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Sulla via lattea versata

David Košťák
traduzione Eleonora Bentivogli

Personaggi:
Un uomo (più giovane)
Una donna (più vecchia)

1. Il cosmonauta, storia della buonanotte.


In una cameretta per bambini. Prima di andare a letto.

Lei: Accendi la luce?


Per favore.

Lui: No, ora basta


No, è ora della storia della buonanotte e poi a nanna.

Lei: Per favore.


Comunque ti tocca, se la vuoi
Leggere
Ti serve la luce.
Lui: Non mi serve
Questa la so a memoria
Non mi serve la luce

Lei: Ma io sì
A me serve
Voglio guardare le figure
Papà
Per favore.

Lui: Ma dai
Serve il buio
Perché fa buio, sai, nello spazio

Lei: Ma nooo
Ancora quella del cosmonauta
Quella noo

Lui: Non parla del cosmonauta


Ma dello spazio
Delle stelle
La luna
Di tutto ciò che non dorme, quando dormi tu

Lei: Ma a me non piace

Lui: E dai, scricciolo

Lei: Per favore


Raccontamene un’altra
Quella del Piccolo principe
Magari
Meglio

Lui: Ma anche quella parla di un cosmonauta


Che viaggia di pianeta in pianeta
È un cosmonauta
Anche senza lo scafandro.

Lei: Allora Peter Pan


Per favore

Lui: Anche lui è un cosmonauta

Lei: Balle

Lui: Cos’hai detto?

Lei: Che dici le bugie.


Lì non c’è nessun cosmonauta.

Lui: Aha.
E lui dove vola?

Lei: All’Isola che non c’è


Ovvio

Lui: Aha
Ma ti stai sentendo?
L’Isola che non c’è
Se su questa terra non c’è
Allora sarà nello spazio
Se qui non c’è

Lei: Ma là ci abitano dei bambini


Chi sono quei bambini
Gli altri
Che sono là a giocare con lui

Lui: Cosmonauti pure loro

Lei: No no

Lui: Sì invece
In una stazione spaziale

Lei: E anche lì non si invecchia mai?

Lui: No
Cioè sì
Ma sì, lo sai
Solo che più piano
Meno gravità c’è
Più piano scorre il tempo
Facciamo per esempio che hai una gemella
E questa gemella sta su un’astronave
E tu sulla terra
E tutte e due guardate l’orologio
Per te passerebbero dieci ore
E per lei solo un’ora
Mentre tu invecchieresti di dieci anni
Lei solo di un anno
Si invecchia più piano
Là nello spazio

Lei: Papà
Così mi addormento prima che cominci a raccontare

Lui: Vedi allora


Che anche questa alla fine è una bella storia

Lei: Ma se è noiosa

Lui: E va bene
Va bene
C’era una volta
C’era un bambino
Ancora più piccolo di te

Lei: È Peter Pan?

Lui: Zitta lì
Quella non la so
Te l’ho già spiegato

Lei: Allora accendi la luce


Così me la leggi
Per favore!

Lui: Ti sei già lavata i denti

Lei: Beh e allora

Lui: Quindi poi te li lavi di nuovo?


Lei: Nooo
Non voglio
Non mi piace lavarli
Il sapore del dentifricio in bocca
Bleah

Lui: E allora dobbiamo lasciare la luce spenta

Lei: Ma perché?

Lui: Altrimenti ti si ingialliscono i denti


Per via della luce
Poi te li dovresti lavare di nuovo

Lei: Non voglio

Lui: Vedi, allora

Lei: E se invece la tengo chiusa?

Lui: Cosa?

Lei: La bocca
Se invece la tengo chiusa?

Lui: Lo sai anche tu che non ci riesci


Chiacchierona

Lei: E va bene
Ma domani me la leggi
Vero?
E io me li lavo dopo la storia

Lui: Domani sì

Lei: OK, dai

Lui: Allora
C’era una volta un bambino
Ancora più piccolo di te

Lei: Peter Pan?

Lui: Sta’ zitta ora


Era talmente piccino
Che sapeva solo stare sdraiato sulla schiena
E visto che piangeva
Un sacco
Più di te
Lo mettevano a dormire fuori
Sulla veranda
E così, ogni volta che si addormentava
Guardava le stelle
E sperava che una volta una di loro
Gli cadesse nel lettino
Ma non cadeva
Mai
E anche se dopo dormiva con la finestra aperta
Quando era più grande e non piangeva più
Quando ne vedeva una cadere
Chiudeva gli occhi ed esprimeva il desiderio
Che andasse a cadere lì da lui
Ma tutte le volte quella lo mancava
E così
Quando fu cresciuto
Decise
Che doveva andare lui da loro
Tendere la mano verso l’unica cosa che gli pareva autentica
...
...
(Nel frattempo lei si addormenta)
Doveva tendere la mano per toccarle.
(Si alza e si dirige verso la porta per uscire.)

Lei: (dal dormiveglia)


Papà?

Lui: Sì
Scricciolo

Lei: Mi compri un letto a castello?

Lui: Perché?

Lei: Non voglio invecchiare velocemente, mentre dormo.

Lui: Ma certo, lo sai.


Ma certo che te lo compro.
2. La colazione dei cosmonauti

Dalla stanza a fianco si sente la canzone Fly me to the moon.


Lei si copre la testa con il cuscino. Preferirebbe continuare a dormire.

Lui: (da dietro la porta)


Klára!
Alzati
Klára
È evidente che lei non ha intenzione di alzarsi. Cerca di coprirsi il più possibile per non doversi
alzare.
La porta si spalanca di colpo.

Lui: Non prendertela con me, Klára.


Ma ti si raffreddano i saturni
Se continui a dormire
Sbatte la porta dietro si sé.

Lei: Che cosa?


Buon dio.
Quali saturni?
La porta di apre bruscamente

Lui: Le tue uova all’occhio di bue.


La porta si richiude

Lei: Cristo santo


Io resto a dormire come mi pare
Per quanto tempo mi pare
Lei si avvolge nel piumino come un bozzolo. Ma lui non intende incassare il colpo. La porta si
apre di nuovo.
Lui: Allora colazione a letto?
Come desideri.
Devi pure mangiare.
Contengono un sacco di proteine.

Lei: (da sotto il cuscino)


Le uova?
Non mi dire.

Lui: Che cosa non darei io per delle uova


Lassù
Nient’altro che impasti proteici
Nulla potrà mai sostituire il profumo delle uova in padella
Nemmeno la vista dalla finestra, diritta sulla luna
Io me la sono comunque immaginata con una macchia gialla
Un uovo all’occhio di bue

Lei: Grazie
Puoi appoggiare tutto sul tavolino
Lui posa le uova e il caffè sul comodino e si siede sul letto accanto a lei

Lei: Tu vai pure, tranquillo


Me la cavo da sola
Riesco a tenere le posate

Lui: E mangi tutto ora?

Lei: Mangio quando mi alzo

Lui: Sei già alzata


Lei: Lo so
Grazie
È grazie a te che mi sono alzata
Ma se tu ora te ne andassi...
E abbassassi un pochettino la radio...
Allora potrei stare a letto ancora un momentino

Lui: Ma no
Così ti si raffreddano
Ti si raffreddano tutte le loro sostanze nutritive
Devi mangiarle finché sono fumanti
Dopodiché evaporano tutte le sostanze nutritive
Si raffreddano

Lei: Che sciocchezza


Non sono più una bambina
Non ci casco mica
Lo so io
Lo sai tu
Ecco
E posso tornarmene a dormire

Lui: Che cos’è?


