Sei sulla pagina 1di 28

Riassunto Economia (Micro) CAP 1 La scienza economica e l'economia Economia →

studia i processi attraverso i quali le società contemporanee decidono che cosa, come e
per chi produrre i beni e i servizi. I beni sono oggetti fisici utili o produttivi e i servizi,
invece, sono prestazioni. Una risorsa è scarsa quando a un prezzo pari a zero la sua
domanda eccede l'offerta. Tre problemi economici:

1. La crisi finanziaria del 2007: ha avuto avvio a causa degli USA ed è iniziata con quella dei
prestiti sub- prime, cioè i prestiti concessi alle persone che desiderano acquistare una casa
ma che non hanno un elevato standard di affidabilità nel mercato del credito. Quando i
sub primer non furono più capaci di pagare , le vendite all'asta degli immobili
aumentarono con effetti drammatici sul prezzo delle case. I mutui sub prime cominciarono
a perdere valore con la diminuzione dell'indice dei prezzi delle case e gli investitori che
detenevano obbligazioni garantite da tali mutui incominciarono a registrare pesanti
perdite. Queste perdite si trasformarono nel c.d credit crunch, la riduzione del credito: le
banche cominciarono a non prestare e si mostrarono diffidenti anche al prestito
interbancario. Il credito divenne una risorsa scarsa.

2. Gli shock del prezzo del petrolio: nel 2000 molti paesi europei hanno subito i
contraccolpi dei blocchi stradali provocati dalle proteste degli autotrasportatori per
l'aumento del prezzo dei carburanti. Nel 2004 il prezzo del petrolio ha toccato punte
elevatissime. Alcuni fra i principali paesi produttori di petrolio hanno costituito l'Opec
(Organization of Petroleum Exporting Countries) che, attraverso la fissazione di quote
produttive dei suoi aderenti, ha ristretto l'offerta mondiale di petrolio in modo da
triplicarne il prezzo.

3. La distribuzione del reddito. La scarsità e gli usi alternativi delle risorse: la produzione in
ciascuna delle attività è condizionata dalla legge dei rendimenti decrescenti: ogni
lavoratore addizionale fa aumentare la produzione totale di un ammontare minore di
quello prodotto dai precedenti lavoratori addizionali. Trasferendo lavoratori da un'attività
produttiva all'altra, l'economia può accrescere la produzione di un bene, ma solo
attraverso il sacrificio della produzione dell'altro. Vi è un rapporto o tasso di scambio (trade
off) tra le attività prese in considerazione. La frontiera delle possibilità produttive è una
curva

che rappresenta, per ogni livello di produzione di un bene, la massima quantità di un altro
bene che un sistema economico è in grado di produrre. Il costo opportunità marginale di
un bene o servizio è la quantità di altri beni o servizi a cui si deve rinunciare per produrre
un'unità addizionale del primo. La frontiera delle possibilità produttive rappresenta le
combinazioni produttive efficienti che un sistema economico può realizzare.

L'efficienza produttiva implica che l'aumento della produzione di un bene (o servizio) può
essere realizzato solo con il sacrificio della produzione di altri beni (o servizi). Un individuo
o una società ha un vantaggio comparato quando la produzione di un bene o servizio è
caratterizzata da un costo opportunità inferiore rispetto ad altrui produzione. Il ruolo del
mercato: Un mercato è un processo attraverso il quale le decisioni delle famiglie circa il
consumo di beni e servizi diversi, delle imprese circa che cosa e come produrre e vendere e
dei lavoratori circa quanto e per chi lavorare sono rese compatibili attraverso
aggiustamenti di prezzi. I prezzi di beni e servizi e delle risorse si modificano
continuamente in modo da garantire che le risorse scarse siano impiegate per produrre i
beni e i servizi che la società richiede. Economia dirigistica: la decisione cica “che cosa
come e per chi produrre” è presa da un'autorità che impone dettagliati criteri di
comportamento, famiglie, imprese e lavoratori. I mercati nei quali non vi è intervento del
Governo o di altre autorità sono detti mercati liberi. La Mano Invisibile ( Adam Smith) è
l'azione del libero mercato che, attraverso i prezzi, spinge gli individui, orientati al
perseguimento di interessi privati, a compiere scelte economiche efficienti per la società.
Economia mista: il Governo e il settore privato interagiscono nella soluzione dei problemi
economici fondamentali. Il Governo controlla una quota significativa della produzione
nazionale attraverso il prelievo fiscale, la politica dei trasferimenti alle imprese e alle
famiglie e la fornitura di servizi come la difesa nazionale e la polizia. Esso condiziona altresì
gli individui nel perseguimento dell'interesse privato. Scienza economica positiva e
normativa: quella positiva offre spiegazioni oggettive e scientifiche in merito al
funzionamento di un sistema economico. Quella normativa propone criteri basasti su
giudizi di valore personali. CAP 2 Gli strumenti dell'analisi economica Gli strumenti
dell'analisi economica Un modello è una semplificazione consapevole della realtà:
attraverso il ricorso a ipotesi semplificatrici esso consente di prevedere il comportamento
degli agenti economici. I dati sono evidenze circa l comportamento degli agenti e/o dei
fenomeni economici. Una serie temporale di dati è una sequenza di valori assunti da una
stessa variabile in differenti istanti o periodi di tempo. Indica il modo in cui una variabile
varia nel tempo. Una serie sezionale di dati rappresenta (a una determinata epoca o
periodo) i valori di una variabile riferiti a individui o gruppi di individui diversi. Una legge
comportamentale è una relazione logica non falsificata da dati empirici per un periodo di
tempo sufficientemente lungo. Un numero indice esprime un dato relativamente a un suo
valore base o valore di riferimento. Il tasso di inflazione è misurato attraverso il tasso
annuo di crescita dell'indice dei prezzi al consumo. Le variabili nominali e reali: i valori
nominali sono misurati ai prezzi correnti. I valori reali risultano dalla correzione dei valori
nominali in base al tasso d'inflazione misurato attraverso l'indice dei prezzi. Quando i
prezzi dei beni e dei servizi aumentano, il potere d'acquisto della moneta si riduce. Il
potere d'acquisto della moneta è un indice della quantità di beni e servizi acquistabili con
un'unità di moneta. Il cambiamento o variazione percentuale di una variabile è il rapporto
tra cambiamento assoluto e valore iniziale della variabile, moltiplicato per 100. Il tasso di
crescita è il cambiamento percentuale di una variabile per periodo (normalmente, per
anno). I grafici consentono di interpretare le relazioni esistenti tra almeno due variabili.
Interpretando i dati, si possono rappresentare graficamente rette o curve interpretando
quella che può essere una relazione tendenziale tra due variabili. L'econometria è la verifica
delle relazioni esistenti tra possibili e molteplici variabili. A parità di altre condizioni, la
rappresentazione in almeno due dimensioni di un fenomeno può essere essenziale e
sufficiente per molte teorie economiche. Per comprendere come funziona l'economia sono
necessari tanto i dati/i fatti che le teorie. Le teorie possono essere predittive. Le teorie
senza i fatti sono pure asserzioni ingiustificate.
CAP 3 La domanda, l''offerta, il mercato La domanda, l'offerta e il mercato. Un mercato
è un sistema di strumenti istituzionali e di infrastrutture che consentono ad acquirenti e
venditori di entrare in contatto al fine di realizzare scambi regolari e ricorrenti di beni o
servizi. La domanda è la relazione tra la quantità di un bene o servizio che gli acquirenti
sono disposti ad acquistare e il prezzo al quale l'acquisto è realizzabile. Perciò la domanda
non indica una particolare quantità richiesta degli acquirenti di un bene ma una relazione
che definisce la quantità di un bene che gli acquirenti sono disposti a comprare a ogni
possibile prezzo. A parità di altre condizioni, quando il prezzo del bene aumenta, la
quantità domandata diminuisce. L'offerta è la relazione tra quantità di un bene o servizio
che i venditori sono disposti a vendere e il prezzo ricavabile dalla vendita. Non indica
quindi una data quantità., ma una relazione che definisce la quantità di un bene o servizio
che i suoi venditori sono disposti a vendere. Differenza tra domanda e quantità domandata
(vale anche per offerta e quantità offerta). La domanda descrive il comportamento
intenzionale o effettivo degli acquirenti a ogni valore del prezzo. A un dato prezzo
corrisponde un definito valore della quantità domandata. Scheda di domanda e scheda di
offerta: sono le tabelle che definiscono la relazione tra prezzo e quantità domandata e
offerta e sono basate sull'ipotesi a parità di altre condizioni. A parità di altre condizioni la
quantità domandata è tanto maggiore quanto più il prezzo è basso, mentre la quantità
offerta è tanto maggiore quanto più il prezzo è elevato. Prezzo di equilibrio del mercato: a
un certo prezzo intermedio è possibile che la quantità domandata e la quantità offerta
siano uguali: questo è il prezzo di equilibrio del mercato. È, infatti, quel prezzo in
corrispondenza del quale la quantità domandata dagli acquirenti eguaglia la quantità
offerta dai venditori. Si ha un eccesso di offerta quando la quantità offerta eccede la
quantità domandata al prezzo corrente di mercato. Si ha, al contrario, eccesso di domanda
quando la quantità domandata eccede la quantità offerta al prezzo corrente di mercato. La
curva di domanda rappresenta graficamente la reazione tra prezzo e quantità domandata
di un bene o servizio a parità di altre condizioni. È una retta inclinata negativamente: al
diminuire del prezzo la quantità domandata aumenta e viceversa. La curva di offerta
rappresenta graficamente la relazione tra prezzo e quantità offerta di un bene o servizio a
parità di altre condizioni.

A un prezzo di mercato inferiore al prezzo di equilibrio, la distanza orizzontale tra la curva


di offerta e la curva di domanda rappresenta l'eccesso di domanda corrispondente al
prezzo corrente considerato. Nel punto di equilibrio la spesa totale dei consumatori e il
ricavo totale dei produttori coincidono e sono pari al prodotto del prezzo di equilibrio per
la quantità di equilibrio. SURPLUS CONSUMATORI E SURPLUS PRODUTTORI.

Il benessere dei partecipanti al mercato può essere misurato attraverso il concetto di


surplus (o rendita): • il surplus del consumatore misura il benessere dal punto di vista dei
compratori;

(triangolo verde) • il surplus del produttore misura il benessere dal punto di vista dei
venditori.(triangolo

blu)
La curva di domanda rappresenta la relazione tra prezzo e quantità domandata di un bene
o servizio a parità di altre condizioni. Le altre condizioni rilevanti, rispetto alla domanda di
un beneo servizio, possono essere raggruppate in tre categorie: il prezzo dei beni o servizi
correlati, il reddito degli acquirenti e i gusti o le preferenze di questi ultimi. 1-Il prezzo
correlato dei beni:

• Beni succedanei o sostitutivi: beni che possono sostituirne un altro per soddisfare un
bisogno o un impiego (ad esempio l'orzo rispetto al caffè);

• Beni complementari: beni che possono essere utilizzati contemporaneamente per


soddisfare un bisogno (ad esempio la benzina e l'automobile).

Un aumento del prezzo di un bene o servizio aumenta la domanda di sostituiti mentre


riduce la domanda di complementi del bene o servizio in questione.

2-Reddito degli acquirenti:

Quando aumenta il reddito dei consumatori, aumenta la domanda di molti beni e servizi
destinati al consumo. I beni normali sono caratterizzati da aumenti di domanda dovuti ad
aumenti del reddito degli acquirenti. I beni inferiori sono caratterizzati da ujna domanda
che diminuisce al crescere del reddito degli acquirenti.

