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La trasmissione

1 della potenza.
Le ruote di frizione
Il termine macchina è legato, in generale, a una trasformazione di ener-
gia.
Utilizzando una fonte primaria o l’energia in uscita da un’altra macchi-
na, viene realizzata una trasformazione, che rende disponibile energia sotto
forma diversa.
Una turbina, per esempio, utilizza l’energia di una corrente idraulica o di
un getto di vapore per fornire energia meccanica che, a sua volta, può essere
trasformata in energia elettrica da un alternatore.
Un motore a scoppio utilizza l’energia chimica di un combustibile per
trasformarla in energia meccanica, passando attraverso la forma termica.
Non è stato usato il termine «produrre energia», che pure fa parte del
linguaggio corrente, proprio per sottolineare il concetto che nessuna mac-
china «produce» energia, ma solamente la trasforma.
Se limitiamo il campo d’osservazione ai sistemi meccanici, il termine
macchina prende il significato di una serie di organi, tra loro collegati,
aventi la funzione di trasmettere potenza meccanica.
forza
TRASMISSIONE DI POTENZA
velocità
Lo schema sottolinea che la trasmissione di potenza implica sempre due
aspetti: forza e movimento.
Lo studio delle macchine deve dunque individuare le condizioni per la
trasmissione del moto e delle forze: aspetto cinematico e aspetto dinamico.
E insieme occorre considerare le caratteristiche geometriche e tecnologi-
che dei vari organi per garantirne la resistenza.
L’aspetto energetico (più rilevante nei casi di macchine che operano tra-
sformazioni di energia) implica, nelle trasmissioni meccaniche, la ricerca
delle condizioni ottimali per rendere minime le dissipazioni e massimo il
rendimento.

1 Motore, utilizzatore e trasmissione


Nello schema a blocchi di FIGURA 1 è rappresentata una trasmissione di
energia tra un motore e un utilizzatore.

FIGURA 1
Schema di un sistema MOTORE TRASMISSIONE UTILIZZATORE
meccanico: in colore, i
trasferimenti di energia.

2 A Meccanica
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L’utilizzatore può presentarsi sotto molte forme: per esempio, una macchi-
na utensile o un gancio per il sollevamento di un carico; il motore potrebbe
essere elettrico, a combustione interna, a turbina ecc.
L’elemento centrale dello schema è il sistema di trasmissione della po-
tenza meccanica.
Per fare esempi concreti, può trattarsi di un cambio di velocità di un’au- F⭈v
to o di un tornio, del sistema ingranaggi-tamburo-fune di un impianto di
sollevamento a verricello, di cinghie e pulegge ecc.
La forma con cui un motore fornisce potenza è generalmente quella di
un albero rotante.
La potenza si presenta, dunque, tipicamente come prodotto coppia · ve-
locità angolare:
N=M·
W = Nm · rad/s
In alternativa, si può esprimere attraverso la frequenza in giri/min.
N = M · n/9550 M⭈␻
kW Nm · giri/min
Nei motori alternativi la potenza sotto forma di rotazione è il risultato di
FIGURA 2
una trasformazione, perché essa viene prodotta come traslazione di un pi- Trasformazione moto
stone (vedi FIGURA 2): traslatorio-moto rotatorio.
N=F·v
Anche nell’utilizzazione la potenza può essere sotto forma di forza-velocità
(moto traslatorio) oppure di coppia-angolo (rotazione) (FIGURA 3).

FIGURA 3
Utilizzazione della potenza
per un sollevamento
e per la rotazione
di una ruota.

2 Rapporto di trasmissione
Il collegamento più semplice tra motore e
utilizzatore è costituito, evidentemente, dalla
presa diretta, collegamento fisso attraverso
un albero di trasmissione.
UTIL.
Usualmente, però, è presente un vero e pro-
prio sistema di trasmissione perché le con- MOT. ␻u
Mr
dizioni ottimali in cui la potenza può essere Mm ␻m
prodotta non coincidono necessariamente
con quelle dell’utilizzazione. In FIGURA 4 è schematizzata una trasmissione. FIGURA 4
Indipendentemente dal modo con cui essa è realizzata, sono presenti: Schema
di una trasmissione:
˜ una velocità angolare all’entrata e all’uscita: m è legata alle caratteristi- in colore, le coppie
che del motore, u a quelle dell’utilizzatore; e le velocità angolari.

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˜ una coppia motrice Mm, fornita dal motore, e una coppia resistente Mr ,
opposta dall’utilizzatore.
È da notare che la coppia motrice è sempre concorde con m , mentre la
coppia resistente è sempre opposta a u.
Il verso delle rotazioni dipende dal modo con cui la trasmissione è rea-
lizzata: m e u possono essere concordi o discordi tra loro.
In FIGURA 5 i versi di rotazione in entrata e uscita (in colore, nella figura)
sono opposti o uguali a seconda se la trasmissione è realizzata con due o
tre ruote.

