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Brunero Gherardini

CONCILIO ECUMENICO VATICANO II

UN DISCORSO DA FARE 1^ puntata


Pubblichiamo un nostro riassunto dei temi più importanti della preziosa opera di Mons. Brunero Gherardini. Questa sintesi contenu-
tistica viene offerta solo per facilitare la conoscenza e soprattutto l’acquisizione personale degli importanti contenuti di fondo trattati.
In nessun modo, e per nessun motivo, infatti questa nostra sintesi può o vuole sostituirsi alla lettura diretta del testo impareggiabile
di Mons. Gherardini che invitiamo tutti ad acquistare, leggere, approfondire e diffondere per la sua ricchezza unica e insostituibile.
Il libro di Mons. Gherardini è destinato ad incidere notevolmente sulla storia del post-Concilio. Questo libro è un’analisi magistrale
del valore e dei contenuti del Vaticano II. L’opera è uno squarcio di luce profonda, incisiva su equivoci, ambiguità, pressapochismo,
superficialità, fanatismo dei falsi miti creati sia sul concilio che nel post-concilio. Due punti sostanziali: A) Mons. Gherardini afferma,
a ragione, che finora la continuità tra Vaticano II e Tradizione cattolica è stata proclamata, asserita, declamata, ma non dimostrata.
Chiede, quindi, che invece si dimostri quello che si afferma. B) E ancora: “Il Vaticano II è un concilio dogmatico e quindi vincolante,
oppure è un Concilio pastorale, che esclude ogni volontà definitoria, percui non gli si può attribuire una forza normativa e vincolante,
che non possiede perché ha scelto di non possederla?

ANALISI GENERALE (pp. 13-27)


Editrice Vaticana, 2005. /…/ 2) “Getsemani” NON TUTTO È STATO
(Roma, 1980) dell’Em.mo Card. Giuseppe LIMPIDO E TRASPARENTE
Siri, 3) e il ben noto “Jota unum” ( Napoli, Adesso è venuto il momento di voltare pagi-
1985) di Romano Amerio, 4) ma anche agli ne e s’impone la necessità di una riflessione
scritti d’un teologo e filologo di riconosciuto storico-critica sui testi conciliari. /…/ Che
valore, Johannes Dormann, riguardanti più non tutto, a tale riguardo, sia limpido e
Giovanni Paolo II che non l’ultimo Concilio trasparente, si avverte anche, o tra le righe, o
Ecumenico. addirittura con esplicite denunce, in qualche
autorevole intervento. Nessuno ha dimen-
SILENZIO SUL MAGISTERO ticato l’amarezza con cui Paolo VI rivelò
PRECEDENTE nel 1972, ad appena 10 anni dall’inizio del
C’è stato, purtroppo, un assordante silenzio Concilio che “da qualche parte, nella Chiesa,
sul Magistero precedente il Vaticano II. è entrato il fumo di Satana”. L’allora Card.
/…/ C’era soltanto – e doveva esserci – solo il Ratzinger denunciò la deleteria presenza
Concilio Ecumenico Vaticano II. /…/ Eppu- d’uno spirito “anti”: (antispirito del Concilio
re la conclusione del Convegno Internaziona- = zizzania) nella chiesa conciliare e post-
le per “L’attuazione del Concilio Ecumenico conciliare. Prima di diventare Benedetto XVI
Vaticano II”, celebratosi in Vaticano all’inizio nella famosa Via Crucis del venerdì santo del
del 2000, affermò che è “decisamente fuor- 2005, il card. Ratzinger parlò della “sporcizia
viante l’idea che il Concilio volesse rompere nella Chiesa anche fra i sacerdoti”; e concluse
i legami col passato anziché porsi nella linea con una preghiera che fa rabbrividire: “Signo-


/…/ Dell’ultimo Concilio si è par- della Fede di sempre. Anche in questo caso re, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca
lato molto; anzi troppo. Non però, però non si andò oltre una proclamazione. che sta per affondare, che fa acqua da tutte
o almeno non sempre né primaria- Università, stampa cattolica, centri
mente, nel senso giusto. In certi momenti accademici, pubblicazioni ufficiali,
sembrò proprio che tutto avesse avuto inizio hanno alimentato per anni una “vul-
col Vaticano II e che gli oltre venti secoli gata” interpretativa che ha imposto lo
della precedente storia della Chiesa, si fos- squilibrio corrente.
sero volatilizzati. /…/ Quasi mai si mise in Si pensi all’opera “Storia del Concilio
evidenza il supporto prestato al Vaticano Vaticano II”, 5 voll, a cura di Giuseppe
II dal precedente Magistero ecclesiastico. Alberigo, Il Mulino-Bologna, 1995-
Lodevoli eccezioni: 1) S.E. Rev.ma Mons. 2001), secondo la quale col Vaticano II
Agostino Marchetto con “Chiesa e Papato avrebbe avuto inizio una “nuova chie-
nella storia e nel diritto, 25 anni di studi sa”. [sembra si sia cancellato perfino il
critici, Libreria Editrice Vaticana, 2002; e ricordo di altri Concili (cfr. pp. 85-86);
soprattutto “Il Concilio Ecumenico Vaticano esso è presentato come il Concilio dei
II. Contrappunto per la sua storia, Libreria Concili, il superlativo, cfr. p. 8 7)].

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e voluta delle susseguenti derive, dall’altra 1) Quella d’un Concilio rigorosa-
parte non può metterli tutti sullo stesso mente dogmatico non si mette nemmeno in
piano di buona fede e retta intenzione. discussione: esso è infallibile e irreformabile
Tutti concorsero, ad esempio, a mettere il e vincola tutta la Chiesa in tutte le sue com-
silenziatore alla Curia romana: tutti perciò ponenti.
sono corresponsabili della rivoluzione co- 2) Questa efficacia è assente in un
pernicana operata dal Vaticano II e dalle Concilio non rigorosamente dogmatico.
sue immediate applicazioni. 3) I Concili strettamente disciplinari,
riformistici, legati alle contingenze dell’epoca
ATTEGGIAMENTO – si pensi alle Crociate – anche se possono
ANTI-TRADIZIONE ricollegarsi con discussi dogmi di fede, non
Se ne ebbe una conferma fin dall’inizio assurgono alla dignità di Concili dogmatici.
dei lavori conciliari: 1) col netto rifiuto 4) Quando poi un Concilio presenta
degli schemi preparati dalla commissione se stesso, il contenuto e la ragione dei suoi do-
antepreparatoria, 2) ma anche in seguito cumenti, sotto la categoria della pastoralità,
con una politica che, senza colpire diretta- autoqualificandosi come pastorale, esclude in
mente le prerogative papali, ne attenuasse tal modo ogni intento definitorio. Per questo
il peso sull’episcopato e sulla Chiesa stessa. non può pretendere la qualifica di dogmatico,
La chiamarono “politica del carciofo”: né altri possono conferirgliela. Nemmeno
via una foglia oggi, via una foglia domani, se al suo interno risuoni qualche appello
per rendere disponibile lo spazio ad altri ai dogmi del passato e sviluppi un discorso
componenti della vita ecclesiale (vescovi, teologico. Teologico non è, necessariamente,
preti, donne, laicato, popolo di Dio, ecc.). sinonimo di dogmatico.
/…/ Questa ultima (la n.4) è la “ratio” che gui-
le parti” (J. Ratzinger, Via Crucis, Tip. Va-
Non c’è dubbio che lo Spirito Santo pro- dò, dall’inizio alla fine, il Vaticano II. Chi,
ticana, 2005, pp. 63.65). Giovanni Paolo II
muove e guida un Concilio legittimamente citandolo, l’equipara al Tridentino e allo
aveva denunciato che il cattolicesimo europeo
stesso Vaticano I, accreditandogli una forza
è in uno stato di “apostasia silenziosa” (cfr.
normativa e vincolante che di per sé non
Ecclesia in Europa, n. 9).
possiede, compie un illecito ed in ultima
analisi non rispetta il Concilio stesso.
CI FU VOLONTÀ
DI SOVVERTIRE? NON FARE DEL
Di fronte all’anti-spirito del Concilio non
si innalzò il muro della verità rivelata:
VATICANO II UN ASSOLUTO
Qualcuno dirà che nessuno ha mai definito
s’abbandonò il quadro delle certezze indi-
dogmatico il Vaticano II. Tuttavia è vero
scutibili e s’aprì il ventaglio del discutibile.
che nel post-concilio si è fatto di questo
Alle teologie devianti non si rispondeva
Concilio un assoluto. Non si tratta di
con fermezza e, quando qualcuno tentò
mettere in soffitta l’ultimo concilio o di
di farlo, non mancò l’intimidazione di
liquidarlo con tono scanzonato: si tratta
qualche eminentissimo protettore dei vari
solo di rispettarne la natura, il dettato,
Schillebeeckx, Kung, Segundo, Boff ecc.
le finalità e la pastoralità ch’esso stesso
/…/ C’era leggerezza, ottimismo irrifles-
convocato. Ma questo non toglie che l’azione rivendica. Ci vuole un’opera di revisione
sivo e infondato, il capovolgimento della
dello Spirito Santo può trovare resistenza, e di rivalutazione da parte di un bel ma-
prospettiva non più dall’alto verso il basso,
formale o materiale, nella libertà degli uomini nipolo di specialisti. I 16 documenti del
ma dal basso verso l’alto, la fiducia illimi-
tata nell’uomo, l’annebbiamento del sacro, che danno vita al momento conciliare, per
l’irenismo falso e pericoloso, il buonismo, la questo ci potrebbe essere la possibilità persino
desacralizzazione del creaturale e la contem- di un suo fallimento. Se una perversa libertà
poranea adorazione d’alcuni suoi aspetti, la umana prevalesse contro l’azione dello Spirito
libertà sopra ogni altro. Il “Cavallo di Troia” Santo, nel momento in cui questo si verificas-
non fu propriamente il complesso dei docu- se, il Concilio ecumenico cesserebbe d’essere
menti conciliari, ma le idee che alcuni gruppi tale. Anche se l’errore in materia di Fede e di
di pressione riuscirono a far filtrare nell’aula morale dev’essere formalmente escluso dalle
conciliare, determinando il progressivo ma- possibilità d’un Concilio autentico, nessuno
turare della linea che sfociò poi nella cultura può escludere qualche formulazione meno
post-conciliare. La colpa dei Padri conciliari, felice e perfino non totalmente in linea con
almeno nella stragrande maggioranza, non fu quelle della Tradizione della Chiesa.
quella “formale” della “piena avvertenza e del
deliberato consenso”, ma quella “materiale” QUAL È LA NATURA
della “non avvertenza”, della leggerezza, d’un DEL CONCILIO?
ottimismo superficiale ed esagerato, della Bisogna considerare la natura di ogni Con-
soggettiva buona fede. Forse, in alcuni casi, cilio insieme alle sue finalità immediate. Se
ci fu anche negligenza e mancata vigilanza. a tutti i Concili è dovuto religioso rispetto e
Quest’affermazione se da un verso salva i adesione, non ne consegue che tutti abbiano
Padri conciliari da una responsabilità diretta la stessa efficacia vincolante.

