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Storia del diritto romano
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Indice cronologico Le scuole dei Sabiniani e Proculiani Fonti di produzione
Monarchia nel racconto Liviano La giurisprudenza medioclassica Evoluzione fonti produzione
Repubblica nel racconto Liviano La giurisprudenza tardoclassica Giurisprudenza
XII Tavole Dominato Ius respondendi e compres. Giurispr.
Leggi Valerie - Orazie L’epoca di Diocleziano Partizioni Giustiniane
Il compromesso istituzionale del 367 L’epoca di Costantino Il sistema pretorio
Leggi comiziali e plebisciti Il tardo impero romano Tipologie di editto
Editti magistratuali e diritto onorario La giurisprudenza nel tardo impero I codici
Diritto civile e diritto delle genti Giustiniano
La scienza giuridica CORPUS IURIS CIVILIS
La costituzione romana nel II secolo Parte storica derivata da Istituzioni Istituzioni di Giustiniano
I Gracchi e la riforma agraria Diritto e fonti DIGESTO
La dittatura Sillana Dati generali Legislazione novellare
Cesare e la guerra civile Partizione temporale Varie finali
Principato Von Bluhme
Lex de imperio vespasiani Caratteristiche Parafrasi di Teofilo
La politica del diritto di Adriano Fonti di cognizione Teoria dei pre-Digesti
Attività normativa del principe LE ISTITUZIONI DI GAIO Imperatori romani

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ULTIMO AGGIORNAMENTO: 04/06/2008 21.44, NR. 7
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INDICE CRONOLOGICO

754-753 fondazione di Roma


754-509 età monarchica
510 instaurazione della Repubblica PERIODO ARCAICO
449 legge delle XII Tavole Monarchia - Repubblica
367 leggi Licinie Sestie (creano il Praetor urbanus)
==========================================================================
286 legge Ortensia e Aquilia PERIODO PRECLASSICO
242 Praetor peregrinus
67 introduzione dell’azione Publiciana crisi Repubblica
==========================================================================
27 Principato di Augusto (ius respondendi) a.C.→ d.C.
117-138 Imperatore Adriano (130 Consilium Principis)
130 redazione finale dell’editto perpetuo PERIODO CLASSICO
212 Constitutio Antoniniana Principato
193-235 dinastia dei Severi
235-284 anarchia militare
==========================================================================
284-305 Imperatore Diocleziano
292 Codice Gregoriano
293-294 Codice Ermogeniano PERIODO POSTCLASSICO
307-337 Imperatore Costantino Dominato
313 editto di Milano (ammissione del culto cristiano)
380 editto di Teodosio (elevazione del culto cristiano a religione di stato)
395 divisione dell’impero (Oriente e Occidente)
408-450 Imperatore Teodosio II (Oriente)
425-455 Imperatore Valentinano III (Occidente)
426 Legge delle citazioni di Valentinano III
527-565 Imperatore Giustiniano
533 Digesto
568 discesa dei Longobardi in Italia
1453 fine dell’Impero Romano d’Oriente
1806 fine del Sacro Romano Impero
1816 scoperta delle Istituzioni di Gaio
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MONARCHIA NEL RACCONTO LIVIANO – 1/1

Il regno di Romolo:
 Romolo creò il Senato, un consiglio di 100 senatori che chiamò padri, mentre i loro
discendenti furono chiamati patrizi
 A conclusione della guerra fra Romani e Sabini, Romolo divise il popolo in 30 curie e vennero
arruolate anche tre centurie di cavalieri
 Curi era la capitale dei Sabini che vennero perciò chiamati Quiriti (da Curi)

L’interregno e la monarchia di Numa Pompilio:


 Alla morte di Romolo tutti volevano un re; vennero costituite 10 decurie, 10 senatori per decuria
uno dei quali presiedeva, ma uno solo dei 10 portava le insegne del potere e i littori per 5 giorni
 Il popolo cominciò ad agitarsi e l’interrè (il senatore che portava le insegne del potere e i littori),
disse che il popolo poteva scegliere il re ma questo, deliberò che fosse il Senato a decidere
 Venne scelto dai senatori il sabino (cosa che peraltro spostava il potere ai Sabini) Numa
Pompilio, re pacificatore che divise l’anno in 12 mesi secondo il corso della luna e istituendo
sacerdoti, scelse delle vergini consacrate a Vesta (sacerdozio originario di Alba) come
sacerdotesse (vestali). Scelse come pontefice massimo Numa Marcio

Il regno di Tullio Ostilio, morto Numa si ebbe di nuovo l’interregno e poi il popolo fece re Tullio
Ostilio, più bellicoso di Romolo (Tullio… interpongo appello…), che regnò per 32 anni.

Il regno di Anco Marcio:


 Succede a Tullio il nipote di Numa e regna per 24 anni
 Durante il suo regno giunge a Roma Lucumone poi chiamatosi Tarquinio Prisco, uomo attivo e
ricchissimo, spinto dall’ambizione che aiutava la fortuna con “il suo cordiale modo di
conversare e l’affabilità nell’invitare” che divenne tutore testamentario del re

Il regno di Tarquinio Prisco, alla morte di Anco, allontana i suoi figli e si fa nominare re con
amplissimo consenso e nomina 100 senatori (detti delle minori genti). Raddoppia le centurie e regna per
32 anni

Il regno di Servio Tullio


 di origine servile succede a Tarquinio, ucciso da sicari dei figli di Anco, senza che il popolo si
sia pronunciato
 istituisce il censo, per il quale i cittadini venivano distinti, per i compiti di guerra, in relazione
alle condizioni finanziarie (tot. 193 centurie):
1. censo di più di 100.000 assi, trasse 80 centurie più due di genieri
2. censo da 75.000 a 100.000 assi, trasse 20 centurie
3. censo di 50.000 assi, trasse 20 centurie
4. censo di 25.000 assi, trasse 20 centurie
5. censo di 11.000 assi, trasse 30 centurie
6. censo inferiore, trasse 1 centurie
L’equipaggiamento per classi, diminuendo il censo, diveniva più leggero e quindi meno costoso
 introdusse distinzioni in modo tale che il potere rimanesse ai maggiorenti della città
 divise la città in quattro parti formate dalle contrade
 istituisce una sistema di tributi in conformità al censo
 censì 80.000 cittadini (gli idonei alle armi secondo lo storico Pittore)

Il regno di Tarquinio il Superbo e la fine della monarchia:


 fece uccidere i senatori più influenti che potevano appoggiare la causa di Servio
 si circondò da una guardia del corpo
 regnò senza il consenso del popolo né dei senatori
 mandò a morte o in esilio non solo i sospetti ma anche quelli dai quali poteva sperare di ricavare
una preda
 fece cessare l’uso di consultare il Senato
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 regnò per 25 anni ed alla sua morte finì la monarchia, durata a Roma per 244 anni, con la
nomina di due consoli, Giunio Bruto e Tarquinio Collatino

Leggi regie, vengono attribuite ai re, e sono espressione del potere di ordinanza mediante il quale il re
fissava, tenendo informato il popolo riunito in assemblea, precetti consuetudinari, che vennero raccolte
da Sesto Papirio (da cui: diritto civile papiriano)

REPUBBLICA – 71/1

Passaggio dalla Monarchia alla Repubblica:


 509 a.C., cacciata dei Tarquini ad opera di Bruto e Collatino, poi eletti consoli (consules, da
consulere, provvedere alla cosa pubblica, che, come cita Pomponio, non potevano punire a
morte, né pretendere il potere regio e contro di loro ci si poteva appellare) e passaggio al nuovo
ordinamento statale, la Repubblica
 la superbia dell’ultimo re aveva reso la libertà ancor più gradita
 potere consolare limitato ad un anno
 Bruto fece giurare al popolo che non avrebbe mai più tollerato re e che non si fosse più lasciato
tentare da donativi regi, aumentò i il totale dei senatori a 300
 Vennero distinti in Senato i padri dai coscritti (i nuovi senatori)
 Dittatore, il primo fu Tito Larcio, già console, la plebe, visto che lo precedevano le scuri, venne
presa da un gran timore e ubbidì ai suoi ordini
Caratteristiche:
1. le sue decisioni sono inappellabili
2. è un magistrato
3. ha poteri enormi in campo civile e militare
4. dura solo 6 mesi

