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Corso di Laurea: LETTERATURA, MUSICA E SPETTACOLO (D.M.

270/04)
Insegnamento: STORIA DELLA MUSICA
Lezione n°: 87
Titolo: Beethoven: la sinfonia
Attività n°: 1

Facoltà di Lettere

BEETHOVEN: LA SINFONIA

© 2007 Università degli studi e-Campus - Via Isimbardi 10 - 22060 Novedrate (CO) - C.F. 08549051004
Tel: 031/7942500-7942505 Fax: 031/7942501 - info@uniecampus.it
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Insegnamento: STORIA DELLA MUSICA
Lezione n°: 87
Titolo: Beethoven: la sinfonia
Attività n°: 1

Facoltà di Lettere
BEETHOVEN: LA SINFONIA

Ciò che si è detto (cfr. lezione 3701-3731) sulla riduzione del catalogo
beethoveniano rispetto a quello dei suoi predecessori è particolarmente valido per il
genere della sinfonia. Beethoven scrisse ‘solo’ nove sinfonie, rispetto alle oltre cento
di Haydn e alle oltre quaranta di Mozart. Se si fa eccezione per le prime due
sinfonie, che tendono a ricalcare i modelli del classicismo viennese, tutte le altre
sette hanno però propri caratteri, una propria storia, elementi che le distinguono
l’una dall’altra, in un crescendo che giunge al suo apice nell’ultima, la Nona, dove
anche la voce viene inserita in un genere che era da sempre solo strumentale.
Beethoven giunse alla sinfonia relativamente tardi (la stampa della Prima risale al
1800) dedicandovisi inizialmente con una certa continuità: la Seconda è del 1802, la
Terza del 1804, la Quarta del 1806; il 1808 vide un binomio di eccezionale
grandezza (la Quinta e la Sesta, detta ‘Pastorale’); dopo quattro anni di silenzio,
Beethoven riprese a comporre sinfonie con la Settima (1812) e l’Ottava (1813);
un’altra lunga pausa prima di giungere all’ultima la Nona, detta anche ‘Corale’, che
ebbe però una elaborazione piuttosto lenta (Beethoven vi lavorò per molti anni
prima di giungere ad una versione definitiva).

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BEETHOVEN: LA SINFONIA

A rompere gli schemi col passato fu certamente la Terza Sinfonia, detta ‘Eroica’
composta tra il 1803 e il 1804. Nel periodo successivo alla crisi che era culminata
nella stesura del ‘testamento di Heiligenstadt’, come sempre Beethoven aveva
reagito soprattutto componendo: gli anni dal 1803 al 1810 furono molto densi di
nuovi lavori e relative pubblicazioni, che non ebbero però tutti il medesimo successo
di pubblico. Pur attraversando un periodo relativamente tranquillo, non mancarono
momenti di tensione soprattutto legati al mancato ottenimento di un lavoro stabile:
la condizione di libero professionista evidentemente non era una situazione ideale
per Beethoven, nonostante le sue manifeste riluttanze verso lo stato di dipendenza.
Era più volte giunto alla determinazione, mai messa in atto, di lasciare
definitivamente Vienna per raggiungere Parigi, nella speranza di ottenere una
sistemazione più definitiva. I mesi tra maggio e novembre 1803 furono dedicati in
gran parte alla stesura di una nuova sinfonia, quella che sarebbe diventata la Terza.
La sua pubblicazione era però stata congelata in attesa di compiere un viaggio nella
capitale francese (il trasferimento definitivo si era infatti trasformato nell’ipotesi di
una più tranquilla escursione di andata e ritorno).

