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TRIBUNALE CIVILE DI MILANO

ATTO DI CITAZIONE
Il signor TIZIO,
CITA
ALFA S.P.A.,
A COMPARIRE avanti il Tribunale Civile di Milano, Sezione e Giudice designandi,
all’udienza del 28 maggio 2007, ore 9 e seguenti, con l’invito a costituirsi nel termine
di venti giorni prima dell’udienza indicata, ovvero differita ex art. 168-bis, ultimo
comma, cod. proc. civ., ai sensi e nelle forme stabilite dall’art. 166 cod. proc. civ., con
l’avvertimento che la costituzione oltre i suddetti termini implica le decadenze di cui
all’art. 167 cod. proc. civ. e in particolare quelle di proporre eccezioni di merito e
processuali non rilevabili d’ufficio e domande riconvenzionali, nonché di chiamare
terzi in giudizio, e che in caso di mancata costituzione si procederà in contumacia,
per sentir accogliere le conclusioni che seguono.
2. DIRITTO.
Sulla base dei fatti sopra esposti e dalla documentazione versata in atti, appare
evidente la responsabilità di Alfa nei confronti di Tizio ex art. 1337 cod. civ. per
ingiustificato recesso dalle trattative.
Di tale ipotesi di culpa in contrahendo ricorrono infatti, come vedremo, tutti i
requisiti, e cioè: (a) l’affidamento legittimo di Tizio nella conclusione del contratto in
fieri, (b) il recesso ingiustificato dalle trattative di Alfa e, infine, (c) il danno sofferto
dalla parte che aveva fatto affidamento nella conclusione del contratto.
2.1 L’affidamento di Tizio circa la conclusione del contratto.
E’ ampiamente provato per tabulas che la trattativa intercorsa fra le parti è stata
quanto mai seria e serrata e ha condotto alla redazione e sottoscrizione di una lettera
di intenti circostanziata e precisa per quanto concerne gli elementi del futuro
contratto di collaborazione professionale: ciò consente quindi di concludere che si è
creato in capo a Tizio il legittimo affidamento circa l’effettiva e imminente
conclusione dell’accordo così dettagliatamente negoziato.
Gli indici della serietà della trattativa sono infatti molteplici e concordanti.
In primo luogo, si deve ricordare che le parti non si sono limitate a tracciare
generiche “linee guida” di un possibile futuro progetto, ma si sono vicendevolmente
impegnate, e con l’ausilio dei rispettivi professionisti, a perfezionare in tempi serrati
l’accordo oggetto di negoziazione.
Va, tra l’altro, sottolineato che proprio Alfa ha addirittura concluso un accordo diretto
con il produttore cinese Beta avente per oggetto l’esclusiva per la fornitura di
prodotti in corrispettivo di un minimo garantito di acquisti per la non indifferente
somma di 2 milioni di dollari su base annua.
Non va poi trascurato che Tizio e Alfa hanno stipulato un contratto efficace ed
obbligatorio tra le parti, e infatti completamente eseguito, avente per oggetto il
mandato a Tizio per la creazione dei modelli e per l’assistenza e la supervisione della
produzione dei campionari da parte di Beta.
In secondo luogo, con riguardo alla lettera di intenti, sia sufficiente analizzarne il
contenuto per verificare che tutti i dettagli dell’operazione erano stati ivi definiti e
che la posposizione della formalizzazione di un accordo definitivo non era stata
subordinata ad alcuna condizione.
Al riguardo, basti ricordare che secondo costante giurisprudenza:
“perché le trattative siano considerabili affidanti è necessario che nel corso di esse le
parti abbiano preso in considerazione almeno gli
elementi essenziali del contratto, come ad esempio la natura delle prestazioni o
l’entità dei corrispettivi” (Cass. Civ. 13 marzo 1996, n. 2057 in Giust. Civ. Mass.,
1996, 348; in tal senso anche Trib. Cagliari, 6 giugno 2001, in Riv. Giur. Sarda, 2002,
677).
2.2 Il recesso ingiustificato di Alfa dalle trattative.
I motivi per i quali Alfa avrebbe ritenuto di rinunciare alla formalizzazione di un
definitivo accordo ai termini e alle condizioni delineate nella lettera di intenti sono
del tutto oscuri.
La lettera con la quale Alfa ha comunicato il recesso si segnala per il tenore
assolutamente generico, privo pertanto di alcuna motivazione rispetto alla decisione
assunta.
Il recesso di Alfa deve pertanto considerarsi totalmente ingiustificato e in malafede:
la violazione da parte di controparte ai più elementari doveri di lealtà e di correttezza
risultano evidenti se si considerano i costanti e pressoché unanimi orientamenti
giurisprudenziali al riguardo.
Ed infatti, è stato affermato che “perché possa ritenersi integrata la responsabilità
precontrattuale, è necessario che tra le parti siano in corso trattative; che le
trattative siano giunte ad uno stadio idoneo a far sorgere nella parte che invoca
l’altrui responsabilità il ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto; che
la controparte cui si addebita la responsabilità interrompa le trattative senza un
giustificato motivo; che, infine, pur nell’ordinaria diligenza della parte che invoca la
responsabilità, non sussistano fatti idonei ad escludere il suo ragionevole affidamento
sulla conclusione del contratto.” (Cass., sez. lav., 18 giugno 2004, n. 11438, in Giust.
civ. Mass. 2004, f. 6).