FIGURA 5
Versi di rotazione (a) (b)
nelle trasmissioni.

Dal punto di vista cinematico, il parametro caratteristico della trasmissione


è il:
 rapporto di trasmissione
m n
i= = m
u nu

Tenendo conto della definizione, si ha:


i > 1 trasmissione con riduzione della frequenza di rotazione;
i = 1 trasmissione senza variazione;
i < 1 trasmissione con moltiplicazione.
La definizione si può applicare sia all’intero sistema di trasmissione sia ai
singoli componenti.
Nell’esempio del sistema riduttore di FIGURA 6, che si suppone composto
di due coppie di ruote dentate, il rapporto di trasmissione totale è:
n
i " nm
u

nm
M 1

3
ni

FIGURA 6 2
UT.
Rapporti di trasmissione
in serie: in colore, 4 nu
il sistema riduttore.

4 A Meccanica
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Si possono tuttavia definire, per le due coppie di ruote dentate, dei rapporti
di trasmissione intermedi:
n n
i1 " m i2 " i
ni nu
dove con ni si indica la frequenza di rotazione dell’albero intermedio.
Nella coppia 1-2 la ruota 1 svolge la funzione di motrice, mentre la 2
svolge la funzione di condotta; nella coppia 3-4 la 3 è motrice, la 4 è con-
dotta.
È facile constatare che:

 il rapporto di trasmissione totale è uguale al prodotto dei rapporti di


trasmissione parziali.
nm nm ni
Infatti i= = ⋅
nu ni nu

La regola vale per un numero qualsiasi di trasmissioni parziali poste in serie.

3 Il rendimento
Riprendiamo in esame il teorema dell’energia cinetica, discusso nel capito-
lo 17 del volume 1, scrivendolo in questa forma:
Lm – Lu – Lp = EC
Con Lm, Lu, Lp sono indicati, rispettivamente, il lavoro motore, il lavoro
utile e il lavoro passivo.
Lavoro utile e lavoro passivo erano stati conglobati sotto la voce: lavoro
resistente Lr.
Il lavoro utile è il lavoro negativo compiuto dall’utilizzatore; il lavoro
passivo è quello degli attriti, che determina la dissipazione di energia mec-
canica sotto forma di energia interna nei corpi a contatto.
Se, anziché in termini energetici, si ragiona in termini di equilibrio di
forze o di coppie, si scrive:
Fm – Fu – Fp + Fi = 0 Fi è la forza d’inerzia
Mm – Mu – Mp + Ci = 0 Ci è la coppia d’inerzia.
Si parla di funzionamento a regime quando è stata raggiunta la velocità di
normale funzionamento, che viene mantenuta costante. In tal caso è nulla
la variazione dell’energia cinetica, così come sono nulle la forza e la cop-
pia d’inerzia:
Lm – Lu – Lp = 0 Lm = Lu + Lp
 A regime il lavoro motore uguaglia la somma del lavoro utile e del la-
voro passivo.

Si può esprimere lo stesso concetto usando le potenze:


Nm = Nu + Np

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La FIGURA 7 rappresenta schematicamente la conservazione della potenza
Nm Nu nella situazione di regime (in colore, nella figura, le potenze scambiate).
Si definisce:
 rendimento meccanico di una trasmissione il rapporto tra la potenza
Np
utilizzata e la potenza fornita dal motore
N
FIGURA 7 = u
Schema Nm
della conservazione
della potenza in situazione Naturalmente, questa definizione non è che un caso particolare del con-
di regime. cetto generale di rendimento di una macchina: rapporto fra la potenza in
uscita (potenza utile) e la potenza in entrata (potenza assorbita o spesa).
Esprimendo la potenza utile come differenza tra quella motrice e quella
dissipata, si ha:
Nm − N p Np
= =1−
Nm Nm
Np
1−  =
Nm
Il rendimento, rapporto di due potenze, si esprime con un numero adi-
mensionale o con una percentuale.
Un rendimento dell’80% (oppure 0,8) significa che, ogni 100 W di po-
tenza fornita dal motore, 80 W pervengono all’utilizzatore.
Il restante 20%, che corrisponde a 1 – , rappresenta la percentuale di
potenza dissipata dagli attriti.
 Se avvengono diverse trasmissioni (o anche trasformazioni) di poten-
za in serie, il rendimento totale è pari al prodotto dei rendimenti par-
ziali.

