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Aspetti emotivi dell’apprendimento e rapporto insegnante-alunno

Le correnti più recenti della psicologia hanno portato ad attribuire maggiore importanza al ruolo
della società nello sviluppo infantile. L’interazione con gli adulti e con i coetanei è la condizione
fondamentale per la costruzione dell’identità, della conoscenza,della visione del mondo e delle
emozioni.
Intorno alle emozioni e agli affetti Freud ha costruito la sua teoria: sono questi due elementi che
costituiscono la struttura della personalità e sono anche le chiavi di accesso per la relazionalità e per
aprire le porte al profondo della psiche. La pedagogia di derivazione psicanalitica mette in luce
l’importanza della formazione emotiva nei primi sei anni di vita e il primato dell’inconscio nei
processi formativi tanto nell’educatore che nell’educando. In questa prospettiva la prima
responsabilità pedagogica dell’adulto, sia esso genitore o insegnante diviene quella di assicurare le
condizioni necessarie al benessere psicologico e ad una positiva crescita sociale del bambino in
particolar modo quando si tratta di bambino disabile, con problematiche specifiche o bes.
Si ritiene che gli aspetti emotivi nelle diverse situazioni dell’apprendimento siano strettamente
legati agli aspetti cognitivi. Per aspetti emotivi si intendono sentimenti, ansie, paure che
accompagnano tutti gli studenti ma anche gli insegnanti nei rapporti duali e nel rapporto di gruppo.
Molto spesso nelle situazioni scolastiche o negli ambienti educativi in genere non si dedica
abbastanza tempo a riflettere sul significato delle interazioni che hanno luogo. C’è molta difficoltà a
pensare a cercare una chiarificazione delle diverse interazioni cariche di emotività, a distinguere il
problema di realtà dalle conseguenze emotive che tale realtà ha per i soggetti implicati, siano questi
alunni ,insegnanti o genitori.
Gli insegnanti hanno un ruolo molto importante, sono la cornice, il contenitore che aiuta o intralcia
nell’apprendimento, lo sviluppo mentale o emotivo anche se molto spesso tendono a sopravvalutare
il ruolo che a loro compete nello sviluppo dei loro allievi.
Quelli che lo sopravvalutano negano l’importanza dei genitori, gli altri sono convinti che tutte le
difficoltà emozionali e di comportamento derivino dalle deficienze dell’ambiente familiare.
Anche se spesso ciò è vero, in questo modo viene sottovalutata l’opportunità che la scuola e gli
ambienti educativi e l’insegnante hanno di offrire all’allievo un ulteriore possibilità, un’alternativa
di di esperienze relazionali su cui basare un approccio più costruttivo in funzione del suo futuro.
Alcuni insegnanti ritengono che i problemi emozionali competano agli esperti (psicologo,
neuropsichiatra, assistente sociale ecc.) non rendendosi conto che potrebbero essere essi stessi la
causa. Le istituzioni scolastiche si trovano comunque ad occuparsi di allievi “difficili” anche perché

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alcuni genitori incontrano difficoltà di ordine pratico e anche psicologico al ricercare un aiuto al di
fuori della scuola.
Fortunatamente, per la maggior parte, gli insegnanti essi si sentono coinvolti con l’allievo come
persona e non solo con le sue capacità scolastiche ed intellettuali e sono convinti e consapevoli del
loro ruolo educativo al di là delle materie che insegnano. Si rendono perfettamente conto del fatto
che sia l’insegnamento che l’apprendimento scolastico e sociale dipendono dalla relazione
insegnante-allievo, dal rapporto che il singolo allievo ha con l’istituzione scolastica, nel suo
insieme. Ruolo che diventa ancor più significativo quando si parla di alunni con disabilità. I dati
dicono che a scuola i ragazzi portatori di handicap rappresentano il 2,9% dell’intera popolazione
scolastica italiana pertanto l’insegnante è tenuto a considerare che il ragazzo disabile appartenga
alla classe e al consiglio di classe quindi tutti gli insegnanti, non solo quello di sostegno, sono tenuti
a prendersi cura di lui e ad instaurare un rapporto affettivo con esso. Dal punto di vista educativo
risultano quindi fondamentali la relazione insegnante- alunno, l’incremento della motivazione e
dell’impegno negli allievi e negli insegnanti, le dinamiche del gruppo classe, la formazione non solo
professionale, ma anche personale dei docenti, non dolo quello di sostegno, e il loro aggiornamento.
E’ per questo motivo che le competenze dell’insegnante devono fondarsi anche su ciò che deriva
dalla pedagogia speciale e dalla didattica speciale. Molti dei problemi che si verificano oggi a

