnane la macchia piu uolte,lafciando-
la fempre afciugare - e poi lattala con acqua calda,
& fmarrirdfi affai ; & pofcia adopra fapon bianco
con aceto bianco,& anderà uìa la macchia.
A FAR RITORNAR’IL COLORE AL
panno che l’bauejfe perduto per

P lauar uìa una macchia.


iglia tartaro di uhi bianco calcinato, oncia
una,e un boccal di aceto bianco, forte,e chia¬
ro, e mettiui dentro il tartaro , e mettilo al fuoco; e
quando uuolincominciar à bollire leualo dal fuo¬
co,e bagna il luogo che ha perduto il colore, efe lù
farai parecchie uolte, tornerà in fuo colore.
A F A r’A C Q_V A TER MANDAR
uia ogniforte di macchia da

P un panno colorato.
iglia due fel di buoi uecchi, alume di rocca, e
alume di feccia,ana fcropuli due;tartaro di uin
bianco onde quattro, canfora fcropulo uno , e pefla
ogni cofa fottilrnente ■ poi piglia feiboccali d'acqua
chiara,e metti ogni cofa infieme,e mettila àbollire à
lento fuoco,tanto che non facci piu fchiuma; poi met
tici dentro onde quattro d’acqua uite di tre cottej&
P A R T E, II, 53
confemda in un uafo di uetro-,& fe la macchia è in
fcadatto,piglia un poco di panno di fcarlatto, e ba¬
gnalo netta detta ac qua,& con quello frega la mac¬
chia molto hene,poi rilauala con acqua chiara , &•
anderà uìa ; & co fi farai à ogni forte, di panno co¬
lorato.
A mandar via mosche.
,
ragni , fcorpioni & altri

P animalidi cafa.
iglia penne dett’upuppa,e brufciale netta carne
ra; & come quefli animali fentono queflo odo¬
re fe ne uanno,& non tornano piu, & èprouato.

P CONTEA LE ZENZALI.
iglia cornino,e mafiicalo bene , e con quel fuco
fatto in bocca ungiti le mani e’I uifo, e come le
gengali fentono tal’odore,non f fermano, e cofi non
ti daranno noia. Epiu ,fc tu le uorrai cacciare che
non ti entrino in camera,piglia del cornino, e fanne
poluere fottilijiima,et incorporala co uin bianco bua
no - e piglia un pampino di ulte , ò altra frafca che
habbia fogli uerdi,e bagnala con detto uino,esbrof-
fa,e bagna le fineflre,e ttufcio della camera ,&le
mura,& quando le gengali fentono quell’odore non
fi poffono fermare ;&fe uorrai mandar uia ancho
le mofche,piglia foglie di fambuco & cornino,e fatte
bollir con acqua , <& con ejjà bagne la cafa , & le
mofche non ti daranno noia.
SECRETO RARO -pER
mandar niaipanni ò catti.

P Iglia falnitro,uitrmolo romdo,euerderame,am


onde ductalume zuccherino oncia una,calcinis
Q 4
s . E C R. E T r.
urna ónciamexa,in poluere, & mettili à difiillare à
;
lambicco di uetro e fappia che la prima acqua non
è molto buona, ma adopera la feconda à bagnarli
fièjfo,che fi dificcheranno d poco d poco che non te
.
ne auuederai incora piglia poluere di euforbia di
fiemperata con lifiia & olio di tartaro, e tieni il cal
10 d molle,e taglialo piu che lupuoi ,pofcìa mettili
fopra di quefta medicina che guarirai . incora pi¬
glia dell’acqua che nafee dalle uìti quando fi pota-
no,e con quella lauatijfejfo iporri,&fe nanderan-
no .incora fa. poluere di cantarelle,^ incorpora¬
la con ragia 'epegola,e fanne un piaflreUo,e mettilo
fopra i porri ò calli,& li ammagg^rd le radici,di ma
do che ftfeccaranno da perfe, e andaranno uìa feti¬
da dolore. incora piglia uetro peflo, e laualo , e
piglia la parte più fina,e con latte di donna , & un
poco poco dileuatoio di frumento , ne farai d modo
di uno empiaflro ; ma prima radi il callo, òdifcalga
11 porro,e la [èra mettiuelo fufo, e queflo cotinua per
qualche giorni,&anderanno uìa ; e queflc fono coft
approuate da piu perfone.
A MANDAR VIA OGLIO O GRASSO

P fenga bagnar il drappo.


iglia offa di piedi di cafirato, & abhrufcìale, e
fanne poluere fottilifiìma e netta,poifalla fcal-
dare,& mettila fopra la macchia, e falla fare al fo
le ; e quando uederai che la poluere diuenti negra,
fiìagjala uiaprefio,erimetteuene fufo dell'altra net
ta ; e tante uolte farai à queflo modo,che la poluere
non diuenti piu negra,&allhora la macchia fard an
data uia,& no fi fmarird punto il colore del drappo,
:p ART E. ri.
SAPONE! TI DA BARBIERI

P fatti in piu modi,e di diuerft odori..


Fjma è da fapere che ilfapone fi purga in due
modi, "Piglia fapon Fenetiano,e taglialo fottir
le,e mettilo in una pignatta netta, e mettici dentro
acqua rofa,ò altre acque odorifere-ousro farai que-
flo bel fecreto . Piglia acqua di pO‘^p^,e mettici den
tro fecatura di cipreffo,e falla bollire un pex^,epoi
colala, e farà molto odorifera - ouero li darai fiori,
cioè di mortella,dinar and,di cedro, difiìigo , di la-
,
uanda di agno cafto,diflicados,di uiole,di gineflre
marine,di faluia,& altri fiori odoriferi;ouero herbe
odorifere, cioè cedro,lauro,baccara,menta,maggìo-
ranna,timo,&altre ; & ne potrai far una compofi¬
ttone,& far'un acqua odorifera di diuerfi odori- da-
poi falla bollire alquanto,poi caua fuora il fipone di
foprauia con la mefcola,e mettilo fufo uno embrice ò
un mattone nuouo , che prefio fi rafciugherà,e l'ac¬
qua hauerà cauato. tutta runtuofità del fapone & ,
eglifarà rimafio bello,bianco, & fen%a odor catti-
;
uo an"^ hauerà aummentato odor buono; eie quefia
è lafua uera purgatione, & cala un oncia, è poca
piu, per libra.

T .ALTV^O MODO.
Mglia il fapone fottilmente conia grattuggia,
e fallo feccar’alfole,ò nel forno,epe fiala in poi
nere,e fetaccìalofottìlmente, poi inhumidifcelo con
acqua rofa,o di fi)ico,e lancialo afeiugare all’ombra.,
òaluento ; ouero,per fare piu prefio,tagliaU fapo-
ne,epefialo fenga farli altre ceremonie, & aggiun¬
gici poluer e d’moSfC fiorate,& un poco di canfora»
SECRETI
g fgfla ogni cofa infierite,&farai le tue patte,ehe fa
bito le potrai difienfare,ma faranno di poco ualore,
A COMPONERE GLI ODORI NEL

P fapone per far patte da barbieri.


iglia libre fei dì fapone,epeflalo in un mortaio
molto bene,poi mettici dentro tutte le fottofcrit
te. cofe fatte inpoluere fottileipercbejn quefio con-
fiifle fhqnor dell’opera ; laudano onde due,maealep
onde quattro,anefi oncia una, noci mufcate numero
tre,maggioranna & rofe fecche ana onda meifa,pol
uere di cipro onda mega,garoffoli onde tre,mos on
eie fei,farina d’amito onde otto,florace liquido quii
to jlarebbe fufo un qattrino,mj4fchio granì tre è quat
trp,canfora fcrQpoli.}ei,co. un pofo di zucchero fino,
& beriincorporale col fapone, e fanne ima pafla al
quanto foda,e formane le palle, e lafcialc afeiugare
all’ombra,&faranno perfette.

P A FARNE VN’ALTRA SORTE.


iglia fapone libre due,epefialo bene,poi metti^
d dentro fuco dimacalep onde due-&à co-
nofeere il macalep ,fappia che è fimilè al grano del
frumento,& di quel colore,ma è alquanto tondo, e
piugrojfo ; e per cauargli il fuco,mettilo à motte in
acqua rofa,ò altfacqua odorifera,^ lafdauelo tan
to che fia bengonfio,poipeJìalo,e mettilo in unapeg^
•ga di Uno,e premilo,e quella materia bianca è la fo-
Jianga dell’odore del macalepil refio ehe rimarrà
fa feccare,ct fanne poluerc,€tadopra ancor quella,
che ha della medcfma uirÈà,& è odorifera di odore
di uioleidapoi aggiungim poluere digarojfoli onde
duefirios onde tre,laudano onda una e mega,fiorate
r A R T E. II. 54
titcìit Una,& ognicofa in folucre fonile incorpora
col fapone^e fanne pafia foda^e forma le palle fal¬
le feccarc alP ombra.

P A FAR SAT-ONETTI BIANCHI,


iglia fapone.libre cinque, ìrios onde quattro ,
fandali bianchi onde duejarina d’amito onde
trefjìorace onda una, tutte in poluerc, & bagnale
alquanto in acqua rofa ouer mufchiata, tanto che tu
facci buona pafla,e forma le palle àtuo modo.