Lo senti?
È un wormhole?
Parla dalla fame
E vuole papparsi Saturno finché è caldo
Viaaa
Ecco Saturno in volo
Lei: Un wormhole?

Lui: Almeno Marte, allora


Un pomodorino?

Lei: Lo mangio quando mi sveglio


Ok?

Lui: Ma dai
Sono già le nove
E poi che cosa hai da fare per il resto della giornata?

Lei: Che ho da fare?


Fammi indovinare
Mi alzo
Vado a fare la spesa

Lui: Ta-daaan
Detto fatto

Lei: Di sicuro ti sei dimenticato qualcosa

Lui: Non ho dimenticato nulla

Lei: E perché in questo caffè manca il latte?

Lui: Beh...
Io...

Lei: Allora
Mi alzo
Vado a fare la spesa
Alle 15.30 danno di nuovo Katka la brutta
Mi guardo quella
Probabilmente mi addormento con la tv accesa
E poi mi faccio un caffè
Stavolta finalmente con il latte
Stasera in tv c’è solo robaccia
Mi leggo 50 pagine di 50 sfumature di grigio
50 anni di lotta per l’emancipazione buttati nel cesso
E domattina mi svegli che ho ancora il libro aperto
Caro il mio Sinatra

Lui: Gesù
Perché dovresti essere sempre lì che ti addormenti?

Lei: Perché tu mi hai svegliato alle otto e tre quarti

Lui: Volevo portarti allo ZOO

Lei: I vecchi sono stanchi


Sai
Ma tu ancora non lo puoi sapere
...

Lui: Certo
Scusa
Ti metto queste in frigo
...
Intanto faccio un salto a prendere il latte, ok?

Lui esce. Lei è come se si sentisse in colpa per quello che ha detto.
3. L’astronauta, storia della buonanotte

Nei loro monologhi sono intercalati i video-messaggi che lui ha inviato dallo spazio.

Lei: C’era una volta un bimbo piccino


Talmente piccino
Che sapeva solo stare steso sulla schiena
E quando si addormentava
Guardava le stelle
E sperava che un giorno le avrebbe avute più vicine

E quando fu cresciuto
Decise
Di esaudire
Il suo sogno da bambino
Avrebbe toccato le stelle, che lo aiutavano ad addormentarsi quand’era piccolo

Si infilò il casco
E si ritrovò accecato

Lui: Dov’è che...


Dove devo parlare?
Aha
Qui
Ok
Grazie
E laggiù quando ci arriva?
Aha
Grazie
Vado?
Preferirei restare solo mentre registro il messaggio...
Per mia figlia
Ha sei anni.

Forse riesci a sentirmi


Klárka
Da’ retta alla nonna
Scricciolo
E dormi con la finestra aperta
Così posso vederti

Il messaggio è interrotto
Lei: E su una piccola astronave
Caricò il suo mondo
E sparì nel buio
E volava tra i piccoli pianeti
Come il piccolo principe
Mentre la sua rosa aspettava
Cresceva sotto una campana di vetro
E aspettava

Lui: (videomessaggio registrato)


Sembra tutto minuscolo
Da quassù
Potevo tenere la tua testa nel palmo della mia mano
Quando eri piccola
E ora ho l’impressione che potrei tenerci il mondo intero

Lei: E prima che lui avesse fatto colazione


La terra aveva già cenato cento volte
E mentre lui dormiva
La sua superficie si ricopriva di rughe
E l’avventura che lui viveva era troppo distante dalla terra

Questa è la storia di un ragazzo che voleva avvicinarsi sempre più alla luna, anche a
costo di allontanarsi da tutto il resto

Lui: Sei cresciuta


E di quanto
Non posso crederci
Tutta tua madre
Hai i suoi occhi
...
Così pieni di rimprovero
...
Oppure vedo ciò che temo
...
Al mio ritorno
Non ti lascerò mai più sola

Lei: C’era una volta un bambino


Così piccino, che sapeva dormire solo sdraiato sulla schiena
E vedeva solo le stelle

C’era una volta un ragazzo


Così giovane, che vedeva solo davanti a sé

C’era una volta un ragazzo


E la sua più grande avventura consisteva nel fatto che 40 anni di preoccupazioni erano
passati senza sfiorarlo
E quando bussò alla mia porta
Aveva le dita ancora sporche di polvere di stelle
4. Non chiamarmi “scricciolo”

A casa. Di ritorno dal cinema.

Lei: Mi potresti?
Per piacere

Lui: Sei arrabbiata?

Lei: È imbarazzante

Lui: Quindi lo sei?

Lei: Potresti smetterla di chiamarmi così?

Lui: Allora non lo sei?

Lei: Potresti smetterla di farlo davanti alla gente?

Lui: Ma dai che non è successo niente

Lei: Non hai visto come ci fissavano?

Lui: Beh e allora?


Che ci fissino
Non me ne importa

Lei: Ma a me sì
È il mio cinema preferito
Fin da quando il biglietto costava dieci corone
Ci andavo
Non voglio iniziare ad andare da un’altra parte
Solo a causa tua

Lui: Perché dovresti andare da un’altra parte?

Lei: Là mi conoscono

Lui: Vedi, allora


Tanto meglio

Lei: Si ricordano di me
Ci andavo
Da sola
Sempre
Un bicchiere di bibita al lampone
E un pacchetto di arachidi
Salate
Si ricordavano di me
Persino al bar
E adesso ricompaio in compagnia di uno sbarbatello
Un ragazzo che a vederlo potrebbe essere mio figlio

Lui: O nipote

Lei: Prego?!

Lui: Cristo, e allora?!

Lei: Non sta bene


Che tu mi
Insomma, non sta bene
Lui: Oh Gesù
La prossima volta gli mostro la carta d’identità
Ti va?
Così vedranno che i 18 li ho già compiuti

Lei: Basta che la smetti di chiamarmi scricciolo


Davanti alla gente
Non sta bene
Sembro una

Lui: Una cosa?

Lei: Una di quelle donne


Che non si danno pace
Perché invecchiano
E che si vantano che gli vanno ancora bene i vestiti delle elementari
E che vietano ai nipotini di chiamarle “nonna”
E non hanno ancora capito
Che non funziona
Così proprio non funziona
Non lo si può fermare

Lui: Beh...

Lei: Almeno, non qui

Lui: E se invece ti chiamassi


Che ne so...
Cucciola
Già
Non è un granché
Ma almeno è giusto, è al femminile

Lei: Ho un nome

Lui: Lo so
Chi pensi che te lo abbia dato?

Lei: E hai scelto bene


Quindi faresti altrettanto bene a usarlo
Per favore

Lui: Come desideri...


...
E
Quella cassiera
La conosci?

Lei: Non lo so
Andiamo dalla stessa dottoressa, quella del nostro quartiere
A volte la incontro al minimarket
Probabilmente abita a due passi
Qui vicino
Perché dici?

Lui: Mi ha fatto l’occhiolino

Lei: Cosa?!

Lui: Che ne so
È che solo che mi ha strizzato l’occhio
Scricciolo

(Lei si getta su di lui.)


Lei: Ora ti faccio vedere io!

Lui: Pensavo fosse un tic


Cioè
Ma quando poi sono andato a pagare
Mi ha fatto un occhiolino
Piuttosto eloquente
Così tipo
E mi fa:
Anche a me piace andare al cinema

Lei: Mio Dio


Sto per impazzire

Lui: Sto solo cercando di dire


Che non deve essere per forza un male
Anzi, magari
Magari diventi popolare
Tra...LE RAGAZZE

Lei: Io ti (riempio di botte)!