Si ripete quindi esattamente quanto già detto per i rapporti di trasmissione.


Nello schema di FIGURA 8 si fa l’esempio di due trasmissioni in serie, di
rendimenti 80% e 90%; all’entrata la potenza vale 100, all’uscita vale 72. Il
rendimento totale è 72/100 = 0,72 che equivale appunto a 0,8 · 0,9.
Le potenze dissipate valgono 20 = 0,2 · 100 e 8 = 0,1 · 80.
Naturalmente la somma della potenza uscente e di quelle dissipate egua-
glia la potenza entrante, sia sul complesso sia su ogni elemento.
I rendimenti sono numeri inferiori all’unità; prodotti successivi fanno
dunque diminuire sempre più il rendimento totale.
Questo significa che il sistema di trasmissione va semplificato il più pos-
sibile; dal punto di vista del rendimento, la trasmissione diretta è evidente-
mente la più efficiente.
Nella «catena» dei rendimenti è possibile inserire
anche quello del motore: in tal caso il rendimento to-
N3 = 100 N2 = 80 N1 = 72 tale misura l’energia utilizzata in rapporto all’energia
80% 90%
primaria consumata.

FIGURA 8
Rendimento di trasmissioni in serie: in colore, i rendimenti dei due
20 8 componenti.

6 A Meccanica
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APPLICAZIONE 1 Riduttori a ingranaggi Poiché le velocità angolari si riducono progressiva-
Una macchina operatrice, rotante a 200 giri/min, è mente dividendo per i rapporti di trasmissione, i mo-
azionata da un motore funzionante a 1600 giri/min, menti (che sono a esse inversamente proporzionali) si
mediante due coppie di ruote dentate. La potenza da possono ottenere nel modo seguente:
trasmettere è di 30 kW. Quale deve essere il rapporto M1 = N/
di trasmissione totale e quali potrebbero essere quel- M2 = iA · M1 = 4 · M1
li parziali? Supponendo che ognuno dei due ingra- M3 = iB · M2 = 2 · M2 = 8 · M1
naggi abbia rendimento 0,98 e che la restante parte
In conclusione: se si tratta di un meccanismo
della trasmissione abbia rendimento 0,9 calcolare la
riduttore, nel passaggio dalla motrice verso
potenza utile trasmessa, la velocità angolare e il mo-
l’operatrice le velocità si riducono, mentre i mo-
mento su ogni albero (Maturità 1982).
menti crescono.
Nel regime reale gli attriti dissipano energia, quindi
Il meccanismo di trasmissione deve ridurre la fre-
si riducono via via la potenza trasmessa e i momenti
quenza di rotazione da 1600 a 200 giri/min; il rappor-
sui vari alberi.
to di trasmissione totale è dunque:
La potenza utilizzabile dalla macchina operatrice è
i = 1600/200 = 8 pari a:
I due rapporti di trasmissione dei due ingranaggi do- Nut = Nm · tot = 30 · (0,98 · 0,98 · 0,9) = 30 · 0,864 = 26 kW
vranno essere tali che: iA · iB = i. N 26 000
M3 = ut = = 1244 Nm
Per esempio: iA = 4; iB = 2. 3 20,9
Se la soluzione adottata è questa, si avrà:
Il rendimento totale della trasmissione è:
n1 = 1600 giri/min
tot = 0,864
n2 = n1/4 = 400 giri/min
n3 = n2/2 = 200 giri/min
1 = 167,5 rad/s
2 = 41,9 rad/s 1 3
3 = 20,9 rad/s M OP

In regime ideale la potenza è trasmessa inalterata dal A


B
motore alla macchina operatrice.
I momenti agenti su ciascun albero sono quindi ri-
cavabili con: M = N/. Si ottiene: 2

M1 = 30 000/167,5 = 179 Nm
M2 = 30 000/41,9 = 716 Nm
M3 = 30 000/20,9 = 1432 Nm

4 Il funzionamento ideale
Si definisce ideale il funzionamento in assenza di attriti.
Naturalmente è solo un’ipotesi semplificativa per il calcolo, mai corri-
spondente alla realtà.
Supponiamo si debba compiere, a regime costante, una certa quantità
di lavoro utile Lu: può trattarsi di un sollevamento, di un trasporto, della
lavorazione di un pezzo ecc.
Nelle condizioni indicate il motore deve compiere un lavoro pari a quel-
lo utile: L =L m u
La potenza da impiegare è:
Nm = Nu

