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Corso di Laurea: LETT.MUSICA.

SPETT 2010
Insegnamento: STORIA DELLA MUSICA
Lezione n°: 89
Titolo: BEETHOVEN: LA SINFONIA
Attività n°: 1

Facoltà di Lettere

BEETHOVEN: LA SINFONIA

© 2007 Università degli studi e-Campus - Via Isimbardi 10 - 22060 Novedrate (CO) - C.F. 08549051004
Tel: 031/7942500-7942505 Fax: 031/7942501 - info@uniecampus.it
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Insegnamento: STORIA DELLA MUSICA
Lezione n°: 89
Titolo: BEETHOVEN: LA SINFONIA
Attività n°: 1

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BEETHOVEN: LA SINFONIA

un’allusione alle speranze che Bonaparte aveva suscitato negli spiriti liberi, e che
erano morte con la sua ascesa all’Impero. Questa ipotesi (…) sembra però troppo
costruita sull’immagine del Beethoven plutarchianamente antitirannico che risulta dal
racconto di Ries.»; (Idem, p. 53)
- se la si intende nel significato di “eternare la memoria”, quindi non
necessariamente di una persona defunta, allora si può pensare ancora a Napoleone.
Questo però avrebbe comportato il rischio di uno scontro con il dedicatario (a
questo punto ufficiale) dell’opera, cioè il principe Lobkowitz che, come si è già
ricordato, era un patriota molto fedele alla causa austriaca;
- infine più recentemente è stata fatta un’altra ipotesi: il grand’uomo in questione
potrebbe essere il principe Luigi Ferdinando di Prussia, ammiratore dell’Eroica e,
secondo Lobkowitz, possibile artefice della salvezza austriaca. Egli, proprio in quei
giorni, era impegnato nelle campagne militari contro i francesi, durante una delle
quali, una settimana prima della messa in stampa della sinfonia, trovò però la
morte. Questa ipotesi «confermerebbe che il suo [cioè di Beethoven] concetto di
“eroico” si poteva allargare a comprendere figure diverse da quella che ne costituiva
il contenuto originario.» (Idem, p. 54)
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Lezione n°: 89
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BEETHOVEN: LA SINFONIA

In pratica, nessuna di queste ipotesi è suffragata da prove certe: «e siamo tentati di


accettare come un dato di fatto l’ambiguità in cui Beethoven ha lasciato la
questione: se Bonaparte fu per lui l’ispirazione originale, egli potrebbe aver voluto di
proposito evitare che l’opera compiuta finisse per identificarsi con il suo nucleo
primigenio.» (Idem, p. 55)
A suggello di queste parole, Della Seta cita ciò che ha scritto in proposito Carl
Dahlhaus nel volume Ludwig van Beethoven und seine Zeit [Ludwig van Beethoven
e il suo tempo]: «Non la figura di Napoleone, ma il suo mito (…) è diventato figura
estetica dell’Eroica. (…) D’altro canto sarebbe errato ridurre a zero il riferimento a
Napoleone, affermando che si tratta di un’opera che non rappresenta altro che la
semplice idea dell’eroico. (…) Per Beethoven essenziale era non solo l’dea
dell’eroico, ma in egual misura la realizzazione dell’idea, divenuta visibile per un
breve momento della storia dell’opera del console Napoleone. (…) E per ciò, al pari
di Hegel, [Beethoven] poteva prender partito per Napoleone e al tempo stesso
contro di lui.» (citato in Della Seta, op. cit., p. 55)

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Lezione n°: 89/S1
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BEETHOVEN: LA SINFONIA

Trattandosi di una sinfonia, ed avendo già chiarito più volte la struttura di questo
genere in epoca classica, ci dobbiamo aspettare di ritrovare nella Terza Sinfonia di
Beethoven tutti gli ingredienti già visti nella musica di Haydn e di Mozart. E in effetti
è così. Ci troveremo infatti la suddivisione in quattro movimenti, la forma-sonata, lo
scherzo, il tema con variazioni, addirittura elementi contrappuntistici. È però anche
vero che con questa sinfonia Beethoven inaugura un nuovo corso, come lui stesso
afferma nel suo epistolario, dimostrando di rendersene conto lui per primo. Questa
convivenza viene molto ben illustrata da Della Seta: «nelle opere in cui imboccò la
sua “nuova via”, Beethoven spostò decisamente l’asse di equilibrio nel senso di una
concezione della forma come processo. Ciò non va inteso in modo evoluzionistico,
come superamento di un modo di pensare obsoleto in favore di uno più avanzato.
Non solo Beethoven non rifiuta affatto le forme classiche, anzi le presuppone in
tutta la sua opera, reinterpretandole in maniera sempre diversa realizzando equilibri
di volta in volta rinnovati. Tuttavia, nel periodo compreso tra il 1802 e il 1805 la sua
ricerca sembra concentrarsi in maniera prevalente proprio sul problema di
“muovere” la forma, di dare voce sonora al divenire. Di tale ricerca l’Eroica è il pro-

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dotto più imponente e radicale, come si rileva in tutti i suoi movimenti (…).
Beethoven, a partire dalla griglia formale solidamente impostata, riesce a conferire
al discorso sinfonico il senso di un divenire costantemente rinnovato, tale che anche
la ripetizione non è mai veramente tale.» (Della Seta, op. cit., p. 60)
La prima esecuzione assoluta della Sinfonia Eroica avvenne in forma privata
probabilmente nel giugno del 1804 nella residenza del principe Lobkowitz che, come
già ricordato, ne fu il dedicatario: secondo la prassi del tempo, i dedicatari erano di
fatto i proprietari a tutti gli effetti delle opere per un certo lasso di tempo (sei mesi),
ma solo per uso privato. A questa esecuzione ne seguirono altre, nel medesimo
palazzo o in altri luoghi di Vienna. La prima esecuzione pubblica si ebbe invece al
Theater an der Wien nell’aprile del 1805.
Ciò che stupì certamente i primi ascoltatori fu la dimensione di questa sinfonia,
molto superiore a qualsiasi sinfonia di Haydn o di Mozart. Anche l’orchestra è
lievemente più numerosa del consueto, e nell’organico spicca soprattutto l’insolito
numero dei corni (tre invece dei più canonici due).

