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IMMUNOLOGIA LEZIONE DEL 02/11/2011 POMERIGGIO

Quando questo sistema si attiva il recettore può svolgere diverse funzioni perché ci sono varie situazioni
iniziali, varie condizioni diverse che possono indurre l’attivazione del complemento, alcune della sfera
dell’immunità innata ed altre che sono più strettamente legate agli anticorpi di fatto, che sono un prodotto
dell’immunità adattativa. Quindi è un meccanismo effettore che può essere usato da entrambi i “bracci”
della risposta. Questa serie di proteine quando si attiva porta alla generazione di una cascata enzimatica,
una cascata proteolitica, e molti componenti del complemento sono di fatto delle proteasi, che però sono
sempre presenti in una forma enzimaticamente inattiva nel plasma, cioè come precursori (zimogeni)
inattivi, che hanno bisogno che il componente a monte li attivi per poter svolgere la loro funzione. Dato che
l’attivazione del complemento è un’attivazione, di fatto, di enzimi proteolitici,si basa su un’attività
enzimatica, c’è un forte effetto di amplificazione sulla cascata. Cioè,anche se all’inizio sono molto poche le
molecole del primo componente che si attiva, poi per effetto dell’amplificazione proteolitica si arriva ad
una attivazione massiccia della cascata e delle sue porzioni effettrici. Proprio perché è una cascata fatta di
proteine presenti in maniera ubiquitaria nel plasma, e dato che molte delle funzioni svolte dall’attivazione
del complemento sono delle funzioni aggressive, tossiche (meccanismo effettore che utilizziamo per
distruggere i patogeni), l’attivazione del complemento è strettamente regolata in modo da minimizzare il
possibile danno ai tessuti self ed indirizzare l’attivazione contro il patogeno. Quindi di regolatori del sistema
del complemento ce ne sono vari ed hanno un ruolo fondamentale perché questo sistema abbia una
funzione protettiva e non aggressiva.

Quali sono le funzioni del sistema del complemento: cosa è capace di fare quando si attiva?

Intanto è un sistema che svolge diverse funzioni: come prima cosa è che è capace di indurre la citolisi, cioè,
quando si attiva è capace di indurre l’uccisione attiva di cellule, quindi ha un effetto protettivo immediato e
se si attiva nei confronti di un batterio può portare alla citolisi; un’altra funzione è l’opsonizzazione, che
significa capacità di ricoprire una particella e renderla molto più fagocitabile. Quindi l’attivazione del
complemento porta all’opsonizzazione delle particelle che hanno indotto l’attivazione del sistema stesso e
questo permette una migliore fagocitosi. Terza funzione è che l’attivazione del complemento contribuisce
ad una risposta infiammatoria. In generale possiamo dire che la risposta infiammatoria è una risposta
fisiologica dell’organismo a qualunque tipo di danno (infezione) e che consiste in una serie di modificazioni
in un tessuto che portano a creare le condizioni per un maggiore afflusso di cellule immuni dal circolo, ai
fini di distruggere il patogeno che ha dato origine al danno, e a fornire tutti gli elementi per riparare il
danno tissutale stesso. Quindi funzioni che oltre che per eradicare il patogeno, sevono per restituire al
tessuto l’architettura originaria. Alcuni componenti del complemento partecipano a scatenare la risposta
infiammatoria. Altra funzione è che attraverso l’attivazione del complemento diventa più facile per i fagociti
eliminare (fagocitare) gli immunocomplessi (complessi Ag-Anticorpo). Questa è una funzione importante
perché gli immunocomplessi sono fortemente infiammatori, cioè scatenano meccanismi effettori,
principalmente l’attivazione proprio del sistema del complemento, e, attraverso quest’ultimo,scatenano
l’infiammazione. Il fatto che l’immunocomplesso scateni l’attivazione del complemento è positivo e
protettivo, ma se gli immunocomplessi persistono in circolo o in un qualunque distretto dell’organismo
questa loro capacità di continuare a fomentare l’infiammazione può portare ad un danno. Quindi è
importante che essi non si accumulino in giro nell’organismo, ma che vengano man mano eliminati. Come
fa questo sistema a svolgere tante funzioni diverse: durante l’attivazione di questa cascata proteolitica si
generano diversi frammenti da parte di vari componenti del complemento, e molte di queste funzioni
dipendono proprio dall’attività biologica di frammenti del complemento che possono o depositarsi nelle
vicinanze della causa di ciò che ha scatenato l’attivazione del complemento, mentre altre attività
dipendono dalla generazione di frammenti dei componenti del complemento che diffondono a distanza.
Come fa il complemento a scatenare l’opsonizzazione, l’attivazione dell’infiammazione e l’eliminazione
degli immunocomplessi: molte cellule del sistema immunitario sono dotate di recettori per componenti del
complemento; recettori che segnalano, che una volta incontrato il proprio specifico lignado scatenano nella
cellula che li esprime la funzione effettrice. Abbiamo recettori che scatenano la fagocitosi, altri che
scatenano la migrazione di cellule dal circolo nel tessuto, ed altri recettori che scatenano l’inglobamento
degli immunocomplessi. Quali sono le condizioni che portano all’attivazione del complemento? Esso può
essere attivato secondo 3 diverse vie: via classica, via alternativa e la via della leptina. Vie diverse che
partono da stimoli differenti.

La via classica si attiva ogni volta che un anticorpo lega il suo antigene (immunocomplesso), questo viene
sentito dal complemento che si attiva. Più recentemente si è visto che la via classica (che dipendeva
dall’immunità adattativa) può essere attivata anche in assenza di immunocomplessi, perché si è visto che le
cellule apoptotiche possono indurne l’attivazione. La via alternativa invece si attiva in risposta direttamente
a caratteristiche chimico-fisiche della superficie di molti patogeni. La via della leptina si attiva a partire da
un componente plasmatico (leptina) che è capace, nel momento in cui lega i suoi zuccheri specifici, di
scatenare l’attivazione del complemento. Sebbene ci siano 3 vie distinte che partono da stimoli differenti in
situazioni diverse, ad un certo punto le 3 vie confluiscono in una parte comune, e qualunque sa la via di
attivazione del complemento, il sistema è in grado di svolgere tutte le funzioni dette prima, quindi a
prescindere dallo stimolo otteniamo le stesse funzioni.

Vediamo in dettaglio la via classica: Il sensore che si rende conto che si è formato l’immunocomplesso è un
complesso molecolare detto C1 costituito da 3 tipi di proteine diverse C1q, C1r e C1s. C1q è fatta da 6
subunità uguali che hanno una forma ad ombello. Queste sono capaci di legare la regione costante delle Ig.
Quando l’Ig lega il suo Ag con la regione variabile, avviene un cambiamento conformazionale nella regione
costante che permette l’interazione con il C1q (che non lega le Ig libere).In seguito a questo legame si ha
l’attivazione enzimatica degli altri 2 componenti. C1r e C1s sono 2 proteasi normalmente inattive ma che si
attivano in seguito al legame, attivazione che dipende da un taglio proteolitico. Prima C1r agisce su se
stesso e a quel punto taglia C1s rendendolo attivo, che quindi può agire su altri substrati a valle. Gli
anticorpi che sono in grado di attivare il complemento sono le IgG e le IgM (fanno partire la via classica).
IgM pentamerica. In realtà C1q per poter indurre l’attivazione enzimatica di C1r e C1s ha bisogno di legare
almeno 2 regioni costanti immunoglobuliniche. Per questo motivo le IgM sono più efficienti delle IgG
nell’induzione perché una singola molecola di IgM porta 5 regioni costanti quindi è più probabile che C1q
riesca ad impegnare almeno 2 delle sue teste globulari quando incontra una singola IgM legata all’Ag.
Quando invece C1q va a legare le IgG che hanno fatto immunocomplessi,deve trovare almeno 2 IgG
abbastanza vicine da legarvisi. Il C1 quindi si è legato,è avvenuta attivazione enzimatica di c1r e c1s quindi
abbiamo il complesso C1 enzimaticamente attivo. I substrati sono 2: il primo è il componente C4 del
complemento. IL C1 attivato tagli il componente C4 in 2 pezzi, uno più grande c4b, e uno più piccolo
chiamato c4a. Il componente più piccolo diffonde mente il pezzo piu grande si deposita nelle vicinanze del
complesso C1 (laddove è stato tagliato) con un legame covalente. Importante è che questa cascata
enzimatica deve rimanere localizzata. Questo avviene perché il frammento c4b si attacca nelle vicinanze
dell’immunocomplesso (complesso C1). A questo punto il frammento c4b può legare un altro componete
del complemento,la proteina C2. Questa proteina circolante plasmatica si lega al c4b, quindi nelle vicinanze
del C1, e questo C2 puo essere a sua volta tagliato sempre dalle sub unità c1r e c1s che lo tagliano a loro
volta in 2 frammenti. Il c2a diffonde,si allontana mentre il c2b rimane associato al c4b, e si viene a creare
un complesso c4b2b. Nel C4 è presente un legame tioestere labile che normalmente è presente all’interno
della molecola (protetta), ma quando avviene il taglio proteolitico il c4b subisce un cambiamento
conformazionale e a questo punto il legame tioestere si trova esposto all’esterno a contatto con il solvente.
Siccome è un legame labile tra questo zolfo e questo carbonio si rompe immediatamente, si rompe un
legame covalente e rimangono 2 estremità reattive che devono subito fare legame con qualcos’altro
perché la molecola non è stabile con un legame rotto, quindi le 2 estremità fanno legame con la prima cosa
che trovano, che può essere una molecola d’acqua, e se questo succede il c4b si inattiva, però dato che il
taglio del C4 è avvenuto nelle vicinanze dell’immunocomplesso è probabile che il c4b riesca a fare legame, a
ristabilire legame che si è rotto con qualunque radicale di una proteina, di un lipide, di uno zucchero della
superficie dell’immunocomplesso; per esempio della superficie del batterio, o cmq con una delle catene
laterali degli amminoacidi dell’Ag, non è un legame selettivo,ma si rompe un legame labile e si deve
ricostituire subito. Quindi se succede che la rottura del ponte tioestere fa si che c4b faccia legame con
qualcosa che è presente sull’immunocomplesso questo significa che il c4b si è depositato, si è legato
covalentemente nelle vicinanze dell’immunocomplesso, e questo step è fondamentale perché tutto quello
che verrà dopo sarà focalizzato nelle vicinanze dell’immunocomplesso a causa di questo primo legame
covalente,come se questo fosse un nucleo su cui si sviluppa il resto della reazione e che permette ad un
sistema che inizialmente è indotto da una serie di proteine plasmatiche che diffondono, di attivarsi in
maniera localizzata.

