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OBIETTIVI: COME NELLA MIA ESPERIENZA DEVE FUNZIONARE UN’ORCHESTRA DIDATTICA

Premessa: approccio generale.


L’orchestra didattica,secondo il mio modo di vederla e crearla, deve essere uno strumento di crescita
continua, per chiunque vi suoni; crescita strumentale ma anche umana, un mezzo per imparare ad
ascoltare se stessi e gli altri, un contesto in cui si impara la disciplina e il riconoscimento dei ruoli.
Con riconoscimento dei ruoli intendo che ai fini puramente musicali, in qualsiasi ambito, in
orchestra non si è tutti uguali: compagno di leggio, violino “di fila”, caposezione, spalla, concertino,
solista o direttore hanno e devono avere pesi diversi, e non solo nelle orchestre professionali.
Quando questa distinzione, a livello di interazione umana, non c’è è un bene, ma non lo è se non c’è a
livello musicale.
Un problema sorge quando chi ricopre uno di questi ruoli “dominanti” non è capace di farlo, come spesso
accade nelle orchestre amatoriali: o per incapacità tecnica, o per semplice inesperienza, o per
timidezza, sentire sulle spalle il peso delle aspettative di chi è dietro o accanto a volte è troppo
elevato.
Da qui la crescita: i musicisti sono tenuti a rispettare comunque i ruoli, al più facendo richieste che
facilitano lo studio (es. richiesta al direttore “non si capisce il gesto, puoi scandirlo di più?” opp.
richiesta alla spalla “per me qui andare in terza posizione è inutile, se restiamo in prima cambia di
tanto il suono?”).
In questo modo anche chi ricopre posizioni da “guida”, in maniera più o meno marcata, può crescere, e con
l’esperienza anticiperà poi le esigenze dei musicisti, il tutto a vantaggio di tempi di studio molto più
brevi e quindi soddisfacenti per tutti.
Va da sé che di contro se l’orchestra è “in buone mani” i più neofiti imparano dai più anziani a suonare, e gli
anziani imparano dai neofiti a insegnare.

Ciò che secondo me caratterizza un buona orchestra didattica:


1) Crescita: l’unico scopo è la crescita musicale e umana di chi ne fa parte, non il concerto che si
affronta, indipendentemente da quanta visibilità regala; i concerti hanno l’importanza di
mettere in pratica gli insegnamenti e avere quindi la soddisfazione di vedere compiuto un
percorso, oltre a garantire in parte la sopravvivenza economica dell’orchestra stessa; sono
fondamentali per mantenere le condizioni di crescita, ma sono il mezzo, non il fine.
Per esempio il concerto sulla Grande Guerra è stato per i violini secondi un pretesto per fare
due passi nella mezza posizione!
2) Nessuna esclusione di strumento o di livello strumentale, ma con riserve:
si deve cercare di mantenere un livello il più uniforme possibile, possibilmente senza picchi in basso
(pochi che hanno cominciato da poco in un mare di veterani e che quindi vengono lasciati a se
stessi,senza attenzioni) e in alto (pochi bravissimi in un mare di discreti).
In genere in questi casi gli elementi fuori range si allontanano da soli.
Come fare per mantenerli? Essere onesti prima nel dirlo e dar loro continui stimoli (brani solo
principianti e prove individuali in più per i primi, possibilità di insegnare, brani e parti
impegnative per i secondi).
Stesso discorso con la varietà di strumenti: mantenere un bilanciamento strumentale fa suonare
l’orchestra meglio, un violino da solo contro dieci clarinetti renderebbe le cose più difficili
(realizzabili, ma con molti più sacrifici).
3) Parti proporzionate: sempre nel discorso crescita, tutti devono suonare parti che, nella media,
siano leggermente oltre il proprio livello, in modo da potenzialmente imparare qualcosa di
nuovo a ogni brano semplicemente suonandolo ancora e ancora; meglio ancora se più brani
comprendono le stesse difficoltà (tecnica, ritmo, fraseggio, tipologia di suono simili),
accelerando quindi il processo di apprendimento.
Questo presuppone che le parti debbano essere scritte appositamente e da qualcuno che conosce bene
le competenze strumentali di tutti i musicisti e che, se si vuole accelerare l’apprendimento nel
modo enunciato sopra, la scelta finale dei brani sia fatta dalla stessa persona.
4) Parti importanti per tutti: non può esistere che un principiante abbia la stessa parte di uno più
avanti con gli studi con dei semplici “tagli” (“Fai dove riesci”), deve avere (e sentire) il peso che
si merita all’interno del brano; quindi dove la prima parte è troppo impegnativa la si alleggerirà,
per esempio, dando accenti sulla pulsazione ritmica, diventando addirittura un sostegno per la
prima parte che prima non c’era, oppure si rinforza una linea melodica più facile addirittura di
altri strumenti, e infine si deve dare al principiante la possibilità di emergere, di poter “rovinare
il lavoro di tutti” con i propri errori, dandogli uno o più passaggi in cui è necessario che si senta.
5) Repertorio NON variabile: l’orchestra didattica non è una macchina da concerto; con questa
espressione si intende una persona, gruppo,orchestra,ente focalizzato a intrattenere il pubblico
nel modo più continuativo possibile, con repertorio sempre completamente diverso
(includendo magari dieci repliche, ma che sono destinate a restare lì) e più concerti possibile.
Tutte le orchestre professionali lo sono, e anche alcune amatoriali senza intento didattico.
L’orchestra didattica può essere giovanile e/o amatoriale, il contrario non è detto.
Ultima differenza su cui richiamo l’attenzione: anche genere e repertorio sono due concetti diversi.
Il primo è la tipologia a cui appartiene un brano (es. barocco, classico, sinfonico, musica da film,
tradizionale, jazz etc.) e che quindi solitamente non ha a che fare con l’orchestra (l’orchestra
non è focalizzata su un genere solo, esegue un po’ di tutto).
Il repertorio invece è l’insieme di brani che l’orchestra ha studiato ed è pronta a eseguire in concerto, in
quella didattica salvo eccezioni viene rinnovato lentamente, solitamente due brani nuovi alla
volta; ciò implica che la maggior parte dei brani viene eseguito in ogni concerto, e il totale
ricambio (i due brani nuovi a un certo tempo iniziale che diventano i più vecchi man mano che il
tempo passa) avviene dopo molto tempo, un anno o più.
Di nuovo, crescita: ogni brano viene maturato, perfezionato, fatto proprio da tutti in ogni battuta, con
la serenità di averlo eseguito in pubblico più e più volte, prima di essere abbandonato.
Ciò che limita la crescita (e genera ansie) non è il numero di concerti in generale, ma il numero di
concerti in cui il repertorio è completamente diverso dal precedente o dal repertorio ufficiale
dell’orchestra in questione; e ne basta uno, per rallentare drasticamente la crescita.
6) Conseguenza di 4): se l’orchestra didattica non ha un repertorio adatto a un concerto, non può
accettare il concerto, qualora la preparazione non sia in linea con i punti enunciati sopra,
sempre per rispettare il percorso di crescita; si possono fare eccezioni ed è ovviamente un caso
diverso la richiesta di brani imprevisti spendibili in altri contesti, che quindi possono entrare a
far parte del repertorio.