P A FARLE SEMPLICE E BVONE,


iglia fapen bianco libre quattro,poluered’irìos
onde cinque,poluer digaroffoli onde due, pol¬
uere di macalep onde tre, & incorporale in un mor
taio,bagnandole con acqua dif>igo,e fanne p afta fa
da,e forma lepalle.
A C ONT RA F AR' OGNI SORTE

P di foglie uerdi che parranno naturali.


iglia foglie uerdi di qualunque forte ti piace ^
e dal riuerfo ammaccale le cofle piu grojfecon
unlegnetto ; poi fa quefia tinta. Viglia oglio com-
mune,ouer di linofa, ouero altro liquore chefaccia
fumo,e fallo brufdarein una lucerna,e metticifopra
una pignatta,tal che tutto il fumo f ci attacchi in¬
torno ■ poi riccogli quel fumo , e diflempralo in una
fcodella con un poco d’oglio,ò uernice,et incorporali
bene; poi co la detta tinta imbratta la foglia da quel
lato doue hai ammacate le cofle,con una pe^tta,ò
con bambagia,poi riuoltala fopra la carta , e con la
mano , ouero con una pe-s^a , ua calcando fopra la
foglia leggiermente,tanto che ti paia che habbia la-
[ciato la tinta fu la carta -^poi leuala con defircT^i
SECRETI
e trouerai tutto il difegno naturale della foglia fina
una minima uena,con tutti i fegni naturali; & fe tu
la uorraifaruerde fecondo la fra natura, piglia ace
to forte,uerderame,& gomma arabica , & infiemc
falli bollire al fuoco,e farà uerdc, e con quello farai
uerdi le foglie,e furano un bel uedere, per farne un
fregio intorno à una camera nel tempo dell’inuerno.
À FAR’VN STVCCO DI CARTA PESTA

P per /lampare nelle (lampe concaue.


iglia tondatura di carta bianca, e mettila à mol
le in acqua chiara per fei ò otto giorni,c mutali
Vacqua una uolta il giorno, poi rimettila in una pi~
gnatta netta con altra acqua chiara , e falla bollire
per due bore , poi cauala fuora della pignatta piu
afciutta che tu puoi,epeJlala in un mortaio minutay
perche ti farà l'opera piu fina ; poi mettila coft pe-
fia in un facchctto,& tìenlo à molle in acqua chia¬
ra ; & fe ben tu ue lo lafciajii un anno, fempre Jiarà
buona,mutandole l’acqua una uolta la fettimana ;
pai habhia le /lampe concaue, e piglia del detto fiuc
co,e premendo alquanto fuora l’acqua, mettilo nella
/ìampa,e caleauelodetro con diligenza,hauedo una
f/onga per calcare di foprauia allo /ìucco,e leuargli
l’acqua da doj/o ■ poi mettilo al fole, ouero in una
(ìu/fa ; e quando faranno afcìutte, da fe /ìejfe fi /pic¬
cheranno dalla /lampa -, & tenendo quejìo ordine,
^arai le tue imaginette belle et nette naturalmente ,
come è la /lampa f fe lo /ìuceo farà pe/io fottilméte,
'yarranno dige/fo,e re/ìaranno bìanehe;e fe le uorrai
Upingere,ò miniare y dalle prima una mano di colla
'orte 3 cioè di queUa che adoperano i dipintori
P A R r E. IT. ^ 55
afcmtta che fard, dalli fopra quelli colori che à te
parrà,e faranno un bel uedere,toccandò alcuni prò-
fili con oro,e quefìa è opera di fra Cherubino.
A DAR’VN BEL LVSTR.O

P alle figure dipinte.


\lglia ragia graffa e bianca libra una,gomma di
fuftne onde due, termentina Venetiana onde
due, aglio di linfeme onde due ; prima piglia la ra-~
già,e falla liquefare, e coft calda colala ,• e metti à
molle la gomma in aglio commune, tanto che fia dif -
fatta,e quefla anche colala; e metti la termentina e
l oglio inficine,& ogni cofa in un pignattino netto,e
à lento fuoco fempre mcfcolaci dentro , tanto che
ogni cofa fta ben unita infteme ;poileuala dal fuo¬
co,et ferbala;e quando la uorrai adoperare,fa che le
figure fìano nette,e che quefla uernice fta alquanto
calda , e dalla fopra le figure nel modo che fi da l’al
trauernice,& ti farà un’opera bella luflre.
PER. FA R’V N’AL T RA
ucrniceche fubìto data

P farà fecca.
ilglia incenfo mafehio , e uernice da fcrìuere, e
fanne poluer e fiottile, & incorporale infteme.
"Poipiglia termentina Venetiana, e mettila in un pi
gnattino netto,e falla liquefare,poi mettici dentro le
dette polueriàpoco àpoco , & incorporale be¬
ne , e fa che non fa troppo tenera , e coft cal¬
da colala ; e quando tu la uorrai adoperare ,
fa che ella fta calda , e diflendcla molto fottile,
e ti farà l'opera molfo luflre, & prefio prefio fi
afeiugherà.
SECRETI
TER FAR’VN LlQVORE CHE SI VSA

P di dare per uernice f ìpra le figure.


iglia oglia di linfeme,efallo flillare à lambicco
diuetro; poi piglia uernice d’ambra che fia bel
la onde tre,e del detto oglio onde una, & incorpo -
raliben’infieme con lento fmco,poiadòpraló caldo
à modo di uernice,e ti riufdrà bene in legno, in tela,
àgua%p,e in ogni opera-e lamra con defire-g^,
A far’vn’altra sorte

P d’acqua uerde chiara.


igliapomelle diJpinceruino mature e nere,e am
maccale bene,poi mettile in una pignatta netta
ton un poco di alume dirocca pefio,e mettila in luo
go che flia calda per fei ò otto giorni, e bollirà come
fa l’uua nel tino; poi colala nel canouacdo fiotto il
torchietto,ecauane tutta la fioflan7:a,<& pofida met¬
tici détro m poco di biadetto, cioè turchino d’Alema
gna, che le farà rìleuare un bel uerde; efie tipareffe
troppo ficuro, aggiungiui unpoco d’alimc;poi metti
la detta compofiiione in una ueficica, e falla fioccare
all’ombra,& riufidratti una bellifiima pafla, ma non
tàtofioda eoe la prima difiopra,mafiono tutte buone.
A RITRAR’VN DISSEGNO

P fatto à filampa con fapon negro.


iglia fapon negro da pani libra una, e lifiia fior
te fid boccali, e falli bollire fin’à tanto che cali i
due ter7fi,& poi fierbala cofii . Ma quando uorrai ri-
trare,cioè cauafalcun dijfiegno dal naturale, piglia
del detto fapon bollito,& infiapona la carta fiottilmè
te;poi mettila fiopra il dìfiegno-,e calcala heggibrmete
co la mano,e tienlafalda, c piglierà la fiampà tutìa
TP A R T E. I I. 5(?
id àljjegno, talché tu potrai con tua commoditd ri-
trarlo con altra maniera . Olierò fatti un telaro di le
gno,&incollaci [ufo un foglio di carta,poi attacca^
£i il diffegno,mettendo la /lampa [opra la carta, &
mo/lrandola all’aria tu uedrai tutto il diffegno,etpo
trai difìegnarlo . £/è uorrai far carta lucida per ri
trarre qualunque minima cofa,piglia carta fottilijìi-
ma chehabbia buona colla,et ungila con aglio di Un
feme,poiJiropicciala bene con una pegola, & qucflo
farai piu uolte,che fi leueràl’oglìo,e lafcìaU afciuga
re all’ombra,e di quefia nehauerai cotanto affai, per
■che fi ci fcriue fopra co inchiofiro,et con altri colori,
A MErrAR’ I PELI, EP ASCIVG AR’
il fudor fiotto le braccia,
Iglia litargirio d’oro in poluere, quando tu fiei
X fiudato al tempo dell’e fiate , e fregalo fiotto le
braccia,al petto,& in ogn altra parte della perfiona,
doue tu fiei fiudato, e doue ti rende cattino odore,e fiu
bito la uirtùdi quefia poluere raficiugarà tutto quel
fiudore,ein pochi giorni ti nctt ardii pelo eh e farà
auiluppato col fiuiore,e te lo matierrà netto,e no ren
derà piu cattino odore,ma buono-, e continuando que
jlapolucre,prohibifice che in quella parte nonfifudi
tanto ; & non ti offende in parte alcuna , ne anebo
macchia,ola carne,ò la carni fida ; e fappia che que-
fiofecreto è raro, perche non fi fiima che una cofit
femplice poluere habbia tal uirtà.
A FAR ROSE E FIORI D’OGNI SORTE*

P bidchi,rofii,uerdi,gialli,e ìncarnalì,mpoco tepo.


iglia terra grafiifiiima e falla feccare al fole be -
nìfiimjdto. che fu ne facci poluere fottilìfima,
SECRETI
poi mettila nel uafo doue uuoi piantaci pori bianchì
ài natura per farli diuentare d’altro color e,poi pian
ta nella detta poluere quel tallo che tu uorrai,e non
li lafciare fcntire altra humidità, ne li dare altra ac
qua chediquefla qui fatto ferina . Se tu li uorraifar.
diuentar rofiiipiglia acqua , e falle bollir dentro le¬
gno di uerTÌno tagliato minuto,tanto che cali un ter
tzp,e con la detta acqua rojja cfredda ua imbeuenda
la terra à poc’àpoco,mattina.,e fera,e non le dar’al-
tra acqua che diquefta,per tanto tempo,quanto pa¬
re à te che la pianta fia apprefa . Se tu li uorraìfar
uerdi,piglia pomelle ài fpmceruìno ben mature j e fé
lì uorraìfar diuentar gialli, piglia delle dette pomel
le che non fiano mature,e rompele alquanto, e falle
bollire in acqua , e diuenterà con le prime ueràe,&
con le mal mature gialla ,• e con la detta acqua ba¬
gnerai la terra,e diuenterà il fiore del color della fin
ta . Se tu lì narrai far negri, farai con galla e ui-
triuolo come fifa àfar'mchioflro , e con queflo ba¬
gnerai la terra, e il fior bianco diuenterà negro ; è
no li lafciarfinora la notte,accioche non piglino ru -
giada ; efappia chenon tutto il fiore diuenterà di
quel proprio color e,ma in parte , & in parte riterrà
il proprio ; dì modo che farà di due colorì. Se tu li
uolefiifar di tre colori,bagna la mattina di un co¬
lore,& la fera d’un altro colore, & cofiuerrà di tre
cóiori col proprio della pianta ; e della pianta cofi
colorata ne farai quante piante tu uorrai.

P ACQVA CHE FA BIANCHI I DENTI,


iglia fai commune libra una,alume dirocca on
eie otto,falnim Qnciame%a,pcftc.foitìlmenfe-,
faluìa
PARTE, rr. 57
fdluid e Icntìjco ana manipulo uno,tagliate minute.
more roffcme';^ fcodella,e metti ogni cofa à fiillare
in boccia di uetro ■ e quando Vacqua nè ufcita, mu¬
tali il recipiente, e mettiuene[otto un’altro , e dalli
fuoco gagliardo,& ne ufcirà fuora la parte piu fot-
tile ■ e fe ti par di mefcolarla,è rimejjo à te ; ma fa¬
rà piu forte i e ferbala in un uafodi uetro groffb , e
ben turato ; e quando tu uuoi far li denti bianchi,
nettali prima dal pafio ,e uedì fc tu puoi leuarliquel
la calcina che li nafce intorno con la punta del col¬
tello • poi hahbia un Icgnetto di lentifco , ò altro le-
gnetto, e bagnalo in detta acqua , e fregalo fopra i
denti ^efubito diuenter anno bianchi fimi come un
molio.
A FAR NASCER’ARBORI D’OGNI
forte,che faranno frutti piu grofi

H affai che l'ordinario.