2.3 Il risarcimento del danno.
Il criterio tradizionalmente adottato ai fini della quantificazione del danno in materia
precontrattuale consiste, come è noto, nel ristoro del danno emergente derivante dai
costi sostenuti nell’ambito della trattativa,
nonché delle perdite conseguite dalla mancata conclusione di contratti alternativi
(cosiddetto “interesse negativo”) in funzione del negoziato poi interrotto.
Nel nostro caso, il danno emergente derivato a Tizio dal colpevole comportamento di
Alfa è essenzialmente costituito dai costi professionali che sono quantificati nella
analitica nota informativa prodotta in atti (cfr. ns. doc. 13).
Quanto alla perdita di chance alternativa, abbiamo dato conto in narrativa della
sussistenza di una seria offerta formulata dalla Gamma proprio nel periodo in cui
Tizio aveva allacciato rapporti con Alfa e con il dott. Sempronio. La lettera del dott.
Mevio da noi prodotta quale documento n. 12, attesta la serietà della offerta
formulata a Tizio e l’importanza del dominus della società, dott. Mevio, non può certo
essere messa in discussione da Alfa.
E’ evidente, pertanto, che la complessiva somma che Tizio avrebbe potuto lucrare
attraverso la conclusione del contratto con Gamma, pari ad Euro 1.500.000, va
considerata, in aggiunta al danno emergente di cui s’é detto, quale complessivo
ammontare dell’interesse negativo di cui si chiede il risarcimento.

Tutto quanto sopra premesso, il signor Tizio, rappresentato e difeso come in epigrafe,
confida nell’accoglimento delle seguenti
conclusioni
Voglia il Giudice Ill.mo così giudicare:
In via principale
• Accertare e dichiarare l’esclusiva responsabilità di Alfa nella interruzione
ingiustificata delle trattative aventi per oggetto la conclusione del contratto di cui in
narrativa e di cui in particolare alla lettera di intenti dell’8 novembre 2005.
• Per l’effetto, condannare Alfa. al risarcimento del danno da “interesse negativo”
nella misura di Euro 1.550.000 di cui Euro 50.000 per danno emergente ed Euro
1.500.000 per lucro cessante.
In via istruttoria
Ammettere i seguenti capitoli di prova per testi:
1. Vero che la Gamma S.p.A., in persona del dott. Mevio, nel mese di settembre 2005
ha formulato a Tizio una proposta di collaborazione stilistica, offrendogli la
sottoscrizione di un contratto di consulenza della durata di tre anni con un compenso
pari ad Euro 500.000,00 netti all’anno.
2. Vero che Tizio rifiutò la proposta dichiarando di essere ormai impegnato nella
realizzazione di una linea di abbigliamento in seta finanziata da terzi.
3. Vero che Tizio riprese contatto con la Gamma S.p.A. nel mese di aprile 2006
dichiarando di essere libero di stipulare il contratto di collaborazione offerto dalla
Gamma S.p.A. nel mese di settembre precedente.
4. Vero che la Gamma declinò l’offerta di Tizio avendo già provveduto a dotarsi di
altro consulente.
Si indica quale testimone su tutti i capitoli di prova dedotti il dott. Mevio, residente in
Milano.
Con vittoria di spese, diritti e onorari del presente giudizio.
Ai sensi dell’art. 14, D.P.R. n. 115/2002, si dichiara che il valore del presente
procedimento è di Euro 1.550.000.
Si producono i seguenti documenti:
1. Rassegna stampa Tizio;
2. Visura camerale Alfa S.p.A.;
3. Lettera Tizio/Beta del 24 settembre 2005;
4. Corrispondenza Tizio/Beta/Alfa settembre 2005;
5. Lettera avv. Bianchi/Sempronio/Tizio del 17 ottobre 2001;
6. Contratto di mandato Alfa/Tizio dell’8 novembre 2005;
7. Lettera di intenti Alfa/Tizio dell’8 novembre 2005;
8. Fattura Tizio n.1 del 9 gennaio 2006;
9. Lettera raccomandata Alfa/Tizio del 31 gennaio 2006;
10. Lettera raccomandata Alfa/Tizio del 7 marzo 2006;
11. Lettera raccomandata avv. Bianchi/Alfa del 13 marzo 2006;
12. Lettera Mevio/Tizio del 15 ottobre 2006;
13. Nota informativa Studio legale Bianchi e Associati.
Milano, 14 febbraio 2007
(Avv. Valentina Bianchi)

TRIBUNALE CIVILE DI MILANO


ATTO DI CITAZIONE
Il signor TIZIO, C.F. [●] nato a [●] il [●], residente in [●], Via [●], ed
elettivamente domiciliato in Milano, Via [●], presso lo studio
dell’avv. Valentina Bianchi che lo rappresenta e difende in virtù di
procura alle liti in calce al presente atto
CITA
ALFA S.P.A., P.I. [●], in persona del legale rappresentante pro
tempore, con sede in Milano, Via [●]
A COMPARIRE
avanti il Tribunale Civile di Milano, Sezione e Giudice designandi,
all’udienza del 28 maggio 2007, ore 9 e seguenti, con l’invito a
costituirsi nel termine di venti giorni prima dell’udienza indicata,
ovvero differita ex art. 168-bis, ultimo comma, cod. proc. civ., ai
sensi e nelle forme stabilite dall’art. 166 cod. proc. civ., con
l’avvertimento che la costituzione oltre i suddetti termini implica le
decadenze di cui all’art. 167 cod. proc. civ. e in particolare quelle di
proporre eccezioni di merito e processuali non rilevabili d’ufficio e
domande riconvenzionali, nonché di chiamare terzi in giudizio, e che
in caso di mancata costituzione si procederà in contumacia, per sentir
accogliere le conclusioni che seguono.