La plebe e le sue istituzioni: la plebe, dopo la cacciata dei re, era in agitazione a causa dei debiti che la
affliggevano fece una prima secessione sul Monte Sacro (o l’Aventino) dai patrizi e vennero istituite due
magistrature della plebe:
1. Tribunato (tribuni della plebe), magistratura suprema della plebe, così chiamati perché il
popolo era diviso in tre parti (o perché eletti mediante il voto della tribù) che peraltro non
possono convocare i patrizi né portare davanti a loro alcuna questione ma il dittatore Quinto
Ortensio fa votare una legge che impone a tutti i romani di rispettare le norme approvate dalla
plebe su proposta dei tribuni e che si chiamano plebisciti.
Con potere consolare, è creato dal popolo in conseguenza del conflitto tra plebe stessa ed i
senatori, ma solo con tribuni patrizi (sebbene i patrizi inizialmente si estraniassero alla lotta
disperando di ottenere la carica dalla plebe eccitata), comanda l’esercito
A seconda del tipo di voto:
 Comizi curiati, dato secondo la stirpe degli uomini
 Comizi centuriati, dato secondo le sostanze e l’età
 Comizi tributi, dato secondo le regioni e i luoghi
Caratteristiche:
 hanno il diritto di veto
 sono magistrati
 sono intoccabili
Concili tributi, è l’assemblea della plebe e serve per fare i plebisciti (non vengono convocati i
patrizi)

3. Edilità (edili plebei), due edili, vennero aggiunti ai tribuni con il compito di assisterli per quanto
concerneva la documentazione, raccogliendo quanto veniva deliberato dal Senato e dalla plebe.
Poi gli venne affidata la supervisione del mercato (venendo così chiamati agoranòmoi, ovvero
sovrintendenti al mercato in greco)
Compiti:
 aiutano i tribuni a conservare le deliberazioni (compito organizzativo)
 sovrintendono il mercato
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LE XII TAVOLE – 99/1

 Sono considerate un monumento legislativo del V secolo ed una tappa fondamentale di


avvicinamento fra patriziato e plebe
 L’esigenza delle leggi viene sentita dopo 20 anni dalla cacciata dei re nei quali erano state abrogate
le leggi e il diritto veniva definito da Pomponio “diritto incerto” su base consuetudinaria
 Vennero mandati ambasciatori ad Atene per trascrivere le leggi di Solone ed apprendere le
istituzioni gli usi e i diritti delle altre città greche (Albo, Manlio e Camerino) al fine di proporre
leggi che fossero utili sia per la plebe che per il patriziato
 Vennero nominate 10 persone (decemviri, fra i quali vi erano i tre ambasciatori) e la presidenza
venne affidata a Appio (che per farsi eleggere da persecutore si trasformò in ricercatore di ogni
popolarità con la plebe), con il compito di scrivere le leggi. Le altre magistrature vennero sospese. Il
451: primo decemvirato buono, 450: secondo decemvirato degenerato, nel quale i decemviri non
volevano lasciare la carica e Appio mostrò la sua vera natura e iniziò un periodo del terrore dove si
infieriva sui più umili e si fabbricavano sentenze fra “le mura domestiche”
 Le XII Tavole vengono scritte su tavole di avorio e collocate sui rostri perché tutti potessero
conoscerle (inizialmente erano X ma poi ne vennero aggiunte II che riproducevano l’antico divieto
di connubio tra patrizi e plebei. Queste tavole venivano chiamate “inique” e portavano forte
discriminazione sociale). Consigliere dei decemviri fu Ermodoro di Efeso
 449 a.C., il secondo decemvirato viene poi in parte mandato in esilio ed in parte ucciso in carcere
(episodio di Appio che compie azioni contrarie alle XII Tavole) e si torna alla costituzione ordinaria
e vengono eletti due nuovi consoli, Potito e Barbato

LEGGI VALERIE - ORAZIE – 133/1

 Leggi Valerie Orazie, sono una vittoria della plebe sui patrizi. Tre leggi:
1. de plebiscitis, ammette il valore vincolante dei plebisciti della plebe per tutto il popolo
2. de provocatione, nessuno può creare una magistratura contro la quale non sia ammesso
appello
3. de tribonia potestatis, ammette l’inviolabilità dei tribuni
 Plebiscito Canuleio, che consente nozze legittime tra patrizi e plebei, ammette i plebei al consolato

IL COMPROMESSO ISTITUZIONALE DEL 367 A.C. – 141/1

 367 a.C. il patriziato fu costretto a cedere alla plebe l’ammissione al consolato e la creazione di
due nuove magistrature ottenute dai patrizi in cambio della predetta concessione ai plebei di uno de
due posti di console:
1. Pretura urbana, monocratica, istituita, secondo Pomponio, poiché i consoli erano presi dalle
guerre e nessuno in città amministrava la giustizia
2. Edilità curule, due magistrati, sebbene questi in seguito vennero scelti per un anno fra i
patrizi e un anno fra i plebei. Successivamente caddero le distinzioni
 356 a.C., primo dittatore plebeo, Marcio Rutulo,
 337 a.C., primo pretore urbano plebeo, Publilio Filone
 300 a.C., parificazione degli ordini e ammissione dei plebei ai collegi sacerdotali
 242 a.C., istituzione del pretore peregrino, a causa del grande afflusso di stranieri in città, il quale
amministrava la giustizia fra gli stranieri

LEGGI COMIZIALI E I PLEBISCITI – 155/1

 Leggi comiziali, dalla rogatio o proposta del magistrato, alla votazione dell’assemblea
 Leges datae (leggi date), sono come i decreti legislativi, leggi con le quali la plebe in assemblea
delega il magistrato in una data materia con campo d’azione ristretto
 Equiparazione delle leggi ai plebisciti, avviene mediante tre leggi diverse:
1. una delle leggi Valerie – Orazie (de plebiscitis)
2. una delle leggi Publilio
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3. legge Ortensia del 287 a.C. con la quale si stabilisce che i plebisciti siano osservati come
leggi, e che plebisciti e legge differissero quanto a modalità di formazione ma fossero identici
quanto a efficacia (Pomponio)

EDITTI MAGISTRATUALI E DIRITTO ONORARIO – 165/1

La creazione del diritto attraverso l’attività giurisdizionale dei magistrati, programmata nei loro editti è
uno dei fenomeni più interessanti della storia giuridica romana. C’è il carattere dell’annualità dell’editto
pretorio, delle azioni fittizie, nel 67 a.C. la lex Cornelia, in forza della quali i pretori furono vincolati
all’osservanza del testo edittale da essi emanato
Viene definito diritto onorario appunto perché viene dalla carica (honos) del pretore e introdotto allo
scopo di migliorare, integrare e correggere il diritto civile (Papiniano)

DIRITTO CIVILE E DIRITTO DELLE GENTI – 195/1

Accanto alla dicotomia diritto civile-diritto onorario, si rinviene anche la dicotomia diritto civile-diritto
delle genti (che si riferisce a quella parte dell’ordinamento civilistico romano applicabile anche agli
stranieri. Nasce dal progressivo aprirsi di Roma ai traffici mediterranei e viene resa attraverso tre testi:
 Istituzioni gaiane, viene resa accessibile la stipulazione, contratto verbale, anche agli stranieri
(sia pure in forme verbali diverse)
 Istituzioni gaiane, si contrappone il diritto civile al diritto delle genti, descritto quest’ultimo
come fondato “sulla ragione naturale”
 Istituzioni giustinianee, ribadisce la predetta contrapposizione vedendo il diritto delle genti
come separato dal diritto naturale (è l’istituto della schiavitù, ormai visto come contrario al
diritto naturale a causa dell’influenza della dottrina cristiana)

LA SCIENZA GIURIDICA – 211/1

Crescente produzione di opere scritte:


 Sesto Elio, console nel 198 a.C., autore dei Tripertita (un sorta di culla del diritto, che riporta la
legge delle XII Tavole e ne fa seguire l’interpretazione e le “azioni di legge”) e del diritto Eliano
 Publio Mucio, Bruto e Manilio, ai quali Pomponio attribuisce il merito di avere “fondato” il
diritto civile. (n.m., Servio Sulpicio, rimproverato da Quinto Mucio di “essere assai poco degno
come oratore se ignorava il diritto”, colpito dall’offesa, si dedicò al diritto civile e divenne
secondo subito dopo Cicerone)

LA COSTITUZIONE ROMANA NEL II SECOLO – 231/1

Era un felice connubio dei tre tradizionali tipi di governo secondo Polibio:
1. monarchico, il potere dei consoli, presiedono tutti gli affari pubblici, le operazioni belliche e
hanno il potere di fare ogni spesa sui fondi pubblici
2. aristocratica, il potere del senato, hanno autorità sul tesoro, controllano tutte le entrate e le
uscite, sono competenti per tutti crimini commessi in Italia che richiedono un’accusa pubblica
3. democratico, il potere del popolo, è l’unico padrone degli onori e delle pene, è competente in
molti casi punibili con ammenda ed hanno competenza assoluta nelle cause capitali. Possono
conferire le magistrature ai migliori, nei trattati è il popolo che ratifica o respinge ogni decisione
Vi è sinergia ed equilibrio fra gli organi costituzionali e, secondo Polibio, questo sistema di governo
diventa invincibile ed in grado di perseguire tutti gli obiettivi prefissati.