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Nessuna macchina, in assenza di attriti, è in grado di «risparmiare» la-
voro.
Può, impiegando maggior potenza, risparmiare tempo a compierlo.
A parità di potenza, può risparmiare forza aumentando la velocità o vi-
ceversa.
Infatti, essendo la potenza N = F · v nella traslazione e N = M ·  nella
rotazione, l’aumento di velocità va a scapito della forza o del momento e
viceversa.
APPLICAZIONE 2

Moltiplicatore di sforzo Funziona dunque da moltiplicatore di sforzi. Ma, a


Il paranco a taglie è una macchina da sollevamen- parità di carico Q da sollevare di un’altezza h, il lavoro
to, costituita da una serie di pulegge mobili, montate motore da compiere in condizioni ideali è in ogni caso
sul bozzello mobile, e da pulegge fìsse, montate su Q · h, uguale e opposto a quello compiuto dalla gravi-
un bozzello fìsso. La fune passa alternativamente da tà. A parità di potenza impiegata, con la taglia si solle-
una puleggia fìssa a una mobile; un capo è fissato al va un carico 6 volte maggiore di quello sollevabile con
bozzello fìsso, mentre l’altro è libero per l’applicazio- una fune semplice, ma con una velocità ridotta di 6
ne della forza motrice. Il carico è ancorato al bozzello volte: il prodotto Q · v deve infatti mantenersi costante.
mobile. La macchina fa risparmiare lavoro nel solle- II moltiplicatore di sforzi è inevitabilmente un
vamento? riduttore di velocità.
In condizioni reali occorre compiere un maggior lavoro
Confrontando con il caso di un’unica puleggia fissa, per compensare le dissipazioni di energia: Lm = Lu + Lp.
si vede che il carico è ripartito su diversi rami di fune Indicando con  il rendimento del meccanismo, il
anziché gravare su uno solo. Nello schema con tre pu- lavoro effettivo da impiegare è Q · h/. Il risparmio
legge fisse e tre mobili il carico è sopportato da 6 rami di lavoro si può ottenere solo con l’impiego di un
di fune: a parità di resistenza del cavo, la taglia per- meccanismo più efficiente, cioè con un maggior ren-
mette dunque di sollevare un carico 6 volte maggiore. dimento.

F = Q/6 F⬘ = Q
Q
F

Q
Q

Ragionando sul lavoro anziché sulla potenza, si può dire che:

un risparmio di forza comporta un maggiore spostamento;


un risparmio di spostamento comporta un aumento di forza.

Nell’auto, alle marce basse la potenza del motore fornisce maggior forza
trainante e minor velocità rispetto a quanto succede alle marce alte.
Negli impianti di sollevamento, in cui lo scopo è di aumentare il più pos-
sibile il carico sollevabile, le velocità si riducono a valori modesti.

8 A Meccanica
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Riprendendo in esame lo schema di trasmissione della FIGURA 4, la con-
servazione di potenza nel regime ideale dà:
Mm · m = Mr · u
La potenza passa immutata attraverso la scatola della trasmissione, ma vie-
ne modificata la ripartizione coppia-velocità angolare.
Se si tratta di un riduttore (i > 1), diminuisce la velocità e aumenta la
coppia.
La stessa cosa succede nella trasmissione di FIGURA 6, in cui si hanno due
successive riduzioni di frequenza con conseguenti aumenti della coppia
trasmessa. In generale:
 in un riduttore, man mano che si va dal motore verso l’utilizzatore,
diminuisce la velocità angolare e aumenta la coppia trasmessa.

A parità di potenza, M e  sono inversamente proporzionali; di conseguen-


za, per il rapporto di trasmissione, vale la seguente relazione:
 M
i= m = u
u Mm
APPLICAZIONE 3

Forza motrice in bicicletta F · 4b = Fm · L


Quale forza motrice si sviluppa agendo con la forza F 2 R
F š 4 b = Fm
sul pedale di una bici di cui sono noti i seguenti dati: i
lunghezza pedivella b = 17 cm; raggio ruota poste- da cui:
2 š bš i
riore R = 34 cm; denti del ruotino Z1 = 19; denti della Fm = F š
š R
corona Z2 = 46?
2 š 17 š 0,41
Fm = F š = 0,13 F
 š 34
Il rapporto di trasmissione è i = 19/46 = 0,41. Quan-
do il pedale compie una rotazione , la ruota compie Cambiando “marcia”, si può aumentare la spinta mo-
una rotazione pari ad  · 1/0,41 = 2,42 . Per ogni trice. Per esempio con 42 denti sulla corona e 23 sul
giro del pedale, la ruota compie 2,42 giri e avanza di ruotino, si ha i = 23/42 = 0,55 e Fm = 0,175 F.
una lunghezza:
L = 2 · R/i = 2,42 · 2 · R = 5,17 m
Durante un intero giro del pedale, il lavoro compiuto F
(in realtà sui due pedali, mezzo giro ciascuno) dalla Fm
forza F, supposta sempre verticale, vale:
R
Lm = F · 4 · b
Se il lavoro fosse svolto da una forza motrice appli-
b
cata al mozzo della ruota posteriore, sarebbe dato da
Fm · L. Uguagliando:

