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04.10.

2010
Intellettuali, giornalisti e blogger
Saggio di nell’Italia della PopPolitica.
EUGENIO IORIO

Che in Italia la televisione campi sullʼaudience della politica è ormai un


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www.facebook.com/eugenio.iorio truismo, ovvio anche ai bambini. E quando i politici hanno capito di poter
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www.twitter.com/eiorio raggiungere il vasto pubblico adattandosi alle logiche dello spettacolo è nata
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www.slideshare.net/e.iorio la politica Pop.
Anobii
www.anobii.com/eugenioiorio Un ambiente mediale trasmutato dal collasso di generi televisivi e costumi
Blog
www.ottavopiano.it sociali invecchiati, quasi decadenti, in cui politica e cultura popolare,
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informazione e intrattenimento, comico e serio, reale e surreale, gossip e

paure collettive si fondono dando vita a un nuovo ceto culturale. Un nuovo

ceto culturale per un nuovo “Regno a venire” -avrebbe detto James Graham

Ballard – nazionalpopolare, addormentato nella sua sonnecchiosa vita,

aspetta paziente lʼarrivo di incubi e paure che lo faccia risvegliare in un

mondo carico di passione.

Una volta il nazionalpopolare era una categoria gramsciana, i giornali erano

pieni di scrittori, intellettuali e giornalisti, la sinistra dominava la produzione

culturale.

Oggi nazionalpopolari sono i reality show pieni di volgarità, la televisione

pubblica e privata è piena di grandi cerimonieri di sedicenti interpreti della

Volontà generale, di nani e ballerine, cantori del Popolo, fonte di ogni

legittimità.

Gramsci è morto. Gramsciano non lo è nemmeno più lʼultima illusione e

speranza della sinistra diffusa, Vendola, pasoliniano convinto, lʼaltra faccia

della medaglia del berlusconismo.

Eppure non bisogna essere gramsciani per essere intellettuali o giornalisti

liberi, per puntare il dito e dire che il re è nudo.

Per portare alla luce il potere quando esso è da qualche parte, remoto,

inattingibile ma influentissimo o puntare il dito quando è incarnato dai


Intellettuali, giornalisti e blogger quotidianemente visibili e imperversanti “potenti”.
nell’Italia della PopPolitica.
Tutta la civiltà antica era costruita, persino nelle sue gerarchie, intorno
Saggio di
allʼuso della parola. Ed era la parola, lʼarma con cui giornalisti e intellettuali,
EUGENIO IORIO
puntavano e sparavano al potere.

La politicizzazione di un giornalista o di un intellettuale, diceva Gilles


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www.facebook.com/eugenio.iorio Deleuze, si faceva tradizionalmente a partire da due cose: la sua posizione
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www.twitter.com/eiorio nella società borghese, nel sistema di produzione capitalistica, nellʼideologia
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www.slideshare.net/e.iorio chʼessa produce o impone; e il suo discorso, nella misura in cui rivelava una
Anobii
www.anobii.com/eugenioiorio certa verità, scopriva rapporti politici là dove non se ne vedevano.
Blog
www.ottavopiano.it La morte degli intellettuali o del giornalismo libero – nè quello berlusconiano
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e antiberlusconiano sono liberi, proprio perchè si fondano sulla piena

sudditanza o sulla piena pregiudiziale al berlusconismo – è lʼeffetto della

desacralizzazione della parola compiuta dalla finzione dellʼimmagine.

Ci fu un tempo in cui il reale si distingueva, nelle sue narrazioni fatte di

parole chiaramente, dalla finzione, in cui ci si poteva fare paura

raccondantosi storie, ma sapendo che erano inventate, in cui si andava in

luoghi (parchi del divertimento, fiere, teatri, cinema) in cui la finzione copiava

il reale.

Nella società dei nostri giorni, insensibilmente, si sta producendo lʼinverso: il

reale copia la finzione.

Berlusconi non dice qualche bugia, dice solo bugie.

La spettacolarizzazione, passaggio alla finzione integrale e simulacro

baudrelliano della realtà che fa saltare la distinzione reale/finzione si

estende al mondo intero.

La società contemporanea ha svuotato di senso e significato le parole, “nel

mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso” ci ha insegnato

Guy Debord.

Quando le logiche consumistiche sono state applicate alla televisione

dellʼera dellʼinformazione e dello spettacolo, si è passati a una televisione

che non è più testimone delle vicende sociali o produttrici di forme di

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Intellettuali, giornalisti e blogger spettacolo, ma un medium che interviene “direttamente” nella vita sociale
nell’Italia della PopPolitica.
creando o modificando ruoli e situazioni, sogni o paure, speranze di un
Saggio di
istante di popolarità.
EUGENIO IORIO
E in tutto questo la rete, sognata come luogo di libertà e di esuli in patria,

anche essa è diventata pop.


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www.facebook.com/eugenio.iorio Per capire la rete serve semplicemente uno specchio.
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www.twitter.com/eiorio Uno specchio che rifletta la nostra società, quella descritta in un sondaggio
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www.slideshare.net/e.iorio sul calcio apparso qualche settimana fa.
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www.anobii.com/eugenioiorio La rete non produce una nuova opinione pubblica, radicalizza in posizioni
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www.ottavopiano.it sempre più accentuate ed estreme le convinzioni della società reale.
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Eppure i blogger dovevano essere i nuovi cantastorie della resistenza al

mondo reale. Sembrano essere uguali agli ultras con il megafono nelle curve

infette da violenza nei nostri campi di calcio.

I blogger sono sotto il controllo nel  Panopticom di Bentham, e sembrano

quasi compiacersi a fare la parte dei sorvegliati, mentre il potere sorveglia e

influenza le loro vite.

Gramsci è morto senza essere studiato, la P2 ha vinto la sua guerra senza

combattere facendo “rinascere lʼItalia”.

Mi disse una notte davanti a una bottiglia di vino Marc Augè che lʼItalia era

funestamente 10 anni avanti e in anticipo agli altri Paesi dellʼEuropa, era già

fin troppe volte dimostrato. Gli chiesi se dovevamo rassegnarci, lui rispose

“ce nʼest quʼ un début, continuons le combat…”.

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