Abbia unapiaflradiferrouecchia, eruggino-
fa,e fattile fopra tutto, sfalla acconciare in far
ma di cartoccio , o di corno di bue , e bagnala den¬
tro con falamoia , accioche preflo fi rugginifca , e
fa che nella parte agu'z^ habbia un buco picciolo,
poi mettici dentro quei femi che tu uuoi, colgermu-
glio uerfo la punta del cornetto,poimcttiliil fuofon
do pur della medef ma piaflra,e chiudelo ben dentro
e fuora con faldaturq, che nonpoffa hauereffalo da
niun lato faluo che dalla punta del cornetto , nella
qnale,come è detto, fa un buco molto picciolo ■ poi
bagnalo ancor di fuora di falamoia,e piantalo in ter
ra con la punta all’infufo nel mefe di Settembre ò Ot
tobre,accioche la terra poffa infracidire il cornetto j
H
SECRETI
perche quando i femi che fono rinchwfi fentono fhit
midità,efono impregnati dbafìanga,, incominciano
mandar fuora ilgjrmuglio e la radice , e tanto uan
girando intorno alla delta piaflra, che la uengono à
forar per difetto-imperoche le radici fono appun¬
tate e dure,i^ acute nell’effer fuot e uanno tanto fre
quentando e girando,che con l’aiuto della terra che
marcifee il ferro,pontando loro fecondo lunatura,
uengono à far alcuni buchi, che poi uanno allargan
dofi àpoc’àpoco;& ilgermuglio difopra uagirando
intorno intorno , ó~ in quel girar piglia ilfapor di
quel fai fumé del ferro,di modo che s’il porta dietro;
€ uolendo pajfaril detto germuglio,liconuien pajfar
ferfor%a ; e tutti uengono ad ufeire à un tempo,
ingroffarft nel uoler ufeire ; e uengonfi ad unire &
attacarfi infteme, di forte che tutti fanno una pian¬
ta medefma,che s’ingrojfa fmifuratamente, e pro¬
duce i fuoi frutti grofifuor dell'ordinario.
A INDOLCIR L’OLIVE

P in brieui col ranno.


iglia oliue uerdi,e colte di pochi gio rm,che no
f ano ammaccate ne intarlate, perche tutte fi
guaflano , & non fi mantengono piu di otto ò dieci
giorni, ma quanto piu preflof mettono nel ranno è
meglio nelfapore,e nella morbidegga ; però fa pre-
jio,e fallo in quefìo modo .Ver farne un fiaio,piglia
un flaio di cenere forte tutta di quercia,e un tergo di
calcina uiua frefea , & incorporale beninfìeme,
sbroffaniole con un poco d’acqua frefea, tanto che
non leuino poluere,&fa che f ano alquanto ferrate
ìnfieme,tal che fi uenghino à ri[caldare,per ^atio di
PARTE. II. _
ine bore ; poi mettile in una conca c'habbidun buco
difott.o,e calcauele detro piu che tu puoi-^poi mettici
[opra acqua calda tre ò quattro fecchie,ciafciala co
largiù pian piano ; e quando tu ne hauerai canato,
quella che ne uiene di quefia prima , fe nonfoffeal-^
manco due fecchie,rmetticifopra due altre fecchie
d’acqua fredda ; poi piglia due fecchie del detto ran
no,& mettici dentro le oline, e lafciacele fina tanto
che uadiiio al fondo ; onero farai queflo ajjaggio - pi
gliane una,e rompila co i denti -efetu uedrai che fi
/picchi dall’offo,e chel’ojfo fia alquanto giallo,cana¬
le di quell’acqua,e mettile in acqua frefea, e mutane
la tre ò quattro uolte l’una dietro all’altra; e fia pre
fio à mbdarle,et metterle dall’un’acqua nell’altra ; e
non le lafciare fiar puto feoperte dall’acqua, perche
fubito dìuentano nere.,e perdono quel fuo bel colore,
ìlqual’è quello che le da tanta reputatione , oltre ai
buon fapore ; perche par centra natura,uedere l’oli-
ua & anchora la foglia ejfcre in quel medefimo co¬
lore che è quddo è fu l’albero, & ejfer buona da man
giare. Lafcialepoi fiareper tre ò quattro giorni nell’
acqua frefca,mutandole l’acqua due uùlteil giorno;
&fe uela muterai quattro ò cinque uohe il giorno,
in due giorni no faranno piu amare:mettile poi nella
falamoia,& dopo altri due giorni ne potrai mangia¬
re,& faranno buone. Mafappia chefe l'oliua no ha
toccato acqua,femf hauerà tenera la pelle,e farà mor
bìda da mangiare ; ma fe hauerà toccato acqua,uuol
fiar'un poco più à molle,et non farà mai cefi dilicata
à màgiare,perche hauerà la feorga ruHÌda,ancho che
'fia ucrde e betta. Sipojjono conciare anebo à quefio
SECRET l
modo,pigliale che non habhiano toccato acqua.} &
mettile à molle in falamoìa per un mefe,pQÌ mutale
la falamoìa per quindici òuenti giorni, poi falle la
ter%a alquanto piu gagliarda,e faranno buone.
QVESTO E IL VERO SECRETO ET
ordine che fi tiene per far ramarro ol¬
ir amarino ucro ai ogniparangone.
.A far ii paflel forte perincorporarui dentro il la-
pifaguli y e poi ricauarlo al tempo fuo,

P ò quando ti pare.
Bjma habbia termentina chiara & netta onde
quattro,ragia di pino bella onde fei, pece greca
bella onde fei, mafiice bello e netto onde tre, cera
nuoua lufira onde tre,oglio di feme di lino purifica¬
to oncia una e mexa,onero aglio di mandole amare
onda una. Toi piglia una pignatta nuoua ìnuetria-
ta e ben bagnata,e mettici dentro la termentina à un
fuoco di bragia lento,tanto chefia ben disfatta,e me
faci dentro con una mefiola di legno fatta a pofla,
com’è un rafchio da Jpetiali ; e poi che farà ben lique
fatta mettici dentro la ragia di pino tagliata minu¬
ta,à poco àpocoycfalla benincorporare -poìmetti-
ci la pece greca fmilmente à poco à poco ;poi met¬
tici il mafiice fatto in poluere,m tre ò quattro uolte,
poi la cera tagliata minuta,hen meflando con la mc-
fiola di legno,tal che ogni cofa fia ben incorporata,
e con pochifimo fuoco fopra tutto ; perche lo fareb¬
be brufdare,& fi potrebbe attaccar dentro il fuoco,
perche fon tutte cofe calide,& incenditiue al fuoco.
Toi mettici dentro l'aglio ; ma fappia che foglio di
feme di lino è meglio che quel di rmdole; pur mettici
!PARTE. II. ^
di quel che più ti commoda, ; e lafcia la pignatta ite
modo al fuoco, che la detta compofitione bolla per
jpatio d'un quarto d’hora , c quando il paftello fard,
cotto,tu lo cognofcerai facendo qucfio ajfaggio. Vi^
glia la meftola di legno,e meflaciben dentro & pei*
intorno ; poi alga e fanne cadere giu due ò tre goc¬
cio in una fcodella d’acqua frefca ; e fe la goccia fi
allarga per l’acqua,non è ben cotto , però fallo me¬
glio cuocere -fe la goccia fi tien tutta inftemc, è fo¬
gno d’ejfer cotto ; ancora potrai fare quefi’altro af-
faggio; bagnati le dita con acqua, e firinge la detta
goccia,e fe non fi allonga tirandola , ma da fe fi di-
flacca,e ben cotto,però leualo dal fuoco,e cofit caldo
notalo in un facchetto agu’gj^ infondo , che prima
fia bagnato in acqua calda,e fallo colare in un ca¬
tino,in un fecchio d’acqua frefca,e fa d’effer prefloj
accioche tutto nefca j e premi il facchetto con due
bafloni ; e cofi ufcirà piu pre{ìo,ér in quefio atto fat
ti aiutare .Voi che farà alquanto raffreddato caua-
lo fuor dell’acqua,e rimenalo bene fra le mani, tan -
to che tu pofii cognofcere che per didentrononfia ri
mafia niente d’acqua; e fe per fòrte per lo caldo fi
attaccaffe alle mani,ungiti le mani con aglio difeme
di lino purgato . Voi che tu hauerai bene firopiccia
to con mano,purgato dall’acqua il pafiello , con-
ferualo in acqua frefca - & auuertifci, fe gliè di fia¬
te , di mutarli l’acqua frefca ogni giorno , oue-
ro ogni due giorni una uolta ■ e facendo quefio
modo fi conferuarà otto anni, che faràfempre buo¬
no per paficl forte.
SECRETI
À FARMI SECONDO PASTELLO PIV

P dolce fer far ra^tmo oltramarino,


iglia termentina bella onde quattro,ragia di pi
no bella onde fei,pece greca lujìra onde fei,ce-
ra nmua bella oncia una,&oglio di finte di lino tr-e
quarti, & cuccilo nel modo che tu hai fatto l’altro;
ma auucrtifce che queflo cuoce piu prefio, perche è
piu dolce,& ti renderà più preflo l'a%urro che non
farà'il primo per cjfere piu forte ; mafie tu uolefìila
uorare l’a’gurro con tutti due i pafielli, fa che que-
fio dolce fila il primo ; ma fe la pietra, non fofiè di
quella perfetta che e uenata di urne d’oro,non le dar
mai due pafielli ; ma nota bene,che in queflipaflel-
li fia là uera arte del faper ben far il uero agurro
oltramarino ; & qui fia il tuo guadagno e la tua
perdita,&perhfta auuertito di farli con diligen%a,
A P V R I F I C A R L’O G L I O D I

P femelino perfarl’agim-o oltramarino.


iglia aglio di femelino bello e chiaro , di color
croceo,e mettilo in un corno,che habbia un bu¬
co in fondo,e mettici fopra acqua frefca, e co un le
gno urtilo bene mefiàdo fottofopra,poilafdalo alqua
to pofare,pofda apri il buco di fiotto,e lafcìa andar
uìa l’acqua,e à quefiomndo farai tante uolte ,che
l’acqua uenghi fuora chiara come tu ce la metti-, poi
ctrnferualo in un ampolla di uetro,e feper forte tu. no
potefii hauere del detto olio,adopra di quel di mado-
le amare,il qualfipuo adoperarefen'f altra purga-
tione ; è uero che co fia piu, & non è co fi buono.co¬
me quel difime di lino . Ifota ancora,che quado tu
seti nominar olio, tu dei intiere di quefio purificato,
r A R T E. II. 6q
A FAR LA LÌS. SIA
per lauare i'axurro