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Vaticano II richiederebbero un gran numero scono, fino a perderla, la loro importanza a doverosa, la riformulazione magisteriale di
di specialisti. Appare ineludibile una seria contatto con la cultura moderna; debbono “cose contingenti”: né la DH, né la GS, né
analisi critica dei documenti del Vaticano II però, essere diversamente espresse per fron- altri documenti conciliari, pur riformulando,
. /…/. Comunque solo il Papa può collocare teggiare le sfide di questa stessa cultura. Ciò fanno ciò su “cose contingenti”, né contin-
tutto nelle giuste dimensioni. Egli il 22 non significa rompere con la Tradizione, ma genti potranno dirsi essi stessi.
dicembre 2005 fissò il criterio per una retta aprire la Tradizione stessa alla novità e iscrive- Se poi si guarda alla “libertà religiosa” o
interpretazione del Vaticano II nell’ermeneu- re questa novità nella plurisecolare traiettoria alla “collegialità” (come duplice e paritetico
tica della continuità. Il 25 gennaio 2009 fu della Tradizione come uno sviluppo nella possesso della medesima piena ed universale
riproposto sull’Osservatore Romano (p. 5) il verità, non come una sua negazione. Ora giurisdizione ecclesiastica) o alla “rivelazione”
discorso che lumeggiava tale criterio. /…/ tutti i documenti del Vaticano II, anche se che obbliga solo limitatamente alle verità
non tutti univocamente, concorrono al detto salutari, ci si rende conto che l’innovazione,
CAMBIAMENTI SOSTANZIALI sviluppo e pongono la Chiesa al passo con la già durante il Concilio andò ben oltre la
O ACCIDENTALI? cultura dei tempi nuovi? È proprio vero? Ho frontiera del contingente.
Per una vera riforma, bisogna seguire i miei dubbi e non infondati.
l’ermeneutica della continuità dell’unico
soggetto-Chiesa (Benedetto XVI, discorso ROTTURA CON
22/12/2005). Il principio è questo: le verità LA TRADIZIONE
della Tradizione non cambiano né smarri- Il Papa aveva sollecitato, come possibile e

CAPITOLO I (pp. 31-45)


VERO E FALSO distacco di tutto il reale dal Cristianesimo.
AGGIORNAMENTO
La parola s’affermò sorprendente- RIFIUTO SCHEMI
mente nell’aula conciliare. FASE PREPARATORIA
A non pochi parve la “pietra filoso- Come si realizzò l’aggiornamento? Ben pre-
fale”. Non sempre se ne è avuta e sto fu chiaro: col ribaltamento radicale delle
si ha un’adeguata nozione. L’idea di posizioni predisposte nelle fasi preparatorie
aggiornamento di Giovanni XXIII del Concilio. Già nella prima sessione del
fu espressa nel discorso dell’11 ot- 1962, si dette un calcio praticamente a tut-
tobre 1962: a) il Concilio non do- ti gli schemi, perché – si diceva – ritenuti
veva attardarsi a fortificare i vecchi espressione d’una mentalità vecchia, chiusa
pilastri della Fede e del Dogma, e intransigente. [N.d.R. = “Tutto il triennale
s’astenesse anzi da nuove definizio- lavoro preparatorio, condotto sotto la pre-
ni dogmatiche; b) e concentrasse i sidenza di Giovanni XXIII, andò rigettato”
suoi sforzi nell’impegno di far presente Cri- (Iota Unum, Ricciardi Editore, Milano-
VERA E FALSA APERTURA sto all’uomo contemporaneo, alla sua men- Napoli, 1985, p. 74) = N.d.R.]. Tutto era
/…/ L’apertura era un rischio da correre, talità, alla cultura dei tempi nuovi. invischiato di questa mentalità. La rispo-
una sfida da accettare. Purtroppo apertura
sta alla domanda “aggiornamento, in che
significò, già durante il Concilio, disponibi-
COSA SIGNIFICA cosa?” è sempre stata poco chiara. Eppure
lità, ammiccamenti, attenuazioni, cedimen-
AGGIORNAMENTO? Giovanni XXIII, prima del Concilio aveva
ti, concessioni, deformazioni.
La parola è un francesismo e in francese convocato un Sinodo romano, approvando
(N.d.R. = cfr. Dominus Jesus, vero e
(“ajourner”) significa soprattutto “rimanda- decisioni che tutto sono, tranne una mo-
falso dialogo = N.d.R) /…/ È vero che agli
inizi, ma anche durante i suoi lavori, il Vati- re ad altra data” oppure “mettere al corren-
cano II ebbe difficoltà, non solo di metodo, te”. Non mancano significati ulteriori come
ma anche e soprattutto d’orientamento e di “rielaborare un lavoro con dati o più recen-
contenuto. ti o nuovi” ed anche “adeguare qualcosa ai
1)Rifiutò non pochi degli schemi preceden- tempi”. L’analisi dei Padri conciliari sulla
temente preparati con la collaborazione di temperie culturale in atto, però, rimase qua-
periti da tutte le nazioni, si sempre nel generico, nell’approssimativo e
2) e ne affidò la rielaborazione ad una com- nel ripetitivo. Un chiaro esempio è in G.S.,
missione mista n. 4 b. L’analisi sarebbe stata più completa e
3) e dette la direzione dei propri lavori ad obiettiva se, della trasformazione in parola,
una commissione speciale Quando si trovò avesse indicato: a) le vere ragioni; b) le fonti
in un momento di difficoltà, senza un piano remote ed immediate; c) il grado d’inciden-
veramente organico, intervenne Paolo VI za sui più disparati settori, compreso quel-
che concentrò sulla Chiesa gli interessi con- lo religioso e teologico, per trarne le debite
ciliari, articolandoli così: a) in primo luogo conclusioni. Ciò non fu fatto. Per esempio
“Chiesa mistero”, b) poi “Chiesa missione”, non furono chiariti i rapporti tra questi mu-
c) e quindi “rapporto Chiesa-mondo”. tamenti e la secolarizzazione che operava un