I GRACCHI E LA RIFORMA AGRARIA – 247/1

Dopo la metà del II secolo un diffuso malessere investe lo stato romano, pur giunto ad uno dei suoi
momenti di maggiore espansione territoriale e di maggiore floridezza economica. Le cause sono diverse
ma il moltiplicatore si trova nelle vicende umane e politiche dei due fratelli Gracchi, autori di un
tentativo di riforma agraria in ordine ai terreni pubblici posseduti dal ceto senatorio:
1. Tiberio, calmo e posato, grande oratore e ambizioso, parlava contro il genere degli schiavi
renitenti alla milizia e mai fedeli al padrone, propone la legge agraria attuata allo scopo di
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ricostruire la piccola proprietà contadina e ridimensionare il poteri del Senato (evidenziata
nel manuale dal racconto di Appiano), ucciso nel tempio del Campidoglio dopo averlo occupato,
insieme ad altri 300 a bastonate o colpi di pietra (Plutarco)
2. Caio, focoso e veemente che succede a Tiberio, dispone di una razione mensile di frumento per il
popolo conquistandolo immediatamente. Fece anche costruire grandi strade attraverso l’Italia
ingraziandosi gli appaltatori e lavoratori. Diede seguito alla legge agraria ma si inimicò il
Senato che lo fece uccidere e la sua casa venne devastata dal popolo. Dopo la sua morte la
situazione dei poveri peggiorò infine si abolì la legge agraria

La questione agraria, i romani sottomettevano a poco a poco con le guerre l’Italia, fondando città ed
affidando le terre ai coloni. Per il lavori agricoli si utilizzavano gli schiavi, che, grazie alla loro
prolificità e alla esclusione dal servizio militare davano molto guadagno, ed i ricchi comprando o
impossessandosene con la forza occupavano le terre loro vicine. Perciò si stabilì, su proposta dei tribuni,
la legge agraria: ovvero che nessuno potesse avere più di 500 iugeri, né pascolare più di 100 capi di
bestiame grosso e 500 capi di piccolo. Tuttavia nessuno si diede cura della legge

LA DITTATURA SILLANA – 297/1

 Anticamente a Roma i re erano scelti per il loro valore e quanto uno di essi moriva veniva scelto un
senatore che regnava per 5 giorni (chiamato interré) e le elezioni erano indette dai magistrati in
carica
 Silla, autore dell’ultimo tentativo di rimettere in cammino la costituzione repubblicana, pur facendo
perno sul rinvigorimento dei poteri del Senato
 82 a.C., Silla ottiene una “dittatura costituente”, facendo riesumare una magistratura caduta in
disuso da 400 anni a Roma chiamata dittatura. Silla consentì, nonostante la sua dittatura assoluta
(che poteva tenere quanto tempo voleva) all’elezione di consoli
 79 a.C., Silla abbandona spontaneamente la dittatura. Silla, primo fra gli uomini, abbandonò un
siffatto potere, senza che nessuno lo costringesse e non in favore dei suoi figli…e dopo aver
desiderato diventare da privato a tiranno, abbia voluto divenire da tiranno a privato e ritirarsi a
vita agreste (Appiano)

CESARE E LA GUERRA CIVILE – 305/1

Il periodo di Cesare è il più tragico della guerra civile ed il punto di maggior distacco dalla costituzione
repubblicana.
 49 a.C., Giulio Cesare diviene dittatore ed inizia ad accumulare cariche
 44 a.C., Giulio Cesare trasforma la dittatura, già divenuta da annuale a decennale in perpetua.
Con ciò l’evoluzione verso un regime monarchico si fa nettissima

Scipione, si arroga il titolo di imperator nel 48 a.C. e pretende dai repubblicani della sua provincia
tributi esosi per ogni cosa che avesse un nome

PRINCIPATO – 6/2

 Augusto ovvero Caio Ottavio, nato nel 63 a.C.


 43 a.C., all’età di 19 anni mise insieme un esercito “con il quale riporta la libertà nello Stato”,
manda in esilio gli assassini di suo padre (Bruto e Cassio), gli viene attribuito il rango consolare,
conferito l’imperio e successivamente fatto console (ma poi anche triumviro, imperatore, pontefice
massimo, augure ed ebbe un grande numero di trionfi). In effetti, a onta del rifiuto ostentato di
alcune cariche Augusto assume un abnorme numero di magistrature
 27 a.C., il principato è una monarchia mascherata, ed è una costruzione ideata da Augusto per
risolvere i gravissimi problemi posti dalla crisi della costituzione repubblicana
 Augusto fece innumerevoli restauri e costruzioni, di templi, acquedotti, vie, ponti, fece spettacoli di
gladiatori e di battaglie navali, allargò i confini dello Stato, si (cit.) “impadronì di ogni cosa per
universale consenso” ovvero, significa che Augusto ha l’autoritas, perché tutti gliela lasciano

LEX DE IMPERIO VESPASIANI – 34/2


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Lex de imperio vespasiani, è tramandata in una grande tavola bronzea ora conservata al Museo
Capitolino con la quale si istituzionalizza il potere del principe distinti in tre momenti:
1. Imperium, conferito dal Senato
2. Tribunicia potestas, ad opera dei concilia tributa
3. rimanenti poteri
Dalle parole attribuite a Vespasiano si fa più concreta l’idea di una successione dinastica, facendo
cadere il velo ideologico della scelta del migliore (… gli sarebbero succeduti i suoi figli o nessun
altro…)

LA POLITICA DEL DIRITTO DI ADRIANO – 44/2

All’imperatore Adriano spetta un posto particolare nella storia giuridica romana. In particolare:
 Codificazione dell’editto pretorio
 Complessità e coerenza dell’attività giuridica che si configura come una vera “politica del
diritto”
 Consilium principis, 130 d.C.
 Attua misure volte ad alleviare la condizioni degli schiavi ed emana provvedimenti
contrassegnati da spirito di equità e di tutela della moralità pubblica e privata fra le quali:
1. vietò che gli schiavi fossero uccisi dai padroni
2. rifiutò eredità lasciategli da sconosciuti
3. fece separare il bagni a seconda del sesso
4. dispose per i rinvenimento dei tesori

ATTIVITÀ NORMATIVA DEL PRINCIPE – 77/2

L’attività normativa del principe, nel campo delle fonti del diritto è la realtà più importante del periodo
classico (…quel che al principe piacque ha vigore di legge…), pur con il correttivo stabilizzante del
consilium principis, e finisce per contribuire all’evoluzione del diritto privato

 Editti, un fondamentale reperto ci giunge in un grande marmo rinvenuto a Cirene nel 1926 che
conserva 5 editti indirizzati da Augusto ai Cirenei (uno riguarda la composizione degli organi
giudicanti) che documentano le forti ingerenze imperiali anche nelle province senatorie

 Mandati, (prassi che nasce con Augusto) sono istruzioni fornite dall’imperatore ai governatori
provinciali e ai suoi funzionari, per mezzo di essi si dispone (generalmente nel campo del diritto
pubblico ma anche nel diritto privano e amministrativo