P oltramarino.
iglia cenere diuitecriueUata,otto ò diecipugnh
e mettila in un uafo che tenghi almeno un fec-
chio e me'go,et habhia un buco nelfondo,e acconcia
lo in modo che Vacqua pojja colare,tal che la cenere
non cfca,e tura per difuora il buco,poi mettiui den
tro la detta cenere ,ecalcauela bene piu che tu puoi;
poi mettici fopra tinfecchio d’acqua calda dpoc'àpo
co,enon aprir di [otto fin che non è andata al fondo,
poi apri il buco poco poco,e laf :iala uenire à goccia
àgoccia tanto quanto ne uiene,e quefa prima flilla
la per feltro, cioè,pìglia una lifla di pan bianco uec
chio, poi riflillala un’altra uolta con una pc'^'ga di
feltro,c allhora farà netta e ben purgata,e conferua-
la dalla poluere in un uafo uetriato ; poi rimetti un
altro fecchio d’acqua calda fopra la cenere,e lafcia-
la colare come l’altra, e fempre tien di quefle due
forti per li tuoi bifogni ; e ancho ne farai la terga al
medefmo modo; e metticiafcuna daperfe ; fa prima
è più forte,laf?conda è manco forte,e la terga e piu
debole . Quefle liflics^adoprano per Uuafilpaflel-
lo,quando non uorranno ufcir gli agimi, come in¬
tenderai difetto ■ e quando ne uorrai adoperare , pi¬
gliane di tutte tre le forti fecondo ilbifogno . Rin¬
cora fi può fare un altra liflia per lauar’il paflello;
piglia tartaro calcinato , e mettilo à bollir’in acqua
netta per un quarto d’hora , & fatta chiara confer-
uala;e quefla potrai ancora adoperar quado il paflel
lofujfe untuofo ,&à lattare l’agurro oltramarino :
H 4
SECRETI
impero che lì aummenta faccende il colore) &àn
cara è buona per guarire la rogna e la lepra, conti-:
nuandofi à lauare ;<& fa tutta la per fona netta e
bianca.
COME VVOL’ESSER’ IL VASO DOVE SI
mettono le accjue con che fi lauano li agiirri
oltramarini che fan fondo,e firicoglk)

I e mettefi con gli altri agurrì.


L uafo uuol’ejfer di terra cottage éeninuetriato, e
polito nel fondo ;& ancho quando non fuffe di
terra,pur chefujfe di rame ò ottone ben politoin fon
do non importa ; e fa che habbia tre ^ine,una à me-
go , una piu abbuffo,& una al fondo appreffoàdue
dita ■ e fe ben à te pareffe che nonfuffe agurro, la~
fciala pur flar cofi per otto ò dieci giorni, tanto che
faccia bcnpofa , e uederai nel fondo, alquanto del
detto agurro ; poi uota l’acqua pian piano , e caua
l’agurro ,&laualo come l’altro con acqua frefca,e
mettilo con l’altrojouerferualodaperfe che è buo¬
no e bello.
LA PRIMA PARTE A CONOSCERE LA
uirtà e bontà del lapi(laguli,e per far
l’agurro oltramarino uero e per¬
fetto ad ogni prona,
bagna detto lapis con lo -fiutoi'ouer con
I acqua , e mettili allo’ncontro un panno ben
bianco,e uederaì renderci dentro un bel lu-fire di co¬
lor molato , che ti rallegrarà l’occhio. Et feuorrai
far la prona fe è del fino,pigliane un pochetto,e met
tilo con diligenga fra le brace, e fallo beninfuoca-
re,poicanalofuora,e freddo che farà ffe tu uediche
P A R T E. ir. 6t
non'fìa fmanìtOifarà del buono ;& non offendo
fmarrito punto, farà del ffnijiimo,perche non teme il
fuoco, au'zi ft aimmenta il color ucro e perfetto'.
Se uuoifar un’altra proua,mcttilo fu la paletta del
fuoco, e fallo infuocare,poi ffegnelo in aceto bian¬
co forte,efe tu conofci che non habbia mutato il co¬
lore,è del buono ; efe acquifla colore,è del finifìimo
e perfetto ; chi nepoteffe ritrouare diqueflo, che
fecondo la prona fopradetta acquìflaffe colore,fi po¬
trebbe pagare tredeci ò quatordici feudi l’oncia ; ma
fe ne ritrouapoco,the pur poffa mantenere ilfuo co¬
lor naturale,et che alquanto non fi fmarifea à quefie
prone . Et è da fapere,che facendo quefie proue col
fuoco j fe il lapis non manteneffe intieramente il fuo
color naturale, l’agurro non uerrebbe molto bello,
ma farebbe axurro melano.
jL conofcerlopoi fe è del buono quando è in poi-
nere, piglia uno crocinolo da orefice,e metticene de¬
tto un pochetto,poi mettilo al fuoco, e fallo ben in¬
fuocare,poi lafcialo raffreddare ; efe farà smalto^
farà fonduta come il uetro,fe farà pietra buona, fit-
ràrefiatò nell’effer fuo ben che fila in poluere : efe
per forte foffemego smalto e mego pietra ■ lo fmal-
to fi fonderebbe, e diuentarebbe unafocaccina , eia
pietra farebbe nell’effer fuo, e nel fuo colore - e que-
fio inganno fogliano far coloro che lo ucndono ; però
ognuno fila auuertito . E di tutte tre le forte dell’a-
cturro , ne cauerai per una libra di lapiflagulif parr
landò di quello che farà fiato forte à i cimenti [òpra-
detti) circa à onde cinque e me%a à’a%urro oltrama,
ho; & il primo,che farà finijìimo, fi uenderà dodici
SECRETI
0 tYeàecl fetidi l’oncia : il fecondo fi uenderà tre
quattro feudi il ter^p feudo uno: poi cauerai fui
timo che fi chiama cinerario,del qual fc ne fa poco
conto, puf alcuna uolta ti pagarà la jpefa del pafiel
lo,&‘ d quello modo potrai far giudicio dell’utile
dell’opera tua . Ma fe fojfe di quel lapiflaTpli, che
facendone il parangone detto difopra diferefee , e
perde di colore,non fe ne farebbe tanto,ne cofi fino^
ma fetu uorraì durar fatica in aummetarlo in finez^
zafoìfogncrà darli de ipaflelli,come fi dirà di fatto,
ma cala molto di pefo . Ojiello è buono,uero,e per¬
fetto lapiflaz!ili,che è ben pieno , e copiofo di uene
d’oro,e ben luflre- e quefio è quello che fia gagliarda
mente à ogni cimento di fuoco, e con aceto, & con
ogni altra prona.
IN CHE MODO SI CALCINA LA

P pietra del detto lapis per macinarla.


iglia la pietra lapiflazjtli, dico quella che ha ue
ne d’oro,e che è fiata alli detti cimenti, e rom-
pclu in pexjeti piccioli come nocelle,e lattali con ac
qua calda , poi mettili in un cruciuolo fu le brace ,
&■ falle affuocare,c canale ad una ad una,eJfegnile
in aceto bianco fiillato per feltro tre ò quattro uol-
te,onero in orina di fanciullo fano , fiiUata al pre¬
detto modo; ma è meglio l’aceto ; e farai quefia
calcinatione fei ò fette uolte ; perche nel pefiarìo
eglie piu frangibile, e piu facile à macinare; e fe
non fitjfe ben calcinato , con gran fatica fi potreb¬
be peflarc ,perche fi ficcanelbronzp . Ma à quell’
altro lapis che non fi regge al fuoco , e non fia nel
fuo proprio colore à i cimenti, non è da far quefia
r A R T E. I I. _ 6l
taìcìtì'atìme - perche perderebbe tutlatm della fM
tiirtù e del fm colore,c tu pderefli l’opera e la Jpefa.
IL MODO DI CAVARE L'ORO DAL

P lapifla%idìpoiche è macinato.
iglia una libra della detta pietra preparata,
rotta nel mortaio dì bronco , e macinata fottil-
mente fui porfido, e con un’oncia di mercurio pur¬
gato mettila in una pe-g^ di lino, & premila bene,
& il mercurio [aiteràfuora della pe^^ga portando-
fene fuor a [eco l’oro: poi metti efio mercurio con
l’oro dentro in un crocinolo al fuoco,&il mercurio
efhalerà uia,e l’oro re fiera nel fondo del crociuolo-
e rjueflo poco oro farà fino e perfetto-ma à cauar que
fio oro à queflo modo non è gran guadagno spurio
te n’ho uoluto dare notitia , perche il modo è facile;
& tidico ancho,che‘queflo oro nel lapis è la nera
madre delfagimo oltrarnarino i perche li da aurn-
mento nel lufiro,e nella fica allegreg^ ; e mettendo¬
lo in opra in pittura lo lafcia molto dolce e morbida
al pennello,&fi diflcnde molto dolcemente . T?efia¬
la nei-mortaio di bron-go coperto ,poi fallo paffare
per urta peg^ fiottile,e coperto difopra,accioche la
parte piu fiottile non uoli uia ; perche quella è la fuct
fineg^,bellegp(a,e bontà.
come si FA IL LI QJV ORE
coiquale fi macina il lapiflaguli,

P per far iagurro oltramarino.


iglia quattro bicchieri d’acqua di pogccfi > e di-
fiillala per feltro,che tutta non fia pià di tre bic
chierhe mettila in una pignatella nuoua, e mettici
dentro tanto mel crudo,quanto èun’uouo, tanto che
SECRETI
Vatquatenghiìl color croceo - e falla tanto bollire,r
che non facci piu fpuma;poi leuala dalfuocoyC con-
feruala in un’ampolla -poipiglia tanto fangue di
drago del fino,quanto è una noce mufcata,& maci¬
nalo fu’l porfido con alquanto della detta acqua rne-
lata,e mettilo in un’altra ampolla,&aggiungici for
pra tanta della detta acqua, chidiuentidi color pao
na‘z;go,c quejìo è il liquore chefìadopra, e cotifer-
ualo dalla poluere . Se la pietra dalla qual tu uuoi
cauarl’agurro oltramarino hauerà color molato &
buono in perfettione, mettici dentro tanto del detto
liquore, che faccia un color paonag^ non troppo
carico,ma che tiri piu tofio al chiaro che al .rofjo ; e
fe la pietra hauerà color carico, fa col tuo liquore
che habbia color piu aperto e chiaro ;efe la pietra
hauerà color chiaro, fa col tuo liquore che habbia
color piu carico; & tutte quefle tre forti di colorì fa
rai co l tuo ingegno,dandoli del detto liquore poco et
affai fecondo che tu uedrai li colori che butteranno,
aggiungendo della detta materia . Et piglia di quel
fangue didrago che adoprano gli orefici, che com-
mimemente fogliano adoperar della lagrima,& non
pigliar di quello in poluere ; & alcuni fogliano ma¬
cinarne con la lifiia fopradetta parti due,et una par
te di draganti jCt alcuni altri fanno con Bedeliofciol
to con un poco d’acqua,& èbuonifimo,
IN CHE MODO SI MACINA IL LA-