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dernizzazione. (N.d.R. = cfr. “Iota unum”, tura dipendente da Dio e dalla
ed. cit., pp. 48-51). Si pensò che l’aggior- Chiesa) cozzava radicalmente ed
namento dovesse procedere in due sensi: a) antiteticamente con le filosofie
nel senso di una maggiore libertà da Roma e le antropologie moderne i cui
(si provvide a questo non solo col ridimen- moduli, non univoci e perfino
sionamento della Curia romana e una note- contraddittori, facevano dell’uo-
vole rivalutazione dell’episcopato, della sua mo il valore di fondo ed il prota-
sacra mentalità, missione apostolica, com- gonista unico. Questo settore fu
piti governativi, ma anche con la successiva privilegiato dall’aggiornamen-
istituzione del “Sinodo dei Vescovi”). b) Nel to in profondità e qualificò in
senso di un rinnovamento più profondo in modo impressionante (special-
ambito liturgico, teologico, formativo. Si mente in GS e in DH) l’azione
provvide a questo, che qualcuno chiamò modernizzatrice del Concilio.
“aggiornamento in profondità”, con formu-
lazioni e prese di posizione mozzafiato per SPIRITO fonda adorazione del suo Pastore. Si parlò,
la loro forza innovativa, in qualche caso di- DELL’AGGIORNAMENTO sprezzatamente di “papolatria” (N.d.R. =
rompente ed invasiva e per il “coraggio” di Fu, prevalentemente, polemico soprattutto per poi sostituita, dopo il Concilio, con la
proporle come idee evangeliche, nonostante nel condannare il passato recente e remoto. “vescovo-latria”? = N.d.R.).
non fosse per niente evidente il loro fonda- Era evidente che riemergevano, al Conci-
mento biblico e la loro connessione con la lio, le antiche spinte moderniste, fronteg-
Tradizione. Si parlava addirittura di riconci- CHIESA GERARCHICA
giate a suo tempo da San Pio X, ma non
liazione della Chiesa col mondo! In un libro SOTTO PROCESSO
debellate. Non si sopportava il giuramento
di meditazioni per Suore si parlava Contro la struttura gerarchica della
addirittura di “convertirsi al mondo”! Chiesa fu scagliata una superficiale
Si voleva agire sulle strutture portanti critica storica che la considerò come
della Chiesa, come se esse potessero l’epilogo di una lunga involuzione:
essere rivedute e corrette a piacimen- dall’autentica“chiesa-comunione”, alla
to. c) La struttura istituzionale della “chiesa-società” che avrebbe subito
Chiesa, benché insopprimibile, si ri- l’influsso medievale del feudalesimo.
teneva che risentisse d’epoche lonta-
ne. d) Il cerimoniale delle apparizioni LO SPIRITO
papali era quello della corte bizantina. DEL CONCILIO
e) La stessa dottrina del “primato pe- Nell’Aula conciliare si respirava un’at-
trino”, veniva agganciata a cause stori- mosfera di romantica fiducia nella li-
che, maturate verso il 2° secolo come bera e creativa intelligenza dell’uomo e
punto terminale d’una evoluzione tra nel dialogo con tutti senza preclusioni
partiti in contrasto. Queste erano le ideologiche senza freni disciplinari,
idee che in Concilio serpeggiavano, per distaccarsi dalla c.d. “Chiesa pre-
diffondendovi uno spirito non di- conciliare”, ritenuta isolata dal mondo
chiaratamente antipapale ma critico antimodernistico che San Pio X aveva reso e dalla storia. Fuori dell’aula conciliare
dell’esclusivismo primaziale del Papa, para- obbligatorio e lo si voleva mettere al bando la condanna fu anche più decisa. Una critica
dossalmente giudicato liberatorio del Papa per sempre. Si rifiutava l’apologia e la difesa faziosa vide nel “preconciliare” una larva di
stesso e del suo ministero. della fede che aveva caratterizzato l’era tra i Chiesa, un “chiesasticume” astorico, merite-
due Concili Vaticani. Ora il Vaticano I ve- vole solo di condanna. Contro la cosiddetta
IDOLATRIA DELL’UOMO niva giudicato troppo intransigente, chiuso “torre d’avorio” non s’andò per il sottile: la
Lo scarto maggiore (tra Chiesa e mondo) in una condanna ormai antistorica contro condanna ora fu aperta, ora a mezza voce,
era costituito dalle rispettive antropologie. lo spirito del tempo. Non si tollerava che lo ma sempre di condanna si trattò. Si vole-
La concezione cristiana dell’uomo (crea- spirito del mondo e del tempo fosse fron- va smantellare una mentalità collaudata dal
teggiato e respinto come il tempo: il collaudo era la Tradizione. Nella
nemico dichiarato di Cristo e Tradizione si vedeva solo smania di potere,
della Chiesa! Non si tollerava trionfalismo e sopravvalutazione delle capa-
il sistema curiale post-Vati- cità di governo.
cano I, soprattutto dopo il L’aggiornamento non si contentò di qual-
Codice di Diritto Canonico che ritocco esteriore (liturgia, traduzione
del 1918 che avevano con- dei testi sacri, liberalizzazione del modo di
sacrato la struttura verticisti- vestirsi dei preti e dei religiosi) ma diede
ca della Chiesa fondandola vita ad un’opera di modernizzazione che
sull’uomo-roccia, contro il nel post-concilio portò l’omologazione della
quale non avrebbero prevalso Chiesa sempre più in basso, su una piatta-
le forze del male (Mt 16,16- forma generica e non specifica, in un quadro
19): lì si vedeva come l’emble- vagamente assembleare (N.d.R. = La cosid-
ma di una Chiesa “congelata” detta “religione dell’assemblea” = N.d.R.),
in una struttura gerarchica, in un’atmosfera talmente secolarizzata che
“sorda” alle sollecitazioni che spogliò il sacerdote della sua SACRALITÀ,
venivano dall’esterno, in pro- assimilandolo o ad un presidente o ad un

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semplice funzionario o ad un dandy da lo- J. De Smedt – attaccò con inaudita virulen- gioso non erano la piaga più preminente del
cali notturni. Collateralmente, tanto la ve- za il clericalismo degli schemi e la concezio- momento. Preminente era invece il progres-
ste talare del sacerdote, quanto il sacro abito ne piramidale della Chiesa con in cima un sivo affievolirsi dell’autocoscienza cattolica
dei religiosi (con particolare riferimento a “papa che è tutto” e alla base “i membri di sotto la pressione di una cultura inarresta-
quello che dava risalto alla “sposa di Cristo”) second’ordine, i laici, che non sono nulla”: bilmente in fuga dal soprannaturale.
venne presto accantonato lasciando che le facendo piazza pulita della c.d. Chiesa mi-
nuove fogge esprimessero appieno l’adegua- litante, condensò le sue critiche nel trittico
clericalismo-giuridicismo-trionfalismo.
DEMONIZZAZIONE CHIESA
mento agli standard del mondo.
PRIMA DEL VATICANO II
Una cosa è un pacato confronto, un’altra
FRENESIA DEL NUOVO BUTTATO IL BAMBINO cosa è una politica di demonizzazione fra la
Nella “frenesia del nuovo”, di nulla si pren- CON L’ACQUA DEL BAGNO Chiesa del prima e del dopo il Vaticano II.
deva scandalo. La direzione fu impressa già Non c’è dubbio che ci fossero, qua e là, nella Ma questo solo fu fatto: un “de profundis”
durante la prima sessione del Concilio quan- Chiesa (di ieri o di oggi) come in ogni fami- al passato e un’incensazione costante e acri-
do il vecchiume tomistico-scolastico-curiale glia e società, delle situazioni da sanare. /…/ tica del “sol dell’avvenire”.
fu inesorabilmente sepolto. Un vescovo – E. Ma l’anticlericalismo e l’individualismo reli-

CAPITOLO II (pp. 47-65)


VALORE E LIMITI sembra contraddetto dall’aggettivo “dogma- da Mons. Felici. Se fosse così non sarebbe
DEL VATICANO II tica” con cui il Concilio definisce due costi- lecito porre su un medesimo piano dogma-

Q
ual è la natura e la finalità del Vati- tuzioni (L.G. e la DV). Esse sono articolate tico tutti i documenti del Vaticano II, visto
cano II? Questo è importante per in Capitoli ma non ci sono i Canoni di con- che solo due di essi sono qualificati come
differenziare il Vaticano II da altri danna, rinunciando così a qualificare dog- “dogmatici”. /…/ Per questo è lecito rico-
Concili ed in particolare modo dal maticamente le rispettive dottrine. Perché noscere al Vaticano II un’indole dogmatica
Tridentino e dal Vaticano I: solamente là dove esso ripropone
1) sulla base delle sue stesse finalità: come verità di Fede, dogmi defi-
non definitorie, non dogmatiche, niti in precedenti Concili. Le dot-
non dogmaticamente vincolanti, ma trine, invece, che gli sono proprie
pastorali. 2) E quindi sulla base della non potranno assolutamente con-
sua specifica natura di Concilio pa- siderarsi dogmatiche, per la ragio-
storale. Che cosa è un Concilio pa- ne che sono prive dell’ineludibile
storale? Si usa molto questa parola FORMALITÀ DEFINITORIA e
“pastorale” ma mai fino ad oggi è sta- quindi della relativa “voluntas de-
to precisato il suo significato. Eppure finiendi”.
non si potrà valutare oggettivamente Neanche è sufficiente che tali dot-
il Vaticano II se non si diranno parole trine proprie si presentino come
chiare e obiettive su ciò che gli deri- sviluppo ed esplicitazione di quel-
va dall’essere “pastorale” e su come la le precedentemente definite, anche
sua “pastoralità” lo renda diverso da quando altro non sono che novità,
altri Concili. talvolta perfino assolute; neanche
è sufficiente che esse vengano ver-
balmente (“a parole”) collocate nel
ASSENTE LA VOLONTÀ solco della Tradizione.
DEFINITORIA Stante il contesto pastorale del
Dico subito che neanche una sola Concilio vengono a mancare d’ef-
definizione dogmatica rientrò negli ficacia dogmatica quelle espres-
intenti della Lumen Gentium o de- sioni magisteriali cui talvolta il
gli altri documenti del Vaticano II il Vaticano II ricorre, riecheggiando
quale non avrebbe potuto nemmeno il linguaggio di altri Concili, come
proporla avendo rifiutato di mettersi “Il santo Sinodo insegna (docet)
sulla linea tracciata dagli altri Conci- – insegnamo e dichiariamo (doce-
li. I Concili si sono sempre espressi mus et declaramus)”.
attraverso Capitoli e Canoni: 1) i Il Vaticano II non può definir-
Capitoli esponevano la dottrina in- si, in senso stretto, dogmatico E
fallibile e irreformabile; 2) i Canoni LE SUE DOTTRINE, NON
condannavano gli errori opposti a si chiamano allora “Costituzioni dogma- RICONDUCIBILI A PRECE-
quella dottrina. In qualche caso, mediante tiche”? Evidentemente perché recepirono DENTI DEFINIZIONI, NON SONO
il linguaggio tecnico “definimus” e “dam- dogmi precedentemente definiti, ma anche NÉ INFALLIBILI NÉ IRREFORMABILI
namus” i precedenti Concili avevano dato per ammantare di sicurezza il loro contenuto E DUNQUE, NEMMENO VINCOLAN-
chiara indicazione della loro VOLONTÀ dottrinale, che trova conferma solo se sono TI. Chi le negasse non è formalmente ere-
DEFINITORIA, nel corso degli stessi Capi- applicati i principi ermeneutici richiamati tico. Chi le imponesse come infallibili ed
toli. Tutto ciò è assente nel Vaticano II. Ciò