3- Le preferenze

Gli spostamenti della curva di domanda

lo spostamento verso destra della curva di domanda implica un aumento dei prezzi e della
quantità domandata. La quantità domandata di un bene o servizio dipende da 4 variabili
fondamentali: il suo prezzo, il prezzo dei beni o servizi correlati (sostituti o complementari)
il reddito e i gusti degli acquirenti. Nell'analisi di statica comparata si ipotizza il
cambiamento di una delle variabili assunte come date e se ne esaminano gli effetti
sull'equilibrio del mercato. Se la domanda è inizialmente D' e il mercato si trova nella
situazione di equilibrio E', si possono verificare eventi esogeni che riducono la domanda
fino D. tali eventi possono essere la riduzione del prezzo di un bene sostituto, la
contrazione del reddito degli acquirenti o un cambiamento dei gusti sfavorevole per il
bene in questione. Una riduzione della domanda provoca quindi una riduzione sia del
prezzo della quantità di equilibrio sia della quantità di equilibrio del mercato. Le curve di
offerta, a parità di altre condizioni, mostrano normalmente un andamento crescente
rispetto al prezzo del prodotto offerto. È possibile identificare tre categorie di variabili di
cui ciascun cambiamento sposta la curva di offerta di un bene o servizio: 1- La tecnologia:
la disponibilità di una tecnologia più efficiente sposta verso destra e verso il basso la curva
di offerta di un bene o servizio, ossia consente ai produttori di offrire una quantità
maggiore a ogni possibile livello del prezzo. Un miglioramento nella tecnologia di
lavorazione del cacao, permette, a parità di costo totale, di produrre una maggiore
quantità di cioccolato e quindi di ridurre il costo medio e marginale di una barretta. 2- I
prezzi dei fattori produttivi: una riduzione dei prezzi dei fattori produttivi incentiva le
imprese a offrire una maggiore quantità di prodotto a ogni livello di prezzo corrente sul
mercato: quindi, sposta la curva di offerta verso destra. Un aumento dei prezzi dei fattori
produttivi sposta invece la curva di offerta verso sinistra. 3- La regolamentazione pubblica:
può, talvolta, essere causa di abbandono di una tecnologia efficiente e quindi la
contrazione della curva di offerta di un prodotto. Gli spostamenti della curva di offerta: una
contrazione dell'offerta provoca un aumento del prezzo e una riduzione della quantità di
equilibrio del mercato. Al contrario, un aumento dell'offerta provoca una riduzione del
prezzo di equilibrio e un aumento della quantità scambiata nel mercato. I mercati liberi e i
controlli sui prezzi: In un mercato libero e concorrenziale, il prezzo è determinato
esclusivamente dalla domanda e dall'offerta. Nei mercati liberi o non regolamentati, non vi
è intervento pubblico diretto per il controllo dei prezzi. I controlli sui prezzi sono
regolamenti o leggi imposti dalla pubblica amministrazione o da altre autorità che
impediscono l'aggiustamento dei prezzi che spinge i mercati verso l'equilibrio. I controlli
sui prezzi possono essere ricondotti a due categorie: la fissazione dei prezzi minimi e la
fissazione dei prezzi massimi.

La fissazione di un prezzo massimo rende illegale la vendita da parte degli offerenti di un


bene di un bene o servizio a un prezzo superiore al massimo fissato per legge o per
regolamento. Nasce così un mercato nero o illegale. Per questo, l'imposizione di un prezzo
massimo richiede l'adozione di un sistema di razionamento basato su criteri amministrativi
in grado di assicurare una distribuzione basata su criteri di un equità, anziché di
disponibilità a pagare. L'imposizione di un canone massimo legale di locazione
significativamente più basso di quello di equilibrio del mercato riduce di poco la quantità.
L'imposizione di un salario minimo superiore al salario di equilibrio aumenta il salario per
coloro che conservano l'occupazione, ma riduce la quantità di ore di lavoro acquistate
dalle imprese e provoca un eccesso di offerta di prestazioni lavorative. La fissazione di un
salario minimo ha come scopo l'aumento del prezzo a favore dei venditori. Un esempio di
fissazione di un prezzo minimo nel mercato del lavoro. La fissazione di un salario minimo
uguale o inferiore a W non avrebbe alcuna conseguenza per il mercato. Se il governo
impone un salario minimo W' maggiore di W, le imprese riducono la quantità domandata
di ore di lavoro e nel mercato si verifica un eccesso di offerta di lavoro. Quindi, per essere
efficace, un prezzo massimo deve essere imposto al di sotto del prezzo di equilibrio.
Determina un eccesso di quantità domandata che solo l'autorità può risolvere. Per essere
efficace, un prezzo minimo deve essere imposto al di sopra del prezzo di equilibrio
determina un eccesso di quantità offerta salvo che l'Autorità acquisti tale eccesso. Lo
strumento attraverso il quale il mercato determina la decisione inerente alla quantità da
produrre di un bene o servizio è il prezzo di equilibrio. Il prezzo massimo che gli acquirenti
sono disposti a pagare, o prezzo di riserva degli acquirenti, è insufficiente a incentivare i
produttori a produrre e vendere: infatti, il prezzo minimo di vendita o prezzo di riserva dei
venditori è superiore al prezzo di riserva degli acquirenti. CAP 4 L'elasticità della
domanda e dell'offerta Per elasticità della domanda di un bene ci si riferisce alla reattività
della quantità domandata alle variazioni del prezzo dello stesso bene, a parità del prezzo di
altri beni e del reddito. • L'elasticità incrociata della domanda rispetto al prezzo misura la
reattività della quantità

domandata di un bene o servizio a variazioni del prezzo di altri beni e servizi. • L'elasticità
della domanda rispetto al reddito misura la reattività della quantità domandata di

un bene o servizio a cambiamenti del reddito spendibile degli acquirenti. I beni e servizi
caratterizzati da un'elevata elasticità della domanda rispetto al reddito dei consumatori
prospettano possibilità di espansione delle vendite molto più rilevanti di quelle prospettate
da beni o servizi con una modesta elasticità della domanda al reddito.

1- Elasticità della domanda rispetto al prezzo: misura la reattività della quantità domandata
alle variazioni dei loro prezzi, ossia un coefficiente numerico che rappresenta l'inverso della
pendenza della curva di domanda, calcolato come il rapporto tra la variazione percentuale
della quantità domandata e la corrispondente variazione percentuale del prezzo che l'ha
provocata. Il valore negativo del coefficiente è la conseguenza della relazionne
normalmente inversa tra prezzo e quantità domandata di un bene, ovvero della pendenza
negativa della curva di domanda. ΔQ ΔP Quanto più è elevato il valore (assoluto) del
coefficiente di elasticità della domanda al prezzo, tanto più elastica o reattiva al prezzo è la
domanda. Quanto più basso è il valore (assoluto) del coefficiente di elasticità della
domanda al prezzo, tanto più inelastica o rigida al prezzo è la domanda. Se il coefficiente è
uguale a zero, la domanda è anelastica o assolutamente rigida al prezzo. Vi sono casi
particolari, nei quali le curve di domanda hanno un valore costante del coefficiente di
elasticità della domanda al prezzo → sono dette curve isoelastiche. (quando ε = 0 è
perfettamente anelastica,quando ε = ∞ la curva di domanda è perfettamente o
infinitamente elastica). Se ε > 1 si parla di domanda elastica, se 0 < ε < 1 si parla di
domanda inelastica o rigida, se ε < 0 si parla di domanda anelastica o assolutamente
rigida.

Una fondamentale determinante dell'elasticità della domanda al prezzo di un bene o


servizio è la possibilità dei consumatori di sostituire quest'ultimo con altri che svolgano
sostanzialmente le medesime funzioni. Quanto più specificamente è definito un bene o
servizio, tanto più elastica risulta essere la sua domanda a variazioni del prezzo, poiché
possiedo dei validi sostituti. L'elasticità della domanda al prezzo determina la dimensione
dell'incremento di prezzo necessario per eliminare un eccesso di domanda o della
riduzione di prezzo necessaria per eliminare un eccesso di offerta. Data l'inelasticità della
domanda di molti prodotti agricoli che non hanno sostituiti stretti, un cattivo raccolto o un
calo improvviso di produzione provoca rilevanti aumenti del prezzo. Quando la domanda è
inelastica al prezzo, fluttuazioni dell'offerta causano ampie oscillazioni del prezzo e
modeste variazioni della quantità scambiata. Le variazioni della spesa totale del
consumatore causate da una variazione della domanda al prezzo può avere una
conclusione generale: la spesa degli acquirenti e quindi il ricavo totale dei venditori di un
bene o servizio hanno il massimo valore in corrispondenza del prezzo e della quantità
domandata che identificano il punto della curva di domanda con elasticità unitaria al
prezzo (elasticità = 1). Nel breve e nel lungo periodo: l'elasticità della domanda al prezzo è
normalmente minore nel breve periodo che nel lungo periodo, allorché gli acquirenti sono
in grado di reagire all'aumento del prezzo di un bene o di un servizio sostituendolo con
altri. 2- Elasticità incrociata della domanda al prezzo: per misurare la reattività della
domanda di un bene o servizio a variazioni del prezzo di un altro bene o servizio si ricorre
al calcolo di un coefficiente detto coefficiente di elasticità incrociata domanda – prezzo. Il
coefficiente di elasticità incrociata della domanda del bene i rispetto al prezzo del bene j si
calcola attraverso il rapporto tra la variazione % della quantità domandata di i e una
piccola variazione % del prezzo di j. Δ%Q1 Δ%P1 il coefficiente di elasticità incrociata
domanda – prezzo può avere segno positivo o negativo. È positivo se una variazione
positiva (o negativa) del prezzo del bene j provoca una variazione positiva (o negativa)
della quntità domandata del bene i. la concordanza dei segni delle due variazioni
determina un segno positivo del coefficiente che si verifica se i e j sono beni sostituti. Il
coefficiente ha segno negativo (ossia i segni elle due variazioni sono discordi) se il bene i e
il bene j sono complementari. 3- Elasticità della domanda rispetto al reddito dei
consumatori: normalmente, un aumento del reddito degli acquirenti tende a far aumentare
la quantità domandata dei beni e dei servizi che compongono i panieri di acquisto.
Tuttavia, gli incrementi di quantità domandata, dovuti a incrementi del reddito, non sono
identici per tutti i beni e servizi. La composizione dei panieri di consumo cambia al crescere
del reddito e questo cambiamento può essere rilevato attraverso le modificazioni delle
quote di bilancio di specifici tipi o categorie di beni e servizi nella spesa dei consumatori.
La quota di bilancio di un bene (o di una categoria di beni) è il peso percentuale di questo
bene (o categoria di beni) nella spesa totale dei consumatori. %ΔQ %ΔI

Il coefficiente di elasticità della domanda di un bene o servizio rispetto al reddito degli


acquirenti si calcola attraverso il rapporto tra la variazione percentuale della quantità
domandata del bene o servizio e la corrispondente variazione percentuale del reddito che
l'ha provocata. Il calcolo di questo coefficiente, si basa ovviamente, sull'ipotesi che le altre
variabili siano costanti. Esso serve a distinguere i beni normali, la cui domanda aumenta al
crescere del reddito, dai beni inferiori, la cui domanda dimunisce al crescere del reddito.
Tra i beni inferiori vi è un particolare tipo di bene per il quale un aumento del prezzo causa
un aumento della domanda e viceversa. Si tratta di un bene il cui reddito è superiore
all'effetto sostituzione, per cui la curva di domanda ha un inclinazione positiva. Tale bene è
chiamato bene di Giffen. Quando il reddito degli acquirenti di un bene aumenta, la curva di
domanda del bene si sposta . Vi sono 3 ipotesi: • la prima è che, in seguito a un dato
aumento percentuale del reddito pro capire degli

acquirenti, la curva di domanda del bene si sposta solo di poco verso destra cosicché
l'aumento di quantità domandata rappresenti una variazione percentuale inferiore a quella
del reddito che l'ha provocata. Un bene o servizio con questa caratteristica è detto bene
necessario. Un bene necessario ha un'elasticità domanda – reddito positiva, ma minore di
uno.

