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Alla fine del '500 viene introdotta la monodia accompagnata nel basso continuo (tecnica consistente

nell'esecuzione di note lunghe da parte di uno strumento con un timbro basso, con alcune eccezioni
in modo da riuscire a tenere il tempo) che si consolida nel '600. Alla fine del '500 nascono varie
accademie e fra le più importanti si trova quella a casa del conte Giovanni de Bardi (camerata dei
Bardi) a Firenze. In quest'accademia si discorreva di un ritorno della pura musica ellenica perché
solo l'antica monodia greca aveva la caratteristica di entrare nell'animo umano e modificarlo e
anche perché avevano la capacità di entrare dentro una parola esprimendola attraverso la musica al
contrario della polifonia che dava importanza più alla musica che al testo. In questo modo, in
occasione di matrimoni politici, nascono le prime opere, brani "parlati"; le prime sono "La
pellegrina", "Eundice" e "Rappresentazione di anima et corpo". A Monteverdi viene affidato il
compito di comporre la musica per l'Orfeo di Striggio, per una festa dell'accademia degli Invaghiti.
Egli compone anche "Dafne" di Ruccini e "Arianna". L'opera (o melodramma) è composta da tre
livelli: testo, musica e scenografia. Il testo consiste nel libretto fatto dal librettista (di cui il primo
della storia Rinuccini) o che può anche essere fatto dal compositore stesso basato su versi; la musica
è composta in funzione del testo e la scenografia dipendeva dall'impresariato.

L'Orfeo Atto IV (Fine):

La prima rappresentazione dell'Orfeo risale al 1607 a Mantova con il nome di "Favola in musica"
(nome scelto per essere contrapposto alla tragedia greca che rappresentava eventi drammatici).
Viene scelto Orfeo come protagonista di quest'opera perché egli rappresenta la musica greca in
modo da creare un collegamento fra questa e la musica moderna.
La storia narra delle gesta di Orfeo che, in seguito alla morte di Euridice morsa da un serpente
durante il proprio matrimonio, decide di scendere negli inferi per salvare la propria amata. Lì
convince Plutone e altre divinità infernali a stringere un patto grazie alle sue doti canore; gli sarebbe
stato concesso di riportare indietro sua moglie solo se non si fosse voltato indietro durante il tragitto
per il mondo dei vivi. Orfeo però cede alla tentazione di guardare cosa ci fosse dietro e così sua
moglie venne trascinata di nuovo indietro negli inferi e lui tornò indietro da solo. Ma Apollo,
avendo consociuto la storia e la disperazione lo prese con sè e lo portò nel monte Olimpo per fare di
lui un semidio (nella storia originale Orfeo viene ucciso dalle Menadi e la sua testa rimane impalata
a cantare per l'eternità dopo aver giurato di non avere più niente a che fare con quelle scassacazzi di
donne). Per la prima volta troviamo scritto nello spartito l'elenco degli strumenti utilizzati per
l'esecuzione: due clavicembali, due contrabbassi di viola, dieci viole da braccio, un'arpa doppia, due
violini piccoli alla francese, due chitarroni, due organi di legno, tre bassi da gamba, quattro
tromboni, un regale (un organo portativo) e in partitura c'è anche segnato quale di questi strumenti
realizzavano il basso continuo e quali realizzavano melodie (per le diverse parti dei personaggi
venivano utilizzati strumenti con diversi timbri, per esempio sturmenti a corda per i buoni e
strumenti a fiato per i cattivi). All'inizio dell'opera c'è un'indicazione che dice di alternare strumenti
a fiato a strumenti ad arco per tre volte con un tono più in alto se le trombe hanno la sordina cioè in
re anzichè in do in modo da potersi attaccare al ritornello che è in re.
L'opera è divisa in cinque atti, dalla festa nuziale dove Euridice viene morsa, fino a quando Apollo
non viene a prendersi Orfeo; qui però Monteverdi infila una particolare danza macabra chiamata
"Moresca" che richiama la fine dell'originale. La differenza fra aria e recitativo non è ancora nett
perché non è presente lo stacco fra le due parti, ma vengono eseguite senza interruzioni.
Il quarto atto in particolare parla di quando Orfeo scende agli inferi convincendo Plutone e gli altri a
liberare la sua amata fino all'uscita e il conseguente fallimento. Ogni atto finsice con un coro
ispirato alla tragedia greca: il coro del quarto atto è fatto da degli spiriti infernali che commentano il
fallimento di Orfeo nonostante egli sia riuscito a convincere Plutone, il tutto contornato da una
sinfonia di sette strumenti. Dentro la fine del quarto atto si trovano due strutture, sia come versi che
come musica che segue l'andamento di questi ultimi. Queste due parti sono: la prima struttura è
strofica e composta da tre strofe su cui la musica si ripete tre volte sempre in maniera uguale; l'altra
struttura invece è fatta da versi endecasillabi e settenari mescolati liberamente (caratteristica dei
madrigali); l'atto viene chiuso come di consueto da un coro (i demoni che prendono in giro Orfeo).
Analizziamo adesso le strutture dell'atto quarto.

Struttura 1: È composta da tre strofe i cui versi non si presentano sempre uguali, è strofica e formata
da tre ottonari e un endecasillabo. Arrivati alla parte in cui Orfeo inizia la propria risalita verso il
mondo la musica si ripete tre volte seguendo il testo che comincia con un ritornello fatto dalle prime
battute strumentali e da due violini su basso continuo. Questa tipologia strutturale si chiama
"variazione strofica su basso ostinato". Sempre in questa parte si trova un madrigalismo in cui viene
ripetuta due volte la parola "giro" e durante la seconda ripetizione si trova una semicroma. Aria.

Struttura 2: Il testo cambia aspetto; non è più strofico ma si trovano endecasillabi e settenari
mescolati liberamente e anche musicalmente cambia aspetto; non essendo più strofica è
musicalmente più aperta ed è un recitativo in cui il basso si blocca su note più lunghe, la linea della
voce inizia a fare salti e ci sono note più spesso ribattute. In questa parte Orfeo cambia diverse volte
stato d'animo fino a quando arriva al culmine del dubbio (se sua moglie si trovi o meno vicino a lui)
e Monteverdi utilizza il suo personalissimo stile concitato per esprimerlo; nel momento in cui Orfeo
si volta (Monteverdi specifica che deve essere suonato l'organo di legno per il suo caratteristico
suono dolce) il primo spirito gli dice che ha sbagliato e il secondo si riporta indietro Euridice. Il
recitativo continua con un monologo di Orfeo impazzito dal dolore rappresentato con cromatismi e
dissonanze, tipici madrigalismi. La parte finale è formata da parti A B A dove A è una sinfonia a
sette parti, B è un coro che commenta e il testo ritorna in settenari e endecasillabi sopra il recitativo
che continua a essere presente. FINE. Pdf da pag. 63

Orfeo – tenore
Euridice – Soprano
I tre spiriti – 2 tenore, basso
Caronte - Basso