COSA MI OCCORRE PER RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI DIDATTICI

Punto Unico: totale autonomia musicale; ciò vuol dire che devo poter agire senza dover rendere conto a
nessuno, al più delegando sempre in totale autonomia e quindi con conseguenze sotto mia responsabilità,
in questi ambiti:
1) Scrittura delle parti: suonate solo le parti che autorizza a suonare il direttore; senza criticare come
sono scritte, in che tonalità sono e quando sono state mandate ma soltanto se non sono
abbastanza di stimolo.
In apparenza le parti vengono mandate in ritardo; questo perché, presumo, voi vi aspettate che io
ve le mandi in blocco.
Invece, per un preciso intento didattico, trovo più formativo che le riceviate scaglionate, di
settimana in settimana, perché possiate concentrarvi anche a lezione con i vostri maestri su pochi
brani alla volta, arrivando quindi in prova con una lettura approfondita e più fresca (meno roba da
studiare = studio fatto meglio) e che mi risparmia il dover riscrivere due volte lo stesso brano,se per
esempio nel giro di due-tre settimane (cosa successa) l’organico cambia considerevolmente.
2) Formazione di organico: qualcuno pensa che per un concerto ci vuole qualcuno in più? Volete
invitare il vostro amico professionista come aggiunto? Volete inserire un didgeridoo in orchestra
come membro effettivo?
Lo chiedete e il direttore dà la sua opinione, sarà poi lui a invitare direttamente o autorizzarvi a invitare.
Questo perché è il direttore.
Le interazioni pratiche poi passeranno tra il direttore e il musicista invitato.
Vorrei evitare -come è successo- di affrontare un concerto con persone che non conosco e soprattutto che
queste persone arrivino in concerto con l’ansia cattiva perché hanno fatto troppo poche prove.
Stessa cosa per collaborazioni musicali con altre associazioni (cori, altre orchestre,cantanti solisti); le
interazioni devono rimanere tra i direttori (e delegati) delle realtà che collaborano musicalmente.
C’è ad esempio un corpo di ballo? Non è il direttore a dovercisi interfacciare.
C’è un coro? Allora sì, e sono i due direttori a doversi mettere d’accordo su come sistemare la parte
musicale (brani, parti, giorni di convocazione, orari di convocazione)
3) Autorizzare o declinare un concerto: perché solo il direttore ha la conoscenza della preparazione
strumentale completa di tutta l’orchestra e quindi solo lui sa i tempi globali per arrivare in concerto
con la giusta serenità.
4) Scegliere cosa suonare in concerto: perché? vedi 3), dovrà comunque tener conto del contesto in
cui si suona.
5) Scegliere cosa inserire in repertorio: i musicisti esprimono tutte le preferenze possibili, a cui si
andrà incontro ma la scelta finale è del direttore e sarà finalizzata a non interrompere il percorso
didattico; ciò vuol dire che se ad esempio in un brano l’arpa non suona, nel successivo avrà una
parte molto più scoperta ma se si vuole suonare un brano heavy metal risulta incompatibile.
6) Calendario prove, numero di giorni e orari di convocazione. Perché? vedi 3).
N.B. il numero di prove lo sceglie il direttore, in quali giorni si sceglie insieme, per venire incontro alle
esigenze di tutti; se il numero di prove che si possono fare non è sufficiente il concerto viene
rinviato o annullato.

COSE CHE NON MI DEVONO RIGUARDARE

tutto il resto; quindi anche: prenotare sala prove, trovare sponsor, instaurare collaborazioni culturali di
altro tipo (danza, letture, coreografie etc), gestire le finanze dell’associazione, contattare SIAE, riscuotere
personalmente il rimborso spese dei miei viaggi,organizzarmi in autonomia per trovare dove dormire
quando necessario, trovare patrocini, fare pubblicità, stampare le parti per i musicisti.

Se me lo si chiede come favore e mi si dà istruzioni precise posso aiutare ogni tanto nelle mansioni di cui
sopra ma deve restare un fatto eccezionale perché non ho il tempo, le energie e la posizione geografica per
occuparmene a tempo pieno