(Gli lancia addosso qualcosa. Lo becca in faccia. Lui mostra di essere stato colpito. Si copre il
viso.)
Lui: Ahia
Ma che stai facendo?

Lei: Oh Gesù, scusa


Non volevo
Mi è partito da solo
È che mi sento un po’
Ecco
Tesa
Fa’ vedere

Lui: Mi verrà l’occhio nero

Lei: Scusami
Io non volevo

Lui: Almeno ora potrai dire alle ragazze che vivi con un bullo
Alle ragazze piacciono i tipi loschi
A quanto pare
Oppure
Pensi che gli passi con il tempo

Lei: Spero di no
Per il tuo bene
Perché a te
Non passerà mai con il tempo

Lui: Allora tu che gli dirai?


Quando te lo chiederanno

Lei: Che pratichi la poligamia


Ne saranno felicissime
5. Troppo grande per le storie della buonanotte

A casa. Prima di andare a dormire.

Lui: Ti sei lavata i denti?

Lei: Cosa?

Lui: I denti, te li sei lavati?

Lei: Non lo so
Che dici?
Sul lavandino c’è un bicchiere
Dovrebbero essere lì
Ti sarei grata
Se tu andassi a controllare

Lui: Ma va’ là
E dai
Che hai ancora i tuoi

Lei: Ma tu ti comporti come se non li avessi


Sono ancora padrona di me stessa
Giuro
Riesco a tenere in mano lo spazzolino
Di sicuro sarà ancora bagnato
Vai pure a toccarlo

Lui: Scusa
Io
Mi preoccupo per te
Lei: E per la mia igiene orale

Lui: Io
...
Sono ancora senza frullatore
Sai
Di quelli a immersione
Per cucinare le pappe

Lei: Ah ah ah
Dai, che c’è?

Lui: Niente
È che
Mi manderai a quel paese

Lei: Tu prova
...
Che hai lì?
Dietro la schiena?

Lui: È una sciocchezza


Scusa

Lei: No no!
Non sarà mica...?
È Peter Pan!
Intendi leggermi Peter Pan?

Lui: Sì
Mi è venuto in mente
Come una volta
Hai presente

Lei: Certo

Lui: Niente paura


Lascio acceso
...
Forse è una sciocchezza
Vero?

Lei: Beh
I denti
Quelli è vero che ce li ho ancora
Ma sono ben felice di togliermi gli occhiali prima di dormire

Lui: Davvero?
Io
Mi fa piacere
Posso mettermi qui di fianco?
Posso sedermi vicino a te?

Lei: Vai tranquillo


Solo non fare le varie voci, per favore
Quello farebbe un po’ paura

Lui: Ok
Prometto
Houston
(Si siede sul letto. Si accorge del bicchiere d’acqua accanto al letto)
C’è qualcosa che nuota nella tua acqua

Lei: È un limone
Capitano
Niente di contaminato

Lui: Che bellezza


Vedi?

Lei: Cosa?
Che cosa dovrei vedere?

Lui: L’acqua

Lei: Che ha che non va?

Lui: Guarda

Lei: È un po’ torbida


Vero?

Lui: Mi presti il cucchiaino?


Vedi?
...
Come gira nell’acqua la polpa?
Dall’alto ha questo aspetto
E noi siamo solo una tra le tante
...
...
...
Lei: Ti manca
Non è vero?

Lui: Forse no
La vitamina C è importante

Lei: Dico sul serio


Ti manca, è così?
Qui non c’è niente che faccia
Al caso tuo
Vorresti tornare lassù
Non è vero?

Lui: Guarda
Fissane solo un pezzettino
(Immerge il cucchiaino nel bicchiere e mescola)

È più facile perderli di vista


Quando sono così piccoli
Preferisco restare qui
...
...
...

Lei: Allora
Peter Pan
Ok?

Lui: Sì
Ti piaceva
A differenza delle altre
Con quelle, ti obbligavo io
Eh?

Lei: Intendi
C’era una volta un bambino?
Così piccino che stava solo sdraiato sulla schiena
E guardava le stelle
Sempre, quando si addormentava
E sperava che una volta una di loro gli cadesse nel lettino

Lui: Tu te la ricordi ancora?


...

Lei: Era l’unica spiegazione


L’unica
Poi dopo
Solo addio
...
...
Allora...
Peter Pan
Il ragazzo che non voleva crescere
Eh?

Lui: ...

Lei: Sai cosa?


Sono io la più vecchia
Oggi lasciami raccontare a me
Papà
Lui: Va bene
Come vuoi
Vuoi che ti passi gli occhiali?

Lei: Non serve


Questa la conosco a memoria
Davvero

Lui: Non vedo l’ora

Lei: Bene
Neanch’io
Puoi spegnere
Tranquillo
Così la luce non ci fa ingiallire i denti
Visto che li abbiamo già lavati
Questa la so a memoria

Lui: Bene

Lei: Bene

C’era una volta una bambina


Una bimba piccina
Era talmente piccina
Che sapeva solo stare sdraiata sulla schiena
E poiché piangeva
Di notte più che di giorno
Il suo papà si sedeva di fianco a lei sul suo lettino
E così
Ogni volta che si addormentava
Vedeva il suo volto
E le stelle, verso cui lui volgeva lo sguardo
E sperava
Che un giorno avrebbe guardato anche in basso verso di lei
Ma lui in basso non ci guardava
Mai
E lei
Lei con il tempo smise di guardare verso l’alto
6. L’Isola che non c’è

Peter Pan: Chiudi gli occhi


Wendy

Wendy: Che cos’è?


Peter?

Peter Pan: Polvere di stelle


Chiudi gli occhi
E fai un bel respiro

Wendy: No
Tu aprili
Peter
E da’ un’occhiata in giro

Peter Pan: Niente


Solo una stanza vuota
E la tua ombra sul muro
E lei con il tempo inizierà ad accartocciarsi
E a rimpicciolirsi
...
Vieni con me

Wendy: Non verrò


Non volerò
Non ne sono capace

Peter Pan: Basta crederci


E fare un bel respiro
Per inspirare la polvere di stelle

Wendy: No
Non volerò

Peter Pan: Hai paura?

Wendy: ...

Peter Pan: Le tue scapole


Sono ali
Solo che non si sono ancora aperte

Wendy: Io non ho paura


Peter

Peter Pan: E i tuoi piedi


Faranno da freni, se vorrai
Si calano
Come ancore
Basta solo chiudere gli occhi
E crederci

Wendy: No
Peter

Peter Pan: Wendy


Lo so
Hai paura
Sei una ragazza
Perciò hai paura
Wendy: Io non ho paura

Peter Pan: Chiudi gli occhi

Wendy: Tese una mano


Piena di polvere di stelle
Dalla finestra alle sue spalle si vedeva spuntare una luce

Peter Pan: L’alba


Comparve nei loro occhi
E anche l’ansia
Le mani di lei
Si cercavano precipitose dietro la schiena
Si strinsero
Si custodivano a vicenda

Wendy: La polvere di stelle iniziò a scivolargli tra le dita


Gli angoli del tappeto diedero i primi strattoni

Peter Pan: Lei barcollò


E indietreggiò di un passo

Wendy: Lui avrebbe voluto abbracciarla

Peter Pan: Ma lei indietreggiò

Wendy: Aveva paura


Che lui la portasse via
Lontano da casa
Dai suoi genitori
Dai suoi fratelli
Dalla tata Nana

Peter Pan: Non avere paura


Wendy

Wendy: Io non ho paura

Peter Pan: Vieni con me


Prendi la mia mano
E staremo insieme per sempre
A nuotare tra scogli di roccia rossa
A bere rugiada dalle foglie della foresta pluviale
A ignorare il ticchettio della pancia del coccodrillo
Che misura il nostro tempo
Non deve farti paura

Wendy: Io non ho paura


Peter

Peter Pan: Wendy


Qui invecchierai

Wendy: Io non ho paura di invecchiare


Peter
...