P piflaguli fui porfido ,c delti fuoi fegni,


iglia la detta poluere pefta e fèttacciata e ma¬
cinala,e bagnala co quel liquore àpocàpoco -,
sfa che fa ferrata eJlretta,cioè raccolta infiemepiu
P A R T E. IT. 6^
thè tu puoì;perehe ejjendo larga, ne perderefii affai;
& effondo ferrata la macinerai piu prejìo ; &• una li
bra della detta pietra baia macinare in due otre
uolte,e non manco ; e non ci uuol manco di due bò¬
re per macinatura,uolendone cauar li tuoi denari ; e
tienla bagnata intorno col detto liquore,acciocbe no
fi attacchi fu la pietra nel macinarla ; c fappia ebe
forfè tu le potrefli difpenfarun bicebier del detto li¬
quore intorno à una libra dì lapiflaguli.Come ne hai
macinato una parte,leuala,et macina Valtrain quel
'medefimo luoco fegliè pofìibile ;e auuertifici di non
ci metter altr acqua fe non del detto liquore. Se uuoi
fapere quando è ben macinata,mettine un pochetto
fiotto alli dènti dinanzi ; e fe non la [enti feoppiare
comefie foffe poluere,è honeflamente macinata . Ma
auuertifci che qualche uolta nonfuffe macinata tan¬
to fiottile,cheperdeffe il colore ; ma fia macinata ho-
nefiamente, Toi cioè farà tutta macinata,mettila fio
fra una pietra netta,e falla feccare all'ombra. jL la¬
ttar poi l’agurro oltramarino piglia un bacia da bar
bierì,ouero una catinella di terra fatta apofìa , che
fia polita di dentro,è mettici dentro l’ag!4rro,e tanta
della lijìia dolce detta difbpra , che uifoprauangi
quattro dita fe laudo ben con le mani,poi lafcialo
andar al fondo bene,tanto che faccia buona pofatu-
ra ;poì uota la lifiia pian piano nel uafo detto difo-
pra ,& lafcialo feccare alquanto cofit in quella ca¬
tinella all’ombra,poi caualo con diligenza , e dificn-
dilo fopra il porfido ò marmo , e co fi lafcialo
fornir di feccare ; poi mettilo nel pafieUo à que-
SECRETI
COME S’IMCORPORA it
lapifla'^lipoich’egliè maci¬

P nato,nel paflcllo.
iglia una libra dilapijla-giiUpoiché farà maci
nato & ordinato comedifopra è dette, & libra
una del pajìello forte,c laualo con le mani leggier¬
mente per di fima,poi taglialo in peg;getti minuti, e
mettiliin ma pignatcUa nuoua beninuetriata c ba¬
gnata,& mettila [opra la cenere calda, e fa disfare
il pafiello -ma auuertifce che non frigi ;efe per for¬
te frigefje,mettiui dentro una goccia delVoglio fo-
pradetto,& fubito cefferà. E quando il pafiello è ben
disfatto,pigli a quella paletta che tu adoperajli quan
do facefìi ilpaflello,et ungila col detto aglio , e tiett
bemefìato nelpaflellopoiche eglièfùfo,& un’altro
ti metta detro la polucre detta difopra preparata, à
poc’d poco,come fifa foglio fu la in falata,c mai non
manchi di metter giufo finche ite nè, ma poco per
uolta, & con la paletta ua betf mcfcolandogliper
un buon pC'g'go,tanto che tu uegga che fa ben incor
parata , e che niente fe ne uegga fuor del paflcllo ,
che non fa penetrata dentro ipcfcia piglia la pi¬
gnatta cofi bollente , e uerfala in un catino d'acqua
fredda,& tutto à un tempo netta bene più che tu
puoi la pignatta, che non ci refìi co fa alcuna dcn -
tro;e quando il pafiello farà freddo tanto che con
le mani tu lo po fi maneggiarefungiti le mani col
detto oglio;&(e uedrai il pafiello effer 'ben tinto e
-colorito sfarà buon fegno per te • e con le mani'
unte rimena il pafiello per fiatio d’un bora e nie-
'^sjempre tirandolo per lungo e per tràUerfO s
P A R T P. I T, ^4
■mdoche fe hauejfe fatte alcune uefcicheper dentro,
ftpojimo incorporare ■ efappia che quanto piu te lo
meni per lemani,pmpreflo lo eauerai poi nel lauar
io . Dapoi fallo in formad’un pane lungo ò tondo,co
me ti pare,& mettilo in una catinella polita e netta
con acqua frefca & chiara affai,e lafcialo farà mai
le per quindici giorni,ò piu - perche quanto piu fia
à molle fi fa piu perfetto e hello, epiupreflo , e con
manco fatica ufcirà del pajìello.
COME SI CAVA L’AZVRRO

P oltramarino fuor dei paflello,


iglia il paflello preparato, e lauah politamen¬
te e leggiermente nella detta acqua frefca per
difuora con le mani,dopoi mettilo in un catino, &•
ungimi fondo col detto oglio ,poi menici [opra ac¬
qua tepida , che appenahabbia fuora il freddo,che
flia fopra il paflel due dita ; efe la detta acqua fof -
fe fliUata per feltro farebbe meglio; e per flar alfe-
euro peferai il paflello poi che fard lauato, accioche
tu [appi quel che hai à fare, e quanto ne hai d caua-
re,conflderando algiudicio Voglio che ci può effere
entrato,per hauerlo maneggiato-^ lafcialo in quefla
acqua tepida per un quarto d'bora fegliè di flate-rna
di uerno maco.Voi ricordati notar quefle acque tutte
nel uafo fopradetto da treffìne-etpoi chehaucrui aa
tata quefla prima acqua,rimettiuenefopra delValtra
tepida, accioche il paflello fila più morbido , e cofi d
poc’àpoco ne efea fuora il buono;pche fe lo tu uoleffi
cauar fuora tutto dim tratto,fareflimale i fatti tuoi ;
ma anderai uoltado il paflello fottofopra co li due ha
fioceUifottofcriitipia piano, Jdtfe per forte il pafleUs
SECRETI
fi attaccale al fondo,ungiti le mani, e uoltalo leg¬
giermente ; e tante uolte il uolterai, che Inacqua in¬
comincierà uenir a^urra- e come uedrai l'acqua tin¬
ta notala fo-pra à queU’altra ;fofienedo ilpafleìlo co
i balìoncelli, accioche non fi attacchi al fondo del ca
tino ; ma [appi che poco aT^urro di quefio primo che
n e fce tingerà pur affai acqua. E fappi che quando
ilpafleìlo èauuiatoàdar l’axurro,manderà certe fio
lineate di agurro finora per l'acqua,che parranno rag
gi a^urri di fole i & ancho uoteraì quefla acqua
fiopra l’altra ; e quando noterai l'acqua nel cati-
nOiColala per ricogliere alcune brigiole.delpaflello,
fie per forte ne ueniffe fira l’a'gurro,e uerrà ancho piu
netto . T?oì rimetti di mano in mano fiopra il paflello
della detta acqua tepida,ecofiua uoltando pian pia,
no con le bacchette il detto paflello,e lauora àeflrar
mente,& adagio^mafiime in quefilo princìpio,accio¬
che il paflello non fi diflegaffe,e deffe l’a'gurro tutto
à un tratto,perche non farebbe à propofiito, & non fi
potrebbeaffortire. Voiche tu l'hauerai uoltato quat
tro,o fici uolte, raguna il paflello, e uedrai àpunto
quanto nè uficito - cioè che ne donerà efferuficitoda
quattro in cinque onde e mega,dico del primo,e que
fio s'intende Je il lapifiagulifarà del fino ■ e non ne
donerebbe tfficir manco-, e que fio,per efferii primo,
mettilo da parte,che è il nero a-zurro oltramarino .
Seguita poi al medefimo modo à cauafil fecondo ; e
qucflo ancora mettilo daperfie, e necauerai circa à
tre b quattr’oncie. Qjiefl’ordine medefimo terrai à
tauar’il tergo,con quefla medefma acqua tepida .
Starà foia tefe mrrai cauar il quarto , ilquql fi
chiama"
P A R T E. 11. 6^
chiama tencracdo ■^&felo uonai cauare, Vacqua
uuol’effere un poco piu caida,e premerai forte ilpa-
fello co i bafloni;efe non uolejfe ufcire con l'acqua,
dalli un poco della fopradetta lifia , poimetti tutti
li detti atteri da per fe , perche l'uno guaferebbe
l'altro,e mafime L’ultimo. Et èda fapere,cbe auanti
che pano cauatitutti It agurri ci corre tempo non
manco di ott’hore auanti che li agurripano an¬
dati al fondo non ci ua manco di dieci ò dodici bo¬
re,perche qua fa il tuo guadagno ; e uota l'acqua
con diligentia ■. E fe per forte dando tu l’acqua te¬
pida l’axurro non uolejfe uenire fe non in poca
quantità,daUi due parte d'acqHa,& una di lifia dol
ce-^& feancho non ueniffe,dalli piu lipia -efe ancho
per quefo non ueniffe,dalli lipia fredda ; &fe ancho
non ufcif'e,piglia una pignatta,e mettici dentro ce¬
nere di ulte,e acqua frefea chiara,efalla bollire un
ottano d’hóra,poi uotala,e lafciala fchlarire,e que-
flofarà l'ultimo rimedio,e quefa adopererai à caua¬
re l'ultimo a%urro,& ancho la potrai adoperar cal
da p laùar', il paflello e fappia che in quefo cauare
delli agurri fia il guadagno e la perdica.lbafionì che
fi adoprano al pafiello uogliono effere di bufo, ò al¬
tro legname dilicato,efatti al torno, lUghi un megp
braccio,&grò pi un dito òpoco pm,etin cìmaunpo
co piu groffetti ,etfchiacciati à modo di una madola.
DI CHE COLORE SONO LI AZVRRI
quando efeono del pafiello , e che

S fegni dimofirano.
ia Pegno rjianifejlo,che il primo agurro , quando
uien fuori,pare alquato piu grojfetto che li altri,
I
SECRETI
€>• queflo auuiene-per le uene dell’oro che fono in
ejfa pietra. Il fecondo pare piu fattile, ma non ha
cofi bel colore . Il ter-s^ pare alquanto piu fottìle,
ma piu biadetto di colore , e piu aperto e chiaro ;e
queflo s’intende quando il lapiflu^di e buono & per
fletto. Li prc'^ì^ fon detti dif )pra ; la pietra fuol co -
fare da fei in otto feudi la libra fecondo i luoghi ; e
fle la pietra faràdella buona e fina,ne cauerai^cam¬
putato ogntcofa, almeno onde diede mexa ; & fe
non farà cofi fina,almeno onde otto;etfia àuuertito,
che la pietra potrebbe effer tanto trifla.,che non ci
guadagnar efli,ma ci perderefli.
IN CHE MODO SI LAVANO E PVRIFl-