 Decreti, sono decisioni prese dall’imperatore in sede giurisdizionale, come giudice di prima istanza
o di appello (in un testo famoso l’imperatore vieta ai creditori di farsi giustizia da soli)

 Rescritti ed epistole, sono l’espressione più frequente del potere normativo imperiale e sono
risposte a quesiti fatti pervenire da privati (rescritti, per i quali uno dei problemi era l’estensione a
casi analoghi. Problema che si risolve interpretando la risposta dell’imperatore, se volta a dare un
valore trascendente al caso singolo; ed alla riserva di accertamento della verità) e da magistrati
provinciali (epistole)

 Senatoconsulti, al Senato viene riconosciuto un autonomo potere normativo in campo privatistico


con il Senatoconsulti. Come organo legislativo il Senato è inizialmente equiparabile alle assemblee
popolari con competenze generali (III-II sec. a.C.). Successivamente si ha un’involuzione normativa
(II-III sec. d.C.) quando il Senato si limitava ad approvare la proposta presentatagli dal principe
stesso (oratio principis in Senatu habita) senza in genere apportarvi alcuna modifica

 L’ultima legislazione comiziale, destinata inevitabilmente a scomparire con il crescente potere del
principe, ebbe un ritmo intenso nel periodo augusteo in quanto appariva funzionale allo stesso
disegno augusteo. Fra queste quelle limitatrici delle manomissioni degli schiavi, sull’assetto della
famiglia, miranti a tutela la purezza della razza (senatoria in particolare) ed all’incremento
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demografico, per finire con la legge agraria dell’epoca di Nerva (96-98 d.C.) che chiude il lungo
ciclo della legislazione comiziale

LE SCUOLE DEI SABINIANI E PROCULIANI – 114/2

La giurisprudenza protoclassica, ovvero quella che va da Augusto a Adriano, è dominata dal contrasto
tra la scuole dei:
1. Sabiniani, caposcuola Ateio Capitone, seguace di Ofilio, conservatore e legato al principe,
particolarmente sensibili allo ius gentium che venivano chiamati da Gaio i nostri maestri. I
Sabiniani hanno preso il nome da Massurio Sabino, seguace di Capitone
2. Proculiani, caposcuola Antistio Labeone che ascoltò tutti e fu allievo di Trebazio,
particolarmente sensibili allo ius civile. I Proculiani hanno preso il norme da Proculo, seguace di
Nerva. Fra essi si annovera anche Giuvenzio Celso, autore della famosissima definizione del
diritto “ars boni ed aequi” (arte del buono e del giusto)

LA GIURISPRUDENZA MEDIOCLASSICA – 114/2

Due giuristi sono importanti in questa epoca:


1. Sesto Pomponio, giurista di notevole levatura tecnica del quale vengono trattati dei brani tratti
dal liber singularis enchiridii
2. Gaio, di scarsissima fama al suo tempo (forse per le sue origini provinciali), acquista grande
fama per la semplicità del suo stile in età postclassica (ed ancor maggiore da quando il palinsesto
veronese ci ha restituito le sue Istituzioni, unica opera della giurisprudenza classica pervenuta in
modo completo, immune da alterazioni giustinianee). Si proclama sabiniano
Sono accomunati dalla passione per la civitas e per il diritto. Si tratta di un ductus culturale dell’epoca

GIURISPRUDENZA TARDOCLASSICA – 162/2

La giurisprudenza tardoclassica è il luogo di deposito di due distinte sapienze giuridiche:


1. Papiniano, orientato alla grande e risalente tradizione casistica romana
2. Paolo e Ulpiano, orientati al diritto civile e a commentari all’editto

Tale epoca, vede Paolo, Ulpiano e Papiniano legati all’imperatore (dinastia dei Severi) al punto che
alcuni studiosi parlano di “giurisprudenza burocratica” che porta i tre giuristi ad occupare la importante
carica di prefetto del pretorio. Viene citato anche Modestino. Ulpiano: “se non avranno avvocati, io
glieli assegnerò”(viene così definito il diritto alla difesa, n.m.)

Constitutio Antoniniana, 212 d.C., l’imperatore Antonino Caracalla concede la cittadinanza romana a
tutti (o quasi) gli abitanti dell’impero romano. Con esso infatti ha termine, sul piano del diritto pubblico,
la finzione di Roma come città-stato e si inaugura l’epoca dello stato territoriale. Soltanto nel XVII
secolo, attraverso la storia romana di Dione Cassio, vennero inquadrati i veri motivi fiscali (e non
religiosi o umanitari) della Constitutio Antoniniana
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DOMINATO

L’EPOCA DI DIOCLEZIANO – 11/3

Il cinquantennio di anarchia militare e di crisi si conclude con l’ascesa al potere di Diocleziano (284-305
d.C.), forme e finzioni del Principato vengono abbandonate con il progressivo affermarsi dell’ideologia
della derivazione divina del potere imperiale (e non dalla nomina o consenso del Senato e
dell’assemblea popolare preceduti dall’acclamazione dell’esercito), dando luogo così al dominato (o,
monarchia assoluta)
Sistema tetrarchico:
1. Diocleziano, Augusto, che riserva a se stesso il titolo di Iovius, a significare la supremazia sul
collega Massimiano
2. Massimiano, Augusto, che ha il titolo di Herculius
3. Galerio, Cesare
4. Cloro, Cesare
I due Augusti hanno differente competenza territoriale. La figura dell’imperatore è oggetto dell’adoratio
Diocleziano aumenta le province, effettua numerosi interventi in campo economico, monetario e fiscale,
emette l’edictum de pretiis (un calmiere relativo alle merci che peraltro fallirà). Attua una politica
religiosa di persecuzioni anticristiane crudeli. Produce oltre 1.200 costituzioni pervenute a noi tramite
il Codice Giustinianeo e pur essendo un difensore della tradizione giuridica del passato contro gli
influssi delle province greco-orientali diffusi nelle province, si avventura nel campo delle innovazioni

L’EPOCA COSTANTINIANA E LA ROTTURA CON IL PASSATO – 45/3

Dopo l’abdicazione di Diocleziano e Massimiano e la morte di Cloro, dalle truppe stanziate in Britannia
viene acclamato (in contrasto con il sistema tetrarchico creato da Diocleziano) al rango di Augusto
Costantino (nato nel 272 da una donna di umili natali e regnante dal 307-337 d.C.). Costantino è
(secondo un cliché proposto dalla storiografia cristiana) “uomo pio ardentemente animato dalla fede e
incessantemente rivolto a perseguire il bene e la salvezza dei propri sottosti”
Massenzio (figlio di Massimiano, eliminato da Costantino nel 310 d.C.) viene scelto dai pretoriani, ma
sconfitto da Costantino nella battaglia del Ponte Milvio del 312 d.C., che, secondo la tradizione, segna
anche la conversione costantiniana al cristianesimo (e relativa visione di Costantino la notte prima
della battaglia dalla quale scaturisce la decisione di far incidere sugli scudi dei propri soldati il segno
della croce
Editto di Milano del 313 d.C., a seguito dell’incontro da Costantino e Licinio viene concessa la piena
libertà di culto in tutto il territorio dell’impero al cristianesimo e ad ogni altre religioni (n.m.: perciò
religio licita non solo quella cattolica)
323-324 d.C., scontro tra Costantino (che usa uno stendardo munito del monogramma di Cristo: XP,
ovvero le iniziali di Cristo in greco e gli appare in sogno la scritta “In hoc signo vinces”, “In questo
segno vincerai) e Licinio (che ha ripreso le persecuzioni anticristiane), che finisce sconfitto consacrando
il fallimento della tetrarchia e la concentrazione di tutto il potere nelle mani di Costantino
Edificazione di Costantinopoli nel 330 d.C. a cui segue una intensa attività di costruzione di chiese e di
aiuti al clero (famosa l’epistula nella quale Costantino accorda al clero l’immunità rispetto agli oneri,
sciogliendoli dagli impegni civili per consentirgli di dedicarsi al culto ed alla preghiera e
successivamente con una costituzione riconosce alla Chiesa la capacità di ricevere mortis causa
Costantino partecipa anche come vescovo laico al concilio di Nicea del 325 d.C. (che si conclude con la
condanne delle teorie ariane e l’affermazione di quel “credo” che avrebbe costituito il fondamento
teologico della religione cristiana: il figlio unigenito è generato non creato ed è della stessa sostanza del
Padre, consustanziale ed eterno”
Amministrazione periferica:
1. Prefetture, al vertice della struttura piramidale, istituite dal Costantino
2. Diocesi, istituite dal Costantino
3. Province
Con Costantino nasce il cesaropapismo, ovvero l’unificazione in una sola persona del potere politico e
di quello religioso. Il sistema del cesaropapismo si realizza quando il capo dello stato assume anche i
poteri di capo religioso, emanando norme che disciplinano l'organizzazione ecclesiastica e le forme del
culto
11
Si abbandona inoltre quell’atteggiamento di fiducia del diritto classico dando inizio ad un’epoca dove il
linguaggio giuridico prende uno stile enfatico e ridondante, talvolta incoerente, frutto anche della scelta
dello strumento normativo della lex generalis (a disfavore dei rescritti)