Si alzò il vento
E lui volò via
Volò dalla finestra
Lasciando le imposte spalancate
Peter Pan: Lui si guardò indietro
Lei non si sporse dalla finestra
Mai

Wendy: Ma non chiuse le imposte


Mai
Anche quando il davanzale si copriva di neve
Non si metteva a guardare fuori
Ma non chiuse mai la finestra
E seguiva la sua stessa ombra che arrivava
Bussando allo spuntare dell’alba
7. Tentativo di fuga

A casa.
Klára si alza. Raccoglie in silenzio le cose da mettere in borsa. È evidentemente sotto stress.
Prende in mano le scarpe. Non vuole svegliare Marek nella stanza a fianco.

Lei: La giacca
Dove diavolo è la giacca?
Eccoti qui
Poi, le chiavi
Il rossetto
Le scarpe è meglio se me le metto fuori
Ok
Ho tutto

Sta per uscire, quando dalla stanza a fianco si inizia a sentire Fly me to the moon.

Lei: E che cavolo!


Deve avere una sorta di radar
Presto
Presto
Dai che non sono ancora le nove
Non si alza mai prima delle nove

Nasconde le scarpe sotto il letto e si infila velocemente sotto il piumino. Fa finta di dormire.
Pian piano si apre la porta. Entra Marek. La guarda dormire.

Lui: Mmmh
Avrei dovuto pensarci
Dorme ancora
Esce. Lei si alza velocemente. Va alla porta e ascolta per capire se è tornato nella sua stanza.
Sente che è così. Raccoglie velocemente le sue cose. Con affanno.

Lei: Grazie a Dio


È già tornato nella sua stanza
Forse
Allora
Allora fuori, presto

Va verso la porta. Marek è già là con il caffè in mano. Stavolta con il latte. Le sbatte contro e
rovescia il caffè.

Lei: Ma non è possibile!


Ora mi tocca di cambiarmi di nuovo!
Adesso finisce che arrivo in ritardo

Lui: Cristo, mi spiace!


Non me l’aspettavo
Che uscissi

Lei: Certo
Io invece dovevo aspettarmi
Di trovarti lì
Con il caffè e tutto
Ogni mattina
Colazione e caffè
(Ironicamente) Allora mi scuso io
Dovevo aspettarmelo
Tu non salteresti neanche un maledetto giorno
Delle tue premure esagerate
Pensavo solo che non ce l’avresti fatta prima delle nove
Lui: Mi sono preparato il caffè per me
E allora ne ho fatto anche per te
Non sapevo...
Pensavo di farti un piacere...

Lei: Certo
Va bene
Ma è chiaro
Allora per favore, per una volta evita di pensare
Beviti il tuo caffè
E a me lascia l’unica cosa che mi hai mai dato
La mia privacy

Lui: Dovresti dargli una sciacquata


Sarà difficile da lavare

Lei: Ce la faccio da sola


Riesco ancora a farcela da sola
Papà

Lui: Era bollente.


Non ti sei scottata...?

Lei: Ora basta

Con grande agitazione cerca qualcos’altro da indossare.


Lei: Pantaloni
Camicetta
Dove cavolo ho messo il golfino grigio
Lui: Sono le nove.

Lei: Va beh
Ormai sono in piedi
Ha!
Eccolo qui.

Lui: E insomma
Ti dico che non me lo aspettavo

Lei: Sorpresa!
Sei contento?

Lui: ...
Sei truccata.

Lei: E con ciò?

Lui: Beh
È che è un tantino fuori dal comune

Lei: ...

Lui: Il tailleur bianco

Lei: Beh, bianco non lo è più, ormai


Grazie a te

Lui: Scarpe con il tacco

Lei: Non vorrai che ti debba prendere a calci


Lui: Ovvio

Lei: Come?
Cosa?
Che cos’è che è ovvio?

Lui: Sei un po’ nervosa, eh?

Lei: Che intendi?

Lui: Eh, capisco ora da dove ti viene lo stress...

Lei: Non ho idea di dove vuoi andare a parare.


Ma non m’importa

Lui: Ci presenterai?

Lei: Di che cosa stai parlando?

Lui: La camicetta blu ti sta bene


Gli piacerà

Lei: Piacerà a chi?

Lui: Questo non lo so


Normalmente ti direi di tornare entro mezzanotte
Solo che sono le nove di mattina
C’è ancora un sacco di tempo

Lei: Torno dopo mezzogiorno


Lui: Nessuna fretta
...
Allora, chi è?

Lei: Questo non ti deve interessare

Lui: Aha
Ti vergogni di me?
Oppure di lui?

Lei: Di te

Lui: Ahi

Lei: Già
E per piacere
Dopo pranzo vorrei fare un pisolino

Lui: Certo
Capisco
È un tipo focoso

Lei: Dico sul serio


Pensi di poterti organizzare
Voglio dire
Un programma indipendente?
Meglio ancora se silenzioso

Lui: (Con aria divertita) M’inventerò qualcosa


Lei: Ok, allora
Allora incrocia le dita per me

Lui: Certo
...
Ah sì, per favore

Lei: Sì?

Lui: Solo questo


Fate attenzione
Ok?
Non sono ancora pronto per dei nipotini
8. Messaggio dall’alto

Lui: Klárka
Sto iniziando a pensare che...
Ho commesso un errore
Klárka

Oggi ero attaccato al cordone ombelicale della navicella madre


Avvolto nell’oscurità
E volevo cadere verso di te

Sei cresciuta
Senza di me
E io non ho smesso di giocare
Come un bambino
Con il cordone ombelicale
Della navicella madre
A cui faccio sempre ritorno

Hai gli occhi di tua madre


Pieni di rimprovero

Non mi stupisco di te
Eri appesa a una corda
Ancorata saldamente a me
È così che deve essere
Tra padre e figlia
E io te l’ho tagliata
Lasciandoti
In assenza di gravità
Ti ricordi quella storia?
Del bambino che guardava le stelle?
Te la ricordi?
Quel bambino ora è qui
Klárka...
Tra le stelle
Ma ora
Guarda soltanto te
10. Il nuovo mondo

Entra Klára. Cerca di fare il giro intorno, stupita che Marek sia così silenzioso.
Lei: Sono a casa

Lui: Molto bene

Lei: Nient’altro?

Lui: Scusa?

Lei: Ti costa troppo sforzo?

Lui: Cosa?

Lei: Ma piantala!
Stai sicuramente stringendo i pugni
Per resistere all’impulso

Lui: Come?

Lei: Non vuoi chiedermelo?

Lui: No
Niente paura

Lei: Ok.
Fa per uscire, ma non riesce a trattenersi e rientra.

Lei: Allora, che cos’è successo?


Lui: Sono stato fuori

Lei: Aha
E quindi?

Lui: Da solo

Lei: Sì...
Ti sto ascoltando...