D cano li axurrìcome fono fuor delpafiello.


opo che tu li haueraì canati fuor del paflello,
e che tu li haueraì leuata l’acqua d’addoffo,
metticifopra della lifiia dolce e chiara , e lauali de-
flramente con le mani ; & cofi fa à ciafeuna forte
d’a-s^mi ognuno dafle ;& nota tutte l’acque da per
fe, e lafdale far fondo auanti che tu le uoti nei
fuoi catini ; e lauaU tante uolte che ftano ben netti
da ogni graffeg^ga deLpaflello ; poi rifdaquali con
acqua frefea almanco tre ò quattro uolte, acdoche
dìuentìno piu purificati e netti.
A VOLER perfettamente PVRIFICARE

P li agurrì con torli d’uoua di galline.


iglia cinque ò fei torli d’uoua di galline che man¬
gino grano & non herba,e forali con una pun¬
ta, e fliargili in qua e in là,come fifa Voglio fu l’in-
falata jC dijfenfali fopra gli agurri unpoco per cia¬
feuna forte incorp orane li molto bene con la
P A R T E. rr. 66
rfiàiiO i^ol tornali à lauare con libila dolce ^ tanto,
che nejca chiara come cela mettefii ; poi rifcìacqua
a con acqua frefca tre ò quattro mite, e queflo è il
uer lauareyC la nera purgatone , laqual'acqmjla il
luflro à tutti li aoturri ; e queflo fecreto ufano tutti li
maefiri di tal’arte eccellenti - e [opra tutto lafcia
fempre p'ofar l’acquayauantì che tu la noti nelli al¬
tri catini,perche fminuirefli troppo la maffa grande
dell’a'gurro. Quando Vacturro ì ben lanuto e puri¬
ficato , piglia un fel di toro, e uaUo fiwgendo [opra
Ua'ZHrri,comefacefliil rofifio dell'uoua , poi fregali
con mano molto bene, e lauali nel modo detto difo-
pra ; & fappi che tutte quefle purificationifi fanno
l’una dietro aU’dtra,poi che li a%urrifono fuora del
paflello.
C O M E S l CÙ L AN O L I A Z V R R I

E poi che fono purificati, netti,e lattati.


T>lcceffario colareVa%ur.ro oltramarino,&gli
, altri ancora,fe per forte ci foffe rimaflo alcun
grajfo,ò bruttura,o frammento dclpafieUo - perche
quefli a’tQtrriuogliono ejfer diurnamente nutricati,co
tue fi è detto difopra i peròfaraià quejio modo . Vi¬
glia l’ulthn'acqua che tu li dai poi che far ano.puri fi
cati,& falla pajfarc per un fettaccioic poi per un’al¬
tro piu fìjfo,c la terera uoltaper una cedalina;e qua
do farai quefle colature , lafcia fempre pofar l’ac¬
qua , tal che tu la uegga ben chiara ; onero catterai
l’acqua co la jponga àpoc’d poco;ma guarda che l’a
eturro non entri nella Jponga. Voi che hauerai canate:
tutteVacque,lafcia li a'gurri neUifuoi catineUi,e la-
fciali afciitgare all’obra,enoalfple,p ejferli co trario,
I a
SECRETI
(Srauuerte che nel tuo lauorare tu lauorì neHo,fen-
c(apoluere,òaltre immondhie ; e poi che faranm
afciuttì, ricoglili co» diligentia ciafcuno da perfe,e
tnettilinelli facchettibianchi di foatturo dal lato pili
polito -^poi che il facchcttino farà legato, flropk
eialo con le mani molto bene,e quanto piu fia fatto,
piu bel colore acquifia,quando tu lo mofiri all'aria,
Etfetu uolefft tornare à raffinare li at^urri,per farli
di piu pretio,ti bifogna un’altra uolta rincorporarli
nelpaflello fortefecodo lordinefopradetto ,e lafciai
ii flarcoft tre giorni ; poi cauarli nel medefmo ma
do che già è detto difopra ; e quante piu uolte fa¬
rai à queflo modo,diuenteranno piu fini-ma e ben
uero,che à uolta per uolta caleranno di pefo ■ ma i
metterli poi in opera,un’oncia farà per tre ■ & peri
fi diligente in tutte le cofe,cmafiime nelle lauatu^
re,per non buttar uia le fatiche ; e auuerte bene in
conofcere la pietra,e farne i cimenti fopradetti,t
componereipaficUi.
A FAR’ IL SAFONE NERO DA TANNI
con tutti gli fuoi fegni che dimafira,

P e che fa nel bollire.


iglia calcina uiua bianca fc fene può hauere ,t
che fa in peggfi grofii e no inpoluere, libre tren
ta,e cenere di legno forte libre muanta ,poi accon¬
cia la cenere intorno alla calcina in modo di morta¬
io,poi co la granata bagna co acqua la calcina poct
per uolta e fi>effo,accìoche ella arrabbi,&ci entriJl
fuoco dentro ; e quando farà ben crefciuta con qml
caldo dentro,fate d’effcr due, & uno uadi incorpo¬
rando fottofopra la cenere e la calcina con la pala^
P A R T E. I r. 6^
Fahro uadi bagnando con la granata intorno ?ntor-
no,accioche non Icnifolnere ~ & incorpora bene,tal
chela calcina non fi conofca della cenere; e tanto
l’anderai bagnando intorno,che pigliando un pugno
della detta miflura,e fìringendola, quafi fi neghi ad
attaccarfi infieme ; ma jenga far queflo, come non,
leua piu poluere , non le dar piu acqua , ma ferra
queflo mortaio infieme,e lafcialo flarin macero per
due otre bore, perche tutto firifcaldi, e farà molte;
apriture intorno;c fefoffe nel tempo freddo lo potre-
flicoprire,accioche no fi rajfreddajfe eperdejfe il fuo
caldo,perche non ti farebbe buona maeflra. Dapoi
che haueraifatte tutte quefle cofe,metti la detta ma,
terìa à colare in un uafo di terra con un buco infon^
do,coperta con un poco di paglia, e [opra una feo-
della in che la materia poffa colare al tempo fuo ,6
quando la metti dentro,mettila à modo, e uaUa cal¬
cando di mano in mano ugualmeteper tutto più che
tupim,poimettici fopra deìPacqua calda,ouero fa¬
tai queflo. Treparafeiò ottofecchi di lifiia colata,
e mettila fopra il uafo,& farà molta maeflradella
prima,e buona ; prima mcttiuene due ò trefecchi, e
come è giufo quella rimcttiuene altrettanta, & non
aprir’il buco difotto fina tanto che tutta non fia im-
bcuuta,poi dalle la uia che uenghì fuora à filo ;&
accioche meglio tnpofii conofeere la prima , la fe¬
conda,e la terga ; piglia untiouofrefco,e legalo colf
m filo intorno,e di mano in mano che cola la mae-
Jìra,mettici dentro Puouo-^e femprc cheflarà à galla,
notala tutta in un uafo,perche quefia è la prima, e
di quefia tien conto j c quando fimo no.n fi regge
SECRETI
piu àgalla,mettiqtiefla feconda da parte -efe della
prima ne cauafii libre quaranta -, della feconda cà-
uane trenta, e della ter-ga uenti : della quarta poi
quanta tu uuoi ; e tutte fiarto mejfe da perfe fe fe ìu
le coprirai bene,tal che nonpofiinofuaporare,ti du¬
reranno un anno,&- fempre jaran buone ; poi piglia
libre trenta della prima,e libre dieci della feconda,' e
mettile infìeme,e uedife tien l'uouo à galla ■ & fe
fe ne uedepoco poco,non la indebolire piu, che cofi
farà bene ; e fappi che ogni tre libre della detta
maefira uuole una libra d’oglio ■ e quando tu metti
Voglio nella maefira,me faci dentro con una mefiola
grandedi legno,accioche Voglio non uenghi à ejfcre
ojfcfo dalla fortegpga della maefira ; e quefia compo-
fttione farai la fera,accioche la notte fila in infufio-
ne ; poi la mattina dalle fuoco, e falla bollir pian
piano per Jpatio di fette ò otVhore,ò più, fecondo che
farà poca ò affai quantità; perche comepàffa libre
cento,uuol bollir dieci bore òpiu : & auuertifce be¬
ne, che quando incomincia à bollire,gonfia terribil¬
mente ,però fia prefio à leuarli il fuoco. ; èfempre
mcfiarlo in alto, tanto che fi raffetti à bollir pian pia -
no ■ e mentre che bolle, uallo mefiando alcune uolte,
accioche nonbrufei nel fondo: e quando falla com-
pofitione nella caldaia,non la far mai piena appref-
fo à un palmo;perche mentre che cuoce, fempre fia
gonfio,^ anderebbe uia tutto Voglio ; e il frequente
mefiarui dentro fa incorporare l'olio con la maefira,
e cuoce piu prefioie quando hauerà boUito apprèffo à
Vhora fiua del cuocere, fino à otto ò noke bore,tu po¬
trai incominciare à far alcune prone - e amertifei dì
P A R T E. 11. <J§
fnbar.fempre un poco della prima e feconda maeflrt^
per tutti li.buoni rifletti che potrebbono accadere ; e
quando hauerà bollito fina queji’hora, la uedraijpcf
fireiCfar il bollore lungo,e feffo;etallhora potraiin
cominciar’à far le tue prone,& con la mejìola met¬
tine un poco fu un piattelletto di terra , e lafcialo
freddare -, poi taglialo con un legnetto ,& fe fi
rattacca. infieme ,jarà cotto ; ma fe non fi rattacca
non fard-cotto -, però lafcialo bollir tanto che fi
cuoca 3 & fa feffo di quefie prone ■ è quando fa¬
rà cotto , leuali preflo il fuoco da difotto,poi cana¬
io dalla caldaia, e mettilo in luogo frefco : e freddo
che farà -, lo potrai adoperare,&faràbuono e per¬
fetto ■ & facendolo d’oglio chiaro,benché fta forte,
non importa r ma facendolo d'oglio fritto , & altri
fonducci,non,ti uerrà cofi buono. Quando incomincia
à pigliar corpo,e che tuia alzi in alto cola me [loia,
fe le fila fi troncano & fanno,cioè non fi ritirano, è
fcgnod’efier cottole quando ne hauerai canato unpo
co,e farà freddo,e tagliato chefarà,fliafododa i la
ti ,e dirizandolo flia ritto , è cotto . E fe per forte
pafiaffe rhora e che non fi cuoceffe, cioè che non ha-
uefie il neruopnettici fopra un poco della prima mae
fra,e lafcialo bollir per un bora , ò meza , e poi fa
un’altra uolta le medefime proue ■ &fenon timo-
flrajfebuon fegni, danne li un’altro poco,tanto che tu
uenghi a redurlo à corpo fodo, & che habbìa il do-
uer fuo,cioè che non fia ne troppo forte, ne troppo
dolce ; e chi ha tal prattica , conofce quello di che
ha bifogno fola d uederlo bollire; e quando ti par che
Jlk bene fieualo dal fuoco.
I 4„
SECRETI
SEGNI CHE FA IL SAPONE NEL