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mente in termini vincolanti, dovrà sempre Pastorale diventa così un aggettivo al quale
essere accolta religiosamente come insegna- si può far dire un pò di tutto e il suo con-
mento conciliare, ma non alla stregua di trario. /…/ Di che cosa si tratta, in realtà?
dottrine rigorosamente dogmatiche. Sarebbe bello dirlo, ma non lo fu nemmeno
per i Padri conciliari. Tant’è vero che ci fu-
APPELLI A BIBBIA, CONCILI, rono ben 541 proposte di cambiare il titolo
E TRADIZIONE della Gaudium et Spes (Dichiarazione, Let-
Possono dare l’impressione di una fonda- tera conciliare-sinodale, Annuncio, Annun-
zione biblica degli insegnamenti conciliari e cio mondiale, Dialogo tra Chiesa e mondo).
anche di una loro continuità col Magistero Insomma non ci fu chiarezza. A chi rifiu-
precedente (Decreto, Christus Dominus, n. tava “pastorale” veniva detto che l’aggettivo
14 - sull’ufficio pastorale dei Vescovi) (P.C., intendeva tradurre la dottrina in termini
6; DV, 24; O.T., 16) (L.G., n.1) (L.G., n. operativi. La nota di pastoralità è di tutto il
22-23; n. 51; n. 66;) (U.R., n. 14) (D.V., Concilio. Ciò comporta nel Vaticano II non
n.1) (G.S., 59). (O.T., conclusione) (U.R., l’assenza del profilo dottrinale, ma l’assenza
n. 14) (U.R., n. 18) (D.V., n. 12) (L.G., n. dell’intento definitorio e, di conseguenza,
20). (cfr. L.G., n. 21). (G.S., n. 58) (D.H., assenza di nuove formulazioni dogmatiche.
n. 1) (S.C., n.4; n. 23), ecc. (N.d.R. = sia Il profilo dottrinale è presente in esso, infat-
durante il Concilio, ma soprattutto dopo il ti, sotto molteplici aspetti:
Concilio, lo scopo della fronda modernista 1) Come riesumazione di precedenti Conci-
irreformabili, andrebbe contro il Concilio
era di ridurre il Supremo Magistero, solo a li. 2) Come attenzione ai dati della tradizio-
stesso. [N.d.R. = “Prescindendo da ogni
ne filosofico-teologica.
comparazione tra Concilio e Concilio, è
3) Come preoccupazione per l’esegesi bibli-
però possibile comparare tipo di Concilio a
ca. 4) Come esigenza della stessa metafisica.
tipo di Concilio e allora appare chiaro che
5) Come segnalazione dei traguardi cultura-
il tipo dogmatico, che stabilisce la dottrina
li ultimamente raggiunti.
immutabile, prevale sul tipo pastorale, tutto
Alla fine però è sempre la pastoralità che
dominato dalla storicità, che promulga de-
prende il sopravvento.
creti “de agibilibus” passeggeri e reformabili.
Il Vaticano II emerge nella storia dei Concili
Ogni Concilio dogmatico ha d’altronde una
non per una sua incidenza dottrinale – ed
parte pastorale, cioè decretoria, fondata sul-
ancor meno dogmatica – ma per le novità
la dogmatica. Nel Vaticano II la proposta di
d’atteggiamento, di valutazione, di movi-
esporre prima la dottrina e poi la pastorale,
mento e d’azione, introdotte nei gangli vi-
venne respinta. Nel Vaticano II non appare
tali della chiesa, SENZA UN EVIDENTE
nessun pronunciamento di genere dogma-
E NECESSARIO NESSO CON LE SUE
tico che non sia replicazione di precedenti
VERITÀ. Escludendo che il Vaticano II
Concili. La “Nota” diramata il 16/11/1965
possa citarsi a fondamento di tesi genuina-
da Mons. Pericle Felici, segretario generale
mente dogmatiche, concedendo che ci pos-
del Concilio, sulla qualificazione teologica
sa essere qualche spunto dottrinale e perfino
spettante alle dottrine enunciate dal Sinodo
di qualche sua innovazione, affiora l’amara
stabiliva: “Il Sacro Concilio definisce dover-
constatazione della non specificità del Con-
si credere delle cose di fede e di morale, sol-
cilio (N.d.R. = che quindi si costituirebbe
tanto quelle che la Chiesa ha apertamente
Magistero (senza il “Supremo”) e il Sommo come un Concilio anomalo!!! = N.d.R.).
definito come tali”. Ora, non c’è pericope di
testi conciliari la cui dogmaticità sia asseve- Pontefice solo a Pontefice (senza il “Som-
rata, essendo peraltro sottinteso che, dove si mo”): Magistero = sì; Supremo = no!
riafferma la dottrina già definita in passato, Pontefice = sì; Sommo = no! In questo
la qualificazione teologica non può essere modo si cambia la faccia della Chiesa e si fa
dubbia. Comunque, nella comparazione dei del Papa solo un vescovo tra vescovi, o un
tipi che dicemmo, la priorità del dogmati- cardinale tra cardinali! = N.d.R.)
co è da tenere fermamente” (cfr. Romano
Amerio, Iota unum, ed. cit., pp. 60-61) = VATICANO II SI COLLEGA
N.d.R.]. CON LA TRADIZIONE?
Il grande lavoro che gli esperti dovrebbero
PASTORALE, fare è verificare in che misura il Vaticano II
NON DOGMATICO si colleghi, effettivamente, e non solo attra-
Non ne segue, però, che il suo insegnamen- verso le sue dichiarazioni, con le dottrine
to (non dogmatico) non abbia dignità ed esposte o conciliarmente o dai singoli Pon-
autorevolezza non comuni. Anzi il contrario tefici, o dal ministero episcopale, e trasmesse
sia perché deriva dal Magistero solenne della dalla Tradizione alla vita stessa della Chiesa.
Chiesa, sia perché la stessa materia trattata
può essere sintomatica di dignità ed autore- COSA SIGNIFICA
volezza. Quando la materia non attiene alla “PASTORALE”?
Fede e alla Morale, né ha una fondazione Neanche i Padri conciliari sono riusciti a dir-
biblica, né è mai stata proposta precedente- lo. Qui di chiarezza ce n’è veramente poca.