Già nelle prime fasi dell’attivazione della via classica incontriamo il primo regolatore negativo del
complemento che è un regolatore specifico della via che prende il nome di inibitore del C1,e come dice il
nome è capace di inibire l’attivazione enzimatica di c1r e c1s. Quindi quello che succede è che questa
proteina inibitrice del C1 funziona un po da pseudo substrato di c1r e c1s,vi si lega,ne blocca l’attività
enzimatica e ne induce il distacco dal c1q. Anche l’inibitore del C1 è una proteina plasmatica, quindi
presente normalmente in circolo e regola l’intensità dell’attivazione del complemento già nelle fasi iniziali,
cioè regolando la formazione del primo complesso enzimaticamente attivo. Ora, il C1 attivo ha tagliato
prima il C4 in c4a e c4b, il c4b si è attaccato covalentemente nelle vicinanze dell’immunocomplesso, al c4b
si è associato il C2 che a sua volta è stato tagliato in c2a e c2b, il frammento piccolo c2a diffonde mentre il
frammento c2b rimane associato al c4b. Il complesso c4b2b è un enzima, quindi ha attività enzimatica, è un
complesso attivo che è chiamato la C3 convertasi della via classica, e come dice il nome il suo substrato è il
componente C3. Nel momento in cui si forma la convertasi c4b2b, essa riesce ad agire sul componente C3,
componente presente in quantità più alte nel plasma, e lo taglia in due: frammento c3a che diffonde, e
frammento c3b più grande che si deposita nelle vicinanze dell’immunocomplesso, anzi alcune delle
molecole di c3b che si generano rimangono attaccate vicino alla C3 convertasi e formano un secondo
complesso che è il complesso c4b2b3b che è chiamato C5 convertasi, che è anch’esso un enzima che agisce
sul C5. Tutta questa è una sequenza di eventi proteolitici,attivazioni enzimatiche. Dato che tutti questi step
sono dovuti all’attivazione di enzimi proteolitici, ad ogni step abbiamo un’amplificazione,cioè se si attiva
una molecola di C1 perché incontra 2 molecole di Ig legate all’Ag, un singolo complesso C1 attivo non taglia
una molecola di C4, ne taglia 10-20, quindi dall’attivazione di un complesso C1 si possono generare 10-20
C3 convertasi attive; ogni C3 convertasi taglia 100 molecole di C3 e cosi via generando un numero molto più
alto di C5 convertasi. Quindi sistema molto sensibile in cui bastano poche molecole iniziali per far partire
questo sistema. Il fatto che si amplifica ci spiega perché debba essere strettamente regolato. Anche il C3 in
maniera analoga al C4 ha un ponte tioesterico labile interno, quindi il C3 quando è intero ha questo ponte
all’interno della proteina, ma quando il C3 viene tagliato dalla C3 convertasi, il ponte tioesterico viene
rivolto all’esterno e si rompe rapidamente (come sopra..). Il C3 e C4 sono gli unici ad essere in grado di
stabilire un legame covalente con la superficie dell’immunocomplesso. A livello della formazione del
complesso enzimatico C3 convertasi abbiamo un altro punto in cui la regolazione è molto stretta, nel senso
che sono presenti una serie di regolatori, sia sulla membrana delle cellule sia plasmatici, che hanno la
capacità di interferire con la C3 convertasi in 2 modi diversi: c’è un inibitore plasmatico chiamato C4 binding
protein (C4bp) che è in grado di legarsi al C4b, e poi abbiamo una serie di inibitori che sono espressi sulla
superficie delle cellule che sono, una proteina chiamata DAF, una che si chiama MCP, nonché uno dei
recettori del complemento il cr1. Le cellule dell’organismo esprimono in maniera diversa e a seconda del
tipo cellulare, questi 3 inibitori che insieme al C4bp sono in grado di indurre la dissociazione del complesso,
fanno staccare il c4b dal 2b, quindi bloccano l’attività enzimatica. Il secondo modo di bloccare la C3
convertasi è che alcuni di questi inibitori, e in particolare sempre la C4bp e il cr1 e l’MCP sono in grado di
legare il c3b o il c4b e di renderlo disponibile, rendendolo disponibile per una proteasi plasmatica, il fattore
I. Quindi questi sono cofattori per la proteasi fattore I. E questo è il secondo modo per disattivare le C3
convertasi, un primo modo indurre la dissociazione del complesso c4b2b, il secondo modo è di promuovere
la degradazione del c4b ad opera del fattore I sempre presente nel plasma e sempre attivo però non può
accedervi se ad essi non è associato uno di questi regolatori. La C5 convertasi della via classica taglia il
componente C5 in 2 frammenti c5a e c5b, il c5a, più piccolo, diffonde, mentre quello più grande, il c5b
rimane nelle vicinanze dell’immunocomplesso non con legame covalente.

Lasciamo la via classica e vediamo le altre 2 vie: la via della leptina e la via alternativa.

La via della leptina si innesta molto presto sulla via classica perché solo lo stimolo iniziale è diverso,ma il
resto è molto simile. Parte da una leptina che si chiama MBN (leptina che lega il mannosio) che è un PRR,
cioè una proteina dell’immunità innata, il cui ligando è la presenza di residui di mannosio o di fucosio. La
superficie delle nostre cellule è difficilmente decorata da questi 2 zuccheri perché abbiamo un pattern di
enzimi del metabolismo degli zuccheri per cui le glicoproteine di membrana sono decorate da altri tipi di
zuccheri tipo l’acido sialico, invece le membrane batteriche sono ricche di residui di mannosio e fucosio. In
questo senso vedere tanti residui di mannosio e fucosio è un pattern molecolare associato ai microbi, non è
esclusivo dei microbi ma 99 su 100 se c’è una superficie con mannosio e fucosio è probabilmente la
superficie di un batterio. La MBN è una proteina plasmatica presente a bassi livelli che è in grado di legare
soltanto laddove il suo ligando è presente in alta densità perché il legame stabile, ovvero la capacità di
questa proteina di legare il complemento avviene soltanto quando la maggior parte delle sue 6 teste
globulari sono impegnate dal ligando, quindi questa è un’altra misura di sicurezza. Nella situazione in cui
tutte e 6 le teste globulari sono impegnate, la leptina fa partire la via del complemento. La MBN come
struttura riguarda molto il c1q (anche questa ha 6 bracci con 6 teste globulari) solo che la specificità è
diversa perché la leptina riconosce gli zuccheri, ma essa è in grado di legare anche delle proteasi (omologia
con C1), un dimero di proteasi che sono MASK1 e MASK2. Dunque quando MBN lega i residui di mannosio e
fucosio l’attività enzimatica delle 2 proteasi MASK1 e MASK2 si attiva. I substrati di queste proteasi sono il
C4 e il C2 del complemento, quindi di fatto la via della leptina converge molto presto con la via classica
perché a parte il primo componente, subito la cascata diventa uguale alla via classica perché le proteasi
tagliano il C4 e IL C2. Di fatto ci sono altre proteine nel plasma (PRR) capaci di indurre l’attivazione del
complemento che sono la proteina C reattiva, la pentraxina o l’amiloide sierica. La proteina C reattiva per
esempio riconosce residui di fosfocolina, e dopo questo legame riesce ad essere riconosciuta dal C1 e fa
partire la via classica, quindi il C1 può essere usato anche da recettori dell’immunità innata (PRR). Questo
PRR dell’immunità innata solubili, sempre circolanti nel plasma, sono chiamati proteine della fase
acuta,perché la loro concentrazione sierica aumenta molto rapidamente in seguito ad infezione. Per
esempio l’attivazione dei fagociti (macrofagi) induce la iperproduzione delle proteine di fase acuta nelle
prime fasi dell’infezione. Questa è una risposta protettiva perché noi abbiamo bassi livelli di queste
proteine normalmente, ma se veniamo infettati da un batterio in poche ore dall’infezione le concentrazioni
plasmatiche di MBN e di queste altre proteine aumentano, quindi aumenta la possibilità del sistema
immunitario di sorvegliare e di trovare i pattern microbici del batterio o del patogeno che ci ha infettato, e
rende più efficiente l’attivazione del complemento in risposta a questo patogeno. ( Il dosaggio della
proteina C reattiva è considerato un indice di infezione). Quindi la via della leptina parte in maniera
separata ma immediatamente converge nella via classica.