IL TARDO IMPERO ROMANO – 89/3

Alla morte di Costantino, gli succedono Costanzo II a Oriente e Costante, padrone dell’Occidente, che
seguono una politica filo-cristiana. Morto Costante il potere passa a Costanzo II, e successivamente alla
morte di Costanzo II a Giuliano, nel 361 d.C. definito l’Apostata perché sostenitore del paganesimo,
che ripristina i riti e le cerimonie pagani, sopprime i privilegi concessi alla Chiesa da Costantino e dai
suoi successori senza tuttavia spingersi a perseguire i cristiani
Il trionfo della dottrina della consustanzialità e la consacrazione del cristianesimo come elemento
fondante l’impero vennero affermate con l’Editto di Tessalonica del 27.02.380 d.C. di Teodosio il
Grande il quale vieta i sacrifici e vengono chiusi i templi pagani
Questa epoca si caratterizza per la rigidità delle classi sociali a causa di pressanti esigenze di ordine
economico e dalla diminuzione della popolazione servile, dal diffondersi del colonato, una condizione
paraservile regolata da un vero e proprio asservimento alla terra dei coltivatori della terra (…i coloni
trasformarsi in servi e trasfigurarsi, come se avessero bevuto una pozione della maga Circe…)

ETÀ GIUSTINIANEA – 5/4

DIRITTO E FONTI

DATI GENERALI SUL DIRITTO ROMANO

Quando si parla di diritto romano si deve pensare ad una esperienza plurisecolare (13 secoli che partono
dalla fondazione di Roma ottavo sec. a.c. (753-754), fino alla morte di Giustiniano 565 d.c.) che giunge
ad uno stadio definitivo nel Corpus Iuris Civilis (così chiamato da Gotofredo), che è completamente
diverso da come era iniziato.
Due grandi opere del diritto romano:
1. Corpus Iuris Civilis, di Giustiniano
2. Istitutiones di Gaio, opera a carattere didattico
Quando si pensa al diritto bisogna pensare ad una linea in quanto esso è in continua evoluzione per
rispondere alla mutate esigenze della società (es. l’avvento di internet) e per risolvere pacificamente le
controversie fra le persone. La parte del diritto classico è quella più interessante.
In Oriente il diritto romano nella forma romano – bizantina sopravvive in Grecia sino al 1941 ed in
occidente le norme giustinianeo, mai perdute interamente, rifioriscono a Bologna con Irnerio e i
Glossatori che offrono all’Europa una comune base giuridica
Dal lavorio delle fonti romanistiche scaturiscono il Code Napolèon fino al codice italiano del 1942 e le
norme romano sono state vigenti in Germania sino al 1900, BGB (per riprendere la metafora di
Feuerbach, il diritto romano è il seme che imputridisce e rinasce)

PARTIZIONE TEMPORALE

1. diritto arcaico, dall’inizio sino alle leggi Licinie Sestie del 367 a.c. (da monarchia a repubblica) qui
il diritto si fonda sulle usanze (mores) garantite dalla interpretazione della classe sacerdotale (mores)
2. diritto preclassico, 367 a.c. sino ad Augusto, 27 a.c. (dalla repubblica al principato),
l’interpretazione del diritto si laicizza
3. diritto classico, da Augusto (e la sua silente rivoluzione che porta all’affermarsi del princeps,
ovvero primo, da cui principato, ed il potere normativo del Senato) fino alla fine delle dinastia dei
Severi, terzo secolo d.c. (parte molto importante). Si chiama così perché vi hanno vissuto alcuni dei
più importanti giuristi romani che noi studiamo, e sono i cd. giuristi severiani (sono coloro che
ricoprono la carica di prefetto del pretorio: Papiniano, Paolo e Ulpiano), veramente raffinati che
usavano il … cervello e che trovavano soluzioni eleganti (epitome = sinossi = riassunto, è una
caratteristica del tardo antico). In questo periodo c’è creatività, originalità, i giuristi miravano
all’eccellenza. E’ in questo periodo che vive Gaio l’autore delle Istitutiones. Alla fine di quel
12
periodo Caracalla concede la Costitutio Antoniniana dando la cittadinanza a tutti gli abitanti
dell’impero
4. diritto postclassico, inizia la decadenza e si ha una volgarizzazione del diritto. L’imperatore da
princeps diviene dominus. Si isola tuttavia il diritto giustinianeo (527-565) che è migliore. In
oriente infatti si continua a studiare il diritto (Costantinopoli) sino a giungere al Corpus Iuris Civilis,
che comprende il cd. Digesto 533 (o, alla greca, Pandette), opera legislativa di Giustiniano. Il diritto
rinasce con la scuola bolognese con i glossatori intorno all’anno 1.000, Irnerio, Accursio, che hanno
interpretato il Digesto e da lì è nato il diritto comune: il codice civile italiano del 1865 ed è durato in
Germania sino al 1900 (B.G.B.) (a San Marino vige ancora il diritto romano)

IL SENATO

In epoca repubblicana è formato da ex magistrati che hanno svariate funzioni, un insieme indefinito di
interventi senza una funzione specifica. I senatori sono a vita salvo rimozione per cattivi costumi (a
differenza dei magistrati romani).
Con il principato si afferma il potere normativo del Senato con il senatoconsulto che passa da parere
preventivo dato al magistrato ad atto di normazione diretto
Questo potere perde autonomia con la oratio princips in senatu habita

IL DIRITTO SECONDO I ROMANI

Secondo l’elegante definizione di Celso il diritto è “ars boni et aequi”, tecne in greco: tecnica (o arte
nel libro di Storia del Diritto Romano) del buono e del giusto, non essendo legato a religione o economia
particolare, è esportabile. I giuristi romani tendono a non dare definizioni. I diritto romano è elastico,
tende cioè ad adattarsi secondo equità.

Secondo Ulpiano i precetti del diritto sono:


 vivere onestamente
 non recare danno agli altri
 dare a ciascuno il suo

EVOLUZIONE DELLE FONTI DI PRODUZIONE

1. Mores, le usanze degli antichi, con essi nasce il diritto in forma orale sino alla legge delle XII tavole
emanata da un decemvirato nel 449 a.c. ed è la prima vera e propria codificazione (ci è giunto solo il
contenuto e rappresenta la cesura con la forma orale, anche nel diritto giustinianeo vengono citate ad
un millennio di distanza). La lex, ovvero la legge, non è la forma più utilizzata e con questa parola si
intende ciò che è approvato nell’ambito delle assemblee del popolo (non sono tanto numerose).
Successivamente si intenderà, in età postclassica, la norma imperiale
2. Lex, è la statuizione approvata dal popolo riunito nei comizi su proposta di un magistrato avente
facoltà di convocare l’assemblea. L’affermazione di Kirchmann “tre parole di rettifica del legislatore
ed intere biblioteche diventano carta straccia” non si adatta al mondo romano, lo scritto non
rappresenta l’esperienza primaria. La legge si pone tuttavia come strumento dell’adeguamento
determinato dal bisogno di parità della plebe
3. Legge delle XII tavole (verosimilmente di legno poi distrutte in un incendio), (Lex XII Tabularum)
che segna l’inserimento della legge scritta nell’ordinamento ed è un corpus legislativo ad opera di un
decemvirato ed emanate nel 449 a.c. il cui testo non ci è mai pervenuto (il passaggio del diritto da
pratica a scienza si definisce con la scrittura). Cicerone afferma che vale più di intere biblioteche di
filosofi. Sono il primo punto fermo del diritto romano, scritte in un latino aspro e insolito, realizzano
la raccolta e la modifica delle mores e affermano la mancipazione (alcune parti vengono riportate
nell’introduzione ad un corso romanistico)
4. Plebiscito, (Aquilia) sono deliberazioni della plebe convocata in assemblea su proposta del tribuno,
a partire dalla Lex Hortensia (286 a.c.) vincolano tutto il popolo