8
CAPITOLO III (pp. 67-88)
sale (ApA 14; DV 36; GS ca, teologia del sorriso, della liberazione,
10.82.84.86) che fornisce, della donna, ecc., = N.d.R.)
per così dire, la materia del- 5)creazione di una coscienza autonoma che
la promozione umana” (GS si liberi della tutela di Roma e della Curia;
35), con speciale riferimento 6)riformulazione della Fede secondo il “ca-
alla promozione dei giovani techismo olandese”;
e della donna (GS 52). Sem- 7)ridimensionamento della figura e del ruo-
bra che ci sia stato uno smo- lo del Papa; (alcuni sostenevano l’assenza di
dato interesse alla realtà spa- veri fondamenti neotestamentari);
zio-temporale – alla quale un 8)interpretazione della Bibbia sempre più
concilio non dovrebbe dare legata alla metodologia liberale e sempre più
un’attenzione di privilegio indipendente dal Magistero e dall’ermeneu-
– che ha invitato la lepre a tica cattolica;
correre. Il post-concilio non 9)concezione missionaria libera da ogni for-
solo fece propria questa stra- ma e tentazione di proselitismo;
PER UN’ERMENEUTICA na esaltazione, ma l’esasperò 10) un ecumenismo selvaggio, non più ne-
DEL VATICANO II e la portò alle conseguenze estreme. anche ristretto alle confessioni cristiane, ma
Cosa significa la parola ermeneutica? Signi- aperto a tutte le religioni (soprattutto quelle
fica “l’arte dell’interpretazione”: essa spiega, CREATO NUOVO che si autodefiniscono rivelate); fondato su
interpreta, traduce. Vediamo quali sono al- CRISTIANESIMO un irenismo ingenuo e disposto ad aperture
cuni criteri ermeneutici. Stava nascendo un Cristianesimo di nuovo da capogiro. A tale ecumenismo, purtrop-
conio. Contestato e banalizzato il sopranna- po, una patente di legittimità venne dal c.d.
1) I CRITERI turale, gradualmente confuso con il naturale “Spirito di Assisi” grazie all’incontro multi
religioso ivi celebrato e a quelli che l’avreb-
IMMANENTISTICI bero poi seguito.
Essi potrebbero indicarsi anche come
storicistici, razionalisti, sociologici, natu- ANTI-CONCILIO
ralistici, fenomenologici e via di questo Tutto ciò non dipende direttamente dal
passo. Li chiamo “criteri dai tetti in giù” Vaticano II, ma dall’anti-concilio.
perché sopra di sé non hanno spiragli o 1)Il Concilio aveva infatti distinto il sa-
li negano in assoluto. A me sembra che cerdozio ministeriale da quello dei fedeli
il Vaticano II, non perché privo di aper- laici “una diversità non solo in grado, ma
ture “metafisiche” ma per un attestato anche di natura” (L.G., n. 10).
di simpatia (talvolta come in GS, addi- 2)Non aveva declassato la Chiesa una,
rittura eccessiva) ai valori storici, abbia santa, cattolica, apostolica a livello di
imboccato la strada dei criteri suddetti, qualunque altra comunità cristiana, ma
criteri immanentistici. Questo fu l’erro- l’aveva identificata con quella “governata
re. Un’infondata illusione. dal successore di Pietro e dai vescovi in
come se fosse un’esigenza ineludibile, si creò
un nuovo e diverso cristianesimo. comunione con lui” (L.G., n. 8);
GRAVISSIMA SOVVERSIONE 3)Non aveva promosso l’avventura del-
Procedendo di questo passo la rivoluzione
Costituendo G.S. e D.H. come l’anti-Silla- le teologie dal basso, ma aveva chiesto un
nella Chiesa arrivò dove si voleva farla ar-
bo, in pratica si rinnegava un atto formale rinnovamento teologico su basi più scrittu-
rivare:
del Magistero e si affermava che con gli erro- ristiche, alla luce della fede e sotto la gui-
1)annullamento formale della distinzione
ri condannati si potesse invece instaurare un da del Magistero ecclesiastico”, “avendo S.
tra sacerdozio ministeriale e sacerdozio dei
rapporto di cooperazione, addirittura per il Tommaso per maestro” (O.T., 15-16; cfr.
fedeli;
bene e la salvezza eterna dell’uomo!!!
2)creazione una fantomatica
“chiesa di Cristo” che non sa-
DOCUMENTI DATATI rebbe costituita da nessuna delle
In alcuni s’inneggia agli “sviluppi meravi- esistenti chiese storiche, nean-
gliosi della tecnica e della ricerca scientifica” che quella cattolica, la quale
che “insieme con i mezzi di comunicazio- condurrebbe, insieme alle altre,
ne sociale, danno agli uomini la possibilità nel tempo a darle una consisten-
/…/ d’accostarsi più facilmente al patrimo- za;
nio culturale e spirituale, e di completarsi 3)promozione, su basi e criteri
vicendevolmente, intrecciando relazioni più quasi esclusivamente marxisti,
strette a livello associativo ed internazio- della c.d. “teologia della libera-
nale” (G.E., proemio). Si esalta la tecnica zione”;
(G.S., 5; n. 23; n. 57; n. 64) e lo svilup- 4)invenzione delle fantasiose e
po del progresso umano (IM 2; GE 10; GS banali c.d. “teologie del geniti-
37.39.53.72), cioè culturale, economico vo” (N.d.R. = teologia dell’Afri-
e sociale (GS 73), in dimensione univer-

9
MA IN ATTO CI FU UN’ERMENEU- H) Non mancarono confessori che a qual-
TICA DELLA ROTTURA alla base della che penitente risposero: ma questo non è
quale c’è un fenomeno culturale riconduci- più peccato!
bile a quel modernismo che San Pio X aveva I)Conosco personalmente il caso di un gio-
proscritto, ma non era riuscito ad estirpare. vane desideroso di entrare in convento che
Esso si ripropose su una ribalta immensa- fu dal suo confessore invitato a frequenta-
mente più ampia, più burbanzosa di prima. re il mondo femminile, a stabilire rapporti
Assumeva ora il volto dei Vescovi che ave- affettivi con soggetti dell’altro sesso e solo
vano partecipato al Concilio o che, di fre- dopo a considerare la possibilità di scegliere
schissima nomina, ne attuavano gli aspetti tra convento e matrimonio!
più dirompenti.
C’erano poi i già ricordati “gruppi di pres- MODERNISMO? SI E NO!
sione“, perfettamente organizzati, maestri Alla domanda se il modernismo si annidas-
nell’utilizzare i mass-media, che operavano se proprio nei documenti conciliari, e se i
ora alla luce del sole ora come persuasori Padri ne fossero più o meno infetti, dovrei
occulti, non raramente accompagnati da be- rispondere tanto con un “no”, quanto con
nedizioni dall’alto e da ingenti disponibilità un “sì”.
di mezzi. L’ermeneutica del Vaticano II si 1)“NO” perché il respiro soprannaturale è
rivestiva di vero modernismo. tutt’altro che assente dal Vaticano II (con-
fessione trinitaria, fede nell’incarnazione e
DEGRADAZIONE redenzione universale del Verbo, universale
DEL POST-CONCLIO chiamata alla santità, sacramenti, alta consi-
G.E., n. 10). derazione del culto liturgico ed eucaristico,
A)La produzione esegetico-teologica im-
4)Aveva confermato la struttura gerarchica devozione mariana)
metteva sul mercato un gran numero di
della Chiesa, il primato petrino, la funzione 2)“SI” perché in non poche pagine arieg-
opere all’insegna dell’innovazione e della
dell’episcopato, dei preti, dei diaconi (L.G., giano scritti e idee del modernismo (soprat-
contestazione.
18-29; Nota explicativa praevia). tutto la GS) e perché alcuni Padri conciliari
Appellarsi al Concilio per ribaltare le – e non dei meno significativi – non
posizioni della Chiesa preconciliare è nascondevano aperte simpatie per
sostanzialmente infondato. Il Vatica- antichi e nuovi modernisti, per idee
no II non prestò a questo mai il suo d’avanguardia e non esitavano a ri-
aiuto diretto. Ci pensò il post-conci- muovere perfino il ricordo dell’anti-
lio. Mentre ci fu un aiuto indiretto. modernismo. A me, che in uno scritto
Gli interessati al ribaltamento fecero avevo favorevolmente ricordato San
di questo aiuto indiretto un canone Pio X, un eminentissimo personaggio
ermeneutico. della Curia post-conciliare sentenziò:
Non a caso si parlò di “spirito del “Questo nome, d’ora in poi, dovrà es-
Concilio”. Il Concilio l’aveva diffu- sere bandito”.
so a piene mani con la sua “fiducia 3)Volevano una Chiesa pellegrina del-
nell’uomo e nel progresso”, con la la verità (sic!) in cordata verso di essa
sua attenzione alla sperimentazio- insieme ad ogni altro pellegrino. Una
ne socio-politico-culturale; col suo Chiesa insomma laboratorio di ricerca
irenismo aperto ad ogni stornire B)Il clima post-conciliare fu quello dello e non dispensatrice di verità “calate” dall’al-
di fronda; col suo silenzio imposto a tutti sganciamento delle coscienze dalla Santa to. Sapevano di dover abbattere “le mura di
i “profeti di sventura”. Era diffuso questo Sede, dalla filosofia scolastica e tomistica, Gerico” per far entrare nella Chiesa (e addi-
spirito di possibilismo, di non rifiuto, di re- dal “Denzinger”, dalla stessa storia.
ciproca fiducia, di reciproci arricchimenti e C)Prendeva piede un associazionismo cat-
d’amorosi sensi. Questo diventò il principio tolico:
al quale si ispirò in gran parte l’ermeneutica 1)che ripeteva la sua presenza, le sue prero-
del Vaticano II. gative e le sue esigenze dallo Spirito Santo
Certe posizioni d’avanguardia non figura- in persona,
vano per niente nel vario e vasto magistero 2)o che si organizzava indipendentemente
conciliare: lo sapevano anche gli interessati i dalla supervisione o dalla guida del prete.
quali, per questo, si sono inventati lo “spiri- D)Il nuovo rito della S. Messa metteva in
to del concilio” alla luce del quale potevano sordina la natura sacrificale, la rendeva fun-
tranquillamente camminare per la loro stra- zionale al riunirsi del popolo in assemblea,
da. C’era anche la compiacente copertura di riduceva il celebrante (il prete) alla funzione
chi lo permetteva, lo consigliava, lo pratica- di presidente dell’assemblea stessa.
va, lo imponeva. C’erano occulti patrocina- E)Tutta la vita parrocchiale si pianificava per
tori. /…/ La “RELIGIONE NUOVA” era un’esperienza di comuni intenti umanitari
di fatto una crono-latria (cfr. J. Maritain, Il F)All’assemblea eucaristica si dava il senso di
contadino della Garonna, p. 25). un semplice incontro conviviale.
G)Taccio sulle aberranti concessioni in ma-
ROTTURA E MODERNISMO teria di costume, d’integrazione affettiva,
Al Concilio c’erano componenti complesse. d’esperienze sessuali.