Adesso parliamo della via alternativa: l’attivazione di questa via è un po meno diretta nel senso che
convenzionalmente si fa partire questa via da un evento completamente casuale, quindi diverso dalle altre
2,quindi è difficile individuare l’evento scatenante. Questo evento casuale è chiamato fenomeno del T-
cover del C3. Cosa si intende: il fatto che quando il C3 è intero il ponte tioestere è nascosto,protetto
all’interno della proteina, questo però non impedisce che spontaneamente,ma a basso grado, quindi un
piccolo numero di molecole per unità di tempo, questo ponte si rompa. Quindi noi abbiamo un sistema che
costitutivamente genera una forma reattiva di C3. Questo avviene in circolo e dopo la rottura del legame
tioestere questo legame probabilmente si va a riformare con una molecola d’acqua, e si forma una forma di
C3 chiamata C3-H2O, per indicare un C3 ancora intero, ma con ponte tioesterico rotto e saturato con una
molecola d’acqua. Questa forma di C3 è in grado di associare un componete plasmatico che è il fattore
B,componente del complemento. Nel momento in cui il fattore B si lega a C3-H2O diventa substrato di una
proteasi plasmatica che è il fattore D. Quando vi si lega, il fattore D taglia il fattore B in frammento Bb
(grande) e Ba (piccolo), di cui il Ba diffonde mentre il Bb rimane associato al C3-H2O e il complesso C3-H2o-
Bb è un complesso enzimaticamente attivo che è la C3 convertasi della via alternativa in fase fluida. Questo
vuol dire che spontaneamente, normalmente ogni tanto avviene questo nel plasma fino a formare questo
complesso C3-H2O-Bb (complesso in fase fluida che circola nel plasma). Questo complesso può tagliare
molecole di C3, e intuibilmente va a tagliare C3 in giro e a quel punto le molecole di c3b che si genereranno
a quel punto si andranno o di nuovo a saturare con l’acqua, o ad attaccare laddove viene. Questa è una via
di attivazione della via alternativa. Ora, accanto a questa C3 convertasi in fase fluida circolante, la via
alternativa prevede anche la formazione di una C3 convertasi in fase solida, cioè attaccata a qualcosa.
Questa si forma a partire dal fattore B, che non ha la capacità solo di legare quelle molecole di C3 che
hanno fatto il T-cover, ma ha anche la capacità di legarsi a molecole di c3b che provengono a loro volta da
qualcun altro che in quel momento sta attivando il complemento (es. via classica o via della leptina). Quindi
quando il fattore B si è legato a c3b vale ciò che è stato detto precedentemente. Quindi questa che
chiamiamo la via alternativa parte dal c3b che qualcuna altro ha formato, qualunque sia la ragione. Questo
è quindi un forte meccanismo di amplificazione perché ovunque si sia formata una molecola di c3b,
l’associazione e il taglio del fattore B porta alla formazione di molecole di C3 convertasi che vanno a tagliare
altre molecole di c3b. E amplifica qualsiasi via di attivazione del complemento perché sia dalla via classica
che dalla via della leptina che dalla via alternativa in fase fluida, tutte arrivano alla generazione di c3b, che
appena si forma entra in azione questo meccanismo di amplificazione. C’è ancora da chiarire la completa
cecità di questa cosa in cui abbiamo l’attivazione del complemento laddove vi si è attaccato del c3b, non
sappiamo perché, non c’è nessun tipo di selettività. Qui abbiamo infatti una via che parte semplicemente
dove il c3b si è fermato che non discrimina. Quindi si capisce che una via che parte alla cieca ha bisogno di
essere regolata dopo, cioè la sua progressione deve essere regolata. Un primo elemento di questa
regolazione è che la C3 convertasi della via alternativa in fase solida deve essere stabilizzata
dall’associazione con una proteina plasmatica che si chiama properdina. La properdina si va ad associare al
c3b-Bb solo in alcune situazioni, a seconda delle caratteristiche chimiche e fisico-chimiche della superficie
sulla quale questa C3 convertasi si è formata, quindi questo è un primo elemento di selettività ad un evento
che è casuale. Anche qui abbiamo gli stessi regolatori che regolavano negativamente la C3 convertasi della
via classica, che agiscono impedendo la funzionalità ed inducendo la degradazione di questa C3 convertasi
della via alternativa sulle cellule self, perché abbiamo regolatori di membrana sulla membrana delle cellule,
cr1 recettore per il complemento, MCP sulla superficie della cellula, e poi abbiamo un regolatore
plasmatico chiamato fattore H che fa le stesse veci della C4bp. Questi regolatori da una parte inducono il
distacco dei 2 elementi del complesso, quindi il distacco del c3b da Bb, quindi la dissociazione della
convertasi, e dall’altra fanno da cofattori per la degradazione del c3b da parte del fattore I. Quindi su una
cellula self, seppure la C3 convertasi della via alternativa si può essere formata perché dipende da un
evento casuale, da la abbiamo che la properdina, se una cellula self è sana, non si lega, e la cellula self è
dotata di inibitori di membrana che portano a distruzione questa C3 convertasi. Non solo, ma anche l’
inibitore plasmatico fattore H ha anch’esso una certa selettività di legame, cioè riesce a legarsi alla C3
convertasi della via alternativa laddove essa sta su una cellula self. Mentre il fattore H non si lega, non
promuovendo la degradazione quando la C3 convertasi si è formata su una superficie microbica. Anche qui
la regolazione del legame del fattore H è governato dalle caratteristiche fisico chimiche della membrana
che sono diverse tra una cellula eucaristica e una microbica, in particolare per i residui di ac.sialico. Quindi
nonostante i regolatori non siano tutti gli stessi fra le vie, il messaggio è che il funzionamento delle C3
convertasi di ognuna della 2 vie (classica e alternativa) è un punto cruciale, tanto è vero che molta
dell’energia di regolazione del sistema si localizza a questo livello, cioè tanti regolatori negativi agiscono a
questo livello. Quindi è proprio compito di questi regolatori indirizzare direttamente la progressione della
via alternativa che si attiva a caso, ma di indirizzare la progressione di questa via soltanto laddove è
protettivo, perché se è vero che c3b si può deporre ovunque (perché non ha nessuna selettività), noi
abbiamo formazione di C3 convertasi a caso. Cosa regola che il complemento non ci faccia del male ogni
momento della giornata? Il fatto che se la formazione della C3 convertasi avviene su una cellula self, le
cellule self sono piene di inibitori di membrana (DAF, MCP, cr1), nonché possono associare il fattore H,
inibitore plasmatico che si può legare alla C3 convertasi solo quando questa si è formata su una superficie
self, e la funzione di questo inibitore è di promuovere la degradazione del c3b da parte del fattore I e la
dissociazione del complesso. Se invece la C3 convertasi della via alternativa si è localizzata sulla superficie di
un microbo, quindi di una cellula non self, gli inibitori non ci sono, gli inibitori plasmatici (fattore H) non si
legano, ed è favorito il legame per la properdina che stabilizza questa C3 convertasi e quindi sulla superficie
del microbo si avrà la deposizione di tante molecola di c3b, cosa che non avverrà sulla superficie delle
cellule self. Quindi ciò che accomuna le 3 vie è che ad un certo punto tutte e tre si preoccupano di creare
delle C3 convertasi e di generare molte copie del frammento c3b, che si va a depositare nelle vicinanze del
motivo iniziale che ha indotto l’attivazione del complemento.

Quindi di fatto la via alternativa è un meccanismo di fortissima amplificazione della deposizione di c3b nelle
vicinanze dello stimolo iniziale (nel caso specifico dell’immunocomplesso). Quindi ad esempio quando
abbiamo un infezione, facciamo una risposta anticorpale, noi possiamo avere poche molecole di anticorpo
trovano il loro Ag, trovano il batterio, quindi attivano poche molecole di C1. Questo sistema permette
invece di amplificare fortissimamente anche uno stimolo iniziale molto limitato. Ora, il componente C3
quindi è un componente critico, è quello che viene usato più massicciamente. La degradazione del C3 a c3a
e c3b corrisponde ad uno step in cui si ha un enorme salto di amplificazione dell’attivazione del
complemento. Questo è importante per l’efficienza della cascata ed è quindi da tenere molto sotto
controllo, tanto è vero che molti dei regolatori agiscono proprio a livello dell’attività delle C3 convertasi, e
molti dei regolatori fanno iniziare la degradazione del c3b. Questo per riassumere le modificazioni
molecolari a cui va incontro questo componente del complemento. Abbiamo detto che il primo step
proteolitico è quello che genera c3a e c3b; la formazione del c3b porta alla rottura e alla riformazione del
ponte tioestere labile, e il c3b può essere substrato di una proteasi plasmatica che si chiama fattore I.
Questo fattore I però, per tagliuzzare il c3b ha bisogno di cofattori, cioè ha bisogno che al c3b siano
associati o quei regolatori sulla membrana delle cellule, o regolatori plasmatici come il fattore H. Se questo
succede il fattore I taglia via un altro pezzettino, e via via in realtà, la molecola di c3b viene
progressivamente spezzettata dal fattore I che agisce successivamente sulla stessa molecola e poi da altre
proteasi plasmatiche come la plasmina e la tripsina, fino alla degradazione completa, quindi di fatto il C3b
va incontro a tutta una serie di tagli proteolitici progressivi che lo "smangiucchiano" sempre di più.
I primi prodotti della degradazione, che sono i C3d principalmente, sono ancora dotati di una funzione
biologica, cioè non vanno più bene per il funzionamento della C3 convertasi : un C3b a cui è stato tolto un
pezzettino da parte del fattore i (FI) è un C3b che non può più funzionare nella C3convertasi della via
alternativa, però non vuol dire che è una molecola completamente priva di significato perchè ,mantiene
ancora delle funzioni biologiche, poi viene progressivamente "smangiucchiata" dal fattore i fino alla
degradazione completa e alla distruzione.

Domanda : il fatto che siano degradati un poco alla volta ha qualche effetto?

Risposta : l'effetto è che alcuni dei prodotti intermedi della degradazione servono ancora a qualcosa, hanno
ancora una funzione.

Siamo arrivati nella via alternativa alla formazione della C3convertasi ( C3bBb), C3 convertasi in fase
solida, che taglia molecole di C3.
Lo stadio successivo è la formazione di una C5 convertasi, che non è altro che la C3convertasi precedente
alla quale si è associata una molecola di C3b; quindi C3bBb3b, un complesso formato da due
molecole di C3b e una di Bb ed ha una funzione di C5 convertasi.
Di nuovo, qui c'è un parallelismo con la C5 convertasi della via classica perché anche lì per
convertire la C3 convertasi in C5 convertasi bisognava aggiungere una molecola di C3b.
Qui vediamo in parallelo la formazione delle due C5 convertasi , quelle delle via classica e quelle
della via alternativa : la composizione molecolare è data dalla C3 convertasi ( che è diversa nei
due casi ) + una subunità di C3b.
Quindi C4b2b3b nel caso della via classica e C3bBb3b nel caso della via alternativa.
Le due C3 convertasi hanno la stessa funzione : prendono le due C5 convertasi, tagliano il
componente C5 in C5a, che è il pezzetto più piccolo che diffonde, e C5b, che resta nelle vicinanze
della convertasi.
Dato che il C3b fa parte delle due convertasi e dato che il fattore i degrada il C3b, il fattore i non è
quindi solo un regolatore delle C3 convertasi ma anche delle C5 convertasi, perché se viene
degradato il C3b viene rovinata la C5 convertasi.
Dato che il C3b entra a far parte di entrambe le convertasi, il fattore i è in grado di indurre la
degradazione del C3b se associato ai cofattori di membrana o plasmatici e ciò vuol dire che il
fattore i regola anche le C5 convertasi, e non solo le C3 convertasi ( il target è sempre quello).
Dopo la formazione di C5b e delle due distinte C5convertasi, la via classica e la via alternativa
confluiscono nella fase terminale che è comune. Il taglio di C5a e C5b è l'ultimo step che dipende
da una attivazione enzimatica proteolitica, tutti gli steps successivi non dipendono dall'azione
enzimatica ma dipendono dall'associazione progressiva di altri componenti che sono C6, C7, C8 e
C9 a questo C5b che si è formato.
Quindi le due C5 convertasi tagliano C5 in C5a e C5b ; il C5b rimane nelle vicinanze della
C5convertasi. Al C5b si associa prima il C6, poi il C7 e poi il C8, poi C7 (in maniera più limitata) e
il C8 ( in maniera più forte) prendono contatto con la membrana lipidica, quindi vanno ad ancorare
questo complesso multimolecolare che si sta formando alla membrana cellulare.
L'ultimo componente che si associa è il C9, proteina in grado di perforare le membrane lipidiche e
di polimerizzare creando dei pori proteici rigidi. Una proteina già incontrata che svolge una azione
simile è la perforina :c'è una forte omologia di sequenza tra C9 e la perforina, probabilmente
derivano da un gene ancestrale comune.
Quindi al C5b si associano C6, C7, C8 e infine un polimero di subunità C9 che si organizzano
formando un poro proteico rigido che disturba l'equilibrio colloido-osmotico della cellula, quindi
entrano acqua e ioni, la cellula si rigonfia e scoppia. Il complemento riesce così ad indurre la lisi
colloido-osmotica della cellula : questa è la prima funzione del complemento = lisi diretta.