** § **
1. I FATTI DI CUI È CAUSA.
Sul finire dell’estate 2005, il signor Tizio, noto stilista nel
settore della creazione di modelli in seta (ns. doc. 1), allaccia rapporti
con la Alfa S.p.A. (in seguito, “Alfa”), una società il cui oggetto è
l’investimento di capitali in attività di impresa (ns. doc. 2).
2
Alfa manifesta immediatamente un vivo interesse a entrare in
trattativa con Tizio, e ciò in ragione anche dell’opportunità di
instaurare una relazione commerciale con il più grande produttore di
seta della Cina, la Beta S.p.A.(in seguito, “Beta”), con cui Tizio
aveva rapporti consolidati.
Conseguentemente, con lettera del 24 settembre 2005, Tizio
formula a Beta alcune riflessioni sulla possibilità di una
collaborazione tra lo stesso Tizio, Alfa e Beta, per la produzione e la
vendita di una collezione di capi di abbigliamento in seta (ns. doc. 3).
La corrispondenza fra Beta e Tizio, a questo punto estesa
direttamente ad Alfa, prosegue serratamente; le parti stabiliscono, in
particolare: (i) il ruolo di finanziatore di Alfa con riferimento al
corrispettivo delle confezioni eseguite in Cina; (ii) l’esclusiva
concessa da Beta per la vendita in Italia dei prodotti, a fronte della
disponibilità di Alfa a effettuare acquisti su base annua per almeno 2
milioni di dollari (ns. doc. 4).
Il progetto è a questo punto avviato e il professionista di Tizio
viene incaricato di seguire la trattativa per la sua finalizzazione
contrattuale.
In data 17 ottobre 2005, il legale di Tizio invia al dott.
Sempronio (Amministratore Unico di Alfa) e a Tizio stesso un
progetto definitivo concepito in due fasi: la prima riguardante la
sottoscrizione di un incarico avente natura contrattuale per una
missione di Tizio in Cina presso lo stabilimento di Beta al fine di
creare e sovrintendere alla realizzazione del campionario da
presentare poi per la vendita della collezione stagionale
autunno/inverno 2006/2007; la seconda, invece, riguardante la
3
definizione del futuro rapporto di collaborazione in esclusiva tra
Tizio e Alfa (ns. doc. 5).
In data 8 novembre 2005, dopo ampie discussioni, vengono
sottoscritti dalle parti due documenti: il primo è il contratto di
mandato attraverso il quale, in corrispettivo della complessiva somma
di Euro 15.000, Tizio assume l’impegno di sovrintendere alla
produzione del campionario presso lo stabilimento di Beta in Cina; il
secondo, denominato “puntuazione degli accordi relativi allo
stipulando contratto di consulenza stilistica e commerciale”, contiene
i dettagli del futuro rapporto di collaborazione e, in particolare, la
specificazione dei compensi fissi e variabili stabiliti a favore di Tizio
(ns. docc. 6 e 7).
Tizio parte dunque per la Cina in esecuzione del mandato
ricevuto. Pur costretto a lavorare in tempi assai ristretti e in
condizioni disagevoli, completa un ampio campionario e ne cura la
confezione da parte di Beta affinché la medesima riesca a completare
la produzione e ad effettuare la consegna nei termini ipotizzati al fine
della tempestiva presentazione della collezione.
Le fatture emesse da Beta ad Alfa vengono pagate dopo diversi
solleciti di Beta medesima, cosicché la collezione viene
effettivamente consegnata presso il magazzino individuato da Alfa in
lievissimo ritardo.
E’ a questo punto che Tizio preme per la sottoscrizione degli
accordi che in buona fede ritiene, sulla base di quanto sin qui esposto,
ormai pronti per la loro formalizzazione e, in accordo con quanto
indicato nella lettera di intenti (cfr. ancora doc. 7), emette la sua
prima fattura per la collaborazione prestata (ns. doc.8).
4
Del tutto inopinatamente, tuttavia, Alfa respinge la fattura
eccependo di non aver sottoscritto alcun contratto per essa
impegnativo (ns. doc. 9).
Dopo una serie di incontri e di telefonate di contenuto
assolutamente dilatorio, Alfa, con lettera in data 7 marzo 2006,
dichiara il definitivo recesso dalle trattative senza peraltro fornire
alcuna motivazione della decisione assunta (ns. doc. 10).
Con lettera del 13 marzo 2006, il sottoscritto legale provvede
alla formale contestazione della lettera di recesso (ns. doc. 11).
A questo punto Tizio chiede ed ottiene dal dott. Mevio,
dominus della famosa casa di moda Gamma S.p.A. (in seguito,
“Gamma”), una relazione sullo stato delle trattative non concluse
nell’anno 2005 a causa esclusiva degli impegni assunti da Tizio con
Alfa (ns. doc. 12).
Il dott. Mevio, infatti, nel corso dell’anno 2005, aveva in più
riprese offerto a Tizio la stipulazione di un contratto di consulenza
triennale con compenso pari ad Euro 500.000 all’anno netti (cfr.
ancora ns. doc. 12).
Stante il netto rifiuto manifestato da Alfa a qualsiasi ipotesi
transattiva, Tizio si trova costretto a intraprendere la presente
iniziativa giudiziaria.