10
Chiamò “atteggiamento d’anguste vedute”
quello che “isola il Vaticano II” dal conte-
sto ecclesiale. Lamentò che in “molte espo-
sizioni” non sia riconosciuto il “valore” dei
precedenti Concili o sia riconosciuto “solo
nella luce del Vaticano II”: non più “tratta-
to come parte della totalità della Tradizione
viva della Chiesa, ma come la fine” di essa
e quindi “un ricominciare interamente da
zero”, giustificato dal fatto che per “molti”
il Vaticano II sarebbe “il superdogma che
toglie importanza a tutto il resto” e che met-
terebbe in soffitta tutta la precedente e vene-
rittura nella Tradizione) lo storicismo, il ra- generazione teologica post-conciliare ed randa Tradizione della Chiesa. /…/ “L’unica
zionalismo, l’idealismo, lo stesso marxismo. è la contrapposizione di due aggettivi: 1) maniera di rendere credibile il Vaticano II
Per questo fine scelsero l’ermeneutica della “preconciliare” e 2) “postconciliare”. I due è presentarlo chiaramente com’è: una parte
rottura per poi invocare l’autorità del Vati- aggettivi sono TEOLOGICAMENTE IN- dell’intera ed unica Tradizione della Chiesa
cano II a supporto di UN’OPERAZIONE SOSTENIBILI. L’insostenibilità è dovuta e della sua Fede”.
SCIAGURATA che ROMPEVA I PON- al fatto che il “pre” e il “post” si riferisce a
TI CON LA VITA E LA TRADIZIONE due momenti discontinui, ad una cesura che DOMANDA FONDAMENTALE
STESSA DELLA CHIESA nell’angustia del contrappone due fasi della storia ecclesiasti- Eletto Papa, il 22/12/2005 nel discorso ma-
provvisorio, così com’era dagli Apostoli ad ca: “pre” e “post” dicono una situazione che gistrale alla Curia romana affermò che l’uni-
oggi. E così il Concilio venne imprigionato c’era e ora non c’è più, perché sostituta da ca ermeneutica da adottare non era quella
nella tirannia del relativo. una situazione nuova, nata al seguito del della rottura, ma quella della continuità.
Vaticano II e non senza il suo influsso. Que- /…/ Appena terminato il Vaticano II, ai
2) L’ERMENEUTICA ste classificazioni considerano le due fasi in miei alunni, parlai di “continuità evolutiva”.
modo slegato e puramente fenomenologico.
TEOLOGICA Siamo ben lontani dall’ermeneutica teologi-
/…/ Il problema è e resta: il “discorso da
fare” è “quello di dimostrare che il Concilio
I novatori non hanno capito che l’erme- ca e dalla continuità nella Tradizione, l’unica non si mise fuori del solco della Tradizione”.
neutica della frattura non solo allontanava che legga bene il posto che spetta al Vaticano Confesso però che mai ho cessato di pormi
dal Concilio stesso, ma poneva il Vaticano II nella vita e nella storia della Chiesa. IL PROBLEMA SE EFFETTIVAMENTE
II fuori e contro la Chiesa, privando in tal La ragione che si oppone al “pre” e al “post”, LA TRADIZIONE DELLA CHIESA SIA
modo le loro innovazioni dell’alto patroci- discende direttamente dalla natura del Con- STATA IN TUTTO E PER TUTTO SAL-
nio che proprio nel Vaticano II essi anda- cilio ecumenico, non riguarda solo il Vatica- VAGUARDATA DALL’ULTIMO CON-
vano cercando. /…/. Veniva celebrato, col no II, quindi, ma qualunque Concilio. Se CILIO e se, quindi, “l’ermeneutica della
Concilio, l’anno zero del nuovo inizio della è vero che ogni Concilio è l’atto principe continuità evolutiva” sia un suo innegabile
Chiesa. del Magistero solenne della Chiesa nella sua pregio e si possa dargliene atto.
forma collegiale, è vero del pari che nessun
NON CAPIRONO, PERCHÉ Concilio costituisce un “nuovo inizio” del-
NON VOLLERO CAPIRE la Chiesa stessa (N.d.R. = e quindi nessun
/…/ 1) Non si scrive la storia di un Concilio concilio può essere una rottura = N.d.R.).
Ecumenico, se non si premette UNA SE- La vita della Chiesa non è una suc-
RIA ANALISI DELLE FONTI e d’ognuna cessione di “quanti” (N.d.R. = di
di queste si stabilisce il legame col Conci- momenti isolati e in contrasto =
lio stesso. 2) Poi lo studio comparato del- N.d.R.) ma una sua ininterrotta ed
le fonti. 3)Terzo principio storiografico è armonica durata, di cui il Concilio
leggere la storia ecclesiastica in modo teo- è un momento essenziale, organi-
logico, considerando ognuno dei fatti come camente collegato con quelli che
coefficiente della storia della salvezza. /…/ l’avevano preceduto e che entrerà
Anche il Vaticano II è uno di tali momen- in simbiosi anche con quelli futuri.
ti. Nemmeno quest’ermeneutica teologica, È allontanata definitivamente l’er-
però, è sufficiente. O meglio un’ermeneu- meneutica della frattura, non solo
tica veramente teologica deve aggiungere ai dal Vaticano II ma da qualunque
tre principi sopra segnalati quello decisivo, Concilio. Essa mette, almeno ma-
riguardante la Tradizione della Chiesa come terialmente, fuori della Chiesa.
continuità della sua Fede e della prassi che L’allora Card. Ratzinger ha più vol-
ne dipende. Un’ermeneutica veramente teo- te denunciato questo gretto atteg-
logica dovrebbe rispondere a questa doman- giamento mentale
da fondamentale: IL VATICANO II S’IN-
SCRIVE O NO NELLA TRADIZIONE RATZINGER E
ININTERROTTA DELLA CHIESA, DAI VESCOVI DEL CILE
SUOI INIZI AD OGGI? Impressiona quant’ebbe a dire a
Santiago del Cile, il 13 luglio 1988,
3) “PRE” E “POST” ai vescovi del luogo, a proposito di
C’è qualcosa di inautentico che gira nella un Vaticano II in rottura col passato.

11
CAPITOLO IV (pp. 89-107)
1) LA TIRANNIA sche: 1)cattedrali cattoliche adibite al culto
islamico con il consenso dei parroci e dei
DEL RELATIVO Vescovi;
IL RELATIVISMO DÀ PARI CIT-
2)banalizzazione del Corpo e del Sangue
TADINANZA AD OGNI VALO-
di Gesù in conseguenza di una comunione
RE, AD OGNUNO DI ESSI, NE
eucaristica radicalmente staccata dal sacra-
DIFENDE LA COMPATIBILITÀ
mento della penitenza, slegata dalla testimo-
RECIPROCA, NE DICHIARA LA
nianza del quotidiano, e ridotta a rito che
COMPLEMENTARIETÀ. Così tut-
completa la S. Messa. Alla banalizzazione
to è relativo e nulla è assoluto. In que-
ha contribuito anche, e non poco, la “co-
sto clima malsano fare un discorso di
munione sulla mano” ed in posizione eretta,
verità e di primato significa essere ac-
anziché in ginocchio, in segno di profonda
cusati d’assolutismo, fanatismo, fon-
adorazione, allineandosi ai gesti compiuti al
damentalismo e perfino di fascismo.
supermercato o alla mensa aziendale, cioè ad
Con l’idea di pariteticità si diffonde,
un’azione qualunque, come il comunissimo
come conseguenza, un’apostasia pra-
mangiare e bere di tutti i giorni.
tica che abbandona a cuor leggero
3)uso selvaggio di partecipazioni “in sacris”,
VALUTAZIONE GLOBALE il “proprio” a favore del “comune”,