Lui: È diverso, la fuori


Completamente diverso

Lei: Sono passati cinquant’anni

Lui: Lo so
Lo so bene
Ma io pensavo
Che non sarebbe stato...
Che non sarebbe stato, in fondo, un grosso problema
...
Certo
Le auto sono diverse
Più veloci
Ce n’è di più
E la metro...
E così via
Però

Lei: Ci farai l’abitudine


Papà
Vedrai
Imparerai tutto quanto
Eh?
Puoi iscriverti a un corso
Ci sono dei corsi
Oggi se ne fanno praticamente su tutto

Lui: Il mondo è diverso


Ovvio
C’era da aspettarselo
Ma la gente...
Vedi
Io pensavo
Che insomma
Sarebbe rimasta uguale
E invece no.
Ti rivolgi a qualcuno per strada
E fai la parte di quello strampalato
Devi avere una qualche forma si supporto tecnologico
Un telefono
Un computer
E Dio solo sa che altro
Non è più la stessa cosa
Prima le persone si tenevano per mano
Ora le tiene insieme un segnale di ricezione
Rimpallato da un satellite
Per parlare con qualcuno
Devi percorrere migliaia di anni luce

Lei: E allora?
Pensavo che ti sarebbe andato a genio
Lui: Klára...

Lei: Scusami...
Imparerai a camminare da solo anche qui
Ormai è come stare lassù
Meno gravità
Sei fai un salto molto alto
Puoi allontanarti molto
È più difficile trovare qualcosa
Che ti possa tenere stretto
Ma ce la farai
Ti abituerai
Papà

Lui: Tu credi?

Lei: Sì

Lui: Grazie
Mi hai tolto un peso
...
(Cerca di ribaltare la situazione.) Infatti, vorrei trovarti una mamma

Lei: Certo...
(Si alza.)

Lui: E lui?
Riesce a tenerti stretta a terra?

Lei: Cosa?
Lui: Dai, il tuo
Appuntamento galante

Lei: Ah già
Ma sì, sì
Certo
Non ti preoccupare

Lui: Si è comportato bene?

Lei: Ma sì, certo


È stato molto carino
Prima mi ha chiesto come mi chiamo
E solo dopo mi ha spogliata

Lui: Eh già
Alla vecchia maniera
Mi piace

Lei: Ma sì
In più si alza presto
Vero, no?
È un buon partito
Sembra quasi fatto apposta per me

Lui: Peccato che non ha una sorella...

Lei: Ma sì
Figurati, ce l’ha eccome
Addirittura due
Molto simpatiche

Lui: Ecco, vedi


...
Peccato che per me sono troppo...
Cioè
Non dico vecchie
Quello no
Più che altro, penso
Con parecchia esperienza alle spalle

Lei: Già
Su questo non ci piove

Lui: Va beh
L’importante è che ti tenga stretta a terra
Che non mi voli via

Lei: Sì
Figurati
Mi tiene ben stretta sì
È già tanto che non mi tenga sotto terra

Lui: Che intendi?

Lei: È un dottore...
Papà
Un oncologo

Lei esce. Lui c’è rimasto di sasso.


11. L’Isola che non c’è - parte II

Lei: Il cielo notturno

Lui: Inondato di stelle

Lei: Una mareggiata di stelle

Lui: La nave si inclina, prima da un lato, poi dall’altro

Lei: Il mare è in burrasca

Lui: No
Non il mare
È la via lattea

Lei: La via lattea?

Lui: Sì
La nave è decollata
Non naviga più tra le onde
Ma nello spazio

Lei: La polvere di stelle?

Lui: Sì
I pirati l’hanno rubata a Peter Pan
E hanno rapito Wendy

Lei: Sì
Già...già
Non ne hanno abbastanza
La nave pian piano scende

Lui: Vogliono dell’altra polvere di stelle

Lei: Con la spada spingono Wendy sulla passerella


Se non riceveranno altra polvere
La faranno cadere

Wendy: Aiuto!
Peter
Aiutami

Peter: Non avere paura


Wendy
Non avere paura
Quando sarai sull’orlo
Salta

Wendy: Non so volare


Peter
E non ho più polvere di stelle

Peter: Non avere paura


Wendy
Salta
Voleremo sopra al lago
La nave sta scendendo

Wendy: Nel lago c’è il coccodrillo


E l’orologio che ha ingoiato tempo fa
Continua a ticchettargli nella pancia
Ticchetta così forte da non lasciarlo dormire
Ticchetta così forte
Come se dovesse squillare un momento all’altro
E svegliarci
Svegliarci tutti

Peter: Devi crederci


Wendy
Devi crederci e spiccherai il volo

Wendy: La spada sta quasi per toccarla


Peter!
La spada brandita da uno dei pirati
Ha paura
Peter
Ha tantissima paura

Peter: Lei chiuse gli occhi


Wendy
Chiudi gli occhi

Wendy: Va bene

Peter: Chiuse gli occhi

Wendy: E fece un passo indietro


Verso la punta della spada
Un passo indietro
Cercando con il piede la passerella
Ma ormai era finita
Peter
Lei ormai non c’era più
Aveva le vertigini
Come se il suo corpo cadesse più in fretta di lei
Vide se stessa cadere
Nella gola del coccodrillo
Dalle cui fauci spalancate proveniva l’assordante ticchettio
Pungente come una sega che affonda sempre più i denti nel tronco di un albero
Lei cadeva

Peter: Ma lui l’afferrò

Wendy: Davvero?

Peter: Certo
Certo che l’afferrò
Sei così leggera

Wendy: Tienimi stretta


Basta un attimo perché ti scivoli via

Peter: Te l’ho pur detto


Che devi crederci
Te l’ho detto

Wendy: E adesso?

Peter: Adesso cosa?

Wendy: Che ne sarà di noi?


Peter: Resteremo qui, insieme
Per sempre
Noi
E i bimbi sperduti

Wendy: Non posso

Peter: Wendy

Wendy: Lo senti l’orologio?


Quel ticchettio...
Lo senti?

Peter: ...

Wendy: Se restassi qui


Finirei per impazzire
Devo andarmene via lontano
Dove non lo posso sentire
Dove posso dimenticare
Devo andare a casa
Peter

Peter: No
Per favore
Resta, Wendy

Wendy: E così si salutarono

Peter: No
Wendy: Si dissero addio

Peter: No
Per favore

Wendy: Rimasero seduti fino all’alba sui tetti della vecchia Londra
Per dirsi addio

Peter: Non si dissero addio

Wendy: E invece sì

Peter: Non ce la faccio

Wendy: All’alba la riportò a casa


E la mise a letto

Peter: Wendy
Per favore

Wendy: Tornava a guardarla


Mentre dormiva

Peter: E la portava con sé

Wendy: Tornava a guardarla


Di nascosto
Mentre dormiva
Per non riportarle alla memoria quell’orribile ticchettio d’orologio

Durante il monologo di lui, a poco a poco, muoiono/ si spengono le fatine che volano intorno.
Peter: Sì
Tornava a guardarla
Anche i suoi fratelli
Nella loro cameretta
Ma con il tempo
Iniziò a trovare vuoti i loro lettini
Smise di tornare
Dall’Isola che non c’è
Che con il passare del tempo si ricoprì di felci
E sempre, quando capiva che nessuno dei suoi amici sarebbe tornato
Mai più
Era come se in lui si fosse conficcata una rotella dentata
E avesse cominciato a grattare
Finché un giorno
L’acqua del lago s’increspò
E si zittì persino quell’incessante ticchettio
E allora capì
Che ormai non sarebbe tornato nessuno da lui
Sulla sua Isola che non c’è
12. Dalla casa dei morti

Mattina. Di nuovo. Stavolta senza musica. Klára di alza, più vivace che mai. Marek le passa
accanto. Si accorge che Klára è già in piedi.

Lui: Che fai?

Lei: Niente
Sembra che stia facendo qualcosa?

Lui: Ti sei alzata


...
Non riuscivi a dormire?

Lei: Cosa?
No
Ho dormito tutta notte

Lui: Sono solo le nove

Lei: E allora?

Lui: Sei sicura di stare bene?