2. DIRITTO.
Sulla base dei fatti sopra esposti e dalla documentazione versata in
atti, appare evidente la responsabilità di Alfa nei confronti di Tizio ex art.
1337 cod. civ. per ingiustificato recesso dalle trattative.
5
Di tale ipotesi di culpa in contrahendo ricorrono infatti, come
vedremo, tutti i requisiti, e cioè: (a) l’affidamento legittimo di Tizio nella
conclusione del contratto in fieri, (b) il recesso ingiustificato dalle
trattative di Alfa e, infine, (c) il danno sofferto dalla parte che aveva fatto
affidamento nella conclusione del contratto.
2.1 L’affidamento di Tizio circa la conclusione del contratto.
E’ ampiamente provato per tabulas che la trattativa intercorsa fra
le parti è stata quanto mai seria e serrata e ha condotto alla redazione e
sottoscrizione di una lettera di intenti circostanziata e precisa per quanto
concerne gli elementi del futuro contratto di collaborazione
professionale: ciò consente quindi di concludere che si è creato in capo a
Tizio il legittimo affidamento circa l’effettiva e imminente conclusione
dell’accordo così dettagliatamente negoziato.
Gli indici della serietà della trattativa sono infatti molteplici e
concordanti.
In primo luogo, si deve ricordare che le parti non si sono limitate
a tracciare generiche “linee guida” di un possibile futuro progetto, ma si
sono vicendevolmente impegnate, e con l’ausilio dei rispettivi
professionisti, a perfezionare in tempi serrati l’accordo oggetto di
negoziazione.
Va, tra l’altro, sottolineato che proprio Alfa ha addirittura
concluso un accordo diretto con il produttore cinese Beta avente per
oggetto l’esclusiva per la fornitura di prodotti in corrispettivo di un
minimo garantito di acquisti per la non indifferente somma di 2 milioni
di dollari su base annua.
6
Non va poi trascurato che Tizio e Alfa hanno stipulato un
contratto efficace ed obbligatorio tra le parti, e infatti completamente
eseguito, avente per oggetto il mandato a Tizio per la creazione dei
modelli e per l’assistenza e la supervisione della produzione dei
campionari da parte di Beta.
In secondo luogo, con riguardo alla lettera di intenti, sia
sufficiente analizzarne il contenuto per verificare che tutti i dettagli
dell’operazione erano stati ivi definiti e che la posposizione della
formalizzazione di un accordo definitivo non era stata subordinata ad
alcuna condizione.
Al riguardo, basti ricordare che secondo costante giurisprudenza:
“perché le trattative siano considerabili affidanti è necessario che nel
corso di esse le parti abbiano preso in considerazione almeno gli
elementi essenziali del contratto, come ad esempio la natura delle
prestazioni o l’entità dei corrispettivi” (Cass. Civ. 13 marzo 1996, n.
2057 in Giust. Civ. Mass., 1996, 348; in tal senso anche Trib. Cagliari, 6
giugno 2001, in Riv. Giur. Sarda, 2002, 677).
2.2 Il recesso ingiustificato di Alfa dalle trattative.
I motivi per i quali Alfa avrebbe ritenuto di rinunciare alla
formalizzazione di un definitivo accordo ai termini e alle condizioni
delineate nella lettera di intenti sono del tutto oscuri.
La lettera con la quale Alfa ha comunicato il recesso si segnala
per il tenore assolutamente generico, privo pertanto di alcuna
motivazione rispetto alla decisione assunta.
7
Il recesso di Alfa deve pertanto considerarsi totalmente
ingiustificato e in malafede: la violazione da parte di controparte ai più
elementari doveri di lealtà e di correttezza risultano evidenti se si
considerano i costanti e pressoché unanimi orientamenti giurisprudenziali
al riguardo.
Ed infatti, è stato affermato che “perché possa ritenersi integrata
la responsabilità precontrattuale, è necessario che tra le parti siano in
corso trattative; che le trattative siano giunte ad uno stadio idoneo a far
sorgere nella parte che invoca l’altrui responsabilità il ragionevole
affidamento sulla conclusione del contratto; che la controparte cui si
addebita la responsabilità interrompa le trattative senza un giustificato
motivo; che, infine, pur nell’ordinaria diligenza della parte che invoca la
responsabilità, non sussistano fatti idonei ad escludere il suo
ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto.” (Cass., sez.
lav., 18 giugno 2004, n. 11438, in Giust. civ. Mass. 2004, f. 6).
2.3 Il risarcimento del danno.
Il criterio tradizionalmente adottato ai fini della quantificazione
del danno in materia precontrattuale consiste, come è noto, nel ristoro del
danno emergente derivante dai costi sostenuti nell’ambito della trattativa,
nonché delle perdite conseguite dalla mancata conclusione di contratti
alternativi (cosiddetto “interesse negativo”) in funzione del negoziato poi
interrotto.
Nel nostro caso, il danno emergente derivato a Tizio dal
colpevole comportamento di Alfa è essenzialmente costituito dai costi
8
professionali che sono quantificati nella analitica nota informativa
prodotta in atti (cfr. ns. doc. 13).
Quanto alla perdita di chance alternativa, abbiamo dato conto in
narrativa della sussistenza di una seria offerta formulata dalla Gamma
proprio nel periodo in cui Tizio aveva allacciato rapporti con Alfa e con
il dott. Sempronio. La lettera del dott. Mevio da noi prodotta quale
documento n. 12, attesta la serietà della offerta formulata a Tizio e
l’importanza del dominus della società, dott. Mevio, non può certo essere
messa in discussione da Alfa.
