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Antonello Sorrentino

Triadi: armonizzazione scala maggiore

Imparare l'armonizzazione di una scala maggiore in tutte le tonalità maggiori e suonarla su piano
o chitarra. Gli strumenti melodici dovranno arpeggiare come illustrato nel secondo esempio.

● Cicli per terze ascendenti e discendenti

E' utile suonare gli accordi costruiti sulla scala maggiore anche in ordine diverso da I II III IV etc.
Il prossimo esempio illustra gli accordi in ordine di terza ascendente

Partendo in ordine inverso, dall'ultimo al primo, si otterrà una successione per terze discendenti (o
seste ascendenti)

Per rendere il passaggio più omogeneo è utile "collegare" gli accordi, mantenendo le note comuni
(legame armonico) e riducendo così il movimento. Questa soluzione è necessaria per gli strumenti
melodici e in particolare per la voce.
Antonello Sorrentino

Notiamo come, tra accordi le cui fondamentali siano a disctanza di terza (es. I e III op II e IV), ci
siano sempre due note in comune. In questo caso il collegamento risulta semplice.

● Cicli per quarte

Vediamo cosa succede quando suoniamo una successione di accordi, all'interno della scala
maggiore, le cui fondamentali siano a distanza di quarta.

Usando l'ordine inverso otteniamo, anche in questo caso, una successione per quarte discendenti o
(quinte ascendenti)

Si rende necessario il collegamento degli accordi per evitare fastidiosi cambi di ottava. Si ottiene,
sempre badando alla maggiore economia di movimento possibile, l'esempio e'), per quanto riguarda
le quarte ascendenti e l'esempio g') per quanto riguarda le quarte discendenti (o quinte ascendenti).

In questo caso c'è solo una nota in comune. Sono possibili anche altre possibilità di collegamento,
ma quelle illustrate permettono di mantenere una disposizione stretta degli accordi.
Antonello Sorrentino

Il moto delle parti

Vale a questo punto soffermarci sul.moto delle parti ovvero la relazione tra le varie parti (in questo
caso solo tre) che formano l'armonia.
Tradizionalmente si usa realizzare gli esercizi a quattro parti reali (Basso, tenore, alto e soprano).
Si dice che se due parti, nel passaggio da un accordo all'altro, salgono entrambe o scendono
entrambe, allora si muovono per moto retto.
Se, invece, una sale e l'altra scende, allora si parla di moto contrario.
Infine se una si muove e l'altra resta ferma, allora si parla di moto obliquo.

Se osserviamo gli esempi senza moto contrario (c, d, e, g), ci accorgiamo come le voci si muovano
sempre per moto retto.
Negli esempi che usano il legame armonico (c', d', e', g'), troviamo il moto obliquo tra le voci che si
muovono e quelle che restano ferme.
In questo senso l'economia, ricercata per motivi funzionali, apporta un importante contributo al
principio di indipenze tra le parti. Più le parti sono indipendenti, più sembrerà di ascoltare melodie
differenti e lo studio del contrappunto affronta proprio questa problematica.