Lei: E tu?

Lui: Io sto bene

Lei: Sul serio?

Lui: Sì
Però...

Lei: E allora perché fai quella faccia, come se fosse morto qualcuno?

Lui: Non dire certe cose

Lei: È morto qualcuno?

Lui: Klára...

Lei: E allora lascia perdere

Va in cucina. Mette su Fly me to the moon. Nel mentre fa colazione.

Lui: Dovresti sederti per fare colazione.

Lei: Dovresti sederti tu


Tranquillo che mi metterò pure distesa
Quando non potrò più stare in piedi
Ma per il momento voglio godermela
Finché posso
...
Allora, lo Zoo?

Lui: Lo Zoo cosa?

Lei: Volevi andarci, no?


A farmi vedere gli animali
A insegnarmi come fa la tigre
Come fa l’elefante
Farmi dare da mangiare alle capre
Eh?

Lui: Fa un gran caldo

Lei: Beh, così mi compri anche il gelato


Eh?

Lui: Non dovresti


Ci sono più di trenta gradi all’ombra

Lei: E dai
Mi fai fare un giro sul trenino
Eh?
Per vedere se riconosco tutti gli animali

Lui: È pericoloso

Lei: Lascia perdere


...
Ok
Allora al planetario
Eh?
Sulla collina di Petřín

Lui: Mah, non so


Va be’ che lì c’è la funicolare

Lei: Davvero?
Fantastico
Sul serio
Perché da un giorno all’altro mi hanno ceduto le gambe
Sai?

Lui: Klára
Devi prenderti cura di te

Lei: Te lo ripeto.
Sarei piuttosto contenta di fare una passeggiata

Lui: Allora nel pomeriggio


Va bene?
Quando il sole sarà meno cocente

Lei: Ho della crema solare


Te ne presto, senza problemi
Eh?

Lui: Fa un gran caldo

Lei: Alle 12 c’è la proiezione


Mi fai vedere dove sei stato?
Affare fatto?

Lui: Ma se l’hai già sentita


Migliaia di volte, mi sa

Lei: Va beh
Ma sono vecchia
Capisci
E mi dimentico le cose
Quindi me le puoi tranquillamente ripetere
Lui: Ma...

Lei: Ti aspetto giù...


Ok?
Andiamo al planetario
Fine della discussione

Esce. Si volta verso la porta.

Lei: E per piacere


Fa’ attenzione sulle scale
A non inciampare
13. Storia della ragazza che aspettava

Lei: Sono nata che ero ancora cieca


Mi hanno dovuta portare dall’ospedale in una scatola
Piena di trucioli di polistirolo
Tanto ero fragile
Ancora oggi ne trovo in giro per l’appartamento
Mi scricchiolano sotto i piedi

Sei la prima cosa che ricordo


La mamma no
E te sì
Eri in piedi davanti a me
E puntavi il dito verso l’alto
Ero abituata a guardare in su
Quindi non è cambiato praticamente niente
Quando sei volato via
Guardavo in su
E ne andavo fiera
Non vedevo l’ora
Che tu tornassi e mi accompagnassi a scuola
E tutti sarebbero rimasti sbalorditi
Alla vista del mio papà cosmonauta
Ne andavo fiera
Mentre loro mi compativano
Da adolescente ho iniziato a vergognarmi
Anche di te
Di quegli infantili videomessaggi che mandavi
Mentre andavi a caccia del cibo volante in assenza di gravità
Senza mani
Solo con la bocca
“Sono un pesce!”
Gridavi

Aspettavo
E tu vagavi intorno con lo sguardo

Ho finito l’università
Ho seppellito la nonna
Tua mamma
E ricevevo i tuoi entusiastici messaggi
E aspettavo
Mi sono resa conto che eri ancora un bambino
Mentre io ormai non sentivo più il bisogno di un genitore
Vedevo i tuoi messaggi
E avevo l’impressione di vedere una vecchia cassetta buttata via
Dell’epoca in cui ero ancora piccola
Io ho smesso di mandarti messaggi
Con il tempo
Per il tuo bene
Per te era passato solo un istante da quando mi avevi messo a letto
Per l’ultima volta
Da bambina

Aspettavo
E tu vagavi intorno con lo sguardo

Ma quella bambina non esisteva più da tempo


Avevo paura
Che se te ne fossi reso conto
Non saresti tornato mai più
Avresti perso motivo di farlo
Mi sono illusa che tu fossi un eroe
Che fossi volato a salvare il mondo
Da un asteroide
O da un’invasione
Non so
Era più facile
Sai
Che sapere che te ne eri andato per realizzare il tuo sogno

Appare uno schermo con un videomessaggio.


Lui: Klárka...
È già passato molto tempo
Non ho notizie di te
Le mie le ricevi, a quanto pare
I miei messaggi
Che mando io
Così mi han detto
Tutto bene da te
Spero
...
Mi rifarò
Quando torno
Ti porterò un pezzetto di stella
Da vicino non fa così tanta luce
...
Strano
Finché sono stato lontano da loro
Le volevo toccare
E ora...
Vorrei non avere mai alzato la testa
...
Spero che tu dorma ancora nel letto a castello
Di sopra
Klárka
Stellina mia
Così non mi cresci troppo
Quando vai a dormire la notte

Con questo tentativo di battuta ha cercato di reprimere la tristezza. Chiude la telecamera con
grande fatica.

Lei: Ho aspettato
E sono invecchiata
Giorno dopo giorno
Come è giusto che sia

Vagavi intorno con lo sguardo


Quando sei atterrato
Come un bimbo piccolo
Ti parlavano
Tu non ascoltavi
Cercavi me
Ti hanno bombardato di domande
Non hai risposto
Vagavi intorno con lo sguardo
Cercavi me
Volevano farsi delle foto con te
Hai rifiutato
Vagavi intorno con lo sguardo
Come un bimbo piccolo
E cercavi me
E io intanto stavo dritta davanti a te
E aspettavo
14. Come fare entrare il papà in riformatorio

Lui: Che cosa vorrebbe dire?

Lei: È stata una gita


Carina, tutto sommato
O no?

Lui: Lo sai di cosa sto parlando

Lei: Non avrei mai immaginato che ci andasse tanta gente


Al planetario
Di domenica
Pensavo che al giorno d’oggi la gente fosse incollata a internet
Senza avere bisogno di nient’altro

Lui: Klára

Lei: Non è poi così terribile


Il mondo che ti aspetta
Oppure sì?

Lui: Aspetta anche te


Tanto per cominciare
E poi
Non sviare il discorso

Lei: Aspetta
Aspetta
Si tratta di una lezione di vita?
Oppure cosa?
Lui: Klára

Lei: No, davvero


Dico sul serio
Meglio se me lo dici
Se lo è
Così mi siedo
Sai
E sto attenta
Io non l’ho mai provata una cosa del genere

Lui: No, questa non è una lezione di vita

Lei: Gesù
Uff
Che sollievo
Davvero
Non mi va proprio
Alla mia età
Di imparare cose nuove
Sai

Lui: Quella scena, là, con quella signora


Che voleva dire?

Lei: Ah quella
Non c’è di che
Le sei piaciuto

Lui: È stata una pena


Lei: Tu sei una pena
Non faresti altro che guardare
E niente
Con le stelle non potevi trattenerti
Non ti bastava guardarle
Ma per le persone avresti bisogno di un cannocchiale

Lui: Non è vero

Lei: Ti è piaciuta?

Lui: Sì
Tutto sommato sì
Però...