Il calcolo condotto in condizioni di funzionamento ideale può essere cor-


retto con il rendimento, per tenere conto degli attriti. Il lavoro utile risulta
pari a una percentuale del lavoro motore e tale percentuale è espressa dal
rendimento:
Mm · m ·  = Mr · u
da cui:
 Mr
i= m =
u · Mm

1 La trasmissione della potenza. Le ruote di frizione 9


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La forza motrice da impiegare per compiere un lavoro utile Lu in con-
dizioni di funzionamento ideale è evidentemente più bassa di quella
reale.
Supponendo la velocità costante, essa deve eguagliare solo la forza resi-
stente utile.
Indicata con Fid tale forza motrice in condizioni ideali, si ha:
Fid = Fu
mentre in condizioni reali la forza motrice è:
Fm = Fu + Fp
Tenuto conto della definizione di rendimento  = Lu/Lm e poiché lo sposta-
mento è uguale, si ottiene: F
" u
Fm
e infine, nel caso ideale con Fu = Fid :
Fid
=
Fm

Il rendimento può quindi essere considerato come rapporto tra la forza


motrice in condizioni ideali e la forza motrice effettivamente necessaria.
È quindi una misura dell’efficienza del meccanismo: quanto più il ren-
dimento si avvicina al 100%, cioè all’unità, tanto più sono ridotti gli attriti
e ci si avvicina al funzionamento ideale.

Fid · cos = G · sen Fid = G · tg


APPLICAZIONE 4

Rendimento del piano inclinato


Ricavare l’espressione del rendimento per un piano
In condizioni reali la resistenza d’attrito vale:
inclinato caratterizzato da un angolo  e da un coeffi-
ciente di attrito f, nei due casi: forza motrice parallela Fa = f · (G · cos + F · sen)
al piano e orizzontale. L’equazione di equilibrio è dunque:
F · cos = G · sen + f · (G · cos + F · sen)
Forza motrice parallela al piano:
in condizioni ideali la forza motrice ideale Fid pareggia Dividendo tutti i termini per cos e ricavando F, si
la componente del peso lungo il piano: Fid = G · sen. ottiene:
f + tg
F =G
Nella situazione reale compare anche la resistenza 1 – f š tg
d’attrito, pari a: Fa = f · G · cos; G · cos è la forza Esprimendo il coefficiente f per mezzo dell’angolo
premente. Quindi si ha: d’attrito f = tg, l’espressione della forza motrice as-
Feff = G · sen + f · G · cos sume la forma:
Il rendimento risulta dunque: F = G · tg( + )
F sen (tangente della somma di due angoli).
 = id =
F sen + f š cos Infine il rendimento risulta:
Forza motrice orizzontale: Fid tg␣
␩= =
in condizioni ideali si ha lungo il piano inclinato: F tg ( ␣ + ␸ )
Fm
Fm cos
G 
G · sen G · sen Fm
Fa
 G · cos G · cos Fm sen

10 A Meccanica
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5 Le forze d’inerzia nelle macchine
Le forze d’inerzia sono legate alle fasi di avviamento, accelerazione, frenata,
arresto.
Sono quelle in cui il lavoro positivo prevale sul lavoro negativo o vicever-
sa; quindi compare una variazione dell’energia cinetica:
1 m v 2 v 2 nel moto traslatorio
· ·( – o )
2
1 · J ·(2 – 2 )
o nel moto rotatorio
2
Abbiamo fatto rilevare nel capitolo 17 come la variazione dell’energia cine-
tica corrisponda al lavoro delle forze d’inerzia; entrambi si annullano nella
fase di funzionamento a regime.
Tuttavia occorre un’ulteriore precisazione.
Si dicono
 macchine a regime assoluto quelle che forniscono un momento mo-
tore costante. Per esse, quindi, il regime costante corrisponde a una
situazione di uguaglianza istante per istante tra momento motore e
momento resistente.
Le turbine sono un esempio di macchine a regime assoluto.
Si dicono invece
 macchine a regime periodico quelle che forniscono un momento mo-
tore periodicamente variabile attorno a un valore medio. Supponendo
costante il momento resistente, la velocità oscilla attorno al valore di
regime, riprendendo periodicamente gli stessi valori.