a cuocere fe gliè troppo forte,doilce}


ò liquido, ò bianco.
,
Vando ilfaponefoffe cotto e tu lo uolefìi
cauare,& che tu lo uedefsi bianco , 6 che fi
affbdajfe facendone la moflra, fdppi che que
fio è forte ; e uolendolo forte,canaio ; perche fiah-
do fatto ritorna nel fuo colore, ma fempre ritien del
forte .Ma fe foffe forte fuor di mifura;nonècofa
laudabile, perche fi incrudifee, e fina sbriciolando
nello adoperarlo,di forte che bifogna ricuocerlo,èfar
lo ritornare in buona uifia -perche offendo cofi forte,
rode troppo ipannie li confuma . E per mio cònfi-
glio rimettilo al fuoco ; ma prima mettinella calda¬
ia un poco di rnaefira della terga ò quartd,con un po
co d'oglio,efaUa bollire,poi mettici dentro iifapone,
e tutto fi incorporerà infieme,eper un’hora fàÙo bol
lire,e uederai che non jfarà tanto forte,e poi che fa¬
rdfreddo non fi sbriciolerà ; e /àppi che gliè fempre
ìnigliore un poco piu dolce, che cofì forte , & ancho
ha in fe miglior uifia. Digrand’importangah à co¬
no feere con la lingua di quel che ha bifogno mentre
■ che bolle ■ piglia adunque la meflola,e meflalo bene
intorno efottofopra,poi intingiti un dito fu la me fo¬
la,e toccati un poco poco la punta della lingua i e
giudicherai da te fleffo il tuo bifogno sperche effendo
forte fuor di modo,ti parrà che un carbon di fuoco
fhabbia toccata la lingua -e fe non farà troppo for¬
te,non tiparrà cofi afiro : e quando è cofi forte, ha
bifogno della quarta maeftra, e d’un poco dìoglio ; e
fefoffe troppo dolce,che ancho quefio conofeerai alia
PARTE. IT. 69
UngHUiha hìfogno della prima. maeflra-,& dalli quc-
flc mijìure poche per uolta, accioche non fi li impc-
difca il boUire,& mefcolauelc dentro pian piano,&
habbia quefio per un gran fecreto . Gran fiegno è del
Japon forteche tutto fi sbriciola inpe-^ minuti, &
fa molta maeflra infondo del uafo doue lungamente
flà. Ma.quando il fapone è dolce c mal cotto ,fuol
fai un certo luccicare,come farebbe una gelatina ; e
in quefio. cafouuole un poco piu maefira della pri.~
ma,e bollire tanto chefiaben coUo,e iienghi fido .
Ma quando flarà bene,uHol trarre in colore di cer^
fufiina un poco fcur etto,e quefio farà quando ilfapo.-
nefarà un poco dolce, e non troppo cotto . Quan,-
do è beri cotto , honefiamente però, hauerà color di
cotognata,e trarrà in morello lufiro fcuro,&baue-
rà bel fiore . Ma quando il faponnero è diuenuto
bianchiccio,e che è forte,dalli un poco d'oglio,ouef
un poco della maefira terga,ma poco per uolta, ac¬
cioche tu non lo indebolifca troppo,cioè non louen-
ghià difinerbare-,perche bifiognerebbe darli piu olio,
piu deUa rnaeflra prma,e farebbe gran pericolo,
però fia auucrtito nel disenfiare le maefire . Ma in
quefio cafo dalli un poco ddoglio,e facendolo bollire,
uerrà piu bianco,ma piu dolce ;poi feguitalo con la
maefira.prìma,e che fia calda, e poco per uolta,c fa
cendoS^jfo leproue, come fi è detto difopra ,conQ-
feerai prefio che farà racconciato perfettamente .
Ma quando.fojfe forte &■ bianco fuor dimoio, farcb
be arfoi& bifpgnarebbe darli delTacqua fola, onero
della quarta maefira calda fenga farlo piu bollire, ò
pocol ie a quefio modo tu lo potrefii racconciare
SECRETI
perfettamente. Ogni teoita che tu aggiungi vòhck^
la caldaia, falla bollir'un pochette ■ perche piupriCr
flo fi incorpora, & fa jpeffo le prone, ; e quando, fin
bene non gli far altro,ma fa prefio à leuarli ilfuor
co,& cof caldo canaio dalla caldaia far la map
fra tien queff ordine : quando tu hauerai canato la,
prima maeflra che regge l’uouo à galla,come, fareb¬
be à dire noue boccali,della feconda che< noti' reggp
l'ouo cauane un tergo,cioè tre boccali-, & dalla ter ~
%a cauane la metà , che farà un boceal’è megp ;poi
della quarta cauane quanto tu uuoi,perchedi quella
poca feuadopra ; e ingegnati tenerle tutte da perfe^,
e coperte,che feonferuano affai. E ben apro che al¬
cuni fogliono mettere le maeflrc infeme.,cioè una mi
fura delk.prma,una della feconda,e mega della ter
ga,<& una d’oglio,che fono tre mifure eMSga ; e à
que fio modo potrai moltiplicare quel tanto cheti par
rà . Toi che tu l'hauerai cof compoflo nella caldar
ia, falli fuoco fotto,tanto che appena fa tepido
con la mcfiola me faci fempre dentro,accio.che l’olip
fi incorpori,e penefriper lamacflra ; poi lafcialo in
rnfiifone tutta una nottc,e la mattina dalli fuoco,e
quando è caldo,me falò molto bene,accioebe ben firn
cor pori ogni cofa infeme -, c tenendo que fio ordine,
l’opera ti rìufcirà mirabile, e ne hauerai grandi fiima
utilità . Volendo haucre la fuc ragione rei bollire 3
ci iiogliono dieci ò dodici horc,& non farà mai map
ftra infondo - e mentre che. bolle uallo algando con
la me fiala in alto,e farale lenguola grandi per cin¬
que ò feibore,poiincominciarà ferrarfi, efaràlefi¬
la , lequali rotte chefaranno, torneranno allinfifo.
PARTE, II, 70
■^uefio èfegno che non è ancor cotto ; ma quando ji
troncheranno è non ritorneranno all’indietro, ma
flaranno ferme^Allhoraè cotto , c fla bene , e lettalo,
dai fuoco ■ e queflo è il uero fegno. J.jfaggialo Jpef-
focon la lingua auanti che fia cotto-èffe tu lo [en¬
ti troppo forte, dalli un poco della terxa oucr dell’ul
tima maefra fecondo che tu [enti che fia forte opa¬
co ò ajfaii&' fecondo che tu aedi hauernc bìfogno .
Se tù lo uedi cffcr troppo bianco oltre al forte , dalli
un poco d’oglio ma poco per uolta, e prefio tornerà.
Optando èpreffo checotto,echefa gelatina,dalli un
poco della feconda onero della terga maefira, fecon¬
do che tu uedi che ha di bifogno . Se pajjajfe il tem¬
po ordinario del cuocere,c che non fi fcrrafie , dalli
un poco della prima,ma fa che il fapone non fia for¬
te,però affaggialo prima, perche altrimenti farefii
errore non picciolo. Ma quando non [offe troppo for
te ne bianco,e non fi ferrajfe,li potrai dare della pri¬
ma maefira come èdctto;& efjendo un poco forte,li
darai della feconda al [olito modo.Quadofóffe preffo
che cotto,e che faceffe gelatina,& che fofj'e forte,ne
biancOfdalli un poco della qHarta,p'Oco per uolta, ac
ciochetu nòlo cauaffi dalfuò neruo. Ma quado [offe
quafi che cotto,e che [offe molto biaco,e che per altro
fieffe bene-fialli un poco dòglio,e fiarà bene ,&farà
bello. Qjiado pajfa l’hora del cuocere,e che none for
tc,ne biàco-dalli un poco della prima, ò della fecòda,
ò dell'altra, fecondo che tu lo uedi ejfcre forte piu ò,
meno,e tornerà nel fuo buoneffere -^e uuol bollir pian
piano,pèrche non fi attacchi al fondo , & che non fi
abbrufei per lo troppo gru fuoco, il quarto vino non
SECRETI
fi adopra fe non quando ti riufcìffe come gelatina,
e che è forte,e troppo crudo . jllcunì hmmìnifaga
ci fogliano mettere la maeftra feconda con Voglio ac
cioche Voglio non fa tanto ojfefo dalla fuaforteg^,
poi ci mettono un poco della terga,poi un poco della
prima,ma queflo far cofì non importa,per che ci fono
le fue mifure,e quefle mi/ìure fi fanno in prefentia
d'altre perfone,quddo il maefro nonfit imol lafciare
intendere,acciocbe altri non impari co fi facilmente.
La buona et perfetta maeftra ti reggerà fempre Vuo^
HO intrauerfOyCt femprepefera due uoltepiu che Vac
qua ; e cefi al contrario, quando è manco forte pefit
manco , e Voglio pefa quanto la quarta maefìra . Se
tu componi à mifiura li fopradetti ranni, auuerte di
dar fempre iiantaggio all'aglio quattro òfei per cen¬
to, fe tu utioi chefia grafo , e bello ; benché chi ha
buonaprattica fi accorge nel bollire di quel che ha
bifogno,òd’oglìo,òditnacftra,òd’altro . Ma quan¬
do uuoi far fapon bianco,tien quefto medefmo ordi¬
ne ; e quando è piu di megp cotto,mettici dentro del
fale la fua mifura,e lafcialo alquanto bollire,poi ca¬
naio di quella caldaia, e mettilo in un altra; c quando
bolle rimettiui del fule, & fallo bollire alla fua cot¬
ta perfetta ;poi mettilo in luogopiano ad afeiugare.

