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Salute e campi elettromagnetici

Cosa sono i campi elettromagnetici


Siamo costituiti da cariche elettriche

La materia che ci circonda, compresa quella che costituisce il nostro corpo, è costituita di atomi. Gli
atomi sono a loro volta composti da particelle più piccole: i protoni e i neutroni che costituiscono il
nucleo atomico e gli elettroni che si muovono intorno al nucleo.

Protoni ed elettroni sono dotati di una proprietà fondamentale, la carica elettrica: carica positiva per
i protoni, carica negativa per gli elettroni. I neutroni sono neutri dal punto di vista elettrico, cioè non
possiedono carica, e sebbene siano fondamentali per la struttura della materia, ai fini di questa
semplice trattazione possiamo d’ora in poi evitare di parlarne ancora.

Anche gli atomi sono normalmente neutri, in quanto le cariche positive dei protoni equilibrano
esattamente le cariche negative degli elettroni. Questa neutralità dell’atomo viene meno quando essi
sono privati di uno o due elettroni necessari a pareggiare i conti con i protoni, o addirittura ospitano
qualche elettrone di troppo: in questi due casi gli atomi vengono denominati ioni e sono dotati di
carica elettrica, positiva nel primo caso, negativa nel secondo.

Le particelle dotate di carica elettrica interagiscono fra di loro, esercitando forze l’una sull’altra. Per
esempio, un elettrone e un protone si attraggono reciprocamente, per questo gli elettroni nel loro
movimento attorno al nucleo atomico (contenente protoni, come si è detto) non se ne allontanano
troppo, e l’atomo resta stabile.

Il campo elettrico

L’attrazione tra particelle dotate di carica elettrica di segno diverso (o la repulsione quando le
cariche hanno lo stesso segno) è più esattamente descritta utilizzando il concetto di campo che ha
soppiantato il concetto di interazione a distanza. Invece di dire che una particella esercita un’azione
su di un’altra, possiamo immaginare ciò che avviene nel seguente modo: la prima particella carica
genera nello spazio circostante un campo elettrico, mentre la seconda particella, venendosi a trovare
nel campo elettrico generato dalla prima, è sottoposta a una forza. Questo discorso vale anche al
contrario, trattandosi di un’interazione: la seconda particella genera infatti a sua volta un campo
elettrico nello spazio circostante, ed è questo campo elettrico ad esercitare una forza sulla prima
particella.

Un’importante grandezza fisica associata al campo elettrico è il potenziale elettrico, connesso


all’energia che il campo elettrico cede alle cariche elettriche quando esse si spostano da un punto
all’altro dello spazio: la differenza di potenziale tra due punti è detta tensione, la cui unità di misura
è il volt (V).

Il campo elettrico, la cui unità di misura è il volt/metro (V/m), permette quindi di descrivere le
interazioni tra particelle dotate di carica elettrica.
Il campo magnetico

Le interazioni tra particelle cariche si complicano quando queste sono in movimento. Questa
situazione più complicata può essere descritta più semplicemente introducendo il concetto di campo
magnetico: le particelle dotate di carica elettrica quando sono in movimento generano nello spazio
circostante non solo un campo elettrico, ma anche un campo magnetico. L’effetto del campo
magnetico è quello di esercitare forze su altre particelle cariche in movimento. Un caso particolare
di movimento di cariche elettriche è quello dei conduttori elettrici percorsi da corrente elettrica, la
cui unità di misura è l’ampere (A).

Il campo magnetico, la cui unità di misura è l’ampere/metro (A/m), permette quindi di descrivere le
interazioni tra correnti elettriche, o più in generale tra cariche elettriche in movimento.

Spesso viene utilizzata una grandezza ad esso correlata, l’induzione magnetica, che tiene conto
delle proprietà magnetiche della materia. L’unità di misura dell’induzione magnetica è il tesla (T).
Spesso si utilizza il suo sottomultiplo microtesla (µT), pari a un milionesimo di tesla.

Nei mezzi non magnetici, quali l’aria e, con ottima approssimazione, il corpo umano, il campo
magnetico e l’induzione magnetica sono legati da una semplice relazione di proporzionalità: 1 µT di
induzione magnetica corrisponde a 0,8 A/m di campo magnetico.

Campi elettrici e magnetici variabili nel tempo (il campo elettromagnetico)

Il campo elettrico e il campo magnetico non sono solo dei comodi strumenti per descrivere
l’interazione tra cariche e correnti elettriche, ma si comportano come dei veri e propri enti fisici.
Ciò è reso ancor più evidente dal fatto che quando il campo elettrico e il campo magnetico variano
nel tempo interagiscono tra di loro. In poche parole, senza entrare nei dettagli matematici della
questione, un campo elettrico variabile nel tempo modifica la distribuzione spaziale del campo
magnetico e, analogamente, un campo magnetico variabile nel tempo modifica la distribuzione
spaziale del campo magnetico.

La variazione nel tempo dei campi elettrici e magnetici dà luogo a importanti fenomeni, per
descrivere i quali è opportuno accennare al tipo di variazione temporale di maggiore interesse, cioè
le oscillazioni periodiche. Si parla di oscillazioni periodiche quando le grandezze che oscillano nel
tempo, in questo caso il campo elettrico e il campo magnetico, si ripetono identiche dopo un certo
intervallo di tempo T, detto periodo.