E’ evidente, pertanto, che la complessiva somma che Tizio
avrebbe potuto lucrare attraverso la conclusione del contratto con
Gamma, pari ad Euro 1.500.000, va considerata, in aggiunta al danno
emergente di cui s’é detto, quale complessivo ammontare dell’interesse
negativo di cui si chiede il risarcimento.
** § **
Tutto quanto sopra premesso, il signor Tizio, rappresentato e
difeso come in epigrafe, confida nell’accoglimento delle seguenti
conclusioni
Voglia il Giudice Ill.mo così giudicare:
In via principale
• Accertare e dichiarare l’esclusiva responsabilità di Alfa nella
interruzione ingiustificata delle trattative aventi per oggetto la
conclusione del contratto di cui in narrativa e di cui in particolare alla
lettera di intenti dell’8 novembre 2005.
9
• Per l’effetto, condannare Alfa. al risarcimento del danno da
“interesse negativo” nella misura di Euro 1.550.000 di cui Euro
50.000 per danno emergente ed Euro 1.500.000 per lucro cessante.
In via istruttoria
Ammettere i seguenti capitoli di prova per testi:
1. Vero che la Gamma S.p.A., in persona del dott. Mevio, nel mese di
settembre 2005 ha formulato a Tizio una proposta di collaborazione
stilistica, offrendogli la sottoscrizione di un contratto di consulenza
della durata di tre anni con un compenso pari ad Euro 500.000,00
netti all’anno.
2. Vero che Tizio rifiutò la proposta dichiarando di essere ormai
impegnato nella realizzazione di una linea di abbigliamento in seta
finanziata da terzi.
3. Vero che Tizio riprese contatto con la Gamma S.p.A. nel mese di
aprile 2006 dichiarando di essere libero di stipulare il contratto di
collaborazione offerto dalla Gamma S.p.A. nel mese di settembre
precedente.
4. Vero che la Gamma declinò l’offerta di Tizio avendo già provveduto
a dotarsi di altro consulente.
Si indica quale testimone su tutti i capitoli di prova dedotti il dott. Mevio,
residente in Milano, Via [●].
In ogni caso
Con vittoria di spese, diritti e onorari del presente giudizio.
Ai sensi dell’art. 14, D.P.R. n. 115/2002, si dichiara che il valore del
presente procedimento è di Euro 1.550.000.
Si producono i seguenti documenti:

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE DI BOLOGNA - SECONDA SEZIONE CIVILE
nella persona del giudice unico Dott. Paola PASSERONE ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa civile di I Grado iscritta al N. 5744/2000 R.G.
promossa da:
XX 1 E XX 2
elettivamente domiciliati in VIA D'AZEGLIO, 39 - BOLOGNA, presso e nello studio
dell'avv. DELUCCA GIOVANNI che li rappresenta e difende unitamente all'avv. GIAN
LUIGI MONTI;
ATTORI
contro
YY 1 E YY 2
elettivamente domiciliati in VIA G.B. MORGAGNI, 8 - BOLOGNA, presso e nello
studio dell'avv. MAllOLI MARINO che li rappresenta e difende unitamente all'avv.
MAllOLI PIERPAOLO;
CONVENUTI
in punto a: "INADEMPIMENTO CONTRATTUALE".
CONCLUSIONI
Il procuratore degli attori chiede e conclude:
"Voglia l'Ecc.mo Tribunale di Bologna, così provvedere:
IN VIA PRINCIPALE:
Dichiarare tenuti e, per l'effetto, condannare i convenuti ad adempiere l'accordo
contrattuale intervenuto con gli attori di cui all'atto di citazione 14.4.2000;
Condannare, altresì, i convenuti al risarcimento dei danni tutti patiti e patiendi dagli
attori nella misura che verrà quantificata in separato giudizio;
Respingere le domande tutte e le eccezioni, anche di rito, formulate da controparte,
in quanto infondate in fatto ed in diritto;
IN VIA SUBORDINATA:
Accertare la sussistenza della responsabilità precontrattuale dei convenuti;
IN VIA ISTRUTTORIA
Ammettersi interrogatorio formale dei convenuti e prova per testi sui seguenti
capitoli:
1. Vero che in data 22.05.1999 i coniugi YY 1-YY 2 si erano recati a visionare la corte
Cozzani ed in tale occasione parlarono con gli attori del comune interesse all'acquisto
degli immobili ivi edificati;
2. Vero che gli attori proponevano ai YY 1-YY 2 di acquistare il fienile, per poi
dividerlo nei seguenti termini:
a. Frazionamento dell'immobile in due parti, di cui una pari ad un terzo (la stalla -
fienile è costituita da 3 campate) attigua all'immobile degli attori, sarebbe diventata
di loro proprietà, e l'altra pari a due terzi restanti, sarebbe restata ai YY 1-YY 2;
b. Il prezzo da pagarsi, prevedibile in L. 150/160.000.000 sarebbe stato contrattato
da YY 1 e poi ripartito in L. 40.000.000 a carico degli attori, ed il residuo a carico dei
YY 1-YY 2 stessi;
3. Vero che in relazione alla suddetta proposta i YY 1-YY 2 dichiaravano di accettarla;
4. Vero che in tale occasione si decise che il Sig. YY 1, che affermava di averne
migliore conoscenza, contattasse l'agenzia immobiliare JJJJJ e fissasse l'appuntamento
in loco;
5. Vero che in data 24.5.1999 gli attori vennero informati dal YY 1 che egli aveva
preso appuntamento con il Sig. M.B. [rectius: titolare dell’agenzia immobiliare JJJJJ,
NdR] per l'indomani mattina, martedì, alle ore 9,00 presso la corte Cozzani per dar
corso agli accordi e sottoscrivere la proposta;
6. Vero che il 25.5.1999, dopo inutile attesa fino alle ore 10.00 gli attori decidevano di
recarsi presso l'abitazione dei YY 1, ove la sig.ra YY 2 riferiva che il Sig. M.B.