P A MANDAR VIA LA TIGNA.


iglia radice dipanporcino,egrattala, e metti¬
la in una pignatta con aglio rofato, e fallo ben
bollire,e come incomincia à bollire,mettici dentro li-
targirìo d’oro,e un poco di ptecipitato preparato ; e
lafcialo far al fuoco poco fempre meftando, & an¬
che dopei,finche farà freddo,poi ungi il capo tignofa
A R T E. I r. 71
e JpargUì [opra farina di lupini & farina difaue me
[colate infteme,e mettili la cuffia in capo, e qucfiofa
una uolta ìl giorno per tre di continuii e fe li capelli
da perfe non cadono,canali àpoco à poco,& in ter¬
mine di dodici giorni farà guarito. Onero piglia fal-
uia,rofmarino,baccara,camomilla,c panporcino,ta¬
gliati minuti', una manipolo uno , e falli bollire in
uin bianco buono boccali dieci,tanto che l’herbe fa-
no cotte, poi colalo,e premi bene l‘herbe,e col det¬
to uin caldo lauail capo tignofo , e afciugalo bene,
poi fa poluere fonile di un peT^-go di carne falata di
mango,e jfargiuela fui capo,e legali la cuffia in ca¬
po ; e quefìo farai una uolta il giorno,& ogni di ca
uali qualche capelli,per che à poco àpoco s'anderan
no maturando,e facilmente fifpiccheranno da fe ;e
tante uolle farai à queflo modo,che tu uederaì il ca¬
po tutto netto,et allhora farà guarito . Onero piglia
lardo di porco mafehio uecchio libre tre, e mettilo à
moUe in aceto forte che tutto flia coperto per due
giorni,poi inuiluppalo in tre ò quattro fogli di car¬
tate [opra in due ò tre foglie di cauoli,e mettilo [ot¬
to la cenere calda,e lafciauelo far per due bore, ta¬
to che àte paia che fa cotto,poi canaio dal fuoco, e
nettalo,poi canali tutto il graffo per forga di fretto
ìo,e cofi caldo colalo con una pegga dì lino,e metti¬
ci dentro un quarto d’oncia di uerderarne macinato
fottilifìimo,eincorporauelo bene con un legnetto per
Jpatio d’un*hora,tanto che s’incominci à raffreddare,
acciocheil uerderarne no uàdi tutto al fondo ■ e que
fio unto conferuaper cofa cara ; e quanto piu è uec-
'(hìo fa migliore opera . Dapoìpiglia lifik dolce,&
SECRETI
faUehollir dentro femola difrimentO)& con qu'eU<s
tre uolic la fettimana laua il capo al tignò{ò,& af -
cit{gauelobcne,pofcia ungiuelo col f'opradetto unto,
& mcttmì jopra la cuffia ; e quando l'hauerai unto
tre ò quattro uolte, la radice del capello farà quaft
matura,e potraine cauar qualch’uno nel lanate fen
Xa dolore ■ efe per forte non uolejfero uenire, non te
ne curare,perche in quefto luogo non è penetrato il
male.
ACQJVA DA ROGNA N O-

P bilifima & approuata.


ìgliauna ingìnflarapiena d’acquarofa, oàltf-
acqua odorifera,& mettici dentro argento fo-
ìimato oncia una e mega pefio fonile, fate ondame¬
la,poi mettila dinanzi al fuoco fu un mattone, <&
falla bollir tanto che cali tutto il collo deWinghifla-
ra,poileuala dal fuoco,e quando farà fredda mettici
dentro tre chiari d'uouafrefchihcni battuti, tal che
habbiano perduta la uifcofitd , & il fuco di quattro
limoni e duenaranciagrì ; & ogni cofa fia incorpo-
rata,poi lafciala al fole per due ò tre giorni,&farà
fatta. Et la fera quando uai à letto bagnatifolamen
te intorno alle giunture fottilmente con una jpcmga
bagnata nella detta ac qua,la quale farà bianca come
un late,e odorifera,e doue tu ti toccherai farà le car
ni bianche,& ti guarirà la rogna in brieui.
RIMEDI! PER LO SCOTTATO DI EVOCO

P 0 d’acqua,ò in qual fi uoglia modo.


iglia calcina uiua,e fiegnala in olio commune,
e eaualapiu afeiutta che tu puoi, e componila
in aglio roJàto,e diuenterà d modo di unguento , &
r A R T E. ir, 72
con. effo ungi U luogo fcottatOiC prefio ti mhigard il
dolore , e guarito che fiera in fiette ò otto giorni non
laficiaràfiegno alcuno,& è pronai 0.

P IN A L T R O MODO.
iglia litargirio d’oro oncia una,e fallobollire in
uin bianco buono,con un poco d'aceto , poi ca-
mlo,e fanne poluere fiottilifiima , poi piglia biittiro
&)olio rofia.to,ana oncia una , & lauali con acqua
frefica quattro òfiei uolte,biacca arfia oncia mexa,un
torlo d’uouofrefico,& un poco di -peccherò fino , e
componi ogni cofia infieme con un poco d’acqua rofa,
& fanne unguento,& fiendiio fu unapegja di lino,
& ponilo fiopra’L male,& li giotmà affai.

P IN ALTRO M OD O.
iglia aceto bianco forte,un chiar d’uouo frefeo,
fuco di fcovgedifambuco , e componi à freddo
ogni cofa infteme,&bagna le pex,ge di lino in detta
hagnatura,e mettile fu lofcotato luna fopra l’altra,
c guarirai ; e quando uorrai fare nel luogo feottato
una bella faldatura,piglia la feconda fcor-ga delfam
buco,e cauanefuco, & con un poco di poluere d’in-
ccnfo,& unpoco d’oglio rofato, un poco di cera
nuoua,componilo à modo di unguento,e difiendilo fu
le pe%gc di Uno,e mettilo fu lo fcottalo,&in hrieue
uederai faldatura mirabile.

P
A FAR’ VNTO PER FAR BELLA SALDATVR.A,
iglia aglio rofato onde dieci, cera nuoua onde
due,&mettile à fuoco lento,&poi che farà dif
fatta la cera,mettid minio onda due,litargirio on¬
de quattro in poluere fiottile,e falli pigliar alquanto
di corpo,e mettilo fui male,e uedraiMf effetto.
SECRETI
IN V N’A L T R O M O D O P E R
lofcQttato di che forte che fi fa.
~W"^]glia lardo di porco mafchio uecchio, e battilo
I " mollo bene, pei piglia un fìafeo d’aceto bianco
fartelefauelo bollir dentro per Jpatiodi due bore,
poi leualo dal fuoco,e lafcialo affreddare, poi rico¬
glie tutto quel grajfo che farà difopra,e premilo con
la mano,che l’aceto falli fuora, ér che niente ue ne
refi dentro,poi ferbalo in un albarello olii tuoi bifo-
gni,c come è piu uecchio , è migliore, perche opera
piu prefio ■ & quando alcuno è fiottato , piglia del
detto grafo,e ungi ben il luogo offcfo,& hahbia ap¬
parecchialo pel di lepre tagliato minuto piu che fi
può,&fpargìuelo fopra,e quando ungerai la fera e
la mattina,ungi fopra il primo unto,poi rimettici fo
pra del detto pelo , & fcrnprc che tu ungi, ungi fo-
pra cpecllo,& no lo leuar mai uia,finche da fe non fi
ifua; et in termine di fii ò otto giorni tutto fi leuerà,
07" il male farà tutto irìfanato finga fegno alcuno ■ e
f<i'"hi (he nel principio del male quanto piu fi’cjfo
i kt.goral ài dolor piu andrà declinando , & il ma-
la'' f tuirà quel rinfrejcamenlo , e fe rie goderà .
li per icuarfiibito il dolore, & far opera mirabile,
juoiio che è occorfo il tafo, rafehia un poco di lardo
(IJ porco majehio ,ernettilo fu lo fiotlato,& fa prc-
f .Ci' f p ntiràfrigere come fi fofj'e nella padella, e
(’ f p. fchùràggran rifrigerio,& anderà uia il do¬
lore , e-T" mettiuene nel principio tre ò quattro
upìte in un'bora , & uedrai mirabile effetto , e
quifio fecreto è buono & prouato , & da non
quantunque fia uilc>.
A FAR
P A R T E. ri. lì
A FAR riLLOLE DI
tementina fecreto raro.
“T termentina oncia una,e lattala con acqua.
I , di borragine otto ò dieci uolte, poi piglia %u,c-^
cherofino onde trepefto fonile, & incorporali ben’
infieme àpoc à poco-e qucfla e femprebuonada pi-
gliarda ogni tepo,e mai no figuafia,e quado ne uor
ralpiglme ne potraifempre fare di mano in manoj
& ha quejla gentileg^jche non fi attacca alle dita,
an-^ fi può maflicare,& non fi attacca al palato ■ e
quando le uuoi riceuere,piglia un poco di cinamomo
mefcolato .conxptchero,& inuiluppali dentro , poi
pigliale fecuramente,da ogni tempo,e da ogni bora,
c^e ti faranno mirabile operationi fe hai ilfiomaco
fleumatico,o colerico, e ti libereranno da molte pafr
fitoniintrin fiche, & ti faranno buon flomaco.
E L E T T VA R IODI S F I N C E RV I N Q,
cioè giulebbe folutiuo, mirabile ancho

P per li dolori delle gotte.


I glia pomello di fiinceruino nel fin del mefe di
Settembre,chefitano ben mature,et che habbia-
no hauuto la brinata,e cogliele la mattina per tem¬
po,et ammaccale nel mortaio,e mettile in una pignat
ta inuetriata e netta, e coprili bene, e mettili in luo¬
go caldo in macera per otto ò dieci giorni,poi mettili
fiotto il flrettoio,e cauane il fuco piu che tu puoi ; e
per ogni libra del detto fuco mettici libra una di mel
purgato,poi mettilo al fuoco,e fallo lentamente bol¬
lire tanto che fia cotto,e fanne la prona fu la carta,
fi la goccia fla ferma ;che quando è mal cotto fi
Jpargc ;poi leualo dal fuoco , e mettici dentro cina-
SECRETI
momo oncia una,et gegiouo onde duepcfiifottHi,et
incorporaueli molto bene tofi caldo per un pe^;^,
poi confcrualo in un albarello beri coperto,& quan¬
to piu è uecchìo è megliore,e pigliane un cocchiaro
manti che tu mangi,ò la mattina,ò la fera,elr fia co
riguardo,e maxime dall’aria ; & quefìo gioua à>got-
tojipiu che ad’altri,perche li alleggierifce i dolori,
e li da gran rifrigerio al corpo nella euacuatione.
A FAR LTNDORATVRA CHE SI DA
fopra i corami che paiono d’oro,e dandola
[opra l’aigento lo fa parer d’oro,

P & il fimiljùpra il Metro.


iglia una pignatta nuoua ben’inuetrìata ,efa
un fornello che la uampa nonpafila pvi^nat-
ta,per lo pericolo dello attaccaruifi il fuoco dentro;
perche è quafi fimile al fuoco artificiato-e pero flait
ne anuertito ; poi piglia ferne di lino libre tre e onde
quattro,e fallo bollire lentamente in detta pignatta,
tanto che fra cotto ; e fe uuoi fapere fe egliè cotto,
mettici dentro una penna di gallina,e poi tirala fuo¬
va prefio,es’eUa fi pela dentro, èfiegno che è cotto •
fie non fi pela,lafidalo ancho bollirete cotto che farà,
mettici dent