Immagine di un batterio sano e di uno dopo che si è attivato il complemento sulla superficie. Qui
avete al microscopio elettronico i pori che si sono formati dalla polimerizzazione di C9, si vedono le
subunità di C9 che attraversano la membrana lipidica.

Anche la fase finale del complemento ha dei regolatori negativi, cioè delle proteine che vengono
ad interferire con la formazione di questo mega complesso. I regolatori negativi a questo livello
sono essenzialmente due :
1)uno è un regolatore di membrana ( è quindi sulla membrana delle cellule self) e si chiama CD59.
Il CD59 impedisce la polimerizzazione di C9. Dato che la polimerizzazione di C9 è l'evento finale
che permette la formazione di questi pori che portano alla lisi, inibire la polimerizzazione di C9
inibisce la lisi e la formazione di quello che è chiamato il complesso di attacco alla membrana (
complesso che va da C5B a C9).
2) l'altro regolatore è la proteina S ed è un regolatore plasmatico e inibisce la formazione del
complesso perché inibisce l'inserzione del C7 che è il primo dei componenti che deve prendere
contatto con la membrana lipidica per ancorare poi all'interno della membrana lipidica tutto il
complesso. Quindi se il C7 non si può legare alla membrana la formazione del complesso di
attacco alla membrana non può avvenire e di conseguenza non può avvenire neanche la
polimerizzazione del C9 a valle.
Dunque anche la fase finale è regolata da regolatori negativi.

PAUSA

Riprendiamo le funzioni del complemento, cercando di capire come i diversi frammenti siano
responsabili delle diverse funzioni.
La prima funzione introdotta è la capacità di provocare citolisi grazie a componenti della parte
terminale, cioè grazie al complesso C5b,C6,C7,C8 e un polimero di C9 che è in grado di provocare
la formazione di pori proteici sulla superficie cellulare.
Il complemento però non è solo un modo per uccidere delle cellule ma contemporaneamente
modula altre funzioni del sistema immunitario : abbiamo parlato della opsonizzazione (capacità del
complemento di coprire e rendere più facilmente fagocitabili delle particelle, e il componente
responsabile di questa funzione è il C3b il quale, con la sua capacità di aderire, legarsi
covalentemente nelle vicinanze dello stimolo che ha indotto l'attivazione del complemento, ha la
funzione opsonizzatrice e permette di indurre la fagocitosi. E' sempre responsabilità del C3b
un'altra funzione inizialmente presentata : capacità del complemento di promuovere l'eliminazione
degli immunocomplessi, cioè di togliere di mezzo gli immunocomplessi che si formano in qualsiasi
risposta immunitaria, sia fisiologica sia patologia, di nuovo perché il C3b si attacca agli
immunocomplessi sempre grazie a questo meccanismo che dipende dalla capacità di formare il
legame covalente e in questo modo permette all'immunocomplesso di essere più facilmente
catturato e poi distrutto.
La quarta funzione di cui vi ho parlato è la funzione proinfiammatoria : il fatto che l'attivazione del
complemento promuove l'arrivo e l'attivazione di cellule dal circolo nel tessuto.
Di questa funzione sono responsabili quei famosi frammenti piccoli,e in particolare C3a C4a e C5a
che si staccano nei vari momenti dell'attivazione del complemento perché sono capaci di
diffondere a distanza. Queste tre molecole sono molecole chemiotattiche. In realtà la funzione
chemiotattica è solo di C5a , ma sono in grado di promuovere in maniera diversa l'arrivo di cellule
dal circolo al tessuto. Quindi la funzione proinfiammatoria dipende dai frammentini piccoli.

Domanda : Ma nella formazione della C3convertasi nella via alternativa comunque si liberano dei
frammenti di C3a; questi sono abbastanza per indurre proinfiammazione?

Risposta :Tutto dipende dai livelli, cioè da quanto la formazione di C3convertasi è massiccia,
quindi quanto C3 forma , ma infatti alla formazione dei frammenti piccoli, e quindi la funzione
proinfiammatoria, ci si arriva partendo da qualunque via. Le funzioni che sono presentate lì sono
funzioni che scaturiscono l'attivazione del complemento a prescindere dalla via dalla quale è
partito, quindi la funzione proinfiammatoria, la lisi, la citolisi, l'opsonizzazione sono in grado di darla
i frammenti del complemento che derivano dalla via classica, dalla via della lectina o dalla via
alternativa. I risultati cioè sono quelli a prescindere dalla via dalla quale si parte.

Domanda : però quando si forma la...C3convertasi in una cellula non microbica...si forma la
C3convertasi della via alternativa, la properdina stabilizza il complesso, c'è stata un po di
amplificazione della ..( mi spiace ma non si è capita la domanda perchè troppo lontana)

Risposta : tutto questo è molto rapido perchè la properdina sta lì, cioè io dico "arriva questo
componente, arriva quell'altro"; rendetevi conto che sono componenti che sono sempre lì, perché
tutto questo avviene su superfici che sono a contatto col siero, col plasma, con il liquido
interstiziale dei tessuti dove sono presenti componenti del complemento, quindi di fatto la
properdina è già lì, o si attacca o non si attacca a seconda della superficie quindi se è una cellula
apoptotica si attacca; quindi l' intervallo di tempo prima che si stabilizzi la convertasi è un po' una
cosa virtuale.

I diversi frammenti del complemento sono in grado di svolgere tutte queste funzioni perché
abbiamo sulla superficie delle cellule una serie di recettori diretti contro i diversi frammenti; in
particolare abbiamo ben quattro recettori, CR1,CR2,CR3,CR4, tutti diretti contro il C3b o contro i
prodotti della degradazione del C3b. Ricordate che il C3b viene progressivamente tagliuzzato dal
fattore i (FI) e dalle proteasi plasmatiche e quindi ci sono diversi frammenti che si generano dal
C3b e che rappresentano ogni volta il C3b con un pezzetto in meno.
Quali sono questi recettori, su quali cellule stanno e a che cosa servono?
Abbiamo detto che per il C3b abbiamo quattro recettori, da CR1 a CR4, che hanno una
distribuzione diversa, stanno su cellule diverse in alcuni casi, e servono a svolgere funzioni
diverse.
Il CR1 è presente su tutti i fagociti, quindi sulle cellule che funzionalmente sono in grado di fare la
fagocitosi, ma anche sugli eritrociti e sulle cellule follicolari dendritiche ( le quali sono presenti nei
centri germinativi). I fagociti possiedono anche CR3 e CR4. Quindi i principali recettori per il C3b e
per i primi prodotti di degradazione del C3b che sono responsabili dell'attività opsonizzante del
C3b sono CR1, CR3 e CR4. Sono presenti sui fagociti professionisti : attraverso questi recettori i
fagociti professionisti legano particelle su cui è appiccicato il C3b e le fagocitano, e le fagocitano
molto più efficientemente che se la particella fosse nuda, non coperta di C3b.
Il CR2 invece è un recettore che abbiamo già incontrato perchè non è altro che il CD21, cioè quel
componente del complesso del corecettore presente sui linfociti B che amplifica, potenzia le vie di
trasduzione del segnale che vengono dal PCR.
Quindi CR2, recettore di tipo 2 per il C3b e per i prodotti di degradazione del C3b l'abbiamo trovato
sui linfociti B come parte di un corecettore che partecipa all'attivazione dei linfociti B.
Non solo, ma il CR2 è espresso anche sulle follicolari dendritiche.
Quindi questi 4 recettori hanno distribuzione cellulare diverse e sono implicati nelle diverse funzioni
che il C3b può scatenare.
Poi abbiamo altri due recettori che sono invece rivolti verso i frammenti piccoli , C3a ,C4a, C5a.
In particolare abbiamo un recettore dedicato a legare C5a e un recettore che vede sia il C3a che il
C4a.
Il fatto che l'attivazione del complemento sia in grado di portare a diverse funzioni, dipende dal
fatto che si generano tanti frammenti diversi che hanno attività biologiche differenti, molti dei quali
hanno l'attività biologica perché sono riconosciuti dai recettori differenti su cellule diverse.
Abbiamo detto che una delle funzioni del complemento è l'opsonizzazione, cioè ripulire le particelle
e renderle più facilmente fagocitabili, e ho detto che il C3b e i suoi iniziali prodotti di degradazione
sono responsabili dell'attività opsonizzante; quindi l'attività opsonizzante dipende dal fatto che i
fagociti professionisti possiedono CR1, CR3 e CR4, tre recettori diversi, anche molecolarmente,
tutti diretti a vedere i frammenti del C3b.
Quindi quando una particella (che sia un immunocomplesso, che sia un batterio, che sia una
qualunque cosa) è ricoperta di C3b il fagocita la lega tramite il recettore per il C3b e la fagocita
molto più efficacemente.
Per altro , una cosa che ho dimenticato di dire è che CR3 e CR4, due dei recettori per il C3b che
stanno sui fagociti, dal punto di vista molecolare sono due integrine della famiglia beta-2. Abbiamo
già incontrato nel sistema immunitario un'integrina della famiglia beta-2 che è LFA-1 che sta sui
linfociti. Come tutte le integrine della famiglia beta-2 CR3 e CR4 sono eterodimeri formati da una
catena alfa specifica e da una catena beta comune che è la stessa catena che contribuisce a
formare LFA-1.
Quindi LFA-1, CR3, CR4 sono tre integrine della famiglia beta-2.
Ovviamente ognuna, a seconda della catena alfa, ha dei ligandi specifici: LFA-1 lega molecole di
membrana ICAM1, ICAM2, ICAM3 e l'abbiamo vista coinvolta nella formazione della sinapsi,
nell'interazione del linfocita T con l'APC...
CR3 e CR4 per ora li incontriamo come recettori per il C3b e i suoi prodotti di degradazione sui
fagociti. Quindi la prima funzione,opsonizzazione, dipende dal C3b.