C
in nome dell’ecumenismo galoppante;
he il post-Concilio sia andato per la compromettendo l’originalità della propria
4)sottoscrizione di consensi dissennati come
sua strada a ruota libera, appellan- identità ed affogandola nel magma indeter-
quello sulla “giustificazione” che dimentica
dosi formalmente al Concilio ma, minato del collettivo.
“l’articulus stantis et cadentis ecclesiae”, sul
di fatto, rompendo gli argini della grande
quale Lutero aveva fondato la sua religione;
Tradizione entro i quali il Concilio stes- CROCIATA CONTRO 5)dichiarazioni ufficiali sull’efficacia salvifi-
so aveva almeno tentato d’inglobare il suo
corso, sembra difficilmente contestabile. Pa-
IL TOMISMO ca delle confessioni acattoliche e dello stesso
Si è prima inneggiato alla complementa- ebraismo;
stori d’ogni ordine e grado, teologi illustri
rietà delle teologie, per fare lo sgambetto a 6)assorbimento reciproco fra cristianesimo
o sconosciuti, teologhesse, movimenti di
S. Tommaso, alla teologia scolastica, al suo ed ebraismo come “due religioni che ne
vario e talvolta discutibile indirizzo (N.d.R.
metodo, alla filosofia dell’essere ed alla me- fanno una sola” (cfr. card J.M. Lustiger, in
= Neocatecumenali? “Carismatici”? ecc. =
tafisica. A) Ci si è lanciati in un falso dialo- France-Soir del 3/2/1981);
N.d.R.), laici eccessivamente impegnati,
go improducente che: 1) ha solo abbassato 7)dequalificazione dei peccati come offesa a
buona parte del popolo di Dio scosso dal-
la guardia 2) ha portato ad una progressi- Dio disobbedendo alla sua legge e normaliz-
la quotidiana pressione dei nuovi maestri
va perdita d’identità. B) Il possibilismo e zazione di essi sul metro delle esigenze e dei
e “profeti”, sembrarono in preda al demo-
la compatibilità di tutte le teologie è stata, naturali comportamenti. Come è possibile
ne dell’innovazione per l’innovazione. Sul
pista di lancio per arrivare a tutte le fedi, che ciò che fu peccato fino a ieri, possa ces-
piano del dogma, le innovazioni in odore
all’azzeramento delle differenze o alla loro sare d’esserlo oggi?
di vera eresia (N.d.R. = cfr. Giovanni Paolo
esaltazione come coefficienti di comune 8)approvazione di un’Anafora – quella
II, Discorso ai convegnisti sulla catechesi;
ricchezza ed integrazione; C) ammirazione d’Addai e Mari – e riconoscimento ufficiale
in Oss. Rom., 7 febbraio 1981. = N.d.R.)
del giardino altrui sempre più verde del pro- della sua efficacia consacratoria, nonostan-
e di semplice errore teologico, erano all’or-
prio. Le conseguenze sono sotto gli occhi di te l’assenza in essa della “forma che attua la
dine del giorno. Sì, bisognava riformulare il
tutti: oggi la gente è convinta che una re- materia del sacramento”, ossia delle parole
dogma in un linguaggio oggi accessibile, ma
ligione valga l’altra, essendo tutte uguali e consacratorie, non supplite dall’idea che tut-
come diceva Vincenzo di Lerino (intorno al
tutte ugualmente portatrici di bene, tutte ta l’Anafora possa considerarsi “forma sacra-
450) però “eodem sensu eademque senten-
ugualmente salvifiche, sia pure in modi e a menti” solo perché intende rendere presente
tia” (“con il medesimo contenuto e la stessa
titoli diversi, anche perché nessuno sa bene il Corpo del Signore. Eppure appena con-
confessione”) espressione che deriva da 1
di quale salvezza si tratti. La gente stenta ad cluso il Concilio Fiorentino (22/11/1439)
Cor 1,10: “abbiate tutti uno stesso pensare”
accordarsi con la posizione della Chiesa e Papa Eugenio IV, promulgando il decreto
(“en to autò nòi”) “ed uno stesso sentire” (en
assume sue posizioni secolarizzate sul tema “pro Armeniis”, ricordò che “la forma del
tè autè gnòme”).
della vita, d’etica sessuale, di mode sfrenate, Sacramento sono le parole del Signore” (Dz
I novatori (N.d.R. = che parteciparono spes-
sui giudizi dei “diversi” e così via.
so al Concilio come periti! = N.d.R.) davano
L’apostasia non è solo dei Pastori,
sempre l’impressione di voler spazzare via
ma è anche della e nella gente. Il
quel “sensus” e quella “sententia”: Schille-
relativismo è trionfante.
beeckx, Kung, Rahner, Schoonenberg, Boff,
Segundo e perfino i celebrati cosiddetti pezzi
da novanta come Von Balthasar, De Lubac, DISASTRO
Daniélou, Chenu, Congar e vari altri anco- GIGANTESCO
ra, colpivano la Tradizione con fendenti di- Le folle oceaniche nascondono
retti gli uni, con fendenti indiretti gli altri, tutto questo e non fanno inqua-
ma il bersaglio era lo stesso. drare il disastro là dove e come è:
Per essere più preciso scendo in qualche par- un disastro che, con progressione
ticolare. crescente, dal Vaticano II ad oggi
ha assunto proporzioni gigante-

12
primo posto, è declassato, l’uomo è messo male è già metastasi, rahneriani essendo in
al posto di Dio. /…/ Una gnosi nuova e gran parte i vescovi che hanno in mano la
nuovamente pagana sta sorgendo, anzi è già Chiesa, rahneriane non poche delle cattedre
sorta, dalle ceneri del “vecchiume” spazzato di teologia e radicate in quelle rahneriane
via dalle risonanze rivoluzionarie del Vatica- sono le idee ancora correnti. Hans Kung è
no II. Tutto questo ed “altro” costituisce i stato degno emulo e continuatore di Rah-
“nuovi miti”. ner. Questi sono alcuni campioni del post-
concilio. Altri nomi, li potrete trovare nella
2) NEL SEGNO rivista “Concilium”.
DEL PARZIALE E
DELLO SPERIMENTALE 3) E L’ECUMENISMO?
L’unica certezza è di non avere certezze. Tut- L’inquinamento maggiore, nel post-concilio,
to diventa sperimentale e provvisorio. Al venne da un ecumenismo non senza regole,
Magistero ecclesiastico non spetta più l’ul- ma con regole sbagliate, ispirate alla ricerca
tima parola, ma sullo stesso piano si mette il di ciò che unisce, NON ALLA SOLUZIO-
dialogo, la comunicazione. Inoltre la ricer- NE DI CIÒ CHE DIVIDE. L’unità su ciò
ca è libera e solo quando giunge alla verità che unisce non richiede affatto grandi sforzi,
c’è l’obbligo dell’assenso personale. Nulla di ma non c’è grande sforzo che valga ad ac-
1321). Papa Pio XII al Congresso Liturgico cantonare come irrilevanti, le ragioni della
Internazionale del 1956, sentenziò sicuro: oggettivo, quindi, d’assoluto: la verità a cui
devo il mio assenso è solo quella che riesco divisione. Commissioni, sottocommissioni,
“L’unica consacrazione valida è quella nella dialogo a tutti i livelli, ma si è sempre risolto
quale sono pronunziate le parole consacra- a fare mia. (sic!)
Non a caso DH 8 inneggia agli “uomini ca- in un minuetto: un passo avanti ed uno in-
torie”. dietro, per rimanere sempre al punto di par-
paci d’emettere giudizi personali nella luce
della verità”. Il testo non dice “sulla verità”, tenza, vale a dire: ognuno con la sua verità.
ESTREME RESPONSABILITÀ /…/ Non si può affermare che ciò si debba
ma “nella luce della verità”. Esiste una Verità
Una volta imperante il relativismo, tutto al Vaticano II. MA ANCHE SE SI DIMO-
ma viene messo in rilievo il fatto soggetti-
è lecito. Il Vaticano II non è responsabile STRASSE L’ASSENZA DI UNA SUA RE-
vo, il giudizio personale che quella verità mi
di ciò ma ci sono le responsabilità di chi si SPONSABILITÀ DIRETTA, È COMUN-
abilita ad emettere. Il Concilio non discute
è servito del Vaticano II per arrivare a tali QUE CERTO CHE CI FU UNA SUA
che esiste la Verità, ma fa risaltare gli aspetti
estremi. Responsabile è: RESPONSABILITÀ INDIRETTA, e che,
soggettivi delle conquiste di verità. Nasce il
a)chi sacrifica la genuinità e l’integrità della in conseguenza di essa, il dibattito teologico
richiamo ai germi del Verbo /…/ I novatori
Fede sull’altare del dialogo; post-conciliare, si lasciò la Tradizione dietro
al Concilio, con le loro valutazioni ridussero
b)chi predica un Credo diverso da quello le spalle o la sottopose ad interpretazioni di
sempre di più la specificità del fatto cristia-
apostolico e da quello niceno-costantinopo- comodo.
no, fino a dargli un “volto nuovo” e “nuovi”
litano;
indirizzi.
c)chi riconosce come unico e medesimo Dio FALSO ECUMENISMO
EFFETTIVAMENTE QUALCOSA DI
l’Unitrino rivelatosi in Cristo e quel “dio” Ben oltre andò poi il dialogo ecumenico,
NUOVO, DAL 1965 IN POI, MA NON
che contro quello cristiano viene affermato al quale non mancò la presunzione di porsi
SENZA RADICI NEL PERIODO 1962-
sia da ebrei che dai musulmani; (N.d.R. = si come unica “verità” da salvare o affermare.
1965, ERA NATO: QUALCOSA CHE
tratta di una sacrilega uguaglianza delle re- Quante volte anche i vescovi hanno dotto-
SISTEMATICAMENTE ROMPEVA I
ligioni monoteiste = N.d.R.) reggiato: la corredenzione mariana? Questo
PONTI CON LA LINFA VITALE DEL-
d)chi omologa ogni Credo ed ogni dottrina “no” altrimenti si pregiudica il dialogo ecu-
LA TRADIZIONE. Il principio classico
morale; menico!!! Come a dire: non c’è altra verità
“alla luce della fede e sotto la guida del Ma-
e)chi giustifica le aberrazioni sessuali; al di fuori del dialogo ecumenico. Oppure:
gistero” (seppur riaffermato in O.T., n. 16)
f )chi assolve la disobbedienza in nome della non c’è verità o valore che valga quanto il
fu, almeno tacitamente, accantonato.
libertà; dialogo ecumenico. Questo tipo di ecume-
g)chi, come prete, disdegna il pulpito e gli
preferisce il proscenio televisivo in situazio- K. RAHNER
ni equivoche e sempre dalla parte del prete Rahner aprì nella Chiesa una
cosiddetto moderno, aperto, conciliante, grossa breccia al neomoder-
permissivo se non addirittura insinuante e nismo. Su questa strada non
provocatorio; camminava da solo ma ebbe
h)chi obbedisce allo schiavizzante imperio buona compagnia: J. Maré-
del potere, dell’avere, del piacere e dimenti- chal, J.B. Metz, H. De Lubac,
ca che perfino la struttura istituzionale della D. Chenu, H. Kung, il ricor-
Chiesa-società è legittimata solamente dal dato E. Schillebeeckx e tanti
servizio. In pratica alla religione cristiano- altri. La verità assoluta, im-
cattolica si è venuta sostituendo la “religione mobile, data una volta e per
dell’uomo moderno” che il Card. Ratzin- sempre, viene così liquidata. Il
ger aveva individuato nel relativismo (Fede, dogma diviene un ferro vec-
verità, tolleranza, Cantagalli-Siena, 2003, p. chio, una bestemmia il Credo
87). Per il fatto che è una “religione dell’uo- univoco. Oggi anche Rahner
mo” non viene meno il suo carattere di “re- ha perso colpi, qualcuno ha
ligione” ma si configura come una “religio- parlato di “commiato da Rah-
ne rovesciata” (ribaltata). Dio non è più al ner”, ma nessuno si illuda: il