[rectius: titolare dell’agenzia immobiliare JJJJJ, NdR] era già venuto, ed il marito se ne
era già andato;
7. Vero che al ricevere la lettera del difensore degli attori il YY 1 andò da loro e
chiese di poter parlare per comporre la questione;
8. Vero che in data 12.8.1999 il Sig. YY 1 si presentò presso l'abitazione degli attori
ed in tale sede confermava tutti gli accordi intervenuti in precedenza, pur
dichiarando inizialmente di non essere intenzionato a mantenerli;
9. Vero che a fronte delle rimostranze degli attori si riservava di far conoscere la
propria decisione definitiva sull'esecuzione degli accordi nel giro di qualche giorno;
10. Vero che al termine dell'incontro le parti si salutarono e si lasciarono in buoni
rapporti.
Si indicano a testi i sigg.ri:
Geom. G.M., residente in Bologna, Via (omissis);
C.M., residente in (omissis) (BO);
Respingere le avverse istanze istruttorie in quanto inammissibili, avendo ad oggetto
fatti non contestati ed irrilevanti, oltre che formulate in modo generico.
In ogni caso
Con vittoria di spese, competenze ed onorari di causa".
Il procuratore dei convenuti chiede e conclude:
"Dichiarando di non accettare il contraddittorio su eventuali nuove domande e/o
eccezioni,
Voglia l'Ill.mo Tribunale adito, ogni contraria istanza ed eccezione disattesa e
respinta:
respingere e rigettare ogni domanda proposta dai Sigg.ri XX 1 e XX 2 nei confronti
dei Signori YY 1 e YY 2 perché inammissibile, indeterminata e comunque infondata in
fatto e in diritto, e per l'effetto, accertata la responsabilità aggravata degli attori ex
art. 96 c.p.c., per aver esperito il presente giudizio in mala fede o comunque colpa
grave, condannare i medesimi al risarcimento del danno subito dai convenuti da
liquidarsi secondo equità e giustizia.
Con vittoria di spese, competenze ed onorari di giudizio.
In via di estremo subordine ed istruttoria
Nella sola denegata ipotesi in cui il Giudice ritenesse di ammettere le istanze
istruttorie dedotte dagli attori, si chiede l'ammissione delle prove per interrogatorio
formale e testi dedotte dai convenuti con la memoria istruttoria 30.11.2001".
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con atto di citazione notificato in data 20/4/2000 XX 1 e XX 2 convenivano in giudizio
YY 1 e YY 2 al fine di sentir dichiarare l'inadempimento da parte dei convenuti
dell'accordo contrattuale asseritamene concluso in data 22/5/1999 avente ad oggetto
le modalità di gestione di un'offerta per l'acquisto di un immobile sito in (omissis),
fraz. (omissis) (BO), di proprietà di A.C., con condanna degli stessi all'adempimento
del contratto; in via subordinata chiedevano accertarsi la responsabilità
precontrattuale dei convenuti, con condanna, in ogni caso, degli stessi al
risarcimento di tutti i danni patiti e patiendi dagli attori, da quantificarsi in separato
giudizio.
A sostegno delle anzidette pretese, assumevano gli attori che i convenuti,
contravvenendo a tale preteso accordo, avevano provveduto a concludere
autonomamente e in via esclusiva la trattativa per l'acquisto del predetto immobile,
impedendo di fatto agli attori di concludere loro stessi, in modo autonomo la
trattativa, precludendo quindi ad essi attori il successivo acquisto dell'immobile
medesimo.
Si costituivano in giudizio i convenuti, eccependo in via pregiudiziale la nullità
dell'atto di citazione per violazione del disposto di cui agli artt. 163 n. 3 e 164, 4°
comma, c.p.c., contestando nel merito la fondatezza e l'ammissibilità delle domande
degli attori, dei quali si chiedeva altresì la condanna ex art. 96 c.p.c.
Rigettata con ordinanza 21/7/2000 l'eccezione pregiudiziale, e ritenuta con ordinanza
3/5/2002 l'irrilevanza delle prove orali chieste dalle parti, la causa veniva rinviata per
la precisazione delle conclusioni all'udienza del 30 marzo 2004 e trattenuta in
decisione con concessione dei termini di legge per il deposito di comparse
conclusionali e repliche, di cui entrambe le parti si avvalevano.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Le domande attoree sono infondate e devono essere rigettate.
Il contratto asseritamente concluso fra gli attori e i convenuti, ed avente ad oggetto,
secondo l'espressione utilizzata in atti dagli attori, la "gestione della trattativa" in
vista dell'acquisto dell'immobile di proprietà della signora A.C., quand'anche un
accordo di tale tenore fosse stato concluso fra le parti, risulterebbe infatti
invariabilmente affetto da nullità.