Il C3b è anche responsabile di una seconda funzione, cioè la capacità del complemento di
promuovere l'eliminazione degli immunocomplessi. Questo però avviene grazie al recettore CR1
presente sugli eritrociti, quindi i globuli rossi circolanti esprimono un recettore per il C3b che è il
CR1, che è espresso anche sui fagociti. Attraverso questo CR1 sono in grado di legare gli
immunocomplessi che hanno scatenato l'attivazione del complemento; questo perché gli
immunocomplessi che scatenano l'attivazione del complemento, durante l'attivazione del
complemento delle molecole di C3b, si saranno legate covalentemente sull'immunocomplesso,
quindi l'immunocomplesso è in qualche modo marcato, identificato dal fatto che ci si è attaccato
sopra del C3b.
Gli immunocomplessi circolanti sono esposti al contatto coi globuli rossi, che sono anch'essi
circolanti, e i globuli rossi, attraverso il recettore CR1, legano fortemente gli immunocomplessi. I
globuli rossi non hanno capacità degradativa quindi possono legare gli immunocomplessi ma non li
possono eliminare, però nel loro passaggio dalla milza e dal fegato cedono questi
immunocomplessi ai fagociti professionisti che sono residenti nella milza e nel fegato , e saranno
poi questi fagociti ( i macrofagi splenici e le cellule di Kupffer nel fegato) che degradano gli
immunocomplessi. Dunque i globuli rossi circolando acchiappano gli immunocomplessi, li portano
alla milza e al fegato dove c'è qualcun'altro che li degrada : responsabile è il recettore CR1 sugli
eritrociti.

Un'altra funzione del complemento, che non è indicata nelle quattro funzioni principali, è che il
complemento indirettamente aiuta e partecipa all'attivazione dei linfociti B e allo sviluppo delle
risposte anticorpali .
Sia i linfociti B esprimono i recettori per il complemento ( e in particolare il recettore CR2 fa parte
del complesso del corecettore sul linfocita B), sia le cellule follicolari dendritiche all'interno del
centro germinativo esprimono sia il CR1 che il CR2. Quindi sia le follicolari dendritiche che le
cellule B hanno recettori per il C3b, o meglio per i suoi iniziali prodotti di degradazione.
Che ruolo svolgono? Sappiamo che il complesso del corecettore potenzia l'attivazione del linfocita
B quando il linfocita B incontra l'antigene sul quale è avvenuta l'attivazione del complemento. Se
l'antigene, chiunque esso sia, ha indotto, per una qualunque delle vie che abbiamo visto,
attivazione del complemento, sicuramente delle molecole di C3b si sono legate su questo antigene
covalentemente. Quindi quando il linfocita B riconosce il suo epitopo specifico
contemporaneamente il CD21, cioè il CR2, che fa parte del complesso del corecettore insieme alle
molecole CD19 e CD81, lega il componente del complemento, quindi il prodotto di degradazione
del C3b, cioè il C3d, e potenzia le vie di segnalazione. In questo modo un antigene che ha
provocato l'attivazione del complemento riesce ad attivare molto meglio i linfociti B specifici; inoltre
dato che le cellule follicolari dendritiche esprimono sia CR1 che CR2, questo è uno dei due tipi di
recettore con il quale riescono a trattenere con i loro prolungamenti citoplasmatici l'antigene per
tempi molto lunghi e così riescono a farlo vedere ai linfociti B che sono usciti dalla fase proliferativa
nella zona scura del centro germinativo e che hanno accumulato ipermutazioni somatiche sui geni
della regione variabile. In questo modo trattengono gli antigeni e li rendono disponibili perchè
questi linfociti B, centrociti, possano, se il loro sito combinatorio ha subito un miglioramento
dell'affinità per l'antigene, possano continuare a legarlo.
Questo fenomeno, il fatto che i linfociti B che escono dalla fase proliferativa debbano interagire con
le follicolari dendritiche e in qualche modo li selezionino, cioè selezionino quelle in cui il fenomeno
della mutazione somatica abbia provocato un aumento dell'affinità del PCR per l'antigene, rispetto
ai linfociti in cui invece la mutazione abbia provocato una riduzione dell'affinità, che vengono
esclusi da questo contatto;abbiamo detto che questo meccanismo di selezione è alla base del
fenomeno della maturazione dell'affinità, cioè l'osservazione che nel corso delle risposte
anticorpali, e in maniera ancora più marcata quando noi facciamo una risposta secondaria o
terziaria, cioè quando riincotriamo lo stesso antigene per la seconda o la terza volta, mediamente
l'affinità degli anticorpi prodotti aumenta progressivamente.
Questa l'abbiamo chiamata "maturazione dell'affinità", ed è un processo che rende le risposte
anticorpali di memoria più efficaci, più efficienti, e alla base di questo meccanismo c'è il fatto che le
cellule follicolari dendritiche selezionano i linfociti B e lo riescono a fare perché tengono sulla loro
superficie gli antigeni, trattengono gli antigeni legandoli attraverso recettori per il C3b. Quindi
l'attivazione del complemento contribuisce sia all'attivazione dei linfociti B, il corecettore, e sia al
miglioramento e alla maturazione dell'affinità delle risposte anticorpali : questa è un'altra funzione
del complemento e dipende anche lei dal C3b e da due recettori del C3b, CR1 e CR2, che stanno
sulle follicolari dendritiche e CR2 in particolare sui linfociti B stessi.

Domanda : Quindi anche la follicolare dendritica ha il CR2?

Risposta : Si, ha sia il CR1 che il CR2.


Abbiamo esaurito le funzioni che dipendono dal C3b, e quindi come vedete è un componente
cruciale non solo perché è il componente più abbondante, non solo perché è il componente intorno
al quale avviene quel meccanismo di amplificazione, ma anche perché è il componente che ha pi§
funzioni all'interno dei frammenti del complemento, cioè lui da solo, o i suoi fattori di degradazione,
giustificano tre delle funzioni del complemento : rimozione di immunocomplessi, opsonizzazione,
attivazione dei linfociti B e maturazione dell'affinità.
Ora passiamo invece a vedere come i frammenti piccoli , C3a, C4a e C5a, sono dotati di quella
che chiamiamo "attività proinfiammatoria".

Cominciamo dal C5a.


C5a è quello che ha l'attività biologica più potente ed è in grado di svolgere diverse funzioni. Prima
di tutto è un fattore chemiotattico, cioè un fattore che induce la migrazione direzionale di cellule ed
è lui il responsabile dell'afflusso di cellule dal circolo nel sito di infezione o di danno ( sito in cui sta
avvenendo l'attivazione del complemento)
Come fa a svolgere la funzione chemiotattica ? Perché c'è un recettore dedicato a legare il C5a,
che è il C5aR che è presente sui neutrofili, sui monociti, sui mastociti. Di fatto C5a è un fattore
chemiotattico per neutrofili e monociti. Sono queste le cellule che in presenza di C5a sono
stimolate ad uscire dal circolo ed entrare nel tessuto, non qualunque cellula circolante. Quindi
l'interazione tra C5a e recettore induce la chemiotassi, quel processo cioè che permette prima
l'adesione delle cellule circolanti all'endotelio e poi l'extravasazione, cioè l'attraversamento dello
strato endoteliale e la migrazione direzionale all'interno del tessuto.
Il C5a non fa solo questo ma è in grado anche di stimolare e attivare neutrofili e monociti, ciò vuol
dire che non solo queste cellule vengono reclutate nel sito di infezione ma quando arrivano nel sito
di infezione hanno anche uno stato di attivazione più alto e sono così più pronte a svolgere la loro
funzione effettrice.
La loro funzione effettrice, almeno inizialmente, la possiamo identificare con la fagocitosi; quindi
nel caso di un'infezione il batterio che entra induce l'attivazione del complemento, vuoi per la via
classica, vuoi per la via alternativa, vuoi per la via della lectina, in qualunque caso si arriva alla
formazione del C5a , il C5a diffonde dal sito dove il batterio sta attivando il complemento verso il
vaso, i neutrofili e i monociti che passano da quelle parti sentono il segnale chemiotattico del C5a,
escono dal circolo, raggiungono il sito di infezione e partecipano alla distruzione del batterio.
I recettori per il C5a non sono solo sui fagociti professionisti, dove inducono attivazione e
chemiotassi, ma stanno anche sui mastociti tissutali che troviamo a livello delle mucose, del
connettivo e un po' in tutti i tessuti, dove il C5a è i grado di indurre la degranulazione.
Nei granuli dei mastociti è immagazzinata principalmente istamina , un'ammina vasoattiva che
agisce sull'endotelio dei vasi dove induce aumento della vasodilatazione e aumento della
permeabilità vasale; quindi, di nuovo, in un sito in cui sta avvenendo l' attivazione del complemento
in un sito a causa di un batterio , a causa dell'immunocomplesso o di quello che è, la produzione di
C5a va a stimolare i mastociti di quel tessuto a rilasciare istamina rapidissimamente, perché
l'istamina è già immagazzinata nei granuli, quindi è pronta, basta stimolare il mastocita a
degranulare; l'istamina quindi viene rilasciata nel microambiente e tutti i vasi circostanti dove sta
avvenendo l'attivazione del complemento aumenteranno di calibro, ci sarà una vasodilatazione, un
parziale scollamento delle cellule endoteliali una dall'altra e quindi un aumento della permeabilità
vasale. Ciò significa che si può avere una fuoriuscita di plasma, e nel plasma troviamo di nuovo
proteine del complemento, proteine della fase acuta, immunoglobuline, cioè tutti i componenti che
stanno nel plasma e che vanno nel tessuto e che possono partecipare, ognuno a modo suo a
difenderci e ad attaccare colui che ha stimolato inizialmente l'attivazione del complemento.
Domanda : Ma come fa un fattore presente nel sangue a indicare, diciamo, il tessuto su cui
migrare?

Risposta : Non lo indica, perché tu la produzione di C5a ce l'hai nel tessuto : lui diffonde, quindi si
crea un gradiente di concentrazione del C5a che è più concentrato dove c'è il batterio e man man
andando verso il vaso diminuisce di concentrazione. I fattori chemiotattici sono in grado di indurre
la migrazione controgradiente, quindi la cellula è diretta ad andare laddove la concentrazione di
C5a aumenta, ed è per questo che arriva dal vaso nel sito di infezione, perché va controgradiente.