• La seconda ipotesi è che, sempre in seguito allo stesso aumento % del reddito degli
acquirenti la curva di domanda si sposti verso destra, ossia in modo così rilevante che
l'aumento di quantità domandata rappresenti una variazione percentuale superiore a
quella del reddito che l'ha provocata. In questo caso, il bene è chiamato bene di lusso o
bene superiore. Questo tipo di bene ha un'elasticità domanda – reddito positiva e
maggiore di uno.

I beni necessari e i beni di lusso rientrano nella più ampia categoria dei beni normali. •
Nella terza ipotesi, la curva di domanda del bene (o servizio), in seguito a un dato aumento
%

del reddito degli acquirenti, si sposta verso sinistra e in questa situazione il bene o servizio
è un tipico bene inferiore o povero. Un bene inferiore (o povero), infatti, ha un'elasticità
domanda – reddito negativa.

Al crescere del reddito, la quota di bilancio e la spesa totale delle famiglie per i beni
inferiori diminuiscono. Al contrario, la spesa complessiva e la quota di bilancio dei beni di
lusso tendono ad aumentare al crescere del reddito pro capite degli acquirenti. I beni
inferiori sono considerati dai consumatori, beni di bassa qualità, o counque, sostituibili da
beni di qualità più elevata benchè più dispendiosi. 4- Elasticità dell'offerta:di un bene o
servizio rispetto al suo prezzo si misura attraverso un coefficiente calcolato come il
rapporto tra la variazione percentuale della quantità offerta e la (piccola) variazione
percentuale del prezzo che l'ha provocata.

ΔQ(of) x P

ΔP Q(of)

In generale, si può affermare che, per la maggior parte dei prodotti, l'offerta di lungo
periodo è più elastica dell'offerta di breve periodo. Per alcuni tipi di beni e servizi, l'offerta
di breve periodo è anelastica al prezzo. CAP.5 La teoria della scelta de consumatore e
della domandaIl modello di scelta del consumatore è basato su 4 aspettt che
caratterizzano il consumatore e il mercato in cui compie le scelte: 1- il reddito disponibile
del consumatore. 2- i prezzi ai quali i beni possono essere acquistati. 3- le preferenze del
consumatore in merito a panieri diversi di beni consumabili. 4- l'obiettivo del consumatore,
identificato nell'ottenimento della massima soddisfazione o otilità. Il vincolo di bilancio:

è l'insieme dei panieri di beni e servizi che il consumatore è in grado di acquistare. Inidica
le alternative che questo può scegliere, consente di distinguere i panieri ottenibili da quelli
non ottenibili, dati i prezzi dei beni e il reddito del consumatore. Quando il consumatore
non fa il prezzo viene detto price taker. VINCOLO = Px ∙ X + Py ∙ Y Tutto ciò comporta a
una decisione che riguarda anche il tasso di scambio poiché un aumento del prezzo del
bene di x comporta necessariamente una rinuncia a una certa quantità di beni y. È evidente
che il tasso di scambio tra i due beni è determinato dal prezzo relativo.

Il vincolo di bilancio del consumatore può essere rappresentato attreaverso una retta detta
linea di bilancio. I panieri C e D sono i panieri d'angolo, ossia le combinazioni massime
acquistabili composte solo da uno dei due beni. La pendenza della linea di bilancio
rappresenta il tasso di scambio o prezzo relativo tra i due beni. La pendenza della linea di
bilancio dipende dal prezzo relativo dei due beni. In generale, se Px è il prezzo del bene
rappresentato sull'asse orizzontale e Py è il prezzo del bene rappresentato sull'asse
verticale , la pendenza della linea di bilancio i è data da: -Px / Py Le preferenze di un
consumatore. Si possono avanzare tre ipotesi:

1. Teoria dell'utilità ordinale: il consumatore è capace di ordinare qualunque paniere di


beni gli venga proposto in base all'utilità che gli attribuisce o comunque di dichiarare se un
qualunque paniere sia preferibile, indifferente o non preferibile rispetto a qualunque altro.
Il consumatore è quindi in grado di dire se un paniere è per lui migliore, peggiore o
indifferente.

2. Teoria della coerenza o transitività delle preferenze: l'ordine di preferibilità dichiarato dal
consumatore è coerente. ( Se preferisce A a B e B a C, allora preferisce A anche a C)

3. Teoria della non sazietà: il consumatore è insaziabile, ossia ha bisogni non soggetti a
saturazione e quindi preferisce il più al meno. (il più è meglio).

Per definire più rigorosamente le preferenze di un consumatore, è necessario ricorrere al


concetto di tasso marginale di sostituzione tra due beni è il rapporto nel quale un
consumatore è disposto a rinunciare a una certa quantità di un bene in cambio di un'unità
addizionale dell'altro, senza che questa sostituzione modifichi la sua utilità. Le preferenze
di un consumatore mostrano un tasso marginale di sostituzione decrescente se il
consumatore è disposto a sacrificare quantità via via minori di un bene in cambio di
un'unità addizionale di un altro bene. Tasso Marginale di sostituzione tra bene x e bene y: |
Δ Qx / Δ Qy | La rappresentazione delle preferenze attraverso le curve d'indifferenza Una
curva di indifferenza rappresenta i panieri di beni e servizi di consumo che un consumatore
considera indifferenti e aiquali attribuisce quindi un'identica utilità. La pendenza negativa
delle curve di indifferenza è dovuta alla non sazietà dei bisogni del

consumatore: perché l'utilità del consumatore non aumenti è necessario che l'aumento nel
consumo di un bene sia compensato dal minor consumo di un altro bene. La concavità
verso l'alto delle curve di indifferenza dipende dall'andamento decrescente del tasso
marginale di sostituzione tra i due beni. Il tasso marginale di sostituzione tra i due beni è la
pendenza, in valore assoluto, della curva di indifferenza nel punto che rappresenta il
paniere considerato. La scelta del consumatore sarà quella che massimizzerà l'utilità: la
linea di bilancio definisce il potere di acquisto o il reddito reale del consumatore. Il
modello ipotizza che il consumatore abbia come obiettivo la massimizzazione della sua
utilità, compatibilmente con il suo vincolo di bilancio. Per determinare quale sia il paniere,
tra quelli che si trovano sulla linea di bilancio che massimizza l'utilità del consumatore,
occorre considerare le specifiche preferenze di quest'ultimo. Nell'ipotesi di curve di
indifferenza concave e continue, il paniere ottimo per il consumatore è il punto di
tangenza tra la linea del bilancio e una curva di indifferenza che rappresenta la più alta
raggiungibile.
Il paniere ottimo per il consumatore, ossia quello che massimizza la sua utilità
compatibilmente con il vincolo di bilancio, è il punto in cui la pendenza della linea di
bilancio e della curva di indifferenza a essa tangente coincidono, ovvero, è il paniere in
corrispondenza del quale il tasso di scambio (o prezzo relativo) dei due beni è uguale al
loro tasso marginale di sostituzione per il consumatore. Il modello di scelta del
consumatore basato sulla massimizzazione dell'utilità, vincolata dal potere d'acquisto,
traduce con successo le differenti preferenze dei consumatori in merito a due beni in
differenti domande espresse da parte di questi ultimi.

Sentiero di espansione reddito-domanda: → è una curva i cui punti rappresentano i panieri


ottimi (quindi domandabili e consumabili) per il consumatore a ogni possibile livello di
reddito. L'andamento del sentiero risulterà crescente solo se il consumatore considera
normali i due beni. Se invece uno dei due è considerato inferiore, il sentiero avrà
un'inclinazione negativa. Effetto Sostituzione ed Effetto Reddito L'effetto sostituzione è
il cambiamento nella quantità domandata di un bene attribuibile esclusivamente al
cambiamento del suo prezzo relativo. L'effetto reddito è il cambiamento nella quantità
domandata di un bene attribuibile alla variazione di redito reale provocata dal
cambiamento del prezzo relativo del bene.

Se il prezzo diminuisce, il vincolo ruota verso destra (R,T), di conseguenza, se il reddito


diminuisce si tira una parallela della ruotazione del vincolo (R, T), ma verso sinistra (V, C).
Quando il bene il cui prezzo relativo diminuisce è un bene inferiore, l'effetto sostituzione
induce il consumatore ad accrescerne la quantità domandata, ma l'effetto di reddito lo
incentiva invece a ridurla. Nel caso di beni inferiori, i due effetti hanno quindi segno
opposto. Si può ipotizzare che, in questo caso, l'effetto di reddito prevalga sull'effetto di
sostituzione, cosicché alla diminuzione del prezzo del bene inferiore il consumatore
reagisca riducendone la quantità domandata. La curva di domanda del bene da parte del
consumatore ha, di conseguenza, pendenza positiva: al crescere del prezzo, il

consumatore aumenta la quantità domandata e viceversa. I beni o i servizi che hanno


questa particolare curva di domanda inclinata positivamente rispetto al prezzo sono i beni
di Giffen. Un bene inferiore non è necessariamente un bene di Giffen. Questa coincidenza
si verifica se l'effetto di reddito è così forte da prevalere sul'effetto di sostituzione. Quando
un bene è inferiore, non è possibile teoricamente determinare quale tra i due effetti
prevalga: occorre fare riferimento all'evidenza empirica. La curva che unisce i panieri ottimi
in corrispondenza di vari livelli di prezzo dei film è detta sentiero di espansione prezzo -
domanda o sentiero prezzo - consumo. Nel caso di un bene normale, il sentiero ha
pendenza positiva e determina una curva di domanda individuale con pendenza negativa.
Nel caso particolare di un bene di Giffen, il sentiero di espansione prezzo - domanda ha
una pendenza negativa, ossia al crescere del prezzo del bene corrisponde un aumento
della quantità domandata di quest'ultimo. La domanda di mercato è la somma delle
domande individuali di tutti gli acquirenti che operano nel mercato di un bene o servizio.
La domanda di mercato si ottiene sommando, a ogni possibile prezzo di un bene, la
quantità che ogni singolo acquirente è disposto ad acquistare a quel prezzo. Se le curve di
domanda individuali sono negativamente inclinate rispetto al prezzo, anche la curva di
domanda di mercato è negativamente inclinata. Graficamente, la curva di domanda di
mercato di un bene è ottenibile sommando orizzontalmente le curve di domanda
individuali degli acquirenti. Un trasferimento di reddito è un pagamento in moneta che
integra il reddito monetario del beneficiario senza che quest'ultimo fornisca una
contropartita. L'indennità di disoccupazione o la pensione di invadilità sono esempi di
trasferimento di reddito. Un trasferimento di beni e servizi è invece l'erogazione gratuita a
un beneficiario di beni o servizi reali o di titoli spendibili esclusivamente per l'acquisto di
specifici beni o servizi (ad esempio i buoni pasto). I consumatori preferiscono trasferimenti
di denaroche di beni (reali), se le due ipotesi di trasferimento sono dello stesso valore.
Questo perché un trasferimento di beni limita la scelta. CAP 6. Introduzione alla teoria
dell'offerta Per ogni realizzabile livello di produzione, un'impresa deve essere in grado di
valutare il costo e il ricavo ottenibile dalle vendite. Il costo di produzione di un definito
volume di output dipende dalla tecnologia e dai prezzi ai quali i fattori produttivi possono
essere acquistati. La domanda determina il prezzo al quale è possibile vendere un dato
volume di prodotto e quindi il ricavo ottenibile dell'impresa (R – C). Il profitto è la
differenza tra ricavo e costo totale. L'ipotesi base della teoria dell'offerta è che l'impresa
abbia coma obiettivo l'ottenimento del massimo profitto. Definizioni (da leggere): la
struttura di un mercato è l'insieme dei caratteri della domanda e dell'offerta di mercato che