Occorre preliminarmente chiarire l'esatto contenuto dell'asserito, inadempiuto
contratto. Dall'esposizione di parte attrice (che in via principale conclude
genericamente per la "condanna dei convenuti ad adempiere all'accordo contrattuale
intervenuto con gli attori", apparendo dall'atto di citazione – punto 63 – che tale
adempimento consistesse nella cessione di una porzione determinata dell'immobile
acquistato dai convenuti, per sfumare poi negli atti successivi nella richiesta di una
condanna generica, intesa quale accertamento dell'antigiuridicità del comportamento
dei convenuti – (memoria 30/3/2001, pag. 2) – pare di poter comprendere che tale
presunto contratto avrebbe avuto per oggetto, alternativamente:
1. l'incarico ai convenuti di acquistare l'immobile anche per conto degli attori con
obbligo di trasferire, poi, una porzione individuata di immobile agli attori
medesimi, ovvero
2. l'impegno di entrambe le parti di formulare congiuntamente una proposta
d'acquisto in comproprietà dell'immobile, con attribuzione della proprietà fra gli
acquirenti secondo modalità predefinite;
3. obbligo dei convenuti di esperire colloqui informativi con l'agenzia immobiliare o
con la proprietà (ciò che negli ultimi scritti difensivi pare essere la prospettazione
degli attori, laddove si riferiscono a un contratto avente per oggetto la "gestione
della trattativa").
È agevole in proposito osservare che nel caso sub 1) il contratto andrebbe qualificato
come mandato senza rappresentanza ad acquistare, difettando in tal caso del
necessario requisito della forma scritta ad substantiam; nel caso sub 2) il presunto
contratto avrebbe per oggetto la formulazione di una proposta contrattuale ad un
terzo, senza peraltro determinare né i tempi, né gli esatti termini della proposta, né
invero i rispettivi ruoli delle parti contraenti: nel caso di impegno gravante sui
convenuti a formulare una proposta vincolante anche in nome e per conto degli
attori, risolvendosi sostanzialmente in un mandato con rappresentanza, sarebbe
soggetto ai limiti di forma di cui al contratto sub 1); nel caso invece di impegno
reciproco a formulare una proposta congiunta al terzo proprietario, si verterebbe
unicamente nel campo della responsabilità precontrattuale, su cui ci si soffermerà più
oltre, non rivestendo il predetto asserito accordo quei requisiti minimi di
determinatezza di contenuto che consentano di ritenere un contratto siffatto
validamente concluso ed idoneo a far sorgere in capo ai contraenti obblighi e diritti;
parimenti, nel caso sub 3) di mero mandato ad esperire colloqui informativi con
l'agenzia immobiliare o con la proprietà, il contratto difetterebbe del necessario
requisito di determinatezza dell'oggetto, apparendo dalla stessa prospettazione in
fatto contenuta negli atti attorei l'assoluto difetto, in tale presunto accordo, di
qualsivoglia indicazione circa il numero di colloqui da esperire, il tipo di informazioni
da richiedere, la natura delle informazioni da fornire, e così via, essendo comunque
esclusa la possibilità di effettuare all'alienante delle effettive proposte di acquisto
(ricadendosi in tal caso nelle ipotesi sub 1) e 2).
Sul caso sub 3), inoltre, che come si è detto pare essere quello da ultimo propugnato
dagli attori, si deve osservare, quanto alla richiesta di adempimento, che la stessa si
risolverebbe dunque nell'espletamento di trattative aventi ad oggetto un bene non
più posto in vendita (perché, appunto, acquistato dai convenuti), non rientrando in
alcun modo fra i doveri dei convenuti in base al contratto de quo (di semplice
gestione della trattativa) la cessione in favore degli attori di parte dei beni acquistati;
quanto alla richiesta di risarcimento dei danni, si osserva invece che se il contratto
non aveva quale fine l'acquisto dell'immobile anche per conto degli attori (ovvero
l'acquisto in proprio con obbligo di trasferire agli attori una porzione dei beni
acquistati) l'asserito danno costituito dal non aver potuto gli attori acquistare essi
stessi l'immobile in oggetto, o comunque nel non aver ottenuto la predetta porzione
immobiliare, non costituirebbe conseguenza diretta dell'assunto inadempimento
contrattuale, giacché, in predetta prospettazione, l'acquisto dell'immobile da parte
degli attori (unitamente o disgiuntamente dai convenuti) sarebbe stato meramente
eventuale, e comunque dipendente da una ulteriore ed autonoma manifestazione di
volontà.
Non potendo pretendere gli attori l'adempimento di un contratto, di cui non hanno
provato il contenuto, e che risulterebbe comunque nullo per difetto di forma o
indeterminatezza dell'oggetto, e dovendo dunque essere rigettata la relativa
domanda, proposta in via principale, deve ora esaminarsi la tesi attorea, proposta in
via subordinata, secondo la quale la condotta dei convenuti avrebbe comunque dato
origine a responsabilità precontrattuale.
Anche tale assunto è infondato.
In tema di responsabilità precontrattuale, ai sensi dell'art. 1337 c.c., se lo
svolgimento delle trattative è, per serietà e concludenza, tale da determinare un
affidamento nella stipulazione del contratto, la parte che ne receda senza giusta
causa, violando volontariamente l'obbligo di comportarsi secondo buona fede, è
tenuta al risarcimento dei danni nei limiti dell'interesse negativo.