Il C5a però non è l'unico dei frammenti piccoli che ha attività biologica. In realtà abbiamo detto che
sia il C3a che il C4a , oltre al C5a hanno attività biologica; tutti e tre sono chiamati collettivamente
anafilotossine, questo perchè tutte e tre sono in grado di attivare la degranulazione dei mastociti,
quindi i mastociti non hanno solo il recettore per il C5a ma hanno anche un recettore che lega sia
il C3a che il C4a, e gli effetti biologici di tutti e tre questi pezzettini piccoli, che derivano dal taglio
proteolitico di tre componenti del complemento, è in tutti e tre i casi di attivare la degranulazione
dei mastociti e quindi il rilascio di istamina che ha effetto sul vaso. Gli effetti sul vaso quindi sono
quelli di aumentare la permeabilità, provocare la formazione di un essudato, cioè plasma che esce
ed entra nel tessuto a causa dell'aumento della permeabilità. Col plasma arrivano nel tessuto tutto
quello che nel plasma c'è , e quindi anticorpi , altre componenti del complemento che vanno a
sostituire quelli che sono stati consumati dall'attivazione del complemento che è avvenuta nel
tessuto, nonché proteine della fase acuta. Inoltre il fatto che le cellule endoteliali,sotto l'azione
dell'istamina si scollino un po' una dall'altra non ha soltanto come conseguenza la fuoriuscita di
plasma, ma questo rende più facile a quei neutrofili e monociti che sentono il gradiente del C5a di
uscire dal circolo.
Quindi una cosa deve essere ben chiara : la vasodilatazione, il distacco delle cellule endoteliali
provoca la fuoriuscita passiva di plasma, ma non basta da solo a far fuoriuscire le cellule, una cosa
è che fuoriesca liquido e una cosa è che fuoriescano le cellule .
Le cellule per uscire dal circolo hanno bisogno di segnali specifici, cioè di fare una migrazione
attiva che le porta fuori dal circolo verso il tessuto, e per questo c'è bisogno del C5a che ha
un'attività chemiotattica, o di altre molecole ad azione chemiotattica. Però è chiaro che una cellula
circolante è facilitata ad uscire dal circolo se le cellule endoteliali non fanno proprio delle giunzioni
strette ma sono già parzialmente scollate. Quindi in questo senso l'istamina rilasciata dai mastociti
stimolati dalle anafilotossine aiuta indirettamente la migrazione cellulare , non perché la
permeabilità da sola faccia uscire le cellule, ma perché ovviamente ostacola di meno delle cellule
che per passare devono aver ricevuto uno stimolo chemiotattico specifico.
Non abbiamo ancora introdotto tutti i componenti di questo quadro però possiamo cominciare ad
immaginare come l'attivazione del complemento giochi un ruolo con le sue diverse funzioni che
però agiscono in maniera sinergica e coordinata alla distruzione del patogeno ; cioè immaginiamo
che c'è un batterio in un qualunque tessuto che scatena la formazione di C3b, o perché ci sono
residui di mannosio e quindi lega la lectina ,o perché l'abbiamo incontrato prima e quindi abbiamo
le IgG contro gli antigeni di questo batterio, oppure potremmo comunque far attivare la via classica
anche se questo batterio non l'abbiamo mai incontrato attraverso gli anticorpi naturali, che
comunque lo legano, oppure è avvenuta l'attivazione della via alternativa : in qualunque modo
questo ha scatenato la formazione di C3b, parte delle molecole del C3b si sono attaccate sul
batterio e questo permette ai fagociti, residenti prima e a quelli che vengono richiamati dal circolo,
di fagocitare meglio il batterio.
Chi è che recluta cellule dal circolo? Sono i C5a aiutati nell'azione da tutte e tre le anafilotossine (
C3a, C4a e C5a) che inducono il rilascio di istamina e quindi l'aumento della vasodilatazione e
l'aumento della permeabilità vascolare e i loro effetti sull'endotelio.
In questo modo frammenti diversi del complemento, svolgendo azioni diverse però in maniera
sinergica e coordinata, aiutano l'arrivo di cellule infiammatorie dal circolo ( vi ricordo che C5a non
soltanto fa da fattore chemiotattico ma le attiva pure, quindi i fagociti che arrivano nel sito di
infezione sono anche più attivati di quando erano in circolo) e questo permette di organizzare una
risposta innata rapida all'infezione, al patogeno, che è responsabile o della sua eradicazione o
almeno di tenere a freno la sua proliferazione, la sua capacità di diffondersi nelle prime fasi
dell'infezione .

Quindi abbiamo visto le diverse funzioni del complemento , svolte da diversi frammenti, che si
generano in diversi momenti della cascata e che si generano a partire da una qualunque delle tre
vie : l'attività opsonizzante, l'attività citotossica , la rimozione degli immunocomplessi e l'attività
proinfiammatoria.
In realtà le funzioni del complemento sono molto più di queste, e su queste non vi entreremo,
perchè si è visto che le cellule dell'immunità adattativa (non soltanto i linfociti B che hanno il
complesso del corecettore, ma anche per esempio i linfociti T) sono dotate di recettori per
frammenti del complemento e quindi l'attivazione del complemento può modulare in vari modi e in
vari sensi la risposta..e può avere un ruolo anche nella generazione della risposta immunologica,
quindi in realtà le funzioni del complemento non sono ristrette ad essere un meccanismo effettore
immediato per la distruzione del microbo ma possono in qualche modo influenzare anche
l'immunità adattativa che arriverà dopo.