GIURISPRUDENZA
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Oggi la giurisprudenza è l’insieme delle decisioni degli organi giusdicenti ed è contrapposta alla
dottrina, ovvero all’opinione degli studiosi. Quella del giurista è una professione aristocratica, non
retribuita e formalmente motivata dall’interesse della civitas

Per i romani giurisprudenza (iurisprudentia) indica la categoria degli esperti di diritto e la loro opera di
elaborazione scientifica (iuris prudentes) e di consulenza e rappresenta il tessuto connettivo
dell’esperienza giuridica romana

L’attività del giurista secondo Cicerone dal passo del De oratore:


1. respondère, il pronunciarsi su una questione giuridica, ovvero dare soluzioni a casi pratici, ma
anche in forma didattica, inizialmente in forma orale ma anche scritta, la soluzione del giurista
può essere utilizzata dal giudice perciò si chiama sistema aperto
2. àgere, actio, indica l’attività di consulenza tecnico – giuridica nel corso dei processi, di fronte al
magistrato che non è sempre un tecnico e solo temporaneamente ricopre quella carica
3. cavère, significa fare attenzione a.., cautelarsi, si allude alla predisposizione di quegli schemi
negoziali predisposti ad hoc dal giurista secondo il metodo casistico (di cui era specialista
Papiniano) e l’elaborazione di regulae (es. di cautela: la fideiusso indemnitatis ovvero
fideiussione condizionale che garantiva come il garante si cautelava).

IUS RESPONDENDI E COMPRESSIONE DELLA GIURISPRUDENZA - 25

1. Ius (publice) respondendi: come fonte di produzione la giurisprudenza tenderà ad essere


limitata e essa con il tempo verrà sostituta la Lex dell’imperatore. Augusto concede ai giuristi lo ius
respondendi (poi perfezionato sotto Adriano, trova nella legge delle citazioni il suo compimento),
ovvero la facoltà del giurista di emanare responsa ex auctoritate principis, tali giuristi sono in una
posizioni privilegiata poiché il magistrato difficilmente si discosterà dai loro giudizi. In tal modo si
creano giuristi di diverso livello (giuristi che sono nella sfera dell’imperatore, tenendoli però così
sotto controllo – non necessariamente i migliori).
2. Consilium principis (giuristi): Adriano 130 d.C., comprime ulteriormente la giurisprudenza,
affermando che il magistrato deve necessariamente attenersi al parere dei giuristi dotati di ius
respondendi se questi sono concordi. Da questo momento in poi possiamo parlare di fonte di
produzione del diritto. Con Adriano viene creato il consilium giuristi e sono i migliori giuristi, quelli
di cui si fida. Hanno dato grande unicità a sistematicità.
3. Legge delle citazioni, emanata in Occidente (a Ravenna!) sotto Valentinano III nel 426 d.C.
(che peraltro allora aveva 7 anni e la reggenza era di Galla Placidia (figlia di Galla e di Onorio, che
muore nel 450 e che ci ha lasciato il “mausoleo di Galla Placidia”), già moglie di Ataulfo, re dei
Visigoti e alla sua morte diviene moglie di Costanzo, insieme diventano Augusti), stabilisce che nei
processi si potevano citare soltanto le opere di cinque giuristi:
 Gaio (II sec. d.C.),
 Papiniano (è stato un giurista di casistica, ovvero il metodo dei giuristi romani (caso concreto al
quale il giurista da una soluzione, ovvero responsa),
 Paolo
 Ulpiano (entrambi hanno scritto opere commentari)
 Modestino (chiamato il grecista e scrive in greco) (tutti e 4 II/III sec. d.C. giuristi tardo-classici).
Principi di scelta in caso di contrasto:
1. la maggioranza
2. l’opinione di Papiniano, se vi è parità
3. il giudice, fuori di questi casi segue l’opinione che vuole

FONTI DI COGNIZIONE

Indicano in mezzi che permettono di venirne a conoscenza. Fra le XII Tavole e la successiva raccolta
“ufficiale” di testi normativi passano circa 900 anni durante i quali i romani non avvertono l’esigenza di
raccolte organiche

1. Istitutiones di Gaio, di cui conosciamo solo il nome, praenomen, che non risulta abbia avuto lo ius
respondendi (che aveva il dono della chiarezza e che si pensa fosse un giurista che vivesse nelle
14
province, diceva che l’allievo è destinato alla desistenza se la materia non viene spiegata in modo
semplice), è l’unica opera che giunge sino a noi senza il filtro operato dai giustinianei direttamente,
senza intermediazioni (è diritto classico puro) e sono state ritrovate nella biblioteca capitolare di
Verona, scopritore e un tedesco: Niebuhr. Gaio, isolato e sprovvisto di ius respondendi, esemplifica
la figura di giurista accademico, dedito all’attività didattica, di contro al giurista rivolto alla
pratica del responso
Ne sono giunte a noi gli 11/12 perciò si parla di integrità. Il testo ha una funzione didattica ed una
natura “civilistica” che tuttavia ha lasciato fuori istituti di creazione pretoria quali il pegno, l’ipoteca,
il deposito, la trattazione della dote
L’opera è divisa in quattro commentari (libri) a loro volta tripartiti, dal punto di vista
contenutistico:
1. persone, diritto delle persone
2. cose, ha a che fare con diritti reali, di obbligazione e successione. E’ la parte più
complessa
3. azioni, riguarda la parte processuale
Gaio ha scritto anche res cottidianae (nozioni di ogni giorno, ovvero cose quotidiane o aurea)

2. Corpus iuris civilis, vedi sotto

PARTIZIONI DEL DIRITTO DI GIUSTINIANO

Tripartizione voluta da Giustiniano:


1. Ius civile, diritto civile, diritto proprio dei cittadini romani, precluso agli stranieri. E’ Paolo che
distingue tra diritto civile, visto in funzione utilitaristica, e il diritto naturale che si conforma ad un
ideale di giustizia
2. Ius gentium, diritto delle genti, ha due significati
 diritto di tutti i popoli, sono quei principi giuridici comuni a tutti i popoli
 quando è associato al diritto civile, significa quella parte del diritto civile che è applicabile
nelle controversie fra romani e stranieri e fra stranieri
3. Ius naturale, diritto naturale, conforme alla natura, Ulpiano dice che è quello che accomuna tutti
gli esseri viventi, deriva da Dio (peraltro criticata per la comunanza di diritto fra uomini e bestie,
Arangio Ruiz), è considerato sempre buono e giusto, ha una valenza metafisica e lo rende superiore
ad ogni altro tipo di diritto

IL SISTEMA PRETORIO

Ius praetorium, diritto pretorio ovvero diritto onorario, deriva dall’attività del magistrato. Il pretore ha
un potere fondamentale che è quello di poter paralizzare gli effetti di diritto civile (dicotomia diritto
civile – diritto pretorio) quando questi effetti siano contrari all’equità e viene fatto emanando un editto
perpetuo (dal 130 d.C. che ridimensiona il ruolo del Pretore, riconducendo ogni attività normativa al
princeps nel quale il pretore emana quei principi, regole processuali, alle quali egli stesso si atterrà nella
amministrazione della giustizia. Egli perciò può disattendere la norma, riuscendo così a rendere il diritto
sempre al passo con i tempi e a risolvere situazione contrarie alla equità, esso non crea diritto, ma come
dice Papiniano, ha la facoltà di fare azioni o eccezioni al diritto civile.