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BEETHOVEN: LA SINFONIA

La decisione di Beethoven di rimanere a Vienna è collegabile proprio all’‘Eroica’ e alla


sua intitolazione: ripercorriamo i fatti attraverso la ricostruzione che ne fa Fabrizio
Della Seta nel volume Beethoven: sinfonia Eroica (Roma, Carocci, 2004).
Come si è detto, il grosso del lavoro attorno alla Terza Sinfonia fu attuato nei mesi
centrali del 1803: l’autografo completo non si è conservato, ma si sono tramandati
invece alcuni materiali da esso derivati che servirono per le prime esecuzioni (in
forma privata) negli anni 1804-1805, durante le quali Beethoven apportò correzioni
e modifiche che si sono sedimentate grazie alla prima stampa definitiva, risalente al
1806. Tutto il percorso creativo beethoveniano è spesso documentabile grazie alla
sopravvivenza di numerosi quaderni di schizzi, che ci consentono oggi di ricostruire
la genesi di molti dei suoi lavori. «L’enorme differenza quantitativa tra i materiali
lasciatici da Beethoven e quelli provenienti dai suoi predecessori si spiega con la
novità del suo metodo di lavoro: sostenuto da un patrocinio musicale diverso dalla
tradizionale committenza settecentesca, egli maturava i suoi lavori in tempi prima
impensabili, misurati in mesi ed anni invece che in settimane; non era la data
prevista per l’esecuzione a determinare il completamento dell’opera, ma piuttosto il
contrario.
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BEETHOVEN: LA SINFONIA

Per questo Beethoven non scriveva la musica direttamente in partitura, ma


appuntava le idee che man mano elaborava, mentalmente o al pianoforte, in schizzi
di estensione variabile, che avevano una doppia funzione: aiutarlo a ricordare le
idee stesse anche dopo molto tempo e consentirne la revisione attraverso un
numero virtualmente illimitato di versioni, tra le quali sarebbe stata scelta quella
definitiva. Il valore euristico dello studio degli schizzi consiste principalmente nella
possibilità che essi ci offrono di valutare il significato delle scelte operate dal
compositore attraverso un confronto con le possibilità che egli prese realmente in
considerazione, e ciò a tutti i livelli, dalla struttura complessiva dell’opera al più
piccolo particolare melodico.» (Della Seta, op. cit., p. 34) Lavorando in questo
modo, gli autografi di Beethoven assumono un significato diverso rispetto agli
autografi di altri compositori, poiché «essi valevano per lui non tanto come portatori
di un testo definitivo, ma piuttosto come strumenti nei quali si prolungava il lavoro
iniziato negli schizzi. Invariabilmente le loro pagine attestano un accanito lavoro di
revisione, non limitato ai dettagli, che a volte li trasformava in veri campi di
battaglia, inutilizzabili come modello per la copiatura della parti orchestrali e per
l’incisione dell’edizione a stampa.» (Idem, p. 40)
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BEETHOVEN: LA SINFONIA

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BEETHOVEN: LA SINFONIA

Alla partitura da cui derivarono le copie per l’esecuzione e le edizioni a stampa


appartiene il famoso frontespizio oggetto ancora oggi di accese discussioni: vi era
scritto infatti “Sinfonia grande | intitolata Bonaparte | del Sigr | Louis [Luigi =
Ludovico] van Beethoven”. La seconda riga però fu eliminata con una profonda
raschiatura, e successivamente Beethoven stesso aveva aggiunto a matita
“geschrieben auf Bonaparte” [scritta su Bonaparte]. Questo frontespizio, o altro
simile di una copia diversa o dell’autografo, fu oggetto di una narrazione di
Ferdinand Ries, uno dei biografi di Beethoven, nel volume da lui scritto insieme a
Franz Wegeler, Biographische Notizen über Ludwig van Beethoven (Coblenz, 1838).
Scrive Ries a p. 98: «Per questa sinfonia Beethoven aveva pensato a Bonaparte,
nell’epoca in cui questi era ancora Primo Console. A quel tempo Beethoven nutriva
per lui un’eccezionale considerazione, e lo paragonava ai più eminenti consoli
romani. La partitura definitiva di questa sinfonia fu vista giacere sul suo tavolo da
numerosi tra i suoi amici più intimi, tra cui io. Proprio in cima al frontespizio stava la
parola “Buonaparte”, all’estremità opposta “Luigi van Beethoven”, e nient’altro.
Ignoro se, e in qual modo, dovesse essere colmato il residuo spazio bianco.

