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03 Feb 2007

2° Lezione

La pellicola è "sensibile"?

Concetto strano da capirsi al volo, eppure è uno dei cardini dell


fotografia, ed è legato a quell´unità di misura misteriosa che sono gli
Asa. Spesso, infatti, andando ad acquistare la pellicola dal fotografo ci
si sente domandare: "100 Asa"?
Un minimo di curiosità potrebbe spingerci a pensare che oltre i 100 Asa
esiste qualcos´altro, niente di più vero, in commercio ( anche se non
dovunque ) si trovano pellicole per usi commerciali che vanno dai 25 ai
3200 Asa !!!
Ma cosa sono questi Asa ? La sigla che un tempo si accoppiava ai DIN, è
stata da oltre dieci anni sostituita dall´abbreviazione Iso ed è l´unità di
misura della sensibilità della pellicola. Espresso così è un po´ un
concetto misterioso, dicendo però che in questo caso il sinonimo di
sensibilità è " rapidità" si arriva a capire qualcosa di più. Per sensibilità
o rapidità s´intende infatti la velocità propria di una pellicola nell
´impressionarsi. Un piccolo esperimento con l´esposimetro ( sia esso
della fotocamera o uno strumento a parte ) basterà a chiarire le idee.
Trovandosi in una condizione di illuminazione in cui con 100 asa ( la
sensibilità più diffusa in commercio.) ho diaframma 8 e tempo 1/125 se
sposto la ghiera delle sensibilità, presente su ogni esposimetro e su
ogni fotocamera, su 200, ovvero il doppio per lo stesso diaframma avrò
1/250 di secondo, se la sposto su 50, ovvero la metà, avrò 1/60 di
secondo. Quindi con la stessa quantità di luce una pellicola di sensibilità
doppia impiegherà la metà del tempo per impressionarsi, una di
sensibilità inferiore del 50% impiegherà il doppio del tempo.
Ovviamente le diverse sensibilità portano con sé determinate
caratteristiche fisiche oltre a quelle fotografiche, un tempo con l
´aumentare della sensibilità cresceva sensibilmente la grana ( la
struttura della pellicola ), la ricerca ha portato ad un´eliminazione
apparente della stessa fino oltre i mille Asa, per cui non è più serio
parlare di eccessi di grana che compromettono o meno una fotografia.
Quello che invece è importante sono il contrasto e la definizione ,
ovvero lo stacco fra i vari toni dell´immagine, più che aumenta la
sensibilità e più che il contrasto diminuisce, in pratica i neri di un
cinquanta Asa sono estremamente netti, quelli di un mille sono molto più
accentuati. Altra applicazione che è di per sé un vantaggio, in una
giornata grigia una pellicola da cinquanta Asa, oltre a creare dei
problemi coi tempi e i diaframmi ( tempo troppo lento diaframma troppo
aperto ) rischierà di riportare tutte le zone in ombra come neri profondi,
cosa che non lo farà una quattrocento, oltre a non creare problemi con
tempi e diaframmi.
L´altro vantaggio è quello della velocità di otturazione, un qualsiasi
spettacolo, una qualsiasi situazione domestica in interni normalmente
avviene in una condizione di luce dove con cento Asa si rischia
seriamente di muovere tutto, con 1600 no. Prendiamo per esempio una
stanza illuminata con una bella lampada alogena a soffitto, l
´esposimentro della fotocamera legge per 100 Asa 4 e 1/8, volendo
mantenere lo stesso diaframma con 1600 asa ( quattro volte più
sensibile del 100 asa ) leggerebbe 4 e 1/125, cercando a questo punto un
diaframma meno aperto ma che non crei problemi di stabilità potremo
tranquillamente adoperare 5,6 ( uno più chiuso di 4 ) e la velocità di
otturazione sarà?....

Che succede dentro?

Una volta capito come usare la fotocamera viene spontaneo chiedersi


che sosa avviene all´interno della pellicola quando viene esposta alla
luce.
Facciamo un esempio banale, la tintarella, un pigmento chiamato
melanina all´interno del nostro corpo fa sì che la pelle, esposta
dovutamente al sole diventi più scura, se poi viene esposta troppo al
sole si brucia.
Lo stesso avviene nella pellicola, anch´essa se troppo esposta al sole
diventa inutilizzabile, in ogni telefilm o film dove c´è un fotografo che ha
preso delle immagini compromettenti c´è sempre un energumeno che
rompe la macchina fotografica e tira fuori il rullino... per farlo
impressionare troppo e renderlo inutilizzabile.
Nella pellicola non c´è la melanina ma ci sono gli alogenuri d´argento,
disposti come emulsione su una gelatina protettiva, in presenza di luce
avviene una reazione di scambio di elettroni che forma l´immagine
latente.
Proseguiamo con la semplicità degli esempi, diciamo che scattare una
fotografia equivale a buttare giù uno schizzo a carboncino su un foglio da
disegno, una decina di tratti sostanziali che ogni pittore può cogliere in
qualsiasi momento per poi sviluppare con colori ed altri tratti in seguito .
Lo stesso avviene sulla pellicola, con la differenza che il pittore potrà a
suo piacimento fare un cielo verde o un campo di grano rosa, quel liquido
a base di bromo che si chiama sviluppo , che solo in questo caso porta il
sinonimo di rivelatore, invece andrà ad attaccare l´emulsione e a
rivelare, attraverso una ulteriore reazione chimica, quel che
racchiudono quei pochi tratti. Si arriva ad ottenere allora, in negativo, l
´immagine completa, esattamente come l´ha riportata l´esposizione.
Fissare il tutto
Altra differenza, una volta colorato lo schizzo il pittore ha terminato il
suo lavoro e può consegnare ai posteri l´immagine, il fotografo invece,
una volta sviluppato il negativo è come minimo a un quarto dell´opera.
Bisogna infatti fissare il negativo, ovvero immergerlo in un bagno acido ,
l´unico vero acido fra i vari chimici della camera oscura, a base di
iposolfito che ha la funzione di rendere stabile e non più sensibile alla
luce il negativo sviluppato.

Tre grandi famiglie


A questo punto bisogna ricordare che le pellicole si dividono in tre
grandi famiglie, il bianco e nero, il colore e la diapositiva.
La prima è estremamente semplice, l´emulsione sensibile ha solo gli
alogenuri d´argento e il processo è quello che è stato detto fino ad ora.
Le altre due famiglie hanno pellicole un po´ più complesse, più strati
sensibili, presenza del cromo fra gli elementi, una tecnologia di
progettazione più delicata, resta il fatto che il processo di sviluppo
presenta altri due bagni, che si ottengono risultati apprezzabili soltanto
da impianti di sviluppo industriali e che la diapositiva è l´inversione in
positivo sulla pellicola stessa.
In altre parole, colore e bianco e nero hanno un negativo, la diapositiva
no, il pezzettino racchiuso dentro ad un telaietto è lo stesso che è stato
nella macchina fotografica.