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SOPRINTENDENZA PEA | BEN! ARTISTIC! E STORIC! DELLE MARCHE AZIENDA AUTONOMA | SOGGIORNO F TURISMO ‘ACCADEMIA RAFFAELLO uneino PITTORI NELLE MARCHE TRA ’500 E ’600 ASPETTI DELL'ULTIMO MANIERISMO URBINO PALAZZO DUCALE 22 SETTEMBRE / 2 DICEMBRE 1979 VRAINO D6 P08 /A 2 edizione FILIPPO BELLINI (1550c. - 1603) La data di nascita del Bellini po. sta_da tutte le fonti intorno al 1550, in rapporto alle prime date certe sul pittore: i pagamenti della Compagnia del Corpus Domini di Urbino per un Crocifisso (perduto) commissionatogli nel 1576. La me desima fonte archivistica cita allo stesso anno ill pagamento per la de- cotazione, con emblemi di calici, dei camici dei confratelli; si pud guindi ipotizzare un’eta giovanile del pittore, visto il minuto lavoro di pratica tichiesto e Pesiguita del compenso. Le stesse fonti lo indi cano come originario di Urbino, fi slio di un «maestro Pietro Spada: ro», © certamente questa citta do- vette essere il centro della sua atti vitd negli anni fra il ’75 ¢ 1°85. Il pittore era quindi in diretto contat- to con la scuola del Barocci (anche se non certamente legato al maestro da un diretto discepolato come al- lievi quali il Viviani, il Mazza, il Cimatori); peraltro limportanza per il Bellini dell'insegnamento del Ba- rocci, pid che dai documenti ¢ dalle fonti, & suffragato dall’impronta sti listica che ne ritrae? e che lo ac compagna per tutto Viter della sua pittura Indicativa di questo periodo urbi: nate @ la decorazione, eseguita nel- 181 assieme al Virgili e al Viviani, della cappella della SS. Annunziata nella_omonima chiesa di Urbino’, Lialtro polo che si rivela chiaro fin da questo periodo nella cultura del Bellini & rappresentato dall'influen- za della cultura degli Zuccari, gia notata dalle fonti e ribadita’ dal- PAntaldi nel suo manoscritto sugli artisti urbinati‘ Sono perd ancora scarsamente messe in evidenza dalla critica le varie componenti della sua pittura che, oltre alla matrice_ba roccesca e al contatto con gli Zuc- cati, assorbe elementi della. cultura emiliana, con riferimenti al Tibaldi giovane*, © maggiormente alcuni aspetti_della cultura figurativa r0- mana degli ultimi decenni del seco lo (influenze che vanno dal Nebbia allo Stradano al Venusti, al marchi- iano Pasquale Cati), nonché ele- ‘menti veneti fiamminghi, evidenti soprattutto nelle opere pitt tarde Pare nelle poche opere rimaste ad Urbino del pittore, come lo «Spose: lizio di S. Caterina» del Museo Dio- cesano ¢ la «Madonna, S. Domeni- coe S. Agostino» della Galleria Nazionale delle Marche, sono gia presenti, oltre allinflusso emiliano, elementi veneti (soprattutto nel quadro della Galleria), che farebbero pensare ad un precoce contatto del pittore con questa cultura, tramite forse il Ridolfi, attivo ad Urbino fin dal ‘90. Sono comunque certi i frequenti viaggi del Bellini fin da questi anni, ed € documentata Ja sua amicizia con Federico Zuccari ¢ la sua per- menza a Roma e a Loreto in diver- se occasioni (confermata da una let- tera da Roma dello stesso Federico, indirizzata a Giulio Veterani e da- tata al 13 settembre 1584)*. Peral- tro la sua presenza a Roma doveva essere frequente anche nel decennio precedente; la Monbeig Goguel no- ta_T'esistenza di un’incisione del 1577 eseguita da Mario Cartaro da un’opera del Bellini, la «Madonna col Bambino, S. Rocco ¢ S$. Seba: stiano» di Staffolo, che viene cosi a porsi come la sua’ prima opera co- nosciuta (perduti pli affreschi ur- binati per il Corpus Domini). Sempre a documentare lattivita del pittore fuori Urbino, & databile a questi anni anche la «Mesa per le anime purganti> del Duomo di An. cona; in basso era infatti riportato un breve di Gregorio XIII (papa dal 1572 al 1585)". In queste o. pete & gid presente l'impostazione zuccatesca, che a Roma si articchi sce di una componente fiamminga, forse tramite il Calvaert, pure atti vo a Roma, ma pitt probabilmente tramite la stessa scuola di Federico. E interessante notare alcune affini 1a del Bellini con il Picchi, pittore della scuola metaurense degli Zuc cari, particolarmente permeato da notazioni nordiche (® peraltro do- cumentabile la presenza di una cor rente nordica nelle Marche sullo scorcio del secolo), Patticolarmente importante la sua presenza nell’ambiente romano: vi de cettamente gli affreschi dell’ Ora torio di S. Lucia del Gonfalone; in particolate le opere di Livio Agre sti, ¢ fu in comtatto con i grandi cantieti pittorici di fine secolo, ai quali affluivano dalle Marche ‘nu- merosi_artisti, chiamati dal