Istante per istante esiste una differenza tra momento motore e momento
resistente, che determina la comparsa di reazioni d’inerzia; nelle singole
fasi del periodo si hanno accumuli e cessioni di energia cinetica.
Sull’intero periodo il lavoro motore corrisponde al lavoro resistente ed è
nulla la variazione dell’energia cinetica.
È nullo quindi nel periodo il lavoro delle forze d’inerzia.
Un caso tipico è quello dei motori endotermici.
L’assorbimento degli sbalzi della velocità nel ciclo è un problema che
verrà discusso dettagliatamente nel terzo volume di questo corso, nel capi-
tolo riguardante il volano.

6 Un esempio di trasmissione:
le ruote di frizione
Per esemplificare i concetti fin qui trattati prendiamo in considerazione la
trasmissione del moto per frizione, che sfrutta l’aderenza tra due ruote in
contatto.
È il modo più semplice ed economico per trasmettere il moto tra due assi
paralleli non molto distanti tra loro.

1 La trasmissione della potenza. Le ruote di frizione 11


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I versi di rotazione sull’albero motore e sull’albero utilizzatore sono di-
scordi, quindi momento motore Mm e momento resistente Mr sono con-
cordi (FIGURA 9).
MR
u
D2
R
R
–T T

FIGURA 9 R D1
m
Ruote di frizione:
in colore, le forze
e le coppie agenti. Mm

La trasmissione avviene grazie all’aderenza fra le due ruote, che impedisce


lo slittamento reciproco; per ottenerla è necessaria una forza d’accoppia-
mento, indicata con R (in colore nella figura).
La relazione fra la forza premente R, di direzione radiale, e la forza tan-
genziale T, garantita dall’aderenza, dipende dal tipo di materiali e di su-
perfici a contatto, quindi in definitiva dal coefficiente di aderenza:
T=f·R
I L’assenza di slittamento comporta che la velocità relativa fra i due punti
a contatto sia nulla (FIGURA 10):
2
V1= V2
1 D1 D
1 ⋅ = 2 ⋅ 2
2 2
In definitiva:
1 D2
i= =
v1 = v2  2 D1
D1 D2 avendo considerato la ruota 1 collegata all’albero motore (ruota motri-
ce) e la ruota 2 collegata all’utilizzatore (ruota condotta).
FIGURA 10
Uguali velocità periferiche, Il rapporto di trasmissione dipende, dunque, dai diametri delle due ruote.
diverse velocità angolari. La distanza tra gli assi è denominata interasse.
 Supponi di voler ricavare un procedimento utile per determinare le
dimensioni di due ruote che devono trasmettere il moto avendo pre-
fissato rapporto di trasmissione e interasse.

Nell’esercizio ideale, senza attriti, la conservazione di potenza dà:


Mm · m = Mr · u
Poiché sulla ruota motrice, di raggio rm , è:
Mm = T · rm
sostituendo nell’espressione della potenza, si ottiene:
Mm · m = T · rm · m = T · v
Allo stesso risultato si perviene considerando la ruota condotta
N = Mm · m = Mr · u = T · v

12 A Meccanica
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Nella trasmissione le due ruote hanno in comune:
˜ la velocità periferica;
˜ le forze scambiate nel contatto T, R (a parte il verso);
˜ la potenza, se si considera il regime ideale.
Sono invece distinti sulle due ruote:
˜ la velocità angolare;
˜ il momento.
APPLICAZIONE 5

Calcolo delle ruote di frizione Le velocità angolari risultano:

m = 260
š700
Determinare i diametri da assegnare a due ruote in
= 73,3 rad /s
ghisa destinate a trasmettere per frizione 1 kW di po-
tenza con rapporto di trasmissione i = 3/2. L’interasse 73,3
u = 1,5
= 48,9 rad / s
fra gli alberi è fissato a 180 mm.
Sapendo che il regime dell’albero motore è di 700 La velocità periferica, identica per le due ruote, è:
giri/min e che il coefficiente d’attrito si può assumere
Vm = m · r = u · R = 5,3 m/s
pari a 0,12, calcolare l’intensità delle forze trasmesse.
La forza tangenziale scambiata, per aderenza, risulta:
Il rapporto di trasmissione 3/2 = 1,5 stabilisce il rap- N 1000
porto tra i diametri o i raggi delle due ruote: R = 1,5 · r. T= = = 189 N
V 5,3
Essendo inoltre fissato l’interasse di 180 mm, le di-
Per garantire che la forza d’aderenza non sia inferiore
mensioni risultano determinate:
alla T è necessaria una forza premente:
r + 1,5 r = 180; r = 180 = 72 mm; R = 108 mm
2,5 T 189
F = = 1575 N
da cui: d = 144 mm; D = 216 mm. f 0,12