determina il comportamento e le performance di acquirenti e venditori. Il mercato di


concorrenza perfetta è caratterizzato da assoluta libertà di entrata e di uscita,
frammentazione della domanda e dell'offerta tra molti piccoli acquirenti e venditori,
omogeneità del bene o servizio scambiato e perfetta trasparenza. Il mercato di monopolio
perfetto è invece c aratterizzato da insormontabili barriere all'entrata di nuovi concorrenti
e assoluta libertà di uscita, concentrazione dell'offerta in un'unica impresa e
frammentazione della domanda, assenza di sostituiti del bene o servizio offerto e perfetta
trasparenza. Concorrenza perfetta e monopolio perfetto sono quindi strutture o forme di
mercato del tutto teoriche. L'impresa individuale è un'impresa le cui proprietà e gestione
fanno capo a un'unica persona fisica. Una società di persone è, invece, un'impresa la cui
proprietà fa capo a due o più persone fisiche che hanno diritto alla spartizione del profitto
e sono solidamente responsabili di eventuali perdite. Una società di capitali è
un'organizzazione la cui proprietà è distribuita tra soci, apportatori di capitale che hanno
diritto alla ripartizione del profitto in proporzione alla quota di capitale apportata. La
proprietà è distribuita tra molti azionisti che possono vendere o acquistare quote azionarie
nel mercato finanziario e nessun azionista ha una quota dominante, l'impresa ha la forma
della società di capitale a proprietà diffusa (public company). Gli azionisti proprietari di una
società di capitali hanno una responsabilità limitata, ossia essi possono subire una perdita
pari al reddito speso per acquistare le azioni della società. I flussi sono variabili la cui
dimensione è necessariamente riferita a un definito periodo di tempo. Gli stock o fondi
sono variabili misurabili in riferimento a un istante o a una data. Le imprese registrano le
fondamentali variabili flusso relative alle loro attività in un prospetto o schema contabile
denominato conto profitti e perdite e le fondamentali variabili stock in un prospetto
contabile denominato stato patrimoniale. Il ricavo totale (RT) di un'impresa è il valore
monetario totale delle entrate derivanti dalla vendita di beni e servizi in un dato periodo di
tempo, per esempio, in un anno. Il costo totale (CT) di un'impresa è il valore monetario
delle spese che essa sostiene per produrre e vendere i beni e servizi in un dato periodo di
tempo. Il profitto totale (P) è la differenza tra il ricavo e il costo totale dell'impresa in un
dato periodo di tempo. P= RT – CT il flusso di cassa (cash flow) di un'impresa è
l'ammontare netto di liquidità effetticamente incassata in un periodo di tempo, ossia la
differenza tra incassi e pagamenti effettuati nel periodo. Nel conto profitti e perdite non
sono di norma inclusi i costi figurativi, ovvero i costi che nn danno luogo a esborsi
monetari. Un'impresa prò realizzare, in uno stesso periodo, un elevato profitto economico
e un modesto flusso di cassa se l'incasso effettivo delle vendite effettuate è differito nel
tempo, mentre i costi sono sostenuti immediatamente. Il capitale fisico di un'impresa è
costituito dagli impianti, dalle macchine e dagli immobili utilizzati per la produzione e per
la vendita. Nel calcolare il profitto di un'impresa relativo ad un periodo di tempo, occorre
imputare come costo del capitale fisico il costo d'uso di quest'ultimo e non il costo di
acquisto. Il deprezzamento del capitale fisico è la perdita di valore di quest'ultimo
derivante dal suo uso produttivo in un dato periodo. Nell'anno in cui un certo capitale
fisico viene acquistato, l'impresa registra una rilevante uscita di cassa, ma il costo
economico del nuovo capitale è solamente il suo deprezzamento nel corso dell'anno. In
quell'anno, il profitto economico è alto ma il flusso di cassa è modesto. Negli anni
successivi l'impresa deve includere il deprezzamento del capitale fisico tra i costi economici
del capitale. Il fatto di considerare il deprezzamento anziché la spesa di acquisto come
costo economico del capitale fisico in un anno, consente di ripartire il costo totale di
acquisizione del capitale tra gli anni di vita produttiva di quest'ultimo. Le scorte → sono
stock di beni che l'impresa costituisce per far fronte a vendite future. Lo stato patrimoniale:
le attività sono costituite dal patrimonio della società, mentre le passività sono i suoi debiti.
Il capitale netto invece, è il saldo tra attività e passività. Il profitto reinvestito è la parte di
profitto di un'impresa, al netto delle imposte, che viene reinvestito

nell'impresa anziché distribuito ai proprietari azionisti sotto forma di dividendi. Il profitto


reinvestito incide sullo stato patrimoniale della società. Costo opportunità e costo
contabile: il conto profitti e perdite e lo stato patrimoniale di una società di capitali
rappresentano due utili indicatori delle attività e dei risultati economici di un'impresa. Gli
economisti definiscono il costo d'uso di una risorsa non come ul pagamento
effettivamente sostenuto per la sua acquisizione, ma attraverso il suo costo opportunità. Il
costo opportunità dell'uso di una risorsa è la rinuncia derivante dalla sua mancata
utilizzazione nel migliore impiego alternativo. L'extra profitto di un'impresa è il profitto
economico che il proprietario e/ o i proprietari ricavano in eccedenza dal rendimento che
avrebbero potuto ottenere con un impiego alternativo delle proprie risorse. Sono gli extra-
profitti e non i profitti contabili, a indicare la convenienza all'allocazione di risorse in
un'impresa e quindi a incentivare la riallocazione delle risorse tra imprese diverse. La teoria
ecoomica ipotizza che le decisioni delle imprese circa la produzione e l'offerta siano
finalizzate all'ottenimento del massimo profitto. Una fondata ragione però, per contestare
l'ipotesi secondo la quale le imprese perseguono la massimizzazione del profitto è la
separazione tra proprietà e gestione che caratterizza soprattutto le grandi società di
capitali. Benché gli azionisti aspirino a ottenre il massio profitto, gli amministratori
perseguono obiettivi diversi dal profitto. Infatti, le remunerazioni di amministratori e
manager sono di solito collegate alla dimensione e alla crescita dell'impresa, cosicchè essi
perseguono questi obiettivi piuttosto che il profitto. Si possono così spiegare le ingenti
risorse economiche destinate alle pubblicità e all'espansione delle vendite anche quando
l'effetto sul profitto è irrilevante o addirittura negativo. Quindi, se i profitti dell'impresa
sono inferiori a quelli delle imprese concorrenti di successo, il prezzo delle sue azioni tende
a essere relativamente basso. Questa situazione incentiva la scalata della proprietà da parte
di qualche impresa concorrente e la sostituzione degli amministratori e manager con altri
più attenti al profitto. La finanza aziendale si occupa del reperimento di capitale finanziario
da parte delle imprese attraverso fonti o canali diversi, come il profitto non distribuito a
proprietari e azionisti, l'emissione di nuove azioni e/o obbligazioni, l'accensione di prestiti.
Il controllo dell'impresa è esercitato dal soggetto individuale e collettivo che assume le
decisioni strategiche in differenti situazioni ambientali. Problema principale agente: un
principale (la proprietà dell'impresa) può delegare le decisioni ad un agente (il
management). Se per il principale è costoso controllare l'attività dell'agente, quest'ultimo
possiede un vantaggio informativo sulla propria condotta gestionale e sulle performance
aziendali che può indurre comportamenti opportunistici. Si configura quindi il cosiddetto
problema principale- agente. La scelta del volume Se un'impresa ha come obiettivo la
massimizzazione del profitto, deve produrre la quantità di output che ha deciso di offrire
sul mercato al minimo costo totale. Perciò,un'impresa che mira a

massimizzare il profitto, deve conoscere il costo totale minimo al quale può produrre ogni
possibile volume di produzione e di offerta: questa informazione dipende dalle tecniche
produttive disponibili e dai prezzi dei fattori produttivi. L'impresa deve sostenere una spesa
anche se non produce. Tale spesa è chiamata costo fisso, ossia un costo indipendente dal
volume di produzione effettivamente realizzato (come ad esempio l'affitto dei locali). In
aggiunta a questo costo fisso l'impresa sostiene costi che variano al variare del volume di
produzione:questi costi variabili crescono al crescere della produzione e rappresentano la
somma dei costi opportunità di tutte le risorse utilizzate per la produzione.

La curva ottenuta è detta curva del costo totale di produzione del bene e indica il costo
totale minimo al quale è tecnicamente possibile realizzare la produzione. L'andamento
della curva del costo totale di produzione di un bene o servizio è sempre crescente. Il
ricavo totale è ottenuto moltiplicando i prezzi di vendita dei prodotti per la quantità
domandata. L'impresa calcola il livello di profitto totale associato a ogni possibile volume
di produzione e vendita. Per fare questo è necessario calcolare sia i ricavi ottenibili dalle
vendite sia i costi da sostenere per la produzione. Il volume di produzione corrispondente
al massimo profitto totale è quello che l'impresa decide di realizzare e di vendere. La figura
illustra graficamente la determinazione del volume di produzione che prospetta all'impresa
il massimo profitto. Questo approccio che analizza l'effetto della produzione in ogni unità
addizionale sul profitto dell'impresa, è incentrato sul calcolo del costo marginale e del
ricavo marginale. Il costo marginale è la variazione del costo totale conseguente alla
produzione di una unità addizionale di prodotto. Il ricavo marginale è la variazione del
ricavo totale conseguente alla produzione e alla vendita di un'unità addizionale di
prodotto. La curva del costo marginale ha un andamento ad U, ossia è inizialmente elevato
e diminuisce poi fino a un valore minimo dal quale poi rinizia a salire. Il suo andamento
dipende da quello del costo totale e, quindi, dalle condizioni tecniche in cui si realizza la
produzione e dai prezzi delle risorse necessarie per la produzione. A bassi livelli di
produzione l'impresa deve acquistare, per ogni unità addizionale di produzione, risorse
variabili che beneficiano del capitale fisso disponibile e la cui produttività è crescente.
Quando la produzione raggiunge un livello corrispondente alla piena ed efficiente
utilizzazione delle risorse (capitale) fisse disponibili, ogni unità addizionale di produzione
richiede un'acquisizione di quantità crescenti di risorse variabili la cui produttività è via via
minore. Il ricavo totale e quello marginale dell'impresa dipendono dalla funzione di
domanda del prodotto che l'impresa cerca di soddisfare nella sua interezza. Questa
domanda è funzione inversa del prezzo e interpreta la disponibilità a spendere della
domanda di tutto il mercato. La curva del ricavo marginale è continuamente decrescente e
può persino diventare negativo in corrispondenza di elevati livelli di vendite. Questo è
possibile proprio dalla sua stessa definizione: • il ricavo marginale è un aumento di ricavo
totale derivante dalla produzione e dalla vendita

di una unità addizionale. È il prezzo al quale è venduta l'ultima unità prodotta diminuito
del minore ricavo derivante dalla vendita delle altre unità a un prezzo inferiore.

Il ricavo marginale decresce continuamente per due ragioni: 1. perché, essendo la curva di
domanda dell'impresa inclinata negativamente, ogni unità

addizionale può essere venduta solo a un prezzo più basso di quello al quale potevano
essere vendute le unità precedenti.

2. Perchè le successive riduzioni di prezzo necessarie per vendere unità addizionali di


prodotto riducono in modo sempre più rilevante il ricavo totale ottenibile dalle unità
inframarginali.

Quando la curva di domanda dell'impresa è inclinata negativamente, il ricavo marginale


ottenibile da ogni unità addizionale venduta ha due caratteristiche:

1. tende a diminuire al crescere della quantità venduta 2. è inferiore al prezzo di vendita


dell'ultima unità a causa della perdita di ricavo sulle altre unità.

