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La storia del trombone


Lo strumento, nato dalla tromba, fu da subito costruito nelle tre diverse taglie:
contralto, tenore e basso.

Se si escludono il minore spessore del metallo e la campana più stretta, che


donavano al trombone un suono più dolce e mellifluo, gli strumenti antichi poi non
differiscono molto da quelli moderni.

La storia antica del trombone presenta grandi punti interrogativi riguardo alla
nascita dello strumento.

Molti antiquati del XIX secolo pensarono erroneamente che avesse origine molto
antiche.

Lo studioso Francis W. Galpin dimostrò che il trombone, uno strumento con una
pompa ad U doppia, non poteva essere datato prima del XV secolo, anche se non
riuscì esattamente quando e dove fosse comparso per la prima volta.

La prima descrizione dettagliata di un trombone compare nell’affresco di Filippo


Lippi (Prato, 1457).

L’intonazione di base del trombone era il La, ed i principali artigiani costruttori dello
strumento si trovavano nelle Fiandre e a Norimberga.

Nel 1607 l’orchestra dell’Orfeo di Claudio Monteverdi comprendeva cinque


tromboni dal differente registro ( primo utilizzo ufficiale del trombone).

Illustrazioni di tromboni nel XVII e XVIII secolo mostrano differenze tra i diversi modi
in cui lo strumento veniva tenuto, ma un’incisione del 1722 mostra un suonatore
che lo tiene in modo simile a quello di oggi.

I primi trombonisti erano versatili: erano in grado di produrre due distinti tipi di
suono metallico e stridente.

Marin Mersenne (1588-1648) commentava che questo modo di suonare il trombone


era considerato imperfetto ed inutilizzabile per i concerti. Quando invece erano
suonati dolcemente, producevano un suono calmo, soave, capace di delicate
articolazioni ed inflessioni chiaramente comprensibili nella ricca acustica della
chiesa.
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Questo è il modo d’espressione più comune nel XVI e XVII secolo. Verso la fine del
XVIII secolo il trombone in molti centri europei, dove aveva occupato un ruolo
centrale nella vita musicale per quasi due secoli, cominciò il suo declino.

Infatti: i registri dimostrarono una diminuzione ed il successivo arresto dei


pagamenti dei suonatori. In Inghilterra il declino fu particolarmente completo per
l’intero XVIII secolo. Un inventario degli oggetti della Cattedrale di Canterbury
riferisce di una cassa nella quale sono tenuti tromboni d’ottone non usati per un
gran numeri di anni passati.

Ci sono diverse ragioni per le quali il trombone cadde in disuso. Il primo più ovvio è
un cambio del gusto, che prediligeva sonorità più omogenee. Un altro è il declino di
della pratica di raddoppiare sonorità più omogenee. Un altro declino della pratica di
raddoppiare le melodie vocali con cornetti e tromboni.

In Austria la pratica di raddoppiare le linee vocali con i tromboni rimase; fu proprio


in Austria ed in Germania, specialmente a Vienna, che il trombone rimase in uso
come strumento da chiesa e da teatro.

Non è un caso che proprio qui sia per mano di Mozart e Gluk, che ebbero luogo i
primi sviluppi del nuovo linguaggio. Il trombone si sviluppo nel tempo, essendo
utilizzato principalmente in piccoli gruppi e nella musica sacra e non divenne parte
integrante dell’orchestra sinfonica fino al XVIII secolo, quando fu adottato da
Christoph Willibald Gluck (Ifigenia in Tauride), Francois Joseph Gossec e anche
Wolfgang Amadeus Mozart ( nei raddoppi del coro di tutte le sue messe, nel Don
Giovanni o addirittura in solo nel Tuba mirum del suo Requiem, nel flauto magico e
in altre composizioni).

Successivamente il trombone suscitò attenzione di Beethoven, che lo introdusse


nella Quinta, Sesta e Nona sinfonia e scrisse tre affascinanti eguali per quattro
tromboni soli, e di Schubert, che lo introdusse nelle sue ultime due sinfonie.