Lei: E allora vedi


I papà single
Con bambini piccoli
Le donne ne vanno matte
Pensavo
Invece no
Un ragazzino che esce con una vecchia
Ha ha
Ancora meglio di un cucciolo di labrador

Lui: Io non sono uno scolaretto


Klára
E non siamo nel film “Come far entrare il papà in riformatorio”
So perfettamente badare a me stesso
Lei: E allora non ti arrabbiare
Dai
Lo dicevo per te
...
E non essere egoista

Lui: Come?

Lei: Beh
A me manca un modello femminile

Lui: Questo sì
Ma de consigli sul sesso, con annessi e connessi
Farei volentieri a meno

Lei: Lo sai
Una ragazza della mia età ha bisogno del parere materno
Quando il suo corpo comincia a cambiare
Con la prima mestruazione me la sono cavata
Ma con la menopausa sì
Che avrei davvero bisogno di suggerimenti

Lui: Che cosa le hai detto?

Lei: Che ti vergogni

Lui: Mio Dio

Lei: E che non ci sarò ancora per molto


Quindi non dovrà preoccuparsi della suocera
Lui: Cos’è che le...?

Lei: Ha riso
Pensa te

Lui: Ti sei spacciata per mia madre?

Lei: E cosa avrei dovuto dire


Ciao
Quello là è il mio papà
A vederlo non si direbbe
Sembra che li porti bene
E non è certo perché non si è preso cura di me, se ho questo aspetto, è colpa della legge
gravitazionale?

Lui: Già
Hai ragione

Lei: Almeno avrete qualcosa da dirvi


Niente silenzi imbarazzanti al primo appuntamento

Lui: Al quale di sicuro non si presenterà

Lei: Perché tu te la sei squagliata


Come un ragazzino

Lui: Mi sentivo in imbarazzo

Lei: Già
Come un ragazzino
Non sapevo dove cercarti
Dicono
Di provare a funzionare come satelliti
Tutti i bambini che si perdono da una parte
Alla fine si ritrovano sempre dall’altra

Lui: Spiritosa

Lei: Già
E poi lavora al planetario
Quindi i tuoi racconti potrebbero addirittura divertirla
Almeno per un po’

Lui: Non ne parlo mica di continuo

Lei: Invece sì
Non posso nemmeno sgranchirmi il collo
Appena vedi che chino la testa all’indietro, sono guai
Attacchi subito con il tuo discorso su quanto è bello lassù
Così lontano eppure così vicino
Eccetera
Eccetera

Lui: Non è vero


Stai esagerando

Lei: Quella lampadina fulminata


Che volevo mi cambiassi
Ti ricordi cosa mi hai detto?

Lui: Certo, che l’avrei fatto volentieri


Lei: Sì
Questo sì
E poi?

Lui: E l’ho anche fatto


Volentieri

Lei: E hai accompagnato l’intera operazione con una conferenza divulgativa


Sulle stelle, che si spengono
Su quelle che implodono
E che nessuno potrà mai riaccendere

Lui: Scusa

Lei: Io sono solo un capitolo


Papà
Nella tua Odissea nello spazio

Lui: Klára

Lei: No
Ascolta
Tu ti devi rendere conto
Io sono solo un capitolo
Sei tornato
Vagavi intorno con lo sguardo
E cercavi quella bimbetta
Che portavi a cavalcioni sulle spalle
Per avvicinarla alle stelle
Sei tornato
Sei cresciuto
In quell’arco di tempo
E non vedevi l’ora di insegnarmi ancora molto
Capisco che sei rimasto deluso
Ti aspettavi una bambina
Che ne sarebbe andata pazza
Vagavi intorno con lo sguardo
La cercavi
Mentre davanti a te stava solo una vecchia visibilmente scossa
Il lupo perde il pelo ma non il vizio
Capisco che sei rimasto deluso

Lui: Non sono rimasto deluso


Klára

Lei: Ma non avevi più nulla da insegnarmi


Sei cresciuto
E io sono invecchiata

Lui: Non sono rimasto deluso


...
...
Solo che ho capito
Quello che avevo fatto a me e a te
Mi rimprovero
Per quello che mi sono perso io
Per quello che ti sei persa tu
Per quello che ci siamo persi entrambi

Lei: Io non ti rimprovero di niente


Dico solo
Che sono solo un capitolo
Lui: Che orribile cliché

Lei: Sì
Ma è così
E io mi auguro una cosa sola
Che ce ne siano altri
Di capitoli

Nel mentre arriva a Marek un SMS. Al che lui si mette a ridere.

Lei: Lo so
È buffo
Come cliché

Lui: Non è quello


È per il messaggio
Che mi è appena arrivato
Le hai dato il mio numero

Lei: Forse
Può essere?
Dipende
Sarebbe un bene
O un male?

Lui: Un bene
Direi
Mi pare
Hai fatto bene
Lei: Non c’è di che

Lui: Oh insomma
Spero che tu abbia tempo domani

Lei: Cosa?
Perché?
Io non vengo con te
Ora devi cavartela da solo

Lui: Non ti preoccupare


Tu vieni con me
Mi scrive
Ciao
Io in realtà sono impegnata
Ma credo che mio papà abbia bisogno di conoscere una donna così ben organizzata
come tua mamma
Sta con qualcuno?
...
Eh già
Siete brave a occuparvi di noi
Figliole
15. Pioggia dorata

Piovono stelle dal cielo. La sala si riempie di desideri segreti. I desideri segreti di Klára e
Marek. I desideri segreti di un ragazzino che stava per partire verso le stelle. I desideri segreti
di una ragazzina.
Piovono stelle dal cielo. Si diffondono ovunque i desideri segreti di tutti.

Lui: Guarda
Una stella cadente!
Hai visto?
Devi esprimere un desiderio
Ma in silenzio
Altrimenti non si avvera

Lei: Desidero un cagnolino. Che non morde e non fa la cacca in giro per casa.

Lui: Desidero che tu non cresca mai.

Lei: Desidero che tu non te ne vada.

Lui: Desidero andare a vedere le stelle da vicino, toccarle.

Lui: Desidero far tornare indietro il tempo.

Lei: Desidero potere tornare dall’asilo dopo pranzo.


Desidero avere la mamma a casa con noi.
Per non dovere mangiare quello che cucina il papà.
I suoi saturni.
Uova.
Bleah.
E poi desidero che mi pettini tu.
Papà mi tira i capelli.
E in più non sa fare le trecce.
Questo è quello che desidero più di qualsiasi altra cosa al mondo.

Lui: Desidero averti a casa con noi.


Per obbligarti ad andare dal dottore, finché sei in tempo.
Desidero essere in grado di parlarne con te, invece di fare finta che non stia succedendo
niente.

Lui: Desidero che torni di nuovo a guardare verso di me.

Lei: Voglio che Ládínek la smetta di guardarmi sempre e mandarmi bacini. Come Honzík fa
con Maruška.

Lui: Desidero che tu mi cada in grembo, così da non doverti venire a cercare.
Desidero restare qui.

Lei: Desidero avere smesso di aspettarti molto prima.


Desidero sapere perdonare.
Desidero un padre sempre pronto a dare un consiglio.
E a condividere con me la saggezza che ha accumulato negli anni.

Lei: Desidero un letto a castello, per non invecchiare durante la notte, mentre dormo.

Lui: Vorrei non avere avuto desideri, all’epoca.


16. Preparativi per la partenza

Klára sta per andare al suo appuntamento. Stavolta è Marek a essere nervoso.
Lui: Prendi il tailleur bianco
Te l’ho lavato

Lei: Ok
Grazie

Lui: E il foulard
Quello blu

Lei: Questo qui?


Intendi?