Vediamo adesso quali sono le conseguenze dei difetti di questo sistema , cioè cosa succede
quando il sistema del complemento non funziona correttamente. Il fatto di non funzionare
correttamente può significare sia che funziona poco e sia che funziona troppo, in maniera
impropria.
Ci sono delle patologie che dipendono da difetti genetici in cui alcuni dei componenti del
complemento sono presenti in quantità subottimale oppure sono mutati e quindi funzionano male e
che si possono poi raggruppare a seconda del componente di cui stiamo parlando e al quale vi
afferisce .
Difetti nei componenti iniziali della via classica, quindi nel C1, nel C2 e nel C4 , e quindi mutazioni
o la produzione di quantità insufficienti di questi componenti sono coinvolte in malattie come il
Lupus Eritematoso Sistemico, che sono malattie autoimmuni che dipendono da una eccessiva
formazione e persistenza degli immunocomplessi. Quindi dato che abbiamo detto che l'attivazione
della via classica da parte dell' immunocomplesso è importante perché generando C3b rende
possibile quel meccanismo, di cui sono responsabili i globuli rossi, che serve a togliere di mezzo gli
immunocomplessi, se noi abbiamo una difettosa attivazione della via classica l'azione sulla quale
vediamo maggiormente il difetto è proprio una difficoltà ad eliminare gli immunocomplessi e questo
contribuisce ad alcune malattie autoimmuni come il Lupus Eritematoso Sistemico.
Difetti invece della via della lectina, per esempio ci sono individui che hanno una quantità inferiore
al normale della proteina legante il mannosio o una proteina legante il mannosio con delle
mutazioni, si riflettono in una aumentata suscettibilità a molte infezioni batteriche, specialmente nei
primi anni di vita ; questo cosa ci dice? Sappiamo che la proteina legante il mannosio è importante
soprattutto per indurre l'attivazione del complemento sulla superficie batterica perché è la
superficie di molti batteri ad essere ricca di mannosio e quindi ci aspettiamo che se manca lei
manca un elemento importante per controllare le prime fasi, quindi in maniera innata, delle
infezioni batteriche. Il fatto che questo deficit si rifletta in un'aumentata suscettibilità alle infezioni
batteriche, soprattutto nei primi anni di vita, dipende dal fatto che poi andando più avanti il bambino
aumenta il suo parco di anticorpi specifici ( cosa che nei primi anni di vita ha di meno) e quindi nei
confronti di un'infezione batterica può indurre attivazione del complemento per esempio attraverso
la via classica,se la lectina legante il mannosio non ce l'ha o funziona male, invece nei primi anni di
vita si fonda evidentemente molto di più su questa via per attivare il complemento che sulla via che
dipende dal legame di anticorpi specifici.
Deficit della via alternativa, quindi quella in cui l'attivazione del complemento prosegue su una
superficie microbica mentre viene bloccata su una superficie self, di nuovo, si riflettono in una
aumentata suscettibilità a varie infezioni batteriche, specialmente a batteri piogeni. Questo a
riprova del fatto che le funzioni effettrici scatenate dal complemento sono particolarmente
importanti per proteggerci, per controllare ed eliminare questo tipo di infezioni. Di nuovo, difetti nel
C3, nella quantità di C3 e nel suo funzionamento, a causa di mutazione, si riflettono principalmente
nell'aumentata suscettibilità a diverse infezioni batteriche, specialmente a batteri piogeni, così
come i deficit che colpiscono la parte terminale del complemento , quindi tutti quei componenti che
servono a fare il complesso di attacco alla membrana. E questo ci dice che all'interno delle varie
funzioni del complemento, in particolare la risposta contro Neisseria, perché di fatto in questi
pazienti si riscontra un'aumentata suscettibilità specificamente all'infezione da Neisseria più che
all'infezione da parte di un ampio spettro di batteri, ci dicono che evidentemente per combattere
Neisseria il sistema immunitario si fonda molto sull'uccisione diretta di Neisseria attraverso i pori
che sono formati dal C9. Probabilmente si riescono a combattere altre infezioni batteriche
attraverso la fagocitosi e altri meccanismi effettori, quindi anche se il complesso di attacco alla
membrana non funziona riusciamo comunque a controllare questi altri tipi di infezioni.
Abbiamo visto che l'attivazione del complemento è strettamente regolata a vari step e abbiamo
detto che questi elementi di regolazione sono importanti perché garantiscono, limitano la possibilità
che l'attivazione del complemento danneggi le cellule self. Quindi il funzionamento dei regolatori fa
si che sulla superficie del patogeno, in cui non ci sono le proteine di membrana e non si legano
quelli plasmatici , l'attivazione del complemento possa andare avanti indisturbata e al massimo
della sua amplificazione. Invece sulle cellule self l'attivazione del complemento, che può avvenire
per un fenomeno casuale di generazione di C3convertasi della via alternativa che può generare la
formazione di alcuni complessi C3b viene solitamente bloccata sul nascere, prima che possa
progredire e danneggiare, dai regolatori che sono presenti sia sulla superficie delle nostre cellule
che plasmatici. In modo importante la regolazione negativa, cioé lo spegnimento della
progressione dell'attivazione del complemento da parte dei regolatori non serve solo a proteggere
direttamente la cellula self, perché se non si arriva fino alla fine della cascata non si genera il
complesso di attacco alla membrana e quindi la cellula self non soffre della formazione di pori, ma
il fatto che a livello delle convertasi avvenga il blocco della progressione del complemento fa si che
non si generino neanche buona parte di quei frammenti con attività proinfiammatoria, C4a e C5a.
Quindi le cellule self sono preservate dal danno del complemento non solo perché sono preservate
dalla formazione di pori ma anche perché sono normalmente preservate dal fatto che si scatena
una reazione infiammatoria ogni volta che si attiva il complemento, perché anche la reazione
infiammatoria, l'arrivo di fagociti e l'attivazione di questi fagociti è qualcosa che può provocare
danno ai tessuti self.
Una situazione un po' intermedia è quella rappresentata da cellule self che però sono alterate,
danneggiate. Questa è una funzione del complemento nuova, che è stata scoperta recentemente :
il complemento ha un ruolo anche nel levare di mezzo quelle cellule self che siano in qualche
modo alterate, cioè cellule che stanno andando in apoptosi, cellule la cui membrana sia comunque
alterata da un danno o anche ad esempio da alcuni eventi di trasformazione nel senso tumorale,
che alterando il metabolismo cellulare alterano anche la composizione proteica e la carica della
membrana cellulare.
Questi tipi di alterazione inducono l'attivazione del complemento sulla superficie della cellula
apoptotica, o della cellula comunque danneggiata, ma è un'attivazione del complemento che è
regolata in maniera particolare e che quindi è un'attivazione che viene tenuta sotto controllo:
avviene, ma avviene in maniera limitata, e quindi è ben diverso da quello che osserviamo avvenire
sulla superficie per esempio di un batterio dove invece tutti i meccanismi di amplificazione
funzionano al massimo e la cascata è libera di arrivare fino al compimento; invece l'attivazione del
complemento nei confronti di cellule self danneggiate, che deve svolgere un ruolo diverso da
quello che succede quando abbiamo a che fare con un patogeno, è un'attivazione regolata.
Qual è lo scopo dell'attivazione del complemento nei confronti di una cellula apoptotica? Esce un
po' dall'idea schematica che vi ho detto prima; l complemento è un meccanismo effettore di difesa
contro le infezioni; qui non c'è da difendere nessuno; una cellula apoptotica non è pericolosa,
quindi il ruolo che il complemento svolge quando si attiva nei confronti di una cellula apoptotica è
completamente diverso : l'obiettivo è di aiutare l'eliminazione di questa cellula.
L'apoptosi è un fenomeno fisiologico da una parte ma può anche essere indotto da una serie di
situazioni, per esempio cellule infettate da virus vanno in apoptosi, cellule tumorali. Durante
l'attivazione dei linfociti un sacco di cellule, alla fine della risposta, vanno in apoptosi; comunque,
qualunque sia il motivo, tutte le cellule che vanno in apoptosi devono essere tolte rapidamente di
mezzo perché il rischio è che, se una cellula apoptotica rimane li, ad un certo punto va in necrosi
secondaria, quindi rilascia il contenuto intracellulare e quindi genera infiammazione, infiammazione
che probabilmente non vogliamo perché non serve assolutamente a nulla.
Abbiamo detto già, quando abbiamo parlato delle dendritiche, dei macrofagi (delle APC) che
dendritiche e macrofagi sono in grado di fagocitare anche cellule apoptotiche, non soltanto i
batteri, i microbi e i virioni, e questo fa parte del loro ruolo fisiologico di spazzini, cioè queste cellule
non hanno soltanto un ruolo nella difesa contro le infezioni ma normalmente,tutti i giorni, servono a
togliere di mezzo cellule alterate che stanno morendo.
Abbiamo detto che la cellula che va in apoptosi esprime una serie di cose sulla membrana che
sono segnali che aiutano l'inglobamento da parte del fagocita ( quei segnali di "eat me",
mangiami). Il complemento è un ulteriore aiuto a questo riconoscimento, e come mai avviene
l'attivazione del complemento sulla superficie della cellula apoptotica? C'è da dire che alcuni dei
regolatori negativi di membrana, in particolare qui nell'esempio il CD46, uno dei regolatori negativi
delle C3convertasi diminuiscono di espressione sulla membrana nelle prime fasi dell'apoptosi.
Quindi fra i vari cambiamenti di espressione di tutta una serie di proteine che avvengono nel
processo di morte programmata una delle prime cose che succede è che alcuni, e non tutti, dei
regolatori negativi del complemento diminuiscono di espressione.
Contemporaneamente quello che si è visto è che il C1q è in grado, con meccanismi non ancora
chiari , di legare la superficie delle cellule apoptotiche. Sappiamo che la superficie delle cellule
apoptotiche cambia la composizione lipidica, cambia la carica, cambia un sacco di cose. La
superficie di cuna cellula apoptotica è diversa dalla superficie di una cellula normale. In questo
senso il C1q si può legare alla superficie di una cellula apoptotica; non solo, ma si è visto che
anche la lectina legante il mannosio, quindi la via della lectina, può legarsi alla cellula apoptotica e
può avvenire quindi l'inizio dell'attivazione del complemento perché ci si legano degli attivatori del
complemento, lectina legante il mannosio e C1q, e i livelli di alcuni inibitori che dovrebbero
bloccare completamente ( e lo fanno sulle cellule vive) l'attivazione del complemento sono
ipoespressi. Il risultato è che l'attivazione del complemento sulla cellula apoptotica riesce ad
andare avanti fino alla formazione del C3b; in maniera limitata si riesce però a formare C3b che si
deposita sulla cellula apoptotica ma la progressione dal C3b in poi, se volete, cioè la
continuazione, viene bloccata dal fatto che alla cellula apoptotica è vero che mancano ( perchè è
diminuita la loro espressione) alcuni degli inibitori di membrana, ma si continuano a legare quegli
inibitori plasmatici, fattore H e C4 binding protein; quindi il fatto che alcuni degli inibitori plasmatici
continuano a funzionare fa si che l attivazione del complemento su una cellula apoptotica prima di
tutto è limitata (non è cosi potente come avviene sulla superficie di un batterio), soprattutto arriva
fino a un certo punto e poi si ferma a livello della C5convertasi. Di fatto non si forma la
C5convertasi, cioè la C3convertasi si forma, il C3b si forma e si lega alla cellula apoptotica e quindi
lo tappezza, ma non si ha la formazione della C5 convertasi, che farebbe andare avanti la cascata
sotto due aspetti importanti : non solo per far arrivare la cascata fino alla fine ( formazione del
"complesso di attacco alla membrana"), ma soprattutto la formazione della C5convertasi fa si che
tagliando il C3 si generi C5a, potente fattore proinfiammatorio.
La formazione della C5convertasi viene inibita e si ha quindi una attivazione tronca del
complemento, che arriva fino a un certo livello ma non oltre quindi alcuni frammenti si generano
ma altri no e quindi si generano in particolare il C3b opsonizzante ( vi ricordo che le particelle
ricoperte da C3b sono più facilmente fagocitabili). quindi le cellule apoptotiche a cui si è attaccato il
C3b vengono fagocitate più efficientemente., ma non si forma C5a , cioè lo step successivo, che
sarebbe quello che serve per ricreare un forte ambiente proinfiammatorio nelle vicinanze della
cellula apoptotica. Quindi l'azione bilanciata di diversi inibitori fa si che su una cellula apoptotica
l'attivazione del complemento avvenga ma si fermi ad un certo punto raggiungendo il risultato
ottimale di promuovere l'eliminazione della cellula apoptotica in maniera non-proinfiammatoria,
cioè senza l'azione proinfiammatoria che normalmente accompagna l'attivazione del complemento
sulla superficie di un microbo, quindi è un compromesso laddove l'attivazione del complemento,
nel caso di una cellula apoptotica, non deve raggiungere la distruzione finale in senso aggressivo (
la distruzione di pori, l'arrivo di neutrofili) perché non c'è nessun aggressore da uccidere, ma
invece lo scopo da raggiungere è di eliminare, togliere di mezzo una possibile fonte di
autoantigeni.
Vi ricordo che quando una cellula muore e rilascia il contenuto, rilascia un sacco di autoantigeni,
rilascia segnali di danno (DAMS) che inducono l'attivazione delle APC professioniste.

Domanda : Ma per arrivare al C3b si riforma il C4a giusto?

Risposta : Sì, pero il più potente delle tre anafilotossine in termini proinfiammatori è il C5a perché
solo il C5a riesce ad indurre il reclutamento del neutrofilo ; il C4a e il C3a hanno l'effetto di indurre
la degranulazione dei mastociti e il rilascio di istamina che portano a vasodilatazione, anche se
dobbiamo sempre tenere a mente che l'attivazione del complemento è vero che arriva, in questo
caso, fino alla formazione di C3a e di C4a, ma in maniera limitata. Quindi su una cellula
apoptotica la regolazione dell'attivazione del complemento non è soltanto una regolazione nel
senso che il complemento si attiva fino ad un certo punto e poi no, ma che comunque si attiva in
maniera limitata quindi anche la produzione di C3a e di C4a è limitata e soprattutto è quasi
assente la produzione di C5a che è l'unico che induce il reclutamento di cellule infiammatorie.

Domanda : i fattori inibitori...(non si sente)

Risposta: i fattori inibitori plasmatici? non sono solo prodotti dal fegato ma sono presenti in genere
a livelli costitutivi, non sono regolati, cioè sono proteine plasmatiche che non hanno grande
variazione di concentrazione.
Domanda : ... ( non si sente )
Risposta : però quello che cala, attenzione, è il CD46 che sta sulla membrana..lì è uno dei
cambiamenti che avvengono nel corso dei processi di apoptosi.

Domanda : e per le proteine del complemento?