Nel caso di specie, nessuna prova di una seria e concludente trattativa è stata fornita,
ed invero neppure offerta, dagli attori, sui quali tale onere probatorio incombeva,
irrilevanti essendo all'uopo le prove orali richieste (e rigettate), risultando dalla
stessa esposizione in fatto di parte attrice come fossero intercorsi fra le parti dei meri
colloqui esplorativi, tanto che, come si è già avuto modo di osservare supra, non
risultava delineato neppure il tipo di accordo che le parti avrebbero inteso stipulare,
laddove la giurisprudenza richiede, in caso di recesso senza giusta causa dalle
trattative precontrattuali, che le parti abbiano preso in considerazione quantomeno
gli elementi essenziali del contratto che propongono o sperano di stipulare.
Ad ogni buon conto, del preteso danno, circoscritto, come si è detto, nei limiti dello
stretto interesse negativo (contrapposto all'interesse all'adempimento),
rappresentato sia dalle spese inutilmente sopportate nel corso delle trattative in vista
della conclusione del contratto sia dalla perdita di ulteriori occasioni per la
stipulazione con altri di un contratto altrettanto o maggiormente vantaggioso (con
l'effetto che la disposizione di cui all'art. 1337 c.c. non può essere invocata per il
risarcimento dei danni che si sarebbero evitati e dei vantaggi che si sarebbero
conseguiti con la stipulazione ed esecuzione del contratto) parte attrice non ha
fornito alcuna prova non solo del quantum (di cui chiede la liquidazione in separato
giudizio) ma invero neppure dell'an, nemmeno se inteso quale potenzialità di danno,
con l'effetto di rendere la relativa domanda comunque infondata.
Il rigetto delle domande attoree impone infine di prendere in esame l'istanza
formulata dai convenuti ai sensi dell'art. 96 c.p.c.
Secondo costante giurisprudenza, in tema di responsabilità processuale aggravata ex
art. 96 c.p.c., il carattere temerario della lite, che costituisce presupposto della
condanna al risarcimento dei danni, va ravvisato nella coscienza della infondatezza
della domanda e delle tesi sostenute, ovvero nel difetto della normale diligenza per
l'acquisizione di detta consapevolezza, non già nella mera opinabilità del diritto fatto
valere.
Nel caso di specie deve ravvisarsi la temerarietà della lite, giacché, come si è
evidenziato, è stata avanzata domanda di adempimento (divenuto comunque nel
frattempo impossibile quanto all'esecuzione in forma specifica) di un contratto,
neppure ben determinato quanto a contenuto, comunque affetto da radicale nullità,
vuoi per mancanza di forma, vuoi per indeterminatezza dell'oggetto, circostanze,
queste, ravvisabili nella stessa esposizione in fatto degli attori, ai quali normale
diligenza e prudenza avrebbero consentito di avvertire l'infondatezza della domanda.
Anche la domanda subordinata di accertamento della responsabilità precontrattuale,
nell'assenza, rilevabile dalle stesse prospettazioni attoree, dei presupposti minimi
della stessa, e non accompagnata da alcuna allegazione in ordine al danno
(ovviamente nei limiti di quanto consente l'art. 1337 c.c.) che gli attori avrebbero
subito in conseguenza della stessa, consente di ritenere insussistente quel minimo di
avvedutezza e consapevolezza delle conseguenze dei propri atti, insussistenza che il
disposto di cui all'art. 96 c.p.c. mira a reprimere.
Una volta accertata la ricorrenza della responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c., non
è necessario che l'interessato deduca e dimostri uno specifico danno, potendo
desumersi detto danno da nozioni di comune esperienza e fare riferimento anche al
pregiudizio che parte convenuta abbia subito di per sé per essere stata costretta a
contrastare un'ingiustificata iniziativa dell'avversario, essendo consentito al Giudice
di liquidarne l'importo d'ufficio.
Nel caso di specie, tenuto conto del complessivo iter processuale, del valore della
controversia, della circostanza che la vertenza intercorre con i proprietari di unità
immobiliari confinanti con quelle di proprietà dei convenuti (evenienza di per sé
maggiormente idonea ad ingenerare situazioni spiacevoli), del tempo che i convenuti
hanno presumibilmente dovuto dedicare allo studio della controversia, anche con il
proprio difensore, si ritiene equo liquidare il danno da responsabilità aggravata ex
art. 96 c.p.c. in € 3.000,00 da corrispondersi in favore dei convenuti, cui spetta,
ovviamente anche la integrale rifusione delle spese legali sostenute, così come
liquidate in dispositivo.
P.Q.M.
Il Giudice del Tribunale di Bologna Sezione Seconda in composizione monocratica,
definitivamente pronunciando sulla causa n. 5744/2000 R.G., ogni diversa istanza ed
eccezione respinta e disattesa, così provvede:
Rigetta le domande degli attori perché infondate;
Condanna XX 1 e XX 2, attori soccombenti, alla rifusione in favore dei convenuti YY 1
e YY 2 delle spese di lite, liquidandole in complessivi €.9.253,08, di cui €.644,14 per
spese, €.2.858,94 per competenze ed €.5.750,00 per onorari, oltre spese generali,
I.V.A. e C.P.A..
Condanna XX 1 e XX 2, attori soccombenti, al risarcimento in favore dei convenuti YY
1 e YY 2 dei danni per responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c., che liquida
equitativamente in €. 3.000,00.
Bologna, 22 novembre 2005
Il Giudice
dott.ssa Paola Passerone