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02 Feb 2007

1° Lezione

Scrivere o disegnare con la luce


La parola fotografia ha origini greche e significa all´incirca scrivere con
la luce, dato che
all´atto pratico fotografare significa riportare su materiale sensibile alla
luce, forme e colori esistenti nella realtà (e attraverso ciò esprimere dei
concetti ) sarebbe più appropriato definire la fotografia il disegnare con
la luce.

La luce è l´elemento fondamentale


Sia perché il processo fotografico si basa su una reazione chimica in cui
degli elementi presenti sulla pellicola si trasformano in presenza di una
sorgente luminosa sia perché la qualità della luce è la componente
principale per la buona riuscita di una fotografia.

Pensiamo ad un quadretto agreste alla toscana, un podere abbandonato,


due cipressi e un bel campo lavorato lì davanti, pensiamolo a
mezzogiorno in piena estate, con la caligine e il sole allo Zenith,
ripensiamolo nel tardo pomeriggio, con il sole basso sull´orizzonte, l
´ombra su una parte dei cipressi e delle zolle e quei bei colori caldi .
Pensiamo a una bella facciata di una chiesa rinascimentale, con tutto il
corollario di bassorilievi, santi e madonne, pensiamola in una cupa
giornata d´inverno e ripensiamola alle nove del mattino di una tiepida
giornata di maggio, col sole pieno ma ancora basso sull´orizzonte.
Arriviamo ora su un belvedere montano in pieno agosto, in pieno giorno,
quando giù a valle fa troppo caldo, la foschia fa soltanto intravedere le
montagne più lontane, tutta la valle è investita da uno strato di strana
nebbiolina, il cielo è quasi tutto bianco.
Torniamo nello stesso belvedere in una bella giornata di novembre,
quando non c´è una nuvola in cielo, tutto splende, sia i monti che la valle
sembrano così a portata di mano da poterli toccare, si riescono a
distinguere dei dettagli che in estate non si erano
notati.
Questi tre esempi dovrebbero servire per capire quanto la luce sia
basilare nell´esecuzione della fotografia, neanche il più esperto dei
fotografi riuscirebbe a tirar fuori una foto passabile da un quadro rurale a
mezzogiorno in estate, da una chiesa barocca in una cupa giornata di
novembre o da un panorama montano in un giorno di foschia, perché non
c´è una " buona luce ".
Comunque la parte dell´illuminazione in fotografia è quella dove tutto è
relativo, un paesaggio a mezzogiorno in estate non renderà mai come nel
tardo pomeriggio, ma dei ritratti o delle figure fotografate in ombra o in
interni alla stessa ora vanno più che bene poiché la quantità di luce che
c´è rende l´ombra molto luminosa ( basti pensare a quanto sia luminosa
una stanza della propria casa in estate in una giornata di sole e quanto
poco lo sia in inverno) . Un servizio di moda, con bei vestiti dai colori
accesi, davanti alla stessa chiesa barocca in quel giorno cupo di
novembre esalterà di gran lunga i colori, meglio che in una giornata di
sole dove andrebbero a confondersi con tinte simili ma un po´ più tenui
presenti nell´ambiente.
Insomma, prima di eseguire una fotografia bisogna sempre valutare il
tipo di luce e decidere se fotografare o meno.