In questo periodo e fino alla prima metà del XIX secolo, il trombone fu usato molto
dalle bande militari tedesche: questo contribuì modificare l’intonazione di base da
La a Sib, ad allargare il canneggio e ad introdurre la ritorta per abbassare
l’intonazione in Fa.
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Il trombone moderno era ormai sviluppato e diffuso, tanto da essere molto


utilizzato da JoHannes Brahms, Richard Strauss e Richard Wagner. I compositori
avevano a disposizione uno strumento completo e versatile capace di esprimere un
ampio spettro di suggestioni sonore, dal calmo e posato accento religioso, al
clamore selvaggio dell’orgia.

Nel seguito del XIX secolo i compositori lo utilizzarono in maniera più stereotipata,
come rinforzo di voci basse e armonie d’insieme.

Solo con l’avvento della musica da ballo e lo Swing nel XX secolo il trombone ebbe di
nuovo spazio negli arrangiamenti e nei soli.

In questo periodo un forte stimolo allo sviluppo della tecnica e delle potenzialità
espressive dello strumento fu dato da musicisti jazz come ad esempio Tommy
Dorsey.

Attualmente il trombone è utilizzato nei più vari generi musicali, dalla musica
classica, al jazz, dalla salsa allo ska, dal funk alla musica militare.

Il trombone non è uno strumento di secondo piano nel jazz ma è evidente la


posizione subalterna nei confronti di tromba e sassofoni: a differenza di
quest’ultimi, per esempio, non ha mai contribuito, in modo decisivo, alle rivoluzioni
stilistiche succedutesi nella musica afroamericana.

A prima vista, l’unica eccezione sembra riguardare il jazz arcaico ma anche allora
l’immagine pubblica dello strumento, la sua collocazione ben evidente front line,
non corrispondeva ad una funzione musicale da protagonista.

Per molti anni il trombone jazz è stato usato prevalentemente nel suo ruolo
timbrico, coloristico, sfruttando la relativa facilità tecnica con cui si possono
ottenere vari suggestivi effetti glissati.

Anche se negli anni venti emergono già musicisti di tecnica e valore artistico (il
primo ricordiamo, fu Miff Mole, seguito da jack Teagarden e Jimmy harrison), la
tendenza ad enfatizzare gli effetti coloristici del trombone non è mai venuta meno e
la ritroviamo, pur in differente prospettiva, anche nel free jazz.

Nei novant’anni di storia musicale afroamericana il trombone non ha quindi svolto


una funzione di leadership ma non ha neppure condiviso la progressiva caduta di
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status del clarinetto, l’altro dei tre strumenti guida, accanto alla tromba, nei primi
organici del jazz.

E se il clarinetto a trovato recentemente con Don Byron l’occasione di un riscatto, il


trombone sta vivendo da oltre vent’anni una stagione fulgida, al punto che non è
azzardato parlare di nuovo di rinascimento strumentale.

Caratteristiche tecniche
Strumento musicale a fiato della famiglia degli ottoni, a bocchino, con canna ricurva
a forma cilindrico-conica che nell’utilizzo terzo si allarga formando il padiglione (è
una sorta di tromba di grandi dimensioni).

Ne esiste un tipo provvisto di tre pistoni, e un altro dotato di culisse (parte mobile a
forma di U del tubo), che consente l’allungamento della canna.

Sette posizioni differenti della coulisse permettono di ottenere una scala cromatica
di oltre due ottave.

Sopra i tubi interni scorre il vero e proprio “tiro”, che consiste in due tubi, uniti alla
base da un tubo a U (con una chiave dell’acqua per rilasciare la condensa) e in cima
da una stanghetta da parte a parte, che il suonatore tiene con la mano destra.

La moderna tecnica del tiro è basata su sette posizioni; la 1° posizione ( la più alta) è
il tiro completamente chiuso, la 7° (la più bassa), con il tiro completamente steso.

La distanza fra le posizione vicine aumenta mentre il tiro si allunga.

Il trombone tenore è formato da un tubo circa due volte più lungo di quello della
tromba ed è tagliato un’ottava più basso.

Dalla metà del XIX secolo, il diametro del tubo è diventata più largo e il padiglione
più ampio, mentre il metallo adoperato è diventato più spesso contribuendo a
rafforzare il suono dello strumento.