Se il ricavo marginale è maggiore del costo marginale, la produzione e la vendita di


un'unità addizionale accresce il profitto: quindi, l'impresa ha convenienza a decidere di
produrla e venderla. Se il costo marginale supera il ricavo marginale, l'impresa ha
convenienza a ridurre la produzione perché così facendo incrementa il suo profitto
complessivo. La quantità ottima da produrre e vendere è quindi determinata
dall'uguaglianza tra costo marginale e ricavo marginale. È possibile determinare il volume
ottimo di produzione e vendita dell'impresa attraverso il confronto delle curve che
rappresentano l'andamento del costo e del ricavo marginale. Il volume di produzione e di
vendita ottimale per l'impresa è in corrispondenza del punto in cui
intersecano la curva del costo marginale e quella del ricavo. Volumi inferiori a questo sono
caratterizzati da un ricavo marginale maggiore del costo marginale: in questa situazione,
l'impresa ha convenienza ad aumentare la produzione e le vendite perché così facendo
accresce il profitto. In corrispondenza di volumi di produzione superiori il costo marginale
eccede il ricavo marginale e l'impresa ha convenienza a ridurre la produzione. In
corrispondenza , invece, del livelo ottimale l'impresa deve verificare la convenienza a
produrre: il prezzo al quale vende deve essere maggiore del costo medio variabile di
produzione, ovvero il costo per unità di prodotto dei fattori variabili della produzione. Può
accadere anche che vendendo il volume ottimo, l'impresa abbia comunque un profitto
negativo: questo a causa dei costi fissi e in tal caso occorre valutare la convenienza in
termini di minimizzazione delle perditem di una chiusura della produzione.

 Effetti sull'offerta di un cambiamento nei costi della produzione: se l'impresa si trova a


dover fronteggiare un aumento del prezzo di una materia prima essenziale per il suo
prodotto, il costo marginale corrispondente a ogni ipotetico livello di produzione subisce
un aumento e la curva del costo marginale si sposta verso l'alto. Un aumento del costo
marginale riduce la quantità offerta da un'impresa che abbia come obiettivo la
massimizzazione del profitto. (graf p. 104)

 Effetti sull'offerta di un cambiamento della domanda dell'impresa: se si verifica un


aumento della domanda dell'impresa, il ricavo marginale ottenibile dalla vendita del suo
prodotto aumenta. A ogni livello di produzione e vendita, il prezzo e il ricavo marginale
sono maggiori di prima. L'aumento della domanda per il prodotto dell'impresa provoca
uno spostamento verso l'alto della curva del ricavo marginale. Un aumento della domanda
induce quindi l'impresa che mira al massimo profitto a espandere la quantità offerta.

Le imprese scelgono il colume di produzione e di offerta che prospetta il massimo profitto


totale, quindi quello che corrisponde all'uguaglianza tra costo e ricavo marginale. CAP. 7
Teoria dell'offerta: tecnologia e costi. La funzione di produzione: Un fattore di
produzione (o input) è un bene o servizio utilizzato per l'ottenimento di un prodotto (od
output). I fattori di produzione possono essere costituiti da servizi lavorativi e quelli
necessari per l'ottenimento di un prodotto dipendono dalla tecnologia. La funzione di
produzione è una relazione che definisce la massima quantità di prodotto tecnicamente
ottenibile con ogni dato insieme o combinazione di fattori produttivi. Tale funzione
sintetizza le possibilità tecnicamente efficienti di combinare fattori produttivi per
l'ottenimento di un determinato prodotto. Una combinazione di fattori produttivi è
tecnicamente inefficiente se per la produzione di un dato volume di prodotto, esiste
un'altra combinazione che utilizza una minore quantità di almeno un input a parità di
impiego degli altri tecnicamente necessari. Il raddoppio della quantità di entrambi i fattori
produttivi consente di raddoppiare la produzione. La funzione di produzione è l'insieme di
tutte le combinazioni tecnicamente efficienti per realizzare un determinato prodotto. Essa
rappresenta quidi una tecnologia produttiva. Le combinazioni tecnicamente efficienti
caratterizzate da uno stesso rapporto di utilizzo dei fattori identificano una tecnica di
produzione. Il progresso tecnico è un'invenzione o forma di organizzazione produttiva che
consente di ottenere uno stesso volume di produzione con un minore impiego di uno o
più fattori produttivi a parità di impiego degli altri. I costi e la scelta della tecnica di
produzione. La funzione di produzione collega quantità di fattori produttivi a volumi
massimi di produzione. Tra due tecniche, si sceglierà quella economicamente
efficiente,ovvero quella che consente di produrre il volume scelto o ipotizzato di prodotto
con il minimo costo totale. Una tecnica di produzione caratterizzata da un elevato rapporto
tra capitale e lavoro utilizzato è detta ad alta intensità di capitale. Per contro, una tecnica di
produzione caratterizzata da un elevato

rapporto tra lavoro e capitale è detta ad alta intensità di lavoro. Se si ipotizza che il prezzo
del lavoro aumenta si riscontrerà come prima conseguenza un aumento del costo totale di
produzione del volume ipotizzato di output. Un aumento del prezzo di un fattore di
produzione tecnicamente necessario per ottenere un prodotto provochi uno spostamento
verso l'alto e quindi un aumento della curva del costo totale. Costi totali, medi e marginali
di lungo periodo. L'impresa è in grado di variare tutti i fattori produttivi. (tutti variabili) Il
lungo periodo è il tempo necessario per consentire all'impresa di modificare tutti gli input
in reazione a cambiamenti esogeni. Nel breve periodo, l'impresa può modificare solo
alcuni fattori di produzione e in reazione a cambiamenti esogeni. I costi di lungo periodo
di un'impresa sono i costi di produzione relativi ad una situazione tecnico produttiva e a
un orizzonte temporale nei quali l'impresa è in grado di realizzare cambiamenti di tutti i
fattori utilizzati nella tecnica della produzione. LTC → il costo totale di lungo periodo è il
costo minimo di produzione corrispondente a ogni ipotetica quantità di prodotto
nell'ipotesi in cui l'impresa possa modificare tutti i fattori e scelga, per ogni volume di
produzione, la tecnica e la combinazione di fattori economicamente efficienti. LMC → il
costo marginale di lungo periodo è la variazione del costo totale di lungo periodo
conseguente a un incremento della produzione permanente della produzione di un'unità.
Al crescere della quantità prodotta, LTC cresce necessariamente. LAC → il costo medio di
lungo periodo di produzione di un bene o servizio è il rapporto tra costo totale e quantità
prodotta in condizioni di lungo periodo. LAC = LTC / Q Le economie e diseconomie di
scala La produzione in condizioni di lungo periodo di un bene o servizio è caratterizzata da
economie di scala quando, al crescere della quantità prodotta, il costo di lungo periodo
diminuisce. Se invece, al crescere della quantità prodotta, il costo medio di lungo periodo
aumenta, la produzione del bene o servizio è contraddistinta da diseconomie di scala. Se al
variare della produzione il costo medio di lungo periodo rimane costante, la produzione si
può definire caratterizzata da rendimenti di scala. (scala= dimensione della capacità
produttiva o dimensione del processo produttivo) Le economie di scala: vi sono 3 possibili
cause di economie di scala.

1. INDIVISIBILITA' dei fattori del processo produttivo. La necessità di acquisire risorse


indivisibili implica il sostenimento di costi fissi che non variano.

2. SPECIALIZZAZIONE, o secondo Adam Smith, la divisione del lavoro. Quando l'impresa


espande la sua dimensione diviene tecnicamente possibile ed economicamente
conveniente

LAC
LAC

LAC

Economie di scala Diseconomie di scala Rendimenti costanti di scala

QQ

Quando la Q aumenta, LAC diminuisce

Quando la Q aumenta, LAC aumenta

Quando la Q aumenta, LAC rimane costante

organizzare il processo produttivo assegnando a diversi lavoratori un compito specialistico.


3. REGOLA DEI DUE TERZI, legata ai vantaggi derivanti dall'impiego di particolari impianti. Il

costo di costruzione di uno stabilimento o di un impianto aumenta solo di due terzi


rispetto all'aumento della capacità produttiva.

Le diseconomie di scala: la principale causa delle diseconomie di scala è costituita dai


crescenti costi di controllo e coordinamento che accompagnano la crescita della
dimensione e della complessità organizzativa dell'impresa. La principale causa di aumento
dei costi medi nelle grandi imprese è rappresentata dalle diseconomie manageriali di scala.
Una seconda fonte di diseconomie di scala è rappresentata dalla dimensione territoriale o
geografica dell'attività dell'impresa. Al crescere della dimensione dell'impresa, aumenta la
dimensione geografica del suo mercato e quindi l'incidenza dei costi di trasporto dei
prodotti verso i mercati di sbocco. Gli economisti hano cercato di misurare la scala minima
efficiente di produzione (MES) di diversi beni, ovvero la dimensione della capacità
produttiva a partire dalla quale le economie di scala divengono irrilevanti e il costo medio
di produzione è minimo. Dati empirici indicano che le economie di scala e la dimensione
relativa della scala minima efficiente di produzione differiscono ampiamente da settore a
settore. La diffusione e lo sviluppo della tecnologia dell'informazione e della
comunicazione ha consentito di gestire, senza incorrere in diseconomie di coordinamento,
società le cui attività sono localizzate su scala mondiale. La globalizzazione è la crescente
integrazione di mercati locali e nazionali tradizionalmente separati da barriere strutturali.
Costo medio e costo marginale → sono calcolati partendo dai dati relativi al costo totale di
lungo periodo (LTC). A ogni ipotetico livello di produzione, il costo medio è calcolato
dividendo il costo totale per la quantità prodotta. LTC/Q. Il costo marginale viene calcolato
attraverso la variazione del costo total conseguente a una variazione unitaria della quantità
prodotta. ΔLTC/ΔQ • Quando il costo marginale (LMC) è inferiore al costo medio (LAC) il
costo medio è

decrescente e viceversa. • Quando il costo marginale (LMC) è uguale al costo medio,


quest'ultimo è al suo valore
minimo. La scelta del volume ottimo: il volume di produzione che garantisce all'impresa il
massimo profitto è quello corrispondente all'uguaglianza tra costo e ricavo marginale, in
presenza di una pendenza della curva del costo marginale maggiore di quella del ricavo
marginale. Il profitto totale dell'impresa è dato dal profitto per unità prodotta moltiplicato
per il numero totale delle unità prodotte. Quindi il profitto economico totale dell'impresa è
positivo solo se il profitto per unità prodotta è positivo. Il profitto per unità prodotta è
dato dalla differenza tra il ricavo medio o prezzo unitario che l'impresa ottiene dalla
vendita del prodotto e il costo medio. Costi di breve periodo e i rendimenti crescenti dei
fattori variabili Nel breve periodo l'impresa è vincolata da uno o più fattori fissi di
produzione. Un fattore fisso di produzione è una risorsa tecnicamente necessaria per
l'ottenimento di un prodotto e la cui quantità disponibile è data. Un fattore variabile di
produzione è una risorsa disponibile in quantità adattabile al volume di produzione da
realizzare. In condizioni di breve periodo un'impresa dispone di fattori produttivi variabili e
di uno o più fattori produttivi fissi. Il vincolo dei fattori fissi di produzione, che caratterizza
il breve periodo, ha ue rilevanti implicazioni:

1. comporta la necessità di sostenere costi fissi. I costi fissi sono costi che non dipendono
dal volume di produzione che l'impresa decide di realizzare, ma dalla quantità di fattori
fissi di cui l'impresa dispone. I costi variabili sono invece costi che dipendono dal volume di
produzione. I costi fissi devono quindi essere sostenuti anche se l'impresa decide di
sospendere la produzione.