Lui: Sì
Fuori c’è vento

Lei: Aha
...
OK

Lui: E farà più fresco


Stasera
Che ti porti dentro da qualche parte
Diglielo

Lei: OK
Gli dico che è un messaggio da parte di mio papà
Gli servirà da incentivo
Lui: Bene
...
La regola della mezzanotte credo la conosca

Lei: Sì
Lo spero anch’io
Se non mi riporta a casa entro mezzanotte
Mi addormento
Ovunque ci troviamo

Lui: Resterò alzato

Lei: D’accordo
Mi sa che sarò stanca
Quindi, se non si può rimandare a domani
Mandami la lista delle domande per messaggio
Così mi preparo le risposte lungo la strada

Lui: Sarà fatto


Capitano

Lei: Non è un’idea stupida?

Lui: Cosa?
Lasciarmi qui da solo?
Senza una balia?
Carina, magari?

È un’idea stupida
Ma mi arrangerò
Lei: Ho più di cinquant’anni
E inizio ora con gli appuntamenti
Appuntamenti al buio
Come una bambina
Con il papà della signora del planetario

Lui: Aha
È così
Questo sì
Eh, questo sì
Io aspetterei ancora un paio d’anni
Fossi in te
Ma mi sa che i padri ce l’hanno sempre
L’impressione
Che per le loro figlie ci sia ancora tempo per iniziare con gli appuntamenti
Ma sono contento di essere qui in questo momento

Lei: ...
Non migliorerà la situazione

Lui: ...

Lei: Al contrario

Lui: Io
Non so che dire

Lei: Non è una cretinata?


Iniziare a uscire con qualcuno?
Adesso?
Lui: Come vuoi

Lei: Non lo so
Non migliorerà la situazione
Trascinandoci qualcun altro
Sai
Che cosa gli dovrei dire?
La prego di ignorare la regola del terzo appuntamento
Non è detto che ci arrivi viva?
Il prossimo appuntamento ce lo possiamo dare in terapia intensiva?

Lui: Smettila

Lei: OK
Non c’è bisogno di parlarne

Lui: No
Dico smettila
Di parlare così
Non sai
Non puoi sapere
Non sai quanto tempo
Non fare gli stessi errori
Klára
I figli devono imparare
Devono imparare dai propri genitori
A non ripetere i loro errori

Lei: Che vuoi dire?

Lui: Pensavo che fosse solo per un momento


E invece erano decine di anni
Alla fine
Pensavo che fosse solo per un momento
Mi sono perso molto
Per questo motivo

Lei: Non puoi fare un paragone del genere

Lui: E invece sì
Posso
Pensavo che fosse solo per un momento
E allora sono volato via
Non puoi saperlo
Klára
Tu sei invecchiata
E io non sono ancora cresciuto del tutto

Lei: Già
Solo che io da questa
“gita”
Non tornerò più

Lui: Klára
Ascoltami
Io non sono capace
E per me è terribilmente difficile
Ma di quello che sto per dirti
Sono convinto
Profondamente
Se tu ora ti imbarchi
Su quell’astronave
E ti lasci portare via lontano
Ci darai un taglio netto
Ma è possibile, che così facendo ti sembri che passi solo un istante
È possibile
Ma io continuerò a guardarti
Da qui
Così, per quanto lontana tu sarai con il pensiero
Più sarai lontana
Più mi sembrerà un’eternità
Klára
Io sono stato egoista
Sono sparito
Ci ho dato un taglio
Era più facile
Restare in assenza di gravità

Klára
Non essere come me
Anche se fosse solo per un istante
Tu resta
Non chiuderti in quell’astronave
Resta qui
Anche se fosse solo per un istante
Voglio trascorrerlo con te
...

Lei: Io ti ho seppellito
Quando non sei tornato

Lui: Lo so
Klára
Allora, per favore, non farlo anche con te stessa

Lei: Mi dispiace

Lui: Lo so
Anche a me
Ma non è ancora finita
Sta solo finendo un capitolo
Un cliffhanger
Quindi lasciati andare
E scrivi un nuovo capitolo

Lei: Ti voglio bene

Lui: Anch’io
...
Anche se hai il trucco sbavato
Ma io sono tuo padre
Sai
Non è a lui che devi piacere
Allora sistemati prima di uscire
Eh?

Lei: Ok
...
...
...
Allora
Come ti sembro?

Lui: Viva e vegeta


17. Il padre

Lui: Ci ho derubati
Ci ho derubati di ogni minuto che avremmo potuto trascorrere insieme
Ci ho derubati
Ho derubato me stesso
Dei tuoi primi dentini da latte caduti
Delle tue pagelle
La tua maturità
Il tuo primo amore segreto
Di cui comunque avrei saputo tutto
Perché me ne sarei accorto guardandoti
Ormai non mi rendo nemmeno conto se sei stanca
Oppure basta la mia presenza a farti andare su tutte le furie
Mi sono perso le tue preoccupazioni da adolescente,
per cui ora sei tu a darmi dei consigli
Mi sono perso il tuo primo capello grigio
La possibilità di tranquillizzarti
Perché sei sempre la mia bambina
Tutto questo mi sono perso
Ma ora sono qui
E anche se non ci resta molto tempo
Recupererò quello che posso
18. Storia della buonanotte

Klára ha una voce stanca. Forse persino malata.

Lui: Klárka
Dormi?

Lei: No
Non dormo

Lui: Posso entrare?

Lei: Sì

Lui: Non riesci ad addormentarti?

Lei: Non proprio

Lui: Ti fa male

Lei: Non molto


...
...
Potresti
Pensi che mi potresti
Potresti raccontarmi una storia?

Lui: Ma sì, certo


Certo che posso
Volentieri
Lei: Ma non accendere la luce
Per favore

Lui: D’accordo
Non accendo

Lei: Così la luce non ci fa ingiallire i denti


Non me li voglio lavare di nuovo
Bleah
Il sapore del dentifricio in bocca

Lui: Però non sono sicuro


Non so se ci riesco
A memoria, capisci?
Peter Pan?
Quella ti piaceva
O no?

Lei: Quella no
Non la voglio
Una a memoria la sai
Voglio quella
La storia del bambino

Lui: Ma...

Lei: La storia del bambino


Che guardava le stelle

Lui: Davvero?
Lei: Davvero...

Lui: Quindi
Allora
C’era una volta un bambino
Più piccino di te
...
Davvero vuoi questa?

Lei: Davvero

Lui: Va bene...
Era più piccino di te
Era talmente piccolo
Che sapeva solo stare sulla schiena
E visto che piangeva
Un sacco
Più di te
Lo mettevano a dormire fuori
Sulla veranda
E così, ogni volta che si addormentava
Guardava le stelle
E sperava che una volta una di loro
Gli cadesse nel lettino
Ma non cadeva
...
Quando fu cresciuto
Quando ne vedeva una cadere
Chiudeva gli occhi
Ed esprimeva un desiderio
Desiderava che che cadesse da lui
Ma tutte le volte, quella lo mancava
...
No
Non era così
...
Oppure
Allora
Daccapo
C’era una volta un bambino
Più piccino di te
Lo mettevano a dormire fuori
Sulla veranda
E allora guardava le stelle
E quando fu cresciuto
E ne vedeva una cadere
Allora chiudeva gli occhi
Ed esprimeva una desiderio
Finché una gli cadde nel lettino
Una stella piccolina
E lui si ripromise
Che non l’avrebbe mai lasciata spegnersi

La sua voce ora è tornata come all’inizio. Sembra la voce di un bambino.

Lei: Papà?

Lui: Sì, scricciolo?

Lei: Questa è la mia storia preferita.

FINE