TIPOLOGIE DI EDITTI DEI PRETORI

Edictum perpetum (editto perpetuo) emanato all’inizio dell’anno dal Pretore, resta in vigore per tutto
l’anno. Nell’editto il Pretore espone i principi e le regole alla quali egli si atterrà nella amministrazione
della giustizia ed a partire dalla Lex Cornelia de edictis (legge Cornelia). Salvio Giuliano riceve
l’incarico da Adriano di cristallizzare l’editto
Edicto repentino, emanato durante l’anno di carica del Pretore
Decreta, apporta modifiche agli editti
Edictum tralaticium, editto che veniva tramandato da Pretore in Pretore

I CODICI
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L’idea di una codificazione nasce già con Cesare (mai realizzata). Il Codex è dapprima il tronco
d’albero, indi l’insieme delle tavolette lignee e infine l’insieme di fogli di pergamena cuciti a libro.
L’esigenza sorge a causa della confusione legislativa esistente e della necessità di ordine tramite la
sicurezza delle leggi
 Codice Gregoriano (anno 292) codice privato al quale manca il sigillo dell’ufficialità, che
raccolse costituzioni, in prevalenza rescritti, di Adriano e Diocleziano
 Codice Ermogeniano (anno 293-294) codice privato al quale manca il sigillo dell’ufficialità, che
comprendeva rescritti diocleziani
 Codice Teodosiano (anno 438) contiene norme generali ed edittali consentendo però
ai giuristi di intervenire sul testo. Avrà grande fortuna, nato in Oriente ma colà tolto di mezzo
dalla compilazione giustinianea, prenderà il sopravvento in Occidente, successivamente alla
calata dei Longobardi (568) e verrà utilizzato dai barbari vincitori
1. Per i rescritti si rendono ufficiali i due codici Gregoriano e Ermogeniano (dandogli
ufficialità)
2. Per gli iura si risolve inserendo la legge delle citazioni (si citano i 5 giuristi e le opere
da questi giuristi citate in giudizio). Questa soluzione rende però irrisolta il problema
degli iura e incompleta la raccolta

IMPERATORE GIUSTINIANO

Giustiniano, ovvero Flavius Petrus Sabbatius Iustinianus, dominio 527 – 565. Si ha una rinascita del
diritto romano. Nasce nel 482 in un piccolo villaggio Tauresium (Skopie, Macedonia), è di origini umili,
il padre Sabbatius era di condizione molto modeste ma ebbe uno zio, Giustino, militare di carriera
nell’esercito bizantino poi divenuto imperatore, che volle far studiare Giustiniano
Nel 521 fu console, dopo aver ordinato l’uccisione nel 520 d.C. di un comandante militare, Vitaliano,
suo più pericoloso rivale
Diviene Augusto nel 527 d.C. e il primo agosto dello stesso anno, alla morte di Giustino, rimane l’unico
imperatore (sebbene a causa del decadimento fisico di Giustino, alcune fonti attribuiscono il regno di
Giustiniano a partire dal 518 d.C.). Muore nella notte fra il 14 ed il 15 novembre 565 mentre l’anno
prima era morto il grande generale Belisario (gli sopravvive solo Narsete, autore della riconquista
dell’Italia

Teodora, moglie di Giustiniano (…di ardente fede nomofisita: tesi che sostiene che Cristo era di natura
divina), sposata nel 524-5 d.C. e sua compagna sino alla morte di lei avvenuta nel 548 d.C., donna di
spettacolo (secondo altri modesta filatrice di lana mentre Procopio di Cesarea nei suoi Anecdota la
indica come una prostituta), importantissima e influente su Giustiniano che merita di essere ricordata
come la prima donna che ha influenzato il diritto (che per gli antichi è cosa da uomini) e per sposarla si
dovette abrogare la norma di Augusto che vietava il matrimonio tra attrici e senatori. La sua opinione è
stata determinante per matrimonio, adulterio e divorzio. Di lei si riporta la grande fermezza mostrata
durante i momenti drammatici della rivolta Nika del 532, dove si sarebbe appassionatamente
pronunciata per una resistenza ad oltranza (contro la decisione dello stesso Giustiniano e dei suoi
collaboratori) affermando che “per un imperatore nessun sepolcro è più degno del suo trono”
Attorno a Giustiniano vi sono anche altre importanti personalità, Cappadocia, Belisario e Narsete
(generali), e Triboninano (ministro della giustizia)

GLI INTERVENTI DI GIUSTINIANO

1. Interventi religiosi, che deve raggiungere l’unità religiosa nonostante la tesi di Ario (natura solo
umana di Cristo) e nomofisite (natura solo divina di Cristo), entrambe respinte dal concilio di Nicea
del 325 (affermata la natura sia umana che divina come l’ortodossia intendeva). Giustiniano prende
costantemente energiche misure contro i pagani e le sette ereticali più estreme

2. Intervento politico mediante il riassetto dello stato e le imprese militari (es. nel 538 (nel 554 nel
manuale) riconquista l’Italia). Si divide in due fasi:
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 Prima fase, dal 527 al 540-1, ostilità contro i Persiani (chiuse nel 532-3 con la c.d. “pace
eterna”), la presa di Ravenna ad opera del generale Belisario (che aveva sottratto l’Africa ai
Vandali) e la guerra contro i Goti in Italia
 Seconda fase, caratterizzata da una minor spinta espansionistica, tendente ad un
rafforzamento delle posizioni acquisite ed alla progressiva scomparsa dei suoi migliori
collaboratori

3. Intervento legislativo, (“noi” dobbiamo gratitudine a Giustiniano), comprende la necessità di un


corpus esaustivo di norme di provenienza ufficiale anche per superare l’utilizzazione degli iura e
utilizzare il latino (la lingua dei dotti, non la lingua corrente). Perciò viene collocato da Dante nel
paradiso come sovrano che ha realizzato la sua missione divina

CORPUS IURIS CIVILIS

L’espressione indica l’intera opera realizzata su impulso di Giustiniano al fine di raccogliere in un


complesso organico, gli iura e le leges al fine di operare un armonico raccordo tra tutte le fonti di
produzione vigenti e il relativo materiale legislativo esistente. Essa comprende:

1. Novus Iustinianus Codex (529), con la costituzione Haec quae necessario (528) nomina una
commissione (di prevalenza burocratica) presieduta da Giovanni di Cappadocia. Uno degli scopi è
quello di amputare la “prolixitas litium”, ovvero ridurre la lunghezza delle cause sebbene emerga
chiaramente l’assenza di ogni tensione scientifica, intesa come rispetto delle dimensioni originarie
dei testi legislativi
I materiali:
 I codici privati Gregoriano ed Ermogeniano
 Raccolta ufficiale del Teodosiano
 Le costituzioni emanate posteriormente comprese quelle dello stesso Giustiniano
Tuttavia la sua vita fu breve e a cinque anni di distanza venne sostituito dal Novus Codex e con la
Costitutio Cordi nobis del 534 (che introdusse il Novus Codex), si vietò ogni riferimento al Novus
Iustinianus Codex

2. Istitutiones di Giustiniano (533), ovvero Elementa, pubblicato con la costituzione Imperatoriam,


è un trattato elementare di diritto utilizzato in sostituzione delle Istituzioni di Gaio per uso scolastico,
pubblicate prima del Digesto, sono uno strumento didattico per la gioventù desiderosa di imparare il
diritto (cupida legum iuventus) ed ha valore di legge. Trovano il loro modello nel manuale di Gaio
(chiamato dai giuristi Gaius noster) del quale riprendono l’ordine degli argomenti (persone e cose).
(nota: la mancipatio decade e viene sostituita dalla traditio). Secondo Alessandro Verri è l’unico
ordinato codice di leggi romane. Le Istitutiones sono un manuale polivalente, non limitato soltanto al
diritto privato ed al processo civile (come le Istituzioni gaiane) ma esteso anche al diritto ed al
processo penale. Comprendono ancora la legge delle citazioni