marchi- giano Sisto V. Dalla ripecuta espe tienza romana 2 mutuata la sua preferenza, quasi una specializza zione, per i cicli decorativi a stucchi ¢ affteschi* Questo tipo di realiz zazioni & quasi una costante della carriera del Bellini, dalle opere gio- vanili ad Urbino, al distrutto cielo della cappella del SS. Sacramento nel Duomo di Ancona (che secondo il Posti celava gli affreschi di Piero della Francesca, visti dal Vasari) *, ai cicli fondamentali di Ostra, di Fabriano e di Macerata, La trasla- zione ad Ostra (I'antica Montal- boddo) nel 1594 del corpo di S. Gaudenzio, muove Vattenzione del- » Pintera regione, ed & significativa la scelta del Bellini per la decorazione della cappella destinata ad accoglie re il corpo del Santo. Compiuta nel "94 (2 del 4 settembre di quell’anno uuna sua lettera da Montalboddo ad Urbino) ®, al di la delle figurazioni di matrice zuccaresca, & da notare in quest'opera ['efficace collabora- zione del pittore con uno stuccatore di vaglia e questo elemento decora tivo viene ad assumere sempre pit spesso un diretto rapporto_iconolo: gico con le scene dipinte Pid complessa @ impresa iconogra- fica del ciclo dell'Oratorio della Congregazione della Carita di Fa briano, eseguito fra il 1598_e il 1602, i cui temi (scene dalle Scri ture adombranti le sette opere di misericordia corporale e le sette o- pere di misericordia spirituale) fu- rono elaborati dal Padre Gesualdo, generale dei Minori Conventuali Per la prima volta in questa impre- sa compare il nome di un collabora: tore del Bellini, del quale non si é potuta definire la personalita, Fede- le Palazzini da Ancona; @ noto che questi esegui il soffitto, poi di strutto nel 1741 in seguito ad un terremoto, dell'oratorio di Fabria- no, ma_sarebbe interessante stabi- line Vimportanza _nell’esecuzione del ciclo pittorico; & poco definibile dialtra parte la presenza di una ma- no diversa nel vasto eclettismo di un pittore come il Bellini. Bisogna pur tenere presente che, negli stessi anni in cui lavorava il Bellini, a Fabriano erano presenti con le loro opere, © vi stavano lavorando, il Boscolie Simone De Magisiis, e- sponenti il primo di quel tardo me- nierismo toscano, che pure non la scid del tutto indifferente i Bellini, altro di una somma di influenze 30 che, a parte la matrice baroccesca, coincidevano con quelle del Bellini stesso. Inoltre, nonostante la co- stante della componente baroccesca, anche nel ciclo di affeeschi di Fe briano, come poi nelle tele rimaste dell’Oratorio del SS. Sacramento di Macerata, si rilevano agganci con il manierismo nordico. Nella cultura figurativa del Bellini @ fondamentale, per la scelta dei temi iconografici e per le complesse sim bologie, la totale aderenza alla cul: tura riformata (fra i temi pid ripe- tuti nelle sue tele sono !”«Immaco- lata Concezione» (vedi scheda n. 15) € la «Circoncisione». Al culmine di questa elaborazione tematica si por: ra la complessa impresa per 'Ora- torio del SS. Sacramento a Macera ta, Particolarmente visibile inoltre questo aspetto. iconografico nella sua opera di disegnatore. Per que- sto tipo di impegno non & da sot tovalutare 'importanza dell'ambien. te lauretano che il pittore frequen: ta a pili riprese negli ultimi due de- cenni del secolo. Nella Basilica della S. Casa di lui ancora si conservano la decorazione, a tele e stucchi, del: a Cappella fatta eseguire nel '92 dal canonico Mazza e la tela sempre per la stessa_ cappella, raffigurante la “‘Circoneisione”, che riflette le principali componenti della sua prima cultura. Si pud considerare legata al periodo lauretano la «Ma- donna in gloria, S. Apollonia, S. Maria Maddalena e S. Caterina della Galleria Nazionale delle Mar che, proveniente da quella zona” U1 Bellini, 1a cui carriera & ca ratterizzata da un’estrema mobilita nell’operare, quasi da sembrar pos. sedere il ‘dono della _ubiquita, (V'Annibaldi lo defini evolante pen: nnello»)", dal °95-prende la cittadi OO nanza di Jesi (2 inoltre da questo periodo che sembretebbe rinunciare alla qualifica «Urbinas» nel firmare le sue opere}; nella cittadina mar chigiana restano opere del. Bellini quali «La predicazione del Batti sta», datata al ’95, chiaramente le- gata allinfluenza zuccaresca, la «Nativiti», nella quale A. Rossi nota influenze del Lilli, attivo nella marca di Ancona dopo il 1597 Questa zona era gia da tempo il centro della sua attivita; in partico: lare lavora lunghi periodi ad Anco: na, dove perd la maggior parte del le sue opere sono andate perdute; rimangono comungue tele quali il 4S. Girolamo» (v. scheda n. 14), «