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Lezione n°: 89/S2
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BEETHOVEN: LA SINFONIA

Il primo movimento dell’Eroica è in forma-sonata. Le proporzioni delle varie sezioni e


le loro articolazioni interne presentano però delle particolarità che necessitano di
analisi.
Innanzitutto il trattamento dei temi: data la loro natura non lineare e a volte non
facilmente identificabile, vale forse la pena pensare a queste entità come a ‘gruppi
tematici’ (soluzione che adotta Della Seta) anziché semplicemente a temi (anche se
continueremo per brevità a chiamarli così). In questo caso, ad esempio, i temi
individuabili sono almeno tre, contrariamente alla prassi della forma-sonata, ognuno
con proprie caratteristiche melodiche e tonali. (Si tenga però presente che a partire
da questo repertorio, e sempre di più nei decenni successivi, l’analisi dei brani può
non essere univoca: la proposta qui presentata è una delle possibili, ma non
certamente l’unica).
In questo movimento, Beethoven lavora su entrambi i piani offerti dalla forma-
sonata: quello melodico, proponendo un numero più elevato di temi e motivi,
contrastanti per carattere e spesso identificati da un andamento ritmico particolare

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BEETHOVEN: LA SINFONIA

(e a volte ricorrente in modo ossessivo), e quello tonale in cui il percorso


tonica/dominante/tonica è, sì, presente ma aperto ad escursioni molto evidenti ed
insistite.

Ascolto: Beethoven, Sinfonia n. 3 in Mi bemolle maggiore, op. 55, ‘Eroica’, I


movimento, Allegro con brio.

(Accordi introduttivi: 0’00’’.


Esposizione: I tema 0’06’’; II tema 0’51’’; III tema: 1’32’’; ritornello di tutta
l’esposizione: 2’54’’.
Sviluppo: 5’43’’.
Ripresa: I tema 10’26’’; II tema 11’20’’; III tema 12’02’’.
Coda: 13’32’’)

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Insegnamento: STORIA DELLA MUSICA
Lezione n°: 89/S2
Titolo: BEETHOVEN: LA SINFONIA
Attività n°: 3

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12. Beethoven: la sinfonia


Durante l’ascolto si ponga attenzione ai seguenti elementi:
- i temi melodici di un certo spessore, come si diceva, sono quindi tre, ma se ne
possono individuare altri, più brevi: Della Seta ne individua almeno otto, ricordando
però che «la proliferazione delle idee, che potrebbe condurre facilmente alla
dispersività, è ovviamente bilanciata dalla coerenza con cui gli otto motivi sono
connessi tra loro.» (Della Seta, op. cit., p. 71). Sull’individuazione dei tre temi non
tutti sono concordi, ma, come sostiene Della Seta, «la domanda è evidentemente
mal posta, in quanto presuppone un tipo di forma-sonata, quello basato sul
dualismo tra due temi principali, che Beethoven ha esemplarmente realizzato in
opere capitali, ma che è solo uno dei diversi modelli formali di cui dispone. La ragion
d’essere dei motivi di questo Allegro non sta nel fronteggiarsi come i personaggi di
un dramma, ma nel loro avvicendarsi collaborando, completandosi, a volte anche
contrastandosi, come eventi di un processo in divenire. (…) In questa successione di
eventi si possono ritagliare tre momenti (…) definiti non dal numero dei motivi di

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12. Beethoven: la sinfonia


volta in volta impiegati ma dalle rispettive funzioni formali, che si possono
descrivere come “affermazione”, “superamento della posizione affermata” e
“affermazione della nuova posizione”. Tali funzioni sono realizzate soprattutto per
mezzo della struttura armonica.» (Della Seta, op. cit., pp. 75-76)
- la ripetizione completa dell’esposizione è indicata direttamente da Beethoven, che
in un primo momento aveva deciso di eliminarla, per poi ripristinarla
definitivamente. La sua indecisione indica che la questione delle ripetizioni era un
problema aperto anche per l’autore stesso. Le motivazioni sono da riscontrare forse
nell’equilibrio delle sezioni interne del movimento: senza la ripetizione
dell’esposizione ci sarebbe un forte sbilanciamento verso lo sviluppo, che ha
un’estensione mai avuta prima.
- lo sviluppo presenta un lavorìo intenso: i temi già presentati vengono sottoposti ad
una forte rielaborazione attraverso migrazione ad altra tonalità, progressioni,
dilatazione o restringimento delle cellule motiviche, etc. Interessante l’episodio
fugato (a 7’19’’) e la presentazione di motivi del tutto nuovi (ad esempio a 8’15’’).

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Lezione n°: 89/S3
Titolo: Beethoven: la sinfonia
Attività n°: 1

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Test n. 11
Questa lezione contiene il test n. 11, relativo alle lezioni 81-89.

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