2. A causa del vincolo dei fattori fissi, l'impresa che opera in condizioni di breve perioodo
non è in grado di riorganizzare flessibilmente la produzione in risposta a cambiamenti
esogeni.

Al contrario del lungo periodo, nel breve, l'esistenza di un fattore fisso fa sì che l'impresa
debba

necessariamente accrescere l'impiego dei fattori variabili. La produttività marginale


decrescente di un fattore variabile (il lavoro). Il prodotto marginale (MP) ovvero la
produttività marginale di un fattore variabile è la variazione di prodotto totale ottenuta in
seguito all'utilizzo di un'unità addizionale del fattore variabile a parità di utilizzo di tutti gli
altri fattori tecnicamente necessari (come ad esempio il capitale fisico). Fintantoché il livello
di produzione e di impiego del fattore variabile (lavoro) non esauriscono la capacità
produttiva del fattore fisso (il capitale) la produttività marginale del fattore variabile
aumenta. Una volta raggiunta la quantità di fattore variabile che consente di utilizzare
pienamente ed efficientemente il fattore disso, la produttività marginale del fattore
variabile decresce continuament eal crescere della quantità utilizzata di quest'ultimo. → la
legge dei rendimenti decrescenti afferma che la produttività marginale di un fattore
variabile, utilizzato in quantità crescente in combinazione con uno o più fattori fissi, tende
a diminuire continuamente allorché si superi la piena ed efficiente utilizzazione dei fattori
fissi disponibili. Al crescere della quantità impiegata del fattore variabile lavoro, la
produzione totale aumenta, ma i suoi incrementi sono via via minori man mano che la
quantità di lavoro si allontana da quella che consente un'efficiente utilizzazione del fattore
fisso disponibile. Quando opera la legge dei rendimenti decrescenti del lavoro, la
produttività marginale del lavoro decresce all'aumentare della quantità di lavoro impiegato
più semsobilmente del prodotto medio del lavoro. Se aumenta la auantità dei fattori fissi,
la curva della produttività marginale di un fattore variabile si sposta verso l'alto. Se la
produttività marginale del lavoro è crescente, ogni lavoratore addizionale contribuisce a
incrementare la produzione in misura più rilevante dei lavoratori precedentemente
impiegati, quindi il costo marginale di breve periodo è decrescente fintantoché la
produttività marginale del lavoro è crescente. Il costo marginale di breve periodo (SMC) è
l'incremento di costo totale conseguente alla produzione di un'unità addizionale di un
prodotto in condizioni tecniche di breve periodo ovvero in presenza di uno o più fatori
produttivi fissi. Quando nella produzione di un bene comincia ad operare la legge dei
rendimenti decrescenti dei fattori variabili, il costo marginale di breve periodo comincia a
crescere. Costi medi di breve periodo: Il costo medio fisso di breve periodo (SAFC) esprime il
costo per unità di prodotto dei fattori fissi ed è calcolato dividendo il costo fisso totale
(SFC) per la quantità prodotta. Il costo medio variabile di breve periodo (SAVC) rappresenta
il costo per unità di prodotto dei fattori variabili ed è calcolato dividendo il costo variabile
totale (SVC) per la quantità prodotta. Il costo medio totale di breve periodo (SATC) indica il
costo per unità di prodotto dei fattori fissi e variabili: quindi, è ottenuto dividendo il costo
totale di breve periodo (STC) per la quantità prodotta. SATC= SAFC + SAVC Scelta del
volume ottimo nel breve periodo: la decisione produttiva ottimale di un'impresa che opera
in condizioni di breve periodo in un mercato imperfettamente concorrenziale è quella di
produrre la quantità in cui il costo marginale di breve perioso (SMC) uguaglia il ricavo
marginale (MR) e in corrispondenza della quale la curva SMC ha pendenza maggiore della
curva MR purché il prezzo di vendita sia almeno pari al costo medio variabile (SAVC). Se il
prezzo di vendita è invece minore di SAVC, l'impresa ha convenienza a non produrre. (
schema p. 125) CAP. 8 LA CONCORRENZA PERFETTA E IL MONOPOLIO Il mercato di
concorrenza perfetta Nel mercato di concorrenza perfetta vi è assoluta libertà di entrata e
uscita, la domanda e l'offerta sono frammentate, il bene o servizio scambiato è omogeneo
e l'informazione è trasparente e perfetta.

Il prezzo è determinato dall'interazione della domanda e dell'offerta di mercato e gli agenti


individuali sono consapevoli dell'irrilevanza delle loro decisioni rispetto al prezzo corrente
e al volume delle transazioni. In questo tipo di mercato acquirenti e venditori subiscono il
prezzo determinato dalla domanda e dall'offerta. La singola impresa, in questa situazione,
fronteggia una domanda orizzontale in corrispondenza del prezzo corrente nel mercato.
Quale che sia il volume di offerta scelto dall'impresa, questa decisione non influisce sul
prezzo corrente. La particolare configurazione della domanda orizzontale e infinitamente
elastica al prezzo è plausibile se si verificano 4 caratteristiche del mercato:

1. frammentazione dell'offerta tra molte imprese, ognuna ininfluente rispetto al settore nel
complesso

2. omogeneità del prodotto che appare agli acquirenti perfettamente sostituibile 3.


perfetta informazione circa il prezzo e la qualità del prodotto 4. assenza di barriere
all'entrata e all'uscita, cosicché non vi è incentivo alla collusione tra le
imprese e gli acquirenti. La caratteristica peculiare della perfetta concorrenza è che le
imprese vendono il prodotto ad un prezzo dato dalle condizioni strutturali del mercato.
L'impresa perfettamente concorrenziale non può scegliere il prezzo a cui vendere (price
taker), ma non è costretta a ridurre il prezzo per vendere una o più unità addizionali. P=
MR = AR ( prezzo = ricavo marginale = ricavo medio) Nel breve periodo l'impresa
perfettamente concorrenziale ha convenienza a produrre e offrire quantità positive purché
il prezzo che trova sul mercato sia maggiore o almeno uguale al costo medio variabile
minimo di produzione. Tale costo è anche detto prezzo di chiusura dell'impresa, in quanto
rappresenta il prezzo soglia al di sotto del quale l'impresa ha convenienza a non produrre
o a chiudere la produzione. La curva di offerta dell'impresa concorrenziale nel breve
periodo è quindi il tratto di curva del costo marginale di breve periodo (SMC) che parte dal
punto di chiusura (A), ovvero dal punto in cui la curva SMC interseca la curva SAVC. Nel
lungo periodo l'impresa può adattare tutti i fattori di produzione a mutare condizioni di
mercato. Quando i ricavi sono esattamente uguale ai costi l'impresa ha un profitto
economico nullo. Quando il profitto economico di un'impresa è nullo, gli economisti
dicono che l'impresa beneficia comunque di un profitto normale. Il suo profitto contabile è
esattamente sufficiente a compensare il costo opportunità delle risorse apportate dalla
proprietà dell'impresa. La curva di offerta dell'impresa concorrenziale nel lungo periodo è il
tratto della curva di costo marginale di lungo periodo (LMC) che parte dal punto di uscita
(U) ovvero dal punto di minimo della curva di costo medio (LAC). Il profitto contabile,
corrispondente al costo opportunità delle risorse reali apportate dalla proprietà di
un'impresa che opera con profitto economico nullo, è chiamato profitto normale. L'entrata
in un mercato consiste nell'ingresso di nuove imprese che si aggiungono a quelle che
compongono il settore. L'uscita da un mercato si verifica allorché una o più imprese
offerenti cessino la propria attivitò disinvestendo completamente dal settore. Le curve di
offerta di un settore perfettamente concorrenziale è derivabile dall'aggregazione per
somma orizzontale delle offerte individuali delle imprese che lo compongono. Poiché ogni
impresa individuale è irrilevante rispetto all'intero settore concorrenziale, si può
considerare la curva di offerta settoriale come crescente in modo continuo al crescere del
prezzo del mercato. La curva di offerta del settore nel lungo periodo è più elastica (quindi
più piatta) della curva di offerta di breve periodo. La maggiore reattività della prima è
dovuta sia ai minori vincoli che hanno le imprese esistenti nel lungo periodo, sia alla
flessibilità del numero delle imprese che operano sul mercato in seguito all'entrata e
all'uscita. Nell'equilibrio di lungo periodo, l'impresa marginale realizza solo profitti normali
(il profitto economico in un'impresa marginale è nullo) e non si assiste a nessun'altra
variazione nel numero delle imprese. In situazioni particolari, la curva di offerta del lungo
periodo di un settore perfettamente concorrenziale è orizzontale. Ciò si verifica quando le
imprese insediate e potenzialmente entranti sono molto numerose e hanno identiche
curve di costo di lungo periodo. Vi sono però due ragioni per ritenere che normalmente la
curva sia crescente invece che orizzontale:

la prima è che non è detto che tutte le imprese insediate ed entranti nel settore abbiano gli
stessi costi, e la seconda è che se anche tutte le imprese avessero gli stessi costi, non è
detto che l'espansione del settore non influisca sui prezzi dei fattori di produzione. Il
monopolio perfetto È una struttura di mercato caratterizzata da un unico venditore di un
prodotto senza sostituiti, protetto da barriere insormontabili all'ingresso di concorrenti
potenziali e con una domanda frammentata. In questa struttura di mercato impresa e
settore coincidono. In generale, un'impresa mirante alla massimizzazione del profitto deve
scegliere il volume di produzione e offerta che uguagli il ricavo marginale (MR) al costo
marginale (MC) (SMS nel breve periodo e LMC nel lungo). L'impresa deve poi verificare
che, in corrispondenza del volume di produzione, il prezzo di vendita sopra almeno il costo
medio di produzione (SAVC nel breve, LAC nel lungo). Per l'impresa che opera in un
mercato di perfetta concorrenza, il ricavo marginale (MR) coincide con il prezzo (P) di
vendita che l'impresa trova sul mercato. Per contro, la domanda di un'impresa
monopolistica è la domanda del settore e, quindi, dell'intero mercato in cui il monopolista
opera come unico venditore. Questo implica che il ricavo marginale del monopolista sia
minore del prezzo al quale vende un'unità addizionale. L'impresa monopolistica sa che
ogni unità addizionale venduta riduce il cavo ottenuto dalle altre unità perché per vendere
unità addizionali deve spostarsi lungo una curva di domanda inclinata negativamente. Altra
caratteristica del monopolio perfetto è che non teme l'ingresso di concorrenti potenziali in
quanto protetto da barriere assolute. Il monopolista,inoltre, è in grado di rimanere sul
mercato, soltanto se realizza un extra- profitto, ovvero un profitto economico (differenza
tra ricavi e costi inclusi i costi opportunità delle risorse apportate dalla proprietà). L'impresa
monopolista può fissare il prezzo (price maker) . Per ottenere il massimo profitto, l'impresa
monopolistica deve uguagliare il ricavo marginale al costo marginale e di conseguenza
fissa un prezzo superiore al costo marginale. Il divario tra il prezzo e il costo marginale di
equilibrio di un'impresa monopolistica rappresenta il mark- up che quest'ultima è in grado
di praticare che, rapportato al prezzo, costituisce una misura del grado di potere
monopolistico. Questo potere è misurabile attraverso un indice (IPM) detto anche indice di
Lerner che si calcola attraverso la relazione IPM = P* - MC/ P* Un'impresa perfettamente
concorrenziale pratica necessariamente P=MC e di conseguenza ha un potere
monopolistico = zero. Se si confronta il monopolio con la concorrenza perfetta, il
monopolista produce una minore quantità a un prezzo superiore rispetto alla concorrenza
perfetta. Ciò determina una differenza nei surplus o nelle rendite di domanda e offerta.
L'incentivo del monopolista a restringere la produzione e ad aumentare il prezzo è la
consapevolezza che il ricavo marginale sia inferiore al prezzo unitario di vendita. In
condizioni di monopolio, non è possibile determinare una relazione tra prezzo e quantità
offerta indipendentemente dalla funzione di domanda. Il monopolista definisce la quantità
da produrre e il prezzo al quale vendere considerando la domanda (quindi i ricavi) e i costi
(quindi il costo marginale). Monopoli naturali → sono strutture settoriali e di mercato
caratterizzate da elevate economie di scala ed elevata scala minima efficiente di
produzione relativamente alla domanda di mercato. L'impresa monopolistica può a volte
vendere i prodotti a prezzi diversi. La discriminazione del prezzo è la vendita di uno stesso
prodotto a prezzi diversi a seconda di chi acquista o di quanto. L'impresa monopolistica
può discriminare il prezzo se è in grao di idenificare acquirenti disposti a pagare prezzi
diversi per lo stesso prodotto e se può impedire la rivendita del suo prodotto tra gli
acquirenti, ovvero l'arbitraggio. Quando un'impresa pratica prezzi diversi di uno stesso
prodotto ad acquirenti diversi attua una discriminazione del prezzo in terzo ordine. La
descriminazione di primo ordine è , invece, la discriminazione perfetta del prezzo. Se
l'impresa monopolistica può discriminare perfettamente il prezzo, la sua curva di domanda
è anche la curva del ricavo marginale. In questa (ipotetica) situazione, l'impresa
monopolistica ottiene il massimo profitto producendo e offrendo sul mercato la quantità
che soddisfa le condizioni di massimizzazione del profitto. Due conclusioni: il monopolio
restringe la produzione e aumenta il prezzo , il monopolista registra anche nel lungo
periodo extra- profitti. I monopolisti possono investire risorse nella ricerca poiché
registrano elevati profitti non intaccabili