Risposta : Molte delle proteine del complemento sono prodotte dal fegato, alcune sono prodotte
dai macrofagi, altre dall'endotelio; c'è una produzione diciamo variegata.
Cosa succede invece se abbiamo dei difetti nel sistema che regola il complemento?
Abbiamo visto prima quali sono le conseguenze dei difetti dell'azione del complemento, cioè
un'aumentata suscettibilità ad una serie di infezioni diverse, batteriche in genere, che dipendono
dal tipo di componente difettivo. Ora vediamo quali sono le conseguenze di una errata regolazione
o di una non corretta regolazione del complemento.
Il primo esempio è il fatto che una serie di patogeni riescono a resistere all'azione del
complemento, hanno elaborato delle strategie di resistenza, di evasione proprio perché il
complemento è un meccanismo effettore molto importante per la distruzione dei patogeni, in
particolare dei batteri.
Qui avete una serie di esempi che vanno dal fatto che i batteri hanno una capsula, e la capsula
rigida non permette la formazione dei pori quindi sono difesi dal complesso di attacco alla
membrana perché non ce la fa; hanno delle proteine di superficie che possono inibire la
progressione dell'attivazione del complemento cioè che mimano un po' quello che fanno i
regolatori naturali: alcuni batteri producono delle proteasi che degradano i fattori del complemento
quindi che fanno quello che farebbe il fattore i (FI), la proteasi plasmatica che usiamo per spegnere
l'attivazione del complemento e così via.
Molti patogeni quindi con dei loro prodotti riescono a manipolare, a spegnere, a dirigere male
l'attivazione del complemento come meccanismo di difesa.
Abbiamo visto che ci sono molti inibitori e che il primo inibitore che abbiamo incontrato agisce in
modo molto precoce, all'inizio della cascata della via classica, cioè il C1inibitore (C1 INH). Ci sono
degli individui che hanno delle mutazioni a livello del C1 inibitore ( quindi che non lo producono) e
che soffrono di una malattia che si chiama Edema Angioneurotico Ereditario che consiste nella
comparsa di rigonfiamenti, di infiammazioni a carico delle mucose, dell'intestino, a livello della
pelle in vari punti e che sono spontanei o dipendono dagli eventi più vari. A cosa è dovuta la
presenza di questi rigonfiamenti?
C'è da dire che il C1 inibitore non è solo l'inibitore della via classica del complemento,cioè che
blocca all'inizio l'attivazione della via classica, ma è un inibitore che funziona anche per inibire
alcuni dei fattori della cascata delle chinine, della coagulazione, e in realtà le manifestazioni
cliniche dell' Edema Angioneurotico Ereditario probabilmente sono più imputabili al fatto che gli
manca un regolatore della cascata della coagulazione piuttosto al fatto che gli manca un regolatore
dell'attività del complemento o,se non altro, dipendono da entrambe le attività dell'inibitore.
Un'altra malattia che è dovuta ad difetto nella regolazione del complemento è la
Emoglobinuria parossistica notturna (PNH) : malattia che dipende da mutazioni che però non
colpiscono direttamente uno dei geni degli inibitori del complemento ma in questi individui sulle
cellule self , e in particolare sugli eritrociti ( che sono i più esposti all'azione del complemento
perché ovviamente stanno lì nel plasma) che sono tra le più sensibili, cioè sono le prime cellule
che soffrono se i regolatori mancano o funzionano male, e infatti nell' Emoglobinuria parossistica
notturna abbiamo delle crisi emolitiche, cioè delle fasi in cui avviene un'emolisi intravascolare che
è dovuta ad un'attivazione impropria del complemento che va a lisare i globuli rossi.
I globuli rossi di questi individui vengono lisati perché mancano due importanti inibitori del
complemento : il DAF, che è uno degli inibitori della C3convertasi, e il CD59 , che è l'inibitore che
regola la fase finale del complesso di attacco alla membrana. In realtà nelle cellule di questi
individui le mutazioni che provocano l' Emoglobinuria parossistica notturna non colpiscono
direttamente di DAF e il gene di CD59 ma questi inibitori mancano dalla membrana delle cellule
perché entrambi non sono proteine integrali di membrana ma sono proteine che sono agganciate
alla membrana cellulare mediante un legame glicosil-fosfatidil-inositolo e la mutazione che porta
alla malattia è una mutazione nell'enzima, che si chiama PIG-A ,che è l'enzima che serve a fare
questo legame. Siccome manca l'enzima che serve a fare il legame glicosil-fosfatidil-inositolo due
degli inibitori del complemento mancano perché entrambi hanno bisogno, per essere espressi in
membrana, di questo legame. Quindi questa è una malattia genetica nel senso che il difetto è una
mutazione su un gene per l'enzima, però in genere non è una malattia ereditaria : succede che la
mutazione insorge somaticamente nel midollo osseo, nei precursori dei globuli rossi che quindi
danno luogo ad una progenie che, mancando dell'enzima, manca degli inibitori. Questa malattia
può avere delle fasi diverse, più acute e meno acute, a seconda di quale precursore sta dando
origine ai globuli rossi : laddove il precursore è mutato per un certo periodo la progenie di quel
precursore avrà la mutazione e quindi avrà una fase di aumentata suscettibilità alla emolisi.
Laddove invece la mutazione insorge solo in alcuni cloni dei precursori, laddove la progenie, in una
certa fase della vita, è prodotto di un precursore sano, avremo una fase in cui la malattia non si
manifesta, quindi a seconda della prevalenza dei cloni malati o dei cloni sani e nel dare la progenie
che poi fa i globuli rossi possiamo avere delle...e degli aumenti di remissione della malattia.

Domanda : perchè notturna?

Risposta : In realtà questo notturna non è vero, cioè non è che ci sia un accumulo dell'emoglobina
nelle prime ore del mattino quindi non è che la crisi emolitica sia più grave nella fase notturna; può
essere in alcuni casi ci sia un cambiamento del ph del sangue e in corrispondenza di un
abbassamento del ph questo rende ancora più forte il fenomeno di emolisi e quindi uno può avere
un'aumentata fase di emolisi nelle ore notturne ma non è poi una caratteristica così vera di questa
malattia. Invece è detta parossistica perché ha delle fasi più gravi e meno gravi a seconda della
progenie

Un altro difetto nella regolazione de complemento è quello che colpisce il Fattore H, fattore
plasmatico che è un importante regolatore della C3convertasi della via alternativa, quindi uno di
quei fattori che regolano il fatto che la via alternativa, che si può attivare a caso, in realtà prosegua
soltanto dove deve proseguire; quindi se manca questo regolatore manca un meccanismo
importante di selettività della via alternativa. Di fatto in mancanza del fattore H il danno si vede in
modo più forte a livello del rene, del glomerulo renale, cioè si ha un danneggiamento,
un'infiammazione della membrana basale del glomerulo fino ad una glomerulonefrite. Questo
perché l'attivazione del complemento incontrollata ( l'attivazione della via alternativa) avviene
proprio a livello della membrana basale del glomerulo. Tale membrana non è una membrana
cellulare, è fatta di matrice extracellulare, quindi è un tessuto, e non essendo una cellula non ha i
regolatori della superficie cellulare e di fatto si fonda molto per la sua produzione proprio sui
regolatori circolanti, cioé sul fattore H. Quindi se manca il fattore H le cellule self probabilmente
possono supplire con gli altri regolatori che esprimono in membrana, CR1, MCP, il DAF, ma se
manca il fattore H i tessuti non hanno molti altri mezzi per difendersi dall'attivazione impropria del
complememento. Anche qui può essere caratterizzato però da un'aumentata lisi dei globuli rossi (
che sono tra le cellule più sensibili alla non corretta regolazione del complemento).
Quindi l'attivazione del complemento è un meccanismo importantissimo che serve a varie funzioni
: in senso protettivo deve essere correttamente regolato, i regolatori fanno si che l'attivazione sia
limitata al massimo o completamente abrogata sulle cellule normali, che avvenga in maniera però
strettamente limitata sulle cellule apoptotiche per permettere l'eliminazione delle cellule alterate,
mentre invece dei regolatori, l'assenza del funzionamento dei regolatori, permette al complemento
di svolgere un'azione aggressiva nei confronti dei microrganismi. Ovviamente se il comportamento
dei regolatori è alterato questo può dare luogo a patologia.
Come può essere alterato? Per esempio se alcuni dei regolatori non funzionano o non ci sono
abbiamo visto che ci sono delle patologie che sono caratterizzate da danno tissutale, da
distruzione di cellule, dovute appunto ad una attivazione impropria del complemento sulle cellule
self. Laddove l'attivazione, che è invece limitata e serve a togliere di mezzo le cellule alterate e
cellule danneggiate, non funziona correttamente, il fatto che persistano nell'organismo cellule
apoptotiche si è visto che è uno dei fattori che può aiutare lo sviluppo di malattie autoimmuni
proprio perché le cellule apoptotiche ad un certo punto vanno in necrosi, rilasciano autoantigeni, li
rilasciano in un ambiente proinfiammatorio e questo favorisce l'attivazione dei linfociti autoreattivi e
quindi l'innesco, o la cronicizzazione, di una malattia autoimmune.
L'altro tipo di difetto è invece quello che è stato procurato attivamente dai patogeni : alcuni
patogeni possono...o mimare l'azione dei regolatori fisiologici per impedire l'azione tossica del
complemento, quindi anche questo è un errore di regolazione.
Ora quello che sembrava una cascata lineare di eventi che era mirata essenzialmente sulla difesa
contro il patogeno, sull'aggressione al patogeno ( questa era la visione storica del complemento
che si aveva fino ad alcuni anni fa) quindi un meccanismo effettore dell'immunità teso a mettere in
campo l'aggressione e la distruzione del patogeno, in realtà quello che si è visto è che l'attivazione
del complemento partecipa alle risposte immunitarie in maniera molto più sofisticata e molto più
complessa.
Abbiamo visto che il complemento...maturazione dell'affinità degli anticorpi, modula anche lo
sviluppo delle popolazioni helper, dei T-helper e della memoria, quindi ha un'attività
immunoregolatoria molto spiccata, oltre all'attività effettrice; quindi non è semplicemente un modo
per uccidere dei batteri o dei patogeni ma, quando si mette in moto, serve anche a regolare
l'efficienza delle risposte immunitarie nei confronti del patogeno. Non solo, ma quello che sta
venendo fuori negli ultimi anni è che le funzioni del complemento escono un po' fuori dall'ambito
del sistema immunitario perché l'attivazione del complemento ha per esempio dei ruoli
nell'angiogenesi, nella riparazione tissutale, modula l'emopoiesi quindi cambia la capacità delle
cellule emopoietiche di produrre nuove cellule. E' stato anche riconosciuto il ruolo importante
anche come sistema che serve per la rimozione delle cellule apoptotiche; è in grado di colloquiare
per esempio con il sistema della coagulazione, è in grado anche di cambiare, modulare l'atttività
osteoclastica, quindi la rimozione dell'osso, della cartilagine e quindi il riassorbimento osseo.
Dunque è un sistema che entra nell'omeostasi non soltanto del sistema immunitario ma un po' di
tutti i sistemi metabolici dell'organismo.
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