Un parametro molto importante che caratterizza le oscillazioni periodiche è la frequenza, che indica
nel nostro caso la rapidità con cui i campi oscillano nel tempo, ed è pari all’inverso del periodo T (f
= 1/T). La frequenza si misura in hertz (Hz), dove 1 Hz corrisponde a un’oscillazione al secondo.
Sono molto utilizzati i seguenti multipli dell’hertz: il kilohertz (kHz), pari a mille hertz, il
megahertz (MHz), pari a un milione di hertz e il gigahertz (GHz), pari a un miliardo di hertz.

Al crescere della frequenza il campo elettrico e il campo magnetico interagiscono sempre più
intensamente tra di loro, tanto che possono essere considerati come un unico ente fisico, il campo
elettromagnetico.

Uno degli importanti fenomeni dovuti alla variabilità nel tempo dei campi, cui si accennava in
precedenza, consiste nel fatto che il campo elettromagnetico non rimane immobile nello spazio, ma
si propaga, sotto forma di "onde elettromagnetiche", allontanandosi, lungo la "direzione di
propagazione", dalla sorgente da cui si origina (per esempio, un’antenna, lungo la quale oscillano
delle correnti elettriche).

Si può tentare di visualizzare questo fenomeno pensando a ciò che avviene per le onde che si
propagano sulla superficie dell’acqua di uno stagno nel quale venga gettato un sasso: fissando
l’attenzione su un punto dell’acqua assistiamo ad un’oscillazione periodica del pelo dell’acqua tra
una posizione di massimo (cresta) e una posizione di minimo (valle), se fotografiamo la situazione
in un dato istante osserviamo una successione di creste e di valli, ma se guardiamo il fenomeno nel
suo complesso e al variare del tempo osserviamo che la successione di creste e di valli si allontana
dal punto di origine dell’onda.

Analogamente, in un’onda elettromagnetica, il campo elettrico e il campo magnetico presentano dei


picchi di intensità che si succedono nello spazio, e questa successione di picchi si allontana dalla
sorgente. La distanza tra due picchi successivi, detta "lunghezza d’onda" (lambda), è in relazione
con la frequenza f per mezzo della seguente equazione: lambda = c /f, dove c è la velocità della luce
(ciò non deve stupire perché la luce stessa è una radiazione elettromagnetica). La lunghezza d’onda
è quindi tanto minore quanto più alta è la frequenza.

Un'importante caratteristica della propagazione delle onde elettromagnetiche è che esse trasportano
dell’energia, e per questo si parla anche di "radiazione elettromagnetica". L’energia trasportata da
un’onda elettromagnetica è proporzionale al prodotto dell’intensità del campo elettrico e del campo
magnetico.

È il caso di accennare brevemente al fatto che la fisica moderna descrive i fenomeni


elettromagnetici secondo una descrizione "classica" e una "quantistica", a seconda di quale delle
due descrizioni sia più appropriata per descrivere una particolare situazione. Secondo la descrizione
quantistica, appropriata quando le frequenze sono molto più elevate di quelle trattate in questa sede
(inferiori a 300 GHz), la radiazione elettromagnetica è preferibilmente considerata come un insieme
di particelle (i fotoni) che muovendosi alla velocità della luce trasportano ognuna un’energia
proporzionale alla frequenza. Quando la frequenza è molto elevata i fotoni sono in grado di
ionizzare la materia che attraversano, e in questo caso si parla di radiazioni ionizzanti (sono
radiazioni elettromagnetiche ionizzanti i raggi X, quali quelli utilizzati per le radiografie, e i raggi
gamma, prodotti da materiali radioattivi).

Alle frequenze che ci interessano, i fotoni non solo hanno energie così basse che parliamo di
"radiazioni non ionizzanti", ma a queste basse energie è preferibile la descrizione classica e non è
necessario descrivere il campo elettromagnetico in termini di fotoni.

Ma i campi elettromagnetici di interesse in questa sede non corrispondono neanche alla totalità delle
radiazioni non ionizzanti, infatti quest'ultime, al di sopra della frequenza di 300 GHz comprendono
la cosiddetta "radiazione ottica", costituita da radiazione infrarossa, luce visibile e radiazione
ultravioletta.

I campi elettromagnetici, non ionizzanti e non ottici, che sono i "protagonisti" di questo sito
vengono distinti sulla base della frequenza di oscillazione in:

1) campi elettrici e magnetici statici, che non variano nel tempo e quindi non oscillano (0 Hz);
2) campi elettrici e magnetici a frequenze estremamente basse (comprendenti la frequenza di 50 Hz
con cui è distribuita l’energia elettrica nelle nostre case, ma più in generale si riferiscono alle
frequenze che non superano i 300 Hz);
3) campi elettromagnetici a frequenza intermedia (tra 300 Hz e 10 MHz);
4) campi elettromagnetici a radiofrequenza e microonde (10 MHz - 300 GHz).

Paolo Vecchia

Istituto Superiore di Sanità


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