da potenziali entranti grazie alle elevate barriere all'ingresso. I brevetti costituiscono un


incentivo adeguato per l'investimento nella ricerca da parte di imprese di medie e grandi
dimensioni. CAP. 9 LA CONCORRENZA IMPERFETTA: IL MONOPOLIO NATURALE E LA
CONCORRENZA MONOPOLISTICA L'impresa che opera in mercato imperfettamente
concorrenziali può scegliere il prezzo al quale vendere il suo prodotto. Deve tuttavia
valutare che, al crescere della quantità prodotta o venduta, il prezzo di vendita deve
diminuire. La domanda dell'impresa imperfettamente concorrenziale è inversamente legata
al prezzo. Le due strutture intermedie di mercato imperfettamente concorrenziale sono
l'oligopolio e la concorrenza monopolistica.  L'oliogopolio è una struttura di mercato
caratterizzata da un significativo grado di

concentrazione dell'offerta e nella quale ogni impresa è consapevole di perare in


condizioni di interdipendenza con i concorrenti. Per esempio, si rende conto che la scelta
del prezzo di vendita non dipende solo dal volume di produzione che intende offrire sul
mercato, ma anche dalle relazioni dei concorrenti.

 La concorrenza monopolistica è una struttura di mercato caratterizzata da un'elevata


frammentazione dell'offerta e da una significativa differenziazione del prodotto. Il prodotto
differenziato offerto da un'impresa è tuttavia considerato dagli acquirenti sostituibile con
molti altri offerti nel mercato. L'impresa ha quindi un limitato grado di potere decisionale
sul prezzo di vendita.

Un monopolio naturale è, invece, una struttura di mercato caratterizzata da rilevanti


economie di scala e da una scala efficiente di produzione così ampia rispetto alla domanda
di mercato da consentire ad un'unica impresa di soddisfarla a costi medi e marginale
minori di quelli realizzabili da due o più imprese. La fondamentale determinante della
struttura di mercato è la dimensione della scala minima efficiente di produzione
relativamente alla dimensione del mercato nel suo complesso rappresentata dalla
domanda. La scala minima efficiente di produzione di un bene o servizio è la dimensione
minima del processo produttivo che consente di produrre al minimo costo medio. La scala
massima efficiente è la dimensione del processo produttivooltre la quale un'impresa
sopporta diseconomie di scala. La forma a U del costo medio di lungo periodo implica che
la scala minima e la scala massima efficiente coincidano, ovvero che la produzione sia
caratterizzata da un'unica scala efficiente di produzione. Concorrenza perfetta e
concorrenza monopolistica sono strutture di mercato simili per quanto riguarda numero e
dimensione delle imprese. Il carattere distintivo tra queste due strutture di mercato è la
significativa differenziazione del prodotto. L'evidenza empirica conferma l'ipotesi che
quanto più ampia è la scala (minima) efficiente di produzione relativamente alla
dimensione del mercato, tanto minore è il numero degli impianti che compongono un
settore produttivo. Vi sono tuttavia settori composti da poche grandi imprese leader e
numerose piccole imprese marginali. Il numero complessivo di imprese può essere un
indicatore fuorviante delle strutture di un settore. Un indicatore più adeguato è il grado di
concentrazione dell'offerta che può essere misurato attraverso il rapporto di
concentrazione riferito al numero n delle maggiori imprese operanti in un settore. Il
rapporto di concentrazione relativo a n imprese è la quota complessiva di vendite delle n
più grandi imprese di un settore. La globalizzazione è l'integrazione internazionale dei
mercati locali e nazionali. Le imprese multinazionali sono imprese che operano
contemporaneamente nei mercati si più nazioni. Esse concentrano la produzione su larga
scala nelle nazioni che offrono risorse a basso prezzo e distribuiscono la produzione in
molti mercati diversi. Quindi, la globalizzazione dei mercati amplia la dimensione della
domanda e posta la curva di domanda. Di conseguenza, settori monopolistici o oligopoli
tendono a diventare settori meno concentrati o addirittura competitivi. La globalizzazione
produce perciò tre effett:

1. riduce le barriere all'ingresso nei mercati nazionali 2. le imprese nazionali e locali devono
affrontare la competizione internazionale e corrono il

rischio di essere acquisite dai concorrenti esteri o di essere espulse dal mercato 3. la
pressione competitiva dei grandi produttori globali che operano può portare a una
riduzione

dei prezzi e dei margini di profitto. Può tuttavia accadere che le imprese attuino
comportamenti collusivi per rialzare i prezzi.

Per queste cose la concorrenza monopolistica appare simile alla concorrenza perfetta. Ciò
che distingue queste due strutture è la differenziazione del prodotto, ossia il fatto che le
imprese attraverso la localizzazione, la qualità, la pubblicita etc, abbiano acquistato un
significativo grado di fedeltà (fedeltà alla marca) da parte di una nicchia di acquirenti.
Grazie alla differenziazione del loro prodotto rispetto a quello dei concorrenti, la domanda
delle imprese operanti in un mercato di concorrenza monopolistica non è infinitamente
elastica al prezzo. La concorrenza monopolistica presuppone una scala minima efficiente di
produzione significativamente piccola rispetto alla dimensione del mercato. La domanda di
un settore operante in condizioni di concorrenza monopolistica rappresenta la quantità
complessiva di prodotto del settore che gli acquirenti sono risposti ad acquistare se tutte
le imprese del settore praticano lo stesso prezzo. La domanda dell'impresa dipende dalla
quota o nicchia di mercato che l'impresa è riuscita a ricavarsi. Un aumento del numero di
concorrenti operanti nel mercato e/o una diminuizione della fedeltà alla marca sposta
verso il basso la curva di domanda dell'impresa e la rende più elastica (reattiva) al prezzo.
Quanto piùè efficace la differenziazione del prodotto realizzato dall'impresa, tanto
maggiore è il suo potere monopolistico. L'impresa nel breve periodo produce e vende una
quantità q0 al prezzo P0. Nel lungo periodo, questo extraprofitto attrae nuove imprese nel
settore che riducono la quota o nicchia di mercato dell'impesa, e offrendo nuove marche,
accrescono la reattività della sua domanda. La curva di domanda dell'impresa si sposta
quindi verso il basso e in questa situazione, l'impresa produce q1 al prezzo P1 esattamente
uguale al costo medio di breve e lungo periodo: quindi opera in pareggio. L'ingresso di
nuove imprese si arresta ed il settore è in equilibrio di lungo periodo. In un mercato di
concorrenza monopolistica, l'equilibrio di lungo periodo si verifica quando la curva di
domanda dell'impresa rappresentativa del settore è tangente alla curva di costo medio in
corrispondenza di un volume di produzione che soddisfa le condizioni marginalistiche di
massimo profitto. In questa situazione,ogni impresa è in pareggio e non vi è incentivo
all'entrata e all'uscita dal mercato. In merito all'equilibrio è rilevante considerare due
aspetti: il primo è che l'impresa non produce al minimo costo medio di lungo periodo,il
secondo è che pur realizzando solo un profitto normale ovvero un profitto economico
nullo, l'impresa pratica un prezzo maggore del costo marginale. Grazie alla differenziazione
del suo prodotto e alla fedeltà della sua marca, l'impresa dispone di potere monopolistico.
CAP. 10 L'oligopolio In oligopolio le conseguenze di ogni decisione di un'impresa
dipendono dalla reazione imprevedibile e incerta dei concorrenti. In mercati di concorrenza
perfetta e di concorrenza monopolistica, l'elevato numero di piccole imprese presenti
giustifica il loro comportamento atomistico: ognuna prende decisioni senza preoccuparsi
delle possibili reazioni dei concorrenti. Dilemma tra cooperazione e competizione: la
cooperazione è un accordo, impicito (collusione) o esplicito (cartello), tra imprese per
ridurre o eliminare la competizione. Le imprese insediate in un settore massimizzano il loro
profitto congiunto se si comportano come un'unica impresa monopolistica operante con
più impianti che tende a realizzare il massimo profitto. Quindi, se le imprese di un settore
oligopolistico vogliono realizzare il massimo profitto complessivo per poi spartirlo tra di
loro, devono comportarsi come se fossero un monopolista. Se invece le imprese stipulano
un accordo per comportarsi come un'impresa monopolistica che mira al massimo profitto,
la quantità viene ridotta, il prezzo sale e il profitto realizzato è positivo. In seguito, le
imprese devono realizzare una negoziazione per la definizione delle quote di produzione e
di profitto totale da assegnare ad ognuna. È però difficile disincentivare o impedire alle
imprese la violazione nascosta dell'accordo. Ogni impresa sa di poter espandere la
produzione vendendo ad un prezzo inferiore a Pm (p170) ma maggiore di Pc e quindi
accrescere i suoi profitti.