3. DIGESTO (15.12.530-533): è una raccolta di iura che viene utilizzato dal giudice per il suo
convincimento. (Digesto, da digerere, ovvero ordinare; Pandette, ovvero pan decomai, comprendo
tutto). Con la costituzione Deo Auctore (che fa cadere le gerarchie della legge delle citazioni
mettendo tutti i giuristi sullo stesso piano e che dice che il digesto è legge ed ha la stessa forza
normativa delle costituzioni imperiali) viene programmata la più complessa ed ambiziosa delle
opere. Si istituisce una commissione presieduta da Triboniano (quaestor sacri palatii, ministro della
giustizia) più 16 collaboratori fra professori e avvocati. I commissari dalle opere dei giuristi aventi il
ius respondendi devono estrapolare dalla sapienza antica i materiali utili al presente ed esaminano
ben 2000 libri (sebbene solo 1625 hanno fornito materiali) estendendo il loro esame anche alle opere
dei giuristi che non ebbero lo ius respondendi (Gaio e i giuristi repubblicani). Gli interventi dei
commissari sui testi per adattarli alle necessità dei tempi, si chiamano “interpolazioni”. Un passo
del Digesto si indica attualmente con la lettera D. E’ legge ed ha la stessa forza normativa delle
costituzioni imperiali e sarà la base del diritto privato
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I commissari dimostrano così mancanza di pregiudizio e attenzione scientifica, sono 38/39 (forse 39
se si considerano Venuleio Saturnino e Claudio Saturnino) giuristi. I 5 della legge delle citazioni
contribuiscono per più di due terzi (un terzo solo Ulpiano)
Viene pubblicato con la costituzione bilingue Tanta Dédoken nel 533 nella quale si scorge un senso
più marcato dell’unitarietà dell’ordinamento giuridico, oltrepassando il problema dei rapporti fra
leges e iura e spaziando verso l’idea che lo Stato debba assumersi il compito del coordinamento del
sistema giuridico. Il manoscritto più noto, conservato presso la biblioteca Laurenziana di Firenze, va
sotto il nome di littera Florentina (o anche littera pisana)
È composto da:
 9142 brani, ognuno con la inscriptio che indica l’autore, l’opera ed il libro da cui è
stato ricavato
 50 libri
 7 parti, è uno dei testi studiati all’università
Classicismo, di Giustiniano (in particolare evidenza nel Digesto), è il suo atteggiamento verso il
passato attuato mediante il ripristino del sistema normativo degli iura e la rinascita dello stile
giuridico. Tuttavia va rilevato come il Digesto, al contrario del Codice, delle Novelle e delle
Istituzioni, non è appare mai utilizzato in sede giudiziale e l’unico uso accertato è quello di opera
scolastica

4. Novus Codex (534), codex repetìta praelectiònis contiene le costituzioni imperiali da Adriano in poi
(c’è giunto un indice parziale, tramite un papiro di ossirinco, delle costituzioni tra le quali vi è anche
la legge delle citazioni), è in latino ed è suddiviso in 12 libri, le singole leges sono precedute da una
inscriptio recante il nome dell’imperatore emanante e il destinatario della costituzione. Sono
contenute materie sia privatistiche che diritto e processo penale, quanto diritto finanziario e diritto
amministrativo

Durante la redazione del Codice e del Digesto vi sono importanti pronunce imperiali:
 Costitutiones Omnem, una sorta di riforma universitaria nella quale si stabiliscono i nuovi
programmi (es.: gli studenti del primo anno sono Iustiniani novi, del secondo sono edictales, del
terzo sono Papinianistae, del quinto sono prolytae)
 Quinquaginta decisiones, soluzioni date da Giustiniano a questioni sorte nell’ambito della
giurisprudenza classica (50) e l’idea di una raccolta di iura, attuata poi nel Digesto, forse può
collegarsi ad esse
 Costitutiones ad comodum, in vista della realizzazione del Digesto e per risolvere i problemi
che si sono presentati durante la sua redazione

LEGISLAZIONE NOVELLARE

Fuori testo da sapere: le novelle non sono 3 bensì 8


Novelle Costitutiones, sono costituzioni imperiali prodotte dopo il 2° codice (Novus Codex). Le
novelle di Giustiniano sono tantissime divise in praefatio (che illustra le ragioni che hanno motivato il
provvedimento) e epilogus (dispositivo). Il 534 d.C. chiude l’età delle compilazioni e apre il lungo
periodo della legislazione corrente giustinianea (535 – 565)

VARIE FINALI

La parafrasi di Teofilo (membro della commissione del Digesto e coautore delle Istituzioni) è una
spiegazione delle Istituzioni di Giustiniano in lingua greca ascritta al diritto Bizantino. Nel diritto
bizantino della Parafrasi di Teofilo il possesso è definito come: tenere con l’intenzione (animo) di
esercitare la proprietà

Von Bluhme, grande studioso, nel 1820 si accorge che in ogni titolo si susseguono gruppi di opere (le
“masse”) al quale si deve la teoria delle masse di Bluhme:
1. massa sabiniana (giurista), diritto civile
2. massa edittale, di commento all’editto
3. massa papinianea, opere di casistica, ai quali vengono affidata anche l’appendice
18
Egli ritiene che i compilatori si siano divisi in tre sottocommissioni, ognuna delle quali avrebbe
escerpito una massa

TEORIA DEI PRE-DIGESTI

Hoffman criticò ferocemente la tesi di Bluhme e afferma vi fosse un pre – Digesto. Seppur criticata, la
tesi, ha trovato anche molti consensi

IMPERATORI ROMANI

IMPERO ROMANO ANNI DI REGNO


Giulio-Claudi
Augusto 27 a.C.-14 d.C.
Tiberio 14-37
Caligola 37-41
Claudio 41-54
Nerone 54-68
Galba 68-69
Salvio Otone 69
Aulo Vitellio 69
Flavi (I dinastia)
Vespasiano 69-79
Tito 79-81
Domiziano 81-96
Nerva 96-98
Traiano 98-117
Adriano 117-138
Antonino Pio 138-161
Marco Aurelio 161-180
Lucio Vero 161-169
Commodo 180-192
Pertinace 193
Didio Giuliano 193
Severi
Lucio Settimio Severo 193-211
Pescennio Nigro Caio* 193-194
Caracalla 211-217
Macrino 217-218
Eliogabalo 218-222
Alessandro Severo 222-235
Anarchia militare
Massimino il Trace 235-238
Gordiano I 238
Gordiano II 238
Balbino 238
Pupieno 238
Gordiano III 238-244
Filippo l'Arabo 244-249
Decio 249-251
Treboniano Gallo 251-253
Emiliano 253
Valeriano 253-260
Gallieno 253-268
Postumo* 259-268
Ingenuo* 258-259
Regaliano* 258-259
19
Macriano* 260-261
Quieto* 260-261
Aureolo* 268
Claudio II 268-270
Vittorino* 268-270
Quintillo 270
Aureliano 270-275
Tetrico* 270-273
Vaballato* 271-274
Claudio Tacito 275-276
Floriano 276
Probo 276-282
Proculo* 280-281
Bonoso* 280-281
Caro 282-283
Numeriano 283-284
Carino 283-285
Diocleziano 284-305
Massimiano 286-305
Carausio* 286-293
Alletto* 293-296
Costanzo Cloro 305-306
Galerio 305-311
Flavio Severo* 306-307
Massenzio 306-312
Licinio 308-323
Domizio Alessandro* 308-311
Massimino Daia 309-313
Flavi (II dinastia)
Costantino I 306-337
Costantino II 337-340
Costante 337-350
Costanzo II 337-361
Magnenzio* 350-353
Nepoziano 350
Vetranione* 350
Silvano* 355
Giuliano l'Apostata 361-363
Flavio Gioviano 363-364
Valentiniano I 364-375
Valente 364-378
Firmo* 372-374
Procopio* 375-376
Flavio Graziano 375-383
Valentiniano II 375-392
Teodosio I 379-395
Magno Massimo* 383-388
Flavio Vittorio* 384-388
Eugenio* 392-394

IMPERO ROMANO D'OCCIDENTE


Onorio 395-423
Costantino III* 407-411
Prisco Attalo* 409-410 e 414-415
Massimo* 409-411
Giovino* 411-413
Eracliano* 413
20
Costanzo III 421
Giovanni* 423-425
Valentiniano III 425-455
Petronio Massimo 455
Avito 455-456
Maggioriano 457-461
Libio Severo 461-465
Antemio Procopio 467-472
Olibrio 472
Glicerio 473-474
Giulio Nepote 474-475
Romolo Augustolo 475-476
* Usurpatore

fine