scuola non possono essere, però, soltanto imputati alla preparazione e alla sensibilità

degli insegnanti, ma rimandano spesso a problemi extrascolastici e familiari. La

diversità sembra, infatti, connotare la nostra società, molto più che in passato, e molte

difficoltà delle nuove generazioni sono spesso da attribuire all’iperstimolazione, alla

confusione, alla frammentarietà, che non è più soltanto valoriale, ma anche

interpersonale e intrapersonale.
Nel corso della mia personale esperienza e da un’attenta osservazione si è riscontrato che anche la
ritmicità e la ripetitività del ciclo scolastico con un inizio e una fine prestabilita dell’anno scolastico
( da settembre a giugno),l’esistenza delle vacanze di natale e di pasqua e la lunga pausa estiva e la
stessa scansione del tempo crea una storia emotiva all’interno della quale le emozioni legate
all’inizio e alla fine del periodo (giornata , settimana, quadrimestre, anno scolastico) sono
particolarmente presenti e ha portato a porre l’attenzione su questo tipo di vissuti. Infatti ogni inizio
di una situazione nuova crea la paura di non essere all’altezza delle difficoltà che incontriamo; c’è
eccitazione, curiosità e speranza e contemporaneamente preoccupazione per il cambiamento. Basti
pensare al tipo di azioni che si è spinti a fare quando si entra in luogo nuovo, in un edificio nel

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quale si entra per svolgere una determinata attività; si è molto attenti e sensibili alle dimensioni e
alla struttura dell’edificio, è difficile trovare il percorso giusto,orientarsi dentro l’edificio,si fanno
dentro di noi previsioni su come sarà l’individuo o gli individui con cui ci troveremo ad interagire e
si fanno tutte quelle azioni che possano rassicurarci.
Le ansie che l’allievo ha quando inizia l’anno scolastico sono essenzialmente riconducibili a tre tipi:
quella legata allo spazio ed è quindi utile dare alcune informazioni iniziali che facciano da limiti a
questo contenitore( paura dell’edificio, struttura organizzativa e storia dell’istituzione); le
aspettative e i timori di fronte all’insegnante ed a questo proposito è utile far conoscere agli allievi
quali sono i loro diritti e quali sono i loro doveri, mettere a conoscenza se c’è il regolamento
scolastico, gli orari; infine le aspettative, i timori legati ai compagni che si incontreranno nella
classe. Tutte le informazioni contribuiscono a fornire dei limiti noti alla situazione iniziale e
facilitano l’esperienza permettendo di pensare. In questo senso in un nido o in una scuola materna
sarà molto utile prevedere spazi ben determinati da esplorare dove possano essere seguiti
dall’occhio dell’insegnante o dell’educatore e dove possano essere facilmente riconosciuti. I
bambini piccoli sono molto sensibili alla perdita di identità che vivono in una situazione nuova e
quindi per loro sarà molto importante sentirsi chiamati per nome dai compagni e dalla maestra il cui
ruolo è catalizzare le funzioni umane. Aiutare un bambino con disabilità, ritardo o un bes
nell’apprendimento significa comprenderlo: 1) creare un ambiente di apprendimento 2) cercando di
aiutarlo comprendendo il motivo per il quale non ce la fa. A tal proposito sono state effettuate delle
ricerche su quali siano le emozioni che consentono di apprendere al meglio e i risultati hanno
rivelato che l’allegria può aiutare in questo processo. Un insegnante che insegna in modo allegro,
che dimostra, con il proprio atteggiamento di essere allegro, permette all’alunno di apprendere al
meglio. Se, ad esempio, mentre si impara una tabellina, si pensa alla maestra che ha un
atteggiamento sereno ,anche di fronte agli errori, tutte le volte che riprendo dalla memoria quella
tabellina riprendo anche quell’emozione.
In tutti i gradi di istruzione possiamo riflettere su ciò che le emozioni e il rapporto con gli insegnanti
o con le istituzioni comportano. Se pensiamo alla grande mortalità scolastica che si nota dal
passaggio dl primo al secondo anno di tutti i corsi di laurea, possiamo anche pensare che il
disorientamento sia anche dovuto alla scarsa attenzione che a livello universitario viene data al
contenimento delle ansie per l’inizio di un nuovo periodo e situazione di apprendimento, che spesso
coincide con un nuovo periodo di organizzazione della vita di uno studente,con trasferimenti, nuove
situazioni abitative, nuovi gruppi sociali con cui viene a contato, nuovi metodi di studio; tutto ciò si

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trasforma in una serie di difficoltà anche di tipo emotivo, di ansie che interferiscono sulle possibilità
di pensare e di apprendere in una maniera che non sia puramente ripetitiva.