180 mm u
m

r 1,5 r
O1 O2

Nel funzionamento reale occorre mettere in conto l’attrito d2


Ru fF
di strisciamento sui perni e l’attrito volvente tra le due ruote 2
d2
(si può vedere il capitolo 7 del O2
MR fF
volume 1: Resistenze passive).
La forza complessiva scam- O2
biata nel contatto tra le due F
ruote (F in colore nella FIGURA F R
R
11a) risulta dalla composi-
T
zione della spinta radiale R e –R
Mm –F
di quella tangenziale T. O1
d1
O1
Essa genera sui perni forze
Ru
d’attrito radente f · F (FIGURA fF
u
11b), che danno origine, ri- u d1
(a) (b) fF
spetto agli assi di rotazione, a 2
momenti f · F · d/2, (d1 e d2 sono i diametri dei perni stessi).
FIGURA 11
È da notare che il verso delle forze d’attrito è tale da generare momenti
Attrito radente sui perni
che contrastano il moto sulle due ruote, quindi concorde con Mr sulla ruota e volvente tra le ruote: in
condotta e discorde con Mm sulla motrice. colore, i momenti passivi.

1 La trasmissione della potenza. Le ruote di frizione 13


Giorgio Cagliero MECCANICA, MACCHINE ED ENERGIA - Vol.2 © Zanichelli 2012
Nella situazione reale il contatto tra le due ruote si estende, a causa
delle deformazioni, a una superficie e, durante il moto, la risultante del-
le pressioni di contatto si sposta di u mm rispetto all’asse dei centri (FIGU-
RA 11b).
Lo spostamento è nel senso del moto relativo tra le due ruote, in
modo che i momenti R · u rispetto ai centri contrastano la rotazione
delle ruote.
L’insieme dei momenti determinati dalle resistenze passive causa una
dissipazione di potenza, esprimibile con un rendimento:
Mm · m ·  = Mr · u
Ne risulta diminuita la potenza utile trasmessa (non il rapporto di trasmis-
sione!).
APPLICAZIONE 6

Sollevamento con verricello Il rapporto di trasmissione da realizzare vale dunque:


Per l’azionamento del tamburo di un verricello, di  m nm
i= = = 18,85
diametro D = 30 cm, si dispone di un motore della t nt
potenza di 16 kW al regime di 720 giri/min. Sapendo
Nel caso di funzionamento ideale senza attriti, la po-
che la velocità di sollevamento è di 0,6 m/s, ricavare
tenza del motore sarebbe trasmessa inalterata fino al
il rapporto di trasmissione del meccanismo riduttore.
gancio di sollevamento. Si avrebbe dunque, indican-
Calcolare inoltre il carico massimo sollevabile (Maturi-
do con Q il carico sollevabile:
tà sperimentale 1986).
N=Q·V
La velocità V di sollevamento del carico corrisponde alla Q = N/V = 16 000 = 26 666 N
0,6
velocità periferica del tamburo, essendo escluso uno
slittamento della fune che li collega. Si possono quindi Nel funzionamento reale una parte della potenza vie-
ricavare velocità angolare e frequenza di rotazione del ne dissipata per attrito e la potenza utile del solleva-
tamburo: mento risulta ridotta rispetto a quella motrice. Si ha
2 š 0,6
t = 2 š V = = 4 rad/s dunque:
Nut = Nm · 
D 0,3
60 š  t Diminuisce di conseguenza anche il carico solleva-
nt = = 38,2 giri/min
2
bile:
Le stesse grandezze hanno sull’albero motore i se- Qmax = Q · 
guenti valori: Supponendo che sia  = 85%, si ha:
2 š nm
m = = 75,4 rad /s
60 Qmax = Q · 0,85 = 22 666 N
nm = 720 giri/min Nut = 16 · 0,85 = 13,6 kW

Lo studio della trasmissione di potenza tra alberi paralleli con ruote di fri-
zione è interessante perché mette in risalto, pur nella sua semplicità, molti
concetti fondamentali.
Il loro interesse pratico è però limitato, perché le ruote di frizione con-
sentono la trasmissione di potenze piuttosto piccole.
Presentano, in compenso, il vantaggio della silenziosità e della regolarità
di trasmissione.
S’è detto all’inizio che la trasmissione è basata sull’aderenza e che, per
generarla, occorre una forza premente; il rapporto fra la forza utile di ade-
renza e la forza premente è dato dal coefficiente f = T/R.