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stare insieme, per una politica di buon vici- tutti i rappresentanti di tutte le confessioni
nato che lasci inalterati i rispettivi patrimoni cristiane lì riunite per un comune messaggio
dottrinali, non certo per confessare la stessa pasquale. Queste assurdità sono motivo di
Fede. /…/ Poco importa se la diversità delle pianto.
risposte mette in evidenza l’irriducibilità dei
“Credi”, l’essenziale è non litigare per così QUESTO ECUMENISMO
poco! (sic!) CANCELLA
L’IDENTITÀ CATTOLICA
KASPER E ASSURDITÀ Era questo il traguardo dell’UR? L’ingresso
ECUMENICHE irreversibile della Chiesa Cattolica in questo
Dall’unità allargata, l’ecumenismo passa, dialogo ecumenico (Giovanni Paolo II, Ut
nonostante la mancanza di logica, a quella unum sint, 25/5/1995) non poteva già pre-
diversificata. La sfrontatezza ecumenica è ar- vedere l’esito che cancella in pratica l’iden-
rivata (nel commemorare i 40 anni dell’UR) tità cattolica, la sua specificità e la sua pluri-
a presentare (da parte del responsabile secolare realtà? È illuminante quanto scrisse
dell’organismo per l’unità dei cristiani, cioè W.A. Visser’t Hooft che nel 1948 fu, per
il card. W. Kasper) l’unità diversificata come lunghi anni, il primo segretario generale del
nismo non ha niente a che vedere con ciò
l’unica pienezza di comunione e quindi di WCC (Consiglio Mondiale delle Chiese):
che è costitutivo della Chiesa Cattolica. La
“cattolicità nel suo significato originario che “Il sincretismo, pericolo mortale del Cri-
Chiesa Cattolica è la casa comune, ieri, oggi
non è confessionale, ma qualitativo /…/ stianesimo”. Renzo Bertalot, protestante, in
e sempre. Questa è l’identità impressale da
perché realizza tutti i doni che le chiese par- “Alcune note a proposito della confessione
Cristo, ma soprattutto perché c’è la prova
ticolari e confessionali possono apportare” augustana” (1530) (in S. Spinsanti, Ecu-
provata che essa è la Chiesa una ed unica da
(cfr. Oss. Romano, 12/11/2004, p. 19). menismo, Centro “Ut unum sint”, Roma,
Cristo voluta ed istituita come tale. L’attua-
ASSURDITÀ MASTODONTICHE. Ri- 1982, p. 342) dichiara: “Bisogna tornare a
le cosiddetto dialogo ecumenico va invece
pugnano alla retta ragione, prima ancora riflettere sul Papa, il sacrificio della Messa, i
sognando di sostituire a questa unità vera,
che alla Fede e, sotto quest’aspetto, gridano Sacramenti e Maria”. Come a dire: questo è
irreformabile e profonda, UNA FANTA-
vendetta al cospetto di Dio. Con quale con- il problema. Quello stesso posto da Martin
SIOSA UNITÀ ALLARGATA. Non ci si
vinzione si può sostenere che l’ammucchiata Lutero. Che doccia fredda per i ciechi e i
rese conto che “l’unità allargata”, nel mi-
di cui sopra sarebbe fonte di arricchimento sordi del post-concilio”!
gliore dei casi, consegue all’innesto di nuove
comune e apportatrice di doni, appare poco
membra nel corpo mistico di Cristo (N.d.R.
più di un sogno. La simultaneità del “sì” e CONCLUSIONE
= la Chiesa) e non si oppone affatto all’unità
del “no” può produrre qualcosa di diverso Il problema sta proprio qui: un Concilio –
ontologica, la presuppone anzi e l’esige. La
dalla contraddizione insanabile e irriducibi- per definizione – serve a chiarire, a togliere
si dice però “allargata” per superare – con un
le? Le conseguenze sono sempre più evidenti dubbi, a diradare nebbie, a indicare e preci-
non senso – il significato e le conseguenze
in tre ambiti distinti: sare verità fondamentali, ecc. Ora un Con-
dell’unità ontologica: unità di Fede, di sa-
a) quello psicologico: la gente comune pen- cilio che, a 40 anni di distanza, invece ha
cramenti, di governo (N.d.R. = il triplice
sa che ogni confessione vale l’altra e a tutte bisogno di essere ancora interpretato o rein-
vincolo indicato nella Mistici corporis e in
tributa pari attenzione e addirittura ricono- terpretato; un concilio che è stato stravolto
L.G., 14 b = N.d.R.). Per la comunione
sce significati convergenti; e falsificato da ermeneutica della frattura,
non basta l’acquisizione di membra etero-
b) quello dogmatico: ciò che fino a ieri era un concilio che sottostà alla interpretazione
genee: l’eterogeneo – l’evangelico riformato,
contraddittorio , oggi ha diritto di cittadi- ora in senso cosiddetto “progressista”, ora in
l’anglicano, l’ortodosso – entra in comunio-
nanza e la contraddizione viene proclamata senso tradizionalista, non si costituisce, for-
ne solo in forza d’una sua radicale omoge-
come arricchimento; (N.d.R. = in pratica se, come un concilio anomalo, che probabil-
neizzazione: o è cattolico o non è nell’unità.
ciò che ieri era eresia, oggi sarebbe verità; mente ha mancato il suo scopo?
Né quindi nella comunione. Né in comu-
ciò che ieri era verità, oggi sarebbe eresia! =
nione. (N.d.R. = ancora una smentita a
N.d.R.) a cura di Don Guglielmo Fichera
quella strana e ambigua idea del “plene-non
c) quello ecclesiologico: la Chiesa di Cristo
plene”; “perfetta-imperfetta”, con cui, di fat-
non è più la società dei veri cristiani, uniti
to, si finisce per alterare e manipolare il reale
nel Corpo mistico di Cristo dai tre vincoli
rapporto tra cattolici e altre confessioni cri-
d’appartenenza – unità di Fede, di sacra-
stiane = N.d.R.). Dico questo perché tra le
menti e di governo – sotto la guida del Papa
premesse del “modello allargato d’unità” c’è
e dei successori degli Apostoli in comunione
quella che non prevede la rinunzia a ciò che
con lui, ma la somma di tutte le c.d. chiese
si è, a come si è e per cui si è “eterogenei”:
come, non senza una buona dose d’impu-
si rimane ciò che si è e come si è – riforma-
denza, si continua a dichiarare. Il messaggio
ti, anglicani, ortodossi, gli uni; cattolici, gli
pasquale al mondo del 2004 fu proclamato
altri – e come tali si realizzerebbe l’unità al-
dai responsabili delle varie denominazioni
largata. Questa grande ammucchiata, fatta
cristiane, fra i quali un cardinale e ben 11
con la presunta integrazione dell’eterogenei-
vescovi: “Noi tutti, uniti in un solo corpo,
tà dogmatica e disciplinare, ha un volto da
costituiamo la Chiesa. /…/ Siamo noi la
cui sono totalmente scomparsi i segni ana-
Chiesa di Cristo per il mondo e per la nostra
logici che assimilano la Chiesa all’unità del
missione al servizio di tutti”.
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (cfr. S.
La Chiesa non era quella alla quale appar-
Cipriano, De orat. Domin. 23 PL 4,553).
tenevano quel cardinale e quei vescovi; era
Il modello allargato si riduce all’unità dello
un’altra (sic!), era quella a cui appartenevano

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