I cartelli: la cooperazione tra imprese è più facile da realizzare se gli accordi espliciti e
formali sono consentiti dalla legge e quindi dichiarati pubblicamente. Accordi cooperativi
di questo tipo tra imprese sono chiamati cartelli e il più famose è l'Opec. I paesi che non
fanno parte dell'Opec devono subire il prezzo fissato dal cartello e si trovano quindi ad
operare nel mercato in condizioni di price taker, come un settore perfettamente
concorrenziale. Quindi, la curva di costo marginale del settore non Opec è anche la sua
curva di offerta sul mercato mondiale. La curva di domanda dell'impresa monopolistica è
composta da due tratti: quello corrispondente a prezzi superiori al prezzo corrente è
elastico, mentre quello corrispondente a prezzi inferiori al prezzo corrente è rigido al
prezzo. La conseguenza importante di questa forma ad angolo della domanda dell'impresa
è che la curva del ricavo marginale dell'impresa presenta una discontinuità in
corrispondenza della produzione attuale. Questa ipotesi della curva di domanda ad angolo
dell'impresa fornisce una possibile spiegazione della vischiosità dei prezzi nei mercati
oligopolistici: non sempre le imprese aumentano il prezzo in reazione a un aumento dei
costi e, quando lo fanno, li aumentano insieme e in modo da non cambiare i prezzi relativi
dei loro prodotti. L'incentivo alla collusione può originare dalla congettura compiuta che
un eventuale tentativo di ridurre il prezzo per mettere in difficoltà i rivali provocherebbe la
cooperazione ritorsiva di questi ultimi. La teoria dei giochi. Un gioco è una situazione nella
quale agenti interdipendenti, i giocatori, devono compiere scelte razionali . I giocatori
hanno come obiettivo la massimizzazione del risultato positivo ottenibile. Una strategia è
una linea di comportamento che definisce le scelte o mosse che un giocatore deve
compiere in ogni situazione prevedibile. In molti giochi , la migliore strategia di ogni
giocatore dipende dalle strategie scelte dagli altri giocatori. Il gioco e i giocatori sono in
equilibrio allorché tutti i giocatori hanno scelto la migliore strategia date le strategie scelte
dagli altri giocatori. L'equilibrio di Nash è una situazione di un gioco nel quale nessun
giocatore ha motivo di cambiare la strategia prescelta in quanto le strategie scelte dagli
altri giocatori sono date e incluse nel calcolo di convenienza di ognuno. In altri giochi la
strategia ottimale è indipendente da quelle scelte dagli altri, in questo caso la strategia è
dominante. Dati almeno due giocatori i e j (players), un insieme di strategie, Sij e i risultati
p (pay off) si ha equilibrio di Nash quando il pay off di una determinata strategia adottata
da i è superiore a quello di un'altra strategia adottabile da parte di i, data la strategia
ottimale di j π' (s*i, s*j) > π' (si, s*j) Il dilemma del prigioniero:

Può essere riferito a due imprese (A e B) che hanno aderito ad un cartello, ogni impresa
può scegliere tra due strategie: aumentare o ridurre la produzione da offrire sul mercato.
Se entrambe le imprese scelgono di aumentare la produzione, l'offerta del settore
aumenta, il prezzo del prodotto diminuisce e ognuna ottiene un profitto di 1. se invece
entrambe restringono la produzione, l'offerta del settore si avvicina a quella di un
monopolio collusivo e il profitto congiunto è pari a 8, ovvero 4 a testa. Ognuna delle due
imprese ottiene il massimo profitto di 5 se sceglie di aumentare la produzione, ma l'altra la
riduce, cosicché il prezzo rimane alto. L'impresa A ha una strategia dominante, ma anche
l'impresa B ha come strategia dominante la

decisione di aumentare la produzione. L'equilibrio di Nash è rappresentato dalla scelta di


entrambe di accrescere la produzione, realizzando ciascuna un profitto di 1, tuttavia le due
imprese potrebbero realizzare un profitto maggiore, di 4 a testa, se stipulassero un
accordo cooperativo per lo sfruttamento monopolistico del mercato, riducendo la
produzione. Nessuna delle due vuole, razionalmente, correre il rischio connesso a un
accordo informale. Le due imprese non hanno convenienza a costituire un cartello per la
restrizione monopolistica dell'offerta poiché ognuna sa che l'altra ha un formidabile
incentivo a violare l'accordo. È realizzabile e sostenibile un accordo coperativo qundo vi è
possibilità di assumersi impegni irrevocabili (commitment). Un impegno irrevocabile è
un'azione volontaria attuata da un agente che ne restringe le decisioni future. La strategia
di punizione è un'efficace deterrente della violazione degli accordi solo se costituisce una
minaccia credibile. Una minaccia credibile rappresenta, per l'agente che la dichiara, una
scelta ottimale ed obbligata dopo il verificarsi di un dato evento. Quindi, la minaccia
punitiva di accrescere la produzione in caso di violazione dell'accordo è credibile. La scelta
della strategia dominante porta a un equilibrio di Nash che rappresenta una soluzione
inefficiente per entrambi i giocatori. Attraverso una soluzione cooperativa i due concorrenti
potrebbero infatti realizzare un maggiore profitto. L'oligopolio di Cournot In questo
modello ogni impresa compete attraverso la scelta del volume di produzione, nell'ipotesi
che l'impresa concorrente non cambi il livello di offerta definito a priori.quindi, ognuna
delle due imprese considera come dato il volume di produzione dell'altra e sceglie, in base
a questa ipotesi, il livello di produzione che le prospetta il massimo profitto. Le due
imprese A e B producono lo stesso bene con costi medi e marginali costanti. Se l'impresa A
congettura che la concorrente B produca una quantità Qb = 0, la domanda di mercato del
prodotto è di fatto la domanda dell'impresa A. l'impresa A ha convenienza a produrre e
offrire la quantità Qa che le prospetta il massimo profitto. Se invece A congettura che B
produca una quantità Qb= 50, la domanda di A trasla verso sinistra e Qa è la quantità di
produzione che prospetta all'impresa A il massimo del profitto. Dunque al crescere della
quantità attesa o congetturale di produzione di B, diminuisce la quantità che A ha
convenienza a produrre in funzione dell'obiettivo del massimo profitto. La retta qA
definisce i livelli ottimali di produzione di A in funzione di ogni congetturale o atteso livello
di produzione di B ed è quindi la funzione di reazione dell'impresa A. la funzione di
reazione di un'impresa definisce la scelta ottima di un'impresa in corrispondenza di ogni
possibile scelta da parte dei suoi concorrenti. La funzione di reazione di un'impresa
rappresenta i volumi di produzione che prospettano all'impresa il massimo profitto per
ogni dato volume di produzione del concorrente. Poiché producono lo stesso prodotto, il
livello di produzione che massimizza il profitto è una funzione inversa o decrescente del
livello di produzione ipotetico dell'altro. L'unica possibile situazione di equilibrio, ossia di
non convenienza al cambiamento del volume di produzione è rappresentata dal punto E di
intersezione delle due curva di reazione. Nessuna delle due imprese prefigura una
situazione migliore: la migliore risposta è stata data dall'una impresa alla migliore risposta
o reazione dell'altra. Se le due imprese operano con identici costi medi e marginali e le due
funzioni di reazione sono simmetriche, l'equilibrio E è caratterizzato da uguali volumi di
produzione qB=qA. Se le due imprese fronteggiano la stessa domanda di mercato ma
hanno diversi costi di produzione, l'equilibrio è contraddistinto da differenti volumi di
produzione ottimali per le due imprese. Così come accade nel dilemma del prigioniero,
l'equilibrio di Cournot- Nash non massimizza il profitto congiunto dei due giocatori.
Considerando dato il volume di offerta del concorrente, ogni impresa produce una
quantità maggiore di quella che consentirebbe, in caso di accordo per lo sfruttamento
monopolistico del mercato, la realizzazione del massimo profitto congiunto. Ognuna delle
due imprese trascura però l'effetto retroattivo delle sue decisioni sul comportamento del
rivale. Il modello di Bertrand Nel modello di oligopolio di Bertand le imprese competono
attraverso la scelta del prezzo sulla base della congettura che il prezzo dei concorrenti sia
dato. Ogni impresa sceglie il prezzo sulla base delle sue aspettative od osservazioni sul
prezzo praticato

dal concorrente. Se le due imprese producono e offrono un prodotto che appare agli
acquirenti perfettamente omogeneo è evidente che la domanda di un'impresa sia
positivamente o direttamente collegata al prezzo praticato dall'altra impresa. Qui, la
funzione di reazione dell'impresa A è inclinata positivamente. Anche la curva di reazione
dell'impresa B ha la stessa caratteristica e se le due imprese producono con identici e
costanti costi medi e marginali, le due funzioni di reazione hanno una configurazione
simmetrica. L'unica possibile situazione di equilibrio del mercato è data dal punto di
intersezione delle due funzioni di reazione, ovvero solo se i prezzi fissati dalle due imprese
risultano uguali. Anche questo rappresenta un equilibrio di Nash nel gioco. Entrambe le
imprese non hanno alcun motivo di cambiare il prezzo dato il prezzo del rivale, la strategia
prescelta è la scelta migliore. Nel modello di Cournot quindi, ciascuna impresa considera
data la quantità prodotta dal rivale. Nel modello di Bertrand ciascuna impresa considera
dato il prezzo scelto dal rivale. L'equilibrio Bertrand- Nash si ha quando il prezzo è pari al
costo marginale. Nell'equilibrio Cournot-Nash la quantità è minore, i prezzi e i profitti sono
maggiori. Le imprese non massimizzano i profitti congiunti. Il modelo di von Stackelberg
In questo modello, un'impresa duopolistica B agisce come nel modello di Cournot,
scegliendo il volume di produzione o il prezzo in funzione della scelta adottata dall'altra
(A). quest'ultima, tuttavia, conosce la regola di comportamento del concorrente e ne
anticipa la conseguente reazione. Quindi, l'impresa A decide la quantità da offrire sul
mercato o il prezzo, tenendo conto dell'effetto che la sua decisione ha sulla scelta del
concorrente B. l'equilibrio si caratterizza per il fatto che un'impresa A produce e vende una
quantità maggiore con un profitto più elevato di quello che realizzerebbe nell'ipotesi di
scelta contemporanea incorporata nel modello di Cournot. Il vantaggio della prima mossa
consiste nella possibilita del giocatore che decide in anticipo rispetto al concorrente di
realizzare un profitto maggiore di quello che potrebbe realizzare in condizione di scelte
simultanee. La libertà di entrata in un mercato e la concorrenza potenziale: Tre situazioni di
accessibilità di un settore o mercato: perfetta accessibilità, esistenza di barriere strutturali
all'accesso e esistenza di barriere create dalle imprese insediate. Il mercato contendibile o
di concorrenza potenziale è caratterizzato da libera entrata e libera uscita, ossia da perfetta
accessibilità. Con lo sviluppo della globalizzazione dei mercati, i produttori esteri diventano
potenziali entranti in mercati nazionali. Questa pressione crescente della concorrenza
potenziale ha due effetti:

1. se i mercati nazionali sono caratterizzati da elevati profitti e poteri monopolistici, la


concorrenza dei produttori esteri può aumentare l'offerta e ridurre i prezzi

2. la globalizzazione accresce la possibilità di entrata di nuovi concorrenti. La


globalizzazione promuove la contendibilità dei mercati e la rilevanza della teoria dei
mercati contendibili in quanto modello analitico della struttura dei mercati.

Le barriere strutturali all'ingresso in un mercato sono ostacoli indipendenti dal


comportamento delle imprese insediate. Le barriere strategiche dipendono dalle minacce
credibili e dai comportamenti che influiscono sulle aspettative e sulle relazioni dei rivali,
scoraggiando il loro ingresso nel mercato. Un'azione strategica è una decisione che
influenza la scelta di altri agenti attraverso la modificazione delle aspettative di questi
ultimi in merito al comportamento di chi la compie. La prevenzione strategica dell'ingresso
in un mercato è un comportamento delle imprese insediate in un mercato finalizzato a
scoraggiare l'ingresso di nuovi concorrenti. CAP. 11 Il mercato delle risorse, il mercato
del lavoro. Un'importante differenza tra l'analisi dei mercati dei fattori produttivi e l'analisi
dei prodotti riguarda la natura e le determinanti della domanda. La domanda di un fattore
di produzione, come il lavoro, è una domanda derivata. In generale, la domanda di un
fattore produttivo è una domanda derivata perchédipende dala domanda del prodotto per
la cui realizzazione il fattore è tecnicamente necessario. In condizioni di breve periodo,
l'offerta di fattori produttivi è sostanzialmente inelastica al prezzo. Tuttavia, nel lungo
periodo l'offerta di fattori tende a diventare elastica. Nel mercato del lavoro, il prezzo del
lavoro è il saggio salariale, ovvero il salario per unità di lavoro. Se i saggi salariali sono
commisurati alla produttività marginale del lavoro, le differenze di produttività