14 A Meccanica
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Nella scelta dei materiali ci si trova di fronte a due esigenze contra-
stanti:
˜ la necessità di un’elevata aderenza consiglierebbe di ricorrere a materiali
come la gomma o il cuoio;
˜ l’esigenza che i materiali a contatto sopportino adeguatamente le pres-
sioni reciproche consiglia invece materiali metallici (ghisa, acciaio), in
cui il coefficiente ha valori molto più bassi (f = 0,10 0,15).
In ogni caso risultano limitate le potenze trasmissibili.
Il rapporto T/R, in questo caso legato all’aderenza, è caratteristico in
generale per le trasmissioni: nelle cinghie esiste un problema simile perché
sfruttano anch’esse l’aderenza per trasmettere potenza; negli ingranaggi,
invece, la spinta tra i denti ha una componente radiale che è però repulsiva,
cioè tende ad allontanare le due ruote.
In ogni caso, mentre la componente tangenziale T trasmette la potenza
(T · v), la componente radiale R genera attriti sui perni e sollecita a flessio-
ne gli alberi portanti.
Le ruote di frizione (T/R = 0,15 con materiali metallici) sono in svan-
taggio sia rispetto alle cinghie (T/R = 0,3 ÷ 0,5), sia rispetto agli ingranaggi
(T/R = 1/tg20° = 2,7); 20° è l’angolo di pressione con cui agisce la forza che
trasmette il moto tra i denti delle due ruote.
APPLICAZIONE 7

Massima potenza trasmissibile tro i 6 m/s, a cui corrisponde una potenza trasmessa
Qual è la massima potenza trasmissibile con una di 1200 · 6 = 7200 W = 7,2 kW.
coppia di ruote di frizione in ghisa (f = 0,12), sapendo Nel caso di ruote con scanalature (massimo 6), a
che non è consigliabile superare una larghezza di 10 parità di tutte le altre condizioni si ottiene approssi-
cm e che la forza premente va limitata entro i 1000 mativamente un’aderenza:
N per ogni cm di larghezza? Quale vantaggio si può Fa = F š f ;  = semiapertura della gola.
ottenere con ruote scanalate? sen
1200
Con  = 15° si ha quindi: Fa = = 4636 N
sen15°
Utilizzando i valori massimi indicati, la forza premente
può giungere fino al valore: In realtà è più esatto calcolare l’aderenza con la for-
mula:
F = 10 cm · 1000 N/cm = 10 000 N = 10 kN f
Fa = F
sen + f cos
La massima forza di aderenza utilizzabile per la tra-
smissione è dunque: che dà, nel caso specifico, il risultato numerico 3202 N.
La potenza trasmissibile passa dunque a
T = F · f = 0,12 · 10 000 = 1200 N
3202 N · 6 m/s = 19 212 W  19 kW.
La velocità periferica va contenuta normalmente en-

F
T

15°

10 cm

1 La trasmissione della potenza. Le ruote di frizione 15


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7 Frizione conica
Un metodo per migliorare la trasmissione è quello di praticare nelle ruote
alcune scanalature, sfruttando un effetto-cuneo (FIGURA 12).
La forza radiale R viene equilibrata dalle spinte laterali S, perpendicolari
ai fianchi della scanalatura.
FIGURA 12
Ruote scanalate: in colore
R
le spinte laterali.

S
2
(a) (b)

Dal triangolo di equilibrio di FIGURA 13 si ricava:


S R/2 = S · sen
R/2

R
 S= R
 
2sen
R/2
S
2 è l’angolo di apertura dalla scanalatura.
La forza premente risulta dunque 2 · S " R e la forza trasmessa per
FIGURA 13 f ·R sen
Equilibrio tra la forza aderenza è: T " .
premente
sen
e le spinte laterali Una soluzione analoga viene adottata nelle cinghie, passando da quelle
(in colore). piane a quelle trapezoidali.
APPLICAZIONE 8

Frizione conica Per trasmettere un momento Mo è dunque necessa-


Calcolare la spinta necessaria perché la frizione coni- ria una spinta:
2 š Mo š sen
ca possa trasmettere un momento Mo. F=
f šD

Un esempio di sfruttamento dell’effetto moltiplicativo


introdotto dall’inclinazione delle superfici è dato dalla
R 
frizione conica. La spinta F è bilanciata dalle due
forze R (in colore, in figura); il triangolo di equilibrio è
isoscele con apertura 2. Si ricava:
F = 2 š R š sen D
F
F
R=
2 š sen

Per esempio con  = 30° si ha sen = 0,5 e R = F.
(a) R
Su ciascun lato della frizione si sviluppa una forza di
aderenza pari a:
f šF
A= f šR =
2 · sen R

La coppia che trasmette il moto ha un braccio D e (b) F
un momento: 
f šF šD R
M=
2 š sen

16 A Meccanica
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