Luce e luci
La luce si divide in due grandi categorie, quella naturale e quella
artificiale. E´ abbastanza logico che la prima è quella solare oppure
lunare ( anche se si tratta di luce solare riflessa ) , la seconda invece è
data da tutte le altre forme di illuminazione presenti in natura o create
dall´uomo : il fuoco, la candela, la lampadina, il neon, i lampioni ecc..
In entrambe lel categorie, comunque si manifesta in tre maniere
principali,
 diretta
 diffusa
 riflessa
Sebbene l´atmosfera stessa sia considerata un diffusore, la luce del sole
senza nubi è considerata diretta, come quella di una lampada a
incandescenza senza alcuna protezione, ma se una lampada a
incandescenza si comporterà sempre nella stessa maniera, quella del
sole varierà di intensità, di colore e di posizione durante la giornata,
cambiando le carte in tavola in ben poco tempo.
La luce solare che penetra attraverso una finestra coi vetri opacizzati,
quella di un lampadario da salotto in cui la sorgente luminosa sta
dentro a un globo anch´esso opacizzato, sono considerate luci diffuse,
ovvero si tratta di un´illuminazione filtrata da una superficie prima di
raggiungere il soggetto.
Il sole che batte sul retrovisore di un motorino ed illumina la faccia del
guidatore crea una luce riflessa, le lampade di un armadietto con
specchio per il bagno spesso prima illuminano lo specchio che rimanderà
la luce a chi ci si riflette. La luce riflessa è quella che viene rinviata sul
soggetto da un corpo riflettente ( non necessariamente uno specchio).
In entrambe le categorie, e in tutte e tre le maniere la luce ha la
proprietà fondamentale di esaltare o smorzare i colori di una scena, di
dare più o meno plasticità ai soggetti
Anche se tutto è relativo in questo campo possiamo affermare che la
luce diretta solare è quella che rende più vivi i colori e più plastici i
soggetti, quella riflessa lo fa un po´ meno, e quindi è da utilizzare per
soggetti dai toni meno forti, quella diffusa può essere la più morbida di
tutte , addirittura priva di ombre.
La luce infatti , provoca conseguentemente delle ombre, giocare con
esse fa parte del fotografare. Se infatti l´ombreggiatura più o meno forte
può dare profondità a un soggetto ( d´altra parte si riporta una realtà
tridimensionale su due dimensioni ), una completa assenza di ombre può
esaltare e concentrare l´attenzione sulle forme, rendere
più morbida una scena. Usando soltanto la luce naturale questo tipo di
fotografia si chiama in "ombra scoperta" e riesce più l´ombra è piena di
luce ossia più una porzione illuminata direttamente fuori campo crea una
forte luce riflessa verso la porzione inquadrata.
L´altro tipo di fotografia col gioco delle luci e delle ombre è il controluce,
ovvero la sorgente luminosa in campo o appena fuori e il soggetto che gli
da le spalle, possono verificarsi dei buoni risultati, malgrado si creino
alcuni inconvenienti di tipo ottico e delle inevitabili disparità di
illuminazione fra zone dell´inquadratura.

Come dialogare con la fotocamera


Tutto quel che è stato espresso fino ad ora potrebbe essere utile ad un
pittore, ad un videomaker, ad un cineasta come a un fotografo, la
differenza sta soltanto nel fatto che il fotografo deve saper riportare
queste cognizioni e le sensazioni o i concetti a cui applicarle ( la
tecnica è un mezzo e non un fine, una foto perfetta ma priva di un
qualsiasi soggetto non ha senso ) , su di una pellicola che sta dentro ad
una scatoletta a chiusura ermetica che si chiama appunto fotocamera.
Molte fotocamere poche linee principali
Che siano banchi ottici , dove per guardare il soggetto ci si mette un
panno nero in testa come i fotografi di cent´anni fa, che abbiano il
mezzoformato, quelle dove si guarda tenendole sulla pancia, come i
fotografi degli anni cinquanta, che siano normali reflex o macchine a
telemetro, digitali, oppure comunissime compatte da portarsi nella
tasca della giacca, le fotocamere si basano tutte sullo stesso concetto.
Si tratta di scatole a chiusura ermetica dove racchiudere del materiale
sensibile alla luce ( la pellicola ) e poter far passare la luce attraverso un
buco e per un tempo a piacimento, che possa andare da ore ed ore fino a
infinitesimali frazioni di secondo.
Davanti a questo buco c´è l´obbiettivo, ovvero un gruppo di lenti concave
e convesse che montate in un certo ordine rimpiccioliscono l´immagine
fino al formato della pellicola, la messa a fuoco, ovvero l´ottenimento
della completa nitidezza dell´immagine, avviene ruotando una ghiera sull
´obbiettivo che sposta fra di loro le lenti interne.
Rispetto alla camera obscura, ai banchi ottici e alle macchine
mezzoformato, dove l´immagine si vede alla rovescia come d´altra parte
in fondo alla retina dell´occhio umano, le moderne fotocamere reflex e le
compatte consentono di vedere il soggetto nel verso giusto grazie a un
sistema a cinque specchi che addirizza l´immagine, detto pentaprisma.
Le macchine a telemetro, menzionate più sopra e meno diffuse, si
basano sul mirino esterno all´obbiettivo e di conseguenza sono le uniche
con le quali si può rischiare di fotografare col tappo.
Ogni obbiettivo è fornito del diaframma, un sistema a lamelle
concentriche che ha la facoltà di aprirsi e chiudersi a piacimento
seguendo una scala numerica che generalmente espressa in f (unità di
misura del diaframma) va da 2.8 a 22 ( passando per 4; 5,6; 8; 11; 16).
Ogni fotocamera è fornita di uno specchio, che riporta l´immagine nel
mirino e di un otturatore col quale alzare questo specchio e sollevare la
tendina retrostante per esporre la pellicola, ancora retrostante, alla luce
che viene dall´obbiettivo.
L´otturatore è programmato per essere aperto da tempi infinitamente
lunghi fino a velocità di un duemillesimo ma anche un ottomillesimo di
secondo.Quel che è veramente importante in fotografia è la misurazione
della luce.Misura che poi va riportata sulla macchina attraverso il tempo
di otturazione ed il diaframma.
Le moderne fotocamere sono dotate di un esposimetro interno e di
sistemi più o meno sofisticati in grado di stabilire automaticamente il
giusto tempo, il giusto diaframma oppure entrambi ; si tratta nell´ordine
dell´automatismo a priorità di diaframmi, di quello a priorità di tempi e
del program, per imparare a fotografare bisognerebbe accantonare il
tutto e farlo manualmente, col solo esposimetro della fotocamera.
L´esposimetro non è altro che una cellula fotosensibile che legge la
quantità di luce e la esprime in valori di esposizione siglati EV, il tempo e
il diaframma costituiscono poi la scelta giusta operata dal fotografo.