Approfittando dell’invenzione delle valvole è stato possibile l’ampliamento


dell’estensione di una quarta nel registro grave, per mezzo dell’inserimento di un
ulteriore curvatura, pur rimanendo tuttavia il meccanismo tecnico di base del
trombone essenzialmente lo stesso nei secoli.
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Ci sono stati naturalmente tentativi di sostituirlo con un sistema simile a quello delle
trombe, siffatti strumenti sono stati usati soltanto per musica militare e,
occasionalmente, in orchestre per le esecuzioni di musica operistica, come per
esempio quella di Verdi . il timbro è nobile e maestoso, di grande potenza, ma
successibile di sfumature anche dolcissime.

La sonorità del trombone può essere modificata mediante l’impiego di vari tipi di
sordine. Costruito in diverse taglie (tenore, basso, contrabasso), attualmente
vengono impiegati in orchestra soprattutto il trombone tenore in Sib e il tenor-basso
in Sib-fa.

Estensione
L’estensione dello strumento dipende dalle conformazioni labiali del trombonista e
dalla sua tecnica.

In prima posizione la nota più bassa è il “pedale” Sib1, mentre allungando la coulisse
in settima posizione si può ottenere un Mi1 (ovvero il Mi più basso suonandolo con
un pianoforte).

Andando verso l’alto seguendo gli armonici naturali si possono ottenere note molto
alte, come ad esempio il Reb5 in seconda posizione (nota toccata nell’assolo di
trombone nel Bolero di Ravel).

La lettura classica per trombone raramente supera tale estensione, anche se vi sono
alcune eccezioni in qualche brano contemporaneo, come ad esempio il Fa5 toccato
nella Sequenza V di Luciano Berio.

Nel jazz i limiti sono dati semplicemente dalle capacità degli strumentisti, alcuni dei
quali riescono suonare anche oltre il Sib6 ( ad esempio Bill Waltrous nel brano Floor
Walk Up dell’album Manhattan Wildlife Refuge tocca un altissimo Mib6; scrivendolo
in chiave di basso avrebbero note tagli in testa).

Un altro esempio nella letteratura jazz è in Such Sweet Thunder di Duke Ellington, in
cui vi è un brano per trombone solo (Sonnet to Hank Cinq) dedicato al trombonista
Britt Woodman, capace di suonare un Lab5.
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Tecnica
Per tradizione il trombone non è uno strumento traspositore come ad esempio la
tromba.

I trombonisti leggono in chiave di basso, tenore e contralto in note reali, qualsiasi


trombone stiano utilizzando.

Il trombone a tiro utilizza la coulisse per variare l’armonico di base dello strumento.

Esistono sette posizioni che si equivalgono alle combinazioni dei tre pistoni di altri
ottoni a pistoni.

Le posizioni sono numerate da 1 a7, in proporzione all’estensione della coulisse


( dove 1 è completamente ritratta e 7 completamente estesa).

Posizione coulisse Posizione pistoni Armonico fondamentale

1 A vuoto Sib
2 2 La
3 1 Lab
4 1-2-3 Sol
5 2-3 Solb
6 1-3 Fa
7 1-2-3 Mi

Quando si utilizzano le ritorte e lo strumento cambia tonalità le posizioni semitonali


lungo la coulisse si distanziano tra loro.

Si hanno infatti solo sei posizioni con la ritorta in Fa abbassata e solamente cinque
con la ritorta di Fa e di Solb abbassate assieme.

Le tecniche musicali utilizzabili sono le medesime di altri ottoni con in più la


possibilità di effettuare il glissato ed il vibrato con la coulisse.
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Nella musica contemporanea si possono trovare parti che richiedono strani effetti
da realizzare con l’asportazione di alcune pompe o addirittura suonando solo con la
coulisse.

Una gran varietà di sordine possono essere usate per variare il suono e spesso sono
state utilizzate ( nel jazz e nello swing) anche oggi di uso per l’effetto wah-wah come
cappelli o ventose.

Bibliografia

1. CURT SACHS, storia degli strumenti musicali, edizione italiana a cura di Paolo
Isotta e Maurizio Papini, Milano, Mondadori, 1996.
2. ANTHONY BAINES, Brass instruments, edizione italiana a cura di Renato
Metucci, I manuali EDT/SIdM, 1991.
3. GIUSEPPE TINTORI, Strumenti musicali, Vol. II, Torino, UTET,1971, pp. 836-
842.

Sitografia

1. www.kimballtrombone.com
2. www.itaweb.org
3. www.historicbrass.org
4. www.wickipedia.com