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Attività n°: 1

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BEETHOVEN: LA SINFONIA

Io fui il primo a recargli la notizia che Bonaparte si era proclamato imperatore.


Beethoven ebbe uno scatto d’ira ed esclamò: “È dunque uguale a tutti gli altri! Ora
calpesterà ogni diritto umano, schiavo solo della propria ambizione! Si collocherà al
di sopra di tutti e diverrà un tiranno!”. Beethoven si diresse al tavolo, afferrò per il
margine superiore il frontespizio e lo strappò gettandolo per terra. La prima pagina
venne riscritta e la sinfonia ebbe dunque semplicemente il titolo di Sinfonia eroica.»
(citato in Della Seta, op. cit., p. 27) Qualche anno più tardi lo stesso episodio viene
citato anche dal barone di Trémont, amico di Beethoven (che però potrebbe aver
letto la testimonianza di Ries): «Napoleone era stato il suo eroe, finché rimase
Primo Console della Repubblica. Dopo la battaglia di Marengo egli lavorava a una
sinfonia (…) quando si cominciò a diffondere le voce che Napoleone si sarebbe fatto
incoronare, dopo di che voleva sottomettere la Germania. Beethoven strappò la sua
dedica e riversò la sua avversione su tutta la nazione francese che si era piegata
sotto il giogo. Ciononostante, la grandezza di Napoleone lo interessava
straordinariamente, e ne parlava con me assai spesso. Potei capire che egli, con
tutto il suo malumore, ammirava il modo in cui Napoleone si era innalzato da una
condizione così bassa. Ciò lusingava le sue idee democratiche.» (Idem, pp. 27-28)
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Insegnamento: STORIA DELLA MUSICA
Lezione n°: 87/S3
Titolo: Beethoven: la sinfonia
Attività n°: 1

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4. Beethoven: la sinfonia
L’immagine a
fianco mostra il
frontespizio della
copia della Sinfo-
nia Eroica, con la
raschiatura della
zona in cui si leg-
geva il nome di
Napoleone.
(conservato a
Vienna,
nell’Archivio della
Gesellschaft der
Musikfreunde)

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Lezione n°: 87/S3
Titolo: Beethoven: la sinfonia
Attività n°: 1

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4. Beethoven: la sinfonia
Secondo Maynard Solomon questa «è una delle più prometeiche leggende su
Beethoven, fra quelle diffuse dai cronisti del Romanticismo e della Rivoluzione.
Sebbene descriva un’azione assolutamente retorica e puramente simbolica, col
passare del tempo è stato immortalato come esempio della resistenza dell’artista
alla tirannia, dell’antagonismo tra arte e politica, della contrapposizione tra individuo
e stato.» (Maynard Solomon, Beethoven, La vita, l’opera, il romanzo familiare,
Venezia, Marsilio, 1996, p. 145) Pur non mettendo in discussione la veridicità del
racconto di Ries, Solomon ne rileva alcune inesattezze: innanzitutto, questa sinfonia
non fu chiamata Eroica all’indomani di quell’episodio, bensì un paio d’anni più tardi,
quando furono stampati i materiali d’orchestra. Inoltre nell’agosto del 1804
Beethoven in una lettera agli editori Breitkopf & Härtel scrisse che aveva terminato
una nuova sinfonia e che «il titolo vero della Sinfonia è Ponaparte [sic]» (citato
anche in Della Seta, op. cit., p. 29). Secondo Della Seta, «il racconto di Ries,
ritenuto generalmente attendibile nell’insieme, anche se forse esagerato nei
particolari, non fa che rafforzare dall’esterno l’evidenza dei documenti (…) In ogni
caso, se l’episodio dello strappo del frontespizio accadde realmente a fine maggio,

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