Una sola luce tanti tempi e diaframmi


E´ evidente che un soggetto illuminato dal sole di mezzogiorno riflette
più luce dello stesso illuminato dalla luna piena, è altrettanto evidente
che fra questi due opposti ci sono moltissimio casi, ma anche la
fotocamera ha molti tempi e molti diaframmi, proprio per la versatilità di
casi che si presentano.
Bisogna innnanzitutto sapere che il valore di esposizione viene tradotto
dalla macchina in una coppia tempo-diaframma , che tempi e diaframmi
sono inversamente proporzionali fra di loro e che ogni valore di
esposizione corrisponde in realtà ad una serie di coppie equivalenti, la
scelta di quella più giusta dipende dalle caratteristiche del soggetto.
Basta sperimentare un qualsiasi esposimetro incorporato per capirlo,
specie di quelli che sul display luminoso danno +,- e o, dove quest´ultimo
significa giusta esposizione;
Supponiamo che i dati rilevati dall´esposimetro siano diaframma 8 e
tempo 1/125mo di secondo, scalando di un gradino verso la chiusura del
diaframma e cioè a 11 si vedrà che per tornare ad " o " bisogna
raddoppiare il tempo, mettere cioè 1/60mo di secondo.
Una volta ben chiaro questo concetto sorge spontaneo chiedersi su che
basi operare la scelta e non basta dire dipende dal soggetto, bisogna
introdurre due concetti : il mosso e la profondità di campo.
Il primo è abbastanza semplice, bisogna sapere che con tempi più lunghi
del sessantesimo si rischia il mosso, che sotto il quindicesimo di
secondo lavorare a mano libera è un rischio e che dal
duecentocinquantesimo in avanti i soggetti sono sempre più congelati
nei loro movimenti.
Tornando alla scelta prendiamo l´esempio di una foto avente come
soggetto dei fondisti che tagliano un traguardo, sull´obbiettivo ho
impostato f 8 e l´esposimetro mi legge 1/125mo voglio "congelare" l
´attimo del traguardo uso il duecentocinquantesimo, sempre tenendo
presente quel valore di esposizione che corrispondeva più sopra a 8 e
1/125mo allora diventerà 5,6 e 1/250mo; la corsa è di biciclette, vanno
più veloci, uso il 500mo e il diaframma sarà 4. Voglio un´immagine di
corridori che sia evocativa, voglio un mosso uso il 15.mo e il diaframma
diventerà 22.
La profondità di campo, invece è la capacità fisica di mettere a fuoco
dietro e davanti al soggetto ( generalmente un terzo avanti e due dietro )
ed aumenta col chiudersi del diaframma; allora, sempre con i valori
standard di 8 e 1/125mo, devo fotografare un paesaggio e voglio tutto a
fuoco, uso il 15.mo poiché il diaframma corrispondente è 22, ovvero
tutto chiuso, devo fare un ritratto e isolarlo dallo sfondo uso 4 ( e non 2,8
che mi porterebbe delle sfocature anche sul soggetto ) il tempo mi viene
un 500mo e lo sfondo sfoca così tanto da staccarmi il soggetto.